VUOI SALVARTI? AMAMI!

VORRESTI FORSE SUICIDARTI?

Ildebrando A. Santangelo

COMUNITA EDITRICE 95031 ADRANO (CATANIA)

1. Sarai un vero suicida:

se, avendo dei dubbi, non ti accerti se alla morte sopravviverai, o come e perché sei in questo mondo; in confronto, chi prende un aereo, senza sape­re dove và, è piú saggio;

se, vivendo lontano da Dio o nell'incredulità e dicendoti ora io: « Bada bene che, se non ti interessano né Dio, né il paradiso, c'è l'inferno e che, se non ti converti, tu vi andrai », tu ti mettessi a ridere sarcastico senza voler verificare quanto io ti sto dicendo; in confronto, un pilota, venuto a cono­scenza prima di partire col suo aereo, che in esso fosse stata messa una bomba, non volesse perlustrarlo e, ridacchiando, lo mettesse in moto e partisse, sarebbe piú saggio;

se, per avere una risposta ai tuoi dubbi sulla fede in Dio, su Cristo o sulla Chiesa, ti rivolgi al primo che incontri e non alla persona specializzata; in confronto, chi va da un calzolaio per riparare l'auto o dal sarto per curarsi il cuore, è piú saggio;

se non ti interessa di conoscere il Salvatore o non lo accetti; in confron­to, il naufrago che rifiuta la mano di chi gliela porge dalla scialuppa per sal­varlo, è piú saggio;

se non vuoi neanche conoscere l'immensa fortuna che Dio ti ha prepa­rato; e neanche le prove che ne danno l'assoluta certezza; in confronto, chi dà un calcio a una borsa vecchia incontrata sulla strada e viene a sapere da chi se la prende dopo che vi era un miliardo è piú saggio; ed è piú saggio pure, chi non vuole neanche conoscere il testamento di un parente miliar­dario a suo favore;

se, in fondo, vorresti andare in paradiso, ma fai la strada che porta all'in­ferno; in confronto, chi da Roma, volendo andare a Firenze, prende la stra­da per Napoli, è piú saggio;

se credi di potere andare in paradiso, che è il regno dell'amore, senza amare Dio e il suo Cristo, suo Figlio, e senza amare il prossimo; in confron­to, chi preferisce abitare in un serraglio di bestie feroci, è piú saggio;

se non vuoi il perdono che Dio ti offre col suo ministro nella confessio­ne; in confronto, il condannato a morte che rifiuta la grazia offertagli dal giudice da parte del capo dello stato, è piú saggio.

Infine, se dici di amare Gesú e non vuoi mai riceverlo nella comunione, né visitarlo neanche la domenica assistendo al suo sacrificio nella messa o ti annoi di parlare con lui, cioè di pregare, rassomigli al fidanzato che dice di amare la fidanzata, ma non la vuole mai sposare, né visitare e si annoia pure di parlare con lei.

Se vuoi dare uno sguardo ai problemi qui accennati, leggi quest'opusco­lo; se, poi, vuoi andare in fondo a questi problemi e acquistare delle certez­ze sulla fede e sulla vita di un cristiano, leggi i nostri libri: Sopravviverò?, Certezze su Gesú, Il senso dell'esistenza, Le impossibilità.

 

2. Il programma dell'Universo

Per molto tempo, sia nella civiltà greca, sia dall'Illuminismo in poi, s'è pensato che la materia fosse infinita ed eterna. La scienza, oggi, ha sman­tellato tale concezione.

a) La materia non è infinita.

Infatti in una materia infinita si eserciterebbe in ogni punto di essa una forza infinita di attrazione; e, in conseguenza, attratto da uguale forza da tutte le parti, niente in essa si potrebbe muovere: né un elettrone attorno al suo protone, né un pianeta attorno al suo sole, né una galassia, ecc.; e tutto sarebbe fermo. E, invece, nell'universo tutto si muove.

b) La materia non è eterna.

Infatti oggi si sa che l'universo è in espansione, e quindi un tempo addie­tro, (che oggi si calcola dai 15 ai 20 miliardi di anni addietro), esso era con­centrato in un punto; e ad uguale conclusione si arriva dall'esame della percentuale di isotopi di piombo che si trovano nell'uranio radio-attivo e della velocità di disintegrazione di tale uranio in isotopi di piombo.

