TREDICINA ECOLOGICA

Tratto da: Tredicina ecologica – Celebrazioni in onore di S. Antonio – Edizioni Messaggero Padova.

PRIMO GIORNO: L'UNIVERSO

«Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l'onore et onne benedictione... Laudato sie, mi Signore, cun tutte le tue creature!».

SAN FRANCESCO D'Assisi, Cantico delle creature)

ACCOGLIENZA

Benvenuti tutti al nostro incontro di fratelli! Celebriamo questa Tredicina ecologica di sant'An­tonio per imparare alla sua scuola a rispettare e valorizzare la natura e la vita, presente in tutte le creature.

Poiché apparteniamo alla grande famiglia dei re­denti da Cristo, facciamo il segno della croce: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

PREGHIERA

In tutte le preghiere che innalzeremo a Dio durante questa tredicina, chiediamo, per intercessione di sant'Antonio, maggiore fede, luce e coraggio.

Per entrare subito in sintonia con il nostro Santo e con la sua sensibilità francescana, proclamiamo in­sieme, il Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l'onore et onne benedictione: ad te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ene dignu te mentovare. Laudato sie, mi Signore, cun tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per loi, et ellu è bellu e radiante con grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle, in celu 1'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si, mi Signore, per frate Vento et per Aere et Nubilo et Sereno et omne Tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si, mi Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si, mi Signore, per frate Focu, per lo quale enn' allumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. Laudato si, mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione: beati quelli ke '1 sosterranno in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali! Beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda nol farrà male. Laudate et benedicete mi Signore, et rengratiate, et serviateli cun grande humilitate.

 

PRESENTAZIONE DEL TEMA

È il nostro primo incontro della Tredicina ecologica di sant'Antonio. Per tredici giorni di seguito riflet­teremo e pregheremo sulla fraternità universale, la fraternità con tutte le creature di Dio, quella frater­nità che sant'Antonio, compagno e fratello di Fran­cesco e di Chiara d'Assisi, seppe con loro vivere e annunciare.

Contempliamo la meraviglia della creazione di Dio! Apriamo il nostro cuore ad accogliere le crea­ture come sorelle. E lodiamo il Creatore, come ha saputo fare il nostro caro fratello sant'Antonio.

In questi ultimi tempi abbiamo sentito continua­mente parlare di ecologia. Che cosa vuol dire eco­logia? L'Assemblea dell'Onu, svoltasi nel giugno 1992 nella città di Rio de Janeiro, ha avuto come tema Ambiente e Sviluppo. Perché questo tema è così importante? Che cos'è l'ecologia?

La parola ecologia è composta da due parole gre­che, oikos e logia. Oikos ha vari significati e può voler dire: casa, ambiente domestico, domicilio; oppure: famiglia, discendente, parenti.

Logia (logos) vuol dire studio, conoscenza, modo di organizzare una cosa. Possiamo quindi intendere per ecologia la conoscenza o maniera di organizza­re e amministrare la casa.

La nostra casa, il luogo dove abitiamo e viviamo, è il mondo, l'universo. Questa casa è la nostra vita.

Il mondo è la nostra casa! L'universo è la nostra vita!

La parola ecologia è stata usata per la prima volta nel 1866 dal biologo tedesco Ernest Haeckel, il quale proponeva la creazione di una disciplina scientifica con la funzione di studiare le relazioni tra le specie animali e il loro ambiente organico e inorganico.

Oggi quando si parla di ecologia si pensa a molte altre cose, comprendendovi questioni legate al­l'economia, all'agricoltura, alla politica, all'indu­strializzazione, ai problemi sociali.

Ecologia è l'interesse e la preoccupazione per la vita! E la fraternità col mondo intero e con tutti gli esseri viventi nell'universo.

Sant'Antonio, fratello «minore», aiutaci a essere fratelli e sorelle di tutte le creature!

 

UNO SGUARDO ALLA REALTA’

Diamo uno sguardo al mondo che ci sta intorno, all'universo di cui noi stessi facciamo parte, e os­serviamo che tipo di rapporto abbiamo con l'opera del nostro creatore.

Di solito noi pensiamo alla natura come a qualcosa fuori di noi, come se non facessimo parte di essa. Non ci rendiamo conto che proveniamo da un me­desimo utero energetico, che formiamo un'unica famiglia universale.

Abbiamo un'unica origine, che è Dio, creatore della Vita.

Quando guardiamo alle cose pensiamo subito all'utilità che possono avere.

La mentalità del mondo moderno è di sfruttare, di usare, anche se da ciò deriva la grande distruzione.

Questa mentalità e questo comportamento provoca­no gravi conseguenze.

 

Maltrattata da una tecnica inadatta, da veleni e fer­tilizzanti chimici, la nostra terra sta perdendo la sua fertilità.

L'aria che respiriamo è sempre più inquinata.

Fiumi e mari diventano scolo ristagnante dei nostri rifiuti.

L'esiziale avidità di guadagno degli esseri umani provoca ogni anno l'estinzione di decine di specie animali.

Lo spazio extraterrestre viene inquinato dalla cosid­detta «guerra stellare».

L'uomo moderno, con la sua tecnica, sembra diven­tato il padrone del mondo.

Le conseguenze di tali atteggiamenti sono sotto i nostri occhi:

I due terzi dell'umanità patiscono la fame;

Malattie «moderne» sono causa di morte prematura in tutto il mondo;

Persino il clima è cambiato, provocando siccità e inondazioni catastrofiche.

Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno».

Sembra che gli uomini non ascoltino e non com­prendano la voce della natura; continuano così nei loro progetti:

Aumentare il numero dei veicoli, automobili, mac­chine, senza badare all'inquinamento.

Sfruttare tutto ciò che è possibile - foreste, giaci­menti minerari - e costruire sempre più fabbriche, senza badare a quanto tempo possa durare tutto questo.

Abbattere indiscriminatamente i boschi nativi di certe zone del Terzo mondo per farvi crescere il foraggio destinato all'allevamento del bestiame da esportare nel mondo industrializzato, e dare poi a un simile crimine il nome di «sviluppo sostenibi­le».

Continuare a sfruttare l'energia atomica senza an­cora una soluzione, scientificamente sicura, su come e dove sistemare le scorie atomiche, che con­tinueranno a essere un pericolo mortale per mi­gliaia di anni.

 

LA PAROLA DI DIO ILLUMINA LA VITA

Sarà questo il progetto di Dio? È stato questo il pensiero di Dio nel creare il mondo? Ascoltiamo la narrazione biblica - narrazione di fede - sulla crea­zione del mondo.

Dal Libro della Genesi

In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.

Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.

Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolga­no in un solo luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascu­no secondo la sua specie». E così avvenne: la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina:

terzo giorno.

Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina:

quarto giorno.

Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro spe­cie. E Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». E fu sera e fu mattina: quinto giorno.

Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così avvenne: Dio fece le bestie selva­tiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.

E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvati­che e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».

Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.

Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra;

soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra».

E Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina:

sesto giorno.

Così furono portati a compimento il cielo e la terra e

tutte le loro schiere. Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto (Gn 1,1-2,3).

 

Sant'Antonio, come san Francesco, deve aver con­templato spesso la bellezza della creazione. Leggia­mo ciò che ne riferisce uno dei primi scritti france­scani.

Dalla Vita Prima di Tommaso da Celano

Quale estasi gli procurava la bellezza dei fiori, quando ammirava le loro forme e ne aspirava la delicata fra­granza! Subito ricordava la bellezza di quell'altro Fiore il quale, spuntando luminoso nel cuore dell'inverno dal­la radice di lesse, col suo profumo ritornò alla vita migliaia e migliaia di morti. Se vedeva distese di fiori, si fermava a predicare loro e li invitava a lodare e amare Iddio, come esseri dotati di ragione; allo stesso modo le messi e le vigne, le pietre e le selve e le belle campa­gne, le acque correnti e i giardini verdeggianti, la terra e il fuoco, l'aria e il vento con semplicità e purità di cuore invitava ad amare e a lodare il Signore. E finalmente chiamava tutte le creature col nome di fratello e sorella, intuendone i segreti in modo mirabile e noto a nessun altro, perché aveva conquistato la libertà della gloria riservata ai figli di Dio (81).

 

LA PAROLA CI INTERPELLA

1) «Dio vide che ogni cosa era buona». E noi, quale bellezza e bontà vediamo nella creazione?

2) Nella spiritualità di sant'Antonio e dei primi francescani, quali valori sono importanti per noi oggi?

3) Quali le conseguenze concrete del non sentirsi fratelli di tutte le creature?

Diamo uno sguardo alle creature qui presenti, poste in mezzo a noi. Ce ne sono solo alcune, scelte tra le opere del creatore: rimaniamo un istante in silenzio a contemplarle; poi ognuno/a può toccarne, pren­derne in mano qualcuna e dirne la bellezza e l'im­portanza nella vita dell'universo.

 

LODE

Opere tutte del Signore, benedite il Signore!

Lodatelo ed esaltatelo nei secoli!

Benedite, cieli, il Signore! Benedite, sole e luna, il Signore!

Benedite, stelle del cielo, il Signore!

Benedite, piogge e rugiade, il Signore!

Benedite, o venti tutti, il Signore!

Benedite, fuoco e calore, il Signore!

Benedite, freddo e caldo, il Signore!

Benedite, rugiada e brina, il Signore!

Benedite, gelo e freddo, il Signore!

Benedite, ghiacci e nevi, il Signore!

Benedite, notti e giorni, il Signore!

Benedite, luce e tenebre, il Signore!

Benedite, folgori e nubi, il Signore!

Lodatelo ed esaltatelo nei secoli!

Benedica la terra il Signore!

Benedite, monti e colline, il Signore!

Benedite, piante della terra, il Signore!

Benedite, sorgenti, il Signore!

Benedite, mari e fiumi, il Signore!

Benedite, balene e pesci tutti, il Signore!

Benedite, uccelli tutti dell'aria, il Signore!

Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il Si­gnore!

Benedite, figli dell'uomo, il Signore!

Benedica Israele il Signore!

Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore!

Benedite, servi del Signore, il Signore!

Lodatelo ed esaltatelo nei secoli!

 

PREGHIERA FINALE E CONCLUSIONE

Concludiamo questa nostra celebrazione, sempre in sintonia con sant'Antonio, facendo nostri i senti­menti e i propositi contenuti nella Preghiera della pace, attribuita a san Francesco: O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace.

Dov'è odio, ch'io porti l'Amore.

Dov'è offesa, ch'io porti il Perdono.

Dov'è discordia, ch'io porti l'Unione.

Dov'è dubbio, ch'io porti la Fede.

Dov'è errore, ch'io porti la Verità.

Dov'è disperazione, ch'io porti la Speranza.

Dov'è tristezza, ch'io porti la Gioia.

Dov'è la tenebra, ch'io porti la Luce.

O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto d'essere consolato, quanto di consolare; d'essere compreso, quanto di comprendere; d'essere amato, quanto di amare. Poiché è dando che si riceve; è perdonando che si è perdonati; è morendo che si risorge a vita eterna.

BENEDIZIONE DI SANT'ANTONIO

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra. Prega per noi, sant'Antonio. E saremo degni delle promesse di Cristo. Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicato­re e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua intercessione seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore...

 

SECONDO GIORNO: LA TERRA

Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba». (S. Francesco, Cantico delle creature)

ACCOGLIENZA

Benvenuti tutti al nostro incontro di fratelli! Celebriamo questa Tredicina ecologica di sant'An­tonio per imparare alla sua scuola a rispettare e valorizzare la natura e la vita, presente in tutte le creature.

Poiché apparteniamo alla grande famiglia dei re­denti da Cristo, facciamo il segno della croce: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

PREGHIERA

In tutte le preghiere che innalzeremo a Dio durante questa tredicina, chiediamo, per intercessione di sant'Antonio, maggiore fede, luce e coraggio.

Per entrare subito in sintonia con il nostro Santo e con la sua sensibilità francescana, proclamiamo in­sieme, il Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l'onore et onne benedictione: ad te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ene dignu te mentovare. Laudato sie, mi Signore, cun tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per loi, et ellu è bellu e radiante con grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle, in celu 1'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si, mi Signore, per frate Vento et per Aere et Nubilo et Sereno et omne Tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si, mi Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si, mi Signore, per frate Focu, per lo quale enn' allumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. Laudato si, mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione: beati quelli ke '1 sosterranno in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali! Beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda nol farrà male. Laudate et benedicete mi Signore, et rengratiate, et serviateli cun grande humilitate.

 

PRESENTAZIONE DEL TEMA

Il tema della nostra preghiera è oggi la terra, la nostra «sora madre Terra», come la chiamava san France­sco d'Assisi.

 

Prima di cominciare a riflettere sulla terra, cerchia­mo di sentirla! Tocchiamola con le nostre mani, sentiamone l'odore... Come fa bene sentire l'odore caldo della terra bagnata dalla pioggia! Proviamo a sentire il gusto della terra... abbracciamola... bacia­mola... calchiamola a piedi scalzi per sentirne le carezze... Ognuno può fare un gesto che esprima il suo sentirsi in contatto con la terra. Facciamolo con affetto e in silenzio, per viverlo in profondità.

 

Che cosa sentiamo? Che cosa ci ha comunicato la terra?

 

La terra è bella e ricca d'inventiva, crea ingegnosa­mente montagne, deserti, pianure, laghi, fiumi... le forme e i disegni più svariati, tutto con eleganza ed originalità.

La terra è fertile, piena di vita. Accoglie la semente e col suo calore e la sua umidità la fa germogliare e crescere.

Le piante ricavano dalla terra tutto il loro alimento, tutte le sostanze nutritive di cui hanno bisogno per vivere: per questo Francesco d'Assisi la chiamava «madre Terra».

Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra.

Lavorata dal giardiniere o dall'agricoltore, la terra produce frutti, fiori e ogni specie di alimento che ci sostenta e ci dà vita.

Lavorata dall'artista o dall'artigiano, la terra si of­fre e si dona sotto forma di terracotta, mattone, ceramica, oggetto artistico.

Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra.

La terra è il suolo su cui poggiamo i piedi, la base solida che ci sostiene e ci dà sicurezza e sulla quale poggiamo i piedi, corriamo, lavoriamo.

È sulla solidità della terra che costruiamo le nostre case, edifichiamo le nostre città e innalziamo le nostre chiese.

Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra.

La terra serve anche per guarire. La terra bagnata e impastata, il fango, l'argilla alleviano il dolore, tranquillizzano, rinfrescano, cicatrizzano, curano la malattia, per grave che possa essere.

La terra è la nostra patria, il suolo sul quale vivia­mo, lavoriamo e amiamo. Per questo ha una sua storia, sentimenti ed emozioni.

La terra sa ancora accogliere generosamente la vita che muore della pianta, dell'animale, dell'essere umano, e nel suo silenzio materno la trasforma nuovamente in vita.

Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra.

 

UNO SGUARDO ALLA REALTA’

Non tutto nella nostra vita è così bello e armonioso. Il mondo moderno ha operato un distacco tra noi e la madre Terra, ci ha lasciati orfani e nostalgici della sua tenera protezione materna; per questo di­ventiamo aggressivi e distruttori.

Compriamo e vendiamo terra come se fosse merce di scambio.

L'avidità e l'egoismo con cui vogliamo possedere la terra fa sì che alcuni ne abbiano troppa, altri invece ne restino assolutamente senza.

Il latifondo in varie parti del mondo sta divorando ogni cosa, scacciando dai campi gli uomini, costret­ti a vivere ammassati in baracche, favelas, bidonvil­les e in casermoni che sembrano alveari umani.

Campagna e città diventano teatro di conflitti per la terra.

