ORA DI ADORAZIONE EUCARISTICA _39
Adoratori del Padre in Spirito e verità
di
p. Luigi Coppari
Gesù
Eucaristia, ti adoro e ti ringrazio.
Rivelami
il tuo cuore,
fornace
ardente di amore.
Svelami
il volto del Padre, fonte e meta della mia vita.
Donami
lo Spirito Santo, forza di crescita nella santità.
Gesù
Eucaristia, penetra in me,
impadronisciti
del mio essere perché tutta la mia esistenza sia un'irradiazione della tua.
Fa',
o Gesù, che io possa partecipare, con te e con lo Spirito Santo,
alla
lode e all'amore del Padre. Amen.
Dalla
lettera di san Paolo ai Romani (8,14-17)
Tutti
quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio.
E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma
avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo:
"Abbà, Padre! ". Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che
siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi
di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche
alla sua gloria.
Parola
di Dio.
Scrive
san Cipriano: "L'uomo nuovo, rigenerato e restituito a Dio dalla grazia
divina, in primo luogo dice: Padre!, perché ormai è divenuto figlio".
Attraverso
la fede battesimale, ricevendo il dono del "Padre nostro" (Traditio),
partecipando all'Eucaristia, i catecumeni avvertivano la "novità" e
la bellezza della filiazione divina.
Per
due volte san Paolo riporta che l'invocazione "Abbà" saliva dal suo
cuore con l'irrefrenabile forza di un grido, di un gemito inesprimibile.
Lo
Spirito è lo slancio onnipotente che porta il Figlio (e noi in lui) verso il
Padre, che fa di lui una preghiera eterna; nel fedele è un movimento
irresistibile di fiducia amorosa, di abbandono totale.
Preghiamo
insieme e diciamo:
Padre nostro clemente, ascoltaci
-
Tu che ci doni il tuo Spirito di luce e di grazia, Padre
nostro clemente, ascoltaci
-
Tu che ci doni la forza di compiere la tua volontà, Padre
nostro clemente, ascoltaci
-
Tu che ci doni la gioia di pregarti, di lodarti, di ringraziarti, Padre
nostro clemente, ascoltaci
Ascolta,
o Padre, il grido del tuo Figlio che, per stabilire la nuova ed eterna
alleanza, si è fatto obbediente fino alla morte di croce; fa' che nelle prove
della vita partecipiamo intimamente alla sua passione redentrice, per avere la
fecondità del seme che muore ed essere accolti come tua messe nel regno dei
cieli. Per Cristo nostro Signore. Amen.
II
- La vita nuova dei "rinati dall'alto".
Dalla
lettera di san Paolo ai Romani (8,1-8)
Non
c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Poiché
la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge
del peccato e della morte. Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché
la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il
proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato,
egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della legge si
adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito.
Quelli
infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli
invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri
della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla
vita e alla pace. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio,
perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che
vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.
Parola
di Dio.
La
preghiera, i sacramenti, i doni dello Spirito conferiscono ai fedeli di Cristo
non solo l'immensa dignità di essere "familiari di Dio, consorti della sua
natura", ma donano anche loro la forza, l'energia soprannaturale per
camminare nell'amore vero, in santità di vita.
Alle
parole di Paolo ai Romani, possono fare eco quelle dello stesso apostolo ai
Galati (5,16.24-25): "Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a
soddisfare i desideri della carne. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno
crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se pertanto
viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito".
Noi
siamo di Cristo Gesù, a lui apparteniamo! "Rinati dall'alto", come il
nostro Maestro ha detto a Nicodemo, siamo protesi con il Signore che ascende al
cielo, verso la gloria del Padre.
Dio
grande e fedele, che riveli il tuo volto a chi ti cerca con cuore sincero,
rinsalda la nostra fede nel mistero della croce e donaci un cuore docile, perché
nell'adesione amorosa alla tua volontà seguiamo come discepoli il Cristo tuo
Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Dalla
lettera di san Paolo ai Romani (8,9-13)
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così
dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la
carne; poiché se vivete secondo la carne, voi
morirete;
se invece con aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete.
