PRIMA DELLA SUA PASSIONE
Benedico
di cuore il Sac. Felice Simini e quanti vorranno utilizzare questo suo sforzo,
inteso a trascorrere con raccoglimento le ore notturne del Giovedì Santo. È
la notte dell'addio ai Discepoli che Gesù aveva amato e che "amò fino
alla fine" (Gv 13,1); la notte del dono di se stesso in cibo e bevanda per
le nostre anime; la notte dell'istituzione del Sacerdozio. Auguriamo un
colloquio benedetto e proficuo con Gesù Sacramentato a tutti coloro che
vorranno approfittare di questo sussidio, affinché il Giovedì Santo trascorra
in intimità con Nostro Signore Gesù Cristo, che in questa notte "si
commosse profondamente" e ci raccomandò, col cuore in mano, di amarci gli
uni gli altri come lui ci ha amati.
Trani, 23 Febbraio 1992 Mons. Carmelo Cassati
AVVERTENZE
-
Questa "Veglia eucaristica"; che si suppone comunitaria, può essere
usata anche in forma privata e, al posto dei canti, si può leggere qualche
versetto salmodico o fare una pausa di silenzio.
-
I canti sono puramente indicativi e possono essere sostituiti da altri testi
adeguatï.
-
Nelle intercessioni si possono aggiungere altre intenzioni o sostituire alcune
di quelle indicate.
Con lo spirito umiliato e con il cuore contrito, eccomi, o mio Gesù, sono qui, prostrato davanti a te, presente nella Eucarestia, solennemente esposta nel tabernacolo, nel giorno anniversario della sua istituzione. Questo sacro silenzio che mi circonda, reso più profondo dal calare delle ombre che hanno coperto la terra, mi dispone maggiormente a tenerti dolce compagnia e meditare, con il dovuto raccoglimento, quella che fu la tua ultima ora di quaggiù, che, senza dubbio, ti appartenne esclusivamente e per la quale dal cielo tu venisti in mezzo a noi mortali.
S.
Giovanni, il tuo discepolo prediletto, non esita infatti a dirci che per te «era
giunta l'ora di passare da questo mondo al Padre» (13,1), e che tu la conoscevi
benissimo, che anzi la desideravi ardentemente.
Mi
chiedo: e perché?
Perché
quando si ama davvero si è in grado di dare la prova dell'amore con i fatti.
Così infatti leggo nel Vangelo: «Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo
che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i
suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine». (Gv 13,1).
O
Gesù, Tu solo hai saputo amarmi così!
Domani,
venerdì santo, ti vedrò confitto in croce e allora si verificherà in pieno
quanto tu stesso avevi asserito: «Nessuno ha un amore più grande di questo:
dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). In questa ora però fammi
comprendere come questo tuo corpo e questo tuo sangue, che tu hai sacrificato
per me e per tutti sulla croce. tu oggi lo dai a me e a tutti nell'ostia e nel
calice; tu oggi lo consegni a me e a tutti nel mistero dell'Eucarestia.
Ora
comprendo pienamente il senso di due espressioni che, in questo giorno
anniversario dell'istituzione dell'Eucarestia, acquistano il loro vero
significato. Oggi, Giovedì santo è il giorno natalizio del Calice, "dìes
nathlis Calicis", di quel calice di benedizione di cui parla l'Apostolo
Paolo nella 1 Cor 10,16: «Il calice della benedizione che noi benediciamo,
non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non
è forse comunione con il corpo di Cristo?»
Oggi,
Giovedì santo, è il giorno della consegna (traditio) che, oltre a
significare il consegnare te stesso nelle mani dei Giudei, sta anche e
soprattutto ad indicare l'offerta che tu di te stesso hai fatto al Padre ed
esprime bene il dono che hai fatto a noi nel sacrificio e nel sacramento
eucaristico.
Meravigliosa
liturgia di questo tramonto, quanto sei rimasta impressa dentro di me! Vorrei
non restare ai margini del grande mistero che s'è compiuto e che continua a
compiersi. nella cornice del rito.
Mistico
profumo d'incenso, che pervadi ancora tutta l'aula di questo Tempio, e che
sembri esprimere misteriosamente la preghiera dell'intera comunità raccolta e
partecipante, agisci sul mio sentimento, sul mio animo, come suadente impulso a
pregare silenziosamente, ad adorare profondamente, a contemplare lungamente.
O
sacro convito, di Gesù Cristo ci nutri; sei viva memoria della sua passione;
all'anime nostre doni la vita divina e il pegno della gloria futura.
O
Gesù, permettimi di rivivere momento per momento quanto accadde 20 secoli or
sono in questo giorno. Scrive s. Luca (22,47): «Venne il giorno degli Azzimi,
nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua», e tu, o Gesù, mandasti
Pietro e Giovanni dicendo loro: «Andate a preparare perché possiamo mangiare
la Pasqua». Era giovedì, come oggi, verso mezzogiorno e tu ci tenesti a
mandare Pietro, perché nei secoli stesse ad esprimere la fede ardentissima nel
dono che stavi per fare, e Giovanni, perché nei secoli stesse a indicare
l'amore purissimo verso di te da parte di quanti t'avrebbero accolto nella
mente e ospitato nei cuori. E nell'inviarli tu, esigesti che avessero
preparato un cenacolo grande, preparato a festa. Ma ecco il testo per intero:
alla domanda di Pietro e Giovanni «Dove vuoi che prepariamo la Pasqua?» Tu
rispondesti: «Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta
una brocca d'acqua. Seguitelo nella casa dove entrerà e direte al padrone di
casa:"Il Maestro ti dice: Dov'è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua
con i miei discepoli?" Egli vï mostrerà una sala al piano superiore,
grande e addobbata; lì preparate».