Agricoltura aggressiva e inadeguata, erosione natu­rale dei terreni, incendi provocati dall'uomo, pesti­cidi, insetticidi, concimi chimici uccidono e di­struggono la terra.

La natura impiega 400 anni per formare un cm. di humus di terreno fertile, terreno che il fuoco di­strugge nel giro di poche ore.

L'uomo non ama la madre terra.

 

LA PAROLA DI DIO ILLUMINA LA VITA

Il Creatore ha un progetto di vita. La realizzazione di questo progetto dipende dall'uso fraterno della terra equamente distribuita.

 

Dal Libro del Levitico

Il Signore disse ancora a Mosè sul monte Sinai: «Parla agli israeliti e riferisci loro: Quando entrerete nel paese che io vi do, la terra dovrà avere il suo sabato consacra­to al Signore. Per sei anni seminerai il tuo campo e poterai la tua vigna e ne raccoglierai i frutti; ma il settimo anno sarà come sabato, un riposo assoluto per la terra, un sabato in onore del Signore; non seminerai il tuo campo e non poterai la tua vigna. Non mieterai quello che nascerà spontaneamente dal seme caduto nel­la tua mietitura precedente e non vendemmierai l'uva della vigna che non avrai potata; sarà un anno di com­pleto riposo per la terra. Ciò che la terra produrrà duran­te il suo riposo servirà di nutrimento a te, al tuo schiavo, alla tua schiava, al tuo bracciante e al forestiero che è presso di te; anche al tuo bestiame e agli animali che sono nel tuo paese servirà di nutrimento quanto essa produrrà.

Conterai sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni. Al decimo giorno del settimo mese farai squillare la tromba dell'acclamazione; nel giorno della espiazione farete squillare la tromba per tutto il paese. Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà

nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è il giubi­leo; esso vi sarà sacro; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi. In quest'anno del giubileo ciascu­no tornerà in possesso del suo. Quando vendete qualche cosa al vostro prossimo o quando acquistate qualche cosa dal vostro prossimo, nessuno faccia torto al fratel­lo. Regolerai l'acquisto che farai dal tuo prossimo in base al numero degli anni trascorsi dopo l'ultimo giubi­leo: egli venderà a te in base agli anni di rendita. Quanti più anni resteranno, tanto più aumenterai il prezzo; quanto minore sarà il tempo, tanto più ribasserai il prez­zo; perché egli ti vende la somma dei raccolti. Nessuno di voi danneggi il fratello, ma temete il vostro Dio, poiché io sono il Signore vostro Dio.

Metterete in pratica le mie leggi e osserverete le mie prescrizioni, le adempirete e abiterete il paese tranquilli. La terra produrrà frutti, voi ne mangerete a sazietà e vi abiterete tranquilli. Se dite: che mangeremo il settimo anno, se non semineremo e non raccoglieremo i nostri prodotti?, io disporrò in vostro favore un raccolto ab­bondante per il sesto anno ed esso vi darà frutti per tre anni. L'ottavo anno seminerete e consumerete il vecchio raccolto fino al nono anno; mangerete il raccolto vec­chio finché venga il nuovo.

Le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini. Perciò, in tutto il paese che avrete in possesso, concederete il diritto di riscatto per quanto riguarda il suolo» (Lv 25,1-24).

 

LA PAROLA CI INTERPELLA

1) Ai nostri giorni, soprattutto nelle città, si è sem­pre meno in contatto con la terra. Non sarà que­sto uno dei motivi per cui aumentano sempre più le malattie nervose, l'agitazione, la violenza?

2) Sant'Antonio, come san Francesco, Chiara d'Assisi e il movimento francescano, fanno esperienza della terra come madre. Facciamo un confronto tra il rapporto che abbiamo con la nostra madre e quello che abbiamo con la terra. Ci sarà forse qualcuno capace di vendere la pro­pria madre?

3) Il libro del Levitico dice che la terra deve ripo­sare. E concede pure a tutti il diritto di riscattare la terra. Quale luce proietta questo orientamento sull'uso della terra?

 

LODE

Esaltiamo insieme il Signore per la magnificenza del creato affidato alle cure dell'uomo.

O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:

sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.

Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l'uomo perché te ne ricordi, il figlio dell'uomo perché te ne curi?

Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato;

gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi;

tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna; gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare.

O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.

 

PREGHIERA FINALE E CONCLUSIONE

Concludiamo questa nostra celebrazione, sempre in sintonia con sant'Antonio, facendo nostri i senti­menti e i propositi contenuti nella Preghiera della pace, attribuita a san Francesco: O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace.

Dov'è odio, ch'io porti l'Amore.

Dov'è offesa, ch'io porti il Perdono.

Dov'è discordia, ch'io porti l'Unione.

Dov'è dubbio, ch'io porti la Fede.

Dov'è errore, ch'io porti la Verità.

Dov'è disperazione, ch'io porti la Speranza.

Dov'è tristezza, ch'io porti la Gioia.

Dov'è la tenebra, ch'io porti la Luce.

O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto d'essere consolato, quanto di consolare; d'essere compreso, quanto di comprendere; d'essere amato, quanto di amare. Poiché è dando che si riceve; è perdonando che si è perdonati; è morendo che si risorge a vita eterna.

BENEDIZIONE DI SANT'ANTONIO

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra. Prega per noi, sant'Antonio. E saremo degni delle promesse di Cristo. Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicato­re e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua intercessione seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore...

 

TERZO GIORNO: L'ACQUA

Laudato si, mi Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta!». S. Francesco, Cantico delle creature)

ACCOGLIENZA

Benvenuti tutti al nostro incontro di fratelli! Celebriamo questa Tredicina ecologica di sant'An­tonio per imparare alla sua scuola a rispettare e valorizzare la natura e la vita, presente in tutte le creature.

Poiché apparteniamo alla grande famiglia dei re­denti da Cristo, facciamo il segno della croce: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

PREGHIERA

In tutte le preghiere che innalzeremo a Dio durante questa tredicina, chiediamo, per intercessione di sant'Antonio, maggiore fede, luce e coraggio.

Per entrare subito in sintonia con il nostro Santo e con la sua sensibilità francescana, proclamiamo in­sieme, il Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l'onore et onne benedictione: ad te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ene dignu te mentovare. Laudato sie, mi Signore, cun tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per loi, et ellu è bellu e radiante con grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle, in celu 1'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si, mi Signore, per frate Vento et per Aere et Nubilo et Sereno et omne Tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si, mi Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si, mi Signore, per frate Focu, per lo quale enn' allumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. Laudato si, mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione: beati quelli ke '1 sosterranno in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali! Beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda nol farrà male. Laudate et benedicete mi Signore, et rengratiate, et serviateli cun grande humilitate.

PRESENTAZIONE DEL TEMA

Noi tutti abbiamo già fatto qualche esperienza pro­fonda e significativa nel nostro rapporto con l'ac­qua, o per la sua mancanza (sete, siccità, desiderio di fare un buon bagno) o per il suo eccesso (inon­dazioni, piogge torrenziali).

Tanto per cominciare, noi tutti nasciamo nell'ac­qua. Il ventre materno, dove si sviluppa il feto, è una borsa d'acqua che si rompe al momento della nascita.

Il nostro corpo è in massima parte composto d'ac­qua. Un adulto, nella sua costituzione fisica, è fatto d'acqua per il 60 per cento circa; un neonato, per il 90 per cento.

L'acqua è la culla della vita, l'acqua è fonte di vita.

Il nostro pianeta Terra si potrebbe benissimo chia­mare pianeta Acqua, dal momento che i della sua superficie sono formati dall'acqua. Abbiamo già osservato questo sul mappamondo o sulla carta geografica?

L'acqua si trova sia sulla superficie della terra - fiumi, mari e laghi -, sia in profondità, all'interno della terra - falde acquifere che alimentano le sor­genti -, sia ancora nell'atmosfera, nell'aria, nelle nubi e nella pioggia.

L'acqua esiste inoltre sotto vari stati: liquido, solido (ghiaccio, neve) e gassoso, nell'umidità dell'aria.

L'acqua è indiscutibilmente all'origine della vita. Essa sostiene le funzioni vitali di tutti gli esseri viventi.

L'acqua è la culla della vita, l'acqua è fonte di vita.

 

UNO SGUARDO ALLA REALTA’

L'acqua è un dono prezioso della natura, sempre presente e generosa. Ma la nostra realtà è ormai molto cambiata, è differente: il mondo moderno ha trasformato l'acqua in veicolo di morte.

Pesticidi usati in modo scorretto spandono veleni ovunque, nei fiumi grandi e piccoli.

Fiumi che diventano letteralmente acqua morta a causa dei materiali di scolo non depurati dei centri urbani o industriali.

Il mare serve da contenitore di rifiuti e da fogna delle città costiere, con gravi conseguenze per ogni specie di vita marina.

Inquinare l'acqua è uccidere la vita.

Metalli pesanti, come il mercurio, sono scaricati nei fiumi come scorie dell'attività di depurazione dell'oro e di altri metalli dei vari giacimenti, avve­lenando così migliaia di vite e mettendo in serio pericolo numerose specie animali.

La mancanza di una bonifica di fondo e di condut­ture per l'acqua favorisce il proliferare di molte malattie contagiose.

Sono molto frequenti gli incidenti con le petroliere, con le catastrofi irreversibili che ne derivano.

Distruggere l'acqua è uccidere la vita.

I terreni paludosi in riva al mare, vere fonti di vita sotto l'azione delle maree, vengono interrati dai rifiuti o dalla speculazione immobiliare, e così le specie marine ne sono gravemente minacciate.

Grandi bacini artificiali distruggono ecosistemi e popolazioni rivierasche.

Disboscamenti o rimboschimenti artificiali provo­cano il deserto in regioni un tempo fertili.

L'acqua è viva. Uccidere l'acqua è uccidere la vita.

 

LA PAROLA DI DIO ILLUMINA LA VITA

L'acqua è un tema costante della Bibbia; il passag­gio attraverso le acque del Mar Rosso è l'esperien­za che fa sentire più al vivo la mancanza d'acqua nel deserto.

 

Dal Libro dell'Esodo

Mosè fece levare l'accampamento di Israele dal Mare Rosso ed essi avanzarono verso il deserto di Sur. Cam­minarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua. Arrivarono a Mara, ma non potevano bere le acque di Mara, perché erano amare. Allora il popolo mormorò contro Mosè: «Che berremo?». Egli invocò il Signore, il quale gli indicò un legno. Lo gettò nell'acqua e l'acqua divenne dolce.

In quel luogo il Signore impose al popolo una legge e un diritto; in quel luogo lo mise alla prova. Disse: «Se tu ascolterai la voce del Signore tuo Dio e farai ciò che è retto ai suoi occhi, se tu presterai orecchio ai suoi ordini e osserverai tutte le sue leggi, io non t'infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitte agli Egiziani, per­ché io sono il Signore, colui che ti guarisce!». Poi arri­varono a Elim, dove sono dodici sorgenti di acqua e settanta palme. Qui si accamparono presso l'acqua (Es 15,22-27).

Sant'Antonio ha fatto belle esperienze di comunio­ne con la natura, specialmente con l'acqua e i pe­sci.

 

Dai Fioretti di san Francesco

Essendo una volta sant'Antonio a Rimini, ov'era grande moltitudine d'eretici, volendoli ridurre alla luce della vera fede e alla via della verità, per molti giorni predicò loro e disputò della fede di Cristo e della Santa Scrittu­ra; ma essi, non solo non acconsentendo ai suoi santi discorsi, ma altresì come induriti e ostinati non volendo­lo udire, sant'Antonio un giorno per divina ispirazione se n'andò alla riva del fiume accanto al mare; e stando così sulla riva, tra il mare e il fiume, cominciò a dire, a modo di predica, da parte di Dio ai pesci: «Udite la parola di Dio voi, pesci del mare e del fiume, dacché gli infedeli eretici hanno a schivo di udirla». E com'ebbe detto così, d'un tratto venne a lui alla riva tanta moltitu­dine di pesci grandi, piccoli e medi, che mai in quel mare né in quel fiume ne fu veduta sì grande; e tutti tenevano il capo fuori dell'acqua, e tutti stavano attenti verso la faccia di santo Antonio, e tutti in grandissima pace e mansuetudine e ordine: dinanzi e più presso alla riva stavano i pesciolini minori, e dopo di loro stavano i pesci di media grossezza, poi dietro a tutti, dov'era l'ac­qua più profonda, stavano i pesci maggiori. Essendo dunque in tale ordine e disposizione sistemati i pesci, sant'Antonio cominciò a predicare solennemente (cap. XL).

 

LA PAROLA CI INTERPELLA

1) Quali esperienze particolarmente significative abbiamo già fatto nella nostra vita con l'acqua? Chi ne ha qualcuna, la può raccontare.

2) Nella nostra regione esiste l'acqua di qualche fiume o altr'acqua inquinata e contaminata? Quale?

3) Ripensiamo ad un famoso episodio della vita di sant'Antonio: la predica ai pesci. Che tipo di predicazione farebbe sant'Antonio nel mondo d'oggi?

 

LODE

Nello spirito francescano di sant'Antonio, lodiamo il Signore per sorella Acqua, recitando sempre come ritornello:

Laudato si, mi Signore, per sor Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta!

 

Per l'acqua della pioggia che assicura la fertilità della terra.

Laudato si, mi Signore, per sor Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta!

Per l'acqua delle fonti, dei pozzi e delle sorgenti, che rinfresca, spegne la sete e reca salute a tutti.

Laudato si, mi Signore, per sor Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta!

Per l'acqua fresca in terra assolata, che fa germo­gliare la vita del seme.

Laudato si, mi Signore, per sor Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta!

Per l'acqua dei ruscelli, delle cascate e dei fiumi che scendono dai monti e attraversano valli e pia­nure.

Laudato si, mi Signore, per sor Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta!

Per l'acqua delle profondità della terra.

Laudato si, mi Signore, per sor Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta!

Per l'acqua dell'immensità degli oceani.

Laudato si, mi Signore, per sor Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta!

Per l'acqua dei rubinetti delle nostre case.

Laudato si, mi Signore, per sor Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta!

Per l'acqua del Mar Rosso, che ha inghiottito l'esercito del Faraone e ha portato liberazione al popolo ebreo.

Laudato si, mi Signore, per sor Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta!

Per l'acqua di Mara che ha dissetato il popolo elet­to nel cammino attraverso il deserto.

Laudato si, mi Signore, per sor Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta!

Per l'acqua del Giordano dove Gesù ha ricevuto il battesimo rivelandosi «Figlio prediletto» del Padre.

Laudato si, mi Signore, per sor Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta!

Per l'acqua che simboleggia Gesù Cristo: acqua viva che zampilla per la vita eterna.

Laudato si, mi Signore, per sor Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta!

Per l'acqua del nostro battesimo, dono di liberazio­ne e della vita nuova di figli di Dio.

Laudato si, mi Signore, per sor Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta!

 

PREGHIERA FINALE E CONCLUSIONE

Concludiamo questa nostra celebrazione, sempre in sintonia con sant'Antonio, facendo nostri i senti­menti e i propositi contenuti nella Preghiera della pace, attribuita a san Francesco: O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace.

Dov'è odio, ch'io porti l'Amore.

Dov'è offesa, ch'io porti il Perdono.

Dov'è discordia, ch'io porti l'Unione.

Dov'è dubbio, ch'io porti la Fede.

Dov'è errore, ch'io porti la Verità.

Dov'è disperazione, ch'io porti la Speranza.

Dov'è tristezza, ch'io porti la Gioia.

Dov'è la tenebra, ch'io porti la Luce.

