ADORAZIONE EUCARISTICA_32
"Mettete
l’Eucaristia al centro della vostra vita”
Gesù
stesso, nell'ultima cena, ci ha raccomandato: "Fate questo in memoria di
me".
Secondo
la testimonianza dei vangeli, lo spezzare il pane è un gesto assai forte di Gesù:
esso rivela l'atteggiamento di condivisione di Cristo con le folle affamate e
stanche.
Nell'ultima
cena però, questo stesso gesto esprime la sua volontà di donarsi al Padre e di
offrirsi agli uomini come Pane di vita.
Mentre
mangiavano, Gesù, «preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro
dicendo: "Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in
memoria di me". Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice
dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene
versato per voi» (Lc 22, 19-20).
È,
la «nuova alleanza» nel sangue di Cristo, «per la salvezza di chiunque crede»
(Rm1, 16). È la nuova legge dell'amore.
Ogni
volta che la Chiesa obbedisce a questo comando di Gesù e pone il segno dello
spezzare il pane, sa di ricevere il dono della morte e risurrezione del Signore,
per diventare con la sua vita pane spezzato per il mondo. (Eucaristia
Comunione e Comunità n. 10)
Sembra importante unire assieme la memoria
dell'ultima cena e la celebrazione dell'Eucaristia, perché, rendendone presente
il valore salvifico, il cristiano d'oggi dovrà confermare la fede in Dio
rivelatosi in Cristo, dovrà sostenere la speranza nell'aspettativa della vita
eterna, dovrà ravvivarne la carità operosamente impegnata nel servizio dei
fratelli. (Tertio Millennio Adveniente, n. 31)
"Fate questo in memoria di me". Di fronte a questa affermazione categorica di Gesù, dobbiamo capire bene la parola "memoria": "far rinascere l'esperienza passata memorizzandola sempre più".
E
gli Apostoli ricordarono il fatto miracoloso della moltiplicazione dei pani (Gv.
6, 5-11), e la promessa della Eucaristia (Gv. 6, 26-58).
Di
fronte al DONO MERAVIGLIOSO di Dio, sostiamo in religioso ascolto (aspetto
contemplativo) e proclamiamolo con entusiasmo (aspetto missionario) con le
parole, se occorre, soprattutto con la vita personale.
Facciamo
memoria della moltiplicazione dei pani.
Il
Signore sa che noi abbiamo bisogno dei segni per capire il valore
soprannaturale. L'Eucaristia è un DONO che supera la nostra capacità di
conoscenza: è un Mistero!
Allora
Gesù prepara al mistero: ha compassione di quella folla e vuole che i suoi
siano partecipi, sentano compassione. MA?!
Il
mondo degli adulti, ragiona: c'è guadagno? "abbiamo 200 denari ... MA?
..."
Il
mondo dei ragazzi: c'è generosità!
"C'è
qui un ragazzo con cinque pani e due pesci!" Gesù prese quel poco pane e
pesce,
sollevò
gli occhi al cielo, dispensò il pane finché ne vollero. L'Eucaristia non è
per me, ma è data a me perché io capisca, mi commuova.
Cosa
mi dà? Non c'è guadagno, né interesse umano ma CHI MANGIA DI ME, VIVRA PER
ME!
Allora
l'Eucaristia mi manda ai fratelli mi fa scoprire la situazione dell'altro. È
segno di carità. È vincolo di unità (Costituzione
liturgica n. 47)
Ma
tutto questo esige la verifica della vita, come all'ultima cena è seguita la
croce. Dall'Eucaristia scaturisce un impegno preciso per la comunità cristiana
che la celebra: testimoniare visibilmente e nelle opere, il mistero di amore che
accoglie nella fede.
N.B.
L'Eucaristia giudica ogni "spirito" e ogni comportamento di divisione
e di chiusura egoistica. (Evangelizzazione e
testimonianza della carità nn. 17-18)
L'Eucaristia
deve diventare revisione di vita sulla carità. Cioè: quanto sono stato capace
di dare? Di offrirmi?
L'Eucaristia porta al dono completo di sé agli altri. Quel ragazzo ci insegna molto: "Toh! Tutto te lo do. È poco ma è tutto!"
"Fate
questo in memoria".
