PREGHIERA A NOSTRA
SIGNORA DEL SACRO CUORE
Si
festeggia l’ultimo sabato di maggio
Ci
rivolgiamo a te, o Nostra Signora del Sacro Cuore, ricordando le meraviglie che
ha compiuto in te l'Onnipotente. Egli ti scelse per Madre, ti volle vicino alla
sua croce; ora ti rende partecipe della sua gloria e ascolta la tua preghiera.
Offrigli tu la nostra lode e la nostra azione di grazie, presentagli le nostre
domande... Aiutaci a vivere come te nell'autore di tuo Figlio, perché venga il
suo Regno. Conduci tutti gli uomini alla sorgente d'acqua viva che scaturisce
dal suo Cuore e diffonde sul mondo la speranza e la salvezza, la giustizia e la
pace. Guarda alla nostra fiducia, rispondi alla nostra supplica e mostrati
sempre nostra Madre. Amen.
CI
RIVOLGIAMO A TE... RICORDANDO LE MERAVIGLIE...
Si
legge nel libro del Siracide (50, 22): "Benedite il Dio dell'universo, che
compie in ogni luogo grandi cose". E il salmo esclama: "Tu hai fatto
cose grandi: chi è come te, o Dio?" (Sal 79, 19). E' la celebrazione dei
"magnalia", dei "mirabilia Dei": cioè delle cose grandi,
meravigliose, dei prodigi, dei miracoli compiuti da Dio a beneficio dell'uomo.
Le
opere meravigliose di Dio suscitano nell'uomo che le contempla lo stupore,
l'ammirazione e la riconoscenza.
Già
nel creato, nella natura traspare la sapienza benefica di Dio; quante volte ci
siamo indugiati, attratti dalla bellezza di un cielo stellato, di un paesaggio
alpino, del mare, di un tramonto?... "Quanto sono grandi le tue opere,
Signore! Tutto hai fatto con saggezza... dice il salmo 103 che è un inno
festoso all'opera di Dio creatore.
E
che cosa dire dell'uomo, creatura voluta dal Signore a sua immagine e
somiglianza? A lui Dio ha affidato le cose create: "Tu hai fatto ogni cosa
con sapienza e amore, a tua immagine hai formato l'uomo, alle sue mani operose
hai affidato l'universo perché nell'obbedienza a Te, suo creatore, esercitasse
il dominio su tutto il creato" proclama la quarta preghiera eucaristica.
Sicché il salmista può dire: "Che cosa è l'uomo perché te ne
ricordi?... eppure di gloria e di onore lo hai coronato, gli hai dato potere
sulle opere delle tue mani..." (Sal 17, -5-7).
Ma
Iddio non s'è fermato ai doni della natura. Egli ha voluto donarci il suo
Figlio Unigenito il quale, comunicando con la nostra natura umana, ci ha fatti
partecipi della sua natura divina: figli di Dio. "E se siamo figli, siamo
anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo..." (Rm 8, 17).
Veramente
"grandi cose ha fatto il Signore per noi!" (Sal 125). Ma chi, e più e
meglio di Maria pub dire: "grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente"?
(Lc 1, 49).
E'
la prima delle meraviglie compiute in Maria, dall'Onnipotente.
Il
fatto che Maria sia la Madre di Gesù, del Figlio di Dio incarnato, è come la
caratteristica essenziale della persona di Maria, il punto fondamentale dal
quale procede tutto il resto. Anche se questa verità di fede fu sanzionata
ufficialmente solo nel 431 dal Concilio di Efeso ed anche se non è espressa
formalmente con il titolo di "Madre di Dio" nella Sacra Scrittura,
essa è stata riconosciuta assai presto dalla riflessione della Chiesa
illuminata dallo Spirito.
Che
Maria sia "Madre di Dio" è la conseguenza necessaria di quel mistero
che noi chiamiamo l'Incarnazione. (Questo nome viene dal passo ili Giovanni:
"E il Verbo si fece carne..." Gv 1, 14). Negare che Maria sia Madre di
Dio equivale a negare che Gesù Cristo è Figlio di Dio e nello stesso tempo
vero uomo.
A
questo ufficio, inimmaginabile da mente umana, fu prescelta dall'eternità
un'umile giovane di un umile paese di Palestina. Noi, con tutte le generazioni
che sono state e che saranno, la proclamiamo beata.
Maria,
Madre di Dio, non è creatura sottratta al dolore. Anzi. proprio perché madre
del Cristo e al Cristo associata ("ella ha cooperato in modo tutto speciale
all'opera del Salvatore" - LG 61), Maria - come il Figlio - "imparò
l'obbedienza dalle cose che patì" (Eb 5, 8).