John Eccles, premio Nobel per la medicina, intervistato dal « Momento » di Forlì perché credesse in Dio, rispose: « Perché non riesco a pensare a nes­sun'altra spiegazione. Noi abbiamo questo incredibile evento: il piú fanta­stico di tutti i tempi: la grande esplosione cosmica. Ciò che noi sappiamo per certo è che essa fu accuratamente "calcolata". La dimensione dell'e­splosione fu cosí accuratamente calcolata, che, se ci fosse stata la deviazio­ne anche di una sola parte entro mille milioni nella massa della velocità in un certo stadio del big-bang, essa avrebbe fatto sí che l'intero cosmo non sarebbe giunto all'esistenza. Si può constatare di quale incredibile disegno si sia trattato: mantenere tutte le masse al loro posto esatto; diversamente, anziché avere il lungo flusso di materia che tuttora perdura, avrebbe avu­to luogo una fuga di materia a una velocità tale per cui non ci sarebbe stata possibilità per la formazione dei soli, dei pianeti, delle forme di vita, oppu­re essa sarebbe ricaduta troppo velocemente e allo stesso modo non si sa­rebbe formato nulla. Dall'inizio del big-bang c'è stata una lunga attesa per giungere alla formazione della terra, che è avvenuta cinque miliardi di an­ni fa, sulla base del materiale proveniente dall'esplosione delle superno­vae, che ha fornito il nostro pianeta di elementi pesanti, indispensabili a che si formasse la vita. Sappiamo queste cose ed altro; ora la domanda è: poté tutto questo accadere per caso? L'unica cosa che io posso proporre è che c'è un significato per la creazione. Mi piace qui ricordare il principio « antropico » di Wheeler: rispondendo alla domanda: qual è il fine di tutto ciò? Qual è il fine del cosmo? Anch'io ho l'idea che tutto accadde affinché gli esseri umani potessero comprendere e apprezzare la gloria del Creato­re. » (Da Il senso dell'esistenza). Dio è l'unica spiegazione di come a un certo punto è cominciata ad esistere la materia e di come si è giunti alla vita.

 

3. Un programma per la Terra

Osservando la Terra, questo programma lo si vede con immediata evi­denza. Perché vi potesse germinare la vita, particolarmente perché vi po­tessero vivere gli uomini, vi furono calcolati con estrema precisione la sua grandezza e la sua distanza dal sole, la sua velocità di rotazione e quella di rivoluzione, i suoi rapporti: terre-acque; montagne-pianure; vegetali-ani­mali; erbivori-carnivori; ecc. Se uno qualunque di questi rapporti non ci fosse stato, gli uomini non avrebbero potuto vivere nella terra.

La vita vi è possibile per il mantenimento di tutti questi equilibri, che, poi, nel corpo umano raggiungono livelli sconfinati nella grossezza dei va­ri organi, nella quantità e nei componenti del sangue, ecc. Se, infine, osser­viamo la costruzione di un qualsiasi vivente, la sapienza che vi è conden­sata è pressoché infinita, o, meglio, si rivela il riflesso e l'opera della infinita sapienza di Dio.

Basta pensare che nel DNA di un qualunque vivente (sia esso un insetto o una formica, un serpente o una pecora, un cavallo o un elefante, una scimmia o un uomo), immensamente piú piccolo di una punta di spillo e invisibile a occhio umano, c'è programmato minutamente tutto il corpo dell'animale, che, poi, da esso si svilupperà automaticamente. E cosí, ad es., nel DNA che formerà un uomo c'è programmato, con assoluta precisione, quanto quell'uomo sarà alto, come saranno i suoi organi, la sua forma e il suo colore, come saranno i suoi capelli, le sue sopracciglia, le sue pupille, le sue labbra, ecc. e, persino; quale sarà il suo carattere e quali i suoi istinti.

Dire che il DNA è prodotto dal caso, o che lo hanno saputo cosí costruire i suoi genitori, come per es., l'asino e l'asina, non lo pensa neanche un paz­zo. Non può esistere nessun programma se un programmatore non lo ha costruito. Tutti gl'infiniti programmi dai quali sono venuti e vengono tut­ti i vegetali e tutti gli animali della Terra e il Grande Programma Universale manifestano l'esistenza, la grandezza, la sapienza, l'onnipotenza di Dio.

Il primo libro della Bibbia, la Genesi, scritto circa 3.300 anni addietro, ci descrive in una sequenza impressionante la creazione: dall'origine di tut­to da un'esplosione iniziale di luce, dalla formazione dei viventi dalle ac­que alla creazione dell'uomo.

 

4. Il progetto di Dio

Un giorno un uomo mi disse: - Preferisco pensare che Dio non c'è; altri­menti mi viene un'immensa ribellione contro di lui per tutto il male che c'è nella terra: malattie, sofferenze d'ogni genere, guerre, terremoti, ster­mini ...

Gli risposi: - Quando ti colpisce una pietra non aggredisci un passante a caso, ma vedi chi te l'ha scagliata. Quando vedi una macchina che non co­nosci non dici subito che essa è inutile o sbagliata; ma prima ti informi per che cosa è stata costruita. Perché non fai altrettanto con Dio? Perché prima non vedi da chi vengono i guai nella terra? Perché prima non vedi per che cosa Dio ha creato la terra e noi uomini?

La grande maggioranza dei mali viene dagli uomini stessi: le guerre, le oppressioni, gli sfruttamenti, gli stermini, le rivoluzioni, ecc.; oppure se li procurano gli uomini stessi o col mangiare troppo, o col fumo, o con altri vizi.

