TORNERO DA MIO PADRE
ILDEBRANDO A. SANTANGELO
Col presente libretto, Comunità
Editrice continua la pubblicazione degli scritti inediti del suo venerato
fondatore Padre Ildebrando Antonino Santangelo. E per la nuova collana « Il
Disegno Nascosto », recentemente inaugurata con I doni dello Spirito Santo,
in armonia con la meditazione proposta dal Santo Padre Papa Giovanni Paolo II
per l'anno 1998, si tenta ora di tracciare a brevi linee la figura e l'opera di
Dio Eterno Padre Creatore di tutto l'universo. Tema, questo, che viene qui
trattato sempre in armonia con la meditazione proposta dal Santo Padre per
l'anno 1999 in preparazione dell'ormai prossimo grande Giubileo del 2000. Ed
anche in questo caso non poteva mancare il pur modesto contributo della nostra
Editrice. Se, del resto, « la Chiesa è - per usare un'immagine tanto cara a
Papa Giovanni XXIII - come l'antica fontana del villaggio, alla quale gli uomini
di tutte le generazioni possono attingere acqua per dissetarsi», è dovere di
ciascuno di noi far sì che l'acqua di questa fonte si conservi genuina,
fresca, limpida, trasparente, sempre desiderabile.
Il
lavoro di Padre Santangelo si apre con l'immagine di Dio, unico Essere
perfettissimo, che per Amore crea tutto l'universo dandogli «esistenza, energia
e vita». Dopodiché crea la sua creatura prediletta destinata ad avere uno speciale
rapporto d'amore e di figliolanza con Lui: l'uomo.
Dio,
il quale tutto crea e conserva per mezzo del Verbo (cf. Gv. 1,3), nelle cose
create offre a tutti gli uomini una perenne testimonianza di Sé (Cf. Rm. 1,1920)
ed inoltre, nonostante la disobbedienza iniziale col peccato originale, volendo
aprirci la via della salvezza eterna, fin dal principio manifestò se stesso ai
nostri progenitori. Dopo la loro caduta, infatti, con la promessa della
Redenzione, li risollevò alla speranza della salvezza (cf. Gn. 3,15) ed ebbe costante
cura del genere umano, per dare la Vita Eterna a tutti coloro che, perseverando
nel fare il bene, cercano la salvezza. A suo tempo chiamò Abramo, per fare di
lui un grande popolo (cf. Gn. 12,2-3), che dopo i patriarchi ammaestrò per
mezzo di Mosè e dei profeti, affinché lo riconoscessero come il solo Dio vivo
e vero, Padre provvido, giudice giusto e stessero in attesa del Salvatore promesso.
Dopo
aver parlato molte volte e in diversi modi per mezzo dei profeti, Dio mandò il
Figlio suo, il Verbo eterno che illumina tutti gli uomini, affinché abitasse
tra di loro e spiegasse i segreti di Dio (cf. Gv. 1,1-18).
Gesù
Cristo, dunque, Verbo fatto carne, mandato come «uomo agli uomini», porta a
compimento l'opera di salvezza affidatagli dal Padre (cf. Gv. 5,36). «La
rivelazione della paternità di Dio - scrive Padre Santangelo - ce l'ha fatta
Gesù. Egli colla sua incarnazione e colla sua redenzione ha liberato gli uomini
dal peccato elevandoli a Sé, unendoli nel suo Corpo Mistico, la Chiesa».
Chiesa
che oggi, purtroppo, è costretta ad assistere ad una terribile crisi in atto
nella società «civile». Mentre l'umanità è alla svolta di un'era nuova, compiti
di una gravità ed ampiezza immensa attendono la Chiesa, come nelle epoche più
tragiche della storia. Si tratta, infatti, di mettere a contatto con le energíe
vivificatrici e perenni del Vangelo il mondo moderno: mondo che si esalta alle
sue conquiste nel campo tecnico e scientifico, ma che porta anche le conseguenze
di un ordine temporale, che da taluni si è voluto e si vuole organizzare
prescindendo da Dio. Per cui la società moderna si contraddistingue per un
grande progresso materiale, a cui non corrisponde un uguale avanzamento in campo
morale. Da qui, l'affievolimento dell'anelito verso i valori dello spirito con
la ricerca quasi esclusiva dei godimenti terreni che l'odierno progresso tecnico-scientifico
mette con tanta facilità a portata di tutti. Ma nonostante ciò l'uomo non è
ugualmente felice. Perché?
La
risposta ce la dà un grande Padre della Chiesa: S. Agostino proprio all'inizio
delle sue Confessioni scrive: « Ci hai creato per Te, Signore, ed il nostro
cuore è inquieto finché non riposa in Te!».
Anche
questo lavoro su Dio Padre, come il precedente sullo Spirito Santo, si conclude
con alcune pagine di preghiere, che vorrebbero essere un utile aiuto per far
elevare piamente le nostre anime a Dio, nostro Eterno Padre, Amore Infinito,
Creatore e Signore di tutto l'universo che da Lui continuamente « riceve
esistenza, energia e vita», nella segreta speranza d'incontrarLo un giorno non
come Giudice giusto ma come Padre amorevole e misericordioso.
1
- L'OPERA DELLA CREAZIONE
Dio,
infinitamente perfetto e felice in se stesso, spinto dalla sua infinita bontà
ha voluto partecipare ad altri le sue perfezioni.
Fin
dall'eternità ha concepito e ordinato un piano d'infinita sapienza da
attuarsi nel tempo. L'eternità è di Dio. Le creature, invece, hanno un
principio, un punto d'inizio o di lancio, ma possono durare eterne. Questo
piano cominciò ad essere attuato con la creazione; ma essendo di una sapienza
e di una perfezione suprema non poteva assolutamente essere intravisto né tanto
meno capito dall'uomo.
Dio,
cominciando a realizzare il suo piano nel tempo, con la rivelazione cominciò
gradualmente a preparare l'uomo a poterlo conoscere. Così questo piano, che
fu il movente di tutta l'opera divina della creazione, restò un DISEGNO
NASCOSTO che doveva poi, nella pienezza dei tempi, a fine ed a completamento
della divina rivelazione, essere fatto conoscere pienamente. Questo è il
mistero nascosto fin dalla costituzione del mondo (Col. 1,26).
In
principio Dio creò il cielo e la terra, cioè la materia.
Dalla
materia informe, detta caos, Dio trasse le varie nebulose, una delle quali è la
Galattica, da cui fu tratto il nostro sistema planetario. Il cielo in cui si
muove la nostra terra è costituito dal sistema solare al cui centro si trova
il nostro sole, grande 1.301.000 volte più della terra; esso si muove con
tutto il suo sistema verso la costellazione della Lira alla velocità di km 25
al secondo.
Attorno
al sole girano nove grandi pianeti, di cui uno è la nostra terra che compie il
suo giro attorno al sole in 365 giorni e 6 ore, percorrendo km 19 ad ogni
minuto secondo. I pianeti, a loro volta, hanno 29 satelliti: la terra ne ha
uno solo, la luna, che è 50 volte più piccola della terra e compie il suo
giro intorno ad essa in 28 giorni.
Le
distanze del cielo sono immense e l'universo, almeno per il momento, è sempre
in continua crescente espansione.
Oh
immensità di Dio! Considerando l'opera creata ci sentiamo stringere, quasi
annichilire. Cos'è il Sole rispetto all'Universo? Meno che un granello di
polvere. Cos'è allora in confronto la Terra? Un nulla. Cos'è l'uomo? Nulla.
Umìliati
spesso guardando le stelle dinanzi alla grandezza dell'Universo e più ancora
dinanzi al Sommo Iddio.
Raccogliti
spesso contemplando la sua immensità e pròstrati per terra in profonda
adorazione: « O Sommo Iddio, io ti adoro, ti lodo, ti benedico. Quanto sono
grandi le opere tue, ma quanto più grande sei Tu! Adoro la tua immensità più
grande del mare, del cielo e dell'Universo intero!».
Cos'è
allora tutto quello che può possedere il più ricco uomo sulla terra? Un
ridicolo nulla. Quanto è stupido l'uomo quando vuol fare il grande dinanzi a
Dio, quando s'insuperbisce per un pugno d'oro o per quattro palmi di terra!
Se
vuoi gloriarti, glòriati di essere figlio di Dio, perché tutti questi universi
sono del Padre tuo che sta nei cieli, sono la tua eredità e saranno quindi la
tua proprietà quando avrai la fortuna di andare in cielo. Sii sempre fedele a
Dio, amalo, obbediscilo; non esporti per un pugno di fango a perdere per sempre
tutti questi beni e, soprattutto, Dio stesso.
Dopo
aver creato l'Universo, la Terra, la Vita nelle sue multiformi meraviglie dei
tre regni della natura, Iddio creò l'Uomo dotandolo dell'anima, per cui lo rese
somigliante a Sé: «Facciamo l'uomo - Egli disse - a nostra immagine e
somiglianza» (Gn. 1,26).
L'uomo
è l'unico essere al mondo dotato di pensiero e di volontà. Egli è più grande
dell'universo intero, può fare tutto quello che non può fare tutta la natura a
lui inferiore. Questa non sa quello che fa, non conosce né se stessa né altri
all'infuori di sé; è cieca e deve sempre e dovunque obbedire alle leggi
datele da Dio. L'uomo invece sa quello che fa, conosce se stesso, conosce ciò
che è posto fuori di se stesso e conosce Dio autore di tutto. Può sempre dire
«voglio» oppure « non voglio », e fare quello che gli pare e piace. Solo
Dio conosce, vuole ed è libero. Con la libertà l'uomo è quasi un piccolo
dio. La libertà nell'uomo consiste nel poter fare diversamente da quel che si
sta facendo o che si pensa di fare. Essa non esiste nei tre regni della
natura. Mentre le creature inanimate seguono necessariamente le leggi
fisico-chimiche e gli animali l'istinto, l'uomo non è necessitato da legge
alcuna; può fare le cose più opposte. Egli è l'unico che può dire: « o Dio
o io. Dio vuole questo ma io faccio quello ».
Dio,
creando un essere che come Lui conosce, vuole ed è libero, ha dato all'universo
il suo capolavoro. Poteva allora riposare, ed infatti ci dice la Sacra
Scrittura che allora riposò. Solo con l'uomo libero, capace di amarlo, di
peccare e di essere redento, Dio poteva raggiungere la Sua maggior gloria e
manifestare completamente le Sue divine perfezioni. Solo l'uomo può ammirare le
divine perfezioni manifestate nella natura ed in se stesso, e solo lui è
quindi capace di adorare Dio, di ammirarLe e lodarLe, di pregarLe e ringraziarLe
per tutte le sue opere e misericordie, di offrirGli in omaggio il fiore del
creato.
L'uomo
è a metà distanza tra l'immensamente piccolo (gli atomi), e l'immensamente
grande (gli astri del cielo). L'uomo è a metà della scala degli esseri per
poterli tutti osservare, sintetizzare e concludere dando gloria a Dio.
L'uomo
è al centro del creato: fisicamente per la sua grandezza media,
finalisticamente in quanto tutta la natura converge al suo essere e benessere;
ontologicamente in quanto tutto quello che esiste fu da Dio perché doveva
creare l'uomo. Ma a sua volta l'uomo è di Cristo e Cristo è di Dio Padre.
Un
solo uomo col suo culto dà a Dio più gloria di tutti i canti degli uccelli,
di tutto il profumo dei fiori, di tutto l'ordine e l'immensità dell'universo,
di tutta l'energia della materia.
O
mio Dio, adoro e glorifico la tua grandezza, immensamente più grande degli
oceani, degli astri, delle nebulose e degli spazi celesti. Adoro e glorifico la
tua potenza immensamente più grande del fulmine, di tutta l'energia elettrica e
magnetica, di tutta la forza atomica e nucleare dell'universo.
Adoro
e glorifico la tua luce immensamente più grande della luce del sole e di
tutte le stelle.
Adoro
e glorifico la tua sapienza, immensamente più grande della sapienza con cui
sono formati e governati gli atomi e le stelle, i vegetali e gli animali.
Adoro
e glorifico la tua divina provvidenza, immensamente più grande della
provvidenza che mantiene la terra, la vita sulla terra, i vegetali e gli
animali, con cui tutti sono diretti all'uomo e l'uomo a Te.
Adoro
e glorifico la tua armonia, immensamente più incantevole delle armonie e delle
melodie della natura e degli uomini, degli strumenti a corda e degli strumenti
a fiato, dei canti degli uomini e degli Angeli.
Adoro
e glorifico la tua bellezza, immensamente più grande della bellezza delle
aurore e dei tramonti, dei fiori e delle stelle, degli uomini e delle donne.
Adoro
e glorifico la tua bontà ed il tuo Amore, immensamente più grandi della bontà
e dell'amore dei filantropi e dei santi, delle spose e degli sposi, delle madri
e dei figli.
Adoro
e glorifico la tua misericordia, immensamente più grande di tutte le tue opere,
per cui ci hai donato il tuo Cristo e ci hai attirato a Te nel suo Corpo
Mistico.
Sii
adorato, amato, benedetto e glorificato da tutte le tue creature per tutti i
secoli dei secoli. Per Cristo Signor Nostro. Così sia.
1.
L'uomo moderno non sente la religione perché non trova Dio interessante. Si fa
un'immagine di Dio falsa e quindi lo mette da parte.
Il
Dio che forse anche tu non trovi interessante non è il vero Dio. Ho chiesto a
un gruppo di professionisti:
-
Come immaginate Dio?
- Come un vegliardo maestoso e luminoso al centro del cielo. Un simile Dio neanche per me avrebbe attrattiva: lo lascerei ben volentieri in cielo e mi accontenterei di godermi la terra.
2.
Dio è il creatore e il sostegno di tutte le cose. Senza di lui non esisterebbe
nulla.
Non
sentire interesse per Dio è come non sentire interesse per il proprio padre e
per la propria madre; né per la propria vita, né per la propria bellezza, né
per la propria intelligenza, né per la propria felicità; perché tolto Dio,
tutto cade nel nulla.
Tutti
gli uomini siamo come lampade che restano accese finché passa per esse
l'energia elettrica. Se Dio si sottraesse da noi non potremmo più muoverci, né
vedere, né parlare, né comprendere, né vivere.
Non
saremmo semplicemente lampadine spente, saremmo nulla. Senza Dio c'è nulla. Se
ci pensi sul serio ti vengono le vertigini.
3.
Dio non è grande quanto un uomo o quanto un monte o quanto la terra o quanto
una stella. Dio è infinitamente più grande di tutto l'universo.
È
presente in tutti i punti dell'universo e trascende l'universo. Un'idea
analogica di tale presenza di Dio te la può dare la presenza di un'immagine
televisiva in tutti i punti della terra con questa differenza: essa è vista
da tutti gli uomini ma non vede; invece Dio vede tutti gli uomini, ma gli
uomini non lo vedono.
4.
Dio è la luce, e il suo Cristo è il raggio che illumina ogni uomo che viene
in questo mondo.
Senza
di lui non potremmo vedere nulla. Gli uomini, nell'ipotesi che esistessero, non
potrebbero né vedersi, né sentirsi, né amarsi. Sarebbero come asteroidi
solitari erranti nel nulla.
Vorresti
a queste condizioni esistere? Solo chi non ama nessuno e non ha neppur desiderio
di amare qualcuno può non avere interesse per Dio.
5.
Dio è bellezza.
Non c'è niente di bello, di affascinante, di armonioso che non ci sia in Dio.
Tutte
le bellezze dei cieli e della terra, dei fiori e delle stelle, degli uomini e
delle donne sono modellate sul Figlio, sono un pallidissimo riflesso di Dio.
La bellezza di Dio è infinitamente più grande.
Solo
chi non sente attrazione alla bellezza e non ha alcuna persona bella da amare
o da sognare può non avere interesse per Dio.
6.
Qual è la faccia di Dio?
Tutte le immagini, tutte le luci, tutte le bellezze sia esistenti che concepibili non ce la possono dare. È tale il fascino di Dio che appena l'uomo lo vedrà sarà attratto irresistibilmente verso di lui, con un'attrazione infinitamente più potente di quella di tutti gli amanti verso le persone amate; e nel possesso di lui, che non vorrà e potrà più lasciare, sarà felice pienamente.
7.
Dio è amore ed è la sorgente dell'amore.
Tutto
l'amore degli sposi, dei genitori, dei figli, degli amici è appena un
riflesso dell'amore di Dio.
Dio
ti ama con un amore infinitamente superiore all'amore che tutti gli uomini hanno
tra loro.
Tutto
l'orgasmo degli amanti strappati di forza dalle persone amate è appena un
indice del tormento e della disperazione dell'uomo peccatore strappato da Dio
e gettato all'Inferno.
8.
Cosa c'è di interessante negli uomini che non venga da Dio? Cosa c'è nelle
creature che non trovi infinitamente più perfetto in Dio? Forse l'armonia,
forse il piacere, forse la verità? Forse la gioia? Forse il fascino?
9.
