ADORAZIONE EUCARISTICA _33

LA TUA RIPARAZIONE CON GESÙ

Anima eucaristica riparatrice, nell'articolo precedente ti ho presentato la tua caratteristica fondamentale: la ripa­razione a Gesù, offeso, come uomo, dall'ingratitudine umana.

Però non devi fermarti a questa riparazione d'amore, per­ché Gesù attende che trasformi e perfezioni questa sensi­bilità e delicatezza d'animo in una consapevole partecipa­zione nel riparare con Lui l'offesa che gli uomini rivolgo­no a Dio.

 

Il peccato

Potresti sentirti dire che questa tua compartecipazione con Cristo è un semplice sentimento, una pretesa inutile, perché il peccato non esiste.

Dio è un essere irraggiungibile. È totalmente "altro", è totalmente differente dal come puoi pensarlo, immagi­narlo, che non puoi raggiungerlo con i tuoi atti buoni, né con i tuoi atti cattivi; per cui la tua preghiera personale di­venta impossibile e cade l'idea del peccato come offesa per­sonale di Dio.

Se il peccato non esiste, la tua riparazione è inutile, non ha più senso.

Questi ed altri ragionamenti hanno talmente influenzato l'opinione pubblica che si è perso il senso del peccato. Tutto è lecito, l'unica norma della moralità sono l'interesse e il piacere.

È evidente che nel suo essere perfettissimo Dio non è scalfito dalle offese umane. Anche se tutti gli uomini Lo bestemmiassero, questo non toglierebbe nulla alla sua fe­licità interiore. Tuttavia il peccato, questa azione compiuta contro la volontà di Dio, lede la sua estrinseca onorabili­tà, cioè la gloria che Egli ha diritto di ricevere da ogni creatura.

Prendi pure la sacra Scrittura e considera bene come Dio manifesta con tanta frequenza il giudizio di riprovazione sul peccato, e il desiderio di una riparazione (Cfr. Rom. 1,18).

La sua giustizia divina chiede, esige che Gli sia restitui­to l'onore dovuto; ma soprattutto il suo amore infinito Lo sospinge verso il peccatore (Adamo, dove sei? Gn. 3,9), perché riacquisti il giusto atteggiamento interiore di sog­gezione, di riverenza, di amore verso di Lui mediante la conversione.

 

Espiato da Cristo

Pensa e rifletti.

Dio che hai offeso con il peccato, ti viene incontro con la sua misericordia. Ti ha tanto amata da darti il suo Fi­glio unigenito (Cfr. Giov. 3,16), il quale, mentre ancora eri peccatrice, è morto per te (Cfr. Rom. 5,8), portando i tuoi peccati nel suo corpo sul legno della croce (Cfr. 1 Pt. 2,24).

Guarda pure la croce, dove Gesù per riconciliarti con Dio ha donato molto più della sua stessa vita.

Ha donato il suo onore: "era tanto sfigurato il suo aspetto che non sembrava quello di un uomo" (Is. 52,14).

Ha donato gli effetti più intimi del suo cuore: vede il suo popolo che contraccambia il suo amore con la richiesta della sua morte in croce; si vede venduto, rinnegato, abbandonato dai suoi discepoli, dai suoi "amici" (Cfr. Giov. 15,15).

Ha donato perfino il suo ardente desiderio di compiere la volontà del Padre: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice" (Mat. 26,39).

Nella contemplazione di questo amore sacrificale di Cri­sto, considera attentamente come sei coinvolta, immersa nella sua azione redentrice e santificatrice.

- Gesù, fattosi obbediente fino alla morte di croce, ripara i capricci, le ribellioni della tua volontà.

- Gesù, con il suo "abbassamento" e "umiliazione", an­nulla il tuo peccato di "esaltazione" e di "superbia".

- Gesù ridona al Padre quella "gloria" che Gli avevi tolta preferendo la gloria degli uomini.

- Gesù che è "testimonianza della verità", annienta la tua "menzogna" .

- Gesù, con l'amore al Padre, ripara la tua negligenza, la tua trascuranza verso Dio.

- Gesù che manifesta sulla croce la sua estrema povertà, rende sterile in te "la radice di tutti i mali", che è l'at­taccamento al denaro.

