LE SEI ORE DELL'UFFICIO IN ONORE DELLA S. VERGINE MARIA
Aggiunse il Signore:
«All'ora
di Prima lodami, mediante il mio dolcissimo Cuore, per quella sì cara umiltà
con la quale la Vergine tutta pura si rese, di giorno in giorno, più degna di
ricevermi e d'imitare il divino abbassamento col quale Io, che sono il giudice
dei vivi e dei morti, mi degnai alla prima ora del giorno, di comparire al
tribunale di un gentile per operare la redenzione del genere umano.
All'ora di Terza lodami per quell'ardente desiderio coi quale la
Vergine amabilissima mi attrasse dal seno del Padre nel suo grembo verginale, e
m'imitò infiammandosi di quei divini ardori che mi facevano sospirare la salute
del mondo, allorché lacerato da crudeli sferze e coronato di spine, mi degnai
di portare con tanta dolcezza e pazienza, sulle spalle stanche ed insanguinate,
la Croce ignominiosa.
«All'ora di Sesta lodami per quella ferma confidenza, con cui la
Vergine celeste, per la sua buona volontà e sante intenzioni, incessantemente
aspirò a vedermi glorificato: così Essa m'imitò e corrispose a quello zelo
che mi consumava allorchè sospeso sulla Croce, in mezzo alle più crudeli
amarezze, sospiravo con tutte le forze la redenzione del genere umano,
esprimendo il mio desiderio con quelle parole "Ho sete", cioè ho sete
delle anime, ho sete al punto che, se fosse necessario, soffrirei supplizi
ancora più crudeli ed amari, offrendomi ad ogni eccesso di dolore per
riscattare l'uomo.
«All'ora di Nona lodami per quel mutuo ardente amore che unisce
il mio Cuore divino con quello della Vergine Immacolata, di quella Vergine che
nel seno verginale uni inseparabilmente l'eccellenza della Divinità con la debolezza
dell'Umanità. Amandomi in tale guisa Ella riprodusse l'immagine fedele di
quell'amore che dimostrai allorchè io, Autore della vita, soccombetti all'ora
di nona sulla Croce ad una morte amarissima per la redenzione del genere
umano.
« All'ora di Vespro lodami per quella costanza con cui, dopo la
fuga degli Apostoli, in mezzo all'universale abbandono, la Vergine restò
sola, all'avvicinarsi della mia morte, immobilmente fedele. Imitò così quella
divina fedeltà con cui, dopo la mia morte e la deposizione dalla Croce, ricercai
gli uomini fino al Limbo per toglierveli con l'onnipotente mio braccio e
condurli alle gioie del cielo.
«All'ora di Compieta, lodami per quell'ammirabile perseveranza
con la quale la mia dolce Madre continuò fino alla morte in ogni sorta di virtù
e di opere buone, imitando lo zelo con cui io, dopo d'avervi ottenuta, con
amarissima morte la vera libertà, non ricusai alla tomba il mio Corpo
incorruttibile, per mostrare all'uomo che non vi è cosa, per vile che sia, a
cui non mi sottometta per la sua eterna salvezza».