SITIO

di  Don Giuseppe Tomaselli 

I MEDITAZIONE: Dammi da bere!  

O Sacerdote, contemplami crocifisso! Troppo sei abituato a vedere il tuo Dio in Croce e non ne fai più tanto caso. Eppure, quanti buoni sentimenti potreb­be suggerirti la vista di me sofferente! Richiama alla mente le ore della mia agonia, ore di Sangue e di Redenzione!... Ero inchiodato alla Croce come un mal­fattore, io, l'Innocenza! Il corpo piagato era in preda a co­centissima febbre. Un sorso d'acqua avreb­be recato un po' di ristoro e lo chiesi: «Sitio! »... Le pie donne udirono il grido e avreb­bero voluto accorrere; ma non era loro permesso. La Vergine Madre non parlò nè si mosse; il suo sguardo supplichevole fu preso in considerazione dalle guardie. Un po' di aceto misto a fiele fu accostato alle mie labbra. Il Creatore domanda un sorso di ac­qua alle sue creature, per le quali da' la vita... e gli viene negato! Il mio « Sitio », quantunque un'esi­genza della natura, è un grido simbo­lico... Non è l'acqua che cerco!... Ho sete di anime, ho sete d'amore!... Sacerdote del mio Cuore, oggi rivol­go a te il grido spasimante del Golgota!... Quando, presso il pozzo di Sichem, dissi alla Samaritana: « Donna, dammi da bere! », le mie parole non furono ap­prezzate e dovetti esclamare: « Oh, se conoscessi il dono di Dio e chi è Colui che ti chiede da bere...! ». Ma tu, mio Ministro, sei e devi esse­re in grado di comprendere tutta la forza della mia richiesta! Sai che io sono il grande Assetato d'amore, il Mendicante d'amore... Un Dio che mendica... Ma cosa manca a me? Non sono io la felicità? Eppure, l'amore che mi arde, mi spinge fino alla follia! E non è stata questa follia d'amore che mi ha fatto assumere l'umana carne, versare tutto il Sangue e restare Prigio­niero nei Tabernacoli? Sono amore e cerco amore! Oggi ani­ma è in dovere di amarmi. Ne ho fatto a tutti un comandamento, anzi il mas­simo dei comandamenti: « Amami con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze ». Tu stesso ricordi ai fedeli questo precetto e fai bene. Ma... come lo pratichi tu? Se tutti hanno il dovere di rispondere al mio appello, tu ne hai più ragione! Ti ho scelto fra milioni di uomini! Non sei stato tu a scegliere me; ma io ho scelto te! Devi essere grato ed amarmi più degli altri! Lo chiesi a Pietro: « Mi ami tu più di costoro? » Lo chiedo anche a te: Mi ami tu più dei fedeli, delle anime che ti ho affi­dato? Puoi rispondermi con sincerità: Sì, o Gesù, tu sai che io ti amo!...? Dal Sacerdote esigo l'amore puro, disinteressato, eccellente; il negarmelo sa­rebbe un furto. Io devo regnare nel tuo cuore, io solo! Sono il Dio geloso e non posso permette­re che il tuo amore abbia delle riserve. Se nel cuore albergano altri affetti, il tuo Dio vi sta a disagio. Vuotalo di tutto ed io lo riempirò; più grande sarà il vuoto, più abbondante vi si riverserà la grazia. Sia tuo il detto del Sales: Se nel mio cuore ci fosse una sola fibra che non battesse per il Signore, la strapperei e la getterei lontano! La mattina sei solito dirmi: « Vi adoro, mio Dio, e vi amo con tutto il cuore!... » Fa' attenzione! Se in te re­gnasse altro affetto che non fosse per me, non diresti una bugia? Tronca dunque gli affetti disordinati! Non vedi che fanno sanguinare il tuo cuore? Solo io porto la pace, la vera pace che non può dare il mondo! Fammi regnare nella tua mente! Pen­sami spesso; godo a sapermi pensato. La persona amata non si può non ricordare con frequenza... Ho nel mondo delle ani­me amanti, che non lasciano trascorrere un solo quarto d'ora senza sollevare la mente ed il cuore a me. E tu perchè non fai altrettanto? Ne hai forse meno bi­sogno?... Credi di perdere tempo stando unito a me?... I Sacerdoti che più mi pen­sano, sono i più benedetti da me e quindi i più apostolici. Il tuo primo pensiero, appena sve­gliato, sia diretto a me. Le primizie mi sono gradite. Sin dal mattino fa' la con­venzione: « Ogni palpito del cuore sia un atto di amore! » Credimi; io riceverò questi palpiti come tali ed il mio Cuore sarà tocco, avendo in questa convenzione un segno di fiducia ed una confessione d'impotenza, un atto d'umiltà ed un se­gno di fervore. Questa convenzione rin­novala lungo il giorno. Domanda alla Santa Vergine di fare ciò spesso in tuo nome. È questo un mezzo efficacissimo e tanto dolce e facile di vita interiore.

Pratica: Lungo il giorno alzare spesso la mente a Dio. 

II MEDITAZIONE: Io sono la perla dell'amore! 

Ministro dell'Altare, mio corredento­re, ricorda che sei Sacerdote per me, cioè per la mia causa, che è quella del Padre. Se io ti chiedo da bere, è perchè voglio che il tuo cuore diventi una fonte zam­pillante di acqua di vita eterna. Se ti chie­do, vuol dire che voglio darti. Ti do­mando l'amore, perchè io possa arric­chirti del mio amore. Più sarai ricco, più potrai dare alle anime; e siccome queste sono assetate ed aspettano da te il ristoro, essendo tu un vero canale, devi ascoltare e mettere in pratica gli amorosi suggeri­menti. Domandami il puro amore; prega mol­to! Domanda e riceverai. Come posso non esaudire la tua preghiera, se tu chiedi ciò che è utile, anzi necessario a te ad alle anime? Ti ho detto: Pensami spesso! Il ri­volgere a me la mente, è preghiera. Ad ogni atto di umile orazione, segue un au­mento di amore. Amore chiama amore. A che deve pensare un figlio, se non agli interessi del padre? Ed un vero Sa­cerdote cosa deve avere in mente, se non i miei interessi e ciò che maggiormente può piacermi? L'amore che ti chiedo, si manifesti anche con parole. Chi ama, parla spesso e volentieri della persona amata e gode a sentirne parlare, poichè la bocca parla dell'abbondanza del cuore. Parla del tuo Gesù alle anime! Di' loro che io sono il Padre buono e tutto mi­sericordia! Non contentarti di parlare di me soltanto nella predica! Quanti Sacerdoti non parlano o non sanno parlare di me! Ne è causa il loro poco amore. I loro discorsi sono rivolti all'orgoglio, al misero guadagno, a certe inezie. Esamina la coscienza! Parli con amore di me? Chi ti ascolta, può dire: Costui ama davvero Gesù!...? La bocca parla della pienezza del cuo­re; ma è il tuo cuore che deve traboccare d'amore! Come non senti una grande fiam­ma per il tuo Gesù? Si compatisce la gente del mondo; ma tu, che sei maestro in Israe­le, sai chi sono io e quanto meriti di es­sere amato! Io sono la perla dell'amore! Chi più buono, più ricco, più bello di me? Che cosa sono le creature tutte al mio co­spetto?... Tu sai questo, ne sei convinto, lo insegni ad altri, ma in realtà non senti verso di me il fuoco divoratore dell'amore! Dammi da bere!... Soltanto i tuoi atti di amore possono dissetarmi! Dimmi, ri­petimi con slancio: Gesù, ti amo! Vor­rei amarti per quelli che non ti amano! Che gioia mi apporta l'atto di amore! I Beati in Cielo mi amano ininterrottamen­te; ma il loro amore non è libero. Quando invece parte dal tuo cuore un dardo amoroso, essendo un atto libero, e quindi meritorio, subito il mio cuore resta intenerito e ricambia. Questa corrente fi­liale dovrebbe essere senza tregua; ciò desidero da ogni consacrato. Abituati ad emettere spesso atti di amore e ricordalo alle anime. Serviti di qualche richiamo, per ren­derti più facile questa pratica. Gli amanti del mondo tengono sotto lo sguardo l'immagine della persona ama­ta; godono a mirarla e così alimentano l'affetto. Io sono il tuo grande Amante. Tieni sotto gli occhi la mia immagine, in sembiante di Crocifisso. Ogni qualvolta lo sguardo si posa sul Maestro in croce, fermati un istante, emetti un atto di amore, imprimi un caldo bacio, che sia l'espressione di ciò che senti per me! Un atto di amore che parta da un cuore puro, è per me più che un bicchiere di acqua per il viandante assetato Il tuo cuore è piccolo; ma neanche il mare potrebbe riempirlo. È stato creato per me; io solo posso saziarlo. Domanda ai gaudenti del mon­do se sono felici! Nessuno lo è! Chiedilo invece ai miei amanti, anche quando sono sotto la croce! Ti risponderanno col sor­riso: Chi più felice di colui che ama il Sommo Bene? Desidero che pure tu giunga a questo grado di amore. Se tanti, anche tra i se­colari, ci riescono, perchè non puoi riu­scirci tu? Se potessi comprendere quale amo­re io porti ai miei Sacerdoti!... Taluni però rispondono con freddezza inaudita!... Il grido del mio Sitio non li commuove Ma quali sono i frutti di questi infe­lici? Quale apostolato compiono? Il mondo ha bisogno di Sacerdoti fer­vorosi, innamorati di me!

Pratica: Guardando il Crocifisso, emettere un atto di amore.  

III MEDITAZIONE: Delicatezze d'amore. 

Figlio mio, t'invito a riflettere sopra un fatto, di cui sei stato testimone non po­che volte. Tu ricevi le confidenze altrui e per­doni i peccati nel mio nome. Ti sei im­battuto in anime delicate, piene di pre­mure per me. Hai scrutato la loro coscien­za e non hai trovato neppure venialità. Non portano al Sacramento della mia mi­sericordia che qualche imperfezione, spes­so involontaria. Allorchè tu tratti con tali anime, non senti un rimprovero? O Sacerdote, come puoi restare indifferente al pensiero che persone secolari siano così delicate con me, mentre tu, Ministro del mio Altare, pa­store e guida, hai la coscienza come un campo incolto? In simili casi, umiliati al mio cospetto, chiedimi perdono e rinnova la protesta di amore: O Gesù, godo che gli altri ti amino; ma non vorrò essere secondo a nessuno; il primo posto del tuo amore è riservato a me Sacerdote! Questo esigo che dica ogni consacrato! Ti chiedo ancora: Come avviene che si trovi tanto amore e perfezione in certi se­colari, anzichè in certi Sacerdoti?... E' il mistero della grazia, che agisce nei cuori in rapporto alla corrispondenza. Più si è delicati con me, più abbondante è la grazia; più generosità trovo, più generoso mi dimostro. Quanti libri hai letto, a quanti proble­mi ti sei applicato; ma non hai approfon­dito abbastanza il problema della delica­tezza spirituale! Ascoltami! La delicatezza è l'espressione più spi­rituale del cuore e deve essere il sigillo di­stintivo delle anime consacrate. Essa non è una virtù speciale, ma un profumo d'inti­mità, un fiore di tenerezza che accompa­gna gli atti di tutte le virtù ed ha il dono di rapire il mio Cuore in modo tutto speciale. La delicatezza non può soffrire la minima dissonanza fra il mio Cuore e il tuo cuore sacerdotale. Le piccole delicatezze, tanto nel lin­guaggio divino che nell'umano, si chia­mano « piccole attenzioni » e suppongo­no una grande attenzione, unica, assor­bente, permanente, centro di tutte le at­tività dell'anima. La delicatezza di cui parlo, può ri­dursi praticamente a questo: evitare le più piccole infedeltà e procurarmi pic­cole e continue gioie con l'offerta amo­rosa di buoni atti. Tale delicatezza è do­verosa in ogni anima, particolarmente nella tua. Se sapessi com'è delicata la mia attenzione a tuo riguardo! Come ti se­guo, come tocco con delicatezza la tua mente ed il tuo cuore! Ma se sapessi an­che come ferisce il mio Cuore ogni tua minima indelicatezza! Non sarai mai « tutto Sacerdote », se non sarai « tutto delicatezza ». Con tutta la buona volontà, data la tua miseria, potrà darsi che cada in qual­che infedeltà... in un atto di orgoglio... in un'impazienza... in una mancanza di Carità... Così facendo, ferisci il mio amore ed anche il mio onore; devi allora sentire il bisogno urgente di rivendicare il mio onore, di ripararlo al più presto e nel mi­glior modo. Devi essere addolorato di avermi addolorato e devi stare a disagio finchè non ti sia rimesso in armonia col mio amore. Ecco come fare! Dapprima, con un sincero e profon­do dolore, compènetrati di umiltà, di rim­pianto e di fiducia nella mia misericordia. Dopo, devi darmi una restituzione dop­pia e, se fosse possibile, centupla della gloria che mi ha rapito il tuo egoismo. Hai perduto la pazienza? Ripara almeno con due atti di dolcezza... Hai accon­sentito ad un sentimento di orgoglio? Compi due atti di umiltà... Hai peccato di gola? Ripara con due mortificazioni di gola... Questa pratica è consolante e glo­riosa al mio Cuore. Tu suggeriscila alle anime! Ora comprendi il motivo della ele­vatezza di certe anime! I cuori delicati, se commettono qual­che infedeltà, si affliggono, si umiliano e riparano... Tu forse cadi, non in una piccola infedeltà ma in tante; dopo non te ne dai pensiero, perchè non sono gravi pec­cati e vai avanti alla grossa. Non essen­do tu delicato con me, disprezzando co­me scrupolosità e piccineria ciò che real­mente è infedeltà, puoi pretendere le fi­nezze del mio amore? Le anime delicate, che tu guidi, sono come quegli uccellini, dalle piccole ali, che sanno librarsi mol­to in alto. Se il Sacerdote non è delica­to, malgrado la sua scienza teologica ed il Carattere, è paragonabile alla gallina che, pur avendo grandi ali, non è capace di elevarsi un palmo da terra. Ti voglio dunque delicato. Non sco­raggiarti se ti vedi così imperfetto. Bi­sogna cominciare; ogni principio è for­te; ma la mia grazia ti sosterrà.

Pratica: Cadendo in qualche infedel­tà, riparare con due atti di virtù corri­spondente.  

IV MEDITAZIONE: Non voglio scrupoli! 

Siate perfetti, come è perfetto il Pa­dre vostro che è nei Cieli. A tutti ho rivolto quest'invito ed ora lo rivolgo propriamente a te, mio Sacerdote. Non solo non meriteresti il nome di mio Mi­nistro, ma neppure quello di semplice mio seguace, se non tendessi seriamente alla perfezione. Avendoti scelto per correden­tore, non lo potrai essere che in quella misura nella quale tenderai alla perfe­zione. Amore e perfezione hanno lo stes­so sbocco. Tendere all'amore puro, significa to­gliere prima gli ostacoli che ad esso si frappongono e poi vivere nella più gran­de delicatezza. Il primo ostacolo è il grave peccato, che è la negazione dell'amore. Un Sacerdote che commetta il pec­cato mortale!... Ma potrebbe concepirsi?... Un prediletto che mi tradisca!.. Eppure, come Satana entrò nel cuore d'Iscariote, così può penetrare in certi Consacrati!... La corruzione dell'ottimo è pessima. La caduta di un Sacerdote segna una larga ferita nel mio Cuore ed un grande trion­fo di Satana. Giuda mi tradì per trenta denari; qualche Consacrato mi tradisce per un momentaneo piacere! Quale dolo­re mi procurò la vista di Giuda nel Cenacolo e quale pena mi reca la vista di qual­che Sacerdote nel Tempio! Anima prediletta, medita un poco come può aver principio una grave ro­vina morale! Non è sempre una grave colpa quella che apre la via ai peggiori disordini. Il punto di partenza verso le cadute più gravi è spesso una piccola cosa: un piccolo godimento, un momen­to di debolezza, un'accondiscendenza, forse lecita ma poco mortificata, un di­vertimento, legittimo in sè ma poco con­veniente... E mentre tutto  ciò ingrandisce e si moltiplica, l'anima a poco a poco si accieca, la grazia ha sempre meno effica­cia, la passione si fortifica e finisce con trionfare. Oh, com'è triste per il Cuore di un Dio che ama infinitamente, vedere un Consacrato avviarsi insensibilmente all'abisso!... Hai letto il Vangelo: Chi disprezza le piccole cose, a poco a poco cadrà nelle grandi. Vuoi evitare le gravi colpe? Sii vigilante ad evitare le piccole infedeltà. Chi è fedele nel poco, lo sarà nel molto. Dunque, rovina e tarlo dell'amore sono le piccole mancanze volontarie. I secolari, ottenebrati dalle cure tempo­rali, potrebbero dire, quantunque con insi­pienza: A me basta che non cada in pecca­to mortale! - Ma un Sacerdote che di­cesse questo, darebbe a divedere che non ha cura dell'anima sua e che non conosce lo spirito del Vangelo, di cui si fa banditore. Certi Consacrati mi dicono in prati­ca: « Non voglio scrupoli! Finchè non c’è grave colpa, non voglio darmi pen­siero!...» Domanderei a costoro: Vivendo così, siete tranquilli in coscienza? Meritate le grazie di predilezione?... Siete Sacerdoti secondo il mio Cuore?... Posso gloriarmi di voi?... Invece dovrei dirvi come ai Ve­scovi dell'Apocalisse: Allontanatevi da me, o tiepidi, e fate penitenza!... Conosco le vostre opere e so che non siete nè freddi nè caldi! Oh, foste freddi o caldi! Ma poichè siete tiepidi, comincerò a vo­mitarvi dalla mia bocca! Voi dite: « Sia­mo Sacerdoti, siamo doviziosi, non ci manca niente! » e non riflettete che siete meschini, miserabili, poveri, ciechi, nudi! Comprate da me l'oro affinato nel fuoco dell'amore, per arricchirvi e met­tervi delle vesti bianche, per tenere na­scosta la vergogna della vostra nudità, ed ungete gli occhi vostri col collirio della delicatezza, per vederci. Quelli che io amo, li riprendo e li castigo. Fate dun­que penitenza! Ecco io sto alla porta del vostro cuore e batto. Se ascolterete la mia voce e mi aprirete la porta, io entrerò. Ai vincitori concederò di sedere meco sul mio trono!.. Questo rimprovero potrebbe sembrare forte a qualche mio Sacerdote; ma non posso fare a meno di farlo. E' l'amore che mi spinge a scuotere i prediletti! Esamina, o Sacerdote, l'anima tua! Che non sia essa simile alla vigna dello stolto. Armati di santo coraggio e fa' guerra al­le piccole infedeltà! Non dire più: « Con un segno di Croce... con un sacramentale... tutto è cancellato! ». Se pensassi a ciò che avviene, appena un Consacrato commette un peccato ve­niale!... Si ferisce il mio Cuore, e questa ferita è più dolorosa di una grave colpa di un mondano, come lo sgarbo dell'ami­co ferisce più dell'insulto del nemico. Ci si priva di certe grazie, che sarei pronto a dare. Diminuisce la mia luce. Aumenta la debolezza e si resta più disposti ad al­le cadute. Si prepara una pena da scon­tare in Purgatorio... e non si dimentichi che il Purgatorio dei Consacrati è molto rigoroso! Davanti a tante perdite ricono­sca, il Sacerdote bisognoso, la necessità di mutar vita. Ne suggerisco il modo. Cadendo in una colpa veniale, non ci si passi su con facilità; si rientri in se stessi e si faccia subito un atto di umiltà e di amore. Quando un anima compie simili atti, mi sento attratto ad essa come il ferro alla calamita. Ad ogni infedeltà si dica con vera convinzione: « Gesù, mi umi­lio davanti a te! Riconosco la mia mise­ria! Aiutami! Mi pento di averti dispia­ciuto! Dimentica tutto! Vedrai che ti amerò di più! » Se ogni Sacerdote, anzi se ogni anima, facesse così ad ogni caduta veniale, quanta perfezione di amore troverei nel mondo!

