ORA DI ADORAZIONE EUCARISTICA_20

8. L'Eucaristia Vittima pura

Canto eucaristico introduttivo: Adoro te devote,

oppure T àdoriam, Ostia divina

Esposizione dell'Eucaristia

Adorazione in silenzio

1. Parola di Dio

L’oblazione pura della Nuova Alleanza (Mal 1, 6 s.).

«Il figlio onora suo padre e il servo rispetta il suo padrone. Se io sono padre, dov'è l'onore che mi spetta? Se sono il padrone, dov'è il timore di me?», dice il Signore degli eserciti a voi, sacer­doti, che disprezzate il mio nome.

«Voi domandate: "Come abbiamo disprezzato il tuo nome?". Offrite sul mio altare un cibo contaminato e dite: "Come ti ab­biamo contaminato?". Quindo voi dite: "La tavola del Signore è spregevole", e offrite un animale cieco in sacrificio, non è forse un male? Offritelo pure al vostro governatore: pensate che l'ac­cetterà o che vi sarà grato?», dice il Signore degli eserciti.

«Ora supplicate pure Dio perché abbia pietà di voi! Se fate tali cose, dovrebbe mostrarsi favorevole a voi?», dice il Signore degli eserciti. «Oh, ci fosse fra di voi chi chiude le porte, perché non arda più invano il mio altare! Non mi compiaccio di voi - dice il Signore degli eserciti -, non accetto l'offerta delle vostre mani! Poiché dall'oriente all'occidente grande è il mio nome fra le genti e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome e una oblazione pura, perché grande è il mio nome fra le genti», dice il Signore degli eserciti.

 

Cristo Sacerdote e Vittima (Eb 7, 26s).

Tale era infatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato so­pra i cieli; che non ha bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, poiché egli ha fatto questo una volta per tut­te, offrendo se stesso. La legge infatti costituisce sommi sacerdo­ti uomini soggetti a debolezza, ma la parola del giuramento, posteriore alla legge, costituisce tale il Figlio reso perfetto in eterno.

 

Il sacerdozio comune dei fedeli (1 Pt 2, 4-5).

Stringendovi a lui (Cristo), pietra viva rigettata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, al fine di offrire sacrifici spirituali graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo.

 

Meditazione

Oltre che come sacerdote che offre, Gesù è presente nell'Eu­caristia come vittima offerta. Gesù stesso si offre al Padre, nel sacrificio eucaristico, come primizia dell'umanità intera, che pu­re è chiamata ad offrirsi con lui. Il sacrificio, del resto, significa «sacrum facere», consacrare: come Uomo, Gesù si fa sacro al Padre («per loro io consacro me stesso»: Gv 17, 19), estendendo al suo essere terreno quella consacrazione intima che fa di lui il Figlio del Padre.

Questa consacrazione di Gesù al Padre non è mai stata inter­rotta. È stata esplicitata ai nostri occhi in diversi momenti della sua esistenza terrena: la presentazione al tempio, la preghiera sa­cerdotale, l'offerta di sé sulla croce. Non così è avvenuto per noi: il rapporto di appartenenza radicale a Dio è stato infranto e sconfessato con il peccato di Adamo e con i peccati personali. L'uomo si è rifiutato di riconoscere la propria appartenenza ra­dicale a Dio. Che farà Dio? Andrà alla ricerca delle pecora per­duta per ricongiungerla a sé, perché senza di lui essa languisce nella morte.

 

L'offerta nell Antica Alleanza

1. Questo è il senso dell'Alleanza, che Dio stabilisce con il popolo-eletto, e poi con l'umanità intera. Essa è espressa in ter­mini di appartenenza, di consacrazione: «Voi sarete il mio popo­lo, e io sarò il vostro Dio». Questa reciproca appartenenza è l'oggetto del patto che Dio stesso sancisce con Abramo, con Mosè, e che porta a compimento perfetto in Gesù. Nella storia d'Israele l'Alleanza si punteggia di segni atti ad esprimere ap­punto che l'uomo si restituisce a Dio, al quale appartiene:

- la circoncisione, intervento sul membro della trasmissione della vita, significa che l'ebreo è sacro a Dio nella sua stessa ori­gine biologica;

- l'offerta del primogenito nel momento dell'esodo dall'E­gitto («Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore») signifi­ca che Israele è un popolo libero da ogni schiavitù perché con­sacrato a Dio;

- l'agnello pasquale, intorno al quale si raduna la famiglia ebraica, rinnova il simbolismo dell'appartenenza a Dio e al tem­po stesso preannuncia l'avvento di colui che avrebbe portato a. compimento l'offerta, l'immolazione, la consacrazione del popo­lo eletto al suo Dio;

- il sangue delle vittime: per ordine di Dio stesso, Mosè ver­sa parte del sangue offerto sull'altare del Signore, e parte la ver­sa sul popolo: il sangue delle vittime («nel sangue è la vita», per gli ebrei) crea un legame tra l'altare e i presenti, tra Dio e il suo popolo. Così pure nei sacrifici di comunione, parte della carne offerta veniva bruciata sull'altare in segno di sublimazíone in Dio, e parte veniva consumata dai presenti in un banchetto atto a significare che il sacrificio stabiliva una comunione tra Dio e il suo popolo.

 

2. Nell'offerta distinguiamo:

l'oggetto materiale posto davanti a Dio: un pane, un agnello, una colomba, oppure qualcosa di più intimo allo stesso oggetto offerto, come il sangue degli animali: questo oggetto ha funzio­ne sostitutiva e simbolica, sostituisce l'uomo, simboleggia il do­natore;

l'oggetto significato dall'offerta; cioè' l'uomo: è l'uomo che si offre a Dio attraverso il simbolo della cósa materiale presentata sull'altare;

l'oggetto profondo dell'offerta, cioè il cuore dell'uomo, i suoi intimi sentimenti, la sua vita morale, il suo spirito.

Tutta l'azione pedagogica di Dio è rivolta a far capire all'uo­mo che il «sacrificio a lui gradito è il cuore contrito» (Sal 50): so­lo con la contrizione, cioè col rifiuto del peccato, l'uomo ristabi­lisce il giusto rapporto con Dio, l'alleanza infranta.

