IL SANTO ROSARIO MEDITATO CON DON VIGILIO COVA
I
MISTERI DEL ROSARIO
I
misteri del S. Rosario sono un aiuto per fissare il nostro sguardo su Gesù e
orientare a Lui il nostro amore, accompagnati da Maria, che per Lui ha avuto
l'amore più pieno e profondo di cui creatura sia capace.
Contemplare
Gesù è il primo amore del cristiano. Ognuno contempla ciò che ama: «Là dov'è
il tuo tesoro sarà il tuo cuore!».
Guardare
a Gesù infante, a Gesù durante la sua Missione, a Gesù sofferente, a Gesù
glorioso è la strada per lasciarsi trasformare dallo Spirito santo, lasciarsi
rinnovare, convertire, diventare strumenti dell'opera di Dio nel mondo.
Le
meditazioni che trovi in questo quaderno vorrebbero essere un aiuto per le tue
contemplazioni. Puoi usarle nella recita del Rosario o anche al di fuori di
esso. A Dio non preme un tipo dipreghiera o un altro, gli preme che riceviamo
tutto il suo Amore presente in Gesù.
Lo
possiamo ricevere anche nella semplicità della ripetizione delle Ave Maria: lo
riceviamo e lo trasmettiamo. Che tu reciti il Rosario per intero o a metà o che
reciti altre preghiere o che stia in silenzio è secondario: purché tu ti lasci
trasformare e possa diventare quello che è diventata Maria: umile serva del
Signore, nel silenzio; madre di Gesù, nel dono di sé, discepola fedele,
nell'obbedienza amorosa.
In
vista di questa conversione il Rosario è strumento utilissimo, perché
semplice, facile da tenere a mente, completo.
Per
questo è raccomandato da Papi e Vescovi e dai messaggi dati da Maria SS. ma
stessa nelle apparizioni accolte dalla Chiesa.
«Vogliamo
raccomandare veramente la recita del Santo Rosario in famiglia. Lei, la Madre di
Cristo e della Chiesa, è infatti in maniera speciale anche la Madre delle
famiglie cristiane, delle Chiese domestiche». (Giovanni Paolo II)
1.
Maria riceve l'annuncio dall'arcangelo Gabriele
L'angelo
Gabriele fu mandato da Dio ad una vergine - la Vergine si chiamava Maria. (Lc 1,
26-26)
Maria
sa che Dio c'è, e che Dio ama, e che Dio parla per amare e per chiedere amore.
Ella cerca perciò di ascoltarlo. Ma quando Dio parla è sempre una sorpresa,
soprattutto perché Dio chiede ciò che non si pensa di dover dare. Dio chiede a
Maria tutta la vita, le chiede una disponibilità totale. Le fa un dono così
grande che le costa tutta la vita. Riceve il Figlio di Dio, ma ciò le costa
impegnare per lui ogni giorno tutte le proprie energie fisiche e spirituali.
Maria accetta. Consapevole di donarsi senza ancora sapere come, Maria si offre a
realizzare la Parola che manifesta le intenzioni di Dio.
Eccomi,
si faccia di me come Tu vuoi.
Voglio
imparare anch'io l'amore che Maria a per il Padre, la vera preghiera: Eccomi,
per Gesù.
2.
Maria si reca da Elisabetta
In
quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna. Entrata nella casa di
Zaccaria salutò Elisabetta.
(Lc 1, 39-40)
Maria
ha saputo dal messaggero di Dio che la parente Elisabetta sta
facendo
un'esperienza di fede e di amore simile alla propria.
Questa
notizia le fa desiderare l'incontro, per imparare, per condividere la gioia e la
vita nuova di abbandono a Dio.
Maria
ed Elisabetta si salutano lodando Dio, aprendosi il cuore colmo di fede e di
speranza.
Maria
viene proclamata beata dalla cugina perché ha creduto, perché la sua vita s'è
appoggiata sulla Parola di Dio, ed è divenuta così una cosa sola con il Suo
amore forte e delicato.
Ella
sa che la beatitudine consiste nell'essere guardata da Dio, nell'essere amata da
Lui senza alcun merito, perciò innalza il canto della lode con gioia profonda e
sincera: «l'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio
salvatore».
Voglio
imparare da Maria a contemplare il mio Dio buono e fedele e a trovare in Lui i
motivi della mia serenità e della mia gioia, per poter servire con libertà i
fratelli che incontro.
3.
Gesù nasce a Betlemme
Diede
alla luce il suo figlio Primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una
mangiatoia, perché non c'era posto nell'albergo.
(Lc 2, 6-7)
L'amore
di Maria e Giuseppe per il Padre non si arresta di fronte alla difficoltà del
rifiuto degli uomini e né di fronte alla povertà della stalla. Essi continuano
ad amare, ed in questo amore, libero da critiche e giudizi e lamentele,
accolgono Gesù.
