TESTIMONIANZE
SUGLI ANGELI
Tratto da: “Angeli”
ANGELI E GENTE COMUNE: GLI INCONTRI INATTESI
Spagna
1991: Alicia Quintaval Villegas, una donna di Torrelavega, casalinga e madre
di una figlia, si ritrova a passeggiare in un bosco di El Escorial, quando un
forte odore di incenso la conduce fino a un luogo che è spinta, per curiosità,
a fotografare. Sembra proprio un boschetto delle fate, con alberi secolari, erba
nuova e coloratissimi fiori selvatici. Un soggetto sufficiente per quello che
doveva essere un semplice ricordo di vacanza, ma che contiene invece ben
altro, come Alicia scoprirà al momento dello sviluppo della fotografia Al
centro di quest'ultima infatti, campeggia una figura diafana, sessuata e vestita
di una tunica bianca. I capelli sono biondi, il volto di una serenità perfetta.
I piedi inoltre non sembrano toccar terra, quasi che fluttui a mezz'aria.
Potrebbe trattarsi di una fata, se nonché un'immagine profana non si
presenterebbe all'obiettivo recando in mano un calice dell'Eucaristia. L'autrice
dell'insolito documento fotografico è sconvolta e, interrogata più volte,
giura di non aver veduto proprio nulla al momento del clic, dicendosi certa che
la figura sia apparsa soltanto in un secondo momento, come se l'obiettivo avesse
catturato un'immagine appartenente a un mondo sconosciuto, invisibile
all'occhio umano. Soltanto quando la foto arriva sul tavolo di una rivista
cattolica qualcuno sembra voler dar credito alla buona fede della donna
spagnola. Ha così inizio una lunga trafila di conferme e smentite, discussioni
e polemiche. La foto fa il giro del mondo e il periodico italiano Il Segno la
pubblica addirittura in copertina, adducendo formalmente l'ipotesi che possa
trattarsi davvero dell'immagine di un angelo.
John
Hein è nato negli Stati Uniti, classe 1924. Uomo d'affari molto ricco, è
guarito miracolosamente di una grave intossicazione ai polmoni che lo aveva
condotto in fin di vita, dopo aver avuto una visione della Vergine Maria, nel
Texas, insieme ad altri testimoni. "Fu nel 1989, durante la festa
dell'Assunzione" racconta John "Ero andato in pellegrinaggio a Lubbock,
dove si diceva fosse avvenute delle apparizioni della Madonna e degli angeli.
Stavo per tornarmene a casa dopo una lunga notte di preghiera, quando, alle
tre del mattino, li vidi! Stavano tutti intorno alla fontana.
Gli
angeli circondavano Maria. Ricordo solo che erano bianchi perché, in effetti,
non ci badai troppo. Quando si ha Maria davanti agli occhi, non si nota
praticamente nient'altro, tutta l'attenzione è concentrata su di Lei.
Gli
angeli stavano alle sue spalle, come delle guardie del corpo. Mi ha stupito
vedere quanto fosse piccola... La "regina degli angeli" mi ha chiesto
di incoraggiare la gente a recitare il rosario... E' l'arma più potente di cui
dispongano gli esseri umani. Forse perché è stato proprio un angelo del
Signore a donarlo alla Vergine...
E'
una preghiera infallibile, da quando sono guarito la recito ogni giorno per
ben tre volte, come mi è stato chiesto di fare. E' ben poco in cambio di una
grazia così grande!"
In
seguito a un aborto spontaneo, una donna racconta:
"Dopo
il trauma mi ammalai gravemente e un giorno, mentre pregavo, mi sentii come
sollevare di peso udendo subito dopo una musica melodiosa, come un coro
celeste che cantava. Un'esperienza che non potrò mai dimenticare".
"Ero
entrata in una profonda crisi spirituale", rivela un'infermiera "in
quel periodo facevo il turno di notte, ma non ce la facevo più ad andare avanti
per via del dolore, della solitudine e dello stato di profonda prostrazione in
cui mi trovavo. A un certo punto, nel silenzio di una notte particolarmente
penosa, avvertii chiaramente una mano appoggiarsi sulla spalla, in un gesto che
mi infuse una sensazione di grande conforto".
Esperienze
analoghe si riscontrano in numerosissime altre testimonianze della letteratura
riguardante le presenze spirituali intorno all'essere umano.
Questa
è una vera e propria spy-story. A raccontarla è una coppia di coniugi, lui di
provenienza olandese, lei nata oltre la cortina di ferro, incontratisi molti
anni fa, nel periodo in cui entrambi lavoravano per i rispettivi servizi
segreti: un mondo cinico e duro, dove non c'è certamente spazio per i
sentimenti. "Malgrado fossimo giovani" raccontano oggi "avevamo
dovuto mettere a tacere le emozioni e riporre qualunque illusione rispetto
alla vita. Eravamo vecchie conoscenze l'uno dell'altra, ma nutrivamo un
profondo, istintivo odio reciproco. Ci trovavamo in una zona del blocco
orientale, quando un giorno ci capitò di doverci incontrare in veste ufficiale.
A quell'epoca la vita emotiva di entrambi era dominata da un senso di autentica
disperazione. Vagammo in quella città dell'Est europeo come nel vuoto,
all'insaputa l'uno dell'altra, quando ci sentimmo spinti da una forza interiore
verso una grande cattedrale. Una volta entrati, avvertimmo entrambi una mano
potente afferrarci per il collo fino a farci prostrare. Quell'esperienza
indimenticabile e potentissima ci unì indissolubilmente. Era come ritrovarsi
insieme in paradiso, dopo essere sfuggiti all'inferno".
Sposatisi
qualche tempo dopo, i due giovani si prodigarono molto, in seguito, per
l'assistenza dei perseguitati religiosi nei paesi dell'Est.
Racconta
una donna che preferisce rimanere anonima: "Stavo vivendo un momento di
profonda crisi coniugale e trascorrevo le notti in bianco invocando l'aiuto di
Dio. Un giorno persi l'equilibrio e, nel cadere, vidi distintamente una luce
bianca che mi pervase di un sentimento di pace e felicità. Nonostante i miei
problemi non si fossero risolti per questo, da quel giorno cominciai a vederli
sotto una diversa prospettiva, trovando finalmente la forza di affrontarli.
L'alpinista
Francis Smythe racconta di aver sentito il proprio angelo perfino durante una
scalata solitaria del monte Everest, nel 1933. Egli ricorda una presenza
potente, ma amichevole, in compagnia della quale non poteva sentirsi solo, né
temeva alcun pericolo. Sebbene invisibile, la presenza divenne per lui
talmente familiare che lo scalatore finì per abituarvisi e darla per scontata.
"Quando mi fermavo e prendevo dalla tasca dei biscotti, era istintivo
spezzarli in due, offrendone una parte al mio compagno", ricorda.
Philip
T è un giornalista inglese che dopo un terribile incidente di moto, all'età di
23 anni, scoprì il culto degli angeli e mi unì ad un gruppo di preghiera dove
si cercava di sviluppare la relazione con gli esseri di luce. "Nel corso di
una meditazione" racconta "avvertii due presenze luminose, alte
diversi metri..."
Racconta
la scrittrice americana Sophy Burnham, autrice fra l'altro di un best seller
sugli angeli: "Parecchi anni fa stavo sciando su una pista con mio marito,
quando mi trovai a pochi metri da un crepaccio, con nessuna apparente possibilità
di salvezza. Un attimo prima che il vuoto mi risucchiasse però, accadde
qualcosa: uno sciatore vestito di scuro mi superò e si infrappose fra me e il
burrone. Vi andai a sbattere contro e, quando lo guardai, sentii che quell'uomo
mi era incredibilmente familiare. Non capii subito che si trattava del mio
angelo custode, ma lo stesso giorno si verificarono tanti altri eventi così
strani che alla fine dovetti concludere che si era trattato davvero di
un'esperienza angelica. Il cielo era pieno di magnifici colori e quel volto
sorridente mi rimase impresso così saldamente nella memoria che, a distanza di
tanti anni, è come se lo vedessi ancora. Fu un'esperienza reale, anche mio
marito se ne ricorda perfettamente..."
"Voglio
raccontarvi un fatto personale vissuto durante la guerra, al quale non sono
mai riuscito a dare una spiegazione. Ero stato congedato come militare perché
nominato magistrato. Vennero altre leggi che mi rimettevano sotto le armi, ma
non mi presentai e rimasi per tutto il tempo senza documenti. Un giorno,
terminata un'udienza, dovevo andare a Domodossola. Presi il treno che, nella
stazioncina di Cuzzago, fece una fermata imprevista. Dalla mia comodissima terza
classe in legno dolce mi affacciai e vidi i tedeschi con quelle loro
impressionanti divise. Il mio primo pensiero, anche se un po' infantile, fu
quello di vedere se dall'altra parte vi fossero vie d'uscita. C'era un tedesco
armato di tutto punto che avrebbe tolto a chiunque l'idea di scappare. Si erano
già verificati diversi casi in cui delle persone erano state fermate e, senza
apparente motivo, fucilate sul posto. Eravamo immobili, con le spalle al treno,
ognuno con la tessera di riconoscimento in mano. Vidi avanzare i soldati, fino a
quando arrivarono a quello prima di me e poi passarono oltre. Io non esistevo.
Era come se non ci fossi. Camminai lentamente a passi indietro per timore che un
movimento brusco richiamasse la loro attenzione e risalii quei gradini altissimi
della terza classe quando i tedeschi erano ormai lontani. Non ho mai saputo dare
una spiegazione a ciò e mi sono detto che certo mia madre in quel momento stava
pregando il mio angelo custode di assistermi".
Nel
corso della prima guerra mondiale molti soldati inglesi dichiararono alla
redazione di un giornale di essere stati protetti in battaglia da nobili
cavalieri alati. L'esercito tedesco, dopo un terribile bombardamento, aveva
iniziato a muoversi verso le trincee britanniche nella zona sud-est di Lille,
quando si udì un rumore d'artiglieria e i soldati esterrefatti videro
l'insolita armata accorrere, costringendo i Tedeschi a disperdersi in gran
fretta. Gli Inglesi mandarono immediatamente fuori le pattuglie che catturarono
alcuni ufficiali nemici. Questi uomini iniziarono allora a raccontare con
l'aria atterrita che proprio mentre stavano correndo al riparo, avevano visto
un'armata emergere dalla parte inglese. I cavalieri erano vestiti di bianco e
la loro cavalcatura era del medesimo colore. La prima reazione fu quella di
pensare che erano sopraggiunte nuove truppe dal Marocco, ma la cosa apparve loro
strana perché, malgrado si sparasse all'impazzata, nessuno di quei soldati fu
colpito, né cadde da cavallo. L'armata era guidata da una grande figura con
capelli biondi e un'aureola attorno alla testa. Sopraffatti dalla paura di
trovarsi di fronte a un esercito di spettri, i Tedeschi avevano allora
interrotto l'offensiva. Gli Inglesi tuttavia non avevano visto nulla, ma nei
giorni seguenti, decine di prigionieri confermarono la versione ufficiale.
Successivamente
l'evento fu trascritto sugli annali inglesi e su quelli tedeschi ed è tuttora
noto come il miracolo della cavalleria bianca di Ypres.
Le
schiere degli angeli tornano in campo anche durante la seconda guerra mondiale,
allorché la potente Russia attacca la piccola Finlandia. Nessuno credeva che un
così piccolo esercito potesse resistere all'attacco delle forti divisioni
sovietiche, ma nessuno, compreso Churchill, avrebbe mai potuto immaginare che la
Finlandia avesse alleati tanto potenti. I Russi avevano attaccato con una,
tattica a pinza, accerchiando l'intero contingente finlandese, al quale non restò
di meglio da fare che mettersi a invocare l'aiuto di Dio.
Aiuto
che non si fece aspettare, poiché i Russi furono incapaci di muovere
l'attacco, quasi che i Finlandesi si fossero volatilizzati. Alcuni testimoni
giurano di aver visto, nella notte, un angelo gigantesco sospeso a mezz'aria,
con le ali aperte sul campo.
Sempre
durante l'ultima guerra, le armate angeliche sono intervenute nell'episodio del
salvataggio della Forza di Spedizione Inglese dalla Francia, noto come il
miracolo di Dunkerce e di nuovo nella Battaglia d'Inghilterra, considerata
oggi il momento cruciale della guerra, quello che segnò l'inizio della fase
discendente di Hitler.
La
storia viene riportata dal maresciallo d'aviazione Lord Dowding, secondo il
quale gli aerei i cui equipaggi erano stati annientati, continuavano a
combattere: altri piloti videro addirittura delle misteriose figure-bianche
sedute ai comandi dei velivoli...
