NOVENA A GESU’
I°
giorno: Il Messia, fedele alle sue promesse. Nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O
Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria. Credo.
I°. Tutte le creature hanno a che fare con
leggi di vita, in particolare le creature umane hanno un rapporto vitale e
cosciente con la verità, intesa come fedeltà di Dio alle sue promesse. Si usa
dire che la storia umana è la manifestazione della fedeltà di Dio e
dell'infedeltà delle creature umane. La Sacra Bibbia evidenzia questa realtà:
Dio è il fedele per eccellenza:" (.) alla mia fedeltà non verrò mai
meno" (Sai. 89,34); "(.) Egli è fedele per
sempre". L’umanità intera porta in sé l'eredità dell'infedeltà
dei progenitori: "Sì, sono un soffio i figli di Adamo, una menzogna
tutti gli uomini" (Sai. 62,10); "(.) è scomparsa la
fedeltà tra i figli dell'uomo" (Sai. 12,2); questo perché la prima
coppia umana volle una indipendenza da Colui che è la fonte della Vita e la
Verità in persona. La creatura umana, suscitata per esistere per sempre, non può
non dipendere continuamente da Colui che la fa esistere; può, invece, non
uniformarsi alla fedeltà del suo Creatore. È conseguente
la conclusione del Santo Padre Paolo VI, che affermava: "Siamo capaci di
perderci ma non di salvarci. Abbiamo bisogno di un Salvatore". Nostro
Signore Gesù Cristo ricordava a Santa Caterina: "Ricordati che Io Sono
Colui che è e tu sei colei che non è". Interrotto
il rapporto vitale col proprio Creatore, la creatura si scopre nella sua realtà,
si vede nuda: vede il suo nulla e nel nulla eterno resterebbe se Dio, "ricco
di misericordia infinita" non avesse decretato, da sempre, di
ristabilire la comunione vitale con lui, per chi la vuole accogliere. Tale
progetto divino si concretizza pienamente in Gesù Cristo: "Io li guarirò
dalla loro infedeltà" (Os. 14,5).
Il. Nel cap. 3° del
libro della Genesi, Dio rivela il conflitto esistente tra due stirpi
contrapposte: la Donna e la sua stirpe, e il serpente e la sua stirpe. Le
creature umane, create libere e rispettate dal Creatore nelle loro scelte,
spontaneamente aderiscono alla stirpe alla quale vogliono appartenere per
sempre. La Donna è la Nuova Eva, la madre di Colui che è la vita eterna in
persona, perciò è anche vera madre di tutti i viventi incorporati in Lui. Gesù
Cristo è il vincitore preannunciato nel Protovangelo che, con Maria sua
madre, schiaccerà la testa del serpente insidiatore della umanità,
impedendogli definitivamente di nuocere ai suoi figli. Gesù Cristo, vero Dio e
vero uomo, e Maria sua madre, sono i capostipiti di tutti gli eletti di Dio uno
e trino, preannunziati da Dio stesso: pur essendo discendenti di Adamo
peccatore non fanno parte, perciò, di coloro che hanno bisogno di essere
riportati alla comunione con Dio perché, in loro, la fusione con Dio non è
mai stata spezzata. Il piano divino di salvezza dell'umanità viene evidenziato
da San Paolo: "In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per
essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad
essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito
della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato
nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue,
la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia" (Ef.
1,4-7). IlI.
La
parola di Dio produce sempre il suo effetto benefico. Essendo parola eterna, ciò
che viene preannunziato si realizza infallibilmente: "(..) così sarà
della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto senza
aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho
mandata" (Is. 55,11). Nel libro della
Genesi, nei primi due capitoli, viene evidenziato che al comando del Creatore
inizia ad esistere ciò che non era: "Dio disse (..) e fu" (cfr.
Gn. 1,1-31; 2,1-25). Per questa
onnipotenza creatrice l'agiografo scrive: "Tema il Signore tutta la
terra, tremino davanti a lui gli abitanti del mondo, perché egli parla e tutto
è fatto, comanda e tutto esiste" (Sai. 33,8-9). San
Giovanni apostolo ed evangelista ribadisce la divinità del Verbo Creatore, che
opera sempre in unione all'Eterno Padre: "In principio era il Verbo, e
il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso
Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto
di tutto ciò che esiste" (Gv. 1,1-3). Gesù
conferma con le opere la sua unità di natura e di azione con l'Eterno Padre: "Chi
ha visto me ha visto il Padre" (Gv. 14,9); "Il
Padre mio opera sempre e anch'io opero. (..) quello che egli fa, anche il Figlio
lo fa" (Gv. 5,17.19) Gli
apostoli sono intimoriti dal potere manifestato da Gesù nei confronti della
creazione: "E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era,
nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò
una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era
piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e
gli dissero: 'Maestro, non t'importa che moriamo?'. Destatosi, sgridò il vento
e disse al mare: 'Taci, calmati!'. il vento cessò e vi fu grande bonaccia
(..). E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: 'Chi è
dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?' "(Mc.
4,36-39.41). IV. Gesù Cristo,
definendosi "la Verità", si identifica apertamente con Colui
che è la fedeltà stessa in persona: Dio. D'altra parte invita i suoi
interlocutori a non rimanere inerti, indifferenti, ma li sollecita a certificarsi
personalmente della realtà: "La mia dottrina non è mia, ma di colui
che mi ha mandato. Chi vuol fare la sua volontà, conoscerà se questa dottrina
viene da Dio, o se io parlo da me stesso" (Gv. 7,16-17). Il
rimanere fedeli alla parola di Gesù-Dio, da parte della creatura umana,
costituisce la condizione necessaria per conoscere la verità, cioè la fedeltà
di Dio alle sue promesse e, con la conoscenza della verità, la sperimentazione
della liberazione dalla schiavitù dell'errore: "Se rimanete fedeli
alla mia parola (= mettendola in pratica), sarete davvero miei discepoli;
conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv.
