ORA DI ADORAZIONE EUCARISTICA _39

Adoratori del Padre in Spirito e verità

di p. Luigi Coppari

Preghiera d'inizio

Gesù Eucaristia, ti adoro e ti ringrazio.

Rivelami il tuo cuore,

fornace ardente di amore.

Svelami il volto del Padre, fonte e meta della mia vita.

Donami lo Spirito Santo, forza di crescita nella santità.

Gesù Eucaristia, penetra in me,

impadronisciti del mio essere perché tutta la mia esistenza sia un'irradiazione della tua.

Fa', o Gesù, che io possa partecipare, con te e con lo Spirito Santo,

alla lode e all'amore del Padre. Amen.

 

I - Figli di Dio grazie allo Spirito

IN ASCOLTO DELLA PAROLA

Dalla lettera di san Paolo ai Romani (8,14-17)

Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridia­mo: "Abbà, Padre! ". Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

Parola di Dio.

 

Riflessione

Scrive san Cipriano: "L'uomo nuovo, rigenerato e restituito a Dio dalla grazia divina, in primo luogo dice: Padre!, perché ormai è divenuto figlio".

Attraverso la fede battesimale, ricevendo il dono del "Padre nostro" (Traditio), partecipando all'Eucaristia, i catecumeni avvertivano la "novità" e la bellezza della filiazione divina.

Per due volte san Paolo riporta che l'invocazione "Abbà" saliva dal suo cuore con l'irrefrenabile forza di un grido, di un gemito inesprimibile.

Lo Spirito è lo slancio onnipotente che porta il Figlio (e noi in lui) verso il Padre, che fa di lui una preghiera eterna; nel fedele è un movimento irresistibile di fiducia amorosa, di abbandono totale.

 

Preghiamo insieme e diciamo: Padre nostro clemente, ascoltaci

- Tu che ci doni il tuo Spirito di luce e di grazia, Padre nostro clemente, ascoltaci

- Tu che ci doni la forza di compiere la tua volontà, Padre nostro clemente, ascoltaci

- Tu che ci doni la gioia di pregarti, di lodarti, di ringraziarti, Padre nostro clemente, ascoltaci

 

Orazione

Ascolta, o Padre, il grido del tuo Figlio che, per stabi­lire la nuova ed eterna alleanza, si è fatto obbediente fino alla morte di croce; fa' che nelle prove della vita partecipiamo intimamente alla sua passione redentrice, per avere la fecondità del seme che muore ed essere accolti come tua messe nel regno dei cieli. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

II - La vita nuova dei "rinati dall'alto".

IN ASCOLTO DELLA PAROLA

Dalla lettera di san Paolo ai Romani (8,1-8)

Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del pec­cato e della morte. Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la ren­deva impoten­te, Dio lo ha reso possibi­le: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del pec­cato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito.

Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non possono piace­re a Dio.

Parola di Dio.

 

Riflessione

La preghiera, i sacramenti, i doni dello Spirito conferi­scono ai fedeli di Cristo non solo l'immensa dignità di essere "familiari di Dio, consorti della sua natura", ma donano anche loro la forza, l'energia soprannaturale per camminare nell'amore vero, in santità di vita.

Alle parole di Paolo ai Romani, possono fare eco quel­le dello stesso apostolo ai Galati (5,16.24-25): "Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito".

Noi siamo di Cristo Gesù, a lui apparteniamo! "Rinati dall'alto", come il nostro Maestro ha detto a Nicodemo, siamo protesi con il Signore che ascende al cielo, verso la gloria del Padre.