Il
pilota americano Martin Caidin racconta che il 13 settembre 1964, nel corso di
un volo su Dodge City, lui e il suo co-pilota sentirono una voce potente
intimare in tono perentorio "Vira a destra!" Stupefatti e confusi, i
due effettuarono la manovra giusto un istante prima che, dalla parte sinistra
del velivolo, sfrecciasse a velocità inaudita una palla di fuoco. Un intervento
superiore aveva loro evitato la collisione con un gigantesco meteorite!
Un
altro pilota, stavolta svedese, nel dicembre 1991 è riuscito a far atterrare il
suo aereo semidistrutto salvando tutti i passeggeri e a chi gli domandava come
avesse sventato una simile tragedia, dopo che aveva guardato in faccia la
morte, rispondeva enigmatico: "Gli angeli hanno una particolare simpatia
per chi vola".
Lia
Tanzi, grande doppiatrice di Greta Garbo, racconta che, sentitasi male mentre si
trovava sola in una stanza d'albergo, venne salvata, quasi priva di sensi, da
qualcuno che non riuscì a vedere, ma che di sicuro chiamò al telefono al
posto suo un infermiere che venisse a soccorrerla, nonché alcuni parenti. Anche
lei continua a domandarsi come ciò sia potuto accadere, "Sarà stato un
angelo a salvarmi?".
Mentre
i Tedeschi invadevano l'Olanda con lunghi convogli di autocarri, a Linburg una
ragazzina stava percorrendo la strada in bicicletta, quando un camion le passò
accanto e i soldati cominciarono a importunarla. Lei, infuriata, si voltò
dall'altra parte e per poco non venne investita dal camion successivo, che deviò
la propria traiettoria cercando di gettarla fuori strada per punirla della sua
superbia. Un attimo prima che fosse travolta, la giovane venne inspiegabilmente
trasportata, insieme alla sua bicicletta, a diversi metri di distanza, mentre il
camion si allontanava a tutta birra. Un uomo che seguiva la scena da una ventina
di metri fu testimone dell'accaduto...
Quasi
identico l'evento narrato da un uomo che solo un miracolo avrebbe potuto salvare
dall'essere investito in pieno da un'auto in corsa. Anche in questo caso, la sua
bicicletta si era inspiegabilmente sollevata fino a raggiungere il ciglio
della strada, finendo per infrangersi contro un muro, ma mettendo l' uomo
definitivamente in salvo.
Un
predicatore in missione in Africa, un giorno che si stava recando a far visita a
uno dei suoi parrocchiani, si imbatté in due banditi che si erano nascosti
dietro alcune rocce lungo la strada. L'attacco non ebbe mai luogo perché, a
fianco del predicatore, furono viste due imponenti figure vestite di bianco. I
malviventi raccontarono l'episodio qualche ora dopo alla taverna, cercando di
scoprire di chi si fosse trattato. Dal canto suo, l'oste girò la domanda, non
appena lo vide, al diretto interessato, ma egli dichiarò di non essersi mai
servito di alcun guardaspalle.
Una
storia analoga si svolse in Olanda a cavallo del secolo. In un quartiere
proletario dell'Aia abitava un panettiere conosciuto come Benedetto Breet. Il
sabato sera riordinava il negozio, disponeva le sedie e la domenica mattina
teneva un incontro con gli abitanti del vicinato i quali come lui, non
appartenevano ad alcuna chiesa. Le sue lezioni di dottrina erano sempre
affollatissime, tanto che molte prostitute, dopo avervi assistito, avevano
cambiato mestiere. Ciò aveva reso il personaggio di Breet molto sgradito a
chi sfruttava la prostituzione nella zona del porto. Fu così che, una notte,
l'uomo fu svegliato di soprassalto mentre dormiva, da qualcuno che lo avvertiva
che, in un quartiere non troppo distante, un tale stava male e domandava il suo
aiuto. Breet non si fece pregare, si vestì in fretta e furia e si diresse
all'indirizzo che gli era stato indicato. Giunto sul posto però, scoprì che
non vi era alcun malato da soccorrere. Vent'anni più tardi un uomo entrò nel
suo negozio e chiese di parlargli.
"Sono
quello che venne a cercarvi quella lontana notte" disse "Io e un mio
amico volevamo tendervi una trappola per affogarvi nel canale. Quando però
arrivaste addirittura in tre, ci perdemmo d'animo e il nostro piano fallì"
"Ma
com'è possibile?" obiettò Breet "ero completamente solo, non c'era
anima viva con me quella notte!"
"Eppure
noi vi vedemmo camminare in mezzo a due altre persone, potete credermi!"
"Allora
il Signore deve aver mandato degli angeli a salvarmi" disse Breet con
profonda gratitudine "Ma com'è che siete venuto a dirmelo?" Il
visitatore rivelò di essersi convertito e di aver sentito l'impellente bisogno
di confessargli tutto. Il forno di Breet è oggi una casa di preghiera e questa
storia è reperibile nella sua autobiografia.
A
narrare questa vicenda è una donna di nome Euphie Eallonardo: "Fu
sconsiderato da parte mia voler fare una passeggiata prima dell'alba nel
labirinto di viuzze alle spalle del terminal degli autobus, in una città pericolosa
come Los Angeles. Ma ero giovane ed arrivavo per la prima volta nella metropoli.
Il colloquio che dovevo sostenere per ottenere un posto di lavoro era fissato
per cinque ore più tardi e non seppi trattenermi dall'esplorare i dintorni. A
un tratto mi resi conto di essermi perduta per i vicoli e, voltandomi, vidi tre
uomini che mi seguivano cercando di non farsi notare. Tremando di paura, feci
quello che faccio sempre quando mi trovo in difficoltà: piegai la testa e
chiesi a Dio di salvarmi. Risollevando lo sguardo vidi un quarto uomo che si
avvicinava dall'oscurità e pensai di essere perduta. Sebbene fosse molto
buio, potei distinguere bene le fattezze del giovane: indossava una camicia
bianca e un paio di jeans. Aveva in mano un cestino per le provviste ed era
pressappoco sulla trentina, senz'altro più alto di un metro e 80. Aveva
un'espressione severa sul volto, ma era bellissimo; non ci sono altre parole
per definirlo. Istintivamente, corsi verso di lui.
"Mi
sono persa e degli uomini mi stanno seguendo" gli dissi disperata
"Volevo fare una passeggiata fuori dalla stazione... Ho paura..."
"Vieni" disse "Ti porto al sicuro!"
"Io...
non so cosa mi sarebbe successo se lei non fosse venuto..." "Lo so
io..." rispose, con voce profonda e sicura.
"Ho
pregato che qualcuno mi venisse in aiuto appena prima di vederla". L'ombra
di un sorriso gli apparve negli occhi e sulla bocca. Eravamo ormai vicini alla
stazione. "Sei al sicuro, adesso" mi tranquillizzò, prima di
lasciarmi.
"Non
so come ringraziarla" dissi io con un certo fervore. Annuì soltanto con la
testa: "Arrivederci Euphie". Mentre mi incamminavo verso l'atrio mi
fermai di scatto. Euphie! Aveva veramente usato il mio nome? Mi voltai di
scatto e corsi fuori per chiedergli come faceva a saperlo. Troppo tardi. Era
già svanito".
L'autrice
descrive questo episodio del 1929, epoca in cui si era trovata intrappolata
nella guerra tra ebrei ed arabi. Le ostilità erano molto aspre. In quella
circostanza si trovava in una casa araba, dove la fornitura d'acqua era stata
sospesa e si stava occupando di un bambino ebreo di quasi un anno, da lei
salvato da una sicura morte per denutrizione. Uscire per le strade avrebbe
significato la morte perché gli arabi sparavano a qualsiasi cosa si muovesse.
Molto presto la donna si trovò ad affrontare una dura scelta tra rimanere in
casa e morire di sete, o uscire per strada col rischio di farsi sparare.
Confidando
totalmente in Dio, prese in braccio il piccolo e uscì. Il silenzio era
assoluto, non si udivano rumori di spari. C'erano barricate dappertutto e,
dopo un po', ne raggiunse una che non avrebbe potuto scavalcare con il bambino
in braccio così, disperata, si sedette. Fu allora che un giovane molto alto,
vestito in abiti europei, apparve di fronte a lei, prese il bambino, passò
oltre la barricata e la precedette attraverso le strade di Gerusalemme, mentre
tutto continuava a tacere. L'uomo si fermò in silenzio di fronte a una casa e
le ridiede il bambino. Con suo grande stupore, la giovane si accorse di essere
arrivata di fronte alla casa di un'amica inglese, scampata miracolosamente alla
distruzione. L'uomo, che difficilmente era già stato lì prima d'allora,
l'aveva guidata attraverso un'area dov'era proibito passare e poi, senza una
parola, era svanito.
"Era
il 1978, avevo 75 anni. Attaccai al trattore una falciatrice e mi misi a
tagliare l'erba della fattoria. Quando finii il lavoro, mi trovavo su un leggero
pendio. Spensi il motore e scesi a staccare le lame. Ad un tratto però il
trattore iniziò a muoversi all'indietro. Cercai di. mettermi in salvo saltando
sul sedile, ma non ce la feci. Un gancio mi colpì sulle ginocchia buttandomi a
terra e la ruota sinistra, con i suoi quasi 300 kg. mi passò sopra fermandosi
all'altezza del torace. Non riuscivo più a respirare. Il dolore era fortissimo.
Sapevo di essere lì lì per morire schiacciato, così pregai Dio di liberarmi.
Senza riuscire a credere ai miei occhi, vidi il trattore muoversi in direzione
opposta, e andare avanti in salita, quel tanto che bastò per liberarmi. Fui
trovato con diverse costole rotte e due fratture, ma dopo 12 giorni d'ospedale
ero di nuovo a casa e parlavo con gli agenti federali mandati ad investigare
sull'accaduto. "Non fornirò un rapporto ufficiale" decise l'agente
"perché una decina di uomini non sarebbero riusciti a spostarvi quel
trattore di dosso".
Un'esperienza
unica nel suo genere vide protagonisti gli occupanti di un autobus di ritorno
dalla città di Fatima e diretto a Bilao. Si trattava di 53 pellegrini, la cui
storia è riportata da Padre Don Cesar Trapiello Velez di Leon, pronto a giurare
sulla Bibbia che quanto racconta corrisponde a verità. "Mentre l'autobus
percorreva un tratto montagnoso impervio, l'autista Juan Garcia perse il
controllo del mezzo. Ipellegrini urlavano, ma lui continuò a seguire la
traiettoria senza urtare alcun ostacolo. Trascorso un quarto d'ora l'automezzo
si fermò ai bordi di un profondo crepaccio senza che i freni fossero toccati e
all'interno si udì la voce dell'arcangelo Michele dire che quanto era
accaduto era un segno della Provvidenza".
Protagonista
di questo episodio è un apprezzato teologo e pedagogo di nome Bernhard Overberg,
vissuto nel Settecento. Egli raccontava spesso questa misteriosa vicenda:
"Stavo riaccompagnando due suore venute a trovarmi e durante il tragitto ci
smarrimmo nella vasta brughiera. Dopo un'ora di inutile girovagare, essendo
ormai prossima la notte, domandammo ospitalità a un casolare di campagna. La
coppia di proprietari ci accolse con grande gentilezza. Condivisero con noi la
cena e poi ciascuno si ritirò nella propria stanza. Prima di addormentarmi
lessi, come d'abitudine, il breviario e l'attenzione mi cadde sull'immagine di
un angelo che avevo sempre considerato il mio custode: per qualche minuto
meditai sull'opera benefica degli angeli, finché sentii bussare alla porta. Era
un giovane molto bello e ben vestito che si inchinò e mi disse:
"Signore, andate via da questa casa con le suore prima dell'una, in
silenzio, senza far rumore: il motivo lo saprete domattina". Detto ciò se
ne andò, lasciandomi molto stupito. Erano le 11 e mezzo. Riguardai l'immagine
dell'angelo sul breviario e mi accorsi ché era identica al giovane di poco
prima. Allora non esitai: andai a svegliare il cocchiere e gli dissi di
preparare i cavalli; poi svegliai le suore e di lì a poco ce la filammo di
nascosto. In tre ore raggiungemmo la città, fermandoci alla locanda postale per
prendere il caffè. Poco dopo arrivò un giovane commerciante tutto agitato, il
quale chiese di parlarmi da solo. "Signore", disse "stanotte di
certo è avvenuto un delitto! Mi sono perso nella brughiera e, raggiunta una
casa colonica, ho deciso di chiedere asilo. Se non l'ho fatto è soltanto perché,
avendo con me molto denaro, temevo d'esser derubato. Girando un po' attorno alla
casa mi accorsi che c'era luce a una finestra e vidi all'interno sette omaccioni
dall'aria spaventosa seduti intorno a un tavolo. Uno disse: - E' l'una, di
sicuro le suore e l'uomo dormono alla grossa. E' il momento di agire! - Io ebbi
timore e me ne corsi via a cavallo, ma sono certo che stanotte in quella casa è
avvenuto un delitto!... Quanto a me, fui ben felice di poterlo rassicurare del
contrario".
