Aborto: i pretesti per uccidere

1) Pretesto eugenico
Si giustifica la soppressione dei bimbi nel seno materno per impedire quella prole che nascerebbe con malattie o debolezze ereditarie. Si può rispondere che anche i sub-normali, come ogni persona umana, riflettono l'immagine di Dio, anzi somigliano di più a Gesù che per noi è arrivato a farsi «verme» (Ps. 21:7) e un «lebbroso» (Is. 53:4).
Inoltre bisogna dire che sarebbe da inumani uccidere i bambini minorati che sono i più bisognosi del nostro aiuto. Proprio perché essi si trovano in condizioni di inferiorità fisica o psichica o intellettuale, vanno amati con amore più generoso.
Chi si procura l'aborto sa solo uccidere anziché amare.

2) Pretesto sociale
Si dice: è lecito sopprimere la vita innocente dei bimbi per combattere l'esplosione della natalità, il sovrappopolamento della terra e si portano tutti i pretesti per non avere figli, o tutt'al più, uno o due. Si avanzano previsioni e statistiche allarmistiche per il 2000, quasicché domani dovessimo morire letteralmente di fame.
Giustamente Herder Camara in un'intervista del 27-1-1981 alla TV italiana disse: « In America molti agricoltori vengono pagati per non produrre cereali; in Europa una immensa quantità di frutta negli ultimi anni è stata macinata per mantenere il prezzo della rimanente, invece di darla al terzo mondo, che non poteva pagarla.
In India nel 1960, mentre morivano di fame 60 milioni di poveri, erano conservati nei magazzini dei commercianti 20 milioni di tonnellate di riso.
In India e nell'America Latina il 5% della popolazione possiede più di un terzo di tutte le terre.
In Olanda con un terreno pro capite dieci volte inferiore a quello che può avere un indiano, la produzione basta per mantenere la popolazione e si esportano delle eccedenze.
«Non c'è», concludeva Herder Camara, «una esplosione demografica, ma una esplosione di egoismo e di ingiustizia». Basterebbe poi notare che le famiglie meno numerose o senza figli sono proprio quelle dei ricchi e dei benestanti.
Perdippiù, a causa dileggi demagogiche dettate dai sindacati, una immensa quantità di terre sono abbandonate. Tanti braccianti agricoli ai quali venivano offerte, con l'aiuto dello stato, delle terre a buon prezzo e così divenire coltivatori diretti, non hanno accettato perché da braccianti agricoli guadagnavano di più.
Se poi nel mondo si coltivasse razionalmente la terra e si coltivassero quell'85% di terre ancora incolte, la terra potrebbe dare da mangiare almeno a 40 miliardi di persone.
Né parliamo delle infinite possibilità che potrà dare domani la coltivazione dei mari, mediante la produzione di quel tipo di alghe, ricchissimo di proteine, dalle quali i Giapponesi producono già su scala industriale farina alimentare.
Se Dio Padre si occupa delle piante e degli animali, dice Gesù quanto più non si preoccupa dei bambini creati a sua immagine e somiglianza? (Lc. 12:2-30). Siamo davvero «gente di poca fede» (Mt. 6:30).

