TRIPLICE ATTENTATO AL RE DIVINO
P. Matteo Crawley S.S. C.C. 1922
Salve
Regina dei cuori dedico queste pagine scritte col sangue del mio povero cuore,
diritti del Re d'Amore, tuo Figlio.
Salve
Regina!... Tu, che nella notte del primo Natale, vegliasti tra le sofferenze,
senza poter trovare né un tetto che ti ricoprisse, né una porta aperta che
ti ricevesse... Tu, la grande Riparatrice, aiutami a restaurare la sovranità
di Gesù nelle famiglie e nella società, batti Tu stessa alle porte dei cuori e
delle famiglie cristiane, chiedendo un trono di gloria per il Cristo-Re!
Salve
Regina!... Tu la sola bella, santa, immacolata, aiuta la nostra impotenza
nelle lotte contro le iniquità di un mondo senza Dio; aiutaci a distruggere
il vituperio di un cristianesimo falsato, aiutaci a far risplendere nei focolari
che ti sono devoti l'antica austerità dei costumi ed il sole del tuo
purissimo Cuore tra i fanciulli, le vergini, le spose, le madri cristiane; oh!
Madre senza macchia! che il Cuore di Gesù troneggi nel tabernacolo delle famiglîe,
adornato del giglio della purezza e della modestia. Che il Vangelo in tutta la
sua integrità sia l'unica legge di dignità sociale e di virtù cristiana.
Dissipa, o Regina di purezza, le nubi dei pregiudizi pagani, delle
convenienze assurde, e vigliacche per le quali Gesù vien flagellato. Uh! fa ch'Eglí
diventi nuovamente, nelle famiglie e nella società, il CristoRe!...
Salve
Regina!... Tu sei la Regina del Cenacolo della Chiesa, Tu la dolce Sovrana del
clero e dei chiostri, Tu comunichi ai preti ed alle spose consacrate una parte
della tua divina maternità, moltiplicando per mezzo di essi i Gesù che
daranno Gesù alle anime ed al mondo. Grazie!... ma, ohimè! Tu sai, o Maria,
che il mondo che odia Gesù, vorrebbe anche spegnerne la discendenza più che
nobile, inaridendo la sorgente degli apostoli, distruggendo gli altari e
spogliando i giardini fioriti dei chiostri.
Sii,
o Regina del Cuore di Gesù, più forte di una armata schierata in battaglia, dà
Tu stessa il grande assalto e noi avremo certamente la vittoria.
Oh!
per assicurarla alla Chiesa dacci dei sacerdoti, dei sacerdoti-apostoli, e
degli apostoli-ostie!.... Maria, Mediatrice, esaudiscici non tardare più, la
Chiesa piangendo ti tende le braccia... Ritorna sulla terra, benedici le
famiglie, spargi tra di esse una semenza divina, fa che in esse fioriscano i
germi di santità sacerdotale, fiori di santità verginale per gli altari, fiori
benedetti per i chiostri... Dà, o Regina d'amore, subito la vittoria al
Cristo-Re!...
Salve
Regina!
Braine-le-Comte,
22-12-1922.
INTRODUZIONE
Nisi
Dominus aedificaverit domum, invanum laboraverunt qui aedificant eam. (P. 126,
I).
Se
il Signore non edifica la casa, invano lavorano coloro che la edificano.
V'è
un male morale, vera cancrena della vita privata e sociale, l'estensione ed i
danni del quale, palesatisi attraverso gli avvenimenti, ci spaventano.
Dopo
il conflitto armato, dopo le epidemie, mortifere più ancora della stessa
guerra, questo flagello, terribile come una epidemia morale, angoscioso come
una malattia mortale, triste come una lotta interiore, implacabile come
un'offensiva vittoriosa che distrugge ed abbatte qualunque barriera, questo flagello,
dico, ci opprime e sembra spingerci nell'abisso.
Non
intendo far qui allusione all'effervescenza rivoluzionaria, né allo
squilibrio politico delle nazioni, né all'incoerenza delle folle che si
sollevano, desiderose di far nascere e stabilire una comunanza universale.
Limito invece le mie osservazioni esclusivamente al piccolo, ma nello stesso
tempo grande regno che è la famiglia, a questa sorgente di vita e d'azione
sociale, - il focolare - così profondamente sminuito e pervertito da questo
male.
Ohimè!
La morale sociale e privata, messa dalla guerra a sì dura prova, non ne è
uscita nè purificata nè rinnovellata. E tuttavia, questo male, o meglio,
questo groviglio di mali sì gravi, che alcuni immaginano nuovi, e di cui anche
i più noncuranti si lamentano, è proprio un frutto della guerra? Si, in una
certa misura. Per la sua stessa natura, la guerra, che è un disordine, non ha
potuto che contribuire al disordine generale ed al rilassamento dei principi.
E se alcuni sono stati veramente rigenerati dalle sofferenze, quanti altri
invece ne sono stati sfiorati soltanto superficialmente. La guerra ha aperto
degli abissi nella società!
Ma
noi crediamo tuttavia che la maggior parte di tali mali, di cui un giorno
potremo dolerci, non sono stati che svelati e caratterizzati dalla guerra.
Questa è stata come una bomba caduta in un giardino pubblico, la cui
esplosione ha messo allo scoperto dei cadaveri in putrefazione e delle ossa
disseccate. Non si sapeva più ciò che quel terreno fiorito ricoprisse; e si
danzava su quel tappeto di terra verdeggiante la dinamite ha messo in luce il
vecchio cimitero che vi giaceva sotto.
Un
triplice male, estremamente grave, male mortale, rodeva intanto nascostamente le
viscere della società moderna, senza che essa volesse rendersene conto. Aveva
paura di constatarlo? La sua noncuranza, in ogni modo, non faceva che
accentuarlo.
1.°
Era un rnale di raffinato orgoglio, ossia una corruzione dello spirito.
Due manifestazioni tipiche e tormentose ce ne rivelarono l'esistenza: una profonda
ignoranza religiosa sempre più sistematica, in certe categorie apparentemente
intellettuali e dirigenti; quindi, come logica conseguenza, un disprezzo
orgoglioso del divino; e infine, l'odio, crescente come un'onda di rabbia
settaria, e che minacciava di sommergere le istituzioni del diritto pubblico,
cristiano ed ecclesiastico.
2.°
Era un male d'apatia rapidamente trasformatosi in un male di
indifferenza e di disgusto per l'idea e le cose religiose, perchè la corruzione
della coscienza cristiana segue da vicino la corruzione dello spirito.
Com'è
grande, tra la gente onesta, il numero di coloro che sono completamente
indifferenti ad un regime, qualunque esso sia, religioso o laico! L'agitarsi
dei problemi dell'educazione dell'infanzia, del matrimonio o della legislazione
cristiana, tutto quello insomma che non tocca da vicino l'interesse ed il
piacere, non riesce a smuovere la loro calma e beata indifferenza...
3.°
Era soprattutto un male di voluttà, una febbre spaventosa, un delirio
intensa dei piaceri sensuali.
Questa
corruzione dei sensi già esisteva adunque, ed era un orribile tumore che il
coltello della guerra ha aperto, rivelando agli occhi attoniti degli stessi
grandi maestri di sociologia, nuovi abissi d'infamia.
Allorchè
scoppiò la guerra, questi grandi mali, e tutti gli altri, che come dal loro
naturale focolaio, sono da essi scaturiti, erano molto più profondamente
radicati di quello che la società nostra, così fiera della sua cultura e della
sua civiltà, non credesse. Precisamente questa società, che si crede
cristiana, che si vanta di esserlo, e soprattutto di sembrarlo, era contaminata
dai suoi vizi mortali, molto più di quel che si pensasse.
Soltanto
quando il sangue ira zampillato, si è constatato con sorpresa ch'esso si
corrompeva o... che era già corrotto.
La
crudele e spaventosa amputazione fatta dalla guerra non è stata soltanto una
provocazione nefasta, ma anche una rivelazione benefica di tanti mali. E la
Provvidenza che tutto guida, l'ha permesso perchè si facesse la luce; e con la
luce, la guarigione delle famiglie e della società.
E'
ovvio che alcuni istinti perversi, alcune malattie morali e profonde, non
potevano essere facilmente guarite; anzi, la guerra, nel rivelarle, le ha
acutizzate. Essa ha fatto conoscere il punto debole e gli abissi latenti della
nostra società, più cristiana all'epidermide che nello spirito, e piuttosto
pagana nei costumi.
Ascoltate
S. S. Pio XI:
«
Molto prima che la guerra incendiasse l'Europa, la principale causa di queste
grandi agitava » (1).
(1)
Enciclica Ubi arcano Dei.
Si
dormiva, ed anche più, un abisso. Veder oggi tutto spaventa; esaminarlo a due
esso suona accusa per colpevoli, e per tanti gente onesta. Ma questa visione
d'orrore, questo risveglio di soprassalto al rombo del cannone, sarà per molti
la tavola di salvezza.
Parliamo
francamente e cristianamente.
E'
meglio certo fare, anche contro la volontà del malato, la diagnosi della
malattia, per portare il necessario rimedio, che far l'autopsia del cadavere,
per constatare il male che ne causò la morte.
Che
i mali immensi, del resto, di cui ci lamentiamo, siano o non siano frutto
nefasto della guerra, non importa; quel che ci preme è che essi son là, come
una voragine aperta, che minaccia d'inghiottire quello che non è stato ancora
distrutto dal conflitto mondiale.
Noi
attraversiamo una crisi morale e sociale, eccezionalmente acuta; tuttavia io
sono e resto ottimista, perchè credo.
CRISI D'AUTORITA' DIVINA E CRISI D'ORDINE E DI PACE NELLE FAMIGLIE
Nolurnus
hunc regnare super nos. Non vogliamo che costui regni su di noi. (Luc., XIX,
14).
Io
non ho mai avuto gran timore degli attacchi rabbiosi dei settari che combattono
contro la Chiesa e i suoi altari. La loro potenza aggressiva é limitata in virtù
della misericordia di Gesù, che conosce la nostra miseria e che non permette
che noi siamo tentati al di là dalle nostre forze; del resto, la collera
dell'inferno é una prova che sta tutta a favore degli apostoli e delle anime.
Più
della potenza dei nemici, io temo la debolezza degli alleati, e l'indifferenza
dei buoni. Se Nostro Signore, infatti, ha affermato a santa Margherita Maria,
in un modo così sicuro, che Egli regnerà a nonostante ì suoi nemici », non
ha con questo affatto contraddetto un'altra affermazione, che é indispensabile
per completare l'interpretazione dello spirito della sua promessa: Egli regnerà
soprattutto in misura della fedeltà dei suoi amici, e giammai malgrado coloro
che Egli si é degnato eleggere per suoi amici ed apostoli del suo cuore. Il Re
d'Amore regnerà nonostante l'inferno ed i suoi seguaci, si. Ma Egli non
regnerà se vi sarà tiepidezza e fiacchezza in coloro che sono la sua falange
di destra; non regnerà malgrado i figli della sua luce e gli eletti del suo
amore.
Uno
dei mali rilevati ed aggravati dagli avvenimenti, riguarda precisamente una
cerchia di persone cristiane e cattoliche, dominata in parte dallo spirito
mondano.
Un
insieme di massime perniciose, un andazzo di vita mondana e pagana, si sono in
esso infiltrate, smovendo gli amici del Maestro, inquinando soprattutto i
costumi, le abitudini e l'educazione della famiglia cristiana. E tutto questo
con una grande abilità, senza toccare l'esteriorità cristiana, senza profanare,
con manifesta empietà, le tradizioni sacre.
Si
é sempre cattolici di nome, si possiede l'amore proprio del titolo di cattolico
e se ne conserva l'apparenza, ma l'anima di questo cattolicismo si evapora a
goccia a goccia.
Che
distanza immensa tra lo spirito, la mentalità, il costume, le abitudini,
l'educazione di due successive generazioni! Che eredità dì nobiltà morale e
cristiana dilapidata dalle esigenze assurde ed inique di una società che, di
fatto se non di diritto, condanna come cosa fuor di moda il Vangelo, la sua
morale ed il suo spirito.
In
questo studio sommario, terrò lungi dal mio pensiero coloro che sono veri e
propri mondani, i frivoli per educazione, gli indifferenti e gli irreligiosi,
ma tratterò esclusivamente di quello ch'io chiamerei mondo cattolico, ove la
società e la famiglia cristiana si manifestano profondamente contaminate da
alcune idee stravaganti e pericolose, e soprattutto per i costumi troppo liberi
e paganeggianti.
Alle
famiglie credenti soltanto rivolgeró il lamento che ad essi fece il Cuore di
Gesù quando disse: “Io sono stato ferito in casa dei miei e fra i miei”.
Costretto
per debito di coscienza ad aprire gli occhi altrui, vorrei avere il tono
persuasivo di un convinto, e nello stesso tempo l'accento afflitto d'un cuore
sacerdotale. Lungi da me il pensiero ed il tono di una critica sferzante, che
non s'addice mai alla penna del sacerdote. Il mio linguaggio é consacrato
unicamente a sradicare il anale, mostrando il bene, certamente con la piena
sincerità di una coscienza sacerdotale, ma anche con la delicatezza e la
dolcezza ineffabile del Vangelo che area e rispetta il malato che bisogna
guarire.
Una
lettera molto gentile mi invita a fare 1'Intronizzazione del Cuore di Gesù in
una cospicua e grande famiglia. Dico grande, perchè è nobile e ricca, e
perchè ha un nome molto cristiano. Mi si fissa il giorno e l'ora; mi si prega
anche, arrivando in casa, di fermarmi in portineria per farvi la stessa cerimonia.
Io vado. Fin dalla soglia della portineria, l'intera famiglia del portiere,
piena di gioia e di riconoscenza si prepara a ricevermi. La piccola stanza da
pranzo è adornata di fiori e risplende di luci. Quante preziose economie sono
state impiegate per la bella immagine del Re, amico di Betania, che spicca nella
gran cornice dorata, in un'armonia di semplicità e di decoro! I fanciulli sono
stati dispensati dalla scuola, e di buon mattino tutta la famiglia s'è
inginocchiata alla Sacra Mensa. Ed ora canta, prega e piange di gioia.
Io
pronuncio poche parole, poi benedico i fanciulli, i genitori da parte
dell'Amico che rimane a presiedere il focolare, e vuol partecipare alle sue
gioie ed ai suoi dolori...
Ma
prima di lasciarli, bisogna ch'io firmi alcune immagini ricordo, e prometta loro
una Messa di ringraziamento, per l'onore e la grazia che il Re Gesù ha
concesso, e perchè essi si mantengano degni dell'amicizia di Lui.
Ed
ora, toccate con mano qual doloroso contrasto!
Tutto
pieno ancora di commozione per l'amore semplice e forte di questi poveri, per il
Povero divino, salgo in ascensore, e dopo qualche secondo, vengo introdotto
nella sontuosa dimora della famiglia X... E' mezzogiorno. La padrona di casa
mi riceve, e dopo qualche parola di ringraziamento, mi invita a cominciare la
cerimonia... Guardo attorno a me e cerco l'altare, o almeno l'immagine del Sacro
Cuore. La signora X... indovina il mio desiderio e mi conduce in fondo al
salone. Là, trovo, confuso tra cento ninnoli cinesi, una piccola e minuscola
statua. Non un fiore, non una piccola lampada. I candelabri di bronzo restano
spenti. Essi conservano la loro luce per altri, e non per Gesù! Domando con
discrezione: - La famiglia assisterà a questa funzione ufficiale? - II marito
ed il figlio maggiore sono ancora in letto, perché son tornati dal teatro molto
tardi; e le due giovani figlie sono appena uscite per fare a tempo, se sarà
possibile, ad ascoltare l'ultima Messa.
Dunque
dinanzi a Madama X... e a due domestici si rinnova il banchetto di Simone!
Con
brevi parole commento la scena evangelica, mi lamento di una accoglienza tanto
fredda, e la biasimo: il Maestro è stato invitato, è vero, ma ahimè, è stato
ricevuto senza onori; Gesù, conosciuto forse, ma senza amore, quasi come
detronizzato!...
Questo
quadro rappresenta tutta una mentalità, tutto uno spirito di cristianesimo
convenzionale, ancora sincero, ma anemico, diluito, sfigurato. Il posto
d'onore, voglio dire il trono vivente di gloria e di regalità d'amore, che
Nostro Signore desidera e reclama, Egli non lo trova più, in generale, nella
casa dei suoi, cioè nella sua casa.
La
famiglia cristiana, salvo alcune belle eccezioni, venendo a patti con le
esigenze mondane, lo misconosce di fatto. Non si vorrebbe tuttavia che Egli se
ne allontanasse; e che, all'esterno, si creda o si dica questo; tuttavia, il
posto intimo che gli spetta per diritto divino, nell'anima dei genitori, e per
conseguenza in quello dei figli, non è più il suo. Per una conseguenza
logica, se nella coscienza e nei cuori, Gesù non è più il Re che governa, il
Padrone che comanda, non potrà esserlo, del pari, nella vita pubblica della
società.
Se
per Lui c'è rimasto soltanto il protocollo di etichetta cattolica, si deve al
fatto che nostro Signore non è più se se non un Re, un Sovrano che si riceve
in incognito, con estrema prudenza.
In
qualunque casta sociale, questo male è penetrato; e dovunque, i timorosi e i
pavidi si piegano, sotto il giogo del paganesimo moderno.
Si
adora furtivamente il Divino Crocifisso, aspettando che i tempi cambino, per
alzare il suo labaro ed elevare il suo Vangelo e la sua Legge agli onori della
vita sociale.
Nostro
Signore è sempre più allontanato dallo sguardo e dal cuore della società;
Egli non è più il Maestro! La migliore prova di questa affermazione è il
fatto concreto, eloquente e costante di una vita familiare e di una vita
collettiva soprattutto, in aperta contraddizione coi più elementari principi
dì una coscienza cristiana. Quel che dicono le labbra, in Chiesa, la domenica;
quel che mormora il cuore, sempre in segreto, è sconfessato dagli atti della
vita pubblica, tanto è vero che non si può servire due padroni in una volta.
Onde bisogna tristemente concludere che, se si seguono i mondani, non si ha di
cristiani che il nome; e la fede allora è debole a tal punto, che non ha più
il potere di arrestare sulla soglia del cuore e del focolare domestico, il
flutto invadente e fangoso del piacere proibito.
III. - QUAL'E' LA CONSEGUENZA PIU' IMMEDIATA DI QUESTA APOSTASIA LATENTE?
E'
la mancanza d'autorità nella famiglia, con tutti i suoi effetti funesti. La
gerarchia dei diritti e dei doveri è tale, che quando se ne toccano le fondamenta,
tutto l'organismo resta scossa. Così, nella misura in cui la famiglia elimina
la sovranità sociale di Nostro Signore, perde il suo prestigio ed il suo
equilibrio; l'autorità dei genitori ne risente, e la felicità familiare
crolla fatalmente, presto o tardi.
“
Venga a casa, presto, Padre mio”, mi supplica un giorno un signore, in preda a
viva commozione. Gli domando perchè, ed egli cerca di spiegarsi; ma poichè i
singhiozzi lo soffocano, lo faccio sedere e aspetto. « Ecco - mi dìce, dopo
qualche minuto; - Lei conosce il mio figlio maggiore, e sa quali sacrifizi
abbiamo fatto per la sua educazione ed il suo avvenire. Ma Lei sa, pure, che sei
mesi fa egli partì in cattiva compagnia, e, dopo d'allora, siamo rimasti senza
sue notizie. Ecco che arriva all'improvviso, va diritto in camera sua, senza
neanche salutare nè sua madre nè me. Indignati, andiamo verso di lui, rimproverandogli
la sua condotta, chiedendogli donde: viene e cosa ha fatto... Ebbene, sa Lei
quale è stata la sua risposta? Ha insultato me, suo padre, ed ha alzato la mano
sulla madre sua! Oh, che ingrato!... Venga Padre, venga con me a parlargli ». -
« Caro signore, non vengo ». - « Ma io non comprendo perchè non vuol
cercare di parlargli e di convertirlo».
- « No, no, mi scusi, non posso venire assolutamente ». - « Padre,
perchè dunque? Mi spieghi almeno la sua condotta, tanto contraria alle sue
predicazioni? » - « Sì, signore, lo farò in poche parole ».
E,
avvicinandomì, prendo affettuosamente la manto dell'infelice padre, e gli dico
gravemente, ma col cuore commosso di tenera pietà: « Ecco, da tanto tempo,
che sua moglie ed io la supplichiamo di piegare i ginocchi e di compiere i suoi
doveri di cristiano; ebbene, dimenticando lei il primo comandamento, ha
insegnato a suo figlio a dimenticare il quarto. Non è questo logico? Se suo
padre disobbedisce agli ordini di un Dio, egli può bene disconoscere
l'autorità di suo padre, che, dopo tutto, non è che una creatura. Lei è stato
buono con la sua sposa e i suoi figli, buono con i suoi amici ed i suoi
domestici; ma è stato crudele verso Nostro Signore; Egli è il solo che Lei
abbia misconosciuto; Suo figlio è stato buono per i suoi amici; troppo buono e
condiscendente con tutti, forse, eccetto che con Lei, suo padre. Si metta in
ginocchio, riconosca l'autorità del Maestro, confessi le sue colpe, ed
allora, sì, noi andremo a casa, vi condurremo Gesù, e convertiremo il
giovane ».
La
sua confessione fu ammirabile di sincerità e di pentimento, e la conversione
del figlio, che ne seguì, fu non meno bella e vera. Ecco l'equilibrio ristabilito
nell'ordine e per l'ordine del Vangelo. La pace non ne è che una logica
conseguenza.
Non
si dirà mai abbastanza che il gran male moderno non è la guerra, la
rivoluzione o il caro prezzo della vita. No, il male radicate trascendente, sta
nel focolare domestico scosso, perchè totalmente o in parte scristianizzato.
Non
bisogna ragionare da fanciulli e giudicare la importanza di un fenomeno dal
fracasso prodotto, dalle sue remote ripercussioni. Per i semplici, un colpo di
cannone è più spaventoso di un microbo o di un libro. Ora, noi sappiamo che
tutti i cannoni non hanno fatto tanto male quanto un microbo, dal pianto di
vista fisico, e quanto un libro, dal punto di vista morale. I tre quarti di male
che devastano l'Europa, radendo fino alle radici quel che la guerra aveva
lasciato ancora in piedi, sono la conseguenza d'un male che è alla sorgente
stessa della umanità della famiglia.
Leggete
questa frase uscita dal cuore angosciato del Papa Pio XI: « Si è decretato che
Dio, che il Cristo Signore non presiederebbe più alla costituzione della
famiglia! » (1).
(I)
Enciclica citata.
Ecco
il male radicale. che lo stesso S. S. Benedetto XV denunziava nella sua lettera
del 25 aprile 1915, preconizzando la crociata dell'Intronizzazione del Cuore di
Gesù nelle famiglie.
Noi
dimentichiamo troppo ingenuamente che la famiglia è scuola per eccellenza, di
virtù o di vizio, di santità o di delitto, e trascurando di purificare questa
sorgente, ci lamentiamo sterilmente di mali che ci vengono a colpire per nostra
negligenza. Le famiglie mondane si trasformano rapidamente in pagane, per
divenire addirittura laicizzate. Non si capovolgono impunemente i principi del
Vangelo; l'edifizio della Redenzione è fondato su Nazareth, ed è la famiglia
cristiana che dovrà sempre perpetuare il frutto del Calvario.
A
misura dunque che la tempesta satanica neutralizza l'esempio di Nazareth, vale
a dire l'influenza del santuario domestico, per eccellenza cristiana, essa
compromette i frutti della Redenzione.
Questo
è un principio positivo di legge divina. Il Signore avrebbe potuto procedere
altrimenti, ma Egli tracciò questa legge, e vi si sottomise Lui stesso; fondò
la famiglia e la divinizzò elevando il matrimonio alla dignità ed alla
sublimità di un sacramento.
IV. - L'APOSTASIA SOCIALE, DOLOROSA E LOGICA CONSEGUENZA DELL'APOSTASIA FAMIGLIARE
Si
potrebbe forse trovare, tanto tra i saggi ed i ricchi, quanto fra la folla degli
avventurieri, dei semplici e dei poveri, un tale esercito di gente senza fede nè
legge, che dirige la cosa pubblica, che influisce potentemente sui destini dei
popoli, che lavora con pertinacia a laicizzare la società, che studia con
passione i mezzi di sopprimere Dio ed il suo Cristo da tutte le attività della
vita; si potrebbe, dico, trovare un'armata tanto formidabile, se la famiglia
cristiana fosse rimasta una cittadella di verità e di morale cristiana? No,
mille volte no! Confesso, certo, che qualche unità di questo immenso esercito
possa essere formata da vili apostati di qualche focolare cristiano, ma noi
siamo obbligati a constatare che la immensa maggioranza è il frutto naturale
d'una società neo-pagana.
Questo
male non è stato improvvisato dal recente conflitto d'armi. La barca navigava
già senza bussola: andava alla deriva, quando fu urtata da questa mina
subacquea che fu la guerra.
La
famiglia cattolica era già stata colpita mortalmente dal Giansenismo, (nota)
Giansenismo
Movimento teologico cattolico sorto in Francia nel XVII secolo; prende il nome
dal vescovo fiammingo Giansenio, che nel trattato Augustinus si ispirò
al pensiero di Sant’Agostino per teorizzare una dottrina della predestinazione
assoluta. La stretta connessione di questa teoria con i principi del calvinismo
indusse la gerarchia cattolica ad accusare di eresia i seguaci di Giansenio, che
tuttavia proclamarono la loro appartenenza al cattolicesimo, sostenendo che non
vi è possibilità di salvezza al di fuori della Chiesa cattolica. Diffusosi in
Francia soprattutto a opera dell'abate Jean Duvergier de Hauranne, il
giansenismo assunse i caratteri di una forma di devozione austera e rigorosa
supportata da una rigida visione morale, in polemica con il lassismo etico e il
fasto cerimoniale praticato da alcune correnti della Chiesa dominate
dall'influenza dei gesuiti.
eresia
più pericolosa di qualunque altra, perchè la più ipocrita e la più astuta
nel suo sistema d'attacco, e nelle sue tendenze di distruzione. Conservare, come
insegna, il blasone di un cristianesimo scrupoloso ed integrale, che abilità
satanica! Servirsi della Croce, per avvelenare il focolare domestico, con un
veleno ad azione lenta, profonda, mortale, quale potente fortuna di diabolico
successo!...
Il
Giansenismo è il monaco apostata, diventato, per orgoglio, un novello Satana,
ma un Satana che conserva l'abito, l'aspetto, la dignità esteriore del
religioso.
Accentuato,
per principio, la sua apparenza di virtù austera e penitente, gravemente, con
l'aureola d'un anacoreta, d'un uomo di preghiera e dì disciplina, è
penetrato nel santuario familiare, infiltrandovi uno spirito tanto più forte
e penetrante, quanto la forma estetica di questo mentitore corrispondeva ad un
ideale dì austerità, vagheggiato da talune famiglie cristiane.
I1
Giansenismo non si fermò ai rigoristi, ai ferventi dell'osservanza alle leggi
divine, ma invase abilmente e risolutamente tutto il fiore della cristianità,
non già per predicare, come il protestantesimo un rilassamento, ma per reagire
contro i rilassati e i noncuranti.
Da
principio, il Giansenismo non avvelenò tanto le folle, quanto un nucleo di
famiglie, influenti per la loro situazione sociale, o per il credito della loro
virtù cristiana. Predicando in questo ambiente, una crociata di terrore, col
suo rigorismo ad oltranza; sostituendo il timore alla carità, facendo agire
arbitrariamente la giustizia divina da inesorabile, là dove il Vangelo e la
Chiesa predicano la misericordia, esso provocò in un gran numero di famiglie
cristiane, e perfino nelle istituzioni religiose, dopo un focoso assalto alle
austerità, una profonda nevrastenia morale, quasi sempre inguaribile perché
basata sulla rivolta dello spirito, sull'orgoglio.
La
religione di cotesti seminatori di terrore non poteva reggersi lungamente. Un
cristianesimo fatto soltanto di timore e di spavento, non poteva formare che
una casta di farisei e di formalisti. Questa religione di costrizione, che
confondeva il rispetto col servilismo, che condannava l'espansione del cuore
cristiano, il suo canto d'amore e di confidenza, come un'insolenza contro il
Cielo, questa tremenda deformazione del Vangelo, cadde a poco a poco, ma lasciò
dietro di sè la fatica, il malessere profondo, la nausea dell'idea religiosa.