L'amore di Gesù attualizza in te questa sostituzione, que­sto risanamento, questa purificazione, in quanto prima ha compiuto la suprema meraviglia di unirti, di incorporarti a Sé. Ti ha resa membro del suo Corpo Mistico. E, come tale, sei diventata un tutt'uno con Cristo; tu sei parte di Lui e Lui è parte di te. Di conseguenza, in Lui sei stata redenta, in Lui ricevi il perdono, in Lui attingi la vita.

E siccome ogni giorno Gesù si offre vittima al Padre, così ogni giorno i suoi meriti e le sue soddisfazioni si riversano anche su di te, e tu, sempre più purificata, diventi sempre più degna di aver parte con Lui all'eredità amoro­sa del Padre.

Si può benissimo riferire a te quello che S. Paolo dice della Chiesa: Gesù ti ama e dona sé stesso per te... per farti comparire al suo sguardo tutta gloriosa, senza mac­chia né ruga... ma santa e immacolata (Cfr. Ef. 5,23-27).

 

La tua compartecipazione

Renditi consapevole di questo amore sponsale di Cristo e ricordati che la sposa è per aiutare lo sposo.

Per aiutarlo devi penetrare e far tuo il suo modo di pen­sare e di agire.

Gesù ha redento il mondo mediante il sacrificio; ha amato il Padre e gli uomini di un tale amore che L'ha condotto sul legno della croce.

Se vuoi essere vera sposa corredentrice, il tuo cuore de­ve battere all'unisono con il Cuore di Gesù. Devi avere una sete ardente della salvezza delle anime, e della gloria del Padre.

Gesù da solo ha redento il mondo, ma da solo non può salvarlo. Lui, l'onnipotente, ha bisogno di collaboratori. Si rivolge anche a te e ti chiede aiuto, e se te lo chiede, è segno che ti desidera, che ti ama, che ha fiducia in te. Non deluderlo, lasciati prendere e consumare da Lui e per Lui.

Se la disposizione del tuo animo non è tale da accogliere totalmente questa richiesta di amore corredentore, almeno esercitati nel prendere ogni giorno la tua croce.

Sappi riconoscerla, comprenderla, accettarla, amarla di quell'amore che ti unisce a Cristo, che ti fa cooperare con Lui, che ti fa completare nella tua carne quello che manca alla sua passione... (Cfr. Col. 1,24).

Certamente non puoi aggiungere nulla alla "passione" di Cristo, che è stata perfetta, irripetibile, di valore infini­to; ma puoi far molto per la sua applicazione agli uomini.

Con la tua collaborazione Gesù continua ad agire in que­sto tuo tempo, in questo tuo determinato luogo.

E agisce e opera nella misura in cui glielo permetti. E tu glielo permetti secondo la forza del tuo amore ver­so Dio e verso il prossimo. Nel perfezionamento di questo amore procede la tua santificazione.

Questo coivolgimento mediatorio ti fa comprendere la ricchezza della missione riparatrice dei Santi, in partico­lare dei mistici; i quali evidenziano in modo tangibile il mistero di identificazione mediatoria con Cristo Cro­cifisso e anche 1'identiîicazione sostitutoria con i pec­catori.

Non pensare a questo stato di vittima, non chiedere a Dio sofferenze particolari, perché potresti sconfinare nel­la presunzione; però ti è lecito, anzi ti è richiesto di offrir­ti con Gesù nelle varie situazioni della giornata.

Non guardare altrove, non desiderare cose nuove, ma entra in te stessa e guarda le tue mani e tuoi piedi, pensa alla tua lingua e al tuo cuore; rifletti sul tuo orgoglio e sul­la tua volontà.... e avrai tanto da offrire per vivere la tua riparazione con Gesù.

P. Emilio Santini

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Come i cristiani della Chiesa primitiva, anche noi, Si­gnore Gesù , ci riuniamo attorno a te e nel tuo amore. Vogliamo che la tua Parola penetri nei nostri cuori affinché la nostra risposta di adorazione e riparazione possa essere una viva testimonianza di fede e una con­creta adesione di vita a Te. Fa', o Signore, che ci impe­gniamo nella vita quotidiana, dovunque siamo e in qua­lunque situazione ci troviamo, a una più fulgida testi­monianza del tuo amore e a una più intima comunione con i fratelli.