8,31-32). A coloro che gli chiesero un segno
particolare della sua messianicità rispose che sarebbe stato dato loro il
massimo segno della sua origine divina: "Come infatti Giona rimase tre
giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre
giorni e tre notti nel cuore della terra" (Mt. 12,40). Il
primo giorno dopo il sabato, alcune donne si recarono alla tomba ove era stato
deposto il corpo di Gesù. La pietra sigillata, che chiudeva il sepolcro, era
stata smossa e il corpo del Signore Gesù non tu trovato. Due uomini apparvero
loro e dissero: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è
qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea,
dicendo che bisognava che il Figlio dell'uomo fosse consegnato in mano ai
peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno" (cfr.
Lc. 24,1-8). Gesù Cristo, fedele alle sue promesse,
appare agli Apostoli dopo la sua risurrezione, confermandoli nella verità: "Guardate
le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma
non ha carne e ossa come vedete che io ho" (Lc.
24,39). "Poi disse: 'Sono queste le parole
che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose
scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi. (..) Così sta
scritto: il Cristo dovrà patire e resuscitare dai morti il terzo giorno e nel
suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei
peccati, cominciando da Gerusalemme" (Lc.
24,39.44-47). Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, Verità eterna, che
sei nato e sei venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità, salvaci!
Io credo in Te, mio Dio, sono nelle Tue mani. Accresci la nostra fede in Te.
Voglio essere come Tu mi vuoi. Gesù, confido in Te e mi abbandono in Te: a
tutte le necessità mie e dell'umanità provvedi Tu, che tutto sai e puoi. Santa
Maria, Madre di Dio, e San Giuseppe, custode della Sacra Famiglia, mi affido
anche a voi, ora e per sempre. Amen. Pater,
Ave, Gloria.
II°
giorno: Il Messia, atteso dai patriarchi e dai profeti. Nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O
Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria. Credo.
I. Nel libro della
Genesi, al cap. 12, emerge imponente la persona di Abramo, nostro padre nella
fede. Dio
si manifesta ad Abramo promettendogli la sua benedizione:
Abramo sarà il capostipite di "un grande popolo" ‘
"una nazione grande e potente", e in lui si diranno
benedette tutte le nazioni della terra (cfr.
Gn. 1-3; 18,18). Le promesse di Dio esigono
una fede attiva, operosa; le creature umane devono rispondere alle gratuite
promesse di prosperità e felicità con una cosciente collaborazione al
progetto divino percepito. L’Apostolo San Giacomo evidenzia questo aspetto
fondamentale della risposta operativa dell'uomo nei suoi rapporti con Dio: “Abramo,
nostro padre, non fu forse giustificato per le opere, quando offrì Isacco, suo
figlio, sull'altare? Vedi che la fede cooperava con le opere di lui, e che per
le opere quella fede divenne perfetta e si compì la Scrittura che dice: E
Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico
di Dio. Vedete che l'uomo viene giustificato in base alle opere e non soltanto
in base alla fede (.). Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così
anche la fede senza le opere è morta" (Gc. 2,21-24.26). Il.
Abramo anzitutto ha obbedito alla voce di Dio che lo
invitava ad agire, a lasciare il suo modo di vedere, le sue abitudini, per
entrare nel modo di vedere di Dio; Abramo si fida di Dio, delle sue promesse e
parte: "il Signore disse ad Abram: 'Vattene dal tuo paese, dalla tua
patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò" (Gn.
12,1). È nell'obbedienza alla parola di Dio
che l'uomo fa l'esperienza della fedeltà di Dio alle sue promesse, che si
intensifica la familiarità con il Creatore e si fortifica la fede iniziale. Dio
stesso tratta familiarmente, da amico, il servo fiducioso ed obbediente, al
punto da confidargli nuovi progetti per il futuro: "Il Signore diceva:
'Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre Abramo dovrà
diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le
nazioni della terra? Infatti io l'ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli
e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore e ad agire con
giustizia e diritto, perché il Signore realizzi per Abramo quanto gli ha
promesso " (Gn 18,17-19). III. È
in questa visione che Gesù stesso, rispondendo ai
suoi interlocutori, affermava: “Abramo, vostro padre, esultò nella
speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò” (Gv. 8,56). Abramo
vide, per luce divina, che il Messia sarebbe stato un suo discendente, nella
linea davidica, come evidenzia l'evangelista Matteo: "Genealogia di Gesù
Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo" (Mt.
1,1). Dopo aver superato la grande prova, il
sacrificio del figlio Isacco, figura del Cristo immolato, Dio confermò le sue
benedizioni ad Abramo: "Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché
tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io
ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua
discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare;
la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Saranno benedette
per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito
alla mia voce" (Gn. 22,16-18). Non è da
dubitare che il patriarca Abramo abbia rivelato al figlio Isacco le promesse
divine ricevute e che questi a sua volta le abbia comunicate al figlio Giacobbe.
Nelle benedizioni che Giacobbe impartisce ai suoi figli, significativa è quella
rivolta a Giuda: "Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del
comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a
cui è dovuta l'obbedienza dei popoli" (Gn. 49,10).
