L'amore per l'Eucaristia

di Franco Rocci

Si sa ancora cos'è l'Eucaristia?

In quale considerazione si tiene oggi l'Eucarestia?

Si sa ancora con quali disposizioni si deve fare la Comunione?

Sono due domande alle quali si deve rispondere con un deciso No.

La gente entra in chiesa e per prima cosa va a salutare santa Rita o padre Pio o sant'Antonio. a Gesù prigioniero nel tabernacolo non ci si pensa proprio. Eppure è lui il padrone di casa, è lui il creatore dell'Universo, è lui il Re dei re, è lui che un giorno sarà il nostro giudice. È lui che ci ama tanto da mendicare il nostro amore aspettandoci ogni momento per aiutarci in ogni difficoltà. Ma la nostra fede in lui non c'è più.

Quando un sacerdote si dispone per distribuire la Comunione, si raddoppiano le file di coloro che vogliono riceverla ma nessuno, o quasi, è andato a confessarsi. Allora mi viene da pensare: son tutti santi. Sennonché ho chiesto ad un mio amico: "Quanto tempo è che non ti confessi?"

- Forse tre anni - mi rispose.

- Ma tu fai la comunione tutte le domeniche.

- Perché mi va di farla.

- Ma tu non hai peccati?

- Sì ma Gesù è misericordioso e mi perdona sempre.

- Ne sei sicuro?

- Almeno spero.

- Perché non vai a confessarti?

- Perché non mi va di dire le mie cose ad un uomo come me.

- E’ un uomo, ma non come te, perché nel sacramento dell'ordine è stato consacrato ministro di Dio e ha ricevuto il potere di rimettere i peccati. Gesù infatti ha detto ai suoi discepoli e quindi ai loro sacerdoti: "A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi". Se tu vai a fare la Comunione con i peccati mortali sulla coscienza fai un sacrilegio, cioè profani una cosa sacra, cioè un sacramento, motivo di una più grave condanna. Altro che perdono!

La certezza del perdono te la dà soltanto il sacerdote quando in nome di Gesù ti dice: "Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Gesù ha istituito il sacramento della riconciliazione e solo chi ubbidisce a Lui ottiene il perdono, altrimenti c'è l'inferno assicurato.

Chi vive in peccato mortale è come un lebbroso e se fa la comunione senza confessarsi, mette Gesù bocca a bocca con un lebbroso. Chi dice di avere bisogno di fare la comunione, si deve prima preoccupare di rendere pulita la propria anima, altrimenti Gesù non gli potrà. essere misericordioso.

Una volta sentii dire da un ragazzo: "Vado a prendere l'ostia".

- Ma chi è quell'ostia? - gli chiesi.

- È pane - rispose.

- No, è il corpo di Gesù.

- Chi lo ha detto? Il préte, ma sarà poi vero?

- No, lo ha detto Gesù: "Questo è il mio corpo. Prendete e mangiatene tutti". E Gesù non mente, non inganna né si può ingannare.

Gesù è Dio e la sua parola è la verità che salva. Come ci può essere ancora tanta ignoranza?

Questa è la dimostrazione della necessità della nuova evangelizzazione che deve farsi nuova catechesi, perché tutti sono ridiventati bambini bisognosi della catechesi più elementare che ricominci dalla prima domanda del catechismo di S.Pio X: "Chi ci ha creato?".

 

La grandezza dell’Eucaristia

Una storia realmente accaduta. Siamo in Gabon, all'inizio del XX secolo. Tre bambine hanno fatto la Prima Comunione e vanno a salutare il missionario, il quale le invita a ritornare qualche settimana più tardi per fare la Comunione. Esse promettono e se ne vanno.

Impiegarono cinque giorni di cammino per ritornare a casa. passate alcune settimane, le bimbe dissero al padre: "Papà, lasciaci andare alla Missione per fare la Comunione". Ma il padre, ancora idolatra, rifiutò. Ma poiché esse insistevano, intervenne il capo del villaggio: "Bambine, se partirete riceverete ciascuna cinquanta colpi di frusta sulla schiena".

Senza dire nulla esse aspettarono la notte. Era molto buio e, pensando che nessuno - le avrebbe viste, partirono. Ma le bloccarono, le condussero al centro del villaggio e ciascuna ricevette cinquanta colpi di frusta. L'indomani le bimbe si dissero: "Ci hanno talmente pestate ieri che oggi non penseranno più a noi". Partirono. E dopo cinque giorni arrivarono alla Missione. Erano sfinite, coperte di ferite e di lividi.

Il missionario esclamò: "Bimbe, da dove venite? Che cos'è tutto questo sangue?". "Padre, ci hanno picchiato". "Ma chi è stato?".

"Tu ci avevi detto di ritornare a fare la Comunione. Papà non ha voluto, e noi siamo partite lo stesso, ci hanno prese e tutte e due abbiamo ricevuto cinquanta colpi di frusta perdendo molto sangue". "Ma è orribile!". "Padre, Gesù non ha forse sofferto più di noi per salvarci?". "Sì, ma...". "Guarda la croce che hai sul petto. Lui è stato flagellato molto più di noi!". Qualche giorno dopo, le bambine, dopo aver curato le loro piaghe e nutrito le loro anime con il Pane dei forti, si prepararono per partire. "Partite, bimbe?", domandò il missionario. "Sì padre". "Ma sarete ancora picchiate...". "Oh sì padre!". "Altri cinquanta colpi di frusta?". "Si, padre". "E non avete paura?". La più grande rispose: "Ascolti padre,: la frusta passa ma Gesù resta!".

 

Quanto sarà grande il rammarico per non averne approfittato

Qualche anno fa comparve sui giornali una notizia che sa di "leggenda metropolitana", ma che è significativa. In Brasile, un povero operaio soleva giocare ogni settimana la schedina del totocalcio. Una volta, trovandosi a letto con la febbre, diede incarico alla moglie di giocarla segnandosi preventivamente i pronostici da lui fatti.

La moglie, che giustamente mal sopportava questa abitudine del marito, decise di non giocare la schedina pensando in questo modo di risparmiare un po' di soldi almeno in quella settimana. Ovviamente non disse nulla al marito. Giunto il giorno delle partite, l'operaio, controllando i suoi pronostici, si accorse di averli indovinati tutti. Il montepremi era altissimo. Immaginate che reazione dovette avere quando la moglie disse la verità.

Ma una situazione di questo tipo è un nulla. Qualsiasi fallimento umano è recuperabile e non è assolutamente niente rispetto alla dannazione della propria anima. Sant'Alfonso soleva dire che la sofferenza più grande per le anime dannate è quella di venire perfettamente a conoscenza di tutte le "occasioni" che la Provvidenza aveva offerto loro in vita e non averne approfittato. Tra queste "occasioni" vi è soprattutto la grandezza incommensurabile di un Dio che si china talmente sui bisogni umani da arrivare a farsi mangiare, pur di dar forza alle nostre debolezze. Tratto da “Il Roveto”