ORA DI ADORAZIONE EUCARISTICA_14

2. L'Eucaristia Verbo fatto carne 

Canto eucaristico introduttivo: Adoro te devote,

oppure T’adoriam, Ostia divina

Esposizione dell'Eucaristia

Adorazione in silenzio

 

1. Parola di Dio

e Il Verbosi è fatto carne (Gv 1, 1s). In principio era il Verbo,

e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto.

A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.

 

«Noi lo abbiamo toccato!» (1 Gv 1, 1 s).

Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita

- poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi -, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi,

perché anche voi siate in comunione con noi.

 

«Chi mangia la mia carne ha la vita eterna» (Gv 6, 48 s)

Disse Gesù ai giudei: «Io sono il pane della vita.

I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.

Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.

Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e lo vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me».

 

Meditazione

Il Corpo del Verbo è un sole (L'Eterno Padre a S. Caterina da Siena, Dialogo, 110).

Per l'unione della narara divina con la natura umana, voi ve­niste in tanta eccellenza, che in questo avete maggiore eccellen­za e dignità dell'angelo: poiché io presi la natura vostra e non quella dell'angelo. Io mi sono fatto uomo, e l'uomo si è fatto Dio, per l'unione della natura mia divina con la vostra natura umana. Questa grandezza è data in generale ad ogni creatura ragionevole; ma fra gli uomini elessi i miei ministri per la salute vostra, affinché per loro vi sia ministrato il Corpo e il Sangue dell'Unigeníto mio Figlio, perché voi lo riceviate dalle loro mani...

Questo Verbo, mio Figlio, col suo Corpo e col suo Sangue prezioso è un sole tutto Dio e tutto uomo; poiché egli è una me­desima cosa con me ed io con lui: la potenza mia non è separata dalla sapienza sua, né il calore, fuoco dello Spirito Santo, è sepa­rato dal Padre e dal Figlio: perché egli è una medesima cosa con noi. Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio, e i miei mi­nistri, nel corpo della Santa Chiesa, distribuiscono i raggi di questo divin Sole, dandovi il corpo di Cristo per cibo e il suo sangue per bevanda...

Questo Corpo è un Sole; però non vi può essere dato il Cor­po senza che vi sia dato il Sangue, né il Sangue né il Corpo sen­za l'Anima di questo Verbo; né l'Anima né il Corpo senza la mia Divinità, poiché l'una non si può separare dall'altra.

Così in questo ineffabile Sacramento voi ricevete tutta l'es­senza divina sotto quella bianchezza del pane; e siccome il sole non si può dividere, la divinità e l'umanità intera non si posson dividere in questa bianchezza dell'Ostia. Quand'anche l'Ostia si dividesse in mille migliaia di minuzzoli, in ciascuna di queste particelle si troverebbe Iddio e l'Uomo tutt'intero. Come divi­dendosi lo specchio non si divide l'immagine che si vede nello specchio, così dividendosi quest'Ostia non si divide la Divinità e l'Umanità, ma si troveranno in ciascuna parte nella loro tota­lità e senza essere diminuite.

 

Nel Verbo è la fonte della Vita (S. Colombano).

Cristo stesso è la Fontana della Vita che ci invita a lui perché lo beviamo.

Fratelli, seguiamo l'invito: la Vita, la Fonte della vita eterna, la Fonte dell'Acqua viva, la sorgente della luce, ci invita ad avvi­cinarci ad essa e a bere: quívi troviamo la Sapienza e la Vita, la Luce eterna.

Vedete donde scaturisce questa sorgente: dallo stesso luogo da cui è disceso il Pane. Infatti Pane e Fonte sono una stessa co­sa, ossia il Figlio unico nostro Dio, Gesù Cristo Signore, di cui dobbiamo avere sempre sete. Anche se lo mangiamo e lo divo­riamo col nostro amore, il nostro desiderio ci dà ancora sete di lui.

Beviamolo come acqua sorgiva, continuamente e con immen­so amore, beviamolo con l'avidità di cui siamo capaci e gustiamone la dolcezza. Dolce e nuovo, infatti, è il Signore.

Sia che lo mangiamo sia che lo beviamo, avremo sempre fa­me e sete di lui, poiché è per noi un nutrimento e una bevanda inesauribile per sempre. Mangiandolo non lo si consuma, be­vendolo non scompare. Eterno infatti è il nostro pane ed eterna la nostra sorgente, la nostra dolce sorgente.

L’Eucaristia primizia della messe (S. Cirillo d'Alessandria, in Jo. 4,2)

Guarda come si offerse a Dio Padre quando divenne un uo­mo come noi, prendendo la nostra rassomiglianza: come le pri­mizie della nostra falce... Si è offerto per tutti, è stato preso in mezzo a tutti, per dare la vita a tutti ed essere presentato a Dio Padre come il primo covone della messe.

 

Adorazione in silenzio

Salmo 144

O  Pane di Vita, Verbo di Dio!

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli.

Dicano la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza.

Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.

Tu apri la tua mano e sazi la fame di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie, santo in tutte le sue opere.

Il Signore è vicino a quanti lo invocano, a quanti lo cercano con cuore sincero.  V. Il verbo si è fatto carne!

R. E abita in mezzo a noi!

Preghiamo. Ti ringraziamo, o Padre, che hai tanto amato il mondo da dare a noi il tuo Figlio Unigenito. Fa' che il suo Corpo e il suo San­gue siano per noi cibo di vita eterna. Per Cristo nostro Signore.

Canto: Dio s'é fatto come noi, oppure Osanna al Figlio di David o altro.

 

2. Magistero della Chiesa

Il Verbo si è fallo Carne in mezzo a noi (Vaticano Il, cost. Sacro­sanctum Concilium).

Dio, il quale «vuole che tutti gli uomini si salvino e arrivino alla conoscenza della verità» (1 Tm 2, 4), «dopo avere a più ri­prese e in più modi parlato un tempo ai padri per il tramite dei profeti» (Eb 1, 1), quando venne la pienezza dei tempi, mandò il suo Figlio, Verbo fatto carne, unto di Spirito Santo, ad annun­ziare la buona novella ai poveri, a risanare i cuori affranti, «me­dico di carne e di spirito», Mediatore tra Dio e gli uomini. Infat­ti la sua umanità, nell'unità della persona del Verbo, fu strumen­to della nostra salvezza. Per cui in Cristo «avvenne la nostra per­fetta riconciliazione con Dio ormai placato e ci fu data la pie­nezza del culto divino». Quest'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo del Vecchio Testamen­to, è stata compiuta da Cristo Signore, specialmente per mezzo del mistero pasquale della sua beata Passione, Risurrezione da morte e gloriosa Ascensione, mistero col quale «morendo ha di­strutto la nostra morte e risorgendo ci ha ridonato la vita». Infat­ti dal costato di Cristo dormiente sulla Croce è scaturito il mirabile sa­cramento di tutta la Chiesa.

