SQUARCI DI CATECHISMO EUCARISTICO
P.
Emilio Santini - Volume II - Associazione Eucaristica Riparatrice Loreto
Sospinti dal lusinghiero successo
riscontrato dalla pubblicazione "Squarci di catechismo eucaristico",
edita nel 1990, ed accogliendo i consensi positivi e gli unanimi suggerimenti
degli iscritti, ne diamo alle stampe il secondo volume, che è appunto felice
continuazione nella raccolta dei brani catechistici curati da P. Emilio
Santini e già apparsi, sotto vari titoli, nella rivista "Riparazione
Eucaristica".
Con
l'intento d'illustrare un cammino spirituale, e mirante più che a elaborate
forme letterarie a una progressiva penetrazione nelle fibre più profonde
dell'animo umano, l'autore rivela ancora una volta non soltanto una sottile vena
psicologica, ma anche una tenue potenzialità persuasiva, che, se è ben
lontana da scuotimenti cattedratici, assai si confà alla bonaria volontà
esortatrice di chi, da oltre trenta anni ormai, con mitezza ed umiltà, è
dell'Associazione spirito, mente ed anche braccia.
Affrontando
con straordinaria semplicità argomenti arditi, e non indugiando nella
chiarificazione di quelle situazioni della vita che potrebbero nascondere
insidie pericolose, con parola saggia e accattivante egli si sofferma sugli
aspetti inibenti della fede eucaristica e palesa quelli che ne favoriscono la
crescita, offrendo al lettore attento occasione per ottimi spunti
d'approfondimento. Tutto ciò avviene non in un contesto idealistico e
astratto, in una realtà epurata dal male, ma nella concreta quotidianità di
ogni giorno, dove è così facile incespicare e cadere, ma poi non così
difficile rialzarsi, quando non si è soli; e in Gesù Eucaristia - è questa
la chiave per comprendere il significato del libro - non si è mai soli.
Angoscie,
paure, alienazioni ... disagi connaturati alla stessa imperfezione umana, e
contro i quali l'umanità ha da sempre invano combattuto utilizzando di volta in
volta le diverse armi dell'ingannevole mito, riacquistano quella dimensione
che la solitudine aveva ingigantito, mentre lo spirito si placa finalmente nella
contemplazione di Colui che è certezza.
GESU,
TU SEI LA MIA PREGHIERA!
Anima
eucaristica riparatrice, la tua vocazione è quella di inserirti sempre più
intimamente nella vita di Gesù Eucaristico, per offrirti con Lui a gloria del
Padre e a salvezza dei fratelli.
A
questo scopo partecipi con frequenza alla celebrazione e all'adorazione
dell'Eucaristia. Però devi fare molta attenzione per non ridurre la preghiera
ad un semplice soliloquio con te stessa, ad un vano sentimentalismo del cuore,
ad una monotona e noiosa ripetizione di parole.
Quello
che stai dicendo, il Signore lo sa, lo conosce prima e meglio di te, perché
sono parole che Lui stesso ha ispirato, manifestato, insegnato. Certamente ora
non le gradisce sentendole ripetere in quel modo distratto, frettoloso e anche
egoistico.
Delle
volte mi viene da pensare alla pazienza che deve avere il Signore nel dover
sopportare le nostre solite cantilene. E mi vengono in mente i versetti del
Salmo 49:
"Non
ti rimprovero per tuoi sacrifici, i tuoi olocausti mi stanno sempre innanzi.
Non
prenderò giovenchi dalla tua casa, né capri dai tuoi recinti.
Sono
mie tutte le bestie della foresta, animali a migliaia sui monti.
Conosco
tutti gli uccelli del cielo, è mio ciò che si muove nella campagna."
"Amore
voglio, non sacrifici, non offerte, ma comunione con me." dice il Signore.
Come
le "bestie della foresta" e gli "uccelli del cielo", così
anche le tue preghiere sono di Dio.
Come
i "sacrifici" e gli "olocausti" di Israele, così anche le
tue preghiere sono innanzi a Dio ma, come quelli, non sono gradite, perché
non generano comunione con Lui.
Quindi,
quando vai davanti al Tabernacolo, non devi accontentarti di una presenza di
preghiera, bensì cerca di entrare in comunione di vita con Gesù.
Senza
questa comunione, la tua preghiera non arriva a Dio, perché solo Lui, il
Figlio, il Verbo Incarnato, parla con il Padre. Egli è l'unico Pontefice (cioè
Colui che fa da ponte) fra te e Dio, "poiché solo per mezzo di Lui
possiamo avere accesso al Padre" (Ef. 2,18).
Per
far sua la tua preghiera e tua la sua preghiera, Gesù si rende presente in te:
"Chi
mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui". (Giov.
6,56)
A
questo Gesù che è in te, devi rivolgerti, devi unirti. Sull'altare, nel
tabernacolo, Gesù è di tutti, in te è tutto tuo. È con te giorno e notte,
mentre lavori e mentre riposi, sempre e ovunque. È presente in te, solo per
te; il suo interessamento è per te solo, come se nel mondo non vi foste che voi
due, Lui e te. Questo è il tuo Gesù, che in te si fa orante, si fa preghiera,
per cui la tua preghiera deve consistere essenzialmente nella volontà di
unirti alla sua preghiera.
Devi
inserirti in questa preghiera di Cristo, come s'inserisce una lampadina nella
corrente elettrica.
Egli
è sempre in attesa per accoglierti nella sua vita di adorazione, di
ringraziamento, di espiazione e di impetrazione.
Quando
senti che la tua vita, anziché una lode, è una disobbedienza a Dio,
inserisci la tua adorazione, tanto imperfetta, in quella infinita di Cristo.
Egli la purifica, l'amplifica, la rende degna.
Per
i benefici che hai ricevuto e ricevi in continuazione da Dio, sappi
ringraziarlo, offrendogli i meriti infiniti di Cristo.
La
tua espiazione è così imperfetta che pecchi anche quando credi di espiare. Ma
Colui che è in te, è la tua riparazione, la tua espiazione; prendilo e
offrilo al Padre, specialmente dopo aver commesso una mancanza e, in
particolare, quando ricevi l'assoluzione nel sacramento della confessione.
Può
darsi che anche la tua preghiera, trovandoti in certe situazioni, sia una
continua richiesta. Allora ricordati che la tua domanda, le tue invocazioni, i
tuoi desideri, non raggiungeranno il Datore di ogni bene, se non porteranno la
firma del suo Figlio Gesù.
Quando
hai imparato a sentire, a vivere, a pregare con Gesù che è in te, prendi
questo Gesù "tuo", portalo sull'altare e deponilo nel sacrifico
eucaristico.
Ad
ogni palpito del tuo cuore vi è un sacerdote che pronuncia le parole della
Consacrazione. È una continua offerta del Figlio al Padre. Rivolgi il
pensiero a questo Gesù e, nel suo atto offertoriale, la tua vita diventa
preghiera, diventa un prolungamento della Messa di Cristo.
Al
mattino, all'inizio di ogni nuovo giorno, fa un bel segno di croce e con questo
segno intendi battezzare il giorno e le sue attività, e innestare Gesù nella
tua vita e la tua vita in Gesù.
La
preghiera, il lavoro, la mortificazione, la sofferenza, le privazioni, la
solitudine, l'incomprensione, il cibo, lo svago e perfino il peccato diventano
tanti canali che ti portano e ti immergono nel sacrificio eucaristico di ogni
istante.
Se
sei fedele a questi richiami, il tuo cuore viene a trovarsi nella preghiera di
Cristo, e si approfitta delle più semplici circostanze per esternare il suo
sospiro.
Preghi:
Gesù, con te!
Ti
lavi: Gesù, purificami!
Ti
vesti: Gesù, rivestimi della tua gloria!
Ti
spogli: Gesù, spogliami delle mie cattive abitudini!
Cammini:
Gesù, conducimi nella tua volontà!
Stai
parlando: Gesù, parla tu per me!
Stai
pranzando: Gesù, nutrimi della tua vita divina!
Apri
una finestra: Gesù, illuminami con la tua luce!
Sei
triste: Gesù, tu sei la mia gioia!
Ti
senti sola e incompresa: Gesù, tu solo mi basti!
E
così di seguito, in modo che la tua vita diventi tutta calamitata verso Gesù
Eucaristico, in comunione cosciente con Lui nell'offrirti, nell'immolarti, nel
donarti.
Pregare
con Gesù presente in te, pregare con Gesù presente nell'Eucaristia, pregare
con Gesù presente nell'universo intero. Sappi captare nel creato le ondulazioni
divine e amplificarle, sintonizzandole con quella misteriosa trasmissione che
dal tabernacolo sale al cielo.
Pensa
alle migliaia di uomini che, senza fede e senza speranza, si trovano nel lavoro,
nella sofferenza, nella discriminazione ...Prendi questa vita sciupata e
valorizzala, raccogliendo quella preghiera implicita nell'atto umano e
inserendola in Cristo perché diventi sua preghiera.
Ricordati
anche che tu, unita a Cristo, sei membro vivo e operante del suo Corpo
Mistico, cioè della Chiesa militante, purgante, trionfante.
In
questa invisibile, ma reale unione con tutti coloro che vivono in Cristo, la tua
preghiera diventa la loro preghiera, la loro preghiera diventa la tua
preghiera.
Immersa
in questo "corpo orante e adorante", tu preghi, ma non sei più tu che
preghi, bensì è Cristo che prega in te. Cristo è divenuto tua preghiera.
Prendi questo Gesù, che si è fatto voce di ogni creatura, e offrilo al
Padre: "Gesù, ti offro!". È l'unica preghiera che giunge gradita al
cuore di Dio e che da Dio si riversa, come benefica rugiada, su tutta l'umanità.
In
Cristo, tua preghiera, ogni parola:
-
è come un raggio che tu aggiungi alla gloria accidentale di Dio;
-
è un grado di perfezione che porti alla tua anima;
-
è un dono che offri ai tuoi cari;
-
è una goccia di balsamo che fai cadere in un povero cuore triste e sfiduciato;
-
è un raggio di luce che fai penetrare in un animo incerto e dubbioso;
-
è un sostegno che offri ad un missionario;
-
è una grazia speciale che fai scendere nell'animo di un moribondo o di colui
che in quel momento ne ha maggior necessità;
-
è una forza con cui annulli l'offesa che dalla terra sale al cielo;
-
è un grido di amore, di speranza, di gioia, di fiducia, di abbandono, che
emetti nella certezza che a quel grido sussulterà un cuore, il cuore del Padre.
Questa
è la tua preghiera!
Gesù,
tu sei la mia preghiera!
GESÙ,
INSEGNAMI AD ASCOLTARTI!
Anima
eucaristica riparatrice, forse anche tu ti sarai lamentata: "Il Signore non
mi ascolta!". Però stai attenta a non avere la pretesa di essere ascoltata
senza alcuna disposizione ad ascoltare.
Il
Signore, nella sua infinita misericordia, è sempre in attesa di una risposta
alla sua parola.
"Ma
io non sento nulla!", potresti rispondermi. Ti credo, perché ti sei così
abituata alla Parola del Signore che non attira più la tua attenzione.
Considera
bene quello che ti succede quando ascolti o leggi la Parola di Dio. È come il
seme della parabola del Vangelo, che cade in parte sulla strada, tra le pietre,
tra le spine ... di conseguenza non produce frutto.
Questo
può avvenire anche in te: ascolti e non comprendi, senti e dimentichi. Per cui,
se vuoi che in te produca frutto, devi trasformare il tuo animo in terreno
buono.
Entra,
quindi, in te stessa e getta via i ciottoli, sradica le spine e le erbe cattive.
Non
ti preoccupare, non ti avvilire, perché il divino Agricoltore è con te, abita
e vive in te.
La
Messa, la Comunione, l'Adorazione debbono renderti sempre più convinta della
presenza di Gesù in te e che è una presenza non statica, ma dinamica. Ti
parla, ti invita, ti richiama senza mai stancarsi, come l'amante più tenero e
affettuoso segue la persona amata. Se sapessi sentirlo, ascoltarlo!
Conoscendo
la tua disattenzione, rivolgigli con fiducia la preghiera:
"Gesù,
insegnami ad ascoltarti!"
Se
la tua domanda è sincera, se veramente viene dal cuore, Gesù non può non
esaudirla, perché è Lui stesso che suscita in te questo desiderio.
E
viene in tuo soccorso, facendoti conoscere ciò che disturba quell'intima
trasmissione che intercorre tra te e Lui, e nello stesso tempo ti offre la
capacità di annullare le interferenze.
1.
Mass-Media
Non
sempre ti rendi conto, però può succedere che ogni volta premi il tasto della
radio o della televisione, s'interrompe in te la trasmissione del tuo Gesù.
2.
Il mondo
Apri
gli occhi e sappi valutare ciò che avviene attorno a te, per non divenire anche
tu schiava della mentalità del mondo, assorbendo, assimilando il suo modo di
pensare, di parlare, di agire, di vivere...
3.
L'attività
Quel
tuo lavoro, impegno, ufficio, dato da Dio, può divenire causa di
allontanamento da Dio.
Puoi
cadere in questa dolorosa realtà:
-
quanto ti lasci prendere dall'agitazione; vuoi fare, sempre fare, cadendo
nell'eresia dell'azione, convinta che anche l'azione è preghiera;
-
quando nel tuo dovere ti lasci dominare dal giudizio degli altri. Pensi e
ripensi guardando e considerando soltanto la tua reputazione;
-
quando non sai prendere una decisione. Rifletti e ragioni su tutti i particolari
senza venire ad alcuna conclusione.
4.
L'insoddisfazione
Anche
tu, qualche giorno, potresti sentirti presa, dominata da un sentimento di
stanchezza, d'insoddisfazione.
Ricominciare
ogni mattina a fare le medesime cose, vedendoti spesso poco compresa,
considerata, apprezzata... ti viene voglia di lasciare tutto, di fuggire, di
evadere...
Sogni,
desideri un altro posto, un altro ambiente, un altro lavoro...
Puoi
perdere il controllo di te stessa e il contatto con Dio.
5.
Il turbamento
Una
forte interferenza che può disturbare e anche interrompere la comunione con Gesù,
può essere causata da certi tuoi turbamenti interiori.
Ti
soffermi troppo a ragionare su l'incertezza di quella tale mancanza.
Ripensi
e ti turbi per quel peccato. Discuti su certe minuzie.
Ti
lasci portare più dal sentimento che dalla ragione.
Cerchi
con ansia più la tua intima soddisfazione che il desiderio di piacere a Dio.
È
un continuo ripiegamento su te stessa, che deriva dal tuo amor proprio e che
genera in te tanto chiasso.
6.
Celebrazioni liturgiche
Ti
può sembrare strano, eppure la tua partecipazione a tante celebrazioni
liturgiche, anziché unirti al Signore, ti rende maggiormente vuota.
Il
susseguirsi frettoloso di letture, di canti, di riti, senza il dovuto silenzio e
raccoglimento, può darti la soddisfazione di aver partecipato, ma intimamente
senti che non ti sei nutrita di Dio.
7.
Quietismo
Una
altro pericolo, forse il più grave, è quello che deriva dall'indifferenza,
dal quietismo.
Vada
come vada ... nulla t'interessa.
Non
vuoi noie, fastidi, preoccupazioni... per cui ti ritiri in te stessa,
desiderosa soltanto della tua pace.
Se
dovessi cadere in questo stato d'animo, ricordati che ti isoleresti non solo
dagli uomini, ma soprattutto da Dio e, di conseguenza, la tua religiosità
diverrebbe falsità.
Forse
con queste brevi considerazioni, posso averti turbata e sospinta a chiederti
con un senso di scoraggiamento: "Allora che cosa debbo fare?
Nulla
di nulla, ti rispondo. Rimani dove ti trovi, continua a fare quello che fai. In
quel tuo ambiente sei chiamata ad essere lievito di Cristo.
Per
divenire questa particella vivificante e trasformante di Cristo, devi metterti e
rimanere in sintonia con Lui: "Gesù, insegnami ad ascoltarti! ".
l.
Fede
Innanzitutto
rafforza la tua fede e credi fermamente alla presenza di Gesù in te.
Egli
abita, vive in te. Tu sei innestata in Lui, vivi della sua stessa vita.
È
tuo, solamente tuo, e parla a te, unicamente a te: "Gesù, insegnami ad
ascoltarti!'.
2.
Delicatezza d'animo
Consapevole
di questa divina presenza, consapevole che Gesù è un "Dio geloso",
sia tua premura purificare il tuo mondo interiore e profumarlo di amore.
Di
tanto in tanto, in un silenzio adorante, rivolgi il tuo sorriso all'Ospite
divino, comprendi e accogli il suo sorriso: "Gesù, insegnami ad
ascoltarti! ".
3.
Cuore aperto
Gesù
è in te, ma la sua presenza non è mai completa, per cui devi perfezionarla di
giorno in giorno, tenendo il tuo cuore aperto. Pensa a Gesù eucaristicamente
presente nei tabernacoli e sappi vederlo solo, trascurato, offeso e invitalo
nel tuo cuore.
Ma
soprattutto accoglilo in te quando Lo vedi scacciato da qualche cuore e
comprendi il suo ardente desiderio di essere per tutti gli uomini via, verità e
vita: "Gesù, insegnami ad ascoltarti!".
Se
avrai questa fede, questa delicatezza d'animo, questo cuore aperto, allora le
interferenze potranno offrirti l'occasione di intensificare, perfezionare la
tua sintonia con Gesù.
Quando
avrai la batteria del tuo cuore ben carica della presenza di Gesù, leggi pure
il giornale, ascolta la radio, guarda la televisione....: i fatti del giorno,
le questioni politiche e sindacali, le notizie sulla droga, le uccisioni, la
pubblicità, le telenovele... sapranno dirti che cosa è la vita senza Dio e
ti sospingeranno ad immettere in quei dati avvenimenti un raggio di luce divina
mediante un tuo atto di amore.
Solo
allora potrai dire che la tua azione è preghiera, perché lavori con Lui e per
Lui.
Non
ti verrà in mente di cambiare posto, lavoro, famiglia.... perché
comprenderai che la tua felicità non proviene dal luogo, bensì dal tuo intimo,
dove possiedi il tuo Gesù.
E
il tuo animo non sarà più preso dall'angoscia, perché non ti soffermerai a
ragionare su le tue mancanze e miserie, bensì guarderai unicamente l'amore che
Gesù ha per te.
Vivificata
dalla presenza di Gesù, non potrai cadere nel falso quietismo, perché sarai
travolta dal suo dinamismo e con Lui diverrai veramente anima eucaristica
riparatrice.
Allora
ti potrà capitare di sentirti, delle volte, più unita a Gesù quando ti trovi
davanti alla televisione, quando fai i tuoi acquisti al mercato, quando cammini
per la strada, anziché quando partecipi alle celebrazioni eucaristiche o quando
credi di pregare.
Di
conseguenza ti esorto a trasformare la tua vita in un continuo e amoroso ascolto
alla voce del tuo Gesù: "Gesù, insegnami ad ascoltarti!".
GESÙ,
TU SEI LA MIA ATTRATTIVA!
Anima
eucaristica riparatrice, quando rivolgi il pensiero al tabernacolo, quando ti
metti in adorazione davanti al tabernacolo, ricordati che Gesù è lì e ti
attende. Desidera essere preso e mangiato anche da te, per entrare, vivere e
operare nel tabernacolo vivente del tuo cuore, per essere vita della tua vita.
Se
vuoi comprendere meglio questa continua attesa di Gesù Sacramentato, ti
consiglio di rileggere attentamente nel vangelo di Giovanni (4,5-26)
l'episodio della Samaritana.
Gesù
si sentiva stanco e sedette presso il pozzo di Sicàr. Questa fermata, questa
sosta, dovrebbero richiamarti alla mente un'altra fermata, un'altra sosta.
Gesù,
sceso dal cielo, fattosi uomo come noi, si mise in viaggio in cerca della
pecorella smarrita, che è ogni uomo che viene in questo mondo. La trovò, la
prese su le sue braccia, si addossò le sue cadute, le sue ferite e le guarì
salendo sul legno della croce.
Ma
sapendo che per la sua debolezza poteva ancora smarrirsi, rimase in mezzo al
suo gregge e fissò la sua dimora nel tabernacolo. Come allora, seduto sul bordo
di quel pozzo, così oggi, nel silenzio del tabernacolo, Egli attende.