Quando
la corda troppo tesa si ruppe, non restò nelle anime che un tetro silenzio: si
sentirono deluse, e si vendicarono della lunga e dura quaresima che si era
loro fatta subire, passando quasi furiosamente da questo esasperante rigore,
al carnevale sociale in cui anemizza e muore la coscienza cristiana.
Fu
un poco quel che potemmo vedere anche noi, durante la guerra europea: il timore
formidabile dei primi mesi, ernpì le chiese di folle rigurgitanti, e non
mancarono gli ingenui che credettero ad una conversione repentina, splendida.
Tuttavia, siccome la vittoria si fece attendere l'entusiasmo cessò, e seguì il
rilassamento.
Il
più gran delitto del Giansenismo fu di spegnere la fiaccola d'amore che ardeva
per Gesù Cristo, nel santuario familiare. Il Cristianesimo è sostanzialmente
carità, poichè il suo Fondatore non è che amore e sopprimere questo carattere
dal cuore e dal focolare domestico è proscriverne il suo Re; è calpestare il
primo dei suoi diritti sovrani, quello d'essere appassionatamente amato; è
impedire la intimità di Betania col suo amico divino Gesù “ Voi, amici mici
“, aveva detto Egli stesso.
Il
Giansenismo commetteva questo delitto di soffocare il cuore del cristiano,
sotto il pretesto del rispetto per la maestà di Dio. Di questo Dio, che lasciò
nel cielo la sua gloria per dirci, abbassandosi immensamente ed immensamente
amandoci, quelle parole: “Venite tutti!” sotto il pretesto, dico, del rispetto per
quel Dio che chiama e rassicura: « Venite tutti... son io... non temete... ».
Inconcepibile
aberrazione!
Credere
che la confidenza escluda il rispetto, che l'avvicinarsi a Gesù, il desiderio
di andare a Lui, di vederlo, significhi misconoscere la nostra indegnità e la
nostra miseria... prendere per orgoglio, il desiderio che ognuno dovrebbe
avere, e la dolce realtà di essere amico di Lui... non poterlo servire in ginocchio,
cantando con amore il suo amore, senza avere dinanzi l'ossessione di un inferno
minaccioso... temere mille volte di più essere castigato, che il non essere
amato e non amare... è questo l'orribile Giansenismo. Ahimè! Sì, conservare
la pace, nonostante la propria miseria, credere con immensa fede alla pietà di
un Salvatore che ci conosce e ci ama come noi siamo, abbandonarsi alla sua
misericordia, al suo Cuore, riconoscendo le proprie colpe, era, dicevano essi,
provocare infallibilmente una sentenza di vindice giustizia.
Pertanto
Gesù-Ostia, il Dio fatto uomo, prigioniero per amore, assetato dell'amore
dell'uomo, rinchiuso per sempre, dal Giansenismo, nel Tabernacolo, come in
una fortezza inespugnabile. Non è un fosso soltanto che si scava, ma un abisso
immenso, insuperabile, fra il Cuore di Gesù, che fa sua delizia l'abitare fra i
figli degli uomini, e il cuore dell'uomo, la cui debolezza aspira alla forza, e
la sua tenerezza tende all'unione divina dell'amore.
«
No - dice l'eretico - il Dio del Tabernacolo non si può avvicinare nella sua
santità. Il Dio di penitenza è vendicatore nella sua giustizia. Il Dio della
Croce schiaccia, più ancora del peccato, i poveri peccatori. Il Dio del
Paradiso è terrificante nella sua maestà e nella sua gloria... tenetevi lontani
da Lui! »
Così
tutta la economia redentrice e vivificante del Vangelo viene impugnata. Il
terrore religioso regna sulle anime. Noi raccogliamo ancora la messe avvelenata
che questa abominevole dottrina ha seminato nel fior fiore delle famiglie
cristiane d'Europa. L’educazione puramente formale, artificiale, vana e
fittizia che si dà ai nostri giorni, è in parte la conseguenza del veleno
del Giansenismo. La mancanza di carità grande, ardente, vigorosa non poteva
produrre che frivolezza. Non essendo Gesù più il Re, ed il centro della
famiglia, è stato sostituito dall'idolatria « del proprio io » nelle due
manifestazioni che sono le più pericolose: la vanità e la sensibilità. Ed
ecco come, mentre rimane la veste superficiale di cristiani, gli idoli
domestici, gli Dei lari sono riapparsi nel focolare.
Difatti,
la mondanità che infesta le famiglie cristiane è divenuta tanto ai giorni
nostri il peccato di ricorda che non ha ormai neppure più il triste privilegio
di essere uno scandalo.
Che
dissipazione di tempo, di gioventù, di ricchezza e soprattutto di tesori
spirituali e morali, in questa vita mondana, non solamente vana ed inutile, ma
pericolosa per l'esempio, quando questo esempio viene dall'alto, da coloro che
sono ancora considerati i conservatori della morale evangelica.
E
non si creda che questa frivolezza sia soltanto una forma esteriore, che questa
mondanità sia solamente un abito sconveniente, ma che nasconde invece
un'anima sana ed in fondo onesta e cristiana. Se essa si rivela attraverso una
spaventosa immodestia esteriore e di conseguenza attraverso manifestazioni
di vanità, essa penetra molto al di là dall'epidermide; entra nel cuore,
succhia a poco a poco tutta la potenzialità morale, dovuta all'educazione,
all'atavismo, alla tradizione cristiana. Essa distrugge moralmente il senso
soprannaturale e la concezione cattolica delle migliori famiglie.
Così
è avvenuto in casa della signorina X..., giovanetta di nobile stirpe, di
educazione e di modi distinti, e la cui famiglia è molto cristiana di nome,
molto mondana di fatto. Ella parla al suo fidanzato con sincerità, come essa
stessa racconta, due settimane prima del matrimonio. Gli dichiara la felicità
che prova nell'aver trovato in lui il giovane di spirito superiore, indipendente
nelle sue opinioni, fiero delle sue convinzioni personali, libero dai tanti pregiudizi
della religione e della razza. Egli é proprio il marito che aveva sognato e che
certamente non le imporrà, nella pienezza della gioventù, il giogo crudele ed
altrettanto ridicolo di una famiglia... ? fanciulli toglierebbero la libertà di
godere e di viaggiare... “non ho mai avuta lo vocazione di nutrice o di
istitutrice”, conclude essa in uno scoppio di riso...
Io
lo ripeto (escludendo completamente dal mio pensiero quell'ambiente che si
considera come emancipato da quelli che si chiamano i ceppi della religione, e
dove non si conosce appena il Nome di Nostro Signore), Gesù Cristo non comanda
quasi più in mezzo ai suoi.
Si tratta di una rivoluzione sociale segreta che pervade i salotti e si insinua fino nell'intimità dei santuari familiari per seminarvi la menzogna e la sventura. E’ nel suo sistema raffinato e sapiente, fa opera di morte, con maggiore efficacia forse del fermento rivoluzionario, che agita le popolazioni dei trivi e delle bettole.
Se
si conoscessero le sventure innumerevoli di questa mondanità! Esse non si
esibiscono, ahimè, come i gioielli o i broccati, ma quante gioconde commedie
dissimulano tremende agonie... Pax; pax ! Et
non erat pax !
(IER., VI, 14). Se si sapesse
che quella tale famiglia tanto ricca, non è esteriormente che il lussuoso
sepolcro imbiancato di tutte le speranze e di qualche bagliore di felicità
svanita.... Il capo é quasi sempre assente dal focolare domestico, e quando c'è,
si fa servire in camera sua... La moglie rimane spesso nella tetra solitudine
che le sue tre figlie giovanette le creano, vivendo fuori una vita, malsana
quasi certamente, ma che sollevi dal silenzio mortale e dalla opprimente
tristezza della casa ch'esse chiamano, con ironico disgusto, “il catafalco”.
Ci si ritrova tuttavia “ufficialmente”, nelle visite che conviene rendere o
ricevere insieme, o al teatro... ma altrove, ci si sfugge reciprocamente, non
ci si saluta nemmeno. L'intesa di questa disunione è fatta da lunghi anni. Si
dorme sotto io stesso tetto; ci si rimane per forza, quando si è ammalati... e
questo è tutto, e anche troppo...
Oh,
se almeno questa famiglia fosse unità nella sua infelicità! Ahimè! migliaia e
migliaia dì focolari domestici, quel bandito elegante, forsennato, crudele
che si chiama mondo, saccheggia spietatamente. Egli ne scaccia invariabilmente
il suo eterno rivale, il Maestro crocifisso; ma lascia prudentemente, al posto
della « Divina Realtà », per soddisfazione dì una coscienza falsata e
soprattutto per salvare le apparenze di una vita cristiana, per la
dissimulazione dell'apostasia, esso lascia - l'ingannatore - il blasone
cattolico. La grande ricetta del secolo: salvare le apparenze! Mancando il Re,
il suo labaro continua a sventolare, per coprire, con la sua gloria, le
molteplici disfatte della morale.
Questa
vita vertiginosa, che si chiama vita del gran mondo, non è che una
morfinomania, una ricerca di narcotici che addormenti per un'ora tanti intimi
rimorsi. Non posso paragonarla ad altro che a un banchetto in cui nessuno gode
tranquillamente degli alimenti che sono serviti, ma nel quale i convitati
assistono ad una sfilata di vivande che assaggiano appena, per alzarsi da tavola
tediati, stanchi e ancora affamati.
Stordirsi
così, andando da un salone a una spiaggia, da un teatro ad un ballo;
stordirsi, cambiando maschera, in questo carnevale apparentemente elegante e
di buon gusto; stordirsi ricercando nuove distrazioni e nuove raffinatezze del
piacere, non è forse la più eloquente dichiarazione di una profonda
infelicità.
In
mezzo alle più belle feste, fra due sorrisi mendaci, si soffocano talora dei
singhiozzi... E l'amarezza mortale di questi mondani per debolezza e per moda,
viene dall'assenza di Gesù Cristo. « Signore, si potrebbe dire con Marta, se
Tu fossi stato qui, il nostro fratello non sarebbe perito... ».
Le
croci di disperazione che li schiacciano, sono tanto differenti da quelle che dà
il Re d'amore. Il calice che il mondo offre ai suoi amici, pieno di amarezza e
di torbido, è molto diverso da quello del Getsemani, a cui il Maestro ci invita
a partecipare.
Tuttavia,
Gesù-Re, bandito da quelle famiglie e da quei cuori, non varcherà mai, contro
la loro volontà, la soglia della loro porta. Ma aspetterà paziente, perchè
è il salvatore, che il dolore li obblighi a ricordarsi di Lui: « Signore...
colui che tu ami è malato! »
Quanto
a noi, il nostro compito, dinanzi a questa terribile crisi familiare, é quello
di ripetere cori tutte le nostre forze: “Il Maestro è là... Batte alla porta
vostra... Vi chiama: apritegli!” Il suo scettro è di luce e di pace, il suo
giogo è dolce e lieve, Lui solo può promettere la felicità vera delle anime,
senza opprimere peraltro la sorgente delle lacrime, ma divinizzando e
fecondando ogni pena ».
“Apparisce
chiaramente”, dice l'Enciclica di S. S. Pio XI, “che non vi ha alcuna pace
di Cristo fuori di Cristo, e che in conseguenza noi non possiamo cooperare più
efficacemente a ristabilire la pace, se non restaurando il Regno di Cristo”.
Ricostituiamo
dunque integralmente i diritti del Maestro, del solo Re delle anime, della
famiglia, della società; intronizziamo profondamente in maniera vitale e
vissuta, Gesù Cristo, il solo Liberatore, il solo Salvatore, ed avremo
restaurato in Lui ogni cosa, e con Lui. l'ordine e la pace individuale e
sociale.
Affrettiamo
il suo Regno sociale, il suo Regno d'amore: adveniat! Per la nostra salute
eterna Egli deve regnare: Domine, salva nos, pcrirnusl (Mt, VIII, 25).
CAPITOLO
SECONDO
Pilatus
autem volens populo salisfacere, dimisit illis Barabbam et iradidit Jesum
flagellis caesum.
Pilato,
volendo compiacere il popolo, restirtuì libero Barabba, e dopo aver fatto
flagellare Gesù, le rilasciò. (Mc XV, 15.)
Il
profeta Isaia, indirizzando ai Pastori negligenti le minacce del Signore, li
chiama, nel suo linguaggio ardito, dei cani muti che non sanno abbaiare (IS.,
56, 10). Guai infatti alla sentinella che non dà l'allarme, e il cui silenzio
porta alla rovina coloro che il cielo le ha affidati! E dovere gravissimo e urgente,
quelli di denunziare il pericolo.
Ora,
sembra evidente che una delle epidemie Morali tremende, se non la più
tremenda, in forza del suo carattere di provocazione pubblica e contagiosa,
sia l'assenza di pudore che manifesta oggi la società.
Ma
per stigmatizzare i termini di questa passione scatenata, bisogna usare nello
stesso tempo una suprema delicatezza, con chiarezza persuasiva. Non bisogna
ometter nulla, irta neanche dir niente che possa offendere le coscienze cieche
ed innocenti, che tuttavia l'aspetta esteriore accusa. Numerose infatti sono
quelle - avremo l'occasione di dirlo - per le quali il candore eccessivo non
permette di comprendere il perchè delle severe prescrizioni della Chiesa;
eppure la loro disobbedienza le conduce ad un abisso.
L'affare
della moda, checchè se ne dica, implica una seria questione di coscienza, poichè,
dopo il peccato originale, una relazione molto intima esiste fra il vestiario e
la purità.
Il
pudore che obbliga a coprirsi modestamente, è una virtù tanto delicata quanto
il candore dei gigli... tanto sensibile quanto la limpidezza d'uno specchio. cui
un leggero soffio offusca.
Che
la natura in se stessa sia buona, che possa esercitare i suoi diritti, tutto
ciò sarebbe stato vero difatti... senza il peccato originale. Che si usi un
simile linguaggio nei paesi non per anco illuminati dalla fulgida bellezza del
Vangelo e del Cristianesimo può, a rigore, concepirsi; ma che si senta proclamar
questo, nel nostro mondo, è inammissibile.
Il
Signore Gesù ha permesso che, per le circostanze eccezionali del mio
ministero, nei centri di vita intensa, potessi convincermi della gravità di
tale questione, della sua importanza per il Regno sociale del Cuore di Gesù.
Oh,
come vorrei comunicare tutta la convinzione dell'anima mia, a quelli e
soprattutto a quelle che leggeranno queste pagine! Vorrei dir loro tutto ciò ma
con il grande, l'immenso rispetto alla squisita delicatezza che avrei per mia
madre, se mi trovassi nella dura necessità di farle una lezione indispensabile,
un doloroso e pesante richiamo.
Possano
esse essere accettate con una docilità ed una sommissione dolcemente illuminate
e dirette dalla grazia.
Più
che mai vorrei aver la soavità di Gesù, per dire tutto quel che debbo dire in
suo nome, a delle anime belle, trascinate dalla vertigine d'un mondo seduttore.
Quando
il sole cade dietro le montagne, sembra che porti con sè la bellezza delle
cose, l'armonia delle linee e dei colori. I più bei quadri della natura, i
sommi, come i minimi capolavori della creazione, si cancellano, ingolfati in
un impenetrabile abisso di tenebre.
V'è
un Sole che non si contenta di render sensibile al nostro sguardo la beltà
intrinseca delle cose, ma che è esso stesso la sorgente di ogni bellezza morale
e spirituale: questo Sole è Gesù. Chiunque non gravita attorno alla sua Legge
ed al suo Cuore, non può percepire le sublimi altezze d'un'anima cristiana, la
sua nobiltà, la dignità sua, i secreti tesori di uno splendore intimo che
rapisce gli Angeli; e vive allora necessariamente nelle tenebre.
Nell'ordine
della natura, vi sono le stelle che di notte brillano di luce propria, come per
vendicarsi dì essere state eclissate dallo splendore del sole.
Ma
nell'ordine morale, le stelle, voglio dire le anime che possono esser luminose e
belle per se stesse, senza Gesù Cristo; radiose fuori di Lui, caste e nobili,
disconoscendolo, di queste stelle, dico, non ne possono esistere.
Noi
potremmo, parlando di bellezze morali, distinguere due categorie: una, fatta
di quei fiori il cui succo; avvelenato dal peccato nel Paradiso terrestre, é
stato come guarito sul Calvario dal Sangue del Cristo; l'altra fatta di fiori,
per così dire, creati dalla Legge Evangelica, nati nel Cuore di Gesù, fiori
squisiti dell'umiltà, e soprattutto della castità, della purezza e della
modestia.
Il
miracolo d'amore della Risurrezione fu coronato da un altro miracolo, unico
nella storia, quello di una verginità feconda. Sembra che Dio abbia voluta
inaugurare l'era cristiana in un'atmosfera fino allora sconosciuta, quella della
purezza. Da allora, la castità personificata e incarnata, rimarrà il prototipo
della bellezza celestiale. Essa è, nel suo splendore, una creazione di
sublimità divina e inconcepibile: Maria Immacolata. Il naturalismo fu il rimo
serpente schiacciato dal suo piede verginale. Lo splendore immacolato della
Regina dell'amore, non é che il riflesso della santità del Re, suo figlio;
ora, chiunque ama Gesù e l'adora, deve anche rassomigliare a Maria, il suo
spirito, il suo cuore, come la sua carne, devono tendere a raggiungere la verginale
purezza di Lei. Soltanto i cuori puri vedranno Dio e riceveranno Gesù dalle
mani della Vergine Maria.
Ecco
la dottrina, il principio cristiano. Ma quando consideriamo la società, noi
constatiamo che siamo ritornati al paganesimo immondo della antica Roma e di
Atene.
L'affermazione
non é ardita nè personale: ma si appoggia su testimonianze evidenti; si basa
su fatti innegabili.
Questo
ritorno ad un passato che non aveva conosciuto Gesù, dopo venti secoli di
cristianesimo, non é tuttavia un fenomeno anormale, ma una logica conseguenza
della « scristianizzazione ». Le tenebre, le bruttezze morali ci avviluppano
come una fitta nebbia, perché la famiglia e la società allontanano da sé il
Sole Divino che feconda e conserva ogni bellezza morale; quella del fanciullo,
quella della madre.
V'è
peraltro qualche cosa di strano e di allarmante nella evoluzione nefasta del
costume e delle mode; è la larga parte che vi occupa, da qualche tempo
l'ambiente cristiano, il mondo cattolico. Sì e tutta l'amarezza delle nostre
riflessioni sorge da questa dolorosa constatazione: con grande e felice sorpresa
dei rilasciati che ci spiano e ci criticano, un certo numero di famiglie che
credono, pregano e hanno l'etichetta di cattolici sono, da qualche tempo, tocche
e contaminate da questo naturalismo degradante ed estremamente pernicioso.
Si
è sempre visto, in ogni tempo, lavorare il male alla sua opera di seduzione: ma
i suoi operai naturali non erano, fin qui, che gli amici d'un mondo basso e
volgare, la cui influenza era mediocre. Vi sono state in ogni tempo delle mostre
destinate al'ufficio di diffondere l'immoralità, di far la “réclame”
alle novità perniciose (con le quali si riesce spesso a far fortuna) L'inferno
ebbe, ed avrà sempre, i suoi agenti di perdizione: lasciamoli passare, ed
abbassiamo gli occhi, con la pietà nell'anima. Questo male, troppo comune, ahimè,
noi lo sorvoliamo per fermare lo sguardo sull'evidente rilasciamento esteriore
dell'ambiente sinceramente cristiano.
Non
vogliamo analizzare la vita interiore del cristiano; ma condannare una pubblica
manifestazione di collettiva spudoratezza; ma elevarci contro una licenziosità
di abitudini, di costumi, di mode il cui credito è dovuto alla malaugurata
debolezza delle famiglie cristiane. Siamo ancora a tempo ad arginare questa corrente
di fango, prima che essa abbia invaso tutti i salotti ed avvelenate tutte le
manifestazioni della vita sociale moderna.
Non
è veramente doloroso veder vestite come persone frivole la Signora X... e le
sue figliole? Eppure esse si comunicano spesso e fanno il loro ritiro annuale
eppure sono delle eccellenti persone.
Illuminale
Tu, Gesùl
Non
è da meravigliare che un'altra madre cristiana abbia condotto le sue figliole
ad una rappresentazione teatrale scabrosa, ove siano scene disgustose per la
loro cruda realtà, scandalose per la loro indecenza? Ne son rimaste forse
sorprese e dispiacenti? No, perchè avevan già letta la produzione disonesta!
E domani, nonostante quel po' di scandalo, nonostante l'errore della loro
presenza al cattivo spettacolo, esse probabilmente andranno alla Comunione...
Forma
tu stesso la loro coscienza, Gesù!
Non
è forse cristianamente inesplicabile veder su quella spiaggia mondana, adagiate
nei liberi atteggiarnenti dei bagni di sole, le signorine tali e tali?
La
loro conversazione è molto animata. Le frasi vive e leggere come delle palle di
tennis, si scambiano col gruppo dei giovanotti che le circondano le loro
toilettes, che sarebbero al massimo per messe sott'acqua, appartengono a un
pubblico che si chiama rispettabile.
La
mattino quasi tutte sono andate in chiesa, ed hanno protestato il loro amore a
Gesù-Ostia. E se si fosse presentato ora là, questo Gesù, Dio di Santità?...
Novelle Eve colpevoli, come sarebbero fuggite vergognose e confuse, per
sottrarsi allo sguardo divino che condanna ogni impudicizia...
Che
pensare d'un'aberrazione talmente inqualificabile? Non è forse un segno dei
tempi? La fiaccola del male entra nelle case dei buoni; e ciò comunemente;
qui, là, dovunque... Gesù ne ha il Cuore ferito. La Chiesa geme e protesta
invano... Per quel certo mondo, le tavole della Legge giacciono in pezzi... e
non è davvero la Chiesa che le ha spezzate, come Mosè...
“Ci
vorrebbero, scrive un polemista cristiano, molta più unità e logica tra il
pensiero e la vita”. E' vero, e perchè noi non abbiamo nell'insieme quella
coesione e questo modo di ragionare profonde, dobbiamo assistere ad una
resurrezione della Roma pagana. Ma essa non consiste tanto nelle diverse
manifestazioni dell'arte, pittura, scultura, e quanto nella vìta sociale e
questo è peggio.
Niente
da meravigliare, certo, che questa rinascita furiosa del paganesimo si ripeta
in differenti epoche, come il cratere di un vulcano infernale che si riapra; ma
è assai preoccupante constatare che i suoi gas, mortalmente asfissiantì,
abbiano penetrato fino alle porte chiuse dei focolari cristiani.
Qual'è
dunque la spiegazione plausibile di questa ibrida mescolanza di pietà e di vita
sociale frivola; di buona volontà intima, e di scandalo esteriore. di comunioni
frequenti e di costumi licenziosi?
Per
rispondere, torno ad un'affermazione del capitolo precedente, che qualcuno può
aver trovato strana. Il Giansenismo disseccò l'amore di Dio nei cuori e
soppresse, nel focolare domestico, l'impero di Gesù. Bandì il Re d'Amore e lo
sostituì con un Cristo severo, con un Dio terribile, schiacciante, tonante come
Giove.
Per
molto tempo, un certo nucleo di cattolici ha vissuto dì Giansenismo. Questa
camicia di forza doveva cadere e cadde finalmente. Noi assistiamo da qualche
tempo agli eccessi della libertà, alla sfrenata licenza di una società, che
vuole inconsapevolmente rivalersi d'aver vissuto troppo lungamente sotto la
pressione d'un terrore religioso pseudo-cristiano.
La
menzogna non è mai un elemento di educazione morale.
Io
dicevo anche che la mancanza forte, vigorosa, in quelle famiglie avvelenate dal
Giansenismo, aveva provocato una educazione artificiale, formalista, che non
poteva durare.
Convenzioni
religiose d'un rigorismo assurdo e troppo spinto, educazione senza base, senza
vera conoscenza del Vangelo, senza l'Anima ed il Cuore di questo Gesù
evangelico ed eucaristico, ecco dunque, almeno in parte, la ragione d'essere
di queste famiglie, cattoliche di titolo, ma pagane di costume, di abiti e di
godimenti, nella vita sociale. I cattivi vi sono forse in piccolo numero, ma i
deboli, i profondamente ammalati vi abbondano.
Noi
risentiamo soprattutto della mancanza di Eucaristia, nel sangue di molte
generazioni cristiane, istruite nel Catechismo, ben imparato a memoria, ma mai
vissuto nello spirito, per amore.
Lo
sappiamo: senza Gesù-Ostia, nessuna vita interiore, nessuna energia morale
per la lotta; nessuna castità possibile, nè della carne nè nello spirito.
Che l'acqua scorra sulle fronti, ma che il Sangue Divino scorra anche nelle
vene! La forma religiosa non esiste senza essere animata da un amore ardente.
Esso è l'anima della nostra anima, ed è la grande carità che civilizza, non
già la superficie, ma il cuore degli individui e delle società.
Con
la cittadella cattolica così minata, non era difficile farla diventare la preda
dei mondani e metterla, dopo qualche sforzo combinato di prudenza e d'audacia,
alla stregua del secolo dissoluto.
Non
ci manca davvero molto, fra noi, per giungere all'apoteosi di Venere. Essa è
l'idolo vivente verso il quale la sommissione è cieca alle sue leggi, tanto
nelle vie, quanto nella famiglia e nel mondo. I1 gesto rituale alla dea, non è
ancora compiuto di fatto; ma il culto è già reale.
Eravamo
ad una funzione di riparazione. In una tribuna di chiesa che loro era riservata,
in considerazione della casta e della condizione sociale che occupavano nelle
opere cattoliche della città, io vidi un gruppo di signore molto raccolte, ma
il cui assieme sarebbe stato francamente scorretto anche fuori di chiesa.
Siccome la cerimonia si prolungava, esse si ritirarono per assistere ad un ballo
in un albergo, il cui scandalo degli abiti e della danza era quanto mai notorio,
ed era stato, per parte della autorità ecclesiastica, il tema obbligato della
censura dei quaresimalisti...
Non
è questa una penosa disfatta per Gesù e per l'Immacolata, che delle donne
cristiane, cioè, escano calme e soddisfatte da una festa di riparazione, per
andare senza indugio, senza apparente rimorso, ancora fragranti dell'odore
dell'incenso, a partecipare ad una riunione, dove si sa che il Maestro sarà
flagellato? E non è anche un fenomeno morale degno di studio?
Non
si può supporre « a priori », che tutte le persone che agiscono così,
vogliano volontariamernte, consapevolmente il male, e che vogliano accrescerlo
con lo scandalo: no.
E
non si dica peraltro che il dovere di piacere al marito sia ordinariamente la
causa del contegno e dell'atteggiamento frivolo e mondano. Nell'ambiente
sinceramente retto di cui parliamo, si potrebbe, la maggior parte delle volte,
metter sulle labbra dei mariti quel che mi diceva uno di loro, riguardo a certe
conferenze che dovevo fare alle signore: « Dica loro, Padre mio, dica loro ben
chiaramente che i mariti, anche quelli che son poco religiosi, ratificano la
legge divina che vuole che le nostre spose fuggano il lusso, la vanità, la
spudoratezza. Noi lo vogliamo per interesse di onore umano e sociale, molto più
che per interesse economico. Insista, faccia loro questa grande ed urgente
carità. Ne conosco qualcuna che ha già compreso... Lei non perderà certo il
suo tempo... »
Sono
rari i mariti che non hanno questa mentalità.
L'assenza
di una vera e profonda carità nella educazione cattolica, ci ha condotti a
questo stato di paganesimo.
Si
è vigilato con diligenza alla formazione dello spirito, si é stabilita la
conoscenza speculativa dei grandi principii, ma si è troppo trascurato di
formare il cuore all'amore del Salvatore. Si è considerato come un accidente
quel che è una sostanza; si è mostrato il Vangelo e dettato la Legge, ma non
s'è abbastanza diretto il cuore nella via dell'amore, e della confidenza verso
il Legislatore di luce e di carità, verso l'adorabile persona di Nostro
Signore, soprattutto nel Santo Sacramento. Senza questo amore, senza la sua
potenza morale, si possono sapere molte cose senza viverle. La conoscenza della
teoria non fa che rendere più colpevoli quelli che non vi si uniformano nella
vita pratica.
Bisogna
amare Gesù Cristo per osservare pienamente la sua Legge ed il suo Vangelo.
