ORA DI ADORAZIONE EUCARISTICA_19

7. L'Eucaristia Gesù Sacerdote

Canto eucaristico introduttivo: Adoro te devote,

oppure T àdoriam, Ostia divina

Esposizione dell'Eucaristia

Adorazione in silenzio

 

1. Parola di Dio

«Fate questo in memoria di me» (Lc 22,7-20).

Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dícendc «Andate e preparate per noi la Pasqua, perché possiamo mar giare». Gli chiesero: «Dove vuoi che la prepariamo?». Ed egli r; spose: «Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo ch porta una brocca d'acqua. Seguitelo nella casa dove entrerà e d rete al padrone di casa: Il Maestro vi dice: Dov'è la stanza in cc posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrer una sala al piano superiore, grande e addobbata; là preparate. Essi andarono e trovarono tutto come aveva detto loro, e prepararono la Pasqua.

Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, disse: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqu con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mange rò più, finché non venga il regno di Dio».

Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro di cenao: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo ii memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese i calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi».

 

Cristo sommo sacerdote della Nuova Alleanza (Eb 4,14-5,10).

Poiché dunque abbiamo un grande sommo sacerdote, che ha attraversato i cieli, Gesù, Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della nostra fede. Infatti non abbiamo un sommo sa­cerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, come noi, escluso il pec­cato.

Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno.

Ogni sommo sacerdote, scelto fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per of frire doni e sacrifici per i peccati. In tal modo egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell'ignoranza e nell'errore, essendo anch'egli rivestito di debolezza, a motivo della quale deve offrire anche per se stesso sacrifici per i pecca­ti, come lo fa per il popolo.

Nessuno può attribuirsi questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stesso modo Cristo non si attribuì la gloria di sommo sacerdote, ma gliela conferì colui che gli dis­se: «Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato». Come in un altro pas­so dicé: «Tu sei sacerdote per sempre, alla maniera di Melchise­dek».

Egli nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppli­che con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà. Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di Mel­chisedek.

Meditazione

Nell'Eucaristia è presente Gesù come sommo ed eterno Sa­cerdote, «sempre vivo a intercedere per noi» presso il Padre, sempre attivo nella sua funzione di Pastore della Chiesa.

Per comprendere l'indole del sacerdozio di Cristo è bene ri­flettere sull'origine e sugli sviluppi del sacerdozio biblico.

Il sacerdozio antico.

l. Fin dalle origini dell'ebraismo il sacerdozio si delinea co­me mediazione tra Dio e gli uomini.

Quando il sacerdozio non esisteva ancora come casta, i sacri­fici erano offerti a Dio dai patriarchi, che esercitavano un sacer­dozio familiare, come avveniva tra altri popoli. A partire da Mosè ha inizio il sacerdozio levitico e il sacerdozio regale. Aron­ne, Saul e Davide offrono sacrifici a Dio.

Il sacerdozio come istituzione organizzata si sviluppa intorno al santuario di Gerusalemme, che al tempo di Davide è il centro cultuale d'Israele. La funzione sacerdotale si trasmette a famiglie particolari, come quella di Aronne - sacerdote tipo -, di Eli, Ebiatar e Sadoq. La riforma di Giosia riserva le funzioni sacer­dotali ai soli discendenti di Sadoq, confermando la distinzione tra sacerdoti e leviti di clero inferiore. Il sacerdozio regale si eclissa col decadere della monarchia, e in assenza del re la so­cietà teocratica d'Israele è diretta dal sommo sacerdote. A parti­re da Erode i sommi sacerdoti sono designati dall'autorità poli­tica, che li sceglie tra le grandi famiglie sacerdotali.

2. In quanto mediatore tra Dio e il popolo il sacerdote è l'uomo aperto ai due versanti:

- nei confronti di Dio il suo compito essenziale era l'offrire sacrifici a nome del popolo e compiere i riti di consacrazione, di espiazione e purificazione, - nei confronti del popolo il sacerdote è l'interprete della vo­lontà di Dio: nei tempi più antichi egli risponde alle consulta­zioni del popolo mediante la divinazione; più tardi, quando la parola di Dio viene comunicata tramite i profeti, la casta sacer­dotale diventa custode e ministra della parola di Dio contenuta nei ricordi delle opere compiute da Dio per Israele, nella legge, nel­la tradizione profetica. I sacerdoti sono gli interpreti ordinari della parola di Dio, codificata nella Scrittura.

3. Con le sue liturgie, il suo insegnamento e la redazione dei libri sacri il sacerdozio dell'antica alleanza ha conservato viva in Israele la tradizione di Mosè e dei profeti, assicurando la vita re­ligiosa del popolo di Dio; ma non sempre i sacerdoti erano al­l'altezza del loro nobile compito, e le loro deficienze erano stig­matizzate dai profeti. L'attesa di un sacerdozio santo si esprime al termine del profetismo con l'annuncio della vittima pura che sostituirà tutti i sacrifici (Mal 1,11).

 

• Il Sacerdozio di Cristo.

Gesù non si attribuisce espressamente il titolo di sacerdote, ma definisce la sua missione in termini sacerdotali, soprattutto quando parla della sua morte: essa sarà un sacrificio di espiazio­ne che sancirà la nuova alleanza, fondata non sul sangue dell'a­gnello, ma sul suo sangue. Questa morte che gli viene inflitta, egli l'accetta e offre se stesso come vittima di espiazione. Egli insom­ma, come vero Dio e vero uomo, è il sacerdote del suo stesso sa­crificio; come uomo è vittima. È sacerdote anche come ministro della parola di Dio, da lui dispensata cori la predicazione del Van­gelo; anzi è lui stesso la Parola del Padre, Verbum Patris.

Questo sacerdozio, che rimane piuttosto implicito nei Vange­li, è illustrato invece ampiamente nella Lettera agli Ebrei: il sa­cerdozio di Gesù ha le radici nel suo stesso essere Figlio di Dio e Figlio dell'Uomo, cioè vero Dio e vero Uomo, quindi mediatore in forza della sua duplice natura. Come Figlio di Dio egli ha ac­cesso presso il Padre per esprimergli le istanze degli uomini; co­me Uomo egli ha accesso presso gli uomini, di cui condivide la condizione dolorosa, per manifestare loro le istanze di Dio e il lieto annunzio di salvezza.

Ormai il sacerdozio antico ha esaurito la sua funzione prefi­gurativa, e rimane agli uomini il Sacerdozio di Cristo che con­densa in sé tutti i valori del sacerdozio: avendo «penetrato i cie­li» per la sua origine divina, ed essendosi fatto obbediente fino alla morte, è causa di salvezza per coloro che obbediscono a lui.

 

• Il Sacerdozio della Chiesa.

Sacerdote in forza della sua mediazione esistenziale di Dio e Uomo, del suo sacrificio in ossequio al Padre e della sua missio­ne evangelica presso gli uomini, Gesù invita tutti a partecipare al suo sacerdozio: a prendere la sua croce, a bere il suo calice, a testimoniare e trasmettere il suo messaggio. La vita cristiana as­sume così il senso di una liturgia perenne dei credenti in unione con Cristo sommo ed eterno Sacerdote, e il Concilio Vaticano II illustra con motivazioni scritturali il sacerdozio comune a tutto il popolo di Dio.

