VANGELO SECONDO MATTEO

Commentato

 

INTRODUZIONE

Il "vangelo secondo Matteo" è la prima delle raccol­te evangeliche e pare anche la più utilizzata dagli auto­ri cristiani del primo secolo. Con i vangeli di Marco e Lu­ca, è uno dei tre vangeli sinottici. Tra le tante domande possibili sull'argomento, sceglia­mo alcune essenziali; le seguenti.

 

CHI È IL VANGELO? Non ci chiediamo tanto "cos'è", ma "chi è", poiché la "buona notizia" (vangelo) che risuona nel tempo è Gesù Cristo stesso, che è venuto a di-mostrarci l'amore coinvolgente di Dio e a salvarci. Gli scrit­tori cristiani che rac­contano la sua vita e il suo messaggio sono detti 'evange­listi': le versioni del racconto "secondo" i diversi evangelisti accentuano aspetti diversi, ma tutti concorrono a meglio introdurci nella conoscenza della persona di Gesù e nell'amorevole mistero di Dio.

 

CHI È MATTEO? Nel suo racconto (Mt 9,9; 10, 3) Matteo si presenta come un pubblicano (esattore delle imposte o gabellie­re) chiamato da Gesù tra i suoi apostoli. Esercita il suo mestiere a Cafarnao, la "via del mare" di grande impor­tanza per il transito tra l'Est e la costa del Mediterraneo. Appena chiamato da Gesù, decide di fare una cena con lui e gli amici: un gesto che fa pensare a quello pro­tetico di Eliseo (1Re 19,21) e a Zaccheo (Lc 19,1-1 0). Il nome Matteo, come Mattatia, signitica "dono di Dio" ed è quindi l'equivalente di 'Teodoro' o 'Adeodato'. Ma l'evangelista avrebbe anche un altro nome, presente in Lc 5,27-32 e Mc 2,14-17, dove il pubblicano viene chia­mato Levi. E l'identità dei due 'pubblicani' dello stesso episodio narrato è fuori discussione. Non si conoscono con esattezza le regioni evangelizzate da Matteo dopo la sua partenza dalla Palestina. Rufino, S. Eucherio e Socrate indicano l'Etiopia, S. Am­brogio e S. Paolino da NoIa parlano della sua predica­zione in Persia, altri indicano il Ponto, la Siria, la Mace­donia, l'Irlanda. Incertezza anche sulla sua morte: lo gno­stico Eracleone parla di morte naturale, altri di martirio e diversi ne sono i racconti (passiones) apocrifi. Incerto anche il tempo e luogo della morte il momento dell'arrivo delle sue reliquie a Paestum. È certo che nel 954 Salerno custodiva il corpo di S. Matteo, anche se te­nuto nascosto: ritrovato nel 1080, fu posto nel tempio co­struito appositamente e consacrato da S. Gregorio VII, go­dendo sempre della venerazione della gente campana. Il calendario liturgico celebra la sua festa il 21 settem­bre. Ma il Calendario marmoreo di Napoli (IX sec.) por­ta il suo nome al 6 maggio e al 6 novembre.

Simbolo del suo vangelo è l'uomo, secondo la spie­gazione di S. Girolamo alla visione di Ez 1,10: "La pri­ma faccia d'uomo indica Matteo". Mt è l'abbreviazione usata per citare passi del vange­lo di Matteo, seguita dall'indicazione del capitolo e dei versetti di riferimento. L'iconografia poi è tra le più estese nell'arte cristiana, particolarmente a motivo del triplice aspetto di apostolo, evangelista e patrono di corporazioni di mestiere. L’abbondanza delle immagini rende quasi impossibile una sistemazione storica. E’ raffigurato abitualmenie in età avanzata, con volto piuttosto severo e folta bar­ba (anche se esistono poche immagini giovanili e col volto sereno), un libro e un angelo (per la simbologia desunta da Ez 1,10 e Ap 4,6), talvolta una borsa con denaro o un tanciullo in una culla ed una croce (per il suo racconto dell'intanzia e passione di Gesù). Ricor­rente è la scena della vocazione di Matteo e in parte del suo martirio. (…)

 

PER CHI SCREVE MATTEO? Il primo evangelista scrive principalmente per i con­vertiti dal giudaismo e vuol dimostrare a loro che Gesù è uno della loro razza, figlio di Abramo e di Davide, il nuo­vo Mosè di un nuovo popolo legato a Dio da una nuova alleanza, il Messia nel quale si compiono le Scritture, il Fi­glio di Dio risorto dai morti e costituito Signore. Così i cristiani di origine ebraica, legati alla fede e all'am­biente d’Israele, possono leggere in particolare rilievo quegli aspetti della vita e dell'insegnamento di Gesù che maggiormente interessano la loro formazione religiosa. Quanto alla composizione, tradizione e studi consoli­dati affermano che un primo nucleo del suo vangelo sia stato scritto in lingua aramaica e pubblicato torse tra il 40 e il 50 d.C. Papia, vescovo di Gerapoli in Asia minore verso il 110 o 120, riferito dallo storico cristiano Eusebio di Cesarea (263-339), afferma che Matteo "or­dinò i detti (del Signore) in dialetto ebraico, e ognuno li interpretò come poté". Anche S. Ireneo di Lione, della fine del Il secolo, scrive che "Matteo tra gli ebrei nella loro propria lingua pubblicò un vangelo scritto" e Ori­gene riferisce che il primo vangelo si rivolge "ai cre­denti venuti dal giudaismo". Lo stesso stile letterario e la familiarità con l'ambien­te e la cultura giudaica (si pensi alle frequenti citazio­ni della Bibbia!) confermano questo carattere ebraico del racconto. Però a noi di questo vangelo è pervenuta soltanto una redazione greca, già conosciuta nel primo secolo. Per questo si parla di un "Matteo aramaico" e di un "Matteo greco". La redazione definitiva, fatta in un ambiente cristiano a maggioranza ebraica e in una zona a nord della Palestina o in Siria, risale probabil­mente agli anni 80-85, ad almeno dieci anni dalla di­struzione di Gerusalemme e della conseguente di­spersione dei cristiani. E nella esposizione dei fatti della vita pubblica di Gesù il racconto dì Matteo tiene presente una serie di fonti, soprattutto il vangelo di Marco. (…)

 

I. IL VANGELO DELL'INFANZIA

 

La prima parte del Vangelo di Matteo, scritta per ultima come introduzione a tutto il libro, contiene una riflessione sulla divini­tà di Cristo. Intende dare gli ultimi tocchi per dimostrare che Ge­sù compie le Scritture: la legge e le parole dei profeti. Ogni brano comincia con un episodio e si conclude con una citazione profe­tica. Si constata così come l'infanzia di Gesù riproduca il destino del popolo di Dio: la nascita per intervento di Dio, il modo e il luogo in cui essa avviene, il viaggio e il soggiorno di Gesù in Egitto e il suo ritorno dall'esilio ricordano il soggiorno degli stessi israeliti nel paese del faraone e il loro difficile viaggio verso la terra promessa. Dal momento che i fatti riferiti non avevano fatto parte della pre­dicazione apostolica primitiva, si pensa oggi che l'evangelista non disponesse, per questo periodo della vita di Gesù, che di ri­cordi conservatisi in ambienti periferici. Perciò i testi non inten­dono presentare una storia dell'infanzia di Gesù nel senso stretto della parola, ma esporre, a scopo catechetico e religioso, soprat­tutto quegli episodi dell'infanzia di Gesù che in prospettiva di fede, meglio potevano illustrare la sua missione e la sua figura di Messia. La genealogia di Gesù, con la lista di alcuni nomi noti, vuole far vedere come egli discenda veramente da Abramo, il padre del popolo ebraico, e da Davide considerato il re-modello, secondo la predicazione di Isaia 11,1. Invece tutte le donne ivi ricordate figurano in una situazione irregolare per un devoto israelita, op­pure nella posizione di straniere. Gesù si inserisce, cosi nella grande famiglia umana con tutte le sue debolezze; la sua origine fa già presentire che egli viene per l'insieme degli uomini e non per il solo popolo giudaico. Notiamo infine che le cifre presenta­te, 3 serie di 14, ovvero 6 volte 7, il numero della pienezza, han­no probabilmente un significato simbolico: è tutta la storia dell'umanità che sale verso Gerusalemme.

 

1

1Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.

2Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli,

3Giuda generò Fares e Zara da Tamar Fares generò Esròm Esròm generò Aram

4Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn

5Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse,

6Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria,

7Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asàf,

8Asàf generò Giòsafat. Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia,

9Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia,

10Ezechia generò Manasse, Manas­se generò Amos, Amos generò Giosia,

11Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.

12Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabèle,

13Zorobabèle generò Abiùd, Abiùd generò Elìacim, Elìacim generò Azor,

14Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd,

15Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan. Mattan generò Giacobbe,

16Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo.

17La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo e, infine, di quattordici.

 

Gesù, «Dio salva», figlio di una vergine, discendente di Davide.

Questo racconto sull'origine di Gesù è una narrazione molto elaborata, piena di riferimenti biblici. Se i discepoli non hanno compreso, mentr'egli era vivo, che Gesù è figlio di Dio, la chiesa primitiva ne è invece pienamente cosciente. Meditando sulle con­dizioni della sua nascita e sulla profezia di Isaia, che preannun­cia una vergine che partorisce un figlio chiamato Emmanuele, la chiesa pensa che Giuseppe non può essere padre, nel senso abi­tuale del termine, e che la vera origine di Gesù deve essere Dio stesso. - Una tradizione giudaico-cristiana indica come Giusep­pe abbia risolto il problema di coscienza posto dal dovere di de­nunciare Maria. L 'apparizione infine di un angelo in sogno è nella Bibbia una maniera frequente di esprimere una illumina­zione di fede (Dt 22,20s; Is 7,14).

18Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Ma­ria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.

19Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla decise di licenziarla in segreto.

20Mentre pero' stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signo­re e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di pren­dere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.

21Essa partorirà un figlio e tu lo chia­merai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

22Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

23Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi.

24Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa,

25la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un fi­glio, che egli chiamò Gesù.

 

2

La nascita di Gesù e la visita dei magi.

Dei sacerdoti persiani, forse astrologi, riconoscono la regalità di Gesù sin dalla sua na­scita: persino gli astri proclamano, infatti, la sua venuta. I giu­dei, al contrario, pur conoscendo le Scritture, non ne hanno nemmeno il presentimento; il re Erode vuole addirittura distrug­gere tale regalità. La nascita di Gesù viene a compiere la profe­zia di Michea sulla città di Davide (5,1) mentre la venuta dei ma­gi adempie quella del libro dei Numeri (24,17), di Isaia (49,23; 60,5-6) e del salmo 72,10-15 sull'omaggio delle nazioni al Dio di Israele (Lc 2,1-7). - Alla fine del suo Vangelo, Matteo mostrerà come, dopo la risurrezione, i discepoli vengano inviati a tutte le nazioni. Il movimento verso Israele si cambia allora in un movi­mento verso le nazioni.

1Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e doman­davano:

2«Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo».

3All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusa­lemme.

4Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia.

5Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

6E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele».

7Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella

8e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, per­ché anch'io venga ad adorarlo».

9Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che ave­vano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fer­mò sopra il luogo dove si trovava il bambino.

10A1 vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.

11Entrati nella ca­sa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo ado­rarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

12Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

 

La discesa di Gesù in Egitto e il suo ritorno.

Sono un compi­mento della profezia di Osea 11,1 e una chiara allusione al sog­giorno degli israeliti in Egitto. Lungo l'intero Vangelo di Matteo, Mosè sarà il punto di riferimento essenziale che permette di comprendere la missione di Gesù, «nuovo Mosè» (Gn 46,2-4; 27,43-45; 19,15; Es 2,15; 1Re 11,40; Os 11,1).

13Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore ap­parve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».

14Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nel­la notte e fuggì in Egitto,

15dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio.

 

La strage dei bambini di Betlemme.

Allusione alla strage dei bambini ebrei in Egitto. Rachele piange i suoi figli, secondo il testo citato di Geremia (31,15); Rama era stato il luogo di raduno dei deportati a Babilonia (Ger 40,]). Il ritratto storico di Erode che qui tiene il posto del faraone per la sua crudeltà, potrebbe autorizzare una simile tradizione; anche se, tutto sommato, una strage di bambini a Betlemme non poteva riguardare che pochi neonati.

16Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infu­riò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi.

17Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:

18Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più.

 

Gesù si stabilisce a Nazaret.

Dopo il soggiorno forzato in Egit­to, morto il re Erode, Giuseppe deve ritornare in Israele; ma è in Galilea, regione aperta ai pagani (Mt 4,15), che Gesù deve crescere. Anche il titolo dispregiativo «nazareno», datogli da alcuni, viene messo in relazione con certi passi della Scrittura a meno che non sia da leggere «nazireo», cioè «consacrato» - (Nazaret è un villaggio povero e disprezzato, non è mai nomi­nato nell'Antico Testamento). Da notare infine che Archelào è successo al padre Erode nell'anno 4 a. C. e che regnerà fino al­l'anno 6 d.C.

19Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto

20e gli disse: «Alzati, prendi con te il bam­bino e sua madre e va' nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino».

21Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele.

22Avendo però saputo che era re della Giudea Ar­chelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea

23e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

 

II. IL REGNO DEI CIELI

 

Giovanni, in ebraico Yohanan, «Dio ha fatto grazia», annuncia la venuta del Regno («regno» nel senso di signoria, regalità) e prepara gli uomini a riceverlo mediante un battesimo. Anche Gesù si fa battezzare da Giovanni; in quell'occasione viene desi­gnato come il messia. Nello scontro con Satana, spirito-del-male, egli definisce il senso della sua missione.

 

3

La predicazione di Giovanni Battista.

Egli compie una profezia di Isaia (40,3) e proclama che è ormai giunto il regno dei cieli, cioè il regno di colui che ha creato il mondo: Dio, di cui si evita­va allora di pronunciare il nome. Questa affermazione verrà ri­presa spesso da Gesù, accompagnata o meno dall'ardente in­giunzione di cambiar vita o di ritornare al Dio unico dell'allean­za (è il problema di ogni uomo; cf 2Re 1,7; Zc 13,4; Mc 1,1-8; Lc 3,1-6: Gv 1,19-23).

1In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea,

2dicendo: «Convertitevi, perché il re­gno dei cieli è vicino!».

3Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!

4Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele sel­vatico.

5Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; 6e, confessando i lo­ro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano.

 

Il giudizio è prossimo.

Giovanni Battista annuncia il giudizio di Dio, descrivendolo con immagini della Bibbia, e la venuta im­minente di colui che battezzerà gli uomini non con un battesimo d'acqua come il suo, ma con un battesimo nello Spirito Santo e nel fuoco: cioè nell'amore che, accolto con fede, rinnova e purifi­ca come il fuoco. Il fatto di essere membro del popolo eletto non costituisce più quindi un certificato (li appartenenza al vero po­polo di Dio (Is 30,27-33; Ger 15,7; Lc 3,7-18; Gv 1,16-28).

7Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi al­l'ira imminente?

8Fate dunque frutti degni di conversione,

9e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pie­tre.

10Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.

11Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che vie­ne dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

12Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestin­guibile».

 

Il battesimo.

La missione di Gesù prende le mosse da quella di Giovanni Battista (Mt 11,7-15). Mentre, però, questa pone ter­mine al tempo della Legge e dei profeti, quella di Gesù inaugura un periodo nuovo e segna l'avvento del regno di Dio. Dopo es­sere stato battezzato da Giovanni umiliandosi come un peccato­re per salvare gli uomini, Gesù riceve il dono dello Spirito; Dio lo designa come suo «Figlio prediletto». L'immagine dei cieli aperti corrisponde al grido di Isaia 63,19 e il segno della colom­ba indica l'inaugurazione d'una nuova creazione, dove cielo e terra saranno riconciliati (Gn 1,2; Sai 2,7; Is 42,1; Mc 1,9-I 1; Lc 3,21-22).

13In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Gio­vanni per farsi battezzare da lui.

14Giovanni però voleva impe­dirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?».

15Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poi­ché conviene che così adempiamo ogni giustizia». Allora Gio­vanni acconsentì.

16Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui.

17Ed ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto».

 

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Vincere la tentazione, destino e compito d'ogni uomo.

Lo spiri­to del male è una creatura spirituale che combatte il disegno di Dio (cf nota a Mc 1,21). Il deserto è convenzionalmente il luogo del ritiro, in cui l'uomo si pone di fronte alle scelte essenziali del­la vita. Così prima di iniziare la sua missione Gesù va nel deser­to. Ma l'evangelista presenta solo una sintesi del conflitto; da un'attenta lettura si capisce che le stesse scelte si ripresenteranno poi nel corso della vita di Cristo (c. 12). Le tre tentazioni conducono Gesù a rifiutare il potere temporale, il facile ricorso al miracolo (che priverebbe l'atto di fede della li­bertà che gli è propria) e soprattutto la seduzione dell'idolatria. Dove l'antico Israele soccombeva, colui che simboleggia il nuo­vo Israele resiste e vince. Le citazioni sono tolte da Dt 8,3; Sal 91,11-12; Dt 6,6 e 6,13. Gesù digiuna (come Mosè sul Sinai – Es 34,28- ed Elia sull'Oreb - 1Re 19,8) per quaranta giorni, vale a dire per un lungo periodo (Nm 14,34; Mc 1,12-13; Lc 4,1-13).

1Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per es­ser tentato dal diavolo.

2E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame.

3Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pa­ne».

4Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

5Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio

6e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede».

7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo».

8Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissi­mo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse:

9«Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adore­rai».

10Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto».

11Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.

 

III. LA PROCLAMAZIONE DELLA VENUTA DEL REGNO

 

Gesù annuncia la venuta del Regno e ne proclama lo statuto col discorso della montagna (probabilmente nell'anno 28).

 

Il regno di Dio è giunto.

La venuta di Gesù a Cafàrnao (Ca­pharnaum o Capernaum), città della Galilea ai confini delle re­gioni di Zàbulon e di Nèftali, realizza la profezia di Isaia (8,23-9,1) sulla liberazione materiale e spirituale di questi territori, fre­quentati da numerosi stranieri. Per la prima volta, Gesù annun­cia anche la necessità di cambiare in vista del regno di Dio: esso è già presente e sarà il regno dell'amore (Mc 1,14-15; Lc 4,14s).

12Avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato, Ge­sù si ritirò nella Galilea

13e, lasciata Nàzaret, venne ad abitare a Cafàrnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali,

14perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del pro­feta Isaia:

15Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti;

16Il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata.

17Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

 

Chiamata dei primi quattro discepoli.

Essi abbandonano tutto per seguire Gesù; la sua chiamata ha una forza tale che nulla più li trattiene. Questa narrazione e quelle parallele sono probabil­mente ispirate a un modello biblico (1Re 19,18-20), e avevano lo scopo di spiegare alle primitive comunità cristiane cosa volesse dire seguire Gesù. Certamente Gesù conosceva già gli uomini ai quali si rivolgeva. e se ha fatto ricorso a loro è perché li sapeva disponibili. Ma se tale narrazione viene qui inserita senza prepa­razione alcuna, è per indicare che la sua opera deve continuare nella missione dei discepoli (Mc 1,16-20; Lc 5,1-11).

18Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori.

19 E disse loro: «Seguitemi vi farò pescatori di uomini».

20Ed es­si subito, lasciate le reti, lo seguirono.

21Andando oltre, vide al­tri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre. riassettavano le reti: e li chiamò.

22Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.

 

Gesù insegna e opera guarigioni.

Matteo presenta Gesù come un vero profeta nello spirito dell'Antico Testamento: un inviato da Dio che ha la missione di parlare in nome di Dio e di rimettere a posto ciò che è in disordine. Il potere di guarire significa che il regno di Dio si manifesta fin da ora (Mc 1,39 e 3,7-8; Lc 4,44 e 6,17-18).

23Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle lo­ro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curan­do ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

24La sua fa­ma si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i ma­lati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epiletti­ci e paralitici; ed egli li guariva.

25E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

 

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IL DISCORSO DI GESÙ SULLA MONTAGNA OVVERO LA «MAGNA CHARTA» DEL REGNO DI DIO

Gesù sale sulla montagna, come Mosè sul monte Nebo, per an­nunciare alle folle la buona novella. Il fatto ci ricorda Mosè che, nel deserto del Sinai, promulga l'alleanza di JHWN con il suo popolo (Dt 5,22; 29,1). Così Gesù inizia il suo messaggio con una proclamazione di feli­cità, una beatitudine: «Beati i poveri in spirito», coloro che, po­veri, privi d'appoggio umano, con le mani vuote come gli israeli­ti dell'esilio, senza beni, senza patria, addirittura senza Dio sul suolo impuro di Babilonia, sono diventati accettazione e acco­glienza e disponibilità totale, dal momento che possiedono quel tesoro essenziale che è il regno dell'amore. Il discorso della montagna è una di quelle sintesi di dottrina cri­stiana di cui si parlava nella nota introduttiva. Le principali cita­zioni dell 'AT sono qui rappresentate da Sal 37,11; Is 61,2; Sir 24,21: SaI 24,3-4; Mc 3,13; Lc 6,20-26.

1Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.

2prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

3«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

4Beati gli afflitti. perché saranno consolati.

5Beati i miti, perché erediteranno la terra.

6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

7Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

8Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

9Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio.

10Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, men­tendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricom­pensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti pri­ma di voi.

 

Il compito dei discepoli nel mondo.

Mediante un radicale e pro­digioso capovolgimento dei valori, le beatitudini o definizioni di felicità ci introducono in un mondo completamente diverso da quello dei dieci comandamenti. Si tratta di un messaggio esigen­te, di insoddisfazione, di felicità e di amore. Hanno vero succes­so nella vita coloro che si sforzano di viverla. Gli altri, malgrado le apparenze, sono destinati al fallimento. Notare ancora che il sale è un altro simbolo dell'alleanza. (Nm 18,19; Mc 9,50 e 4,21; Lc 14,34-35; 8,16 e 33).

13Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad es­sere gettato via e calpestato dagli uomini.

14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una cit­tà collocata sopra un monte,

15ne si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.

16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.

 

La nuova Legge confrontata con l'antica.

Gesù contrappone ancora la Legge nuova all'antica. In tal modo egli mostra di vo­lere il superamento della Legge. Inoltre, prendendo questa posi­zione, egli sottolinea la sua autorità divina.

17Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.

181n veri­tà vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia com­piuto.

19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, an­che minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà con­siderato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

Ciò che gli ebrei cercavano era la giustizia: quello che rende giu­sti, cioè la santità, il comportamento corretto, la sottomissione alle leggi, la riuscita morale in tutte le circostanze della vita. Con­seguivano tale giustizia con l'osservanza fedele delle leggi di Mosè. I discepoli si muovono nella stessa linea di ricerca, ma la giustizia del Regno, la sua «costituzione» è più esigente che non quella della legge antica.

20Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella de­gli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

 

La Carta costituzionale del Regno.

La nuova giustizia non esige solo di evitare la collera, ma di mettersi d'accordo col proprio fratello. L 'atto dev'essere l'espressione sincera d'una disposizio­ne interiore: l'ora della decisione è venuta (Es 20,11; Mc 11,25; Lc 17,27-59).

21Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio.

22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli di­ce: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

23Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te,

24lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.

25Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione.

26In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!

 

L'adulterio.

La nuova giustizia non esige solo di evitare l'adulte­rio ma che si rinunci anche al desiderio cattivo (Es 20,14; Mt 18,8-9; Mc 9,43 e 47-48).

27Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio;

28ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.

29Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e get­talo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piut­tosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.

30E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.

 

Il divorzio.

Per respingere la propria moglie la Legge antica esi­geva un semplice atto di ripudio. Nella nuova Legge l'uomo non potrà respingerla per nessun motivo (Dt 24,1; Ml 2,14-16; Mt 19,7-9; Mc 10,4-5 e 10-12; Lc 16,18).

31Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ri­pudio;

32ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

 

Riguardo ai giuramenti.

La Legge antica (Es 20,7; Lv 19,12; Nm 30,3; Dt 23,22; Is 66,1; Sal 48,3) condannava lo spergiuro; la Legge nuova esige una sincerità totale.

33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti;

34ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio;

35né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalem­me, perché è la città del gran re.

36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello.

37Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.

 

Sulla vendetta.

La Legge antica proibiva una vendetta superiore all'offesa (Es 21,24; Lv 24,20; Dt 19,21; Es 22,25); la Legge nuo­va esige una generosità senza limiti (Lc 6,29-30).

38Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente;

39ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti per­cuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra;

40e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.

41E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due.

42Da' a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.

 

L'amore dei nemici.

Il comandamento essenziale della Legge antica era l'amore del vicino; la Legge nuova esige l'amore di tutti gli uomini, vicini o lontani, amici o nemici. Nessun limite viene fissato per il discepolo. La sua bontà deve spingersi al di là di ogni giustizia umana. «La misura dell'amore è di amare senza misura». Al tempo di Gesù, gli esseni, nonostante la loro fama di virtù, pretendevano che i loro fedeli «odiassero tutti i figli delle tenebre, ciascuno secondo la sua colpevolezza» (Manuale di di­sciplina ritrovato a Qumràn; Lv 19,18; Lc 6,27-36).

43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico;

44ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,

45perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.

46Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?

47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che co­sa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?

48Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

 

 

LE OPERE DI GIUSTIZIA

 

Le tre grandi opere di giustizia (quelle che rendono giusti agli occhi del Signore) sono il dono, la preghiera, il digiuno. Nell'e­sercizio di queste opere bisogna cercare Dio solo e non la lode pubblica degli uomini (Am 4,4; Sal 139,2-3).

 

6

Il donare a quelli che hanno bisogno.

1Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.

2Quando dun­que fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricom­pensa.

3Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sini­stra ciò che fa la tua destra,

4perché la tua elemosina resti segre­ta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

5Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano prega­re stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

6Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

 

La preghiera consigliata da Gesù

indica un capovolgimento completo del vecchio atteggiamento. Essa comincia col dare a Dio un nome privilegiato che significa una relazione profonda con lui, fonte di ogni amore (cf nota introduttiva). Chi non per­dona si pone fuori della famiglia di Dio (2Re 4,23; Sir 7,14; Ez 36,23; Lc 11,2-4).

7Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali cre­dono di venire ascoltati a forza di parole.

8Non siate dunque co­me loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.

9Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;

10venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.

11Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

12e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

13e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

14Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;

15ma se voi non perdone­rete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

 

Il digiuno facoltativo. (Is 58,5).

16E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricom­pensa.

17Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto,

18perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricom­penserà.

 

LA RICERCA ESSENZIALE DEL DISCEPOLO

 

Il vero tesoro. (Gb 22,23-26; Lc 12,33-34).

19Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano;

20accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano.

21Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.

 

Fissare lo sguardo sull'essenziale. (Is 5,20; Lc 11,34-35).

22La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chia­ro, tutto il tuo corpo sarà nella luce;

23ma se il tuo occhio è ma­lato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!

 

Il vero maestro. (5,3-4; 19,21-26; Lc 16,13).

24Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona.

 

La delicata tenerezza del Padre.

Non lasciarsi dominare dalle preoccupazioni; fare la volontà del Padre secondo l'insegna­mento di Gesù (1Re 10,1-29; Lc 12,22-31).

25Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?

26Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro ce­leste li nutre. Non contate voi forse più di loro?

27E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita?

28E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano.

29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vesti­va come uno di loro.

30Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?

31Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indossere mo?

32Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vo­stro celeste infatti sa che ne avete bisogno.

33Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.

34Non affannatevi dunque per il domani, per­ché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno ba­sta la sua pena.

 

ALCUNE NORME

 

7

Non giudicare. (Lc 6,37-38 e 41-42).

1Non giudicate, per non essere giudicati;

2perché col giu­dizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati.

3Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?

4O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell'oc­chio tuo c'è la trave?

5Ipocrita, togli prima la trave dal tuo oc­chio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.

 

Non buttare ciò che è sacro

alle bestie, a della gente cioè incapa­ce di ricevere Dio come si deve.

6Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle da­vanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.

 

Perseverare nella preghiera.

La libera azione di Dio (Dt 4,29; 2Cr 15,2; Is 66,6; Ger 29,23; Am 5,4; Lc 11,9-13; 18,1-8; Gv 14,13; Gc 1,Ss).

7Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto;

8perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

9Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra?

10O se gli chiede un pesce, darà una ser­pe?

11Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!

 

La regola d'oro che riassumeva già la Legge e i Profeti

per certi dottori ebrei, come Hillel. Tale regola era tuttavia limitata ai figli del popolo ebreo (Lv 19,17-18; Rm 13,8-10; Lc 6,31).

12Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.

 

La porta stretta (Dt 30,15; Lc 13,23-24).

13Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spazio­sa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa;

14quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!

 

I veri profeti: il loro dire e il loro fare. (Lc 6,43-44; Ap 13,11; 16,13; 19,20; 20,10).

15Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pe­core, ma dentro son lupi rapaci.

16Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?

17Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produ­ce frutti cattivi;

18un albero buono non può produrre frutti catti­vi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.

19Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.

20Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.

 

I veri discepoli.

Gesù non si limita a criticare il comportamento formalistico e disumano dei farisei; critica anche i suoi discepoli. Ciò che conta non sono le parole, e nemmeno le azioni straordi­narie come i miracoli, ma la fedeltà al suo insegnamento, la vita interiore. La sua legge non è formulata in articoli giuridici; tende invece a ridestare le coscienze (Sal 6,9; Is 2,11; 10,3; 29,13; 49,8; Lc 6,46-49; 13,26-27).

21Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cie­li.

22Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non ab­biamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome?

23Io però di­chiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.

24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in prati­ca, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.

25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i ven­ti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.

26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha co­struito la sua casa sulla sabbia.

27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed es­sa cadde, e la sua rovina fu grande».

 

Lo stupore della folla. (Mc 1,22; Lc 7,2; 4,32).

28Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento:

29egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.

 

 

 

8

Guarigione di un caso di lebbra.

Questa malattia non costituiva solo il castigo di una colpa, ma era anche un'impurità rituale che escludeva dalla partecipazione al culto e alla preghiera. La leb­bra era dunque il segno del peccato, il castigo divino per eccel­lenza (Lv 13,45-46; 14,2-32; Sal 122,10; Mc 1,40-45; Lc 5,12-16).

1Quando Gesù fu sceso dal monte, molta folla lo seguiva.

2Ed ecco venire un lebbroso e prostrarsi a lui dicendo: «Signo­re, se vuoi, tu puoi sanarmi».

3E Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii sanato». E subito la sua lebbra scom­parve.

4Poi Gesù gli disse: «Guardati dal dirlo a qualcuno, ma va' a mostrarti al sacerdote e presenta l'offerta prescritta da Mosè, e ciò serva come testimonianza per loro».

 

La guarigione del servo di un centurione, ufficiale con 100 uo­mini ai suoi ordini.

L 'intera narrazione è centrata sulla fede di quest'ufficiale romano. Era uno straniero, non faceva parte del popolo di Dio, proveniva anzi da un popolo odiato. Eppure que­sto uomo, escluso dalle promesse, è animato da tale fiducia che il Figlio di Dio lo esaudisce (Is 55,11; Sal 35,16; 122,10; Lc 71-10; Gv 4,46-53).

5Entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava:

6«Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente».

7Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò».

8Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu en­tri sotto il mio tetto, di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.

9Perché anch'io, che sono un subalterno, ho soldati sot­to di me e dico a uno: Va', ed egli va; e a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fa' questo, ed egli lo fa».

10All'udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo se­guivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande.

11Ora vi dico che molti verranno dall'o­riente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isac­co e Giacobbe nel regno dei cieli,

12mentre i figli del regno sa­ranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti».

13E Gesù disse al centurione: «Va', e sia fatto secondo la tua fede». In quell'istante il servo guarì.

 

La suocera di Simon Pietro.

Colpita da una febbre che allora non sembrava naturale, viene alzata, messa in piedi come se risuscitasse (Lv 26,16; Dt 28,22; Mc 1,29-31; Lc 4,38-39; Gv 4,52; At 28,8).

14Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre.

15Le toccò la mano e la febbre scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo.

 

Guarigione di indemoniati.

Gli uomini che, colpiti da malattia mentale, presentavano un comportamento inspiegabile per quel tempo, erano, più degli altri, ritenuti posseduti dallo spirito-del-male (cf nota a Mc 1,21). Gli evangelisti dimostrano che guaren­doli, riportandoli alla normalità, Gesù sconfigge il regno del ma­le e instaura il regno dell'amore. Per presentare tali fenomeni si fa ricorso ai procedimenti letterari e allo stile comuni alla lettera­tura del tempo (Is 53,4; Mc 1,32-34; Lc 4,38-41).

16Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie.

 

Seguire Gesù senza voltarsi indietro.

Questo episodio permette a Gesù di dare una lezione. Egli non offre una sicurezza comoda, borghese. Bisogna saperlo bene prima di impegnarsi e di sa­lire con lui sulla barca per passare all'altra riva, nella regione dei pagani, ove affronterà l'ostilità dello spirito-del-male. L'espres­sione «figlio dell'uomo», ripresa da Ez 2,1-3, da Dn 7,13 e dal Libro di Enoch, sta a indicare il giudice dell'ultimo giorno. Nella maggior parte dei casi, però, quando Cristo non vuole presen­tarsi per nome, viene più semplicemente usata al posto di «io» (Sal 84,4; Lc 9,57-60).

18Vedendo Gesù una gran folla intorno a sé, ordinò di passare all'altra riva.

19Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Mae­stro, io ti seguirò dovunque andrai».

20Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».

21E un altro dei discepoli gli disse: «Signore, permettimi di an­dar prima a seppellire mio padre».

22Ma Gesù gli rispose: «Se­guimi e lascia i morti seppellire i loro morti».

 

La tempesta sedata.

Quando Gesù e i discepoli, dirigendosi ver­so l'altra riva, si trovano al largo, gli elementi si scatenano, quasi che le forze del male si siano date convegno. Come era successo una volta, sul Sinai, al momento delle apparizioni divine (Es 19,18; qRe 19,11). La barca rappresenta la comunità dei discepo­li scossa da vari contrasti: solo la fede in Gesù permette di supe­rarli (Mc 4,35-41; Lc 8,22-25).

23Essendo poi salito su una barca, i suoi discepoli lo seguiro­no.

24Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva.

25Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!».

26Ed egli disse loro: «Perché avete paura, uo­mini di poca fede?» Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia.

27I presenti furono presi da stu­pore e dicevano: «Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?».

 

Gli indemoniati di Gadara.

Non vi sono limiti geografici al po­tere di liberazione di Gesù. La distruzione dei porci (che i giudei non avevano il diritto di allevare) è una catechesi popolare che mira a rendere sensibile l'inevitabile disfatta del male. È ancora lontana, però, la sua sconfitta definitiva: gli abitanti di Gadara, infatti, spaventati dall'esigenza di generosità posta da Gesù, pre­feriscono restarsene nella loro condizione malsana e lo pregano di lasciare il loro territorio (Mc 5,1-20; Lc 8,26-39).

28Giunto all'altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemonia­ti, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furio­si che nessuno poteva più passare per quella strada.

29Cominciarono a gridare: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?».

30A qualche distanza da loro c'era una numerosa mandria di porci a pascolare;

31e i demòni presero a scongiurarlo dicendo: «Se ci scacci, mandaci in quella mandria».

32Egli disse loro: «Andate!». Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e peri nei flutti.

33I mandriani allora fuggirono ed en­trati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati.

34Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregaro­no che si allontanasse dal loro territorio.

 

 

9

Guarigione e perdono di un paralitico.

Questo testo illustra non solo il potere di guarigione che una medicazione può avere in certi casi - dal momento che Dio ha messo in certi elementi chi­mici, in sintonia con l'ordine ch'egli ha stabilito nel mondo, la facoltà di agire su di una data malattia - ma anche quello di per­donare il peccato che, secondo il linguaggio della Bibbia, ne era la causa (Mc 2,1-12; Lc 5,17-26).

1Salito su una barca, Gesù passò all'altra riva e giunse nella sua città.

2Ed ecco, gli portarono un paralitico steso su un letto. Gesù, vista la loro fede, disse al aralitico: «Corag­gio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».

3Allora alcuni scri­bi cominciarono a pensare: «Costui bestemmia».

4Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore?

5Che cosa dunque è più facile, di­re: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati e cammina?

6Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati, disse allora al paralitico, prendi il tuo letto e va' a casa tua».

7Ed egli si alzò e andò a casa sua.

8A quella vista, la folla fu presa da timore e rese gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

 

La chiamata di Matteo.

I pubblicani, esattori di imposte per conto dei romani, erano uomini disprezzati per il loro mestiere e per i loro rapporti coi conquistatori. Erano così oggetto di una duplice discriminazione. E aver a che fare con loro era un grave affronto a un'usanza che aveva praticamente forza di legge. Ri­fiutando deliberatamente tale modo di pensare e di agire, Gesù manifesta che ciò che veramente conta ai suoi occhi è la persona umana (Mc 2,13-14; Lc 5,27-28).

9Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.

 

A pranzo con persone senza reputazione: un vero scandalo.

Gesù non diventa impuro per il fatto di mettersi a tavola con dei pubblicani. Al contrario, sono tali uomini che diventano puri a contatto con lui (Os 6,6; Mc 2,13-17; Am 5,21; Lc 5,29-32).

10Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i disce­poli.

11Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».

12Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.

13Andate dunque e imparate che cosa si­gnifichi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

 

Discussione sul digiuno

e primo accenno alla morte di Gesù. Nell'Antico Testamento, a partire da Osea, Dio viene presenta­to come lo sposo di Israele. L'incontro con questo sposo ama­to, presente nel Cristo, esige un rinnovamento totale. La buona novella non può venire adattata al giudaismo (Mc 2,18-22; Lc 5,33-39).

14Allora gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?».

15E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiune­ranno.

16Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo squarcia il vestito e si fa uno strappo peggio­re.

17Né si mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si rompo­no gli otri e il vino si versa e gli otri van perduti. Ma si versa vi­no nuovo in otri nuovi, e così l'uno e gli altri si conservano».

 

Guarigione e risurrezione.

Vi sono dei momenti in cui l'uomo si trova cieco, muto, come morto. La coscienza della presenza del­lo Spirito di Gesù può, allora, provocare una nuova nascita. A chi vuole vedere, ascoltare, vivere, egli offre di rinascere, di tra­sformarsi, di superare la disperazione. Da notare che il pio giu­deo portava vestiti con frange contenenti un filo viola, simbolo del cielo e richiamo dei comandamenti di Dio. Per ciò che con­cerne la salvezza, la si può definire come un entrare in relazione con Dio (Mc 5,21-43; Lc 8,40-56; 11,14-15).

18Mentre diceva loro queste cose, giunse uno dei capi che gli si prostrò innanzi e gli disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà».

19Alzatosi, Gesù lo seguiva con i suoi discepoli.

20Ed ecco una donna, che soffriva d'emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello.

21Pensava infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo man­tello, sarò guarita».

22Gesù, voltatosi, la vide e disse: «Corag­gio, figliola, la tua fede ti ha guarita». E in quell'istante la don­na guarì.

23Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione, disse:

24«Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme». Quelli si misero a deriderlo.

25Ma dopo che fu cacciata via la gente egli entrò, le prese la mano e la fan­ciulla si alzò.

26E se ne sparse la fama in tutta quella regione.

27Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguivano ur­lando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi».

28Entrato in casa, i ciechi gli si accostarono, e Gesù disse loro: «Credete voi che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».

29Allora toccò loro gli occhi e disse: «Sia fatto a voi secondo la vostra fe­de».

30E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì di­cendo: «Badate che nessuno lo sappia!».

31Ma essi, appena usciti, ne sparsero la fama in tutta quella regione.

32Usciti costoro, gli presentarono un muto indemoniato.

33Scacciato il demonio, quel muto cominciò a parlare e la folla presa da stupore diceva: «Non si è mai vista una cosa simile in Israe­le!».

34Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».

 

Immensità del campo che si apre ai portatori della buona no­vella

per suscitare il nuovo popolo di Dio che Gesù é venuto a radunare mediante la fede nella sua parola (Is 34,23; Zc 13,7; Mc 6,34; Lc 10,2).

35Gesù andava attorno per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità.

36Vedendo le folle ne sentì compas­sione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pasto­re.

37Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi!

38Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!».

 

 

10

I nomi dei primi apostoli, o inviati, e la natura della loro missione.

In un primo tempo essi devono rivolgersi soltanto al popolo elet­to di Israele, escludendo anche i samaritani (At 1,8; Mc 3,16-19; 6,7-11; Lc 6,14-16; 9,2-5; 10,3-12).

1Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità.

2I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pie­tro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello,

3Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pub­blicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo,

4Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, che poi lo tradì.

5Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samarita­ni;

6rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israe­le.

7E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.

8Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cac­ciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente da­te.

9Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture,

10né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sanda­li, né bastone, perché l'operaio ha diritto al suo nutrimento.

11In qualunque città o villaggio entriate fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e li rimanete fino alla vostra partenza.

12Entrando nella casa, rivolgetele il saluto.

13Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi.

14Se qualcuno poi non vi acco­glierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi.

15In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città.

 

Coloro che annunziano l'amore sono sempre vittime dell'amore.

«L'amore non é amato» (Francesco d'Assisi). Se non vi sono più persecuzioni non é già per mancanza di persecutori, ma per mancanza di gente appassionata (Mc 13,9-13; Lc 12,12-19).

16Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.

17Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe;

18e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.

19E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sa­rà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire:

20non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.

21Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire.

22E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino al­la fine sarà salvato.

23Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un'altra; in verità vi dico: non avrete finito di percor­rere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell'uomo.

24Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone;

25è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più i suoi familiari!

 

L'ora del Regno è giunta: è il tempo di proclamarlo.

L'uomo è pre­zioso agli occhi di Dio che lo protegge (Lc 12,2-7; 8,17 Mc 4,22).

26Non li temete dunque, poiché non v'è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato.

27Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella lu­ce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti.

28E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non han­no potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna.

29Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.

30Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati;

31non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!

 

Dichiararsi coraggiosamente di fronte agli uomini. (Lc 12,8-9; 9,26; Mc 8,38).

32Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo ri­conoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli;

33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

 

Gesù non è venuto a portare la tranquillità,

poiché coloro che rispondono al suo appello possono venire respinti dal loro am­biente (Mi 7,6; Lc 12,51-53).

34Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.

35Sono venuto infat­ti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:

36e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.

