ORA DI ADORAZIONE EUCARISTICA_15
3.
L'Eucaristia Gesù figlio di Maria
Canto
eucaristico introduttivo: Adoro te devote,
oppure
T’adoriam, Ostia divina
Esposizione
dell'Eucaristia
Adorazione
in silenzio
1.
Parola di Dio
Nel
Cenacolo insieme con Maria (At 1, 13 s).
Entrati in città (gli Apostoli) salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelota e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la Madre di Gesù, e con i fratelli di lui.
L’Annunciazione
(Lc 1,26s).
Nel
sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea,
chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide,
chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrato da lei, disse: «Non
temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un
figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato
Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e
regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora
Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose
l'angelo: «Lo Spirito santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la
potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio
di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito un
figlio, e questo è il sesto mese per lei che tutti dicevano sterile: nulla è
impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore,
avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.
La
Visitazione (Lc 1,39-56).
In
quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una
città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena
Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo.
Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra
le donne, e benedetto il frutto del
tuo grembo! A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la
voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia
nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del
Signore». Allora Maria disse:
«L'anima
mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore, perché
ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi
chiameranno beata.
Grandi
cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in
generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
Ha
spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro
cuore; ha rovesciato i potenti da troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di
beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha
soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva
promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre».
Maria
rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
La
nascita di Gesù (Lc 2, 1-7; 1-20).
Le
nozze di Cana (Gv 2, 11 s).
Maria
ai piedi della croce (Gv 19, 25-27).
Stavano
presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e
Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il
discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi
disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la
prese nella sua casa.
«Beato il grembo che ti ha portato!» (Stefano Manelli, Gesù Eucarastico Amore, Casa Mariana, Frigento 1976, pp. 128, stralci da p. 107 s. con ritocchi redazionali).
1.
Con una bella immagine, S. Gregorio di Tours diceva che il seno immacolato di
Maria è la celeste «madia» ripiena del Pane di vita fatto per nutrire i
figli. «Beato il grembo che ti ha portato e il petto che ti ha allattato!»,
gridò quella donna a Gesù !
(Lc 11, 27).
L'Immacolata
ha portato Gesù nel suo purissimo grembo, formandone il corpo con la propria
carne e con il proprio sangue.
Per
questo, ogni volta che ci accostiamo alla mensa dell'altare, ci sia soave
ricordarci che Gesù Eucaristia è il Pane di vita fatto da Maria con la farina
della sua carne immacolata, impastata del suo latte verginale. L'ha fatto per
noi, suoi figli. E noi ci sentiremo davvero più fratelli, mangiando tutti
questo delizioso e fragrante Pane della nostra Madre.
Anche nell'Eucaristia, lo sappiamo, insieme con la Divinità c'è tutto il Corpo e Sangue di Gesù tratti dal Corpo e Sangue di Maria tutta Vergine. Perciò sarà tanto vero e tanto bello, ad ogni Comunione, avvertire nell'Eucaristia la dolce e misteriosa presenza di Maria, inseparabile e tutt'una con Gesù Ostia. Gesù è sempre il suo Figlio adorato, Carne della sua Carne e Sangue del suo Sangue. Se Adamo poteva chiamare Eva, tratta dalla sua costola, «ossa delle mie ossa, carne della mia carne» (Gn 2, 23), quanto più non potrà Maria SS. chiamare Gesù «carne della mia carne e sangue del mio sangue»? Tratta dall'«intatta Vergine», come dice S. Tommaso d'Aquino, la Carne di Gesù è la carne materna di Maria, il Sangue di Gesù è il sangue materno di Maria. Non sarà mai possibile, quindi, separare Gesù da Maria.
Per
questo, ad ogni S. Messa che si celebra, anche la Beata Vergine può ripetere
con verità
Gesù
nell'Ostia e nel Calice:
«Tu sei mio Figlio. Oggi io ti ho generato» (Sal 2, 7). E giustamente S.
Agostino ci insegna che nell'Eucaristia «Maria estende e perpetua la sua Divina
Maternità», mentre S. Alberto Magno esorta con amore: «Anima mia, se vuoi
godere l'intimità di Maria, lasciati portare fra le sue braccia e nutriti del
suo sangue...
Va'
con questo pensiero ineffabilmente casto alla mensa di Dio e troverai nel Sangue
del Figlio il nutrimento della Madre».
2.
Dicono parecchi Santi e teologi (S. Pier Damiani, S. Bernardo, S.
Bonaventura, S. Bernardino...) che Gesù istituì 1Eucaristia anzitutto per
Maria e poi, tramite Maria, Mediatrice universale da ogni grazia, per tutti noi.
È da Maria, quindi, che ci viene donato Gesù giorno per giorno: e in Gesù è
sempre la carne immacolata e il sangue verginale della Sua Madre divina che
penetra nel nostro cuore e inebbria la nostra anima. In un'estasi durante la i
celebrazione della S. Messa, S. Ignazio di Loyola contemplò un giorno la realtà
svelata di questa dolcissima verità, e ne restò celestialmente commosso.
