La
Sublimità
della Santa Messa
meditando gli scritti della Beata Maria di Gesù Deluil-Martiny
Fondatrice
delle Figlie del Cuore di Gesù
MARIA
DELUIL-MARTINY, fondatrice della Congregazione delle Figlie del Cuore di Gesù,
è nata a Marsiglia il 28 maggio 1841 dall'avvocato Paolo e da Anais de
Sollier, sposi di profondo spirito cristiano.
In
casa la devozione al Sacro Cuore di Gesù era come un patrimonio di famiglia.
Basti
ricordare che, nel 1720, una prozia visitandina, Anna Maddalena Remuzat, durante
una pestilenza, aveva suggerito al vescovo Mons. Belzunce di consacrare al
Sacro Cuore la città di Marsiglia.
I
primi rapporti di Maria con la società dimostrarono il suo carattere
particolarmente vivace presso le visitandine di Marsiglia, che fecero presente
questo aspetto all'Arcivescovo di Marsiglia Eugenio da Mazenod, ora Santo.
II
Vescovo, che conosceva bene la famiglia Martiny, commentò con lungimiranza.
"Non
ve ne preoccupate ... vedrete che sarà un giorno la Santa Maria di
Marsiglia".
A
17 anni, sentendo l'attrazione per la vita religiosa, Maria andò ad Ars a
chiedere consiglio al Santo Curato.
Prima
che si allontanasse dalla chiesa, dopo la confessione, il Santo Curato venne
ad inginocchiarsi non lontano da lei. Maria gli rivolse la domanda: "Padre,
avrei tanto desiderio di consultarla a riguardo della mia vocazione."
Il
Santo, fissando su di lei quello sguardo profondo, che aveva penetrato l'intimo
segreto di tante anime, rispose: "LA SUA VOCAZIONE, figliola mia? AH!
QUANTI "VENI SANCTE" DEVE ANCORA RECITARE PRIMA DI CONOSCERLA!"
Divenuta
"prima zelatrice" della Guardia d'onore del S. Cuore, propagò
assiduamente tale opera di riparazione con spirito contemplativo. Entrò in
contatto utile con il Beato Vescovo Daniele Comboni, apostolo dell'Africa nera;
egli le portò la benedizione di Papa Pio IX° e le predisse: "Lei deve
propagare la devozione del Sacro Cuore. Sento nell'anima qualcosa a questo
riguardo. Lei ha una missione di cui deve considerarsi indegna e ha già
cominciato a compierla, diffondendo la guardia d'onore del S. Cuore."
Comboni era devoto del Sacro Cuore. Questo annunzio impressionò vivamente Maria:
era l'eco di quanto sentiva nel suo intimo.
Chi
la orienterà definitivamente verso la sua vocazione fu il suo Padre Spirituale,
P. Jean Calage, gesuita: con lui capirà il disegno di Dio su se stessa e
finalmente il 20 giugno 1873, a Berchem, vicino ad Anversa (Belgio) viene
fondata la nuova Famiglia religiosa delle Figlie del Cuore di Gesù. Qualche
anno dopo sarà costruita la Basilica Santuario del Belgio in onore del Sacro
Cuore: le sue suore saranno le assidue adoratrici del SS. Sacramento.
Nel
1876 Madre Maria perdette il padre e la madre a breve distanza.
Aderendo
al desiderio dei genitori fondò la terza casa nell'antica proprietà di
famiglia alla Servianne, nelle vicinanze di Marsiglia, ove ebbe sede il
noviziato. Per la sua opera, perché si diffondesse la devozione al Sacro Cuore
ed infine anche secondo le intenzioni del Santo Padre, offrì la sua vita,
come prova suprema di amore.
II
Signore mostrò di gradire questa generosa offerta.
II
27 febbraio 1884, il mercoledì delle ceneri, nella cara residenza della
Servianne, mentre era in conversazione spirituale con le sue suore nella
pineta adiacente al Monastero, Madre Maria Deluil-Martiny venne assassinata da
un certo Luigi Chave, giardiniere, in odio alla religione alimentato dal
pensiero anarchico.
Morì
mormorando le parole: " Gli perdono!... per l'opera!.. per l'opera!.."
Le
sue spoglie furono deposte prima nella tomba di famiglia al cimitero di San
Pietro; poi furono trasferite I'11 novembre 1896 in quello delle Figlie del
Cuore di Gesù, e, più tardi, il 21 ottobre 1906, furono trasportate in Belgio.
Ora
(incorrotte) riposano in una urna-altare nella navata del Sacro Cuore, della
Basilica di Berchem (Anversa). L'Istituto da Lei fondato ebbe l'approvazione
definitiva nel 1896.
La
causa di beatificazione, introdotta il 25 maggio 1921, si è conclusa con la
dichiarazione dell'eroicità delle virtù il 23 ottobre 1987.
II
giorno 6 giugno 1989 fu approvato il miracolo operato da Madre Maria dopo la sua
morte.
Papa
Giovanni Paolo II, il 22 ottobre 1989, la beatificò nella Basilica di San
Pietro a Roma.
Tra
le verità dette su questo argomento da molte competenti persone vedo doveroso
riportare alcuni cenni per meglio comprendere i suoi profondi pensieri sulla
Santa Messa.
Chi
desiderasse conoscere meglio la Beata, può rivolgersi ai suoi Monasteri di Lido
e di Roma.
Riporto
da un articolo assai convincente di S.E. Robert Coffy, arcivescovo di Marsiglia.
È
datato il 5 maggio 1990.
"II
lettore moderno viene effettivamente colpito dalla insistenza con la quale la
Beata Madre Maria di Gesù ricorda il venerdì santo, fino a sembrare di
dimenticarsi della Pasqua. Forse il lettore è sconcertato da un vocabolario al
quale non è più abituato.
Le
parole sacrificio, immolazione, vittima, riparazione, sofferenza, ritornano
come motivo dominante.
È
certo che Madre Maria, che ha lungamente contemplato la Croce, ha voluto unirsi
a Gesù Cristo che si offre al Padre sulla Croce, e la dominante della sua
spiritualità è la croce come espressione del dono del Signore e come un invito
a donarsi sul suo esempio.
Si
nota un ardente desiderio di rispondere all'amore del Padre - "che ha tanto
amato il mondo fino a non risparmiare suo Figlio."
Si
scorge un ardente desiderio di seguire il Signore fino al Calvario.
All'insistenza
di Madre Maria di Gesù sulla sofferenza come espressione di amore si può
trovare una ragione storica. Maria Deluil-Martiny fece esperienza di molte prove
dolorose personali.
Inoltre
è vissuta in un tempo di lotte religiose, che ha segnato profondamente la sua
infanzia. Ha provato le sofferenze della Chiesa del suo tempo.
Ha
voluto vivere nella preghiera ciò che i cristiani vivevano giorno dopo giorno
in una situazione vicina alla persecuzione.
Non
si può dimenticare che è morta, colpita da un anarchico, nonostante lo
avesse aiutato.
Ma
questa spiritualità dominata dalla Croce ha una motivazione più
fondamentale.
La
sofferenza di Cristo, il suo processo, la sua ascesa al Calvario, la sua
crocifissione fanno parte del mistero redentivo.
Certamente
la morte conduce alla risurrezione e la croce ci svela il senso della sofferenza
e della morte.
Ma
la Pasqua non sopprime il Venerdì Santo che rimane con tutta la sua sofferenza.
La
spiritualità contemporanea tende talvolta a mettere in secondo piano tutto
questo aspetto del mistero di Cristo, che è anche il nostro mistero.
Perciò,
dobbiamo rileggere con interesse i messaggi di Madre Maria di Gesù.
L'itinerario
spirituale di questa donna non è senza insegnamenti per noi cattolici di
questo secolo ventesimo che sta finendo."
Fin
qui, mons. Coffy, arcivescovo di
Marsiglia.
Mi
permetto di aggiungere una considerazione suggerita dall'unione affettuosa che
per molti anni mi ha legato al Monastero della Servianne, ove ho potuto avere
notizie su Madre Maria e la sua famiglia.
Mi
sono reso conto che in casa Deluil-Martiny c'era un clima spirituale di vita che
non può non avere influito sull'infanzia e sulla giovinezza di Maria,
sviluppando le sue doti naturali non comuni e preparandola ad accogliere quei
doni che il Sacro Cuore le ha elargito nella sua vita matura. II Sacro Cuore di
Gesù e l'Eucaristia in casa Deluil Martiny erano molto amati da tutti e si
viveva questo amore con naturalezza e coerenza.
Nella
convinzione che Gesù ha dato la sua vita per gli amici volontariamente come
prova più grande di amore, si sentiva che a questo amore è doveroso
ricambiare, partecipando volutamente e generosamente ai sentimenti dei
Redentore.
Altrimenti,
che amici si è?
Era
convinzione che suscita gioiosa fede sapere che l'amore di Gesù compie il suo
dono in ogni santa Messa. Pertanto è doveroso offrirsi con amore ed unirsi a
Lui per glorificare la Trinità e per essere veri amici.
A
me sembra che in questo clima spirituale abbia potuto nascere la vocazione per
accogliere e sviluppare con intelligenza piena di amore le divine proposte,
per donarsi, per immolarsi, per essere vittima gioiosa, proprio in risposta
all'Amico divino, il quale continua ad attirare con la sua croce redentrice.
Non
si può godere nel soffrire se non si ama. E quando si ama tanto non si può
lasciare solo l'Amico. In questa vicinanza si gioisce anche soffrendo ed
immolandosi.
Siamo
nella contemplazione pura e piena di carità.
Ancora
più ammirabile e pieno di umiltà è quanto Gesù le ispirò, e cioè,
esercitando il sacerdozio laicale, di cui parla S. Pietro, offrendo alla Trinità
una lode infinita ed uguale alla stessa Trinità, offrendo Gesù immolato
sull'altare.
"Tu,
o Padre me l'hai dato per arricchirmi, io te lo offro (questo Gesù) per
lodarti!"
Le
espressioni di Madre Maria a questo riguardo sono piene di umiltà e
riconoscenza; mai - è ovvio - un accenno al desiderio di essere insignita
dell'ordine sacro; bensì dare la massima valorizzazione alla dignità del
"sacerdozio laicale" che viene dal battesimo.
Quanto
vive Madre Maria e quanto suggerisce ad ogni anima, rivela un modo nuovo di
partecipare alla Messa.
È
da augurarsi che tante persone e soprattutto tante famiglie e comunità
cristiane sappiano gustare questi suggerimenti preziosi e viverli.
Ciò
che dà un tono convincente e commovente alla spiritualità di Madre Maria è
quanto è scritto in questo capoverso dai suoi biografi: è indicata la fonte
soprannaturale della sua ricchezza spirituale: i suggerimenti del Cuore di Gesù,
accolti e scritti con amore dalla Beata.
"La
Madre Maria di Gesù fu vista allora trascorrere lunghe ore ai piedi del
Tabernacolo, in ginocchio, in un raccoglimento impressionante; talvolta si
metteva in un angolo della cappella e scriveva come sotto dettatura del divino
Maestro; oppure, terminata la Santa Messa, la si vedeva salire lentamente, col
viso trasfigurato, nella sua cella e ivi trasfondere sulla carta i sentimenti di
un'anima infiammata del fuoco divino". (Vita, pag. 95)
Per
concludere mi sembra opportuno riportare una frase della beata Madre Maria: è
una pagina autobiografica che dà una immagine limpidissima della sua anima e
stimola la nostra voglia di invocarla e ... perché no?.. anche di imitarla!
“La
mia unica attrattiva è Gesù vittima: così lo cerco, così lo amo e lo adoro;
così mi unisco a Lui ed Egli si unisce a me. Nelle mie preghiere ho
un'occupazione sola: offrire Gesù con tutto il suo sangue, offrirlo
incessantemente per le anime sacerdotali e consacrate a Dio ed offrirmi con
Lui”:
Si
realizzerebbe così il motto di Madre Maria per la sua Opera: "Oportet
Illum regnare" (1 Cor 15,25).
La
edizione del P. Vandeur ha preso come base da commentare l'unico testo che
serviva per l'ordinario della Messa.
Per
le parti variabili sono stati scelti dei Testi Sacri (letture e vangeli) scelti
allo scopo di una più completa esposizione del pensiero della Beata sulla S.
Messa come fonte di vita spirituale.
Ora
non è possibile seguire questo ordine di lavoro per ovvie ragioni. Quindi
seguirò un criterio più vario e un po' diverso; proprio perché dal Concilio
Vaticano II sono state emanate formule ed espressioni piene di ricchezza spirituale.
E
per alcune di queste novità si potrà scoprire che la Beata Madre Maria ebbe,
per ispirazione del S. Cuore (così lei si esprime), delle anticipazioni e
applicazioni che preludono il modo di vivere intensamente nella Messa il
sacerdozio dei laici con meravigliose indicazioni apostoliche, ben lontane da
certe aspirazioni di alcune anime un po' lontane da quanto ha operato Gesù
Salvatore.
I
testi saranno presi con serietà, sia come preghiere liturgiche, prefazi e
riti vari, e sia come letture bibliche.
Si
darà più importanza ai momenti e agli atti più essenziali e ricchi di
richiami ascetici ed apostolici che la Messa offre per credere, per amare e per
vivere il più grande atto della nostra Redenzione, il Sacrificio della nuova ed
eterna alleanza in cui l'Agnello di Dio si offre per noi e con noi, chiedendoci
di capire ed attuare anche noi la nostra cooperazione da veri alleati attivi e
coerenti.
Vorrei
sperare che in questo procedere si riesca a comprendere che la S. Messa non è
solamente "una pratica di pietà" e nemmeno "un qualcosa da
offrire per i morti" o per "ottenere una grazia".
Spero
che si arrivi a comprendere che la S. Messa è la realtà preziosa che Gesù ha
istituito e donato perché vi troviamo tutti i motivi per ricambiare l'amore a
Lui, alla Trinità intera, insieme con la Madre di Dio. La Messa sarà così il
tesoro che non resta nascosto, ma che si scopre con gioia e si vive con amore
che convince, converte e santifica in modo progressivo ed efficace. Infatti la
Messa, più è capita e vissuta, più piacerà e se ne sentirà la gioia, anzi,
spero, la necessità di considerarla come elemento essenziale della vita.
Lascio
alla indagine personale lo studio dottrinale della S. Messa, perché renderebbe
troppo grande la mole dell'attuale lavoro, e nello stesso tempo rischierebbe
di cadere nella insufficienza.
Alla
fine del libro ritengo opportuno riportare dal Concilio Vaticano II alcuni brani
che illustrano particolari ricchezze del Sacrificio Eucaristico.