O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto d'essere consolato, quanto di consolare; d'essere compreso, quanto di comprendere; d'essere amato, quanto di amare. Poiché è dando che si riceve; è perdonando che si è perdonati; è morendo che si risorge a vita eterna.

BENEDIZIONE DI SANT'ANTONIO

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra. Prega per noi, sant'Antonio. E saremo degni delle promesse di Cristo. Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicato­re e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua intercessione seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore...

 

QUARTO GIORNO: L'ARIA

Laudato si, mi Signore, per frate Vento, e per Aere et Nubilo et Sereno et omne Tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento». S. Francesco, Cantico delle creature)

ACCOGLIENZA

Benvenuti tutti al nostro incontro di fratelli! Celebriamo questa Tredicina ecologica di sant'An­tonio per imparare alla sua scuola a rispettare e valorizzare la natura e la vita, presente in tutte le creature.

Poiché apparteniamo alla grande famiglia dei re­denti da Cristo, facciamo il segno della croce: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

PREGHIERA

In tutte le preghiere che innalzeremo a Dio durante questa tredicina, chiediamo, per intercessione di sant'Antonio, maggiore fede, luce e coraggio.

Per entrare subito in sintonia con il nostro Santo e con la sua sensibilità francescana, proclamiamo in­sieme, il Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l'onore et onne benedictione: ad te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ene dignu te mentovare. Laudato sie, mi Signore, cun tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per loi, et ellu è bellu e radiante con grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle, in celu 1'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si, mi Signore, per frate Vento et per Aere et Nubilo et Sereno et omne Tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si, mi Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si, mi Signore, per frate Focu, per lo quale enn' allumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. Laudato si, mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione: beati quelli ke '1 sosterranno in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali! Beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda nol farrà male. Laudate et benedicete mi Signore, et rengratiate, et serviateli cun grande humilitate.

PRESENTAZIONE DEL TEMA

L'aria è un elemento assai prezioso della natura: elemento invisibile, impercettibile, ma fondamenta­le per la vita.

Il pianeta Terra è un essere vivo e sa alimentare meravigliosamente tutti i suoi figli, in comunione gli uni con gli altri.

Attraverso il processo di fotosintesi, le piante uti­lizzano l'energia del sole, inspirano anidride carbo­nica ed espirano ossigeno.

L'ossigeno è il residuo, il rifiuto della respirazione delle piante. Se ci fosse un eccesso di ossigeno tutte le piante morirebbero soffocate.

Mediante il processo di respirazione, gli animali inspirano ossigeno, emesso dalle piante, ed espira­no anidride carbonica, che sarà nuovamente inspi­rata dalle piante.

Attraverso questo equilibrio e questa convivenza abbiamo sempre l'aria pura, pulita e continua­mente riciclata, così da poter respirare.

 

UNO SGUARDO ALLA REALTA’

L'aggressione alla natura è giunta a tal punto da intaccare sorella Aria, quell'aria che stiamo respi­rando in maniera continua e ininterrotta.

Le industrie lanciano ogni giorno nell'atmosfera migliaia di tonnellate di sostanze nocive.

Gli incendi di boschi e campi consumano ossigeno e rovesciano sporcizia nell'aria, oltre che distrugge­re la difesa vegetale del terreno.

Le ciminiere delle fabbriche gettano nell'aria quan­tità illimitate e incontrollate di anidride carbonica. T Inquinare l'aria è intossicare e avvelenare la vita della terra!

Negli ultimi 200 anni la quantità di anidride carbo­nica presente nell'atmosfera è aumentata del 30 per cento sulla quantità normale. Autocarri e automo­bili contribuiscono enormemente a questo dato di fatto.

Un'automobile consuma ogni mille chilometri tanto ossigeno quanto una persona adulta in un anno.

Aria pura significa vita sana; aria inquinata, vita avvelenata.

Lo sfruttamento dei giacimenti minerari lancia egualmente nell'atmosfera gas velenosi e un'infini­tà di particelle inquinanti.

Molte di queste sostanze ritornano al suolo con la pioggia, provocando il fenomeno delle «piogge aci­de». Il vento può portare tale acidità a centinaia di chilometri di distanza.

Le conseguenze di tutto questo per la vita umana sono soprattutto le malattie dell'apparato respirato­rio.

Inquinare l'aria è intossicare e avvelenare la vita sulla terra!

I gas e le particelle lanciate nell'atmosfera formano una specie di coltre nell'aria, che impedisce al ca­lore della terra di passare liberamente e di disper­dersi, provocando in tal modo l'«effetto serra».

Altra conseguenza del consumo esagerato di certi gas è quella che provoca il «buco dell'ozono». Non dimentichiamo che l'ozono filtra certi raggi solari nocivi alla vita sulla terra!

Inquinare l'aria è intossicare e avvelenare la vita sulla terra!

 

LA PAROLA DI DIO ILLUMINA LA VITA

La vita sulla terra dipende dall'aria. Non esiste vita dove non esista aria. E poiché l'aria è soffio di vita, Dio comunica il suo soffio di vita all'essere umano.

 

Dal Libro della Genesi

In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque (Gn 1,1-2).

 

Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campe­stre era spuntata - perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra è nessuno lavorava il suolo e faceva salire dalla terra l'acqua dei canali per irrigare tutto il suolo - allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente (Gn 2,4b-7).

 

LA PAROLA CI INTERPELLA

1) Nella nostra vita d'ogni giorno, che tipo di rap­porto dobbiamo avere con l'aria che respiriamo?

2) Che cosa significa ricevere un «soffio di vita» di Dio?

3) In che maniera viene inquinata l'aria nella no­stra regione? Che cosa abbiamo fatto noi, fran­cescani e devoti di sant'Antonio, per evitare o combattere l'inquinamento dell'aria?

 

LODE

Cerchiamo di sentire l'aria, il soffio di vita che è in noi. Lasciamo dapprima che il nostro corpo si rilas­si. Respiriamo con calma, cercando di sentire il volume d'aria del respiro, i movimenti e gli effetti provocati nel nostro corpo.

Prima inspiriamo... profondamente... fermiamo per un po' il movimento dei polmoni quando sono pie­ni d'aria... adesso, lasciamone uscire l'aria.

Proviamo a ripetere (fare nuovamente il medesimo esercizio per sentire l'aria che respiriamo). Abbia­mo già detto qualche volta grazie per l'aria che respiriamo? Dicendo grazie al soffio della vita, in­nalziamo le mani disponendole a conca - perché sono piene di qualcosa di molto prezioso - in gesto di offerta.

Come lode al Creatore recitiamo il salmo 104 (103).

 

Benedici il Signore, anima mia. Signore, mio Dio, quanto sei grande! Rivestito di maestà e di splendore, avvolto di luce come di un manto. Tu stendi il cielo come una tenda, costruisci sulle acque la tua dimora, fai delle nubi il tuo carro, cammini sulle ali del vento;

fai dei venti i tuoi messaggeri, delle fiamme guizzanti i tuoi ministri. Hai fondato la terra sulle sue basi, mai potrà vacillare.

L'oceano l'avvolgeva come un manto, le acque coprivano le montagne. Alla tua minaccia sono fuggite, al fragore del tuo tuono hanno tremato. Emergono i monti, scendono le valli al luogo che hai loro assegnato.

Hai posto un limite alle acque: non lo passeranno, non torneranno a coprire la terra.

Fai scaturire le sorgenti nelle valli e scorrono tra i monti; ne bevono tutte le bestie selvatiche e gli onagri estinguono la loro sete.

Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo, cantano tra le fronde.

Dalle tue alte dimore irrighi i monti, con il frutto delle tue opere sazi la terra. Fai crescere il fieno per gli armenti e l'erba al servizio dell'uomo, perché tragga alimento dalla terra, il vino che allieta il cuore dell'uomo; l'olio che fa brillare il suo volto e il pane che sostiene il suo vigore. Si saziano gli alberi del Signore, i cedri del Libano da lui piantati. Là gli uccelli fanno il loro nido e la cicogna sui cipressi ha la sua casa. Per i camosci sono le alte montagne, le rocce sono rifugio per gli iraci.

Per segnare le stagioni hai fatto la luna e il sole che conosce il suo tramonto. Stendi le tenebre e viene la notte e vagano tutte le bestie della foresta; ruggiscono i leoncelli in cerca di preda e chiedono a Dio il loro cibo.

Sorge il sole, si ritirano e si accovacciano nelle tane. Allora l'uomo esce al suo lavoro, per la sua fatica fino a sera. Quanto sono grandi, Signore, le tue opere!

Tutto hai fatto con saggezza, la terra è piena delle tue creature.

Ecco il mare spazioso e vasto: lì guizzano senza numero animali piccoli e grandi.

Lo solcano le navi, il Leviatan che hai plasmato perché in esso si diverta. Tutti da te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno. Tu lo provvedi, essi lo raccolgono,

tu apri la mano, si saziano di beni.

Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro, muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.

La gloria del Signore sia per sempre; gioisca il Signore delle sue opere. Egli guarda la terra e la fa sussultare, tocca i monti ed essi fumano.

Voglio cantare al Signore finché ho vita, cantare al mio Dio finché esisto.

A lui sia gradito il mio canto; la mia gioia è nel Signore. Scompaiano i peccatori della terra e più non esistano gli empi.

Benedici il Signore, anima mia.

 

PREGHIERA FINALE E CONCLUSIONE

Concludiamo questa nostra celebrazione, sempre in sintonia con sant'Antonio, facendo nostri i senti­menti e i propositi contenuti nella Preghiera della pace, attribuita a san Francesco: O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace.

Dov'è odio, ch'io porti l'Amore.

Dov'è offesa, ch'io porti il Perdono.

Dov'è discordia, ch'io porti l'Unione.

Dov'è dubbio, ch'io porti la Fede.

Dov'è errore, ch'io porti la Verità.

Dov'è disperazione, ch'io porti la Speranza.

Dov'è tristezza, ch'io porti la Gioia.

Dov'è la tenebra, ch'io porti la Luce.

O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto d'essere consolato, quanto di consolare; d'essere compreso, quanto di comprendere; d'essere amato, quanto di amare. Poiché è dando che si riceve; è perdonando che si è perdonati; è morendo che si risorge a vita eterna.

BENEDIZIONE DI SANT'ANTONIO

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra. Prega per noi, sant'Antonio. E saremo degni delle promesse di Cristo. Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicato­re e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua intercessione seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore...

 

QUINTO GIORNO: FORESTE, UCCELLI E ANIMALI

PRESENTAZIONE DEL TEMA

Oggi la nostra riflessione si soffermerà sulle fore­ste, con gli uccelli, gli insetti e gli animali che le abitano.

ACCOGLIENZA

Benvenuti tutti al nostro incontro di fratelli! Celebriamo questa Tredicina ecologica di sant'An­tonio per imparare alla sua scuola a rispettare e valorizzare la natura e la vita, presente in tutte le creature.

Poiché apparteniamo alla grande famiglia dei re­denti da Cristo, facciamo il segno della croce: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

PREGHIERA

In tutte le preghiere che innalzeremo a Dio durante questa tredicina, chiediamo, per intercessione di sant'Antonio, maggiore fede, luce e coraggio.

Per entrare subito in sintonia con il nostro Santo e con la sua sensibilità francescana, proclamiamo in­sieme, il Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l'onore et onne benedictione: ad te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ene dignu te mentovare. Laudato sie, mi Signore, cun tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per loi, et ellu è bellu e radiante con grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle, in celu 1'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si, mi Signore, per frate Vento et per Aere et Nubilo et Sereno et omne Tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si, mi Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si, mi Signore, per frate Focu, per lo quale enn' allumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. Laudato si, mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione: beati quelli ke '1 sosterranno in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali! Beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda nol farrà male. Laudate et benedicete mi Signore, et rengratiate, et serviateli cun grande humilitate.

 

UNO SGUARDO ALLA REALTA’

Pensiamo alle immense foreste, ai folti boschi, alle fitte macchie delle nostre montagne, dei colli e del­le pianure. Pensiamo alle acque che vi sgorgano e vi scorrono; agli uccelli e alle moltitudini di anima­li che vi abitano in armonioso equilibrio.

E pensiamo a tutti i guasti che l'uomo ha prodotto, con i tagli selvaggi delle piante; con l'introduzione di mezzi chimici e strumenti meccanici che hanno depauperato quel patrimonio di verde e sconvolto l'equilibrio naturale.

Distruggere le foreste e i boschi è distruggere la vita.

Pensiamo soprattutto ai paesi del Terzo mondo dove l'assalto alle foreste è più selvaggio e distrut­tivo: per tracciare nuove strade, per conquistare al­tre terre coltivabili, per sfruttare i legni pregiati o i giacimenti minerari.

Pensiamo in particolare alle foreste dell'Amazzo­nia, la cui devastazione ancora continua, con la distruzione non solo del patrimonio boschivo e dell'equilibrio naturale, ma anche con gravi danni delle popolazioni indie che lì vivono da secoli: per­seguitate, combattute, costrette ad abbandonare i loro territori e a spostarsi in zone sconosciute e selvagge.

Distruggere le foreste e i boschi è distruggere la vita.

Occorre ricordare che quando parliamo di foresta non stiamo solo parlando degli alberi, del verde... Stiamo parlando di animali, uccelli, insetti; stiamo parlando dell'aria, dei mezzi naturali per curare la salute, di tutta una varietà di minuscole vite ignora­te dalla scienza, ma che possono guarire da malat­tie ritenute oggi incurabili.

Esiste inoltre l'equilibrio climatico non solo di una regione, ma di tutto il pianeta. Il disboscamento è causa di malattie, provoca un aumento della tempe­ratura e un mutamento del ciclo delle piogge, impe­disce un'adeguata ossigenazione dell'aria e distrug­ge i fiumi.

Non serve stare a mostrare in televisione gli anima­li in via di estinzione... È necessario risalire alle cause dei problemi e lottare per eliminarle. Lottare per salvare la vita.

Anche il verde sanguina. Chi disbosca, uccide.

 

Noi francescani e devoti di sant'Antonio, in che cosa possiamo aiutare a cambiare questa situazio­ne? C'è ben qualcosa da fare.

È necessario creare un movimento in difesa della natura, in difesa della vita: agire nelle città, nella campagna, nelle foreste.

Nelle città, cercando di renderle più verdi e interes­sandosi alla salvaguardia delle sorgenti, al ricupero di ruscelli, torrenti e fiumi.

Nella campagna, nel senso di difendere i piccoli boschi e i piccoli agricoltori, oltre che di promuo­vere un rimboschimento autentico con piante na­tive.

Nelle foreste, lottando perché siano ben demarcate le terre dei popoli delle foreste. Lottare per l'inse­diamento e la protezione delle riserve indigene ed estrattive. In tutto questo, coinvolgere le stesse co­munità locali nel controllo e nel godimento di quel­le ricchezze che sono le foreste.

Salvare la vita sul pianeta Terra è compito co­mune di tutti noi.

 

(Saga dell'Amazzonia).

Vero cantastorie è solo chi ha nel cuore il profumo e il colore della propria terra, il marchio di sangue dei suoi morti e la certezza di lotta dei suoi vivi.

C'era una volta nell'Amazzonia la più bella, la più immensa delle foreste: boscaglia verde e cie­lo azzurro, le Sirene in fondo all'acque, indigeni, leggende commoventi; acque copiose scorrevano nei fiumi.

Pappagalli d'ogni taglia si facevan belli dei loro colori, i pesci guizzavano nei fiumi come ragazzi appas­sionati, sorridevano piante e uccelli al loro futuro: c'erano flora e fauna, frutti e fiori.