 

Cristo Vittima senza macchia

L'Alleanza si snoda passando dai simboli alla realtà, dalle of­ferte impure e imperfette all'«oblazione monda» promessa da Dio al profeta Malachia (Mal 1, 11). Dio non si diletta degli ani­mali, e anche il cuore dell'uomo è troppo impregnato di male per essergli gradito. Nell'atto di entrare in questo mondo, Gesù dice al Padre: «Tu non ti sei accontentato di sacrifici o oblazio­ni, ma mi hai formato un corpo; tu non hai gradito olocausti e vittime espiatorie; allora dissi: Eccomi qui - come è scritto per me nel Libro - a compiere, o Dio, il tuo volere» (Eb 10, 5 s.). «Tale infatti è il sacerdote che ci occorreva - dice la Lettera agli Ebrei - santo, innocente, senza macchia, segregato dai peccatori ed elevato sopra i cieli; che non ha bisogno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire sacrifici prima per i propri pec­cati e poi per quelli del popolo, poiché questo egli ha fatto una volta per tutte offrendo se stesso» (Eb 7, 27-28).

L'offerta che Gesù fa di se stesso al Padre si carica di signifi­cati salvifici in tutta la sua esistenza terrena: ogni momento egli si offre al Padre in olocausto, compiendo sempre ciò che piace al Padre fino al «consummatum est» pronunciato sulla croce.

 

La nostra offerta in Gesù

Nell'Eucaristia, che rinnova il Sacrificio della Croce, la Vitti­ma divina coinvolge nella sua offerta tutto il popolo di Dio, re­staurando la consacrazione infranta con il peccato. È intorno al­l'Eucaristia che si rigenera il popolo nuovo consacrato a Dio e atto a offrire se stesso al Padre con Gesù.

I documenti della Chiesa insistono sulla necessità di offrirsi durante la S. Messa in unione con Gesù. Pio XII, nell'enciclica Mediator Dei, indica anche i sentimenti di interiore configurazio­ne con Cristo che devono ispirare l'offerta:

«Gesù è vittima, ma per noi, sostituendosi all'uomo peccato­re. Ora il detto dell'Apostolo "abbiate in voi lo stesso sentire che fu in Cristo Gesù" esige da tutti i cristiani di riprodurre in sé, per quanto è in potere dell'uomo, lo stesso stato d'animo che aveva il divin Redentore quando faceva il sacrificio di sé, cioè l'umile sottomissione dello spirito, l'adorazione, l'onore, la lode e il ringraziamento alla somma Maestà di Dio; richiede inoltre di riprodurre in se stessi le condizioni della vittima, cioè l'ab­bandono di sé secondo i precetti del Vangelo, il volontario e spontaneo esercizio della penitenza, il dolore e l'espiazione dei propri peccati. Esige, in una parola, la nostra mistica morte in croce con Cristo, in modo che possiamo dire: «Sono confitto in croce con Cristo" (Gal 2, 19)»:

 

Adorazione in Silenzio

Salmo 103

O Vittima pura, santa, immacolata!

Benedici il Signore, anima mia: Signore mio Dio, quanto sei grande! Quanto sono grandi le tue' opere! Tutto hai fatto con saggezza, la terra è piena delle tue creature. O Tutti da te spettano che dia loro il cibo in tempo opportuno. Tu lo provvedi, essi lo raccolgono, tu apri la mano, si saziano di beni. Voglio cantare al Signore finché ho vita, cantare al mio Dio finché esisto. A lui sia gradito il mio canto; la mia gioia è nel Signore. FI

V. Obbedienti alla tua parola, o Signore,

R. Diventiamo un'offerta a te gradita.

Preghiamo. Guarda con amore, o Dio, e riconosci nell'offerta della tua Chiesa la vittima immolata per la nostra redenzione; e a noi, che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spi­rito Santo perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo Spirito. Per Cristo nostro Signore.

Canto: Guarda questa offerta, oppure O salutaris Hostia, o altro.

 

2. Magistero della Chiesa

Offerti in Cristo (Concilio Vaticano II, ecc.).

- Durante il Sacrificio della Messa Cristo è presente sia nel­la persona del ministro, «egli che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei sacerdoti», sia soprat­tutto sotto le specie eucaristiche (SC 7).

- I fedeli sono in tal modo invitati e indotti a offrire assie­me a lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create (PO 5).

- Tutte le opere, le preghiere e le iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro quotidiano, il sollievo spiri­tuale e corporale, se sono compiuti nello Spirito e anche le pene della vita se sono sopportate con pazienza, diventano sacrifici spirituali graditi a Dio per Gesù Cristo (cfr. 1 Pt 2, 5), i quali nella celebrazione dell'Eucaristia sono piamente offerti al Padre insieme con l'oblazione del Corpo del Signore (LG 34).

 

L'offerta dei consacrati.

La Chiesa non solo erige con la sua sanzione la professione religiosa alla dignità dello stato canonico, ma con la sua azione liturgica la presenta pure come stato consacrato a Dio, associan­do l'oblazione dei religiosi al Sacrificio Eucaristico (LG 45).

 

L'offerta dei fedeli:

- È necessario che tutti i fedeli considerino loro principale dovere e somma dignità partecipare al Sacrificio Eucaristico, non con una assistenza passiva, negligente e distratta, ma con ta­le impegno e fervore da porsi in intimo contatto col-Sommo Sa­cerdote.

A questa oblazione propriamente detta, i fedeli partecipano nel modo loro consentito e per un duplice motivo: perché, cioè, essi offrono il Sacrificio, non soltanto per le mani del sacerdote, ma, in certo modo, anche insieme con lui, e con questa parteci­pazione, anche l'offerta fatta dal popolo si riferisce al culto litur­gico.

Il popolo unisce i suoi voti di lode, di impetrazione, di espia­zione e il suo ringraziamento alla intenzione del sacerdote, anzi dello stesso Sommo Sacerdote, affinché vengano presentati a Dio Padre nella stessa oblazione della vittima anche col rito esterno del sacerdote (Pio XII, MedaàtorDea).

- La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assista­no come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene per mezzo dei riti e delle preghiere, partecipino all'azione sacra consapevolmente, piamente e attiva­mente; siano istruiti nella parola di Dio; si nutrano alla mensa del Corpo del Signore; rendano grazie a Dio; offrendo l'ostia im­macolata, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparino ad offrire se stessi, e di giorno in giorno, per mezzo di Cristo Mediatore (38), siano perfezionati all'unità con Dio e tra di loro, di modo che Dio sia finalmente tutto in tutti (Vaticano II, SC 48).

- Il calice del Signore, secondo le prescrizioni dei canoni, deve essere offerto con vino ed acqua; nell'acqua è rappresenta­to il popolo, e il vino ~gnifíca il sangue di Cristo (Conc. Fíor., De Sacramentas).

 

Con quale spirito offrirsi.