Per
disporre l'animo alla devota partecipazione È assai utile e importante disporre
l'animo al silenzio interiore per essere capaci di ascolto e di contemplazione
del grande atto soprannaturale del Sacrificio della nuova ed eterna Alleanza. È
pericoloso non disporre l'animo all'attenzione: rimanere quasi assenti e non
impegnati rivela poco amore ed espone a guadagnare poco dall'offerta divina.
Ecco
un suggerimento di Madre Maria. Dans
le silence,
Seule
au pied de l'autel, Mon coeur s'élance Vers l'Epoux immortel... Doux et divins
sècrets.. Qui vous dirà jamais? Votre louange immense,
Dieu
d'amour et de paix, c'est le silence!"
Nel
silenzio,
sola
ai piedi dell'altare; il mio cuore è attratto verso lo sposo immortale. Dolci e
divini segreti!...
Chi
potrà mai comprendervi? La tua lode immensa,
o
Dio d'amore e di pace è il silenzio!"
Perché
sia un silenzio devoto, che doni il raccoglimento per accogliere la parola di
Dio e gustarlo, ci serve anche la seguente sua invocazione:
"O
Regina Immacolata, presentami tu stessa al tuo divin Figlio. Io affido alla tua
sollecitudine la mia fragilità; la tua potente e materna protezione mi ha
sempre aiutata."
Segno
della croce
"Nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen". Questo segno è
mettere l'indirizzo all'atto che stiamo compiendo verso Dio.
Tutta
la Trinità opera con immenso amore il Sacrificio divino. Dice Madre Maria:
"Nella
Santa Messa il mondo per voce del sacerdote chiama Gesù Cristo!
L'adorabile
Trinità lo dona; il mondo e il sacerdote lo ricevono, lo offrono e lo danno
alla Santissima Trinità, dalla quale lo ebbero in dono."
"O
regale sacerdozio di tutti i cristiani!
Non
ne ho intuito che un'ombra; e anche questo poco mi è impossibile esprimerlo.
Mio
Dio, come è possibile scendere da questo monte santo (l'altare) dove si
compiono tali meraviglie per occuparsi ancora di cose vane e fugaci?
Come
avvicinarsi alle creature, se non per dire loro, ed insegnare loro questo
segreto d'Amore?"
(manoscritto)
"La
Santa Trinità!
Oh
quanto l'amo!....Io vorrei che questo sia con gli atti e non con le parole!"
(Sr.
Marie Vincent)
Durante tutta la S. Messa, proprio nel ricordo di quanto ci dice Gesù :" Fate questo in memoria di me", è quanto mai preziosa sollecitudine per ogni anima devota e riconoscente, creare nel proprio intimo un atteggiamento necessario per essere davvero con il Maestro che si dona.
BISOGNA
VEDERE CON FEDE E SENTIRE CON AMORE UN DIO PERSONA DA ACCOGLIERE, DA ASCOLTARE,
DA AMARE E DA OFFRIRE.
L'anima
contemplativa è più attenta e allenata a questo atteggiamento; ma lo deve
attuare ogni persona veramente credente nel mistero eucaristico.
I
santi veri, anche se non dichiarati, e, come si vedrà, anche la nostra Beata
Maria di Gesù, VEDONO E SENTONO UN DIO INVISIBILE, MA NON ASTRATTO, LONTANO,
MISTERIOSO.
È
importante e beatificante vedere Dio, vedere le tre Persone divine nella loro
immensa verità e dimensione di vita, desiderose di comunicare con noi.
DIO
VERAMENTE PADRE che dona a noi il suo VERO FIGLIO nell'amore del VERO SPIRITO
SANTO sono e devono essere, con Maria, Madre di Dio, gli interlocutori della
nostra mente e del nostro cuore, durante il Sacrificio della Messa.
La
loro vicinanza sarà utilissima. Ce lo dice S. Agostino:
credi,
e sarà con te Colui nel quale credi.
Queste
tre Persone vivono nel nostro animo (vita di grazia) come in un tempio. Spetta a
noi dialogare con la Carità divina che parla e dona.
È
utile soffermarsi in questo suggerimento perché la Messa sia partecipata.
Nella
Messa si deve pensare, a quanto ci dice la parola di Dio, prendendo i verbi al
presente.
È
utile dare qualche esempio che renda meno difficile quanto viene suggerito.
Quando
si dice "nel nome", si intende dire "nella persona del Padre e
del Figlio e dello Spirito Santo".
Perciò
quando la parola di Dio dice:
"Il
Signore verrà", "il Redentore verrà" ecc., cambiamo il verbo al
presente.
"Il
Signore è qui", " il Redentore è qui"; si è fatto vivo perché
gli si parli con fede.
Così
a Natale, a Pasqua, a Pentecoste!
Il
Maestro è qui, l'Agnello di Dio è qui a immolarsi per me, Vittima pura e
santa, Pane di vita, disceso dal cielo, sacrificio, sacramento....
Per
disposizione divina, Gesù è la Persona della Trinità più vicina; è
l'Emanuele che nel sacrificio della Messa è "Persona fra noi" per un
dialogo, per un dono, per fare da maestro di vita, per offrire ancora il suo
sacrificio.
Per
le anime più profonde e più sensibili, lo scambio di sentimenti nel dialogo
diviene così grande che non si riesce più a parlare: SI CONTEMPLA E SI TACE
AMANDO CON GIOIA.
Dio
in questi momenti diviene INDESCRIVIBILE, e subentra appunto la
contemplazione, il silenzio, il raccoglimento. In questi momenti il canto può
favorire ed esprimere questo sentimento d'unione con il Dio "venuto vicino
e presente per donare ed essere donato".
Nelle
chiese di clausura (e alla Servianne l'ho più volte gustato) il canto è
sommesso, raccolto, quasi angelico; porta facilmente vicino al mistero che si
sta vivendo. Bisogna augurarsi che la Messa sia il più possibile raccolta per
viverla bene.
Certamente
questo atteggiamento interiore non può essere di sempre; ci sono anche le messe
gloriose e gioiose, molto belle e fruttuose.
Però
nelle messe più abituali è opportuno, anzi doveroso, indicare come meta da
raggiungere questo raccoglimento interiore.
Allora
la Messa diventa più simile alla Messa di duemila anni fa nel Cenacolo, quando
c'era lo sguardo, quando c'era la parola del Salvatore Gesù.
Quella
Persona santa e dolcissima, è presente in ogni Messa e ci dice ancora:
"In
questa Messa, fate questo in memoria di me!"
A
noi resta il dovere di rendercene conto per rispondere in modo efficace.
Dopo
il Segno di Croce, che indirizza tutto il Sacrificio della Messa alla Trinità
Santissima e stimola a questo fine la nostra attenzione, nella liturgia della
Messa si trova sempre una "antifona di ingresso" chiamata così perché
accompagna l'entrata del sacerdote nel suo cammino verso l'altare. È sempre
una frase della Sacra Scrittura: è piena di significato didattico ed è
intonata al tempo liturgico o alla festività che si celebra.
Molto
spesso è sostituita da un canto di tutto il popolo presente.
È
cosa molto bella e assai formativa che il popolo canti durante la Messa perché
un canto bello e adatto fa gioire e dispone a partecipare.
Madre
Maria di Gesù, lei che ha composto le parole di molti canti dice:
"O
Gesù, lascia che cantiamo le tue lodi e che proclamiamo la tua misericordia!
Cuore
divino di Gesù, vieni ad abitare nei nostri cuori e accendi in essi un amore
che corrisponda, se è possibile, all'obbligo che abbiamo di amare Dio!
Tu
sei lo splendido giglio dei cieli, il Dio vergine che rapisce il cuore dei
vergini!
Tu
sei l'Agnello pieno di dolcezza, l'Agnello immolato che ha salvato il mondo!
Tu
sei il dono sublime del cielo e l'Ostia della terra! Tu sei tutto nostro, e noi
siamo tutti tuoi per l'eternità!
E
tu, Vergine Immacolata, esemplare ammirabile della vita riparatrice ed
eucaristica, svelaci i tuoi segreti d'amore. Vergine Immacolata, donaci Gesù!
donaci l'Amore! Amen!"
(Lettere)

Simon
Pietro, dopo la pesca miracolosa, si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo:
Signore allontanati da me che sono peccatore!
La
Santa Messa è molto di più di una pesca miracolosa Noi, accostandoci al
sacrificio espiatorio della vittima divina, dobbiamo sentirci bisognosi della
sua misericordia e chiedere umilmente perdono.
L'atto
penitenziale non è un esame di coscienza per la confessione sacramentale.
È
un pensare con la coscienza che ci esorta a riconoscerci peccatori per le nostre
infedeltà al divino amore, che è dovere della nostra vita.
Chiediamo
il perdono e gustiamo il dono della sua infinita misericordia; confidiamo in Lui
e promettiamo di essere più fedeli al suo amore qui in terra, per ottenere la
vita eterna, che sarà la nostra pace ed il nostro gaudio per sempre nella sua
infinita carità.
Infatti
poi diciamo: "Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri
peccati e ci conduca alla vita eterna." Madre Maria ci suggerisce questi
pensieri.
"Mio
dolcissimo e misericordioso Signore Gesù, la tua piccola e povera creatura,
ti supplica di avere pietà della sua miseria! Fammi la grazia di amarti con
tutto il cuore e di non offenderti mai più!
Mio
Dio, io mi umilio davanti a Te, mi abbasso, penso al mio niente!....
Perdona
le mie innumerevoli mancanze che io detesto profondamente...."
(Manoscritto)
Ed
ancora:
"Sprofondiamoci
nell'umiltà; è proprio là che troveremo tutte le grazie che Gesù vuole
farci. Tutto in noi porti l'impronta di questa virtù: sentimenti, attitudini,
parole ed opere...." (Pensieri)
Chiediamo
alla Trinità che abbia pietà di noi sicuri che saremo accolti con divino
amore da Dio Padre, che ci offre suo Figlio, da Dio Figlio che è venuto per
essere nostro Redentore, da Dio Spirito Santo che è ospite dolce delle nostre
anime.
A
queste tre Persone rivolgiamoci con amore e fiducia. Madre Maria commenta così:
"La
Santa Trinità! Quale culto le rende il Santo Sacrificio! Da qualche tempo il
Signore sembra aver innalzato un altare nella mia anima: sul quale si offre
incessantemente all'Eterno Padre e all'adorabile Trinità, e sembra volere che
la mia anima stia alla sua presenza dinanzi a questo altare in una continua
adorazione, unendomi agli atti divini che Egli compie." (manoscritto)
Gloria Con
questa meravigliosa lode, siamo invitati a rivolgerci personalmente al Padre al
Figlio e allo Spirito Santo, come in un nostro riconoscente Magnificat, che
inizia con le parole dell'Angelo a Betlemme nella notte di Natale. È inno di
lode, di benedizione, di glorificazione e di ringraziamento per la sua gloria
immensa! A Lui si chiede di accogliere la nostra supplica, di ottenere perdono,
proprio perché Dio solo è Santo e l'Altissimo! - È un inno che apre il cuore
verso la grandezza e bontà divina.
Madre
Maria ci suggerisce:
“Tu
sei il solo Santo, il solo Altissimo, o Gesù Cristo! Ecco perché dobbiamo
esaltare Gesù Cristo con l'adorazione, con lo splendore del culto, con immenso
rispetto, con fede vivissima e con la virtù di religione portata al più alto
grado che, attinta in Gesù Cristo, risale dalle nostre anime a Lui e per Lui
all'adorabile Trinità.” (Lettere)
Ed
ancora:
Il
mondo non vuol più saperne di Gesù Cristo: arrossisce di Lui, lo odia, lo
disprezza strappandolo dai cuori e dalla società. A queste empietà sataniche
rispondiamo con aperta fermezza: "GESÙ DEVE REGNARE" (1 Cor 15,25)
poiché "A LUI APPARTIENE IL DOMINIO DEI SECOLI E TUTTE LE NAZIONI GLI
SONO DATE IN EREDITA " (Pt. 4,11). "Gesù nostro Fratello, nostro
Salvatore, nostro Amico e nostro Sposo deve regnare pienamente in noi stesse,
senza riserve né egoismo; deve regnare in tutti i cuori del mondo. Per questo
suo Regno noi pregheremo, ci santificheremo, morendo quotidianamente a noi
stesse. Tutte saremo con Lui. Gesù regnerà ... più Egli sarà tradito più lo
ameremo. Apparteniamogli e amiamolo in eterno perché Lui deve regnare!"
(Lettere)
L'orazione
di colletta Si
chiama colletta quella preghiera che, dopo gli atti iniziali della Messa,
intende dare alla comunità riunita le intenzioni da fare proprie in quel giorno
o in quella solennità che si celebra. Cambiano quindi quasi in ogni Messa e
sono sempre dense di significato teologico e apostolico. Quelle più antiche
inoltre sono (con tutto rispetto delle più recenti) molto devote, riverenti,
piene di semplicità e umiltà. Queste orazioni si chiamano "colletta"
perché sono preghiere della comunità ecclesiale appena raccolta per la S.
Messa.
Esse
hanno anche un altro pratico fine: disporre l'animo di ogni membro della comunità
all'ascolto devoto ed attento della parola di Dio.
Madre
Maria dà anche a questo riguardo qualche insegnamento ed esortazione.
"O
Signore, esaudisci le preghiere della tua umile serva: fai brillare nel tuo
santuario lo splendore del tuo volto, e rivolgi il tuo sguardo benevolo verso la
nostra comunità, nella quale invochiamo il tuo nome e il tuo amore....
"
Ed ancora:
"O
Gesù rendi grandi i nostri cuori, fortifica la nostra capacità di amare e
per questo rendici più disponibili a soffrire e a sacrificarci; e consapevoli
del nostro niente, immergici nei tuoi dolori, affinché possiamo essere unite un
giorno al tuo amore che trionferà nei cieli.
Liturgia
della parolaLa
liturgia della parola è composta dalle letture scelte secondo il tempo e il
giorno liturgico, dal salmo responsoriale, dall'acclamazione al vangelo, dal
brano del vangelo, dalla omelia, dal credo e dalla preghiera universale. (dal
messale)
Nella
liturgia della parola Dio parla al suo popolo, gli manifesta il mistero della
Redenzione e dell'eterna salvezza e offre un nutrimento spirituale.
Cristo
stesso è presente in mezzo ai suoi fedeli per mezzo della sua parola.
I
brani dell'antica e della nuova Alleanza sono molto numerosi, sapientemente
assortiti e (messi) ben collegati nei tre cicli liturgici A.B.C. e nella
liturgia feriale ordinaria, di avvento, di quaresima e di Pasqua.
