LA CONSACRAZIONE
SOLENNE A GESU CROCIFISSO
I
- LA VOCAZIONE PASSIONISTA
Introduzione
Tutti siamo chiamati alla santità, ma le strade per arrivarvi possono essere tante, purché basate sul Vangelo e approvate dalla Chiesa: sono i carismi dei vari istituti, movimenti, forme di vita cristiana. Queste strade sono chiamate "carismi", perché sono un dono dello Spirito Santo alla sua Chiesa.
Il
Signore ha chiamato noi, religiosi e laici a seguire il carisma passionista,
ispirato da Dio a san Paolo della Croce.
1.
Spiritualità Passionista: Spiritualità dell'amore
All'origine
della spiritualità passionista c'è la scoperta di un amore straordinario. Per
questo il segno distintivo del passionista è un cuore, sormontato da una croce,
nel quale sono incisi il nome di Gesù e il ricordo della sua passione: un cuore
appassionato che proclama al mondo che "la passione di Gesù è la più
grande e stupenda manifestazione dell'amore di Dio".
La
via per fare di Cristo il cuore del mondo è la contemplazione assidua del
Crocifisso. Alla sua scuola si impara ad essere apostoli e a proclamare lo
stupore per la dignità dell'uomo, proprio perché redento a caro prezzo con
la morte in Croce del Figlio di Dio.
La
spiritualità passionista nasce dal cuore innamorato di S. Paolo della Croce.
Essa è una attuazione concreta della inesauribile spiritualità della passione
di Gesù Cristo ed è una proposta di vita cristiana impegnativa e valida per
tutti.
Il
merito maggiore di san Paolo della Croce sta nell'avere additato nel mistero
della croce la via maestra della santità. Molti santi hanno amato e fatto
amare il Crocifisso, ma nessuno prima del nostro santo aveva sottolineato tanto
come il cammino di santità implica la conformazione al Crocifisso. Leggendo
le sue lettere ai laici scopriamo che il nucleo originale del suo pensiero è la
Croce. Bisogna partire sempre da questo punto centrale per comprendere gli
altri aspetti della spiritualità passionista. Questo ci aiuta a capire anche
perché essa è stata definita la "spiritualità del cuore", cioè la
spiritualità dell'amore. Ai piedi del Crocifisso non si può imparare che
l'amore. Allora anche la croce diventa un atto di amore e quando si ama, tutto
è più facile e più leggero.
Dalle
"lettere ai laici" noi possiamo capire anche come sia stato possibile
far maturare il carisma della passione in persone di ogni strato sociale,
giovani e anziani, sposati e non sposati, nobili e popolani. Tutto nasce dalla
contemplazione assidua e amorosa del Crocifisso, che porta poi ad avvicinarci
ai fratelli "crocifissi". L'esercizio pratico del carisma della
passione è diverso nel laico e nel religioso; non c'è invece quasi differenza
nell'aspetto contemplativo. Fare perpetua memoria della passione vale sia per il
religioso che per il laico. Si tratta per tutti di portare sull'altare del
cuore la sofferenza di Cristo e dei fratelli. San Paolo della Croce raccomanda
di «essere vestiti delle pene del Signore», di avere "le pene
infuse", di "immergersi nella Passione, di averla scolpita nel
cuore". Questo porta a "vestirci" anche delle pene del
prossimo.
Se
si vuole coltivare sul serio il carisma, si deve rinnovare continuamente
l'incontro con la passione di Cristo che continua nella passione dei fratelli.
La memoria della passione non ha niente di passivo e di pessimistico, anzi fa
assumere un atteggiamento dinamico, diventa pratica coraggiosa di sequela di
Cristo, impegno di lieto annuncio di salvezza agli uomini, fa sperimentare che
veramente la parola della croce è potenza di Dio e salvezza e felicità del
mondo. Per trasformare la spiritualità in un vero cammino di santità, occorre
viverla concretamente.
2.
Linee caratteristiche della vocazione passionista.
San
Paolo della Croce, illuminato dallo Spirito Santo, intuì che l'origine di ogni
male nel mondo era la dimenticanza dell'Amore infinito manifestato da Dio con la
morte in Croce del suo Figlio per la salvezza degli uomini. Egli denuncia che
«il mondo se ne giace in una profondissima dimenticanza delle amarissime pene
sofferte per suo amore da Gesù Cristo nostro vero Bene, essendosi quasi estinta
la memoria della sua Santissima Passione». Per questo annunciò
instancabilmente, con la vita e la parola, la passione di Gesù Cristo e decise
di radunare compagni per lo stesso scopo.
Illuminato
da Dio e dalla sua esperienza personale, il Fondatore propose, come mezzi
fondamentali di santità, una fede profonda, l'accettazione piena della volontà
di Dio, la continua presenza di Dio, coltivando in particolare lo spirito di
orazione che duri "24 ore al giorno" e un grande impegno per la
"memoria passionis" con uno stile di vita penitenziale. E' la santità
segreta della Croce.
La
spiritualità passionista è una spiritualità pasquale: morire con Cristo, per
risorgere con Lui. Si passa per la "Morte mistica", per arrivare alla
"Divina rinascita". Il messaggio di san Paolo della Croce è stato
raccolto da una grande schiera di religiosi, suore e laici, che, attirati e
guidati dalla Sapienza della Croce, hanno portato tanti frutti di santità.
Per
vivere la spiritualità passionista e giungere alla santità bisogna mettersi
alla scuola del Crocifisso. L'obbiettivo primario è quello di fare una forte
esperienza d'amore di Gesù Cristo, poi IN LUI, CON LUI, PER LUI, dedicarsi
pienamente all'amore del prossimo, specialmente dei "crocifissi" e al
servizio della Chiesa.
Dobbiamo
valorizzare anche i mezzi che oggi la Chiesa ci offre per portare avanti il
cammino di santità, vivendoli alla luce della spiritualità passionista. Il
confronto frequente con il messaggio di S. Paolo della Croce e di altri
scrittori e santi passionisti facilita l'assimilazione di questa spiritualità.
L'aiuto principale sarà dato dalla meditazione assidua della Parola di Dio e
dalla direzione spirituale.
3.
Il cammino degli Amici
Da
molto tempo alcuni laici impegnati si chiedevano come vivere da laici la
spiritualità passionista, secondo l'insegnamento di san Paolo della Croce.
Nell'agosto 1989, durante un corso di esercizi spirituali per laici, dal tema
"La santità è amore", presso il Santuario della Madonna della Stella
PG, venne l'idea di un movimento passionista, che aiutasse specialmente i laici
a fare un cammino di santità, ispirato all'amore per Gesù Crocifisso.
Tenendo
presenti gli insegnamenti di san Paolo della Croce, di santa Teresa del
Bambino Gesù, e della serva di Dio M. Maddalena Marcucci, suora passionista, si
preparò lo statuto degli "AMICI DI GESÙ CROCIFISSO". Il P. Provinciale
Passionista approvava il Movimento il 6 novembre 1990. Il P Generale dei
Passionisti lo incoraggiava. Iniziava così il Movimento Laicale Passionista,
chiamato "Amici di Gesù Crocifisso".
Tutti
possono aderire agli Amici di Gesù Crocifisso, giovani e anziani, sposati e
non sposati, sani e malati, laici, sacerdoti e consacrati. Ogni aderente
diventa Effettivo se si impegna a vivere pienamente la spiritualità degli Amici
e a partecipare attivamente alla vita della Fraternità più vicina, o di un
Gruppo Famiglia, per arrivare, dopo almeno un anno di partecipazione, alla
Consacrazione Solenne. Gli altri rimangono Ausiliari, se si impegnano a vivere
privatamente la stessa spiritualità.
