ADORAZIONE
EUCARISTICA_28
Gesù,
dopo avere consacrato il pane e il vino, comanda ai suoi più stretti
collaboratori: "Fate questo in memoria di me". Così Gesù abilita i
suoi a ripetere con la stessa efficacia quanto lui stesso ha fatto. In tal modo
egli dona la sua persona e la sua opera salvifica alla Chiesa di tutti i tempi
in attesa del suo ritorno glorioso.
Giova
spendere qualche parola per illustrare il significato del termine
"memoriale", "ricordo", "ricordare".
Nell'Antico
testamento il ricordo è duplice: Dio si ricorda dell'uomo ed agisce creando una
nuova situazione: in particolare, si ricorda del patto stretto con i
Patriarchi e programma un'alleanza eterna. D'altra parte, l'uomo, su esplicita
richiesta di Dio, si ricorda di Dio e di quanto Dio ha detto e fatto.
Ora,
questi due ricordi quello di Dio e quello dell'uomosi incontrano nel culto
liturgico. Ciò vale, in modo particolare per la Pasqua: "Questo giorno sarà
per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in
generazione lo celebrerete come un rito perenne" (Esodo 12,14).
Il
"ricordo" "memoriale" liturgico biblico, a differenza di una
semplice rievocazione storica del passato, attualizza, nel rito, il passato
salvifico di Dio, rendendolo presente nell'oggi durante la celebrazione:
"In quel giorno tu istruirai il tuo figlio: È a causa di quanto il
Signore ha fatto per me, quando sono uscito dall'Egitto" (Esodo 13,8).
"Celebrando
la festività, ci si deve comportare come se si fosse usciti personalmente
dall'Egitto", raccomanda la tradizione ebraica pasquale. Inoltre, la
celebrazione, che rende presente il passato dell'azione di Dio, apre anche il
futuro migliore che Dio sta preparando per noi.
Così
viene commentato dalla tradizione suddetta questo aspetto futuro del rito:
"Questo è il pane dell'afflizione che mangiarono i nostri padri nella
terra di Egitto ... Quest'anno siamo qui, l'anno venturo saremo nella terra
d'Israele; quest'anno siamo qui schiavi, l'anno venturo saremo (liberi) nella
terra d'Israele".
Dunque
Gesù, nel comandare ai suoi discepoli di fare quanto lui stesso ha fatto, si
ispira a questo significato del memoriale così come era vissuto dal pio
israelita: nell'oggi della celebrazione rende efficacemente presente il
passato e diventa caparra, pegno, anticipazione per il futuro della pienezza. Ma
Gesù, con la sua dignità e la sua opera va ben al disopra di questi modelli
ereditati dalla tradizione.
Ora
nel Cenacolo Gesù affida agli apostoli una potenza analoga a quella che aveva
loro dato durante il ministero pubblico, accompagnata da una fiducia e una
stima straordinaria nei loro confronti.
Dice
loro: "Fate questo in memoria di me".. e chiede di ripetere ciò che
è stato essenziale e caratteristico in quell'ultima cena, cioè quanto riguarda
direttamente l'istituzione eucaristica.
"In
memoria di me". Cosa significa in realtà "memoriale". Un grande
esegeta, Léon-Dufour, nota: "il sostantivo usato non è né
"menzione", "anniversario", né "emblema",
"monumento commemorativo", "sepolcro", né "facoltà
della memoria", "ricordo di tipo psicologico", ma l'atto del
richiamare alla memoria, azione che porta a ricordarsi".
Il
termine manifesta il suo pieno significato se, oltre al tener conto del suo
valore intrinseco, lo ricollochiamo nella tradizione dell'Antico Testamento,
in quella della festa e specialmente della festa di Pasqua. In queste feste il
ricordo-memoriale consisteva nel rito e nella parola che specificava il rito
stesso. Per es.: il rito dell'agnello, delle erbe amare, del sangue; la parola
di spiegazione di tale rito o la richiesta dal figlio più piccolo.
Analogamente
il memoriale eucaristico si realizza in questo duplice modo: il pane e il vino
nella loro materialità rituale; i gesti compiuti su di essi e le parole di
spiegazione o di consacrazione. Gesù quindi comanda che vengano ripetuti i
suoi gesti d'istituzione e le sue parole che li accompagnano. Ma nello stesso
tempo egli assicura che quello stesso effetto che si realizzò con Lui nel
Cenacolo si realizzerà con quelli che eseguiranno il suo comando.
