VITA ANGELICA SULLA TERRA

Don Giuseppe Tomaselli

(Celibato Sacerdotale) - (Riservato ai Consacrati) 

SBANDAMENTO

Dio, Purissimo Spirito, si è circondato di schiere sterminate di Puri Spiriti, gli Angeli.

Ha creato l'uomo e gli ha dato uno spi­rito; ha voluto che esso stesse, tempora­neamente, unito alla materia, ad un corpo, affinché, dovendo vivere in un mondo ma­teriale, potesse con i sensi mettersi a con­tatto con ciò che lo circonda.

Il corpo deve sottostare a delle leggi naturali, alle quali non può sottrarsi per vivere e quindi ha bisogno di cibo, di aria, di riposo, ecc...

La legge della procreazione, sebbene naturale, non è una necessità assoluta per tutti i singoli viventi. È umanamente pos­sibile vivere nella perfetta continenza o celibato.

In tal caso si ha il corpo, ma come se non si avesse; si imita così la vita degli Angeli e si vive innanzi tempo la vita che si godrà in Cielo, ove « neque nubent, ne­que nubentur » (Matteo XXII-30).

La vita verginale è chiamata, a buon di­ritto, vita angelica sulla terra.

Il mondo, posto sotto il maligno, non stima, anzi disprezza la continenza. Nello sbandamento generale di quest'éra storica sono state prese d'assalto tutte le virtù cristiane, ma in particolare la purezza dei costumi.

Il materialismo, oggi idolatria del cor­po, è in trionfo.

Tutta l'umanità risente l'influsso male­fico della disonestà, che dilaga in tutti i modi. 

IL CLERO

E’ doloroso dirlo, ed è umiliante, che sono vittime di questa terribile ondata im­pura anche le Persone Consacrate, di cer­to non tutte, ma parte rilevante.

Sino a pochi decenni addietro il Clero era orgoglioso del suo celibato, il quale era chiamato e lo è ancora « Perla della Chiesa Cattolica ».

Ma oggi parte notevole del Clero si ri­bella, non vuole più saperne di celibato ed alza la voce contro il Vicario di Cristo, che tiene e terrà duro a questo riguardo.

Scopo di queste pagine è invitare alla seria riflessione le Persone Consacrate, Sa­cerdoti, Frati e Suore, affinché apprezzino come si deve il celibato e non subiscano l'influsso dei cattivi e dei rilassati.

L'esempio poco lodevole di non pochi non è una giustificazione davanti a Dio. Ricordino specialmente i Sacerdoti, che i conti davanti al Giudice Divino, amman­tato di Giustizia infinita, non si fanno con i calcoli umani, accarezzati da vedute per­sonali, ottenebrate e spesso camuffate da passioni latenti.

Dio è Dio e con Lui non si può andare alla leggera, perché vede macchie anche negli Angeli ed ha affermato che doman­derà conto sino all'ultimo quadrante. 

PRINCIPIO PROPUGNATO

E’ stato Dio a creare l'uomo e la donna per popolare la terra. È stato Gesù Cristo ad elevare a Sacramento la convivenza del­l'uomo con la donna. Per conseguenza è lecito, - anzi è bene contrarre le nozze.

Non ne deriva però che tutti siano te­nuti a sposare.

Scrittori, anche di quelli che vanno per la maggiore, propugnano questo principio: È un'utopia immaginaria della Chiesa il mettere il celibato a condizione del Sacer­dozio; questo non esclude il matrimonio.

Potrebbe darsi che taluni affrontino il delicato problema con la mente offuscata dal peccato e non con l'occhio profondo délla vera fede; non sanno, o non vogliono riflettere come si deve sulla predilezione divina della purezza e della verginità. 

MISTERI DELLA SAPIENZA DIVINA

Si rifletta!

Dio creò l'uomo immune dalla colpa originale e lo pose nel paradiso terrestre, per bearsi delle delizie del creato.

Fu l'uomo a volersi abbassare a motivo della sua disubbidienza alla volontà di Dio e così si rese schiavo delle passioni, per­dendo l'impero che il Creatore gli aveva donato per mezzo della grazia dell'illiba­tezza.

Per la disubbidienza del progenitore entrò la corruzione del mondo e la cru­deltà nel cuore dell'uomo; ne è prova Cai­no che uccise l'innocente Abele, suo fra­tello.

Dio creò tanti vaghi e profumati fiori, fra i quali il preferito « giglio delle con­valli », simbolo di purezza e di candore, che addita alle anime più sentite e gentili l'amore alla castità; esse preferiscono ri­manere come gigli profumati per incorpo­rare la loro vita con l'Agnello Immacolato.

Ma gli uomini, vivendo secondo la car­ne, non apprezzano i misteri della Sapien­za Divina, rendendosi schiavi di se stessi, non sapendo dominare la corruzione in­nestata nel primo uomo dall'infernale ne­mico, il quale sempre ha cercato di distruggere ed annullare i preziosi problemi emanati dalla sorgente della vera vita. 

IL VERBO INCARNATO

Quando, nella pienezza dei tempi, il Fi­glio di Dio si fece Uomo, prima ancora di nascere si fece preannunziare quale « A­gnello che si pasce frai gigli ».

Venne al mondo da Maria Vergine e fu custodito da un uomo vergine.

Nel discorso delle Beatitudini disse: Beati i puri di cuore, poiché essi vedranno Dio.

Per fondare la sua Chiesa scelse degli uomini, ma nello stato in cui allora sole­vano gli uomini vivere. Simon Pietro era sposato; degli altri si arguisce lo stesso; ma tra i dodici c'era un celibe, Giovanni.

