MOMENTI DI PREGHIERA DI COPPIA
Mimmo e Lina Pennino
L'amore
coniugale è la comunità
di vita origine della famiglia
cristiana. Una
sola carne (Gen.2,4)
Vivrai
del lavoro delle tue mani, sarai felice e godrai d'ogni bene.
La tua
sposa come vite feconda nell'intimità della tua casa;
I tuoi
figli come virgulti d'ulivo intorno alla tua mensa.
Cosi sarà
benedetto l'uomo povero grida e il Signore lo ascolta, che teme il Signore.
Ti
benedica il Signore da Sion!
Possa tu
vedere la prosperità di Gerusalemme per tutti i giorni della tua vita.
Possa tu
vedere i figli dei tuoi figli. Pace su Israele!
Tracce di contemplazione
Il sì degli sposi è un patto di alleanza che lega l'uno all'altro, ma è soprattutto un "amen" di entrambi al disegno di Dio, che li vuole amministratori di beni preziosi affidati alla loro responsabilità. Essere una sola carne significa reciproca responsabilità, per una comunione totale di pensieri, sentimenti e vita, così da passare dall'attrazione reciproca al totalizzante ed esclusivo sincero dono di sé all'altro. Nell'intima comunità di vita e di amore che coinvolge non solo il presente, ma tutto il futuro, e in quell'unione particolare ed esclusiva che si vede come "una sola carne", ci è dato di intuire, anche se velatamente, qualcosa del grande mistero dell'Alleanza di Cristo con l'umanità attraverso il suo corpo che è la Chiesa.
Tutti:
Rendici, Signore,
un cuore solo ed una sola carne, segno del mistero di unità nella carità che
sgorga da Te fonte di ogni Unità e Sommo Bene.
Il mistero dell’amore coniugale è un mistero di ordine naturale e soprannaturale, cosi ci svela il disegno di Dio l’Apostolo Paolo: “Mariti amate le vostre mogli come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa…Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama sé stesso” (Cfr. Ef. 5,23-25). Questa realtà soprannaturale è per noi motivo di costante stupore per la presenza dello Spirito Santo che agisce in noi e, e attraverso di noi nella Chiesa e nell’umanità. Realmente anche se misteriosamente, mediante il nostro essere una sola carne, veniamo conformati a Cristo. Siamo infatti chiamati “ ad aiutarci reciprocamente a raggiungere la santità” (LG 11), cosicchè, gradualmente, attraverso gli sposi cristiani continua a manifestarsi nella storia l’ Amore sponsale di Cristo per l’umanità, riconoscibile dagli uomini.
Tutti:
Signore
Gesù sposo indissolubile della Chiesa, sul
talamo della croce, donaci la fecondità dell’amore nel dono dello Spirito
In quanto sposi cristiani siamo stati investiti con una specialissima grazia sacramentale di un compito e di una responsabilità, sia sul piano civile che sul piano ecclesiale. Il matrimonio non è un fatto che riguarda noi soli, infatti la riuscita del nostro matrimonio ricade beneficamente su tutta la comunità e così il nostro destino coinvolge tutti. Dove la libertà è scissa dalla verità, sono corrosi i riferimenti ai valori e ai principi della natura umana, posta in essere dal creatore, la vita sociale si avventura nelle sabbie mobili di un relativismo totale. Allora tutto è convenzionale, tutto è negoziabile: anche il primo dei diritti fondamentali, quello alla vita. L’unità della coppia è certo dono e impegno, grazia e responsabilità, da qui la necessità e il coraggio di impegnarsi in un cammino di conversione al Signore, di ascolto della parola di Dio e di preghiera per la crescita personale come marito e moglie.
Tutti:
Signore Gesù, Via, Verità e Vita dona alle coppie
cristiane la grazia della perseveranza nell’unità del vincolo matrimoniale.
Canto
Lettura:
Dalla lettera alle Famiglie di S.S. Giovanni Paolo II.
