VANGELO SECONDO MARCO

Introduzione

Dati di antichissima tradizione danno come autore del secondo Vangelo Marco, eco fedele della cateche­si di Pietro per le comunità cristiane. Tra le testimonianze della Chiesa antica ricordiamo due del secondo seco­lo: Papia, che afferma: “Marco, che era stato interpre­te di Pietro, scrisse accuratamente, non però in ordine, quello che ricordava delle parole e delle azioni del Si­gnore” (cf Eusebio, Storia ecclesiastica 3,39,15), e Ireneo, verso la fine del secolo: "Marco, discepolo e interprete di Pietro, anch'egli ci trasmise per scritto le co­se predicate da Pietro" (Contro le eresie 3,1,1). Si ritiene che Marco sia il primo a raccogliere in un fatti principali della vita di Gesù e alcuni suoi insegnamenti. Prima di lui ci sono tradizioni orali della predicazione degli apostoli e dei loro primi collaborato­ri. Finché si sente l'esigenza di metterli in scritto per of­frire alle comunità un racconto continuo su Gesù, utile per la fede e la vita cristiana. L'insistenza sulla croce e sulle sofferenze che attendono i discepoli è un indizio delle circostanze in cui fu redatto questo vangelo: in tem­po di persecuzione, forse a Roma sotto Nerone.

 

CHI E’ MARCO? C'è una scena molto vivace in At 12,11-17: l'apo­stolo Pietro, liberato dal carcere, subito si reca "nella casa di Maria, la madre di Giovanni soprannominato Marco"; e la portinaia Rode ne riconosce la voce, ma non apre per l'emozione, che comunica poi a tutti i fe­deli radunati in preghiera. Sappiamo così che Maria, forse già vedova, ha messo a disposizione della Chiesa primitiva la sua di­mora signorile. E antiche testimonianze fanno ritenere probabile che questa stessa casa sia il Cenacolo, dove Gesù ha celebrato l'ultima Cena e gli apostoli con Maria hanno atteso la discesa dello Spirito Santo. Sembra probabile, inoltre, che alla famiglia di Mar­co appartenga anche il Getsemani, ai piedi del monte degli Ulivi, dove Gesù passa le notti in preghiera quan­do si ferma a Gerusalemme. L'ipotesi è suggerita dal­l'episodio di Mc 14,51s, dove "un giovanetto seguiva Gesù, vestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo". E una pen­nellata che rivela l'autore: il ragazzo è Marco, che si trovava a dormire nella casetta del campo del Getse­mani e, svegliato dai rumori dei soldati che stanno cat­turando Gesù, corre a vedere gettandosi addosso so­lo il lenzuolo. Dopo la Pentecoste, la casa di Maria diviene dimo­ra abituale di Pietro e tra i suoi primi battezzati c'è Mar­CO, che per questo viene chiamato "figlio mio" (1Pt 5,13). Sappiamo anche che Marco è 'cugino' o nipote (cf Col 4,10) di Giuseppe Barnaba, originario di Cipro e di famiglia levita. Così quando, intorno all'anno 44, Paolo e Barnaba vengono da Antiochia con offerte per la comunità di Gerusalemme, sono ospiti della casa dì Marco. E tornando ad Antiochia i due apostoli si portano come aiuto al loro apostolato "Giovanni sopranno­minato Marco" (At 12,25). Marco è con loro anche a Ci­pro e a Perge (At 13,5), ma poi fa ritorno a Gerusa­lemme (At 13,13).  Nell'anno 49 Paolo e Barnaba tornano a Gerusa­lemme, ospiti ancora di Marco, che ha modo di entu­siasmarsi per le imprese dei due. E, quando riprendo­no il cammino apostolico, Barnaba prende di nuovo con sé "Giovanni, chiamato Marco" e "s'imbarcò per Cipro, mentre Paolo, prendendo con sé Sila, partì, af­fidato dai fratelli alla grazia del Signore" (At 15,35-40). In seguito Marco torna con Paolo, il quale racco­manda di accoglierlo bene sia scrivendo ai Colossesi (4,10s) che a Filemone (24): siamo nel 61. Più tardi, nella seconda prigionia a Roma, Paolo scrive a Timo­teo di condurre con sé Marco "che mi è molto utile per l'opera del ministero" (2Tm 4,11). Dì certo Marco è presente a Roma con Pietro, che nella sua prima lettera, scritta probabilmente dalla Ca­pitale dell'impero verso il 60, saluta i cristiani "del Pon­to, della Galizia, della Cappadocia, dell'Asia e della Bitinia" a nome di Marco, evidentemente conosciuto dai destinatari. Per lo più si ritiene che Marco sia presente ad al­cuni eventi della vita di Gesù, ma non sia suo discepolo. Si parla anche dell'origine levitica di Marco che, di­venuto cristiano, si sarebbe tagliato il pollice per non compiere più gli atti del sacerdozio levitico (da qui l'e­piteto datogli "dal dito tagliato"). Tradizioni che risalgono già al 2° secolo attribuiscono a Marco la fondazione della chiesa dì Alessandda di Egitto e negli Atti di Marco, pubblicati dai Bollandisti, al 25 aprile sono narrati i particolari del martirio dell'e­vangelista, ucciso e sepolto nel villaggio di Bucoli, località piena di rocce e burroni vicina ad Alessandria. E proprio da Alessandria le sue reliquie vengono prese nell'828 da due mercanti veneziani (Buono da Mala­moco e Rustico da Torcello) e portate nella loro città: da quel momento Marco è legato a Venezia, di cui di­venta il patrono. Ma il suo nome è Marco o Giovanni Gli Atti parlano dì Giovanni (13,5.13), o di Giovanni chiamato Mar­co (12,12.25) o semplicemente di Marco (15,39): sem­pre per indicare la stessa persona, il nostro evangeli­sta. Del resto, rispecchia l’usanza dei Giudei di ag­giungere al nome ebraico uno greco o latino: quindi, è chiamato Giovanni in terra di Palestina e in prevalen­za Marco tra i pagani. Quanto al culto, la Storia Lausiaca ricorda il pelle­grinaggio di Filoromo alla tomba di Marco alla fine del secolo IV. Il Santo è già raffigurato in un ipogeo a Sud­-Ovest di Alessandria insieme con Cristo e S. Pietro in dipinti del V-VI secolo. A questo tempo risale pure la ve­nerazione di Marco nel santuario palestinese di El Diuwèzi, il 15 agosto, e a Costantinopoli nella maestosa ba­silica eretta da Teodosìo e restaurata poi da Romano Lecapene nel 919-944. Nel V secolo i resti di Marco furono trasferiti da Bu­coli nella zona del Canopo, la cui chiesa fu incendiata dagli arabi nel 644 e ricostruita dai patriarchi Agatone (662-680) e Giovanni di Samanhud (680-689). Ad es­sa sarebbero approdati i due mercanti veneziani. Una presenza del culto al Santo nella zona di Aqui­leia tra il 783-786 viene attestata dallo scrittore locale Paolo Diacono, che ne fa il primo apostolodei veneti. La notizia non è rimbalzata in vari documenti successivi. Un dato poi permette di considerare la presenza del corpo di Marco a Venezia ed è il testamento di Giustiniano Particiaco dell'829, dal  nome di una basilica in suo onore. E. il culto del santo divenne man mano il simbolo del potere politico della Repubblica, addirittura il principio giuridiro dell’autorità dinanzi alla successione degli uomini nel tempo, e accompagna le conquiste territoriali. La sua figura è presente sulle monete, nei vessilli e il suo nome nel rito dell’investitura del doge. Appena il neoeletto giunge in basilica riceve vessillo e spada sulla tomba del Santo, dove emette anche la promessa di fedeltà allo Stato (e ad Alessandria il rito è identico per l’elezione del Patriarca). Il vertice del culto è nella festa liturgica del 25 aprile; in basilica scendono il doge, il senato, gli ambasciato­ri, le scuole grandi, le congregazioni del clero. Cosa che si ripete il 31 gennaio, festa civile con processione per il ricordo della “traslazione”. La diffusione geografica del culto segue poi l'e­spansione del dominio veneziano prima e la presenza italiana poi. La basilica veneziana, distrutta in parte e poi re­staurata nel 976, si trasforma in quella attuale tra il 1063 e il 1094. Benché a Venezia nessuno abbia dub­bi sulla presenza delle reliquie, tuttavia in tempi più re­centi si hanno tre ricognizioni con i patriarchi Bonsi­gnori (1811), Monico (1835) e Roncalli (1957). La Chiesa cattolica venera Marco come martire e ne celebra la festa il 25aprile. Così pure la Chiesa gre­ca, che però celebra anche 'Giovanni detto Marco' il 27 settembre. Simbolo di Marco è il leone, derivato da Ez 1,5-13 e Ap 4,6-7. Non è reperibile nelle catacombe, ma è pre­sente sul finire del sec. 1V nei mosaici di S. Pudenzia­na, di S. Sabina, nel Mausoleo di Galla Placidia a Ra­venna e in seguito nel duomo di Cividale. A volte diventa "leone alato" perché nelle zone agri­cole occidentali della provincia dì Venezia si ritiene che il Santo sia asceso al cielo e poi ritornato in terra sotto for­ma di leone, oppure (nel Polesine) che egli sia raffigura­to nella luna vista dalla fantasia come un muso di leone. Continuando sull'iconografia si nota che la rap­presentazione della forma umana dell'Evangelista, ol­tre che nelle catacombe romane di Marco e Marcellia­no (verso il 340) e nell'ipogeo di Alessandria d'Egitto (sec. V-VI), compare a Cipro nella chiesa di Panagia kanakaria (sec. VI) e a S. Vitale di Ravenna: qui Mar­co è col leone accanto, un modulo che resta classico, ripreso da una ricca serie di miniature medievali (come il Lezionario di Ludovico il Pio, l'Evangeliaro irlandese di Lindisfarne,...). Il ciclo più completo della serie iconografica è dato dalla basilica di San Marco in Venezia: qui è presente il tipo del leone e la storia della sua vita si svolge poi nei mosaici dall'XI secolo in poi. Ma la figura del San­to compare quasi in ogni angolo della basilica e anche in tutta Venezia. I secoli poi registrano vari cicli pittori­ci, come quello di Paolo Veneziano, di Gentile e Gio­vanni Bellini, del Tiziano, Tintoretto, Palma il Giovane ed infine il ciclo dei 'teleri" della Scuola di S. Marco. E fuori Venezia la figura di Marco raggiunge il vicino Oriente, la Germania, la Francia, la Spagna e altre zo­ne d'Europa. Come "scrivano di Pietro", Marco è considerato patrono dei notai, degli scrivani, dei vetrai e pittori su ve­tro, perché esposti a ferite alle mani, che il Santo gua­risce come ha fatto col discepolo Aniano. È anche pa­trono degli ottici, dei lavoratori di corde e di ceste, per­ché si narra che le sue reliquie furono trafugate in ce­ste dai mercanti di seta a Firenze. Infine, Mc è l'abbreviazione per citare passi del vangelo di Marco.