Se
pensiamo, inoltre, che Gesù, frutto del seno immacolato di Maria, è tutto
l'amore, tutta la dolcezza, tutta l'intimità, tutta la ricchezza, tutta la vita
di Maria, ricevendo Lui noi non possiamo non ricevere anche Colei che per i
vincoli della carne e del sangue forma un'unica cosa, un solo tutto con Gesù,
sempre e indissolubilmente «unita al suo Diletto» (Cant 8, 5). Non è forse
vero che l'amore, e soprattutto l'amore divino, unisce e unifica? E possiamo noi
pensare, dopo l'unità che esiste nella Trinità Beata, una unità più intima e
totale di quella fra Gesù e Maria Vergine?
L'immacolatezza
di Maria, la verginità di Maria, la tenerezza, la dolcezza, l'amore di Maria, e
perfino gli stessi tratti del volto celestiale di Maria, tutto noi ritroviamo in
Gesù, giacché l'umanità santissima assunta dal Verbo è tutta e solo umanità
di Maria, per il mistero ineffabile della Concezione verginale, operata dallo
Spirito Santo, che rese Maria Madre di Gesù consacrandola Vergine eternamente
intatta e splendente nell'anima e nel corpo.
Per
questo «l'Eucaristia - scrive ancora S. Alberto Magno - crea gli impulsi
dell'amore angelico e ha la singolare efficacia di mettere nelle anime un sacro
istinto di tenerezza per la Regina degli Angeli. Ella ci ha dato la carne
della sua carne, le ossa delle sue ossa, e continua a darci nell'Eucaristia
questa dolce e verginale vivanda celeste».
Infine,
come nella generazione eterna del Verbo, in seno alla Trinità, il Padre si dona
tutto al Figlio, «specchio del Padre», così nella generazione temporale dello
stesso Verbo in seno all'umanità, la Madre Divina si dona tutta al Figlio, al
suo Gesù, «il fiore verginale della Vergine Madre» (Pio XII); e il Figlio a
sua volta si dona tutto alla Madre assimilandosi a Lei e rendendola «tutta
deificata» (S. Pier Damiani).
3.
S. Pietro Giuliano Eymard, il santo tutto amore all'Eucaristia, affermava che
già su questa terra, dopo l'Ascensione di Gesù al cielo, la Beata Vergíne
«viveva nel Santissimo Sacramento, viveva di esso», e il santo amava perciò
chiamarla «Nostra Signora del Santìssìmo Sacramento». E P. Pìo da Pìetrelcina
diceva talvolta ai suoi figli spirituali: «Ma non vedete la Madonna sempre
accanto al Tabernacolo?». E come non potrebbe non esserci Lei che sul Calvarío
«stava presso la Croce di Gesù» (Gv 19, 25)? Per questo S. Alfonso de'
Liguori ad ogni visita a Gesù Eucaristico univa sempre la Visita a Maria SS.
E il B. Massimiliano M. Kolbe raccomandava che, andando da Gesù Eucaristico,
non si trascurasse mai il ricordo della presenza di Maria, chiamandola e
unendosi a Lei, facendosi almeno attraversare la mente dal suo Nome soave.
Nella
vita di S. Giacinto, domenicano, si legge che una volta, il Santo, per evitare
una profanazione del Santissimo Sacramento, corse a prendere dal Tabernacolo
la Pissíde con le Sante Partícole, per metterla al sicuro. Mentre S. Giacinto
stava per andar via con Gesù Eucaristico stretto al petto, udì una voce venire
dalla statua di Maria SS, posta accanto all'altare: «E come? Porti via Gesù
senza portare anche me? ...». Il Santo si fermò interdetto, capì il
richiamo, ma non sapeva come fare a portare via anche la statua della Celeste
Mamma. Incerto, si avvicinò alla statua per cercare di prenderla con la sola
mano libera che poteva avere, ma non ci fu bisogno di sforzo alcuno, perché la
statua era divenuta leggera come una piuma. Il significato del prodigio è
delicatissimo: prendere Maria con Gesù non può pesare né costare
assolutamente nulla, perché Essi «stanno l'uno nell'altro» (Gv 6, 57) in
maniera divinamente sublime.
Bellissima
è anche la risposta che S. Bernardetta Soubirous diede a chi voleva metterla in
difficoltà con una domanda un po' imbarazzante: «Ti piace di più ricevere la
S. Comunione o vedere la Madonna nella grotta?». La piccola santa pensò qualche
istante e poi rispose: «Che domanda strana! Sono cose che non si possono
separare. Gesù e Maria vanno sempre insieme».
4.
L'unione fra la Madonna e l'Eucaristia resterà di sua natura indissolubile «fino
alla consumazione dei secoli» (Mt 28, 20). Sì, Maria con il suo corpo e con
la sua anima è il celeste «Tabernacolo del Signore» (Ap 21, 3); è
l'incorruttibile ostia «santa e immacolata» (Ef 5, 27) che riveste di sé il
Verbo di Dio fatto uomo.
