LITANIE DEL SACRO CUORE COMMENTATE 

Signore, pietà Signore, pietà

Cristo, pietà Cristo, pietà

Signore, pietà Signore, pietà

Cristo, ascoltaci Cristo, ascoltaci

Cristo, esaudiscici Cristo, esaudiscici

Padre del cielo, che sei Dio, pietà di noi

Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio, pietà di noi

Spirito Santo, che sei Dio, pietà di noi

Santa Trinità, che sei un solo Dio, pietà di noi

Cuore di Gesù, Figlio dell'eterno Padre, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo nel seno della Vergine Maria, abbi pietà di noi Cuore di Gesù, sostanzialmente unito al Verbo di Dio, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, di maestà infinita, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, tempio santo di Dio, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, dimora dell'Altissimo, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, dimora dell'Altissimo, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, casa di Dio e porta del cielo, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, fornace ardente di carità, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, santuario di giustizia e di amore, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, pieno di bontà e di amore, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, abisso di tutte le virtù, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, degno di ogni lode, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, re e centro di tutti i cuori, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, in cui sono tutti i tesori di sapienza e di scienza, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, in cui sta la pienezza della divinità, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, in cui il Padre trova la sua compiacenza, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, dalla cui pienezza tutti abbiamo ricevuto, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, il desiderato dei colli eterni, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, paziente e misericordioso, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, generoso con quelli che t'invocano, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, che hai espiato i nostri peccati, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, saturato d'obbrobri, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, martoriato per i nostri peccati, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, trapassato da una lancia, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, fonte di ogni consolazione, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, nostra vita e risurrezione, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, nostra pace e riconciliazione, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, vittima dei peccati, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, salvezza di quanti sperano in te, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, speranza di quanti muoiono in te, abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, delizia di tutti i santi, abbi pietà di noi

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, perdonaci

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, ascoltaci

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi

Preghiamo. O Padre, che nel Cuore del tuo dilettissimo Figlio ci dai la gioia di celebrare le grandi opere del suo amore per noi, fa' che da questa fonte inesauribile attingiamo l'abbondanza dei tuoi doni. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

 

Cuore di Gesù, Figlio dell'eterno Padre

Sono numerosi i passi del Nuovo Testamento in cui Gesù viene presentato come Figlio di Dio. Questa verità fece chiaramente parte della fede della chiesa apostolica. Dice san Paolo: «Dio mandò il suo Figlio perché ricevessimo l'adozione a figli» (Galati 4,4-5).

Giovanni scrisse il suo Vangelo «perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio» (20,30).

La riflessione teologica successiva ha insistito soprattutto sulla doppia natura, umana e divina, di Gesù Figlio di Dio designa la sua natura divina.

Questa interpretazione non fa risaltare a sufficienza l'altro aspetto: che Gesù aveva cuore di Figlio: sapeva bene di essere il Figlio, si sentiva Figlio, guardava a Dio come Abba, il suo caro Padre.

Egli visse questa relazione Padre-Figlio anche nella sua umanità. Il suo cuore umano ne fu pieno: questo era il suo segreto, la sua gioia; ne aveva costantemente coscienza, fu l'atteggiamento fondamentale del suo cuore fino a determinarne la condotta. Da questa esperienza del cuore di Gesù è scaturito anche per noi un nuovo modo di rivolgerci e di pensare a Dio: «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto» (Giovanni 1,16). Dal cuore di Gesù è venuto «nei nostri cuori lo Spirito che grida: Abba, Padre!» (Galati 4,4-5).

 

Cuore di Gesù, formato dallo Spirito santo nel cuore della vergine Madre

Accogliere Cristo e capirlo è possibile soltanto per mezzo del suo uguale, per la potenza del quale il Figlio di Dio si è fatto uomo: lo Spirito santo.

Questi apre gli occhi, schiude la mente, muove il cuore. Con questo è anche detto quello che significa soprattutto la preghiera allo Spirito santo: domandare che egli ci dia Cristo. Cristo sta tra le figure della storia; confuso tra quelle che presentano somiglianze con lui; velato dalla volontà umana la quale non sopporta nulla che non sia soltanto umano: lo Spirito santo mi deve concedere che io impari a distinguerlo. Cristo è attaccato; la sua immagine e il suo messaggio sono avvolti in una rete di incomprensione, di deformazione e ostilità: lo Spirito deve rendere il mio cuore e la mia mente sicuri affinché io trovi la via per giungere a lui. Cristo è l'uno, l'unico e insieme «la verità» semplicemente: lo Spirito mi deve dare quella «conoscenza di Gesù Cristo», che «supera ogni senso», come dice Paolo, e nella quale io imparo a conoscerlo, sapendo di essere da lui conosciuto. Cristo si erge tra gli uomini come «segno di contraddizione», «davanti al quale si manifesta il segreto dei cuori». Egli suscita dedizione completa o scandalo e tutto cospira per distogliere l'uomo dalla dedizione e spingerlo nello scandalo; lo Spirito santo deve svegliare in me l'amore per Cristo. Se questo esiste, tutto va bene; se manca, tutto diventa vuoto e faticoso. (R. Guardini)

 

Cuore di Gesù, sostanzialmente unito al Verbo di Dio

Cuore di Gesù, di maestà infinita

L'espressione «Cuore di Gesù» richiama subito alla mente l'umanità di Cristo, e ne sottolinea la ricchezza dei sentimenti, la compassione verso gli infermi; la predilezione per i poveri; la misericordia verso i peccatori; la tenerezza verso i bambini; la fortezza nella denuncia dell'ipocrisia, dell'orgoglio, della violenza; la mansuetudine di fronte agli oppositori; lo zelo per la gloria del Padre e il giubilo per i suoi disegni di grazia, misteriosi e provvidenti.