 

PER CHI SCRIVE MARCO? Marco scrive prima del 62, anno in cui è pubblicato il vangelo di Luca, che dipende da Marco. Il suo scritto va datato tra il 50 e il 60, nel periodo vissuto a Roma accanto a S. Pietro. È il narratore popolare per eccel­lenza: si limita a fissare la narrazione di Pietro con scioltezza, vivacità, spontaneità, con la rudezza dell'arte popolare. Anima i suoi personaggi da renderli protago­nisti sotto gli occhi del lettore. Coglie i particolari di una scena senza preoccuparsi poi di ordinarli in un racconto. Si percepisce che nella sua narrazione rivive la storia di Cristo: di qui il grande fascino dello stile. E Marco scrive per fedeli di origine pagana; secondo la tradizione più antica, per i cristiani di Roma. Ad essi egli presenta Gesù Messia e Figlio di Dio, operatore di miracoli, dominatore di satana che viene costretto a riconoscergli una superiorità divina. Si rivolge ai suoi immediati lettori con un documento agile e autorevole, in grado di dare un voto di Gesù integrale e concreto, contro i pericoli di una fede vaga ed astratta.

  

COSA SCRIVE MARCO? Il vangelo di Marco si prefigge dì stabilire con chia­rezza l'identità di Gesù di Nazaret, il Cristo-Messia, il Figlio di Dio, riconosciuto e adorato come il Signore, crocifisso e risorto. Il testo riferisce soprattutto parole e fatti legati all'attività svolta da Gesù in Palestina, a par­tire dalla Galilea fino a Gerusalemme, e manca di qual­siasi riferimento alla sua infanzia.  Del vangelo di Marco si hanno sedici capitoli (…). Dopo il preludio (con la predicazionedì Giovanni Bat­tista, il battesimo di Gesù e la tentazione (1,1-13) nel deserto), si ha un periodo di ministero in Galilea (1,14 -7,23); seguono i viaggi di Gesù con gli apostoli nella regione di Tiro e Sidone, nella Decapoli, nella regione di Cesarea di Filippo, con il ritorno in Galilea (7,24-9,50); infine l'ultima salita verso Gerusalemme per la passio­ne e la risurrezione (10,1-16,8). È un quadro convenzionale, perché sembra che Gesù sia andato più volte a Gerusalemme prima della pasqua di passione. Ma il tracciato di Marco ha porta­ta storica e teologica: "Gesù all'inizio è ricevuto dalle folle con simpatia; poi il suo messianismo umile e spi­rituale delude la loro attesa e l'entusiasmo si raffredda; allora Gesù si allontana dalla Galilea per dedicarsi al­la formazione del piccolo gruppo di discepoli fedeli, dei quali ottiene l'adesione incondizionata con la confes­sione di Cesarea: sì tratta di una svolta decisiva a par­tire dalla quale tutto si orienta verso Gerusalemme, do­ve consuma, in seguito a una opposizione sempre più viva, il dramma della passione, coronato infine dalla ri­sposta vittoriosa di Dio la risurrezione". Dal piano del vangelo risaltano i due principali centri di interesse, la persona di Gesù e il cammino di fede dei discepoli. Gesù li conduce man mano a ri­conoscere in lui il Messia e li educa con continue istru­zioni ad accogliere le coerenti esigenze della fede (se­zione centrale del libro). Marco è interessato dal paradosso di Gesù: incom­preso e respinto dagli uomini, ma inviato ed esaltato da Dio. Suo tema è di manifestare il Messia crocifisso. Se mostra in Gesù il Figlio di Dio, riconosciuto come tale dal Padre (1,11; 9,7), dai demoni (1,24; 3,11; 5,7), e per­fino dagli uomini (15,39), il Messia che rivendica un ran­go divino (14,62), superiore agli angeli (13,32), sì attri­buisce il potere di perdonare i peccati (2,10), prova la sua potenza e la sua missione con miracoli (1,31; 4,41;…) ed esorcismi (1,27; 3,23s;...), sottolinea però molto an­che lo scacco apparente tra gli uomini; scandalo delle folle (5,40;6,2s), ostilità dei capi giudei (2,1-3,1,…), incomprensione perfino dei discepoli (4,13); tutte opposizioni che conducono alla croce. Marco spiega lo  scandalo contrapponendogli il trionfo finale della risurrezione e il disegno di Dio: Cristo ha sofferto per redimere gli uomini (10,45-14,24) secondo le Scritture (9,12-14,21.49) e le stesse parole di Ge­su per quanto riguarda lui (8,31; 9,31 10,33s) e i suoi (8,34$; 9,35; 10,15. 4s. 9s. 39; 13,9-13). E per evitare un entusiasmo illusorio, Gesù circonda di silenzio i suoi miracoli (5,435) e la sua persona (7,24; 9,30), al titolo di Messia (con equivoche attese di gloria umana) pre­ferisce quello umile di "Figlio dell'uomo" (2,10;.. .) è il cosiddetto “segreto messianico” (Mc 1 ,34).

 

Oggi sono molti i cristiani che credono a Gesù come Dio, ma es­si hanno completamente dimenticato che egli è nello stesso tem­po uomo, totalmente uomo. Ed è attraverso la sua umanità che si giunge alla sua persona. Il Vangelo di Marco è quello che meglio ci riconduce a questa realtà. Usa il linguaggio scarno della lingua parlata; ci fa sentire il peso dello sguardo di Gesù, la sua sorpresa davanti alle oppo­sizioni, la sua pietà per la folla, i momenti di delusione nei ri­guardi degli apostoli, la tristezza per l'incomprensione dei farisei, dei familiari, dei discepoli. Ne esce un'immagine umanissima. Gesù appare di volta in volta tenero, incisivo, fraterno, vicino e improvvisamente misterioso, uno che ci pone delle domande e uno di cui ci si pone la doman­da: chi è costui? D'altra parte questo Vangelo è stato scritto da credenti che affer­mano con la loro fede che Gesù è il Cristo, il figlio di Dio. Vo­gliono mostrare come la rivelazione della natura di Gesù non potesse avvenire prima della sua passione e morte. Il Cristo, il fi­glio di Dio di cui parlano, è proprio il Crocifisso: colui che ha spinto il dono di sé per gli altri fino alla morte. I discepoli non possono conoscerlo veramente se non lo seguono per la stessa strada.

 

I. GIOVANNI BATTISTA E GESÙ

 

Il Vangelo di Marco è il Vangelo che, più degli altri, s'interroga sulla figura e sulla missione di Gesù. Lungo tutta l'opera risuo­na la domanda che poi Gesù stesso rivolgerà a Pietro: ma voi chi dite che io sia? (Mc 8,29).

 

1

1Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio.

Giovanni Battista nel deserto di Giuda:

è inviato immediata­mente innanzi a Gesù per annunziarne la venuta e preparare gli uomini a riceverlo, purificandosi (Is 40,3; 2Re 1,8; Mt 3,1-12; Lc 3,3-17).

 

2Come è scritto nel profeta Isaia: Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada.

3Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri,

4si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.

5Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Geru­salemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

6Giovanni era vestito di peli di cam­mello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico

7e predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali.

8Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».

 

Battesimo di Gesù.

La conoscenza dell'Antico Testamento faci­literà la comprensione di questo testo. Il servo del Signore (Is 42,1) e figlio di Dio (Sal 2,7) riceve le credenziali di un interven­to divino (simboleggiato dai cieli aperti e dal volo della colom­ba) per il compimento della sua missione (Mt 3,13-17 e nota; Lc 3,21-22; Gv 1,32-34).

91n quei giorni Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezza­to nel Giordano da Giovanni.

10E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colom­ba.

11E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio predilet­to, in te mi sono compiaciuto».

 

Tentazione nel deserto.

Come Mosè ed Elia, Gesù vi rimane per 40 giorni, vale a dire per lungo tempo (Mt 4,1-11 e nota; Lc 4,1- 13).

12Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto

13e vi rimase quaranta giorni, tentato da satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano.

 

Il. IL SEGRETO DI CRISTO

 

Gesù in Galilea.

Nella persona di Gesù, e poi nella chiesa, Dio è presente nel mondo, fra noi (Mt 4,12-17 e nota; Lc 4,14-15).

14Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva:

15«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».

 

Chiamata dei primi quattro discepoli:

Viene qui anticipata da Marco, per mettere in risalto l'azione di Gesù nei confronti degli uomini (Mt 4,18-22 e nota; Lc 5,1-11).

16passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano in­fatti pescatori.

17Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini».

18E subito, lasciate le reti, lo seguirono.

19Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti.

20Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

 

Guarigione di un indemoniato a Cafarnao.

Una dottrina sui de­moni esisteva già virtualmente nell'Antico Testamento. Basti ri­cordare il serpente della Genesi (c. 3 e 6,2-4); L'Azazel del Le­vitico (Lv 7-10); il satana, avversario non di Dio, ma di Giobbe (Gb 1,6; 2,1). Tale dottrina viene sviluppata negli apocrifi (Enoc ecc.) fino a diventare generale, sotto l'influenza persiana, con Tobia (Tb 3,7-9) e con le apocalissi. Satana viene visto co­me il principe del male, il peccato personificato, il tentatore, il nemico del bene e il principe delle tenebre, in opposizione al Dio della luce. Al tempo di Gesù il popolo crede di vedere degli spiriti cattivi dappertutto e attribuisce loro tutte le disgrazie della vita, in parti­colare certe malattie, che, da come vengono descritte, possono far pensare a malattie nervose. La pratica degli esorcismi era largamente diffusa sia presso gli ebrei sia presso i pagani. Anche Gesù li ha praticati. In rappor­to, però, a una certa letteratura dell'epoca i Vangeli si distinguo­no per una loro discrezione a riguardo degli spiriti maligni. Gli esorcismi di Gesù vengono intesi come i segni dell'azione del re­gno di Dio nel momento presente e dell'inaugurazione di una nuova umanità e di un nuovo mondo, che il Signore crea nell'a­more per il Figlio (Lc 4,31-37).

21Andarono a Cafàrnao e, entrato proprio di sabato nella sina­goga, Gesù si mise ad insegnare.

22Ed erano stupiti del suo in­segnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.

23Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare:

24«Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio».

25E Gesù lo sgridò: «Taci! Esci da quell'uomo».

26E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

27Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!».

28La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea.

 

Guarigione della suocera di Simone e di altri malati.

In ogni mi­racolo riferito dai sinottici, la chiesa primitiva testimonia la sua fede nel potere che ha Gesù di salvare chi crede in lui. I miracoli servono ad illustrare in modo evidente e concreto questa verità. Inoltre, quasi tutte le narrazioni di miracoli si adattano chiara­mente alle necessità della catechesi del primo secolo. (Mt 8,14-16 e nota; Lc 4,38-41).

29E, usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni.

30La suo­cera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei.

31Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la feb­bre la lasciò ed essa si mise a servirli.

32Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati.

33Tutta la città era riunita davanti alla porta.

34Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scac­ciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

 

Gesù percorre la Galilea. (Lc 4,42-44).

35A1 mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava.

36Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce

37e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!».

38Egli disse loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto.».

39E andò per tutta la Galilea, pre­dicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

 

Gesù guarisce un lebbroso. (Mt 8,2-4 e nota; Lc 5,12-16).

 40Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!».

41Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!».

42Subito la lebbra scomparve ed egli guarì.

43E, ammonendolo se­veramente, lo rimandò e gli disse:

44«Guarda di non dir niente a nessuno, ma va', presentati al sacerdote, e offri per la tua pu­rificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro».

45Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a di­vulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pub­blicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

 

2

1Ed entrò di nuovo a Cafàrnao dopo alcuni giorni. Si sep­pe che era in casa

2e si radunarono tante persone, da non esser­ci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola.

3Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro perso­ne.

4Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico.

5Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».

6Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro:

7«Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?».

8Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori?

9Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina?

10Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati,

11ti ordino - disse al pa­ralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e va' a casa tua».

12Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbia­mo mai visto nulla di simile!».

 

Gesù chiama il pubblicano Levi

che lascia ogni cosa per seguirlo (Mt 9,9 e nota; Lc 5,27-28).

13Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli li ammaestrava.

14Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, sedu­to al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Egli, alzatosi, lo seguì.

 

Gesù a mensa con persone di cattiva reputazione.

I discorsi di Gesù contro i suoi avversari sono stati riportati perché permette­vano di risolvere dei problemi che sorgevano nelle comunità di allora (Mt 9,10-13 e nota; Lc 3,28-32).

15Mentre Gesù stava a mensa in casa di lui, molti pubblicani e peccatori si misero a mensa insieme con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano.

16Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?».

17Avendo udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori».

 

Discussione sul digiuno. (Mt 9,4.14-17 e nota; Lc 5,33-39).

18Ora i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un di­giuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: «Perché i disce­poli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

19Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare.

20Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiune­ranno.

21Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore.

22E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vi­no e otri, ma vino nuovo in otri nuovi».

 

 Il sabato è stato fatto per l'uomo.

Ogni regolamento deve scom­parire di fronte alle necessità umane più elementari e alla legge dell'amore (1Sam 21,2-7; Lv 24,5-9; Dt 5,14; Mt 12,1-8; Lc 6,1-5).

231n giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i di­scepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe.

24I farisei gli dissero: «Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?».

25Ma egli rispose loro: «Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fa­me, lui e i suoi compagni?

26Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?».

27E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!

28Perciò il Figlio dell'uomo è signo­re anche del sabato».

 

Guarigione in giorno di sabato. (Mt 12,9-14; Lc 6,6-11).

 

3

1Entrò di nuovo nella sinagoga. C'era un uomo che aveva una mano inaridita,

2e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo.

3Egli disse all'uomo che aveva la mano inaridita: «Mettiti nel mezzo!».

4Poi domandò loro: «E’ lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?».

5Ma essi tacevano. E guardandoli tutt'in­torno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuo­ri, disse a quell'uomo: «Stendi la mano!». La stese e la sua ma­no fu risanata.

6E i farisei uscirono subito con gli erodiani e ten­nero consiglio contro di lui per farlo morire.

 

Le folle al seguito di Gesù.

Gesù non vuole essere riconosciuto come figlio di Dio o come il Cristo (8,1 O) prima della sua pas­sione (14,61-62 e 15,39; Mt 12,15-16; 4,25; Lc 6,17-19).

7Gesù intanto si ritirò presso il mare con i suoi discepoli e lo se­guì molta folla dalla Galilea.

8Dalla Giudea e da Gerusalemme e dall'Idumea e dalla Transgiordania e dalle parti di Tiro e Si­done una gran folla, sentendo ciò che faceva, si recò da lui.

9Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposi­zione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciasse­ro.

10Infatti ne aveva guariti molti, così che quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo.

11Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridan­do: «Tu sei il Figlio di Dio!».

12Ma egli li sgridava severamente perché non lo manifestassero.

 

Scelta dei Dodici:

fra di loro c'è probabilmente anche un vecchio zelota, avversario di Roma (Mt 10,1-4 e nota; Lc 6,12-16 e 9,54).

13Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi an­darono da lui.

14Ne costituì Dodici che stessero con lui

15e an­che per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni.

16Costituì dunque i Dodici: Simone, al qua­le impose il nome di Pietro;

17poi Giacomo di Zebedèo e Gio­vanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèr­ghes, cioè figli del tuono;

18e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo 

19e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.

 

Quel che dicono i parenti di Gesù: è pazzo.

20Entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta fol­la, al punto che non potevano neppure prendere cibo.

21Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «E’ fuori di sé».

 

Quel che dicono i dottori della legge:

è indemoniato (Mt 12,24- 32; Lc 11,15-23; 12,10).

22Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni».

23Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: «Come può satana scacciare satana?

24Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi;

25se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi.

26Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire.

 

Gesù ha regolato i conti con lo spirito-del-male

prima di dare inizio alla sua opera (Mt 12,29-30 e nota; Lc 11,21-23).

27Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l'uomo forte; allora ne sac­cheggerà la casa.