Anche
tu puoi aver fatto l'esperienza della Samaritana.
Ti
può essere capitato di entrare in chiesa così per caso ma lì, davanti al
tabernacolo, quando meno te lo aspettavi, una parola scese nel tuo cuore come un
dolce rimprovero alla tua dissipazione...; come un raggio di luce, che ti ha
rivelato il miserevole stato a cui ti sei ridotta con la tua tiepidezza... con
il tuo peccato.
Oppure
in un'altra circostanza, mentre ti trovavi in adorazione, puoi aver sentito
all'improvviso una soave attrattiva per la vita della grazia, un vivo desiderio
di amare il Signore, di donarti a Lui.
Anche
tu puoi aver sentito come un ammonimento e come un invito dolcissimo le parole
di Gesù: "Se tu conoscessi il dono di Dio!". O Gesù, fa' scendere
nel mio spirito un raggio della tua luce perché io ti conosca.
Conosca
la grandezza del tuo amore e del tuo sacrificio, per parteciparvi anch'io...
Conosca
i tuoi misteri eucaristici, per adorarli e per viverli...
Conosca
i tuoi disegni di amore, per assecondarli fedelmente...
Conosca
le tue pene e i tuoi desideri, per dividerli con Te...
Conosca
le intimità del tuo Cuore, per riversarvi il mio cuore e per avere i suoi
sentimenti in me.
O
Gesù, fammi conoscere il tuo "dono", fammelo gustare, soprattutto
fammelo possedere in eterno.
"Gesù,
stanco del suo viaggio, sedeva presso il pozzo". Colui che è la potenza di
Dio, Colui che dà sollievo agli stanchi, è obbligato a fermarsi perché si
sente stanco.
Alla
stanchezza si aggiunge la sete. Gesù aveva sete, una sete non tanto dell'acqua
che si trovava nel pozzo, quanto delle anime che era venuto a salvare,
dissetandole con il suo sangue.
Pensa
ai tebernacoli sparsi nel mondo, dove Gesù attende sempre, sempre pronto a
dissetare con l'acqua che "zampilla per la vita eterna".
Misteriosamente
chiama, ma non si ascolta; cerca ma si sfugge; parla ma si è presi, attratti da
altre voci.
Le
sue divine emissioni di amore si perdono nel vuoto.
Questa
attesa di Gesù non corrisposta, è causa della "stanchezza", della
"tristezza" di Gesù Eucaristia.
Forse
anche tu, più di una volta, hai deluso le sue divine aspettative...
Ti
cercava.... ti attendeva..., ti parlava... ; ma tu rivolgevi altrove i tuoi
passi..., trascuravi i suoi dolci richiami..., soffocavi le sue voci...
Povero
Gesù! Quanta pazienza anche con te! Quanta stanchezza anche per te!
O
Gesù, donami la grazia di comprendere e compensare le tue attese. Fa che
accolga ogni tuo desiderio e lo custodisca nel mio cuore. Trattienimi davanti
a Te, ascoltandoti e lasciandomi riempire del tuo amore.
Donami
anche, o Gesù, la possibilità di saper compensare la trascuranza di tante
anime, con le frequenti visite a te, facendomi assidua compagna della tua
solitudine.
Prendi,
o Gesù, il mio spirito, la mia memoria, la mia immaginazione, la mia volontà,
la mia libertà..., prendi il mio cuore e possiedilo tutto..., metti nel mio
animo una forte attrattiva per Te, un'ardente sete di Te..., perché ti cerchi
continuamente e viva con Te, cooperi con Te nell'opera della salvezza...
"Dammi
da bere", chiese Gesù alla Samaritana. Questa richiesta, la ripeté
agonizzante sulla croce: "Sitio!", la ripete misteriosamente da ogni
tabernacolo, la sussurra intimamente anche nel tuo cuore: "Dammi da
bere!".
Gesù
aveva sete, ha sete di anime, sete d'immolarsi per la loro salvezza.
Aveva
sete, ha sete di amore e di gratitudine, sete di essere desiderato e ricevuto.
Ha
sete della tua anima, che ancora non si decide a donarsi completamente a Lui.
Ha
sete del tuo amore, ancora troppo povero, troppo diviso con le creature, pieno
di riserve...
Ha
sete dei tuoi piccoli sacrifici che Lui vuole utilizzare per la tua
santificazione, per la salvezza delle anime.
Sappi
ascoltare e assecondare questa divina e amorosa richiesta di Gesù: "Dammi
da bere!", perché, a tua volta, tu possa sentire sete di Lui e ripetergli,
con la Samaritana: "Donami di quest'acqua!".
Coltiva,
accresci nel tuo animo questa sete di Gesù.
Sete
del suo amore...
Sete
di essere penetrata, conquistata, purificata, trasformata, divinizzata dalla
sua grazia.
Sete
della sofferenza che purifica, eleva, redime...
Sete
d'immolarsi sull'altare con Gesù a gloria del Padre e a salvezza dei
fratelli...
Sete
di vivere con Gesù nel tabernacolo, nella sua intima amicizia...
Sete
di possedere l'amore che scaturisce dall'Eucaristia, e che sa donarsi...
Sete
di amore... che non si estingue.... ma cresce sempre fino a divenire un dolce
martirio..., che non avrà il suo appagamento se non quando "saremo
abbeverati al torrente delle delizie eterne". O Gesù, donami questa sete
di Te, di Te solo!
Di
te che hai detto: "Se alcuno ha sete, venga a me e beva!". "O
Signore, dammi di quest'acqua ed io non avrò più sete!". Non avrò più
sete dei miseri beni della terra, delle sue gioie, delle sue ricchezze, della
sua stima, delle sue frivolezze...
Non
avrò più sete delle soddisfazioni del mio amor proprio, della mia vanità.
O
Gesù, giorno per giorno alimenta in me questa sete di Te. Assetata della tua
sete, potrò condurre a Te altre anime, come fece la Samaritana dopo averti
conosciuto.
O
Gesù, fa' che Tu, Tu solo, sii la mia attrattiva!
VIENI,
GESÙ!
Anima
eucaristica riparatrice, a volte potresti soffrire di solitudine, non tanto
nel vederti sola, quanto nel sentirti sola. La presenza delle persone che ti
circondano, non riempie quel vuoto che provi nell'animo. Non sai cosa fare, ti
vedi triste, scontenta e anche nervosa. Ti agiti, sei ansiosa di qualcuno a
cui dire una parola, a cui aprire l'animo e da cui ricevere una parola di
comprensione e anche di conforto.
Proprio
questa tua ansiosa ricerca t'impedisce di vedere Colui che è accanto a te,
ansioso anche Lui di comunicarti la sua pace. Attende soltanto che tu ti metta
in sintonia con Lui. Ravviva la tua fede e renditi convinta di questa presenza
di Gesù. Però per non illuderti e deluderti, fa' attenzione a non fermarti su
un Dio che hai costruito nella mente secondo le tue aspirazioni, i tuoi
desideri, i tuoi bisogni..., ma cerca di riconoscerlo e accoglierlo nella realtà
di ogni giorno.
Devi
sincronizzarti con questo Dio, per cui cerca la sua lunghezza d'onda e
invocalo: "Vieni, Gesù!".
Vieni
in me.
Al
tuo invito, Gesù ti si fa presente e tu, trattenendoti con Lui, hai modo di
conoscere l'amore, le premure, la delicatezza che ha verso di te. Conoscendolo,
ti accorgi che Lui solo sa comprendere, sa perdonare, sollevare, confortare....
di conseguenza lo invochi:
"Gesù,
vieni in me!".
E
qui fa molta attenzione. Credi di essere tu a chiamare Gesù, invece è Lui
che chiama te. La tua invocazione, infatti, è stata sollecitata da una sua
chiamata.
Gesù
chiama sempre ed è sempre in attesa di una risposta. Se guardi bene in te
stessa, ti accorgi che tutta la tua vita è fatta di appelli del Signore e di
risposte che hai saputo dare.
In
questo continuo scambio di richieste e risposte, devi finalmente capire che il
messaggio più urgente, la rivelazione più incalzante è questa: Gesù non è
come Lo pensi tu, ma è infinitamente migliore, più affettuoso, più
meraviglioso di quanto Lo avessi mai immaginato.
Acquistando
questa conoscenza di Gesù, provi la sensazione di liberarti di una religione
vana, che vivi nella tristezza e nell'errore di crederti sola, e nello stesso
tempo senti che il cuore ti si apre alla fiducia, all'abbandono, alla gioia
vera, per cui ti viene spontanea l'invocazione: "Vieni, Gesù!".
E
l'attesa, il desiderio che si vive nel periodo d'avvento che tu devi realizzare
in te.
Gesù
ti si fa presente, sappi essere vigilante per riconoscerlo e invitarlo in te.
È
Lui che ti parla, quando leggi o ascolti le divine Scritture. Ti si presenta
come luce, forza e amore; accoglilo nella tua mente, nella tua volontà, nel
tuo cuore.
È
Lui che ti si presenta in quel dovere, in quel lavoro; sappi riconoscerlo e
accoglierlo come compagno nella tua vita quotidiana. È Lui che vuole o permette
per il tuo bene quell'umiliazione, quella sofferenza, quella contrarietà; sappi
intravederci questa sua volontà, questa sua permissione e accoglierlo come
amico nel tuo dolore. È Lui che nel silenzio del tabernacolo ti guarda, ti
segue con tanta premura; mettiti in sintonia con questo suo sguardo divino e permettigli
di realizzare il suo ardente desiderio di passare dal tabernacolo al tuo
cuore.
Per
inserirmi in te.
Rifletti
su questo "folle" desiderio di Gesù di essere presente in te, di
trasformare il tuo cuore in un tabernacolo vivente; cerca di sentire questa sua
presenza in te, e di convincerti che Egli attende da te non tanto rispetto,
amore e venerazione, quanto la tua disponibilità di agire in te per inserirti
in Sè.
Anche
tu devi ripetere con Maria: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga
di me quello che hai detto" (Lc. 1,38).
Per
questa sua disponibilità il Verbo di Dio assunse nel suo seno verginale la
natura umana e divenne Figlio dell'uomo.
Per
la tua disponibilità Gesù, presente in te, ti comunica, mediante la natura
umana, la sua natura divina, ti inserisce nella sua vita e ti rende figlia di
Dio.
Come
avverrà questo?
Gesù
disse: "Ecco io vengo, o Padre, per fare la tua volontà " (Ebr.
10,9). E visse questa volontà: "Faccio sempre quello che piace al Padre
mio" (Gv. 8,29), tanto da divenire suo cibo: 'Il mio cibo è fare la volontà
di Colui che mi ha mandato" (Gv. 4,34), e lo mangiò fino alla morte e morì
per averlo mangiato: "Tutto è compiuto!" (Gv. 19,30).
Venne
dal Padre, visse nell'obbedienza fino alla morte di croce e ritornò al Padre
trascinandosi dietro l'umanità nella via dell'obbedienza: "Come per la
disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche
per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti " (Rom.
5,19).
Per
cui, se vuoi che Gesù venga in te, viva in te e ti inserisca nella sua vita,
devi anche tu metterti su questa via dell'obbedienza: "se vuoi entrare
nella vita, osserva i comandamenti " (Mt. 5,17).
La
vita di Dio è racchiusa nella tua volontà. Per cui, se vuoi essere inserita
in Cristo, devi entrare nella sua volontà.
Sappi
allora intravedere, comprendere, accogliere come cibo questa volontà divina
nelle varie circostanze della vita.
Però
a volte può capitarti che questo cibo ti si presenti poco appetitoso, anzi
disgustoso; allora devi andare a Messa, perché è proprio lì che ti viene
offerta la possibilità di conformare, di fondere la tua volontà con quella di
Cristo.
Egli
per volontà del Padre rinnova il suo sacrificio, rinunzia completamente a Sé
stesso fino a divenire un pane spezzato, donato, mangiato.
Non
puoi andare a Messa e rimanere te stessa. Devi permettere all'amore di Cristo di
sacrificare sull'altare del tuo cuore la tua volontà e le sue manifestazioni
d'orgoglio, superbia, egoismo, vanità, risentimento, attaccamento alle tue
idee... Devi partecipare alla Messa con sottomissione alla volontà divina,
qualunque essa sia; anche quando ti fa soffrire, anche quando è contraria
alle tue aspettative, al tuo spirito autosufficiente. Unisciti al sacrificio di
Cristo con questo tuo sacrificio come pegno di fede nella sua parola, di fiducia
nella sua potenza, di amore al suo amore.
Questa
progressiva sottomissione della tua volontà alla volontà divina, è
progressiva consapevolezza di Gesù in te, è progressiva conquista di Gesù
in te, è progressiva trasformazione di te in Gesù.
Per
trasformarmi in te.
Al
sacrificio della tua volontà, compiuto nella Messa, Gesù ti risponde con il
dono della sua volontà nella Comunione.
La
presenza sacramentale di Gesù in te termina dopo alcuni minuti, ma il suo
spirito permane e penetra e vivifica i sensi del tuo corpo e le facoltà della
tua anima, così che Gesù vive nella tua vita, nella tua volontà, nel tuo
amore, nei tuoi pensieri, nei tuoi desideri...
Da
questa immolazione, da questa fusione ricevi una nuova vita, diventi "nuova
creatura", vieni trasformata in Gesù.
Sull'altare
la sostanza del pane e del vino scompare per dar posto alla sostanza di Gesù.
Anche
in te deve scomparire il tuo "io" per dar posto al tuo Dio. È proprio
questa sostituzione che ti rende "nuova creatura", che ti comunica i
sentimenti di Cristo, che ti imprime i lineamenti di Cristo.
In
questo morire a te stessa, in questo rivestirti di Cristo, Gesù compie in te
una nuova Incarnazione, rivive in te la sua seconda vita, che consiste appunto
nell'onorare, nel glorificare il Padre in una progressiva trasformazione di te
in Lui.
Certamente
la tua vita, se osservata all'esterno, per molti aspetti resta uguale alle
altre: parli, lavori, mangi, cammini ... come tante altre persone, ma sotto
queste apparenze si nasconde, come Gesù sotto le specie sacramentali, una vita
profonda e divina.
Anche
tu a volte dubiti di questa divina realtà, perché non vedi, non senti, non ti
accorgi di nulla. Però ricordati che ora tutto si compie nella fede, come se
tutto fosse avvolto in un involucro; ma alla fine, nel giorno in cui questo
involucro verrà meno, comparirà l'immagine gloriosa di Gesù, tanto più
gloriosa quanto più ti sei lasciata tratteggiare dal suo pennello, dal suo
scalpello.
Con
questa accoglienza di Gesù in te, con questa donazione di te a Gesù, con
questa trasformazione di te in Gesù, tu realizzi, riattualizzi in te il
mistero dell'Incarnazione e del Natale.
Ma
questa nascita, questa presenza di Gesù in te non è un dono esclusivo per te,
ma è per il bene di tutti.
Come
la Vergine Madre a Betlemme presentò Gesù Bambino ai pastori e ai Re Magi, così
anche tu devi sentirti in dovere di manifestarlo mediante la condotta e di
donarlo mediante l'esercizio della carità.
DAVANTI
A TE, O GESÙ!
Anima
eucaristica riparatrice, hai festeggiato il Natale. Ma non so se ti sei convinta
dell'amore di quel Bambino che hai ammirato nell'immagine del presepio, che hai
adorato sotto le specie eucaristiche, che hai ricevuto nell'Ostia.
Non
so se la gioia del Natale abbia eliminato l'amarezza della tua vita quotidiana.
Potresti
trovarti ancora nel dubbio, nello scoraggiamento, nella sfiducia, nella
tristezza.
Potresti
sentirti vuota, vuota di quell'amore che dà quiete, pace, serenità.
Questo
amore, lo desideri ardentemente e lo vorresti possedere pienamente. Però, fai
attenzione, potresti sbagliare strada. Sbagli quando credi di poterlo acquistare
con le tue forze, quando lo ritieni una tua conquista. Perché il vero amore non
è un traguardo, ma un dono che si deve saper accogliere.
Il
vero amore è quel Bambino che è nato anche per te. Dinanzi a Lui apri il tuo
cuore e fallo entrare in te, permettigli di penetrarti e trasformarti nel suo
amore.
Posseduta
e vivificata da questo amore, puoi riamare Colui che ti ama e in Lui i tuoi
fratelli. E stai pur certa che questo tuo amore gli è gradito, perché è un
riflesso del suo amore.
Allora
quando ti senti stanca, vuota, sola, sfiduciata, ... pensa a Colui che dal
tabernacolo ti guarda, ti segue, ti attende.
Esposta
a questo Sole eucaristico, purificata dalla sua luce, vivificata dal suo
calore, guarda, osserva, considera come l'Amore, per comunicarti amore, si è
incarnato, si è immolato, si lascia mangiare.
Amore
incarnato.
Ripensa
al presepio:
-
quel Bambino è l'Amore sussistente ed eterno, che ti si presenta sotto le
fattezze di un bambino per attrarre la tua attenzione, per conquistare il tuo
affetto;
-
quel Bambino è Colui che è prima del tempo, l'invisibile, l'incomprensibile;
Colui che abita fuori dalla materia, il Principio di ogni cosa creata, la Fonte
della vita e dell'immortalità (Cfr. Col. 1,15-18); Colui che il Padre ha
consacrato e mandato nel mondo (Giov. 11,36);
-
quel Bambino per rendersi simile a te, si è fatto uomo come te;
per
renderti simile a Sé, ti ha comunicato la sua natura divina;
per
elevarti alla sua dignità, ti ha resa figlia del Padre;
per
introdurti nell'eternità, è nato nel tempo;
per
sostenerti in questo cammino, rinasce e rimane con te nel mistero eucaristico.
Per
quel Bambino, sei passata da una condizione di mortalità all'immortalità;
da
una natura corruttibile all'incorruttibilità;
dalla
morte del peccato alla vita della grazia;
all'uomo
"vecchio" ad una nuova creatura:
dal
potere delle tenebre al regno di luce infinita.
Da
quel Bambino "in cui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità"
(Col. 2,9), ricevi: "grazia su grazia " (Giov. 1,16); "dalla sua
povertà, ogni ricchezza" (2, Cor. 9). E per permetterti di avvicinarti a Sè
con più spontaneità e fiducia, "spogliò" sé stesso, assumendo la
condizione di servo e divenendo simile agli uomini; "apparso in forma
umana, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte in
croce" (Fil. 2,7-8).
Amore
immolato.
Proprio
sulla croce l'Amore si è immolato.
Il
Figlio di Dio non solo si spogliò della sua maestà divina e assunse la
natura umana, ma divenne "peccato" per redimere il peccato.
"Colui che non aveva conosciuto il peccato, Dio lo trattò da peccato in
nostro favore" (2 Cor. 5,21), "Egli portò i nostri peccati nel suo
corpo sul legno della croce" (1 Pietro 2,24).
Guarda,
contempla il divin Crocifisso. Il Re della Gloria è divenuto il re della
burla: "Salve, re dei Giudei ", "Ecco l'uomo ", "Scendi
dalla croce... ". È sospeso fra cielo e terra, fra il cielo provocato e la
terra provocatrice, vittima di propiziazione.
È
stato l'amore, solo l'amore del Padre che ha imposto a Gesù la via della croce.
Egli sapeva che la sua missione era di manifestare agli uomini l'amore infinito
di Dio e di ridare agli uomini la capacità di amare Dio; perché in questo
sta l'onore di Dio, che sia conosciuto il suo amore e sia riamato.
Nonostante
la ripugnanza della natura umana, andò liberamente incontro alla morte di
croce, perché gli uomini vi vedessero, attraverso il suo amore, l'amore del
Padre e credessero all'amore del Padre per loro e, credendo, lo riamassero e lo
riamassero con il suo stesso amore. Perché solo il suo amore è veramente
rispondente all'amore del Padre.
In
questa realtà sappi vedere la croce non più nel suo aspetto di tristezza, di
sofferenza, di morte; ma come una manifestazione e testimonianza di amore.
È
l'amore del Padre: "Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha
amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri
peccatiti (1 Giov. 4,10).
È
l'amore del Figlio: "Mi ha amato e ha dato sé stesso per me" (Gal.
2,20).