La beata Angela da Foligno, rimasta vedova giovanissima, si convertì totalmente
a Dio e cominciò una vita intensissima di preghiera e di penitenza. Ben
presto Dio la elevò alla vita mistica di cui la santa lasciò una traccia nel
suo meraviglioso «Libro delle mirabili visioni».
Un
giorno dopo aver gustato per qualche istante della visione di Dio disse:
« Se sommate tutti i piaceri e tutte le gioie del corpo e dello spirito che hanno gustato, gustano e gusteranno, sia lecitamente che illecitamente tutti gli uomini e tutte le donne che ci sono stati, ci sono e ci saranno nel mondo, non potete ancora avere l'idea di quanto di più ancora ho goduto in quell'istante della visione di Dio ».
10.
Come gli animali non sanno gustare altro che l'erba e la biada, così tanti
cristiani non sanno gustare altro che i piaceri dei sensi. Di costoro dice san
Paolo: « L'uomo animale non percepisce le cose dello spirito » (1 Cor.
2,14).
11.
Solo chi ha il cuore puro può vedere Dio. « Beati i puri di cuore perché
vedranno Dio » (Mt. 5,8).
Chi ha il cuore puro lo vede dappertutto: nelle stelle e nei fiori, nelle aurore e nei tramonti, in ogni creatura bella, in ogni cosa buona, in ogni atto della sua Provvidenza.
12.
Chi ha il cuore ingombro di peccati e di affetti poco ordinati non vede Dio in
nessuna cosa e non lo sente neppure nella preghiera.
Come
chi ha le lenti appannate vede poco o niente, fino a quando non le pulisce;
così chi ha l'anima macchiata di peccati o da difetti non potrà sentire né
vedere Dio fino a quando non si purifica di essi.
13.
Dio è l'infinito amore e va cercato con umiltà e con amore. Come il telescopio
guarda le stelle e le nebulose nel buio della notte e ne scopre tante più
quanto più è grande; così l'uomo deve cercare Dio nel nascondimento
dell'umiltà e nel silenzio e tanto più lo scopre e lo sente e ne resterà
estasiato con quanto maggiore amore lo cerca e lo contempla. Per scoprire la
verità, dice S. Agostino, ci vuol interesse a trovarla.
14.
Chi non comincia a gustare Dio in terra non lo potrà gustare in cielo. Quanto
più arrivi a gustarlo in terra amandolo, pregandolo, vivendo per lui, tanto
più lo gusterai in cielo.
È
l'essere più meraviglioso esistente, la sorgente di tutte le bellezze e le
perfezioni esistenti e possibili; ma appunto per questo non sappiamo dir nulla
della sua essenza.
Dio
è armonia ed è l'armonia dell'universo; se lui si sottraesse non potremmo più
sentir nulla.
Dio
è la vita ed è la vita di tutto quanto vive: se lui si sottraesse ai viventi
essi morirebbero tutti.
Dio
è la luce ed è la luce che illumina tutti gli esseri; se lui si sottraesse
noi non ci potremmo più né vedere né amare.
Dio
è l'essere, la causa ed il fondamento di tutto ciò che esiste. Se lui si
sottraesse tutto cadrebbe nel nulla.
La
potenza di Dio è così grande che tiene in un pugno l'indefinita carica
esplosiva di tutte le stelle dell'universo e manovra le stelle come palline
innocue.
Egli
è l'onnipotente.
La
sua sapienza è tale che dirige le innumerevoli stelle dell'universo, tutte le
loro evoluzioni, tutti gli uomini della terra, tutti gli avvenimenti della
terra e di ogni uomo, e tutti gli atomi che compongono l'universo, come
fossero una sola piccola cosa.
Egli
è l'onnisciente.
Chi
può comprendere Dio?
Un
giorno, Dionigi, tiranno di Siracusa, chiese al filosofo Simonide di Ceo:
-
Chi è Dio?
-
Dammi un giorno per pensarci, - rispose il filosofo.
Il
giorno dopo Dionigi rifà a Simonide la domanda. Il filosofo chiede altri otto
giorni di tempo. Dopo altri otto giorni Simonide risponde che ancora non lo
sa.
Allora
Dionigi si meraviglia e quasi si adira. Simonide risponde:
-
Non potrò mai saperlo. Se io potessi comprendere Dio sarei un altro Dio.
Come
il sole è la causa e la sorgente della luce, dell'energia, dei colori e della
vita esistente nella terra, ma non può osservarsi direttamente perché
acceca; e tuttavia la sua luce e la sua potenza sono ancora nulla rispetto alla
luce e alla potenza di Dio; così Dio è la causa e la sorgente di tutte le
perfezioni delle creature, ma le sue perfezioni sono troppo grandi per poter
essere viste e comprese, poiché sono infinite.
Raduna
in uno tutta la luce di tutti i soli; la luce di Dio è infinitamente più
grande.
Raduna
in uno tutte le bellezze della terra e dei cieli, delle aurore e dei tramonti,
dei fiori e degli uccelli, degli uomini e delle donne; la bellezza di Dio è
infinitamente più affascinante; non la si può vedere senza morirne di gioia.
Raduna
in uno tutto l'incanto di tutte le melodie e di tutte le armonie; l'armonia di
Dio è infinitamente più incantevole.
Raduna
in uno tutto l'amore di tutti gli sposi, di tutti i genitori e di tutti coloro
che amano; l'amore di Dio per i suoi figli è infinitamente più grande e più
tenero.
Raduna
in uno tutte le dolcezze che si possono provare con tutti i sensi e che hanno
provato, provano e proveranno tutti gli uomini passati, presenti e futuri; la
dolcezza che si prova in un solo minuto della visione di Dio è infinitamente
più inebriante.
Qualunque
bellezza, qualunque dolcezza, qualunque incanto tu possa immaginare resta
infinitamente al di sotto di ciò che è in Dio, di ciò che è Dio.
La
ragione umana poteva arrivare, come di fatti arrivò, alla conoscenza di Dio
per mezzo delle cose create.
Gli
uomini primitivi ed i filosofi sono giunti a comprendere che Dio esiste, che è
infinito, che è il Grande Spirito, che è atto puro, che è il Creatore, il
Rettore, il Padrone ed il Signore di tutte le cose; ma comprendevano pure che la
distanza tra lui e le sue creature è infinita.
Ad
un certo punto Dio ha tolto le distanze, si è rivelato agli uomini ed ha
parlato ad Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè; è sceso ad abitare in mezzo a loro
e si è fatto costruire un tempio a Gerusalemme dove di tanto in tanto faceva
apparire la sua gloria in forma di nuvoletta splendidissima sulle ali dei
Cherubini dell'Arca Santa.
Le
sue manifestazioni sono state sempre più affettuose, la sua assistenza e le
sue cure sempre più sorprendenti e tenere, al punto che poté dire al popolo
ebreo: - Può un uccello dimenticare i suoi piccoli nel nido? Può una madre
dimenticare il frutto del suo seno? Ma se anche un uccello dimenticherà i suoi
piccoli, se anche una madre dimenticherà il frutto del suo seno, io non mi
dimenticherò di te, o popolo mio - (Is. 49,15). Iddio sta col suo popolo come
il padre in mezzo ai suoi figli. E gli Ebrei sperimentarono infinite volte tale
amore tenero di Dio da quando furono liberati dall'Egitto per mezzo del suo
inviato, Mosè, su su in tutta la loro storia: quando venivano circondati dai
loro nemici, quando stavano per venir tutti trucidati al tempo di Sansone, di
Debora, di Giuditta; quando incombevano la fame, la peste, le guerre, la
siccità, ecc.
Di
volta in volta bastava che si rivolgessero a Dio per aver quanto loro
bisognava o per venir liberati.
Una
volta il re Ezechia, pieno di assoluta fiducia in Dio, sperimentò nel modo più
meraviglioso l'aiuto di Dio.
Era
circondato con il popolo ebreo in Gerusalemme da sterminati eserciti nemici.
Si vide talmente perduto che giudicò inutile qualsiasi battaglia; ma appunto
per questo si rivolse fiducioso a Dio e invitò tutto il popolo a deporre le
armi, a pregare, a riporre tutta la sua fiducia in Dio, che Dio avrebbe
combattuto per loro e li avrebbe liberati.
Sembrava
l'assurdo: ma a Dio nulla è impossibile.
Ed
ecco i generali degli eserciti nemici giudicando, sia per la loro forza sia per
l'assenza totale di difesa da parte degli Ebrei, già presa Gerusalemme,
discutono tra loro come debbono dividersi le spoglie della città. Non solo non
riescono a mettersi d'accordo, ma si accapigliano e vengono a battaglia tra di
loro col risultato di distruggersi a vicenda; e Gerusalemme resta liberata.
Appunto
perché Dio ama il suo popolo di un amore così grande, è geloso dell'amore e
della fedeltà di esso; e quando il popolo lo abbandona e si dà ai vizi e
all'idolatria lo castiga e lo affligge sino alla fame e, se è necessario,
sino alle sconfitte, alle deportazioni, sino a farlo rientrare in se stesso e a
farlo pentire dei suoi peccati. Quando poi il popolo è ravveduto, lo perdona,
lo fa abbondare, lo libera, lo reintegra.
Tutta
la storia degli Ebrei è una storia sacra, ossia la storia della presenza,
dell'amore, dell'azione di Dio in mezzo al suo popolo. Gli uomini poterono
vedere e sperimentare infinite volte come non sono poveri fuscelli travolti come
da un ciclone dalle forze cieche della natura, o nelle lotte e negli scontri
dei popoli e delle civiltà, nell'evoluzione fatale dell'umanità.
Basta
star vicino a Dio, basta di volta in volta pregare e confidare in Dio per
vedere subito la mano di Dio che piega uomini ed eventi a favore del suo popolo
e di ogni suo figlio.
Dio
non tollera solo di venir tentato ossia pregato di quelle cose che gli uomini
stessi possono fare, o di miracoli inutili o non necessari, né di venir
diffidato a fare qualcosa, né di venir messo alla prova.
Ciò
l'offende ed attira i suoi castighi, perché significa renderlo complice della
propria inerzia o metterlo alla stregua di un giocoliere, o dubitare del suo
amore o della sua onnipotenza.
Quando
viene pregato con umiltà e con fiducia opera i prodigi più meravigliosi:
divide le acque del Mar Rosso per farvi passare il suo popolo; fa scaturire
l'acqua dalla roccia al tocco della verga di Mosè, per dissetare il suo popolo;
fa piovere nel deserto la manna sugli accampamenti per sfamarlo, ecc.
Dio
colma col suo amore la distanza infinita che lo separa dal suo popolo fedele,
ascolta le sue preghiere, vede i suoi bisogni, si commuove ai suoi gemiti e
alle sue lagrime. Il nostro Dio, cioè il vero Dio, non è insensibile né
inaccessibile, ma ci ama; è il nostro Padre.
La
rivelazione della paternità di Dio ce l'ha fatta Gesù. Egli colla sua
incarnazione e colla sua redenzione ha liberato gli uomini dal peccato ed ha
elevati sino a sé e ha resi una cosa sola con sé, nel suo Corpo Mistico, tutti
gli uomini buoni passati, presenti, futuri che lo hanno aspettato o accettato;
in tal maniera ci ha resi figli di Dio, colla differenza che egli è Figlio
naturale del Padre, e quindi infinito come il Padre, mentre noi siamo figli
adottivi.
Quando
gli apostoli gli chiedono: « Maestro insegnaci a pregare ». Gesù risponde: «
Quando pregate pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli" ».
Gesù
ci fa vedere le conseguenze di tale meravigliosa realtà: « Guardate i gigli
del campo: non faticano, né filano; eppure vi assicuro che nemmeno Salomone,
con tutta la sua gloria, fu mai vestito come uno di loro. Or se Dio riveste in
questa maniera l'erba del campo, che oggi è e domani vien gettata nel forno,
quanto più vestirà voi, gente di poca fede? » (Mt. 6,28-30).
«
E chi è mai tra voi, che, se il figlio chiede del pane, gli porga un sasso; e
se chiede un pesce, gli dia un serpente? Se dunque voi, cattivi come siete,
sapete dare dei buoni doni ai vostri figli, quanto più il vostro Padre, che è
nei cieli, concederà cose buone a coloro che gliele domandano!» (Mt. 7,9-11).
Dio
è il nostro Padre tenerissimo; non dobbiamo preoccuparci di nulla perché egli
è onnipotente; solo dobbiamo preoccuparci di amarlo, di imitarlo diventando
perfetti come è lui (Mt. 5,48), di lavorare per attuare il suo regno nel
mondo.
Un
giorno un acrobata fece dei pericolosissimi esercizi col suo figlioletto di 10
anni su una corda legata in alto fra due grattacieli di New York: fra l'altro si
rovesciò sulla corda e pendendo per i piedi, penzoloni con la testa in giù,
teneva il figlio pure penzoloni per i piedi.
Finiti
gli esercizi una torma di giornalisti assalì il bambino chiedendogli quanta
paura avesse avuta.
-
Niente paura, - rispose il bambino. - Come mai?
-
So che mio padre mi vuol bene - rispose il bimbo, - e non avrebbe fatto quegli
esercizi se ci fosse stato un reale pericolo per me. Eppure gli uomini possono
sbagliare o non possono farcela; ma Dio non sbaglia mai e ce la fa sempre: egli
è infinitamente sapiente, infinitamente buono ed onnipotente. Egli non
abbandona mai i suoi figli e li può aiutare in qualsiasi circostanza ed in
qualsiasi bisogno.
Il
cristiano convinto di questo sta sempre tranquillo: in qualsiasi circostanza
della sua vita sa che Dio gli è vicino.
Dio
è il Padre onnipotente da cui prende nome ogni paternità in Cielo e in terra.
Egli è l'Essere e la fonte dell'essere. Ogni creatura che diviene padre e si
chiama "padre" lo è solo perché Dio è Padre e conservatore di ogni
vita. Tutti gli esseri vengono da Dio. Egli dal nulla ha creato la materia con
un'operazione semplice. È onnipotente e la conserva perché non ricada nel
nulla.
È
Dio che organizza le molecole dei composti chimici per formare gli animali ed
ispira e mantiene l'energia vitale senza della quale gli animali morirebbero.
È
Dio che ha infuso ai nostri corpi la nostra anima, che è il suo soffio, e che
se Lui cessasse d'ispirare cesserebbe di esistere come il suono della tromba.
È
Dio che ordina tutta la natura e produce il pane, l'acqua, l'aria. Dio è nostro
Padre in un senso più stretto del nostro padre naturale. Egli dà la Vita,
mentre il nostro padre e la nostra madre ce la trasmettono.
Dio
è infinitamente superiore alle sue opere. Fra noi e Lui manca qualsiasi
proporzione. Egli è l'Incomprensibile, l'Altissimo, il Santissimo,
l'Onnipotente, il Sapientissimo, il Provvido, dinanzi a cui dobbiamo prostrarci
con la faccia nella polvere in muta adorazione.
Se
la terra è un granello microscopico dinanzi al creato, l'uomo addirittura
scompare al confronto. Eppure tutto il creato è ancora un nulla dinanzi
all'immensità di Dio. Dinanzi all'infinita maestà di Dio dobbiamo spogliarci
di ogni prosopopea, di ogni stima di noi, dobbiamo sentirci, come in effetti
siamo, infinitamente piccoli, assolutamente indegni di sollevare lo sguardo
verso di Lui, dobbiamo adorarlo tremanti, muti, sbalorditi.
Eppure
Dio abbassa lo sguardo Suo misericordioso sopra di noi e nella Sua infinita
benevolenza ci fa oggetto di tutte le Sue cure e di tutti i Suoi pensieri, ci
solleva verso di Sé perché possiamo avere il coraggio di guardarLo, ci tocca e
ci partecipa la Sua divinità, ci rende intimamente suoi e ci dice: «
Figliuolo, non morire, non tremare; amami e chiamami Padre perché sono tuo
Padre». Così, tutto quello che Dio ha fatto diventa nostro, tutto quello che
è di Dio è anche nostro. Dio stesso con tutte le Sue infinite perfezioni è nostro.
Quando
l'uomo cade nel fango e perde la sua fortuna, Dio non sopporta di lasciarlo
perdere e manda il suo Figlio Unigenito per salvarlo. Oh abisso dell'Amore di
Dio! Fa sacrificare il suo Figlio sulla croce per far ritornare noi a Sé e
renderci felici. Un amore simile non ha misure: è Infinito. Dio è veramente
Amore, non è giustiziere: lo è solo per quelli che lo rifiutano come Padre.
1.
Chi può parlarmi di Dio?
Quanti
non hanno interesse per Dio non ce l'hanno perché di Lui hanno un concetto
falso.
Qual
è allora il vero Dio?
-
Il Dio dei cristiani ossia il vero Dio non è il Dio dei filosofi. Questi hanno
un concetto astratto e intellettualistico di Dio. Lo sanno vedere solo come
un'intelligenza, una potente creatrice, un atto puro, un essere immutabile, un
essere incomprensibile, ecc.