 

Il peccato contro lo Spirito

consiste nell'attribuire allo spirito-del-male le opere che Gesù compie mediante lo Spirito Santo (Mt 12,30-32 e nota; Lc 12,10).

281n verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno;

29ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eter­no: sarà reo di colpa eterna».

30Poiché dicevano: «E’ posseduto da uno spirito immondo».

 

I veri parenti di Gesù. (3,2]; Mt 12,46-50 e nota; Lc 8,19-2]).

 31Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo manda­rono a chiamare.

32Tutto attorno era seduta la folla e gli disse­ro: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano».

33Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».

34Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!

35Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e ma­dre».

 

LE PARABOLE DI GESÙ

 

Parabola del seminatore.

La mietitura verrà in proporzione alle disposizioni di cuore di coloro che accolgono Gesù (Mt 13,1-9; Lc 8,4-8).

 

4

1Di nuovo si mise a insegnare lungo il mare. E si riunì at­torno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lun­go la riva.

2ìnsegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento:

3«Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare.

4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono.

5Un'altra cadde fra i sassi, dove non c'era molta terra, e subito spuntò perché non c'era un terreno profondo;

6ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò.

7Un'altra cadde tra le spine; le spi­ne crebbero, la soffocarono e non diede frutto.

8E un'altra cad­de sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno».

9E diceva: «Chi ha orecchi per intendere intenda!».

 

Perché Gesù ricorre alle parabole.

L'insegnamento di Gesù e della chiesa va a vuoto se non si riesce a vedere la potenza di Dio nella missione che ha Gesù di instaurare il suo regno tra gli uo­mini (Is 6,9-10; Lc 4,33; Mt 13,10-16 e nota; Lc 8,9-10).

10Quando poi fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro:

11«A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole,

12perché: guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».

 

Spiegazione allegorica della parabola del seminatore.

I discepoli non comprendono (Mt 13,18-23; Lc 8,11-15).

13Continuò dicendo loro: «Se non comprendete questa parabo­la, come potrete capire tutte le altre parabole?

14Il seminatore semina la parola.

15Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la parola; ma quando l'ascoltano, subito viene satana, e porta via la parola seminata in loro.

16Similmente quelli che ricevono il seme sulle pietre sono coloro che, quando ascoltano la parola, subito l'accolgono con gioia,

17ma non han­no radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiunge­re di qualche tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si abbattono.

18Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola,

19ma so­praggiungono le preoccupazioni del mondo e l'inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto.

20Quelli poi che ricevono il seme su un ter­reno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l'accolgono e portano frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta, chi del cento per uno».

 

Parabola della lampada.

Il silenzio che Gesù impone riguardo ai miracoli deve impedire, secondo Marco, che egli sia ricono­sciuto come il Cristo o il figlio di Dio prima della sua passione (cf nota a 9,9). Il mistero nascosto nelle parabole verrà in segui­to svelato a tutti (Lc 8,16-18; Mt 10,26).

21Diceva loro: «Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O piuttosto per metterla sul lucerniere?

22Non c'è nulla infatti di nascosto che non debba essere manife­stato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce.

23Se uno ha orecchi per intendere, intenda!».

 

Parabola della misura. (Mt 7,2; 13,12; Lc 6,38; 8,18).

24Diceva loro: «Fate attenzione a quello che udite: Con la stes­sa misura con la quale misurate, sarete misurati anche voi; anzi vi sarà dato di più.

25Poiché a chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

 

Parabola del seme che cresce. Immagine del giudizio.

26Diceva: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra;

27dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germo­glia e cresce; come, egli stesso non lo sa.

28Poiché la terra pro­duce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga.

29Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura».

 

Il grano di senapa.

Il regno di Dio si estenderà a tutte le nazioni (Ez 31,6; Dn 4,9 e 18; Mt 13,31-32; Lc 13,18-29).

30Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo?

31Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra;

32ma appena semi­nato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra».

 

Conclusione sulle parabole.

Disponibilità a intendere e ad ap­profondire la Parola (Mt 13,34-35).

33Con molte parabole di questo genere annunziava loro la pa­rola secondo quello che potevano intendere.

34Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

 

La tempesta sedata.

Gesù domina gli elementi scatenati, così co­me Dio suole fare nella Bibbia (Sal 89; 93; 107; Mt 8,23-27 e no­ta; Lc 8,22-25).

35In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: «Passiamo all'altra riva».

36E lasciata la folla, lo presero con sé, così co­m'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui.

37Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le on­de nella barca, tanto che ormai era piena.

38Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli disse­ro: «Maestro, non t'importa che moriamo?».

39Destatosi, sgri­dò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia.

40Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?».

41E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».  

 

I porci di Gerasa.

Da notare: le tombe erano considerate luoghi impuri, e cambiare il nome di qualcuno voleva dire acquistare potere su di lui. La Decàpoli era un insieme di località dotate di una certa autonomia dopo l'occupazione di Pompeo, nel 63. Erano abitate in gran parte da pagani (Mt 8,28-34 e nota; Lc 8,26-39).

 

5

1lntanto giunsero all'altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni.

2Come scese dalla barca, gli venne incontro dai se­polcri un uomo posseduto da uno spirito immondo.

3Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo lega­to neanche con catene,

4perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo.

5Continuamente, not­te e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.

6Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai pie­di,

7e urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!».

8Gli diceva infatti: «Esci, spirito immondo, da quest'uomo!».

9E gli domandò: «Come ti chiami?». «Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti».

10E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione.

11Ora c'era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pa­scolo.

12E gli spiriti lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi».

13Glielo permise. E gli spiriti immon­di uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l'altro nel mare.

14I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto.

15Giunti che furono da Gesù, videro l'indemoniato seduto, ve­stito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura.

16Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci.

17Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.

18Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di permettergli di stare con lui.

19Non glielo permise, ma gli disse: «Va' nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato».

20Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati.

 

La figlia di Giàiro e la donna inferma

(in stato di impurità lega­le: Lv 15,25). Il potere di Gesù si estende oltre le frontiere della vita. E’ da notare ancora la presenza degli apostoli che saranno i più legati alla risurrezione (Mt 9,18-26 e nota; Lc 8,40-46).

21Essendo passato di nuovo Gesù all'altra riva, gli si radunò at­torno molta folla, ed egli stava lungo il mare. 

22Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi

23e lo pregava con insistenza: «La mia figlio­letta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva».

24Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si strin­geva intorno.

25Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia

26e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando,

27udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti:

28«Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita».

29E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male.

30Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi mi ha toccato il mantello?».

31I di­scepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e di­ci: Chi mi ha toccato?».

32Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo.

33E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità.

34Gesù rispose: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male».

35Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?».

36Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede.».

37E non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.

38Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e ur­lava.

39Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piange­te? La bambina non è morta, ma dorme».

40Ed essi lo derideva­no. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina.

41Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!».

42Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore.

43Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.  

 

Visita a Nazaret.

Gesù viene a urtare contro l'incredulità degli abitanti del suo villaggio. Quando manca la fede nella sua per­sona, l'intervento divino perde tutto il suo significato (Mt 13,53-58 e nota; Lc 4,16-30).

 

6

1Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono.

2Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella si­nagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani?

3Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Gia­como, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stan­no qui da noi?». E si scandalizzavano di lui.

4Ma Gesù disse lo­ro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua».

5E non vi poté operare nessun pro­digio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

 

Missione dei Dodici.

Questa volta Gesù li destina a terre lontane, fuori della Palestina (Mt 10,1 e nota; 10,9-14; Lc 9,1-16).

6Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando.

7Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi.

8E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa;

9ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche.

10E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo.

11Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andan­dovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimo­nianza per loro».

12E partiti, predicavano che la gente si con­vertisse,

13scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti in­fermi e li guarivano.

 

Erode e Gesù.

Erode Antipa, tetrarca di Galilea, si domanda chi può essere Gesù. Molti ritengono che egli parli come un profeta (Mt 14,1-2; Lc 9,7-9).

14Il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risusci­tato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui».

15Altri invece dicevano: «E’ Elia»; altri dicevano ancora: «E’ un profeta, come uno dei profeti».

16Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risusci­tato!».

 

Esecuzione di Giovanni Battista.

Si tratta di un nuovo Elia (9,11-13) la cui sorte prefigura quella di Gesù (Lv 18,16 e 20,21; Mt 14,3-12 e nota; Lc 3,19-20).

17Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodiade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata.

18Giovanni diceva a Erode: «Non ti è le­cito tenere la moglie di tuo fratello».

19Per questo Erodiade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non pote­va,

20perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell'ascoltarlo restava molto per­plesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. –

21Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo com­pleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli uffi­ciali e i notabili della Galilea.

22Entrata la figlia della stessa Erodiade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò».

23E le fece questo giuramento: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno».

24La ragazza uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista».

25Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: «Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista».

26Il re divenne triste; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto.

27Subito il re mandò una guardia con l'ordi­ne che gli fosse portata la testa.

28La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre.

29I discepoli di Giovanni, sapu­ta la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un se­polcro.

 

Il miracolo dei pani.