Essi
andarono e trovarono tutto come aveva loro detto e prepararono la Pasqua (Lc
22,9-13).
Mi
chiedo: perché tanta premura e tanta insistenza? C'è una sola risposta:
unicamente in vista dell'istituzione della Eucarestia.
Tu
allora pensavi non solo alle grandi Basiliche nelle quali avresti dimorato per
essere adorato negli artistici e preziosi tabernacoli, ma soprattutto pensavi ai
nostri cuori, veri tabernacoli viventi, per fare della vita un sacrificio da
offrire incessantemente per l'avvento del tuo regno.
E
perché poi scegliesti l'ultimo giorno della tua vita, o Gesù, per istituire l'Eucarestia?
L’angelico dottore S. Tommaso risponde con tre motivi: tu volesti compensare
gli Apostoli col farti presente sotto le specie sacramentali in quello stesso
momento in cui stavi per privarli della tua visibile presenza.
Tu
volesti mostrare ad essi e a tutti noi di quale valore fosse il dono che ci
facevi con lo scegliere il momento più solenne della vita, la tua ultima ora
per lasciarcelo in dono gratuito.
Tu
volesti collegare l'Eucarestia con la tua Passione e Morte di cui essa è vivo
memoriale.
Giunta
l'ora rituale, tu, o Gesù, di ritorno da Betania verso il tramonto, ti mettesti
a tavola seduto sul divano insieme ai dodici.
Con
lo sforzo della mia fantasia, cerco di immaginare quella grande tavola a
semicerchio con i divani intorno e tu, o Gesù, al centro di essa, come un buon
padre di famiglia. Intorno a te gli Apostoli, sdraiati sui divani e appoggiati
col gomito sulla tavola.
Ecco
Pietro al secondo posto nel grado onorifico; ecco Giovanni accanto a te da poter
poggiare il suo capo al tuo petto; ecco Giuda verso il quale, senza difficoltà,
stendesti il braccio per porgergli un boccone di cibo.
Come
suonano belle ed espressive le parole che pronunziasti quando, come ci dice
Luca, prendesti posto a tavola e gli apostoli con te: «Ho ardentemente
desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché
vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio»
(22,15-16).
In
questa, che poi fu l'ultima tua Pasqua, tu volesti conformarti al solito rito
della cena pasquale con le quattro coppe rituali di vino, con il pane azzimo, le
erbe amare e l'agnello arrostito. Tu quindi con gli Apostoli mangiasti l'agnello
con le lattughe selvatiche, in ossequio alla legge, e poi preso un calice di
vino rosso, ne sorbisti alquanto e lo passasti agli apostoli dicendo loro: . «Prendetelo
e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del
frutto della vite, finché non venga il regno di Dio» (Lc 22, 17-18).
Eppure
in quel clima di familiarità, dove tu fungevi da capo di famiglia, che aduna i
suoi figli intorno ad uno stesso banchetto, si faceva sentire un'aria
d'indifferenza mista ad egoismo e a vanità da parte di alcuni discepoli che
sedevano a mensa. Sempre l'evangelista Luca ci riferisce che: «Sorse anche una
discussione, su chi di loro poteva esser considerato il più grande» (22"2
).
Quanta
sofferenza al tuo cuore così divinamente e umanamente delicato, o mio caro Gesù!
Tu, eterno Figlio di Dio, e della sua stessa sostanza, sei lì pronto a
realizzare questo progetto d'amore col diventare cibo e bevanda per tutti gli
uomini; e gli uomini, fatti di terra, lì pronti a nutrire pensieri di orgoglio,
di vanità con impressionante ostinazione. In te la volontà di annientarti e
negli uomini la folle brama di primeggiare.
Tu,
o Gesù, prevedesti tutti i peccatï di presunzione, di compiacenza, di propria
stima che nel corso dei secoli si sarebbero commessi da tutti noi, miseri figli
di Eva.
Ma
ciò che affliggeva maggiormente la tua anima era il pensiero che tutte queste
mancanze ed ingratitudini sarebbero state compiute anche da anime consacrate, da
quelle anime, cioè, impegnate a tenere assiduamente sgombro il proprio cuore da
ogni forma d'attaccamento e di ricerca egoistica.
E
fu proprio per dare una lezione di profonda umiltà e, al tempo stesso, di
sincero amore, che volesti lavare i piedi dei tuoi apostoli.
Pausa
di silenzio.
Canto:
Pane del cielo.
Intercessioni
Abbiamo
qui presente l'Emmanuele, Dio con noi, sotto le specie eucaristiche. Preghiamo
con viva fede perché, per Lui, con Lui e in Lui la nostra vita sia un canto di
offerta al Padre con rendimento di grazie e di amore ai fratelli.
Preghiamo
insieme e diciamo: Ascoltaci, o Signore.
Perché la presenza eucaristica diventi per tutti un invito continuo al sacrificio e ci aiuti maggiormente a vivere della Messa, preghiamo: Ascoltaci, o Signore.
Perché
la partecipazione al sacrificio eucaristico ci collochi nella missione di
salvare il mondo in unione vitale a Cristo mediatore, sacerdote e vittima,
preghiamo: Ascoltaci, o Signore.
Perché
gli ammalati, i sofferenti e gli agonizzanti, chiedendo Gesù in sacramento,
vivano questo loro particolare momento offrendo se stessi al Padre con cuore
libero e docile, preghiamo: Ascoltaci, o Signore.
