AKATHISTOS

Inno Liturgico antico alla Vergine Madre

PREFAZIONE

1. L'inno alla Madre di Dio, che per la terza volta presento in traduzione metrica italiana, per il canto e la recita corale, è il più celebre inno mariano della Chiesa bizan­tina e della Chiesa di tutti i tempi, capola­voro di letteratura e di teologia, altissima espressione contemplativa e laudativa di culto alla Vergine Madre.

2. Sbocciato più dal cuore della Chiesa che dalla mente di un dotto, non ha nome proprio né titolo: il nome gliel'ha dato la Chiesa, un nome singolare che è insieme in­giunzione ai fedeli: « akathistos », che signi­fica: « stando in piedi »; inno cioè che - come il Vangelo - si deve cantare ed ascol­tare « stando in piedi », in segno anche esterno di riverente attenzione.

3. Metrica, ritmo, poesia, teologia, eleva­zione spirituale si fondono in esso: né si sa cosa più si debba ammirare, se l'esterna bellezza o l'intimo affiato.

La struttura metrica del testo originale è di una precisione che rasenta l'inverosimile: architettate le stanze, incasellati i versi, predisposti gli accenti, numerate le sillabe, fissate le pause: un telaio perfetto, che non si può impunemente toccare, senza che l'esperto lo noti.

Ma la studiatissima architettura metrico­sillabica non ha imprigionato l'onda poetica, che supera il metro ed il ritmo, in un me­lodioso variato succedersi di stanze, di temi, di immagini, di versi, di accenti, con anda­tura fluente insieme e solenne. Tutta la composizione poi è percorsa da un elegan­tissimo intreccio - il più vario che si possa pensare - di rime perfette, a fine e all'in­terno dei versi, di assonanze, di allitterazioni, di contrasti omofonici, e poggia su un alter­narsi di versi di fattura disuguale, dal più breve che esista al più lungo, e su un rit­mare multiforme d'attenti, che è intraduci­bile canto.

4. Se ora guardiamo la struttura tema­tica, l'inno si configura in due grandi sce­nari: il primo sceneggia il racconto evange­lico, dall'Annunciazione all'incontro con Si­meone nel tempio; il secondo, i fondamentali articoli di fede concernenti Maria: vita ver­ginale - verginale concepimento - divina maternità - parto verginale - perpetua verginità - presenza ecclesiale - media­zione attuale: un vero compendio di dot­trina mariana.

Le stanze alternano quadri mariani a temi cristologici, fondendo insieme il Figlio e la Madre: le une prorompono in acclama­zioni alla Vergine, le altre si chiudono accla­mando il Signore. Tutte cominciano con la presentazione di un fatto o di un tema, che fissa la mente sul mistero. Le stanze ma­riane - le dispari - prolungano poi la contemplazione, diventata voce, in un sus­seguirsi a cori alternati, in forma binaria, di sentenze concise, di lapidarie asserzioni, l'immagini vive raccolte dalle divine Scrit­ture e da tutto il creato a commento dei temi proposti, e si chiudono con una spon­tanea solenne ovazione: Ave, Vergine e Sposa!

Perché questa studiata disposizione? Per­ché l'inno è liturgia: una meravigliosa litur­gia di lode. Composto dunque per far vivere un momento ecclesiale di esperienza mistica, celebrando Maria. Poiché liturgia è espe­rienza del sacro. Esso dunque investe tutto l'uomo - anima e sensi, mente e cuore -, per condurlo a questa sovrumana esperienza. Le scene proposte alla mente introducono via via nel mistero: dal sensibile all'intelli­gibile, dal narrato al creduto, dalla storia che il Vangelo racconta alla fede che la Chiesa vive e professa. Il susseguirsi poi delle figure e delle immagini a commento lei temi diventa - secondo il metodo spirituale d'Oriente - scala e velario che la­scia intuire nel simbolo le realtà celesti. L'intimo gaudio che nasce al contatto col mistero intuito provoca il grido dell'anima, prima che l'acclamazione della bocca. Can­tare, inneggiare, acclamare, ma soprattutto gridare, sono i verbi che introducono gli « Alleluia » e gli « Ave »: due parole chiave, intenzionalmente scelte per esprimere giu­bilo e lode dinanzi al mistero del Verbo, in cui vive la Vergine.

5. Poiché il centro di gravitazione del­l'inno che attinge la linfa alle pure sorgenti della parola di Dio e dei grandi Padri orien­tali del secolo iv e v, è il mistero del Verbo, termine ultimo del cammino dell'uomo, chia­mato a diventare dio nel Dio Verbo uma­nato. Mistero dunque che compendia la sal­vezza: storico e transtorico, oltre il tempo e nel tempo, immanente e trascendente, com­pleto già in Cristo, ma in atto nel mondo fino al compimento nel Regno. Ora Maria, nella visuale dell'inno, è presente e operante quanto si estende il mistero: ovunque l'uma­nità di Cristo è fonte di vita, ivi è Maria che gli ha dato la carne; ivi è iscritta la sua figura di Vergine e la sua azione di Madre.

La sua verginità fu ambasciata di pace che il Signore accolse a favore del mondo caduto e lo indusse a farsi uno di noi; la sua divina fecondità donò agli erranti il Redentore, annullò l'antica condanna, spo­gliò di prede l'inferno, aprì le porte del cielo, ricongiunse in un'unica lode gli uomini e gli angeli. Così, come fu « scala celeste per cui scese il Signore », Ella è « ponte che porta gli uomini ai cieli ».