La
semplicità, l'abbandono al Padre e la pace di Maria e Giuseppe sono il vero
ambiente in cui Gesù nasce: l'essere adagiato sulla paglia non dà fastidio a
Gesù, anzi! t sua gloria poter beatificare la povertà fin dalla nascita, perché
essa è l'ambiente che favorisce l'unione con Dio, la gioia e l'amore
universale.
Beati
i poveri in spirito: beati quelli che accettano e decidono di non dare
importanza alle ricchezze, ma a Dio: essi somiglieranno al Figlio di Dio, che ha
iniziato il suo cammino con noi nella effettiva povertà.
La
nostra povertà non sarà ostacolo, anzi, sarà attrattiva per Gesù, se vissuta
nell'abbandono al Padre, con un cuore libero da critiche e giudizi e lamentele,
con la gioia di essere noi stessi la ricchezza di Dio: tra noi potrà trovarsi
bene il Figlio di Dio, come tra Maria e Giuseppe.
4.
Gesù presentato e offerto a Dio nel tempio
Secondo
la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore.
(Lc 2, 22)
Il
bambino non sa che cosa sta succedendo, non ne è cosciente, ma sarà sempre
riconoscente ai suoi genitori d'averlo - fin da piccolo - presentato al Padre,
d'averlo considerato Sua proprietà e dono Suo.
Offrendo
il Figlio a Dio e riscattandolo poi con le due colombe, Maria e Giuseppe si sono
dichiarati a disposizione del Padre per donare a Gesù il proprio servizio e il
proprio cuore: esso appartiene a Dio: questa appartenenza si manifesterà nella
disponibilità quotidiana verso il bambino, un bambino che è la gioia e la pace
e la luce del popolo d'Israele e di tutte le nazioni. Già fin d'ora Egli inizia
a salvare l'umanità: Simeone e Anna solo al vederlo giubilano e sono consolati
della lunga attesa.
Il
bambino, dono dato da Dio e riconsegnato a lui, attirerà nella sua offerta
molti cuori, nonostante il prezzo che verrà chiesto ad essi: rinnegare se
stessi, fino a lasciarsi trapassare dalla spada, come è stato detto alla Madre.
Con
Lei non temiamo di continuare ad amare il bambino.
Egli
stesso è la ricompensa.
5.
Gesù tra i dottori della legge nel tempio
Quando
egli ebbe dodici anni salirono a Gerusalemme, secondo l'usanza. Trascorsi i
giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno il fanciullo Gesù
rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero.
(Lc 2, 42-43)
Un
avvenimento strano nella vita del Figlio di Dio. Com'è stato possibile? Solo
una svista dei genitori? E Lui non s'accorgeva che passavano i giorni e le
notti?
Non
abbiamo altra risposta di quella che Egli ha dato: «Non sapevate che io devo
occuparmi delle cose del Padre mio?». Gesù si immerge in ciò che riguarda il
Padre, e nella sua sapienza di dodicenne è ispirato a fermarsi ad imparare,
ascoltare lezioni e conferenze... Ma il Padre vorrà che Egli impari ancora
l'obbedienza «Pur essendo Figlio imparò l'obbedienza dalle cose che patì».
Per occuparsi delle cose del Padre suo, Gesù torna a Nazareth, ascolta Maria e
Giuseppe, vive nel nascondimento, accetta ogni giorno la croce quotidiana della
sottomissione.
Il
Padre lo chiama a rinnegare se stesso.
La
risposta di Gesù è scuola per Maria e Giuseppe: essi devono imparare a
considerare il proprio figlio come figlio di Dio, ad ascoltare per lui non il
proprio sentimento, ma le ispirazioni dello Spirito Santo.
Maria
e Giuseppe rimarranno nell'atteggiamento di libertà verso il figlio: E nostro
figlio perché lo possiamo servire, non perché lo possiamo possedere.
Aiutati
dalla luce di questo mistero, viviamo anche noi i nostri rapporti reciproci tra
parenti e amici con la consapevolezza che nostro compito, e compito loro, è
occuparsi delle cose del Padre.
MISTERI
DELLA LUCE
1.
Gesù viene battezzato da Giovanni al Giordano
Gesù
dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. ...
Appena battezzato, ...si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio
scendere come una colomba e venire su di lui. (Mt 3, 13. 16)
Nel
fiume entrano quanti ascoltano Giovanni, confessano i peccati, iniziano ad
attendere colui che verrà a battezzare in Spirito Santo e fuoco! Gesù è fra
di loro. Egli non è peccatore, ma ama i peccatori, viene per loro, e perciò si
mette insieme con loro. L'acqua non lava peccati dal suo corpo, egli invece si
lascia caricare di quelli depositati in essa da tutti gli altri. Un atto d'amore
così grande e perfetto piace a Dio. Un amore così umile e disinteressato dove
lo si può trovare, se non solamente nel cuore del Padre?