Tra i suoi discepoli, però, Gesù ha scelto gli Apostoli e ha trasmesso ad essi e ai loro successori precisi poteri sacerdotali, istituendo così un sacerdozio ministeriale incentrato in Pietro e nei suoi successori: potere di perpetuare l'Eucaristia, di rimette­re i peccati, di trasmettere in modo autentico la sua parola.

Si delinea così, per istituzione divina e designazione apostoli­ca, l'ordine sacerdotale: tramite questi «amminístratori dei mi­steri di Dío» e «ministri della nuova alleanza» è Cristo stesso che continua incessantemente la sua missione sacerdotale in mezzo agli uomini, glorificando il Padre e portando alla salvezza i credenti.

Questa presenza sacerdotale di Cristo sulla terra ha il suo luogo visibile nell'Eucaristia, centro e vertice di tutta la vita del­la Chiesa.

Adorazione in silenzio Salmo 109

Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore.

Oracolo del Signore al mio Signore: «Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi».

Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: «Domina in mezzo ai tuoi nemici».

«A te il principato nel giorno della tua potenza tra santi splendori; dal seno dell'aurora, come rugiada, io ti ho generato».

Il Signore ha giurato e non si pente: «Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek».

V. Tu sei sacerdote in eterno. R. Mediatore tra Dio e gli uomini.

Preghiamo. La comunione con il tuo corpo e il tuo sangue, Signore Gesù Cristo, non diventi per noi giudizio di condanna, ma per tua mi­sericordia sia salvezza dell'anima e del corpo. Tu che vivi e regni in eterno.

Canto: Mistero della Cena, oppure Il tuo popolo in cammino, o altro.

 

2. Magistero della Chiesa.

Il sacerdote è un altro Cristo.

- L'ufficio del sacerdote non riguarda le cose umane e pas­seggere, quantunque sembrino degne di stima e di lode; ma le divine e per di più eterne. È ministro di Cristo il sacerdote, anzi, come a buon diritto siamo soliti dire, egli è un altro Cristo, perché ne rappresenta la persona, secondo quella sentenza: «Co­me il padre ha mandato me, così io mando voi». Il sacerdote è per dovere colui che prega Dio ufficialmente per tutti (Pio XI, Enc. Catholici Sacerdotti).

- Il sacerdote ha il potere di agire in virtù e nella persona di Cristo stesso; perciò con la sua azione sacerdotale in certo mo­do presta a Cristo la sua lingua, gli offre la sua mano (Pio XII, Mediator Dei).

 

Il Sacerdozio secondo il Concilio Vaticano II.

- Il Sacerdozio comune dei fedeli. Partecipando al sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, (i fedeli) offro­no a Dio la Vittima Divina e se stessi con essa. Così tutti, sia con l'oblazione sia con la santa comunione, compiono la propria parte nell'azione liturgica, non però egualmente, ma chi in un modo e chi in un altro. Cibandosi poi del corpo di Cristo nella santa comunione, mostrano concretamente l'unità del popolo di Dio, che da questo angustissimo sacramento è adeguatamente espressa e mirabilmente effettuata (LG 11). Attraverso il ministero dei Presbiteri il sacrificio spirituale dei fedeli viene reso perfetto perché viene unito al sacrificio di Cristo, unico Mediatore; questo sacrificio infatti, per mano dei Presbiteri e in nome di tutta la Chiesa, viene offerto nell'Eucari­stia in modo incruento e sacramentale fino al giorno della venu­ta del Signore (PO 2).

- Il Sacerdozio dei Vescovi. Il Vescovo, insignito della pienez­za del sacramento dell'Ordine, è l'«economo della grazia del su­premo sacerdozio», specialmente nell'Eucaristia, che offre egli stesso e fa offrire, e della quale la Chiesa continuamente vive e cresce (LG 26).

- Il Sacerdozio dei Presbiteri.. I Sacerdoti esercitano il loro sa­cro ministero soprattutto nel culto eucaristico o Sinassi; dove agendo in persona di Cristo, e proclamando il suo mistero, uni­scono le preghiere dei fedeli al Sacrificio del loro Capo, e nel Sacrificio della Messa rappresentano e applicano, fino alla venu­ta del Signore, l'unico Sacrificio del nuovo testamento, quello cioè di Cristo, il quale una volta per tutte offri se stesso al Padre quale vittima ímmacolata (LG 38).

Se ognuno può battezzare i credenti, è tuttavia ufficio del Sa­cerdote portare a compimento l'edificazione del Corpo col Sa­crificio Eucaristico, adempiendo le parole dette da Dio per mezzo del profeta: «Da dove sorge il sole fin dove tramonta, grande è il mio nome tra le genti, e in ogni luogo si offre il pro­fumo d'incenso al mio -nome con una oblazione pura» (Mal 1,11) (LG 17).

Le preghiere rivolte a Dio dal Sacerdote che presiede l'as­semblea nella persona di Cristo vengono dette a nome di tutto il popolo santo e di tutti gli astanti (SC 33).

Colui che ha ricevuto il sacerdozio ministeriale, con la po­testà sacra di cui è investito forma e regge il popolo sacerdotale, compie il sacrificio eucaristico in persona di Cristo e lo offre a Dio a nome di tutto il popolo; i fedeli, in virtù del loro regale sacerdozio, concorrono all'oblazione dell'Eucaristia, e lo eserci­tano col ricevere i sacramenti, con la preghiera e col ringrazia­mento, con la testimonianza di una vita santa, con l'abnegazione e la carità operosa (LG 10).

Preghiera in silenzio

A Gesù Sommo Sacerdote.

O Gesù, Pontefice Eterno, Pastore Buono, Fonte di vita, che per singolare munificenza del tuo dolcissimo Cuore ci hai dato i nostri sacerdoti al fine di compiere, in noi, quei disegni di santi­ficazione che la tua Grazia ispira al nostro cuore, noi ti preghia­mo: vieni in loro aiuto con la tua misericordia soccorritrice.

Sia in essi, o Gesù, viva nelle opere la fede incrollabile, nelle prove la speranza ardente, nei propositi la carità. La tua parola, raggio della Eterna Sapienza, divenga per loro continua medita­zione e alimento perenne della loro vita interiore; gli esempi della tua vita e della tua Passione si rinnovino nella loro con­dotta e nelle loro sofferenze, a erudizione nostra, luce e confor­to nei nostri dolori.

Fa', o Signore, che i nostri sacerdoti, distaccati da ogni mon­dano interesse e unicamente solleciti della tua gloria, persistano fedeli al dovere con pura coscienza fino all'estremo anelito. E quando, con la morte del corpo, rimetteranno nelle tue mani la ben compiuta consegna, abbiano in te, Signore Gesù; che fosti in terra loro Maestro, l'eterno premio della corona della giusti­zia nello splendore dei Santi. Così sia (Pio XII).

