TURZOVKA - LA LOURDES DELLA CECOSLOVACCHIA

Sta per sorgere in Cecoslovacchia una nuo-va Lourdes. SCARICA

L'anno 1958 - esattamente 100 anni dopo Lourdes - la Madre di Dio è apparsa in Turzovka alla guardia forestale Mattia Laschut. Questo uomo dovette subire anni di prigionia e di perse-cuzioni per aver detto che gli era apparsa la Ma-donna, ma non si piegò e rimase fermo nelle sue affermazioni, sostenendo di aver effettivamente visto la Madonna, la quale aveva comunicato con lui e gli aveva affidato dei messaggi. Tutte le sofferenze e le angherie subite non valsero a far-gli sconfessare quanto prima aveva affermato. Egli lo ripetè anche sotto giuramento, davanti a una commissione ecclesiastica di inchiesta: Se gli uomini non si convertiranno a Dio, piomberà su di loro un grande castigo e giudizio di Dio e gran parte della terra sarà distrutta. Come il pro-feta Giona ammonì gli abitanti di Ninive, salvan-doli dalla rovina, così Mattia Laschut sta davanti a noi per ordine di Maria e ci invita al pentimen-to... Ninive fece penitenza e fu salva. E noi?

Ciò che già disse Pio IX per la Salette, vale anche per Turzovka: - "'Voi volete conoscere il segreto della Salette? Esso è qui: Se non vi pen-tirete, andrete tutti perduti".

Si raccolgono in questo opuscolo per la prima volta dei fatti che offrono la possibilità di un giudizio critico.

Sono narrati episodi e avvenimenti, la mag-gior parte controllabili, che fanno pensare; e si aggiunge una documentazione fotografica.

 

FRANCESCO GRUFIK TURZOVKA

LA LOURDES DELLA CECOSLOVACCHIA

Versione di Don Silvio Dellandrea dal testo in tedesco elaborato dal boemo a cura di ARNOLDO GUILLET Autorizzazione della Christiana - Verlag CH 8260 Stein am Rhein / Svizzera in data 20.12.1978 PRO

 

Dichiarazione

Dopo l'abrogazione dei canoni 1399 e 2318 del Codice di Diritto Canonico ad opera di Papa Paolo VI in AAS 58 (1966) 1186, gli scrit-ti riguardanti nuove apparizioni, manifestazioni, miracoli ecc. possono essere diffusi e letti dai credenti, anche senza l'espressa autorizzazione ecclesiastica alla stampa, sotto l'osservanza della morale cristiana generale.

In accordo con il decreto di Urbano VIII - si dichiara che ai fatti raccontati o presentati non si dà alcun valore soprannaturale, finchè la Superiore Autorità della Chiesa non avrà formulato il SUO GIUDIZIO.

 

In quel tempo Maria si alzò e si recò in fretta verso le montagne della Giudea, in una città dove entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.

Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il suo Bambino sussultò di gioia nel suo grembo, ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu sei fra le donne e benedetto è il frutto del tuo grembo! E come è concessa a me la gioia che la Madre del mio Signore venga a me? Quando arrivò al mio, orecchio il suono della tua voce e del tuo saluto, il bambino esultò di gioia nel mio grembo..." "Beata Te che hai creduto, perchè si compiranno le cose che ti furono comunicate dal Signore..."

 

Quando il Dragone vide che era piombato sulla terra, egli perseguitò la Donna, che aveva partorito il Bambino... Allora il Dragone si irritò contro la Donna, e si alzò per condurre una guerra contro gli altri figli di lei, contro coloro che osservano i Comandamenti di Dio, e testimoniano coraggiosamente Gesù Cristo... Apoc. 12,13-17

 

Una Luce in Oriente

Sta per sorgere oltre la cortina di ferro una nuova Lourdes: Turzovka in Cecoslovacchia. Dal 1958 apparve colà la Beata Vergine a tre uomini, i quali nonostante molte sevizie e per-secuzioni sostengono sotto giuramento le loro affermazioni. Un ceco di Praga, Francesco Gufik, scrisse un libro su Turzovka, libro che noi ora pubblichiamo.

Conscio della mia responsabilità personale ed editoriale e a causa del totale isolamento della Chiesa del silenzio, prima di accingermi a pubbli-care il libro, mi sentii in dovere di recarmi sul posto e prendere diretta visione delle cose e met-termi in diretto contatto con il principale testi-mone, Mattia Laschut.

Il 14 agosto 1970 mi recai in volo con l'aereo svizzero da Zurigo per Praga. Lo jet DC9 si diresse, attraverso violette nubi temporalesche, verso l'alto. Volando sopra Stein sul Reno im-provvisamente uscì fuori dalle nubi e lo sguardo si aprì liberamente sopra il lago di Unten e il lago di Costanza, che rilucevano come un manto argenteo nel sole del mattino, segnando una via luminosa, piena di splendidi diamanti, che porta-va verso l'Est.

Ci accolse un bianchissimo Duomo di turri-te nubi cumuliformi, e dopo 50 minuti di volo atterrammo a Praga.

La Città d'oro, per lungo tempo capitale d'Europa, sede della prima Università europea, è ancor oggi testimone di un passato glorioso e cristiano.

Praga conta 84 chiese cattoliche; fra queste il Duomo di san Vito, di fama mondiale, sullo Hredschin; è il più bell'edificio della Cecoslovac-chia: questa cattedrale gotica è giornalmente vi-sitata da numerosi turisti di tutto il mondo, che non si stancano mai di ammirare le meravigliose vetrate istoriate a colori e il ricco tesoro artistico della Cattedrale. Nel Duomo si trovano le tombe di san Venceslao e di san Giovanni di Nepomuk.

La traversata del Ponte di Carlo, lastricato di pietra e lungo 520 metri mi ha profondamen-te colpito. Esso è affiancato su ambo i lati da grandi statue di santi: vi troviamo il Cristo Croci-fisso, Maria SS., Giovanni, Maria Maddalena, poi un san Cristoforo, sant'Agostino, san Nor-berto, e molti grandi personaggi della Storia del-la Chiesa. A metà del ponte sorge la grande sta-tua di san Giovanni di Nepomuk, che in questo luogo fu gettato dal ponte nella Moldava l'anno 1393, perchè si rifiutò di tradire il segreto sacra-mentale, rivelando al Duca Venceslao ciò che la sua sposa - ripudiata - gli aveva detto in con-fessione. In un'antica Cronaca si legge: "... dopo che i suoi fianchi furono talmente bruciati che il santo sarebbe morto egualmente, anche senza morte violenta, il venerabile Servo di Dio Gio-vanni di Nepomuk fu trascinato pubblicamente per le vie e i vicoli della città fino alla Moldava, e lì con le mani legate sul dorso e i piedi fissati sul capo come una ruota e la bocca lacerata da un piuolo, fu gettato dal ponte di Praga e anne-gato." In questo punto mi fu indicato il posto, un po' distante dal fiume, dove fino a pochi anni fa, sorgeva la colossale statua di Giuseppe Stalin. Mi venne fatto di pensare: I nostri Santi stanno ancora al loro posto, nonostante il dominio comunista e salutano dagli innumerevoli ponti e chiese e campanili di questa città i visitatori che vengono a Praga, ma il monumento a Stalin, que-sto precursore dell'Anticristo, non c'è più.

Nella città vecchia il campanile con l'artisti-co orologio astronomico continua a invitare a sè gran numero di turisti. Ad ogni suono delle ore si affacciano da due finestre i dodici apostoli sul grande quadrante. Ora i successori degli apo-stoli non hanno in questa terra la medesima li-bertà di movimento: spesso le loro sedi restano vacanti, il numero dei sacerdoti è tremendamen-te ridotto, quasi in un circolo chiuso. Non lon-tano dal campanile del tempo, nella chiesa di Tejn, ho visitato la tomba del celebre astronomo Tjcho de Brahe, il cui seguace in Praga fu il gran-de credente astronomo Giovanni Keplero. Senza la scoperta di questi due uomini l'odierno volo spaziale sarebbe impensabile. Un altro punto di eccezionale richiamo è anche la chiesa dove si venera il "Gesù Bambino di Praga", curata dai padri Giovanniti. Sono soprattutto americani che visitano più spesso questo Santuario per esporre al Bambino le loro difficoltà e le loro an-sie. Vi si dice ogni giorno una messa per i pelle-grini, alle nove del mattino.

Se uno arriva qui, venendo dall'occidente, dove nelle moderne chiese i santi e gli Angeli non hanno più assolutamente diritto di cittadi-nanza - cosa che è oltretutto un tradimento a "La Comunione dei Santi" - resta colpito e sorpreso di trovare, sotto un dominio comu-nista, tanti grandi personaggi della Nostra Santa Madre Chiesa. Noi, uomini, abbiamo bisogno di modelli, noi abbiamo bisogno di esemplari, ma soprattutto abbiamo bisogno di AMICI in Cielo!

Da anni è diventato di moda imprecare con-tro il trionfalismo della Chiesa! Gente che spesso si preoccupa molto più del proprio trionfo che di quello di Cristo, ha sempre in bocca lo slogan della "chiesa dei poveri". Una vera povertà evan-gelica ha sempre il suo valore e il suo diritto, ma questa non si deve identificare con chiese nude e spoglie. Una casa di Dio senza un bel taberna-colo, senza Santi e Angeli, senza alcun sacro splendore è di fatto, una "chiesa dei poveri", perchè in mezzo a questi nudi blocchi di cemen-to si deve necessariamente impoverire nello spi-rito e nell'anima. Nella Vita di Cristo ci sono al-cune tappe trionfali e solenni: l'Adorazione, dei Magi, la Trasfigurazione sul Tabor, l'unzione di Maria Maddalena, l'entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme nella domenica delle Palme... Io trovo che se la Chiesa vuole veramente seguire Cristo, imitandolo nel suo cammino attraverso i tempi, non Le si debbano togliere anche le poche ore del Tabor!

C'è da rilevare ancora una cosa, quasi in-verosimile per noi, e che incominciò circa set-tanta anni fa: Praga non conosce il fetore del gas dei tubi di scappamento delle automobili e nep-pure quello, molto peggiore, dell'ondata del - Sesso - ...

 

Di notte il treno per Mosca ci portò 350 km. verso Est. Quando lessi sul vagone letto: "MOSCA" - dovetti per forza pensare che nel 1917 Maria SS. era apparsa a Fatima, all'estremo opposto di Mosca in Europa, e precisamente in quel tempo in cui i Comunisti nella rivoluzione di ottobre ottennero il potere in Russia. Allora la Madre di Dio aveva detto di pregare per la conversione della Russia, affinchè il suo Cuore Immacolato potesse trionfare. Nominalmente i Comunisti sono al potere tutt'ora, ma la Madre di Dio non è in fuga davanti a loro, al contra-rio... Se noi avessimo esaudito le preghiere della Madre di Dio, la nostra cara Signora di Fatima, Lei sarebbe oggi molto più avanti verso l'Est....

Alle sei e trenta scendemmo a Cadca, a 10 Km dal confine polacco. Avevamo tempo suffi-ciente per visitare la Chiesa. Era la Festa dell'As-sunzione di Maria, il 15 agosto. Si sapeva che non ci sarebbero state funzioni, perchè le feste cattoliche non sono riconosciute dallo Stato. Tuttavia fiumane di persone provenienti da tutte le parti si dirigevano verso la chiesa. La chiesa, di media grandezza, era già strapiena, come in vita mia vidi ancora solo il giorno seguente a Turzovka. I fedeli erano saliti fino presso l'alta-re, in modo che i sacerdoti a mala pena avevano spazio sufficiente per celebrare la S. Messa; tutte le entrate erano stipate di gente e anche fuori sul sagrato c'erano ancora centinaia di persone che non erano riuscite ad entrare in chiesa. Non mi riesce di ricordare di aver sentito mai in vita mia canti così devoti e penetranti, soprattutto quelli in onore della Madonna. Il parroco tenne un di-scorso molto toccante. Alla messa era assistito da due giovani sacerdoti. Alla Comunione gli uomini della navata centrale si inginocchiarono, formando uno stretto passaggio lungo la corsia, da cima a fondo. Vennero i sacerdoti a distribuire la Comunione. Gli uomini, come tutti gli altri in Cecoslovacchia, ricevono la santa Comu-nione in ginocchio; e la ricevono non sulle mani - cosa, del resto, questa, molto deplorata anche in varie apparizioni della Madonna.

Da Cadca un treno locale ci portò a Tur-zovka, a 15 km di distanza. Qui ci trovammo di fatto in pieno territorio slovacco. La Slovacchia fu per molto tempo sotto il dominio ungherese ed è economicamente tutt'ora molto indietro rispetto alla Boemia, grandemente industrializ-zata, a occidente, e la Moravia, con le sue enor-mi ricchezze territoriali, nel centro. La Cecoslo-vacchia conta 14 milioni di abitanti. Gli Slo-vacchi menano una vita molto modesta e sem-plice. Davanti a molte case si sentono ancora muggiti di animali, e galline e oche razzolano attorno in completa libertà.

Dopo mezz'ora di tram raggiungemmo Turzovka - stazione e finalmente la fermata dove i pellegrini scendono. Migliaia sono quelli giunti col treno e ovunque autobus, corriere e automobili riempiono le strade e le piazze. I pellegrini attraversano il torrente su di una pas-serella di legno sempre strazeppa. Davanti al fragile ponticello si va formando un lungo ser-pente... molti non se la sentono di attendere per attraversare, e allora si levano le scarpe e le calze e passano il torrente a piedi, scendendo in acqua. Subito passato il ponte incomincia la salita al monte Schiwtschak. Una magnifica strada sale fra gli alberi. Il movimento, l'aria buona di montagna, l'odore di resina e i raggi del sole che filtrano dal cielo fra i rami rinfre-scano anima e corpo e lo ristorano. Non conosco altri luoghi di pellegrinaggio così, all'insegna del bosco, come questo di Turzovka. Finalmente si raggiungono gli 800 metri dello Schiwtschak, dove sta il luogo dell'appariziope, in una bella conca fra gli alberi. Di lì il monte si innalza an-cora fino a 1.204 metri di altezza. Si chiama "OKROULA", cioè Monte Rotondo.

Nella radura s'è raccolta una grande molti-tudine di gente in preghiera. AI posto dell'albero ora caduto, dove la Madonna era apparsa a Matousch Laschut, si innalza una grande Croce. Tutto attorno alcuni altari. Da molti alberi pen-dono quadri e immagini religiose, e in un grande semicerchio sta la Via Crucis. La gente è raccolta in silenziosa preghiera. Le singole guide dei pel-legrini recitano davanti a loro la preghiera, alla quale la gente risponde. Si intercalano bellissimi canti mariani, pieni di profondo sentimento e di fede. Ci sta pure un bel complesso bandistico, che accompagna i canti. Alcuni gruppi di pelle-grini stanno facendo la Via Crucis. A nord, come in un anfiteatro, si eleva un semicerchio, dove i pellegrini troppo stanchi possono sedere su delle panche di legno o sull'erba, e di dove possono se-guire quanto avviene di sotto. Tutto si svolge li-beramente. lo ho osservato bene queste persone. Non ci sono dei fanatici, gente settaria, no; solo un popolo cattolico convinto, pio, che ha una grande fame di Dio e che non si vergogna di esprimere la sua devozione a Maria e implorare il suo aiuto.

Ecco la cosa che colpisce: questo popolo trova qui un rifugio, si sente a casa sua; e da ciò che viene questa antica fiducia, questa gioia cri-stiana, questa espressione di speranza sul volto di ognuno!

Dei pellegrini si dirigono verso la sorgente dell'acqua, che sgorga a circa cento metri a oriente del luogo dell'apparizione e che fu sco-perta dal secondo veggente JURAI KOVALEK. Le tre sorgenti sono sempre assiepate di gente. L'acqua è raccolta in tubature di ferro.

A Lourdes Maria apparve in una nicchia di roccia; qui in una radura intatta di bosco. Maria sapeva bene che la gente qui è povera e non può neanche ottenere il permesso di costruirvi una grande chiesa, un grande Santuario. Ma questo c'è già! I grandi alberi di alto fusto formano le colonne della navata della chiesa, e le chiome di essi il tetto, mentre il semicerchio, elevato in fondo, forma una loggia ideale. Che qui si può veramente pregare lo dimostra il fatto che mol-tissima gente è profondamente raccolta. Si nota soprattutto come singoli uomini entrano in sce-na di volta in volta e guidano la preghiera, op-pure i singoli gruppi.

Si era già altre volte osservato che Maria era sempre apparsa solo a dei bambini. Qui Lei è apparsa a tre uomini; e uomini sono ora, come si vede, la forza trainante dei pellegrinaggi.

 

Quando la sera arrivammo dal Signor Laschut, stava da lui un signore di Vienna assie-me alla sua famiglia, e faceva vedere una bella pellicola a colori su Turzovka. Non avendo po-tuto parlare a lungo con lui quella sera, abbiamo avuto invece due colloqui il giorno seguente. Mattia Laschut abita con la moglie e le sue figlie in una casa molto semplice nei pressi della fermata del treno a Turzovka. Delle tre figliole la maggiore è sposata; le altre due vivono in fami-glia. Il padre lavora otto e anche dieci ore al gior-no nel bosco. Per essere libero e non dipendere dallo Stato, egli non è più custode forestale, ma un semplice boscaiolo, che con la sua motosega deve tagliare un determinato "quantum" di le-gname. In più lavora i suoi campicelli; e poichè è molto abile con le sue mani, ha pure una pic-cola officina, dove la gente porta i suoi motori da riparare.

Fra le altre cose seppi da lui che egli ha uno stomaco molto debole, perchè da bambino ebbe a soffrire tanta fame. Egli disse pure che in vita sua, tutto sommato, aveva avuto solo un'ora o due di istruzione religiosa da bambino, istruzio-ne catastroficamente povera e lacunosa; come per Bernardetta, la bambina veggente di Lourdes.

Laschut era stato quattro anni militare e aveva avuto tre decorazioni, alle quali però non ci teneva per niente, perchè non era affatto entu-siasta, nè aveva passione a fare il soldato.

Da due anni egli non si reca più sul luogo dell'apparizione. Motivo? Egli dice: "Se io vado là, tutti guardano a me, invece di pregare e pen-sare a Dio"! Laschout ha adempiuto all'incarico che ebbe dalla Madonna. Le apparizioni sono fi-nite da anni; ciononostante egli riceve visite da molta gente. C'è chi va da lui se è stato guarito, c'è chi ci va per avere qualche consiglio.

Turzovka appartiene alla diocesi di Nitra in Slovacchia. Il Vescovo, mons. Netzej, all'inizio proibì di recarsi al luogo delle apparizioni a Turzovka; più tardi revocò questa proibizione. Nominato Arcivescovo, era sul punto di recarsi a Roma in visita al Santo Padre. Mentre era in viaggio si ammalò improvvisamente a Praga, e morì l'anno 1968. Da allora la diocesi è gover-nata da un Amministratore Apostolico.

L'Ordinariato Vescovile ha incaricato una commissione di redigere un protocollo, racco-gliendo dalla viva voce di Mattia Laschut sotto giuramento le dichiarazioni sue riguardanti le apparizioni. Il primo maggio 1970 Laschut ven-ne invitato in canonica a Turzovka, e così poi nel giugno 1970, a comparire davanti a questa Commissione, della quale facevano parte: il Se-gretario vescovile dottor Pasztor Dudaj (= An-drea) Rossa, il parroco di Turzovka, il parroco di Kiska, curator d'anime in un villaggio vicino e un prelato di cui Laschut ha dimenticato il nome...

Laschut mi permise di fare delle fotocopie, per l'archivio della nostra Casa Editrice, dall'ori-ginale della sua dichiarazione sulle apparizioni, che egli fece sotto giuramento davanti a quella Commissione, e che noi riportiamo in questo libro. Egli ha fatto anche la sua firma in presenza di testimoni, che noi riproduciamo in fac-simile alla fine della sua dichiarazione. Si tratta quindi di un'affermazione giurata da parte di un uomo che mi sta davanti occhi negli occhi, mano nella mano, di un uomo spiritualmente e corporal-mente sano, che non ha in sè nulla di falso odi superficiale. Non trovo assolutamente un motivo per non credere alla testimonianza di un tale uomo.

Purtroppo non abbiamo potuto parlare con gli altri due veggenti, perchè ambedue sono mor-ti. Kovalek morì appunto nel 1964; abbiamo tuttavia avuto l'occasione di parlare con sua figlia, la quale ci ha confermato che suo padre è l'autentico scopritore di queste sorgenti, e che prima non c'erano colà affatto delle sorgenti.