La
parola di Dio è la lunga storia dell'amore di Dio per l'uomo, creato per divina
volontà, redento con la "prova più grande" di amore da Gesù Figlio
di Dio, con la partecipazione attiva del Padre e dello Spirito Santo.
La
parola di Dio, per la creatura umana deve diventare un appello eloquente ed
efficace per suscitare nella volontà attrattive interiori per rispondere in
maniera più pratica al divino amore.
C'è
solo bisogno di attento ascolto della "buona notizia" e delle divine
proposte per credere, convertirci e diventare fedeli discepoli.
Potessimo
anche noi comprendere, assimilare e corrispondere alle divine proposte della
parola di Dio con quell'amore totale che ebbe Madre Maria di Gesù!
La
frase seguente, anche se riassuntiva, è assai eloquente; tenerla presente
durante la liturgia della parola sarà stimolo ed esempio efficace.
L'ascolto
senza fede e senza un amore totale, è troppo povero e non converte perché
non fa cambiare il modo di pensare.
Madre
Maria non ha fatto così.
Ascoltiamola
e facciamone tesoro.
“Amalo
tanto Gesù che ti ha amata fino alla povertà del presepe, fino all'umiltà
di Nazareth, alla privazione del deserto, all'estremo della Cena, all'agonia
del Getsemani, al disprezzo del Pretorio, al tormento dei flagelli e delle
corone di spine, fino al martirio dell'addio a sua Madre, al supplizio della
croce, alla sete ardente dell'ultima ora, fino all'ultimo battito del suo cuore,
alla ferita della lancia ed all'esaurimento del suo sangue dalla sua sacra
ferita .... Oh, amalo, amalo!
"Vieni
e seguimi!" O Dio Mio, che bella parola! E sarà per me ... se io lo
voglio!
Là
troverò la pace, la felicità, il coraggio, la salvezza!"
(Manoscritto)
Il
Salmo responsoriale è un salmo con un ritornello adatti e invitanti ad
approfondire il significato delle letture proclamate per applicarle alla vita
e per avere nella giornata una giaculatoria (invocazione ardente di fede e di
amore) con la quale parlare con Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, per rendere
più attuale la carità e più efficace la volontà verso il bene.
II
salmo viene letto da una persona singola ed il popolo risponde con il ritornello
che si ripete più volte.
Tutto
ciò è in relazione a quanto la parola di Dio ha comunicato a riguardo della
festa che si celebra o alla feria che ricorre per poter così approfondire il
significato delle letture e così ricordarle e ripensarle durante la giornata
con applicazioni pratiche nella vita.
Suggerire
queste invocazioni da ripetere con amore durante la giornata, sembra quanto
mai utile per non dire necessario, in un tempo nel quale sembra che si dia più
risalto al fare, al sociale, piuttosto che al dialogo affettivo con il Signore.
Madre
Maria, per l'elemento che nel messale prima della riforma era chiamato Graduale
e teneva il posto dell'attuale Salmo responsoriale, ha un suggerimento adatto
a quanto prima indicato per la partecipazione del fedele.
"Oggi
Gesù si serve della mia debole voce per rivolgervi un appello decisivo, un
appello alla vera vita religiosa (e, per i fedeli, alla vera vita cristiana); un
appello alla vita di perfezione: chi tra voi ama il Cuore di Gesù, lo
segua!...
Tutto
potete in colui che vi conforta, se vorrete generosamente e non vi limiterete
a deboli desideri.
Volete
rispondere all'invito dell'Amore?...
Con
la grazia eleviamo il nostro animo, lasciamo da parte le cose della terra,
soprattutto abbandoniamoci e cerchiamodi vedere Gesù solo!..."
(Manoscritto)
Il cristiano che ha ascoltato bene la
parola di Dio, che ha cercato di comprenderla nel modo più utile possibile, cantando
l'Alleluia dopo la lettura, esprime quello che deve essere il vivo sentimento di
riconoscenza dell'anima del credente e serve a disporre bene per l'ascolto
dell'omelia. "Lode a te, o Cristo, per quanto fu letto e quanto ora ascolterò
per meditare bene sulla tua volontà divina".
Ascolto
della lettura del Vangelo Se
durante la Messa si è fatto con impegno lo sforzo spirituale di sentire
accanto a noi il Verbo divino per imparare da Lui la via del bene, allora,
nell'ascoltare la sua parola proclamata nel Vangelo, sarà più facile sentire
la sua voce, per capire i suoi insegnamenti, le sue proposte, i suoi doni, i
suoi gusti, le sue sofferenze, le sue compiacenze... Quindi ascoltare Gesù
dalla lettura del Vangelo sarà una vera scuola: Gesù, vicino e presente come
maestro, troverà uno scolaro attento e innamorato che gioirà di essere sempre
più discepolo diligente.
Madre
Maria ci esorta a questo.
"La
povera natura ha sempre qualche paura, qualche esitazione e calcolo da fare
sul possibile o il probabile; cose però, queste, che sono come il vento leggero
che increspa la superficie dell'acqua.
Ma,
nel fondo, l'acqua è calma e, con la grazia, la volontà rimane piena di
fiducia e di amore, ancorata nell'oceano dell'abbandono, all'onnipotenza,
all'onniscienza, all'amore del Cuore di Gesù.
Oh!
Maestro divino, quali vie sono più sapienti, più brevi, più sicure, più
amorevoli delle tue?
(Quando
ci parli) Puoi Tu avere altri scopi se non quelli della tua gloria e della
santificazione dei tuoi prediletti? Puoi Tu sbagliare o ingannarli circa la via
che assegni loro?
Non
è forse dall'eternità che il tuo amore pesa gli avvenimenti, dispone degli
uomini e delle cose per farle tutte arrivare, con sicurezza e rapidità, ai
tuoi scopi divini?... Lasciamo fare Gesù...lasciamo che diriga tutto Lui!
Quali
sono i gusti di Gesù?... Povertà, sofferenza, umiliazione, disprezzo,
oscurità, obbedienza, purezza, semplicità, verità, sacrificio, dolcezza!
E
i suoi desideri?... La sete della gloria del Padre, delle anime, di amore e di
unione con le nostre anime, sete di immolazione e di donazione..."
(Manoscritti)
Dice il commento del messale:
"L'omelia
fa parte della liturgia della parola. Essa è necessaria per alimentare la
vita cristiana. Consiste nella spiegazione di qualche aspetto delle letture
della Sacra Scrittura o di un altro testo della liturgia, tenendo conto sia del
mistero che si celebra sia delle particolari necessità di chi ascolta."
Importante, per ogni anima che vuole progredire nella vita spirituale,
l'ascoltare con fede la spiegazione della divina parola, confrontarla con la sua
vita pratica e formulare efficaci propositi di imitazione degli esempi e degli
insegnamenti del divino Maestro.
Certamente
è assai utile, per non dire necessario, che l'anima più che badare alla
forma delle espressioni che vengono usate, cerchi di ricavare quanto giova
l'unione all'altare, l'unione al sacrificio, l'identificazione della propria
vita a quella del Maestro divino.
Credo La
liturgia della parola prima di eseguire l'azione dell'Offertorio, vuole che la
comunità cristiana rinnovi l'atto di fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo,
nella Chiesa, nella risurrezione e nella vita eterna. Così l'anima è portata
alle cose di Dio per viverne.
Madre
Maria si esprime così:
"Confessiamo
dinanzi al cielo e alla terra, con la fedeltà del nostro amore e con la santità
della nostra vita, Colui che un giorno ci riconoscerà davanti ai suoi Angeli,
secondo la sua promessa." (manoscritto)
La
Beata Madre Maria ci esorta così a rendere sempre più fondamentale per la vita
quanto affermiamo nel Credo. Tale formula recitata a voce alta dall'intera
comunità deve impegnare alla comune solidarietà nel credere profondamente e
nel vivere coerentemente. Che non ci sia il mare, fra il dire e il fare.

Si
chiama con questo nome la serie di intenzioni di preghiere che il popolo è
invitato a presentare al Signore dopo aver recitato il credo.
"In
essa il popolo, esercitando la sua funzione sacerdotale, prega per tutti gli
uomini e, normalmente, con questa successione:
1°
- Per il Papa e per la Chiesa;
2°
- Per i governanti e per la salvezza di tutto il mondo;
3°
- Per quelli che si trovano in difficoltà;
4°
- Per la comunità locale;
5°
- Per alcune intenzioni adatte a circostanze particolari;
Per
essere più uniti e fiduciosi nell'orazione può giovare questo pensiero della
B. Madre Maria:
"Si
degni il Signore esaudirci nel giorno della prova e il cuore del nostro Dio ci
protegga.
Ci
mandi il suo aiuto e ci preservi da ogni male dall'alto di quel trono che Egli
ha permesso alle nostre mani di innalzargli quaggiù!
Ricordi
il nostro umile sacrificio, e l'Ostia santa immacolata sui nostri altari ci
riconcili con la divina giustizia.
Confidiamo
gli uni nelle forze degli altri, quanto a noi, la nostra fiducia è nel nome e
nel cuore del nostro Dio, e nella bontà della nostra Madre celeste".
(Parafrasi del Salmo XIX).

E'
opportuno premettere che Madre Maria nelle sue adorazioni e contemplazioni, ha
ricevuto da Gesù Eucaristico la percezione ascetica di due momenti offertoriali
nella S. Messa.
Il
primo è quello che corrisponde all'offertorio del rito della S. Messa e viene
commentato ora al suo posto.
Il secondo assai profondo, da lei gustato e fatto scopo della spiritualità della sua Congregazione religiosa è una verità di altissimo valore, e sarà commentato alle parole della Messa: "Per Cristo, con Cristo ed in Cristo, ecc.". In questo secondo offertorio c'è la valorizzazione del sacerdozio dei fedeli che deve coinvolgere salutarmente i cristiani.
II
sacerdote prepara il pane ed il vino che diventeranno il corpo ed il sangue di
Cristo.
Questa
azione viene espressa con precisazioni assai preziose, che non devono essere
cambiate.
Se
ogni cristiano comprende bene l'aspetto ascetico di quanto si compie qui
all'altare, l'offertorio diventa spiritualmente coinvolgente e impegnativo.
Per
coinvolgere più evidentemente chi partecipa alla S. Messa c'è a volte la
processione offertoriale.
Poco
servirebbe se mancasse la percezione del significato. II sacerdote offrendo il
pane dice:
“Benedetto
sei tu, Signore, Dio dell'universo, dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo
pane,
frutto della terra e del lavoro dell'uomo; lo presentiamo a Te, perché diventi
per noi cibo di vita eterna.”
II
popolo "acclama" (è detto così per significare la riconoscente
importanza del gesto):" Benedetto nei secoli il Signore!"
Nella
preparazione del vino per l'offertorio, la liturgia prescrive ancora gesti e
parole di forte significato che non devono essere cambiate e nemmeno restare
inascoltate dai fedeli presenti.
Nel
calice, versato il vino, viene immessa qualche goccia d'acqua, la quale
rappresenta ma non sostituisce l'anima di ogni persona, e, secondo gli antichi
Padri della Chiesa, tutto il popolo cristiano.
È
giusto pertanto che in quel calice ci sentiamo compresi anche noi per unirci noi
pure nella consacrazione e così restare coinvolti nel Sacrificio di Gesù.
II
sacerdote esprime in modo chiaro questo concetto e questa prospettiva ed i
fedeli devono ringraziare e lodare Dio ripetendo: "Benedetto nei secoli il
Signore".
II
sacerdote inchinandosi dice sottovoce per se stesso e per il popolo alcune
parole che ripetono il medesimo concetto di unione al sacrificio eucaristico.
"Umili e pentiti accoglici, o Signore; Ti sia gradito il nostro
sacrificio (quello di "tutta" la comunità) che oggi si compie dinanzi
a Te".
Lavate
le mani, in segno di purificazione, il sacerdote invita i fedeli a pregare perché
il sacrificio ottenga favorevole accoglienza presso Dio.
II
popolo risponde approvando e augurando che dia lode alla Trinità e giovi a
tutta la Chiesa, oltre che ai presenti. Riportare il testo è opportuno perché
si possa comprendere l'espressione della unione delle gocce di acqua al vino
nel suo profondo significato.
"Pregate,
fratelli, perché il MIO e VOSTRO SACRIFICIO sia gradito a Dio, Padre
Onnipotente".
"II
Signore riceva dalle tue mani QUESTO sacrificio a lode e gloria del suo nome,
per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa".
Il
popolo nelle festività, ed anche quando è possibile, può sostituire con un
canto alcune di queste espressioni; è bene che sia un canto che non trascuri
questo significato così importante dell'offertorio; tanto è vero che, anche
quando c'è il canto, la parte esortativa finale sopra riportata non viene
omessa.
A
questo punto è doveroso riportare alcune espressioni di Madre Maria, senza
temere di essere prolissi perché sono molto significative ed utili:
“Io
mi pongo con te (o Gesù) sull'altare e non ne voglio più scendere.....
Che
della tua offerta e della mia sia fatta un'unica offerta. O Divino Gesù, quando
sei entrato nel mondo per sostituirti ai sacrifici della antica alleanza, che
erano solo un'immagine del tuo Sacrificio, tu hai detto al Padre: Ecco, io
vengo. Nel rotolo del libro è scritto di me che si compia, o Dio, la tua volontà.
Mio
Dio, io acconsento e la tua legge è impressa nel mio cuore.”
(Manoscritto)
Ed
ancora suggerisce una preghiera alle sue suore:
"Ci
terremo nascoste nel Calice divino, simili alla goccia d'acqua che il Sacerdote
unisce al vino affinché le nostre umili riparazioni ed il nostro sacrificio si
confondano con il Sacrificio del nostro Salvatore e della sua oblazione e della
nostra si faccia una sola oblazione." (manoscritto)
"Che
cosa è l'unione perpetua al Sacrificio di Gesù se non il sacrificio continuo
di se stessi unito all'oblazione della grande Vittima?
Per
essere in unione incessante con Gesù, Sacerdote e Vittima, per mezzo della
Vergine che offre e si offre, bisogna essere continuamente nell'atto del
sacrificio di se stessi. Noi non possiamo offrire Gesù solo e non volere
insieme l'offerta e l'immolazione di noi stessi.
Più
penso all'Opera (il suo Istituto di Suore) più mi rendo conto che è uscita
dalle viscere del Cristianesimo.
Nel
sacrificio vi è tutta la religione: Gesù è sacerdote per immolare ed offrire
la duplice vittima del suo corpo naturale e del suo corpo mistico. Egli è
disceso sulla terra per eseguire e per offrire questo sacrificio; ed è
solamente rivestiti di Gesù Cristo immolato e nell'unione al suo sacrificio che
il Padre celeste può gradirci e riceverci come suoi."