Alcuni
Vietcong intendevano attaccare un villaggio ed eliminare tutti i Cristiani.
Questi ultimi cercarono rifugio in una chiesa, dove iniziarono a pregare per la
salvezza della missione. Per due giorni non accadde nulla, dopodiché,
lentamente, i Vietcong si allontanarono. Uno di loro, fatto prigioniero,
raccontò successivamente che se la pattuglia aveva rinunciato a sferrare
l'attacco, era stato pervia delle armate angeliche che circondavano il
villaggio, proteggendolo. Peccato che i pellegrini non si fossero accorti di
nulla...
Il
dottor Nelson Bell racconta che nel 1942 in Cina, dopo la vittoria della guerra
da parte dei Giapponesi, prestava la sua opera presso l'ospedale di Tsingkiangpu,
nella provincia di Xiaugsu, ed era solito rifornirsi di Vangeli da distribuire
ai pazienti, presso una libreria cristiana di Shangai. Una mattina, un camion
giapponese si fermò davanti alla libreria. Il commesso del negozio, un cinese
di religione cattolica, era solo e temette che quegli uomini volessero
derubarlo. Capì che, in tal caso, opporre resistenza sarebbe stato inutile,
visto che era solo contro cinque soldati. I marines stavano per irrompere in
libreria quando un signore cinese elegantemente vestito li precedette. Il
commesso non lo aveva mai visto prima. Per qualche sconosciuta ragione i
soldati giapponesi rimasero a lungo fuori ad aspettare che quel tale ne
uscisse, forse per agire più liberamente. Lo sconosciuto volle sapere cosa
cercassero e il ragazzo spiegò che avevano già svaligiato parecchie librerie
della città. I due si misero allora a pregare insieme per due ore filate, finché
i soldati desistettero dal proprio intento. Se ne andò allora anche lo
sconosciuto cinese, senza chiedere di comprare nulla.
Karin
Schubbriggs, una bambina svedese di 10 anni, era in gita con i genitori in
bicicletta e li aveva distanziati un po', fermandosi poi in riva a un fiume ad
attenderli. Scorgendo una piccola canoa, volle salirci, ma nel farlo cadde in
acqua. La corrente era piuttosto forte e Karin non sapeva nuotare. Suo padre
cercò disperatamente di raggiungerla mentre la piccola veniva trascinata via
rapidamente. L'uomo allora si mise a pregare Dio di aiutarla. A quel punto
accadde l'incredibile: Karin emerse dall'acqua e cominciò a nuotare in modo
abile e sicuro arrivando in pochi secondi alla sponda. "E' stato tutto così
strano!" raccontò in seguito "Ho sentito qualcuno accanto. Era
invisibile, ma le sue mani erano forti e hanno fatto muovere le mie braccia e le
mie gambe. Non ero io a nuotare: qualcun altro lo stava facendo al posto
mio..."
Quasi
identica l'esperienza di Sheila, 12 anni, una bimba originaria di Cedar River,
nello stato di Washington. Mentre giocava con dei coetanei cadde in un fiume
profondo ben sei metri, mosso da vortici insidiosi sul fondo. Racconta la
ragazza: "Sono stata subito attirata in basso e poi respinta in superficie.
Vedevo delle persone che cercavano di tendermi un ramo dalla riva, ma il vortice
continuava a risucchiarmi. Quando sono risalita per la terza volta, sono stata
come immobilizzata e ho visto, a qualche metro da me, una luce, brillane, ma
tanto dolce... Per un attimo ho dimenticato di essere in pericolo, mi sono
sentita così felice ed euforica! Ho anche tentato di raggiungere la luce, ma
sono stata spinta verso la riva prima di poterla toccare. E' stata quella luce a
prendermi e a portarmi a riva, ne sono sicura". L'episodio è regolarmente
documentato e vi hanno assistito diversi testimoni che hanno dato tutti la medesima
versione dei fatti.
Una
donna di nome Elizabeth Klein racconta: "Mi trovavo a Los Angeles nel 1991,
stavo guidando sull'autostrada 101 nella corsia centrale all'altezza
dell'uscita di Malibu Canyon, quando ho sentito una voce risuonare molto
chiaramente nella mia testa: "Vai nella corsia di sinistra!" mi ha
intimato. Non so perché ma ho ubbidito istantaneamente. Qualche secondo dopo
c'è stata una brusca frenata e un tamponamento a catena. Possibile che fosse
solo un presentimento?
"Ero
in guerra", racconta un veterano" e ho visto chiaramente un aereo
nemico puntare sull'edificio dove mi trovavo e aprire il fuoco... La polvere
sollevata dai proiettili formava una scia che procedeva dritta nella mia direzione.
Ebbi paura, convinto com'ero che ci avrebbero uccisi tutti quanti. Non ho visto
niente ma ho sentito una presenza meravigliosa, confortante, proprio vicino a me
e una voce affettuosa che mi diceva: "Sono con te. La tua ora non è ancora
giunta". Ho provato un tale benessere, una tale pace, che da quel giorno ho
affrontato senza paura qualunque pericolo..."
Un
uomo si trovava all'ospedale col corpo straziato da un'incidente stradale. Vide
un portico da cui si diffondeva una luce, sotto il quale stava qualcuno che gli
faceva cenno di raggiungerlo; tanto forte era il suo desiderio di entrarvi che
si tolse la flebo; ritornò però sui propri passi, con l'intenzione di rimanere
nella realtà tangibile.
Ivan
Moiseyev, un giovane protestante russo, vide un angelo bellissimo che stava
sopra di lui e che gli disse di non avere paura. Dopodiché fu perseguitato
senza pietà per la sua fede e, nel luglio del 1972, morì da martire per mano
degli esecutori del KGB.
Sam,
un bambino di 9 anni, aveva sfiorato la morte per malattia e raccontò di
essersi trovato fuori dal proprio corpo ad osservare dall'alto il medico mentre
cercava di rianimarlo. Poi era salito verso l'alto, aveva attraversato una
galleria buia e aveva incontrato un gruppo di angeli senza ali, molto luminosi,
i quali sembravano volergli molto bene. Nel luogo vi era una splendida luce e
lui ci sarebbe rimasto volentieri, se non fosse stato per un essere luminoso che
gli aveva ordinato di tornare indietro e rientrare nel suo corpo.
Dopo
un'esperienza di premorte vissuta in gioventù, in cui aveva incontrato un
essere di luce capace di infondergli un'immensa sicurezza, un uomo aveva perduto
completamente la paura di morire e lo aveva dimostrato, sia affrontando a
testa alta la guerra, sia allorché fu vittima di un'aggressione...
Maria
T. è una signora inglese naturalizzata italiana, che da anni vive a Napoli.
Racconta che nel 1949 dovette subire una grave operazione. "Non appena
l'infermiera mi fece l'iniezione di anestesia, dopo un intervallo di pochi
secondi, sentii una mano grande, forte e dolce, prendere la mia mano destra e
portarmi via. Intanto una voce d'uomo, grave e sommessa, imperativa e
protettiva disse: "Non è terribile come credi, vieni, vieni,
vieni..." La voce era un po' rauca e grave, ma talmente rassicurante e
amica che mi mossi con fiduciosa obbedienza. Quella mano mi aveva liberata da
ogni peso e legarne terreno, conducendomi in un'ascesa meravigliosa, attraverso
un buio riposante ed esaltante al tempo stesso, nel quale riconoscevo me stessa
in una dimensione già nota, in un luogo che mi riaccoglieva dopo tanto tempo.
La mia guida fluttuava da sinistra a destra e io ero consapevole della nostra
destinazione. Sentivo di dover raggiungere un luogo familiare, una gran
luce... Qualcuno o qualcosa di fatale e immenso, che mi attendeva e mi conosceva
già. Senza più suono di voce, la mia guida mi comunicava: "Vedi com'è
semplice? Non temere, ti è concesso questo, ma tu non dirlo, tanto nessuno ti
crederebbe". Poi, con raddoppiata e dolce autorità mi trasmise: "Ma
ricorda: ordine, ordine, ordine!" e io intesi ciò nel senso di rigore
morale, stile di vita. Mi risvegliai di colpo, come se una mano mi avesse
lasciata andare, o almeno così mi parve, ritrovandomi nel mio letto in clinica.
Mi sentivo magnificamente bene, piena di gratitudine, ma anche di infinita
nostalgia: per chi? Per che cosa? Ero confusa eppure sveglissima e a lungo
rimasi legata a quel sogno che forse era più reale di qualunque realtà. I
sogni non mi hanno mai interessata, ma ciò che ho vissuto allora è rimasto
impresso nella mia memoria, né in tanti anni trascorsi si è minimamente
affievolito. Vi baso tuttora tutta la mia speranza e la mia attesa".
Un'altra
giovane donna, rimasta a lungo fra la vita e la morte in seguito a un tentativo
di suicidio, ricorda una vicenda ben più drammatica. "Anni fa, a causa di
una serie di dispiaceri, decisi di togliermi la vita, ma fui salvata in tempo,
sebbene il medico del reparto rianimazione mi disse con grande franchezza che
non era stato lui a salvarmi, ma qualcosa di superiore a lui, che mi aveva
rispedito indietro. Seppi dopo che restai in coma per cinque giorni, giungendo
alla fatidica soglia... Ciò che ricordo è che affiorai in un mondo di
silenzio, perfettamente consapevole di me stessa. Fisicamente mi sentivo bene,
anche se nella realtà il mio corpo era pieno di flebo, cateteri ecc., di là un
corpo potevo solo intuirlo e non provavo alcun dolore. Mi vedevo, come
guardandomi dall'alto, distesa su un piano in marmo rosato, gelido, immersa
nella penombra. La mente era in subbuglio, come in attesa di qualcosa di
inesorabile che stava per accadere. Mi trovavo in una specie di cappella ampia e
severa, piuttosto spoglia. A un certo punto mi resi conto che una luce
abbagliante era stata accesa ai miei piedi, sulla destra. Era un lampione
dorato, a forma di lanterna, che proiettava su di me una luce bianchissima,
che mi pareva di assorbire. Era la sola cosa che mi desse un po' di conforto in
quella desolazione. Ad un tratto mi parve di vedere un volto nella luce:
maschile, giovane, pallido, con occhi neri, severi, ma amichevoli e pieni di
comprensione, che mi fissavano incessantemente. Comunicai mentalmente con
quell'essere e fu una lunga conversazione muta. Io gli chiedevo aiuto e lui mi
ripeteva di star calma, zitta, di non muovermi e di avere fiducia: Da qualche
parte mi giungeva un rumore crescente di voci che sembrava discutessero. Sapevo
che al piano di sopra c'era una stanza dal soffitto bianco, tipo convento e
diverse figure scure incappucciate che mi stavano processando, minacciando di
condannarmi per aver trasgredito. Una voce più forte e imperiosa delle altre
chiedeva la mia dannazione totale, altre invece parevano difendermi. All'improvviso
ci fu un violento sbatter di porte, un rumore di gente che scende le scale e un
intensificarsi di voci. Una moltitudine di figure scure, vecchie, ricurve,
parvero precipitarsi su di me e io ebbi appena il tempo di gettare un'altra
rapida occhiata alla luce, ottenendone in cambio un nuovo invito alla speranza.
Infatti le figure si bloccarono, proprio mentre stavano per ghermirmi: la luce
mi aveva assolta. E le aveva fermate. Presto potei far ritorno fra i
vivi..."
Racconta
una signora svizzera che, in una meravigliosa notte stellata, stava guardando
dalla finestra, quando vide, proprio accanto alla casa dei vicini, un grande
angelo, alto quasi la metà della casa stessa. La mattina dopo le fu raccontato
che quella notte, in casa dei vicini era nato un bambino, il quale però alle
tre del mattino era mancato. Il racconto della donna confortò molto la
sfortunata madre dello piccolo.