Parola
di Dio.
A
coloro che glielo chiedono, il Padre celeste dona lo Spirito Santo (cfr Lc
11,13). È il dono perfetto, il regalo per eccellenza che sorpassa ogni altra
"cosa buona"!
Nella
Pentecoste egli è disceso su Maria e gli apostoli, sulla Chiesa. Lo Spirito
Santo reca a tutti i doni di luce, di forza, di amore, di gioia, di speranza.
La
nostra vita di cristiani è fin da questa terra "celeste". Ciò
avviene nella misura in cui noi, sull'esempio di Maria e di Giuseppe (siamo nel
mese di maggio, quindi in particolare compagnia con loro!), dei santi, ci
facciamo accoglienti, cioè incondizionatamente docili alle ispirazioni, alle
mozioni dello Spirito Santo.
Non
furono Maria, Giuseppe, i santi, come del resto Gesù stesso, guidati o
"condotti" nella loro vita dallo Spirito Santo?
Signore nostro Dio, santo è il tuo nome; piega i nostri cuori ai tuoi comandamenti e donaci la sapienza della croce, perché, liberati dal peccato, che ci chiude nel nostro egoismo, ci apriamo al dono dello Spirito per diventare tempio vivo del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Dio
nostro Padre, tu vuoi radunare tutti gli uomini in un solo popolo capace di
amare, nel quale risplenda l'amore del Figlio tuo che ha dato per noi il suo
Corpo e il suo Sangue.
Tu
ci hai donato l'Eucarestia come principio e fonte di questa unità. Manda il tuo
Spirito perché faccia di noi una cosa sola attorno a questo mistero.
Fa'
che da esso impariamo a dare anche noi il corpo e il sangue per i nostri
fratelli.
Donaci
di comprendere che il Figlio tuo, presente nell'Eucarestia, è il centro della
nostra vita e delle nostre comunità, è la forza da cui deriva la nostra
missione a servizio di tutti i fratelli, specialmente dei più poveri. Accresci
la nostra capacità di dono in comunione con il Figlio tuo, Gesù Cristo Nostro
Signore. (C.M. Martini)
Tre regole per pregare
Se
osserviamo la vita delle persone per cui la preghiera è stata la "sola
cosa necessaria" ci accorgiamo subito che sono state sempre osservate tre
regole fondamentali: la lettura contemplativa della Parola di Dio, l'ascolto
silenzioso della voce di Dio e l'obbedienza a una guida spirituale.
Cara
anima eucaristica riparatrice: è veramente difficile, per non dire impossibile,
pretendere di percorrere un certo cammino spirituale senza la Bibbia, senza un
tempo di silenzio e senza qualcuno che ci diriga.
1.
In primo luogo bisogna riservare una profonda attenzione alla Parola di Dio così
come è scritta nelle Sacre Scritture.
Sant'Agostino si convertì proprio quando obbedì alle parole di un bambino che gli diceva: "Prendi e leggi, prendi e leggi!": ed egli sentì che le parole che stava leggendo erano rivolte direttamente proprio a lui. San Francesco d'Assisi si comportò allo stesso modo e della Parola ascoltata e meditata domandò anche la spiegazione al sacerdote, per non ingannarsi.
Se
vogliamo veramente aprirci alla chiamata di Dio dobbiamo prendere in mano le
Sacre Scritture e metterci a leggerle per portarle tutte insieme nel nostro
essere più profondo. Poi dobbiamo chiederci quali di queste parole ci sono
rivolte direttamente e sono direttamente connesse con la nostra vita, più personale
e intima. Dovremmo desiderare che esse penetrino nelle profondità più
recondite del nostro cuore, fino a un livello in cui nessun'altra parola e
nessuna persona sono riusciti ad arrivare. Soltanto in questo contesto la Parola
porterà frutto, come un seme caduto sul terreno fertile.