3) Pretesto terapeutico
Si dice che bisogna sacrificare il figlio quando c'è il pericolo per la salute della madre. La nascita di un altro bambino procurerebbe una perdita di salute o addirittura la morte della madre, quindi è meglio uccidere il figlio.
In questo sembra che ci sia teoricamente un'apparenza di bene, poiché si parla di protezione della vita della madre. Sembra che si sia posti nella necessità di scegliere fra l'uccidere un essere o l'ucciderne due, concludendo che è più giusto ucciderne uno solo (il fìglio) perché è male minore.
Questo è un inganno perché si tratta dì scegliere tra l'uccidere e il non impedire la morte, tra l'uccidere con le proprie mani un essere innocente e il non impedire che muoiano tutti e due. La prima scelta è un male morale, la seconda scelta non è un male morale. Il primo male, essendo un male morale, è il più grande, perché si trasgredisce il Comandamento di Dio: Non uccidere. Il secondo in realtà non è un male perché, sia nell'eventualità che si salvi la vita della madre e del bambino, sia nell'eventualità della morte di entrambi, si dà testimonianza di amore a Dio ubbidendo ai suoi Comandamenti. Solo questo è il vero amore, come dice Gesù: « Se mi amate, osservate i miei comandamenti» (G. 14:15).
Al riguardo quale esempio ci ha dato Giovanna Beretta Molla, beatificata il 24 aprile 1994.
La signora Giovanna Beretta, nata a Magenta il 4 ottobre 1922, si era laureata in medicina nel 1949 e specializzata in pediatria tre anni dopo. Nell'esercizio della professione predilesse i bambini poveri. Sposatosi con l'ingegnere Molla nel 1955, ebbe tre figli. Quando si presentò la quarta maternità si manifestò un tumore che avrebbe messo a rischio la vita della madre. Nella piena coscienza della situazione, date anche le sue cognizioni mediche, si dichiarò pronta a tutto pur di salvare la vita della sua nuova creatura. Il 21 aprile del 1962 nasceva una bambina e sette giorni dopo Giovanna moriva. Cristianesimo vissuto integralmente!

4) Pretesto psichico
Si dice che l'aborto sarebbe lecito per risparmiare alla madre la tensione nervosa della gravidanza, del parto ed anche dell'assistenza del neonato.
Ma è facile rispondere che il nervosismo, se non si prendono efficaci rimedi contro di esso, è un elemento tale da poter rientrare in qualsiasi dovere o impegno della vita quotidiana. Può forse un insegnante dispensarsi dal compiere il dovere di scuola, solo perché è nervoso? Significherebbe il caos e la rovina di ogni struttura sociale. Nulla più potrebbe reggersi o essere garantito. Se questo pretesto psichico dovesse ritenersi valido per abortire, sarebbe il pretesto a portata di mano di chiunque voglia disfarsi di un figlio.

5) Pretesto etico
Si dice che è lecito sopprimere un bimbo che è stato concepito a seguito di una violenza carnale.
Il caso è veramente triste, ma bisogna rispondere che non si può aggiungere delito a delitto. In simile penosa condizione è una dolorosa necessità che la madre si accolli le conseguenze della violenza carnale subita, perché non può essere lecito sbarazzarsi di un male morale per mezzo di un altro male, anch'esso grave qual'è l'assassinio di una vita innocente. Non perché c'è chi fa il male a me, io posso fare del male a un terzo innocente. La soluzione di questo caso esige veramente eroismo, ma Dio solo sa quanta ricompensa merita chi rispetta la vita innocente anche in una situazione del genere.
 

ABORTO DIRETTO

Si ha l'aborto diretto ogni qualvolta viene interrotta la gravidanza uccidendo direttamente il bambino nel seno materno per qualsiasi motivo (ad esempio per salvare la vita della madre o per disfarsi di un tiglio ecc.).
Ogni caso di aborto diretto è sempre vietato dal costante insegnamento della Chiesa, perché si tratta di un vero omicidio, di un terribile delitto contro un piccolo innocente che non può difendersi dalla mano assassina. Questo insegnamento costante della Chiesa «non è mutato ed è immutabile» ha detto il Papa Paolo VI il 9 dicembre 1972. Il Concilio Vaticano Il aveva già solennemente ribadito: « Dio, Padre della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggerla: missione che deve essere adempiuta in modo umano.
Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura, e l'aborto come l'infanticidio sono abominevoli delitti» (Gaudium et Spes - 51c).
Anche l'aborto procurato, perché si ritiene che il bimbo chiuso in grembo non sia vitale, non è ammesso dalla morale cattolica. Tale divieto si fonda soprattutto sulla costatazione che tale certezza (la morte del bimbo nel seno) è sempre relativa, per cui molte volte si ritiene morto il bimbo mentre poi risulta che era vivo! Inoltre bisogna salvare il principio che non si può mai accorciare la vita a nessuno, neppure a chi è destinato per grave infermità a perderla entro breve tempo.
 