Quell’amore
a cui l’apostolo Paolo ha dedicato un inno nella I lettera ai Corinzi -
quell’amore che è «paziente», e «benigno» e «tutto
sopporta» (l Cor 13,4.7) - è
certamente un amore esigente. Ma proprio in questo sta la sua bellezza:
nel fatto di essere esigente, perché in questo modo costituisce il vero bene
dell’uomo e lo irradia anche sugli altri. Il bene infatti, dice san Tommaso,
è per sua natura «diffusivo».3> L’amore è vero quando crea
il bene delle persone e delle comunità, lo crea e lo dona agli
altri. Soltanto chi, nel nome dell’amore, sa essere esigente con se stesso,
può anche esigere l’amore dagli altri. Perché l’amore è esigente. Lo è
in ogni situazione umana; lo è ancor più per chi si apre al Vangelo. Non è
questo che Cristo proclama nel «suo» comanda-mento? Bisogna che gli uomini di
oggi scoprano questo amore esigente, perché in esso sta il fondamento
veramente saldo della famiglia, un fondamento che è capace di «tutto
sopportare». Secondo l’Apostolo, l’amore non è in grado di «sopportare
tutto», se cede alle «invidie», se «si vanta», se «si gonfia», se «manca
di rispetto» (cf. l Cor 13,5-6). Il vero amore, insegna san Paolo, è
diverso: «tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» ( l Cor 13,7). Proprio
questo amore «tutto sopporterà». Agisce in esso la potente forza di Dio
stesso, che «è amore» ( l Gv 4,8.16). Vi agisce la potente forza di Cristo,
redentore dell’uomo e salvatore del mondo. Meditando il capitolo 13 della I
lettera di Paolo ai Corinzi, ci incamminiamo sulla via che in modo più
immediato e incisivo ci fa comprendere la verità piena circa la civiltà
dell’amore. Nessun altro testo biblico esprime tale verità in modo più
semplice e profondo dell’inno alla carità. I pericoli che incombono
sull’amore costituiscono una minaccia anche alla civiltà dell’amore,
perché favoriscono quanto è in grado di contrastarla efficacemente. Si pensi
anzitutto all’egoismo, non solo all’egoismo del singolo, ma anche a
quello della coppia o, in un ambito ancora più vasto, all’egoismo sociale, p.
es. di classe o di nazione (nazionalismo). L’egoismo, in ogni sua forma, si
oppone direttamente e radicalmente alla civiltà dell’amore. Si vuol dire,
forse, che l’amore è da definirsi semplicemente come «anti-egoismo»?
Sarebbe una definizione troppo povera e in definitiva solo negativa, anche se
è vero che per realizzare l’amore e la civiltà dell’amore debbono essere
superate varie forme di egoismo. Più giusto è parlare di «altruismo», che
è l’antitesi dell’egoismo. Ma ancor più ricco e completo è il concetto
di amore illustrato da san Paolo. L’inno alla carità della I lettera ai
Corinzi rimane come la magna charta della civiltà dell’amore. In esso
non è questione tanto di singole manifestazioni (sia dell’egoismo che
dell’altruismo), quanto dell’accettazione radicale del concetto di uomo
come persona che «si ritrova» attraverso il dono sincero di se stesso. Un
dono è, ovviamente, «per gli altri»; è questa la dimensione più
importante della civiltà dell’amore. Entriamo così nel nucleo stesso
della verità evangelica sulla libertà. La persona si realizza
mediante l’esercizio della libertà nella verità. La libertà non può
essere intesa come facoltà di fare qualsiasi cosa: essa significa dono
di sé. Di più: significa interiore disciplina del dono. Nel
concetto di dono non è inscritta soltanto la libera iniziativa del soggetto, ma
anche la dimensione del dovere. Tutto ciò si realizza nella «comunione
delle persone». Siamo così nel cuore stesso di ogni famiglia. Siamo anche sulle
orme dell’antitesi tra l’individualismo e il personalismo. L’amore, la
civiltà dell’amore si collega con il personalismo. Perché proprio col
personalismo? Perché l’individualismo minaccia la civiltà dell’amore?
Troviamo la chiave della risposta nell’espressione conciliare: un «dono
sincero». L’individualismo suppone un uso della libertà nella quale il
soggetto fa ciò che vuole, «stabilendo» egli stesso «la verità» di ciò
che gli piace o gli torna utile. Non ammette che altri «voglia» o esiga
qualcosa da lui nel nome di una verità oggettiva. Non vuole «dare» a un altro
sulla base della verità, non vuole diventare un «dono sincero». L’individualismo
rimane pertanto egocentrico ed egoistico. L’antitesi col personalismo nasce
non soltanto sul terreno della teoria, ma ancor più su quello dell’ethos. L’«ethos»
del personalismo è altruistico: muove la persona a farsi dono per gli altri e
a trovare gioia nel donarsi. È la gioia di cui parla Cristo (cf. Gv 15,11;
16,20.22). Occorre pertanto che le società umane, e in esse le famiglie, che
vivono spesso in un contesto di lotta tra la civiltà dell’amore e le sue
antitesi, cerchino il loro fondamento stabile in una giusta visione
dell’uomo e di quanto decide della piena «realizzazione» della sua umanità.
Certamente contrario alla civiltà dell’amore è il cosiddetto «libero
amore», tanto più pericoloso perché proposto di solito come frutto di un
sentimento “vero”. mentre di
fatto distrugge l’amore. Quante famiglie sono andate in rovina proprio per
il «libero amore»! Seguire in ogni caso il «vero» impulso affettivo in
nome di un amore «libero» da condizionamenti, significa, in realtà, rendere
l’uomo schiavo di quegli istinti umani che san Tommaso chiama «passioni
dell’anima». Il «libero
amore» sfrutta le debolezze umane fornendo loro una certa «cornice» di
nobiltà con l’aiuto della seduzione e col favore dell’opinione pubblica.
