PREGHIERE DI
SAN FRANCESCO D’ASSISI
COME
PREGAVA S. FRANCESCO. I
Ministri Provinciali delle Famiglie Francescane, il 15-12-1979, a tutti i Frati,
in preparazione dell'VIlI centenario della nascita di S. Francesco, scrivevano:
«Il centenario rappresenta anzitutto un 'occasione di rinnovamento spirituale
nella tedeltà al primitivo carisma. Desideriamo conoscere ed amare di più il
nostro Serafico Padre... E’ questa, una premessa necessaria per un servizio
di evangelizzazione nella Chiesa a favore di tutto il popolo italiano che
onora S. Francesco come suo principale patrono». Per aderire a questo
desiderio, abbiamo pensato di diffondere durante l'anno dell'VIlI centenario
della nascita del Poverello con questo libretto, le Preghiere di S. Francesco,
da lui composte e meditate, tramandateci dai suoi biografi o dalla tradizione,
perché il popolo cristiano pregando con le stesse sue parole e con gli stessi
suoi sentimenti, possa trovare motivo di «rinnovamento spirituale» e un motivo in più per «conoscere ed amare di più
il nostro Serafico Padre». E’ stato scritto: nelle Laudi e Preghiere:
tocchiamo il fondo più segreto e la sublimità della sua
esperienza cristiana, quando tutto quello che crede ed opera viene
risolto e rivolto da Dio nel colloquio aperto e filiale con Lui, dal
quale viene e al quale ritorna ogni bene. La preghiera di Francesco è, appunto
e prima di tutto, bisogno e canto inesauribile di lode, sempre e dovunque,
anche quando implora o quando piange e canta insieme il
"dono" della Passione e morte di Cristo. Lode di parole, che a volte
si tramutano nel "giubilo". vera musica del cuore, come tutta la sua
vita ha voluto essere una lode di opere». Ecco come pregava S.
Francesco. Qui troverai il suo ardente amore per il Signore. Ti auguro di
provare un po’ di quell'amore che aveva Francesco per Iddio e avvicinarti
sempre di più a Lui come Francesco gli si avvicinò, e così godere come lui,
in mezzo alle traversie della vita, quella pace che lo faceva cantare anche in mezzo
ai dolori più acerbi. «E tanto il bene che mi aspetto che ogni pena mi è
diletto».
P.
Sebastiano Pazzini 4 ottobre1981
LAUDI A
DIO ALTISSIMO
PREGHIERA, LODE, RENDIMENTO DI GRAZIE
Questa
stupenda preghiera fa parte della regola non bollata e si trova nel
capitolo XXIII. È stata definita: » ...una confessione lirica nella quale si
può additare il Credo sublime di S. Francesco» (P.S. da Campagnola).
Il Serafico Padre, dopo aver reso grazie alle tre Persone della Santissima
Trinità, invita Maria Santissima, I Cori angelici e tutti i Santi a rendere
grazie al «sommo e vero Dio». Anche noi rendiamo grazie a Dio altissimo e
sommo.
Onnipotente, altissimo, santissimo
e
sommo Dio,
Padre
santo e giusto,
Signore
Re del cielo e della terra,
per
te stesso ti rendiamo grazie,
poiché
per la tua santa volontà
e
per l'unico tuo Figlio nello Spirito Santo,
hai
creato tutte le cose spirituali e corporali,
e
noi fatti a immagine tua e a tua somiglianza
hai
posto in Paradiso;
e
noi per colpa nostra siamo caduti.
E ti rendiamo grazie,
perché,
come tu ci hai creato,
per
mezzo del tuo Figlio,
così
per il vero e santo tuo amore,
col
quale ci hai amato,
hai
fatto nascere lo stesso vero Dio
e
vero uomo dalla gloriosa
sempre
vergine beatissima santa Maria,
e
per la croce,
il
sangue e la morte di Lui
ci
hai voluti liberare e redimere.
E ti rendiamo grazie,
poiché
lo stesso tuo Figlio
ritornerà
nella gloria della sua maestà
per
destinare i reprobi
che
non fecero penitenza e non ti conobbero,
al
fuoco eterno
e
per dire a tutti coloro che ti conobbero
e
ti adorarono e servirono nella penitenza:
Venite
Benedetti dal Padre mio,
entrate
in possesso del regno
e
che vi è stato preparato
fin
dalle origini del mondo.
E poiché tutti noi miseri e peccatori
non
siamo degni di nominarti
supplici
preghiamo
che
il Signore nostro Gesù Cristo
Figlio
tuo diletto
nel
quale ti sei compiaciuto,
insieme
con lo Spirito Santo Paraclito
ti
renda grazie,
così
come a te e ad essi piace,
per
ogni cosa
Lui
che ti basta sempre in tutto
e
per il quale a noi hai fatto cose tanto grandi. Alleluia.
E per il tuo amore umilmente preghiamo
la
gloriosa e beatissima
Madre
sempe vergine Maria,
il
beato Michele, Gabriele, Raffaele
e
tutti i cori degli spiriti celesti:
Serafini,
Cherubini, Troni,
Dominazioni,
Principati, e Potestà,
Virtù,
Angeli e Arcangeli;
il
beato Giovanni Battista, Giovanni Evangelista,
Pietro,
Paolo,
e
i beati Patriarchi e profeti,
i
santi innocenti, gli apostoli e gli evangelisti,
i
discepoli, i martiri, i confessori, le vergini,
i
beati Elia e Enoch
e
tutti i santi che furono e saranno e sono,
affinché
rendano grazie a Te
sommo
e vero Dio,
eterno
e vivo con il Figlio tuo carissimo
Signore
nostro Gesù Cristo
e
con lo Spirito Santo Paraclito nei secoli
dei
secoli Amen. Alleluia.
SIGNORE IDDIO
Questa
preghiera, alquanto diversa, da quella che al capitolo 23 conclude la prima
Regola dei Frati Minori, Bartolomeo da Pisa la riporta nel suo libro «De
Conformitate», come conclusione della stessa Regola.
Signore Iddio,
che
tutti ti possiamo amare con tutto il cuore,
con
tutta l'anima,
con
tutta la mente,
con
tutta la capacità e la forza
con
tutto l'intelletto e con tutte le potenze,
con
tutta l'intensità,
con
tutto l'affetto,
con
tutto il nostro intimo,
con
tutto il desiderio e la volontà:
perché
tu, o Signore,
a
noi hai dato e ancora dai tutto il tuo corpo
e
tutta l'anima tua e la tua vita intera!
