AI PIEDI DELLA CROCE
Il
dialogo contemplato nella maternità di Maria, l'Annunciazione, e ritrovato con
impareggiabile elevatezza spirituale nel Magnificat, raggiunge le note più
dolci e profonde ai piedi della Croce.
Seguiamo
la narrazione di Giovanni.
«Stavano presso la croce di Gesù sua madre... Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a Lei il discepolo, che Egli amava, disse alla madre "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa».
Ci
troviamo dinanzi al compimento della pagina dell'Annunciazione.
"Donna" sei stata una Madre degna, ora divieni Madre di tutti, della
umanità, della Chiesa che sta nascendo.
Questa
proclamazione è il vertice di un cammino, di un dialogo che è difficile
comprendere e afferrare per la sua vastità e profondità.
Per
avvicinarci, occorre prima meditare la forza inesauribile e prodigiosa del
dolore; quel dolore che ora il Padre, in Gesù Cristo, ha conosciuto elevandolo
a strumento di redenzione.
Se
il chicco di grano...
Quando
il dolore batte alla porta dell'uomo, le fibre del suo essere si ribellano, come
quando i bisturi del chirurgo incidono sulla parte malata del corpo: la
vulnerabilità e la limitatezza dell'uomo vengono evidenziate. È questa la
dimensione del dolore che rivela l'uomo a se stesso; e molti si arrestano,
indietreggiano con il rifiuto dell'orgoglio e la disperazione della paura.
Quando
il dolore entra nell'uomo, dopo averlo sorpreso, lo chiama. L'uomo è invitato a
conoscere la solitudine purificatrice del soffrire per percepire le voci di
tanti, di tutti, che, solo mediante il crogiuolo del dolore, raggiungono
l'umanità, diventano uomini fecondi. È la legge della vita! Se il chicco di
grano caduto in terra, muore, produce molto frutto.
Quando
il dolore mette in cammino l'uomo alla ricerca della sua umanità, lo fa
diventare discepolo della sua scuola, dove giustizia, nobiltà d'animo, amore
e perdono vengono insegnati.
Quando
il dolore diventa cattedra, allora l'uomo è immerso in una profondità di
sentimenti che formano il suo carattere, elevano il suo animo, lo innalzano
verso Dio e lo portano a scoprire la preghiera e la contemplazione. Dopo queste
tappe, il dolore conduce l'uomo all'incontro con Cristo, lo rende partecipe del
mistero di morte e risurrezione. L'uomo diventa un saggio, uno che conosce il
segreto della vita e dell'amore, con grande umiltà.
Così
il dolore rivela la sua forza sublime e meravigliosa di amore che costruisce il
mondo. Sono queste le principali tappe del lungo cammino che Maria ha percorso
con intensità spirituale. E pronta perciò ai piedi della Croce per entrare in
dialogo con il Cristo "uomo dei dolori".
Quale
colloquio si intreccia tra Maria e Gesù sull'altare del dolore? È una delle
lezioni più alte per l'umanità e per il cristiano.
Quella
profondità di amore vissuta, nel dialogo di nove mesi, prima della nascita, fra
Gesù e Maria, ora ritorna con intensità.
Il
verbo "stava", che Giovanni riporta nel suo Vangelo, ricordando
commosso quel momento, è una luce penetrante. Nel dolore, Maria e Gesù stanno
assieme, colloquiano con quel silenzio di amore che solo il dolore crea.
Accettano
il grande disegno di salvezza del Padre. Entrano nella realtà più vera
dell'uomo e ne sentono la temerarietà di una esistenza fragile e carica di
peccato e il fascino della dignità di immagine del Padre. Guardano agli uomini
di tutti i tempi e alla storia che costruiamo. Ascoltano il grido dell'umanità,
le attese e i gemiti della creazione.
Il
dolore dilata i cuori nell'inesauribilità del sentire. Maria e Gesù sentono
tutta la immane pesantezza del male e ne soffrono la presenza nell'uomo di ogni
tempo e di ogni luogo.