Dall'alto
della croce Gesù ha amato e donato la propria vita anche per te, per fare di te
un altro sé stesso, un figlio del Padre, un membro del suo Corpo mistico, un
vivente animato dal suo stesso Spirito. Continuamente ti ama e ti si dona nel
Pane Eucaristico.
Amore
mangiato.
Si
fa pane per lasciarsi mangiare anche da te: "Prendete e mangiate, questo
è il mio Corpo", "Chi mangia la mia carne dimora in me e io in
lui".
Per
cui, quando fai la Comunione, ricevi Gesù in te, e Gesù riceve te in Sé;
tanto da formare un'unica dimora, da vivere un'unica vita che è amore:
"Dio è amore".
Sappi
considerare e comprendere questa condiscendenza, questo annientamento di Gesù
che trasforma la realtà del pane nel suo corpo, proprio per penetrare nel tuo
essere con il suo amore, per associarti al suo amore per il Padre, per
completare e realizzare anche in te quella meravigliosa circolazione dell'amore,
che parte dal Padre e scende, per la tua unione a Cristo, nel tuo cuore, e
dopo averti vivificata, trasformata e assorbita in Sé, s'innalza e con te
ritorna al Padre in un perfetto amore per Lui.
In
te rivive l'amore di Cristo.
È
questo amore di Cristo in te, che tu offri al Padre.
È
in questo suo amore presente in te, che Gesù rinnova, perfeziona il suo amore
verso il Padre.
È
per mezzo di questo amore, che Gesù continua in te a glorificare il Padre.
È
in questo amore divino e umano che Gesù realizza la piena conformità del
volere umano al volere di Dio.
È
per mezzo di questo amore, che Gesù rivive in te la sua vita terrena, la sua
seconda vita.
Anche
in te si rinnova e si completa il mistero dell'Incarnazione.
La
tua risposta.
Di
fronte alle meraviglie di questo Amore che per te, da Figlio di Dio discende
alla condizione più infima dell'uomo, che per te sale sul legno della croce
ricoperto dei tuoi peccati, che si annienta in una piccola ostia per essere da
te mangiato comunicandoti la sua vita, lascia per qualche istante le tue
occupazioni e i tuoi pensieri, ed entra nel tuo intimo e contempla.
Potrebbe
sembrarti incredibile un tale amore, perché solo un pazzo può amare così,
ma Dio è "pazzo" di amore.
Il
presepio, la croce, il tabernacolo..., tutto è incitamento e stimolo del suo
amore al tuo amore per Lui.
Scuotiti,
liberati da quel vivere abitudinario che ti porta all'indifferenza,
all'apatia. Quell'amore è rivolto a te, è per te. Credi e lasciati penetrare
da quel grido che, emesso sulla croce, si ripercuote continuamente da ogni
tabernacolo: "Sitio".
Il
divin Prigioniero non ti chiede acqua, ma un sorso del tuo amore. Ha sete
d'amore.
Ha
sete di te, perché non puoi amarlo se non ti lasci amare. Ha sete di te, non
perché abbia bisogno del tuo amore, ma perché non puoi essere ciò per cui sei
stato creato, se non amandolo. Ha sete di te, perché ha bisogno anche di te per
trasmettere al mondo il suo amore salvatore.
Ti
attende, ti supplica. Lasciati penetrare, conquistare, usare, perché il tuo
cuore possa battere all'unisono con il suo cuore, amando ciò che Egli ama
nell'unico desiderio della gloria del Padre e della salvezza delle anime.
GESÙ,
IN TE LA MIA QUARESIMA!
Anima
eucaristica riparatrice, raccogliti davanti al Tabernacolo, immergiti nel suo
sacro silenzio e con me pensa, considera, rifletti. Stiamo per entrare in
Quaresima e il proposito che ci propone il Signore nel Vangelo, mi rimane
difficile a comprenderlo e tanto più a praticarlo, mi turba.
Ci
dice di fare penitenza, di convertirci e, allo stesso tempo, di rallegrarci, di
profumarci, di far buon viso...
Come
si può conciliare penitenza e serenità, mortificazione e gioia, rinuncia e
gaudio?
Non
si comprende perché si ha un concetto sbagliato della penitenza. In genere si
guarda la penitenza nel suo aspetto negativo. Ci rattrista, ci fa soffrire perché
ci richiede la rinuncia di un qualcosa che è in noi, o che ci appartiene.
Invece
la vera penitenza non chiede, ma dona; non priva, ma arricchisce; non
rattrista, ma rallegra.
Ci
rimane difficile vivere questa prospettiva della penitenza perché si tiene
conto solo di quello che facciamo per il Signore; delle tristi e povere cose che
ci imponiamo per Lui. Per cui, spesso pensiamo e diciamo: "Quante cose
per Lui! Quante ne ho sacrificate! E Lui che ha fatto per me?".
Come
si è lontani, anche se si recita spesso, dal "Magnificat", che canta
le meraviglie di Dio; dal "Credo", che non dice una parola di noi,
ma che canta le iniziative, le invenzioni di Dio per testimoniarci il suo
amore, per persuaderci che ci ama.
Gesù,
presente nel tabernacolo, non sa che fare dei nostri sacrifici, delle nostre
rinunce, delle nostre mortificazioni. Attende solo una risposta d'amore al suo
Amore.
Anima
eucaristica riparatrice, non fare "mortificazioni" di Quaresima.
Forse già sei troppo morta, troppo inerte!
Preferisci
delle "vivificazioni" quaresimali, che possono consistere:
1.
Nel saper guardare Gesù e Gesù Eucaristico.
Innanzi
tutto distogli lo sguardo da te stessa, per non pensare alle colpe che ti
rattristano, alle mortificazioni che ti costano, ai sacrifici che ti ripugnano,
alla croce che ti spaventa, poiché non c'è nulla di bello e di attraente in
queste cose.
Rivolgi
il pensiero al tuo Gesù che ti aspetta, che ti chiama. Sappi trovarlo,
conoscerlo e riconoscerlo ancora, per provare meraviglia della sua tenerezza,
per contemplare quanto ha fatto per te, per ricevere nella gioia il suo
perdono, per immergerti nel suo amore.
Anche
tu considera bene la differenza, con la relativa conclusione, tra il
comportamento di Giuda e quello di Pietro.
Giuda
riconosce il suo peccato e lo confessa: "Ho peccato, ho versato il sangue
innocente". Ma si ferma lì e la sua situazione è così disperata che va
ad impiccarsi.
Anche
Pietro riconosce di aver peccato, ma non ripiega su se stesso. Guarda Gesù e
sa accogliere quello sguardo di amore e di attesa, e il suo animo trabocca di
dolore e di gioia, di pentimento e di speranza.
Dal
tabernacolo Gesù rivolge lo sguardo anche verso di te. Fa' che il tuo
s'incontri con quello sguardo pieno di bontà e d'amore, e aprigli il tuo animo,
perché possa penetrarti, purificarti, elevarti. Come Pietro sentirai la gioia
di essere salvata.
2.
Nel saper credere all'amore di Gesù.
Sei
anima eucaristica non perché vai a Messa, non perché fai la Comunione, non
perché ti trattieni in adorazione, ma perché hai la certezza che Gesù ti ama.
Ama te, proprio te. Trova gioia nel tuo cuore, è sensibile alle tue attenzioni
e soffre delle tue ripulse.
Tu
potresti stare senza Gesù, trascurarlo, dimenticarlo; ma Lui non può stare
senza te, ti ama! Ti ama gratuitamente. Ti ama prima che Lo ami, anche se sei
peccatrice.
Gesù
non ha bisogno dei tuoi sacrifici per amarti. Ti ama anche se non fai
mortificazioni e rinunce in Quaresima.
Ti
ama non perché ne sei degna, ti ama non per le tue qualità, bensì per la bontà,
generosità, fedeltà del suo Cuore.
Perché
ti ama, ti ha redenta, ti ha unita al suo Corpo Mistico, Ti ha resa figlia del
Padre.
Nella
misura in cui conoscerai, crederai, accoglierai questo amore di Gesù, potrai
riamarlo, perché il tuo amore, per essere vero, dev'essere una risonanza del
suo amore.
Come
Gesù ti ama donandosi a te, fidandosi di te, così anche il tuo amore dev'essere
un dono di te, un abbandono fiducioso in Lui. E come Gesù ti ama così come
sei, anche tu devi amarlo così come sei, perché non vi è nulla di più
pericoloso che voler sentirsi degni di essere amati dal Signore.
3.
Nel saper ricevere da Gesù
Gesù
presente nel tabernacolo con tutta la sua divinità, ha in Sé ogni beatitudine,
per cui non ha bisogno di nulla.
Egli
non è colui che prende, né che riceve. Egli è amore. Mette la sua gioia nel
dare. Si rallegra quando apprezzi i suoi doni e vi scorgi la testimonianza e il
riflesso della sua bontà.
Gli
procuri gioia non per quello che fai per Lui, ma per quello che Gli permetti di
fare in te. E in te vuole fare una sola cosa: quella di renderti simile a Sé.
Proprio
per questo motivo:
a)
ti ama per insegnarti ad amare.
Ti
ama con un amore umile, paziente, comprensivo, disinteressato, perseverante,
per suscitare in te un amore simile al suo, in modo che, con questo amore, Tu
possa riamare Lui e Lui nel prossimo.
b)
Si dona a te per insegnarti a donare.
A
forza di dare, vuole farti comprendere il valore del dare, vuole renderti
partecipe della gioia del suo dare.
Allora
i tuoi piccoli sacrifici non saranno privazioni sterili, rinunce penose,
"pure perdite", ma diventeranno fonte di condivisione e di gioia, di
fraternità e di generosità, tanto che tu stessa ne rimarrai meravigliata e ti
sentirai felice.
c)
Ti perdona per insegnarti a sentirti perdonata e a perdonare.
Gesù,
nel silenzio del tabernacolo, è sempre vittima di espiazione anche dei tuoi
peccati. Per cui non può non perdonarti. Anzi, prova gioia immensa quando può
accoglierti e donarti il perdono del tuo peccato. Ripensa alla gioia del padre
del figliol prodigo...
Invece
sei tu che non ti dai pace, che non ti perdoni. E a Gesù rimane assai difficile
superare, distruggere in te la sterile e orgogliosa stizza delle tue colpe.
Lasciati
penetrare, invadere, sconvolgere, inebriare dal perdono del Signore, in modo che
le tue mancanze diventino un semplice ricordo della bontà, della tenerezza
con cui sono state perdonate. Solo allora proverai la gioia del perdono. Gioia
così intima e forte che sentirai il bisogno di comunicarla ad altri con il tuo
perdono.
Nel
guardare Gesù, nel credere al suo amore, nel ricevere e donare il suo
perdono, vivrai la tua penitenza quaresimale, la quale ti spoglierà veramente
di te stessa e ti riempirà di Gesù. Quindi non privazione, ma arricchimento;
non
mortificazione, ma vivificazione;
non
tristezza, ma gioia.
È
un ricevere e un donare Gesù.
GESÙ,
TU SEI LA MIA PASQUA!
Anima
eucaristica riparatrice, tieni presente che il tuo compito particolare è
quello di cooperare con Cristo Gesù.
Egli
ha redento l'umanità morendo sulla croce, risorgendo dal sepolcro e rimanendo
nel mistero dell'Eucaristia.
Anche
tu sei chiamata a vivere questo mistero di morte e di risurrezione inserendoti
nella sua vita eucaristica.
Nel
partecipare alla Messa, nel fare la Comunione, nel trattenerti davanti al
tabernacolo, guarda, contempla e accogli Colui che riattualizza la sua morte
per sconfiggere la tua morte, che riattualizza la sua risurrezione per
vivificare la tua vita.
Incorporata
a Cristo.
Rinnova
la fede nella tua incorporazione a Cristo Gesù: "Io sono la vite e voi i
tralci". Questo innesto in Cristo, lo iniziasti nel Battesimo:
"Battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo" (Gal. 3,27), e lo
vai perfezionando con il Pane eucaristico: Colui che mangia di me, vivrà per
me" (Giov. 6,57).
L'effetto
dell'Eucaristia è di "farci diventare ciò che mangiamo" (S. Leone
Magno). "Io sono la vita", ha detto Gesù; quindi, quando fai la
Comunione, ricevi la "vita"; di conseguenza devi necessariamente
divenire "viva" e trasmettere la "la vita" nella pazienza,
nella carità, nell'ascolto, nella dolcezza, nell'obbedienza ai doveri del tuo
stato ... Se non dai questi segni di "vita", vuol dire che mangi e
bevi indegnamente il Corpo e il Sangue del Signore; che fai la Comunione come
uno dei tanti atti di ogni giorno, che non trasmettono, che non comunicano
nulla.
Forse
pensi poco alla Comunione come incorporazione alla vita di Cristo, e tanto meno
come incorporazione alla sua morte.
Se
vuoi ricevere la vita di Cristo, risorgere con Cristo, prima devi morire, devi
essere sepolta con Cristo (Cfr. Col. 2.18).
Allora,
quando ti accosti all'altare, ricordati che ricevi Cristo, glorioso sì, ma
sempre immolato, sacrificato, crocifisso; e dove entra Cristo crocifisso, entra
sempre con la sua croce, sulla quale devi crocifiggere il peccato e le sue
cause.
Non
saresti coerente se pretendessi di scuotere la croce dalle tue spalle e ricevere
Colui che ha detto: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinunci a sè
stesso, prenda la sua croce e mi segua". Quindi devi permettere all'amore
di Gesù di uccidere sopra l'altare del cuore il tuo egoismo, il tuo orgoglio,
la tua gelosia, le tue impazienze, la tua concupiscenza, il tuo rancore.....
Nella
misura in cui vivrai questa mortificazione, morirà in te "l'uomo del
peccato" e risorgerà "l'uomo nuovo" che è Cristo Gesù. Egli,
prendendo possesso della tua carne, della tua anima, delle tue facoltà, della
tua libertà ... vivrà in te una sua nuova risurrezione, che consiste appunto
nell'onorare, nel glorificare il Padre in una progressiva trasformazione di te
in Lui. Vuole completare anche in te la gloria della sua risurrezione. Ma, come
quella del sepolcro, è una risurrezione che avviene nel silenzio. E tu, vedendo
solo la "passione" e la "morte", spesso ti lasci prendere
dalla tristezza, dallo scoraggiamento, come i discepoli di Emmaus.
Ma
beata te se, come loro, saprai accogliere Gesù nei tuoi colloqui, e
comprendere il suo dolce rimprovero: "Non bisognava che il Cristo
sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?" (Luca, 24,26).
Non
vi è altra via, devi diventare conforme a Gesù nella "morte " per
"raggiungere la risurrezione dai morti ", cioè la tua trasformazione
in Cristo.
Però
questo mistero di morte e di risurrezione, lo devi realizzare non fra dieci,
venti, trenta o cinquant'anni..., ma subito, oggi, ogni giorno: "Quotidie
morior ", muoio ogni giorno, diceva S. Paolo. E continuava: "Se anche
il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno
in giorno " (2 Cor. 4,16). Quindi la tua risurrezione non solo è speranza
per il futuro, ma trasformazione nel presente. Oggi risorgi, non un
"domani", perchè "adesso" passi dalla morte alla vita (Cfr.
1 Giov. 3,14) per una partecipazione reale alla vita del Risorto.
La
tua partecipazione alla gloria di Gesú risorto sarà tanto più grande,
quanto più "ora" farai vivere in te la sua vita di grazia. Forse mai
ci avrai pensato. Tu credi non ad una vita futura, bensì ad una vita eterna. E
se è eterna, vuol dire che già è cominciata, che già la vivi. E se la vivi,
è cominciata in te la risurrezione. Vivi questa "vita eterna",
realizzi questa "risurrezione" nella misura in cui accetterai di
morire in quella parte di te stessa in cui sei troppo viva: nelle tue
agitazioni, nei tuoi timori, nelle tue tristezze, nei tuoi risentimenti, nei
tuoi egoismi...; e nella misura in cui accetterai di risuscitare in quella parte
di te stessa in cui sei troppo morta: risuscitare alla pace, alla fede, alla
speranza, al perdono, all'amore, alla gioia....
Per
accettare e vivere con generosità questo programma di morte e di vita, tieni
presente che "le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla
gloria futura che dovrà essere rivelata in noi " (Rom. 8,18).
Guarda,
considera questa meta gloriosa per sentirti maggiormente impegnata ad
acquistare e vivere una vita che valga la pena di essere resa eterna. Perchè,
se il Signore risuscitasse questa tua vita egoistica, dolorosa, agitata.... ti
concederebbe un castigo e non un premio.
Sei
chiamata a dare questa testimonianza: che è possibile "morire", che
è possibile "risuscitare".
Portati
all'altare. Gesù risorto ti attende per offrirti la sua risurrezione, la sua
vittoria, la sua gioia.... Sappi accogliere questa gioia, sappi sintonizzarti
con questa gioia, perchè solo la serenità del tuo volto sarà una
testimonianza vera che il Cristo è risorto e vive in te. Trasforma il tuo volto
in un riflesso di quello di Cristo.
Cessa
di soffrire con Cristo, impara a rallegrarti con Lui. Non fermarti al
Crocifisso, ma va al Cristo risorto e offrigli il sacrificio di essere felice.
La
tristezza è la misura del tuo attaccamento a te stessa, alla tua esperienza,
alla tua sfiducia, ai tuoi guai....; mentre la serenità è la misura del tuo
attaccamento a Dio, alla fede, alla speranza....
La
tua serenità è l'indice della tua risurrezione, è la risposta del tuo amore
all'amore di Cristo, è la manifestazione della tua accettazione ad essere un
"felice infelice".
Se
sei felice finchè tutto va bene..., se sei infelice quando ti trovi nella
sofferenza, nella solitudine..., non sei un segno di Dio, non annunci nulla di
straordinario.
Ma
se sei un felice povero, un felice sofferente, un felice incompreso e
perseguitato, allora sì che manifesti d'aver trovato Qualcuno che è capace
di far nascere in te questa cosa impossibile, che è la sua gioia nella tua
tristezza, la sua felicità nella tua povertà, la sua beatitudine nella tua
afflizione... Allora sì che la Risurrezione ti ha resa "nuova
creatura" e, come tale, generi Cristo, Lo rendi presente e operante nel tuo
ambiente e, nel medesimo tempo, partecipi e condividi la sua stessa potenza
liberante, redentiva, riparativa.
GESÙ,
IN TE LA MIA GIOIA!
Anima
eucaristica riparatrice, mi sembra giusto e doveroso richiamare la tua
attenzione su un aspetto, forse, troppo trascurato di Gesù Eucaristia.
Può
darsi che anche tu, per una certa formazione spirituale, preferisci
soffermarti su l'abbandono, su la trascuranza, su la sofferenza di Gesù
Sacramentato, anziché sul suo stato glorioso.
E
vero che Gesù nel suo Mistero eucaristico "rivive misticamente"
tutta la vita terrena, ma in realtà non è più il Gesù di Betlemme, di
Nazareth, del Cenacolo, del Getsemani, del Calvario, bensì il Cristo Risorto,
che vive glorioso alla destra del Padre.
Se
hai fatto attenzione, ti sarai accorta che tutta la liturgia pasquale è un
continuo richiamo sul passaggio di Gesù dalla morte alla risurrezione,
dall'umiliazione alla gloria, per cui viene rivolto ai fedeli un insistente
invito a partecipare alla vittoria, alla gloria, alla gioia di Cristo Risorto.
Un susseguirsi di inviti che sono felicemente riassunti ed espressi nel saluto
di congedo, che il Sacerdote rivolge all'assemblea al termine della
celebrazione della Messa: "Andate e portate a tutti la gioia del Signore
Risorto!".
Ma
purtroppo dovrai convenire con me che è un saluto che rimane incompreso, non
accolto e tanto meno trasmesso.
Se
è così anche per te, devi ammettere che non hai celebrato la Pasqua... Non sei
passata dalla sofferenza e dall'oscurità del Venerdì santo alla luce e alla
gioia della Domenica di risurrezione. Non hai creduto alla parola del Signore:
"Voi piangerete e vi rattristerete, ma la vostra afflizione si cambierà
in gioia" (Giov. 16,20).
Sei
rimasta nella tua paura, paura di rinunziare, di staccarti da te stessa e
abbandonarti a Dio... Paura di affrontare i tuoi sentimenti e superarli. Però
ricordati che la gioia deriva sempre da una vittoria, la vittoria è sempre
preceduta da una lotta, la lotta comporta sempre la sofferenza.