Ma
la sofferenza di Maria è strettamente unita alla sofferenza di Gesù
("soffrì profondamente col suo Figlio unigenito e si associò con animo
materno al sacrificio di lui" - LG 58); perciò è sofferenza che genera,
che ancora una volta la rende madre.
La
sua presenza ai piedi della Croce in posizione sacerdotale cioè in posizione di
chi offre, di chi unisce il suo "sì" al "sì" del Figlio la
fa "Madre della Chiesa". Madre di quella Chiesa che nasce dal costato
trafitto del Cristo e che dal Cristo stesso le è affidata simbolicamente nella
persona di Giovanni.
Maria
è assunta in cielo. "E' questa la festa del suo destino di pienezza e di
beatitudine, della glorificazione della sua anima immacolata e del suo corpo
verginale, della sua perfetta configurazione a Cristo risorto" (MC 6).
Tutto
ciò che Maria ha ricevuto su questa terra, la sua "pienezza di
grazia", si traduce nella gloria del cielo e nell'unione beatificante con
il Figlio. Maria è l'unica creatura umana - dopo Gesù Cristo - che è entrata
in corpo ed anima nella beatitudine del cielo dopo aver terminato il corso della
vita terrena.
San
Giovanni Damasceno, che di Maria fu devotissimo, dice: "Era giusto che la
Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio e che fosse onórata da
tutte le creature come Madre ed ancella di Dio".
Partecipe
della gloria del Figlio, Maria ha un suo "potere" particolarissimo di
intercessione. Un'antica preghiera della cristianità d'oriente, dice:
"Nella tua qualità di Madre di Dio, puoi parlare apertamente con colui che
è nato da te, il Verbo di Dio che è senza principio come il Padre e della
sostanza dello Spirito; perciò non cessare di supplicarlo tu che sei elevata al
di sopra di ogni imperfezione, affinchè salvi dai pericoli coloro che ti
esaltano come Madre di Dio...".
La
fede della comunità cristiana nell'intercessione di Maria ha fatto sì che si
moltiplicassero i titoli pieni di affetto e di fiducia in lei: essa è speranza,
rifugio, conforto, avvocata, ecc. ... Nello stesso modo si sono moltiplicate le
preghiere per ottenere la sua intercessione.
Carissime
sono, a noi devoti di Nostra Signora del S. Cuore: il "Ricordatevi" e
il "Ci rivolgiamo a Te ...".
La
consapevolezza che la fede ci dona, di quello che Dio è e di quello che Dio ha
fatto per noi, ci spinge alla lode e al rendimento di grazie. Nelle sue lettere
Paolo ce ne dà continuo esempio: "Benedetto sia Dio, Padre del Signore
nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei
cieli..." (Ef 1,3).
Se
"tutto è grazia", cioè se tutto è dono di Dio, tutto deve
costituire occasione per il rendimento di grazie e per la lode. Lodiamo Dio e
lodiamo Gesù Cristo e a lui anche rendiamo grazie; a lui, l'agnello di Dio che
toglie i peccati del mondo, donando la sua vita. E lodiamo Maria: "Gloria a
te, madre rivestita di luce, che generi il sole che non ha tramonto", come
canta un antico inno cristiano. Lodiamo Maria e a lei ci raccomandiamo perché
presenti i nostri canti di lode, le nostre azioni di grazie, dinanzi al trono
dell'Altissimo.
Ci
sembra più bello e più sicuro che sia Maria stessa a unirsi alla nostra lode e
alla nostra azione di grazie. La sua voce, a Dio così gradita, renderà gradite
anche le nostre voci, malgrado tante stonature...
Presenta
le nostre domande! Domanderemmo tutto... I bambini capricciosi vogliono ogni
cosa e qualcos'altro ancora. "Chiedete e non ottenete perchè chiedete
male, per spendere per i vostri piaceri„ (Gc 4, 3). Come è severo questo
giudizio dell'apostolo Giacomo!
Eppure,
la preghiera di domanda è tanto gradita a Dio. Gesù ci esorta a chiedere; a
chiedere senza mai stancarci. Ma, alle nostre richieste bisogna dare una scala
di valori. Non c'è il "Padre nostro" per insegnarci quali cose
chiedere e quali prima e quali dopo?
La
preghiera di domanda, se usata rettamente, concorre alla nostra santificazione.
Perché uno dei suoi primi effetti è di farci prendere coscienza della nostra
indigenza, di farci riconoscere che abbiamo bisogno di Dio.