IV. Gesù
è il Messia preannunciato e desiderato dal Profeta Isaia che ne evidenzia le
caratteristiche messianiche: "Poiché un bambino è nato per noi, ci
è stato dato un figlio. Sulle sue
spalle è il segno della sovranità
è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, per sempre, Principe
della pace" (Is. 9,5). Si realizzerà
il segno promesso dal Signore: "Ecco: la vergine concepirà e partorirà
un figlio, che chiamerà Emmanuele" (Is. 7,14).
Segno indiscutibile che la profezia è di origine divina
è la sua perfetta realizzazione. Il profeta Michea precisa il luogo natale
del figlio di Dio: “E tu, Betlemme di Efrata così piccola per
essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il
dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più
remoti” (Mt. 5,1).
Sorprende l'episodio narrato dall'evangelista San
Matteo, in riferimento ai Magi, questi misteriosi personaggi che, pur non
conoscendo le Sacre Scritture che localizzano il luogo di nascita del Messia,
sono guidati nel loro pellegrinaggio da una misteriosa stella: “Alcuni
Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 'Dov 'è il re dei
Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per
adorarlo"' (Mt.
2,1-2). Al momento della presentazione al tempio
di Gesù, l’evangelista Luca mette in evidenza la presenza di un uomo di Dio,
Simeone, che aveva ricevuto l'assicurazione divina che non sarebbe morto prima
di avere visto il Messia del Signore (cfr. Lc. 2,22-35). Anche
una profetessa, Anna, sopraggiunta in quel momento, si mette a parlare del
bambino Gesù a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme (cfr
Lc. 36-38). San Giovanni Battista, qualificato da Gesù
“più che profeta” (Lc. 7,26), dichiara apertamente: "Ho
visto lo Spirito scendere
come una colomba dal cielo e posarsi su di lui (Gesù): 'Io
non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto:
L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in
Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di
Dio "(Gv. 1,32-34). V.
Gesù, dopo la sua risurrezione, conferma nella verità
i suoi discepoli: "Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano
in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome
Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e
discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i
loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: 'Che sono questi
discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?'. Si fermarono, col volto
triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: 'Tu solo sei così forestiero
in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?'. Domandò:
'Che cosa?'. Gli risposero: 'Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu
profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i
sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte
e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con
tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute' (..). Ed
egli disse loro: 'Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei
profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare
nella sua gloria?'. E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro
in tutte le Scritture ciò che si nfrriva a lui" (Lc.
24,13-21; 25-27). Dopo la sua
Ascensione al Cielo, alla presenza di alcuni testimoni, due uomini in
bianche vesti si presentarono mentre questi stavano ancora fissando il cielo e
dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo
Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo
stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo" (Atti
1,11). Gesù ci avverte di tenerci preparati ad
accoglierlo poiché verrà nell'ora imprevista (cfr. Mt.
24,42-51). La creatura
umana che ha accolto con gratitudine filiale la salvezza offerta da Dio, non
attende con angoscia questo incontro col suo Signore: sarà un incontro
gioioso con l'Eterno Padre che vuole, sempre, ogni bene per i suoi figli. È
necessario alimentare positivamente il desiderio del
nostro incontro con il Padre, ad imitazione dei santi patriarchi e profeti che
si sforzavano di vivere da uomini giusti, anche in un ambiente ostile e
corrotto. È l'invito che San Pietro rivolge ai suoi
uditori: santificare le proprie anime con l'obbedienza alla verità (cfr.
1Pt 1,22-25). Signore
Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, vera Via, atteso dai Profeti e dagli uomini
di buona volontà, resta con noi per sempre! Accresci in noi
la speranza che
Tu solo hai acceso nei nostri cuori! Signore Gesù, per il Tuo nome salvaci! La
Tua volontà sia sempre la mia volontà. Gesù confido in Te e mi abbandono in
Te; a tutte le necessità mie e dell'umanità provvedi Tu, che tutto sai e puoi.
Santa Maria, Madre di Dio, e San Giuseppe, custode della Sacra Famiglia, mi
affido anche a voi, ora e per sempre. Amen.
Pater, Ave, Gloria.
IV°giorno:
Il Messia, figlio di Davide e principe della pace. Nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O
Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria. Credo.
I.
All'epoca dei re d'Israele viene messo in particolare
rilievo il legame del Messia con la casa di Davide e la sua sovranità regia: "Quando
i tuoi giorni saranno compiuti e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò
dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere, e renderò stabile il suo
regno" (2 Sam. 7,12). Il profeta Isaia
predice la durata eterna del trono davidico, che si caratterizzerà per la
stabilità della pace: "Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato
dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato:
Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace;
grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul
regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia,
ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore degli eserciti" (Is.
9,5-6). L'origine divina del Messia
traspare nella profezia davidica: "Oracolo del Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi
piedi" (Sai.
110,1). Il. Il popolo
ebraico attendeva, quindi, un Messia che avrebbe portato pace e prosperità,
secondo le predizioni dei profeti. Tuttavia, spesso, le caratteristiche
messianiche erano immaginate secondo criteri personali. Questa realtà venne
ricordata da Gamaliele ai membri del Sinedrio: "Uomini di Israele,
badate bene a ciò che state per fare contro questi uomini. Qualche tempo fa
venne Tèuda, dicendo di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa
quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quanti s'erano lasciati persuadere da lui
si dispersero e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al
tempo del censimento, e indusse molta gente a seguirlo, ma anch'egli perì e
quanti s'erano lasciati persuadere da lui furono dispersi" (Atti
5,35-37). Particolarmente al tempo di Gesù, il
Messia era aspettato come un liberatore dallo straniero dominatore:
conseguente la necessaria organizzazione armata da opporre al nemico. Il
comportamento pacifico di Gesù, il suo predicare l'amore anche verso il nemico,
l'ignoranza in molti delle sue origini, fu la causa principale del non immediato
riconoscimento di Gesù come Messia, vero discendente di Davide secondo la
carne, vero Figlio di Dio secondo la Natura Paterna. Ill.