2.
Poi abbiamo bisogno di un tempo di tranquillità e di silenzio alla Presenza di
Dio. Non riusciremo mai a fare di tutto il nostro tempo un tempo per Dio se non
assicuriamo un'ora, una mattinata, un giorno, una settimana... o un qualsiasi
periodo di tempo per Dio solo. Sono ovviamente necessarie il rigore e la
disciplina. Il cuore di ogni autentica preghiera sta proprio qui: nella
disponibilità a starsene tranquilli e silenziosi alla presenza del nostro Dio.
All'inizio sentiremo i rumori interiori sregolati che disturbano la voce di Dio.
Ma lentamente arriviamo a scoprire che il silenzio ci rende sereni e
approfondisce la consapevolezza che abbiamo di noi stessi e di Dio.
La lettura contemplativa delle Sacre Scritture e un tempo di silenzio passato alla presenza di Dio sono profondamente collegati e interdipendenti: la Parola di Dio ci trascina nel silenzio e nella contemplazione, il silenzio ci rende attenti alla parola di Dio.
3.
Ma sia la Parola che il silenzio necessitano di una guida. Come possiamo sapere
che non ci stiamo ingannando, che non stiamo scegliendo proprio quelle parole
che si adattano meglio ai nostri vizi e alle nostre passioni, che stiamo solo
perdendo tempo lasciandoci illudere dalla fantasia? Il Dio di Gesù, Cristo, il
nostro Dio è può grande del nostro cuore e della nostra mente eppure troppo
facilmente siamo tentati di identificare i desideri del nostro cuore e le speculazioni
della nostra mente con la volontà di Dio!
Perciò
abbiamo bisogno di una guida, di un direttore di uno che ci aiuti a distinguere
tra la voce di Dio e tutte le altre voci che vengono fuori dalla nostra confusione
o dalle forze tenebrose che spesso non sono sotto il nostro controllo. Abbiamo
bisogno di qualcuno che ci incoraggi quando siamo tentati di lasciar perdere
tutto; che ci scoraggi quando ci muoviamo troppo temerariamente verso direzioni
dubbie e poco chiare; che ci consigli su quando leggere e su quando invece
starcene in silenzio e che ci indichi le letture utili per noi e le letture che
invece vanno accuratamente evitate.
Dunque
abbiamo a disposizione tre guide importanti nella nostra ricerca verso la
scoperta del modo più appropriato per entrare in una intima relazione con Dio:
la Bibbia, il silenzio e una guida spirituale.
Quando
ci lasciamo condurre per mano da queste tre guide, siamo al sicuro dal pullulare
di nuove illusioni e delusioni e si apre così la strada alla Preghiera del
nostro cuore.
Forse
anche noi avremmo detto a qualcuno: "Pregherò per te!", ma ci
rendiamo conto realmente di ciò che questo significa?
Dobbiamo
entrare nella compassione, lasciare noi stessi, smettere di parlare e portare
veramente gli amici e le tante persone per cui preghiamo fin dentro le fibre del
nostro cuore; fino a sentire le loro pene, le loro fatiche, il loro grido
nella nostra stessa anima.
Quando
preghiamo per il mondo, noi diventiamo il mondo; quando preghiamo per i bisogni
primari di milioni di persone, la nostra anima si dilata e desidera portarli
tutti alla presenza di Dio, Padre di tutti.
Proprio
facendo questa esperienza ci rendiamo conto che la compassione non è una virtù
che ci appartiene, ma un dono fattoci di Dio. Io, tu, noi non possiamo
abbracciare il mondo! Ma Dio lo può fare!
Dunque,
quando Dio permette a tutti noi di entrare nella sua vita divina, allora diventa
possibile per noi condividere l'infinita compassione di Dio per ogni uomo.
Quando
preghiamo veramente ci lasciamo trovare da quell'amore di Dio che stringe in un
abbraccio di compassione tutta l'umanità.
