SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITA’ DEI CRISTIANI

18-25 gennaio 2003

 

INTRODUZIONE

 Un tesoro come in vasi di terra (2corinzi 4,5-18)

 Il complesso flusso di migrazioni ha avuto un grande impatto sulle vite di molti popoli, di molti Paesi e Chiese nel mondo. L'Argentina costitui­sce uno dei Paesi ove si sono registrati molti flussi immigratori che hanno registrato effetti non solo a livello nazionale ma anche nella vita delle Chiese. Il progetto iniziale per la preghiera per l'Unità dei Cristiani di quest'anno è opera di un gruppo ecumenico in Argentina che ha scelto il testo biblico e le riflessioni che ne derivano constatando che l'Argentina è una nazione nata da un ceppo locale e da immigrati.

 La fame, le guerre e le persecuzioni religiose possono essere conside­rati elementi scatenanti dell'immigrazione. Ci sono due racconti inerenti al passato recente dell'Argentina che possono renderne l'idea e che evi­denziano la necessità per le Chiese di lavorare insieme nella ricerca dell'unità per essere in grado di offrire una risposta di autentica testimo­nianza.

 1.    Una famiglia in fuga dalla violenza emigra e si stabilisce in Argentina. Trova sicurezza ma deve far fronte a una nuova società che non ca­pisce, una lingua che non è la propria e una storia con la quale non si identifica. A volte la popolazione locale non apprezza la loro presen­za. La famiglia prova gioia e tristezza nello stesso tempo. Ha lasciato alle sue spalle la paura per scoprire la discriminazione. In alcuni casi deve accettare di essere sfruttata economicamente; è questo il prezzo da pagare per proteggere la propria vita e far crescere i figli. Il nuovo paese li accoglie e li respinge allo stesso tempo. Hanno fiducia e at­tendono una luce che li guiderà nel buio.

 

2.    Una giovane donna arriva in una grande città in cerca di lavoro. E cresciuta in campagna ed è stata costretta ad abbandonarla nel desi­derio di un futuro migliore. Ha lasciato la famiglia, gli amici ed ora si trova di fronte ad una nuova società. La sua pelle e il suo accento ri­velano le sue origini, probabilmente ha sangue del luogo. Anche lei deve pagare un alto prezzo. Fa l'esperienza delle luci della metropoli ma nel contempo sperimenta la tristezza della solitudine. E’ straniera nel proprio paese. Molte volte si sente trattata come se non avesse alcun diritto di godere dei benefici che la vita offre. Non ha nessuno in cui riporre la propria fiducia ma confida ancora di trovare il suo posto nella società.

 

Tali situazioni hanno indotto il gruppo locale a riflettere su come la Parola di Dio ci dia forza per affrontare situazioni difficili e ci ricorda co­stantemente che tutto il popolo di Dio è pellegrino sulla via del Regno. La Bibbia ci presenta innumerevoli esempi di persone che migrano da un luogo all'altro per le stesse motivazioni di oggi. Abramo e Sara, Giacobbe, Amos, Giuseppe, Maria e Gesù sono esempi biblici di migranti.

 

L'esperienza dell'immigrazione rivela un mondo diviso. L'unità dei cristiani deve costituire il paradigma dell'unità del genere umano. I cri­stiani posseggono "un tesoro come in vasi di terra" (2 Cor 4, 7) che è la gloria di Gesù Cristo, il Signore, vincitore sopra il peccato, la morte, la persecuzione e l'odio. Questo tesoro è, come dice Paolo in 2 Cor 4, 5-6 la conoscenza della gloria di Dio che risplende in Gesù poiché egli ha ri­velato la profondità dell'amore di Dio e la misericordia per l'intera crea­zione in special modo per i poveri della terra.

 

Il testo 2 Cor 4, 5-18 ci invita a riconoscere che disponiamo di un te­soro che non ci appartiene ma che è dono di Dio per rafforzarci nei mo­menti di angoscia e infonderci coraggio nella tristezza. Portiamo questo te­soro nella fragilità della nostra natura umana affinché sia chiaro che tale dono ha origine in Dio e non è opera nostra. Dio ci invita a dargli testimo­nianza tramite la nostra debolezza umana.

 

Il corpo di Cristo è indiviso e per tale ragione le divisioni tra i cristiani costituiscono una contro testimonianza a questa verità che dobbiamo su­perare. Riconosciamo che le barriere sono profonde e che le nostre for­ze fisiche non sono sufficienti per guarire il peccato della divisione. L'unità della Chiesa deve essere raggiunta tramite l'azione e la potenza dello Spirito Santo che agisce in noi, cosi che ogni passo verso l'unità de­ve essere visto come un atto di Dio che ci conduce sempre più vicino al suo Regno.

 

Abbiamo bisogno di accettare la sfida dell'Apostolo Paolo che ha det­to che "Ho creduto, perciò ho parlato" (2 Cor 4, 13). Non parlare è na­scondere la realtà visibile di Cristo che agisce in noi, che è la base dell'azione della Chiesa nel mondo. Così, con questa forza che ci viene data dobbiamo rivolgerci al nostro vicino per condividere la luce di Cri­sto e scambievolmente riconoscere che siamo in debito con Dio che ha dato la vita di suo Figlio per la salvezza dell'umanità. Sono questi i temi scaturiti dalla celebrazione ecumenica e sviluppati dalle riflessioni bibli­che per gli "8 Giorni". Il fine delle riflessioni proposte è quello di ap­profondire il tema biblico centrale e collegano al problema delle migra­zioni scelto dal gruppo ecumenico locale argentino. Le comunità cristia­ne sono invitate a utilizzare il materiale per continuare la loro preghiera per l'unità dei cristiani.

 

Gli "8 Giorni di Preghiera" sono stati così strutturati:

 

Paolo, nella sua lettera ai Corinzi incoraggia i fratelli e le sorelle cri­stiane col messaggio di speranza che è Gesù Cristo. E’ lui il messaggio di Dio che rivela la sua gloria e la sua luce che continua a brillare in un mondo di tenebre (2 Cor 4, 5-6). E’ questa la speranza che uomini e donne portano nel cuore, consapevoli che la sua sorgente è in Dio e non in noi. E’ il tesoro che sostiene il pellegrino e il migrante nelle sue condi­zioni di fragilità (1° giorno, 2 Cor 4, 7).

 

La comune fede in Cristo è la nostra speranza e il nostro tesoro. Nel mondo molti uomini, donne e bambini sperimentano il peso della perse­cuzione, dell'afflizione e dell'abbandono poiché costretti a lasciare le case e a vivere sulla strada, costantemente staccati dal proprio ambiente fami­liare. Paolo riflette sull'esperienza delle persecuzioni offrendo la consola­zione della fede cristiana, poiché Gesù ha assunto la nostra condizione umana capace di elevarsi, che rivela la forza di Dio nella propria debolez­za. Allora non siamo né schiacciati né spinti alla disperazione; non siamo abbandonati o abbattuti, poiché abbiamo fede (2° giorno, 2 Cor 4, 8).

 

Il mistero della redenzione rifulge in situazioni in cui, per la grazia di Dio, lo spirito umano rende visibile l'immagine di Cristo nella fragilità del­le nostre membra. In tale fragilità vediamo la morte di Cristo portata nel proprio corpo, ma tramite la misericordia di Dio, possiamo anche vedere l'immagine di Cristo rivelata. Troppo spesso il peccato della discrimina­zione rivela una cultura di morte, che non è nient'altro che il desiderio di eliminare la diversità, cioè l'altro. La missione della Chiesa è quella d' in­dividuare insieme le modalità per affermare l'immagine di Cristo nell'al­tro, come una ricca sorgente, un dono prezioso. La presenza di Cristo manifestata in noi ci rinnova, così che, tramite una dignità che non può essere cancellata, possiamo rendere visibile l'immagine di Dio. E soltanto quando apprezziamo un tale tesoro che ogni essere umano porta, nella sua umanità, l'accoglienza verso gli altri, vedendo in essi la somiglianza con Dio (3° giorno, 2 Cor 4,10).

 

Sembra una contraddizione, ma fino a quando c'è vita in noi, dobbia­mo imparare a dare oltre la morte, a morire noi stessi affinché Cristo possa vivere in noi. Nel far questo, ci apriamo al vero valore della vita stessa, una vita che è stata affidata a Cristo affinché la sua vita possa manifestarsi nella nostra carne. Tutti i cristiani sono chiamati a testimoniare che il peccato non ha più dominio su di noi. Ciò avviene ove le Chiese, insieme nel mondo, rendono testimonianza alla dignità della vita, che è vita nuova in Cristo. (4° giorno, 2 Cor 4, 11).

 

Nelle condizioni precarie in cui si trovano sia i pellegrini che i mi­granti, le Chiese cristiane riunite "nel medesimo spirito di fede" offrono le loro voci ai forestieri e ai diseredati. E perché confessiamo la stessa fe­de che siamo in grado di trovare le parole da dire. Il tema del 5° giorno (2 Cor 4, 14) incoraggia i cristiani a riflettere sulla necessità di parlare con coraggio delle condizioni disperate dei senza tetto, dei rifugiati, degli immigrati, della gente di strada, delle popolazioni dei migranti e delle donne e dei bambini indigenti. Veramente noi crediamo al potere rinno­vatore di Dio in Gesù Cristo e cosi, insieme, parliamo con coraggio con­tro tutto ciò che distrugge la dignità umana.

 

È insito nella missione della Chiesa essere segno della grazia di Dio nella società. I valori di questo mondo che passa non coincidono neces­sariamente con quelli del regno dei più fortunati. Gesù ha affidato a ogni cristiano e alle Chiese insieme la missione di vivere la giustizia del Regno di Dio come una forza nuova, capace di rinnovare la società. La giustifi­cazione che gratuitamente ci è stata data per la grazia di Dio ci obbliga a vivere da salvati nel mondo. (6° giorno, 2 Cor 4, 15).

 

Nonostante le innumerevoli difficoltà e persecuzioni non ci siamo persi d'animo. San Paolo c'incoraggia a restare forti perché noi portiamo nella nostra carne non soltanto la morte di Cristo, ma anche la sua vita. La Chiesa è lì dove è chiaramente evidenziata la vittoria di Cristo sulla morte poiché essa è comunità di coraggio. La perseveranza di coloro che cercano di perseguire l'unità dei cristiani costituisce un'importante realtà per coloro che si perdono d'animo e per quelli che sono tentati di offrire le proprie energie per tale causa, essa è segno della potenza della grazia di Dio nonostante le innumerevoli difficoltà. Gesù ha pregato per l'unità di tutti coloro che veramente portano il suo nome, affinché il mon­do creda. Nonostante gli ostacoli sul nostro cammino verso l'unità dei cristiani, le Chiese devono agire insieme con coraggio e perseveranza di fronte alle avversità per offrire a un mondo diviso un esempio di unità ed essere segno della potenza della morte di Cristo sopra tutte le forze del peccato e delle tenebre (7° giorno, 2 Cor 4, 10).

 

L'ottavo giorno riflettiamo su come la sofferenza che sopportiamo "Ci prepari una vita gloriosa che non ha l'uguale" (2 Cor 4,17). Questa non è una visione utopistica di come potranno cessare le lotte umane, poiché l'apostolo Paolo c' invita a riflettere su come verremo trasformati dalla grazia delle risurrezione se resteremo uniti nella fede ai patimenti di Cri­sto. Noi portiamo nelle nostre membra la sua sofferenza e la sua risurre­zione. Ecco perché S. Paolo ci esorta a guardare al di là di quello che i nostri occhi possono percepire, verso l'eterno che ci viene rivelato nella gloria di Cristo. L'unità di tutti i credenti in Cristo è resa visibile quando i cristiani veramente affrontano i propri doveri nel mondo in cui sono chia­mati ad operare.