Molti contemporanei di Gesù ignoravano il suo luogo
di nascita; l'evangelista San Matteo, narrando nel suo Vangelo le ragioni del
ritorno in Galilea della Sacra Famiglia, scrive: "(Giuseppe) Avvertito
poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad
abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si adempisse ciò che era stato
detto dai profeti: 'Sarà chiamato Nazareno' "(Mt.
2,22-23). San
Giovanni, apostolo ed evangelista, evidenzia che Ponzio Pilato, dopo avere
condannato a morte Gesù, fece porre sulla croce una iscrizione significativa: "Gesù
il Nazareno, il re dei Giudei" (Gv. 19,19). La
difficoltà di riconoscere Gesù come profeta, era radicata nella convinzione,
anche fra i dotti, che dalla Galilea non poteva venire nulla di buono: "Filippo
incontrò Natanaèle e gli disse: Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto
Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nàzaret'. Natanaèle
esclamò: 'Da Nàzaret può mai venire qualcosa di buono?' "(Gv.
1,45-46). Nicodemo, ad un suo intervento in favore
di Gesù, riceve questa risposta: "Studia e vedrai che non sorge profeta
dalla Galilea" (Gv. 7,52). Gesù ribadisce
che la sua natura e missione traspare dalle opere stesse: "Le opere che
io compio nel nome el Padre mio, queste mi danno testimonianza" (Gv.
10,25); "Credetemi: io sono nel Padre e il
Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse" (Gv.
14,11). IV. Gesù stesso
vuole portare i suoi interlocutori alla considerazione dell'origine divina del
Messia: "Trovandosi i farisei riuniti insieme, Gesù chiese loro: 'Che
ne pensate del Messia? Di chi è figlio?'. Gli risposero: 'Di Davide'. Ed Egli a
loro: 'Come mai allora Davide, sotto ispirazione, lo chiama Signore, dicendo:
Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io non
abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi? Se dunque Davide lo chiama
Signore, come può essere suo figlio?' "(Mt. 22,41-45). Gli
umili ed i bambini riconoscono facilmente in Gesù il Messia atteso. Da Betfage
a Gerusalemme, la folla accompagnava Gesù gridando: "Osanna al Figlio
di Davide!" (Mt. 21,9); "Benedetto
colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele" (Gv.
12,13). Gesù è il Messia che non parla di
rivolte armate, ma di pace e di giustizia: "Rendete dunque a Cesare quello
che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" (Mt.
22,21). Gli
uomini di buona volontà comprendono béne questa giustizia. D'altra parte Gesù,
guardando Gerusalemme, piange, considerando le conseguenze tragiche che comporta
il rifiuto del vero Messia, mandato da Dio: "Se avessi compreso anche
tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi
occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti
circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli
dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto
il tempo in cui sei stata visitata" (Lc.
19,41-44). Gesù
ribadisce le parole del profeta Baruc: "Se tu avessi camminato nei
sentieri di Dio, saresti vissuto sempre in pace" (Bar.
3,13). "Ma i sommi sacerdoti e gli anziani
persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù" (Mt.
27,20). V. Il segno
inconfondibile della presenza e dell'azione di Dio è la pace. Satana porta
sempre turbamento ed agitazione in tutte le sue manifestazioni. Egli è il
tenebroso che si maschera da benefattore e sempre allontana da Dio e dalle sue
leggi di vita, creando dubbi e mortali allettamenti, e perseguita chi gli
resiste. Il Regno di Dio è regno di pace che si definisce come "tranquillitas
ordinis": l'uomo che cammina nelle vie di Dio sperimenta in sé questa
beatitudine che il mondo non può dare. Gesù sul monte delle beatitudini
dichiara: "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli
di Dio" (Mt. 5,9). Nell'ultima
cena, prima di lasciare questo mondo, Gesù conferma nella pace i suoi Apostoli:
"Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la
do a voi" (Gv. 14,27); "Vi
ho detto queste cose perché abbiate pace in me" (Gv.
16,33). Dopo la sua risurrezione Gesù si fa
riconoscere subito con il suo saluto di pace: "Pace a voi!" (Gv.
20,19). Gli Apostoli di Gesù sono inviati come
messaggeri e portatori di pace, veri continuatori della missione di Gesù: "Come
il Padre ha mandato me, anch'io mando voi" (Gv.
20,21); "In
qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio
della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di
voi" (Lc.10,5-6). Se la pace è la
"tranquillitas ordinis", il peccato, essendo un grande
disordine, toglie la pace che solo Dio può poi riportare nel peccatore pentito.
Nella formula dell'assoluzione sacramentale il sacerdote dice: "Dio,
Padre di misericordia (.) ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il
perdono e la pace".' Signore Gesù Cristo, vero Dio e
vero uomo, Re dei Re e Principe della pace, venga il TuoRegno di giustizia e di
pace in tutti i cuori! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! Vieni
presto, Signore Gesù e salvaci per sempre da ogni male.
Gesù, confido in Te e mi abbandono in Te; a tutte le necessità mie e
dell'umanità provvedi Tu, che tutto sai e puoi. Santa Maria Madre di Dio, e San
Giuseppe, custode
della Sacra Famiglia, mi affido anche a voi, ora e per sempre. Amen.
Pater, Ave, Gloria.