Oggi come ieri la Vergine è presenza operante nella Chiesa in cammino: sostegno alla fede, parola agli apostoli, forza dei mar­tiri: poiché tutti e dovunque annunciano e testimoniano il Cristo, nato da Lei. Pre­sente alla Chiesa fin dal suo nascere nel Mi­stero Pasquale - come fonte che contiene l'Acqua salutare, essenza odorosa che com­pone il Crisma, vita del Banchetto celeste -, le è sempre presente nel suo pellegrinare verso la patria: colonna luminosa che indica la via, nube propizia che protegge il cam­mino, fontana sorgiva che ristora con l'Ac­qua di vita, mensa che offre il Pane del cielo, terra cui tende il popolo santo, porto cui approda la rotta dell'uomo.

Siamo sulle vette. Son finite le strade. « Per Mariam ad Iesum », « per Iesum ad Mariam »... son rimaste quaggiù. Lassù, dove tutti i sentieri si fondono, dove uno solo è il Mistero di Dio, unica è la realtà che si contempla, quella che l'inno canta: Maria, icona perfetta della divina bellezza; Maria, trasfigurata in Gesù!

6. Chi è l'autore di questo splendido inno, sicuramente composto sul finire del secolo v? Un grande poeta, certo. Un insi­gne teologo. Un contemplativo consumato. Tanto grande, da aver saputo tradurre in sintesi orante la fede che la Chiesa professa; tanto umile, da scomparire anonimo. Il suo nome Dio lo conosce, il mondo lo ignora.

Si è spesso parlato di Romano, il prin­cipe tra gli antichi Melodi. Ma né Romano né alcun altro innografo sacro tocca l'al­tezza e la profondità dell'Acatisto.

Io penso che l'inno traduca una vita, più che un'arte e un pensiero. E indubbiamente ispirato. Or se ancor oggi, per tradizione se­colare, chi s'accinge a dipingere iconi tra­scorre i giorni e le notti in digiuno e pre­ghiera, per cogliere ispirazione dall'alto e trasfondere nell'opera qualcosa di « sacro »; quanto avrà vegliato e pregato l'anonimo autore, per ottenere alla sua arte ispirazione divina e trascrivere in versi la propria espe­rienza del mistero del Verbo, in cui splende la Vergine?

Ed è bene sia anonimo. Così l'inno è di tutti, perché è della Chiesa.

7. Tale fin dagli inizi del secolo vi lo con­sidera la Chiesa bizantino-slava, ortodossa e cattolica, quale interpretazione autentica della sua secolare spiritualità mariana ed espressione più alta del suo amore alla Ver­gine: perciò ne celebra nell'anno liturgico la festa solenne (il quinto sabato di quaresima); in molte occasioni lo canta; sempre lo rac­comanda ai fedeli.

8. La presente versione italiana, curata in collaborazione con dotti (mi è grato ri­cordare fra tutti il prof. Dino Pieraccioni dell'Università di Firenze) per la recita co­rale ed il canto, racchiude implicito il desi­derio che tanta ricchezza spirituale d'Oriente aiuti anche la nostra pietà d'Occidente.

l Maestro Don i.nigi Lasagna, S.D.B., Itel musicarne la versione italiana, ha colto al vivo l'ispirazione originaria dell'inno e insieme le istanze liturgiche odierne, chia­trando ad una partecipazione attiva - cia­scuno a suo snodo - Lettori. Solisti, Schola ed Assemblea.

Così quest'inno antico, teologicamente alto ed ora per noi musicalmente bello, può servire a trasfondere nei diversi tipi delle nostre assemblee tanta ricchezza spirituale d'Oriente e costituire, ai piedi della Vergine cantata con le loro più belle espressioni. ttn segno c- un preludio alla piena comu­nione con i Fratelli Ortodossi. nell'unica Chiesa di Cristo.

Noma. 8 settembre 1977 Natività della Vergine

 

INDICAZIONI PRATICHE

1. L'Inno Akathistos può diventare un omaggio anche quotidiano alla Vergine Madre di Dio e Madre nostra. Quando lo si vuole solenniz­zare comunitariamente, si consiglia di inter­calarlo a Salmi e Letture, come nell'origine­ria celebrazione di Rito bizantino.

2. Nelle nostre celebrazioni, l'Inno può essere eseguito tutto o in parte: in quest'ultimo ca­so, lo si può suddividere o secondo l'ordine progressivo delle stanze - cosa migliore -, o secondo i diversi schemi melodici.

3. La Liturgia bizantina lo distribuisce in quat­tro sezioni di sei stanze ciascuna: tale divi­sione risponde alla struttura del testo e anche ai nostri schemi musicali.

4. In determinate circostanze, si possono esegui­re solo le stanze - dispari e pari - rispon­denti ad ogni schema melodico.

5. Volendo, si possono cantare stanze a scelta - dispari e pari - sulla melodia di un solo schema.

6. È bene chiudere ogni celebrazione con l'ulti­ma stanza (stanza 24): la preghiera finale alla Madre di Dio.

 

DEDICA

GUIDA INVINCIBILE, A TE LA VITTORIA! IO TUA CITTÀ, OR SOTTRATTA A SVENTURE, L'INNO DI GRAZIE TI DEDICO, MADRE! CON QUELLA FORZA CHE ALCUNO MAI VINSE DA OGNI PERICOLO SALVAMI ANCORA, PERCHÉ T'ACCLAMI: AVE, VERGINE E SPOSA!

 

Con questa dedica, con la quale la città di Costanti­nopoli offre 1'Akathistos alla Madre di Dio (dedica che risale almeno al secolo VIII e può avere per autore Ger­mano di Costantinopoli, espressamente nominato nella versione latina dell'Inno fatta dal Vescovo Cristoforo in­torno all'anno 800), si apre ogni celebrazione dell'Aka­thistos nella liturgia bizantina. E il kondàkion che si ri­pete in ognuna delle quattro sezioni, in cui l'Inno è di­stribuito nell'ufficiatura liturgica.

