ORA
DI ADORAZIONE EUCARISTICA _13
VENITE
ADORIAMO_1
1.
L'Eucaristia Mistero d'Amore
Canto
eucaristico introduttivo:
Adoro
te devote,
oppure
T’adoriam, Ostia divina
Esposizione
dell'Eucaristia
Adorazione
in silenzio
Amò
fino all’estremo (Gv 13,1; Lc 22,14-20).
Prima
della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da
questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino
alla fine (Gv 13,1).
Quando
fu l'ora, prese il posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: «Ho
desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia
passione, poiché vi dico: non la mangerò più finché essa non si compia nel
regno di Dio». E preso un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e
distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del
frutto della vite, finché non venga il regno di Dio».
Poi,
preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il
mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo,
dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza
nel mio sangue che viene versato per voi» (Lc 22,14 20).
1.
Giovanni, l'evangelista del Cuore di Cristo, inquadra l'ultima cena nel
mistero di amore insondabile di Gesù per i suoi. Il suo racconto si snoda come
sviluppo storico di una espressione che fa da portale al racconto degli
avvenimenti della Pasqua di Cristo: «Gesù, avendo amato i suoi che erano nel
mondo, li amò sino alla fine» (Gv 13,1), cioè sino all'ultimo momento, ma più
a fondo, sino all'estremo limite, che la mente umana non potrà mai misurare. S.
Paolo invita a investigare, in qualche modo, l'ampiezza, la profondità, la
consistenza, la portata trascendente di questo amore (Ef 3,18-19).
L'Eucaristia,
anticipazione e memoriale della Passione, è istituita non in un momento di
esaltazione in cui il Maestro divino si sente circondato dall'affetto fedele e
sincero dei discepoli, ma nel momento in cui egli vede addensarsi su di sé
l'uragano del tradimento generale: «la notte in cui fu tradito». Egli sa che
cosa sta tramando Giuda, e glielo dice. Egli predice a Pietro e a tutti i
discepoli presenti: «Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, che vi
disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo» (Gv 16,32). È l'ora
del dissolvimento, nella quale il pastore è percosso e le pecore saranno
disperse (Mt 26,31), affinché appaia molto chiaro chi è l'uomo; ma è anche
l'ora in cui affiora luminoso più che mai il volto di Colui che tutto sostiene
e unifica: «Che tutti siano uno, come tu, Padre, in me, e io in te» (Gv
17,21). Nell'ora in cui venne tradito, Gesù «consegnò se stesso», si donò
(«traditus... tradidit semetapsum»). L'Eucaristia è il sacramento dell'amore
che vince ogni tradimento umano, ogni peccato.
2.
L’Eucaristia esigenza del Cuore di Cristo.
Alla
comprensione di questo amore ci vengono in aiuto i Santi, soprattutto i mistici.
S.
Pier Giuliano Eymard presenta l'Eucaristia come bisogno irresistibile del Cuore
di Cristo: Gesù si dona a noi - e in quale momento, in quale misura, in quale
modo! - perché l'amore non può non donarsi; paradossalmente il Santo ne deduce
che in qualche modo siamo creditori di Cristo in quanto accostandoci
all'Eucaristia noi gli diamo la possibilità di saziarsi, di estinguere la sua
implacabile sete di amare!
Caterina
da Siena invece spiega come l'Eucaristia estingue, finalmente, l'anelito
incessante di Cristo di offrirsi al Padre e a noi. Il «desiderio desideravi»
pronunciato da Cristo nell'ultima Cena non fu che il compimento di un martirio
d'amore che ebbe inizio nel momento dell'Incarnazione del Verbo. È Gesù
stesso che dice alla Santa: «Come io, Parola Incarnata, fui seminato nel ventre
di Maria, mi si cominciò la croce del desiderio... Questa croce m'era maior
pena che verun'altra pena ch'io portassi mai corporalmente. E però lo spirito
mio esultò con grandissima letizia, quando mi vidi condotto all'ultimo; e
specialmente nella cena del Giovedì santo. Perciò dissi: "Con desiderio
ho desiderato di fare la Pasqua" ...» (Lettera 16).
3.
Tradito... si donò.
Questo
stesso spasimo, del resto, è affermato anche da Gesù nell'imminenza della
Passione: «In un bagno devo essere immerso, e quanta ansia mi sento finché
ciò sia compiuto!» (Lc 12,50). Questa immagine è preceduta da quella del
fuoco: «Fuoco sono venuto a portare sulla terra, e che desidero se non che
divampi?» (Lc 12,49). Gli Evangelisti hanno notato che nell'ultimo viaggio
verso Gerusalemme Gesù camminava con tanto vigore, che non riuscivano a
tenergli dietro (Lc 9,51 ecc.).
L'Eucaristia
infine parla da sé: essa è il dono che Cristo fa di se stesso, anima, corpo,
sangue e Divinità proprio nel momento in cui si condensa e gravita su di Lui
tutto il tradimento umano: Traditus, tradidit semetapsum. Tradito, e fino a qual
punto, Egli si offrì. All'uomo, che sotto la seduzione di Satana scatena contro
di Lui tutto il suo disamore, il suo odio, la sua passione omicida, Gesù si
dona come Pane di Vita. Pane spezzato e Sangue sparso per ricomporre l'unione
dell'uomo con Dio e con i propri fratelli. E dal costato di Cristo, aperto a
significare visibilmente tanto amore, nasce la Chiesa sua Sposa, da Lui
alimentata con il suo Corpo, il suo Sangue, il suo Spirito (S. Agostino; cfr.
LG 3). Nel Sangue e nell'Acqua versata dal costato aperto di Cristo è
significata l'Eucaristia e il Battesimo con gli altri Sacramenti che generano
il «mirabile sacramento dell'unità salvifica» che è la Chiesa (SC 1; LG 3;
ecc.).
Dio
è Amore (1Gv 4,8), e tale si rivela soprattutto nel dono di sé sulla croce, di
cui l'Eucaristia è memoriale perenne sino alla fine dei tempi.
4.
Rendiamo amore per amore.