Chiediamo
alla Beata Vergine Maria, in questo mese a lei particolarmente dedicato, il dono
della preghiera del cuore e della compassione.
P Franco Nardi
LO SPIRITO CI CONDUCE AL PADRE
Anima
Eucaristica Riparatrice, il danno più grave nella nostra vita, anche in quella
consacrata dei sacerdoti o religiosi, sta nel fatto che noi parliamo molto di
Dio, però parliamo poco a Dio.
Sappiamo
pregare? Molti cristiani, oggi, credono di pregare perché chiedono cose
materiali: la salute, il successo negli affari, il felice esito di un intervento
chirurgico, una carriera ....Altri restano muti davanti a Dio: non sanno cosa
dire al loro Padre.
Quanti
sono i cristiani che lodano Dio, che chiedono la venuta del suo Regno, la sua
grazia, il suo amore, la sua pace?
Cari
amici, abbiamo bisogno dello Spirito Santo per pregare e per conoscere il modo
di elevare la mente a Dio Padre.
Soprattutto
con il dono della pietà lo Spirito Santo ci rivela il cuore del Padre e ci
spinge ad aprirci a lui con confidenza filiale. Nella casa, cosa fa spesso la
madre? Fa da intermediaria nei confronti del padre, appoggiando la richiesta del
bambino e indicandogli quanto e come egli deve chiedergli. Lo Spirito Santo fa
qualcosa di simile in noi: ci sospinge verso il Padre, fonte di ogni bene, ci
suggerisce ciò che dobbiamo chiedere e come dobbiamo chiederlo e appoggia le
nostre richieste. Santa Teresa di Gesù insegna che lo Spirito Santo deve essere
intermediario tra l'anima e il Padre; è lo Spirito che muove l'anima "con
ardenti desideri; e l'accende di quel fuoco sovrano a cui è tanto vicina".
Lo Spirito suggerisce al cristiano quello che deve chiedere e crea in lui le
disposizioni con le quali deve pregare perché la sua orazione sia ascoltata dal
Padre. Per mezzo dello Spirito la preghiera è infallibile!
Lo
Spirito è veramente il solo che prega, e che fa vibrare le corde del cuore umano.
la preghiera è
perfetta nella misura in cui la persona si affida allo Spirito nel profondo
del proprio essere.
Ma
non finisce qui l'azione dello Spirito Santo. Riprendendo l'immagine della
madre, possiamo aggiungere che una madre premurosa del bene del figlio, non solo
fa conoscere al figlio il suo padre, ma gli fa anche comprendere come lui sia il
capo della famiglia e l'ultimo responsabile della stessa e lo apre al padre.
Allo stesso modo lo Spirito conduce al Padre i cristiani. Lo Spirito che muove e
guida la Chiesa, muove anche il cristiano e lo sospinge nello sviluppo della sua
vita in Cristo.
L'anima
si vede così sotto l'azione dello Spirito Santo che lo dirige interiormente in
modo che in essa si manifesti la vita filiale, fino al punto da essere autentica
manifestazione del Padre tra i fratelli e nel mondo. Può allora ripetere c o
m e Cristo: "Colui che vede me, vede il Padre" (Giovanni 14,9).
Le
relazioni filiali di ogni cristiano col Padre che saranno piene e definitive
quando saremo nella gloria, sono "già" una realtà nel tempo della
nostra vita, sebbene allo stato "germinale". La vita
"filiale" deve svilupparsi in noi fino a raggiungere la misura della
pienezza di Cristo. Dobbiamo sottoporci a un processo
"peregrinante", "pasquale", simile a quello cui si sottomise
il Cristo. E in questo cammino pasquale - che stiamo percorrendo proprio in
questi giorni - Cristo ebbe sempre lo Spirito Santo come guida e animatore,
che
lo condusse fino alla morte e lo risuscitò ad una vita nuova ed eterna.