Non
volendo la sofferenza, si rinuncia alla lotta e si accetta, anche
lamentandosi, di rimanere come si è. In questo stato d'animo si è portati più
facilmente a guardare il Crocifisso anziché il Sepolcro vuoto; a soffrire con
Cristo anziché a gioire con Lui.
Ma
Gesù, nel silenzio del tabernacolo, vede la tua tristezza e desidera
ardentemente comunicarti la sua gioia; per cui con insistenza sussurra nel tuo
intimo: "Vieni a me..., il tuo cuore si rallegrerà e nessuno ti potrà
togliere la tua gioia" (cfr. Giov. 16,22-23).
Ascolta,
dunque, la voce del Signore, e presso il tabernacolo comprenderai sempre
meglio come Gesù è la tua gioia e come tu sei la sua gioia.
Anche
se nell'Eucaristia Gesù ha il suo Getsemani, la sua Passione, il suo
Calvario, sappi ugualmente considerare, anzi, adorare con letizia la sua
ineffabile gioia.
Gioia
di trovarsi con gli uomini, in tutti i tabernacoli del mondo, realizzando la sua
eterna aspirazione: "Pongo le mie delizie tra i figli dell'uomo"
(Prov. 8,319).
Gioia
di rinnovare misticamente il mistero della sua Morte, che gli permette di
compiere una perfetta riparazione della gloria del Padre e di offrire alle anime
i tesori della Redenzione.
Gioia
di donarsi in cibo ai suoi fedeli per vivere in loro, per instaurare con loro
la più intima amicizia.
Gioia
di vedersi ogni giorno circondato da anime che desiderano mantenersi in contatto
con la sua vita eucaristica per conoscere, accogliere e vivere sempre meglio
il suo mistero di amore.
Gioia
di vedere crescere il numero delle anime adoratrici, delle anime riparatrici, le
quali si sforzano di non aver altro interesse che i suoi interessi, altro ideale
che i suoi ideali, e totalmente si affidano a Lui per la gloria del Padre, per
il bene della Chiesa, per la salvezza del mondo.
Gioia
nel vedere anime affamate dell'Eucaristia, assetate del suo amore, e impegnate a
realizzare in se stesse la sua vita eucaristica, offrendosi in una reale e
amorosa immolazione, facendosi ostia con Lui ostia, divenendo così le
consolatrici fedeli del suo Cuore Eucaristico.
Desidera
fortemente far parte anche tu del numero di queste anime generose. Non
guardare le tue deboli forze, la tua instabile volontà, il tuo cuore pauroso;
se Gesù ti fa sentire le sue divine attrattive, lasciati conquistare,
lasciati condurre dalla sua grazia e dal suo amore.
In
qualunque stato ti trovi, nella salute o nell'infermità, nel lavoro e nella
forzata inattività, nella comprensione o nella solitudine, cerca di non avere
altro fine che quello di divenire gioia di Gesù nella sua vita eucaristica.
Sei
gioia di Gesù Eucaristico:
-
quando ti vede fedele alla sua grazia e costante nel tuo dovere di ogni ora;
-
quando ti vede contemplare i suoi sentimenti per farli tuoi e viverli con
fedeltà e amore;
-
quando ami la pace, il silenzio, il raccoglimento, la pia solitudine del
tabernacolo, e ti vede piena di zelo nel condurre anime al tabernacolo;
-
quando ti vede partecipare con generosità e consapevolezza alla Messa, unendoti
a Lui e offrendoti con Lui, e donargli nella Comunione il tuo cuore come una
sua dolce "dimora";
-
quando ti trattieni con Lui davanti al tabernacolo, parlando del Padre e della
sua gloria, interessandoti del suo amore e delle sue pene, parlando della sua
Chiesa e dei suoi bisogni, parlando dei tuoi familiari, parenti e conoscenti, e
anche dei tuoi defunti, parlando della sua Mamma e dei Santi...
-
quando ti vede durante la giornata con il pensiero rivolto al tabernacolo per
offrirti con Lui, per immolarti con Lui, per donarti con Lui...
In
queste e in tante altre situazioni cerca di essere la gioia di Gesù, in modo
che possa posare il suo sguardo anche su te, come su tante altre anime che
formano la sua compiacenza, e dire anche per te: "Ora la mia gioia è
compiuta" (Gv. 3,29).
Questa
gioia di Gesù diventa tua:
-
quando lo ami con la certezza di far lieto il suo Cuore;
-
quando lo ami e credi di essere amata da lui;
-
quando lo ami e ti doni, ti abbandoni a lui;
-
quando lo ami e ti lasci usare per trasmettere ad altri il suo amore salvatore;
-
quando lo ami e gli permetti di riamare il Padre con il tuo amore... Ciò
nonostante potrai trovarti nel dolore più intimo, nell'incomprensione più
profonda, nella solitudine più sofferta, nelle contrarietà più forti... ma
la tua volontà saprà ripetere: "Per te, Gesù! Per amor tuo, o mio Gesù!...".
E la pace ti scenderà nell'anima, e con la pace la gioia. Il dolore scomparirà
e rimarrà l'amore, anzi il dolore diventerà amore.
Va'
pure al tabernacolo e ascolta il tuo Gesù: "Non si turbi il tuo cuore...
Ti dò la mia pace... Fa' quello che ti comando... Godrai della mia stessa
gioia... Ti dico questo perché la mia gioia sia in te e la tua gioia sia
piena" (Cfr. Giov. 14 e 15).
È
il mistero di quella gioia che fu possibile nella vita terrena di Gesù, che
sussiste sublimata nella sua vita eucaristica, e che deve completarsi e
manifestarsi nella tua vita.
Accetta
questo scambio di amore. Gesù è rimasto nell'Eucaristia per donarti la sua
salvezza, la sua gloria, la sua gioia. Tu sappi vivere, santificarti,
immolarti e morire per essere la sua "gioia vivente", nella vita,
nella morte, nell'eternità.
MARIA,
CON TE PRESSO L'ALTARE!
Anima
eucaristica riparatrice, nel tuo vivere con Gesù, in Gesù, per Gesù potresti,
qualche volta, sentire un senso di stanchezza, di sfiducia, d'indifferenza...
Non ti preoccupare, non ti angustiare..., potrebbe essere un momento di grazia,
che ti sospinge a cercare un aiuto, una guida, un conforto...
Distogli
allora lo sguardo da te stessa e rivolgilo verso l'altare per vedere accanto a
Gesù la sua Mamma, sia che Egli vi si offra vittima di amore e di
riparazione, sia che vi si doni alle anime, sia che vi dimori nascosto nel
tabernacolo.
Gesù
stesso, immolando sull'altare quella umanità presa nel seno purissimo di Maria,
La vuole accanto a Sè come presso la croce, e, nutrendoti di quella stessa
carne, inclina il tuo spirito a cercarla, perchè desidera vederti con Lei come
Giovanni sul Calvario.
Per
cui, come la Vergine Maria è unita alla vita eucaristica di Gesù, così
dev'essere inseparabilmente unita alla tua vita eucaristica. Per vedere,
sentire, vivere questa presenza di Maria nella tua vita, sappi considerare
come avresti trovato Gesù sempre con la Madre nella sua vita terrena.
Se
avessi potuto adorare Gesù Bambino nella capanna di Betlemme, Lo avresti
trovato fra le braccia: di Maria e ricevuto dalle sue mani per stringerlo
amorosamente al tuo cuore.
Così
ora, presso il tabernacolo devi saper trovare Maria quale custode e adoratrice
amorosa di Gesù Eucaristico e solo da Lei riceverlo, come cosa sua,
nell'Ostia consacrata.
Se
avessi cercato Gesù nell'umile casetta di Nazareth, sempre Lo avresti trovato
con Maria.
Ora
che lo puoi cercare e trovare nella solitudine del tabernacolo e trattenerti con
Lui, Maria non può essere assente dai tuoi colloqui con Gesù, dalle tue
confidenze, dalle tue lacrime, dai tuoi desideri, dai tuoi propositi.... perchè
un tabernacolo senza Maria sarebbe come Nazareth senza Maria.
Se
avessi avuto la fortuna di seguire Gesù nel suo apostolato, avresti veduto
Maria spesso accanto a suo Figlio per provvedergli del necessario, per
assistere ai suoi discorsi e ai suoi miracoli, per partecipare alle sue gioie
e alle sue pene...
E
quando non l'avresti veduta, l'avresti sentita, perchè con il suo cuore era
presente.
Nel
tabernacolo Gesù rivive tutta la sua vita terrena, e la Madre non sa e non può
separarsi dal suo Figlio divino. E tu devi sentire, vedere questa presenza di
Maria nel tabernacolo e associarti a Lei se vuoi rendere la tua presenza più
gradita a Gesù; se vuoi essere introdotta più intimamente alla contemplazione
della sua vita eucaristica; se vuoi implorare più efficacemente la sua
misericordia e il suo perdono; se vuoi comprendere più profondamente
l'ingratitudine degli uomini; se vuoi con più generosità offrirti a lui e
offrirti con lui per la sua stessa gloria, per la gloria del Padre e per la salvezza
delle anime.
Infine
se fossi stata sul Calvario, anche lassù avresti veduto Maria, e L'avresti
veduta accanto alla Croce, intimamente associata al sacrificio redentore del
Figlio.
Ora
sull'altare si rinnova misticamente il medesimo sacrificio, vi si offrono lo
stesso Corpo e lo stesso Sangue, ricevuti nel seno immacolato di Maria, per
cui Ella non può essere assente, come non fu assente sul Calvario.
È
la Madre che si unisce al Figlio e con le sue stesse intenzioni continua ad
offrirlo in sacrificio amorosamente.
In
ogni Messa devi pensare a questa presenza di Maria e vederla prendere quella
patena e quel calice e innalzarli al cielo, come un giorno fece nel tempio con
Gesù Bambino, pronunciando le parole sacerdotali: "Ecco, Padre
clementissimo, la vittima pura, santa e immacolata; pane santo della vita eterna
e calice dell'eterna salvezza ".
E
tu che ti sei offerta con la vittima divina, sappi sentirti un tutt'uno con
Gesù immolato, lasciati prendere da Maria e unisciti alla sua oblazione,
dicendo con umiltà ma con tanto amore filiale:
- Padre santo, ti offro il tuo Gesù con il cuore immacolato di Maria -.
Devi
pensare e sentire la presenza di Maria presso l'altare non solo perchè è la
Madre di Gesù, ma anche perchè è Madre tua. Maria divenne Madre tua nel
momento stesso in cui il Verbo di Dio prese la natura umana nel suo seno
purissimo.
Ma
siccome fu sulla Croce che Gesù ti meritò la grazia di diventare figlio di
Dio, così fu pure sulla croce che ti diede Maria per Madre: "Ecco tuo
Figlio", e contemporaneamente ti affidò a lei: "Ecco tua
Madre!". Se nella celebrazione della Messa si riattualizza tutto il mistero
del Calvario, si rinnova pure la misteriosa riconferma della Maternità di
Maria verso di te. Quindi va' e sta' presso l'altare, come Giovanni con Maria
presso la Croce, se vuoi sentire, quasi ripetere le parole rivolte all'amato
discepolo: "Ecco tua Madre!".
In
particolare quando ti accosti all'altare per ricevere "il Pane della
vita", ricordati che Maria è lì presente, quasi a donarti con le sue
stesse mani quel "Cibo" che lei stessa ha preparato.
Abbi
la delicatezza di invitarla nel tuo cuore perchè sia Ella ad accogliervi il suo
Gesù e vi continui ad amarlo anche per te.
E
tu, da buona figliuola, abbi quel tanto di fiducia e di confidenza da inserirti
nel loro continuo colloquio: "Gesù, ti amo con il cuore immacolato di
Maria! Maria, ti amo con il cuore divino del tuo Gesù!".
Pensa
alla gioia di Gesù di trovarsi in te con la sua Mamma, e alla gioia di Maria di
vedere
Gesù
crescere in te.
Quando
ti trovi nel pericolo, nella tentazione, nella paura, nella tristezza, nella
solitudine..., ricordati di chi è in te e invoca con fede: "Madre mia e
fiducia mia!" -.
Maria
"stava" sotto la Croce.
Maria
sta accanto ad ogni tabernacolo.
Impara
da lei a trattenerti presso il tabernacolo, dove gli uomini non vogliono stare,
perchè si annoiano, perchè non sanno cosa fare, per cui tutta la notte e gran
parte del giorno è deserto, è silenzio.
Tu
invece penetra nel segreto del tabernacolo, guarda il tuo Gesù e lasciati
conquistare dal suo amore, trattieniti con Lui per compensarlo delle
ingiustizie e dei disprezzi, delle bestemmie e delle profanazioni.
Rimani
con Lui per versare nel suo Cuore le lacrime di tutti i padri e di tutte le
madri, di tutti i figli e di tutti gli orfani, di tutti i sofferenti e i
perseguitati, di tutti gli emarginati e gli incompresi.
Ma
sempre con Maria, per imparare da lei come si ama e come ci si dona; per
partecipare alla sua fortezza e alla sua oblazione; per riceverla in madre ed
esserle consegnata in figlia.
Maria,
con te presso l'altare!
GESÙ,
SONO CHIESA!
Anima
eucaristica riparatrice, forse anche tu, delle volte, ti senti avvolta,
penetrata da una solitudine che ti rende triste, angosciata, avvilita...
È
il momento opportuno per riflettere e ravvivare la tua fede. Unita a Cristo,
vivificata dalla sua vita, sei chiesa, sei integrata nella sua Chiesa.
Ricordati
della promessa di Gesù: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono
in mezzo a loro" (Mt. 18,20).
Tu
non Lo vedi, non Lo senti, eppure è questa sua presenza invisibile, che
unisce, che genera, che vivifica la Chiesa.
Questo
intervento di Dio rende Chiesa la tua famiglia, la tua parrocchia, la tua
diocesi..., anche l'Associazione a cui appartieni. Così divieni chiesa nella
Chiesa.
Non
ti preoccupare per la molteplicità e diversità delle chiese, perché esse
non contrastano con l'unità della Chiesa di Cristo, anzi è proprio per questa
loro manifestazione in forme e luoghi diversi che la Chiesa universale esiste in
concreto ed entra in contatto con il mondo come segno e strumento di salvezza.
Ogni
chiesa locale nella sua diversità di ambiente, di vita, di sviluppo... trova
sempre la soluzione da un unico principio che è l'Eucaristia.
Veramente
il mistero eucaristico è il centro vitale e dinamico tanto della Chiesa
universale come della chiesa locale.
Ce
lo dice il Vaticano II: "Non è possibile che si formi una comunità se
non avendo come radice e come cardine la celebrazione della sacra Eucaristia,
dalla quale deve quindi prendere le mosse qualsiasi educazione tendente a
formare lo spirito comunitario (P. O. 6)". Per cui devi prendere coscienza
che la Chiesa, qualunque chiesa, e nella Chiesa anche la tua Associazione, è
una "comunità eucaristica".
Nell'Eucaristia,
infatti, si attualizza, in modo eminente, la storia della salvezza. La Chiesa la
riceve e la presenta al mondo.
Però
la condizione prima per celebrare l'Eucaristia, è quella di riunirsi insieme. E
Colui che chiama e riunisce è Cristo Gesù. Lasciati, dunque, attrarre dalla
sua voce e unisciti agli altri. Poiché non puoi andare all'Eucaristia
saltando i tuoi fratelli e pensando solo al "tuo" incontro con Gesù.
La
convocazione ti deve far uscire dal tuo piccolo mondo personale per inserirti
negli altri, per formare con gli altri "una cosa sola", per formare
chiesa; perché solo donandoti puoi arrivare a Colui che si dona.
Tieni
bene in mente che l'essenza dell'Eucaristia è la realtà di un Corpo nell'atto
di donarsi (Questo è il corpo donato per voi), del Sangue nell'atto di versarsi
(Questo è il sangue versato per voi).
Quindi,
sappi vedere nell'Eucaristia, accanto al mistero della "presenza
reale", l'altro mistero ancor più profondo, il mistero del Corpo donato,
del Sangue versato.
Questo
dono di Cristo al Padre per te, richiede il tuo dono per i fratelli. Non fai,
perciò, la "Cena del Signore", senza la capacità di elevarti al
sacrificio, al dono dell'amore.
Ricordati
che Cristo ti dona il suo Corpo per farti suo corpo, per cui è impossibile e
assurdo che tu possa comunicarti al "Corpus Christi", senza
comunicarti anche al Corpo ecclesiale dei fratelli.
Rileggi
nel Vangelo di Giovanni quella accorata preghiera che sgorgò dal Cuore di Gesù
pochi minuti prima di dare inizio alla sua dolorosa Passione, e considera bene
l'insistenza di Gesù nel chiedere al Padre che tutti i credenti in Lui
diventino "una cosa sola", "perché siano perfetti nell'unità",
e come questa "unità" sia considerata da Gesù elemento essenziale,
argomento valido e convincente per essere riconosciuti suoi veri seguaci.
E
rifletti anche come S. Paolo ci presenta con somma chiarezza questa "unità"
prodotta dall'Eucaristia: "Il calice della benedizione che noi
benediciamo, non è forse comunione con il Sangue di Cristo? E il pane che noi
spezziamo, non è forse comunione con il Corpo di Cristo? Poiché c'è un solo
pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo
dell'unico pane (1 Cor. 10,16- 17).
Il
Vaticano II chiarisce ancora: "Col sacramento del pane eucaristico viene
rappresentata e prodotta l'unità dei fedeli che costituiscono un solo corpo
in Cristo" (L. G. 3).
Di
fronte a questa realtà così sublime e consolante, ma anche di grande
responsabilità, devi renderti maggiormente consapevole che, partecipando
all'Eucaristia, sei chiamata a modellare la tua vita su questo augusto mistero,
nello sforzo costante di raggiungere quella "unità nella carità" che
l'Eucaristia significa e produce.
Unione
con Dio e con i fratelli, generata dall'Eucaristia, ma legata e sostenuta
dalla carità che è il "vincolo della perfezione".
Se
vuoi che la tua carità sia "vincolo della perfezione", dev'essere
come quella di Cristo, una carità che si dona.
Contempla
il tabernacolo e porta nella vita di ogni giorno un amore:
-
disinteressato di quel disinteresse che ti renda libera dall'egoismo, dal
tornaconto, dall'esibizionismo...
-
sincero di quella sincerità che ti eleva dalla doppiezza, dalla finzione,
dalla menzogna...
-
operoso di quelle opere suggerite dall'amore e compiute per amore. Non fermarti
alla carità "negativa", "egoistica" dicendo "Non ho
fatto e non faccio del male a nessuno", perché il precetto dell'amore è
positivo e devi pagare il debito d'amore che hai verso Dio, per mezzo dell'amore
al prossimo.
Unità
e carità che nascono, scaturiscono dall'Eucaristia, ma che crescono e si
rassodano nel dialogo.
Anche
tu avrai certamente constatato che oggi si parla tanto di dialogo, si esige il
dialogo, se ne sente la necessità..., ma difficilmente si dialoga perché si
vuole parlare e non ascoltare.
Quindi,
se vuoi che il dialogo ti sia di aiuto nel divenire e nel sentirti chiesa,
devi essere convinta che hai bisogno dell'altro. Di conseguenza mettiti in
ascolto, disposta ad accogliere, pronta a donare.
Se
saprai basare il tuo dialogo nella schiettezza e nella semplicità, nell'umiltà
vera e nella carità genuina, certamente sarà costruttivo, ti metterà in
comunione con gli altri, ti farà sentire chiesa, chiesa in parrocchia, chiesa
in famiglia, chiesa nell'Associazione.
Se
non sei chiesa, mangi indegnamente il Corpo del Signore; te lo dice S. Paolo:
"Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore sarà
reo del Corpo e del Sangue del Signore " (1 Cor. 11,27).
Mangi
"indegnamente" e diventi "rea" del Corpo del Signore, quando
non sei unita, nella carità, al Corpo di Cristo formato dai fratelli.
Non
turbarti, non spaventarti, non avvilirti, ma ricordati sempre che sei chiesa,
membro Mistico di Cristo; renditi sempre più membro vivo e operante.