Al momento dei pasti gli ebrei pronunciavano una preghiera di lode e di azione di grazie, cioè di ringra­ziamento a Dio (Ez 34,23; 37,24; Nm 27,15-17; Sal 78; 8,1-10; Mt 14,13-21 e nota; Lc 9,10-17; Gv 6,1-13).

30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato.

31Ed egli disse loro: «Ve­nite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po'». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare.

32Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.

33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città co­minciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero.

34Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

35Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli di­cendo: «Questo luogo è solitario ed è ormai tardi;

36congedali perciò, in modo che, andando per le campagne e i villaggi vici­ni, possano comprarsi da mangiare».

37Ma egli rispose: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangia­re?».

38Ma egli replicò loro: «Quanti pani avete? Andate a ve­dere». E accertatisi, riferirono: «Cinque pani e due pesci».

39Allora ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi, sull'erba verde.

40E sedettero tutti a gruppi e gruppetti di cento e di cinquanta.

41Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai di­scepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti.

42Tutti mangiarono e si sfamarono,

43e portarono via dodici ce­ste piene di pezzi di pane e anche dei pesci.

44Quelli che aveva­no mangiato i pani erano cinquemila uomini.

 

Gesù cammina sulle acque.

Nell'Antico Testamento una delle prerogative divine è di dominare il mare calpestandone le onde (Gb 9,8; Sal 77,17-20; 65,8; 107,29; Sir 24; Mt 14,22-23 e nota; Lc 6,16-21).

45Ordinò poi ai discepoli di salire sulla barca e precederlo sul­l'altra riva, verso Betsàida, mentre egli avrebbe licenziato la folla.

46Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare.

47Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli solo a terra.

48Vedendoli però tutti affaticati nel remare, poiché ave­vano il vento contrario, già verso l'ultima parte della notte an­dò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli.

49Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «E’ un fan­tasma», e cominciarono a gridare,

50perché tutti lo avevano visto ed erano rimasti turbati. Ma egli subito rivolse loro la paro­la e disse: «Coraggio, sono io, non temete!».

51Quindi salì con loro sulla barca e il vento cessò. Ed erano enormemente stupiti in sé stessi,

52perché non avevano capito il fatto dei pani, essen­do il loro cuore indurito.

 

Guarigioni nel paese di Genèsaret. (Mt 14,34-36).

53Compiuta la traversata, approdarono e presero terra a Genè­saret.

54Appena scesi dalla barca, la gente lo riconobbe,

55e ac­correndo da tutta quella regione cominciarono a portargli sui lettucci quelli che stavano male, dovunque udivano che si tro­vasse.

56E dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne, ponevano i malati nelle piazze e lo pregavano di potergli tocca­re almeno la frangia del mantello; e quanti lo toccavano guari­vano.  

 

Le tradizioni dei farisei.

(Mt 23,13; Is 29,13; Es 20,12; 21,17; Lv 20,9; Dt 5,16; Mt 15,1-9 e nota).

 

7

 

1Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scri­bi venuti da Gerusalemme.

2Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate –

3I farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi,

4e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame –

5quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si compor­tano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?».

6Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.

7lnvano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini.

8Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradi­zione degli uomini».

9E aggiungeva: «Siete veramente abili nel­l'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tra­dizione.

10Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.

11Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me,

12non gli per­mettete più di fare nulla per il padre e la madre,

13annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

 

La vera purezza

non consiste nella distinzione che la Legge giu­daica stabilisce tra alimenti puri e impuri. La purezza è tutta in­teriore. La soppressione delle proibizioni alimentari permette inoltre a cristiani di origine ebraica di unirsi a cristiani di origine greca per condividere la cena del Signore (At 10,11-18; Gal 2,12; Mt 15,10-20).

14Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete bene:

15non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dal­l'uomo a contaminarlo».

[16J.

17Quando entrò in una casa lontano dalla folla, i discepoli lo in­terrogarono sul significato di quella parabola.

18E disse loro: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo,

19perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così mondi tutti gli alimenti.

20Quindi sog­giunse: «Ciò che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo.

21Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi,

22adultèri, cupi­digie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, su­perbia, stoltezza.

23Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo».

 

GESÙ FUORI DALLA GALILEA

 

Guarigione di una straniera.

È un preannunzio dell'evangeliz­zazione dei pagani (Mt 15,21-28 e nota).

24Partito di là, andò nella regione di Tiro e di Sidone. Ed entrato in una casa, voleva che nessuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.

25Subito una donna che aveva la sua figlioletta posse­duta da uno spirito immondo, appena lo seppe, andò e si gettò ai suoi piedi.

26Ora, quella donna che lo pregava di scacciare il demonio dalla figlia era greca, di origine siro-fenicia.

27Ed egli le disse: «Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prende­re il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».

28Ma essa replicò: «Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle bri­ciole dei figli».

29Allora le disse: «Per questa tua parola va', il demonio è uscito da tua figlia».

30Tornata a casa, trovò la bam­bina coricata sul letto e il demonio se n'era andato.

 

Guarigione di un sordomuto nel territorio della Decapoli.

31Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

32E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano.

33E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua;

34guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!».

 35E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.

36E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano

37e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!».  

 

nuovo miracolo dei pani. (6,34-44; Mt 15,32-39 e nota).

 

8

 

 11n quei giorni, essendoci di nuovo molta folla che non aveva da mangiare, chiamò a sé i discepoli e disse loro:

2«Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare.

3Se li rimando digiuni alle proprie case, verranno meno per via; e alcuni di loro vengono di lontano».

4Gli risposero i discepoli: «E come si potrebbe sfa­marli di pane qui, in un deserto?».

5E domandò loro: «Quanti pani avete?». Gli dissero: «Sette».

6Gesù ordinò alla folla di se­dersi per terra. Presi allora quei sette pani, rese grazie, li spez­zò e li diede ai discepoli perché li distribuissero; ed essi li distri­buirono alla folla.

7Avevano anche pochi pesciolini; dopo aver pronunziata la benedizione su di essi, disse di distribuire anche quelli.

8Così essi mangiarono e si saziarono; e portarono via sette sporte di pezzi avanzati.

9Erano circa quattromila. E li congedò.

10Salì poi sulla barca con i suoi discepoli e andò dalle parti di Dalmanùta.

 

I farisei domandano un segno.

Come gli ebrei del deserto, vo­gliono sempre dei segni della potenza di Dio (Dt35,2; Nm 14,11 e 22; Mt 16,1-4 e nota).

11Allora vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.

12Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: «Perché questa gene­razione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun

13segno a questa generazione». E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all'altra sponda.

 

Il lievito dei farisei.

I discepoli non comprendono (Ger 5,21; Ez 12,2; Mt 16,5-12 e nota).

14Ma i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo.

15Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!».

16E quelli dicevano fra loro: «Non abbiamo pane».

17Ma Gesù, accortosi di questo, disse lo­ro: «Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito?

18Avete occhi e non ve­dete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate,

19quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici».

20«E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette».

21E disse lo­ro: «Non capite ancora?».

 

Nuova guarigione di un cieco.

In questo contesto essa rivela il potere di Gesù di aprire gli occhi del discepolo.

22Giunsero a Betsàida, dove gli condussero un cieco pregandolo di toccarlo.

23Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?».

24Quegli, al­zando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini, poiché vedo come de­gli alberi che camminano».

25Allora gli impose di nuovo le ma­ni sugli occhi ed egli ci vide chiaramente e fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa.

26E lo rimandò a casa dicendo: «Non entra­re nemmeno nel villaggio».

 

Professione di fede di Pietro.

I discepoli cominciano a compren­dere, ma le folle non sono ancora preparate a ricevere la luce dello Spirito di Gesù (Mt 16,13-20 e nota; Lc 9,18-21).

27Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicen­do: «Chi dice la gente che io sia?».

28Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti».

29Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo».

30E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.

 

III. GESÙ CRISTO SERVO SOFFERENTE

 

Il figlio dell'uomo deve passare attraverso la sofferenza del servo.

L'espressione «figlio dell'uomo» non è chiara. Gesù sembra im­piegarla per preparare l'uso che ne farà riferendosi alla profezia di Daniele 7,13 (cf 14,62; Mt 16,22-23 e nota; Lc 9,43-45).

31E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sa­cerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risu­scitare.

32Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pie­tro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo.

33Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma se­condo gli uomini».

 

Condizioni per seguire Gesù.

Condividere la sorte del maestro ed entrare nel suo regno quando verrà dato lo Spirito (Mt 16,24- 28; Lc 9,23-27).

34Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.

35Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà.

36Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?

37E che cosa po­trebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?

38Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa genera­zione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergo­gnerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli an­geli santi».  

 

9

 

1E diceva loro: «In verità vi dico: vi sono alcuni qui pre­senti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza».

 

La trasfigurazione.

Anticipazione della risurrezione gloriosa (Mt 17,1-8 e nota; Lc 9,28-36).

2Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovan­ni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro

3e le sue vesti divennero splen­denti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe ren­derle così bianche.

4E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù.

5prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!».

 6Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento.

7Poi si formò una nube che li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!».

8E subito guar­dandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.

 

Domanda su Elia.