Carmen
d'Arcangelo, un'operaia di origine tarantina, oggi 33enne, ricorda
perfettamente quest'esperienza: "A vent'anni, nel corso di un'anestesia,
entrai in coma e mi ritrovai proiettata in un tunnel buio, alla fine del quale
potevo scorgere una luce fortissima, ma non abbagliante. Percorsi a fatica quel
tratto, ma quando stavo per sbucare nella luce, vidi davanti a me un giovane
bellissimo che se ne stava seduto con un vestito candido e lucente. Quando mi
scorse chiese in tono di rimprovero che ci facessi lì così presto. Risposi che
non lo sapevo, ma che mi piaceva molto e volevo restarci. Lui allora mi ordinò
di tornare da dove ero venuta perché non era ancora la mia ora. Quel rifiuto mi
fece soffrire incredibilmente: l'idea di tornare indietro mi era insopportabile.
Il coma durò tre giorni, che a me mbrarono momenti: mi svegliai singhiozzando
per essere stata cacciata per parecchio tempo continuai a desiderare di tornare
in quel luogo meraviglioso.
Protagonista
di quest'episodio fu un paziente affetto da tubercolosi polmonare, il quale,
poco prima di spirare, gridò: "Guardate, gli angeli stanno scendendo le
scale!"
Tutti
i presenti si voltarono e su uno dei gradini videro, un istante più tardi, un
bicchiere che parve esplodere senza alcuna ragione apparente, riempiendo la
stanza di vetri.
La
dottoressa Diane Komp rammenta la morte per leucemia di una sua piccola paziente
di soli 7 anni in presenza dei genitori. Qualche minuto prima di lasciarli, la
piccola, aveva trovato la forza di mettersi a sedere nel letto, esclamando:
"Gli angeli! Sono bellissimi! Mamma li vedi? Li senti cantare? Non ho mai
sentito dei canti così belli!".
Ralph
Wilkerson, vittima di un grave incidente sul lavoro, arriva vicinissimo alla
morte ma, la mattina dopo, perfettamente cosciente, rivela all'infermiera:
"Ho visto una luce intensissima nella camera e un angelo è rimasto con me
tutta la notte". Guarirà completamente.
Nancy
Meien ex indossatrice californiana ha oggi superato i 50 anni, ma è ancora una
donna molto bella. Ecco cosa ricorda dell'esperienza cui è sopravvissuta:
"Ero su un albero e cercavo di potare un ramo quando caddi. Nel giro di
due giorni le mie condizioni divennero disperate. Per tutto quel tempo continuai
ad andare e venire dal tunnel all'uscita del quale vedevo una luce. La prima
volta mi sembrò molto strano, perché vidi me stessa dal soffitto. Il mio corpo
era disteso sul letto e mia madre seduta a fianco. Poi mi sono voltata, ho
attraversato il tunnel a una velocità incredibile e ho sentito un suono
acutissimo. Giunta all'uscita ho incontrato tre esseri di luce. Pensai: "Ok,
sono morta, ma dove sono gli angeli?" Mi risposero con il pensiero
"Con te non abbiamo bisogno di sembrare angeli, tanto non ci credi!".
Scoppiai a ridere, convinta com'ero che invece lo fossero. Era come un pensiero
una certezza che mi avevano trasmesso. Guardandoli avevo l'impressione che
fossero un comitato di accoglienza. Somigliavano a delle fiammelle, ma intuivo
che ciascuno di loro aveva una propria personalità, che erano perfettamente
distinti l'uno dall'altro. Non vedevo i loro visi ma percepivo la loro
personalità, l'essenza del loro essere. Non ci parlavamo, la comunicazione era
solo telepatica. Sapevo che erano esseri di luce con una coscienza propria,
esattamente come la nostra. Poi mi sono veramente ritrovata nella luce bianca,
quella che avvolge di un amore infinito in cui ogni atomo dell'anima vibra
d'amore. Fondersi in quella luce è un po' come ritornare a casa...
Jason,
11 anni, viene investito da un'auto e finisce in sala rianimazione. Si salva
miracolosamente dal coma e cerca di spiegare a sua madre ciò che ha visto nello
stato di pre-morte, ma non viene ascoltato. Tre anni dopo muore un suo compagno
di scuola e, quando in classe la maestra ne parla, qualcosa scatta nella sua
memoria e il ragazzo comincia a dire che la morte non esiste, che morire non è
così grave.
Poi
spiega ciò che gli è accaduto: "Mi sono ritrovato a guardarmi dall'alto.
Allora mi sono detto che ero morto. Mi trovavo in un tunnel con una luce sullo
sfondo. L'ho attraversato e sono uscito dall'altra parte. Con me c'erano due
persone che mi aiutavano, le ho viste quando siamo usciti alla luce. A un certo
punto mi hanno detto che dovevo ripartire. E' allora che mi sono ritrovato
all'ospedale, ma loro mi avevano predetto che tutto sarebbe andato bene. Li
sentivo splendere d'amore. Non ho potuto vedere il loro viso, erano solo delle
forme. E' difficile da spiegare perché è molto diverso dalla vita sulla terra.
E' come se i loro vestiti fossero molto bianchi. Tutto era luminoso. Non ci ho
parlato, ma potevo sapere quello che pensavano e loro conoscevano i miei
pensieri."
Ann
è sopravvissuta a una grave forma di leucemia all'età di 9 anni. E' sera, sua
madre le rimbocca le coperte ma lei si sente strana. All'improvviso scorge un
certo chiarore: una luce bianca e dorata proviene dalla sua sinistra e si
diffonde dolcemente nella stanza. "Era sempre più grande e intensa e
divenne così forte che mi sembrava potesse illuminare il mondo intero. A un
certo punto ho visto qualcuno dentro la luce. Una donna bellissima, che
sembrava di cristallo; perfino il suo vestito risplendeva: era bianco, lungo,
con ampie maniche. Aveva una cintura dorata in vita e i piedi erano nudi e non
toccavano terra. Il suo viso era pieno di amore. Mi ha chiamato per nome e mi ha
teso le mani, dicendomi di seguirla: la sua voce gentile risuonava nella mia
testa. Era più facile parlare così che con le parole. Stavamo semplicemente
scambiandoci i pensieri. Le ho chiesto chi era e ha risposto che era la mia
custode, mandata per portarmi in un posto dove avrei potuto riposare in pace.
Misi le mani fra le sue e attraversammo un posto molto buio, ritrovandoci infine
davanti a una luce che diventava sempre più brillante. Mi disse che mi aveva
portato là perché vivere sulla terra era diventato troppo difficile per me.
Ann
si ritrovò poi su una collina, in un parco luminoso pieno di bambini che
giocavano e li raggiunse tutta contenta. L'essere luminoso ve la lasciò per
tornare più tardi a riprenderla, dicendole che doveva ripartire. La bambina si
arrabbiò: non voleva più tornare indietro. Allora l'angelo le spiegò
gentilmente che da quel momento le cose sarebbero state più facili per lei e
Ann si ritrovò in un attimo nel suo letto. La leucemia scomparve come per
incanto.
Dean,
16 anni, arriva all'ospedale clinicamente morto. Il cuore si ferma per 24 ore,
dopodiché inizia nuovamente a battere. Risvegliatosi, il ragazzo racconta al
pediatra di aver vissuto un'esperienza indescrivibile. "A un tratto, dopo
essermi inoltrato nel tunnel, intorno mi si sono accese delle luci. Mi è
sembrato di viaggiare a velocità folle. A un certo punto mi sono accorto che
c'era qualcuno accanto a me: un essere dai capelli dorati, alto più di 2 metri
e con un lungo vestito bianco, stretto in vita da una semplice cintura. Non
diceva niente, ma non avevo paura di lui perché sentivo la pace e l'amore che
sprigionava".
Il
dottor Melvin Morse descrive 1'esperienza di Krystel, una bambina di 7 anni,
scampata a un annegamento: "Ero morta. E dopo ero nel tunnel. Era tutto
nero e avevo paura. Non potevo camminare, finché apparve una donna di nome
Elisabeth e il tunnel si riempì di luce. Era alta, con i capelli biondi,
brillanti". Krystel era estasiata dalla bellezza di ciò che vedeva. Era
tutto pieno di luce e c'erano tantissimi fiori. La piccola aveva poi incontrato
tante persone care, i nonni, la zia materna, Heather e Melissa. Poi Elisabeth le
chiese se desiderava rivedere sua madre e la bimba disse di sì;
risvegliandosi nel medesimo istante nel letto dell'ospedale.
Un
uomo sprofondato in stato d'incoscienza dopo una crisi cardiaca racconta oggi:
"Non ero già più nella stanza quando mia moglie chiamò aiuto. Mi
sembrava che un'infermiera mi avesse afferrato da dietro, per la cintola e mi
trasportasse in volo per la città, ad altissima velocità. Mi resi conto che
non poteva trattarsi di un'infermiera quando, guardandomi i piedi, vidi la
punta di un'ala muoversi dietro di me. Ero certo che fosse un angelo. Dopo il
volo, lei mi adagiò sulla strada di una città favolosa, con edifici
scintillanti d'oro e argento e alberi a dir poco magnifici. Una luce
meravigliosa illuminava il paesaggio. Vi incontrai mia madre, mio padre e mio
fratello. Mentre cercavo di abbracciarli, l'angelo mi riportò in cielo. Non
sapevo perché non volesse lasciarmi dov'ero. Quando fummo prossimi alla linea
dell'orizzonte, potei scorgere la città da cui eravamo partiti, riconobbi
dall'alto l'ospedale e poco dopo mi ritrovai sospeso a osservare me stesso
dall'alto, mentre i medici mi facevano il massaggio cardiaco. Prima di
quest'esperienza ero ateo, ma non vedo come avrei potuto restarlo..."
Il
dottor Kenneth Ring riporta il caso di Robert H. ricoverato nel '79 in seguito a
un pauroso incidente. Ecco i ricordi del sopravvissuto, "Ero nel tunnel e
viaggiavo a un'incredibile velocità verso una luce. Le pareti che stavo
attraversando erano difficili da distinguere, ma osservando con attenzione, mi
resi conto che si trattava di una massa di pianeti, masse solide offuscate dalla
velocità e dalla distanza. Sentivo anche un suono incredibile, come se tutte
le grandi orchestre del mondo suonassero contemporaneamente. Non era una
melodia, ma una musica forte, potente. Un suono rapido, mutevole, come qualcosa
che non riesco a ricordare adesso ma che mi è parso familiare. All'improvviso
ho avuto paura. Non avevo idea di dove mi trovassi, ero trasportato a una
velocità incredibile; non ero preparato a nulla di simile pur avendo sempre
avuto una vita avventurosa. Una presenza a quel punto mi soccorse, non
fisicamente ma per telepatia. Era una presenza calma e dolce che mi disse di
rilassarmi, che tutto andava bene. Quel pensiero ebbe un effetto immediato. Mi
diressi verso l'immensa luce alla fine del tunnel, ma nell'istante in cui la
penetrai, tutto divenne nero. La mia coscienza, semplicemente, era: Esistevo, ma
senza provare alcuna sensazione. Una cosa assolutamente terrificante, che durò
un istante, o forse un'intera giornata. In seguito tutti i sensi cominciarono
a ritornare in funzione e capii che provavo sensazioni unicamente positive.
Non avevo più dolori, né alcun disturbo mentale o fisico. C'era pace, armonia
e luce dappertutto. Una luce meravigliosa, d'argento e verde. Percepivo sempre
di più la sua presenza piena d'amore. Quando le mie sensazioni si
riequilibrarono e mi sembrò che ci fossero voluti cent'anni giacché in quel
posto il tempo non esisteva, scoprii un essere seduto al mio fianco, con indosso
un abito bianco. Era stato lui a confortarmi durante gli ultimi istanti del mio
viaggio, lo capii istintivamente e continuò a rassicurarmi ancora. Sapevo che
avrebbe potuto essere tutti gli amici che non avevo mai avuto e tutte le guide e
i maestri di cui avrei potuto aver bisogno. Sapevo anche che sarebbe stato
presente se avessi mai avuto bisogno di lui. Ma siccome aveva altri da
sorvegliare, avrei dovuto prendere cura di me stesso come meglio potevo. Eravamo
seduti fianco a fianco su una roccia, a strapiombo sul più bel paesaggio che
avessi mai visto. I colori avevano dei toni che mi erano sconosciuti e il loro
splendore superava qualsiasi sogno meraviglioso. Era straordinariamente
piacevole, c'era una pace assoluta, il mio amico mi conosceva e mi amava meglio
di quanto avrei potuto conoscere e amare me stesso. Non ho mai sentito un tale
senso di quiete e amore incondizionato. "E' veramente incredibile,
vero?" esclamò riferendosi al panorama. Ero comodamente seduto con lui e
contemplavamo il paesaggio avvolto in un silenzio indescrivibile. Disse ancora:
"Pensavamo di averti perduto per un istante". Mentre ero immerso nella
contemplazione di quel meraviglioso paesaggio, il mio amico disse che era
tempo di ripartire. Per quanto agitato, acconsentii. Immediatamente ci trovammo
da un'altra parte, ad ascoltare degli angeli che cantavano la melodia più
adorabile e straordinaria che avessi mai sentito. Erano tutti identici, tutti
bellissimi. Quando smisero di cantare, una di loro venne verso di me per
accogliermi. Era bellissima ed io fui estremamente attirato da lei, ma capii che
la mia ammirazione poteva solo esprimersi in modo assolutamente non fisico,
come se fossi un bambino. Ero imbarazzato dalla mia debolezza, ma non era grave...