- Per realizzare un'opera così grande, Cristo è sempre pre­sente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgi­che. E’ presente nel Sacrificio della Messa sia nella persona del mini­stro, «Egli che, offrendosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero del sacerdote», sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei Sacramenti, di modo che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è Lui che parla quando nel­la Chiesa si legge la Sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda, Lui che ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro» (Mt 18, 20).

In quest'opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua Sposa amatissima, la quale prega il suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all'Eterno Padre. Giustamente perciò la Liturgia è ritenuta come l'esercizio del sa­cerdozio di Gesù Cristo, in essa, per mezzo di segni sensibili, viene significata e, in modo ad essi proprio, realizzata la santificazione dell'uomo, e viene esercitato dal Corpo Mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo Corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra azione della Chiesa, allo stesso titolo e allo stesso grado, ne uguaglia l'efficacia.

- Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui fu tra­dito, istituì il Sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, al fine di perpetuare nei secoli fino al suo ritorno, il Sacrificio della Cro­ce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memo­riale della sua Morte e della sua Risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura (47).

- Il sommo Sacerdote della nuova ed eterna Alleanza Cristo Gesù, prendendo la natura umana, ha introdotto in questo esi­lio terrestre quell'inno che viene eternamente cantato nelle sedi celesti. Egli unisce a sé tutta l'umanità, e se l àssocià nell'elevare questo divino canto di lode.

Questo ufficio sacerdotale Cristo lo continua per mezzo del­la sua Chiesa, che loda il Signore incessantemente e intercede per la salvezza del mondo non solo con la celebrazione dell'Eu­caristia, ma anche in altri modi, specialmente con l'Ufficio divi­no (83).

 

Preghiera in silenzio

«Uniscimi intimamente a te, Signore!» (Imitazione di Cristo 4,13). Chi mi aiuterà a trovare te solo, o Signore, e ad aprirti intera­mente il mio cuore per godere di te come desidero, senza che alcuno mi turbi, nessuna creatura mi muova o mi guardi, e tu solo parli a me e io a te, come l'amato all'amata e l'amico al­l'amico?

Questo chiedo, questo desidero: unirmi totalmente a te stac­candomi da qualsiasi creatura, in modo che mediante il santo Sacrificio e la Comunione frequente impari a gustare le cose ce­lesti ed eterne.

Oh, mio Dio! Quando sarò totalmente unito a te e dimentico di me stesso? Tu in me e io in te, in unione perfetta: dammi questa grazía!

Tu sei veramente il mio diletto tra mille, in cui mi compiac­cio di abitare tutti i giorni della mia vita. In te trovo grande pace  e riposo vero, mentre fuori di te c'è travaglio e miseria a non fi­nire.

Tu sei veramente il Dio nascosto, che non tratta con gli empi, ma con gli umili e i semplici. Quanto è soave il tuo Spirito, o Si­gnore! Per dimostrare ai tuoi figli la tua dolcezza ti sei degnato di fortificarli col Pane soavissimo che scende dal Cielo!

Veramente «non c'è popolo tanto grande che' abbia i suoi dèi così vicini come te, nostro Dio», sei vicino a tutti i tuoi fedeli (Dt 4,7), ai quali ti offri come sollievo quotidiano e cibo da man­giare e gustare per elevare il cuore al Cielo!

Quale gente è più eletta del popolo cristiano? Quale creatura sotto il Cielo è tanto amata quanto l'anima devota, nella quale entra Dio per pascerla con la sua carne gloriosa?

O grazia ineffabile, o ammirevole degnazione, o amore im­menso offerto all'uomo con predilezione singolare! Che cosa renderò al Signore per questa grazia, per questo amore così grande? Non posso dare altro a Dio che tutto il mio cuore ' unendomi a lui.     L Allora, unito a Dio in modo perfetto, esulterò pienamente nell'intimo, ed egli mi dirà: «Se tu vuoi essere con me, io voglio         't essere con te»; ed io risponderò: «Signore, degnati di rimanere con me: io voglio essere con te, tutto il mio desiderio è di esserti. È unito con tutto il cuore!».         i f e Dove è posato il pane e versato il vino come tua carne e tuo sangue, tu sei presente, o Verbo di Dio. E realmente, per la ve­nuta del tuo Spirito e la potenza dell'Altissimo, essi diventano ! tuo Corpo e tuo Sangue. E noi - quanto audaci! -, noi toc­chiamo il Dio inaccessibile, colui che risiede in una luce inac­cessibile non solo alla corruttibile nostra umanità, ma anche a tutte le schiere gloriose degli Angeli! (S. Efrem, Inno).

 

Ti rendiamo grazie, o Cristo, Dio nostro, che ci hai giudicati degni di partecipare al tuo Corpo e al tuo Sangue, per la remis­sione dei nostri peccati e per ottenere la vita eterna. Conservaci senza macchia, te ne preghiamo, perché tu sei la Bontà e l'Amo­re (Liturgia di S. Giacomo).

 

Invocazione degli Angeli.

O Angeli, Arcangeli, Troni, Dominazioni, Principati, Potestà, Virtù dei cieli, Cherubini e Serafini, o Santi tutti eSante di Dio, e in modo speciale voi, :'miei Santi Patroni, degnatevi intercede­re per me, affinché possa ricevere bene Gesù Eucaristia, Pane della vita, e offrire un degno Sacrificio all'onnipotente Iddio, a lode e gloria del suo nome, e per il profitto mio e di tutta la san­ta Chiesa.

 

Invocazioni di S. Giuseppe (Messale Romano).

O fortunato S. Giuseppe! A te, fu dato non solo di vedere e d'ascoltare quel Dio che molti re vollero vedere e non videro, ascoltare e non ascoltarono, ma di portarlo, baciarlo, vestirlo e custodirlo!

Prega per noi, beato Giuseppe, affinché siamo fatti degni del­le promesse di Cristo.