Padre
nostro.
O
Dio, che nel mistero eucaristico, ci dai il pane vero disceso dal cielo, fa' che
viviamo sempre di Te per la forza di questo cibo spirituale e, nell'ultimo
giorno risorgiamo gloriosi alla vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Compito
riservato agli schiavi, quello di lavare i piedi ai commensali, ma tu, o Gesù,
volesti compierlo volentieri, prima di renderti alimento per gli uomini.
Seggono
i tuoi dodici sui divani come padroni e tu, o Gesù, cinto di grembiule, dopo
aver deposto la veste, prostrato dinanzi ad essi, con quelle Tue mani sante,
lavi e poi asciughi i loro piedi baciandoli umilmente, secondo una bella e
commovente tradizione riferita da S. Ambrogio.
Meraviglia
delle meraviglie: gli apostoli sono lì senza parola, quasi storditi e pur
consapevoli di trovarsi di fronte al loro Maestro e Signore. Di essi solo
Pietro, con la sua indole impetuosa e semplice al tempo stesso, esclama: «Signore,
Tu lavi i piedi a me?» (Gv 13, 6) quasi per dire: hai dimenticato che sono una
debole creatura? Merito forse io d'essere trattato così da Te?
O
Gesù! È di ogni momento questo stridente contrasto tra la mia vita, indegna
per le tantissime debolezze, e il tuo costante e tenero amore. Come Piètro io
dovrei ripetere: "Tu a me?". Tu ci tieni tanto a preoccuparti di me e
non t'accorgi che sono un peccatore che torna ad offenderti, incapace di
perseverare nei buoni propositi?
Eppure
io so, o Gesù, che tu `fai festa" (Lc 15) quando t'accorgi di questa mia
consapevolezza, di questa mia umiltà per cui i miei errori e le mie fragilità
diventano senza dubbio il trono della tua misericordia. E qui mi tornano in
mente le parole di un bel canto: "Io non sono degno di ciò che fai per me,
tu che ami tanto uno come me. Vedi, non ho nulla da donare a te, ma se tu lo
vuoi, prendi me".
Ed
ora che ho riconosciuto quello che sono e tu mi hai teneramente accolto,
irrobustisci questa mia confidenza in te, questa mia fiducia nella tua bontà;
preservami dalla timidezza e dall'orgoglio, di cui spesso divento vittima, per
non cessare di credere al tuo grande amore.
Ma
quale fu la risposta che ti degnasti dare a Pietro? Comprendendo il suo stato
d'animo gli dicesti dolcemente: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci,
ma lo capirai dopo» (Gv 13,7). Quanta luce di verità in questa affermazione:
tu, o Pietro, sarai posto a capo del Collegio apostolico e condividere la mia
stessa missione e per questo non puoi ostinarti a rifiutare la mia azione purificatrice:
«Se non ti laverò, non avrai parte con me» (Gv 13,8).
E
la lezione non è solo per l'apostolo Pietro, ma per ogni tuo seguace, o Gesù.
Ogni cristiano è chiamato a cooperare al mistero della Redenzione, che sempre
esige sofferenza, umiliazione, calunnie, distacco dalle proprie vedute,
fallimento completo di qualche impresa che appariva sbalorditiva.
L’apostolo Pietro ritrattò il suo
rifiuto consapevole che ogni disobbedienza alla divina volontà è senz'altro
esclusione dal Regno. Da qui balza fuori il vero volto del cristiano: bere fino
in fondo il calice della passione per essere una sola cosa con Cristo, per aver
parte con Cristo. «Quando a me - scrive Paolo apostolo - non ci sia altro vanto
che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per meno della quale il mondo
é stato crocifisso, come io per il mondo» (Gal 6,14).
Canto:
Se Tu
m'accogli; oppure: Io non sono degno.
Giunta
l'ora di passare da questo mondo al Padre, il Signore Gesù volle lasciare il
testamento del suo amore nell'umile gesto di lavare i piedi agli Apostoli.
Consapevoli che il Padre ha posto tutto nelle sue mani rivolgiamo a Lui la
nostra preghiera. Preghiamo insieme. e ,diciamo: O Gesù, Maestro e
Signore, ascoltaci.
Per
il Vescovo e i sacerdoti della nostra Arcidiocesi: perché vivano il loro
sacerdozio come servizio instancabile e donazione senza limiti a te che sei
presente nei Tuoi fratelli, preghiamo: O Gesù, Maestro e Signore,
ascoltaci.
Per
tutte le nostre comunità ecclesiali: perché la piena partecipazione ai divini
misteri le stimoli a vincere l'egoismo e la mancanza di trasparenza per vivere
così nella verità e nella donazione al prossimo, preghiamo: O Gesù,
Maestro e Signore, ascoltaci.
Per
i cristiani divisi: perché in te, che lavi i piedi agli Apostoli e promulghi
ufficialmente il precetto dell'amore, sappiano avvertire il Tuo ardente appello
all'unità, preghiamo: O Gesù, Maestro e Signore, ascoltaci.
Padre
nostro.
Signore
Gesù, in quest'ora suprema ci chiami come amici a mangiare la Pasqua con te,
rendici degni di essere commensali della gloria nel banchetto eterno. Tu che
vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.
Chiamato
da te, o Gesù, a far parte del Collegio apostolico, Giuda non rifiutò il tuo
invito. Ti seguì dovunque, memore di aver avuto la vocazione come tutti quanti
gli altri. Ricordiamo le parole stesse di Gesù riportate da Giovanni: «Non voi
avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e
portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (15,16). Anche Giuda quindi è qui
nel Cenacolo a far Pasqua con Te, allo stesso banchetto come gli altri.