Tutti
questi sono aspetti parziali di Dio e nascondono il vero volto di Dio. Dio non
è una semplice entità, è una persona.
Il
vero Dio è il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, è quello che si è
rivelato ai patriarchi ed ai profeti.
La
fede non è un assenso ad una verità, ma un atto di fiducia ad una persona.
Il
cristiano non crede nell'esistenza di Dio, ma nel Dio che si è manifestato, che
ha fatto vedere quali sono i suoi pensieri, i suoi sentimenti, il suo modo di
agire.
Come
l'ammalato non crede all'esistenza del medico, ma crede a tale specifico medico,
si fida di lui e a lui si affida, così il cristiano non crede all'esistenza di
Dio, ma crede in questo Dio concreto, che si è rivelato ed ha dato prova di sé,
ed a lui si affida.
Egli
ne ha le prove e ripete con S. Paolo: « So a chi ho creduto » (2 Tim. 1,12).
Colla
rivelazione il problema si sposta dal campo astratto al campo concreto, ossia
dalla filosofia alla realtà che ci circonda e alla storia.
Dio
ha parlato moltissime volte ed in moltissimi modi ai patriarchi ed ai profeti;
alla fine, in periodo perfettamente storico, si è fatto uomo ed ha completato
la sua rivelazione.
Il
contenuto della Bibbia è documentato storicamente ed autenticato dalle
profezie e dai miracoli.
2.
Qual è l'immagine di Dio?
Generalmente
Dio è presentato senza volto alcuno; senza passione alcuna, immutabile; senza
sensibilità alcuna, insensibile; senza aspetto alcuno, purissimo spirito.
Ogni
antropomorfismo cela il pericolo di una idolatria.
Per
questo Dio dice: « Non ti fari immagine alcuna, né scultura alcuna, né
rappresentazione di quel che è lassù nel cielo, o quaggiù in terra, o nelle
acque sotto terra» (Es. 20,4).
Posso
conoscere e scoprire Dio, dice il Concilio Vaticano I, attraverso le cose
create, elevandone le perfezioni all'infinito:
la
luce del sole mi fa pensare alla sua luce infinita;
la
bellezza dei panorami, delle aurore e dei tramonti mi fa vedere la bellezza
infinita di Dio;
l'immensità
dei mari e dei cieli mi fa pensare alla grandezza infinita di Dio;
la
potenza dei venti e dei fulmini mi fa pensare alla potenza infinita di Dio.
Tutto
questo è bello, ma non mi soddisfa.
Sì,
è vero, ho bisogno di infinito, ho bisogno di incanto e di adorazione.
E
tuttavia un simile Iddio non mi attira profondamente. Io ho bisogno di
qualcuno che mi assomiglia, di qualcuno fatto come me, ma che sia molto più
bello di me.
Ho
bisogno di un volto, di una bellezza concreta, di uno sguardo, di un cuore, di
reali e profondi sentimenti verso di me.
Ed
esattamente è questo Dio che mi presenta la Bibbia.
Quando
Dio creò l'uomo disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza».
Quando
io voglio meglio conoscere Dio debbo meglio guardare l'uomo.
La
prima sorgente di luce divina per conoscere Dio è l'uomo; non quindi la terra o
il cielo, la natura e l'universo che ci circonda ma il suo capolavoro, l'uomo.
Non
però l'uomo speculante o filosofante, ma l'uomo in carne e ossa, l'uomo che
vive, che vede, che pensa, che ama, che opera. L'uomo è il vero luogo di
rivelazione naturale di Dio.
Nessuna
cosa al mondo nella Bibbia è detta rassomigliante a Dio.
Solo
dell'uomo è detto che rassomiglia a Dio. Guardando l'uomo mi posso fare un
concetto di Dio.
3.
Dio mi rassomiglia
Dio
è una persona, non un'astrazione, né una sostanza diffusa, un universo
materiale, un panteismo, ma un soggetto individuo, un « io » come sono io, un
io che pensa, vive, ama, opera.
Nella
Bibbia lo vediamo osservare, parlare, sentire, commuoversi, intervenire proprio
come noi.
Egli
ci ha fatti simili a sé, ed osservando i nostri sentimenti possiamo vedere i
suoi.
Io
ho un volto: Dio ha un volto e la Bibbia infinite volte parla del volto, della
faccia di Dio. Il suo volto è incantevole, incanta nel senso pieno chi lo
vede e lo rende felice.
Certamente
il volto di Dio non è simile al volto umano o ad altro che possiamo
concepire, ma è un volto, ha un aspetto contemplando il quale sarò felice.
4.
Dio è sensibile
Se
io sono sensibile è perché Dio è sensibile, anzi infinitamente sensibile. Non
c'é niente di più falso che immaginare un Dio insensibile.
I
nostri sentimenti sono un riflesso dei suoi sentimenti, a parte il peccato.
Il
Dio Atto Puro, il Dio immutabile ed insensibile, il Dio senza volto è il Dio
dei filosofi, non il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, il Dio che si è
rivelato e fatto conoscere dagli uomini, il Dio che è sceso visibilmente nella
terra per farsi in tutto simile a noi.
Dio
è sensibilissimo nei nostri riguardi, al nostro amore, alle nostre minime
attenzioni ed ai nostri minimi sgarbi volontari.
La
Bibbia è ripiena di testimonianze. Ne citiamo alcune: Così dice al suo
popolo:
«Non
temere perché io t'ho redento, t'ho chiamato per nome, tu sei mio. Tu hai dei
pregi ai miei occhi, e sei prezioso e ti amo» (Is. 43,1-4). « Sono io che vi
consolo, cosa hai da temere? » (Is. 51,12).
Egli
così parla alla Chiesa e all'anima che lo ama, come uno sposo alla sposa:
«
Quanto sei bella, amica mia, quanto sei bella! gli occhi tuoi sono come di
colomba».
«Levati,
amata mia, o bella mia, deh, vieni! Colomba mia, dal cavo della rupe, nei
nascondigli delle balze scoscese, mostrami il tuo volto, fa che io ascolti la
tua voce, perché dolce è la tua voce e leggiadro il tuo viso» (Cant.
1,15-2,13).
È
impossibile non commuoversi leggendo nel Cantico dei Cantici le manifestazioni
del tenerissimo amore di Dio per noi e pensando come chi parla è
l'infinitamente grande, potente e felice e parla come il più grande
innamorato; come se non potesse stare senza di noi.
Ed
è altrettanto commovente vedere come Dio si lamenta per l'ingratitudine e
l'abbandono del suo popolo, dopo tutto quello che egli ha fatto per esso.
«
Come puoi dimenticare il Signore, il tuo creatore? » (Is. 51,13).
«
Cosa dovevo fare di più per la mia vigna (il mio popolo) che io non l'abbia
fatto?
Perché
mentre mi aspettavo che mi facesse uva mi ha prodotto invece spine? » (Is.
5,4).
«Tali
cose (peccati) sono come fumo che sale alle mie nari, un fuoco che brucia tutto
il giorno » (Is. 63,5).
«
Il mio Israele è divenuto per me come un leone della foresta, ha lanciato
contro di me i suoi ruggiti, perciò lo detesto » (Ger. 12,8).
In
numerose altre parti della Bibbia Dio paragona il popolo e l'anima che
l'abbandona alla sposa adultera ed il suo sdegno a quello dello sposo tradito.
Dove
è l'Iddio insensibile dei filosofi?
5.
Dio amore infinito
Se
io sono capace di amare è perché Dio è amore infinito.
Così
Dio si manifesta a Mosè nel Sinai: «Il Signore! Iddio pietoso e
misericordioso, tardo all'ira e grande in benignità e fedeltà; che conserva il
suo favore per migliaia di generazioni, tollera l'iniquità e il misfatto e il
peccato; ma che pur niente lascia impunito» (Es. 34,6).
Ed
Ezechiele: « Ecco io stesso andrò in cerca del mio gregge e a visitarlo. Come
un pastore va rivedendo le sue pecore quando va in giro tra le greggi disperse;
così andrò a visitare le mie pecorelle e le ricondurrò da tutti quei luoghi
in cui si dispersero in un giorno di nebbia e di oscurità» (Ez. 34,11).
Tutta
la Bibbia è la storia degli innumerevoli benefici e dell'infinita tenerezza
di Dio per il suo popolo, come per ogni persona che accetta di essere suo
figlio.
Ogni
qualvolta Mosè o un profeta o chiunque si rivolge a Dio con cuore pentito e
sincero Dio lo ascolta e lo esaudisce.
Il
popolo ebreo soffre e geme sotto la schiavitù di Faraone. Dio ne ha pena, manda
Mosè e lo libera.
Dio
ha giurato di distruggere il popolo ebreo infedele. Mosè prega e ottiene il
perdono per esso.
Ninive
deve essere distrutta per la sua corruzione.
I
niniviti avvertiti da Giona si convertono, fanno penitenza, e Dio li perdona.
Ma
forse uno dei più begli esempi dell'amicizia di Dio si vede in questa storia di
Abramo dove vediamo Dio trattare come trattiamo noi.
Appare
un giorno Dio in forma umana, ad Abramo, accompagnato da due angeli. Abramo li
ospita tutti e tre amichevolmente. Mentre poi Dio si accomiata dice ai suoi
Angeli:
«
Potrò io celare ad Abramo quello che sto per fare? ».
E
gli rivela che distruggerà Sodoma per la sua immensa corruzione. Abramo
allora gli dice: «Faresti tu perire il giusto coll'empio? Se vi fossero in
quella città cinquanta giusti, periranno insieme?
E
non perdonerai tu a quel luogo per amore di quei cinquanta giusti, dato che ci
fossero?
Non
sia mai che tu faccia tal cosa, e faccia perire il giusto coll'empio; trattare
ugualmente il giusto e l'empio non è da par tuo; tu che giudichi tutta la terra
non farai mai simil giudizio».
E
il Signore gli disse: « Se io trovo nella città di Sodoma cinquanta giusti,
perdonerò a tutto quel luogo per amor di essi».
E
Abramo riprese a dire: « Dacché ho cominciato, parlerò con ardire al mio
Signore, benché io non sia che polvere e cenere. E se ci saranno cinque giusti
meno di cinquanta, distruggerai tu la città perché sono quarantacinque
solamente? ».
E
il Signore disse: «Se ce ne trovo quarantacinque, non la distruggerò ».
E
Abramo, continuando a parlargli, disse: « E se ve ne saran trovati quaranta,
che farai? ».
Disse:
« Non la distruggerò per amore dei quaranta ».
«
Non ti adirare, Signore se io parlo - soggiunse Abramo -: che avverrà se ve ne
fossero trenta? ». Rispose: « Non farò nulla, se ce ne trovo trenta ».
«
Dacché una volta ho principiato, disse Abramo, parlerò al mio Signore: se ce
ne fossero venti? ». Rispose: « Non la distruggerò per amore di quei venti ».
«
Di grazia, riprese Abramo, non ti adirare, o Signore, se io dirò ancora una
parola: e se ce ne fossero trovati dieci? ».
E
il Signore: « Non la distruggerò per amore di quei dieci » (Gen. 18,23-32).
Ma
neppure i dieci furono trovati e Sodoma fu distrutta col fuoco.
Sulle
sponde del Mar Morto sono state da pochi anni identificate le rovine bruciate di
questa città.
Qui
si vede l'amicizia, la bontà e insieme la giustizia di Dio e la potenza
interceditrice di quei suoi amici.
Dove
però soprattutto si rivela l'amore di Dio è nel Nuovo Testamento. È lì che
si rivela la sua natura. «Dio è amore» (Giov. 4,16).
E
a Nicodemo dice: « Così Dio ha amato il mondo che ha sacrificato il suo
Figlio Unigenito affinché ognuno che crede in lui, non perisca, ma abbia la
vita eterna » (Giov. 3,16).
Chi
mai al mondo ha fatto morire suo figlio per salvare un estraneo?
Si
vede che per Dio noi non siamo degli estranei. Siamo i suoi figli. Ognuno di
noi è oggetto di un infinito amore; anzi esiste in quanto è un atto di amore
di Dio; un atto di puro amore, non di una passione, perché Dio non aveva
bisogno di crearci.
A
ciascuno di noi Dio ripete le parole che disse a Geremia:
«
Di amore eterno ti ho amato; per questo ti ho conservato il mio favore» (Ger.
31,3).
6.
Dio accorre ai suoi figli
L'uomo
aiuta i suoi amici e corre nel momento del loro bisogno. Dio sente le stesse
esigenze.
1
filosofi hanno immaginato che il corso della natura è immutabile e che Dio
non interviene nelle vicende del tempo, dei popoli e dei singoli uomini, ma che
la storia dei popoli e degli individui è il semplice risultato di fattori
metereologici, geografici, etnici, economici, politici, sociali, igienici,
patologici e dell'iniziativa degli uomini.
Che
sia anche così è vero; che sia solo così è falso.
Tutta
la storia sacra del Vecchio e del Nuovo Testamento sta a dimostrarlo.
Dio
interviene nella storia dei singoli e dei popoli che a lui ricorrono e a lui
si affidano.
Si
serve di cause naturali; ma è esattamente il corso di tali cause naturali che
viene da lui piegato in un senso o nell'altro, e nel caso di cui sopra, viene
piegato al bene dei suoi amici.
E
quando è necessario un intervento straordinario fa il miracolo. La Bibbia è
piena di esempi. Ne citiamo qualcuno.
Il
buon re Giosafat vede assalire Gerusalemme da un esercito immenso di nemici
coalizzati. Vedendo il pericolo immane sovrastante domanda a Dio aiuto con
umiltà e con fiducia.
Il
profeta Jakaziel va a lui e gli dice: « Non temere; non preparare difesa. Voi
soltanto vedrete. Dio combatterà per voi ».
Giosafat
obbedisce.
I
generali non vedendo preparata alcuna difesa, prima di entrare a Gerusalemme
discutono tra di loro come debbono dividersi il bottino.
Non
solo non riescono ad accordarsi, ma si accapigliano; i loro eserciti si
scontrano e succede una grande battaglia nella quale si uccidono tra di loro.
Alla
fine agli Ebrei non resta che inseguire i superstiti e caricarsi d'immenso
bottino.
Il
buon re Ezechia vedendosi assalito dall'immenso esercito di Sannacherib prega e
digiuna e fa pregare e digiunare tutto il popolo. Sannacherib ch'era passato su
altri popoli di vittoria in vittoria, saputo questo chiede al re di arrendersi
facendogli dire:
«
Come non giovano agli altri i loro dèi così non gioverà a Israele il suo Dio
».
Improvvisamente
però scoppia nel suo esercito la peste e un messo gli annunzia che suo figlio
gli si era ribellato.
Sannacherib
torna di corsa in Assiria, ma viene lì ucciso dal figlio.
L'empio
re Manasse viene preso dal re d'Assiria e deportato schiavo in Babilonia. Lì
si umilia, si pente dei suoi peccati e chiede a Dio che lo perdoni.
Il
re di Babilonia allora pensa di farsi uno stato amico ai confini e reintegra
Manasse nel suo trono.
Se
poi guardiamo nel Vangelo si resta colpiti vedendo come chiunque domandava con
fiducia qualche cosa a Gesù, subito l'otteneva: ciechi, lebbrosi, paralitici,
colpiti da qualunque malattia e da qualunque sventura.
Se
infine vogliamo vedere se Dio mantiene questo stile anche oggi (e qui è la
controprova che l'ha avuto nel passato) basta guardare la vita dei santi e di
una moltitudine innumerevole di autentici cristiani, veri amici di Dio.
Si
resta sbalorditi al vedere quasi ad ogni istante l'intervento miracoloso di
Dio nella vita di S. Vincenzo Ferreri, di S. Francesco di Paola, di S. Gerardo
Maiella, di S. Giuseppe da Copertino, e, recentissimi, del Cottolengo, di Don
Bosco, di Charbel Makluff, di Lucia Mangano, di Teresa Neumann, di Padre Pio,
ecc.
Qui
non è possibile invocare la leggenda perché le biografie di questi santi sono
perfettamente documentate e nella maniera più critica.
Lo
può constatare chiunque legge, purché non si accontenti di biografi
superficiali e non abbia preconcetti.
Leggendole
si passa di meraviglia in meraviglia e si vede che Dio non è cambiato da come
ce lo fa vedere il Vecchio Testamento ed il Vangelo.
Se
qualcuno è cambiato siamo noi, che abbiamo abbandonato l'amicizia di Dio e
forse la fede, o almeno la fiducia in lui; ed è per questo che non avvertiamo
più Dio nella nostra vita.
7.
Dio ha bisogno della nostra fiducia
L'uomo
vuole che si abbia fiducia in lui per agire.
Così
il medico, così il chirurgo, così la guida, così il professore, ecc.
Così
pure Dio.
Egli
ci rassomiglia o meglio ci ha fatti simili a sé.
Per
limitarci al Vangelo, vediamo un giorno un uomo che dice a Gesù: « Maestro,
mio figlio è molto malato. Se puoi qualcosa aiutalo ».
