ORA DI ADORAZIONE EUCARISTICA_ 37
Maestro,
dove abiti? Venite e vedrete!
di
p. Luigi Coppari
Signore Gesù, Agnello di Dio, nostro unico Signore e Salvatore, vogliamo in quest'Ora fermarci presso di Te, e rivolgerti con confidenza quella stessa domanda che un giorno, presso il lago di Genezaret, ti posero due discepoli del Precursore Giovanni: "Rabbì (maestro) dove abiti?" (Gv 1, 38). Questa nostra domanda, Signore, è sincera, è frutto di una profonda ricerca del tuo volto, per dare senso alla nostra vita: "n tuo volto, Signore, io cerco.
Non
nascondermi il tuo volto" (Sal 27, 8-9). Dalle ricchezze, dalle meraviglie
del
mondo visibile noi risaliremo a Te, Creatore e Padre, provvidente e buono.
Con
le parole del tuo servo, il Papa Giovanni Paolo II, solennemente proclamate
nella Giornata Mondiale dei Giovani, ci rivolgiamo sempre fiduciosi a Te:
"Maestro,
Tu
che ami e rispetti la vita umana,
tu
che hai condiviso la sofferenza dell'uomo,
tu
che rischiari il mistero dell'umana esistenza,
facci
scoprire il senso vero della nostra vita e della nostra vocazione!".
E
noi, Gesù, in questa sosta di grazia, siamo aperti alla tua risposta, che è
una chiamata:
"Venite
e vedrete" (Gv 1, 39).
Dal
Vangelo secondo Giovanni (1, 35-39)
Il
giorno dopo Giovanni (Battista) stava ancora là con due dei suoi discepoli e,
fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco l'Agnello di
Dio!". E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù
allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: "Che cercate?".
Gli risposero: "Rabbì (che significa Maestro), dove abiti?". Disse
loro: 'Venite e vedrete". Andarono dunque e videro dove abitava e quel
giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Meditiamo
su tre singolari presenze del "Dio con noi":
-
Nella croce il segno luminoso della redenzione
-
L'Eucaristia: dimora del Dio vivente nella storia dell'uomo
-
Cristo Gesù, il Signore, abita nel suo popolo
I
- Nella croce il segno luminoso della redenzione
LA
PAROLA DI DIO
Dalla
prima lettera di San Paolo ai Corinzi (1,18-19.21-23)
La
parola della croce è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per
quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti:
Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l'intelligenza degli
intelligenti".
Poiché,
infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua
sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la
stoltezza della predicazione. Noi predichiamo Cristo crocifisso".
Ai
bordi del Giordano, e anche in seguito, i discepoli non sapevano chi era
veramente Gesù. Avranno bisogno di molto tempo per capire il mistero del Figlio
di Dio.
Pure
noi portiamo in noi stessi il desiderio di conoscere colui che rivela il volto
di Dio. Cristo risponde alla domanda dei discepoli mediante tutta la sua
missione di Messia. Insegnava per confermare la verità di quanto proclamava,
compiva grandi prodigi, guariva i malati, risuscitava i morti, calmava le
tempeste del mare. Ma questo intero percorso fuori del comune giunse alla sua
pienezza sul Golgota. È contemplandolo sulla croce, con lo sguardo della fede,
che è possibile "vedere" chi è Cristo Salvatore.
Con
il suo ardore eccezionale, San Paolo ripete: "Noi predichiamo Cristo
crocifisso". Colui che, agli occhi degli uomini, sembra non essere altro
che debolezza e follia, noi lo predichiamo essere potenza e sapienza, pienezza
della verità.
È
vero che lo sguardo della fede è spesso oscurato dal dubbio e dalla nostra
stessa fragilità. Umili e poveri peccatori, accettiamo il messaggio della
croce. Cristo ci lancia un appello: venite e vedrete: nella croce vedrete il
segno luminoso della redenzione del mondo, la presenza amorevole del Dio
vivente.
Preghiamo
insieme e diciamo: Nell'ora della prova, soccorrimi o
Signore!
Nell'ombra
delle fatiche ti adoro, sapendo che tu sei il riposo e che posso sempre
abbandonarmi a te per rifare le mie forze. Nell'ora della prova,
soccorrimi o Signore!
Nell'ombra
delle prove, ti adoro gettando uno sguardo sulla croce, accettando con te la
volontà del Padre che ci conduce più in alto. Nell'ora della prova,
soccorrimi o Signore!
Nell'ombra
della morte ti adorerò, Cristo, abbandonandoti la mia vita e chiedendoti di
vivere vicino a te, nel tuo regno d'amore. Nell'ora della prova,
soccorrimi o Signore!
ORAZIONE
- O Gesù, Tu che sei l'Agnello
di Dio che togli i peccati del mondo; che hai preso su di te le nostre colpe e
le hai espiate con la tua immolazione sull'altare della Croce, accogli le
preghiere che con fiducia Ti innalziamo. Tu vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen.