S. Germano arriva a chiamarla «paradiso soavissimo di Dio!». E anzi, secondo una pia sentenza, avvalorata dalle estasi e visioni di S. Veronica Giuliani, e soprattutto della Beata Maddalena Martinengo, anche in Paradiso la Vergine Santissima conserva e conserverà in eterno Gesù Ostia visibile nel suo petto, e ciò a sua «eterna consolazione, per giubilo di tutti i Beati, e specialmente a perenne letizia dei devoti del SS. Sacramento». E l'immagine della Madonna Mediatrice universale fatta dipingere anche recentemente da Madre Speranza e collocata nel Santuario di Collevalenza. È la stessa immagine riprodotta di frequente negli ostensori eucaristici dei secoli scorsi, che rappresentano la Madonna con l'incavo nel petto per collocarvi l'Ostia Consacrata. «Beato il grembo che ti ha portato», gridò la donna in mezzo alla folla. E per questo in alcune chiese di Francia il tabernacolo eucaristico veniva collocato in una statua dell'Assunta. Il significato è luminoso: è sempre Maria SS. che ci dona Gesù, frutto benedetto del suo seno verginale e Cuore e del suo Cuore Immacolato. Ed Ella continuerà per l'eternità a portare Gesù Eucaristia nel suo petto per offrirLo alla contemplazione gioiosa dei Beati ai quali è dato già adesso vedere la Divina Persona di Gesù nelle Specie eucaristiche, secondo l'insegnamento del Dottore Angelico, S. Tommaso d'Aquino.
5.
Ma anche l'unione nostra con la Madonna trova al suo punto ardente di fusione pièna
e più amorosa proprio nellEucaristia, e specialmente nella S. Comunione. Con
Gesù Ostia anch'Ella entra spiritualmente in noi, si fa tutt'una con ciascuno
di noi suoi figli, effondendo il suo amore materno sulla nostra anima e sul nostro
corpo. Scrisse bene, infatti, il grande S. Ilario, Padre e Dottore della
Chiesa: «La gioia più grande che noi possiamo dare a Maria è quella di
portare Gesù Eucaristico nel nostro petto». La Sua materna unione con Gesù
diventa unione anche con chi sì unisce a Gesù, specialmente nella S.
Comunione. E che cosa può allietare tanto chi ama, quanto l'unione con la
persona amata? E noi non siamo forse i figli diletti della Celeste Mamma?
Quando
noi andiamo da Gesù all'altare, troviamo sempre, come i Re Magi a Betlem, «Gesù
con Maria sua Madre» (Mt 2, 2); e Gesù Ostia, sull'altare del nostro cuore, può
ripetere a ciascuno di noi come a S. Giovanni Evangelista sull'altare del Calvario:
«Ecco tua Madre» (Gv 19, 27).
Con
sublime elevazione, S. Agostino ci illustra ancora meglio come Maria SS.
si fa nostra e si
unisce a ciascuno di noi con la Comunione Eucaristica: «Il Verbo è il
nutrimento degli Angeli. Gli uominí non hanno la forza di nutrirsi, eppure ne
hanno bisogno. Occorre trovare una madre che mangi di questo Pane soprasostanziale,
e lo trasformi in latte per nutrire i suoi poveri figli. Ed ecco Maria: ella
si nutre del Verbo e lo trasforma nella SS. Umanità, lo trasforma in Corpo e
Sangue, in questo latte soavissimo che sì chiama Eucaristia».
Per
questo è cosa naturale che nei grandi, come nei pìccoli, santuari mariani si
sviluppa sempre la pietà eucaristica, al punto da poterli considerare anche
Santuari eucaristici, Si pensi a Lourdes, Fatima, Loreto, Pompei..., dove le
folle si accostano all'altare a file quasi interminabili per' nutrirsi del
Frutto di Maria. E non può essere diversamente, perché non c'è unione così
intima e dolce con la Madonna come quella che si realizza ricevendo la SS.
Eucarístia. Davvero Gesù e Maria «vanno sempre insíeme», come diceva S.
Bernardetta!
G.
Riflettiamo, inoltre, che la Madonna stessa a Fatima, insieme al S. Rosario,
chiese soprattutto la Comunione riparatrice per tutte le offese e gli oltraggi
che riceve il suo Cuore Immacolato. Ella cerca cuori amanti che vogliano
consolarLa «accogliendola nella propria dimora», come fece S. Giovanni
Evangelista (Gv 19, 27). E noi davvero L'accogliamo - nella dimora del nostro
cuore, nel modo più intimo e a Lei più caro, ogni volta che La facciamo
penetrare con Gesù Ostia in noi, e Le offriamo Gesù vivo e vero a suo supremo
conforto e delizia. Ma quale grazia non è mai questa, di trovarci anche noi
uniti alla Madonna, con Gesù e in Gesù?
Non
voleva forse S. Ambrogio che tutti i cristiani avessero «l'anima di Maria per
magnificare il Signore, lo spirito di Maria 1 per esultare in Dio?». Proprio
questo ci vien concesso in maniera superlativa in ogni S. Comunione.
Pensiamoci con affetto e gratitudine.
Alla base di uno degli antichi ostensori raffiguranti Maria SS. che porta l'Eucaristia nel petto, si trovano incise queste parole: O cristiano, che pieno di fede vieni a ricevere il Pane di vita, mangialo degnamente, e ricordati che esso è stato impastato con il purissimo sangue di Maria». In realtà, Maria può davvero chiamarci a Sé e dirci con il profeta ispirato: «Venite e mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato per voi» (Prov 9,5).
Adorazione
in silenzio
Salmo
44
La
Regina è tutta splendore! Effonde il mio cuore liete parole, io canto al re il
mio poema.