Come
imprevedibile e sublime espressione di amore che si offre in maniera così
sconcertante all'uomo ingrato e peccatore, l'Eucaristia costituisce una prova
considerevole della stessa divinità di Cristo: un uomo in quanto puramente
uomo, nella misura che è consapevole di quanto bolle nel cuore umano, non
arriverà mai a desiderare di farsi mangiare da tutti per essere l'anima della
loro anima, il cuore del loro cuore, la vita della loro vita. L'Eucaristia non
è un'invenzione umana. Qui c'è senza dubbio il dito di Dio!
Giustamente
Giovanni Paolo II chiede che «questo sacramento di amore sia al centro della
vita del Popolo di Dio, perché, attraverso tutte le manifestazioni del culto
dovuto, si faccia in modo di rendere a Cristo "amore per amore", perché
Egli diventi veramente "vita delle nostre anime"» (Redemptor hominis
20).
«Eucaristia»
significa «rendimento di grazie»: era il ringraziamento per eccellenza della
comunità primitiva al ricordo di quanto Gesù aveva fatto e sofferto per tutti.
Ringraziamento con Lui al Padre, ringraziamento a Gesù per il suo amore senza
limiti per noi.
Questo
ringraziamento lo esprimiamo ricevendolo nell'Eucaristia, dimostrandogli che
egli non è rimasto invano in mezzo a noi e che teniamo in gran conto il suo
dono!
Come
l'Apostolo Paolo esclamiamo: «Io vivo nella fede di Colui che mi ha amato e ha
dato se stesso per me» (Gal 2,20).
Ha
sete di te, Signore, l’anima mia.
O
Dio, tu sei il mio Dio,
all'aurora
ti cerco,
di
te ha sete l'anima mia,
a
te anèla la mia carne,
come
terra deserta, arida, senz'acqua.
Così
nel santuario ti ho cercato,
per
contemplare la tua potenza e la tua gloria.
Poiché
la tua grazia vale più della vita,
le
mie labbra diranno la tua lode.
Così
ti benedirò finché io viva,
nel
tuo nome alzerò le mie mani.
Mi
sazierò come a lauto convito,
e
con voci di gioia ti loderà la mia bocca.
e
penso a te nelle veglie notturne,
a
te che sei stato il mio aiuto,
esulto
di gioia all'ombra delle tue ali.
Dal
fianco aperto di Cristo,
Nasce
la Chiesa sua sposa.
Preghiamo.
Infondi in noi, o Dio, lo Spirito del tuo Amore, perché nutriti con l'unico
pane di vita formiamo un cuor solo e un'anima sola. Per Cristo nostro Signore.
Canto:
Dov’è carità e amore,
oppure
O Via Vita Veritas,
oppure
La mia vita è un
desiderio,
o
altro.
2.
Magistero della Chiesa
Tutti nella Chiesa, ma soprattutto i Vescovi e i Sacerdoti, debbono vigilare perché questo Sacramento di amore sia al centro della vita del Popolo di Dio, perché, attraverso tutte le manifestazioni del culto dovuto, si faccia in modo da rendere a Cristo «amore per amore», perché Egli diventi veramente «vita delle nostre anime». Né, d'altra parte, potremo mai dimenticare le seguenti parole di S. Paolo: «Ciascuno, pertanto, esamini se stesso, e poi mangi di questo pane e beva di questo calice» (Giovanni Paolo II, enc. Redemptor hominis, 20).
La
bontà e la carità del nostro amatissimo Redentore Gesù Cristo, Figlio unico
di Dio, verso gli uomini, è stata così grande che, avendo preso la natura
umana, Egli volle non solamente soffrire, per la nostra salvezza, i più
dolorosi tormenti e la morte orribile sulla croce, ma inoltre, pur salendo al
cielo alla destra del Padre, volle rimanere con noi nell'augusto sacramento del
corpo e del sangue suo.
E
nell'eccesso del suo amore volle diventare nostro cibo e nostra bevanda, per
essere così Lui stesso il nostro sostegno e la nostra forza con la presenza
della sua divinità, la più sicura salvaguardia della vita spirituale.
E
non contento di questa prova insigne e del tutto divina di carità, aggiungendo
benefici a benefici, ed effondendo su di noi le ricchezze del suo amore, Egli
volle darci la piena certezza che quelli che ha amato, li ha amati sino alla
fine.
È
per questo che, dichiarandosi Sacerdote eterno secondo l'ordine di Melchisedech,
Egli ha istituito il suo sacerdozio perpetuo nella Chiesa cattolica e ha
decretato che il Sacrificio che Egli stesso ha offerto una volta coll'effusione
del suo prezioso sangue sull'altare della croce, per riscattare il genere umano,
liberarlo dal giogo del peccato e della schiavitù del demonio, e pacificare
tutte le cose nel cielo e sulla terra, durerà sino alla consumazione dei
secoli.
Ordinò
pure che questo Sacrificio, che non differisce se non per la maniera di
offrirlo, fosse offerto e rinnovato ogni giorno, per il ministero dei sacerdoti,
allo scopo di spandere sugli uomini i frutti sommamente salutari e sommamente
fecondi della sua Passione (Pio IX, enc. Amantissimi, 3 maggio 1858).
È
un mistero di amore, una visione mirabile e sublime, che si apre e si dispiega
al nostro sguardo. Non vedete voi in Gesù, che moltiplica il pane materiale, il
Sacerdote eterno, il quale leva gli occhi al cielo, benedice il pane che Egli
converte nel suo Corpo sacratissimo, lo spezza e lo consegna ai suoi ministri,
da distribuire alle turbe dei fedeli? Non ravvisate negli Apostoli, che
dispensano alla moltitudine il pane ricevuto da Cristo gli antesignani dei
vescovi e dei sacerdoti, che pascono del pane di vita eterna il popolo
cristiano? Elevate l'occhio della vostra fede, diletti figli. Nel sacramento
dell'altare è il centro di tutto il cristianesimo: vive e sta in mezzo a noi e
con noi fino alla consumazione dei secoli Dio stesso, quel Gesù, un dì
pellegrino per le terre della Giudea e della Galilea, e ora Re trionfante in
cielo, che mille volte ogni giorno per le parole e la mani del sacerdote si
nasconde nei nostri tabernacoli sotto i pani mutati, e ci attende, ci invita,
ci brama, intorno a sé a una mensa divina, in cui ci da se stesso in cibo, come
preludio di paradiso, dove, al cadere del velo della fede, ci darà se stesso
svelato in visione di eterno gaudio.
