VISITA
AL SANTISSIMO SACRAMENTO per le Anime purganti.
Adorato
Salvatore Gesù che dopo aver debellato il demonio e salvato il mondo spirando
sulla Croce, subito vi recaste coll'anima esultante e vittoriosa a consolare i
trapassati, che con vivissimo desiderio aspettavano nel seno d'Abramo il
sospirato Liberatore, io mi presento oggi al'isanto Tabernacolo. per
ricordarvi, o Redentore delle anime, quell'istante d' ineffabile esultanza,
allorché coglieste i frutti di tante vostre pene, applicando a quelle Anime i
meriti della vostra Croce, ed aprendo quel carcere dove da tanti secoli stavano
aspettandovi. Oh, come suonò a Voi gradito quell'Advenisti, Redemptor poster:
“Sei venuto, o nostro Redentore!” Oh, come tutte vi furono giubilanti
d'attorno quelle Anime belle, e con quale gioia e riconoscenza risposero ai
vostri amplessi, e con quali festosi cantici vi seguirono poi nella vostra
Ascensione al Cielo!
O
buon Gesù, ancora vi è un carcere pieno di anime elette, che penando e
piangendo sospirano il loro Liberatore.... e il Liberatore vi è parimenti: e
siete Voi, o Gesù, Voi, che col vostro Sangue avete cancellato la condanna di
eterno bando dal Cielo, e colla santa vostra Croce avete a noi riaperto quel
Regno beato. Si, Voi ci siete, o Liberatore delle anime, ma non tutte le anime
sono liberate; anzi, su molte impera ancora la vostra giustizia, ed esige dei
loro debiti rigorosa soddisfazione. Voi ci siete, o Liberatore; ed anche qui dal
Tabernacolo eucaristico v'immolate per le anime. Mio Dio, lo ripeto, ci siete:
ed anzi ci siete, dopo aver operato il prodigio dei prodigi, che è d'esservi a
noi si strettamente congiunto da fare di Voi e di noi come una medesima cosa.
Dunque lasciatemi dire, o Gesù, che qui non ci siete solo; e per un effetto
d'incomprensibile carità volete mettere a parte delle opere vostre quelli che
degnaste congiungervi al cuore; anzi oso dire che volete operare colle nostre
mani il prezzo della redenzione, che è il Corpo e Sangue vostro, affinchè
noi possiamo usarne in vantaggio delle Anime sofferenti. Per sì eccelso privilegio,
o Signore, io mi sento come fatto maggiore di me stesso, e non voglio che sia
(…) in me tanta grazia; onde considerandovi non solo come Redentore, ma
anche come Giudice dei vivi e dei morti, vi offro tutte le vostre pene
dall'istante dell'incarnazione fino all'estremo anelito sulla Croce; vi offro
tutto il Sangue che per noi versaste, tutte le perfettissime riparazioni che
offriste al Padre per noi, tutti quanti i vostri meriti, tutti i dolori della
Madre vostra, tutte le messe che si celebrano sulla terra; e con questo tesoro
di accettevoli espiazioni vi domando la liberazione delle Anime purganti,
specialmente di quelle che più mi stanno a cuore. Potrete voi negarmi questa
grazia, mentre io, per ottenerla, vi offro più di quello che vi domando? Deh!
sia dunque rimesso a' miei cari Morti ogni debito; e dal Sangue vostro, o
Signore, meglio che dalle fiamme del Purgatorio, restino mondate da ogni
macchia.
Dal
vostro santo Tabernacolo ora, o Gesù, beneditemi, e se avete gradito, come ben
credo, questa visita, concedetemi aumento di santo amore, e la grazia di vivere
in modo da poter morire senza debiti colla vostra giustizia.
(Tratto da: "Filotea per i defunti"; IMPRIMATUR: In Curia Archiep., Mediolani, die 18 octobris 1901. S. A. M. MANTEGAZZA, Ep. Famag., Vie. gen.