La
mia lingua è stilo di scriba veloce. Tu sei il più bello tra i figli
dell'uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia, ti ha benedetto Dio per
sempre. n Il tuo trono Dio, dura per sempre; è scettro giusto lo scettro del
tuo regno. Ami la giustizia e l'empietà detesti: Dio, il tuo Dio ti ha
consacrato con olio di letizia, a preferenza dei tuoi eguali.
Le
tue vesti sono tutte mirra, aloè e cassia, dai palazzi d'avorio ti allietano le
cetre. Figlie di re stanno tra le tue predilette; alla tua destra la regina in
ori di Ofir. E Ascolta, figlia, guarda, porgi l'orecchio, dimentica il tuo
popolo e la casa di tuo padre; al re piacerà la tua bellezza.
Egli
è il tuo Signore: prostrati a lui. n La figlia del re è tutta splendore, gemme
e tessuto d'oro è il suo vestito. È presentata al re in preziosi ricami; con
lei le vergini compagne a te sono condotte guidate in gioia ed esultanza.
V.
Il Verbo si è fatto Carne.
R.
Nel grembo della Vergine Maria.
Preghiamo.
O Dio, che per conformarci all'immagine del tuo Figlio ci nutri col suo Corpo e
il suo Sangue, fa' che sull'esempio e per l'intercessione di Colei che gli ha
dato il Corpo e il Sangue ascoltiamo la tua parola e la mettiamo in pratica. Per
Cristo nostro Signore.
Canto:
L’anima mia magnifica, oppure Magnifica il Signore anima mia o altro.
2.
Magistero della Chiesa
Maria
guida i fedeli all’Eucaristia (Giovanni Paolo Il, Redemptoris Mater 44).
La
Chiesa si incontra con Maria e cerca di diventare simile a lei. Ad imitazione
della madre del suo Signore, con la virtù dello Spirito Santo, conserva
verginalmente integra la fede, solida la speranza, sincera la carità. Maria è,
dunque, presente nel mistero della Chiesa come modello. Ma il mistero della
Chiesa consiste anche nel generare gli uomini ad una vita nuova e immortale:
è la sua maternità nello Spirito Santo. E qui Maria non solo è modello e
figura della Chiesa, ma è molto di più. Infatti, «con amore di madre ella
coopera alla rigenerazione e formazione» dei figli e figlie della madre Chiesa.
La maternità della Chiesa si attua non solo secondo il modello e la figura
della Madre di Dio, ma anche con la sua «cooperazione». La Chiesa attinge
copiosamente da questa cooperazione, cioè dalla mediazione materna che è
caratteristica di Maria, in quanto già in terra ella cooperò alla
rigenerazione e formazione dei figli e delle figlie della Chiesa, come Madre di
quel Figlio «che Dio ha posto quale primogenito tra molti fratelli».
Vi
cooperò - come insegna il Concilio Vaticano II - con amore di madre. Si scorge
qui il reale valore delle parole dette Ì da Gesù a sua madre nell'ora della
Croce: « Donna, ecco il tuo figlio» e al discepolo: «Ecco la tua madre» (Gv
19, 26-27). Sono s parole che determinano il posto il Maria nella vita dei
discepoli di Cristo ed esprimono la sua nuova maternità quale Madre del
Redentore: la maternità spirituale, nata dall'intimo del mistero r pasquale del
Redentore del mondo. È una maternità nell'ordine della grazia, perché implora
il dono dello Spirito Santo che suscita i nuovi figli di Dio, redenti mediante
il sacrificio di Cristo: quello Spirito che insieme alla Chiesa anche Maria ha
ricevuto nel giorno di Pentecoste.
Questa
maternità è particolarmente avvertita e vissuta dal popolo cristiano nel sacro
Convito - celebrazione liturgica del mistero della redenzione -, nel quale si fa
presente Cristo, il suo veroi corpo nato da Maria Vergine.
Ben
a ragione la pietà del popolo cristiano ha sempre ravvisa-~ to un profondo
legame tra la devozione alla Vergine santa e ilp culto dell'Eucaristia: è,
questo, un fatto rilevabile nella liturgiar sia occidentale che orientale, nella
tradizione delle Famiglie reli-~ giose, nella spiritualità dei movimenti
contemporanei anche gio-' vanili, nella pastorale dei santuari mariani. Maria
guida i fedeli all’Eucaristia.
Ave,
verum Corpus natum de Maria Virginea (Giovanni Paolo Il,( 5 giugno 1983).
Ave,
vero Corpo nato da Maria Vergine!
Nella
festa del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, il nostro «grazie» è salito
riconoscente al Padre, che ci ha donato il Verbo divino, Pane vivo disceso dal
cielo, e si eleva con gioia alla Vergine, che ha offerto al Signore la Carne
innocente e il Sangue prezioso che riceviamo all'Altare. Ave, verum Corpus:
Corpo vero, veramente concepito per opera di Spirito Santo, portato in grembo
con ineffabile amore (prefazio II di Avvento); nato per noi da Maria Vergine:
natum de Maria Virgine.
Quel
Corpo e quel Sangue divino, che dopo la Consacrazione è presente sull'Altare,
e viene offerto al Padre, e diventa comunione d'amore per tutti, rinsaldandoci
nell'unità dello Spirito per fondare la Chiesa, conserva la sua originaria
matrice da Maria. Li ha preparati lei quella Carne e quel Sangue, prima di offrirli
al Verbo come dono di tutta la famiglia umana, perché egli se ne rivestisse
diventando nostro Redentore, sommo Sacerdote e Vittima.