- Il Sommo Pontefice Pio XII ha scolpito in pensieri stupen­di (ripetuti con forza dal Concilio Vaticano II) lo stato d'animo con cui bisogna partecipare alla S. Messa, ossia con «lo stato d'animo che aveva il Divin Redentore quando faceva sacrificio di sé: l'umile sottomissione dello spirito, cioè l'adorazione, l'a­more, la lode e il ringraziamento alla Somma Maestà di Dio..., riprodurre in se stessi le condizioni della vittima, l'abnegazione di sé secondo i precetti del Vangelo, il volontario e spontaneo sacrificio della penitenza, il dolore e l'espiazione dei propri pec­cati» (S. Manelli).

 

Preghiera in silenzio

 

   Signor mio Gesù Cristo, che per l'amore che porti agli uomini te ne stai giorno e notte in questo Sacramento tutto pieno di pietà e di amore, aspettando, chiamando ed accogliendo tutti coloro che vengono a visitarti, io ti credo presente nel Sacra­mento dell'altare; ti adoro dall'abisso del mio niente, e ti ringra­zio di quante grazie mi hai fatto, specialmente di avermi donato te stesso in questo Sacramento, di avermi data per avvocata Ma­ria, tua Madre, e d'avermi chiamato a visitarti in questa chiesa.

Io saluto il tuo amatissimo Cuore e intendo salutarlo per tre fini:

- in ringraziamento di questo gran dono,­

- in compenso di tutte le ingiurie che hai ricevuto e rice­vi in questo Sacramento da tutti gli infedeli, eretici e cattivi cri­stiani;

- per adorarti in tutti i luoghi della terra dove tu te ne stai meno riverito e più abbandonato.

Gesù mio, io ti amo con tutto il cuore. Mi pento di avere in passato disgustato tante volte la tua bontà infinita. Propongo con la tua grazia di non più offenderti per l'avvenire; e al pre­sente, miserabile come sono, mi consacro tutto a te. Ti dono e rinuncio tutta la mia volontà, gli affetti, i desideri, tutte le cose mie.

Da oggi innanzi fa' di me e delle mie cose quello che ti piace. Solo ti chiedo e voglio il tuo santo amore, la perseveranza finale e l'adempimento perfetto della tua volontà.

Ti raccomando la santa Chiesa e le anime del purgatorio, spe­cialmente le più devote del SS. Sacramento e di Maria Santis­sima.

Ti raccomando i miei parenti e superiori, i miei compagni, tutte le persone a me unite per parentela, per riconoscenza o per amicizia. Ricordati ancora di tutti i giusti, perché perseveri­no nel bene; e non dimenticare i poveri peccatori mà conducili a te.

Unisco infine, mio caro Salvatore, tutti gli affetti miei con gli affetti del tuo amorosissimo Cuore; e così uniti li offro al tuo eterno Padre, e lo prego in nome tuo che per tuo amore li accet­ti e li esaudisca. Così sia (S. Alfonso dei Ltguori ).

 

   Io mi abbandono, o Dio, nelle tue mani. Gira e rigira quest'ar­gilla come creta nelle mani del vasaio.

Dalle una forma e poi spezzala se vuoi, come fu spezzata la vita di John mio fratello.

Comanda, ordina «cosa vuoi che io faccia, cosa vuoi che io non faccia?». Innalzato, umiliato, perseguitato, incompreso, ca­lunniato, consolato, sofferente, inutile a tutto, non mi resta che dire, ad esempio della tua Madre: «Sia fatto di me secondo la tua parola».

Dammi l'Amore per eccellenza, l'amore della Croce, ma non delle croci eroiche che potrebbero nutrire l'amor proprio, ma di quelle croci volgari, che purtroppo porto con ripugnanza...; di quelle che s'incontrano ogni giorno nella contraddizione, nell'o­blìo, nell'insuccesso, nei falsi giudizi, nella freddezza, nei rifiuti e nei disprezzi degli altri, nel malessere e nei difetti del corpo, nelle tenebre della mente e nel silenzio e aridità del cuore.

Allora solamente Tu saprai che Ti amo, anche se non lo sa­prò io, ma questo mi basta (Scritta di suo pugno da Robert Kennedy e da lui recitata ogni mattina).

 

Preghiere di offerta

- Dio onnipotente ed eterno, che col tuo Spirito santifichi e governi tutto il corpo della Chiesa, esaudisci le nostre preghiere per tutti i gradi ecclesiastici, affinché tu sia per grazia tua da ognuno di essi servito fedelmente (Mess. Rom., Orazione per i vari gradi ecclesiastici).

- O Dio, che a gloria della tua maestà e a salvezza del gene­re umano hai costituito sommo ed eterno Sacerdote il tuo Uni­genito, concedi che coloro i quali dal tuo stesso Figlio furono eletti ministri e dispensatori dei tuoi misteri, siano fedeli esecu­tori del ministero loro affidato. Per il medesimo nostro Signore (Mess. Rom., Mess. G. C. Somm. Sac).

 

Inno liturgico (O Salutaris Hostia) (recita a cori alterni)

O vittima salvatrice che schiudi la porta del cielo, guerre ostili ci premono: dacci vigore, portaci aiuto.

All'Uno e Trino Signore sia eterna gloria;

e vita senza fine egli ci doni nella patria.

Canto: A te Signor leviamo i cuori, oppure Signore di spighe indori, o altro.

 

3. Testimonianze dei Santi

La Messa sofferta di P. Pio (S. Manelli).

Un giorno un figlio spirituale chiese a P. Pio da Pietrelcina: «Padre, come dobbiamo partecipare alla S. Messa?». Il Padre ri­spose: «Come la Madonna, S. Giovanni e le pie Donne sul Cal­vario, amando e compatendo». E sul messalino di un suo figlio spirituale, P. Pio scrisse: «Nell'assistere alla S. Messa incentra. tutto te stesso nel tremendo mistero che si sta svolgendo sotto i tuoi occhi: la Redenzione della tua anima e la riconciliazione con Dio».

Un'altra volta gli venne chiesto: «Padre, come mai lei piange tanto durante la Messa?». «Figlia mia - rispose il Padre -, che cosa sono quelle poche lacrime di fronte a ciò che avviene sul­l'altare? Torrenti di lagrime ci vorrebbero!».

E un'altra volta ancora, gli fu detto: «Padre, quanto le tocca soffrire nello stare per tutta la Messa in piedi, poggiato sulle pia­ghe sanguinanti dei piedi!». Il Padre rispose: «Durante la Messa non sto in piedi: sto appeso». Che risposta! La dura risposta «sto appeso» esprime fortemente al vivo quell'essere «concrocifisso con Cristo» di cui parla S. Paolo (Gal 2, 19) e che distingue la vera e piena partecipazione alla Messa dalla partecipazione va­na, accademica, magari chiassaíola.