La
gente dopo che ha mangiato: "volle farlo re". Noi, dopo che abbiamo
mangiato il PANE VIVO, dobbiamo tenerlo nostro Re!
Forse
ci dimentichiamo: non lavoriamo per il Regno?
Ci
aiuta e ci scuote il documento: Evangelizzazione e Testimonianza della carità
(n.18):
«Nutrendosi
dell'Eucaristia, la chiesa può dire con fiducia: "Chi ci separerà
dall'amore di Cristo?" (Rom. 8,35). Ogni autentico gesto di carità
rappresenta pertanto nella storia degli uomini una realizzazione anticipata
del regno di Dio.
Per
questo Paolo può affermare che la carità non avrà mai fine. Coloro che
credono all'amore di Dio e lo accolgono con cuore puro e sincero hanno la
certezza che è aperta a tutti gli uomini la strada della carità, e, che gli
sforzi intesi a realizzare la fraternità universale non sono vani» (E T C,
18).
"Fate
questo in memoria di me": i gesti di Gesù diventano i miei!
Prima
di partecipare all'Eucaristia: guardare alla gente, aver compassione, dare
quello che ho. "Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me".
P.
Romeo c.g.s.
Nel
nostro linguaggio parlato ‘adorare’ qualcuno significa volergli un gran
bene, manifesta un vincolo di particolare intensità affettiva. È abbastanza
frequente sentir dire: "quei due si adorano", di due persone che si
amano profondamente.
Non
c'è bisogno di spiegare che cosa significa dire che una mamma o un papà
adorano i suoi figli, che i nonni adorano i nipotini, che un bambino adora suo
padre e guai chi glielo tocca! La stessa espressione si dice anche riferita ad
una cosa: "adoro la musica, lo sport, la montagna...". Quindi, nel
senso profano e improprio, `adorare' è usato per esprimere sentimenti forti e
caldi: un amore tenero e geloso, una grande passione, un interesse accattivante,
l'ammirazione entusiasta; richiama un atteggiamento che pervade tutta la
persona e, nei casi più intensi ed estremi, può perfino rendere schiavi di
qualcuno o di qualcosa.
La
parola `adorare' ha un significato religioso ben preciso. Nell'Antico
Testamento, la Sacra Scrittura scolpisce l'atteggiamento di adorazione come il
fondamento sul quale Dio può realizzare la sua alleanza con l'uomo. Nella
Bibbia risuona fortissima e inappellabile l'affermazione che Dio solo è degno
di ricevere l'adorazione dell'uomo. Dio stesso si rivela l'unico Signore, al
di sopra del cielo e della terra, creatore di tutto ciò che esiste, ed esige
questa adorazione riservata a lui solo. Ci troviamo di fronte al primo Comandamento
della Legge, al fondamento di tutta l'alleanza che Dio stipulò col popolo che
si è scelto.
Il
più grande peccato è l'idolatria, cioè adorare chi non è Dio. Dio,
nell'Antico Testamento, si rivela come un Dio che salva il suo popolo e lo
custodisce con amore geloso e quasi possessivo. La sua santità e la sua
onnipotenza provocano con il timore e il tremore, una fede gioiosa,
ammirazione, esultanza e rendimento di grazie.
L'
adorazione biblica non nasce, come nelle religioni pagane, dal timore e terrore
di fronte alla maestà divina e non si esprime in una sottomissione da
schiavi. Nell'adorazione il credente è chiamato a rispondere con pienezza
all'amore di Dio. Ogni giorno il pio israelita recita questa preghiera che è un
invito incessante ad adorare il Signore amandolo: "Ascolta Israele: il
Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio
con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze" (Dt 6,4).
Anche
il Nuovo Testamento ribadisce che esiste un'unica adorazione: quella che si
deve a Dio soltanto.
Gesù
stesso c'insegna come rendere culto al Dio della Nuova Alleanza.