Il
Movimento ha lo scopo di aiutare gli aderenti a tendere alla santità, vivendo
la spiritualità dell'amore, appresa da Gesù Crocifisso, secondo l'insegnamento
di san Paolo della Croce, essere testimoni nel mondo di Gesù Crocifisso,
amandolo e facendolo amare e impegnandosi nell'amore e nel servizio per i
"crocifissi" di oggi. Gli iscritti sono attualmente oltre 2.000: la
maggioranza si trova nelle Marche e in Abruzzo, un gruppo in Umbria; gli altri
sono in tutte le regioni italiane e alcuni anche all'estero. Sono sorti finora
13 Fraternità e una trentina di Gruppi Famiglia. L'Organizzazione è basata sul
Consiglio Esecutivo, il Consiglio Nazionale, i Consigli di Fraternità e gli
Assistenti spirituali. Il collegamento e la formazione degli iscritti vengono
curati per mezzo degli incontri di Gruppo, della rivista mensile "Amici di
Gesù Crocifisso", la corrispondenza e gli incontri personali, gli
Esercizi Spirituali annuali, i Ritiri Mensili a Morrovalle per tutti e nei
singoli gruppi, corsi di formazione per responsabili ecc..
Fare
parte degli Amici di Gesù Crocifisso non è un aggiungere una pia pratica a
tante altre: è una scelta di vita basata sull'amore, significa cercare e vivere
una profonda intimità di amore con Gesù Crocifisso:
1.
Pensare come Gesù: fare nostri i sentimenti, i valori e gli insegnamenti di Gesù
e non quelli del mondo.
2.
Amare come Cristo: con il suo cuore, per fare della vita una continua offerta di
amore.
3.
Volere come Cristo: fare della volontà del Padre il proprio cibo.
4.
Vivere come Cristo: vedere la propria croce come una partecipazione alla croce
di Cristo.
5.
Vivere con Cristo: vivere una comunione profonda con Cristo, che dall'alto della
Croce ci attira a sé.
6.
Vivere per Cristo: il vero Amico è pronto a fare e dare tutto per Lui che ha
dato tutto per noi.
1.
La consacrazione battesimale.
Dal
1997 ci prepariamo ogni anno alle Consacrazioni Solenni, secondo il nostro
Statuto. È importante comprenderne il vero significato, per non banalizzare
questa grazia.
Ogni
vera consacrazione ha il suo fondamento nella consacrazione battesimale; come
cristiani, siamo tutti dei consacrati. Non siamo noi che ci consacriamo, è
Dio che ci "consacra", ci rende "sacri", cioè
"santi" e ci comunica la sua natura, la sua vita e il suo amore. Noi
siamo chiamati a offrirci a Lui per essere santificati da Lui. Egli ci ha
scelti, ci ha riservati per sé, ci ha fatti suoi figli, ci ha destinati ad
avere un rapporto d'amore con Lui, ad essere il suo popolo, cioè ad essere
santi, per partecipare alla sua santità e alla sua gloria.
Solo
comprendendo la Consacrazione Battesimale potremo capire il significato della
consacrazione laicale passionista, perché ogni consacrazione cristiana si basa
sulla consacrazione battesimale: senza di essa non è possibile nessuna
consacrazione.
Uno
dei misteri che, nei primi tempi della Chiesa, veniva spiegato ai neofiti era
quello dell'unzione con il sacro crisma, che veniva fatta nel battesimo e nella
cresima, conferiti contemporaneamente. In una catechesi di S. Cirillo di
Gerusalemme viene detto: "Battezzati in Cristo e rivestiti di Cristo, avete
assunto una natura simile a quella del Figlio di Dio. Divenuti partecipi di
Cristo, non a torto siete chiamati "cristi", cioè
"consacrati", perciò di voi Dio ha detto: "Non toccate i miei
consacrati" (Sal 105, 15). Siete diventati consacrati quando avete
ricevuto il segno dello Spirito Santo ".
Tutto
questo è avvenuto anche per ciascuno di noi nel nostro Battesimo.
2.
"Tu sei un popolo consacrato al Signore"
La
consacrazione è l'atto per cui una cosa, una persona, un intero popolo, sono
"scelti", "separati" da tutto il resto e
"riservati" al servizio di Dio, entrando in un rapporto particolare
con Lui e diventando in qualche modo "sacri", perché da quel
momento appartengono a Dio e sono riservati a Lui.
Israele,
come popolo, è consacrato al Signore, e, come tale, è diverso da tutti gli
altri popoli: "Tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio, - dice Mosè
- il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere il suo popolo privilegiato fra
tutti i popoli che sono sulla terra. II Signore si è legato a voi e vi ha
scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli - siete
infatti il più piccolo di tutti popoli - ma perché il Signore vi ama" (Dt
7,6-7).
All'interno
di questo popolo consacrato, vi erano poi alcune persone che ricevevano una
consacrazione speciale, con una unzione con olio profumato, per la missione
particolare che veniva affidata a loro: erano i re, i sacerdoti e i profeti.
Nel
Nuovo Testamento troviamo subito la solenne affermazione che la Chiesa è il
nuovo popolo santo e il nuovo regno di sacerdoti: "Voi siete la stirpe
eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è
acquistato perché proclami le opere meravigliose di Lui" (1 Pt 2,9). Tutti
i battezzati hanno ricevuto l'unzione e sono consacrati: "Dio - scrive S.
Paolo - ci ha conferito l'unzione (chrisma), ci ha impresso il sigillo e ci ha
dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori" (2Cor 1,21-22). Perciò
tutti i cristiani sono consacrati, cioè dichiarati e resi santi per servire a
Dio.
3.
Cristo, il consacrato. Cristiani, cioè consacrati
Per
capire la consacrazione cristiana dobbiamo partire da Gesù che è il primo
consacrato. Il nome stesso di Cristo, in greco Christòs, significa Unto,
Consacrato. "Lo Spirito del Signore è su di me, per questo mi ha
consacrato con l'unzione" (Lc 4,18). Cristo è il consacrato per
eccellenza, cioè riservato e destinato tutto alla gloria del Padre e alla
salvezza del mondo. Egli è stato consacrato per ottenere a noi la
consacrazione, cioè il dono dello Spirito Santo, che fu donato quando Gesù fu
"glorificato" sulla croce, quando "emise lo Spirito" (Gv
19,30): l'ultimo respiro di Gesù divenne così il primo vagito della Chiesa.
Il
battesimo è il momento in cui ognuno di noi ha ricevuto questa unzione
consacrante, confermata poi dall'unzione della "cresima", parola che
deriva da "crisma" e significa appunto unzione con il crisma, olio e
balsamo profumato consacrato dal vescovo il Giovedì Santo.
Come
Gesù divenne pienamente Cristo, cioè consacrato, con la sua unzione nel
battesimo del Giordano, così i cristiani diventano "cristi" per la
loro unzione battesimale, mediante la quale partecipano dell'unzione di
Cristo. "Cristiano", per i primi Padri della Chiesa, non significava
solo "seguace di Cristo", ma significava "consacrato".
Gesù
fu consacrato come re, per lottare contro Satana e instaurare il Regno di Dio;
come profeta, per portare la buona novella ai poveri; come sacerdote, per
offrire se stesso in sacrificio per tutti.
Anche
noi siamo stati consacrati come re, per lottare contro il peccato e contro
tutti i nemici spirituali.
Come
profeti, perché chiamati a essere apostoli, "a proclamare le opere
meravigliose di Dio " (1 Pt 2,9).
Come
sacerdoti, per offrire a Dio sull'altare del cuore il sacrificio del dominio di
noi stessi, della nostra vita.
