IL
ROSARIO
P.
ANDREA D'ASCANIO ofm capp.
Se
veramente vogliamo amare Gesù, dobbiamo amare Maria: solo Lei lo conosce a
fondo e può trasmetterci l'Amore con cui Ella lo ama.
Maria
vuole fare questo, perchè ognuno di noi le è stato affidato ai piedi della
croce: "Donna, ecco tuo figlio!"; Lei non ha desiderio più grande di
questo, ma per realizzarlo ha bisogno della nostra partecipazione e della
nostra disponibilità.
Se
vogliamo quindi crescere nello spirito, dobbiamo metterci - come Gesù - alla
scuola di Maria. E' la scuola del Rosario.
Il
Rosario: preghiera ecclesiale, preghiera antica, preghiera universale.
Fin
dal sec. XII (dal 1100 al 1200) era invalsa l'abitudine, per i monaci
illetterati, di sostituire la recita dei 150 salmi del salterio biblico con la
recita di 150 Ave Maria, suddivise in tre cinquantine, secondo l'orario della
liturgia delle ore. Questa "divina cantilena", come la chiama Dante,
venne presto usata anche dai laici devoti che così si affiancavano alla
preghiera ufficiale dei monaci.
Nel
1198 il Vescovo di Parigi invitò i fedeli a recitare le 150 Ave Maria, insieme
al Pater e al Credo. Nel 1266 il Capitolo generale dei Domenicani stabilì il
"salterio mariano" come preghiera ordinaria dei fratelli laici.
Nel
sec. XIV il certosino Enrico di Kalkar suddivise le 150 Ave del "salterio
mariano" in 15 decine, inserendo, al termine di ogni decina, la recita del
Pater.
La
pratica si diffuse rapidamente, se è vero, come si legge in un documento del
tempo, che non vi era persona che non avesse un rosario di 15 decine... e
nessuno avrebbe preso cibo senza aver prima assolto tale omaggio verso Maria.
Il
domenicano Alano de la Roche (1428-1478) propose la recita delle 150 Ave con la
meditazione dei misteri, suddivisi in tre gruppi: misteri dell'incarnazione,
misteri della passione e morte di Gesù, misteri della glorificazione di Gesù e
di Maria. E' la struttura che è rimasta immutata fino ad oggi.
Il
Papa San Pio V, proveniente dall'Ordine Domenicano e definito "primo Papa
del Rosario" dopo la battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) con la bolla
"Salvatoris Domini" completò la dottrina sul Rosario e decretò la
festa liturgica della Madonna del Rosario.
Questo
Papa, raccomandando la recita del Rosario a tutto il popolo cristiano, mette
in risalto che e un mezzo semplice, alla portata di tutti ed efficace per
superare difficoltà di guerre e altre calamità; per ottenere conversioni; per
bloccare le eresie e i pericoli per la fede.
Anche
per impulso dei successori di San Pio V - ad esempio Leone XIII, che nel secolo
scorso scrisse ben 13 encicliche sul Rosario - esso é divenuto la forma sempre
più universale di preghiera per tutta la Chiesa.
Con
questa preghiera San Domenico sconfisse l'eresia degli Albigesi; San Pio V vinse
i Turchi a Lepanto fermando l'umanamente inarrestabile avanzata dell'Islam; i
più grandi santi di questo millennio hanno superato con essa le battaglie
spirituali più violente. Il Rosario é divenuto l’arma per eccellenza dei
campioni di Dio.
Questa
preghiera é pervenuta sino a noi integra, nonostante i numerosi tentativi,
ripetuti nei secoli, di modificarla e di eliminarla. Specie in questi ultimi
tempi gli sforzi di demolizione si stanno accavallando, denotando con estrema
chiarezza il fastidio che tale preghiera dà a "qualcuno".
Poggiando
su potenti gruppi editoriali e su gruppi ecclesiali dell'ultima ora, le nuove
teorie di modifica del Rosario vengono sfornate a ritmo incalzante:
-
lasciare le decine dimezzando l'Ave Maria;
-
dimezzare la decina recitando solo cinque Ave Maria;
-
fare un canto o un commento ad ogni Ave Maria, riducendo il Rosario ad un solo
mistero;
-
inventare nuovi misteri;
-
inserire richieste ad ogni Ave Maria.