 

INNO ANATNISTOS

PARTE NARRATIVA

1.

Il più eccelso degli Angeli fu mandato dal Cielo per dir « Ave » alla Madre di Dio. Al suo incorporeo saluto vedendoti in Lei fatto uomo, Signore, in estasi stette, acclamando la Madre così:

Ave, per Te la gioia risplende;

Ave, per Te il dolore s'estingue.

Ave, salvezza di Adamo caduto;

Ave, riscatto del pianto di Eva.

Ave, Tu vetta sublime a umano intelletto;

Ave, Tu abisso profondo agli occhi degli Angeli.

Ave, in Te fu elevato il trono del Re;

Ave, Tu porti Colui che il tutto sostiene.

Ave, o stella che il Sole precorri;

Ave, o grembo del Dio che s'incarna.

Ave, per Te si rinnova il creato;

Ave, per Te il Creatore è bambino.

Ave, Vergine e Sposa!

 

2.

Ben sapeva Maria d'esser Vergine sacra e così a Gabriele diceva: « Il tuo singolare messaggio all'anima mia incomprensibile appare: da grembo di vergine un parto predici, esclamando Alleluia! »

 

3.

Desiava la Vergine di capire il mistero e al nunzio divino chiedeva: « Potrà il verginale mio seno mai dare alla luce un bambino? Dimmelo! »

E Quei riverente acclamandola disse così:

Ave, Tu guida al superno consiglio;

Ave, Tu prova d'arcano mistero.

Ave, Tu il primo prodigio di Cristo;

Ave, compendio di sue verità.

Ave, o scala celeste che scese l'Eterno;

Ave, o ponte che porti gli uomini al cielo.

Ave, dai cori degli Angeli cantato portento;

Ave, dall'orde dei dèmoni esecrato flagello.

Ave, la Luce ineffabile hai dato;

Ave, Tu il « modo » a nessuno hai svelato.

Ave, la ,scienza dei dotti trascendi;

Ave, al cuor dei credenti risplendi.

Ave, Vergine e Sposa!

 

4.

La Virtù dell'Altissimo adombrò e rese Madre la Vergine ignara di nozze: quel seno, fecondo dall'alto, divenne qual campo ubertoso per tutti, che vogliono coglier salvezza cantando così: Alleluia!

 

5.

Con in grembo il Signore premurosa Maria ascese e parlò a Elisabetta. Il piccolo in seno alla madre sentì il verginale saluto, esultò, e balzando di gioia cantava alla Madre di Dio:

Ave, o tralcio di santo Germoglio,

Ave, o ramo di Frutto illibato.

Ave, coltivi il divino Cultore;

Ave, dài vita all'Autor della vita.

Ave, Tu campo che frutti ricchissime grazie;

Ave, Tu mensa che porti pienezza di doni.

Ave, un pascolo ameno Tu fai germogliare;

Ave, un pronto rifugio prepari ai fedeli.

Ave, di suppliche incenso gradito;

Ave, perdono soave del mondo.

Ave, clemenza di Dio verso l'uomo;

Ave, fiducia dell'uomo con Dio.

Ave, Vergine e Sposa!

 

6.

Con il cuore in tumulto fra pensieri contrari il savio Giuseppe ondeggiava: tuttora mirandoti intatta sospetta segreti sponsali, o Illibata! Quando Madre ti seppe da Spirito Santo, esclamò: Alleluia!

 

7.

I pastori sentirono i concenti degli Angeli al Cristo disceso tra noi. Correndo a vedere il Pastore, lo mirano come agnellino innocente nutrirsi alla Vergine in seno, cui innalzano il canto:

Ave, o Madre all'Agnello-Pastore;

Ave, recinto di gregge fedele.

Ave, difendi da fiere maligne;

Ave, Tu apri le porte del cielo.

Ave. per Te con la terra esultano i cieli;

Ave, per Te con i cieli tripudia la terra.

Ave, Tu sei degli Apostoli la voce perenne;

Ave, dei Martiri sei l'indomito ardire.

Ave, sostegno possente di fede;

Ave, vessillo splendente di grazia.

Ave, per Te fu spogliato l'inferno;

Ave, per Te ci vestimmo di gloria.

Ave, Vergine e Sposa!

 

8.

Osservando la stella che guidava all'Eterno ne seguirono i Magi il fulgore. Fu loro sicura lucerna andando a cercare il Possente, il Signore.

Al Dio irraggiungibile giunti, l'acclaman beati: Alleluia!

 

9.

Contemplarono i Magi sulle braccia materne l'Artefice sommo dell'uomo. Sapendo ch'Egli cara il Signore pur sotto l'aspetto di servo, premurosi gli porsero i doni dicendo alla Madre beata:

Ave, o Madre dell'Astro perenne;

Ave, aurora di mistico giorno.

Ave, fucine d'errori tu spegni;

Ave, splendendo conduci al Dio vero.

Ave, l'odioso tiranno sbalzasti dal trono;

Ave, Tu il Cristo ci doni clemente Signore.

Ave, sei Tu che riscatti dai riti crudeli;

Ave, sei Tu che ci salvi dall'opre di fango.

Ave, Tu il culto distruggi del fuoco;

Ave, Tu estingui la fiamma dei vizi.

Ave, Tu guida di scienza ai credenti;

Ave, Tu gioia di tutte le genti.

Ave, Vergine e Sposa!

 

10.