Sui
nostri altari l'amore di Cristo per noi trionfa: ivi trova le sue delizie nello
stare coi figli degli uomini: ivi riunisce il suo popolo, le pecorelle insieme
coi pastori: aduna i sacri convegni di tutte le nazioni cristiane in un comune e
universale omaggio di fede, di adorazione, di amore, di riparazione, di
propiziazione e di preghiera per la tranquillità e la pace dei popoli (Pio XII,
3 marzo 1940).
Parla,
o Signore, che il tuo servo ti ascolta
(1 Re 3,10). Il tuo servo sono io: dammi intelligenza per conoscere il tuo
pensiero (Sal 118,125). Inclina il mio cuore verso le tue parole, e il tuo dire
scenda come rugiada.
I
figli di Israele dicevano a Mosè: Parlaci, e noi ascolteremo, ma non ci parli
il Signore perché non ci accada di morire (Es 20,19). Ma non così io prego, ma
dico anzi con il profeta Samuele: Parla, o Signore, che il tuo servo ascolta.
Non
mi parli Mosè o altro profeta, ma parlami tu, o Signore Dio, che ispiri e
illumini tutti i profeti, perché tu solo senza di essi puoi riempirmi in modo
perfetto, mentre essi senza di te non riescono a nulla. Possono dire parole, ma
non danno lo spirito, dire parole belle, ma se tu taci non accendono il cuore.
Trasmettono misteri, ma tu solo ne sveli il significato. Danno ordini, ma tu
solo aiuti ad osservarli. Mostrano la via, ma tu solo conforti a camminare.
Agiscono dal di fuori, mentre tu solo entri nel cuore a istruirlo e
illuminarlo. Irrigano il terreno, ma tu solo rendi fecondo il seme. Essi gridano
parole, tu solo dai intelligenza per capire.
Non
mi parli quindi Mosè, ma tu stesso, Signore Dio mio, Verità eterna, perché io
non muoia senza dar frutto, se verrò ammonito solo di fuori senza essere acceso
nell'intimo, e non mi torni a condanna la parola ascoltata e non praticata,
conosciuta e non amata, creduta e non osservata. Parla, dunque, o Signore, perché
il tuo servo ascolta: tu solo infatti hai parole di vita eterna (Gv 6,69).
Parla
a mia consolazione e perché io corregga tutta la mia vita a tua perenne
gloria e onore (Imitazione di Cristo III,2).
O
Padre e Redentore delle anime nostre, quanto è grande la forza del tuo amore
per noi, che ci manifesti nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia! Se non
fosse infinito, certamente non farebbe cose così inaudite. O Sacramento
d'Amore, concedimi di essere unito a te con lo stretto vincolo dell'amore.
Nutrimi,
vivificami, mondami e dammi il pegno della gloria eterna, per poterti più
strettamente abbracciare, congiunto a te dalla carità come membro vivo al Capo,
e ciò per la meravigliosa abbondanza dei beni contenuti in questo mistero. Tu
infatti largisci ai giusti la grazia, agli amanti la gioia, ai tentennanti la
speranza, ai credenti la pace, ai combattenti la vittoria, ai prigionieri la
libertà, ai defunti il riposo.
O vivificante e santissimo Sacramento, mostra in me la tua forza miracolosa cambiandomi in altro uomo. Pratica e stampa in me le virtù della misericordia, della liberalità, della carità. Mostrati Pastore, Medico, Maestro dell'anima mia, in modo che da te nutrito e illuminato, ti ami con tutto il cuore e con tutta l'anima (Dirckink).
Inno
liturgico
(Dagli inni della festa del Corpus Domini) (recita a cori alterni)
Alla
cena dell'Agnello,
avvolti
in bianche vesti,
attraverso
il Mar Rosso,
cantiamo
a Cristo Signore.
Il
suo corpo arso d'amore
sulla
mensa è pane e vivo;
il
suo sangue sull'altare
calice
del nuovo patto.
O
Cristo, Verbo del Padre,
re
glorioso fra gli angeli,
al
Padre e al Santo Spirito,
in
te crediamo.
Cibo
e bevanda di vita,
balsamo,
veste, dimora,
forza,
rifugio, conforto,
in
te speriamo.
Illumina
col tuo Spirito
l'oscura
notte del male,
orienta
il nostro cammino
incontro
al padre.
Sia
lode e onore a Cristo,
vincitore
della morte,
luce
e salvezza del mondo,
oggi
e nei secoli eterni. Amen.
Canto.
Tu sei la mia vita,
oppure
Tu sole vivo,
oppure
Quanta sete,
o
altro.
3.
Testimonianza dei Santi
Gesù
spasimava di offrirsi (S. Caterina da Siena).
A un prelato di cui non si conosce il nome, S. Caterina scrive queste parole dette a lei dal Signore: «Figliuola mia,... la pena del mio corpo fu finita, ma il santo desiderio non finisce mai. Io portai la croce del santo desiderio. E non ti ricordi, figliuola mia, che una volta, quando ti manifestai la mia natività, tu mi vedevi fanciullo parvolo, nato con la croce al collo? Perch'io ti fo sapere, che come io, Parola incarnata, fui seminata nel ventre di Maria, mi si cominciò la croce del desiderio ch'io avevo di fare l'obbedienzia del Padre mio, d'adempire la sua volontà nell'uomo; cioè, che l'uomo fusse restituito a Grazia, e ricevesse il fine pel quale egli fu creato. Questa croce m'era maggiore pena che veruna altra pena ch'io portassi mai corporalmente. E però lo spirito mio esultò con grandissima letizia, quando mi vidi condotto all'ultimo; e specialmente nella cena del Giovedì santo.
E
però dissi: "Con desiderio ho desiderato di fare la Pasqua", cioè di
fare sacrificio del mio corpo al Padre. Grandissima letizia e consolazione
avevo, perché vedevo apparecchiare il tempo disposto a tormi questa croce del
desiderio; cioè che quanto più mi vidi giungere a flagelli e tormenti
corporali, tanto mi scemava più la pena. Ché con la pena corporale si
cacciava la pena del desiderio; perocché vedevo adempito quello che io
desideravo» (Lettera 16).