Questi
ritrovati - che si fanno sempre più frequenti - hanno come conseguenza il
disorientamento della gente semplice, che non ritrova più in questa preghiera
la propria identità; sono infatti modi di recitare il rosario ristretti in
ambienti ecclesialmente limitati che hanno la pretesa di rinnovare tutto e
tutti, creando disagio in milioni di fedeli. Queste fragili realtà ecclesiali
passeranno, ma intanto il disagio rimane.
Che
il Rosario sia una preghiera particolarmente cara a Dio lo dimostra il fatto che
ancora regge bene, per merito dei Santi, dei Pontefici, di Maria.
I
Santi lo hanno sempre testimoniato: il Montfort ne fa il distintivo dei campioni
degli ultimi tempi; Padre Pio da Pietrelcina recitava da 90 a 150 corone al
giorno, cioè non meno di 30 rosari interi: praticamente recitava il Rosario
ininterrottamente, tranne che durante la celebrazione della S.Messa, ed ha
lasciata questa preghiera in eredità ai milioni di suoi figli spirituali.
Alla
testimonianza dei Santi si aggiunge quella dei Papi che sempre hanno
raccomandato e recitato il Rosario: Giovanni Paolo II lo recita per intero - cioè
di 15 misteri - tutti i giorni, nonostante gli impegni pressanti.
Ma
il motivo principale per cui il Rosario ha retto agli urti di tutti i tempi va
ricercato nel fatto che Maria stessa - specie in questo secolo - ha difeso la
Sua preghiera. A Fatima ha ripetutamente chiesto di recitare il Rosario, da soli
ed in famiglia e si è presentata come la Madonna del Rosario.
Lucia
di Fatima ha affermato che "da quando Dio ha dato un particolare potere al
Rosario, non esiste problema personale, familiare, nazionale e internazionale
che non si possa risolvere con tale preghiera".
Viene
spontaneo il chiedersi quale mistero di grazia essa racchiuda. Questo segreto ci
é stato rivelato a Lourdes, nell'episodio che Bernadette descrive durante
l'interrogatorio che subì presso il comando di polizia, subito dopo le prime
apparizioni: "Vidi uscire dalla grotta una Signora bellissima; mi sentii
spinta da una forza interiore a tirare fuori la corona del rosario che avevo
nella tasca. La Signora sorrise e prese la grande corona che aveva al fianco;
con un grande segno di croce cominciammo a recitare insieme il Rosario. Al
'Gloria al Padre' la Signora faceva un profondo inchino e pronunziava le
parole con me; così anche al 'Padre Nostro'.
Però
non rispondeva quando dicevo l'Ave Maria... Non so perchè non recitasse con
me l'Ave Maria..."
Bernadette
non sapeva di avere dinanzi proprio quella Maria che lei invocava e perciò non
capiva il perchè dell'atteggiamento della bella Signora. Ma noi lo comprendiamo
facilmente, e questa lezione é soprattutto per noi: Maria vuole farci capire
che, quando preghiamo con il Rosario, Lei prega con noi; noi mettiamo la voce e
Lei - l'Onnipotenza Supplice, Colei che tutto ottiene da Dio - mette tutta la
sua potenza di intercessione.
Maria
si é sempre donata a Dio in pienezza, Lo ha testimoniato dicendo sempre
"si" ad ogni Sua richiesta; ora Dio vuole testimoniare Maria dicendo
"si" alle sue preghiere, stabilendo che ogni Grazia passi per Lei: "Donna,
se' tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia ed a te non ricorre, sua
disianza vuol volar senz'ali" (Dante, Par.XXX111,13-15).
Il
Rosario é una preghiera semplice che ci insegna come dobbiamo comportarci in
ogni momento della nostra vita; ma é insieme una preghiera teologicamente
perfetta che - vissuta nel quotidiano - ci fa penetrare profondamente nel regno
dello Spirito.
I
cinque misteri della gioia, i cinque del dolore e i cinque della gloria vanno
recitati ogni giorno, per intero.
Padre
Pio, ad una figlia spirituale che gli chiedeva se fosse sufficiente pregare il
Rosario solo con cinque misteri ogni giorno, rispose: "E che ci fai solo
con una terza parte?".
Non
si può rateizzare l'intero rosario in più giorni, perchè é una preghiera che
inserisce Dio, uno e trino, nel nostro quotidiano che é fatto appunto di gioia
e di dolore e di resurrezione. In questo ritmo quotidiano e trinitario, si
sviluppa il nostro spirito. I misteri gaudiosi sono quelli dello Spirito Santo;
i misteri dolorosi quelli del Figlio; i gloriosi quelli del Padre.