Infatti
nella vita sociale, in moltissime circostanze, è quasi impossibile resistere
alla corrente mondana e frivola, senza la base di un amore serio, intimo,
fervente. Bisogna rendersi conto del tempo e delle circostanza, per apprezzare
il dono di forza morale che suppone spesso, in una persona del mondo, il fatto
di opporsi al disordine della società seducente che lo circonda. Ecco perchè
in questo caso, più che criticare, compatisco. Rendersi indipendente è spesso,
senza che ce ne avvediamo, un eroismo segreto. Ma questo eroismo non sarà mai
se non il frutto di una santa passione d'amore per il Maestro adorabile.
Solamente col possesso del suo Cuore, si possono sfidare il mondo ed i suoi
sarcasmi: non altrimenti.
Guardate
i meravigliosi sacrifici di dignità morale cristiana, che la fidanzata ottiene
dal fidanzato, quando essa sia una giovanetta consapevole dei propri doveri e
della responsabilità cui va incontro nell'avvenire. Guardate reciprocamente,
quel che il giovane ottiene da lei, in omaggio alla loro affezione: l'astensione
da certe riunioni mondane e dall'avvicinar persone frivole e volgare: un
cambiamento di abitudini e di contegno... e così via. Il cuore comanda ed è
obbedito.
Oh,
se il Cuore di Gesù avesse questa sovranità vittoriosa!
L'applicazione
di questo metodo, in un ordine molto più elevato, trattandosi d'amor divino,
farebbe dei Santi nelle schiere dei più eletti cristiani.
E
nello stesso modo che il Dottor Angelico « ha potuto dire che la pace più
autentica e reale, si raggiunge più che con la carità che con la giustizia
» così si può affermare che l'insieme della vita cristiana si incoraggia e si
vivifica molto più che dalla conoscenza dei diritti di Dio e delle sue Leggi,
dalla carità, dall'amore che ci porta verso Colui che ha stabilito questi
principi e che ne è il fondamento irremovibile e la indefettibile sorgente. E'
vero che il meraviglioso sforzo soprannaturale di grazia che è il movimento
verso il Cuore di Gesù, trascina a poco a poco le famiglie cristiane in questa
via del verace amore, ma la vittoria sulla immensa maggioranza non è ancora
compiuta.
Entriamo
adesso in uno studio concreto di questo male di spudoratezza collettiva che
diventa sempre più di una regola convenuta, e di cui non si arrossisce più,
di cui non ci si può neanche meravigliare di non arrossire, senza esporsi a
passare per ingenui... o maliziosi od eccentrici. Non perdiamo di vista che il
nostro studio riguarda coloro che son ritenuti, e non senza ragione, cattolici
convinti e praticanti.
Nell'età
d'oro del nostro tempo, il pudore era considerato come un angelo vigilante e
venerato; come una vergine di celestiale bellezza, ed era ambito fra le più
belle virtù. Poi divenne, con la sventurata evoluzione dei tempi e con
l'indifferenza religiosa, una semplice vestale che le famiglie meno cristiane
tolleravano con freddezza.
Nel
periodo di rinascimento pagano in cui viviamo, Venere regna senza rivali... Il
pudore non è più ai giorni nostri, la vergine cristiana, e neppure la degna
vestale. La si tratta come una « vecchia zitella » decaduta, antiquata, le cui
ridicole esigenti pretese non si adattano più alla nostra epoca di
emancipazione, che intende liberare la donna da pregiudizi assurdi e caduchi.
I1
vecchio adagio cristiano diceva che la donna deve essere onesta e deve anche
mostrarlo. Se ai nostri giorni ella deve esserlo nello stesso modo, non ha però
più bisogno di mostrarlo, per essere ricevuta, stimata e ammirata. Il fondo
intimo della coscienza è un affare privato, si dice; quanto alla fama
esteriore, modesta, pudica, questo non ha nulla che vedere con la coscienza. Che
triste aberrazione!
Povera
morale, tanto lontana dal Vangelo. L'immodestia non è più un peccato: così ha
decretato un certo mondo, (e qual mondo!) Essa è snobismo, eleganza, igiene!
Così parlava Venere... e la sui corte s'è allargata con grande scapito della
virtù.
Questa
bruttura ed abiezione morale ostentate, erano prima le caratteristiche di una
certa categoria di persone assai poco rispettabili, ahimè, e che certo,
allora, non dettavano legge. Oggi invece esse dettano il contegno nella via, nei
ricevimenti, nei teatri, nell'estate e nell'inverno. Costoro hanno, con forbici
diabolicamente malefiche, diminuito, tagliato, soppresso, come hanno voluto,
dispoticamente, costantemente, determinando le dimensioni e le fantasie della
moda.
Una
parte dell'elemento onorato e cristiano, si piega alle loro pagane novità, e
spoglia inconsapevolmente Gesù della sua tunica, di quel Gesù già
flagellato dai suoi nemici, per flagellarlo un'altra volta e più crudelmente,
con le mani dei suoi stessi amici.
Le
frivole lanciano la moda... ma troppo numerose sono le virtuose e le serie che
la pagana e l'accreditano dinanzi alla società.
I
fatti che stanno a mostrare l'inesplicabile accecamento, hanno provocato, a più
riprese, gli anàtemi del Papa e dell'Episcopato del mondo intero. In Polonia,
come in America, nel Belgio come nella Spagna, in Germania come nella Svizzera,
e in Austria, ed in Francia, i Vescovi hanno parlato tanto forte e
chiaramente, come l'avevano fatto in Italia; ora, sarebbe insensato credere che
tale uniformità di riprovazione non abbia altra base che una fantasia
eccitata, o degli scrupoli da disprezzare. Se i nostri Pastori, i Vescovi hanno
dovuto imporre regole di modestia, anche alle persone pie, che frequentano la
Chiesa e s'accostano alla Comunione, ciò significa che le leggi generali di
convenienza non bastano più!... E queste regole di modestia devono essere
applicate anche un po' largamente, per non creare costantemente dei seri
inconvenienti nella casa di Dio...
Noi
siamo dunque in questa crisi di pudore, in presenza di uno squilibrio morale
collettivo. Poiché la legge cristiana obbliga tanto alla modestia esteriore,
quanto alla interiore purezza, e la mancanza della prima, aggiunge alla
colpabilità, la terribile responsabilità dello scandalo: la provocazione al
male.
Ecco
una testimonianza schiacciante del potere del peccato d'impudicizia. Un giovane
di buona famiglia si trova convalescente dopo la grave malattia che lo ha
trattenuto, a letto in una clinica, per oltre tre mesi. Quanto prima, dunque,
esso potrà ritornare a casa sua. Il medico primario, grande amico della
famiglia, ha il diritto, e sente il dovere di fargli una lezione di morale. Come
medico, ha una autorità incontestata, e ne approfitta per parlare chiaramente
al giovanotto: « Lei conosce già, per dolorosa esperienza, ove conducano le
mondanità pericolose; adesso, si tenga in guardia; prenda delle ferme
risoluzioni ».
Ascoltate
la risposta sfolgorante di verità del povero convalescente: « Dottore,
grazie! Ma perchè Lei, medico, non può salire in cattedra e dire anche alle
signore e alle signorine che si chiamano oneste e che lo sono forse nell'intimo,
di esserlo molto, molto di più anche all'esterno! Perchè anch'io, senza
uscire dall'ambiente rispettabile della naia famiglia e della cerchia delle mie
relazioni, io trovo già ad ogni passo, fra quelle che sono, senza dubbio, le
migliori, il fuoco che brucia le vene... e che finisce un giorno per irrompere
nella foga della passione. Grazie, dottore; ma poichè Lei è cattolico, parli
ai Sacerdoti, dica che non si contentino delle buone intenzioni delle persone
virtuose, una che fustighino e condannino la loro immodestia nel vestire, nel
contegno, inconsapevole, voglio crederlo, ma pericoloso per chi le avvicina o
deve viver con loro. Esse forse andranno in paradiso, ma senza pensarlo,
lanciano noi, talora, nell'abisso ».
Tale
quale il coscienzioso dottore me lo ha trasmesso, io, predicatore ed apostolo,
lo ripeto a quelle che, essendo rette dinanzi a Dio, non sembrano altrettanto
di esserlo dinanzi alla società, ed incorrono perciò in tremende responsabilità.
Non
dimentichino esse che la modestia è, nello stesso modo che una virtù privata,
una inestimabile ed imperiosa virtù sociale.
Dobbiamo
forse contribuire e possiamo farlo impunemente, alla caduta del nostro
fratello? Ora, la immodestia per sè stessa, come ho già detto, è una
eccitazione del male più pericoloso, perchè più seducente; e questo non è
soltanto vero per le persone pervertite, ma anche, starei per dire, soprattutto
per quelli, più numerosi che non si creda, la cui natura, nonostante i loro
sforzi, è anemizzata, malaticcia, propensa al male. Tutti portiamo il tesoro
della virtù in un vaso prezioso, ma fragilissimo: coloro che affermano il
contrario, mentono. Questo vaso, bisogna portarlo e farlo portare con una
prudenza e una delicatezza di carità veramente cristiana, perchè la carne è
debole.
Noi
viviamo sotto un regime cristiano, nel quale la modestia è un principio
stabilito da intima virtù e di dignità sociale esteriore. La società dunque
ha il diritto di reclamare quando, mancando a certi elementari riguardi, si fa
mostra di brutture morali che non sono lezioni di onestà e di virtù, soprattutto
per la generazione che cresce, che formerà la società di domani. D'altronde,
noi sappiamo troppo bene che questo male è una fiamma che divora rapidamente il
più bell'edificio morale.
Ricordate
l'orribile battaglia dei laghi Masuriani? Migliaia e migliaia di russi, caduti
in un'imboscata, perirono nei pantani simulati, affogando nel fango, e divorati
dai rettili. Lo spettacolo di quei reggimenti incalzati dalle baionette fino
al fondo del l'abisso, annegantisi sotto il peso delle loro stesse armature,
dovette esser terribile.
Questa
stessa battaglia, senza molta resistenza, ahimè, si continua ancora, purtroppo.
Il mondo spinge con le sue critiche pungenti, l'elemento rispettabile
cristiano che il rispetto umano travolge. Da tutte le parti, sono le paludi
fangose che minacciano d'inghiottire i reggimenti delle giovani generazioni.
E'
tutto un piano strategico, mirabilmente ed accuratamente elaborato da Satana,
in perfetto accordo con gli uomini del progresso, i grandi luminari e
superuomini del secolo. Guardate come sono strette le maglie di queste reti
inondane! Guardate come la battaglia pagana continua, spietatamente nei vortici
del rilasciamento.
La
Chiesa porta ai giorni nostri il grande lutto dei suoi migliori perduti.
Studiamo
dunque brevemente le insidie ed i pericoli della mondanità moderna.
Essa
è un'autorità ordinariamente nefasta, arbitraria, molto spesso immorale.
I
protestanti avevano inventata la papessa Giovanna, un essere di finzione
detestabile, una favola mille volte assurda.
Io
credo di aver scoperto una papessa reale, di una autorità mondiale, infallibile
per i suoi adepti e che facendo fronte ai Pontefici ed ai Vescovi, distrugge,
con un solo suo decreto, una parte della legislazione cristiana: è la papessa -
Moda.
Io
le riconosco tutta la sua indiscutibile e triste autorità, che sopravvive in
grazia a coloro che sono inclini all'imitazione per la propria stessa natura e
per un vano rispetto umano. Tuttavia, nonostante quelli che dicono che, il
parlare contro di esso, sia una perdìta dì tempo, più di una volta, con la
grazia di Gesù, credo di essere riuscito a far distruggere i suoi decreti di
ignominia. -
La
moda siede di diritto in due o tre grandi capitali, ma di fatto, percorre il
mondo, assoldando le sue vittime per l'inferno, in tutti i paesi.
La
condizione attuale, indispensabile per ottenere i suoi favori, con il titolo
di elegante, è di abbigliarsi appena dell'indispensabile e più ancora... per
produrre l'impressione che si è vestiti, senza esserlo. San Girolamo lo diceva
già, quando rimproverava questa licenza alle patrizie convertite “i vestiti
di seta tessuti d'oro coprono i corpi vestirli”.
Io
concepisco l'esistenza della moda ed ammetto che per ragioni di estetica e
d'igiene essa cambi e vari i suoi modelli secondo le stagioni, i gusti, i paesi.
Comprendo come essa faccia spendere dei milioni, quando essa stessa li divora.
Io
mi rendo conto delle esigenze del secolo e della raffinatezza che esso ha potuto
apportare in tutto. Ma è cosa biasimevole e inaccettabile che la Moda si faccia
un veicolo per l'inferno; che sacrifichi al culto di Venere, il candore, la
modestia, la bellezza morale delle famiglie cristiane.
Signore
Gesù, tu ami talmente i fiori di giglio, che ne hai affidato la cura a tua
Madre irnmacolata!
Come
ne restano pochi di questi fiori ai giorni nostri! Come è facile il contare le
giovinette pie, quelle cioè che santamente pure, rifiutano di bruciare
l'incenso della loro delicatezza e della loro dignità di cristiane, davanti
alla Dea!
Tuttavia,
le regine non dovrebbero vestirsi come le schiave... Eppoi, quando le figlie di
Maria hanno perduto il valore di questo fiore di neve, di questa beltà
caratteristica della Madre loro, di questo celestiale riflesso di candore, chi
potrebbe renderle mai piú rassomiglianti agli angeli?
Ahimè!
se in una festa data da gente scelta e cristiana si presentassero due regine:
Maria Immacolata e... Venere, io credo pur troppo che la Vergine Purissima non
potrebbe riconoscere le sue figliole...
“Regina
dei gigli, Santissima Madre oh! fa vedere a quelle che ti proclamano il loro
amore, mentre che non te lo confermano sempre con le loro azioni, fa vedere
che v'è una virtù tanto cara al tuo Cuore, che non sarà mai abbastanza
praticata: la modestia.
“Conserva
il loro candore e la loro purezza”.
La
moda comanda con tale audacia e le si obbedisce con tale sottomissione che il
conflitto fra i diritti di Dio e quelli che essa si arroga, giunge finanche ai
piedi dell'altare.
Molti
giornali si occupano di questo, il che prova che molte donne pie, pur senza
essere cattive, sono spesso incoscienti.
Ad
X... si parla molto, in società, d'un incidente avvenuto nella Chiesa del G...
Il
giorno della festa di S. I. il Cardinale B. celebrava in quella Chiesa una
Messa solenne alla quale molte nobili signore erano venute per ricevere la S.
Comunione dalla mano del Porporato. Ma esse avevano dei vestiti piuttosto da
teatro che da Chiesa.
Al
momento di scendere dall'altare, per dare la Comunione, il Cardinale se ne
accorse, e rivoltandosi verso l'altare, ripone il Ciborio nel Tabernacolo.
Poi, nuovamente rivolto verso il pubblico, cominciò a parlare. Che cosa
disse?... Quelle signore avranno lungamente nella memoria la sua veemente
apostrofe. Quel che egli disse, lo disse in tono tale, ch'esse lasciarono
immediatamente la Chiesa, inseguite fino alla porta dalla parola del Cardinale,
indignato che delle donne osassero venire ad inginocchiarsi all’altare, con un
vestiario da concerto, da teatro o da ballo...
E
veramente non troviamo eccessiva l'indignazione del Prelato.
Ho
detto: autorità nefasta, tirannica, della moda; ed aggiungo, dispotismo. Essa
non nasconde più - ed é molto meglio - le sue tendenze pagane e scandalose,
essa confessa chiaramente la vera ragione dei
vestiti troppo corti, delle stoffe trasparenti.
Io
mi permetto ancora di stralciare da una rivista elegante e diffusa, sfogliata a
caso nel parlatorio di un istituto d'educazione, questo brano suggestivo «
Alcuni ballerini entusiasti hanno organizzato, l'estate passato, dalle undici a
mezzogiorno, sulle spiaggie di moda, il tango-aperitivo che si ballava in
costume” E’ naturale che le sarte si siano occupate
della
creazione di abiti da ballo « sensationnels » « deshabillants ». Il tango,
che si ride degli anàterni, continua la sua carriera brillante, ma esige un vestiario
appropriato al ritmo lascivo della sua cadenza ». Considerate il cinismo di
queste parole!
La
pubblicazione citata, é fatta per un ambiente onesto... Notate questo, famiglie
cattoliche, e rileggete: il tango si ride degli anàterni... Ora voi sapete
benissimo che i Vescovi hanno elevato all'unanimità la loro voce per condannare
e proibire il tango, il fox-trott, ecc. Il Santo Padre stesso ha avuto delle
parole severissime. Ridetevene, dice il mondo, acclamate la Venere
trionfante!...
Autorità
nefasta che altera i cuori e falsa la coscienza.
Ascoltate
questo strano incidente:
Dopo
aver assistito ad una Messa solenne in onore della Santissima Vergine, patrona
di una confraternita molto in onore nell'aristocrazia della città, una
signora e la sua bambina di quattordici anni vanno in un grande negozio di mode.
La madre esamina molti modelli e infine ne sceglie uno, ma al momento di
provarselo, sente in sé un rimorso molto giusto: quello di scandalizzare la
figliuola. Allora, piuttosto di rinunziare al modello, le dice: « Vai in fondo
alla sala, figlia mia, e voltati verso il muro ». Oh! che una fanciulla non
possa vedere sua madre, senza essere turbata, e che la madre lo riconosca senza
rimediarvi! Che deviazione inaudita del più profondo senso morale, che, negli
umili come nei grandi, è dappertutto una luce di natura! A quale cataclisma
morale siamo per arrivare?
Un
sintomo di questa allarmante decadenza è, da qualche hanno, la profanazione del
candore delle fanciulle da 7 a 15 anni già vestite con delle acconciature in
completo disaccordo con le regole elementari della morale e della modestia. La
moda aveva per molto tempo rispettato l'innocenza verginale delle piccole;
questo rispetto oggi non c'è più.
Eppure
si son viste arrossire di sé stesse, queste piccole innocenti, in presenza di
persone rispettabili; cercare istintivamente di coprirsi, e restare confuse di
non averne la possibilità materiale.
E'
crudele e disgustoso, certamente, perchè l'infanzia è sacra. Ora l'abuso può
diventare scandaloso e “guai a colui che scandalizza uno di questi piccoli
che sono miei”, dice sempre Nostro Signore.
Il
grave peccato non consiste solamente nel fatto, tuttavia tanto condannabile, dei
vestiti troppo corti, ma nella perdita del pudore, della delicatezza femminile,
per l'abitudine contratta della nudità. Dove saranno, ohimè!, le nostre
piccole Agnesi tredicenni, che soffrono il martirio, che versano il loro sangue
per conservare il loro fiore verginale?
Come
le norme fisiche, così quelle della morale si apprendono dalla prima infanzia.
Come sono felice di poter dichiarare ai cattolici elle leggeranno queste pagine,
che S.S. Benedetto XV si è degnato, non soltanto benedire, ma di incoraggiare
risolutamente la campagna che difende la purezza delle famiglie cristiane,
contro le audacie dell'odierno paganesimo.
Ecco
un estratto dell'autografo pontificio. E' ancora la voce di Gesù che difende
i suoi piccoli « Il formidabile torrente di vizi, che inonda la società che
é la moda indecente. E questa moda, per la negligenza, o peggio ancora per la
vanità colpevole di tante madri di famiglia, si estende malauguratamente
alle fanciulle, esponendo ad un gran pericolo il candore della loro innocenza.
«
Tuttavia, se simili calamità contrîstano il nostro cuore paterno, siamo
confortati d'altra parte nel vedere sorgere felici iniziative, il cui scopo é
di combattere questa frenesia di licenza nel modo di vestire ».
Se
qualcuno, poco rispettoso dell'autorità suprema, osa discutere le parole
sagge ed opportune del Papa, io gli rispondo con il seguente fatto che dà una
lezione chiara e severa.
Un
venerabile curato incontra un fanciulla di tredici o quattordici anni, vestita
secondo la moda attuale, senza calze, con una veste estremamente corta e
leggera.
La
fanciulla, accompagnata dalla sua governante, va a fare la sua passeggiata in
tale acconciatura. Il Curato é un vecchio amico della famiglia ed ha anche
preparato la piccola alla sua prima Comunione. Egli la ferma infatti, e le dice:
« Va a dire a tua madre da parte mia di allungarti il vestito almeno fino al
ginocchio ed anche di più, perché tu non sei più una bimbetta. E le dirai che
sono rimasto molto impressionato di vederti in una acconciatura così poco
cristiana ».
La
fanciulla, che é molto intelligente e molto buona, fa, tutta commossa,
l'ambasciata del Curato. Insiste, perché é perfettamente convinta che egli
ha ragione: « Ho vergogna di uscire vestita come se andassi al bagno », dice
lamentandosi. Ma la madre risponde: « che il Curato s'occupi dei suoi affari in
chiesa, io m'occupo dei miei in casa mia ». La risposta viene riferita al
Curato dalla fanciulla, dopo la lezione di catechismo. Ma ecco che qualche giorno
più tardi la madre, da buona cristiana (!) va a comunicarsi, come era sua
abitudine, alla Messa del Curato. Quando questi giunge davanti a lei, per la
Comunione passa appresso... Distrazione?... una seconda volta lo stesso... una
terza egualmente... Oh! allora? La Messa é finita, la signora si precipita
furente in Sacrestia ed investe violentemente il buon Curato, rimproverandogli
il suo sorprendente modo di agire. Ma le parti erano cambiate: « Signora,
vogliate pensare ai vostri affari, come é vostro desiderio, in Chiesa io mi
occupo dei miei ». Infatti, se il prete che ha il diritto di assolvere, non ha
anche quello di indicare ciò che è contrario alla Legge del Signore, perchè
andare da lui confessarsi ?
Termino
con questa lettera che Sua Eminenza il Cardinale Mercier volle indirizzarmi, per
riaffermare il suo appello lanciato alle famiglie cristiane per invitarle alla
modestia
«
Si, Lei ha ragione: l'andazzo oggi in voga per cui le madri imprudenti subiscono
la tirannia della moda e denudano le loro figliolette, col pretesto
dell'eleganza o dell'igiene. è colpevole e giustifica la sua riprovazione.
«
Noi ci uniamo a Lei per supplicare le madri cristiane di ascoltare gli
avvertimenti del nostro bene amato Pontefice, Benedetto XV, Vicario di Gesù
Cristo, supremo interprete della morale cristiana. Educatori ed educatrici
dell'infanzia e della gioventù, considerate le vostre responsabilità.
«
Noi decliniamo la nostra, indicandovi il vostro dovere; voi non vi sottraete
alla vostra, rifiutando di obbedirci ».
Ascoltate
il lamento di Gesù: « Misericordia di me! Abbiate pietà di me e delle vostre
anime, voi che vi piegate a tutte le esigenze pericolose della moda e che vi
mettono in condizioni tali di provocare il male con condannabili sfrontatezze.
«
Misericordia di me: abbiate pietà di me, mamme, spose e figliuole cristiane
che io amo tanto. Non offuscate la vostra bellezza morale, facendovi ingannare
da un miraggio di vanità mondana. Perchè mi flagella, calpestando la mia legge
Divina?... »
V. - GLI SPETTACOLI.
Roma
pagana reclamava il pane... e gli spettacoli del circo. La società pseudo
cristiana dei nostri giorni invoca anche essa o gran voce gli spettacoli. Essa
non potrebbe farne a meno, ne è febbrilmente assetata. Io non condannerei,
certamente, un teatro sano ed idealista, che potrebbe essere, a rigore, una
scuola di virtù e di pensieri nobili, ma questo genere di teatro, ancora
ricordato dai nostri anni, non esista quasi più. Il teatro moderno, invece, non
dà che il quadro di passioni smodate e scandalose, e lo dà con una seduzione
tentatrice. Che questi filtri diabolici esso abbellisce il peccato. La società
moderna vi sì è assuefatta. Chi, oggi, si astiene da una rappresentazione,
perchè scabrosa e indecente? Una cerchia ben ristretta di cristiani. Contro
tale astensione vi è un rispetto umano molto più potente della delicatezza di
coscienza. Far vedere di essersi privati, per scrupolo, da una
rappresentazione, significherebbe essere indicati a dito da tutti.
Quelli
che osano affrontare la critica e che si permettono di farlo valorosamente,
quando se ne piesenta l'occasione, sono una minoranza molto piccola.
La
mentalità attuale, d'altra parte, non permette pìù la critica sana. Qualche
tempo fa si discuteva, in un salotto cristiano, intorno ad una scena veramente
scandalosa. Un'artista insolente si era permessa di presentarsi in modo che io
non posso dire. Ebbene, il pubblico l'aveva applaudita.
Qualche
famiglia indignata aveva abbandonato il teatro ed aveva attirato l'attenzione
della polizia in proposito. Colui che raccontava il fatto era indignato contro
un tale attentato al pudore. Ma di comune accordo gli si fece osservare che la
cosa in sè stessa non poteva avere nulla di speciale per essere additata alla
censura, se nel teatro non vi fossero state che persone di età matura!
Ciò
significava dire chiaramente che tali spettacoli potevano essere permessi.
Significava dire, in un modo molto farisaico, che la licenza, il peccato di
impudicizia, la seduzione, la provocazione non esistono più, quando si sono
varcati i venticinque anni! Dopo questa età che cosa se ne fa, l'uomo, del
sesto e nono comandamento, e dì tutto quello che essi contengono, come la
purezza dello spirito, dei desideri, dei pensieri, ecc.? E ad eccezione di una
sola persona, tutti in un salotto cristiano, pensavano ugualmente e qualcuno
portava anche come esempio il fatto che in Grecía, ai tempi dei famosi tragici,
l’abuso di cui si parlava , era diventato un’abitudine…
Che
modo di pensare veramente cattolico, quello di cercare, dopo venti secoli di
cristianesimo, come scusa alle licenze della nostra epoca, quelle licenze
maledette ed abominevoli in uso in Grecia e a Roma! Dopo venti o venticinque
anni, è permesso di veder tutto, di sentir tutto... si è confermati nella
grazia!...
Quale
bene immenso si potrebbe fare con le ingenti somme, sacrificate dai buoni in
tanti spettacoli più che leggeri, frivoli e mondani.
Bisogna
reagire con coraggio ed ottimismo cristiano. Ma questa reazione deve
cominciare dalla classe dirigente, perchè il male, come il bene, discende quasi
sempre. Nel dire classe dirigente, voglio indicare soprattutto il fior fiore
delle famiglie cristiane. Ad esse sta il decidere il gran conflitto morale dei
nostri giorni, se il Maestro Gesù dovrà cioè subire ancora per molto tempo
l'ignominioso flagello di cui la impudicizia lo rende vittima.
“Misericordia
di me: abbiate misericordia di me, voi. che affollate gli spettacoli, davanti ai
quali, secondo voi, tutto è permesso. Cessate di ridervi del sesto comandamento
che io v'ho dettato. Fermatevi, figli miei! Oh! guardate alla luce del Tabernacolo;
che torrente di fango, di frivolezza, di odiosa immodestia giunge come un
insulto, quasi fino ai miei piedi divini!
Esso
minaccia la fede, i costumi del focolare l'innocenza dei vostri fanciulli. Perché
mi battete calpestando la mia Legge Divina? ».
La
vera vita sociale, vale a dire lo scambio sincero di relazioni degne, semplici
e cortesi fra le famiglie, è un elemento di moralità, di educazione, nello
stesso tempo che una barriera che regola, in una vita rettamente onesta, la
legittima espansione dei nobili sentimenti di cristiana solidarietà.
La
vita sociale ben compresa, cristianamente vissuta, intensifica la vita di
famiglia, e le impedisce di esser travolta dalla vertigine d'una vita mondana
diametralmente opposta. La mondanità, con i suoi incalcolabili pericoli, nasce
da una corruzione della vita sociale.
Nella
cerchia quando non si trova più l'onesto riposo e la gioia legittima, il
teatro, il casino’ il club offrono allora, con successo, i loro frutti
proibiti.
Ai
giorni nostri si vede un eccesso spaventoso di vita mondana a detrimento della
vera vita sociale e di famiglia. Ecco perchè le riunioni che vengono chiamate
di società, sono nella maggior parte dei casi, delle riunioni mondane, ove la
frivolezza e della famiglia e delle relazioni, strane libertà comandano,
procurando malsani divertimenti.
