SONO
BATTEZZATO
don
Vigilio Covi
1.
Fanno tutti così!
"Signor
Parroco, sono venuto a chiederle il certificato di battesimo per uso
matrimonio".
Queste parole ritornano dal mio orecchio alla mia mente e da questa al cuore. Il
certificato è così semplice: io certifico che il Tal dei Tali, nato il... è
stato battezzato il... Semplicissimo, ma... sarà poi vero? Oh, è certamente
vero che tu sei stato battezzato, sta scritto qui ed è controfirmato dai
padrini. Ma il mio dubbio è ancora più angustiante. Quel che è stato scritto,
quel che è avvenuto molti anni fa, è ancor vero?! Vive ancora il tuo Battesimo
nella tua vita? C'è qualche traccia sicura? Oppure è rimasto un fatto lontano,
senza altre conseguenze che il certificato che ora sto redigendo, a fatica,
cercando di interpellare il Signore e di invocarlo, perché, se per caso ora il
mio certificato fosse una falsità, diventi verità in seguito?
"Oh, io sono cristiano, ho fatto il chierichetto, mia madre va in chiesa
tutti i giorni, ho il rosario appeso in macchina, non faccio del male a nessuno,
... ma insomma che cos'è questo battesimo?".
Ecco: che cos'è il Battesimo?
"Signor
Parroco, domenica prossima vorrei battezzare mio figlio. Dovrebbe essere proprio
quella domenica, perché i padrini sono liberi, e abbiamo già fissato l'ora del
rinfresco al ristorante". Tutto preparato.
"Ma
- mi azzardo a chiedere - voi genitori vi siete preparati? In che modo?".
"Ma
è lei che battezza, signor parroco, mica io. Si prepari lei". E così io
vengo "costretto" a battezzare una creatura di Dio venuta alla luce in
una famiglia di questo mondo.
A volte mi chiedo: perché mai quella famiglia vorrà far battezzare il proprio
figlio? Non vedo mai né papà né mamma in chiesa, anzi sì, ai funerali. Se
parlo loro di preghiera, ridono, se parlo di amore, fraintendono, se cerco di
avvicinarli, cercano ancor più di evitarmi, l'amicizia col prete viene ritenuta
pericolosa e malsana, come il colera.
Perché
ora, tutto d'un colpo, vogliono portare il bambino in chiesa per il Battesimo?
Ne hanno già fatto battezzare uno: dov'è? Ha imparato il segno della croce
dalla maestra dell'asilo, non da sua madre; la preghiera per lui è la cosa più
nuova, perché non ha mai visto suo padre pregare. Perché ora mi chiede il
battesimo per l'altro figlio?
"Che
cos'è per te il battesimo?"
"Fanno
tutti cosi, si usa da sempre: che c'è di male?".
"Bisogna
fare una festa per mio figlio e invitare gli amici".
"Se
non lo faccio battezzare, mia suocera non mi saluterà più, e invece...
talvolta si ha bisogno... sa ... ".
"Quando
andrà a scuola, se non è battezzato, sarà segnato a dito dall'insegnante o
dai compagni... la società... ".
Ma
il battesimo, che cos'è?
"Signor
parroco, tra qualche settimana avremo un figlio. Vogliamo trasmettergli la
nostra stessa fede, vogliamo che conosca il Signore e abbia anche lui la gioia
che abbiamo noi ad essere cristiani. Lo vorremmo battezzare presto dopo la
nascita. Ma prima venga a trovarci, per favore: così ci spiegherà il rito del
battesimo, perché vogliamo celebrarlo seriamente, non vogliamo fare una
commedia. O, se vuole, veniamo noi da lei, ancora prima che nasca - ci è più
facile - anche per chiarire alcuni dubbi che a volte ci vengono sulla fede o su
qualche aspetto della morale cristiana. Intanto noi cominciamo a pregare perché
il nostro "tesoro" diventi un buon ragazzo, o ragazza, che faccia
onore a Gesù Cristo!".
Finalmente!
ecco, si, vi spiego volentieri che cos'è il battesimo, almeno quel poco che io
ho compreso e un po' di quel che ho vissuto. Vi spiego volentieri come si svolge
il rito, e anche quali condizioni preliminari debba avere una famiglia per
celebrare il battesimo di un figlio, e a quali impegni deve essere preparata ad
assumersi.
2.
Un palo alla fede
"Sarebbe
meglio attendere quando avrà diciott'anni!" sentenzia un mio amico. Non so
se egli abbia pensato seriamente a quel che dice e se abbia valutato tutti gli
aspetti. So che sono d'accordo con lui, piuttosto che...
Piuttosto
che far battezzare un figlio e non fargli mai vedere con la propria vita come si
vive da cristiani, piuttosto che abbandonare a se stessa la fede di un bambino,
in modo tale che - nonostante gli incontri di catechesi - sia condotto dai
genitori stessi a lasciarla a tredici o quattordici anni, piuttosto che essere
falsi al momento del battesimo (e con Dio non si scherza!), è meglio attendere
i diciotto anni. Il che significa dire al figlio: arrangiati. Nessuno gli dice
così per il nutrimento, per la scuola, per i divertimenti!
Ma
forse il mio amico non ha riflettuto seriamente, e s'è lasciato portare
dall'istinto, che è sempre egoistico. Lasciare che il figlio s'arrangi, per il
padre e per la madre può essere una scelta di comodo: essi sentono che
presentare al battesimo un figlio è un impegno con Dio, impegno constante che
richiede fedeltà, che richiede una vita vissuta diversamente, che richiede da
loro due un'attenzione più coerente ai comandamenti di Dio e alla vita della
Chiesa. Un impegno che, al giorno d'oggi, è rischioso: costa caro.
"Non
lo battezziamo". Una scelta di comodo, perché cosi non si sentiranno
costretti a mettersi a tu per tu davanti a Dio per rispondere ai suoi richiami,
ai suoi desideri.
Pensava
- il mio amico - d'essere aggiornato e progressista nell'affermare la sua
teoria. Forse non è vero. Il forse però dipende da lui, dal suo coraggio di
mettersi in contatto con Dio e cercare di valutare le sue opere, tra cui anche
il battesimo.
In
ogni modo rimane qualche perplessità. "Chissà se sarò capace di educare
mio figlio alla fede?".
Un mio amico missionario in Africa battezza i figli dei cristiani solo se
ambedue i genitori frequentano normalmente la chiesa. Se anche uno solo dei due
genitori non fosse assiduo alla messa domenicale e capace di vita onesta, il
figlio non viene battezzato. Lo deciderà egli stesso a quindici o sedici o più
anni, dopo un corso di tre anni di catechismo e dopo che il consiglio di comunità
(che è all'incirca come il consiglio parrocchiale) avrà verificato il suo modo
di vivere.
Io
qui non sono così severo, perché - finora - in Italia, c'è anche qualche
aiuto al di fuori della famiglia per orientare nella fede i fanciulli e ragazzi:
comunità parrocchiale, parentela, catechismo... e perciò mi accontento che
almeno uno dei genitori sia un "buon" cristiano: per "buon"
cristiano non intendo "senza peccato", e nemmeno "stinco di
santo": intendo che viva in amicizia personale con Gesù Cristo e in
rapporto costante con la Sua Chiesa nella parrocchia, frequentando i Sacramenti.
Se
i genitori, o almeno uno dei due, mi testimoniano di essere contenti di essere
cristiani, se intendono vivere nella fede della Chiesa e amare il prossimo
"come Cristo comanda", sono sicuro che anche il loro figlio potrà
respirare un'aria (spirituale) che non asfissia, ma che sviluppa una crescita
della fede, un rapporto di simpatia con Gesù Cristo e quindi di ubbidienza a
Dio Padre.
