VANGELO SECONDO GIOVANNI COMMENTATO

Capitoli: 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,13,14,15,16,17,18,19,20,21

Introduzione

Le antiche testimonianze ritengono come autore del quarto vangelo l'apostolo Giovanni, mai nominato nell'opera, ma identificato con il "discepolo che Gesù amava". Egli partecipa al dramma della passione (13,23; 19,26.35; cf 18,15s), vede la tomba vuota (20,2s) e Ge­sù risuscitato (21,7.20-24), e forse è uno dei primi due che segue il Maestro come discepolo (1,355). Condi­zioni, queste, richieste dagli Atti degli Apostoli (At 1,8) perché una testimonianza possa dirsi 'apostolica'. Il vangelo sarebbe stato composto nella vecchiaia avanzata dell'apostolo, all'interno della comunità cri­stiana di Efeso. Ma ha inciso molto nella formazione del libro il lavoro di confronto fra le tradizioni risalenti alla vi­ta di Gesù e gli stimoli della cultura del luogo. Così al­cune difficoltà e anomalie presenti nel suo ordine di svolgimento sono dovute appunto al modo dì composi­zione: una lenta elaborazione, con ritocchi e redazioni diverse di uno stesso insegnamento, con definitiva pub­blicazione da parte dei discepoli dopo la morte di Gio­vanni (21,24). Già nella prima metà del II secolo troviamo autori che lo utilizzano: sant’Ignazio di Antiochia, l'autore delle Odi di Salomone, Papia, S. Giustino... dimostrando di avere già un'autorità apostolica. Anche se è S. Ireneo a dare la prima testimonianza esplicita verso il 180: "In seguito anche Giovanni, il discepolo del Signore, lo stesso che riposò sul suo petto, ha pubblicato il vange­lo durante il suo soggiorno a Efeso". Altre testimonian­ze formali sono di Clemente d'Alessandria, Tertulliano e il canone di Muratori.

 

Chi è Giovanni? Il nome significa in ebraico "lahweh fa grazia": dav­vero appropriato! Il suo simbolo è l'aquila e Gv è l'ab­breviazione per citare passi del suo vangelo, seguita dal capitolo e dai versetti di riferimento. Giovanni è uno dei dodici apostoli e come tutti loro (eccetto il traditore) proviene dalla Galilea (forse da Bet­saida lulia, a NE del lago di Tiberiade, patria di Pietro). E' figlio di Zebedeo e Salome (Mt 27, 56; Mc 15, 40) e fratello di Giacomo il Maggiore (Mc 10, 35). Il padre ha una piccola industria di pesca, anche con dipendenti (Mc 1, 20); la madre è tra le donne che seguono e assi­stono Gesu' e salgono poi sul Calvario, e forse è anche la 'sorella' (cugina) della Madre di Gesù (in Gv 19, 25 sono considerate quattro donne). Non viene dalla scuo­la dei rabbini ed è quindi ritenuto "illetterato e popolano" (At 4,3), pur essendo benestante con conoscenze nel­le alte sfere sacerdotali (Gv 18-15-16). Resta vergine (Girolamo, in PL, XXII, col. 1090; Agostino, ibid., XXXV, col. 1976). Già discepolo del Battista, viene da questi invitato a seguire Gesù "Agnello di Dio" (Gv 1,35-39): è tale l'impressione che ricorda esattamente l'ora: "Era circa l'ora decima". Lo segue insieme con Andrea, fratello di Pietro, e resta con lui "per quel giorno"; poi si unisce agli altri Apostoli insieme con il fratello Giacomo, quando Gesù lungo la riva: "Subito, lasciata la barca e il padre loro, lo seguirono" (Mt 4,20). Nell'elenco degli Apostoli è sempre tra i primi quat­tro, ha una speciale amicizia con Pietro (13,23s; 18,15; 20,3-10; 21,20-23) e soprattutto con Gesù tanto da chiamare se stesso"il discepolo che Gesù prediligeva" (Gv 13,23; 19,26; 20,2; 21,7,20). Con Pietro e il tra­tello Giacomo accompagna Gesù nelle ore più solenni: nell'episodio della figlia di Giairo (Mc 5,37), nella trasfi­gurazione (Mt 17,1) e nell'agonia del Getsemani (Mt 26, 37); i medesimi tre, più Andrea, interrogano Gesù sulla preannunciata distruzione di Gerusalemme (Mc. 13,3); con Pietro è inviato a preparare la cena pasqua­le (Lc 22, 8) e durante la cena reclina il capo familiar­mente sul petto di Gesù per chiedergli il nome del tra­ditore: Gv 13,23-25. Poi segue Gesù nel processo (Gv 18,15) e, unico tra gli Apostoli, si trova ai piedi della cro­ce, "vicino" a Maria (Gv 19,26), che le viene affidata da Gesù stesso e prende con sé (Gv 19,265.). Dopo la risurrezione, va con Pietro al sepolcro vuo­to (Gv 20,2.6-9) e primo degli apostoli "crede", mentre Pietro "tornò sui suoi passi, meravigliandosi del fatto" (Lc 24,12). È presente poi alle varie manifestazioni e istruzioni di Gesù risorto, con gli altri apostoli riceve la solenne missione apostolica (Mc 16,155) e la benedi­zione al momento dell'Ascensione. È con Pietro quando questi compie il primo miraco­lo dello storpio, (At 3,1-8) e tiene un grande discorso al popolo, con lui è catturato dal Sinedrio, alle cui minac­ce si ribellano con fermezza (At 4,19s) Ancora con Pietro è nuovamente incarcerato (At 5,18) e poi è fla­gellato in nome di Gesù (vv. 40s) ma poi riprende la missione (v. 42). Con Pietro va in Samaria a consolida­re la fede già diffusasi per opera di Filippo (At 8,14) e verso l'anno 53 viene qualificato da S. Paolo, insieme a "Giacomo e Cefa", tra le "colonne" (GaI 2, 9). Dopo pochi anni lascia definitivamente Gemsalem­me, come risulta dal fatto che S. Paolo nella quinta visi­ta alla città santa dal giorno della sua conversione, a conclusione del terzo viaggio apostolico (57), non vi tro­va che Giacomo il Minore. Secondo l'antica tradizione Giovanni annunzia il Van­gelo nell'Asia Minore, ove regge la Chiesa di Efeso e le altre comunità cristiane. Anche se non subisce il marti­rio come il fratello, adempie la profezia di Gesù di imi­tarlo nella passione (Mc 10, 39), subendo la persecu­zione di Domiziano verso il 95: si narra che a Roma, probabilmente dopo una flagellazione, viene immerso in un calderone di olio bollente, che non gli reca alcun male, anzi, secondo un autore "l'olio bollente si mutò in rugiada celeste e Giovanni usci' dalla caldaia più fre­sco, più vigoroso di quel che vi era entrato". Ai pagani sembra il risultato di un potere magico, analogo a quel­lo dl Apollonio di Tiana. Accusato pertanto di magia, Giovanni viene esiliato a Patmos (isola delle Sporadi, a circa settanta km. da Efeso) "a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù" (Ap 1,9). Dopo la morte dell'imperatore, sotto Nerva (96-98), torna ad Efeso, dove, secondo una leggenda, il sommo sacerdote del tempio di Diana gli fa bere una coppa av­velenata che avrebbe fulminato due malfattori, ma Gio­vanni, fatto su di essa un segno di croce, ne beve il con­tenuto senza subire alcun disturbo. Muore nella stessa città sotto Traiano forse nel 104, ultra centenario. L'apostolo più giovane è rimasto anche il più longe­vo: all'ardore della giovinezza (così caldo e irruente da essere chiamato insieme al fratello “figlio del tuono”, in aramaico Boanerghes, Mc 3,17) sa unire poi la sag­gezza della sua alta meditazione dottrinale e della sua guida apostolica. Non fa meraviglia quindi che Giovanni abbia un pre­stigio enorme in Oriente. Nel Mediterraneo orientale, il suo culto ha per centro principale Efeso e l'isola di Pat­mos. A Patmos, dove S. Cristodulo nel sec. Xl fonda un monastero col nome di Giovanni, si mostra la grotta in cui l'apostolo ricevette le rivelazioni e avrebbe scritto l'Apocalisse, la pietra concava, cinta d'un nimbo d'ar­gento, che gli serviva da cuscino e infine la rupe da cui avrebbe precipitato in mare il falso sacerdote Kinops. E ad Efeso è stata scoperta una magnifica basilica dei se­coli V e VI edificata sul sepolcro di Giovanni In Occidente il culto del santo si sviluppa a Roma dove a Porta Latina sarebbe stato immerso nell'olio bol­lente. E viene eretto un oratorio sul luogo del supplizio, sotto il titolo di S. Giovanni in Oleo, chiesa ricostruita da papa Adriano I nel 772. Ma la chiesa principale costrui­ta in suo onore a Roma è la basilica di S. Giovanni in Laterano. Poi, tra le altre chiese a lui dedicate ricordia­mo in Italia, quelle di Bologna (S. Giovanni in Monte), Pistoia (S. Giovanni Evangelista), Forcivita, Parmae Ra­venna; in Francia, la cattedrale di Besançon, la chiesa di Bar-le-Régulier (Cote-d'Or); in Spagna, S. Juan de los Reves a Toledo; in Germania, la cattedrale di Mag­deburgo; in Olanda, quella di Bois-le-Duc. In Inghilterra il suo culto è diffuso da S. Edoardo confessore. La festa ricorre il 27 dicembre. Quella del 6 magg., ricordata per la prima volta verso il 780, forse è dovuta alla dedicazione della chiesa in memoria del supplizio di Giovanni a Porta Latina, allora ricostruita. Come autore del Vangelo, delle Lettere e forse del­l'Apocalisse, Giovanni è il patrono designato dei teolo­gi e degli scrittori. Per il suo presunto supplizio con olio bollente a Porta Latina è ritenuto patrono dì corporazio­ni, quali armaioli, fabbricanti di candele, proprietari di mu­lini a olio, stampatori, librai, rilegatori1 cartolai, copisti di manoscritti, incisori in rame, dei bottai. E sempre per le stesse ragioni è invocato anche contro le bruciature. Inol­tre, poiché a Giovanni fu affidato la Vergine Madre Ma­ria, è invocato come protettore anche delle vergini e del­le vedove. Quanto all’iconografia, vasta è la rappresenta­zione artistica di Giovanni, desunta per lo più dalla vi­ta e dalla leggenda. Dagli affreschi dell'VIlI sec. in S. Maria Antiqua, che ricordano le pitture murali dì Siria, Egitto e Costantinopoli, ai mosaici di S. Sofia della stes­sa Costantinopoli; dal Battistero degli Ortodossi e di S. Vitale a Ravenna, ai mosaici del Torriti in S. Gio­vanni in Laterano (1291), a quelli di S. Maria Maggio­re, fino alle rappresentazioni romaniche, gotiche e ri­nascimentali delle scene evangeliche, comuni all'ar­te orientaìe ed occidentale, ritroviamo Giovanni come "uno dei Dodici", rappresentato in età giovanile o ma­tura, imberbe o barbato. Ma, oltre alla presenza insieme con gli altri Aposto­li ed Evangelisti (come nei mosaici di Dafni delI'XI sec., nei mosaici di S. Marco a Venezia, nella scena della cattura di Gesù del convento Variaam delle Meteore e nel Vatopedi dell'Athos del sec. XV, nell'affresco della Via al Calvario attribuito alla scuola di P. Lorenzetti, nel­la chiesa inferiore di Assisi del sec. XIII e nella cattura del Cristo di Duccio da Boninsegna nel Museo dell'O­pera del Duomo di Siena, sec. XIII), due sono i mo­samenti più importanti: la partecipazione all’ultima Cena e la presenza ai piedi della Croce (è chino sul petto del Maestro nell’affresco del Protaton dell’Athos del XIV sec. E in quello del Chiliandari. Bellissimo appare poi nelle raffigurazioni occidentali, come in quella di Andrea del Castagno per il convento di S. Apolloniia e del Ghirlandaio nelle Cene di Ognissanti a Firenze, di Andrea del Sarto, e la famosa Cena di Leonardo da Vinci). Infine, la Crocifissione segna il culmine anche della vita di Giovanni: egli è presente ai piedi della croce in­sieme con la Vergine, a rappresentare l'umanità dolen­te e redenta. E continuerà ancora ad essere presente nei secoli che verranno.