 

Ognuno degli "8 Giorni" propone una preghiera che implora la gra­zia di Dio per l'unità di tutti i credenti in Cristo. Il valore della preghiera per l'unità non può essere mai sottolineato abbastanza, poiché è il luogo ove tutti i cristiani, tramite la forza dello Spirito Santo umilmente ricono­scono che l'unità auspicata da Dio per la Chiesa è di per sé un dono. Preghiamo allora con perseveranza affinché possiamo essere pronti a ri­cevere questo dono e custodirlo nel "vaso di terra" della nostra fragilità umana.

 

TESTO BIBLICO

(2 Corinzi 4, 5-18)

 

"Infatti noi non esaltiamo noi stessi: annunziamo che Gesù Cri­sto è il Signore. Noi siamo soltanto vostri servi a causa di Gesù. E Dio che ha detto: "Risplenda la luce nelle tenebre", ha fatto ri­splendere in noi la luce per farci conoscere la gloria di Dio riflessa sul volto di Cristo.

Noi portiamo in noi stessi questo tesoro come in vasi di terra, perché sia chiaro che questa straordinaria potenza viene da Dio e non da noi. Siamo oppressi, ma non schiacciati; sconvolti ma non disperati.  Siamo perseguitati, ma non abbandonati, colpiti, ma non distrutti. Portiamo sempre in noi la morte di Gesù, perché si manifesti in noi anche la sua vita. Siamo vivi, ma continuamente esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la sua vita si ma­nifesti nella nostra vita mortale. Così, la morte agisce in noi per­ché in voi agisca la vita.

È scritto nella Bibbia: "Ho creduto, perciò ho parlato". Anche noi abbiamo questo stesso spirito di fede, anche noi crediamo e per questo parliamo. Sappiamo infatti che Dio, il quale ha risusci­tato Gesù, il Signore, risusciterà anche noi insieme con Gesù e ci porterà con voi davanti a lui. Tutto questo avviene per voi, per­ché se la grazia si estende a un maggior numero di persone, au­menteranno anche le preghiere di ringraziamento a lode di Dio. Noi dunque non ci scoraggiamo. Anche se materialmente cammi­niamo verso la morte, interiormente, invece, Dio ci dà una vita che si rinnova di giorno in giorno. La nostra attuale sofferenza è poca cosa e ci prepara una vita gloriosa che non ha l'uguale.  E noi concentriamo la nostra attenzione non su quel che vediamo ma su ciò che non vediamo: infatti, quel che vediamo dura soltanto per breve tempo, mentre ciò che non vediamo dura per sempre

 

 

CELEBRAZIONE ECUMENICA

 

Introduzione

Si vuole qui celebrare la luce che Dio nostro Padre accende nel cuo­re dei credenti   e nelle loro comunità   pure se provengono da tante culture, popoli e nazioni differenti, sparsi su tutta la terra, in uno stato di migrazione perpetua e di recente insediamento.

 

Gesù Cristo condivide con noi la luce della fede, che e “conoscenza della gloria di Dio che risplende sul volto di Cristo”. E il tesoro che Paolo evoca in 2 Cor 4, 5-18. Ogni credente, e ogni comunità di credenti con­divide questo tesoro e lo testimonia in tutta la sua ricchezza a partire dal­la fragilità della condizione umana.

 

Da un punto di vista ecumenico è importantissimo poter celebrare gioiosamente il Cristo risorto, ma non è meno importante elevare a Dio, nostro Padre e unico mediatore, le nostre preghiere per i tanti uomini e donne, giovani e bambini traumatizzati dall'emigrazione. Sarà questo il tema delle intercessioni che, insieme alla nostra confessione di Cristo, lu­ce della nostra vita, è l'aspetto saliente di questa celebrazione. Le comu­nità di credenti hanno vissuto e vivono ancora dolorose divisioni, gioie e tribolazioni, attese e speranze, che le rendono acutamente consce delle sofferenze di coloro che sperimentano il trauma dell'emigrazione. Ecco perché la nostra preghiera d'intercessione per l'unità delle chiese e la no­stra preghiera per le comunità migranti sono un'unica e sola preghiera.

 

Per questa celebrazione, basata sulla proposta originaria del gruppo ecumenico argentino, è particolarmente raccomandato di:

 

·       Diffondere inviti al di là della cerchia di cristiani che normalmente frequentano gli incontri ecumenici, in modo da formare un'assemblea di preghiera unita sì, ma di diverso tipo, in specie con le comunità cri­stiane di immigrati esistenti nelle nostre città e regioni. Mediante l'in­contro e la preparazione comune della liturgia celebreremo infatti il Cristo risorto, Luce della Luce, nostra unica salvezza nell'ambito dell'unica fede con tutta la diversità delle sue espressioni. La nostra celebrazione sarà un tributo a questa diversità.

 

·     Usare il simbolo della luce, contenuto in vasi di creta; anzi meglio an­cora sarebbe usare un solo vaso di creta che, passando di gruppo in gruppo di fronte all'assemblea al momento dell'intercessione, farà si che il simbolismo di questo tesoro prezioso sia visto e compreso nell'unità dell'unico Signore: una sola fede, un solo battesimo e una co­mune speranza in Cristo - Cristo che è solidale con i poveri, i migranti, le vittime di questa esistenza. All'inizio della celebrazione, il vaso con la luce avrà già sottolineato l'unità dei cristiani riuniti per proclamare la comune fede in Cristo, luce della loro vita e della loro speranza nella crescita della loro comunione.

 

·     Il segno della pace sigilla questa comunione nelle intercessioni. All'unità che viene così attestata, corrisponde il mandato rinnovato da Cristo al termine della celebrazione, Cristo il quale attende che tutti i suoi discepoli diano testimonianza di unità impegnandosi ad affronta­re le durezze correlate alla migrazione.

 

·       Sottolineare non solo la natura drammatica delle migrazioni e le loro cause vergognose, ma anche il fatto che, in quanto discepoli di Cristo sulla terra, anche noi siamo migranti. Evitando ogni superiorità o in sincerità, ci accoglieremo reciprocamente in questa celebrazione co­me sorelle e fratelli nella fede. Possiamo condividere tantissimo in ter­mini di speranza nei momenti di prova e di meraviglia per il tesoro che è la fede dataci da Dio. Dove finirebbe il nostro pellegrinaggio ecumenico senza gli scambi e i dialoghi provocati dalle migrazioni contemporanee? Lasciamoci accogliere da Cristo, anche lui un noma­de su questa terra. Come il suo, anche il nostro viaggio terreno diven­ta un pellegrinaggio fatto in compagnia dei nostri fratelli e delle nostre sorelle verso la casa di Dio. Ma dobbiamo essere sicuri di essere come lui e di non escludere nessuno dal banchetto di fede che lo Spirito Santo ha posto nel cuore dei battezzati. E’ per questo dobbiamo ascol­tare e riascoltare la sua chiamata a diventare testimoni del vangelo, fa­cendoci mendicanti e portatori itineranti della buona novella, così co­me Rut, ad esempio, l'ha anticipato a modo suo.

 

È’ da sperare che la persona di Rut possa essere onorata nell'ambito della liturgia della parola. All'inizio della liturgia, la storia del viaggio di Rut a Betlemme in Giudea con Noemi, sua suocera, originaria di là, può introdurre altre storie di migrazioni odierne (anche queste si raccomanda

di inserirle o all'inizio della celebrazione o prima di ogni intercessione). I presenti, essi stessi migranti o persone che devono capire meglio la vita dei migranti, possono così scoprire come, nella vita di Rut così come nel­la loro, sia scaturita la fiducia in Dio e nello spirito universale della rivela­zione biblica, la chiamata ad imitare l'amore speciale che Dio ha per lo straniero e per il povero.

 

Il vangelo può essere scelto tra i testi suggeriti, ma il racconto dell'in­vio in missione (Mt 28, 16-20) è vivamente consigliato. Nel mettere in ri­salto la missione universale alla presenza del Signore Gesù, nel contesto di questa celebrazione ecumenica particolarmente sensibile ai migranti, questo racconto evangelico dà l'opportunità di sottolineare nell'omelia il potere del vangelo di abbattere barriere sociali, psicologiche e religiose. L'omelia dovrebbe accentuare il fatto che siamo inviati insieme da Cristo e dovrebbe incoraggiare le chiese a intraprendere attività comuni con "lo straniero nel nostro seno". L'ecumenismo sia esso dottrinale, spirituale o pratico, è impossibile oggi se non si tiene conto delle migrazioni attuali di popoli, che stimolano il nostro cammino verso l'unità.

 

Non è forse altrettanto vero che, in fedeltà alla duplice esigenza della missione e dell'ecumenismo, scopriamo il nostro prossimo nelle sorelle e nei fratelli di tradizioni diverse con cui lavoriamo per la diffiisione del re­gno di Dio? Siamo chiamati ad amare persone tanto diverse, la cui diver­sità proviene dal loro essere migranti ovvero da un modo insolito di pro­fessare la fede cristiana, fondato su tradizioni e pratiche differenti dalle nostre. L'unità della Chiesa deve anche essere al servizio dell'unità tra i popoli. In quest'ottica, la liturgia per "l'invio in missione" sottolinea il le­game esistente tra l'impegno missionario e quello ecumenico.

 

L'ordine della celebrazione è suddiviso in sei parti. Per esigenze lo­cali, l'ordine può essere cambiato.

 

I     Apertura - celebrazione della luce di Cristo

 

Il     Proclamazione della misericordia di Dio e confessione dei peccati

 

III     Proclamazione della parola di Dio

 

IV     Confessione di fede

 

V     Intercessioni: i rappresentanti dei vari gruppi etnici e delle varie chie­se si muovono verso il coro della chiesa per raccontare la loro storia di migrazione, presentare i loro simboli, consegnare il vaso di creta contenente la luce, recitare le loro preghiere di intercessione e quelle delle altre comunità cristiane presenti, narrare gli inizi, l'insediamento e forse la loro esclusione. Queste storie possono essere riferite all'ini­zio della celebrazione come una sorta di preludio alla liturgia.

 

VI Commiato: processione dell'assemblea verso l'estemo, segno della chiamata di Cristo a testimoniare, preceduta dalla benedizione.

 

Si raccomanda di cantare l'inno a Cristo - il Phos Hilaron - in apertura, sia dopo l'invocazione allo Spirito Santo, l'illuminatore, ovvero prima della confessione di fede (Credo niceno o altro testo).

 

La celebrazione può essere animata da canti e simboli delle popola­zioni presenti. Per prendere l'esempio dell'Argentina, si potrebbe dare il segno della pace in spagnolo, far vestire col poncho i lettori o quanti han­no un ruolo da svolgere nella celebrazione, accompagnare i canti con la chitarra, ecc.

 

La celebrazione dovrebbe essere preparata da un'équipe ecumenica e la preparazione stessa dovrebbe essere l'occasione di incontrarsi e di pre­gare insieme. Sarebbe un vero peccato, infatti, se venisse considerata solo una parentesi, mentre dovrebbe servire da trampolino di lancio per ap­profondire i rapporti tra cristiani immigrati e cristiani appartenenti alle co­munità da tempo stabilite nella regione.

 

CELEBRAZIONE ECUMENICA DELLA PAROLA DI DIO

 

Un tesoro come in vasi di terra (2 Corinzi 4, 5-18)

 

C =CELEBRANTE

T =TUTTI

L =LETTORE

 

I.       APERTURA DELLA CELEBRAZIONE

 

Si raccomanda che la celebrazione si svolga di sera

 

INVITO ALLA PREGHIERA

 

C:  Luce e pace in Gesù Cristo nostro Signore!