Quanta
improntitudine...
Tu
sapevi fin da principio che t'avrebbe tradito (Gv 13,11) eppure manifestasti
tanto amore per lui e tanti sforzi facestï per farlo ricredere.
Il
francescano E Otto Hophan scrive: "Tenti gli Apostoli, indubbiamente, non
soltanto Giuda, avevano le loro debolezze e anzi meschinità: Pietro era
instabile; Giacomo, ambizioso; Giovanni impaziente; Tommaso, diffidente; ma alla
fine essi tatti maturarono in Cristo, così che il Signore, nella sua preghiera
pontificale, poté pregare con l'animo pieno di riconoscenza: «Nessuno di loro
è andato perduto, tranne il figlio della perdizione» (Gv 17,12). Con questa
considerazione però il mistero di Giuda diventa più inquietante: se tutti gli
altri in Cristo divennero buoni, come poté capitare che solo Giuda accanto a
Cristo e anzi in Cristo, sia diventato cattivo? Giacché, se al momento della
elezione non era cattivo, dovette divenirlo e precisamente - chi maï avrebbe
voluto crederlo - nella compagnia del Signore, accanto a Lui. Ed è appunto
questo, che in Giuda ci spaventa più profondamente d'ogni altra cosa: possiamo
divenire un demonio... accanto a Gesù".
Ed
ora ti vedo, o Gesù, nell'atto di lavare e poi asciugare i suoi piedi: quanta
delicatezza nei suoi riguardi, quanta compassione per la sua anima traviata!
Avrai
forse pianto, o Gesù, per lui? Le tue lacrime allora si saranno mescolate
all'acqua che tu versavi sui suoi piedi e forse in quel momento tu avrai sperato
in un suo immediato ravvedimento.
E
avrai forse guardato con uno sguardo pieno d'angoscia misto a supplica? Ma in
quel momento gli occhi di lui non vollero fissare i tuoi, capaci di strappare
alla perdizione l'anima peccatrice così come avverrà per Pietro nell'atrio del
Pontefice.
Giuda
rimase insensibile! Lo stesso tuo tentativo, o Gesù, nell'affermare: «... e
voi siete mondi ma non tutti» (Gv 13,10) non sorti effetto alcuno. Giuda,
vittima della sua stessa passione, ha un solo pensiero e un solo desiderio:
portare a termine - da pessimo trafficante - l'impresa e consegnarTi ai Giudei.
Fallito
questo tuo primo tentativo d'amore, o Gesù, ne escogitasti un altro per un suo
possibile salvataggio. Giovanni infatti che ti era accanto, ricorda queste tue
parole: «Non parlo di tutti voi io conosco quelli che ho scelto, ma si deve
adempiere la Scrittura: colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me
il suo calcagno» (13,18). Eppure dopo questa affermazione, sia pure di natura
generica, Giuda, l'unico dei dodici in colpa, avrebbe dovuto confessare il suo
peccato e ritornare a te ravveduto e pentito. Ma anche questa volta volle
respingere il tocco della grazia confondendosi nell'anonimato.
Fu
allora che tu, o Gesù, «Tï commovesti profondamente» (Gv 13,21). S.
Agostino, commentando questo passo, dice che tu, pur potendo comprimere la
terribile emozione del turbamento, volesti in tutto renderti simile a noi,
vittima dello smarrimento, della perplessità e della infermità.
Momenti
terribili: proprio in quell'ora, così solenne e così familiare, parlare di
tradimento? Non era un controsenso, una vera follia?
Ecco
allora il logico e sincero risentimento degli Apostoli che, fissandosi l'un
l'altro, facevano trasparire dai loro volti sconcertati tutta la loro innocenza
e, quasi per darti una mano nel rintracciare il colpevole, Ti chiedevano
profondamente addolorati: «Sono forse io, Signore?» (Mt 26,22).
Tu
allora, o Gesù, mettendo in risalto un gesto particolarissimo del traditore,
pur senza nominarlo, così dicesti: «Colui che ha intinto con me la mano nel
piatto: quello mi tradirà » (Mt 26,23).
Ma
anche quest'ultima indicazione cadde nel vago; solo Giuda era in grado di farla
sua.
Fu
questo il tuo vero tormento, o Gesù, sì che la passione del tuo cuore divino
ti spinse ad aggiungere ai precedenti tentativi un altro ancora, che sembra come
la più terribile maledizïone sull'uomo peccatore: «Il Figlio dell'uomo se ne
va, come sta scatto di Luï, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo
è tradito! Bene per quell'uomo se non fosse mai nato» (Mc 14,21).
Indescrivibile
ipocrïsia di Giuda! Accecato e quindi schiavo della passione, ardì anche lui
chiedere: «Rabbi, sono forse io?» Gli rispondesti: «Tu l'hai detto» (Mt
26,25). Risposta che tu, o Gesù, pronunciasti con tanta cautela da farla
passare inosservata dal resto dei commensali. Solo a Giovanni non sfuggì, per
la sua particolare posizione a tavola, sdraiato com'era sul divano con la
testa poggiata sul tuo petto, o Gesù.
Giovanni
allora, sollecitato dallo stesso Pietro che non riusciva a sopportare la penosa
incertezza, ti fissò negli occhi e con tanta semplicità di cuore e in tono di
filiale confidenza ti chiese con un fil di voce: «Signore, chi è?» (Gv
13,25). E tu, o Gesù, non ti rifiutasti di rispondere. La domanda veniva da
colui che nei secoli passerà come il discepolo dell'amore e tu non potevi
negargliela: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò» (Gv
13,26). E così facesti.