I
- L'Annunciazione.
Al
"si" di Maria lo Spirito si dona a Lei, la fascia, la penetra del Suo
Amore e concepisce in Lei Gesù. Maria diviene così la sposa dello Spirito
Santo che fa di Lei il Tempio dal quale si irradierà nel mondo.
II
-La Visitazione.
Maria,
saputo dall'angelo che la sua anziana parente Elisabetta deve avere un bimbo,
corre a trovarla. Ella è ora piena dell'Amore che la spinge verso i fratelli:
"Charitas Christi urget nos" dirà San Paolo.
Appena
Maria rivolge alla cugina il suo saluto, la potenza dello Spirito che Ella
racchiude in sé si comunica ad Elisabetta e da Lei a Giovanni Battista che
viene presantificato.
Lo
Spirito, in Maria e per mezzo di Maria, inizia costruire sulla terra la grande
famiglia dei figli di Dio.
III
- La Nascita.
Il
Verbo si fa carne, Dio prende il volto di un Bimbo. Lo Spirito Santo che lo
aveva concepito, in quel Bimbo si manifesta ai pastori e ai Magi e li inonda di
Luce: cresce la famiglia dei figli di Dio.
IV
- La presentazione al Tempio.
Maria
e Giuseppe presentano il Bambino al Tempio, e lo Spirito, al loro passaggio,
continua ad operare con potenza: Simeone ed Anna, "spinti dallo
Spirito" (Lc. 2,27), vanno incontro a quel Bambino che Maria ha in braccio
e riconoscono in Lui il Messia.
Lo
Spirito si espande: Maria, Elisabetta, Giovanni Battista, i pastori, i Magi,
Simeone ed Anna. Sempre per mezzo di Maria - che ormai è la sua sposa - lo
Spirito genera la nuova famiglia dei figli di Dio. Chiunque incontra Maria entra
nel raggio d'azione dello Spirito vivificatore: è quello che accade a noi
quando recitiamo il Rosario.
V
-Il ritrovamento al Tempio.
Maria
e Giuseppe - dopo tre giorni di angosciosa agonia - ritrovano Gesù fanciullo
nel Tempio; là Egli -sta mettendo in crisi i maestri d'Israele, l' "intelligentia"
ebraica.
E'
la prima eclatante manifestazione dello Spirito che, per mezzo del
"piccolo" Gesù, cerca di penetrare nel cuore dei "grandi".
Ma
purtroppo i vecchi dottori non hanno la semplicità dei pastori e l'umiltà dei
magi. Inizia a realizzarsi quello che Gesù dirà più tardi: "Ti rendo
grazie, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose
ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli" (Mt 11,25).
Restiamo
piccoli, restiamo legati alla preghiera dei piccoli che é il Rosario; non
lasciamoci coinvolgere dai "grandi" di questi tempi che nelle parole
soffocano la Parola nel nostro spirito.
La
seconda Persona della Trinità si è incarnata per avere la possibilità di
assommare nel proprio corpo tutte le sofferenze - frutto del peccato - e
trasformarle in Vita mediante una totale offerta al Padre: "E' impossibile
eliminare i peccati con il sangue di tori e di capri. Per questo, entrando nel
mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo,
invece, mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il
peccato. Allora ho detto: 'Ecco, io vengo - poiché di mesta scritto nel rotolo
del libro - per fare, o Dio, la tua volontà" ... » Con ciò stesso egli
abolisce il primo sacrificio per stabilirne uno nuovo. Ed è appunto per quella
volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dell'offerta del corpo di
Gestì Cristo fatta una volta per sempre" (Eb 10,4-14).
Adamo
si è staccato dal Padre Dio con una disubbidienza; Gesù ci riconcilia al Padre
in un'obbedienza totale: "Pur essendo di natura divina ... spogliò se
stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso
informa umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla
morte di croce" (Fil 2,6-8).
Nei
cinque misteri dolorosi sono racchiuse tutte le specie di sofferenza dell'uomo -
spirituali, morali e fisiche - che Gesù ha provato fino all'estremo. Nella
meditazione dei vari misteri dolorosi troveremo sempre il significato di ogni
nostro dolore, e impareremo ad accoglierlo senza dire "perchè",
senza dire "no".
I
- L'agonia di Gesù nel Getsemani.