Donde
vengono questi balli “i zoologici”, come li chiama uno scrittore molto
liberale? No, certo, la salotti distinti ed aristocratici. Le sale da ballo di
alcuni casini ed alberghi molto volgari li hanno messi in voga. E conce il vento
fa penetrare negli altri più eleganti i detriti e le lordure della strada, così
essi sono penetrati negli ambienti più distinti hanno dovuto ben fare il giro
di « halls » poco detenti e poco morali per ottenere il lasciapassare; ma si
finisce sempre per concedere qualche cosa alle invenzioni dell'inferno... perchè
Satana è più tenace ad attaccarci, che noi a difenderci.
La
sconvenienza di tali balli è così sfacciata e il loro uso s'è così radicato,
anche tra le persone rispettabili, che lo stesso Santo Padre ha dovuto protestare
energicamente e riprovare con indignazione can tale andazzo. Ecco l'anàtema del
Sovrano Pontefice: « Noi non deploreremo mai abbastanza l'accecamento di
tante donne d'ogni età e di tutte le condizioni: invasate dal desiderio di
piacere, esse non vengono fino a che punto l'indecenza del loro vestire turba
l'uomo il più onesto ed offende Dio. La maggior parte avrebbero in altri tempi
arrossito, come di un fallo molto grave contro la modestia cristiana: ed oggi
non è per loro abbastanza l'esibirsi in tal modo nelle pubbliche vie; ma non
si peritano neanche di oltrepassare le soglie delle Chiese, di assistere al
Santo Sacrificio della Messa, di accostarsi alla Comunione, portando là ove si
riceve il Celeste Autore della purezza, l'alimento seduttore di vergognose
passioni. E non parliamo di quelle danze esotiche e barbare, recentemente
importate nei circoli mondani, una più indecente dell'altra: non si saprebbe
immaginare niente di più adatto a bandire ogni residuo di pudore ».
Bisognava
che l'abuso ed i pericoli fossero eccessivamente gravi, perchè il Sovrano
Pontefice fosse obbligato a precisare l'anàtema contro l'insieme delle mode e
dei costumi e particolarmente contro queste danze « esotiche e barbare ».
Sembra vera. mente che Roma e l'antica Grecia, sepolte da secoli sotto la
polvere dei loro idoli, rialzino la testa, e minaccino, con una rinascenza
pagana, il Cristianesimo che aveva condannato inesorabilmente le passioni
delle loro deità.
Ed
ecco che il nuovo Pontefice gloriosamente regnante, S. S. Pio XI, leva anche la
sua autorevole voce: « Nessuno ignora come le frontiere del pudore siano
state varcate, soprattutto nelle acconciature e nelle danze, dalla frivolezza
delle donne e delle fanciulle, i cui abiti lussuosi eccitano l'indignazione
dei poveri » (1).
(1)
Enciclica: Ubi arcano Dei Consilio.
«
Le porte dell'inferno non prevarranno contro la Chiesa », è certo; ma si
direbbe che in ogni crisi come quella che subiamo attualmente, l'anima
cristiana, vale a dire il fondo cattolico dei popoli, è straziata dalle perfide
tanaglie di questo modo, che crocifisse Gesù, e tende a rinnovare costantemente
la sua Passione in mezzo a noi.
Il
peggio di tale sventura, non è il compito dei carnefici ufficiali di questo
moderno calvario, ma l'inconcepibile cooperazione, ed il servile consenso dei
buoni, degli amici... tolleranti e rilasciati...
Che
pensare ad esempio del seguente episodio? Dopo la lettura, nella Chiesa
parrocchiale di una spiaggia elegante, degli anàtemi del Papa, e d'un vigoroso
commento del Vescovo, lo zelante Curato dichiara chiaramente che i cristiani che
non si asterranno da quei divertimenti, non potranno ricever la assoluzione.
Qualche
giorno dopo, una combinazione è trovata, di un gruppo di pie (?!) danzatrici
che vogliono, nondimeno, comunicarsi per la festa della Madonna.
Si
farà un'escursione, la vigilia della solennità, andando un po' lontano. fino
alla città di X... in un'altra diocesi. Là ci si confesserà, sfuggendo così
all'anàtema; si tornerà un po' tardi, per potersi facilmente scusare di
mancare alle danze serali, e la mattina... comunione!... E dopo la festa, si
ricomincerà a ballare, e così... fino alla prossima festa!
Non
si chiama questo, prendersi giuoco della propria coscienza e dei giudizi di
Dio? Non è voler procedere con alla destra l'Immacolata e alla sinistra il
serpente del male, in un'alleanza impossibile quanto quella del peccato grave
con lo stato di grazia?
«
Miseremini mei! Abbiate pietà di me, e anche delle anime vostre, voi che
prodigate follemente ii vostro danaro, la vostra giovinezza, la vostra salute!
«
Miseremini mei! Pietà di me, delle anime vostre, voi che perseguite i
piaceri d'un'ora fuggevole, e vi stordite nella vertigine della passione
sfrenata!
« Perché mi colpite, calpestando la mia Legge Divina? ».
VII. - COSTUMI E LIBERTA' ALLA MODERNA (1)
(1)
“Che libito fe' licito in sua legge”, (INF., V, 56). N. d. T.
Ebbi
ultimamente occasione di incontrarmi con un uomo di raro talento, reduce da un
viaggio di studio nel Giappone.
Aveva
vissuto lunghi mesi laggiù, studiando ed osservando i costumi. Vi aveva trovato
cose notevoli, ma mi esprimeva, nonostante la sua ammirazione per una tale
civilizzazione, questo rammarico: “Peccato che quel paese sia ancora tanto
profondamente pagano!”. E mi enumerava dei fatti e mi spiegava i costumi...
Quando
ebbe finito, io lo meravigliai dall'applicazione che a mia volta poteva
disgraziatamente fare, delle sue critiche, ai costumi parimenti pagani dei
grandi centri europei, delle spiagge e delle stazioni mondane, frequentate da
un pubblico eletto e creduto cristiano.
Forse
che il Giappone è più pagano, e soprattutto più colpevole nel suo
paganesimo, delle nostre società convenzionalmente cristiane? Ahimè! Se i
paesi del Levante son capaci di progresso, si direbbe che i paesi d'Occidente
siano davvero, dal punto di vista del costume cristiano, i paesi del « sole che
tramonta ».
Noi
non possiamo ripetere in queste pagine, quel che moltissimi dei giornali più in
vista annunziano in grossi caratteri e raccontano con particolari mostruosi...
La leggerezza con la quale si pubblicano quei grandi e piccoli scandali di
costumi, l'inavvertenza con cui si leggono e se ne parla, provano che si
tratta di fatti abituali, quotidiani, generali, ai quali non si dà importanza,
nella vita morale della società moderna. Ma per non citare che una
manifestazione di questo paganesimo, parliamo di quello delle spiagge di moda.
Se
qualche anno prima della guerra ci avessero fatto il quadro di una di queste
spiagge, con i relativi bagni di sole, le animate conversazioni sulla sabbia,
e le banze « barbare » in maglia, avremmo immediatamente pensato alle tempi
infami di Roma e di Atene. E tutti avremmo condannato con indignazione tali
costumi.
In
pochi anni appena, i tempi sono cambiati, e lo spavento annienta, pensando a
questa giovane generazione formata nella frivolezza, e in conseguenza capace
di produrre, quanto prima, frutti di sventura morale.
Convenite
che se vi è una misura di dignità, e delle forme di convenienza e di virtù,
per il contegno e l'acconciatura della donna, nelle vie o nei salotti, esse
sono da applicarsi soprattutto alla spiaggia, o per una delicatezza che
dovrebbe essere elementare, sembra che siano più necessarie sulla sabbia che
altrove.
Il
pudore, è esso una virtù cristiana, o una semplice convenzione sociale, come
quella di salutare con la mano destra, o di vestirsi di nero quando si è in
lutto? convenzione che si può dunque abolire o cambiare col tempo o per il
capriccio di una società?...
Non
è più adunque un immutabile principio di evangelica virtù, che la donna
cristiana debba essere pura e che debba anche apparir tale, sempre e dovunque?
Ma
allora, come chiamare questa libertà che denuda e fa il gioco della più
volgare immodestia, sotto il pretesto della moda o dell'igiene? Da quando in
qua, la delicatezza femminile cristiana, e da considerarsi come una esagerazione
di spregevole bigottismo, della quale si possa disimpegnarsi e prendersi gioco?
Il paganesimo non ha il diritto di rinascere e la convenzione e la morte non han
diritto che al sepolcro!
Aspettando
il Conte di... nella splendida sala della sua dimora, io guardavo le incisioni
di una rivista reputata seria: ed ecco che trovo nel numero di agosto, una,
due, tre vedute di una spiaggia mondana molto frequentata. Che indecenza di
costumi! Che vergognosa licenziosità!... Si leggeva, sotto quelle fotografie:
« Scene deliziose della spiaggia di X... - Bagni di sole e di « flirt ». «
Un istante di riposo dopo il tango in maglia ». Prove pratiche che i vecchi
pregiudizi scompaiono! « Pietà Gesù!... ».
Leggo
qualche rigo della cronaca mondana e trovo, fra le altre prove di audacia
anti-cristiana, questo: « Quando fa molto caldo, si torna al bagno per la
seconda o terza volta, la sera, sul tardi, quando le ombre del crepuscolo
avvolgono già la spiaggia. Inutile dire che i giovani soprattutto aspettano
con impazienza le ombre per godere di una legittima libertà, che nessuno, ai
giorni nostri, oserebbe criticare. Qualche anno fa ci si sarebbe meravigliati
delle cose che s'impongono all'epoca nostra, e che fanno il loro cammino come
frutto d'una civilizzazione più raffinata. Questa promiscuità senza scrupoli,
è piena felice innovazione che attira un mondo elegante alla spiaggia di X...,
come lo provano d'altronde le istantanee che riproduciamo più su ». Ancora una
volta, pesate le parole insultanti e il cinismo delle affermazioni scandalose.
Ma
il Conte entra; gli manifesto il mio stupore di vedere in una rivista che gode
credito di onestà, delle fotografie di persone i cui atteggiamenti rendono
certamente la loro moralità assai dubbia. Ed egli di rimando: « Oh, non lo
dica, Padre mio; queste sono fotografie d'una società distintissima ed
elegante. Ecco in quest'altro numero le mie tre figlie, mentre prendono il loro
bagno di sole. Quei giovani che lei vede presso di loro, sono il fiore della
nostra società! » Pietà, Gesù!
Il
suo Cuore adorabile avrà trovato, io spero, una riparazione nell'angoscia,
nello stringimento di cuore che provai sentendo un cristiano in così perfetto
accordo col cinico cronista, vedendo un padre tanto cieco e noncurante della
bellezza morale delle proprie figlie e delle loro virtù.
Le spiaggie mondane son luoghi malefici che hanno pervertito tanto le coscienze, quanto i cattivi spettacoli. Esse sono spesso il teatro sconveniente in cui gli attori sono proprio gli stessi cristiani. Leggete questa osservazione d'un giornalista, tanto intelligente quanto coscienzioso: « Ero, qualche giorno fa, in una delle più eleganti stazioni balneari. Vidi passare a centinaia, donne giovani e adolescenti. Quante, fra loro, erano appena uscite da istituti di educazione fra i più rispettati dei paese? Quasi tutte m'hanno fatto arrossire; molte m'avrebbero fatto piangere...». Così constata e parla un giornalista!
Ma è anche il Vicario di Cristo che denunzia, costernato, questa disfatta morale: « In molti luoghi », dice S. S. Pio XI, « non si trovano più costumi degni di un cristiano, a tal punto che non solamente la società umana non progredisce verso questo progresso universale di cui ci si glorifica abitualmente, ma sembra addirittura ricondurci alla barbarie ».
«
Miserimi mei! Abbiate pietà di me, anime vostre, voi che vivete
inebriati dai piaceri d'una malsana sensualità! ».
«
Miseremini mei! Abbiate pietà di me delle anime vostre, voi che vivete
la vita spensieratamente folle dei circoli, dei salotti e delle spiagge
mondane ».
«
Perché mi batti, calpestando la mia Legge Divina? ». Pietà del nostro Re!
Non castigate come uno schiavo. Colui che è il nostro Dio!
VIII. – RIMEDI.
E’
per chiudere questo capitolo tanto penoso a scriversi, eppure tanto necessario
per essere letto e meditato, noi faremo, in forma di corollari, alcune
riflessioni importanti.
La
prima sarà per scusare in parte, un gran numero di questi colpevoli. Come
spiegarsi infatti, la resistenza d'un nucleo tanto vasto di cristiani alle
prescrizioni della chiesa, relativa alla immodestia delle mode e ai divertimenti
disonesti?
La
donna cristiana, in generale, tanto casta e non vede e non può vedere quel che
non comprende. Essa ha ghi occhi limpidi e giudica con questa limpidezza il
cuore e lo sguardo altrui.
L'innocenza
è una celestiale beltà; ma essa è un grave rischio senza la docilità. La
disobbedienza alle severi leggi della modestia, nasce dunque talora dal fatto
che la donna e la giovanetta non comprendono il perchè di tal severità, e la
giudicano una « pia esagerazione ». Esse cedono alla vanità, al rispetto
umano; fanno come le altre, forse con qualche piccolo rimorso, ma alle volte
senza la minima malizia.
Questo
è evidente: Ma non è meno evidente che il male cagionato da questa infantile
incoscienza, da questa mancanza di sommissione alla Chiesa, immenso e positivo,
intorno ad esse e loro malgrado. Per discrezione, è impossibile dimostrarlo
loro; si può entrare in certi particolari che offenderebbero la loro
delicatezza. Ma occorre affermar loro decisamente, in nome di un'autorità
divina, che esse debbono obbedire in coscienza ed integralmente.
Io
posseggo la copia di una lettera curiosissima e molto interessante. E' firmata
da una persona conosciuta ed è scritta da una giovanetta dall'anima molto
onesta e retta: « Io sono giovane, ho venti anni; sono molto gaia ed amo
pazzamente la moda ed i balli. Ho sempre considerato fino a questo momento le
condanne lanciate contro i balli moderni e le mode attuali, come invettive
esagerate e ridicole di gente bacchettona, di vecchie zitellone e di persone
maliziose. Avendo sentito commentare la pastorale dell'Arcivescovo,
sull'immoralità dei nostri odierni divertimenti, ho voluto leggerla, per
curiosità. Questo le proverà che io non sono una cattolica praticante; non ho
ancora fatto la prima Comunione. Ho dunque letto la Pastorale. Mi pareva molto
strano che un prelato reputato così saggio e santo, potesse condannare
severamente quel che si diverte tanto comunemente. Ebbene, tutto quel che
afferma questa Pastorale, è profondamente vero. Le dirò come ne sia stata
pienamente convinta, in modo semplice e assolutamente inatteso.
«
Ero in viaggio: sentendomi poco bene, andai nel corridoio e là, in un vicino
compartimento di lusso, sentii la conversazione di un gruppo di giovani della
nostra società. Essi si scambiavano le loro riflessioni e le loro impressioni
sopra i nostri balli, le nostre acconciature vaporose, le nostre mode poco
modeste. Ho ascoltato sì, coi miei stessi orecchi, quel che non avrei mai
creduto, se me lo avessero raccontato in che modo, cioè, essi interpretavano
e giudicavano maliziosamente le nostre maniere, i nostri atteggiamenti, le
nostre innocenti famigliarità, la nostra libertà. Parlavano e ridevano forte,
designando e nominando di quando in quando l'una o l'altra delle mie amiche.
Con mio stupore, sentii nominare e giudicare ed accusare anche me, mentre la
coscienza non mi aveva mai nulla rimproverato.
“
Quel viaggio decise del mio avvenire. Non soltanto non ballerò più e mi terrò
discosta da una società di cui là, in quel vagone, era raccolto il fior
fiore... ma da oggi decido d'istruirmi nella dottrina della Chiesa che veglia
tanto amorosamente sul bene spirituale e l'onorabilità dei figli suoi. Sì, io
mi avvicinerò ad essa, e diventerò la sua figlia sommessa e riconoscente per
sempre. Ho compreso a che cosa portano le leggerezze; ho sentito cosa si poteva
pensare di noi, ed eccomi convinta. Ah, se potessi mettere in guardia altre
fanciulle imprudenti, candide, spensierate e incredule come me! “
Insistiamo
sulla risoluzione finale: “ Diventerò una figlia sottomessa e riconoscente
alla Chiesa “. Ecco il solo rimedio, poichè la saggezza e l'amore della
nostra Santa e dolce Madre, la Chiesa, fanno della sua direzione, una regola
sicura e indefettibile di onore, di pace, di salute.
Se
la Chiesa, ed essa sola, ha il potere di dar l’assoluzione, essa solo in
conseguenza è giudice nella determinazione di quel che é immorale e pericoloso.
Ma
se essa potesse, rompendo il suggello del segreto sacerdotale, divulgare le
abominevoli conseguenze quotidiane prodotte dalla licenza sempre crescente!
Se
i Sacerdoti potessero dire tutto, come confonderebbero i più incuranti, i più
increduli, i più ingenui di questa questione estremamente grave e delicata
dei costumi e delle mode anticristiane.
«
Io vi faccio i complimenti per la vostra sincerità apostolica » mi diceva il
dottore di una grande clinica, « ma se io dovessi giudicare, io direi tre volte
di più, senza violare il segreto professionale ».
Crediamolo:
coloro che gridano contro la malizia, quando noi tocchiamo questa questione,
sono ordinariamente i più grandi, i più raffinati maliziosi!...
Essi
vogliono godere con disonestà a detrimento delle anime candide, in cui cercano
provocare la rivolta contro l'autorità, a loro profitto.
Ipocriti!
Si scandalizzano essi, gli scandalosi, della nostra indignazione e perché noi
vogliamo prevenire lo scandalo di cui essi godono e approfittano!... Ecco
sempre coloro che accusano la Casta Susanna... per vendicarsene.
Un
Cardinale Arcivescovo, cosciente dei suoi doveri e delle sue responsabilità,
parlava molto chiaramente di questa questione in una recente ordinanza. Un
giornale poco degno, nonostante, o forse a cagione della sua grande popolarità,
osò rispondere, domandando in tono ironico, come mai il Cardinale poteva essere
al corrente degli abusi e dei misfatti condannati. In verità bisogna essere o
molto povero di spirito o disonesto più che altro per fare questa domanda.
Come
mai noi siamo al corrente degli abusi scandalosi, se viviamo lontani dagli
scandali?
La
risposta è semplicissima. Ad ogni istante, i feriti gravi, raccolti sotto
l'infuriar delle mitraglie, vengono condotti dai portaferiti, nell'ospedale più
vicino al campo di battaglia.
Il
capo dell'ospedale, un grande chirurgo, dopo lunghe e penose ore di lavoro,
esclama sfinito “ Che orribile battaglia! che sanguinoso combattimento “.
Un ufficiale gli dice: “ che ne sa Lei dottore? Noi veniamo dal campo di
battaglia e potremmo dirlo, ma lei, come può affermarlo?
Ohimé
risponde tranquillamente il chirurgo, io lo so meglio di lei. Lei non ha visto
forse che le sue ferite e quelle di coloro che le sono caduti vicino; mentre che
centinaia di poveri resti umani sono passati per le mie mani... mutilati dalla
mitraglia... alberi sradicati dalla spaventosa tempesta. Per tutto questo, per
il fatto di essere sempre occupato e dover pensare a curare orribili ferite, io
posso giudicare meglio di lei del furore... dell'uragano dell’asprezza della
battaglia.
E'
il nostro caso: meglio dei mondani distratti, storditi, troppo abituati alle
malsane mondanità, noi siamo in condizione di comprendere a distanza, dal
numero delle vittime curate nelle nostre « ambulanze e cliniche morali »
quale è la potenza infausta e mortale dell'immortalità del nostro secolo.
Nessuno
meglio di noi è in istato di portare un giudizio equo sulla moralità sociale.
Noi siamo la riva, dove approdano tanti poveri malati morali, tanti naufraghi,
di tutte le età e di tutte le condizioni! Si viene a noi, con l'anima
straziata, la confessione sincera sulle labbra, e con la lagrime che bruciano
il cuore e gli occhi. Ma non si viene a noi mai troppo tardi, lasciatemelo dire!
Non che il male deplorato non sia molto grave, ma perchè il Cuore di Gesù è
l'Onnipotenza di resurrezione morale.
Dopo
quello di perdonare, noi abbiamo sempre il dovere di prevenire tanti mali,
comunque dispiaccia al mondo, predicandone coraggiosamente i rimedi. Questo
nostro dovere è tanto più urgente, quanto più ovunque si soffre, per mancanza
di lune soprannaturale. Difatti è questo un segno evidente che si impone in
questa crisi di pudore.
Il
senso morale della modestia e della purezza si affievolisce di giorno in giorno,
diventa pressoché nulla. Gli occhi del cristiano, ed a poco a poco la sua
coscienza, s'abituano allo spettacolo del male, fino al punto di non esserne più
turbati. Il pericolo è grave: insinuandosi nel cuore, può prenderci tutti. Già
molti dei buoni blandamente addormentati dall'abitudine della rilassatezza
sociale e degli spettacoli immorali, sono giunti all'indifferenza. Io ho anche
trovato delle scuole cattoliche dove si era abituati a vedere i fanciulli con i
loro vestiti poco modesti, la cui indecente acconciatura, non urtava più le
maestre cristiane...
Se
mancano i controllori della virtù, le sentinelle deste e zelanti, noi
toccheremo il fondo dell'abisso. Non è vero, per esempio, che alcune mode, che
qualche anno fa sarebbero state condannate, soltanto se viste in figurino,
sono oggi accettate, generalizzate, a cagione dì una tolleranza che degenera
in abitudine?
Uno
dei più sicuri e caratteristici sintomi della lebbra è l'insensibilità degli
organi. L'insensibilità morale è un sintomo reale della lebbra morale che ci
invade vittoriosamente.
«
Guai! » ha detto il Signore, « a colui che
scandalizza! ».
Se
con piena giustizia, noi abbiamo osservato che una parte delle donne e delle
giovinette hanno una scusa, quella della loro ignoranza del male, sottolineiamo
però molto chiaramente che le loro responsabilità restano gravi, dal momento
soprattutto che esse hanno per guidarle la materna difesa della Chiesa. Esse
non potranno, con questo, scusarsi interamente. delle loro colpe davanti al
Tribunale del Dio di ogni pigrezza e di ogni giustizia, che ha affidato
appunto alla Chiesa la cura delle nostre anime.
Quante
cristiane deplorano i deviamenti e la mancanza di sottomissione nei loro mariti?
Quante
donne si lamentano della libertà di pensiero, della politica pericolosa degli
uomini? Quante si indignano, perché i consigli della Chiesa non sono ascoltati
nella scelta delle letture, nelle direttive delle idee filosofiche e sociali!
Ora
che fanno esse del resto, per provare questa sottomissione alla Santa Chiesa,
ch'esse vorrebbero invece tanto trovare nei loro fratelli? Riconoscono esse
questa autorità, che i loro mariti misconoscono?
Tuttavia,
se la Chiesa esagera nel condannare le mode indecenti, perché non esagera nel
proibire alcune letture o nel respingete alcune dottrine di filosofia
pericolose? Le donne non agiscono in modo diverso dagli uomini. La Chiesa non ha
due misure: questi e quelle debbono ubbidire.
Una
signora di eleganza tutta moderna, e poco modesta, mi viene. a visitare, per
confidare la sua pena: « Come, come convertire mio marito? » « Col convertire
se stessa, Signora », le rispondo... Comprese? Lo spero; ma perchè
lamentarsi della colpa altrui e portare inconsideratamente in sè il peccato? «
Perchè » mi dice una giovanetta, bianca come un fiocco di neve, ma molto
dedita per vanità a seguire tutte le mode, « Perché Lei ha predicato così
severamente contro le mode attuali? Non veggo dove sia il gran pericolo, ne per
me, nè per gli altri. Voglia compiacersi spiegarmelo più chiaramente, e le
prometto, uniformerò la mia linea di condotta alla sua risposta ». « Mi
promette Lei » le rispondo, « di accettare una sola osservazione molto grave,
che io le farò come risposta definitiva ai suoi dubbi e alla sua curiosità? ».
« Gielo prometto, padre ».
Ascolti:
« Se in un'acconciatura poco modesta, con vesti troppo corte ed una scollatura
esagerata, lei fa una passeggiata di molte ore, nel centro della città,
volendo, per semplice vanità, attirar l'attenzione sulla sua persona, creda
pure che, tornando a casa sua, lei avrà probabilmente la responsabilità di
qualche peccato grave, forse di molti, che lei avrà fatto commettere...
«
Voglio rispettare il suo candore, ma le debbo questa risposta severa; e ora, da
fanciulla veramente pia, sia docile, e bandisca ogni frivolezza esteriore ».
Ella
ne fu molto colpita, e si mantenne, nonostante il suo ambiente, di una
modestia ammirabile. Bisogna far cadere le scaglie, senza aprire gli occhi.
Molte
cristiane, come questa giovinetta, peccano per vanità, cedendo alla
sconvenienza della moda.
La
loro responsabilità rimane, a motivo dei reiterati ed imperativi avvertimenti
della Chiesa, alla quale Nostro Signore ha detto: « Chi ascolta voi, ascolta me
». E nello stesso modo che i genitori comandano, senza spiegare ai loro
figli, le ragioni degli ordini che danno: così la Chiesa, nostra Madre, non è
obbligata a dirci il motivo delle sue prescrizioni.
Veramente,
noi ci domandiamo d'altronde, come una donna o una fanciulla intelligente, e
cristiana possa credere che l'insieme della Chiesa docente, che tutti i Vescovi,
assolutamente d'accordo, su questo punto, col Nostro Santo Padre, il Sommo
Pontefice, s'ingannino ed esagerino tutti, parlando unanimemente in favore della
modestia, condannando decisamente gli abusi e la licenziosità moderna.
Non
è dunque, se non per la via della sommissione perfetta, che si otterrà una
coscienza tranquilla, in tutti gli atti della vita e soprattutto nelle ore
angosciose dell'agonia.
Meditate
questa fine infinitamente triste d'una donna mondana. Nella sua giovinezza, e
durante i lunghi anni della sua vita, la signora *** è stata frivola e leggera,
nonostante la sua educazione, e la tradizione della sua famiglia; ed ha sempre
sorriso degli anàtemi della Chiesa. Ma quando l'età e soprattutto la
malattia l'hanno paralizzata, essa fece di necessità virtù, e nel suo letto,
sernbró almeno a riparare le sue follie. Non le si è nascosta la gravità del
suo male, tanto che s'è spesso confessata, ha avuto qualche scrupolo, ed ha
ricevuto gli ultimi Sacramenti. Ma ecco che una sera, ella si ridesta di
soprassalto da un sonno leggero, e, spalancando gli occhi con spavento, mostra
il Croficisso a quelli che la circondano e grida: « Guardate! Oh, guardate come
il Cristo è coperto del sangue della flagellazione che io gli ho fatto subire
con le mie mondanità!... Guardate come questo sangue gronda... e cade sopra
di me!... Ascoltate come questo Cristo mi maledice!...
Le
si fa osservare che si è confessata, ma ella insiste: « Egli mi maledice,
perchè ho scandalizzato le mie figliole le quali, mondane come me, formeranno
i loro figli alla scuola del peccato. E queste responsabilità sono mie, e mi
schiacciano. Guardate, oh, guardate il sangue di Cristo, flagellato dalle mie
follie! Che orrore! Ho tradito l'educazione delle mie figliole, scandalizzandole
col cattivo esempio. Guardate, il Cristo, mi maledice, e il suo Sangue cade
sopra di me... ». E si abbattè, estenuata. Vorreste voi pure provare tal
rimorso?
Privilegiate
del Cristianesimo, non parlate d'esagerazione. Voi sapete gli abusi
incalcolabili delle grandi città, i delitti sociali; i delitti d'immoralità
che amareggiano da ogni parte il Cuore di Gesù, con un oceano di fiele e di
orribile ingratitudine; ma a voi Che siete gli amici, incombe di gridare alla
riparazione e fare un’ammenda onorevole piena
di amore, piuttosto che trovare nelle proteste dei vostri Vescovi e nei loro
insegnamenti, un tema di critica. Babilonia, oggi, sembra sventuratamente
rinascere dalle sue ceneri più che secolari. E se l'abuso dei sorsi pervertiti
provocò il diluvio, quale ora dovrebb'essere oggi la collera della giustizia
vendicatrice che l'indecenza dei costumi moderni ammassa sul nostro capo,
senza un assalto prodigioso d'amore misericordioso e redentore?