Gesù
concede una memoria della sua persona e della sua opera, in modo obiettivo.
Propriamente, non rende presente la sua ultima cena, ma ciò che questa cena
significava come compendio e vertice della sua vita resa tutto dono: donazione
per realizzare la nuova alleanza, il nuovo sacrificio espiatorio, il nuovo
banchetto del regno, il grande e unico sacramento della lode e del
ringraziamento.
Con
questo comando di ripetizione, Gesù dona totalmente se stesso, la sua opera, la
sua presenza alla Chiesa di tutti i tempi. Ed è proprio in virtù di questa sua
piena donazione che la Chiesa può esistere e può continuamente vivere
percorrendo le strade spesso accidentate della storia ma sempre orientata verso
una pienezza della gloria.
Non
finiremo mai di contemplare in profondità il mistero della fede e della
donazione che è l'Eucaristia. Forse l'atteggiamento più adeguato di fronte
ad esso è quello del ringraziamento:
"Ti
ringrazio Signore del mistero della Creazione. Ti ringrazio per la tua
Incarnazione. Ti ringrazio per la tua Redenzione. Ti ringrazio per il perdono
che ogni giorno mi concedi, per il tuo amore fedele. Ringraziarti è mettermi
nella verità. Mi dà la coscienza della tua ricchezza, delle tue opere, delle
tue meraviglie.
Quanti
motivi per ringraziarti e, dunque, per conoscerti nella tua grandezza. La
conoscenza porta riconoscenza. Grazie per ciò che dai, grazie per ciò che fai;
soprattutto, grazie per ciò che sei.
Che
la mia vita sia animata da ciò che tu sei, da ciò che tu fai, da ciò che tu
dai.
Fammi
Eucaristia, rendimento di grazie. Fammi esultare come Maria nel Magnificat, che
benedice e canta le tue meraviglie" (Card. A. Ballestrero).
Quanto
e come si gode quando si sta in buona compagnia! Quanto piace agli uomini
trovarsi spesso insieme! Non si staccherebbero mai l'uno dall'altro, perché si
amano, si stimano reciprocamente. Quale migliore amico, quale compagnia più
cara della tua, Signore, in questo Sacramento col quale attiri e fai gustare
tante gioie alle anime che Ti sono amiche, le quali, corrono piene di amore a
frequentare e prolungare i loro colloqui con Te?
La
mia anima, attirata dal tuo amore si slancia con trasporto nel tuo cuore divino
come fa il cervo assetato che corre verso una fontana di acqua viva: "Come
la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, Dio".
Beati
i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. (Mt 5,2)
Signore
Gesù, da ricco che eri, sei diventato povero, facendoti uomo.
Tu,
splendore del Padre, tu, luce da Luce,
tu,
sole di giustizia. Sei nato povero, sei vissuto povero,
sei
morto povero... e ancora povero sei nel mistero eucaristico.
Per
la tua presenza nel sacramento hai scelto un pezzo di pane.
Quanto
sono lontano dal tuo insegnamento: "Beati i poveri".
Di
quante cose mi devo liberare, per accordarmi con la tua parola: "Chi ha due
tuniche ne dia una a chi non l'ha". E quella tua affermazione:
"Non
si può servire due padroni", non è che l'abbia molto compresa; quanti
compromessi con il denaro....
E
che dire della fiducia nella provvidenza? 1 gigli nel campo e gli uccelli
nell'aria, sono rimasti solo degli splendidi esempi... Quanto attaccamento alle
cose, quante sicurezze,
quanto
desiderio di possedere, quante previdenze.... Signore Gesù, di quanta luce ho
ancora bisogno per comprendere che sei tu l'unica vera ricchezza; di quanta
forza ho ancora bisogno per sradicarmi da un mondo di vanità. Ogniqualvolta
verrò davanti al tuo tabernacolo ricordami che devo rendere la mia vita più
semplice, più austera, più evangelica.
(pausa
di silenzio)
-
O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco, di te ha sete l'anima mia, a te
anela la mia carne, come terra deserta, arida, senza acqua.