Però
fa' attenzione a non lasciarti prendere dalla smania di comparire, di attirare
attenzione, di cercare stima e considerazione..., perché se vuoi essere chiesa,
devi guardare e imitare Colui che genera la Chiesa, che è la vita della
Chiesa, Gesù Eucaristico. Come Lui, anche tu, nel silenzio, nel nascondimento,
nella donazione sincera, cerca di essere sempre e ovunque sale e lievito.
Sarai
chiesa nella Chiesa, vera anima eucaristica riparatrice.
GESÙ,
SONO FAMIGLIA!
Anima
eucaristica riparatrice, probabilmente quando leggerai questo scritto, il tuo
pensiero, come quello di tutta la famiglia della "Riparazione
Eucaristica", sarà rivolto a Loreto, dove si svolgerà il Convegno
Nazionale dell'Associazione.
Come
sai, è un annuale appuntamento di fede, di preghiera e di studio molto atteso
perché, in questa impareggiabile occasione, i presenti come gli assenti si
rendono maggiormente consapevoli del consolante mistero della
"comunione", che li fa sentire in Cristo sempre più uniti, sempre
più famiglia.
Ricordati
che quando hai dato la tua adesione all'Associazione, il tuo nome è stato non
soltanto trascritto in un registro, ma anche inserito nel mistero
dell'Eucaristia, perché divenissi con gli altri innumerevoli aderenti un
tutt'uno, un solo corpo, per offrire a Gesù Sacramentato un unico omaggio di
amore e riparazione, tale da renderlo sempre più conosciuto, amato e
glorificato.
Perché
tu possa sentirti sempre più viva e operante in questa meravigliosa famiglia,
ti propongo di riflettere su alcune iniziative, già suggerite nel passato per
facilitare questa unione spirituale tra gli associati.
1.
La rivista.
Innanzi
tutto ti prego di fare molta attenzione a "Riparazione Eucaristica",
perché è la tua rivista. Nel suo aspetto certo non imponente, piccolo ma
impagabile, essa ti offre un buon cibo eucaristico. Nutrendotene, assimilerai
lo spirito di famiglia, quello che ti porterà a pensare, ad amare e a vivere
come gli altri associati. Sii orgogliosa di questo appuntamento che ogni mese
ti ricorda la tua appartenenza all'Associazione e che, orientandoti verso una
spiritualità concreta, ti evita di cadere in inutili sentimentalismi.
2.
L'ora nazionale di riparazione eucaristica.
Approfitta
anche di questo incontro annuale per immergerti sempre più consapevolmente
nella vita comunitaria dell'Associazione. Fin dal 1965, constatando
l'impossibilità di trovarci tutti insieme sia nel Convegno Nazionale come nei
raduni locali, è stata suggerita e accolta con entusiasmo l'iniziativa di
riunirci spiritualmente davanti al Tabernacolo, dalle 17,00 alle 18,00 del
giovedì precedente la festa del "Corpus Domini", per rinnovare
insieme il nostro impegno di amore verso Gesù Sacramentato, in preparazione
alla festa principale dell'Associazione.
3.
L'incontro in S. Casa.
Forse
non conosci questa iniziativa perché se n'è parlato poco, nonostante la sua
grande capacità di suscitare e rinforzare nell'Associazione lo spirito di
famiglia.
Nel
Convegno Nazionale del 1970, si prese in considerazione la proposta della
signorina Alma Merlini, collaboratrice di P. Agostino, (Fondatore dell'Opera),
di darci "appuntamento alle ore 12,00 in S. Casa per l"Angelus
Domini" o almeno per la giaculatoria: "Sia gloria, onore e riparazione
a te, Gesù Sacramentato!".
Approfitta
anche tu per unirti a questo saluto riconoscente verso Gesù, fattosi uomo nella
S. Casa e rimasto per noi nel Tabernacolo.
4.
La statua.
La
statua che s'innalza dalla cupola del Santuario di Loreto, è l'antenna
trasmittente e ricevente del tuo collegamento. Un sacerdote la tiene sempre in
azione. E la Vergine SS.ma riceve le tue trasmissioni fatte di invocazioni,
preghiere, offerte... e le inserisce nel Sacrificio eucaristico, dal quale
attinge e ritrasmette una potente emissione di grazia.
Sia
tua premura metterti spesso in onda.
In
questa sincronizzazione vivrai la tua vita di famiglia.
5.
Il programma "Sempre più uniti".
È
un programma che è stato presentato più volte nella rivista negli anni 70-80,
per inculcare negli associati la persuasione che non sono "soli", ma
che in Cristo formano "un solo corpo e un solo spirito ".
Anche
se centinaia di chilometri ti separano da noi, sei ugualmente intercomunicante
nella preghiera, nel lavoro, nella sofferenza, nella gioia...
E
se vuoi renderti più consapevole di questa tua partecipazione, scrivici qualche
volta. Poche parole, anche la semplice firma ti introduranno individualmente
in questa unione spirituale per esser ricordata singolarmente e per sottrarti
dalla sofferenza della solitudine: "Non sono sola! -.
6.
Il Blocco eucaristico.
Quando
al mattino leggi la breve riflessione che ti offre il blocco eucaristico, e
rivolgi il pensiero al tabernacolo per fare la tua comunione spirituale e per
offrire a Gesù la tua giornata, sappi sintonizzarti con le altre migliaia di
associati che fanno i tuoi stessi atti; ti sentirai maggiormente in famiglia, e
in famiglia affronterai con maggior forza e serenità il peso della giornata.
7.
Il giovedì.
Il
giovedì è il tuo giorno, sappi trasformarlo in una festa di famiglia. Invita
gli associati alla Messa che viene celebrata per te. Con loro ascolta la Parola,
ricevi il Corpo del Signore, trattieniti in adorazione... In questa invisibile
ma reale unione con loro, potrai riparare la vera profanazione
dell'Eucaristia, commessa da coloro che, pur sapendo quanto l'Eucaristia
importa, non realizzano quello che essa vuole.
8.
Ogni giorno.
Mettiti
in sintonia con il sacerdote che ogni giorno ti pensa, ti prende, ti porta
all'altare e insieme agli altri ti inserisce nell'ostia che tiene tra le dita, e
presta anche a te la sua voce per dire con Gesù: "Questo è il mio
corpo".
9.
Un'unica ostia.
Rafforza
la tua fede e sentiti presente in quell'unica Ostia, sempre elevata verso il
cielo dal continuo alternarsi di mani sacerdotali, anche se materialmente sono
tante e sparse in tutto il mondo.
Con
gli altri, ti unisce a Sé qualunque siano il luogo e la condizione in cui
potresti trovarti, e ti accoglie nella misura della tua disponibilità.
10.
Un corpo offerto.
In
quella presenza diventi partecipe del Cristo totale: Egli capo e tu, con gli
altri, corpo. Per cui non ti è permesso fermarti alla tua vita personale, perché
ti è richiesto di considerarla come punto d'incontro, di confronto, di
comunione con le altre membra del Corpo di Cristo.
Di
conseguenza, immersa nello stesso movimento di donazione di Cristo, devi vivere
la tua vita di famiglia, diventando sempre più ricevente e ricevuta:
ricevente
Dio e ricevuta da Dio, ricevente i fratelli e ricevuta dai fratelli, perché
solo nell'attuare quest'unità e nel vivere questa donazione, fai Eucaristia,
diventi famiglia.
11.
Nell'intimità della casa.
In
Gesù sei famiglia e ogni famiglia ha la sua casa; la tua casa è il
tabernacolo.
Và,
entra e trattieniti amorosamente con Gesù.
In
Lui puoi incontrare tutte le persone che desideri. Con Lui puoi parlare delle
loro difficoltà, necessità, preoccupazioni... Per Lui puoi emettere quella
effusione di grazia che diverrà luce, conforto, sostegno, perdono,
riconciliazione, ...per i diversi membri della tua famiglia in Cristo.
Nell'intimità
di questa casa vivrai con generosità la tua riparazione d'amore.
12.
La Mamma.
La
casa, la famiglia richiedono la mamma. E tu, partecipe di questa famiglia
invisibile ma reale di Cristo, hai la tua Mamma. Te L'ha donata Gesù e
continuamente te La dona nella riattualizzazione del mistero del Calvario:
"Figlio, ecco tua Madre".
Non
cercarla lontano, perché ti attende accanto ad ogni altare, presso ogni
tabernacolo. Con Lei ti rimarrà più facile sentirti un'unica famiglia:
"Ascolta, Padre, la preghiera di questa famiglia che hai convocato alla tua
presenza".
È
a Lei, alla Mamma, che ogni giorno presento anche le tue preghiere, le tue
attività, le tue sofferenze e preoccupazioni... perché sia Ella ad offrire
tutto al suo Gesù.
E
ti depongo, insieme agli altri associati, su le sue mani, perché possa servirsi
anche di te per glorificare il Figlio Sacramentato. Renditi docile alle sue
richieste, tanto più che ti tengo legata a Lei con la catenina d'oro del S.
Rosario.
Sappi
sentirti sotto il suo sguardo compiacente e sorridente, e ricevere dal Bambino
che tiene in braccio, la divina benedizione.
GESÙ,
FA' CHE IO CREDA!
Anima
eucaristica riparatrice, la tua presenza davanti al tabernacolo testimonia la
tua fede nella presenza eucaristica di Gesù. Ma dimmi, ci credi veramente?
Non
ti turbare per questa mia domanda, perché non è altro che un riflesso
dell'interrogativo che spesso rivolgo a me stesso. Dici di credere, ma dove sono
le opere?
Ti
porti con frequenza in chiesa, ma questi incontri con Gesù Eucaristico
incidono sulla tua vita, la modificano, la trasformano? La fede, senza le opere,
è morta.
Gesù
è vita, l'Eucaristia è pane di vita. Ma dopo tanti anni di Messe, di
Comunioni, di adorazioni, forse ti trovi sempre la stessa, non ti sei nutrita di
Cristo, non hai acquistato i suoi sentimenti.
Ciò
nonostante te ne stai tranquilla, perché credi di credere.
Invece
credi per abitudine, e l'abitudine ti toglie l'interesse, l'attrattiva per
Cristo. Rende la tua fede una formalità. Non ti porta alla vita, ma alla morte.
Spaventosa conseguenza!
Certamente
non sono le tue crisi, non sono le tue colpe che uccidono in te la fede, ma è
semplicemente la forza dell'abitudine. Gli apostoli erano persone come te,
abituate a vivere con Cristo. Lo vedevano tutti i giorni, mangiavano con Lui,
partecipavano alle sue opere di apostolato, ascoltavano i suoi continui
discorsi. Però più ne ascoltavano, meno erano colpiti, meno vi prestavano
attenzione, meno conoscevano Cristo. Tanto che meritarono il paterno
rimprovero: "È da tanto tempo che sono con Voi, e non mi avete ancora
conosciuto?".
Tu
ti sei così abituata ad andare a Messa che non percepisci più la necessità di
offrirti con Cristo;
così
abituata a ricevere la Comunione che non fai più comunione con Cristo;
così
abituata a trattenerti davanti al tabernacolo che non senti più il contatto con
la presenza vivificante e trasformante di Cristo;
così
abituata a pregare che non preghi più.
Proprio
per eliminare le conseguenze disastrose dell'abitudine, un giorno il Signore
prese tre apostoli e li condusse su di un'alta montagna, nel silenzio, nella
solitudine. Lassù si misero tranquilli, impararono a tacere, si liberarono da
tante preoccupazioni.
Soli
con Lui solo, cominciarono a prestargli attenzione, a guardarlo, a vederlo, a
considerarlo proprio quale era sempre con loro. La trasfigurazione di Cristo
confermò la trasformazione del loro sguardo.
Anche
tu lasciati portare su la montagna del tabernacolo. Se saprai entrare nella
sua solitudine, se ti lascerai penetrare dal suo silenzio, la tua attenzione
sarà tutta per Gesù e per Lui solo.
Guardandolo,
considerandolo, i tuoi occhi si apriranno e comincerai a veder chiaro in Lui e
in te. Vedrai quello che nascondi. Sentirai quella voce che parla sempre, ma
che spesso cerchi di soffocare. Ti apparirà evidente la sua volontà. La sua
presenza diverrà così reale e vicina che ne sentirai timore. Il suo volto così
vivo e affettuoso, che ne proverai un fascino sconosciuto.
Allora
anche dalle tue labbra uscirà l'esclamazione: "Signore, com'è bello
stare qui! ".
L'abbandono.
Anche
se non comprendi tutta la portata della tua richiesta, il Signore accetta
ugualmente la tua presenza e ti dice "Siedi!". Nella solitudine del
deserto, prima di compiere il miracolo della moltiplicazione dei pani, Gesù
chiese a quella moltitudine di cinquemila uomini di sedersi.
Ti
può sembrare una cosa di poco conto, invece chiedeva a quegli uomini di
rinunziare a se stessi e di fidarsi di Lui. Finché stavano in piedi, avevano la
possibilità di andarsene e cercare qualcosa da mangiare. Ma sedendosi, si
mettevano nelle sue mani.
Penso
che a quell'invito molti avranno esitato.
Come
avrebbe provveduto per tutta quella moltitudine? Quando i cinquemila si sono
seduti, quei cinquemila uomini hanno fatto un atto di fede e di amore.
Il
miracolo era già compiuto.
Gesù,
dicendo anche a te di sedere, ti chiede un atto di fiducia, un gesto di
abbandono. Non ti offre un pezzo di pane, ma ti dona se stesso.
Pensa,
considera come Gesù si fida di te, povera e debole creatura. Si mette
talmente a tua disposizione che puoi fare di Lui quello che vuoi. E tu non ti
fidi di Lui. C'è sempre in te un qualcosa, una certa paura che ti impedisce di
abbandonarti totalmente in Lui. Dubiti del suo aiuto, dubiti del suo amore,
dubiti che possa cambiare la tua vita. Eppure la fede è il movimento più
naturale, più indispensabile del cuore. Senza fiducia non sarebbe possibile
la vita. E tu hai fede in tutti, meno che in Dio. Affidi la tua salute ad un
medico, affidi il tuo denaro ad un banchiere, affidi la tua vita ad un
autista... Ma non affidi te stessa a Dio.
Se
vuoi che Gesù Eucaristico ti accolga e ti trattenga nella sua presenza
vivificante e beatificante, devi affidarti totalmente a Lui, devi fidarti
ciecamente di Lui.
Forse
pensi che ti sarebbe più facile vivere questo abbandono in Dio, se lo potessi
vedere. Quante volte davanti al tabernacolo ti sarai chiesta: "Se Gesù
mi si mostrasse!".
Ti
è facile immaginare Gesù come vorresti che ti si manifestasse, ma ti è duro
accettarlo come ti è presente.
I
Giudei per trent'anni L'avevano incontrato, avvicinato; L'avevano visto
lavorare, pregare, parlare; ma nessuno L'aveva notato, tanto che Giovanni
Battista poté annunciare ad essi: "C'è in mezzo a voi uno che voi non
conoscete".
La
sua presenza rimane ancora misteriosa.
Tu
non Lo vedi, ma Lo credi presente sotto le specie del pane. Tu non Lo vedi, ma
ti rimane assai difficile crederLo presente sotto le sembianze di un tuo
fratello.
Guardando
l'Ostia, ti può uscire spontanea l'espressione: "Gesù, ti amo". Ma
non saresti capace di ripeterla nel tuo intimo, guardando il tuo vicino.
Eppure
sai bene che Gesù, con l'Incarnazione, si è fatto solidale con tutti gli
uomini, si è nascosto in ogni uomo.
"Ciò
che avete fatto ad uno di questi piccoli, l'avete fatto a me". "Ho
avuto fame e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e mi avete dato da
bere...".
Sappi
scoprire che il primo e il secondo comandamento sono la stessa cosa, da quando
Dio si è fatto uomo.
Mentre
ti lusinghi di vedere, ammirare, godere Gesù in una celestiale visione, non
ti accorgi che Gesù è accanto a te. Il tuo vicino è Cristo.
Se
riuscirai a vederlo, amarlo nell'Ostia che stai ricevendo, nell'Ostia che stai
adorando, il tuo amore verso Dio è sincero, hai visto Cristo: altrimenti non
avrai che degli slanci.... delle nostalgie.... delle fantasie...
Per
questo Gesù non vuole che ti presenti a Lui tutta sola, che desideri
chiuderti ed esaurirti in un rapporto privato e solitario con Lui, ma vuole che
ti senta unita, partecipe della vita di tutti gli uomini.
Per
cui devi dare alla tua preghiera, alla tua adorazione, alla tua azione una
risonanza universale.
Sappi
sentirti membro vivo e operante del Corpo Mistico di Cristo. Se riuscirari ad
ottenere questa comunione con Cristo e, in Cristo, con i fratelli, potrai
ritornare tranquilla a casa, in famiglia, al lavoro, alla tua professione, nel
tuo ambiente... perché là rivivrai la tua adorazione, la tua visione, darai la
tua testimonianza, compirai con Cristo la tua passione e la tua risurrezione.
Anima
eucaristica riparatrice, voglio manifestarti un mio tormento, perché divenga
anche un tuo tormento.
A
volte mi inginocchio davanti al tabernacolo, stanco, scontento, deluso ...E mi
chiedo: per Lui vivo e lavoro, a Lui mi offro e con Lui mi dono.... eppure non
Lo sento...
Ho
celebrato la Messa, ho fatto la Comunione ...e poi non sento di aver fatto
comunione con Lui, di essermi nutrito di Lui, di vivere di Lui.. Recito le
preghiere, dico il Rosario, mi trattengo in adorazione..., ma poi mi chiedo se
ho parlato, dialogato con Lui.... oppure se ho fatto un semplice soliloquio,
parlando di Lui a me stesso, e non di me a Lui.
Per
cui, anziché rinvigorito, infervorato..., mi trovo vuoto, stanco e mando un
sospiro di sollievo: Ho fatto! Ho letto! Ho terminato! E così per giorni, per
mesi, per anni.... senza una conversazione di amore, senza una comunicazione di
vita, senza una compenetrazione trasformante e consumante nell'unità.
Forse
anche tu, a volte, ti sei trovata in questa situazione, arida, sterile, senza
vita..., chiusa in te stessa, soddisfatta di te stessa. E proprio per rendere
più sensibile questo compiacimento di te stessa, potresti aver desiderato
vedere, sentire realmente il Signore.
Approfitta
di questo desiderio perché è sempre un'ispirazione che il Signore suscita nel
tuo animo per attirarti a Sé, facendoti uscire dal tuo "io"
egoistico. È un raggio di luce, che dal tabernacolo si riflette su di te.
Lasciati penetrare, illuminare... Vedendoti, conoscendoti, ti sentirai
sospinta a reagire, a scuoterti e a desiderare in un modo vero e giusto di
vedere, di ascoltare, di vivere Gesù.
1.
Vedere Gesù
Se
vuoi vedere Gesù, non lasciarti trascinare, affascinare da certe voci, non
andare qua e là, perché Gesù è in te, e si manifesta anche a te, però non
come tu te Lo aspetti.
In
Palestina fu visto dai suoi contemporanei, ma essi non Lo riconobbero, perché
era in mezzo a loro non come Lo avevano atteso. Nulla ti gioverebbe vedere il
Signore con gli occhi del corpo, se prima non saprai trovarlo, riconoscerlo
attraverso la fede in quella sua volontà, in quella sua permissione che ti si
manifestano in svariati modi e spesso in piena contraddizione alle tue
aspettative, sia negli avvenimenti che avvengono attorno a te, come in ciò che
può succedere in te.
Per
fortificarti in questa fede, va' al tabernacolo, guarda e contempla la vita
eucaristica di Gesù. Nell'Ostia Egli rivive la sua vita terrena: da Betlemme a
Nazareth, dal Giordano al Cenacolo, dal Getsemani al Calvario. Però non
fermarti qui, ma continua a guardare e vedrai la gloria del Risorto che, con i
segni della Passione, sempre intercede presso il Padre anche per te, e ti offre
la sua Risurrezione.
Di
questo Gesù risorto e glorioso, vivente nel tabernacolo, sappi vedere: l'umiltà,
che Lo riduce alla piccolezza di un'ostia: l'ubbidienza, che Lo sottomette
alla volontà del Padre e anche ai voleri degli uomini; la gravità del peccato,
che Lo tiene in un continuo stato d'immolazione; il sacro silenzio, che Lo
innalza mediatore fra Dio e gli uomini; la pia solitudine, che Lo dona alla
solitudine di tante anime; la perseveranza nella preghiera d'intercessione, nonostante
1'incorrispondenza degli uomini; l'amore di Dio e delle anime, che Lo sospinge
a chiedere la tua collaborazione nella riparazione della gloria divina e
nell'espiazione del peccato...