T:  Rendiamo gloria a Dio.

 

C:  Alleluia, Cristo è risorto!

T:     Veramente il Signore è risorto.

 

Un vaso di creta contenente una candela accesa viene collocato sulla ta­vola della comunione/altare o in un altro posto ben visibile di fronte all'assemblea, mentre viene letto il testo 2 Corinzi 4, 5-6 Alcuni membri dell'assemblea avanzano verso la candela per accenderne altre e passarle a tutti i partecipanti.

 

INNO

 

L’inno accompagna la distribuzione delle candele.

 

Si può cantare il sanctus argentino o un inno sul tema della luce noto alla comunità d'immigrati presente alla celebrazione o un altro inno noto all'assemblea.

 

T:  Sii la nostra luce nelle tenebre, o Signore, e nella tua grande miseri­cordia proteggici da ogni pericolo nel nostro viaggio terreno. Ravviva in noi e nelle nostre comunità la luce della fède che brilla nei nostri cuori: la conoscenza della tua gloria nel volto di Cristo, che vive con te e con lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.

Inno

Pbos Hilaron - Gioioso splendor

(come si è detto nell'introduzione, quest'inno può essere cantato anche

in un 'altro momento della celebrazione).

 

Gioioso splendor, della gloria del Padre etemo celeste santo beato, O Cristo Gesù, giunti al tramonto e ammirando la luce vespertina, inneggiamo al Padre ed al Figlio, e al Santo Spirito Dio.

 

E giusto lodarti in ogni tempo, con voci sante,

O  Figlio di Dio, datore di vita,

per questo il mondo ti dà gloria

 

Il.     PROCLAMAZIONE DELLA MISERIOORDIA DI DIO E CONFESSIONE DEI PECCATI

 

C:     Confessiamo i nostri peccati verso Dio e verso ciascuno di noi.

 

(L'assemblea o diversi lettori uno dopo l'altro).

 

T:  Signore misericordioso,

confèssiamo di aver peccato contro dite in pensieri, parole, opere e omissioni.

 

Perdona i nostri peccati di disunione per orgoglio,

i nostri peccati contro i nostri fratelli e sorelle di altre culture, e di altri popoli, coloro che abbiamo oppresso ed emarginato. Perdona la nostra indifferenza e la nostra cecità nei confronti della sofferenza degli immigrati presenti tra noi. Cristiani di denominazioni differenti, dobbiamo chiederci:

abbiamo diligentemente cercato le vie di una comune testimonianza per amore di Gesù" al fine di combattere le sofferenze e le ingiustizie patite dai nostri fratelli e sorelle immigatti nella nostra patria?

 

Perdona la nostra superficialità e la nostra pigrizia,

per cui abbiamo ignorato e perfino negato le ricchezze offèrte dall'altro,

piuttosto che cercare una vera condivisione di valori e di fede. Non ti abbiamo amato con tutto il cuore, non abbiamo amato il nostro prossimo come noi stessi, siamo sinceramente pentiti dei nostri peccati. Per amore di tuo Figlio, Gesù Cristo abbi pietà di noi e perdonaci

affinché possiamo lietamente f~re la tua volontà, camminare sui tuoi sentieri

e condurre una vita che manifesti la tua misericordia a gloria del tuo nome. Amen.

 

C:  Dio onnipotente e misericordioso, perdona i nostri peccati per Cristo nostro Signore, ci fortifica in ogni opera buona e mediante il potere del suo Santo Spirito dà a noi la vita eterna. Amen.

 

III. PROCLAMAZIONE DELLA PAROLA DI DIO

 Prima Lettura: Rut 1, 1 - 18 (cf  Introduzione alla celebrazione)

 

Tanto tempo fa, quando i giudici erano a capo del popolo d'Israele, ci fu una carestia nel paese. Perciò un certo Elimelech, della famiglia di Efrata, abitante a Betlemme di Giuda, si trasferì nel paese di Moab insieme a sua moglie Noemi e ai suoi due figli, Ma­clon e Chilion. bitavano ancora in quel paese quando Elimelech morì; Noemi restò sola con i suoi figli, che avevano sposato due ra­gazze moabite, Orpa e Rut. Dopo circa dieci anni morirono anche Maclon e Chilion, e Noemi rimase sola, senza marito e senza figli.

Passò del tempo. Noemi venne a sapere che il Signore aveva benedetto il suo popolo dandogli un abbondante raccolto. Allora, con le due nuore si preparò a lasciare il paese di Moab. Mentre era­no in cammino verso il territorio di Giuda, Noemi disse loro: "Tor­nate a casa; rimanete con vostra madre. E che il Signore sia buono con voi, come voi siete state buone con me e con i miei morti. Vi dia un altro marito e un'altra famiglia."

Poi Noemi le salutò e le baciò. Ma esse, piangendo, la suppli­carono: "No! Vogliamo venire con te tra la tua gente." "Tornate indietro, figlie mie", soggiunse Noemi, "perché volete venire con me? Tornate a casa. Io non ho altri figli da darvi. Ormai sono troppo vecchia per averne. E anche se potessi averne, e questa notte rimanessi incinta, e avessi dei figli, potete voi aspettare che crescano? Non vi sposereste di nuovo nel frattempo? No, figlie mie, il Signore ha colpito me! Soffro già molto io. Non dovete sof­frire anche voi".

Ma esse ripresero a piangere. Poi Orpa salutò la suocera, la baciò e tomò a casa sua, Rut invece rimase con lei. Noemi le disse: "Tua cognata è tomata dal suo popolo e dai suoi dèi. Vai anche tu con lei".

Ma Rut rispose: "Non chiedermi più di abbandonarti! Lasciami venire con te. Dove andrai tu verrò anch'io; dove abiterai tu abiterò anch'io. Il tuo popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio. Dove tu morirai, morirò anch'io e lì sarò sepolta. Il Signore dovrà punirmi se io ti la­scerò. Solo la morte potrà separarmi da te!"

Allora Noemi capì che Rut era ormai decisa ad andare con lei e non aggiunse altro.

(oppure Lv 25,35-43)

 

Salmo 43 (a voci alterne)

 

Fammi giustizia, difendi la mia causa, contro gente senza fede.

Liberami dal malvagio, o Dio, salvami dal bugiardo.

Dio, sei tu la mia fortezza:

perché mi hai respinto? Perché cammino così triste,

oppresso dal nemico?

 

Manda la tua verità e la tua luce, siano esse mia guida,

mi conducano al monte del tuo santuario, fino alla tua presenza.

E arriverò al tuo altare, o Dio, mi farai danzare di gioia.

Per te, Signore, suonerò la cetra, mio Dio, canterò le tue lodi.

 

Perché sei così triste,

così abbattuta, anima mia? Spera in Dio, tomerò a lodarlo,

lui, mia salvezza e mio Dio.

 

Nuovo Testamento: 2 Corinzi 4, 5-18 (cf Introduzione alla celebrazione)

 

Infatti noi non esaltiamo noi stessi: annunziamo che Gesù Cristo è il Signore. Noi siamo soltanto vostri servi a causa di Gesù. E Dio che ha detto: "Risplenda la luce nelle tenebre", ha fatto risplendere in noi la luce per farci conoscere la gloria di Dio riflessa sul volto di Cristo.

Noi portiamo in noi stessi questo tesoro come in vasi di terra, perché sia chiaro che questa straordinaria potenza viene da Dio e non da noi. Siamo oppressi, ma non schiacciati; sconvolti ma non dispera­ti. Siamo perseguitati, ma non abbandonati, colpiti, ma non distrutti. Portiamo sempre in noi la morte di Gesù, perché si manifesti in noi anche la sua vita. Siamo vivi, ma continuamente esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la sua vita si manifesti nella nostra vita mortale. Così, la morte agisce in noi perché in voi agisca la vita.

E’ scritto nella Bibbia: "Ho creduto, perciò ho parlato". Anche noi abbiamo questo stesso spirito di fede, anche noi crediamo e per questo parliamo. Sappiamo infatti che Dio, il quale ha risuscitato Gesù, il Signore, risusciterà anche noi insieme con Gesù e ci porterà con voi davanti a lui. Tutto questo avviene per voi, perché se la gra­zia si estende a un maggior numero di persone, aumenteranno an­che le preghiere di ringraziamento a lode di Dio. Noi dunque non ci scoraggiamo. Anche se materialmente camminiamo verso la morte, interiormente, invece, Dio ci dà una vita che si rinnova di giomo in giomo. La nostra attuale sofferenza è poca cosa e ci prepara una vi­ta gloriosa che non ha l'uguale. E noi concentriamo la nostra atten­zione non su quel che vediamo ma su ciò che non vediamo: infatti, quel che vediamo dura soltanto per breve tempo, mentre ciò che non vediamo dura per sempre.

 

T:  Alleluia!

 

Vangelo: Matteo 28, 16-20

 

Gli undici discepoli andarono in Galilea, su quella collina che Gesù aveva indicato. Quando lo videro, lo adorarono. Alcuni, però, avevano dei dubbi.

Gesù si avvicinò e disse: "A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Perciò andate, fate diventare miei discepoli tutti gli uomini del mondo; battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spiri­to Santo; insegnate loro a ubbidire a tutto ciò che io vi ho comanda­to. E sappiate che io sarò sempre con voi, tutti i giorni" "sino alla fi­ne del mondo".

(oppure Matteo 8, 5-13, oppure Matteo 4,3-15, oppure Marco 7, 1-9)

 

Come un segno che la buona novella di Cristo è destinata ad essere pro­clamata in ogni lingua e ricevuta da ogni cultura, il vangelo potrebbe es­sere letto in una lingua di uno dei partecipanti delle comunità presenti.

IV. CONFESSIONE DI FEDE

 

C:  O Dio, che mediante Gesù Cristo, il Signore del mondo e della Chiesa ci chiami a formare un solo corpo e ad esprimere il tuo amore, nella confessione dell'unica fede, ti preghiamo in tutta umiltà

 

L    Concedici la luce e la forza della fede per vincere le ombre del male che insidia la nostra comunione di fede

 

Inno allo Spirito Santo (scelta libera)

 

L    Infondi il tuo amore nei nostri cuori affinché possiamo conoscerti e discernere la tua presenza creatrice e riconciliatrice nella vita di quanti ci circondano

 

Inno allo Spirito Santo

 

L:   Rinnova in noi il dono del tuo Santo Spirito affinché per suo mezzo possiamo ora proclamare insieme che Gesù Cristo è il Signore

e ogni cuore umano sia toccato cosicché cadano le barriere che ci separano; scompaiano le maldicenze cessi l'odio

e siano curate le ferite della separazione e possiamo vivere nella giustizia e nella pace in Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

 

Inno allo Spirito Santo (Si può cantare qui il Phos Hilaron)

 

Professione di fede (o altra confessione di fede)

 

Sono previste alcune possibilità:

- Il Simbolo di Nicea-Costantinopoli

- lì Credo Apostolico

- La forma interrogativa della professione di fede utilizzata nel battesimo

degli adulti. Quest'ultima è da preferirsi perché collegata al tema fonda­mentale. (Credi? Io credo).

Il Simbolo di Nicea-Costantinopoli qui riportato è quello utilizzato du­rante il III Incontro della Conferenza delle Chiese Europee (KEK) e il Consiglio delle Chiese Episcopali Europee (CCEE), Riva del Garda, 1984.

 

T:  Noi crediamo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Noi crediamo in un solo Signore, Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo. E per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo.

Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto.

Il terzo giorno è risuscitato secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre e di nuovo verrà per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.

Crediamo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre.

Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profèti. Crediamo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Professiamo un solo battesimo per il perdono dei peccati, aspettiamo la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.