Nel
primo mistero c'é la peggiore di tutte le sofferenze, quella dello spirito: Gesù
sperimenta l'abbandono dei fratelli e del Padre; entra in un buio totale che
gli fa rasentare la disperazione: "Prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni
e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: La mia anima è triste
fino alla morte..." (Mc 14,32-34);
"Pregava:
Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma
la
tua volontà. Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda
all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di
sangue che cadevano a terra." (Le 22,42-44).
E'
la grande agonia, il grande "agone", cioè la grande lotta che Gesù
uomo sostiene e vince, lasciando morire il proprio "io" per far
trionfare la volontà di Dio. E' la sofferenza più terribile, perchè vissuta
nello spirito che non ha limiti: è sofferenza che sfiora l'infinito. Con questo
"si" Gesù riscatta il "no" di Adamo e di tutti gli uomini.
II
- La flagellazione.
E'
il dolore fisico più esasperato; con essa ogni parte del corpo viene colpita
e dilaniata. E' praticamente la distruzione del corpo che viene scarnificato:
per capire di cosa si tratti bisogna meditare a fondo gli studi sulla Sindone.
Con questa sofferenza Gesù riscatta tutti i peccati della carne.
III
- La coronazione di spine.
E'
un insieme di dolore fisico e morale: Gesù, il Re immortale, il Re dei secoli
eterni, il Re dei re, viene trattato come un re da burla. La canna nelle mani fa
pensare allo scettro, e la soldataglia la usa per colpire con violenza la corona
di spine che è stata posta sul capo di Gesù come se fosse una corona regale;
le spine, lunghe e dure come chiodi, penetrano nel cranio del Figlio dell'uomo.
Così
Gesù espia tutte le colpe di orgoglio, tutti i frutti della superbia della
mente.
IV
-La salita al Calvario.
In
Gesù si rinnovano tutte queste sofferenze nelle molte cadute, negli insulti,
nel trascinare una croce pesante che scava nel suo corpo piaghe sempre più
profonde.
Nel
"si" di ogni passo e di ogni caduta Gesù riscatta tutte le nostre
bestemmie e i nostri "perché" dinanzi alle difficoltà che
continuamente incontriamo e non vogliamo accettare.
V
- La crocifissione.
Le
sofferenze della crocifissione sono indescrivibili; sono il completamento di
tutti gli spasimi di dolore che coinvolgono l'umanità di Gesù in ogni sua
fibra. Ma sono insieme la grande vittoria: "Quando sarò innalzato da terra
attirerò tutti a me" (Gv 12,32).
E'
il superamento dell'ultima prova, quella dell'Amore puro che si trasforma in
perdono e fascia di Misericordia tutto e tutti: "Padre, perdona loro, perchè
non sanno quello che fanno!" (L.c 23,34).
In
quest'Amore senza limiti vengono riscattati tutti i nostri odi, tutte le nostre
cattiverie.
Il
mistero della sofferenza continua in noi Da Gesù e da Maria che vivono la
Passione in un "si" totale dobbiamo imparare a vivere la croce del
nostro quotidiano con serenità e semplicità, accogliendola ed offrendola al
Padre; diventerà per noi e per tutti sorgente di Grazia e di resurrezione.
I
- La Resurrezione.
Il
primo mistero glorioso è il mistero del Padre che - facendo eco ai
"si" di Gesù e di Maria - nel Figlio pronunzia il suo "si"
con tutta la pienezza del Suo Amore che è "più potente del male, più
potente del peccato, più potente della morte" (Dives in Misericordia).
E'
la Resurrezione, il capolavoro del Padre che crea l'Uomo nuovo, non più
soggetto al dolore e alla morte, fatto non più di terra ma di cielo, cioè di
spirito che ha assorbito anche la materia e la ha spiritualizzata. E' l'Uomo
nuovo, ormai reso divino, libero da ogni vincolo; è il nuovo Adamo, capostipite
della nuova generazione.
La
resurrezione, per noi battezzati, è già da ora.
II
- L'ascensione.
Gesù,
compiuta la sua missione terrena, torna al Cielo. Il Padre abbraccia il Figlio
unigenito e in Lui stringe a Sè tutti gli uomini, perchè in Lui che si è
fatto Figlio dell'uomo, ci siamo tutti. Finalmente il Padre inizia, nel suo
cielo, la ricomposizione dell'umanità che, sulla terra, si era staccata da
Lui con il peccato.
III
- La discesa dello Spirito Santo.