Chi ha assistito alla Messa di P. Pio ricorda quelle sue lagri­me brucianti, ricorda quella sua imperiosa richiesta ai presenti di seguire la S. Messa in ginocchio, ricorda il silenzio impressio­nante in cui si svolgeva il sacro rito, ricorda la sofferenza crudele che si sprigionava dal volto di P. Pio quando sillabava a strap­pi violenti le parole della Consacrazione, ricorda il fervore della preghiera silenziosa dei fedeli che riempivano la chiesa, mentre le dita sgranavano rosari per più di un'ora.

Non dovremmo meravigliarci se ci sono stati santi sacerdoti che soffrivamo angosciosamente quando pronunziavano quelle divine parole. S. Giuseppe da Copertino e, ai nostri giorni, P. Pio da Pietrelcina apparivano visibilmente oppressi da angoscia mortale, e solo stentatamente, a strappi, riuscivano a terminare le due formule della consacrazione.

 

La Messa sofferta dei Santi.

La partecipazione dei Santi alla Messa era sofferta. Le lacri­me di P. Pio erano come quelle di S. Francesco dAssi'si (che a vol­te diventavano sanguigne), come quelle di S Vincenzo Ferreri, S. Ignazio, S. Filippo Neri, S. Lorenzo da Brindisi, S. Veronica Giuliani; S Giuseppe da Copertino, S Alfonso, S. Gemma ...

Ma, del resto, come rimanere indifferenti di fronte alla croci­fissione e morte di Gesù? Non saremo come gli Apostoli addor­mentati nel Getsemani, tanto meno come i soldati che, ai piedi della Croce, pensavano ai giochi dei dadi, incuranti degli spasi­mi atroci di Gesù morente!

Eppure, questa è l'impressione angosciosa che si prova oggi assistendo alle Messe celebrate al ritmo delle chitarre e delle ta­rantole, con donne in abiti sconci e giovani dalle fogge più stra­vaganti... «Signore, perdona loro!» (S. Manelli).

- Il P. Guardiano chiese a S. Giuseppe da Copertino: «Come mai pronunci in modo limpido tutta la Messa, e inciampi ogni sillaba della consacrazione?». Il santo rispose: «Le parole santis­sime della consacrazione sono sulle mie labbra come carboni ar­denti; pronunciandole, devo fare come chi deve ingoiare cibi bollenti».

- Un giorno S. Alfonso M. de'Liguori in una via di Napoli fu assalito da violenti dolori viscerali. Il confratello che l'accompa­gnava lo esortò a fermarsi per prendere un calmante, ma il San­to non aveva ancora celebrato, e rispose di scatto al confratello: «Caro mio, camminerei così dieci miglia, per non perdere la S. Messa». (E non ci fu verso di fargli rompere il digiuno, allora obbligatorio dalla mezzanotte). Aspettò che i dolori si calmasse­ro un po', e riprese poi il cammino fino in chiesa.

- S. Agostino dice: «Tutti i passi che uno fa per recarsi ad ascoltare la S. Messa sono contati da un Angelo e Dio li pre­mierà grandemente in questa vita e nell'eternità».

- S. Giovanni Maria Vianney dice: «Com'è felice quell'Angelo Custode che accompagna un'anima alla S. Messa!».

- Per andare a Messa la domenica, S. Maria Goretti percorre­va a piedi, tra andata e ritorno, 24 chilometri. Santina Campana non si esimeva dalla S. Messa neppure quando aveva febbre al­tissima. S. Massimiliano Kolbe celebrava la Messa anche quando era in condizioni da dover essere sostenuto all'altare da un con­fratello. Anche P. Pio da Pietrelcina celebrava spesso in stato feb­bricitante e sanguinante.

- Già gravemente ammalata, S. Teresa del Bambino Gesù si trascinava con grande sforzo in chiesa per ricevere Gesù. Un mattino fu trovata sfinita per lo sforzo, e una suora le raccoman­dò di non sforzarsi a tal punto. La Santa rispose: «Oh, che cosa sono queste sofferenze di fronte a una Comunione?».

- Un giorno la debolezza impedì a S. Matilde di udire la Messa. Essa si lamentò con Dio d'essere così segregata. «Dove tu sei, ivi sono io stesso», disse il Signore. Allora ella gli chiese se perdesse qualche cosa a udir la Messa da lontano. E Gesù: «È bene per l'uomo essere presente e poter almeno udire le pa­role, perché, come disse l'Apostolo: "La parola di Dio è viva, ef­ficace e penetrante" (Eb 4, 12). Ma quando le malattie, l'obbe­dienza o qualche altra causa ragionevole lo trattiene lontano, là dove è, io sono con lui». E aggiunse: «A chi udrà la Messa con zelo e divozione, io manderò nella sua ultima ora tanti nobili personaggi fra i miei Santi per consolarlo, difenderlo e fargli corteggio d'onore, quante saranno le Messe da lui udite sopra la terra».

- Se le malattie impedivano ai Santi di prendere parte alla S. Messa, essi si univano almeno spiritualmente aí-Sacerdoti ce­lebranti in tutte le Chiese della terra. Così faceva, ad esempio, S. Bernardetta quando dovette stare inchiodata al letto per lungo tempo. Diceva alle consorelle: «Le Messe sono perpetuamente celebrate su l'uno o l'altro punto del globo; io mi unisco a tutte queste Messe, soprattutto durante le notti che trascorro talvolta senza prendere sonno».

- Quando il papà di S. Gemma Galgani preoccupato per la salute della figlia, la rimproverò perché ogni mattina usciva troppo presto per andare a Messa, Gemma gli rispose: «Ma papà, a me fa male stare lontana da Gesù Sacramentato».

- S. Giovanni della Croce fece capire che lo strazio più gran­de patito durante il periodo delle persecuzioni fu quello di non poter celebrare la Messa né ricevere la S. Comunione per nove mesi continui.

- S. Lorenzo da Brindisi; cappuccino, trovandosi in un paese di eretici senza chiesa cattolica, fece quaranta miglia a piedi per raggiungere una Cappella tenuta da cattolici, in cui poter cele­brare la S. Messa. Non per niente egli era solito dire: «Lq Messa è il mio cielo in terra».

- S. Francesco di Sales si trovò in paese protestante e per cele­brare la S. Messa doveva recarsi ogni mattina, prima dell'alba, in una parrocchia cattolica, che si trovava al di là di un grosso tor­rente. Nell'autunno piovoso il torrente si ingrossò più del solito e travolse il piccolo ponte su cui passava il Santo. Ma S. France­sco non si scoraggiò. Gettò una grossa trave là dov'era il ponte e continuò a passare ogni mattina. D'inverno, però, con il gelo e con la neve, c'era serio pericolo di sdrucciolare e cadere nell'ac­qua. Allora il Santo si ingegnò mettendosi a cavalcioni sulla tra­ve, strisciando carponi, andata e ritorno, pur di non restare sen­za la celebrazione della S. Messa!