Chi
pianta un melo o un altro albero nell'orto, prepara prima la terra con cura, gli
mette vicino un palo e poi segue con altrettanta cura e con fedeltà costante
l'andamento della crescita e delle stagioni. L'albero, pur piccolo e senza
fiori, ha già la sua vita indipendente, anche se si appoggia al palo; ma se lo
pianti e lo abbandoni, o muore, o vivacchia alla meglio senza dar frutto come si
desidera.
È
un paragone semplice, ma capisci che è vero. La tua fede è cresciuta perché
c'è stato qualcuno, e più d'uno, che t'ha aiutato a svilupparla, esercitarla,
maturarla, sostenerla. La mia fede è viva oggi grazie a molte persone che ieri
hanno pregato davanti a me, per me, insieme con me, e grazie a molti cuori che
hanno amato Gesù e non hanno avuto timore a lasciarmi osservare che ne erano
innamorati, e grazie a molte mani che ho visto tendersi ai fratelli con
generosità perché in loro una fede potente li spingeva a donare se stessi.
3.
Il nome, i padrini, un segno di croce
Io
dimentico facilmente i nomi delle persone che incontro. Ho scoperto che li
dimentico perché non le amo. Se uno mi dice il suo nome in un momento in cui
sono ben disposto ad amarlo, non dimentico più il suo nome. Io dimentico, Dio
però non dimentica. I nostri nomi sono scritti in cielo, ebbe a dire Gesù, per
rassicurarci che noi siamo conosciuti personalmente dal Padre, che noi non siamo
dei numeri.
Al
Battesimo io chiamo per nome il bimbo che mi viene presentato, proprio per
indicare l'amore di Dio per il suo nuovo figlio. Ogni nome è bello, e quelli
che a prima vista non lo sembrano, lo diventano proprio per l'amore che si
riversa sulla creatura che lo porta. I genitori cristiani, generalmente,
scelgono per i propri figli nomi di santi: il nome così diventa già una
benedizione, un invito a Dio affinché guardi al figlio come guarda con
compiacimento ai suoi amici che "regnano" in cielo, e un invito agli
uomini a ricordarsi degli amici di Dio!
Come desidererei che chi pensa al mio nome, sia portato a pensare agli amici di
Dio, e tramite loro a Dio stesso! Noi così diventiamo un richiamo ed un aiuto
per i nostri fratelli. Ma più che il nome, evidentemente, a questo scopo giova
lo stile di vita.
Il
primo incontro dunque tra me, che celebro il battesimo, ed il gruppo formato da
genitori e padrini che portano il loro figlio, inizia con la domanda del nome.
Una
seconda domanda riguarda le disposizioni interiori dei genitori: vogliono
assumersi la responsabilità dell'educazione alla fede del battezzando? Mi
dicono sempre di sì, i genitori. Io lo so bene che molte volte i genitori non
fanno nulla per approfondire la propria fede in modo da aiutare i figli. Mi
lascio imbrogliare.
Ma
quando una coppia di sposi, a questo punto del battesimo, vuole essere onesta e
non imbrogliare il prete, e tanto meno pensare di farla franca davanti a Dio,
allora veramente quel figlio gode ottima probabilità di crescere non solo in
statura, ma anche in sapienza e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini.
Entrano
subito in azione i padrini: "Siete disposti ad aiutare i genitori in questo
compito così importante?".
Chi sono i padrini? Contorno? Persone condannate a fare regali? Amici di lavoro
di papà? Amiche di gioventù della mamma? Fratelli e sorelle dei genitori che
hanno bisogno di sentirsi qualcuno? È così, non raramente.
Chi
ricorda che i padrini devono essere persone preparate e disposte ad aiutare i
genitori nell'educazione della fede e dell'amore cristiano? Altrimenti sono
attori, commedianti, portano nella celebrazione del battesimo e nella vita del
battezzato una nota di menzogna, di falsità.
Il padrino deve esser capace e impegnarsi a essere un modello di vita cristiana,
un esempio per il bimbo che crescerà e cercherà attorno a sé qualcuno che lo
ama, e che con amore gli mostra com'è fatta l'obbedienza a Gesù, l'amore ai
nemici, il perdono delle offese, ecc. ecc... Se io dovessi scegliere un padrino
non chiederei mai a chi vive disonestamente, disordinatamente o nelle liti, ma
nemmeno ad uno che non frequentasse normalmente la Messa domenicale e i santi
Sacramenti.
Torniamo
al rito. Il segno di croce in fronte al piccolo neonato deve essere anche da
parte dei padrini un segno vero: nessuno può dare ciò che non ha. Quel piccolo
segno di croce fatto dal prete e poi dai genitori e padrini è proprio il segno
della volontà di dare al nuovo fratello la testimonianza di Gesù Cristo, che
ha portato il suo amore fin sulla croce.
4.
Peccatori
santi
Col
gesto del segno di croce in fronte, io, insieme con i genitori e i padrini, ho
accolto nella comunità cristiana il battezzando.
È
ovvio, non possiamo lasciarlo solo il nuovo battezzato. Non è intenzione di Gesù
lasciare soli i suoi amici. Quando egli chiamava i discepoli, essi venivano a
trovarsi con lui sì, ma contemporaneamente anche con altri uomini, amici suoi,
ma peccatori, fragili, imperfetti, incapaci di essere santi. Il nuovo arrivato
trovava subito una croce nel dover vivere insieme con altre persone piene di
difetti. Ma il bello era che tutte tendevano a seguire Gesù avendo lui come
modello.
Oggi
è la stessa cosa, il gruppo degli amici di Gesù lo chiamiamo Chiesa. Egli li
ha messi insieme, li ha organizzati, ha distribuito compiti e doni per un
servizio reciproco armonico e ordinato. Nessuno può sognarsi di arrangiarsi da
solo con Dio: sarebbe un illuso, uno che non bada a ciò che ha fatto lui.
Difatti nessuno va al Padre se non per mezzo di Gesù, e Gesù dà le
"chiavi", cioè ogni potere e servizio, a degli uomini suoi discepoli,
chiamati appositamente per questo. "Chi ascolta voi ascolta Me, chi
disprezza voi disprezza me e chi disprezza me disprezza colui che mi ha
mandato" (Lc 10, 16).
Dal
momento del battesimo il battezzato è membro con tutti i diritti di questa
Chiesa. Riceverà le attenzioni degli altri cristiani come un fratello, avrà il
beneficio della comunione dei santi, cioè il bene spirituale degli altri
cristiani. Tornerà a vantaggio suo il bene compiuto dagli altri, e risentirà
sfavorevolmente del peccato e della tiepidezza dei fratelli di fede. A suo tempo
anch'egli sarà chiamato a contribuire, con la sua fede e la sua generosità nel
rispondere a Dio, a far crescere la santità della Chiesa, ed essere un aiuto
per gli altri cristiani a vivere con fedeltà e onestà il rapporto con Dio.
Benché
noi stessi siamo peccatori e ogni giorno ci dobbiamo battere il petto,
presumiamo di accogliere altri con noi, nella Chiesa. Sappiamo che non siamo noi
a renderla santa e a darle merito e valore, ma soltanto Gesù Cristo col suo
Sacrificio, con la sua morte e Risurrezione. Affinché i nostri figli possano
godere dei misteri della Redenzione ed incontrarsi con il Figlio di Dio e
camminare con lui, noi le inseriamo nella Chiesa, popolo nuovo del Dio eterno!