Preghiera peri Sacerdoti.

- Pregoti, Signore mio, che drizzi in te il cuore e la volontà dei ministri della santa Chiesa, Sposa tua. Che seguitino te, agnello svenato, poverello, umile e mansueto, per la via della santissima croce... E siano creature angeliche: angeli terrestri in questa vita, peroché ànno a ministrare il sangue e il corpo del­l'Unigenito tuo Figliuolo, Agnello immacolato; e non siano ani­mali bruti, peroché gli animali non ànno in loro ragione... Uni­scili e bagnali, divina pietà, nel tranquillo mare della tua bontà (S. Caterina Pregh. ed Elev. 71).

- O Vergine Immacolata, madre del Sacerdote eterno, che avesti in Giovanni, l'amatissimo sacerdote di Gesù, il tuo primo figlio adottivo, e che nella sala del cenacolo presiedesti come re­gina all'assemblea degli apostoli, ottieni alla Chiesa del tuo Ge­sù una intramontabile Pentecoste perennemente rinnovata. Così sia (Card. Mercier).

Preghiera per le vocazioni.

- Ti preghiamo istantemente di vegliare sulle vocazioni in fiore, perché portino i loro frutti; ma con fervore ancora più grande ti preghiamo per coloro che sono scelti al sacerdozio, perché c'è bisogno di preti per ogni sorta d'anime, per le anime perdute e per le anime sante, per la massa dei mediocri fra i quali ci andiamo trascinando...

Madonna della Strada, non lasciare allontanare, come il gio­vane del Vangelo, questi adolescenti che Gesù tanto ama.

Li ama tanto, che permetterà loro di pronunciare le parole con cui un uomo si identifica col Cristo: su di un peccatore le parole «Io ti assolvo»; su di un po' di pane le parole: «Questo è il mio Corpo»; obbligando Dio a fare di questo miserabile un perdonato, di questo pane il suo Figlio.

Vergine Maria, Madre del Sacerdote eterno, a questi giovani che egli invita a seguirlo svela lo splendore di questa strada, sul­la quale essi saranno il Cristo che passa fra gli uomini facendo del bene (Margherita Perroy).

- O Signore dona ai tuoi Sacerdoti un cuore grande, capace di eguagliarsi al tuo, capace di tutti amare, di tutti servire, di tut­ti essere interprete (Paolo VI).

 

Inno liturgico (dalle Lodi della festa del S. Cuore) (recita a cori alterni)

O Gesù redentore, immagine del Padre, luce d'eterna luce, accogli il nostro canto.

Per radunare i popoli nel patto dell'amore, distendi le tue braccia sul legno della croce.

Dal fianco squarciato effondi sull'altare i misteri pasquali della nostra salvezza.

A te sia lode, o Cristo, speranza delle genti, al Padre e al Santo Spirito nei secoli dei secoli. Amen.

Canto: O Signore raccogli i tuoi figli, oppure Guarda questa offerta..

 

3. Testimonianze dei santi

San Francesco e i Sacerdoti:

S. Francesco d'Assisi non volle diventare Sacerdote perché si riteneva troppo indegno di così eccelsa vocazione. Venerava i Sacerdoti con tale devozione da considerarli suoi «Signori», poiché in essi vedeva solamente «il Figlio di Dio»; e il suo amo­re all'Eucaristia si fondeva con l'amore al Sacerdote, il quale consacra e amministra il Corpo e il Sangue di Gesù. In partico­lare, venerava le mani dei Sacerdoti, le, baciava sempre in ginoc­chìo con grande devozione; e anzi baciava anche i piedi e le stesse orme dove era passato un Sacerdote.

Un giorno, mentre Francesco si trovava in Lombardia, un uo­mo si lamentò con lui del suo parroco: «Come può questo pa­store pretendere fiducia e rispetto con la vita che conduce?». Francesco si avvicinò al parroco, si inginocchiò davanti a lui nel fango, baciò le sue mani e disse: «lo non so se queste mani siano veramente pure. Ma fossero impure, non ne sarebbe compro­messa la forza dei sacramenti. Queste mani hanno toccato il mio Signore: per riverenza a Dio, onoro il suo rappresentante. Per se stesso può essere cattivo, per me è buono».

E lasciò questo testamento: « II Signore mi ha dato e mi dà tanta fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa Romana, che se anche mi perseguitassero, per il loro ca­rattere sacro vorrei ricorrere ad essi. Non voglio considerare in essi alcun peccato, perché vedo in loro il Figlio di Dio, e sono miei signori».

Nei suoi «Ammonimenti» lasciò scritto: «I servi di Dio devo­no onorare i sacerdoti. È disgraziato colui che li disprezza. An­che se fossero peccatori, non si deve condannarli, perché non cessano di avere il gran privilegio di disporre del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo».

È sua l'espressione: «Se incontrassi un angelo e un sacerdote, saluterei prima il sacerdote, poi l'angelo».

 

I Cristi del Signore (S. Caterina da Siena).

Non erano certo migliori dei nostri i sacerdoti al tēmpo di Caterina. Essa tuttavia fin da bambina «quando vedeva avanti alla casa sua i frati, notava il luogo dove tenevano i piedi e poi ch'eran passati baciava con umiltà e devozione le vestigie loro» (B. Raimondo, Vita, 1,3).

Dopo averle mostrato la dignità concessa ad ogni creatura umana, Dio le dice: «Questa grandezza è data in generale a ogni creatura che à in sé ragione; ma tra quelli ò eletti i miei ministri per la salute vostra, acciò che per loro vi sia ministrato il Sangue de l'umile e immaculato Agnello, unigenito mio Figliuolo. A co­storo ò dato a ministrare il Sole, dandolo' il lume della scienza, il caldo della divina carità» (Dial. 110): «Essi sono i miei unti e chiamoli i miei `cristi', perché 1'ò dato a ministrare me a voi, e messili come fiori odoriferi nel corpo mistico della santa Chiesa. Io richieggio purità nei miei ministri e amore verso di me e del prossimo loro, ministrando il corpo e il sangue dell'unigenito mio Figliuolo con fuoco di carità e fame della salute de l'anime, per gloria e loda del nome mio» (Dial. 113).

Il Sacerdote può essere indegno, ma ciò non impedisce l'in­tervento diretto di Dio nei cuori di buona volontà, e non toglie il dovere di prestare loro riverenza: non cessano infatti di essere i «ministri che tengono la chiave del sangue, il quale sangue il sacerdote gitta nell'assoluzione sopra la faccia dell'anima» (Dial. 75). Dio le dice: «Questi sono i miei unti, e però dissi per la Scrittura: "Non vogliate toccare i cristi miei... Ogni reverenzia che si fa a loro, non si fa a loro ma a me, per la virtù del Sangue ch'io 1'ò dato a ministrare... E così non debbono essere offesi, perché offendendo loro 6ffendono me e non loro. Cristo in ter­ra tiene le chiavi del Sangue. Io tel manifestai... volendoti mo­strare quanta reverenzia i secolari debbono avere a questi mini­stri, o buoni o cattivi che siano, e quanto mi dispiaceva la irre­verenzia... La colpa sua (cioè dei sacerdoti) neuna lesione ai sa­cramenti della santa Chiesa può fare» (Dial. 115).