VI° giorno: Il Messia, mite, umile e
misericordioso. Nel nome del Padre e del Figlio e
dello Spirito Santo. Amen. O Dio, vieni a salvarmi. Signore,
vieni presto in mio aiuto. Gloria. Credo.
I. Il
profeta Isaia descrive le caratteristiche miti ed umili
del servo del Signore: "Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di
cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto
alle nazioni. Non griderà nè alzerà il tono, non farà udire in piazza la
sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla
fiamma smorta" (IS. 42,1-3). Il
profeta Zaccaria descrive il Messia atteso come un uomo umile e semplice: "Esulta
grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il
tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio
d'asina" (Zac. 9,9). l'apostolo ed
evangelista San Giovanni, nel suo Vangelo, descrivendo brevemente la festa
popolare che accompagnò Gesù, da Betfage a Gerusalemme, dice: "Gesù,
trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: Non temere, figlia
di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro d'asina" (Gv.
12,14-15; cfr. Zac. 9,9); e prosegue: "Sul
momento i suoi discepoli non compresero queste cose; ma quando Gesù fu
glorificato, si ricordarono che questo era stato scritto di lui e questo gli
avevano fatto" (Gv. 12,16). Il. Estremamente
umile il luogo ove Gesù nacque e fu deposto: una grotta in una mangiatoia.
Umili i primi visitatori, poveri pastori che vegliavano facendo la guardia al
loro gregge (cfr. Lc. 2,1-20); tutta la
vita di Gesù, dall'inizio della sua esistenza sino all'ultimo respiro, fu vita
di povertà, mitezza ed umiltà. Proclama beati i poveri in spirito, i miti e i
misericordiosi: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il
regno dei cieli" (Mt. 5,3).
"Beati i miti, perché erediteranno la terra" (Mt. 5.5).
"Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia" (Mt.
5,7). Addita se stesso come modello di assoluta
perfezione: "Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che
sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio
giogo infatti è dolce e il mio carico leggero" (Mt. 11,29-30). I
Santi Padri della Chiesa evidenziano la necessità vitale di possedere
stabilmente in sé lo spirito di umiltà: l'umiltà e la carità sono virtù
indispensabili per l'uomo. Esse sono come il fondamento e la copertura di un edificio.
Sono virtù che tengono unite tutte le altre. Se manca l'umiltà o la carità si
perdono tutte e l'uomo si trova isolato nel proprio nulla. III.
Negli scritti dell'Antico Testamento viene evidenziato
che Dio è "Dio degli umili" (cfr. Gdt.
9,11); Agli
umili è glorificato (cfr. Sir. 3,20), e ad essi
dà grazia (cfr. Pr. 3,34) e li salva (cfr.
Sai. 18,28), perché è "Signore di
misericordia" (cfr.
Sap. 9,1). Come possiamo definire l'umiltà? I Santi
Padri della Chiesa definiscono l'umiltà l'arte di trovarsi esattamente al
proprio posto. l'umiltà è verità: è ordine delle cose e delle persone in
riferimento al fine per il quale sono state create: la gloria di Dio! Dio è
l'umile per eccellenza. Gesù Cristo che ha detto: "Imparate da me, che
sono mite e umile di cuore (Mt.
11,29), si è apertamente dichiarato Dio, Figlio di
Dio, della stessa natura dell'Eterno Padre Onnipotente: "Io sono la via,
la verità e la vita" (Gv. 14,6); "Come
il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a
chi vuole" (Gv. 5,21). La
prima coppia umana viveva ordinatamente in un mondo ordinato: la creatura si
riconosceva tale, osservando come buone e sapienti le leggi di vita stabilite
dal Creatore. I progenitori, inizialmente, erano umili, vivendo nell'ordine
stabilito da Dio, e nella pace che è appunto la "tranquillitas ordinis".
Quando accolsero nel loro cuore lo spirito di superbia uscirono, perciò,
dal giusto posto, dall'ordine vitale: ne seguì il disordine, mortale per loro
ed i loro discendenti. Sta scritto,
infatti: "La
morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro
che gli appartengono" (Sap. 2,24). Superbia,
menzogna e morte sono strettamente collegate tra loro. IV. La
missione di Gesù è finalizzata a riportare la vita e l'ordine, o umiltà, che
è appunto "l'arte di trovarsi esattamente al proprio posto":
"Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv.
10,10). Qual è il posto di ogni creatura umana?
San Paolo ricorda il progetto eterno di Dio su ogni creatura umana: "Benedetto
sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni
benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della
creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità,
predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo
il beneplacito della sua volontà" (Ef.
1,3-6). Gesù - dopo avere ricordato ai suoi
discepoli che egli è la vera vite che vivifica i tralci, i cristiani, finché
rimangono uniti a Lui (cfr. Gv. 15,1-10) -, chiede
all'Eterno Padre che si ristabilisca perfettamente quella unione tra Dio e le
creature umane, voluta da sempre nei piani divini: " (.) perché tutti
siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in
noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. (.) perché
siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai
amati come hai amato me" (Gv 18,21-23).
Tutte le creature umane sono invitate da Gesù alla
conversione, cioè al ritorno a Dio, all'ordine. Gesù è la rivelazione vivente
ed operante del più grande attributo di Dio: la misericordia. "Misericordia
io voglio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori"
(Mt 9,13).