Gesù ordina ai discepoli di non dire a nessu­no ciò che hanno visto, prima della sua risurrezione. E necessa­rio che egli passi attraverso la sofferenza e la morte perché essi comprendano veramente il senso della sua missione (Ml 3,23;1iRe 19,2-10; Is 52,14; 53,4-10; Mt 7,9-13).

9Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio del­l'uomo fosse risuscitato dai morti.

10Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.

11E lo interrogarono: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?».

12Egli rispose loro: «Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma come sta scritto del Figlio dell'uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato.

13Orbene, io vi dico che Elia è già venuto, ma hanno fatto di lui quello che hanno voluto, come sta scritto di lui».

 

Nuova guarigione di un indemoniato.

Potere della fede: la fede è condizione indispensabile perché il miracolo abbia luogo (cf Mt 17,19s).

14E giunti presso i discepoli, li videro circondati da molta folla e da scribi che discutevano con loro.

15Tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo.

16Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?».

17Gli rispose uno della folla: «Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto.

18Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scac­ciarlo, ma non ci sono riusciti».

19Egli allora in risposta, disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me».

20E glielo portarono. Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava spumando.

21Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall'infanzia;

22anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell'acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci».

23Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede».

24Il padre del fanciullo rispose ad al­ta voce: «Credo, aiutami nella mia incredulità».

25Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito immondo dicen­do: «Spirito muto e sordo, io te l'ordino, esci da lui e non vi rientrare più».

26E gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «E’ morto».

27Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò in piedi.

28Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?».

29Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».

 

Secondo annunzio della passione. (Mt 17,22-23; Lc 9,43-45; Gv 7,1).

30Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse.

31ìstruiva infatti i suoi discepoli e diceva lo­ro: «Il Figlio dell'uomo sta per esser consegnato nelle mani de­gli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre gior­ni, risusciterà».

32Essi però non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni.

 

Il più grande nel regno dei cieli.

Gesù afferma la sua identifica­zione con ogni essere umano. Notare come questo capitolo sia un modello di ricucitura di brani diversi tipica di Marco. Il ver­setto 36 segue i due precedenti unicamente perché il pensiero del più grande richiama per contrasto quello del bambino (Mt 18,1-5; Lc 9,46-48).

33Giunsero intanto a Cafàrnao. E quando fu in casa, chiese lo­ro: «Di che cosa stavate discutendo lungo la via?».

34Ed essi ta­cevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande.

35Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti».

36E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbraccian­dolo disse loro:

37«Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

 

Chi non è contro di noi è per noi.

Da notare l'uso di procedi­menti mnemonici per aiutare a ricordare versetti senza alcun le­game tra loro.

38Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri».

39Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa   parlare male di me.

40Chi non è contro di noi è per noi.

41Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa.

 

Lo scandalo.

In questo brano il fuoco è simbolo della prova (Is 66,24; Mt 18,6-9; Lc 17,1-2).

42Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga get­tato nel mare.

43Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile.

[44].

45Se il tuo piede ti scan­dalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna.

[46].

47Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna,

48dove il loro verme non muore e il fuoco non si estin­gue.

49Perché ciascuno sarà salato con il fuoco.

 

Il sale.

Questa breve parabola trova posto qui per l'unico motivo che si è parlato di sale nel versetto precedente. Essa significa che il discepolo di Gesù deve avere spirito di sacrificio, di rinuncia (Mt 5,13 e nota; Lc 14,34).

50Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa senza sapore, con che cosa lo salerete? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».  

 

Insegnamento sul divorzio.

I diritti e i doveri della donna sono ormai uguali a quelli dell'uomo (Dt 24,1; Gn 1,27 e 2,24; Mt 19,1-9 e nota; Lc 16,18).

 

10

 

1Partito di là, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l'am­maestrava, come era solito fare.

2E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?».

3Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?».

4Dissero: «Mosè ha permesso di scrive­re un atto di ripudio e di rimandarla».

5Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.

6Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina;

7per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.

8Sicché non sono più due, ma una sola carne.

9L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto».

10Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo ar­gomento. Ed egli disse:

11«Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei;

12se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

 

Il regno di Dio

è un dono che bisogna saper accogliere con uno spirito di totale sottomissione, come un bambino (Mt 19,13-15; Lc 18,15-17)

13Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i di­scepoli li sgridavano.

14Gesù, al vedere questo, s'indignò e dis­se loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo im­pedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio.

151n verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso».

16E prendendoli fra le braccia e po­nendo le mani sopra di loro li benediceva.

 

La legge del Regno

è una legge d'amore. Può giungere a chiede­re al discepolo uno spogliamento totale a vantaggio degli altri (Es 20,12-16; Dt 5,16 e 20; Es 21,10; Dt 24,24; Mt 5,48; Lc 6,36; Mt 19,16-22; Lc 18,18-23).

17Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incon­tro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Mae­stro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».

18Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.

19Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre».

20Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osser­vate fin dalla mia giovinezza».

21Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».

22Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.

 

Il pericolo delle ricchezze.

Ricchezze e prosperità non saranno più segni della benedizione di Dio, come abitualmente si pensa­va. Al contrario, si riveleranno di impedimento per entrare nel regno, che rimane sempre un dono divino (Mt 19,23-26; Lc 18,24-27).

23Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreran­no nel regno di Dio!».

24I discepoli rimasero stupefatti a que­ste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com'è difficile en­trare nel regno di Dio!

25E più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».

26Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?».

27Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio».

 

La ricompensa e la persecuzione

sono promesse a chi si distacca dalle cose (Mt 19,27-30 e nota; Lc 18,28-30).

28Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».

29Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo,

30che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel fu­turo la vita eterna.

31E molti dei primi saranno ultimi e gli ulti­mi i primi».

 

Terzo annunzio della passione.

Gesù è in viaggio verso Gerusa­lemme e i discepoli intuiscono che qualcosa di grave sta per ac­cadere al loro maestro (Mt 20,17-19; Lc 18,31-33).

32Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti; coloro che veni­vano dietro erano pieni di timore. Prendendo di nuovo in di­sparte i Dodici, cominciò a dir loro quello che gli sarebbe acca­duto:

33«Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanne­ranno a morte, lo consegneranno ai pagani,

34lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà».

 

La domanda dei figli di Zebedèo.

Ancora una volta si manifesta l'incomprensione dei discepoli. Gesù li invita a condividere la sua sorte. L'immagine del calice ritorna costantemente nella Bibbia come simbolo della sofferenza (Is 51,57; Ger 25,16-17; Ez 23,32; Sal 75,9; Mt 20,20-23 e nota).

35E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo».

36Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero:

37«Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

38Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io be­vo, o riceve re il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli ri­sposero: «Lo possiamo».

39E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo ri­ceverete.

40Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

 

Servire

costituisce il principio fondamentale della società dei credenti in Gesù (Is 53,10-12; Mt 20,24-28; Lc 22,24-27).

41All'udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni.

42Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sape­te che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere.

43Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore,

44e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti.

45Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servi­re e dare la propria vita in riscatto per molti».

 

Il cieco di Gerico.

 E’ necessario che Gesù apra gli occhi dei disce­poli perché essi comprendano la sua passione (Mt 20,29-34; Lc 18,35-43).

46E giunsero a Gèrico. E mentre partiva da Gèrico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, se­deva lungo la strada a mendicare.

47Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».

48Molti lo sgridavano per farlo tace­re, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».

49Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chia­marono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!».

50Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

51Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!».

52E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.  

 

Ingresso trionfale in Gerusalemme.

Gesù viene salutato come il discendente di Davide venuto a restaurare il regno dei suoi ante­nati. Il seguito del racconto mostrerà che egli non è venuto a questo scopo (Sal 118,25-26; Mt 21,1-11 e nota; Lc 19,28-38; Gv 12,12-16).

 

11

 

1Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli

2e disse loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrando in esso troverete un asinello legato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo.

3E se qualcu­no vi dirà: Perché fate questo? rispondete: Il Signore ne ha bi­sogno, ma lo rimanderà qui subito».

4Andarono e trovarono un asinello legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo sciol­sero.

5E alcuni dei presenti però dissero loro: «Che cosa fate, sciogliendo questo asinello?».

6Ed essi risposero come aveva detto loro il Signore. E li lasciarono fare.

7Essi condussero l'a­sinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra.

8E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi.

9Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

10Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!

11Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici diretto a Betània.

 

Il fico sterile.

L'albero che non produce frutto rappresenta il tempio di Gerusalemme destinato a scomparire. Il mondo antico cede il posto a quello nuovo (Os 9,16; Ger 8,13; Mt 21,18-19 e nota).

12La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fa­me.

13E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giun­tovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi.

14E gli disse: «Nessuno possa mai più man­giare i tuoi frutti». E i discepoli l'udirono.

 

I venditori cacciati dal tempio.

Gesù mostra che l'atrio cui han­no accesso i pagani è anch'esso sacro come lo spazio riservato agli ebrei. Gesù vuole l'instaurazione di un mondo religioso nuovo, in cui non esista nessuna segregazione (Is 56,7; Mt 21,12-17 e nota; Lc 19,45-48; Gv 2,14-16).

15Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tem­pio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe

16e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio.

17Ed insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!».

18L'udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popo­lo era ammirato del suo insegnamento.

19Quando venne la sera uscirono dalla città.

 

Il fico seccato.

La fede nell'onnipotenza di Dio è capace di tra­sformare il mondo (Mt 21,20-22).

20La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici.

21Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: «Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato».

22Gesù allora disse loro: «Abbiate fede in Dio!

231n verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato.

24Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, ab­biate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato.

25Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdo­nate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati».

[26].

 

L'autorità di Gesù.

Instaurando il regno dell'amore, egli riceve tutto il suo potere da Dio (Mt 21,23-27 e nota; Lc 20,1-8).

27Andarono di nuovo a Gerusalemme. E mentre egli si aggira­va per il tempio, gli si avvicinarono i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero:

28«Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farlo?».

29Ma Gesù disse loro: «Vi farò anch'io una domanda e, se mi risponderete, vi dirò con quale potere lo faccio.

30Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».

31Ed essi discutevano tra sé dicendo: «Se rispondiamo "dal cielo", dirà: Perché allora non gli avete creduto?

32Diciamo dunque "dagli uomini"?». Pe­rò temevano la folla, perché tutti consideravano Giovanni co­me un vero profeta.

33 Allora diedero a Gesù questa risposta: «Non sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose».  

 

Parabola dei vignaioli omicidi.

I vignaioli sono qui i sommi sa­cerdoti e i dottori della legge. La vigna (Israele) sarà affidata ad altri. Il figlio unico è Gesù Cristo (Is 5,1-7; Sal 118,22-23; Mt 21,33-46 e nota; Lc 20,9-19).

 

12

 

1Gesù si mise a parlare loro in parabole: «Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano.

2A suo tempo inviò un servo a ritirare da quei vi­gnaioli i frutti della vigna.

3Ma essi, afferratolo, lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote.

4Inviò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo coprirono di insulti.

5Ne inviò ancora un altro, e questo lo uccisero; e di molti altri, che egli ancora mandò, alcuni li bastonarono, altri li uccisero.

6Aveva ancora uno, il figlio prediletto: lo inviò loro per ultimo, dicendo: Avranno rispetto per mio figlio!

7Ma quei vignaioli dissero tra di loro: Questi è l'erede; su, uccidiamolo e l'eredità sarà nostra.

8E afferratolo, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.

9Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri.

10Non avete forse letto questa Scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo;

11dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?».

12Allora cercarono di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. E, lasciatolo, se ne andarono.

 

Il denaro con l'iscrizione di Cesare.

Il suo impero passerà. I di­scepoli sono cittadini di un regno che non passa (3,6; Mt 22,15-22 e nota; Lc 20,20-26).

13Gli mandarono però alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso.

14E venuti, quelli gli dissero: «Maestro, sap­piamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. E’ lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?».

15Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: «Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda».

16Ed essi glie­lo portarono. Allora disse loro: «Di chi è questa immagine e l'i­scrizione?». Gli risposero: «Di Cesare».

17Gesù disse loro: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». E rimasero ammirati di lui.

 

Domande sulla risurrezione.

La morte non potrebbe mai essere un limite alla fedeltà di Dio per i suoi eletti (Dt 25,5; Es 3,6; Mt 22,23-33 e nota; Lc 20,27-40).

18Vennero a lui dei sadducei, i quali dicono che non c’è risurre­zione, e lo interrogarono dicendo:

19«Maestro, Mosè ci ha la­sciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello.

20C'erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza;

21allora la prese il secondo, ma mo­rì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente,

22e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna.

23Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in

sette l'hanno avuta come mo­glie».

24Rispose loro Gesù: «Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio?

25Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli.

26A riguar­do poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe?

27Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore».

 

Il comandamento dell'amore.

Troviamo in questo brano l'unico dottore della legge approvato e incoraggiato da Gesù. Le cita­zioni provengono da Dt 6,4-5; Lv 19,18; Dt 4,35 e 6,4; 1 Sam 15,22; Am 5,21; Sal 40,7-9 (Mt 22,34-40 e nota; Lc 10,25-28).

28Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e,visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

29Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore;

30amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.

31E il secondo è questo: Ame­rai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi».

32Allora lo scriba gli disse: «Hai det­to bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v'è altri all'infuori di lui;

33amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici».

34Gesù, vedendo che ave­va risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

 

Il Cristo figlio e signore di Davide.

Il regno di Gesù è diverso da quello di Davide (Sal 110,1; Mt 22,42-46 e nota; Lc 20,41-44).

35Gesù continuava a parlare, insegnando nel tempio: «Come mai dicono gli scribi che il Messia è figlio di Davide?

36Davide stesso infatti ha detto, mosso dallo Spirito Santo: Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello ai tuoi piedi.

37Davide stesso lo chiama Signore: come dunque può essere suo figlio?». E la numerosa folla lo ascoltava volentieri.

 

Apostrofe contro gli scribi avidi di onori. (Mt 23,6-7; Lc 20,45-47 e 11,43).

38Diceva loro mentre insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze,

39avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchet­ti.

40Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave».

 

La generosità dei poveri. (Lc 21,1-4).

41E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte.

42Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattri­no.

43Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

44Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».  

 

IV. LA VENUTA DEL FIGLIO DELL'UOMO

 

La rovina del tempio.

Viene predetta ai discepoli che erano stati chiamati per primi (Mt 24,1-3 e nota; Lc 21,5-7).

 

13

 

1Mentre usciva dal tempio, un discepolo gli disse: «Mae­stro, guarda che pietre e che costruzioni!».

2Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non rimarrà qui pietra su pie­tra, che non sia distrutta».

3Mentre era seduto sul monte degli Ulivi, di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e An­drea lo interrogavano in disparte:

4«Dicci, quando accadrà questo, e quale sarà il segno che tutte queste cose staranno per compiersi?».

 

L'inizio dei dolori.

Questo e i brani seguenti sono intessuti di ci­tazioni dall'Esodo, dal Deuteronomio, da Amos, Isaia (19,2), Osea, Geremia, Ezechiele, Daniele e Michea (7,6; Mt 24,5-14 e nota; Lc 21,7-19).

5Gesù si mise a dire loro: «Guardate che nessuno v'inganni!

6Molti verranno in mio nome, dicendo: "Sono io", e inganne­ranno molti.

7E quando sentirete parlare di guerre, non allar­matevi; bisogna infatti che ciò avvenga, ma non sarà ancora la fine.

8Si leverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti sulla terra e vi saranno carestie. Questo sarà il principio dei dolori.

9Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe, comparirete davanti a governatori e re a causa mia, per render testimonianza davanti a loro.

10Ma prima è necessario che il vangelo sia proclamato a tutte le gen­ti.

11E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoc­cupatevi di ciò che dovrete dire, ma dite ciò che in quell'ora vi sarà dato: poiché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo.

12Il fratello consegnerà a morte il fratello, il padre il figlio e i fi­gli insorgeranno contro i genitori e li metteranno a morte.

13Voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.

 

La grande tribolazione di Gerusalemme

annunziata con lin­guaggio apocalittico (1Mac 1,54; Dn 9,27; 11,31; 12,1 e 11; Gn 19,26; Mt 24,14-25 e nota; Lc 21,20-24).

14Quando vedrete l'abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nel­la Giudea fuggano ai monti;

15chi si trova sulla terrazza non scenda per entrare a prender qualcosa nella sua casa;

16chi è nel campo non torni indietro a prendersi il mantello.

17Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni!

18Pregate che ciò non accada d'inverno;

19perché quei giorni saranno una tribolazione, quale non è mai stata dall'inizio della creazio­ne, fatta da Dio, fino al presente, né mai vi sarà.

20Se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessun uomo si salverebbe. Ma a motivo degli eletti che si è scelto ha abbreviato quei giorni.

21Allora, dunque, se qualcuno vi dirà: "Ecco, il Cristo è qui, ecco è là", non ci credete;

22perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possi­bile, anche gli eletti.

23Voi però state attenti! Io vi ho predetto tutto.

 

Manifestazione gloriosa del figlio dell'uomo

descritta anch'essa con immagini apocalittiche (Is 13,10; Dn 7,13-14; Zc 2,10; Mt 24,29-31 e nota; Lc 21,25-27).

241n quei giorni, dopo quella tribolazione, il     sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore

25e gli astri si metteranno a cadere dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

26Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria.

27Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'e­stremità del cielo.

 

Il momento di questa manifestazione

è un segreto di Dio. I giu­dei di varie generazioni sono vissuti da allora nell'attesa della fi­ne del mondo (Is 51,56; Mt 24,32-36; Lc 21,28-33).

28Dal fico imparate questa parabola: quando già il suo ramo si fa

29tenero e mette le foglie, voi sapete che l'estate è vicina; così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte.

301n verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute.

31Il cie­lo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

32Quanto poi a quel giorno o a quell'ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre.

 

Vegliare per non essere sorpresi.

Gli ebrei pensavano che il mes­sia sarebbe giunto di notte (Mt 24,42; 25,13-25; Lc 19,12-13; 12,38-40).

