ADORAZIONE EUCARISTICA_30
L'amore misericordioso dei Padre nell'opera della nostra redenzione
di
p. Luigi Coppari
Nel
tempo della Quaresima siamo invitati a meditare più assiduamente sulla passione
e morte di Gesù. E' il tempo liturgico della contemplazione amorosa e
riconoscente del Crocifisso.
Ma
nel Figlio Unigenito "si sono manifestati la bontà di Dio e il suo amore
per gli uomini" (Tt 3,4): la misericordia di Dio Padre trabocca sugli
uomini a partire da Gesù.
Signore
Gesù, rivelazione del volto e del cuore del Padre, noi ti amiamo e ti adoriamo.
Dall'eternità il Padre ti ha generato come Verbo, sua Parola perfetta. Nel
tempo ti ha generato come uomo nel grembo della Vergine Maria; e ti ha
"consegnato" alla morte di croce per la nostra salvezza.
Gesù
Eucaristia, noi riconosciamo come offerto a noi il dono della tua redenzione
ogni volta che sui nostri altari si celebrano i "divini misteri". Da
te e per te, Gesù Eucaristia, vogliamo "salire" al Padre, per
cantargli, nello Spirito Santo, la nostra gratitudine, la nostra lode, il nostro
filiale amore.
Dal
libro della Genesi (22,1-3.9-11)
Dopo
queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: "Abramo, Abramo!".
Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Prendi tuo figlio, il tuo unico
figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto
su di un monte che io ti indicherò". Abramo si alzò di buon mattino, sellò
l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto
e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato...
Arrivarono
(Abramo e Isacco) al luogo che Dio aveva indicato: qui Abramo costruì l'altare,
collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la
legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.
Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: "Abramo, Abramo!".
Rispose: "Eccomi!". L'angelo disse: "Non stendere la mano contro
il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio: e non mi hai
rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio". Parola di Dio.
Ogni
amore autentico è immolato, è dono di sé, effusione che può arrivare fino
allo svuotamento di sé.
Noi
cristiani contempliamo, particolarmente in questo tempo di Quaresima, colui
che fu trafitto in croce (cf.Gv 19,37). Ma nella contemplazione del Crocifisso,
ci appare in trasparenza il Padre, come in una eterna trasfissione. L'amore
che immola il Figlio è innanzi tutto quello che il Padre nutre nei confronti
del Figlio e del mondo: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo
Figlio" (Gv 3,16), "il Figlio unigenito che è nel seno del
Padre" (Gv 1,18). Nella propria morte, Gesù rivela 1'
"immolazione" del Padre che è tutt 'uno con lui.
C'è
stato un uomo profetico che ha rappresentato il ruolo di Dio nel sacrificio di
Cristo, un uomo che più di ogni altro ha ricevuto, nella storia, il nome di
padre: colui che chiamiamo "Abramo nostro padre". Quando l'Apostolo
scrive: "Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio" (Rom 8,32),
l'allusione al sacrificio di Abramo è evidente (cf. Gn 22,16).
La
liberazione nella notte pasquale diverrà una realtà in Gesù. E' Gesù che
si immola sulla croce. Ma l'azione del Padre che "consegna" il proprio
Figlio per il mondo appare come un dramma infinitamente doloroso anche per il
Genitore.
(EXavier
Durwell, Il Padre, 152-153).
-
Padre misericordioso, che hai sacrificato il Figlio per riconciliare il mondo a
te, Insegnaci ad amare come ami tu
-
Padre misericordioso, che non ti lasci vincere dall'ingratitudine umana, Insegnaci
ad amare come ami tu
-
Padre misericordioso, che fai sorgere il sole e fai piovere sui giusti e sugli
empi, Insegnaci ad amare come ami tu
O
Dio, che vegli con amore di Padre sulle vicende dei tuoi figli, accogli i nostri
sacrifici e i nostri dolori; fa' che diventino offerta a te gradita e si
trasformino in gioioso ringraziamento a te "fonte della nostra
vita".