Di te ha sete l'anima mia
-
Così nel santuario ti ho cercato, per contemplare la tua potenza e la tua
gloria. Poiché la tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la tua
lode. Di te ha sete l'anima mia
-
Così ti benedirò finchè io viva, nel tuo nome alzerò le mie mani. Mi sazierò
come a lauto convito, e con voci di gioia ti loderà la mia bocca. Di te
ha sete l'anima mia
-
Nel mio giaciglio di te mi ricordo Penso a te nelle veglie notturne, tu sei
stato il mio aiuto,
esulto
di gioia all'ombra delle tue ali.
A
te si stringe l'anima mia la forza della tua destra mi sostiene. Di te ha
sete l'anima mia
Il
"dono" di Dio, è l'incontro con Gesù, un incontro decisivo perché
rivela Dio all'uomo e l'uomo a se stesso. È stato così anche per la
Samaritana. Nel dialogo Gesù le si manifesta progressivamente come Colui che
dona acqua viva, che diventa fonte zampillante per la vita eterna, il Messia,
l'inviato del Padre, il Salvatore del mondo. Contemporaneamente Egli cerca di
portare la donna ad una visione reale di se stessa. Soltanto nella verità si
può effettuare l'incontro con Cristo che è verità.
Dal
Vangelo secondo Matteo
(4,3-26)
Gesù lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. Doveva perciò attraversare la Samarìa. Giunse pertanto ad una città della Samarìa chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samarìa ad attingere acqua. Le disse Gesù: "Dammi da bere". I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: "Come mai, tu che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva".
Gli
disse la donna: "Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è
profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del
nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli
e il suo gregge? ".
Rispose
Gesù: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve
dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli
darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna".
"Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più
sete e non continui a venire qui ad attingere acqua". Le disse: "Va' a
chiamare tuo marito e poi ritorna qui".
Rispose
la donna: "Non ho marito". Le disse Gesù: "Hai detto bene `non
ho marito'; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo
marito; in questo hai detto il vero". Gli replicò la donna:
"Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio
sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna
adorare". Gesù le dice: "Credimi, donna, è giunto il momento in
cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre.
Voi
adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la
salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri
adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca
tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in
spirito e verità". Gli rispose la donna: "So che deve venire il
Messia (cioè Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa ". Le
disse Gesù: "Sono io, che ti parlo ".
Parola
di Dio.
Siamo
a un'altra ora di incontro con il Signore, ora di grazia. A ogni ora c'è un
incontro e a ogni incontro cambia qualche cosa in noi. Gesù, stanco del
viaggio - è sempre in cammino -si ferma presso il pozzo di Giacobbe vicino alla
città di Sicar in Samaria: m terra
stramera ne la terra, possiamo ire, della nostra povertà. È mezzogiorno. È
l'ora della stanchezza.
Gesù
è stanco. Stanco della nostra stanchezza. È stanco per potersi incontrare con
la nostra debolezza. E arriva la donna di Samaria, che non sa di essere stata
attesa.
La
domanda di Gesù è sorprendente e inquietante per lei: "Dammi da
bere". Le chiede qualcosa, ella si difende: "Come mai...?". È
inconcepibile quello che accade: Come mai uno straniero vuole entrare nella mia
vita?
La
straniera tratta Gesù da straniero e l'assetato offre da bere a lei che crede
di avere acqua nel proprio territorio.
Siamo
davanti alle nostre illusioni e alle nostre autosufficienze. "Se tu
conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice : Dammi da bere, tu
stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva", acqua
che dà la vita, acqua rigeneratrice, acqua che zampilla per l'eternità,
acqua che trasforma in sorgente chi la beve. Di che cosa si tratta se non di
scoprire chi è Colui che ci sta davanti e che ci parla? Se tu conoscessi, se tu
sapessi chi è Colui che ti parla, ti accorgeresti di essere povera, ti
accorgeresti di aver bisogno di lui, ti accorgeresti di non essere libera perché
ancora non hai scoperto l'Amore, anche se hai avuto tante esperienze. Si tratta
dunque di scoprire chi è Colui che ci sta davanti e ci parla; si tratta di
conoscerlo e imparare a chiedergli quello che vuole darci, cioè imparare a
chiedere lui, lui stesso, per dissetarci di lui, acqua viva, per vivere della
sua vita.
Dissetarci
di lui per diventare con lui sorgente che zampilla e disseta gli altri. Ma
perché la sorgente non sia intorbidita dal mio fango, devo prima pulire il
fondo del mio pozzo, devo buttare fuori tutta la melma e i detriti dei miei
peccati. "Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui". Rispose la donna:
"Non ho marito". "Hai detto il vero..." Ecco una confessione
liberatrice, ecco il modo di diventare capacità di ricevere il dono di Dio,
capacità di ricevere l'acqua viva, la grazia.