Gesù, attratto dallo stato verginale di Giovanni, lo arricchì di predilezioni. Lo volle presente nei momenti principali del­la sua vita pubblica; gli permise di poggia­re il capo sul suo Divin Petto nell'ultima Cena; lo volle presente sul Calvario, mentre gli altri Apostoli erano fuggiti; moren­te gli affidò la propria Madre... « Virgini Virginem commentavit... »; gli rivelò le lotte ed i trionfi della Chiesa durante l'esi­lio di Patmos; gli diede grande longevità e lo coronò del martirio, pur lasciandolo mo­rire di morte naturale.

Il Redentore, pur benedicendo il matri­monio alle nozze di Cana, mirava col suo sguardo divino nel corso dei secoli le nu­merose schiere di anime disposte a con­servarsi vergini. In occasione di una do­manda rivoltagli dai discepoli sul vincolo matrimoniale, annunziò al mondo il celi­bato, presentandolo quale dono di predi­lezione.

Si legge in San Matteo:

Dicono a Gesù i suoi discepoli - Se tale è la condizione dell'uomo rispetto alla mo­glie, non mette conto sposarsi.

Ed Egli disse loro: Non tutti compren­dono ciò, ma soltanto quelli ai quali è sta­to concesso. Ci sono infatti degli eunuchi, usciti tali, dal seno materno; ci sono degli eunuchi, fatti tali dagli uomini; e ci son di quelli che si sono fatti eunuchi da sé in vista del regno dei Cieli. Conprenda chi può. (Matteo XIX-10).

Gesù fa rivelare: «In vista del regno dei Cieli», cioè alla prospettiva del pre­mio eterno. Egli vuole che i suoi seguaci conoscano in qualche modo quale premio di predilezione attenda i vergini nell'eter­nità.

A San Giovanni, il vergine, fu concesso vedere il Cielo pur essendo ancora sulla terra. Egli scrisse il libro dell'Apocalisse, di cui si riporta una scena, mai troppo ap­profondita:

- E udì venire dal Cielo un suono si­mile al rumore di molte acque ed al rombo di gran tuono ed il suono che sentivo era come un concerto di arpisti, che suonino i loro strumenti. E cantavano come un cantico nuovo dinanzi al trono, cantico che nessuno poteva imparare, se non quei cen­toquarantaquattromila riscattati dalla ter­ra, quelli cioè che non si sono macchiati con donne, essendo vergini. Essi seguono l'Agnello dovunque vada; furono riscat­tati di fra gli uomini, primizie a Dio ed al­l'Agnello (Apocalisse XIV-2). 

COMPRENDA CHI PUO'

Quali uomini dovrebbero farsi eunuchi da sé in vista del regno dei Cieli? E quali uomini sono prescelti a stare in Cielo at­torno all'Agnello Divino tra i vergini?

Ogni seguace del Cristo può far parte della schiera verginale. Ci sono e sem­pre ci saranno tra i semplici fedeli del­le anime generose, che con amore si offro­no a Dio col voto di verginità.

E non dovrebbero essere i Sacerdoti nel­le prime file dei vergini?

Comprenda chi può! - dice Gesù.

E chi meglio del Sacerdote può e deve comprendere l'eccellenza del celibato? Quante cose si studiano e si comprendo­no! Perché non comprendere il pensiero del Figlio di Dio, il quale invita i suoi Mi­nistri a distaccarsi dalla vita comune degli altri uomini?

Purtroppo tanti Preti comprendono, ve­dono la bellezza e la convenienza del celi­bato sacerdotale e tuttavia, presi dal so­pravvento del corpo, dicono: Non lo vo­gliamo! 

LUCE CRESCENTE

Il granello di senapa del Vangelo non divenne subito albero; cominciò a germo­gliare, a crescere e poi a stendere i suoi rami.

Gl'insegnamenti di Gesù, riguardanti i consigli evangelici, cominciarono presto a farsi strada nei cuori ed a proiettare la lo­ro luce progressivamente. Infatti la vergi­nità penetrò nella primitiva Cristianità e mise piede anche tra i pagani che accetta­vano la dottrina del Cristo; ne è prova la gloriosa storia delle vergini, che affronta­rono il martirio pur di conservarsi illibate.

Con l'andare del tempo la luce del ce­libato prolungò ed intensificò il suo rag­gio, con meraviglia dei mondani, edifica­zione dei fedeli e fioritura di alta santità.

Tuttavia ci si sposava dalla grande mag­gioranza, non escluso dai Sacerdoti e dai Vescovi.

I primi tre secoli del Cristianesimo fu­rono preparazione al celibato ufficiale del­la Chiesa Cattolica. Cresceva sempre più il numero dei celibi, particolarmente tra i Vescovi ed i Sacerdoti. Nel terzo secolo la maggior parte dei Consacrati viveva nel celibato. Anche uomini e donne, innamo­rati della verginità, si ritiravano dai rumo­ri del mondo e si consacravano a Dio vi­vendo in comunità.

I frutti del celibato erano evidenti ed abbondanti. Vescovi e Sacerdoti, liberi dell'assillo della famiglia, potevano atten­dere serenamente e meglio alla cura delle anime e tendere maggiormente alla perfe­zione cristiana.

Si sentiva ormai la necessità di una leg­ge ecclesiale riguardante il celibato sacer­dotale e furono gli stessi Consacrati a sol­lecitarne il Pastore Supremo della Chiesa. Fu proprio nel quarto secolo che s'indisse il Concilio di Ancira ed allora, dopo lungo esame, fu prescritto il celibato come con­dizione al Sacerdozio.