O Dio, che ci donasti un sacerdozio regale, fa' che, come il beato Giuseppe meritò di trattare con riverenza e di portare con le sue mani il tuo unigenito Figlio, nato dalla Vergine Ma­ria, così noi serviamo ai tuoi altari con cuore mondo e opere sante, affinché oggi riceviamo degnamente il sacrosanto corpo e sangue del tuo Figlio e ,meritiamo d'avere nel secolo futuro il premio eterno. Per il medesimo Cristo Signore nostro.

 

O custode e padre dei vergini, S. Giuseppe, alla cui fedele sol­lecitudine fu affidata la stessa Innocenza Cristo Gesù e la Vergi­ne delle vergini Maria: per questo duplice carissimo pegno, Ge­sù e Maria, ti prego e scongiuro che, preservandomi da ogni immondezza, mi faccia servire sempre castissimamente con anima incontaminata, con cuore puro e corpo casto, a Gesù e Maria.

 

Inno liturgico (da Verbum supernum prodiens) (recita a cori alterni)

Il Verbo eterno procedendo dal Padre, senza abbandonarne la destra venendo a compiere la sua opera, giunse alla sera della vita.

Mentre stava per essere consegnato a morte da uno dei suoi discepoli a coloro che gli portavano invidia, volle prima donarsi ai suoi discepoli in cibo di vita. Diede loro, sotto duplice specie, la sua carne e il suo sangue, per cibare tutto intero l'uomo, con questa doppia sostanza.

Nascendo, si donò come compagno; a tavola come cibo; morendo, si offrì come riscatto; nella gloria si dona come premio.

Canto. Noi canteremo gloria a te, oppure Al tuo santo altrr o altro.

 

3. Testimonianze dei santi

Percezione sensibile dei Santi.

- S. Rosa da Lima, la B. Angela da Foligno, S. Caterina da Siena, S. Filippo Neri, S. Francesco Borgia, S. Giuseppe da Copertino, e tanti altri Santi, avvertivano sensibilmente la Presenza Reale di Gesù nel Tabernacolo e nelle Ostie consacrate, vedendolo con i loro occhi o gustandone l'ineffabile fragranza.

- S. Antonio di Padova, fece vedere ad un incredulo un mulo affamato inginocchiarsi di fronte all'ostensorio con il Santissi­mo, anziché buttarsi sul cesto di biada posto accanto all'osten­sorio.

- Un sacerdote non credeva ai doni speciali di S. Caterina. Si presentò a portare la Comunione a Caterina inferma con un'O­stia non consacrata. All'entrata del sacerdote, la Santa non si mosse, come di solito, per adorare Gesù Eucaristia, ma fissò il sacerdote e lo rimproverò apertamente dell'inganno e del pecca­to di idolatria in cui voleva farla cadere.

- Al contrario, S. Caterina da Siena, avvertita che avevano tol­to l'Eucaristia dal Tabernacolo, rimase egualmente in adorazio­ne. A un nuovo avviso essa assicurò che Gesù vi era ancora. In­fatti vi trovarono un'Ostia caduta dalla pisside.

- S. Teresa dAvila sapeva di che cosa parlava: «Quando an­davo a fare la comunione, mi ricordavo dell'immensa maestà che avevo visto, e pensavo che era veramente questa maestà presente nel SS. Sacramento. Il Signore mi permette spesso di vederlo nell'Ostia».

- A S. Alfonso de' Liguori infermo portarono la Comunione in cella. Una mattina, appena ricevuta l'Ostia, il Santo esclamò tra le lacrime: «Ma che avete fatto? Mi avete portato un'ostia senza Gesù, un'ostia non consacrata!». Si indagò sulla cosa, e si scoprì che realmente il sacerdote che aveva celebrato la Messa per distrazione non aveva detto la formula della consacrazione.

- Anche la B. Anna Maria Taigi, venne comunicata apposta con un'ostia non consacrata. La Beata lo capì immediatamente e ne provò grande tristezza, come confidò subito dopo al suo Confessore.

- P. Doyle S.I. scriveva nel 1915: «Non posso sopportare la mancanza del nostro diletto Signore. È cosa terribilmente dura dover vivere giorni e giorni senza la sua presenza eccetto quei pochi momenti del mattino durante la Messa, che mi rendono più aspro ancora, perché mi lasciano per 24 ore più affamato, in attesa di ritrovarlo. Ho scoperto una piccola cappella a qualche miglio di distanza di qui, ma non posso andarvi che di rado. Il pensiero che Gesù è solo in quel tabernacolo mi perseguita sempre, e la notte mi par di sentirlo chiamarmi in tono dolce e triste. Oh, come vorrei giunger fino a lui, attraverso il fango e sotto la pioggia!».

- A conferma della Presenza Reale di Gesù nell'Eucaristia, Dio ha compiuto miracoli strepitosi che stanno all'origine di ce­lebri santuari eucaristici quali Torino, Orvieto, Siena, Patierno e Lanciano. Qui si conserva una Particola trasformata in Carne di Cristo. Studi scientifici recenti stanno a dimostrare che si tratta di fibre del cuore (v. B. Sommaciccia, Il Miracolo eucaristico di Lanciano, Libreria del Santuario, Lanciano, pp. 140, con docu­mentazioni fotografiche ecc.).

 

Percezione mistica della Presenza di Gesù.

Claudine Moine era una giovane sarta tanto umile che sareb­be scomparsa senza tracce se il suo padre spirituale non avesse rivelato il suo segreto. Quando Luigi XIV veniva con tutto il suo sfarzo regale nella sua chiesa, a Parigi, essa diceva: «O Re dei re, voglio guardare te solo con tutti gli applausi rivolti ai re della terra». E commentava: «Non vorrei cambiare una sola Co­munione né le comunicazioni che Dio mi fa di se stesso per tut­ta la gloria degli Angeli e dei Santi nella beatitudine del Para­diso».

Lasciò scritto: «Nutrivo fortissimi sentimenti d'invidia e di gelosia per i tabernacoli e i cibori, poiché essi contengono e rac­chiudono sempre il sacro corpo del Salvatore; e quando li vede­vo chiudersi dopo la comunione, avrei voluto che il mio cuore si tramutasse in quei vasi sacri per possedere per sempre il bene che essi conservavano dentro di sé... A dire che cento e cento volte, e poi ancora cento e cento volte, vidi che dopo la consa­crazione del sacerdote la sostanza del pane era completamente distrutta restandovi solo le specie, che il corpo, l'anima e la divi­nità di Gesù Cristo erano nascosti sotto quelle specie, non pen­so di dire troppo né assolutamente d'esagerare.