Tu
vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
IN
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dal
Vangelo secondo Luca (15,11-24)
Disse ancora: "Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando
era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò
al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e
contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Ma il padre
disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli
l' anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo,
mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in
vita, era perduto ed è stato ritrovato.
Parola
di Dio.
La
parabola narrata da Gesù svela il mistero del peccato, la sua gravità, le sue
nefaste conseguenze di abiezione, di fallimento, di perdita di ogni bene.
Ma
nello stesso tempo essa svela il cuore pieno di amore e di compassione del
padre. Egli non può non soffrire per la scelta insensata del figlio. Il padre
della parabola, che concede un perdono totale e definitivo, reintegra nella
sua dignità filiale chi era piombato in una situazione miserevole, fallimentare,
ci rimanda immediatamente a Dio Padre: al Dio ricco di bontà e di misericordia,
lento all'ira e grande nell' amore.
L'anno
del Padre, 1999, è il tempo opportuno, nella Chiesa, per la riscoperta e la
intensa celebrazione del Sacramento del perdono o penitenza-confessione.
-
Perché il popolo cristiano, umiliato nel suo peccato, sperimenti la grandezza
di Dio che salva con la remissione dei peccati e il dono della sua grazia,
preghiamo: Ricordati, Signore, di questa tua
famiglia
-
Perché noi peccatori siamo sorretti dalla certezza che Dio, come padre,
continua ad amarci, ad attenderci e ad accoglierci con gioia, preghiamo: Ricordati,
Signore, di questa tua famiglia
-
Perché ci lasciamo provocare dalla parabola del padre buono e misericordioso e
sappiamo apprezzare le ricchezze spirituali che sono nella Chiesa, "casa di
Dio", preghiamo: Ricordati, Signore, di questa
tua famiglia
Dio
onnipotente ed eterno, che ci dai il privilegio di chiamarti Padre, fa'
crescere in noi lo spirito di figli adottivi, perché possiamo entrare
nell'eredità che ci hai promesso.
Per
Cristo nostro Signore. Amen.
IN
ASCOLTO DELLA PAROLA
Dalla
prima lettera di san Giovanni (4,7-10)
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è Amore. In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Parola
di Dio.
Dio
è amore. Amore che si dona. Il cristiano è felice di scoprire nella passione
dolorosa e nella morte di Cristo l'immagine del Dio d'amore, e di sapere al
tempo stesso che Dio vive in una felicità che la sofferenza, così come è
conosciuta sulla terra, non potrà mai scalfire. Rimane però un
interrogativo: questo Dio d'amore, il Padre, poteva restare impassibile,
senza "compassione", alla vista del 'Figlio diletto' che saliva
verso di lui per una simile via di dolore e di sangue? Il Padre è rimasto
forse insensibile alla vista del Figlio schernito, torturato e agonizzante?
No!
Gesù e il Padre sono uniti dal legame della paternità e della filiazione.
E' il Padre che ha inviato, ha "consegnato" il suo Figlio quale
"propiziazione per i nostri peccati". E' il Padre che presiede
l'intera opera dell'incarnazione redentrice.
Egli
dunque è il primo a sopportarne il peso. Inviando il Figlio nel mondo per
l'offerta del sacrificio redentore, il Padre ha partecipato alla sua
sofferenza.
L'arte
cristiana ha rappresentato in diversi modi la partecipazione del Padre al
dramma della redenzione.