Tutto veniva istantaneamente perdonato: Non avevo che certezze. Non mi andava di
lasciare un luogo simile. La guida disse però che dovevo andarmene ma che quel
posto sarebbe stato sempre la mia casa e che ci sarei tornato in futuro. Gli
dissi che non potevo tornare a quella vita laggiù dopo una simile esperienza,
ma mi rispose che non avevo scelta, avevo ancora troppe cose da fare. Protestai,
con il pretesto che le mie condizioni di vita erano diventate insopportabili.
Ero terrorizzato al pensiero del dolore mentale e fisico che mi attendeva. Mi
chiese di essere più preciso e mi ricordai di un difficilissimo periodo della
mia vita; nel ripensarci provai esattamente le stesse emozioni di quell'epoca.
Insopportabili. Lui però fece un gesto e il dolore scomparve, sostituito da un
sentimento d'amore e benessere. Ciò venne ripetuto per altre tappe dolorose
della mia vita e il mio amico, alla fine mi fece capire che non si poteva
discutere sul mio ritorno, le regole erano regole e bisognava rispettarle. In un
attimo tutto scomparve e mi ritrovai nella sala rianimazione. Scoprii che quel
viaggio non era durato più di 5 minuti...
All'alba
di un mattino di giugno, nel '59, Glenn Perkins si sveglia di soprassalto dopo
aver sognato che sua figlia ha bisogno di lui in ospedale. Alle 5 è già sul
posto, ma è troppo tardi: Betty è già clinicamente morta.
Precipitandosi
sul corpo, l'uomo solleva il lenzuolo e ha l'agghiacciante conferma ai suoi
sospetti. Sconvolto, si getta ai piedi del letto invocando il nome di Gesù. Nel
frattempo sua figlia è altrove, "Mi sono svegliata in un paesaggio dolce e
rassicurante ai piedi di una bellissima collina, ripida ma facile a scalarsi.
Ero in stato di estasi, sovrastata da un immenso cielo blu senza nuvole. Non
seguivo un sentiero, ma sapevo ugualmente dove stavo andando. Mi sono resa conto
a un tratto di non essere sola. Alla mia sinistra, un po' dietro, c'era una
figura alta, dall'andatura mascolina con indosso un abito bianco, Mi chiedevo
se fosse proprio un angelo e cercavo di vedere se aveva le ali. Mi sono accorta
che poteva spostarsi ovunque, molto velocemente. Essere qui e là
contemporaneamente. Non parlavamo. In un certo senso non pareva necessario perché
andavamo nella stessa direzione. Mi sono resa conto che non mi era estraneo,
che mi conosceva fin troppo bene e io provavo uno strano senso di complicità.
Dove ci eravamo già incontrati? Ci conoscevamo da sempre? Sembrava proprio così,
anche se non riuscivo a ricordare... La comunicazione avveniva per proiezione di
pensieri. Proprio quando siamo arrivati all'apice della collina ho sentito la
voce di mio padre che invocava Gesù. Sembrava lontana. Ho pensato di fermarmi,
ma sapevo che la mia meta era davanti a me. Giunsi alla soglia del paradiso e
intravvidi la luce divina. L'angelo mi guardò e mi comunicò la domanda:
"Vuoi entrare?" Mi chiedevo se avessi scelta. Anche se la tentazione
di entrare era fortissima, esitavo... Questo bastò perché tornassi indietro.
Mio padre fu il primo a percepire il mio movimento sotto il lenzuolo...
Dopo
un attacco cardiaco, un uomo originario del Tennessee racconta al cardiologo:
"Appena uscito dal corpo mi sono sentito libero da ogni vincolo e in pace
con me stesso, mi sembrava di stare benissimo. Guardai in basso e vidi i medici
che si affannavano intorno al mio corpo, domandandomi perché lo facessero.
Poi venni avvolto da una nuvola scura, passai in un tunnel e quando emersi
dall'altra parte c'era una luce bianca dal dolce chiarore. Era mio fratello
morto tre anni prima. Cercai di vedere cosa c'era alle sue spalle, ma lui non mi
volle lasciar passare. Finalmente riuscii ugualmente a distinguere qualcosa: si
trattava di un angelo splendente di luce. Mi sentii avvolgere dalla forza
d'amore che sprigionava e capii subito che stava soppesando tutti i miei
pensieri più intimi. Venni esaminato minuziosamente, nel più profondo del mio
essere. Poi il mio corpo sobbalzò e seppi che era giunto il momento di
tornare sulla terra, richiamato da un massaggio cardiaco. Da quando mi sono
ripreso, non ho più saputo che cosa significhi aver paura di morire".
Febbraio
1967, un uomo viene aggredito e picchiato brutalmente per strada e perde i
sensi, Ricorda di essersi trovato in sala operatoria "Ma ad un certo punto
ho sentito una presenza luminosa, una specie di forza che mi trascinava e ho
pensato di essere morto. Poi il buio, il tempo senza più valore. Non provavo
alcuna sensazione. A un tratto una luce si è accesa e lamia intera vita ha
cominciato a passare in rassegna. Ogni pensiero, ogni parola, ogni gesto, dal
momento in cui ancora giovanissimo avevo preso coscienza dell'esistenza di Dio.
Fu un'esperienza incredibile proprio perché dettagliatissima: Ho rivisto cose
completamente dimenticate, azioni che non pensavo avessero significato. E,
guardando quelle scene, era come riviverle di nuovo. Intanto percepivo la
presenza di quella specie di potenza ma senza mai vederla. Comunicavo con essa
telepaticamente. Domandai chi fosse e chi fossi io. Rispose che era l'angelo
della morte e aggiunse che la mia vita non era come avrebbe dovuto essere, ma
che mi veniva concessa una seconda possibilità e quindi dovevo tornare
indietro..."
Una
giovane madre sfuggita miracolosamente alla morte per un parto difficoltoso,
aveva visto, in stato di incoscienza, una scala argentata formata dalle
braccia tese di una moltitudine di angeli che portava in cielo, alla cui sommità
stava Dio in persona e lei doveva prendere una decisione immediata: vivere nel
mondo senza dolore, o tornare dal marito e dal suo bambino. Chiese allora al
Signore di poter crescere suo figlio e in un momento poté tornare all'affetto
dei suoi cari.
Richard
Philips a 14 anni viveva nel Minnesota in una vecchia casa colonica con i
genitori. L'inverno del 1969 in quella zona al confine col Canada fu gelido e
Richard si era gravemente ammalato. Una notte la sua anima lasciò il corpo e
Richard si ritrovò su quella che oggi descrive come una piattaforma luminosa,
allo stesso livello del soffitto. "Mentre salivo, mi sentivo avvolgere da
una forza piacevole che respingeva altre forze malefiche intorno a me. Guardai
in basso e vidi i miei genitori che piangevano. A un tratto mi resi conto di
sapere tutto. La mia conoscenza non aveva più limiti. In quel luogo bianco vidi
uno sconosciuto, alto almeno due metri, che avanzava verso di me. Mi disse che
era Michele l'arcangelo, venuto ad accogliermi. Incontrai qualcuno dei miei
parenti già morti mio nonno che sembrava essere ancora giovane e felice e
perfino il mio futuro fratello, che sarebbe nato solo quattro anni più tardi,
oltre ad altri fratelli e sorelle morti ancor prima che nascessi, di cui non
avevo mai saputo nulla. Mi augurai allora di poter incontrare anche Dio per
fargli tutte le domande sulle ingiustizie del mondo e anche allora fui esaudito
e mi fu risposto a proposito del libero arbitrio degli uomini. Poi chiesi di
tornare dai miei genitori, dicendo di sentirmi ancora troppo giovane per morire
e, una volta di più, il mio desiderio fu rispettato..."
Giorgia
D. ha oggi 10 anni, vive coi genitori e la sorella a Pavullo, nel modenese, ed
è una bambina come tante altre, se non fosse per il rapporto straordinario con
il proprio angelo custode. Tale rapporto ha avuto inizio sette anni fa, allorché,
in un paio di occasioni, la piccola è stata salvata in modo inspiegabile da
morte sicura. "Una volta" racconta suo padre "stava per essere
investita da un'auto che invece le si bloccò a un centimetro di distanza.
Un'altra cadde in una scarpata di montagna e, dopo un volo di diversi metri, finì
in piedi, come se nulla fosse stato". Delle percezioni di colui che Giorgia
chiama ‘il suo amico’, la bimba parla in modo assolutamente naturale e
coerente da sempre. Per lei la compagnia dell'angelo non è altro che una
consuetudine. Di seguito, l'estratto di un'intervista cui Giorgia rispose un
palo d'anni or sono.
Domanda:
"Quante volte hai sentito la voce del tuo amico?"
Risposta:
"Tante volte, anche quand'ero piccola".
Domanda:
"Com'è questa voce?"
Risposta:
"Come quella di papà".
Domanda:
"Che cosa ti dice per esempio?"
Risposta:
"Quando litigo, mi dice di non farlo. Se sono agitata per la scuola, dice
di stare tranquilla, di studiare, che non devo avere paura perché andrò
bene".
Domanda:
"Il tuo amico viene sempre di sua iniziativa, o sei tu che lo chiami?"
Risposta:
"A volte lo chiamo. Chiudo gli occhi e li spingo giù con le mani. Lui
allora viene subito".
Domanda:
"Lo senti soltanto, o puoi anche vederlo?"
Risposta:
"Di solito lo sento, però qualche volta l'ho anche visto. La prima volta
stavo litigando con mia sorella Giulia e lui mi è apparso e ha detto: - Lascia
stare, così sei più buona di lei -. E io ho smesso".
Domanda:
"E com'è questo tuo amico?"
Risposta:
"Ha un vestito azzurro, lungo fino ai piedi, i capelli biondi, gli occhi
azzurri o verdi. Ha le ali grandi e bianche, aperte. Intorno alla testa ha una
luce e anche un po' intorno al corpo. E' più grande di me, è sempre allegro.
Arriva all'improvviso, poi va via e io continuo a sentire la sua voce".
Domanda:
"Lo vedi e lo senti anche quando sei con gli altri?"
Risposta:
"Anche con gli altri. Durante la ricreazione, a scuola, se non so cosa
fare, lo chiamo e parliamo insieme, ci diciamo delle cose..."
Domanda:
"Tua sorella lo vede o lo sente?"
Risposta:
"No. Quando le dico che con me c'è il mio amico, lei ha paura".
Domanda:
"Quando è stata l'ultima volta che lo hai visto?"
Risposta:
"Quando ho fatto la Comunione. E' apparso tra me e il sacerdote e mi ha
detto che era contento".
Qualche
minuto prima di morire, un'anziana signora, guardando il vuoto di fronte a sé
con espressione estasiata, esclamò: "Eccolo di nuovo qui!... Quando ero
bambina lui mi stava sempre accanto. Avevo completamente dimenticato la sua
esistenza!"
16
maggio 1986. A Cokeville, nel Wyoming (Usa) un forsennato si rinchiude in una
piccola scuola prendendo in ostaggio 156 bambini. Epilogo tragico: una bomba
esplode proprio in mezzo agli allievi. La scuola crolla davanti agli sguardi
increduli dei poliziotti. I ragazzini però vengono estratti uno dopo l'altro
dalle macerie completamente illesi. Nessuno di loro è stato ferito. Un
miracolo? Evidentemente, almeno a giudicare dal racconto dei piccoli:
"Degli esseri luminosi galleggiavano sopra le nostre teste. Erano vestiti
di bianco e splendevano come lampadine elettriche..."
Racconta
un tale di nome Wìlliam T. Porter, abitante di Englewbods, nel Colorado:
"Ci trovavamo nel cortile di casa dei miei genitori, quando udimmo un urlo.