Contemporaneamente è indispensabile sapere per quale scopo Dio ci ha creati. Dio non ci ha creati per stare sempre in questa terra o per spassarce­la in questa terra, ma per farci raggiungere la felicità immensa ed eterna del paradiso. A chi non crede in Dio o nel paradiso è impossibile dare una ri­sposta al problema del dolore. Senza le malattie e il dolore pochissimi avrebbero raggiunto il paradiso. Il benessere e il consumismo fanno di­menticare Dio. Quando soffre, l'uomo piú facilmente si ricorda di Dio e a lui ricorre: è l'esperienza di ogni giorno. Il programma, per far vivere l'uo­mo felice anche nella terra Dio lo aveva fatto, mettendolo nel paradiso ter­restre con una legge da osservare. Ma l'uomo disobbedí e il paradiso terre­stre fu perduto per sempre; e la morte entrò in questo mondo, quale conse­guenza del peccato (Rom 5,12). Tuttavia Dio provvide a fare vivere bene gli uomini sulla terra e con minimi guai, dando loro la legge naturale; e noi vediamo che i piccoli popoli, specialmente le tribú primitive, che la osser­vano, vivono felici; ma la quasi totalità degli altri uomini la trasgrediscono sistematicamente; proporzionalmente alle loro trasgressioni e ai loro pec­cati vanno aumentando i loro guai. Gli uomini giunsero, per le loro passio­ni, a non avvertire piú la legge naturale. Allora Dio rivelò a Mosè i dieci co­mandamenti, che sono la codificazione della legge naturale. Ma gli stessi ebrei sistematicamente li trasgrediscono, pur sperimentando quanti guai di volta in volta loro provenivano da tale trasgressione. Piú gli uomini di­ventano peccatori, piú crescono i loro guai.

 

5. Il Restauratore

Insieme con i guai crebbe per gli uomini il pericolo dell'estrema rovina: quella di andare tutti all'inferno. Dio ebbe pietà di loro e mandò il suo Fi­glio per salvarli. Lo mandò non per interesse personale, perché essendo egli infinito, non ha bisogno di nulla, ma unicamente per amore.

Come il sole per natura sua irradia dappertutto luce e calore, cosí Dio per natura sua irradia dappertutto amore, bontà, misericordia, benefici. Egli crea l'universo perché possa formare la terra; crea tutte le forme di vita nella terra, perché vi possa creare l'uomo; crea gli uomini sulla terra perché vi possa fare incarnare il suo Figlio; crea gli uomini a sua somiglianza, cioè liberi, ben sapendo il pessimo uso che essi avrebbero fatto di tale libertà, perché il suo Figlio vi potesse essere crocifisso e avesse potuto dare, dopo averlo rivelato, la prova massi­ma possibile che « Dio è amore » (1 Gv 4,16). Infatti Gesú stesso giustamen­te dice: « Nessuno ha amore piú grande di colui che dà la vita per i propri amici » (Gv 15,13); « e cosí Dio ha amato il mondo da sacrificare il suo Figlio per esso » (Gv 3,16).

Nessun popolo bestemmia: né i buddisti, né gl'indú, né i confuciani, né, tanto meno i mussulmani; soltanto i cristiani, quelli che sanno quanto Ge­sú ha fatto per loro, i depositari della sua rivelazione e dei suoi tesori, i figli prediletti, bestemmiano; e quasi sempre a sangue freddo, soltanto per il piacere di bestemmiare. Le ingiurie, le maledizioni, le schifezze che si dico­no contro Dio, contro il suo Figlio e contro la Madonna in un solo giorno, non si sono dette a tutti i peggiori delinquenti messi assieme, da che mon­do è mondo.

Come gli uomini hanno ricompensato Dio?

Gli ebrei crocifiggendo l'Unigenito dilettissimo Figlio di Dio.

Peggio ancora i cristiani. Essi, pur sapendo che Gesú è Dio e quanto egli ha fatto e sofferto per noi, sono piú peccatori degli ebrei e arrivano dove gli ebrei non sono arrivati mai, cioè a bestemmiare Dio.

Da ogni angolo dei paesi cristiani si scaglia ogni giorno un coro infame ed immenso di bestemmie contro Dio, contro Cristo e contro sua Madre e i suoi Santi, crocifiggendo cosí continuamente in se stessi il Figlio di Dio, come dice s. Paolo (Ebr. 6,6).

Un mio amico mi ha raccontato nel dicembre 1988 il seguente commo­ventissimo episodio successo da poco a un camionista, cugino di un suo amico.

Questo camionista veniva col suo autotreno dai mercati generali di To­rino. Lungo l'autostrada, dopo alcune ore, vede ai margini un giovane ma­turo, alto, bello e triste che col braccio alzato gli chiede un passaggio.

Il camionista ferma l'autotreno e lo fa salire e, scambiati i saluti, rilancia silenzioso l'autotreno. Dopo un lungo tratto di autostrada, impressionato dalla tristezza del suo ospite, cerca di aprire il discorso; gli dice il suo nome egli chiede come si chiama. Il giovane risponde:

- Mi chiamano porco -; e all'istante scompare.

Cosí una moltitudine immensa di cristiani nelle caserme, nelle campa­gne, nelle fabbriche, dappertutto chiamano continuamente il nostro bel­lissimo e misericordiosissimo Dio e il suo Figlio, il dolcissimo Gesú, reo soltanto di averci amato e di avere sofferto troppo per noi, e di conservarci in vita con le sue preghiere e con le sue lagrime di sangue (Ebr 7,25; vedi inoltre il libro Dalla Polonia a Adrano).