Pratica: Evitare il peccato veniale; commettendone qualcuno, fare un atto di umiltà e di amore.  

V MEDITAZIONE: Pregate, per non cadere in tentazione! 

Io sono il grande Comprensore! Chi meglio di me conosce la debolezza umana? Non disconosco neppure la debolezza delle anime consacrate. Nel corso della tua vita, o Sacerdote, hai conosciuto degli ottimi Ministri del­l'Altare; ne hai ammirato la virtù e an­che ne hai avuto una santa invidia. Sei anche a conoscenza di quelli tiepidi, che purtroppo non sono pochi! Ascolta e medita quanto sto per dir­ti! Le anime consacrate s'intiepidiscono perchè si rilassano nell'esercizio della pre­ghiera, in qualità ed in quantità. Dimen­ticano l'insegnamento evangelico, che è di pregare, pregare con fede, con insisten­za, anzi con importunità, pregare senza interruzione... Alla debolezza umana deve darsi il contrappeso. Come si può resistere alle attrattive del male e compiere una mis­sione apostolica, senza l'appoggio della mia grazia? La grazia però è frutto di pre­ghiera! Chi prega, non è più solo; ha con sè l'Onnipotente. Mettersi in preghiera, si­gnifica attingere alla sorgente divina. Più il Sacerdote è orante, più è aman­te, consolante ed apostolico. E la mia vita in terra non fu una continua elevazione del Cuore del Figlio a1 Padre? E non trascorrevo le notti in orazione? Ed ora non sono perpetuo Oran­te del Padre nello stato di Vittima Eu­caristica? E se il Sacerdote è un altro Cristo, non deve imitare me, anche nella pre­ghiera? Taluni pregano poco!... C'è nel mon­do chi prega più e meglio di certi Sacer­doti! E ciò non fa onore ai miei Mini­stri!.. La mia supplica è: Ogni Sacerdote sia un perpetuo orante, per sè e per gli altri. Se i dannati avessero pregato in terra molto e bene, non sarebbero nel fuoco eterno, perchè avrebbero avuto la forza di vivere od almeno di morire nel mio amore. Chi prega si salva; chi non prega, non occorre il demonio per trascinarlo all'inferno; ci va da se. L'orazione è necessaria a te, come l'acqua al pesce; fuori dell'acqua il pesce muore. Per orazione non intendo la preghiera orale soltanto; c'è l'orazione pregata e quella vissuta. Devi quindi stare unito a me, in un'amorosa intimità, tanto nelle pratiche di pietà, quanto nelle fatiche apostoliche. Per il momento intendo parlarti del­l'orazione pregata. Hai delle pratiche pie da compiere ogni giorno. Non tralasciar­ne alcuna; ogni omissione volontaria, è una perdita. La preghiera del mattino ti stia a cuore! Non rimandarla da ora ad ora, con il pericolo di dimenticarla. Nel com­pierla, raccogli le potenze dell'anima, per farmi l'offerta generale della giornata. Offrimi tutto, perchè tutto è dovuto al tuo Dio. Non chiudere mai l'orazione mattutina senza invocare la mia benedi­zione e quella della Vergine Santissima. Tale benedizione ti accompagnerà in ogni istante e, se porrai mente, ne avver­tirai gli effetti. Hai da recitare il Divino Ufficio. Entra nello spirito della mia Chiesa. Non sei Sacerdote per te, ma per gli altri; ed è per gli altri che hai anche il dovere di pregare. Il mondo vive dimentico di me! Tu con la recita del Divino Ufficio dai a me quanto altri mi nega. Se i Sacerdoti riflettessero a ciò, non prenderebbero come peso questo dovere e vi destinerebbero il tempo più propizio al raccoglimento. Quale gloria può darmi quel Consa­crato, recitando l'Ufficio sbadatamente, intermezzandolo con facezie, assiso quasi in conversazione con gli amici, in posi­zione poco devota!?... Non prega, nè per sè, nè per gli 'ltri. Quando tu ne hai la possibilità, vieni davanti al Tabernacolo; tienimi un po' di compagnia; in te vedrò tante anime che rappresenti. Lo spirito ha bisogno di continuo pa­scolo. La meditazione lo appresta in ab­bondanza. Il mondo va male, perchè non medita. I miei Sacerdoti non sono tutti secondo il mio Cuore, perchè taluni me­ditano poco o troppo superficialmente. Non trascurare dunque un po' di medi­tazione giornaliera; come trovi il tempo per nutrire il corpo, trovalo per l'anima. Purificati ogni settimana con il lava­cro del mio Sangue. Apprezza di più la grazia che ti concedo con l'assoluzione sacramentale. Una volta al mese disponiti a presen­tarti al mio tribunale. Lo dici agli altri: State preparati, per­ché la morte verrà come un ladro! - Ripetilo anche a te stesso. Non vedi quante scomparse improvvise si verifica­no attorno a te?... Se i Sacerdoti si di­sponessero a ben morire, almeno una vol­ta al mese, come sarebbero più fervorosi! Se hai orecchi da intendere, intendi!... Sta a te! Tu sei padrone della tua vo­lontà. Beato però colui che ascolta le mie parole e le mette in pratica!

Pratica: Esaminarsi per vedere se si compiono tutte le pratiche di pietà pre­scritte e come si compiono.  

VI MEDITAZIONE: Il mio giusto vive di fede! 

Ti ho costituito dispensatore dei miei tesori, eppure vivi nell'indigenza! Perchè non ravvivi la fede? Chiedilo spesso a me: « Accresci, o Gesù, in me la fe­de! ». Il mio giusto vive di fede. Certi Sacerdoti hanno la fede teorica e parlano con discreta competenza della mia dottrina. Però la loro vita non è pienamente conforme alle verità che cre­dono. Ma la fede senza le opere è morta. Vadano costoro ad imparare, che cosa significhi fede, da qualche vecchierella, che sta davanti al mio Tabernacolo!... Meno teoria e più pratica! Desidero risvegliare in te la fede eucaristica. Un Sacerdote che abbia questa fede, non può non essere Zelante e tende­re al puro amore. Chi sta a contatto col fuoco, non può non sentirne il calore; se non lo avverte, è segno che è morto. Ascolta, o Consacrato! In quell'ora tanto prossima alla redenzione del genere umano, il mio Cuore non poteva conte­nere l'ardore che lo divorava ed il mio amore infinito per gli uomini non potè risolversi a lasciarli orfani. Per provare loro quest'amore e per restare con essi fino alla consumazione dei secoli, volli diven­tare loro alimento, loro sostegno, loro cibo, loro tutto... Ah, quanto vorrei far conoscere ai Sacerdoti i sentimenti del mio Cuore e penetrarli dell'amore che m'infiammava per loro, proprio per loro, quando nel Cenacolo istituì il Sacramento dell'Eu­caristia!... A Cafarnao avevo promesso di dare in cibo il mio Corpo; nell'ultima Cena effet­tuai la promessa e proprio allora costituite Consacratore e mio Dispensatore. Pensai allora a tutti i Sacerdoti, ad uno ad uno, e pensai anche a te, che mi avresti richiamato sul Santo Altare le mille volte e mi avresti ricevuto nel tuo cuo­re!... Figlio mio, adora il Mistero dell'Eu­caristia, ammira e perditi in quest'abisso inscrutabile di onnipotente sapienza, di abbagliante amore!... Oh, se tu avessi la fede che io esigo da te, gusteresti quello che hanno saputo gustare i miei Santi alla vicinanza dell'Eucaristia! Se la tua fede fosse viva, appena mes­so piede nel Tempio, il primo pensiero lo rivolgeresti a me; invece, d'ordinario, ti accontenti di una formale genuflessione, più o meno devota, ma la tua mente è rivolta ad altro e il cuore non accelera i palpiti per me! Se apprezzassi di più il mistero euca­ristico, brameresti trattenerti più a lungo e con più frequenza davanti al Taberna­colo; tra le anime che ti ho affidate ne conosci già di quelle che sono innamorate di me! Se tu fossi divorato dal fuoco eucari­stico, accenderesti i fedeli di amore, li esorteresti con santa importunità alla Co­munione ed alla visita eucaristica! Un Dio, che stà prigioniero per amo­re!... Sto nel Tabernacolo, affinchè in tutte le ore tu possa venire a consolarti col più tenero dei cuori, col migliore dei padri e con l'Amico che non abbandona mai!... Sii sincero! Nelle pene, cerchi in me un consolatore ovvero nelle creature?... Se avessi fede, troveresti nell'Eucari­stia il sole che ti rianimerebbe! Quante grazie riceveresti!... Non dimenticare che l'Eucaristia è la vita, la forza dell'anima tua ed il rimedio a tutte le tue debo­lezze. E la Santa Messa!?... I Sacerdoti me­ditino spesso l'impareggiabile dono di Dio di poter consacrare!... Un Dio, onnipo­tente ed infinito, si abbassa ad ubbidire al suo Ministro!... Poche parole di un Sacerdote ed io scendo sull'Altare. Con quanta devozione dovresti cele­brare il Santo Sacrificio! Pensa che quello è il tempo in cui il Padre mio è più disposto ad elargire i suoi tesori. Se celebrassi come io desidero, quanta gloria daresti al Padre, quanto sollievo alle anime del Purgatorio, quan­ta benedizione attireresti sulle anime a te affidate e specialmente sulla tua!... Come desidero che si rinnovi spesso sull'Altare il Sacrificio del Calvario! È il mio ufficio di Redentore che brama ciò!... Ma quale tristezza provo, non infe­riore a quella del Getsemani, allorchè un sacerdote considera la celebrazione come un peso... un'azione fastidiosa e lunga!... Che meraviglia se poi la vita pratica è poco edificante?... Affrettare la celebrazione, per sbri­garsi! Non ragiona così quel povero Sa­cerdote, quando ha da intrattenersi in conversazioni inutili o pericolose, ovvero quando siede a tavola!... Non misura più i quarti d'ora e le stesse ore!... Avere il Datore di ogni bene tra le mani, potere arricchirsi e non ci bada! Persuaditi, figlio mio, che non basta stare a contatto con Dio materialmente! Io agisco in base alla fede. Ricordi l'emor­roissa? Tanti toccavano il mio corpo in quel passaggio, ma ottenne il miracolo soltanto quell'inferma, perché essa toccò la mia veste con fede. Quanti mi toccano sull'Altare e restano privi di grazie per la loro poca fede! Disponiti alla celebrazione! Emetti in antecedenza un profondo atto di umiltà; ravviva la fede e poi procedi all'Altare. Ma chi sarà degno di salire il Santo Monte di Dio? Colui che ha le mani in­nocenti ed ha il cuore puro! Porta a me ogni giorno il profumo della tua pu­rezza e vedrai come aumenterà la tua fede! Durante la celebrazione presentami i tuoi bisogni e quelli del prossimo; so io come sollevarli. Metti sull'Altare i tuoi peccati e quelli del popolo, specialmente quelli delle anime di cui ricevi le confi­denze; prega siano distrutti e ripara. Ri­chiama alla mente il fedele Mosè, quando sul monte pregava per il popolo. Come può un Sacerdote celebrare e non santificarsi? Se dopo il S. Sacrificio non sente di essere rinnovato e rinvigorito nello spirito e se riprende serenamente la sua vita di tiepidezza, dimostra che celebra senza fede.

Pratica: Celebrare con fede e con de­vozione.  

VII MEDITAZIONE: Sii buon economo! 

Dissi agli Apostoli: « Insegnate ad ogni creatura ciò che ho insegnato a voi! » Lo stesso ripeto a te: Poni mente a quanto ti suggerisco, affinchè tu possa praticarlo ed insegnarlo ad altri. Nel mondo si parla di economia. Chi vuole arricchire, fa di tutto per essere buon economo. I figli delle tenebre, nel loro genere, sono più prudenti dei figli della luce. Tu sei convinto, almeno in teoria, che i veri beni sono gli eterni. Perchè poi in pratica non sei premuroso di ar­ricchirtene, anzi li trascuri e li sprechi?.. Voglio insegnarti la vera economia! Le montagne sono formate di gra­nellini di sabbia ed il mare di gocce d'ac­qua. Così è della vera santità. Molti pic­coli atti di virtù, praticati con costanza, danno la possibilità di accumulare grandi tesori. Le occasioni di praticare atti Straor­dinari di virtù sono rare; i piccoli atti è facile farli, sia perchè con frequenza se ne presenta l'opportunità, sia per la loro stessa facilità ad essere compiuti. Quanto piacciono a me coloro che nel loro segreto sanno offrirmi le piccole pro­ve d'amore! Tu sai che io sono Padrone generoso e dò la ricompensa anche per un bicchie­re di acqua data al prossimo. Ad ogni opera buona, per piccola che sia; corri­sponde una grande ricompensa. Richiama ora alle mente ciò che hai appreso nel periodo dei tuoi sacri studi. Compiendo un'opera buona, purché fatta in mia grazia e con retta intenzione, si acquistano tre meriti: uno di gloria, cioè un aumento di splendore eterno; un altro soddisfattorio, con cui si scon­tano i peccati; e un terzo merito è l'im­petratorio, col quale si ha, per così dire, una moneta in mano, atta ad impetrare i favori celesti. Un buon pensiero... una giaculatoria... una parola di incoraggiamento... un con­sigli prudente... una tentazione respin­ta... una piccola rinunzia... oh! quali belle occasioni per tesoreggiare il Cielo!... Se in passato fossi stato più economo, quanta ricchezza avresti già acquistata! Ora vo­glio premunirti per l'avvenire. Mi preme arricchirti, perchè ti amo! Quanto avviene in te o intorno a te, di favorevole o di avverso, sono proprio io che lo voglio e lo permetto. Ho sempre di mira il tuo bene spirituale, anzi il tuo maggior bene. Impara a giudicare ed a guardare sempre con l'occhio della fede. Ricevi un'umiliazione? Accettala; frena il tuo amor propri... Intendo con essa fon­darti nell'umiltà, farti riparare in questa vita gli atti di orgoglio. Se dai libertà al­l'egoismo, rallenti il tuo amore per me, resti inquieto e perdi un tesoro eterno. Avverti in cuore del risentimento?... Approfitta per arricchirti! Prega per chi ti abbia offeso; ricambia col bene il male; fa' comprendere al prossimo che perdoni generosamente... Se agisci diversamente, non sai approfittare dell'occasione che ti presento. Come potrai giungere alla perfezione alla quale sei chiamato? Con lo spirito di sacrificio. Tanto sarà il profitto che farai nella virtù, quanta sarà la violenza che t 'imporrai. Lo insegni ad altri che il regno dei Cieli si acquista con la violenza e solo i violenti se ne impossessano. Se non sei alla vera altezza della tua missione, è dovuto alla mancanza di spi­rito di mortificazione. Perchè negli anni giovanili, prima del Sacerdozio, eri fervo­roso, pio, disposto a tutto per amor mio?... Allora coltivavi lo spirito di rinunzia. Se vuoi rialzarti, comincia con lena. Ripeti ogni giorno: Oggi comincio! Le mortificazioni che ti chiedo, d'ordinario sono piccole e non recano male alla sanità. Però non disprezzarle perchè piccole! L'atto che mi offri, unito ai miei me­riti, acquista un gran valore, che io so utilizzare per te e per le anime.  Le piccole mortificazioni rafforza alla volontà nel bene e rendono più disposti a maggiori atti di virtù; apportano pura gioia; attirano grazie; riparano i peccati; distaccano dal mondo e uniscono di più a Dio. Quante anime ho nel mondo, che di continuo mi offrono il profumo dei loro piccoli sacrifici!... Ed i miei Sacerdoti vor­rebbero restare indietro? Ecco alcune mortificazioni, di cui po­trai ingemmare la tua giornata: Non al­zarti da tavola senza esserti mortificato in qualche cosa, o nella qualità o nella quantità... Tratta con dolcezza chi è im­portuno... Sorridi quando il cuore è ama­reggiato... Supera un sentimento di sim­patia o di antipatia... Non accalorarti nelle discussioni vane e cedi facilmente quando non vi è errore o male... Frena uno sguar­do di curiosità... Astieniti da odorare un fiore... Leggi con un po' di ritardo una lettera desiderata... Bevi con ritardo e in minore quantità di quanto vorresti... Ri­nunzia a un rinfresco nei calori estivi... Accetta lezione di umiltà e di carità da chi non è affatto umile e caritatevole... Frena la lingua nei contrasti, control­lando ciò che hai da dire... Il buon economo può compiere ogni giorno una grande quantità di tali rinun­zie, che dissetano la mia brama di soffe­renza. Ti esorto ad offrirmi quotidiana­mente cinque piccole mortificazioni, con l'intento di onorare le mie cinque Piaghe. Come gradisco tale ossequio!... Insegna ciò alle anime.