Sollecitata
da questo desiderio di Cristo, S. Caterina amava ascoltare continuamente la S.
Messa, e partecipare attivamente e con vera passione al mistero che vi si
celebrava, tanto che non era raro vederla trasformata completamente nell'aspetto
fisico e in estasi.
Il
B. Raimondo, nella Legenda minor, racconta un fenomeno particolarmente
significativo che occorse a Caterina durante la celebrazione della S. Messa
nella Cappella privata, sistemata nell'abitazione: «Avendo consacrato una
piccola ostia per la sua comunione...; voltandomi per darle la generale
assoluzione secondo il costume, vidi il suo volto come il volto di un angiolo,
che mandava raggi e splendori».
Altri
sacerdoti furono testimoni di fenomeni analoghi a quello sopra descritto. Il
P. Tommaso della Fonte, che fu per qualche tempo confessore della Santa, dice
che quando Caterina si comunicava, quasi sempre l'Ostia gli sfuggiva di mano per
slanciarsi velocemente verso la bocca di lei.
L’Eucaristia
è amore (detti dei Santi).
-
L'Eucaristia è l'amore che supera tutti gli amori nel cielo e sulla terra (S.
Bernardo).
-
Mio Gesù! Quale invenzione amorosa è stata mai questa del SS. Sacramento, di
nascondervi sotto l'apparenza del pane per farvi amare e trovare da chi Vi
desidera! (S. Alfonso de' Liguori).
-
L'Eucaristia è il Sacramento dell'amore, significa amore, produce amore (S.
Tommaso d'Aquino).
-
L'Eucaristia è la suprema manifestazione dell'amore di Gesù: dopo di essa non
c'è più che il cielo (S. Pier Giuliano Eymard).
-
Dio essendo onnipotente non poté dare di più, essendo sapientissimo non seppe
dare di più, essendo ricchissimo non ebbe da dare di più (S. Agostino).
-
Non la natura dell'angelo ma quella dell'uomo ha unito a sé; quest'ultima è
stata preferita. Non l'ha solamente presa, ma afferrata... Qui sotto sta una
metafora, l'immagine di qualcuno che insegue un fuggitivo e che fa di tutto per
raggiungerlo ed afferrarlo, nonostante tutte le resistenze. Ecco come ha
inseguito la natura umana che fuggiva lontano da lui, molto lontano...
Veramente
cosa straordinaria, che riempie d'ammirazione e di stupore, una carne come la
nostra che sia intronizzata nel più alto dei cieli... Quando vi penso, come mi
capita spesso, quasi deliro; il genere umano m'appare fra indicibili splendori;
attraverso la gloria della sua primizia vedo l'inesauribile amore di Dio verso
di noi... Ci ha visti giacenti a terra... sotto la tirannia della morte, e il
suo cuore si commosse di compassione (S. Giovanni Crisostomo).
-
L'Eucaristia nasce dall'amore e serve all'amore (Giovanni Paolo II, Orvieto 17
giugno 1990).
Gesù
desidera venire in noi.
-
S. Geltrude lodava Iddio perché nulla le impediva di prender parte
alla sua mensa deliziosa, e il Signore le disse: «Tu riconosci che non c'è
nulla che t'allontani da me; io pure voglio che tu sappia non essere nulla in
cielo e sulla terra, neppure il rigore de' miei giudizi e della mia giustizia,
che m'allontani da te e m'impedisca di farti del bene, con la maggiore gioia del
mio Cuore». Geltrude lo ringraziava della Comunione. Gesù le disse: «Sappi
che io ti desideravo con tutto il mio Cuore». E ancora: «L'affetto che si
prova per un amico ci fa trovar dell'incanto in tutto quello ch'egli dice; così
il mio amore mi fa trovare nei miei eletti grandi dolcezze, che alle volte non
provano essi medesimi».
-
A S. Margherita Maria che spasimava di unirsi all'Eucaristia, una volta
Gesù disse: «Mi è talmente caro il desiderio di un'anima di ricevermi, che io
mi precipito in essa ogni volta che mi chiama con i suoi desideri».
-
A S. Margherita da Cortona Gesù disse: «Tu sei la mia creatura ed io
sono il tuo Creatore. Tu sei mia figlia e io sono tuo Padre. Tu sei la mia
eletta, perché ti ho scelta tra tutte. Io sono il tuo Signore, e tu sei non
dico la mia ancella, ma la mia compagna. Ti ho reso il candore dell'innocenza
e l'ardore della carità. Non temere di ricevermi tutti i giorni, purché
l'anima tua si prepari con l'umiltà e la devozione».
-
La B. Angela da Foligno si reputava indegna di comunicarsi. Durante
l'elevazione Gesù le disse: «La mia presenza è attualmente su questo
altare, ma è anche nell'anima tua. Se mi ricevi alla sacra Mensa, tu ricevi
colui che già possiedi. Comunicati, dunque, o figlia, nel nome del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo. Ti faccio degna io, che sono degno»
-
Francesca della Madre di Dio, essendo stata ammessa a comunioni più
frequenti che le sue sorelle, si sentì un giorno estremamente confusa e
umiliata davanti a Dio, perché egli l'avesse scelta per riceverlo così
spesso, sentendosi più indegna di tutte le altre. Allora nostro Signore le
disse: «La ragione è perché io voglio rinnovare quello che feci quando ero
sulla terra: quantunque io avessi potuto scegliere i palazzi e i luoghi più
ameni per la mia nascita, presi tuttavia la dimora più povera e più abietta.
Così io elessi te non per quello che sei, ma perché voglio abitar in te come
nella più piccola. Se io volessi dei luoghi sontuosi, io non t'avrei scelta».
-
Quando S. Pier Giuliano Eymard fondò la Congregazione dei Sacerdoti del
SS. Sacramento, offrì a Gesù la propria vita con queste parole: «Eccomi
pronto a mangiare pietre, a morire abbandonato, pur di riuscire a innalzarVi un
trono, a darVi una famiglia di amici, un popolo di adoratori». «L'Eucaristía
infatti - scrisse ancora - è la suprema manifestazione dell'amore di Gesù:
dopo di essa non c'è altro che il Cielo».
-
Santa Teresa di Lisiéux fu sorpresa durante le pulizie della cappella ad
arrampicarsi sull'altare e a bussare la porta del tabernacolo chiedendo: «Ci
sei, Gesù? Rispondimi!».