Per sedici secoli i Sommi Pontefici, tut­ti unanimi, hanno conservato gelosamente questa legge. Si sa che nei vari Concili ecu­menici il tema del celibato è stato sempre uno dei principali, ma c'è stata ininterrot­tamente la conferma. Così, per citare un Concilio, in quello di Trento nella Sessione XXVI fu detto: Coloro, ai quali Dio concede tale grazia sublime, si astengono dal matrimonio e vivono nel celibato, che è uno stato di vita più perfetta ed elevata nella Chiesa. -

Siate perfetti, dice Gesù, com'è perfet­to il Padre vostro che è nei Cieli (Matteo V-68). Ed è proprio il celibato, nei riguar­di dei Consacrati, uno dei punti principali della perfezione evangelica. 

CONCILIO VATICANO SECONDO

Nel Concilio Vaticano Secondo fu ri­preso il tema del celibato sacerdotale ed il documento conciliare è in questi termini: La perfetta e perpetua continenza per il regno dei Cieli, raccomandata da Cristo Si­gnore, nel corso dei secoli ed anche ai no­stri giorni gioiosamente abbracciata e lode­volmente osservata da non pochi fedeli, è sempre stata considerata dalla Chiesa co­me particolarmente confacente alla vita sacerdotale.

E’ infatti segno e nello stesso tempo sti­molo della carità pastorale e fonte speciale di fecondità spirituale nel mondo.

Certamente essa non è richiesta dalla natura stessa del Sacerdozio... Comunque, il celibato ha per molte ragioni un rap­porto di intima convenienza con il Sacer­dozio. Infatti la missione sacerdotale è tut­ta dedicata al servizio della nuova umanità che Cristo, Vincitore della morte, suscita nel mondo con il suo Spirito e che deriva la propria origine « non dal sangue, né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma da Dio ».

Ora, con la verginità o il celibato osser­vato per il regno dei Cieli, i Presbiteri si consacrano a Dio con un nuovo ed eccelso titolo, aderiscono più facilmente a Lui con un cuore non diviso, si dedicano più libe­ramente in Lui e per Lui al servizio di Dio e degli uomini, servono con maggiore effi­cacia il suo regno e la sua opera di rigene­razione divina ed in tal modo si dispon­gono meglio a ricevere una più ampia pa­ternità in Cristo.

In questo modo, pertanto, essi proclamano di fronte agli uomini di volersi de­dicare esclusivamente alla missione di con­durre i fedeli alle nozze con un solo Spo­so e di presentarli a Cristo come vergine casta, evocando così quell'arcano sposali­zio istituito da Dio e che si manifesterà pienamente nel futuro, per il quale la Chiesa ha come unico suo Sposo Cristo.

Essi inoltre diventano segno vivente di quel mondo futuro (vita angelica...), pre­sente già attraverso la fede e la carità, nel quale i figli della risurrezione non si uni­scono in matrimonio.

Per questi motivi, fondati sul mistero di Cristo e della sua missione, il celibato, che prima veniva raccomandato ai Sacer­doti, in seguito è stato imposto per legge nella Chiesa Latina a tutti coloro che si avviano a ricevere gli Ordini Sacri.

Questo Sacrosanto Sinodo torna ad ap­provare e confermare tale legislazione per quanto riguarda coloro che sono destinati al Presbiterato, avendo piena certezza nel­lo Spirito che il dono del celibato, così confacente al Sacerdozio della Nuova Leg­ge, viene concesso in grande misura dal Padre, a condizione che tutti coloro che participano del Sacerdozio di Cristo con il Sacramento dell'Ordine, anzi la Chiesa intera, lo richiedano con umiltà ed insi­stenza.

Il Sacro Sinodo esorta inoltre tutti i Presbiteri, i quali hanno liberamente ab­bracciato il sacro celibato seguendo l'esem­pio di Cristo e confidando nella grazia di Dio, ad aderirvi con decisione e con tutta l'anima e a perseverare fedelmente in questo stato, sapendo apprezzare questo dono meraviglioso che il Padre ha loro con­cesso e che il Signore ha così esplicitamen­te esaltato e avendo anche presenti i gran­di misteri che in esso sono rappresentati e realizzati.

E al mondo di oggi, quanto più la con­tinenza perfetta viene considerata impos­sibile da tante persone, con tanta maggio­re umiltà e perseveranza debbono i Pre­sbiteri implorare assieme alla Chiesa la grazia della fedeltà, che mai è negata a chi la chiede, ricorrendo alla stesso tempo ai mezzi soprannaturali e naturali, di cui tut­ti dispongono. E soprattutto non trascurino quelle norme ascetiche, che sono ga­rantite dalla esperienza della Chiesa e che nelle circostanze odierne non sono meno necessarie.

Questo Sacrosanto Sinodo prega perciò i Sacerdoti, e non solo essi, ma anche tutti i fedeli, di avere a cuore questi doni pre­ziosi del celibato sacerdotale e di suppli­care tutti Iddio affinché li conceda sempre abbondantemente. 

UTILITA’

Il documento conciliare or ora esposto non abbisogna di commenti; è abbastanza chiaro.

Si deve amare il celibato sacerdotale perché è molto interessante:

1) Perché è un legame forte fra l'anima e Dio.

2) Perché è un mezzo di ascensione ri­chiesta dallo spirito di Dio.

3) Perché è un ottimo farmaco di nu­trizione spirituale per attuare la completa ed apostolica missione presso le anime, con un assoluto distacco da tutto ciò che è umano, in modo che l'unico impegno sia: l'amore di Dio, meta unica dell'Essere Sacerdotale, e l'amore di carità per le ani­me, portando tutto al livello di quella mi­stica sorgente fecondatrice di ogni inizia­tiva nei rapporti con Dio. 