Certo, non ho mai visto niente con gli occhi del corpo, ma con quelli dell'anima, essendo talmente certa e illuminata sulla presenza reale e vera di nostro Signore nel santissimo Sacramen­to che spesso esclamavo: "Dio mio, non ho più fede per questo mistero, se la fede consiste nel credere ciò che non si vede! Io conosco così chiaramente e così evidentemente la tua vera pre­senza in questo Sacramento che quanto vedo, odo, tocco, e tut­te le cose di cui posso avere certezza attraverso i sensi, mi sem-

brano vuote e menzognere a confronto della certezza che ho di questa verità!".

Vedevo, in una luce meravigliosa, come Gesù Cristo fosse in tutte le parti dell'Ostia con la stessa gloria e maestà che possie­de in cielo; come tutta la santissima Trinità vi fosse con tutte le sue perfezioni e attributi, benché il Padre e lo Spirito santo vi siano solo per accompagnamento; ma, avendo una stessa natura e divinità, vedevo come le Tre Persone fossero inseparabili, nel­la loro sola e stessa sostanza... Vedevo tutto questo per una luce nell'anima che, all'improvviso, scopre qualche verità. Per spie­garmi meglio, come ne 'sono capace, direi che è come quando all'improvviso e senza pensarci, si vede una persona davanti ai propri occhi...

Queste evidenze mi: seguivano come una persona che, da qualsiasi parte si dovesse voltare, ne vede sempre un'altra tro­vandola continuamente. nella stessa traiettoria. Infatti, fossi stata raccolta in preghiera o a1 lavoro, ma specialmente alla comunio­ne, io vedevo tutto questo».

 

NellEucaristià vedevano il Bambino.

- S. Caterina vedeva spesso nascosto nelle mani del sacerdote un bambino, talvolta un fanciullo un poco più grande, talaltra una fornace di fuoco ardente nella quale le pareva che entrasse il sacerdote nel momento stesso che egli consacrava le sacre specie. Quando lei riceveva il venerabilissimo Sacramento, le ac­cadeva spesso di sentire un grande e così soave profumo che quasi veniva meno. Vedendo o ricevendo il Sacramento dell'al­tare, si generava sempre nell'animo suo un nuovo e indicibile gaudio, tanto che il cuore le sobbalzava dentro il petto per la gioia, producendo un rumore così sonoro che l'udivano anche le compagne che le stavano vicine, le quali, avvertita la cosa più e più volte, la riferirono a fra' Tommaso suo confessore. Egli fe­ce un'accurata indagine, e trovato che la cosa era vera, la lasciò in iscritto ad eterna memoria. Quel rumore non assomigliava al gorgoglio che si produce naturalmente nelle viscere dell'uomo, ma era un rumore che non aveva niente del naturale. Né è da meravigliarsi se un cuore, dato in un modo soprannaturale, so­prannaturalmente si muovesse, perché anche il profeta disse: «Il

cuore mio e la mia carne esultano in Dio vivo». Il profeta dice Dio vivo per significare che quel salto o moto del cuore, essen­do causato dalla Vita, non rende morto l'uomo al quale avviene, com'è di regola naturale, ma lo rende vivo (Raimondo da Ca­pua, Vita di S. Caterina da Siena, líb. II, c. VI).

- Uno dei più bei doni che fratel Pierre ricevette dal cielo fu il fervore nella preghiera, soprattutto al momento della consa­crazione del Corpo e del Sangue del nostro Salvatore. 1 fratelli che gli servivano la Messa notavano con stupore che in quel momento i suoi occhi versavano copiose lacrime. Egli riceveva, allora, dal Sangue di Gesù importanti e numerosi segreti... Men­tre stava offrendo all'altare il divino Sacrificio della nostra re­denzione e teneva la santa Ostia innalzata sul calice, vedeva, sot­to forma di fanciullo, colui che il salmo dichiara il più bello dei figli degli uomini, il nostro amorevole Salvatore Gesù, Dio umi­le e dolce che si lascia vedere dai piccoli mentre si nasconde ai cuori orgogliosi e sazi di se stessi.

Rapito per lo, splendore che circondava il divino Fanciullo e per il rispetto dovuto a sua maestà, fratel Pierre chiudeva gli oc­chi non osando guardarlo, ma lo vedeva tanto chiaramente quanto se li avesse tenuti aperti. Anche con le palpebre abbassa­te e volto in altra direzione, lo vedeva sempre come se l'avesse avuto davanti. Lo vedeva ora sulla sua mano, ora sul suo brac­cio, in maniera sempre meravigliosa e ineffabile, come se avesse avuto occhi anche sulle tempia e dietro alla nuca. E non qual­che volta questo degno religioso fu insignito di tale favore, ma molto spesso. Gesù Cristo gli appariva così ogni giorno per quattro o cinque mesi di seguito, e la familiarità di questo fratel­lo col Signore era tale, e tale era la confidenza nel di lui amore, che quando capitava che l'apparizione tardasse a manifestarsi, prolungava il santo Sacrificio e non si rassegnava a terminarlo prima che il Maestro avesse ridato la gioia al suo spirito accor­dandogli questo abituale favore (Grande esordio di Citeaux, 111, 13).

- A S. Chiara Gesù apparve nell'Eucaristia in un grande splendore sotto forma di bambino piccolo e molto bello (Proces­so di canonizzazione).

 

Rispetto per le Specie eucaristiche.

- Una volta a S. Carlo Borromeo, mentre distribuiva la Co­munione, cadde inavvertitamente di mano una sacra Particola. Il Santo si ritenne colpevole di grave irriverenza a Gesù, e ne soffrì tanto che per quattro giorni non ebbe il coraggio di ce­lebrare la S. Messa, e si impose per penitenza otto giorni di di­giuno!

- Chi vedeva S. Francesco di Sales entrare_ in chiesa, segnarsi, genuflettere, pregare davanti al Tabernacolo, doveva dar ragione al popolo che diceva: «Così fanno gli Angeli e i Santi del cielo».

- Una volta S. Teresina dopo la Messa vide un piccolo fram­mento di Ostia sulla pa=tena. Chiamò allora le notizie, e in pro­cessione portò in sacrestia la patena con una grazia e un'adora­zione veramente angeliche.