Preghiamo
insieme e diciamo: Cristo, redentore del mondo, abbi
pietà di noi
-
Per coloro che gemono e piangono, crocifissi nelle loro sofferenze senza limiti,
e attendono la loro liberazione, preghiamo: Cristo,
redentore del mondo, abbi pietà di noi
-
Per quelli che hanno smarrito la fede, vivono nella solitudine e nell'amarezza,
perché ritrovino fiducia e speranza, preghiamo: Cristo,
redentore del mondo, abbi pietà di noi
-
Per gli sposi in situazioni di difficoltà, per i giovani che si preparano al
matrimonio: perché ricerchino Cristo, pienezza di amore e di vita, preghiamo: Cristo,
redentore del mondo, abbi pietà di noi
Padre,
il tuo Figlio, il Santo, l'Innocente, è morto sulla croce, vittima del peccato
dell'uomo. E’ morto irrorando di sangue la terra e seminando nei cuori parole
di perdono e di pace. A te, Padre, rendiamo grazie e al tuo Figlio Gesù, che
con te e con lo Spirito Santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Dio
onnipotente e misericordioso, che in modo mirabile hai creato l'uomo e in modo
più mirabile l'hai redento, tu non abbandoni il peccatore, ma lo cerchi con
amore di Padre. Nella passione del tuo Figlio hai vinto il peccato e la morte e
nella sua risurrezione ci hai ridato la vita e la gioia. Tu hai effuso nei
nostri cuori lo Spirito Santo, per farci tuoi figli ed eredi; tu sempre ci
rinnovi con i sacramenti di salvezza, perché, liberati dalla schiavitù del
peccato, siamo trasformati di giorno in giorno nell'immagine del tuo diletto
Figlio. Noi ti lodiamo e ti benediciamo, Signore, in comunione con tutta la
Chiesa, per queste meraviglie della tua misericordia, e con la parola, il cuore
e le opere innalziamo a te un canto nuovo. A te gloria, o Padre, per Cristo,
nello Spirito Santo, ora e nei secoli eterni. Amen.
(Dal
Rito della Penitenza, n.57)
Nota
bene: Per quest'Ora
Eucaristica ho attinto particolarmente a JEAN GALOT, Dio Padre chi sei? Breve
catechesi su Dio, Ed. San Paolo 1998.
La
parrocchia di Muy-Saint-Florent, nella Loira francese, era "una delle più
povere della diocesi di Angers": lo diceva il vescovo mons. Enrico Arnaud e
lo confermava il parroco che la guidava da anni. Eppure solo essa è passata
alla storia, anche se nel territorio di qualche altra si produceva (e si produce)
il famoso liquore Cointreau, conosciuto in tutto il mondo.
Il
motivo della sua fama è legato a uno straordinario miracolo eucaristico
attestato da un'infinità di documenti, di testimonianze e di pubblicazioni
che non ammettono dubbi di nessun genere, anche se, naturalmente, il diavolo ha
voluto metterci la coda per intorbidare acque troppo limpide.
Dunque
il 2 giugno 1668, ottava della festa del Corpus Domini, il parroco di
Muy-Saint-Florent fece l'esposizione solenne del SS.mo Sacramento, alla
presenza di circa duecento persone. Nonostante corressero voci nient'affatto
benevole sulla sua moralità, criticata anche dal fratello che gli faceva da
cappellano, la gente sapeva distinguere bene l'uomo dal sacerdote.
Invece
di lasciarlo solo, disertando la chiesa, i parrocchiani si recavano a pregare
proprio perché le voci sembravano fondate e si voleva strappare al Signore la
grazia del suo ravvedimento. Altri tempi!
Quel
giorno l'altare era un piccolo trionfo di luci e di fiori. Questi probabilmente
erano stati donati dai signori del Jardin des plantes, che pare vivessero ad
Angers, una cittadina molto ricca anche a quel tempo, essendo sede prima di
contea e poi di un ducato da cui ebbe origine la dinastia degli Angiò, che regnò
in Sicilia e a Napoli.
L'esposizione
del Sacramento fu ovviamente accompagnata da canti, compreso quello classico del
"Pange lingua", che fu
intonato
dal parroco e fu portato avanti da tutti i presenti. Quando il coro arrivò alle
parole "Verbum caro, Panem verum", la voce del parroco si incrinò e
si bloccò come un disco rotto. La folla arrivò alla fine, ma lui continuava a
ripetere "Verbum caro, Panem verum..." anche quando gli altri avevano
finito il canto.