Gesù
gli risponde: « Se tu credi, tutto è possibile a colui che crede ».
Quegli
allora dice con umiltà: « Credo, o Signore, aiuta la mia incredulità ».
Gesù
gli risponde: « Va' tuo figlio è guarito ».
Gesù
vuole che crediamo al suo amore e condiziona il suo intervento alla fiducia
che dobbiamo avere nel suo buon cuore e nella sua generosità.
«Qualunque
cosa chiederete abbiate fiducia di ottenerla e l'otterrete » (Mt. 21,22).
«Qualunque
cosa domanderete al Padre nel mio nome l'otterrete» (Giov. 16,23).
E
ne fa vedere la logicità: « Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete;
bussate e vi sarà aperto. Poiché chiunque chiede riceve, chi cerca trova; e a
chi busserà sarà aperto.
Qual
è quell'uomo fra voi che darà una pietra a suoi figlio che gli chiede del
pane?
O
se chiede un pesce, gli dia una serpe? Se dunque voi, cattivi come siete,
sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei
cieli concederà cose buone a coloro che gliele chiedono!» (Mt. 7,7-11).
E
fa infine notare: « Tutto quanto volete che gli altri facciano a voi, fatelo
voi pure a loro, poiché questa è la legge e i profeti» (Mt. 7,12). Qualcuno
può dire:
-
Perché Dio tante volte non mi ascolta?
-
Dio interviene solo dopo che noi abbiamo fatto tutto quello che era in nostro
potere di fare, perché egli non aiuta mai l'accidia degli uomini; ed interviene
soltanto quando quello che chiediamo non è superfluo, non è una tentazione di
Dio e non si risolve in un nostro male più grande temporale od eterno.
Dio
vuole questa fiducia. Qualcuno forse aggiungerà:
-
Perché allora tanti muoiono di fame?
-
Perché devi dar loro tu da mangiare evitando lusso, sprechi o accumulamento di
ricchezze.
La
regola di Dio è che egli non fa quello che possono fare gli uomini.
La
regola di gran parte degli uomini è di far fare agli altri quello che
potrebbero e dovrebbero fare essi stessi.
È
molto più comodo ma nello stesso tempo non risolve nulla.
-
E per gli innumerevoli che io non posso aiutare?
-
Dio ha già provvisto per loro creando tanta terra e tanti beni da bastare anche
per una popolazione dieci volte superiore a quella che la terra attualmente
ospita.
Sono
gli uomini, i governi e gli stati egoisti e sopraffattori che li fanno morire di
fame accaparrandosi i beni della terra.
Per
questo Dio permette che esploda la collera dei poveri nelle rivoluzioni.
Per
questo Dio permette le guerre.
Per
questo, infine, castigherà tremendamente nel giudizio quanti non sono venuti in
aiuto ai poveri: «Andate, o maledetti, all'Inferno perché ebbi fame e voi non
mi deste da mangiare, ebbi sete e non mi deste da bere, fui ignudo e non mi
vestiste, ammalato e non mi curaste, carcerato e non mi assisteste ».
Ed
essi diranno: « Quando mai, o Signore, ti abbiamo visto avere questo bisogno?
».
E
Gesù risponderà: « Tutto quello che non avete fatto ai poveri non l'avete
fatto a me ».
-
E perché Dio non distrugge questi sfruttatori?
-
Qui entreremmo nel problema del male e della libertà. Li troverai trattati
nel nostro libro Chi è il Cristo, Comunità Editrice, Adrano (CT).
Gesù
tratta il problema nella parabola della zizzania. Egli farà giustizia su
tutti nel giorno del giudizio.
8.
Dio non indietreggia dinanzi alle esigenze dell'amore
a)
Chi ama si fa simile alla persona amata
Dice
il proverbio latino: L'amore o trova uguali o rende uguali. Anche Dio ha voluto
fare così. Si vede che le esigenze dell'amore sono universali.
Dio
si è voluto fare simile a noi prendendo un corpo, un'anima, un volto come i
nostri per rendere noi simili a sé.
Ed
ha scelto di farsi simile ai più poveri, facendo per trenta anni l'umile
mestiere di falegname di villaggio.
Ha
fatto come il padre che per amore del suo bambino mette da parte la propria
grandezza e si fa piccolo con lui.
Guardando
le esigenze dell'uomo possiamo vedere le esigenze di Dio.
Giustamente
dice la Bibbia: « Guardate se c'è un Dio simile al nostro Dio, così vicino
agli uomini come il nostro Dio che abita fra di noi».
Pertanto
non abbiamo diritto di dire a Dio:
«
Tu cosa sai dell'uomo? Tu non puoi comprendere: sei troppo più in alto, troppo
superiore a me. Non ho come stabilire un rapporto con te ».
Tanto
Dio ha compreso la nostra natura che per farci felici ha stabilito
dall'eternità di farci risuscitare in maniera da essere per sempre come siamo
ora, guariti però da tutte le nostre infermità.
Si
narra che un re dovette mettere in cella per punizione un suo figliolo che
l'aveva gravemente disubbidito. Poi ne ebbe pena e non volendo venir meno alla
sua giustizia andò in cella con lui finché egli scontò la pena.
Così
Dio ha fatto con noi. Lo fece nell'incarnazione per 33 anni! Lo fa sino alla
fine del mondo nell'Eucarestia.
Non
si può leggere senza commuoversi il suo meraviglioso discorso di commiato coi
suoi discepoli nell'ultima Cena prima di andare a morire.
b)
Chi ama dà tutto alla persona amata
Gesù
ci ha dato quello che sapeva, quello che aveva, quello che era.
Si
è permesso a girare per tre anni di villaggio in villaggio per annunziare ai
poveri la Buona Novella (Eu-anghelion): che cioè egli veniva a liberarli, a
farli diventare figli di Dio ed eredi del Paradiso.
Ha
voluto essere il servo di tutti e in famiglia e coi suoi discepoli e con tutti.
Si
è commosso dinanzi a tutte le sofferenze umane che ha incontrato e le ha
lenite: confortando gli afflitti, sollevando e consolando i caduti, guarendo
tutte le specie di ammalati che incontrò, risuscitando i morti nei quali
s'imbatté.
Non
vide mai qualcuno avere bisogno senza soccorrerlo, tanto che di lui si diceva:
« Passò facendo del bene a tutti e guarendo tutti» (Atti 10,28).
Ed
infine ci ha dato la massima prova di amore dando per noi la sua vita e
soffrendo per noi nella maniera più spaventosa nella croce.
c)
Chi ama vuole stare sempre vicino con la persona amata
E
così il figlio di Dio ha fatto.
«
Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate a vicenda; amatevi l'un l'altro
come io ho amato voi. Da questo conosceranno che siete miei discepoli, se avrete
amore gli uni verso gli altri...
Non
si turbi il vostro cuore (perché aveva detto che sarebbe stato ucciso). Nella
casa di mio Padre ci sono molte dimore... Io vado a preparare il posto per voi.
E quando sarò andato (in Paradiso) e vi avrò preparato il posto verrò di
nuovo a prendervi con me, affinché dove sono io siate anche voi» (Giov. 14).
«
Non vi lascerò orfani, tornerò da voi. Ancora un poco e il mondo più non mi
vedrà (perché morirò). Ma voi mi vedrete (perché risorgerò) perché io
vivo e voi pure vivrete. In quel giorno voi conoscerete che io sono nel Padre
mio, e voi in me, ed io in voi (nella realtà del mio Corpo Mistico e del nostro
mutuo amore) » (Giov. 13,14).
Questo
è meraviglioso: Gesù pur non avendo alcun bisogno di noi per essere felice non
vuole essere felice senza di noi.
Il
nostro contraccambio dovrebbe essere questo: se anche potessimo essere felici
senza di lui, scegliere di non volerlo essere senza di lui.
In
effetti, poi, senza di Cristo la vita passa da illusioni a delusioni.
Il
desiderio di Gesù resta frustrato se dal canto nostro non corrispondiamo al
suo amore.
Per
questo Gesù aggiunge: « Io sono la vite, voi i tralci, chi rimane in me ed io
in lui questi porta molto frutto perché senza di me non potete far nulla. Se
uno non rimane in me è gettato nel fuoco a bruciare. Come il Padre ha amato me,
così io ho amato voi. Perseverate nel mio amore. Se osserverete i miei
comandamenti persevererete nel mio amore» (Giov. 13,14-15).
Quando
l'uomo corrisponde all'amore di Cristo finalmente il desiderio di Cristo ed il
profondo desiderio dell'uomo di un amore puro e forte oltre la morte sono
compiuti.
Allora
la storia sarà finita, e con essa la potenza del male e della morte, e saremo
con tutti quelli che hanno l'amore vero, felici e consumati in uno con Cristo
nell'Amore Infinito.
Ciò
per il singolo avviene con la morte; per tutta l'umanità appena questa avrà
maturato la propria evoluzione, ossia si sarà completato il Corpo Mistico di
Cristo.
Dopo
aver visto il vero Dio siamo in grado di vedere qual è il suo vero volto.
1.
Dio sensibile
Che
la religione abbia una funzione terrestre è fuor di dubbio. Ma che la religione
abbia una semplice funzione terrestre o prevalentemente una funzione terrestre
è sbagliato.
La
tendenza degli uomini moderni è di strumentalizzare la religione ai fini del
benessere umano.
Lo
scopo principale della religione è di legare l'uomo a Dio in maniera che
raggiunga lo scopo per cui è stato creato: la felicità eterna.
Tolto
questo scopo cessa il motivo della religione, specialmente di quella rivelata.
«
Se noi cristiani, dice S. Paolo, speriamo solo in questo mondo siamo i più
miserabili di tutti gli uomini» (1 Cor. 15,19).
Dio
non ha promesso di immunizzare i suoi fedeli dalla malattia, dalla povertà, dal
dolore, dalla morte.
Se
Dio così facesse, tutti gli uomini diverrebbero religiosi; non però per amor
di Dio, ma per amore di sé stessi.
Dio
farebbe così ad essi il peggiore dei servizi, in quanto renderebbe ad essi
impossibile di raggiungerlo ed essere felici, perché lo si può raggiungere
solo con l'amore.
Dio
ha promesso ai suoi fedeli di renderli felici in Paradiso. D'altro lato ha pure
promesso di aiutarli nelle loro reali necessità, di non far mancare almeno il
necessario.
Il
di più del necessario il più delle volte mette in pericolo la salvezza
eterna ed allora il Signore non lo dà.
La
sensibilità dei migliori strumenti di precisione, dei migliori registratori,
dei migliori radiotelescopi, la sensibilità delle più tenere mamme è ancora
ben poco rispetto alla delicatezza di Dio.
Egli
è infinitamente sensibile anche al minimo affanno e al minimo bisogno, al
minimo moto d'amore e al minimo moto di indifferenza o di disprezzo verso lui
o verso il prossimo.
Egli
vede e provvede; vede e registra.
Ma
contemporaneamente i nostri desideri e i nostri affanni, i nostri piaceri e i
nostri dispiaceri, il nostro amore e il nostro disprezzo si incidono nel
profondo della nostra persona e formano la qualità e la statura del nostro
essere.
Se
tante volte Dio non interviene nella nostra via lo fa per far cadere tutte
quelle cose inutili e dannose che spesso formano l'essenza della nostra vita e
incidono negativamente nel nostro essere: quelle cose che ci rendono meno atti o
addirittura incapaci a conoscere, volere e possedere il Sommo Bene, cioè
Colui che è la Verità, la Bellezza, la Bontà, l'Amore, la Gioia infinita.
Ma
tutto quello che ciò non impedisce, Dio lo dà sempre ai suoi figli anche senza
bisogno che glielo domandiamo, come ha promesso: « Cercate prima il regno di
Dio e la sua giustizia e tutte queste cose (necessarie alla vita) vi saranno
date in sovrappiù » (Mt. 6,33).
E
chi ama e cerca Dio veramente, vede ogni giorno la verità di questa promessa.
2.
Il silenzio di Dio
Che
ci sia un silenzio di Dio nella storia degli individui come in quella dei popoli
è evidente. Che questo silenzio sia da imputarsi a Dio non lo è altrettanto.
Il
silenzio di Dio coincide col tradimento degli uomini, come il silenzio di
Cristo nella sua passione.
Gli
uomini si allontanano da Dio, si tolgono la terra di sotto i piedi e poi si
lamentano perché precipitano.
Non
vogliono più saperne di Dio e poi si lamentano che Dio li abbandona;
deliberatamente rifiutano l'obbedienza alle sue leggi che sono leggi di vita
(non fornicare, non rubare, non desiderare la persona e la roba d'altri, non
ammazzare, non fare agli altri quello che non vuoi gli altri facciano a te, ama
il prossimo tuo come te stesso, ecc.), e poi ne imputano a Dio le conseguenze,
cioè gli odii, le rivoluzioni, le guerre.
Bisogna
pur dire che l'uomo è stolto.
D'altro
lato il silenzio di Dio non è universale.
Dio
risponde da padre a chi gli parla da figlio, esaudisce la preghiera di coloro
che lo invocano con fiducia, siano questi degli individui, siano dei popoli.
Individualmente
ciascuno può esperimentare questa verità; così come la può sperimentare un
popolo.
Chi
afferma il contrario o non ha pregato o non ha pregato come doveva.
Dio
però ascolta l'individuo come individuo, il popolo come popolo.
Quindi
per le grazie che ha bisogno una comunità o un popolo bisogna che sia la
comunità o il popolo a riconoscere Dio e a pregarlo.
Questa
tattica di Dio sia per gli individui che per i popoli è didattica: Dio non
vuole la preghiera per venire informato dei nostri bisogni, perché sa tutto; né
ha bisogno di venire commosso, perché è infinitamente buono.
Vuole
la preghiera per disporci verso di lui, per metterci in grado di venire da lui
raggiunti e benificati e conseguire così contemporaneamente il massimo bene,
la felicità eterna.
Tutte
le grazie temporali che Dio ci dà ce le dà a questo fine.
Ad
uno sguardo superficiale potrebbe sembrare che sia finito il tempo degli
interventi di Dio ai popoli.
Non
è così.
Citiamo
solo alcuni esempi:
Un
giorno Don Bosco fu invitato a predicare un triduo a Montemagno per la festa
dell'Assunzione di Maria.
Lì
trovò un popolo costernato perché da molti mesi non pioveva, il sole era
torrido e le campagne riarse.
Nel
primo giorno annunziò al popolo dal pulpito: « In nome di Maria SS. vi
prometto che se tutti farete una buona confessione avrete la pioggia ».
In
quei tre giorni tutta la popolazione di Montemagno gremì la chiesa, si confessò
e si comunicò. Dovettero affluire dei confessori da fuori per bastare.
La
gente dei dintorni irrisero alla popolazione di Montemagno. Il giorno
dell'Assunta tutti si comunicarono; il cielo era più terso di prima e il sole
ancora più torrido.
Il
giorno era avanzato e alcuni a Vespro cominciarono a mormorare: « Don Bosco
ha fatto fiasco ».
Don
Bosco disse al sacrista: - Va a vedere com'è il cielo.
Il
sacrista ritornato dice: «Appena una nuvoletta larga quanto un piede
all'orizzonte ».
Finito
il Vespro Don Bosco fa la predica. La chiesa è gremitissima.
A
un certo punto il sole si oscura al completo.
Quindi
una pioggia dirottissima che ristorò le campagne; la gente non poté a lungo
uscire dalla chiesa.
Nei
dintorni del territorio di Montemagno, dove la gente aveva irriso alla fede di
quel popolo, invece di pioggia vi fu una grandinata furiosa che distrusse tutto.
Così
Dio confermò gli uni nella fede, richiamò gli altri.
Dopo
lo sbarco nella Normandia, la punta avanzata dell'armata alleata, la divisione
corazzata del generale Patton, giunta in territorio tedesco si trovò a mal
partito a causa della nebbia fittissima, che mentre impediva ad essa di avanzare
la rendeva vulnerabile al contrattacco tedesco.
Le
previsioni del tempo davano nebbia per lungo tempo.
Il
generale Patton invitò un cappellano a scrivere una preghiera per ottenere da
Dio che allontanasse la nebbia. Avuta la preghiera ne fece stampare alcune
decine di migliaia di copie e la fece distribuire a tutti i soldati
invitandoli caldamente a recitarla bene. La notte seguente scomparve la nebbia
e la divisione poté riprendere la sua avanzata vittoriosa.
Tutti
ricordiamo l'Apollo 13, espressione della scienza e della tecnica di tutto il
popolo americano, e ricordiamo la sua avventura. L'astronave aveva ben poche
possibilità di salvezza per i tre astronauti Lowel, Swigert ed Haise.
Il
presidente Nixon invitò alla TV tutto il popolo americano a pregare per la
salvezza dei tre astronauti.
Ciò
che tutti gli americani fecero; e non solo gli americani. Subito le probabilità
di recupero cominciarono a migliorare; l'astronave dopo 4 giorni dal disastro
rientrò incolume e con uno degli ammaraggi più riusciti.