È lui stesso che non solo ci incoraggia a farlo, ma ce lo ordina: "Andate,
battezzate... " (cf Mt 28,19). Queste parole risuonano nelle Chiese di
tutto il mondo e di tutti i tempi e ad esse noi cerchiamo di ubbidire. Cerchiamo
prima di tutto di comprenderle, e a ciò è destinata anche la lettura della
Parola di Dio e relativa predica con cui vi intrattengo dopo il rito di
accoglienza.
La
Parola di Dio, qualche brano della Bibbia (Antico e Nuovo Testamento), è
fondamentale per scoprire il significato che Dio stesso attribuisce al nostro
battesimo, e non quello che noi uomini - nella nostra ignoranza e superficialità
- saremmo portati a dargli. La Parola di Dio indica ai genitori e padrini il
modo con cui essi debbono aiutare lo sviluppo della vita di Dio presente col
battesimo nel loro bambino. Essa ricorda anche le leggi di crescita di questa
vita fino alla sua piena maturazione.
La
Parola viene seguita subito dalla preghiera di intercessione. La Parola di Dio
ci ha manifestato e ripetuto la sua volontà per noi, la dignità che
acquistiamo col Battesimo, gli impegni che ci assumiamo. Non basta sapere,
bisogna fare. E per fare ci vuole luce, forza, coraggio, decisione: la chiediamo
a Dio con la preghiera. Oggi gliela chiediamo tutti insieme, ma poi la famiglia
cristiana avrà l'accortezza di pregare ancora per questo scopo. A chi bussa,
sarà aperto. A chi chiede con insistenza sarà dato.
I
genitori cristiani continueranno a chiedere a Dio non solo salute e
intelligenza, ma anzitutto la capacità di vivere e di aiutare i figli a vivere
la Parola di Dio, ad essere dei figli che gli somigliano per davvero. In questa
preghiera vogliamo coinvolgere anche i Santi, quei nostri fratelli che -
battezzati come noi - hanno vissuto l'amore di Dio in modo tale da dare a noi la
certezza che sono vivi in Lui e partecipano della sua gloria e della sua santità.
Diciamo loro, a Maria prima di tutto, agli Apostoli, ai patroni, di rivolgere
ancora la loro preghiera, di bussare anch'essi con noi al cuore di Dio. Io credo
che essi sono vivi in Dio, perciò ci ascoltano. Proclamando il loro nome ci
ricordiamo che noi pure siamo destinati alla santità: "Ci ha scelti per
essere santi" (cf Ef 1,4)! "Siate santi, perché Io sono santo!"
(Lev 19,2).
Per il figlio che battezziamo anzitutto ci preoccupiamo della santità. Per te
io anzitutto mi preoccupo della santità! E tu, per te stesso, ti sei
dimenticato di occupartene?
5.
Peccato originale: fuori moda?
È
possibile la santità?
Ma
se siamo peccatori fin dal principio, se siamo figli di Adamo ed Eva, in noi
regna le legge del peccato, cioè fin dalla giovinezza una calamita ci attira al
male. È possibile la santità?
A noi no, a Dio tutto è possibile!
Col
battesimo, con ciò che Dio fa nel battesimo, inizia un cammino di santità.
Hai sempre sentito dire che il battesimo toglie il peccato originale, ma non lo
hai mai creduto seriamente, perché ti pareva impossibile che una creatura
potesse avere un peccato al momento della nascita! Io ho impiegato un bel po' a
convincermene, finché con una comprensione migliore delle cose e con un pochino
di esperienza ho visto e costatato che è proprio così. Ora cerco di donarti la
mia luce.
La
parola "peccato" significa "essere fuori strada". Adamo ed
Eva sono usciti dalla strada sulla quale camminavano come figli di Dio,
allontanandosi da lui. Fuori di questa strada hanno iniziato una serie di
atteggiamenti che li portarono al male personale, spirituale e fisico, sociale,
familiare, ecologico addirittura: superbia, invidia, avarizia, pigrizia, ira,
odio, lussuria (egoismo nella sessualità). E questi atteggiamenti producono i
loro frutti con tutta la serie di azioni malvagie che ancora oggi rendono
impossibile la vita e la gioia degli uomini.
Ogni figlio che nasce a questo mondo, nasce fuori strada, lontano dalla mèta.
Non ne ha colpa, evidentemente. Ma non possiamo lasciarlo fuori strada. Gesù
Cristo, con la sua vita, morte e risurrezione, col suo amore giunto al
sacrificio supremo, ha voluto rimettere tutti gli uomini nella condizione di
rientrare sulla strada dell'amicizia con Dio, della fratellanza con gli altri
uomini, della gioia personale.
Il
momento in cui l'uomo accetta Gesù come suo Signore e si fa suo amico è il
momento in cui egli rientra in strada. Da quel momento, e attraverso il
Battesimo che lo concretizza anche socialmente, quell'uomo è tornato sulla
strada della figliolanza di Dio. Avrà ancora nella sua vita delle
manifestazioni parziali del peccato originale con le sue mancanze e peccaminosità,
ma saranno come piccoli incidenti di viaggio.
Incontrato
e accolto Gesù, il "peccato originale" non c'è più.
La
disgrazia peggiore che potrà capitare ad un uomo sarà quella di tornare
volutamente, con decisione personale, al di fuori della strada, rifiutando Dio,
rinnegando Gesù Cristo. La tentazione esiste ed esiste anche chi la segue. Non
ci lasciamo scandalizzare, e nemmeno sottovalutiamo la gravità di questa
situazione. Non per nulla incontriamo genitori che desidererebbero la morte del
loro figlio, piuttosto che questi abbia a rinnegare la fede.
Il bambino non può decidere a pochi mesi di vita di accettare o meno la
signoria di Gesù! Come può quel battesimo toglierli il "peccato
originale"? Dio ascolta il desiderio dei genitori e della comunità
cristiana e opera i suoi prodigi di amore a favore dei nostri piccoli: il
desiderio e il buon volere dei genitori, cui spetta il compito di far camminare
insieme con loro il figlio e di tenerlo per mano sulla via della conoscenza e
dell'amore di Dio, è sostanziale.
Non potrà mancare però alla nuova creatura l'occasione di rendere personale la
decisione di vivere da figlio di Dio: a quindici, sedici, diciotto anni egli
passerà attraverso piccole o grandi crisi, finché deciderà. Lo aiuterà nella
decisione la qualità dell'aiuto che avrà avuto dai suoi genitori, dai suoi
padrini, dagli altri membri della comunità cristiana in cui vive inserito. Ogni
cristiano può diventare un aiuto o un impedimento allo sviluppo della fede dei
nostri ragazzi e dei nostri giovani che ancora non hanno reso personale la
decisione di vivere secondo il battesimo.
Le parole di Gesù a questo riguardo sono tra le più severe: guai a chi
ostacola (scandalizza) la fede dei piccoli! Meglio per lui morire di morte
violenta (annegato nel lago) (Mc 9,42)!
La strada della santità è personale, ma non isolata. Nessuno può isolarsi.
Ognuno viene aiutato dagli altri e ognuno è di stimolo e di incoraggiamento e
di aiuto agli altri. Voglia Dio che la mia presenza nella Chiesa non sia mai di
freno alla santità dei fratelli, anzi, ne sia un sostegno. Da parte mia sono
costretto a riconoscere che i piccoli passi che ho fatto verso il Signore sono
merito dei fratelli, che a forza di spinte, correzioni e buon esempio, mi hanno
fatto amare la santità.
6.
Annegare il nemico
Il
male, o, meglio, il Maligno continua ad insidiare la vita, la fede, l'amore, la
speranza dei cristiani. Con lui non vogliamo aver nulla in comune, perché egli
non ha nulla in comune con Dio. Lo diciamo chiaramente: rinuncio a Satana, alle
sue opere, alle sue seduzioni.