Coi
doni piccoli Cristo ci attrae al grande dono dell’Eucaristià
(S. Efrem di Nisibi, In Diatessaron, 12,1 s).
Nostro
Signore nel deserto moltiplicò i pani e a Cana cambiò l'acqua in vino. Abituò
in questo modo il loro palato al gusto del suo pane e del suo vino per quando
avrebbe dato loro il suo corpo e il suo sangue. Fece loro gustare un pane e un
vino effimeri per suscitare in essi il desiderio del suo corpo e del suo
sangue vivificanti. Diede loro queste piccole cose con liberalità perché
sapessero che il suo dono supremo sarebbe stato gratuito. Gliele diede
gratuitamente benché avessero potuto comperarle da lui, perché sapessero che
non sarebbe stato loro richiesto di pagare una cosa inestimabile, poiché se
potevano pagare il prezzo del pane e del vino, non avrebbero potuto pagare il
suo corpo e il suo sangue.
E
non solo ci ha colmati dei suoi doni gratuitamente, ma ci ha anche blanditi
affettuosamente. Infatti ci ha dato queste piccole cose gratuitamente per
attirarci a ricevere gratuitamente quel dono immenso che si chiama Eucaristia.
Quei piccoli pezzi di pane e quelle sorsate di vino ch'Egli ha dato erano dolci
alla bocca, ma il dono del suo corpo e del suo sangue è utile allo spirito.
Ci
ha attratti con queste cose gradevoli al palato per stimolarci verso ciò che
vivifica le anime. Ha imprigionato la dolcezza nel vino ch'egli diede da bere,
per indicare ai convitati quale stupendo tesoro fosse nascosto nel suo sangue
vivificante.
Come
primo segno cambiò l'acqua in vino che rallegrò i convitati allo scopo di
manifestare che il suo sangue avrebbe riempito di gioia tutte le nazioni. Il
vino è presente in tutti i momenti dell'allegria; così ogni liberazione
dipende dal mistero del suo sangue.
L'opera del Signore raggiunge tutto: in un batter d'occhio, egli ha moltiplicato un po' di pane. Quanto gli uomini fanno e trasformano in dieci mesi di lavoro, le sue dieci dita l'hanno fatto in un istante. Le sue mani furono come una terra sotto il pane, e la sua parola come il tuono sul seme, il sussurro delle sue labbra su di esso come rugiada, e come sole il soffio della sua bocca.
È
làmore che spiega ogni cosa
(S. Caterina da Siena).
E
che possiamo vedere a confusione della nostra superbia, più che vedere Dio
umiliato a uomo? L'altezza della deità discesa a tanta bassezza, quanta è la
nostra umanità? Chi ne è la causa? L'amore.
L'amore
lo fa abitare nella stalla in mezzo agli animali; l'amore lo fa satollare
d'obbrobri, vestire di pene e sostenere fame e sete; l'amore lo fa correre con
pronta obbedienza fino all'obbrobriosa morte della croce; l'amore lo fa andare
agli inferi e spogliare il limbo per dare piena remunerazione a quelli che in
verità l'avevano servito, e lungo tempo avevano aspettato la redenzione
loro; l'amore lo fece lasciare a noi in cibo; l'amore dopo l'ascensione mandò
il fuoco dello Spirito santo, il quale ci illuminò della sua dottrina, quella
via fondata in verità che ci dà vita, ci trae dalla tenebra, e ci dà la
luce nell'eterna visione di Dio. Ogni cosa, dunque, ha fatto l'amore.
Ben
si deve l'uomo vergognare e confondere in se medesimo, perché non ama, né
risponde a tanto abisso d'amore. Assai cattivo è colui che potendo avere il
fuoco si lascia morire di freddo: avendo il cibo innanzi, si lascia morire di
fame. Prendete, prendete il cibo vostro, Cristo dolce Gesù crocifisso!
È
mai possibile? (S.
Teresa d'Avila, Cammino 3,8).
È
mai possibile, Creator mio, che un cuore tanto affettuoso come il vostro
sopporti che si faccia così poco conto come ai giorni nostri di ciò che il
vostro Figlio ha fatto con tanto amore, unicamente per contentarvi e per
obbedire ai vostri comandi, quando gli ingiungesti di amarci fino a lasciarsi
nel SS. Sacramento?
Dammi
un cuore che ama e capirà ciò che dico
(S. Agostino).
Dammi
un cuore anelante, un cuore affamato che si senta pellegrino e assetato in
questo deserto, un cuore che sospiri la fonte della patria eterna, ed egli capirà
ciò che dico. Certamente, se parlo a un cuore arido, non potrà capire.
Adorazione
in silenzio
Invocazioni
O
Gesù, nell'ultima cena, sapendo che era giunta la tua ora di passare da
questo mondo al Padre, avendo amato i tuoi che erano nel mondo li amasti fino
all'estremo, affrontando la morte in croce e offrendoti a noi nell'Eucaristia.
Fa' che corrispondiamo al tuo amore che non ha limiti.
Proclamiamo
insieme: Noi ti amiamo, o Sagnore.
-
Perché nell'Eucaristia tu rinnovi il tuo Sacrificio di amore per il Padre e per
gli uomini, noi ti amiamo!
-
Perché nell'Eucaristia sei in mezzo a noi come vero Dio e vero Uomo, noi ti
amiamo!
-
Perché nell'Eucaristia intercedi per noi come Mediatore tra il cielo e la
terra, noi ti amiamo!
-
Perché nell'Eucaristia ti offri al Padre come Agnello immacolato che toglie i
peccati del mondo, noi ti amiamo!
-
Perché nell'Eucaristia ci nutri come Pane di Vita, noi ti amiamo!
-
Perché nell'Eucaristia rimani tra noi come Amico che attende le nostre visite, noi
ti amiamo!
-
Perché nell'Eucaristia guidi il nostro cammino verso la vita eterna, noi
ti amiamo!
- Perché nell'Eucaristia ci doni il tuo Spirito!
-
Per tutti coloro che non ti riconoscono, non ti ringraziano, non credono, non
sperano, non amano, noi ti amiamo!
-
Per coloro che ti offendono nel Sacramento che hai istituito nell'eccesso del
tuo amore, noi ti amiamo!