Ogni selva ha un essere favoloso a vegliare su di essa ma da fuori è venuto uno iettatore a rovinare la selva, ha portato un mostro d'acciaio a divorare tanto le­gname ha portato autocarri giganteschi per distruggere la foresta vergine.

Hanno sùbito fatto un progetto, con nessuno a testi­mone, per tagliar legname col mostro e abbattere la fore­sta intera.

Amico mio, se la foresta avesse piedi per cammina­re, ti assicuro che di fronte al pericolo non sarebbe rimasta ferma.

Quello che si taglia in pochi secondi richiede tem­po per ricrescere e così il frutto che matura a grappoli per poterci nutrire; e c'è poi l'uccello, c'è il nido, c'è l'aria e i corsi d'acqua: c'è il fiumicello e quel fiume ch'è un mare.

Ma il mostro continua a divorare la foresta e chi abita in quella boscaglia dove mai andrà a finire?

Fugge l'indio, chi lavora col caucciù: li fan girare come trottole, per non dire di quelli che già son morti come uccel­li migratori: lo testimoniano nomi e cognomi, la fossa che c'è in quel luogo, persone sepolte nella nuda terra.

Hanno ucciso l'indio, che ha ucciso un truffatore, che ha ucciso un contadino; ha detto un castagnaio a un lavoratore del caucciù che uno straniero ha rubato il suo terreno.

Fu allora che un cantastorie, giunto da queste parti, rimase così colpito da scrivere questa canzone; e forse disperato per tanta devastazione prese la prima strada a caso, senza sapere dove andava, e con gli occhi pieni di lacrime scomparve portan­do in cuore tutta questa afflizione.

Qui finisce la mia storia per gente coraggiosa, per gente che ha memoria, grande fede e grande amore per difendere ciò che ancora resta - senza divagare e senz'offendere - della foresta che c'era una volta sulla linea dell'equatore.

 

LA PAROLA DI DIO ILLUMINA LA VITA

Dio ascolta il grido del suo popolo in una situazio­ne di morte. Egli continua ad ascoltare il grido della sua creazione che versa in angosce di morte. Canto di acclamazione

 

Dal Libro dell'Esodo

Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popo­lo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sce­so per liberarlo dalla mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorre latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, 1'Hittita, 1'Amorreo, il Perizzita, 1'Eveo, il Gebuseo. Il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto l'oppressione con cui gli Egiziani li tormentano. Ora va'! Io ti mando dal farao­ne. Fa' uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!» (Es 3,7-10).

 

LA PAROLA CI INTERPELLA

1) Francesco d'Assisi, così pure sant'Antonio, ci hanno insegnato la semplicità di vita. Davanti alla realtà della situazione in cui ci troviamo, cosa pensava di un progetto di vita più sempli­ce, con meno consumismo e meno distruzione della natura? È possibile e come? Non sarà que­sta una via attraverso cui eliminare anche la miseria e la fame?

2) L'uso sostenibile della foresta è quello che si limita alla capacità di rigenerarsi della foresta stessa. Quale politica si deve adottare perché sia sostenibile il tentativo di rendere le foreste eco­nomicamente redditizie?

3) (Nel caso sia stata letta la Saga dell'Amazzonia). Quale parte della «Saga dell'Amazzonia» ha maggior­mente colpito la tua attenzione? Perché? (Pausa di silenzio)

 

4) Nel testo biblico abbiamo visto che Dio scende a liberare il suo popolo prigioniero. Quali sono stati i segni di liberazione che Dio attende oggi da noi e dalla natura? Qual è la nostra missione di francescani e devoti di sant'Antonio, in que­sto processo di liberazione?

5) Quale luce proietta il testo biblico sulla realtà del saccheggio delle foreste e dell'estinzione di varie specie animali?

 

PREGHIERE

Preghiamo insieme il Signore perché continui a proteggere la terra, con tutte le sue foreste e i suoi boschi, dalla furia distruttrice dell'uomo.

Il disboscamento delle foreste d'Asia, Africa, Au­stralia e delle Americhe, ha lasciato i paesi e i popoli più poveri di prima. Ciò nonostante, foreste e boscaglie, conosciute e sconosciute, ricoprono an­cora il 40 per cento della superficie del pianeta Terra. Perché si introduca una politica di disbosca­mento serio in tutti i paesi, preghiamo:

Ascoltaci, o Signore.

Perché aumenti la nostra conoscenza dell'importan­za che hanno le foreste e della soluzione che costi­tuiscono per l'umanità, e perché nelle aree devasta­te il disboscamento possa essere compensato dal rigenerarsi naturale o da nuove piantagioni di spe­cie native, preghiamo:

Ascoltaci, o Signore.

Perché le comunità locali prendano coscienza dell'importanza che hanno nel controllare coloro che saccheggiano le foreste, preghiamo:

Ascoltaci, o Signore. (Altre preghiere spontanee)

 

PREGHIERA FINALE E CONCLUSIONE

Concludiamo questa nostra celebrazione, sempre in sintonia con sant'Antonio, facendo nostri i senti­menti e i propositi contenuti nella Preghiera della pace, attribuita a san Francesco: O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace.

Dov'è odio, ch'io porti l'Amore.

Dov'è offesa, ch'io porti il Perdono.

Dov'è discordia, ch'io porti l'Unione.

Dov'è dubbio, ch'io porti la Fede.

Dov'è errore, ch'io porti la Verità.

Dov'è disperazione, ch'io porti la Speranza.

Dov'è tristezza, ch'io porti la Gioia.

Dov'è la tenebra, ch'io porti la Luce.

O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto d'essere consolato, quanto di consolare; d'essere compreso, quanto di comprendere; d'essere amato, quanto di amare. Poiché è dando che si riceve; è perdonando che si è perdonati; è morendo che si risorge a vita eterna.

BENEDIZIONE DI SANT'ANTONIO

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra. Prega per noi, sant'Antonio. E saremo degni delle promesse di Cristo. Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicato­re e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua intercessione seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore...

 

SESTO GIORNO: I RIFIUTI: DALLA MORTE NASCE LA VITA

ACCOGLIENZA

Benvenuti tutti al nostro incontro di fratelli! Celebriamo questa Tredicina ecologica di sant'An­tonio per imparare alla sua scuola a rispettare e valorizzare la natura e la vita, presente in tutte le creature.

Poiché apparteniamo alla grande famiglia dei re­denti da Cristo, facciamo il segno della croce: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

PREGHIERA

In tutte le preghiere che innalzeremo a Dio durante questa tredicina, chiediamo, per intercessione di sant'Antonio, maggiore fede, luce e coraggio.

Per entrare subito in sintonia con il nostro Santo e con la sua sensibilità francescana, proclamiamo in­sieme, il Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l'onore et onne benedictione: ad te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ene dignu te mentovare. Laudato sie, mi Signore, cun tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per loi, et ellu è bellu e radiante con grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle, in celu 1'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si, mi Signore, per frate Vento et per Aere et Nubilo et Sereno et omne Tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si, mi Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si, mi Signore, per frate Focu, per lo quale enn' allumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. Laudato si, mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione: beati quelli ke '1 sosterranno in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali! Beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda nol farrà male. Laudate et benedicete mi Signore, et rengratiate, et serviateli cun grande humilitate.

 

PRESENTAZIONE DEL TEMA

Il tema di oggi è un argomento di cui si parla pochissimo. E quando se ne parla è di solito per trovare il modo di liberarcene. Eppure è una realtà costante e di giorno in giorno più presente nella nostra vita. Si tratta di rifiuti.

 

UNO SGUARDO ALLA REALTA’

I rifiuti sono ciò che avanza o resta di ciò che usiamo, il rimasuglio che scartiamo, ciò che non serve più di ciò che abbiamo spremuto e spolpato, e perciò buttiamo via. Consideriamo un rifiuto tutto ciò che non ha più utilità e di cui vogliamo liberar­ci.

Rifiuto è diventato sinonimo di sporcizia, immondi­zie, roba marcia. È qualcosa di nauseante che ri­chiama topi, mosche, scarafaggi, provoca malattie. Per questo dev'essere buttato via, lontano, ben di­stante, fuori dalla città.

In quasi tutto ciò che facciamo restano dei rifiuti: il pacchetto o la sportina degli acquisti, l'imballaggio della merce, la scorza o buccia della frutta, gli avanzi del cibo, lo sporco che si forma in casa, un oggetto vecchio o rovinato; e buttiamo via tutto, per non più vederlo.

I rifiuti inquinano. I rifiuti ingombrano. I rifiuti condannano il nostro modo di comportarci.

La società odierna, il modello di vita che conducia­mo - solo interessata al guadagno, alla produzione, alla vendita e al consumo -, produce una quantità di rifiuti. Ognuno di noi produce ogni giorno vari chili di rifiuti. In una città la media giornaliera è di 3 kg di rifiuti a testa.

Oggi i rifiuti sono praticamente uno dei grandi pro­blemi di tutte le città, si tratti di rifiuti domestici o di rifiuti industriali o di ospedali e ricoveri vari.

Esistono poi dei rifiuti che sono un problema uni­versale, rifiuti che non c'è modo di eliminare: le scorie atomiche.

Le persone che hanno a che fare con i rifiuti sono oggetto di grande discriminazione. Molte di esse vivono dei rifiuti stessi, come ultimo mezzo di so­pravvivenza, e vengono confuse con essi.

Persino le persone diventano «rifiuti» e sono buttate via.

A questo punto sorge una domanda: che fare dei rifiuti?

Le soluzioni trovate finora consistono nel: buttar via, depositare in discariche igieniche, oppure rici­clare attraverso grandi impianti di depurazione.

Queste soluzioni non hanno però ottenuto effetto. In molte parti del mondo, anche nelle grandi città, la metà dei rifiuti non viene nemmeno raccolta. Il costo economico è troppo elevato. Si richiedono strutture complesse, che alla fine non risolvono il problema.

Neppure l'abitudine di bruciare i rifiuti è una solu­zione valida. Bruciare certi prodotti chimici, resti di medicine, vernici, veleni, può diffondere nell'atmo­sfera sostanze tossiche e cancerogene, dagli effetti e dalle conseguenze sconosciute e incontrollabili.

I rifiuti sono una sfida e chiamano in causa tutta la nostra società.

 

UNO SGUARDO ALLA NATURA

Osservando la natura possiamo imparare qualcosa...

La natura non crea rifiuti.

Nella natura esiste il ritmo della vita e della ripro­duzione della vita, il ciclo della vita e della morte.

La vita si rinnova sempre. La natura morta è ener­gia per una nuova vita. La morte si trasforma sem­pre in nuova vita.

Le foglie secche sono sempre concime per la pianta stessa. Scorze, frutti, tronchi, corpi che marciscono sono sempre materia organica per nuove vite.

La natura non crea rifiuti.

Certi prodotti trasformati artificialmente non sono mai più riutilizzati dalla natura. Per esempio: la plastica. Possono passare uno, dieci, cent'anni, ma essa non marcisce mai. Ciò significa che non sarà mai più assorbita o riutilizzata dalla natura, anche dopo secoli. La stessa cosa dicasi del vetro.

Altri residui, come le scorie atomiche, hanno con­seguenze ancor più gravi. Possono passare migliaia d'anni, e non entreranno mai più in armonia con la natura. Equilibrio e armonia esistono nelle cose allo stato naturale.

La natura non crea rifiuti.

 

LA PAROLA DI DIO ILLUMINA LA VITA

Se guardiamo al Vangelo, vediamo come Gesù fa rientrare il fatto della morte nel più vasto processo della vita. La morte diventa un servizio alla vita.

Dal Vangelo di Giovanni

Gesù rispose: « È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conser­verà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà» (Gv 12,23-26).

Ascoltiamo anche Francesco d'Assisi, fratello e compagno di sant'Antonio, per comprendere il suo grande rispetto del diritto che tutte le creature han­no alla vita.

 

Dalla Vita Seconda di Tommaso da Celano

Quando i frati tagliano legna, proibisce loro di recidere del tutto l'albero, perché possa gettare nuovi germogli. E ordina che l'ortolano lasci incolti i confini attorno all'orto, affinché a suo tempo il verde delle erbe e lo splendore dei fiori cantino quanto è bello il Padre di tutto il creato. Vuole pure che nell'orto un'aiuola sia riservata alle erbe odorose e che producono fiori, perché richiamino a chi li osserva il ricordo della soavità eterna (165).

Opere tutte del Signore, benedite il Signore!

 

LA PAROLA CI INTERPELLA

1) Com'è la situazione dei rifiuti nella nostra re­gione o città?

2) Perché produciamo tanti rifiuti? Che cosa pos­siamo imparare dalla natura sui rifiuti?

3) Gesù ha detto che chi ama la sua vita la perderà. Come intendere questa affermazione?

4) In che cosa e in che modo l'esperienza di Fran­cesco d'Assisi e di Antonio di Padova può aiu­tare a convivere con quelli che la società, noi compresi, disprezza e considera rifiuti?

 

CHE COSA POSSIAMO FARE?

Anche i rifiuti sono diventati per noi oggi un appel­lo alla conversione, una chiamata di Dio a stabilire un rapporto nuovo con la sua opera. Ecco alcuni suggerimenti ben concreti, cose da praticare ogni giorno:

Non produrre rifiuti, condurre una vita più sempli­ce, meno artificiale.

Quando non è possibile evitare i rifiuti, riciclarli o riutilizzarli.

Raccolta selettiva o differenziata: per il riutilizzo si richiede una selezione dei rifiuti, o «raccolta seletti­va». Si tratta di una separazione preliminare: i rifiu­ti organici servono da concime, sono energia per la natura; quelli inorganici vengono riciclati. In altre parole, metalli, carta, vetri e materia plastica posso­no ritornare nuovamente all'industria come materia prima. Tali elementi sono rinnovabili in natura e le loro risorse sono limitate.

Il riutilizzo dei rifiuti salvaguarda la natura. Per esempio: ogni tonnellata di carta riciclata evita che siano abbattuti 30 alberi. Un chilo di alluminio rici­clato corrisponde a 6 chili estratti in natura.

Non comprare, non utilizzare prodotti che saranno poi da scartare. Oltre a essere inquinanti della natu­ra, sono antieconomici.

 

PREGHIERA FINALE E CONCLUSIONE

Concludiamo questa nostra celebrazione, sempre in sintonia con sant'Antonio, facendo nostri i senti­menti e i propositi contenuti nella Preghiera della pace, attribuita a san Francesco: O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace.

Dov'è odio, ch'io porti l'Amore.

Dov'è offesa, ch'io porti il Perdono.

Dov'è discordia, ch'io porti l'Unione.

Dov'è dubbio, ch'io porti la Fede.

Dov'è errore, ch'io porti la Verità.

Dov'è disperazione, ch'io porti la Speranza.

Dov'è tristezza, ch'io porti la Gioia.

Dov'è la tenebra, ch'io porti la Luce.

O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto d'essere consolato, quanto di consolare; d'essere compreso, quanto di comprendere; d'essere amato, quanto di amare. Poiché è dando che si riceve; è perdonando che si è perdonati; è morendo che si risorge a vita eterna.

BENEDIZIONE DI SANT'ANTONIO

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra. Prega per noi, sant'Antonio. E saremo degni delle promesse di Cristo. Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicato­re e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua intercessione seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore...

SETTIMO GIORNO: 500 ANNI DALL'INDO-AFRO-AMERICA

«Non facciano [i missionari] liti o dispute, ma siano soggetti a ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani». (Regola non bollata, XVI,6-7)

ACCOGLIENZA

Benvenuti tutti al nostro incontro di fratelli! Celebriamo questa Tredicina ecologica di sant'An­tonio per imparare alla sua scuola a rispettare e valorizzare la natura e la vita, presente in tutte le creature.