Devo
staccarmi dai miei schemi, dalle mie abitudini, dalle mie idee, da me stesso,
dalle mie idolatrie, e cominciare ad adorare Dio in spirito e verità.
È
giunto il momento in cui, se non oppongo nessuna resistenza, si può
risvegliare in me il desiderio sincero di lui, di lui solo. Potessi sapere chi
è, potessi vederlo!
"Eccomi,
sono lo che ti parlo!". L'attesa ha già una risposta. Ad ogni ora c'è la
risposta, se noi siamo disponibili ad accogliere Colui che è già qui e ci
parla. Non abbiamo bisogno di altro che di credere nella sua Parola, perché lui
stesso è la Parola.
Lettore:
Gesù mio benedetto e amoroso, quanta confusione mi prende nel pensare che sei
più Tu a desiderare di volermi alla tua Presenza di quanto io sia sollecito
nel ricercare un bene così grande. Eppure si tratta del mio bene,
principalmente del mio.
Tu non riesci a contenere nel tuo solo cuore la carità che arde senza mai consumarsi, ma la diffondi sopra coloro che vengono a Te e per i quali Ti sei fatto Eucaristia. Ad essi Tu vuoi comunicare, dunque anche a me, anche nel mio cuore vuoi stabilire la dimora della tua carità. Vieni pure, Signore, nella mia anima.
Tutti:
Vieni, Signore, e infiamma il mio cuore della tua Carità.
Lettore:
Col silenzio sublime di questo adorabile Sacramento Tu ti fai sentire al cuore
dei tuoi adoratori. Cosa c'è di più caro, mio Divin Maestro, che ricevere e
sentire nel cuore le tue infallibili verità? Fatti dunque sentire alla mia
anima, parla tacitamente al tuo servo che ti ascolta. Sì, Gesù mio, il mio
cuore gioisce di potersi trovare alla tua Presenza, di poter godere della tua
amabilissima compagnia e di intendersi con Te, cuore a cuore, sopra i disegni
e i desideri della tua volontà.
Tutti:
in te Signore è la mia gioia.
Lettore:
Sento già un gran desiderio di corrisponderti e di amarti; ma invece del
desiderio vorrei sentire un fortissimo amore per Te e vorrei davvero averti
corrisposto come propongo di corrisponderti sempre di più al presente e in
avvenire. Che io possa dimostrarti con i fatti l'amore che Ti voglio e che
meriti. Fammi innamorare così tanto di Te che io non possa più vivere senza di
Te, né lontano da Te.
Sì,
Gesù mio, voglio anch'io godere della tua carità infinita, visitarti spesso e
stare con Te più tempo che posso. Come mi vergogno di me stesso nel pensare che
quando ho amato qualche persona, quando provo molta simpatia per gli amici io
cerco di trovarmi con loro il più spesso possibile ...e per te, Gesù?
Quale
migliore amico posso trovare che Te? Qualche volta ho provato perfino noia, anzi
sono stato tanto indifferente, ingrato all'amore che Tu mi hai sempre dimostrato!
Non sarà più così.
Tutti:
Aiutami Tu a non venire mai meno al tuo Amore.
Vicino
alla città di Sicar c'era un pozzo sorgivo profondo circa 30 metri. Gesù,
stanco, sedette presso il pozzo; e si svolse una strana scena. Con una brocca
sulla testa arrivò dalla città una donna che aveva al suo attivo molta
vita e strane storie.
Gesù
le chiese un po' d'acqua per alleviare la propria sete. Ella trovò strana la
domanda. Rapidamente, tuttavia, i due entrarono in una conversazione di un certo
livello.
E,
a un certo punto, risuonò in quel dialogo personale una parola con un gran peso
di eternità: adorare. "Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i
veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità". (Gv 4,23)
Non
vi è preghiera cristiana se non in "spirito e verità". 1 veri
adoratori del Padre sono coloro che vivono nello spirito e si lasciano
abbagliare dalla verità di Cristo. Si pongono dinanzi al mistero di Dio senza
nulla dire, nulla pensare, nulla pretendere perché l'adorazione ha questo di
bello: è semplicemente presenza.