Era la nostra bambina di 2 anni e mezzo. Ci precipitammo nel cortile e
trovammo Helen seduta sul viottolo lastricato di pietre, tutta gocciolante e in
lacrime. Capimmo subito che era caduta nella vasca dei pesci, ma grazie a Dio
era salva. La vasca infatti era piccola ma abbastanza profonda per
rappresentare una minaccia per una bimba di quell'età. Mentre mia moglie
stava correndo per prenderla in braccio e rassicurarla, qualcosa colpì
profondamente la mia attenzione. Non vedevo alcuna impronta di bagnato intorno
alla vasca e, malgrado ciò, la bambina si trovava a una decina di métri
dall'acqua. L'unica traccia d'acqua era la piccola pozzanghera che si era
formata tutt'intorno a lei. Com'era possibile che una bimbetta avesse potuto
scavalcare da sola una piscina di due metri di diametro e uno e mezzo di
profondità? Crescendo, Helen sviluppò una comprensibile fobia nei confronti
dell'acqua, pur non ricordando nulla dell'accaduto; noi invece non smettemmo
mai di interrogarci sulla stranezza di quella circostanza. Molti anni più
tardi, quando Helen sposò un militare e si trasferì con lui in un'altra città,
cercò di vincere la propria paura con l'aiuto di un cappellano militare, il
pastore Claude Ingram. Questi le domandò di tornare indietro con la memoria e
ad un tratto lei rievocò l'episodio della piscina che l'aveva tanto
spaventata, descrivendo nei minimi dettagli quell'esperienza che credeva
seppellita per sempre nella sua memoria. Nel momento in cui le parve di
rivivere la caduta nell'acqua, emise un urlo. Poi, respirando affannosamente,
esclamò: "Ora ricordo! Mi ha preso per le spalle e mi ha messo
fuori!" Il pastore le chiese a chi si riferisse e la risposta fu la
seguente: "Qualcuno vestito di bianco... Qualcuno che mi ha tirato fuori e
poi se n'è andato!"
Un
uomo d'affari di nome Bob scrive: "Avevo 5 anni e stavo giocando a palla
con dei miei coetanei, quando quella uscì dal giardino e rimbalzò per strada
per poi finire in un canale. Io mi precipitai a riprenderla senza pensarci
troppo, ma un attimo prima che finissi nel canale, vidi un angelo luminoso, alto
e con un vestito bianco, che sbarrandomi la strada e scuotendo la testa con
decisione, disse: "No!"
Se
non sono annegato, quel giorno, è perché gli ubbidii.
All'età
di 4 anni, Wes Chandler fece un vero e proprio volo planato cadendo da un albero
molto alto, evitando di rompersi l'osso del collo grazie a una splendida
visione angelica.
Racconta
lui stesso: "Mi sono reso conto che cadevo molto lentamente. Poi davanti a
me ho visto una signora vestita di bianco, con i capelli biondi, che mi
ripeteva: - Non guardare in basso, se no ti fai male. E' molto importante.
Guarda me, guarda soltanto me! -.
Il
bello è che mi parve trascorresse un mucchio di tempo. Ero piccolo e
spaventato, ma non abbastanza da non rendermi conto di quel che mi stava
succedendo.
Lei
disse ancora: - Va tutto bene, tutto finirà bene - e in quel momento toccai
terra senza farmi alcun male. Fu come se il tempo avesse rallentato il suo
corso. Non potrei spiegarlo in nessun altro modo...
A
rievocare un'altra storia straordinaria è il signor Mario Artistico di Roma:
"Il fatto avvenne nel 1954. Avevo 5 anni e vivevo a Napoli con la mia
famiglia. Ogni giorno andavo a giocare da un amichetto del mio stesso palazzo,
dal quale mi separavano solo due rampe di scale. Una sera, mentre ero da lui,
sentii mia madre che mi chiamava, avvertendomi che era ora di cena.
Fu
allora che, nel precipitarmi giù per le scale, inciampai nel primo gradino,
cadendo a capofitto col viso in avanti. Proprio mentre mi trovavo in posizione
quasi orizzontale, un secondo prima di sbattere con la faccia sui gradini,
sentii che una forza misteriosa e irresistibile mi teneva sollevato a
mezz'aria, facendomi planare dolcemente. Incredulo, mi accorsi letteralmente
di poter volare. Sempre restando sospeso, vidi passarmi sotto gli occhi la prima
rampa di scale, ma la cosa ancora più assurda è che ad un certo punto curvai,
sorvolando anche la seconda e, in un batter d'occhio, mi ritrovai in piedi di
fronte alla porta di casa mia, come se nulla fosse accaduto. Il tutto era durato
non più di 15 secondi. Avevo chiaramente sentito quella forza, come due mani
che mi tenevano per la vita. Pressappoco la stessa sensazione che si ha quando
qualcuno cerca di insegnarci a nuotare... Suonai il campanello e dissi
esultando: - Mamma, mamma, ho volato - Naturalmente non fui creduto, ma quel
fatto prodigioso rimarrà impresso nel mio cuore per tutta la vita".
Natuzza
Evolo è un'anziana donna che vive tuttora a Paravati, in Calabria. Anche lei,
dimostra poteri straordinari di guaritrice e, intervistata qualche anno fa
dalla televisione di Stato, raccontò fra l'altro di poter vedere gli angeli
custodi dei propri visitatori. Ecco un estratto dell'intervista:
Domanda:
"E' vero che può vedere l'angelo vicino alle persone?"
Risposta:
"Sì, sì, accanto alla persona. Non a tutte le persone, ma quasi a
tutte".
Domanda:
"Soltanto le persone vive hanno l'angelo?"
Risposta:
"Solo le persone vive, non le persone morte" (Natuzza vedrebbe
infatti anche i defunti).
Domanda:
"E l'angelo dove sta rispetto alla persona?"
Risposta:
"Alla destra. Ai sacerdoti invece sta a sinistra. Tante volte capita che
viene un sacerdote in borghese e io capisco e gli bacio la mano, vedendo
l'angelo alla sinistra".
SAN
FRANCESCO D'ASSISI (1182-1226)
La
devozione di San Francesco per gli Angeli è descritta da San Bonaventura in
questi termini: "Con inseparabile vincolo d'amore era unito agli Angeli,
a questi spiriti che ardono d'un fuoco meraviglioso e, con esso, penetrano
in Dio e infiammano le anime degli eletti. Per devozione verso di loro, a
cominciare dalla festa dell'Assunzione della Vergine Santissima, digiunava
per quaranta giorni, dedicandosi continuamente alla preghiera. Era
particolarmente devoto a San Michele Arcangelo".
SAN
TOMMASO D'AQUINO (1225-1274)
Durante
le sua vita ebbe numerose visioni e comunicazioni con gli Angeli, oltre a
dedicare loro particolare attenzione nella sua Summa teologica (S Th. 1, q.5064).
Ne parlò con così tanta acutezza e penetrazione e seppe esprimersi nella sua
opera in maniera così convincente e suggestiva, che già i suoi contemporanei
lo definirono "Doctor Angelicus", Dottore Angelico. Esseri di natura
puramente immateriale e spirituale, di numero incalcolabile, diversi per
saggezza e perfezione, suddivisi in gerarchie, gli Angeli, per lui, sono
esistiti da sempre; ma furono creati da Dio, prima del mondo materiale e
dell'uomo.
Ogni
uomo, sia esso cristiano o non cristiano, ha un Angelo Custode che non lo
abbandona mai, neppure se è un grandissimo peccatore. Gli Angeli Custodi non
impediscono che l'uomo faccia uso della sua libertà anche per compiere il male,
tuttavia operano su di lui illuminandolo e ispirandogli buoni sentimenti.
BEATA
ANGELA DA FOLIGNO (1248-1309)
Affermò
di essere stata inondata di gioia immensa alla vista degli Angeli: "Se non
l'avessi sentita, non avrei creduto che la vista degli Angeli fosse capace di
dare una tale gioia". Angela, sposa e madre, si era convertita nel 1285;
dopo una vita dissoluta, aveva iniziato un cammino mistico che l'aveva portata a
divenire perfetta sposa di Cristo che le era apparso più volte insieme agli
Angeli.
SANTA
FRANCESCA ROMANA (1384-1440)
La
Santa più conosciuta e amata dai romani. Bella e intelligente, avrebbe voluto
essere sposa di Cristo, ma per obbedire al padre acconsentì al matrimonio con
un patrizio romano e fu madre e sposa esemplare. Rimasta vedova si dedicò
completamente alla vocazione religiosa. È fondatrice delle Oblate di Maria.
Tutta la vita di questa Santa è accompagnata da figure angeliche, in
particolare sentiva e vedeva accanto a sé sempre un Angelo. Il primo intervento
dell'Angelo è del 1399 salvando Francesca e sua cognata che erano cadute nel
Tevere. L'Angelo si presentava come un bambino di 10 anni con i capelli lunghi,
gli occhi splendenti, vestito di una tunica bianca; fu soprattutto vicino a
Francesca nelle numerose e violente lotte che ella dovette sostenere con il
diavolo. Questo Angelo fanciullo rimase accanto alla Santa per 24 anni, poi fu
sostituito da un altro molto più risplendente del primo, di gerarchia
superiore, che restò con lei fino alla morte. Francesca fu amatissima dal
popolo di Roma per la straordinaria carità e le guarigioni che otteneva.
PADRE
PIO DA PIETRELCINA (1887-1968)
Devotissimo
all'Angelo. Nelle battaglie numerose e durissime che dovette sostenere con il
maligno, un personaggio luminoso, certo un Angelo, gli fu sempre vicino per
aiutarlo e dargli forza. "Che l'Angelo ti accompagni", diceva a chi
gli chiedeva la benedizione. Una volta disse: "Pare impossibile quanto
siano obbedienti gli Angeli! ".
TERESA
NEUMANN (1898-1962)
Nel
caso di un'altra grande mistica del nostro tempo, Teresa Neumann, contemporanea
di Padre Pio, troviamo un contatto quotidiano e sereno con gli Angeli. Essa
nacque nel paesino di Konnersreuch in Baviera nel 1898 e qui morì nel1962. Il
suo desiderio sarebbe stato quello di farsi suora missionaria, ma ne fu impedita
da una grave malattia, conseguenza di un incidente, che la rese cieca e
paralizzata. Per anni rimase a letto, sopportando serenamente la propria
infermità e fu poi improvvisamente guarita prima dalla cecità poi dalla
paralisi, per l'intervento di Santa Teresa di Lisieux di cui la Neumann era
devota. Ben presto incominciarono le visioni della passione di Cristo che
accompagnarono Teresa per tutta la vita ripetendosi ogni venerdì, in più,
gradualmente, si manifestarono le stigmate. In seguito Teresa avvertì sempre
meno il bisogno di nutrirsi, poi smise completamente di mangiare e di bere. Il
suo digiuno totale, controllato da apposite commissioni nominate dal Vescovo
di Ratisbona, durò ben 36 anni.
Riceveva
quotidianamente solo l'Eucaristia. Più di una volta le visioni di Teresa
ebbero come oggetto il mondo angelico.
Del
proprio Angelo Custode percepiva la presenza: lo vedeva alla propria destra e
vedeva anche l'Angelo dei suoi visitatori. Teresa riteneva che il suo Angelo la
proteggesse dal demonio, la sostituisse nei casi di bilocazione (ella fu vista
spesso contemporaneamente in due luoghi) e l'aiutasse nelle difficoltà.
La
cappuccina catalana Maria Angela Astorch (1592-1662) descrive così le
sensazioni che provò allorché vide per la prima volta il suo angelo custode.
"Non
appena percepii la sua presenza, avvenne un tale cambiamento nel mio spirito che
si può dire vivessi in me stessa e allo stesso tempo fuori dal mio corpo.
Infuse una grande nobiltà alle mie percezioni, il mio cuore si riempì di una
dolce sensazione di conforto e con una minuziosa operazione fortificò tutto
il mio spirito. Lasciò in me una tale impronta, una gratitudine così umile e
dolce che non conoscevo più la debolezza delle creature, poiché tutte le
passioni erano scomparse; provai una tale purezza di coscienza e una tale
mortificazione dei sensi, che non dovevo più combattere con essi grazie alla
potenza di quella misericordia".
Georgette
Faniel, nata in Canada nel 1915, stigmatizzata e mistica vivente, ha risposto
così a un'intervista sulle proprie visioni angeliche:
Domanda:
"Allora, come sono gli angeli?"
Risposta:
"Di uno splendore incredibile. Gli arcangeli sono quelli di loro che
portano messaggi al mondo, mentre gli altri, i custodi, sembrano fatti per
adorare e servire Dio, aiutando contemporaneamente noi esseri umani".
Domanda:
"Può descrivere il suo custode?"