Per i sacerdoti la Santa prega, e Dio la rassicura che susciterà sacerdoti degni: «Questa sarà la dolcezza sua: la riformazione dei santi e buoni pastori; i quali sono fiori di gloria, cioè rendo­no odore e gloria di virtù a Dio. Questa è la riformazione del fiore dei suoi ministri e pastori. Ma non ha bisogno il frutto di questa Sposa d'essere riformato, però che non diminuisce né guasta mai per li difetti de' ministri» (Lett. 272 al P. Raimondo).

 

I Santi e il Sacerdote.

- Dice S. Agostano: «Veneranda è certo la dignità dei sacer­doti, nelle mani dei quali il Figlio di Dio si incarna».

- S. Giovanni Crisostomo dice: «Non è un uomo, non un an­gelo, non un arcangelo, non una potenza creata, ma lo Spirito Santo quegli che investe del Sacerdozio. Quando il Sacerdote celebra il Sacrificio Divino, gli Angeli stanno vicini a lui, e in co­ro intonano un cantico di lode in onore di. colui che si immola».

- S. Caterina da Siena e S. Teresa di Gesù baciavano la terra do­ve era passato un sacerdote. Un giorno S. Veronica Giuliani ve­dendo un sacerdote salire una scala per portare la Comunione alle malate del monastero, si inginocchiò in fondo alla scalinata e salì quei gradini in ginocchio, baciandoli a uno a uno con la­crime di amore. S. Pasquale Baylon, portinaio del convento, ogni volta che arrivava un sacerdote si inginocchiava a baciargli le mani.

- S. Lungi re di Francia diceva: «Se per caso vedessi un prete dimenticare se stesso al punto di commettere qualche azione ri­provevole, lo coprirei col mio manto».

- S. Bernardo insegna: «Il Sacerdote per natura è come tutti gli altri uomini, per dignità è superiore a qualsiasi altro uomo della terra, per condotta deve essere emulo degli Angeli».

- S. Edwige, regina, ogni mattina assisteva a tutte le Sante Messe che si celebravano nella Cappella di Corte, mostrandosi molto grata e riverente verso i Sacerdoti che avevano celebrato: li invitava in casa, baciava loro le mani con somma devozione, li faceva nutrire, trattandoli con tutti gli onori più distinti. La si udiva esclamare commossa: «Benedetto chi ha fatto discendere Gesù dal cielo e lo ha dato a me».

- S. Giovanni Maria Vianney diceva: «Tutti i benefici di Dio non ci servirebbero a nulla senza il Sacerdote. A che servirebbe una casa piena di oro, se non aveste chi ne apre la porta? La chiave dei tesori celesti è nelle mani del Sacerdote; egli è colui che apre la porta, è l'amministratore del buon Dio, l'amministra­tore dei suoi beni (...).

Dopo Dio il Sacerdote è tutto. Lasciate una parrocchia senza Sacerdote, e dopo un anno vi adoreranno le bestie.

La lingua di un Sacerdote da un pezzo di pane fa un Dio. È più che creare il mondo.

Se io incontrassi un Sacerdote e un Angelo, saluterei il Sacer­dote prima dell'Angelo. Questo è amico di Dio, ma il Sacerdote tiene il suo posto. Il Sacerdozio è l'amore del Cuore di Gesù. Quando vedete il Sacerdote, pensate a nostro Signore Gesù Cri­sto».

E ancora: «Si dà un gran valore agli oggetti che sono stati de­posti, a Loreto, nella scodella della Vergine Santa e del Bambi­no Gesù.

Ma le dita del Sacerdote, che hanno toccato la Carne adora­bile di Gesù Cristo, che si sono affondate nel calice, dove è sta­to il suo Sangue, nella pisside dove è stato il suo Corpo, non so­no forse più preziose?».

«Solo in cielo egli misurerà la sua grandezza. Se già sulla terra lo intendesse, morirebbe non di spavento, ma di amore. Dopo Dio, il Sacerdote è tutto».

- Consapevole dell'influsso che i suoi sacerdoti avrébbero avuto per la santificazione del popolo, il santo vescovo Francesco di Sales aveva particolare cura dei suoi chierici, e contraeva una specie di alleanza con gli Angeli custodi dei nuovi sacerdoti perché li aiutassero a svolgere bene il loro ministero. Trattava i suoi sacerdoti con venerazione profonda.

Al termine di un rito di Ordinazione vide un novello sacer­dote dialogare con un essere invisibile. Gli chiese spiegazioni, e questi rispose: «Era il mio Angelo custode, e io disputavo con lui perché mi precedesse, ma egli volle che lo precedessi io stesso».

- Il Venerabile Chevrier dice: «Ogni chiesa ha per fonda­menta santi Sacerdoti; per colonne santi Sacerdoti, per lampada un santo Sacerdote, sul pulpito un santo Sacerdote, sull'altare un santo Sacerdote, alter Christus».

- A un sacerdote novello, S. Bernardetta Soubirous disse: «Ricordati che il Sacerdote all'altare è sempre Gesù Cristo in croce».

- «Invece di criticare i sacerdoti, prega per loro», disse bru­scamente P. Pio di Pietrelcina a una penitente. E S. Nicola di Flue, sentendo criticare i Sacerdoti diceva: «E tu quante volte hai pre­gato per la santità dei sacerdoti, che cosa hai fatto per ottenere vocazioni sante?».

- Il P. Petit scrive: «Quanto è potente il sacerdote acceso dall'amore di Dio nel far conoscere, amare e adorare l'Ospite di­vino dei nostri Tabernacoli! Con la purità della sua vita, egli è la pisside mille volte più bella, mille volte più cara che la pisside d'argento. Coi suoi esempi e con le sue parole, con la dignità e la pietà nel compiere le sante funzioni, egli è l'ostensorio sfolgo­rante di Gesù Cristo. Con l'ardore della sua fede egli mostra la presenza di Gesù nel Santissimo Sacramento. Solo a vederlo in­ginocchiato davanti al Tabernacolo occupato nella celebrazione dei santi Misteri il popolo comprende che ciò che accade sul­l'altare è divino».

 

Adorazione in silenzio

Invocazioni

O Gesù, sommo ed eterno Sacerdote, Mediatore tra Dio e gli uomi­ni, noi ti preghiamo:

Intercedi per noi presso il Padre!

Per adorare il Padre anche per coloro che non l'adorano.

Per ringraziare il Padre anche per coloro che non lo ringraziano.

Per amare il Padre anche per coloro che non l'amano.

Per riparare la nostra incoscienza di peccatori. O In ogni necessità.

Perché il Papa, i Vescovi e i sacerdoti crescano nella santità della vita.