L'
adorazione eucaristica è un atteggiamento di fede davanti a Cristo realmente
presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità nell'ostia consacrata per poter
essere assimilati a Lui ed essere presenti con Lui davanti al Padre.
Fondamentalmente
l'adorazione eucaristica deve essere un atteggiamento completamente gratuito.
Ma la gratuità non basta, è necessario sviluppare la capacità di stupore.
Adorare significa semplicemente rimanere davanti al Signore attenti e stupiti.
L'adorazione
è quel momento in cui ci si mette davanti a Dio senza alcun pensiero, soltanto
con il desiderio di percepire la forza d'urto che talvolta sconvolge.
L'adorazione non è soltanto stupore, può essere anche turbamento. Non si
tratta però di paura: è lo smarrimento dell'uomo davanti alla Divinità.
Non
si sa più che dire, non si sa più che fare. Allora si cerca ansiosamente di
riempire il cervello di nobili pensieri. Invece si deve avere il coraggio di
rimanere attoniti nel turbamento, nello sgomento. Ci si sente un nulla, il nulla
davanti al Tutto. E nella misura in cui si regge in questo confronto con Dio
nella fede, senza chiedersi tanti perché, senza volerli sfuggire foss'anche attraverso
belle formule di preghiera e si rimane in silenzio, a poco a poco si vede come
questo nulla che siamo diventa capacità di accoglienza, capacità di amore.
Signore
Gesù, nella tua Parola e nella tua Presenza Eucaristica Ti sei fatto incontro a
noi, ci hai invitato ancora una volta a stare con Te, a rimanere nel tuo amore.
La nostra preghiera vuole esprimere i nostri desideri nella certezza che in Te
saremo esauditi. Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci,
Signore.
-
Per la Chiesa: perché sia il "luogo" di incontro con la Parola e ogni
uomo sazi la propria sete di Dio vivendo secondo i suoi insegnamenti. Noi ti
preghiamo. Ascoltaci, Signore.
-
Per noi: perché l'Eucaristia, luogo d'incontro per eccellenza con Cristo,
diventi momento forte di conversione, così che la nostra vita sia una lode
perenne a Lui gradita. Noi ti preghiamo. Ascoltaci,
Signore.
-
Per le famiglie cristiane: perché diventino i testimoni visibili dell'amore di
Dio che si è fatto tangibile nel Sacramento del matrimonio. Noi ti preghiamo.
Ascoltaci, Signore.
-
Per tutti gli uomini che soffrono a causa di guerre, di ingiustizie: perché
nelle loro necessità sappiano riconoscere il Cristo che si fa incontro nella
fede e nella carità verso i fratelli. Noi ti preghiamo. Ascoltaci,
Signore.
(Preghiere
spontanee)
Unito
a te prego:
Padre Nostro
O
Maria, Madre di Gesù, mio Salvatore, grazie a te Egli venne e si fece mio
fratello;
grazie
a Te egli è nato uomo, ha patito e mi ha redento a prezzo della sua vita.
A
Te sono debitore del suo amore col quale si è reso presente in questo SS.
Sacramento dove ogni giorno lo posso trovare e a lui mi posso unire con grande
confidenza.
Madre
cara, rendimi partecipe del tuo amore per Lui! Io lo voglio amare con tutto il
cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze come Tu e Lui tanto desiderate.
Amen.
Le riflessioni di questa adorazione sono liberamente tratte da: Adoratrici del SS.Sacramento (Rivolta d'Adda) IL TABERNACOLO SIA... (pag.73-82) Ediz. L'Ancora, Milano.
L'opera
d'amore e di riparazione a Gesù Eucaristico negli
scritti
della grande mistica e Beata portoghese Alexandrina Maria da Balasar che visse
per 13 anni di sola Eucaristia.
http://www.preghiereagesuemaria.it/alexandrina%20da%20balasar.htm
Alexandrina
Maria da Costa, cooperatrice salesiana, nacque a Balasar, Portogallo, il
30.03.1904. Dall'età di 20 anni visse paralizzata nel letto a causa di una
mielite alla spina dorsale, conseguente ad un salto fatto a 14 anni dalla
finestra di casa per sottrarsi a tre uomini male intenzionati che con forza si
erano introdotti in casa. Nella solitudine della sua cameretta, Alexandrina
diventò l'angelo consolatore di Gesù presso tutti i Tabernacoli del mondo
e, contemporaneamente, ostia nell'Ostia divina, fu con Gesù la vittima
immolata per la salvezza delle anime.