Poiché apparteniamo alla grande famiglia dei re­denti da Cristo, facciamo il segno della croce: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

PREGHIERA

In tutte le preghiere che innalzeremo a Dio durante questa tredicina, chiediamo, per intercessione di sant'Antonio, maggiore fede, luce e coraggio.

Per entrare subito in sintonia con il nostro Santo e con la sua sensibilità francescana, proclamiamo in­sieme, il Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l'onore et onne benedictione: ad te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ene dignu te mentovare. Laudato sie, mi Signore, cun tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per loi, et ellu è bellu e radiante con grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle, in celu 1'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si, mi Signore, per frate Vento et per Aere et Nubilo et Sereno et omne Tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si, mi Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si, mi Signore, per frate Focu, per lo quale enn' allumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. Laudato si, mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione: beati quelli ke '1 sosterranno in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali! Beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda nol farrà male. Laudate et benedicete mi Signore, et rengratiate, et serviateli cun grande humilitate.

 

PRESENTAZIONE DEL TEMA

Facendo con sant'Antonio il cammino della nostra Tredicina ecologica, contempliamo oggi la storia umana. L'essere umano è anche natura. Noi siamo natura: fratelli e sorelle di tutta la creazione. Più esattamente, in questo incontro prendendo lo spun­to dalle recenti celebrazioni per i 500 anni della scoperta dell'America rifletteremo sul continente latinoamericano, ma che è in realtà indo-afro­americano; il continente dove la nostra storia di europei si è intrecciata con quella dei popoli nativi, nel bene (progetto missionario evangelico) e nel male (progetto colonialista).

500 anni fa, in un'epoca abbagliata dall'espansio­nismo, alcuni popoli europei giunsero nel continen­te americano.

Per gli europei si trattò di una «scoperta», di un incontro con un «nuovo mondo»: l'atteggiamento adottato fu quello di sfruttarne le risorse in funzio­ne del vecchio mondo. È vero che insieme al pro­getto colonialista europeo arrivò anche il progetto missionario evangelico.

Per gli abitanti di queste terre si tratta invece di una «occupazione» o di un' «invasione genocida».

 

Ricordiamo brevemente le gravi conseguenze di questa occupazione.

Una grande distruzione ecologica o ecocidio: sfrut­tamento e saccheggio delle risorse naturali, delle foreste, della pianta tintoria che diede il nome al Brasile (dal colore rosso vivo, di brace - «brasa» - della tinta), dell'oro, dell'argento, delle pietre pre­ziose e di tutto ciò che quella terra poteva offrire all'insaziabile avidità degli sfruttatori.

Una grande distruzione dei popoli indigeni, abitanti di questo continente. È stato il più grande genoci­dio nella storia dell'umanità. Un olocausto di mi­lioni (50, 60, 100!) di esseri umani che vivevano nel continente. Nel 1° secolo della conquista il 96 per cento degli indios furono letteralmente massa­crati, vale a dire, dopo un secolo erano rimasti vivi in media solo il 4 per cento degli indios. Nelle sole miniere d'argento e d'oro di San Luis di Potosí, in Bolivia, morirono 8 milioni di indios schiavi.

Sin dagli inizi la storia del continente latinoame­ricano è stata disumana.

Il terzo grande massacro è stato lo schiavismo. Nel solo Brasile, tra il 1600 e il 1800, furono «importa­ti» a forza dall'Africa 3 milioni e 600 mila schiavi neri. In certe regioni c'erano città con 2.000 bian­chi e 70.000 neri al loro servizio. Fu la più dura schiavitù di cui si abbia notizia in tutta la storia.

Oggi la storia continua con l'occupazione delle ri­serve indigene, con il pregiudizio e la discrimina­zione razziale, il debito con l'estero e la compres­sione salariale a danno dei lavoratori.

Sin dagli inizi la storia del continente latinoame­ricano è stata disumana.

 

IL PROGETTO MISSIONARIO

Insieme ai conquistatori giunsero i missionari. I francescani vi furono presenti fin dal primo mo­mento.

Accogliamo in silenzio alcuni simboli che parlano della realtà dell'occupazione e dell'evangelizzazio­ne dell'Indo-Afro-America.

Insieme al Vangelo sopraggiunse e si impiantò una cultura europea, con i propri costumi, riti e simboli.

Molti missionari ritenevano che il sottomettere con la forza fosse il metodo più efficace per convertire gli indios e i neri.

Dietro agli stivali dei conquistatori venivano i san­dali dei missionari. Croce e spada marciavano in­sieme.

Non portate borsa, né bisaccia, né sandali (Lc 10,4).

Alcuni missionari avevano un progetto differente: evangelico. Sostenevano che l'unico metodo di evangelizzazione doveva essere quello della man­suetudine e della persuasione in assoluta libertà.

Prima dite: Pace a questa casa (Lc 10,5).

Questi missionari o furono assassinati dagli stessi europei o furono rinviati in Europa, per non essere di ostacolo al progetto coloniale.

Frate Francisco de Jaca, missionario cappuccino, nel 1682 fu accusato di predicare la liberazione degli schiavi. Anni dopo, moriva in prigione, a Ma­drid.

Dite come saluto: Pace e bene (San Francesco).

Frate Epifanio di Moirans negava l'assoluzione ai padroni di schiavi che in confessione non promet­tessero di dare libertà agli schiavi e di pagarli per i giorni di lavoro relativi al tempo in cui fossero stati al loro servizio. Fu condannato e rinviato prigionie­ro in Spagna.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguite­ranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi, per causa mia (Mt 5,11).

 

LA PAROLA DI DIO ILLUMINA LA VITA

Dio parla in diverse maniere ai suoi figli. Ascoltia­mo come l'apostolo Paolo annuncia il Vangelo ad Atene, a un popolo che era religioso, ma che non conosceva il Dio di Gesù Cristo né il mistero della risurrezione.

Ascoltiamo poi le istruzioni che san Francesco dà a chi vuol essere missionario, e la motivazione che spinse sant'Antonio a farsi missionario.

 

Dagli Atti degli apostoli

Allora Paolo, alzatosi in mezzo all'Areopago, disse: «Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dèi. Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un'ara con l'iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani del­l'uomo né dalle mani dell'uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto:

Poiché di lui stirpe noi siamo.

Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensa­re che la divinità sia simile all'oro, all'argento e alla pietra, che porti l'impronta dell'arte e dell'immaginazio­ne umana. Dopo esser passato sopra ai tempi dell'igno­ranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel qua­le dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti» (At 17,22-31).

 

Dalla Regola non bollata

I frati che vanno fra gli infedeli, possono ordinare i rapporti spirituali in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano sogget­ti a ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani. L'altro modo è che, quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio (XVI, 7-8).

 

Sant'Antonio, a venticinque anni, quand'era sacer­dote tra i canonici regolari di sant'Agostino, senti parlare della missione tra i mussulmani. L'esempio di questi frati portò sant'Antonio a chiedere di essere ammesso nel gruppo dei seguaci di san Fran­cesco. Antonio desiderava essere inviato anch'egli in terre straniere per annunciare la «buona novella» di Cristo ai pagani.

Proprio nel tempo in cui gli europei tentavano di soggiogare i mussulmani per mezzo di spedizioni militari, le famose Crociate, e portare così la fede ai non cristiani, i seguaci di san Francesco adotta­rono un metodo totalmente diverso: non soggiogare con la forza delle armi bensì essere sottomessi e conquistare la simpatia con l'esempio.

 

LA PAROLA CI INTERPELLA

1) Di che cosa ci parlano i simboli qui presentati?

2) Confrontare il metodo missionario usato da Pao­lo ad Atene col metodo usato in Indo-Afro­America.

3) Come sarebbe stata l'evangelizzazione nel conti­nente indo-afro-americano se i missionari aves­sero usato il metodo francescano? Come potreb­be essere oggi la situazione degli indios e dei neri?

4) E nella nostra realtà di oggi, che metodi dobbia­mo usare nella nostra evangelizzazione? Come dev'essere una «nuova evangelizzazione»? (Pausa di silenzio)

 

PREGHIERE

Guardando ai simboli che abbiamo davanti a noi - simboli che parlano della conquista e dell'evange­lizzazione del continente indo-afro-americano negli ultimi 500 anni -, rivolgiamo a Dio la nostra pre­ghiera chiedendo perdono. Ognuno può fare libera­mente la sua preghiera.

 

(Si invoca pietà dal Signore per tutti i popoli sofferenti perché c'è ancor oggi chi continua ad opprimerli)

Recitiamo il Padre nostro tenendoci l'un l'altro la mano, in segno di unità fraterna.

Padre nostro...

 

PREGHIERA FINALE E CONCLUSIONE

Concludiamo questa nostra celebrazione, sempre in sintonia con sant'Antonio, facendo nostri i senti­menti e i propositi contenuti nella Preghiera della pace, attribuita a san Francesco: O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace.

Dov'è odio, ch'io porti l'Amore.

Dov'è offesa, ch'io porti il Perdono.

Dov'è discordia, ch'io porti l'Unione.

Dov'è dubbio, ch'io porti la Fede.

Dov'è errore, ch'io porti la Verità.

Dov'è disperazione, ch'io porti la Speranza.

Dov'è tristezza, ch'io porti la Gioia.

Dov'è la tenebra, ch'io porti la Luce.

O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto d'essere consolato, quanto di consolare; d'essere compreso, quanto di comprendere; d'essere amato, quanto di amare. Poiché è dando che si riceve; è perdonando che si è perdonati; è morendo che si risorge a vita eterna.

BENEDIZIONE DI SANT'ANTONIO

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra. Prega per noi, sant'Antonio. E saremo degni delle promesse di Cristo. Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicato­re e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua intercessione seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore...

 

OTTAVO GIORNO: ECOLOGIA E SALUTE

ACCOGLIENZA

Benvenuti tutti al nostro incontro di fratelli! Celebriamo questa Tredicina ecologica di sant'An­tonio per imparare alla sua scuola a rispettare e valorizzare la natura e la vita, presente in tutte le creature.

Poiché apparteniamo alla grande famiglia dei re­denti da Cristo, facciamo il segno della croce: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

PREGHIERA

In tutte le preghiere che innalzeremo a Dio durante questa tredicina, chiediamo, per intercessione di sant'Antonio, maggiore fede, luce e coraggio.

Per entrare subito in sintonia con il nostro Santo e con la sua sensibilità francescana, proclamiamo in­sieme, il Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l'onore et onne benedictione: ad te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ene dignu te mentovare. Laudato sie, mi Signore, cun tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per loi, et ellu è bellu e radiante con grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle, in celu 1'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si, mi Signore, per frate Vento et per Aere et Nubilo et Sereno et omne Tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si, mi Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si, mi Signore, per frate Focu, per lo quale enn' allumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. Laudato si, mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione: beati quelli ke '1 sosterranno in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali! Beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda nol farrà male. Laudate et benedicete mi Signore, et rengratiate, et serviateli cun grande humilitate.

 

PRESENTAZIONE DEL TEMA

A Continuando la nostra Tredicina ecologica di sant'Antonio, rifletteremo oggi su un tema di gran­de interesse per noi tutti: ecologia e salute. Sono realtà che non è possibile separare l'una dall'altra.

 

UNO SGUARDO ALLA REALTA’

Quanti sono i malati nel nostro paese! Ma se allar­ghiamo il nostro sguardo ai paesi del Terzo mondo il numero di persone malate è sempre più allarman­te, le statistiche incutono spavento.

Le malattie sono tante da non poterle nemmeno elencare tutte.

Per citarne solo alcune delle più comuni: lebbra, cancro, diabete, ipertensione arteriosa, reumatismo, verminosi, problemi della colonna vertebrale...

E ad ogni istante ne compaiono delle nuove come 1'Aids o rispuntano le vecchie come il colera.

Non è la mancanza di medicine la causa di tante malattie.

Al contrario, se una cosa non manca, sono proprio le medicine. Esistono farmacie ovunque, in numero persino eccessivo. Molti prendono medicine per anni interi, ma non per questo riacquistano la sa­lute.

Solo per il fegato esistono più di 400 medicine diverse, almeno nel nome. E intanto le malattie di fegato continuano.

Medicine proibite in taluni paesi, vengono poi ven­dute in altri. Molte di esse sono farmaci con effetti collaterali gravissimi.

Molte aziende farmaceutiche non hanno alcun inte­resse alla salute della gente, sono invece più inte­ressate al profitto. L'industria è in funzione del pro­fitto. Il commercio è in funzione del profitto.

Le malattie sono diventate fonte di lucro per l'industria e il commercio.

Tutto questo senza contare la precarietà dei servizi sanitari pubblici. Non esiste un'adeguata politica della salute e il governo non si preoccupa abbastan­za della salute dei cittadini.

 

IMPARARE DALLA NATURA

Perché esistono malattie? Sarà proprio per volontà di Dio? Osserviamo sorella natura e impariamo da essa, che è molto saggia.

La natura è molto saggia ed equilibrata. Siamo na­tura anche noi, esseri umani. Se rispettiamo la natu­ra godremo buona salute. Salute significa equilibrio e armonia.

Il non rispettare la natura ingenera malattie. La vio­lenza contro la natura provoca serie conseguenze, introduce squilibri nella natura stessa e nell'essere umano.

Inquinamento dell'aria, pesticidi, prodotti chimici, contaminazione delle acque, concimi chimici, refri­gerazione artificiale, rumori eccessivi sono causa di malattie.

Natura vuol dire vita. Salute vuol dire vita. Sa­lute vuol dire anche ecologia.

Il non rispettare il proprio corpo favorisce l'insor­gere di malattie.

Alimentazione errata, bevande alcoliche, caffè, ta­bacco, carni, prodotti inscatolati, bibite, non sono cose naturali: intossicano e provocano malattie.

Noi siamo natura. Chi serba obbedienza e ri­spetto alla natura non diventa malato.

Anche quando non viene rispettata, la natura è pur sempre misericordiosa e generosa. Offre rimedio e cura.

La natura è una grande farmacia: erbe, radici, fo­glie, fiori, frutti, terra, acqua, aria, sole... sono ri­medi offerti generosamente dalla natura.

Bere acqua fresca, poggiare i piedi sulla terra umi­da, respirare aria pura, nutrirsi di cibi naturali, sono altrettante leggi della natura. Sono modi ecologici di agire.

La natura è una grande farmacia, la farmacia di Dio.

 

LA PAROLA DI DIO ILLUMINA LA VITA

Il progetto di Dio è una vita nuova, «nuovo cielo» e «nuova terra», dove non ci sarà più «né lutto, né lamento, né affanno». Dio è fedele al suo progetto, che un giorno sarà realizzato. Ascoltiamo.

 

Dal Libro dell'Apocalisse

Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalem­me, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono:

«Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro".

E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,1-5).

 

Ascoltiamo anche il messaggio francescano, attra­verso l'esperienza e la parola di Francesco d'Assisi nei riguardi dei malati, come scrive Tommaso da Celano:

Dalla Vita Seconda di Tommaso da Celano

Dimostrava una grande compassione per gli infermi e una tenera sollecitudine per le loro necessità. Se a volte la bontà dei secolari gli mandava qualche corroborante per la sua salute, lo regalava agli altri ammalati, mentre ne aveva bisogno più di tutti. Faceva proprie le loro sofferenze e li consolava con parole di compassione, quando non poteva recare loro soccorso... In una Regola fece scrivere: «Prego tutti i miei frati infermi, che nelle loro infermità non si adirino né si turbino contro Dio o contro i fratelli... Di ogni cosa sappiano rendere grazie a Dio, in modo da essere quali li vuole il Signore» (175).