In riferimento ai fatti della passione, l'espressione «Cuore di Gesù» richiama poi la tristezza di Cristo per il tradimento di Giuda, lo sconforto per la solitudine, l'angoscia dinanzi alla morte, l'abbandono filiale e ubbidiente nelle mani del Padre. E dice soprattutto l'amore che sgorga inarrestabile dal suo intimo: amore infinito verso il Padre e amore senza limiti verso l'uomo.

Ora, questo Cuore umanamente così ricco «è unito - l'invocazione ce lo ricorda - alla Persona del Verbo di Dio». Gesù è il Verbo di Dio incarnato: in lui vi è una sola Persona - quella eterna del Verbo -, sussistente in due nature, la divina e l'umana. Gesù è uno, nella realtà indivisibile del suo essere, ed è, nel contempo, perfetto nella sua divinità, perfetto nella sua umanità; è uguale al Padre, per quanto concerne la natura divina; uguale a noi, per quanto riguarda la natura umana; vero Figlio di Dio e vero Figlio dell'uomo. Il Cuore di Gesù, quindi, fin dal momento dell'incarnazione è stato e sarà sempre unito alla Persona del Verbo di Dio.

Per l'unione del Cuore di Gesù alla Persona del Verbo di Dio possiamo dire: in Gesù, Dio ama umanamente, soffre umanamente, gioisce umanamente. E viceversa: in Gesù l'amore umano, la sofferenza umana, la gloria umana acquistano intensità e potenza divine.

(Giovanni Paolo II)

 

Cuore di Gesù, tempio santo di Dio

Cuore di Gesù, dimora dell'Altissimo

Cuore di Gesù, casa di Dio e porta del cielo

è necessario che i fedeli portino venerazione a quel Cuore «della cui pienezza tutti diventiamo ricchi», con gesti di culto esterni e con atteggiamenti interiori, e imparino come organizzare la propria vita per rispondere nel modo migliore alle attese di questo tempo.

Nel Cuore di Gesù si trova l'origine e il principio della sacra liturgia perché questo è il «tempio santo di Dio» dal quale sale al Padre il sacrificio perfetto che «salva per sempre quelli che per suo mezzo si avvicinano al Padre» (Ebrei 7,25).

(Paolo VI, Lettera apostolica Diserti interpretes facti, 25.5.1965)

 

L'infinita maestà di Dio è nascosta nel Cuore umano del Figlio di Maria.

Questo Cuore è la nostra alleanza. Questo Cuore è la massima vicinanza di Dio nei riguardi dei cuori umani e della storia umana. Questo Cuore è la meravigliosa «condiscendenza» di Dio: il Cuore umano che pulsa con la vita divina: la vita divina che pulsa nel cuore umano.

Nella santissima eucaristia scopriamo col «senso della fede» lo stesso Cuore: il Cuore di maestà infinita, che continua a pulsare con l'amore umano di Cristo, Dio-Uomo.

Quanto profondamente ha sentito quest'amore il santo papa Pio X; quanto ha desiderato che tutti i cristiani, sin dagli anni della fanciullezza, s'avvicinassero all'eucaristia, facendo la santa comunione: perché si unissero a questo Cuore che, ad un tempo, è per ogni uomo «casa di Dio e porta del cielo».

«Casa», ecco, mediante la comunione eucaristica il Cuore di Gesù estende la sua dimora a ogni cuore umano. «Porta», ecco, in ciascuno di questi cuori umani egli apre la prospettiva dell'eterna unione con la Santissima Trinità.

(Giovanni Paolo II)

 

Cuore di Gesù, fornace ardente di carità

Desideriamo e vogliamo che in questa occasione il ricordo della istituzione della festa del sacro Cuore venga celebrato degnamente da voi tutti, venerabili fratelli vescovi della chiesa di Dio, e dal popolo a voi affidato. Spiegate a tutti i fedeli nel modo più adatto gli elementi profondi della dottrina che riguarda gli infiniti tesori dell'amore del Cuore di Gesù, organizzate dei riti speciali che favoriscano questo stimabilissimo culto, così che tutti i cristiani spinti da un nuovo spirito onorino questo Cuore divino, si purifichino dai loro peccati, e si dedichino con tutta la vita alla carità fraterna che è «la pienezza della legge» (Romani 13,10).

Il santissimo Cuore di Gesù è fornace ardente di carità, simbolo e immagine espressa di quell'eterno amore con il quale «Dio ha tanto amato il mondo da dargli il suo figlio unigenito» (Giovanni 3,16): siamo perciò sicuri che le celebrazioni religiose aiuteranno molto a scrutare e a comprendere le ricchezze dell'amore divino, e che i fedeli ne trarranno forze più vivaci per conformare la propria vita al Vangelo, per correggere i costumi riconducendoli al dettato della legge di Dio.

Desideriamo soprattutto che il culto al sacro Cuore si realizzi nell'eucaristia che è il dono più prezioso. Di fatto, nel sacrificio dell'eucaristia il nostro stesso Salvatore si immola e viene assunto, «sempre vivo per intercedere per noi» (Ebrei 7,25): il suo Cuore è aperto dalla lancia del soldato, il suo sangue prezioso misto ad acqua si effonde sul genere umano. In questo sublime vertice e centro di tutti i sacramenti, si gusta la dolcezza spirituale alla sua stessa fonte, si celebra la memoria di quell'immenso amore che nella passione Cristo ha dimostrato.

Perciò è necessario - usando le parole di san Giovanni Damasceno - che «ci avviciniamo a lui con ardente desiderio, perché il fuoco del nostro amore attinto a questo carbone acceso, bruci i nostri peccati e illumini il cuore».