Tu che ci hai creati,
ci
hai redenti
e
per sola tua misericordia ci salverai;
tu
che hai fatto e fai ogni bene a noi,
miserabili
e miseri come siamo,
putridi
e fetidi, ingrati e cattivi.
Che null'altro,
dunque,
possiamo noi sapere,
null'altro
desiderio,
null'altro
volere,
in
null'altro trovare piacere o diletto,
se
non in te,
che
sei Creatore e Redentore
e
Salvatore nostro:
in
te che sei solo vero Dio,
pienezza
di bene,
ogni
bene, tutto il bene,
vero
e sommo bene,
che
solo sei buono,
pio
e mite, soave e dolce;
che
solo sei santo
e
giusto, vero e retto;
che
solo sei benigno,
innocente
e puro.
Da
te, per te e in te
è
tutto il perdono,
tutta
la grazia,
tutta
la gloria di tutti i penitenti
e
giusti e di tutti i beati
che
insieme godono nel cielo.
Nulla, dunque, o Signore,
ci
separi, nulla ci divida,
nulla
ci impedisca dall'amarti
ovunque
e in ogni tempo,
ogni
giorno e di continuo,
in
verità e con umiltà
e
di portare sempre in cuore te, vero Dio.
Che
sempre ti possiamo amare ed onorare,
adorare
e servire,
lodare
e benedire e glorificare,
sempre
magnificare ed esaltare.
E grazie, Signore!
grazie
a te, altissimo e sommo Iddio
Trinità
ed Unità,
Padre
e Figlio e Spirito Santo,
Creatore
di tutto.
Salvatore
di quanti credono
e
sperano in te e te amano;
che
sei senza principio e senza fine,
ammirabile,
invisibile, inenarrabile,
ineffabile,
incomprensibile,
imperscrutabile,
benedetto,
lodevole,
glorioso
e
superesaltato, sublime,
eccelso,
amabile,
soave,
dilettevole
tutto
sempre sopra ogni cosa
desiderabile
nei secoli dei secoli.
Amen.
Bartolomeo
da Pisa: De conformitate, fruct. XXIII, p. Il - FF 70-73
LODI DI DIO ALTISSIMO
Queste
Lodi ci sono pervenute autograte del Santo, perché scritte da lui stesso
sul verso della pergamena che contiene la Benedizione a frate Leone. Nei
lato della pergamena (riferiscono le Fonti Francescane) che contiene la
Benedizione a frate Leone, sopra di essa, da altra mano e con inchiostro rosso
è scritto: «Il beato Francesco, due anni prima della sua morte, fece una
quaresima sul monte della Verna, ad onore della beata Vergine Maria, Madre di
Dio e del beato Michele arcangelo, dalla festa dell'Assunzione di santa Maria
vergine fino alla festa di San Michele arcangelo; e
la mano di
Dio tu su di lui mediante la visione e le parole del serafino e l'impressione
delle stimmate di Cristo nel suo corpo; compose allora queste laudi che sono
scritte nel retro di questo foglio, e le scrisse di sua mano, rendendo grazie al
Signore per il beneficio a lui concesso». Anche Tommaso da Celano nella Vita
Seconda cap. XX, 49 ci rende testimonianza del tatto: «Un giorno Francesco lo
chiama (frate Leone): Portami - gli dice - carta e calamaio, perché voglio
scrivere le parole e le lodi del Signore, come le ho meditate nel mio cuore».
Subito gli portò quanto aveva chiesto,
ed egli, di sua mano, scrisse le lodi di Dio e le parole che aveva in animo.
Alla fine aggiunse la benedizione del frate e gli disse: «Prenditi questa carta
e custodiscila con cura fino al giorno della tua morte». La data di
composizione dunque è chiara: Settembre 1224.
Tu sei santo, Signore Iddio unico,
che
fai cose stupende.
Tu
sei forte
Tu
sei grande
Tu
sei l’Altissimo
Tu
sei il Re onnipotente
Tu
sei il Padre santo,
Re
del cielo e della terra.
Tu sei trino e uno,
Signore
Iddio degli dei
Tu
sei il bene,
tutto
il bene, il sommo bene
Signore
Iddio vivo e vero.
Tu sei amore, carità
Tu
sei sapienza
Tu
sei umiltà
Tu
sei pazienza
Tu
sei bellezza
Tu
sei sicurezza
Tu
sei la pace
Tu
sei gaudio e letizia
Tu
sei la nostra speranza
Tu
sei giustizia
Tu
sei temperanza
Tu
sei ogni nostra ricchezza.
Tu sei bellezza
Tu
sei mitezza
Tu
sei il protettore
Tu
sei il custode e il difensore nostro
Tu
sei fortezza Tu sei rifugio.
Tu sei la nostra speranza
Tu
sei la nostra fede
Tu
sei la nostra carità
Tu
sei tutta la nostra dolcezza
Tu
sei la nostra vita eterna
grande
e ammirabile Signore,
Dio
onnipotente,
misericordioso
Salvatore.
COMMENTO AL «PATER NOSTER»
Lo
potremmo chiamare un breve florilegio di considerazioni sulla Preghiera
domenicale. Il «Padre Nostro» è sempre stato argomento di meditazione in
tutti i secoli e di tutti i santi. S. Francesco ci ha lasciato questo breve
scritto, che forse doveva servire da meditazione anche ai suoi Frati,
specialmente ai più semplici che non avevano studiato.
Santissimo Padre nostro: Creatore, Redentore,
Consolatore e Salvatore nostro.
Che sei nei cieli: negli Angeli e nei santi,
illuminandoli a conoscere che tu, Signore, sei luce; infiammandoli ad amare,
perché tu, Signore, sei amore inabitando in essi, pienezza della loro gioia,
poiché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale viene ogni bene, senza
il quale non vi è alcun bene.
Sia santificato il tuo nome: si faccia più chiara
in noi la conoscenza di te, per poter vedere l'ampiezza dei tuoi benefici,
l'estensione delle tue promesse, i vertici della tua maestà, le profondità dei
tuoi giudizi.
Venga il tuo regno: affinché tu regni in noi per
mezzo della grazia e tu ci faccia giungere al tuo regno ove v'è di te una
visione senza ombre, un amore perfetto, un'unione felice, un godimento senza
fine.
Sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra: affinché
ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con tutta l'anima, sempre
desiderando te; con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e
in ogni cosa cercando il tuo onore. E con tutte le nostre forze, spendendo tutte
le nostre energie e sensibilità dell'anima e del corpo a servizio del tuo amore
e non per altro; e affinché amiamo il nostro prossimo come noi stessi,
trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui
come dei nostri e compatendoli nei malie non recando offesa a nessuno.
Dacci il nostro pane quotidiano: il tuo diletto
Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, dà a noi oggi: a ricordo e a
riverente comprensione di quell'amore che ebbe per noi, e di tutto ciò che per
noi disse, fece, e patì.
E. rimetti a noi i nostri debiti: per la tua ineffabile
misericordia, in virtù della passione del Figlio tuo e per l'intercessione e
i meriti della beatissima Vergine Maria e di tutti i tuoi santi.
Come noi li rimettiamo ai nostri debitori:
e quello che noi non sappiamo
pienamente perdonare, tu, Signore, fa che pienamente perdoniamo, sì che, per
amor tuo, si possa veramente amare i nostri nemici e si possa per essi, presso
di te, devotamente intercedere, e a nessuno si renda male per male, e si cerchi
di giovare a tutti in te.
E non ci indurre in tentazione: nascosta o
manifesta, improvvisa o insistente.
E liberaci dal male: passato, presente e futuro.
Amen.
Gloria al padre, e al Figlio e allo Spirito Santo, Come era nel
principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
LODI PER OGNI ORA
Queste
lodi il Serafico Padre le ha desunte in parte dalla Sacra Scrittura, e venivano
recitate prima di ogni ora del Divino Ufficio e dell'Ufficio della Passione e
della Vergine, ed erano recitate subito dopo il «Santissimo Padre Nostro».
Santo, santo, santo
il
Signore Iddio onnipotente,
che
è, che era e che verrà.
Lodiamolo
ed esaltiamolo in eterno.
Degno è il Signore Dio nostro
di
ricevere la lode,
la
gloria e l'onore e la benedizione.
Lodiamolo
ed esaltiamolo in eterno.
Degno è l'Agnello,
che
è stato ucciso,
di
ricevere la potenza e la divinità
e
la sapienza e la fortezzae
l'onore
e la gloria e la benedizione.
Lodiamolo
ed esaltiamolo in eterno.
Benediciamo il Padre
e
il Figlio con lo Spirito Santo.
Lodiamolo
ed esaltiamolo in eterno.
Benedite il Signore,
opere
tutte del Signore.
Lodiamolo
ed esaltiamolo in eterno.
Date lode a Dio,
voi
tutti, suoi servi
e
voi che temete Iddio,
piccoli
e grandi
Lodiamolo
ed esaltiamolo in eterno.
Lodino Lui glorioso
i
cieli e la terra
e
ogni creatura
che
è nel cielo e sulla terra,
il
mare e le creature che sono in esso.
Lodiamolo
ed esaltiamolo in eterno.
Gloria al Padre
e
al Figlio e allo Spirito Santo.
Lodiamolo
ed esaltiamolo in eterno.
Come era nel principio
e
ora e sempre
e
nei secoli dei secoli. Amen.
Lodiamolo
ed esaltiamolo in eterno.
ONNIPOTENTE, SANTISSIMO
Con
questa Orazione, il Santo concludeva la preparazione alla recita deIl'«Ufficio
della Passione del Signore» che era la preghiera quotidiana dei frati quando
non avevano ancora i breviari.
Onnipotente, santissimo
altissimo
e sommo Iddio,
che
sei il sommo bene,
tutto
il bene,
ogni
bene,
che
solo sei buono,
fa
che noi ti rendiamo ogni lode,
ogni
gloria,
ogni
grazia,
ogni
onore,
ogni
benedizione,
e
tutti i beni.
Fiat.
Fiat. Amen.
PREGHIERA PRIMA DELL'UFFICIO DIVINO
Bartolomeo
da Pisa la chiama «Preghiera prima delle ore canoniche». S. Francesco, prima
di iniziare la recita dell'Ufficio divino era solito recitare questa preghiera.
Onnipotente, eterno, giusto
e
misericordioso Iddio,
concedi
a noi miseri di fare,
per
tua grazia,
ciò
che sappiamo che tu vuoi,
e
di volere sempre ciò che ti piace,
affinché
purificati nell'anima
affinché
interiormente illuminati
e
accesi dal fuoco dello Spirito Santo,
possiamo
seguire le orme del Figlio tuo,
il
Signore nostro Gesù Cristo,
e
a Te, o Altissimo,
giungere
con l'aiuto della tua sola grazia.
Tu che vivi e regni glorioso
nella
Trinità perfetta
e
nella semplice Unità,
Dio
Onnipotente
per
tutti i secoli dei secoli. Amen.
TEMETE DIO
Mariano
Fiorentino (+1523) afferma che queste Lodi erano nel Convento dell'Eremita
(Terni), e che erano autografe di S. Francesco.
Temete Dio e dategli gloria.
Il
Signore,
E’
degno di ricevere la lode e l'onore.
Lodate
il Signore
Tutti
voi che lo temete.
Ave
Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Cielo e terra date a Lui la lode.
Fiumi
tutti lodate il Signore.
Benedite,
Figli di Dio il Signore.
Questo
è il giorno che ha fatto il Signore,
rallegriamoci
ed esultiamo.
Alleluia. Alleluia. Alleluia! O Re d'israele!
Ogni
vivente dia lode al Signore.
Lodate
il Signore, perché è buono;
tutti
voi che leggete queste cose,
benedite
il Signore.
Creature tutte, benedite il Signore.
Uccelli
tutti del cielo,
lodate
il Signore.
Fanciulli
tutti
lodate
il Signore.
Giovani
e fanciulle
lodate
il Signore.
L'Agnello che è stato immolato
è
degno di ricevere
lode,
gloria e onore.
Sia
benedetta la santa Trinità
e
l'indivisa Unità.
San
Michele Arcangelo,
difendici
nella lotta.
MIO DIO E MIO TUTTO!