- Le nipoti di Alessandro Manzoni; vedendolo malaticcio, gli impedivano di uscire per la Messa. A un amico che difendeva la loro prudenza lo scrittore rispose: «Non hanno affatto ragione. Se dovessi uscire a riscuotere centomila lire e non potessi inca­ricare altri, credete che me lo proibirebbero?».

- Mons. Bacciarini, Vescovo di Lugano, ridotto agli estremi dal male che lo consumava, con le esigue forze che gli erano ri­maste, con l'asma e la tosse attraversò cortile e terrazze e si pre­sentò a un confratello sacerdote esclamando: «Sono venuto a servire la Messa».

- «lo non ho sentito alcun profumo. Non ho avuto rivela­zioni. Non mi sono accorto che egli conoscesse i segreti della mia anima. Ma ho assistito alla sua Messa, e quella Messa io non la dimenticherò mai!». Così un sacerdote che ha assistito alla Messa di P. Pio.

- Una sera un Vescovo missionario vide giungere su una barchetta uno dei suoi cristiana; che gli disse: «Padre, avevo la mo­glie e sei figli; erano tutti saliti con me in una barca; la tempesta si è scatenata e il mare li ha divorati, malgrado i miei sforzi e il mio amore, poiché Dio sa se li amavo! Le onde mi hanno getta­to solo sulla spiaggia. Solo, capisce, Padre, solo nel vuoto, nelle lacrime! Mia moglie e i miei sei figli sono stati divorati dal mare. Bisogna essere forti, Padre, per vivere solo! Ho fatto cento leghe per venire a cercare la forza vicino a te! Vuoi tu darmela, do­mattina, alla tua Messa?». Il giorno appresso si comunicò per mano del Vescovo, e dopo una preghiera con lacrime coraggio­se e consolate, disse al Vescovo: «Addio, Padre, addio! Possiedo colui che fa i forti: ora sì posso vivere solo. Addio!» (Muzzatti).

 

Compartecapazione al Sacrificio di Cristo (S. Manelli).

- La vera partecipazione attiva alla S. Messa è quella che ci rende vittime immolate come Gesù, che ottiene lo scopo di «ri­produrre in noi i lineamenti dolorosi di Gesù» (Pio XII), dando­ci «la comunanza dei patimenti di Cristo e la conformità alla sua morte» (Fil 3, 10). Tutto il resto è soltanto rito liturgico, veste esterna. S. Gregorio Magno insegnava: «Il Sacrificio dell'altare sarà per noi un'Ostia veramente accetta a Dio quando noi stessi ci faremo Ostia». Per questo, nelle antiche comunità cristiane i fedeli, per la celebrazione della S. Messa, con alla testa il Papa, si recavano in processione all'altare, in abiti di penitenza, can­tando le litanie dei Santi.

Effettivamente nell'andare a Messa, noi dovremmo ripetere con S. Tommaso Apostolo: «Andiamo anche noi a morire con Lui» (Gv 11, 16).

- Un giorno, durante la S. Messa, appena pronunziate le pa­role: «Questo è il mio corpo», S. Benedetto udì una risposta pro­veniente dall'Ostia appena consacrata: «È anche il tuo, Benedet­to!». La vera partecipazione alla S. Messa ci deve rendere ostia con l'Ostia.

 

Offrirsi con Cristo.

- Pensando all'Eucaristia, S. Giovanni Crisostomo chiese una volta durante la predica: «Come potremmo fare noi dei nostri corpi un'ostia?». E rispose lui stesso: «I vostri occhi non guardi­no nulla di cattivo, e avrete offerto un sacrificio; la vostra lingua non proferisca parole sconvenienti, e avrete fatto un'offerta; la vostra mano non commetta peccato, e avrete compiuto un olo­causto».

 

Come ascoltare la Messa.

- S. Giovanni Bosco si lamentava con amarezza di tanti cri­stiani che stanno in Chiesa «volontariamente distratti, senza mo­destia, senza attenzione, senza rispetto, in piedi, guardando qua e là... Costoro non assistono al Divin Sacrificio come Maria e Giovanni, ma come i Giudei, mettendo un'altra volta Gesù in croce!».

- Quando S. Margherita Alacoque ascoltava la S. Messa, guar­dando l'altare, non mancava mai di dare un'occhiata al Crocifis­so e alle candele accese. Perché? Per imprimersi bene due cose nella mente e nel cuore: il Crocifisso le ricordava quel che Gesù aveva fatto per lei; le candele accese le ricordavano quel che lei doveva fare per Gesù, ossia: sacrificarsi e consumarsi per Lui e per le anime (P. Stefano Manelli).

- S. Luigi IX, re di Francia, ascoltava ogni giorno diverse Messe. Qualche ministro se ne lamentò, dicendo che poteva de­dicare quel tempo agli affari del regno. Il santo re disse: «Se im­piegassi doppio tempo nei divertimenti, nella caccia, nessuno avrebbe da ridire». Egli ascoltava la S. Messa in ginocchio, sul nudo pavimento. Un valletto una volta gli offrì un inginocchia­toio, ma il re gli disse: «Nella Messa Iddio si immola, e quando Dio si immola anche i re si inginocchiano sul pavimento».

- S. Francesco dAssisi diceva: «L'uomo, deve tremare, il mon­do deve fremere, il cielo intero deve essere commosso, quando sull'altare, tra le mani del sacerdote, appare il Figlio di Dio».

- S. Pietro dAlcantara si vestiva per la S. Messa come per sali­re sul Calvario perché tutti gli indumenti sacerdotali hanno un riferimento alla Passione e Morte di Gesù: il camice ricorda la tunica bianca di cui Erode fece vestire Gesù come pazzo; il cin­golo ricorda i flagelli; la stola ricorda i legacci; la chieríca ricor­dava la corona di spine; la pianeta, segnata a croce, ricorda la croce sulle spalle di Gesù.

- Un giorno durante la Messa, alle parole segrete della con­sacrazione, S. Geltrude disse al Signore: «In questo momento voi compite un'opera eccellente e così formidabile che la mia picco­lezza non ardisce neppure di gettarvi uno sguardo. Perciò mi inabisserò nel più profondo abisso dell'umiltà aspettando che mi si dia la mia porzione, poiché è da questo dívin Sacrificio che tutti gli eletti ricevono la loro salute».