Non è il numero e la gravità dei peccati che
costituisce un impedimento all'azione vivificatrice di Gesù-Dio, ma
unicamente la cattiva volontà dell'uomo che può rifiutare il dono di Dio. Gesù
rivelò a Santa Brigida che anche Lucifero otterrebbe misericordia se ricorresse
a sua Madre, Maria Immacolata: "il Figlio dell'Uomo è venuto a
cercare e a salvare ciò che era perduto" (Lc. 19,10). Gesù
vuole che imitiamo la misericordia divina: "Siate misericordiosi, come
è misericordioso il Padre vostro" (Lc. 6,36),
condizionando il perdono delle nostre colpe al perdono concesso
a chi ci ha offeso: "Se voi infatti perdonerete
agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se
voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre
colpe" (Mt. 6,14-15), "(.)
perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio" (Lc.
6,38). V. Gesù
rovescia la concezione di grandezza secondo lo spirito del mondo, additando un
bambino a modello di vita: 'Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in
mezzo a loro e disse: 'In verità vi dico: se non vi convertirete e non
diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque
diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei
cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me'
"(Mt.
18,2-5). Lo spirito di sacrificio e di servizio
conferisce la vera grandezza all'uomo: "Colui che vorrà diventare grande
tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si
farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per
essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti" (Mt.
20,26-28). Una delle ultime parole di Gesù, prima di
morire, furono parole di misericordia per tutti: "Quando giunsero al
luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e
l'altro a sinistra. Gesù diceva. 'Padre, perdonali, perché non sanno quello
che fanno' "(Lc. 23,33-34). Facciamo
nostra l'invocazione che ci ottiene salvezza: "Signore Gesù, vero Dio
e vero uomo, salvaci!", e ci sentiremo dire da Gesù stesso, come al
buon ladrone: "... sarai con me nel paradiso" (Lc.
23,43). Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero
uomo, mite, umile e misericordioso rendi il
nostro cuore simile al Tuo! Dall'amore proprio, salvaci Signore Gesù! Io
credo in Te, mio Dio, sono nelle Tue mani. Gesù, confido in Te e mi abbandono
in Te; a tutte le necessità mie e dell'umanità provvedi Tu che tutto sai e
puoi. Santa Maria, Madre di Dio, e San Giuseppe, custode della Sacra
Famiglia, mi affido anche a voi, ora e per sempre. Amen.
Pater, Ave, Gloria.
VIII°
giorno:Il Messia, redentore, “Agnello di Dio”. Nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O
Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria. Credo.
I.
Il Concilio Ecumenico Vaticano Il, ha ricordato che: "Tutta intera la
storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre;
lotta cominciata fin dall'origine del mondo, destinata a durare, come dice il
Signore (cfr. Mt 24,13;13,24-30-36-43), fino
all'ultimo giorno" (O.S. n. 37). In una
udienza del mercoledì, il Papa Paolo VI così si esprimeva: "Troviamo
il peccato, perversione della libertà e causa profonda della morte, perché
distacco da Dio fonte della vita, e poi, a sua volta, occasione ed effetto d'un
intervento in noi e nel nostro mondo d'un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il
male non è più soltanto una deficienza, ma un'efficienza, un essere vivo,
spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa.
Esce dal quadro dell'insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di
riconoscerla esistente" (15 novembre 1972). Gesù
è il Messia salvatore che è venuto a liberare l'umanità, non
dalle povere e limitate schiavitù umane, anche se talvolta le sopraffazioni
umane possono assumere un volto estremamente crudele, ma è venuto per
liberare ogni creatura umana, purché ella lo voglia, dalla ben più terribile
schiavitù satanica e dal peccato che ci mette in sua balia, in una dipendenza
mortale. l'apostolo ed evangelista San Giovanni ricorda che la vera missione del
Messia comporta un conflitto contro i veri nemici dell'uomo: il peccato e
Satana, istigatore di ogni male: "Ora il Figlio di Dio è apparso per
distruggere le opere del diavolo" (1Gv
3,8).
Il. Gesù, come descrivono gli
evangelisti, spesso ha operato delle liberazioni dal demonio: "Due
indemoniati (..) gli vennero incontro (a Gesù). Cominciarono a
gridare: 'Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui
prima del tempo a tormentarci?'. Egli disse loro: Andate!' "(cfr. Mt. 8,28-34). "1n
quel tempo gli fu portato un indemoniato, cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché
il muto parlava e vedeva". (..) Gesù
disse: "'Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è
certo giunto fra voi il regno di Dio' "(cfr. Mt. 12,22-30). Il
profeta Isaia aveva descritto, con precisione impressionante, il cammino
doloroso del Redentore: "Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei
dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la
faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è
caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo
giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per
i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà
salvezza si è abbattuto su di lui, per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua
strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello
condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì
la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si
affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per
l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli
empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza nè vi
fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento
vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo
giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. Perciò io gli darò
in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegnato
se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il
peccato di molti e intercedeva per i peccatori " (Is. 53,3-12). III
. Da sempre nel piano divino è stata prevista la
solidarietà di Gesù, Verbo Eterno fatto uomo, con l'intera umanità. San
Paolo ricorda che Gesù, come ogni creatura umana, ha subito le prove della vita
rimanendo meritoriamente, per libera volontà personale, libero dal peccato:
"(..) essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di
noi, escluso il peccato" (Ebr. 4.15). Gesù ha
espiato, come propri, i peccati dell'umanità, considerata come suo corpo: "Ogni
volta che avete fatto (o non avete fatto) queste cose a uno solo di questi
miei fratelli più piccoli, l'avete fatto (o non lo avete fatto) a
me" (cfr. Mt. 25,3146). "Io
sono la vite, voi i tralci" (Gv. 15,5); "(.)
Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo" (Ef.