Per
noi, presso il Padre, intercede Gesù, nostro avvocato. Per noi intercede Maria:
"Nella sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo
ancora pellegrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano
condotti nella patria beata. Per questo la Vergine è invocata nella Chiesa con
i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice" (LG 62).
Dunque,
presentiamo le nostre domande a Maria. Ma stiamo bene attenti! "Non ti fai,
per caso, della devozione alla Madonna una specie di superstizione per ottenere
ogni cosa, senza accompagnare la tua preghiera con la conversione della vita?
Non ti conviene dimenticare che il massimo desiderio di Maria nei tuoi riguardi
è che tu diventi conforme a Gesù Cristo suo figlio" (G. Pollano).
Vivere
nell'amore di Gesù. Cioè vivere uniti a Gesù. "Rimanete in me e io in
voi... Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non
potete fare nulla.
"...Come
il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore" (cfr.
Gv 15, 19).
"Rimanere".
Cioè non andar via: da dove? Dall'amore che Gesù ha avuto ed ha per noi.
E
come si fa a rimanere fermi in quest'amore? "Se osserverete i miei
comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del
Padre mio e rimango nel suo amore" (Gv 15, 10). Dunque fedeltà senza
ripensamenti nell'aderire a Cristo e nell'osservare il suo comandamento.
Quale
comandamento? Quali comandamenti? "Questo è il mio comandamento che vi
amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Gv 15,12). Come Gesù, che
ha portato frutto perché ha percorso la via della croce, cioè la via
dell'amore e del dono di sé.
Forse
ci sentiamo scoraggiati: come arrivare a tanta altezza?
"Aiutaci
a vivere come te...". Il desiderio della meta, lo sgomento per la nostra
debolezza, suscitano la preghiera umile e fiduciosa. Qualsiasi preghiera a Maria
ci conduce a Gesù. Ella per esperienza sa che l'unico modo di essere giusti è
quello di essere davvero "conformi all'immagine del Figlio suo". (Rm
8, 29).
Ci
sembra impossibile la salita verso la vetta dell'amore di Cristo? Ci sembra
difficile rimanere ancorati a Lui? Lei è la guida, Lei è l'amore...
Il
Regno che è già venuto e che ancora deve venire.
"...Con
Cristo e in Cristo il regno di Dio è già venuto sulla terra e tuttavia è lo
stesso Gesù che ci insegna a pregare perché questo regno venga. In realtà, è
la potenza di Dio che instaura il regno, ma siamo noi a doverlo accogliere... Il
regno di Dio ci offre le sue ricchezze di verità e di grazia e dobbiamo
seriamente domandarci se queste ricchezze diventano nostre ogni giorno di più".
(S. Garofalo). Regno di Dio che non è un affare nostro, personale e basta.
Perciò è necessario che facciamo posto ai nostri fratelli nella nostra
preghiera. Cristo è morto per tutti.
Di
questo regno Maria è "portio maxima, portio optima, portio praecipua,
portio elettissima": la parte più grande, la parte migliore, la parte
precipua, la parte elettissima (Ruperto di Dentz).
CONDUCI TUTTI GLI UOMINI ALLA SORGENTE
D'ACQUA VIVA CHE SCATURISCE DAL SUO CUORE
La
sorgente di acqua viva! "O voi tutti assetati venite all'acqua, chi non ha
denaro 'venga ugualmente..." (Is 55, 1). La sete di Dio... L'uomo ha sempre
sete ma non sempre va alla fonte di acqua viva: "Hanno abbandonato me,
sorgente di acqua viva per scavarsi cisterne, cisterne screpolate che non
tengono l'acqua" (Ger 2, 13).
Le
"cisterne screpolate": gli idoli di sempre, rilucidati a nuovo:
piacere, potere, denaro, sesso, droga, violenza. Acqua sporca che non può
togliere la sete: "Ci hai fatti per te e il nostro cuore non ha quiete
finché non riposi in te" esclama S. Agostino, iniziando a scrivere le sue
"Confessioni".
Guai
a lasciare l'acqua di sorgente per l'acqua delle pozzanghere. Può venire il
momento che inutilmente la cercheremo: "Ecco verranno giorni - dice il
Signore - in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di
acqua, ma di ascoltare la parola del Signore. Allora andranno errando da un mare
all'altro e vagheranno da settentrione ad oriente, per cercare la parola del
Signore, ma non la troveranno (Am 8, 12). Guai a chi sfida con arroganza la
pazienza di Dio!