Alla
radice dell'Eucaristia c'è dunque la vita verginale e materna di Maria, la
sua traboccante esperienza di Dio, il suo cammino di fede e di amore, che
fece, per opera dello Spirito Santo, della sua carne un tempio, del suo cuore un
altare: poiché concepì non secondo natura, ma mediante la fede, con atto
libero e cosciente: un atto di obbedienza. E se il Corpo che noi mangiamo e il
Sangue che beviamo è il dono inestimabile del Signore risorto a noi viatori,
esso porta ancora in sé, come Pane fragrante, il sapore e il profumo della
Vergine Madre.
Vere
passum immolatum in Croce pro homine. Quel Corpo ha veramente patito, ed è
stato immolato sulla Croce per l'uomo. Nato dalla Vergine per essere oblazione
pura, santa ed immacolata, Cristo compì sull'altare della Croce il sacrificio
unico e perfetto, che ogni Messa, in modo incruento, rinnova e rende attuale. A
quell'unico sacrificio ebbe parte attiva Maria, la prima redenta, la Madre della
Chiesa. Essa stette accanto al Crocifisso, soffrendo profondamente col suo
Unigenito; si associò con animo materno al suo sacrificio; acconsentì con
amore alla sua immolazione (cf Lumen Gentium, 58; Marialas Cultus, 20): lo
offrì e si offìi al Padre. Ogni Eucaristia è memoriale di quel Sacrificio e
della Pasqua che ridonò vita al mondo; ogni Messa ci pone in comunione intima
con lei, la Madre, il cui sacrificio «ritorna presente», come «ritorna
presente» il sacrificio del Figlio alle parole della Consacrazione del pane e
del vino pronunciate dal sacerdote (cf. Discorso alla celebrazione della Parola,
2 giugno 1983, n. 2).
Non
dirmi di no! (S. Francesco di Sales).
Non
dirmi, Vergine santa, che tu non puoi, perché io so che il tuo Figlio divino ti
ha dato ogni potere sia in cielo che sulla terra. Non dirmi che non devi, poiché
tu sei la Madre universale e comune di tutti gli uomini, e di me pure in
particolare.
Se
tu non potessi, io ti scuserei dicendo: è vero che è mia madre e mi ama come
figlio, ma non ne ha colpa, perché manca di potere. Se tu non fossi mia Madre,
io pazienterei dicendo: essa è ricca, capace di assistermi, ma siccome non è
mia Madre, non ha tenerezza per me.
Ma
dal momento che tu, Vergine Santissima, sei la mia Madre e sei potente, come
ti scuserei se non mi sollevassi, se non mi prestassi il tuo soccorso, se non mi
concedessi la tua assistenza?
Pensaci,
o Madre mia: tu sei obbligata a concedermi i favori che ti chiedo, ad esaudire
le mie domande.
Concedimi
tutti i doni che piacciono al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Prima
della Comunione (Messale Romano).
O
Madre della pietà e della misericordia, beatissima Vergine Maria, io misero e
indegno peccatore ricorro a te con tutto il cuore e l'affetto; e supplico la tua
pietà, che, come assistesti il' tuo dolcissimo Figlio pendente dalla Croce, così
ti degni di assistere benignamente anche me, misero peccatore, e tutti i
fedeli che oggi assistono qui e in tutta la santa Chiesa; affinché soccorsi
dalla tua grazia possiamo offrire un'ostia degna e accetta al>i cospetto
della somma e individua Trinità. s e Dopo la Comunione (Messale Romano).
Maria,
Vergine e Madre santissima, ecco che io ho ricevuto il! tuo amatissimo Figlio,
che tu concepisti nel tuo seno immacolato, generasti, allattasti e stringesti
con soavissimi abbracci. Ecco,j colui il cui aspetto ti rallegrava e ricolmava
di ogni letizia, io te lo ripresento ed offro affinché tu lo stringa tra le tue
braccia, lo ami col tuo cuore, e lo offra alla Santissima Trinità in supremo!
atto
di adorazione, per la tua stessa gloria e per le necessità mie e di tutto il
mondo. Quindi ti prego, o Madre piissima: ottienimi il perdono di tutti i miei
peccati, e grazia abbondante di servirlo in seguito con più fedeltà; e infine
la perseveranza finale, affinché io possa lodarlo con te e per tutti i secoli
dei secoli.
Voi
mi conoscete (S. Alfonso de' Liguori).
Voi,
meglio di me, conoscete le mie miserie, le mie necessità. Sono così misero ed
ignorante, che neppure so conoscere le grazie che più mi abbisognano. Regina
e Madre mia dolcissima, cercate voi per me, ed impetratemi quelle grazie che voi
ritenete più utili per l'anima mia. O Signore, concedetemi ciò che per me vi
domanda la Vergine Santa!
Inno
liturgico (dal Pange Lingua) (recita a cori alterni)
Il
mistero dell'altare canti lieto l'animo:
il
suo corpo e il suo sangue Cristo ci comunica:
pegno
certo di salvezza offre a tutti gli uomini.
È
mandato a noi dal Padre, nasce dalla Vergine;
nella
terra che l'attende il vangelo predica; pegno certo di salvezza offre a tutti
gli uomini.