Ecco
che cosa diceva ai cristiani del suo tempo il papa S. Leone Magno: "Tutti
quelli che sono rinati in Cristo conseguono dignità regale per il segno della
croce. Con l'unzione dello Spirito Santo poi sono consacrati sacerdoti. Non c'è
quindi solo quel servizio specifico proprio del nostro ministero, perché
tutti i cristiani sono rivestiti di un carisma spirituale e soprannaturale,
che li rende partecipi della stirpe regale e dell'ufficio sacerdotale. Non è
forse funzione regale il fatto che un'anima, sottomessa a Dio, governi il suo
corpo? Non è forse funzione sacerdotale consacrare al Signore una coscienza
pura e offrirgli, sull'altare del cuore, i sacrifici immacolati del nostro
culto? Per grazia di Dio queste funzioni sono comuni a tutti" (Discorsi
4, 1-2; PL 54, 148ss).
4.
Il Sacrificio di Gesù e il nostro sacrificio
Deve
avvenire nella nostra vita quello che avviene nell'Eucaristia. Nella Messa,
noi offriamo a Dio in sacrificio quel pane e quel vino che abbiamo ricevuto
dalla sua bontà. Così noi siamo consacrati sacerdoti per restituire in dono a
Dio la nostra vita, come sacrificio di soave odore. Dal fare alcuni sacrifici
nella vita, si passa a fare della vita un sacrificio.
Gesù
rinnova ogni giorno migliaia di volte il sacrificio della Croce sugli altari del
mondo. Ma il sacrificio di Gesù è anche il nostro sacrificio. Sul Calvario
Egli si offri da solo al Padre; sull'altare offre al Padre se stesso e noi, suo
corpo mistico. È la differenza che più ci coinvolge e ci colma di gioia. Nella
consacrazione eucaristica si ripresenta il sacrificio di Gesù e si attua
anche il nostro sacrificio. Il pane e il vino offerti sono anche segni del
nostro sacrificio.
Per
questo dobbiamo sentire il bisogno di fare della giornata una continua offerta
di amore a Dio, in unione con le migliaia di sacrifici che in ogni istante del
giorno e della notte Gesù offre al Padre sugli altari del mondo. E' questo
anche il modo migliore e più fruttuoso per vivere e rinnovare continuamente la
consacrazione battesimale e passionista.
La
nostra consacrazione è un'offerta d'amore a Gesù Crocifisso, per essere
un'offerta gradita al Padre, per la nostra santificazione e per la salvezza
dei fratelli. Tutto deve diventare sacrificio d'amore, gioie e dolori: la vita
di una mamma spesa in mille piccole cose per la famiglia, il lavoro quotidiano e
l'impegno del lavoratore e dello studente, la lotta continua di tutti per
resistere alle seduzioni del mondo, i giorni solitari dell'anziano, la vita di
un malato, di un sacerdote, di un religioso, di una suora.
Dal
punto di vista della santificazione personale, questo sacerdozio comune a tutti
è più importante di quello ministeriale che i presbiteri esercitano
all'altare. "Che mi giova offrire il corpo di Cristo - diceva S. Gregorio
Nazianzeno - se non mi offro io stesso con Cristo?" (cfr. Oratio, 2,95).
Questo sacerdozio universale consiste proprio nell'offrire se stessi con Cristo:
è il "sacrificio vivente" del popolo sacerdotale, di cui parla san
Paolo: "Vi esorto per la misericordia di Dio a offrire i vostri corpi come
sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale"
(Rm 12,1).
5.
Consacrati: separati dalla mentalità del mondo
Quali
sono le conseguenze di questa consacrazione e offerta a Dio? Non c'è offerta
e sacrificio senza una qualche morte. Non ci si può illudere di offrire il
mondo intero in sacrificio, se non si muore al mondo e alla sua mentalità. In
forza della nostra consacrazione, dobbiamo sentirci "separati" dal
mondo e "riservati" a Dio. Non ci possiamo separare fisicamente dal
mondo, ma dobbiamo separarci dalla sua mentalità, dai suoi valori.
Il
mondo è diventato talmente invadente che ci insegue anche in casa; ci assedia
con i suoi messaggi diametralmente opposti a quelli di Cristo. Da questa
mentalità, che portiamo anche dentro di noi, dobbiamo uscire, non dal consorzio
umano e dalla solidarietà con i fratelli. Anzi, poiché il principio del
mondo è l'egoismo, non conformarsi a questo mondo, significa non essere
egoisti, ma amare ed essere vicini a tutti gli uomini, essere buon samaritano
per tutti, specialmente per quelli che soffrono maggiormente.
Bisogna
rendere vera e concreta questa separazione dal mondo con dei tagli precisi. Non
si può pretendere di morire al mondo e poi continuare tutto come prima,
bevendo tutto ciò che il mondo dice, pensa, fa, cedendo a tutti i suoi
richiami e alle sue lusinghe. "Non potete servire due padroni", dice
Gesù (Mt 6,24). In particolare in un mondo sempre più erotizzato, siamo
chiamati a vivere una vita di purezza, secondo la vocazione di ciascuno. In
forza della consacrazione, non siamo più nostri, siamo del Signore, al quale ci
siamo offerti anima e corpo. Non possiamo profanare ciò che appartiene a Dio.
Il mondo stesso ha bisogno "del sale della terra", per non essere
sopraffatto dalla corruzione.
1.
La consacrazione Laicale Passionista
Comprendiamo
allora quanto sia importante conoscere e vivere la consacrazione battesimale. Le
strade possono essere tante.
Una
forma di vita cristiana radicale è la consacrazione religiosa. Meditante i tre
voti di castità, povertà e obbedienza, i religiosi cercano di rimuovere in
modo radicale gli ostacoli principali che il cristiano incontra nel suo cammino,
per vivere pienamente la consacrazione cristiana e il cammino di santità.
Ma
l'invito a vivere radicalmente il Vangelo non è rivolto solo ai religiosi, è
rivolto a tutti i cristiani, che sono chiamati a vivere lo spirito dei voti
religiosi, secondo il proprio stato. Da questa esigenza sono nati i Terzi
Ordini, le Associazioni, i Movimenti laicali, che si ispirano al carisma dei
vari istituti religiosi, maschili e femminili.
San
Paolo della Croce non fu solo il fondatore dei Passionisti e delle Passioniste,
egli guidò alla santità uno stuolo innumerevole di laici, uomini e donne,
sposati e non sposati, giovani e anziani: essi erano come un "ramo" di
fatto della Famiglia Passionista, con al centro il messaggio della passione di
Gesù, da cui attingevano luce e forza per il cammino di santità.
Oggi
questa Famiglia Passionista è cresciuta grandemente; sono spuntati nuovi rami
dall'albero rigoglioso piantato da san Paolo della Croce. Uno di questi rami è
appunto il Movimento Laicale Passionista "Amici di Gesù Crocifisso".
Lo
Statuto degli Amici di Gesù Crocifisso prevede una "Consacrazione
Solenne"; come tappa fondamentale del cammino degli aderenti, come lo è
per i religiosi il giorno della professione dei voti.
2.
In che cosa consiste la Consacrazione Solenne?
Consacrarsi
vuol dire tendere seriamente alla santità, secondo la propria vocazione: chi è
sposato, da sposato; chi non è sposato nel suo stato di celibe e nubile. La
consacrazione non cambia la vocazione personale di ciascuno, ma la rende
"sacra": il matrimonio con i suoi diritti e doveri, come pure la
vita religiosa, la vita sacerdotale, o qualsiasi altro stato scelto alla luce di
Dio.
