ORA DI ADORAZIONE EUCARISTICA_44
“LA FEDELTA’ CAPOSALDO DEL MATRIMONIO”
a
cura di Paolo Baiardelli
Canto
Iniziale
Padre
santo e misericordioso, che mai abbandoni i tuoi figli e riveli ad essi il tuo
nome, infrangi la durezza della mente e del cuore, perché sappiamo cogliere
con la semplicità dei fanciulli i tuoi insegnamenti, e portiamo frutti di vera
e continua conversione.
Dal
vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-16)
«Vedendo
le folle, Gesù salì sulla montagna e messosi a sedere, gli si avvicinarono i
suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
Beati
i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati
gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati
i miti, perché erediteranno la terra.
Beati
quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati
i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati
i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati
gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati
i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati
voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta
di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi
ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti
hanno perseguitato i profeti prima di voi.
Voi
siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si
potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato
dagli uomini.
Voi
siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un
monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere
perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la
vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e
rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli».
Siate
il sale della terra. Quale grande e importante compito abbiamo, essere ciò
che dà sapore alla società, ciò che alle volte può far bruciare le ferite,
ma che risana. Come fare per svolgere con fedeltà questo compito? Non
vergognarsi dell'essere cristiani, anche delle nostre limitazioni, spendersi
perché il mondo Lo conosca, non tanto a parole ma con le opere, col nostro
sorriso, con lo stile con cui affrontiamo la vita.
E
un compito che può essere anche gravoso: possiamo anche non accettarlo, ma
quando lo accogliamo, saremo beati se lo svolgiamo con fede, nella sua totalità,
non da tiepidi, soprattutto nell'ambito della "Chiesa domestica", la
prima cellula della nostra comunità.
Momento
di silenzio per rileggere il brano e sottolineare i passaggi più importanti.
Guidati
dalla Parola santa, eleviamo a Dio, nostro Padre, la preghiera per essere resi
capaci di rispondere alla chiamata del suo Amore:
Tutti
«Ascoltaci,
Signore!».
1)
Signore Gesù, aiuta i coniugi che hanno consacrato la loro vita all'amore e
alla fedeltà reciproca ad essere fedeli al loro impegno. Preghiamo.
«Ascoltaci, Signore!».
2)
Signore Gesù, aiuta i coniugi a ravvivare ogni giorno nella preghiera il
desiderio di progredire nell'amore e nel dono di sé. Preghiamo.
«Ascoltaci, Signore!».
3)
Signore Gesù, aiuta i coniugi a partecipare con responsabilità all'Eucaristia
attingendo da essa forza e coraggio per essere testimoni credibili nella
comunità. Preghiamo.
«Ascoltaci, Signore!».
4)
Signore Gesù, aiuta i coniugi perché in ogni momento difficile della loro
vita familiare sappiano attingere dal Tuo sacrificio la forza per sostenersi e
incoraggiarsi a vicenda. Preghiamo.
«Ascoltaci, Signore!».
5)
Signore Gesù, aiuta i coniugi a costruire la Chiesa Domestica, prima cellula
della nostra comunità, perché chiunque viva in essa sia orientata dallo
spirito del vangelo. Preghiamo.
«Ascoltaci, Signore!».
Dal
giorno del vostro matrimonio perdura la reciproca compenetrazione dell'amore
divino e dell'amore umano. Infatti l'amore divino penetra in quello umano,
donandogli una dimensione nuova: lo rende profondo, puro e generoso; lo
sviluppa verso la pienezza, lo nobilita, lo spiritualizza, lo fa pronto anche ai
sacrifici e alle rinunce, e al tempo stesso gli dà modo di produrre come
frutto la pace e la gioia.
Per
mezzo di questo amore voi costituite l'unità in Dio: la "communio
personarum". Voi costituite l'unità dei due riuniti nel suo nome ed Egli
è in mezzo a voi (cf. Mt 8,20). Questa unità in Cristo cerca, in un certo
senso, spontaneamente l'espressione nella preghiera. Infatti l'amore è dono ed
è comandamento: è un dono di Dio, perché Egli per primo ci ha amati (cf. I
Gv 4,10) ed è anche il comandamento fondamentale di tutto l'orientamento
morale. Come dissi: "Adempiere il comandamento dell'amore vuol dire
realizzare tutti i doveri della famiglia cristiana: la fedeltà e l'onestà
coniugale, la paternità responsabile e l'educazione. La `piccola Chiesa' - la
Chiesa domestica - vuol dire la famiglia vivente nello spirito del comandamento
dell'amore; la sua verità interiore, la sua fatica quotidiana, la sua
bellezza spirituale e la sua forza". Ma per vivere in tal modo questo poema
di amore e di unità avete bisogno assolutamente di pregare. In questo senso la
preghiera diventa veramente essenziale per l'amore e per l'unità: infatti, la
preghiera rafforza, solleva, purifica, sublima, aiuta a trovare la luce e il
consiglio, approfondisce il rispetto che particolarmente i coniugi devono
nutrire reciprocamente verso il loro cuore, verso la coscienza, verso il
corpo, mediante il quale essi sono così vicini l'uno all'altro. Giustamente a
questo proposito il Concilio Vaticano II scrive: "Per far fede costantemente
agli impegni di questa vocazione cristiana si richiede una virtù fuori del
comune; ed è per questo che i coniugi, resi forti dalla grazia per una vita santa,
coltiveranno assiduamente la fermezza dell'amore, la grandezza d'animo, lo
spirito di sacrificio e l'impetreranno con la preghiera".