 

Per chi scrive Giovanni? AI tempo di Giovanni l'annuncio evangelico stava passando dal mondo semitico a quello ellenistico, con il conseguente confronto di idee presenti spe­cialmente nell'Asia Minore (area culturale di Efeso, attuale Turchia occidentale) Per queste nuove esi­genze il quarto vangelo, chiamato 'spirituale' nell'antichità, cerca di rispondere pre­sentando in modo nuovo i ricordi dellavitadi Gesù, del quale nes­suno sforzo intellettuale esauri­sce il mistero e nessuna forza avversa può impedire l'influsso salvifico.

 

Cosa scrive Giovanni? Il racconto, introdotto da un pro­logo, si conclude con l'ultima ap­parizione di Gesù al lago di Tibe­riade. La parte centrale presenta due parti principali: dalla prima Pa­squa agli episodi successivi alla risurrezione di Lazzaro (1,19-12,50 - accentuando le feste dei Giu­dei, i miracoli e gli insegnamenti) e dall'ultima cena alle apparizioni del Risorto ai discepoli (13,1-20,31), evidenziando il passaggio dalla Pasqua giudaica alla Pasqua di Gesù. Nei 21 capitolisi può ravvisareque­sto schema: Giovanni coincide con Mt, Mc e Lc in punti Impor­tanti (come l'inizio presso il Battista, la presenza dei di­scepoli, l'attività taumaturgica, l'insegnamento con au­torità, la condanna a morte, la crocifissione e la risur­rezione di Gesù), ma ha pure del punti di diversità: Il periodo dell'attività pubblica di Gesù dura oltre due an­ni e non solo uno; i suoi spostamenti dalla Galilea a Ge­rusalemme avvengono non una, ma più volte; eccetto quelli del cap. 6,1 miracoli narrati sono diversi; l'inse­gnamento insiste sulla missione di Gesù, la sua pree­sistenza e unione con il Padre, e presenta in modo di­verso il mistero della Chiesa e delle 'ultime cose'. Di­versità spiegabile forse all'esperienza personale di Giovanni e alla situazione dei lettori. Giovanni mostra di conoscere già Il racconto dei Si­nottici, per cui o completa la loro tradizione o narra fatti inediti, perché certamente è uno storico scrupoloso, un testimone autonomo e originale della tradizione primiti­va. Le sue indicazioni e i suoi particolari concreti deno­tano la perfetta conoscenza dei costumi religiosi giudaici, della mentalità giudaica con la casistica corrente. Giovanni mette in luce il senso della vita, delle pa­role e delle opere di Gesù. Le sue parole e gli avve­nimenti vissuti hanno un significato spirituale che vie­ne compreso bene solo dopo la glorificazione (2,19.22; 12,16; 13,7) e la discesa dello Spirito santo, che ver­so i discepoli ha il compito di "condurli alla verità tut­ta Intera" (cf 14,26). Ma la persona di Gesù, anche se trascendente, rimane profondamente umana e vera, umile e semplice anche nelle scene più gloriose. Ci sorprende in Gesù la prima cacciata dei mercanti dal tempio (Gv 2,15), il sedersi stanco (4,6), il procla­marsi uomo (8, 40), lo sputare (9, 6), il piangere per Lazzaro (11, 33), il turbarsi durante l'ultimo discorso nel tempio come il sudore al Getsemani (12,27), la sete sulla croce (19, 28), il costato squarciato (19, 34). È una sorpresa benefica, che lo rende più vicino alla nostra umanità. Molto più dei Sinottici, il quarto vangelo porta una impronta cultuale e sacramentaria, inserendosi nel quadro della vita liturgica giudaica: Gesù fa importanti discorsi ecompie miracoli in occasione delle feste e spes­so nel tempio, pone se stesso al centro di una religione rinnovata "in spirito e verità" (4,24), espressa e attuaìiz­zata mediante i sacramenti. Elementi dì catechesi bat­tesimale troviamo nel colloquio con Nicodemo (3,1-21), e l'idea di battesimo come illuminazione (9,1.39) o co­me risurrezione (5,1-14; 7,21-24) riscontriamo nell'epi­sodio del cieco nato e del paralitico. Se il capitolo 6 ri­porta insegnamenti eucaristici, tutto il vangelo è perva­so dal mistero pasquale cristiano che sostituisce l'anti­ca pasqua, mentre la purificazione mediante la Parola (15,3) e Io Spirito (20,22s) sostituisce i riti giudaici di pu­rificazione (2,6; 3,25). L'insieme evìdenzla che Gesù met­te fine alle istituzioni giudaiche compiendole. Il quarto vangelo è complesso, ma è il punto di arri­vo dello sforzo di capire il mistero dl Cristo. Ed è Il mi­stero dell'incarnazione a guidare tutto il pensiero dì Gio­vanni: Gesù è il Verbo fatto carne, che viene a dare la vita agli uomini (1,14), è testimone dl tutto ciò che ha udito presso il Padre (cf 3,11) e la sua missione viene accreditata con opere, 'segni', che superano le possibi­lità umane e manifestano la sua gloria, pienamente pa­lese nella passione e risurrezione (la sua 'ora'). Davan­ti al Verbo fatto came si compie il "giudizio del mondo" (12,31-32), la sua condanna e la sua sconfitta (16,7-11.33). Il trionfo di Dio sul male e la salvezza del mon­do sono compiuti con la risurrezione gloriosa; il ritorno di Gesù Cristo nell'ultimo giorno sarà solo un comple­tamento. Mistico sublime e teologo altissimo (dai Greci è chiamato "teologo" per eccellenza). Giovanni presenta Gesù come Vangelo delle antitesi: della Luce contro le tenebre, della Verità ("Io sono la via e la verità e la vita ",14, 6) contro la menzogna e della Carità contro l'odio. Non si concepisce una verità senza carità e viceversa, come non ci può essere libertà senza verità: "Io per questo sono nato e per questo sono venuto al mondo, per dare testimonianza alla verità" (18, 37) e "la verità vi farà liberi" (8,32). Il tutto poi è scritto "affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio" (Gv 20, 31).

 

 