 

LA PAROLA CI INTERPELLA

1) Dobbiamo prenderci cura della nostra salute, se non vogliamo essere costretti a curare la malat­tia. Quali insegnamenti ci dà la natura sulla cura che dobbiamo avere per la nostra salute?

2) Quali consigli e aiuti ci offre oggi il messaggio francescano in relazione alle malattie e ai mala­ti?

3) Come può il nostro gruppo o la nostra comunità annunciare questo «nuovo cielo» e «nuova ter­ra»? Che iniziative possiamo prendere?

 

PREGHIERA FINALE E CONCLUSIONE

Concludiamo questa nostra celebrazione, sempre in sintonia con sant'Antonio, facendo nostri i senti­menti e i propositi contenuti nella Preghiera della pace, attribuita a san Francesco: O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace.

Dov'è odio, ch'io porti l'Amore.

Dov'è offesa, ch'io porti il Perdono.

Dov'è discordia, ch'io porti l'Unione.

Dov'è dubbio, ch'io porti la Fede.

Dov'è errore, ch'io porti la Verità.

Dov'è disperazione, ch'io porti la Speranza.

Dov'è tristezza, ch'io porti la Gioia.

Dov'è la tenebra, ch'io porti la Luce.

O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto d'essere consolato, quanto di consolare; d'essere compreso, quanto di comprendere; d'essere amato, quanto di amare. Poiché è dando che si riceve; è perdonando che si è perdonati; è morendo che si risorge a vita eterna.

BENEDIZIONE DI SANT'ANTONIO

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra. Prega per noi, sant'Antonio. E saremo degni delle promesse di Cristo. Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicato­re e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua intercessione seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore...

 

NONO GIORNO: GIOVANI TENEREZZA E PROFEZIA NELLA COSTRUZIONE DEL NUOVO

ACCOGLIENZA

Benvenuti tutti al nostro incontro di fratelli! Celebriamo questa Tredicina ecologica di sant'An­tonio per imparare alla sua scuola a rispettare e valorizzare la natura e la vita, presente in tutte le creature.

Poiché apparteniamo alla grande famiglia dei re­denti da Cristo, facciamo il segno della croce: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

PREGHIERA

In tutte le preghiere che innalzeremo a Dio durante questa tredicina, chiediamo, per intercessione di sant'Antonio, maggiore fede, luce e coraggio.

Per entrare subito in sintonia con il nostro Santo e con la sua sensibilità francescana, proclamiamo in­sieme, il Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l'onore et onne benedictione: ad te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ene dignu te mentovare. Laudato sie, mi Signore, cun tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per loi, et ellu è bellu e radiante con grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle, in celu 1'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si, mi Signore, per frate Vento et per Aere et Nubilo et Sereno et omne Tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si, mi Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si, mi Signore, per frate Focu, per lo quale enn' allumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. Laudato si, mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione: beati quelli ke '1 sosterranno in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali! Beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda nol farrà male. Laudate et benedicete mi Signore, et rengratiate, et serviateli cun grande humilitate.

 

PRESENTAZIONE DEL TEMA

L’Ecologia è la relazione fraterna con la vita intera e con l'intera creazione. Nulla e nessuno può restarne fuori. Se non esisteranno relazioni fraterne tra gli esseri umani, ancora più difficili saranno le relazio­ni con gli altri esseri della creazione.

Il nostro tema oggi è appassionante.

Vogliamo essere gente nuova, nella costruzione della nuova società.

 

Canto

 

La giovinezza è la fase della vita che va dai 15 ai 24 anni. Quella giovanile è l'età del germoglio che sboccia, della rottura e dell'indipendenza.

È l'età delle scelte, delle decisioni. Tutta la vita sarà segnata dalle decisioni prese da giovani.

I giovani si identificano generalmente col nuovo, col cambiamento.

I giovani sono la forza di trasformazione della società.

 

UNO SGUARDO ALLA REALTA

Osservando il mondo in cui viviamo, ci accorgiamo che è pieno di contrasti. Vi convivono zizzania e buon grano, amore e violenza, ricchezza e miseria.

Non è questo il mondo che vogliamo! Non è que­sto il mondo che Dio vuole!

I mezzi di comunicazione dettano le norme del vi­vere sociale: moda, linguaggio, valori spesso falsi e superficiali; e presentano come qualcosa di supera­to il giovane onesto e cosciente.

Molte volte i giovani pensano di essere liberi, in realtà stanno diventando schiavi.

Giovani che partono da remote zone di campagna per andare a finire nelle grandi città subiscono un'aggressione contro i loro valori autentici.

La famiglia, la scuola, la chiesa vengono messe in discussione e relativizzate come istituzioni di ap­poggio e di orientamento.

Molti giovani cadono nella rete della droga, per­ché si sentono soli e indifesi.

L'ingiusta distribuzione del reddito fa sì che anche in certe zone dell'Italia i giovani e i bambini deb­bano cominciare a lavorare molto presto e siano costretti ad abbandonare lo studio per lavorare.

Il mondo di giustizia e di fraternità si riduce a una speranza evanescente.

 

LA PAROLA DI DIO ILLUMINA LA VITA

La Bibbia racconta molti episodi di giovani corag­giosi e credenti, che hanno saputo comprendere ciò che Dio diceva loro e hanno agito con coraggio e con fede: Giuseppe in Egitto, Daniele nella fossa dei leoni, i figli dei Maccabei, e tanti altri ancora.

La grande lista dei profeti comincia col racconto della vocazione di Samuele. Egli era ancora bambi­no quando Dio lo chiamò. Una volta capito che era Dio che lo stava chiamando, rispose:

«Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta» (1Sam 3,10).

Il giovane Davide, pieno di fiducia e di speranza, mostra come la creatività sia la grande risorsa di cui dispone il popolo debole, il mezzo più impor­tante per vincere il potere degli oppressi.

Chi confida in Dio non sarà mai solo!

Il Nuovo Testamento comincia con la chiamata di Dio rivolta a una giovane. Maria aveva circa 16 anni, quando Dio la scelse per essere la madre del Salvatore.

Maria ascoltò la chiamata di Dio e decise coraggio­samente di collaborare con lui alla liberazione dell'umanità. Cogliendo tutta la novità che stava entrando nel mondo, essa proclama il Magnificat, il cantico più profetico-liberatore di tutto il Nuovo Testamento. Recitiamo con Maria il Magnificat.

L'anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi.

Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,

come era nel principio, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

 

Un altro giovane, di nome Fernando, era stato reli­gioso agostiniano fino al 1219. Ma in quell'anno egli decide di entrare nell'Ordine francescano e prende il nome di frate Antonio. Che cosa aveva di nuovo il movimento francescano per conquistare questo giovane? Leggendo il capitolo 1° della pri­ma Regola di vita, scritta da san Francesco e dai suoi primi compagni, comprendiamo qual è la no­vità:

Dalla Regola non bollata

La regola e la vita dei frati è questa, cioè vivere in obbedienza, in castità e senza nulla di proprio, e seguire la dottrina e l'esempio del Signore nostro Gesù Cristo, il quale dice: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi tutto quello che hai, dàllo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e poi vieni e seguimi»; e «Se qualcuno vuol veni­re dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».

Come possiamo notare, il movimento francescano è caratterizzato da un ritorno al Vangelo.

Il ritorno al Vangelo fa nascere nuove relazioni degli esseri umani con Dio, degli esseri umani tra loro, degli esseri umani con la natura.

 

LA PAROLA CI INTERPELLA

1) Nella Bibbia Dio chiama molti giovani a colla­borare con la sua opera: Samuele, Davide, Da­niele, Maria e molti altri. Perché Dio agisce così?

2) Qual è il messaggio del giovane Fernando di Lisbona per i giovani d'oggi?

3) A che dobbiamo rinunciare e che cosa dobbia­mo coltivare per essere «gente Nuova»?

4) Quale contributo possono dare i giovani, qual è il «nuovo» che essi offrono nella lotta per l'eco­logia e nella costruzione di una «nuova socie­tà»?

 

LODE DELLA GIOVENTÙ

Malgrado le difficoltà, notiamo che in vari momen­ti i giovani si sono uniti, hanno lottato e hanno manifestato la loro volontà di costruire un mondo migliore.

La forza dei giovani è la strada aperta alla co­struzione di un mondo nuovo.

I giovani degli anni Sessanta furono presenti su vari fronti di lotta per la libertà e la giustizia.

Giovani: tenerezza e profezia nella costruzione del nuovo.

Attualmente molti giovani stanno ricuperando la loro energia. È in crescita la partecipazione dei gio­vani ai movimenti studenteschi, alle associazioni e gruppi di volontariato, alla pastorale giovanile, ai movimenti ecologici e pacifisti.

La speranza di un futuro migliore dà forza al nostro lavoro nel presente.

 

PREGHIERA PER LA PACE

Recitiamo insieme, a cori alterni, la preghiera Dacci la tua pace, di Pedro Casaldàliga.

Dacci, Signore, quella pace strana

che sboccia in piena lotta come un fiore di fuoco;

che spunta in piena notte come un canto nascosto;

che giunga in piena morte come il bacio atteso.

Dacci la pace di quelli che sono sempre in cammi­no

spogli d'ogni vantaggio, vestiti dal vento della spe­ranza.

Quella pace dei poveri, vincitori della paura.

Quella pace dei liberi, legati alla vita.

La pace che si condivide nell'uguaglianza, come l'acqua e l'Ostia.

Quella pace del Regno, che sta arrivando, in modo sconosciuto eppure certo.

Dacci la Pace, l'altra Pace, la tua Pace, Tu che sei la nostra Pace!

 

PREGHIERA FINALE E CONCLUSIONE

Concludiamo questa nostra celebrazione, sempre in sintonia con sant'Antonio, facendo nostri i senti­menti e i propositi contenuti nella Preghiera della pace, attribuita a san Francesco: O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace.

Dov'è odio, ch'io porti l'Amore.

Dov'è offesa, ch'io porti il Perdono.

Dov'è discordia, ch'io porti l'Unione.

Dov'è dubbio, ch'io porti la Fede.

Dov'è errore, ch'io porti la Verità.

Dov'è disperazione, ch'io porti la Speranza.

Dov'è tristezza, ch'io porti la Gioia.

Dov'è la tenebra, ch'io porti la Luce.

O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto d'essere consolato, quanto di consolare; d'essere compreso, quanto di comprendere; d'essere amato, quanto di amare. Poiché è dando che si riceve; è perdonando che si è perdonati; è morendo che si risorge a vita eterna.

BENEDIZIONE DI SANT'ANTONIO

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra. Prega per noi, sant'Antonio. E saremo degni delle promesse di Cristo. Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicato­re e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua intercessione seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore...

 

DECIMO GIORNO: LA PACE E L'ECOLOGIA SONO FRUTTO DELLA GIUSTIZIA

«Il Signore mi rivelò che dicessi questo saluto: Il Signore ti dia pace». (SAN FRANCESCO D'ASSISI, Testamento)

ACCOGLIENZA

Benvenuti tutti al nostro incontro di fratelli! Celebriamo questa Tredicina ecologica di sant'An­tonio per imparare alla sua scuola a rispettare e valorizzare la natura e la vita, presente in tutte le creature.

Poiché apparteniamo alla grande famiglia dei re­denti da Cristo, facciamo il segno della croce: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

PREGHIERA

In tutte le preghiere che innalzeremo a Dio durante questa tredicina, chiediamo, per intercessione di sant'Antonio, maggiore fede, luce e coraggio.

Per entrare subito in sintonia con il nostro Santo e con la sua sensibilità francescana, proclamiamo in­sieme, il Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l'onore et onne benedictione: ad te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ene dignu te mentovare. Laudato sie, mi Signore, cun tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per loi, et ellu è bellu e radiante con grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle, in celu 1'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si, mi Signore, per frate Vento et per Aere et Nubilo et Sereno et omne Tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si, mi Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si, mi Signore, per frate Focu, per lo quale enn' allumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. Laudato si, mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione: beati quelli ke '1 sosterranno in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali! Beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda nol farrà male. Laudate et benedicete mi Signore, et rengratiate, et serviateli cun grande humilitate.

 

PRESENTAZIONE DEL TEMA

A Nel decimo giorno della nostra Tredicina di sant'Antonio mediteremo e pregheremo su questo tema: la pace e l'ecologia sono frutto della giusti­zia. Il profeta Isaia aveva già affermato, più di due­mila anni fa, che la pace è frutto della giustizia. Ci siamo presi la libertà di aggiungere una nuova pa­rola a quella del profeta. Diciamo che la pace e l'ecologia sono frutto della giustizia!

La giustizia, così come la intende la Bibbia, è l'ar­monia tra la creatura e il Creatore. Da essa risulta la pace, che è l'armonia tra gli esseri umani. Ag­giungiamo che ne risulta pure l'armonia nelle rela­zioni di tutte le creature tra loro.

Sant'Antonio visse in grado così elevato questa ar­monia da riuscire a comunicare con i pesci. È fa­mosa la sua predica ai pesci nella città di Rimini, che abbiamo visto in un incontro dei giorni scorsi. Lo stesso sant'Antonio però, nei suoi discorsi e nelle sue prediche, usa toni forti contro coloro che ledono la giustizia sociale e danneggiano i poveri, i più deboli.

La pace e l'ecologia sono frutto della giustizia!

 

UNO SGUARDO ALLA REALTA’

Giustizia e ingiustizia nella società. Se diamo un'occhiata ai diversi settori di vita, noteremo quante ingiustizie esistano, ma al tempo stesso quanti sforzi e lotte di persone e di gruppi per instaurare relazioni più giuste.

Nella famiglia, fonte della vita umana, il maschili­smo è causa di tremende ingiustizie tra uomo e donna, tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle.

D'altro lato, i corsi per fidanzati in preparazione al matrimonio, i vari movimenti familiari stanno lot­tando per creare relazioni più sane e più giuste dentro casa.

Sant'Antonio in qualche regione è conosciuto come un santo che aiuta a trovare marito (o moglie). Non potrebbero i suoi devoti impegnarsi maggiormente nella lotta per la giustizia familiare?

«Voi siete duri di cuore. Da principio non fu così» (Mt 19,8).

Riguardo al mondo del lavoro, quante ingiustizie gridano al cielo e distruggono la vita e la pace tra le creature! È col lavoro che l'essere umano crea i mezzi per mantenere la vita.

È lavorando la sorella e madre terra che ottenia­mo ciò che ci alimenta.

Fabbricando autobus, automobili, biciclette, navi o aerei, si rende possibile e si facilita il trasporto, e così di seguito.

I beni della vita sono frutto del lavoro.

La prima cosa in contrasto col progetto d'amore del Creatore è la divisione tra le classi: da una parte il capitale, i signori, i padroni; dall'altra, i lavoratori. Dalla divisione spesso deriva la lotta di classe, ali­mentata dall'avidità di guadagno e dall'odio. Tutto questo è spiegato molto bene da Giovanni Paolo II nella sua enciclica « Laborem Exercens».

Lavoro e giustizia sono diritto di tutti.

I lavoratori e il padrone sono uniti nella produzione di un determinato bene. Al momento di venderlo, l'unico proprietario è il padrone, mentre il lavorato­

re viene rimunerato col salario. Spesso il salario minimo è un'offesa alla dignità del lavoratore.

Anche se tutti i salari fossero alti, non sarebbe an­cora fatta giustizia. È necessario che l'impresa pro­duttiva superi la divisione esistente al suo interno in modo da assicurare uguaglianza a tutti, rispettan­do la diversità delle funzioni.