 

V.     INTERCESSIONI

 

I rappresentanti delle comunità immigrate si fanno avanti e recitano le lo­ro intercessioni. Ogni intercessione è preceduta da un breve resoconto delle loro esperienze. Le luci vengono abbassate al momento in cui ognuno di loro chiede a voce più alta comprensione per la propria situa­zione ed esprime la propria fede e la propria speranza nell'opera di Dio. Prima che si preghi per l’unità dei cristiani, anche ogni chiesa può breve­mente raccontare i suoi inizi e il suo sviluppo, e se è il caso, la sua esclu­sione o soppressione (ad es. la revoca dell'Editto di Nantes in Francia) e le varie tappe della sua storia su base locale o nazionale.

ll grande vaso di creta contenente la candela viene fatto passare da un lettore all'altro, come segno di fede e solidarietà, per essere poi collocato sull'altare/tavola di comunione.

 

Dopo ogni preghiera si può cantare il ritornello in spagnolo Ven Espiritu Santo Ven, Ven a iluminar (o altro a scelta)

 

C:  Offriamo il tesoro della nostra fede nella fragilità della testimonianza personale di ciascuno di noi, delle nostre comunità e delle nostre conquiste in campo ecumenico.

 

L:   Il Signore rinnovi in noi il dono della sua luce, forza e comunione.

T:  Ven Espiritu Santo Ven, Ven a iluminar.

 

C:  Di fronte a tanta sofferenza e a tanto male cadiamo preda della di­sperazione e ci rendiamo a tal punto conto delle nostra debolezza da chiederci se valga la pena di reagire in favore della giustizia.

 

L:   Il Signore ci aiuti ad ascoltare la testimonianza di persone e comunità che, sebbene oppresse da ogni parte, hanno continuato a sperare e ad agire anche nell'afflizione.

T:  Ven Espiritu Santo Ven, Ven a iluminar.

 

C:  Di fronte alla vastità del compito missionario nel mondo e consci dell'importanza del vangelo che ci è affidato, possiamo sentirci impo­tenti.

 

L:   Il Signore ci dia la fiducia necessaria per confessare la nostra fede.

T:  Ven Espiritu Santo Ven, Ven a iluminar.

 

C:  Il movimento ecumenico, così come l'emigrazione, rientra nella "glo­balizzazione" con cui il mondo sta cercando oggi di venire a patti.

 

L    Il Signore ispiri questa ricerca per l'unità mediante il riavvicinamento delle nostre chiese.

T:  Ven Espiritu Santo Ven, Ven a iluminar.

 

Preghiera di San Giovanni Crisostomo

 

C:  Signore, tu ci hai concesso la grazia di offrirti queste comuni preghie­re con un cuor solo. Tu che hai promesso di ascoltare le richieste di due o tre persone riunite nel tuo nome, esaudisci ora le suppliche

dei tuoi servi per la tua gloria, facendoci conoscere la tua verità in questo mondo e concedendoci la vita eterna nel mondo che verrà. Amen.

 

T:  Padre Nostro....

(V,ersione ecumenica presentata ufficialmente durante il Convegno Nazionale sul Padre Nostro; Perugia, aprile 1999)

 

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, non indurci in tentazione ma liberaci dal Male. Tuo è il regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen

 

Segno della pace

 

T:  Inno

 

Colletta

La colletta può svolgersi mentre si canta l'inno. E un gesto liturgico che esprime la comunione nella fede, carità e solidarietà e il suo significato può essere ricordato allorché viene indicato lo scopo per cui è fatta.

 

VI.     COMMIATO E BENEDIZIONE

 

C:  Il Signore ci benedica e ci protegga.

T:  Amen

C:  Il Signore faccia risplendere su di noi il suo volto e ci dia la sua grazia.

T:  Amen

C:  Il Signore si volga a noi e ci dia la sua pace.

T:  Amen

C:  E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di noi e con noi rimanga sempre.

T:  Amen

C:  Lettura di Matteo 28, 18-20 e chiamata alla comune testimonianza nel nome di Cristo.

 

Gesù si avvicinò e disse: "A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Perciò andate, fate diventare miei discepoli tutti gli uomini del mondo; battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; insegnate loro a ubbidire a tutto ciò che io vi ho comandato. E sappiate che io sarò sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo".

 

Invio

 

T:  Inno

Suggerimenti:    inno argentino di benedizione (La bendici6n de Dios, di

Lois Wlson in Thuma Mina, Canada-Argentina, Basilea Verlag, Basel,

Strube Verlag, Mùnchen- Berlin,); un canto di una delle comunità

immigrate presenti o altro noto all'assemblea.

 

Per significare il pellegrinaggio della nostra vita alla luce di Cristo e la nostra disponibilità a rispondere, insieme, all'invio di Cristo in missione, l'assemblea lascia la chiesa in processione, aperta da uno di coloro che hanno preso parte attiva alla celebrazione, il quale reca il vaso di creta contenente la candela accesa.

 

LETTURE BIBLICHE E COMMENTO PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA

 

PRIMO GIORNO

 

Noi portiamo in noi stessi questo tesoro come in vasi di terra (2 Cor 4, 7) Speranza

 

Genesi 15, 1-7        Non temere, Abramo, la tua ricompensa sarà grandissima

Salmo 16                Sei tu il mio Dio; fuori di te non ho altro bene

Ebrei 8, 8-12         Cristo invece, è venuto come sommo sacerdote della realtà definitiva

Luca 24, 13-35      Noi speravamo

 

Commento

 

Abramo ripone la sua fiducia in Dio. Lascia un'esistenza confortevo­le per raggiungere la terra promessa. Con tutta la sua famiglia si fa stra­niero, immigrato, chiamato a fare un cambiamento doloroso, ma sicura­mente fecondo e liberatorio, nella terra di Canaan.

 

I pellegrini di Emmaus sono rimandati là dove dimorano per ritrova­re quell'impulso iniziale che li ha portati a seguire Gesù, fino ai piedi del­la croce. Rileggendo con Gesù le storie di "Mosè e i profeti", i loro cuori angosciati recuperano la fiducia e l'amore, segno del tesoro divino pre­sente in loro e fondamento della loro speranza. Ogni cristiano condivide questa speranza, che non lo libera certo dalle lotte della vita, ma dà alla sua esistenza una forza serena e tranquilla.

 

Lasciare il proprio paese, avvicinarsi all'altro, al forestiero, può portare a incontrare davvero l'altro e a crescere insieme, così da poter offrire a Dio un cuore generoso" capace di contenere il tesoro che Egli vuole riporre in ognuno di noi. Il cuore generoso è il vaso di creta della nostra umanità che è fatta di polvere e che può apparire quindi debole e patetica di fronte al teso­ro che continuamente cresce in essa.

 

I cristiani devono far conoscere insieme questo tesoro che risplende glorioso nel volto del risorto. Manifestano la loro comune eredità allor­ché si mostrano come comunità riconciliata.

 

Preghiera

 

Padre,

nonostante la nostra debolezza, ci hai reso testimoni di speranza, fedeli discepoli di tuo Figlio che vuole dar prova della sua vittoria a un mondo scettico e inquieto.

Portiamo questo tesoro in vasi di creta e temiamo di non farcela da­vanti alla sofferenza e al male. A volte dubitiamo perfino del potere della parola di Gesù, che ha detto "che siano una cosa sola". Ridacci la cono­scenza di quella gloria che risplende sul volto di Cristo, affinché con le nostre azioni, il nostro impegno e tutta la nostra vita, proclamiamo al mondo che Egli è vivo e che è all'opera tra noi. Amen.

 

 

SECONDO GIORNO

 

Siamo oppressi ma non schiacciati (2 Cor 4, 8) Fede

 

Esodo 5, 6-17        Rendete ancor più duro il lavoro di questa gente, e lo facciano senza tante storie

 

Salmo 128             Potrai godere del frutto del tuo lavoro

Ebrei 11.13-27      Essi invece desiderano una patria migliore

Matteo 2, 14-15   Giuseppe si alzò, di notte prese con se il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto     

 

 

Commento

 

Rendete dunque ancor più duro il lavoro di que­sta gente, e lo facciano senza tante storie Potrai godere del frutto del tuo lavoro Essi invece desiderano una patria migliore Giuseppe si alzò, di notte prese con sé il bambi­no e sua madre e si rifugiò in Egitto.

 

Il secolo appena concluso è stato contrassegnato da molteplici forme di oppressione politica, sociale, culturale ed economica e per certi versi l'emigrazione è ancora il prodotto di queste realtà tuttora imperanti nel mondo. Gli emigranti lasciano la propria patria in cerca di una vita mi­gliore e per sfuggire alle persecuzioni e alle carestie. Cercano quelle op­portunità che nella loro situazione di partenza vengono loro negate o cercano protezione da sistemi economici e politici che li scacciano dalle loro case. Quando arrivano nei nuovi paesi, troppo spesso sono vittime di uno sfruttamento simile a quello patito dagli Ebrei in Egitto.

 

L'emigrante è una persona che soffre, che ha dovuto abbandonare la sua casa e i suoi cari per affrontare un'esistenza vissuta in condizioni culturali e sociali diverse, con tutti i problemi che ciò comporta. L'emi­grante incontra persone indifferenti e situazioni penose, in cui si distingue l'inconfondibile segno del peccato, la principale causa dell'emigrazione.

 

L'emigrazione può essere vissuta anche come un atto di fede, come Abramo che lasciò il paese dei suoi avi per raggiungere la terra promessa, o Mosè che liberò il suo popolo dalla schiavitù. Così pure Gesù, Maria e Giuseppe sono fuggiti in Egitto per mettersi in salvo dal pericolo rappre­sentato da Erode. Oggi come ieri, in mezzo a qualsiasi pericolo, Dio ci mostra la via che porta alla vita.

 

Perseguitate ma non scoraggiate, milioni di persone traggono dalla loro fede in Dio la forza per non vacillare di fronte alla discriminazione causata dalla razza, dal colore della pelle, dal sesso, dalla cultura, dalla lingua o dal potere d'acquisto.

 

Spesso l'emigrazione si ripercuote sulla vita ecumenica, poiché mette in contatto membri di diverse chiese portandoli a prendere nuove iniziati­ve nella ricerca dell'unità. In un modo o nell'altro, siamo tutti migranti sulla terra. Siamo tutti pellegrini in cammino verso la casa del Padre. Anche le chiese sono invitate ad avanzare insieme sulla via dell'unità, la via apertaci da nostro Signore.

 

Preghiera

 

Dio nostro Padre, tuo Figlio ha conosciuto l'esilio in Egitto: ti chie­diamo di accompagnare gli emigranti di oggi.

Fa' che lo Spirito Santo tocchi i cuori di tutti; affinché cadano le bar­riere che ci separano, svanisca il sospetto, cessi l'odio.

Il tuo Spirito infonda nuova vita alle tue chiese nel loro pellegrinag­gio verso l'unità, e le aiuti a superare le divisioni e a camminare nella giustizia e nella pace.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.

 

 

 

TERZO GIORNO

 

Portiamo sempre in noi la morte di Gesù, perché si manifesti in noi anche la sua vita (2 Cor 4,10) A immagine di Cristo

 

Genesi 1, 26-27          Dio creò l'uomo simile a sé, lo creò a immagine di Dio, maschio e femmina li

                                 creò

Salmo 45                  Dio ti ha consacrato con olio

1 Timoteo 6, 11-16  Ubbidisci al comandamento ricevuto fino al giorno in cui verrà il Signore nostro

                                 Gesù Cristo

Matteo 5, 14-15       Siete voi la luce del mondo

 Commento

 

La persona umana porta in sé l'immagine e la somiglianza con Dio, segno di un integrità che nulla - né debolezza, né peccato od oppressio­ne - può distruggere. Questa misteriosa verità costituisce una chiamata perpetua alla crescita spirituale sì da raggiungere la statura di Cristo.