LEVATA DI SCUDI

Un albero ha profonde radici, tronco robusto, abbondanza di rami e di foglie. Però, osservandolo, ci si accorge che qual­che ramo è secco, ricoperto di lichene e di altri parassiti.

Ha un bel da fare l'agricoltore, dando acqua e concime all'albero; il ramo secco non ne avvantaggia, poiché non vi scorre più la linfa.

L'albero mistico sacerdotale affonda le sue radici nel Cristo; è fronzuto e sfida le intemperie. L'Agricoltore mistico, il Vi­cario di Cristo, ne ha grande cura e ne ali­menta la vita in svariati modi. Il Figlio di Dio è « Verbum Dei »; il Papa si serve d'ordinario proprio della parola, avvalo­rata dalla sua Autorità Apostolica, e con discorsi, encicliche, decreti e leggi sapien­ti alimenta la vita spirituale di tutti i fe­deli, particolarmente dei Sacerdoti.

Dovrebbero tutti avvantaggiare delle sollecitudini del Sommo Pontefice. Ma purtroppo non lo è!

Nell'albero mistico sacerdotale ci sono dei rami secchi o quasi e molte foglie aride o accartocciate. Si hanno le orecchie per udire materialmente la voce del Papa, ma non per eseguire quanto egli racco­manda oppure ordina.

Il documento conciliare sul celibato, frutto di preghiere e di studi delle menti più elevate, sancito in termini perentori e con Autorità Apostolica, dovrebbe far scattare in piedi tutti i Sacerdoti e dire: Accettiamo volentieri la verginità sacer­dotale e ringraziamo il Padre Celeste che ci ha chiamati a tanto!

Invece nel Post-Concilio c'è stata e c'è ancora una levata di scudi contro la legge del celibato. Con riunioni e conferenze e più che tutto con la stampa s'inveisce contro il celibato. Si sono già formate due forti correnti.

La schiera dei Preti rilassati, detti « mo­derni », quanti motivi, o pseudo-giustifica­zioni, mette avanti! Di certo davanti a Dio non andranno esenti da gravissima respon­sabilità tutti coloro che ammettono e bri­gano che il Sacerdote possa unirsi in ma­trimonio. 

RESPONSABILITA’

Al Sommo Pontefice si fanno forti ri­chieste e pressioni perché abolisca il celi­bato e sciolga il voto ai già legati.

Ma anche il Papa ha la sua coscienza e sente il peso della sua enorme responsabi­lità. Pure lui dovrà dare a Dio conto « vil­licationis suae ».

Una legge ecclesiale, da secoli esistente, ricca di frutti di santità, abrogata per ac­contentare la poca o niuna virtù di certi Preti, quale responsabilità sarebbe davan­ti a Dio, per il bene che farebbe omettere in seno alla Chiesa!

Se il Papa cedesse, il che Dio scongiuri, la prima responsabilità davanti a Cristo Giudice sarebbe la sua e poi quella dei contestatori.

Dovrà darsi conto a Dio non solo del male operato, ma pure delle omissioni del bene, che potrebbe farsi e non si fa. 

CHI SONO?

Uno sguardo alla massa dei Preti con­testatori! Chi sono?

Sono d'ordinario quelli scontenti del loro stato sacerdotale, deboli, caduti o prossimi a cadere nel fango dell'immorali­tà, anelanti di piaceri mondani, di spassi, avidi di denaro e di ogni comodità. Si sen­tono come vuoti, quasi uomini falliti; non sentono le gioie dello spirito e non pos­sono avere i piaceri sessuali. Il loro cuore è vuoto, perché manca il Signore; anelano riempirlo con la « signora », la donna.

Smaniosi di sposare, per far tacere la coscienza, per apparire retti davanti al mondo, ma più che tutto per mascherare la loro vita poco edificante, escogitano dei motivi, che sono cavilli. Qualche moti­vo di sposare potrebbe avere un po' di for­za, per lo più immaginaria che reale; ma il vero motivo, l'unico motivo, è il non vo­lere rinunziare ai piaceri carnali. 

PSEUDO-MOTIVAZIONI

Si dice:

La legge del celibato non può e non deve esserci, perché è una violazione della libertà umana.

Innanzi tutto si parta dal principio che il celibato non è contrario allo spirito del Vangelo, anzi esso mette in luce ed in atto le parole divine: Ci sono di quelli che si son fatti eunuchi da sé in vista del regno dei Cieli.

Non lede la libertà umana, anzi la guida al meglio e la corrobora.

Un uomo, nell'età in cui si suole sce­gliere lo stato di vita, verso i venticinque anni, disposto a consacrarsi a Dio ed a de­dicarsi al bene delle anime, dopo maturo esame, senza pressioni di terzi, dice ai piedi dell'Altare, alla presenza dell'auto­rità costituita, il Vescovo: Voglio essere Sacerdote ed accetto il celibato!

Il suo « sì » è perfettamente libero. Emettendo liberamente il voto di perpetua continenza, è tenuto in coscienza a man­tenerlo.

« Promissio boni viri est obligatio ». Ma se la promessa è fatta a Dio, l'obbligo è maggiore.

Dice 1'Ecclesiaste: Se hai fatto a Dio qualche voto, non ritardare l'adempimen­to, perché a Lui dispiace la bugiarda e stol­ta promessa. Tu mantieni quanto hai pro­messo con voto, perché è molto meglio non fare voti, che, fatto il voto, non adem­piere quanto si è promesso (Eccl. V-3).

I Preti che dicono: Vogliamo tolto il voto del celibato! - meditino bene le su citate parole dell'Ecclesiaste!