 

6. Il programma di Gesú

Ma Gesú, pur prevedendo come lo avrebbero ricambiato gli uomini, non rinunziò al suo misericordioso progetto di riunire in uno tutti i figli di Dio dispersi nella terra (Gv 11,52), per renderli tutti eternamente felici.

All'inizio della sua vita pubblica, durante il suo battesimo, il Padre lo presentò agli uomini quale suo inviato, cioè quale Messia dicendo: « Que­sto è il mio figlio diletto » (Mt 3,17). Pochi giorni dopo, alle nozze di Cana, la Madonna disse ai servi: «Fate quello che Gesú vi dirà» (Gv 2,5); ed è quanto la Madonna ci va ripetendo in tutte le apparizioni, perché soltanto ascoltando quanto Gesú ci dice nel Vangelo e mettendolo in pratica, ci possiamo salvare. Poi Gesú, prima di salire al cielo, disse ai suoi discepoli: « Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi cre­derà e sarà battezzato sarà salvo; chi non crederà sarà condannato » (Mc 16,15).

« Dio, quindi, vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla cono­scenza della verità » (1 Tim 2,4).

Credere al Vangelo e venire battezzato importa convertirsi, purificarsi, accogliere Cristo. Gesú, vedendo ora come la maggior parte dei cristiani si sono allontanati da Dio e sono in grave pericolo di andare all'inferno, sta mandando la sua SS. Madre in cento parti del mondo per convertirli e sal­varli. E la Madonna va dappertutto ripetendo accoratamente: « Convertite­vi ... avete poco tempo! Credete al Vangelo; leggetelo ogni giorno. Fate quello che vi dice Gesú ».

Perché Gesú ci vuole riunire tutti in uno? Per due motivi:

a) Perché il disegno di Dio è uno, come egli stesso è un solo Dio, sebbe­ne in tre persone uguali e distinte: tutti quanti noi uomini siamo creati per edificare quest'Uno perfetto, di forma e di dimensioni oggi a noi scono­sciute, che s. Paolo chiama il Corpo Mistico di Cristo.

b) Perché la nostra felicità sarà completa e perfetta quando tutti i disce­poli saremo consumati in uno (Gv. 17,23), come egli stesso è uno col Padre e con lo Spirito Santo. Infatti, Dio stesso esiste ed è felice perché è Trino, perché è Amore: il Padre fin dall'eternità genera il Figlio, lo ama e ne è ria­mato infinitamente. Quest'Amore infinito che procede dal Padre e dal Fi­glio e li unisce perfettamente è lo Spirito Santo.

La felicità, anzi la vita stessa sta nell'amore. Per questo dice s. Giovanni: «Dio è amore e chi vive nell'amore vive in Dio e Dio in lui» (Gv 4,16). Il Corpo Mistico poteva venire formato soltanto con l'amore e nell'amore. Per questo Gesú ci ha detto che il massimo e primo comandamento è quel­lo dell'amore: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutto te stesso. Questo è il massimo e il primo comanda­mento. Il secondo, poi, è simile a questo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti » (Mt 22,37).

Ed ha aggiunto: « Vi do un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli al­tri come io ho amato voi. Da questo si conoscerà che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri » (Gv 13,34); e, poi, s. Giovanni commenta: « Chi non ama resta nella morte » (1 Gv 3,14).

È l'amore, quindi, che ci unisce a Dio; ed è l'amore che costruisce il Cor­po Mistico.

 

7. Il Corpo Mistico

Il Corpo Mistico è lo scopo di tutta la creazione. Perché il Figlio di Dio si facesse uomo e, soprattutto, perché si sottoponesse a torture e ad ignomi­nie cosí orribili, ci doveva essere uno scopo altissimo e adeguato; e tale scopo era, come abbiamo visto, di riunire in uno tutti i figli di Dio dispersi nella terra per renderli pienamente felici.

Guardando la moltitudine quasi infinita di uomini esistiti ed esistenti nella terra, si resta sbalorditi, come guardando la moltitudine apparente­mente infinita di galassie e di stelle che ci sono in esse. Eppure nessun uo­mo è superfluo, cosí come non è superflua nessuna stella.

Dio ha creato tanti uomini e ancora tanti ne creerà, quanti ne sono ne­cessari per il perfetto sviluppo del Corpo Mistico di Cristo; non uno di piú, non uno di meno; anche qui, come per la materia dell'universo, si tratta di « quantità critica ». Dio, nella sua sapienza e potenza infinita, farà coincide­re nello stesso giorno (quello del suo ritorno finale) il completamento del numero degli eletti con la purificazione in purgatorio da tutti i loro difetti di quanti vi si troveranno ancora.

C'è, poi, questa differenza tra la quantità delle stelle e quella degli uomi­ni. Mentre la creazione delle stelle è dipesa unicamente da Dio; quella de­gli eletti che debbono formare il Corpo Mistico dipende da una vera con­cezione, ossia dalla volontà salvifica di Dio che vuole salvare ogni uomo e dalla volontà dell'uomo che apre il suo cuore a Dio.