Pratica: Trascrivere il suddetto elen­co di mortificazioni e tenerlo presente. 

VIII MEDITAZIONE: Il bollo spirituale. 

Amarmi non è difficile e duro, ma soave e leggero. Non occorre alcunchè di straor­dinario per giungere ad un alto grado di amore: purità d'intenzione nelle azioni piccole e grandi, unione intima al mio Cuore... e l'amore farà il resto. Ti ho raccomandato di essere buon economo. Voglio che tu comprenda que­sto: non è l'azione in sè che abbia valore, ma l'intenzione con cui è fatta. Io guardo solo l'intenzione. Quando spazzavo e lavoravo nell'of­ficina di Nazareth, davo tanta gloria al Padre mio, quanta gliene davo allorchè predicavo nella vita pubblica. Tu leggi nel Vangelo: « Se il tuo oc­chio sarà puro, tutto il tuo corpo sarà nella luce ». Se la tua intenzione sarà retta, ciò che farai mi sarà gradito e ne riceverai a suo tempo la ricompensa. I Farisei e gli Scribi pregavano; digiu­navano con austerità; davano abbondanti elemosine; eppure dovetti lamentarmi di loro e premunire i miei discepoli: « Se la vostra giustizia non sarà più abbondante di quella degli Scribi e dei Farisei, non entrerete nel regno dei Cieli... In verità vi dico che costoro hanno ricevuto la loro mercede ». Il demonio compie un finissimo lavorio contro le anime. Tenta al peccato grave; se non riesce, si contenta del veniale; se non ottiene ciò, briga per far omettere un bene; se non può impedirlo, fa di tutto per rapirne il merito, infiltrandosi con fal­se intenzioni. E' un ladro ed è necessario vigilare per non farsi derubare. Molti Sacerdoti lavorano indefessamen­te e si prefiggono di piacere solo a me. Quanta gloria mi danno e quale ricom­pensa è loro preparata! Altri invece la­vorano, si sottopongono a gravi sacrifici, abbreviano anche la vita. Ma qual è il loro movente? Mostrare la propria capacità, soddisfare l'orgoglio, eccellere sugli altri, riscuotere una lode umana... Oh, miseri! Non comprendono che perdono il merito del bene che fanno! Sono simili all'operaio che suda per guadagnare qualche talento e poi se lo fa derubare dal primo viandante, senza opporre resistenza! Quando costoro si presenteranno al mio tribunale, avranno le mani vuote e dovrò dire: Avete lavorato tutta la notte della vita mortale e non avete preso nulla! Tutto il bene è stato messo nel sacco forato! Se dal vostro operare è venuto del vantaggio alle anime, il merito non è vostro, ma mio, perchè io so scrivere diritto anche coi vostri caratteri storti. O Sacerdote, per non trovarti a mani vuote nell'ora della morte, intensifica il tuo lavorio sulla retta intenzione. Questo punto è capitale. Certe anime si obbligano con voto ad agire sempre rettamente; non esigo tanto da te, ma almeno comprendine l'importanza. La retta intenzione è il bollo che tu imprimi sull'azione che compi. Più que­sto bollo sarà prezioso, più di valore sarà l'opera. Con la rettitudine potrai rendere me­ritorie anche le azioni indifferenti. Il mio Apostolo Paolo lo ha suggerito: « Sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualunque altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio». Se si rende meritorio ciò che di per sè è indifferente, quale merito non si ac­quista compiendo un'opera buona? I Sacerdoti insegnino alle anime la ma­niera pratica della retta intenzione. Sono pochi quei Predicatori e Direttori di spi­rito che istruiscono a questo riguardo! Pratica per primo tu ciò che hai da insegnare. Nelle orazioni del mattino metti un suggello su tutta la giornata: « Vi ado­ro, mio Dio... Vi offro le azioni della gior­nata. Fate che siano tutte secondo la vostra santa volontà e per la maggior gloria vostra... » Dicendo ciò, rifletti sul significato. Non basta far questo al mattino; rin­nova l'intenzione al principio d'ogni azio­ne importante. Recita con attenzione la piccola preghiera di uso « Actiones nostras quaesumus, Domine... ». Come viene spesso sprecata o bistrat­tata una preghiera tanto meritoria! Siccome l'amor proprio suole intro­mettersi facilmente ed il demonio ne ap­profitta, se nel corso dell'azione ti accorgi che incominci a deviare, intervieni subito con un atto di volontà e protesta di voler fare tutto per me. Vedo ed osservo tutto! Ho delle anime che si studiano intensa­mente di piacermi e per non rubare nulla al mio amore, si servono di qualche mez­zo esterno, che sia come di richiamo. Tengono scritto su qualche targhetta: « Quello che non si fa per Gesù, è perduto per sempre! » Come sarei contento, se molti faces­sero così! Molto gioisce il contadino a vedere sull'aia il cumulo di frumento, frutto di sudore; così ed immensamente di più gioi­rai tu, o Sacerdote, quando nell'altra vita vedrai il cumulo di meriti acquistati con la retta intenzione.

Pratica: Scrivere su qualche imma­ginetta-segnale o su qualche targhetta: «Quello che non si la per Gesù, è perduto per sempre» 

IX MEDITAZIONE: Il mio Ministro sia Angelo! 

 Beati i puri di cuore, perchè essi ve­dranno Dio!... Infelici gl'impuri, perchè essi non vedranno Dio, nè in questa vita con la fede, nè nell'altra con la visione beatifica! Vorrei, o Sacerdote, condurti in ispi­rito nell’inferno, ove la mia giustizia puni­sce i reprobi. Vi vedresti anche dei Sacer­doti infedeli. Perchè sono piombati nel luogo dei tormenti? Per l’impurità!... D'ordinario si va all'inferno o per questo peccato o con questo peccato. Desidero ardentemente che ai Consa­crati sia risparmiata tanta sventura. Colti­vino dunque la purezza. I miei Ministri troveranno nella can­dida Ostia, che immolano sull'Altare, l'immagine perfetta del loro voto di purez­za. Sotto le specie del Pane e del Vino si nasconde la Divinità; così il Sacerdote, sotto le apparenze umane, deve nascon­dere una purezza simile a quella degli Angeli. O Sacerdoti, che formate la Corte del­l'Agnello Immacolato, sappiate che la glo­ria che mi rendete con la vostra virtù, sor­passa quella dei Cori degli Angeli, poichè quei beati Spiriti non hanno conosciuto le debolezze della natura umana. Voi vi im­parentate altresì con la Madre mia, la Re­gina delle Vergini e vi rendete simili a me, Creatore per quanto è possibile a creatura. Sacerdote significa Consacrato; Con­sacrato vuol dire purezza. Io sono il Giglio delle convalli e sono pure l'Agnello Im­macolato che mi pascolo tra i gigli. Ove ho diritto di trovare gigli, se non nei miei Sacerdoti? Me ne hanno fatto solenne­mente voto. Se non mi danno ciò che mi hanno promesso, sono servi infedeli e come tali meritano le tenebre esteriori, ov’è pian­to e stridor di denti. L'anima del Sacerdote deve essere un a­nima di cristallo, e come il cristallo deve essere tutta trasparenza e tutta risonanza per ricevere e riflettere i raggi della Divi­nità. Tu sei un Consacrato, che significa « riservato ». Tutto il tuo essere è riservato a me, anima e corpo. La minima riserva di sensualità è una profanazione e un furto. Ti ho dato un corpo, simile a quello da me preso dalla Vergine. Non credere che ci sia differenza tra il tuo corpo e il Calice della Messa! Il tuo corpo anzi è più sacro ancora; e come diverresti sacrilego profanando il vaso sacro, così profanando te stesso con la sensualità. Hai emesso un voto! Non è stato tuo merito scegliere il celibato, ma è stato il Padre mio a fartene dono. Devi gioirne e nello stesso tempo trepidarne. Come mi affligge quel Sacerdote che rimpiange il voto fatto! Quasi ne è pentito! Ma costui merita il nome di Sacerdote?... Quanti se­colari, senza essere Ministri dell'Altare, emettono spontaneamente il voto di pu­rezza! Con quale amore e generosità lo rinnovano! Non rimpiangere, dunque, il tuo voto; anzi rinnovalo ogni giorno, più volte al giorno, specialmente quando sei all'Altare. Sapessi che consolazione procuri al mio Cuore! Ogni qualvolta un Sacerdote rin­nova la sua offerta, si rafforzano sempre di più i vincoli d'intimità tra me e lui, e la mia grazia scende abbondante nel suo cuore come il giorno in cui si è consacrato a me. La purezza è un tesoro; si deve cu­stodire con la massima cura, lottando ener­gicamente contro i suoi nemici. Il primo nemico è il corpo, perchè porta le conseguenze della colpa origi­nale. Tienilo a freno e trattalo come un delinquente dentro la prigione. I sensi sono cani, affamati ed insaziabili; più dai, più ti chiedono, sino a prendere il domi­nio del tuo spirito. Se vuoi conservarti puro, custodisci gli occhi; essi sogliono essere le finestre attraverso cui entra l'impurità. Se una persona, un'immagine... ti colpisce e ti turba, non tornare e rimirarla, chiudi la porta al demonio, poichè lo sguardo cat­tivo turba la mente e ferisce il cuore. Come devono essere puri quegli occhi, che hanno la sorte di mirare la candida Ostia!... Come si può fissare l'Agnello Immacolato, Colui davanti al quale tre­mano gli Spiriti Celesti, sapendo di avere profanato lo sguardo?... Custodisci il tatto! Questo senso, il più grossolano, è anche il più pericoloso in fatto di purezza. Quale candore non dovrebbero avere quelle mani che ogni giorno sono a contatto con le mie Carni? Il Sacerdote che non sia innocente di ma­ni, dovrebbe tremare avvicinandosi all'Altare! Custodisci il cuore! Se esso non è te­nuto a freno, può trascinarti nell'abisso del male. Io conosco i pericoli in cui tu versi, dovendo trattare con le anime; non manco però di assisterti. Fa' la parte tua. Studiati di vedere nel prossimo non il corpo e le sue fattezze, ma l'anima, quell'anima tan­to preziosa, per cui ho versato il Sangue. Trattando con i peccatori, non insozzarti! Osserva il raggio solare: batte sul fango, ma resta limpido e luminoso. La purezza è frutto di preghiera e di penitenza; prega spesso, specie nei pericoli; allènati alla mortificazione. Ad estremi mali, estremi rimedi. Se non riesci a domi­nare il corpo con la semplice mortifica­zione, ricorri alla disciplina e al cilizio. Quanti, Consacrati e secolari, sono a­manti di forti penitenze! La loro purezza fiorisce così sempre più. Non credere che questi rimedi abbiano ad abbreviare i tuoi giorni! I Santi più austeri e molto peni­tenti sono vissuti più a lungo della gente molle. O Sacerdote, fa' penitenza, diversa­mente perirai!

Pratica: Scegliere un giorno, ad esempio il venerdì, in cui fare un pò di penitenza particolare.  

X MEDITAZIONE: Giuda!... 

Il Sacerdote puro è la mia consolazione. Il suo cuore è sereno, il suo apostolato è fecondo; anche se dotato di pochi talenti, mi porta molte anime; è stimato dai buoni e dai cattivi, poichè la purezza traspare ed affascina. Chi è privo di questa virtù, ancorchè eccella per alte doti, è larva di Sacerdote, o meglio, è un cadavere. Chi lo circonda, lo condanna inesorabilmente. Quest'infeli­ce si pente di essere Ministro di Dio e il demonio si serve di tale disposizione per spingerlo alla diserzione. Sorride, pare che goda, ma il verme del rimorso lo rode. Un Sacerdote che pecchi e non senta più rimorso, sarebbe sull'orlo dell'inferno. La sua fede è morta; non sente la speranza di rialzarsi; non è attratto dal mio amore... Oh, non fosse mai nato quest'uomo!... Dopo la cattura del Getsemani, fui trascinato alla casa di Caifa, dove fui ri­cevuto con beffe ed insulti e dove uno dei servi mi diede il primo schiaffo... Il primo schiaffo... comprendilo bene! Quanto dolore!... In quel primo schiaffo vidi il primo peccato mortale di tante anime ed in particolare la prima caduta di certi prediletti... e dopo la prima colpa... quante altre ancora... e quante anime tra­scinate con l'esempio alla stessa sventura!... Antecedentemente alla prima colpa, quel Consacrato rimane titubante; poi si decide al male e mi dà il primo schiaffo... Finito il bollore della passione, con il cuore amareggiato, in preda alla disillusio­ne, l'infelice cerca di distrarsi e riprende le sue occupazioni. Satana ha vinto; non lascerà più in pace la sua preda, anzi se ne vorrà servire per guadagnarne altre. E come entrò a poco a poco nel cuore di Giuda, sino a trascinarlo al tradimento ed alla disperazione, così tenterà di fare col misero Consacrato. Il nemico sa suscitare pessimi senti­menti: « Hai peccato!... Che cosa ti è ac­caduto di male?... Proprio nulla!... Quel tale che tu temi, sai che è buono e perdona facilmente!... Godi un po' la vita come gli altri; ne hai il diritto!... Avrai sempre tempo di pentirtene!... Basta un istante di pentimento e sarai salvo lo stesso!... » Il peccatore, dopo la triste esperienza, dovrebbe aprire gli occhi e conoscere l'in­sidia. Dovrebbe rispondere risolutamente: «Va' indietro, Satana; non tentarmi più!» Invece cade nell'insidia e, per sostenersi nel male, richiama alla mente le cadute di Davide... della Samaritana... di Maria di Magdala... e di altri... « Costoro peccarono ed ora sono in Paradiso! » Dopo il primo schiaffo, i soldati me ne diedero molti altri, senza pietà!

Dopo il primo, io feci sentire la mia voce; in seguito non più; lasciai fare. Così quel mio Ministro!... La prima colpa... e poi innumerevoli altre!... Faccio sentire la mia voce alla prima caduta... il forte rimorso; in seguito taccio... ed il misero crede che io non veda e non senta! Ho dato gli occhi agli altri ed io non vedo? Ho dato l'udito ed io non odo? Quanta insipienza! Così passano i mesi e purtrop­po gli anni! - Confessarmi? - dice tra sè - è inutile! Non ho la forza di resistere alla passione; i Sacramenti non mi giovereb­bero. E poi, umiliarmi sempre, sempre le stesse colpe! Intanto devo celebrare. Darei troppo all'occhio astenendomene. Pazien­za! Con gli altri peccati, anche questi sacrilegi! Ma Dio è Padre di misericordia! Spero mi dia la grazia finale!... Triste realtà! Impurità e sacrilegi!... O peccatore, caduto così in basso, ri­fletti bene! Ogni nuova colpa è una nuova catena con cui Satana ti avvince; è un nuovo peso che tu metti sulla bilancia della mia giustizia. Tu pensi alla mia bontà e fai bene, se questo giovasse a rialzarti. In tal caso, non temere. Sarei io il primo a ve­nirti incontro; ti stringerei al Cuore con i legami del mio amore! Non ti punirei, ma ti amerei con più tenerezza. Laverei le tue brutture nel Sangue delle mie ferite. La tua ritrovata bellezza sarebbe l'am­mirazione del Cielo. Ma se il pensiero della mia bontà ti spinge a perseverare nel male, richiama alla mente la mia terribile giu­stizia! Pensa al diluvio universale, a Sodoma e Gomorra, alla fine di tanti infelici di tua conoscenza e pensa alla fine di Giuda!... Era un Apostolo! Ma quale fu la conclusione della sua vita?... Pensa a quei Consacrati che attualmente stanno nei fuoco eterno! Oh, come sono pentiti! Ma non possono più rimediare. Speravano di riuscire a salvarsi nell'ultima ora; ma l'ul­tima grazia non fu loro concessa. Quale grazia può meritare sulla soglia dell'e­ternità colui che a mille e a mille le ha disprezzate in vita?... E come Giuda, a­prendo gli occhi dopo il tradimento, get­tò le monete gridando: « Ho tradito il Sangue del Giusto! », così pure urlano nell'inferno quei Consacrati infedeli: « Abbiamo tradito la nostra vocazione! Giuda per trenta denari... noi per un vile piacere! Ah, non fossimo mai nati! » Io amo tutti, anche i traviati. Il pen­siero di dover condannare al fuoco eterno un mio Ministro, mi spinge a rivolgere una supplica ardente: amore alla purezza; odio all'impurità!

Pratica: Pregare nella S. Messa e durante il giorno per i Consacrati infedeli.  