A
questo punto il Vangelo di Giovanni diventa lapidario, incisivo: «E allora,
dopo quel boccone, satana entrò in lui». E tu, o Gesù, gli dicesti «quello
che devi fare fallo al più presto». Nessuno dei commensali capì perché tu
gli dicesti così; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, tu gli
avessi detto di comprare quello che occorreva per la festa, oppure che dovesse
dare qualche cosa ai poveri. «E Giuda, preso il boccone, subito uscì. Ed era
notte» (Gv 13,27-30).
Giuda
deliberatamente usci in fretta dal cenacolo per tradirti, o Gesù, quando era già
notte. E S. Agostino commenta: era notte anche colui che era uscito...
Canto:
Purificami, o Signore.
Chiediamo
al Padre celeste la sapienza dello Spirito che ci guidi per i sentieri della
giustizia e dell'amore, perché, in un impegno continuo di conversione, ci
liberiamo dalle contraddizioni e dal peccato per restare nel suo amore.
Preghiamo
insieme e diciamo: Crea in noi, o Dio, un cuore nuovo.
Per quanti sono sulla via dell'indurimento del cuore: perché la nostra preghiera e la nostra fraternità facciano rifiorire in essi la fiducia e la volontà di far ritorno nella casa del Padre, preghiamo: Crea in noi, o Dio, un cuore nuovo.
Per
gl'indifferenti, gli atei e i senza speranza: perché trovino in noi seguaci di
Cristo l'umile testimonianza di una fede che svela il senso dell'uomo e della
vita, preghiamo: Crea in noi, o Dio, un cuore nuovo.
Per
coloro che sono prigionieri della cupidigia e della violenza: perché avvertano
l'immenso amore del Padre che ha dato il suo Figlio, Agnello immolato, mansueto
e consumato per la salvezza del mondo, preghiamo: Crea in noi, o Dio, un
cuore nuovo.
O
Padre, che nel volto del Tuo Figlio, dimostri quanto ci sei vicino e fedele,
donaci occhi e cuore nuovi perché sappiamo riconoscerlo e accoglierlo in ognuno
dei nostri fratelli. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Questa
lezione di carità, o Gesù, mi viene, dal Tuo eloquente esempio, appena
meditato.
Tu
sapevi fin da principio che Giuda t'avrebbe tradito, eppure quanta pazienza,
quanti sforzi per portarlo sulla via del ravvedimento.
C'è
da fare un vero e lungo esame di coscienza sulla virtù della carità, di cui,
forse, mi vanto di sapere la più - ricca definizione e tesserne poi un
componimento laudativo e in iscritto e a parole. In pratica è solo un
bistrattare, con l'aggravante di non essere più in grado di valutare la gravità
della colpa, tanto m'è diventato abituale il peccato contro di essa.
L’Apostolo
Paolo, che ti vide sulla via di Damasco e ascoltò le Tue parole: «Saulo,
Saulo, perché mi perseguiti», proprio per essersi liberato di se stesso,
delle sue debolezze, divenne oggetto della divina misericordia sì da poter
gridare a tutti i venti: «Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la
grazia» (Rom 5,20). Non si finirà mai di affermare che la conversione di Saulo
resta un mistero e un miracolo della grazia. Non si finirà mai di affermare che
Paolo resta l'appassionato di te, o Gesù, per aver nutrito i tuoi stessi
sentimenti e per aver. innalzato, dietro il tuo esempio, il più grande inno
alla carità (1 Cor 13,4-8). Più cresce l'aridità del cuore, è stato scritto,
più l'uomo diventa meno uomo e il cristiano creatura spregevole. Se non
ravvivata dalla carità, anche la preghiera più lunga e più intensa non ha
valore, non raggiunge alcuno scopo. Anche la castità più nobile diventa gelida
situazione di vita, se non è infiammata dalla carità. Anche le grandi opere
della filantropia diventano centri di freddezza, se non sono fermentati dal
fervore della carità.
Siamo
ancora nel Cenacolo. Tu, o Gesù, hai sotto gli occhi colui che ti tradisce e
intanto ci tieni a promulgare ufficialmente questo tuo nuovo comandamento.
Con
divina industria colleghi questo nuovo precetto della carità con l'istituzione
della Eucarestia, per cui giustamente viene chiamato il PRECETTO DELLA CENA,
perché proprio nella Cena ricevette la solenne promulgazione. Così Giovanni
(15, 12-14): «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri
come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per
i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando».
Tutta
la mia vita dovrà ispirarsi al modo tutto nuovo con cui tu mi hai amato: amore
gratuito il tuo, senza alcun mio merito; amore generoso il tuo, senza riserva
alcuna; amore instancabile il tuo, sino al sacrificio totale; amore universale
il tuo, senza distinzioni di classi, di condizioni, di razze. Tu infatti sei
morto per tutti, o Gesù.
Se
amassi veramente coloro che sbagliano, come dovrei preoccuparmi di salvare il
buon nome davanti agli altri, non rivelandone i difetti, comprendendoli, giustificarli.
Di
fronte al male che il fratello ha commesso, la mia posizione non dovrà essere
mai quella di erigermi a giudice severo e insindacabile ma di pregare per lui e
scusarlo. Luca, l'evangelista della misericordia, al cap. 23,34 del suo Vangelo,
riporta le ultime parole di Gesù agonizzante: «Padre, perdonali, perché non
sanno quello che fanno».