L'indomani
dal recupero Nixon invitò il popolo americano a ringraziare Dio per la
salvezza dei 3 astronauti.
Gli
esempi anche recenti si possono moltiplicare. Citiamo, infine, soltanto il più
clamoroso.
La
Madonna comparendo ai tre fanciulli a Fatima nel 1917 aveva detto: « Questa
guerra sta per finire. Se i popoli mi ascolteranno e si convertiranno ci sarà
la pace; altrimenti ci sarà una guerra peggiore di questa.
Quando
vedrete il cielo illuminato di un'insolita luce rossa pensate che la guerra è
vicina ».
Ciò
avvenne nel gennaio 1938, perché i popoli non vollero ascoltare il richiamo
della Madonna.
Un
solo popolo l'ascoltò: il popolo portoghese. Un grande rinnovamento morale e
religioso trasformò quel popolo.
Fra
l'altro ogni 13 maggio milioni di portoghesi andavano in pellegrinaggio a
Fatima e la maggioranza di essi si confessava e comunicava.
Solo
il popolo portoghese fu liberato dalla guerra.
Se
il resto del mondo cristiano avesse ascoltato l'appello della Madonna non ci
sarebbe stata la II guerra mondiale.
Da
un esame attento dell'altra faccia delle esperienze umane, di quanti cioè non
si sono dimenticati di Dio, si conclude come sono sempre vere queste parole di
Gesù: « Chiedete ed otterrete, picchiate e vi sarà aperto. Qualunque cosa
chiederete al Padre mio nel mio nome vi sarà concessa » (Mt. 7,8; Giov.
16,23).
Naturalmente
non cose inutili o che si abbiano a ridurre a un male materiale o spirituale.
Cosicché
quando dagli avvenimenti sembra doversi parlare di silenzio di Dio, un esame
più accurato dei fatti ci fa concludere che più che di silenzio di Dio si deve
parlare di silenzio degli uomini.
E
quando un popolo soffre nonostante le preghiere di qualcuno, è perché bisogna
che sia tutto il popolo a ritornare a Dio e a pregarlo.
Può
un uomo rappresentare un popolo e sostituirsi a un popolo; ma bisogna che questo
uomo sia un santo perché possa ristabilire con le sue virtù l'equilibrio bene
= natura = ordine morale, turbato dai peccati di un popolo.
Un
santo infatti finisce per portare a Dio un popolo.
3.
Il volto di Dio
Tutte
le volte che gli uomini vogliono farsi un'immagine di Dio cadono in errore. Per
questo Dio proibì loro di farsela.
Dio
non è una forza della natura, né un essere materiale; Dio non è un sole, né
un animale; Dio non è un vecchio, né un giovane, non un Giove, né un Apollo.
Dio non può essere immaginato.
Immagina
tutte le cose più belle che hai visto o che hai sognato; riuniscile in uno; Dio
è infinitamente più bello.
Pensa
tutti gli esseri buoni che hai conosciuto o di cui hai avuto notizie; riuniscili
in uno; Dio è infinitamente più buono.
Pensa
tutte le cose più dolci e più deliziose che hai gustate nella vita o sognate;
Dio è infinitamente più dolce e più affascinante. Ma questo «essere-infinito»
non significa spersonalizzato.
Dio
è una persona o meglio è tre persone talmente belle e talmente buone che si
attraggono infinitamente, così da essere un solo Dio, e che si proiettano
esternamente con tanta potenza, con tanta sapienza e con tanto amore così da
crearci, da renderci simili a sé, da attirarci e renderci felici con esse, per
esse e in esse.
Il
nostro essere persona è a somiglianza delle persone divine.
Io
sono io e posso dire « io » perché c'è « l'io di Dio » e perché Dio mi ha
fatto a sua somiglianza.
4.
Dio gioia
Molti
concepiscono la legge di Dio come un sistema di proibizioni, di coartazioni,
di ostacoli alla libertà e alla felicità degli uomini. Il male è tutto qui,
in questa falsa concezione della morale.
La
morale è il sistema inventato dalla Natura (più esattamente da Dio) per
consentire la sopravvivenza e lo sviluppo dell'umanità.
Prima
che i 10 comandamenti fossero rivelati la morale era fondamentalmente identica
nell'umanità, come è identica ancora oggi presso i non cristiani.
Gli
uomini non si debbono ammazzare tra di loro, non perché Dio impone così, ma
perché è giusto che sia così e perché l'umanità possa sopravvivere.
Gli
uomini non debbono imbrogliare, né rubare, né sopraffare non perché lo dice
Dio, ma perché è giusto che sia così e perché gli uomini possano vivere in
pace, lavorare e progredire pacificamente.
Gli
uomini debbono essere fedeli alle loro famiglie non perché lo dice Dio, ma
perché è giusto che sia così e perché gli uomini nuovi che nascono possano
avere un padre e una madre che li amino, li curino, li educhino, li provvedano.
Quando
Lenin, nell'euforia della rivoluzione di ottobre, predicò il libero amore,
vedendone, dopo un po' di anni, i frutti, e cioè Mosca e le città principali
invase da torme di figli di nessuno, che per sopravvivere si organizzavano in
bande di delinquenti, fu costretto a far marcia indietro, cioè a ristabilire la
famiglia e a rendere difficile il divorzio.
Se
Dio condanna Onan non è perché il comportamento di Onan gli possa far male, ma
perché tale comportamento generalizzato avrebbe fatto estinguere i popoli e
l'umanità.
Gli
uomini debbono amare, rispettare e obbedire Dio non perché Dio possa ricavarne
una qualche utilità, non avendone bisogno perché infinito, ma perché è
giusto che amino, rispettino e onorino il principio dal quale sono venuti, così
come amano, rispettano e onorano il padre e la madre.
L'amore
e il rispetto a Dio e ai genitori sono il fondamento di una vita ordinata e
serena.
Un
visitatore sovietico del padiglione cristiano all'expo' 70 di Tokio rifiutando
alla sister un Vangelo per bambini ne chiese uno per sé dicendo amaramente:
-
I miei figli non credono in Dio né in me loro padre.
Se
Dio ha parlato e ha dato la sua legge non ha parlato per interesse proprio ma
per interesse degli uomini; così tutti, anche i più ignoranti possono
conoscere le leggi morali che sono leggi di natura ossia leggi indispensabili
per poter vivere.
Iddio
non è geloso della felicità degli uomini.
Iddio
anzi ha parlato per la felicità degli uomini; non per la loro oppressione.
Se
tutti gli uomini osservassero la sua legge, dal capo dello stato all'ultimo
povero, il mondo sarebbe felice.
Dio
vuole che gli uomini siano felici così come un padre vuole lo siano i suoi
figli.
«
E finalmente, o fratelli, tutto quello che è vero, tutto quello che è puro,
tutto quello che è giusto, tutto quello che è santo, tutto quello che è
amabile, tutto quello che è di buona fama, tutto ciò che è virtuoso e degno
di lode sia oggetto dei vostri pensieri» (Fil. 4,8).
Egli
ha dichiarato: «Tutte le cose della terra sono vostre» (1 Cor. 3,22).
Egli
ha ordinato agli uomini: « Siate sempre lieti nel Signore, lo ripeto siate
sempre lieti» (Fil. 4,4).
Però
vuole che il godimento e il divertimento siano dentro giusti limiti: ciò giova
sia per godere più a lungo (perché anche il piacere logora), sia perché il
godimento sia più pieno in quanto senza rimorsi, sia per non renderci
inadatti al lavoro con il quale dobbiamo completare l'opera della creazione e
procurarci il necessario per vivere.
Contemporaneamente
la moderazione e la temperanza ci giovano per non farci dimenticare lo scopo
della vita che è raggiungere Dio.
Difatti
i veri cristiani sono i più contenti. Per la sessualità l'equivoco è enorme.
Né
l'Ebraismo, né la Chiesa hanno mai insegnato che il peccato di Adamo ed Eva fu
l'atto coniugale. Tanto è vero che la Bibbia dice fin dalla prima pagina che
Dio facendo l'uomo, li fece maschio e femmina e ordinò loro: «Crescete e
moltiplicatevi e riempite la terra».
Mai
la Bibbia chiama peccato il piacere venereo, eccetto quando viene gustato fuori
del matrimonio e della funzione (generazione) per cui Dio stesso annesse il
piacere all'attività sessuale; addirittura S. Paolo raccomanda agli sposi di
non astenersi a lungo dal piacere sessuale e di non rifiutare l'uno all'altro
l'esercizio dell'atto coniugale per evitare il pericolo dell'incontinenza.
Da
questo a dire che è lecito qualunque atto sessuale corre molto, come tra
l'esercizio della libertà e il libertinaggio.
La
sfrenata libertà sessuale porta al decadimento generale dei costumi e quindi
anche della famiglia e della nazione.
La
civiltà e i popoli che giungono alla corruzione generale scompaiono.
Basta
vedere la storia.
La
Chiesa si è sempre opposta alla sterilizzazione e a qualsiasi razzismo ed ha
sempre condannato chiunque impedisca all'uomo di sposarsi e farsi una famiglia.
È
vero che la castità perfetta è in onore nella Chiesa; ma non viene mai
comandata, perché la Chiesa sa che essa è un dono e una chiamata di Dio; anzi
vigila perché mai venga imposta e sia sempre il frutto di una libera scelta e
il frutto e l'esigenza personale di un più profondo amore di Dio.
E
se nessuno può e deve togliere questa libertà a chiunque di fare questa
scelta, tanto meno può farlo la Chiesa.
5.
Dio amico dell'uomo
Molti
pensano che Dio agisca nel mondo in alternativa o in concorrenza con l'uomo.
Essi
ancora risentono di un'atavica convinzione: d'aver strappato con violenza il
fuoco dal cielo, di aver costruito in barba a Dio la torre di Babele, di
costruirsi in concorrenza con Dio un mondo migliore di quello che Dio ha
fatto, di crearsi in alternativa ad un ipotetico e nebuloso paradiso celeste
un concreto paradiso terrestre.
L'uomo
moderno si considera ormai emancipato da Dio e superiore a Dio, come un
muratore o un meccanico o uno stregone moderno rispetto al loro maestro di 50
anni addietro.
Non
sa che quello che sta facendo e costruendo corrisponde a un preciso ordine di
Dio quando gli ha ordinato: «Tu dominerai la terra ».
E
Dio per farlo riuscire lo ha provvisto degli strumenti idonei: un corpo adatto
per questo scopo e l'intelligenza; e gli ha fatto trovare nel mondo,
preparandoli da miliardi di anni gli elementi necessari: i metalli, i
metalloidi, il petrolio, l'uranio, ecc.; ed ha fornito i vegetali e gli
animali di forze evolutive endogene tali che, debitamente eccitate e dirette,
consentono ad essi di evolversi in esseri più perfetti.
L'uomo
nella sua superficialità non s'accorge che egli non crea nulla, ma sta
esattamente compiendo quanto gli ha ordinato Dio: costruire collaborando colle
forze della natura un mondo migliore; ieri la vanga, l'aratro, la casa, oggi
l'atomo, la molecola, la cellula.
E
invece di sentirsi nobilitato al ruolo di cooperatore di Dio nell'opera della
creazione si degrada al ruolo di usurpatore; ma si tratta di usurpazione
falsa, come quella di un manovale che continua a costruire una casa coi
materiali edilizi e cogli attrezzi che appositamente per questo gli ha
lasciato il suo maestro.
Dio
ha voluto così nobilitare l'uomo da farlo suo collaboratore nell'opera della
creazione e nell'opera della sua provvidenza.
Per
mezzo di uomini vuol provvedere agli altri uomini, sia per crearli, sia per
crescerli, sia per educarli.
Quando
l'uomo perfeziona la terra, la città, la convivenza umana; quando l'uomo compie
la sua missione di paternità e di educatore; quando l'uomo provvede a dare il
pane a chi ha fame, cure a chi è ammalato, vesti a chi è ignudo; quando l'uomo
provvede a dare la verità cioè Dio a chi non l'ha, egli è la provvidenza di
Dio nel mondo; è il servo buono e fedele che Dio premierà partecipandogli il
suo dominio sull'universo e la sua felicità in Paradiso.
Quando
l'uomo non collabora con Dio non raccoglie con Dio, non partecipa di Dio ossia
disperde (Lc. 11,23).
Molti
pensano a Dio solo per addebitargli il male che c'è sulla terra.
È
come dire che il sole è responsabile delle ombre che ci sono sulla terra.
Se
Dio c'è, come c'è, egli è l'autore solo del bene e di tutto il bene che c'è
sulla terra: dei minerali, dei vegetali, degli animali, degli uomini, delle
donne.
Non
c'è cosa di cui tu godi sulla terra e di cui ti servi che non l'abbia fatto
Dio.
Non
c'è godimento che non abbia fatto Dio.
Egli
ci ha dato i sensi per poter godere ed ha fatto le cose e gli esseri che tali
sensi ci appagano.
Se
c'è Dio, come c'è, egli non è l'autore del male che c'è sulla terra.
Addebitare il freddo al sole e la sete all'acqua, la fame al pane e gli errori
dell'alunno alla grammatica è quanto più assurdo possa fare un uomo.
Se
persone ingiuste e cattive rubano e sfruttano, o opprimono e uccidono, ciò
succede non perché obbediscono alla legge di Dio, ma perché la trasgrediscono.
Perché
allora Dio non stermina subito questi cattivi?
Per
vari motivi:
a)
perché essendo egli giusto e imparziale dovrebbe sterminare non i cattivi, ma
tutti coloro che trasgrediscono la legge naturale: i bestemmiatori, i ladri, gli
assassini, gli scandalosi, gli adulteri, ecc. E allora dovrebbe distruggere il
mondo;
b)
per dare tempo ai peccatori di convertirsi e salvarsi;
c)
perché per mezzo dei cattivi castiga e corregge gli altri cattivi e prova la
pazienza dei buoni e la fedeltà dei martiri.
Il
problema del male in fondo resterà sempre un mistero, il « misterium
iniquitatis » di cui parla S. Paolo.
Tale
problema è anche trattato in Chi è il Cristo, Comunità Editrice, Adrano
(CT).
La
Bibbia parla di un misterioso rapporto esistente tra il bene, il male morale e
la natura.
Ne
parla esplicitamente tante volte, particolarmente quando dice delle benedizioni
della terra e delle buone annate che avrà il popolo mantenendosi fedele a Dio
(Es. 23) e quando parla dei disastri che sulla terra attirano i cattivi.
«La
terra combatterà per lui (per Dio) contro i cattivi» (Sap. 5,20).
6.
Dio-Salvatore
Dio
non vuole che gli uomini si perdano, ma che si convertano e vivano (Ez. 18,23).
Cosi
Dio ha amato gli uomini da mandare il suo figlio nella terra e farlo perire
per salvarli. Il suo amore è giunto al vertice; oltre non è possibile andare.
La
missione di Gesù è stata una missione di salvezza.
Egli
dice di sé: « Il Figlio dell'uomo è venuto per salvare quello che era perduto
» (Mt. 18,11).
E
quando gli apostoli indispettiti contro alcune città che non avevano voluto
riceverlo gli chiesero di mandare il fuoco e distruggerle Gesù rispose loro:
« Non sapete di quale spirito siete; il Figlio dell'uomo non venne per perdere
gli uomini ma per salvarli » (Lc. 9,55).
E
contro quelli stessi che non vogliono obbedirlo ieri come oggi egli dice:
«
Se uno ascolta le mie parole e non le osserva io non lo giudico » (Giov.
12,47).
Il
suo stesso nome specifica e riassume la sua missione. Gesù infatti significa
Salvatore.
-
Ma allora come si interpretano le parole: «Andate, o maledetti, all'Inferno»?
-
In questo senso: Dio non manda nessuno all'Inferno; non scaccia nessuno da sé;
ma non può impedire che l'uomo, che egli ha creato libero, scelga di
allontanarsi da lui e si getti liberamente nel precipizio.
Dio
è come il sole: egli non fa morire di freddo nessuno; egli riscalda tutti;
illumina tutti; ma non può impedire che l'uomo si allontani da lui, se ne
vada al polo Nord e vi muoia di freddo.
Quando
la Bibbia parla di giudizio di Dio è un antropomorfismo. Dio non giudica
nessuno, perché non passa dalla potenza all'atto, perché non diviene, ma è.
Dice
Gesù: «Il Padre non giudica nessuno, ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio »
(Giov. 5,22). E Gesù che giudica.
Cristo
stesso non giudica, nel senso che non determina. « Non sono venuto a
giudicare il mondo, ma a salvare il mondo. Chi disprezza me e non riceve le
mie parole, ha chi lo giudica; la parola che io ho annunziata è quella che lo
giudicherà nel giorno estremo » (Giov. 12,47).
La
morte è il proseguimento del cammino oltre il tunnel della fede; con la morte
l'io dell'uomo non subisce alcuna modifica.
Se
il suo cuore era a Dio; se egli stava andando verso Dio, continua ad andare
verso Dio e va di panorama in panorama, di visione in visione, di felicità in
felicità.