Dice s. Giovanni: « Gesú venne tra i suoi, ma i suoi non lo ricevettero. Co­loro che lo ricevettero, ebbero da lui il potere di diventare figli di Dio » (Gv 1,10). Coloro che non vogliono accogliere Dio e, conosciutolo, non voglio­no accogliere suo Figlio Gesú, non lo vedranno mai e resteranno eterna­mente privi di quella luce, di quella gioia, di quell'amore che sono in Dio e sono Dio stesso. Suor Josepha Menendez, che Dio volle fare scendere vi­vente nell'inferno e fargliene provare le pene per avvisare noi uomini e per farcelo evitare, ne rimase estremamente terrorizzata e quasi morta; e disse: « Quello che piú fa soffrire i dannati è il fatto che nessuno di loro ama qual­cuno e neanche se stesso, e nessuno li ama ».

Nell'inferno non esiste l'amore; mentre il paradiso è il regno dell'amore. S. Teresa di Gesú, uscendo un giorno dalla sua camera, vide nel corridoio un bellissimo fanciullo, che le venne incontro sorridente. La santa gli chie­se:

- Da dove vieni, o bel bambino?

- Vengo dal regno ove regna l'amore -, rispose il bambino.

- Cosa vieni a cercare?

- Vengo a cercare l'amore.

- Dimmi, o bel bambino, come ti chiami?

- Tu, prima, dimmi il tuo nome.

- Io mi chiamo Teresa di Gesú.

- Ed io sono Gesú di Teresa -, concluse Gesú e scomparve.

È evidente che può entrare in questo regno dell'amore, che è il paradiso, soltanto chi ha amore verso tutti, prima a Dio e quindi a tutti gli uomini. Appena l’ultimo uomo, accogliendo Gesù nel suo cuore, avrà completa­to il numero degli eletti e le dimensioni del Corpo Mistico, verrà la fine del mondo. Quindi, fino a quando non sarà venuta quella fine, c'è sempre po­sto nel Corpo Mistico e nel paradiso per tutti gli uomini che già amano Dio o che si vogliono convertire; ma quelli che rifiutano Dio e suo Figlio Gesù resteranno nelle tenebre e nella disperazione per l'eternità.

E come l'uomo fisicamente è perfetto quando ha tutte le sue membra ed ha raggiunto il suo pieno sviluppo; cosí gli eletti, sebbene già immensa­mente felici nella visione beatifica di Dio, avranno completa la loro felicità soltanto alla fine del mondo, quando avranno il loro corpo, risuscitato e bellissimo, ed il Corpo Mistico avrà il totale numero degli eletti.

 

8. L'amore di Dio

Per far parte del Corpo Mistico e venire divinizzati bisogna accogliere Gesú (Gv 1,10).

Per accogliere Gesti bisogna:

a) Crederlo, perché senza le fede è impossibile piacere a Dio (Ebr 11,6). Dice Gesú: « Questa è la vita eterna: che conoscano te, solo vero Dio, e colui che hai mandato, Gesú Cristo » (Gv 17,3); « Io e il Padre siamo uno ... Se non faccio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le faccio, se non volete credere a me, credete alle opere, affinché sappiate e conosciate che il Padre è in me ed io nel Padre » (Gv 10,30-38). E tali opere Gesù le fa continuativa­mente e solamente nella Chiesa Cattolica, per garantirla e dare a tutti gli uomini onesti la possibilità di andare a controllarle e di giungere alla fede. Tanti pretendono, per credere, che Dio faccia loro il miracolo, o che lo fac­cia come o dove vogliono loro. Costoro saranno condannati; infatti, scam­biano Dio per un cameriere a loro servizio. Altri, infine, mettono in perico­lo la fede o con una vita di peccato (dice Pascal: « Il cuore detta ragioni all'intelligenza »), per togliersi i rimorsi; o frequentando atei, protestanti, testimoni di Geova e discutendo con essi, senza una preparazione adegua­ta. Ad una signora che riceveva i TdG perché le sembrava maleducazione non riceverli, io dissi: « Quando viene qualche ladro a casa sua per deru­barla, non faccia la maleducata mettendolo alla porta, ma gli dica: si acco­modi; prenda quello che desidera. I TdG vengono a rubarle quanto ha di piú prezioso: la sua fede e la sua anima. Il diavolo ha tolto ai TdG l'intelli­genza; se essi ancora l'avessero basterebbe leggessero le prime parole del Vangelo di S. Giovanni per credere che Gesú è Dio: " In principio era il Ver­bo, e il verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio". Naturalmente la signora capí la lezione.

b) Conoscerlo, perché è impossibile conoscere Gesú e non amarlo; e quanto meglio lo si conosce, tanto piú lo si ama. Per questo la Madonna ha continuamente raccomandato nelle apparizioni di Medjugorje e in quelle di Belpasso di leggere la Bibbia e, particolarmente, di leggere ogni giorno un po' di Vangelo. Contemporaneamente è necessario leggere mol­to spesso, invece di perdere tempo davanti alla TV o in altri modi, dei libri che ci fanno approfondire la nostra fede e le sue motivazioni e altri libri che ci facciano pure crescere spiritualmente.

c) Amarlo al di sopra di tutto e di tutti. Dice Gesú: « Chi ama il padre o la madre, il figlio o la figlia piú di me, non è degno di me » (Mt 10,37). Amarlo significa osservare i suoi comandamenti; dice Gesú, infatti: « Chi mi ama, osserva i miei comandamenti » (Gv 14,15); pregare, perché pregare è pen­sare a Dio amandolo o parlare con lui; e, infatti, piú si ama una persona, piú la si pensa, piú si vuole stare con lei, e quando la si ama moltissimo si vuole stare sempre con lei. Per questo dice Gesú: « Bisogna pregare sempre e non stancarsi mai » (Lc 18,1); riceverlo nella comunione; chi non vuole fare mai la comunione non ama Gesú; piú cresce in noi l'amore a Gesú, piú cresce il desiderio di fare spesso la santa comunione.