Banditori di Dio diventarono i Magi sulla via del loro ritorno. Compirono il tuo vaticinio e Te predicavano, o Cristo, a tutti, noncuranti d'Erode, lo stolto, incapace a cantare: Alleluia!

 

11.

Irradiando all'Egitto lo splendore del vero, dell'errore scacciasti la tenebra: ché gl'idoli allora, o Signore, fiaccati da forza divina, caddero; e gli uomini, salvi, acclamavan la Madre di Dio:

Ave, riscossa del genere umano;

Ave, disfatta del regno d'inferno.

Ave, Tu inganno ed errore calpesti;

Ave, degl'idoli sveli la frode.

Ave, Tu mare che inghiotti il gran Faraone;

Ave, Tu roccia che effondi le Acque di Vita.

Ave, colonna di fuoco che guidi nel buio;

Ave, riparo del mondo più ampio che nube.

Ave, datrice di manna celeste;

Ave, ministra di sante delizie.

Ave, Tu mistica terra promessa;

Ave, sorgente di latte e di miele.

Ave, Vergine e Sposa!

 

12. Stava già per lasciare questo mondo fallace Simeone, ispirato vegliardo. Qual pargolo a lui fosti dato ma in Te riconobbe il Signore perfetto, e ammirando stupito l'eterna sapienza esclamò: Alleluia!

 

PARTE TEMATICA

13.

Di natura le leggi innovò il Creatore apparendo tra noi, suoi figlioli: fiorito da grembo di Vergine, lo serba qual era da sempre, inviolato:

e noi che ammiriamo il prodigio cantiamo alla Santa:

Ave, o fiore di vita illibata;

Ave, corona di casto contegno.

Ave, Tu mostri la sorte futura;

Ave, Tu sveli la vita degli Angeli.

Ave, magnifica pianta che nutri i fedeli;

Ave, bell'albero ombroso che tutti ripari.

Ave, Tu in grembo portasti la Guida agli erranti;

Ave, Tu desti alla luce Chi affranca gli schiavi.

Ave, Tu supplica al Giudice giusto;

Ave, perdono per tutti i traviati.

Ave, Tu veste ai nudati di grazia;

Ave, Amore che vinci ogni brama.

Ave, Vergine e Sposa!

 

14.

Tale parto ammirando, ci stacchiamo dal mondo e al cielo volgiamo la mente. Apparve per questo fra noi in umili umane sembianze l'Altissimo per condurre alla vetta coloro che lieti l'acclamano: Alleluia!

 

15.

Era tutto qui in terra e di sé tutti i cieli riempiva il Dio Verbo infinito: non già uno scambio di luoghi, ma un dolce abbassarsi di Dio verso l'uomo fu il nascer da Vergine, Madre che tutti acclamiamo:

Ave, Tu sede di Dio, l'Infinito;

Ave, Tu porta di sacro mistero.

Ave, dottrina insicura per gli empi;

Ave, dei pii certissimo vanto.

Ave, o trono più santo del trono cherùbico;

Ave, o seggio più bello del seggio serafico.

Ave, o Tu che congiungi opposte grandezze;

Ave, o Tu che sei in una e Vergine e Màdre.

Ave, per Te fu rimessa la colpa;

Ave, per Te il paradiso fu aperto.

Ave, o chiave del regno di Cristo;

Ave, speranza di eterni tesori.

Ave, Vergine e Sposa!

 

16.

Si stupirono gli Angeli per l'evento sublime della tua Incarnazione divina: ché il Dio inaccessibile a tutti vedevano fatto accessibile, uomo, dimorare fra noi e da ognuno sentirsi acclamare: Alleluia!

 

17.

Gli oratori brillanti come pesci son muti per Te, Genitrice di Dio del tutto incapaci di dire il modo in cui Vergine e Madre Tu sei.

Ma noi che ammiriamo il mistero cantiamo con fede:

Ave, sacrario d'eterna Sapienza;

Ave, tesoro di sua Provvidenza.

Ave, Tu i dotti riveli ignoranti;

Ave, Tu ai rètori imponi il silenzio.

Ave, per Te sono stolti sottili dottori;

Ave, per Te vengon meno autori di miti.

Ave, di tutti i sofisti disgreghi le trame;

Ave, Tu dei Pescatori riempi le reti.

Ave, ci innalzi da fonda ignoranza;

Ave, per tutti sei faro di scienza.

Ave, Tu barca di chi ama salvarsi;

Ave, Tu porto a chi salpa alla Vita.

Ave, Vergine e Sposa!

 

18.

Per salvare il creato il Signore del mondo volentieri discese quaggiù. Qual Dio era nostro Pastore, ma volle apparire tra noi come Agnello: con l'umano attraeva gli umani, qual Dio l'acclamiamo: Alleluia!

 

19.

Tu difesa di vergini, Madre Vergine, sei, e di quanti ricorrono a Te: ché tale ti fece il Signore di tutta la terra e del cielo, o Illibata, abitando il tuo grembo e invitando noi tutti a cantare:

Ave, colonna di sacra purezza;

Ave, Tu porta d'eterna salvezza.

Ave, inizio di nuova progenie;

Ave, datrice di beni divini.

Ave, Tu vita hai ridato ai nati nell'onta;

Ave, hai reso saggezza ai privi di senno.

Ave, o Tu che annientasti il gran seduttore;

Ave, o Tu che (lei casti ci doni l'Autore.

Ave, Tu grembo di nozze divine;

Ave, che unisci i fedeli al Signore.

Ave, di vergini alma nutrice;

Ave, che l'anime porti allo Sposo.

Ave, Vergine e Sposa!

 

20.