Il terzo veggente, Luigi Lasak, morì il 27 gennaio 1970. Undici giorni prima della sua morte un corrispondente della Rivista Canadese "Vers Demain" - ebbe un'intervista con Lasak -intervista che sembra un testamento. Noi pubbli-chiamo tradotta questa intervista in appendice a questo libro. Maria era apparsa tre volte in sogno a Luigi Lasak, e gli aveva ordinato di scolpire una statua di Lei. Quale pretesa da un semplice minatore che non aveva la minima idea, di scultu-ra! Tutta la famiglia fu sottosopra e lo sconsigliò perchè temeva di fare una pubblica figuraccia. Eppure quale lavoro meraviglioso ha eseguito Lasak! La sua statua, raffigurante la Madre di Dio, è riportata sulla copertina di questo libro. L'opera di Lasak merita proprio di essere messa di fronte a certi aborti fatti da scultori moderni! Poichè a Turzovka non c'è ancora un Santuario, questa statua rimane tutt'ora in casa di Lasak a Hultschin. Ciascuno può rendersi conto di per-sona di questo capolavoro.

Fra le testimonianze di guarigioni miracolo-se, ci siamo volutamente limitati ad una piccola scelta. Avremmo pubblicato più volentieri i no-mi e gli indirizzi delle persone incontrate. Ma poichè queste persone vivono in uno Stato che è ateo, per il quale il miracolo ufficialmente non esiste, discrezione e prudenza ci ordinavano di risparmiare agli interessati eventuali persecuzio-ni. Per questa medesima ragione si dovevano anche evitare dichiarazioni mediche. Preghiamo i nostri lettori di capirci se la nostra Editrice, per un suo principio nel pubblicare attendibili testimonianze - questa volta dovette evitarle. Lo scrittore francese Emile Zola fu a Lourdes e assistette colà a un vero miracolo; ep-pure nel suo romanzo su Lourdes, apparso nel 1894, ci rise sopra. Io fui a Turzovka, la Lourdes della Cecoslovacchia; non vidi colà dei veri autentici miracoli, eppure io credo al miracolo, perchè in questa popolazione io ho trovato una fede, della quale già san Giovanni potè scrive-re:... "La nostra fede è la vittoria, che vincerà il mondo." I Comunisti sono, sì, i padroni di questo territorio; ma il cuore di questo popolo non appartiene a loro. Esso appartiene a Dio e a Maria, la Madre di Nostro Signore.

Arnold Guillet

 

II Messaggio della Madre di Dio da Turzovka secondo la descrizione del Veggente Mattia Laschut

Il primo giugno 1958 era domenica, Festa della Santissima Trinità. Mattia Laschut, guardia forestale di Turzovka, allora di anni 42, sposato, padre di tre figlie, era di servizio. Caso strano, egli non aveva in quel giorno nessuna voglia di compiere il suo servizio sulla montagna; sarebbe andato molto più volentieri in chiesa alla Messa; ma non poteva; egli doveva compiere il suo dove-re! Verso le nove del mattino egli era sulla mon-tagna di Schwitschak, un monte che si eleva in un ricco massiccio selvoso fra le tre località di Turzovka, Vjsoka e Korna. La cima della monta-gna, nell'idioma locale, è chiamata Schwitschak. A ricordo d'uomo vi sta appesa ad un pino di Scozia, sulla strada del bosco, un'Immagine della Madonna del Perpetuo Soccorso; per questo la gente chiama questo posto: "All'Icona". Mattia Laschut era solito fermarsi a pregare ogni volta davanti all'immagine; se c'erano dei fiori, ne fa-ceva una ghirlanda per adornare il quadro, e an-che quel giorno fece la stessa cosa.

Poco distante dalla strada egli si inginoc-chiò per poter vedere bene l'immagine. Poichè prima era piovuto, egli si mise un sasso sotto le ginocchia e incominciò a pregare il Padre nostro e l'Ave Maria... Finita l'Ave Maria egli notò che per terra c'erano delle rose, rose bianche... Restò sorpreso; non voleva credere. Come mai c'erano delle rose in quel luogo da lui tanto ben conosciuto?... Egli guardò più avanti, più in alto: splendide rose, e proprio più in alto, sempre più in alto... gli alberi, ecco, erano spariti, e la mon-tagna era tutta illuminata, come se il sole se ne andasse sullo sfondo. Anche questa cosa era per lui incomprensibile, perchè quella non era la par-te del tramonto, e poi erano le nove del matti-no... Volge lo sguardo lontano, a circa dodici metri, ed egli vede che le rose sono un tappeto; e in mezzo ad esse sta una Signora, in una nube leggera e fine, una Signora molto alta, slancia-ta, di una grandezza soprannaturale. Egli pensa: Non c'è una persona così grande!... Essa è pro-porzionata alla grandezza della mia fede e del mio amore... è giovane, con uno sguardo serio, imperioso, pure così sorridente e bella, vestita come a Lourdes, con le mani giunte, nella sini-stra il rosario, il viso lievemente ovale, bianco, straordinariamente bianco; dalla parte destra, co-me se il vento avesse un tantino sollevato il velo del capo, apparve una ciocca di capelli castani scuri...

Tutta la sua persona riflette una sublime bellez-za e maestà e anche allo stesso tempo una inde-scrivibile bontà.

Laschut non ebbe nemmeno per un istante il minimo dubbio sul personaggio che egli vede-va; invece era dubbioso se era lui fuori di senno e se aveva ancora la testa a posto... Ogni volta che egli racconta questa visione, insiste su questo fat-to. Non gli sarebbe mai passato per la mente che la Madre di Dio sarebbe venuta e sarebbe potuta apparire a un povero uomo come lui. Ora egli si ricorda che già un anno prima egli aveva visto quello sguardo e quella espressione sulla piccola statua della Madonna di Lourdes che egli tiene nella sua stanza, e davanti alla quale era solito recitare le sue orazioni. Era stato una sera verso le dieci, quando stava per andare a letto. Egli si era spaventato ed aveva avuto paura che fosse un nuovo brutto tiro del demonio, perchè il diavolo due anni prima lo aveva molto perseguitato e gli aveva fatto molto del male. Da questo giorno in poi egli non aveva pregato più davanti alla statuetta. Ora egli comprende chiaramente che anche già allora era stata la Madre di Dio ad ap-parirgli e il suo cuore le esprime la sua profonda riconoscenza e il suo umile pentimento: "Allo-ra... eri proprio Tu?!..." Ora egli non si spaventa affatto e non ha il benchè minimo timore, per-chè la Madonna viene con tanta semplicità e mo-destia... Ma ciò è solo il principio dell'Apparizio-ne, accentua Laschut, il volto della Santa Vergi-ne diventa sempre più splendido e la sua bellezza sempre più grande. Serietà e Maestà, e il suo ve-stito diventa sempre più bello, più bianco, sem-pre più bianco, e risplende come la neve sotto i raggi del sole! Da tutta la sua persona irradia una indicibile grandezza e potenza, sicchè dinnanzi a Lei ogni cosa si prostra come in umile adorazio-ne e rispettosa umile obbedienza!

Accadde così anche a Laschut. Appena i suoi occhi si incontrarono con quelli della cele-ste Regina, Mattia perde il controllo di sè e si sente immerso e avvolto nella potenza di Lei. Nulla esiste più per lui, solo Lei. Tutto per-de ogni senso e svanisce. I suoi occhi sono com-pletamente legati da Lei. La sua volontà è diven-tata una con quella di Lei, quando la Vergine in-comincia a impartirgli le sue istruzioni. Laschut sa benissimo che la Beata Vergine non ha parla-to, non ha emesso alcun suono con la sua bocca, ma che Lei i suoi ordini li ha dati solo con mo-vimenti della sua mano destra, ed erano gesti e movimenti veramente regali, e non ci fu nessuna opposizione e tutto si svolse in perfetta confor-mità e armonia.

Con l'indice della mano destra ella indica dapprima la terra, alla destra di Laschut, ed egli vede che tutto il terreno è coperto di rose, come fosse circondato da un recinto più basso, ed egli stesso si trova dentro e nota che alla sua destra ci sono tre assicelle staccate su in cima. Egli capisce di doverle fissare e prende il martello che pende dalla sua cintura e fissa le assicelle con dei chio-di. Sul viso della Madonna appare un segno di gioia. Fino a questo momento Lei aveva tenuto le mani giunte ora ella prende con la mano de-stra il suo Rosario - esso è grande, meravigliosa-mente bello e brillante, lo muove e nel contem-po guarda verso Laschut. Egli si spaventa, perchè non ha con sè un Rosario e nemmeno lo sa reci-tare. Ah! egli comprende il secondo comando della Vergine e accetta con tutto il cuore. Ora la Madonna segna con l'indice della mano destra verso l'immagine solitariamente appesa al pino; Laschut si accorge che l'immagine della Madon-na del Perpetuo Soccorso non c'è più... Egli ca-pisce chiaramente che dove la Madre di Dio è presente di persona, l'immagine non serve più, non occorre più.

Egli guarda di nuovo verso la Signora; Laschut al posto della Immagine di prima vede una carta geografica del mondo con segnati esat-tamente i confini fra terra e mare; non sono se-gnati invece i singoli stati. La carta geografica è coperta con tre colori: il colore azzurro indica il mare; il giallo le zone pianeggianti, e il verde i monti e le selve. Sotto la carta del mondo appare una tavoletta nera sulla quale vengono spiegati i cambiamenti che accadranno sulla carta del mondo.

Egli avverte in tutto sette mutamenti. I pri-mi quattro e l'ultimo - il settimo - riguardano tutti; il quinto e il sesto egli li può dire solo al santo Padre. La prima fase mostra i colori nel loro significato simbolico. Il colore verde segna il confine del Bene e della Speranza di Salvezza; il colore giallo, il Male e i Castighi. Sulla tavoletta sta scritto: "Le pianure sono peggiori, e quindi saranno distrutte prima... Le zone verdi vicine ai monti avranno prima la speranza della salvezza. Alla fine è scritto: "Fate Penitenza! Pregate per i sacerdoti! Recitate il Santo Rosario!"

La seconda immagine o secondo quadro raffigura il Male che avanza nel mondo, per cui il colore giallo si allarga e cancella il verde.

Nella terza figurazione il colore giallo som-merge e ricopre tutta la terra e dalle nubi cade una pioggia di fuoco. Lo scritto dice: "Se gli uomini non si correggeranno, verranno castighi e catastrofi paurose - sporadiche o frequenti - e gli uomini saranno spazzati via in varie maniere.

Nel terzo cambiamento egli vede gli svilup-pi del male, le conseguenze dei peccati e i casti-ghi. Pauroso è il peccato agli occhi di Dio è pauroso per ogni uomo e per tutta l'umanità: Es-so non annienta soltanto i singoli, bensì tutta la società; tutto esso manda in rovina.

Laschut vede giganteschi crateri ed esplo-sioni che scaraventano su dall'abisso un pauroso contenuto che scuote a distanza quanto sta attorno. Dove cade questa sostanza o questa mate-ria cessa ogni forma di vita. Tali sono le conse-guenze del paccato: Distruzione, deserto, morte spirituale di tutti i viventi.

Paurosi sono i castighi, che vengono mo-strati a Laschut e che gli uomini si costruiscono con le loro mani. La scritta che appare sulla ta-voletta è un duro avvertimento: Se gli uomini non si convertono, saranno tolti di mezzo con i castighi.

La settima immagine è confortante. Essa mostra come sarebbe il mondo se gli uomini vi-vessero secondo i Comandi di Dio. Il globo è il-luminato dal sole, su di esso si vede una fioritu-ra, accordo e pace. Sulla cima sta la Nostra Si-gnora di Lourdes con il Rosario in mano, lo mo-stra a tutti i popoli come segno che con esso e per mezzo di esso possono raggiungere il benes-sere, la pace, la tranquillità. Questa salvezza vie-ne significata condizionatamente. Dipende tutto e solo dagli uomini, se faranno penitenza e cam-bieranno vita. Solo così si potranno salvare. Per questo motivo appunto la regina del Cielo scen-de a noi, per ammonirci, avvertirci, incoraggiar-ci e aiutarci, perchè la potenza del Maligno è paurosa.

I cambiamenti che si sono mostrati prima hanno messo in evidenza il suo tremendo domi-nio, ma incomparabilmente maggiore è la poten-za dell'Immacolata Concezione, dice Laschut. Lei calpesta e stritola con il suo calcagno il capo di Satana sempre! Dipende soltanto da noi il donarci tutti a Lei e darci da fare per vivere in tutto secondo il suo Cuore e il suo esempio. L'istruzione in forma visiva, da noi qui riportata solo grosso modo, dura tre ore. A chiusa della settima indicazione, o mutamento, appare scritto sulla tavoletta: "Se lui, Laschut, compirà quanto gli viene richiesto, egli arriverà lassù e la Signora indica col dito verso il Cielo. Quando egli volge in alto il suo sguardo, il Cielo si piega come se volesse formare un arco, come un tetto sopra il luogo dell'Apparizione, ma si apre come per un taglio prodotto da un lampo.,. e appare una specie di triangolo di circa dieci metri di lato. Grande e luminoso, abbagliante, in mezzo a questo triangolo appare il Salvatore. E' vestito di bianco e porta un manto rosso sulla spalla destra e ripiegato sul braccio sinistro. Alla sua si-nistra sta una nuda Croce, rozza, grande come la sua statura. Da Gesù traspare una indescrivibile Maestà. Dal suo Cuore escono tre raggi di fuoco come frecce, l'ultima delle quali colpisce Laschut. Egli cade col volto a terra, e in una fra-zione di secondo egli sente chiaro il suono della campana, è mezzogiorno. Poi perde conoscenza e rimane per tre ore steso per terra.

Finalmente egli ritorna in sè. Delle rose non c'è più alcun segno, ci sono di nuovo gli alberi lì, al medesimo posto, come sempre. Dal pino silve-stre pende di nuovo il quadro di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, che egli prima aveva ornato di fiori raccolti nel bosco e davanti al quale si era inginocchiato a pregare. Si accorge di essere a terra, col viso sul terreno, con leggere contusioni, ma il vestito non è affatto macchiato o bagnato. Laschut fa il confronto fra questo tempo in cui egli si trova con la faccia per terra e le tre ore di agonia di Gesù in Croce e questo tempo significa per lui la morte di tutto ciò che egli era stato finora, e l'inizio di una nuova vita!

Laschut sa anche che in quel giorno egli è stato liberato da tutte le sue malattie, e precisa-mente da una tosse che da anni lo tormentava e che i medici avevano dichiarato inguaribile! Egli si guarda attorno e guarda per terra e di colpo scorge sul terrèno accanto a sè un Ro-sario. Egli lo raccoglie con rispetto e venerazio-ne, e vede in esso un dono della Vergine imma-colata. Nella mano di lei pendeva un rosario chiaro, splendente che rifletteva luci meraviglio-se; il suo invece è grigio, di un materiale partico-lare. Finora egli non aveva mai potuto recitare il Rosario, non conosceva i misteri; ora egli co-nosce il valore e la grandezza di questa preghiera e subito lo recita.

Laschut scende dalla montagna e ciò che al momento non riesce a comprendere con l'intel-ligenza, lo conserva nel suo cuore, come la Ma-donna... Ora egli vede le cose con occhio del tut-to diverso. Si, egli era cattolico; colpevolmente non era mai mancato alla santa messa o alle san-te funzioni domenicali, pregava, aveva santifica-to le feste; non aveva mai bestemmiato o detto cattive parole; però questa era solo una vita vuo-ta, come egli dice apertamente.

Lo prende una grande, immensa fame di Dio, un infinito desiderio di conoscerlo e di unirsi a Lui. Aspirava e desiderava ardentemente di potersi confessare, avrebbe voluto correre subito in chie-sa, per fare la comunione, ma sapeva che ciò era assolutamente impossibile, perchè prima doveva metter ordine in molte sue faccende e doveva in-cominciare assolutamente da se stesso prima; e questo lo doveva fare subito e dalle fondamenta. Ripensando al primo comando della Madonna si sforza di capire che cosa significavano le tre assi-celle rotte che egli aveva poi fissato con i chiodi durante l'apparizione. Adesso ha finalmente ca-pito: sono i suoi errori, e, se si vuole, le tre virtù che mancano e precisamente:

1. Partecipazione frequente alla santa messa e ricevere la S. Comunione e i Sacramenti. 2. La preghiera del Rosario.

3. L'amorevolezza verso tutti gli uomini. Fino a quel momento non aveva potuto recitare il Rosario e non aveva neppure avuto alcun desi-derio di farlo. Perciò la santa Vergine aveva do-vuto prender in mano il suo Rosario. Sì, è stata Lei a insegnargli i Misteri.

Per un'ora intera egli lo recita sulla monta-gna e il suo cuore si scioglie in una gioia indescri-vibile, pieno di riconoscenza per i grandi misteri; ora finalmente egli comprende quanta gioia dà e quanta forza infonda questa preghiera in colui che ha fede! Ora egli comprende che senza il Salvatore non c'è vita. Come un corpo senza nu-trimento intristisce e si ammala, così si deve am-malare anche l'anima senza il Corpo e il Sangue di Cristo! Egli anela ora potentemente a Gesù, e ha l'impressione di non poter attendere fino al mattino. Egli capisce bene ora che la santa mes-sa senza la santa comunione non è possibile, per-chè messa e comunione sono un tutto insepara-bile! Come mai ha potuto finora assistere alla santa messa senza accedere alla mensa del Signo-re? Certo ora egli comprende anche meglio la santa messa! E' Cristo stesso che si offre ora per noi in modo incruento, e il suo Cuore invoca dal-l'Eterno Padre il perdono per noi e prega... An-che noi dobbiamo unirci a Lui, al suo Sacrificio, offrire con tutta sincerità ciò che noi siamo, ciò che abbiamo, per poter proseguire con un cuore nuovo.

Ma tutto questo significa anche che egli si deve preparare bene alla santa Messa, e pentirsi di tutti i suoi peccati e confessarli. Egli penta al significato poi del terzo comando della Madre di Dio che riguarda l'amore verso il prossimo. Sente di dover avere un cuore puro, e per pro-pria colpa non deve crearsi alcun nemico. Così fa subito un serio esame di coscienza e riconosce di aver sempre cercato di stare nella verità e nella giustizia nell'applicare la legge; ciononostante talune persone si erano adirate con lui, perchè avevano dovuto pagare delle ammende, anche se lui - Laschut - aveva sempre cercato di imporre le multe più basse possibili; queste persone ne avevano avuto a male e non lo guardavano bene. Scendendo dalla montagna egli va pensando a ciò che la gente può avere contro di lui e deci-de di umiliarsi davanti a queste persone e chiede-re perdono dando così a loro un esempio di umiltà. Perciò ancora in giornata egli va a cercare i suoi vicini e i suoi conoscenti di Turzovka e dei dintorni e chiede loro perdono se li aveva offesi o se aveva recato loro dispiaceri o aveva fatto lo-ro dei torti e va avanti così fino alla mezzanotte. La gente non capisce questo suo comportamento e va pensando che è matto! Non potendo egli ri-velare per ora il suo segreto per nissunissima ra-gione, deve subire le umiliazioni e capisce in tal modo che cosa era la penitenza che la Madonna chiedeva tanto di frequente. Allontanarsi dal ma-le e fare il bene! Migliorare la propria condotta, vincere se stessi, adempiere fedelmente il proprio dovere e ciò che Dio ordina con i suoi Comanda-menti e attraverso la voce della coscienza! Io de-vo ascoltare soltanto la mia coscienza! Devo agi-re con rettitudine sempre e dovunque, sia in chiesa, come a casa e nel mio lavoro o ufficio. Dio non conosce compromessi o due misure.

Finalmente di buon mattino Laschut si porta in chiesa, fa la sua confessione e nella san-ta Comunione si unisce al suo Dio. Da questo i-stante incomincia una nuova vita, con Dio, da Dio e unicamente in Dio.

La Madonna gli appare ancora per sei volte nel medesimo luogo e sempre alla stessa ora, ver-so le nove del mattino. Le apparizioni, che erano annunziate da un lampo, duravano solo pochi i-stanti. La seconda volta fu il sabato seguente, il sette giugno, poi il 21 giugno, il primo il 7 e il 21 luglio 1958. Per l'ultima volta apparve il 14 agosto 1958. Per tre volte egli la vide vestita co-me a Lourdes, tre volte con il Cuore Immacola-to. Dal suo Cuore partivano tre raggi dei quali quello di mezzo colpì lui. Il 14 agosto egli la vide come Immacolata Concezione - come egli afferma - rivestita di sole, piena di grazia, mentre stritolava con il suo calcagno il capo di Satana.

 

Laschut parla delle Apparizioni

Laschut tacque e per tre mesi non parlò di queste sei apparizioni.