Fare
la Consacrazione Solenne a Gesù Crocifisso è prendere coscienza della
consacrazione battesimale, accettarla e rinnovarla coscientemente, impegnarsi
a viverla pienamente nel proprio stato, come cammino di santità, separazione
dal mondo e dai suoi valori e donazione piena a Dio, secondo la spiritualità
dell'amore, appreso da Gesù Crocifisso, seguendo il carisma e l'insegnamento di
san Paolo della Croce.
È
indispensabile capire che gli aderenti alla "Famiglia Passionista" non
fanno parte di un semplice "gruppo di preghiera", ma di un gruppo di
consacrati e "votati" all'amore di Cristo Crocifisso e del prossimo.
3.
Chi può fare la Consacrazione Solenne?
Chi
è iscritto da almeno un anno agli Amici di Gesù Crocifisso, ha frequentato
regolarmente una Fraternità, o almeno un Gruppo Famiglia ed è deciso a
vivere da laico la spiritualità passionista.
La
Consacrazione viene fatta per un anno e viene rinnovata per almeno due volte.
Dopo tre anni, chi lo desidera ed è convinto della scelta che sta per fare, può
chiedere di fare la Consacrazione Perpetua.
Non
nascondo il rischio che questa consacrazione sia scambiata con leggerezza con
una delle tante devozioni, per cui basta ripetere una certa preghiera e la
consacrazione è fatta; oppure che sia vista come una scelta così straordinaria,
da essere riservata a poche persone eccezionali. Per questo è importante
capirne il significato e gli impegni che essa comporta.
Chiunque
aderisce agli Amici di Gesù Crocifisso si consacra e si offre ogni giorno a
Gesù Crocifisso, ripetendo la Promessa di Amore, impegnandosi ad amare e fare
amare Gesù Crocifisso, a fare della propria vita una continua offerta di amore;
ma questa consacrazione è strettamente privata.
Con
la Consacrazione Solenne un Amico conferma pubblicamente la propria adesione a
Gesù Crocifisso e si impegna davanti ai fratelli a vivere pienamente la
spiritualità passionista, secondo il cammino degli Amici di Gesù Crocifisso.
Generalmente viene fatta durante la celebrazione della Messa.
La
consegna del "Crocifisso", del "Segno Passionista" e dello
"Statuto" ricorda al nuovo fratello o sorella che da quel momento fa
parte a pieno titolo della Famiglia Passionista, partecipa della sua spiritualità
e ne gode di tutti i benefici spirituali. È a pieno titolo
"Passionista". Gli impegni presi con il Signore nel fare la
Consacrazione Solenne sono "pesi leggeri", come dice Gesù e alla
portata di tutti. In fondo sono impegni di ogni cristiano in forza del
Battesimo. Non sono fatti per mettere paura, ma per dare aiuto e sicurezza che
stiamo camminando da veri cristiani, con l'aiuto della Famiglia Passionista.
Eccoli:
1.
Tendere alla santità, vivendo da laici la Spiritualità Passionista.
2.
Rinnovare ogni giorno la promessa di amore a Gesù Crocifisso, per fare della
vita una continua offerta di amore.
3.
Fare ogni giorno almeno un quarto d'ora di preghiera davanti al Crocifisso.
4.
Impegnarsi nei servizi di carità verso il prossimo, specialmente verso i
"crocifissi".
5.
Impegnarsi nell'apostolato, per far conoscere e amare Gesù Crocifisso.
6.
Partecipare alla vita e agli incontri della Fraternità. Tutto questo secondo la
situazione, l'età e le possibilità di ognuno.
Concludiamo
ricordando che non possiamo accostarci a Gesù Crocifisso senza incontrare Maria
ai piedi della Croce, senza ascoltare Gesù che ci dice: "Ecco tua
madre". Ci consacreremo perciò a Gesù Crocifisso per le mani di Maria.
Questo ci deve infondere coraggio e ci deve aiutare a superare ogni paura:
consacrandoci a Gesù Crocifisso noi ci affidiamo a Maria e ci consacriamo anche
a lei, che diventa modello, sostegno e garante della nostra consacrazione.
1.
Con gioia sulla croce per 37 anni
Bruna
Cervellini in Ambrosi, di Civitanova Marche, è una mamma che per 37 anni è
stata immobile a letto, per la sclerosi multipla. Poteva muovere leggermente
solo il capo; il resto del suo corpo era come morto. Visse la sua passione non
solo con fede e con pace, ma con gioia, affermando continuamente a tutti che la
sua vita "era bellissima".. La sua camera era spesso piena di gente,
che andava da lei per imparare "la gioia". Iscritta da anni agli Amici
di Gesù Crocifisso, e consacrata a Gesù Crocifisso insieme al marito, il
Signore venne a prenderla proprio il giorno che avevamo stabilito per la sua
Consacrazione Perpetua, il 20 ottobre 2000. Due anni prima di morire ci aveva
dettato questa testimonianza.
"Caro
padre, ancora non mi sembra vero di aver potuto fare la Consacrazione Solenne
come Amica di Gesù Crocifisso ed essere entrata così a pieno titolo a far
parte della Famiglia Passionista: mi sembra un sogno. Proprio io!? E' vero, sono
stata sempre innamorata di Gesù Crocifisso, e, quando la notte, verso l'una o
le due, sento tanti dolori e mi sembra di non farcela ad arrivare alla mattina,
lo chiamo, lo invoco, lo prego e, un poco alla volta, i dolori si calmano. Sento
come se tutto il corpo si addormentasse, mentre con il cuore e con la mente
sempre più lucida continuo a pregare. Qualcuno mi ha consigliato di farmi
operare ai nervi delle gambe, per poter soffrire di meno, ma io ho Gesù, che è
qui con me e che provvede a me. Posso dire a tutti che, nonostante le
difficoltà, la mia vita è bellissima.
È
stata una grande grazia che anche Bruno, mio marito, si consacrasse con me. Da
allora, quando qualche volta perde un po' la pazienza, io gli ricordo che
oramai è un vero Amico di Gesù Crocifisso, un consacrato e non può più farlo!
Da 35 anni la sclerosi mi tiene paralizzata su questo letto, ma non ho mai
pensato di potermi ribellare alla volontà del Signore, ho sempre offerto tutti
i miei dolori a Lui, che mi ha dato sempre tanta consolazione e tanta gioia, per
questo io non faccio altro che ringraziarlo. Lo stesso fa Bruno, che mi è
stato sempre vicino. Quando qualche mese fa ha avuto un infarto, ed è stato
tanti giorni in ospedale, all'inizio ho avuto paura, ma poi, piano piano è
cresciuta in me la speranza, anzi la certezza, che Gesù non ci avrebbe abbandonato.
Ora Bruno sta bene e continua a dividere con me i giorni e le notti e a sperare
nell'aiuto del Signore.La mia gioia sarebbe perfetta se anche la famiglia di mia
figlia Roberta, già iscritta agli Amici, e che mi assiste da quando era
bambina, potesse fare la Consacrazione. Prego continuamente il Signore perché
anche questo possa avvenire".
2.
Offro tutta me stessa a Gesù Crocifisso
"Carissimo
P. Alberto, Vorrei chiederti di ammettermi alla consacrazione solenne, per poter
far parte finalmente della Famiglia Passionista. Anche se non potrò portare
l'abito di passionista, non importa, perché l'abito è nel mio cuore, portando
le sofferenze della passione di Gesù. Ringrazio il Signore per questo grande
movimento che Dio ti ha ispirato. Sento tantissimo dentro di me di dover offrire
la mia volontà a Gesù; è talmente forte ciò che provo, che non ho potuto
fare a meno di rifiutarmi e così dire il mio sì insieme a Maria. Come già
sai, ho già offerto tutto a Gesù...; con questa consacrazione, offro tutta me
stessa e la mia stessa vita e prometto a Gesù Crocifisso di fare memoria della
sua passione, soprattutto nella mia vita e prometto di vivere la povertà,
la castità e l'obbedienza, secondo il mio stato matrimoniale.