 

Preghiamo insieme e diciamo: Donaci il tuo Spirito, Signore
- Nei momenti di buio e di tristezza, di prova e di scoraggiamento, Donaci il tuo Spirito, Signore
- Quando dubitiamo del tuo amore e della tua presenza, Donaci il tuo Spirito, Signore
- Per vivere la croce come dono del tuo amore, a beneficio della santa Chiesa, Donaci il tuo Spirito, Signore

 

Orazione

Dio grande e fedele, che riveli il tuo volto a chi ti cerca con cuore sincero, rinsalda la nostra fede nel mistero della croce e donaci un cuore docile, perché nel­l'adesione amorosa alla tua volontà seguiamo come discepoli il Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

 

III - Come Maria e Giuseppe docili allo Spirito Santo

IN ASCOLTO DELLA PAROLA

Dalla lettera di san Paolo ai Romani (8,9-13)

Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustifica­zione. E se lo Spirito di colui che ha risusci­tato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi

morirete; se invece con aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete.

Parola di Dio.

 

Riflessione

A coloro che glielo chiedono, il Padre celeste dona lo Spirito Santo (cfr Lc 11,13). È il dono perfetto, il regalo per eccellenza che sorpassa ogni altra "cosa buona"!

Nella Pentecoste egli è disceso su Maria e gli apostoli, sulla Chiesa. Lo Spirito Santo reca a tutti i doni di luce, di forza, di amore, di gioia, di speranza.

La nostra vita di cristiani è fin da questa terra "cele­ste". Ciò avviene nella misura in cui noi, sull'esempio di Maria e di Giuseppe (siamo nel mese di maggio, quindi in particolare compagnia con loro!), dei santi, ci facciamo accoglienti, cioè incondizionatamente docili alle ispirazioni, alle mozioni dello Spirito Santo.

Non furono Maria, Giuseppe, i santi, come del resto Gesù stesso, guidati o "condotti" nella loro vita dallo Spirito Santo?

 

Preghiamo insieme e diciamo: Rivestici di luce e di pace, Signore
- Fa' di noi il tempio del tuo Spirito: Rivestici di luce e di pace, Signore
- Fa' che ci rinnoviamo nello spirito della nostra mente: Rivestici di luce e di pace, Signore
- Fa' che non rattristiamo mai il tuo Santo Spirito, ma siamo "docili" alla sua voce: Rivestici di luce e di pace, Signore

 

Orazione

Signore nostro Dio, santo è il tuo nome; piega i nostri cuori ai tuoi comandamenti e donaci la sapienza della croce, perché, liberati dal peccato, che ci chiude nel nostro egoismo, ci apriamo al dono dello Spirito per diventare tempio vivo del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Preghiera di conclusione

Dio nostro Padre, tu vuoi radunare tutti gli uomini in un solo popolo capace di amare, nel quale risplenda l'amore del Figlio tuo che ha dato per noi il suo Corpo e il suo Sangue.

Tu ci hai donato l'Eucarestia come principio e fonte di questa unità. Manda il tuo Spirito perché faccia di noi una cosa sola attorno a questo mistero.

Fa' che da esso impariamo a dare anche noi il corpo e il sangue per i nostri fratelli.

Donaci di comprendere che il Figlio tuo, presente nell'Eucarestia, è il centro della nostra vita e delle nostre comunità, è la forza da cui deriva la nostra missione a servizio di tutti i fratelli, specialmente dei più poveri. Accresci la nostra capacità di dono in comunione con il Figlio tuo, Gesù Cristo Nostro Signore. (C.M. Martini)

 

 

Tre regole per pregare

Se osserviamo la vita delle persone per cui la pre­ghiera è stata la "sola cosa necessaria" ci accor­giamo subito che sono state sempre osservate tre rego­le fondamentali: la lettura contemplativa della Parola di Dio, l'ascolto silenzioso della voce di Dio e l'obbe­dienza a una guida spirituale.

Cara anima eucaristica riparatrice: è veramente difficile, per non dire impossibile, pretendere di percor­rere un certo cammino spirituale senza la Bibbia, senza un tempo di silenzio e senza qualcuno che ci diriga.

1. In primo luogo bisogna riservare una profonda attenzione alla Parola di Dio così come è scritta nelle Sacre Scritture.

Sant'Agostino si convertì proprio quando obbedì alle parole di un bambino che gli diceva: "Prendi e leggi, prendi e leggi!": ed egli sentì che le parole che stava leggendo erano rivolte direttamente proprio a lui. San Francesco d'Assisi si comportò allo stesso modo e della Parola ascoltata e meditata domandò anche la spiegazione al sacerdote, per non ingannarsi.