Alexandrina
infatti visse misticamente, nel corpo e nell'anima, la Passione di nostro
Signore, dall'agonia del Getsèmani alla Crocifissione sul Calvario in
riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle profanazioni eucaristiche.
1
Tabernacoli ed i peccatori costituiscono la missione che Gesù le affidò nel
1934 e che ci è stata consegnata nelle numerosissime e ricchissime pagine del
suo diario. Attraverso Alexandrina Gesù chiede che: "... venga ben
predicata e ben propagata la devozione ai Tabernacoli, perché per giorni e
giorni le anime non Mi visitano, non Mi amano, non riparano .... Non credono
che abito là'.
Voglio
che si accenda nelle anime la devozione verso queste prigioni d'Amore... Sono
tanti coloro che, pur entrando nelle Chiese, neppure mi salutano e non si
soffermano un momento ad adorarmi. Io vorrei molte guardie fedeli, prostrate
davanti ai Tabernacoli, per non lasciarvi accadere tanti e tanti crimini."
(1934)
Durante
gli ultimi 13 anni di vita, Alexandrina visse di sola Eucaristia, senza
alimentarsi più. È l'ultima missione che Gesù le affida: "...Faccio
che tu viva solo di Me, per provare al mondo ciò che vale l'Eucaristia, e ciò
che è la mia vita nelle anime: luce e salvezza per l'umanità". (1954)
Pochi
mesi prima di morire, la Madonna le disse: "..Parla alle anime! Parla
dell'Eucaristia! Parla loro del Rosario! Che si alimentino della Carne del
Cristo, della preghiera e del mio Rosario ogni giorno!" (1955)
Nel
1935 fu la portavoce di Gesù per la richiesta della Consacrazione del mondo
al Cuore Immacolato di Maria, che sarà solennemente effettuata da Pio XII nel
1942.
Tra
le mura della sua cameretta, Alexandrina ricevette folle di persone che accolse
sempre sorridendo nonostante le grandi sofferenze che ininterrottamente viveva
nel corpo e nello spirito.
Il
suo sorriso, divenuto trasparenza del Cielo, irradiazione della vita divina,
toccò i cuori delle folle che uscivano dalla sua cameretta portando con sé il
segno del silenzioso cambiamento interiore. Il 13 ottobre 1955 avvenne il
passaggio di Alexandrina dalla vita terrena a quella del Cielo. Il 12 gennaio
1996, la Chiesa l'ha proclamata venerabile per la gloria di Dio e la gloria di
tutti i suoi figli.
Ripercorriamo
insieme il cammino attraverso il quale si sviluppa gradualmente la missione dei
Tabernacoli e che suddivideremo nelle seguenti tappe:
-
Mistica lampada dei Tabernacoli
-
Va' alla mia scuola: i Tabernacoli
-
Va' sono tue le mie prigioni
-
Vittima delle prigioni eucaristiche
-
Invita tutti a venire al Mio Tabernacolo
-
Non ti alimenterai mai più sulla terra
-
Comunione spirituale e comunione sacramentale
-
Eucaristia e rosario
"O
Dio, Tu sei il mio Dio, all'aurora Ti cerco, di Te ha sete l'anima mia......
Salmo 63 (62)
Gesù:
"Figlia
mia, figlia mia, luce e stella eucaristica, tu sarai per il mondo ciò che fui
lo in un'altra ora e continuo ad essere: fui Redentore, morii per dare il
Cielo alle anime, mi feci alimento per le anime.
Ti
ho creata perché tu in tal modo - assomigliassi a Me: ti ho scelto come
vittima perché tu continuassi la Mia opera di Redenzione, ho posto nel tuo
cuore l'amore, l'amore folle per l'Eucaristia. È grazie a te, è alla luce
del fuoco che hai lasciato accendere, che molte anime, guidate da questa
stella, scelta da Me, trascinate dal tuo esempio, si trasformeranno in anime
ardenti, in anime veramente eucaristiche.
Povero
mondo, senza l'Eucaristia!
Povero
mondo senza le mie vittime, senza ostie immolate con Me continuamente. lo
voglio, figlia mia, di' che lo voglio un mondo nuovo, un mondo di purezza, un
mondo Eucaristico..."
