CROCIATA PER I MORIBONDI di don Giuseppe Tomaselli

Peccatori nel mondo ce n'è tanti. I più bisognosi ed i più urgenti di aiuto sono i moribondi; rimane loro qualche ora, o forse qualche istante, per rimet­tersi in grazia di Dio, prima di presentarsi al Divin Tribunale. La misericordia di Dio è infinita e anche nell'ultima ora può salvare i più grandi peccatori; il buon ladrone sulla croce ce ne dà prova. Ci sono moribondi tutti i giorni e tutte le ore. Oh, se le anime amanti di Gesù si interessassero, quanti sfuggireb­bero al fuoco eterno! Alle volte basterebbe un piccolo atto di virtù per strappa­re a Satana una preda. Molto significativo è l'episodio narrato nell'Invito al­l'amore". Suor Josefa Menendez, stanca delle pene sofferte, senti­va il bisogno di riposare; tuttavia; memore di quanto Gesù le aveva detto - "Scrivi quanto tu vedi nell'aldilà!" - facendo un sacrificio, si mise a tavolino. Nel pomeriggio le apparve la Madonna, che le disse: «Tu, figlia mia, questa mattina prima della Messa hai compiuto una piccola opera buona, con sacrificio e con amore. In quel momento c'era un'anima in procinto di cadere nell'Inferno. II mio Fi­gliuolo Gesù ha utilizzato il tuo sacrificio ed essa si è salvata. Vedi, figlia mia, quante anime si possono salvare con i piccoli atti!»

La crociata che si raccomanda alle anime pie, è questa:

1) Non dimenticare nelle preghiere quotidiane gli agonizzanti della gior­nata. Dire possibilmente, mattino e sera, la giaculatoria, ricca d'indulgenze: San Giuseppe, Padre Putativo di Gesù e vero Sposo di Maria Vergine, pregate per noi e per gli agonizzanti di questo giorno (... o di questa notte).

2) Offrire le sofferenze della giornata e le altre opere buone per i peccato­ri in genere, ma specialmente per i moribondi.

3) Alla Consacrazione nella Messa e durante la Santa Comunione invoca­re la Divina Misericordia sugli agonizzanti del giorno.

4) Venendo a conoscenza di ammalati gravi, interessarsi che ricevano i Conforti Religiosi. Se qualcuno si rifiutasse, intensificare le preghiere ed i sa­crifici, sino a chiedere a Dio qualche sofferenza particolare, mettendosi nello stato di vittima.

È quasi impossibile, o almeno assai difficile, che si danni un peccatore, quando c'è chi prega e soffre per lui.

Tratto da ' L’inferno c'è'; 1954