Se
il suo cuore era lontano da Dio; se egli camminava voltando le spalle a Dio,
continua ad andare lontano da Lui.
Queste
sono le esatte parole di Cristo.
«
Andate, o maledetti, lontano da me nel fuoco eterno ».
Il
polo opposto a Dio è il nulla: la barriera del nulla è il fuoco primordiale
del « fiat lux », perché quello che Dio ha creato non lo distrugge più.
Col
suo giudizio non cambia la rotta degli uomini, ma sancisce «irrevocabilmente»
uno stato di fatto; se l'uomo ha fatto la verità che conosceva, se è andato a
Dio o no. Questo è il senso del giudizio.
Dio
non salva se non chi vuol essere salvato; cioè chi lo cerca, chi cammina verso
di lui.
Dio
non danna se non chi non vuol essere dannato e vive senza di lui.
Perdersi
significa esattamente allontanarsi da Dio, come il raggio di luce che si parte
dal sole e si perde nello spazio.
Non
ha senso dire: « Io non voglio andare all'Inferno», se poi si fa la strada per
andarci; oppure « Io voglio andare in Paradiso », se poi non si cammina verso
Dio.
Né
ha senso dire: «Dio se è misericordioso, come deve esserlo, non deve mandare
nessuno all'Inferno».
Non
è Dio che rigetta l'uomo, ma è l'uomo che rigetta Dio.
Per
attirare l'uomo a qualunque costo a sé, Dio dovrebbe togliergli la libertà,
cioè farlo cessare di essere uomo e ridurlo ad animale. Quello che può fare
Dio è far di tutto per salvare l'uomo; e lo fa. La misericordia di Dio è
infinitamente superiore alla magnanimità di qualsiasi giudice di questo
mondo.
Basti
pensare solo a questo: basta che un uomo si rivolga a Dio con pentimento e
voglia cominciare ad amarlo perché Dio gli perdoni tutto, qualunque genere e
somma di peccati abbia fatto.
«
Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvo » (Atti 2,21).
E
per esercitare questa sua infinita misericordiosa verso i peccatori, Dio li
attende e li sopporta tanto tempo, spesso per molti anni, e crea loro mille
occasioni di conversioni.
Dio
vuole a tutti i costi che tutti si salvino e siano felici.
Ma
quando il peccatore non vuole sentirne di Dio, Dio non ha cosa fargli.
Per
questo il dannato non potrà imputare a nessuno la sua dannazione, ma solo a
se stesso.
Non
c'è altro mezzo per chi vuole salvarsi che convertirsi a Dio, cioè cominciare
a camminare e a vivere verso di lui; come non c'è altro modo per chi vuol
togliersi dal freddo e dal buio che togliersi dall'ombra ed esporsi al sole.
Per
questo dice S. Agostino: « Chi ti ha creato senza di te non ti salverà senza
di te ».
Molti
si chiedono:
a)
Mi ama Dio?
-
Sì, infinitamente. Che cosa avrebbe Egli potuto fare di più per dimostrarti il
suo amore? Se non ti amasse non ti avrebbe ispirato il desiderio e la speranza
di salvarti e di santificarti. Ti avrebbe sradicato da tempo da questa terra
come il fico sterile.
b)
Ma può Dio amarmi miserabile qual sono?
-
Vuoi tu offenderLo? Vuoi tu odiarLo? S'è no, ed anzi vorresti amarLo, sappi che
infallibilmente Egli ti ama. Tu non Lo ameresti se prima Dio non ti avesse
amato, così come il ferro non va alla calamita se questa non lo attira. Anzi,
Dio ti ama pure se ancora sei peccatore o tiepido; perché se non ti amasse ti
avrebbe già fatto morire mandandoti all'Inferno o al Purgatorio. Invece Egli
ancora ti mantiene in vita. Non deludere, pertanto, l'Amore di Dio Padre.
c)
Dio accetta il mio pentimento ed il mio amore?
-
Non solo li accetta ma li desidera; ti aspetta per questo dall'eternità. Ha
mandato suo Figlio in terra a morire sulla croce, ha creato te ed ha
sopportato per tanto tempo i tuoi peccati.
d)
Mi darà il Paradiso?
-
Certamente. Perché allora ha fatto sacrificare il suo Figlio Gesù? Ormai
abbiamo diritto al Paradiso perché divenuti suoi figli adottivi. In un solo
caso non avremo il Paradiso: se espressamente vi rinunciamo col peccato. Se
rigettiamo Dio per Padre, Egli ci rigetterà come figli.
e)
Mi darà i mezzi per raggiungere il Paradiso?
-
Oh, credi che Dio giochi mostrandoti prima un dono per poi sottrartelo,
vanificando così ogni tuo sforzo e soprattutto il sacrificio di suo figlio
Gesù Cristo? Non temere, Egli non ti farà mancare i mezzi per salvarti.
f)
Mi darà veramente i mezzi per perseverare e vivere bene?
-
A Dio basta un punto d'appoggio in te per preservarti da ogni male: tale punto
è il costante riconoscimento della tua debolezza ed il costante ricorso a Lui.
In tutti i tuoi bisogni, in tutte le tue ansie e preoccupazioni, guarda il Cielo
e chiama con confidenza: «Padre». Il Padre nostro che è nei cieli ne gioirà.
Egli di null'altro è desideroso che di sentirsi chiamare « Padre » dai suoi
figli e di soccorrerli per poterli un giorno avere con Sé eternamente felici in
Cielo.
Dio
Onnipotente ed Eterno, che ci dài il privilegio di chiamarti Padre, fa'
crescere in noi lo spirito di figli adottivi perché possiamo entrare
nell'eredità che ci hai promesso. Per Cristo nostro Signore. Amen.
1.
Dio è stato definito diversamente atto puro, grande spirito, architetto
dell'universo, ecc. Sono tutte definizioni incomplete. Nel Vecchio Testamento
egli stesso si definì a Mosè: Jahvè, colui che è; cioè colui la cui essenza
è l'esistenza.
Nel
Nuovo Testamento manifestò l'intima natura del suo esistere: Dio è amore (Gv.
4,16).
2.
L'amore ha la tendenza a donarsi, come la luce tende a diffondersi e il calore
ad irradiarsi.
Una
luce che non si diffonde non è luce; un calore che non si irradia non è
calore; un amore che non si dona non è amore. L'amore che si chiude in sé è
egoismo.
Dio, che è infinito amore ed è infinitamente fecondo, genera il Figlio. Il Padre e il Figlio si amano infinitamente e questo amore che da loro procede è lo Spirito Santo.
3.
Dio è infinitamente felice e tuttavia crea l'universo immenso e meraviglioso.
Crea non per bisogno, perché non ha bisogno di nulla, ma unicamente perché
ama.
Perché
mi ama Dio? per riempire di me il vuoto dello spazio? o per fare di me un
ornamento del suo Paradiso o un oggetto della sua contemplazione?
Questo
non sarebbe amore di cui essergli grato, ma un capriccio o un passatempo: ciò
in Dio è inammissibile. Ma allora perché mi ama? Unicamente per farmi felice.
Questo è l'amore: fare felice la persona amata.
4.
Il termine dell'operazione di Dio non è la nostra creazione, ma la nostra
felicità. Non val la pena di esistere se non si è felici o almeno se non si
è destinati alla felicità.
Dio
ci ha creato per darci in Paradiso una felicità totale smisuratamente
superiore a qualsiasi aspirazione umana.
Egli,
come un padre amoroso, è felice di renderci felici e vive felice nel vederci
felici. Per questo prepara per ciascuno di noi un piano meraviglioso per farci
raggiungere la felicità.
5.
Dio pensa infinite cose creabili. Tra tali infinite cose sceglie un numero
limitato di esseri e li crea, un numero limitato di uomini e li crea. Sceglie
quelli che ama.
Ognuno
che è da Dio scelto e da Dio chiamato alla vita, lo è perché è da Dio
amato.
«
Niente hai odiato di quanto hai fatto » dice la Bibbia (Sap. 11, 25). Ognuno di
noi è un atto di amore di Dio; non di passione, ma di puro amore. Solo gli
uomini possono generare per passione.
6.
Dio non ha creato una volta per sempre gli esseri e questi poi vivono di vita
indipendente come i figli degli animali e degli uomini. Dio continuamente ci
crea. Quest'opera di continua creazione si chiama anche conservazione.
Noi
siamo come l'immagine che è continuamente creata nella nostra retina e nel
cinema, come il suono che continuamente è creato dal suonatore.
Se
Dio cessasse di crearci noi diverremmo nulla, come il suono quando finisce il
suonatore di suonare. Per questo se viviamo è perché Dio continuamente e
teneramente ci ama.
7.
Se non ci fosse stato in principio l'Amore, noi non ci saremmo stati, nulla
sarebbe stato e non ci sarebbe stato nessun problema. Se Dio cessasse di amarci
noi cesseremmo di essere.
Noi
per questo siamo cristiani, perché crediamo all'amore (Gv. 4,16) e non perché
abbiamo amato per primi Dio, ma perché Dio per primo ci ha amato (1 Gv. 4,10).
8.
Dio perché ci ama e ci stima?
Come
l'Infinito può stimare noi povere e miserabili creature? Noi che siamo nulla e
per di più nella condizione di peccato, quella originale e i tanti peccati
attuali?
È
il mistero di Dio.
È
vero che le cose preziose sono amabili, ma è pur vero che le cose che si
amano divengono preziose. C'è un prezzo affettivo delle cose.
Dio
ci ha amato tanto da vederci agli occhi suoi preziosissimi e da conquistarci col
sangue infinitamente prezioso del suo Figlio. Non poteva stimarci di più.
È
il mistero dell'amore di Dio!
9.
Dio tanto ci ha amato da lasciarci, per così dire, prendere dalla nostra
compiacenza, da scendere in mezzo a noi, da farsi uomo come noi e da mettersi
totalmente a servizio nostro sino a morire per noi.
Tra
gl'innumerevoli ordini possibili di Provvidenza, Dio ha scelto quello attuale
sopportando la colpa di Adamo e le colpe conseguenti al peccato originale per
farci il dono meraviglioso della libertà e per essere il nostro Salvatore e
Redentore.
È
l'abisso dell'amore e della misericordia infinita di Dio!
10.
Per compiere questa sua missione Gesù è morto per noi. Avendo ogni sua azione
meriti infiniti per la sua unione ipostatica, ossia per l'unione in una sola
persona della sua umanità col Verbo, egli poteva redimere tutti gli uomini
anche con un solo respiro. Perché egli allora volle morire dopo una terribile
passione in croce?
Per
dimostrarci il suo infinito amore.
11.
Gesù così ci ha amato: ha impiegato per noi tutto il suo tempo; ha dato per
noi tutte le sue energie; ha impiegato per noi tutta la sua intelligenza e tutta
la sua potenza; ha donato a noi tutto il suo cuore; ha sparso per noi tutto il
suo sangue; ha sofferto per noi tutte le sofferenze possibili.
Non
ci fu sofferenza che si volle risparmiare; non ci fu prova d'amore possibile
che non ci abbia voluto dare.
Egli
poté dire col profeta: « Che cosa potevo fare di più per te e non l'ho fatto?»
(Is. 5,4). Solo un amore infinito poteva ideare e fare quanto Gesù ha fatto
per noi.
12.
Perché Gesù ha voluto così dimostrarci il suo amore?
Per
spingerci ad amarlo come lui ci ha amato, per costringerci ad amarlo, così da
unirci perfettamente a sé.
La
passione e morte di Gesù sono la spinta, la causa e il mezzo della nostra
santificazione.
Per
corrispondere all'amore infinito di Gesù non ci resta che amarlo senza
tornaconto e senza misura, di puro amore, come lui ci ha amato.
13.
Dinanzi a un amore così smisurato di Cristo, quanto è meschino il cristiano
che si fa il conto se gli conviene darsi a Cristo o meno, se confessarsi o meno,
se ricevere Gesù o meno! Il cristiano che misura con parsimonia il suo amore a
Cristo; che lo ama fino a che non c'è da scomodarsi e da fare sacrifici; che
aborre il dolore e vuol vivere tra un piacere e l'altro, tra un divertimento e
l'altro!
14.
Cosa ci guadagna Dio quando l'amiamo?
Nulla, perché egli è infinito e non ha bisogno di nulla.
Siamo
noi soltanto che ci guadagnamo ad amare Dio. Non è il sole a guadagnarci nel
riscaldare le cose, ma sono le cose che ci guadagnano a venir riscaldate dal
sole.
Allora
Dio perché ci ama? Unicamente perché è l'Amore, ed è felice nel renderci
felici.
15.
Ormai il tuo problema non deve essere: « Dio mi ama? ». È come dire: « Il
sole mi riscalda? ».
È
un problema sciocco, perché il sole riscalda sempre e riscalda tutti coloro che
ad esso si espongono.
Il
problema lo devi porre diversamente: « Io mi lascio raggiungere e amare da
Dio, oppure da lui mi allontano e da lui mi nascondo? ». Se a lui ti converti
ossia togli lo schermo del peccato e a lui ti rivolgi, per quanto indegno e
peccatore finora possa essere stato, egli ti riscalderà col suo amore infinito.
16.
Per cominciare a farti raggiungere dall'amore di Dio comincia col farti
perdonare i tuoi peccati. La redenzione e il perdono è la rivelazione ultima e
definitiva dell'amore.
Non ti chiedere se Dio vorrà ancora perdonarti. Egli attende il momento in cui ti perdonerà come l'omaggio più bello che tu possa fargli.
Non
ti resta che accettare umilmente il perdono di Dio, ringraziarlo della sua
misericordia, accettare la sua salvezza e amarlo per tutta la vita con un amore
riconoscente.
17.
Accettare il perdono di Dio è apprezzare il sangue di Cristo e l'amore infinito
di Dio; disprezzare il perdono di Dio è disprezzare l'uno e l'altro.
Non
è più Dio che vuole perdere il peccatore impenitente: è il peccatore ostinato
che vuol perdersi.
18.
La prima cosa che Dio vuole da noi, come chiunque ama, è che noi crediamo al
suo amore; e ne ha ben diritto perché non poteva darci maggiori prove
d'amore.
Egli
ama ciascuno di noi con un amore infinito come se fosse l'unico ad esistere.
Quando
ti convincerai di essere realmente l'oggetto dell'amore e della tenerezza
infinita di un Dio così grande; quando ti convincerai che realmente per
cercare te e per conquistare il tuo cuore egli è disceso dal cielo e che ha
fatto e ha patito tutto per te, come se tu fossi l'unico oggetto del suo amore,
non potrai non cominciare ad amarlo con tutto il cuore.
Allora stimerai sopra ogni cosa la sua amicizia, porrai Dio al primo posto nella gerarchia dei valori, dando precedenza assoluta al suo amore e al suo servizio, subordinando a lui tutte le attività tue e la tua vita, disponendoti a sacrificare per lui la tua vita.
19.
C'è una maniera diversa di ricevere i raggi del sole.
C'è
il corpo che li respinge totalmente; c'è il corpo che li riceve in parte più o
meno grande; c'è il corpo che li assorbe totalmente. Quanto più un corpo li
assorbe tanto più assorbe il sole e le sue energie.
E
impossibile amare Dio senza essere amati prima da Dio; ma Iddio ama tutti come
il sole illumina tutti, sebbene non da tutti è riamato.
C'è
chi respinge totalmente l'amore di Dio; c'è chi lo riceve in parte più o
meno grande; c'è chi lo riceve totalmente.
L'amore
di Dio è l'essere di Dio ossia la vita, la potenza, la sapienza, la bellezza
di Dio.
Quanto
più ami Dio tanto più sei, ossia tanto più partecipi delle perfezioni di Dio.
Il principio della vita è l'amore di Dio. Quanto più ami Dio tanto più sei ad
imitazione di una lampada che quanta più luce fa, tanto è più grande.
20.
Chi respinge l'amore di Dio ossia preferisce a Dio un peccato o una creatura
respinge la vita. « Chi non ama resta nella morte » (Gv. 3,14).
Chi
riceve l'amore di Dio riceve la sua vita; la riceve nella misura in cui lo ama e
in cui egli va occupando il suo pensiero, le sue energie, il suo tempo.
21.
Chi riceve l'amore di Dio totalmente, ossia ama Dio realmente con tutto il
cuore e per Dio vive, è pienamente di Dio e partecipa pienamente la vita e le
perfezioni divine.
Nessuno
infine ha maggiore amore di chi dà la vita per la persona amata.
Raggiunge
il massimo grado di amore di Dio e partecipa nel massimo grado della vita e
delle perfezioni di Dio chi espone e sacrifica la sua vita per Dio.
22.
L'amore tende a unire e ad assimilare gli amanti.
L'amore
perfetto fa di due esseri un cuor solo, di due volontà una volontà sola.
I
Latini dicono che l'amore consiste nell'idem velle, idem nolle; cioè nel volere
la stessa cosa e respingere la stessa cosa.