Questi
molteplici Babilonesi che irritano il Cielo e gli gettano una sfida, di
sacrilega insolenza, dovrebbero accorare i fedeli: l'ardore e la sincerità
della loro fede dovrebbe provocare in essi una recrudescenza d'amore, che a
sua volta dovrebbe tradursi in una vita più casta, più austera, più profondamente
e socialmente cristiana.
Amici
del gran Re oltraggiato e flagellato, non osiamo chiedervi di portare il
cilicio, ma vi chiediamo, meglio ancora, un cuor contrito, un’anima
penitente, una vita sociale purificata dall’infetto paganesimo che ci
avvelena.
Fate
della vostra vita, cattolici praticanti, riparazione d'amore.
Madri
e spose cristiane, giovanette pie, pregate con cuore sincero e con coraggio
Maria, il cui titolo più radioso e prezioso è quello d'Immacolata.
Non
dimenticate che è Lei che vi ha riscattate: con la sua vittoria: è per Lei che
voi avete questa dolce regalità sociale della Chiesa cristiana, di cui voi
godete. Non dimenticate che Gesù ve l'ha voluta dare come Madre, la sua Vergine
Madre!
Conservate
dunque la santa e legittima fierezza della vostra dignità e della vostra beltà
cristiana, difendete questi tesoro con una santa collera nell'anima.
Rassomigliate
per amore e purezza, per candore e modestia, a colei che ha potuta dire a Bernardette:
“ Io sono l'Immacolata Concezione “. Non fate arrossire vostra Madre.
Pensate
a Lei, nel salotto e sulla spiaggia, nella strada e a teatro. Non velate di
lagrime il suo sguardo, che vi segue sempre con materna tenerezza. Non
l'obbligate ad allontanarsi con dolore da una figlia poco delicata e poco
pudica? Dimostrate a Maria che voi siete le sue figlie di gloria. Ella vi mostrerà
che è la Regina potente e fedele.
“O
Regina dell'amore, copri con un manto di giglio e di neve, quelle fanciulle che
il serpente del mondo cerca strapparti”.
«
Voi siete tutti puri, oggi, ma non lo siete sempre. Tra coloro che seggono
alla mia tavola, che mangiano al mio banchetto, che bevono nel mio calice, che
sono perciò i miei figli, i miei amici, i miei fratelli, i miei cari discepoli,
ve ne sono di quelli che mi straziano e mi trafiggono crudelmente il Cuore.
Nell'ascoltarmi,
non guardate gli stolti, gli ignoranti che non sanno quel che si fanno, quando
bestemmiano il mio nome. Non sono essi i più colpevoli. Sono quei
disgraziati che si dicono cristiani, ma che m'oltraggiano odiosamente nelle
manifestazioni della loro vita nel mondo. Oh! come sono dolorosi i colpi che
io ricevo da questi cattolici mondani, che riaprono tutte le mie ferite e
mettono le mie ossa allo scoperto.
Come
potrebbero non flagellarmi queste anime cristiane, che di mattina si comunicano,
professandomi la loro fedeltà e di sera osano condurmi nel fango?...
Dimenticano
dunque che io sono la Santità?... Sì, voi vi ingannate, miei piccoli figlioli,
nel proclamare, contro ogni principio della coscienza cristiana, che
l'immoralità é autorizzata dall'arte; dell'igiene... scusando così le
indecenze della moda, e lo scandalo del teatro moderno.
Io
ho schiacciato Venere ed il paganesimo, ho maledetto ogni impurità, ho
maledetto ogni licenza, tutte le provocazioni al male Io le maledico sempre.
Io sono l'Eterno Presente!
Il
mio Cuore é amaramente angosciato da tutti quelli che amo e che discutono la
mia Legge, disprezzando i consigli miei e della Chiesa e condannandoli come
un'esagerazione di scrupoli troppo puerili.
Io
piango per i miei figli, i miei amici, che contribuiscono con il loro talento,
con il loro denaro, colla loro bellezza, allo sviluppo di questa moda rilasciata,
di queste lubricità provocanti, e che sono stimolo alle passioni. Essi adducono
come pretesto i loro obblighi sociali, le esigenze moderne!...
Che
fanno essi della mia Legge Divina con i suoi obblighie i suoi doveri, assunti
verso di me, col battesimo?
Non
disprezzate i carnefici del Calvario, perché questi infedeli mi hanno eretto un
nuovo calvario di cui essi sono i carnefici. Non parlate della vigliaccheria
dei soldati che sono di guardia alla prigione; altri mi flagellano più
crudelmente ancora e mi sputano sul viso. Non pensate al tradimento di Guida.
Guardate piuttosto tutti questi nuovi Gìuda, che abbandonano il loro Maestro ed
Amico, per la soddisfazione dei loro sensi.
Tutto
quel denaro che essi lasciano alla porta dei teatri, é per il mio Cuore, come i
trenta denari di un continuo tradimento.
Il
vostro Gesù, tradito, il vostro Gesù flagellato e crocifisso; il vostro Gesù
col Cuore trafitto dalla impudicizia sociale, vi supplica di aver pietà di
Lui.
Abbiate
pietà di Lui, voi che vivete nel fasto e nel piacere e nelle raffinatezze dei
sensi! Abbiate pietà di Me, voi che col vostro nome, colla fortuna, col
credito, coll'esempio reagite contro lo scatenarsi delle passioni. Fate servire
alla mia gloria l'influenza che voi esercitate nella società! Respingete come
illegittimo, ogni basso e indegno divertimento, ogni abitudine anti-Cristiana,
ogni trovata del raffinato sensualismo, ogni piacere equivoco e pericoloso.
Guardatevi, guardatevi, che la vostra responsabilità un giorno non vi schiacci.
Gesù,
flagellato dall'impudicizia della società, vi supplica di aver pietà di Lui.
Abbiate
pietà di Me, voi i cui salotti non dovrebbero mai tollerare libertà di
vestiti, di balli, di linguaggio! Io ho fatto in pezzi gli idoli pagani. Voi
che vi accostate alla Comunione, oserete restaurarli? I tempi cambiano. - dite
voi - Io che sono la Legge ed il Giudice, io non cambio mai.
Gesù
flagellato dall'impudicizia della società, vi supplica di aver pietà di Lui.
Abbiate
pietà di Me, voi madri e spose che io ho nobilitato!
La
vostra influenza è grande e spesso decisiva sull'animo dei vostri, per lo
spirito che potete far regnare nel vostro focolare. Se vi ho riscattate, era mio
intento di fare di voi, col senso più delicato che avete di ogni dovere e di
ogni diritto, un centro di luce. Diventereste voi invece una sorgente di scandalo
e di tenebre? Conservate: oh! conservate la mia legge di purezza, con il
riflesso della bellezza immacolata della Madre mia, la vostra Regina! Vigilate
sulla modestia cristiana dei vostri fanciulli e delle vostre fanciulle. Non
desiderate per essi che la splendente e radiosa libertà del candore. Difendete,
dal mondo perverso e corruttore, la soglia della vostra dimora.
Il
Maestro, il solo Maestro in casa vostra sono Io, il vostro Dio tutto amore, il
vostro Re-Amico. Non lo dimenticate, lottare con Me, Per Me, io sono lo stesso
Gesù, il supremo e giusto Legislatore della vita privata e della vita sociale.
Gesù
flagellato dall'impudicizia del mondo, vi supplica di aver pietà di Lui.
E
voi, i gaudenti della vita, anime affievolite, facilmente sedotte dalle sirene
del piacere, dalla dea volubile e menzognera, la vanità; anime malaticce,
assetate di sensazioni, prese dalle vertigini del mondo, cuori buoni, ma che
un facile carattere ed una virtù troppo solida, rendono così compiacenti; coscienze
troppo facili e sensibili ad ogni mutamento della moda e delle dottrine,
arrestatevi nella vostra corsa verso l'abisso. Questo mondo corruttore, che vi
attira e vi piace, è il vestibolo dell'inferno; arrestatevi!
Il
mio Vangelo non vi inganna. La vostra salvaguardia è la mia Legge. La vostra
saggezza é la saggezza della Chiesa, dii grazia, arrestatevi! Non calpestate
con la vostra vita mondana, la mia Croce sanguinante!
Nessuno, fuori di rne, vi ama di un amore vero. Io vi tendo le braccia. Dimentico i vostri traviamenti: amatemi alla vostra volta, di un amore intero e leale! Perché voi entriate nell'intimità del mio Cuore, vi apro la ferita del mio Costato. Entrate, prendetevi tutto per voi, il Cuore di un Dio ardente di voi!
Venite,
abbiate pietà di Me! Gesù tradito, Gesù flagellato, Gesù crocifisso, Gesù
dal Cuore trafitto, vi supplica di aver pietà di Lui!
CAPITOLO
TERZO
Die
ut sedeant hi duo filii mei, unus ad dexteram tuam et unus ad sinistrarn in
regno tuo.
Di'
che seggano questi due miei figlioli uno alla tua destra, l'altro alla tua
sinistra del tuo trono. (Mt, XX, 21).
I. - LO SPIRITO CONTEMPORANEO RIGUARDO AL SACERDOZIO ED ALLA VITA RELIGIOSA.
Come
siamo lontani dal tempo in cui la madre degli Zebedei, credendo alla Regalità
temporale di Gesù e spinta dal suo amore materno, chiedeva al Maestro che si
degnasse “far sedere i suoi due figliuoli, l'uno alla destra, l'altro alla
sinistra nel suo Regno!”.
C'era
un errore, nello spirito di questa donna, sulla natura del Regno Messianico; e
c'era forse anche un sentimento reprensibile di vanità; e tuttavia nobile e
previdente cuore d'una madre! Essa non chiede nulla per sè: non pensa che alla
gloria dei suoi figli; e li vede già nel suo pensiero, ministri del Re-Gesù, e
forse forti d'una potenza eguale a quella di Giuseppe, in Egitto.
La
razza delle madri che si dimenticano, offrendo i loro figli a Nostro Signore,
minaccia di estinguersi. Era un meraviglioso linguaggio, a traverso i secoli
cristiani; perchè non continua in tutta la sua santa nobiltà e la sua feconda
bellezza?
L'onore
d'essere scelti e preferiti dal Re d'Amore, l'onore immenso di servir Gesù e
di darlo alla terra, con la potenza del Sacerdozio e il sacrificio della vita
religiosa, non è più oggetto d'ambizione, ma di timore e di disdegno. Perché?
E' la risposta inquieta e negativa alla grave domanda di nostro Signore: “
Potete bere il calice che io bevo? “.
In
ogni tempo, il Sacerdozio e la vita religiosa sono stati una via dolorosa per
quelli che le hanno seguite, ed hanno avuto la grazia di comprendere la gloria
sanguinante del Calvario e le pesanti responsabilità legate a questa gloria.
Ma
con le idee di libertà sfrenate che corrono come un uragano devastatore, con lo
spirito ragionatore e orgoglioso, conseguenza di questa falsa libertà,
nell'atmosfera satura del sensualismo raffinato dell'epoca nostra, le vocazioni
sacerdotali e religiose diventano spesso un eroismo. E gli eroi sono pochissimi,
specialmente quando l'eroismo è intimo, segreto, e che non deve contare nè
sulla benevolenza, nè sugli applausi umani, ma sullo staffile terribile delle
critiche e del disprezzo sociale.
Era
più facile, una volta, alle famiglie cristiane di conformarsi alla volontà
divina e di accordare ai loro figlioli la libertà santa di seguire le chiamate
del Signore. I campi erano molti più divisi allora non si incontravano gli
ebrei e i samaritani. Non era stata stretta l'alleanza fra i figli di Dio e i
figli degli uomini. Negli ambienti cattolici si godeva di una maggiore
indipendenza, e l'influenza delle critiche era molto diminuita dalle distanze
reciprocamente stabilite e rispettate.
La
società moderna ha spezzato gli ostacoli; e i mondani più audaci hanno
rumorosamente invaso, con la loro dottrina, lo spirito, l'educazione e i costumi
della vita familiare e sociale dei cristiani.
Le
emanazioni malefiche delle loro teorie hanno soffocato la gran deferenza e
l'ammirazione simpatica che si aveva, sempre per tradizione, per gli eletti al
chiostro e all'Altare, tanto negli ambienti cristiani e ferventi, che tra le
persone semplicemente oneste. La persecuzione ha fatto il resto. Confusi tra la
folla, relegati negli ultimi posti, carichi di obbrobri, spogliati, spesso
scacciati, siamo il rifiuto di una società deformata.
La
confidenza delle famiglie persino, in cui si trasmettevano le tradizioni di
venerazione verso di noi, ha ceduto a
delle ragioni spiegabilissime di prudenza. Quanto all'immensa maggioranza delle
famiglie - dominate dal rispetto umano, e scosse da questa mondanità, il cui
cammino sempre facile, conduce all'indifferenza religiosa - essa si rifiuta
con sempre maggiore energia, di dare i propri figlioli ad una istituzione
sconosciuta e criticata.
Questa
indifferenza delle famiglie, più nefasta d'una persecuzione odiosa, è la prima
causa della sterilità deplorevole della nostra società, in relazione alle
vocazioni.
La
fede è diminuita, il credito del religioso e del sacerdote è finito, a causa
dell'attentato del mondo al suo prestigio soprannaturale, alla sua aureola
evangelica... Ed ecco che questi due stati son divenuti, per una falsa
concezione moderna, delle comuni carriere, apprezzabili, cìoè, unicamente
nella misura in cui esse possono dare un certo avvenire al giovane o alla
fanciulla, e far conseguire alle loro famiglie, qualche vantaggio materiale.
Le
persecuzioni recenti e le condizioni critiche che traversano lo stato
ecclesiastico e gli ordini religiosi, non promettono più quell'avvenire
splendido e sicuro che poteva non produrre, ma facilitare almeno in altri
tempi le vocazioni. Da allora, quale decisa opposizione non offre la nostra
società, materialista e indifferente, all'aspirazione d'un ragazzo che si
dica chiamato al seminario o al convento! Si chiedevano onori alla Chiesa,
quando essa poteva darne attraverso la sua potenza e il suo trionfo sociale.
Tutti l'amavano nell'ora del Thabor; quanta differenza coll'attitudine ingrata
d'adesso, che è l'ora del Pretorio. Si dimentica che la gloria di essere al
bando per Iddio, è una gloria che sorpassa tutti gli onori.
Se
sono poche le madri, ammirabili nella loro ambizione, le quali vogliono vedere i
loro figlioli consacrarsi a Gesù-Re, ciò avviene perché non si riconosce
l'onore che questo Re fa ridondare sui suoi ministri e sulle sue spose.
Cos'è
un principe o un re della terra, in confronto di un sacerdote? Misurate la loro
potenza; il principe firmerà forse, migliaia di. sentenze di morte; il
sacerdote, con l'assoluzione, emetterà migliaia di sentenze di vita eterna,
compresa quella dello stesso principe. Egli battezza, assolve e sotterra i Re!
Che
cos'è una regina, in confronto di una religiosa? Meno di una portinaia, in
confronto della sposa d'un re! Un'umile religiosa, che insegnava il catechismo
alle figliuole di Luigi XV, dette in proposito una simile risposta, quando una
di esse, urtata da un'osservazione della sua maestra, disse fieramente:
“Pensate voi che parlate alla figlia del vostro Re?” E la religiosa: “Non
dimenticate neanche, Signora. che siete dinanzi alla sposa del Dio di vostro
padre e del vostro Dio!
Il
secolo nostro, pieno di se stesso, e tanto lontano da qualsiasi idealismo,
soprattutto da quello che s'ispira al Vangelo, misconosce e rifiuta le grandi
idee ed i nobili sentimenti delle precedenti generazioni. Esso ha sostituito,
al concetto ereditario della dignità cristiana, un criterio molto più elastica
e comodo, nel senso morale, e molto più egoista nelle risultanze pratiche.
Non
c'è da meravigliarsi, dunque, che si consideri il Sacerdozio come una carriera
qualunque, molto umile, poco rispettabile, e molti meno sicura e redditizia di
tante altre.
Ed
il mondo fa presto a giudicare i motivi di questa inferiorità. La religiosa,
oh, essa non ha potuto pensare al chiostro che per puntiglio o in un momento
d'inesplicabile stordidezza ammenoché non vi abbia trovato il rifugio ad una
impotenza fisica o morale, o la manifestazione d'un forte egoismo.
Numerose
famiglie cristiane pensano oggi come il mondo e dicono: « Oh, no, Signore, sei
tu, che chiami il mio figliolo: é lui che si inganna» Oppure: « la nostra
figliola crede vocazione, ciò che e un'illusione, essa non deve lasciare i suoi
genitori, se non per maritarsi, ma giammai per consacrarsi a Te ».
La
madre degli Zebedei non si incontra quasi più… Ma il Maestro buono, che non
è mutevole come noi, continua a passare fra gli uomini, affascinando con
uno sguardo, trascinando con unga partola « Lascia tutto, vieni e seguimi! »
Nonostante il mondo e la bufera di modernità che ha investita la società
cristiana, l'esercito degli apostoli e delle spose di Cristo rimane. Ed é meno
numeroso, é però meglio agguerrito, nello spirito della sua sublime vocazione.
Se
il mondo si affretta tanto a giudicare e a valutare quel che gli é superiore,
può essere permesso anche a noi di scoprire e di abbattere l'incoerenza dei
ragionamenti, per i quali esso si vanta di essere saggio.
Guardate:
nella misura in cui la famiglia si disfà, a poco, a poco, dell'autorità del
Maestro, i genitori reclamano per se un aumento di autorità la virtù di essa,
che costoro dichiarano sacra, inviolabile, si oppongono alla scelta che i loro
figli hanno fatto della vocazione religiosa o sacerdotale. Pertanto essi dicono
di lasciarli liberi, oh, assolutamente liberi. di scegliere la loro via... a
meno che la scelta non cada proprio sul solo stato decisamente escluso. E’
forse logico tutto questo.
Si
può aspirare a tutte le carriere degne e onorevoli; si può sposare o restar
celibi; si può tentare la fortuna, esponendo la propria salute e anche la vita
ma non si ha il diritto di indossare l'abito talare o religioso.
La
chiamata intima, l'attrazione potente, irresistibile, il diritto di cercare la
felicità secondo ciò a cui spinge la propria coscienza, possono essere invocati...
invano. Temporeggiare, provar a piegare la mentalità degli oppositori, tutto è
inutile: non si ha il diritto di consacrarsi a Dio. Si può dare tempo, gioventù,
cuore ad cena società frivola; si può darlo con giuramento ad una creatura
che, buona oggi, capace di darci disinganni orribili domani.
Sì
può consacrarsi alla salvezza della patria, mostrarle un ancore eroico,
offrirle il proprio sangue... Tutto questo è bello, é buono... eccettuato
servire il Signore e consacrargli la propria vita.
Ora
bisogna che il Signore disprezzato accordi questi diritti. Cerca l'uomo di
vendicarsi. della sua impotenza, rifiutandosi di riconoscere, nel Creatore, la
sorgente divina da cui emanano tutti i diritti e quello, inviolabile, di far
primeggiare il suo onore e il suo servizio?
Se
si fosse veramente logici, non si dovrebbe il titolo di “ padre” per opporsi
al Padre per eccellenza, Giudice divino dei genitori, fedeli o infedeli
rappresentanti di Lui. La gerarchia dei diritti e dei doveri è spezzata,
quando Dio non ha più l'autorità suprema, e non può dire ai genitori quel che
disse ad Abramo: “Offrimi il figlio tuo in olocausto alla mia gloria”.
La
famiglia può chiedere a buon diritto dei sacrifici ai membri che la compongono,
per il bene generale del focolare.
La
società può imporre alle famiglie, per il bene sociale, dei veri sacrifici.
La
Nazione può esigere, anche per forza, delle grandi immolazioni per il bene
pubblico e nazionale. Ed è nell'ordine naturale delle cose accettare tutto
questo.
Non
vi sarebbe che Dio, il Signore di ciascun uomo, il Padrone assoluto delle
famiglie, il Re Sovrano della società e delle nazioni, che non potrebbe reclamare,
imperiosamente e con pieno diritto, le sue proprietà, prestate temporaneamente
ai genitori?
Per
l'onore, per il denaro, per la pace, per l'umanità, i genitori possono e
debbono cedere tutti i giorni parte del loro relativo diritto. E Gesù Cristo
avrà meno diritto degli avvenimenti che Egli stesso conduce, e delle creature
che vivono del suo soffio?
Il
Sacerdozio e la vita religiosa, doni sublimi del Signore, sono talmente al
disopra di tutti i beni, di tutti gli Stati, di tutti gli onori della terra!
Vale a dire che, quando Egli chiama al suo seguito è giusto lasciar tutto e
passare, se fosse necessario, su un braciere ardente. Perchè nulla, sulla terra
è così nobile e così bello; e pertanto le sofferenze più inaudite non
possono comprare l’onore, l'amore, la felicità che il Cuore di Gesù
riserbata questi predestinati
Noi
siamo convinti che la maggior parte delle famiglie, che lasciano bussare invano
alla porta loro il Re dei re, lo fanno in un momento di timore del sacrificio,
in un pensiero spiegabilissimo, cioè, d'egoismo. Esse non si rendono conto
del bene inapprezzabile, dei tesoro senza pari che esse rifiutano, del
torrente di benedizioni celesti di cui esse si privano e del giusto pentimento
che ne avranno un giorno, forse troppo tardi!
Il
sacerdote e la religiosa sono tanto poco e male conosciuti, che é ben facile
spiegarsi i mille pregiudizi diffusi contro il loro nobile stato. Allontanati
più o meno da ogni relazione con le creature esclusivamente mondane, spesso
separati dalla vita pubblica sociale, essi non possono essere compresi dal
mondo, che hanno lasciato, d'altronde, con ragionevole disdegno.
E,
il mnondo risponde a questa indifferenza giustificata, accentuando la sua
diffidenza verso questi “eccentrici”, la cui vita seria e felice é una condanna
alla loro, vana, molle e inquieta.
Aggiungiamo
a questa diffidenza generale, a questa misconoscenza, tutte le calunnie che
sono state diffuse dall'ignoranza e dalla malizia, tutti gli oltraggi fatti
loro, ed avremo una spiegazione più che sufficiente di questa atmosfera
ostile alle vocazioni. Questo é antimilitarismo contro l'esercito del Signore.
Oh,
se le famiglie cristiane, i focolari veramente onesti e fedeli conoscessero il
“dono di Dío”, il segno d'onore, il valore della grazia, la distinzione
soprannaturale, il beneficio inaudito, la preferenza gratuita e gloriosa che
suppone l'appello di Gesù, tanto per gli eletti che per loro stesse, oh, come
tratterebbero il Signore alle porte loro: direbbero prese da santa confusione:
“Allontanati da noi, Signore, che siamo peccatori! O Maestro, non siamo degni
che Tu entri sotto il nostro tetto!”
Ahimè!
il gesto che ferma su tante soglie il Re di gloria, che va in cerca di apostoli
e di vergini, non è mai ispirato ad umiltà, forma delicata d'adorazione! Esso
è provocato dalla misconoscenza dei
diritti divini di Gesù Cristo!
II.
- I FIGLIOLI APPARTENGONO A DIO.
A
chi appartengono i figli, e quale è il loro destino?
Ecco
adunque la vera soluzione della questione: della vocazione. Sono, i genitori, i
padroni o i semplici depositari, incaricati d'interpretare una volontà e un
comandamento divino? Essi sono stati gli strumenti per la vita naturale, ma il
diritto cristiano non riconosce loro alcuna autorità assoluta, sull'avvenire
dei loro figlioli.
Il
quarto comandamento è sempre subordinato al primo. I genitori devono andare a
Dio, poichè essi sono da Dio; i figli, attraverso i genitori, devono tendere
a Dio, poichè anche essi sono da Dio.
Se
la società, e soprattutto la Patria, hanno dei diritti che i genitori debbono
rispettare, e a quali sacrificano le loro più legittime affezioni, in un
grado infinitamente superiore, il Signore s'è riservato il pieno diritto di
disporre della vita e della morte delle creature affidate, temporaneamente e
condizionatamente, alla cura affettuosa, alla custodia cristiana di altre
creature.
E
come il potere civile, anche più legittimo e meglio stabilito, non può
assolutamente misconoscere i sacri diritti dell'individuo, e questi, quando si
tratta di difendere la sua coscienza cristiana, per esempio, é obbligato a
disubbidire alla autorità umana opposta alla divina, così la patria podestà,
fondata sulla natura e confermata dalla legge evangelica, non può contrariare
il diritto del figlio, chiamato dal suo Dio.
Il
figlio é del Creatore, passando attraverso i genitori che l'han ricevuto per
Lui, e che debbono renderglielo, non solo all'ora della sua morte, ma anche
quando il Signore lo sceglie e lo chiama, lo trae dietro a sé e lo fa
camminare pel sentiero stretto, ma glorioso, dei consigli evangelici.
Se
neanche un sol capello del nostro capo può cadere senza il permesso del
Maestro, se ogni uccello e ogni fiorellino é nutrito e rinfrescato per ordine
di Lui, che pensare dell'autorità divina e della Provvidenza amorosa che
vegliano sull'esercizio dei suoi sovrani diritti, e sull'avvenire temporale ed
eterno dei figli?...
D'altra
parte, chi ha il segreto di questo avvenire? Dio solo, nessuno all'infuori dì
Lui, ed Egli se lo riserba gelosamente. Non vediamo forse tutti i giorni, per
esperienza, fallire le previsioni così prudentemente calcolate, così ben
combinate? E quando noi crediamo aver raggiunto lo scopo, con un piano sapientemente
elaborato, sopravvengono avvenimenti imprevisti, malattie improvvise, agitazioni
materiali o morali, che distruggono immediatamente le nostre previsioni. Anche
la morte ci prova che l'avvenire delle creature non è che nelle mani del
Creatore.
Chi
può tracciare all'uomo la sua via, se non Colui che conosce l'uomo? Ora, chi
conosce veramente, intimamente e profondamente l'uomo, se non Dio?
La
vocazione è un problema troppo grave per affidarne la soluzione al corso
delle circostanze, delle velleità o degli interessi umani.
Il
legame fra l'avvenire temporale e l'avvenire eterno è molto stretto. La
vocazione è la strada, l'eternità è la mèta cui questa strada deve
condurre. Vi è un ingranaggio fatto da una sapienza increata; guardiamoci dallo
spezzare una molla della catena, che comincia dalla culla e, che, intrecciata da
una mano provvidenziale, conduce all'eternità. Quando spesso il fermarsi
d'un'anima, per colpa sua o di altri, una deviazione definitiva dalla diretta
via, ha delle fatali conseguenze quaggiù e nella sua vita avvenire.
Se
è vero che le stelle hanno la loro via, invariabilmente tracciata, non l'avrà
forse l'anima cristiana, più preziosa di tutte le costellazioni?
Da
ciò sembra che il cristiano, soprattutto se ha la responsabilità della
paternità, non dovrebbe osare, per nessun pretesto, far deviare un'anima di fanciullo
dalla via divina verso cui é spinta. Ahimè! il numero di questi audaci
incoscienti aumenta, ma non negli ambienti irreligiosi, dove le vocazioni sono
un'eccezione straordinaria, ma nelle famiglie in cui si riversa la misericordia
del Cuore di Gesù.
Questo
gesto, quanto mai pericoloso, è un attentato contro la Sapienza e l'assoluta
Sovranità di Dio, e tanto più grave in quanto esso é commesso proprio da
coloro che sono ufficialmente incaricati da Dio d'educare i loro figlioli in
modo che essi siano sempre pronti ad ascoltare la Sua voce, e ad ubbidire alle
Sue chiamate. Di conseguenza, si rende vana l'attesa divina, si sviano i disegni
di Lui, si arresta la corrente della Sua Misericordia, si assume un'enorme
responsabilità morale.
Privare
così il Signore della sua gloria non può dare la felicità. Un sacerdote di
meno - calcolate, se potete, il bene immenso che sarebbe stato compiuto e che
non lo sarà mai!... Un sacerdote di meno, vuol dire 365 messe di meno; e
supponete che questo sia soltanto per 25 anni e così potremo calcolare, se si
aggiunge l'amministrazione dei Sacramenti la grazia delle predicazioni e le
iniziative di zelo?... Potremo mai farci un'idea di questo bene immenso, incalcolabile,
che sorpassa ogni previsione, e a cui ci si è opposti?
Un
religioso o una suora dì meno, una sposa cioè, una lampada una particella
d'ostia di meno sull'altare, é la soppressione di tutta una vita di lavoro, di
preghiera, di sacrificio, la distruzione di grazie, di vita divina, di fecondità
spirituale.