Gesù,
fa' che io Ti veda!
2.
Ascoltare Gesù
Se
Gesù mi parlasse..., se Gesù mi dicesse... vai dicendo fra te... Presa da
questo desiderio, non ti accorgi che Gesù ti parla e anche con insistenza. Sei
tu che non sai metterti in sintonia con Lui. Sei tu che non hai il coraggio di
girare quell'interruttore che apre il tuo cuore e lo mette in onda per captare
le emissioni amorose di Gesù Eucaristico.
Sappi
ascoltarlo quando ti viene rivolta la sua Parola ... sappi ascoltarlo in
quell'ispirazione, in quel richiamo, in quel rimorso..., in particolare in
quell'improvvisa illuminazione che rischiara il tuo spirito e ti impressiona
profondamente.
Va'
ancora al tabernacolo e, come attraverso i veli della piccola Ostia cerchi il
volto del tuo Gesù, così sappi riascoltare, adorando, le sue misteriose e
vivificanti parole.
Potresti
sentire ancora una volta il dolce invito: "Vieni! Seguimi!". Ti chiama
a lavorare nella sua mistica vigna, perché l'azione della Grazia richiede anche
la tua generosa cooperazione.
Quando
un senso di tristezza invade il tuo spirito ...e sei quasi tentata di lasciar
tutto, nello sconforto e nella sfiducia della riuscita..., accogli quell'intima
parola che dal Suo Cuore scende nel tuo e ti ridona fiducia e forza:
"Sono cose impossibili per l'uomo, ma presso Dio tutto è possibile ".
Se
ha volte ti accorgi di far resistenza alla grazia, di "ricalcitrare contro
il pungolo", fa' attenzione a quella voce che dal tabernacolo si ripercuote
nel tuo animo: "Io sono Gesù che tu...." e sappi rispondere con
umiltà e fiducia: "Cosa vuoi che io faccia, Signore?", lasciandoti
prendere, conquistare e condurre dalla sua volontà. Se ti senti avvinta dai
lacci del peccato, ascolta: "Io sono il buon pastore... ".
Nel
dubbio delle incertezze: "Io sono la via, la verità, la vita".
Nell'angoscia, nella tristezza, nella sofferenza, nella delusione, nella
solitudine... : "Vieni a me, io darò ristoro al tuo spirito". Ma Gesù
ti attende anche per dirti le sue pene: "L'anima mia è triste sino alla
morte... Trattieniti qui e veglia con me".
Risuoni
sempre al tuo orecchio quel suo grido emesso sul Calvario e ritrasmesso da
ogni tabernacolo: "Sitio!". Ti chiede amore, amore che sa comprendere,
consolare, supplire.
Gesù
è sempre lì ad aspettarti, in silenzio. In quel silenzio ti ascolta e ti
parla.... accogli le sue parole. Esse rischiareranno il tuo spirito, dirigeranno
i tuoi passi, regoleranno i palpiti del tuo cuore ...Risolveranno i tuoi
dubbi, infiammeranno i tuoi desideri e le tue speranze ...Ti renderanno una
piccola ostia di amore e di riparazione. Gesù, fa' che io ti ascolti!
3.
Vivere Gesù
Gesù
ti si manifesta e ti parla perché desidera assecondare il desiderio,
l'aspirazione del tuo cuore.
Anche
se non ti rendi pienamente consapevole, tu cerchi Dio, vuoi possedere Dio, vuoi
vivere Dio.
È
l'esigenza di quel germe di vita, che è stato deposto nel tuo spirito nel
momento del tuo concepimento, ma soprattutto nel momento del tuo Battesimo.
Cerca
di comprendere e assecondare questa tua intima aspirazione, perché è l'unica
cosa necessaria, in quanto solo per questa sei stata creata e redenta, solo di
questa devi rendere conto a Dio, solo da questa dipende la tua eternità.
Allora
sappi far convergere tutta l'attività della tua vita verso la crescita, lo
sviluppo della Grazia che è in te.
Ricordati
che la vita divina ti è stata concessa senza il tuo concorso, ma che esso è
richiesto per la sua crescita.
E
questa vita deve crescere in te fino a farti giungere all'età perfetta di
Cristo.
Nell'eternità
vivrai in Dio nella misura in cui avrai fatto vivere Cristo in te.
Sospinta
da questi pensieri, va' ancora al tabernacolo e contempla assorbendo in te la
vita eucaristica di Gesù.
Proprio
davanti al tebernacolo ti sentirai incoraggiata ad imitare e rivivere i suoi
misteriosi esempi di umiltà e di dolcezza, di obbedienza e di povertà, di
purezza e di semplicità, di sacrificio e di generosità, di zelo e di
apostolato, e anche di nascondimento e di sacro silenzio.
Il
tuo impegno, quindi, deve essere rivolto ad acquistare, a conservare e ad
accrescere in te questa divina rassomiglianza.
Però
fa' attenzione: questa somiglianza con Gesù porta necessariamente ed
essenzialmente ad una vita di vittima, ad una vita fatta di amore e di
sacrificio, quale è appunto la vita che Gesù vive nell'Ostia.
Da
quest'Ostia devi attingere vita per la tua vita. Vita di unione che deve
condurti al dono totale di te stessa, fino al più perfetto e amoroso abbandono
in Gesù. In Lui devi ispirarti e tendere ai suoi stessi ideali: mirando alla
glorificazione di Dio in ogni cosa, partecipando al suo apostolato delle
anime. Infatti l'Eucaristia è il compendio di tutto il suo amore per il Padre
e per gli uomini.
Inserita
in questo amore, sei chiamata alla più alta missione della vita cristiana: la
riparazione presso Dio e presso Gesù Sacramentato, a favore della Chiesa e di
ogni anima redenta.
Gesù,
che nell'Ostia compie una perenne riparazione con la sua vita eucaristica e con
il suo sacrificio di amore, ti chiama, ti attira per unirti intimamente a Sé e
renderti veramente un'anima eucaristica riparatrice.
Guarda
l'Ostia e apri il tuo spirito alla sua luce, alla sua forza, alla sua vita...,
rimarrai sempre più illuminata, sorretta, trasformata, divinizzata.
Gesù
rivolgerà su di te il suo sguardo sempre più compiacente, vedendo Sé in te
fino a poter dire che, è Lui a vivere in te, anziché tu. Vivi questo
meraviglioso scambio di amore!
Gesù,
fa' che io ti veda, ti ascolti, ti viva!
Anima
eucaristica riparatrice, ti comprendo se a volte provi nell'animo
svogliatezza, stanchezza, ripulsa nel dover iniziare un nuovo giorno nella
noiosa ripetitività delle tue azioni.
Nell'andare
in ufficio, in fabbrica, ecc..... senti che lo stipendio non appaga il tuo
spirito.
Nell'accudire
alle faccende di casa, la poca considerazione dei tuoi cari ti avvilisce, ti
rattrista.
Se
hai una certa età e ugualmente ti dai da fare per aiutare tua figlia, tua
nuora, l'incomprensione ti fa piangere.
Se
la tua autosufficienza va diminuendo e ti vedi di peso per gli altri, il dolore
ti soffoca il respiro.
Proprio
in questi momenti in cui ti senti stanca, avvilita, inutile..., sei chiamata a
rivolgere il pensiero al Tabernacolo e a credere che quel nuovo giorno è per te
prezioso, perché in Gesù vivi una vita non soltanto umana, ma anche divina
(cfr. 2 Pietro, 1,4).
Renditi
consapevole di quello che avvenne in te, inconsapevole, quando il sacerdote versò
dell'acqua sul tuo capo.
In
quel momento discese in te lo Spirito Santo che divenne vita della tua anima,
come la tua anima è vita del tuo corpo.
Per
quella partecipazione della natura divina, sei divenuta figlia di Dio. Per cui
possiedi due vite: una celeste e una terrena. Quella terrena cesserà con
l'ultimo battito del tuo cuore. Quella divina continuerà nell'eternità di Dio.
Puoi
constatare questa loro esistenza in te dal continuo contrasto che vi è tra loro
e che tu non riuscirai mai a sopprimere completamente (cfr. Rom. 7,15-23).
Proprio
in questa continua lotta tra lo spirito e la carne, devi impegnarti per vivere
sempre più consapevolmente in Gesù, con Gesù e per Gesù.
1.
In Gesù (stato di grazia).
Rifletti
con S. Paolo: "acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie
membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi
rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra" (Rom.
7,22-23).
Se
nella tua libertà ti rendi "schiava della legge del peccato", distruggi
in te la vita divina, la vita della grazia.
Gli
effetti di questo "suicidio spirituale" non si notano esternamente,
ma sono profondi, sostanziali nel tuo animo.
Con
la grazia santificante sei figlia di Dio.
Senza
questa grazia, sei una semplice creatura umana.
Senza
la grazia, sei un tralcio staccato dalla vite che è Cristo, per cui sei
incapace di produrre frutti di vita eterna; anche l'atto più eroico rimane un
atto puramente umano.
Se
invece sei innestata a Cristo come il tralcio alla vite, sei vivificata da
quella linfa divina, che ti fa pensare, sentire, agire come Lui. In questa
misteriosa comunione con Cristo, ogni tua azione, anche la più piccola e
insignificante, come ogni passo che fai in casa, viene penetrata, trasformata,
divinizzata dalla grazia santificante che è in te. Per cui, se devi occuparti
di umili servizi, se ti vedi poco considerata, incompresa.... non avvilirti, non
piangere, ma guarda, considera, consolati: quell'istante segna un aumento della
tua gloria nella visione beatifica di Dio.
Inoltre,
questo invisibile ma reale mondo della grazia ti presenta, ti offre una
meravigliosa compagnia.
Unita
a Cristo e vivificata dalla sua vita, entri a far parte del suo Corpo Mistico.
Per
cui, vivendo una medesima vita, vieni a trovarti in intima comunione con i
Santi del Cielo, con le anime del Purgatorio e con i giusti delle terra. Sei
unita con i tuoi cari defunti.
Credendo
a questa consolante "Comunione dei Santi", vivi già nella fede quello
che vivrai nell'eternità.
2.
Con Gesù (offerta eucaristica).
In
questo mondo invisibile, il Signore ti viene incontro con un segno visibile,
con un segno sacramentale, con il Pane eucaristico. Quel Pane consacrato è
Cristo Gesù. In Lui vi è la pienezza della grazia, dalla quale noi tutti
abbiamo ricevuto grazia su grazia (cfr. Giov.1,16).
Sotto
le apparenze di quel Pane, Gesù ti si fa presente ad ogni istante, perché ad
ogni istante vi è una consacrazione.
Di
tanto in tanto renditi consapevole di questa sua presenza e inserisciti nel
suo sacrificio, se vuoi che le tue azioni siano più perfette e gradite a Dio.
Quando
reciti le tue preghiere, mettiti in comunione con Gesù che in quel momento
s'immola su qualche altare. Egli pregherà in te, con te e per te.
Rinnova
questo contatto con Lui specialmente quando non hai voglia di pregare, quando
non sai cosa dire... Prendilo e offrilo: sia Lui la tua preghiera.
Trasforma
le tue quotidiane occupazioni in atti di adorazione e di espiazione,
conformandoti alla volontà di Dio in sintonia con il sacrificio di Cristo.
Mentre
prendi il tuo cibo, pensa di prenderlo con spirito di riconoscenza e tieniti
unita a Gesù, affinché, come nutre il tuo corpo, possa nutrire anche il tuo
spirito.
Se
a volte la povertà ti fa soffrire perché non puoi soddisfare un tuo desiderio,
pensa alla povertà di Gesù Sacramentato e inserisciti nella sua espiazione.
Se
nel tuo animo provi un sentimento di stanchezza, di ribellione alle solite
contrarietà, incomprensioni, ingiustizie..., contempla e conformati a Gesù
obbediente sulla croce, obbediente sull'altare, e con la tua sottomissione e
accettazione adora con Lui il Padre.
Se
in queste e in tante altre circostanze hai questa visione di Gesù, questa
unione offertoriale con Lui, la Messa e la Comunione si prolungano nella
giornata e diventano forza vivificante e divinizzante del tuo operare.
Questo
vivere con Gesù ti unisce sempre più ai fratelli e ti sospinge ad inserire
nell'offerta di Cristo anche la loro vita.
Guarda,
considera come la maggioranza degli uomini sciupi la propria esistenza con una
visione puramente terrena, materialistica, egoistica...
Impara
a "rubare" ad essi il loro operare, il loro soffrire fisicamente e
moralmente, e inserisci tutto nel sacrificio di Cristo per valorizzare a loro
beneficio quel merito implicito nell'atto umano.
3.
Per Gesù (retta intenzione).
Non
ha importanza il posto che occupi, l'ufficio che tieni, l'azione che compi....
è solo materia esteriore, ciò che vale è la tua intenzione. Quanto più è
perfetta, pura, disinteressata, tanto più è elevato il grado del merito di
quella tua azione.
Pensa
a Gesù nella sua piccola casa di Nazareth. È il "figlio del
falegname", è "il falegname" e, come tale, lo vedi comportarsi
esternamente, come ogni altro uomo; ma internamente la sua intenzione di
piacere a Dio è così perfetta che quelle sue azioni comuni, semplici,
ordinarie hanno riscattato il mondo.
Guarda,
osserva, rifletti sulla realtà che ti circonda.
Quanta
varietà nella uniformità! Uguali esercizi di pietà, uguali preghiere, uguale
apostolato, ma non uguaglianza di anime. Allo sguardo di Dio vi è qualcosa che
rivela la superiorità dell'uno sull'altro: è il cuore.
Vi
sono cuori grandi e generosi, e cuori piccoli e gretti!
Ciò
che conta davanti a Dio non è la quantità e la qualità delle opere, ma
l'amore che le ha ispirate e sublimate.
Per
cui sappi comprendere l'importanza di esercitarti sulla retta intenzione,
rinnovandola frequentemente: Gesù, per te! Considera bene come la retta
intenzione ti tiene alla presenza di Dio e ti spinge a piacere unicamente a Lui,
impedendo alla curiosità, alla vanità, all'orgoglio, all'ambizione di
insinuarsi e d'infiltrarsi nelle tue azioni.
Considera
ancora quale potenza ha l'intenzione.
Pensa
al celebrante quando prepara le offerte per la Messa. Prende le ostie e ne
depone alcune nella pisside, prende il vino e ne versa un poco nel calice.
Alle
parole della consacrazione, le ostie nella pisside diventano Corpo di Gesù, il
vino nel calice diventa Sangue di Gesù; mentre le altre ostie sono rimaste
pane, il vino nell'ampollina è rimasto vino.
Ugualmente
avviene nel tuo operare. Se nel compiere una tale azione, hai l'intenzione di
piacere a Dio, quell'azione viene divinizzata, altrimenti rimane semplice azione
umana.
Allora
tutte quelle azioni che ritornano giorno per giorno e che tessono, nella loro
monotona e abituale successione, la trama della tua vita, le puoi santificare
con questo semplice atto d'amore: Gesù, per te!
Rallegrati,
dunque, perché nessuna azione, nessun lavoro, nessuna opera, nessuna
rinunzia, nessuna sofferenza, nessuna pena, nessuna lacrima sfugge, se tu
vuoi, a questa sublime influenza dell'amore.
Se
ti lasci penetrare, guidare, dominare dal pensiero di vivere in Gesù, con Gesù,
per Gesù, tutta la tua esistenza diventa come un turibolo, da dove di continuo
si eleva un cantico di amore, di lode, di gloria al Padre, in sintonia con la
Messa di Cristo.
Anima
eucaristica riparatrice, guardo in me e penso a te. Come vorrei eliminare il
vuoto che è anche in te!
Quel
vuoto che provi nella preghiera.
Preghi
e preghi molto, ma senti che le tue parole si dileguano nel nulla, senza alcuna
risonanza.
Eppure
con la tua preghiera vorresti raggiungere e penetrare in certe situazioni
dolorose per eliminarvi il male e vivificarvi il bene. Non ti angustiare, non ti
scoraggiare se non vedi realizzato questo tuo desiderio, ma pensa piuttosto ad
utilizzare maggiormente quella possibilità che ti è stata data, di metterti in
comunione con Colui che è la salvezza del mondo, perché in Lui e con Lui puoi
portarti ovunque e riempire quel vuoto spirituale che, con tanto dolore, vedi
vicino a te e lontano da te.
1.
La società.
Per
sentirti maggiormente spronata a cooperare con Cristo Gesù, sappi guardare,
considerare, riflettere su quanto ti offrono, giorno dopo giorno, i giornali, la
radio, la televisione.
Potrai
farti una pallida idea di una società scontenta, sconvolta, tormentata da crisi
profonde.
Crisi
morale: predominio del sesso, dell'egoismo, della violenza...
Crisi
economica: instabilità della moneta, disoccupazione in aumento, povertà
crescente, popoli affamati...
Crisi
politica: governi che non governano, ideologie che crollano, popoli che
insorgono, nazioni che scompaiono, istituzioni che non danno fiducia...
Si
ha davanti un panorama nazionale e internazionale che ci schiaccia, e ci
atterrisce per la sua gravità e per le possibili, temibili conseguenze.
Stai
assistendo allo sfacelo di una società costruita dalla superbia dell'uomo.
Inebriato
dalle conquiste scientifiche, dall'estensione del suo dominio sulla natura,
dalle sue potenzialità creative e conoscitive, si è innalzato e messo al
centro dell'universo.
Ha
pensato, agito, cercato di costruire "senza Dio" e "contro
Dio". Ed è venuto a trovarsi in una civiltà tecnologica, nella quale si
sente afferrato da una mostruosa macchina che lo degrada, che lo condanna a
vivere in una città unicamente terrena, sovrastata dall'incubo della morte e
dalla catastrofe.
2.
Il cuore dell'uomo.
Mettiti
in silenzio e ascolta come da questa umanità delusa, tormentata, immersa in
un abisso di violenza e di dolore, si eleva una possente invocazione di salvezza
e di liberazione.
Si
sente nostalgia di Dio, una nostalgia che si fa insopprimibile bisogno di amore,
bisogno di una civiltà fondata sull'amore. Per questo ritorno a Dio non sono
sufficienti istituzioni, riforme, sistemi, ordinazioni, progetti culturali,
programmi economici.... ma bisogna ritornare all'uomo, entrare nell'uomo per
stimolare, sostenere la sua capacità di rinnovarsi nel cuore e nella mente,
perché da lui dipendono le varie realtà sociali.
Però
l'uomo per rinnovarsi interiormente ha bisogno di aiuto, lo ha detto il suo
Creatore: "Senza di me non potete fare niente..., ma chi rimane in me e io
in lui, porta molto frutto" (Giov. 15,4-5).
Da
questa vitale unione con Cristo nasce, si fonda e si sviluppa la rinascita, il
rinnovamento degli uomini.
Quanto
più l'uomo si perfeziona in questa unione con Cristo, tanto più diventa
promotore di pace, di giustizia, di libertà...
Da
questa affermazione sorge l'urgenza di riportare Cristo nel cuore dell'uomo, dal
quale è stato cacciato da una sottile erosione di ogni valore morale e umano,
realizzata in nome del permissivismo, per rispetto umano, per amore del quieto
vivere, da un adattamento ai tempi.
3.
Il tuo atteggiamento.
Di
fronte a questo vuoto delle coscienze, entra in te stessa e guardati, perché
potresti aver cooperato anche tu, sebbene inconsapevolmente.
Potresti
essere stata una spettatrice silenziosa e, a volte, anche accondiscendente di
fronte a coloro che, con un falso senso di libertà, con una pseudo-cultura
deridevano, oltraggiavano, combattevano ogni valore cristiano.
Per
cui non devi lasciarti trascinare dall'istinto di criticare, giudicare,
condannare, né rimanere in un atteggiamento di assuefazione e di quietismo, ma
sappi sentirti in dovere di portare, di dare il tuo contributo di fede.
4.
L'azione divina.
È
il cuore dell'uomo che deve essere curato, guarito, ma in questo cuore può
agire solo la forza della grazia divina, e tu sei chiamata a cooperare con
Cristo.