Per i religiosi, i missionari, i laici impegnati nell'apostolato.

Perché ci rendiamo degni di tante vocazioni sacerdotali, religiose e missionarie. 0

Manda, o Signore, molti operai alla tua messe.

V. Tu sei Sacerdote in eterno! R. Mediatore tra Dio e gli uomini!

Preghiamo. O Dio, tu vuoi che tutti gli uomini si salvino e. giungano a conoscere la Verità. Manda nella tua messe operai numerosi e fer­venti, perché il tuo Figlio sia conosciuto e amato da tutti gli uomini, e l'intera famiglia umana, fatta un corpo solo con Lui, renda gloria a te, che sei l'unico vero Dio, e con il Figlio e lo Spirito vivi e regni in eterno.

Canto: Padre nostro o Pater noster

 

4. Spiritualità cristiana

Dignità del Sacerdozio.

- Esiste, mandato dal Signore Dio, un misterioso nostro sa­cérdote. Egli prese da noi la vittima da offrire al Signore, prese ciò che noi abbiamo chiamato le sante primizie della carne dal seno della Vergine (S. Agostino, Enarratió in Ps. 64,4).

- Come fa il pane a diventare il corpo di Cristo? Per mezzo della Consacrazione. La consacrazione con quali parole viene effettuata? Con le parole di Gesù. Venuto il momento di com­piere il sacro mistero, il sacerdote cessa di parlare da sé, parla in persona di Gesù. Tra la dignità dei re e quella del Sacerdote c'è tanta differenza quanta tra il piombo e l'oro, tra la terra e il cielo (S. Ambrogio).

 

Così il sacerdote vede se stesso.

- Le anime ci assediano. La nostra presenza è piena per ciascuno. Senza famiglia, siamo nell'intimo di molte famiglie. Stanchi, forse, dobbiamo consolare la vecchietta che piange per la noia di vivere. La grazia che è per tutti passa per noi, dividen­doci e distribuendoci senza consumarci. Gli uomini se ne vanno con qualcosa di nostro e ci dimenticano: come gli agnelli, lascia­mo la nostra lana a tutti i rovi (P. B.).

- Ci sono i cinquanta minuti della Messa, durante i quali, nella fede della Sua presenza reale e spirituale, io offro, ossia en­tro nell'offerta del Cristo; momenti durante i quali in me, e per mezzo mio in tutti gli uomini, io Lo lascio prendere ogni cosa, fondere di fatto tutto in Lui mediante la mia unione senza limi­ti; Lo lascio unire tutto col suo Sacrificio, con la sua offerta. Mo­mento nel quale, e molto vivamente, io prendo coscienza di es­sere con tutti i miei fratelli umani nella offerta del Calvario con­tinuata in cielo dall'Agnello di fronte al Padre, continuata sulla terra mediante il sacrificio della Messa, con la ripetizione delle sue parole vocali e dei suoi gesti corporei in me e in tutti coloro che mi circondano, visibilmente o invisibilmente presenti. Così l'Unico, 1'Unicíssimo Sacrificio redentore della Croce, continua sotto segni dipendenti dal tempo e dallo spazio... (Don Paolo Couturier).

- Ogni giorno che spunta sono sempre più innamorato del mio sacerdozio. E come me sono tanti sacerdoti nel mondo. Forse il mio cuore ha tenuto e tiene proprio perché è stato sem­pre inondato di gioia. Ho conosciuto anch'io amarezze e delu­sioni, contraddizioni e abbandoni, ma questo è solo un volto del sacerdozio... Vedere solo e principalmente le sofferenze, nel­la vita del sacerdote, è una paurosa miopia. La miopia rappre­senta un pericolo per la gioia del prete. Chi ha la vista corta, chi non riesce a vedere a due spanne dal proprio naso, chi è incapa­ce di spingere lo sguardo verso orizzonti sconfinati, fatalmente diventa pessimista, costantemente deluso dalla realtà meschina che lo circonda, irrimediabilmente triste. Quando Dio chiama Abramo, gli dice di lasciare tutto e di partire. In compenso lo farà capo di un popolo «numeroso come i granelli della sabbia, che sta sulla spiaggia del mare». Lo stesso è avvenuto per il mio sacerdozio. Quello che ho lasciato è nulla al confronto della gio­ia che lo ha accompagnato (Giovanni Barra).

- Non è colpa mia se porto un vestito da beccamorto: avrei diritto di passeggiare vestito come la regina di Saba, perché io porto la gioia. Ve la darei per niente, se me la domandaste (11 sa­cerdote di G. Bernanos).

- La missione del prete è testimoniare l'Invisibile. Di questa testimonianza il mondo ha, oggi, urgente bisogno. Mentre i valo­ri dello spirito stanno per essere sommersi dalla piena del mate­rialismo, abbiamo bisogno che qualcuno ci testimoni, non sol­tanto con le parole, ma con la vita, che l'Invisibile c'è.

In questo crepuscolo di Dio - e dell'uomo - che pare debba sfociare in una tragica notte, il prete afferma che Dio non

muore. Nella nebbia che ci acceca e ci mozza il respiro, il prete è il faro che si leva ad indicare ostinatamente il porto. Egli è il profeta dei tempi nuovi, l'uomo che, nella nostra notte, ha la promessa dell'aurora.

Il suo è un tragico ed amaro destino: quello di gridare nel de­serto, di apparire un uomo inutile. Eppure è lui, l'unico, che possa dirci la parola salvatrice, perché nella sua inutilità egli porta Dio, e Lo rende presente - col suo Corpo - in mezzo a noi.

Così, per noi cristiani, il prete è il sostegno della nostra fede, la roccia a cui aggrapparci, quando la tempesta del dubbio tenta di tirarci giù; è il simbolo della nostra speranza, perché, nel tem­po, rappresenta ed evoca 1'eternítà, nella fuga delle cose che non sono è la presenza di «Colui che è»; è colui che accende e tien desta la fiaccola del nostro amore per Dio e per gli uomini, af­finché, all'arrivo dello Sposo, essa sia fiammeggiante (P. Giusep­pe De Rosa S.I.).

 

Come i laici vogliono il Sacerdote.

- Sacerdoti, io non sono un prete, e non sono stato mai de­gno di poterlo diventare. Come fate voi a vivere dopo aver cele­brato la Messa? Ogni giorno avete il Figlio di Dio nelle vostre mani! Ogni giorno avete una potenza che Michele Arcangelo non ha. Con la vostra bocca voi trasformate la sostanza del pane in quella del corpo di Cristo; voi obbligate il Figlio di Dio a scendere dall'altare. Siete grandi. Siete creature immense. Le più potenti che possano esistere.

Sacerdoti, ve ne scongiuriamo, siate santi. Se siete santi voi, noi siamo salvi. Se non siete santi voi, siamo perduti.

Sacerdoti, noi vi vogliamo ai piedi dell'altare. A costruire opere, fabbriche, giornali, lavoro, a correre qua e là in lambretta o in millecento, siamo capaci noi. Ma a pregare siete capaci solo voi.