XI MEDITAZIONE: L'amore alla prova 

Il Paradiso è premio e si acquista con la prova. Tutta la vita, o Sacerdote, è una prova più o meno aspra. Vigila, perchè il tuo nemico, il diavolo, quale leone rug­gente in cerca di preda, ti sta sempre at­torno. Tutti sono tentati, ma specialmente i Sacerdoti, poichè il nemico molto si ripromette anche da una sola caduta del mio Ministro. La tentazione di per sè non è male, quando si subisce; io la permetto per dare un maggior premio agli eletti. E' male in­vece cercarla e il non ricorrere ai mezzi necessari a superarla. Tu conosci la tua debolezza; sai che la passione può piegare chiunque, come il fuoco può piegar l'acciaio. Mettendoti volontariamente nella tentazione, non potresti pretendere l'aiuto della mia grazia; resteresti solo e debole e cadresti nel male. Chi ama il pericolo, cadrà in esso. Non tentare il Signore Dio tuo con la pre­sunzione! Non dimenticare che il metterti volontariamente in una grave occasione, senza una vera necessità, costituisce già grave colpa. Fuggi l'occasione, fuggila subito e non dire mai: « Fin qui posso arrivare... questo è lecito... questa è una venialità... all'orlo del precipizio mi fermerò!... » Tali sug­gerimenti vengono da Satana. Anche quan­do stabilissi di fermarti davanti al preci­pizio, difficilmente ci riusciresti; ingigan­tendosi la passione e diminuendo la grazia, al tuo nemico non resterebbe che dare un soffio e farti precipitare! Che cosa t'insegna l'esperienza? E per­chè non essere prudente come il serpente? Quella persona, quella visita, quel diver­timento... di già ti hanno ferito l'anima. Non imitare il cane che ritorna al vomito! Quando però la tentazione non è cer­cata nè voluta, io sono pronto a dare tutti gli aiuti, desiderando che il giusto non cada nell'iniquità. Se al sorgere di un as­salto impuro ti basta la distrazione, ricorri ad essa. Se non fosse sufficiente, ti con­siglio la pratica del forte silenzio, cioè del silenzio interno ed esterno: non ra­gionare in te stesso cercando dei motivi, perchè più ragionerai e più sentirai gli stimoli del male. Sta' calmo, come se ciò che avviene in te sia cosa che non è per te. Non mi offenderai, finchè la volontà resta decisa a non cedere. In qualche tentazione è necessario ri­correre alla disciplina; in qualche altra farebbe bene l'astinenza. In ogni caso è assai utile la preghiera. Nella lotta della carne contro lo spi­rito sei tu che devi combattere e dare la prova d'amore. Io non posso violentare la tua volontà, ma posso rafforzarla. Ap­pigliati al ricorso e avrai subito il soccorso. Mentre Satana sobilla le passioni e vorrebbe ottenebrare la tua mente, invoca l'aiuto del tuo Angelo. Questi ti darà l'appoggio, se l'invocherai con fede. Non commettere davanti a uno Spirito così nobile, il male che non faresti davanti a persone merite­voli di rispetto. E non ti ho dato una Madre teneris­sima? Pregala, supplicala! Sarà lieta di portare soccorso al figlio pericolante. A Lei raccomandati spesso, non solo nel pe­ricolo, ma sempre. Durante la notte io ti sono presente. Il demonio, bugiardo, ti suggerisce che nessuno ti vede. Non dargli ascolto! Non solo sono a te presente, ma sono dentro il tuo cuore. E non sono io, che al momento della lotta ti richiamo il pensiero della mia bontà e della mia giustizia? Grida dunque nel­l'intimo del tuo spirito, come gli Apostoli nella tempesta: « Salvami, o Signore, per­chè perisco! » Io sono Padre. Potrei re­stare indifferente al tuo grido? Non sono Io il buon Pastore? Resterei inoperoso al­l'avvicinarsi del lupo? Non sono io morto per te? Ti suggerisco ora un'invocazione con cui chiedere il mio aiuto. Ripeti, ma lentamente e con calma, pensando al significato delle parole: « Scenda, o Gesù, il tuo Sangue sopra di me per fortificarmi e sopra il demonio per abbatterlo! » Vedrai quanta efficacia ha questa pre­ghiera! Aumenterà in te la forza e il demo­nio resterà schiacciato; il nemico potrebbe resistere ancora, ma presto sarà costretto ad allontanarsi. Fa' nel pericolo l'esperien­za ed insegna alle anime questo segreto. Superata felicemente la prova, io gioi­sco, perchè come Redentore vedo il frutto del mio Sangue. Un premio eterno preparo al vincitore. Se non fossi soggetto alla tentazione, potresti meritare tanta gloria? Più si è ac­cetti a me e più si è soggetti alla tentazione. Non è questa la gloria dei miei santi? E Paolo, Vaso d'elezione, ne fu forse esente? Non sarà coronato se non colui che avrà legittimamente combattuto!

Pratica: Nelle tentazioni invocare il Sangue del Redentore.  

XII MEDITAZIONE: L'albero dove pende, cade. 

O Sacerdote, conosci i nemici della purezza: il corpo corrotto e Satana. Ma c'è anche il mondo. Guardati dalla sua attrattiva, poichè tutto in esso tende al­l'impurità. Non uniformarti allo spirito del secolo. Non pochi Sacerdoti credono che adat­tandosi a certe esigenze mondane, non fanno alcun male; pensano di portarmi più anime. E' un inganno. Il mio spirito non è questo. Io ho vinto il mondo! Vuoi custodire la purezza? Ri­cordati che sei nel mondo, ma che non sei del mondo. Più lo disprezzerai, effet­tivamente, e più il mondo ti stimerà. Ci si lascia vincere dalle attrattive terrene, perchè non si medita. E' neces­sario meditare spesso i novissimi. Come si può cedere ad un piacere illecito, come si può essere del mondo, pensando che la vita presente è un attimo fuggente e che si ha da comparire al mio tribunale? Ricorda i tuoi novissimi e non pec­cherai in eterno! Richiamali al momento della tentazione e attingerai forza! A motivo del ministero sacerdotale ti sei trovato non poche volte a contatto con la morte. Ma pensi seriamente che anche tu hai da morire? Sai che la tua vita potrebbe cessare da un momento all'altro. Io verrò a te quando meno te l'aspetterai; perciò non illuderti: « Ancora son gio­vane!... Io godo di buona salute! » Lo stesso dicevano altri che già sono nell'eternità. Beato te, se al momento della mia ve­nuta sarai trovato vigilante! Chiamo un Sacerdote mentre sta al confessionale, un altro nell'atto di predi­care, un terzo all'Altare... Ne chiamo altri durante il riposo, o mentre conversano o nell'atto di avviarsi a qualche visita. Ma tutti sono pronti a morire? Vado a reci­dere dei gigli o dei tizzoni d'inferno? Sta' preparato! Verrà il giorno in cui si dirà di te: E' morto il tale Sacerdote! Si suoneranno i tocchi funebri anche per te. Il tuo corpo allora sarà disteso sul letto, freddo cadavere. Non sarai più vagheggiato, ma guardato con ripugnanza. La tua abitazione, alla quale sei così at­taccato, dovrai lasciarla per sempre. Tutto lascerai, anche le persone e gli oggetti più cari. Il cimitero ti attende e dentro una cassa il tuo corpo andrà in dissoluzione. Hai visitato la tomba di altri Sacer­doti; così si verrà a visitare la tua. Che cosa resta delle gioie mondane, appena è sceso l'Angelo della morte? Dove vanno a finire le soddisfazioni dei sensi? Vale dunque la pena andar dietro alle lusinghe del piacere calpestando la più bella delle virtù? Non tutti i Consacrati sanno pensare alla morte: o la considerano con indiffe­renza, perchè hanno poca fede, o la pen­sano così lontana, sino a perderla di vista. Quando tu vai a letto, pensa che al più presto potresti esservi disteso cadavere. Se vuoi vivere da sapiente, la mattina non riprometterti la sera, nè la sera la mattina. Quando i latrati della passione sono forti, pensa subito: « Appena morto, che cosa mi gioverà l'aver ceduto alla passione? Va­le la pena offendere Dio e perdere il Cielo, per accontentare questo corpo di morte? E se la Divina Giustizia, da cui dipende la vita, troncasse la mia esistenza nell'atto in cui pecco, che cosa sarebbe di me? » Il pensiero della dipartita da questo mondo non deve portarti tristezza come ai secolari. Deve servirti di eccitamento a vivere santamente e ad accumulare tesori eterni. Tanti Sacerdoti si santificano perchè operano alla luce del faro della morte; taluni tengono anche il teschio sul tavolo da lavoro. La tua eternità dipenderà dall'ultimo giorno, anzi dall'ultima ora. Prega con perseveranza, affinchè la morte non ti col­ga sprovvisto. Beati i morti che muoiono nel Signore! La loro memoria sarà in benedizione. L'albero dove pende, cade. Chi vive male, ha da temere una mala morte.

Pratica: Se dovessi morire oggi, sarei ben preparato? Dire spesso: A mala mort, libera me, Domine!  

XIII MEDITAZIONE: Dammi conto! 

Il pensiero della morte è forse per te il più atto a scuoterti. Ma c'è qualche cosa di più importante. Nessuna medita­zione è più efficace di quella del giudizio: la creatura presentarsi al Creatore per ave­re assegnata l'eternità felice o infelice. Il servo buono e fedele non ha timore della venuta del suo padrone, anzi ne gioisce. Non è così del pigro ed infedele. In quante parabole ricordai al mondo il « Redde mihi rationem! » Ci si pensa poco e per questo si vive male. Tu sei destinato a morire. Ogni giorno è un passo verso la tomba e quindi un avvicinarsi della tua comparsa al mio tri­bunale. Sarai giudicato appena l'anima avrà lasciato il corpo e nel luogo ove morrai. Essere giudicati dove si muore!... E se quel Consacrato infedele morisse durante quella conversazione... in quella famiglia... o in quel luogo recondito, ove crede che nessuno possa controllare i suoi atti... che cosa ne sarebbe di lui?... Tu sarai giudicato da me! Oggi io sono il tuo Gesù, il Salvatore, l'amico tuo. Non credere però di trovare al giudizio il man­sueto Agnello, che va alla morte senza aprir bocca! Troverai il Leone di Giuda, che reclama i suoi diritti. Non vedrai allora in me il Bambinello di Betlem, ma il Re di tremenda maestà! Dopo la morte non ci sarà misericordia, ma giustizia! In un batter d'occhio la mia luce t 'invaderà e vedrai tutta la tua vita, nei minimi particolari. Oh, potessi tu vedere soltanto opere buone ed anime salvate! Con quanta gioia ti direi: Entra, servo buono e fedele, nel gaudio del tuo Signore! Poichè sei stato fedele nel poco, ti co­stituirò padrone sul molto! Ma ciò che l'uomo avrà seminato, que­sto raccoglierà! Il Sacerdote infedele tre­merà al mio cospetto e pregherà i monti che vengano a schiacciarlo. Lo giudicherò di tutto!... Dammi conto di quei pensieri, di quegli sguardi, di quegli affetti! Dam­mi conto di quelle conversazioni e di ogni parola oziosa! Mira le opere da te com­piute nel segreto! Perchè non davi buon esempio? Non ti avevo messo sul cande­labro affinchè la tua luce risplendesse al mondo? Invece di edificare, hai distrutto! Dammi stretto conto dei talenti ricevuti! A chi più è stato dato, più sarà doman­dato! Come dissi a Cafarnao ed a Betsaida, dico anche a te: Se in Tiro e Sidone si fossero compiuti i prodigi in te operati, avrebbero fatto penitenza in cenere e ci­licio!... Se io avessi concesso a tanti altri le grazie a te fatte, si sarebbero santificati! Tu, invece, hai risposto con ingratitudine! Va' ora a soffrire tanti inferni, quante anime hai fatto perdere!... Poco, ed assai vagamente, si riflette sul giudizio divino, come se si trattasse di affare dubbio. Io sono la verità; io ho parole di vita eterna; il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non verran­no mai meno! Medita ancora, o Sacerdote, la com­parsa che tu farai davanti a tutta l'u­manità! La mia Chiesa te lo ricorda con le parole delle Esequie: « Libera me... in die illa tremenda... Dies illa, dies irae, calamitatis et miseriae, dies magna et amara valde! » Quello sarà il mio giorno ed anche il giorno dei miei eletti. Si formeranno le due schiere. Tutto verrà alla luce, poichè niente vi è di nascosto che non sarà ma­nifestato. Giudicherò l'umana generazione, assi­so sul trono di gloria. Il mio sguardo sarà rivolto agli eletti ed in modo particolare ai Sacerdoti, che mi sono stati di aiuto nella salvezza delle anime. Mostrerò al mondo le loro opere buone, i sacrifici na­scosti, le persecuzioni sopportate. I loro corpi risplenderanno più degli astri! Sa­ranno ricompensati da un Dio munifico! Fisserò lo sguardo anche sui reprobi a veder tra loro dei Consacrati infe­deli, da me prediletti sulla terra, il mio sdegno sarà al colmo: « Andate, male­detti, nel fuoco eterno!... Via da me, operatori d'iniquità! Potevate nascondere sulla terra la vostra malvagità, ma io la rendo palese! Ora schernisco anch'io la vostra perdizione! » Com'è vergognosa nel mondo la com­parsa di un reo davanti al giudice! Molto più disonorante sarà per il Sa­cerdote dannato il trovarsi sotto lo sguar­do dei semplici fedeli già salvi. Diranno costoro: « Ecco il nostro Pastore! Ci ha indirizzati a Dio ed egli si è dannato! Sem­brava buono e non lo era! » Io sono Gesù, il Dio di amore. Oggi trattengo il braccio della mia giustizia, in attesa che tutti i miei Ministri siano un giorno nella schiera degli eletti. Che cosa aspettano i disertori per tornare a me? Perchè i pericolanti non si decidono a rom­pere quella cattiva occasione, che li tra­scina nel baratro? Se non tremano al pen­siero del giudizio, sono ciechi, sordi e paz­zi! Li aspetterò a penitenza ancora per un poco e se non si rimetteranno, cadran­no nelle mani della mia onnipotenza; ed è cosa orrenda cadere nelle mani del Dio vivente!

Pratica: Rendersi familiare questa giaculatoria: Nel giorno del giudizio, o Gesù, sii il mio Salvatore e non il mio Giudice severo!  

XIV MEDITAZIONE: Preinio e castigo 

Ecco, presto verrò e la mia mercede sarà meco: dare a ciascuno secondo le sue opere. O Sacerdote, non dimenticare che sei un operaio della mia vigna! Ti ho chia­mato, per mia bontà, nella prima ora e ti ho promesso la paga. Non mi sono celate le tue fatiche e di tutto sarai compensato. Alla fine della faticosa giornata avrai la mercede: io stesso sarò la tua ricompensa, e ricompensa molto grande. Io mi darò a te; i miei beni saranno tuoi e ne potrai usufruire in proporzione ai meriti acqui­stati. Sarà appagata la tua sete dì amore, perchè l'anima tua sarà inabissata nell'oceano dell'eterna carità. La tua intelli­genza, avida di conoscere, vedrà appieno la Verità. Sarà questa la vita eterna: co­noscere il Padre e conoscere me, Via, Ve­rità e Vita. Niente mancherà alla tua felicità: Do­po l'universale risurrezione, anche il tuo corpo verrà nel gaudio eterno e sarà sa­ziato da gioie che superano di gran lunga le misere soddisfazioni terrene. Oh, come benedirai allora i sacrifici! Più anime avrai salvate, più grande sarà il tuo gaudio. Perchè non pensi spesso alla felicità che ti attende? Nelle prove il ricordo del Paradiso ti sia sostegno. Francesco d'As­sisi esclamava: Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto! Guarda l'operaio sotto la sferza del sole! E' stanco, gronda sudore, eppure canta. E' sostenuto dal pensiero della paga, che a sera riceverà. Finchè sarai rivestito delle spoglie mor­tali, non potrai comprendere appieno qua­le tesoro sia la beata eternità. Se grande è il premio riservato a chi mi ama, grande è pure il castigo che attende i reprobi. Scendi, o Sacerdote, in quel baratro infernale, ove la Divina Giustizia esige l'eterna riparazione! E' stato offeso un Dio, che è infinito, e senza fine deve essere anche la riparazione. Contempla i dannati! Sono immersi nella disperazione. Il luogo dei tormenti, eterna dimora! Il pensiero che dovranno per sempre essere tormentati, senza ral­lentamenti, è così forte da fare invocare la seconda morte; ma invano. Sono giusto anche con i dannati; la pena è proporzionata alla gravità ed al numero delle colpe. C'è chi sconta un solo peccato e chi cento, soffrendo cen­tuplicatamente. Tutti i tormenti sono orribili, ma il più insopportabile è il verme roditore, che non muore: il rimorso. Il pensiero di aver oltraggiato un Dio di somma maestà, la brama divorante di amarlo ed esserne im­pediti, il doverlo odiare, il sapere quale felicità godano i Beati, la convinzione della nullità dei piaceri terreni, gl'insulti e gli schemi dei demoni, il fuoco inestingui­bile... tutto questo, elevato ad un alto grado di sensibilità, forma lo stato immu­tabile del dannato. Tutti disperati, ma in grado diverso! I più infelici sono i Consacrati. Il pen­siero che avrebbero potuto salvarsi facil­mente, l'abuso delle divine grazie, la co­scienza di aver rovinato altre anime... produce il colmo della disperazione. Non potendo darne ad altri la colpa, si avven­tano contro se stessi e sono costretti a dire: Sono qui perchè l'ho voluto io!... Miserabile che sono! Sapevo che sarebbe stato meglio andare in Paradiso con un occhio ed ho preferito venire all'inferno con due! Ah, quell'occasione!... Maledetta quella persona!... Se avessi evitato quel luogo!... Corpaccio traditore, per te mi son dannato! Il rimorso non giova più a nulla. Come cambierebbero condotta certi miei Consacrati, se scendessero spesso con la meditazione nelle profondità infernali! Ed è necessario far questo, per evitare il pericolo di cadervi dopo morte. Quando, o Sacerdote, il demonio ti assale, resisti con fortezza; pensa che agisce così, perchè ti vorrebbe con lui dannato. Considera la condotta dei Martiri! Per sfuggire al fuoco eterno hanno preferito essere dilaniati nel corpo. Richiama alla mente le aspre penitenze dei Santi! Che cosa sono le sofferenze di questa vita, pa­ragonate alle pene dell'inferno? Tu vorresti godere sulla terra e poi in Cielo. Non è possibile. Il ricco epulone dalle soddisfazioni ter­rene passò all'inferno... Guai a voi, che godete, calpestando la mia legge! La vostra gioia sarà cambiata in pianto!