Non
ti preoccupare se non sai come e quando, non stare a pensare se sei capace o
incapace, se sei degna o indegna, perché l'unica cosa che devi fare, è quella
di smettere di "fare" per "lasciare fare" a Lui.
Il
tuo Dio non è uno che sta fermo sul trono ad aspettare i tuoi servizi, ma è
l'amore-iniziativa con un suo disegno di amore anche per te, inserito nel suo
piano di amore universale per l'intera famiglia umana.
Quando
hai percepito questo disegno particolare che Dio ha per te, hai trovato il punto
centrale in cui devi collocare il tuo "fare". Il punto centrale è il
Cuore eucaristico di Gesù, il tuo "fare" è inserirti in questo Cuore
divino.
Guarda
e ritieni questo Cuore di Cristo centro vitale del suo Corpo Mistico. E cerca
di avere con questo Cuore divino dei rapporti così intimi e continui come
quelli, almeno, che le varie parti del tuo corpo hanno con il tuo cuore di
carne, se vuoi vivere, amare, operare con Gesù Sacramentato.
In
questa comunione di vita, tu sei lo strumento e Gesù è l'agente; tu la penna e
Gesù lo scrivente; tu la lampadina e Gesù la dinamo. A questo proposito voglio
riferirti il pensiero che mi venne molti anni fa, mentre viaggiavo in macchina,
alla vista di una centrale elettrica.
Un
grande tubo dove scende dell'acqua che fa girare la dinamo, generatrice della
corrente elettrica, che viene diramata per città, paesi e campagne portando
ovunque luce, calore, forza.
Il
tubo è la Messa; l'acqua, la nostra offerta; la dinamo, il Cuore di Gesù; la
corrente elettrica, la Grazia.
La
tua offerta, inserita nella Messa, celebrata ad ogni istante, coopera per
portare nel cuore dell'uomo luce, fede, verità, amore, perdono, gioia,
speranza..., eliminando tenebre, dubbio, errore, odio, offesa, tristezza,
disperazione...
Così
nella tua giornata non vi è più tempo di preghiera e tempo di lavoro, ma tutto
è offerta; piccola, misera quanto vuoi, ma sempre acqua che fa girare la
dinamo, che rende operante il sacrificio redentivo di Cristo.
Anche
se il tuo animo rimane freddo, anche se senti che la tua preghiera si perde nel
vuoto, la dinamo gira ugualmente, ugualmente cooperi con l'onda salvifica, che
esce dal Cuore eucaristico di Gesù, che scorre e si espande nel mondo intero.
Sappi
vivere e operare in questo mondo invisibile, ma reale della grazia.
Anima
eucaristica riparatrice, avrai certamente letto l'articolo precedente:
"Gesù, nel tuo operare! " e sicuramente anche tu sarai rimasta
sorpresa della pochissima importanza che si dà alle azioni ordinarie di ogni
giorno quando, invece, se fossero inserite nel sacrificio di Cristo,
potrebbero divenire una inesauribile sorgente di grazia per tutta la società.
Anch'io
ho riletto quell'articolo e, rileggendo e riflettendo, mi è venuto in mente un
altro pensiero che potrebbe benissimo completarlo. Devi imparare ad offrire non
solo le tue azioni, ma anche Gesù stesso: Gesù, ti offro!
1.
Gesù è tuo.
Con
la tua offerta, inserita nell'offerta di Cristo, realizzi una intima
compenetrazione tra te e Gesù. Tu in Gesù e Gesù in te, secondo la parola
divina: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in
lui" (Gv. 16,56); "Chi osserva i suoi comandamenti, dimora in Dio ed
Egli in lui" (1 Gv. 3,24); "Dio è amore, chi sta nell'amore, dimora
in Dio e Dio dimora in lui" (1 Gv. 4,16).
Allora
renditi consapevole che, con i tuoi atti di offerta, aumenti, perfezioni sempre
più questa presenza di te in Gesù e di Gesù in te. Nella misura in cui
aumenta questa presenza scambievole, tu divieni di Gesù e Gesù diviene tuo.
Ammira,
contempla quale fiducia Gesù pone in te, da mettersi totalmente nelle tue
mani. Gesù è tuo.
2.
Puoi prenderlo e offrirlo.
Rivolgi
pure il pensiero al tabernacolo, nella pisside vi è anche la tua Ostia, che
sempre ti attende per accoglierti e per donarsi a te. Con il tuo inserimento
nell'Ostia, con la tua assimilazione dell'Ostia, con la tua immolazione con
l'Ostia, entri sempre più in possesso di quest'Ostia, formata da Gesù e da
te, per cui puoi prenderla e offrirla al Padre.
Considera
attentamente l'amore grande di Gesù. Egli ha compiuto il suo cammino dal
Cielo in terra, dalla terra alla croce, dalla croce all'altare per venirti
incontro, per offrirti la sua presenza, per mettersi nelle tue mani, per
essere da te offerto.
Vuole
rivivere in te la sua offerta, iniziata nell'Incarnazione, compiuta sulla
croce, resa presente sull'altare, resa eterna in cielo. Rivolgi la tua
attenzione a Gesù presente e vivente nell'Eucaristia, e subito ti viene da
pensare che Egli è nell'Ostia, si trova nel tabernacolo in uno stato di
offerta. Si offre continuamente al Padre. Però per offrirsi al Padre non era
necessario che rimanesse nelle specie eucaristiche, perché la sua offerta era
già perfetta e perenne in cielo; ma rimase per essere la tua offerta, per
essere da te offerto. Di conseguenza, Gesù si trova nel tabernacolo in uno
stato di attesa per essere offerto.
Hai
a tua disposizione l'unica offerta, l'unica mediazione gradita a Dio Padre. Puoi
prenderla e innalzarla al Cielo.
Però
ricordati, come già ti ho detto, che puoi prendere quell'Ostia soltanto se vi
hai inserito la tua presenza, la tua offerta, in modo che sia formata da Gesù e
da te.
Gesù
e la tua preghiera, Gesù e il tuo lavoro, Gesù e la tua sofferenza, Gesù e
la tua solitudine, ecc.
Prendi
quell'Ostia e innalzala, offrila al Padre: Gesù, ti offro! Eserciti il tuo
sacerdozio non solo per te, ma per tutti.
Mettiti
in sintonia, sappi raccogliere le attività degli uomini, la vita di ogni
creatura, l'armonia del cosmo, e tutto inserisci nell'Ostia: Gesù, ti offro!
3.
Per la salvezza dell'umanità.
Forse
non sempre ti rendi conto, eppure hai a tua disposizione un tesoro immenso, una
potenza infinita: l'offerta di Gesù.
E
puoi servirtene a tuo piacimento, come vuoi e quando vuoi, per stabilire e
regolare le tue relazioni col Padre Celeste.
Puoi
servirtene per riparare, annullare il continuo grido di ribellione e di
bestemmia che dalla terra sale al cielo. Puoi servirtene per far scendere su
questa povera umanità giustizia, pace, fraternità.
Considera
quale forza mediatrice ti è stata messa nelle mani. Te ne rendi conto? Te
ne servi?
Mi
vengono in mente le parole di Gesù: "I figli delle tenebre sono più
scaltri dei figli della luce" (Lc 16,8).
Sappi
vederli, questi figli delle tenebre, come sono attivi, intraprendenti,
instancabili per divulgare tanto male nella società. Per rendertene conto,
basta che ti soffermi per qualche istante davanti al televisore, ecc.
E
noi che abbiamo a disposizione il rimedio per annullare questo malefico
influsso, ci limitiamo a guardare e lamentarci.
Tu,
invece, renditi più consapevole di quanto possiedi e irradia nel mondo l'azione
espiatrice di Cristo Gesù.
Non
ti preoccupare come fare, è sufficiente che tocchi un tasto nell'intimo del tuo
cuore, il tasto dell'amore, che ha la potenza, la capacità di innalzare ed
espandere sul mondo la tua offerta: "Gesù, ti offro!"
4.
La tua responsabilità.
Questo
Gesù che ti è stato dato, può essere paragonato ai talenti di cui parla il
Vangelo. Il loro numero - 10,5,1 - può corrispondere al grado di conoscenza che
hai avuto di Cristo Gesù.
Ora
questa conoscenza come la fai fruttificare? I dieci talenti stanno diventando
venti? I cinque stanno diventando dieci? Oppure ti accontenti di custodire
l'unico talento pensando solo a te stessa?
Se
fosse così, un giorno non sarà Cristo a rimproverarti, ma saranno i tuoi
stessi fratelli, vicini e lontani, cristiani e non cristiani. Potresti sentire
questo rimprovero:
-
avevi Cristo, il Salvatore, e non ce l'hai mostrato;
-
avevi la fede e non ce l'hai trasmessa;
-
avevi la luce e non ci hai illuminati;
-
avevi il mezzo per riparare i nostri peccati e non l'hai usato;
-
avevi il mezzo per santificarci e non ce l'hai comunicato...
Per
sentire simili rimproveri, non devi aspettare l'ultimo giorno, perché ogni
giorno vieni giudicata e rimproverata.
Forse
l'abitudine, l'indifferenza impediscono anche a te di sentire, di comprendere
il grido di aiuto che s'innalza dalle tante situazioni dolorose che
travagliano la società.
Sono
convinto che se tutti coloro che si nutrono alla mensa del Signore, vivessero
una vita inserita in Cristo e offerta con Cristo, non ci sarebbero tante
ingiustizie, violenze, odio, fame, miseria...
Questa
mia convinzione è basata sulla fede, la quale mi assicura che il sacrificio di
Cristo ha redento tutti gli uomini. E se questa opera di amore non produce
abbondanti frutti di amore, è perché non viene vissuta, manifestata,
trasmessa.
Anche
tu tieni ben presente che Gesù ha meritato per tutti la grazia redentiva, ma
richiede la nostra collaborazione perché venga applicata alla anime. Chi
riceve, deve a sua volta trasmettere. Quindi la grazia c'è, ma difetta la
nostra collaborazione.
Non
ti angustiare se non sai cosa fare, come fare. Continua pure a vivere la tua
vita quotidiana, però ricordati di rivolgere con più frequenza il pensiero a
Gesù, che sia sull'altare come nel tabernacolo ti attende sempre per
accogliere la tua offerta e per essere da te preso e offerto: Gesù, ti offro!
Il
tuo atto di amore avrà la sua risonanza su tutta l'umanità e per tutta
l'eternità.
Anima
eucaristica riparatrice, delle volte anche tu, specialmente quando ti senti
stanca di sopportare, di affrontare ancora certe situazioni, quando ti vedi
delusa nelle tue attese, nelle tue richieste.... ti rivolgi a qualche persona
amica e le dici: "Prega per me!".
Fai
bene a chiedere questa solidarietà umana, però ricordati che vi è Uno che
prega per te, anche quando non ci pensi, anche quando non ti rivolgi a Lui: Gesù
prega per te!
Verità
incredibile, che dovrebbe suscitare nel tuo animo amore, gratitudine,
commozione.
Gesù,
tu preghi per me!
Non
solo Gesù ti ama, ti cerca, ti chiama, ti perdona, si dona a te, si fida di te,
come se avesse bisogno di te: "Non è l'uomo che ama Dio, ma è Dio che ama
l'uomo" (1 Giov. 4,19), ma fa molto di più: prega per te.
Oh,
il grave disastro dell'abitudine! Forse ha reso anche te insensibile,
indifferente, incredula alla divina affermazione di Gesù: "Io ho pregato
per te, perché la tua fede non venga meno" (Lc. 22,32).
Davanti
allo sguardo di Gesù, mentre si rivolgeva a Pietro, c'eri anche tu. Eri in quel
Pietro, come lui capace di dimenticare.., di rinnegare..., di tradire...
Come
Pietro seppe accogliere dallo sguardo di Gesù, da lui tradito, quella luce,
quella forza per ravvedersi, così anche tu sappi trarre fiducia e
consolazione dalle parole del Discepolo "che Gesù amava":
"Figlioli miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate. Ma se
qualcuno avesse peccato, noi abbiamo presso il Padre un avvocato, Gesù Cristo
il Giusto" (1 Giov. 21).
Considera
e consolati...., per ottenere il perdono dei tuoi peccati hai un avvocato
potente, Cristo Gesù, che ti è stato dato dal Padre, "che è morto, anzi,
che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi" (Rom.
8,34).
Però
fa' attenzione e rifletti bene, perché con questa continua preghiera Gesù
non chiede al Padre per te i beni di questo mondo, così mutevoli e passeggeri,
bensì l'unico bene: la tua gloria eterna: "Padre, io voglio che dove
sono io, vi siano pure loro" (Giov. 17,24).
Trema
di stupore e di meraviglia a queste parole: "Padre, io voglio". Solo
un Dio può dire con autorità : "io voglio". E qui hai un Dio che per
te tratta alla pari un Dio.
Quindi
un Dio che può volere, che può pretendere, che è sicuro di ottenere.
"Che
quelli che tu mi ha dato". Anche tu, povera creatura peccatrice e
ingrata, sei un dono del Padre al Figlio.
"Siano
dove sono io". Sei chiamata a far parte della vita intima della SS.ma
Trinità.
Ti
potrebbe sembrare una pura fantasia, eppure è il fine per cui sei stata creata.
Io
mi affido a te.
Però
potresti pensare, ti potresti chiedere: se Gesù prega per me, è inutile la mia
preghiera.
Gesù
prega, prega in te, prega con te, prega per te.... per suscitare in te
l'attrattiva alla sua preghiera.
Tu
devi pregare per metterti in sintonia con la sua preghiera. Il tuo pensare, il
tuo volere, il tuo agire, devono sempre più conformarsi al suo pensiero, alla
sua volontà, alla sua azione..., se vuoi che la preghiera di Cristo accolga la
tua preghiera, e la esaudisca.
Rivolgi
pure il pensiero al tabernacolo, e inserisci la tua preghiera di lode in Colui
che è la lode perenne del Padre.
Deponi
in Lui la tua riconoscenza perché per Lui il tuo ringraziamento sale al
Datore di ogni bene.
Manifesta
a Lui il tuo pentimento, ed Egli che ha espiato ogni peccato, ti ricondurrà
al Padre.
Ma
soprattutto è la tua preghiera di domanda, che ti preoccupa perché il più
delle volte rimane senza risposta. Per cui facilmente ti senti delusa,
scoraggiata, sfiduciata...
Sii
forte! Abbi fede! Presenta tutte le tue necessità a Colui che sempre
intercede per te. Insisti e insisti con calma e fiducia. Però sempre con
quella disposizione d'animo che ti porta ad affidarti a Lui, a fidarti di Lui
che conosce e vuole per te il vero e unico bene, la tua "gloria
eterna".
Certamente
delle volte ti rimane assai difficile comprendere e conformarti alla sua
volontà, ma anche nell'oscurità dello spirito ripeti e ripeti: Gesù, mi
affido a te! Mi fido di te!
È
la preghiera che Gesù pronunciò morente in croce.
È
la preghiera che ti porta, che ti mette tra le braccia del Padre. È la divina
preghiera dell'abbandono in Dio.
È
l'atto più perfetto dell'amore, dove tutto diventa preghiera: una continua
comunione con Dio, un perdersi in Dio.
Dono
supremo, di fronte al quale quello che stai chiedendo perde ogni interesse,
diventa miseria di questo mondo.
Gesù
prega per te, fa sua la tua preghiera per condurti a questo abbandono di te in
Lui, perché Egli cerca unicamente te e non i tuoi doni.
Se
riesci a comprendere questa bontà, questa premura di Gesù per te,
spontaneamente ti senti portata a ringraziarlo. Ringraziarlo soprattutto con
una rinnovata fiducia, con una continua disponibilità che manifestino
quell'intima gratitudine che maggiormente consola, fa gioire il Cuore
Eucaristico di Gesù.
Non
fermarti se ti vedi una miseria, anzi più ti senti indegna, più hai bisogno di
Lui. Guardalo con amore e sarai accolta con amore. Gesù ti attende nella sua
preghiera per te, per unirti a Sé. Più ti doni, più realizzi quella
mirabile fusione con Gesù, che è l'unica preghiera gradita al Padre, nella
quale non sei tu che preghi, ma è Gesù che prega in te, con te e per te.
Anima
eucaristica riparatrice, credo che avrai letto l'articolo precedente:
"Gesù prega per te", e spero che ti abbia detto qualcosa. In me ha
suscitato un certo turbamento. Nel rileggerlo mi sono chiesto: se Gesù prega
per me, se s'interessa di me, se mi segue con amore..., devo fidarmi di Lui,
devo affidarmi a Lui. Comprendo questa conseguenza e in pratica Gli rivolgo, Gli
ripeto il mio atto di abbandono..., ma come lo vivo? Da questo interrogativo
sorge il mio tormento. Mi vedo come quel tale che ha nel giardino un albero da
frutto. Lo guarda, lo coltiva..., ma gli toglie le gemme..., privandolo della
fioritura, della fragranza, dei frutti. Dal mio abbandono in Dio non faccio
germogliare i fiori, né espandere il profumo, né produrre i frutti..., cioè
non lo manifesto né con la serenità, né con la gioia, né con il sorriso.
Anima
eucaristica riparatrice, sospinto da una forza interiore, provo a darti, a
questo riguardo, qualche suggerimento, nella fiducia che saprai approfittarne più
di me.
Innanzi
tutto ti ricordo che con il tuo atto di abbandono, ti inserisci nella vita di
Gesù, diventi oggetto delle sue premure divine. Però fa' attenzione: non è
sufficiente il semplice atto di abbandono, ma è necessario che acquisti uno
stato di abbandono. E questo lo puoi ottenere gradatamente con un esercizio
costante nelle piccole occasioni che ti si presentano.
La
prima condizione per esercitarti in questo abbandono, è che devi essere
intimamente convinta della tua figliolanza divina: sono figlia di Dio, Dio mi è
Padre.
Guarda,
considera l'esempio di Gesù; tentato nel deserto, provocato sulla croce:
"Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane... Se tu sei il
Figlio di Dio, scendi dalla Croce...
Gesù
reagisce semplicemente con l'abbandono al Padre. E il Padre interviene con la
sua onnipotenza.
Dà
a Gesù il necessario per vivere, anzi anche il potere di moltiplicare i pani,
e una gloria più grande di quella che avrebbe ricevuto buttandosi illeso dal
pinnacolo del Tempio.
E
il suo spirito rimesso al Padre dalla croce non è finito nel nulla; continua ad
animare dall'interno la Chiesa, suo nuovo corpo vivente e operante nel mondo.
Proprio
con questo abbandono al Padre, Gesù ti fa figlia di Dio. E come figlia devi
avere fiducia piena in Dio. Hai un Padre che s'interessa di te, che ha cura di
te, che ti segue passo per passo. Egli sa il perché di ogni avvenimento....
conosce la vera ragione di ogni imprevisto ... Cerca di imitare la fiducia del
bambino che si trova nelle braccia della mamma o portato per mano dal babbo.
Però
fa' attenzione ancora. L'abbandono non deve favorire in te la pigrizia, il
quietismo, la comodità.., non deve portarti alla rinuncia dei tuoi impegni..,
perchè il vero abbandono è l'obbedienza totale a Dio.
Per
cui devi lasciarti guidare da questo ragionamento: Dio mi ha messo in questa
situazione, mi ha dato questo compito, io devo obbedire, agire, fare,
sopportare ... confidando in Lui, affidandomi a Lui. Le mie responsabilità sono
compiti che Egli mi ha dato, mi darà anche luce e forza necessarie per
portarli a termine. Come è nelle sue mani la mia vita, così lo sono anche i
compiti della mia vita.
Altro
che quietismo, è uno spogliarti di te stessa ed un tuffarti in Dio. Un
passaggio dalla fiducia in te stessa alla fiducia in Dio. Devi spogliarti di
quell'inquietudine, tristezza, impazienza, fretta che ti rendono agitata,
scontrosa, insopportabile, per assumere un atteggiamento filiale, che ti mette
fiduciosa nell'amore paterno di Dio. Riconosci Dio come Padre e abbandonati a
questo Padre che dà responsabilità ed affida compiti, e nello stesso tempo
Padre che provvede di persona alle necessità di chi si fa figlio.
Da
questa intima, profonda convinzione che Dio ti è Padre premuroso, sorge nel tuo
animo: Gesù, in te la mia gioia!