Un giorno una donna, appena inginocchiatasi al confessionale, scoppiò a piangere.

- Perché piange cosí? - le dissi.

- Perché mio figlio da tre anni non viene a visitarmi, né a vedermi -, ri­spose.

- Forse è andato ad abitare in altra città, oppure è emigrato?

- No; abita qui; anzi spesso passa sotto casa mia, ma non sale mai.

- Forse gli ha fatto qualche cattiva parte o qualche ingiustizia?

- No, assolutamente.

Dopo un po' di giorni incontrai quel giovane e, dopo averlo salutato, gli chiesi:

- Hai litigato con tua madre?

- No.

- Ti ha fatto forse una cattiva parte?

- No.

- Vuoi proprio bene a tua madre?

- Certamente; la tengo nel cuore.

- Hai un bel coraggio a dire questo, dopo tre anni che non vai a visitarla e neanche a vederla!

Il giovane divenne rosso, rosso e, vergognoso, si allontanò in silenzio.

È quanto dovrebbero meditare quanti dicono di amare il Signore e non vanno mai in chiesa, neanche per la Messa domenicale, né a fare la comu­nione.

 

9. L'amore di sé

L'amore di sé è giusto, anzi necessario; e Gesú, quando ci ha dato il co­mandamento dell'amore del prossimo, ci ha detto di amarlo come noi stes­si. Quando ci amiamo?

Quando facciamo ogni sforzo per salvarci. Infatti amare una persona si­gnifica cercare il suo vero bene. Qual è il nostro vero bene? Evidentemente esso dipende da questo: se c'è la sopravvivenza o no; cosí come altro è il programma di volo e la velocità di un'astronave se essa deve orbitare at­torno alla terra; altro è se essa deve extra-orbitare per andare verso altri pianeti.

Una sola volta ho detto un'ingiuria nella mia vita; e fu cosí: incontrai un giovane di vita immorale e, come faccio con tutti quelli che anche appena conosco, lo salutai e gli chiesi:

- Pippo, come stai?

Egli mi rispose impettito:

- Sto bene, me la spasso; e lei non mi faccia prediche!

Io, allora, gli dissi:

- Non avevo alcuna intenzione di farti prediche; ma giacché mi provo­chi, la vuoi o non la vuoi, una predica te la faccio: « Dio c'è, o non c'è. Se Dio non c'è, il cretino sono io che ho sacrificato la mia vita per nulla; se Dio c'è, il cretino sei tu, che te ne andrai all'inferno. Ciao».

Dopo tre mesi Pippo venne a trovarmi in una casa di esercizi spirituali e mi disse: « È da tre mesi che non dormo, perché ho pensato che lei non è un cretino; allora il cretino sono io, che me ne andrò all'inferno ». Mi chiese di farsi gli esercizi spirituali; se li fece e cambiò completamente vita.

Quando amiamo noi stessi?

a) Quando cerchiamo la felicità eterna.

Dice Gesú: « Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi per­de l'anima sua?

O che cosa potrà dare in cambio della sua anima?» (Mt 16,26).

Incontrando, un giorno, un amico che s'era fatta una bella casa, mi con­gratulai con lui.

Egli mi disse:

- Si, è bella. Ma sa quanto mi è costata? Il denaro e le fatiche di tutta la vita!

- E lei non vuole spendere neanche un'ora la settimana -, gli risposi -, andando a Messa la domenica per andare in paradiso?

- Ha ragione -, egli disse -; ci facciamo sempre prendere dalle cose me­no importanti.

Un altro giorno, incontrando un amico che s'era fatta una bella tomba, gli dissi:

- Che bella tomba ti sei fatta! Quanto ti è costata?

- Sapessi, quanti sacrifici -, egli mi rispose -. Ho speso oltre dieci milio­ni.

- Ed ora che hai un bel posto al cimitero -, io incalzai -, perché non ti as­sicuri un posto in paradiso?

- Come? -, egli chiese.

- Facendo per nove mesi di "séguito la comunione ad ogni primo ve­nerdí; naturalmente con la volontà di vivere sempre da buon cristiano. Lo ha promesso il Sacro Cuore di Gesú per tutti apparendo a s. Margherita Alacoque.