Proprio lui, il Padre, lo afferma: l'amore di Gesù è quello che viene
dall'alto, è Spirito di Dio! Ognuno ora lo può vedere! L'amore che ama fino ad
assumersi le conseguenze del peccato degli altri è amore vero, nuovo, divino.
L'amore di Dio è tutto in Gesù, che ora manifesta il vero volto della Divinità.
Quest'uomo, che ama gli uomini facendo proprio il desiderio e il disegno di
salvezza di Dio, quest'uomo è Figlio, e di lui il Padre gode!
Condividiamo
la gioia e la compiacenza del Padre per te, Signore Gesù! Concedi che noi,
peccatori, portiamo le nostre piccole croci per sollevare con te il peso del
peccato del mondo, o Agnello di Dio!
Maria, concepita senza peccato, intercedi perché siamo uniti al tuo Figlio
nell'amore che invece di lamentarsi, sopporta con amore il peso dei fratelli!
2. Gesù si rivela alle nozze di Cana
Fu
invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. ... La madre dice ai
servi: "Fate quello che vi dirà". (Gv 2, 2. 5)
Una festa di nozze è l'occasione preziosa in cui Gesù può rivelare se stesso
e manifestare la propria missione! Ed è la Madre che avvia e accompagna
l'avvenimento. Maria è attenta alle piccole cose, come sanno fare le donne
premurose. Ella s'accorge che manca il vino. Lo confida al Figlio, che è
attento a cose più grandi, di cui le piccole però sono un segno. Da molto
tempo egli si era accorto che il popolo di Dio mancava della gioia, la gioia
tipica di chi ama, di chi celebra le nozze! Dio, lo Sposo del suo popolo,
attendeva invano l'amore dei fedeli. Questi erano osservanti di regole e di
leggi, terrorizzati dalle conseguenze di eventuali inadempienze. Vivendo in tal
modo, la gioia s'allontanava sempre più dal rapporto dei fedeli col loro Dio.
La religione diventava opprimente. Come ridonare l'amore ai cuori? Come far
sgorgare la gioia nel popolo di Dio?
"Fate quello che vi dirà!", comanda Maria ai servi. Sì, Gesù è la
via che porta alla vita vera, alla gioia! Egli comanda di bere l'acqua della
legge, di mettere l'obbedienza a Dio dentro, nel cuore! Ed ecco il prodigio:
vivere l'obbedienza a Dio non come coercizione, ma come propria decisione, dà
gioia, risana il cuore! L'acqua è diventata vino buono! L'obbedienza a Dio
vissuta come amore è fonte di gioia nuova e piena! Gesù si rivela così lo
Sposo che introduce il popolo, sposa, all'amore vero!
Grazie,
Maria ss.ma, tu sai che Gesù è la strada, la soluzione per i problemi seri
della vita! Ricordaci ancora di fare quello che Egli ci dice e ci dirà!
3.
Gesù annuncia il Regno di Dio e invita alla conversione
Gesù ... diceva: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete al vangelo". (Mc 1, 15)
Gesù
annuncia che il Regno è vicino, a portata di mano. Invita perciò a
conversione, a non vivere più in attesa di gioie lontane, ma a godere di una
Presenza che tutti possono riconoscere: lui è il Figlio, quindi il re inviato
da Dio, re cui obbedire, re da amare e da seguire! Egli non regna come i re
conosciuti! Egli inaugura un modo nuovo di essere re! Egli è un re che serve e
dà la vita, un re che sta davanti, come un pastore, un re che ama e serve i
suoi come il pastore serve le pecore interessandosi di ciascuna con tenerezza.
Il suo Regno è davvero bello e desiderabile. Tutto ciò che ci circonda ne
manifesta le caratteristiche. Il chicco di senape, il mercante di perle, l'uomo
che lavora la terra e scopre un tesoro, il lievito nascosto nella farina, il
padrone che si fida dei suoi servi, il seminatore di grano, i pescatori che
preparano i pesci per la vendita, il re pietoso con il debitore inadempiente,
tutto questo parla del Regno già presente! È il Regno che il Padre ha dato a
lui, a Gesù, e che egli condivide con i discepoli fedeli e perseveranti. È il
Regno in cui egli, sul Calvario, accoglie uno dei ladroni, Regno già iniziato e
che si compirà alla fine, quando lo consegnerà al Padre perché Dio sia tutto
in tutti!
Noi entriamo in questo Regno osservando i comandamenti e seguendo Gesù in una
povertà semplice e volontaria (Mc
10, 19. 21).