Il Signore le rispose: «Quando la madre vuol fare qualche la­voro ingegnoso, in seta o in perle, qualche volta colloca il suo bambino in un luogo elevato per tenerle il filo o le perle, o per ricevere da lui qualche altro servizio: così io volli collocarti in un luogo eminente, per assistere a questa santa Messa. Se ora tu accetti di soffrire volentieri tutti i travagli e tutte le pene perché questo sacrifizio, utile ai vivi e ai morti, ottenga pienamente il suo effetto, tu allora avrai pienamente cooperato nella misura delle tue forze al compimento dell'opera mia».

 

Il dovere di riparare.

- «Quante persone quando mi ricevono nell'Eucaristia ap­pena appena mi dicono una parola! Hanno sempre fretta, sono preoccupate, contrariate, stanche. Sono inquiete per la loro salu­te, angustiate per il lavoro, in ansietà per la famiglia: "Non so che dire, sono freddo, non mi occorre nulla, desidero uscire di chiesa...". Consolami tu, anima eletta, che ho atteso tutta la notte con tanta impazienza. Quest'anima non ha nessuna delle delica­tezze che il mio cuore si aspettava da lei » (Gesù a Sr Josefa Me­nendez, Vita).

- «Il mio Cuore è così poco conosciuto, che se gli uomini dovessero scegliere tra me e un boccone di pane, preferirebbero il pane. Questo mi fa pena: vedere gli uomini che gemono, sof­frono privazioni, languono; conoscere tutto quanto loro abbiso­gnano, vedere che lo ricusano, lo disprezzano, è una pena che mi trafigge il Cuore. Per non sentirla, sarebbe necessario non amare gli uomini come io li amo, non essere morto per essi co­me io sono morto. Quanto mi preoccupa l'amore per gli uomini! Quanto bramo il loro amore! Per questo, quando trovo un cuo­re che mi apre le porte, mi precipito dentro con tutta la mia gra­zia» (Gesù a Sr. Benígna Consolata Ferrero ).

- In una delle ultime persecuzioni della Polonia - la nazio­ne martire - si voleva profanare un Tabernacolo e toglierne la sacra Písside. Il sacerdote si gettò davanti ai crudeli per tratte­nerli e impedire che si avvicinassero. Visto che ogni preghiera era vana, l'eroico pastore corse all'altare e con supremo dolore puntò le due mani contro la porticina del sacro Ciborio con quanto di energia gli rimaneva, tentando così l'estrema difesa: Ma un cosacco gli si accostò, e sulle pietose braccia batté rab­biosamente un colpo con la spada e fece cadere tronche le due mani.

Il sacerdote martire, levando e protendendo i moncherini sanguinanti verso il popolo, gridò: «A voi ora difendere Gesù!». La scena pietosa non è isolata: troppe volte i sacerdoti sento­no di avere tronche le mani; a voi. protendono i moncherini e grídano: «Difendetelo voí, Gesù!».

- Il P. Schuler S. I. missionario delle Montagne rocciose, scriveva il 4 febbraio 1911:

Ciprà, pellirossa indiano, si era malamente ferito a una mano. Venne subito dal medico, il quale gli prescrisse di rimanere con lui qualche tempo per potergli curare la ferita.

«lo non posso fermarmi, uomo dì medicina - disse l'india­no; - domani è il primo venerdì del mese, e io devo con tutta la tribù andare alla missione della veste nera per fare la santa Comunione; tornerò dopo».

«Dopo, mio caro - rispose il medico -, sarà troppo tardi, ed io forse sarò obbligato, se il male cresce, a tagliarti la mano. Capisci?».

«Sia come vuoi- riprese Ciprà, dopo aver riflettuto un poco -. Mi taglierai la mano, ma non sia mai vero che Ciprà non va­da con gli altri a ricevere Gesù, il primo venerdì del mese».

E partì. Ritornato, si presentò al dottore e mostrò la mano. Il dottore la sfasciò, la esaminò, e gli disse:

«Mio caro, te l'avevo detto, conviene amputare tre dita». «Vadano le tre dita», rispose l'indiano:

E subì imperterrito l'amputazione, sembrandogli ancora ben comprata la Comunione da lui fatta.

Non ha bisogno di commenti il fatto. Questo ci svela un nuo­vo eroe per la S. Comunione del primo venerdì del mese, e con­danna la nostra ignavia e indifferenza. L'esempio ci viene dalle Montagne Rocciose, dai Pellirosse (Muzzatti).

 

Ecco quel Cuore che ha tanto amato.

- Nell'ottava del Corpus Domini del 1675, S. Margherita Ma­ria era assorta nell'adorazione dell'Eucaristia, esposta solenne­mente nella cappella della sua comunità a Paray-le Moníal.

Mentre pregava si sentì sopraffatta da un forte desiderio di amare Gesù. Il Maestro divino le apparve e le disse:

«Guarda questo Cuore, che ha tanto amato gli uomini da non risparmiare nulla, sino ad esaurire e consumare se stesso per mostrare il suo amore per essi. In cambio io non ricevo dal­la maggior parte altro che ingratitudine, a causa delle loro irrive­renze, dei loro sacrilegi, della freddezza e del disprezzo che mi dimostrano nel Sacramento dell'amore. Ma ciò che più mi ad­dolora è che i cuori a me consacrati mi trattino anch'essí così. Per questo domando a te che il venerdì dopo l'ottava del Cor­pus Domini venga destinato ad una festa speciale per onorare il mio Cuore, ricevendo in quel giorno la S. Comunione e facendo riparazione con un atto solenne per le offese che mi sono state recate durante il tempo in cui sono esposto sugli altari. Ti pro­metto che il mio Cuore si aprirà per effondere abbondantemen­te le ricchezze del suo divino amore sopra coloro che in questo modo lo onoreranno e lo faranno onorare da altri».

- Gesù disse alla Madre Maria del Divin Cuore: «Tu mi pro­curasti una gran gioia coll'introdurre l'esposizionè del SS. Sacra­mento il primo venerdì del mese; una gran gioia, perché con ciò l'onore e la gloria del Padre mio sono promossi e perché io mi vedo obbligato a spandere nuove grazie: è per me una gioia il farlo quando sono obbligato dalla preghiera e dal sacrificio. Con ciò tu mi desti una nuova prova del tuo amore e della tua amici­zia, come io stesso diedi a te una nuova prova del mio amore e della mia amicizia appoggiando presso il cardinale la tua do­manda (d'avere l'esposizione del SS. Sacramento). È così che corrisponde l'amore. Io so che tu mi ami intimamente, ma se il tuo amore è molto grande, esso è ancora molto inferiore a quel­lo che io porto a te. Per questo tu devi pregare incessantemente che si accresca il tuo amore».