Come
tu sai, non mi è facile frequentare gli incontri di fraternità, però mi
impegno ugualmente, offrendo la mia vita a Gesù Crocifisso, unendo il cuore al
Sacro Cuore di Gesù, per vivere ogni momento le mie sofferenze in unione a Gesù
Crocifisso, mortificando me stessa, per patire con Cristo, perché patire è
gioire, se unita a Gesù. Ho un bel Crocifisso: lo guardo e guardo il suo Cuore
che sanguina; comprendo che non sono le sofferenze dei chiodi e delle spine che
fanno soffrire tanto Gesù; la sofferenza grande sta nel Cuore, perché è un
Cuore trafitto, umiliato, non creduto. Anch'io non vengo capita e accettata e
allora soffro, ma con le lacrime agli occhi dico a Gesù "Ancora, ancora,
Gesù, perché solo così tu sei consolato". Insomma ho capito che amare è
soffrire, perché è un continuo dire sì a Gesù e al mio prossimo e amarlo,
come Gesù mi ha amato".
3.
Vivere nel mio cuore la mia consacrazione
"Il
Signore mi ha fatto un grande dono, ha permesso che anch'io fossi con Lui sulla
croce. Ma più mi stringevo a Lui, più il dolore diventava pace, serenità,
balsamo. Questo non vuol dire che il dolore scomparisse, ma l'umile accettazione
diventava un mistero di amore. Ho tanto amato il Crocifisso in questi giorni! Più
mi sentivo sola, più soffrivo per il poco amore che mi circonda, per i problemi
della mia famiglia, più mi stringevo al Crocifisso. Mi è venuta allora innanzi
l'immagine di san Paolo della Croce, abbracciato da Gesù Crocifisso che lo
attira a sé e lo stringe al suo cuore. Vorrei che nel mio cuore ci fosse sempre
un posto riservato solo per il Signore, dove vivere da vera Amica la mia
consacrazione, il mio amore per Gesù Crocifisso. Quando penso che io, così
immeritevole, sono discepola di san Paolo della Croce, figlia e sposa di Gesù
Crocifisso, comprendo davvero che questo anno è stato un anno di grazia.".
4.
La mia vita è cambiata
"Sono
iscritta agli Amici di G. C. da circa due anni e mi accorgo che la mia vita è
cambiata: prego di più tutti i giorni, medito la passione davanti al
Crocifisso. Mi voglio consacrare totalmente a Gesù Crocifisso e dare a Lui
tutta la mia vita, la mia famiglia, le mie sofferenze e le piccole croci di ogni
giorno. Spesso cado, ma Gesù mi dà sempre la forza per rialzarmi, per
dedicarmi di più alla mia famiglia e a tanti fratelli che hanno bisogno. Ma
vorrei fare di più, nonostante i miei acciacchi. Metto tutti i miei dolori
nelle mani di Gesù Crocifisso, pregando per tutti, specialmente per i
sofferenti, per gli anziani abbandonati e per i peccatori. Vado spesso nella
casa di riposo, per dare a tutti una stretta di mano, un bacio, una parola di
conforto, un sorriso".
5.
Il pulcino impaurito scopre il dono della croce
La
croce non è stata una difficoltà, uno scandalo solo per gli Apostoli, ma anche
per tanti di noi. Ricordo quando poco più di due anni fa, ero turbata dal
pensiero della Croce e da tutto ciò che essa rappresentava: morte, sofferenza,
malattie, incomprensioni ecc. Per tanto tempo ero riuscita a ignorare questo
problema; ma era giunto il tempo di risolverlo e così mi misi alla ricerca di
qualcuno che mi aiutasse. Due anni fa venivo accolta nella Fraternità degli
Amici di Gesù Crocifisso. Ti ricordi che pulcino impaurito che ero? Impaurito
dalla vita e da quella stessa croce, che tu mi invitavi a contemplare ed amare.
Ma ogni volta che giungevo alla Croce, presa dall'angoscia, non riuscivo a
soffermarmi su di essa, preferendo passare all'immagine più rassicurante della
Risurrezione. Ma con gli incontri, la meditazione della passione, ho scoperto
proprio nella mia croce quel dono prezioso con il quale ora mi posso
presentare, seppure indegnamente, dinanzi al Signore. Ora ripenso a tutto il
cammino che ho fatto insieme agli "Amici di G.C.", da quando avevo una
grande paura della Croce a quando poi ho iniziato a conoscerla e ad amarla.
Forse un giorno riuscirò a vedere nella mia piccola croce una grazia e allora
di che cosa mi dovrò lamentare? Non sarò più triste, perché finalmente
scoprirò che ogni lamento rovinerà e sciuperà un poco quella croce che ogni
giorno di più mi sarà cara. Farò la consacrazione e pregherò la Vergine
Addolorata, S. Gabriele, il B. Isidoro, perché con le loro preghiere mi rendano
degna di far parte della loro bella Famiglia.
6.
"Canterò per sempre il tuo amore"
O
Signore che debbo dirti «per quanto mi hai dato»? "Canterò per sempre il
tuo amore". Due sentimenti sono decisamente dominanti in me: stupore e
gioia. Il primo è un senso di perplessità, misto a meraviglia, per non avere
meritato tanto; il secondo è letizia profonda, autentica di essere amata da
colui che è "l'Amore" infinito, fedele, eterno.
E
ora, più che mai, il Signore mi fa capire di essermi vicino, perché alla sua
chiamata ho risposto il mio "eccomi" per lasciarmi guidare da Lui. Ora
la mia solitudine è insistente; c'è Lui accanto a me. Dipende da me vivere
questa meravigliosa vicinanza e dirgli sempre che lo amo.
Guardando
un giorno, ormai lontano, la croce illuminata sul Monteluco, mentre dentro di me
c'era tanta tenebra, la sua luce mi infuse fiducia, quasi a dirmi "ci sono
io, crocifisso - sì - ma vincitore della morte, perché la mia risurrezione
è la luce del mondo e chi guarda la mia croce vive da risorto". Signore,
quella croce luminosa mi ha attirato a te. "Quando sarò innalzato,
attirerò tutti a me": parole tue, che non ho mai dimenticato. E oggi, dopo
tre anni di meditazione della tua passione, capolavoro del tuo amore, con la mia
Consacrazione Perpetua, ti ho detto per sempre di "essere tua" per
essere testimone del tuo amore e della tua risurrezione. La tua morte è vita:
ora lo so, perché ti sento vivo e presente dentro di me e amo la tua croce con
il tuo cuore di Risorto.
Amore
e croce: queste due parole hanno risuonato dentro di me durante il rito; un
binomio, che sento come itinerario del mio cammino verso la santità. Toccherà
a me fonderle in una sola con il tuo aiuto, Signore: sarà il tuo miracolo nel
mio piccolo orizzonte umano. Un miracolo, che vorrei aggiungere alla gioia
grande e pura di oggi; una gioia indicibile al contatto della quale il mio
cuore si scioglie in un sincero "grazie" e ripete con il salmista:
"Loda il Signore, anima mia: loderò il Signore per tutta la mia vita,
finché vivo canterò inni al mio Dio" (Sal 146,1-2).
7.