Contribuiamo alla pace e fraternità che gli uomini sognano e non sanno dove
trovare. Li guideremo a Gesù, re del Regno!
Maria
ss.ma, facendo sempre la volontà del Padre e amando Gesù di amore esclusivo,
ci mostri la bellezza e la sapienza del Regno del tuo Figlio!
4.
Gesù in preghiera è trasfigurato sul monte
Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte
alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue
vesti divennero splendenti, bianchissime. (Mc 9. 2-3)
Lontano
dalle folle Gesù cerca il silenzio, quel silenzio che si possa riempire di
preghiera. Nella preghiera chi è maggiormente impegnato non è l'uomo, ma Dio
stesso. Gesù prega, e, pregando, trascina nel colloquio d'amore i tre discepoli
ancora inesperti.
Gesù prega, e il Padre opera: trasfigura il volto del Figlio, rende le sue
vesti splendore luminoso e permette ai suoi amici, Mosè ed Elia, di essere
presenti e partecipi d'un dialogo nuovo e sorprendente. Essi sono le guide
spirituali del popolo: ora parlano con Gesù di persecuzione e di morte. Essi
stessi avevano affrontato, con la fedeltà al Dio dell'alleanza, il rifiuto del
popolo e dei grandi. I tre discepoli, stupiti, non comprendono: vorrebbero
perpetuare il benessere di questo momento. Invece gli eventi di cui Gesù parla
devono compiersi. La gioia stabile ci sarà in seguito, dopo la passione e la
morte! La voce dal cielo assicura ancora che Gesù è la Parola del Padre:
"Ascoltatelo"! Chi ascolta il Figlio ascolta il Padre!
Rimane solo lui, e lui scende dal monte in silenzio. Mosè ed Elia hanno
terminato il loro compito. Ora è Gesù l'unica guida del popolo, è lui la voce
di Dio, lui che è gioia di Dio e gioia degli uomini. Egli morirà e risorgerà!
La sua morte è necessaria all'umanità: ad essa ci si prepara con la preghiera.
Pregando offriamo il nostro corpo, come s'è offerto Gesù: il Padre ci renderà
luminosi, perché la sua luce si rifletta sul mondo che cammina a tentoni nelle
tenebre, per indicargli la via che conduce a lui.
Maria Ss.ma, ci hai insegnato la vera preghiera quando hai detto:
"Eccomi, sono la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua
parola!". Sii ancora maestra di preghiera per noi!
5. Gesù istituisce l''Eucaristia
Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo:
"Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di
me". (Lc 22, 19-20)
Gesù
si è seduto a tavola con i discepoli. Questa volta non ci sono farisei né
altri che attirino l'attenzione o che possano disturbare l'intimità. Gesù è
tutto per loro. L'ambiente esterno è chiaramente nemico a lui e, di
conseguenza, anche ad essi. In questo momento raccolto e solenne Gesù dona loro
le sue confidenze, rivolge raccomandazioni, riassume insegnamenti, e compie
qualche gesto di notevole rilevanza, come l'alzarsi per passare nelle proprie
mani i loro piedi sporchi La partenza di Giuda non impedisce di continuare il
pasto dialogando e pregando. I momenti più solenni sono all'inizio e alla fine.
All'inizio egli, con le stesse mani con cui aveva lavato i loro piedi, spezza il
pane e lo porge loro pronunciando le parole più misteriose e più sacre che
siano mai state dette: "Questo è il mio corpo"! Alla fine la coppa
del vino offre il dono del suo sangue che sarà versato per il perdono dei
peccati. Corpo e sangue disgiunti, come avviene all'agnello pasquale! È Pasqua
infatti. Ecco qui il vero agnello, quello cui alludeva Mosè. I discepoli si
nutrono della sua carne, come egli aveva detto, e bevono il suo sangue per avere
la vita!
Gesù lascia ai suoi il dono più grande, dono che spiega la sua morte e rende
attuale la sua risurrezione. Noi mangiamo e beviamo ancora quel Corpo e quel
Sangue, e, misteriosamente, ma realmente, diventiamo vere membra sue. Il suo
Corpo e Sangue divisi, separati dai chiodi e dalla lancia, si riuniscono in noi,
nel nostro corpo! Sarebbe sacrilegio pensare una simile cosa, se lui stesso non
ci avesse dato l'ordine: "Fate questo in memoria di me"! Dobbiamo
obbedire!
Maria,
aiutaci ad accogliere Corpo e Sangue del tuo Figlio, ad accoglierlo degnamente,
perché la nostra vita non sia falsa testimonianza del suo sacrificio.
1.
L'agonia di Gesù nell'orto del Getsemani
Gesù
andò con loro in un podere chiamato Getsemani e cominciò a provare tristezza e
angoscia. (Mc 14, 32-33)
Gesù
vive la sua più grande tentazione. Il Maligno gli fa vedere la morte come una
sconfitta, come una distruzione di tutto il bene fatto, come la fine di tutto.