Risposta:
"E' molto bello (ride ingenuamente) Indossa una tunica bianca. Ma la sua
bellezza non può essere paragonata a quella umana, va ben al di là nei tratti,
nel viso, in tutto. Non ho mai visto un uomo così bello sulla Terra. Durante l'Eucarestia
vedo anche altri angeli in adorazione. Non capisco proprio come facciano tante
persone, fra cui perfino dei sacerdoti, a non credere nella loro
esistenza!"
Domanda:
"Come si comunica con l'angelo?"
Risposta:
"Prima di tutto bisogna crederci. L'angelo non smette mai di aiutarci. Io
lo prego tutti i giorni, come prego quelli di tutti coloro che vivono nella
sofferenza fisica e spirituale. Ci sono così tante sofferenze che vanno
sprecate solo perché le persone non sanno che possono offrirle a Dio. Gli
angeli non possono decidere da soli, è il Padre che li comanda e spiega loro
quando si devono superare certe prove..."
Domanda:
"E' vero che parla spesso dell'arcangelo Michele?" Risposta: "Sì,
è quello che preferisco, senza togliere nulla agli altri, s'intende!"
Parlando
con Maria Giulia Jahenny, stigmatizzata francese, nata a Fraudais nel 1850, lo
stesso arcangelo Michele, principe di tutti gli angeli, si esprimerà in
dialetto patois, unico idioma in cui lei possa comprenderlo. Ecco un dialogo fra
i due, annotato da alcuni conoscenti della piccola contadina:
Dice
l'angelo: "Ecco che si avvicina il tempo in cui le vittime abbasseranno
le proprie palpebre mortali per andare a troneggiare con il Signore nella gloria
dei cieli".
Risponde
Maria Giulia: "Oh San Michele, cosa abbiamo noi da offrire per raggiungere
un così alto luogo?"
Arcangelo:
"Tutto il merito delle prove, le virtù guadagnate nelle sofferenze e
nell'abbandono".
Maria
Giulia: "Non è molto, Santo Arcangelo..."
Arcangelo:
"Sono io ad avere la bilancia"
Maria
Giulia: "Quand'è che pesate le anime?"
Arcangelo:
"Tutti i giorni, non esiste la notte".
Maria
Giulia: "Chi lo sta facendo ora che siete qui con me?"
Arcangelo:
"Io sono anche là".
Maria
Giulia: "Ma San Michele, non potete dividervi in due?!"
Arcangelo:
"I poteri eterni sono infiniti".
Maria
Giulia: "Quante anime pesate ogni giorno?"
Arcangelo:
"A volte diecimila, a volte meno..."
Elena
Kowalska, divenuta Suor Faustina (Polonia 1905-1938) descrive l'angelo custode
come "una figura chiara e raggiante". In altre visioni dice di vedere
gli angeli intenti a raccogliere i sacrifici dei viventi e deporli su una
bilancia d'oro che, sprigionando un lampo, sale poi fino al cielo. Ancora più
interessante la sua descrizione di un cherubino, angelo di elevata gerarchia:
"Un giorno, mentre ero in adorazione, non riuscii a trattenere le lacrime;
allora vidi uno spirito di incredibile bellezza che mi disse: - Il Signore ti
ordina di non piangere -. Domandai chi fosse e lui rispose - Sono uno dei sette
spiriti che stanno notte e giorno davanti al trono di Dio e lo lodano
costantemente -.
L'
indomani, durante la messa, cominciò a cantare - Kadoosh, Kadoosh, Kadoosh
(Santo, Santo, Santo) - e il suo inno, impossibile descriverlo risuonava come
le voci di migliaia di persone. Una leggera nuvola bianca lo avvolgeva; il
cherubino aveva le mani giunte e il suo sguardo era simile a un lampo".
Ecco
infine come suor Faustina descrive un altro angelo, appartenente stavolta alla
gerarchia dei serafini: "Una grande luce lo circondava: l'amore divino si
rifletteva in lui. Portava un abito dorato, ricoperto di una cotta e di una
stola trasparente. Il calice era di cristallo coperto da un velo, anch'esso
trasparente. Non appena mi donò il Signore, si dileguò ... Una volta gli
domandai di confessarmi e lui rispose: - Nessuno spirito del cielo ha tale
potere".
Gemma
Galgani (Italia 1878-1903), bellissima vergine morta a soli 25 anni, sposa
mistica di Cristo, ebbe per tutta la vita un rapporto strettissimo e reale con
il proprio angelo, rapporto che per lei era una cosa più che naturale. L'angelo
la sorvegliava, le spiegava i misteri, la baciava, l'aiutava nelle sofferenze.
Alcuni la vedevano camminare per strada immersa in una fitta conversazione con
quell'interlocutore invisibile, domandandosi se non fosse matta. Le sue parole
però non lasciavano dubbi circa la soavità di ciò che viveva: "Lo
sguardo dell'angelo era così affettuoso che quando fu sul punto di andarsene e
si avvicinò per baciarmi in fronte, lo pregai di non lasciarmi ancora. Ma lui
mi disse che doveva andare. Il giorno dopo, alla stessa ora, eccolo di nuovo. Mi
si avvicinò, mi accarezzò e, in uno slancio di affetto, non potei fare a meno
di dirgli: - Angelo mio, come ti amo! -Ascoltando simili racconti, Padre Germain,
guida spirituale di Gemma, ebbe timore che il demonio potesse approfittare
dell'ingenuità della ragazza e la convinse, rivedendo l'angelo, di provare,
come esorcismo, a sputargli addosso. La giovane lo fece e secondo le cronache
pervenuteci, là dove cadde la sua saliva, spuntò una bellissima rosa bianca.
Margherita
Maria Alacoque (Francia 1647 - 1690) fu addirittura invitata da un coro di
serafini a prendere parte al loro canto di lode: "Quando gli spiriti beati
mi invitarono a unirmi a loro nelle lodi non osai farlo; ma essi mi ripresero. E
dopo due otre ore di canti sentii nel profondo di me stessa il loro effetto
benefico, sia per l'aiuto ricevuto, sia per la soavità che ciò aveva procurato
e procurava.
Ne
restai tanto colpita che da quel momento, pregandoli, li chiamai sempre i miei
divini amici".
E'
un sorridente arcangelo Raffaele a fare alla mistica tedesca Techtilde Thaller
la seguente dichiarazione: "Quello che Dio ti ha raccomandato e che tu mi
preghi di realizzare, gli peserà un po' meno. Ma non di meno rimarrà per Lui
una continua preoccupazione. Infatti ciò è proprio dei bisogni da cui Egli
non si libera mai, giacché desidera che lo si preghi sempre. Ed essendo buono e
misericordioso nei confronti degli uomini, non lascia niente senza ricompensa.
Anche se nulla o poco sembra esaudito, Egli dona a chi lo prega tali grazie che
mai l'essere umano potrà farsene un'idea. Conoscere le premure continue del suo
cuore è una delle più grandi gioie che Dio ci riserba nella beata eternità".
Jacinta e Francesco Marto, nonché la cuginetta Lucia dos Santos, i tre bambini che videro la Vergine a Fatima nel 1917, assistettero anche a tre straordinarie apparizioni di un angelo che li istruì e li preparò al grande evento. Ecco alcune descrizioni delle tre apparizioni angeliche verificatesi fra il 1915 e il 1916:
1a
apparizione: "Vedemmo
fra gli ulivi la figura che si dirigeva verso di noi. Sembrava un ragazzo di 14
o 15 anni, più bianco della neve, che il sole rendeva trasparente come fosse di
cristallo. Era bellissimo. Arrivando vicino a noi disse: - Non abbiate paura,
sono l'angelo della pace. Pregate con me -. E, inginocchiandosi, abbassò la
testa fino a toccare terra e ci fece ripetere tre volte: - Mio Dio, credo, adoro
spero e vi amo! Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non
sperano e non vi amano - . Poi si alzò e disse: - Pregate così. I cuori di Gesù
e di Maria ascolteranno le vostre suppliche -. Quelle parole si incisero così
profondamente nel nostro spirito che non le dimenticammo mai più".
2a
apparizione: "Stavamo
giocando, quando scorgemmo la stessa figura dell'angelo. Parve dire: - Cosa
fate? Pregate, pregate molto! Offrite a Dio tutto quello che potete, un
sacrificio, un atto di riparazione per i peccati con cui viene offeso e delle
suppliche per la conversione dei peccatori. In questo modo attirerete la pace
sulla vostra patria. Io sono il suo angelo custode, l'angelo del
Portogallo..."
3a
apparizione: "Andammo a
far pascolare le greggi sulla collina. Dopo mangiato decidemmo di pregare in
ginocchio, con il viso a terra ripetendo la preghiera dell'angelo. A un tratto
scorgemmo una luce che brillava sopra di noi. Ci alzammo e rivedemmo l'angelo
con in mano un calice sul quale era sospesa un'ostia... L'angelo lasciò il
calice sospeso nell'aria e si inginocchiò vicino a noi a pregare. Poi si alzò
prese il calice e l'ostia, ci diede la comunione e svanì".
Mentre
dormiva nella sua cella Suor Caterina Labouré (Francia 1806-1876) venne
svegliata da un angioletto, il quale comunicava con lei in forma telepatica. Pur
essendo apparso in tale forma per non spaventarla, fu la voce da adulto a
tradirne la provenienza divina, come spiegherà in seguito la religiosa:
"Parlò, ma non più come un bambino bensì come un uomo, con parole
forti".
Maria
D'Agreda, nata Colonel (Spagna 1602-1665) ci ha lasciato un'opera colossale
dal titolo La Ciudad de Dios: 300 pagine di dottrina, scritte nell'arco di 10
anni sotto l'ispirazione divina, dove gli angeli sono di casa. Eccone un passo
particolarmente significativo: "I santi angeli, destinati a guidarmi in
queste opere, mi tennero molti discorsi. Il principe San Michele dichiarò che
la mia missione rappresentava la volontà e il comandamento dell'Altissimo. E
ho scoperto, grazie alle spiegazioni, ai favori e alle istruzioni continue di
quel grande principe, i misteri magnifici del Signore e della Regina del
cielo". Pare che ben sei angeli l'assistessero e la seguissero,
costantemente in questo suo lavoro, cui se ne aggiunsero poi altri due di una
gerarchia superiore incaricati di rivelarle i segreti più profondi". Ti si
chiederebbe cosa molto ingrata se dovessi eseguire l'opera con le tue sole
forze" le fu rivelato "Ma l'Altissimo è potente e non ti rifiuterà
tale soccorso se lo invochi con ardore e ti disponi a riceverlo. Se Gli
obbedisci, ti verrà rivelato quello che è celato".
Katsuko
Sasagawa (Giappone 1931) si chiama oggi suor Agnese e vive uno stretto rapporto
con la dimensione angelica fin da quando si salvò da un coma profondo nel corso
del quale ebbe visioni magnifiche, che continuarono in seguito anche in stato
di coscienza. Eccone una: "Nel corso di un'adorazione al Santo Sacramento,
una luce abbagliante apparve improvvisamente e una strana foschia l'avvolse.
Nello stesso istante vidi tutt'intorno un'enorme moltitudine di esseri
spirituali. Erano moltissimi, in uno spazio che sembrava aprirsi
all'infinito..."
In
un'altra visione del luglio 1973, la religiosa vide una figura che pregava al
suo fianco: "E' la stessa che avevo visto al lato del letto in ospedale,
una donna fatta di luce, dalla voce magnifica, pura, che risuonava nella mia
testa. Fissandola mi accorsi che somigliava vagamente a mia sorella morta.
Appena l'idea mi sfiorò, la creatura mi rispose sorridendo gentilmente e
facendo cenno di no con la testa. Poi disse: - Sono colei che resta sempre al
tuo fianco e ti protegge -. L' angelo brillava, non lo si può descrivere a
parole, emanava una sensazione di dolcezza. Il suo abito era di luce".
Segue
una nuova visione del 2 ottobre successivo, festa degli angeli custodi:
"Una luce brillante mi abbagliò" racconta suor Agnese "Nello
stesso istante apparvero le figure degli angeli che pregavano davanti all'ostia
luminosa. Erano in otto, inginocchiati intorno all'altare e formavano un semicerchio.
Quando dico che erano inginocchiati, non intendo che vedevo le loro gambe, o
distinguevo i loro tratti. E' difficile perfino descriverne gli abiti.