Cede invero ogni canto che presuma eguagliare le tue innumerevoli grazie. Se pure t'offrissimo inni per quanti i granelli di sabbia, Signore, mai pari saremmo a' tuoi doni che desti a chi canta: Alleluia!

 

21.

Come fiaccola ardente per chi giace nell'ombre contempliamo la Vergine santa, che accese la luce divina e guida alla scienza di Dio tutti, splendendo alle menti, e da ognuno è lodata col canto:

Ave, o raggio di Sole divino;

Ave, o fascio di Luce perenne.

Ave, rischiari qual lampo le menti;

Ave, qual tuono i nemici spaventi.

Ave, per noi sei la fonte dei sacri Misteri;

Ave, Tu sei la sorgente dell'Acque abbondanti.

Ave, in Te raffiguri l'antica piscina;

Ave, le macchie detergi dei nostri peccati.

Ave, o fonte che l'anime mondi;

Ave, o coppa che versi letizia.

Ave, fragranza del crisma di Cristo;

Ave, Tu vita del sacro banchetto.

Ave, Vergine e Sposa!

 

22.

Condonare volendo ogni debito antico fra noi il Redentore dell'uomo discese e abitò di persona: fra noi che avevamo perduto la grazia. Distrusse lo scritto del debito, e tutti l'acclamano: Alleluia!

 

23.

Inneggiando al tuo parto l'universo ti canta qual tempio vivente, o Regina! Ponendo in tuo grembo dimora Chi il tutto in sua mano contiene, il Signore, tutta santa ti fece e gloriosa e c'insegna a lodarti:

Ave, o « tenda » del Verbo di Dio;

Ave, più grande del « Santo dei Santi ».

Ave, Tu « arca » da Spirito aurata;

Ave, « tesoro » inesausto di Vita.

Ave, diadema prezioso dei santi sovrani;

Ave, dei pii sacerdoti Tu nobile vanto.

Ave, Tu sei per la Chiesa qual torre possente;

Ave, Tu sei per l'Impero qual forte muraglia.

Ave, per Te innalziamo trofei;

Ave, per Te cadon vinti i nemici.

Ave, Tu farmaco delle mie membra;

Ave, salvezza dell'anima mia.

Ave, Vergine e Sposa!

 

24.

Grande ed inclita Madre, Genitrice del sommo fra i Santi, santissimo Verbo, or degnati accogliere il canto! Preservaci da ogni sventura, tutti!

Dal castigo che incombe Tu libera noi che gridiamo: Alleluia!

 

NOTE

Stanza 1: Il saluto dell'Angelo a Maria

Mandato dal cielo ad annunziare una mater­nità divina, l'Angelo saluta la Vergine: Gioisci (testo greco), piena di grazia, il Signore è con le (Le 1, 28). Le 12 acclamazioni mariane com­mentano questo saluto, evidenziando i se­guenti concetti:

1. Gioisci, piena di grazia: con tali parole l'An­gelo contrappone la gioia di Maria al dolore di Eva (cfr. Gen 3, 16), la redenzione alla ca­duta.' La Vergine è la nuova Eva (nn. 1-4).

2. Il Signore è con te: l'interpretazione di alcuni Padri antichi che l'inno segue vede in queste parole la conferma.che Dio è già incarnato in Maria: la quale perciò, diventata trono del Re e talamo delle sue nozze con la natura umana, è avvolta nel mistero, di cui è portatrice: mi­stero incomprensibile ad ogni creatura, umana ed angelica (nn. 5-10); mistero che rinnova il creato, incarnando il Creatore (nn. 11-12).

 

Stanza 2: Maria pondera l'annuncio

L'interna riflessione di Maria, cui l'inno dà J voce, verte non tanto sull'insolito saluto del­l'Angelo (cfr. Le 1, 28-29), quanto sull'inaudito annuncio che reca (cfr. Le 1, 30-33): diventar madre, restando vergine: cosa che natura ignora.

 

Stanza 3: La Vergine chiede « come » sarà Madre

Disse Maria all'Angelo: Come avverrà questo? perché non. conosco uomo (Le 1, 34). Dinanzi al mistero di una verginale maternità, Maria chiede il « come ». Ora, secondo i Padri, il mi­stero si crede, non si indaga. Eppure a Maria è concesso di penetrare nell'impenetrabile mi­stero del Verbo incarnato e di esserne guida agli altri. Ecco i temi delle acclamazioni:

1. La verginale maternità introduce alla com­prensione del mistero del Verbo incarnato (n. 1), di cui diventa prova inconfutabile (n. 2); anzi, è il primo miracolo di Cristo (n. 3) e com­pendio dei suoi dogmi (n. 4): perché egli è Dio-Uomo: come Dio, nasce da Vergine, con­servandola Vergine; come uomo ha una Madre: la Vergine-Madre.

2. Maria, Madre divina, congiunge cielo e terra (nn. 5-6), con stupore degli Angeli e rabbia dei demoni (nn. 7-8).

3. Ma come abbia potuto generare Dio, è cosa che trascende ogni ricerca e conoscenza umana: è oggetto di fede (nn. 9-12).

 

Stanza 4: Lo Spirito rende Madre la Vergine

li grembo verginale, fecondato dallo Spirito, diventa messe perenne di spirituale pienezza per chi accoglie il Dono di Dio.

 

Stanza 5: L'incontro con Elisabetta

Siamo in casa di Zaccaria, il sacerdote. Elisa­betta, rispondendo al saluto della Vergine, esclama: ...e benedetto il frutto del tuo grembo!

(Lc 1, 42). Sul duplice tema del « frutto » e del « sacerdozio » si snodano le acclamazioni, con immagini agresti e sacerdotali.