- Hai ragione, egli concluse; è molto piú importante di una tomba!

b) Quando ci sforziamo di vivere sempre in grazia di Dio; quando, cioè, cerchiamo di evitare ogni peccato. Dice Gesú: « Se il tuo occhio ti è occasio­ne di peccato, cavatelo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco » (Mt 18,9); naturalmente se basterà essere modesti, o spegnere la TV, o cambiare canale, o lacerare una rivista porno per evitare cattivi pen­sieri e cadute, non sarà necessario cavarsi l'occhio. Molti non vogliono fa­re neanche questo. Nel dopo-guerra un uomo singolare andò girando per 15 giorni per le vie di Catania, portando in alto, sulla testa un largo cartel­lone inchiodato in un bastone che era issato su due bretelle dietro le spal­le. Nel cartellone c'erano stampate a grossi caratteri queste parole:

IL PEC­CATO CHI LO FA’ LO PAGA O DI QUA O DI LA’!

Lo andarono avvicinando moltissimi giovani per chiedergli spiegazioni. Egli rispondeva: «Sono un professore di filosofia in un liceo di Firenze. Mi sono messo in aspettativa per due anni e vado girando per le città d'Italia per avvisare gl'italiani».

Sembrava il profeta Giona. Dovremo pagare ogni peccato, anche una pa­rola oziosa, dice Gesú (Mt 12,36), o di qua con sofferenze purificatrici, con preghiere e opere buone, o molto piú amaramente nel purgatorio. Per co­loro, poi, che rifiutano ostinatamente Gesú restano gli spaventosi tormen­ti dell'inferno. Se non hai la forza di evitare il peccato per amore di Dio, evi­talo almeno per amore di te.

c) Quando facciamo opere buone.

Dice Gesú: « Non accumulate tesori sulla terra, dove la ruggine e la ti­gnola consumano e dove i ladri sfondano e rubano; accumulatevi tesori in cielo, dove né ruggine, né tignola consumano e dove i ladri non sfondano né rubano » (Mt 6,19). Questi tesori sono le preghiere, le comunioni, i sacri­fici, le 7 opere di carità materiale: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti; e le 7 opere di misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, con­solare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti. Se anche un bicchiere d'acqua dato per amore di Gesú sarà ricompensato (Mt 10,42), certamente immen­so sarà il premio di coloro che faranno molte opere buone.

 

10. Qual è questo premio?

- E quando avrò fatto tutto questo, mi domanderai, che ne avrò? Cosa è questa felicità del paradiso?

- È la presenza di Gesú. Andrea Sardos Albertini, ucciso a 25 anni, chie­dendogli il padre quale desiderio avesse di ritornare a vivere, rispose: Nessuno. Sono felice, dinanzi a Gesú » (cfr. Esiste l'aldilà, Reverdito Edito­re, Trento). Dove c'è da restare sbalorditi e incantati è, però, nella descri­zione della visione beatifica di Dio che ne fa la b. Angela da Foligno (fllibro delle mirabili visioni) e in quella di Gesú che ne fa s. Geltrude (Le rivelazioni, Ed. Cantagalli), dopo averne avuta entrambe la visione diretta. E, ve­nendo ai nostri tempi, sappiamo quale struggente desiderio conservò di morire s. Bernardetta dopo le apparizioni di Lourdes e quale ne ha suor Lu­cia, la veggente di Fatima, per andare a vedere la bellezza inimmaginabile della Madonna e stare sempre con lei.

Completerà la nostra felicità nel paradiso la compagnia e la gioia di tutti i nostri cari, dai quali non ci staccheremo piú e la resurrezione dei nostri corpi, dopo la quale saremo per sempre giovani, immortali e bellissimi. La nostra bellezza, la nostra intelligenza e la nostra felicità saranno, però, in proporzione alle nostre opere buone e preghiere.

Il Signore, nella sua infinita misericordia, vedendo come gli uomini, og­gi, distratti dai mass-media e dal consumismo hanno dimenticato il para­diso, per il desiderio di salvarli tutti, è andato facendo in questi ultimi tem­pi un'infinità di prodigi, controllati da centinaia di migliaia di persone (e quelli solari, spesso, filmati dalle cineprese) e di miracoli, tali dichiarati dalla scienza ufficiale (basta pensare al controllo del Bureau Medical di Lourdes, costituito da 37 medici e scienziati); ed ha mandato ad apparire in terra la sua SS. Madre in centinaia di posti, sparsi in tutto il mondo. Bisogna proprio essere antiscientifici e ostinati per negare tutto questo. E dapper­tutto la Madonna va ripetendo le stesse cose, per fare aprire gli occhi a quelli che li tengono chiusi: « Convertitevi; confessatevi, comunicatevi. Chi rifiuta di confessarsi e di comunicarsi, rifiuta di salvarsi. Andate a Mes­sa la domenica e anche durante la settimana. Recitate ogni giorno il santo rosario; recitate ogni giorno, mattino e sera 7 Pater, Ave, Gloria».

Non desiderare che tutto questo sia vero e non cercare le prove che ne danno l'assoluta certezza vuol dire non amare nessuno, neanche se stes­so,vuol dire volersi suicidare.

Cosa ci può essere di piú bello che vivere ringiovaniti e immortali con i propri cari nell'eterna primavera di un paradiso terrestre-celeste, immersi nella visione beatifica di Dio? E se hai dubbi su di questo perché non leggi i libri citati nell'art. 1?