La
divina Eucaristia adoriamo supplici:
Cristo
fonda un'era nuova che non ha più termine; e la fede ci rivela
che
tra noi egli abita.
Lode
al Padre, onore al Figlio, ch'egli sempre genera;
sommo
gaudio, eterno osanna, esultante cantico;
gloria
all'infinito Amore, il divino Spirito. Amen.
Canto:
Salve Regina, oppure Ave Regina fulgida, o altro.
3.
Testimonianze dei santi
I Santi e la Comunione con Maria.
-
La miglior preparazione alla S. Comunione è quella che si fa con Maria. Perché
Maria è veramente «la Madre dell'Eucaristia», perché l'Eucaristia ci viene
in origine da lei. Senza Gesù non avremmo l'Eucaristia; ma senza Maria non
avremmo Gesù.
«Ave,
verum corpus, natum de Maria Virgine» (S. Grignon de Montfort).
-
A Maria, quale universale dispensatrice della grazia, dei tesori della grazia
racchiusi nella SS. Eucaristia, spetta fare conoscere e amare Gesù nel SS.
Sacramento; a lei spetta disporre le anime alla S. Comunione; essa è la
tesoriera di tutte le grazie racchiuse nella S. Eucaristia, sia quelle che ci
preparano a riceverla, sia quelle che da questo sacramento derivano (S. Pier
Giuliano Eymard).
-
Se nella gloria che godo potessi provar dolore, una delle cause che me lo
darebbero più vivo è la formidabile villania e audacia degli uomini
nell'accostarsi a ricevere il Sacro Corpo del mio Figlio adorabile: gli uni
immondi e abominevoli, gli altri senza venerazione e rispetto, e quasi tutti
senza attenzione e conoscenza di quanto pesa e vale quel cibo che non è meno
dello stesso Dio, o per eterna vita o per eterna rovina. Temi, dunque, piangi e
domanda il rimedio. Quando ti accosterai alla Comunione caccia dall'intelletto
ogni immagine terrena non attenden. do
che a ciò che fai. Quanto farai, sarà sempre meno di ciò che devi e di ciò
che richiede un sì venerabile Mistero (Maria SS. alla Ven. Agreda).
-
Mi immagino la mia anima come un terreno sgombro, e prego la Madonna di togliere
i rottami che potrebbero impedir-! gli di essere sgombro; poi la suppplico di
piantare essa stessa una vasta tenda del Paradiso, di addobbarla con i suoi
propri ornamenti; indi invito tutti gli Angeli e i Santi perché vengano a farvi
un magnifico concerto. Perciò quando Gesù scende nel, mio cuore mi sembra che
sia contento di essere così ben accol-€ to, e sono contenta anch'io (S.
Teresa di Lisieux).
-
«Spiegatemi, voi, o Maria, che cosa è la S. Comunione! Ottenetemi un raggio
della vostra luce per comprendere qualche; cosa» (S. Curato d'Ars).
La
Comunione con Maria (S. Grignon di Montfort).
-
Prima della Comunione. Ti umilierai profondamente davan-; ti a Dio.
Rinnoverai
la tua consacrazione, dicendo: «Io sono tutto tuo, e tutto ciò che possiedo è
tuo, mio amabile Gesù, per mezzo di Maria, tua santa Madre».
Supplicherai
questa buona Madre di prestarti il suo cuore, per potervi ricevere Gesù con le
sue stesse disposizioni.
Le
farai notare che ne andrebbe della gloria del suo Figlio, se fosse ricevuto in
un cuore macchiato e incostante come il tuo, capace anche di rubargli la gloria
o di separarsi da lui; che se vuol venire ad abitare in te, per ricevervi ella
stessa il Figlio, può farlo benissimo, per quel dominio che le spetta sui
cuori; e che Gesù sarà accolto nel migliore dei modi da lei, in mezzo a tanta
luce e senza rischio d'essere offeso e cacciato fuori: «Dio sta in essa: non
potrà vacillare».
Le
dirai confidenzialmente che tutti i beni che le hai dati per farle onore sono
ben poca cosa, ma che ora, nella santa Comunione, vuoi offrirle lo stesso dono
fattole un giorno dal Padre: dono di cui ella sarà più onorata che se le
offrissi tutti i beni del mondo.
Le
dirai ancora che Gesù le vuol bene in modo unico e desidera compiacersi e
riposarsi tuttora in lei, pur nel segreto della tua anima, che è immonda e
povera più della stalla di Betlemme, dov'egli non disdegnò di nascere, perché
vi trovava lei.
Le
chiederai poi il suo cuore, con queste tenere espressioni: «Ti prendo per mio
tutto; dammi il tuo cuore, o Maria».
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Nella Comunione. Dirai al Figlio: « O Signore, non sono degno...» a causa
delle tue parole inutili e cattive e della tua infedeltà nel servirlo. Ma lo
pregherai di aver pietà di te, poiché stai per introdurlo nella casa di sua
Madre e di tua Madre, e non lo lascerai partire se prima non sarà venuto a
stare da lei: «Lo strinsi fortemente e non lo lascerò finché non l'abbia
condotto in casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice».
Lo
pregherai di alzarsi e di venire verso il luogo del s~o riposo e verso l'arca
della sua santificazione: «Alzati, Signore, verso il luogo del tuo riposo, tu e
l'arca della tua potenza».