Cerchiamo di penetrare nel pensiero di Giovanni attraverso il prologo al suo Vangelo. E’ senza dubbio il brano più difftcile, ma é anche il primo che incontriamo e su di esso si articola l'in­tero Vangelo. Sin dalle prime parole, ci accorgiamo come e in che cosa differisca il contenuto narrativo di Giovanni da quello dei sinottici. Matteo, Marco e Luca sono dei testimoni che si ri­volgono a una comunità cristiana per fondarne e illuminarne la fede. Il loro insegnamento si svolge secondo un piano semplicis­simo, a partire dalla convinzione della risurrezione del Cristo, che domina e ordina tutto il resto. Nel quarto Vangelo si impone la personalità del testimone. E at­traverso essa che viene filtrata, per così dire, la personalità stessa di Gesù. Egli viene a far parte non solo di una storia obiettiva, in genere, ma anche della storia personale di Giovanni. Gesù si ri­vela attraverso lo sguardo e la meditazione del discepolo. Il prologo può essere diviso in tre parti: il logos, il Verbo fatto carne e la conoscenza di Dio donataci da Gesù. il logos - tra­dotto qui con Verbo, altrove con Parola - non ha un termine equivalente nella nostra lingua, capace di esprimerne tutta la ricchezza. Significa, insieme, la saggezza, il pensiero e la parola eterna di Dio. Usando questo termine Giovanni non fa che evo­care per i suoi lettori la nozione ebraica di parola di Dio; quella che ha creato i cieli e che comunica agli uomini la volontà di Dio, la sua legge. L'evangelista prosegue la sua meditazione sulla natura di Dio, lasciando intendere che Dio, più esattamente il suo Verbo, «si fe­ce carne» (v. 14). Si precisa allora la domanda su Gesù, che é già apparso come in filigrana. Coi sinottici avevamo certo intravisto che egli non era un uomo come gli altri, anche se si presentava come nostro fratello, come uno che condivide le nostre debolez­ze, ma ci ponevamo delle domande sul senso degli scontri bruta­li, apparentemente scandalosi, di cui egli stesso si serviva per definire la sua posizione. Tutto ciò rimaneva ancora come avvolto nell'ombra, almeno fino alle dichiarazioni fatte durante la pas­sione. Con Giovanni tutto diventa più preciso, viene proclamata la natura del Cristo: egli é la luce vera, che illumina ogni uomo, chiunque sia. Tra Dio e l'uomo-Gesù c'é identità completa. Questa duplice natura comporta il fatto che nessuno va al Padre se non per mezzo di lui (14,6). È lui che dà il potere di diventare figli di Dio (v. 12). È lui designato col nome di «unigenito» che ci fa conoscere Dio, vale a dire, stando al senso ebraico del ter­mine, ce lo fa incontrare. Egli ci permette persino di contemplare la sua gloria, lo splendore della sua presenza, che nessun ebreo poteva intravedere senza morirne. In sostanza, egli ci porta la vi­ta stessa di Dio, la legge interiore scolpita nel cuore (Ger 31,31), legge che egli chiama «grazia e verità» (v. 17), non più soltanto «ombra» (Eb 10,1), qual era la legge esteriore di Mosé, scolpita sulla pietra. Cosi, passando dal concetto ebraico della divinizza­zione dell'uomo, a quell'«uno di noi» che è Gesù figlio di Dio, Giovanni ci conduce a un Dio più personale, più interiore, fino a contemplarlo in un volto di carne. Ci sollecita a inquietarci con delle domande, per lasciarci quindi evangelizzare, lasciarci in­terpellare dal Vangelo. Se non rifiutiamo la nostra appartenenza divina, se accettiamo di nascere dall'alto (3,3) sperimentiamo una nascita molto più reale della nascita biologica. Disposti tra il prologo e l'epilogo, vengono presentati sette gesti di Gesù. Questi gesti, o segni, rivelano il suo essere e i doni ch 'e­gli reca agli uomini. I discorsi che seguono i singoli gesti ne pre­cisano il senso. I testimoni, in un primo momento, non ne affer­rano quasi mai la portata. Vedono il gesto, ma non lo intendono come segno. Solo più tardi, alla luce della risurrezione e dello Spirito, ne intenderanno tutta la portata. I due primi segni, quello di Cana e quello del tempio, consistono entrambi in una sostituzione: del vino all'acqua e del tempio nuovo all'antico. Annunciano la sostituzione dell'antico patto, quello dell'«ombra» con uno nuovo, nel quale viene data la real­tà totale. Manifestano la gloria di Gesù presentandolo come co­lui che compie questa rivoluzione. I due grandi discorsi che seguono si sviluppano nello stesso sen­so. Gesù parla a Nicodemo di una nuova nascita. Il colloquio con la samaritana annunzia il dono dell'acqua viva al posto del­l'acqua del pozzo di Giacobbe, l'«adorazione in spirito e verità» al posto del culto dei templi di Gerusalemme e del monte Gari­zim in Samaria. I due segni che seguono sono la guarigione del figlio del funzio­nario reale, che stava per morire, e quella del paralitico a Geru­salemme. Essi manifestano Gesù come colui che fa vivere. Il se­gno della moltiplicazione dei pani lo presenta come colui che, al posto della manna data da Mosé nel deserto - simbolo per gli ebrei del dono della Legge - dà il pane vero, è anzi lui in persona il pane vero, che dà la vita eterna. Il segno della guarigione del cieco nato, come quello della risurrezione di Lazzaro, lo presen­ta come la luce del mondo, la vita e la risurrezione degli uomini. La passione e la risurrezione sono anch 'esse un segno, il grande segno del Vangelo di Giovanni; in esso Gesù darà alla chiesa tut­ta la realtà annunziata dagli altri segni. Dopo aver ricevuto l'ace­to, e chinato il capo, egli «consegna lo spirito», stando alla lettera del testo greco originale (19,30). Il suo ritorno, atteso in un futu­ro prossimo, viene realizzato da quel momento e in modo ben più profondo. Risuscitato e ritornato al Padre, assente dalla sua chiesa in modo visibile, in realtà le ha comunicato il suo Spirito. Egli abita nel cuore di coloro che lo amano e si manifesta ad essi come aveva annunziato ai discepoli prima di lasciarli. Lo Spirito che ha inviato li introdurrà nella «verità totale».

 

PROLOGO

 

Queste idee sono un adattamento di quelle esposte nell'Antico Testamento riguardo alla parola di Dio e della sapienza, che gli ebrei identificavano con la Legge (Sap 9,9-12; Pro 8,22-32; Sir 24,1-34). Da notare che la filosofia greca era già arrivata a desi­gnare col nome di logos un'intelligenza divina ordinatrice del mondo, anteriore quindi alla creazione (Gn 1,1; Gv 8,58; 17,24, Col 1,17).

 

1

 

1In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

2Egli era in principio presso Dio:

3tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

4In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini:

51a luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta.

6Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.

7Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.

8Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.

9Veniva nel mondo la luce vera,

10quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.

11Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto.

12A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,

13i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

14E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi: e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.

15Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me».

16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.

17Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cri­sto.

18Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

 

I. LE PRIME TESTIMONIANZE

 

La testimonianza di Giovanni Battista in favore di Cristo.

Gio­vanni battezza con un battesimo d'acqua, che non è che «om­bra» di quello vero, quello per cui Gesù, battezzando nello Spi­rito, conferirà tutta la realtà che non poteva dare quello di Gio­vanni. Analogamente, la legge esteriore portata da Mosè non era che l'«ombra» di quella legge interiore portata da Cristo che «è verità» (1,14 Ml 3,21-23; Dt 8,15; Is 40,3; 11,2 e 42,1).

19E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?».

20Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo».

21Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No».

22Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?».

23Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia».

24Essi erano stati mandati da parte dei farisei.

25Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?».

26Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete,

27uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo».

28Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Gio­vanni stava battezzando.

29Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!

30Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uo­mo che mi è passato avanti, perché era prima di me.

31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele».

32Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha in­viato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo.

34E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».

 

La testimonianza dei primi discepoli. (Dt 18,15-19).

35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi di­scepoli

36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ec­co l'agnello di Dio!».

37E i due discepoli, sentendolo parlare co­sì, seguirono Gesù.

38Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che si­gnifica maestro), dove abiti?».

39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fer­marono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo ave­vano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.

41Egli incon­trò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trova­to il Messia (che significa il Cristo)»

42e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il fi­glio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)».

43Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi».

44Filippo era di Bet­sàida, la città di Andrea e di Pietro.

45Filippo incontrò Natanaè­le e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nàza­ret».

6Natanaèle esclamò: «Da Nàzaret può mai venire qualco­sa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».

47Gesù intan­to, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ec­co davvero un Israelita in cui non c'è falsità».

48Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico».

49Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!».

 

La testimonianza di Gesù in Galilea.

Applicando a se stesso il racconto del sogno di Giacobbe nel libro della Genesi (28,10-17), in cui la tradizione ebraica scorgeva la glorificazione di Israele, Gesù annunzia la rivelazione prossima della sua gloria (cf Prologo 1,14).

50Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!».

51Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo».  

Il. LA PRIMA PASQUA

 

Il primo segno di Gesù a Cana.

Nel corso di un banchetto nuzia­le Gesù cambia in vino l'acqua contenuta nelle giare di pietra per la purificazione degli ebrei. il segno di Cana rivela ai discepoli che Gesù è colui che sostituirà all'antica alleanza della legge esteriore, dei riti e delle figure rappresentate dall'acqua, quella nuova della realtà totale rappresentata dal vino (cf prologo 1,17). È in questo senso ch'egli manifesta la sua gloria, si fa co­noscere dai discepoli. Questo segno è compiuto «tre giorni do­po» («nel terzo giorno» stando alla lettera del testo greco origi­nale), vale a dire nel giorno della risurrezione (Gn 41,55).

 2

  1Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù.

2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.

3Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la ma­dre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino».

4E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora».

5La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».

6Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili.

7E Gesù disse loro: «Riem­pite d'acqua le giare»; e le riempirono fino all'orlo.

8Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono.

9E come ebbe assaggiato l'acqua diventa­ta vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono».

11Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

12Dopo questo fatto, discese a Cafàrnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni.

 

Il secondo segno di Gesù: la purificazione del tempio.

Il Vange­lo di Giovanni presenta sin dalle prime pagine l'incidente dell'e­spulsione dei mercanti che vendevano nel tempio le vittime desti­nate ai sacrifici dell'antica alleanza. Questo gesto annunzia la fi­ne di tutto l'ordine religioso rappresentato dalla legge, dal tem­pio, dai sacrifici, e l'avvento di un ordine nuovo di cui l'antico era solo ombra e figura (cf prologo 1,14 Mt 21,12-13; Mc 11,15-14 Lc 19,45-46; Zc 14,21; Sal 69,10).

13Si avvicinava intanto la pasqua dei Giudei e Gesù salì a Ge­rusalemme.

14Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, peco­re e colombe, e i cambiavalute seduti al banco.

15Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi,

16e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato».

17I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora.

18Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?».

9Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre gior­ni lo farò risorgere».

20Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?».

21Ma egli parlava del tempio del suo cor­po.

22Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ri­cordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

23Mentre era a Gerusalemme per la pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome.

24Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c'è in ogni uomo.  

Colloquio di Gesù con Nicodemo: la nuova nascita.

Per entrare in relazione con Dio non basta compiere un qualche rito o una qualche pratica, quale sarebbe ad esempio il battesimo di Gio­vanni. Bisogna nascere di nuovo, di una nascita che faccia pas­sare dal piano della carne a quello dello Spirito. Gesù è venuto nel mondo per permettere agli uomini questa nuova nascita e da­re loro la vita eterna (prologo 1,12-13). Ma molti si ostinano a non aprire gli occhi dinanzi alla luce che egli reca - la realtà del­la presenza di Dio - benché essa offra una scelta esaltante e di­schiuda l'accesso ad una vita più alta (Sap 9,16; Pro 30,4; Nm 21,8-9; Dt 8,15).