Il sette settembre 1958 per la prima volta ne parla esaurientemente, e il giorno dopo, Fe-sta della Natività della Madonna, la gente del luo-go sale in pellegrinaggio al luogo delle apparizio-ni. Tutti restano meravigliati nel sentirlo e non lo riconoscono più. Egli - Laschut - era sempre stato un uomo di poche parole, piuttosto ritro-so, che viveva appartato, lontano dalla gente, e ora invece parla con ardore ed entusiasmo di Dio, della Madonna, egli traduce i loro comandi e desideri, ammonisce, esorta, richiama, prega... e tutto questo con una naturalezza, una sicurez-za, che tutti devono riconoscere eccezionale e tutti devono ammettere che in lui era una Po-tenza divina ad agire e a parlare...

Laschut predice pure che entro tre giorni sarà imprigionato e condotto via. Accadde effet-tivamente così come egli aveva predetto. Lo dichiarano pazzo e quindi viene portato in un Istituto di malati mentali, a Bjstrica, in Slovac-chia. Colà deve subire infiniti interrogatori e vi-site psichiatriche e trattamenti medici, con i quali si cerca di convincerlo a ritirare quanto aveva affermato.

Al processo Laschut fa al Giudice questa domanda: "Signor Procuratore, ha una mamma lei?" - Sì, naturalmente! - "E potrebbe rinne-garla?" - No, questo non lo potrei fare! - "Vede, neppure io posso rinnegare la mia celeste Ma-dre!"

Lo minacciano di isolarlo e separarlo per sempre dalla sua famiglia. Ma egli rimane fermo nella sua posizione e risponde del tutto calmo: - Se mi deportano per questo nel più lontano Oriente, abbandonato, la Madre di Dio mi accompagna dappertutto e non mi lascia mai! basta che io non mi allontani da Lei; ma io Le resto sempre fedele!"

Ci sarebbe da scrivere un volume se si voles-sero raccontare tutti i fatti e gli episodi e le cose accadute durante la prigionia, a gloria di Dio e come segno e testimonianza della potenza della grazia e della fortezza di questo irremovibile a-postolo di Maria. Durante il nostro colloquio Laschut aggiunse: "La Vergine Maria ha voluto essere glorificata nella nostra Patria proprio nel centenario della sua apparizione a Lourdes! Lei - la Madonna - vuole restaurare l'ordine volu-to da Dio nel mondo; ordine continuamente di-sturbato dal peccato; per questo Lei viene, per ammonirci e metterci sull'avviso! La Vergine Ma-ria è la Madre di tutti gli uomini senza distinzio-ne; Lei vuol bene a tutti e vuole solo la salvezza e il bene. Facciamo quello che essa desidera, per-chè Lei ci manifesta il volere di Dio, Non dimentichiamo mai la straordinaria impressione, che abbiamo provato lasciando la casa di Laschut. Con profondo raccoglimento siamo saliti verso la montagna, abbiamo ringra-ziato Dio ed esposto alla Madonna le nostre suppliche.

 

Che cosa vuole la Madonna ?

La Madonna desidera:

1. Che recitiamo ogni giorno il Santo Rosario.

2. Che preghiamo per i sacerdoti e per i religiosi.

3. Che facciamo penitenza.

Non cerca altro, sottolinea Laschut, che quanto aveva tante volte detto in altre apparizio-ni e in particolare nella sua prima apparizione a Turzovka; solo che lo facciamo davvero e di nuo-vo e in maniera coerente. Non ci rimane più mol-to tempo; ogni giorno è prezioso. Incominciamo subito e siamo perseveranti! Oh, se conoscessimo meglio e fossimo convinti dell'attività del demo-nio e come gli stia a cuore ogni frazione di minu-to per agire sulle anime!

Per questo viene la Madonna e chiede insi-stentemente penitenza generale, da parte di tutti gli uomini, cioè dappertutto, in qualunque luogo noi ci abbiamo a trovare. Viviamo onestamente e lavoriamo con senso di responsabilità e saggezza. Le nostre opere buone siano la nostra penitenza; e in questo modo diventeremo veri e visibili te-stimoni di Dio e della santissima Vergine Maria! Per chi è più necessaria la penitenza? Per i catto-lici, perchè essi conoscono Dio più degli altri, o almeno lo dovrebbero conoscere meglio; eppure sono quelli che peccano di più!

Laschut continua: Io voglio far vedere alla gente come essa deve pregare per poter ottenere qualche cosa; e che si deve recare in chiesa; e co-me si ha da fare per glorificare e onorare vera-mente Dio, il Signore, e santificare se stessi. Se gli operai nelle nostre fabbriche lavorassero con tanta faciloneria, come noi preghiamo in chiesa, nessuno riceverebbe alcuna paga! E nonostante ciò noi aspettiamo da Dio un premio, una ricom-pensa. Noi andiamo in chiesa per abitudine, sia-mo pieni di invidia e di egoismo, non siamo ca-paci di dominarci, di stare dentro i limiti e di vincerci, di riflettere, di cambiare le nostre idee. Non sappiamo stare un momento in tranquillità; in silenzio, in raccoglimento! Per lo meno deve strillare la radio...; poi dobbiamo vedere tutto quello che si trasmette alla televisione... Se noi facciamo girare velocemente una ruota, non riu-sciamo più a vederne i fusi o i raggi; è così anche per la gente, che vuol correre a tutta velocità, e quindi non riesce più a captare nulla di spiritua-le, e non è più capace di un pensiero dello spiri-to, nè per lo spirito.

E' quindi molto importante che noi impa-riamo a conoscerci ogni giorno di più; che noi ritorniamo un poco alla quiete, che riflettiamo e ci uniamo a Dio. La Santa Vergine Maria avver-te: Fermati, raccogliti, pensa quale sarà il tuo domani, se domani ci sarai ancora e vedi di di-sporre bene questo giorno di domani. Devi essere tutto il giorno giudice di te stesso! - Chiediamo a Dio una fede più grande! Se ci fosse più fede, ci sarebbero meno apparizioni, dice Mattia Laschut, Chiediamo di avere una fede grande, viva; essa è la forza che ci dona tutto. Un cristiano, un cat-tolico non ha niente da temere; egli ha accanto a sè il più grande dei Re e la più grande Regina. La fede crea fra loro e noi un legame che è più forte dell'acciaio. Però, attenzione! Se avete delle col-pe, degli errori dentro di voi, quindi una stazione radio disturbatrice, allora il rapporto con Dio viene interrotto. Gettate via il peccato e destate il male! Se non fate questo, ogni sforzo è vano e inutile. Dove c'è anche un solo pensiero cattivo, Dio non è presente! Combattete contro voi stes-si. Allontanate i pensieri cattivi e vincete la su-perbia! Cuori superbi non possono servire Dio. La superbia uccide, uccide gli uomini; la super-bia rende impossibile la concordia nella vita ma-trimoniale, rende impossibile un convivenza se-rena e pacifica nel matrimonio; la superbia non lascia vivere in pace nè con i vicini, né con la so-cietà. Che cosa dice Nostro Signor Gesù Cristo? - Preparati, e ricevi la santa Comunione! Non compiere alcun male! Se tu vivi rettamente, non sarai giudicato! - Sforziamoci di essere giusti! (ricordiamo le insistenti raccomandazioni nel ri-guardo della giustizia, come condizione primaria e necessaria per avere la pace, della Madonna di Amsterdam nelle sue apparizioni e nei suoi Mes-saggi!). Colui che è giusto non ha nulla da teme-re. Cerchiamo di essere comprensivi, siamo retti e imparziali. Lavoriamo! Lavoriamo bene! An-diamo in chiesa, comportiamoci bene e sforzia-moci di andarvi di spesso e con fede! Invece, che cosa è che vediamo attorno a noi? Quante perso-ne fanno un inchino davanti alla Croce del Si-gnore e tuttavia nutrono in cuore sentimenti dia-bolici! Quando leggiamo di Giuda Iscariota, del suo tradimento noi pensiamo: Che povero uo-mo! Ma quanti di noi baciano ogni giorno No-stro Signore Gesù Cristo e lo tradiscono ogni giorno! Veri Giuda! Ripeto ancora da capo: Chiedete per voi la fede, lottate per essa e te-netela ferma! Sappiate che l'Inferno è sempre aperto, ma la Grazia è difficile da ottenersi ed è facile perderla, con una cattiva parola o un cattivo pensiero; tutto può andar perduto in un istante! Vale la stessa cosa per la Santa Messa, per i Sacramenti, per la benedizione del sacerdote. Molti credono di aver pregato bene in chiesa, di essersi ormai assicurato il Paradiso; ma appena usciti di chiesa, incominciano a criti-care gli altri, ad esprimere giudizi su questo e su quello, a lamentarsi del lavoro e delle difficoltà. E così perdono la grazia di Dio e ricadono nelle loro solite debolezze. Chiedete di aver maggior amore, maggior carità; siate buoni, non preoc-cupatevi di quello che pensano di voi e come so-no gli altri, datevi da fare per imparare il più possibile dai buoni. Così incoraggia Mattia Laschut. Egli continua vivacemente: Vedete, l'amore alla Madonna non è che si trova qua o la per le strade! questo dovete desiderarlo voi ar-dentemente dentro di voi! Maria deve innanzi-tutto comparire nei vostri cuori; voi la potete trovare soltanto lì. Altrimenti è inutile che veniate a Turzovka o andiate in altri luoghi dove ci sono altri santuari. La Vergine Maria è una ca-lamita dell'anima. Se noi mettiamo un ago vicino a una calamita, questo salta immediatamente sul-la calamita. Una forza, per noi invisibile, lo attrae. Cerchiamo di penetrare nel campo ma-gnetico della Madonna, ed esso ci attirerà. An-che per l'anima è la stessa cosa. Abbiate fiducia. La Vergine vi attirerà a sè, ma voi lo dovete vole-re questo! Ciò che Laschunt sottolinea in modo del tutto particolare è la PERSEVERANZA nel BENE. "Chi persevererà fino alla fine, costui sa-rà salvo". Provate soltanto! Chi è buono cerchi di diventare migliore, chi è cattivo cerchi di strappare il male dal suo cuore! Anch'io mi sforzo sempre di farlo. Non crediate che io sia arrivato al sesto cielo!

 

Le tre cose volute dalla Vergine

Mattia Laschut ci spiega le tre cose richie-ste e volute dalla Madonna. Tutte e tre sono fra loro legate. E dice che nella preghiera del Rosa-rio c'è tutto. Con il Rosario si ottiene forza per fare la penitenza. Non c'è penitenza senza pre-ghiera; e non c'è preghiera senza penitenza; e senza preghiera non c'è forza. La penitenza è una necessità fondamentale per salvarsi. Non cre-diate che la penitenza sia solo per i peccatori. La Madonna la attende da tutti e da ciascuno. Per-chè quanto più uno è giusto, tanto meno ha oc-casione di dover far penitenza, fino che non ne fa più. La penitenza non giova solo al singolo, ma a tutto il mondo. Facciamo penitenza per le povere anime del purgatorio! Esse aspettano il nostro aiuto, perchè devono riparare adesso quello che non hanno espiato sulla terra. Se ave-te commesso un peccato grave, non pensate che una volta andati in confessionale e avuta la asso-luzione dopo sia tutto a posto e in ordine! Il peccato grave Dio lo scrive a caratteri di sangue, del Suo Sangue, nel nostro cuore e ogni uno lo deve lavare con la penitenza, qui o nell'eternità! Per questo dobbiamo pregare per le anime del Purgatorio. Ma anche per la gente insipiente dob-biamo pregare, per quelli che ignorano e sbaglia-no... Mattia Laschut commenta così il secondo Comando della Madre di Dio: "I sacerdoti ci conducono sulla strada verso Dio; essi ci aprono la porta per il Paradiso, ma noi dobbiamo corro-borarli. - (E' lo stesso pensiero di Teresa d'Avita che esortava le suore del suo Carmelo a pregar per i Padri Predicatori che dovevano predicare le quaresime ai fedeli... perchè fossero sostenuti nelle loro fatiche e fossero efficaci nelle anime colle loro parole... (cfr.Episodio dei soldati che escono dal Castello ben armati, tentando di sfondare le linee che lo assediano,..).

Chi più ha ricevuto, più deve dare! Noi dobbiamo pregare molto per i sacerdoti; per i buoni, perchè progrediscano; per i pericolanti, perchè vengano riempiti di Dio! Secondo voi, che cosa è la penitenza? Laschut risponde: La penitenza è allontanarsi dal male. Se noi rica-diamo, allora disturbiamo, roviniamo molto di quello che prima avevamo costruito ed ecco che bisogna ricominciare di nuovo tutto daccapo. E' necessario, per salvarsi, dice lui, che noi ci stacchiamo dal male, fin dal germe del male!

Un uomo, la cui moglie era malata da venti anni, si lamentava con Laschut di aver fatto di tutto per aiutarla. Ha pregato, digiunato, fatto pellegrinaggi, compiuto opere buone, ma tutto inutile! Laschut gli chiede: 'E come stanno le cose con Lei per quanto riguarda l'alcool? beve? L'uomo risponde: "Mi ubriaco solo una volta in un anno!" - "Vede?! è proprio qui l'er-rore. L'alcool è la radice dei suo male e Lei non l'ha vinta; non l'ha strappata questa radice. Quell'unica volta rovina molte delle cose che ha costruito durante l'anno. Che cosa direbbe di un mastro muratore che avesse costruito una ca-sa di dieci piani e poi non sapesse che cosa fare di più assennato che farla saltare in aria con l'esplosivo? E' necessario strappare da noi la radice del male!"

Per la seconda parte egli soggiunge: "Fac-ciamo del bene sempre, dappertutto! che non abbiamo a perdere neppure un secondo! Of-friamo il nostro lavoro di ogni giorno con le sue difficoltà, e anche le nostre gioie, il nostro riposo e il nostro divertimento con retta inten-zione, affinchè operiamo il bene, non per noi soltanto, ma per tutta la società! Compiamo le nostre opere buone per amore di Dio, veramente con buona volontà, e allora noi conosceremo che cosa è gioia e pace del cuore!

In un'altra occasione egli disse: "Il mondo oggi ha perduto il cuore! Per questo viene la Madre di Dio e mostra il suo Cuore tutto preso dalle fiamme di amore! Io La vidi così tre vol-te..." Noi gli siamo molto riconoscenti per averci dato questo nuovo concetto di penitenza. Il la-sciar da parte vecchie abitudini, il lottare contro la propria natura e il proprio carattere è difficile, ma se la grazia di Dio trionfa in noi, allora la penitenza ci promette la vita gioiosa dei figli di Dio.

Dal seguente racconto di Laschut veniamo a capire che cosa fa per noi in Cielo il nostro an-gelo custode. Ciò aiuta a capire l'attività degli angeli custodi. Non è forse la loro immersione in Dio, il loro amore, non è questa la cosa più bella per la glorificazione di Dio Uno e Trino!? Un giorno noi saremo nella società degli angeli... impariamo la loro arte già su questa terra! Ono-riamo il Cuore di Gesù e di Maria e noi esperi-menteremo il Cielo ancora mentre siamo quag-giù!

 

Il Seduttore - Satana

La Vergine Maria desidera che noi cambia-mo la vita vissuta fin qui con una vita nuova; fare il bene ed essere soltanto di Dio. Mattia Laschut ce ne dà una prova raccontandoci una sua tremenda esperienza.

Il 5 agosto 1958 egli sta lavorando nel bo-sco. A mezzogiorno egli smette il lavoro e siede su una catasta di legni per consumare il suo pran-zo. Egli appoggia la sua bottiglia o termos sul ginocchio destro con il caffè dentro. Prima di mettersi a mangiare gli viene voglia di fumarsi una sigaretta (egli fuma molto volentieri). Tira fuori il suo pacchetto di sigarette e lo poggia sull'altro ginocchio, ne estrae una, se la mette fra le labbra e sta per accenderla... Improvvi-samente egli vede davanti a sè un grande tavolo con sopra ogni sorta di cose, che lui in vita sua non ha mai visto. C'è di tutto: cibi di ogni genere, bevande, sigarette, perfino degli auto-mobili, motociclette, televisori, partite di merci, orologi d'oro... in poche parole: tutto ciò che l'uomo moderno può desiderate...

Accanto al tavolo sta un signore, molto grande, ben vestito; una catena d'oro gli adorna il petto, ma il suo volto è rosso scuro, come un fuoco assai ardente. Dopo un po' il signore dice a Laschut: "Tutto questo sarà tuo se tu pieghe-rai il ginocchio davanti a me ...". Laschut dice, con tutta sincerità e franchezza, che non era si-curo di ciò che avrebbe fatto un momento dopo, se da dietro la sua schiena non avesse ricevuto un colpo solenne sulla spalla destra, come fosse sta-to un pugno potente dato da una forza così grande, che ancora tre giorni dopo in quel posto gli faceva molto male... Allora egli ritornò in sè. II signore con il famoso tavolo è sparito, come era venuto, e invece alla distanza di circa cinque metri si ferma una leggera nuvola e in essa egli vede cinque volte, una dietro l'altra, la Vergine Maria di Lourdes. Guardandosi poi attorno non riesce a raccapezzarsi dalla sorpresa: tutte le sue sigarette sono ridotte in polvere, rotta la sigaret-ta che teneva in bocca e fra le labbra solo un mozzicone; ogni fiammifero è ridotto in tre pez-zi e sono sparsi attorno. Il caffè nella sua tazza non è stato versato per niente. Egli pensa a lun-go a questo fatto e alla sua istruzione.

Il demonio lo aveva ingolosito. Poichè gli preme assai che gli uomini siano suoi, egli è pronto a dare loto tutto, ma l'angelo custode ha protetto Mattia Laschut, e la Madre di Dio gli ha voluto dare una lezione: Vuoi seguirmi? e al-lora tu devi lasciare tutto e non cercare nessuna soddisfazione terrena! O servire al corpo e al mondo e al diavolo, o invece servire Dio. Da quel momento non fumo più - dice Laschut.

L'apparizione ha un seguito. Una volta Laschut sente un lamento proveniente dal tor-rente; sembra il vagito di un bambino. Egli vuole andare a vedere di che cosa si tratta, ma una vo-ce dentro di lui lo ammonisce: Non andare! Egli sta fermo dove è... Ora il pianto del bambino si è mutato in un singhiozzo di donna, poi in un gri-do di uomo, e infine si trasforma in un muggito di animale, poi nel canto di un uccello e subito da quel luogo si alza un uccello con strida sel-vagge e vola nella foresta.

Mattia Laschut conosce molto bene il diavolo, le sue sollecitazioni e le sue minacce, Egli ci racconta molte delle cose provate con lui. Il diavolo era fuori per impedirgli di recarsi in chie-sa, e gli tese varie insidie. Il suo angelo custode lo ha però sempre difeso da tutti i pericoli e i trabocchetti. Talvolta, all'ultimo momento, egli ha un'ispirazione: la sua bicicletta si blocca, sen-za che egli abbia frenato; soltanto dopo egli ca-pisce da quale disgrazia è stato salvato. Mentre durante il mese di ottobre egli si reca in chiesa per il santo Rosario, molto spesso lo accompa-gna una gragnuola di sassi, e - cosa molto strana - i sassi non cadono dall'alto o a parabola, ma volano in direzione orizzontale. Non fu mai colpito però da nessuno di questi sassi, ma nep-pure gli riuscì mai di raccoglierne uno. - Una do-menica egli si trova in cima alla montagna Schiwtschak e sta per recitare il saluto dell'An-gelus. Appena incominciata la preghiera egli sen-te un calpestio di mucche; si guarda attorno, ma non vede niente. Allora capisce subito che il Ma-ligno vuole impedirgli di recitare la sua preghie-ra! Egli non si lascia intimorire e turbare per niente e continua... ed ecco dei cavalli in fitta schiera si avvicinano a lui tanto da sentire il sof-fio delle loro narici. Poichè non si lascia distrar-re, quelli spariscono. Subito però si sente un ru-more pauroso, come se dietro di lui rotolassero botti legati con catene. Il terreno trema sotto i suoi piedi più volte e ha la sensazione che qual-cuno tiri di sotto ai suoi piedi un tappeto, ed egli cade pesantemente con la faccia per terra. In quella posizione può finalmente terminare la re-cita dell'Angelus... Laschut porta sempre in dosso degli oggetti benedetti. Egli va con il suo Rosario nei luoghi dove gli si era mostrato il de-monio. E' una macchia pianeggiante, dove sopra un sasso si vede della pece colata; tutto attorno è pieno di cattivo odore...

"Se le persone vedessero Dio un centinaio di volte, non si curverebbero a terra tanto pro-fondamente davanti a Lui, - Nostro Signore -, co-me quando vedessero anche una sola volta in faccia il demonio, nella sua nefandezza!" - conti-nua a dire pieno di serietà Laschut. Egli è con-vinto che non solo è importante l'apparizione del primo giugno 1958, ma anche il tempo della prigionia che ne seguì. Tutte le illuminazioni, che egli potè avere, e tutte le sue eccezionali co-gnizioni sono collegate con le apparizioni; ed esse lo hanno reso più forte nella fede. Se io entro in una chiesa, - egli dice - io riconosco su-bito quale spirito vi domina, dice Laschut. Se uno si mette davanti a un filo dove passa la cor-rente elettrica, e lo tocca, si accorgerà della sua azione. E' così anche per l'anima, tutta immer-sa in Dio, essa conosce cose che normalmente non si conoscono o non si immaginano. Eppure ciò non è per niente eccezionale. Molti Mistici esperimentarono tali cognizioni e capacità, che sono detti carismi. Datevi da fare per aumentare la vostra fede e lo riconoscerete.