Pratica: Se si ha qualche occasione pericolosa, troncarla subito, perché po­trebbe essere la catena atta a trascinare all'inferno.  

XV MEDITAZIONE: Dammi anime! 

Di un semplice fedele posso essere con­tento, se mi disseta col suo amore; da un Sacerdote esigo altro. Ti ho scelto perchè vada in cerca di anime, perchè produca frutto ed il tuo frutto rimanga. L'albero che non dà buoni frutti, si taglia e si getta nel fuoco. E non merita la stessa sorte il mio Ministro ino­peroso? A Pietro dissi: « Da oggi in poi sarai pescatore di uomini! » Dal momento della tua Ordinazione Sacerdotale sino all'ulti­ma ora della vita, il tuo pensiero domi­nante dovrebbe essere: anime al Cristo! Mirabile provvidenza! Potrei salvare il mondo da solo ed intanto voglio servirmi dell'uomo per salvare l'uomo. Rifletti, o Sacerdote, sulla tua grande dignità: co­operare con Dio alla salvezza delle anime! Continuare la mia missione sulla terra! Medita bene! Più sarai Sacerdote e più sarai apostolo e più diverrai Sacerdote. Un mio Ministro senza zelo, che non arda di amore per le anime, potrebbe re­stare tranquillo in coscienza? Imitando il servo pigro, non merita di essere trattato con rigore dal padrone? Le anime corrono alla perdizione. E' volontà del Padre che nessuna perisca Quanta messe c’è nel mondo! Ma gli ope­rai sono pochi. E se questi pochi non in­tensificano il lavoro, quale sarà la sorte di tante creature? Bisogna dunque darsi all'apostolato con zelo ed amore, accompagnandolo con la preghiera ed il sacrificio. Tutti i Sacer­doti comprendono tale dovere? Se è servo inutile colui che fa quello che il padrone gli comanda, come chiamare quel Sacer­dote che non fa ciò che è tenuto a fare. Io ti supplico, o diletto figlio, d'inten­sificare la vita apostolica e, nello stesso tempo, d'intensificare la tua vita interiore. Non c'è fecondità spirituale, e quindi apo­stolato, senza intimità con me. Senza di me non potrai far nulla. Io sono la vite e tu il tralcio. Procura di attingere in ab­bondanza da questo ceppo divino la linfa vitale, per trasmetterla alle anime. La prima condizione dell'apostolato è vivere nella mia grazia. Gli Apostoli fe­cero la pesca abbondante solo alla mia presenza; senza di me inutilmente si affa­ticarono tutta la notte. Il Sacerdote in mia disgrazia è come il tralcio staccato. Al Profeta Ezechiele così parlai: Figlio dell'uomo, a che serve il legno della vite? Si potrà forse prendere per fare dei lavori? Si potrà fare un ca­vicchio da appendervi qualche cosa? No! Si dà in preda alle fiamme. Ecco, le due estremità le ha consumate il fuoco e tutto è ridotto in cenere. Se prima non era buo­no ad alcun lavoro, quanto più se esso è divorato dal fuoco! Un Sacerdote in peccato mortale, di­vorato dal fuoco delle passioni, è buono a nulla. Bisogna lavorare per le anime ed an­che lasciar lavorare... abbattendo l'egoi­smo, tanto facile nelle opere dell'aposto­lato. Nella mia vigna ho degli ottimi operai; ascoltano la mia voce e si studiano di at­tuare tanti disegni a vantaggio dei fedeli. Le loro iniziative dovrebbero essere inco­raggiate e coadiuvate. Eppure, è doloroso il dirlo, a mettere ostacolo a tanto bene, spesso è proprio un altro operaio, un altro Consacrato! Questi, spinto dalla gelosia che altri faccia ciò che egli non può o non vuole fare, non resta passivo, almeno lasciando libertà di azione, ma effettiva­mente briga perchè il bene non si faccia. Davanti a tali miserie, il mio Cuore di Redentore sanguina! Se tu, Sacerdote, hai capacità di at­tuare opere di apostolato, non fermarti davanti alle difficoltà e prega che la mia giustizia non colpisca coloro che ti ostacolano, i quali forse non andranno in Pa­radiso e non permettono che altri ci vada! Se invece i tuoi talenti sono limitati, fa' quello che puoi per appoggiare le inizia­tive dei tuoi fratelli. Coopera con l'of­ferta dei tuoi sacrifici. Non dire mai: Questa iniziativa non è partita da me; quindi non me ne importa! - Sarebbe grande superbia. L'apostolo è attento ed oculato; vigila per non fare delle omissioni. Sfrutta le circostanze che io gli presento per essere utile alle anime. Ora istruisce un igno­rante, nel quale per caso si è imbattuto; più tardi esorta al pentimento un peccato­re e gli dà la mia grazia; in altro momento suggerisce un bene da compiere; è pronto e desideroso di esplicare il sacro ministero...  La sua giornata è piena; alla sera è stanco, ma il cuore è colmo di gioia, pensando di avere dissetato il suo Gesù. Ogni Sacerdote dovrebbe tutte le sere rivolgersi la domanda: Che cosa ho fatto oggi per le anime? Quali sono i miei frutti di apostolato? Un giorno di poco o nessun rendimen­to, è una grande responsabilità al mio co­spetto.

Pratica: Pregare affinché Iddio con­ceda molto zelo ai suoi Ministri.  

XXI MEDITAZIONE: Tesoro poco apprezzato 

Quel padrone andò nella sua campa­gna ed al vedere un fico carico di foglie, ma senza frutti, disse al colono: Taglia quest'albero! Perchè occupa inutilmente il terreno? Sono tre anni che vengo a cer­care frutti e non ne trovo! Il colono supplicò che aspettasse ancora un anno. Di questi alberi infruttuosi, ricoperti di sole foglie, ne riscontro tra i Consacrati. Non sanno apprezzare il dono del tempo. Lasciano passare gli anni più belli della giovinezza e della virilità in una quiete riprovevole. Non sono io il Datore del tempo? Ne dispongo a piacimento; guai però a chi lo disprezza! Un bene si stima allorchè si perde o mentre sta per sfuggire; il tempo si apprezzerà in fine di vita, quando non sarà più possibile averne un'ora. Per i mondani, interessati solo della ric­chezza, il tempo è denaro. Come sanno sfruttarlo! Per i Sacerdoti il tempo è ani­me. Meglio si utilizzano le ore, più anime si salvano. Sei uomo e comprendo che hai bisogno di riposo e di refezioni. Però non devi ec­cedere. Da' a Cesare quello che è di Cesare; senza andare oltre. Più di un terzo della giornata è per il tuo corpo; il resto hai il dovere d'impiegarlo nel sacro Ministero. Chi è Parroco, non dovrebbe dire mai: Oggi non ho lavoro. I bisogni delle peco­relle sono molti, per cui il pastore può aver modo di faticare sempre. Chi non ha cura diretta di anime, non può e non deve dire: Che cosa importa a me della vita pastorale? Mi basta che di tanto in tanto, presen­tandosi l'occasione, giovi a qualche anima! Io sono morto in Croce per i miei figli ed intanto certi operai, responsabili delle anime, dormono, poltriscono e si dànno agli svaghi! Si spreca il tempo in gite di piacere, ci si preoccupa della campagna o del commercio, s'impiegano le ore in letture frivole, si ammazza il tempo in inutili conversazioni!... E le anime aspet­tano!... E non ci sono ignoranti da istruire, ammalati da visitare, poveri da sollevare, casi di coscienza da sistemare? Come posso restare contento di quel Ministro, che alla sera fa il resoconto delle entrate o degli spassi e non sente rimorso di aver frodato le anime, sprecando la giornata? Può dirsi padre, colui che non impiega il tempo a vantaggio dei figli? Può dirsi Sacerdote, chi non lavora intensamente per il bene spirituale del prossimo? Tanti Sacerdoti sono molto occupati nell'apostolato; altri non sanno cosa fare. Ascolta, o mio Ministro! Come occupi il tempo? Sei ordinato nel lavoro? L'ordine aiuta a non far spreco di tempo. Se ti preoccupi del benessere materiale e metti in seconda linea lo spirituale, sei in errore. Abbi più fede e ricorda le mie parole: Cerca prima il regno di Dio e la sua giu­stizia e tutto il rèsto ti sarà dato in più! Più lavorerai per le anime, più sarai assi­stito dalla mia provvidenza. Medita la con­dotta degli Apostoli! Li mandavo in giro a diffondere la buona novella e non porta­vano borsa. Eppure, forse mancò loro qual­che cosa? L'operaio è degno della sua mer­cede. Ricorda la vita dei miei servi, dati all'apostolato, Vincenzo de' Paoli, Giovan­ni Bosco...! Cercavano anime e solo anime ed erano soccorsi da me anche miracolo­samente! Quando tu sarai giudicato, non dovrai darmi conto del denaro guadagnato, ma delle anime che avrai salvate. Quel viandante, dovendo percorrere lunga via, si è indugiato a rincorrere far­falle, dimentico del fine del viaggio. Ve­dendo calar la sera, si decide a non fer­marsi più, anzi affretta il passo. Fa' tu altrettanto! Scuoti la tua sonnolenza; la­scia le vane preoccupazioni! Troverai su­bito lavoro. Approfitta del tempo che ancora ti è concesso. Oh, se potessero i Beati aver una sola ora da utilizzare per l'acquisto di un mag­gior grado di gloria, come verrebbero vo­lentieri su questa terra! E se ai miseri dannati fosse concesso un solo istante, come sarebbero felici! Poter disporre di un tesoro e non ap­profittarne! Grande stoltezza! Figlio, custodisci il tempo e non spre­carne particella alcuna!

Pratica - Esaminarsi per vedere come s'impiega il tempo. 

XVII MEDITAZIONE Lucerna sul moggio. 

Sulla cattedra di Mosè si sono assisi gli Scribi ed i Farisei. Or voi fate quello che Vi dicono e non secondo le loro opere, per­chè dicono e non fanno! Così tu leggi nel Vangelo; così ora devo ripetere ai fedeli: Attenti a non seguire l'esempio dei Sacerdoti, perchè insegnano una cosa ed essi non la praticano! Pensa, figlio mio, che sei pescatore di anime! L'esempio è un àmo potente, è ca­lamita irresistibile, tanto nel bene quanto nel male. Chi deve dare buon esempio nel mondo, se non i miei Ministri? Non ho detto che essi sono la luce del mondo? Or, se la luce diventa tenebre, come potrà consigli...  vedersi? La lucerna si mette sul candelabro perchè illumini la casa. Tu sei sul cande­labro della mia Chiesa ed i fedeli hanno il diritto di vedere i tuoi buoni esempi. Non feci così durante la mia vita? Diedi agli Apostoli l'esempio delle più pre­dare virtù e dopo dissi: Vi ho dato l'esem­pio, affinchè facciate come io ho fatto! Lo stesso devi poter dire tu alle anime. Non illuderti nella vita pastorale! I fedeli ti osservano e ti studiano in tutti i parti­colari. Guai se scorgessero in te qualche macchia! Sono tanto indulgenti con se stessi, ma del mio Ministro sonò molto esi­genti, perchè vorrebbero scorgere in lui la perfezione. Controlla dunque tutti i tuoi atti! Nel tuo abito non appaia la vanità. La tua stessa capigliatura potrebbe fare cattiva impressione. I tuoi sguardi siano modesti. Il guar­dare con leggerezza, potrebbe essere inter­pretato male. Nelle conversazioni pensa che sei Sa­cerdote! Nel pronunciare giudizi, nel dare sii prudente come il serpente! La tua parola è considerata come quella del Vangelo. Da' buon esempio, col mostrarti pa­ziente e dolce. Impara da me ad essere mite. Oh, che spina al mio Cuore quel Sacer­dote iracondo, che dà in scatti d'impa­zienza, che usa modi aspri coi fedeli! Que­sto contegno allontana le anime da me. Più il mio Ministro è mansueto, più è sti­mata la mia dottrina. Vedi nel mondo con quanta delicatezza i negozianti trat­tano la clientela! Fanno così per non per­derla, anzi per accrescerla. Ed i miei Mi­nistri?... Quante anime non vanno più in Chiesa, quante non si accostano ai Sacra­menti... per la triste impressione ricevuta dall'agire aspro di qualche Sacerdote! Buon esempio nell'aiutare i bisognosi. Non negare mai la carità a chi te la chiede! Se non puoi dare molto, da' poco, ma con grazia. I fedeli ti osservano espressamente allorchè un povero ti si avvicina e vogliono vedere come ti comporti. Buon esempio a tutti, specialmente il Consacrato scandaloso, che fa da falso profeta e da lupo rapace? Conviene agire dunque con circospe­zione, non solo per evitare il male, ma an­che l'ombra del male, per non dare ai pusilli occasione di scandalo. Tu sei mio rappresentante; rappresentami bene e non deturpare la figura del tuo Maestro.

Pratica: Trattare con dolcezza tutti, per portare tutti a Cristo.  

XVIII MEDITAZIONE Guai a voi, cani muti! 

« Andate per il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura! » Gli Apostoli compresero tutta l'importanza del manda­to e si diedero alla predicazione con amore. Ogni Sacerdote deve essere un aposto­lo; se non predica, l'opera sua è mutilata. « Guai a voi, cani muti! », diceva il Pro­feta; così ripeto a taluni dei miei Ministri. Per portare anime alla salvezza non c’è mezzo superiore a quello della predica­zione. Ed io non ne diedi l'esempio durante la mia vita? Spezzavo il pane della divina parola dentro il Tempio, sulla montagna, lungo la via, in riva al mare... E' necessa­rio spargere molto seme nei cuori. Quanta zizzania seminano i cattivi e non si stancano! Ed i miei operai devono restare indifferenti? Contrappongano mol­to buon seme! Se non si semina, non si raccoglie. Le anime sono in pericolo, per­chè i Sacerdoti predicano poco e non ra­ramente male. Figlio mio, nelle tue mani sta la sorte di tante anime. Studia, approfondisci la mia dottrina! Se tu vivessi appieno la vita sacerdotale, ti riuscirebbe facile comunica­re agli altri i tuoi sentimenti. Preparati prima di predicare. Il frutto della divina parola è in rapporto alle tue disposizioni. Meglio ti preparerai, meglio riuscirai; più preghiera farai precedere, più intimamente ti terrai unito a me, e più efficace sarà la tua parola. Prima di montare sul pulpito, racco­mandati agli Angeli Custodi degli uditori, affinchè preparino il terreno e tengano lon­tano il demonio, il quale suole brigare per portare via il buon seme. Non imitare quei predicatori che fal­sano la loro missione! Predicano se stessi. Come resta addolorato il mio Cuore, al­lorchè un Sacerdote fa sfoggio di scienza, accarezza solo l'intelligenza di pochi e lascia freddi i cuori e digiuna la massa! E non è questo un furto che si fa alle anime? Impara dal tuo Maestro la maniera di impartire la parola di Dio! Leggi il Van­gelo! Pochi ragionamenti e molte para­bole... Quando parli ad una moltitudine, pen­sa alla turba affamata che mi seguiva nella predicazione. Vuoi portare anime a me con il mini­stero della parola? Siano questi i tuoi ar­gomenti:  1) Amore di Dio!... Di' a tutti che io sono Padre, che amo ed attendo il figliuol prodigo, che dimentico ogni offesa! 2) Amore del prossimo!... Spiega che si fa a me ciò che si fa al fratello! Esorta al perdono delle offese. Chi non perdona, non sarà perdonato. 3) Sacrificio!... Ripeti con insistenza che il Paradiso è premio, frutto di fatiche. Raccomanda l'uniformità al mio volere nelle avversità! Se i Sacerdoti ritornassero tutti alla predicazione evangelica e la confermasse­ro con l'esempio, quante anime si salve­rebbero! Non tutti i miei Ministri hanno il dono della parola. Ma in tal caso si resta forse esenti dall'obbligo di spargere il buon se­me? No, di certo! Oggi la predicazione può essere fian­cheggiata dalla buona stampa. Come si agitano i mondani a diffondere stampa perversa! Perchè non imitare la loro condotta? Il buon libro può penetrare ovunque e portare luce. Non si sprechi il talento della intelligenza in applicazioni inutili. Quanta gloria mi dà quel Sacerdote dedito all'apostolato della stampa! A quanti fa giungere la mia parola! Chi non ha il talento della penna, co­operi almeno alla diffusione della buona stampa. Libri, giornali, foglietti... tutto è apostolato. Non si abbia di mira il gua­dagno materiale, ma il profitto morale. Se taluni facessero economia di spese, quanta buona stampa potrebbero acqui­stare e far circolare!... Purtroppo da molti si dorme. Ci si contenta di constatare il male che dilaga e non si corre ai ripari.

Pratica: Diffondere il regno di Dio con la parola e con la buona stampa.  

XIX MEDITAZIONE: Sii padre, maestro e giudice! 