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Dopo la Comunione. Standotene interiormente raccolto e con gli occhi chiusi,
introdurrai Gesù Cristo nel cuore di Maria. Lo darai alla Madre sua, che lo
riceverà con amore, lo collocherà con onore, l'adorerà profondamente,
l'amerà perfettamen-
te
e gli renderà, in spirito e verità, molti omaggi che le nostre fitte tenebre
non conoscono.
Oppure
ti terrai profondamente umiliato nel tuo cuore, alla presenza di Gesù che vive
in Maria; o rimarrai nell'atteggiamento dello schiavo che attende alla porta
del palazzo del Re, mentre questi si trova a colloquio con la Regina.
Mentre
il Re e la Regina parlano tra loro, senza che abbiano bisogno di te, tu te ne
andrai in spirito per cielo e terra e inviterai tutte le creature a
ringraziare, adorare ed amare Gesù e Maria, al tuo posto.
Invocazioni
(Dall'atto di consacrazione al Cuore di Maria di Giovanni Paolo 11,
Annunciazione 1984)
AffidandoTi,
o Madre, il mondo, tutti gli uomini e tutti i popoli, Ti affidiamo anche la
stessa consacrazione del mondo, mettendola nel tuo Cuore materno.
O
Cuore immacolato! Aiutaci a vincere la minaccia del male, che così facilmente
si radica nei cuori degli uomini d'oggi e che nei suoi effetti già grava sulla
vita presente e sembra chiudere le vie verso il futuro!
Diciamo
insieme: E Liberaci o Maria! Dalla fame e dalla guerra.
Dalla
guerra nucleare, da un'auotodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra.
D
Dai
peccati contro la vita dell'uomo sin dai suoi albori. Dall'odio e
dall'avvilimento della dignità dei figli di Dio.
Da
ogni genere di ingiustizia nella vita sociale, nazionale e internazionale.
Dalla
facilità di calpestare i comandamenti di Dio.
Dal
tentativo di offuscare nei cuori umani la verità stessa di Dio. Dallo
smarrimento della coscienza del bene e del male.
Dai
peccati contro lo Spirito Santo.
V.
Prega per noi, santa Madre di Dio. R.
Rendici degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo:
Accogli, o Madre di Cristo, questo grido carico di sofferenza di tutti gli
uomini! Carico della sofferenza di intere società!
Aiutaci
con la potenza dello Spirito Santo a vincere ogni peccato: il peccato dell'uomo
e il «peccato del mondo», il peccato in ogni sua manifestazione.
Si
riveli, ancora una volta, nella storia del mondo, l'infinita potenza salvifica
della Redenzione: potenza dell'Amore misericordioso! Che esso arresti il male!
Trasformi le coscienze!
Nel
Tuo Cuore Immacolato si sveli per tutti la luce della speranza! Canto: Padre
nostro o Pater noster
4.
Spiritualità cristiana
L’Eucaristia,
carne di Maria.
-
Nostra è la Vergine Maria, nostro il grembo della Madre, nostro il Frutto del
suo ventre, nostro il Mistero che in lei si opera
È
pericoloso allontanarsi da lei anche solo un soffio, poiché ella detiene le
ricchezze della salvezza, la Sapienza e la Scienza vi sono custodite a nostra
disposizione. Nel Figlio di Maria si trovano, appunto, i tesori di Sapienza e di
Scienza che vengono nascosti per arricchire i poveri.
Proprio
per la miseria degli indigenti, per il gemito dei poveri Cristo è venuto dal
Cuore del Padre nel cuore aèlla Beatissima Vergine, nel seno della quale ha
posto un tesoro per i poveri. Qui vengono ad arricchirsi quanti hanno un animo
di povero, quanti l'orgoglio non ha ancora arricchiti di vanità e di menzogna.
0
uomini, fino a quando sarete duri di cuore? Fino a quando vi allontanerete dal
cuore di Maria? Perché non accorrete a lei, se solo pensaste che nel seno della
Vergine «il Signore ha glorificato il Figlio suo»?
Il
supremo ricco non si sarebbe fatto povero se non avesse voluto mettersi sullo
stesso piano dei poveri, dimostrare che la misericordia della Vergine si estende
a tutti.
Infinita
e suprema bontà di colui che viene a salvarci!... Purezza e amore di Colei
che lo dà alla luce! Se io sono potuto essere di coloro cui queste cose sono
state rivelate, chi non potrebbe godere altrettanto?...
Che
cosa è più dolce che trovarsi presso la culla del Verbo, riposare nella casa
del Cristo in piena libertà, giocare con questo delizioso Bambino?...
No,
non credo sia cosa prudente allontanarmi anche solo un momento dalla compagnia
della Vergine santa. Mi aggrapperò a lei, non l'abbandonerò mai. Se, infatti,
mi venisse a mancare la sollecitudine della sua misericordia, sarei certamente
un figlio disgraziato! (Adam
de Perseigne, Sermone su Maria).
-
Maria fu coperta d'ombra dalla carne del Figlio suo. Così anche per me la carne
del Figlio è un'ombra protettrice quando lo mangio nel sacramento (Bernardo di
Clairvaux, Super Cantica 48,6).
-
«Lo dirò a tua Madre».
A
Lourdes un giovane giace sulla sua barella di ammalato. Il vescovo passa a
benedire con l'Eucaristia. Il giovane grida:
-
Per l'amore che porti a tua Madre, guariscimi!