Una strana esperienza la visse Mattia du-rante la celebrazione di una santa messa; espe-rienza che ha certamente il suo significato e fa davvero pensare seriamente alla cosa. La chiesa era piena di gente, ma quando egli guardava den-tro la vedeva vuota; non riusciva a scorgere una persona; eppure l'organo suonava, echeggiavano i canti e all'altare il sacerdote stava celebrando.

Ma, ecco, anche il sacerdote sembra di strane dimensioni, una volta lo vede grande, una volta lo vede piccolo. Dapprima egli non riesce a darsi una spiegazione della cosa, poi pian piano capi-sce - ora sa bene che cosa significa tutto questo: Alla Santa Messa è nella misura della fede, del sacerdote o dei fedeli, che egli vede o magari anche non vede niente... Proprio allora noi ci si era lamentati con Laschut, perchè certi sacerdoti erano contrari ai pellegrinaggi a Turzovka. - "La-sciate stare i sacerdoti!" grida egli molto severa-mente, - voi non potete giudicare! Essi sanno che la Chiesa esiste già da duemila anni; ed essa non può causa qualche persona sola avere del danno o cosa che faccia torto a Nostro Signore Gesù Cristo o provochi degli scandali! Prima di tutto essa deve esaminare bene questa persona, vedere come si comporta per anni. Il riconoscimento dell'apparizione dipende soltanto da voi. dalla vostra fede, dalla vostra pietà e dalle vostre opere!"

Alcuni pellegrini dissero a Laschut che essi chiamavano Maria: Madre di Dio di Turzovka. Egli rispose: Noi diciamo anche Nostra Signora di Lourdes, oppure "La Madonna di Lourdes", cioè noi la chiamiamo col titolo o nome del luo-go dove Lei è apparsa. Così diciamo: Nostra Signora di Fatima, e quindi anche: Madre di Dio, Madonna dì Turzovka". Ricordatevi sempre però che essa è sempre e dovunque l'Immacolata Con-cezione.

 

Chi è il primo Veggente

Mattia Laschut nacque a Visoka, un villag-gio vicino a Turzovka in Cecoslovacchia, il 10 aprile 1916. La mamma sua morì a 31 anni quando il bambino aveva solo quattro anni. Suo padre visse fino a 72 anni. Morta la mamma, il padre affidò il bambino a una famiglia di conta-dini e non si curò più di esso. Questi potè fre-quentare la scuola solo un paio di anni. Non ave-va nè libri, nè quaderni, nè il necessario per scri-vere. Laschut racconta che la sua maestra gli prestava carta, matita, e il necessario perchè po-tesse fare i suoi compiti. Un orfano, senza mam-ma, ha di solito una vita difficile, e qualche bam-bino sente appunto per questo un maggior af-fetto verso la Mamma celeste. Quando, passando per le strade di campagna o per i boschi si imbat-teva in qualche immagine della Madonna, egli era solito portarle dei fiori e ornarla con piccole ghirlande. Il suo pensiero correva spesso a Dio e alla Madonna.

La gente pretende dall'uomo, e anche dai ragazzi alle volte, un lavoro anche più grande di loro, ma normalmente poco si cura dell'anima di chi è stato affidato alle sue cure!

In Moravia, a Matylovice, distretto di Frydek - Mistek, Laschut trovò più tardi un pa-drone che pensò, un poco almeno, anche alla sua anima. Questo uomo si chiamava Pietro Kubala. Laschut fece la sua prima comunione, e natural-mente la sua prima confessione, a 14 anni. Egli rimase in servizio da questo padrone fino che dovette partire per il servizio militare. Du-rante la seconda guerra mondiale fu in Ucraina, dove la Madre di Dio lo protesse in molti pericoli in cui si era venuto a trovare. Nel 1941 sposò Eva Martschischova e con lei si trasferì a Tur-zovka, una cittadina di seimila abitanti. Qui fece dapprima il boscaiolo, poi nel 1956 - fu fatto guardia forestale. Dal matrimonio naquero quat-tro bambine. La prima morì presto dopo la na-scita; le altre tre vivono ancora. Esse si chiama-no: Maria, Anna, Terese. Maria, la figlia maggio-re è sposata.

Mattia Laschut è di media statura e piutto-sto gracile. La sua istruzione ed educazione fu molto lacunosa. Fu però sempre un grande divo-to della Madonna. A casa sua, in ogni locale, cu-cina, stanza comune, nelle camerette, dappertut-to egli tiene un'immagine o un quadro della Ma-donna, che egli adorna di fiori. Fino all'appari-zione della Madonna egli non aveva mai potuto recitare il rosario, né egli possedeva una corona del rosario.

Come custode forestale egli aveva i suoi giorni e le sue ore fisse di servizio, che doveva fare nel bosco. Colà da anni pendeva da un pino di Scozia un quadro della Madonna del Perpetuo Soccorso; essa era riprodotta sul legno. Egli ave-va cura di ornare sempre questo quadro con fiori di prato o di bosco e ne tesseva delle graziose ghirlande con le quali circondava il quadro o le appendeva di sotto. Egli si fermava ogni volta lì davanti anche nei giorni invernali per recitare la sua preghiera: Padre nostro e Ave Maria. D'inverno era difficile salire fino là, e pericoloso per il ghiaccio; pure egli ci salì sempre e non ommise mai questa specie di piccolo pellegrinag-gio. La semplicità di quest'uomo e la sua serenità invitano ad una incrollabile fiducia in Dio, fiducia che gli brilla negli occhi e che deve es-sere tanto piaciuta alla Madonna, che lo volle degnare delle sue apparizioni e delle sue rivela-zioni e anche dei suoi messaggi, tanto da affi-dargliene perfino due per il Papa! Oh, il Papa ve-scovo, prima, della a lui sì vicina Cracovia?

"Dio ha scelto ciò che è umile per con-fondere i sapienti e i superbi". "Ti benedico, o Padre, perchè hai nascosto queste cose ai su-perbi e le hai rivelate ai piccoli". Sì, Padre, per-chè così è piaciuto a Te. (Matt. II - 25-26).

 

Il secondo Veggente

La Madonna è apparsa ad un altro uomo e precisamente a Jurai Kovalek, anche lui abitan-te a Turzovka, ora morto. Maria gli apparve tre volte di seguito e gli ordinò di scoprire la sorgen-te, l'acqua miracolosa, Alla prima e alla seconda visione che egli ebbe in sogno non prestò molta attenzione; solo quando nel terzo sogno la Ma-donna gli chiese: "Perchè non hai ancora esegui-to il mio comando?" solo allora Kovalek si deci-se di fare quanto la Vergine gli aveva ordinato. Ecco il racconto di Kovalek.

"Il giorno dopo presi la zappa e mi recai al torrente Kjsuka, dove il ponte era stato rovinato a causa di uno straripamento. Così dovetti cerca-re un posto dove l'acqua fosse più bassa e io po-tessi attraversare il fiume e portarmi dall'altra parte. Trovai presto il posto dove si poteva pas-sare. Non era però molto facile per me, perchè soffrivo di asma e si era in dicembre nel 1958, e l'acqua in quella stagione era fredda gelata! Comunque finalmente mi decisi: mi levai le scar-pe e le calze e scesi in acqua, e con mia grande sorpresa la trovai calda come d'estate. Arrivato alla riva opposta, mi asciugai i piedi e mi rimisi le scarpe. Rimessomi in piedi mi sentì come un gio-vanotto di diciotto anni; non facevo più alcuna fatica. Al luogo dell'apparizione incontrai delle donne di Turzovka, che stavano pregando davan-ti a un altare. Esse mi chiesero dove ero diretto, ed io raccontai loro dei miei sogni e che la Ma-donna mi era apparsa e mi aveva mostrato un luogo coperto di felci, dove doveva sgorgare la sorgente, circa trecento metri distante dall'altare. Giunsi in un luogo paludoso, dove io cre-detti si sarebbe dovuta trovare l'acqua e quindi mi potevo mettere a scavare. - Improvvisamente sentii dietro le mie spalle un saluto: "Sia lodato Gesù Cristo!" Mi voltai e vidi una Signora che mi chiese: "Lei cerca l'acqua? - Risposi di sì! - Essa riprese: "Allora deve scendere ancora sette metri là dove ci sono le felci". Tornai in-dietro, presi la zappa e, prima che mi guardassi attorno, la Signora era sparita. Io non ho visto nè come era venuta, nè come era andata via. Credetti fosse una del gruppo delle donne che stavano pregando davanti all'altare e che se ne fosse tornata da loro; così mi misi a scavare. Ho dato tre colpi di zappa e l'acqua spruzzò con tanta forza, che io ne rimasi tutto inzuppato. Si-stemato un piccolo pozzo, mi alzai per andare a cercare la donna di prima, lì all'altare dove quel-le stavano ancora pregando, poi lì attorno. Esse mi chiesero se avevo bisogno di qualche cosa o di aiuto ed io: "No, risposi, l'acqua l'ho trovata, ma sto cercando la donna che mi indicò il posto dove dovevo scavare". Raccontai loro come era la donna: "aveva un vestito grigio, sul capo un velo azzurro, per cui il suo viso si vedeva poco, ed io avevo visto solo i suoi meravigliosi occhi. Aveva l'aspetto di una fanciulla di sedici-dicias-sette anni..."

 

Il terzo Veggente

Luigi Lassak, un minatore in pensione oriundo di Hultschin, vicino a Ostrava, a circa 200 Km da Turzovka.

Da alcuni anni egli soffre della malattia dei minatori: silicosi, per cui riceve una piccola pen-sione. Questa malattia lo portò ad un maggior fervore e a pregare per la conversione dei pecca-tori. Egli offre il suo male per la gloria di Dio e per la conversione dei peccatori. Lasak si recò nel 1964 in pellegrinaggio a Turzovka assieme al-la propria consorte, e salì al monte Schwitschak. Mentre stavano pregando davanti all'altare egli notò che il Crocifisso che stava sopra l'altare sembrava in agonia. Lasak scoppiò in lacrime e si coprì il volto con le mani per non essere osser-vato dagli altri. La moglie gli chiese che cosa era accaduto egli rispose: "Vedo il Salvatore coperto di sangue e in agonia". Guardando verso il Crocifisso anche lei lo vide coperto di sangue e tutto bagnato in volto.

Il giorno seguente mentre sua moglie era al lavoro, gli apparve la Madonna ed egli ne sentî la voce: "Questa è la tua opera, quando la avrai portata a termine, la dovrai dare a tutti i fedeli". Quando si riebbe e ritornò in sè, egli cadde in estasi, durante la quale egli accompagnò la Ma-dre di Dio sulla via del Calvario. Egli dovette patire tutti i dolori, che Lei soffrì assieme a suo Figlio. Egli non vide il Salvatore. Sul luogo dove il Salvatore era caduto, sua Madre si inginocchiò e baciò la terra. L'estasi durò 4 ore. Più tardi arrivò sua cognata e notò in che stato era e gli chiese che cosa gli fosse successo. Egli non le rispose. Arrivata sua moglie dal lavoro lo trovò con il viso pieno di lacrime; essa si spaventò e gli chiese che cosa gli era accaduto. Egli rispose: "Lasciami in pace ancora un poco, fino che sarò riuscito a riprendermi, poi ti racconterò tutto". L'aver accompagnato la Madonna nella Via Crucis aveva lasciato in lui dei segni molto pro-fondi. Più tardi ebbe un'altra visione della Ma-donna, ma senza essere rapito in estasi; in stato assolutamente normale, la visione si ripetè più volte in seguito.

Durante questa visione la Madonna gli ordi-nò di mettersi finalmente al lavoro e intagliare la statua! Ma egli rispose che non capiva niente di scultura e in vita sua non aveva mai preso in ma-no scalpelli e mazzuolo e fatto una cosa del ge-nere. La Madonna lo rassicurò: "Non aver timo-re, io ti aiuterò. Va' a Turzovka, prendi il resto della Croce bruciata. Quella croce era stata fatta con il pino di Scozia dal quale pendeva l'immagi-ne della Madonna del Perpetuo Soccorso, quan-do io apparvi a Mattia Laschut. La croce che aveva sempre ornato l'altare fu bruciata dai ne-mici di Dio. Il pezzo rimasto della croce bruciata devi adoperarlo nel tuo lavoro per formare e scolpire il mio Cuore!

Lasak ubbidì e si recò sulla montagna di Schiwtschak per prendere ciò che la Madonna gli aveva ordinato. Giunto lassù alla radura gli venne incontro un uomo che gli domandò: "Lei è lo scultore che deve scolpire la statua del-la Madonna?" - Lasak rispose meravigliato? -: "E Lei come lo sa?" - L'uomo rispose: "Da una Potenza Superiore". Allora mossero insieme per prendere il troncone di Croce, ma la gente del luogo e della regione non volevano che fosse por-tato via e cercarono in ogni modo di impedirlo, anche dopo, che Lasak ebbe loro spiegato che era volere della Madonna che lui lo prendesse per farne la sua statua. - "Chiunque può venir qui a raccontare delle storielle" - dicevano e non vol-lero credere per niente alle sue parole. Allora Lasak disse: "Va bene, voi non ci volete dare questo pezzo di croce, però tutti i pellegrini che vengono qui se ne portano via un pezzetto come reliquia, e così un giorno finirà che non ne reste-rà più nulla ed io non potrò eseguire la statua della Madonna di Turzovka, come Lei vuole" e così voi resterete senza legno e senza statua." - Allora quelli capirono che era giusto quanto egli diceva e cedettero il troncone di croce. Lasak lo prese e fece ritorno a casa da Hultschin con I'ombinus portando con sè la preziosa reli-quia. - Non riusciva però a trovare un legno adat-to per incominciare il suo lavoro, che ora aveva un grande desiderio di fare. Sua moglie gli por-tò dalla segheria, dove lavorava, della segatura che poi lui impregnò di colla e con il tutto for-mò un impasto. Dal blocco divenuto poi duro egli intagliò una piccola Madonna con il Bambi-no Gesù. Ad opera finita la mise in un cofanetto coperto da vetro e la portò sul monte Schwit-schak, dove cercarono di sistemare nel modo mi-gliore la piccola statua.

Lasak ebbe poi un sogno, durante il quale egli capì che doveva sistemare la statua presso la sorgente. - Nello stesso momento venne sua co-gnata che gli disse: "Io so dove devi mettere la statua della Madonna" - e raccontò il medesimo sogno. La statua fu portata lì, ma delle persone cattive e fanatiche la distrussero. Nel frattempo con l'aiuto di un falegname di nome Weiss egli a-veva incollato assieme due mezzi tronchi di tiglio e dopo che il falegname ebbe piallato le parti nodose Lasak si mise all'opera per scolpire la statua voluta dalla Madonna.

Ora toccava soltanto a lui e alla sua sublime aiutante compiere un'opera che rassomigliasse alla Madre di Dio. Lasak ebbe da fare per sei me-si in questo suo lavoro, più volte interrotto. Se avesse lavorato di continuo lo avrebbe facil-mente portato a termine in sei o sette settimane. Furono dapprima i suoi familiari che tentarono di dissuaderlo e distoglierlo da quest'idea di scolpire la statua, perchè egli in vita sua non aveva mai fatto lavori del genere e quindi non doveva imbarcarsi in questa faccenda. La sua moglie diceva: "Chissà che cosa ne verrà fuori, forse sarai preso in giro e diventerai lo zimbello di tutti per tutto il resto della tua vita". - Più tardi però quando i suoi videro che la cosa in-cominciava a mettersi bene, suo figlio maggiore gli disse: "Papà, si direbbe che hai sempre fatto questo mestiere a vedere come tu lavori!"

Lasak dice: "Ciò che sta dinanzi a voi non è ciò che io vedo con i miei occhi". E' necessario che io approfondisca il suo volto, che io lisci il suo vestito, ma per questo mi occorrerebbe una smerigliatrice, che io non ho e dovrei prendere a prestito". - Lasak lavorava senza un disegno da-vanti, senza modelli, senza aver davanti una qua-lunque figura umana, solo seguendo la sua idea, il suo pensiero, l'immagine fedelissima dell'ap-parizione. La Vergine Benedetta mantenne la sua promessa: "Io ti starò vicina e ti aiuterò". Con questo aiuto e questa collaborazione ne riuscì u-n'opera che non ha destato solo l'ammirazione della gente del luogo, ma divenne famosa anche nel mondo, oltre i confini della Cecoslovacchia. Dall'America mandarono un grande velo bianco per coprire la statua, che fu benedetta dal Deca-no di Hultschin. Tutti la volevano vedere, prega-re davanti ad essa e farne delle fotografie. Men-tre Lasak stava lavorando attorno alla statua il diavolo cercò di disturbarlo nel suo lavoro; lo spaventò, gli fece delle minacce spaventose e or-rende per indurlo a sospendere il suo lavoro! U-na volta sentì una voce che gli diceva: "Non dor-mi ancora? ... Un'altra volta mentre si trovava solo a casa ed era immerso in preghiera fu spa-ventato dallo scricchiolio delle assi del pavi-mento, come se qualcuno ci camminasse sopra, ma egli non si lasciò distrarre, allora improvvisa-mente fu colpito due volte violentemente di striscio da qualcuno, che egli però non riuscì a vedere.

Chiese Lasak: "Dove deve essere portata e venerata la statua? - La Madonna disse: "Quan-do ti avvertirò, tu porterai la statua a Turzovka. Desidero che la statua venga posta là dove anni fa io sono apparsa a Laschut".

Finita la sua opera egli si recò in pellegri-naggio al "santo monte" vicino a Turzovka. Al ritorno si ammalò. Sua moglie allora era ancora occupata a lavorare fuori di casa, mentre lui gia-ceva a letto con dolori tremendi e senza potersi aiutare per niente. Egli pensò dentro di sè che ormai era alla fine della sua vita e non avrebbe più potuto vedere la sua sposa. Nei suoi dolori spaventosi egli gridò: "Santa Vergine Maria, aiuTami!" In quell'istante la Madonna fu davanti a lui, al suo letto, vestita tutta di bianco e gli dis-se: "Avrai ancora molto da soffrire". - Poi di-sparve, e con lei sparirono anche i dolori. Una volta che io mi recai a fargli visita, Lasak mi dis-se: "Se potessi una volta parlare, la gente si me-raviglierebbe delle prove che io metterei loro da-vanti e che riguardano la sincerità e l'onestà del fortunato Mattia Laschut".

Migliaia di persone, del luogo e provenienti dall'estero, hanno visto la statua realizzata da Lasak e le sono caduti davanti in ginocchio per pregare Dio. Preghiere esaudite, conversioni e molti furono i miracoli operati dalla Madonna. Alcuni pellegrini hanno anche visto la statua ver-sare delle lacrime.

 

Parole di Matousch Laschut

"La gente m'ha fatto di tutto; mi hanno an-che dichiarato matto. Uno disse che io ero mala-to, un altro disse che ero cattivo, un terzo che ero un peccatore, un quarto che ero un santo. Questo lo dice la gente, a seconda del suo ca-rattere o della sua mentalità; ma io sono sem-plicemente un uomo come un altro, un uomo come deve essere un uomo. Chi vuol credermi, mi creda; chi non vuol credermi, faccia a meno. Se la cosa ti porta al bene, accettala; altrimenti lasciala stare; peró tu non hai alcun diritto di profanarla! Anche se molti muoiono nell'incre-dulità, tuttavia la questione, o meglio, il fatto reale delle apparizioni, sarà di giovamento alla posterità. Qualcuno mi domandò chi mi pagava; che cosa ne ricavavo da questa storia; perchè lo facevo. - Io dico: Solo per questo: per poter mostrare agli uomini la strada che essi devono seguire; ciò ch'essi devono fare. Io insegno solo la via della penitenza, la via del bene, da fare e del male da evitare. Non tutti capiscono che cosa sia la penitenza.