II
- L'Eucaristia: dimora dei Dio vivente nella storia dell'uomo
Dal Vangelo di San Giovanni (1, 14-18)
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.
"Maestro
dove abiti?". La Chiesa risponde ogni giorno: Cristo è presente nell'Eucaristia,
il sacramento della sua morte e risurrezione. In essa e attraverso di essa riconosce
la dimora del Dio vivente nella storia dell'uomo. Poiché l'Eucaristia è il
sacramento dell'amore vincitore della morte; è il sacramento dell'Alleanza,
puro dono d'amore per la riconciliazione degli uomini; è il dono della presenza
reale di Gesù, il Redentore... Mediante l'Eucaristia Cristo costituisce la sua
Chiesa: ci unisce nella lode e nell'azione di grazie per la salvezza nella
comunione che solo l'amore infinito può suggellare.
Il
nostro raduno mondiale prende così ora tutto il suo significato, attraverso la
celebrazione della Messa. Giovani, miei amici, la vostra presenza sia una reale
adesione di fede! Ecco che Cristo risponde alla vostra domanda e, al tempo
stesso, alle domande di tutti gli uomini che cercano il Dio vivente.
Preghiamo
insieme e diciamo: La tua presenza d'amore ci basta,
Signore!
La
tua presenza è sufficiente per la contemplazione: facci comprendere, quando ti
guardiamo con gli occhi della fede, che tu sei qui per noi!
La tua presenza d'amore ci basta, Signore!
La
tua presenza è sufficiente: essa ci è donata come un amore immediato e sempre
disponibile, avido di colmare i nostri più ardenti desideri.
La tua presenza d'amore ci basta, Signore!
La
tua presenza è sufficiente. Essa ci basterà nell'eternità, e già ora riempie
di gioia
coloro
che vogliono viverla. La tua presenza d'amore ci
basta, Signore!
ORAZIONE
- O Gesù, nostro mediatore,
ponte fra noi e l'oceano di vita che è la Trinità santissima, aumenta in noi
la fede, la speranza, la carità e non permettere che ci separiamo mai da te. Tu
vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
III
- Cristo Gesù, il Signore, abita nel suo popolo
Dal libro del Deuteronomio (7, 8-9)
Perché
il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri
padri, il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattati
liberandovi dalla condizione servile... Riconoscete dunque che il Signore vostro
Dio è Dio, il Dio fedele che mantiene la sua alleanza e benevolenza per mille
generazioni.
La
risposta alla domanda: "Maestro, dove abiti?" comporta numerose
dimensioni. Essa ha una dimensione storica, pasquale e sacramentale. Il brano
ora letto del Deuteronomio suggerisce ancora un'altra dimensione della risposta
alla domanda-tema della giornata mondiale della gioventù: Cristo abita nel suo
popolo. È il popolo di cui parla il Deuteronomio in rapporto alla storia di
Israele. Israele è il popolo che Dio ha scelto, con il quale ha stretto
un'alleanza.
Nella
nuova alleanza, l'elezione di Dio si estende a tutti i popoli della terra. In
Cristo Gesù, Dio ha scelto l'umanità intera... Tutti sono stati chiamati a
partecipare alla vita di Dio, grazie alla morte e alla risurrezione di Cristo.
Il
nostro incontro, in questa giornata mondiale della gioventù, non mette in luce
forse questa verità? Voi tutti, qui radunati, venuti da tanti paesi e
continenti, siete i testimoni della vocazione universale del popolo di Dio
redento da Cristo! L'ultima risposta alla domanda: "Maestro, dove
abiti?" deve dunque intendersi così: abito in tutti gli esseri umani
salvati. Cristo è il Signore, Redentore e Maestro che ha parole di vita eterna,
"lui il capo del nuovo e universale popolo dei figli di Dio" (Lumen
gentium, 13).
Preghiamo
insieme e diciamo: Donaci forza, speranza e pace,
Signore!
Quando
ti adoriamo, facci prendere coscienza che è una missione. Ti adoriamo, Gesù; a
nome di tutta la Chiesa, a nome di tutti gli uomini.
Donaci forza, speranza e pace, Signore!
Ti
adoriamo uniti a tutti quelli che ti adorano; con essi vogliamo compiere il
destino del nostro cuore umano fatto per appartenerti.
Donaci forza, speranza e pace, Signore!
Ti
presentiamo anche, come fervido omaggio, tutta la creazione, prestando la nostra
voce all'intera natura che in silenzio ti adora.
Donaci forza, speranza e pace, Signore!
ORAZIONE
- O Dio, Padre nostro misericordioso, manda il tuo Spirito in aiuto alla nostra
debolezza, perché ci animi della sua vita, faccia salire dal nostro cuore a te
la vera preghiera filiale e trasformi tutte le nostre opere in altrettanti atti
di adorazione e di amore.
Te
lo chiediamo per Cristo Figlio tuo e nostro Signore. Amen.