3

1C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei.

2Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui».

3Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio».

4Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».

5Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.

6Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito.

7Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto.

8Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spi­rito».

9Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».

10Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?

11In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accoglie­te la nostra testimonianza.

12Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?

13Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uo­mo che è disceso dal cielo.

14E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo,

15perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

16Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio uni­genito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vi­ta eterna.

17Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudi­care il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già sta­to condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

19E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mon­do, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie.

20Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere.

21Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiara­mente che le sue opere sono state fatte in Dio.

 

Ultima testimonianza di Giovanni Battista.

Giovanni stabilisce un parallelo tra la sua opera e quella di Cristo. Egli viene dalla terra, mentre Cristo viene dall'alto per testimoniare un'altra real­tà che egli ha visto e udito (Os 1,2ss).

22Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea; e là si trattenne con loro, e battezzava.

23Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salim, perché c'era là molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare.

24Giovanni, infatti, non era stato ancora imprigionato.

25Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo la purificazione.

26Andarono perciò da Gio­vanni e gli dissero: «Rabbi, colui che era con te dall'altra parte del Giordano, e al quale hai reso testimonianza, ecco sta bat­tezzando e tutti accorrono a lui».

27Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stato dato dal cielo.

28Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui.

29Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l'amico dello sposo, che è presente e l'ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta.

30Egli deve crescere e io invece diminuire.

31Chi viene dall'alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla ter­ra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti.

32Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza;

33chi però ne accetta la te­stimonianza, certifica che Dio è veritiero .

34Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza mi­sura.

35Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.

36Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Fi­glio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui».  

Gesù e la samaritana: la promessa dell'acqua viva.

Alla donna samaritana venuta ad attingere acqua dal pozzo di Giacobbe (simbolo della legge per i giudei), Gesù annunzia il dono di un'acqua viva assolutamente diversa da quella che lei era venuta a cercare, un'acqua che dà la vita eterna. L'acqua del pozzo di Giacobbe, come la prima alleanza che essa rappresenta (Is 12,3; 55,1; Ez 47,155, ecc.), non era che ombra e figura; quella che do­na Gesù (che si dichiara il Cristo) è l'acqua vera. È giunto il mo­mento in cui gli uomini non adoreranno più nel tempio di Geru­salemme o sul monte Garizim, ma in spirito e verità. Ciò signifi­ca che si instaureranno nuove relazioni fra Dio e gli uomini (Gn 48,22; Gs 24,32; Is 58,10).

4

1Quando il Signore venne a sapere che i farisei avevan sen­tito dire: Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni

2sebbene non fosse Gesù in persona che battezzava, ma i suoi discepoli -,

3lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Gali­lea.

4Doveva perciò attraversare la Samaria.

5Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio:

6qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno.

7Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere».

8I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di ci­bi.

9Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giu­dei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani.

10Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva».

11Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva?

12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bev­ve lui con i suoi figli e il suo gregge?».

13Rispose Gesù: «Chiun­que beve di quest'acqua avrà di nuovo sete;

14ma chi beve del­l'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna».

15«Signore, gli disse la donna, dammi di quest'ac­qua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».

16Le disse: «Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui».

17Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Ge­sù: «Hai detto bene "non ho marito;

18infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».

19Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta.

20I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».

21Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre.

22Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che cono­sciamo, perché la salvezza viene dai Giudei.

2~Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Pa­dre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori.

24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».

25Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia cioè (il Cristo): quando egli verrà ci annunzierà ogni cosa».

26Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo».

27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli dis­se: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?».

28La donna in­tanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente:

29«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?».

30Uscirono allora dalla città e andavano da lui.

31Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbi, mangia».

32Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete».

33E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?».

34Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera.

35Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura.

36E chi miete riceve sala­rio e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete.

37Qui infatti si realizza il detto: uno se­mina e uno miete.

38Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel lo­ro lavoro».

39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto».

40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni.

41Molti di più cre­dettero per la sua parola

42e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbia­mo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

 

Guarigione del figlio di un funzionario reale

che stava per mori­re. È il secondo segno di Gesù a Cana. In questo villaggio dove ha compiuto il suo primo segno, Gesù ridà la vita a un giovane che era sul punto di morire. Questo segno lo presenta come colui che dà la vita a quelli che credono (Mt 8,5-13; Lc 71-10).

43Trascorsi due giorni, partì di là per andare in Galilea.

44Ma Gesù stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua patria.

45Quando però giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia, poiché avevano visto tutto quello che ave­va fatto a Gerusalemme durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa.

46Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambia­to l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un fi­glio malato a Cafàrnao.

47Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete».

49Ma il funziona­rio del re insistette: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».

50Gesù gli risponde: «Va', tuo figlio vive». Quell'uo­mo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino.

51Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!».

52S'informò poi a che ora aves­se cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un' ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato».

53I1 padre riconobbe che proprio in quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive» e credette lui con tutta la sua famiglia.

54Questo fu il secondo mi­racolo che Gesù fece tornando dalla Giudea in Galilea.  

III. UNA FESTA EBRAICA A GERUSALEMME

 

Il segno della guarigione di un paralitico.

A Gerusalemme, du­rante una festa (forse la pentecoste), in un giorno di sabato, pres­so una piscina a cinque portici (ritrovata nel corso di recenti sca­vi), Gesù guarisce un paralitico che non aveva la forza di scen­dere in acqua. Questo segno presenta Gesù come colui che conferisce una forza nuova, e insieme colui che compie l'opera co­stante del Padre in quanto figlio di Dio uguale a Dio (Es 20,8).

 5

 1Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

2V'è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici,

3sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.

(4Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l'acqua; il primo ad entrarvi dopo l'agitazione dell'ac­qua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto).

5Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato.

6Gesù vedendolo di­steso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?».

7Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me».

8Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina».

9E sul­l'istante quell'uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato.

10Dissero dunque i Giudei al­l'uomo guarito: «È sabato e non ti è lecito prender su il tuo let­tuccio».

11Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina».

12Gli chiesero allora: «Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?».

13Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo.

14Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peg­gio».

15Quell'uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo.

16Per questo i Giudei cominciarono a persegui­tare Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

17Ma Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera sempre e anch'io opero».

18Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, fa­cendosi uguale a Dio.

 

Discorso sull'opera del Figlio.

Dio ha trasmesso al Figlio il du­plice potere di giudicare il mondo e di dare la vita. Sono le due grandi opere divine che Gesù deve compiere. D'altra parte la te­stimonianza che il Figlio rende a se stesso non potrebbe essere respinta, per il fatto che egli non è il solo a darne testimonianza: c’è la testimonianza di Giovanni Battista, quella della Scrittura e, superiore a tutti, la testimonianza del Padre.

Quanto al giudizio gli uomini si giudicano in realtà da se stessi, quando non ricevo­no la sua testimonianza, escludendosi in tal modo dalla Vita (Dt 32,39; lSam 2,6; Dn 713; 12,2; Dt 2,26; 18,15).

19Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Pa­dre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa.

19Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà ope­re ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati.

21Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole;

22i1 Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio,

23perché tutti onorino il Fi­glio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.

24In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.

25In verità, in verità vi dico: è venuto il momen­to, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno.

26Come infatti il Pa­dre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso;

27e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo.

28Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno:

29quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.

30Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

31Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimo­nianza non sarebbe vera;

32ma c’è un altro che mi rende testi­monianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace.

33Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso te­stimonianza alla verità.

34non ricevo testimonianza da un uo­mo; ma vi dico queste cose perché possiate salvarvi.

35Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce.

36Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse ope­re che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.

37E anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testi­monianza di me. Ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto,

38e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha mandato.

39Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; eb­bene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza.

40Ma voi non volete venire a me per avere la vita.

41Io non ricevo gloria dagli uomini.

42Ma io vi conosco e so che non avete in voi l'amore di Dio.

43Io sono venuto nel nome del Padre mio e   voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevere­ste.

44E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo?

45Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre; c'è già chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza.

4 Se credeste infatti a Mosè, credereste anche a me; perché di me egli ha scritto.

47Ma se non cre­dete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».  

IV. SECONDA SOLENNITÀ DELLA PASQUA

 

Il segno della moltiplicazione dei pani

(cf introduzione, Es 16,4 e 2Re 4,42-44). Questo segno presenta Gesù come colui che dà il pane vero, anzichè lui stesso questo pane vero. Mosè aveva inve­ce dato la manna, simbolo di una legge che era solo ombra e figura, co­me spiega il discorso che segue (Mt 14,13-21 e nota; Mc 6,32-44; Lc 9,10-17).

6

1Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberiade,

2E una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi.

3Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli.

4Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.

5Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».

6Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sa­peva bene quello che stava per fare.

7Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa ri­ceverne un pezzo».

8Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fra­tello di Simon Pietro:

9«C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?».

10Rispose Gesù: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque  ed erano circa cinquemila uomini.

11Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero.

12E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto».

13Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.

14Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo! ».

15Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si riti­rò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

 

Gesù cammina sulle acque.

Alla vista del prodigio, di cui non riesce ad afferrare il significato, la folla vuole prenderlo per far­lo re; ma Gesù si ritira in solitudine. Quando è ormai buio, Ge­sù cammina sulle acque agitate del mare, come il Signore «sul­l'immensità delle acque» (salmo 29), o come il popolo che, uscito dall'Egitto, attraversa il mare a piedi asciutti, e in seguito anche il Giordano. Arrivato all'altezza della barca sulla quale si trovavano i discepoli, dice loro: «Sono io», riprendendo così l'espressione con cui il Signore si rivelava a Mosè sul Sinai (Es 3,13-15; 8,24; Mt 14,22-23 e nota; Mc 6,45-52).

16Venuta intanto la sera, i suoi discepoli sceséro al mare

17e, saliti in una barca, si avviarono verso l'altra riva in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da lo­ro.

18Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.

19Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che cammi­nava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura.

20Ma egli disse loro: «Sono Io non temete».