Facciamo presto a dirlo, perché lo conosciamo e non vogliamo fermarci molto con
lui. Taluno fa fatica a questo punto del rito del battesimo, perché è arrivato
a credere che il diavolo non esiste più. C'era una volta..., ma ora, con tutte
le scoperte scientifiche, psicologiche, antropologiche, sociologiche, abbiamo
visto che era un modo di dire o un modo di spiegare fenomeni strani...
Magari
il diavolo non esistesse! Io ti dico con sicurezza che il diavolo esiste. Di più,
ti dico anche che lavora. In molti luoghi lavora indisturbato. Va sconfitto, non
col ragionamento, ma con la potenza di Dio. Va scacciato via nel Nome di Gesù,
come il Signore stesso ci ha autorizzati a fare.
Se
il diavolo prende piede in una persona, la obbliga a fare quel che lui vuole:
bestemmia, odio, invidie, impurità, intemperanze, seduzioni al male,
ragionamenti falsi e ideologie materialiste, falso modo di vivere insieme,
sistematizzato in altre ideologie sociologiche, modi falsi e balordi di
intendere la Parola di Dio a proprio vantaggio e di escludere la croce dalla
propria vita. È astuto. È seducente.
Il
gesto con cui lo scacciamo lo chiamiamo esorcismo. Ma egli, con tentazioni
subdole, continua la sua lotta per conquistare i cuori. L'uomo adopera forza e
intelligenza di Dio per riconoscerlo e resistere. Queste cose le chiediamo anche
per il battezzando, perché, come dice la Scrittura, "chi si mette a
servire il Signore, si prepari alla tentazione" (Sir 2,1).
Ed ecco un piccolo gesto del celebrante accompagnato da una bella preghiera.
Ungo il corpo del bambino (simbolicamente sul petto) con l'Olio dei catecumeni,
benedetto appositamente dal Vescovo della Diocesi. Di olio si ungevano
anticamente gli atleti per aver forza, e i lottatori per sfuggire alla presa del
nemico: di olio ungo il battezzando perché abbia forza nella tentazione, e le
seduzioni del maligno non abbiano presa su di lui. Anch'io sono stato unto così:
e la grazia di Dio ha agito nella mia vita. Non posso vantarmi quindi se sono
sfuggito al Maligno.
Eliminare
il diavolo è troppo poco. Gesù ha detto che se lo cacci via, ma non metti un
nuovo padrone più forte di lui in casa, quello ritorna, e la tua situazione è
peggiore di prima. Il padrone da mettere in casa, nella mia anima, è Lui, Gesù.
Ed ecco che subito, dopo aver rinunciato al diavolo, pronuncio il mio credo. Non
è solo attività della mia intelligenza: credo che c'è un Dio, Padre... È
anzitutto attività del cuore: mi fido di Dio Padre, m'affido a Lui, poggio la
mia vita, le mie scelte, il mio essere su Dio, sul suo Figlio, sullo Spirito.
Com'è bella una vita liberata dal male e fondata su Dio!
I
genitori e i padrini rinnovano la loro scelta cristiana a garanzia per il
battezzando: questi vivrà con persone libere dal male e amanti di Dio. Se c'è
questa garanzia possiamo procedere.
Un
po' d'attenzione ora all'acqua. L'acqua serve per il battesimo come per la
farina, se si vuol fare il pane. Essa è una creatura semplice, ma
indispensabile alla vita. Senz'acqua non si vive, con l'acqua si pulisce e
l'acqua purifica ciò che serve alla vita. L'acqua assume ancora un significato
molteplice e profondo per chi conosce la storia del popolo di Dio.
L'acqua del diluvio ha ripulito il mondo dai malvagi e la stessa acqua ha
salvato la vita a Mosè. L'acqua del Mar Rosso ha distrutto il nemico,
l'esercito del faraone, e ha salvato così Mosè con il suo popolo. L'acqua del
Giordano ha lavato la lebbra di Naaman, ufficiale dell'esercito siriano, e ha
fatto nascere così in lui la fede nel Dio vero. La stessa acqua del Giordano ha
coperto Gesù all'inizio della sua predicazione. E, per finire, Giovanni attesta
che dal costato aperto di Gesù sulla croce è uscito sangue ed acqua.
Ce
n'è abbastanza per comprendere quanto voglia compiere Dio nel battesimo:
lavare, portar via il male, salvare dal nemico, ridare una vita d'amicizia con
Lui, mettere l'uomo in comunione profonda col suo Figlio e farlo partecipare
alla sua morte, al suo amore che giunge al dono completo di sé: inserirlo in
lui per ammirare nel nuovo battezzato un nuovo "figlio di Dio"!
7.
Un bagno nell'acqua del Padre
Non
ho mai visto, per il battesimo, immergere un bambino nell'acqua. Io gliela verso
sul capo. Ma ci sono cristiani che, per tradizione, continuano il rito del
battesimo per immersione, come era d'uso nei primi secoli e come lo attesta la
forma dei vari battisteri delle chiese antiche. Anche a me piacerebbe celebrare
il battesimo immergendo il battezzando nell'acqua e risollevandolo. Dovrei
trovare una coppia di genitori consenzienti.
Mi piacerebbe per un motivo semplice: la parola stessa "battesimo"
significa bagno, o, immersione.
Io ti battezzo nel Nome del Padre... significa "ti faccio fare il bagno nel
Nome del Padre, ti immergo nel Nome del Padre…".
Uno
che viene immerso nell'acqua ne esce bagnato. Chi viene immerso nel nome del
Padre, questo nome gli rimane addosso, tanto da cambiargli la vita. Battesimo è
entrare in Dio, iniziare a vivere la sua vita, essere immerso in questa vita,
portarla dentro di sé.
Un papà si chiama così perché dà la vita, ma ciò comporta il nascere in lui
di un amore nuovo: un amore gratuito, tipico: il papà ama il figlio prima
ancora di vederlo, prima di riceverne gratitudine, prima di esserne
ricompensato. Egli ama anzi il figlio anche se non ne è ricompensato, lo ama
anche quando il figlio fa il cattivo, fa i capricci, è ingrato. Dio s'è preso
il nome di Padre perché comprendiamo che per noi egli è così: ama per primo,
ci ama mentre siamo peccatori, addirittura mentre ci ribelliamo a lui e lo
rifiutiamo. Non smette il suo amore. Egli non dipende da noi: non ci ama mentre
siamo buoni, ci ama perché lui è buono. Ne combinassimo di grosse, Dio non
vuole la nostra morte, ma la conversione, la salvezza. Lo chiamiamo Padre.
Immergere
uno nel Nome del Padre significa dargli la possibilità e la capacità di
sviluppare in sé per gli altri questo amore tipico paterno, significa
prepararsi a riconoscere il Padre, a togliere da noi tutto ciò che ci impedisce
di vederlo, e rallegrarcene. Il battezzato viene perciò aiutato ad amare gli
altri come se egli fosse per loro un padre, ad amarli per primo anche senza
attenderne ricompense o riconoscimenti.
Io
amo i fratelli non perché essi sono buoni, non perché fanno cose belle, non
perché le loro opere sono ammirevoli, ma perché io sono di Dio, io sono stato
"bagnato" nella paternità di Dio.