Dopo dieci mesi di prigione Mattia Laschut fu rilasciato libero, nel 1959. In questo tempo molto fu scritto su Turzovka. Una signora, che pure era venuta a conoscenza dei fatti meravi-gliosi ivi accaduti, volle recarsi sul posto e ren-dersi conto con i propri occhi di quanto stava accadendo colà. In maggio venne a Turzovka, in-contrò Laschut appunto mentre questi stava adornando l'altare e raccontava alle persone che stavano lì attorno quanto gli era accaduto. "Lei deve aver fatto molte cose buone nella sua vita - gli disse la signora - poichè Le è apparsa la Madonna". - No, io ho soltanto portato dei fiori freschi e buttato via quelli vecchi e ho recitato una preghiera qui; non ho fatto niente di straor-dinario." Continuò poi sorridendo: "Non ha let-to sul giornale che io sono un pessimo individuo, un beone e un grande peccatore? Però io bevo soltanto acqua, te o latte. Che sono un peccatore lo so da me!" Qualcuno gli chiese: "Riceve mol-te visite?" - "La domenica non arriviamo mai a poter chiudere la porta". - "Un altro sarebbe su-perbo di ricevere tante visite". Ma egli risponde tranquillamente: "Non si preoccupi! Che cosa si fa con l'automobile prima di affrontare una cur-va?" - "Si frena!" "Ecco, appunto i freni! e il Signore mi ha dato un freno. lo non ho soltanto pensieri consolanti... Se ne vada con Dio e ritor-ni ancora!" dice lui accomiatandosi.

Una signora si lamenta: "La strada per giungere fino qui è lunga e faticosa, ed io posso pregare anche stando a casa". "Non ha proprio del tutto ragione; - risponde Laschut, - ciò che si fa per amore, prima di tutto non pesa; secondo, per quanto riguarda la preghiera a casa è all'incir-ca come se Lei avesse un figliolo soldato e molto lontano, che le mandasse di frequenza delle let-tere e dei telegrammi: "Ti voglio bene, mi sei tanto cara!" Un bel giorno Lei finirebbe col di-re: "Perchè allora non viene lui stesso a trovarmi una volta?" - Come per i telegrammi, così è per quanto riguarda la preghiera... La Madonna ha fissato qui la sua dimora, che Lei stessa si è scelta. Lei vuole e desidera che noi la veniamo qui a trovare..." - La donna rimase impressiona-ta da queste parole e disse: "Se la Madonna desidera questo, allora io ritornerò! - Nel giro di due settimane la donna era di nuovo a Turzovka, non trovò però Laschut sulla montagna, ma nell'orto vicino a casa sua, circondato da un gruppo di pellegrini della Slesia. Laschut ha una grande sti-ma della gente della Slesia e dice loro: "Io cono-sco i veri cristiani come i fiori, dal loro profumo. I sacerdoti buoni io li riconosco già ad una certa distanza, perchè da loro esce una certa forza... Da noi la fede non è così robusta come in Slesia. Anche se le nostre chiese sono affollate, tuttavia la maggior parte delle persone scapperebbe assie-me al sacerdote se dovesse confessare pubblica-mente la sua fede. Se io potessi, continua egli con compassione, se io potessi, io porterei in Slesia tutta la Montagna di Schwitschak; colà la Madonna sarebbe onorata e amata molto di più". Quella donna si lamentò con lui di aver già pre-gato tanto per una sua amica gravemente amma-lata, eppure non era servito a nulla. Egli rispose: "E' meglio che Lei faccia una novena alla Ma-donna! però l'ammalata deve avere una grande fede. Senza una grande fiducia nessuno può ve-nir guarito, anche se prega molto. Così la sua a-mica potrà essere guarita, però essa deve prima di tutto convertirsi nel profondo dei suo cuore. Lei appenda un Crocifisso e, accanto, un'imma-gine della Madonna in modo che l'ammalata li possa veder molto bene, poi se essa si pentirà ve-ramente e di cuore, sarà guarita. Solo il penti-mento umile e la preghiera possono essere di aiuto".

Uno dei presenti pensò: Chi dice: Io prego e pre-go, ma non serve a nulla, costui dimentica che anche il contadino non può mietere subito dopo aver seminato e il giardiniere sa benissimo di non poter raccogliere frutti da un albero che egli ha appena piantato. Nessuna preghiera è fatta inva-no! "E' difficile riavvicinare a Dio un'anima e ci vogliono tante preghiere, specie se quest'anima è caduta nella tiepidezza. - Come saluto egli dice: Vogliate bene alla Madonna e al suo caro Figlio-lo. Per mezzo di Maria sarete più vicini a Dio. Voi non potete venir qui ogni giorno, ma dite questo nel vostro cuore. E Lei verrà e vi bene-dirà. Volete fare una cosa che piace molto a Ge-sù? Allora vogliate bene a sua Madre!"

Quando quella signora incontrò per la terza volta Laschut (fu poi anche l'ultima), non sapeva ancora che dopo 5 giorni egli sarebbe stato mes-so di nuovo in prigione. Laschut stava di nuovo adornando l'altare. Incominciò a piovere. Laschut sospese il suo lavoro. Un gruppo di don-ne slovacche si avvicinò e una di esse prese a la-mentarsi: "Il nostro parroco ci proibisce di veni-re qui in pellegrinaggio a Turzovka, chi ci viene non riceve l'assoluzione". - Laschut risponde: "Cara Signora, supponiamo che Lei abbia com-piuto una cattiva azione, per esempio una offesa a una persona, e il suo parroco le dia la assolu-zione; però, se Lei non ne è pentita dentro di sè, il Signore non La perdonerebbe, perchè il Signo-re sa tutto molto meglio del sacerdote. Ma se Lei viene qui per onorare la Madonna e il suo parro-co Le nega l'assoluzione, perchè non ha una fede così grande come la sua, Lei non deve affatto preoccuparsi, perchè allora Dio stesso Le dà la assoluzione. Vede, Signora, il mio parroco, per esempio, non mi ha mai dato la Comunione; e io ero l'unico che egli sorpassava, distribuendo la comunione. Il parroco mi disse che si meravi-gliava altamente che io, un così grande peccatore come ero, debba aver visto la Madonna, mentre lui, che aveva condotto una vita molto migliore della mia, non aveva visto niente. Nel giro di una settimana egli cadde da una scala nella cantina e morì di colpo!"

Laschut continua: "Egli guardava in una direzio-ne sbagliata e non è più qui! Poi racconta come avesse sognato la disgrazia del suo curator d'ani-me. Egli vide in sogno come il sacerdote, durante la celebrazione della Messa, lasciò l'altare, prese la borsa e uscì in campagna e continuò ad andare avanti finchè non lo si potè più vedere...

Laschut raccontò poi come fu messo in prigione e come gli promisero l'impossibile purchè dices-se che egli si era soltanto sognato e così si sareb-be sistemato tutto. Gli chiesero se non lo faceva, purchè era subissato di soldi o se non avesse in-scenato la storia delle apparizioni per un suo per-sonale interesse. Laschut domandò: "Che cosa mi date? Se voi mi date tre mondi di oro, voi non mi date niente in confronto di quello che mi ha dato la Vergine Maria. Soltarito alla morte riconoscerete ciò che veramente vi attende!" - Allora, disse la donna, mi sono convinta che quell'uomo diceva la verità e che tutti gli dove-vano credere. Ogni uno può facilmente convin-cersi che Laschut è un uomo innocente e tran-quillo - anche i suoi oppositori lo sanno, ma sic-come non credono all'esistenza di Dio, non resta loro altro da fare che dichiarare che quest'uomo è pazzo, dato che sostiene di aver visto la Ma-donna". - Sì, egli era tenuto come pazzo, per causa delle apparizioni della Madre di Dio; e questo anche gli rincresceva, ma tale dolore era nien-te in confronto del dolore di vedere i peccati del mondo, come li vedeva la Madonna. - Egli conti-nua: Su questi peccati pende il Castigo. Nella prima apparizione ho visto la pianura che veniva sommersa dal fuoco e dai mali, ma non la mon-tagna. Non si deve tuttavia credere che il castigo non raggiungerà la montagna se non sarà fatta penitenza. Sono necessarie preghiere e sacrifici per evitare la distruzione completa". - Aveva ces-sato di piovere, Laschut riprende il suo lavoro adornando l'altare e le persone che lo avevano ascoltato se ne vanno per le loro strade; alcuni si dirigono verso la sorgente. Io vorrei aiutarlo ad adornare l'altare, ma non ho il coraggio di dire una parola, poichè egli con il suo contegno quieto, ma tanto triste, non vuole essere distur-bato. Poi egli riprende: "Oggi, quando uscii di chiesa, vidi passare lì davanti della gente, degli uomini, ma nessuno di loro ha fatto un segno di saluto o un segno di croce o si è levato il cappel-lo, od ha avuto un solo pensiero per Iddio, e ciò mi fa tanto male! Allora preferisco camminare lungo il greto di un torrente pieno di sassi, piut-tosto che dovermi muovere in mezzo a persone che hanno tali cuori di pietra". - Frattanto arri-vano altri pellegrini e Laschut deve raccontare di nuovo tutto da capo. Egli risponde con molta pazienza a tutte le domande, che gli vengono ri-volte. Solo ora comprendo quanto faticoso deve essere raccontare sempre tutto da capo ai pelle-grini che continuamente si succedono. Qualcuno osa dire: "Forse era solo un sogno quando Lei ha visto la Madonna?" - e lui risponde: "Vede, la cosa più preziosa che un uomo possiede è la vita... Se uno la perde, non gli resta più niente; e niente ha più valore per lui, ma io garantisco con la mia vita questa verità!" Si racconta anche che gli siano apparsi molti demoni e proprio ad una precisa distanza dal luogo dei l'apparizione: e che questi lo diffidarono che non doveva par-lare delle apparizioni, e allora lo avrebbero ri-compensato molto bene per questo e gli avreb-bero dato tutto quello che desiderava. Una testi-mone dice di averlo visto in ginocchio assorto in preghiera nel luogo dell'apparizione, come se fosse in estasi guardava verso il pino selvatico, dove egli aveva visto la Madonna.

 

In manicomio e in prigione

Dopo una dura prigionia Mattia Laschut viene portato in un nosocomio e rinchiuso in una cella dove sono raccolti parecchi malati di mente. Con grande meraviglia di coloro che guar-davano dal buco della chiave per vedere la nuova e tesa situazione, tutti quei malati incominciaro-no a recitare il rosario insieme con Laschut. Una altra volta perfino i poveri dementi videro la Ma-donna nella cella di Mattia Laschut. Alla fine del terzo anno della sua degenza ivi, Mattia fu porta-to dalla Slovacchia a Praga, al Centro di ricerche psichiche per malati di mente. Dopo un accurato esame egli fu trasferito nel complesso per malati di mente di Bruzlau.

Quando alle nove di sera incominciò il so-lito silenzio notturno e Laschut si era coricato, vennero uno dopo l'altro i malati ricoverati in quel grande ospedale al suo letto. Circa un mi-gliaio di persone si inginocchiarono uno dopo l'altro al suo letto, fino al mattino di buon'ora, passarono poi oltre o si fermarono certuni, pas-sando tutta la notte in silenziosa preghiera. La-schut consolò tutti quelli che erano accanto a lui e quelli delle stanze vicine; a ciascuno disse una parola buona o un consiglio sul come doveva poi organizzare la propria vita. Poi li lasciò andare tutti. Naturalmente questo fatto eccezionale fu subito comunicato alle superiori autorità statali. Un alto ufficiale fu incaricato di recarsi da Laschut e redigere un protocollo. L'Ufficiale gli chiese come fosse possibile che fosse accaduta una cosa del genere. Laschut rispose che si trat-tava di una cosa inspiegabile e soprannaturale.

"Le consiglio questo: - continuò Laschut - sta-notte si metta Lei al mio posto in questo letto; forse i detenuti vengono anche al suo giaciglio!" L'Ufficiale rispose sorridendo: "Da me non vie-ne certo nessuno!" e provocò così una solenne risata in tutti quanti i presenti. Laschut venne di nuovo ricondotto al Centro di ricerche a Praga, dove gli venne dato, personalmente dal Primario Capo dottor Jan Hasilik, il rilascio. I medici ivi curanti gli hanno anche consigliato di presentare questo attestato se per caso avesse trovato diffi-coltà lungo il viaggio. Non passò tuttavia molto tempo e Laschut fu nuovamente denunciato.

I suoi colleghi di lavoro nel bosco si lagna-vano, perchè nelle Feste della Madonna non la-vorava, e quindi danneggiava il loro lavoro. In giudizio egli dichiarò che come credente egli in quei giorni non poteva lavorare. Per questa ragione non fu condannato; solo gli raccoman-darono di lavorare da solo nel bosco per essere lasciato in pace dai suoi compagni.

Nel nosocomio dove fu rinchiuso egli ha rifatto giornalmente centinaia di letti, pulito le camere, ricucito i bottoni alle federe dei cuscini e alle camicie, riparati tutti gli oggetti rotti sia dal medico, come in ufficio e in cantina.

Una volta un fulmine rovinò la conduttura principale: non c'era acqua, non c'era luce, tutto era fuori uso. Poichè non sapevano che cosa fare e non avevano operai, Laschut ordinò loro di eseguire tutti i suoi comandi e di porgergli gli at-trezzi necessari, e lui avrebbe riparato il disastro. Nel giro di 4 ore tutto era di nuovo in ordine e funzionava perfettamente!

Una volta Laschut fu messo davanti a un plotone di soldati del servizio di sicurezza e richiesto: - Lei non ha nessuna paura davanti a questi uomini? - Laschut rispose, indicando con l'indice le mostrine e i filetti dei graduati: "Davanti a questi io non ho alcun timore; solo davanti a Dio!"

Durante un interrogatorio gli dissero: - "Se Lei ha la vera fede, come Lei dice, allora ce ne dia una prova." - Laschut rispose al suo interlo-cutore: "Si metta qui al mio fianco e così sare-mo ambedue fucilati assieme!" - L'altro rispose: "No, no! non avevo pensato una cosa del gene-re!" - Laschut aggiunse: "Lei ha paura di morire, io invece offro la mia vita per la mia fede!" -

In via del tutto riservata egli racconta che quando era stato nel manicomio, ogni sera, dalla finestra della sua cella, dirigeva il suo sguardo verso la sua stella nel cielo, e quanto era triste quando a causa delle nubi egli non la riusciva a vedere! Ma una volta ecco improvvisamente un raggio luminoso attraversare velocemente il cielo... Allora egli scese in cantina, temendo si trattasse di un brutto scherzo del demonio. Arrivato lì, e non scoprendo niente, pregò la Madonna di dargli un segno. Allora essa gli ap-parve là per alcuni istanti...

 

Fenomeni estatici

Un giorno mentre saliva la montagna im-provvisamente lo presero un pianto convulso e forti singhiozzi, tanto che dovette fermarsi. Que-sto fenomeno si ripetè tre volte una dopo l'altra in un breve tratto di strada. Alla domanda fatta-gli da una signora che gli venne incontro, perchè piangesse, egli non seppe dare alcuna risposta soddisfacente, perchè egli stesso non sapeva darsi una spiegazione. - Il venerdì santo, sempre, quando il sacerdote toglieva dal cosidetto "SE-POLCRO", come si usava nella vecchia liturgia della Settimana Santa, il Santissimo per portar-lo all'altare, Laschut cadeva per terra... Alcuni uomini forti cercarono la prima volta di rimet-terlo in piedi, ma poichè, nonostante gli sforzi fatti, non ci riuscirono, perchè sembrava legato alla terra da una forza soprannaturale, lo lascia-rono stare. Appena il Santissimo era nuovamen-te rinchiuso nel taberbacolo Laschut si rimise in piedi da solo, dopo essere ritornato in sè. - Egli non avrebbe voluto lasciar trasparire all'esterno il suo stato d'animo, avrebbe voluto mostrarsi come gli altri in quel giorno, perciò stando in chiesa teneva le mani congiunte in qualche mo-do, come tanti altri vicino a lui, che si annoiava-no alla messa o durante le sacre funzioni. Ma ec-co che improvvisamente una forza misteriosa, come una scarica elettrica, percorse tutto il suo corpo e congiunse le sue mani, senza che egli lo volesse, nella maniera più divota e nel modo re-verenziale che egli aveva visto nella Madonna!

Una domenica d'inverno, poichè la chiesa era tutta stipata di gente dal fondo fino in cima

e aveva portato dentro molta neve che poi si era sciolta, Laschut si inginocchiò come sempre sul freddo pavimento di pietra senza evitare la grande pozza di acqua che lo copriva. Con gran-de sorpresa di quanti lo guardarono egli era ri-masto fermo come una statua durante tutta la messa, che era durata circa settanta minuti. An-cora più inspiegabile il fatto che, quando si alzò alla fine, i suoi calzoni, in quel punto dove si era inginocchiato nell'acqua, erano rimasti com-pletamente asciutti, come poterono constatare quelli che gli stavano vicini quando fu finita la Messa ed egli si alzò per uscire.

Parliamo ora di alcuni fatti che sono in stretto rapporto con il messaggio.

Ci richiamiamo a quel momento in cui Laschut, prima dell'apparizione, stava recitando la sua Ave Maria stando in ginocchio. Finita la sua preghiera davanti all'immagine della Madon-na del Perpetuo Soccorso, egli si voltò verso si-nistra, dove in un semicerchio di circa cinquanta metri tutti gli alberi d'attorno erano spariti ai suoi occhi e al loro posto si vedeva una gran quantità di rose bianche disposte a forma di triangolo. Sulla parte superiore del triangolo ap-parve dapprima una leggera nuvoletta e in essa apparvero i medi della Madre di Dio, poi tutta la sua figura. Solo quando egli la guardò negli occhi, egli cadde in estasi. - Il sette settembre 1958 quando Laschut sulla montagna di Schwit-schak manifestò alla gente il messaggio della Ma-donna e disse ciò che da lungo tempo aveva ap-preso, solo allora egli pianse... Alla domanda della gente perchè piangesse, egli rispose: Entro tre giorni io sarò messo in prigione. - A tutti vennero le lacrime agli occhi ed erano tristi, per-chè pensavano che non sarebbe più ritornato. Un momento prima di essere portato via dalle guardie sparì dal suo collo la corona de! Rosario, che la Madonna gli aveva donato. Appena entrati in casa i poliziotti cercarono di sequestrare il rosario - ed egli disse loro: "pro-prio in questo istante è sparito dal mio collo e non so come; poi, dopo un po', aggiunse anche che lungo il viaggio la camionetta sarebbe cadu-ta in un fosso, ma che però nessuno si sarebbe fatto alcun male! Le cose andarono di fatto come Laschut aveva predetto: la camionetta cad-de in un fosso, ma nessuno subì alcun male.

 

Filosofia della vita di Mattia Laschut

Laschut vive una sua filosogia, un suo pro-gramma. Non fuma, non beve alcoolici, non mangia carne. Abbiamo già detto come fu che egli lasciò di fumare. Che egli in vita sua non ab-bia mai bevuto alcoolici, ne fanno fede tutti quelli che lo conoscono. Egli beve soltanto ac-qua, caffè, tè o latte. Eppure ci sono molti che, date le loro quotidiane abitudini, non riescono a credere come un lavoratore tenace, come Laschut, non si porti appresso nel bosco della grappa, co-me fanno gli altri boscaioli. Fu così che un grup-po di uomini si mise d'accordo un giorno di met-terlo alla prova. Lo pregarono di andar con loro in un'osteria dicendo che avevano da parlargli di una cosa importante. Egli acconsentì. Allora quelli fecero portare sei grappini e gli dissero: "Tu li devi bere tutti!" - Egli si rifiutò; ma quelli insistettero: sono tuoi, li devi bere! - "Sono pro-prio miei? chiese Laschut - ed essi: "Sì, sono tuoi, li devi bere!" - Allora egli disse: "Va bene, e prese uno dei bicchierini e stava per gettarlo dalla finestra, come avrebbe fatto con tutti gli al-tri, ma quegli uomini lo fermarono in tempo, preoccupati di perdere il prezioso liquore!! Egli fa lo stesso con la carne. Eccone il motivo: "Una volta sognò che un povero capriolo spaven-tato era giunto davanti alla sua finestra di casa con visibili lacrime agli occhi, che dicevano tan-to... e cercava un rifugio presso di lui. Ma egli nel sogno non lo poteva aiutare. Egli capì subito che la povera bestiola era stata inseguita e caccia-ta dai cani ed era giunta all'esaurimento delle forze. Ed egli dovette vedere come la povera bestia fu uccisa sotto i suoi occhi e divisa fra i cacciatori, che volevano offrirne un pezzo an-che a lui. Naturalmente Laschut rifiutò e da allo-ra non mangiò più carne.