 

Per seguire Gesù

bisogna essere disposti a rischiare la vita (Dt 33,9; Mc 8,34-35; Lc 14,26-27 9,23-24).

37Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me;

38chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.

39Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vi­ta per causa mia, la troverà.

 

La realizzazione personale sulla misura dell'accoglienza.

Gesù si identifica col più piccolo tra i discepoli (Mc 9,37-41; Lc 9,48; 10,16; Gv 12,44-45; 13,20).

40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.

41Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.

42E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricom­pensa».

 

V. LA RIVELAZIONE DEL REGNO

 

Il regno di Dio é presente, ma non tutti ne colgono la presenza. Misteriosamente nascosto, esso agisce nel mondo trasformando­lo come fa un seme sottoterra o il lievito nella pasta.

 

11

I segni della venuta del Regno

elencati da Isaia (26,19; 29,18; 35,5; 61,1), esposti ora a Giovanni che si stupisce di vedere un Gesù così differente dal tipo di messia generalmente atteso. Qui Gesù si identifica col Regno (Ml 3,1; Lc 7;18-35).

1Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

2Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli:

3«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?».

4Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete:

5I ciechi ricuperano la vista, gli storpi cam­minano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri é predicata la buona novella,

6e bea­to colui che non si scandalizza di me».

7Mentre questi se ne an­davano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che co­sa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?

8Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo av­volto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stan­no nei palazzi dei re!

9E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Si, vi dico, anche più di un profeta.

10Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te.

111n verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

 

Il Regno,

annunciato dai profeti e da Giovanni Battista, é giun­to. Bisogna prendere coscienza della sua venuta, impadronirse­ne. Non é forse Giovanni l'ultimo dei profeti? (Ml 3,23).

12Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono.

13La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni.

14E se lo volete accettare, egli è quell'Elia che deve venire.

15Chi ha orecchi intenda.

 

Sappiate discernere e prendere sul serio i segni della venuta del Regno

invece di comportarvi come dei bambini sciocchi e inco­scienti, o come degli adulti malevoli (Lc 7,31-35).

16Ma a chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri com­pagni e dicono:

17Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

18È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno det­to: Ha un demonio.

19È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pub­blicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere».

 

Rimprovero

contro le città che non hanno saputo riconoscere i segni del Regno (Gio 3,5-6; Is 14,13-15; Lc 10,12-15).

20AIlora si mise a rimproverare le città nelle quali aveva com­piuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano con­vertite:

21«Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere.

22Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra.

23E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se in Sòdoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe!

24Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!».

 

Coloro che riconoscono i segni del Regno.

Gesù rivela la sua re­lazione con il Padre e ridesta a nuova vita quelli che hanno per­so la speranza o il coraggio di vivere (Ger 31,31; Pro 3,14 Dn 73-19,29 e 710-24 Lc 10,21-22).

251n quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sa­pienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.

26Si, o Padre, perché così è piaciuto a te.

27Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno cono­sce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia ri­velare.

28Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ri­storerò.

29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.

30Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

 

12

La libertà dei figli di Dio.

(Es 34,21; 1Sam 21,2-4 Lv 24,6-9; Os 6,6; Mc 2,23-28; Lc 6,1-15).

1In quel tempo Gesù passò tra le messi in giorno di saba­to, e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere spi­ghe e le mangiavano.

2Ciò vedendo, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare in giorno di sabato».

3Ed egli rispose: «Non avete letto quello che fece Davide quando ebbe fame insieme ai suoi compagni?

4Come entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che non era lecito mangiare né a lui né ai suoi compagni, ma solo ai sacerdoti?

5O non avete letto nella Legge che nei giorni di saba­to i sacerdoti nel tempio infrangono il sabato e tuttavia sono senza colpa?

6Ora io vi dico che qui c'è qualcosa più grande del tempio.

7Se aveste compreso che cosa significa: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato individui senza colpa.

8Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato».

 

Guarigione in giorno di sabato. (Mc 3,1-6; Lc 6,6-11).

9Allontanatosi di là, andò nella loro sinagoga.

10Ed ecco, c'era un uomo che aveva una mano inaridita, ed essi chiesero a Gesù: «E’ permesso curare di sabato?». Dicevano ciò per accusarlo.

11Ed egli disse loro: «Chi tra voi, avendo una pecora, se questa gli cade di sabato in una fossa, non l'afferra e la tira fuori?

12Ora, quanto è più prezioso un uomo di una pecora! Perciò è permesso fare del bene anche di sabato».

13E rivolto all'uomo, gli disse: «Stendi la mano». Egli la stese, e quella ritornò sana come l'altra.

14I farisei però, usciti, tennero consiglio contro di lui per toglierlo di mezzo.

 

Lo spirito di Gesù è di dolcezza e di mansuetudine.

Egli é colui che serve, fino a dare la propria vita per riunire insieme coloro che sono dispersi e metterli in relazione con Dio (Is 42,1-4).

15Ma Gesù, saputolo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli guarì tutti,

16ordinando loro di non divulgarlo,

17perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia:

18Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti.

19Non contenderà, né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce.

20La canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante, finché abbia fatto trionfare la giustizia;

21nel suo nome spereranno le genti.

 

Il potere di Gesù sulle forze oscure

che rovinano anime e corpi, e la trasfornazione di coloro che ne erano vittime sono altrettanti segni della presenza del Regno (Mc 3,22-36; Lc 11,14-21).

221n quel tempo gli fu portato un indemoniato, cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva.

23E tutta la folla era sbalordita e diceva: «Non è forse costui il figlio di Davi­de?».

24Ma i farisei, udendo questo, presero a dire: «Costui scaccia i demòni in nome di Beelzebùl, principe dei demòni».

25Ma egli, conosciuto il loro pensiero, disse loro: «Ogni regno discorde cade in rovina e nessuna città o famiglia discorde può reggersi.

26Ora, se satana scaccia satana, egli è discorde con se stesso; come potrà dunque reggersi il suo regno?

27E se io scac­cio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri figli in nome di chi li scacciano? Per questo loro stessi saranno i vostri giudici.

28Ma se io scaccio i demòni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il regno di Dio.

 

Gesù riduce all'impotenza lo spirito-del-male.

Davanti a Gesù, mandato da Dio in un momento decisivo della storia, non si può ricorrere a dei pretesti (Mc 3,24 Lc 11,21-23).

29Come potrebbe uno penetrare nella casa dell'uomo forte e ra­pirgli le sue cose, se prima non lo lega? Allora soltanto gli potrà saccheggiare la casa.

30Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.

 

Il peccato contro lo Spirito è

quello di chiudere gli occhi dinanzi alla luce (Mc 3,28-29; Lc 12,10).

31Perciò io vi dico: Qualunque peccato e bestemmia sarà perdo­nata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata.

32A chiunque parlerà male del Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà per­donata né in questo secolo, né in quello futuro.

 

I veri discepoli del Regno

sono quelli che trasformano il pro­prio cuore diventando coerenti sia nelle parole sia nei fatti (Mt 716-14 Lc 6,43-45).

33Se prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono; se prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l'albero.

34Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? Poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore.

35L'uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, mentre l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive.

36Ma io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio;

37poiché in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato».

 

I segni della venuta del Regno

non sono ancora qualcosa di fol­gorante: la risposta di Gesù contiene un riferimento alla storia ebraica. Gli abitanti di Ninive non hanno avuto bisogno di mira­coli per credere alla parola di Giona che li invitava a cambiare il loro cuore. La parola di Gesù ha in sé la garanzia di verità. L'avventura di Giona è una figura della risurrezione di Gesù (Gio 1,14 1Re 10,1-10; Mc 8,11-12; 1Cor 1,22; Lc 11,29-32).

38Allora alcuni scribi e farisei lo interrogarono: «Maestro, vor­remmo che tu ci facessi vedere un segno». Ed egli rispose:

39«Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta.

40Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.

41Quelli di Ninive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi si conver­tirono alla predicazione di Giona. Ecco, ora qui c’è più di Gio­na!

42La regina del sud si leverà a giudicare questa generazione e la condannerà, perché essa venne dall'estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone; ecco, ora qui c'è più di Salomone!

 

Lo spirito-del-male minaccia di tornare all'assalto con più forza

contro le persone che Gesù ha messo per qualche istante a con­tatto con Dio (8,29; Mc 5,9; Lc 11,24-26).

43Quando lo spirito immondo esce da un uomo, se ne va per luoghi aridi cercando sollievo, ma non ne trova.

44Allora dice: Ritornerò alla mia abitazione, da cui sono uscito. E tornato, la trova vuota, spazzata e adorna.

45Allora va, si prende sette altri spiriti peggiori ed entra a prendervi dimora; e la nuova condi­zione di quell'uomo diventa peggiore della prima. Così avverrà anche a questa generazione perversa».

 

I veri parenti di Gesù

sono quelli che accolgono le esigenze del nuovo Regno. La Parola crea vincoli nuovi tra coloro che l'a­scoltano (Mc 3,31-35; Lc 8,19-21).

46Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratel­li, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli.

47Qualcuno gli disse: «Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti».

48Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».

49Poi stendendo la ma­no verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli;

50perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre».

 

LE SETTE GRANDI PARABOLE DI GESÙ

 

Sono costruite su di uno stesso schema generale, per facilitarne l'apprendimento mnemonico.

 

13

La resa della semente varia

a seconda della natura del terreno che la riceve. Cerchiamo dunque di essere un buon terreno (Mc 4,1-9; Lc 8,4-8).

1Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al ma­re.

2Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovet­te salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla ri­maneva sulla spiaggia.

3Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse: «Ecco, il seminatore usci a seminare.

4E mentre seminava una parte del se­me cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono.

5Un'altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c'era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo.

6Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si sec­cò.

7Un'altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono.

8Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta.

9Chi ha orecchi intenda».

 

Le parabole di Gesù sembrano oscure.

Il loro segreto viene sve­lato ai discepoli, mentre esse rimangono enigmatiche per coloro che «pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono». In al­tre parole, per essere comprese richiedono un animo aperto e di­sponibile (Is 6,9-10; Mc 4,10-12; Lc 8,9-10; ìCor 1,26-31).

10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché par­li loro in parabole?».

11Egli rispose: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.

12Così a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.

13Per questo parlo loro in parabole: perché pur veden­do non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono.

14E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice: Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete.

15Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e io li risani.

16Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono.

17In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno deside­rato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l'udirono!

 

Spiegazione della parabola del seminatore.

La parola di Gesù porta frutto o meno a seconda delle disposizioni interiori di co­loro che l'ascoltano (Mc 4,13-20; Lc 8,11-15).

18Voi dunque intendete la parabola del seminatore:

19tutte le volte che uno ascolta la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada.

20Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è l'uomo che ascolta la parola e subito l'accoglie con gioia,

21ma non ha radice in sé ed è inco­stante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della parola, egli ne resta scandalizzato.

22Quello semina­to tra le spine è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazio­ne del mondo e l'inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà frutto.

23Quello seminato nella terra buona è colui che ascolta la parola e la comprende; questi dà frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta».

 

La parabola della zizzania.

In questo mondo il seme della paro­la di Dio è inevitabilmente mescolato alla zizzania: prima del giudizio finale che segnerà la vittoria di Dio, non si può separare il grano dall'erba cattiva.

24Un'altra parabola espose loro così: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.

25Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, semi­nò zizzania in mezzo al grano e se ne andò.

26Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania.

27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?

28Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a racco­glierla?

29No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la ziz­zania, con essa sradichiate anche il grano.

30Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio gra­naio».

 

Dalla piccolezza alla crescita rigoghosa.

Il Regno è presente an­che quando passa inosservato come il granellino di senape o co­me il lievito nascosto nella pasta (Mc 4,30-32; Lc 13,18-21).

31Un'altra parabola espose loro: «Il regno dei cieli si può para­gonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo.

32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un al­bero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami».

33Un'altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può parago­nare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre mi­sure di farina perché tutta si fermenti».

 

Esprimendosi in parabole,

Gesù adempie le profezie (Sal 78,2; Mc 4,33-34).

34Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non par­lava ad essa se non in parabole,

35perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.

 

Una spiegazione allegorica della parabola della zizzania.

Colo­ro che in questo mondo appartengono al regno di Dio non pos­sono distinguersi dagli altri. Dio solo è in grado di giudicare (Sof 1,3; Dn 12,3).

36Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».

37Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo.

38Il campo è il mondo. Il seme buono sono i fi­gli del regno; la zizzania sono i figli del maligno,

39e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli.

40Come dunque si rac­coglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.

41Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali rac­coglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori

42di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.

43Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!

 

Chi scopre o incontra il Regno deve prendere senza indugio una decisione. (19,21; Pro 4,7).

44Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

45I1 regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di per­le preziose;

46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Nell'attuale stato di cose i buoni non possono essere separati dai cattivi.

47Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.

48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei cane­stri e buttano via i cattivi.

49Cosi sarà alla fine del mondo. Ver­ranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni

50e li getteran­no nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.

 

Il tesoro inesauribile delle parabole del Regno.

Alla ricchezza dell'antica si aggiunge quella della nuova alleanza.

51Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Si».

52Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

 

VI. L'INSTAURAZIONE DEL REGNO

 

Gesù è il Cristo (il Messia), ma quanto diverso da quello che gli ebrei aspettavano! Egli è il servo che deve passare attraverso la sofferenza prima di entrare nella gloria. Per entrare nel suo re­gno bisogna essere come bambini.

Gesù a Nazaret.

Gli abitanti di Nazaret negano fiducia a Gesù perché pensano di conoscerlo fin troppo bene. In tal modo il suo potere non può manifestarsi (Mc 6,1-6; Lc 4,16-24).

53Terminate queste parabole, Gesù parti di là

54e venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli?

55Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?

56E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cosè?».

57E si scandaliz­zavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è. disprezzato se non nella sua patria e in casa sua».

58E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità.

 

14

Erode-Antipa,

figlio di Erode il grande, pretende di saperla lun­ga su Gesù (Mc 6,14-16; Lc 9,7-19).

11n quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù.

2Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Bat­tista risuscitato dai morti; per ciò la potenza dei miracoli opera in lui».

 

Esecuzione di Giovanni Battista

su ordine di Erode-Antipa.

3Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodiade, moglie di Filippo suo fratello.

4Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla!».

5Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta.

6Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodiade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode

7che egli le promise con giu­ramento di darle tutto quello che avesse domandato.

8Ed essa, istigata dalla madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».

9Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data

10e man­dò a decapitare Giovanni nel carcere.

11La sua testa venne por­tata su un vassoio e fu data alla fanciulla, ed ella la portò a sua madre.

12I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informarne Gesù.

 

La moltiplicazione dei pani.

Gesù non sfugge la folla che lo se­gue fin nella solitudine. La struttura del racconto colloca l'episo­dio della moltiplicazione dei pani in una chiara prospettiva di catechesi. I discepoli possono presentare a Gesù solo cinque pa­ni e due pesci di cui dispongono, ma lui è capace di sfamare una folla immensa. Le assemblee eucaristiche dei primi cristiani vi hanno visto la prefigurazione di ciò che sperimentavano, anche se per uno storico è impossibile precisare i contorni di ciò che essi ricordavano. Di fatto le formule impiegate per descrivere i gesti di Gesù richiamano in modo evidente quelli che descrivo­no l'istituzione dell'eucaristia durante l'ultima cena. Gesù im-bandisce la tavola del regno di Dio per le folle senza limitazione o esclusione di sorta (cf il dono della manna nel c. 10 dell'Eso­do e il miracolo di Eliseo in 2Re 4,42-44; Mc 6,31-34; Lc 9,10-14 Gv 6,1-15; senza dimenticare il numero dei canestri conte­nenti gli avanzi).

13Udito ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città.

14Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

15Su1 far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a com­prarsi da mangiare».

16Ma Gesù rispose: «Non occorre che va­dano; date loro voi stessi da mangiare».

17Gli risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci!».

18Ed egli disse: «Porta­temeli qua».

19E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'er­ba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla.

20Tutti mangiarono e furo­no saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati.

21Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

 

Gesù cammina sulle acque.

Nel suo Vangelo Matteo ci parla sempre di Gesù come figlio di Dio, ma gli apostoli non hanno compreso pienamente la sua natura se non dopo la risurrezione: è in seguito ad essa che hanno ricercato nella sua vita i segni della sua divinità. Questa intenzione è alla base del nostro testo, scritto in modo evidente a partire da quelli sulla risurrezione e ad essi di­rettamente ispirato. Il versetto 26 presenta la stessa domanda di Luca 24,36 e Gesù rassicura (27-29) come già in Luca 24,38-39. Al «coraggio, sono io, non abbiate paura» corrisponde il «perché siete turbati, perché sorgono dubbi nel vostro cuore?... Sono proprio io» (Gb 9,8; Mc 6,45-52; Gv 6,15 e 6,16-21).

22Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di prece­derlo sull'altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla.

23Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.

24La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario.

25Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare.

26I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dis­sero: «È un fantasma» e si misero a gridare dalla paura.

27Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate pau­ra».

28Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque».

29Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.

30Ma per la violenza del vento, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami.».

31E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

32Appena saliti sulla barca, il vento cessò.

33Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!».

 

Gesù a Genèsaret. (Mc 6,53-56).

34Compiuta la traversata, approdarono a Genèsaret.

35E la gen­te del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la re­gione; gli portarono tutti i malati,

36e lo pregavano di poter toc­care almeno l'orlo del suo mantello. E quanti lo toccavano gua­rivano.

 

15

Il vero servizio di Dio.

Gesù non si lascia prendere nella rete delle tradizioni dei farisei, anche se, tramandate nelle scuole rabbiniche, esse godono a quel tempo dello stesso rispetto tribu­tato alla Legge. L'unica vera purezza è quella del cuore (Es 20,12; Dt 5,16; Es 21,14 Lv 20,9; Ez 20,28; quindi Is 29,13; Mc 7,1-13).

11n quel tempo vennero a Gesù da Gerusalemme alcuni farisei e alcuni scribi e gli dissero:

2«Perché i tuoi discepoli tra­sgrediscono la tradizione degli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!».

3Ed egli rispose loro: «Perché voi trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione?

4Dio ha detto: Onora il padre e la madre e inoltre: Chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.

5lnvece voi asserite: Chiunque dice al padre o alla madre: Ciò con cui ti dovrei aiutare è offerto a Dio,

6non è più tenuto a onorare suo padre o sua madre. Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione.

7Ipocriti! Bene ha profe­tato di voi Isaia, dicendo:

8Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me.

9Innvano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini».

 

Ciò che rende impuro.

L'immagine di Dio «coltivatore» è fre­quente nell'Antico Testamento (Mc 714-23 e nota).

10Poi riunita la folla disse: «Ascoltate e intendete!

11Non quello che entra nella bocca rende impuro l'uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l'uomo!».

12Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: «Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?».

13Ed egli rispose: «Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata.

14Lasciateli! Sono ciechi e guide di cie­chi. E quando un cieco guida un altro cieco. tutti e due cadran­no in un fosso!».

15Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa para­bola».

16Ed egli rispose: «Anche voi siete ancora senza intellet­to?

17Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna?

18lnvece ciò che esce dalla boc­ca proviene dal cuore. Questo rende immondo l'uomo.

19Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le be­stemmie.

20Queste sono le cose che rendono immondo l'uo­mo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l'uomo».

 

Una straniera crede in Gesù: sua figlia viene guarita.

Il regno di Dio non è destinato unicamente ai figli di Israele, anche se Gesù deve in un primo tempo preoccuparsi degli ebrei, a motivo del­l'alleanza e delle promesse antiche (Mc 7,24-30).

21Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone.

22Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia fi­glia è crudelmente tormentata da un demonio».

23Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro».

24Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele».

25Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiuta­mi!».

26Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini».

27«E’ vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».

28Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.

 

Altre guarigioni. Seconda moltiplicazione dei pani.

Questa è, con tutta probabilità, un doppione di quella narrata in 14,13-21 (Mc 731 e 8,1-10).

29Allontanatosi di là, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là.

30Attorno a lui si radunò molta fol­la recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi ed egli li guarì.

31E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorifica­va il Dio di Israele.

32Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compas­sione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada».

33E i discepoli gli dissero: «Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».

34Ma Gesù domandò: «Quanti pani ave­te?». Risposero: «Sette, e pochi pesciolini».

35Dopo aver ordi­nato alla folla di sedersi per terra,

36Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla.

37Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene.

 

16

Gesù si rifiuta di compiere quei prodigi

che gli vengono richiesti per metterlo alla prova e per poter accampare pretesti per non credere. La sua semplice parola dovrebbe bastare, così com'è bastata quella di Giona a scuotere gli abitanti di Ninive (12,38-39; Mc 8,11-13; Is 12,16-29 e 34-56; Lc 12,16-29 e 54-56).

1lI farisei e i sadducei si avvicinarono per metterlo alla prova e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo.

2Ma egli rispose: «Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia;

3e al mattino: Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?

4Una generazione perversa e adultera cerca un segno, ma nessun segno le sarà da­to se non il segno di Giona». E lasciatili, se ne andò.

 

Il lievito,

considerato allora come un fattore di impurità, rappre­senta qui l'insegnamento dei farisei e dei sadducei, dietro al qua­le ci si poteva comodamente trincerare per non accogliere la pa­rola di Gesù (Gv 6,25; Mc 8,14-21; Lc 12,1-6; 1Cor 5,6).

5Nel passare però all'altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere il pane.

6Gesù disse loro: «Fate bene attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei».

7Ma essi parla­vano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso il pane!».

8Accortosene, Gesù chiese: «Perché, uomini di poca fede, andate dicendo che non avete il pane?

9Non capite ancora e non ricor­date i cinque pani per i cinquemila e quante ceste avete portato via?

10E neppure i sette pani per i quattromila e quante sporte avete raccolto?

11Come mai non capite ancora che non alludevo al pane quando vi ho detto: Guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei?».

12Allora essi compresero che egli non aveva detto che si guardassero dal lievito del pane, ma dalla dottrina dei farisei e dei sadducei.

 

La fede di Pietro e l'instaurazione del regno dei cieli.

Ai tempi di Gesù i giudei credevano che lo spirito di profezia, spentosi circa due secoli prima con Malachia, dovesse ricomparire, forse col ritorno di Elia. Gesù chiede ai discepoli di prender posizione nei suoi confronti. A nome di tutti loro, Pietro risponde che egli è il Cristo, il Figlio del Dio vivente annunziato dai profeti. Dio gli ha affidato la missione di mettere gli uomini in relazione con lui. In quanto garante di questa fede, Pietro viene costituito da Gesù come fondamento del popolo che egli è venuto a riunire e che i nemici di Dio non potranno distruggere. «Le porte degli in­feri» sono il soggiorno dei morti (Is 22,22; Ap 3,4 21,42; Mc 8,27-30; Lc 9,18-21).

13Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».

14Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».

15Disse loro: «Voi chi dite che io sia?».

16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

17E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.

18E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.

19A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cie­li, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

20Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

 

Primo annunzio della passione.

Alle idee che i discepoli si fanno della sua missione, Gesù contrappone il modo con cui egli com­pirà tale missione: attraverso la sofferenza e la morte. Pietro protesta (Mc 8,31-33; Lc 9,22).

21Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno.

22Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore: questo non ti accadrà mai».

23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

 

Spezzare le catene dell'egoismo per guadagnare la vera vita.

(Mc 8,34; Lc 9,23-28).

24Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.

25Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.

26Qual vantag­gio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima?

 

Rivelazione del Regno.

La morte di Gesù, compimento definiti­vo dell'amore, deve precedere quella dei discepoli. Il dono del suo Spirito, e quindi l'avvento del Regno, sono imminenti (Sal 62,13; 10,17-23; Mc 9,1; Lc 9,27).

27Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.

28In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non mor­ranno finché non vedranno il Figlio dell'uomo venire nel suo regno».

 

17

Trasfigurazione.

Questa narrazione, piena di allusioni all'Anti­co Testamento, è stata composta dopo la risurrezione che aveva rivelato come, già da prima della sua morte e malgrado l'igno­ranza degli uomini, Gesù era il figlio di Dio. Sulla montagna, che è il luogo tradizionale dell'incontro con Dio, Gesù appare nella gloria del risorto. La nube luminosa richiama il Sinai (Es 13,22; 16,9; 24,10; 34,28). Dopo aver ricevuto da Mosè e da Elia la cauzione dell'antica al­leanza, Gesù precisa che Elia, in conformità con la profezia di Malachia (3,23-24), ha fatto la sua parte di precursore annun­ciato nella persona di Giovanni Battista. Sottolinea quindi di nuovo che il successo della sua missione è legato alla sofferen­za (Es 34,4-28; 1Re 19,8-18; Ml 3,23-24; Sir 48,10; Mc 9,2-13; Lc 9,28-43).

1Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto mon­te. E fu davanti loro; il volto brillò il

2trasfigurato a suo come sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

3Ed ecco ap­parvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

4Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia».

5Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che di­ceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono com­piaciuto. Ascoltatelo».

6All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.

7Ma Gesù si av­vicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete».

8Sollevando occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.

9E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».

10Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?».

11Ed egli rispose: «Si, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa.

12Ma io vi dico: Elia è già ve­nuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, l'hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro».

13Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.

 

Il ragazzo epilettico

(lunatico: vittima della luna) e la potenza della fede (Mc 9,14-29; Lc 9,37-43).

14Appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo

15che, gettatosi in ginocchio, gli disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuo­co e spesso anche nell'acqua;

16l'ho già portato dai tuoi disce­ poli, ma non hanno potuto guarirlo».

17E Gesù rispose: «O ge­nerazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui».

18E Gesù gli parlò minacciosamente, e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito.

19Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?».

20Ed egli rispose: «Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà e niente vi sarà impossibile.

[21Questa razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno]».

 

Secondo annunzio della passione. (Mc 9,30-32; Lc 9,43-45).

22Mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: «Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uo­mini

23e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.

 

La tassa per il tempio

(di-dramma = due dramme) era un con­tributo annuale che corrispondeva al salario di due giornate la­vorative. Gesù, in quanto figlio di Dio, non è tenuto a pagare questa imposta; ma consiglia ai discepoli di farlo, per evitare lo scandalo. L'immagine del pesce forse proviene da una leggenda popolare che non ci è pervenuta.

24Venuti a Cafàrnao, si avvicinarono a Pietro gli esattori della tassa per il tempio e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa per il tempio?».

25Rispose: «Si». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri fi­gli o dagli altri?».

26Rispose: «Dagli estranei». E Gesù: «Quindi i figli sono esenti.

27Ma perché non si scandalizzino, va' al mare, getta l'amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala a lo­ro per me e per te».

 

DISCORSO SULL'ENTRATA NEL REGNO

 

18

I veri chiamati nel Regno

sono coloro che fanno lo sforzo di conversione richiesto per stabilire con Dio un rapporto persona­le (Mc 9,33-36; Lc 9,46-47).

1In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù di­cendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?».

2Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e dis­se:

3«In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.

4Perciò chiun­que diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.

 

Gesù si identifica con gli uomini.

Provocare la caduta del più piccolo dei discepoli é quindi commettere una colpa grave. Bi­sogna essere pronti a sacrificare ogni cosa per entrare nel Re­gno. La Geenna di cui si parla, é una valle di Gerusalemme con­taminata da sacrifici di bambini e divenuta in seguito il simbolo di un luogo maledetto, riservato al castigo (19,40 Mc 9,37-47; Lc 9,48 e 17,1-2).

5E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.

6Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.

7Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale av­viene lo scandalo!

8Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno.

9E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, ca­valo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco.

10Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

[11È venuto infatti il Figlio dell'uomo a salvare ciò che era perduto].

 

L'amorevole sollecitudine di Dio per il più piccolo dei poveri.

(Ez 34,1.4.6; Lc 15,3-7).

12Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta?

13Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.

14Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli.

 

Fa’ tutto il possibile per tenere il fratello nella comunità.

(Lv 19,17; Dt 19,15; Lc 17,3).

15Se il tuo fratello commette una colpa, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello;

16se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.

17Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolte­rà neanche l'assemblea sia per te come un pagano e un pubbli­cano.

181n verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la ter­ra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete so­pra la terra sarà sciolto anche in cielo.

 

Il Signore è presente in seno alla comunità. (Gv 15,7 e 16).

91n verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorde­ranno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà.

20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».