 

Cristo stesso vive nel cristiano, nel suo corpo, nella sua mente, nella sua anima. lì cristiano, uomo o donna che sia, deve rendere visibile in ogni circostanza della propria vita, la vita di Cristo che porta in sé. Tutti i cristiani sono chiamati ad obbedire fermamente a quando ordina il van­gelo fino al ritorno del Signore.

 

La testimonianza coinvolge l'essere del credente, compreso il suo corpo. Nel corso degli anni membri di diverse chiese hanno patito (e an­cora patiscono) il martirio, in fedele testimonianza e supremo atto di ob­bedienza a Cristo. Molto spesso il martirio è all'origine dell'esilio. Il cri­stiano è così chiamato ad essere trasformato ad immagine di Cristo, quel Cristo che è rivelato dalla vita stessa della persona.

 

"Io sono la luce del mondo"; "voi siete la luce del mondo". Questa luce deve risplendere mediante opere di giustizia, carità, compassione, in modo tale da rivelare l'opera salvifica di Dio, cosicché gli uomini e le donne siano in grado di glorificare il Padre che ci vuole tutti salvi.

 

Come chiesa, siamo chiamati a cambiare i comportamenti culturali che impediscono a larghe fasce della popolazione mondiale di vedere ri­conosciuta la propria dignità umana, soprattutto nel caso dei migranti. Perché gli stessi elementi che dividono popoli e nazioni si riscontrano nel peccato che divide le chiese e impedisce la loro vera testimonianza. Inol­tre l'unità tra i credenti non può essere separata dalla lotta per abbattere le barriere che dividono la società.

 

Preghiera

 

Dio d'amore,

potente creatore di ogni vita.

Aiutaci a discernere in noi e in ciascuno dei nostri fratelli e sorelle la tua immagine e somiglianza.

Dacci la forza per obbedire al comandamento del tuo amore univer­sale.

 

Dio d'amore,

ti preghiamo: fa' che la nostra testimonianza porti all'unità delle chie­se e con una sola voce possiamo incitare tutta l'umanità ad assumersi la responsabilità della creazione e del nostro prossimo. Amen.

 

QUARTO GIORNO

 

Perché anche la sua vita si manifesti nella nostra vita mortale (2 Cor 4, 11) Dignità della vita

 

Esdra 1, 1-4           Perciò mi rivolgo a tutti quelli che appartengono al suo popolo. I vostro Dio vi

                               accompagni  

Salmo 50               Il cielo proclami la giustizia di Dio

Romani 6, 6-14     Così. Anche voi, consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, con Cristo

                              Gesù

Marco 9, 33-37    Se uno vuole essere il primo, deve essere l’ultimo di tutti e il servitore di tutti

 

Commento

 

Perciò mi rivolgo a tutti quelli che appartengono al suo popolo. Il vostro Dio vi accompagni

Il cielo proclami la giustizia di Dio Così, anche voi, consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio> con Cristo Gesù Se uno vuole essere il primo, deve essere l'ulti­mo di tutti e il servitore di tutti

 

Molti aspetti della vita sono difficili. Alle persone vengono spesso im­poste le condizioni più degradanti. Per molti, l'esistenza stessa è solo un peso immane da sopportare, cosicché sprofondano nella disperazione e nel terrore.

 

Cristo ci invita a raccogliere la sfida di vivere in modo tale da corri­spondere alle esigenze del suo regno. La sua presenza in mezzo al suo popolo segna ciascuno di noi. Il potere della sua risurrezione ci libera da ogni tentazione di morte. Se siamo coscienti della sua presenza tra noi – risorto, ma con le tracce di chi è disprezzato, rifiutato o escluso - possia­mo capire quanto sia importante l'ultimo tra noi. Se avessimo ritenuto che dei semplici pescatori fossero meno capaci di ammaestrare dei dotto­ri della religione, non avremmo mai sentito il messaggio degli apostoli> né quello di un falegname di Nazaret.

 

Ecco perché dobbiamo incoraggiarci a vicenda a mettere in discus­sione il tipo di società che esclude le persone e trascura i loro bisogni ma­teriali e spirituali.

 

In questa battaglia condotta nel cuore stesso delle società in cui vivia­mo, possiamo a volte essere tentati di lasciar perdere, pensando di essere soli a combattere. Ma non dobbiamo perderci di coraggio, perché altri fi­gli di Dio sono anch'essi all'opera per salvaguardare la dignità della vita umana, rendendo così manifesta la vita di Gesù nella nostra vita terrena.

La chiesa è chiamata a manifestare questa luce che brilla nelle tene­bre. Di fronte a un mondo diviso, la nostra ricerca dell'unità è vitale. È la nostra comune vocazione a mostrare il potere della risurrezione affinché il mondo creda. Di fronte alla guerra e a sofferenze di ogni tipo, circon­dati da lotte per il potere temporale e dalla discordia, non dobbiamo cercare di sfiiggire tutti insieme, ma, guidati da Cristo, dobbiamo invece im­pegnarci insieme ad aiutare il mondo a mutare il proprio corso.

 

Preghiera

 

O Dio,

ci affidiamo a te perché confidiamo solo nella tua forza. Calma i nostri corpi e le nostre menti,

vieni nei nostri cuori,

e nelle nostre fatiche quotidiane aiutaci ad apprezzare il potere di rinnovamento che ci offri.

 

O Dio,

aprici la via dell'unità.

Portaci per mano sulla strada del tuo regno affinché siamo testimoni di speranza.

Non lasciarci cedere alla disperazione

perché attraverso la sua risurrezione Cristo ha vinto la morte.

 

O Dio, nostra speranza,

dacci il tuo Spirito di verità, coraggio e forza

in modo che possiamo proseguire verso la piena e visibile unità della chiesa.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

 

QUINTO GIORNO

 

Ho creduto perciò ho parlato ( 2 Cor 4, 13) Coraggio

Giosuè 1, 1-9         Ricordati che devi essere forte e coraggioso. Perciò non avere paura e non

                               perderti mai di coraggio

Salmo 113             Solleva dal fango il povero

Efesini 2, 11-22     Di conseguenza, ora non siete più stranieri, né ospiti

Marco 7, 24-30     Hai risposto bene. Torna a casa tua

Commento

 

Ricordati che devi essere forte e coraggioso. Perciò non avere paura e non perderti mai di coraggio

Solleva dal fango il povero

Di conseguenza, ora voi non siete più stranieri, né ospiti

Hai risposto bene. Torna a casa tua

 

Dopo la morte di Mosè, in un tempo d’incertezza e di timore, Gio­suè parlò con coraggio in nome di Dio e incitò il popolo d'Israele ad at­traversare il Giordano e ad occupare le terre che Dio aveva promesso ai loro padri, terre che avevano abbandonato nella ricerca di cibo. Li incitò ad essere forti e coraggiosi e a comportarsi secondo la legge di Dio

Dopo molte generazioni c'erano ancora dei Cananei in alcune zone di quella terra e fri proprio una donna cananea che di fronte a Gesù chiese coraggiosamente di guarirle la figlia. Quando Gesù rispose, piut­tosto duramente, che non era giusto prendere il pane dei figli, ella ribadì che anche i cani sotto la tavola mangiano le briciole lasciate da loro. Un Gentile ed una donna, la sua cura per la figlia, sono state capaci di in­frangere le barriere della cultura, della tradizione e del sesso con corag­gio e audacia. Gesù aveva un progetto di azione e di priorità da portare a termine: riteneva di doversi prima rivolgere alla casa d'Israele. Nondi­meno, era mosso dal coraggio e dalla risposta di quella donna. Da parte sua, ha superato queste stesse barriere dicendo: "Hai risposto bene, tor­na a casa tua: lo spirito maligno è uscito da tua figlia".

 

Nella lettera agli Efesini, ai Gentili cristiani viene ricordato che un tempo essi erano esclusi dalle promesse di Dio e dall' alleanza fatta con la casa d'israele. Ma adesso, in Cristo Gesù, coloro che erano stati esclusi sono "diventati vicini". Egli ha infranto il muro divisorio e le osti­lità tra Gentili ed Ebrei riconciliando entrambi con Dio in un unico cor­po, tramite il sacrificio della croce. Oggi i cristiani sono obbligati, dalla legge di Cristo, a superare le barriere della cultura e della razza per acco­gliere i rifugiati e gli stranieri e a provvedere alle loro necessità. Possiamo anche imparare molto dalla profonda fede dei cristiani immigrati che hanno attraversato i confini della propria terra per raggiungere la nostra, e che ugualmente fanno parte dell'unico corpo di Cristo.

 

Come cristiani e come Chiese siamo di fronte alla sfida di testimonia­re con coraggio la verità del Vangelo. Nel farlo, dobbiamo cercare di vi­vere in modo da mostrare al mondo l'unità voluta da Gesù per i suoi figli, perché le Chiese divise risultano indebolite nella loro missione. Essere Chiesa di Cristo è un dono che comporta la grande responsabilità di aiu­tare chi non ha fede a scoprire che l'amore di Dio è l'unica risposta alle loro necessità. Dovremmo chiedere a Dio di guarirci dalla mancanza di unità e di renderci capaci di testimoniare con fede e con coraggio.

 

Preghiera

 

O Dio, tu hai ispirato il tuo servo Giosuè a parlare con coraggio in un tempo di difficoltà e a guidare il suo popolo alla terra da te pro­messa. Tuo Figlio, Gesù Cristo, ha scavalcato le barriere della cul­tura, delle classi sociali e del sesso, offrendo guarigione e speranza a coloro che ne avevano bisogno. Lui è la nostra pace, e nel suo cor­po egli ha infranto le barriere delle divisioni, creando in sé stesso una nuova umanità. Preghiamo con fede per il corpo di Cristo, la Chiesa oggi nel mondo.

Ci hai affidato il compito di anticipare il tuo Regno sulla terra; aiutaci a portarlo a compimento uniti e non divisi. Facci comprendere la tua voce, non ostinandoci in ciò che consideriamo prioritario. Facci progredire nel superamento delle divisioni e facci vivere secondo le tue leggi di amore. Dacci forza per confermare il nostro impegno verso dite. Facci condividere il tuo amore. Guida i nostri passi per incontrare quelli che hanno bisogno della tua benedizione, in special modo i rifugiati e gli stranieri tra di noi. Insieme formiamo il corpo di Cristo, nel cui nome ti preghiamo. Amen.

 

 

SESTO GIORNO

 

Tutto questo avviene per voi, perché se la gra­zia si estende a un maggior numero di persone...

(2 Cor 4, 15) La giustizia della grazia di Dio

 

Deuteronomio 10, 17-22  ....Egli difende i diritti dell'orfano e della vedova...

Salmo 103,1 - 13             Il Signore è bontà e misericordia

Romani 3, 21-31              Egli, nella sua bontà, ci ha liberati gratuitamente

Matteo 5, 1 - 12               Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia

 

Commento

 

      Il peccato è la fonte di ogni ingiustizia. Nel rifiutare la giustizia di Dio priviamo la gente della propria dignità e dei suoi diritti fondamentali. Strutture ingiuste e l'abuso dei diritti umani ne sono i risultati. Noi cre­diamo che Dio ci ha giustificati in Cristo per il suo grande amore per noi. La giustizia di Dio viene manifestata tramite la grazia capace di espander­si e di riconciliare. Con la morte e risurrezione di Cristo Egli ci rende tutti degni di essere sue figlie e suoi figli destinati ad essere in eterna co­munione con Lui.