21Allora vollero prender­lo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

 

Discorso sul pane della vita.

Gesù pronuncia nella sinagoga di Cafàrnao un discorso che svela il significato della moltiplicazio­ne dei pani (Sal 78,24; Es 54,13; Ger 31,33).

22Il giorno dopo, la folla, rimasta dall'altra parte del mare, notò che c'era una barca sola e che Gesù non era salito con i suoi di­scepoli sulla barca, ma soltanto i suoi discepoli erano partiti.

23Altre barche erano giunte nel frattempo da Tiberiade, presso il luogo dove avevano mangiato il pane dopo che il Signore aveva reso grazie.

24Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si di­resse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù.

25Trovatolo di là dal mare, gli dissero: «Rabbi, quando sei venuto qua?».

26Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.

27Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».

28Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?».

29Gesù rispose: «Questa è l'opera di Dio: crede­re in colui che egli ha mandato».

30Allora gli dissero: «Quale segno dunque tu fai perché vedia­mo e possiamo crederti? Quale opera compi?

4I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo».

32Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero;

33i1 pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».

34Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».

35Gesù ri­spose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.

36Vi ho detto però che voi mi avete visto e non credete.

37Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò,

38perché so­no disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

39E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha da­to, ma lo risusciti nell'ultimo giorno.

40Questa infatti è la volon­tà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui ab­bia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno».

41Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo».

42E dicevano: «Costui non è for­se Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?».

43Gesù rispose: «Non mormorate tra di voi.

44Nessuno può veni­re a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risu­sciterò nell'ultimo giorno.

45Sta scritto nei profeti: E tutti saran­no ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha impa­rato da lui, viene a me.

46Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre.

47In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.

 

Chi mangia di questo pane vivrà in eterno.

48Io sono il pane della vita.

49I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti;

50questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.

51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

52Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».

53Gesù disse: «In veri­tà, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uo­mo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.

54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.

55Perché la mia carne è vero ci­bo e il mio sangue vera bevanda.

56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.

57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.

58Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e mo­rirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

59Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafàr­nao.

 

È lo Spirito che dà la vita.

Queste parole sono state pronunciate dopo che s'era riunita una folla di cinquemila persone, durante la moltiplicazione dei pani. Ma, caduto l'entusiasmo, i discepoli disertano.

60Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?».

61Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: «Questo vi scandalizza?

62E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima?

63È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita.

64Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù infat­ti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito.

65E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio».

66Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.

 

La confessione di Pietro:  Gesù è l'eletto e l'inviato da Dio (Mt 16,16).

67Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarve­ne?».

68Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna;

69noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

70Rispose Gesù: «Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!».

71Egli parla­va di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo, uno dei Dodici.  

V. LA FESTA DELLE CAPANNE

 

Manifestazione di Gesù come luce del mondo e sorgente d'acqua viva.

All'avvicinarsi della festa delle capanne, i discepoli bramo­si di un trionfo popolare, chiedono a Gesù di passare dalla provin­cia della Galilea a Gerusalemme. Dal momento che egli fa «tali co­se», deve manifestarsi al mondo. Gesù in un primo momento rifiu­ta; ma in seguito, nel momento da lui scelto, sale alla festa. Rimane, comunque, per un po' di tempo in mezzo alla folla senza farsi co­noscere, quasi «di nascosto» (cf Zc 14,6; Lv 23,29-43).

 7

 1Dopo questi fatti Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più andare per la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.

2Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne;

3i suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e va' nella Giudea perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai.

4Nessuno infatti agisce di nascosto, se vuole venire riconosciuto pubblicamente. Se fai tali cose, manifèstati al mondo!».

5Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui.

6Gesù allora disse loro: «Il mio tempo non è ancora venuto, il vostro invece è sempre pronto.

7Il mon­do non può odiare voi, ma odia me, perché di lui io attesto che le sue opere sono cattive. Andate voi a questa festa; io non ci va­do, perché il mio tempo non è ancora compiuto».

9Dette loro queste cose, restò nella Galilea.

10Ma andati i suoi fratelli alla festa, allora vi andò anche lui; non apertamente però: di nascosto.

11I Giudei intanto lo cercavano durante la festa e dicevano: «Dov'è quel tale?».

12E si faceva sommessamente un gran parlare di lui tra la folla; gli uni infatti dicevano: «E’ buono!». Altri invece: «No, inganna la gente!».

13Nessuno però ne parlava in pubblico, per paura dei Giudei.

 

«A metà della festa Gesù sali al tempio»per

insegnare e rivelarsi apertamente (Ml 3,1: «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me, e subito entrerà nel suo tempio il Si­gnore, che voi cercate»).

14Quando ormai si era a metà della festa, Gesù salì al tempio e vi insegnava.

15I Giudei ne erano stupiti e dicevano: «Come mai costui conosce le Scritture, senza avere studiato?».

16Gesù rispose: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha man­dato.

17Chi vuol fare la sua volontà, conoscerà se questa dottri­na viene da Dio, o se io parlo da me stesso.

18Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che l'ha mandato è veritiero, e in lui non c e ingiustizia.

 

Gesù e Mosè. (Gn 1710; Is 11,3; Zc 79).

19Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?».

20Rispose la folla: «Tu hai un demonio! Chi cerca di ucciderti?».

21Rispose Gesù: «Un'opera sola ho compiuto, e tutti ne siete stupiti.

22Mosè vi ha dato la circoncisione - non che essa venga da Mo­sè, ma dai patriarchi - e voi circoncidete un uomo anche di sa­bato.

23Ora se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la Legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché ho guarito interamente un uomo di sabato?

24Non giudicate secondo le apparenze, ma giudicate con giusto giudi­zio!».

 

Da dove viene il Cristo?

In quanto uomo, la sua origine è nota a tutti; in quanto Dio essa sfugge a tutti: nessuno conosce chi lo ha mandato.

25Intanto alcuni di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quel­lo che cercano di uccidere?

26Ecco, egli parla liberamente, e non gli dicono niente. Che forse i capi abbiano riconosciuto davvero che egli è il Cristo?

27Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia».

28Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure io non sono venuto da me e chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete.

29Io però lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».

 

I farisei vogliono arrestare Gesù.

30Allora cercarono di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora.

31Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: «Il Cri­sto, quando verrà, potrà fare segni più grandi di quelli che ha fatto costui?».

32I farisei intanto udirono che la gente sussurrava queste cose di lui e perciò i sommi sacerdoti e i farisei mandarono delle guar­die per arrestarlo.

 

Gesù è sorgente di acqua viva.

L'ultimo giorno della festa Gesù si manifesta come sorgente di acqua viva, quindi come luce del mondo (cf ancora il prologo). Il suo discorso culmina allora nella dichiarazione (8,58): «Prima che Abramo fosse, io sono», da accostare al prologo 1,1, a Zc 14,14 e all'«Io sono» del roveto ardente. I giudei cercano allora di lapidarlo. Gesù si nasconde di nuovo e lascia il tempio: «Venne fra la sua gente - dice il prologo - ma i suoi non l'hanno accolto» 1,11. (Per il v. 34, cf Dt 4,29; Os 5,6; Is 55,61; Pro 1,28; per il v. 37 cf Lv 23,36; Nm 29,35; e per il tema dell'acqua; v. 38 cf Is 44,3; 55,1-3; 58, 11; Ez 471-10; Zc 14,8).

33Gesù disse: «Per poco tempo ancora rimango con voi, poi va­do da colui che mi ha mandato.

34Voi mi cercherete, e non mi troverete; e dove sono io, voi non potrete venire».

35Dissero dunque tra loro i Giudei: «Dove mai sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono di­spersi fra i Greci e ammaestrerà i Greci?

36Che discorso è que­sto che ha fatto: Mi cercherete e non mi troverete e dove sono io voi non potrete venire?».

37Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: «Chi ha sete venga a me e beva

38chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno».

39Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non c'era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato.

 

Discussione sull'origine di Gesù. (2Sam 712; Mi 5,1-2).

40All’udire queste parole, alcuni fra la gente dicevano: «Questi è davvero il profeta!».

41Altri dicevano: «Questi è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea?

42Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?».

43E nacque dis­senso tra la gente riguardo a lui.

44Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno gli mise le ma­ni addosso.

45Le guardie tornarono quindi dai sommi sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condot­to?».

46Risposero le  guardie: «Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo!».

7Ma i farisei replicarono loro: «Forse vi siete lasciati ingannare anche voi?

48Forse gli ha creduto qual­cuno fra i capi, o fra i farisei?

49Ma questa gente, che non cono­sce la Legge, è maledetta!».

50Disse allora Nicodèmo, uno di lo­ro, che era venuto precedentemente da Gesù:

51«La nostra Leg­ge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?».

52Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea».  

 

 

Gesù perdona la donna adultera.

È un brano inserito in seguito nella trama del Vangelo di Giovanni. Rivela infatti uno stile diffe­rente, più vicino a quello di Luca (Dt22,2; Lv 20,10; Gn 21,9-14).

53E tornarono ciascuno a casa sua.

 8

 1Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi.

2Ma all'al­ba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.

3Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mez­zo,

4gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in fla­grante adulterio.

5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?».

6Questo diceva­no per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Ge­sù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra.

7E siccome in­sistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».

8E chi­natosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ul­timi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo.

10Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condanna­ta?».

11Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più».

 

Gesù luce del mondo. (Dt 176; 19,15; Es 3,14).

12Di nuovo Gesù parlò loro: «Io sono la luce del mondo; chi se­gue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».

13Gli dissero allora i farisei: «Tu dài testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera».

14Gesù rispose: «An­che se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonian­za è vera, perché so da dove vengo e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado.

15Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno.

16E anche se giudico, il mio giu­dizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato.

17Nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera:

18orbene, sono io che do testimonianza di me stesso, ma anche il Padre, che mi ha mandato, mi dà testi­monianza».

19Gli dissero allora: «Dov'è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».

20Queste parole Gesù le pro­nunziò nel luogo del tesoro mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora giunta la sua ora.

21Di nuovo Gesù disse loro: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete veni­re».