Nell'episodio
della Samaritana Gesù dice alla donna: 'Viene l'ora - ed è questa - in cui i
veri adoratori adoreranno in spirito e verità: anche il Padre infatti
desidera che tali siano quelli che lo adorano..'; (Gv 4,23). Gesù non solo
rivela la verità ma egli E la Verità. Il nuovo tempio spirituale è perciò il
vero "luogo" del culto messianico. La vera adorazione è solo quella
in unione con Cristo, ed è possibile per i credenti se "stanno"
"dimorano" in quella verità che è Gesù stesso. Ormai i cristiani
adorano il Padre nella comunione con il Figlio e sotto l'azione dello Spirito
Santo. Quindi la nostra è un'adorazione filiale: da figli di Dio-Padre, uniti a
Gesù, il Figlio unigenito di Dio.
Potremmo
dire semplicemente: nell'incontro con la Samaritana Gesù fonda la `nuova'
adorazione, e nel consegnare il `Padre Nostro' Gesù rivela gli elementi
essenziali per vivere quell'adorazione con atteggiamenti e parole adeguate per
alimentare tutta la nostra vita di adorazione filiale. Le prime tre invocazioni
del `Padre Nostro' esprimono adorazione: il protagonista è Dio. Le suppliche
della seconda strofa domandano per noi il pane, il perdono, la vittoria sul
male. Le due parti del `Padre Nostro' sono ordinate secondo un preciso
disegno: Dio sta in primo piano, lì convergono i pensieri e i desideri di Gesù,
quelli
che Gesù insegnandoci a pregare vuole comunicare anche a noi perché la
nostra vita non resti prigioniera dei bisogni terreni.
Dunque,
prima dei miei progetti, dei miei desideri, dei miei dolori c'è il Padre, il
suo nome, il progetto del suo regno, i suoi desideri. Si potrebbe dire che Gesù
nel `Padre Nostro', "svolge" l'atto di adorazione: in brevi ma con
efficaci parole rivelano come il cuore di ciascuno di noi deve rivolgersi a Dio.
a
cura delle Carmelitane di Loreto
Signore,
è cominciato un nuovo anno.
Quale
augurio quale attesa, quale speranza?
Il
mio più grande desiderio è di poter vivere quest'anno CON TE,
in
un amicizia sempre più profonda, sempre più intima.
È
per questo che oggi sono qui.
È
per questo che sono venuto ad adorarti, a guardarti, a sorriderti...
Per
me vivere è. . . amarti.
Da
chi altri andrò?
Tu
solo hai parole di vita eterna, tu solo puoi dare un senso pieno ai miei giorni.
Tu
solo sei il filo conduttore della mia storia di ieri, di oggi, di questo nuovo
anno che si apre...
Padre,
Padre mio, io ti ringrazio per il dono del tuo Figlio.
Tu
me l'hai dato, nel tuo grande amore.
Io
te lo offro, Padre buono, te lo offro, ed offro me stesso con lui per lui e in
lui.
E mentre lo adoro vivo e presente in questo S. Sacramento, te lo dono come il tesoro più caro, l'unico, il vero, di tutta la mia vita.
"Quando
venne il tempo della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono
il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella legge
del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore".
O
Maria, con Giuseppe hai condotto al Tempio il tuo Gesù, per offrirlo al Padre.
Quale mistero di amore, di fede, di adorazione nel tuo cuore, mentre
attraversavi a passi forse incerti quel maestoso edificio!! Tu, piccola donna di
Nazareth, in quell'imponente Tempio, per offrire all'Altissimo un "infinito
dono"! Il niente e il tutto attraverso le tue braccia si sposano per sempre
mentre donavi il dono al donatore, pacificando cielo e terra...
O
Madre guardami, qui, nel Tempio del tuo Signore; dammi il tuo spirito di
adorazione, di lode, di umile ringraziamento. Prendimi fra le tue immacolate
braccia, perché con Cristo, per Cristo, e in Cristo, io mi doni, e sia donato
al Padre.
Luca
racconta…
2,25-22
Ora
a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio che
aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli
aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il
Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito si recò al recò Tempio, e
mentre i genitori vi portavano il bambino per adempiere la Legge, lo prese tra
le braccia e benedisse Dio:
"Ora
lascia o Signore che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola, perché i
miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele".
Signore,
Simeone assecondò la mozione del tuo spirito, e ti trovò nel Tempio...
E
io Signore? Certamente è stato lo Spirito Santo che oggi mi ha condotto qui,
nella
tua casa, ed ora, con gli occhi della fede, posso contemplarti, posso esultare
anch'io di gioia.