Gesù
lotta interiormente per rimanere fedele al Padre: "Egli è mio Padre. La
mia vita è sua, ora e dopo la morte e nella morte stessa. La mia opera, quanto
ho compiuto, era obbedienza al Padre: Egli completerà ciò che per mezzo mio ha
iniziato".
Con
l'arma della fede Gesù vince la lotta terribile che lo fa sudare sangue: «Padre,
non la mia, ma la Tua volontà sia fatta». E ripete, e ripete ancora: Non la
mia, ma la Tua volontà.
Gesù
vive da solo questo momento. Discepoli e amici sono spiritualmente assenti. Il
sonno è per essi tentazione: impedisce loro di unirsi a Gesù nell'offerta di sé
al Padre. La tentazione iniziata col sonno si completa nella fuga.
Gesù
è solo. Come nel deserto.
«Ma
io non sono solo, il Padre è con me».
E
così Gesù cammina in mezzo alle guardie come uno che sa non dover fare altro
che amare, nell'attesa della manifestazione dell'amore del Padre.
Con
Gesù viviamo l'amore, lasciando al Padre la nostra difesa.
2.
Gesù flagellato crudelmente
Allora
Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare (Gv 19,1)
L'odio,
l'invidia e la gelosia degli uomini influenti hanno la meglio. Gesù soccombe.
Egli viene trattato da delinquente.
Nel
suo cuore però l'odio non è entrato. Nel suo cuore la violenza non provoca
reazioni. Nel suo cuore i flagelli non riescono a far sorgere ribellione, né
contro Dio né contro gli uomini.
Gesù
riceve i colpi di flagello come dono del Padre all'umanità. Egli porta il
peccato del mondo come agnello, e il peccato merita la correzione. Il peccato fa
soffrire l'uomo, ed Egli, innocente, se l'è addossato quando è entrato nelle
acque del Giordano.
Ora
ogni colpo di flagello è occasione per Gesù di dire al Padre: eccomi, eccomi,
fa di me ciò che vuoi. Tu ferisci e tu risani. Eccomi, il mio corpo si apra
perché esca il mio sangue e guarisca le ferite che il peccato infligge al cuore
degli uomini
Voglio
vivere anch'io le contraddizioni e i colpi d'inimicizia degli uomini come li ha
vissuti Gesù, per completare nella mia vita l'offerta del suo corpo al Padre
per la salvezza di tutti.
3.
Gesù incoronato di spine
E
intrecciata una corona di spine gliela posero sul capo con una canna nella
destra. Mentre gli si inginocchiavano davanti lo schernivano: Salve, Re dei
Giudei!
(Gv 19,2)
I
soldati si divertono a far soffrire Gesù. t un mistero che si è ripetuto nella
vita dei martiri e si ripete ancora. t il mistero del cuore dell'uomo che si
lascia possedere da una malvagità così squallida. Ma Dio, il Dio dell'amore,
sa adoperare anche questo male dell'uomo: lo adopera come profezia.
I
soldati scherniscono Gesù usando per Lui il titolo di Re, e gli configgono sul
capo le spine intrecciate a corona.
Noi
leggiamo in questo gesto l'invito ad accogliere Gesù come vero re, un re che
non domina, ma ama fino al dono di sé. Per noi quel gesto di malvagità dei
soldati è divenuto profezia, è divenuto rivelazione delle intenzioni di Dio.
Gesù è nostro Re. Egli è mio Re, non per decisione degli uomini,
dell'opinione pubblica, ma per mia decisione personale. Io lascio che Egli regni
in me.
Maria
non era presente a questa incoronazione di Gesù, ma nel suo cuore Ella lo aveva
già accolto come Re. Lo accolgo e ubbidisco anch'io, come Lei, accettando il
suo titolo di Re dal Padre, che me lo ha rivelato nel momento in cui Gesù
esercitava la sua regalità di amore.
Anch'io,
come la Madre, accolgo Gesù e gli ubbidisco accettando il suo titolo di Re dal
Padre...
4.
Gesù condannato a morte porta la croce al Calvario
Portando
la croce si avviò verso il luogo detto in ebraico Golgota. (Gv 19, 17)
Tutti
gridano: Crocifiggilo! E Pilato si lascia vincere dalla violenza e dal ricatto
dei capi dei Giudei.
Gesù,
riconosciuto ufficialmente innocente, viene condannato a morire col supplizio
dei malfattori.
Egli
non s'attendeva altro: già lo aveva predetto ai suoi.
Ora
però la realtà è viva e tremenda. Sulle sue spalle grava il pesante legno, un
legno che le sue forze non riescono a reggere del tutto. Le cadute sui sassi
della strada sporca aumentano il dolore.