- S. Teresa Margherita, avendo trovato un frammento di Ostia a terra presso l'altare, scoppiò in pianto perché pensò a una irri­verenza verso Gesù, e si pose in adorazione accanto al fram­mento finché venne un Sacerdote a raccoglierlo e riporlo nel Tabernacolo.

- La notte dell'8 novembre 1855 scoppiò un terribile incen­dio a Parigi nella cappella delle suore di Maria Teresa Dubouche. Maria Teresa si gettò nelle fiamme per salvare l'Ostia, rischian­do la propria vita. Cadde soffocata, gravemente ustionata, e fino alla morte portò le stimmate del fuoco nelle sue palpebre e nel­le sue mani. La famiglia religiosa da lei fondata fu battezzata nel fuoco.

- I Santi trattavano con molta attenzione anche i frammenti dell'Eucaristia. Grande esempio dava p. Pio nel purificare la pa­tena e i vasi sacri.

- I Santi usavano particolare finezza nel toccare l'Eucaristia. S. Giuseppe da Copertino avrebbe desiderato avere altre dita riser­vate unicamente a toccare il Corpo di Cristo.

A S. Corrado di Costanza le dita che toccavano l'Eucaristia a volte divennero luminose.

P. Pio da Pietrelcina talvolta stentava visibilmente a toccare l'Ostia perché se ne riteneva indegno.

- Non è certo un segno di finezza eucaristica la presunzione di assumere l'Eucaristia con le mani, invece di disporsi alla Comu­nione con una preparazione e un ringraziamento più adeguato.

Altri deplorevoli errori liturgici sono ad esempio l'abbraccio della pace dato immediatamente prima della Comunione (più evangelicamente la liturgia ambrosiana lo colloca prima di pre­sentare i doni all'altare), e lo scarso tempo riservato al ringrazia­mento, aggravato dal fatto che i sacerdoti ne approfittano per dare avvisi.

La banalizzazione dell'Eucaristia attualmente in atto sotto molti aspetti, di cui si sono resi colpevoli gli stessi Vescovi, ha mosso Giovanni Paolo II a chiedere perdono a Dio del tratta­mento dell'Eucaristia nella Chiesa di oggi.

Dopo la concessione di ricevere l'Eucaristia nelle mani, un sacerdote torinese volle passare di chiesa in chiesa nella zona per esaminare se vi fossero per terra residui di Ostie consacrate. Fu costernato nel raccoglierne una scatoletta.

La concessione dei Vescovi è stata data in un'epoca nella quale vanno moltiplicandosi i furti di Ostie consacrate, le profa­nazioni, le «messe nere».

I gravissimi abusi avvenuti nelle celebrazioni eucaristiche del nostro tempo, spesso alla presenza degli stessi Vescovi, impron­tano la nostra epoca di deplorevole decadenza eucaristica, e sic­come l'Eucaristia è il centro della vita della Chiesa, il nostro tempo passerà nella storia come tempo di profonda decadenza ecclesiale. 1 frutti sono evidenti: defezioni dal sacerdozio, im­pressionante calo di vocazioni, dissolvimento dell'unità, conte­stazione del Magistero, ecc.

 

Giovanni Paolo II e l’Eucaristia.

- Quando il cardinal Wojtyla venne a Milano per un incon­tro sulla Humanae vitae, al rettore del Seminario di Corso Vene­zia che lo accolse alla porta chiese subito: «Dov'è la Cappella?», e vi si recò immediatamente, trascurando la cena e rimanendovi per due ore.

Al mattino dopo lo stesso Rettore volle precederlo prestissi­mo in cappella, ma si accorse che il Cardinale lo aveva già pre­ceduto e pregava davanti all'Eucaristia.

- Eletto Papa, parla frequentemente dell'Eucaristia, comin­ciando dalle sue encicliche Dominicae Cenae (1980) e Redemptor Hominis dalle lettere del Giovedì Santo ai sacerdoti, e dai di­scorsi più importanti. Egli parla con questi accenti di grande amore:

«La Chiesa e il mondo hanno grande bisogno del culto euca­ristico. Non risparmiamo il nostro tempo per andare ad incon­trare Gesù nell'adorazione, nella contemplazione piena di fede e pronta a riparare le grandi colpe e i debiti del mondo» (Giovedì Santo 1980).

«Desideriamo ogni giorno e ogni ora adorare Te, o Signore» (2 dicembre 1981).

«L'Eucaristia è fonte e apice di tutta la vita cristiana. È il be­ne più grande della Chiesa, è la sua vita» (Giovedì Vanto 1982).

 

Adorazione in silenzio

Acclimazioni

O Gesù, Verbo eterno del Padre, noi ti crediamo presente nell'Eu­caristia, e insieme con Pietro, che hai costituito capo della tua Chiesa, proclamiamo: E Tu sei il Cristo, il Fzglzo del Dio vivo!

Tu sei generato dal Padre prima di ogni creatura!

Tu sei l'Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità!

Tu sei dal principio presso Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero!

Tu sei l'eterna Sapienza in cui ogni cosa è creata!

Tu sei il principio e il fine, l'Alfa e l'Omega dell'universo!

Tu sei il Verbo fatto Carne per abitare in mezzo a noi! O Tu sei la Via, la Verità e la Vita!

Tu sei la Luce vera, che illumina ogni uomo veniente nel mondo!

Il mondo è stato creato in te, ma non ti ha conosciuto, sei venuto nella tua casa, ma i tuoi non ti hanno accolto!

A quanti ti hanno accolto hai dato il potere di diventare figli di Dio!

Col tuo Corpo e col tue Sangue ci nutri del tuo Spirito per renderci perfetti come il Padre!

Col tuo Corpo e il tuo Sangue ci dai la vita eterna!

V. Nel Verbo è la Vita.

R. Nel Verbo è la Luce di ogni uomo!

Preghiamo. O Padre, che ci hai amato fino a darci il tuo Figlio Unigenito, fa' che ci nutriamo del suo Corpo e del suo Sangue in modo da renderci partecipi della tua Vita divina. Per Cristo nostro Signore.

Canto: Padre nostro o Pater noster

 

4. Spiritualità cristiana

L’Eucaristia carne di Cristo.