 

11. L'amore del prossimo

Che è questo prossimo da amare? Per il cristiano debbono essere tutti gli uomini della terra: i parenti e gli amici, i vicini e i lontani, i buoni e i cattivi, i poveri e i ricchi, gli amici e i nemici; anzi il vero cristiano non deve sentirsi nemico di nessuno, come Gesú che odiava il peccato, ma amava i peccatori e cercava continuamente le pecorelle smarrite per salvarle. Dice Gesú: « Avete udito che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico »; ma io vi dico: « Amate i vostri nemici, pregate per coloro che vi perseguita­no, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli, che fa sorgere il suo sole sopra i cattivi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.

Perché se voi amate soltanto quelli che vi amano, quale premio meritate? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di speciale? Non faranno altrettanto anche i pagani? Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste » (Mt 5,43-48). Co­me amare il Prossimo? Cercando il bene di tutti e procurandoglielo anche con veri sacrifici; dando ad ognuno in tutta la misura a noi possibile quello di cui ha bisogno: chi ha bisogno del pane, chi non ha la fede, chi ha biso­gno del conforto, chi del favore, ecc. e chi ha bisogno soltanto dell'amici­zia, di non sentirsi solo, della buona parola. Non c'è nessuno che non abbia bisogno di nulla. Per questo il cristiano che vuol essere vero discepolo di Gesú, ha sempre gli occhi e il cuore aperti verso gli altri e vive per gli altri, come un qualunque organo del nostro corpo, che è a servizio di tutto il corpo e che è sano soltanto quando serve tutto il corpo. Il vero cristiano si sente fratello di tutti ed è sempre disposto ad aiutare tutti.

Gesú ci chiama ad aprire il nostro cuore al mondo intero e a farlo aprire alle nostre comunità e alle nostre parrocchie per soccorrere i poveri, i biso­gnosi, gli affamati, i lebbrosi e per evangelizzare i parenti, i quartieri lonta­ni, i condomini, i peccatori, i pagani e quanti sono lontani da Dio. C'è un immenso bene da fare; non possiamo dormire, perché ci sono oltre trenta milioni di persone che ogni anno muoiono per la fame o per denutrizione. Il rapporto Unicef 1987 rivelò che nel corso di quell'anno erano morti 14 milioni di bambini per tali motivi, cioè 38.000 al giorno, quanti, cioè, se ne potrebbero salvare con i rifiuti alimentari che si gettano nelle immondizie in una qualunque nostra città, soprattutto negli ospedali e nelle caserme. E come starsene fermi quando ogni giorno un gran numero di uomini van­no all'inferno?

Per questo Dio ha detto: « Quando udirai una parola dalla mia bocca per l'empio, tu lo ammonirai da parte mia ... Se tu non lo ammonisci e non lo avverti di abbandonare la via perversa, affinché possa vivere, egli morrà nella sua iniquità; ma del sangue di lui io chiederò conto a te. Se tu, invece, avrai ammonito l'empio ed egli non si sarà convertito dal male e dalla sua via perversa, egli morrà nella sua iniquità, ma tu avrai salvato te stesso. Cosí pure, qualora il giusto si ritirasse dalla sua giustizia e commettesse l'iniquità, se io porrò un tranello dinanzi a lui, egli morrà perché tu non l'hai ammonito; egli morrà nel suo peccato, né saranno tenute in conside­razione le opere giuste che egli aveva compiuto, ma del sangue di lui io chiederò conto a te. Ma se tu hai ammonito il giusto di non peccare, ed egli non avrà commesso colpe, il giusto vivrà perché fu ammonito e tu avrai salvato la tua vita» (Ez 3,11-21).

E la Madonna a Belpasso nell'apparizione dell' 1.2.1988 disse, fra l'altro: « Molti cristiani hanno dimenticato che essere veri cristiani significa an­nunziare il Vangelo... Andate ed evangelizzate. Non abbiate timore; il mio Cuore Immacolato sarà con voi ».

E per questo Gesú nel Giudizio Universale manderà all'inferno tutti co­loro che non hanno fatto le opere di carità e porterà con sé in paradiso tutti quelli che le hanno fatte, reputandole non fatte o fatte a sé.

Un giorno mi avvicinano due ufficiali degli alpini. Uno di essi mi dice: - Cappellano, se c'è un paradiso, chi di noi due vi andrà: io che non va­do mai in chiesa e voglio bene ai soldati, ed essi mi vogliono bene; o lui, che viene sempre a Messa, ma se ne frega dei soldati?

- Né lui -, io rispondo -, né tu: a te manca la gamba destra, a lui mancala gamba sinistra. Senza due gambe non si può camminare; senza due ali non si può volare; senza amare Dio e il prossimo, senza pregare e senza fare opere buone non si può volare, cioè andare in paradiso.

Lo capirono tutti e due, e si misero l'altra gamba tutti e due; ossia l'uno divenne religiosissimo dopo avere approfondito con me le ragioni della nostra fede; l'altro cominciò a interessarsi dei soldati e a volergli bene. L'Apocalisse, dopo aver descritto la resurrezione dei morti e la Gerusalem­me celeste, ossia il paradiso, dice: « Dio asciugherà ogni lacrima dagli occhi dei suoi eletti, e non vi sarà piú morte, né lutto, né grido, né alcuna pena »; e finisce dicendo come tutti i cattivi saranno gettati nel fuoco eterno (Ap 21).