Come chiamare questi infelici Ministri dell'Altare? Infedeli, perché non vogliono mantenere il loro voto; ingiusti, perché tolgono a Dio ciò che hanno giurato di dargli; quasi novelli Giuda, perché, per andare dietro ad una donna, tradiscono il loro voto.

Si dice:

Il Sacerdote deve sposare per stare se­reno nella vita; quando ha la moglie, non ha l'assillo quotidiano della continenza e può esplicare meglio le sue attività.

In teoria sembrerebbe così; in pratica non lo è.

La vita matrimoniale è un rimedio alla concupiscenza, ma non è il tutto.

Cosa dice infatti il moltiplicarsi spaven­toso degli adulteri nel mondo e la pretesa delle masse per legalizzare il divorzio? Tanto fango morale dimostra che la vita coniugale non apporta a tutti e per sem­pre la serenità che si ripromettono certi Consacrati.

A tale riguardo i Preti sposati potreb­bero essere i più irrequieti, perché si tro­verebbero in pericolo più degli altri uo­mini. I medici ed i Preti sono le persone più in pericolo e più pericolose in fatto di moralità, perché, i primi hanno in mano i corpi delle donne ed i secondi le loro anime.

La serenità della vita viene dalla pace della coscienza; viene dal di dentro e non dal di fuori; e, nel caso del Sacerdozio, dalla rinunzia alla materia lubrica. Meno si pensano certe cose... meno si desiderano e meno se ne sente il così detto bisogno; ne consegue la serenità.

I Sacerdoti più sereni sono i più puri, quelli che non scendono a compromessi con la passione.

Si tenga presente che meno si dà al cor­po e meno esso richiede; più gli si dà e più pretende, sino a prendere il dominio dello spirito e rendere abulici, schiavi del­la passione impura.

Voi Preti, che volete scendere a com­promessi, siate sinceri! Siete più sereni ora, che bramate accomunarvi alla vita dei semplici fedeli, oppure nel periodo aureo del vostro sacerdozio, allorché sentivate la vicinanza di Dio per la fedeltà a Lui?... A voi la risposta!

Si dice:

È bene che il Prete sposi, per compren­dere meglio le necessità dei fedeli e por­tarli a salvezza.

Ma è proprio necessario che il medico abbia addosso i malanni dei clienti per comprenderli e curarli bene? Non gli è sufficiente lo studio e l'esperienza quoti­diana?

Se tanto basta al medico, perché non deve bastare al Sacerdote lo studio della pastorale e l'esperienza di ogni giorno, stando a contatto con i fedeli?

Si dice:

Sposare è un bene. Perché privare il Sacerdote di un tanto bene?

La risposta la dà San Paolo:

E’ un bene per l'uomo essere celibe... Sei sciolto dalla moglie? Non cercar mo­glie... Il tempo è breve... Passa la scena di questo mondo... Chi non ha moglie, si dà pensiero delle cose del Signore e del come piacere a Dio; ma chi è ammogliato, si dà pensiero delle cose del mondo e del come piacere alla moglie e così resta come diviso... Fratelli, bramerei che voi foste quale sono io (celibe); ma ognuno ha da Dio il suo dono particolare, chi in un mo­do, chi in un altro... Chi dà a marito la propria figliuola, fa bene; ma chi non la marita, fa meglio (I Corinti VII).

Secondo San Paolo è meglio non spo­sare, per non avere la preoccupazione delle cose del mondo e per darsi maggior pen­siero delle cose del Signore e del come piacere a Dio.

Sono proprio i Sacerdoti i chiamati a liberarsi dalle sollecitudini mondane, per attendere unicamente agli interessi di Dio. Si dice:

L'uomo è fatto per la paternità. Il ce­libe è un uomo fallito.

C'è la paternità dei corpi e vi è chia­mata la maggioranza degli uomini. C'è quella spirituale, riservata ai celibi volon­tari, alla quale sono chiamati i Ministri dell'Altare.

I vergini hanno una paternità spirituale meravigliosa, neppure da paragonarsi a quella naturale. Son Paolo l'accenna scri­vendo ai Corinti: Sono io che vi ho gene­rato in Cristo Gesù mediante il Vangelo (I Corinti IV-15).

Di quante anime può essere padre un buon Sacerdote, puro, disinteressato e pio! Chi può contare i figli spirituali di Santo Ignazio, di San Filippo Neri, di San Gio­vanni Bosco e di mille e mille altri Sacer­doti, tra cui non ultimo Padre Pio da Pie­trelcina?

Ed è proprio il Sacerdote che si dà co­munemente il nome di « Padre'», padre di anime!

Si dice:

Il celibato è buono, ma è troppo pe­sante. Non ho la forza di portare un tanto peso.

È evidente la bellezza e la preziosità della verginità; lo riconoscono anche i più aberrati contestatori.

Che la perpetua continenza sia un peso, un continuo sacrificio, non si può negare. Non si dimentichi però che la vita dell'uo­mo sulla terra è combattimento (Giobbe VII-1) e ci attende un'eternità di gloria. Il Paradiso è premio e bisogna guada­gnarselo.

Non sarà coronato se non chi avrà legit­timamente combattuto (II Timoteo II-5). Gesù Cristo dice: Il mio giogo è soave ed il mio peso è leggero (Matteo XI-30). Dunque il peso del celibato può render­si non solo portabile, ma addirittura leg­gero; ne è prova la vita intemerata di grandi schiere di buoni Sacerdoti, i quali nei secoli ci hanno preceduto nella vigna del Signore.

Voi Consacrati, che oggi dite: Voglia­mo la donna! Non abbiamo la forza di astenercene! - riflettete!