Il corpo nato dalla Vergine: è proprio questo corpo che pro­duciamo. Non cercare a questo punto l'ordine naturale nel cor­po di Cristo: il Signore Gesù è stato partorito da una Vergine al di fuori del corso normale di natura. La vera carne di Cristo fu crocifissa e sepolta. È, quindi, veramente il sacramento della sua carne.

Lo stesso Signore Gesù ha proclamato: Questo è il mio cor­po. Prima che si pronuncino le divine parole della benedizione, questo viene chiamato con altro nome; dopo la consacrazione, è il suo corpo. La stessa cosa Gesù ha detto per il suo sangue. Pri­ma della consacrazione ciò è chiamato con altro nome; dopo, è il suo sangue. Dicendo Amen, tu proclami: È vero! Il tuo spirito aderisca a quanto la tua bocca pronuncia! E il tuo cuore rie­cheggi ciò che la parola esprime! (S. Ambrogio, De mysteriis, 33).

Non è il solito pane.

Tu forse dici: «È il mio solito pane». Ma questo pane è pane prima delle parole sacramentali; quando interviene la consacra­zione, da pane diventa carne di Cristo. Spieghiamo dunque co­me può essere corpo di Cristo ciò che è pane. Con quali parole e con le espressioni di chi, si compie la consacrazione? Del Si­gnore Gesù. Infatti tutte le altre formule che si dicono prece­dentemente sono dette dal sacerdote: si loda Dio; gli si rivolgono le preghiere; si intercede per il popolo, per i sovrani, per tutti gli altri. Ma quando si viene a compiere il venerabile sacramen­to, il sacerdote non usa più le sue parole ma quelle di Cristo. È dunque la parola di Cristo a compiere questo sacramento...

Nello stesso modo, dopo aver cenato, la vigilia della sua pas­sione, prese il calice... lo benedisse, lo diede ai suoi apostoli e di­scepoli, dicendo: «Prendete e bevetene tutti: questo infatti è il mio sangue». Fai attenzione: tutte queste parole sono dell'evan­gelista fino a prendete sia il corpo sia il sangue. Poi sono parole di Cristo: «Prendete e bevetene tutti: questo infatti è il mio san­gue»...

Quando ti presenti per riceverlo, il vescovo ti dice «Il corpo di Crísto» e tu rispondi «Amen», cioè: è vero. Il' 'tuo animo cu­stodisca ciò che la tua lingua riconosce (S. Ambrogio, De Sacra­mentis, 4, 13).

 

«Mi affido a voi!».

Spesso certi genitori per nutrire i loro figli li affidano ad altri. Per me - dice Cristo Gesù - non vanno in questo modo le cose: io vi nutro con la- mia carne e offro me stesso come cibo, volendo offrirvi la beata speranza delle cose future. Se quaggiù mi sono dato per voi, quanto più lo farò per il futuro. Volli di­ventare vostro fratello; per voi condivisi la vostra carne e il vo­stro sangue. A mia volta abbandono nelle vostre mani questa Carne e questo Sangue mediante i quali diventai così vicino a voi (S. Giovanni Crisostomo, Hom., 61).

 

In Cristo abbiamo tutto!

Tutto, assolutamente tutto, ci è stato dato col Figlio. Il Padre ci ha dato il Figlio suo nel quale e per il quale tutto sussiste. Co­me avrebbe potuto non darci tutto con lui? L'Apostolo ha det­to: «Tutto ci appartiene», perché possediamo il Signore creatore di tutto. Per questo, proprio quando sembriamo non possedere nulla, siamo padroni di tutto...

Egli, prendendo carne, è stato dato al mondo una volta per sempre. Sotto l'apparenza del pane, nella manducazione del sa­cramento, è stato dato ai fedeli in giorni e tempi stabiliti, e spes­sissimo ai ferventi nel dolce sapore del suo Spirito. Se il primo dono fu per la nostra redenzione, il secondo è per la nostra san­tificazione e il terzo per nostra consolazione (Guérrico d'Igny, II sermone per il Natale).

 

Consentiremmo ad essere mangiati?

Il credente deve vivere di Cristo e inoltre mangiarlo. L'essere di Cristo è dunque la sostanza della vita eterna. Quale coscienza del proprio essere!

Se uno chiedesse a un uomo che ama: «Vuoi dare a colui che ti è caro ciò che tu possiedi?», l'altro senza dubbio consentireb­be. «Vuoi sacrificarti per lui?», anche a questa domanda egli ri­sponderebbe, nella misura in cui ama, con un sì. «Vuoi che egli assuma in sé, come nutrimento della sua vita, te stesso, il tuo es­sere concreto?». Qui egli rimarrebbe perplesso. Noi parliamo di un uomo realmente generoso, che non conosce viltà né egoi­smo.

E’ proprio da costui che verrebbe la domanda: «Ma sono io tale da poter riempire di me colui che amo tanto?». Non ve­drebbe egli forse, in quell'istante, tutto ciò che nel suo intimo vi è di confuso, di cattivo, di impuro, e non si opporrebbe egli for­se a che tutto ciò passi in quello? Non avrebbe egli forse paura di divenire, per l'altro, veleno?

Gesù invece dice: «Se non mangiate la mia carne e non beve­te il mio sangue, non avrete la vita in voi» (Romano Guardini, La Rivelazione, p. 1.07 s.).

 

Il Verbo si è fatto Carne nella pienezza dei tempi.

Nessuno ha mangiato la carne del Verbo di Dio al mattino o a mezzogiorno, ma solo a sera. La venuta del Signore, infatti, nella sua carne ha avuto .luogo la sera, come dice Giovanni: Fi­gliolini miei, è l'ultima ora.

Ma al mattino, si dice anche, voi sarete sfamati con pane. Per noi il pane è il Verbo di Dio... Il Signore è venuto alla sera d'un mondo in declino, prossimo a terminare la sua corsa, ma con la sua venuta ha ricreato, lui Sole di Giustizia, un nuovo giorno per coloro che gli credono. Come ha fatto splendere sul mondo una nuova luce di conoscenza, ha creato per così dire il suo giorno, un mattino; quale Sole di Giustizia, ha prodotto il suo

mattino; e in questo mattino sono saziati di pane quanti accol­gono i suoi comandi (Origene, Om. .sull'Esodo, VII, 8).

 

Il Verbo fatto Carne per nostro nutrimento.