5,23). San Giovanni Battista indica Gesù
come Messia, redentore, richiamando il profeta Isaia: "Ecco l’Agnello
di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!" (Gv 1,29).
Gesù stesso si rivela apertamente come il redentore
atteso, desideroso di portare a termine la sua missione: "Per questo il
Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo.
Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla
e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre
mio" (Gv.
10,17-18). Sempre ai suoi Apostoli, Gesù ricorda il
futuro doloroso che lo attende: "Da allora Gesù cominciò a dire
apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto
da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e
risuscitare il terzo giorno" (Mt. 16,21). IV.
il Signore Gesù aveva anche operato delle
resurrezioni. Dai Vangeli sappiamo della resurrezione della figlia di Giairo (cfr.
Lc. 8,40-56) e del figlio della vedova di Nain (cfr.
Lc.7,1 1-17). Se alcuni potevano dubitare, pensando ad
una morte apparente, del grande prodigio di una vita che ritorna, davanti alla
resurrezione di Lazzaro di Betania appare, nella sua indiscutibile evidenza, la
natura divina di Gesù: solo Dio può risuscitare un uomo in putrefazione da
quattro giorni. Tutti i presenti al miracolo videro bene: "Venne dunque
Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro (.). Gesù
disse: 'Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;
chiunque vive e crede in me anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me,
non morrà in eterno' (.). Gesù allora alzò gli occhi e disse: 'Padre, ti
ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho
detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato'. E
detto questo, gridò a gran voce: 'Lazzaro, vieni fuori!'. il morto uscì, con i
piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse
loro: 'Scioglietelo e lasciatelo andare' "(Gv 11,1744).
I sapienti di Israele conoscevano le Sacre Scritture,
e particolarmente nella risurrezione di Lazzaro si saranno ricordati anche della
profezia del profeta Ezechiele che dice: "Dice il Signore Dio: Ecco,
io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi
riconduco nel paese d'Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando
aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò
entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese;
saprete che io sono il Signore. L'ho detto e lo farò" (Ez.
37,12-14). V. Dialogando con i
farisei, Gesù ribadisce la necessità vitale di accoglierlo per quello che è:
il Salvatore vero, della stessa natura dell'Eterno Padre: "Se infatti
non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati"; (..) "Quando
avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio
nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo. Colui che
mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le
cose che gli sono gradite" (Gv. 8,13-30). Signore
Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, Santo Redentore, Santo Agnello di Dio che
togli I peccati del mondo, abbi pietà di noi, salvaci! Signore Gesù, Tu non
hai messo limiti al Tuo perdono, vuoi solo vedere in noi il sincero desiderio di
fare la Santa Volontà dl Dio, agendo per il perdono e la salvezza dl tutti gli
uomini. Gesù, confido in Te e mi abbandono
in Te; a
tutte le necessità mie e dell'umanità provvedi Tu, che tutto sai e puoi. Santa
Maria, Madre dl Dio, e San Giuseppe, custode della Sacra Famiglia, mi affido
anche a voi, ora e per sempre. Amen. Pater, Ave,
Gloria.
IX°
giorno: Il Messia, sacerdote e re. Nel nome del
Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. O Dio, vieni a
salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto. Gloria. Credo.
I. San Paolo nella
sua lettera agli Ebrei, ricorda che: "Ogni sommo sacerdote, preso fra gli
uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio,
per offrire doni e sacrifici per i peccati. (.) Nessuno può attribuire a se
stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stesso
modo Cristo non si attribuì la gloria di sommo sacerdote, ma gliela conferì
colui che gli disse: 'Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato'. Come in un altro
passo dice: 'Tu sei sacerdote per sempre, alla maniera di Melchìsedek' (...).
Reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro
che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla
maniera di Melchìsedek" (Ebr. 5,1-9). Nella
Sacra Scrittura viene evidenziato che i sacrifici che il Signore Dio gradisce
non sono quelli puramente esteriori: primizie dei raccolti, elemosine prive
dello spirito di carità, preghiere non accompagnate dal desiderio di
uniformarsi alla volontà divina o altre pratiche che, se non hanno come
obiettivo l'amore di Dio e del prossimo, in realtà alimentano l'amor proprio.
Sta scritto, infatti: "Il Signore forse gradisce gli olocausti e i
sacrifici come obbedire alla voce del Signore? Ecco, obbedire è meglio del
sacrificio, essere docili è più del grasso degli arieti" (1Sam. 15,22). Gesù,
sacerdote eterno, non ha offerto all'eterno Padre dei doni puramente esteriori,
bensì ha offerto per sempre, ed integralmente, se stesso: "Per questo,
entrando nel mondo, Cristo dice: 'Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,
un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici
per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo - poiché di me sta
scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà'" (Ebr.
10,5-7). Il. San
Paolo, sempre nella lettera agli Ebrei, mette in risalto la perfezione del
sacerdozio di Cristo: "Tale era infatti il sommo sacerdote che ci
occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato
sopra i cieli; egli non ha bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti,
di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo,
poiché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso. La legge
infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti all'umana debolezza, ma la
parola del giuramento, posteriore alla legge, costituisce il Figlio che è stato
reso perfetto in eterno" (Ebr. 7,26-28). Gesù
stesso, come evidenziano gli evangelisti, manifesta pubblicamente la sua
incondizionata adesione alla Volontà dell'Eterno Padre, ben sapendo che la
sua obbedienza comportava ogni umana rinuncia, fino alla morte di croce. Per
questo Gesù, ai suoi seguaci, ricordava: "Se qualcuno vuol venire
dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi
vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per
causa mia, la troverà" (Mt. 16,24-25). Compiere la
Volontà di Dio è vita, anche se questa richiede, per l'incompatibilità con il
peccato, l'inevitabile scontro con le forze del male: "Gesù disse:
'Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua
opera' "(Gv.