ABORTO INDIRETTO

L'aborto indiretto si ha quando il medico opera un intervento clinico o chirurgico su una donna gravida per motivi sanitari del tutto indipendente dallo stato di gravidanza della donna, e tale intervento produce la morte del bimbo soltanto come effetto collaterale, cioè secondario, non voluto. Ad es. il medico interviene necessariamente per asportare l'utero affetto da cancro e in questo caso c'è un bambino in gestazione.
L'aborto indiretto è moralmente lecito quando il medico non vuole uccidere il bimbo per salvare la madre, ma vuole e deve effettuare l'intervento necessario ad eliminare un male dell'organismo; ciò facendo, come effetto non voluto anche se previsto, consegue la morte del bimbo. In questo caso non c'è colpa perché l'intenzione e l'azione del medico non colpiscono direttamente il bambino, ma il cancro; non vogliono eliminare il bimbo, ma il tumore. La morte del bimbo quindi è una dolorosa conseguenza non voluta, e spesso tragica per la madre.

L'aborto è sempre illegale
Solo Dio è l'origine e il fine della vita umana. La vita umana è vigilata dall'amore di Dio (Gn. 4:10), ed è difesa dal Comandamento divino: «Non uccidere» (Es. 20:13 - Mt. 5:21). Perciò nessuna legge civile può pretendere di legalizzare l'aborto e renderlo moralmente lecito, perché violerebbe un Comandamento di Dio e approverebbe un abominevole delitto.
Le parole del Vangelo: «Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie Me» (Mc. 9:37), indicano chiaramente quale debba essere la condotta dei coniugi cristiani nell'accettare ogni nuovo figlio. L'accoglienza a un bambino che viene in questo mondo va fatta con la consapevolezza di accogliere un essere umano destinato ad essere, mediante il ricevimento del Battesimo, un figlio adottivo di Dio, partecipe della natura divina (2 Pt. 1:4), amato da sempre dal Padre (Ef. 1:4), e fratello di Gesù Cristo, nostro divino Primogenito (Rom. 8:29).
 

Sesto e Nono Comandamento

Molte volte, si sa, la violazione del sesto e nono comandamento causa la violazione del quinto comandamento. Il sesto e nono comandamento specialmente oggi sono i due comandamenti più calpestati dagli Uomini. Il demonio fa proprio cuccagna con la nostra lussuria. Non per niente la Madonna disse per mezzo di Giacinta di Fatima: «I peccati che mandano più anime all'inferno sono i peccati della carne». E non per niente Dio ha dato all'umanità due comandamenti in materia di castità e di continenza.
Anche nei riguardi dell'aborto molto spesso la causa è solo la concupiscenza della carne! La degenerazione della sessualità anziché alla propagazione porta alla distruzione della vita.
Non commettere atti impuri Non desiderare la donna d'altri», dice il Signore, e cioè non profanare il tuo corpo, il tuo cuore, non fornicare, non avere rapporti adulterini, non avere rapporti prematrimoniali.
Il frutto di questi peccati può essere il concepimento di un bimbo. Però questo bimbo così concepito non è voluto, non è gradito, anzi è di fastidio e spesso lo si odia a tal punto da ucciderlo per disfarsene. E l'aborto, è l'assassinio dell'innocente.
La lussuria, la concupiscenza carnale, l'immoralità e l'erotismo, la nefandezza di comportamento da bruti, la glorificazione della pornografia e della pornocinematografia, del pansessualismo, del nudismo più rivoltante: tutto questo è oggi una realtà cancrenosa che sta putrefacendo la società e sta operando i massacri di milioni e milioni di innocenti ogni anno.
A tre anni dell'approvazione della legge 194 sull'aborto, ogni anno gli aborti aumentano in Italia sempre più. Il prof. Luigi Perniola, della Terza Clinica di Patologia ostetrica dell'Università di Roma, a un convegno scientifico sullo « stato attuale e prospettive della contraccezione», organizzato a Roma dal Club Europeen de la Santé, ha parlato di oltre 800 mila aborti, legali e clandestini, all'anno. Eppure questo numero, osserva il prof. Perniola, è inferiore alla realtà. Infatti un'indagine conferma che in Italia il numero degli aborti soltanto clandestini supera i 500 mila l'anno. Impressionante, poi, è la crescita degli aborti tra le minorenni. Tra il 1979 e il 1980, per esempio, le domande per l'autorizzazione all'aborto, rivolte dalle minorenni ai giudici tutelati, sono aumentate del 47,69%! Da quanto è stato detto si calcola che nel mondo cristiano vengono uccisi più di 10 milioni di bambini ogni anno. Nel mondo intero più di 60 milioni.