Siate accanto all'altare. Andate a tenere compagnia al Signore: preghiera e tabernacolo, tabernacolo e preghiera. Abbiamo biso­gno di questo.

Nostro Signore è solo, è abbandonato. Le chiese si riempiono soltanto per la Messa. Cosa stupenda! Ma Gesù ci sta 24 ore su 24 e chiama le anime, chiama te sacerdote, chiama noi: «Tienimi compagnia, dimmi una parola. Dammi un sorriso, ricordati che t'amo. Dimmi soltanto passando: "Amore mio, ti voglio tanto be­ne". E io ti coprirò di ogni consolazione e di ogni conforto» (En­rico Medi).

- Sacerdoti, parlateci di Dio! Come ne parlava Gesù, Paolo Apostolo, Benedetto da Norcia, Francesco Saverio, Pietro Cla­ver, S. Teresina del Bambino Gesù. Il mondo ha bisogno di Dio. Dio, Dio, Dio vogliamo! E non se ne parla. Si ha paura a parlare di Dio. Si parla dei problemi sociali, del pane. Ve lo dice un professore di fisica: nel mondo c'è pane, riso, cibo per 7 miliardi di uomini. Ma l'uomo ha fame di Dio e si uccide per disperazio­ne. Dobbiamo credere. Ecco il compito delle Missioni. Il nostro compito missionario: donare Dio al mondo.

Il nostro mondo occidentale europeo, cristiano, cattolico è responsabile della condizione del mondo; cosa ha dato la nostra civiltà ai 520 milioni di Indiani, ai 90 milioni di Pakistani, ai 110 milioni di Giapponesi, ai 790-800 milioni di Cinesi? Abbia­mo portato il clima di violenza, di odio, in cui si calcola: Quanto costa? 500 lire. Quanti morti? 50! «Dieci lire al morto. Allora ci vado». Questa è la situazione, vero?! I romanzi gialli, il delitto, la pornografia. E questo è l'apostolato missionario del mondo cri­stiano, cattolico, del mondo, del nostro mondo, purtroppo!

Ebbene, il Vangelo va rimeditato; fermandoci dopo ogni ver­setto, nel silenzio! La grande liturgia del silenzio!

Suore, scusate se vi parlo così: abituiamoci al silenzio! Bello tutto, la preghiera collettiva è grande dinnanzi al Signore; ma rí­cordiamoci che si può fare una preghiera insieme, anche lontani 10.000 km. La vicinanza è nel cuore di Dio, non è nel contatto dei gomiti. Anzi, anche a contatto di gomiti, perché noi credia­mo alle realtà visibili e materiali, ma attenti a non esagerare... Quindi chi volesse dire solitudine soltanto, sbaglia pure, ma chi dice soltanto appiccicamento di cuori sbaglia. Sbagliano l'uno e l'altro (Enrico Medi).

- Il prete è per me soprattutto colui che lega e scioglie, co­lui che, al momento in cui alza la mano per assolverci; non si di­stingue più dal Figlio dell'uomo. Inutile chiedersi se avrà la for­za di sopportare il peso di cui uno vuole scaricarsi, Tutto si può esigere da lui, perché è sacerdote (F. Mauriac).

- Il prete non è un uomo come un altro; se il prete è un uo­mo come un altro, non c'è nessun bisogno di lui. L'uomo che può dire le parole che possono aiutarmi a non andare all'infer­no, forse ad andare in paradiso; le parole che possono farmi ac­cettare con rassegnazione, serenità e speranza le disgrazie, anche la più brutta di tutte, che è la morte, quello non può essere un uomo come me: se è uomo come me, allora io posso fare da me.

Quando io chiamo,«padre» un giovane frate che può essere mio figlio e lo tratto con grande rispetto, come se la sua età non fosse la sua età d'uomo, ma i duemíla anni della Chiesa, lo fac­cio anche perché lui fa rinunzie che io non sarei mai stato capa­ce di fare (V,C. Rossi in «Epoca», febbr. 1970).

- L'assenza di un vero sacerdote in una vita è una disgrazia senza nome. Il più gran dono che si possa fare, la più grande ca­rità è un prete che sia veramente tale. Il sacerdote quaggiú è la suprema approssimazione realizzabíle della presenza visibile del Cristo.

Nel Cristo c'è una vita veramente umana e una vita veramen­te divina. Disgraziatamente molti preti appaiono amputati ora dell'una ora dell'altra. Alcuni preti sembrano non aver mai avu­to vita di uomo: non sanno pesare le difficoltà di un laico, di un padre o di una madre di famiglia nel loro vero peso umano. Essi non realizzano ciò che è autenticamente, concretamente e dolo­rosamente la vita di un uomo e di una donna.

Quando i laici cristiani hanno veramente incontrato una vol­ta in vita un prete che ha «compreso», che è entrato con cuore d'uomo nella loro vita, nelle loro difficoltà, essi non lo possono più dimenticare. A condizione tuttavia che, accomunando la sua vita con la nostra, non siano in tutto uguali a noi. 1 preti hanno trattato i laici come inferiori; oggi alcuni di essi passano all'ec­cesso opposto e adottano uno stile cameratesco. Vorremmo che rimanessero dei «padri». Quando un padre ha visto crescere il proprio figlio, lo tratta da uomo e non da ragazzo, ma lo consi= dera sempre come un figlio: un figlio fatto adulto.

É inoltre necessario che il prete viva una vita divina. Il sacer­dote, pur vivendo in mezzo a noi, deve rimanere diverso. Quali segni ci attendiamo di questa presenza divina?

La preghiera, innanzi tutto. Alcuni preti non si vedono mai pregare, non sanno ciò che si chiama preghiera.

La gioia. Quanti preti affaccendati, angosciati!

La forza. Il prete dev'essere colui che tiene duro. Sensibile, vibrante, ma mai a terra.

La libertà. Lo si vuole libero da ogni maniera, da ogni pregiu­dizio.

Il disinteresse. Talvolta ci si sente strumentalizzati da lui an­ziché aiutatí a compiere la nostra missione.

La discrezione. Egli deve saper tacere (si perde la fiducia in chi ci fa troppe confidenze).

La verità. Sia colui che ci dice sempre il vero.

La povertà. È essenziale. Dev'essere libero di fronte al dena­ro, deve sentire come una legge di gravitazione che lo porta istintivamente verso i più piccoli e gli sprovveduti.

Infine il senso della Chiesa. Che non parli mai di essa alla leg­gera, come standone al di fuori. Un figlio che si permette di giu­dicare la propria madre, è giudicato in partenza (Un laico mis­sionario in Boulard, Essor ou déclzn du clergé).