Questa
preghiera è riportata da Bartolomeo da Pisa, nelle sue «Conformitates», come
preghiera quotidiana di San Francesco. Anzi, Bartolomeo scrive che il Serafico
passava delle notti intere meditando su queste parole. Il Santo davanti alla
immensità di Dio si umilia fino a chiamarsi «vermiciattolo»!
Mio Dio e mio tutto!
Chi
siete voi,
mio
dolcissimo Signore Iddio,
e
chi sono io,
io
povero vermiciattolo,
vostro
servo?...
Signore santissimo
io
vorrei amarvi…
Signore mio Dio,
io
vi dono tutto il cuor mio
e
lo desidero ardentemente
fare
sempre di più,
se
almeno lo potessi compiere.
SIGNORE MIO IDDIO
Il
Santo, secondo lo scrittore dei Fioretti (Cap. XIX), la pronunciò a S
Damiano, dove era andato e dove santa Chiara gli aveva preparato una «celluzza
di cannucce» nella quale egli si potesse meglio riposare. Ma santo Francesco
tra per lo dolore della infermità e per la multitudine de' surci che gli
tacevano grandissima noia, punto del mondo non si potea posar né di dì, nè di
notte. E sostenuto più dì quella pena, e tribulazione, cominciò a pensare e
a conoscere che quello era uno flagello di Dio per li suoi peccati; e incominciò
a ringraziare Iddio con tutto il cuore e con la bocca e poi gridava ad alte voci
e disse:
Signore mio Iddio,
io
sono degno di questo
e
di troppo peggio.
Signore mio Gesù Cristo, pastore buono,
il
quale a noi peccatori
hai
posta la tua misericordia;
in
diverse pene e angoscie corporali,
Concedi grazia e virtù
tu
a me, tua pecorella,
che
per nessuna infermità,
nè
angoscia o dolore
io
mi separi da te.
O SIGNORE MIO
Questa
preghiera fa parte di «un mattutino, o lode a Dio» veramente straordinario e
stupendo «che, un giorno San Francesco non avendo il Breviario per l'Ufficio
Divino, componeva come gli dettava la sua umiltà, e così Frate Leone doveva
rispondere: Veramente tu se' degno d'esser messo tra i maledetti». Ma Frate
Leone, ispirato da Dio rispose: «O frate Francesco, Iddio ti farà tale, che
tra li benedetti tu sarai singolarmente benedetto».
Signore mio,
del
cielo e della terra
io
ho commesso contro a te
tante
iniquità e tanti peccati,
che
al tutto io son degno
d'esser
da te maladetto.
RINGRAZIAMENTO PER LE CONSOLAZIONI
Il
Santo istruiva i suoi Frati a ringraziare Dio delle consolazioni ricevute nella
preghiera e diceva loro: «Quando il servo di Dio nella preghiera è visitato
dal Signore con qualche nuova consolazione, deve prima di terminare alzare gli
occhi al cielo e dire al Signore a mani giunte:
Tu, o Signore
hai
mandato dal cielo
questa
dolce consolazione
a
me indegno peccatore:
io
te la restituisco,
affinché
tu me la metta in serbo,
perché
io sono un ladro del tuo tesoro.
Signore,
toglimi
il tuo bene in questo mondo
e
conservamelo per il futuro.
PREGHIERA PER IL TEMPO DI MALATTIA
L'origine
di questa preghiera ce la racconta S. Bonaventura nella Leggenda Maggiore (Capo
XIV, 2) dove è riportata. La pronunciò poco prima di morire. Scrive il Santo
Dottore: «Una volta, vedendolo tormentato più del solito da dolori lancinanti,
un frate molto semplice gli disse: "Figliolo, prega il Signore che ti
tratti un po’ meglio, perché sembra che faccia pesare la mano su di te più
del dovuto». A quelle parole, il Santo esclamò con un grido: "Se non conoscessi
la tua schiettezza e semplicità, da questo momento io avrei in odio la tua
compagnia, perché hai osato ritenere discotibili i giudizi di Dio a mio
riguardo"». E, benché stremato dalla lunga infermità, si buttò a terra,
battendo le ossa indebolite nella cruda caduta. Poi baciò la terra dicendo:
Ti ringrazio, Signore Iddio,
tutti
questi miei dolori;
prego,
o Signore mio,
di
darmene cento volte di più,
se
così ti piace.
Io sarò contentissimo, se tu mi affliggerai
e
non mi risparmierai il dolore,
Perché
adempiere alla tua volontà,
è
per me consolazione sovrappiena.
SIGNOR MIO
Siamo
nel settembre 1224, qualche giorno prima dell'impressione delle Stimmate. È
notte fonda. Il Santo è in colloquio con Dio: il Signore chiede al suo servo
tre doni e il Poverello risponde:
Signor mio,
io
sono tutto tuo,
tu
sai bene che io non ho altro
che
la tonaca e la corda
e
li panni di gamba,
e
anche queste tre cose sono tue.
Che
posso dunque io offrire
o
donare alla tua maestà?
BENEDICIAMO IL SIGNORE IDDIO
Con
questa Orazione il Santo concludeva ogni ora dell'«Ufficio della Passione del
Signore».
Benediciamo il Signore Iddio
vivo
e vero,
e
rendiamo a Lui la lode,
la
gloria, l'onore
e
ogni bene per sempre.
Amen.
Amen. Fiat. Fiat.
INVOCAZIONI
Queste
brevi Invocazioni, o giaculatorie, il Padre Serafico le ha pronunciate nelle più
svariate circostanze. Alcune le ripeteva spesso, anche per notti intere; altre
in momenti solenni o particolari. La seguente invocazione la pronunciò
quando, insieme a Bernardo da Quintavalle e Pietro Cattani, decisero di andare
dal sacerdote, perché leggesse loro il Vangelo. per sapere cosa dovessero
farne dei loro beni.
Sgnore Dio,
Padre
della gloria,
ti
supplichiamo
che,
nella tua misericordia,
tu
ci riveli
quello
che dobbiamo fare!
Dopo
giorni e notti di dolori e di molestie: «Vedendosi, scrive l'Anonimo dello "Specchio
di perfezione", Francesco tormentato da tante afflizioni, una notte,
mosso a pietà di se stesso, diceva:
Signore,
Vieni
in mio aiuto
guarda
alle mie infermità,
affinché
io sappia
sopportare
pazientemente!