Signore Gesù Sacramentato, che ci manifesti e comu­nichi il tuo amore nei sacri misteri e nei fratelli, apri con la tua luce la nostra mente, penetra in noi con la forza del tuo Santo Spirito affinché siamo degni della tua misericordia e con te compiamo sempre opere buone.

 

Prima lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni (4,7-16).

"Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: "Dammi da bere ". I suoi disce­poli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: "Come mai tu, che sei Giu­deo, chiedi da bere a me, che sono una donna samari­tana?". I giudei infatti non mantengono buone relazioni

con i Samaritani. Gesù le rispose: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da be­re!" tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva ". Gli disse la donna: "Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da do­ve hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più gran­de del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo poz­zo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge? ". Ri­spose Gesù: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuo­vo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna ". "Si­gnore ", gli disse la donna, "dammi di quest'acqua, per­ché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua ".

Parola del Signore

 

Riflessione

Il brano che abbiamo ascoltato ci parla, o Signore, del tuo infinito amore per noi. Dio ci ha amato per pri­mo e gratuitamente, di sua iniziativa, inviando te in mez­zo a noi.

Per essere capaci di amare in questo modo gli uomini occorre essere Dio! Ma sappiamo e crediamo che nel­l'Eucaristia, tu, o caro Gesù, ci comunichi la vita divi­na che è slancio, dono, movimento verso gli altri. Ogni volta che partecipiamo alla tua cena, o Signore, e la pro­lunghiamo nell'adorazione e riparazione, sentiamo il bi­sogno di aderire a Dio con pienezza di-amore e senza mezze misure, ma, nello stesso tempo, di sentirci aperti, in comunione prima con il prossimo, perché tu, o Gesù,

ci riempi di te per amare i fratelli. Per questo immenso dono del tuo amore, noi ti ringraziamo, ti adoriamo, ti lodiamo con tutto il nostro cuore.

 

Momento di silenzio e di adorazione personale.

 

Canto

 

Seconda lettura

Dal Vangelo secondo Matteo (15,1-17).

—Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunzia­to. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così an­che voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgo­no e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepo­li. Come il Padre ha amato me così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei co­mandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho os­servato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore

più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Pa­dre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.

Parola del Signore.

 

Riflessione

Il tuo discorso agli apostoli, Signore Gesù, nell'ulti­ma cena, è per noi sempre vivo e attuale: tu sei sempre la vite che trasmette la linfa vitale ai tralci uniti a te.

L'Eucaristia è memoriale della tua passione, morte e risurrezione, è il tuo mistero pasquale attuato nel no­stro tempo. Nel tuo mistero eucaristico noi riceviamo e riviviamo il tuo dono di amore. Però ci hai insegna­to, Gesù Sacramentato, che non è possibile mangiare il corpo e bere il sangue tuo senza dare frutti di carità e di gioia.

L'azione di noi cristiani impegnati nella Chiesa in mo­do particolare attraverso l'Associazione Eucaristica Ri­paratrice e la grazia di questa ora di adorazione e ripa­razione eucaristica mensile sono momenti forti della no­stra vita per poter essere i tralci fruttiferi della Vite che sei Tu, Signore Gesù.

 

Momento di adorazione personale.

 

Canto di meditazione

Salmo 33

(Le strofe proclamate da un solista.

Benedirò il Signore in ogni tempo sulla mia bocca sempre la sua lode. Nel Signore si glorierà l'anima mia: l'umile ascolti e si rallegri. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui.

Magnificate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome: ho cercato il Signore: mi ha risposto. Da ogni timore mi ha sollevato. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui.

Guardate a lui, sarete luminosi, il vostro volto non arrossirà. Questo povero chiama. Dio lo ascolta: lo libera da tutte le sue angosce. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui.

Preserva la tua lingua dal male, le tue labbra da parole d'inganno. Allontanati dal male, fa' il bene: ricerca, persegui la pace. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui.

Sia gloria al Padre onnipotente, al Figlio Gesù Cristo Signore, allo Spirito Santo Amore,

nei secoli dei secoli. Amen. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui.

 

III riflessione in forma schematica

1. Dio amore è la ragione dell'amore ai fratelli. Il dog­ma della SS.ma Trinità ci rivela che Dio è totalmente dono di vita verso l'altro.