22Dicevano allora i Giudei: «Forse si ucciderà, dal momen­to che dice: Dove vado io, voi non potete venire?».

23E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo.

24Vi ho detto che morire­te nei vostri peccati; se infatti non credete che io sono, morirete nei vostri peccati».

25Gli dissero allora: «Tu chi sei?». Gesù dis­se loro: «Proprio ciò che vi dico.

26Avrei molte cose da dire e da giudicare sul vostro conto; ma colui che mi ha mandato è veri­tiero, ed io dico al mondo le cose che ho udito da lui».

27Non ca­pirono che egli parlava loro del Padre.

28Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha in­segnato il Padre, così io parlo.

29Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite».

 

La verità ci libera dalla menzogna, dalla morte e dalla vita sen­za senso.

(Gn 21,9-14).

30A queste sue parole, molti credettero in lui.

31Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei disce­poli;

32conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».

33Gli rispo­sero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?».

34Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato.

35Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre;

36se dunque il Fi­glio vi farà liberi, sarete liberi davvero.

 

Abramo come pretesto. (Dt 32,6; Sap 1,J3-16).

37So che siete discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi.

38Io di­co quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro!».

39Gli risposero: «Il nostro padre è Abramo». Rispose Gesù: «Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo!

40Ora invece cercate di uc­cidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l'ha fatto.

41Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero: «Noi non siamo nati da prostituzione, noi abbia­mo un solo Padre, Dio!».

42Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vo­stro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato.

43Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non po­tete dare ascolto alle mie parole,

44voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna.

45A me, invece, voi non credete, perché dico la verità.

46Chi di voi può convin­cermi di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?

47Chi è da Dio ascolta le parole di Dio: per questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio».

 

Gesù e Abramo. (cf nota a 7,33; Am 5,18; Nm 24,17; Gn 17,J7; Lv 24,16).

48Gli risposero i Giudei: «Non diciamo con ragione noi che sei un Samaritano e hai un demonio?».

49Rispose Gesù: «Io non ho un demonio, ma onoro il Padre mio e voi mi disonorate.

50Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca e giudica.

51In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte».

52Gli dissero i Giudei: «Ora sappiamo che hai un demo­nio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: "Chi os­serva la mia parola non conoscerà mai la morte".

53Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?».

54Rispose Gesù: «Se io glo­rificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glori­fica è il Padre mio, del quale voi dite: "E’ nostro Dio!",

55e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo cono­sco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola.

56Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di ve­dere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò».

57Gli dissero allora i Giudei: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?».

58Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».

59Allora raccolsero pietre per scagliar­le contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.  

Il segno della guarigione del cieco dalla nascita.

Gesù lo manda a lavarsi gli occhi alla piscina di Sibe. La guarigione che egli opera lo presenta come colui che é la luce del mondo, che apre gli occhi di coloro che sono ciechi, ma mette pure in evidenza la cecità di coloro che pretendono di vedere.

9

1Passando vide un uomo cieco dalla nascita

2e i suoi disce­poli lo interrogarono: «Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi geni­tori, perché egli nascesse cieco?».

3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.

4Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare.

5Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco

7e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sibe (che significa Inviato)». Quegli an­dò, si lavò e tornò che ci vedeva.

8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?».

9Alcuni dicevano: «E’ lui»; altri dicevano: «No, ma gli assomi­glia». Ed egli diceva: «Sono io!».

10Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?».

"Egli rispose: «Quell'uo­mo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Va' a Sibe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista».

12Gli dissero: «Dov'è questo tale?». Rispose: «Non lo so».

 

Il cieco davanti ai farisei

13Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco:

14era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.

5Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo».

16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». E c'era dissenso tra di lo­ro.

17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui, dal momento che ti ha, aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profe­ta!».

 

I farisei e i parenti del cieco.

 18Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista.

19E li interrogarono: «È que­sto il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?».

20I genitori risposero: «Sappiamo che questo è il no­stro figlio e che è nato cieco;

21come poi ora ci veda, non lo sap­piamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l'età, parlerà lui di se stesso».

22Questo dissero i suoi genito­ri, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga.

23Per questo i suoi genitori dis­sero: «Ha l'età, chiedetelo a lui!».

 

I farisei richiamano l'uomo che era stato cieco. (Is 1,15; Pro 15,29).

24Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore».

25Quegli rispose: «Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo».

26Allora gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?».

27Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?».

28Allora lo insultarono e gli dissero: «Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè!

29Noi sappiamo in­fatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di do­ve sia».

30Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi.

310ra, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta.

32Da che mondo è mondo, non s’è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato.

33Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».

34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori.

 

Il cieco guarito e la fede in Gesù.

(Sul tema della cecità cf Is 6,9, Ger 5,21; Ez 12,2).

35Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?».

36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?».

37Gli disse Gesù: «Tu l'hai vi­sto: colui che parla con te è proprio lui».

38Ed egli disse: «Io cre­do, Signore!». E gli si prostrò innanzi.

39Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi».

40A1cuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?».

41Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rim

 

Il discorso sul buon pastore.

Ezechiele (34,1-31) aveva già pre­sentato JHWH (il Signore Dio) come pastore d'Israele, che va alla ricerca del gregge disperso, per adunarlo. Gesù si presenta come il buon pastore che riunisce il gregge e dà la vita per tutte le sue pecore.

 

10

 

1«In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un la­dro e un brigante.

2Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore.

3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori.

4E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina in­nanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.

5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».

6Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.

7Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.

8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; en­trerà e uscirà e troverà pascolo.

9Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.

10Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore.

11Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde;

13egli è un mercenario e non gli importa delle peco­re.

14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pe­core conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore.

'6E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteran­no la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore.

17Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo.

18Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».

19Sorse di nuovo dissenso tra i Giudei per queste parole.

20Molti di essi dicevano: «Ha un demonio ed è fuori di sé; perché lo sta­te ad ascoltare?».

21Altri invece dicevano: «Queste parole non sono di un indemoniato; può forse un demonio aprire gli occhi dei ciechi?».

 

VI. FESTA DELLA DEDICAZIONE DEL TEMPIO

 

Manifestazione di Gesù durante la festa della dedicazione, cele­brata per commemorare la dedicazione del tempio che era stato purificato al tempo di Giuda Maccabeo. Era quindi una grande celebrazione di liberazione nazionale (cf 1Mac 4,36-59; 2Mac 10,1-8). Gesù, nel tempio, si dichiara apertamente figlio di Dio, una cosa sola col Padre (Lv 24,16; Sal 82,6; Ger 1,5).

22Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedica­zione. Era d'inverno.

23Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone.

24Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando terrai l’animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».

25Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza;

26ma voi non crede­te, perché non siete mie pecore.

27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.

28Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.

29Il Padre mio che me le ha date è più ~rande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio.

30Io e il Padre siamo una cosa sola».

31I Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo.

32Gesù rispose loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?».

33Gli ri­sposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».

34Rispose loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho det­to: voi siete dèi?

35Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annulla­ta),

36a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio?

37Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi;

38ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre».

39Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani.

40Ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò.

41Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quel­lo che Giovanni ha detto di costui era vero».

42E in quel luogo molti credettero in lui.  

 

Il segno della risurrezione di Lazzaro. La risurrezione di Laz­zaro, morto e sepolto, presenta Gesù come colui che è la risurre­zione e la vita. Egli stesso, però, dovrà passare attraverso la mor­te e una risurrezione di cui quella di Lazzaro è solo figura. Il no­me di Lazzaro è una abbreviazione di Eleazar, «Dio aiuta».

 

11

 

1Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villag­gio di Maria e di Marta sua sorella.

2Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i pie­di con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.

3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è ma­lato».

4All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato».

5Gesù voleva molto bene a Marta, a sua so­rella e a Lazzaro.

6Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava.

7Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».

8I discepoli gli dis­sero: «Rabbi, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?».

9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo;

10ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce».

11Così parlò e poi soggiun­se loro: «Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo».

12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s'è ad­dormentato, guarirà».

13Gesù parlava della morte di lui, essi in­vece pensarono che si riferisse al riposo del sonno.

14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto

15e io sono conten­to per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, an­diamo da lui!».

16Allora Tommaso, chiamato Didimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

 

Gesù è la risurrezione e la vita. (Dn 12,1-3; 2Mac 7,22-24; 12,44).

17Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia e molti Giudei erano venuti da

Marta e Maria per consolarle per il loro fratello.

20Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.

21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!

22Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà».

23Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà».

24Gli rispose Marta: «So che risusci­terà nell'ultimo giorno».

25Gesù le disse: «Io sono la risurrezio­ne e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;

26chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?».

27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».

28Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama».

29Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui.

30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro.

31Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolar­la, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là».

32Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicen­do: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».

33Gesù allora quando la vide piangere e piangere an­che i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profonda­mente, si turbò e disse:

34«Dove l'avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!».

35Gesù scoppiò in pianto.

36Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!».

37Ma alcuni di loro dis­sero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far si che questi non morisse?»

38Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al se­polcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra.

39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni».

40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?».

41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato.

42Io sapevo che sempre mi dài ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».

43E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».

44Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto co­perto da un sudano. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».

 

I capi giudei decidono la morte di Gesù.

Essi temono che l'atti­vità entusiastica dei discepoli provochi un intervento romano che abolirebbe fatalmente le ultime llvestigia di indipendenza del paese (Mt 26,3-5; 12,14).

45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.

46Ma alcuni andaro­no dai farisei e riferirono loro quel che Gesù aveva fatto.

47Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e diceva­no: «Che facciamo? Quest'uomo compie molti segni.

48Se lo la­sciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione».

49Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quel­l'anno, disse loro: «Voi non capite nulla

50e non considerate co­me sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non peri­sca la nazione intera».

51Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva mo­rire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.

53Da quel gior­no dunque decisero di ucciderlo.

54Gesù pertanto non si faceva più vedere in pubblico tra i Giu­dei; egli si ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove si trattenne con i suoi discepoli.

 

VII. L'ULTIMA PASQUA

 

L'avvicinarsi della pasqua.

55Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione andaro­no a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi.

56Essi cercavano Gesù e stando nel tempio dicevano tra di loro: «Che ve ne pare? Non verrà egli alla festa?».