Ci sembrano queste delle ragioni molto opportune perché il culto del sacro Cuore che - lo diciamo addolorati - si è affievolito in alcuni, rifiorisca sempre più, e sia da tutti stimato come una egregia forma di pietà necessaria anche ai nostri tempi e richiesta dal concilio Vaticano II, perché Gesù Cristo, re e centro di tutti i cuori, «capo del corpo della chiesa, primogenito dei risorti, realizzi il suo primato su tutto e su tutti» (Colossesi 1,18)

(Paolo VI, Lettera apostolica Investigabiles divitias Christi, 6.2.1965)

 

«Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso!» (Luca 12,49). Il fuoco, cui allude Gesù, è certamente simbolico: è lo Spirito Santo. La chiesa vive di questo fuoco che deve infiammare il mondo. Esso ardeva nel cuore dei discepoli di Emmaus, mentre ascoltavano il Risorto, senza riconoscerlo (Luca 24,32).

è il fuoco che, disceso sui discepoli radunati nel giorno della pentecoste (Atti 2,3), ha diffuso la carità nei cuori dei credenti.

 

Cuore di Gesù, santuario di giustizia e di amore

Qual è la scoperta che il fedele riesce a fare cercando il senso totale e profondo della divina rivelazione?

La scoperta è l'amore.

Dio è soprattutto rivelato in Amore. Tutta la storia della salvezza è Amore. Tutto il Vangelo.

Potremmo citare tante parole della Sacra Scrittura a questo riguardo. Una ci viene alle labbra dell'Antico Testamento: «Da lontano il Signore si è fatto vedere a me: d'un amore eterno io ti ho amato e perciò ti ho attirato a me pieno di compassione» (Geremia 31,3). Tutta la epopea della redenzione è amore, è misericordia, è effusione della carità di Dio verso di noi.

E la storia di Cristo è riassunta nella celebre sintesi di san Paolo: «Vivo nella fede che ho nel Figlio di Dio, il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Galati 2,20).

Bisogna capire! Raccomandiamo agli spiriti attenti un'altra pagina meravigliosa dell'Apostolo: «Che voi possiate comprendere con tutti i santi quale sia la larghezza e la lunghezza, l'altezza e la profondità (noi oggi diremmo le dimensioni, e qui sono quattro!), e intendere questo amore di Cristo che sorpassa ogni scienza, affinché siate ricolmi della pienezza di Dio» (Efesini 3,17-19).

Vi è quanto basta perché noi possiamo celebrare le due feste dell'eucaristia e del sacro Cuore, quasi condotti al punto prospettico che le offre e le fa gustare, se non capire.

Se uno capisce di essere stato amato: amato fino a un grado supremo e impensabile, fino alla morte, silenziosa, gratuita, crudele e sofferta, fino a una consumazione totale (cf.

Giovanni 19,30) da chi nemmeno noi conoscevamo, e conosciutolo l'abbiamo negato e offeso, se uno, diciamo, comprende d'essere oggetto di tale amore, di tanto amore, non può più restare tranquillo.

Questa è l'origine del culto al sacro Cuore di Gesù, quando sappiamo che il termine «cuore» è simbolo, segno, sintesi della nostra redenzione vista nella divina e umana interiorità di Cristo. Gesù ci ha amati, dice il Concilio, anche «con cuore d'uomo» (Gaudium et spes, 22). E come! (Paolo VI, Discorso, 2.6.1969)

 

Cuore di Gesù, pieno di bontà e di amore

Come ci raffiguriamo Cristo Gesù? Quale è l'aspetto caratteristico di lui, come risulta dal Vangelo? Come a prima vista si presenta Gesù?

Una volta ancora le sue stesse parole ci aiutano: «Io sono mite e umile di cuore» (Matteo 11,29).

Gesù vuole essere guardato così. Se noi lo vedessimo ci apparirebbe così, anche se la visione di lui che ci dà l'Apocalisse ci riempie di forma e di luce la sua figura celeste (Apocalisse 1,12).

Questo aspetto dolce, buono e soprattutto umile si impone come essenziale. Meditando si avverte che esso manifesta ed insieme nasconde un mistero fondamentale relativo a Cristo, quello dell'incarnazione, quello di Dio umile, mistero che governa tutta la vita e la missione di Cristo.

Il «Cristo umile» è il centro della cristologia di sant'Agostino, impronta tutto l'insegnamento evangelico a nostro riguardo. «Che altro insegnò se non questa umiltà? ...». In questa umiltà noi ci possiamo avvicinare a Dio, dice ancora il dottore di Ippona.

Del resto, san Paolo non ha un termine che sa di assoluto quando dice che Cristo si è «annientato»? (Filippesi 2,7).

Gesù è l'uomo buono per eccellenza: ed è perciò che egli è disceso al livello infimo anche della scala umana: si è fatto bambino, si è fatto povero, si è fatto paziente, si è fatto vittima perché nessuno dei suoi fratelli in umanità potesse sentirlo superiore o lontano. Si e messo ai piedi di tutti: egli è per tutti, egli è di tutti, anzi di ciascuno di noi al singolare. Lo dice san Paolo: «Egli ha amato me e si è sacrificato per me» (Galati 2,20).

Non è da stupire se l'iconografia di Cristo abbia sempre cercato di interpretare questa mansuetudine, questa estrema bontà. L'intelligenza mistica di lui è arrivata a contemplarlo nel cuore e a fare per noi moderni, sentimentali e psicologi sempre polarizzati verso la metafisica dell'amore, del culto al sacro Cuore, il focolare ardente e simbolico della devozione e dell'attività cristiana. (Paolo VI, Udienza generale, 27.1.1971)

 

Cuore di Gesù, abisso di tutte le virtù

Il cuore decide della profondità dell'uomo. E, in ogni caso, esso indica il metro di questa profondità, sia nell'esperienza interiore di ciascuno di noi, come pure nella comunicazione -interumana. La profondità di Gesù Cristo, indicata col metro del suo cuore, è incomparabile. Supera la profondità di qualsiasi uomo, perché è non soltanto umana, ma al tempo stesso divina.