Se vogliamo veramente aprirci alla chiamata di Dio dobbiamo prendere in mano le Sacre Scritture e met­terci a leggerle per portarle tutte insieme nel nostro essere più profondo. Poi dobbiamo chiederci quali di queste parole ci sono rivolte direttamente e sono direttamente connesse con la nostra vita, più perso­nale e intima. Dovremmo desiderare che esse pene­trino nelle profondità più recondite del nostro cuore, fino a un livello in cui nessun'altra parola e nessuna persona sono riusciti ad arrivare. Soltanto in questo contesto la Parola porterà frutto, come un seme caduto sul terreno fertile.

2. Poi abbiamo bisogno di un tempo di tranquillità e di silenzio alla Presenza di Dio. Non riusciremo mai a fare di tutto il nostro tempo un tempo per Dio se non assicuriamo un'ora, una mattinata, un giorno, una settimana... o un qualsiasi periodo di tempo per Dio solo. Sono ovviamente necessarie il rigore e la disciplina. Il cuore di ogni autentica preghiera sta proprio qui: nella disponibilità a starsene tranquilli e silenziosi alla presenza del nostro Dio. All'inizio sentiremo i rumori interiori sregolati che disturbano la voce di Dio. Ma lentamente arriviamo a scoprire che il silenzio ci rende sereni e approfondisce la con­sapevolezza che abbiamo di noi stessi e di Dio.

La lettura contemplativa delle Sacre Scritture e un tempo di silenzio passato alla presenza di Dio sono profondamente collegati e interdipendenti: la Parola di Dio ci trascina nel silenzio e nella contemplazio­ne, il silenzio ci rende attenti alla parola di Dio.

3. Ma sia la Parola che il silenzio necessitano di una guida. Come possiamo sapere che non ci stiamo ingannando, che non stiamo scegliendo proprio quel­le parole che si adattano meglio ai nostri vizi e alle nostre passioni, che stiamo solo perdendo tempo lasciandoci illudere dalla fantasia? Il Dio di Gesù, Cristo, il nostro Dio è può grande del nostro cuore e della nostra mente eppure troppo facilmente siamo ten­tati di identificare i desideri del nostro cuore e le spe­culazioni della nostra mente con la volontà di Dio!

Perciò abbiamo bisogno di una guida, di un direttore di uno che ci aiuti a distinguere tra la voce di Dio e tutte le altre voci che vengono fuori dalla nostra con­fusione o dalle forze tenebrose che spesso non sono sotto il nostro controllo. Abbiamo bisogno di qualcu­no che ci incoraggi quando siamo tentati di lasciar perdere tutto; che ci scoraggi quando ci muoviamo troppo temerariamente verso direzioni dubbie e poco chiare; che ci consigli su quando leggere e su quando invece starcene in silenzio e che ci indichi le letture utili per noi e le letture che invece vanno accurata­mente evitate.

Dunque abbiamo a disposizione tre guide importanti nella nostra ricerca verso la scoperta del modo più appropriato per entrare in una intima relazione con Dio: la Bibbia, il silenzio e una guida spirituale.

Quando ci lasciamo condurre per mano da queste tre guide, siamo al sicuro dal pullulare di nuove illusioni e delusioni e si apre così la strada alla Preghiera del nostro cuore.

Forse anche noi avremmo detto a qualcuno: "Pregherò per te!", ma ci rendiamo conto realmente di ciò che questo significa?

Dobbiamo entrare nella compassione, lasciare noi stessi, smettere di parlare e portare veramente gli amici e le tante persone per cui preghiamo fin dentro le fibre del nostro cuore; fino a sentire le loro pene, le loro fati­che, il loro grido nella nostra stessa anima.

Quando preghiamo per il mondo, noi diventiamo il mondo; quando preghiamo per i bisogni primari di milioni di persone, la nostra anima si dilata e desidera portarli tutti alla presenza di Dio, Padre di tutti.