-
Con tutti gli Angeli e i santi del Paradiso, con S. Giuseppe, con Maria Madre
tua e madre nostra, con il Padre e lo Spirito Santo, noi ti amiamo!
Cristo ci ha amati E ha dato la sua vita per noi.
Preghiamo.
O Dio, che ci hai chiamati a celebrare nella concordia la cena del tuo Figlio,
ricolmaci della sua carità, perché ci serbiamo tutti uniti col vincolo
dell'amore in lui che ci ha reso fratelli, e vive e regna nei secoli dei secoli.
Canto:
Padre nostro o Pater noster
4.
Spiritualità cristiana
L’Eucaristia
bisogno del cuore di Gesù
(S. Pier Giuliano Eymard).
Nell'opera della Redenzione, l'Eucaristia è qualche cosa di sovrabbondante; non era imposta a Nostro Signore dalla giustizia del suo Eterno Padre.
La Passione, il Calvario bastano a riconciliarci con Dio e a riaprirci le porte della casa paterna. Perché dunque Nostro Signore istituisce l'Eucaristia? La istituisce per sé: sì, per soddisfare a se stesso, per appagare il suo Cuore.
Così intesa l'Eucaristia è la cosa più divina, più amorosa, e ci presenta come suo carattere e sua natura la bontà, la tenerezza più espansiva. Quand'anche noi non dovessimo profittarne, Nostro Signore aveva bisogno d'istituirla. E per tre ragioni.
1.
Innanzitutto perché è nostro fratello. Nostro Signore voleva soddisfare
il fraterno suo affetto per noi. Ora l'amore fraterno di Gesù sorpassa tutto
quanto noi possiamo immaginare.
La
Sacra Scrittura dice che l'anima di Davide era avvinta a quella di Gionata e che
tutte due non ne formavano che una sola; ma sia pure intima l'unione di due
uomini, resta sempre in ciascuno di essi un principio d'egoismo, d'orgoglio.
Nulla di simile in Nostro Signore, che ci ama assolutamente senza guardare a
se stesso.
Che
noi corrispondiamo o no al suo amore, non importa, non ne saranno diminuiti gli
ardori. Ora un fratello ha bisogno di vedere il fratello, di vivere con lui.
Gionata languiva lontano da Davide. E Nostro Signore soffriva al pensiero di
doverci lasciare e voleva restare al nostro fianco per dirci: «Voi siete miei
fratelli». Come è tenera questa parola! Sotto ogni altro rispetto non
possiamo avere con Gesù la relazione di amicizia: vi è sempre il benefattore,
il Redentore; non vi si trova l'amabilità tenera e familiare.
E
così l'Eucaristia mette allo stesso livello tutti gli uomini e fa la vera
eguaglianza. Fuori della chiesa, dentro la chiesa stessa vi sono dignità: alla
mensa di Gesù nostro fratello maggiore siamo davvero tutti fratelli. Com'è
dunque fuor di luogo, comunicandoci, non pensare che alla maestà, alla santità
di Nostro Signore! Sta bene quando si vuole meditare qualche altro mistero,
ma, quanto all'Eucaristia, appressiamoci a lui perché vi sia tutta la tenerezza
ed espansione.
2.
Nostro Signore vuole pure dimorare in mezzo a noi perché è il nostro
Salvatore, non già unicamente per applicarci i meriti della Redenzione, ché
per questo vi sono tanti altri mezzi, come la preghiera ed i Sacramenti, ma per
godere del suo titolo di Salvatore e della sua vittoria.
Una
madre ama doppiamente il figlio che ha salvato da un gran pericolo. Nostro
Signore, a cui siamo costati tanto, aveva bisogno di amarci con un amore di
tenerezza per consolarsi dei patimenti del Calvario. Ha fatto tanto per noi e ci
ama nella misura che gli siamo costati. Ah! non si lasciano là come estranei
quelli che abbiamo salvato. Abbiamo esposto per essi la vita, dunque li amiamo
come la nostra propria vita, con un trasporto inesprimibile.
Nostro
Signore (chi ne dubita?) ha almeno il cuore di una madre. Avrebbe preferito
lasciare gli angeli piuttosto che abbandonarci. Nostro Signore ha bisogno di
rivederci. Due amici sul campo di battaglia, che si rivedono dopo lunghi anni,
non hanno più parole per dirsi la gioia. Si fa un lungo viaggio per andar a
vedere un amico, soprattutto un amico d'infanzia; ora perché Nostro Signore non
avrebbe tutti questi buoni e degni sentimenti?
Nostro
Signore nell'Eucaristia porta ancora le cicatrici delle sue ferite, le conserva
perché sono la sua gloria, la sua consolazione: esse gli ridicono tutto
l'amore che ha avuto per noi. E quanto piacere gli facciamo quando veniamo a
ringraziarlo dei suoi benefici, dei suoi patimenti! Ha istituito l'Eucaristia in
gran parte perché veniamo a consolarlo dei suoi dolori, della sua povertà,
della sua Croce: Gesù mendica da noi la compassione e la corrispondenza a tanto
amore.
Sì, Gesù ha bisogno di trovarsi con quelli che ama, e tali siamo noi, perché siamo quelli che ha salvati.
3.
Infine Nostro Signore vuole dimorare con noi e dimostrarci tanto amore
nell'Eucaristia per ricambiare il Padre dell’amore infinito che porta a
noi.
Noi
sentiamo qualche volta all'improvviso nascerci in cuore l'affetto verso una
persona non conosciuta, neppure vista prima: un tratto dei lineamenti, un
ricordo di sé insignificante, la più semplice circostanza ci richiamano un
caro amico, e proviamo simpatia per la persona la quale ci fa così rivivere
l'amico rimpianto. Così pure noi ci sentiamo portati ad amare l'amico del
nostro amico, senza conoscerlo, ma unicamente perché gli è caro. Ci vuol
tanto poco: amiamo istintivamente tutto quello che si riferisce a chi è molto
caro al nostro cuore.
Lo
stesso avviene a Gesù. Il Padre ci ama, e Gesù, che ama il suo Padre, ci amerà
a causa di lui, anche senza guardare ad altra ragione. È un bisogno per
l'Unigenito Figlio di Dio; non può dimenticare quelli che l'eterno suo Padre
ama.