La
mia posizione nei riguardi del fratello che pecca dovrà porsi in una costante
attesa d'un suo ritorno, d'una sua conversione, così come tu ti sei comportato
nei riguardi di Giuda. Di fronte al suo delitto, hai moltiplicato tutte le
industrie dell'amore, come un buon medico, di fronte alla gravità del male,
tenta le ultime risorse della scienza per strappare il suo paziente agli artigli
della morte. Tu, o Gesù, non cessasti d'amare Giuda, per quanto ributtante
fosse la sua ingratitudine.
Tu
non lo allontanasti al pensiero che, da questo tuo modo d'agire, lui avesse
preso pretesto per condurre a termine il suo crimine. E non allontanandolo, lo
trattenesti alla tua mensa, finché non uscì di sua spontanea volontà.
Alla
luce del tuo esempio, o Gesù, io dovrei per sempre cancellare queste parole:
odio, vendetta, antipatia, compiacenza del male altrui, sdegno, permalosità,
critica spietata e velenosa.
Crea
in me, o Gesù, un cuore nuovo perché non torni ad amare me stesso con affetto
disordinato fino a preferirmi a te. Tu invece mi hai amato di amore eterno e
per questo mi hai riservato la tua bontà.
Canto:
Dov'è
carità e amore.
Nella
luce del grande mistero della Pasqua di morte e di risurrezione, rivolgiamo al
Padre, principio di unità, la nostra preghiera perché non sia vano il
sacrificio del suo diletto Figlio immolatosi per raccoglierci in unità. Noi ti
preghiamo: ascoltaci, Signore.
Per
la santa Chiesa diffusa su tutta la terra: perché Dio la riunisca intorno al
Pane di vita, noi ti preghiamo: ascoltaci, Signore.
Perché
nella piena partecipazione al sacrificio eucaristico noi diventiamo banditori
del comandamento nuovo e testimoni della carità stessa di Cristo, noi ti
preghiamo: ascoltaci, Signore.
Per
i poveri, gli affamati e i perseguitati: perché trovino conforto e coraggio
nelle parole del Vangelo e l'aiuto disinteressato da parte di tutti noi, noi ti
preghiamo: ascoltaci, Signore.
O
Dio, che in questo, sacramento della nostra redenzione ci comunichi la dolcezza
del Tuo amore, ravviva in noi l'ardente desiderio di partecipare al convito
eterno del Tuo Regno. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Ecco,
o Gesù, finalmente il grande momento, da te atteso con divina impazienza, di
donarti completamente a noi come cibo e bevanda,
Rileggo
Luca al cap. 22,15-16: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua
con voi, prima della mia passione, poiché vi dico non la mangerò più, finché
essa non si compia nel regno di Dio».
Dammi
tu stesso di riviverla in tutta la sua gamma di luce, di contemplazione e
d'interiorità.
Era
parso a tutti quei tuoi commensali che il banchetto volgesse alla fine, quando
tu, o Gesù, volesti compiere un'azione non prescritta, mai fatta, del tutto
insolita: su quel pane rimasto davanti a te e su quella coppa di vino, tu
pronunciasti delle parole che oggi, a distanza di duemila anni, suonano di una
chiarezza così categorica da escludere ogni altra interpretazione.
Il
racconto della istituzione dell'Eucarestia è riportato nei Vangeli sinottici
e nella 1 lettera di Paolo ai Corinti al cap. 11, 23-27. Luca (22,19) scrive: «Preso
un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: "questo è il
mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me'; Allo stesso modo,
dopo aver cenato, prese il calice, dicendo: "Questo calice è la nuova
alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi».
Questo
tuo modo di esprimerti veramente non ammette equivoci o dubbi. Tu infatti
dicendo «QUESTO è IL MIO CORPO - QUESTO È IL CALICE DEL MIO SANGUE», non
volesti dire: questo che ho nelle mani significa il mio corpo, questo vino che
è nel calice significa il mio sangue; d'altra parte a nessuno viene in mente
di prendere del pane e del vino e dire: questo pane e questo vino rappresentano
la mia persona, prendeteli in memoria di me.
Permettimi
però di gridare al mistero, al più grande dei misteri e ripeterti con Pietro:
«Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,69).
Se
non mi è dato di penetrare la profondità di questo augusto mistero, non mi
resta che chiederTi: cosa hai voluto che accadesse sotto lo sguardo di coloro
che sedevano con te a mensa? Tu hai voluto, o Gesù, che in forza di quelle tue
divine parole, quel pane si cambiasse nel tuo corpo e quel vino nel tuo sangue.
Ma
c'è di più.
Proprio
in forza di quelle tue parole, tu t'immolasti in un vero e proprio sacrifico.
Non compisti così un gesto che veniva ad inserirsi nella serie di azioni
ordinarie, ma tu, o Gesù, sapendo imminente la tua passione e morte, in quel
preciso momento offrivi ciò che apparentemente era pane e vino, ma in realtà
anticipavi la tua immolazione. Tu così inauguravi nel cenacolo il SACRIFICIO:
circondato dai tuoi Apostoli, sotto le apparenze del pane e del vino, compivi
realmente l'offerta del tuo corpo che avresti sacrificato il giorno dopo. Quelle
tue espressioni: «Prendete e mandate: questo è il mio corpo che è dato per
voi - Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per
molti in remissione dei peccati», collocano senza dubbio l'istituzione
eucaristica in un contesto sacrificale perché autenticamente sacrificale era la
tua intenzione. Tu infatti parli di «corpo che è per voi cioè spezzato, e di
«vino versato per voi» (Lc 22,20). Quel pane e quel vino, transustanziati nel
tuo corpo e nel tuo sangue, diventano cibo e bevanda degli Apostoli e di tutta
la Chiesa.