Il
Padre manda sulla terra lo Spirito Santo; continua il suo Dono d'Amore che non
cesserà mai, sino a quando tutti gli uomini non lo avranno accolto,
riacquistando così in pienezza la figliolanza divina.
IV
- L'assunzione di Maria.
Maria
viene assunta in cielo, anima e corpo.
Il
Padre non poteva lasciare sulla terra la Sua Piccola: Gesù e Maria, i nuovi
progenitori, sono col Padre non più in un piccolo paradiso terrestre, ma nello
sconfinato paradiso celeste nel quale ormai si realizzerà la nuova famiglia
umano-divina.
V
- L'incoronazione di Maria Regina del Cielo e della terra.
Nel
primo mistero gaudioso Dio scende sulla terra e viene accolto da Maria.
Nell'ultimo mistero glorioso Maria, assunta in cielo, viene inserita nella
Famiglia divina.
La
Madre ritrova il Figlio, la Sposa lo Sposo, la Figlia il Padre. Maria è
incastonata nella Trinità.
Il
Rosario è la nostra preghiera perché ci mette sulla scia di Gesù e di Maria;
è la preghiera che ci insegna in maniera estremamente semplice, ma infinitamente
efficace, quale debba essere il nostro comportamento in tutti i momenti della
vita.
Maria
accetta da Dio tutto e dice semplicemente "si". Con questo
"si" Ella si pone al centro della storia dell'uomo e dell'Universo.
Come
Maria, anche noi dobbiamo accettare ciò che Dio ci dà.
Maria
accoglie la Volontà del Padre quando le dona il Figlio; con eguale totalità
accoglie i Suoi disegni quando le chiede di accompagnarlo a morire e di
assistere alla sua morte.
Gesù,
pronunziando il suo "Padre, non la mia, ma la tua volontà", ci
insegna a bere il calice del disonore, del fallimento, dell'umiliazione,
dell'irriconoscenza umana, del tradimento, di tutte le incomprensioni, di
tutte le sofferenze, della morte. Gesù è venuto sulla terra per insegnarci ad
amare. Ci ha donato un comandamento nuovo - quello dell'amore - e ci ha
insegnato con l'esempio in che modo viverlo: in una totale adesione alla volontà
del Padre, in un totale dono di sé ai fratelli: "Amatevi come io vi ho
amato", cioè imparate a dire sempre "si" al Padre e ad
accogliere sempre i fratelli, anche quando vi tradiscono, vi rinnegano, vi
uccidono. "Imparate da me - mite ed umile di cuore - a dire sempre: Padre
perdona loro perché non sanno quello che fanno" .
Meditando
con il Rosario la vita di Gesù e di Maria, impareremo ad imitarli ed a metterci
sulla loro scia; ci troveremo a camminare sul binario di un unico "sì"
alla volontà di Dio che ci condurrà dritti nel Cuore del Padre.
Se
diremo il nostro "si" nella gioia e nel dolore del quotidiano, il
Padre dirà il suo "si" di resurrezione che colmerà di gioia ogni
istante della nostra esistenza.
E'
questa la scuola elementare del Rosario, la scuola di Gesù e di Maria, la
scuola della vera teologia.
Il
Rosario va recitato ogni giorno per intero, così come ce l'ha tramandato la
Chiesa, come hanno insegnato i Santi, come Maria stessa ha fatto ben intendere a
Lourdes nel primo incontro con Bernadette.
Non
diamo ascolto al "prurito di novità" (2Tim 4,3) di tanti falsi
maestri che - forse senza rendersene conto - fanno il gioco dell'inferno che
tenta di distruggere la preghiera di Maria. Questi innovatori si appellano al
Concilio, ma non hanno neanche letto quello che il Concilio ha detto: "Il
Sacrosanto Concilio esorta tutti i figli della Chiesa, perché generosamente
promuovano il culto, specialmente liturgico, verso la Beata Vergine e abbiano in
grande stima le pratiche e gli esercizi di pietà verso di Lei, raccomandati
lungo i secoli dal Magistero della Chiesa." (Lumen Gentium, 67).
A
commento di questo brano dei documenti conciliari, ricordiamo che nella Chiesa
nessuna devozione è più "raccomandata" del Rosario: le Encicliche,
le Bolle, i Decreti e i Documenti pontifici che hanno trattato del Rosario,
arricchendolo di indulgenze e privilegi, sono circa duecentocinquanta!