Chi
riconosce il proprio peccato, la propria indigenza, chi sa di essere "terra
arida, deserta, senz'acqua, (Sal 62, 2), costui ha altra sete. "Di te ha
sete l'anima mia...". "L'anima mia ha sete di Dio, del Dio
vivente..." (Sal 41, 3).
A
questa sete dà risposta Gesù: "...Chi beve dell'acqua che io gli darò,
non avrà mai più sete, anzi l'acqua che io gli darò diventerà in lui
sorgente che zampilla per la vita eterna" (Gv 4, 14).
Per
la vita eterna, perché è la stessa acqua che ci disseterà nell'eternità:
"Non avranno più fame né avranno più sete, né li colpirà il sole né
arsura di sorta perché l'Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro
pastore e li guiderà alle fonti dell'acqua della vita" (Ap 7, 16-17). Sarà
quest'acqua di vita eterna come un fiume: "Mi mostrò poi un fiume di acqua
viva limpida come cristallo che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello"
(Ap 22, 1).
Il
trono dell'Agnello: la croce glorificata di Cristo, il pulpito glorioso da dove
il suo Cuore trafitto dal soldato divenne per noi sorgente di acqua salutare.
Quel
Cuore santissimo a cui ci guida Maria Nostra Signora del Sacro Cuore.
E DIFFONDE SUL MONDO LA SPERANZA, LA SALVEZZA, LA GIUSTIZIA E LA PACE
Questo
nostro mondo così pericolosamente assetato di acqua non potabile! Vuole sperare
e porre la sua fiducia nelle promesse fallaci. Cerca salvezza, giustizia, pace e
si affida alle armi atomiche, alla violenza, all'oppressione del debole e del
povero.
Ricordiamo
le gravi parole di Giovanni Paolo II in apertura dell'Anno Santo: "Fa', o
Signore, che questo Anno Santo della tua redenzione diventi pure un appello al
mondo contemporaneo, che vede la giustizia e la pace sull'orizzonte dei suoi
desideri, e tuttavia, concedendo sempre maggiore spazio al peccato, vive giorno
per giorno in mezzo a crescenti tensioni e minacce e sembra avviarsi verso una
direzione pericolosa per tutti!... O Signore Gesù Cristo si dimostri più
potente l'opera della tua Redenzione! Questo implora da te in questo Anno la
Chiesa mediante tua Madre, che tu stesso hai dato come Madre di tutti".
GUARDA
ALLA NOSTRA FIDUCIA, RISPONDI ALLA NOSTRA SUPPLICA
"E'
con animo pieno di fiducia e di amore filiale che noi rivolgiamo lo sguardo a
Maria malgrado la nostra indegnità e debolezza. Ella ci ha dato con Gesù la
sorgente della grazia... E la nostra fiducia è ancora più ravvivata e
corroborata, se consideriamo i legami strettissimi che congiungono questa
nostra celeste Madre al genere umano... Pur nella ricchezza delle mirabili
prerogative di cui Dio l'ha ornata, per farla degna madre del Verbo Incarnato,
essa tuttavia è vicinissima a noi..."(Paolo VI). L'antica, e carissima al
popolo cristiano, giaculatoria: "Mater mea, fiducia mea" "O Madre
mia, tu sei la mia fiducia"! Ella è la "speranza nostra", ella
è 1-avvocata" cui possiamo affidare le nostre cause. "Sappi che Maria
prega per te, per la Chiesa, per il mondo intero e questa supplica è il gran
lavoro che svolge nella gloria di Dio; nessuno di noi pregò o pregherà come
lei. Quand'anche tu non sapessi dire altro di tuo davanti a Dio che: "Maria
prega per noi!" tu avresti detto già una grandissima cosa, perchè la
Madre di Cristo e tua non tarderà ad ottenerti le grazie che desideri, anzi la
grazia suprema e impareggiabile di avere dentro di te lo Spirito vivo del
Cristo" (G. Pollano).
Come
dubitarne? Ci vien voglia di ricordare quell'episodio, forse frutto della
fantasia di un predicatore, che ha per protagonista un "devoto" di
Maria. Egli pregava rimproverando: "Mostrati Madre!" e Maria rispose:
"Mostrati figlio!". Ecco, Maria sempre la mamma nostra, vigile sul
nostro vero bene. Ma perché possa assolvere al suo compito di madre è
necessario che noi ci comportiamo da figli degni di lei. Maria, Nostra Signora
del S. Cuore, fa' il nostro cuore secondo il suo cuore.
(a
cura di P. Puglisi m.s.c.)