Siamo
nel gennaio 1952: sono passati 18 anni dalla prima volta in cui Gesù, nel
1934, aveva rivelato ad Alexandrina la Missione che le stava affidando sulla terra
e per la quale era venuta al mondo.
Nel
dicembre 1934, infatti, Gesù le aveva detto:
"La
missione che ti ho affidato sono i miei Tabernacoli ed i peccatori. Sono stato
lo ad elevarti a così alto grado: è stato il Mio amore; grazie a te saranno
salvi molti e molti peccatori, non per i tuoi meriti, ma grazie a Me che
procuro tutti i mezzi per salvarli".
Risulta
evidente come Alexandrina sia rimasta fedele alla chiamata del Signore, sino
all'ultimo giorno della sua vita, perseverando anche tra terribili sofferenze,
rispondendo sempre con generosità alle richieste di amore e di immolazione
che le venivano via via rivolte da Gesù e non opponendo ostacoli alle azioni
della Grazia che operava in lei le trasformazioni necessarie affinché potesse
adempiere la sua missione.
Vogliamo
ora ripercorrere lo sviluppo di questa dinamica spirituale che vede da un lato
l'iniziativa della Grazia, e dall'altra la risposta d'amore di Alexandrina. La
prima percezione cosciente di un vincolo d'amore avvenuto tra lei e Gesù
risale alla Prima Comunione, quando Alexandrina aveva 7 anni. Nel suo diario così
la ricorda:
"Il
Padre Alvaro Matos che mi esaminò in catechismo, mi confessò e mi diede Gesù.
Ho voluto stare sempre in ginocchio sebbene molto piccola, fissando poi bene la
Sacra Ostia cosicché mi rimase molto impressa nell'anima. Mi parve di unirmi
a Gesù in modo da non separarmi mai più da Lui. Mi parve che mi prendesse il
cuore. La gioia che provai non si può esprimere. Davo a tutti al buona notizia.
Da quel giorno la signora di Povoa, alla quale eravamo affidate, mi conduceva
alla Comunione ogni mattina ". Successivamente, è a partire dal 1924, da
quando cioè Alexandrina appena ventenne rimase paralizzata per sempre nel letto
che, abbandonato ogni desiderio di guarigione, ella comprese ed accettò senza
riserve la volontà del Signore.
Infatti,
nella solitudine della sua cameretta, Alexandrina intuì l'intimo legame che
la univa a Gesù nel Tabernacolo ed in risposta a Colui che per primo aveva
scelto per amore nostro di restare prigioniero nelle nostre Chiese, si consacrò
totalmente a Lui:
"Un
giorno in cui ero sola ricordandomi che Gesù stava nel Tabernacolo dissi:- Mio
buon Gesù, Voi siete prigioniero ed anch'io lo sono. Siamo prigionieri entrambi,
Voi siete prigioniero per il mio bene, io lo sono delle Vostre Mani. Siete il
Re, il Signore di tutto ed io sono un verme della terra. Vi ho lasciato in abbandono
pensando solo a questo mondo che è perdizione delle anime. Ma ora, pentita di
tutto cuore, voglio quello che voi volete e soffrire con rassegnazione. Non
venitemi meno, o Gesù, con la Vostra protezione -"
"Madre
di Gesù e Madre mia, ascoltate la mia preghiera. Io consacro il mio corpo e
tutto il mio cuore a Voi. Purificatemi Madre Santissima, riempitemi del Vostro
Santo amore. Collocatemi proprio Voi presso i Tabernacoli di Gesù affinché
serva la lampada finché durerà il mondo. Beneditemi, santificatemi, o mia cara
Mamma del Cielo ".
Alexandrina
aderisce docilmente alle ispirazioni della Grazia che in questo primo periodo si
manifesta intimamente attraverso le vie ordinarie, senza manifestazioni
straordinarie.
"Senza sapere come", si offre volontariamente al Signore come
vittima per la salvezza dei peccatori e contemporaneamente aumenta in lei il
desiderio di amare e di essere sempre unita a Gesù nel Tabernacolo.