 

Il perdono tra fratelli

non deve aver limiti, al contrario di quanto stabilivano le norme di Lamech (Gn 4,23-24; Lv 19,18; Mt 16,12; Lc 17,4).

21Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?».

22E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.

 

La parabola del debitore spietato:

non respingere mai un fra­tello, ma condonargli i debiti come Dio fa con noi.

23A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi.

24ìncominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti.

25Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse ven­duto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e sal­dasse così il debito.

26Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa.

27ìmpietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.

28Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi!

29Il suo compagno, get­tatosi a terra, lo supllicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito.

30Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fe­ce gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.

31Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e an­darono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto.

32Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato.

33Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?

34E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il do­vuto.

35Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

 

VII. LA VENUTA DEL FIGLIO DELL'UOMO LA ROVINA DEL TEMPIO E LA FINE DEI TEMPI

 

Il mondo antico scomparirà per lasciare interamente posto al Regno che si instaurerà in modo definitivo. Bisogna distaccarsi da tutto e tenersi pronti.

 

19

Non separare ciò che Dio ha congiunto.

L'uomo e la donna so­no due in una carne sola. È a partire da Gesù che la donna di­venta uguale all'uomo. Gesù non pone alcuna restrizione né al­la sua libertà né alla sua eguaglianza. Una simile presa di posi­zione era per quel tempo incredibilmente rivoluzionaria; lo stes­so apostolo Paolo non l'ha seguita interamente (Gn 1,27; 2,4; Dt 24,1; Mc 10,1-2; Lc 11,54; 16,18; 1Cor 7,10-11).

1Terminati questi discorsi, Gesù partì dalla Galilea e an­dò nel territorio della Giudea, al di là del Giordano.

2E lo seguì molta folla e colà egli guarì i malati.

3Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».

4Ed egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse:

5Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola?

6Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi».

7Gli obiettarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e mandarla via?».

8Rispose loro Gesù: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permes­so di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così.

9Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un'altra commette adulterio».

 

Essere disposti e pronti ad ogni sorta di distacco.

10Gli dissero i discepoli: «Se questa è la condizione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».

1Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato con­cesso.

12Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».

 

Gesù e i bambini. (18,3-4; Mc 10,13-16; Lc 18,15-17).

3Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano.

14Gesù però disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli».

15E dopo avere imposto loro le ma­ni, se ne partì.

 

Non è sufficiente osservare la Legge: la ricchezza può essere di ostacolo alla chiamata di Gesù.

Nessuno può ritenersi a posto in coscienza per il semplice fatto di aver osservato delle regole, pen­sando quasi di vedersi assegnato il massimo punteggio (Es 20,12-16; Dt 5,16-17; Lv 19,18; Mc 10,17-31 insieme alla nota a 10,23; Lc 18,18-30; 10,25-28; 4,20-22).

16Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?».

17Egli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono?' Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita osserva i comandamenti».

18Ed egli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non uccidere, non commette­re adulterio, non rubare, non testimoniare il falso,

19onora il pa­dre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso».

20Il giovane gli disse: «Ho sempre osservato tutte queste cose; che mi man­ca ancora?».

21Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi».

22Udito questo, il giovane se ne an­dò triste; poiché aveva molte ricchezze.

23Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficil­mente un ricco entrerà nel regno dei cieli.

24Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ric­co entri nel regno dei cieli».

25A queste parole i discepoli rima­sero costernati e chiesero: «Chi si potrà dunque salvare?».

26E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: «Questo è impossi­bile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».

27Allora Pietro prendendo la parola disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterre­mo?».

28E Gesù disse loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele.

29Chiunque avrà la­sciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o cam­pi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.

30Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi».

 

20

Parabola degli operai mandati nella vigna.

Pensieri e comporta­mento di Dio sono diversi dai nostri: la sua bontà non deve co­stituire un pretesto alla gelosia tra coloro che egli chiama a lavo­rare nel Regno.

1«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.

2Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.

3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati

4e disse loro: Andate an­che voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono.

5Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fe­ce altrettanto.

6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il gior­no oziosi?

7Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.

8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi.

9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, rice­vettero ciascuno un denaro.

10Quando arrivarono i primi, pen­savano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno.

11Nel ritirarlo però, mormoravano con­tro il padrone dicendo:

12Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il pe­so della giornata e il caldo.

13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro?

14Prendi il tuo e vatténe; ma io vo­glio dare anche a quest'ultimo quanto a te.

15Non posso fare del­le mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?

16Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi».

 

Terzo annunzio della passione.

(16,21; 17,12; 17,22-23; Mc 10,32-34 e nota; Lc 18,31-34).

17Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la via disse loro:

18«Ecco noi stiamo salendo a Gerusa­lemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte

19e lo consegneran­no ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà».

 

I diritti dei figli di Zebedeo. La prova e la gloria. (Is 51,17; Mc 10,35-40).

20Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa.

21Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».

22Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo».

23Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me conce­dere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio».

 

Il potere politico non potrebbe mai fare da modello.

Chi vuol essere grande nel Regno deve mettersi al servizio degli altri, sul­l'esempio del figlio dell'uomo che si fa spontaneamente servo di tutti (Is 53; Mc 10,41-45; Lc 22,25-27).

24Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli;

25ma Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sa­pete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il po­tere.

26Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diven­tare grande tra voi, si farà vostro servo,

27e colui che vorrà es­sere il primo tra voi, si farà vostro schiavo;

28appunto come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per essere servito. ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».

 

Due ciechi

chiedono di vedere, dopo che Gesù ha svelato la ce­cità dei discepoli (Mc 10,46-52; Lc 18,35-43).

29Mentre uscivano da Gèrico, una gran folla seguiva Gesù.

30Ed ecco che due ciechi, seduti lungo la strada, sentendo che passa­va, si misero a gridare: «Signore, abbi pietà di noi, figlio di Da­vide!».

31La folla li sgridava perché tacessero; ma essi gridava­no ancora più forte: «Signore, figlio di Davide, abbi pietà di noi!».

32Gesù, fermatosi, li chiamò e disse: «Che volete che io vi faccia?».

33Gli risposero: «Signore, che i nostri occhi si aprano!».

34Gesù si commosse, toccò loro gli occhi e subito ricupe­rarono la vista e lo seguirono.

 

21

Gesù entra in Gerusalemme.

In conformità con la profezia di Zaccaria (9,9 e Gn 49,11), Gesù entra nella città su una bestia da soma - la cavalcatura di Giuda, figlio di Giacobbe - che non era ancora stata cavalcata ed era, quindi, idonea a un uso sacro. Gesù viene acclamato come l'inviato di Dio, il messia (2Re 9,13; Sal 118,25-26; Mc 11,1-21; Lc 19,28-48; Gv 12,12-16).

1Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero pres­so Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli

2dicendo loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un'asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me.

3Se qualcuno poi vi dirà qual­che cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li riman­derà subito».

4Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta:

5Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo re viene a te mite, seduto su un'asina, con un puledro figlio di bestia da soma.

6I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù:

7condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i man­telli ed egli vi si pose a sedere.

8La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli al­beri e li stendevano sulla via.

9La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava: Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!

10Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: «Chi è costui?».

11E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».

 

I mercanti cacciati dal tempio.

Gesù prende possesso della casa del Padre suo e vuole restituirla alla sua funzione. Guarisce cie­chi e storpi, i malati cioé che erano stati esclusi dal sacerdozio (2Sam 5,8). Va quindi a passare la notte fuori città, com'era uso dei pellegrini (Is 56,7; Ger 7,11; Sal 8,3; Mc 11,17; Lc 19,45-46; Gv 2,14-16).

12Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le se­die dei venditori di colombe

13e disse loro: «La Scrittura dice: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera ma voi ne fate una spelonca di ladri».

14Gli si avvicinarono ciechi e storpi nel tempio ed egli li guarì.

15Ma i sommi sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che faceva e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al fi­glio di Davide», si sdegnarono

16e gli dissero: «Non senti quello che dicono?». Gesù rispose loro: «Sì, non avete mai letto: Dalla bocca dei bambini e dei lattanti ti sei procurata una lode?».

17E, lasciatili, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte.

 

Il fico sterile e seccato.

Insegnamento sulla potenza della fede (Ger 18,1: il fico simbolo di Israele; Mc 11,12-14 e nota; 20,24; Lc 13,6-9).

18La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame.

19Vedendo un fico sulla strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Non nasca mai più frutto da te». E subi­to quel fico si seccò.

20Vedendo ciò i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai il fico si è seccato immediatamente?».

21Rispose Gesù: «In verità vi dico: Se avrete fede e non dubite­rete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma anche se direte a questo monte: Lévati di lì e gèttati nel mare, ciò avverrà.

22E tutto quello che chiederete con fede nella pre­ghiera, lo otterrete».

 

Obiezioni dei giudei.

In virtù di quale autorità Gesù può annun­ciare la fine del mondo antico e l'avvento di un mondo nuovo? Sacerdoti e capi del popolo non gli riconoscono tale autorità (Mc 11,27-33; Lc 20,1-8).

23Entrato nel tempio, mentre insegnava gli si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo e gli dissero: «Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato questa autorità?».

24Gesù rispose: «Vi farò anch'io una domanda e se voi mi ri­spondete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo.

25Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomi­ni?». Ed essi riflettevano tra sé dicendo: «Se diciamo: "dal Cie­lo", ci risponderà: "perché dunque non gli avete creduto?";

26se diciamo "dagli uomini", abbiamo timore della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».

27Rispondendo perciò a Gesù, dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch'egli disse loro: «Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

 

Parabola dei due figli.

28«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna.

29Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò.

30Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò.

31Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dico­no: «L'ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubbli­cani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.

32È ve­nuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete cre­duto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemme­no pentiti per credergli.

 

Parabola dei vignaioli omicidi.

Tutto in questa parabola ha un suo significato. Il proprietario é Dio; la vigna è il regno di Dio (Is 5,1-7). I servi sono i profeti. Il figlio è Gesù. I vignaioli rap­presentano il popolo di Israele. L'altro popolo è costituito da coloro che, giudei e pagani, faranno fruttificare la parola di Dio (Is 5,1-7; Lv 24,14-16; Sal 118,22-23; Is 28,16; Mc 12,1-12; Lc 20,9-19; Gv 3,16-17).

33Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi co­struì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò.

34Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto.

35Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono.

36Di nuo­vo mandò altri servi più numerosi dei primi ma quelli si com­portarono nello stesso modo.

37Da ultimo mandò loro il pro­prio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio!

38Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità.

39E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero.

40Quando dunque verrà il padro­ne della vigna che farà a quei vignaioli?».

41Gli rispondono: «Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

42E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?

43Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare.

44Chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà».

45Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo; ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta.

 

22

Parabola del banchetto nuziale.

Il re è Dio. Il banchetto nuziale rappresenta la felicità di Dio e del suo popolo. I messaggeri so­no i profeti e gli apostoli, coloro che si trovano nei crocicchi del­le strade, i peccatori e i pagani. La città è probabilmente Gerusa­lemme, che venne distrutta nell'anno 70. I crocicchi sono formati dalle strade che la collegano col mondo intero (Lc 14,16-24, Mc 8,11).

1Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse:

2«Il re­gno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio.

3Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire.

4Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; ve­nite alle nozze.

5Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari;

6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

7Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.

8Poi disse ai suoi ser­vi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni;

9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.

10Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali.

 

Parabola dell'abito nuziale.

Non basta essere invitati, per parte­cipare al festino. Il rifiuto di portare l'abito richiesto manifesta che l'invitato non ha saputo realizzare il cambiamento di vita ne­cessario per entrare in comunione con Dio. Dal punto di vista letterario il testo 22,1-14 è un tipico esempio di raggruppamento di più parabole in una sola.

11Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale,

12g1i disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì.

13Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle te­nebre; là sarà pianto e stridore di denti.

14Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

 

CONTROVERSIE

 

Il denaro con l'iscrizione di Cesare,

imperatore di Roma. Gesù non si lascia mettere in trappola da una domanda che mira a comprometterlo sul piano politico, in un tempo in cui si odiava­no le forze occupanti e in cui gli zeloti si rifiutavano di pagare l'imposta. Gli avversari hanno in mano delle monete di Cesare, gliele rendano, dunque; ma rendano anche a Dio ciò che è di Dio (Mc 12,13-17 e nota; Lc 20,20-26).

15Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di co­glierlo in fallo nei suoi discorsi.

16Mandarono dunque a lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno.

17Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?».

18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipo­criti, perché mi tentate?

19Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro.

20Egli domandò loro: «Di chi è questa immagine e l'iscrizione?».

21Gli risposero: «Di Ce­sare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

22A queste parole ri­masero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono.

 

Condizione degli uomini nel Regno.

Non bisogna immaginarsi la vita degli uomini nell'aldilà sul modello della vita terrena (Dt 25,5-10; Es 3,6; Mc 12,18-27; Lc 20,27-38).

231n quello stesso giorno vennero a lui dei sadducei, i quali af­fermano che non c'è risurrezione, e lo interrogarono:

24«Maestro, Mosè ha detto: Se qualcuno muore senza figli, il fratello ne sposerà la vedova e così susciterà una discendenza al suo fratel­lo.

25Ora, c'erano tra noi sette fratelli; il primo appena sposato e non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. Morì.

26Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo.

27Aìla fine, dopo tutti, morì anche la donna.

28Alla risurrezione, di quale dei sette essa sarà moglie? Poiché tutti l'hanno avuta».

29E Ge­sù rispose loro: «Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scrit­ture né la potenza di Dio.

30Alla risurrezione infatti non si pren­de né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo.

31Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio:

32 Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi».

33Udendo ciò, la folla era sbalordita per la sua dottrina.

 

Dopo queste controversie, l'affermazione del grande comandamento

che mai viene meno (Dt 6,5.10.12; Lv 19,18; Mc 12,28-34; Lc 10,25-28; Gv 13,34-35).

34Allora i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai saddu­cei, si riunirono insieme

35e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova:

36«Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?».

37Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.

38Questo è il più grande e il primo dei co­mandamenti.

39E il secondo è simile al primo: Amerai il prossi­mo tuo come te stesso.

40Da questi due comandamenti dipendo­no tutta la Legge e i Profeti».

 

Cristo e Davide.

Cristo, instaurando il Regno, non è semplice­mente discendente di Davide nella sua natura umana. È anche suo Signore, poiché Dio gli ha destinato una regalità di altro or­dine (Sal 110,1; Mc 12,35-37; Lc 20,40-44).