Gesù esprime questo modo di amare con degli esempi ormai famosi, anche se
qualcuno li ritiene esagerati (per sé, non per gli altri!). "Se uno ti
percuote su di una guancia, tu porgi anche l'altra. Se uno ti toglie il
mantello, tu dagli anche la camicia... " (Mt 5,39s).: un amore che non
provenga dalla reazione alla bontà o cattiveria di chi ci sta davanti, ma
semmai un amore che esca dalla nostra bontà, dalla nostra reazione al continuo
amore di Dio per me e per i peccatori.
"Siate
perfetti com'è perfetto il Padre vostro che sta nei cieli, il quale fa sorgere
il suo sole sul campo dei buoni e dei malvagi, che fa piovere sull'orto dei
giusti e degli ingiusti" (Mt 5,45).
E san Paolo, che volle farsi imitatore di Dio e vivere le parole di Gesù,
scrisse ai cristiani: "Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con
il bene" (Rm 12,21). È la stessa cosa: l'amore paterno del battezzato
verso gli altri: li considera fratelli, ma per amarli guarda come fa Dio Padre
ad amarli e lo imita!
San
Giovanni poi nelle sue lettere non si stanca di raccomandare ai cristiani questo
tipo di amore. Altrimenti, direbbe Gesù, cosa fate di speciale? Cosa vi
distingue dagli atei, dai pagani, da chi è senza Dio? Anch'essi amano quelli
che pagano l'amore con la gratitudine. Tu invita a pranzo chi non è in grado di
contraccambiare l'invito. Talvolta godo intimamente quando qualcuno mi confida
di soffrire perché riceve solo ingratitudine da coloro che ha beneficato. Non
godo per l'ingratitudine - ovviamente - ma perché questo cristiano viene messo
nella condizione di provare la propria capacità di amare, di purificare il
proprio amore, di verificare la consistenza del proprio battesimo nel nome del
Padre.
Il
"Padre" (il "papà") non si offende per le colpe dei suoi
figli, ma ne soffre perché essi sono imbarcati male, non perché a lui venga a
mancare qualcosa. Così il battezzato non si offenderà mai, se qualcuno
l'offende. Se soffre, è perché colui da cui è partito il male non è più
immerso in Dio, gli manca la vita, si fa comandare dal Maligno. Per lui desidera
la salvezza e comincia ad amarlo di più, con l'amore di Dio Padre!
8.
Immersi nel Figlio
Gesù
ci ha ordinato di battezzare anche nel Nome del Figlio. Il Figlio è lui stesso,
Gesù Cristo. Perché lo chiamiamo figlio? La nostra esperienza ci dice che il
figlio è colui che si lascia - e non può farne a meno - condizionare in tutto
dai suoi genitori. Mangia quel che gli danno, veste quel che gli mettono
addosso, va dove lo portano, si abitua alle loro abitudini, al loro linguaggio,
alle loro attenzioni. Il figlio è un "dipendente" nel senso che la
sua vita dipende dai suoi genitori.
Perché
Gesù si chiama "figlio di Dio" e "figlio dell'uomo"?
Egli
stesso ce ne fornisce la spiegazione quando dice che non fa nulla, se non ciò
che vede fare dal Padre, non pronuncia parola, se non quella che ode dalla bocca
del Padre, fa tutto quello che il Padre vuole: è un "dipendente"
volontario del Padre: è un "figlio di Dio" che non smette mai di
essere figlio, vuole sempre stargli sotto, amarlo tanto da far proprie le sue
iniziative.
È figlio dell'uomo, non solo perché è nato da donna, ma perché ha amato gli
uomini così come sono, si è fatto loro "servo", è stato dipendente
dalle loro situazioni, e s'è fatto orientare nelle scelte delle parole e delle
azioni dai loro bisogni, dal loro bisogno di salvezza.
Essere battezzato nel Nome del Figlio, cosa potrà significare se non assumere
nei confronti di Dio la posizione di figlio? Dipendere in tutto dalla Parola di
Dio, fare quello che fa Dio, amare e perdonare come Dio, sul modello concreto e
vivo che abbiamo in Gesù.
Essere immersi nella vita di Gesù Cristo! Non è una parola, diventa realtà
concreta in molte situazioni in cui viviamo a questo mondo. Accogliere la parola
e i giudizi di Dio come determinanti e fondamentali, più importanti della
logica e della spinta a fare come tutti. Essere bagnati nel Figlio comporta
avere un occhio e un orecchio sempre tesi ai cenni di Dio. È difficile, ma è
bello ed è pienezza! Dà il senso di essere a questo mondo come dei re, dei
principi. Non c'è più nessuno sopra di me, sono figlio di Dio, e lo sono
veramente perché ubbidisco a Lui. La mia vita diventa libertà e gioia, e pace
profonda. Alleluia!
Essere immersi nel Figlio significa ancora qualcosa, come san Paolo stesso ha
voluto spiegarci. Vuol dire entrare nella morte di Cristo e uscire con lui dal
sepolcro. L'entrare e l'uscire dall'acqua, se si celebrasse il battesimo per
immersione, significherebbe anzitutto questo. Morire, annegare il proprio io, il
proprio egoismo, la propria personalità egocentrica, annegare i vizi e le
passioni che ci dominano e opprimono, ed uscire nuovi, uscire risorti, con una
vita diversa, perché svolta tutta alla luce della fede, una vita strappata ai
legami con la terra e con i desideri terrestri, e annodata per sempre alla sorte
di Gesù Cristo. Com'egli ha continuato l'amore per tutti mentre veniva
inchiodato e ucciso, così il cristiano continuerà l'amore mentre verrà
perseguitato.
Il
cristiano che esce dall'acqua del battesimo ragiona col cervello di Dio, è
cambiato. Lavaggio del cervello? Vero lavaggio, pulizia dai condizionamenti del
peccato e dall'egoismo. È una pulizia che dura tutta la vita, non solo del
cervello, anche del cuore: il battesimo è l'inizio di un bagno che prosegue
senza sosta. La risurrezione di Gesù la si comincia a vivere, ma la si godrà
pienamente quando la pulizia - la morte dell'egoismo - sarà terminata. È però
una certezza: se io muoio con Cristo, risorgerò con Lui.
È una certezza che mi fa sopportare con gioia le sofferenze della morte del mio
egoismo: sono ben poca cosa queste sofferenze, dicono san Pietro e san Paolo -
in confronto alla gloria già preparata per noi. Allora coraggio! Gesù stesso
non ci lascia soli. Nel giorno in cui egli ha comandato di battezzare, ha anche
assicurato la sua presenza. Ed egli è presente con la sua grazia e potenza, con
le sue caratteristiche di consolatore e di protettore. "Io sono con voi
tutti i giorni, sino alla fine del mondo" (Mt 28,20).
Se
Tu sei con noi, eccomi pronto a vivere con te la figliolanza a Dio e il servizio
degli uomini secondo il loro bisogno di salvezza dai mali del corpo e dello
spirito. Che il tuo Nome di Figlio possa essere usato anche per me, senza
esserne condannato.
9.
Nello Spirito Santo
"Se
tu conoscessi il dono di Dio" (Gv 4,10)!
La
samaritana che si prende gioco di Gesù e che evita i suoi interrogativi
profondi, non conosce il dono di Dio.
"Bisogna
rinascere dall'alto" (cf Gv 3,3).
Nicodemo
- intelligente, ma pauroso - non sa che oltre la vita della carne l'uomo vive
una vita nello spirito e che anche questa nasce, cresce, raggiunge la maturità
oppure si blocca e scompare.
"Chi segue me avrà la luce della vita" (Gv 8,12).
I
farisei hanno la luce del sole e delle lampade ad olio; con questa luce studiano
e leggono, sanno tutto e se ne vantano. Altra luce non serve loro. E non
capiscono quelli che hanno nel cuore una luce che fa capire tutto, anche i
segreti delle anime, una luce che fa vedere i veri significati delle cose e dei
fatti, la vera posizione dell'uomo nel creato e nella società.