Francesco
è in viaggio verso la Puglia. Giunto a Spoleto, durante la notte nel
dormiveglia udì una voce che gli diceva: «Chi può meglio trattarti: il
Signore o il servo?». Rispose: «il Signore». Replicò la voce: «E allora
perché abbandoni il Signore per il servo: il principe per il dipendente?».
Dòbbiamo rispondere anche noi, come rispose S. Francesco:
Sgnore,
che
vuoi ch'io faccia?
Francesco
sta attraversando il Montefeltro, siamo nel 1213 1214, proveniente dall'Umbria
diretto in Romagna e arriva a S. Leo: «...vassene in sulla piazza, dicono i
Fioretti, dove era radunata tutta la moltitudine di questi gentili uomini, e in
fervore di spirito montò in su uno muricciunlo e cominciò a predicare proponendo
per tema della sua predica questa parola in volgare:
Tanto è quel bene
ch'io
aspetto,
che
ogni pena
m’è
diletto
È
San Bonaventura (Leggenda Maggiore (Cap. 111,2) che ci dice che il Santo era
solito rivolgere questo saluto: «In ogni sua predica, all'esordio del discorso,
salutava il popolo con l'augurio di pace, dicendo:
Il Signore
vi
dia la pace!
Anche
la seguente giaculatoria, S. Francesco la ripeté per una notte intera e fu
motivo che indusse il Beato Bernardo di Quintavalle a seguire il Santo. Dicono i
Fioretti (Cap. Il): santo Francesco, credendo veramente che messere Bernardo
dormisse, in sul primo sonno, si levò dal letto e puosesi in orazione levando
gli occhi e le mani al cielo, e con grandissima devozione e fervore, diceva:
"Iddio mio, Iddio mio", e così dicendo e forte lagrimando istette
fino al mattutino, sempre ripetendo: "Iddio mio, Iddio mio", e non
altro.
Dio mio!
Dio
mio!
Ci
riferisce Tommaso da Celano cap. Xl, 26, che una volta S. Francesco si ritirò
in un luogo adatto per la preghiera. Vi rimase a lungo invocando con timore e
tremore il Dominatore di tutta la terra, ripensando con amarezza agli anni
passati malamente e ripetendo:
Oh Dio,
sii
propizio
a
me peccatore.
Frate
Leone, dicono i Fioretti (3° Considerazione delle Sacre Stimmate) una notte non
trovando il Santo nella sua cella, lo andò a cercare per la selva, «e
finalmente egli udì la voce di Santo Francesco e, appressandosi, il vidè stare
ginocchioni in orazione con la faccia e con le mani levate al cielo, e in
fervore di spirito dicea:»
Chi sei tu,
o
dolcissimo Iddio mio?
Che
sono io,
vilissimo
vermine
e
disutile servo tuo?
LODI DELLE VIRTÙ
È
l'encomio delle virtù tipicamente francescane. Viene citato il titolo e
l'inizio anche nella Vita seconda di Tommaso da Celeno (cap.
CXLII 189), il quale scrive: «Il Santo praticava personalmente con una cura
particolare e amava negli altri la santa semplicità, figlia della grazia, vera
sorella della sapienza, madre della giustizia. Non che approvasse ogni tipo di
semplicità, ma quella soltanto che, contenta del suo Dio, disprezza tutto il resto...
E’ questa la semplicità che il Padre esigeva nei frati letterati e in quelli
senza cultura, perché non la riteneva contraria alla sapienza, ma
giustamente, sua sorella germana…» Non è possibile datare la sua
composizione, ma si propende a fissarla dopo il soggiorno orientale di
Francesco, per il concetto tipicamente orientale di sottomissione dell'uomo a
tutte le creature.
O regina Sapienza,
il
Signore ti salvi con tua sorella,
la
pura e santa Semplicità.
Signora santa Povertà,
il
Signore ti salvi con tua sorella,
la
santa Umiltà.
Signora
santa Carità
il
Signore ti salvi con tua sorella
la
santa Obbedienza.
Santissime virtù tutte,
il
Signore vi salvi,
dal
quale procedete e venite.
Quasi non c'è uomo al mondo
che
possa avere per sé una sola di voi
se
prima non muore.
Chi ne ha una
e
le altre non offende, le ha tutte
e
chi ne offende una
non
ne ha alcuna e le offende tutte;
e
ciascuna confonde i vizi e i peccati.
La santa Sapienza confonde satana
tutte
le sue insidie.
La pura e santa Semplicità
confonde
ogni sapienza di questo mondo
e
la sapienza della carne
la
santa Povertà confonde ogni cupidigia e avarizia
e
le preoccupazioni di questo mondo.
La santa Umiltà
confonde
la superbia
e
tutti gli uomini di questo mondo
e
tutte le cose di questo mondo.
La santa Carità
confonde
tutte le diaboliche
e
mondane tentazioni
e
tutti i timori umani.
La santa Obbedienza
confonde
tutte le volontà carnali e corporali
e
tiene il suo corpo mortificato,
in
obbedienza allo spirito
e
in obbedienza al proprio fratello,
e
rende l'uomo soggetto
a
tutti gli uomini di questo mondo
e
non soltanto agli uomini,
ma
anche agli animali, alle fiere,
così
che possono fare di lui
quello
che vogliono
in
quanto sarà loro permesso dal Signore.
A TE, SIGNORE IDDIO MIO
Questa
preghiera Francesco la pronunciò nel Capitolo del 1220-1221, quando rinunciò
alla cura dell'Ordine, e il Capitolo elesse suo Vicario frate Pietro Cattani,
raccomandando a lui e alli Ministri Provinciali l'Ordine, affettuosamente quanto
elli potea di più. E fatto questo dicono
i Fioretti, nella quarta considerazione delle Sacre Stimmate
santo Francesco confortato in ispirito, levando gli occhi e le mani in
cielo, disse così: «A te, Signore Iddio mio». Questa preghiera va recitata,
per ottenere il buon governo della Santa Chiesa, degli Ordini religiosi e delle
Nazioni.
A te, Signore Iddio mio,
te
raccomando la famiglia tua
la
quale infino ad ora tu mi hai commessa,
e
ora per le infermità mie,
le
quali tu sai,
dolcissimo
Signor mio,
io
non ne posso più avere cura.
Anche la raccomando
a’
Ministri provinciali;
siano
tenuti eglino
a
rendertene ragione
il
di del giudicio,
se
veruno frate,
per
loro negligenza
o
per loro male esempio
o
per loro troppo aspra correzione,
perirà.