Una volta un senza Dio lo incominciò a sfottere per la sua astinenza, dicendo che era un debole e non avrebbe in alcun modo potuto ga-reggiare con lui, ecc. Allora Laschut gli propose una gara di forza. C'era lì un tronco d'albero, Laschut gli propose di sollevarlo. Il colosso ten-tò, ma non riuscì a sollevarlo. Allora Laschut ci provò lui, prese il tronco e lo mise addirittura in piedi, svergognando così il grande campione carnivoro, il quale diceva che chi era vegetariano era un fuscello senza energia. Laschut dice: "Nell'attuale eccessivo benessere della popola-zione c'è tanta miseria morale, che crea anche miseria fisica e un sacco di malattie spirituali e corporali, nevrotici e tanta gente suscettibile e infelice. Dappertutto c'è angoscia e sfiducia, dif-fidenza, paura, sospetto. L'amico ha paura del-l'amico, il fratello non si fida del fratello, Dio non abita più nel mondo degli uomini e quindi non ci può essere riposo e non c'è più pace. La società umana si è inferta molte e varie ferite. Automobili, televisione, cinema, teatro, sport ed ogni sorta di distrazioni e tutte le invenzioni non riescono a far contenti gli uomini. Si passa da un divertimento all'altro e non ci si concede un minuto di sosta e così l'uomo non sente più il sospiro dell'anima e non avverte più l'inquietu-dine del cuore. Si evita la ritiratezza e la solitudi-ne, perchè non si vuol più sentire la voce della coscienza e quindi di Dio. La Madre di Dio ci viene in aiuto ora, in questa nostra infinita miseria e necessità.

Le vigilie delle Feste della Madonna La-schut viene particolarmente. tormentato dal de-monio, tanto che quel giorno col suo lavoro rie-sce a mala pena a guadagnare qualche cosa, per-chè non può lavorare. E allora, caro lettore e ca-ra lettrice, vedete di consolarvi se alle volte le cose non vanno e sul lavoro non riuscite come sempre o siete tormentati da malattie o altre cose che i medici non vi sanno spiegare e di fron-te alle quali essi si sentono impotenti.

Quando Laschut era in prigione, la sua fa-miglia, la moglie, le bambine rimasero senza al-cun soccorso. Sua moglie sarebbe andata volen-tieri a lavorare, ma la piccola di appena alcuni mesi aveva bisogno delle sue cure. Essa era la-sciata alle cure e all'assistenza degli estranei, per-chè vicini e parenti e conoscenti si erano allon-tanati da loro e così in casa Laschut regnava la più nera miseria! La povera donna con la sua creatura in braccio venne piangendo alla prigione dove era il suo uomo. Fu allora che custodi e im-piegati lo accusarono di essere lui responsabile di quella situazione e di aver voluto ridurre la sua famiglia in miseria con la sua ostinazione. I rimproveri degli impiegati e la visione della po-vertà e del dolore dei suoi cari, il pianto dispera-to della consorte e lo sguardo patito e suppli-chevole della sua creaturina non valsero tutta-via a smuoverlo. Egli continuò ad affermare quanto prima aveva dichiarato sulle apparizioni della Madonna e rimase fedele a Lei fino alla fi-ne, sia pure con lo strazio nel cuore.

 

Dio non si lascia prendere in giro

Il Cielo non si limita a parlare soltanto dei castighi, ma anche li infligge, come vedremo qui appresso.

Un giorno, dopo la sua liberazione, Laschut disse: "Si deve abbattere il pino di Scozia da cui pende l'immagine della Madonna del Perpetuo Soccorso". Per sua personale insistenza di que-sto pino se ne fece una grande Croce, perchè il pino era infatti stato segato a tradimento da due persone; lo avevano segato tutto attorno con la cattiva idea che poi esso sarebbe caduto addosso ai pellegrini, che venivano lì a pregare. Grazie a Dio però non accadde nulla e l'albero rimase paurosamente inclinato, fino che fu tolto poi, come aveva ordinato Laschut. Il giudizio di Dio però non si fece attendere. Uno dei due uomini fu travolto da un trattore ancora quel giorno e il suo ultimo grido fu: "Gesù, Maria!" Entro la set-timana morì anche il secondo uomo. Egli si tro-vava all'osteria e continuava a schernire Laschut e la storia delle apparizioni. Un finanziere scrive, come super testimone, in una lettera dell'ottobre 1963, quanto segue: " - Io udii una vicina di casa Laschut che diceva male di lui e sosteneva che egli non era normale e raccontava cose e storie non vere circa le apparizioni e parlava solo da matto. Questa donna morì due mesi dopo di broncopolmonite; eppure era sempre stata sanis-sima. - Un uomo che aveva appiccato il fuoco ad un altare eretto da un pellegrinaggio venuto a Turzovka, fu colpito da un fulmine in pieno giorno, a ciel sereno, mentre egli scendeva dalla montagna. - Una donna, che aveva bruciato due altari, morì improvvisamente nel giro di due me-si. - "Lei è sulla buona strada per arrivare alla pazzia!" - sghignazzava un tale contro Laschut ed era convinto che queste apparizioni come quelle di Lourdes e di Fatima erano soltanto del-le invenzioni di matti o di persone esaltate. Poco dopo egli impazzì improvvisamente. Incomin-ciò a belare come un montone... Sua moglie fece celebrare delle sante messe perchè cessasse di be-lare. Egli fu portato in una clinica per dementi, dove di fatto cessò di belare, ma malaticcio e in-capace di lavorare andò lentamente spegnendosi senza più riavere il senno. - Una vicina si lagnò con Laschut perchè la gente che si recava sulla montagna delle apparizioni passava per il suo prato per abbreviare il cammino e calpestava tutta l'erba. Effettivamente si può anche capire la povera donna, che subiva questo danno, ma i pellegrini nell'ansia di arrivare presto al luogo delle apparizioni, passando di lì, abbreviavano il loro cammino. Laschut le disse: "Le posso assi-curare che la gente non passerà più per il suo prato, perché sarà presto portato via dallo stra-ripamento del fiume. Il pomeriggio del giorno seguente l'acqua del torrente Kjsuca salì e strari-pò fuori dall'argine e portò via gran parte del prato. Più tardi egli predisse anche quanti in se-guito sarebbero saliti in pellegrinaggio sulla santa montagna.

Nel settembre del 1967 una donna portò dall'ospedale la notizia che vi era stato ricovera-to un uomo giovane con un braccio maciullato. Poichè le infermiere gli mostrarono compassione per il suo povero braccio lacerato in quel modo, egli rifiutò dicendo: "Non occorre che abbiate nessuna compassione per me; la colpa è soltanto mia, perchè io ho distrutto degli altari sulla mon-tagna di Schwitschak, per questo Dio mi ha pu-nito!" -

Un ufficiale della Guardia Nazionale aveva di-strutto molte cose sulla montagna e nel luogo dell'Apparizione e, in uniforme per di più, egli aveva rovinato tutto quanto gli era venuto fra le mani e calpestato poi tutto coi piedi. Dopo al-cun tempo sua moglie venne accolta nel reparto di ginecologia in ospedale, dove essa diede alla luce un bambino senza mani e senza piedi: il po-veretto era così deforme che non sembrava nem-meno un uomo. - La giovane donna fece chiama-re suo marito, gli mostrò il povero neonato e poi gli gridò in faccia: "Ecco quello che hai adesso, per quello che hai fatto sulla montagna di Schwitschak!"

La povera creatura malnata fu subito portata in un istituto e fino ad oggi non se ne seppe più nulla.

Accadde che un giovanotto molto robusto si recò a Turzovka per prendere dell'acqua dalla sorgente della Madonna per darne poi a parec-chia gente del paese e così si preparò un grosso recipiente da poter portare sulla schiena. Arriva-to sul posto essendovi molta gente dovette adat-tarsi a fare la fila e attendere finchè fosse giunto il suo turno. Era una domenica del 1968. Una volta arrivato ad attingere, stava ormai per far pieno il suo recipiente, quando arrivò una povera vecchia barcollante e malata che lo pregò di la-sciarle prendere subito l'acqua. Ma il giovanotto non ne volle sapere e non volle essere disturbato, perchè il suo recipiente era quasi pieno. Come per scusarsi disse che anche lui aveva dovuto at-tendere a lungo e quindi anche lei si mettesse in fondo alla fila e attendesse il suo turno. Con non poca fatica egli si portò a casa la sua dami-giana di acqua e poi tutto contento chiamò la gente e disse che poteva venire a prendersene chi la desiderava. Solo che quando le persone furono lì per prendere l'acqua con le loro bottiglie, con grande stupore e rammarico dovette riconoscere che l'acqua era misteriosamente svanita! per per-suaderli che egli si era di fatto recato alla santa montagna e aveva attinto l'acqua alla sorgente miracolosa egli dovette raccontare l'episodio del-la povera vecchia, e dire che egli era stato villano con lei mandandola via senza alcuna carità e comprensione, ed ora il Signore lo aveva pubbli-camente punito per questa sua mancanza di cari-tà e per il suo gesto cattivo.

Un brigadiere venne alla sorgente dove c'erano sempre molte persone e incominciò a be-stemmiare ferocemente e farsi beffe di loro. Egli schernì tutto quanto potè e quando egli giunse al massimo del furore e della rabbia scagliando le peggiori imprecazioni, improvvisamente si fece tutto buio e in quel momento scoppiò un ser-batoio dell'acqua con una potenza indescrivibile, sicché tutti caddero a terra dalla paura, e pieni di angoscia si misero a pregare e lamentarsi e a chia-mare l'un l'altro per nome e gridare che quello era il giorno del Giudizio finale. Mentre si prepa-ravano così al giudizio finale nel buio spavento-so, ecco una luce sopra di loro e dentro questa luce apparire Nostro Signore, che dopo pochi istanti disparve di nuovo dai loro occhi. Subito quel bestemmiatore si convertì e promise che avrebbe fatto educare cristianamente i suoi bambini e fatto pubblicare tutto quanto era accaduto in quel giorno sulla montagna.

 

Guarigioni miracolose

La signora Susanna Lanoschtichova di Turzovka fu guarita con l'acqua miracolosa dai suoi dolori provocati dal cancro. Il 17 settembre 1961 riebbe improvvisamente la vista una ra-gazza cieca, che si era recata alla sorgente. Molte persone erano presenti quando avvenne il mira-colo e furono commossi fino alle lacrime. Il pa-dre non riusciva a credere al miracolo e mostrò alla figliola parecchi oggetti che si trovavano lì per convincersi che la sua figliola realmente ci vedeva. - Un brigadiere senza fede, non credente, di Mistak in Moravia, seppe un giorno della cosa. Allora si recò alla sorgente di Turzovka, prese dell'acqua e bagnò poi con la medesima gli occhi della sua bambina e la bambina guarì. Allora egli chiese subito il battesimo, entrò nella chiesa cat-tolica e cambiò professione. - La vicina di casa del brigadiere da anni soffriva di un'infiamma-zione alle vene e temporanei, ma dolorissimi crampi, e doveva sempre restare a letto. Suo ma-rito portò tre volte dell'acqua dalla sorgente mi-racolosa con la quale la donna si lavò i piedi. Fi-nita l'acqua la donna si trovò perfettamente gua-rita. - Un uomo venne con la sua bambina di die-ci anni, che aveva un braccio paralizzato, alla sorgente di Turzovka. I medici avevano dichiara-to che il braccio era inguaribile, ma che verso i venti anni, sarebbe stata possibile un'operazione senza andare incontro ad eventuali pericoli. Do-po due settimane la bambina potè abbracciare suo padre con il braccio che prima era paraliz-zato. Egli pianse di gioia! - Un maggiore dei pressi di Turzovka aveva un cancro alla gola. Egli venne alla montagna e si pose a sedere vicino alla sorgente. Le donne che stavano lì pensarono che non doveva star inerte a guardare giù nell'ac-qua, ma doveva bere. "Non posso bere, perchè... Esse capirono subito e fecero pressione, insistet-tero: soltanto ne prendesse un pochina di quella acqua, ma doveva cercare di provare. Egli ne bevette dapprima un bicchiere, poi un altro, poi un terzo ed era tutto contento del sollievo che subito ne provò: "Adesso ho una gran fame"! disse. Le donne gli offrirono da mangiare ed egli mangiò con grande appetito. Il giorno seguente al primo raggio del sole egli portò con sè un grosso corpo bandistico e suonò con loro sulla montagna di Schwitschak in ringraziamento alla Madre di Dio. - Un giovane di Ostrava venne con la sua creatura di quattro anni cieca a Turzovka e, presa dell'acqua dalla sorgente, lavò gli occhi della sua bambina e subito essa incominciò a ve-dere. Il padre ritornò pieno di gioia a casa e rac-contò tutto. In seguito egli cambiò il suo posto di lavoro! - Prima della Pentecoste del 1968 venne a Turzovka una povera donna con la sua piccola bambina cieca, la pose accanto a un altare e andò alla sorgente a prendere acqua; poi lavò con essa gli occhi della bambina, sempre stando davanti all'altare, e subito la piccola ebbe la vista. La donna mise a sedere la bambina, cor-se piena di gioia da uno all'altro dei pellegrini e li condusse dalla sua piccola per convincere sè e lo-ro che ella era perfettamente guarita. - Un'anzia-na coppia di sposi andò in pellegrinaggio alla montagna di Schwitschak e invocò l'aiuto della Madonna nelle loro preoccupazioni e miserie. L'uomo aveva grandi piaghe aperte su tutte e due le mani e i medici gli avevano detto che non riuscivano a farci niente, dopo aver ten-tato inutilmente tutte le cure. Sua moglie che aveva una fede molto più grande di lui, gli fece degli impacchi con l'acqua di Turzovka. Il giorno dopo le piaghe erano scomparse e le mani per-fettamente guarite. Essi ritornarono subito al luogo dell'apparizione, ringraziarono la Madon-na e mostrarono a tutti quelli che erano venuti sulla montagna le mani perfettamente guarite.- Un pensionato, possidente, che in vita sua aveva sempre servito il partito, si buscò una cancrena all'osso di un piede, che i medici dichiararono inguaribile. Ma egli guarì poco dopo con degli impacchi di acqua della sorgente miracolosa. Egli allora si convertì, uscì subito dal partito e poi incominciò a organizzare regolarmente dei pellegrinaggi a Turzovka. - Un giorno fu porta-ta in automobile fino alla fermata di Turzovka una signora, e poichè da sola non riusciva a camminare - da dieci anni era sempre stata a letto e non riusciva a fare un passo - suo marito, un medico, la mise su una carrozzella e assieme a un suo collega la trascinò sul monte. Essi non fecero volentieri questa cosa, ma la signora con-tinuò ad insistere che voleva andare a Turzovka, convinta che lì sarebbe guarita. Arrivati alla sor-gente dell'acqua miracolosa suo marito le disse: "Ecco, vedi? adesso hai quello che volevi, ades-so sei qui, ma non sei guarita!" La donna rispo-se: "Se volete che io guarisca, inginocchiatevi anche voi e pregate!" - Essi non osarono con-traddirla e si inginocchiarono, e subito sentirono che la donna singhiozzava profondamente. La guardarono stupiti ed essa prese la mano del marito, perchè la aiutasse ad alzarsi. Si alzò di fatti e non tornò più giù in carrozzella dal monte, ma scese da sola fino alla stazione ferroviaria, salì sul treno e tornò a casa felice. Dalla stazione si recò immediatamente in canonica, dove si pre-sentò e raccontò quale grande miracolo si era compiuto in lei! - Una donna aveva le vene aper-te, che colavano assai forte. La scienza medica non sapeva che cosa fare e non riuscì a portarle alcun sollievo. Quando suo marito dopo il lavo-ro tornava a casa stanco, doveva prima andare a far le provviste, poi cucinare, curare la sua don-na, che doveva stare continuamente a letto. - Ap-pena essa potè avere dell'acqua di Turzovka, ne versò un po' sulle sue piaghe e le vene si chiuse-ro, l'infezione cessò ed essa potè riprendere il suo lavoro di casa come prima. Da Grosbilowitz vicino a Lundanburg i comunisti mandarono un autobus pieno di lavoratrici a Turzovka. Le don-ne portarono a casa con sè dell'acqua della fon-te. L'acqua si agghiacciò in casa di donna Agnese Konecna e nel ghiaccio si formò l'immagine della Vergine Maria. La donna portò la bottiglia con l'immagine ai Comunisti. Questi scossero il capo, fecero sciogliere il ghiaccio e poi fecero gelare di nuovo l'acqua. Allora apparve nel ghiaccio un ca-lice pieno di particole. Allora sciolsero il ghiac-cio per la seconda volta e versarono nella botti-glia acqua naturale, e stavolta non apparve nulla.- Un'altra lavoratrice di Grossbilovitz vide nella acqua un ostensorio con una croce splendente. I Comunisti naturalmente non dissero niente di questi due fatti miracolosi.

 