Il Padre dona: "Padre, tutto ciò che è tuo, è mio", il Figlio restituisce: "E tutto ciò che è mio è tuo" (Gv 17,10). Comunicazione così viva e reale che costitui­sce essa stessa una persona: lo Spirito Santo.

2. Cristo, culmine della volontà salvifica del Padre, ci ha fatto conoscere tutto quello che ha udito dal Padre suo (ricorda la prima lettura) e ci ha donato l'immenso dono della salvezza. Salvezza che lo Spirito, animatore della Chiesa, ci trasmette lungo i secoli. L'opera di Dio per eccellenza nella Chiesa è il mistero dell'Eucaristia che rinnova, continua la salvezza la quale è apertura amo­rosa di Dio verso di noi. Nell'Eucaristia celebriamo, co­nosciamo l'AMORE. "Chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio" perché è come Dio (ricorda la seconda lettura).

3. Soltanto inserendosi nel movimento dell'amore tri­nitario, deriva immediatamente per ognuno di noi usci­re da sé, per entrare nel mondo di un altro. Adorando Gesù Eucaristia si esce da sé e si entra in Dio e da Dio nel prossimo.

La glorificazione del Padre non si ferma alla parteci­pazione attiva della Messa, ma si prolunga nell'adora zione e necessariamente continua nel servizio ai fratelli come logica conseguenza dei doni che il Signore ci ha elargito.

La gioia perfetta abita in noi a condizione che non di­mentichiamo i fratelli che soffrono e che sono lontani.

 

Canto

 

Risposta di adorazione

 

Preghiamo, fratelli e sorelle, Dio nostro Padre per­ché riveli a noi ogni giorno la gioia del suo amore.

- Per la santa Chiesa di Dio: la rinnovazione del sacri­ficio di Cristo la riempia di ogni grazia.

- Per la crescita della vita divina nei fedeli: l'Eucaristia li renda più docili alla volontà del Padre.

- Per ogni comunità cristiana: la celebrazione dell'Eu­caristia consolidi tra i suoi membri il vincolo dell'u­nità nell'amore.

- Perché ogni credente senta il desiderio di spezzare il pane della vita con gli uomini che attendono giusti­zia, aiuto, comprensione.

- Per i sofferenti: le loro prove li uniscano sempre più intimamente all'Ostia grande, Gesù sacramentato. Signore Gesù, che hai amato la Chiesa di infinito amo­re e nella notte dell'Ultima Cena hai trovato il modo di restare con noi per sempre, concedi a tutti noi di cre­scere nella fede, di sperare contro ogni speranza umana e di amarti di vero cuore nei nostri fratelli, per meritare di contemplarti un giorno nella gioia eterna del cielo. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

 

Padre Nostro...

 

Canto finale.

P. Franco Nardi

 

P. Emilio Santini

 

C.E.N. MAGISTERI

CHE RISONANZA HA PER NOI L'EUCARISTIA?

Chiediamoci semplicemente e lealmente: che risonan­za interiore ha per noi l'Eucaristia? È un rito che celebria­mo o è un mistero che viviamo? Prima delle parole è il nostro comportamento davanti all'Eucaristia che rivela la fede ed esalta l'amore. Quando due giovani sono innamo­rati, non riescono a nascondere il loro amore, che ha biso­gno di manifestarsi: un lampo negli occhi, un sorriso sul volto, due mani che si stringono mentre si attraversa la stra­da. E noi come manifestiamo il nostro amore a Cristo Ge­sù, ospite dei tabernacoli? Quando la gente ci cerca, ha tal­volta la bella sorpresa di trovarci in ginocchio davanti al­l'altare?...

Quello che attraversiamo è sicuramente un tempo duro e difficile. Non mancano infatti motivi di grave preoccu­pazione: incertezze politiche ad ogni livello, disoccupazione giovanile, problema della casa, aziende in crisi, ecc... (Ma) quello che più deve preoccupare è il vuoto dell'anima, la carenza di ideali, il chiudersi all'orizzonte sull'avere, la mancanza di prospettive spirituali, la perdita del senso di Dio e dell'eterno.

Cinquant'anni fa, almeno in campagna, le chiese erano piene di domenica. Oggi ci si ritiene fortunati di una per­centuale ridotta al 10-15 % di praticanti. E gli altri, che pur si dicono cristiani? Una certa religiosità è sempre presen­te anche nella massa, guai a dimenticarlo. Ma si tratta di fede o di sopravvivenze religiose più o meno superstiziose che nulla incidono di fatto nella vita?