 

Come cristiani siamo inviati insieme a proclamare la giustizia di Dio e la potenza della sua grazia. Il nostro impegno è quello di propagare la giustizia di Dio tramite la nostra testimonianza. Siamo chiamati a divenire strumenti del suo Regno come uomini e donne giusti che vivono per Dio e cercano di rivelare a tutti il suo amore e la sua giustizia. Più avremo la nostra patria in cielo, più cercheremo una società più giusta e il rinnova­mento della terra> rendendo sempre più visibile il volere di Dio per i suoi figli e per le sue figlie.

Nell'esperienza dei migranti, riscontriamo uno dei molteplici volti dell'ingiustizia di oggi.  Società economicamente ingiuste emarginano i propri membri spingendoli verso la fame e la povertà, negando loro le condizioni di vita umana e impedendo loro di accedere a progetti di salute e di educazione. Altri sono costretti a migrare a causa delle guerre o per l'impossibilità di praticare liberamente la propria fede. E questo il mondo in cui dobbiamo protestare vigorosamente per una tanto attesa giustizia. Dio si identifica con i poveri, i deboli, i malati, i forestieri, i bambini, gli an­ziani, le vedove. Ecco perché nelle beatitudini siamo invitati a divenire promotori della giustizia, di una giustizia che oltrepassa quella umana. Ciò include la ricerca di percorsi che portino al superamento di strutture discriminanti, trasformandoli in mezzi di pace e di giustizia per tutti.

 

La nostra unità e la nostra missione vitale sono segni di speranza. La nostra comunione in Cristo costituisce l'espressione visibile della nuova umanità. Una visione spirituale della vita in Cristo è l'essenza di ogni ti­po di giustizia ed è alla base dei diritti umani. La nostra solidarietà attiva con coloro che non hanno alcun potere rende visibile la forza della giu­stizia di Dio.

 

Preghiera

 

Dio, ti ringraziamo per la tua grazia che ci rende tue figlie e tuoi figli in Cristo. Come figli, ci chiami ad essere difensori della tua giustizia misericordiosa nel mondo. Dacci la grazia di lavorare senza timore per la giustizia, unica strada verso una vera pace e una società uma­na. Dio di amore, rafforza i legami che ci uniscono e chiamaci ad una vita in cui ogni comunità di fede sia in grado di riflettere l'unità dei credenti. Dio forte, chiamaci ancora una volta ad essere sempre più vicini gli uni agli altri, così che si compia la tua volontà e non la nostra. Per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

 

 

SETTIMO GIORNO

Noi dunque non ci scoraggiamo (2Cor4, 16) Perseveranza

 

Neemia, 8, 8-9                    Non dovete essere tristi e piangere

Salmo 118, 5-9; 19-24       Spalancatemi le porte che si aprono ai salvati

Atti 8.4                               Ma quelli che si erano dispersi… annunziavano la parola di Dio

Marco, 10, 28-30               Riceverà già in questa vita – insieme e a persecuzioni -  cento volte di più

 

Commento

 

La vita ha il suo prezzo. La vita lascia le sue ferite nei corpi dei rifu­giati, dei perseguitati politici, dei senza tetto, nei corpi di tutti coloro che incontrano più ostacoli che soluzioni ai loro problemi. Ogni giorno van­no e vengono con le loro difficoltà: all'improvviso una donna deve ab­bandonare la sua terra; i suoi figli si trovano in un paese straniero; un uo­mo deve vivere in un modo diverso da quello appreso dai suoi antenati a cui non è abituato. Una famiglia è costretta a cambiare la propria lingua e le proprie usanze adattandosi agli usi stranieri. Sono persone sfuggite alla morte, alla fame, all'emarginazione. Oggi ci sono migliaia .di persone che in silenzio percorrono la loro strada verso terre sconosciute, terre che non sempre li accolgono con amore e comprensione.

 

Anche i primi cristiani conoscevano la fatica e la lotta e il modo in cui essi hanno risposto e compreso la propria situazione offre alle future generazioni di cristiani un discernimento dei valori che sono alla base della fede, quelli della perseveranza e della solidarietà. Nel momento critico in cui Stefano fu messo a morte e la chiesa di Gerusalemme era assalita da gravi persecuzioni, i suoi membri dispersi hanno trovato risor­se interiori e la forza di continuare a proclamare la Parola, invece di re­stare paralizzati dalla paura. Paolo, nella lettera ai Corinzi, li incoraggia a non perdersi d'animo nonostante siamo afflitti e abbattuti, ma a conside­rare piuttosto questa esperienza come un mezzo per portare nella pro­pria carne la morte di Gesù, affinché la sua vita potesse essere resa visibile. Questo chiaro legame tra la loro forza e la morte e risurrezione di Gesù, mostra come il potere della risurrezione sia stato in grado di cam­biare il loro modo di considerare la sofferenza e la morte.

 

Oggi, di fronte ai corpi feriti dei rifugiati e dei poveri, di fronte alla loro profonda sofferenza e alle loro vite distrutte ci chiediamo in qual modo possiamo rendere testimonianza alla forza rinnovatrice della risur­rezione. Prendendo sempre più coscienza della realtà, ci imbattiamo nella dura verità che nel mondo è più quello che distrugge di ciò che in­coraggia la vita. Nel contempo sappiamo che è ancora possibile vedere e testimoniare tra di noi l'azione rinnovatrice e risanatrice di Dio. Coloro tra i cristiani che insieme affrontano questi impegni fondamentali hanno la particolare opportunità di essere portatori di luce e di speranza, anche attraverso il più piccolo gesto di gentilezza e di-ospitalità. Voci e mani di solidarietà si levano a sostegno delle nostre sorelle in lotta, con i nostri fratelli scoraggiati. Stiamo imparando che in ogni gesto di misericordia verso un popolo crocifisso incontriamo Cristo stesso e ci viene ricordato che la missione che ogni cristiano è invitato a condividere è quella di Dio stesso. Inoltre, coloro che sono nella sofferenza spesso ci rivelano nei lo­ro corpi affaticati che la gratitudine è ancora possibile, che c'è ancora speranza, che non tutto è perduto se confidiamo in Colui che fa nuove tutte le cose Paradossalmente, riguardo ai sofferenti e ai feriti, il Vangelo si rivela come risanatore di ciò che è infranto.

 

Preghiere

 

Dio onnipotente, siamo uniti nella consapevolezza che tu sei presen­te a fianco dei sofferenti e degli oppressi, per rispondere insieme alla chiamata di essere strumenti di speranza e di compassione verso tutti coloro che sono nel bisogno.

 

Guida le nostre azioni verso gli oppressi, i poveri, i rifrigiati. Quando siamo tentati di ignorare il prossimo nel bisogno, apri ancora una vol­ta i nostri occhi e i nostri cuori alla loro sofferenza. Incoraggia la fe­de e la speranza di coloro che lottano contro lo scoraggiamento e la disperazione, di coloro le cui vite sono state spezzate dalle awersità. Guidali con tenerezza affinché possano trovarti anche in mezzo alla più cruda prova. Amen.

 

 

OTTAVO GIORNO

 

Ci prepara una vita gloriosa che non ha l’uguale (2 Cor 4, 17) Chiamati all’unità sul cammino verso la gloria

 

Isaia, 33, 17-23             Il Signore è il nostro re, è lui che ci libera

Salmo 42                       Spera in Dio! Tornarò a lodarlo

Efesini 4, 1-5                Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo

Giovanni, 17, 20-26     Perché vedano la gloria che tu mi hai dato

Commento

 

Quando il pericolo incombeva su Gerusalemme, il profeta Isaia at­tendeva con impazienza il tempo in cui Dio avrebbe regnato e Gerusa­lemme sarebbe diventata una "tenda stabile, ove nessuno strapperà i suoi paletti, nessuno toglierà le sue corde". I rifugiati che attualmente si muo­vono nel mondo alla ricerca di una libertà politica o di una stabilità eco­nomica devono spesso agognare il tempo in cui non dovranno più migra­re da un luogo ad un altro, costretti a vivere in abitazioni di fortuna o ri­fugiandosi in autocarri. Sono alla ricerca di un luogo in cui stabilirsi defi­nitivamente in sicurezza, nella pace e nel benessere.

La Chiesa considera se stessa come colei che, pellegrina tra i pelle­grini, ne condivide il cammino. Siamo un popolo in cammino nella fede verso la Gerusalemme celeste con l'ardente desiderio di vedere il volto di Dio. Spesso il popolo di Dio pellegrino sulla terra condivide qualcosa delle speranze dei rifugiati, come la stabilità, la pace e la venuta del Re­gno di Dio sulla terra.

 

Mentre i cristiani considerano l'esistenza umana segnata dall'incer­tezza dell'essere pellegrina, giudicano la Chiesa capace di una vocazione profetica nel manifestare la visione di ciò che Dio prepara per noi, "una dimora sicura" ove le lotte presenti siano tramutate in un'ampia visione di speranza e di promesse. Il futuro da Dio promesso è caratterizzato da una unità in cui la razza umana, tramite la potenza dello Spirito, sia in quella stessa unità condivisa da Gesù col Padre. Tale unità ci viene già data in dono nello Spirito, qui, adesso. "Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati. Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo. Uno solo è Dio, Padre di tutti, che in tutti è presente e agisce". La Chiesa de­ve vivere come segno presente di quella unità che possediamo in pienez­za soltanto per la promessa di Dio.

 

Al contrario, chiamati a diffondere la luce, ci siamo posti di fronte al mondo con disaccordi che hanno creato confusione. La nostra vocazio­ne ecumenica è quella di riscoprire e rendere visibile l'unità che è sem­pre dono dello Spirito Santo. A volte i cristiani sembrano rinunciare a questo compito. Come popolo in cammino dobbiamo avere a cuore la speranza e la certezza che saremo uno in Cristo, "perché vedano la glo­ria che tu mi hai dato… prima della creazione del mondo".

 

Preghiera

 

Signore, mostraci la tua misericordia e per la potenza del tuo Spirito rimuovi le divisioni tra i cristiani affinché la tua Chiesa possa apparire più chiaramente come segno visibile tra tutte le nazioni.

 

Signore, concedici un amore rinnovato, una vera saggezza, un nuo­vo vigore verso l’unità affinché l'eterno messaggio di tuo Figlio possa essere accolto come buona novella per tutti.

 

Signore, riaccendi la nostra fede e la nostra speranza, affinché con te possiamo intraprendere il cammino verso il regno celeste, fiduciosi della tua promessa della gloria eterna.  Per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

 

APPENDICE I

 

PREGHIERE ECUMENICHE

 

Queste preghiere sono state suggerite dal gruppo ecumenico che ha re­datto la prima bozza della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 2003.

 

RIACCENDI O SIGNORE

 

Riaccendi o Signore, la fiamma che hai acceso nella tua chiesa e sul mondo nella Pentecoste. Possa essa purificare ogni parola pretenziosa e rinnovare il suo pensiero ogni giorno. Liberala da ogni pregiudizio, ran­core e sospetto che offusca la mente e indurisce il cuore e che ci rende prevenuti nella reciproca comprensione ed amore, che sono già in noi.

Possa la chiesa imparare di nuovo a comunicare con amore ed umiltà il tuo Vangelo, affinché il mondo ascolti e oda le tue parole. Possa la chiesa guidare il mondo con mano sicura e dolce per incontrarti nel luogo ove tutti sono riuniti in te, tu il solo che puoi renderci uno di nuo­vo, e in cui si compie l'eterna verità della creazione.

Onore, gloria e ringraziamento a te, Signore. Amen.

 

 

PREGHIERA PER L'UNITÀ

 

Signore Gesù,

che hai pregato perché tutti siano una cosa sola, ti preghiamo per l'unità dei cristiani,

come tu la vuoi,

con i mezzi che tu vuoi.