TI RINGRAZIO SIGNORE
Tommaso
da Celano ci racconta che un ecclesiastico spagnolo, narrava a Francesco la
vita esemplare dei suoi frati che si trovavano in Spagna e siccome «questo
uomo santissimo era meravigliosamente rapito in Dio e traboccava di gioia,
quando giungeva sino a lui il buon odore dei suoi figli»... Francesco -
conclude il da Celano - non stava in sé dalla gioia, inebriato com'era dal
profumo dei suoi figli... Subito si mise a lodare il Signore e, come se il
sentire parlare bene dei frati fosse l'unica sua gloria, esclamò dal profondo
del cuore: «Ti ringrazio, Signore». Recitiamola, perché i sacerdoti, i
religiosi, e i cristiani, diano sempre il buon esempio e una vera testimonianza
della loro fede.
Ti ringrazio,
Signore,
che santifichi e guidi i poveri,
perché
mi hai riempito di gioia
con
queste notizie!
Benedici, ti prego,
con
la più ampia benedizione
e
santifica con una grazia particolare
tutti
quelli
che
rendono odorosa di buoni esempi
la
loro professione religiosa.
BENEDIZIONE A FRATE LEONE
È
l'autografo di S. Francesco, che scrisse per il suo fedelissimo confessore,
Frate Leone. Le parole sono tolte dal Libro dei Numeri (C. 6,24-26) usate da Mosè
e da Aronne per benedire gli Israeliti, meno l'ultima frase che è di S.
Francesco. È contrassegnata da una grande Tau come segno della Croce, il
simbolo dei penitenti e che Francesco forse aveva portato cucito sulla sua
veste nei primi anni della conversione. Questa insigne reliquia e preziosissimo
autografo, che contiene nel verso, l'altra preghiera, pure aufografa: «Lodi di
Dio altissimo» è conservata nella Basilica di S. Francesco di Assisi. I
Sacerdoti Francescani usano sovente queste parole per benedire i fedeli; molti
cristiani la portano stampata addosso o la espongono nelle proprie case per
ottenere la divina protezione. Narrano i biografi che Frate Leone travagliato da
gravissima tentazione, da non aver pace, pieno di fiducia pregò il Santo di
liberarlo. E S. Francesco scrisse di proprio pugno questa Benedizione che
Frate Leone portò indosso fino alla morte.
Il Signore
ti
benedica e ti custodisca
mostri
a te il suo volto
e
abbia misericordia di te
Volga
a te il suo sguardo
e
ti dia pace.
Il
Signore benedica te,
frate
LeoTne.
SIGNORE GESÙ CRISTO
«Gli
fu riferito un giorno che erano stati rjcevuti dal Vescovo di Fondi due frati, i
quali, sotto pretesto di maggior disprezzo di sé, coltivavano una barba più
lunga del conveniente. Il Vescovo li aveva apostrofati: «Badate bene di non
deturpare con la presunzione di grande novità la bellezza dell'Ordine». Il
Santo si alzò di scatto, levando le mani al cielo, col volto inondato di
lacrime, proruppe in queste parole di preghiera o piuttosto di maledizione.
(Tommaso da Celano Vita lì CXV-156-157).
Signore Gesù Cristo,
tu
che hai scelto i dodici Apostoli,
dei
quali anche se uno venne meno,
gli
altri però rimasero fedeli
ed
hanno predicato il Santo Vangelo
animati
dall unico Spirito,
tu,
o Signore,
in
questa ultima ora,
memore
dell'antica misericordia,
hai
fondato l'Ordine dei Frati
a
sostegno della Tua fede
e
perché per loro mezzo
si
adempisse il mistero del tuo Vangelo.
Chi dunque ti darà soddisfazione per loro,
quelli
che hai mandato a questo scopo,
non
solo non mostrano a tutti esempi di luce,
ma
piuttosto le opere delle tenebre?
Da Te, o Signore santissimo,
e
da tutta la curia celeste
e
da me tuo piccolo,
siano
maledetti quelli
che
col loro cattivo esempio
confondono
e distruggono
ciò
che un tempo tu hai edificato
per
mezzo dei santi frati di quest'Ordine
e
non cessi di edificare.
A CRISTO
SIGNORE
TI ADORIAMO, SIGNORE GESÙ CRISTO
Si
deve a S. Francesco l'incremento della devozione alla SS. Eucarestia. I suoi
primi frati, andavano in giro con una scopa, per pulire le Chiese che fossero
sporche. E a Chiara e alle sue Consorelle taceva preparare e lavare la
biancheria per le Chiese povere. La seguente preghiera ce la riporta S.
Francesco stesso nel suo Testamento. In esso il Serafico Padre dice: «E il
Signore mi dette tanta fede nelle chiese che così semplicemente pregavo e
dicevo: "li adoriamo"». I figli del Poverello, sull'esempio del loro
Padre, appena entrati in una Chiesa, fatta la genuflessione, si inginocchiano e
chinato il capo, recitano questo atto di fede e di adorazione, al Cristo
presente sotto le specie eucaristiche:
Ti adoriamo,
Signore
Gesù Cristo,
in
tutte le tue chiese
che
sono nel mondo intero,
e
ti benediciamo,
poiché
con la tua santa croce
hai
redento il mondo.
PREGHIERA DAVANTI AL CROCIFISSO
E’
la più antica preghiera di S. Francesco, perché l'avrebbe composta nei primi
mesi del 1206. Il Padre Serafico, la recitava davanti al Crocifisso di S.
Damiano e probabilmente la recitava anche quando Cristo gli disse: «Va
Francesco, ripara la mia Chiesa, che va in rovina». Ad ognuno di noi il
Crocifisso, ripete lo stesso invito, di «riparare la sua Chiesa» con una vita
santamente vissuta.
O alto e glorioso Dio,
illumina
el core mio.
Dame
fede diricta,
speranza
certa,
carità
perfecta,
humiltà
profonda,
senno
e cognoscemento,
che
io servi li toi comandamenti.
Amen.
RAPISCA
È
riportata da Ubertino da Casale nel suo Arbor Vitae. S. Francesco molto
spesso la recitava, però come preghiera è molto più antica. Il Santo la adattò
ai propri sentimenti personali, apportandovi varie modificazioni.