Se
siamo figli della Chiesa Cattolica, dobbiamo obbedire ai suoi richiami,
"stimando" e non "riformando" le "pratiche di pietà
verso di Lei".
Ai
richiami della Chiesa - attraverso i Santi e i Pontefici - vanno aggiunti quelli
che Maria stessa ha rivolto ai Suoi figli esortandoli alla recita quotidiana del
Rosario.
Se
ci sentiamo figli di Maria e diciamo di amarLa, dobbiamo recitare il Rosario:
dire di amare la Mamma e poi non obbedire ai Suoi richiami equivale a
comportarsi come il giovane del vangelo che dice "Padre, si" ma non va
a lavorare nella vigna. Maria è la Madre alla quale Gesù ci ha affidati:
"Figlio, ecco tua madre!" (Gv 19,27) così come Dio è nostro vero
Padre, l'unico vero Padre: "Non fatevi chiamare padre: uno solo è il
vostro Padre, quello celeste" (Mt 23,9).
Non
recitare il Rosario e scusarsi col dire che non si ha tempo è una menzogna: una
giornata è composta di circa 100 quarti d'ora, e per recitare il Rosario ne
bastano tre. Non possiamo donare a Maria il 3% della giornata? Quanto tempo
dedichiamo alla TV? Le statistiche, in Italia, parlano di tre ore e mezzo per
gli adulti e di sei, sette ore per i bambini. Le tre ore che quotidianamente
diamo all'inferno dovrebbero essere dedicate alla S. Messa, al Rosario, alla
meditazione e alla lettura spirituale. E questo per ogni cristiano.
Smettiamola
di prendere in giro noi stessi, con giustificazioni false e vili. Per il bene
del nostro spirito, per la nostra salvezza eterna, per avere la gioia e la pace
del Paradiso già qui in terra, stringiamoci forte a questa "catena dolce
che ci rannoda a Dio" e tagliamo netto con i mille fili d'inferno (leggi: i
mille cavi dei mass-media) che ci legano alla terra e ci riempiono di violenza e
di angoscia.
Dio
è Padre di Vita. Maria è Madre di Vita. Il Rosario è la scuola di Vita del
nostro spirito. Dobbiamo recitarlo ogni giorno, perché con esso dobbiamo
imparare a vivere ogni momento della giornata alla Luce del Padre.
Qualunque
cosa ci accada, dalla gioia di una nascita all'amarezza di una morte; in ogni
situazione difficile e angosciante; tutte le volte che ci troviamo smarriti in
vicende personali, familiari e sociali; dinanzi ad avvenimenti che ci
sconvolgono, prendiamo in mano la corona e iniziamo a recitare il Rosario.
Tutto
si rivestirà di Luce, perché troveremo in esso il significato vero di tutto,
la risposta giusta che ci colmerà di pace. Impareremo a leggere in ogni evento
il disegno del Padre che tutto permette per un bene più grande e che tutto
orienta verso la resurrezione.
L'angoscia
scomparirà, la tristezza si tramuterà in gioia e la pace diventerà più
profonda. Il sorriso sarà la costante del nostro vivere, perché tutto vivremo
in Maria, con Maria, per Maria, che è l'eterno sorriso di Dio.
Recitando
il Rosario, ci prepareremo alla consacrazione a Dio in Maria, apice di ogni
spiritualità; e, quando avremo assorbito lo spirito della consacrazione, con
il Rosario potremo viverla in un "si" perenne e gioioso.
E'
un gran dono, il Rosario: è lo splendido dono della Mamma ai figli per tirarli
fuori da tutte le insidie del mondo.
Ebbe
l'intuizione del valore salvifico del Rosario anche il genio di Michelangelo
che l'immortalò nella sua opera celeberrima: l'affresco della Cappella
Sistina raffigurante la scena del Giudizio Universale. In quell'affresco, alla
destra di Gesù, maestoso e terribile, tra le anime beate che salgono al Cielo
trasfigurante di Gloria, ci sono anime che vengono tirate in alto per mezzo di
una corona del Rosario a cui stanno strettamente attaccate.
Proprio
questo, con espressioni pregne di poesia, ci insegna il beato Bartolo Longo
nella sua Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei: "O
Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore
che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti d'inferno, porto
sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto
nell'ora di agonia, a te l'ultimo bacio della vita che si spegne".
Quando
ai bambini si dona la coroncina, istintivamente se la mettono al collo.