 

Che lo Spirito Santo ci doni

di avvertire il dolore della separazione, di vedere il nostro peccato,

e di sperare al di là di ogni speranza. Amen.

(Comunità del Chemin Neuf sulla preghiera dell'Abbé Paul Couturier)

 

 

AIUTACI A CRESCERE

 

Signore Gesù, guarda con favore alla tua Chiesa. Aiutaci a lasciare da parte ciò che ci divide

e a considerare i doni delle nostre diverse tradizioni,

non come degli ostacoli all'unità ma come dei mezzi di reciproco arricchimento. Non lasciare che ci adagiamo soddisfatti nei nostri modi dissimili di servirti, ma trascinaci e spronaci

fino a diventare più simili a Te,

le cui braccia, largamente distese sulla croce, hanno abbracciato il mondo dandogli la vita. Tu che vivi e regni con il Padre e lo Spirito in eterno. Amen.

 

*****

 

Signore,

Abbiamo sentito i gemiti del creato:

amarezza e collera, impotenza e disperazione, frustrazione e pena. Ondate di disperazione ci hanno sommersi. Dio è assente dal mondo? Ha abbandonato i semplici e gli umili?

Siamo lasciati a noi stessi per lottare contro i poteri dell'avidità e della spada, a mani nude e con le nostre parole impotenti?

Ma come                  possiamo essere salvati senza speranza?

Signore>

Aiutaci a                  vedere nei gemiti del creato non l'angoscia della morte ma i dolori del parto;

                Aiutaci a vedere che la sofferenza e l'inizio dell'avvenire, perché è il grido lanciato contro la disumanità di oggi;

Aiutaci a sentirla come una sinfonia di gemiti diretta dallo Spirito Santo; Aiutaci a presentire nella protesta l'inizio della giustizia,

nella croce il cammino verso la risurrezione

 e nella sofferenza il seme della gioia.

(Rubem Alves - Brasile)

 

PREGHIERA PER LA PACE E L'UNITÀ

 

Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli:

"Vi lascio la pace, vi do la mia pace",

non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua chiesa, e donale unità pace secondo la tua volontà.

Dona la tua pace:

alle chiese orientali, alle chiese ortodosse ed ai loro patriarchi, dona la tua pace:

alle chiese nate dalla Riforma, alle chiese della comunione anglicana ed alle chiese evangeliche,

a tutte le assemblee che invocano il tuo Nome, ed ai responsabili di ognuna di queste chiese. Poni fine alla nostra divisione,

e guidaci verso l'unità perfetta,

Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

 

*****

 

O Signore,

tu vuoi che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità;

manda operai alla tua casa,

concedi loro di annunziare la tua Parola con sicurezza, affinché il tuo Vangelo si diffonda e spanda la sua luce, e tutte le nazioni conoscano te,

che sei il solo vero Dio,

e colui che hai mandato, Gesù Cristo,

il quale regna con te e con lo Spirito Santo ora e per tutti i secoli dei secoli. Amen.

(Cf. La preghiera ecumenica, Ed. di Taizé)

 

 

APPENDICE Il

 

OTTO SCHEMI Dl CELEBRAZIONE EUCARISTICA

 

Il primato degli impegni di tutti i cristiani per corrispondere all'ardente desi­derio di Gesù Cristo: "perché tutti siano una sola cosa" (Cv 17, 21), spetta alla preghiera che, oltre alla sua capacità di creare la comunione, induce a guardare con occhi di Dio il mondo e la vita degli uomini. La preghiera quindi assieme all'ascolto della Parola di Dio costituiscono il cuore della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani.

La Parola di Dio è luce illuminante il cammino degli uomini e la pre­ghiera fatta in comune stringe intorno a Cristo anche coloro che sono di­visi, poiché in questo modo ritrova la sua realizzazione l'espressione di Gesù: "Uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli" (Mt 23, 8).

Alla luce della Parola di Dio i cristiani vedono più chiaro contrasti fra la missione loro affidata e gli strumenti scelti da Dio per attuarla. Nel com­piere la sua missione il cristiano si sente a volte debole e fragile, annun­ciando la presenza di Dio fra contrasti: la vita in un mondo di morte, l'amore fra l'odio, la fraternità tra lotte. Però, afferma Giovanni Paolo Il, non raramente lo Spirito di Dio, che soffia dove vuole, suscita nell'espe­rienza umana universale, nonostante le sue molteplici contradizioni, segni della sua presenza, che aiutano gli stessi discepoli di Cristo a comprende­re più profondamente il messaggio di cui sono portatori" (Novo millennio ineunte, 56). Perciò il cristiano deve essere convinto che rivivendo in sé il mistero della morte di Cristo, egli sarà fonte di vita per la comunità, la quale sarà spinta a ringraziare e lodare continuamente il Padre.

Il culmine della preghiera in cui la Chiesa si rivolge al Padre nel no­me di Gesù ed esprime la sua unità è la celebrazione dell'Eucaristia. Per questo ci sentiamo invitati a celebrare l'intera Settimana di Preghiera per l'Unità dei cristiani in modo particolare nell'Eucaristia. Riuniti nella cele­brazione eucaristica e nella comune preghiera per l'Unità delle Chiese, mèttiamo in pratica le parole di Dio "Un tesoro come in vasi di terra,' (2 Corinzi 4, 5-18) che è il pensiero guida per la meditazione della paro­la di Dio di quest'anno.

Le letture e le riflessioni degli schemi sono proposti da un Comitato formato da rappresentanti del Consiglio Ecumenico delle Chiese e della Chiesa Cattolica. I formulari di preghiere sono tratti dal Messale Romano: i testi delle Letture e dei Salmi dal Lezionario ufficiale. Quando per partico­lari motivi di osservanza del Calendario liturgico non fosse possibile usare i testi proposti per ogni giorno, si raccomanda di utilizzare i testi della pre­ghiera dei fedeli almeno nei giorni in cui l'intera comunità è radunata per la celebrazione eucaristica.

 

SABATO 18 GENNAIO

Noi portiamo in noi stessi questo tesoro come in vasi di terra (2 Cor 4, 7) Speranza

 

ANTIFONA D'INGRESSO (Sal 65, 1-2)

 

Acclamate al Signore da tutta la terra, cantate un inno al suo nome, rendetegli gloria, elevate la lode.

 

ORAZIONE

Esulti sempre il tuo popolo, o Padre, per la rinnovata giovinezza dello spirito, e come oggi si allieta per il dono della dignità filiale, così pregusti nella speranza il giorno glorioso della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unita dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

PRIMA LETTURA (Cn 15, 1-7)

Non temere, Abramo, la tua ricompensa sarà grandissima.

 

Dal libro della Genesi.

 

In quei giorni, fu rivolta ad Abram in visione questa parola del Signore:

"Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande". Rispose Abram: "Mio Signore Dio, che mi darai? lo me ne vado senza figli e l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco". Soggiunse Abram: "Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede". Ed ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: "Non costui sarà il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede". Poi lo condusse fuori e gli disse: "Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle" e soggiunse: "Tale sarà la tua discendenza". Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia. E gli disse: "Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questo paese".

Parola di Dio.

 

SALMO RESPONSORIALE (Sal 5 [16]) Sei tu il mio Dio; fuori di te non ho altro bene.

 

Rit.: Sei tu, Signore, l'unico mio bene.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Ho detto a Dio: "Sei tu il mio Signore,

senza dite non ho alcun bene".

Per i santi, che sono sulla terra,

uomini nobili, è tutto il mio amore. Rit.

 

Si affrettino altri a costruire idoli:

io non spanderò le loro libazioni di sangue,

né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi. Rit.

 

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:

nelle tue mani è la mia vita.

Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi,

è magnifica la mia eredità. Rit.

 

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;

anche di notte il mio cuore mi istruisce.

Io pongo sempre innanzi a me il Signore,

sta alla mia destra, non posso vacillare. Rit.

 

Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima;

anche il mio corpo riposa al sicuro.

Tu non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,

né lascerai che il tuo santo veda la corruzione. Rit.

 

Mi indicherai il sentiero della vita,

gioia piena nella tua presenza,

dolcezza senza fine alla tua destra. Rit.

 

SECONDA LETTURA (Eb 8,8-12)

Cristo invece, è venuto come sommo sacerdote della realtà definitiva.

 

Dalla lettera agli Ebrei.

 

Fratelli, Dio infatti, biasimando il suo popolo, dice: "Ecco vengono gior­ni, dice il Signore, nei quali io stipulerò con la casa d'Israele e con la casa di Giuda un'alleanza nuova; non come l'alleanza che feci con i loro pa­dri, nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dalla terra d'Egitto; poiché essi non son rimasti fedeli alla mia alleanza, anch'io non ebbi più cura di loro, dice il Signore. E questa è l'alleanza che io stipulerò con la casa d'israele dopo quei giorni, dice il Signore: porrò le mie leggi nella lo­ro mente e le imprimerò nei loro cuori; sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Né alcuno avrà più da istruire il suo concittadino, né alcuno il proprio fratello, dicendo: Conosci il Signore! Tutti infatti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande di loro. Perché io perdonerò le loro iniquità e non mi ricorderò più dei loro peccati

Parola di Dio.

 

CANTO ALVANGELO (cfr. Gv3, 16)

 

Alleluia, alleluia.

Dio ha tanto amato il mondo, da dare il suo Figlio unigenito;

chi crede in lui ha la vita eterna. Alleluia.

 

VANGELO (Lc 24, 13-35)

Noi speravamo.

 

Dal vangelo secondo Luca.

 

In quel giorno, il primo della settimana, due discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Em­maus, e conversavano di tutto quello che era accaduto.

Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si ac­costò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di ricono­scerlo.

Ed egli disse loro: "Che sono questi discorsi che state facendo fra voi

durante il cammino?".

Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse:

"Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?".

Domandò: "Che cosa?". Gli risposero: "Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fii profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegna­to per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto".

Ed egli disse loro: "Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?". E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: "Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino". Egli entrò per rimanere con loro.

Quando fii a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui spari dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: "Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?".

E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove tro­varono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano:

"Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone".

Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'aveva­no riconosciuto nello spezzare il pane.

Parola del Signore.

 

COMMENTO

 

Abramo ripone la sua fiducia in Dio. Lascia un'esistenza confortevo­le per raggiungere la terra promessa. Con tutta la sua famiglia si fa stra­niero, immigrato, chiamato a fare un cambiamento doloroso, ma sicura­mente fecondo e liberatorio, nella terra di Canaan.

I pellegrini di Emmaus sono rimandati là dove dimorano per ritrova­re quell'impulso iniziale che li ha portati a seguire Gesù, fino ai piedi del­la croce. Rileggendo con Gesù le storie di "Mosè e i profeti", i loro cuori angosciati recuperano la fiducia e l'amore, segno del tesoro divino pre­sente in loro e fondamento della loro speranza. Ogni cristiano condivide questa speranza, che non lo libera certo dalle lotte della vita, ma dà alla sua esistenza una forza serena e tranquilla.

Lasciare il proprio paese, avvicinarsi all'altro, al forestiero, può portare a incontrare davvero l'altro e a crescere insieme, così da poter offrire a Dio un cuore generoso capace di contenere il tesoro che Egli vuole riporre in ognuno di noi. Il cuore generoso è il vaso di creta della nostra umanità che èfatta di polvere e che può apparire quindi debole e patetica di fronte al teso­ro che continuamente cresce in essa.

I cristiani devono far conoscere insieme questo tesoro che risplende glorioso nel volto del risorto. Manifestano la loro comune eredità allor­ché si mostrano come comunità riconciliata.

 

Preghiera

 

Padre, nonostante la nostra debolezza, ci hai reso testimoni di spe­ranza, fedeli discepoli di tuo Figlio che vuole dar prova della sua vittoria a un mondo scettico e inquieto.