E'
forse permesso di rifiutare impunemente il mantello di porpora con cui Gesù
stesso avvolge un fanciullo predestinato? di togliere il diadema regale
ch'Egli pone sulla fronte di una giovinetta?
Si
può forse privare impunemente di tante glorie, il Re dei re? E' possibile,
esporre migliaia di anime alla loro perdita eterna, soffocando delle vocazioni
chi sacerdoti, di contemplativi, di spose, zelatrici della gloria sua, senza
provocare la giusta collera di Dio? Poiché non si tratta soltanto ciò
principalmente, di rifiutare, questo onore che Dio decreta e office
gratuitamente, ma di sconvolgere l'ingranaggio della salvezza, di rompere la
rete meravigliosa destinata ad una meravigliosa pesca. E’, il sangue di Gesù
é versato inutilmente per migliaia di creature, che periranno per mancanza,
di ministero sacerdotale, e del ministero nascosto dell'umile religiosa.
Se
a causa dell'astensione di un uomo onesto, di uno solo, dalle elezioni, il paese
può subire dei grandi disagi politici. e nazionali, cosa sarà nei piano
della Redenzione se, per colpa d'una famiglia cristiana, un sacerdote o una
suora mancano, nel torriversare, con il loro zelo e col sacrificio loro, sul
mondo intero?
Nel
mondo morale come nel fisico, un cataclisma spaventoso delle disgrazie
irreparabili, possono essere la conseguenza d'una lacuna, apparentemente leggera
ed isolata.
Così
ragionava un gran Vescovo, col Marchese de B... qualche anno prima della guerra.
Il figlio minore del Marchese, giovane di 19 anni, manifestava il desiderio di
farsi sacerdote. Il padre si opponeva: “ Rifletta, diceva Monsignore,
all'enorme responsabilità di fronte a Dio e di fronte alla Chiesa. Un sacerdote
di meno, specialmente alla nostra epoca così sterile di vocazioni
ecclesiastiche, porta gravi conseguenze!” E poichè il Marchese si ostinava
ed esprimeva freddamente un'irrevocabile volontà, Monsignore, congedandosi,
disse con triste gravità: «Chiedo a Nostro Signore di illuminarvi su una
questione così seria e delicata, e, in ogni caso, desidero sinceramente che
questo sacerdote di meno nella diocesi, già tanto provata dal numero esiguo
delle vocazioni, non manchi proprio a Lei, all'ora della sua morte!
La
guerra scoppia. I due sacerdoti del paese prossimi al castello del Marchese
partono come soldati portaferiti. Tre anni dopo, il Marchese vien colpito da
apoplessia, e chiede un prete. Il curato del villaggio più vicino è vecchio
ed infermo, e deve assistere molti parrocchiani. Si deve cercare altrove un
altro prete, e quando questo giunge, il malato è morto. Il prete che è di meno
nella diocesi è forse quello che manca al capezzale dell'agonizzante.
E
notare che la guerra ha reso ancora più acuta questa crisi, alla quale S. S.
Pio XI allude nella sua Enciclica con queste parole: « Come è per noi doloroso
il vedere che il contingente dei preti diminuisce dappertutto ». Il Papa se ne
duole!
III. - SACRIFICI MONDANI - SACRIFICI
CRISTIANI
I genitori possono di buon diritto temere gli onori che vengono dal mondo. Essi darebbero prova di una grande saggezza, nel tener lungi alcune ambizioni di gloria e di ricchezza, suscettibili di essere un giorno la causa della infelicità dei loro figlioli. Essere grande nel mondo, non significa sempre essere onesto e felice.
Il
sacerdozio e la vita religiosa non offrono onori pericolosi. Nostro Signore
riversa, sopra quelli che Egli sceglie, le sue grazie in sovrabbondanza. D'altra
parte l'esser tentati dall'onore sacerdotale e dalla gloria di una vita
monacale, non può generare l'orgoglio e il sensualismo, perchè costituisce
l'attrattiva intima di una vocazione di sacrificio dello spirito, del cuore,
dei sensi.
«
Io voglio essere prete! », diceva un fanciullo al suo curato.
E
questi di rimando
-
Ma i preti sono disprezzati, nella strada li chiamano « pretonzoli ».
-
Proprio perchè li insultano, io voglio essere prete. Li insultano, perchè sono
buoni.
-
Ma si combatte la religione, caro fanciullo, e la si perseguita nei suoi
ministri.
-
Ragione di più, signor Curato; io la difenderò: - Ma allora, perchè vuoi
essere prete? Tu puoi formarti un brillante avvenire, seguendo la carriera di
tuo padre.
-
Perchè? perchè il buon Dio non è amato e tutti Lo abbandonano. Voglio
legarmi a Lui, e andrò a farlo conoscere ed amare. Io sarò l'avvocato di Gesù.
-
Bisogna
convenire che la carne ed il sangue non parlano questo linguaggio, e che
l'immensa maggioranza dei buoni non è spinta a sacrificare tutto e per la
gloria di una Croce e per il piacere di un diadema di spine.
«
Che orribile sacrificio impone ai genitori la vocazione religiosa! », si
lamentava una madre cristiana, che aveva proprio allora sentito suo figlio di
venti anni, dirle di essere francamente risoluto a farsi sacerdote e
religioso.
Oh!
siamo rispettosi e giusti verso Nostro Signore! Sì, certo, c'è un sacrificio,
un sacrificio reciproco e doloroso, mai orribile. E questa parola ferisce il Cuore
di Gesù. Lo dice mai qualcuno, quando dona i suoi figli al mondo? L'aveva forse
detto quella stessa madre, quando la sua figlia maggiore s'era maritata ad
un uomo d'affari, destinato a restare, forse per sempre, lontano dal suo paese,
e che conduceva la fanciulla ad una distanza di oltre due settimane di viaggio?
Aveva essa esitato ad unire la sua seconda ad un diplomatico, parimenti
lontano dal suo paese e dalla sua famiglia? Aveva essa ostacolato la vocazione
del primogenito, ufficiale di marina; del più piccolo, già iniziatosi alla
carriera militare a diciott'anni appena?
Ma
quando il buono, il dolce, l'adorabile Gesù, che rende il mille per uno, che
permette la ferita, ma la cosparge di balsamo, e di una gloria che non si può
calcolare; quando il Re dei re tende la mano al suo fanciullo, gli offre un
magnifico destino di bellezza, di onore e di fecondítà; quando il Maestro del
mondo vuol sollevarlo fino al suo trono, oh, allora, la vocazione diviene un
orribile, un impossibile sacrificio!
Allora
soltanto tutta l'influenza efficace e potente della madre agirà per fare
desistere il giovane dalla sua aspirazione.
Quale
illogica incomprensione, e che ingiustificabile contegno!
Il
sacrificio imposto dalla vocazione religiosa, é veramente più penoso e meno
compensato di quello che esigono le carriere del mondo e i matrimoni?
E'
una perniciosa ed errata illusione il crederlo. Ascoltate questa storia,
dolorosamente vissuta: una signora di ventisette anni, distinta e buona, vuol
essere religiosa: ha avuto questo desiderio dalla sua prima Comunione fatta ad
otto anni. La madre vi si oppone risolutamente e le dichiara che finché essa
vivrà non le darà mai il consenso.
Dopo
una resistenza quasi eroica, esaurita dai quotidiani rimproveri e dalle più
pressanti sollecitazioni, si rassegna a maritarsi a ventisette anni, con le
labbra sorridenti, ma col cuore dolorante.
Tre
anni dopo la morte di suo padre, le esecuzioni testamentarie portano delle
complicazioni impreviste. Il giovane marito è esigente, ambizioso; egli è
attaccato con esagerazione a quello che egli considera diritti di sua moglie.
Vi sono altri figli interessati, le cose non sono chiare.
Ora
un giorno, il tribunale cita la Signora X... per abuso di beni di minorenni e
per falso, in una dichiarazione che le si era fatta fare.
Uno
scritto firmato da sua figlia l'accusa. La povera madre, nel ricevere la
notifica della citazione grida: " Sono giustamente castigata! E' mai
possibile che mia figlia, la quale avrebbe rinunziato a ogni sua fortuna per
il convento, tratti ora sua madre dì ladra e spergiura?”.
Il
caso è tipico. Se non è per il denaro, è per mille altre cose inattese che
le madri hanno sofferto e soffriranno sempre per i loro figlioli, che stanno nel
mondo. Senza che questi arrivino a pervertirsi, i loro nuovi doveri ed i loro
interessi provocano spesso tali conflitti familiari, che arrivano ad essere dei
veri calvari intimi, tragedie penose e accoranti.
Per
seguire suo marito, la figliola abbandona sua madre: per creare un nuovo
focolare, il figlio lascia il focolare paterno: questa è la legge ineluttabile
del matrimonio. E' il sacrificio dei genitori che danno i loro figlioli al
mondo; è spesso qui il duro e orribile sacrificio!
Certo,
la separazione imposta dalla vocazione sacerdotale e religiosa ha il suo lato
penoso, ma essa mille volte compensata e più dolce, in seguito, per i genitori.
La ragione è semplice: i preti e i religiosi non dividono i loro cuori; nel
darsi a Dio essi non hanno dimenticato la loro famiglia.
«
Il più caro dei miei fanciulli, il più mio il più vicino al cuore mio,
nonostante la distanza che ci ha sempre separati, sei tu, il figliolo apostolo
» mi ha scritto più di una volta mia madre, col pericolo di rendere gelosi gli
altri otto figli che le vivono intorno.
Le
distanze sono relative, quando le anime restano unite! Oh! vi sono ben altri
ostacoli che dividono, oltre gli oceani e le montagne. Si è delle volte vicina
e così lontani...
Guardate
un po' voi, madri che leggete queste righe, guardate intorno a voi e troverete
che troppo spesso il matrimonio dei figlioli non è una conferma della affezione
figliale. Al contrario invece, voi non troverete mai la prova che il seminario
od il convento abbiano soffocato nei giovani il quarto comandamento o ne
abbiano diminuita la forza.
Altra
cosa è il separarsi, ed altra è il dimenticare l'attaccamento nobile del
figlio verso i suoi o di rinunciarvi. E non è certo il mondo che può invitare
i sacerdoti od i religiosi ad intendere dalla sua bolla, le lezioni di dignità,
di gratitudine, di affezioni filiale.
Genitori
cristiani, se voi sapeste, per esperienza, il compenso che il Signore vi
riserva, voi non avreste abbastanza lacrime per riparare la diffidenza, forse
la ribellione, con le quali avete ricevuto le sue proposte di gloria.
Qual'é
dunque quello stato di vita in cui non vi sia in gran parte il sacrificio, e
tanto più crudele, quanto più siano allontanati i sacri doveri, per essere
esenti dalla croce?
Si
sarebbe veramente tentati a credere che alcune delle famiglie cristiane non
temano che la Croce del Mastro Gesù, tante esse sono coraggiose nel sacrificio
che la vita o la società impongono loro.
Così
durante le grande guerra, quale eroismo patriottico nel cuore delle madri!
I
figli partivano, le madri dicevano loro addio piangendo, sì ma le loro lacrime
erano calme e fiere. Giammai esse avrebbero pensato di arrestare il figlio sì
caro, da quel glorioso cammino d'immolazione alla Patria! E se per disgrazia
egli avesse avuto una esitazione, una debolezza la virtù materna avrebbe
rinvigorito lo spirito vacillante del giovinetto e l'avrebbe tenuto fermo
nella via dell'onore e del dovere. Un plauso per queste patriote ammirabili!
Ma
ove sono esse mai, le grandi cristiane che mostrano tanta nobiltà e tanto
volere nella vocazione dei loro figlioli, quando questi entrano nel cammino
infinitamente più glorioso, del seminario o del convento ?
Si
era a Ginevra, durante il governo dell'illustre Monsignore Mermillod. La
tempesta morale imperversava su di lui. Una notte, la folla malvagia aveva
urlato per lunghe ore: « a morte il Vescovo a morte! » Di buon mattino
Monsignore riceveva la visita della sua vecchia madre. « Sembra » diceva essa,
« che vogliano uccidere il Vescovo di Ginevra; io l'ho saputo ieri sera molto
tardi e mi sono affrettata a venirti a supplicare di non fuggire. Il tuo dovere
è di restare qui. Se tu morrai per la fede, quale onore sarà per la famiglia!
»
Se
le famiglie cristiane avessero delle madri di questa forza, e di questo spirito,
la Chiesa sarebbe sempre glorificata e vittoriosa.
La
crisi di autorità nelle famiglie e quella di pudore nella società, sono
certamente in gran parte dovute alla crisi di vocazioni.
IV.
- IL SACERDOZIO E LO STATO RELIGIOSO IN CONFRONTO ALLE ALTRE CLASSI DELLA
SOCIETA'.
E’
il Maestro Divino non regna più nel focolare, se la sua Legge è compromessa,
se vi è del rilasciamento e si constatano delle libertà pericolose nelle
relazioni sociali, se lo spirito mondano ha profanato il santuario della
famiglia, è forse da meravigliarsi che non vi giunga più la voce della
chiamata Divina, che la semenza della verginità e del sacrificio non vi si
sviluppi, e che il frutto benedetto e sacro delle vocazioni non vi si maturi
più? Non si raccoglie il frumento dalla sabbia, nè l'uva squisito fra i
cespugli di un sentiero battuto.
La
crisi delle vocazioni è il segno più sicuro della mancanza inquietante delle
virtù cristiane e sociali. Dal frutto si giudica l'albero ed il terreno.
La
necessità assoluta dì un ambiente molto ricco di virtù, perchè vi nasca e vi
si sviluppi una vocazione è un argomento indiretto per dimostrar come sia
eminente e nobile la vita sacerdotale e religiosa. Gli eletti debbono vivere
casti: il loro nido deve essere dunque casto. Essi debbono essere obbedienti
ed umili, vale a dire che non si produrranno in un ambiente orgoglioso. Essi
debbono vivere di sacrificio; epperò il lusso e la mollezza arresteranno il
loro manifestarsi.
Si
vuol sapere che cosa vale una società ed un paese?
La
statistica del clero e delle comunità religiose sarà la migliore regola per
giudicare. Perchè? perchè gli eletti del Signore sono la più bella, la più
pura, la più nobile espressione della moralità e dell'idealismo cristiano di
una Nazione,
Molto
meno delle milizie nazionali, molto meglio delle istituzioni di diritto
pubblico, il sacerdozio e la vita religiosa sono di diritto e di fatto una norma
vivente per giudicare l'elevatezza intima della coscienza, quella della
società e della nazione.
Nessun
altra istituzione fa della virtù eroica un sistema di vita, mantenuto ed amato
fino alla morte. E' dunque una vera gloria l'esservi assunto.
A
coloro che non si meritano di parlare di cose che ignorano e di pubblicare che i
sacerdoti ed i religiosi hanno cercato la pace in un ritiro egoista e facile,
che sono i fuggiaschi della battaglia, i disertori della vita, noi potremmo dare
la risposta che dette un buon monaco, pieno di spirito ad un signore superbo
che era andato a visitarlo: “Se la nostra vita è così dolce, così comoda,
se noi siamo vigliaccamente barricati, dietro queste mura, ebbene... non
faccia penitenza restando nel mondo, venga a provare la nostra vita fatta di
sonnolenza e di torpore, così Ella potrà parlare, non con prevenzione, ma da
uomo onesto e convinto”.
Abbracciare
l'ignominia redentrice della Croce di Gesù Cristo, è diventata un'ignominia
sociale.
Le
classi dirigenti non vollero più prendere la parte che loro spettava di
diritto al servizio del Re dei re. Altri tempi, altri costumi! Avviene
tristemente per il sacerdozio, quello che avviene per le mode femminili. Una
casa famosa per l'audacia ed il tremito delle sue mode, disegna alcuni modelli,
dichiara che la forma e le linee che costituiscono durante la stagione l'ultima
eleganza, ed il pubblico che si dice intelligente e ragionevole, accetta, paga
caro, e critica chiunque osi criticarli.
«
Rivoluzione e liberalismo » è come quella casa di mode, come la società di
tutti quegli individui pervenuti alla sommità della scala sociale, in grazia
della loro audacia, resa possibile dall'indifferenza degli ambienti cattolici:
questa società ha lanciato la sua opinione, e questa opinione fa legge contro
di noi.
Ed
ecco che anche la gente onesta ci considera ora con disprezzo, e quando ci
avvicina è convinta, da parte sua, di farci l'onore di una vera e propria
concessione.
Eppure
la nobiltà, la vera nobiltà é la nostra; ed ogni dignità o tradizione,
qualunque essa sia, irnpallidisce dinanzi alla dignità dell'abito sacerdotale
o religioso. Bisognerebbe convincere di nuovo, il fior fiore delle famiglie, di
questa grande e bella verità.
Così
la concepiva una nobile signora, presentata dal suo curato al nuovo Vescovo: «
Non. dica: « signora Duchessa », signor Curato, dica piuttosto, interruppe
ella durante la presentazione, « la madre del Sacerdote X... Ecco il titolo
glorioso di cui sono fiera, e di cui resterò fiera. anche in cielo ».
Qualche
giorno dopo l'elezione di Pio X, dimandarono a questi, quale titolo di nobiltà
avrebbe accordato alle sue sorelle: “Il titolo di nobiltà, risponde il
Sovrano Pontefice, l'hanno già; sono sorelle del Papa”.
I
Principi che hanno rinunziato ad alcuni loro privilegi e diritti per diventare
sacerdoti, non sono discesi di grado, essi hanno fatto, per una grazia misericordiosa
e gratuita, un'ascensione immensa, per cingere la più bella corona, la corona
sacerdotale, Tutti i beni ed i poteri a cui rinunziano, non sono nulla, in
confronto di un calice pieno del Sangue Divino.
Luisa
di Francia, nel lasciare la Corte di suo padre, Luigi XV, per scambiarla con
una cella di carmelitana, a San Dionigi, aggiunse al suo blasone un nuovo
titolo di nobiltà. Ella sorpassò le sue sorelle e lasciò di gran lunga dietro
di sé, il lignaggio reale della famiglia, quando il velo di Regista del Gran Re
del cielo e della terra venne a coprirle la- testa, non più soltanto circondata
di pietre preziose, ma consacrata dal Sangue di Gesù che la chiamava – Oh!
titolo ineffabile - Sponsa mea! Sposa rnia! proprio questo in complesso che io
dicevo con una convinzione al di sopra di ogni eloquenza durante la
professione di una giovane Suora, che lasciava la famiglia, una buonissima
condizione sociale, un brillante avvenire, una immensa ricchezza « Ella
cambia, sorella mia, l'oasi di un deserto, i suoi pochi fiori, la sua ombra, e
la sua scarsa sorgente, con un giardino di gioia immortale
«
Ella dona un granellino di sabbia e riceve un fulgido dono; ella si priva d'una
goccia, ed un oceano infìnito la inonda; rinunzia ad essere la regina di un
focolare o di un salotto, per essere regina fra gli angeli, per divenire la
sposa del Creatore. I suoi beni l'avrebbero un giorno, forse, riempita
d'amarezza: li avrebbe dovuti ad ogni modo lasciare; mentre che la ricchezza
divina che oggi possiede sarà un bene eterno.
Sorella,
ecco quello che il linguaggio delle creature chiama « sacrificio » e che nel
linguaggio del Vangelo io chiamo « esaltazione e gloria divina ».
Che
cosa è, infatti, la vera nobiltà, se non una tradizione d'onore, di dignità
morale, di coraggio, di devozione, di alta virtù? Questa nobiltà è legata ad
un nome che impone il rispetto.
Non
è dunque una posizione improvvisata, nè una vincita alla lotteria. La nobiltà
à una bellezza che tende all'immortalità.
Ma
qual'è la nobiltà più legittima di quella del sacerdote, che è erede della
grandezza, della potenza redentrice del Re-Salvatore, ed il cui ministero e la
cui vita debbono essere infatti, di valore e di devozione eroica? Che cosa sono
le più ricche tradizionì dì nobiltà, le più alte cariche sociali,
paragonate a questa discendenza del Cristo-Gesù, che è il sacerdozio, di
origine divina e antico di venti secoli? vicino al sacerdote, primo principe tra
i principi, la religiosa, creazione splendida della Chìesa, di una bellezza
che sorpassa, in un certo senso, la beltà angelica, santuario vivente del
Signore, la religiosa, dico, non ha sopra di sè che il sacerdote ed il Cielo.
Nella
misura in cui il gran mondo disprezza e disdegna la gloria del sacerdote e
della religiosa, la rivoluzione, più logica di quel che si pensi, vendica
incoscientemente il Dio così oltraggiato. Perchè delle distinzioni e delle
caste fra gli uomini, quando essi non accettano i titoli conferiti da Dio
stesso? I demagoghi ritorcono contro i signori, il loro stesso linguaggio.
Come
l'aristocrazia, la borghesia, a sua volta, non ha più confidenza nel Signore e
gli lesina i suoi figli, L'esempio delle classi alte trascina il discredito
gettato dagli uni, provoca il rispetto umano negli altri. Il sacerdozio non
attira più. Esso appare come una casta in decadenza. E si cerca sempre per i
fanciulli, quand'essi hanno talento e carattere, una educazione atta ad
elevarli al disopra del comune, un piedestallo che li renderà grandi, e nello
stesso tempo onorerà la famiglia intera.
Rettifichiamo
qui, senza pietà, un termine che implica in sè un'idea fissa. Si dice: la
carriera sacerdotale, il sacerdozio non è una carriera propriamente detta,
è uno stato unico a parte ed al di sopra di tutte le carriere, anche delle più
nobili. E se vi fu un tempo in cui la sua nobiltà fu tanto ambita nella società,
da provocare in essa delle ambizioni, le cui conseguenze furono tanto dolorose,
oggi ohimè! essa è caduta: il sacerdozio è discreditato, abbandonato, da
tutte le classi sociali.
Se
uno dei figli di un gran signore ha ricevuto il rifiuto formale da suo padre,
alla domanda di farsi prete, perchè gli si è fatto osservare « ché non deve
abbassarsi », perchè il figlio del dottore o del notaio dovrebbe andarsi a
chiudere in seminario, quando tutto gli sorride nell'avvenire, quando ha la
speranza di elevarsi nella società, e di lasciare alla stia famiglia, un nome
ch'egli avrà reso illustre?
L'onore
offerto da Nostro Signore è misconosciuto e disprezzato... che dolore! Si
sarebbe fieri di avere un figlio ministro o alto personaggio ai servizi di un re
della terra, e si tenie di farne un ministro del Re immortale? Una giovinetta
molto ricca della borghesia, può aspirare a un nobile parentado e ciò avviene
frequentemente, perchè i milioni comprano tutto. Ma è raro, molto raro
ch'ella non incontri opposizioni, se pretende di diventare « regina »
consacrandosi a Dio, un castello potrebbe diventare la sua dimora; il monastero,
il palazzo del Re Crocifisso... è una follia!
Ma
gli umili, rispondono essi almeno generosaniente all'appello divino? Ne sono
essi onorati? Ohime! Essi risentono della mentalità anzidetta, per quanto in un
grado minore. Essi sanno che i tempi sono duri, che il sacerdote è povero e che
per lui la lotta é aspra. Niente li attira adunque verso il seminario od il
convento. Bisogna, per conseguenza, che la fede degli umili sia ben radicata,
perchè il divino mietitore scelga tra di essi alcune belle spighe, che
frutteranno mille per uno nel canapo della Chiesa.
Ma
sembra che il Dio di Betlemme abbia voluto, come compenso, mettere nell'anima
del povero e dell'umile una nobiltà di sentimenti ed un istinto del Divino, che
noi riscontriamo sempre meno nella classe superiore. Io conosco una povera
domestica. già avanzata in età malaticcia, che dette tutte le sue economie per
le spese necessarie all'educazione in un seminario, di un fanciullo più povero
di lei “lo servirò fino alla morte, diceva ella, ma voglio offrire un
sacerdote al mio Dio”.
Il
barone di... è vittima di un grave accidente di caccia. Per molto tempo ha
dimenticato i suoi doveri religiosi: altezzoso e poco amico dei sacerdoti, egli
agonizza tuttavia nella povera stanza di una chiesa di campagna. Il giovane
sacerdote ha, egli stesso, deposto il ferito nel proprio letto, ed ha fatto con
abilità e delicatezza, i primi medicamenti. Quando la famiglia piangente
arriva, il ferito è calmo. Egli riposa tra le braccia dello zelante sacerdote,
che lo ha confortato, ed ora lo conforta e lo prepara al supremo distacco.
Dopo
la prima esplosione di dolore, la madre e le figlie si provano a ringraziare; la
loro riconoscenza è ben grande per quel sacerdote, che il ferito vuole accanto
a sè, chiamandolo il suo miglior amico, il suo ammirabile benefattore. Esse
chiedono: « il Suo nome Reverendo? » Sentendolo, il barone turbato si
solleva ed esclama: « Ma come, Ella sarebbe il figlio di X... il nostro
antico portiere?... » « Si, risponde il giovane sacerdote, timidamente. Ma non
parliamo di questo, aggiunge egli, rivolgendosi alle signore, preghiamo
piuttosto per il caro malato. Io le ho attese per dargli il Viatico ».
La
sera stessa il barone rendeva la sua anima a Dio, fra le braccia dell'umile
sacerdote, figlio di un portiere, di cui ecco la storia. A undici anni, per sua
richiesta, i genitori lo misero in Seminario. Il barone, scontento e dimentico
dei lunghi anni di servizio e di fedeltà del suo servitore e di sua moglie,
che era stata nutrice di due sue figlie, congedò la famiglia, quando apprese
questa notizia.
Qualche
tempo dopo, il buon servitore, minato dal dolore, morì, ma il fanciulla continuò
gli studi, e Dio voleva che il giusto pentimento, la misteriosa espiazione, la
santa vendetta, la riconciliazione caritatevole fosse fatta nelle sue mani
sacerdotali.
In
quell'ora solenne, in quel quadro illuminato già dalla luce dell'Eternità, chi
era realmente il grande, il vero personaggio di dignità morale, e di potere
superiore a tutta la potenza terrena?
Vi
è anche il peggio della diffidenza delle classi la mentalità dei giovani
educati nella frivolezza, per il piacere. E come la sconfitta d'un esercito è
certa, per l'educazione effeminata e per la leggerezza di costumi d'una razza,
così lo spirito di sacrificio e di dedizione, la vocazione di rinunzia a sè
stessi del sacerdote e della vita religiosa, non possono svilupparsi in una
gioventù assetata di comodità e delirante di piacere.
Il
principio antimilitarista non è soltanto e principalmente un principio
d'orgoglio rivoluzionario essa è, prima di tutto, un principio di sensualismo
eccessivo. Si aborre l'esercito più per egoismo che per umanità.
Nel
seminario e nel chiostro si forma ugualmente una milizia, più forte, più
disciplinata, più rigida nella santa austerità, più virile nella resistenza
di carattere, più provata non solo in atti isolati, ma in una vita intera di
eroismo. Ora, i giovani vogliono scuotere ogni giogo di disciplina. Tanto si è
parlato loro di libertà, di indipendenza, di diritto alla potenza senza
limiti, che sembra loro impossibile, anche se cresciuti in famiglia cristiana,
d'abbracciare la vita sacerdotale o religiosa.
Nella
crisi di vocazione vi è una crisi acuta di carattere, vi è anche una crisi di
sensualismo. La mancanza di sobrietà, di freno, di pudore, crea una atmosfera
carica di passione, che la vita sociale. l'abitudine del teatro malsano e degli
abiti provocanti rende più densa ed asfissiante. La virtù dei giovani, anche
dei migliori, è scossa.
V. - IL VITTORIOSO APPELLO DEL SIGNORE.
Sopra
tutte le opposizioni, restano i diritti del Maestro che ha fatto, del sacerdote,
lo strumento indispensabile delle sue grazie. Egli si riserba il diritto sovrano
di regnare, nella numerosa falange dei suoi amici predestinati, quelli ch'Egli
ha guardato con sguardo di predilizione: i Giovanni e le Marie... Egli li
prende dove vuole; fra gli umili, fra i grandi, fra i santi e fra
gl'indifferenti. E a volte, per far risplendere la sua potenza, Egli va a
cercarne anche più lontano. Egli designa, chiama sotto mille diverse forme,
insiste con la sua grazia, fra dolce pressione, pur lasciando a ciascuno la
libertà, il merito di seguirlo; si può sempre preferire a Lui, le reti e la
barca del mondo, e rifiutare la missione gloriosa d'essere « pescatori d'uomini
».
Avviene
qualche volta che il giovane, la fanciulla restano esitanti, confusi, turbati.