Con
la sua si incrinò e si bloccò anche la voce del fratello che gli stava
accanto. 1 due si guardavano e si indicavano con un cenno della testa l'ostia
esposta sull'altare, come se vi fosse apparso qualcosa di particolarmente
strano e interessante.
A
un certo punto il parroco fece un cenno alla gente perché si avvicinasse a
vedere la meraviglia che aveva bloccato la parola a lui e al fratello. Attorno
all'altare si formò allora una siepe vivente, stupita di fronte a una visione
che un testimone descrisse così: "Al posto dell'ostia si vedeva la forma
di un uomo con i capelli bruno-chiari che scendevano sulle spalle, il volto
luminoso, le mani incrociate l'una sull'altra, la destra sopra la sinistra, il
corpo rivestito di una tunica bianca a mo' di camicia".
L'apparizione
durò più d'un quarto d'ora, "tanto sul tabernacolo dov'era esposto il SS.mo Sacramento,
quanto sull'altare, dove il parroco pose l'ostensorio per farlo vedere più
da vicino al popolo".
Pazza
di gioia, la gente intonò la Salve Regina. Quando arrivò alle parole "Et
Jesum...post hoc exilium ostende", l'immagine brillò a d'una luce
luminosissima che si rifletteva sui marmi dell'altare e del presbiterio,
creando una piccola conchiglia dorata. Allora il parroco invitò la folla ad
accostarsi di più: "Avvicinatevi, figli miei, e guardate il Signore che fa
il miracolo. Può darsi che tra voi ci siano degli increduli. Forse sono io?
Domandiamo perdono dei nostri peccati".
Mentre
tutti guardavano a occhi spalancati e a mani giunte, pian piano si formò
davanti all'ostia una nuvoletta "che, dopo aver circondato per un breve
istante il SS.mo Sacramento, si dissipò, lasciando rivedere l'ostia al suo
stato naturale".
Tra
i fedeli c'era in chiesa un certo signor Giovani Hubert, consigliere del re:
contrariamente a quanto fecero gli altri, egli non si mosse dal banco dov'era
inginocchiato, dicendo che la sua fede non aveva bisogno "di vedere".
Il vescovo, avvertito dal parroco, si recò a Muy-Saint-Florent, interrogò la
gente, accertò la verità dell'apparizione e scrisse sull'argomento una lettera
pastorale che inviò all'intera diocesi, rivolgendosi anche ai protestanti che
in quei giorni tenevano in diocesi il sinodo perché anche loro riconoscessero
la verità del fatto e la finissero una buona volta di irridere alla presenza di
Gesù nel SS.mo Sacramento.
Egli
proibì inoltre al parroco di consumare l'ostia, che fu sistemata in un
tabernacolo a muro nel coro della chiesa, e lui stesso guidò il primo
pellegrinaggio diocesano alla parrocchia del miracolo.
Nonostante
tutto l'accaduto, il parroco non cambiò vita e finì nelle carceri della
Conciergerie, dove fu visitato dal Presidente del Parlamento che lo invitò a
dichiarare la falsità dell'apparizione. " La vostra vita - gli disse -
è nelle mie mani: se confessate la verità, vi aiuterò". "La verità
è quella che tutti sanno - rispose il parroco - e se tacessi io parlerebbero le
pietre".
L'ostia
si conservò fino al 1794, ma ai pellegrinaggi continuarono fino agli inizi di
questo secolo. Nel 1933 si tenne ad Angers il congresso eucaristico nazionale.
Del
miracolo rimangono oggi la porticina del tabernacolo, il volto di Cristo dipinto
nella custodia di un ostensorio e una montagna di documenti che ne attestano
l'autenticità con parole che traspirano sorpresa, gioia, commozione e
ringraziamento.
Tratto
da: “Riparazione Eucaristica” 3/1999