I Giudei si meravigliarono quando dissi al paralitico: « Ti sono rimessi i tuoi peccati! » Scandalizzati, mormoravano tra loro: « E chi può rimettere i peccati, se non Dio? » E' proprio così: soltanto Iddio ha tale potere. Ma tu sai, o Sacerdote, che mi sono degnato delegare anche te a questo nobilissimo compito. Avrei potuto sceglie­re gli Angeli a Ministri del mio perdono ed invece ho preferito l'uomo. Quale onore il poter dire: Sono un delegato di Dio! Ci vuole però grande fede nell'eserci­zio di sì alto ministero. Quanta consolazio­ne mi apportano quei Sacerdoti che sanno lavorare al confessionale, alla fucina mi­steriosa delle anime! Per un ufficio così delicato è necessario avere la scienza competente. Come si pos­sono guidare le anime senza un profondo studio? Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due nella fossa? Se il mio Sacerdote rigetta la scien­za, io rigetto lui! Ti ho messo come agnello tra i lupi. Se ti è necessaria la prudenza in ogni affare, più necessaria ti è nel ministero della Con­fessione. Non tutto è utile a tutti. Qualun­que medicina non può darsi ad ogni malato. Bisogna sapere scegliere la medicina e darla in dose opportuna. Alcuni potrebbero re­stare avvelenati per l'imprudenza del mio Ministro. Guai a colui, per colpa del quale si perdono le anime! Prima di assiderti al confessionale, pre­gami e domandami forza e luce. Desidero darti ciò, perchè nell'esercizio di questo ministero io sono più interessato di te. Le anime sono mie! Mentre ascolti le confidenze altrui, solleva di tratto in tratto la mente a me e sta' attento alle ispirazioni! Avrai fatto già l'esperienza della mia amo­rosa assistenza in tante occasioni. Al confessionale si richiede pazienza, specialmente con i rozzi e gl'ignoranti. Davanti ad un grande peccatore, non stancarti; pensa piuttosto che mi dà più gloria quest'anima, anzichè novantanove altre, meno bisognose. Domanda, incorag­gia, tocca amorosamente il suo cuore! Imi­ta il mio contegno con l'adultera, con la Samaritana e con Zaccheo. Sii un oculato giardiniere! Questi non pretende che tutti gli alberi diano gli stessi frutti e nella stessa quantità. Aspetta il frutto a suo tempo; si contenta del poco che può dare un alberello e del molto di una grande pianta. Osserva in ogni anima il lavorio com­piuto dalla mia grazia e quali possano es­sere i miei disegni a suo riguardo. Sugge­risci con arte: o la fuga di un'occasione, o più preghiera, o più zelo nell'apostolato, o generosità nel sacrificio... Dedica sempre qualche istante a muo­vere i penitenti al vero dolore! Ricorda loro che peccando hanno amareggiato il mio Cuore di Padre! Fa' detestare il pecca­to e le occasioni del peccato! Vivi di fede. Nel momento in cui sol­levi la mano per assolvere, si compie un prodigio non inferiore a quello della gua­rigione dei lebbrosi e della risurrezione di Lazzaro. Le piaghe spirituali si risanano, si spezzano le catene di Satana ed il mio amore trionfatore ritorna in quell'anima. Gioiscono con me gli Angeli, ma più che tutti il Divin Padre! Satana odia il confessionale e quando ti disponi ad andarci, egli si mette subito a lavoro. E' geloso che i peccatori riac­quistino la mia amicizia; fa tanto per tra­scinarli al male. Sta' dunque attento, per­chè il demonio è astuto. Facilmente insidia il penitente e con frequenza si scaglia con­tro il Ministro del perdono. Quante volte, purtroppo, canta vittoria! Mentre ascolti le confessioni, osserva se il penitente è sotto qualche insidia diabolica; aiutalo a liberarsene. Se tu avverti qualche tentazione, respingila energica­mente. Che non ti avvenga di trovare la morte, mentre stai per comunicare al fra­tello la vita! Il Sacerdote deve assolvere ed anche riparare. Non basta un po' di pentimento ed una leggera penitenza per soddisfare appieno la Suprema Maestà. Conviene che il Sacerdote cooperi, come meglio può, al saldo dei debiti del penitente. Tu ogni giorno, durante il Santo Sa­crificio, presentami i tuoi peccati e quelli che hai assolto nel mio nome. Pregami caldamente di distruggere ogni residuo di colpa. Quanta gioia mi daresti, agendo in tal modo! Offri anche qualche sacrificio in ripa­razione delle colpe altrui. Ed ora voglio premunirti contro una omissione, che con tanta leggerezza pos­sono commettere taluni. La mia grazia lavora in un cuore schiavo di Satana; rie­sco a trionfare ed ispiro al peccatore di ricorrere al lavacro della Confessione. Con quanta ansia aspetto il momento di dare il mio abbraccio al peccatore! Que­sti si presenta al mio Ministro per umiliarsi ai suoi piedi e sente dirsi: Ho da fare!... Lasciatemi in pace!... Verrete in seguito! Non è questo un affronto fatto a me? Il mio aiutante, un corredentore, com­portarsi così? Non si pensa mai abbastanza alle con­seguenze di una simile omissione! Oh, se ci fosse più amore e più comprensione!

Pratica: Pregare per i penitenti più bisognosi.  

XX MEDITAZIONE Sacerdote, dammi alle anime! 

Il confessionale è il gradino del Ta­bernacolo. Tutta la tua attività sia rivolta al centro dell'amore, all'Eucaristia. Tutti avete bisogno di me. Ma tanti sono presi dagli interessi e dimenticano il loro Dio Sacramentato. Siano i Sacerdoti a svegliare i dormienti ed imitino Gabriele, che sve­gliava i pastori per indirizzarli a me nella grotta! Non può l'uomo comprendere la gioia che apporta al mio Cuore una sola Comu­nione ben fatta. Il mio Cuore trasalisce di gaudio a vedere in antecedenza le anime disposte a ricevermi, pronte a lasciarsi pos­sedere dall'azione divina. Il mio amore trabocca ed arde dal desiderio di donarsi. ...Dammi alle anime e che le anime si diano a me! Mi dò ad esse affinchè io sia per loro ciò che vor­ranno. Sono loro Padre, se mi vogliono per Padre; loro Sposo, se mi desiderano tale; loro forza, se hanno bisogno di forza, e se aspirano a consolarmi, io mi lascio consolare. L'unico mio desiderio è di dar­mi alle anime e di colmarle delle grazie che il mio Cuore tiene preparate. I Sacerdoti dovrebbero comprendermi e sentire il bisogno di saziare questa sete d'amore! Parla, o figlio, del tuo Gesù Sacramen­tato! Non stancarti di ripetere che io aspetto tutti al Banchetto Eucaristico e con frequenza. Insegna a comunicarsi con frutto. Purtroppo, molti non si comuni­cano ed altri mi ricevono male! E' dovere del Sacerdote preparare le anime. Di' loro che non si contentino di avere la veste nuziale ma che detestino an­che le venialità, che sono spine al mio Cuore, e che portino il cuore ornato di virtù! Quanto squallore nella grotta di Betlem! Almeno là c'era l'amore di Maria e di Giuseppe! Con quanta amarezza entro in certi cuori freddi, distratti, disadorni di opere buone! Suggerisci dunque di ravvivare la fede al tempo della Comunione. C'è poca fede in Israele, tanto nelle pecorelle quanto nei pastori! Desidero che la Comunione sia un atto riparatorio. Sono tanto offeso! Il momento in cui entro in un cuore, è assai propizio per dare al Padre mio una condegna ripa­razione. All'Alacoque ho promesso solennemen­te che avrei dato l'eterna salvezza a chi mi avesse riparato con nove Comunioni nei primi venerdì. Se son disposto a dare il Paradiso, è segno che la Comunione ripa­ratrice è di sommo valore. Anche la Madre mia, tanto offesa, ha promesso a Fatima la sua materna assistenza a chi avesse ripa­rato il suo Cuore con cinque Comunioni al primo sabato. Conoscendo tu l'importanza di una sola Comunione riparatrice, esorta i fedeli a ricevermi sempre con tale intenzione: riparare me e la Madre mia. Tu impartisci l'assoluzione. Consiglia all'anima penitente di comunicarsi in ripa­razione dei propri peccati. I fedeli non utilizzano spesso la Co­munione, perchè non tutti i Sacerdoti san­no istruirli. Si dica che il tempo che se­gue la Comunione sia santificato. Quanti, appena mi ricevono, escono dalla Chiesa! Quanti altri si contentano di una breve preghiera di formalità e non sanno fare altro!... C'è chi si comunica bene! Con quanto desiderio attendo quell'anima! Essa da sola può consolarmi e riparare per tante altre... Sarà forse un bisogno urgente, una causa imprevista, e la tale persona si pre­senta fuori orario in Chiesa. Chiede di comunicarsi e potrà darsi che il Sacer­dote risponda con un rimprovero e con un rifiuto!... Il mio Cuore si ferisce! Come dissi al tempo di Noè: « Mi son pentito di aver creato l'uomo! », così devo ancora ripetere: Mi pento, o Sacerdote, di averti data la vocazione! Se non hai tu amore per me, lascia almeno che mi amino gli altri!... Il mio amore non approva resistenze; non poche volte ad anime amanti, impe­dite di comunicarsi, mi dò direttamente, senza la mano del Sacerdote! Resto chiuso nel Tabernacolo. Non sono mai solo, poichè la Corte Celeste ado­ra di continuo. Ma quanto mi è cara la visita di qualcuno dei fedeli! Raccomanda, in pubblico ed in pri­vato, di venirmi a trovare! Fa' conoscere l'utilità di una visita fatta al Re dei re. Le creature sono tanto premurose tra loro; ricevono e ricambiano visite; con il loro Creatore si comportano diversamente. Insegna inoltre a rivolgere a me il pen­siero, ogni qual volta si passi davanti alla mia Casa. Il saluto si dà con tanta facilità tra gli uomini. Perchè non rendere anche un atto di ossequio a me, Padrone e Padre?

Pratica: Amministrare la Comunione con devozione e raccoglimento.  

XXI MEDITAZIONE: La Madre dei Sacerdoti 

« Ecco tua Madre!... Donna, ecco tuo figlio! »: Parola creatrice, come tutte le mie parole. Nell'ora stessa in cui così dicevo, scor­gendo in un'immensa visione di tenerezza tutta la famiglia umana attraverso il mio Apostolo, vergine, cercavo in Maria un vero cuore di Madre per ciascun membro di questa famiglia, mentre creavo ogni vero figlio di Maria, figlio dei suoi dolori corredentori. Così ogni anima può dire: Io sono nata dal martirio di Maria! Se la Vergine è Madre di ogni credente, tanto più lo è di te, Sacerdote, come lo fu degli Apostoli. Per portarmi anime, sèrviti dell'aiuto di questa potente Regina. Guarda il mon­do! Si svolge una grande guerra tra Sa­tana e Maria, la quale pèrora la mia cau­sa. I poveri peccatori sono presi da una parte dagli artigli infernali e dall'altra sono trattenuti e sostenuti dalla mano vergine della Madre Immacolata. Ma, per quanto potente Ella sia, ha bisogno dell'aiuto del Sacerdote. Pregala; a Lei rivolgiti con fiducia nell'apostolato! Vedrai come sarai fecon­do. Sii però degno figlio di tanta Madre. Onorala con la santità della vita, man­tenendoti nella perfetta purezza. Santità è purezza; purezza è santità. Finchè ti conservi immacolato di mente e di corpo, credimi, la Vergine ti tiene sotto il suo manto. Sappi apprezzare i meriti di Maria, per utilizzarli a vantaggio altrui; offrili spesso al Divin Padre per i peccatori. Gli artigli di Satana lasceranno libere tante prede. Offri specialmente i dolori sofferti ai piedi della Croce. Vuoi essere un vero mio corredento­re? Porta le anime a Maria; insegna ad amarla. Quanti nel mondo si dicono devoti della Celeste Regina, eppure non lo sono! La onorano solo con qualche pratica. In­segna in che consista la vera devozione: imitare le virtù della Madre, odiare la colpa, pregandola con amore. Raccomanda di rendere ogni giorno alla Vergine qualche omaggio particolare, specialmente al sabato e nei giorni a Lei dedicati. Oh, com'è sensibile e delicata la Vergine verso i figli affettuosi! Ordinariamente ci si rivolge a Maria nei bisogni temporali. Fa' comprendere che Essa è Madre più dell'anima che del corpo. Si chiedano favori spirituali! Aiuto nelle tentazioni, forza nelle avversità, as­sistenza speciale in morte... ecco quanto Maria vorrebbe dare di preferenza! Nessuna creatura è uscita dalle mie mani più perfetta della Madre mia; è il capolavoro dell'onnipotenza. Vergine in­comparabile, delizia della SS. Trinità, giardino coltivato e riservato per delizia­re il Re del Cielo;... eppure, non c'è sulla terra una persona tanto vilipesa quanto la Madre mia! Ogni insulto al Cuore Ma­terno è una ferità al Cuore del Figlio. Tu, in qualità di Sacerdote, hai il do­vere di riparare e di far riparare le offese che si fanno alla Vergine. Questo attirerà sul tuo apostolato particolari benedizioni. E sii anche riconoscente a quanto fa sì buona Madre per te! Sapessi come è premurosa a tuo riguar­do! Il bambino non apprezza tutte le cure materne, perchè non ne è in grado; così i miei Sacerdoti non possono immaginare ciò che la Madonna fa per ciascuno di loro. L'amore che Ella ha per il suo Figlio-Dio, lo ha per tutti i figli di Dio, fratelli del suo Gesù, e specialmente per i Sacerdoti che sono i privilegiati tra i privilegiati. Non lasciar passare giorno senza innal­zare un inno filiale di ringraziamento alla Dispensatrice di ogni grazia! Non dimenticare lo sguardo a Maria, l'amore di Maria, il ricorso a Maria! Sia sempre il tuo esemplare, perché Ella è capolavoro, modello e maestra incompa­rabile dell'operaio apostolico!

Pratica: Scegliere qualche ossequio particolare da rendere alla Madonna tutti i giorni e specialmente il sabato.  

XXII MEDITAZIONE: I pargoli a me! 

Nella famiglia le principali cure sono rivolte ai piccoli, ai vecchi e agli ammalati. Sia così anche nella grande famiglia del mio gregge. Molte pecorelle ti sono affidate, o Sa­cerdote. Non trascurarne alcuna. Interes­sati in modo particolare dei pargoli; for­mano la mia delizia, perchè la loro sem­plicità mi attrae. Con quanto dolore assistetti alla scena inconsiderata degli Apo­stoli! I bambini volevano avvicinarsi a me ed invece si respingevano. Fu necessario dare un rimprovero: Lasciate che i pargoli vengano a me e non glielo impedite! Di costoro infatti è il regno dei Cieli! Com'è fruttuoso il lavoro apostolico tra i bambini! Non sono d'ordinario ca­paci di una colpa grave e perciò la loro anima risplende di luce particolare, essen­do inondata dal profumo dell'innocenza. Il terreno è ben disposto; basta seminare e coltivare. In ogni pargolo c'è un Gesù in po­tenza, un Gesù da attuare, un Cristo da generare, per allargare la cerchia della grande famiglia del Padre mio. L'opera dei pargoli è un'opera d'amore che ispira pietà e compassione, perché quando Gesù è in potenza, in qualche modo è un Gesù in pericolo. Tanti innocenti sono lasciati in abban­dono dai genitori. Suppliscano i Sacerdoti con Zelo illuminato e sacrificato. Istruire di continuo, attirare alla virtù! Innamorare di me! Dire che io sono l'amico dei piccoli! O Consacrato, esamina la coscienza! Hai proprio cura di ogni bambino, di cui tieni la responsabilità? Incontrandone qualcuno, dici la buona parola? Sapessi come i piccoli ricordano la parola sacer­dotale: Tieni presente che il bambino pos­siede il cuore dei genitori e non di raro può convertirli, se ne avessero bisogno. Non allontanare mai dal Sacramento della Penitenza i fanciulli! Supera la stanchez­za e forse la noia che ti suscita Satana. Portami i piccoli alla Mensa Eucaristi­ca! Vedendo ai piedi dell'altare una schie­ra di pargoli, mi pare di scorgere un giar­dino di fiori. Con che gioia entro nei cuori­cini innocenti! In quel momento dimenti­co i dispiaceri che ricevo da tante anime. Con dolore devo dire che certi Con­sacrati trascurano la parte più eletta del mio gregge! E non sono questi piccoli i futuri componenti della famiglia? E non sono tra costoro i futuri miei Ministri? In alcuni di loro ho posto il germe della voca­zione; se il seme si abbandona, muore. Sei, o Sacerdote, tanto prudente negli interessi personali; ti glori di conoscere persone e cose e di essere in grado di giu­dicare. Ebbene, impara a conoscere gl'in­dizi della vocazione nei fanciulli. Serviti del momento della Confessione per pene­trare nel santuario dell'anima del piccolo; se vi scorgessi amore alla pietà, disposizione alla purezza, parla subito di vocazione. Non forzare, ma esorta alla riflessione ed alla preghiera. Certe vocazioni si perdono per trascuratezza di chi ha il dovere di guidare!... D'ordinario dò la ricchezza della mia chiamata ai poveri, perchè spesso i ric­chi la disprezzano. E' necessario venire in aiuto ai bisognosi, chiamati all'Altare. Quante vocazioni vanno a male per man­canza di mezzi! Quanto bene omesso nel mondo! Il mio servo Giovanni Bosco era povero; la carità dei buoni lo sostenne. Se non fosse stato aiutato, avrebbe potuto svolgere l'alta missione alla quale era stato chiamato? Qualche Sacerdote è attaccato al mam­mona d'iniquità, quasi non dovesse mai morire; fa dei progetti puramente uma­ni. Accumula denaro! Ed il fine? Lasciar in maggiore agiatezza i parenti. Perché non farsi degli amici con il mammona, amici che possano fare entrare negli eterni tabernacoli? Aiutare una sola vocazione, potrebbe essere la salvezza eterna di un consacrato! Dovendo io giudicare un giorno quel Sacerdote un po' pigro, po­trei dirgli: Sei stato prudente! Hai fat­to come il fattore infedele, in procinto di essere cacciato! Il bene che hai omesso tu, lo compirà un altro per merito tuo!... Ciò ti è bastato per salvarti!

Pratica: Avere cura dei bambini e rivolgere loro la buona parola.  