Proprio facendo questa esperienza ci rendiamo conto che la compassione non è una virtù che ci appartiene, ma un dono fattoci di Dio. Io, tu, noi non possiamo abbracciare il mondo! Ma Dio lo può fare!

Dunque, quando Dio permette a tutti noi di entrare nella sua vita divina, allora diventa possibile per noi condividere l'infinita compassione di Dio per ogni uomo.

Quando preghiamo veramente ci lasciamo trovare da quell'amore di Dio che stringe in un abbraccio di com­passione tutta l'umanità.

Chiediamo alla Beata Vergine Maria, in questo mese a lei particolarmente dedicato, il dono della preghiera del cuore e della compassione.

P Franco Nardi

 

LO SPIRITO CI CONDUCE AL PADRE

Anima Eucaristica Riparatrice, il danno più grave nella nostra vita, anche in quella consacrata dei sacer­doti o religiosi, sta nel fatto che noi parliamo molto di Dio, però parliamo poco a Dio.

Sappiamo pregare? Molti cristiani, oggi, credono di pregare perché chiedono cose materiali: la salute, il successo negli affari, il felice esito di un intervento chi­rurgico, una carriera ....Altri restano muti davanti a Dio: non sanno cosa dire al loro Padre.

Quanti sono i cristiani che lodano Dio, che chiedono la venuta del suo Regno, la sua grazia, il suo amore, la sua pace?

Cari amici, abbiamo bisogno dello Spirito Santo per pregare e per conoscere il modo di elevare la mente a Dio Padre.

Soprattutto con il dono della pietà lo Spirito Santo ci rivela il cuore del Padre e ci spinge ad aprirci a lui con confidenza filiale. Nella casa, cosa fa spesso la madre? Fa da intermediaria nei confronti del padre, appoggiando la richiesta del bambino e indicandogli quanto e come egli deve chiedergli. Lo Spirito Santo fa qualcosa di simile in noi: ci sospinge verso il Padre, fonte di ogni bene, ci suggerisce ciò che dobbiamo chiedere e come dobbiamo chiederlo e appoggia le nostre richieste. Santa Teresa di Gesù insegna che lo Spirito Santo deve essere intermediario tra l'anima e il Padre; è lo Spirito che muove l'anima "con ardenti desideri; e l'accende di quel fuoco sovrano a cui è tanto vicina". Lo Spirito suggerisce al cristiano quello che deve chiedere e crea in lui le disposizioni con le quali deve pregare perché la sua orazione sia ascoltata dal Padre. Per mezzo dello Spirito la preghiera è infallibi­le!

Lo Spirito è veramente il solo che prega, e che fa vibrare le corde del cuore umano. la preghiera è perfet­ta nella misura in cui la persona si affida allo Spirito nel profondo del proprio essere.

Ma non finisce qui l'azione dello Spirito Santo. Riprendendo l'immagine della madre, possiamo aggiungere che una madre premurosa del bene del figlio, non solo fa conoscere al figlio il suo padre, ma gli fa anche comprendere come lui sia il capo della famiglia e l'ultimo responsabile della stessa e lo apre al padre. Allo stesso modo lo Spirito conduce al Padre i cristiani. Lo Spirito che muove e guida la Chiesa, muove anche il cristiano e lo sospinge nello sviluppo della sua vita in Cristo.

L'anima si vede così sotto l'azione dello Spirito Santo che lo dirige interiormente in modo che in essa si manifesti la vita filiale, fino al punto da essere autentica manife­stazione del Padre tra i fratelli e nel mondo. Può allora ripetere c o m e Cristo: "Colui che vede me, vede il Padre" (Giovanni 14,9).