Un tempo la pensavate diversamente, perché allora attendevate al vostro pro­gresso spirituale ed agli interessi delle anime. Il celibato stava in cima ai vostri pen­sieri. Il vosto carro spirituale aveva le ruote in buono stato ed abbastanza lubrifi­cate.

Come è avvenuto il vostro cambiamen­to?

Prima avevate più fede eucaristica. Vi intrattenevate spesso e volentieri davanti al Tabernacolo. Celebravate con molta de­vozione e senza frettolosità.

Non trascuravate le norme ascetiche, di cui fa cenno il Documento Conciliare sul celibato e cioè: l'esame di coscienza, la meditazione, la lettura spirituale, la recita del Rosario, il pio esercizio delle giaculà­torie ed il Ritiro Mensile. Vi esercitavate pure nelle piccole rinunzie volontarie, col­tivando così lo spirito di mortificazione, tanto utile alla purezza.

Memori del detto dello Spirito Santo: Chi ama il pericolo, perirà in esso! (Eccl. III-27), evitavate le occasioni pericolose ed al sorgere di qualche affetto disordina­to, subito tagliavate i fili di certe relazioni.

Allora il peso della continenza era leg­gero; la grazia di Dio vi sosteneva.

Con l'andare del tempo, poco per volta, quasi insensibilmente, piccole fessure co­minciarono a far penetrare l'acqua nella barchetta della vostra anima, sino a riem­pirla; se non si corre ai ripari, ci sarà l'af­fondamento.

Si è verificata in voi la sentenza dello Spirito Santo: Chi disprezza le piccole co­se, a poco a poco cadrà nelle grandi (Eccì. XIX-1).

Ecco il procedimento della vostra sma­nia di sposare:

Diminuzione di preghiera, poca unione con Dio, omissioni di certi pii esercizi quo­tidiani, poco spirito di mortificazione.

Alla delicatezza di coscienza tenne die­tro la rilassatezza; non più rimorso delle piccole cadute volontarie. Tanto, dicevate, si tratta di venialità. Non andrò all'inferno per queste piccolezze!

Il Signore intanto diminuì in voi l'aiuto della sua grazia, poiché voi rendevate inef­ficaci tante grazie attuali.

Alla grazia sottentrò la natura, con le tristi conseguenze: Pensieri pericolosi... accarezzati; libertà di sguardi e di tratto; affettuosità assecondate; familiarità poco lodevoli con qualche donna; un po' di mondanità; ricerca di piccoli e grandi pia­ceri; ecc...

Le ruote del carro spirituale dapprima s'irrugginirono e poi si frantumarono. Il peso del celibato, senza le ruote, non poté più essere trainato. Allora avete detto: Non ho la forza di portare tanto peso!

Sacerdoti contestatori, volete arenare e mettere in pericolo l'eterna salvezza? Mettetevi di buova volontà! Riprende­te la vostra lena spirituale. Siete discesi dalla cima? Rifate la salita.

Siate giudiziosi e non pensate solo al presente, all'attimo fuggente, come fanno i senza fede.

Si può morire e più presto di quanto si pensi. Quante morti improvvise, anche di giovani Sacerdoti disertori! Quale sarà sta­ta la loro sorte eterna?...

Nell'ora della morte sarete più contenti del celibato mantenuto o della vita, ormai sfumata, dei piaceri sessuali?

Meditate la Passione di Gesù ed i no­vissimi: Memorare novissima tua! (Eccl.

VII-40). Riaccendete la vostra devozione alla Vergine Santissima. È la Madre dei Sacerdoti e certamente vi sosterrà.

Il tempo che impiegate a cercare giusti­ficazioni contro il celibato, impiegatelo piuttosto ai piedi di Gesù Sacramentato.

Se volete, potete mettervi bene in car­reggiata, come si sono rimessi altri.

- Ma, si soggiunge, la volontà è de­bole! -

Risponde San Paolo: Tutto posso in Colui che mi dà la forza! (Filippesi IV-13). Gli ottenebrati dalla passione dicono: Sì, queste sono tutte belle cose! Ma or­mai non ne abbiamo più voglia. È inquie­to il nostro cuore, finché non si sia ripo­sato in qualche donna.

A costoro si dà l'ultimo consiglio: Ri­petere spesso: A mala voluntate libera nos, Domine!

E serva di monito qualche detto prover­biale: Ride bene, chi ride ultimo! E: Chi è causa del suo male, pianga se stesso!

Si dice:

Per meglio andare in Paradiso da sposato, che all'inferno da celibe.

Questo vale per quelli che ancora non hanno il Carattere Sacerdotale. Prima di emettere il voto del celibato, se non se la sentono, tornino indietro. Di certo è me­glio salvarsi da buoni padri di famiglia, che dannarsi da Sacerdoti infedeli.

Non vale la suddetta motivazione per i già Consacrati. Avrebbero dovuto pensar­ci in tempo. Non avendolo fatto prima, ora ne portino le conseguenze, che sono conseguenze sante, fonti di meriti e capar­ra di gloria eterna. 

MEMINISSE JUVABIT!

La verginità è stata sempre inneggiata dagli oratori e scrittori sacri.

A conclusione del fin qui detto, si ri­porta il pensiero di Sant'Ambrogio e quel­lo di San Girolamo, Dottori di Santa Chie­sa.

- Son cose che si sanno! - dirà qual­che Prete.

È vero! Ma « miminisse iuvabit! ».

SANT'AMBROGIO

Sant'Ambrogio, entusiasta del celibato, scrisse il libro « De verginitate », che i Sacerdoti contestatori dovrebbero medi­tare.

Egli, confrontando verginità e martirio, asserisce che la prima è più lodevole del secondo e, se si commemora una Santa, Vergine Martire, deve ammirarsi di più in lei la verginità, in quanto è questa la vir­tù che fa i Martiri.