Dunque
voltiamo la questione e diciamo a Nostro Signore: «Oh! senza dubbio, io ti
ringrazio di avere istituito l'Eucaristia per il mio bene; ma, dolcissimo mio
Salvatore, io ne sono stato l'occasione. Se in essa godi dei tuoi titoli di
Salvatore, di fratello, son io l'oggetto di questi titoli.
E
del resto Nostro Signore mendica degli adoratori, la sua grazia è venuta a
cercarci: dunque Gesù voleva noi. Per la sua Esposizione ha bisogno di
adoratori, ché altrimenti non può uscire dal Tabernacolo. Alla Messa ha
bisogno di un inserviente che rappresenti il popolo fedele. Siamo dunque noi che
porgiamo a Nostro Signore l'occasione per mostrare la sua regalità.
Addentratevi
in questo pensiero, che vi eleverà ben alto, vi metterà in cuore un desiderio
insaziabile di amare e di essere fedeli al motto noblesse oblige. E
dite spesso a Nostro Signore con una santa libertà: Sì, o buon Maestro, tu ci
sei debitore.
Presso
di te è la sorgente della Vita
(S. Bonaventura, Ufficio Divino, festa del S. Cuore).
Considera
anche tu, o uomo redento, chi, quanto grande e di qual natura sia colui che
pende per te dalla croce. La sua morte dà la vita ai morti, al suo trapasso
piangono cielo e terra, le dure pietre si spaccano.
Inoltre,
perché dal fianco di Cristo morto in croce fosse formata la Chiesa e si
adempisse la Scrittura che dice: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno
trafitto» (Gv 19,37), per divina disposizione è stato permesso che un
soldato trafiggesse e aprisse quel sacro costato. Ne uscì sangue e acqua,
prezzo della nostra salvezza. Lo sgorgare da una simile sorgente, cioè dal
segreto del cuore, dà ai sacramenti della Chiesa la capacità di conferire la
vita eterna ed è, per coloro che già vivono in Cristo, bevanda di fonte viva
«che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14).
Sorgi,
dunque, o anima amica di Cristo. Sii come colomba «che pone il suo nido nelle
pareti di una gola profonda» (Ger 48,28). Come «il passero che ha trovato la
sua dimora» (Sal 83,4), non cessare di vegliare in questo santuario. Ivi, come
tortora, nascondi i tuoi piccoli, nati da un casto amore. Ivi accosta la bocca
per attingere le acque delle sorgenti del Salvatore (cfr. Is 12,3). Da qui
infatti scaturisce la sorgente che scende dal centro del paradiso, la quale,
divisa in quattro fiumi (cfr. Gn 2,10) e, infine, diffusa nei cuori che ardono
di amore, feconda ed irriga tutta la terra.
Corri
a questa fonte di vita e di luce con vivo desiderio, chiunque tu sia, o anima
consacrata a Dio, e con l'intima forza del cuore grida a lui: «O ineffabile
bellezza del Dio eccelso, o splendore purissimo di luce eterna! Tu sei vita che
vivifica ogni vita, luce che illumina ogni luce e che conserva nell'eterno
splendore i multiformi luminari che brillano davanti al trono della tua divinità
fin dalla prima aurora.
O
eterno e inaccessibile, splendido e dolce fluire di fonte nascosta agli occhi
di tutti i mortali! La tua profondità è senza fine, la tua altezza senza
termine, la tua ampiezza è infinita, la tua purezza imperturbabile!
Da
te scaturisce il fiume «che rallegra la città di Dio» (Sal 45,5), perché «in
mezzo ai canti di una moltitudine in festa» (Sal 41,5) possiamo cantarti
cantici di lode, dimostrando, con la testimonianza dell'esperienza, che «in
te è la sorgente della vita e alla tua luce vediamo la luce» (Sal 35,10).
Le
esigenze dell’amore
(P. Agostino da Montefeltro).
Il
celebre Bossuet diceva: «L'amore di Dio e l'amore dell'uomo non sono due
amori, ma uno solo; con la differenza che nell'uomo esso è finito ed
impotente, mentre in Dio è onnipotente ed infinito».
Volete
dunque sapere che succede nel cuore di Dio? Guardate l'amore nel cuore
dell'uomo ed aggiungetevi l'infinito. Ebbene, se vi posate la mano sul cuore,
sentirete tre palpiti.
Il
primo di restare con le persone care: e per questo si commettono anche
delle pazzie: per questo s'inventò il vapore, il telegrafo, il telefono per
abbreviare le distanze; invenzioni non di solo vantaggio dell'industria, ma
anche del cuore, per rimanere più che è possibile presso le persone dilette.
Ora, se noi, che siamo tanto meschini, proviamo tale necessità, come non la
proverà Iddio, amore infinito?
Il
secondo palpito è di soffrire per le persone amate: vi umiliate se sono
meschine, vi spogliate se sono povere, per lenire la pena. Ciò bramano tutti
i cuori degni d'amore: ciò brama quindi il cuore di Dio. «E come?» direte
voi. Sì, Gesù ha sentito la necessità di soffrire, e perciò dopo Betlem
abbiamo il Getsemani, e dopo il Calvario.
L'ultimo
palpito è che bramiamo nutrire, ingrandire, far vivere di noi stesse le
persone dilette. Chi è quel padre che non suda volentieri per nutrire i
figliuoli? Chi è quel figlio che non suda per nutrire la propria madre?
E
allorquando ogni mezzo ci venisse a mancare, non daremmo per essi il nostro
sangue, la nostra vita? Di una madre si racconta che, perduto il latte, diceva
al bambino: «Perché non posso farti succhiare il mio sangue?
Ecco
ciò che è divino nell'uomo!...
Narra
l'Alighieri, non importa se sia verità storica o poetica fantasia, del Conte
Ugolino, rinchiuso nella Torre, che due dei suoi piccoli bambini, mostrandogli
le braccia scarne gli dicono: «Padre, mangia di noi: tu ne vestisti queste
misere carni e tu ne spoglia».
Se
l'uomo, verso chi ama, è suscettibile di tali aspirazioni, come può stupirci
l'udire Gesù che dice: «Prendete e mangiate, questo è il mio corpo; prendete
e bevete, questo è il mio sangue»?