Una vita nuova, un'acqua che disseta le aspirazioni più profonde del cuore, una
luce che orienta l'uomo su vie eterne: ecco lo Spirito Santo. Com'è importante
per l'uomo vivere nello Spirito santo! Com'è dolce e sicura la vita vissuta
nello Spirito Santo! Com'è vera e nuova l'esistenza immersa nello Spirito
Santo!
Con
lo Spirito Santo comprendo l'amore del Padre per me e riesco ad ubbidire e
seguire le orme di Gesù. Con lo Spirito Santo riesco addirittura ad amare i
nemici e desiderare per loro il bene, la prosperità, la salvezza. Con lo
Spirito Santo sento che la mia vita non vive più su questa terra, ma vi è solo
di passaggio; io vivo invece in Dio, nel suo cuore, nella sua eternità e i miei
giorni servono solo a ricevere nel tempo e distribuire nei limiti dello spazio
l'amore infinito ed eterno di Dio.
"Io
ti battezzo nel Nome dello Spirito Santo".
Già
la vita piccola e fragile del battezzato gode una nuova possibilità:
comprendere Dio, ascoltarlo e parlargli, accogliere il suo amore e rispondergli.
Chi
può comprendere queste cose? Io sono vissuto per molti anni credendo fossero un
mistero nascosto, un qualcosa che solo Dio sa cos'è. Nemmeno il mal di denti
sapevo quel che fosse, fin che non l'ho provato. Anche la gioia del cuore era
incomprensibile fino al giorno in cui è arrivata. Così lo Spirito Santo è
incomprensibile fino al giorno in cui egli stesso non si fa conoscere e sentire.
Egli si comunica a chi ubbidisce con amore a Gesù e gli resta sottomesso con
perseveranza: perché Gesù è pieno di Spirito Santo, e chi gli sta vicino
sempre, lo riceve. Chi lo riceve se ne accorge dai frutti che maturano in lui:
pace, amore, gioia, comprensione, benignità, mitezza, pazienza, fedeltà,
dominio di sé.
Non
sei il primo che mi chiede: ma cos'è lo Spirito Santo? Quante volte me lo sono
chiesto anch'io! Posso dirti qualcosa ora, ma solo lui ti si può svelare.
Tu
t'accorgi quando ti prende la rabbia, o la vendetta, o la vanità, o la
superbia, o l'impurità. Chiama queste cose spirito di rabbia, spirito di vanità,
ecc... Comprendi? Ora chiama "spirito" qualche altro atteggiamento,
dei giorni felici: mitezza, comprensione, perdono, adattamento, semplicità...:
spirito di mitezza, spirito di perdono...
Chi
sarà lo Spirito Santo? È quello Spirito posseduto in pieno da Gesù e che noi
vediamo in lui, e che chiamiamo amore, perdono, dolcezza, pazienza, fermezza,
preghiera, purezza, povertà, obbedienza al Padre, ecc...
Queste
sono tutte manifestazioni di santità, di vita vissuta in dipendenza da Dio e
non da ciò che avviene sulla terra. Santo vuol appunto dire "superiore
alla terra", indipendente dal mondo. Per farcelo comprendere lo Spirito
Santo, persona divina, prende l'immagine della colomba che vola: è staccata da
tutto, come il cristiano che non s'attacca alle cose, che non dispera nel dolore
e non s'entusiasma delle sue fortune, che agisce sempre in sintonia col cuore di
Dio, che non reagisce agli umori degli uomini, ma solo alla parola del Signore.
Esser battezzato nello Spirito Santo è un'esperienza veramente travolgente, che
cambia le relazioni con gli altri uomini e le fa diventare sempre occasioni di
amore vero, profondo, divino, amore che sa arrivare a morire per gli altri e a
chiedere agli altri di soffrire e morire per i fratelli.
10.
Olio sul volto
Qualcuno
non ha ancora digerito il fatto che il nostro Dio sia uno in tre Persone. Molti
dicono: è un mistero! e con ciò si esonerano dal riflettere, dal chiedere, e -
spesso - dal pregare. Dio si fa conoscere com'è, anche se il cervello
dell'uomo, abituato alle sue "scoperte", non riesce ad afferrare tale
rivelazione. Noi chiamiamo "Dio" una famiglia, una comunione d'amore:
Padre, Figlio, Spirito Santo. Io te lo posso dire solo perché Gesù l'ha detto,
e te lo dico non con la mia, ma con la sua sapienza, conoscenza ed autorità: io
gli credo e ora credo anche, e so, che Dio non potrebbe essere diverso. Solo così
posso concepire come "Dio" possa essere "amore", amore
infinito. Se non fosse Trinità, prima di creare il mondo egli non avrebbe avuto
nessuno da amare, non poteva essere Amore.
Potrei
dire ancora molte cose, ma non so se ti interessano o se le sopporteresti
soltanto. La cosa più bella e che tu non puoi ignorare è che dal momento del
battesimo fai parte della famiglia di Dio: non sei più straniero, né ospite,
ma familiare di Dio. Sei immerso nella vita del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo. Non ti dico altro che di goderne, ringraziare, meravigliarti di
questa realtà. E poi parla con le Tre Persone e prova a sentire - origliando
nel tuo cuore - cosa possa dire o chiedere il Padre al Figlio Gesù sul tuo
conto.
L'hai
scoperto?
Ora
ti dico cosa risponde Gesù al Padre: ormai questa creatura è mia, è nostra;
io la consacro perché faccia parte della mia vita, affinché tu, Padre,
guardandola, possa vedere un riflesso della mia figliolanza, e godere.
Il
significato dell'unzione col s. Crisma (olio consacrato dal Vescovo con i suoi
preti il Giovedì santo mattina) vuole esprimere questa realtà. Il battezzato
riceve un altro segno di croce in fronte, con l'olio.
Un
segno che indica l'appartenenza, come fosse un marchio: "Ora tu appartieni
a Gesù Cristo, crocifisso e risorto: sei suo, sii suo, e di nessun altro. Servi
e ubbidisci a lui solo. Egli non è un padrone che sfrutta, è un Signore che ti
ama fino a morire per te". E l'olio con cui viene impresso il segno è
consacrazione: come anticamente ogni consacrazione avveniva versando l'olio sul
capo, così dopo il battesimo la nuova creatura immersa in Dio riceve la
consacrazione: in Gesù Cristo sei segnato sacerdote, re e profeta.
Sei
sacerdote anche tu: sei sacerdote nel senso che sei uno che può e deve offrire
a Dio il sacrificio della lode, della tua vita; tu offri a Dio il lavoro e la
gioia, le sofferenze e il tempo. Partecipi al sacerdozio di Cristo. Non sei
sacerdote nel senso di "prete" (presbitero), che è un servizio
specifico nella comunità cristiana. Partecipi al sacerdozio universale dei
fedeli: ce lo hanno ricordato i Vescovi durante l'ultimo Concilio (Vaticano II).
Siamo
consacrati anche "re". Non ci interessano i regni di questo mondo!
Siamo re al modo con cui Gesù è re! Un re che comanda a se stesso e serve gli
altri. Un re superiore ai desideri e alle passioni degli uomini, anche alla
passione di voler dominare e possedere. Siamo re in quanto chiamati ad una
libertà, sempre crescente, da ogni forma di schiavitù o condizionamento
psicologico e spirituale. Siamo chiamati ad influire sul mondo e sul cuore degli
uomini allo stesso modo di Gesù, che regna sui nostri cuori senza violenza, li
possiede arricchendoli di ogni bene, e aumenta la nostra libertà. "I miti
possederanno la terra" (Mt 5,5)!