Ed
è proprio nel Convito che il tuo sacrificio trova la sua naturale consumazione.
D'altra parte la massima rivelazione dell'amore sta nella completa donazione.
In
pratica però nessuno finora s'è fatto cibo e bevanda per la persona amata
anche se ha gridato a tutti i venti il suo grande amore. Solo tu, o Gesù, hai
potuto fare questo, ciò che fa dire all'Apostolo Paolo nella lettera ai Galati
(2,20): «Questa vita che vivo nella carne io la vivo nella fede del Figlio di
Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me». Tu allora, divenendo mio
alimento, entri nel più profondo di me stesso a condividere tutte le mie ansie,
le mie debolezze, le mie speranze, tutta la mia personalità. Velando la tua
gloria, nascondendo la tua divinità ed umanità, tu intendi camminare con me
perché non soccomba durante il viaggio, perché non vacilli sotto la croce
della quotidianità, sotto il peso delle mie incertezze e tensioni.
O
Gesù, tu conosci la mia complessa psicologia, le mie amarezze interiori, le mie
vane illusioni e le mie tante sconfitte: tu solo puoi comprendermi e darmi
coraggio e forza.
A
contatto di te sarò più forte per stroncare le tante mie leggerezze e
quell'ostinata, persistente pigrizia che attarda la mia liberazione dai diversi
idoli.
Se
tutta la Chiesa vive e cresce con te, è perché tu continuamente la purifichi
dal peccato, la irrori di grazia, la raccogli in unità.
Che io avverta continuamente, o Gesù, l'urgenza a lasciarmi trasformare; che io riesamini il mio modo di partecipazione al sacrificio eucaristico. Solo allora sarà gradita al Padre la mia partecipazione al tuo sacrificio: se in me ci sarà lo spirito di perfetta sottomissione alla sua volontà, di umile servizio degli ultimi, di autentica condivisione dell'intera tua vita che fu croce e martirio.
Canto:
Il Signore è il mio pastore
L’Eucarestïa
è il memoriale della morte del Signore che si rinnova sui nostri altari.
Lui
si offrì per primo al Padre, vittima di salvezza, e comandò agli Apostoli di
riattualizzare nei segni la sua immolazione sacrificale.
Chiediamo
che da questo grande mistero attingiamo la pienezza della carità.
Noi
ti preghiamo: ascoltaci, Signore.
Cristo,
sacerdote della nuova ed eterna alleanza, che sulla croce hai offerto al Padre
il sacrificio perfetto, insegna anche a noi ad offrirlo degnamente insieme a te,
noi ti preghiamo: ascoltaci, Signore.
Cristo,
che hai conferito agli Apostoli la potestà di celebrare i divini misteri, fa'
che i sacerdoti non si scoraggino a causa delle tentazioni, che sorgono dalla
debolezza della natura o che provengano dagli uomini. Noi ti preghiamo: ascoltaci,
Signore.
Cristo,
che nutri la tua Chiesa con il sacramento del tuo corpo e del tuo sangue, fa'
che coloro che hai voluto dispensatori dei divini misteri si rendano consapevoli
in prima persona della dignità profetica, sacerdotale e regale. Noi ti
preghiamo: ascoltaci, Signore.
O
Padre, che nella morte e risurrezione del tuo Figlio, hai redento tutti gli
uomini, custodisci in noi l'opera della tua misericordia, perché nell'assidua
celebrazione del mistero pasquale riceviamo i frutti della nostra salvezza. Per
Cristo nostro Signore. Amen.
VI
- IL SACRAMENTO DELL'ORDINE
O
Gesù, sono ancora qui, prostrato davanti a te vivo e vero nel Sacramento, in un
colloquio d'amore con te in quest'ora commemorativa della tua ultima Pasqua
quaggiù.
Nel
condividere le tue ansie di redentore, soprattutto con l'impegno a lasciarmi
attrarre in una più intima partecipazione al mistero pasquale, offrendo con te
tutta la mia vita al Padre nello Spirito Santo, sento ora la mia anima
effondersi in sentimenti di ammirazione e di riconoscenza. E questa ammirazione
e questa riconoscenza stanno man mano crescendo nel considerare l'ultimo
grande dono di quella vigilia: IL SACERDOZIO.
Avevi
appena cambiato il pane nel tuo corpo e il vino nel tuo sangue che
immediatamente ci tenesti ad aggiungere: «Fate questo in memoria di me» (Lc
22,19; 1 Cor 11,24).
Tu,
o Gesù, istituisti il sacrifico del tuo corpo e del tuo sangue per perpetuare
nei secoli, nelle mani e per le mani della Chiesa, il tuo primo, unico, grande
sacrificio del Calvario. Sei tu, o Gesù, il sommo sacerdote del Nuovo
Testamento e di questo tuo sacerdozio hai voluto fare partecipe tutto il popolo
santo di Dio. Ma nel Cenacolo hai voluto investire i tuoi Apostoli della tua
stessa missione di Maestro, di Sacerdote e di Pastore perché formassero e
reggessero la comunità redenta.
In
questa veglia eucaristïca, tutta particolare, non posso non riflettere sul
sacerdozio ministeriale attraverso il quale tu, o Gesù, intendesti conferire
agli Apostoli e ai loro successori il potere di rinnovare il tuo stesso
sacrificio. Certo, non dovrò dimenticare che la funzione fondamentale del
servizio sacerdotale resta l'annunzio della Parola salvatrice (Mt 28,19; Mc
16,15; Lc 24,47).