L'invocazione delle litanie parla in forma molto bella di un «abisso» delle virtù di Gesù. Questo abisso, questa profondità significano un particolare grado della perfezione di ciascuna delle virtù e la sua particolare potenza. Questa profondità e potenza di ciascuna delle virtù provengono dall'amore. Quanto maggiormente tutte le virtù sono radicate nell'amore, tanto più grande è la loro profondità. Occorre aggiungere che, oltre l'amore, anche l'umiltà decide della profondità delle virtù. Gesù disse: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29).

(Giovanni Paolo II)

 

Cuore di Gesù, degno di ogni lode

«Il Dio della pace che ha fatto tornare dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un'alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen» (Ebrei 13,20-21).

 

Cuore di Gesù, re e centro di tutti i cuori

Fra tutte le pratiche che spettano propriamente al culto del sacratissimo Cuore, primeggia, degna di ricordarsi, la pia consacrazione con la quale offriamo al Cuore di Gesù noi e tutte le cose nostre, riconoscendole ricevute dalla eterna carità di Dio. E avendo il Salvatore nostro manifestato alla innocentissima discepola del suo Cuore, santa Margherita Maria, quanto egli, mosso meno dal suo diritto che dalla immensa carità verso di noi, desiderasse che dagli uomini gli fosse reso questo tributo di devozione, la Santa, prima di tutti, lo offerse insieme con il suo padre spirituale Claudio de la Colombière: seguirono di poi con l'andare del tempo a tributarlo le singole persone, poscia le famiglie private e le associazioni, finalmente le stesse autorità, le città e i regni. Essendosi nel secolo scorso e in questo nostro, per le macchinazioni degli empi, giunti a tal punto da disprezzare l'impero di Cristo e dichiararsi pubblicamente guerra alla chiesa, con leggi e mozioni dei popoli contrarie al diritto divino e naturale, anzi con il grido di intere assemblee: «Non vogliamo che costui regni sopra di noi» (Luca 19,14), appunto per la detta consacrazione erompeva quasi e faceva forte contrasto con la voce unanime dei devoti del sacratissimo Cuore per rivendicarne la gloria e difenderne i diritti: «Bisogna che Cristo regni» (1 Corinti 15,25); «Venga il regno tuo». Ne fu finalmente conseguenza felice che tutto il genere umano che appartiene per diritto nativo a Cristo, nel quale solo tutte le cose sono riunite (Efesini 1,10), all'entrare di questo secolo, dal nostro predecessore Leone XIII di felice memoria con il plauso di tutto l'orbe cristiano, fosse consacrato al suo Sacratissimo Cuore. (Pio XI, Miserentissimus Redemptor, 1928)

 

Cuore di Gesù, in cui sono tutti i tesori di sapienza e di scienza

Il Cuore di nostro Signore è la pienezza di ogni grazia e di ogni sapienza, dove possiamo attingere ogni ispirazione, ogni forza: dove possiamo noi diventare buoni cristiani, e donde noi possiamo trarre qualcosa per dispensare agli altri. Perciò, essere devoti e vicini al Cuore di Cristo non vuol dire straniarsi dal mondo in cui si è: non vuol dire entrare in un mondo molto diverso da quello nel quale realmente si vive: vuol dire invece penetrare questo stesso mondo, andare alle radici più profonde donde noi dobbiamo trarre la nostra legge buona di vita e le forze per essere buoni e le grazie per mantenerci bravi' e cristiani. Nel culto del sacro Cuore di Gesù troverete la consolazione se avete bisogno di conforto, troverete i buoni pensieri se avete bisogno di questa luce interiore, troverete l'energia per essere coerenti e fedeli quando foste tentati o di rispetto umano o di paura o di incostanza. Troverete soprattutto la gioia di esseri cristiani, quando c'è il cuore nostro che tocca il Cuore di Cristo. (G.B. Montini, Ai soci della «Lega del s. Cuore», Milano 6.3.1955)

 

«Voglio infatti che sappiate quale dura lotta io devo sostenere per voi, per quelli di Laodicea e per tutti coloro che non mi hanno mai visto di persona, perché i loro cuori vengano consolati e così, strettamente congiunti nell'amore, essi acquistino in tutta la sua ricchezza la piena intelligenza, e giungano a penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Colossesi 2,1-3).

 

Cuore di Gesù, in cui sta la pienezza della divinità

Il cuore umano è un mistero. Il cuore di Gesù, lo è in maniera unica, perché ha profondità divine. Avviciniamoci a questo mistero con rispetto: è l'intimità del Figlio di Dio.

Santa Margherita Maria ha parlato spesso del cuore divino di Gesù. Il concilio Vaticano 11, quando lo ha menzionato, ha parlato del suo cuore umano: «Amò con cuore umano». Non si tratta di differenze, ma piuttosto di clima e di enfasi spirituali, di punti di partenza per giungere alla stessa realtà: Cristo nel suo aspetto più intimo e profondo. Parlando del «cuore umano» di Gesù, nessuno vuole contraddire il concilio di Calcedonia che definì l'unione delle due nature di Gesù in un'unica persona.

La preferenza attuale è per iniziare dal Gesù storico. La sua umanità ci tocca da vicino, è più a portata delle nostre competenze.