- Io temo che i sacerdoti del futuro, nella loro nobile aspira­zione di mescolarsi con noi, possano essere tentati di avvicinar­cisi troppo, perdendo tempo ed energie per cercare di parlare il nostro gergo, di adottare i nostri modi di agire, le nostre attitu­dini ed abitudini, le nostre vite agitate e le occupazioni monda­ne. Ascoltando i miei giovani amici sacerdoti mi sento sconsola­tamente conscio che essi sembrano non apprezzare sufficiente­mente la dignità della loro vocazione. Il sacerdote non è il fun­zionario di un'organizzazione di assistenza sociale o psicologica. lo dico loro: «Ciò che noi laici chiediamo a voi è di darci Dio per mezzo del vostro potere esclusivo di assoluzione e consacra­zíone: che voi siate costantemente consci del fatto che noi guar­diamo a voi come a rappresentanti tra noi dell'Eterno, come ad ambasciatori dell'Assoluto. Affamati dall'Assoluto, come di fatto siamo, nbi laici abbiamo bisogno di voi in mezzo a noi come te­stimoni della Sua esistenza, del fatto che Egli è più vicino a noi di quanto possiamo immaginare (J. Guitton).

 

La più grande felicità (Paul Claudel).

La più grande felicità, senza tema di confronti, che esiste al mondo, è quella di fare del bene. Quale destino può dunque es­sere più felice di quello del sacerdote, la cui vita tutta intera è dedicata a fare del bene? Non quello del corpo, che è incerto, instabile e passeggero; ma quello dell'anima, che è certo, dure­vole e contagioso.

Ah, è proprio vero che a questa che fu chiamata deserta furo­no accordati più figli che a qualunque altra madre! «Fígli miei cari, sono io che col, sacramento del Battesimo vi ho aperto la prima porta, e sono io che presto vi aprirò la seconda. Io vengo a voi, e voi venite a me, voi tutti che siete curvi sotto il lavoro e il peso, e io vi rifarò. Con che cosa vi rifarò? Non con la mia pa­rola, di quel povero che sono. Ma con la parola che Dio stesso mi ha dato».

«Non temete! Non dubitate! L'olio sacro che brilla sulla mia fronte mi fa un altro Cristo. Egli mi ha piantato in mezzo a voi come una colonna di ferro. Queste parole dell'Eterno sono state dette a me, come a Geremia: Ecco io ti ho messo oggi al disopra delle nazioni e dei regni, perché tu sradichi e distrugga, perché tu perda e dissipi, perché tu. edifichi e pianti».

Bisogna essere stati veramente e profondamente peccatori, non solo dilettanti, ma peccatori nel vero significato della paro­la, bisogna aver gustato il pane dal sapore di zolfo, per capire il prestigio che può avere quell'uomo vestito di nero, il quale pos­siede l'inestimabíle privilegio dell'assoluzione. Per mediocre che possa essere o distratto, mondano o stanco, capite?

Sentivo la morte, era la morte! Ero come avvelenato, senza respiro! Ha pronunciato una sola parola: «Ego te absolvo...» e di colpo io sono stato invaso dalla vita, dalla luce, ho risentito la li­berazione del battesimo, la freschezza del rinascere, la vittoria dell'aurora, la resurrezione della carne! Che potere!

E non è tutto! Avevo fame ed egli mi dà da mangiare. Ma non del pane: che me ne faccio del pane? Ben altro che pane! Ah, com'era forte il mio desiderio! Di quell'alimento misterioso, che appetisco fin dalla creazione del mondo! Ecco il sacerdote che si dirige verso di me, tenendo fra le sue sante e venerabili mani quell'alimento misterioso di cui ho sempre avuto bisogno, dal giorno della creazione del mondo, quell'Agnello che fu sgoz­zato prima che esistesse l'universo!

Ah, padre, come potrei vivere senza di te? E a tua volta, tu, sacerdote, come potresti deludere la richiesta di tutte quelle bocche che si tendono verso di te? Che si aprivano poco fa per confessarti le loro colpe e che si aprono ora per ricevere dalle tue mani il Creatore del Cielo e della Terra.

 

Il Sacerdote di oggi e di sempre.

- Questi insopprimibili preti cacciati dalla porta rientrano dalla finestra... Sugheri che, se li calchi, si rialzano, erba che se la falci rispunta, schegge della croce che in ogni naufragio galleg­giano, questi insopprimibili preti - istituzione misteriosa - sanno che non passeranno se non passi il mondo (D. Giuliotti).

- Il prete è il grande paradosso, l'eterno paradosso della sto­ria. I suoi contemporanei lo considerano arcaico, un relitto del passato, un pezzo da museo, eppure egli ogni mattina all'altare parla di giovinezza, e avanza nel mondo con nelle mani un mes­saggio che, per essere eterno, trascende il tempo ed è la massi­ma novità.

Non c'è nulla di più combattuto, nella storia, del prete, nulla di più piccolo, di più disprezzato. Tuttavia è solo davanti a lui che ci si inginocchia; lo sanno bene coloro che vorrebbero sop­primerlo per sempre dal mondo. In ogni rivoluzione le prime te­ste a cadere sono quelle dei preti.

Odia il peccato, eppure è sempre in cerca di peccatori; è an­cora viandante, non è ancora approdato alla riva, eppure deve garantire, giurare per la salvezza di tutti; non è della terra, ma non è ancora del cielo; «pontefice» tra due mondi, tutti possono passare sul suo dorso, come su di un ponte a salvamento: ma lui, il ponte, per qualsiasi sobbalzo delle due sponde, da un mo­mento all'altro può spezzarsi, oppure non reggere al peso e crol­lare (G. Barra).

- La più attraente e difficile delle imprese, quella di forma­re gli altri, di dare loro un modo di pensare, di pregare, di agire, di sentire, questa è la missione del sacerdote. Quindi-un'estrema capacità di distinguersi e di confondersi, di influire e di pazien­tare, di parlare e di ascoltare. È luce, è sale. E perciò deve essere immensamente abile. Un artista, un operaio specializzato, un medico indispensabile, un iniziato alle sottili e profonde feno­menologie dello spirito: uomo di studio, uomo di parola, uomo di gusto, uomo di tatto, di sensibilità, di finezza, di forza. Gli uo­mini di oggi sono stanchi di parole: eppure egli deve parlare. P - mandato nel mondo con un messaggio da bandire: guai se non evangelizza (G. Barra).

- Il sacerdote rappresenta nel mondo la terra di riposo do­ve Dio e l'uomo si incontrano. E Dio e l'uomo arano il suo cuo­re perché dai solchi aperti l'amore si converta in consolante amicizia. Nasce così il miracolo di una terra che fruttífica ciò di cui si credeva sprovvista, e padri e madri e spose riconoscono in lui una materna e incredibile tenerezza che la solitudine e il pianto hanno vagliata e tersa, e gli amici un'anima sempre giova­ne e confidente (B. Matteucci).

- Togliete da un paese il prete per un anno e tutti nbn fa­rebbero che lamentarsi e cercarlo: mandatene due e non faran­no che divertirsi a raffrontare il loro naso, 1a loro voce, il loro comportamento (Renzo Barsacchi).

- Il prete è la verticale fino al cielo e l'orizzontale fino in ca­po al mondo (B. Marshall).