57ìntanto i sommi sacer­doti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunziasse, perché essi potessero prenderlo.  

 

L'unzione di Betania. Sei giorni prima della pasqua a Betania, dove si trova Lazzaro risuscitato dai morti, Maria cosparge di profumo i piedi di Gesù. L'unzione di Betania viene fatta alla presenza di colui che è stato da poco riportato in vita, e di Gesù destinato alla morte e alla sepoltura (Mt 26,6-13; Mc 14,3-9).

 

12

 

1Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, do­ve si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti.

2E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali.

3Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciu­gò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento.

4Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse:

5«Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?».

6Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma per­ché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.

7Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.

8I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

9Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si tro­vava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Laz­zaro che egli aveva risuscitato dai morti.

10I sommi sacerdoti al­lora deliberarono di uccidere anche Lazzaro,

11perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

 

Ingresso di Gesù a Gerusalemme.

L'entusiasmo popolare prefi­gura la venuta delle folle a Gesù (Sal 118,25; Zc 9,9; 1Mac 13,51; 2Mac 19,7; Mt 21,1-10; Mc 11,1-10; Lc 19,28-38).

12Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme,

13prese dei rami di pal­me e usci incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il       re d'Israele!

14Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:

15Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro d'asina.

16Su1 momento i suoi discepoli non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che questo era stato scritto di lui e questo gli avevano fatto.

17Intanto la gente che era stata con lui quando chiamò Lazzaro fuori dal sepolcro e lo risuscitò dai morti, gli rendeva testimonianza.

18Anche per que­sto la folla gli andò incontro, perché aveva udito che aveva compiuto quel segno.

19I farisei allora dissero tra di loro: «Ve­dete che non concludete nulla? Ecco che il mondo gli è andato dietro!».

 

Alcuni greci chiedono di vedere Gesù.

E già la realizzazione di quanto avevano constatato i farisei: tutti andavano da lui.

20Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni Greci.

21Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: «Signore, vogliamo vede­re Gesù».

22Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Fi­lippo andarono a dirlo a Gesù.

 

Discorso di Gesù sulla sua glorificazione.

La sua morte è quella del chicco di grano che, caduto in terra, produce molto frutto. Innalzato sulla croce, egli attirerà tutti a sé, come hanno predetto i farisei e come ha manifestato la richiesta dei greci. Si compie ora il «giudizio» del mondo, ognuno deve prendere la sua deci­sione (Is 53,10-12; 9,6).

23Gesù rispose: «È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo.

24In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano ca­duto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produ­ce molto frutto.

25Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.

26Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà.

27Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora!

28Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò! ». La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato».

30Rispose Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi.

31 Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori.

32Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me».

33Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire.

34Allora la folla gli rispose: «Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come dunque tu dici che il Figlio dell'uomo deve essere elevato? Chi è questo Figlio dell'uomo?».

35Gesù allora disse loro: «Ancora per poco tempo la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va.

36Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce». Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose da loro.

 

L'incredulità dei capi del popolo.

Essi non hanno capito i segni di Gesù e se ne vanno increduli, come aveva preannunziato Isaia. Ma chi crede avrà la vita eterna. Il figlio dell'uomo è venu­to per dare la vita, e non per condannare. (Dt 29,3; Is 53,1 e 6,1; Dt 31,26 e 18,18-19).

37Sebbene avesse compiuto tanti segni davanti a loro, non cre­devano in lui;

38perché si adempisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E il braccio del Signore a chi è stato rivelato?

39E non potevano credere, per il fatto che Isaia aveva detto an­cora:

40Ha reso ciechi i loro occhi e ha indurito il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore, e si convertano  io li guarisca!

41Questo disse Isaia quando vide la sua gloria e parlò di lui.

42Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma non lo ri­conoscevano apertamente a causa dei farisei, per non essere espulsi dalla sinagoga;

43amavano infatti la gloria degli uomini più della gloria di Dio.

44Gesù a lì ora gridò a gran voce: «Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato;

45chi vede me, vede colui che mi ha mandato.

461o come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.

47Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo con­danno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.

48Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo con­dannerà nell'ultimo giorno.

49Perché io non. ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare.

50E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me

 

L'ultima cena.

Pienamente libero e consapevole, Gesù ritorna al Padre, anticipando la morte con la sua spontanea accettazione. Insegna con l'esempio il comandamento dell'amore che sta per promulgare (Fil 2,5-9). Notiamo che in numerosi casi il lavare i piedi a un ospite era riservato agli schiavi.

 

13

 

1Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giun­ta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.

2Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo,

3Gesù sapendo che il Pa­dre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava,

4si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita.

5Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciu­garli con l'asciugatoio di cui si era cinto.

6Venne dunque da Si­mon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?».

7Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo».

8Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».

9Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma an­che le mani e il capo!».

10Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il ba­gno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti».

11Sapeva infatti chi lo tradiva;

12per questo disse: «Non tutti siete mondi». Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, se­dette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto?

13Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono.

14Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, an­che voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.

15Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.

16In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo pa­drone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato.

17Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.

 

Gesù si identifica con gli uomini. (Mt 10,40; Mc 9,37; Lc 9,48) e annunzia il tradimento di Giuda (Sal 41,10; Mt 26,20-25; Mc 14,17-21; Lc 22,21-23).

18Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno.

9Ve lo dico fin d'ora, pri­ma che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono.

20In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

21Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e di­chiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà».

22I di­scepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlas­se.

23Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù.

24Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di', chi è colui a cui si riferisce?».

25Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?».

26Rispose al­lora Gesù: «È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscario­ta, figlio di Simone.

27E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto».

28Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo;

29alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la fe­sta», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri.

30Preso il boccone, egli subito usci. Ed era notte.

 

Colloqui di Gesù con i suoi, dopo l'ultima cena.

3tQuand'egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui.

32Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.

 

Il comandamento nuovo. È il comandamento della nuova al­leanza, scolpito nei cuori di carne, non più soltanto sulle tavole di pietra (Ger 31,31).

33Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire.

34Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi an­che voi gli uni gli altri.

35Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

 

L'amore non è solo il sacrificio finale. (Mt 26,31-35; Mc 14,27-31; Lc 22,31-34).

36Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».

37Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!».

 38Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte».  

 

Gesù incoraggia gli apostoli

turbati dall'annunzio del tradimen­to di Giuda e del rinnegamento di Pietro.

 

14

 

1«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.

2Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un po­sto;

3quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritorne­rò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io.

4E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».

5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?».

6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

7Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo co­noscete e lo avete veduto».

 

La presenza del Padre e dello Spirito Santo. Il ritorno del Si­gnore si realizza già da ora, mediante la trasmissione dello Spiri­to e il comandamento interiore dell'amore.

8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».

9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai co­nosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?

10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è in me compie le sue opere.

11Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.

12In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.

13Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, per­ché il Padre sia glorificato nel Figlio.

14Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

 

Il ritorno del Signore e il dono dello Spirito. (Dt 6,4-9; 7,11; 11,1).

15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.

16Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre,

171o Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conosce­te, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.

18Non vi lasce­rò orfani, ritornerò da voi.

19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.

20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo ame­rò e mi manifesterò a lui».

22Gli disse Giuda, non l'Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?».

23Gli rispose Ge­sù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.

24Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

25Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi.

26Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio no­me, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non ab­bia timore.

28Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me.

29Ve l'ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate.

30Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me,

31ma bisogna che il mondo sap­pia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha co­mandato. Alzatevi, andiamo via di qui».

 

La vera vite. La vite era Israele. Gesù è la vite nuova. I discepoli, come i tralci, sono uniti a lui mediante l'amore. Da notare che i colloqui dopo la cena rivelano forse l'unione di due racconti di­versi, ciò che spiegherebbe la presenza di alcune ripetizioni (Ger 2,21; IS 5,1-7; 27;2-4; Ez 15,1-8; Mt 20,1-8; 21,28-31; 26~,29).

 

15

 

1«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo.

2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.

3Voi siete già mon­di, per la parola che vi ho annunziato.

4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rima­ne nella vite, così anche voi se non rimanete in me.

5 sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà da­to.

81n questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frut­to e diventiate miei discepoli.

 

Vivere nell'amore. Amare gli altri dello stesso amore con cui Cristo ci ama e che egli ci comunica (Es 33,11; Dt 7,6).

9Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rima­nete nel mio amore.

10Se osserverete i miei comandamenti, ri­marrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.

11Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.

13Nessuno ha un amore più grande di que­sto: dare la vita per i propri amici.

14Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando.

15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati ami­ci, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi.

16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costi­tuiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.

17Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.

 

L'odio del mondo nei confronti di Gesù e dei suoi discepoli. Strettamente uniti al Signore, essi condivideranno la sua sorte (Sal 35,19 e 69,5).

18Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me.

19Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.

20Ricordatevi della parola che vi ho det­to: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perse­guitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.

21Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato.

22Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato.

23Chi odia me, odia anche il Padre mio.

24Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio.

25Questo perché si adempisse la parola scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione.  

 

Gesù e lo Spirito. Gesù annunzia di nuovo l'invio dello Spirito che guiderà gli uomini alla verità totale, insegnando loro ciò che fino allora non avevano potuto comprendere di Cristo e della sua opera.

26Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimo­nianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.

 

16

 

1Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi.

2Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio.

3E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me.

4Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la loro ora, ricor­diate che ve ne ho parlato. Non ve le ho dette dal principio, perché ero con voi. Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai?

6Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore.

7Ora io vi dico la verità: èbene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò.

8E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio.

9Quanto al pecca­to, perché non credono in me;

10quanto alla giustizia, perché va­do dal Padre e non mi vedrete più;

11uanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.

12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.

13Quando però verrà lo Spirito di ve­rità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.

14Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'an­nunziera.

15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l'annunzierà.

 

La vita nuova attraverso la morte; la vittoria attraverso la sconfitta.

16Ancora un poco e non mi vedrete; un po' ancora e mi vedre­te».

17Dissero allora alcuni dei suoi discepoli tra loro: «Che cos'è questo che ci dice: Ancora un poco e non mi vedrete, e un po' ancora e mi vedrete, e questo: Perché vado al Pàdre?».