La storia della spiritualità cristiana ci fa notare che, nel primo millennio, è stata posta molta attenzione al costato trafitto di Gesù e all'acqua e al sangue che ne sgorgarono. I padri della chiesa, i primi maestri della nostra stessa fede, intravidero il mistero pasquale nel cuore trafitto del Salvatore.

Invece la scuola di spiritualità francese preferì fermarsi alla contemplazione degli atteggiamenti di Gesù.

I due approcci non si contraddicono né si escludono: ma si integrano e ci danno la pienezza di Gesù insieme vero Dio e vero uomo.

 

Cuore di Gesù, in cui il Padre trova la sua compiacenza

Questo compiacimento del Padre ha trovato la sua manifestazione nell'opera della creazione, in particolare in quella dell'uomo, quando Dio «vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa buona, era cosa molto buona» (Gn 1,31). Non è dunque il Cuore di Gesù quel «punto» in cui pure l'uomo può trovare piena fiducia in tutto ciò che è creato? Vede i valori, vede l'ordine e la bellezza del mondo. Vede il senso della vita. Cuore di Gesù, nel quale il Padre si è compiaciuto. Ci rechiamo alla riva del Giordano. Ci rechiamo al monte Tabor. In entrambi gli avvenimenti descritti dagli evangelisti si sente la voce del Dio invisibile, ed è la voce del Padre: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Mt 17,5). L'eterno compiacimento del Padre accompagna il Figlio, quando egli si è fatto uomo, quando ha accolto la missione messianica da svolgere nel mondo, quando diceva che il suo cibo era compiere la volontà del Padre.

(Giovanni Paolo II)

 

«Ecco il mio servo che io

sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni» (Isaia 42,1). «Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Matteo 17,5).

 

Cuore di Gesù, dalla cui pienezza tutti abbiamo ricevuto

«Dalla cui pienezza noi tutti abbiamo ricevuto, e grazia su grazia», così scrive l'evangelista Giovanni (Gv 1,16).

Che cosa determina la pienezza del cuore? Di che cosa è pieno il Cuore di Gesù? è pieno d'amore. L'amore decide questa pienezza del Cuore del Figlio di Dio. è un Cuore pieno di amore del Padre: pieno in modo divino e insieme umano. Infatti il Cuore di Gesù è veramente il cuore umano di Dio-Figlio. è quindi pieno di amore filiale: tutto quello che egli ha fatto e detto sulla terra rende testimonianza proprio a tale amore filiale.

Nello stesso tempo l'amore filiale del Cuore di Gesù ha rivelato - e rivela continuamente al mondo - l'amore del Padre. Il Padre «infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» (Gv 3,16) per la salvezza del mondo; per la salvezza dell'uomo, perché egli «non muoia, ma abbia la vita eterna» (ib.).

Il Cuore di Gesù è quindi pieno d'amore per l'uomo. E pieno d'amore per la creatura. Pieno d'amore per il mondo. Quanto è pieno! Questa pienezza non si esaurisce mai.

(Giovanni Paolo 11)

 

Cuore di Gesù, il desiderato dei colli eterni

Benedizione di Giacobbe a Giuseppe

«Le benedizioni di tuo padre sono superiori alle benedizioni dei monti antichi, alle attrattive dei colli eterni» (Genesi 49,56)

Benedizione di Mosą a Giuseppe

La terra di Giuseppe, benedetta dal Signore, abbia «la primizia dei monti antichi, il meglio dei colli eterni» (Deuteronomio 33,15)

L'arrivo del Signore

«Si arresta e scuote la terra, guarda e fa tremare le genti, le montagne eterne s'infrangono, e i colli antichi si abbassano» (Abacuc 3,6).

Gli uomini passano, i monti rimangono: questa esperienza porta gli scrittori sacri a vedere in essi un simbolo della giustizia sempre fedele di Dio.

 

Cuore di Gesù, paziente e misericordioso

L'idea del perdono dei peccati è centrale nel ministero di Gesù. Pietro se ne rese conto (Matteo 18,21) e domandò: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». Ma Pietro guardava ancora i numeri, Gesù non conta: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette».

La misericordia non ha limiti.

Gesù è venuto non come giudice, ma come salvatore. Egli è l'agnello che toglie i peccati del mondo (Giovanni 1,29) e versa il suo sangue in remissione dei peccati (Matteo 26,28). L'amore redime, perché l'amore prende a cuore.

Gesù fu sollecito per la miseria spirituale, ebbe pietà per chi soffriva d'ogni specie di miseria. Amò tutti, ma soprattutto i più diseredati.

Amò i peccatori; portò loro il perdono di Dio, l'unico che sa e può perdonare i peccati.

Esercitò la misericordia, la più grande: per essa guarì gli ammalati, risuscitò i morti, nutrì gli affamati, cambiò l'acqua in vino...

Almeno cinque volte i Vangeli osservano che Gesù, vedendo la miseria della povera gente, ne sentì compassione.

Anche le parole traducono lo stesso atteggiamento misericordioso: «Misericordia voglio e non sacrificio... Beati voi poveri.»

Egli è il buon samaritano che guarisce le ferite, le piaghe dell'umanità e ne paga le spese.

Il suo non è amore a parole: è amore compassionevole in azione. è il cuore nuovo dell'umanità.

 

Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità

«Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui» (Giovanni 7,37-39). Questo testo ci porta a Gerusalemme, mentre viene celebrata la festa delle capanne. Durante tale festa, veniva portata al tempio in processione dell'acqua attinta alla sorgente di Siloe; poi, nel settimo giorno, quest'acqua veniva versata intorno all'altare. Era un'occasione di preghiera per la pioggia; contemporaneamente, la celebrazione         . faceva memoria ai pellegrini delle benedizioni del tempo dell'Esodo, quando Mosè aveva dato l'acqua colpendo la roccia, avvenimento già trasformato da Isaia in segno di salvezza messianica: «Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza» (12,3; Salmo 36,9-10). Proprio in questa occasione Gesù si è presentato come la sorgente di acqua viva. Come aveva invitato gli affaticati e gli oppressi a trovare ristoro in lui (Matteo 11,28), così ora invita quelli che hanno sete, quelli che credono in lui, a bere a questa sorgente.