Un
incontro con le donne piangenti, tra cui la Madre, rendono il cammino verso il
Calvario occasione di nuovo annuncio: «Non piangete su di me, ma sui vostri
figli». A Gesù non preme la propria vita, a lui preme la vita eterna degli
uomini. Ci saranno coloro che la riceveranno da Lui, e ci saranno coloro che la
rifiuteranno: questo è il dolore di Gesù, che il frutto del suo sacrificio non
sia accolto da tutti.
«Ho
il potere di offrire la mia vita» aveva detto: ora Gesù offre se stesso. I
soldati non devono forzarlo a camminare. Egli vuole andare al Calvario, perché
vuole che io sia salvato dall'inganno del Maligno. Ogni suo passo è un atto di
amore.
Ringrazio
Gesù, e lo voglio seguire.
Con
Maria lo accompagno e offro al Padre le mie piccole sofferenze d'ogni giorno,
anche quelle del vedermi ingiustamente giudicato e condannato.
5.
Gesù muore in croce
Gesù
gridando a gran voce disse «Padre, nelle tue mani consegno il
mio
spirito». (Lc 23, 46)
Disse:
«Tutto è compiuto». E chinato il capo, spirò. (Gv 19, 30)
Le
ore dell'agonia sono lunghe e buie.
Gesù
soffre dell'abbandono dei suoi discepoli.
Egli
soffre la tentazione dell'ultima ora: «Se sei figlio di Dio ... ». «Sì, sono
figlio di Dio» sembra che Egli risponda: "e proprio per questo rimango
abbandonato nelle mani del Padre: a Lui affido la mia vita.
A
Lui che non vedo, che sembra assente, che sembra mi abbia lasciato. Sono suo
figlio, per questo lascio che Egli si occupi di me fino alla fine. Egli sa ciò
di cui ho bisogno, Egli sa come posso essere utile al mondo: mi affido a Lui.
La
mia sete la offro a Lui.
La
mia completezza di obbedienza alla sua volontà espressa nelle Scritture la
offro a Lui.
I
miei discepoli li presento a Lui, tramite mia Madre, fedele fino alla fine. E
mia Madre la dono a loro perché continui la maternità che il Padre le ha
chiesto per me.
E
la promessa del Padre a coloro che mi amano la realizzo per il ladrone che mi
accoglie, nonostante io appaia verme e non uomo, rifiuto del mio popolo".
Così,
con questi sentimenti di amore, Gesù muore.
Il
centurione si converte: crede in Lui.
Io
con la Madre e col discepolo prediletto continuo ad amarlo e ad offrirlo al
Padre.
E
con Lui offro me stesso: Padre, sono anch'io tuo figlio. Fa' di me un testimone
di Gesù.
MISTERI
GLORIOSI
1.
Gesù risorge dai morti e appare ai discepoli
La
sera di quello stesso giorno venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace
a voi!». Detto questo mostrò loro le mani e il costato. (Gv 20, 19-20)
Gesù
sorprende i suoi. Essi non si aspettano di rivederlo, di udire ancora la sua
voce. Essi credono che la morte abbia potere su di Lui come su tutti gli uomini.
Gesù
invece si fa vedere, si fa udire, si fa toccare.
Egli
continua ad amare e a lasciarsi amare. Egli è vivo. Anzi, la sua vita è
perfetta, dono d'amore perfetto, non più condizionato nemmeno dal peccato degli
uomini.
Il
suo saluto è «Pace a voi!»; non è un augurio, ma un invito: invito a godere
con Lui l'amore del Padre, invito a condividere lo Spirito che vivifica e
rinnova la faccia della terra.
Gesù
dona pace, dona perdono e chiede amore.
«Mi
ami tu?» ha chiesto a Pietro e chiede a me ora, per potermi affidare qualche
piccolo compito nella sua Chiesa, come segno del suo amore al suo gregge.
Mi
ami tu? Mi vuoi bene?
Mi
faccio aiutare da Maria a rispondere a questa domanda.
Si,
Gesù, ti amo.
Come
Maria ti ha amato mettendosi a tua disposizione, così io ti amo: eccomi usami
per la tua opera, secondo i tuoi desideri.
2.
Gesù ascende al cielo e manda i suoi a battezzare in tutto il mondo
Gesù
li condusse fuori, verso Betania, e alzate le mani li benedisse. (Lc 24, 50)
«Andate
dunque e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel Nome del Padre e del
Figlio e dello Spirito Santo». (Mt 28, 19)
Gesù
prende posto alla destra del Padre. Riceve la gloria che aveva prima della
creazione del mondo.
In
questa sua glorificazione Egli non dimentica i suoi, anzi li incarica di
continuare il progetto d'amore del Padre: andate e battezzate tutte le genti...