1. La Madre di fronte al Figlio è come il virgulto o il tralcio di fronte al suo « Germoglio », come il ramo che porta e possiede il suo « Frutto » (nn. 1-2). Maria, anzi, produce e coltiva lo stesso Piantatore e Cultore del genere umano! (nn. 3-4).

2. Ma per gli uomini la verginale Maternità di­venta canale di misericordia e di grazie. Maria è come un campo ubertoso e una lauta mensa imbandita per tutti (nn. 5-6). Gesù è il pascolo delizioso che Ella offre alle anime e il loro ri­fugio (nn. 7-8).

3. Più che l'incenso offerto da Zaccaria nel tem­pio (cfr. Le 1, 8-1O,Maria è incenso e propi­ziazione del mondo (nn. 9-10): per Lei Dio si chinò verso gli uomini, per Lei gli uomini s'ac­costano fiduciosi a Dio (nn. 11-12).

 

Stanza 6: Il dubbio di Giuseppe

L'interrogativo tormentoso di Giuseppe (cfr. Mt 1, 18-24), secondo un'antica interpretazione patristica, che l'inno traduce, ha due dimen­sioni: il dubbio umano di un adulterio; e la constatazione, umanamente inspiegabile, di due realtà evidenti in Maria: maternità e verginità.

 

Stanza 7: L'adorazione dei pastori

Il Vangelo (Lc 2, 8-20) racconta l'annuncio del­l'Angelo ai pastori, i canti degli Angeli, l'ado­razione dei pastori, che diventano poi i primi testimoni della buona novella.

Su questo sfondo biblico-pastorale s'intrecciano le acclamazioni:

1. La Vergine, :Madre di Cristo - Agnello e Pa­store - (n. 1), è paragonata ad un ovile chiuso, dove i fedeli trovano difesa contro gli assalti dei demoni e adito al paradiso (nn. 2-4). Per Lei Angeli e uomini tripudiano insieme (nn. 5-6).

2. Ma più che i pastori di Betlemme, veri propa­gatori e testimoni della Buona Novella sono gli Apostoli e i Martiri: dei primi Maria è l'elo­quenza, dei secondi il coraggio (nn. 7-8), perché essi testimoniano il Cristo nato da Lei, custo­dendo integro il dono della fede, di cui Maria è fondamento e prova (nn. 9-10).

3. Conseguenza: vestendo il Verbo di carne, Ma­ria spoglia di prede l'inferno, ci veste di gloria (nn. 11-12).

 

Stanza 8: L'arrivo dei Magi

1 Magi, nella Chiesa antica, sono proposti ad esempio di fede. In questa stanza l'inno li pre­senta al termine del loro lungo cammino, gui­dati dalla stella incontro al Signore (cfr. Mt 2, 1-9).

 

Stanza 9: L'adorazione dei Magi

Il Vangelo (Mt 2, 9-11) narra come i Magi, in­camminatisi verso Betlemme, rividero con grande gioia la loro stella, che li guidò alla casa dov'era il Signore: ed entrati, videro il bambino con Maria, sua Madre, e prostratisi lo adorarono. Ciò è tipo e figura di quanto Maria continua ad essere per la Chiesa. Le 12 accla­mazioni fondono il passato e il presente, in Maria:

1. Cristo è l'astro che non tramonta; Maria ne è la Madre (n. 1), lo splendore che preannuncia la piena rivelazione del vero Dio e vi conduce (nn. 2-4).

2. Come ha presentato Cristo Signore ai Magi, spodestando il diavolo che con l'idolatria te­neva asserviti i popoli gentili (nn. 5-6), e li ha liberati dai crudeli riti pagani e dall'adorazione del fu qco diffusa tra i Babilonesi (nn. 7 e 9), così oia,libera noi dalle opere del male e dal fuoco delle passioni (nn. 8 e 10).

3. Non più una stella, ma la Vergine è ora la vera guida dei fedeli e la loro gioia (nn. 11-12).

 

Stanza 10: Il ritorno dei Magi

Congiungendo Vangelo (cfr. Mt 2, 12) e tradi­zioni (cfr. Num 24, 17; Is 60, 6; ecc.), l'inno presenta i Magi, mentre tornano in patria, come i primi intrepidi araldi di Cristo tra i pagani.

 

Stanza 11: La fuga in Egitto

Il Vangelo (Mt 2, 13-15) narra la fuga in Egitto; ma i Vangeli apocrifi dell'infanzia del Signore, in particolare lo Pseudo-Matteo (cap. 22-24), avvolsero il fatto storico in una cornice leg­gendaria: entrando la Vergine col Figlio in un tempio d'Egitto, gli innumerevoli idoli caddero frantumandosi... Questa liberazione dell'Egitto dall'idolatria vien collegata dall'autore all'an­tica liberazione del popolo d'Israele e al suo viaggio verso la terra promessa (cfr. Es 2, 17; 14, 19-28; 16-31; ecc.), tipo e figura, consa­crati dalla tradizione più antica, della Chie,a pellegrinante verso la Patria e del cammino spirituale dell'uomo incontro a Cristo. Sono i temi che, intrecciando storia e mistero, reg­gono le acclamazioni:

1. Maria, portatrice al mondo del vero Dio, sma­schera l'idolatria, dominio di satana, e ne libera gli uomini (nn. 1-4).

2. Perché Madre di Dio, iscritta nel mistero del Verbo, Maria per la Chiesa in cammino è come il Mar Rosso che inghiotte il nemico infernale (n. 5), la roccia che accompagna il Popolo santo e lo disseta con l'Acqua viva (n. 6), la colonna di fuoco che lo guida, la nube che lo ristora d'ombra (nn. 7-8), la dispensiera della vera Manna (nn. 9-10); anzi, è addirittura il termine del pellegrinare umano, la terra pro­messa che effonde latte e miele: cioè Cristo, a cui tende la Chiesa (nn. 11-12).