Siamo "re e regine d'amore", come ebbe a dire l'arcivescovo di
Canterbury anche ai regnanti d'Inghilterra in occasione del loro matrimonio.
Il
battezzato è anche profeta. Profeta non vuol dire mago! Profeta significa
"uomo che parla al posto di un altro", uno che presta la voce a Dio
per farsi sentire dagli orecchi dell'uomo. Profeta sei tu quando mi doni parole
di Dio, quando - per es. - mi inviti al perdono, alla speranza. alla fede,
all'amore!
Ma
noi siamo profeti anche nel senso che prediciamo il futuro, il vero Futuro, che
nessuno potrà chiamare passato. Non prediciamo ciò che capiterà domani o
l'anno prossimo, ma invece, con la nostra vita, col comportamento onesto e
santo, con la nostra amicizia a Dio e alla Chiesa annunciamo il Futuro: c'è una
vita oltre questa vita, c'è un Padre che mi aspetta, c'è un regno per me dopo
che avrò lottato e vinto l'egoismo del mio cuore, c'è una gloria e una gioia
destinata a me per sempre nel Regno eterno di Dio!
Mi
piace tanto l'unzione in fronte col Sacro Crisma!
11.
Una
veste da reclamizzare
"Ti
consiglio di comperare da me vesti bianche per coprirti"... (Ap 3,18). Sono
parole profetiche che leggiamo nel libro dell'Apocalisse, l'ultimo della Bibbia.
Queste parole hanno un seguito proprio nella celebrazione del battesimo. Una
simbolica veste bianca viene consegnata al battezzato. Il vestito indica molte
cose, rivela la personalità o i compiti o la dignità di chi lo porta. Il
battezzato ha la dignità divina, una personalità nuova, non più orientata
alla terra, ma al cielo, un servizio nel mondo come il servizio di Gesù; tutto
ciò lo vogliamo significare esteriormente con il vestito: simbolicamente.
"Quanti
siete battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo" dice san Paolo
(Gal 3,27) e, ancora, definisce il battesimo così: "Vi siete spogliati
dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova
per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore" (Col 3, 10). Una
piccola veste simbolica perciò può dire tante cose, anche l'impegno che il
battezzato avrà per sviluppare e manifestare col suo comportamento ciò che è
diventato: "Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di
sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di
pazienza" (Col 3,12).
Con
la veste bianca si è presentato Gesù ai suoi amici sul monte Tabor, vestito di
bianco l'ha visto in visione san Giovanni, che ce lo descrive nel libro
dell'Apocalisse, bianco è perciò il vestito del cristiano, perché ormai egli
è un tutt'uno col suo Signore e Salvatore. Ciò che fai in bene e in male ad un
cristiano (ad uno di questi piccoli perché è mio discepolo (Mt 10, 42), lo fai
a Gesù Cristo stesso! Un vestito è un riconoscimento, un dovere, ma anche una
difesa e una garanzia!
Per
lo stesso motivo vengono rivestiti di una veste bianca i bambini nel giorno
della prima Comunione, il sacerdote nella celebrazione della s. Messa, la sposa
il giorno del matrimonio!
Dopo questo semplice gesto io consegno al padre un cero: è un altro simbolo.
Simbolico è anche il gesto del papà di andare ad accendere questo piccolo cero
sul grande Cero pasquale, quello che la notte di Pasqua è stato portato
trionfalmente in chiesa, a ricordare che Cristo è la luce del mondo, l'unica
luce vera. L'aveva detto lui, Gesù: Io sono la luce del mondo, chi cammina
dietro a me non è nelle tenebre. La luce è ciò che dà significato e rende
utile tutto. Immaginati di essere senza luce: a che cosa ti servono tutte le
cose che hai a portata di mano? Divengono inutili, oppure addirittura ostacoli.
Una persona che vive senza Gesù non trova il significato di molte cose e di
moltissimi avvenimenti, forse nemmeno della propria storia o del proprio futuro.
Chi vive con Gesù ha una luce immensa, che illumina "tutto", che fa
trovare il significato di ogni cosa.
"Ricevi
la luce di Cristo"!
I
genitori avranno cura di vivere secondo il modello Gesù, di riferirsi a lui per
interpretare le loro vicende familiari e quelle sociali, ed allora il loro
figlio cristiano sarà illuminato concretamente da Cristo e avrà una base per
orientarsi nel groviglio delle idee e delle provocazioni sempre mutevoli del
mondo. Il cristiano, che vive con un orientamento chiaro e stabile, che segue la
luce, diviene egli stesso scia luminosa, riflesso della luce vera e aiuto agli
uomini immersi nella tenebra: "Voi siete la luce del mondo" (Mt 5,14).
Quando c'è un vero cristiano in una parrocchia, in un paese, non è egli forse
punto di riferimento per molti, soprattutto nei momenti difficili di sofferenza?
Dio è la luce, e chi vive in Dio è nella luce. Chi è nella luce lo si vede!
Chi
vive nella tenebra passa inosservato, sa solo urtare e dar fastidio. Ti auguro
di vivere sempre nella luce!
Concludo
i riti con un gesto ricopiato da Gesù. Egli ha guarito un sordomuto toccandogli
l'orecchio e la bocca dicendo "Effatà", cioè "apriti" (Mc
7,34). Io apro gli orecchi del battezzato perché possano udire e comprendere la
parola di Dio, e gli apro la bocca perché possa professare la sua fede
apertamente. Un bel gesto, che vorrei ripetere a molti cristiani che hanno già
richiuso timpani e labbra; ma non tutti! Non aver paura a dire che sei
cristiano, che Gesù è buono, che Gesù è vera luce, che tu vuoi vivere
rivestito di lui.
Non aver paura a far reclame dell'unica persona che può saziare e dissetare il
cuore di tutti gli uomini, anche i più inariditi! Non fargli reclame soltanto
con le parole, ma ancor più col tuo nuovo vestito bianco, che si chiama bontà,
misericordia, pazienza, umiltà, mansuetudine, che è il vestito di Gesù Cristo
stesso!
12.
Sei contento?
La
celebrazione del battesimo si conclude con la consegna del Padre Nostro e la
benedizione.
La preghiera del Padre nostro è la preghiera del cristiano, dei figli di Dio,
è una traccia per gli atteggiamenti che il figlio di Dio deve coltivare tutti i
giorni della sua vita. La recitiamo insieme quasi per volerla consegnare al
nuovo battezzato come un tesoro prezioso. Un tesoro lo è: quando la reciti,
adagio, con coscienza e con fede, ti riempie il cuore e te lo trasforma pian
piano, te lo pervade di pace, ti convince d'essere un piccolo figlio unito a
molti altri figli di Dio, da lui amati, e perciò anche da te.
Non
ti spiego ora la preghiera del Padre nostro: puoi trovare altri
"libri" veri sull'argomento, soprattutto puoi chiedere a Dio stesso di
dartene sempre maggior comprensione e puoi meditarla frase per frase lungo le
ore del giorno. Soprattutto fatti l'abitudine di recitarla spesso e con calma,
da solo e in famiglia: anche il figlio o figlioccio cui la consegni il giorno
del suo battesimo ha il diritto di vederti assorto in preghiera, di contemplare
le tue labbra muoversi e di udire quelle parole sante uscire dalla tua bocca e
insieme dal cuore.
Non sei solo; io non ti lascio solo in questo compito difficile. So che è
difficile, perché richiede, da una parte, essere disposto a comprometterti con
Dio, d'altro canto, a non violentare la libertà degli altri, figli compresi.