Egli manda i suoi a battezzare, a comunicare cioè a tutti la vita di Dio Padre,
di Dio Figlio, di Dio Spirito Santo. Gli apostoli sono incaricati di mettere gli
uomini a contatto con l'amore del Padre, che ama gratuitamente, con l'amore del
Figlio, che ama obbedendo, con l'amore che è lo Spirito Santo, che ama con
gioia senza parzialità.
Per
questo Gesù stende le mani su di loro benedicendoli, e poi scompare dalla loro
vista. Non occorre più vedere Gesù, non occorre più sentire la sua voce. Egli
sarà accanto ai suoi ogni giorno, anzi, vivrà dentro di loro: comunicherà
loro la sua forza e la sua capacità d'amare.
Gesù
seduto alla destra del Padre sarà per loro intercessore e avvocato. Essi
godranno nel saperlo glorioso e vittorioso Signore della loro vita.
Anche
noi insieme con Maria godiamo e ci rallegriamo nel sapere che il nostro Maestro
e Signore, colui che ci ha amati fino alla fine, è nella gloria piena ed
eterna.
Godendo
dell'intercessione di Maria continuiamo a lasciarci battezzare, a lasciarci
immergere nell'amore trinitario di Dio per trascinare in quest'amore tutto il
mondo.
3.
Lo Spirito Santo discende sugli apostoli e guida la Chiesa
E
apparvero loro lingue come di fuoco, che si posarono su ciascuno di loro. Ed
essi furono tutti pieni di Spirito Santo. (Atti 2, 3-4)
Il
mondo non comprende l'opera dello Spirito Santo. La gioia e la franchezza dei
discepoli di Gesù viene interpretata come ubriachezza, altre volte come pazzia.
Essi
però vivono una vita nuova, un nuovo amore, una nuova gioia basata sulle cose
di Dio, anzi, sulla persona di Dio.
Essi
godono di sapersi nelle mani del Padre e gioiscono di cooperare all'opera di Gesù.
Essi
non lavorano più per se stessi, non vivono più per la propria gloria, non
amano più il denaro e la vanità e i piaceri.
Essi
amano Gesù più di se stessi. Uno Spirito nuovo li possiede, uno Spirito che
non reagisce a ciò che avviene nel mondo, sulla terra, ma si lascia influenzare
solo dall'amore del Padre e di Gesù. E uno Spirito Santo che sa amare e ama
portando i cuori a Gesù, dove trovano pienezza di vita.
Lo
Spirito Santo, che ha illuminato gli apostoli e dato a loro e a Maria nuova
vita, continua a guidare la Chiesa. La sta guidando con sante ispirazioni nei
cuori dei singoli, suscitando movimenti di fede, di preghiera e di carità.
Distribuisce carismi e ministeri perché le grazie date ad uno giovino a tutti
per l'edificazione di un edificio santo, la Chiesa, dimora capace di accogliere
tutta l'umanità perché riceva e senta l'amore del Padre.
Salutando
Maria con la preghiera dell'Angelo godiamo della sua intercessione. Ella chiede
per noi la pienezza dello Spirito Santo, che ha fatto della sua vita e fa della
nostra vita un dono a Dio, prezioso per tutta l'umanità.
4.
Maria SS.ma assunta in cielo
Benedetta
sei Tu, davanti al Dio altissimo, più di tutte le donne che vivono sulla terra.
(Giuditta 13, 18)
Colei
da cui ha preso carne il Figlio di Dio partecipa della gloria della sua
incorruttibilità.
A
Lei Dio ha già dato quella gloria che a noi è promessa alla fine dei tempi se
perseveriamo nel servire il Figlio Gesù.
Maria
è stata fedele nelle piccole cose di ogni giorno. Ha continuato ad amare il
Padre servendo Gesù bambino, ragazzo, adolescente, giovane, uomo maturo. Lo ha
servito nel silenzio di Nazareth, ha sofferto per Lui, e con Lui ha accolto e
meditato le sue parole e i fatti della sua vita.
Ora
Ella gode il premio; Dio non si lascia vincere in generosità! Maria però non
ha amato il premio, ha semplicemente amato.
Il
suo amore ha incontrato quello di Dio per lei. E noi, oggi, guardando Maria
nella luce della beatitudine eterna, vediamo la fedeltà di Dio e il suo amore
che fa partecipare noi piccoli e umili alla sua grandezza.
«Ha
guardato l'umiltà della sua serva, d'ora in poi tutte le generazioni mi
chiameranno beata poiché grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente».
Partecipiamo
alla gloria della nostra Madre promettendo una fedeltà più stabile ai desideri
di Dio per noi.
5.