Gesù
Eucaristia, con la luce e la forza che tu ci doni andremo sulle strade del
mondo, sulle strade dell'umanità per annunciare e testimoniare il Vangelo: il
Vangelo dell'amore crocifisso, il Vangelo dell'amore condiviso e donato, il
Vangelo dell'amore missionario capace di attirare i lontani, di richiamare e
scuotere i distratti, di trascinare tutti verso la perfezione, verso le esigenti
vette della santità. Aiutaci, confortaci, sostienici, Gesù Eucarestia. Amen.
Novembre
è il mese in cui si fa più intensa la riflessione sul nostro futuro destino,
sul senso della morte e della vita. Il Signore ci invita amichevolmente a
guardare in alto perché abbiamo a recuperare il senso vero dell'esistenza e
siamo rianimati a camminare con fiducìa sulla nostra difficile strada.
Anima
Eucaristica Riparatrice, soffermiamoci a considerare il giudizio di Dio, il
momento nel quale ci troveremo soli con noi stessi e con il Signore che si
avvicina.
Riflettiamo
un momento: in quale avvocato possiamo sperare se non avremo compiuto opere
sante?
Né
la potenza, né il denaro, né i titoli di studio o le nostre conoscenze si
presenteranno con noi per difenderci davanti a Dio! Nessuno, proprio nessuno ci
potrà aiutare.
E
coloro che oggi ci adulano saranno muti davanti al giudizio di Dio. Saremo soli
con le nostre opere, e secondo queste verremo giudicati senza riguardi
personali.
Che
scusa potremo portare in quel giorno, quando quello che avremo fatto agli altri
lo riceveremo a nostra volta, e con quel giudizio con cui avremo giudicato gli
altri saremo noi stessi giudicati?
Come
potremo chiedere misericordia, quando dovremo rendere conto di quella che ci è
stata usata?
Non
solo il bene, ma anche il male che abbiamo fatto sarà registrato a nostra
insaputa nel libro di Dio. Allora non simuliamo quello che non siamo, ma
procuriamoci un'anima sincera e senza inganni per Colui che scruta mente e
cuore. Facciamolo esaminando la nostra coscienza, giudicando il nostro
operato, detestando le nostre colpe, riprendendo ogni giorno noi stessi.
In
ogni momento ci dovremmo comportare come se dovessimo tra breve presentarci
davanti al tribunale di Dio. Così in quel giorno che presto o tardi arriva per
tutti potremo andarcene senza confusione ed essere annoverati tra il numero
degli eletti, cantando come San Francesco d'Assisi "Laudati si' mi'
Signore, per sora nostra morte corporale!".
Per cogliere in profondità il senso del vivere e del morire guardiamo a Maria. Maria si è affidata totalmente al Dio suo Salvatore, "ha creduto" così l'Onnipotente ha potuto fare in lei grandi cose.
Anima
Eucaristica Riparatrice, la morte contemplata e accolta nel progetto di Dio è
la garanzia per una vita più vera e più intensa. Perciò rifiutiamo
decisamente l'atteggíamento privo di saggezza di molti uomini e donne del
nostro tempo. Essi da un lato non ne vogliono mai sentir parlare, come se
tacendone il nome la si potesse evitare. Dall'altro lato, ne estendono sempre più
il dominio: che cos'è se non un darsi alla morte l'ossessione di divertirsi
senza misura, la frenesia di correre sempre più veloci. E quel gusto inebriante
di concedersi ogni trasgressione non è forse solo un impulso istintivo e non
controllato all'autodistruzione?
Ciò
che potrebbe apparire affermazione di libertà, di vitalità, di capacità ad
esporsi a ogni genere di esperienza si risolve in un vero e proprio suicidio!
Quante
decine di giovani vite stroncate sulle nostre strade a ogni fine settimana? Ma
nessuno ha mai pensato a fare una manifestazione di protesta per questa guerra
che miete tante vittime!
Oggi
non si sa più né vivere né morire.
Alla
luce del modello sublime che è Maria possiamo subito dire che non si sa più
morire perché senza speranza cristiana - continuamente soffocata dalla cultura
di oggi - non resta che rassegnarsi all'assurdità della disperazione e
all'insensatezza di tutto.
Ma
non si sa neanche più vivere, perché senza il desiderio struggente di
compiere la volontà di Dio e l'impegno costante a corrispondere al suo immenso
amore per noi, tutta la nostra smania di fare, di realizzarci, di non accontentarci
mai, diventa solo una corsa da folli, corsa verso il niente.
Impariamo,
in questo mese particolare, da Maria che lungo gli anni della sua vita terrena
ha realizzato sempre più pienamente il "sì" dell'Annunciazione, fino
all'accettazione della prova tremenda del Calvario e al termine di questa sua
esistenza vissuta tutta all'insegna dell'amore non è finita nèll'assurdità
del nulla, ma nella gloria meravigliosa del cielo.
Guardando
a Lei con affetto impariamo dunque a vivere e impariamo a morire: da creature
ragionevoli e da figli di Dio.
Maria
ci aiuti a capire sempre meglio che "nessuno di noi vive per se stesso e
nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore;
se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo,
siamo dunque del Signore" (Romani 14,7-8).
P Franco Nardi