XXIII MEDITAZIONE: I più bisognosi. 

Se abbisognano di sollecitudine i pic­coli, non ne richiedono meno i vecchi. Nei primi c'è Gesù da coltivare, nei se­condi Gesù da liberare dalla prigionia ne­mica. Il vecchio suole essere preparato al ritorno alla mia grazia. Ha provato le disillusioni, i disturbi fisici lo tengono in stato di sacrificio, le passioni sono in­debolite e quasi spente. Basterebbe una buona parola d'incoraggiamento ed il vec­chio serenamente potrebbe ritornare al mio amore. Per tanti la vecchiaia è dono della mia misericordia; faccio sentir loro la mia voce come agli operai dell'ultima ora. Tu renditi amico dei vecchi; parla loro di me e della mia bontà. Gli ammalati siano anche oggetto delle tue premure. Quando splende il sole, non si vedono le stelle. Se l'uomo è tra i piaceri suole fare il sordo alla mia voce; ma quando la mia pietosa mano lo tocca e gli pone sulle spalle la cro­ce, allora si che sente il bisogno di rivol­gersi a me! Molti ritornano all'ovile in tempo di malattia. Il Sacerdote dedichi qualche ora del giorno alla visita agli infermi. « Ero ammalato e venisti a vi­sitarmi! Ero afflitto e mi consolasti! » Il Sacerdote ha modo di mettere nel cuore dell'infermo il seme della buona parola e di vederne presto i frutti: la rassegna­zione, la fede, il desiderio di riacquistare e conservare la mia grazia e di ricevermi Sacramentato. Per svolgere tale apostolato, occorre liberarsi da certe sollecitudini egoiste e da occupazioni inutili. Vuoi, o Sacerdote, avere il buon nome? Interessati dei piccoli, dei vecchi e degli ammalati. Sono Padre ed aspetto i miei figli nella beata eternità. Ogni giorno sono schiere di anime che lasciano la terra e si presentano al mio tribunale. Ma tutte sono disposte al gran passo? Quante si dannano, perchè nell'ultima ora non c'è una voce amica che le indirizzi a me! Alla nuova di un moribondo, il Sa­cerdote dovrebbe correre, più che un ava­ro in cerca del tesoro. Un'anima in peri­colo, ma ancora m tempo a salvarsi! Quale affare più prezioso ed impellente? Quel Consacrato, chiamato ad assistere un moribondo, si mostra infastidito, ad duce pretesti per esimersene, indugia ad andarvi,... quand'anche non si rifiuti re­cisamente! Basta un po' di ritardo colpe­vole, per caricarsi di una grande respon­sabilità. Come benedico quell'altro Ministro, che mette da parte ogni affare, interrompe anche il sonno e corre a dare la mia grazia al moribondo! Figlio mio, molto zelo per gli ago­nizzanti! Saprò ricompensarti. A questi Sacerdoti accordo la grazia della santa morte, in premio della sollecitudine avuta al letto dei moribondi. Potrà darsi che tu venga a conoscen­za di un grave infermo, il quale sia osti­nato: è il caso più urgente. Satana non vorrebbe lasciarlo sfuggire; la mia grazia vorrebbe trionfare. E' necessario cooperare alla grazia, perchè questa, per dispo­sizione del Divin Padre, agisce in base al merito impetratorio delle creature. Bisogna pregare e far pregare, esor­tando anime pie ad offrire sacrifici. Fac­cia qualche penitenza anche il Sacerdote; si metta nelle mie mani nello stato di vittima, almeno per qualche tempo. Dopo ciò, avverrà nel moribondo un grande aumento di grazia e difficilmente potrà resistervi. Peccatori ostinati si converto­no ogni giorno sul letto di morte, ma con l'aiuto di questi appoggi spirituali. Anime generose nel mondo hanno la missione di pregare e sacrificarsi per gli agonizzanti. Non è ben giusto che ogni Sacerdote faccia altrettanto? Nelle tue preghiere, specie durante il Santo Sacrificio, non dimenticare mai gli agonizzanti del giorno!

Pratica: Fare qualche mortificazione dei sensi a vantaggio dei moribondi.  

XXIV MEDITAZIONE: La riparazione. 

Ogni strappo fatto all'amore, dev'es­sere riparato. Peccò l'umanità in Adamo ed io mi son fatto uomo per riparare il Padre. Ogni giorno riparo sui santi Altari. Sulla terra si ripara di continuo dagli uomini o volentieri o forzatamente, poi­chè la sofferenza accompagna tutti. Dàn­no anche la condegna riparazione i miei eletti, col purificarsi nel Purgatorio da ogni macchia. Nel tuo ufficio di Sacerdote, richiama ai fedeli il pensiero della riparazione; fan­ne vedere l'importanza e insegna il modo di rendermela. Innanzi tutto ripara i tuoi peccati e quelli della tua famiglia: « Ne reminisca­ris, Domine, delicta nostra vel parentum nostrorum! ». Dal pulpito e nel confessionale rac­comanda che in ogni famiglia qualche membro più disposto assuma l'impegno di riparare per i peccati familiari. Gradisco anche il più semplice atto riparatorio! Si ode una bestemmia? Si offra subito a Dio una lode... Avviene un delitto, uno scandalo? Si offra il mio Sangue al Padre in soddisfazione... Qualche Sacerdote apostolico alla do­menica raccoglie i fedeli davanti al Ta­bernacolo e ripara i peccati commessi durante la settimana dai parrocchiani o dalla cittadinanza. Ciò mi dà gloria. Cerco riparazione nel giorno festivo. Proprio nel mio giorno ricevo più offese. A me piace essere glorificato nel luo­go ove sono offeso. Pensa quali e quanti peccati si commettono nella tua città, e dagli empi e dai cattivi cristiani! Fa' una crociata di riparazione. Forma una schiera di anime alla vera vita spirituale ed assegna loro il compito di riparare ogni giorno a nome della cittadinanza. Ti sarai accorto, ascoltando le con­fidenze, che certe anime hanno molta buona volontà e vivono in grande purità di coscienza. Queste sono le vere benea­mine, che coltivo con amore ed ispiro lo­ro il desiderio di offrirsi a me in qualità di vittima riparatrice. Se fossero più cu­rate, quanto bene ne proverrebbe! Hanno bisogno di una parola di sprone per lan­ciarsi nel campo della mistica. Coopera tu in questo apostolato; te ne sarò grato! Procura dunque di trovare tra le ani­me a te affidate un certo numero di vittime riparatrici e formale al bene. Dirigile con prudenza, perchè nel loro fervore po­trebbero esagerare. Assegna a ciascuna una categoria di persone per cui riparare; fa' utilizzare i piccoli atti di amore e di rinunzia; insegna a domandare a me qual­che sofferenza soddisfattoria. Nel mondo ci sono di queste anime che compiono l'a­postolato e sono proprio esse che mi con­solano e trattengono la mano punitrice del Padre mio. Sappi che io sono avido di tali cuori e qua e là nel mondo mi manifesto sen­sibilmente a taluni per metterli nello stato di vittima straordinaria. Divento il loro amoroso carnefice, perchè ho bisogno di riparazione. Li rendo partecipi dei dolori della mia Passione. Però li sostengo e li conforto.

Pratica: Esortare i fedeli alla ripara­zione ed insegnarne la maniera.  

XXV MEDITAZIONE: Apostolato della Preghiera. 

La preghiera ha il compito non solo d'impetrare, ma anche di riparare; e poi­chè molto si offende la Suprema Maestà, molto si deve pregare; il mondo è distratto ed assorbito dal piacere; ha bisogno di essere svegliato. E' necessaria perciò la pre­ghiera, se si vuole che le anime si ravve­dano. L'Ora Santa Eucaristica ripara molti peccati. Raccolgo le adorazioni delle crea­ture e, unendole ai miei meriti, le offro al Padre. Apprezza, o Sacerdote, apprezza l'Ora Santa! Mostrane i pregi ed esorta ad inter­venirvi, allorchè si fa solennemente in Chiesa! Consiglia che questa pia pratica si fac­cia anche in privato, in Chiesa o in casa. Cerca anime amanti, disposte a riparare un'ora nella serata dei giorni festivi, in cui tanto si pecca, e nella serata o nella notte del giovedì. I Sacerdoti siano zelanti ad organiz­zare quest'apostolato. Rifletti, o mio Ministro, sopra un altro pensiero! Io sono l'Eterno; davanti a me è pre­sente il passato ed il futuro. Mi si possono offrire le opere buone del tempo trascorso e quelle dell'avvenire, e non solo il bene proprio, ma anche la volontà che aderisce al bene altrui, desiderosa di donarmi anche ciò che non potrà effettuare. Suggerisci dunque di offrire al Padre mio: la gloria che gli ho resa con l'Incarnazione e che gli rendo con lo stato di Vittima Permanente nell'Eucaristia; i meriti della Madre mia, degli Angeli e dei Santi; il bene che si è compiuto dal principio del mondo e che si compirà sino alla fine dei secoli; le Messe celebrate e quelle che si celebreranno sino alla consumazione del mondo... In verità ti dico che l'offerta è gradita ed è tanto meritoria a chi la compie. L'apostolato della preghiera si attua anche con l'uso delle giaculatorie. Questi dardi amorosi giungono al mio Cuore e mi sono di sollievo. E' meritorio per i Sa­cerdoti l'allenare le pecorelle del mio greg­ge alla pratica delle piccole invocazioni, spesso indulgenziate. Le giaculatorie più accette sono quelle che suggerisce un cuore amante e che sono frutto di dedizione e di puro amore. Mi si ripeta: Ti offro, o Gesù, il mio cuore! Supplisci col tuo amore ed offrimi al Padre! Come pure: Raccomando, o Gesù, il mio passato alla tua misericordia; il mio presente al tuo amore; il mio avvenire alla tua provvidenza! L'orazione è un crogiuolo consumante e divinizzante, che opera meraviglie.

Pratica: Inculcare lo spirito di unione con Dio, per adorano e ripararlo.  

XXVI MEDITAZIONE: I sacri bronzi. 

Si è troppo assorbiti dalle preoccupa­zioni della vita e si ha bisogno di frequenti richiami per sollevare la mente a me. Un mezzo utile ad invitare alla preghiera è il suono della campana. I bronzi del Tempio sono sacri e squillano più volte al giorno per nobili fini. Sia tua cura, Sacerdote, di spiegare nella predica il significato dei vari suoni, affinchè i fedeli siano invogliati alla preghiera. Quando la fede era più viva, molta preghiera s'innalzava al suono delle cam­pane. Al presente non e cosi. Mattino, mezzogiorno e sera suona l'Angelus. Com'è dolce salutare la Regina del Cielo! Non contentarti, figlio mio, di recitare tu il saluto angelico, ma esorta gli altri a fare altrettanto, ovunque si trovino, senza rispetto umano. La campana invita al Tempio per as­sistere alla Messa. Quanti rispondono all'invito?... Insegna qual tesoro sia il Santo Sacrificio; di' che non è perduto il tempo trascorso dinanzi al mio Altare, perchè io benedico la famiglia di chi mi ama. Esorta chi non potesse recarsi in Chiesa ad unirsi in ispirito alla celebrazione del Sacrificio, per partecipare del suo frutto. Verso il tramonto la campana chiama davanti al Tabernacolo per la Benedizione Eucaristica. Che desolazione nel Tempio! Qualche anima interrompe le occupazioni per venire a me; le altre neanche mi rivol­gono il pensiero. Eppure quella è l'ora in cui il Padre benedice i figli. Che siano molti ad accorrere alla Chiesa! Si dica che almeno dalla casa o dalla campagna, inter­rompendo un istante il lavoro, si pensi ad un Dio amoroso che benedice! Il popolo ha bisogno di aver ricordato ciò. A sera inoltrata c'è la recita del « De profundis ». All'annunzio del sacro bron­zo si preghi per le anime del Purgatorio. Son tanti i cari da ricordare! I mesti tocchi avvisano che qualcuno è già passato all'eternità. E' salutare il pen­siero della morte. Il lugubre suono non resti infruttuoso! Se tutti recitassero un Requiem ovvero un'Ave per la persona di cui si annuncia la morte, quanto suffragio si darebbe! Se si pensasse al suono della campana, che per ciascuno avrà da suonare lo stesso tocco e forse al più presto, quanti potrebbero ravvedersi! Desidero che tu istruisca i fedeli in proposito. Dal tuo zelo dipende il bene di molti. Quello che maggiormente desidero da te, è che tu inculchi l'importanza del suo­no della campana quando essa annunzia la predica. La mia parola è cibo; la predica è banchetto spirituale, ove chi vuole può nutrirsi a sazietà. Non tutti si accorgono delle insidie che Satana presenta, quando è prossima la predica. Sa il maligno che la mia parola gli toglie le anime e perciò non fa apprezzare la voce della campana, che è la mia... « C'è da fare in casa!... Quale bisogno di tante prediche?... Si conosce già la legge di Dio!... » Non si dimentichi che molti sono nella via del male, perchè il loro spirito non è alimentato dalla divina parola. La campana chiama i fanciulli all'i­struzione catechistica. O mio Ministro, sveglia la coscienza dei genitori, affinché mandino i figli in Chiesa! Come vedi, il suono della campana è un grande richiamo al bene. Ogni Sacer­dote faccia la sua parte.

Pratica: Spiegare ai fedeli il significato dei vari segni della campana.  

XXVII MEDITAZIONE: La volontà di Dio. 

Entrerà in Cielo chi avrà fatto la vo­lontà del Padre mio. La mia vita fu un ininterrotto compimento del volere del Padre. Insegnai ai discepoli che cosa spe­cialmente chiedere nella preghiera: Sia fatta la tua volontà! Io sono bontà; tutti devono ricono­scere nella via della divina volontà la via della bontà. La mia volontà si manifesta con la legge positiva, con l'ubbidienza, con la necessità e con tutto quel cumulo di sva­riate circostanze, da cui è accompagnato « il momento presente ». Ci vuole fede, per vedere meglio la mia volontà, andarle incontro ed abbrac­ciarla. Il segreto dell'amore che chiedo a tutti, sta in questa conformità piena. Fare nè più nè meno, nè diversamente di ciò che voglio io. Voler fare di più, potrebbe es­sere orgoglio o presunzione; fare di meno, sarebbe infingardaggine; agire diversamen­te, sarebbe fare la propria volontà. Più la mia volontà è crocifiggente, più è divinizzante, amabile ed amante; colui che vi si abbandona, non può essere tur­bato o affascinato da altro. Alle anime che sono veramente mie, presento il mio volere come olocausto, desiderando che diventino sempre più e sempre meglio ostie della mia volontà. O Sacerdote, non stancarti mai dei miei voleri; potresti rovinare i disegni che sopra di te ho concepiti. Che cosa hai da fare in pratica? Vedere nel dovere del momento la espressione della divina vo­lontà; piccolo o grande dovere, poco im­porta. offri nel corpo? Sei incompreso? Hai il tormento delle passioni? In tutto ciò non entra la tua volontà; vedi dunque la mia ed uniformati serenamente. Un lavoro maggiore ti sopraggiunge? Un'anima bisognosa chiede il tuo aiuto? Sei costretto a rinunziare ad uno spasso? Riconosci la mia volontà, che chiede a te un momentaneo sacrificio. Come sarebbe più gioiosa e meritoria la tua giornata, se tutto facessi in tale spirito! Aderire alla mia volontà, è più che rassegnarvisi. Nell'adesione io vedo la per­fezione, alla quale tu sei tenuto; nella rassegnazione c'è la forzata sottomissione. Mentre ti studierai di giungere all'ade­sione, o alla perfetta uniformità ai miei voleri, lavorerai per inculcare agli altri almeno la virtù della rassegnazione. I miei figli mi si mostrano legati, mi benedicono e mi ringraziano; questo però affinchè le cose procedono secondo il loro gusto. Allorché giunge la croce, sotto qua­lunque forma, da mansueti diventano ira­condi: o cessano di pregare o mettono in dubbio la mia esistenza ovvero imprecano contro la Provvidenza. Spiega alle anime il valore di un solo atto di uniformità al mio volere! Che frenino gl'istinti della natura! Presenta come modello me, orante nel Getsemani! Quanta gloria diedi al Padre, dicendogli: Si faccia la tua volontà e non la mia! Comprendano ed ammirino il mera­viglioso « chiaroscuro » della mia Prov­videnza, in quelle vicende che sogliono chiamare avverse! Riconoscano e benedicano la luminosa chiarezza del principio d'amore e dei fini d'amore della paterna Provvidenza di un Dio-Carità! Riveriscano ed adorino la mi­steriosa oscurità dei miei mezzi divini e dei miei misteriosi disegni! Nel dolore sono pochi quelli che si ricordano di ciò. Le ribellioni alla mia vo­lontà arrestano troppo spesso la mia mi­sericordia nel suo immenso desiderio di salvare il mondo. Dovrebbe farsi nel mondo. « la lega della divina volontà » con il compito: 1) di uniformarsi sempre ai miei voleri; 2) di riparare le ribellioni alla mia volontà. E' efficace quest'offerta: Eterno Padre, vi offro l'atto di sottomissione che fece Gesù nell'orto, per riparare le ribellioni del mondo ai vostri voleri!

Pratica: Nelle avversità dire: Signo­re, sia fatta la tua volontà! (500 giorni di indulgenza ogni volta e plenaria ogni me­se - Pio XII).  

XVIII MEDITAZIONE: Fornace ardente. 

