AMA IL PROSSIMO TUO…

di Valmrina Ben

E’ a onor del vero, il comanda­mento meno capito e meno messo in pratica di tutti.

“Ama il prossimo tuo come te stes­so”, un "ordine" forte, se si vuole complesso nella sua semplicità e, pro­prio per questo, troppo spesso male interpretato. Ripenso a certe frasi colte, di volta in volta, su questo argo­mento, vero e proprio oggetto di discussione, frasi anche lapidarie, dove emerge un Dio quasi troppo pre­tenzioso o esageratamente ottimista nei confronti dei suoi figli sulla terra. "Amare il mio vicino di casa come mio figlio? Ma come è possibile, è assur­do!", "Come posso essere 'innamora­to' di tante persone nello stesso modo, con la stessa intensità?", "Ma se quel­lo neanche lo conosco! Come potrei mai amarlo?". Risulta evidente che, in tutte queste (ed altre) affermazioni, ci si concentra sul termine "amore" nel suo senso più "latino", ovvero molto legato alle emozioni forti, alla passio­ne, al coinvolgimento emotivo massi­mo. Ma esso, in sé, raccoglie così tanti altri sinonimi che, se ben analizzati, ci possono portare ad una maggiore com­prensione del significato più profondo e vero di questo vocabolo a noi così caro.

Innanzitutto riflettiamo per un momento su come vediamo, da cristia­ni, il nostro Dio: perfetto, unico, asso­lutamente incapace di errori. Come avrebbe potuto allora darci un coman­damento così importante senza metter­ci nelle condizioni di seguirlo? Signi­ficherebbe credere che anche Lui possa sbagliare o, ancor peggio, che non conosca fino in fondo le sue crea­ture! Escludendo questo nel modo più assoluto, andiamo a vedere cosa vera­mente il nostro Dio ha voluto inse­gnarci, non solo teoricamente ma immergendo nella realtà del mondo il suo Figlio prediletto, Gesù.

“CHI E’ SENZA PECCATO”

Facciamo mente locale ed immagi­niamo il Maestro che se ne sta tranquillamente seduto con i suoi amici quando alcune grida turbano la pace di quel momento: sta sopraggiungendo una piccola folla inferocita che si tra­scina malamente appresso una donna disperata. È lei, l'adultera, quella che ha sbagliato e che dev'essere punita con la morte. Sono già tutti pronti con le pietre per lapidarla quando Gesù si alza e, andando verso di loro, chiede il perché di ciò che vede. Terribile la risposta di un vecchio: "Ha peccato! Deve rrwrire "... Il Maestro allora, con calma, torna a sedersi e, con voce tranquilla ma decisa, dice: "Chi tra di voi non ha mai peccato sia il primo a scagliare la pietra". Ma quelli, decisa­mente sconcertati, dopo un attimo di esitazione se ne vanno uno dopo l'al­tro, senza più badare alla donna che, in lacrime, ringrazia di cuore il suo Sal­vatore. A parte il fatto che Gesù era sicuramente capace di amare chiunque immensamente, il suo esempio ci deve far riflettere: "Dato che anch'io com­metto continuamente dei peccati, come posso permettermi di giudicare e condannare un mio fratello, che lo conosca o meno, per le sue azioni, se nemmeno il Signore l'ha fatto?". Ecco, appunto, intanto lasciamo che sia Dio a valutare i vari peccati che tutti commettiamo, e poi pensiamo alle parole "comprensione" e "non giudicare", e vedremo che anche que­ste non sono altro che dei sottoinsiemi dell'insieme più grande che le contie­ne: l'amore!

Cambiamo scena e pensiamo a Gesù che sta conversando con i suoi disce­poli quando gli si avvicinano alcuni uomini, farisei "travestiti" da persone del popolo, che cercano di metterlo in difficoltà chiedendogli se, secondo lui, sia giusto o no pagare i tributi a Roma, a Cesare. Il Maestro, che ovviamente non cade nei tranelli, risponde in modo molto gene: "Che volto è impresso su quella moneta?” “Il volto di Cesare”, gli viene risposto. - gli viene risposto, "E allora date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” -. Oltre ad essere evi­dente come Gesù fosse buono e genti­le con tutti, anche con chi lo detestava, si deve notare che comunque Egli, nonostante mettesse la Parola di Dio al primo posto, insegnava a rispettare le persone più "importanti", quelle che, come appunto Cesare, rappresentava­no l'autorità umana. "Rispetto'"! Altro sinonimo essenziale di amore!

Adesso abbiamo in mano parecchi elementi per iniziare a tirare un po' di somme: se dunque la parola amore rac­chiude in sé così tanti significati, allora è sicuramente più estendibile verso tutti, non solo verso le persone a noi più vicine, perché se non posso amare (in senso stretto) il mio vicino di casa, cer­tamente lo posso rispettare, come pure posso rispettare anche altre persone che conosco solo marginalmente. Inoltre posso, anzi devo, essere comprensivo con i fratelli più deboli, più portati all'errore e non giudicarli impietosa­mente, senza appello. Se pensiamo alla seconda frase del comandamento: "Come te stesso", vedremo che l'amore per noi stessi è sicuramente molto forte. Non solo, quando commettiamo un peccato siamo bravissimi nel trovar­ci delle giustificazioni, perché cono­sciamo bene tutte le cause che l'hanno generato. Perché allora non guardare le altre persone con gli occhi così benevo­li con cui consideriamo noi stessi? Non pensiamo subito: "Che sbaglio ha fatto quello!", ma sforziamoci di dire: "Chis­sà cosa è successo perché si sia dovuto comportare così"; eviteremo non solo di cadere nella presunzione di erigerci a giudici supremi delle colpe altrui, ma faremo felice il Signore perché avremo creduto fino in fondo nel suo insegna­mento e l'avremo messo in pratica.

IMPARARE A PERDONARE

Non è facile, a volte ci sembra impossibile guardare con affetto le persone che magari ci hanno fatto del male, ci hanno deluso calpestando i nostri sentimenti, però anche qui Dio ci viene in aiuto... Pensiamo a Gesù sulla croce che, sofferente e afflitto, non inveisce contro i propri nemici, non prova rabbia e delusione perché non l'hanno amato e capito, ma implo­ra un ultimo atto di pietà al Padre: “Perdonali, perché non sanno quello che stanno facendo” “Perdono” ecco cosa si aspetta il Signore da noi, che impariamo a non essere clementi solo con noi stessi ma con tutti gli altri esseri umani, stando attenti ai loro bisogni invece che aspettare di coglier­li in fallo, chiedendo aiuto a Dio se ci accorgiamo che stiamo per non farce­la, se avvertiamo l'insidiosa morsa del maligno che ci attanaglia. Solo com­prendendo fino in fondo l'immenso amore del Padre per noi saremo in grado di apprezzare tutti i doni che ci ha fatto, e tra questi il più importante è sicuramente la possibilità di vivere in questo mondo non da soli, ma assieme a tante altre creature che ci assomi­gliano e che dobbiamo necessariamen­te imparare ad amare. (Da: “Il Segno”)