Segni e Miracoli

Il primo maggio 1965 c'erano a Turzovka circa 1200 persone. In cielo apparve una luce meravigliosa. Sembrò che il Cielo si aprisse e in un maestoso splendore apparve un gran Cuore. Da un lato c'era il Signore Salvatore Nostro; da-vanti a Lui una gran Croce, e dall'altro lato Ma-ria, l'Immacolata Madre del Signore. Tutti i presenti videro questa meraviglia, caddero in ginoc-chio con le mani giunte e incominciarono a pre-gare con grande fervore. L'Apparizione durò cir-ca dieci minuti. - Il 15 settembre dello stesso an-no Laschut rimase per più di due ore in estasi sul luogo dell'apparizione. Sia lui che gli astanti vi-dero la Madonna con Gesù Bambino in braccio. Il medesimo giorno si mostrò un'altra volta un cuore assai grande e splendente con sopra una "M". Tutti lo videro pulsare molto chiaramente.- Un bravo medico di Praga portò la sua bambina di cinque anni, cieca dalla nascita a Turzovka. La bambina bevve dell'acqua alla sorgente e subi-to potè vedere. Felicissimo quell'uomo, pieno di gioia mostrò la sua bambina guarita ai suoi colle-ghi di Praga: essi avevano tentato l'impossibile con la bambina senza approdare mai a nulla. Ora essi consigliarono il loro collega di non dir niente della cosa, altrimenti avrebbe potuto perdere il posto. Egli però, pieno di riconoscenza e per a-more della Madonna che gli aveva guarita la bam-bina, non taque, anzi proclamò il miracolo e così oggi invece di essere un celebre medico a Praga è un semplice tramviere sul tram cittadino. In compenso però è un uomo felice e pieno di gioia nel suo cuore. - La signora Paolina Pittner di Semmering in Austria afferma: - "Il 19 ottobre del 1965 fui guarita con l'acqua di Turzovka da dolorosi crampi e da un male misterioso entro la mano. Ora posso di nuovo lavorare ed esercitare la mia professione". In ringraziamento alla Ma-donna essa viene tutte le stagioni quando può in pellegrinaggio al monte delle apparizioni a rin-graziare la Madonna. Testimoni affermano che il 24 marzo 1967 hanno incontrato questa signora sullo Schiwtschak, che camminava scalza nella neve e poi si inginocchiò all'altare presso il luogo dell'apparizione rimanendovi così scalza per due ore di seguito senza muoversi. Solo dopo finita la sua preghiera si rimise le calze e le scarpe e scese dal monte senza aver sofferto nessun ma-lanno, ed ogni anno essa compie questo suo pel-legrinaggio di ringraziamento. La signora è leva-trice e compie con vero spirito di amore e di fede la sua missione con le mamme. - Un giovane papà, che era di un'altra religione, oriundo della Boemia, aveva una bambina di dieci o dodici anni che da molto tempo era paralizzata e giace-va in ospedale. I medici la dichiararono inguari-bile! Alcuni suoi conoscenti gli consigliarono di usare l'acqua miracolosa di Turzovka. Con gran-de fede e profonda fiducia egli andò a prendere di quest'acqua a Turzovka e la diede alla sua bambina. Non andò a lungo, perchè la bambina si potè mettere in piedi sana e muoversi e cam-minare come gli altri bambini. I medicì tennero la bambina sotto osservazione per sei mesi in una casa di riposo, dopo di che riconobbero la per-fetta guarigione e dimisero la bambina come perfettamente guarita. - L'incredulo Stanislao Voitas di 48 anni, sposato, padre di quattro bambini, il 27 novembre aveva la sua sciolta di notte alla fabbrica. Mentre lavorava, da una con-duttura di gas uscì di questo, senza che egli se ne accorgesse. Ritornando a casa mentre stava per salire sull'omnibus si sentì male e cadde nel de-liquio. Conseguenza ne fu una pericolosa lesione al cervello. Mentre stava lì in un lago di sangue arrivò il pronto soccorso che lo portò nel vicino ospedale di Trinez. Vi rimase quattro giorni sen-za alcuna speranza. Per desiderio di una sua so-rella i medici iniziarono un'operazione il 4 di-cembre 1967, anche se in partenza non avevano alcuna speranza nè possibilità di riuscita. Lei, la sorella lasciò l'ospedale piangendo. Alla sua pros-sima visita le dissero che non c'era alcuna speran-za di guarigione. L'uomo ricevette l'unzione de-gli infermi senza aver ripreso conoscenza. Con profondo pentimento e come penitenza la so-rella fece la sua confessione, udì la santa Messa e fece la Comunione per lui. L'otto dicembre, fe-sta della Madonna Immacolata, essa si recò in pellegrinaggio al luogo delle apparizioni a Tur-zovka per invocare e pregare la Madonna e per prendere l'acqua miracolosa della sorgente. Essa portò l'acqua in ospedale, bagnò con essa il viso dell'infermo fratello, che era ancora senza cono-scenza, lo prese per le mani e disse: "In nome della Madonna di Turzovka, svegliati!" Ma solo quando essa ripetè con particolare fervore per la terza volta le stesse parole, egli uscì dal coma e incominciò a piangere. Poco dopo chiuse gli occhi e si addormentò. Mentre egli dormiva la sorella continuò à pregare per lui accanto al suo letto. Il giorno seguente essa portò ancora del-l'acqua di Turzovka in ospedale e pregò I'infermiera di dargliene da bere un po'. L'infermiera si rifiutò decisamente. Allora la sorella dell'infer-mo le raccontò che aveva fatto un sogno secon-do il quale se suo fratello avesse bevuto dell'ac-qua di Turzovka sarebbe guarito. Dopo una lun-ga discussione l'infermiera di guardia acconsen-tì e gli diede da bere dell'acqua mentre essa era assente. - Il giorno seguente verso le sei egli si alzò dal letto e uscì dalla stanza. Tutti furono talmente spaventati da non riuscire a proferire parola. Allora egli disse semplicemente: "Io sto benissimo, sono sano e non voglio più assoluta-mente tornare a letto". - I medici lo sottoposero poi a varie visite e controlli che confermarono l'avvenuta completa guarigione ed egli potè la-sciare l'ospedale. - Prima non credeva affatto al-le apparizioni e tanto meno alla forza miracolosa dell'acqua della sorgente di Turzovka; ora si è convertito ed ha abbracciato la fede. - Una gio-vane signora - certa Maria Loukotova, di Ra-schov in Moravia fu riconverata il 5 febbraio 1968 all'ospedale di Boskovice, dove fu operata. Quando si svegliò dopo l'operazione essa si tro-vò ambedue i reni bloccati e i medici fecero su-bito quanto la scienza loro consigliava, ma fu tutto inutile - i reni non funzionavano più in nessun modo. Trovandosi in quelle disperate condizioni essa pregò l'infermiera di telefonare a suo marito, perchè andasse a prenderle del-l'acqua della sorgente di Turzovka. Egli portò l'acqua attinta alla sorgente miracolosa e la diede all'infermiera. Questa ne diede solo al-cune gocce all'inferma e le bagnò con la medesi-ma le labbra riarse, anche se tutto questo era contro l'ordine dei medici, che le avevano prescritto soltanto delle arance, che però non si era riusciti a trovare. - I medici dissero al marito che la degente doveva essere trasportata in un altro ospedale. Più tardi il medico di guardia permise le fossero date alcune gocce di acqua, ma solo in piccola quantità. Essa però rifiutò di prendere l'acqua solita dicendo che avrebbe bevuto quella che aveva nella sua stanza e di fatto i malati che si trovavano lì la accontentarono portandole l'acqua di Turzovka ed essa la bevette. Essa pas-sò sette notti insonni e l'ottava notte - la più tremenda che dovette passare nonostante avesse preso l'acqua miracolosa e la febbre fosse scesa a 36 gradi non le portò alcun sollievo. Tuttavia la donna non si perdette di coraggio, raddoppiò le sue preghiere e con rinnovato fervore come non aveva fatto mai in vita sua: sentiva che sa-rebbe stata guarita alla fine. Nel giro di venti-quattro ore, mentre era giunta anche la sua ami-ca che le aveva dato da bere anche le ultime goc-ce di acqua della sorgente, che erano rimaste, im-provvisamente si dovette chiamare l'infermiera, perchè i reni si erano sbloccati e non bastava il contenitore che aveva a disposizione e si dove-va provvedere con un secondo recipiente. La infermiera credette subito a un intervento so-prannaturale e piena di gioia esclamò: "Questo è il primo miracolo che si compie nel nostro o-spedale!" - La donna perfettamente guarita e munita di certificato medico potè lasciare l'ospe-dale fra la commozione sua e dei presenti. - Nella Pentecoste del 1967 furono segnalati 4 mi-racoli: la liberazione di un indemoniato, la guari-gione di un sordomuto, e la guarigione di due donne paralitiche. - La Festa di Pentecoste del 1968 si contarono a Turzovka oltre 300 auto-bus, molte automobili e i treni che giungevano da fuori tutti strazeppi. C'erano sul luogo delle apparizioni 50 mila persone e 28 sacerdoti. Fu-rono celebrate 5 sante Messe, molte furono le confessioni e moltissimi si accostarono alla san-ta Comunione. In quella occasione si pregò gior-no e notte, si cantarono inni e canti Mariani e avvennero grandi miracoli. (NB. Una volta si celebravano tre giorni di Festa a Pentecoste e in molti luoghi si facevano le 40 ore di adora-zione al Santissimo durante questi tre giorni N. del Tr.).

Il 31 gennaio 1969 sul luogo dell'apparizione tutto fu distrutto quanto vi era di sacro, altari, immagini, croci, tutto! Due giorni appresso, Fe-sta della Purificazione di Maria Santissima, co-me la si chiamava una volta, o Madonna delle Candele, era di nuovo stato eretto un altare e un sacerdote potè celebrare la santa Messa. Mol-ti uomini che da anni non avevano più ricevuto i santi Sacramenti, si convertirono. - Accadde un giorno che la gente venuta al luogo delle ap-parizioni rimase molto colpita da un fatto che avvenne appunto in quel luogo. Un papà di Lodno in Slovacchia venne con la sua bambina di tredici anni. La bambina aveva goduto della vista fino a sei anni. Poi si dovette sottoporre ad una operazione alla testa e perdette la vista il 7 agosto essi si trovarono a Turzovka e prega-rono e sostarono alla sorgente fino che venne il loro turno. Improvvisamente la gridò verso suo padre: "Papà, io vedo!". Egli non volle credere. La guardò, le mostrò la sua mano e le chiese: - Che cosa è questa? - La bambina rispose: "La tua mano!" - Poi egli prese una rosa e domandò: - e questa che cosa è? - "Una rosa" - E che rosa? -"Una rosa rossa". A questo punto tutti erano commossi e piangevano, e dissero all'uomo: "Questo è un miracolo! Lei lo deve comunicare al parroco."Il padre disse: Ma prima la dobbia-mo preparare alla prima Comunione. Lei ne ha tanto desiderio!

Poi si allontanò con la sua bambina, però senza condurla per mano, essa camminava da sola con lui a circa due metri di distanza! - Guardando verso l'alto, essa vedeva tutto bene; ma se piega-va lo sguardo verso il basso, non vedeva niente. Il Padre disse che per la Festa dell'Assunzione di Maria Santissima al Cielo, il 15 agosto, sareb-be ritornato con la sua bambina a Turzovka. Io c'ero lì allora, ed ho visto tutto con i miei occhi. Il padre della bambina venne interrogato su quello che era accaduto e su tutta quella vicenda. La gente diceva: "Questa è la bambina guarita la scorsa settimana!" Ora va con la sua mamma. - La bambina era grande; pareva fosse diventata adulta, era fisicamente adulta e svi-luppata. - Camminava però ancora un po' incer-ta, come i ciechi, però da sola. Nessuno la con-duceva per mano. Essa fu poi portata in una cli-nica a Bratislava. Un uomo, che seppe quello che le era accaduto, le regalò uno strumento musica-le, perchè potesse passarsi meglio il tempo. - In una stanza vicina alla sua c'era un giovanotto e la ragazza gli prestò il suo strumento, perchè impa-rasse a suonare. Una domenica il giovanotto ven-ne da lei e le disse di andare con lui nella sua stanza, che le voleva far vedere come aveva im-parato bene a suonare. Quella acconsentì e lui subito la prese e la voleva violentare; le tappò la bocca, cercò di tenerla stretta, ma lei si oppo-se, si spaventò moltissimo ed ebbe un colpo apo-plettico. Tutto rimase tuttavia segreto. La dome-nica seguente venne il padre della ragazza, le portò qualche cosa, ma le cadde tutto di mano. Lui non sapeva che cosa le era accaduto la dome-nica precedente e non capì subito che cosa era che non andava con la sua bambina, poi fece al-cuni passi con lei e allora si accorse che la picco-la si trascinava dietro il piede ed era molto mala-ta. Il padre volle sapere e la piccola gli raccontò quello che era successo. La bambina era ridotta in uno stato veramente miserevole, insistette tuttavia per avere finalmente la Comunione che tanto desiderava. La piccola fu finalmente esaudita, ma presto dopo essa morì.

 

Avvenimenti accaduti sulla montagna

Il primo novembre 1964, Festa di tutti i Santi, alcune persone cattive distrussero e bru-ciarono una sessantina di altari sulla radura del monte Schwitschak, e tutti i quadri e le imma-gini e le croci e le statue, tutto quanto era sacro insomma. L'opera distruttrice aveva continuato tutta la notte. Quando al mattino i pellegrini ar-rivarono sul luogo trovarono tutto in fiamme. Una donna tirò fuori dalla cenere l'Immagine della Madonna del Perpetuo Soccorso e la fissò su un abete rosso. In quel medesimo istante tut-to il santo monte diventò buio come un giorno il Calvario alla morte di Gesù. Sopra l'immagine appesa all'albero invece risplendette una luce meravigliosa per circa un'ora. Quando gli uo-mini, nemici di Dio, capirono quello che avevano fatto, presero a tremare come scossi dal tuono e si torcevano le mani. - Uno dei pellegrini tirò fuori dalle ceneri infocate una immagine che il fuoco non aveva intaccato, sembrava fosse co-perta da finissima rugiada. L'uomo lavò l'imma-gine, che era una semplice stampa su carta. La cornice era ridotta in cenere, il vetro che prima copriva l'immagine, ridotto in frantumi. Uno straniero prese l'Immagine, la portò a casa sua e provvide poi a farla incorniciare in oro e argento. Questa immagine dovrà essere portata nel futuro Santuario, che sarà edificato sul luogo delle ap-parizioni ed esposta in esso. (...)

La Madonna è apparsa sulla montagna di Schwitschak a sette uomini della Moravia; essi erano venuti da diverse località a Turzovka senza sapere l'uno dell'altro. Ora si trovarono assieme si domandavano dove mai fosse apparsa la Ma-donna. Mentre stavano lì uno accanto all'altro, la Madonna si manifestò a loro. Uno di essi, che non era affatto pittore, dipinse un impressionan-te quadro dell'Apparizione. (...)

Nel novembre 1966 un gruppo di pellegrini venne da Bajionovice in pellegrinaggio a Tur-zovka, dalla Moravia. Mentre questi stavano pre-gando sul luogo dell'apparizione, tutti furono scossi ed erano agitati. Sopra le alte querce ap-parve improvvisamente una finissima nuvola bianca entro la quale si vedeva la Madre di Dio. Non tutti però la videro. Nel gruppo c'era un uomo miope, che non vide nulla, ma sentì che gli altri ne parlavano e allora egli pregò quelli che gli erano vicini di indicargli quella direzione, do-ve essi dicevano che era apparsa la Madonna. Questi gliela indicarono ed egli scattò una foto-grafia. Tornato a casa non ci pensò più e solo do-po un anno egli si ricordò della cosa e fece svi-luppare la pellicola. Con sua grande sorpresa ap-parvero sulla foto i lineamenti della Madonna. Essa ci aveva dato la sua Immagine per mezzo di un amatore fotografo. (...)

 

Una bella attestazione

Nella festa della Madonna Assunta mi recai per la quarta volta a Turzovka. Dal treno mi di-ressi subito verso la salita alla montagna alle due e mezzo di notte, sperando che prima dell'auro-ra non ci fosse alcun pellegrino alla fonte. C'era-no invece ormai 300 persone giunte evidente-mente prima di me! Io mi unii a questi e mi posi in fondo alla fila aspettando il mio turno. Intan-to noi si continuò a pregare e a cantare devote canzoni alla Madonna. Soffrivo di reumatismi da vent'anni alle mani e ai piedi. Stare in piedi die-ci minuti era per me una cosa impossibile, per-chè soffrivo tremendamente. Quando giunsi ver-so la metà della fila venne da me una bella signo-ra di circa 25 anni, mi portò un bicchiere di ac-qua della sorgente e mi disse: - Beva! - Io chiesi: "Ha portato quest'acqua per me?" Sorridendo essa rispose: - Sì, per Lei! ho portato quest'ac-qua proprio per lei.- Io la bevetti e ringraziai. Dopo un po' la stessa signora mi portò un altro bicchiere di acqua della sorgente, e io chiesi: "Ha di nuovo portato l'acqua per me?" Essa ri-spose: - Sì, la beva tutta! - Io la ringraziai di nuovo. - Quella notte faceva molto freddo lassù, per cui pensavo che mi sarei buscato un potente raffreddore e poi per aver dovuto stare a lungo in piedi, attendendo il mio turno, soffrivo dolo-ri fortissimi ai piedi. Dopo un istante la bella signora ritornò per la terza volta e mi portò un terzo bicchiere di acqua. Alla mia ripetuta do-manda essa mi rispose sorridendo: - "Questa acqua la può guarire!" Dopo che io ebbi bevuto anche il terzo bicchiere, la signora si allontanò.

Era vestita di scuro ed aveva un mantello nero. In quel medesimo istante io non sentii più alcun male nè alle mani nè ai piedi. Arrivò poi final-mente anche il mio turno per poter attingere l'acqua alla sorgente miracolosa. Quando tornai presso l'altare vidi nel cielo e nel sole una luce straordinariamente chiara e con colori azzurri, violetti, gialli e verdi. Tutti i presenti la videro. Allora subito pensai che la sconosciuta Signora che mi aveva portato l'acqua era stata la Madon-na. Da allora io sono sano, sto bene e mi sento come uno di trent'anni anche se ne ho 65. Per questo ringrazio la cara Madonna di Turzovka, che mi ha ridonato la salute nella sua Festa, il 15 agosto 1968. - Io attesto questa guarigione sul luogo dell'apparizione a Turzovka oggi otto settembre 1968. Pavco Jozef - Hanusovice 4 252 na Morave.

 

Promessa

"Io sono la Figlia dell'Eterno Padre. Io so-no la Sposa dello Spirito Santo. Io sono la Ma-dre del Figlio. Guardatemi bene! Voi vedete un taglio al mio collo. Questo è il segno dell'odio di coloro che mi vogliono combattere e attac-care. Il mio manto sta slacciato sulla spalla destra, perchè possa essere lasciato cadere ogni momento per distenderlo sopra di voi!

Chi prega davanti alla mia immagine, su di questi io distendo il mio manto come Figlia del Padre.

Dove viene portata la mia immagine mira-colosa - chiese o abitazioni - là io lascio il mio manto, in ringraziamento, come Sposa dello Spirito Santo.

Chi mi invoca per nove volte con le parole: "Regina di Turzovka, stendi su di me il tuo manto!" Io questo lo proteggo come Madre del Figlio.

Quando il mio manto protesse l'immagine mira-colosa, si formò uno spazio impenetrabile su di essa. Così io formerò uno spazio impenetrabile su di voi con il mio manto. In questo spazio voi potrete pregare, offrire e ricevere i santi Sacra-menti. Ma non dimenticate che fu la Vostra Re-gina a costruire questa chiesa.

Entro questo sacro recinto voi dovete offri-re a Dio i vostri doni per mano mia. - Io nobilito i vostri doni e li trasmetto a Dio in vostra vece.

Dio li accetta da me! - Io vi difendo dall'odio dei vostri nemici e da ogni male! - Dio non vi abban-dona nelle fiamme ardenti, ma vi immerge nelle fiamme dell'Amore. Io vi conduco come REGI-NA e MADRE al RE del mondo, mio FIGLIO. Io provvedo per la vostra vita eterna e vi aiuterò. (tutto questo si riferisce all'Immagine miracolo-sa di Turzovka) Relazione dell'apparizione 1 - 6 febbraio 1968.

 

Turzovka è una Realtà?

Noi siamo convinti che le apparizioni di Turzovka sono reali, e questo per i seguenti motivi:

1) - Prima di tutto per il Contenuto di tali ap-parizioni e messaggi. Essi non contengono nulla che sia contro la Fede, anzi al contrario, ci con-ducono e ci invitano ad una fede sempre maggio-re e più profonda, fede cattolica, e destano in noi motivi e desiderio di penitenza, di amore al santo Rosario, alla preghiera per i sacerdoti e re-ligiosi. E tutto ciò è giusto e assolutamente ne-cessario. Anche il modo di esprimersi è nuovo; qui nulla si copia da altre apparizioni di altri luoghi o di altri tempi. La Madonna non parla affatto, essa fa soltanto dei segni, delle indicazio-ni, mostra e fa rilevare una o l'altra cosa, sia sul-l'atlante, sia sulla tavoletta, sia attorno al veg-gente. Sull'atlante si vedono passare delle imma-gini e, delle scritte come alla televisione, che de-stano pensieri ben definiti, rappresentazioni e visioni che spingono alla volontà di cambiare la nostra vita, il nostro modo di vivere. Sia le im-magini che le scritte come le raffigurazioni non contengono degli errori.

2) - I veggenti - Mattia Laschut, Juri Kovalek e Luigi Lasak, non sono bambini, sono degli uomi-ni, e uomini sinceri; semplici, molto pii e tutt'al-tro che fanatici o suggestionabili, uomini che prendono la vita sul serio e guardano in faccia la realtà delle cose. Mattia Laschut, a causa di que-ste apparizioni di cui egli sostenne la realtà, do-vette soffrire paurose angherie, costrizioni, e an-ni di detenzione e privazioni di ogni genere, sia lui che la sua famiglia ridotta per questo alla più nera miseria. Egli visse ore di Getsemani. Già i molti interrogatori estenuanti erano capaci di far crollare un uomo spiritualmente malato, che sa-rebbe stato facilmente ridotto a pezzi; eppure tutte queste cose non riuscirono ad ottenere da lui una parola che contraddicesse quanto da pri-ma aveva affermato. Egli rimase saldo nella sua fede, nelle sue convinzioni. Tutt'ora egli sostiene la realtà di quanto ha visto e vi crede.

Molti sacerdoti non credono e non vogliono cre-dere, ma lui è pronto a morire per questa sua fe-de! Ogni genere di promesse lasciarono Laschut del tutto indifferente e non servirono a nulla se non a farlo sorridere! fermo nella convinzio-ne di uno che ha visto e vive in relazione a ciò che ha visto. Dove ha preso questo ardente amo-re alla Madonna Laschut? - Da chi ha appreso la profonda conoscenza delle verità divine? - Forse che si può negargli di possedere una scienza e u-na conoscenza e penetrazione infusa-carismati-ca? E dove tanta fortezza e sicurezza? Qui è particolarmente valida la parola di Dio: "Vedete vocationem vestram Vedete bene la vostra voca-zione, fratelli. Non ci sono molti sapienti secon-do la carne, non molti potenti e molti nobili, ma ciò che è stolto davanti al mondo, Dio lo ha scelto per confondere i potenti... Egli ha scelto ciò che è niente, ciò che è disprezzato dal mondo, per annullare ciò che vale nel mondo, affinchè nes-suno abbia a gloriarsi davanti a Dio! (1 Cor. I, 26 - 29);

3) - L'ira di Dio può essere evitata solo con la penitenza, con la conversione dei peccatori, con recitar la preghiera del santo Rosario. - La Madonna desidera che noi portiamo questo messag-gio a tutti gli uomini, che ci è possibile avvicina-re o raggiungere: Colui che ha preso la via della preghiera, non ha nulla da temere, diffonda pure questa preghiera che è il rosario! egli sarà nella grazia di Dio. (Copia dall'originale di Mattia Laschut, come egli lo ha dettato).

4) - Scopo delle apparizioni: Maria vuole risve-gliare la fede del popolo, alleviare i nostri dolori, convertire i peccatori e avvertire l'umanità circa la punitrice giustizia di Dio e salvarla. Crediamo anche noi alle apparizioni della Madre di Dio a Turzovka e cerchiamo di fare ciò che la Madon-na desidera. - Allora si compirà presto ciò che Lei, Maria, ha predetto.

Cara Madre di Dio di Turzovka, noi crediamo in Te! Noi ti amiamo con cuore puro. Proteggici, salvaci, noi e i peccatori di tutto il mondo!

 

La Messaggera di Dio

Nell'Angelus Domini noi diciaimo: "L'ange-lo del Signore portò a Maria l'annuncio. Maria ricevette per mezzo dell'angelo un messaggio da parte di Dio, e lei questo messaggio lo trasmette agli uomini. Maria è la Messaggera di Dio.

Lei viene sulla terra, per avvertirci...

Lei appare in diversi luoghi. Ella non viene per una sua decisione personale. No, Lei è inca-ricata di portarci un messaggio di Dio. (nota del traduttore: in varie apparizioni della Madona, p.es. "Signora di tutti i popoli di Amsterdam", la Madonna insiste nel dire che è mandata dal suo divin Figliolo e dallo Spirito Santo...)