Si cerca così di «tranquillizzare» la coscienza, creando un «alibi morale».
Non si prendono però in considerazione tutte le conseguenze che ne derivano,
specialmente quando a pagarle sono, oltre al coniuge, i figli, privati del
padre o della madre e condannati a essere di fatto orfani di genitori vivi. Alla
base dell’utilitarismo etico, come si sa, c’è la continua rierca del «massimo»
di felicità, ma di una «felicità utilitaristica», intesa solo come
piacere, come immediato soddisfacimento a vantaggio esclusivo del singolo
individuo, al di fuori o contro le oggettive esigenze del vero bene.
Il programma dell’utilitarismo, fondato su di una libertà orientata in
senso individualistico, ossia una libertà senza responsabilità, costituisce
l’antitesi dell’amore, anche come espressione della civiltà umana
considerata nel suo insieme. Quando tale concetto di libertà trova
accoglienza nella società, alleandosi facilmente con le più diverse forme di
umana debolezza, si rivela ben presto come una sistematica e permanente minaccia
per la famiglia. Si potrebbero citare, al riguardo, molte conseguenze nefaste
documentabili a livello statistico, anche se non poche di esse rimangono
nascoste nei cuori degli uomini e delle donne, come ferite dolorose e
sanguinanti.
L’amore
dei coniugi e dei genitori possiede
la capacità di curare similiferite, se le insidie ricordate non lo
privano della sua forza di rigenerazione, tanto benefica e salutare per le
comunità umane. Tale capacità dipende dalla grazia divina del perdono e
della riconciliazione, che assicura l’energia spirituale di iniziare sempre di
nuovo. Proprio per questo i membri della famiglia hanno bisogno di incontrare
Cristo nella Chiesa mediante il mirabile sacramento della penitenza e della
riconciliazione.
In
questo contesto ci si rende conto di quanto sia importante la preghiera con
le famiglie e per le famiglie, in particolare per quelle minacciate dalla
divisione. Bisogna pregare perché i coniugi amino la loro vocazione, anche
quando la strada diventa difficile o conosce tratti angusti e in salita,
apparentemente insuperabili; pregare affinché anche allora siano fedeli alla
loro alleanza con Dio.
«La
famiglia è la via della Chiesa». In questa lettera desUeriamo
professare e annunziare insieme questa v’la, che attraverso la vita
coniugale e familiare conduce al Regno dei cieli (cf. Mt 7,14). È importante
che la «comunione delle persone» nella famiglia diventi preparazione alla «comunione
dei santi». Ecco perché la Chiesa confessa e annunzia l’amore che «tutto
sopporta» (lCor 13,7), vedendo in esso, con san Paolo, la virtù «più
grande» (lCor
13,13).
L’Apostolo non pone limiti a nessuno. Amare è vocazione di tutti, anche dei
coniugi e delle famiglie. Nella Chiesa, infatti, tutti sono ugualmente chiamati
alla perfezione della santità (cf. Mt 5,48).
Adorazione
del S. S. Sacramento.
Momento
simbolico
(i coniugi ripetono insieme): " Io... prendo Te... e prometto di
esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia,e
di amarti e onorarti per tutti i giorni della mia vita" Signore Gesù
custodiscici nel
tuo amore. Amen.
Insieme:
Affidiamo alla Madre di Dio il mistero dell’unità dell’amore e della vita.
O
Maria, aurora del mondo nuovo, Madre dei viventi, affidiamo a te la causa
della vita guarda, o Madre, al numero sconfinato di bimbi cui viene impedito
di nascere, di poveri cui è reso difficile vivere, di uomini e donne vittime di
disumana violenza, di anziani e malati uccisi dall’indifferenza o da una
presunta pietà.
Fa’
che quanti credono nel tuo Figlio sappiano annunciare con franchezza e amore
agli uomini del nostro tempo
Il
Vangelo della vita. Ottieni loro la grazia di accoglierlo come
dono sempre nuovo. la gioia di celebrano con gratitudine in tutta la loro
esistenza e il coraggio di testimoniano con tenacia operosa, per
costruire, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, la civiltà della
verità e dell’amore. A lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.
Preghiamo
Signore Dio, re del cielo e della terra,
guida, santifica e custodisci il nostro corpo e il nostro spirito, sentimenti,
parole e opere, nell’amore della tua legge, a servizio della tua volontà,
perché oggi e sempre con il tuo aiuto procediamo nella via della salvezza. Amen
Tratto da:
Pastoraledellafamiglia