Rapisca, ti prego, o Signore,
l’adente
e dolce forza del tuo amore
la
mente mia da tutte le cose
che'
sono sotto il cielo,
perché
io muoia per amore dell'amor tuo,
come
tu ti sei degnato
morire
per amore dell'amore mio.
SIGNORE MIO GESÙ CRISTO
È
riportata dai Fioretti, nella prima considerazione delle sacre Stimmate. Ecco il
racconto dei Fioretti: La seconda sera, tra per lo maltempo e perché erano
istanchi, non poterono giungere a un luogo di frati, nè a villa nessuna e,
sopraggiungendo la notte col maltempo. si ricoverarono ad albergo lo una chiesa
abbandonata e disabitata e ivi si puosono a riposare. E dormendo li compagni,
santo Francesco si gettò in orazione; ed eccoti, in su la prima vigilia della
notte venire una grande moltitudine di demoni ferocissimi con romore e
stropiccio grandissimo e cominciarono fortemente a dargli battaglia e noia;
donde l'uno lo pigliava di qua e l'altro di là: l'uno lo tirava giù, l'altro
in sù... i demoni con grandissimo empito e furia silo presono e incominciaronlo
a sfrascinare per la chiesa e fargli troppo maggiore molestia e noia che prima.
E santo Francesco cominciò allora a gridare e dire: "Signore mio Gesù
Cristo...". Allora li demoni, contusi e vinti dalla sua costanza e
pazienza. si partirono... Recitiamola anche noi nei momenti della prova. E’
del 1224.
Signore mio Gesù Cristo,
io
ti ringrazio
di
tanto amore e carità
quanto
tu mostri verso di me;
ché
è segno di grande amore,
quando
il Signore punisce bene il servo
di
tutti i suoi difetti in questo mondo,
acciò
che non ne sia punito nell'altro.
E
io son apparecchiato a sostenere allegramente
ogni
pena e ogni avversità che tu, Iddio mio
mi
vuogli mandare
per
li miei peccati.
PREGHIERA PER LA PACE
Questa
famosa preghiera, molto antica, probabilmente non autentica, ma spesso
attribuita a S. Francesco, la riportiamo, perché, se non nelle parole,
certamente è conforme allo spirito del Padre Serafico. Durante la I Guerra
mondiale ne fu presentata una copia a Benedetto XV, che la gradì molto e fece
voti perché fosse diffusa. Nel giorno dell'istituzione dell'Organizzazione
delle Nazioni Unite, a San Francesco (mentre infuriava ancora la II Guerra
Mondiale) i cattolici e i protestanti, ne distribuirono centinaia di migliaia di
copie, perché tutti la recitassero per ottenere la pace. Recitiamola anche
noi ogni giorno, e cerchiamo di realizzare nell'ambiente in cui viviamo quanto
essa esprime.
Signore,
fammi
strumento della tua Pace:
Dove
è odio, fa che io porti l'Amore
Dove
è offesa, che io porti il Perdono
Dove
è discordia, che io porti l'Unione
Dove
è errore, che io porti la Verità
Dove
è disperazione, che io porti la Speranza.
Dove
è tristezza, che io porti la Gioia
Dove
sono le tenebre, che io porti la Luce.
Signore,
fa
che io non cerchi tanto:
di
essere consolato, quanto di consolare;
di
essere compreso, quanto di comprendere;
di
essere amato, quanto di amare.
Poiché è:
Donandosi,
che si riceve:
Dimenticando
se stessi, che ci si ritrova,
Perdonando
che si è perdonati,
Morendo
che si risuscita a Vita Eterna.
O SIGNORE GESU’ CRISTO
I
ministri provinciali, condotti da frate Elia, vanno a Fontecolombo, mentre
Francesco sta scrivendo la Regola. Essi protestano perché la Regola, essi
dicono, è «sopra le forze umane». E Francesco turbato nello spirito fremette
e voltando la sua faccia verso il cielo parlando a Cristo come
ad un amico, disse:
Signore Gesù Cristo,
non
ti avevo detto forse
che
non mi avrebbero creduto?
Perché
dunque mi fai lavorare inutilmente?
Io per te sono pronto a morire
e
a sostenere il carcere:
ma
se gli altri non ti vogliono seguire,
lasciali
andare.
PREGHIERA
PER LE STIMMATE
L'autore
dei Fioretti ci riferisce nella «terza considerazione delle sacre Stimmate»
anche il giorno in cui il Serafico Padre pronunciò questa preghiera: «Viene
il dì seguente, cioè il dì della Santissima Croce (14-9-1224), e santo
Francesco la mattina per tempo, innanzi dì si gitta in orazione dinanzi
all'uscio della sua cella, volgendo la faccia inverso l'oriente, e orava in
questa forma:
Signore mio Gesù Cristo,
due
grazie ti priego che tu mi faccia,
innanzi
che io muoia:
La prima che in vita mia
io
senta nell'anima e nel corpo mio,
quanto
è possibile,
quel
dolore che tu, dolce Gesù, sostenesti nell'ora
della
tua acerbissima passione;
La seconda si è che io senta nel cuore mio,
quanto
è possibile,
quello
eccessivo amore del quale tu,
Figliuolo
di Dio
eri
acceso a sostenere volentieri
tanta
passione per noi peccatori.
ALLA
VERGINE
SALUTO ALLA VERGINE
«Circondava
- scrive il Da Celano - di un amore indicibile, Francesco, la Madre di Gesù,
perché aveva reso nostro fratello il Signore della maestà. Aveva voluto
fondare il suo Ordine, all'ombra di una Chiesetta a Lei dedicata: Santa Maria
degli Angeli. Per sua intercessione ottenne il Perdono di Assisi, e la costituì
Avvocata dell'Ordine (2 CeI. CL 198). Abbiamo di Lui varie preghiere alla
Vergine. La prima è il «Saluto alla Vergine». «Si tratta - scrive il da
Campagnola - in sostanza, di una preghiera ritmica, intessuta di invocazioni
in parte bibliche, in parte patristiche (in particolare Germano, vescovo di
Costantinopoli e Pier Damiani) rivolte alla Vergine...».
Ti saluto Signora,
santa
Regina,
Santissima
Madre di Dio,
Maria,
che sempre sei Vergine.
Eletta dal santissimo Padre celeste, e da Lui,
col
santissimo Figlio diletto,
e
con lo Spirito Santo Paraclito, consacrata.