Solidali nella dignità del lavoro.

Sant'Antonio, compagno di san Francesco d'Assisi, sostenne sempre una relazione fraterna fra le crea­ture: fratello sole, sorella luna. Di conseguenza non rientra nella filosofia di vita di sant'Antonio appro­priarsi le cose.

Quando subentra la relazione posseduto-possessore, proprietà-proprietario, scompare ogni aspetto fra­terno. È questa realtà fraterna il grande ideale di povertà radicale difeso e vissuto da san Francesco, da sant'Antonio e dai santi francescani.

«Il salario da voi defraudato ai lavoratori grida. E le proteste dei lavoratori sono giunte alle orec­chie del Signore degli eserciti» (Gc 5,4).

 

E tra le nazioni quali relazioni esistono? Fino a poco tempo fa il mondo gravitava attorno a due poli: impero capitalista nordamericano e impero co­munista russo. Tra i due si è stabilita una corsa agli armamenti che ha fatto spendere milioni di dollari: tutti soldi che avrebbero potuto eliminare o ridurre di molto la fame, l'analfabetismo, la mortalità in­fantile; operare un risanamento di fondo, introdurre reti d'acqua potabile e di luce elettrica in tutte le città del mondo.

Invece la guerra ha prevalso sulla pace tra le nazioni: «I capi delle nazioni dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi» (Mt 20,25-26).

 

La nostra chiesa è santa e peccatrice, come diciamo nella preghiera eucaristica della Messa. Tra di noi vi sono situazioni di ingiustizia e stiamo già lottan­do in molti per superarle.

È giusto che le donne non abbiano parte alle re­sponsabilità e al servizio del potere? L'unione della chiesa è condizione perché il mondo creda in Cri­sto.

Questa «guerra», questa divisione tra cristiani è uno stato di peccato in cui viviamo!

«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi» (Gv 17,11).

 

LA PAROLA DI DIO ILLUMINA LA VITA

Ascoltiamo due narrazioni bibliche che ci orientano sulle relazioni giuste e pacifiche con la natura.

 

Dal Libro della Genesi

Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte.

Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto ' il firmamento, dalle acque, che sono sopra il firmamen­to. E così avvenne.

Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regola­re il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illumina­re la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre (Gn 1,3-5.7.16-18).

 

Dal Libro dell'Esodo

Per sei anni seminerai la tua terra e ne raccoglierai il prodotto, ma nel settimo anno non la sfrutterai e la lascerai incolta: ne mangeranno gli indigenti del tuo popolo e ciò che lasceranno sarà divorato dalle bestie della campagna. Così farai per la tua vigna e per il tuo oliveto.

Per sei giorni farai i tuoi lavori, ma nel settimo giorno farai riposo, perché possano goder quiete il tuo bue e il tuo asino, possano respirare i figli della tua schiava, il forestiero (Es 23,10-12).

 

LA PAROLA CI INTERPELLA

1) Quale relazione avverti tra giustizia, pace ed ecologia?

2) Il racconto della creazione presenta Dio come lavoratore. Nel libro dell'Esodo Dio dice che la terra non può essere sfruttata, che essa ha biso­gno di riposare. Quale messaggio possiamo ri­cavarne per il nostro mondo moderno?

3) Vi sono molte personalità e istituzioni che lavo­rano per la pace. Citane alcune. Partecipi a qual­cuna di esse?

4) Conosci qualche gruppo e qualche attività in favore dell'unione dei cristiani?

 

PREGHIERA FINALE E CONCLUSIONE

Concludiamo questa nostra celebrazione, sempre in sintonia con sant'Antonio, facendo nostri i senti­menti e i propositi contenuti nella Preghiera della pace, attribuita a san Francesco: O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace.

Dov'è odio, ch'io porti l'Amore.

Dov'è offesa, ch'io porti il Perdono.

Dov'è discordia, ch'io porti l'Unione.

Dov'è dubbio, ch'io porti la Fede.

Dov'è errore, ch'io porti la Verità.

Dov'è disperazione, ch'io porti la Speranza.

Dov'è tristezza, ch'io porti la Gioia.

Dov'è la tenebra, ch'io porti la Luce.

O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto d'essere consolato, quanto di consolare; d'essere compreso, quanto di comprendere; d'essere amato, quanto di amare. Poiché è dando che si riceve; è perdonando che si è perdonati; è morendo che si risorge a vita eterna.

BENEDIZIONE DI SANT'ANTONIO

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra. Prega per noi, sant'Antonio. E saremo degni delle promesse di Cristo. Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicato­re e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua intercessione seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore...

 

UNDICESIMO GIORNO: GIOIA, LODE E CELEBRAZIONE IN SAN FRANCESCO D'ASSISI

ACCOGLIENZA

Benvenuti tutti al nostro incontro di fratelli! Celebriamo questa Tredicina ecologica di sant'An­tonio per imparare alla sua scuola a rispettare e valorizzare la natura e la vita, presente in tutte le creature.

Poiché apparteniamo alla grande famiglia dei re­denti da Cristo, facciamo il segno della croce: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

PREGHIERA

In tutte le preghiere che innalzeremo a Dio durante questa tredicina, chiediamo, per intercessione di sant'Antonio, maggiore fede, luce e coraggio.

Per entrare subito in sintonia con il nostro Santo e con la sua sensibilità francescana, proclamiamo in­sieme, il Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l'onore et onne benedictione: ad te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ene dignu te mentovare. Laudato sie, mi Signore, cun tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per loi, et ellu è bellu e radiante con grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle, in celu 1'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si, mi Signore, per frate Vento et per Aere et Nubilo et Sereno et omne Tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si, mi Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si, mi Signore, per frate Focu, per lo quale enn' allumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. Laudato si, mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione: beati quelli ke '1 sosterranno in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali! Beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda nol farrà male. Laudate et benedicete mi Signore, et rengratiate, et serviateli cun grande humilitate.

 

PRESENTAZIONE DEL TEMA

In questa nostra Tredicina di sant'Antonio, ormai prossimi alla sua festa, riflettiamo su una caratteri­stica fondamentale della spiritualità antoniana e francescana, ma anche di tutta la vita cristiana: la gioia, la lode, la celebrazione della vita, della fede e del cammino che facciamo su questa terra. Fare­mo questa riflessione guardando a san Francesco d'Assisi, che è stato uno strumento di Dio al fine di ricuperare questa dimensione del Vangelo.

 

Un cuore lieto, aperto, pieno di fede, ci rende più fratelli e sorelle di tutti, di uomini e donne, ma anche di tutta la creazione. Un biografo di France­sco descrive in questi termini il cuore del Santo della gioia:

 

Dalla Vita Seconda di Tommaso da Celano

In ogni opera (Francesco) loda l'Artefice; tutto ciò che trova nelle creature lo riferisce al Creatore. Esulta di gioia in tutte le opere delle mani del Signore, e attraver­so questa visione letificante intuisce la causa e la ragio­ne che le vivifica. Nelle cose belle riconosce la Bellezza Somma, e da tutto ciò che per lui è buono sale un grido: «Chi ci ha creati è infinitamente buono». Attraverso le orme impresse nella natura, segue ovunque il Diletto e si fa scala di ogni cosa per giungere al suo trono. Abbraccia tutti gli esseri creati con un amore e una devozione quale non si è mai udita, parlando loro del Signore ed esortandoli alla sua lode (165).

 

UNO SGUARDO ALLA REALTA’

Se guardiamo alla vita e al mondo che è in noi e attorno a noi, constatiamo quanto sia dura la realtà.

Pensiamo ai bambini che dappertutto, anche nei paesi industrializzati, sono vittime di violenze di ogni genere.

In particolare pensiamo ai bambini del Terzo mon­do. Anche da noi stampa e televisione ci mostrano continuamente la tragedia dei meninhos da rua del Brasile, spesso torturati e uccisi persino dalla poli­zia.

Signore, la nostra vita è segnata da grandi soffe­renze, da dolore e morte.

La realtà è dura. Nel mondo milioni di bambini si trovano privi dei loro diritti; molti di essi vivono per le strade, dormono all'aperto, fuggono dalle belve con pelle umana.

Perdono, Signore, misericordia.

La vita ormai non ha più valore, è divorata dalla violenza. Si uccide a freddo, soprattutto giovani e ragazzi.

Perdono, Signore, misericordia.

Abbiamo per compagne la fame e la malattia, che mietono migliaia di vittime.

Perdono, Signore, misericordia.

Crisi economica, disoccupazione, costo della vita immergono nella tristezza il nostro cuore e ci fanno soffrire.

Perdono, Signore, misericordia.

Non possiamo aver fiducia nei nostri governanti, la politica non è seria, la corruzione distrugge i servi­zi pubblici.

Perdono, Signore, misericordia. LA PAROLA DI DIO ILLUMINA LA VITA

Nonostante tutte le difficoltà, i conflitti, le sofferen­ze, non abbiamo motivo di disperare. Il Signore è la nostra forza e cammina con noi, il Signore è la nostra gioia.

 

Dal Vangelo secondo Matteo

Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti,

perché saranno consolati. Beati i miti,

perché erediteranno la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (Mt 5,10-12).

Francesco, il santo sempre lieto, ha trovato nel Vangelo la fonte della letizia. L'esperienza di Dio l'ha colmato di una gioia sublime, capace di affron­tare i più grandi dolori.

 

Ascoltiamo cosa ne scrive Tommaso da Celano.

(Entra Francesco, anche senz'abito religioso; mentre il lettore rac­conta, Francesco danza, come se suonasse un violino invisibile)

 

Dalla Vita Seconda di Tommaso da Celano

Talora - come ho visto con i miei occhi - raccoglieva un legno da terra, e mentre lo teneva sul braccio sini­stro, con la destra prendeva un archetto tenuto curvo da un filo e ve lo passava sopra accompagnandosi con mo­vimenti adatti, come fosse un violino, e cantava in fran­cese le lodi del Signore (127).

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l'onore et onne benedietione!

 

LA PAROLA CI INTERPELLA

1) Cos'è che ha portato Francesco a trasformarsi in Santo della gioia? Da dove scaturisce la virtù della gioia?

2) Che cosa trasmette a noi oggi la vita di France­sco?

3) Come vivere e testimoniare nelle difficoltà e nelle sofferenze della vita odierna la gioia del Vangelo e della risurrezione?

 

PREGHIERA DI LODE

Come lode finale del nostro incontro, recitiamo una preghiera di lode composta dal Santo della gioia, preghiera con la quale egli e i suoi frati lodavano Dio varie volte durante la giornata.

Santo, santo, santo il Signore Iddio onnipotente, che è, che era e che verrà (cf. Ap 4,8).

Degno è l'Agnello, che è stato ucciso, di ricevere la potenza e la divinità e la sapienza e la fortezza e l'onore e la gloria e la benedizione (cf. Ap 5,12).

Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo!

Benedite il Signore, opere tutte del Signore! (Dn 3,57).

Date lode a Dio, voi tutti, suoi servi, e voi che temete Iddio, piccoli e grandi (cf. Ap 19,5). Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo!

Lodino Lui glorioso i cieli e la terra e ogni creatura che è nel cielo e sulla terra, il mare e le creature che sono in esso (cf. Ap 5,13).

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

 

PREGHIERA FINALE E COCLUSIONE

Concludiamo questa nostra celebrazione, sempre in sintonia con sant'Antonio, facendo nostri i senti­menti e i propositi contenuti nella Preghiera della pace, attribuita a san Francesco: O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace.

Dov'è odio, ch'io porti l'Amore.

Dov'è offesa, ch'io porti il Perdono.

Dov'è discordia, ch'io porti l'Unione.

Dov'è dubbio, ch'io porti la Fede.

Dov'è errore, ch'io porti la Verità.

Dov'è disperazione, ch'io porti la Speranza.

Dov'è tristezza, ch'io porti la Gioia.

Dov'è la tenebra, ch'io porti la Luce.

O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto d'essere consolato, quanto di consolare; d'essere compreso, quanto di comprendere; d'essere amato, quanto di amare. Poiché è dando che si riceve; è perdonando che si è perdonati; è morendo che si risorge a vita eterna.

BENEDIZIONE DI SANT'ANTONIO

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra. Prega per noi, sant'Antonio. E saremo degni delle promesse di Cristo. Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicato­re e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua intercessione seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore...

 

DODICESIMO GIORNO: FRANCESCO E CHIARA D'ASSISI: UNA RELAZIONE NUOVA TRA UOMO E DONNA

ACCOGLIENZA

Benvenuti tutti al nostro incontro di fratelli! Celebriamo questa Tredicina ecologica di sant'An­tonio per imparare alla sua scuola a rispettare e valorizzare la natura e la vita, presente in tutte le creature.

Poiché apparteniamo alla grande famiglia dei re­denti da Cristo, facciamo il segno della croce: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

PREGHIERA

In tutte le preghiere che innalzeremo a Dio durante questa tredicina, chiediamo, per intercessione di sant'Antonio, maggiore fede, luce e coraggio.

Per entrare subito in sintonia con il nostro Santo e con la sua sensibilità francescana, proclamiamo in­sieme, il Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l'onore et onne benedictione: ad te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ene dignu te mentovare. Laudato sie, mi Signore, cun tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per loi, et ellu è bellu e radiante con grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle, in celu 1'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si, mi Signore, per frate Vento et per Aere et Nubilo et Sereno et omne Tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si, mi Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si, mi Signore, per frate Focu, per lo quale enn' allumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. Laudato si, mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione: beati quelli ke '1 sosterranno in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali! Beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda nol farrà male. Laudate et benedicete mi Signore, et rengratiate, et serviateli cun grande humilitate.

 

PRESENTAZIONE DEL TEMA

Stiamo per giungere al termine della nostra Tredici­na ecologica di sant'Antonio. Su quante cose ab­biamo riflettuto e pregato! Quante cose abbiamo scoperto! Apriamo lo scrigno della memoria per richiamare a uno a uno i temi su cui abbiamo finora riflettuto.

(Lasciare un po' di tempo per ricordare i temi precedenti)

Rifletteremo oggi su un tema bello e importante, spesso fonte anche di polemiche: uomo e donna e la loro missione nella costruzione di una società

giusta, egualitaria e fraterna con tutta la creazione.

 

UNO SGUARDO ALLA REALTA’

La nostra società non tratta allo stesso modo uomi­ni e donne: c'è uno squilibrio nel modo di rappor­tarsi e di vivere con loro.

Il maschilismo è una caratteristica di cui è impre­gnata tutta la società, sia negli uomini che nelle donne.

Esistono conflitti di identità: quale ruolo ha l'uomo, quale la donna?

L'amore rende liberi; l'egoismo, schiavi.

 

L'ESPERIENZA FRANCESCANA

Il progetto di Dio è un ideale che tutti devono cercare di vivere. Il cammino della liberazione è già stato percorso in vari modi: molti uomini e donne l'hanno già vissuto. Ci ispireremo oggi all'esperienza e al cammino fatto da Francesco e da Chiara d'Assisi.

(maschile) Francesco nacque ad Assisi nel 1182, da una famiglia ricca. Il padre, commerciante di suc­cesso, voleva vederlo un uomo riuscito nella vita. Da giovane, Francesco voleva diventare un cavalie­re famoso, un conquistatore di terre. Egli sperimen­ta un grande conflitto tra la vita che il padre voleva per lui (potere, ricchezza, prestigio sociale) e il pro­getto che Dio ha nei suoi confronti, com'egli avver­te. Sceglie il progetto di Dio. Abbandona la casa paterna, ricchezze e fasti, la compagnia dei suoi familiari e degli amici, la posizione di primo piano e di leader ch'egli aveva tra i giovani borghesi e nobili di Assisi. Sceglie un'altra strada: vivere po­vero, al servizio dei lebbrosi, dei semplici, degli abbandonati. Pregava molto. Decide di seguire e di imitare Gesù in tutto. Morì il 4 ottobre 1226, atti­rando molti dietro di sé.