Non si deve forzare la fede di nessuno, ma nemmeno lasciar mancare ad alcuno
l'appoggio della nostra fede e del nostro incoraggiamento.
Non
ti lascio solo: basta che tu lo voglia, ti aiuto. Nemmeno Dio vuol lasciarti a
te stesso: lo sai, ma egli vuole confermartelo ancora durante lo svolgimento del
Battesimo, con una benedizione apposita.
La
benedizione, pronunciata e accolta con fede, è una grande forza.
Ogni
benedizione che il sacerdote, rappresentando tutta la Chiesa, impartisce nel
nome di Dio, è un'effusione di grazia e di coraggio, di consolazione e di
sicura speranza. Quella destinata ai genitori dei battezzati è particolarmente
solenne e forte. È una benedizione che dona gioia, riconoscenza a Dio, coraggio
per la testimonianza e per l'appartenenza responsabile al popolo di Dio. Una
benedizione, i cui effetti sono destinati a crescere e portare frutto per lunghi
anni.
Io
trovo sempre gioia nel donare questa benedizione, e sento che i genitori e i
padrini, quasi gravati dal peso della loro responsabilità, si risollevano e
godono, perché l'affrontano nella fiducia che Dio stesso è con loro e che Dio
stesso darà loro, al momento opportuno, la grazia necessaria. Quando i genitori
poi, lungo gli anni della crescita dei loro figli, ancora chiedono di essere
benedetti e aiutati, la mia gioia cresce e si approfondisce. Ma la mia gioia non
è importante. Sono chiamato e destinato ad essere il servitore della fede e
della gioia dei fratelli. Per questo sono pronto quando vorrai continuare
l'opera di Dio nella vita del figlio battezzato: confessione dei peccati,
partecipazione alla s. Comunione del Corpo del Signore, s. Cresima...
Mi
troverai pronto ad aiutarti, non che sia io a dover far tutto da solo! Sarebbe
imbrogliare il fanciullo o ragazzo. Egli deve trovare te, papà e mamma, e me
prete, uniti, molto uniti. Deve vedere con continuità che abbiamo la stessa
fede, la stessa speranza, gli stessi scopi fondamentali della vita, deve poter
vedere che c'è un'amicizia profonda che ci lega, l'amicizia non del gioco, non
del prestigio, meno che meno del denaro, ma solo l'amicizia di Dio! Tu ed io
siamo amici perché battezzati nella stessa acqua, immersi nello stesso Dio. Lo
siamo anche se non ci sono di mezzo figli da educare! Io sono contento di questo
nostro legame.
Vorrei farti una domanda: e tu, ne sei contento?
Una
mamma per sempre
Ho
visto talvolta i genitori, dopo il battesimo del loro figlio, accostarsi
all'immagine di Maria, e bisbigliare una preghiera: un grazie, una lode, una
supplica, un'offerta, forse, chissà, un desiderio grande e segreto, che il
figlio o figlia arrivi a consacrarsi del tutto a Dio e al servizio della Chiesa
come sacerdote o religioso o missionario! Hanno voluto ricordare alla Madre di
Gesù che ora ella ha un nuovo figlio! Hanno voluto metterlo sotto la sua
protezione, affidarlo alle sue cure spirituali di Madre.
Non
basta all'uomo la maternità della propria mamma: è troppo fragile e
imperfetta. Le mamme stesse se n'accorgono e lo dicono. Sono contento di pensare
che anche i miei genitori abbiano fatto così per me, probabilmente anche per
te. Difatti la vita di ogni cristiano è accompagnata dallo sguardo delicato e
discreto di Maria. Se ripenso alla mia storia spirituale, alla storia della mia
fede, riconosco che nei momenti principali, nelle svolte più importanti c'era
lei, la Madre. Sono sicuro che è così anche per te.
E
se desideri nella tua vita interiore una crescita, un rafforzamento, un salto di
qualità, prega con fede il Signore, e tendi la mano alla sua Madre per farti
presentare da lei al suo trono di grazia e misericordia.
È
aiuto dei cristiani, è Vergine potente, è specchio della santità divina, è
madre della Chiesa, è Regina dei veri cristiani.
Accostarti
a lei t'aiuta ad addolcire il cuore, a sciogliere le tue durezze, a rivestire
umiltà. E questa è la condizione che Dio vuol vedere per poterti riversare in
grembo la pienezza traboccante della sua grazia:
"Ha
rovesciato i potenti dai troni,ha innalzato gli umili;ha ricolmato di beni gli
affamati,ha rimandato i ricchi a mani vuote".
Un
aiuto alla memoria mia e di Dio
L'acqua
del battesimo me la ritrovo spesso sotto gli occhi a ricordarmi la dignità di
figlio di Dio e l'impegno che ho con lui, e che lui ha con me. Ogni volta che
entro in chiesa bagno le dita nell'acqua e con essa la fronte, il petto, le
spalle, per ricordarmi, con quel gesto semplice e strano, che la mia vita è
ancora immersa nel Padre, nel Figlio, nello Spirito Santo. È quella un'acqua
che mi fa memoria della mia nascita alla realtà divina, mi ricorda che io vivo
nella fede in Dio e che le cose più semplici di questo mondo, come l'acqua,
possono essermi segno e strumento della grazia di Dio e della mia unione con
Lui.
Ci
sono dei cristiani che si portano in casa quell'acqua e con essa si segnano al
mattino e alla sera: un'usanza lodevole, che aiuta a vivere nell'umiltà e
nell'unità con Dio le ore del giorno e della notte.
Quando
morrò poi, anche tu forse spruzzerai dell'acqua sul mio corpo e sulla mia bara.
Con quel gesto vorrai partecipare al mio battesimo, un battesimo durato - spero
- tutta la vita; quel gesto sarà preghiera, supplica a Dio di ricordarsi che
sono suo, che lo sono stato in vita e che lo sono ancora nella morte.
Quell'acqua spruzzata sul mio corpo sarà il segno che tu vuoi partecipare al
perdono di Dio dei miei peccati e che vuoi essere in comunione con me per quel
bene che - con l'aiuto e la preghiera di tutti - avrò fatto. Così la mia vita
battezzata per opera del sacerdote all'inizio, sarà consegnata alla fine,
ancora bagnata dalla stessa acqua per opera di tutta la comunità, alla
misericordia del Padre, al giudizio del Figlio, alla santificazione dello
Spirito Santo!
"Soffri
anche tu insieme con me per il Vangelo ... " (2Tm 1,8).
Il
comando di battezzare i popoli, di "immergerli" cioè nella vita di
Dio Padre, Figlio, Spirito Santo è dato a tutta la Chiesa. E se il gesto del
Battesimo viene celebrato da me prete, ciò non vuol dire che tu non sia
ugualmente obbligato a proclamare il Vangelo con la tua vita, a rendere visibile
l'obbedienza alla Parola di Dio, a contribuire alla trasformazione del mondo
secondo i progetti e la Volontà di Dio, ad immergere tutta la realtà
nell'amore di Dio.
"Soffri
anche tu insieme con me per il Vangelo... ". Non accontentarti del
contributo dei tuoi dieci euro che metti nella cassetta delle elemosine alle
giornate missionarie: nemmeno t'accorgi che mancano dal tuo portafoglio. Gesù
si attende e si merita qualcosa di più dalle persone che ha salvato e redento e
santificato!
«Non
vergognarti della testimonianza da rendere al Signore nostro.... ma soffri anche
tu insieme con me per il Vangelo aiutato dalla forza di Dio!». (2 Tim 1, 8)