Ho scoperto la bellezza della croce
"In
questi due anni mi hai incoraggiata a pormi ai piedi della croce di Cristo, per
lasciarmi semplicemente assorbire dal suo amore; così, piano piano, ho scoperto
accanto allo scandalo della croce, la sua bellezza e il suo significato. Ho
visto nella croce di Gesù l'amore dell'Uomo Dio, che ha scelto di
"domiciliarsi" là dove l'uomo di ogni tempo avrebbe potuto trovarlo:
inchiodato a un pezzo di legno. Trovare Dio sulla croce incoraggia l'uomo a non
fuggirla, ma a salirvi sopra, per scoprire una nuova prospettiva dalla quale
guardare all'esistenza. Secondo questa nuova ottica ogni sofferenza può
essere considerata come una duplice grazia, che ci riporta all'unica dimensione
che ci può rendere felici: quella dell'amore fraterno. Ecco perché oggi sono
felice di consacrarmi a Gesù Crocifisso, perché so che è Lui la "pietra
filosofale", che trasforma ogni dolore in prova o pegno di amore. Dal
Crocifisso conto di ricevere la forza per realizzare ogni giorno il dolce
imperativo "AMA!".
8.
Sarà bellissima la mia consacrazione insieme a mio marito
"Caro
padre, mando la mia richiesta per la consacrazione solenne a Gesù Crocifisso.
Le confesso che per me non è stata una decisione semplice. All'inizio, quando
sentivo parlare di consacrazione, mi dicevo che non era per me: avevo paura di
non essere fedele alla promessa che avrei fatto; mi spaventava l'entrare a far
parte di una famiglia di cui avevo poco sentito parlare e il cui nome
"Passionista" mi metteva un po' a disagio. Andando avanti nel cammino
degli "Amici" continuavo ad essere titubante, forse a causa di precedenti
esperienze non del tutto positive o forse perché non riuscivo a capire il vero
significato di questi incontri. Ma ho voluto continuare, per due motivi: da
quando io e mio marito abbiamo conosciuto gli Amici di Gesù Crocifisso, ho visto
in lui un cambiamento, era molto più sereno e io non volevo deluderlo non
partecipando agli incontri; l'altro motivo è che la Messa domenicale e
qualche incontro in parrocchia senza un approfondimento particolare, non mi bastavano
più, avevo bisogno di qualcosa che riempisse il vuoto e il "distacco"
che c'era in me.
Andando
avanti e approfondendo quello che il cammino degli "Amici" proponeva,
mi rendevo conto che la mia "paura" nei confronti della Croce andava
pian piano scomparendo e ho finalmente iniziato a capire che la Passione di
Gesù non è altro che un immenso gesto d'amore. L'avevo sentito dire molte
volte, e molte volte l'ho ripetuto agli altri. Ma erano solo parole. Quando a
Pasqua ho ricevuto i suoi auguri e il suo desiderio di vedere me e mio marito
consacrati, i miei dubbi non erano tutti scomparsi. Non mi sentivo pronta, non
mi sentivo all'altezza di quegli impegni e quindi avrei aspettato almeno un
altro anno.
Poi
c'è stato il ritiro di Morrovalle e la sua catechesi sulla Consacrazione. È
stato come se ne avessi sentito parlare per la prima volta e molti miei dubbi e
paure sono scomparsi quel giorno. Certamente la Consacrazione a Gesù Crocifisso
è una cosa seria e io non mi sento degna, ma come lei ha detto nella catechesi:
"chi di noi lo è?". Se il Signore vuole che io mi avvicini di più a
Lui seguendo la spiritualità Passionista, stando vicina ai fratelli più
bisognosi, testimoniando per quanto mi è possibile il Suo amore, e tutto
questo nonostante le mie debolezze, io non posso e non voglio dire di no. Ho
molta strada da fare e le mie cadute saranno sicuramente tante, ma so che il
Signore mi ama e mi aiuterà a rialzarmi e continuare. Spero che vorrà
accettare la mia richiesta di consacrazione perché sicuramente sarà una grande
grazia e mi aiuterà nei momenti difficili. Se il Signore vorrà, sarà
bellissimo fare insieme a mio marito questa consacrazione".
9.
Accanto ai Crocifissi
"Nelle
prime riunioni dei responsabili dei Gruppi degli Amici di Gesù Crocifisso si
cercava di delineare il significato e il fine del nostro Movimento e ci fu
chiesto che cosa ne pensavamo; io non sapevo che cosa rispondere. Qualcuno
diceva che lo scopo principale doveva essere quello di approfondire la
conoscenza della spiritualità della Croce e sviluppare da essa un cammino di
preghiera; qualche altro praticare qualche forma di volontariato tra i
crocifissi, che ci sono vicini. Ero confusa, ma sentivo che pur potendo essere
tutto questo insieme, lo stare presso i malati aveva per me una grossa
importanza. Ma quale novità poteva portarmi, dato che già operavo nel
volontariato?
Mi
sono resa conto abbastanza presto che stava mutando in me l'atteggiamento verso
i sofferenti, a mano a mano che approfondivo la conoscenza delle sofferenze di
Gesù; ma allora non sapevo definire come. Prima, nel recarmi presso un malato,
provavo per lo più tristezza e non sapevo come spiegare la loro sofferenza,
riuscivo solo ad offrire un aiuto pratico e un po' di comprensione umana e di
amore; poi ho imparato a dare qualcosa di più. Non è possibile con tutti, ma
con alcuni sento la gioia immensa di poter comunicare che sono le creature più
vicine al Signore, che su questa terra sono chiamati a continuare il grande
mistero della redenzione dell'umanità. Così come non vorrei fare sprecare neanche
una briciola dell'opera redentrice del Signore, vorrei anche essere testimone di
quello che avviene quando i crocifissi che mi circondano offrono le loro
sofferenze a Dio.
Spesso
nel cammino di fede che sto cercando di portare avanti, ho delle difficoltà:
non so che scelte fare, non so come migliorarmi, mi scoraggio. In questo stato
mi è capitato di recarmi da una malata, alla quale leggo la vita di un Santo o
un libro sulla sofferenza; ebbene, in quei capitoli spesso ho trovato la
risposta alle mie difficoltà, come quando prego davanti al Santissimo
Sacramento. A volte non c'è stato bisogno di leggere niente: è bastata una
parola donata a un fratello, perché la tensione accumulata si allentasse e
ritrovassi la serenità. Il Signore ha voluto aiutarmi presso quel letto, dove
pensavo di essere "io" a portare qualcosa, per farmi capire che è
anche lì che vuole farsi trovare.
Quando
porto l'Eucaristia a chi da tempo vive tra quattro mura, ho la sensazione che,
offrendomi come umile mezzo, do solo l'occasione al Signore che era già li, di
materializzarsi in quell'ostia. C'è poi una cosa che ho provato più volte:
pregare presso un malato assume un significato diverso dal solito pregare: è
molto più facile e diventa un insegnamento per chi, come me, è in condizione
di camminare. La loro malattia, la preghiera, l'offerta delle loro sofferenze al
Signore è un tesoro immenso da utilizzare. Aiutare i malati a capire il
significato della loro sofferenza, raccontarlo ad altri, sani o malati, che
sono nello scoraggiamento e a volte nella disperazione, è diventato per me una
cosa importante da quando sono consacrata come Amica di Gesù Crocifisso.
Sintesi
e rilettura in chiave laicale per gli Amici di Gesù Crocifisso della
"Relazione del Superiore Generale, P Ottaviano d'Egidio, al Sinodo Generale
passionista tenuto nel 2002 nella Corea del Sud".
Il
nostro Dio è il Dio della speranza e della vita, che ci invita a prendere il
largo e ci indica la strada per una vita piena, fatta di amore da ricevere e da
offrire. Da lui e dal vangelo vengono l'insegnamento e il coraggio per arrivare
al cambiamento di mentalità per trasformare le nostre situazioni di povertà
in vita nuova.