Essa scrive: «II Signore voleva godere della mia compagnia e che io non pensassi né parlassi d'altro, ma unissi il mio cuore al suo nella santa Eucaristia. Allora io rimasi inabissata in lui nei più dolci e più forti slanci dell'amore divino. Mi pareva che stessi per uscire da me. Era sua volontà che io mi dedicassi alla preghiera più che al lavoro».

 

Adorazione in silenzio

Invocazioni (da Mal 1, 11; Eb 4, 14s, ecc.)

Da dove sorge il sole fin dove tramonta grande è il nome di Dio tra le genti, e tu, Figlio di Dio fatto Uomo, sei offerto al Padre come l'uni­ca oblazione pura. Noi ti preghiamo: E Fa'di noi un offerta viva con te.

O Gesù, entrando nel mondo tu hai detto al Padre: «Tu non hai vo­luto vittime espiatorie, ma mi hai forgiato un corpo. Eccomi, o Dio, per fare la tua volontà».

Tu sei stato assunto di mezzo agli uomini e costituito Sacerdote in eterno, Mediatore tra Dio e gli uomini.

Nella tua vita mortale hai innalzato con forte grido preghiere e sup­pliche per la nostra salvezza.

Tu sai compatire con benignità coloro che peccano per ignoranza o per errore.

Benché tu fossi Figlio di Dio hai provato le sofferenze della sotto­inissione, e sei divenuto per noi tutti fonte di salvezza.

Tu ti sei fatto obbediente fino alla morte, e per la tua obbedienza siamo stati salvati.

«Sia come vuoi - riprese Ciprà, dopo aver riflettuto un poco -. Mi taglierai la mano, ma non sia mai vero che Ciprà non va­da con gli altri a ricevere Gesù, il primo venerdì del mese».

E partì. Ritornato, si presentò al dottore e mostrò la mano. Il dottore la sfasciò, la esaminò, e gli disse:

«Mio caro, te l'avevo detto, conviene amputare tre dita». «Vadano le tre dita», rispose l'indiano:

E subì imperterrito l'amputazione, sembrandogli ancora ben comprata la Comunione da lui fatta.

Non ha bisogno di commenti il fatto. Questo ci svela un nuo­vo eroe per la S. Comunione del primo venerdì del mese, e con­danna la nostra ignavia e indifferenza. L'esempio ci viene dalle Montagne Rocciose, dai Pellirosse (Muzzatti).

V. Cristo si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce.

R. E Dio gli ha dato un nome al di sopra di ogni altro nome.

Preghiamo. O Dio, che hai costituito il tuo Figlio sommo ed eterno Sacerdote, volgi lo sguardo al sangue da lui sparso sulla Croce. Noi te l'offriamo per la salvezza del mondo, e tu fa' di noi tutti un sacrificio a te gradito in Cristo nostro Signore.

Canto: Padre nostro o Pater noster

 

4. Spiritualità cristiana

Io pure diventi ostia viva (da «Bollettino Eucaristico», Padova).

O Gesù, Ostia pura, santa, immacolata, ascolta benignamente la mia supplica. Il miracolo che ogni giorno operi all'Altare, de­gnati operarlo anche in me, affinché io pure diventi «ostia viva, santa, gradita a Dio». L'ammirabile conversione di tutta la so­stanza del pane e del vino nella sostanza del tuo Corpo e del tuo Sangue, si completi nella conversione di tutta la mia vita na­turale nella tua vita soprannaturale e divina. Questa transustan­ziazione in Te, o Gesù, non lasci in me altro che le apparenze, le specie, gli accidenti dell'umanità: ma sii Tu solo a vivere, a ope­rare, a lavorare, a soffrire, a morire, in me.

Consacra il mio corpo, affinché sia puro e mondo come il Corpo tuo; consacra il sangue mio, affinché estingua in me la febbre delle passioni del male. Consacra l'anima mia e fa' che io diventi tempio della tua Eucaristia: tempio vivo, dedicato alla gloria del Padre con lo Spirito Santo.

Consacra la mia umanità, la mia vita quotidiana, le mie fati­che, le mie sofferenze, le mie lotte, i miei timori, i miei ideali. Non voglio riservare nulla, o Signore, nulla. Non voglio vivere che di Te, in Te, per Te, con Te, come il tralcio vive nella vite; più ancora, come Tu stesso vivi nel Padre, del Padre, per il Pa­dre.

Voglio imitare il tuo annientamento eucaristico, la tua po­vertà, la tua mondezza, la tua obbedienza eucaristica. Voglio es­sere associato effettivamente all'opera divina delta Redenzione, completando nel mio corpo e nell'anima mia «ciò che manca al­la tua Passione». Voglio, insomma, che anche il mio sacrificio sia latreutico, eucaristico, propiziatorio, impetratorio.

Voglio nasconderti in me, come in una pisside, e portarti alle anime affamate, languide, malate, ferite, morenti. Voglio essere il tuo piccolo Ostensorio, il tuo Sacramento, la tua presenza reale, ma visibile, presso i miei fratelli.

Voglìo che da Te, per mezzo mio, esca quella «virtù sanatri­ce» che cacciava tutti i demoni e sanava ogni languore: voglio portare a tutti le tue «parole di vita eterna», le tue grazie, le tue benedizioni, i tuoi conforti, le ardenti fiamme del tuo Cuore, i tesori inesauribili delle tue misericordie.

E quando verrà anche per me l'ora della «consumazione» del sacrificio, l'ora in cui questa piccola fragile ostia perderà la sua visibile esistenza, allora, o buon Gesù, accetterò volentieri la mia fine; e sarà mia suprema consolazione la certezza che altre innumerevoli «ostie» resteranno dopo di me a continuare la lo­de perenne; e che fino alla consumazione dei secoli non cesserà il tuo Sacrificio, non cesserà sulla terra la tua Presenza reale, non cesserà il tuo eterno Sacerdozio.

 

L’ offerta del martire S. Policarpo (cfr. Magrassi M., Vivere l’Euca­ristia,, p. 86).

Dio onnipotente, io ti benedico. Perché mi hai reso degno di questo giorno e di quest'ora, perché io sia annoverato tra i tuoi martiri e prenda parte al calice del tuo Cristo per la risurrezione della vita eterna dell'anifna e del corpo, nell'incorruttibilità del­lo Spìrito Santo. Che io possa essere accolto innanzi a te oggi in sacrificio gradito. Per questo io ti lodo, ti benedico e ti glorifico per mezzo dell'Eterno e celeste gran Sacerdote Gesù Cristo per il quale è a Te, con Lui e lo Spirito Santo, la gloria ora e nei se­coli. Amen.

 

Offrirsi a Dio in Gesù (Magrassi M.,Vivere l’Eucaristia, ed. La Scala, Nov. 1981, pp. 110, a p. 82 s).