(Manoscritto)
“Il
Calvario c'è ancora. La croce è ancora eretta sul Calvario eucaristico. Gesù
si offre e si immola, ma in modo mistico. Tocca a noi essere, in un certo modo,
le vittime di questo sacrificio: dobbiamo dare a Gesù un cuore, un'anima, un
corpo immolati, affinché li offra insieme a Lui nel suo sacrificio perpetuo.
Dobbiamo portargli i nostri sacrifici, la nostra abnegazione, le nostre agonie,
la nostra immolazione volontaria, affinché ne faccia un solo olocausto con lui.
Se non facciamo questo, noi non abbiamo parte al suo sacrificio.
All'amore
ci si unisce con l'amore; ma al sacrificio non si può unirsi che con il
sacrificio; e per il sacrificio ci vuole il sangue del cuore o delle vene."
(Lettere)
"Quando
ti trovi ai piedi di Gesù come una statua, non inquietarti, ma offri alla
Santissima Trinità il sangue ed i meriti di nostro Signore in compenso del tuo
nulla.
E
questo vuoto dello spirito è un buon esercizio di distacco date stesso e di
umiltà." (Lettera)
Ed
ancora suggerisce come unirsi al sacrificio di Gesù: “Pensa
solo alla gloria di Dio, dimentica te stessa.... e sii contenta di servire gli
interessi dello sposo divino.
Più
nulla di umano e terrestre: Gesù deve bastarti.”
(Pensieri)
E concludendo questi suggerimenti sapienti di Madre Maria per il nostro offertorio, giova riportare anche una frase da una sua lettera.
“Il
mondo non è la terra dei gigli; vi periscono, vi languiscono. Per essi ci vuole
la terra del santuario e l'aria del cielo.
Più il tuo amore sarà puro, più sarà ardente; la misura del suo ardore è la sua purezza.Perché il tuo amore sia puro, tutto in te deve essere puro: cuore, anima, mente, corpo, sentimenti, pensieri, parole, tutto! E non soltanto di quella purezza indispensabile per appartenere a nostro Signore, ma di quella purezza squisita, perfetta, angelica, che rende tutto celeste.” (Lettere)
I
brani riportati sono certamente espressioni di un'anima totalmente offerta ed
unita in un vitale e perpetuo offertorio: siano di stimolo per fare della nostra
vita un continuo impegno di santità beneficiando così della partecipazione
alla Santa Messa.
Leggiamo
questo testo scritto per un canto da Madre Maria:
« Au
sacrifice, comme la goutte d'eau, dans le calice, Jetez-moi, doux Agneau! O
charmes inconnus! Là, je ne vivrai plus, Victime adoratrice, Qu' unie à mon
Jesùs, Au sacrifice! (2 fois)
Al
sacrificio, come la goccia d'acqua, immergimi nel calice o dolce Agnello!
O
fascino sconosciuto! Là io non vivrò più, vittima adoratrice, se non unita al
mio Gesù, al sacrificio"
(2 volte)

È la preghiera conclusiva dell'offertorio, che nel rito precedente alle riforme operate dal Concilio Vaticano II, si chiamava "secreta" perché il sacerdote la recitava a voce sommessa fino alla frase conclusiva "per omnia saecula saeculorum". Queste parole erano allora la conclusione dell'offertorio ed il preludio del prefazio.
Commenta
così il Vandeur nella precedente edizione: la rubrica del messale ordina che
tanto il Sacerdote concludendo l'orazione, quanto il popolo nel rispondere
Amen, alzino la voce. Questo gesto è per significare che l'offertorio è
finito e che da questo momento inizia la parte essenziale della Messa.
Lo
stesso autore riporta una osservazione di S. Girolamo che dice: "Si
sentiva questo Amen del popolo rimbombare da ogni parte nelle chiese, simile ad
un tuono."
il
popolo cristiano diceva così la sua partecipazione ed approvazione per quanto
detto e fatto sull'altare, unendosi così in modo convinto a ciò che è la
Messa.
Nel
nuovo rito l'orazione sulle offerte persegue sempre uno scopo fondamentale,
espresso in modi diversi ma ben formulato, con il quale si unisce l'offerta e
la domanda perché Dio aiuti l'anima a rendere efficace l'effetto della Messa
per chi vi partecipa.
A
questo punto mi sembra utile riportare un pensiero della Beata Madre Maria.
In
esso si pone, fra l'offertorio ed il canone, la preziosa opera delle sue
suore oranti e vittime volontarie, perché i fini della Santa Messa siano
fruttuosi per la Chiesa.
“Ho
osato chiedere al Divino Amore di formarsi una piccola legione di vergini che
siano i Serafini della terra, di anime pronte al sacrificio, ardenti nella
offerta di se stesse.......; di anime completamente abbandonate alla sua azione
divina, nelle quali si compiano interamente i suoi disegni di misericordia;
ostie unite a Lui, trasformate in Lui, che non vivano più (di se medesime), ma
nelle quali Egli viva; ostie vive, nelle quali Egli compia in certo modo la sua
Passione, e delle quali possa disporre secondo il suo beneplacito, nell'interesse
della sua gloria. Sorelle: fu un sogno il mio?” (Lettere)
E
rivolgendosi a Gesù in uno slancio d'amore aggiunse: “Tu
che puoi tutto, compi in noi ciò che il tuo amore ha desiderato; opera tu
stesso ciò che hai domandato; e fa che il nostro nulla sia il trionfo del tuo
amore misericordioso!
E
se la mia miserabile vita può servire a condurti le anime di cui il tuo cuore
è assetato e coprire di OSTIE VIVE i tuoi sacri altari, PRENDILA, TE NE
SUPPLICO, O AMOR MIO, o almeno trionfa come sposo nelle anime dell'Istituto, e
come Re su tutti i cuori!”
(Lettere)
Madre
Maria con questi ardenti pensieri ci aiuta a chiedere a Dio che ogni Messa
porti grande frutto alla comunità cristiana, coinvolgendola in un
coraggioso slancio oblativo in unione con l'offerta di Gesù al Padre.

È opportuno riportare dal Messale alcune indicazioni.
"A
questo punto ha inizio il momento culminante dell'intera celebrazione,
cioè la preghiera eucaristica, o preghiera di azione di grazia e di
santificazione.
Il sacerdote invita il popolo ad innalzare
il cuore verso il Signore e lo associa a sé nella solenne preghiera, che egli,
a nome di tutta la comunità, rivolge al Padre per mezzo di Gesù Cristo, nel
magnificare le grandi opere di Dio e nell'offrire il sacrificio.
Gli
elementi principali di cui consta la preghiera eucaristica sono:
-
l'azione di grazie, che si esprime specialmente nel prefazio;
-
l'acclamazione o sanctus, alla fine del prefazio;
-
l'epiclèsi, cioè: "implorazione che ha una speciale invocazione alla
divina Potenza perché le specie eucaristiche diventino il Corpo e il Sangue di
Cristo, principio della nuova Alleanza." (Messale)
-
il racconto dell'istituzione e la consacrazione;
-
l'anàmnesi, cioè: "La Chiesa, adempiendo il comando ricevuto da Gesù per
mezzo degli apostoli, ne celebra la memoria, ricordando soprattutto la sua beata
passione, la gloriosa risurrezione e l'ascensione al cielo.
Nel
corso di questa memoria la comunità adunata in quel momento offre al Padre la
Vittima immacolata, invitando i fedeli ad offrire anche se stessi insieme a
tutti i redenti." (Messale)
-
l'offerta;
-
le intercessioni;
-
la dossologia finale, cioè: Espressione della glorificazione di Dio. Viene
ratificata e conclusa con l'acclamazione del popolo." (Messale)
Prefazio Varie
sono ora le formule dei prefazi sia per il tempo liturgico che per le festività.
In
questo modo si hanno più indicazioni ed esortazioni per il clima interiore con
il quale si deve partecipare a questo momento essenziale della S. Messa.
È
opportuno dare qualche spiegazione al riguardo.
1.
Il sacerdote inizia questa parte della Messa con una espressione bellissima:
"Il Signore sia con voi"; ed il popolo risponde:
"E con il tuo spirito".
Tale
espressione ha due significati molto importanti: ad essi è dovuta l'attenzione
per non essere superficiali. Si augura che il Signore "sia"
nell'animo e nel pensiero di chi vuole partecipare bene al mistero eucaristico, dal
momento che il Signore "è" presente ed agisce con e per il suo
popolo.
2.
"In alto i cuori" dice il sacerdote.
Dal
momento che il Signore è con noi, come possono non essere accanto a Lui i
nostri pensieri, affetti e volontà? E qui è necessario essere attenti a non
dire una bugia che sarebbe poco opportuna, nel caso che il nostro cuore fosse
altrove!
3. Il dialogo continua: "Rendiamo grazie al Signore nostro Dio". "È cosa buona e giusta".
È
una terza indicazione perché ci sia la viva partecipazione a quanto si esprime
nel prefazio.
Se
questa "prefazione" è sentita, è più facile che tutta la Messa sia
utile e santa.
E
Madre Maria a questo punto osserva.
"In
alto i cuori! (scriveva ad una suora) Il nostro Diletto va a godere il suo
paradiso, seguiamolo, e non lasciamolo più. Nulla di quanto è terrestre occupi
il nostro spirito la cui conversazione è in cielo.
O
Maestro, quanto sarai buono lassù per l'anima che in terra avrà cercato solo
Te! Il nostro Diletto è celeste e ci vuole tutte celesti, per quanto è
concesso alla nostra pochezza di esserlo. Non pensiamo troppo alle cose di
questo mondo, alle creature, ma cerchiamo di avere solo desideri celesti,
interessi celesti, amore celeste!....
Oh!
amiamo l'amore! amiamo l'amore!"
(Lettere)
"Sursum
corda!" In alto i cuori, lassù dove regna glorioso Colui che è il nostro
unico amore. In alto i cuori, non solo in cielo ma nel Tabernacolo dove
dimora, ama, prega ed agisce Colui che ci basta quaggiù, e senza il quale
nulla ci può bastare."
(Lettere)
"Dobbiamo
imparare ad essere felici con Gesù solo: questa è la nostra felicità sulla
terra e sarà un giorno la nostra estasi eterna".
Un
giorno Gesù le aveva detto interiormente:
"Sai tu cosa voglia dire ADORARE? Io sono il solo che realmente adori! lo sono la Bellezza suprema!" (Vita pag. 57)
Questa Bellezza rapiva la Beata Madre
Maria: oh se rapisse o almeno conquistasse anche noi durante l'azione
eucaristica!
4. Il pensiero iniziale di ogni prefazio è un solenne ringraziamento a Dio per quanto fa ed è per la sua Chiesa ed è espresso con parole elevate che non si possono accettare passivamente: si dice infatti che ringraziare "è cosa giusta, doverosa e fonte di salvezza."
Quindi
compiendo questo doveroso ringraziamento, compiamo un atto di giustizia,
eseguiamo un dovere ed attingiamo salvezza dalla divina fonte!
5.
Esso indica, a seconda del tempo o della solennità, il clima particolare nel
quale compiamo il doveroso ringraziamento, ed è sempre esposto con immagini
meravigliose.
6.
Il prefazio si conclude con una domanda piena di contenuto teologico ed anche
affettivo: "Per questo mistero di salvezza il cielo e la terra si uniscono
in un cantico nuovo di adorazione e di lode a una sola voce e noi, uniti agli
angeli ed ai santi, proclamiamo senza fine la tua gloria: Santo, Santo,
Santo!"
In
questa espressione, assieme a tutta la creazione, chiediamo di poter unire la
nostra lode all'eterna lode angelica ed anche alla lode dei salvati che vivono
nella santità di Dio; tra questi salvati possiamo pensare ai nostri cari che ci
hanno preceduto nella patria Celeste.
Questa
è una preghiera veramente universale e teologicamente unisce la chiesa
militante a quella glorificata nel lodare la Trinità!

E’
una acclamazione che adora la Santissima Trinità, dalla quale deriva ed alla
quale si offre in lode suprema ed adorazione umile e devota ogni Santa Messa.
II
commento di Madre Maria:
"O
Trinità tutta adorabile, abisso di gloria e di amore! Sorgente ineffabile di
ogni bene, il mio cuore canta a Te giorno e notte!
Tutte
le cose sono tue, o Dio adorabile, tutto viene da te e tutto è in te; a te
gloria, onore e potenza; che tutto si prostri ai tuoi piedi!
A
te, o mio Dio la gloria immortale, o Padre, o Figlio, o Spirito Santo!
A
te solo lode eterna, gloria per sempre, per mezzo di Gesù Cristo!"
(Manoscritti)
“Adorabilissima
Trinità, ditemelo, quanto devo amarvi?
Io
mi sento incapace ... Ma Gesù mi ha lasciato la sua Ostia santa ed il suo
Calice; è per mezzo suo che io vi adoro e vi amo! ... Ma che cosa posso fare di
più? Non mi resta che tacere ed amare, o Santissima Trinità!”
(Sr
Marie Vincent)

Terminata
la recita o il canto del Sanctus, comincia per la Messa la parte più ricca di
contenuti teologici ed ascetici: la consacrazione del pane e del vino,
l'ostensione del Santissimo Sacramento, le orazioni che ci fanno sentire che la
Chiesa è una immensa comunità umana e soprannaturale che sta ora vivendo uno
dei suoi momenti più sacri e vitali.
Il silenzioso ascolto deve rendere vivo ed apostolicamente operante il senso profondo della carità di Dio alla quale si impegna di rispondere la carità umana più fervente.
Per
essere portati con lo spirito in questo clima interiore di carità vissuta
attingiamo luce dalle parole di varie preghiere eucaristiche del messale:
"Padre veramente santo, fonte di ogni santità, santifica questi doni con
l'effusione del tuo Spirito, perché diventino - per noi - il Corpo e il Sangue
di Gesù Cristo nostro Signore". (Preghiera eucaristica seconda)
"Padre veramente santo, a te la lode da ogni creatura.
Per
mezzo di Gesù Cristo tuo Figlio e nostro Signore, nella potenza dello Spirito
Santo, fai vivere e santifichi l'universo, e continui radunare intorno a te un
popolo, che da un confine all'altro della terra offra al tuo nome (persona) il
sacrificio perfetto ... (Preghiera eucaristica terza)
"Nella
notte in cui fu tradito ...offrendosi liberamente alla sua passione, prese il
pane.... (Preghiera eucaristica III e II) Parole di eterna offerta e di eterno
amore, di eterno invito a capire l'opera del Salvatore!....
Ascoltiamo
Madre Maria di Gesù:
“Ad
ogni ora, uno sguardo d'amore alla santa Vittima divina che si immola sugli
altari.