Cari confratelli, ascolto i vostri dubbi, provo anche io le vostre delusioni, comprendo i vostri disagi. Come vor­rei essere vicino a tutti, e tutti aiutare a trovare validi mo­tivi di fiducia. Nella storia biblica è proprio quando gli uo­mini toccano il fondo che Dio si rivela come Salvatore. - Così è proprio in questo frangente che l'Eucaristia diventa segno, anzi garanzia delle nostre speranze.

(Tratto dall'Omelia della Missa Chrismalis celebrata dall'Arcivescovo di Siena il 15 aprile 1992)

 

IL MIO PARROCO...

Nei primi anni del mio sacerdozio, il Superiore mi manda­va, in certe circostanze, in un piccolo paese di montagna, dove era parroco un giovane sacerdote.

Un pomeriggio di autunno vi arrivai dopo un'ora di cammi­no sui ciottoli dell'unica mulattiera e sotto l'infuriare di una tempesta con pioggia e vento.

Ma una tempesta ben più forte infuriava nell'animo del sa­cerdote il quale, aprendomi la porta, mi disse subito: "Gra­zie, Padre Emilio, per essere venuto! Il tuo sacrifico sarà ugualmente ricompensato anche se questa sera e domani nes­suna persona verrà a confessarsi, perché hai già portato con­forto, pace, serenità nel mio animo".

Da allora compresi l'intima sofferenza della solitudine in cui può trovarsi un parroco, incompreso dai fedeli, trascura­to dai superiori, calunniato dalle solite malelingue.

Quell'esperianza, rivissuta più o meno in altre circostan­ze, suscitò nel mio animo tanta comprensione verso i sacer­doti. Per cui soffro quando sento qualche persona lamentar­si, criticare, giudicare, condannare il proprio parroco.

Dopo aver tante volte disapprovato, anche nelle nostre riu­nioni, questo deplorevole atteggiamento, ora vorrei suggeri­re di non fermarsi al contegno esterno del sacerdote, perché è un uomo come tutti gli altri, però è stato scelto da Dio e lo ama così com'è.

E lo ama talmente che gli affida:

- sé stesso: "Questo è il mio corpo", e si fa presente sul­l'altare;

- la sua misericordia: "Io ti assolvo", e il peccatore è assolto;

- la sua parola: "Andate e predicate ad ogni creatura", e l'uomo è illuminato, sorretto, guidato.

Anche se a volte la sua immagine è offuscata da miserie e debolezze, è sempre l'espressione viva dell'amore di Gesù per le anime.

Impariamo a vederlo con occhi diversi:

- porta un bene prezioso in vaso di creta;

- deve annunciare il Vangelo agli altri, mentre fatica egli stesso a viverlo;

- deve consolare, confortare, rassicurare, mentre egli stes­so, forse, si trova nel dolore, nel buio, nella tentazione. Offriamogli:

- la nostra preghiera, perché corrisponda sempre meglio alla chiamata, alla predilezione del Signore;

- la nostra comprensione, perché prosegua più sicuro nel suo cammino di perfezione;

- il nostro conforto, perché non si lasci prendere dallo sco­raggiamento nelle difficoltà, contrarietà del suo ministero; - i nostri sacrifici, perché gli siano di aiuto nel suo apostolato; - la nostra parola prudente e rispettosa, perché lo sollevi dalla tristezza che può invadere il suo spirito;

- la nostra disponibilità, perché possa sentirsi alleggerito da tante attività materiali.

- la nostra presenza discreta, perché la solitudine non lo avvilisca, non lo tormenti...

Se avremo queste delicatezze verso il sacerdote, non lo giu­dicheremo più con tanta durezza e, in secondo luogo, potrebbe darsi che con un simile aiuto anche lui riesca a —convertir­si". Forse lo desiderava da anni, ma gli mancava la forza necessaria.

Così qualcosa di noi diventerà parte della sua vita sacerdo­tale, vivendo una riparazione molto gradita a Dio, perché è di aiuto al sacerdozio e alla santificazione di un suo figlio pre­diletto.

Tratto da: “Riparazione Eucaristica” 2/1933