Un turpe «mercato»

Sotto tale titolo l'Osservatore Romano (edizione settimanale) del 23 agosto 1984 scriveva:
«Alcuni organi di stampa e dell'informazione hanno fatto conoscere gli estremi di una 'realtà', di uno dei 'segni' più aberranti e mostruosi di questi nostri anni (ma ci sono parole sufficienti per definirlo?): il mercato dei feti umani.
è doveroso citare questi organi di stampa: "Il Sabato", il "Corriere della sera", "Avvenire", la denuncia va a loro onore. C'è da augurarsi che dell'argomento si continui a parlare e che lo scandalo "necessario' tocchi la coscienza dell'opionione pubblica mondiale. Questi organi di stampa hanno attinto alla documentazione raccolta dall'associazione francese "Laissez vivre" creata e guidata dal magistrato Claude Jacquinot che, insieme alla giornalista di "Antenne 2", Jacques Delay, l'ha ordinata in un libro dal titolo "Les trafiquants de bebé-à-naitre" con il sottotitolo: "Sì, feti umani ancora vivi vengono utilizzati per le sperimentazioni scientifiche e per la cosmesi".
C'è stata anche una denunzia al Parlamento del suo Paese del deputato belga Geyselings: «Le donne vengono pagate per protrarre la loro gravidanza sino al sesto e addirittura al settimo mese in maniera da cedere il feto il più sviluppato possibile alla scienza e alle industrie di cosmetici".
Va detto che già da tempo erano giunte notizie di questa turpitudine, ma noi abbiamo voluto pensare che fossero soltanto supposizioni. Non potevamo credere che si potesse giungere a tanto. Ora non più: la denuncia è precisa e circostanziata e indica i riferimenti internazionali di questo satanico mercato che, come tutti i mercati, ha le sue centrali di produzione, i suoi listini e i suoi consumatori. Consumismo di vita umana!
Neanche la fantasia, talvolta cupa, degli scrittori di fantascienza ha potuto immaginare una così allucinante degradazione delle creature umane; della persona che concepisce e del concepito delittuosamente schiavitizzata o annientata per la ricerca scientifica che così si distrugge come cultura, e per la barbarie consumistica che nega ogni senso di civiltà...
Viviamo, in questo scorcio del secondo millennio cristiano, di fronte a drammi e a paure, di fronte ad incertezze di ogni genere. Queste cresceranno sino al parossismo, sino a distruggere se non fisicamente l'uomo nella sua stessa nozione, nella sua coscienza se non si vorrà far fronte senza indugio ad una forma come questa di assassinio pianificato, reso più mostruoso perché compiuto con il gelo della ragione priva di ogni senso della vita e (se pur si nega la carità) di un barlume di umanità».
Si legga al riguardo il libro di Michael LitchfieldSusan Kentish: Bambini da bruciare (L'industria dell'aborto in Inghilterra). Edizioni Paolini.