- Se la Chiesa è un esercito, i sacerdoti ne sono i capitani; se è un ovile, ì sacerdoti rie sono ì pastori; se è una città, i sacer­doti ne sono i magistrati; se si paragona alla mistica Gerusalem­me, i sacerdoti sono i guardiani; se è il regno di Gesù Cristo, i sacerdoti ne sono i mínistri (Gibbons).

- Il cancelliere austriaco Dolfus aveva, da studente, pensato al Seminario. Sugli inizi del 1922 gli parve che quella non fosse la sua via, non per viltà davanti al sacrificio, ma per timore da-' vanti alla maestà del Sacerdozio. Andato dal Vescovo, gli disse: «Io non avrò mai la forza di diventare prete: è cosa troppo gran­de e troppo santa. Morirei se dovessi cambiare il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue del Signore. Già, quando servo la Mes­sa, mi sembra che mi si arresti il cuore al momento di suonare (elevazione».

- (Voi preti) portate, col nero dell'abito, il lutto. Non già il lutto della morte di Cristo, che è risorto dal sepolcro e trionfan­te in cielo, ma il lutto di tutti gli uccisi, di tutti i morti senza spe­ranza, di tutte le sciagure che ha provocato la disobbedienza a Cristo (Papini).

 

Se il Sacerdote è indegno (S. Manelli).

- Il S. Curato dArs versava lagrime abbondantissime «pen­sando alla disgrazia dei sacerdoti che non corrispondono alla santità della loro vocazione». E P. Pio da Pietrelcina ha descritto visioni angosciose sulle sofferenze spaventose di Gesù per colpa di sacerdoti indegni e infedeli.

- S. Giovanni Bosco diceva che «un prete o in Paradiso o al­l'inferno non va mai solo: vanno sempre con lui un gran numero di anime, o salvate col suo santo ministero e col suo buon esem­pio, o perdute con la sua negligenza nell'adempimento dei pro­pri doveri e col suo cattivo esempío».

- Padre Pio da Pietrelcina diceva: «Il Sacerdote o è un santo o è un demonio». O santifica o rovina.

 

«Il Sacerdote è un altro me stesso» (Luisa Margherita Claret de la Touche, Parole del Signore).

Il mio Sacerdote è un altro me stesso. lo l'amo, ma deve esse­re santo. Diciannove secoli fa dodici uomini hanno cambiato il mondo, ma non erano soltanto uomini: erano sacerdoti. Anche oggi dodici sacerdoti potrebbero cambiare il mondo.

Il sacerdote è un essere talmente investito di Cristo, che di­venta quasi un Dio; ma è pure uomo, e bisogna che lo sia. È ne­cessario che egli senta le debolezze, le lotte, i dolori, le tentazio­ni, i timori, le rivolte dell'uomo; è necessario che egli sia misera­bile per essere misericordioso; è necessario che egli sia forte, pu­ro, santo per poter santificare.

Il mio sacerdote deve avere un cuore largo, tenero, ardente, potente per amare. Deve amare tanto, il sacerdote. Deve amare me, suo Maestro, suo Fratello, suo Amico, suo Consolatore, co­me l'ho amato io: ed io l'ho amato fino a confonderé la mia vita con la sua, fino a rendermi obbediente alla sua parola. Deve amare ancora la mia sposa, la sua, la santa Chiesa. E di quale amore la deve amare! Di un amore intenso e geloso, geloso della sua gloria, della sua purezza, della sua unità, della sua fecondità.

Infine deve amare le anime come suoi figli. Qual padre ha tanti figli da amare come il sacerdote?

Il cuore del mio sacerdote deve essere una fiamma ardente che riscalda e che purifica. Se il mio sacerdote conoscesse quali tesori d'amore racchiude il mio Cuore per lui! Venga al mio Cuore, attinga in esso, si riempia d'amore fino a traboccarne e a spanderlo sul mondo.

o Comunicarmi o no? (Imitazione di Cristo 4, 6-7).

Se penso alla tua grandezza, Signore, e alla mìa bassezza, tre­mo assai e provo confusione: se infatti non mi accosto all'Euca­ristia, fuggo la Vita, se mi accosto indegnamente cado nell'offe­sa. Che devo fare, mio Dio e mio aiuto, mio consigliere nelle ne­cessità?

Insegnami la via giusta, proponimi qualche breve esercizio adatto alla santa Comunione. È assai utile sapere in che modo posso preparare con devozione e riverenza il mio cuore per ac­costarmi al tuo Sacrificio e ricevere in modo salvifico il tuo Sa­cramento,

Il Signore risponde.

Occorre soprattutto accostarsi a questo Sacramento con grande umiltà, con riverenza supplice, con fede piena e pia in­tenzione di onorare Dio.

Esamina con attenzione la tua coscienza, e per quanto ti è possibile purificala con vera contrizione e confessione fatta con umiltà, in modo che_ per quanto ti consta non sia ìmpedito da nessun rimorso di peccato grave.

Sii pentito in genere di tutti i tuoi peccati, e in particolare pentiti e gemi delle cadute quotidiane. Se ne hai il tempo, con­fessa a Dio nel segreto del tuo cuore tutte le tue miserie e pas­sioni disordinate.

Gemi con dolore

- di essere ancora così carnale e mondano;

- tanto immortificato nelle passioni e così soggetto agli im­pulsi della concupiscenza;

- così poco custodito nei sensi e tanto facile a vane fantasie; - tanto incline a cose esteriori e negligente nelle interiori; - così portato alla spensieratezza e alla dissipazione, e rilut­

tante alla compunzione e al pianto;

- così pronto al rilassamento e alle comodità, così pigro nel vigore e nel fervore;

- tanto curioso di novità e frivolezze, umili e basse;

- tanto cupido e tenace nell'avere, tanto tirchio nel dare; - molto imprudente nel parlare e incapace di tacere...

tanto restio alle cose

 

Adorazione in silenzio

Prefazio (Messa per i Sacerdoti)

È veramente cosa buona e giusta, celebrarti, o Padre, ed esaltare il disegno della tua infinita misericordia. ConTunzione dello Spirito hai costituito il Figlio tuo unigenito pontefice della nuova ed eterna alleanza e hai voluto che il suo unico sacerdozio fosse perpetuato nella Chiesa.

Egli, acquistando con il suo sangue un popolo nuovo, gli concede l'onore del sacerdozio regale e, imponendo le mani ad alcuni prescelti, li rende partecipi del suo ministero di salvezza.

Nel suo nome essi rinnovano il sacrificio della croce e preparano ai tuoi figli la cena pasquale;

come servi premurosi del tuo popolo, spezzano il pane della parola e offrono la grazia dei sacramenti.

Con la vita spesa per te a redenzione dei fratelli, dànno testimonianza di fede e di amore.

Per questo tuo dono, o Padre, insieme con gli Angeli e i Santi, cantiamo riconoscenti la tua lode:

Canto: Santo, Santo, Santo (o Sanctus, Sanctus, Sanctus)

Benedizione eucaristica o Santa Messa