Quella
gioia che è santità. Quindi non viene dal tuo carattere, dal tuo temperamento
euforico, non dipende dalle tue esperienze vissute, né te la procuri con i
successi ottenuti, ma viene dalla tua fede e genera nel tuo intimo pace e
serenità, e si esterna nel tuo sorriso.
Una
gioia che perfezioni con il dono di te stessa, anche quando donare la vita a Gesù
significa "croce e martirio".
Una
gioia mite, semplice; ma profonda e vigorosa, che ti sostiene nelle
preoccupazioni, nel rifiuto degli altri, nelle ingiustizie, nelle sofferenze...
Perché
la vera gioia non ti esonera dal soffrire, ma ti fa superare il dolore; non ti
impedisce l'insuccesso, ma non lo lascia vittorioso nel tuo spirito; non ti
elimina il peccato, ma ti rialza dalla caduta...
Questa
gioia puoi renderla più perfetta con un umile e perseverante esercizio.
Innanzitutto
sappi sorridere a Gesù. Nel tuo intimo, almeno una volta al giorno, rivolgi un
sorriso a Gesù, come risposta al suo amore. Quando ti sembra che tutto vada
storto, quando non si verifica quello che desideri.... è il momento buono per
sperimentare la gioia che viene dalla fede.
Quando
ti accorgi di essere caduta nel peccato, nell'atto dell'impazienza.., distogli
lo sguardo da te stessa e rivolgilo fiduciosa al tuo Gesù.
Quando
un sentimento di tristezza, di angoscia ti pervade e ti rende turbata,
ansiosa.... sappi superarlo accogliendo quello sguardo di bontà e d'amore che
Gesù rivolge su di te.
Persuaditi
che con la tristezza nell'animo e manifestata in volto, ci rimetti nel fisico e
nello spirito, e rendi meno efficace il tuo apostolato.
Sii
pur certa che per la tua santificazione e per l'edificazione altrui, servono
molto di più la pazienza, la serenità, la pace che diffondi, anzichè quel
tale lavoro materialmente eseguito nel tempo e nel modo prestabiliti.
Diventi
più considerata, apprezzata, amata dai tuoi quando sai mantenerti calma,
serena, paziente ... anziché quando ti agiti per non aver fatto o ottenuto
quella o quell'altra cosa.
Sono
assai più produttive la fiducia e la gioia con cui sopporti la malattia che ti
impedisce opere importanti, delle opere stesse. Ma nonostante il tuo impegno, il
tuo esercizio, non acquisti la gioia perfetta fino a quando ti senti e ti vuoi
padrona della tua vita. Solo quando ti metti totalmente nelle mani di Dio,
compare in te il sorriso spontaneo, la gioia serena di chi sa di essere al
sicuro sempre e ovunque.
Certamente,
spesso sorridere ti costa..., ma lo sforzo ti sarà ricompensato con quella
fiducia in Dio che ti porterà ad esserne contenta.
A
volte anche tu ti sarai chiesta, avrai chiesto: Gesù sarà soddisfatto di me?
Potrebbe essere una domanda egoistica, se motivata dal voler fare bella figura
davanti a Dio. Dovresti invece chiederti, dovresti preoccuparti se sei tu ad
essere soddisfatta di Dio, perchè Egli lo è di te quando tu lo sei di Lui.
È
qui il segreto di quella gioia che è trasparenza di luce divina: essere
soddisfatti di Dio. Sorridi, Dio ti ama!
Anima
eucaristica riparatrice, ritorno a te perché ti penso e ti vedo in uno stato
d'animo molto fluttuante.
Ti
trovi dibattuta tra la serenità e la tristezza, tra la certezza e l'indifferenza,
tra l'abbandono e la paura...
Ancora
non sei approdata al porto sicuro della fiducia in Dio, non sei riuscita a
salire sulla barca dell'abbandono a Dio, la sola che può darti sicurezza,
serenità nell'attraversare il mare infido di questo mondo.
A
volte ti agiti, ti rattristi, ti avvilisci perché provi a salire..., riesci a
superare qualche gradino..., ma ecco all'improvviso un'onda più forte ...e ti
ritrovi a terra.
Se
vuoi superare l'onda, se vuoi salire sulla barca..., non guardare attorno a
te, non lasciarti abbagliare da quella gioia, da quel sorriso che puoi
ammirare .... e forse anche invidiare in certe persone, in certe trasmissioni
televisive ... Ma entra in te stessa e, camminando tra le tue incertezze, tra
le tue paure, tra le tue impazienze..., sappi trovare Colui che è in te, che è
il nocchiero della tua barca, della tua vita.
Gesù
in te.
Ravviva
la fede e credi alla presenza di Gesù in te. Egli non tiene conto delle tue
qualità, delle tue capacità.... neppure delle tue infedeltà.. . Ti ama! E
perché ti ama, vuole venire in te per vivere con te.
Si
fida totalmente di te che si abbandona a te. Ti lascia talmente libera che puoi
accoglierlo o rifiutarlo, amarlo o insultarlo, onorarlo o profanarlo ... Puoi
fare di Lui ciò che vuoi...., ma non cesserà mai di amarti ... Pazientemente,
soavemente ti attende sempre, anzi ti sollecita, ti stimola perché Gli apra le
porte del tuo cuore.
Vuole
penetrare sempre più nella tua volontà, perché sa bene che soltanto nella
conformità della tua alla sua volontà, potrai superare, evitare il contrasto,
la croce, la sofferenza..., tutto ciò che può renderti triste.
Tu
in Gesù.
Di
fronte a questa fiducia che Gesù pone in te, di fronte a questa sua paterna
premura di renderti felice, cessa di dubitare e fidati di Lui. Con tutta
tranquillità sali su una macchina e fiduciosa ti lasci portare. Almeno con
altrettanta fiducia lasciati portare da Colui che guida l'universo, che in
questo susseguirsi di avvenimenti lieti e tristi, ha un disegno d'amore anche
per te.
Tu
non vedi..., non senti nulla..., e il dubbio potrebbe turbarti. Ma Gesù ti
viene incontro anche in queste incertezze. Ti dà un segno. Ti offre
l'Eucaristia, dove questo dono vicendevole - Gesù a te e tu a Gesù - si
realizza anche in modo sensibile, concreto: "Chi mangia la mia carne e beve
il mio sangue, rimane in me e io in lui" (Giov. 6,56).
"Mangiare",
"bere", indicano quell'azione nella quale tu inserisci in te stesso un
cibo, una bevanda, che poi il tuo organismo trasforma in sostentamento del tuo
corpo, in vita della tua vita.
Nel
Pane eucaristico tu ricevi il Verbo fatto carne. Però non sei tu che Lo
trasformi in te, bensì è Lui che ti trasforma in Sé. Colui che ha unito in Sé
la natura umana e la natura divina, dimora in te e ti fa vivere della sua
stessa vita: "Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me, e io vivo per
il Padre, così colui che mangerà la mia carne, vivrà per me" (Giov.
6,57).
Egli
vive in virtù del Padre. Tu che nel sacramento ricevi la sua carne, mediante
questa sua umanità, vivi di quella vita che Egli ha dal Padre.
Realizzi
la sua preghiera: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in
noi una cosa sola" (Giov. 17,21).
Non
sei sola.
Se
Gesù è in te, se si unisce a te, se ti unisce a Sé, se vive con te, devi
convincerti che non sei sola. Sei un membro del Corpo Mistico, e Gesù vuole
servirsi anche di te per rivivere in te la volontà salvifica del Padre.
Renditi
maggiormente convinta che in questa tua misteriosa unione con Gesù, Egli vive
in te, e che tu vivi della sua stessa vita: "Io sono la vite, voi i
tralci".
Allora
tu, povera, fragile creatura, con un corpo fatto di terra, soggetto alla
malattia, alla stanchezza, alla vecchiaia..., con un'anima incline al male,
attratta da umilianti passioni..., con la vita della Grazia sei una nuova
creatura, figlia di Dio, tabernacolo vivo di Dio.
Nella
calma e nella serenità,
nella
stanchezza e nella monotonia del quotidiano,
nella
solitudine e nello sconforto,
nella
tribolazione e nella malattia,
nell'angoscia
e nella preoccupazione,
negli
assalti delle passioni e nei tentennamenti della tua volontà, pensa a questa
vita di Gesù in te,
saranno
tante occasioni che svilupperanno questa presenza vitale di Gesù in te e di te
in Gesù, generando fra te e Lui un'intimità sempre crescente.
Per
cui non devi sentirti sola.
Non
sei sola nella preghiera, Gesù prega con te;
non
sei sola nel tuo dovere quotidiano, Gesù agisce e opera con te;
non
sei sola quando senti venir meno le forze, la salute, l'udito, la vista...Gesù
si fa partecipe della tua angoscia;
non
sei sola quando ti vedi incompresa, dimenticata, trascurata.... Gesù ti si fa
sentire fedele amico;
non
sei sola in quella disgrazia improvvisa, Gesù ti comunica il suo conforto;
non
sei sola dopo il peccato, Gesù ti offre la sua misericordia. In questa
meravigliosa unione che soltanto un amore onnipotente poteva escogitare e
attuare, la tua vita diventa vita di Gesù, la vita di Gesù la tua vita.
Potresti
obbiettare: la mia vita è sempre la mia, con le sue miserie e debolezze.
Potresti
avere anche ragione. Ma dopo tante Messe, Comunioni, adorazioni; dopo tanti atti
di fede, di amore, di offerta.... qualcosa di Gesù sarà pur rimasto in te e
avrà certamente trasfuso nei tuoi pensieri, nei tuoi desideri, nei tuoi
sentimenti..., i suoi pensieri, i suoi desideri, e suoi sentimenti..., in modo
da farti pensare, volere, agire secondo il disegno d'amore che Egli ha per te.
Manifesti
il suo volto.
Dalla
consapevolezza di possedere Gesù, di essere posseduta da Gesù, Gesù diventa
il tuo rifugio; la tua sicurezza. E proprio per questa sicurezza sorge nel tuo
animo fiducia, abbandono, serenità, gioia, sorriso...
Renditi
finalmente convinta di avere in te questa potenza divina, - che trasforma la tua
sofferenza in una gioiosa partecipazione alla sofferenza redentiva di Cristo;
-
che vince e cambia la tua tristezza in una serenità imperturbabile;
-
che inserisce nella tua solitudine la consolante presenza di Gesù. Questa
azione della grazia non puoi trattenere, nascondere nel tuo intimo, perché
spontaneamente sale e trasfigura il tuo volto.
Manifesti,
senza che te ne accorgi, lo sguardo, il sorriso, la serenità di Gesù che è
in te.
Allora
in qualunque luogo potrai trovarti - in chiesa, in casa, in ufficio, in viaggio,
nei campi... - in qualunque stato potrai trovarti - nella salute o nell'infermità,
nell'azione o nell'impossibilità di agire, nella comprensione o
nell'abbandono... - sempre e ovunque lascia trasparire dal tuo volto questo
raggio divino, il sorriso di Gesù.
Se
a volte ti costa, inserisciti maggiormente in Gesù, presente in te, e ricevi
l'energia necessaria per irradiare quella serenità che solleva i cuori.
Ricordati
che Gesù in te è la dinamo, e il tuo volto è la lampadina. Tieni accesa
questa lampada, presenterai l'apologia più credibile della tua fede, svolgerai
l'apostolato più atteso da una società che barcolla nelle tenebre, in preda
a tanta stanchezza e sfiducia.
Anima
eucaristica riparatrice, ti scrivo, guardando in me. Per cui ti prego di
comprendermi e sopportarmi se ti presento ancora una volta una riflessione che
è come una risonanza del mio tormento interiore.
Gesù
ti ama..., si dona totalmente a te..., vive in te ... Una realtà così sublime
che ti sembra un'illusione, tanto più che ogni giorno ti trovi a dover
sopportare una vita che è sempre la stessa, con le sue debolezze, incertezze,
paure...
Non
ti senti penetrata, illuminata, sorretta dalla grazia. Per cui il tuo animo non
è sempre sereno, il tuo volto difficilmente è l'espressione di quello di Gesù.
Non
puoi pretendere di manifestarlo se prima non ti rendi consapevole, convinta
che Gesù è in te, vive con te, opera con te, soffre con te, gioisce con te...
Tesoro
nascosto.
Questo
mistero della vita di Gesù in te, è come un tesoro nascosto nel tuo intimo.
Scoprirlo, conoscerlo, viverlo è la grande scienza della salvezza, è l'unica
cosa necessaria, è la vera vita, che ora possiedi mediante la grazia e che un
giorno vivrai in cielo mediante la gloria.
Questa
presenza, questa vita di Gesù in te, è il dogma più sublime, più
consolante, più degno di considerazione. Infatti che vi è di più grande che
avere Dio realmente in te? Che vi è di più consolante che vivere della vita di
Dio? Che vi è di più incoraggiante che avere a tua disposizione lo Spirito di
Dio?
Riflettici,
convinciti e deciditi a vendere tutto il tuo avere per acquistare questo unico
tesoro prezioso.
Nel
tuo intimo.
Entra
nel tuo intimo, dove Gesù ti attende e ti chiede di dargli la tua vita per
vivere e crescere in te.
Ricordati
che nel Battesimo sei stata innestata in Cristo, per cui la sua vita è divenuta
vita della tua anima, come la tua anima è vita del tuo corpo. Questa grazia del
Battesimo deve crescere in te fino a farti giungere all'età perfetta di Cristo.
Gesù
ti previene con la sua grazia, ma non agisce senza te. Senza te ti ha creata e
redenta, ma senza te non ti salva. Senza te è nato in te, ma senza te deperisce
e muore.
Guarda,
osserva come Gesù è in te..., se è vivo e vigoroso, oppure se è rimasto
piccolo piccolo.
Se
non noti nulla di particolare, sappi risalire dagli effetti alla causa. Se sei
impaziente, scontenta.... se il tuo volto è turbato, se il tuo cuore è
agitato, se la tua volontà è titubante..., Gesù in te potrebbe essere malato,
paralizzato, agonizzante.
Per
ridargli vita e vigore, tieni presente la frase del Battista: "Egli deve
crescere e io diminuire".
Devi
morire giorno per giorno al tuo "io", per far crescere in te il tuo
"Dio".
Certamente
"questo morire" è la massima sofferenza, ma la progressiva
mortificazione del tuo "io", la progressiva sottomissione della tua
volontà alla volontà di Dio, è la tua progressiva consapevolezza di Dio in
te, è la tua progressiva conquista di Dio in te.
La
vera vita.
Proprio
in questo reciproco donarsi, in questa alternativa di dare e ricevere, devi far
consistere la tua vita cristiana, in particolare la tua vita di anima
eucaristica riparatrice.
Penetra
in questa vita e vivila con generosità; è la più vigorosa, la più
travolgente vita che si possa immaginare: non sei più tu che vivi, ma è Cristo
che vive in te.
Nel
quotidiano.
Potresti
pensare: sono belle parole, ma la realtà è un'altra.
Purtroppo
hai ragione. La mia vita, la tua vita non manifestano questa trasformazione. E
certamente anche tu ti sarai chiesta più volte perché la tua vita continua a
manifestarsi triste, scontenta, scoraggiata, sfiduciata, delusa.... nonostante
le continue e molteplici preghiere.
Non
perdere del tempo prezioso sui tuoi "perché", ma piuttosto approfitta
e rifletti su certe illuminazioni interiori, per comprendere sempre meglio che
le virtù non sono un dono che ricevi da altri, neppure una conquista delle
tue forze, ma sono fiori che spuntano dal tuo intimo, dove il divin Giardiniere
attende il tuo consenso, la tua collaborazione per piantarli e coltivarli.
Se
vuoi una vigorosa fioritura, va', cerca, trova, acquista il tesoro nascosto in
te, che è Cristo Gesù.
Più
Lo trovi, più vive in te e con te. Però per trovarlo e farlo tuo nel tuo
pensare, nel volere, nell'agire, devi togliere dalla tua vita quotidiana quella
coltre che te Lo nasconde e che Gli impedisce di crescere in te, che è il tuo
vivere abitudinario.
L'abitudine.
Nella
monotonia delle tue azioni quotidiane ti sei ammalata di abitudine. Una brutta
malattia che ti fa agire senza riflettere, senza comprendere; che ti trattiene
nel tuo mondo esteriore, senza permetterti di entrare in te stessa.
Forse
hai acquisito tale abitudine, ma neppure te ne accorgi. Per cui ti presento
alcuni casi, sui quali puoi esaminarti, confrontarti, e così conoscere quale
influenza l'abitudine esercita nel tuo agire quotidiano.
-
Tu preghi, forse anche molto. Però fa' attenzione se l'abitudine avesse ridotto
le tue preghiere a un semplice bisbigliare di parole. Perché può darsi il caso
che tu preghi senza pensare a quello che dici, senza metterti in comunione con
Gesù che è in te, senza inserirti nella sua preghiera, senza sentirti
nutrita, rafforzata spiritualmente. Preghi per poter dire che hai pregato.
Guardi più te stessa che il Signore. Ti compiaci dell'esteriorità.
-
Nella Messa non vi è quella partecipazione che ti fa morire e risorgere con
Cristo. Ti sei abituata e fermata alla semplice presenza.
-
Credi alla presenza di Gesù nell'Ostia e Lo ricevi in te. Ma tu rimani fuori,
non entri, non ti trattieni con Lui. L'abitudine ti fa fare una Comunione che
non realizza in te la "comune unione".
-
Senti il desiderio della Confessione e ti confessi. Ma ti sei così abituata a
ripetere le stesse cose che rimani sempre la stessa. "Oh felix
culpa!", sarebbe il caso di dire, se un certo peccato ti scuotesse, ti
aprisse gli occhi.
-
Infine ti piace leggere, ascoltare la Parola di Dio, ma quel sentire è divenuto
un dolce suono che ti sfiora appena e va a perdersi nel vuoto. Quanta
incoerenza! Ascolti ma non ti lasci penetrare, sai ma non fai, dici ma non vivi.
Ti sei assuefatta a due modi di vivere: dare a Dio qualche preghiera, e tenerti
mente, cuore e attività per il tuo egoismo.
Delle
volte ne senti vergogna, ti trovi a disagio, ma l'abitudine ti ha tolto la forza
di reagire.
Reazione.
In
questa perplessità della tua anima, in questa malinconia indefinita, in
questa tristezza e solitudine opprimenti, anche dalla tue labbra potrebbe
uscire l'angoscioso lamento: sono stanca! E una nota di pessimismo può sfiorare
la tua vita, la sfiducia può sorgere dal tuo animo, puoi sentirti tentata di
fermarti, di fare "sciopero".
Non
spaventarti! È duro reagire all'abitudine, è difficile guarire da questa
pessima malattia dello spirito, ma tutto puoi in Colui che ti ama. Egli non
guarda la tua passata indolenza, i tuoi ripiegamenti, ma si compiace del tuo
amore.
Ama
Colui che ti ama. Soltanto l'amore potrà liberarti dall'abitudine e ridarti
la vera vita.
Per
risorgere a vita nuova, entra, e scendi nel tuo intimo, e cerca e trova il
prezioso tesoro che è in te. Gesù non ti farà attendere, ti si manifesterà e
ti si donerà.
Prendilo,
è tuo. Il Gesù del Tabernacolo è di tutti, invece il Gesù del tuo cuore è
soltanto tuo. Sappi sentirlo tuo. Gesù a te e tu a Gesù, per vivere insieme,
per pregare, parlare, agire, soffrire, amare insieme.
Acquisterai
e manifesterai quella serenità che nulla agita, turba, spaventa.
Sarai
felice di quella felicità che resiste a tutte le prove e contrarietà della
vita.
Avrai
quella pace immutabile che possiede Dio.
Sappi
insistere, resistere, perseverare in questo cammino nel tuo mondo interiore;
anche se delle volte vi trovi l'oscurità più profonda, vi sarà sempre
quella fiammella che ti illuminerà, ti purificherà, ti fortificherà, ti
comunicherà pace, serenità, gioia, trasformando il tuo volto in quello di Gesù.
Recitiamo
un’Ave Maria per Padre Emilio Santini
Autore
“santo” di questi insegnamenti Eucaristici!
Ave,
o Maria, piena di grazia, il
Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del
tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso
e nell'ora della nostra morte. Amen.