 

Stanza 12: L'incontro con Simeone

L'incontro con l'ispirato vecchio Simeone (cfr. Lc 2, 25-35) chiude il cielo del Natale e il rac­conto evangelico, che l'inno fin qui ha seguito. La stanza risalta lo stupore del vecchio nel­l'adorare Dio fatto bambino.

 

Stanza 13: Maria, Vergine divinamente feconda

Il concepimento di Cristo da Vergine è il primo tema teologico che l'inno presenta: è infatti storicamente il primo dogma di fede, in cui è implicata Maria. Due sono i temi-base pro­posti: la verginità di Maria, che precede ed ottiene l'Incarnazione; la divina fecondità, che la consacra.

La verginità infatti, secondo il pensiero dei Padri che l'inno compendia, è un bene para-

disiaco, angelico ed escatologico, che dopo il suo primo ingresso sulla terra nel paradiso terrestre, riappare nel mondo con Maria. Il sottofondo della stanza contrappone continua­mente la scena del paradiso (cfr. Gen 3, 6-11: l'albero della conoscenza del bene e del male, piacevole e desiderabile; Adamo ed Eva che dopo il peccato s'accorgono di essere nudi e si nascondono dal cospetto di Dio) all'Annuncia­zione, la caduta alla reintegrazione operata per mezzo di Maria, la Vergine nuova Eva. Ecco i nessi delle acclamazioni:

1. Maria, primizia della verginità (fiore e corona: nn. 1-2), manifesta in sé la vita angelica ed escatologica (nn. 3-4).

2. Perché Vergine feconda di Dio, è come l'albero del paradiso che nutre e ripara i fedeli, nella Chiesa (nn. 5-6); il cui frutto supera ogni brama (n. 12).

3. In due modi la sua verginità ci salva: perché, ancor prima di essergli Madre, la sua vita ver­ginale fu come ambasciata presso Dio, che lo piegò a misericordia dei caduti (nn. 9-10); e, perché, diventata Vergine-Madre, portò agli erranti la Guida, ai condannati il Giudice (nn. 7-8), coprendo d'una veste di grazia la nostra nudità (n. 11).

 

Stanza 14: Cristo incarnato è via al salire dell'uomo

La discesa del Verbo getta il ponte all'ascesa spirituale dell'uomo. Egli è l'unica via che porta a Dio.

 

Stanza 15: Maria è la Madre di Dio

Il secondo tema mariano che l'autore sviluppa è la divina Maternità di Maria: tema grandioso che accentrò le introspezioni e le dispute so­prattutto del v secolo ed è intimamente con­nesso con il mistero del Verbo incarnato e della umana Redenzione.

Le dodici acclamazioni ci offrono solo una spi­golatura di elementi presupponendone molti altri. Ecco, ci sembra, il filo dottrinale:

1. Maternità divina: la divina Maternità rappor­tata a Dio è un grande mistero: nessuno infatti potrà capire come una piccola creatura abbia potuto contenere, senza circoscriverlo, il Dio infinito (n. 1); mistero anzi che diventa ponte di transito alla cognizione dell'ancor più gran­de mistero del Verbo incarnato (n. 2). Rapportata agli uomini, la Maternità divina, an­che se combattuta (n. 3) da alcuni eretici (quali Nestorio e i suoi seguaci del v secolo), diventa sicuro vanto di tutti i credenti (n. 4), anzi glorificazione della stessa natura umana, in quanto pone Maria al di sopra degli Angeli, co­stituendola trono stupendo di Dio (nn. 5-6).

2. Maternità verginale: grande e singolare privi­legio, che congiunge in Maria le due più belle ma opposte prerogative della donna: la ver­ginità e la maternità (nn. 7-8).

3. Maternità salvifica: era necessario che Dio prendesse carne da Maria per poterci salvare, abolendo il peccato ed aprendo il cielo (nn. 9­10). In tal modo la Maternità di Maria di­venta per noi l'unico mezzo che ci introduce al possesso del regno di Cristo e dei beni eterni (nn. 11-12).

 

Stanza 16: L'Incarnazione è l'incanto degli Angeli

Anche gli Angeli, scrive S. Pietro, bramano fissare lo sguardo sui beni che Cristo ci ha por­tato (cfr. 1 Piet 1, 12); tanto più dunque sul mistero stesso della sua Incarnazione, per cui l'Inaccessibile si fece a tutti accessibile nella natura umana assunta.

 

Stanza 17: Il parto verginale

A partire soprattutto dalla seconda metà del iv secolo si acuirono in oriente ed occidente le polemiche sul parto verginale di Maria. I fe­deli lo sentirono e lo difesero come un grande prodigio - e quindi mistero imperscrutabile di Dio - e tacciarono di temeraria presun­zione quanti si permettevano di indagarne in­discretamente la possibilità e la natura. Questo atteggiamento dei credenti e dei non credenti offre all'autore lo spunto per le acclamazioni:

1. Maria, pernio di così grandi miracoli di Dio (particolarmente il parto verginale), è come il deposito della divina sapienza, la dispensa della divina provvidenza (nn. 1-2).

2. Maria, dunque, diventa Essa stessa un mistero che mente umana - pur affaticandosi - non potrà mai penetrare, che lingua non potrà mai esprimere (nn. 3-7).

3. Ma per quanti credono con la stessa semplicità dei pescatori di Galilea, la Madre che vergi­nalmente ha generato il Dio Salvatore diventa - immagini marinare -: esca che attira, àrga­no che solleva, faro che illumina, barca che tra­sporta, porto che accoglie a salvezza (nn. 8-12).