Il
dolore insegna ad amare. Gesù e Maria amano con profondità unica l'umanità.
Questo amore ha trascinato Gesù sulla croce e ora prega: "Padre nelle tue
mani affido il mio spirito"
Questo
amore ha portato Maria ai piedi della croce a contemplare il Cristo e guardare
in Lui, trasfigurata dalla potenza estatica dell'amore, il Primogenito della
nuova creazione.
Da
questa comunione dolcissima di amore nascono le parole di Gesù: "Donna,
ecco il tuo figlio", la proclamazione della Maternità universale di
Maria. Dolore e amore si fondono in una fecondità unica e sublime.
Ora
Gesù è lassù morente, ai piedi della Croce la Madre lo contempla con
immenso dolore, con immensa pietà ma insieme con immensa fede. Un poeta
cristiano, Jacopone da Todi, ha immaginato il lamento della Madonna ai piedi
della Croce:
"Figlio
bianco e vermiglio
Figlio
senza somiglio.
O
Figlio bianco e biondo
Figlio,
volto giocondo.
Figlio,
perché t'ha il mondo
Figlio,
così sprezzato?
Figlio
dolce e piacente
Figlio
della dolente,
Figlio
hatte la gente
rnalamente
trattato".
La Madonna, così, ai piedi della Croce, sul Golgota, l'altare dove veniva immolata per la prima volta e per sempre la Vittima divina, dopo essere stata la Madre di Dio e la Madre di Gesù, veniva proclamata Madre di tutti i fedeli, di tutti gli uomini, di tutta l'umanità.
«Donna
- le diceva, dall'alto della croce, Gesù - ecco il tuo Figliolo!» E a
Giovanni: «Ecco la Madre tua».
Egli
stava per salire al Cielo. Non poteva lasciare soli, battuti dallo spavento,
dispersi e nascosti i suoi discepoli. Non poteva lasciare il mondo senza una
presenza celeste. Affidava perciò i suoi fedeli e tutto il mondo alla propria
Madre, a Maria, che li avrebbe riuniti, rianimati e guidati. Ella lo aveva
sempre seguito fedelmente nel mondo, soffrendo con lui, con lui pregando,
facendo con lui la volontà del Padre che dall'alto dei Cieli guidava i loro
passi e ispirava le loro azioni.
Una
composizione artistica, in pittura o in scultura, prende il nome di "Pietà".
Rappresenta la Madonna, che accoglie sulle ginocchia il corpo del Figlio morto,
subito dopo che è stato faticosamente deposto dalla Croce.
La
scena fissa uno dei momenti più dolorosi della vita di Maria, che raccoglie nel
suo grembo materno non più la vita, ma la morte.
Si
sa dai Vangeli come Nicodemo portasse, per la sepoltura di Gesù, gli aromi da
versare sul corpo che venne, secondo il rito ebraico, aperto da una
"sindone", cioé da un lenzuolo messo a doppio, dietro e davanti al
cadavere.
Giuseppe
d'Arimatea mise a disposizione una grotta, che aveva fatto scavare, come
sepolcro, vicino al Calvario.
In
quella grotta fu deposto il corpo profumato di Gesù, quindi la tomba venne
chiusa da una pesante pietra circolare, rotolata fino all'imboccatura della
grotta.
A
tutte queste operazioni furono presenti, intrepide ed instancabili, le Marie e
certamente, più d'ogni altra persona, la Madonna, amorevole e soccorrevole
verso il corpo del proprio Figlio.
Poi,
nella notte del Venerdì, il gruppo delle donne, spossate dalla fatica e dal
dolore, discese dal monte per rientrare a Gerusalemme.
Con
loro si trovava certamente, unico dei seguaci, il giovanissimo Giovanni, al
quale Gesù aveva affidato la Madre dall'alto della Croce.