Le relazioni filiali di ogni cristia­no col Padre che saranno piene e definitive quando saremo nella gloria, sono "già" una realtà nel tempo della nostra vita, sebbene allo stato "germinale". La vita "filiale" deve svilupparsi in noi fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. Dobbiamo sottoporci a un pro­cesso "peregrinante", "pasquale", simile a quello cui si sottomise il Cristo. E in questo cammino pasquale - che stiamo percorrendo proprio in questi giorni - Cristo ebbe sempre lo Spirito Santo come guida e animatore,

che lo con­dusse fino alla morte e lo risuscitò ad una vita nuova ed e­terna. Nean­che noi, che dobbiamo compiere lo stesso pro­cesso"pere­grinante " e "pasquale" siamo soli: lo Spirito dimo­ra in noi e ci conduce al compimento "nella casa del Padre". Il concilio Vaticano Il, riconoscendo l'ordinamento di ogni cosa a Cristo e, mediante lui, al Padre, ha affermato la presenza dello Spirito in tutta la vita del mondo come quella forza for­midabile che dirige tutti gli eventi fino alla piena rea­lizzazione del disegno del Padre.

In ultima analisi, questo disegno è che tutti gli uomini siano suoi figli e vivano nella libertà dei figli di Dio.

Attraverso i "segni dei tempi" - il grido dei poveri, dei perseguitati per la fede, degli oppressi;..- risuona nel mondo la voce del Padre che, col suo Spirito chia­ma gli uomini, assetati di giustizia, di libertà, di amore e di pace, a una vita liberata e nuova con la libertà dei figli di Dio.

E' lo Spirito Santo che manifesta il disegno del Padre nei "segni dei tempi" e denuncia le violazioni degli uomini contro questo ammirabile disegno di amore.

Questa è la missione dello Spirito: condurre gli uomini, per Cristo, attraverso le realtà umane fino al Padre. Ce lo dice chiaramente il concilio: "(La comunità cristiana) è composta di uomini, i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre" (Gaudium et Spes n.1).

La storia con tutte le sue contraddizioni che sono conseguenza del peccato, è lo scenario nel quale si svolge il piano del Padre, il quale, nella sua immensa bontà, offre a tutti la salvezza per mezzo del suo Figlio incarnato. Questo piano di salvezza si fa realtà concreta in ognuno di noi sotto l'azione dello Spirito Santo.

Lo Spirito dopo aver suscitato nel nostro cuore una risposta "filiale" ci offre anche un significativo impulso e ci fa crescere mediante una vita teologale di fede, speranza e carità fino alla piena statura del Cristo.

In questi giorni di preparazione alla solennità della Pentecoste, imploriamo con forza il fuoco dello Spirito perché trasformi il nostro cuore e tutta la nostra vita.

P Franco Nardi

 

L'Eucaristia e i Santi

SAN DOMENICO SAVIO 1842-1857 (6 Maggio)

Ecco il simpatico ragazzino torinese dagli occhi intelli­genti e buoni, stretto nel suo gilet marrone e la giacchi­na scura, con la sgargiante farfalla sul collettino bianco, tutto giulivo perché ha Gesù nel cuore.

Fa freddo alla sua nativa Riva di Chieri e anche a Torino coperta di neve dove frequenta, a dodici anni, l'Oratorio diretto da Don Bosco.

Fa freddo ma il ragazzino non ha freddo, perchè nel petto ha una scintilla così ardente d'amore per Gesù nell'Eucaristia che è un piccolo vulcano, tanto è vero che la mattina presto, quando va a scuola, avrebbe la voglia di salutare prima il suo Gesù nel tabernacolo, ma essendo chiusa la chiesa, si ferma davanti alla porta e prega con le ginocchia nude sulla neve finché questa si scioglie e bagna i lembi dei calzoncini corti.

Il suo carattere era estremamente allegro e arguto. Tuttavia amò tanto la mortificazione che Don Bosco dovette frenarlo ordinandogli di dare più importanza ai piccoli doveri e anche ai giochi. Una notte., allorché il freddo era pungente, trovò il giovanetto senza vesti nel letto. "Non far così - gli disse - ti prenderai una polmonite". Domenico rispose: "Forse che la prese il Bambino Gesù nel presepio?".