41Trovandosi i farisei riuniti insieme, Gesù chiese loro:

42«Che ne pensate del Messia? Di chi è figlio?». Gli risposero: «Di Da­vide».

43Ed egli a loro: «Come mai allora Davide, sotto ispira­zione, lo chiama Signore, dicendo:

44Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi?

45Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo fi­glio?».

46Nessuno era in grado di rispondergli nulla; e nessuno, da quel giorno in poi, osò interrogarlo.

 

INVETTIVE

 

Risalgono forse alla data di composizione del Vangelo e vengo­no messe in bocca a Gesù contro i farisei che cercano di distrug­gere la chiesa primitiva.

 

23

Ammonimento a coloro che insegnano cercando degli onori.

(Dt 17,10; Am 4,5; Mc 12,38-40,' Lc 11,46; 20,4&,' 14,11; 18,14).

1Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicen­do:

2«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei.

3Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno.

4Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vo­gliono muoverli neppure con un dito.

5Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattè­ri e allungano le frange;

6amano posti d'onore nei conviti, i pri­mi seggi nelle sinagoghe

7e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì" dalla gente.

8Ma voi non fatevi chia­mare "rabbì", perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.

9E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, per­ché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.

10E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.

11Il più grande tra voi sia vostro servo;

12chi invece si innal­zerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

 

Maledizioni contro i dottori della Legge

e contro i farisei che hanno moltiplicato regole e osservanze a scapito delle esigenze essenziali di Dio. La violenza di tali invettive indica le tensioni che son venute accentuandosi tra chiesa e giudaismo ufficiale. Notare che i sepolcri venivano imbiancati affinché la gente non li avesse a toccare di notte e ne venisse così contaminata. Ricordare ancora che grandi costruzioni sepolcrali a carattere espiatorio (mausolei) venivano innalzate alla memoria dei grandi persegui­tati (Dt 14,22; Lv 27,30; Is 5,8-25; Lc 11,39.48-52).

13Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci.

(14)

15Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi.

16Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l'oro del tempio si è obbligati.

17Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l'oro o il tempio che rende sacro l'oro?

18E dite ancora: Se si giura per l'altare non vale, ma se si giura per l'offerta che vi sta sopra, si resta obbli­gati.

19Ciechi! Che cosa è più grande, l'offerta o l'altare che rende sacra l'offerta?

20Ebbene, chi giura per l'altare, giura per l'altare e per quanto vi sta sopra;

21e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l'abita.

22E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso.

23Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell'anèto e del cumino, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Que­ste cose bisognava praticare, senza omettere quelle.

24Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!

25Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno del bic­chiere e del piatto mentre all'interno sono pieni di rapina e d'intemperanza.

26Fariseo cieco, pulisci prima l'interno del bic­chiere, perché anche l'esterno diventi netto!

27Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume.

28Così anche voi ap­parite giusti all'esterno davanti agli uomini, ma dentro siete ieni d'ipocrisia e d'iniquità.

29Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti,

30e dite: Se fossimo vis­suti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti;

31e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti.

32Ebbene, colmate la misura dei vostri padri!

 

Le persecuzioni contro i discepoli di Cristo

sono il sigillo e il culmine di quelle subite dai profeti e dagli uomini di Dio. La Bibbia ne parla a partire dalla Genesi (allusione ad Abele; Gn 4,8-10) fino al libro delle Cronache (allusione a Zaccaria: 2Cr 24,20-22). La catastrofe annunziata da Gesù è la rovina di Geru­salemme, attraverso essa egli vede soprattutto la crisi spirituale da cui dipenderà l'avvenire del popolo di Dio.

33Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla con­danna della Geenna?

34Perciò ecco, io vi mando profeti, sa­pienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città;

35perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al san­gue di Zaccaria, figlio di Barachia, che avete ucciso tra il san­tuario e l'altare.

36In verità vi dico: tutte queste cose ricadran­no su questa generazione.

 

Rimprovero a Gerusalemme.

(Ger 7,14,' 12,7; 26,4-6, ecc.; Sal 118,26; Lc 13,34-35).

37Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!

38Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta!

39Vi dico infatti che non mi vedrete più finché non direte: Bene­detto colui che viene nel nome del Signore!».

 

DISCORSO SULLA ROVINA DI GERUSALEMME E SULLA FINE DEI TEMPI

 

Molti dei termini usati in questo capitolo sono suggeriti dalla let­teratura apocalittica sviluppatasi soprattutto dal Il sec. a. C. al Il d. C. Questo genere letterario cercava di descrivere il futuro im­minente per mezzo di immagini di violenza e di distruzione. Il discorso di Gesù, in Matteo, afferma l'impossibilità di ogni cal­colo riguardante il tempo della catastrofe finale e mette in guar­dia i credenti dalle possibili illusioni.

 

24

I segni della venuta del Signore.

Il tempio di Gerusalemme, di cui Erode aveva intrapreso la ricostruzione, stava per essere ulti­mato (Mc 13,1-4: Lc 21,5-7).

1Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si av­vicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio.

2Gesù disse loro: «Vedete tutte queste cose? In ve­rità vi dico, non resterà qui pietra su pietra che non venga di­roccata».

3Sedutosi poi sul monte degli Ulivi, i suoi discepoli gli si av­vicinarono e, in disparte, gli dissero: «Dicci quando accadran­no queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fi­ne del mondo».

 

Le prime prove

sono paragonabili ai dolori del parto e vengono descritte con le immagini apocalittiche abituali. Gli attacchi contro i falsi profeti, così frequenti verso la fine del I sec., posso­no fornire la data di composizione di questo testo (Is 8,21; 13,8; 19,2; Ger 21,9; 34,17; Ez 5,12; Am 4,6-11; 8,8, Dn 2,28; Os 13,13; 2Cr 15,6; Mc 13,5-13; Lc 21,8-19).

4Gesù rispose: «Guardate che nessuno vi inganni; molti ver­ranno nel mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e trarranno molti in inganno.

6Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi; è necessario che tutto que­sto avvenga, ma non è ancora la fine.

7Si solleverà popolo con­tro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie e terremo­ti in vari luoghi;

8ma tutto questo è solo l'inizio dei dolori.

9Allora vi consegneranno ai supplizi e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome.

10Molti ne reste­ranno scandalizzati, ed essi si tradiranno e odieranno a vicen­da. 11Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti;

12per il dilagare dell'iniquità, l'amore di molti si raffredderà.

13Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato.

14Frattanto questo van­gelo del regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine.

 

La più grande delle disgrazie

era stata per i giudei la profana­zione del tempio operata da Antioco Epifane, quando aveva fat­to installare tra le sue mura una divinità straniera, provocando la rivolta dei Maccabei (1 Mac 1,54; Dn 9,27; 11,31; 12,11; ecc.). Qui ci si riferisce senza dubbio all'anticristo dell'Apocalisse. Viene fatta in seguito un'altra allusione ai falsi profeti della fine del secolo. Questo testo, come molti altri, è costellato di citazioni bibliche di cui indichiamo qui solo le principali (Mc 13,14-23; Lc 21,20-24).

15Quando dunque vedrete l'abominio della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele, stare nel luogo santo - chi legge com­prenda -,

16allora quelli che sono in Giudea fuggano ai monti,

17chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere la roba di ca­sa,

18e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello.

19Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni.

20Pregate perché la vostra fuga non accada d'in­verno o di sabato.

21Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale mai av­venne dall'inizio del mondo fino a ora, né mai più ci sarà.

22E se quei giorni non fossero abbreviati, nessun vivente si salvereb­be; ma a causa degli eletti quei giorni saranno abbreviati.

23Allora se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, o: È là, non ci cre­dete.

24Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibi­le, anche gli eletti.

25Ecco, io ve l'ho predetto.

 

La venuta del figlio dell'uomo

non sarà qualcosa di misterioso, bensì di evidente come il fulmine, che nella Bibbia accompagna i giudizi divini (Is 29,6). Tutti lo vedranno, così come i rapaci san­no scoprire da lontano la presenza dei cadaveri (Gb 39,30; Ez 39,17-29; Lc 17,23-24; Ap 19,17-18).

26Se dunque vi diranno: Ecco, è nel deserto, non ci andate; o: È in casa, non ci credete.

27Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo.

28Dovunque sarà il cadavere, ivi si raduneranno gli avvoltoi.

 

Dimensione cosmica di questo avvento

(seguito dal v. 25). La nube è il segno abituale delle manifestazioni di Dio (Am 8,9; Is 13,9-10; 34,4; Dt 30,4; Zc 12,10; Dn 7,13-14; Mc 13,24-27; Lc 21,25-27).

29Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte.

30Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e allo­ra si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Fi­glio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria.

31Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli.

 

Il momento della venuta del Regno è un segreto di Dio.

(Is 51,6; Mc 13,28-32; Lc 21,29-33).

32Dal fico poi imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina.

33Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che Egli è proprio alle porte.

341n verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo accada.

35Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

36Quanto a quel giorno e a quell'ora, però, nessuno lo sa, nean­che gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre.

 

Vegliare per non essere colti di sorpresa.

(Gn 7,11-23; Mc 13,33-37; Lc 17,26-27 e 34-35).

37Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo.

38Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca,

39e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo.

40Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato.

41Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata.

42Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.

43Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si la­scerebbe scassinare la casa.

44Perciò anche voi state pronti, per­ché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà.

 

Parabola del servo vigilante. (Lc 12,32-46).

45Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha preposto ai suoi domestici con l'incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto?

46Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agire così!

47In verità vi dico: gli affiderà l'ammini­strazione di tutti i suoi beni.

48Ma se questo servo malvagio di­cesse in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire,

49e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi,

50arriverà il padrone quando il servo non se l'aspetta e nell'ora che non sa,

51lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridore di denti.

 

25

Parabola delle dieci vergini invitate a nozze.

Vivete sempre nell'attesa di Cristo, lo sposo (Lc 12,35-38).

1Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le lo­ro lampade, uscirono incontro allo sposo.

2Cinque di esse era­no stolte e cinque sagge;

3le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio;

41e sagge invece, insieme alle lampade, pre­sero anche dell'olio in piccoli vasi.

5Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono.

6A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!

7Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.

8E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono.

9Ma le sagge risposero: No, che non abbia a manca­re per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene.

10Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arri­vò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.

11Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici!

12Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco.

13vegliate dun­que, perché non sapete né il giorno né l'ora.

 

Parabola dei talenti.

È necessario far fruttificare i doni di Dio (Lc 19,12-27 e nota).

14Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.

15A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secon­do la sua capacità, e partì.

16Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque.

17Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò al­tri due.

18Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo pa­drone.

19Dopo molto tempo il adrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro.

20Colui che aveva ricevuto cin­que talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque.

21Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

22Presentatosi poi colui che aveva rice­vuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due.

23Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

24Venuto in­fine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e rac­cogli dove non hai sparso;

25per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo.

26Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso;

27avresti dovuto affida­re il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse.

28Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.

29Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.

30E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

 

Il Regno è per coloro che praticano l'amore servendo.

Molti si stupiscono di aver incontrato o rifiutato Cristo nella persona dei fratelli: Gesù si identifica con chiunque si trovi in necessità (Ez 34,17; Is 58,5-8; Gb 22,6; Sir 7,35; Dn 12,2; Sap 3,1-9).

31Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.

32E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri

33e porrà le pe­core alla sua destra e i capri alla sinistra.

34Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fon­dazione del mondo.

35Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero fore­stiero e mi avete ospitato,

36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

37Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo ve­duto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti ab­biamo dato da bere?

38Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?

39E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

40Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più pic­coli, l'avete fatto a me.

41Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.

42Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;

43ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

44Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in car­cere e non ti abbiamo assistito?

45Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di que­sti miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.

46E se ne an­dranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

 

VIII. PASSIONE E RISURREZIONE

 

La fine del mondo antico e la nascita del mondo nuovo. Questi testi sulla passione sono stati senza dubbio i primi ad essere consegnati alla memoria per poi essere stesi per iscritto. La viva co­scienza che gli apostoli avevano della risurrezione di Cristo li ha poi condotti a una reinterpretazione della sua vita, insistendo, ai fini della catechesi, sulle precedenti manifestazioni della sua di­vinità (cf avvertenza e introduzione).

26

Gesù è cosciente della sua sorte. Complotto contro Gesù.

(Mc 14,1-2; Lc 22,1-2; Gv 11,47-53).

1Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi disce­poli:

2«Voi sapete che fra due giorni è Pasqua e che il Figlio del­l'uomo sarà consegnato per essere crocifisso».

3Allora i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa,

4e ten­nero consiglio per arrestare con un inganno Gesù e farlo mori­re.

5Ma dicevano: «Non durante la festa, perché non avvengano tumulti fra il popolo».

 

L'unzione a Betania.

Gesù lascia intendere la sua prossima morte affermando insieme la certezza del successo che avrà il suo messaggio. Secondo la dottrina abituale degli ebrei, mette le opere buone prima dell'elemosina (Mc 14,3-9; Gv 12,1-8).

6Mentre Gesù si trovava a Betània, in casa di Simone il lebbro­so,

7gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa.

8I discepoli vedendo ciò si sdegnarono e dissero: «Perché questo spreco?

9Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!».

10Ma Gesù, accortosene, disse loro: «Per­ché infastidite questa donna? Essa ha compiuto un'azione buona verso di me.

11I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete.

12Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura.

13In verità vi dico: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo inte­ro, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei».

 

Il tradimento di Giuda.

Trenta monete d'argento (stateri o sicli) costituivano il prezzo fissato dalla legge per la vita di uno schia­vo (Es 21,32; Zc 11,21; Mc 14,10-11; Lc 22,3-6).

14Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti

15e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento.

16Da quel momento cercava l'occasione propizia per conse­gnarlo.

 

Preparativi del banchetto pasquale

che si celebrava per comme­morare l'uscita dall'Egitto (Es 12,1-14). Per otto giorni i giudei mangiavano gli azzimi, cioè dei pani non lievitati (Mc 14,12-16; Lc 22,7-13).

17Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Ge­sù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?».

18Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e dite­gli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli».

19I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

 

Annunzio del tradimento di Giuda. (Mc 14,17-21; Lc 22,14 e 21-23; Gv 13,21-30).