Seguiamo
Gesù, vittima divina, e lasciamoci immolare con Lui!
Afflitti,
ripariamo ai piedi degli altari profanati dai sacrilegi e dalla indifferenza.
Amiamo anche per coloro che non sanno amare un tale amore...
Uno
dei dolori di Gesù, solitario nel tabernacolo, quando la chiesa rimane per
lunghe ore deserta (e, possiamo aggiungere, anche di fronte ai cuori lontani
nelle Messe...) è di non essere offerto (dai fedeli)!.
Gesù
si offre incessantemente, ma vuole anche essere offerto dall'uomo, cui incombe
di adempiere in sé la Passione di Cristo....
Mi
sembrava di vedere, nella solitudine delle chiese, miriadi di Angeli che
consolavano Gesù riparando la freddezza degli uomini che non si uniscono a Lui
per offrirlo.
Vivere
strettamente unite al Tabernacolo, possedere ogni giorno Colui che rapisce gli
Angeli e desta l'ammirazione dei cieli.... sentirsi circondate da anime che
vivono delle stesse attrattive, che soffrono degli stessi dolori, e immolate
con esse nel fuoco dello stesso sacrificio, con l'Ostia di amore, offrirla con
esse e con esse vivere attorno all'altare... questo è un Paradiso anticipato.
Il
nostro cuore non abbandoni il Tabernacolo... il luogo dell'Amore!"
(Pensieri).
Sono
pensieri che ci portano molto vicino a quanto disse Gesù, quando si sedette nel
Cenacolo per l'ultima Cena con i suoi apostoli:
"Ho
ardentemente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi prima della mia
passione" (Lc 22,15)
Il suo pensiero è anche per noi.

La liturgia ripete con le stesse parole di Gesù la realtà della Consacrazione che rende presente sui nostri altari il Sacrificio vivo e reale dei Figlio di Dio, che per amore nostro diventa l'Agnello di Dio, Vittima di espiazione e Pane di vita soprannaturale.
Sono
due intenzioni divine espresse con tale chiarezza di affermazione unite ad un
divino comando, che, per chi crede ed ama, non ammettono compromessi di sorta:
Prendete
e mangiate, prendete e bevetene tutti: questo È IL MIO CORPO, OFFERTO IN
SACRIFICIO PER VOI; QUESTO È IL CALICE DEL MIO SANGUE PER LA NUOVA ED ETERNA
ALLEANZA VERSATO PER VOI E PER TUTTI, IN REMISSIONE DEI PECCATI".
Uno
dei pensieri più intensi da sentire nel profondo dell'animo verso Gesù,
presente nell'Eucaristia vicino a noi e per noi, mi sembra quello espresso da
San Tommaso d'Aquino nell'« Adoro te devote »:
1)
O Gesù ti adoro, Ostia candida sotto un vel di pane nutri l'anima. Solo in te
il mio cuore si abbandonerà, perché tutto è vano se contemplo te.
2)
L'occhio, il gusto, il tatto non arriva a te ma la tua parola resta salda in me:
Figlio
sei di Dio, nostra verità; nulla di più vero se ci parli tu.
3)
Hai nascosto in Croce la divinità, sull'altare veli pur l'umanità; Uomo-Dio la
fede ti rivela in me, come al buon ladrone, dammi un giorno il ciel.
Madre
Maria attribuisce alla Madonna un privilegio veramente mirabile.
"Come
il sacerdote, nella consacrazione, in un certo modo, genera Gesù Cristo, Maria
ha prodotto in se stessa l'adorabile Vittima, l'ha procurata ed è del suo
proprio sangue che la Vittima è stata formata. E dopo averla data al mondo,
l'ha offerta alla Santissima Trinità, come non cessò mai di offrirla dal
giorno dell'Incarnazione".
Madre
Maria prosegue precisando:
"Maria
Santissima stessa ha dovuto passare attraverso il sacerdote della terra per
offrire Gesù dopo il Calvario. Ma sul Calvario, ai piedi della croce, Ella ha
offerto il sacrificio senza nessun altro intermediario se non Gesù Sommo
Sacerdote e Vittima. In ciò consiste il privilegio incomunicabile di Maria:
l'unione immediata al Sommo Sacerdote nell'oblazione del sacrificio, alla quale
nessuno può aspirare, all'infuori dei sacerdoti stessi." (Manoscritto)
È
un pensiero che fa parte di un programma di vita che la Beata Fondatrice ha
indicato fondamentale per le sue Figlie del Cuore di Gesù.
La
Consacrazione termina con il comando di Gesù: fate questo in memoria di me.
Queste
parole sono un richiamo per la nostra fede e per il nostro amore verso la
Vittima divina che vuole da noi un vivo ricordo dell'Ultima Cena, la
ripresentazione del Sacrificio di Gesù.
Riporto
un pensiero del Vandeur:
“In
memoria di me!” Era l'ultima sera della vita terrena di Gesù, e questo è
anche il testamento del cuore dell'Uomo Dio.
Egli
donava se stesso, con la sua divinità, con tutta la realtà della sua natura
umana... con tutto ciò che Egli aveva voluto essere per noi dal seno di Maria
fino a quest'ora tanto desiderata; si donava con la sua sapienza e le sue grazie
infinite, con le sue fatiche e le sue lacrime, con le sue preghiere e le sue
impetrazioni. Si donava con tutto quello che voleva essere per la sua Chiesa
fino alla fine del mondo.
Ci
lasciava IL MEMORIALE DELLA SUA BENEDETTA PASSIONE, che, il giorno dopo,
avrebbe costituito la SUA PROVA PIÙ GRANDE DI AMORE, come vittima per l'umanità
colpevole. Vittima perpetua sui nostri altari, vittima per tutti i popoli,
vittima per tutti i tempi!" (P. Vandeur)
Con
una espressione piena di fede, di amore, di riconoscenza e di gioia, la
liturgia proclama: MISTERO DELLA FEDE.

"Misterium
fidei!" esclama il sacerdote dopo la genuflessione, che ha espresso
l'adorazione per Gesù presente nell' Eucaristia, appena consacrata!
Mistero
della fede! È una esclamazione di vera fede, che riconosce la presenza del
divino Salvatore: un gesto dovuto e compiuto con viva riconoscenza. GESÙ
VUOLE CHE CREDIAMO!
Mistero
della fede! È anche un invito ad approfondire il senso di ammirazione e di
gaudio per il dono incommensurabile della divina presenza, della divina ed
amorevole vicinanza del Salvatore; Gesù vuole vicinanza accettata e ricambiata!
Mistero della fede! È soprattutto un' affermazione che proclama una verità del piano di salvezza: VERAMENTE GESÙ È NOSTRO CIBO perché vuole essere nostra vita. Ricordo l'impressione viva, piena di emozioni che ho provato anni fa, quando celebrai per la prima volta in francese alla Servianne: Misterium fidei, nel francese è tradotto in modo meraviglioso: Il est grand le mystère de la foi!
II
Mistero della fede che abbiamo sull'altare, per noi è grande! Anzi:
"Com'è grande il mistero della fede!"
Come
si resta perplessi se nelle Messe questa esclamazione rimane fredda,
abitudinaria, incolore! Si deve invece sentire il bisogno di dire con tutto il
nostro essere la risposta che la liturgia ci propone: "Annunziamo la tua
morte (voluta, offerta per amore), proclamiamo la tua risurrezione (tu sei la
vita e vuoi donarci la tua vita!... e la proclameremo con il nostro vivere)
nell' attesa della tua venuta" ...e cioè: ora sei qui con noi velato nel
pane eucaristico; ma quando saremo con te nella vita beata, contempleremo la tua
realtà di amore, il Tuo Volto!
Se
c'è la fede, questo momento della Messa è grande!
Se
c'è solo abitudine questa grandissima realtà è ridotta a ben poca cosa! Gesù
ha diritto che noi accettiamo con gioia il suo dono infinito e vitale!.
Se
crediamo davvero, Cristo Vittima sull'altare, Pane della nostra vita, pegno
della vita eterna, è veramente un grande mistero che la nostra fede ci dona per
comprendere, sperare, vivere ed amare.
Infatti
il popolo è invitato a rispondere con autentica partecipazione: "OGNI
VOLTA CHE MANGIAMO DI QUESTO PANE E BEVIAMO A QUESTO CALICE, ANNUNZIAMO LA TUA
MORTE, SIGNORE, NELL'ATTESA DELLA TUA VENUTA".
Questa
acclamazione ha due dimensioni molto impegnative per la vita singola di ogni
cristiano e per tutta la comunità della Chiesa; dimensioni che sono rese ancora
più preziose da una precisazione della preghiera che segue:
"Ti
preghiamo umilmente, per la Comunione al Corpo e al Sangue di Cristo, lo Spirito
Santo ci riunisca in un solo corpo."
Come
si vede, con un' acclamazione e con una preghiera, vengono indicate due azioni
ed un desiderio ecclesiali:
annunziare
la morte di Gesù, accettando ed offrendo le proprie croci in unione a Gesù
Cristo Vittima, e proclamare (forma più solenne che non l'annunzio) la
risurrezione del Redentore, nell'attesa della sua venuta nella gloria; tutto
questo in modo che con l'aiuto dello Spirito Santo, anima della Chiesa, tutta la
comunità cristiana si impegni a realizzare il grande desiderio di Gesù: Che
tutti siano una cosa sola, come noi, o Padre (Gv 17, 11).
Gli
impegni e le azioni della Chiesa per questo annunzio e per il raggiungimento
dell'unità sono molteplici, sono la vitalità soprannaturale della Chiesa nella
sua storia meravigliosa. C'è un pensiero di madre Maria di Gesù che è
doveroso riportare qui per la sua preziosità in rapporto a quanto detto sopra.
In
questo pensiero è indicata la sua Opera, le Figlie del Cuore di Gesù, che
annunziano la passione, che proclamano la verità della risurrezione fino a
che Dio vorrà.
II
pensiero di Madre Maria ci spinge ad un grande desiderio: che queste Suore
siano sempre più generose, siano sempre più numerose per il bene della Chiesa.
Chiediamo a Dio nuove vocazioni.
"Lo
spirito del sacerdozio mistico di Maria, Madre di Dio si è diffuso, per mezzo
di Lei, nelle sante donne che la circondavano sul Golgota.
Da
allora in poi, non ha mai cessato di riversarsi nei santi e nelle sante di Dio,
e nei fedeli di tutto il mondo." (P. Vandeur) Leggiamo negli scritti di
Madre Maria di Gesù:
"La
Madonna santissima ha trasmesso a noi, in modo particolarissimo, gli ultimi
anni della sua vita, anni che vanno dalla passione del Signore al suo beato
trapasso. Ce li ha lasciati affinché li onoriamo di un culto, di un omaggio particolare,
soprattutto di un'imitazione più fedele delle altre anime. Ora, che cosa occupò
l'anima e la vita di Maria SS.ma in questi anni pieni di misteri troppo poco
meditati? L'Eucaristia, il Calvario, la Chiesa.
L'Eucaristia,
ove Ella ritrovava il suo Gesù e lo possedeva come noi lo possediamo; lo amava,
lo adorava, lo serviva e lo offriva per le mani del sacerdote, come, purtroppo,
noi non sappiamo e spesso non vogliamo amarlo, servirlo, offrirlo.
Il
Calvario, i cui sanguinosi ricordi riempivano la sua anima, dove, dopo aver
visto soffrire e morire Gesù, straziante dolore sempre vivo nel suo cuore di
madre, andava ancora a raccogliere i meriti del suo divin Figlio per offrirli al
Padre celeste. Il Calvario, dove la sua anima santa si offriva immolata,
sacrificata con Gesù.
E
la Chiesa. La Chiesa e gli Apostoli che Ella aiutava, sosteneva, formava con le
sue incessanti preghiere e una prodigiosa, nascosta immolazione; e questo con un
amore e uno zelo attinti al divino incendio del cuore di Nostro Signore.
Ecco
il modello. Guardatelo, meditatelo e imitatelo".
(Manoscritto)
Da
queste citazioni appare in piena luce il carattere speciale della devozione
eucaristica di Madre Maria: tutto per Gesù per mezzo di Maria.

Nel
canone romano ci sono due momenti di preghiera per la Chiesa in cammino verso la
patria e per la Chiesa che è ancora nella purificazione: si chiamano
"Memento dei vivi e memento dei morti" e cioè: "ricordo dei vivi
e dei defunti".
Ci
sono diverse maniere per esprimere questa preghiera per la Chiesa in cammino su
questa terra verso la patria, e per i defunti ancora bisognosi della divina
misericordia. Sono espressioni che rendono viva e presente la Chiesa nella sua
realtà terrena ed eterna e stimolano l'animo a desiderare la grazia, la
misericordia, l'aiuto divino, perché
tutta
la comunità dei credenti diventi il Regno eterno dei salvati per godere della
divina carità per sempre, dopo il cammino terreno.
Di
Madre Maria a questo proposito si possono riportare due pensieri che indicano il
suo modo di pregare per la Chiesa qui in terra e per i defunti.
“Anime
voglio, dammi anime!
Non
ne ho abbastanza, o mio Dio, per la tua gloria, quale la vorrei.
Dammene
in gran numero, e siano grandi, generose, sublimi! Che ne faresti al Calvario e
all'altare di anime mediocri? Soffrire e morire non è nulla, purché Tu
regni!...
E
se la mia natura si inasprisce davanti alla pena ed alla lotta, non darne troppa
importanza, perché l'hai fatta Tu, e ne conosci la debolezza...
Guarda
solo il mio cuore, folle del tuo puro amore e della tua gloria, che vuole il tuo
regno ad ogni costo." (Manoscritto) Dopo la morte della sua mamma la Beata
scriveva:
“Vi
sono dolori che rendono muti e il mio è di questo genere. Non è la prima
prova, ma il coronamento di tutte le altre: sono scomparsi tutti. Dormono tutti
insieme per sempre. E io povera superstite li ho veduti morire tutti. La
natura, senza la fede, non reggerebbe a un tale seguito di sciagure... e benché,
aiutata dalla grazia, non cessi di ripetere il "Fiat" e di benedire
il Signore anche nella tribolazione, come lo benedirei nella consolazione, e
di adorare la divina volontà nei suoi decreti più strazianti, mi sento
affranta e muta sotto il peso di questi dolori e piango con Gesù, che piange
Lazzaro morto.
Oh
Figlie mie, è bello avere la propria lampada piena dell'olio delle buone opere,
come l'aveva la mamma mia, della quale i vostri cuori sono orfani al pari del
mio !....