Tu, in cui fu ed è
ogni
pienezza di grazia
e
ogni bene.
Ti saluto, suo Palazzo,
Ti
saluto, sua tenda;
Ti
saluto, sua Casa.
Ti saluto, suo Vestimento;
Ti
saluto, sua Ancella;
Ti
saluto, sua Madre.
E saluto, voi tutte sante Virtù,
che
per grazia e lume, dello Spirito Santo,
siete
infuse nei cuori dei fedeli,
affinché
li rendiate,
da
infedeli, fedeli a Dio.
SANTA MADRE Dl DIO
Tommaso
da Celano, parlando dell'amore di Francesco per Maria aggiunge: «A suo onore
cantava lodi particolari, innalzava preghiere, offriva affetti tanti e tali che
lingua umana non potrebbe esprimere». Questa è un'altra delle preghiere alla
Vergine del Serafico Padre: Questa preghiera fu edita da Paul Sabatier, alla
fine dello «Speculum Perfecfionis», ed è posta dopo il Padre nostro
parafrasate.
Santa Madre di Dio,
dolce
e bella,
prega
per noi il Re,
votatosi
alla morte,
il
tuo dolcissimo Figlio,
nostro
Signore Gesù Cristo,
di
accordarci,
per
sua bontà,
e
per i meriti,
della
sua santissima incarnazione,
e
della sua dolorosissima morte
il
perdono dei nostri peccati. Amen.
SANTA MARIA VERGINE
Questa
preghiera fa parte dell'Ufficio della Passione del Signore, compilata da S.
Francesco, veniva annunciata prima del salmo di ogni ora e recitata per intero
alla fine dello stesso salmo.
Santa Maria Vergine,
non
vi è alcuna simile a Te,
nata
nel mondo, fra le donne;
Figlia
e Ancella dell'altissimo Re,
il
Padre Celeste;
Madre
del Santissimo Signore nostro Gesù Cristo;
Sposa
dello Spirito Santo.
Prega per noi con San Michele
Arcangelo,
e
con tutte le Virtù dei cieli
e
con tutti i Santi,
presso
il tuo santissimo Figlio diletto,
nostro
Signore e Maestro.
BENEDIZIONE ALLA CITTÀ DI ASSISI
Questa
Orazione-Benedizione è riportata dall'Anonimo della «Leggenda Perugina». Peggiorando
sempre più in salute, Francesco si fece portare, dai suoi frati alla
Porziuncola in barella. Giunti vicino all'Ospedale, disse loro di posare la
barella per terra, ma voltandolo in modo che tenesse il viso rivolto verso la
città di Assisi: egli aveva perduto quasi del tutto la vista, per la
gravissima, lunga intermità d'occhi. Si drizzò allora un poco sulla lettiga
e benedisse Assisi con queste parole. Questa preghiera, noi recitiamola per la
nostra città e per la nostra patria.
Signore,
credo
che questa città
sia
stata anticamente rifugio e dimora
di
malvagi iniqui uomini,
malfamati
in tutte queste regioni.
Ma per la tua copiosa misericordia,
nel
tempo che piacque a te,
vedo
che hai mostrato
la
sovrabbondanza della tua bontà,
così
che la città è diventata rifugio
e
soggiorno di quelli che ti conoscono
e
danno gloria al tuo nome
e
spandono profumo di vita santa,
diretta
dottrina
e
buona fama in tutto il popolo cristiano.
Io ti prego dunque,
o
Signore Gesù Cristo,
padre
della misericordia,
di
non guardare alla nostra ingratitudine,
ma
di ricordare
solo
l'abbondanza della tua bontà,
che
le hai dimostrato.
Sia sempre questa città,
terra
e abitazione di quelli che ti conoscono
e
glorificano il tuo nome benedetto
e
glorioso nei secoli dei secoli.
Amen.
IL
CANTICO DI FRATE SOLE O CANTICO DELLE CREATURE
CANTICO DELLE CREATURE
È,
senza dubbio, merito del Poverello d'Assisi l'inizio della poesia italiana con
il Cantico di Frate Sole. Con questo «Cantico delle Creature» Francesco
invita le creature del cielo e della terra a lodare Iddio suo Signore. -
Pensiamo quando lo compose: all'indomani di una «notte vertice di tutti i
suoi dolori, là nella casupola di frasche a San Damiano - quando - la voce di
Dio lo assicura del Paradiso». Questo sta a dire anche a noi come dobbiamo
accettare i dolori della vita: volgendo sempre lo sguardo al cielo. Ricordiamo
che il Cantico, prima che poesia, è preghiera di ringraziamento sgorgata dal
cuore ferito dell'Assisiate, quando Dio lo assicura della salvezza. Recitiamolo
spesso anche noi con gli stessi sentimenti del Padre Serafico.
AItissimo, onnnipotente, bon Signore,
tue
so le laude, la gloria e l'onore e
onne
benedizione.
A te solo, Altissimo, se confano
e
nullo omo è digno te mentovare.
Laudato sie, mi Signore, cun tutte le tue creature,
spezialmente
messer lo frate Sole,
lo
quale è iorno e allumini noi per
lui.
Ed elIo è bello e radiante cun grande
splendore:
de
te, Altissimo, porta significazione.
Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle:
in
cielo l'hai formate dante e preziose e belle.
Laudato si, mi Signore, per frate Vento,
e
per Aere e Nubilo e Sereno e onne tempo,
per
lo quale a le tue creature dai sustentamento.
Laudato si mi Signore, per sora Aqua,
quale
molto utile e umile e preziosa e casta.
Laudato si, mi Signore., per frate Foco,
per
lo quale enn'allumini la nocte:
ed
elIo è bello e iocondo e robustoso e forte.
Laudato si, mi Signore, per sora nostra terra
la
quale ne sostenta e governa,
e
produce diversi fructi con coloriti fiori ed erba.
Laudato si, mi Signore, per quelli che
perdonano
per
lo tuo amore
e
sostengo infirmitate e tribulazione.
Beati quelli che'l sosterranno in pace,
da
te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da
la quale nullo omo vivente po' scampare.
Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali!
Beati
quelli che troverà ne le tue sanctissime voluntati,
ca
la morte seconda no li farrà male.
Laudate e benedicite, mi Signore,
rengraziate
e serviteli cun grande umiltate.