Neanche noi, che dobbiamo compiere lo stesso processo"peregrinante
" e "pasquale" siamo soli: lo Spirito dimora in noi e ci
conduce al compimento "nella casa del Padre". Il concilio Vaticano Il,
riconoscendo l'ordinamento di ogni cosa a Cristo e, mediante lui, al Padre, ha
affermato la presenza dello Spirito in tutta la vita del mondo come quella forza
formidabile che dirige tutti gli eventi fino alla piena realizzazione del
disegno del Padre.
In
ultima analisi, questo disegno è che tutti gli uomini siano suoi figli e vivano
nella libertà dei figli di Dio.
Attraverso
i "segni dei tempi" - il grido dei poveri, dei perseguitati per la
fede, degli oppressi;..- risuona nel mondo la voce del Padre che, col suo
Spirito chiama gli uomini, assetati di giustizia, di libertà, di amore e di
pace, a una vita liberata e nuova con la libertà dei figli di Dio.
E'
lo Spirito Santo che manifesta il disegno del Padre nei "segni dei
tempi" e denuncia le violazioni degli uomini contro questo ammirabile
disegno di amore.
Questa
è la missione dello Spirito: condurre gli uomini, per Cristo, attraverso le
realtà umane fino al Padre. Ce lo dice chiaramente il concilio: "(La
comunità cristiana) è composta di uomini, i quali, riuniti insieme nel Cristo,
sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del
Padre" (Gaudium et Spes n.1).
La
storia con tutte le sue contraddizioni che sono conseguenza del peccato, è lo
scenario nel quale si svolge il piano del Padre, il quale, nella sua immensa
bontà, offre a tutti la salvezza per mezzo del suo Figlio incarnato. Questo
piano di salvezza si fa realtà concreta in ognuno di noi sotto l'azione dello
Spirito Santo.
Lo
Spirito dopo aver suscitato nel nostro cuore una risposta "filiale" ci
offre anche un significativo impulso e ci fa crescere mediante una vita
teologale di fede, speranza e carità fino alla piena statura del Cristo.
In
questi giorni di preparazione alla solennità della Pentecoste, imploriamo con
forza il fuoco dello Spirito perché trasformi il nostro cuore e tutta la nostra
vita.
P Franco Nardi
L'Eucaristia e i Santi
SAN
DOMENICO SAVIO 1842-1857 (6 Maggio)
Ecco
il simpatico ragazzino torinese dagli occhi intelligenti e buoni, stretto nel
suo gilet marrone e la giacchina scura, con la sgargiante farfalla sul
collettino bianco, tutto giulivo perché ha Gesù nel cuore.
Fa
freddo alla sua nativa Riva di Chieri e anche a Torino coperta di neve dove
frequenta, a dodici anni, l'Oratorio diretto da Don Bosco.
Fa
freddo ma il ragazzino non ha freddo, perchè nel petto ha una scintilla così
ardente d'amore per Gesù nell'Eucaristia che è un piccolo vulcano, tanto è
vero che la mattina presto, quando va a scuola, avrebbe la voglia di salutare
prima il suo Gesù nel tabernacolo, ma essendo chiusa la chiesa, si ferma
davanti alla porta e prega con le ginocchia nude sulla neve finché questa si
scioglie e bagna i lembi dei calzoncini corti.
Il
suo carattere era estremamente allegro e arguto. Tuttavia amò tanto la
mortificazione che Don Bosco dovette frenarlo ordinandogli di dare più
importanza ai piccoli doveri e anche ai giochi. Una notte., allorché il freddo
era pungente, trovò il giovanetto senza vesti nel letto. "Non far così -
gli disse - ti prenderai una polmonite". Domenico rispose: "Forse che
la prese il Bambino Gesù nel presepio?".
Nella
sua preghiera, specialmente ai piedi del Ciborio, erano frequenti le estasi che
egli chiamava distrazioni.