Coraggio,
avete in essa un'amica in cielo.... pregatela per poter morire come lei è
morta.... e possiate raggiungerla un giorno... Pregate anche per lei, perché,
se le rimane qualche ombra da togliere, ella possa presto godere la vista del
suo Dio!" (Lettere).
La
morte ed il suo mistero per Madre Maria non avevano più niente di spaventoso,
da quando aveva compreso il senso intimo della liturgia dei defunti...
Anche
sua sorella Amelia era ispirata dai medesimi sentimenti, quando, in punto di
morte, ripeteva al suo padre spirituale: “Padre, soffrire passa, ma l'aver
patito non passa...
Lei
offre ogni giorno sull'altare Gesù immolato: NON LASCI MAI DI OFFRIRE ANCHE ME
COME PICCOLA VITTIMA, UNITA A LUI, OFFERTA CON LUI.
ANCHE
DOPO LA MIA MORTE, CONTINUI AD OFFRIRMI! PADRE, NON LO DIMENTICHI!”
Per
tutti noi credenti il ricordo dei defunti è un momento molto importante.
Per
di più, la devozione alle anime del purgatorio, oltre ad essere un'opera di
misericordia spirituale, (pregare Dio per i vivi e per i morti) è anche una
delle opere di misericordia più preziose perché aiuta anime bisognose che non
possono più meritare per riparare: e quindi non possono dimenticare la
nostra carità che le benefica ed essere di grande intercessione per noi.
Infatti,
dal momento che attendono la beata visione, vengono chiamate "anime sante
del purgatorio".

È
la glorificazione (dossologia) finale della Trinità che si compie offrendo la
Vittima Divina che proprio per questo scopo si è messa nelle nostre mani con la
consacrazione. Per ogni fedele è un momento importante, per diventare offerenti
di gloria e non solo devoti assistenti della Messa. Seguiamo quanto segue con
particolare attenzione.
La
glorificazione inizia con parole solenni e chiarissime: PER CRISTO, CON CRISTO
ED IN CRISTO, A TE, DIO PADRE ONNIPOTENTE, NELL'UNITA’ DELLO SPIRITO SANTO,
OGNI ONORE E GLORIA PER TUTTI I SECOLI DEI SECOLI.
La
liturgia esorta: il popolo acclami: AMEN!
DOVREBBE
ESSERE DETTO O CANTATO CON LA MASSIMA SOLENNITA’ perché così esprimerebbe
degnamente uno dei momenti più sublimi, più preziosi e gioiosi della Messa.
Cristo
immolato, offerto al Padre nello Spirito Santo è tra le mani del sacerdote,
innalzato in segno di offerta e di lode. Mai la Trinità può avere una lode così
preziosa e infinitamente valida, perché divina, come in questo momento. Il
popolo cristiano, se comprendesse questo, fremerebbe di gaudio immenso.
È
questa una delle lezioni più belle che Madre Maria ci dà, a riguardo di questo
momento della liturgia eucaristica.
Nei
suoi scritti ce lo indica con parole infuocate di santo amore.
Ella
ha posto questo atto come punto essenziale alle sue suore per godere la Messa e
per viverla nella vita.
Per
Madre Maria, adorare non è solo essere in ginocchio con il corpo e con lo
spirito, ma adorare è offrire la Vittima divina per donare a Dio una lode
perfetta, perché uguale a Dio stesso!
Potremmo
dire che per Madre Maria, Gesù è nato, è vissuto, è morto, è risorto e
rimane con noi nell' Eucaristia sull'altare e nel Tabernacolo non solo per
essere con noi, per essere nostra vittima riparatrice e per essere adorato, MA
ANCHE PER ESSERE OFFERTO ALLA TRINITÀ COME LODE PERFETTA!
Leggendo
quanto scrive Madre Maria alle sue Figlie, ci si trova di fronte alla teologia
che diventa contemplazione, che gode di quanto prova, che ricambia l'amore
divino in unione a Gesù Vittima divina, durante la rinnovazione della sua
immensa prova di amore, e che, guardandoci spiritualmente negli occhi, ci
ripete: SE MI AMI, FAI QUESTO IN MEMORIA DI ME.
Possiamo
essere superficiali?
Ecco
quanto scrive il 1° agosto del 1869 la Beata:
"Nostro
Signore mi ha dato un pensiero che, da solo, basterebbe a rapire un'anima per
l'eternità intera: è l'ammirabile, sublime scambio di doni, fatto
incessantemente tra la Santissima Trinità e l'anima sacerdotale."
(1 Pt 2, 5-9)
"Oh,
Padre Santo, dei doni che Tu ci hai dato, noi Ti offriamo l'Ostia pura,
l'Ostia santa.
L'anima
posta di fronte a Dio può dirgli con trasporto di gioia: il dono infinito che
Tu mi hai fatto, io Te lo offro!
Tu
me l'hai dato per arricchirmi, io Te lo offro per glorificarti.... Tu non puoi
darmi e non puoi ricevere di più, perché Gesù, Figlio tuo, è la pienezza dei
doni.
Tu
mi hai amato di un amore infinito fino a darmi Gesù Cristo, io Ti contraccambio
con altrettanto amore perché ti amo con il Cuore stesso di Gesù Cristo.
Per
Lui, con Lui, in Lui, ti offro un dono uguale a Te, una gloria uguale, Dio, alla
tua Maestà!
L'anima
sacerdotale riceve senza posa dall'adorabile Trinità Gesù Cristo, il dono che
racchiude in sé tutti i doni. Essa lo riceve e lo abbraccia con amore, si
unisce e si ridona a Lui, si perde in Lui.
Poi
elevando questo sublime dono, essa lo offre alla Trinità adorabile, secondo le
intenzioni per le quali si immola la Vittima divina."
“La
vita dell'anima sacerdotale si compendia in due parole: perpetua comunione e
perpetua offerta.
Continuamente
l'anima riceve Gesù Cristo, e continuamente lo offre alla Trinità e si offre
con Lui per riceverlo ancora. Oh regale sacerdozio di tutti i cristiani! (1 Pt
2, 9)
La
gloria del Padre è ricevere suo Figlio immolato e, in Lui, tutti gli uomini,
ridivenuti suoi figli".
"Lo
scopo del sacrificio di Gesù è che gli uomini, oggetto di orrore per il Padre
celeste a causa dei loro peccati, DIVENTINO FIGLI SUOI IN GESÙ CRISTO, e un
solo olocausto con Lui alla gloria del Padre. Chi esce da questa unione con Gesù,
esce dai fini e dai frutti del divin Sacrificio”:
Ogni
battito dei nostri cuori sia una offerta di Gesù e un atto di unione al suo
perpetuo sacrificio per la gloria del Padre. Nascosti in Gesù Cristo, rivestiti
di Lui, talmente uniti a Lui che la sua vita diventi la nostra vita: questo
dobbiamo essere tutti per raggiungere lo scopo del sacrificio di Gesù.
II
sacrificio ed il sacerdozio di nostro Signore, la nostra unione a questo
olocausto e a ciò che lo concerne, formano una pienezza che sorpassa la
nostra attuale capacità di conoscere, di ammirare e di gioire.
IL
SILENZIO SI IMPONE: È LA SUPREMA LODE DELLA IMPOTENZA!
"Dio
mio, dammi anime!
Anime
che capiscano, che si elevino, che abbraccino questi misteri di amore, che
facciano di questo spirito sacerdotale d'unione, d'immolazione, d'oblazione,
il respiro dei loro cuori, lo scopo e il tutto della loro vita!"
(Manoscritto)
Nel
documento "Lumen gentium" leggiamo questo passo: "Cristo Signore,
Pontefice assunto di mezzo agli uomini, fece del nuovo popolo "UN REGNO E
SACERDOTI PER IL DIO E PADRE SUO". Infatti mediante la rigenerazione e
l'unzione dello Spirito Santo (battesimo e cresima) i battezzati vengono
consacrati per formare un tempio spirituale ed un sacerdozio santo, per offrire,
mediante tutte le opere del cristiano, spirituali sacrifici....
Quindi
tutti i discepoli di Cristo... offrano se stessi come vittima viva, santa,
gradevole a Dio.....
II
sacerdote, con la potestà sacra di cui è investito... compie il sacrificio
eucaristico in persona di Cristo e lo offre a Dio a nome di tutto il popolo: i
fedeli, in virtù del loro regale sacerdozio, concorrono all'oblazione
dell'Eucaristia... Partecipando al sacrificio eucaristico, fonte ed apice di
tutta la vita cristiana, offrono a Dio la Vittima divina e se stessi con
Essa.... e così compiono la propria parte nell'azione liturgica, non però
ugualmente, ma chi in un modo e chi in un altro .... (Cap. II n. 10-11) Sono
parole di estrema chiarezza, ed aprono uno spazio di amore vitale nella Santa
Messa, purché lo si comprenda e lo si viva bene.
Questo
meraviglioso concetto fu percepito e meditato da Madre Maria di Gesù e proposto
alla sua Congregazione ed al mondo cristiano.
II
Papa Giovanni Paolo II beatificandola a S. Pietro il 22 ottobre 1989, riconobbe
la validità del suo pensiero e la profondità del suo messaggio.
Nella gioia del gesto grandìoso dell'offerta di Gesù alla Trinità, ci viene proposto di rivolgere al Padre la sublime ed ineguagliabile preghiera insegnataci da Gesù stesso. L'invito a pronunziarla merita qualche esortazione per mettere nella mente e nel cuore un atteggiamento filiale ed umile che ci renda più accetti al Padre.
"Illuminati
dalle parole e dall'esempio di Gesù, osiamo dire - e cioè: abbiamo il coraggio
di dire a Te - o Dio Padre, questa preghiera".
Ricordo
la figura meravigliosa di un Padre francescano, padre Virgilio Corbo, il grande
e santo archeologo di Cafarnao; egli in un colloquio indimenticabile, fra
l'altro, mi disse: "Molte sere estive nel caldo di Cafarnao, penso e prego
sopra una stuoia e penso che in questi luoghi Gesù ha parlato con il Padre suo,
dicendo con il suo cuore ed il suo labbro quelle parole che poi insegnò ai suoi
Apostoli... Come e con quanto amore, avrà rivolto al Padre quelle parole?"
E
gli occhi del religioso avevano lagrime di gioiosa commozione.
Anche
noi siamo invitati ad imitare Gesù nella recita del Padre nostro in questo
momento della Messa.
È
giusto che almeno due sentimenti siano nel nostro cuore. Dobbiamo esprimere
grande riconoscenza a Dio Padre, perché è proprio il Padre che ci ha dato Gesù
e lo ha messo nelle nostre mani. Lo abbiamo appena offerto alla Trinità come
Agnello immolato; quindi siamo riconoscenti del dono che il Padre ci ha dato per
la nostra offerta!
E
dobbiamo esprimere umiltà nella nostra orazione, perché ci rendiamo conto di
una dolorosa realtà: noi siamo diventati suoi figli perché redenti da quel
sangue prezioso del Redentore per noi offerto; da cattivi vignaioli siamo responsabili
della morte del Figlio del Padre e fratello nostro! I nostri peccati hanno
ucciso Gesù!
Perciò
"OSIAMO", "ABBIAMO CORAGGIO" di chiamarti Padre!.
Nella
gioia del gesto di offerta, nel clima dell'amore della Trinità, riconoscenti
per aver donato una lode perfetta, riempiamo l'animo di fiducia e di abbandono,
come ci suggerisce Madre Maria.
Si
tratta certamente di una rara comprensione della solenne preghiera del Pater e
della sua collocazione in questo momento della Santa Messa.
"Morire
e lasciar vivere Gesù; lasciare a Lui il dominio assoluto, unirsi a Lui così
intimamente che Egli possa agire in noi liberamente; amare, adorare, glorificare
in noi il Padre celeste, come Egli lo desidera.
Allora
si può dire che Gesù diventa l'anima della nostra anima; allora veramente
l'anima sta dinanzi a Gesù come l'anima di Gesù sta dinanzi alla sua divinità;
vale a dire, totalmente sottomessa, talmente annientata dall'amore, talmente
unita, che sempre cede il posto all'azione divina e al divino volere, non vi
pone mai ostacolo in nulla, e può dire con verità: "Non sono più io che
vivo, ma Gesù Cristo vive in me" (Gal 2, 20), Gesù che prega in me, che
è in me tutto se stesso. "Per me, vivere è Gesù Cristo!" (Fil 1,
21).
Il
Cristo opera, vive e regna, e l'anima aderisce continuamente a questa sua
azione, a questo regno; si confonde e si inabissa per amore in Colui che essa
ama; è come una COMUNIONE PERPETUA che continua, per così dire, nell'anima,
ma in modo mistico, quell'unione che la comunione sacramentale vi opera
realmente. È come un'eco dell'eterno AMEN del cielo.
L'anima
non dorme, agisce, opera; ma ciò che vivifica la sua azione è una linfa
divina; si lascia come trasportare sulle onde della volontà di Dio: “Il
Cristo che dimora in me ha fatto Lui stesso tali opere.” (Lettere)
E
a riguardo della frase del Pater "Venga il tuo Regno", Madre Maria ha
delle riflessioni di intenso valore spirituale; è il momento di riportarle per
la nostra meditazione.
"Ho
la passione di Gesù Cristo. Vorrei vederlo regnare trionfante nei cuori e sulla
società. Vorrei condurgli moltitudini di anime, soprattutto di anime elevate
e disinteressate, che lo amino per Lui stesso e che siano ardenti di zelo per la
sua gloria. Talvolta vorrei penetrare in tutte le comunità religiose, e
predicare loro, se lo osassi, una crociata di puro amore per Gesù Cristo."
"Il
«Padre nostro» è il compimento dei desideri di Gesù, i quali sono la sete
della gloria del Padre, la sete delle anime, la sete di amore, la sete di unione
alle anime nostre, la sete di immolazione e di sacrificio, di annientamento e di
donazione." (Lettere)
“Io
non vivo che di un desiderio che mi consuma: che il Cuore del Maestro sia
conosciuto, amato, glorificato....” (Manoscritto)
“O
amore! vorrei amarti con il cuore dei Serafini, anzi con il tuo Cuore stesso!
Lo
possiedo questo Sacro Cuore, ed è per mezzo di Lui che ti amo! Mi dono e mi
ridono a Te: accetto tutto ciò che tu vuoi! Fiat
voluntas tua!”
(Man.)

Dopo
la preghiera del Pater, ci sono due invocazioni perché al mondo intero, alla
Chiesa intera e ad ogni anima sia concessa la pace, la liberazione dal peccato
nell' attesa della "beata speranza" accanto al Salvatore; si chiede
quella pace che Gesù stesso ha promesso come suo dono.