Se
amiamo Dio vogliamo ciò che egli vuole, non vogliamo ciò che egli non vuole.
Ha il perfetto amore di Dio chi non ha più volontà propria, ma ha ormai per
propria solo la volontà di Dio.
23.
Potrai dire di aver per tua la volontà di Dio e di cominciare quindi ad amare
pienamente Dio quando sei contento di quanto Dio ha disposto su di te: quando
cioè sei contento dei parenti che hai, dell'ambiente in cui devi vivere, delle
circostanze che ti capitano, delle stagioni, del tempo, ecc.
Contento
non significa felice, ma pienamente uniformato alla volontà di Dio, convinto
che Dio è amore e fa tutto per tuo amore. Quanto più poi in queste cose hai da
soffrire tanto più dimostri al Signore che accetti la sua volontà, che lo ami,
che ti fidi di lui.
24.
La tua volontà diventa identica alla volontà di Dio e il tuo amore perfetto
quando ogni volta in ciò che devi fare vedi, come santa Geltrude, qual è la
volontà di Dio e fai ciò che Dio vuole e ometti quello che Dio non vuole.
Santa Geltrude aveva questo sguardo continuo alla volontà di Dio, non faceva
mai quello che lei voleva, sembrava un missile teleguidato, guidata solo dalla
volontà di Dio.
25.
Questa è la regola pratica di chi ama Dio:
Quando
stai facendo qualcosa chiediti sempre: «Dio è contento di quanto sto facendo?
».
Se
la tua coscienza ti risponde di si, falla; se ti risponde di no, non farla.
26.
La regola delle sue azioni per il mediocre è: che male c'è? La regola del
fervoroso è: che bene c'è? La regola del santo è: cosa è meglio?
Il cristiano mediocre, amando pochino Dio, si contenta di non offenderlo e di evitare quindi quelle azioni dove c'è del male. Il cristiano fervoroso, amando molto Dio, vuol fare solo quelle azioni dove c'è del bene per la gloria di Dio.
Il
santo, amando moltissimo Dio, sceglie invece il più perfetto, quello cioè che
costa maggior sacrificio e prova maggiormente a Dio il proprio amore.
1.
L'uomo che prima del peccato originale era naturalmente ordinato verso Dio,
dopo il peccato originale si è disordinato ed ha nelle sue membra, come dice S.
Paolo, una tendenza a fare il male.
Per
salvarsi, cioè per andare a Dio, deve riordinarsi verso Dio. Gesù che è
venuto a salvarci non ci ha dispensato da questo sforzo personale, anzi ce lo
ha ordinato, offrendoci contemporaneamente la sua grazia per aiutarci a
salvare. Raggiunge Dio solo chi cammina verso di lui.
Quando
Gesù inizia la sua predicazione comincia precisamente col dire: « Fate
penitenza e credete al Vangelo » (Mc. 1,15).
2.
- Che significa « fate penitenza »?
-
Gesù non ci comanda un atto semplice, sia esso un atto di pentimento o un
atto di sacrificio, ma uno stato abituale. Egli ci dice che per salvarci,
occorre innanzi tutto che stimiamo peccato tutto quello che Dio dichiara
essere peccato, che cioè va contro la sua legge; che abbiamo un dispiacere
permanente dei peccati fatti, un sentimento permanente di avversione al
peccato, una volontà abituale di osservare fedelmente tutta la legge di Dio e
di non venire a compromessi con la coscienza.
3.
Vangelo significa buona novella. La buona novella è questa: «A voi sadducei
(precursori dei materialisti moderni) do il lieto annunzio che c'è un'altra
vita, di cui la presente è una preparazione; che vi sarà la resurrezione dei
corpi e si vivrà eternamente in anima e corpo».
«
A voi, uomini di buona volontà convertiti a Dio, do il lieto annunzio che non
andrete più nel regno delle ombre (il Limbo), ma che vado ad aprirvi il
Paradiso ».
«
A voi peccatori vengo a dare il lieto annunzio che perdono i vostri peccati
per quanto enormi e numerosi, se voi desiderate essere perdonati; e che pertanto
l'Inferno non è più il vostro fatale destino ma che pure a voi resta aperto il
Paradiso se vi convertite a Dio ».
«
A voi che soffrite vengo a dare il lieto annunzio che presto passeranno le
vostre pene e che, se accettate il mistero del dolore di cui io porto le più
terribili conseguenze, presto verrò ad asciugare le lacrime dei vostri occhi
e vi porterò con me in Paradiso, dove non vi sarà più pianto, né grida, né
alcun dolore ma solo gioia» (Apoc. 21,4).
«A
voi tutti, che cercate la via sicura per raggiungere la felicità, do il lieto
annunzio che io sono la via ed io sono la luce e chi si lascia illuminare da
quanto ho detto nel mio Vangelo non cammina nelle tenebre e chi con me cammina
giunge dove sono io ».
4.
Quando il cristiano può dirsi convertito?
Quando
è totalmente rivolto verso Dio e, cioè, quando ha volto totalmente le spalle
al peccato, alla mondanità e alla ricerca affannosa dei beni terreni, e ha
rivolto verso Dio il suo cuore, i suoi affetti, le sue speranze; quando
cammina verso Dio cercando sempre la sua gloria in tutto quanto fa.
«L'inizio
delle opere buone è la confessione e l'abbandono delle opere cattive » (S.
Agostino).
5.
Gesù comanda agli uomini di far penitenza e di credere a quanto lui dice.
Che
significa credere a uno?
Credere
a uno significa fidarsi di lui, evitare quanto ci dice di evitare, fare quanto
lui dice di fare.
Chi
non crede all'elettricista e tocca i fili ad alta tensione? Chi non crede al
farmacista e beve il cianuro?
Il
passeggero crede all'autista e affida la sua vita all'autista, l'ammalato al
medico, ecc.
Il
vero cristiano crede ciecamente a tutto quanto dice Gesù, si fida totalmente
di lui e affida a lui la sua vita.
6.
Credere in Dio significa credere nel suo amore. Non credere in Dio amore
significa non credere nel vero Dio.
Solo
la fede nel Dio-Amore è accetta a Dio e glorifica Dio. Credere in Dio-Amore
significa essere convinti che Dio ci ama.
7.
Dio ci ama di un amore totale e infinito. Ama ciascuno di noi come se fosse
l'unico ad esistere e l'unico oggetto del suo amore.
Cura
ciascuno di noi come se fosse l'unico ad esistere e l'unico oggetto di tutte
le sue cure, l'unico oggetto cui riversare il suo amore infinito, le sue premure
più tenere, i suoi doni più grandi. Chi è convinto di questo rende omaggio
alla verità, cioè a Dio stesso.
8.
Credere in Dio significa fidarsi di lui, fidarsi di qualunque sua parola e
obbedirgli, convinti che qualunque cosa Dio dice e ordina la dice e la ordina
per nostro bene.
Fidarsi
di qualunque sua disposizione senza perdere per alcun motivo la tranquillità e
la pace, convinti che qualunque cosa egli dispone la dispone per il nostro
bene.
Se
fosse meglio per noi cambiar le cose, Dio cambierebbe anche la faccia della
terra.
9.
Per la fede l'uomo piace a Dio e si santifica.
Abramo
credette a Dio e si fidò di Dio, anche nelle promesse più incredibili e nelle
circostanze più avverse, e non dubitò di lui neanche quando gli ordinò di
sacrificargli il suo figlio. Tale fede e fiducia incrollabile lo giustificarono,
ossia lo fecero santo e gli meritarono la grazia di essere padre del Messia e
padre di un popolo numeroso come le stelle.
10.
Quando l'uomo si mette totalmente nelle mani di Dio, Dio lo prende nelle sue
braccia come una mamma il suo bambino e lo fa camminare fra le insidie e le
malvagità degli uomini, tra i pericoli del corpo e dell'anima.
11.
L'uomo che ha fede in Dio non si preoccupa di nulla, affida tutte le cose sue a
Dio: è sicuro che tutte le cose imbrogliate Egli le sbroglierà, che tutte le
cose difficili le renderà facili, che tutte le cose impossibili, se sono
realmente utili, Egli le renderà possibili, che tutte le cose schiaccianti Egli
le renderà leggere, che tutte le cose belle, se realmente utili, Egli ce le
realizzerà. Dio non ci realizzerà soltanto le cose non realmente belle o non
realmente utili.
12.
Questa fiducia totale in Dio rende Dio obbligato verso di noi. Non si è mai
inteso che qualcuno confidando in Dio sia rimasto deluso. Abbandonarsi a Dio
è costringere Dio a perdonarci e ad occuparsi di noi anche se noi non lo
meritiamo.
13.
Affida a Dio fiducioso i tuoi propositi e i tuoi progetti, le tue opere e le tue
difficoltà, la tua salute e la tua anima, le persone che ami. Egli ti custodirà
gelosamente, si metterà a tua disposizione, non permetterà che ti accada del
vero male.
Negli
apparenti abbandoni ti prepara le migliori grazie.
14.
- Mi sono affidata a Dio, ma inutilmente, - mi disse una giovane -, ho pregato,
ma le cose mi vanno sempre male.
«Il
tuo modo di valutare le cose, - le risposi, - non è uguale a quello di Dio. E
infatti sei piuttosto lontana da Dio.
Per
te la cosa più importante al mondo è sposarti e guadagnare, così da far vita
borghese.
Per
Dio la cosa più importante per te è farti raggiungere il Paradiso.
Per
te, in conseguenza, le cose più importanti sono il fidanzamento,
quell'impiego e quel concorso, ecc.
Per
Dio è farti convertire verso di lui e farti vivere nella sua grazia.
Dio
sa cosa ti giova di più, e perché ti ama ti fa fallire tante cose che lui vede
ti sarebbero di ostacolo; in compenso, pian piano ti sta attirando verso di sé».
15.
Fidati di Dio.
Può
negarti qualcosa di veramente utile colui che ti ha dato quanto di più
prezioso aveva, il suo Figlio dilettissimo? O c'è qualcosa al mondo che possa
valere di più del Figlio di Dio?
È
unicamente per farti raggiungere la felicità, che è in lui stesso, se qualcosa
o anche molto ti nega nella vita.
Che
cattivo servizio ti farebbe Dio se ti desse delle cose o ti mettesse in
circostanze che ti facessero dimenticare Dio stesso!
16.
« Siamo fatti per la gioia; l'uomo non ha che un dovere al mondo, quello di
possederla. E tale gioia non si trova che nell'unione con la sua sorgente: Dio»
(Claudel).
17.
Dio è la gioia infinita. Cos'altro può preparare Dio per noi se non cose
belle?
Andare
verso Dio è andare verso la gioia.
Per
questo il cristianesimo, che è l'ultima rivelazione di Dio, è la religione
della gioia.
Non
c'è al mondo alcuno più contento del cristiano.
Il
cristiano gode tranquillo i fiori, i frutti, i mari e i monti, la terra e il
cielo azzurro o stellato, l'amore e la musica perché sa che Dio per lui le ha
fatte; e di tutto dà lode a Dio.
Anche
quando fa dei sacrifici li fa contento perché li fa non per forza ma per amore,
e sa che Dio accetta solo i sacrifici che si fanno con gioia.
E
se anche fa per lui i massimi sacrifici (la castità perfetta, la libertà, la
povertà, le missioni) li fa perché più ama Dio ed è più contento nel
farli.
18.
Per questo il cristiano è contento anche quando muore. Va incontro a chi ama.
Leon
Bloy morendo disse: « Ho un'immensa curiosità ».
S.
Luigi Gonzaga al superiore che timoroso gli annunziò la morte imminente disse
giulivo: - Mi sono rallegrato in quello che mi è stato detto: andrò nella casa
del Signore.
Domenico
Savio morendo si illuminò, sorrise, si sollevò come per andare e disse: « Che
cosa bella io vedo! »...
1.
Tanti misurano la Provvidenza, cioè l'amore di Dio, col metro umano.
Pensano:
« Come può Dio provvedere a un numero così smisurato di creature? Egli ha
creato gli esseri, ha dato loro le sue leggi e quindi le ha abbandonate a se
stesse ».
2.
Dio, dice S. Agostino, provvede a ogni uomo con tanta cura come se quello fosse
il solo ad esistere; e provvede a tutta l'umanità con tanta facilità come se
avesse da fare con una persona sola.
Un
piccolo esempio di tale amore e di tale provvidenza di Dio è il cuore di una
tenera madre, che egli ha fatto simile al suo.
Essa
ha per ciascun figlio un amore e una cura totale, come se esso fosse l'unico
figlio.
Se
è ammalato è per lei come se fossero tutti ammalati; se muore è per lei
come se morissero tutti. Ciascuno di noi è per Dio come se fosse l'universo.
3.
A che cosa guida Dio le sue creature?
Dio
guida gli esseri inferiori a servire tutti gli uomini; guida gli uomini a
servire Cristo, a formare cioè il suo Corpo Mistico; forma il Corpo Mistico per
ottenere con la massima pienezza la sua gloria, che consiste nella felicità dei
suoi figli; e la felicità dei suoi figli, che consiste nel contemplare e
glorificare insieme Dio.
4.
Nel contemplare il piano della Provvidenza su di te devi tener conto: che Dio
ordina i fini terreni (salute, lavoro, famiglia, ecc.) a farti raggiungere la
felicità eterna; che Dio ordina te a servire alla costruzione della Chiesa;
che Dio non ti fa raggiungere né i fini terreni né quello eterno della vita
senza la tua collaborazione.
5.
«Beati voi che vi potete dedicare ai problemi dello spirito o che potete
pensare alla vostra anima. Io sono preso dal morso dei bisogni materiali e debbo
cercare lavoro, denaro, espedienti per tirare avanti la famiglia; e non mi
resta tempo per niente ».
Questo
discorso, fatto in buona fede e con un certo rimpianto da tanti, sembra giusto
ma ha un difetto: quello di impostare la propria vita e la propria economia
sulle proprie forze e di trascurare Dio.
La
buona regola del cristiano è l'equilibrio. Prima di tutto amare Dio e cercare
il suo regno; quindi occuparsi diligentemente, ma moderatamente, dei propri
doveri professionali.
6.
Dice Gesù: « Guardate gli uccelli del cielo; non seminano, non mietono, non
raccolgono in granai, e il vostro Padre celeste li nutre. Or non valete voi più
di loro? ».
«
E chi di voi per quanto pensi e ripensi, può aggiungere alla sua statura un sol
cubito? ».
«E
perché darsi tanta pena per il vestito? Guardate come crescono i gigli dei
campi: non lavorano, né filano; eppure vi assicuro che nemmeno Salomone, in
tutta la sua gloria, fu mai vestito come uno di loro ».
«Or,
se Dio riveste in questa maniera l'erba del campo, che oggi è e domani vien
gettata nel forno, quanto più vestirà voi, gente di poca fede? ».
«
Non vogliate dunque angustiarvi dicendo: che cosa mangeremo? che cosa berremo?
di che ci vestiremo? Di tutte queste cose, infatti, si danno premura i pagani;
ora, il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutto questo ».
«
Cercate prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose
(in quanto son necessarie al conseguimento del fine) vi saranno date per giunta
».
«Non
vogliate dunque mettervi in pena per il domani, perché il domani avrà cura di
se stesso: a ciascun giorno basta il suo affanno» (Mt. 6,25-34).
7.
Così devi cercare il regno di Dio: metti avanti con precedenza assoluta Dio
nella tua vita: le tue preghiere quotidiane, la meditazione, il rosario, la
carità, i sacramenti, l'apostolato.
Quando
queste cose trascuri perché ti fai assorbire dal lavoro tu allontani da te
l'occhio e la Provvidenza di Dio. Camperai più preoccupato e avrai sprecato
la tua vita.
«
Può una madre dimenticare i suoi figli? Ma se anche li dimenticasse io non mi
dimenticherò di te» (Is. 49,15).
8.
Bada bene però che nel disegno di Dio anche tu sei la sua Provvidenza per
altri.
Quando
un povero muore di fame e tu puoi sfamarlo e non lo sfami ti porterai avanti a
Dio la sua fame, anche se lo affidi alla Provvidenza, perché nel piano di Dio
la Provvidenza eri tu. Tu hai ucciso quelle persone che sono morte di fame perché
tu non le hai soccorse.
9.
Quando un povero soffre tanto e tu puoi lenire i suoi dolori e non lo aiuti, ti
porterai avanti a Dio i suoi dolori, anche se preghi perché egli sia sollevato;
perché la Provvidenza per lui eri tu.
10.
Quando un'anima o una comunità o un'opera sono in pericolo di crollare o di
isterilirsi e tu puoi soccorrerla, ti porterai avanti a Dio il loro crollo e
la loro sterilità, anche se li raccomandi alla Provvidenza, perché la
Provvidenza per loro nel disegno di Dio eri tu.
11.
Quando un'anima sta per perdersi e tu puoi salvarla e non la salvi, ti porterai
davanti a Dio il suo sangue, anche se preghi perché si salvi, perché la sua
salvezza nel disegno di Dio eri tu.