Ecco
l'Eucaristia, espansione dell'amore infinito. È Gesù, l'uomo-Dio, che ascolta
i palpiti del suo cuore e soddisfa le sue divine aspirazioni... Ecco
l'Eucaristia, opera di amore, tutta di amore, nient'altro che di amore!
Il
Sacramento dellAmore
(J. Dirckink S.1., Itinerario di perfezione, I.P.L.).
Il nostro Salvatore stando per andarsene da questo mondo al Padre istituì questo Sacramento in cui effuse le ricchezze del suo amore per gli uomini, lasciandoci il ricordo delle sue meraviglie (Conc. Trid. Sess. 13,2). Questo Sacramento dell'altare è quindi il Sacramento dell'Amore: che egli istituì per amor nostro, e a cui ci invita per amore, il cui scopo è l'unione nell'amore.
Il
Signore ha voluto che si riceva questo Sacramento d'amore come cibo spirituale
dell'anima, che nutra, corrobori e vivifichi i suoi cari: «Chi mangia me, vivrà
per mezzo mio». Inoltre come rimedio per liberarli dalle mancanze quotidiane e
preservarli dalle colpe mortali. Infine per offrire loro un pegno della futura
gloria e felicità. E perciò fosse simbolo vivente di quel corpo di cui egli è
il Capo, a cui stringerseli, quali membra, con lo strettissimo legame della
fede, della speranza e della carità.
A
questo scopo egli compie tanti prodigi in questo ammirabile Sacramento: cambia
il pane nel corpo e il vino nel sangue; si trova simultaneamente presente in
innumerevoli luoghi in tutto il mondo. E pratica tutte le virtù di
misericordia, nutrendo gli affamati; di carità, unendosi intimamente a noi. Con
noi poi fa tante parti: di Pastore, Medico, Maestro, Redentore, Consolatore,
Salvatore. E per amor nostro sopporta molti e grandi dolori dai cattivi
cristiani, dagli eretici e dagli infedeli.
L’eucaristia
è Gesù Amore.
Per
questo è Sacramento dell'Amore, di tutto l'amore: contiene Gesù vivo e vero
che è «Dio Amore» (Gv 4,8) e che «ci ha amato fino all'eccesso» (Gv
13,1).
Tutte
le espressioni dell'amore, le più alte e le più profonde, sono racchiuse
nell'Eucaristia.
Gesù
Eucaristia
è
Amore crocifisso nel S. Sacrificio della Messa, in cui rinnova l'immolazione di
Sé per noi;
è
Amore unitivo nella Comunione Sacramentale e spirituale, in cui si fa «uno»
con chi lo riceve;
è
Amore adorante nel S. Tabernacolo, in cui è presente come olocausto di
adorazione al Padre;
è
Amore contemplativo nell'incontro con coloro che amano «stare ai suoi piedi»
come Maria di Betania (Lc 10,39);
è
Amore orante nella sua «incessante intercessione per noi» al cospetto del
Padre (Eb 7,25);
è
Amore inebbriante nelle celesti ebbrezze dell'unione nuziale con i suoi
prediletti, i vergini e le vergini, che egli stringe a sé con amore esclusivo,
come strinse a sé Giovanni, l'apostolo vergine, l'unico che nel Cenacolo «riposò
sul petto di Gesù» (Gv 21,20). (P. Stefano Manelli).
Voi non conoscete il suo amore.
Un giorno un emiro arabo, Abdel-Kader, girando per le vie di Marsiglia in compagnia di un ufficiale francese, si incontrò con un Sacerdote che portava il S. Viatico a un moribondo. L'ufficiale francese si fermò, si scoprì il capo e piegò il ginocchio. L'amico gli chiese la ragione di quel saluto. «Adoro il mio Dio che il Sacerdote sta portando a un ammalato», rispose il bravo ufficiale. «Come mai - reagì l'emiro - voi potete credere che Dio, così grande, si faccia tanto piccolo, e consenta di andare anche nelle soffitte dei poveri? Noi maomettani abbiamo un'idea ben più alta di Dio». E l'ufficiale: «Voi avete soltanto l'idea della grandezza di Dio; ma non conoscete il suo amore».
Gesù
nell'Eucaristia esercita un influsso rivolto a «trasformarci in Colui che
prendiamo», ossia a conformarci a Lui stesso. «Capita invece - e oggi è un
fenomeno macroscopico - che pur facendo ressa all'altare per la Comunione, la
vita cristiana degradi in una mediocrità sempre più sconcertante. Tante
Comunioni, evidentemente, non incidono quasi per nulla sulla vita di tanti
uomini. È un fenomeno triste a cui vorremmo dare una «spiegazione» (P.
Antonio Di Monda, Comunioni senza comunione, in «Tesoro Eucaristico», maggio
1990).
La
spiegazione è limpida: comunicare è unirsi, e fare la Comunione è unirsi a
Gesù. Si puo unirsi con le specie eucaristiche, mangiandole, ma questa unione
materiale non trasforma. Occorre unirsi spiritualmente a Gesù, ossia
conformarci al suo modo di pensare, amare ciò che lui ama, volere ciò che lui
vuole. Senza questa volontà, sorretta dalle dovute disposizioni, non c'è
unione, quindi neppure progressiva conformità con Gesù. Anzi si può
comunicarsi a propria condanna, come insegna l'Apostolo.
Prefazio
(Festa del S. Cuore)
È
veramente cosa buona e giusta celebrarti, Padre santo, Dio onnipotente ed
eterno.
Cristo
Signore nostro, innalzato sulla croce, nel suo amore senza limiti donò la vita
per noi e dalla ferita del suo fianco effuse sangue ed acqua, simbolo dei
sacramenti della Chiesa perché tutti gli uomini, attratti al suo cuore,
attingessero con gioia alla fonte perenne della salvezza. Per questo mistero di
grazia, uniti agli angeli e ai santi, proclamiamo senza fine la tua gloria: Canto:
Santo, Santo, Santo (o Sanctus Sanctus, Sanctus)
Benedizione
eucaristica
o
Santa Messa
Tratto
da: “Venite. Adoriamo!” di Nike Michael – Dicembre 1990 –
“Medjugorie” Casella Postale 1679 – 20121 Milano. Via Cordusio 4 – ccp.:
48774202