Il Santo Dottore, convinto che il ce­libato è frutto di grazia, implorata con la preghiera, formulò delle orazioni partico­lari. Si riporta quella che egli soleva reci­tare prima di celebrare.

Nella « Praeparatio ad Missam », an­nessa al Breviario, antecedente al rinnova­to, nella « Feria Secunda », così si espri­me:

« Re dei vergini e amante della castità e della continenza perfetta, con la celeste rugiada della tua benedizione spegni nel mio corpo il fomite dell'ardente concupi­scenza, affinché resti in me la castità del corpo e dell'anima.

« Mortifica nelle mie membra gli sti­moli della carne e tutti i moti libidinosi e donami la vera e perpetua castità, con gli altri tuoi doni, che veramente a te piac­ciono, affinché io possa offrirti il Sacrifi­cio di lode col corpo casto ed il cuore mondo.

« Ed invero, con quanta contrizione di cuore e abbondanza di lacrime, con quanta riverenza e tremore, con quanta castità di corpo e purezza di anima si deve cele­brare questo Divino e Celeste Sacrificio, ove realmente si mangia la tua Carne. ove realmente si beve il tuo Sangue, ove si congiungono le cose minime con le som­me, le terrene con le divine, ove c'è la pre­senza dei Santi Angeli, ove tu sei costi­tuito mirabilmente ed ineffabilmente Vit­tima e Sacerdote! ».

Preghiera eccellente, che riflette l'ani­mo di Sant'Ambrogio, innamorato della perfetta continenza!

SAN GIROLAMO

In tema di verginità non è meno entu­siasta e forte San Girolamo. Sono in cir­colazione quattro volumi delle sue Lette­re, vero capolavoro di ascetica.

Si spigolano dei brani della Lettera XXII; il testo sarebbe troppo lungo. È indirizzato alla vergine Eustochia, nobile romana, affinché non si lasci lusingare dal mondo.

È la famosa lettera sulla verginità. Dice San Girolamo che con essa non vuol tes­sere il panegirico della verginità, ma pre­sentare un quadro dei pericoli che la in­sidiano.

Per la tua consacrazione a Dio non devi insuperbirti, ma provare timore. Tu avan­zi carica di oro. Sta' attenta ai ladri! Que­sta vita è uno stadio per noi mortali; qui noi facciamo la gara; altrove riceveremo la corona. Nessuno cammina tranquillo in mezzo alle vipere ed agli scorpioni.

- La mia spada si è inebriata nel Cie­lo! (Isaia XXIV-5); - così afferma il Si­gnore. E tu credi di avere pace in una ter­ra che genera rovi e spine e serve da pasto al serpente? Non abbiamo da combattere soltanto contro la carne ed il sangue, ma contro i principati e le potestà di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male, sparsi nell'aria. (Efesini VI-12).

Enormi battaglioni di nemici ci circon­dano; le forze avverse s'annidano ovun­que. E questa nostra fragile carne, desti­nata a diventare cenere ben presto, deve combattere da sola con un mucchio di av­versari.

Finché siamo chiusi in questo nostro debole corpo e « portiamo questo tesoro in vasi di creta » (II Corinti IV-7), finché lo spirito ha desideri opposti alla carne e la carne allo spirito, la vittoria non è ga­rantita ». Il diavolo, nostro nemico, ci gira attorno come un leone ruggente in cerca di preda » (I Pietro V-8)).

Davide canta: Hai stabilito le tenebre ed è calata la notte; sbucano fuori tutte le fiere della selva ed i leoncelli ruggenti in cerca di preda, per chiedere a Dio il loro ci­bo. (Salmo: CIII-20).

Il diavolo non va in caccia degli uo­mini infedeli, dei fuorviati; si affretta in­vece a rapinare in seno alla Chiesa di Cristo. Egli cerca carni prelibate; vuol scardinare Giobbe, si è divorato Giuda e pretende l'autorizzazione di crivellare gli Apostoli.

Il Salvatore non è venuto a portare pa­ce sulla terra, ma guerra.

Se Paolo Apostolo, vaso di elezione, pre­parato per annunziare il Vangelo di Cri­sto, sentendo il pungolo della carne e gli allettamenti dei vizi, tratta duramente il suo corpo e lo rende schiavo, per non ri­manere lui stesso condannato dopo aver fatto da araldo agli altri; se, malgrado i suoi sforzi, scorge nelle sue membra una altra legge che si oppone a quella dello spirito e lo sottomette alla legge del pec­cato; se, voglio dire, dopo aver patito nu­dità, digiuni, fame, prigione, staffilate, supplizi, riflettendo su se stesso esclama: Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? - come puoi crederti sicura tu?

Sta' ben attenta, ti prego! Dio non deb­ba dire mai di te: La vergine d'Israele è caduta; non c'è nessuno per rialzarla. (Amos V-2).

- Chi avrà guardato una donna per possederla, ha già commesso adulterio con lei, in cuor suo! - afferma il Vangelo (Matteo V-28).

Dunque la verginità si può perdere an­che solo col pensiero. Ci sono vergini colpevoli, che posseggono la verginità fi­sica, ma non quella del cuore.

Non voglio proprio che lasci aperto il campo ai cattivi pensieri.

È impossibile che non s'insinui nei sen­si dell'uomo quella vampa di passione, che va sino al midollo delle ossa. Merita lode ed il titolo di beato chi smorza i pensieri perversi appena spuntano e li batte contro la roccia; e la roccia è Cristo.