Ero spirato; il Corpo era ricoperto di piaghe. Ne mancava una, la più importan­te e significativa: quella del Cuore. Permisi che si facesse anche questa. Mi offrii alla trafittura della lancia per mostrare all'umanità il Cuore aperto, sem­pre aperto, per lasciare scorrere i flutti del­la mia carità redentrice, per espandermi, per darmi ed anche per ricevere. Tutti hanno corrisposto alle brame di questo Cuore sanguinante? Quante disil­lusioni! Confidai la mia amarezza all'Ala­coque e le mostrai il Cuore: Ecco, figlia mia, quel Cuore che tanto ha amato gli uo­mini e dai quali è così poco amato!... Cerco amore! Cerco riparazione! Io stesso chiesi la Comunione al primo venerdì. Molti si sono svegliati e sono corsi a me. Ma io non cerco soltanto i devoti del mio Divin Cuore; cerco gli apostoli! Il no­me di chi diffonderà questa devozione, sarà scritto nel mio Cuore e non sarà can­cellato giammai! Il tuo nome, o Sacerdote, pensi che sia già impresso nel mio Cuore, a caratteri indelebili? Perché non sei più zelante a praticare ed a diffondere questa devozione? Ricordati che io sono a disposizione di chi si mette interamente a mia disposizione. Parla alle anime dell'importanza del primo venerdì, delle mie promesse e della gioia che mi apporta la Comunione ripa­ratrice! Mostra la bontà e la bellezza del mio Cuore! Il venerdì mi è assai caro, perché in tale giorno mi sacrificai per l'umanità. Il Sacerdote apostolo esorti i fedeli più vo­lenterosi a ricevermi Sacramentato tutti i venerdì. Quanti si comunicano ogni sabato per onorare la Vergine Madre! Si faccia altrettanto ogni venerdì per il Figlio. Voglio regnare nei cuori ed anche nel santuario della famiglia. Molti focolari mi hanno cacciato. Gloria mi danno i Sacerdoti che s'inte­ressano della consacrazione della famiglia al mio Cuore. La mia immagine solennemente espo­sta attira sui consacrati celesti benedizioni, ispira buoni sentimenti, dà forza nelle ten­tazioni e rassegnazione nel dolore. Come desidero che in ogni famiglia si effettui questa consacrazione! Io e la Vergine abbiamo la stessa causa; il Figlio è inseparabile dalla Madre. Si con­sacri la famiglia anche alla Regina del Cie­lo. Il mio Vicario in terra ha consacrato la Chiesa al suo Cuore Immacolato, i Ve­scovi le diocesi, ed i Parroci le parrocchie. I Sacerdoti facciano consacrare le singole famiglie alla Madre mia. Che si rinnovi la società! Bisogna però cominciare dalla famiglia. Ogni nido domestico sia come la casa di Betania, o meglio ancora, come quella di Nazaret! Ove regno io e la Madre mia, regna la pace. Questo il compito tuo: portare la pace nelle famiglie. Pace a questa casa ed a coloro che l'abitano!

Pratica: Diffondere la devozione al S. Cuore ed esortare alla Comunione ripara­trice nei singoli venerdì.  

XXIX MEDITAZIONE: Lo Spirito Santo. 

Il Padre sin dall'eternità genera me, suo Figliuolo, per via di cognizione; io sono lo splendore e l'immagine vivente del Pa­dre; lo Spirito Santo è l'amore del Padre e del Figlio. Un solo Dio in Tre Persone. Ad ogni Divina Persona si renda gloria, benedizione, omaggio ed adorazione! Lo Spirito Santo, datore dei doni, è poco amato ed invocato; non senza ragio­ne può dirsi « Dio ignoto ». I Sacerdoti parlino con frequenza del mio Divino Spirito e siano essi i primi ad onorarlo. A che cosa si riduce l'opera del mio Ministro senza l'aiuto incessante dello Spirito Santo? Gli Apostoli produssero grandi frutti soltanto dopo la Pentecoste. Nel seno della Trinità lo Spirito Santo è l'espressione sostanziale del sublime ri­cambio di amore al Padre; in seno all'uma­nità è necessario che ci sia anche questo ricambio di amore. Lo Spirito Santo è il Divino Illumina­tore, il Vivificatore, il Consolatore su­premo ed il Rinnovatore della faccia della terra. La sua abitazione, la sua operazione nell'anima del Sacerdote, è il segreto di ogni fecondità spirituale. Ogni attività che nasce nel fuoco dello Spirito Santo, pro­duce frutti santi. Perchè il Divino Vivificatore agisca in te, o Sacerdote, preparagli una degna di­mora. Tu sei il suo Tempio; non contri­starlo; apri il cuore alla sua venuta e chia­malo: « Veni, consolator optime! » Chia­malo col grido umile e confidente; il tuo grido passi per il Cuore di Maria e così attirerai i torrenti dell'amore. Tu hai ricevuto lo Spirito Santo nel­l'atto del Battesimo, della Confermazione e dell'Ordinazione Sacerdotale; se non nella stessa misura, puoi anche riceverlo ogni qual volta tu lo desideri. Invocalo, affinché cancelli col mio San­gue purificante i tratti deformati del tuo cuore. Egli è il « Dito della destra del Pa­dre » e può tracciare nell'anima tua l'idea­le divino. Prendi l'abitudine alla fine di ogni gior­no, o meglio, dopo ogni azione, di rivol­gerti al mio Spirito Santo, dicendogli: Divino Riparatore, degnati riparare le mie infedeltà! Nei dubbi, a chi puoi rivolgerti se non a questo Divino Spirito, che è Luce bea­tissima? Puoi dirgli: Divino Illuminatore, rischiara la mia mente e guida i miei passi! Nella direzione delle anime, quanto bi­sogno hai di questa Luce Divina! È tuo dovere illuminare gli altri. Nella predicazione, nei suggerimenti spirituali tocca spesso l'argomento della terza Di­vina Persona. Illustra l'opera meravigliosa che lo Spirito compie nei cuori. Insegna a non resistere ai momenti della sua grazia. Raccomanda nei casi dubbiosi di ono­rare il Divin Paraclito con un sacro sette­nario. E' tanto giovevole nella scelta dello stato. Ogni Sacerdote prepari, secondo la possibilità, i fedeli alla celebrazione fruttuosa della Pentecoste. Se si facesse ogni anno con solennità il settenario dello Spirito Santo, quanto ne avvantagge­rebbero le anime! Il mondo è tanto freddo. Io sono venuto in terra a portare il fuoco e che cosa voglio se non che si accenda? Mi aiutino i Sacerdoti ad infiammare i cuori, esortando a questa supplica: Manda, o Dio, il tuo Spirito, per rinnovare la fac­cia della terra! E tu, o Spirito Creatore, vieni a visitare le menti delle tue creature e riempile di grazia celeste! Accendi il lume ai sensi; infondi nei cuori l'amore e con la tua potenza rafforza la debolezza del nostro corpo! Allontana da noi Satana; donaci sempre la tua pace e guidaci per evitare il male!

Pratica: Invocare spesso i lumi dello Spirito Santo ed ascoltarne le ispirazioni. 

XXX MEDITAZIONE: S.A.C.E.R.D.O.S. 

Il soldato, se non dimostra con le opere il suo coraggio, con quale merito porta la divisa? Il battezzato, che mena vanto di esse­re cristiano, se non vive in conformità alla dottrina di Gesù Cristo, quale lode può meritare? Se tu, Ministro di Dio, pur avendo ricevuto l'Ordine Sacro e pur indossando la veste talare, non stai all'altezza del tuo ufficio, che merito puoi averne? Attieniti dunque al programma, che ti traccia la stessa parola « Sacerdos ».

S. - Sacrificium vita eius. Non sarai mai degno del Cristo, se corri dietro ai pia­ceri del mondo. Hai fatto grandi ri­nunzie; sii generoso anche nelle piccole. La tua vita sia un olocausto continuo. « Cotidie morior! » E' bello il Cielo; per giungervi, bisogna salire il Calva­rio... « Ad Lucem per Crucem! »

A. - Animas quaerat. Fallirebbe lo scopo della tua vita, se lavorassi per il denaro o per conseguire dignità. Sia tuo il mot­to: « Da mihi animas, coetera tolle ».

C. - Charitatem in Deum et homines nu­triat. Come Sacerdote, sei l'uomo di Dio. Se non osservi bene tu i due gran­di precetti « amare Dio ed amare il prossimo », da chi si potrebbe preten­dere ciò? Il tuo movente sia il detto di San Paolo: « Charitas Christi urget nos ».

E. - Exsiiìum vitam consideret. L'esilio de­gli Ebrei in Babilonia fu lungo; la tua dimora in questa valle di lacrime, forse è breve; da un istante all'altro potreb­be finire. «Non habemus hic manen­tem civitatem, sed futuram inquiri­mus! Ad patriam pergimus!»

R. - Res terrenas spernat. Ciò che passa, è nulla. Non amare il mondo! « Quid prodest homini si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimen­tum patiatur? ».

D. - Decorem domus Dei anelet. È dove­re del Sacerdote zelare la gloria di Dio nella sua Casa. Abbi cura del decoro dell'Altare e delle sacre funzioni e del silenzio in Chiesa. « Zelus domus tuae comedit me ».

O. - Oret indesinenter. La preghiera sia il tuo cibo, la tua forza e la tua gioia. Ciò che è l'aria per i polmoni, è la pre­ghiera per il Sacerdote. « Orate sine intermissione! »

S. - Sibi spiritaliter cotidie consulat. Il mi­nistero sacerdotale è lavoro di spirito. Se il tuo cuore non è pieno di spiritua­lità, sino a traboccarne, come puoi cu­rare le anime? « Nemo dat quod non habet».

Esamina la tua vita. Sei contento del tuo stato? Segui il programma, che ti è stato tracciato? Sei in tempo a rimediare. I conti con Dio si fa presto a regolarli. Rispecchiati nei Sacerdoti più esem­plari. Compatisci i rilassati e non lasciarti trascinare dalla loro corrente. Tendi ener­gicamente alla santità. «Volenti nihil im­possibile ». « Si isti et illae, cur non ego? »

Pratica: Lungo il giorno richiamare alla mente il significato della parola «Sa­cerdos »  

 

APPENDICE 

Apostolato stampa. 

Il mondo va male per mancanza d'i­struzione religiosa. Le Chiese sono deserte ed i ritrovi mon­dani popolati. L'unico mezzo di penetra­zione in molte anime è la buona stampa. Il far penetrare un buon libro in famiglia, il consigliarlo o il prestarlo, è uno squisito atto di carità. Il demonio, prevedendo il frutto della lettura religiosa, tende insidie per ostaco­lare l'apostolato della stampa. Si ha denaro e tempo da dedicare ai romanzi cattivi ed alle riviste pericolose; si ha noia e ripugnanza della lettura for­mativa. Sono lodevoli coloro che fanno perve­nire, all'insaputa, per posta, come regalo, qualche buon libro a certe famiglie irreli­giose o indifferenti. E' cosa ottima tenere nella Bibliote­china Parrocchiale qualche Collana di li­bretti religiosi popolari. Conviene poi in­teressarsi affinchè siano letti. Si consiglia ai Reverendi Sacerdoti la Collana « Il sentiero », tanto conosciuta in Italia ed all'Estero. Se ne presentano i ti­toli a fine libretto. 

ESORTAZIONE

Nelle Chiese parrocchiali e nelle Rettorie del­l'Archidiocesi di Catania è esposto un foglio, il cui scritto qui riporto, nella fiducia che i Ministri di Dio lo utilizzino:  

RIPARAZIONE

Uno degli atti più accetti a Dio è la riparazione. Riparare significa:

1) ridare a Dio quello che i peccatori gli tolgono;

2) consolare Gesù;

3) implorare la conversione di chi pecca;

4) contribuire al bene universale della Chiesa;

5) arricchirsi di meriti per l'eternità;

6) attirare gli sguardi di Gesù con predilezione.

Riparare é il segreto per ottenere grazie.  

PER LA NOSTRA PARROCCHIA

Nella nostra Parrocchia, porzione della vigna del Signore, molti peccano e pochi riparano. Poi­chè - come diceva Gesù a Suor Josepha Menen­dez: - « Un'anima può riparare per molte ani­me!... », si esortino i fedeli a riparare i peccati che si commettono nell'ambito della Parrocchia. Si offrano perciò le opere buone, le preghiere, i sacrifici e gli atti di virtù con l’intenzione di riparare. Gli atti che di più riparano sono: S. Messa e S. Comunione.  

SI RACCOMANDA

A principio della S. Messa e all'atto della S. Comunione pregare per le intenzioni seguenti:

Lunedì - Pregare per la Gioventù Maschile. Riparare le bestemmie e i discorsi scandalosi.

Martedì - Pregare per la Gioventù Femminile. Riparare gli odi e le mancanze di carità

Mercoledì - Pregare  per i padri e le madri di famiglia. Riparare le impurità.

Giovedì - Pregare      per il Papa, i Vescovi, i Sacerdoti, i Chierici. Riparare         i sacrilegi eucaristici e della Confessione.

Venerdì - Pregare  per i Religiosi e le Religiose. Riparare i delitti e gli scandali.

Sabato - Pregare  per i moribondi e le Anime del Purgatorio. Riparare i divertimenti mondani e la stampa cattiva.

Domenica - Pregare per i peccatori ostinati e per le Missioni. Riparare la profanazione festiva.   

PRATICA

Offrire almeno ad ogni ora: 1) Il Divin Sangue di Gesù all'Eterno Padre, per le intenzioni del giorno; 2) Un sacrificio particolare per i peccatori.  

FIORETTI

Nell'apostolato le industrie sono molteplici. L'e­sortare i fedeli, a tempo opportuno, a compiere atti di virtù, é un tesoreggiare per il Sacerdote e per le anime.  Si presenta un elenco di buoni pensieri, o Fio­retti, che i Sacerdoti zelanti potrebbero utilizzare, affissandoli all'ingresso della Chiesa nel mese della Madonna ed in quello dei Defunti, non che in oc­casione di novene o tridui.

1. Nelle contrarietà dire subito: Signore, sia fatta la vostra volontà! (500 giorni d'indulgenza ogni volta e plenaria ogni mese).

2. Prima di mettersi a tavola recitare una breve preghiera ed esortare i familiari a fare altret­tanto.

3. Evitare i discorsi scandalosi e rimproverare chi ardisse farli.

4. Nella collera frenare la lingua, tacendo oppure parlando piano e con calma.

5. Vivere alla presenza di Dio e non fare da soli ciò che si avrebbe vergogna di fare davanti ad altri.

6. Recitare cinque Pater, Ave, Gloria in onore delle Cinque Piaghe per la conversione dei peccatori.

7. Frenare gli sguardi, non fissandoli mali­ziosamente su persone o su cose.

8. Non mandare imprecazioni e non dire pa­role ingiuriose.

9. Perdonare subito ogni offesa, togliendo l'odio ed il rancore, e fare la pace con chi abbia recato offesa.

10. Distruggere i libri cattivi, le riviste peri­colose e le immagini immodeste, che si avessero in casa.

11. Troncare subito le amicizie pericolose ed evitare, per quanto è possibile, la compagnia delle persone di altro sesso.

12. Prima di coricarsi dire: Se questa notte dovessi morire, come si troverebbe l'anima mia?...  - Se la coscienza rimordesse di qualche grave peccato, fare un atto di dolore perfetto e promet­tere di confessarsi al più presto.

13. Pensare spesso all'Angelo Custode, che ci sta vicino, e vivere dignitosamente alla sua presenza.

14. Ubbidire anche nelle cose spiacevoli, senza emettere lamenti.

15. Non dire menzogne ed evitare qualsiasi giuramento, anche sulla verità.

16. Degli altri o parlare in bene o tacere.

17. Recitare le preghiere del mattino e della sera ed invitare gli altri della famiglia a fare al­trettanto.

18. Lungo il giorno pensare spesso a Gesù Sacramentato e invocarlo con pie giaculatorie.

19. Recitare sette Pater, Ave, Gloria, in onore dei sette dolori della Madonna, per i moribondi della giornata.

20. Fare un'Ora di Corte a Maria, in ripara­zione delle bestemmie contro il suo Cuore Immaco­lato.

21. Fare un'elemosina ai poverelli, oppure, non potendo, recitare una posta di Rosario per loro.

22. Nelle tentazioni recitare un'Ave Maria, oppure baciare la medaglietta della Madonna.

23. Recitare tre Pater, Ave, Gloria per coloro che ci hanno offeso.

24. Fare una Comunione in suffragio delle anime del Purgatorio, che in terra sono state più devote della Madonna.

25. Rispettare il proprio corpo ed i corpi altrui, come vasi e Tempi dello Spirito Santo.

26. Dire lungo il giorno: Gesù, ti amo per quelli che non ti amano e ti benedico per quelli che ti maledicono!

27. Fare una rivista spirituale sulle Confes­sioni passate: Ho taciuto volontariamente qualche grave colpa?... Ho accusato male qualche peccato?... Ho promesso a Dio sempre e seriamente di fuggire le occasioni prossime del peccato?

28. Non cantare canzonette mondane; cantare invece qualche lode della Madonna.

29. Non essere di peso ad alcuno e sopportare con pazienza le persone moleste.

30. Dire qualche buona parola a certe anime bisognose, dopo aver recitata un'Ave Maria.

31. Fare una Comunione per la santificazione dei Sacerdoti.

 

ELENCO PUBBLICAZIONI DON GIUSEPPE TOMASELLI

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ABBASSO I PRETI

AFFIDIAMOCI A MARIA

ANIME OSTIE

CI SONO ANCORA I MIRACOLI?

COMBATTIMENTO SPIRITUALE

CON DIO E SENZA DIO

CONFORTO ALL'ANIMA

DALLE TENEBRE ALLA LUCE

DIO CON NOI

DIO E LE MISERIE UMANE

DOMENICHE SANTIFICATE

DON DOMENICO ERCOLINI

GESÙ E SATANA

GESÙ MIO, CHI SEI TU? CHI SONO IO?

GLI ANGELI RIBELLI

GLI ANGELI

GUIDA SPIRITUALE

I DONI DI DIO

I DUE MEDICI SANTI

I MORTI RISORGERANNO

I NOSTRI MORTJ, LA CASA DI TUTTI

I PECCATI DI LINGUA

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I SACRAMENTI

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