- Che il Signore sia dunque benedetto per le sue misericor­die e per le sue meraviglie operate a favore dei figli degli uomi­ni, poiché ha inviato il suo Verbo fatto carne come rimedio e come nutrimento per tutti, cosicché anche coloro che sono in­capaci di parola, siano guariti e sfamati dalla Carne del Verbo!

Mangino dunque i poveri e si sfamino, proclamino che la beata pienezza dei tempi è giunta, poiché perfino nelle loro cul­le trovano il pane celeste senza averlo guadagnato col sudore della fronte. Il bue emetterà il suo muggito, posto davanti alla sua mangiatoia riempita in questo modo? Muggisca pure, ma di gioia spirituale e di giubilo sgorgante dal cuore, poiché ha ríco­nosciuto la culla del suo Signore, meglio il Signore nella sua cul­la (Guerrico d'Igny, In nat. Serm., 4).

- Poiché non era possibile che noi salissimo alla partecipa­zione dei suoi beni, è lui che, discendendo fino a noi, condivide la nostra condizione e si fonde così perfettamente con la natura assunta, che proprio rendendoci quella carne e quel sangue che ha preso da noi, ci comunica se stesso. Sicché, mentre comuni­chiamo a una carne e a un sangue umano, riceviamo nell'anima Dio: corpo di Dio non meno che d'uomo, sangue e anima di Dio, mente e volontà di Dio non meno che d'uomo (Nicolas Ca­basilas, La vita in Cristo, lib. IV, c. 3).

- Lo stesso Figlio di Dio s'è scelto questo corpo e l'ha preso nella massa formata da noi; lui stesso s'è offerto in dono a Dio; lui stesso ha messo questa offerta nel seno del Padre, egli che, senza separarsi mai da questo corpo, è stato nello stesso istante formato e dato a Dio. Infine, lui stesso ha portato questo corpo sulla croce e l'ha immolato (Nicolas Cabasilas, Divina Liturgia, V, 5).

 

Il corpo di Cristo è sorgente di Vita.

- O.uando il Verbo donatore di vita è venuto ad abitare la carne, l'ha trasformata perché possedesse il suo bene proprio: la vita!... Ecco perché il Corpo di Cristo dà la vita a quanti lo rice­vono.

Quando entra in quelli che muoiono scaccia la morte...

Il suo santissimo Corpo è sorgente di vita, essendo ineffabil­mente unito al Verbo donde ogni essere riceve vita... Dopo l'in­carnazione il Verbo e la Carne sono indivisibili, salvo in questo: il Verbo che procede dal Padre e il tempio che è stato plasmato dal seno della Vergine non sono identici per natura; il Corpo di Cristo non è della stessa sostanza del Verbo di Dio, ma fa una cosa sola con lui mediante un processo e un'unione incompren­sibili.

E poiché la carne di Cristo è vivificante per natura in quanto unita per natura alla Vita, ossia al Verbo di Dio, nel momento in cui ne gustiamo la vita entra in noi, essendo noi uniti ad essa come essa è unita al Verbo che l'abita...

Non bastava che solamente la nostra anima fosse rigenerata dallo Spirito in vista d'una vita nuova, ma anche questo corpo opaco e terreno doveva essere santificato mediante la sua parte­cipazione a un corpo opaco della stessa origine, e fosse così chiamato all'incorruttibilità (Cirillo d'Alessandria, In Jo. 2, PG 73, 570).

- Questo fiume di Dio rigurgita d'acqua, e noi ne siamo inondati mediante i doni dello Spirito Santo, mentre il fiume di Dio, scaturente da questa sorgente di vita, si riversa su di noi. Abbiamo anche un nutrimento già pronto. Qual è questo nutri­mento? Quello che ci prepara alla partecipazione della vita divi­na, attraverso la comunione al Corpo santo, allo scopo di stabi­lirci nella comunione di questo Corpo (Ilario di Poitiers, In Ps. 64, 14).

- Tu mi hai irrigato con la tua vita e io ho messo radici. Nu­trito del tuo Pane celeste, dissetato del tuo Sangue divino, mi hai reso intimo dell'Inaccessibile e dell'Incomprensibile.

Tu m'hai dato il coraggio di fissare su di te i miei occhi di carne e m'hai avvolto della luce della tua gloria. Hai permesso alle mie mani impure e alle mie dita di carne di avvicinarsi a te. Hai onorato me, cenere mortale e spregevole, quale un raggio di luce, e hai smorzato l'acutezza del mio sguardo quando, alzando

gli occhi, li ho posti su di te (Gregorio di Narek, Preghiere, Cen­tone).

 

Il Verbo si è fatto visibile.

- Aprite, dunque, le porte del cielo, e guardate...

Quanto vi è di più prezioso nel cielo ve lo mostrerò sulla ter­ra...

In cielo l'ornamento più prezioso è il Corpo del Re, ma voi potete vedere questo Corpo sulla terra...

Avete il privilegio di vedere sulla terra l'oggetto più prezioso che ci sia, e non solamente lo vedete, ma anche lo toccate e non solamente lo toccate, ma anche lo mangiate!         1 1,

Siamo puri mentre avanziamo verso questo Corpo. Quando lo vedrete esposto ai vostri occhi, dite a voi stessi: sono debitore a quel Corpo se terra e cenere non sono più, se non sono più in catene ma libero (Giovanni Crisostomo, In 1 Cor Hom., 24).

- Inaudito miracolo ora si compie davanti a noi, suoi cre­denti. Viene a noi in offerta compiuta l'Inesprimibile, l'Indicibi­le, aprendosi la tenda della sua carne. Le mani dei fedeli porta­no il Dio dell'universo (Inno eucaristico del secolo III).

- Il Verbo si fece carne proprio per noi che siamo intera­mente carne, affinché noi, che prima potevamo solo udire il Verbo di Dio, potessimo vederlo ora fatto carne, gustarlo e ri­correre a tutti i nostri sensi per confermare la testimonianza del­l'udito. In questo modo, di comune accordo e a una sola voce, tutti i nostri sensi possono proclamare: «Ciò che abbiamo inteso abbiamo anche visto». Tuttavia oggi è concesso alla vista infini­tamente di più di quanto non fosse mai stato consentito all'udi­to; oggi la Parola che è Dio si lascia vedere, mentre prima era già molto udire qualche parola proveniente da Dio (Guerrico d'Igny, In Nat. Dom. Serm. S).