1.
La pace non è un bene primario, ma secondario; dipende dall'ordine. La pace
è la tranquillità dell'ordine.
Quanti
ordini vi sono tante paci vi possono essere: ordine familiare, ordine
amministrativo, ordine sociale, ordine economico, ecc. La prima pace, quella
completa, da cui dipendono le altre paci dipende dall'ordine della creatura
verso Dio. Ora, avere la volontà ordinata verso Dio significa avere la volontà
buona. Per questo gli angeli cantarono nella grotta: « Gloria a Dio nell'alto
dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà ».
2.
Quanto maggiormente la nostra volontà è ordinata verso Dio tanto maggiormente
abbiamo la pace.
Coloro
che vivono nel peccato vogliono sempre star fuori di sé e divertirsi perché
nel loro animo hanno il vuoto, la noia, il turbamento, mai la pace e la gioia.
I
tiepidi hanno una pace interiore superficiale, non si sentono mai intimamente
soddisfatti, spesso hanno turbamenti e preoccupazioni perché non sono
perfettamente ordinati verso Dio; e il loro stesso stato d'animo è la prova
che non lo sono.
Solo
coloro che hanno la volontà di amare veramente Dio e di fare sempre bene al
prossimo hanno la volontà veramente buona e godono la piena pace.
3.
Dio è la pace piena, profonda e infinita. Coloro che vivono pienamente
stabiliti in Dio, in vera unione con Dio partecipano della pace infinita e
inalterabile di Dio, e nessuna cosa può togliere tale pace, come Gesù ha
promesso.
4.
Il peccato produce il disordine e lo scombussolamento dello spirito; allontana
da Dio e agita la coscienza. Quell'attacco disordinato a persone, alla tua fama,
alle tue cose; quella gelosia, quel rancore, quella volontà di vendetta, di
rivincita, di rifacimento, di primeggiare; qualunque intenzione meno retta,
qualunque desiderio o proposito cattivo tolgono la pace.
5.
Ci vuole tanto poco a riacquistare la pace: basta togliere la volontà da
tutti questi peccati con un bell'atto di pentimento, renderla buona verso
tutti e raddrizzarla verso Dio. Tutto ciò lo puoi fare in qualsiasi momento,
anche subito e troverai la pace.
Dice
S. Agostino: « O Signore, ci ha fatti per te e il nostro cuore è inquieto fino
a che non riposa in te».
6.
Ti turba il pensiero dei peccati passati?
Gesù
ha tanto piacere nel perdonarti che per averlo è morto in croce. Invece di
avvilirti quando hai peccato, pensa di dare tale piacere a Gesù domandandogli
umilmente il suo perdono e la forza di non ricadere. Egli molto volentieri ti
darà l'uno e l'altra.
«
Se i vostri peccati sono come lo scarlatto, diventeranno bianchi come la neve,
dice il Signore» (Is. 1,18).
7.
Forse, nonostante la tua volontà sincera e permanente di volerti santificare
e il tuo sforzo costante di far tanto bene resti un miserabile ed un mediocre
o un incapace.
Non
ti affliggere. Vuol dire che è questa la volontà di Dio. Accettala come
prova della tua piena sottomissione al disegno di Dio e del Suo amore.
Questa
è la maniera di santificarsi dei falliti.
Dio
infatti resta moltissimo glorificato da questo sacrificio totale della nostra
personalità.
L'accettazione
umile della propria miseria e della propria mediocrità è fonte inesauribile
di pace. Ciò, logicamente, non deve significare non voler migliorare.
8.
Ti turba il pensiero dell'avvenire?
Non
sai che il Signore infinitamente ti ama e amorosamente ti assiste? Non sai che
egli è onnipotente e può liberarti da qualunque pericolo e da qualunque
impiccio?
Non
sai che non ti permetterà di venir tentato sopra quanto puoi sostenere, né ti
imporrà un peso che ti possa schiacciare?
Pensi
che Dio sarà meno attento, meno premuroso della mamma tua, egli che ha dato a
tua mamma appena un raggio del suo infinito amore per te?
9.
Perdi la pace perché non hai forza?
Ma
non sai che qualunque cosa chiederai al Signore per i meriti di Gesù
l'otterrai? Chiedi questa forza con fiducia di ottenerla e l'otterrai.
E
se l'hai chiesta e non l'hai ottenuta è segno certo che non l'hai chiesta con
insistenza o che hai dubitato di ottenerla.
10.
Cosa ti potrà capitare domani?
Solo
quello che Dio vorrà. E Dio vorrà solo il tuo bene.
Neanche
la cattiva volontà degli uomini può nuocerti senza la volontà di Dio. E Dio
non permetterà che ti succeda alcunché che nuoccia al tuo vero bene. Se
qualcosa egli ti manderà o permetterà contro di te è segno che essa sarà
utile o necessaria per la tua santificazione. Fidati di Dio e non aver paura.
Egli ti ama. Sei in buone mani.
11.
Perdi la pace perché, pensando alle persone care e deboli che stai lasciando,
parti o muori?
Ascolta
quanto accadde a un mio amico.
Se
ne stava seduto a leggere quando gli si avvicina la gatta trascinandosi a
stento e tenendo in bocca per la collottola il gattino da poco natole; glielo
mette sul grembo; va a pigliare il secondo e fa altrettanto; quindi il terzo e
glielo mette pure sul grembo; quindi si accascia ai suoi piedi e pochi minuti
dopo muore.
«
Curerò questi gattini come dei bambini », mi disse l'amico commosso.
Affida
i tuoi cari a Dio e poi parti tranquillo e tranquillo muori se Dio ti chiama.
Dio
ha un cuore più tenero del tuo. Curerà i tuoi cari come suoi figli, perché
anzi sono suoi figli e a lui sono ancora più cari che a te.
12.
Iddio mi ama. Non posso neppure arrivare a comprendere quanto mi ama. Il suo
amore è tanto grande quanto è grande lui; ed egli è infinito. E la sua
potenza è pure infinita come è anche infinita la sua misericordia.
Cosa
potrò temere con un Padre così fatto?
Perché
mi debbo preoccupare di me, delle persone che amo, del passato o del presente o
del futuro? Potrei mai riuscire a mettermi in migliori mani?
Non
mi resta che amarlo, stare nelle sue mani, non distaccarmi mai da lui col
peccato.
13.
Forse ti turba il pensiero della morte?
E
credi che Gesù dopo aver sparso tutto il suo sangue per te, dopo averti
curato per una vita intera con innumerevoli grazie, con tenerissimo amore si
rassegnerà in ultimo a perderti per non volerti assistere in punto di morte?
Questo è fare un torto a Gesù.
Le
massime grazie egli te le darà proprio allora per poterti finalmente avere
sempre con sé.
Padre
nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno, sia
fatta la tua volontà, come in Cielo così in terra.
Dacci
oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li
rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal
male. Amen.
Padre,
la terra ha bisogno di Te;
l'uomo,
ogni uomo ha bisogno di Te;
l'aria
pesante e inquinata ha bisogno di Te;
Ti
preghiamo Padre,
torna
a camminare per le strade del mondo, torna a vivere in mezzo ai tuoi figli,
torna
a governare le nazioni,
torna
a portare la Pace e con essa la giustizia, torna a far brillare il fuoco
dell'amore perché, redenti dal dolore,
possiamo
divenire nuove creature.
Il
Padre promette che per ogni Padre Nostro che verrà recitato, decine di anime si
salveranno dada dannazione eterna e decine di anime verranno liberate dalle
pene del Purgatorio.
Il
Padre concederà grazie particolarissime alle famiglie nelle quali tale Rosario
verrà recitato e le grazie le tramanderà di generazione in generazione.
A
tutti coloro che lo reciteranno con fede farà grandi miracoli, tali e talmente
grandi quali non se ne sono mai visti nella storia della Chiesa.
O
mio Dio, quando penso alla tua grandezza io mi perdo. Quest'universo, di cui per
percorrere la circonferenza a cavallo di un raggio di luce occorrono cinquanta
miliardi di anni luce, è ancora una ben piccola cosa rispetto alla tua
grandezza.
La
forza inimmaginabile racchiusa nell'immensa massa di materia dell'universo, di
cui un solo chilogrammo, disintegrandosi, può fare scoppiare e spappolare
tutta la terra, è ancora ben piccola cosa rispetto alla tua forza.
La
luce di tutte le stelle dell'universo, di cui una sola, il sole, con un suo raggio
mi acceca, è ancora ben piccola cosa rispetto alla tua luce.
Dinanzi
a te, o mio Dio, mi sento un nulla e la mia sola posizione ragionevole è di
crederti senza comprenderti, anzi senza capir nulla, di adorarti come ti adoro,
di annientarmi come mi anniento. E ti ripeto cogli Angeli di Isaia: «Santo,
santo, santo è il Signore degli eserciti, tutta la terra è ripiena della sua
gloria». Smarrito guardo la storia, per scoprirvi qualche traccia di te e, con
immensa gioia, trovo che hai parlato ad Abramo e a Mosè come l'amico parla con
l'amico, con lo stesso cuore, con la stessa confidenza, con la stessa
tenerezza; ed il mio cuore si riempie di gioia e di speranza. Non sono più un
fuscello abbandonato alla furia degli elementi; ma sono qualcosa di
smisuratamente prezioso ai tuoi occhi, tanto da mettermi al centro della tua
attenzione e delle tue sollecitudini, tanto da avere cura di me e da
custodirmi come la pupilla dei tuoi occhi.
E
tutto questo me lo ripeti le mille volte attraverso i tuoi profeti e con parole
che mi riempiono di tenerezza.
«
Di amore eterno ti ho amato e per questo ti ho attirato a me compatendoti ».
«
Può un uccello dimenticare i suoi piccoli? Può una madre dimenticare il frutto
del suo seno? Ma se anche essi si dimenticheranno, io non mi dimenticherò di
te» (Ger. 31,3).
E
nell'eccesso del tuo amore infinito hai inventato le cose umanamente impossibili:
Ti sei fatto uomo come me, in tutto simile a me, con un cervello come il mio,
con un cuore come il mio; ed hai voluto provare tutte le fatiche, tutti i
dolori, tutte le pene degli uomini; ed infine ti sei lasciato nell'eucarestia
per entrare dentro di me, per fonderti con me per farmi diventare come te.
O
amore infinito, io resto stupito, sbalordito, ammirato. Grazie, o Signore. Io ti
lodo, ti benedico, ti ringrazio.
Sii
benedetto, o Signore, nei secoli!
A
nome di tutti gli uomini, in supplenza di tutti gli uomini io ti lodo, ti benedico,
ti ringrazio, ti adoro, ti amo.
Unito
a tutti gli angeli e a tutti i santi del cielo e della terra ti lodo, ti benedico,
ti ringrazio, ti adoro, ti amo. Io sono tanto contento che tu esisti, che tu sei
tanto bello e tanto felice, che sei tanto buono, che tu mi ami tanto. Soltanto
perché tu esisti, io ci sono.
Voglio
passare la mia vita a pensare a te, a lodarti sempre, a benedirti sempre, a
ringraziarti sempre, ad adorarti e ad amarti sempre.
Fa',
ti prego, che la mia vita sia una continua tua lode. Questo è il mio più vivo
desiderio; e questa è la maggiore razia che ti domando.
O
mio Dio, fammi un cuore grane grande affinché ti possa lodare, benedire,
ringraziare, amare come tu meriti; dammi la grazia di venire a te, di contemplarti,
lodarti, benedirti, ringraziarti, amarti per tutta l'eternità.
«
O Dio vieni a salvarmi » « Signore vieni presto in mio aiuto » « Gloria al
Padre... »
«
Padre mio, Padre buono, a Te mi offro a Te mi dono » « Angelo di Dio... »
Nel Primo Mistero si contempla il trionfo del Padre nel giardino dell'Eden quando, dopo il peccato di Adamo ed Eva, promette la venuta del Salvatore.
«
Il Signore Dio disse al serpente: "poiché tu hai fatto questo, sii tu
maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul
tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io
porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa
ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno"» (Gen. 3,14-15).
Un'«
Ave Maria », 10 « Padre Nostro »,
«
Gloria », « Padre mio », « Angelo di Dio »
Nel Secondo Mistero si contempla il trionfo del Padre al momento del «Fiat» di Maria durante l'annunciazione.
«L’Angelo
disse a Maria: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande
e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide
suo padre e regnerà per sempre sulla casa 2 Giacobbe e il suo regno non avrà
fine"» (Lc. 1,30-33).
Un'«
Ave Maria », 10 « Padre Nostro »,
«
Gloria », « Padre mio », « Angelo di Dio »
Nel Terzo Mistero si contempla il trionfo del Padre nell'orto del Gethsemani quando dona tutta la sua potenza al Figlio.
«
Gesù pregava: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non
sia fatta la mia, ma la tua volontà". Gli apparve allora un anelo dal
cielo a confortarlo. In preda all'angoscia, pregava più intensamente, e i suo
sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra» (Lc. 22,42-44).
Un'«
Ave Maria », 10 « Padre Nostro »,
«
Gloria », « Padre mio », « Angelo di Dio »
Nel Quarto Mistero si contempla il trionfo del Padre al momento di ogni giudizio particolare.
«
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si
ettò al collo e lo baciò. Disse poi ai servi: "presto, portare qui il
vestito più belo e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai
piedi e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in
vita, era perduto ed è stato ritrovato"» (Lc. 15,20-24).
Un'«
Ave Maria », 10 « Padre Nostro »,
«
Gloria », « Padre mio », « Angelo di Dio »
Nel Quinto Mistero si contempla il trionfo del Padre nel giudizio universale.
«
Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima
erano scomparsi e il mare non c'era più. Vidi anche la città santa, la nuova
Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo
sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: "Ecco la dimora
di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed
egli sarà il `Dio-con-loro'. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà
più la morte, né lutto, né lamento, ne affanno, perché le cose di prima sono
passate"» (Ap. 21,1-4).
Un'«
Ave Maria », 10 « Padre Nostro »,
«
Gloria », « Padre mio », « Angelo di Dio »
Seguono
poi le litanie del Padre e un Pater, Ave, Gloria per il Papa.
O
Dio, Padre del Cielo, abbi pietà di noi
O
Dio, Figlio redentore del mondo, abbi pietà di noi
O
Dio, Spirito Santo, abbi pietà di noi
Santa
Trinità, unico Dio, abbi pietà di noi
Padre
creatore del mondo, abbi pietà di noi
Padre
propiziatore del mondo, abbi pietà di noi
Padre
sapienza eterna, abbi pietà di noi
Padre
bontà infinita, abbi pietà di noi
Padre
provvidenza ineffabile, abbi pietà di noi
Padre
sorgente di ogni cosa, abbi pietà di noi
Padre
santissimo, abbi pietà di noi
Padre
dolcissimo, abbi pietà di noi
Padre
d'infinita misericordia, abbi pietà di noi
Padre
nostro difensore, abbi pietà di noi
Padre
nostra gioia e nostra gloria, abbi pietà di noi
Padre
ricco per tutte le creature, abbi pietà di noi
Padre
che trionfi su tutte le nazioni, abbi pietà di noi
Padre
magnificenza della Chiesa, abbi pietà di noi
Padre
capovolgimento degli idoli, abbi pietà di noi
Padre
saggezza dei capi, abbi pietà di noi
Padre
magnificenza dei re, abbi pietà di noi
Padre
consolazione dei popoli, abbi pietà di noi
Padre
gioia dei sacerdoti, abbi pietà di noi
Padre
guida degli uomini, abbi pietà di noi
Padre
dono della vita di famiglia, abbi pietà di noi
Padre
aiuto dei miseri, abbi pietà di noi
Padre
letizia dei poveri, abbi pietà di noi
Padre
guida dei giovani, abbi pietà di noi
Padre
amico dei piccoli, abbi pietà di noi
Padre
libertà degli schiavi, abbi pietà di noi
Padre
luce di coloro che sono nelle tenebre, abbi pietà di noi
Padre
distruzione dei superbi, abbi pietà di noi
Padre
saggezza dei giusti, abbi pietà di noi
Padre
riposo nelle tribolazioni, abbi pietà di noi
Padre
speranza nella desolazione, abbi pietà di noi
Padre
rifugio di salvezza per i disperati, abbi pietà di noi
Padre
consolazione dei poveri, abbi pietà di noi
Padre
porto di salvezza nei pericoli, abbi pietà di noi
Padre
pace e protezione nel denudamento, abbi pietà di noi
Padre
consolazione degli afflitti, abbi pietà di noi
Padre
rifugio degli orfani, abbi pietà di noi
Padre
rifugio dei moribondi, abbi pietà di noi
Padre
che estingui la sete della nostra povertà, abbi pietà di noi
Padre
vita dei morti, abbi pietà di noi
Padre
gloria dei santi, abbi pietà di noi
Agnello
di Dio, che togli i peccati del mondo, perdonaci o Signore
Agnello
di Dio, che togli i peccati del mondo, esaudiscici o Signore
Agnello
di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di
noi