Nella sua preghiera, specialmente ai piedi del Ciborio, erano frequenti le estasi che egli chiamava distrazioni.

Ai suoi tempi, la prima Comunione ai bambini veniva amministrata non prima dei dodici anni, ma la pietà eucaristi­ca di Domenico era già così viva nella primissima età che per eccezionale privilegio gli fu conferita a sette anni. La tenera dimestichezza che aveva con Gesù in Eucaristica, egli sapeva riversarla in tutti con infinita affabilità e dolcezza.

Un piccolo episodio. Era genuflesso al passaggio del Santissimo, ma accanto a lui un militare "innanzi a Dio come fuso" non accennava ad inginocchiarsi. Con tanta finezza il ragazzino estrasse dal taschino il suo candido fazzolettino e lo stese davanti alle ginocchia del militare che ben comprese l'in­vito.

Motivi di salute non gli consentirono la permanenza nell'Oratorio di Don Bosco, per cui dovette tornare nella sua povera famiglia di Riva di Chieri riscaldandola di amore e di gioiosità, finché, prevedendo la sua morte, vi si preparò pre­gando, sorridendo, consolando i suoi genitori, e invitando tutti a raggiungerlo in Cielo.

 

SAN PASQUALE BAYLON 1540-1592 (17 Maggio)

Non meraviglia se la sua vita ha dello sbalorditivo per­ché era umilissimo e sappiamo che Dio in queste anime compie prodigi.

Non ci meraviglia il fatto che un laico che durante la vita fu appena conosciuto in un angolo della Spagna, presieda dal Cielo le riunioni dei grandi congressi eucaristici di cui è patrono.

Non meraviglia se le meraviglie cominciano da quando, piccolissimo, perso di vista dai genitori e da questi cercato nel villaggio per un'intera giornata, fu trovato in chiesa sedu­to sui gradini dell'altare a contemplare il tabernacolo, ai piedi del quale s'era trascinato con le ginocchia e con le sue fragili manine, perché era un innocente.

Non meraviglia se, piccolo pecoraio, custodiva grandi greg­gi che rimanevano tranquilli e sicuri mentre lui andava a far visita a Gesù Sacramentato, o, non potendo andarci, era egli visitato dal Santissimo, poiché provvedevano gli angeli a custodire le pecore o a portargli il Santissimo per l'adorazio­ne o la Comunione: era un'anima semplicissima.

Non meraviglia se, giovanetto, è rifiutato dai francescani perché troppo incolto e rozzo: pascendo imparò da solo a leg­gere per il desiderio di cantare le lodi o scandire le Ore al suono lontano della campana: era povero, ma ricco della sapienza di Dio.

Non meraviglia se, finalmente accolto nella comunità reli­giosa, non volle diventare sacerdote sentendosene indegno, ma assisteva tra le lacrime dalle sette alle nove sante Messe ogni giorno e, in ginocchio con le braccia incrociate, sostava ai piedi del Tabernacolo in tutte le ore e i momenti di sosta che il lavoro gli concedeva: era un serafino di preghiera.

Non meraviglia che, benché illetterato, fosse incaricato di delicate e difficili missioni in Francia, viaggiando a piedi nudi, a capo scoperto, mendicando il vitto, ricevendo insulti e percosse dai calvinisti che egli confutava con profonda e ispi­rata dottrina: era pronto a morire e soffrire per Cristo.

Non meraviglia il bene che, sempre sorridente, riusciva a profondere in tutte le anime che lo avvicinavano: aveva per Dio un cuore di figlio, per il prossimo un cuore di madre, per sè un cuore di giudice.

Non meraviglia se avvisato dal Signore della sua prossima morte vi si preparò con animo giulivo, spirando al suono delle campane che davano il segnale della Consacrazione e, ormai morto, durante la santa Messa di esequie, si ergesse due volte per fissare lo sguardo all'elevazione dell'Ostia e del Calice: i suoi occhi già vedevano in Paradiso la presenza di Gesù.

Sac.Raffaele Bove

Tratto da: “Riparazione Eucaristica” nr5/1999