E allora comincia la grande e delicata missione dei genitori cristiani. Dio,
che ha loro partecipato l'autorità sua, richiede da essi un gesto di fede,
una condotta che sia d'accordo con la loro coscienza cristiana, e che non
soltanto non contraddica, ma sia conforme faccia eco alla sua volontà suprema.
La loro missione d'educatori e di maestri continua, con lo stretto dovere,
di secondare l'appello della grazia, senza precipitare le soluzioni, ma
circondando soavemente e fortemente e prudentemente l'anima del fanciullo. E
la santa decisione può nascere dal cuore della madre e delle figlie, del padre
e del fanciullo come un unico stesso cuore. Oh, che santa unione!
Se
ancora, dopo di questo, resta qualche dubbio la preghiera, i savi consigli. d'un
direttore e una sottomissione perfetta alla volontà di Dio, provocheranno
certamente la luce.
Una
famiglia, per quanto nobile e cristiana, non può meritare la grazia di questa
visita di Gesù Cristo, che passa da Re in cerca d'un ministro, da Fidanzato che
vuol scegliersi una sposa. Certo, le vocazioni possono essere talora titoli di
nobiltà divina, onde Nostro Signore vuol ricompensare unita, la fedeltà di
molte generazioni... Ma l'onore di possedere un sacerdote o una suora é
talmente superiore a ogni merito personale, ch'esso rimane una delle grazie più
gratuite che il Signore possa accordare ai suoi amici. Così pensava il sig. Martin,
il babbo avventurato della piccola Teresa, quando diceva: « Io non merito che
il Signor venga a prendere le sue spose a casa mia ».
Il
numero sempre crescente, delle famiglie cristiane, insensibili e refrattarie a
questo onore incomparabile, è uno dei sintomi più inquietanti della decadenza
del senso sociale cristiano.
Supponete
questa dolorosa inversione d'una delle più belle scene evangeliche: la sera del
Giovedì Santo Gesù, venuto a Betania, per il supremo addio, è fermato sulla
soglia della casa, congedato colla sua Madre Divina, da coloro che Egli aveva
chiamato suoi amici: Lazzaro, Marta e Maria, e questo perch'Eglí li invitava a
partecipare alla sua crocifissione, e a seguirli fino al Calvario!
Ahimè,
come questa scena si ripete troppo spesso, per il Cuore Divino, nelle famiglie
amate, ove Egli viene ad invitare qualcuno al suo seguito! Eppure è Lui il
solo padrone, che avendoci tutto dato, può anche liberamente riprendere e
scegliere quel che è suo.
Non
è dunque mai l'intruso, meno ancora il ladro, quando chiama con un amore che
potrebbero invidiarci gli angeli.
Ho
visto molto spesso scacciare insolentemente l'Amico di Betania! Ho visto questo
dolce Maestro, bandito dal focolare, solo perchè osava rivendicare un bene che
solo temporaneamente aveva confidato alla custodia dei genitori.
Queste
famiglie così degne, così cortesi, di educazione così fine, io le ho viste,
soffocate dalla collera. Io le ho intese pronunciare parole che, per rispetto
alla sua miseria, non avrebbero detto ad un mendicante impertinente.
“Io
ho otto figlie”, mi diceva una signora, « tutte son fisse nella mia mente:
sei saranno per il mondo; esse si mariteranno facilmente. Quanto a Luisa, la più
piccola, è così poco graziosa, così poco simpatica e intelligente che farà
bene ad entrare in convento. E' la sola alla quale permetterò di essere
religiosa » ed abbassando la voce, « il piccolo cencio della famiglia: non
é buona a nulla ».
Il
Signore dispose altrimenti, e prese, nonostante il volere della madre, le due
figlie preferite per il monastero, e una terza per il cielo. Un rovescio di
fortuna cambiò crudelmente la posizione. Le tre figliole che restarono
dovettero lavorare per vivere e far vivere la madre e la sorella malata. La
povera madre, in uno stato quasi di miseria, dovette assoggettarsi a mangiare
nel parlatorio di un convento, ove una delle sue figliole era divenuta
superiora. Ella aveva spesso detto: « E' una provvidenza che vi siano dei
conventi, perché essi sono il rifugio degli spiriti miseri e insopportabili,
delle malaticcie, di coloro che una famiglia di un ceto rispettabile non
potrebbe, convenientemente sistemare », e in altri termini: Gesù é il
mendicante al quale si gettano i rifiuti del mondo, gli esseri deboli nel fisico
e nel morale.
Ho
potuto spesso ammirare la debolezza infinita, la pazienza instancabile, la
divina pietà del Maestro adorabile, il cui Cuore resiste a tutti gli oltraggi
per conquistare un'anima d'apostoli, un'anima di sposa!
La
lotta é crudele anche per gli eletti, tanto più, in quanto sentono che il
seguire Colui che li chiama, é un loro pieno diritto. Essi veggono la libertà
di cui godono i loro fratelli, libertà di cui questi possono abusare a volte,
mentre essi menano una vita di oppressione e di diffidenza insopportabile. Tutti
li allontanano da tutta ciò che potrebbe favorire quello che viene preso per
una “esaltazione”. Non si accorda loro che il minimo di espansione, di
pietà e s'impongono loro le più odiose restrizioni.
Conosco
il caso di un giovane che, per arrivare a intrattenersi con il suo direttore,
non trovava altro mezzo che di fingere una innocente relazione amorosa, per la
quale veniva approvato in famiglia. Egli vedeva a teatro, a passeggio, una
giovinetta... e tutti e due parlavano di vocazione, perchè tutti e due si
trovavano nella stessa insostenibile e dolorosa situazione. Essi dunque
complottavano in favore di Nostro Signore.
Aiutandosi
a frustare le opposizioni, che le famiglie entusiaste della loro unione
avrebbero fatto alle loro vocazioni, essi si vedevano al teatro ed a passeggio,
ma... dopo qualche momento di mistico conversare, si separavano, ed andavano a
compiere il loro piano d'avvenire, coi loro confessori.
Egli
a ventun anni e lei a ventitrè, partivano realizzavano infine la santa
ambizione, per la quale avevano sofferto per lunghi anni, una vera tortura
morale.
Non
è un'enorme ingiustizia di questo caso, vissuto, che questi due giovani, che
pur avendo ogni libertà di vedersi e d'incontrarsi, non potessero avvicinare i
loro maestri e direttori neanche una volta al mese?
Quanti
casi come questi, ed anche più penosi, si verificano in seno alle migliori
famiglie!
Ci
si difende con accanimento contro il Volere Divino, e giovani anime si veggono
tristemente obbligate di lottare contro i loro parenti. Una convinzione di
coscienza fatta contro l'affezione ed il rispetto filiale.
«
Se lei sapesse - mi diceva una giovane - come il mio cuore batte quando debbo
incontrare i miei cari parenti, per difendere la mia vocazione, i diritti
contestati del mio Gesù! ».
«
Io spero che tu non ci darai mai questo grande dolore », diceva la Contessa
X... a sua figlia di venti anni, che parlava continuamente a voler essere religiosa,
rinunciando ai più brillanti partiti e dando prova in tutti i modi della serietà
della sua decisione. « Tutto, mia cara, tutto eccetto questo - diceva la
madre con veemenza - questo sarà un sacrificio al disopra delle mie forze. E
poi pensa al tuo stato! ».
Dai
venti ai ventotto anni, la povera fanciulla subì gli assalti terribili. Infine,
dopo una scena di disperazione da parte della madre, ella si sente vinta e
dichiara di acconsentire a maritarsi.
«
Ma brava - esclama la madre consolata tu finalmente hai pensato all'onore dei
tuoi parenti; il cielo ti benedica ».
Il
Cielo avrebbe presto risposto dell'onor suo! Due anni dopo, poche persone
intime, accompagnate dagli agenti di polizia, bussavano alla porta
dell'albergo ove abitava la contessa. Esse riconducevano presso la madre, la
giovane figlia, vacillante, tutta atterrita dallo spavento, con gli abiti portanti
ancora tracci di sangue... Ella si era maritata con un « viveur », che aveva
considerata questa unione soltanto come un mezzo per dare, con i milioni della
sposa, un lustro al suo blasone scolorito.
Era
stata molto infelice, e quella notte, il marito, che non l'amava affatto, era
rientrato tardi ed ubriaco, ed aveva cercato di batterla perchè essa lo aveva
rimproverato; e mentre lei si difendeva, egli perduta la testa per la collera e
per i fumi dell'alcool, si era ucciso con quello stesso colpo che voleva
dirigere alla povera donna.
Se
i genitori hanno il diritto di mettere a prova prudentemente e delicatamente la
vocazione dei loro figlioli; se anche, in certi casi, per essi un dovere, non
debbon tuttavia opporvisi per partito preso. Vi è un'enorme distanza tra la
discrezione del silenzio, dell'osservazione, dell'attesa, ed il Sistema della
biasimevole opposizione di cui abbiamo parlato.
E
perchè tante esigenze, tante prove, fatte fare prematuramente, tante
precauzioni per questa vacazione di sacrificio; ed invece tanta felicità,
tante strade aperte per le carriere del mondo, ove i pericoli che minacciano
l'onore, la coscienza dei giovani, sono così numerosi?
Si
direbbe che i genitori siano nati, e vissuti nel mondo, come in un paradiso
terrestre, circondati di virtù e di delizie, talmente preme loro che i propri
figlioli vi rimangano, nonostante la voce della loro coscienza.
Noi
concepiamo chiaramente la lotta del cuore in un padre e in una madre; la
perplessità dovuta ad una esitazione istintiva, ad una ripugnanza naturale al
sacrificio che loro chiede Gesù, ma non comprendiamo il perchè, nelle famiglie
cristiane, il mondo sia preferito alla vita religiosa.
Poichè
di fatto, su cento eletti del Signore, si può con certezza affermare che, in
generale, tutti e cento siano molto felici, mentre che quelli che hanno
l'esperienza del secolo, sanno quale sia, all'’opposto, la spaventosa
proporzione dei felici tra coloro che vivono nel mondo.
Se
i genitori avessero incontrato, prima del loro matrimonio, le diffidenze, le
opposizioni nascoste e palesi, i fastidi di ogni genere che tante giovinette
hanno, per attuare la loro sublime vocazione, avrebbero considerato quelle
giuste, legittime, ragionevoli? No! essi sanno bene a quali pericoli, a quali
scandali frequenti, a quali sofferenze conducono le opposizioni matrimoniali
fondate, per esempio, su l'ineguaglianza del patrimonio o di stato, quando i
cuori che si amano superano qualunque ostacolo, pur di raggiungere la loro
felicità. Forse qualcuno, leggendo queste righe, ricorderà le amarezze provate
per il rifiuto e l'opposizione sistematica, che essi risparmino ai loro
figlioli, di fronte a una via ben più alta e sublime, queste angustie, che sono
un'agonia del cuore.
Mi
preme di esporre qui un'idea molto seria, che potrebbe far riflettere molte
famiglie cattoliche. Da che dipende lo strano, inesplicabile svilupparsi
d'indifferenza, d'irreligiosità, e a volta anche l'assenza assoluta di pietà,
in un fanciullo nato ed educato in un focolare cristiano?
Questa
anomalia può avere, secondo il mio umile giudizio, più spesso di quanto non si
pensi, la sua causa non soltanto nel singolo individuo, ma nella catena che lega
le famiglie e le generazioni.
La
legge della grazia, come la legge della natura, stabilisce questo stretto
legarne, questa comunione di beni e di infermità morali e materiali. Mi é
sembrato constatare, che quando si estingue la sorgente di grazia, che é il
pozzo divino dì una vocazione, non soltanto ne patiscono le anime degli
estranei assetati dell'acqua della grazia, ma la famiglia stessa ne soffre, o
ne soffrirà nelle successive generazioni. Quel pozzo divino, quelle messe,
quelle immolazioni, quelle preghiere, quella vita d'olocausto erano destinate
prima di tutto ad arricchire la vita soprannaturale del giardino familiare.
Tutti gli alberi questo giardino vivono colle radici nello stesso suolo, tutte
le anime sono in stretta comunione spirituale; vi è una partecipazione più o
meno abbondante di tesori, di luce, di forza, di amore.
E
che non si vada a cercare un'altra spiegazione a questi strani problemi morali,
a questi enigmi angosciosi che si incontrano in alcune famiglie: la chiave non
ne è, spesso, che il rifiuto delle grazie di una vocazione. Si è rinunciato ad
un patrimonio misteriosamente, un male latente ed insanabile ne farà lungamente
sentire la privazione, per diverse generazioni.
Il
Signore è geloso del suo onore; è facile avvedersi di ciò. Egli che, per
estrema umiltà, provocata dal suo amore, lascia il trono, lo scettro ed il suo
cielo di gloria per salvare il mondo, non vuol essere disprezzato nelle sue
chiamate. Di quest'oltraggio, che lo ferisce infinitamente, Egli si vendica -
pare portando via, con violenza, il tesoro rifiutato alla Maestà sua.
Non
dimenticherò mai questa eloquente lezione di giustizia divina, inflitta a una
madre ostinata, da Nostro Signore. La Signorina di X... supplicava invano i
suoi per ottenere l'autorizzazione d'entrare in convento. Essendo maggiorenne
avrebbe potuto farne a meno, ma le sembrava preferibile d'aspettare che il suo
affetto, le sue pene, la tenacia nel suo desiderio, piegassero l'opposizione di
sua madre. Questa, da parte sua, sperava in una evoluzione nell'animo della
figlia. La situazione diveniva pertanto sempre più penosa, e la madre,
esasperata, finì per esclamare un giorno: « Ebbene, se dovessi scegliere fra
vederti religiosa e contemplarti morta, preferisca e chiedo la seconda cosa ».
Ed ella insistè su questo terribile augurio. Ma per dissipare la dolorosa
impressione prodotta sulla giovane, essa aggiunse: « Preparati, domani
partiremo. I viaggi ti distrarranno; staremo in giro due mesi, e avrai, senza
dubbio, la fortuna di dimenticare, in viaggio, le tue fantasticherie ». Esse
partirono, e la mamma non risparmiò nè denaro, nè fatica per distrarre con
passeggiate, teatri, serate e spiagge, i desideri deprecati della docile
figliola che, nonostante tutto, conservava intimamente il tesoro della sua
vocazione.
Un
giorno, mentre il treno espresso su cui erano montate arrivata alla grande
stazione di X..., la fanciulla dette un leggero grido, mormorando convulsamente:
« Gesù mio » e... cadde morta ai piedi della madre costernata. Qualche minuto
dopo il cadavere era calato dalla vettura e steso sopra un banco d'una sala
d'aspetto.
Al
posto del velo di sposa di Nostro Signore, era spiegato un lenzuolo funebre; la
povera madre pagava a duro prezzo la sua triste preferenza...
Come
conclusione di questo studio, esamineremo ora brevemente una serie d'obiezioni,
che si trovano sulle labbra di alcuni genitori, altrettanto buoni cristiani,
quanto temibili nemici delle vocazioni. Contraddizione inesplicabile! Essi
adorano Gesù Cristo in ginocchio, ma sono terrificati al pensiero che uno dei
loro figli divenga un altro Cristo o una sposa del Re d'Amore.
Ridurremo a sette, questa serie purtroppo lunga, e risponderemo con tutta la santa e triste veemenza, che l'onore disprezzato del nostro Divino e adorabile Maestro, mette in un cuore d'apostolo e di sacerdote.
1°)
Per l'amore di Nostro Signore, per obbedire cioè al quarto comandamento, che i
nostri figlioli rinunzino alla vocazione loro, e non ci impongono questo sterile
sacrificio!!
Salvo
il caso del figlio unico che debba sostenere dei genitori poveri o malati, caso
ben chiaro in generale, e che non si discute, l'obiezione or ora formulata
non regge.
Nostro
Signore stesso ne ha dato la risposta nel Vangelo: "Chi preferisce suo
padre o sua madre a Me, non è degno di Me”.
Del
resto, anche umanamente parlando, perché gli eletti del Signore sarebbero i
soli a rinunziare alla loro sublime vocazione, mentre i fratelli e le sorelle
possono, con ogni libertà sposare, lanciarsi negli affari, allontanarsi dal
tetto, paterno, in una parola: scegliere liberamente la loro vita?
Quante
volte abbiamo dovuto constatare simile ingiustizia! Essa é ornai tanto
comune, da diventare quasi una regola stabilita. Quelli che desiderano
consacrarsi a Dio, debbono aspettare la morte dei genitori; devono essere i
fedeli infermieri dei loro ultimi giorni, mentre tutti gli altri, per fondare
una famiglia ed assicurare il loro avvenire, possono prendere il volo a loro
piacimento. Cento volte m'è capitato di vedere questo: Gesù può attendere,
i fidanzati terreni, no! Certamente non li condanniamo se hanno proceduto con
prudenza; ma reclamiamo almeno gli stessi diritti per il Fidanzato Divino. Giacché,
se la vocazione del matrimonio crea, ad una certa età, ed in circostanze
normali, un diritto, reale, questo diritto é, almeno lo stesso, se non più
formale e più imperioso, quando si tratta della vocazione religiosa.
Il
quarto comandamento obbliga indistintamente tutti i figli di una stessa
famiglia. Un fratello non può, senza ingiustizia, disimpegnarsene a danno del
proprio fratello.
V'è
una gerarchia dei doveri che elimina qualunque conflitto.
Il
primo comandamento precede il quarto e tutti, genitori e figli, debbono
rispettare questa priorità. Tale è l'ordine stabilito da Dio stesso.
Questi
genitori che reclamano il sacrificio d'una vocazione, avrebbero essi stessi, in
simili circostanze spezzato al loro avvenire, ritardato il loro matrimonio?
Quanto
al sacrificio che fate, non dite che sia sterile. Oh! No! Benedetti, mille
volte benedetti, i genitori che offrono il glorioso sacrificio che Nostro Signore
chiede loro, per la sua causa. Essi saranno colmati di felicità, e la loro
ultima tappa quaggiù sarà più radiosa d'un meriggio, poichè Dio si compiace
di vincere in generosità la creatura.
Essi
avranno la loro parte meravigliosa nella fecondità sacerdotale o religiosa
dei loro figli. L'onore e l'abbondanza empiranno la loro casa, come fu colmata
quella del vecchio Giacobbe per la gloria e la potenza del suo figlio Giuseppe.
“Pensa
ai diritti di tua madre, non dimenticare che tu sei mia figlia!", diceva
con indignazione una madre alla sua figliola, che già maggiorenne, libera ormai
di attuare il suo ideale, che aveva accarezzato ormai da quattro anni,
sollecitava dalla madre una ultima benedizione prima d'entrare in convento.
Con
le lacrime agli occhi, con un tono dolce e rispettoso, la ragazza replicò:
“Mamma, tu non hai mai parlato così alle mie due sorelle minori già maritate,
nè al mio fratello maggiore tanto lontano da noi. Mamma, pensa ai diritti di
Gesù”.
2°)
Faccio ostacolo alla sua vocazione, per la sua felicità.
Fu
l'obiezione di un padre al suo figlio maggiore, diventato dottore in diritto, e
brillante avvocato, meno per convinzione propria che per compiacere i suoi.
Alle istanze reiterate del giovane, il padre risponde: « Tu non conosci il
mondo; come puoi dire che non sarai felice? Aspetta, osserva, esci di più, tu
sei in una età in cui puoi godere ».
Quante
volte, triste ed inquieto, il giovane rispondeva: « Sento che sarà un grande
infelice nel mondo e un cattivo. Sarò debole e ne soffrirete anche voi...
Lasciatemi partire... » Tutto era inutile. Trascorsero molti anni. Il giovane
avvocato diventò quello che aveva previsto: « un grande infelice » e fu
veramente uno dei deboli che il mondo perverte.
La
sua fede fu sommersa in una palude di passioni scatenate. I suoi disordini
procurarono vergogna alla sua famiglia, che dovette ritirarsi in campagna. Il
vecchio padre fu improvvisamente colpito da apoplessia in seguito ad una
grande discussione col figlio, che reclamava imperiosamente denaro... sempre
denaro!
Chiese
un sacerdote, il curato del villaggio accorse, ma il figlio snaturato gli
impedì di accostarsi al malato per assolvere la sua missione... « No, signor
curato, no: se non volle in casa sua il figlio prete, non ha certo bisogno d'un
sacerdote estraneo ».
Disputare
un figlio a Dio, è addossarsi la sventura; se non sempre la sventura
materiale, almeno quella intima e morale.
E
nello stesso modo che non sarebbe giusto nè ragionevole spingere verso il
seminario od il chiostro un giovane o una fanciulla aspiranti legittimamente al
matrimonio, allo stesso modo sarebbe odioso e pericoloso di trattenere per forza
nel mondo, coloro che desiderano sortirne. Noi reclamiamo questa libertà per
la felicità del tempo e dell'Eternità.
Ma
paragonare la pace interiore, la calma, la dignità e la felicità della vita
religiosa e sacerdotale, con la umana felicità, è fare ingiuria alla saggezza
del Signore, fare un onore insensato ai capricci e alle invenzioni degli uomini.
Se
i genitori comprendessero la felicità inesprimibile che provano gli eletti
dell'altare e del chiostro, essi cederebbero generosamente ai loro desideri.
Ma
come potrebbero essi farsene una idea esatta, essi che vivono in un ambiente
completamente diverso? a poco a poco tuttavia, quando é dato loro di
penetrare nella pace e nella luce di cui sono inondati i loro figli
consacrati, quale sorpresa e quale gioia per essi!
Tale
fu lo stupore profondo di Luigi XV, quando vide la sua figlia Luisa nella sua
angusta cella di Carmelitana, vivente di silenzio, di mortificazione e di
soggezione e cantando, nonostante questo, la sua felicità! Il re frivolo ebbe
una lezione che dovette ricordarsi un giorno.
Creder
di lavorare alla felicità dei figlioli, opponendosi alla loro vocazione, non
è d'altronde che una conseguenza logica dello spirito del mondo. Difatti,
quando si è ricco, giovane e libero, come credere che si possa vivere felici
nella povertà, la castità e l'obbedienza? Questa follia della croce è ben
lungi dall'esser l'ideale anche per dei buoni cristiani. Ma ciò non deve
impedirci di predicar loro questa filosofia sublime, e di persuaderli lentamente
e soavemente, in difesa della Divina Sapienza della Croce e dei diritti del
Crocifisso.
Sì,
quelli che si sono consacrati a Gesù sono felici; sono anzi i soli pienamente
felici, giacchè si sono spogliati spontaneamente e con gioia di tutto. Essi
sono stati padroni della loro natura, hanno voluto vivere della grazia. Quanti
desideri repressi o nobili tali! Quante torture eliminate dal sacrificio delle
passioni; quanti piccoli interessi sostituiti dall'unico e supremo interesse:
la gloria di Dio!
Essi
hanno lavorato aspramente per spezzare le loro catene, ma in ricompensa, allorchè
i legami sono stati rotti, volano con sicurezza oltre ogni bruttura e miseria
del mondo. Essi respireranno l'aria pura delle grandi altezze. Oh! che santa
libertà, che nobile indipendenza, che umile fierezza, quella di cui si
gioisce al servizio del Signore!
E
soprattutto, quale pace immensa e divina che nessuno può rapirci! Noi lottiamo,
certamente, anzi noi facciamo della immolazione, un sistema di vita
soprannaturale, e del dolore, un mezzo di gioia per l'amore divino; ma nella
nostra vocazione di sacrificio, la croce, lungi dall'éssere un patibolo, è
il trono di gloria che abbracciamo con amore.
E
questo, perchè noi possediamo la sorgente, per eccellenza, della gioia e della
forza, il Cuore di Gesù!
In
Lui, e con il soccorso della sua Madre Immacolata, noi godiamo anticipatamente
del Cielo, noi abbiamo tutto.
Genitori
cristiani, che non desiderate per i vostri figli una felicità artificiale,
seducente ed ingannatrice, ma una felicità reale, pura, senza fine, donate i
vostri fanciulli al Maestro adorabile, Re dei cuori sacerdotali e sposo delle
anime vergini.
Egli
non cambia, non mente, non muore mai!
3°)
I nostri figlioli hanno delle illusioni, la loro pretesa vocazione non è che
momentanea esaltazione religiosa... essi non hanno ancora l'età.
E'
vero che ci si può cullare nell'illusione, e senza dubbio, il pericolo
d'ingannarsi esiste dappertutto; tuttavia è molto meno là che altrove. Perchè?
In
primo luogo, perchè la vocazione sacerdotale e la vita religiosa sono
essenzialmente vie di sacrificio, ed il sacrificio non seduce, nè esercita
alcun fascino come il piacere. In secondo luogo, perchè tutte e due hanno un
tirocinio, una prova, un noviziato, che il matrimonio non ha e non può avere.
Il
tempo del fidanzamento è lungi dal dare una idea reale della vita coniugale,
con i suoi doveri e le sue responsabilità; mentre la vita del seminario ed il
tempo del noviziato sono, per se stesse, la vita che condurranno gli eletti dopo
l'ordinazione e la professione. Il sacerdote dunque e il religioso sono infinitamente
più coscienti nella loro scelta, del più intelligente e più ponderato
candidato al matrimonio. L'esperienza conferma eloquentemente quest’affermazione,
là, dove la nefasta legge del divorzio ha alzato le barriere, s'è potuto fare
una statistica di focolari infelici. Invece le persecuzioni subite in certi
paesi hanno provato che le anime consacrate non erano state disingannate nella
loro vocazione. Il coraggio eroico, con cui esse hanno affrontato l'esilio, la
povertà e le sofferenze di tutti i generi, per restare fedeli, prova ben
chiaramente la felicità intima in cui esse vivono sempre, nonostante l'uragano.
Dunque,
se è permesso avere dei dubbi riguardo alle intime disposizioni, alla capacità
o alla salute di coloro che si sentono chiamati dal Maestro, questi dubbi
saranno certamente dissipati, prima del supremo impegno; ciò fa, della
vocazione religiosa, la via più sicura e più provata; per conseguenza la più
lontana da ogni illusione.
Ciò
è come dire che gli inconvenienti dell'età non sono che apparenti, e poichè
noi tocchiamo questa questione dell'età, ci preme di far constatare la differenza
ingiusta delle misure ordinariamente usate dalle famiglie, secondo cui si tratti
di matrimonio o di convento. Sono rari i genitori che rifiutano il permesso di
fidanzarsi ad una fanciulla dai 18 ai 21 anni, quando il pretendente offre delle
brillanti garanzie materiali e delle sicure doti morali. Ma quanti giovani di
questa età otterranno l'autorizzazione benevola dei loro, io non dico per
professare, no, ma semplicemente per diventare aspiranti in un seminario o in
un noviziato?
Nostro
Signor Gesù Cristo è dunque meno degno di essere accolto dalle povere creature
umane? Non può Egli dare sufficienti garanzie di felicità, alla fidanzata
che Egli chiama nel suo palazzo di sacrificio e di povertà? Perchè, questa
parzialità oltraggiosa pel suo Cuore?
Evidentemente
i genitori possono e debbono esaminare e studiare soprannaturalmente la serietà
della chiamata ma, consultando coloro che ufficialmente sono maestri e
specialisti nella questione come si fa per ogni altra materia. L'affezione
naturale diventa una formidabile ingiustizia, e i genitori s'ingannano
spesso, quantunque in buona fede, quando giudicano da soli, delle aspirazioni
dei loro figli.
Un
fanciullo vivace, monello, fanatico delle passeggiate e dei giuochi, diventa
spesso un religioso eccellente; una giovinetta apparentemente leggera, vanitosa,
dissipata dalla mondanità, può diventare una santa Carmelitana. Lo spirito del
Signore soffia dove vuole, e vince quando trova la buona volontà. Al contrario,
non è rado vedere la più pia e seria delle fanciulle, maritarsi e diventare
un'eccellente madre di famiglia.
Che
sia necessario conoscere il mondo per rinunziarvi, è un ragionamento
assolutamente falso. Non si deve cercare la menzogna, per amare la verità, e
dare ad essa il suo giusto valore.
Si
dovrebbe dunque tentare di rovinar la salute, di provocare una malattia, per
apprezzare meglio il dono della sanità? O sprecare una ricchezza, per meglio
apprezzare il benessere materiale?
Allora, perchè non imporre, con la stessa teoria, sei mesi di convento a coloro che sono chiamati al matrimonio, perchè conoscano anch'essi e considerino meglio, in cambio, quello che pretendono trovare nel mondo?
4°)
Guardate quel giovane che voleva essere sacerdote, guardate quella fanciulla
che pensava tanto risolutamente al convento; hanno sposato, e sono felici. Se
non si fossero trattenuti a tempo!