Già la tradizione apostolica aveva visto nella roccia picchiata da Mosè un'immagine di Cristo; Paolo è esplicito: «quella roccia era il Cristo» (1 Corinti 10,4).

Dal cuore aperto di Cristo ci viene l'acqua viva (immagine dello Spirito), come dalla roccia, per gli ebrei assetati, era venuta l'acqua per la vita.

 

«Gesù alla samaritana: "Chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna"

(Giovanni 4,13)

 

Cuore di Gesù, che hai espiato i nostri peccati

Per mezzo di Cristo e in Cristo, il Padre realizza il disegno del suo amore eterno (1 Giovanni 4,8) «mostrandosi propizio», ossia «perdonando» agli uomini con un perdono che distrugge veramente il peccato: «purifica» l'uomo e gli comunica la sua propria vita (1 Giovanni 4,9).

In molte lingue moderne, la nozione di «espiazione» si confonde con «castigo». Invece, nella Bibbia e nella liturgia, chi dice «espiare» dice «purificare»: rendere un oggetto o una persona, prima sgraditi a Dio, a lui graditi.

Ogni espiazione suppone un peccato; ogni espiazione distrugge il peccato. Naturalmente il peccato non è inteso come una macchia che l'uomo può cancellare; ma è la ribellione dell'uomo a Dio.

Espiare il peccato è distruzione del peccato e riavvicinamento a Dio. L'espiazione pone fine all'ira di Dio, frutto del peccato, e rende Dio nuovamente propizio all'uomo.

Nella Bibbia, la preghiera «rende Dio propizio»; mentre il sacrificio «rende l'uomo gradito a Dio».

 

«Dio ha prestabilito Cristo Gesù a servire como strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia» (Romani 3,25).

«(Cristo) doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo» (Ebrei 2,17).

«Gesù Cristo è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo» (1 Giovanni 2,2).

«In questo sta l'amore: non siamo noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1 Giovanni 4,10).

 

Cuore di Gesù, saturato d'obbrobri

Cuore di Gesù, martoriato per i nostri peccati

Lo spirito di espiazione e di riparazione ebbe sempre le prime e principali parti nel culto con cui si onora il Cuore Sacratissimo di Gesù, ed è certo il più consono all'origine, alla natura, all'efficacia, alle pratiche proprie di questa particolare devozione, come è confermato dalla storia e dalla pratica, dalla sacra liturgia e dagli atti dei sommi pontefici. E in vero, nel manifestarsi a santa Margherita Maria, Gesù, mentre insisteva sull'immensità del suo amore, al tempo stesso, in atteggiamento di addolorato, si lamentò dei tanti e tanto gravi oltraggi a sé fatti dall'ingratitudine degli uomini, con queste parole, che dovrebbero sempre essere scolpite nel cuore delle anime buone né mai cancellarsi dalla memoria: «Ecco - disse - quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e li ha ricolmati di tutti i benefizi, ma in cambio del suo amore infinito, non che trovare gratitudine alcuna, incontrò invece dimenticanza, indifferenza, oltraggi, e questi arrecatigli talora anche da anime a lui obbligate con più stretto debito di speciale amore». E appunto in riparazione di tali colpe, egli, tra molte altre raccomandazioni, fece queste specialmente come a sé graditissime: che i fedeli, con tale intento di riparazione, si accostassero alla sacra mensa per fare quella che si dice appunto «Comunione riparatrice»; e per un'ora intera praticassero atti e preghiere di riparazione, il che con tutta verità si dice «ora santa»; devozioni queste che la chiesa non solo ha approvato, ma ha pure arricchito di copiosi favori spirituali (... ) Noi possiamo e dobbiamo consolare quel Cuore Sacratissimo che viene continuamente ferito dai peccati degli uomini sconoscenti, giacché - come si legge nella sacra liturgia - Cristo stesso si duole, per bocca del salmista, di essere abbandonato dai suoi amici:

«Il mio cuore si aspettò obbrobrii e miserie; mi aspettai chi entrasse a parte di mia tristezza, ma non vi fu, e qualche consolatore, e non l'ho trovato» (Salmo 68,21).

(Pio XI, Miserentissimus Redemptor, 1928)

 

Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte

La filiazione di Gesù viene chiaramente espressa dall'atteggiamento di obbedienza al Padre. Questa obbedienza fu atteggiamento fondamentale e dimensione del cuore, abbandono a Dio.

La Lettera agli Ebrei, citando il Salmo 40,7-9, ricorda l'ingresso di Gesù nel mondo. Rivolgendosi al Padre: «Sacrificio e offerta non gradisci... Allora ho detto: Ecco io vengo. Sul rotolo del libro di me è scritto, che io faccia il tuo volere. Mio Dio, questo io desidero, la tua legge è nel profondo del mio cuore».

Per Paolo (Romani 5,19) «la disobbedienza di uno solo ha resi tutti peccatori, così per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti». L'obbedienza di Gesù è sacrificio spirituale gradito a Dio. Nella Lettera ai Filippesi si legge che Gesù assunse «la condizione di servo, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (2,7-8).

Fu servo sempre pronto ad ascoltare e a fare la volontà del Padre (Giovanni 8,29).

Compiere la volontà del Padre era il suo cibo (Giovanni 4,34).