Ripetono così il gesto dei Santi che ne avevano fatto la loro
"collana": S. Ignazio di Loyola, S. Camillo de Lellis, il Curato
d'Ars, S. Giuseppe Cafasso, S. Margherita, S. Bernardetta, S. Bertilla, S.
Stanislao Kostka, S. Giovanni Berchmans, S. Gabriele dell'Addolorata...
I Santi intendono, con questo gesto, mettersi sotto la protezione di Maria e insieme testimoniarla: perché non li imitiamo?
Portiamo
al collo la coroncina del Rosario, in segno della nostra dedizione a Maria;
mettiamola nella nostra auto, doniamola a tutti.
Abituiamoci
a camminare e a viaggiare facendo correre sempre la corona tra le dita: S.
Giovanni Battista de la Salle camminava sempre con la corona in mano, e faceva
obbligo ai suoi figli di percorrere le vie della città recitando il Rosario.
Viaggiare recitando il Rosario era norma anche per S. Filippo neri, S. Felice da
Cantalice, S. Alfonso De Liguori, S. Antonio Maria Claret...
Se
testimonieremo Maria, Maria testimonierà noi: la corona del Rosario ci "rannoderà"
a Maria, Cielo e terra si baceranno.
In
questa "valle di lacrime" fioriranno finalmente le rose.
«Aumenti
in ogni luogo lo zelo per questa preghiera, per il santo Rosario, con lo scopo
principale di ottenere la santa unità. Niente potrà essere più gradito e più
accetto a Maria, poiché essendo Ella intimamente congiunta con il Cristo,
grandemente desidera e vuole che coloro che hanno ricevuto il dono dello stesso
battesimo del Cristo, siano anche uniti, da una stessa fede e da una carità
perfetta, con il Cristo e tra di loro» (Fidentem piumque).
«San
Domenico si era reso conto perfettamente che Maria gode presso il Suo Divin
Figlio di tale autorità da essere sempre eletta arbitra e distributrice di
tutte le grazie. E' tanto benigna e clemente che, solita a soccorrere
spontaneamente i miseri, non può affatto negare il suo aiuto a chi glielo
richiede. Per questo, quale la Chiesa apprese a salutare Madre di grazia e Madre
di misericordia, tale di fatto ha sperimentato sempre, specialmente dopo aver
fatto ricorso al Rosario. Per questo i Pontefici fino ad oggi non omisero
occasione alcuna per esaltare con le più ampie lodi il Rosario mariano, e
arricchirlo di indulgenze apostoliche» (Fausto appetente).
«Tra
le armi cui fece ricorso San Domenico per correggere gli eretici, come ben sanno
tutti i fedeli, validissimo si rivelò il Rosario mariano, la cui pratica,
insegnata dalla stessa Beata Vergine, si propagò grandemente in tutte le plaghe
del mondo cattolico. Da dove mai a questo soavissimo modo di pregare deriva
tanta potenza ed efficacia? Dagli stessi misteri del divin Redentore, che con
religiosa devozione in esso si contemplano e si venerano, così che a buon
diritto si può dire che nel Rosario mariano sta il principio e il fondamento
sul quale si basa l'Ordine di San Domenico, sia come promotore dellaperfezione
dei suoi membri, che come zelatore della salvezza altrui. Per questo noi
raccomandiamo continuamente e senza stancarci, questa tanto salutare forma di
pregare, che ci fa ripensare alla redenzione elargitaci dal Signore, e ci
concilia grandemente la benevolenza della celeste Madre; e vivissimamente
bramiamo che detta consuetudine venga conservata o ripristinata quale fu in
vigore presso i nostri padri, allorquando era sacra e impreteribile consuetudine
di ogni famiglia cristiana, di recitare a cori alterni il Rosario ogni giorno»
(Dilecte fili, al P.M. Gilett, O.P.).
«Il
Rosario mariano è una meravigliosa corona nella quale, con la meditazione, si
intrecciano la Salutazione angelicae l'Orazione domenicale; eccelle grandemente
tra i vari generi di preghiera, ed è di primaria efficacia in ordine al
conseguimento della vita eterna. Per questo, oltre alle eccellenti preghiere di
cui si compone, quasi corona di rose celestiali, offre anche un invito a
ravvivare la fede, un presidio per la religione, e tanti esempi insigni di virtù,
per mezzo dei misteri che propone alla considerazione. Per questo è impossibile
non torni gradito alla Vergine, Madre di Dio, ed al suo Figlio unigenito, che
considera a se stesso rivolti tutti gli atti di onore e di gloria tributati alla
Madre sua. Per la stessa ragione si deve ritenere come cosa indubitabile che
questo modo di pregare, tanto in chiesa, che in famiglia, che privatamente, sia
molto, moltissimo efficace nell'ottenere la divina benevolenza e il rifiorire
dei costumi cristiani» (Lettera al P.M. Browne).