Andiamo
piano, in una affermazione tanto delicata; essa potrebbe trascinarci ad errori
fatali. Quel giovane e quella ragazza, dite voi, volevano decisamente
consacrarsi a Dio; ora, la prova che si ingannavano sta nel vederli sposi
felici.
Questo
può succedere, nulla di più semplice e di più umano; ma allora noi potremo
dire che la risoluzione e il desiderio di quei giovani, non erano così sicuri
come si poteva credere; questo sarebbe soprattutto vero, se la vostra
opposizione non fosse stata un ingiusto rifiuto, ma una prova ragionevole e
prudente che voi potete, del resto, sempre esigere„ come poco sopra fu detto.
In
ogni caso, non si può assolutamente concludere che il cambiamento avvenuto stia
a provare in favore dell'opposizione; che cioè, tutti quelli che hanno
cambiato, si ingannassero e sbagliassero strada; nè che tal cambiamento fosse
voluto dal Cielo, sebbene li abbia resi felici; poichè le cose non sono sempre
in realtà, come appariscono a prima vista.
Una
guerra di opposizione, abile e delicata, oppure un sistema di soffocamento
tenace, prolungato, crudele, possono pur condurre alla rovina, non soltanto di
una qualunque debole aspirazione, ma della più sicura e più eccellente
vocazione.
La
più forte salute, la più bella voce, la migliore delle memorie possono
perdersi ad un tratto, in una crisi acuta; ma la perdita del tesoro, non prova
affatto che non lo possedevano.
Così
per la vocazione. I cedri del Libano possono essere sradicati dalla tempesta; e
che sarà delle anime da cui chiamate, esposte al vento della dissipazione,
per provarne la vitalità? Quali genitori, per giudicare dei sentimenti della
loro figlia fidanzata, metterebbero a continuo contatto con altri pretendenti
che se la disputino? Quale mai fidanzato potrebbe tollerare un simile sistema? E
se, alla fine, la fanciulla, invaghita del fascino e della ricchezza d'un altro,
cambiasse un giorno la sua scelta, tutto ciò, potrebbe forse dimostrare che la
prima simpatia non fosse esistita seria e verace? Non si deve scherzare col
cuore. Ed il fatto che un povero cuore prende fuoco, passando sui carboni
ardenti del mondo, non dimostra che due cose: la debolezza del candidato, e la
colpevole responsabilità del tentatore.
Bando
dunque, all'iniquo sistema che consiste nel mostrare il mondo in quel che ha di
più seducente, ossia di ingannevole, non già per provare la serietà di una
vocazione, ma per soffocarla.
Nondimeno,
non giudicando che dalle apparenze, affermare che il cambiamento di strada ha
dato la felicità, é temerario.
Quelli
che si erano veramente ingannati, possono essere felici, ma tutti gli altri
appariscono tali, e nel fondo del cuore non lo sono in realtà.
Fui
chiamato presso una giovane signora morente: creatura dotata delle più belle
qualità di spirito e di cuore, essa era capace di render felice il più esigente
marito.
Aveva
già ricevuto gli ultimi sacramenti, ma volle, prima di morire, confidarmi un
segreto.
“Padre
- disse. - Lei ha conosciuto il mio desiderio di farmi religiosa; e come gli
sia rimasta fedele lungamente. Vinta dalle lacrime di mio padre, già vecchio ed
infermo, e da quelle di mia madre, consentii a maritarmi. Ebbene, padre, io
muoio col desiderio mio vivo e insoddisfatto di essere religiosa, e con una
profonda amarezza nell'anima, per aver vissuto questi tre anni di matrimonio
fuori della mia vita. Ho fatto l'impossibile per render felice il mio ottimo
marito, com'era mio dovere; ma non ci sono riuscita. Egli ha sentito che v'era
in mezzo a noi un mistero che egli non comprendeva... Il mondo mi ha creduto
felice... eppure, ahimè, io muoio profondamente infelice. Che Dio mi perdoni
d'aver tradito i suoi diritti!”
Il
giorno della sua morte, il marito, giovane eccezionale, mi confidava fra i
singhiozzi “Non sono mai riuscito a dissipare un'ombra di tristezza che
oscurava l'anima sua!... Ella non è stata felice con me, lo sentivo! Ha portato
con sè nella tomba, chi sa quale segreto di dolore e di angoscia!”
Oh,
queste anime disorientate, più da compiangere che da biasimare, son più
numerose che non si creda! Se i loro cuori si aprissero, come smentirebbero
spesso, il sorriso delle labbra, ed accuserebbero di folle imprudenza coloro
che vollero radicare alla terra anime che sentivano la nostalgia delle altezze
celesti!
Ho
ancora sotto gli occhi lo spettacolo spaventoso d'un giovane dell'aristocrazia,
che moriva idiota e roso dal male in un ospedale popolare.
La
sua storia: fino ai 25 anni voleva esser sacerdote e religioso. Avendo vasta
intelligenza e talento non comune, la famiglia volle lanciarlo nel mondo per
farne un piccolo superuomo moderno.
Quante
volte egli aveva dichiarato alla madre: “Conosco il mondo e conosco me stesso.
Se esso riesce a sedurmi, mi trascinerà fino in fondo all'abisso non
voglio”.
Ma
lo tentarono in mille modi. Hanno complottato veramente per distoglierlo dalla
sua vocazione e non posso raccontare quel che ha osato fare, per allontanarlo
dall'altare, la sua sciagurata famiglia, considerata come cristiana!... Essa
riuscì oltre quello che s'aspettava, ed io rivedo sempre quel povero caro amico
mio piombare una sera nella mia stanza e sentendosi preso dalla voragine, dirmi
piangendo: “Mi salvi Padre, salvando la mia vocazione. Nel mondo io mi perderò
certamente!”
Le
oscure previsioni del povero giovane si avverarono: onore, costumi, salute, la
stessa ragione, tutto naufragò in pochi anni!... Invece del piccolo eroe
mondano che s'era vagheggiato, invece soprattutto del buon Sacerdote che si
sarebbe potuto dare a Nostro Signore, se ne fece un dissoluto e un'idiota.
La
famiglia, spaventata, dovette assistere alla fatale caduta sul tremendo pendìo
che essa stessa aveva voluto; nel baratro che essa stessa aveva spalancato
ai suoi piedi...
Quanti
altri poveri sviati come lui! Quante anime, soprattutto vegetanti in una vita
volgare e senza intima felicità, che soffocano, nello stretto orizzonte che
le opprime, conservando la nostalgia d'un cielo perduto! I genitori ignorano,
ordinariamente, l'ultima parola di queste deviazioni. E la dolorosa angoscia dei
figli ha un solo rimedio: far delle loro sofferenze una penitenza per essi e
per i propri sacrificatori.
5°)
Perchè farsi sacerdote, perchè essere religiosa quando si può fare
altrettanto e più bene nel mondo?
“Ci mancano proprio dei cattolici convinti, ci mancano delle famiglie veramente cristiane”. Cattolici convinti e famiglie cristiane, ci mancano, ed è vero, ma il piccolo numero degli eletti, che sacrificassero perciò la loro vocazione, non li aumenterebbe davvero! E pensate forse sinceramente di accrescere il numero dei veri focolari domestici cattolici, se rifiutate di fare, nel vostro stesso focolare, la volontà del Signore, se evitate l'onore di dargli un sacerdote, un a alter Christus?”
Far
del bene nel mondo, praticarvi la virtù, è necessario. Ma il primo bene, la
virtù primordiale è quella di fare la volontà di Dio, e di assicurare con ciò
la propria eterna salute.
Nessuno
può occupare in nostra vece l'ufficio al quale Cristo ci chiama. Ora, soltanto
a questo dato posto, il Maestro deve venire a cercarci e a chiederci il nostro
rendiconto.
Per
acquistare la virtù e il talento di fare un vero bene, un bene divino, intorno
a sè, bisogna aver obbedito al Signore; e con tale obbedienza possedere in sè
un tesoro traboccante di grazia.
Il
soldato disciplinato è più forte del più ardito, quando costui sia indocile e
indipendente.
Non
dimentichiamo soprattutto questo: le anime consacrate si accostano alle anime,
avvicinandosi a Dio; e contribuiscono maggiormente alla altrui santificazione.
Esse sono il canale delle grazie divine.
Il
bene intimo non si fa soltanto e soprattutto con la parola o con la sola attività
esteriore, ma con la profondità della vita divina, in un intimo contatto con
Gesù, che è l'Autore della grazia.
Non
si abbandonano gli interessi della società, quando non si rinunzia che a ciò
che essa ha di terrestre. E' dunque un errore che suppone una mancanza
assoluta di senso soprannaturale, il credere a un più fecondo avvenire di un
giovane che avesse rinunziato al seminario per far del bene nel mondo E' una
concezione troppo umana della vocazione divina, quello di pensare che una
giovinetta, per dedicarsi altrove, possa, con vantaggio proprio ed altrui,
sacrificare la chiamata divina.
Vi
sono casi eccezionalissimi e rari, in cui questo si è dovuto consigliare, ma il
principio rimane tuttavia di fare il bene là dove il Signore ci chiama. Lasciare
l'adempimento della Divina Volontà, per glorificarlo, è illogico.
E
se la fede nella fecondità della vita religiosa è morta presso molti
cristiani, non esitiamo pertanto a ripeter loro: i sacerdoti e le religiose
hanno per speciale missione il bene soprannaturale delle anime, e che questa
è la loro ragione di essere. Essi sono i messaggeri ufficiali del Re dei re, i
suoi « plenipotenziari » ed hanno una luce, una potenza di successo, una
grazia di stato che è loro propria.
Per
le anime dunque, per il vero bene della famiglia, della nazione, della società,
non bisogna esitare a lasciare tutto ed a lasciare se stessi: « Signore, eccòmi:
cosa vuoi ch'io faccia? »
Il
primo dei beni da compiere, il più urgente, il più grave, è quello di far la
volontà di Dio, di seguir la sua voce.
6°)
Ci si può salvare e santificare in tutti gli stati.
E'
evidente. Noi sappiamo che la vocazione allo stato ecclesiastico o religioso,
non è imposta da Dio come un comandamento: è piuttosto un consiglio, un invito
misericordioso del Maestro. Se non si segue il suo consiglio, se non si
risponde al suo invito, non ci si priva, perciò delle grazie necessarie alla
salvezza eterna. Ci si priva soltanto di una facilità molto maggiore a
salvarci, che si sarebbe trovata in questo stato di perfezione; ci si priva
della speciale ed incomparabile gloria promessa ai ministri del Signore e alle
spose del Cristo.
Ma
che deriva da ciò? Voi potete concludere che se il giovane o la fanciulla non
rispondono all'invito del Maestro, non peccano per questo semplice fatto, poiché
non disobbediscono ad un rigoroso precetto di Dio. Non si può negare tuttavia
che essi commettono una grandissima imprudenza agendo in tal modo. Ma potete
concludere che se i figli vostri desiderano rispondere all'appello divino, se
son decisi a sacrificare tutto, per abbracciare quello stato, a cui la grazia li
sollecita, potete concludere, dico, che voi avete il diritto di opporvi?
Strana
conclusione questa! Il vostro figliolo non é obbligato, sotto pena di peccato,
a sceglier la via che gli sarà più facile e più gloriosa e più meritoria;
sia pure. Ma se vuol seguirla, avete voi il diritto di impedirglielo, di
distrarlo, di gettarlo o di trattenerlo, suo malgrado, nel cammino tanto
rischioso del mondo, dove egli si salverà più difficilmente o si perderà con
più facilità?
Non
vi provate a dire che le grazie di eterna salvezza e di santificazione si
trovano allo stesso grado nel mondo che nel convento: sarebbe andar contro il
Vangelo.
Rileggete
la pagina di San Matteo: “Maestro buono, che cosa devo fare per guadagnar la
salute eterna?” E Gesù indica la via più larga e più agevole dei
comandamenti. Ma il giovane insiste: « Per esser perfetto, cosa debbo fare? Che
cosa mi manca? » « Se tu voi essere un tesoro più grande nel Cielo, vieni e
seguimi! »
Seguir
Gesù sulla terra, è conquistare una sovrabbondanza di grazie che prepara
un'eternità di gloria inconcepibile. In relazione alla salvezza e alla perfezione
morale, non è indifferente essere sacerdote, come sarebbe, più o meno, essere
avvocato, professore, ingegnere o architetto. E se per degli ostacoli
involontari od imprevisti, sia inevitabile a taluno di restar nel mondo, il
Cielo dà grazie speciali che suppliscono a quelle che si sarebbero ricevute
nel convento.
«
Padre - mi diceva una signora - io sono colpevole d'aver abbandonato la mia
vocazione. Ero convintissima che Nostro Signore mi voleva per se solo. Sono
stata tentata ed ho vilmente ceduto. Essendomi maritata, Lei sa come espio la
mia colpa e come debba non solamente lottare per santificarmi, ma per salvarmi.
Mi trovo a casa mia, come in un angoscioso labirinto morale; la mia sventura mi
sembra senza rimedio ».
Senza
rimedio umano, intendiamoci bene; che per la misericordia di Gesù, l'espiazione
indispensabile compirà l'opera della salvezza. Ma tutti i sacrifici della vita
religiosa, sarebbero stati dei fiori, in paragone delle torture morali di
quest'anima e delle tristezze del suo focolare. Non c'è che una strada sola
che conduce con sicurezza alla perfetta felicità ed alla pace: è quella che il
Nostro Divino Maestro ci invita a seguire con generosità, quand'anche non ce lo
imponga.
7°)
La vocazione religiosa indebolisce l'amore filiale dei nostri figli e li rende
indifferenti alla loro famiglia naturale.
Credo di aver quasi distrutta questa obiezione fin dalle prime pagine di questo studio, quando ho detto che il cuore del sacerdote o della suora, in alcun modo non occupato da altre affezioni umane, conservava, al contrario, divinizzate e nobilitate dalla grazia, la delicatezza, la purità e la freschezza delle sue ed uniche affezioni terrene.
Ma
per essere più pratico opporrà, a tale osservazione, il fatto costante,
universale, reiterato, del figlio sacerdote, che diventa il sostegno, il
consigliere, il benefattore in tutte le crisi morali e spesso anche economiche
della propria famiglia.
A
un empio che attaccava e metteva in dubbio i sentimenti di carità dei
cattolici, fu risposto, chiedendogli di spiegare perchè i bisognosi, i
mendicanti, si aggruppano sempre, come per istinto, attorno ai monasteri e
alle porte delle chiese.
A
coloro che pretendono che la vocazione sacerdotale o religiosa indebolisca la
pietà filiale, si potrebbe parimenti domandare perchè i genitori, colpiti
da sventure, o ridotti, dalle circostanze, all'indigenza e alla miseria,
ricorrono tanto spesso, di preferenza, al figlio sacerdote o alla figlia suora.
Se i loro figli o i superiori di essi, fossero degli egoisti, degli indifferenti
al benessere dei parenti, come avverrebbe ciò?
No!
La vita soprannaturale, l'amore di Gesù, l'austerità dell'ordine religioso,
o la natura stessa dello stato sacerdotale, possono certamente esigere delle
distanze, imporre dei sacrifici sensibili, ma non estinguono, tuttavia, i più
nobili sentimenti del cuore umano. Nessuno ebbe mai, alla pari di Gesù, la più
squisita delicatezza della nostra natura.
Il
ministro di Dio e la religiosa, a misura che si liberano dai « convenzionalismi
» mendaci, e che si affinano nella loro vita spirituale, divengono più alti e
più schietti nei loro sentimenti filiali.
Nessuno
ama meglio, di chi ha conservato un cuore puro e non ha conosciuto la passione
e l'interesse; ora il sacrificio della separazione, non fa che ravvivare ed
approfondire l’affezione.
Quale
esempio commovente di questa bellezza interiore di carità, nelle relazioni
della piccola Teresa con suo padre. In memoria della sua infanzia in cui egli
soleva chiamarla la sua « reginetta », essa lo chiama il suo « venerando re
» e bisogna leggere le sue lettere, per sentire come, dietro le inferriate del
Carmelo, il cuore della fanciulla palpitasse fortemente d'amore e di tenerezza
filiale!
Quale
figlia maritata é mai rimasta tanto profondamente legata al proprio padre,
tanto vibrante ad ogni ricordo del nido familiare, come questa giovanetta
carmelitana così risoluta a santificarsi? Il dolore della separazione era stato
immenso da una parte e dall'altra; mai due cuori erano restati uniti e inseparabili,
nei Cuori del Re e della Regina del Carmelo !
Ah,
si, protesto con tutta l'indignazione del mio cuore di figlio, di sacerdote e
religioso, che mantengo tanto intimamente la presenza e l'affezione di mia
madre e delle mie sorelle come un culto, il quale, lungi dall'essere a
detrimento dell'amore che ho per il Cuore di Gesù e di Maria, lo abbellisce col
sacrificio reciproco, costantemente rinnovato.
Se
il fatto di lasciar la famiglia per Iddio è una prova di disamore filiale, che
dire allora di coloro che la lasciano per le creature o per gli affari? Essi
stessi, i genitori, non lasciarono un giorno la propria famiglia; e perciò
furono forse dei figli ingrati?... Siamo giusti e consideriamo il dovere e il
cuore, come si conviene. L'affezione non è mai stata in contraddizione col
sacrificio.
Il
soldato che lascia la famiglia per il campo di battaglia, è forse un figlio
ingrato? Non si può fare dunque, al Signore adorabile della patria terrena, le
immolazioni che la celeste patria reclama legittimamente da tutti?
Come
gli eroi delle battaglie, e, in un grado infinitamente superiore, gli eroi
dell'altare e del chiostro, coloro che hanno avuto il più sublime coraggio,
conservano anche, infallibilmente, l'altezza dei più. nobili amori.
Il
bene, per natura, è piuttosto intimo e segreto; il male, invece, è fragoroso e
facile a constatarsi; spesso, anzi, si rende manifesto.
La
guerra non fece che del male; ma la Provvidenza se n'è servita
misericordiosamente per un bene che non è stato di facile ed immediata
constatazione, ma la cui realtà non ammette alcun dubbio.
E'
nello stile di Dio, che è la Sapienza e l'Amore, di trarre dai mali che l'abuso
della nostra libertà ha provocato, beni immensi e profondi. Così, nella storia
la vita sembra scaturire ad ogni pagina dalle ceneri della morte. La
moltitudine non vede questa azione della Provvidenza; non medita, nè comprende
questi divini ripieghi, questi magistrali ritocchi del Signore.
Quelli
che mi leggeranno, saran capaci di elevare i loro cuori, e di seguire con me i
motivi della nostra confidenza.
Abbiamo
dichiarato, all'inizio di questo lavoro, che la guerra aveva rivelato molti mali
occulti, e ne aveva provocati di nuovi; chiuderemo ora con qualche
considerazione completamente propria a incoraggiar la nostra fede. Il peggiore
dei mali, sarebbe peraltro il pessimismo, che prova sempre un'anemia di
carattere, una diminuzione di fede.
La
guerra ha anche rivelato delle bellezze morali che credevamo scomparse. Siamo
rimasti talora profondamente sorpresi di trovare, nei centri nei quali non si
supponeva più vita, ma soltanto vegetazione, grandi energie, slanci di
devozione e di eroismo; gesti di vera nobiltà d'animo. Quali campi di valore
e di resistenza morale, intravisti tra i bagliori della guerra, e che oggi
rimangono profondamente dissodati e seminati da allora!
Quanto
risveglio meraviglioso di spirito vibrante, cavalleresco, disinteressato, là
dove si sarebbe supposto che la materia avesse soffocato la più nobile razza!
Quanti
maestri avevano scritto l'epitaffio d'una tomba che racchiudeva, secondo loro,
le ultime reliquie di una grandezza estinta! Ed ecco che la convulsione
delle catacombe rianima queste reliquie; e che tra i sinistri bagliori della
guerra, appariste una eletta schiera di viventi, dal sangue generoso e fecondo,
dalla vita morale, grande e bella.
Anche
durante la guerra abbiamo avuto rivelazioni inattese e benefiche. A misura che
il tempo passa ed il Cielo si rasserena, noi siamo felici di constatare ancora
le divine, misericordiose tracce del Salvatore, che ricostruisce la sua opera
redentrice e luminosa sulle rovine fumanti accumulate dagli uomini.
Mosè
fece scaturire dalla roccia una sorgente, che salvò la vita naturale del suo
popolo.
I
carnefici del Calvario fecero sgorgare una sorgente di vita immortale dalle
vene e dal Cuore Santissimo del Salvatore. Che cosa è tutta la Redenzione
di Gesù, se non la manifestazione meravigliosa di una bontà che è la Sapienza
infinita, e che incessantemente si riversa per noi? C'è forse nella vita dell'uomo,
come nella storia dell'umanità, un solo avvenimento che sfugga a questa
azione costante e redentrice?
La
sua bontà si serve della follia umana e della morte, per fare opera di sapienza
e di vita. E' la storia delle anime, della società, dei popoli, dalla colpa
dei rostri progenitori, e soprattutto dopo il “fiat” di Maria. E poichè in
Dio tutto è ordine ed equilibrio perfetto, la giustizia e la potenza si
completano, nell'opera divina, con la sapienza e la bontà.
Io
credo ancora al bene prodotto dalla guerra, perchè credo alla reale fecondità
del sacrificio del sangue cristianamente versato. Dopo il Calvario, ed in virtù
di esso, il sangue ha la fecondità dell'apostolato più sublime, della più
ardente preghiera.
E
chi può dubitare dell'infinito valore delle sofferenze, delle torture d'ogni
sorta, delle agonie peggiori della morte, offerte con pace, gioia, rassegnazione
ed amore al Dio Crocifisso? Questo fiume di sangue e di lacrime che scorre dal
campo di battaglia alla famiglia, non ha irrorato invano il popolo nostro; ma
vi ha deposto un fertile limo che feconderà la semente di domani. L'albero
della morte rifiorisce sotto l'azione benefica del Cuore di Gesù.
Quel
che ogni soldato cristiano, ogni madre, ogni sposa ed ogni orfano hanno seminato
per la Vita Eterna, per la prosperità della Santa Chiesa, la fecondità
dell'Apostolato, la conversione dei più grandi peccatori, il Divino Seminatore
solo lo sa. Lo sapremo anche noi, ed il torrente di lacrime, convertito in un
oceano di eterno giubilo, ci ricorderà perpetuamente il sublime cantico della
Chiesa, nel Sabato Santo: “O felix culpa!”
Esponendo
questi principii di fede, ho sotto gli occhi dei fatti che provano il
rinnovamento soprannaturale di grazia, succeduto immediatamente al calvario
della guerra.
1°
Le conversioni nei centri indifferenti, liberali, ma onesti e degni, nei quali
l'assenza della vita religiosa era piuttosto dovuta all'ignoranza, ad un difetto
di educazione, che ad avversione formale e volontaria. In questi ambienti, e
particolarmente nella classe colta e intelligente, il movimento di conversione
è un fatto reale.
Potrebbe
farsi una lunga lista di nomi, in cui figurerebbero le migliori personalità
della giovane generazione intellettuale. La falange di coloro, che la tempesta
della guerra ha sradicato da un suolo ingrato e sterile, per piantarli nel
campo della Chiesa, aumenta ogni giorno. Spiriti fini e delicati, cui la ragione
non aveva soddisfatto, e che la luce invase e trasformò in credenti convinti,
perchè furono docili ed umili.
Al
contrario, la tribù degli ipocriti e dei superbi, là razza degli Erodi e dei
Pilati, non è aumentata nella prova; ma è rimasta chiusa alla verità, lungi
dalla sorgente della misericordia. La razza delle vipere non si converte.
2°
Le nostre schiere migliori si sono rafforzate. - Questo prova che gli elementi;
anteriormente mediocri e comuni, sono stati migliorati dalla Croce, e tendono
risolutamente a salire, lavorando per diventare ferventi e generosi.
Un
indizio importante è il movimento d'apostolato provocato da questa schiera. Non
ci si contenta più d`esser buoni e pii; si sente l'imperiosa necessità di
esser seminatori e operai della causa divina; cooperatori modesti, ma zelanti,
in questa reazione religiosa. Difatti, una schiera di giovani e di vecchi, di
grandi e di piccoli, intellettuali e ignoranti, uomini e donne, lavorano oggi
alla gloria di Dio, tutti convinti, tutti posseduti dal desiderio e dal dovere
più urgente nell'ora che volge, quello dell'apostolato.
Si
può realmente affermare che noi assistiamo ad una meravigliosa Pentecoste,
dinanzi a queste falangi apostoliche, irresistibilmente sospinte alla conquista
della società, alla restaurazione del Regno Sociale del Cuore di Gesù.
Questo
Cuore adorato diviene sempre più il Re e il Centro di ogni azione e di ogni
vita. E' il labaro che riassume tutti gli entusiasmi, accentra ed unifica tutte
le energie, riceve tutte le vittorie, genera e feconda tutti i sacrifizi.
3°
Finalmente le creature d'elezione di prima della guerra, si sono ancora
perfezionate, santificandosi nel crogiuolo della sofferenza. - Esse hanno intensificato
la vita soprannaturale, lasciandosi affascinare dalla bellezza Divina e la
fecondità unica dell'immolazione e della Croce.
Quelli
che son pastori d'anime, direttori, predicatori di ritiri, ecc., potrebbero
testimoniare quale spirito veramente eroico, quale sete di sacrificio, quali
innumerevoli vocazioni di apostolato, e d'apostolato nel silenzio e nella
sofferenza, si incontrino a ogni tratto, potrebbero attestare tante segrete
agonie del Getsemani, tanto profondamente, serenamente vissute per amore.
Si
direbbe che la guerra abbia provocato una sete insaziabile d'amore crocifisso,
che sia una energia di restaurazione morale; una promessa di una più grande
sovranità sociale di Nostro Signor Gesù Cristo.
Ecco
dunque la legione sacerdotale che si accresce ogni giorno di vocazioni tardive,
notevoli e commoventi. Certo, nulla è nuovo nella Chiesa: in ogni tempo, in
ogni luogo si son visti grandi guerrieri mutar la loro uniforme con un saio
monacale, gentiluomini, lasciare il loro castello per ridursi in un seminario;
giovani sposi separarsi, per darsi rispettivamente al Signore. Ma forse mai
tanto frequentemente, quanto ai giorni nostri, queste sante follie d'amore
divino diventarono quasi grazie ordinarie.
Così
si fa l'opera misericordiosa del Cuore di Gesù! Egli ci ricolma di grazie,
ripara i nostri torti dalle nostre sofferenze, divinizzate dalle Sue, Egli trae
dei torrenti di vita, e trionfa della morte, con la morte stessa.
Tutto
questo era già scritto, e pronto per essere dato alle stampe, quando ci è
arrivata l'Enciclica încomparabile del grande e provvidenziale Pontefice Pio.
XI : lasciate che io la citi un'ultima volta, alla fine di questo lavoro.
Mi
preme di trascrivere un paargrafo, che sembra rivolto agli apostoli della
crociata del Regno Sociale del Cuore di Gesù: “A questa pietà, Noi attribuiamo
lo spirito d'apostolato, più diffuso di una volta, in tutte le opere di zelo e
di carità, perchè l'Amore, il Culto e il Comandamento, ai quali Egli ha
diritto, siano restituiti al Divin Cuore del Cristo Re, sia nella società
domestica, sia nella società civile”.
Ed ora, tutti all'opera di restaurazione sociale cristiana. Stringiamoci attorno ai nostri pastori, secondiamo i nostri sacerdoti. Noi viviamo in un'ora grave, decisiva, un'ora come la Provvidenza non ha forse data dopo la prima Pentecoste, e che i più grandi apostoli e pontefici, i più grandi artefici dell'edificio cristiano non hanno vissuto. Il Cielo si piega verso di noi con infinita condiscenza. Noi viviamo come il popolo ebreo, quando fu liberato dalle catene e traversò il Mar Rosso seguendo il Liberatore. Noi abbiamo traversato un mare di sangue senza perirvi, dopo aver traversato il mare tormentoso delle odiose persecuzioni dei Faraoni moderni. Non ci spaventiamo dei loro complotti, delle loro armi, del loro numero: crediamo, con fede ardentissima, alla onnipotenza dell'amore di Gesù Cristo. Cooperiamo, dedicandoci con confidenza all'estensione del Suo Regno sociale, e noi vedremo un giorno risplendere la magnificenza del suo Cuore, nell'onnipotenza vittoriosa dell'amor suo infinito...