A
queste preghiere, può seguire un segno visibile di augurio fraterno, che
questa pace sia anche oggetto della reciproca carità.
AI
riguardo, Madre Maria ci esorta:
"Coraggio,
non domandate dove potrete trovare la calma ed il riposo a cui aspirate.
Perfetti,
non li potrete trovare che in cielo.
Ci
è dato di goderli quaggiù come un preludio del cielo, li troverete nascosti
nel sacrificio e nella vittoria riportata sulla natura per stabilire in suo
luogo dentro di voi il Regno di Dio. Quanto più Dio sarà padrone in voi, tanto
più sarà grande la vostra pace."
(Manoscritto)
La
pace è la convinzione di vivere vicino a Dio.
"
Vivere strettamente unite al Tabernacolo, possedere
ogni giorno Colui che rapisce gli Angeli e desta l'ammirazione dei cieli,
sentirsi circondate da anime che vivono delle medesime attrattive, che soffrono
degli stessi dolori, e immolate con esse nel fuoco dello stesso sacrificio, con
l'Ostia di Amore, offrirla con esse, e con esse vivere accanto all'altare!
Questo
è un paradiso anticipato!"
(Lettere)
La
frazione del pane "II gesto della frazione del pane, compiuto da Gesù nell'ultima Cena, non ha soltanto una ragione pratica, ma significa che noi, pur essendo molti, diventiamo un solo corpo nella comunione a un solo Pane di vita, che è Cristo Signore." (Messale)
II
sacerdote infatti, mentre compie il gesto di mettere un frammento di Ostia
consacrata nel calice, dice: "II Corpo ed il Sangue di Cristo, uniti in
questo calice, siano per noi cibo di vita eterna."
E
nel frattempo il popolo dice o canta: Agnello di Dio, che togli i peccati del
mondo, abbi pietà di noi... dona a noi la pace! (Messale)
Ecco
un pensiero della Beata Madre Maria.
"O
Agnello del Padre celeste, accettaci come tuoi!
Uniscici
a Te sulla croce e sull'altare, forma i nostri cuori sul modello del tuo Cuore
di vittima!
Tu
sei lo splendido giglio dei cieli, il Dio vergine che rapisce i vergini! Tu sei
l'Agnello pieno di dolcezza, l'Agnello immolato, l'Agnello che ha salvato il
mondo!
Tu
sei il dono sublime del cielo e l'Ostia della terra!
Tu
sei tutto nostro, e noi siamo tutte tue per l'eternità!"
(Lettere)
Il sacerdote rivolge un invito quanto mai delicato ed efficace perché ci sia da parte dei fedeli consapevolezza e gioiosa partecipazione di fede e di amore per ricevere l'Eucaristia.
È
un invito, che non sembra bello mutare in una affermazione che darebbe
l'impressione di escludere quelli che per vari motivi, in quel momento, non
possono ricevere l'Eucaristia. Le parole del sacerdote, secondo il testo del
messale, non dicono "Beati noi" ma bensì “Beati gli invitati alla
Mensa del Signore.
Ecco
l'Agnello di Dio, che toglie i peccati dei mondo.”
Il
popolo è invitato a dire con fede ed amore le parole del Centurione romano di
Cafarnao, adattandole alla Comunione: "O Signore, non sono degno di
partecipare alla tua mensa; ma dì soltanto una parola e io sarò salvato."
(Lc 7, 7) L'espressione "Beati gli invitati alla cena del Signore", si
presta per stimolare i fedeli alla comunione frequente, per trovare la vera
beatitudine nella grazia dell'amicizia divina. Madre Maria, anche prima di
essere fondatrice delle Figlie del Cuore di Gesù, si comunicava
quotidianamente.
C'è
una sua frase scritta il 2 agosto 1868, che indica quanto fosse importante per
lei comunicarsi ogni giorno.
II
2 agosto 1868 era stata benedetta una modesta cappellina di soccorso che la
famiglia Deluil-Martiny metteva a disposizione della gente vicina, data la
scomodità dei sobborghi in quei tempi.
Quel
giorno, Maria aveva preparato ogni cosa per la Santa Messa.
"Satana
mi ha giocato un brutto tiro, scrive nel suo diario: il sacerdote ha dimenticato
di consacrare l'ostia .... e così non ho potuto fare la S. Comunione nella
nuova cappella e sono stata costretta ad andare in città alle dieci e mezzo per
ricevere nostro Signore." (Manoscritto)
Bisogna
notare che dalla Servianne alla città, i chilometri non sono pochi, e non
c'erano mezzi di trasporto come ora; inoltre c'era il dovere del digiuno da
mezzanotte.
Ma
per Maria Deluil-Martiny la Comunione era divenuta "L'indispensabile della
sua vita".
Ecco
perché più tardi, da suora, scriverà cose che indicano i frutti spirituali
che provengono dalla quotidiana comunione fatta con grande amore ed impegno di
vita.
"Viviamo
nella nostra tomba d'amore, la Piaga del Cuore di Gesù è la Pisside dove
dimora questo cuore divino.» Andate da Gesù, contemplatelo ed imitatelo.
Tutto
passa, Gesù solo rimane, e ciò che abbiamo fatto e sofferto per Lui. Coraggio,
il paradiso ci aspetta!"
"Noi
aspettiamo il Signore finché Egli venga; e frattanto viviamo nella nostra
tomba di amore, il Ciborio..." (Manoscritto) Anche se c'è il pericolo di
prolissità, vale la pena riportare anche un altro brano significativo, per
gustare l'Eucaristia. “Tutti i piaceri del mondo che
cosa sono mai al confronto di quell'amore soprannaturale delle anime unite in
Dio e per Dio (nella Eucaristia) che fa loro incominciare quaggiù l'inno di
amore e di lode, che insieme innalzeranno eternamente al loro Dio che è pure
loro Padre, loro Fratello e loro Sposo? .... Pensando all'immortale concerto,
alle armonie senza fine, al perfetto accordo dell'eternità nella carità,
ditemi se è ancora possibile turbare quaggiù l'inizio, il preludio di una tale
felicità con vani motivi di amor proprio, di interessi personali e di idee
proprie, con stolti criteri, con ciechi pregiudizi? Come sono poveri ed
insensati coloro che consumano la loro vita in sì meschine occupazioni!
Quanto
a noi, figlie mie, che abbiamo il Cuore di Gesù come vessillo e nostro rifugio,
formiamo in Lui, oceano d'amore, un solo cuore ed un'anima sola; i nostri
sentimenti siano fusi e uniti in un solo sentimento: IL SUO AMORE e la sua
gloria. Lasciate che vi ripeta il voto che continuamente faccio per voi e che già
vi ho manifestato: Facciamo un sol cuore nel Cuore di Gesù."
(Lettere)
Queste
parole indicano come ricevere l'Eucaristia e viverla come Pane di vita che ci
unisce al Sacrificio di Gesù, per adorare il Padre e per la nostra salvezza.
La
Comunione La comunità si accosta a ricevere l'Eucaristia processionalmente, per indicare che il Pane di vita è il Pane dei nostro cammino terreno ed anche per esortare ciascuno a intraprendere il cammino interiore nella vita soprannaturale verso l'eterna beatitudine.
Quando
il sacerdote offre il Pane eucaristico, sulle labbra di chi si comunica, dice:
"II Corpo di Cristo".
II
fedele, comunicandosi, risponde: "Amen" per indicare consapevolezza,
fede e riconoscenza.
Durante
la distribuzione dell'Eucaristia, si può eseguire un canto che, come dice il
messale, "ha lo scopo di esprimere mediante l'accordo delle voci l'unione
spirituale di coloro che si comunicano, di dimostrare la gioia del cuore e di
rendere più fraterna la processione di coloro che si accostano a ricevere il
Corpo di Cristo".
Per
rendere più concreto il ringraziamento, oltre i canti liturgici e le parole
di tanti santi innamorati della Eucaristia, ci servano anche alcuni pensieri di
Madre Maria:
“Tu,
o Gesù, che tutto puoi, compi in noi ciò che il tuo Cuore ha desiderato; opera
tu stesso in noi ciò che ci hai domandato! Il nostro nulla sia il trionfo del
tuo amore misericordioso!” "Cuore divino di Gesù, vieni e rimani nei
nostri cuori, accendi in essi un amore che corrisponda, se è possibile,
all'obbligo che abbiamo di amare Dio." (Manoscritto) "Raccogliti
anima cristiana! II cuore del tuo Dio è entrato in te, rimane in te; tu sei
entrata in Lui e rimani in Lui! E ciò per la vita eterna!" (P. Vandeur)
“Amore,
amore! Amore all'Agnello che ci ha lavati nel suo Sangue adorabile e che si è
immolato per redimerci! Amore al Cuore divino che ci ha conquistato e che ha
rapito i nostri cuori!”
"Se
volete guarire la piaga profonda di quel Cuore sacratissimo, amate,
amate!"
"O
Dio nascosto, io Ti adoro!"
(Lettere)
La
sera del 1° Venerdì di
settembre 1867 mentre Maria Deluil-Martiny si trovava in preghiera nella chiesa
di S. Giniez, sentì interiormente Gesù rivolgerle queste parole: "Tu non
sei che una misera corteccia, sotto la quale io mi nascondo; ho sempre amato le
apparenze umili che poco valgono.
Non
sono conosciuto, non sono amato ... Sono un tesoro che non è apprezzato e
voglio prepararmi delle anime che possano comprendermi.
Sono
un torrente che vuole straripare, e del quale non si possono più trattenere le
acque!
Voglio
farmi delle anime che le ricevano; voglio farmi dei calici per riempirli delle
acque del mio amore.
Farò
prodigi e nulla varrà a trattenermi; né gli sforzi di satana, né l'indegnità
delle anime. Mi farò delle anime fedeli e generose per compensarmi di quei
prodigi.
Ho
sete di cuori che mi comprendano, m'apprezzino e mi facciano raggiungere il fine
per il quale rimango sugli altari! Sono oltraggiato e profanato, ma prima della
fine del tempo voglio essere risarcito degli oltraggi che ho ricevuto.
Voglio
spargere tutte le grazie che sono state rifiutate.
SAI
TU CHE COSA SIA ADORARE? IO SONO IL SOLO
CHE
REALMENTE ADORA. IO SONO LA SUPREMA BELLEZZA..." (Vita pag. 57)
"Vegliamo
alla porta dei tabernacoli deserti e cerchiamo di essere ostie con Gesù-Ostia.
Ostie, ossia apparenze sotto le quali vivrà, agirà, opererà Gesù Cristo.
Allora,
essendo distrutto il cattivo io, si realizzerà in noi la parola di S. Paolo:
"Non sono più io che vivo, ma Gesù Cristo vive in me." (Gal 2, 20)
"O
Maria, Madre di Gesù, dammi il tuo cuore per amare Gesù, la tua umiltà per
colmare di gioia il suo Cuore!.." "O dolce figlio di Maria, velato in
questa Ostia consacrata, mia gioia e mio amore, tutto in me ti implora: Oh resta
dentro l'anima mia, sempre, sempre!" (Manoscritto.)
I
passi riportati sono numerosi, ma possono servire per arricchire la preparazione
ed il ringraziamento per la comunione, oppure per le adorazioni eucaristiche;
tanto semplice è la profondità che esprimono, per essere adatte a qualsiasi
cultura e devozione eucaristica.

Il
messale raccomanda con molta precisione ed opportunità di lasciare un po' di
tempo al ringraziamento devoto, silenzioso e riconoscente. Alle volte è
troppo breve e talora disturbato da avvisi. Ecco le parole del messale:
"Secondo
l'opportunità, il sacerdote ed il popolo pregano per un po' di tempo in
silenzio, oppure si può cantare un inno, un salmo, o un altro canto di lode e
di ringraziamento."
Al
sacerdote è suggerita una preghiera da recitare sottovoce: " II sacramento
ricevuto con la bocca sia accolto con purezza nel nostro spirito, o Signore, e
il dono a noi fatto nel tempo, ci sia rimedio per la vita eterna."
Madre
Maria, nei suoi scritti ha un bellissimo pensiero che si collega con la festa
del Natale e ci ricorda come la preziosità della S. Messa, specialmente
l'aspetto della offerta della Vittima divina alla Trinità può essere rivissuto
con frutto e con amore mediante una pratica da non dimenticare: LA COMUNIONE
SPIRITUALE. È bene che anche nel nostro tempo, quando ci si può comunicare
anche due volte al giorno, purché sia durante la Messa, questa pratica della
Comunione spirituale sia tenuta preziosa ed utile, come lo era quando ci si
poteva comunicare una sola volta al giorno. Ed ecco il pensiero di Madre Maria:
"In
un giorno di Natale (1868) mi sono unita alle tre Sante Messe, ad ore
successive: mi sono comunicata spiritualmente ed ho accolto e contemplato il
dolce e piccolo Bambino dentro l'anima mia.
Non
saprei esprimere tutto quello che la grazia mi ha fatto compiere: ho offerto Gesù
appena nato all'adorabile Trinità, con il suo amabile sorriso, la sua prima
lagrima, il suo gemito, con il battito del suo cuore e l'offerta di SE STESSO,
dopo che Egli è apparso in questo mondo.
L'ho
offerto così come un'ostia che racchiude tutti gli omaggi, tutti i
ringraziamenti, tutte le preghiere che Dio merita, e che solo Gesù Cristo può
offrire; l'ho offerto per mezzo delle mani di Maria. Ho presentato i miei doni
anche a questo amabilissimo piccolo Re dei cuori, e gli ho offerto il MIO
TESORO di Guardia d'onore, e cioè il Sangue e l'Acqua della Piaga del suo Cuore
con le preziose lagrime di sua Madre. ..."(Manoscritto)
Come si può capire, in questo brano ci sono profonde intuizioni sulla realtà del mistero natalizio, della maternità di Maria, sulla ricchezza di contenuti della Messa, della redenzione e ci sono anche applicazioni piene d'amore per la comunione spirituale oltre che per quella eucaristica.
Viene
spontaneo il senso di riconoscenza per Madre Maria, e sarebbe cosa gradita
applicare tali intuizioni anche alle altre feste liturgiche, per arricchire di
contenuto la nostra pietà eucaristica.
È
però utile ricordare che per arrivare a queste meravigliose intuizioni è
necessario abituarsi alla meditazione silenziosa della divina presenza.
Egli
è l'Ospite silenzioso, e - come dice l'Imitazione di Cristo – “vicino a Te
la mia bocca è senza voce e il mio silenzio Ti parla”. ( Libro III. c.2, no
4)
Durante
la distribuzione della Comunione, o dopo, viene letta un'antifona detta appunto
della Comunione per dare con il testo liturgico del rito della Messa, un
particolare aiuto alla mente del fedele e per renderlo efficace nel colloquio di
ringraziamento a Gesù.