Maria è mandata per questo. - Abbiamo noi fatto ciò che Lei desiderava? - Affrettiamoci a far pe-nitenza e non attendiamo più oltre!

Recitiamo ogni giorno una corona del santo Rosario con i cinque misteri, possibilmente rac-colti in famiglia e in ginocchio. Riconcigliamoci con Dio e con gli uomini!

Lasciamo il peccato! Cambiamo anche la nostra vita! Facciamo della santa Messa e della santa Comunione il punto centrale della nostra giornata! Riceviamo il Corpo del Signore con ri-spetto e amore! Abbiamo stima della santa Con-fessione!

Quali premure ha la Madonna per salvarci! quanto fa essa per noi!

L'anno 1830 ella dà la Medaglia miracolosa e il panno verde della penitenza (scapolare)... Nel 1846 essa piange alle La Salette e am-monisce in modo tanto impressionante.

Nel 1858 a Lourdes richiama alla penitenza e alla recita del santo Rosario...

L'anno 1917 essa mostra a Fatima l'inferno con i suoi paurosi tormenti ed esorta alla pre-ghiera e a offrire in riparazione e per la conver-sione dei peccatori, dettando la preghiera da inserire ad ogni decina di Ave Maria nel rosario... Lei chiede poi la consacrazione del genere uma-no al suo Cuore Immacolato.

Nel 1930 a Beauraing mostra il suo Cuore d'oro e domanda conversione e, una vita di leal-tà e di giustizia.

Nel 1933 a Banneux richiama alla preghie-ra, a una vita secondo il Vangelo, insiste sulla po-vertà , il significato e valore apostolico della sof-ferenza.

(Nota del traduttore in it.): nel 1944 alle Ghiaie di Bonate, dove si ripete il miracolo del sole come a Fatima, la Madonna richiama sopra utto alla santità e alla santificazione della fa-miglia... "sono venuta per salvare la famiglia..."

Ad Amsterdam dal 1945 al 1959 la Signora di tutti i popoli trasmette i suoi messaggi e preannunzia le catastrofi del mondo e nella Chie-sa... promette la sua vittoria finale, ma chiede la definizione dell'Ultimo DOGMA - Corredentrice, -Mediatrice e Avvocata...

Nel 1953 la Madonna a Siracusa piange visi-bilmente per quattro giorni e 4 notti quasi osten-tatamente, affinchè ci pentiamo dei nostri pecca-ti, perchè siamo sull'orlo di un'estrema rovina... Nel 1954-55 in Ucrania sul monte Seredhan richiama alla penitenza e all'unità con Roma... Nel 1958 a Turzovka essa appare e si mo-stra in maniera vicina e ispira tanta fiducia e compie tanti miracoli e segni straordinari che quasi nessuno ormai può rimanere incredulo. Gli sforzi della Beata Vergine Maria rasentano l'im-possibile per salvare tutti. A Turzovka la Madon-na chiede ancora penitenza e preghiera, il santo rosario, e richiama in modo impressionante e sa-piente gli uomini. A Turzovka ella mostra sol-tanto quelle cose che da tempo e tante volte an-dava ripetendo e richiamando e mostrò anche ciò che accadrà se il mondo non si vorrà conver-tire e non farà penitenza sul serio...

Lasciamoci parlare e convincere e cerchia-mo di diventare figlioli fedeli della Madre di Dio, pronti, a seguire con Lei Gesù e a combatte-re per il suo Regno.

 

A P P E N D I C E

Una voce della Stampa Cecoslovacca

Il giornale comunista della gioventù Miade fronta, il 27 settembre 1969 riportò un lungo ar-ticolo sotto il tirolo:

Turzovka nove Lourdj? (Turzovka una nuova Lourdes?) del quale citiamo i seguenti passi:

Il Monte Schiwtschak porta il nome dell'antico proprietario. Esso non sa perchè proprio a Mat-tia di Turzovka, fra le chiome delle querce e i raggi del sole è apparsa la Madre di Dio. Forse questa fu un'illusione.

Nel villaggio se ne parla... si mormora... Il parroco dissociò le proprie responsabilità dalle apparizioni. Nel suo predicare egli mise in dubbio la cosa. Fu un caso che questo parroco un paio di giorni dopo cadde dalla scala in cantina e ri-mase morto sul colpo?

Una notte un uomo si recò sulla montagna di Schiwtschak, dove strappò tutte le immagini e i quadri religiosi che vi si trovavano ed erano ap-pesi agli alberi della radura e fece a pezzi tutte le croci. Dopo essersi ubriacato e aver più volte dormito in un campo di grano, fu maciullato da un trattore. No, questi non possono essere dei "casi", delle semplici coincidenze!

E il fatto che la Vergine Maria, esattamente 100 anni dopo le apparizioni a Lourdes, apparve sul Monte Schiwtschak parla da solo (Nota del Redattore).

Mattia Laschut stava davanti al giudice. Se-condo il paragrafo 127 egli era incolpato di diffusione di notizie allarmanti e di istigazione. Die-tro raccomandazione del Primario Capo della Clinica psichiatrica, il Giudizio chiese una super-visita psichiatrica.

"Noi accogliemmo il paziente nel reparto psichiatrico di Bjstrica il 21 novembre 1958. Il suo comportamento fu socialmente encomiabile, in ogni momento egli era perfettamente in ordi-ne e lucidissimo. Era convinto di non aver fatto niente di male e che doveva soffrire come uomo di Dio. Dal giugno all'agosto 1958 egli aveva avu-to sette apparizioni. Nell'agosto 1958 gli apparve anche il diavolo. Dopo un certo tempo Laschut fu rilasciato, dietro mia raccomandazione, ma egli ritornò ancora più volte da noi. Dal 1962 non fu più rinchiuso in ospedali". (Dichiarazio-ne del Primario dottor Jan Hasilik).

"Nell'agosto del 1969 erano arrivati a Tur-zovka degli autobus dalla Cecoslovacchia, dalla Moravia, dalla Boemia, due dalla Polonia e tre dall'Ungheria. Si videro anche persone prove-nienti dalla Germania, dal Belgio, dall'Olanda, dall'Italia e dagli Stati Uniti di America.

Quando si arriva all'inizio della radura, luo-go dell'Apparizione, si vede una tabella con la scritta: NUOVA LOURDES. Da ogni albero pen-de o un'immagine o un crocifisso o una tavolet-ta di ringraziamento per guarigioni ottenute; e queste in lingua slovena, polacca, ceca o unghe-rese. Sembra di trovarsi in una grande chiesa creata dalla natura stessa.

Gli alti alberi da fusto, le alte quercie formano le colonne di questo tempio e le sue pareti. Le chiome folte e ampie delle quercie distendono come una gotica volta attraversata dal colore azzurro del cielo. Sopra l'altare pende un velo tra-sparente con la scritta: BENVENUTI - Un gran-de candelabro di ferro sta davanti all'altare. Co-là si possono incontrare tanti bambini e tanti giovani che non sono ancora stati contagiati dal miasma del nostro tempo... Sono tanto da invi-diare le persone anziane che fanno ritorno a ca-sa, contente, da Turzovka, portandosi nel cuore una gioia profonda e vera...

Una freccia indica ai pellegrini la strada che porta alla sorgente miracolosa. Il riempimento delle bottiglie e dei vasi, che la gente si porta ap-presso, dura a lungo; ci sono lunghe file di per-sone in piedi che attendono con grande pazien-za il proprio turno. La massa di quelli che si dirigono verso la sorgente è sempre assai più grande della fila di coloro che se ne vanno via...

(firmato: Jiri Krizen, Redattore).

 

Una voce della Stampa Canadese

La rivista canadese "Vers Demain" (Maison st. Michel, Rougemont, Provincia di Quebec, Canada), nel suo numero di luglio 1970 pubbli-cò la seguente intervista:

Un nostro corrispondente fece visita al Signor Lasak in Hultchin, per poter avere notizie più dettagliate circa la statua della Madonna da lui scolpita. Questo incontro con Luigi Lasak fu una provvidenza, perchè lo scultore della bellis-sima statua morì undici giorni dopo, il 27 gen-naio 1970. Nel dialogo che riportiamo usiamo la sigla VD per il corrispondente della nostra rivista "Vers Demain".

V D: Lei ha avuto la bontà di farmi vedere la statua della Beata Vergine da Lei scolpita -Io non ne vidi mai una più bella. Dove ha impa-rato a scolpire o intagliare? -

Lasak: Da nessuna parte. A 14 anni io la-sciai la scuola elementare per andare a lavo-rare in miniera.

V D: Quanti anni ha? e quanti anni ha la-vorato in miniera?

Lasak: Ho 67 anni. Ho lavorato 28 anni consecutivi nella miniera di carbone di Urx pres-so Ostrava (Ostrava è il centro del bacino carbo-nifero di Kervin, dove lavorano 180 mila uomini nell'industria mineraria, negli stabilimenti metal-lurgici, nelle fonderie e nelle centrali elettriche a carbone; nota dei traduttore).

Io presi la silicosi ed ora ho una piccola pensio-ne di invalidità.

V D: Quando ha scolpito la statua della Madonna?

Lasak: L'anno 1964.

V D: Come Le è venuta l'idea di fare la sta-tua e da chi ha ricevuto la capacità di portare a termine un simile lavoro?

Lasak: Dal 1960 mi recavo a Turzovka, do-ve l'anno 1958 la Madonna è apparsa al Signor Mattia Laschut. Io vi ci andavo almeno una volta al mese, la maggior parte delle volte in autobus assieme ad altri pellegrini. Alle volte passavamo anche tutta la notte in preghiera. Io mi sentivo attratto in maniera irresistibile, perchè era il luo-go delle mie più grandi impressioni. Ai primi di giugno del 1964 ebbi una prima visione. Sul luo-go dell'apparizione c'era una immagine del Salva-tore coronato di spine. Mia moglie, mia nuora ed io ci inginocchiammo vicino alla croce, mentre gli altri pregavano stando inginocchiati a sinistra davanti all'altare. Noi tre vedemmo nel medesi-mo momento che usciva del sangue dalla fronte e di sotto ai capelli del Salvatore. Poi io soltanto vidi che il Salvatore piegò indietro il capo e aprì gli occhi, e poi di nuovo egli chinò il capo e chiu-se gli occhi. E ciò per tre volte una dietro l'altra. I miei occhi si riempirono di lacrime, tanto che non riuscivo più a vedere. Mia moglie incominciò a pregare a voce alta per destare l'attenzione de-gli altri che poi vennero da noi. Ma pare che essi non vedessero niente, ad eccezione di un ragazzo di 14 anni, che vide il capo di Cristo sanguinare. Erano circa le due del pomeriggio. Noi ci alzam-mo e tornammo a casa col carro.

V D: Ha avuto anche un'altra visione in seguito?

Lasak: Sì, il giorno seguente alle sei, dopo che mia moglie si era recata al lavoro in una segheria vicina, perchè la mia pensione mi dà solo 394 corone (qualche cosa come 60 dollari, anzi meno). Io stavo pregando davanti a una immagi-ne di Cristo simile a quella che sta sulla monta-gna. Non avevo ancora finito la mia preghiera, quando io perdetti i sensi. Io mi trovavo in ispi-rito al medesimo posto del giorno avanti. Circa tre passi avanti a me, a mezzo metro da terra, vi era la Madre di Dio, in piedi, bellissima. Il suo vestito era candido come la neve, stretto alla vita da un nastro celeste. Essa mi guardò negli occhi e mi disse: - Ciò che tu vedi è l'opera che tu devi fare. Quando l'opera sarà finita, la dovrai dare ai fedeli. Non devi avere nessuna paura, io ti aiute-rò. Io in te imprimerò anche il mio volto, che hai da riprodurre".

Dopo un poco la Madonna continuò: "Io ti lascierò di nuovo e t'accommiaterai da me con il cuore molto addolorato". Dette queste parole disparve. Subito mi trovai in un altro luogo, che io finora non avevo mai visto. Mi guardai attorno e vidi di nuovo la Madonna alla mia destra in compagnia di tre altre donne. Essa non mi parlò. All'improvviso notai un gruppo di uomini, di persone di vario tipo, fra esse dei soldati. Essi parlavano forte, ma io non riuscii a capire. Vidi che trascinavano avanti Gesù legato. Vidi svol-gersi le scene della passione come si leggono nel vangelo fino a che Gesù da tre uomini fu tolto dalla croce. La Madonna era sempre presente assieme alle tre donne. Io tremavo in tutto il corpo. Tornai di nuovo in me stesso e vidi che ero rimasto in ginocchio quattro ore. Io tremavo realmente ed ero stanchissimo e con gran fatica mi alzai in piedi e mi posi a sedere su di una sedia. Io sentivo dolori fino alle radici del mio es-sere, come se avessi partecipato ai dolori di No-stro Signore e della Sua Santissima Madre du-rante la Passione. Verso le due pomeridiane, quando mia moglie tornò a casa dal lavoro non riuscivo ancora a pronunciare una parola! Essa credette che avessi ricevuto cattive notizie, ma-gari una disgrazia d'uno dei nostri figli o familia-ri, come quattro anni prima, quando il nostro figlio maggiore rimase morto tragicamente men-tre lavorava con un'impresa edile. Finalmente es-sa si tranquillizzò. Verso sera, quando ebbi ripre-so finalmente le mie forze, raccontai quello che mi era accaduto e quale comando avevo ricevuto dalla Madonna; al che Lei mi dovette promettere di non dire una parola con nessuno. Non le riuscì difficile, per la verità, mantenere questa promessa, perchè essa sapeva benissimo che io ero assolutamente incapace di intagliare o scolpi-re una tale statua e che la gente avrebbe preso la cosa come uno scherzo e noi ci saremmo fatti deridere da tutti. Io mi sentivo incapace. Poi non avevo il legno adatto, nè altro elemento per un lavoro del genere. Che cosa dovevo fare?

Il giorno seguente venne a trovarmi un cer-to Michele Weiss, un falegname, che aveva senti-to qualche cosa a mio riguardo. Egli mi disse che mi avrebbe procurato il legno e anche gli arnesi. Io capii che ormai qualche cosa si muoveva e mi veniva in aiuto e ciò fu per me molto incorag-giante. Tuttavia io mi sentivo molto inquieto dentro di me, tanto dopo come prima. Perciò de-cisi di unirmi di nuovo a un gruppo di pellegrini che andavano a Turzovka.

Una volta arrivati sul luogo dell'Apparizione ci trovammo ad aspettarci un nostro com-paesano Valentino Kozaniak, un uomo parec-chio anziano che disse: "Tra voi c'è un uomo che deve scolpire una statua in piedi di Nostra Signora Regina di Turzovka. Molto sorpreso gli domandai: Chi Le ha parlato di questo? - Egli rispose: Non chieda altro, ma venga con me! - Egli mi condusse davanti alla Croce, davanti al-la quale noi ci si era inginocchiati quando ve-demmo il Salvatore sanguinante. Questa croce del santo monte ha una sua propria storia. L'an-no 1958 la Madonna era apparsa al Signor Laschut e gli aveva ordinato di fare una croce con quell'albero al quale era appeso il quadro della Madonna del Perpetuo Soccorso, forse fin dal diciottesimo secolo, ed erigere lì questa cro-ce, dove Lei, la Vergine gli era apparsa. Ciò fu effettivamente fatto. Ma gli atei diedero fuoco a questa prima croce. Soltanto rimase un tron-cone mezzo bruciato di circa un metro o due. I pellegrini eressero una seconda croce al suo po-sto e vi appesero il troncone rimastro della pri-ma croce. I Comunisti bruciarono anche questa seconda croce, ma il pezzo carbonizzato della prima croce che era attaccato con un filo di ferro rimase appeso. I pellegrini lo fissarono su una terza croce eretta sempre al medesimo po-sto. Fu proprio davanti a questa terza croce che mia moglie, mia nuora ed io abbiamo pregato. L'anziano uomo, Valentino Kozaniak, mi co-strinse decisamente a portarmi a casa il pezzo carbonizzato della prima croce, che era diventa-to una specie di reliquia, ricavarne una croce e un cuore, che io poi dovevo applicare alla mia statua. La proposta, dopo un iniziale opposizione, fu accettata con entusiasmo dagli Slovac-chi presenti ed io promisi di portarla a termine. Senza attendere oltre quelle persone levarono il pezzo carbonizzato della prima croce e lo porta-rono a valle dove fu caricato sul nostro autobus. Il falegname Michele Weiss mi procurò un pezzo grosso di legno di tiglio, lo tagliò in lungo per metà, vi scavò una piccola cavità, nella quale mi-se il cuore e la crocetta che avevo ricavato dalla reliquia del vecchio tronco bruciato, poi incollò di nuovo assieme le due metà e mi consegnò il tutto così.

Poi io mi misi all'opera, che mi tenne occupato due mesi, fino al novembre 1964. Sono venuti scultori di professione per vedere questa statua. Data la mia ben nota incapacità in questa pro-fessione, essi trovarono incredibile che io in così breve tempo avessi potuto eseguire una tale opera.

V D: Da allora ha avuto un'altra visione? Lasak: Sì, il 17 agosto. Fra le cinque e le sei pomeridiane stavo nella mia stanza, dove si trova la statua della Madonna. Io stavo appun-to pensando a quest'opera che io avevo compiu-to su comando di Nostra Signora. Improvvisa-mente preso da convulsioni e dolori fortissimi, tanto che io credevo fosse venuta la mia ultima ora. Pregai Gesù e Maria di lenire un poco que-sti dolori e provvedere perchè qualcuno mi venis-se in aiuto. Tutto questo durò alcuni minuti, poi apparve la Madonna in tutta la sua bellezza pro-prio davanti a me. Lo stesso vestito, la stessa po-sizione come l'anno precedente, solo che non te-neva le mani giunte: la mano destra la teneva ap-poggiata sul suo cuore, mentre il braccio sinistro pendeva in giù. Io mi volevo inginocchiare davanti a Lei, ma non riuscii a muovermi; ero co-me legato da una catena. Essa levò la sua mano destra dal cuore e mi disse semplicemente: "Tu devi patire ancora di più". E disparve. Io dovetti piangere come un bambino e ringraziarla della sua venuta. Il suo avvertimento, che io avrei do-vuto patire ancora di più, io lo accolsi con pron-tezza. I dolori che io ebbi a soffrire nello scorso anno 1969 furono tali che mi si dovettero ammi-nistrare i sacramenti degli infermi; pareva che fossi sul punto di morire. Ora ho da soffrire pati-menti di tutt'altro genere, perchè certe persone diffondono delle menzogne circa la statua, perchè sono convinti che io abbia fatto questo lavoro con l'intento di far quattrini.

 

Come si raggiunge Turzovka

Turzovka si trova al confine Nord della re-gione, a dieci chilometri dal confine polacco, fra il confine della Moravia e Slovacchia.

La Cecoslovacchia è formata da tre regioni: Boemia, Moravia e Slovacchia. Il territorio ha una superficie di 127 mila km. quadrati e conta 14 milioni di abitanti, di cui il 60% di Cechi e il 28% di Slovacchi. Le due lingue regionali ceco e slovacco sono strettamente imparentate fra loro. La capitale è Praga con un milione di abi-tanti. Il clima è caratterizzato da un inverno mi-te e da una estate calda.

Per recarvisi si richiede il passaporto per il viaggio e il VISUM (visto). Tutte le informa-zioni si possono avere presso il REISE - BURO - Ufficio per i viaggi.

Itinerari: Dall'occidente si passa per Fran-coforte - Norimberga o Monaco di Baviera - No-rimberga, verso Praga. Da Praga si sale sull'e-spresso Praga - Varsavia, e si passa oltre Ostrava fino a Cadca (pronuncia Ciadcia). Di lì, con tre-no locale, si arriva a Turzovka, a 15 km.

Dal Sud invece si passa per Vienna - Brati-slava - Piestanj - Trencin - Zilina, dove si sale sul treno per Cadca.

Anche per i pullman o auto ci sono vari passaggi oltre il confine.

Il traffico o servizio viaggi è provveduto dallo Stato, poichè i turisti stranieri sono benve-nuti.

LAUS DEO ET B.V. MARIAE

 

Franz Grufik, 1900, ceco, di Praga, impre-sario edile indipendente. Matrimonio 1932. 3 bambini. Conosce Mattia Laschut dal 1966, del quale divenne amico e confidente. Grufik tenne all'estero 120 conferenze su Turzovka, il 18 giu-gno 1968 anche a Roma, alla facoltà teologica ceca del Nepomicenum, alla presenza del Cardi-nale Giuseppe Beran.

Grufik da molti anni non aveva più stoma-co; a causa del genere della sua malattia e secon-do la prognosi della scienza medica, sarebbe do-vuto morire da tempo. Morì il 15 agosto 1971.