Poveri,
semplici, indegni come erano, quei tuoi Apostoli che facevano Pasqua con te,
entrarono immediatamente a far parte della tua stessa missione redentrice,
divenendo così glorificatori del Padre e salvatori delle anime.
Ed
io vedo, intorno a quella tavola della tua ultima Pasqua, tutti i sacerdoti ai
quali, come agli Apostoli, un giorno dicesti: «Io ho scelto voi» (Gv 15,16).
Esultate
di gioia sovraumana, o sacerdoti sparsi in tutto il mondo! Tutti eravate nel
cuore di Gesù in quella notte di venti secoli fa, nessuno escluso.
Fu
Lui che vi prescelse senza nessun vostro merito: voi siete quindi degli eletti,
degli esseri trasfigurati. Investiti degli stessi poteri di Gesù, voi non
v'appartenete più, voi siete di Lui.
Per
questo i poveri vi riconoscono per la strada e vi cercano qualcosa; i traviati
nello spirito corrono a trovarvi, desiderosi di pace; i fanciulli non si
staccano da voi, chiamandovi col dolce nome di Padre.
La
vostra presenza, o sacerdoti, è segno di Cristo per coloro che hanno fede.
E
per chi non crede?
È
dolorosa ed agghiacciante la risposta: siete degli esseri non graditi. Siete
come Gesù: «occasione di rovina e risurrezione di molti... segno di
contraddizione» (Lc 2,34). Il vostro passaggio provoca tutta una serie di
reazioni che si ripercuotono nelle anime.
Cari
e buoni sacerdoti, nati in quello storico giovedì santo, in quel primo Tempio
della rinata umanità che è il Cenacolo, voi soprattutto all'altare
personificate Gesù. Ricordiamo però che è Lui e solo Lui, Gesù, che compie
il sacrificio, nel suo unico ed esclusivo sacerdozio. Voi lo rendete presente
mediante la vostra parola consacrante, resa efficace dalla sua potenza divina.
Cari
e buoni sacerdoti che vivete in mezzo a noi, voi sapete che tutta la vostra vita
è legata a Cristo in una totale, trasformante e perenne consacrazione; che
tutta l'azione liturgica sacrificale, operantesi per il vostro ministero, va
completata nella vostra quotidianità, in tutte le espressioni della vostra
vita. Per tutto questo la vostra vita esige distacco completo.
Una
volta consacrati, voi, pur vivendo con noi, non siete più fatti per una
famiglia umana, anche se in ogni famiglia voi portate il servizio della luce
della fede e indicate la via delle virtù.
Una
volta consacrati, voi non siete più padroni di nutrire naturali affezioni,
anche se siete chiamati a capire e regolare gli umani sentimenti.
Così
vi ha pensato Gesù.
Fatti
di terra, se per disgrazia potrà capitare anche a voi il momento di debolezza,
ricordatevi che continuate ad essere sempre sacerdoti: Gesù continua, per
noi, a farsi presente nelle vostre mani al momento centrale della liturgia
eucaristica, nella Messa, appunto.
O
Gesù, a te li raccomandiamo! Aiuta questi Tuoï ministri, sui quali un giorno
effondesti il tuo Spirito. Che tutti i sacerdoti siano sempre dispensatori della
Parola di Dio, continuatori della tua opera santificatrice, o Signore Gesù e,
in subordinata comunione con il proprio vescovo, per riunire la famiglia di Dio
come fraternità animata nell'unità, per condurla al Padre per mezzo di te, o
Cristo, nello Spirito Santo.
O
Gesù, accetto con fede viva le Tue parole: «Ecco, io sono con voi tutti i
giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20), soprattutto nel sacrificio
eucaristico. Questa fede nella tua presenza mi fa partire questa notte da questo
Tempio con la volontà di seguirti e così restare nel piano di salvezza del
Padre tuo. Che io accetti la logica della Croce e del servizio.
O
Maria, mamma di Gesù e mamma mia, che vegliasti il giovedì santo con maggior
fervore di quello da me avuto in questa veglia, resta vicino a me e a tutti gli
altri tuoi figli a vivere secondo tutto quanto il tuo Gesù ha fatto e ha detto
e che tu hai vissuto ed attuato in pienezza di fede, sempre. Amen.
Canto:
Il pane del cammino
Cristo
nella Cena pasquale ha donato il suo Corpo e il suo Sangue per la vita del
mondo. Riuniti nella preghiera adorante invochiamo: Cristo, pane del
cielo, da' a noi la vita eterna.
Cristo,
Figlio del Dio vivo, che ci hai comandato di celebrare l'Eucarestïa in tua
memoria, fa' che vi partecipiamo sempre con fede e amore a beneficio di tutta la
Chiesa. Cristo, pane del cielo, da' a noi la vita eterna.
Cristo,
unico e sommo sacerdote, che hai affidato ai tuoi sacerdoti i santi misteri, fa'
che essi esprimano nella vita ciò che celebrano nel sacramento. Cristo,
pane del cielo, da' a noi la vita eterna.
Cristo,
che nell'Eucarestia ci dai la grazia di annunziare la tua morte e risurrezione
fino al giorno della tua venuta, rendi partecipi della tua gloria i nostri
fratelli defunti. Cristo, pane del cielo, da' a noi la vita eterna.
O
Dio, che per la tua gloria e per la nostra salvezza, hai costituito sommo ed
eterno sacerdote
il
Cristo tuo Figlio, concedi a noi, divenuti tuo popolo, mediante il suo sangue,
di sperimentare, nella partecipazione al Sacrificio Eucaristico, la forza
redentrice della Croce e della Redenzione. Per Cristo, nostro Signore. Amen.