33State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il mo­mento preciso.

34E come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare.

35Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo al mattino,

36perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati.

37Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!».  

 

V. LA PASSIONE E LA RISURREZIONE

 

Complotto contro Gesù.

Avviene proprio durante la più grande festa dell'anno: la pasqua è un ricordo dei benefici di Dio nella speranza della venuta di un messia salvatore (Mt 26,2-5 e nota; Lc 22,1-2).

 

14

 

1Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo.

2Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo».

 

L'unzione a Betania

assumerà tutto il suo significato con la pas­sione e la risurrezione. Da notare che un denaro corrispondeva al salario di una giornata lavorativa e che il nardo è un profumo estratto da una pianta aromatica dell'India (Mt 26,6-13 e nota; Lc 12,1-8).

3Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di ala­bastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valo­re; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo ca­po.

4Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: «Perché tut­to questo spreco di olio profumato?

5Si poteva benissimo ven­dere quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.

6Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona;

7i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre.

 8Essa ha fatto ciò ch'era in suo po­tere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura.

91n veri­tà vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto».

 

Giuda prepara il tradimento. (Mt 26,14-16; Lc 22,3-6).

10Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sa­cerdoti, per consegnare loro Gesù.

11Quelli all'udirlo si ralle­grarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l’occasio­ne opportuna per consegnarlo.

 

Preparativi del pasto pasquale. (Mt 26,17-19 e nota; Lc22, 7-13).

12Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?».

13Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo

14e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?

15Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tap­peti, già pronta; là preparate per noi».

16I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.

 

Annunzio del tradimento di Giuda. (Sal 41,10; Mt 26,20-25; Lc 22,24 e 21,23).

17Venuta la sera, egli giunse con i Dodici.

18Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà».

19Allora cominciaro­no a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?».

20Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto.

21Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Bene per quell'uomo se non fosse mai nato!».

 

La cena del Signore.

Sappiamo dalla Genesi che il sangue di un animale viene versato per convalidare un contratto o un'impresa (cf Paolo e la partecipazione al corpo di Cristo, 1Cor 10,16; 12,27; Rm 12,5; Ef 4,12; cf anche Es 24,8; Ger 31,31-34; Mt 26,26-29 e nota; Lc 22,14-23).

22Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedi­zione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo».

23Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.

24E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue del­l'alleanza versato per molti.

251n verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».

 

Pietro, tu mi rinnegherai. (Ger 13,36-38; Zc 13,17; Mt 26,31-35; Lc 22,31-34).

26E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Uli­vi.

27Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse.

28Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea».

29A1lora Pietro gli disse: «Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò».

30Gesù gli disse: «In verità ti dico: proprio tu og­gi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte».

31Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano anche tutti gli altri.

 

L'agonia nel Getsèmani. È l'ora in cui si compie il disegno di Dio. Gesù si trova in compagnia dei tre discepoli privilegiati (Sal 42,6; Sir 51,6; Mt 26,36-46; Lc 22,40-45).

32Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego».

33Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia.

34Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate».

35Poi, andato un po' innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora.

36E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, al­lontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu».

37Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora so­la?

38Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

39Allontanatosi di nuovo, pre­gava dicendo le medesime parole.

40Ritornato li trovò addor­mentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapeva­no che cosa rispondergli.

41Venne la terza volta e disse loro: «Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l'ora: ecco, il Fi­glio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori.

42Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

 

L'arresto di Gesù. (Mt 26,47-56; Lc 22,47-53; Gv 18,3-11).

 43E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodi­ci, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani.

 44Chi lo tradiva aveva da­to loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta».

45Allora gli si accostò di­cendo: «Rabbi» e lo baciò.

46Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono.

47Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio.

48Allora Ge­sù disse loro: «Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi.

49Ogni giorno ero in mezzo a voi a in­segnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!».

50Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono.

51Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono.

52Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.

 

Gesù davanti al sinedrio

dichiara ufficialmente di essere il figlio di Dio (Is 53,7; Dn 7,13; Sal 110,1; Lv 24,16; Mt 26,57-68 e no­ta; Lc 22,54-55 e 63-71; Gv 18,15-18).

53Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riuniro­no tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi.

54Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del sommo sacer­dote; e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco.

55Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testi­monianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trova­vano.

56Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le lo­ro testimonianze non erano concordi.

57Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo:

58«Noi lo abbia­mo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d'uomo».

59Ma nemmeno su questo punto la loro testimo­nianza era concorde.

60Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?».

61Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedet­to?».

62Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo».

63Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni?

64Avete udito la bestem­mia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte.

65Allora alcuni cominciarono a sputargli addosso, a coprirgli il volto, a schiaffeggiarlo e a dirgli: «Indovina». I servi intanto lo percuotevano.

 

Rinnegamenti di Pietro. (Mt 26,69-75; Lc 22,55-62; Gv 18,15-18.25-27).

 66Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote

67e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù».

68Ma egli ne­gò: «Non so e non capisco quello che vuoi dire». Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò.

69E la serva, vedendolo, rico­minciò a dire ai presenti: «Costui è di quelli».

70Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo».

71Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo che voi dite». 72Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E scoppiò in pianto.  

 

Gesù davanti a Pilato. (Mt27, 1-2 e nota; Lc 23,1-5; Gv 18,28-40).

 

15

 

1A1 mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato.

2Allora Pilato prese a interrogarlo: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici».

3I sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse.

 4Pilato lo interrogò di nuovo: «Non rispondi nulla? Ve­di di quante cose ti accusano!».

5Ma Gesù non rispose più nul­la, sicché Pilato ne restò meravigliato.

 

La folla contro Gesù. (Mt 27,15-26; Lc 23,13-25; Gv 19,4-16).

 6Per la festa egli era solito rilasciare un carcerato a loro richie­sta.

7Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio.

8La fol­la, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre egli le concede­va.

9Allora Pilato rispose loro: «Volete che vi rilasci il re dei Giudei?».

10Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia.

11Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba.

12Pilato re­plicò: «Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?».

13Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!».

14Ma Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Allora essi gridarono più forte: «Crocifiggilo !».

15E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagel­lare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

 

La corona di spine. (Mt 27,27-31 e nota; Gv 19,1-3).

16Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel preto­rio, e convocarono tutta la coorte.

17Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo.

18Cominciarono poi a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!».

19E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano ad­dosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui.

 20Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

 

La crocifissione.

(Pro 31,6; Sal 22,19; Mt 27,39-44; Lc 23,26-43; Gv 19,17-24.28-30).

21Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce.

22Condussero dunque Gesù al luogo del Gòl­gota, che significa luogo del cranio,

23e gli offrirono vino me­scolato con mirra, ma egli non ne prese.

24Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere:

25Erano le nove del mattino quando lo crocifissero.

26E l’iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei.

27Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra.

[28].

29I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni,

30sa1va te stesso scendendo dalla croce!».

 31Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: «Ha salvato altri, non può salvare se stesso!

32Il Cristo, il re d'I­sraele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

 

La morte di Gesù.

È un pagano che risponde alla domanda che viene posta sin dall'inizio di questo Vangelo: chi è Gesù Cristo? (Am 8,9; Mt 27,45-54 e nota; Lc 23,44-47; Gv 19,28-30).

33Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio.

34Alle tre Gesù gridò con voce forte: Elì, Elì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

35Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Ecco, chiama Elia!».

36Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce».

37Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

38Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso. 

39Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!».

 

Le donne sul Calvario. (Mt 27,55-56; Lc 23,49; Gv 19,25).

40C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giaco­mo il minore e di Ioses, e Salome,

41che lo seguivano e serviva­no quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

La sepoltura. (Mt 27,57-69 e nota; Lc 23,50-55; Gv 19,38-42).

42Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato,

43Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò co­raggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù.

44Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo.

45Informato dal centurio­ne, concesse la salma a Giuseppe.

46Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro.

47Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove ve­niva deposto.  

 

La tomba vuota. (Mt 28,1-8 e nota; Lc 24,1-12; Gv 20,1-10).

 

16

 

1Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù.

2Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, venne­ro al sepolcro al levar del sole.

3Esse dicevano tra loro: «Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?».

4Ma, guar­dando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande.

5Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero pau­ra.

6Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto.

7Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto».

8Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura.

 

Gesù si manifesta a Maria Maddalena,

a due discepoli e agli apostoli. I testi che seguono non sono stati redatti da Marco, bensì probabilmente aggiunti e sistemati in qualche modo in se­guito (cf nota Mt 28,1; quindi 28,10; 8,10 e 28,10-20; Lc 8,2; 24,10-11.13-53; Gv 20,11-23).

 9Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, appar­ve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni.

10Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che era­no in lutto e in pianto.

11Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere.

12Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna.

13Anch'essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere.

14Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato.

15Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il van­gelo ad ogni creatura.

16Chi crederà e sarà battezzato sarà sal­vo, ma chi non crederà sarà condannato.

17E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove,

18prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

 

L'ascensione. Gesù è assunto in cielo (Sal 110,1; Lc 24,50-53; At 1,9-11). 1911

19Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cie­lo e sedette alla destra di Dio.

20Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Si­gnore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.