A
questa antifona può servire il suggerimento di Madre Maria: "L'amico
celeste è in me totalmente a mia disposizione; sia la mia un'unione di amore.
La sua vita in me! E la mia vita in Lui." (Manoscritti)
Orazione
dopo la Comunione Quasi
tutti i testi di questa orazione contengono utili esortazioni per collegare la
Santa Messa, nel suo testo rituale ed ancor più nella sua intima ricchezza di
contenuto di grazia, alla nostra vita di crescita spirituale, ed un augurio di
poter arrivare alla patria eterna pieni di buone azioni.
Ecco alcuni suggerimenti di Madre Maria per rendere questa preghiera più ricca di utilità.
"La
mia vita deve essere un abbozzo di quella che Dio prepara alle anime che Egli si
sceglierà.
Un
solo amore: Gesù. Un solo desiderio: piacere a Lui, e a Lui solo.
Annientarmi
perché Egli viva in me.
Un
solo scopo: la sua gloria, la diffusione del regno del suo Cuore. Una sola
occupazione: farlo amare.
Una
sola dimora: la ferita del suo Cuore nel Tabernacolo. Non mettere più limiti
all'Amore. Diffidare di me e aspettare tutto da Lui!"
"O
Amore; io vorrei amarti con il cuore di tutti i Serafini, ed ancora meglio, con
il tuo stesso Cuore!
Io
lo possiedo già questo Cuore ed è per mezzo suo che io ti amo!
lo
mi dono continuamente a te, ed accetto tutto quello che tu vuoi.
"(Manoscritto)
Ed
ora un inno a Gesù Eucaristia, vero cantico di amore, invito per un'anima che
vuole essere generosa:
“Amare
è donarsi; amare è abbandonarsi interamente; amare è sacrificarsi; è legarsi
a ciò che si ama; ardere, consumarsi e nulla rifiutare; amare è abbandonare
ogni cosa all'amore; avere una sete ardente di veder amare ciò che si ama, che
nulla costa pur di ottenerlo; amare è andare in cerca di mille vite e di mille
cuori, per sacrificarli, per infiammarli e gettarli come trofeo sulla via del
Diletto Vincitore!
O
amore, o fuoco che bruci!
Che
cosa sono mille vite da sacrificare per Te, che cosa sono mille cuori da
consacrare a Te?
O
Gesù, dilata il nostro cuore, aumenta la nostra capacità di amare e per questo
aumenta in noi la capacità di soffrire, di sacrificarci, di umiliarci, di
inabissarci nel nostro nulla, di immergerci nei tuoi dolori, per poter essere un
giorno unite al tuo amore trionfante in cielo. Amiamo l'Amore!"
(Lettere)
In
alcuni giorni, solennità, ricorrenze liturgiche o anniversari, nel rito di
congedo e per la benedizione dei fedeli da parte del sacerdote, ci sono varie
formule, semplici o solenni. Esse contengono la benedizione sempre in nome della
Trinità.
II
congedo è quasi sempre un invito a gioire per quanto si è vissuto, contemplato
e deciso durante la Messa, per esserne testimoni nell'ambiente nel quale si
vive.
Madre
Maria ha qualche suggerimento al riguardo. Andando fuori dalla chiesa:
“il
cuore non abbandoni il Tabernacolo, il posto dell'Amore!” “O Dio del mio
cuore, fa che noi essendo stati un solo spirito con te (nella Messa) ora siamo
ancora una cosa sola con te nel tempo e nell'eternità." (Manoscritto)
Con
la sua Passione, Morte e Risurrezione Gesù è divenuto "Victor Rex",
RE VINCITORE, che nella Santa Messa continua la lotta contro il nemico e dona
la sua vita eucaristica, perché il suo Regno si estenda e si intensifichi nelle
anime. Dobbiamo quindi, partecipando alla Messa e vivendola, estendere in noi e
nella vita della Chiesa il suo Regno: è nostro preciso dovere.
Riporto
da P. Vandeur: GESÙ CRISTO DEVE REGNARE! (1 Cor 15, 25)
Gesù
Cristo deve regnare, poiché Egli stesso ha detto: "lo sono Re" (Gv
18, 37).
Re
delle intelligenze, Re delle volontà, Re di tutto ciò che è o sarà nei
secoli.
Ora,
Gesù ha regnato per mezzo della croce: questa fu lo strumento della sua grande
vittoria sopra Satana; Egli continua a regnare per mezzo della croce; la croce
del Calvario non ha fatto che cambiare di posto, ora resta piantata su ogni
altare consacrato.
PER
MEZZO DELLA SANTA MESSA, dove con lui noi offriamo e ci offriamo; per mezzo
della Santa Messa in cui ogni giorno ci nutriamo di lui e di tutto ciò che egli
è, per mezzo della Santa Messa ben compresa, ben seguita, ben vissuta, noi lo
faremo nuovamente regnare, su di noi e sul mondo che lo ignora e non lo
riconosce come Re. (P.Vandeur) Cogliamo ancora una raccomandazione di Madre
Maria di Gesù.
"Noi
faremo tutto per mezzo di Gesù Cristo, mediante l'unione al suo Cuore e al
suo Sacrificio, e l'offerta dei suoi meriti infiniti e del prezioso Calice del
suo Sangue adorabile.
Faremo
tutto per Maria, l'associata del divino Sacrificio, per mezzo della quale il
soccorso dall'alto contro i nemici della Chiesa non è venuto mai meno".
(Lettere)
"A
forza di tenere Gesù Cristo, elevato nelle nostre mani tremanti, davanti al
Padre offeso per i nostri peccati, a forza di tenerci sulla patena e nel calice,
ove i sacerdoti si confondono con l'Ostia, con il Corpo e con il Sangue di Gesù;
a forza di unirci ai sentimenti e agli ardori del suo Cuore adorabile, la divina
Giustizia si placherà e la misericordia scenderà sulla nostra povera terra.
(...)
Questo
sarà lo spirito del sacerdozio di Gesù per il bene del mondo in Cristo."
(P. Vandeur)
E
Madre Maria di Gesù si esprime così:
“Il
mio cuore è pieno di quelle grandi realtà che sono L'OBLAZIONE,
L'IMMOLAZIONE, LA COMUNIONE, non ho merito alcuno, ma l'anima mia ne trabocca, e
la sete che ha di riversarle nel mondo delle anime è così cocente, che
volentieri accetterebbe d'essere calpestata, ridotta in polvere, annientata,
purché questo mistero di amore fosse più conosciuto. ...O DIO, SE IL
SACRIFICIO DELLA MIA VITA, TANTO MISERABILE, PUÒ SERVIRE A PROPAGARE QUESTO
SEGRETO DI AMORE, PRENDILA E SUSCITA LE ANIME CHE LO COMPRENDERANNO E SE NE
NUTRIRANNO!
Vorrei
avere mille voci per farlo sentire a tutte le anime, mille intelligenze per
approfondirlo, mille cuori per perdermi in esso e viverne.
O
Spirito Sacerdotale, spirito del Figlio consegnato nelle mani del Padre celeste,
fra il sangue e le lacrime, le piaghe aperte, l'agonia suprema, l'abbandono
inenarrabile; o Spirito strappato dall'amore e dalla morte dall'intimo del Cuore
del Figlio e lasciato come immensa eredità, affinché il Padre celeste lo
consegni e lo doni a noi per mezzo dello Spirito Santo!
Ma
chi dunque ti riceve, chi ti apprezza, chi ti abbraccia, chi si lascia
trasportare da te al di là della natura, del mondo, del creato, nella vita
soprannaturale e divina? Ti si conosce, ma da lontano, come uno straniero!
Ti
si adora, ma come appartenente solo al divino Crocifisso! Ti si vede attraverso
un fitto velo, e si dimentica che Tu sei l'elemento nel quale devono immergersi
le anime nostre, la forma stessa della vita che ci è stata comunicata dalla
Croce!....Oh perché l'anima discende da queste altezze e dimentica così spesso
che il Cristo ha fatto di noi altrettanti SACERDOTI E RE PER IL NOSTRO DIO?
(Apocalisse I, 6)"
(Manoscritto)
O
Cuore di Gesù, venga il tuo Regno: "OPORTET ILLUM REGNARE!"
Un
desiderio e un augurio
Dopo
l'epilogo di Padre Vandeur, sia permesso un pensiero anche a chi ha redatto il
presente libretto.
Madre
Maria ci ha portato sapientemente e con amore alla scuola della Messa e ci ha
presentato come punti di incontro con l'amore di Gesù: l'altare, il
tabernacolo, l'ostensorio e l'offerta vitale.
Noi
vogliamo ringraziarla di gran cuore ed ascolteremo il suo amorevole invito (e
perché no? il suo "ordine") : "Non abbandonare col cuore
il tabernacolo, il posto dell'amore!" Noi non vogliamo abbandonarlo
questo posto, né con il pensiero, né con il desiderio, né con il cuore.
Cosa
dobbiamo fare per non abbandonare questo posto? Mi permetto di esprimere un
pensiero e di proporlo con molta speranza.
Leggendo
il Vangelo e gli Atti degli Apostoli, troviamo delle indicazioni e dei
comportamenti significativi ed attraenti. Gesù, dopo l'ultima Cena (e cioè
dopo la prima Consacrazione eucaristica ) "dopo aver cantato l'inno, uscì
dal Cenacolo per andare al monte degli Ulivi". (Mt 26, 30) Gesù non ha mai
abbandonato il suo posto dell'amore! Eppure l'attendeva il Gethsemani, la
cattura con il bacio del traditore, l'abbandono dei suoi Apostoli, i processi,
gli insulti, i flagelli, le spine, la condanna, il Calvario, la morte e la
tomba. E Gesù è sempre al suo posto dell'amore.
Nel
suo divin Cuore, Gesù godeva della sua Risurrezione! Egli sapeva bene che
l'attendeva l'incontro con Pietro lungo la via verso il Cenacolo, l'apparizione
ai suoi Apostoli le sera al Cenacolo, l'incontro con i due scoraggiati sulla
strada di Emmaus, l'incontro con le pie donne e con Maria Maddalena accanto al
sepolcro vuoto.
Ed
anche qui noi troviamo Gesù sempre al suo posto d'amore! Ed ancora, durante i
quaranta giorni prima dell'Ascensione, Gesù restò in attesa, credendo nella
fedeltà delle risposte dei suoi interlocutori.
Egli
attendeva la fedeltà di Pietro vicino a Tabga e gradì il silenzio rispettoso e
pieno di amore di Giovanni.
Gesù
sviluppò con bontà il colloquio con Pietro: "Mi ami?" -
"Signore, tu che sai tutto, tu sai che io ti amo" - "Pasci il mio
gregge!".... "e seguimi anche fino al martirio!" (Gv 21, 15-17)
Gesù si fidò di consegnare la missione apostolica ai suoi Apostoli prima
dell'Ascensione.
Quante
realtà preziose Gesù era sicuro di avere dai suoi fedeli!
Queste
realtà erano la sorgente del suo gaudio durante il suo soffrire.
Gesù
credette sempre nel suo soffrire e nel suo amore per l'uomo, come la fonte della
vittoria.
Gesù
credette sempre nella persona umana, la quale, con l'aiuto della mediazione
della Madre sua, avrebbe finalmente scoperto il valore della Risurrezione e
dell'Opera divina.
Ma
perché Gesù era, ed è anche oggi, così fedele al suo posto d'amore?
La
ragione è immensamente gioiosa e valida per noi. GESÙ non ha l'AMORE
SOLAMENTE; MA GESÙ È L'AMORE NELLA SUA PERSONA DIVINA!
È
PER QUESTO CHE Egli non abbandona mai il suo posto dell'amore!
La
persona umana non è così. Noi non siamo l'amore.
Noi
ne abbiamo solo una parte, più o meno grande.
Ed
allora noi dobbiamo attingere l'amore alla sua sorgente, pena il fallimento.
Come
ha trovato il posto dell'amore la prima comunità cristiana?
Vediamo
gli Atti degli Apostoli. (Cap. I e II)
"Essi
erano assidui all'insegnamento degli Apostoli ed alla comunione fraterna. allo
spezzare il pane (Comunione Eucaristica) ed alle preghiere.... Unanimi.... Essi
si portavano al tempio ogni giorno assiduamente .... essi spezzavano il pane a
casa, nutrendosi con gioia e semplicità di cuore...."
E
tutti dicevano: "Vedete come si amano!"
La
prima comunità cristiana aveva trovato il posto dell'amore nella Eucaristia,
nell'insegnamento degli Apostoli, nella preghiera, e così riusciva ad amarsi ed
a gioire.
E
noi, dove troveremo il sostegno per essere una cosa sola "unum" nel
Cristo, dal momento che viviamo in un mondo pieno di problemi, di dubbi, di
interrogativi, i più impensati e i più imprevisti?
In
mezzo ad una così grande confusione di vita, noi non possiamo abbandonare il
posto dell'amore; però forse può capitare che lo abbandoniamo perché non ci
siamo nemmeno preoccupati di scoprirlo e di ritenerlo necessario.
E
questo è l'errore dell' indifferenza!
NOI
DOBBIAMO CERCARE IL POSTO DELL'AMORE!
È
il tesoro nascosto di cui parla il Vangelo e solo così noi lo terremo caro!
Nelle
nostre chiese, dopo la Messa, si lascia tutto; molte volte si ricomincia la vita
senza nulla ricordare di quanto è avvenuto sull'altare.
Ed
allora rimaniamo poveri e soli, senza che Cristo viva nel nostro cuore.
Bisogna
però osservare, ringraziando Dio, che non dappertutto e non sempre è così!
Ed
allora ecco la mia speranza ed il mio augurio.
Se,
come ci insegna Madre Maria e come ci insegna la fede, noi avremo scoperto che
nella Messa e nella Eucaristia è il posto dell'amore, allora, in questo
incontro sacro e sacramentale con I'Emmanuele (Dio con noi), noi attingeremo
alla sorgente dell'acqua viva, per rinascere così a vita nuova, per gioire
della nostra fede! Ecco il modo ed il mezzo per scoprire Gesù amore.
Così
noi ritorneremo al Cenacolo, come la Comunità cristiana primitiva, vi
troveremo il Pane di vita, gli insegnamenti degli Apostoli e della Chiesa, e
ci impegneremo ad amarci sinceramente.....
"E
TUTTA LA GENTE VEDRÀ!"
Allora
potremo dire alla Beata Madre Maria, nostra guida d'amore alla Eucaristia:
Grazie!
E
NOI NON ABBANDONEREMO MAI IL POSTO DELL'AMORE!