Qual è il vertice del rapporto religioso? Praticamente l'atto più grande che un uomo può fare a questo mondo? È quello con cui sotto l'impulso dello Spirito Santo prendiamo la nostra vita nelle mani, tutta intera, e la presentiamo a Dio in un gesto di offerta e di amore. Se «religio» viene. da «religare», è certo che nessun atto è più religioso di questo. È il gesto che ci lega più direttamente, più strettamente a Dio. Quest'offerta della vita a Dio assume varie forme. Trova un'attuazione ordinaria, abitua­le nella giornata di ogni cristiano, in quello che il Concilio chia­ma «il sacrificio spirituale». È appunto l'offerta della vita con­creta con tutte le sue componenti e le sue attività, fatta a Dio in gesto di amore.

Questo va dalla formula semplice con cui il bambino al mat­tino si alza e nelle sue orazioni dice: «Mio Dio, ti offro la mia giornata, fa' che sia gradita a Te», sino al «Fiat» con cui l'adulto, nei momenti gravi della vita, accetta la volontà del Padre, per quanto difficile sia questa accettazione. Si tratta di quella «obbe­dienza di fede» con cui ci rimettiamo totalmente a Lui. Questo è il vertice, il momento più denso della stessa esperienza di fe­de. Dire di sì al Padre, insomma. Questa offerta a Dio nell'amo­re ha un intimo rapporto con l'Eucaristia.

Perché?

Perché l'Eucaristia rende presente l'offerta che Cristo fa al Padre della sua vita, per salvare noi. Vivere l'Eucaristia è unire il nostro gesto di offerta al Suo. Celebrando la sua offerta, impa­riamo ad offrirci anche noi. Offrire la vita al Padre! Molto sem­plice, ma estremamente impegnativo. Il P. Garrigou-Lagrange dice che celebrare l'Eucaristia senza questa disposizione a met­tere le nostra vita nelle mani del Padre è offrire un sacrificio di «cadavere». Espressione molto forte, ma vuol dire semplicemen­te: è un'Eucaristia senza vita!...

Ogni Eucaristia rende presente la suprema offerta che Cristo fa di se stesso al padre, Egli che è sempre stato pienamente di­sponibile alla sua Volontà. Questa offerta l'ha formulata entran­do nel mondo (Eb 10,5s), l'ha vissuta senza incrinature lungo tutta l'esistenza, facendo della Volontà del Padre il suo unico Pane. L'ha consumata sul Calvario donando la vita in un gesto d'amore. E la rende presente, attuale, in tutta la sua freschezza ed efficacia, in ogni Eucaristia. Si tratta del supremo atto di «re­ligione» che mai sia stato compiuto. Ogni altro atto ha valore so­lo in quanto è collegato ad esso. Ogni offerta di se a Dio, per avere valore, deve essere agganciata a questa suprema oblazione.

Qualcuno potrebbe chiedersi perché è necessaria questa con­nessione con l'Eucaristia. La risposta è fornita esaurientemente dalla Lettera agli Ebrei: ed è uno dei filoni dottrinali che la at­traversa tutta intera. Proviamo a riassumerlo.

Nei sacerdoti dell'Antico Testamento c'è distinzione netta tra i riti che compiono e la loro esistenza personale (5,1-10). Essi of­frono «doni e sacrifici» (2,27; 9,9-14), ma non offrono se stessi. Perché? La ragione per l'Autore è chiara: un uomo non è degno di offrirsi perché è «macchiato». Ora l'offerta deve essere senza macchia. In questa ferrea legge di esclusione siamo tutti inclusi, perché tutti peccatori.

Cristo introduce una novità radicale. Egli non è «macchiato», Egli è la santità. Ha preso su di sé i nostri peccati, ma nessuno di essi l'ha interiormente macchiato (4,15). Perciò offre se stesso: ed era l'unica offerta che ci poteva salvare. Non entra nel san­tuario col sangue di animali, ma con il proprio.

Quindi la sua offerta è inseparabile dal dramma della sua esi­stenza. Non è un «rito» che si svolge di fuori. È la realtà stessa della sua vita e della sua morte. Non l'ha consumato in una li­turgia del tempio, ma su una collina fuori della città.

Da allora chi crede in Lui, può offrire se stesso. Credere in­fatti è «entrare in Lui» (Agostino). Questo accade solo perché siamo parte integrale del suo Corpo. Su un piano dinamico: il gesto di offerta ha valore solo in quanto agganciato al suo, fino a diventare un'unica offerta. Nella Messa questo possiamo veder­lo adombrato nell'acqua unita al vino, «segno della nostra unio­ne» con Lui. L'acqua deve perdersi nella nobiltà del vino. Solo così può entrare nella zona sacra del sacrificio, nello spazio del­la salvezza. Il «suscipe» insomma ha valore solo in rapporto con l'Eucaristia: e in essa esige di consumarsi. Solo lì, «per il ministe­ro dei presbiteri», la mia oblazione e la sua diventano una cosa sola, degna di «essere portata dagli angeli sull'altare del cielo da­vanti alla divina Maestà» (Canone romano).

 

Come l’acqua che si fonde col vino (P. Charles S.I.).

Una goccia d'acqua? Nell'ampolla che è sulla credenza vicino all'altare, non c'è che acqua, acqua comune attinta dal sagresta­no da un comune rubinetto. Una goccia è stata ricevuta nel vino del calice ed ha consentito di perdervisi. Essa sarà cambiata nel sangue di Cristo con tutto ciò che è nel alice dove è caduta. E siccome non può più essere isolata e ritrovata nel vino al quale si è data totalmente perché vi è scomparsa, essa partecipa a tut­te le sue meravigliose prerogative; sarà cambiata anch'essa dal­le parole della consacrazione in cosa veramente divina ed ado­rabile...

Certamente io non sono nulla, e sarei sciocco se volessi dar­mi dell'importanza ed attribuirmi dei poteri che non ho. Goccia qualunque, senza sapore né valore, per salvare il mondo è,ne­cessario che mi perda in Dio.

 

Adorazione un silenzio

Prefazio (Messa dell'Eucaristia)

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente e misericordioso, per il nostro Signore Gesù Cristo. Sacerdote vero ed eterno, egli istituì il rito del sacrificio perenne;

a te per primo si offri vittima di salvezza, e comandò a noi di perpetuare l'offerta in sua memoria. Il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza, il suo sangue per noi versato è nostra bevanda e ci lava da ogni colpa. Per questo mistero di salvezza, uniti con gli Angeli e i Santi, cantiamo con gioia l'inno della tua lode:

Canto: Santo, Santo, Santo (o Sanctus, Sanctus, Sanctus)

Benedizione eucaristica o Santa Messa