Ai
suoi tempi, la prima Comunione ai bambini veniva amministrata non prima dei
dodici anni, ma la pietà eucaristica di Domenico era già così viva nella
primissima età che per eccezionale privilegio gli fu conferita a sette anni. La
tenera dimestichezza che aveva con Gesù in Eucaristica, egli sapeva riversarla
in tutti con infinita affabilità e dolcezza.
Un
piccolo episodio. Era genuflesso al passaggio del Santissimo, ma accanto a lui
un militare "innanzi a Dio come fuso" non accennava ad inginocchiarsi.
Con tanta finezza il ragazzino estrasse dal taschino il suo candido fazzolettino
e lo stese davanti alle ginocchia del militare che ben comprese l'invito.
Motivi
di salute non gli consentirono la permanenza nell'Oratorio di Don Bosco, per cui
dovette tornare nella sua povera famiglia di Riva di Chieri riscaldandola di
amore e di gioiosità, finché, prevedendo la sua morte, vi si preparò pregando,
sorridendo, consolando i suoi genitori, e invitando tutti a raggiungerlo in
Cielo.
SAN
PASQUALE BAYLON 1540-1592 (17 Maggio)
Non
meraviglia se la sua vita ha dello sbalorditivo perché era umilissimo e
sappiamo che Dio in queste anime compie prodigi.
Non
ci meraviglia il fatto che un laico che durante la vita fu appena conosciuto in
un angolo della Spagna, presieda dal Cielo le riunioni dei grandi congressi
eucaristici di cui è patrono.
Non
meraviglia se le meraviglie cominciano da quando, piccolissimo, perso di vista
dai genitori e da questi cercato nel villaggio per un'intera giornata, fu
trovato in chiesa seduto sui gradini dell'altare a contemplare il tabernacolo,
ai piedi del quale s'era trascinato con le ginocchia e con le sue fragili
manine, perché era un innocente.
Non
meraviglia se, piccolo pecoraio, custodiva grandi greggi che rimanevano
tranquilli e sicuri mentre lui andava a far visita a Gesù Sacramentato, o, non
potendo andarci, era egli visitato dal Santissimo, poiché provvedevano gli
angeli a custodire le pecore o a portargli il Santissimo per l'adorazione o la
Comunione: era un'anima semplicissima.
Non
meraviglia se, giovanetto, è rifiutato dai francescani perché troppo incolto e
rozzo: pascendo imparò da solo a leggere per il desiderio di cantare le lodi
o scandire le Ore al suono lontano della campana: era povero, ma ricco della
sapienza di Dio.
Non
meraviglia se, finalmente accolto nella comunità religiosa, non volle
diventare sacerdote sentendosene indegno, ma assisteva tra le lacrime dalle
sette alle nove sante Messe ogni giorno e, in ginocchio con le braccia
incrociate, sostava ai piedi del Tabernacolo in tutte le ore e i momenti di
sosta che il lavoro gli concedeva: era un serafino di preghiera.
Non
meraviglia che, benché illetterato, fosse incaricato di delicate e difficili
missioni in Francia, viaggiando a piedi nudi, a capo scoperto, mendicando il
vitto, ricevendo insulti e percosse dai calvinisti che egli confutava con
profonda e ispirata dottrina: era pronto a morire e soffrire per Cristo.
Non
meraviglia il bene che, sempre sorridente, riusciva a profondere in tutte le
anime che lo avvicinavano: aveva per Dio un cuore di figlio, per il prossimo un
cuore di madre, per sè un cuore di giudice.
Non meraviglia se avvisato dal Signore della sua prossima morte vi si preparò con animo giulivo, spirando al suono delle campane che davano il segnale della Consacrazione e, ormai morto, durante la santa Messa di esequie, si ergesse due volte per fissare lo sguardo all'elevazione dell'Ostia e del Calice: i suoi occhi già vedevano in Paradiso la presenza di Gesù.
Sac.Raffaele
Bove
Tratto
da: “Riparazione Eucaristica” nr5/1999