La
guarigione non viene. Il vescovo passa avanti a benedire altri malati. Il
giovane grida ancora:
-
Ah, Gesù, non mi hai voluto guarire! Lo dirò a tua Madre! Il vescovo torna
indietro a benedirlo e il giovane guarisce (P. Rolando).
•
Vinum germinans virgines (Zac 9, 17).
Gesù
Cristo è il Verbo generato per generazione spirituale purissima dal Padre. Come
uomo è generato per generazione verginale dalla sempre Vergine Maria. Suo padre
putativo è San Giuseppe, sposo verginale di Maria.
Donandosi
eucaristicamente a noi nella sua immacolata verginità, a chi lo riceve con le
debite disposizioni Gesù offre il dono inestimabile della castità: «Chi
mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna, e io lo risusciterò
nell'ultimo giorno» (Gv 6, 54).
Che
cosa è la castità? San Paolo ci insegna: «Non sapete che voi siete tempio di
Dio, e che lo Spirito Santo abita in voi?» (1 Cor 3, 16). La castità è quell'irradiazione
della presenza dello Spirito Santo in noi che ci conferisce il dominio dello
spirito sul corpo e ci rende «tempio sacro di Dio» (1 Cor 3, 17).
L'impurità
rende l'uomo schiavo della carne, la castità dona all'uomo l'originaria dignità
spirituale. Essa è difesa dal pudore, tipico dell'uomo e della donna
consapevoli della propria dignità di creature razionali.
Le
aberrazioni della carne descritte dall'Apostolo (Rm 1, 18s) ci rivelano che
senza la grazia di Dio l'uomo gravita inevitabilmente verso ogni genere di
impurità. C- è confermato anche dal secolarismo moderno: nella misura che il
mondo si scristianizza, ricade nelle aberrazioni pagane della carne. L'uomo
che non vive nello Spirito, l'uomo che non viene alimentato dall'Eucaristia,
cade inesorabilmente nel vizio impuro. 1 movimenti atei e laicisti sono
marchiati di impurità ad ogni livello, e la diffondono con accanimento sotto
vari pretesti. Chi non è compensato dalle gioie dello spirito cerca
inevitabilmente un compenso nel piacere sensuale (si veda O. Nardi, La quarta
rivoluzione, di nostra edizione).
L'esperienza
della Chiesa conferma oggi più che mai che solo mediante l'Eucaristia è
possibile conservarsi casti nel corpo e nello spirito. E conferma che la castità
è un dono speciale di Maria Vergine ai suoi figli prediletti.
La
santità nella Chiesa è segnata da questo splendido dono: l'area della castità
nel mondo è circoscritta dalla Chiesa, e brilla soprattutto nei consacrati,
uomini e donne dediti alla propria santificazione nel sacerdozio, nella vita
religiosa, apostolica, missionaria.
L'Eucaristia
e la devozione a Maria conservano i fanciulli nello splendore dell'innocenza;
corroborano i giovani contro le tentazioni; alimentano nei fidanzati gioia,
equilibrio, capacità di amare; conservano gli sposi nel casto amore sponsale.
È
grazie all'Eucaristia che «Il Signore dà loro vittoria, e come gemme di una
corona risplendono sopra la terra: il frumento (eucaristico) dà vigore ai
giovani e il vino (eucaristico) floridezza alle fanciulle» (v. Zac 9, 16s).
«Questa
sarà dora in poi tua Madre».
«Dopo
trent'anni conservo ancora freschissimo il ricordo dell'accoglienza fattami
dal servo di Dio p. Friedl al mio ingresso in noviziato. Mi prese con affetto la
mano e mi condusse subito nella cappellina di Mater Divinae Gratiae, e
additandomi l'immagine mi disse: "Questa sarà d'ora in poi la vostra
Madre". Poi ci inginocchiammo a pregare. In quel momento io mi sentii introdotto
in qualcosa di più alto e misterioso di quanto fossero le mura del noviziato.
Mi sentii trasportato in un'atmosfera che non avevo mai provato fino allora»
(Gioacchino Alberti S.I.).
Adorazione
in silenzio
Prefazio
È
veramente giusto lodarti, o Padre santo, per il disegno eterno di salvezza,
operato
dalla tua infinita sapienza per mezzo di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro
Signore. Egli è il tuo Verbo coeterno con te nell'Amore, generato prima di ogni
creatura.
Tutto
è stato creato in Lui e in vista di Lui, e tutto in Lui attinge sussistenza.
Per
la nostra salvezza egli si è fatto Uomo,
€, immagine visibile dell'invisibile Dio.
Nascendo
nel grembo di Maria ha santificato la Madre fin dalla sua Immacolata Concezione,
e offrendosi a noi come pane di Vita porta a compimento l'opera di
santificazione del suo Corpo che è la santa Chiesa, nata dal costato aperto di
Cristo ad immagine della Vergine Madre.
È
un mistero di salvezza che ci colma di gratitudine e di gioia, e fa sgorgare dal
nostro cuore lo stesso canto di Maria.
Uniti
a lei, nostra Madre e Regina, con gli Angeli e i Santi del cielo proclamiamo a
gran voce la tua gloria.
Canto:
Santo, Santo, Santo (o Sanctus, Sanctus, Sanctus) Benedizione eucaristica o
Santa Messa