- Fin dall'inizio il Verbo annunciò che Dio sarebbe stato vi­sto dagli uomini, che sarebbe vissuto e avrebbe conversato con loro sulla terra, che si sarebbe reso presente all'opera da lui mo­dellata per salvarla e lasciarsi afferrare da essa... affinché l'uomo, abbracciato allo Spirito di Dio, accedesse alla gloria del Padre (Ireneo di Lione, A.H., 4, 20; 4, 7).

- lo l'Invisíbile ho condiviso l'opacità della carne riceven­done un inizio; uomo, fui visto da tutti. Perché dunque, potei accettare di fare tutto questo? Perché mi vedessero: la vera ra­gione per la quale avevo creato Adamo. Ma, quando l'uomo fu accecato, non mi detti pace nella gloria divina e non sopportai d'abbandonare coloro che, diventati ciechi, avevo creato con le mie mani, finché... mi unii a loro volontariamente. Vedi, dun­que, quanto grande non sia il mio desiderio d'essere visto dagli uomini! (Simeone, il Nuovo Teologo, Inno 53, 195, SC 196).

 

Per la potenza dello Spirito Santo.

- «Fate questo in memoria di me». Non avrebbe dato que­sto comando se non avesse nello stesso tempo dato il potere ne­cessario di fare ciò. Ma qual è esattamente questo potere? È lo Spirito Santo questo potere che armò dall'alto gli apostoli, quel­lo Spirito che, mediante la mano e la lingua dei sacerdoti, consa­cra i misteri (Nicola Cabasilas, Div. Lit., 28, 3).

- Anche tu ti chiedi in che modo il pane diventi il corpo di Cristo, e il vino e l'acqua suo sangue? E io ti rispondo: «Lo Spi­rito Santo è sopraggiunto, e ha fatto queste cose che superano parole e intendimento» (Giovanni Damasceno, De fide orthodo­xa, PG 94, 1141).

- Supplichiamo il Dio amico degli uomini d'inviare lo Spirito Santo sui doni qui presenti perché faccia del pane il corpo di Cristo e del vino il sangue di Cristo, poiché tutto quanto lo Spi­rito Santo tocca rimane santificato e trasformato (Cirillo di Ge­rusalemme, Cat., 23).

- Lo Spirito Santo, invisibilmente presente per volontà del Padre e del Figlio, manifesta la potenza divina: prendendo a te­stimone la mano del sacerdote, autentica e consacra i santi doni che sono stati offerti, cambiandoli in Corpo e Sangue di Cristo nostro Signore (Hz'stortà ecclesiastica VIII secolo).

- «Questo è il mio corpo... Questo è il mio sangue...». Egli volle che non tenessimo più conto della natura del pane e del vino, avendo essi ricevuto la grazia e l'effusione dello Spirito Santo, ma li considerassimo come corpo e sangue di nostro Si­gnore. Anche il corpo di nostro Signore, infatti, non possedette l'immortalità e il potere di darla per sua stessa natura, ma rice­vette l'una e l'altro dallo Spirito Santo. Appunto mediante la ri­surrezione dai morti ricevette il connubio con la natura divina, e divenne immortale e causa d'immortalità per gli altri.

Mediante il suo corpo e il suo sangue mangiamo il cibo del­l'immortalità; per essi là grazia dello Spirito Santo s'effonde su di noi e ci nutre per costituirci immortali e incorruttibili in spe­ranza; attraverso essi (il Pane e il Vino), ci conduce in maniera ineffabile a partecipare ai beni futuri; allora, semplicemente me­diante la grazia dello Spirito Santo, senza sacramenti né segni saremo nutrití e diventeremo perfettamente immortali e immu­tabili per natura (Teodoro di Mopsuestia, HoT. cat., XV, 1, 10-11).

- Cristo riempie tutto il suo Corpo della potenza vivificante dello Spirito. Perciò chiama Spirito la sua carne. Essa non cessa d'essere carne, ma gli è così intimamente unita e assorbe così profondamente la potenza vivificante di lui, che ora deve essere anch'essa chiamata Spirito... Quando Cristo dice che la sua car­ne è vivificante, non è tanto ad essa che attribuisce il potere di dare la vita quanto a se stesso o al suo Spirito. Del suo Corpo ha fatto una sorgente di vita (Teodoro di Mopsuestia, Ibid., IV, 3).

- Anche tu, se vuoi possedere Gesù, stringerlo fra le tue mani... fa' di tutto per lasciarti guidare dallo Spirito e venire al tempio di Dio. Tu ora ti trovi nel tempio del Signore Gesù, os­sia nella Chiesa, il tempio costruito con pietre vive. Tu sei nel tempio del Signore quando la tua vita e la tua condotta sono ve­ramente degne del nome che indica la Chiesa (Origene, Hom, in Luc., 15, 3).

- Non c'è preghiera più spirituale di quella che lo Spirito prega in noi, in nome di Cristo... Colui, pertanto, che abita nei nostri cuori sia anche sulle nostre labbra quando pronunciamo l'azione di grazie (Cipriano di Cartagine, Sul Padre nostro, 3).

Il Verbo fuoco del Roveto ardente.

Gesù è sopra il trono, l'Unico tra gli Angeli che possiede il fuoco,... l'Unico che arde nel cuore di coloro che lo amano.

Con le fiamme del suo amore incendia i cuori e li riempie. Incendiati da questo fuoco ardono in terra i cuori dei giusti. Riscaldati da questo fuoco si convertono i peccatori, e scossi dal timore ardono poi del fuoco d'amore.

Con la sua divinità tenne legati gli Angeli al suo amore; con la sua umanità richiamò gli uomini all'ardente desiderio di Lui (S. Gregorio Magno, Omelie su Ezechiele, 8, 25).

 

Adorazione in silenzio

Prefazio (Messa dell'Eucaristia)

 

E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre a te,

Signore, Padre santo, Dío onnipotente e misericordioso, per il nostro Signore Gesù Cristo, Verbo fatto Uomo.

Sacerdote vero ed eterno, egli istituì il rito del sacrificio perenne;

a te per primo si offrì vittima di salvezza, e comandò a noi di perpetuare l'offerta in sua memoria.

Il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza, il suo sangue per noi versato è nostra bevanda e ci lava da ogni colpa. Per questo mistero di salvezza, uniti con gli Angeli e i Santi, cantiamo con gioia l'inno della tua lode.

Canto: Santo, Santo, Santo (o Sanctus, Sanctus, Sanctus)

Benedizione Eucaristica o Santa Messa