Il
Capitolo generale dei Passionisti ci ha invitati ad acquisire la mentalità
del Crocifisso, ad avere i suoi occhi ed il suo cuore nel guardare le persone e
gli eventi del mondo.
Il
tema scelto per questo Sinodo è la Formazione. L'obiettivo è quello di
approfondire i valori di base, essenziali per la formazione passionista, da
tenere presenti per delineare le linee d'azione che stimolino tutta la Famiglia
Passionista a prendere coscienza che la formazione iniziale e permanente è
una priorità in questo momento storico e di passaggio di inizio del terzo
millennio.
S.
Paolo della Croce ed altri fondatori riuscirono, pur tra mille difficoltà, ad
intuire i piani di Dio. Essi poggiavano la loro vita su una fede solida e si
affidavano a Dio e alla potenza del suo Spirito. Anche noi, con semplicità ed
umiltà, vogliamo vivere questa esperienza di discernimento della volontà di
Dio per il futuro della Famiglia Passionista. Dio ha cura del suo popolo.
"Prendi
il largo!" (Lc 5, 4). Non possiamo sottrarci a questo invito, anche se
rispetta la nostra libertà. Fa, Signore, che abbiamo occhi per vedere la tua
presenza in mezzo a noi, orecchie per ascoltare la tua parola e cuore per
intendere cosa vuoi da noi oggi in questo momento storico.
1.
La Formazione
Le
Costituzioni passioniste al n. 77 affermano che "il primo formatore è
Dio". Se il primo formatore è Dio, è necessario collaborare perché Dio
possa svolgere la sua opera in ciascuno di noi per la formazione permanente e
per quella iniziale. È pertanto indispensabile eliminare quanto possa
ostacolare l'opera educatrice di Dio.
Illuminante
è la parabola del Seminatore: la semente, la parola di Dio, può cadere sulla
strada del nostro spirito indurito dai troppi percorsi umani, può cadere sul
terreno sassoso, tra le spine dei nostri affanni e preoccupazioni ed infine sul
terreno buono dove la semente frutta e produce in diversa misura ora il cento,
ora il sessanta, ora il trenta per uno. L azione di Dio è la parte attiva, a
noi è richiesta la disponibilità, aprirci alla sua azione, lasciare che la sua
presenza cresca in noi e ci educhi alla vera vita e ad essere spiga ricolma
di grano. La parola di Dio se cade in terreno buono, preparato, ha una
straripante forza vitale in sé, è il granello di senape che diventa albero,
è poco lievito che fermenta una grande massa di pasta. Gli educatori, i
responsabili della formazione iniziale e permanente devono sentirsi collaboratori
di Dio che forma e quindi porsi su un piano tutto particolare. "lo ho
piantato, Apollo ha irrigato, ma Dio ha fatto crescere... Siamo collaboratori e
voi siete il campo di Dio" (1 Cor 3, 6-7). Non può esserci autentica
formazione senza una convinta dimensione spirituale, con l'importanza
essenziale data alla preghiera, alla scelta di Dio, ad un atteggiamento
contemplativo nella vita quotidiana. È precisa responsabilità degli
animatori verificare la formazione spirituale degli iscritti in genere e
l'impegno formativo spirituale nei gruppi e fraternità.
Specialmente
nella formazione iniziale è necessario lavorare per formare "uomini di
Dio". Per questo gli itinerari formativi non possono essere improvvisati,
così come i formatori. Per quanto riguarda il rapporto con Dio, occorrono
direttori spirituali ben preparati, una graduale e seria educazione alla vita di
preghiera, ascolto della parola di Dio, lectio divina, lettura degli scritti del
nostro Fondatore e di scritti specifici sulla Passione di Gesù, ecc. l Responsabili
devono preoccuparsi della formazione iniziale e permanente. Dove i tempi da
dedicare alla vita spirituale sono ostacolati dai troppi impegni, si deve
pensare ad un loro ridimensionamento.
2.
I valori umani
Elemento
fondamentale per la formazione cristiana è anche coltivare i valori umani.
Senza una solida formazione ai valori umani, vana e superficiale sarebbe ogni
altra formazione, sia essa spirituale o teologica. È come la casa costruita
sulla sabbia, della quale parla Gesù nel Vangelo (Mt 7, 27).
E
per i valori umani si intendono la lealtà, la sincerità, la giustizia, la
correttezza, la pietà, la generosità, l'altruismo, la misericordia. Non è
rara la mancanza di uno o più di questi valori base che devono essere supporto
al cammino spirituale; spesso i cristiani sono accusati di viverli con una
certa disinvoltura e addirittura a non rispettarli per motivi
pseudo-spirituali. Per rimanere nell'ambito della parabola del seminatore, il
terreno è buono quando è ricco di valori umani: l'humus è favorevole alla
crescita della semente-parola di Dio.
Non
è facile il compito dei formatori soprattutto nel discernere la capacità dei
nuovi aderenti di capire e accettare la nostra spiritualità (in particolare
per coloro che chiedono di fare la consacrazione). Spesso soggetti privi di
questa capacità frenano o annullano il processo formativo e se perseverano
rendono in futuro la vita comunitaria difficile. Pertanto nel discernimento
per l'idoneità di un aderente non ci si deve fermare solo a constatare il
desiderio di consacrarsi, ma è necessario riscontrare i segni concreti di una
predisposizione al nostro cammino.
La
capacità di vivere con impegno la vita fraterna in un gruppo è essenziale. Per
essere testimoni credibili non bastano la vita e l'impegno personale. La gente
guarda il nostro modo di vivere insieme da fratelli che realizzano la stessa
vocazione; cerca segni, modelli, testimoni che sappiano interrogare e stimolare,
incoraggiare e dare fiducia. La nostra forza non sta nella molteplicità di
iniziative, ma nella trasparenza dei rapporti tra noi e nella visibilità dei
gruppi.
3.
La dimensione mistica e passionista
Bisogna
concentrarsi sulla parola di Dio, curare la qualità della preghiera e creare
un clima favorevole allo scambio delle proprie esperienze di fede. Non
possiamo nascondere le ferite spesso presenti nella vita fraterna: chiusure,
difficoltà a stabilire relazioni autentiche e di condivisione della nostra
vita, atteggiamenti individualistici e di autoisolamento che ostacolano la
piena partecipazione alla vita di gruppo e indeboliscono la capacità di
assumere gli impegni comunitari. L'esperienza più profondamente formativa per
un nuovo aderente è la condivisione del cammino di fede e di fraternità.
Incontriamo Gesù uno nell'altro. È una grande sfida che dobbiamo affrontare
con umiltà e determinazione. Quando si è sprovvisti della "dimensione
mistica" e della "fraternità", la vita resta sterile e vuota e
muore anche la capacità di attrarre e di fare discepoli.
Lasciamoci
di nuovo sedurre dall'interiorità. Soltanto una relazione profonda con Dio può
permetterci di tornare ad essere noi e i gruppi luoghi capaci di interpellare
altri fedeli e di interessarli alla nostra vita. Esistono anche altre difficoltà
del mondo in cui viviamo, quali la secolarizzazione, il consumismo, lo
svuotamento dei valori e il relativismo esasperato su tutto. Ma la nostra
speranza poggia in Cristo vincitore della morte e del peccato.
Dobbiamo
formare il cristiano evangelico, come ha fatto Gesù con gli apostoli, con
l'insegnamento e con la vita. L'esempio dei formatori e delle comunità
formeranno i laici a noi vicini. Le parole potranno essere tante e belle, ma se
ad esse non corrisponde l'esempio non avranno efficacia.