4,34). Nell'agonia del Monte degli Ulivi, Gesù
ribadisce la sua volontà di portare a termine la sua missione di salvezza per
tutta l'umanità: "Poi si allontanò da loro (gli Apostoli) quasi
un tiro di sasso e inginocchiatosi, pregava: 'Padre, se vuoi, allontana da me
questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà' "(cfr.
Lc. 22,39-46). III. Il
Concilio Ecumenico Vaticano Il, nella Costituzione "Sacrosanctum
Concilium" ricorda che: "Cristo è sempre presente nella sua
Chiesa e soprattutto nelle azioni liturgiche. È
presente
nel Sacrificio della Messa tanto nella persona del ministro, 'Egli che, offertosi
una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei
sacerdoti" tanto, e in sommo grado, sotto le specie eucaristiche (..). In
quest'opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e
gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa sua sposa
amatissima, la quale lo prega come suo Signore e per mezzo di lui rende il culto
all'Eterno Padre. Giustamente perciò la Liturgia è ritenuta come l'esercizio
del sacerdozio di Gesù Cristo; in essa, per mezzo di segni sensibili, viene
significata e, in modo ad essi proprio, realizzata la santificazione dell'uomo,
e viene esercitato dal Corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue
membra, il culto pubblico e integrale. Perciò ogni celebrazione liturgica, in
quanto opera di Cristo sacerdote e del suo Corpo, che è la Chiesa, è azione
sacra per eccellenza, e nessun'altra azione della Chiesa, allo stesso titolo e
allo stesso grado, ne uguaglia l'efficacia" (S.
C. m. 7-8.106). IV. Gesù
a Cafarnao aveva dichiarato di essere il pane della vita, ribadendo la necessità
vitale di cibarsi di lui: "In verità, in verità vi dico: se non
mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in
voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io
lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio
sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e
io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre,
così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal
cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo
pane vivrà in eterno" (cfr.
Gv. 6,22-71). Gesù ogni giorno è con noi e ci
aspetta particolarmente nel Santo Sacrifico della Messa, memoriale della sua
passione per la nostra salvezza, ove riceviamo, con le dovute disposizioni, i
benefici della redenzione. A ragione l'apostolo ed evangelista San Giovanni ci
ricorda che, rimanere in Gesù, significa comportarsi come Lui si è
comportato (cfr. 1Gv. 2,6). Gesù
ha condiviso in tutto, fuorché nel peccato, la nostra condizione umana (cfr.
Ebr. 4,15); ha compiuto
sino alla fine la volontà dell'Eterno Padre: "Padre, nelle tue mani
consegno il mio spirito" (Lc. 23,46); "Tutto è compiuto!" (Gv.
19,30). Comportarsi come Gesù si è comportato vuol dire, anzitutto,
accogliere Maria Santissima non solo come è madre di Gesù, ma anche come madre
nostra, lasciandosi sempre accompagnare da lei, nell'osservanza delle Leggi di
vita di Dio. I Comandamenti di Dio, poi, "non sono gravosi", come
afferma ancora San Giovanni (cfr. 1Gv.
5,1-4). Tutto questo, infatti, comporta l'essere figli di
Dio, coeredi di Cristo per sempre nel suo regno. V.
La figura
regale del Messia era apparsa anche nelle visioni apocalittiche del libro di
Daniele. I grandi imperi mondiali saranno costituiti dal Regno di Dio, che avrà
un dominio eterno. Questo dominio è esercitato da una persona che ha
l'apparenza di un figlio d'uomo, ma viene dal cielo: "Guardando ancora
nelle visioni notturne, ecco apparire sulle nubi del cielo, uno, simile ad un
figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede
potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo
potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non
sarà mai distrutto" (Dan. 7,13-14). Maria
Santissima, la madre di Gesù, nell'annunciazione recatale dall'arcangelo San
Gabriele, ebbe la rivelazione che il figlio suo e di Dio "avrebbe
regnato per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrebbe avuto
fine" (cfr. Lc. 1,26-38). Nell'ultima
cena di Gesù con gli apostoli, il Signore conferma nella vita eterna gli
apostoli che lo hanno seguito, superando tutte le prove: "Io preparo per
voi un regno, come il Padre l'ha preparato per me" (cfr
Lc. 22,28-30). A Pilato che lo interroga, per sapere se
Gesù si ritiene re dei giudei, Gesù risponde come sempre: "Il mio
regno non è di questo mondo" (cfr. Gv. 18,33.36-37). Il
potere regale divino di Gesù si manifesterà apertamente nel giorno del
giudizio universale ove di fronte a Lui si raduneranno tutte le genti per
udire l 'irrevocabile sentenza (cfr. Mt. 25,31-46).
Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero
uomo, Santo e Sommo Sacerdote, Re Eterno dell'Universo, salvaci e santificaci,
secondo la Tua volontà. lo credo in Te, mio Dio, sono nelle Tue mani.
Convertimi totalmente a Te e concedici di vedere perfettamente
realizzata, su questa terra, la preghiera sacerdotale che hai rivolto all'Eterno
Padre, nell'ultima Tua cena. Gesù, confido in Te e mi abbandono in Te; a tutte
le necessità mie e dell'umanità provvedi Tu, che tutto sai e puoi. Santa
Maria, Madre di Dio, e San Giuseppe, custode della Sacra Famiglia, mi affido
anche a voi, ora e per sempre. Amen. Pater, Ave,
Gloria.