Oh,
mio Gesù! Se i miei occhi fossero così limpidi, ti vedrei, come Simeone ti
vide nelle braccia di tua madre. Lui vide un semplice bimbo, e credette.
Io
vedo una piccola Ostia, e Credo...
Si,
credo, mio Dio Che tu sei il Cristo, il Salvatore del mondo. Come lui, dopo
questa adorazione, vorrei dirti: ora lascia, Signore, che me ne torni a casa in
pace, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza. Si, tu non sei qui
inattivo, immobile, come in una vetrina, o in un quadro.
Sei
qui, come Salvatore, come Signore, che riversi su chi spera la tua misericordia,
la tua salvezza, il tuo amore, la tua grazia.
Alzo
gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l'aiuto?
Il
mio aiuto viene dal Signore che ha fatto cielo e terra. Il Signore non ti lascerà
cadere veglia su di te senza dormire. Certo non dorme né riposa lui che veglia
su Israele. Su di te veglia il Signore ti protegge con la sua ombra sta sempre
al tuo fianco. Il sole non ti colpirà di giorno né la luna di notte. Il
Signore protegge la tua vita ti proteggerà da ogni male. Il Signore ti
proteggerà quando parti e quando arrivi, da ora e per sempre! Signore, Simeone,
tuttavia, non pensava a sé soltanto. Il suo cuore, era del suo popolo:
aspettava la salvezza di Israele. Neanch'io posso considerarmi isolato, occupato
di me solo. Sono un membro del tuo corpo mistico. Devo portare in me l'ansia per
il mondo intero. Eppure questo mondo sembra perduto, ormai... attraversato da
tanti mali: ateismo, guerre, miseria, sopraffazione.
E
sembra così lontana la tua salvezza. Eppure devo credere,
che
tu, qui, fatto PANE, nella tua pazienza, (PAZIENZA DI DIO!) aspetti l'umanità,
che alfine si pieghi a implorare quella salvezza che hai preparato per tutti i
popoli.
Signore,
eccomi a nome di tutti. Io apro le braccia, piego le ginocchia, io credo,
aspetto, spero...
Luca
(2,33)
Simeone
li benedisse e parlò a Maria, sua madre: egli è qui per la rovina, e la
risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano
svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima.
O
Maria,
quali
furono le tue intuizioni di fronte a questa profezia? Quella salvezza che lui
era venuto a preparare gli sarebbe costata la vita.
Avrebbe
incontrato ingratitudine, odio, derisione, violenza.
Il
tuo cuore purissimo, vaso di limpida fede, cosa avrebbe sofferto di fronte alla
sua morte, al suo apparente fallimento e annientamento... Quando uscisti dal
tempio, forse non eri più la stessa, Maria. Una nuova annunciazione, quella del
dolore e un altro intimo e profondo "FIAT" t'avevano ancora
trasformata in perfetta Donna e Madre! Attraversando il Tempio, nella via del
ritorno, i tuoi passi forse risuonavano gravi, ma decisi, solleciti,
come
quelli di Gesù incontro al patire. Ti guardo in Gesù, o donna piena di grazia,
piena di fortezza, Regina dell'amore, Madre del dolore. Mentre adoro il tuo
Figlio, una nuova brama
mi
brucia il cuore: di seguirlo a qualunque costo per condividere con lui e con te
il cammino impegnativo verso la salvezza del mondo.
GRAZIE
Gesù, oggi i miei occhi hanno visto la salvezza che tu hai preparato per me e
per tutti.
GRAZIE
Gesù, perché ho compreso quanto ti è costata, quanto è costata a Maria, e
come essa è un mistero di grandezza sempre in ATTO, sempre in ATTESA della mia
collaborazione.
GRAZIE
Gesù, pane di vita, che mi riempi il cuore e la volontà della tua forza e del
tuo amore. Ora lascia che il tuo servo vada in pace a morire a se stesso per
ricominciare una vita nuova, e a passi decisi intraprendere il viaggio, come
Maria.
Misfatti
della Rivoluzione che proclamò la `fraternità', la 'libertà' e `l'uguaglianza'.