 

Stanza 18: Il Verbo s'incarna a salvarci

L'Incarnazione ha uno scopo: salvarci, assu­mendo la natura da salvare. E ciò che da sem­pre la Chiesa professa: propter nos homines et propter nostram salutem descendit de caelis et incarnatus est de Maria Virgine (Simbolo di fede).

 

Stanza 19: La Semprevergine modello di vergini

La stanza sviluppa, intrecciandoli, due temi ugualmente cari all'antica tradizione cristiana: la Vergine, modello e causa di ogni rigenera­zione spirituale (tema introdotto già nel se­colo n); la Vergine, modello eminente e corifea dello stato di verginità consacrata (tema svi­luppato nei secoli iu-tv).

Il Verbo, infatti, nascendo fra gli uomini, non nasce da uomo o da volere di carne, ma da Dio e da una Vergine; e diventa il Seminatore di una ininterrotta generazione di vergini... Sul suo modello ognuno è rigenerato; alla sua sequela si pone lo stato verginale.

Ecco il nesso delle idee:

1. Maria, gloria e sostegno della verginità (n. 1), è l'unica porta che ci immette alla salvezza (n. 2), l'iniziatrice e la causa della spirituale ri­creazione (nn. 3-4-5). Questa rigenerazione tro­va la sua espressione più bella nello stato ver­ginale che segue Cristo, autore della Verginità (nn. 6-7-8).

2. In rapporto al Cristo, è il talamo in cui il Ver­bo ha celebrato verginalmente i suoi divini sponsali con l'umanità (nn. 9-10). In rapporto alle vergini, spose del Verbo, è Colei che le nutre e le accompagna allo Sposo (nn. 11-12).

 

Stanza 20: Il Verbo ci colma di doni

Tali e tanti sono i doni che il Verbo venendo ci porta, che non bastano gli inni di tutto il creato a degnamente lodarlo.

 

Stanza 21: Maria Madre della Chiesa

Diventando Madre del Verbo, Maria diventa Madre della Luce che illumina ogni uomo. Que­sta « illuminazione » però si attua nei riti bat­tesimali (Battesimo, Cresima, Eucaristia) che, nella Liturgia greca, vengono conferiti insieme e sono detti appunto « illuminazione »: infatti i Padri amavano scorgere la figura del Batte­simo nel cieco nato il quale, lavandosi nella piscina di Siloc (simbolo di Cristo e del fonte battesimale) può finalmente vedere la luce (Gv 9: si legga tutto il capitolo).

Giustamente dunque l'autore applica a Maria le immagini della luce e del Battesimo.

1. Maria è veicolo della luce divina che illumina gli uomini, scacciando il Maligno (nn. 1-4). 2. Maria è Madre della Luce, e perciò sorgente dei riti vivificanti (nn. 5-6).

3. È la vera piscina di Siloe, che lava le brutture del peccato (nn. 7-8).

4. Poiché Cristo ci lava, ci unge, ci nutre, Maria, la Madre, è il mistico fonte in cui il battez­zando viene immerso (n. 9) o la coppa che gli versa sul capo l'acqua che rinnovando dà gioia (n. 10): è l'essenza odorosa di cui è composto l'unguento crismale (= Cristo) con cui è unto (n. 11), ed è la vita del banchetto eucaristico (n. 12), perché è suo quel Corpo e quel Sangue che il Verbo a noi offre in cibo e bevanda.

 

Stanza 22: Il Verbo cancella l'antica condanna

L'incarnazione si colloca tra Dio Giudice e l'umanità condannata: annulla per sempre il divino chirografo (cfr. Col 2, 13-14), ristabi­lendo la pace.

 

Stanza 23: Maria è presenza operante nella Chiesa

Chiudendo i temi mariani, l'inno celebra Maria Theotokos come presenza continuamente ope­rante, a livello soprannaturale ed anche visi­bile, nel cuore della Chiesa e della società cri­stiana; e le appropria le più sacre figure del­l'Antico Testamento: il tabernacolo, l'arca, il tempio (cfr. Es 25-26; 1 Cron 21-22; 2 Cron 3-5; ecc.). Infatti:

1. Maria è il tabernacolo di Dio, il vero Santo dei Santi, ove il Verbo ha posto dimora (nn. 1-2). 2. In grazia della sua verginità e dell'adombra­zione divina, Maria è la vera arca costruita con legni immarcescibili e indorata dallo Spirito Santo (cfr. Es 25, 10-11, come letto dai Pa­dri) (n. 3).

3. Il tempio aveva il suo tesoro; Maria è l'ine­sauribile tesoro da cui ognuno attinge la vita (n. 4); è il diadema dei re, è il vanto dei sa­cerdoti (nn. 5-6).

4. Non il tempio di Gerusalemme anche se co­struito come una fortezza sul Monte Moria, ma la Vergine è il baluardo della Chiesa e dell'im­pero cristiano (nn. 7-8); Colei che - come una volta l'Arca - conduce alla vittoria e scon­figge i nemici (nn. 9-10).

5. Dell'autore e di ognuno di noi, infine, la Ma­dre di Dio è medicina corporale e salvezza spiritua]e (nn. 11-12).

 

Stanza 24: Supplica alla Madre di Dio

La divina Maternità - secondo antichissime formule liturgiche e le omelie del v secolo, cui l'inno si ispira - ha costituito Maria potenza supplice presso il Figlio in nostro favore. Esso dunque si chiude, implorando il suo benigno intervento a salvare i fedeli da ogni pericolo.