(femminile) Chiara Favarone nacque ad Assisi nel 1194. Era di famiglia nobile e ricchissima. Decide di seguire Gesù Cristo adottando il modello di vita scelto da Francesco d'Assisi. Abbandona la casa dei genitori e va ad abitare con la comunità france­scana primitiva. Ma a quel tempo non era possibile per una donna vivere in mezzo a un gruppo religio­so formato da uomini. Francesco la porta quindi ad abitare dapprima in un monastero di benedettine, poi a San Damiano, dove Chiara dà inizio all'espe­rienza francescana femminile. Là con le sue com­pagne conduce, in uno spirito di totale abnegazione, una vita fatta di preghiera, gioia, lavoro, pover­tà, meditazione. Così lei e Francesco inaugurano una nuova era per la chiesa e per il mondo.

 

Chiara e Francesco seppero integrare assai bene nelle loro vite l'essere dell'uomo e l'essere della donna. Tra i due esisteva un'amicizia molto profon­da. Furono anni di scambievole aiuto ed accoglien­za, di rinuncia, di preghiera, di dialogo.

L'armonia del cosmo (natura) non significa unifor­mità, bensì armonia delle differenze. Ciò vale an­che per l'uomo e per la donna, che sono creature insieme alle altre.

Realtà maschile e realtà femminile si completano nel senso che uomo e donna sono, ciascuno per suo conto, persona completa. La donna non è comple­mento dell'uomo (idea maschilista); esiste invece tra i due una totale reciprocità nella quale i due possono e devono arricchirsi e completarsi l'un l'altra.

Uomo e donna, immagine di Dio!

La psicologia moderna ci insegna che l'uomo deve aver cura dentro di sé del suo lato femminile di tenerezza, interessamento, accoglienza, sensibilità, intuizione, senza rinunciare alla propria maschilità.

Allo stesso modo, la donna sarà più completa se avrà cura dentro di sé della maschilità costituita da razionalità, oggettività, capacità di ordine e di dire­zione, senza pregiudicare la propria femminilità.

Uomo e donna, immagine di Dio!

Uomo e donna sono uguali e al tempo stesso diffe­renti. L'uguaglianza si riferisce a valori, diritti e doveri comuni. La differenza, alle caratteristiche

proprie di ciascuno dei due. È esattamente in que­sta uguaglianza unita alla differenza che sta il se­greto della capacità che hanno gli esseri umani di costruire un mondo equilibrato, senza maschilismo e senza femminismo, senza fragilità e senza rigidi­tà.

Uomo e donna, immagine di Dio!

Rapporti fraterni tra uomo e donna, senza oppres­sione e senza sfruttamento, sono la condizione indi­spensabile per introdurre rapporti fraterni con la natura.

Chi non rispetta il suo simile, non rispetta la natura.

Francesco esprime perfettamente questo nel Canti­co delle creature, quando unisce in coppia le crea­ture, come: sole e luna, acqua e fuoco.

 

LA PAROLA DI DIO ILLUMINA LA VITA

I rapporti fraterni di reciprocità e di dialogo tra uomo e donna fanno parte del progetto di Dio, espresso nella Bibbia col racconto della creazione. Canto di acclamazione

 

Dal Libro della Genesi

Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.

Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certa­mente moriresti».

E il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qua­lunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli es­seri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccel­li del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. Allo­ra l'uomo disse:

«Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall'uomo è stata tolta».

Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne (Gn 2,5-24).

 

LA PAROLA CI INTERPELLA

1) Qual è il progetto di Dio per l'uomo e la donna, nell'insieme della creazione?

2) Cos'è che colpisce maggiormente l'attenzione nei rapporti tra Francesco e Chiara?

3) Quale il loro messaggio per il mondo d'oggi?

 

PREGHIERA DI LODE

La relazione adulta e libera di Francesco con la realtà femminile si esprime anche nel suo Saluto alla Vergine, che ora proclamiamo insieme:

Ti saluto, Signora santa, regina santissima, Ma­dre di Dio, Maria, che sempre sei Vergine, eletta dal santissimo Padre celeste e da Lui, col santis­simo Figlio diletto e con lo Spirito Santo Paracli­to, consacrata.

Tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia e ogni bene.

Ti saluto, suo palazzo.

Ti saluto, sua tenda.

Ti saluto, sua casa.

Ti saluto, suo vestimento.

Ti saluto, sua ancella.

Ti saluto, sua Madre.

E saluto voi tutte, sante virtù, che per grazia e lume dello Spirito Santo siete infuse nei cuori dei fedeli, affinché li rendiate, da infedeli, fedeli a Dio.

 

PREGHIERA FINALE E CONCLUSIONE

Concludiamo questa nostra celebrazione, sempre in sintonia con sant'Antonio, facendo nostri i senti­menti e i propositi contenuti nella Preghiera della pace, attribuita a san Francesco: O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace.

Dov'è odio, ch'io porti l'Amore.

Dov'è offesa, ch'io porti il Perdono.

Dov'è discordia, ch'io porti l'Unione.

Dov'è dubbio, ch'io porti la Fede.

Dov'è errore, ch'io porti la Verità.

Dov'è disperazione, ch'io porti la Speranza.

Dov'è tristezza, ch'io porti la Gioia.

Dov'è la tenebra, ch'io porti la Luce.

O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto d'essere consolato, quanto di consolare; d'essere compreso, quanto di comprendere; d'essere amato, quanto di amare. Poiché è dando che si riceve; è perdonando che si è perdonati; è morendo che si risorge a vita eterna.

BENEDIZIONE DI SANT'ANTONIO

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra. Prega per noi, sant'Antonio. E saremo degni delle promesse di Cristo. Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicato­re e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua intercessione seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore...

 

TREDICESIMO GIORNO: LA FESTA DEL PANE E DELLA VITA

ACCOGLIENZA

Benvenuti tutti al nostro incontro di fratelli! Celebriamo questa Tredicina ecologica di sant'An­tonio per imparare alla sua scuola a rispettare e valorizzare la natura e la vita, presente in tutte le creature.

Poiché apparteniamo alla grande famiglia dei re­denti da Cristo, facciamo il segno della croce: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

PREGHIERA

In tutte le preghiere che innalzeremo a Dio durante questa tredicina, chiediamo, per intercessione di sant'Antonio, maggiore fede, luce e coraggio.

Per entrare subito in sintonia con il nostro Santo e con la sua sensibilità francescana, proclamiamo in­sieme, il Cantico delle creature di san Francesco d'Assisi.

Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l'onore et onne benedictione: ad te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ene dignu te mentovare. Laudato sie, mi Signore, cun tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per loi, et ellu è bellu e radiante con grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle, in celu 1'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si, mi Signore, per frate Vento et per Aere et Nubilo et Sereno et omne Tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. Laudato si, mi Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si, mi Signore, per frate Focu, per lo quale enn' allumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba. Laudato si, mi Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione: beati quelli ke '1 sosterranno in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali! Beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda nol farrà male. Laudate et benedicete mi Signore, et rengratiate, et serviateli cun grande humilitate.

 

PRESENTAZIONE DEL TEMA

Siamo giunti alla festa di sant'Antonio, terminando oggi la nostra Tredicina ecologica: questo cammino con sant'Antonio, Francesco e Chiara d'Assisi, per rafforzare la nostra fraternità con tutte le creature. Vogliamo oggi, in modo tutto speciale, lodare il Creatore per questo nostro meraviglioso e fedele fratello di Gesù che è stato sant'Antonio di Padova.

 

ACCOGLIENZA DELLA BIBBIA

Sant'Antonio è stato dichiarato «Dottore della chie­sa», cioè grande conoscitore delle scienze sacre, studioso della fede cristiana. Fedele e affezionato alla Sacra Scrittura, in essa trovò la fonte della sapienza. Fu meditando e contemplando la Bibbia che trovò la strada della santità. Si è giunti a dire che se si fossero perduti tutti gli scritti della Bibbia, sant'Antonio sarebbe stato capace di riscriverla tut­ta, tanto grande era l'intimità ch'egli aveva con la Parola di Dio.

Accogliamo con entusiasmo e con gioia la Parola di Dio!

(In processione, accompagnata da ceri accesi e da un gruppo di persone, viene introdotta solennemente la Bibbia. La si potrà acco­gliere con applausi)

 

Dal Vangelo secondo Marco

Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi cre­derà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompa­gneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non re­cherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.

Allora essi partirono e predicarono dappertutto, men­tre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano (Mc 16,14-20).

 

LA PAROLA CI INTERPELLA

1) Il Vangelo dice che il Signore aiutava i discepoli per mezzo di segni. Quali sono i segni che ac­compagnano oggi i gruppi e i movimenti che lottano per la giustizia, la pace e l'ecologia?

2) Quali virtù e azioni di sant'Antonio sono impor­tanti e necessarie per il mondo d'oggi?

3) Che senso ha la benedizione e la distribuzione dei pani nel giorno di sant'Antonio?

 

PRESENTAZIONE DEI PANI

Sant'Antonio non è stato solo uno che ha ascoltato la Parola. Egli si è anche premurato di viverla. Ha accolto e incarnato la Parola nella sua vita. E lo ha manifestato nella fraternità con tutte le creature, in modo particolare con i poveri e i bisognosi, con grande capacità di servizio e di partecipazione. Ne è un segno il «pane di sant'Antonio», che abbiamo ancor oggi l'abitudine di distribuire nel giorno della sua festa.

Accogliamo e offriamo i pani della condivisione, il cibo per la festa della vita, la cena della fraternità. (Vengono portati i pani che saranno offerti. Tutti coloro che hanno con sé del pane, potranno presentarlo e metterlo in un posto adatto, bene in vista. La presentazione dei pani va fatta con un gesto di offerta, per esempio, alzando le mani)

 

PREGHIERA DI LODE

Innalziamo al Signore la nostra preghiera di lode e ringraziamento.

Sii benedetto, Signore, Dio della vita, Dio Creatore, Dio che ama e libera i poveri, Dio della fraternità.

Sii benedetto, Signore, Dio della vita!

Abbiamo portato il pane, scelto tra le opere della tua creazione, per offrirtelo in segno di gratitudine per la tua bontà e misericordia.

Ricevi la nostra offerta, o Signore!

Questo pane è frutto della terra, tua creazione, e del lavoro di molti fratelli e sorelle. Questo pane è frumento macinato, schiacciato, trasformato: sim­bolo del tuo popolo che soffre, ma attende fiducio­so la liberazione.

Ricevi la nostra offerta, o Signore!

Questo pane, formato da molti granelli di frumento, è segno dell'unità del tuo popolo riunito in migliaia di comunità presenti in ogni parte della terra.

Ricevi il tuo popolo in offerta, o Signore!

Noi ti lodiamo, Dio creatore, per le opere della tua creazione, che ci hai date come fratelli e sorelle.

Sii benedetto, Signore, Dio creatore!

Noi ti lodiamo, Dio della vita, per il nutrimento che ci dai: il pane è vita e salute nostra.

Sii benedetto, Signore, Dio della vita!

Noi ti lodiamo, Dio liberatore, per il cammino del tuo popolo nella lotta per la giustizia, nella costru­zione della pace e nella difesa dell'ecologia.

Sii benedetto, Signore, Dio liberatore! Canto

 

BENEDIZIONE DEI PANI

Signore, Dio della vita, Dio creatore, Dio liberato­re, benedici questi pani, la terra che li ha prodotti e le mani che li hanno preparati.

Dacci del tuo pane, o Signore!

Questo pane ci ricorda la manna che nutri il tuo popolo nel cammino di liberazione; la partecipazio­ne alla stanchezza e alla fame del popolo da parte di Gesù nel deserto; la cena di Gesù con gli apo­stoli.

Dacci del tuo pane, o Signore!

Questo pane ci ricorda l'eucaristia, sacramento del­la fraternità e presenza viva del tuo Figlio come nutrimento e sostegno del tuo popolo che lavora alla costruzione del Regno.

Dacci sempre di questo pane!

Signore, non manchi mai il pane per i bambini e nessuno dei nostri fratelli abbia più a morire di fame.

Dacci sempre del tuo pane, o Signore!

Signore, non manchi mai il pane sulla tavola dei lavoratori!

Dacci sempre del tuo pane, o Signore!

Signore, che il pane non sia mai ammassato e cu­stodito nei magazzini dei governi o dei ricchi della terra, fino a guastarsi e ammuffire!

Dacci sempre del tuo pane, o Signore!

Signore, dacci il pane della gioia, il pane del lavo­ro, il pane della salute, il pane della fraternità, il pane della condivisione.

Signore, da' pane a chi ha fame. E fame e sete di giustizia a chi ha pane.

Signore, che questo pane dia forza e coraggio al popolo che lotta per instaurare la giustizia nella società e vincere la malvagità e la corruzione del mondo.

Signore, da' pane a chi ha fame. E fame e sete di giustizia a chi ha pane.

Signore, che questo pane dia forza di resistenza e fedeltà a tutti gli uomini e donne di buona volontà che lottano per costruire la pace e rinnovare la fac­cia della terra.

Signore, da' pane a chi ha fame. E fame e sete di giustizia a chi ha pane.

Signore, che questo pane alimenti la fraternità tra i poveri della terra e dia gioia e coraggio a tutti coloro che si impegnano attivamente per la causa dell'ecologia.

Signore, da' pane a chi ha fame. E fame e sete di giustizia a chi ha pane.

Signore, che questo pane dia fedeltà alla tua chiesa nel cammino del Vangelo ed entusiasmo nell'opera di costruzione del Regno.

Signore, da' pane a chi ha fame. E fame e sete di giustizia a chi ha pane.

Signore, che questo pane ci insegni sempre la soli­darietà e la condivisione. Nel nome di Gesù, tuo Figlio e nostro fratello, che cammina con noi e vive con te, nell'unità dello Spirito Santo.

Amen. Amen. Amen!

Recitiamo insieme il Padre nostro, tenendoci l'un l'altro la mano in segno di fraternità.

Padre nostro...

 

PREGHIERA FINALE E CONCLUSIONE

Concludiamo questa nostra celebrazione, sempre in sintonia con sant'Antonio, facendo nostri i senti­menti e i propositi contenuti nella Preghiera della pace, attribuita a san Francesco: O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace.

Dov'è odio, ch'io porti l'Amore.

Dov'è offesa, ch'io porti il Perdono.

Dov'è discordia, ch'io porti l'Unione.

Dov'è dubbio, ch'io porti la Fede.

Dov'è errore, ch'io porti la Verità.

Dov'è disperazione, ch'io porti la Speranza.

Dov'è tristezza, ch'io porti la Gioia.

Dov'è la tenebra, ch'io porti la Luce.

O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto d'essere consolato, quanto di consolare; d'essere compreso, quanto di comprendere; d'essere amato, quanto di amare. Poiché è dando che si riceve; è perdonando che si è perdonati; è morendo che si risorge a vita eterna.

BENEDIZIONE DI SANT'ANTONIO

Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra. Prega per noi, sant'Antonio. E saremo degni delle promesse di Cristo. Dio onnipotente ed eterno, che in sant'Antonio di Padova hai dato al tuo popolo un insigne predicato­re e un patrono dei poveri e dei sofferenti, fa' che per sua intercessione seguiamo gli insegnamenti del Vangelo e sperimentiamo nella prova il soccorso della tua misericordia. Per il nostro Signore...