Maria coronata Regina degli angeli e dei santi
Nel
cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, la luna sotto i
suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle. (Ap 12, 1)
Gesù
ha pregato cosi: «Padre, voglio che anche
quelli che mi hai dato siano con me dove sono io». Noi vediamo Maria come
la prima di quelli che il Padre ha dato a Gesù: gliel'ha data come Madre e
discepola, e perciò noi ora la contempliamo nella gloria con Lui e la chiamiamo
Regina, poiché sta scritto: «Se con Lui
perseveriamo con Lui anche regneremo!».
«Chi mi ama, il Padre mio lo onorerà»
ha detto Gesù. E se il Padre onora chi ha amato Gesù, noi onoriamo con Lui la
Madre che più di ogni creatura ha amato il Figlio di Dio, e la onoriamo col
titolo di Regina.
Ella è la Regina degli Angeli perché essi servono a quell'amore di Dio che s'è
incarnato in Lei.
È la Regina dei santi, perché essi hanno obbedito a Lei che ha detto: «Fate
tutto quello che Egli vi dirà».
È la Regina dei patriarchi perché con loro e più di loro ha atteso e accolto
la salvezza dell'umanità.
È la Regina dei profeti che hanno annunciato il suo parto illibato.
È la Regina dei martiri e dei confessori della fede, che hanno testimoniato con
la vita e con la morte il suo Figlio.
È la Regina delle vergini di cui è modello inimitabile.
È la Regina dei monaci perché prima di loro si è offerta al Padre nel
silenzio e nell'obbedienza per amore di Gesù.
È la Regina di tutti i cristiani perché tutti guardano a Lei per vedere le
grandi opere di Dio.
E inoltre la chiamiamo Regina di misericordia, Regina dei poveri, degli
afflitti, degli umili, Regina della pace, Regina del nostro paese, della nostra
famiglia e del nostro cuore.
La sua regalità, partecipazione a quella di Gesù, è dono di Dio all'umanità,
che può così in Lei contemplare il proprio destino.
Dal
nuovo rito, secondo il Concilio Vaticano 11, per le litanie mariane (Ed. Lib,
Vaticana, 1982)
Signore,
pietà - Signore, pietà
Cristo,
pietà - Cristo, pietà
Signore,
pietà - Signore, pietà
Santa
Maria prega per noi
Santa
Madre di Dio
Santa
Vergine delle vergini
Figlia
prediletta del Padre
Madre
di Cristo Re dei secoli
Gloria
dello Spirito Santo
Vergine
figlia di Sion
Vergine
povera ed umile
Vergine
mite e docile
Serva
obbediente nella fede
Madre
del Signore
Cooperatrice
del Redentore
Piena
di grazia
Fonte
di bellezza
Tesoro
di virtù e sapienza
Frutto
primo della redenzione
Discepola
perfetta di Cristo
Immagine
purissima della Chiesa
Donna
della nuova alleanza
Donna
vestita di sole
Donna
coronata di stelle
Signora
di bontà immensa
Signora
del perdono
Signora
delle nostre famiglie
Letizia
del nuovo Israele
Splendore
della santa Chiesa
Onore
del genere umano
Avvocata
di grazia
Ministra
della pietà divina
Aiuto
del popolo di Dio
Regina
dell'amore
Regina
di misericordia
Regina
della pace
Regina
degli angeli
Regina
dei patriarchi
Regina
dei profeti
Regina
degli apostoli
Regina
dei martiri
Regina
dei confessori della fede Regina delle vergini
Regina
di tutti i santi
Regina
concepita senza peccato
Regina
assunta in cielo
Regina
della terra
Regina
del cielo
Regina
dell'universo
Agnello
di Dio, che togli i peccati del mondo perdonaci, o Signore!
Agnello
di Dio, che togli i peccati del mondo ascoltaci, o Signore!
Agnello
di Dio, che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi!
Prega
per noi Santa Madre di Dio.
E saremo degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo:
Dio
misericordioso, esaudisci la preghiera del tuo popolo che onora la Beata Vergine
Maria, tua serva, come Madre e Regina, e concedi a noi di servire te e i
fratelli in questo mondo per entrare nella dimora eterna del tuo regno. Per
Cristo Gesù nostro Signore Amen.
MARIA,
Tu
piena di santità e di grazia,
noi Ti onoriamo per le cose grandi
che Dio Padre ha fatto in Te,
e Ti amiamo con affetto di figli,
perché il nostro Signore Gesù,
quando ci ha salvato,
Ti ha dato a noi come madre.
Accoglici oggi per amore di Gesù.
Ottienici lo Spirito d'amore di Dio,
che ha riempito la tua umiltà,
perché compia in noi poveri la Gloria del Padre
e la pienezza del Regno di Gesù,
secondo la sapienza e il desiderio del Suo Cuore,
nella comunione di tutti i Santi. AMEN.