"O
mio caro Gesù, vorrei visitarvi nei vostri Tabernacoli, ma non posso perché
la mia malattia mi trattiene al mio caro lettino di dolore. Sia fatta la Vostra
volontà, Signore, ma almeno mio Gesù, permettete che neppure un momento
trascorra senza che io venga in spirito alle porticine dei Vostri Tabernacoli a
dirvi:
-
Mio Gesù, voglio amarvi, voglio incendiarmi tutta nelle fiamme del Vostro amore
e pregarvi per i peccatori e per le anime del purgatorio -" (Maggio 1930)
Compone
in questo stesso periodo la bellissima preghiera per i tabernacoli, ed è
proprio nella preghiera, durante gli slanci generosi d'amore per Gesù, che
Alexandrina inizia a percepire un forte calore che brucia internamente con
"una forza che mi abbracciava tanto che pareva strapparmi dal
mondo". In questi momenti di intensa preghiera, fu vista dalla sorella
Deolinda restare sollevata dal letto sospesa nell'aria come una piuma (levitazione).
È in questo periodo che sente l'invito del Signore racchiuso nelle parole
"soffrire, amare, riparare".
"O
Gesù, eccovi qui la Mamma. Ascoltatela. È Lei che Vi parlerà di me, e Voi,
cara Mamma, del Cielo, andate a dare baci ai Tabernacoli, un'infinità di baci e
di abbracci, un'infinità di tenerezze e carezze. Tutte per Gesù Sacramentoato
tutto per la Santissima Trinità, tutto per Voi. Moltiplicateli,
moltiplicateli, dateli pieni di un amore puro e santo, di un amore oltre ogni
amore, di sante nostalgie per non potermi più muovere e andare io a baciare e
abbracciare Gesù Sacramentato, la SS. Trinità, e Voi, o Madre cara.
O
mio Gesù, io voglio che ogni mio dolore, ogni palpito, ogni respiro, ogni
minuto secondo che passerò, siano atti di amore per i Vostri Tabernacoli".
Io
voglio che ogni movimento dei miei piedi, delle mani, delle labbra, della
lingua, degli occhi, ogni lacrima e sorriso, ogni allegria e tristezza, ogni
tribulazione, distrazione, contrarietà o dispiacere siano atti di amore per i
Vostri Tabernacoli.
Io
voglio che ogni lettera delle orazioni che recito o sento recitare, ogni lettera
che leggo o udirò leggere, che scriverò o vedrò scrivere, che canterò o udirò
cantare siano atti di amore per i Vostri Tabernacoli
Qualche
anno dopo, nel dicembre del 1934, diventa esplicito anche da parte di Gesù, il
suo invito a fare del Tabernacolo il centro di tutte le sue attenzioni, pensieri
e atti d'amore.
Seguiamo
il dialogo di amore e di passione che ne segue, tra Gesù ed Alexandrina.
"Vieni
ai miei Tabernacoli, vivi là: è da là che viene la forza per tutto. Amami
molto, pensa solo a Me".
Ecco
la risposta di Alexandrina all'invito del Signore: "Io faccio il possibile
per passare il tempo spiritualmente in tutti i Tabernacoli del mondo unita al
Signore. Così dico molte volte al mio Gesù: io voglio vivere unita a Voi in
tutti i Tabernacoli del mondo, in tutti i luoghi ove abitate Sacramentato non
assentandomi un istante, né di giorno, né di notte.
Gli
offro il mio cuore e gli chiedo che lo collochi come lampada luminosa e
amorosa per illuminarli. E chiedo alla Madonna di venire con me e di mandare una
moltitudine di Angeli, Cherubini, Serafini per amare, lodare, far compagnia a
Gesù Sacramentato ".
Gesù
la incoraggia e la conferma ulteriormente nel desiderio di vivere unita a
Lui:
"Accostati
al tuo Gesù, mia sposa, mia bella, tutta mia. Fammi compagnia nei miei
Tabernacoli: sono tutto solo...".
Alexandrina:
"Io
mi sentivo tanto viva nei Tabernacoli! Il mio cuore volava presso Gesù:
svolazzava sopra al Tabernacolo e con le ali batteva sulla porticina"
"Mio Gesù, io vorrei che il mio cuore fosse una lampada sempre ardente in ciascuno dei Vostri Tabernacoli e nel mio stesso petto, vorrei la medesima lampada di amore per proiettare luce sulle Persone Divine, alle quali solo voglio appartenere. Fate sì che non vi sia nulla che possa spegnere la lampada del mio amore, e che, giorno e notte, senza interruzione di un solo istante voglio arda presso di Voi"
Tratto
da: Maria Rita Scrimieri "...Come l'ape, di fiore
in fiore" Elledici 1999.
Tratto
da: “Riparazione Eucaristica”