Quante, quante volte, pur abitando in questo sconfinato deserto, bruciato da un sole torrido, in questa squallida dimora offerta ai Monaci, credevo davvero di esse­re nel mezzo della vita gaudente di Roma! Me ne stavo seduto, tutto solo, con l'ani­ma rigonfia d'amarezza. Il mio corpo, sfi­gurato dal sacco, faceva spavento; la pelle sporca ed indurita richiamava l'aspetto di un negro. Lacrime e gemiti ogni giorno!

Se, nonostante i miei sforzi, il sonno mi assaliva improvviso, ammaccavo le os­sa tutte slocate, steso sulla nuda terra.

Non ti parlo del cibo e della bevanda; nel deserto anche i malati usano acqua ge­lida; un piatto caldo è una golosità!

Io dunque, sì, proprio io, che mi ero da solo inflitto una così dura prigione per timore dell'inferno, senz'altra compagnia che belve e scorpioni, sovente sentivo di trovarmi tra fanciulle danzanti.

Il volto era pallido per il digiuno, ep­pure, in un corpo ormai avvizzito, il pen­siero ardeva di desiderio; dinanzi alla men­te di un uomo morto nella carne, ribol­liva l'incendio della passione. Privo di aiu­to, mi prostravo ai piedi di Gesù, li irro­ravo di lacrime, li asciugavo con i capel­li, domavo la carne ribelle con settimane di digiuni.

Non mi vergogno di confessare queste miserie; se mai, piango di non avere più il fervore di una volta.

Ricordo che con frequenza i miei gemi­ti congiungevano il giorno alla notte; non la smettevo di battermi il petto finché non era tornata la bonaccia.

Anche la cella mi faceva spavento, qua­si fosse complice dei pensieri impuri; irritato contro me stesso ed inflessibile, avan­zavo solo nel deserto. Se scoprivo una valle profonda o una montagna scoscesa o rocce a precipizio, là mi rifugiavo a pre­gare, là stabilivo l'ergastolo per la mia carne martoriata.

Ma, il Signore mi è testimone, dopo pianti a non finire, dopo aver tenuto a lungo lo sguardo fisso al cielo, mi pareva talvolta di trovarmi tra le schiere degli Angeli. - 

BISOGNA SCEGLIERE

E tanto basti per comprendere la stima che San Girolamo aveva della perpetua e perfetta continenza ed a quali mezzi si ap­pigliava per custodirla. Giunse all'eroi­smo.

Il regno dei Cieli richiede violenza e se ne impossessano i violenti (Matteo XI-12 ), cioè i risoluti, gli animati di buona vo­lontà.

Non si possano avere due Paradisi, uno nel tempo e l'altro nell'eternità. Bisogna scegliere! 

CONCLUSIONE

Al presente va in circolazione un opu­scolo « Luce ai Sacerdoti ».

Si riporta una pagina che riguarda il ce­libato sacerdotale. L'autore mette in bocca a Gesù delle parole calde e accorate per toccare il cuore dei Consacrati.

Miei Prediletti, ascoltate!

Rivolto a Pietro io dissi: Cosa importa a te?... Vieni e seguimi! -

Pietro lasciò tutti e mi seguì. Momen­taneamente compì un grande passaggio, dall'umano al divino, non si voltò più in­dietro, non rimpianse ciò che aveva lascia­to, non ritornò più sui suoi passi vissuti nel mondo e mi seguì fino al martirio.

Anche voi, o Sacerdoti, avete sentita la mia voce. A ciascuno ho detto: Vieni e seguimi! - Nel momento in cui avete emesso il voto del celibato, avete compiu­to il passaggio dall'umano al divino. Vo­lete ora rimpiangere ciò che avete lascia­to e ritornare sui vostri passi?

Quel giovane puro e buono, avvicina­tosi a Me, domandò: Dolce Maestro, cosa devo fare per salvarmi? - Lo guardai con occhio di compiacenza; era vergine e lo volevo tutto per Me. Gli risposi: Vendi tutto ciò che possiedi, donalo ai poveri e seguimi! -

Ma quel giovane si rattristò e si tirò in­dietro; era molto attaccato ai suoi beni terreni e non ebbe il coraggio e la genero­sità di svincolarsi dal mondo per seguire la mia chiamata.

Quella chiamata rivelava la vocazione che avrei data a tante anime elette. Quan­to si amareggiò il mio tenerissimo Cuore pensando ai secoli futuri, quando sarei sta­to tradito ed abbandonato dalle anime scelte alla mia sequela!

Io chiamo, scelgo e prediligo lo stato su­blime che distacca dal consorzio umano. I chiamati, i Prediletti, siete voi, o Sacer­doti! Voi siete i Sacramentati e racchiu­dete in voi stessi tutto ciò che sa di sacro. Io, Figlio di Dio, sono posto sulla vostra lingua, nelle vostre mani e divenite Am­ministratori di Dio! Ma dovete rendervi degni di così alta missione! Ogni Sacerdo­te dovrebbe dire come il Profeta: Parla, o Signore, che il tuo servo ti ascolta! - Ma purtroppo molti non osano dire così, perché non vivono più alla mia presenza.

Insegnai un giorno: Chi ama il padre, la madre, i fratelli, le sorelle, ecc... più di Me, non è degno di Me. - Con questa af­fermazione intendevo dire chiaramente di rompere per amor Mio ogni vincolo di sangue, che possa trattenere l'anima scelta da Me. Quindi il Sacerdote prediletto da Me deve vivere da Angelo sulla terra, deve liberarsi da ogni preoccupazione terrena e da ogni affetto carnale. Non deve essere come la canna al vento. Il cuore puro tra­passa il Cielo ed anche l'Inferno e gode la libertà dei figli di Dio.   

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