Sicuramente non assomigliavano a degli esseri umani, non avevano l'aspetto di
bambini, né di adulti, erano senza età ed erano proprio lì. Non avevano ali,
ma i loro corpi erano avvolti da una specie di luminescenza misteriosa. Non
credevo ai miei stessi occhi. Tutti adoravano il Santo Sacramento con grande
devozione. Al momento della comunione uno di essi mi invitò ad avanzare verso
l'altare, da dove potei distinguere chiaramente gli angeli custodi di ogni
membro della comunità. Davano veramente l'impressione di guidarli e
proteggerli con gentilezza e affetto. Niente come quella scena riuscì ad
aprirmi gli occhi sul profondo significato dell'angelo custode: fu molto
meglio di qualsiasi spiegazione teologica..."
Le
due dichiarazioni che seguono si devono alla beata Angela da Foligno
(1248-1309): "Provavo una tale gioia per la presenza degli angeli e i loro
discorsi mi riempivano di così tanta felicità che non avrei mai creduto che i
santissimi angeli fossero così gentili e capaci di donare alle anime tali
delizie. Avevo pregato gli angeli, in modo particolare i serafini, e i
santissimi custodi mi dissero: Ora ricevi quello che i serafini possiedono e
potrai così partecipare alla loro gioia.
E
ancora: "Scorsi nella mia anima due gioie perfettamente distinte: una
proveniva da Dio, l'altra dagli angeli e non si assomigliavano. Ammiravo la magnificenza
di cui il Signore era circondato. Chiesi come si chiamava ciò che stavo
osservando. - Sono i Troni - disse la voce. La moltitudine era abbagliante e
infinita tanto che, se il numero e la misura non fossero leggi della creazione,
avrei creduto che la folla sublime davanti ai miei occhi fosse innumerevole e
smisurata. Non scorgevo né l'inizio né la fine di quella folla il cui numero
trascende le nostre cifre".
SOLLEVATO
DI PESO
San
Filippo Neri fu letteralmente sollevato dal suo angelo custode che gli evitò in
tal modo di essere travolto da una carrozza trainata da quattro cavalli,
imbizzarriti.
Anna
Caterina Emmerich (Germania 1774-1824) è la stigmatizzata alle cui visioni il
poeta Paul Claudel dovette la sua conversione al cattolicesimo. La santa veniva
trasportata dal suo angelo custode a migliaia di chilometri dal suo villaggio
natale (Dulmen, in Vestfalia) il che le permetteva di portare in anteprima
notizie provenienti da molto lontano.
A
proposito del suo angelo diceva: "Lo splendore emanante da lui è pari solo
al suo sguardo: un raggio di luce. A volte passavo intere giornate con lui. Mi
mostrava delle persone che conoscevo e altre che non avevo mai visto. Con lui
attraversavo i mari alla velocità del pensiero. Potevo vedere molto lontano. Mi
condusse dalla regina di Francia (Maria Antonietta) mentre era in prigione.
Quando arriva per portarmi con sé solitamente vedo un debole chiarore e poi
improvvisamente mi appare dinnanzi come la luce di una lanterna che illumina
le tenebre...
La
mia guida è sempre davanti a me, a volte al mio fianco e non ho mai visto i
suoi piedi muoversi. E' silenzioso, fa pochi movimenti ma talvolta accompagna le
sue brevi risposte con un cenno della mano, o inclinando il capo. Oh, com'è
brillante e trasparente! E' serio e gentile e ha capelli setosi, fluttuanti e
brillanti. Il suo capo non è coperto e l'abito che indossa è lungo e di un
candore abbagliante come quello di un prete.
Gli
parlo liberamente e tuttavia non ho mai potuto guardarlo in viso. Mi inchino
dinnanzi a lui ed egli mi guida con diversi cenni. Non gli faccio mai troppe
domande perché la soddisfazione che provo solo sapendolo al mio fianco, mi
trattiene. E' sempre molto breve nelle sue risposte...
Una
volta mi persi nei campi di Flamske, ero terrorizzata, cominciai a piangere e
pregare Dio. Improvvisamente vidi davanti a me una luce, simile a una fiamma,
che si trasformò nella mia guida. La terra sotto i miei piedi diventò secca e
né pioggia né neve cadevano più su di me. Ritornai a casa senza nemmeno
bagnarmi".
Maria
Maddalena De' Pazzi (Italia 1566-1607) ci ha lasciato questa descrizione a
proposito della natura dell'amore fra angeli e esseri umani: "II loro amore
è lontano dall'eguagliare quello di Dio. Gli angeli amano le creature di un
amore immenso, fatto di verità e rigenerazione. E' un amore intenso che sorge
dal cuore del Verbo, perché vedono in esso la dignità delle creature e l'amore
che Egli prova per loro. Questo amore rappresenta, per così dire, la
sovrabbondanza dell'amore del Verbo, che gli angeli raccolgono in sé e
trasmettono poi alla creatura nella parte più nobile del suo essere, cioè il
cuore. Oh! Se la creatura conoscesse l'immenso amore degli angeli... Rende
l'anima saggia e prudente: saggia nelle sue opere, che compie con retta
intenzione per la più grande gloria di Dio; prudente nel mantenere le virtù
che danno vita a tutti gli amori..."
Teresa
d'Avila (Spagna 1515-1592), riformatrice dell'ordine delle carmelitane, prima
donna nominata Dottore della Chiesa, narrò così la sua estasi: "Vedevo
vicino a me, sul lato sinistro, un angelo con sembianze corporee. Era piccolo e
molto bello. Con il suo viso appassionato pareva essere tra i più elevati tra
coloro che sembravano incendiati d'amore, che io chiamo cherubini poiché non mi
hanno mai rivelato il loro nome Ma vedo chiaramente nel cielo una così grande
differenza tra certi angeli e altri, che non saprei nemmeno spiegarla. Vedevo
dunque l'angelo che teneva in mano un lungo dardo in oro, la cui estremità di
ferro pareva infuocata. Mi sembrava che lo conficcasse dritto nel mio cuore,
fino a giurigere alle viscere. Quando lo estrasse, si sarebbe detto che il
ferro le avesse portate via con sé e mi lasciò tutta immersa in un infinito
amore per Dio..."
Anche
il popolare Padre Pio da Pietralcina (nome di battesimo Francesco Forgione,
1887-1968), in fase di canonizzazione mentre compiliamo questo lavoro, poté
contare sulla presenza costante, al suo fianco di un uomo maestoso, di rara
bellezza, splendente come il sole, il quale, prendendolo per mano lo
incoraggiava: "Vieni con me perché ti conviene combattere da valoroso
guerriero".
Diverso
invece l'angelo che inflisse al sacerdote le stigmate, una sera d'agosto del
1918. Ecco come le cronache dell'epoca riportarono l'evento: "Gli apparve
un personaggio celeste, con in mano una specie di arnese simile a una
lunghissima lamina di ferro con una punta ben affilata e che sembrava che da
essa uscisse fuoco, con la quale colpi Padre Pio nell'anima, facendolo gemere di
dolore. Si aprì così la sua prima stigmata al costato, cui dopo la messa
seguirono le altre due alle mani". Lo stesso Padre Pio riferirà in
proposito: "Ciò che sentivo in quell'istante in me non saprei dirvelo. Mi
sentivo morire... e m'avvidi che mani, piedi e costato erano traforati..."
Ma
sulla vita di Padre Pio e sui suoi rapporti con gli esseri di luce, esiste una
vasta letteratura e un'aneddotica ricchissima. Ne riportiamo di seguito solo
alcuni brani.
Racconta
uno dei biografi: "Ero un giovane seminarista quando Padre Pio mi confessò,
mi diede l'assoluzione e poi mi chiese se credevo al mio angelo custode. Risposi
esitante che, per la verità, non l'avevo mai visto e lui, fissandomi con
sguardo penetrante, mi tirò un paio di ceffoni e aggiunse: - Guarda bene, è
là ed è molto bello! - Mi girai e non vidi niente, ma il padre aveva negli
occhi l'espressione di qualcuno che davvero guarda qualcosa. Non stava
fissando il vuoto. I suoi occhi brillavano: riflettevano la luce stessa del mio
angelo".
Padre
Pio soleva chiacchierare abitualmente col proprio angelo. Curioso questo
monologo (che per lui era però un vero e proprio dialogo) casualmente
estortogli da un frate cappuccino: "Angelo di Dio, angelo mio, non sei il
mio custode? Mi sei stato donato da Dio (...) Sei una creatura o un creatore?
(...) Sei una creatura, c'è una legge e tu devi obbedirle. Devi restare al mio
fianco, che tu lo voglia o no (...) Ma tu stai ridendo! (...) E cosa c'è di
strano? (...) Dimmi una cosa (...) Devi dirmela. Chi era? Chi c'era là ieri
mattina? (riferito a qualcuno che aveva assistito di nascosto a una delle sue
estasi) (...) Tu ridi (...) Devi dirmelo (...) Era il professore? Il guardiano?
Insomma, dimmelo! (:..) Stai ridendo. Un angelo che ride! (...) Non ti lascerò
andare finché non me lo dirai (...)"
Il
rapporto di Padre Pio con gli esseri di luce era talmente abituale che molti dei
suoi figli spirituali raccontano di come usasse raccomandarsi con loro affinché,
in caso di bisogno, gli inviassero il loro angelo custode. Esiste inoltre una
numerosa corrispondenza in cui il sacerdote si esprime in tal senso. Un esempio
classico è questa lettera del 1915 indirizzata a Raffaellina Cerase: "Al
nostro fianco" scrive Padre Pio "c'è uno spirito celeste che, dalla
culla alla tomba, non ci abbandona nemmeno per un istante, che ci guida, ci
protegge come un amico, come un fratello e che ci consola sempre, specialmente
nelle ore che sono per noi le più tristi. Sappiate che questo buon angelo prega
per voi: offre a Dio tutte le buone opere che fate, i vostri desideri più santi
e puri. Nelle ore in cui vi sembra di essere sola e abbandonata, non dimenticate
questo compagno invisibile sempre presente per ascoltarvi, sempre pronto a consolarvi.
O deliziosa intimità! O felice compagnia..."
Che
dire poi di episodi che hanno contribuito ad alimentare la leggenda del
sant'uomo di Pietralcina: telegrammi la cui risposta arrivava dopo pochi
minuti. Repliche ironiche come "Credi forse che sia sordo?" date ad
amici come Franco Rissone i quali domandavano se veramente sentisse la voce
dell'angelo. Perfino piccole liti, come quella che lo indusse a tenere il
broncio al proprio custode il quale se n'era stato via troppo a lungo
lasciandolo in balìa delle tentazioni, come testimonia la seguente lettera del
1912: "Lo rimproverai severamente per essersi fatto attendere così a
lungo, sebbene non avessi mai smesso di chiamarlo in mio soccorso. Per
punirlo, decisi di non guardarlo in faccia: volevo andarmene, sfuggirgli. Ma
lui, poverino, mi raggiunse quasi in lacrime. Mi afferrò e mi fissò, finché
non alzai gli occhi, lo guardai in faccia e vidi che era molto dispiaciuto.
Disse: - Ti sono sempre vicino, mio caro protetto, ti circondo sempre con
l'affetto che ha fatto nascere la riconoscenza verso il beneamato del tuo cuore.
L'affetto che provo per te non si spegnerà nemmeno con la fine della tua
vita.
Gertrude
di Helfta (Germania 1256-1302) detta La Grande, a 25 anni, in seguito a una
crisi depressiva, vide la sua vita cambiare. Non ne sarebbe mai uscita se un
angelo dai tratti di un giovane bellissimo non le fosse apparso dicendole di non
consumarsi nel dolore, poiché la sua salvezza era prossima. Piena di
gratitudine, la santa offrì se stessa al Signore il giorno degli arcangeli,
dicendo di farlo "in onore di questi grandi prìncipi (gli angeli), per
accrescere la loro gioia, la loro gloria e la loro beatitudine". Si narra
che tutti gli angeli, dopo quel solenne gesto, vennero, secondo la propria
gerarchia, a inginocchiarsi davanti a lei con grande rispetto, promettendole
di vegliarla da quel momento con affetto speciale.
Lo
scritto seguente, riguardante le diverse gerarchie degli angeli, si deve a Santa
Ildegarda Di Bingen (Germania 1098-1179).
"Dio onnipotente costituì diversi ordini della sua milizia celeste, così che ciascun ordine assolvesse la propria funzione e fosse lo specchio e il sigillo del vicino. Ciascuno di questi specchi protegge così i misteri divini, che gli stessi ordini non possono assolutamente vedere, conoscere, gustare e definire. Inoltre, la loro ammirazione, si eleva di lode in lode, di gloria in gloria e il loro movimento è eterno, perché l'opera che devono svolgere non può mai terminare. Questi angeli sono spirito e vita di Dio, non rinunciano mai alle lodi divine, non cessano mai di contemplare la luce ignea di Dio e la luce della divinità dona loro lo splendore della fiamma...."