Quando giunse il momento decisivo fu capace di dire: «Sia fatta la tua volontà, non la mia» (Luca 22,42). Neanche a Gesù fu sempre facile ubbidire; imparò ad ubbidire nella sofferenza: «pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (Ebrei 5,8-10).

Obbedienza di un servo, obbedienza sacerdotale, ma in primo luogo

obbedienza di Figlio. Conosceva il Padre come nessun altro; come nessun altro ne conosceva la volontà.

E la faceva.

 

Cuore di Gesù, trapassato da una lancia

«Uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua» (Giovanni 19,31-37).

Quando tutto fu compiuto, «chinato il capo, spirò» (Giovanni 19,30). A questo punto il gesto del soldato: la trafittura del costato. Per lui solo un atto necessario a garantirsi la morte del condannato; per Giovanni un gesto carico di altro significato. Per questo nel suo Vangelo ne fa solenne testimonianza (vv. 35-37). Egli nota innanzitutto che a Gesù non furono spezzate le gambe, perché era il vero agnello pasquale (Esodo 12,46). Inoltre vede così compiersi ciò che Zaccaria aveva predetto: «Guarderanno a colui che hanno trafitto» (13,1).

Sangue e acqua: il sangue sacrificale, l'acqua che simbolizza lo Spirito.

I padri della chiesa vanno oltre e pensano ai sacramenti (l'eucaristia e il battesimo) e alla chiesa, come nuova Eva formata dal fianco del nuovo Adamo-Gesù.

I mistici medievali, volgendo lo sguardo a colui che hanno trafitto, hanno scoperto il cuore amante di Gesù.

Ogni generazione è invitata a volgere lo sguardo all'uomo trafitto per contemplarne il mistero.

Ecco la sorgente: chi ha sete è invitato a bere e lo Spirito vivificante diventerà in lui sorgente che ne trasforma gradualmente la vita.

 

Cuore di Gesù, fonte di ogni consolazione

Il Cuore di Nostro Signore è la pienezza di ogni grazia e di ogni sapienza, dove possiamo attingere ogni ispirazione, ogni forza: dove possiamo noi diventare buoni e cristiani, e donde noi possiamo trarre qualcosa per dispensare agli altri.

Perciò, essere devoti e vicini al Cuore di Cristo non vuol dire straniarsi dal mondo in cui si è: non vuol dire entrare in un mondo molto diverso da quello nel quale realmente si vive: vuol dire invece penetrare questo stesso mondo, andare alle radici più profonde donde noi dobbiamo trarre la nostra legge buona di vita e le forze per essere buoni e le grazie per mantenerci bravi e cristiani.

Nel culto del Sacro Cuore di Gesù troverete la consolazione se avete bisogno di conforto, troverete i buoni pensieri se avete bisogno di questa luce interiore, troverete l'energia per essere coerenti e fedeli quando foste tentati o di rispetto umano o di paura o di incostanza. Troverete soprattutto la gioia di, essere cristiani, quando c'è il cuore nostro che tocca il Cuore di Cristo. (fard. G.B. Montini, Milano 6.3.1955)

 

Il Signore è il consolatore

«lo, io sono il tuo consolatore.

Chi sei tu perché tema uomini che muoiono e un figlio dell'uomo che avrà la sorte dell'erba?». (Isaia 51,12)

«Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio». (2 Corinti 1,3-4)

 

Cuore di Gesù, nostra vita e risurrezione

Gesù disse a Marta: «lo sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno».

(Giovanni 11,25-26)

 

Cuore di Gesù, vittima dei peccati

Ogni anima veramente infiammata dell'amore di Dio, se con la considerazione si volge al tempo passato, vede meditando e contempla Gesù sofferente per l'uomo, afflitto, in mezzo ai più gravi dolori «per noi uomini e per la nostra salute», dalla tristezza, dalle angosce e dagli obbrobri quasi oppresso, anzi «schiacciato dai nostri delitti» (Isaia 53,5) e in atto di risanarci con le sue lividure.

Con tanta maggior verità le anime pie meditano queste cose, in quanto i peccati e i delitti degli uomini, in qualsiasi tempo commessi, furono la causa che il Figlio di Dio fosse dato a morte, ed anche al presente cagionerebbero per sé e a Cristo la morte, accompagnata dagli stessi dolori e dalle medesime angosce, giacché ogni peccato si considera rinnovare in qualche modo la passione del Signore: «Di nuovo in loro stessi crocifiggendo il Figlio di Dio, esponendolo al ludibrio» (Ebrei 6,6).

Se a cagione anche dei nostri peccati futuri, ma previsti, l'anima di Gesù divenne triste fino alla morte, non è a dubitare che qualche conforto non abbia anche fin da allora provato per la previsione della nostra riparazione, quando «a lui apparve l'angelo del cielo» (Luca 22,43) per consolare il suo cuore oppresso dalla tristezza e dalle angosce.

Aggiungasi che la passione espiatrice di Gesù Cristo si rinnova e in certo qual modo si continua nel suo corpo mistico, che è la chiesa. Infatti, per servirci delle parole di sant'Agostino: «Cristo patì tutto ciò che doveva patire; né al numero dei patimenti più nulla manca. Dunque i patimenti sono compiuti, ma nel capo; rimanevano tuttora le sofferenze di Cristo da compiersi nel corpo». Ciò che Gesù stesso dichiarò, quando a Saulo, «spirante ancora minacce e stragi contro i discepoli» (Atti 9,1), disse: «Io sono Gesù che tu perseguiti» (Atti 9,5); chiaramente significando che le persecuzioni mosse alla chiesa vanno a colpire gravemente lo stesso suo Capo divino.

(Pio XI, Lettera enc. Miserentissimus Redemptor, 1928)

 

Cuore di Gesù, nostra pace e riconciliazione

Ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo.

Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l'inimicizia. Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini.

Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.

(Efesini 2,13-18)

Cuore di Gesù, generoso con quelli che t'invocano Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: «C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi». E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente». (Luca 18,1-7)

«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!» (Matteo 7,7-11)

 

Cuore di Gesù, salvezza di quanti sperano in te

Gesù è venuto nel mondo a manifestare la volontà del Padre di salvare tutti gli uomini (1 Timoteo 2,4).

Egli è il servo del Signore in cui si compie la parola: «Io ti renderò luce nelle nazioni perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra» (Isaia 49,6).

Nel suo nome c'è già la sua missione: egli è «il Salvatore»; così, ancora bambino, lo riconoscono gli occhi del vecchio Simeone: «I miei occhi hanno visto la tua salvezza» (Luca 2,30). Gesù è pienamente cosciente della missione che il Padre gli ha affidato «Il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Luca 19,10).

Dal suo cuore, cioè dal nucleo più intimo del suo essere, sgorga quell'impegno per la salvezza dell'uomo che lo spinge a salire il monte Calvario, a «dare la vita in riscatto per molti» (Marco 10,45). Quel Cuore è salvezza «per coloro che sperano in lui».

«Il Signore stesso che, la vigilia della sua passione, chiese agli apostoli di avere fiducia in lui - Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fiducia in Dio e abbiate fiducia anche in me, Giovanni 14,1 - oggi chiede a noi di confidare pienamente in lui: ce lo chiede perché ci ama, perché, per la nostra salvezza, ha avuto il Cuore trafitto, le mani e i piedi forati. Chiunque confida in Cristo e crede nella potenza del suo amore, rinnova in sé l'esperienza di Maria di Magdala, quale ce la presenta la liturgia pasquale: Cristo, mia speranza, è risorto!

Rifugiamoci, dunque, nel Cuore di Cristo! Egli ci offre una parola che non passa, un amore che non viene meno, un'amicizia che non s'incrina, una presenza che non cessa».

(Giovanni Paolo II)

 

Cuore di Gesù, speranza di quanti muoiono in te

La sofferenza e la morte fanno parte di ogni vita umana, anche se ne esprimono gli aspetti più misteriosi. Sembrano contraddirne il valore e provocano dubbi e interrogativi che inquietano la ragione e feriscono il cuore.

Alla morte si cerca di non pensare. E, quando ci colpisce nelle persone care o sopraggiunge improvvisa a stroncare esistenze giovani e creature innocenti, pare inutile o inaccettabile ogni risposta che cerchi di darle un senso. Nuova luce sul senso della sofferenza e della morte umana ci è venuta da Gesù. Solidale con l'uomo che soffre, di villaggio in villaggio, si è fatto fratello e amico, per sanare e fare del bene. Il dolore umano gli ha strappato, insieme alle lacrime, l'intervento della sua onnipotenza. Ha consolato gli afflitti, nutrito gli affamati, guarito gli ammalati. Ha scacciato i demoni e ha restituito ai morti la vita, per darci la certezza che il regno di Dio è già presente nel mondo.

Ha sperimentato personalmente la sofferenza e la morte, e ha donato agli uomini la vita eterna, attraverso il cammino della croce sfociato nella risurrezione. Soffrendo e morendo ha preso su di sé tutti i dolori e tutte le morti. Grazie a lui ogni sofferenza è un passo verso la pienezza della gioia e ogni morte porta con sé la fecondità del passaggio alla vita senza fine. Esse trovano un senso se vengono assunte e offerte come ha fatto lui, affidandosi all'amore del Padre e testimoniando l'amore per i fratelli: perché solo l'amore ha dato valore salvifico alle sofferenze e alla morte di Gesù.

(I vescovi italiani, Evangelizzazione e cultura della vita umana, 8.12.1989)

 

Cuore di Gesù, delizia di tutti i santi

Su questa terra il discepolo di Gesù vive nell'attesa di raggiungere il suo Maestro, nel desiderio di contemplare il suo volto, nell'aspirazione struggente di vivere sempre con lui. Nel cielo, invece, compiuta l'attesa, il discepolo è già entrato nella gioia del suo Signore (Matteo 25,21.23); contempla il volto del Maestro, non più trasfigurato per un solo istante (Matteo 17,2), ma splendente in eterno del fulgore dell'eterna luce; vive con Gesù e della stessa vita di Gesù.

Nel cielo i beati vedono appagato ogni desiderio, avverata ogni profezia, placata ogni sete di felicità, colmata ogni aspirazione.

Perciò il Cuore di Cristo è la sorgente della vita di amore dei santi: in Cristo e per mezzo di Cristo i beati del cielo sono amati dal Padre, che li unisce a sé col vincolo dello Spirito, divino Amore; in Cristo e per mezzo di Cristo essi amano il Padre e gli uomini, loro fratelli, con l'amore dello Spirito.

Il Cuore di Gesù è lo spazio vitale dei beati: il luogo dove essi rimangono nell'amore, traendone gioia perenne e senza limite. La sete infinita di amore, misteriosa sete che Dio ha posto nel cuore umano, si placa nel Cuore divino di Cristo. Li si manifesta in pienezza l'amore del Redentore verso gli uomini, bisognosi di salvezza; del Maestro verso i discepoli, assetati di verità; dell'Amico che annulla le distanze ed eleva i servi alla condizione di amici, per sempre, in tutto. L'intenso desiderio, che sulla terra si esprimeva nel sospiro: «Vieni,  Signore Gesù» (Apocalisse 22,20), ora, in cielo, si tramuta in visione faccia a faccia, in possesso tranquillo, in fusione di vita: di Cristo nei beati, dei beati in Cristo! (Giovanni Paolo II)