18Dicevano perciò: «Che cos 'è mai questo "un poco" di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».

19Gesù capì che vo­levano interrogarlo e disse loro: «Andate indagando tra voi perché ho detto: Ancora un poco e non mi vedrete e un po' an­cora e mi vedrete?

20In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.

21La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell'afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo.

22Cosi anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e

23nessuno vi potrà togliere la vo­stra gioia. In quel giorno non mi domanderete più nulla. In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.

24Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.

 

 Gesù vincitore del mondo.

25Queste cose vi ho dette in similitudini; ma verrà l'ora in cui non vi parlerò più in similitudini, ma apertamente vi parlerò del Padre.

26In quel giorno chiederete nel mio nome e io non vi dico che pregherò il Padre per voi:

27i1 Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio.

28Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre».

29Gli dicono i suoi discepoli: «Ecco, adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini.

30Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».

31Rispose loro Gesù: «Adesso credete?

32Ecco, verrà l'o­ra, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Pa­dre è con me.

33Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tri­bolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!».  

 

La grande preghiera di Gesù. Il suo testamento prima di morire (Ger 24,7-31; 31,34; Os 6~,6; Sap 15,3; Es 3,13; Sal 41,10).

 

17

 

1Così parlò Gesù. Quindi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glo­rifichi te.

2Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere uma­no, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.

3Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.

4Ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare.

5E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso dite prima che il mondo fosse.

6Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola.

7Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te,

8perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.

9Io prego per lo­ro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, per­ché sono tuoi .

10Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue so­no mie, e io sono glorificato in loro.

11Io  non sono più nel mon­do; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, cu­stodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.

12Quand'ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittu­ra.

13Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono anco­ra nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia.

14Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.

15Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno.

16Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.

17Consacrali nella verità. La tua parola è verità.

18Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo;

19per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consa­crati nella verità.

20Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me;

21perché tutti siano una sola cosa. Co­me tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

22E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché sia­no come noi una cosa sola.

23Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.

24Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.

25Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho cono­sciuto; questi sanno che tu mi hai mandato.

26E io ho fatto co­noscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».  

 

Gesù va liberamente incontro alla morte.

(Mt 26,47-56~; Mc 14,43-50; Lc 22,47-53).

 

18

 

1Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c'era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli.

2Anche Giuda, il traditore, conosceva quel po­sto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli.

3Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie for­nite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi.

4Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli do­veva accadere, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?».

5Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era là con loro anche Giuda, il traditore.

6Appena disse «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra.

7Domandò loro di nuo­vo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno».

8Gesù re­plicò: «Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano».

9Perché s'adempisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai da­to».

10Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio de­stro. Quel servo si chiamava Malco.

11Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?».

 

Gesù davanti ad Anna e a Caifa.

Le autorità giudaiche preten­dono di giudicarlo. In realtà è lui che le giudica (Is 45,19; 48,16; Mt 26,58.69-75; Mc 14,54.66-72; Lc 22,54-62).

12Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono

13e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacer­dote in quell'anno.

14Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È meglio che un uomo solo muoia per il popolo».

15lntanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro di­scepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote;

16Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell'altro di­scepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla porti­naia e fece entrare anche Pietro.

17E la giovane portinaia disse a Pietro: «Forse anche tu sei dei discepoli di quest'uomo?». Egli rispose: «Non lo sono».

18lntanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

19Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi di­scepoli e alla sua dottrina.

20Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto.

21Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto».

22Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?».

23Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?».

24Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sa­cerdote.

25Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo so­no».

26Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l'orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?».

27Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

 

Gesù davanti a Pilato. I giudei praticavano la lapidazione, ma per diffamare Gesù e i suoi discepoli essi reclamano il supplizio romano della crocifissione (Mt 27,1-2.11-14.15-31; Mc 15,1-20; Lc 23,1-5.13-25).

28Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contami­narsi e poter mangiare la Pasqua.

29Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest'uomo?».

30Gli risposero: «Se non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato».

31Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudi­catelo secondo la vostra legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno».

32Cosi si adem­pivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale mor­te doveva morire.

33Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli dis­se: «Tu sei il re dei Giudei?».

34Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?».

35Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti han­no consegnato a me; che cosa hai fatto?».

36Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di que­sto mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

37Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo so­no venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

38Gli dice Pilato: «Che cos'è la verità?». E detto questo usci di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa.

39Vi era voi l'usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dun­que che io vi liberi il re dei Giudei?».

40Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

 

19

 

1Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.

2E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli veniva­no davanti e gli dicevano:

3«Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

4Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa».

5Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il man­tello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l'uomo!».

6A1 veder­lo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa».

7Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

8All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura

9ed entra­to di nuovo nel pretorio disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta.

10Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di met­terti in croce?».

 

Gesù condannato a morte

nel giorno della preparazione della pasqua, il venerdì verso mezzogiorno.

11Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande».

12Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gri­darono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque in­fatti si fa re si mette contro Cesare».

13Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà.

14Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!».

15Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare».

16Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

 

La crocifissione. (Mt 27,31.33.37-38; Mc 15,20-27; Lc 23, 33-38).

17Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota,

18dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'al­tra, e Gesù nel mezzo.

19Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».

20Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luo­go dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco.

21I sommi sacerdoti dei Giudei dis­sero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei».

22Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto».

 

La divisione dei vestiti. (Sal 22,19; Mt 27,35,. Mc 15,24; Lc 23,34).

23I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo.

24Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così.

 

Gesù e sua madre. Maria si ritrova col figlio alla fine del Van­gelo di Giovanni, come lo era stata all'inizio. Gesù si rivolge a lei chiamandola col nome di donna, cioè di Eva, la madre dei viventi (Gn 2,23; Mt 27,55-56; Mc 15,40-41; Lc 23,49).

25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.

26Gesù allora, ve­dendo la madre e li accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».

27Poi disse al di­scepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepo­lo la prese nella sua casa.

 

La morte di Gesù «compie» la sua opera e «consegna» (testo greco originale) lo Spirito che recherà la verità totale, la vita e l'amore, quello che Giovanni Battista aveva annunziato (1,29-33; Mt 27,48-50; Mc 15,36-37; Lc 23,46).

28Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete».

 29Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.

30E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiu­to!». E, chinato il capo, spirò.

 

Il colpo di lancia servì per constatare che Gesù era veramente morto, ma diede anche un senso preciso alla morte del Cristo. Gesù accetta di assumere la figura del suppliziato che contami­nava la terra di Israele col suo corpo sospeso al patibolo (Dt 21,23). Giovanni scorge nel sangue che esce dal costato del Cri­sto quello dell'agnello pasquale che nella prima pasqua servi a segnare le case dei figli di Israele (Es 12,23). Egli vede pure nel­l'acqua (simbolo dello Spirito: Zc 13,1) che esce dalla ferita, la sorgente che doveva scaturire da Gerusalemme per purificare la città dopo la morte di colui che hanno trafitto (Es 12,46; Zc 12,10).

31Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno so­lenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via.

32Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato croci­fisso insieme con lui.

33Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe,

34ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.

35Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.

36Questo in­fatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso.

37E un altro passo della Scrittura dice an­cora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.

 

La sepoltura. Era già stata prefigurata dall'unzione di Betania (Mt 27,57-69; Mc 15,42-48; Lc 23,50-54).

38Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù.

39Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di abe di circa cento libbre.

40Essi presero allora il cor­po di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com e usanza seppellire per i Giudei.

41Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto.

42Là dun­que deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.  

 

VIII. LA GLORIA DI GESÙ RISORTO

 

La tomba vuota. (Mt 28,1-8; Mc 18,1-8, Lc 24,1-21).

 

20

 

1Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.

2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».

3Usci allora Simon Pietro in­sieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro.

4Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pie­tro e giunse per primo al sepolcro .

5Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.

6Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra,

7e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le ben­de, ma piegato in un luogo a parte.

8Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credet­te.

9Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.

10I discepoli intanto se ne tor­narono di nuovo a casa.

 

Gesù si manifesta a Maria Maddalena.

Essa non deve toccarlo perché non é ancora ritornato al Padre. Ciò significa senza dub­bio che Gesù non può essere raggiunto veramente se non dopo il suo ritorno al Padre e con la venuta dello Spirito (15,5-7; 16,5-8.12-15; Mt 28,9-10; Mc 16,9-10).

11Maria invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro

12e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.

13Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto».

14Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava li in piedi; ma non sapeva che era Gesù.

15Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cer­chi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli dis­se: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo».

16Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, vol­tatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbuni!», che significa: Maestro!

17Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».

18Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Si­gnore» e anche ciò che le aveva detto.

 

Apparizione ai discepoli. Dopo il dono dello Spirito, Gesù dice a Tommaso di toccarlo (v. 27), quindi aggiunge: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crede­ranno!» (Mc 16,14-18, Lc 24,36-49; Mt 28,16-20).

19La sera di quello stesso giorno, il primo dòpo il sabato, men­tre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i disce­poli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».

20Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi».

22Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo;

23a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù.

25Gli dissero allora gli altri discepo­li: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».

26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a orte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi.».

27Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma cre­dente!».

28Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».

29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».

 

Il motivo dei segni riportati nel Vangelo.

30Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro.

31Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.  

 

EPILOGO

 

Apparizione sulla sponda del lago di Tiberiade. Si tratta proba­bilmente di un testo aggiunto da un discepolo dell'evangelista (Mt 26,32; 28,4 ecc.).

 

21

 

1Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai disce­poli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così:

2si trovavano in­sieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaèle di Ca­na di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli.

3Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo an­che noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla.

4Quando già era l'alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepo­li non si erano accorti che era Gesù.

5Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No».

6Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e tro­verete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci.

7Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Si­gnore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare.

8Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri.

9Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.

10Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso or ora».

11Allora Simon Pietro sali nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzo.

12Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandar­g li: «Chi sei?», poiché sapevano bene che era il Signore.

'3Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce.

14Questa era la terza volta che Gesù si manifesta­va ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.

15Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».

16Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci le mie pecorelle».

17Gli disse per la ter­za volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle.

18In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi».

19Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi».

20Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?».

21Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?».

22Gesù gli ri­spose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi».

23Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che rimanga fin­ché io venga, che importa a te?».

24Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.

25Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.