Signore,
alla nostra famiglia e al mondo riveli e comunichi i valori di un amore
disinteressato, responsabile e generoso nel dono della vita, indissolubile e
fedele anche nelle difficoltà.
Rendici capaci di testimoniare il senso della gratuità, spesso offeso
dall'egoismo, in una società poco o nulla sensibile ai fondamentali valori
dell'amore.
Fà che siamo aperti al dono della vita sempre misconosciuta da una
sessualità volta esclusivamente al piacere.
Aiutaci a testimoniare la fedeltà al vincolo matrimoniale compromessa
dalla volubilità di legami sentimentali o istintivi. AMEN (da "Pregare
il Matrimonio" di G.Gatti)
(tratto
da "Quale Famiglia in Europa")
Questa
è la parola della norma. Non è soltanto un comandamento etico o
un'aspirazione. È un comando giuridico ed è la sostanza prima del matrimonio,
del volersi bene. Il primo diritto-dovere che nasce tra i coniugi è la fedeltà.
Che cos'è la fedeltà?
Nel
dettato costituzionale la fedeltà è un concetto positivo: una persona è
fedele quando dà all'altro tutte le manifestazioni della sua vita affettiva,
sentimentale e sessuale. Non c'è matrimonio vero senza questi componenti.
Quando uno è infedele?
Quando
sperpera, butta dalla finestra questo tesoro di amore affettivo, sentimentale,
sessuale. E infedele anche quando non lo dona, quando se lo tiene, quando non
ama più, quando si rifiuta, quando preferisce al dialogo, all'affetto col
coniuge i suoi interessi, la sua solitudine, il suo computer, la sua partita di
calcio, i suoi affari, il suo lavoro...
C'è
un concetto positivo di fedeltà la cui violazione è quella del disertore. Uno
è infedele quando asseconda dentro di sé questo concetto: "io non lo/la
voglio più". Quindi la fedeltà oltre che il primo dovere della famiglia
è un po' la sostanza del matrimonio.
Un
matrimonio freddo, un matrimonio che sta morendo, è un matrimonio in cui si
è inaridita la radice che fa sbocciare la fedeltà.
Momento
di riflessione personale.
Gesù
"avendo amato i suoi, li amò sino alla fine" (Gv 13,1).
Nell'Eucaristia Cristo mette in gioco tutto se stesso, senza calcoli né
riserve. Esprime fedeltà irriducibile: tradito, si consegna. La logica del
dono, che lo Spirito Santo accende nel cuore degli sposi, richiede la fedeltà
irreversibile. Presso il Signore essi impararono ad amare "sino alla
fine", nel dono e nel perdono. E come Egli vive un'alleanza
indissolubile, così essi imparano da lui la fedeltà senza incrinatura alla
parola e alla vita donata".
La
fedeltà è un'esigenza dell'amore coniugale. Il "sì" sponsale si
configura come abbandono reciproco: cresce nell'intensità, si fa gioioso nella
perseveranza. Impegna ad amare senza deludere e senza lasciarsi deludere; a
prendersi cura del coniuge con speranza; a crescere nella conoscenza reciproca;
a qualificare sempre meglio la relazione reciproca.
La
fedeltà non è sempre stupore e gioia. Talvolta subentra la sofferenza della
sconfitta o serpeggia la difficoltà creata dalla "durezza di
cuore". Cristo, però, ha amato "sino alla fine", riproponendo
l'ideale della nuzialità fedele oltre ogni ostacolo o tradimento. Gli sposi
sono chiamati a rivivere l'oblatività totale e definitiva che ha in chiodato Gesù
alla croce e l'ha indotto ad offrirsi come "corpo dato e sangue
versato". Non possono restare prigionieri delle delusioni, delle
difficoltà, delle sconfitte. L'amore è più forte. Gli sposi trovano
nell'Eucaristia "il fondamento del loro patto coniugale e la possibilità
di rinnovarlo in un continuo impegno di reciproca e fedele donazione" (ESM
37).
Momento
di riflessione personale.
Amare costa
Costa
dire "hai ragione".
Costa
dire "perdonami" ed anche dire "Ti perdono" costa
Costa
la confidenza, costa la pazienza.
Costa
fare una cosa che non hai voglia di fare ma che lui o lei vuole.
Costa
cercare di capire.
Costa
tenere il silenzio. La fedeltà costa è sorridere al cattivo umore e trattenere
le lacrime che fanno soffrire.
A
volte costa impuntarsi, a volte cedere.
Costa
dir sempre "è colpa mia".
Costa
confidarsi e ricevere confidenze.
Costa
sopportare i difetti, costa cancellare le piccole ombre, costa condividere i
dolori.
Costa
la lontananza e costano i distacchi.
Costano
le nubi passeggere.
Costa
avere opinioni differenti, costa dir sempre di "sì".
Eppure
a questo prezzo si genera l'amore. Gli spiccioli non servono.
Ci
vuole un legno pesante come la Croce.
Padre
Nostro...
Tratto
da: “Riparazone Eucaristica”