20Venuta la sera. si mise a mensa con i Dodici.

21Mentre man­giavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà».

22Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a do­mandargli: «Sono forse io, Signore?».

23Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà.

24Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!».

25Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».

 

L'ultima cena.

Gesù compie due gesti ben noti agli ebrei durante i banchetti festivi: rivolge a Dio una preghiera di ringraziamen­to per il pane; poi lo spezza, lo distribuisce a ogni commensale; tutti ne mangiano e ringraziano Dio per i suoi doni. Lo stesso avviene alla fine del banchetto con un calice di vino. Ma Gesù dà un senso nuovo a questi gesti, mettendoli in relazione con la sua morte prossima. D'ora in poi significheranno il suo corpo, cioè lui stesso, e il suo sangue, cioè la sua vita, corpo e sangue dati per gli uomini, che diventano il dono per cui bisogna ringraziare Dio. Gesù dispone della sua morte come del sacrifi­cio attraverso il quale Dio conclude con gli uomini la nuova al­leanza. Il sacrificio di Mosè sul Sinai ne era stato il preannunzio (Es 24). Il racconto riferito qui dagli evangelisti ebbe inizialmente la fun­zione di guida ai banchetti eucaristici, che i primi cristiani celebra­vano per commemorare la morte di Gesù e per diventare il suo «corpo» (1 Cor 10,16-17) mediante la partecipazione al suo corpo e al suo sangue (cf il dono della manna, l'annunzio da parte di Geremia 31,31 di una nuova alleanza, e il segno della moltiplica­zione dei pani; Mc 14,22-25; Lc 22,19-20; 1Cor 11,23-25).

26Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronun­ziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo».

27Poi prese il cali­ce e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti,

28perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.

291o vi dico che da ora non ber­rò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio».

30E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

 

Predizione del rinnegamento di Pietro

in seguito allo scandalo dell'arresto di Gesù (Zc 13,7; Mc 14,26-31; Lc 22,39 e 31-34; Gv 13,36-38 e 16.32).

31Allora Gesù disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge,

32ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea».

33E Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai».

34Gli disse Gesù: «In verità ti dico: que­sta notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre vol­te».

35E Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli.

 

La preghiera al Getsèmani

(il nome significa «frantoio per l'olio»). I testimoni sono gli stessi apostoli che hanno assistito alla trasfigurazione (Sal 42,6; Mc 14,32-42; Lc 22,40-46; Gv 18,11; 12,27-30).

36Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Get­sèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare».

37E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, co­minciò a provare tristezza e angoscia.

38Disse loro: «La mia ani­ma è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me».

39E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava di­cendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».

40Poi tornò dai di­scepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me?

41Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

42E di nuovo, allontanatosi, pregava dicen­do: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà».

43E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appe­santiti.

44E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole.

45Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori.

46Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina».

 

Arresto di Gesù. (Mc 14,43-52; Lc 22.47-53: Gv 18.2-11).

47Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai som­mi sacerdoti e dagli anziani del popolo.

48Il traditore aveva da­to loro questo segnale dicendo: «Quello che bacerò, è lui; ar­restatelo!».

49E subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rab­bì!». E lo baciò.

50E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.

51Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio.

52Allora Gesù gli disse: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada.

53Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi da­rebbe subito più di dodici legioni di angeli?

54Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve av­venire?».

551n quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Sie­te usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per cat­turarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato.

56Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono.

 

Gesù davanti al sinedrio

o gran consiglio, tribunale religioso. Gesù si dichiara ufficialmente il personaggio misterioso di origi­ne celeste intravisto da Daniele (Dn 7,13; Lv 24,16; Mc 14,53-65; Lc 22,54-55.66-71; Gv 18,15-24).

57Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal som­mo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani.

58Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione.

59I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte;

60ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni.

61Finalmente se ne presentarono due, che affer­marono: «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni».

62Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?».

63Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio».

64«Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo».

65Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia;

66che ve ne pare?». E quel­li risposero: «E’ reo di morte!».

67Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono: altri lo bastonavano,

68dicendo: «Indovi­na, Cristo! Chi è che ti ha percosso?».

 

Rinnegamenti di Pietro. (Mc 14,66-72; Lc 22,56-62; Gv 18,17 e 25-27).

69Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!».

70Ed egli negò davanti a tutti: «Non capisco che cosa tu voglia dire».

71Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno».

72Ma egli negò di nuovo giurando: «Non conosco quell'uomo».

73Dopo un poco i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!».

74Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!». E subito un gallo cantò.

75E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito al­l'aperto, pianse amaramente.

 

27

Gesù condotto davanti a Pilato

procuratore romano della Gia­dea, idumea e Samaria dal 26 al 36 della nostra èra. La scena si svolge nel pretorio, che è insieme residenza ufficiale e tribunale del procuratore (Mc 15,1; Lc 22,66; 23,1; Gv 18,28).

1Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire.

2Poi messolo in catene, lo condussero e consegnarono al gover­natore Pilato.

 

Morte di Giuda. (Zc 11,12-13; Ger 32,6-9; 18,7; At 1,16-19).

3Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condan­nato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sa­cerdoti e agli anziani

4dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Veditela tu!».

5Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si al­lontanò e andò ad impiccarsi.

6Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue».

7E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri.

8Perciò quel campo fu denominato «Campo di sangue» fino al giorno d'oggi.

9Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Ge­remia: E presero trenta denari d'argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato,

10e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.

 

Gesù davanti a Pilato

rimane silenzioso, come il servo di Isaia 53,7. Non risponde in modo chiaro a una domanda che si rivelava ambigua. La sua missione non è di fare il Messia conquistato­re atteso dal popolo ebraico, ma di fondare una nuova comunità (Dt 21,6; Mc 15,2-15; Lc 23,2-5 e 18,25; Gv 18,28-40 e 19.4-16).

11Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governato­re l'interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose «Tu lo dici».

12E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli an­ziani, non rispondeva nulla. 13Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose attestano contro di te?».

14Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore.

15Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rila­sciare al popolo un prigioniero, a loro scelta.

16Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba.

17Mentre quindi si trovavano riuniti. Pilato disse loro: «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?».

18Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

19Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua».

20Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù.

21Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!».

22Disse loro Pilato: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?». Tutti gli ri­sposero: «Sia crocifisso!».

23Ed egli aggiunse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora urlarono: «Sia crocifisso!».

24Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cre­sceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!».

25E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada so­pra di noi e sopra i nostri figli».

26Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati per­ché fosse crocifisso.

 

La corona di spine.

In segno di scherno Gesù viene rivestito del­le insegne della regalità: corona e porpora (Mc 15,16-20; Gv 19,1-3).

27Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel preto­rio e gli radunarono attorno tutta la coorte.

28Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto

29e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: «Salve, re dei Giudei!».

30E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo.

31Dopo averlo così scherni­to, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo.

 

La crocifissione. (Sal 69,22; 22,19,109,25; Gb 16,4; Sal 22,9; Sap 2,16-20; Mc 15,21-27; Lc 23,26-38; Gv 19.17-24).

32Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui.

33Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio,

34gli die­dero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere.

35Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte.

36E sedutisi, gli facevano la guardia.

37Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei».

38Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

39E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo:

40«Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!».

41Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano:

42«Ha salvato gli altri, non può salva­re se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crede­remo.

43Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!».

44Anche i ladroni croci­fissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.

 

La morte di Gesù

Viene descritta, come già la crocifissione, con le immagini dei profeti dell'Antico Testamento e nei termini che caratterizzano i grandi avvenimenti della storia della salvezza. La lacerazione del tempio significa che la morte di Gesù apre ai pagani l'accesso alla presenza di Dio, dal momento che il velo separava il tempio stesso dall'atrio riservato ai pagani (Sal 22,9; 69,22; Mc 15,33-41; Lc 23,44-49; e ancora, per i vv. 51-53, Am 8,3; Is 26,19; Ez 37,12; Dn 12,2).

45Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra.

46Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Eli, Eli, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

47Udendo questo, alcuni dei presenti dice­vano: «Costui chiama Elia».

48E subito uno di loro corse a pren­dere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere.

49Gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!».

50E Gesù, emesso un alto grido, spirò.

51Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono,

52i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono.

53E uscendo dai sepol­cri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e ap­parvero a molti.

54Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

55C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lon­tano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo.

56Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.

 

La sepoltura.

Grazie all'intervento di Giuseppe di Arimatèa il corpo di Gesù non è stato gettato nella fossa dei condannati (Mc 15,42-47; Lc 23,50-55; Gv 19,38-42).

57Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa. chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù.

58Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato.

59Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo

60e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò.

61Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l'altra Maria.

 

La custodia della tomba.

La Parasceve (o Preparazione), vigilia del sabato, termina il venerdì sera.

62Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo:

63«Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò.

64Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi disce­poli, lo rubino e poi dicano al popolo: E risuscitato dai morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!».

65Pilato disse loro: «Avete la vostra guardia, andate e assicura­tevi come credete».

66Ed essi andarono e assicurarono il sepol­cro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.

 

DOPO LA MORTE DI GESÙ

 

Gli apostoli sono spaventati, dispersi, delusi; hanno addirittura l'animo in rivolta per lo scandaloso fallimento di Gesù. Ed ecco, d'un tratto, dopo la sua morte, essi vivono l'esperienza della sua presenza. Ne vengono trasformati. La loro certezza, testimonia­ta con coraggio, diventa a sua volta ricca di conseguenze. Dopo la passione e dopo aver ricevuto lo Spirito, proclameranno la buona novella. Seguono Cristo con entusiasmo. Tocca a noi, ora, andargli incontro. Le narrazioni evangeliche sulla risurrezione condensano un in­segnamento da tempo impartito e accolto nelle comunità cristia­ne. Queste sono nate dalla testimonianza che gli apostoli davano sull'esperienza indubitabile di Gesù, vivo dopo essere morto in croce. Egli si era rivelato presente in mezzo a loro quando lo pensavano morto. La sua passione, la sua morte sfociavano in una nuova esistenza, trasfigurata, liberata dai limiti dello spazio e del tempo, capace di manifestarsi ovunque, nelle circostanze più diverse. L'«apparizione» è l'esperienza della testimonianza che Gesù in persona ha dato della sua vita e della sua presenza. La fede dei primi discepoli è nata da questa esperienza. Il più antico documento a questo riguardo è una lista di appari­zioni del «risorto» citata da Paolo nell'anno 55 (1 Cor 15) risa­lente ai primi dieci anni del cristianesimo. E’ stata questa fede a distinguere i giudeo-cristiani dagli ebrei e a manifestare il suo di­namismo nell'evangelizzazione dei pagani e nella nascita delle chiese di lingua greca, in un mondo pur sempre refrattario all'i­dea di risurrezione. Le narrazioni evangeliche illustrano al tempo stesso il carattere imprevisto delle apparizioni, la difficoltà e la lentezza a credere dei testimoni, l'aspetto misterioso della realtà nuova ch'essi per­cepivano. Vi sono due specie di narrazioni. Le apparizioni agli apostoli fondano l'autorità della loro testimonianza sulla rivela­zione della presenza di Gesù vivo (rivelazione che si è imposta al di là dei loro dubbi) e sulla missione che egli ha loro affidato di comunicare agli uomini la loro fede. Le apparizioni alle donne, o a discepoli poco noti (Mt 28,9 e 10; Gv 20,11 e 18; Lc 24,13-15) fanno vedere il modo, insieme lento e intimo, con cui quelli che già gli erano stati familiari vengono riportati alla presenza di un Gesù realmente vivo e vicino, anche se inafferrabile. E tutto questo mentre rimanevano convinti della sua scomparsa e del fallimento delle loro speranze. Ogni credente può riconoscersi nell'esperienza di Maria Madda­lena quando si sente chiamare per nome, quando vede e ricono­sce il suo Signore; oppure in quella dei discepoli di Emmaus, in­vestiti dalla presenza di Gesù attraverso la luce che penetra a po­co a poco nei loro cuori fino al momento della cena, quando si scoprono beneficati dallo sconosciuto che avevano invitato. La narrazione che riporta la venuta di alcune donne al sepolcro, trovato aperto e vuoto, non aveva nella predicazione la stessa autorità delle apparizioni. Solo queste ultime recavano la testi­monianza decisiva della risurrezione di Gesù. Il sepolcro vuoto poneva di fronte a un enigma: che ne era stato del corpo di Gesù? Solo la rivelazione del Risorto, che s'impo­neva spontaneamente ai testimoni, poteva dare una risposta a questo enigma. E ciò che significa, in linguaggio biblico, il mes­saggio recato dall'angelo del Signore alle donne impaurite. L'in­tervento dell'angelo sta a significare che non sono state loro a trovare da sole la risposta alla loro domanda. La fede nella risurrezione non è nata dalla scoperta della tomba vuota. Ma l'enigma della tomba vuota è stato chiarito dalla fede nella risurrezione di Gesù, nata a sua volta dalla fede nella viva presenza di Cristo risorto, divenuta percettibile ai discepoli in circostanze privilegiate (cf le apparizioni di Cristo risorto). La narrazione del sepolcro vuoto portava in tal modo una confer­ma alla realtà della risurrezione senza con ciò ridurla ad un qualsiasi ritorno in vita nella condizione effimera dei nostri corpi mortali.

 

28

La tomba vuota e l'angelo bianco-vestito:

è il colore apocalitti­co del trionfo e della gioia. Ancora una volta, per descrivere una situazione eccezionale, l'evangelista ricorre alle immagini del­l'Antico Testamento, in questo caso Es 19,18s (Mc 16,1-8; Lc 24,1-10; Gv 20,1).

1Passato il sabato, all'alba del primo giorno della setti­mana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro.

2Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa.

3Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve.

4Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite.

5Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso.

6Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luo­go dove era deposto.

7Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto».

8Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli.

 

L'apparizione alle donne. (Gv 20,l4ss).

9Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono.

10Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».

 

Sopruso dei capi ebraici.

11Mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in cit­tà e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto.

12Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di da­re una buona somma di denaro ai soldati dicendo:

13«Dichiarae: i suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, men­tre noi dormivamo.

14E se mai la cosa verrà all'orecchio del go­vernatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia».

15Quelli preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi.

 

Apparizione in Galilea e missione universale dei discepoli.

16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato.

17Quando lo videro, gli si prostra­rono innanzi; alcuni però dubitavano.

18E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.

19Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,

20insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».