Principi nuovi, si disse, dimenticando che il cristianesimo li proclamava da
secoli. Gridata a parole, la libertà venne tolta soprattutto ai cattolici,
sacerdoti compresi, molti dei quali furono uccisi o esiliati. Fra questi ci fu
il parroco di Pézilla-la-Rivière, un villaggio del sud della Francia, che
riparò in Spagna. Nella fretta di salvarsi, il parroco non fece in tempo a
consumare le ostie, ma fece passare la voce e provvidero i parrocchiani rimasti
nel villaggio. Il sindaco Bonafos, succeduto a un collega mangiapreti, nascose
in casa l'ostia grande, la signorina Rosa Llorens prese le ostie piccole.
La
sua casa divenne una piccola chiesa, nonostante gli occhi vigili dei soldati,
uno dei quali un giorno sali sul tetto e, attraverso la cappa del camino,
senti le preghiere e le conversazioni delle donne chiuse in cucina.
"So
che nascondi in casa le ostie - disse alla ragazza - ma fidati di me: non dirò
niente a nessuno". Un suo collega, invece, che non sapeva nulla e non
riusciva a capire come la gente vivesse in assoluta tranquillità, disse:
"Qui succedono le cose più strane! Questo villaggio è difeso o da Dio o
da un demonio". Passata la tormenta, il parroco tornò e, siccome era al
corrente di tutto, andò in processione a ritirare l'ostia grande dal sindaco
e quelle piccole da Rosa Llorens, convinto di trovare qualche frammento
imputridito. Quale fu, invece, la meraviglia di monsieur Bonafos allorché
tirò fuori dal cofanetto di legno l'ostia bella, bianca e luminosa! Nonostante
i sette anni in cui era rimasta chiusa sotto il pavimento della cucina, non si
notava la minima alterazione. La stessa cosa avvenne con le ostie conservate da
madamoiselle Rosa, chiuse in una custodia di vetro che un giorno, durante
un'accurata perquisizione dei soldati, era stata nascosta in un sacco di farina.
Il
parroco Abbé Pérone riportò tutto in parrocchia, dove le ostie si
conservarono intatte per 130 anni, come attestano le testimonianze di quanti
ebbero la fortuna di vederle e di inginocchiarsi in adorazione davanti ad esse.
Se ne interessò pure il vescovo di Carcassonne, il quale compose addirittura
un inno, musicato da un certo P. Hermann.
Nel
1893, centenario della consacrazione delle ostie, fu inaugurata la nuova chiesa
di Pézilla e fu cesellato un grande ostensorio per conservare le ostie del
miracolo: al centro fu posta l'ostia grande e attorno, a forma di croce, le
quattro ostie piccole. Alla realizzazione dell'opera collaborarono anche le
associazioni della Comunione Riparatrice di Paray-le-Monial, il paese da cui
partì la devozione al S. Cuore di Gesù.
Scampate
a mille disavventure, le ostie si sono sfarinate per incuria dell'uomo nel 1930:
collocate su una colonna-tabernacolo alzata dietro l'altare maggiore prima che
l'ambiente si asciugasse, furono consunte dall'umidità, la quale, tuttavia, non
ha cancellato la memoria d'un miracolo che ne ricorda tanti altri simili,
testimonianza d'una presenza che rende meno penosa la vita dell'uomo.
San
Giovanni Bosco (1815-1888)
Si
può affermare che la vita di Don Bosco (già dagli anni della fanciullezza),
e poi la storia del primo Oratorio, sono un vero inno all'Eucaristia. I suoi
biografi non mancano di mettere in luce l'evento della sua Prima Comunione, anticipata
di un anno e minuziosamente preparata dalla sua mamma, la Serva di Dio
Margherita Occhiena. Quel giorno la mamma gli disse: " Sono persuasa che
Dio abbia veramente preso possesso del tuo cuore".
Divenuto
sacerdote egli ha fatto dell'Eucaristia il centro della sua vita spirituale e
della sua missione giovanile. Il Cristo che domina la sua esistenza è,
prevalentemente, il Gesù vivo e presente nell'Eucaristia, vero centro di gravitazione
verso la quale voleva che tutto convergesse.