Formare
l'uomo evangelico è per i laici passionisti formare l'uomo del Vangelo della
Passione. Una formazione che nasce e si alimenta quotidianamente della Passione
di Gesù e del Mistero Pasquale, che diventa la ragione della sua vita. Una
formazione che porta ad essere segni della "Memoria Ritrovata" che ci
fa schierare sempre dalla parte delle vittime e ci permette la scoperta
quotidiana della "vocazione passionista".
4.
Uomini del Calvario e della Tomba vuota
La
formazione ci deve far diventare uomini che vivono la Passione e amano la
speranza della Resurrezione, capaci di rispondere a coloro che ci chiedono
ragione della speranza che è in noi. Il servizio della speranza è il massimo
servizio che si può offrire all'umanità di oggi. L'uomo di sempre ma
specialmente di oggi ha appreso con dolore che non si può vivere senza
speranza. È anche nostro compito comunicare questa virtù teologale superando
timori e pessimismo, partendo dalla croce, anticipando e preparando "cieli
nuovi e terra nuova ". La comunità passionista per essere comunità di
speranza è chiamata a risplendere "tenendo alta la luce della vita"
(Fil 2, 15). Chi ha speranza non si rassegna al male, al disordine,
all'ingiustizia. Non dobbiamo appartenere alla grande massa di persone che dissentono
dal male, ma non operano per eliminarlo. A questo proposito diceva Martin Luther
King: "Non mi fa paura il rumore chiassoso dei violenti quanto il silenzio
compiacente delle persone oneste".
I
laici passionisti debbono essere formati a vivere e testimoniare il nostro
carisma: uomini del calvario e della tomba vuota. Nei vari campi della cultura,
delle esperienze e interventi in situazioni di ingiustizia e povertà e nella
evangelizzazione portiamo questa nostra specificità, vissuta con S. Paolo della
Croce come "amorosa ossessione". Il nostro carisma è per la vita che
nasce dalla morte di Cristo e dalla morte di noi stessi in Lui: "Chi mi
vuole seguire prenda la sua croce e mi segua". È una chiamata a seguirlo
nella totalità, con tutto se stessi, fino alla sua morte e risurrezione in un
unico mistero pasquale.
5.
Il mistero del Crocifisso e dei "crocifissi"
Gesù
sulla croce, nella sua follia d'amore, crede e spera che la sua morte sia un
progetto di vita. È responsabilità passionista unire il mistero di Gesù
Nazareno con quello di persone e volti, di circostanze e luoghi che
costituiscono una Via Crucis quotidiana, dove Cristo vive e soffre in tante
nostre sorelle e fratelli: nei piccoli e nei poveri, nei diseredati e negli
infermi, nei carcerati e nei perseguitati, nei senza tetto e senza patria.
Anche oggi la Passione di Gesù rivive nella sofferenza di molti popoli.
Le
Costituzioni passioniste, al n. 65, dicono: "Noi passionisti facciamo del
mistero pasquale il centro della nostra vita. Ci dedichiamo con amore alla
sequela del Cristo crocifisso e ci disponiamo ad annunziare con spirito di
fede e di carità la sua Passione e morte non solo come evento storico del
passato, ma come realtà presente nella vita degli uomini che "sono
crocifissi oggi" dall'ingiustizia, dalla mancanza del senso profondo
dell'esistenza umana e dalla fame di pace, di verità e di vita".
Nel
campo della formazione un notevole punto di speranza deve essere un rinnovato
impegno di tutti gli aderenti per far conoscere la nostra vocazione e
spiritualità passionista. Forse è lecito domandarsi quale è la percentuale
degli aderenti che si impegnano in questo campo? Questa animazione deve essere
compito di tutti coloro che credono nella "vocazione passionista".
Le
riflessioni sulla formazione ci aiuteranno anche ad approfondire sempre più i
nostri compiti oggi. "Passione di Gesù, Passione per la vita", la
scelta dell'ultimo Capitolo Generale, ci obbliga, per essere autentici, a
lottare per la vita e per il superamento dei segni di morte presenti nel mondo.
Sono sfide enormi che dobbiamo affrontare per collaborare alla creazione di una
società alternativa nella quale siano eliminate o almeno ridotte la povertà,
le discriminazioni e il dominio. Siamo convinti che il mondo sarebbe più sicuro
se fosse anche più giusto e che il terrorismo si combatte specialmente
riducendo la povertà e la disuguaglianza.
Una
sana formazione, che per noi della Famiglia passionista trova il suo fondamento
nella Passione di Gesù e nella "educazione della Croce", ci aiuterà
ad essere più efficaci perché più credibili nella missione che il Signore
ci ha affidato chiamandoci nella Famiglia Passionista.
L'itinerario
formativo che Gesù attuò con i suoi discepoli può essere per noi
ispirazione e guida, perché conserva ancora la sua forza vitale, in quanto
realizzato da Colui che vissuto nel tempo e fuori del tempo era e rimane
"la via, la verità e la vita" (Gv 14,6).
lo,
N. N., ascoltando la voce di Dio che mi chiama a seguire più da vicino Gesù
Crocifisso e spinto dal fermo proposito di vivere più pienamente la mia
consacrazione battesimale, dinanzi ai fratelli qui presenti, emetto nelle tue
mani, Reverendo Padre, la Promessa solenne di Amore a Gesù Crocifisso, per un
anno, (per sempre), secondo lo Statuto degli Amici di Gesù Crocifisso e mi
impegno a conoscere più profondamente e amare più intensamente Gesù
Crocifisso, a promuovere tra i fedeli la grata memoria della sua Passione e ad
essere sempre vicino a coloro che soffrono.
Invoco
la misericordia di Dio, l'intercessione della Beata Vergine Maria Addolorata, di
san Paolo della Croce, santa Gemma e dei santi Passionisti e l'aiuto di voi
fratelli e sorelle, per rimanere sempre fedele a questa mia promessa. Amen.
O
Gesù, Amore mio crocifisso, abisso di carità e di misericordia, ti lodo e ti
ringrazio per l'amore eterno con cui mi hai amato. O Gesù, voglio amare te solo
e donare a te tutto l'amore del mio cuore.
Ti
rinnovo la mia promessa di amore per le mani di Maria a ogni battito del mio
cuore.
Fa'
che io ti ami e ti faccia amare. Fa' che la mia vita sia un continuo atto di
amore.
Fammi
vivere e fammi morire ripetendo atti di amore. Fa' che io ti metta sempre al
primo posto e trovi solo in te la vera pace.
Insegnami
ad amare tutti, specialmente i crocifissi (e. . ..), solo in te, con te, per te.
Mi dono totalmente a te e mi abbandono fra le tue braccia: fa' di me quello
che vuoi.
Gesù
mio Crocifisso, ti amo: abbi pietà di me peccatore. Maria, madre mia
dolcissima, con la tua materna intercessione, aiutami ad essere sempre fedele
a questa mia promessa di amore e fammi morire di amore tra le tue braccia
materne. Amen.
Dio
nostro Padre, che mi hai consacrato a Te nel giorno del battesimo, in risposta
all'amore del Signore Gesù, tuo Figlio, che mi ha chiamato a seguirlo più da
vicino nella Famiglia Passionista, e condotto dallo Spirito Santo che è luce e
forza, io in piena libertà, rinnovo oggi la mia Consacrazione Solenne a Gesù
Crocifisso, secondo lo statuto degli Amici di Gesù Crocifisso e mi offro
totalmente a Te, impegnandomi a vivere in piena comunione con i miei fratelli
Amici di Gesù Crocifisso, a donare le mie forze per meditare, vivere ed
annunziare la Passione di Cristo, impegnandomi ad essere vicino ai fratelli
"crocifissi" nel corpo e nello spirito. La tua grazia e
l'intercessione dei Santi e dei fratelli e sorelle Passionisti mi assistano
continuamente e mi aiutino ad essere sempre fedele. Amen.