«Ci
torna di frequente alla memoria il caro ricordo, che ci riporta ai nostri anni
giovanili, delle Encicliche che il nostro predecessore, di immortale memoria,
Leone XIII, all'avvicinarsi del mese di Ottobre, più volte volle inviare a
tutto l'orbe cattolico, per esortare tutti a recitare con devozione il Rosario
mariano, e specialmente durante quello stesso mese. Sono Encicliche piene di
scienza e di sapienza, spiranti un sempre nuovo fervore. Esortano con forza e
soavità il popolo cristiano a supplicare con confidenza Iddio, interponendo
il potentissimo patrocinio della beata Vergine Maria, Madre di Dio, mediante la
recita del Rosario. Del Rosario, che, come tutti sanno, è quella
convenientissima forma di preghiera e meditazione, nella quale in mistico
serto si intreccia la Salutazione angelica con l'Orazione domenicale e con il
Gloria all'augustissima Trinità, insieme alla meditazione dei misteri
principali della religione, nella quale si considera l'incarnazione di Gesù
Cristo e la redenzione del genere umano. Questo soave ricordo della nostra
giovinezza non venne mai meno in Noi lungo il decorrere di tanti anni, nulla ha
perduto della sua soavità, così che, ve lo vogliamo candidamente confessare,
non passò giorno senza che lo avessimo recitato tutto intero, e durante il
prossimo mese ci proponiamo di recitarlo con un fervore tutto particolare»
(Grata recordatio).
«Il
Rosario mariano sia un mazzo di fiori bellissimo e soave, tra le alterne vicende
di letizia e di mestizia, che nella vita umana continuamente si succedono,
mentre pensiamo alla dolcissima Madre celeste e la imploriamo. Questapia pratica
del Rosario mariano si rivela particolarmente propria dei sacerdoti, ai quali
proponiamo quale esempio San Giovanni Maria Vianney, curato di Ars, che non
senza commozione vediamo sgranare tra le dita la corona del santo Rosario con
profondissima devozione. Voglia il cielo che da questo, i sacerdoti si sentano
spronati a tendere verso quella santità che il loro compito richiede: compito
ad essi affidato da Dio, affinché si adoperino a salvare le anime. Sia dunque
il Rosario mariano, come un placido sospiro del cuore: soprattutto dei
sacerdoti, a noi tanti cari, e delle Suore, astrette dal voto, fatto a Dio, di
perfetta castità, e dedite infaticabilmente ad ogni opera di carità» (Oecumenicum
Concilium).
«Quest'anno
per la prima volta state celebrando la Giornata della Famiglia nel festevole
giorno della Immacolata Concezione della Nostra Signora, e la state celebrando
con la recita del santo Rosario, uniti nella rete televisiva del vostro paese,
grazie alla felice iniziativa della Crociata del Rosario in Famiglia. Ci è
tanto dolce il pensare che in tutte le case del Brasile i vostri cuori, uniti in
un unico palpito di venerazione e di amore alla santissima Vergine, la
proclamino in questo modo Regina delle vostre famiglie» (Radiomessaggio al
Brasile, 8 Dicembre 1963).
«Il
Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa
nella sua semplicità e nella sua profondità.
In
questa preghiera ripetiamo molte volte le parole che la Vergine Maria udì
dall'Arcangelo, e dalla suaparente Elisabetta. A queste parole si associa tutta
la Chiesa.
Sullo
sfondo delle parole "Ave, Maria" passano davanti agli occhi
dell'anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo.
Essi
si compongono nell'insieme dei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, e ci
mettono in comunione viva con Gesù attraverso - potremmo dire - il Cuore
della Sua Madre.
Nello
stesso tempo il nostro cuore può racchiudere in queste decine del Rosario
tutti i fatti che compongono la vita dell'individuo, della famiglia, della
nazione, della Chiesa e dell'umanità. Vicende personali e quelle del prossimo,
e in modo particolare di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno più a
cuore.
Così
la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana.»