Don
Bosco è vissuto di questa presenza e in questa presenza. Pur non indulgendo
ad alcuna forma di eccezionalità esterna, tuttavia la celebrazione della sua
Messa era tale da commuovere i presenti.
Scrive
uno storico salesiano: "Celebrava composto, concentrato, devoto, esatto;
proferiva le parole con chiarezza e unzione; gustava visibilmente di distribuire
le sacre specie, mal riuscendo a celare il fervore dello spirito.... (E.
Ceria, D. Bosco con Dio, p.97). Negli ultimi anni di vita, cominciarono ad
apparire anche i segni esterni del suo fuoco interiore: "il volto era
inondato di lacrime, dopo l'elevazione appariva così rapito da sembrare che
vedesse Gesù Cristo con i propri occhi" (MB IV, 454); avvennero anche quei
fenomeni di levitazione che furono testimoniati dal giovane che gli serviva la
Messa e che poi divenne salesiano, D.E. Garrone.
Ma
ciò che più interessa sottolineare è il fatto che Don Bosco educatore, ha
fatto dell'Eucaristia una colonna portante del suo sistema preventivo. Si pensi
al celebre sogno delle "due colonne" narrato dal Santo: su di una la
statua della Madonna, sull'altra una grande Ostia, le due ancore in un mare
tempestoso (Cf. MB, VII, 169). D.Bosco definisce la comunione eucaristica
"il cardine del buon andamento della casa", "la grande colonna
che tiene su il mondo morale", "il più valido sostegno della gioventù",
"la base delle vocazioni".
D.
Bosco ai suoi giovani ha sempre parlato dell'Eucaristia con accenti che
rivelavano un cuore innamorato. Non di rado predicando, nel descrivere l'eccesso
di amore di Gesù per gli uomini, piangeva lui e faceva piangere gli altri per
santa commozione. Anche in ricreazione, parlando talora della SS. Eucaristia,
il suo volto si accendeva di tanto ardore e diceva spesso ai giovani: - Cari
giovani, vogliamo essere allegri e contenti? Amiamo con tutto il cuore Gesù in
Sacramento.- E alle sue parole i cuori si sentivano compenetrati della verità
della presenza reale di Gesù Cristo. Nessuno può descrivere la gioia quando
nella chiesa poté riuscire ad avere tutti i giorni un certo numero di
comunicanti il quale si
alternavano"
(MB, IV, 457-458). Diceva ancora: "Non c'è felicità più grande sulla
terra di quella che procura la Comunione ben fatta. Oh! Che felicità poter
ricevere nel nostro cuore il Divin Redentore" (MB XII, 29). Parole che i
giovani ascoltavano e facevano proprie.
Sono
ispirate a questa convinzione del fondatore le seguenti espressioni del
magistero salesiano: "L'Eucaristia è un significativo momento
dell'edificio educativo del sistema preventivo. Dall'Eucaristia il giovane
apprende a riorganizzare la sua vita alla luce del mistero di Cristo che si
dona per amore ..... t portato a ricercare la donazione generosa di sé alle
necessità dei compagni, impegnandosi nelle attività apostoliche adeguate
alla sua età e maturazione cristiana" (CG 23). Don Bosco incoraggiando
alla comunione quotidiana aveva presenti le obiezioni del tempo: sono indegno,
non sono preparato, sono fragile .... Ma rispondeva con San Francesco di Sales
che la comunione è fatta appunto per i deboli perché, cibandosi diventino più
forti.
Inoltre
un mezzo di altissimo valore pedagogico furono per D. Bosco le visite al SS.mo.
In una celebre "Buona notte" disse: "Non vi è cosa che il
demonio tema di più che queste due pratiche: la Comunione ben fatta e le visite
frequenti al SS. Sacramento (MB,VII1,49).
Per
questo egli ha voluto che la cappella fosse a portata di mano,sempre a piano
terra di facile accesso rispetto al cortile. Chiunque è entrato in casa
salesiana sa di questa significativa tradizione.
Infine
una puntualizzazione: riguarda la devozione mariana in prospettiva
eucaristica. La Madonna porta a Gesù. Ma il modo di presenza reale di Gesù,
a cui conduce Maria, è quello del mistero eucaristico. A tale impostazione
sempre si ispirò il santo Educatore.