Portiamo questo tesoro in vasi di creta e temiamo di non farcela da­vanti alla sofferenza e al male. A volte dubitiamo perfino del potere della

parola di Gesù, che ha detto "che siano una cosa sola". Ridacci la cono­scenza di quella gloria che risplende sul volto di Cristo, affinché con le nostre azioni, il nostro impegno e tutta la nostra vita, proclamiamo al mondo che Egli è vivo e che è all'opera tra noi. Amen.

 

PREGHIERA DEI FEDELI

 

Fratelli e sorelle, la luce della speranza che ci viene dalla fede in Cristo ci aiuti a vincere la tristezza che ci prende di fronte al mistero della morte.

 

Preghiamo insieme e diciamo:

Donaci, Signore, la speranza dei cuori

 

- Per la Chiesa di Dio, perché compia nei mondo la sua missione universale di riunire tutti gli uomini in una famiglia dei credenti in Dio, superando ogni divisione e discriminazione, preghiamo:

 

- Per tutti gli uomini che cercano con cuore sincero la giustizia e la pace, perché possano partecipare alla beatitudine promessa da Cri­sto, preghiamo:

 

- Per tutti i credenti in Cristo, perché non ricadano sotto le potenze del male, ma sempre liberi da ogni compromesso e da ogni paura, professino apertamente il loro credo, preghiamo:

 

- Per noi qui presenti, perché da questa Eucaristia abbiamo più forza per tornare a Dio con cuore nuovo e puro, rendendoci disponibili al-la sua volontà, preghiamo:

 

O Padre, fonte di gioia e di pace per quanti credono e sperano in te, gui­daci nel cammino della vita perché, fortificati dallo Spirito, sappiamo es­sere testimoni della speranza nella risurrezione. Per Cristo nostro Signo­re. Amen.

 

ORAZIONE SULLE OFFERTE

 

Accogli, Signore, i doni della tua Chiesa in festa, e poiché le hai dato il motivo di tanta gioia, donale anche il frutto di una perenne letizia. Per Cristo nostro Signore.

 

PREFAZIO

 

E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, ren­dere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onni­potente ed eterno, per Cristo nostro Signore.

Uniti nell'amore celebriamo la morte del tuo Figlio, con fede viva proclamiamo la sua risurrezione, attendiamo con ferma speranza la sua venuta nella gloria.

Per questo mistero di salvezza, insieme agli angeli e ai santi, con vo­ce unanime cantiamo l'inno della tua lode:

 

ANTIFONA ALLA COMUNIONE (cfr. Lc 24,35)

 

I discepoli riconobbero Gesù, il Signore, nello spezzare il pane.

 

ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE

 

Guarda con bontà, Signore, il tuo popolo, che hai rinnovato con i sacra­menti pasquali, e guidalo alla gloria incorruttibile della risurrezione. Per Cristo nostro Signore.

 

 

DOMENICA 19 GENNAIO

Siamo oppressi ma non schiacciati (2 Cor 4, 8) Fede

 

ANTIFONA D'INGRESSO (Sal 105,47)

 

Raccoglici, Signore, da tutti i popoli, perché proclamiamo il tuo santo nome e ci gloriamo della tua lode.

 

ORAZIONE

 

O Dio, che da ogni parte della terra raduni gli uomini a lodare il tuo no­me, donaci la volontà e la forza di attuare ciò che comandi, perché il po­polo cristiano chiamato al tuo regno sia animato dall'unica fede ed espri­ma nelle opere lo stesso amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Fi­glio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unita dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

PRIMA LETTURA (Es 5,6-17)

Rendete dunque ancor più duro il lavoro di questa gente, e lo Facciano senza tante storie.

 

Dal libro dell'Esodo.

 

In quel giorno il faraone diede questi ordini ai sorveglianti del popolo e ai suoi scribi: "Non darete più la paglia al popolo per fabbricare i mattoni come facevate prima. Si procureranno da sé la paglia. Però voi dovete esigere il numero di mattoni che facevano prima, senza ridurlo. Perché sono fannulloni; per questo protestano: Vogliamo partire, dobbiamo sa­crificare al nostro Dio! Pesi dunque il lavoro su questi uomini e vi si trovi­no impegnati; non diano retta a parole false!".

I sorveglianti del popolo e gli scribi uscirono e parlarono al popolo:

"Ha ordinato il faraone: Io non vi do più paglia. Voi stessi andate a pro­curarvela dove ne troverete, ma non diminuisca il vostro lavoro".

Il popolo si disperse in tutto il paese d'Egitto a raccattare stoppie da usare come paglia. Ma i sorveglianti li sollecitavano dicendo: "Porterete a termine il vostro lavoro; ogni giorno il quantitativo giornaliero, come quando vi era la paglia". Bastonarono gli scribi degli Israeliti, quelli che i sorveglianti del faraone avevano costituiti loro capi, dicendo: "Perché non avete portato a termine anche ieri e oggi, come prima, il vostro nu­mero di mattoni?". Allora gli scribi degli Israeliti vennero dal faraone a reclamare, dicendo: "Perché tratti così i tuoi servi? Paglia non vien data ai tuoi servi, ma i mattoni - ci si dice - fateli! Ed ecco i tuoi servi sono basto­nati e la colpa è del tuo popolo!". Rispose: "Fannulloni siete, fannulloni! Per questo dite: Vogliamo partire, dobbiamo sacrificare al Signore.

Parola di Dio.

 

SALMO RESPONSORIALE (Sal 127 [1 28])

Potrai godere del frutto del tuo lavoro.

 

Rit.: Beato chi cammina nelle vie dei Signore.

 

Beato l'uomo che teme il Signore

e cammina nelle sue vie.

Vivrai del lavoro delle tue mani,

sarai felice e godrai d'ogni bene. Rit.

 

La tua sposa come vite feconda

nell'intimità della tua casa;

i tuoi figli come virgulti d'ulivo

intorno alla tua mensa.

Così sarà benedetto l'uomo

che teme il Signore. Rit.

 

Ti benedica il Signore da Sion!

Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme

per tutti i giorni della tua vita.

Possa tu vedere i figli dei tuoi figli.

Pace su Israele. Rit.

 

SECONDA LETTURA (Eb 11, 13-27).

Essi invece desiderano una patria migliore.

 

Dalla lettera agli Ebrei.

 

Fratelli, nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra. Chi dice così, infatti, dimo­stra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non disde­gna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città.

Per fede Abramo, messo alla prova, offri Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offri il suo unico figlio, del quale era stato detto: In Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome. Egli pen­sava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe e fii come un simbolo.

Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esaù anche riguardo a cose future.

Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascùno dei figli di Giusep­pe e si prostrò, appoggiandosi all'estremità dei bastone.

Per fede Giuseppe, alla fine della vita, parlò dell'esodo dei figli d'Israele e diede disposizioni circa le proprie ossa.

Per fede Mosè, appena nato, fu tenuto nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché videro che il bambino era bello; e non ebbero paura dell'editto del re.

Per fede Mosè, divenuto adulto, rifiutò di esser chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio piut­tosto che godere per breve tempo del peccato. Questo perché stimava l'obbrobrio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d'Egitto; guardava in­fatti alla ricompensa.

Per fede lasciò l'Egitto, senza temere l'ira del re; rimase infatti saldo, come se vedesse l'invisibile.

Parola di Dio.

 

CANTO AL VANGELO (Col 3, 15.16)

 

Alleluia, alleluia.

La pace di Cristo regni nei vostri cuori;

la parola di Cristo dimori tra voi con abbondanza.

Alleluia.

 

VANGELO (Mt 2, 14-i 5)

Giuseppe si alzò, di notte prese con sé il bambino e sua madre e si rifù­gia in Egitto.

 

Dal vangelo secondo Matteo.

 

In quel tempo, Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

"Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio". Parola del Signore.

 

COMMENTO

 

Il secolo appena concluso è stato contrassegnato da molteplici forme di oppressione politica, sociale, culturale ed economica e per certi versi l'emigrazione è ancora il prodotto di queste realtà tuttora imperanti nel mondo. Gli emigranti lasciano la propria patria in cerca di una vita mi­gliore e per sfiiggire alle persecuzioni e alle carestie. Cercano quelle op­portunità che nella loro situazione di partenza vengono loro negate o cercano protezione da sistemi economici e politici che li scacciano dalle loro case. Quando arrivano nei nuovi paesi, troppo spesso sono vittime di uno sfruttamento simile a quello patito dagli Ebrei in Egitto.

L'emigrante è una persona che soffre, che ha dovuto abbandonare la sua casa e i suoi cari per affrontare un'esistenza vissuta in condizioni culturali e sociali diverse, con tutti i problemi che ciò comporta. L'emi­grante incontra persone indifferenti e situazioni penose, in cui si distingue l'inconfondibile segno del peccato, la principale causa dell'emigrazione.

L'emigrazione può essere vissuta anche come un atto di fede, come Abramo che lasciò il paese dei suoi avi per raggiungere la terra promessa, o Mosè che liberò il suo popolo dalla schiavitù. Così pure Gesù, Maria e Giuseppe sono fuggiti in Egitto per mettersi in salvo dal pericolo rappre­sentato da Erode. Oggi come ieri, in mezzo a qualsiasi pericolo, Dio ci mostra la via che porta alla vita.

Perseguitate ma non scoraggiate, milioni di persone traggono dalla loro fede in Dio la forza per non vacillare di fronte alla discriminazione causata dalla razza, dal colore della pelle, dal sesso, dalla cultura, dalla lingua o dal potere d'acquisto.

Spesso l'emigrazione si ripercuote sulla vita ecumenica, poiché mette in contatto membri di diverse chiese portandoli a prendere nuove iniziati­ve nella ricerca dell'unità. In un modo o nell'altro, siamo tutti migranti sulla terra. Siamo tutti pellegrini in cammino verso la casa del Padre. An-che le chiese sono invitate ad avanzare insieme sulla via dell'unità, la via apertaci da nostro Signore.

 

PREGHIERA

 

Dio nostro Padre, tuo Figlio ha conosciuto l'esilio in Egitto: ti chie­diamo di accompagnare gli emigranti di oggi.

Fa' che lo Spirito Santo tocchi i cuori di tutti; affinché cadano le bar­riere che ci separano, svanisca il sospetto, cessi l'odio.

Il tuo Spirito infonda nuova vita alle tue chiese nel loro pellegrinag­gio verso l'unità, e le aiuti a superare le divisioni e a camminare nella giu­stizia e nella pace.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

PREGHIERA DEI FEDELI

 

Fratelli e sorelle, in Cristo gesù siamo diventati tutti figli di Dio. Ma la no­stra fede in Lui, a volte, è molto debole. Preghiamo il Signore perché

ogni giorno della nostra vita sappiamo vivere e testimoniare con coraggio la nostra fede.

 

Preghiamo insieme e diciamo:

Accresci in noi la fede, Signore

 

- Perché la Chiesa sia luce per le genti e punto di riferimento per un cammino di fede e di preghiera per tutti i cristiani, preghiamo:

 

- Perché tutti gli uomini di buona volontà, attraverso l'onestà della lo­ro vita, suscitino nel cuore del prossimo la sete di Cristo, che è il ve­ro Bene e vuole la salvezza di tutti, preghiamo:

 

- Perché tutti i credenti in Cristo, nella preghiera comune e nel dialo­go reciproco, imparino a superare le divisioni e a ricercare le vie del­la piena comunione, preghiamo:

 

- Perché il Vangelo che abbiamo proclamato con la bocca, metta ra­dici di fede nella nostra vita e produca sostanziosi frutti di giustizia e di santità, preghiamo:

 

O Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, esaudisci le nostre preghie­re per l'unità dei cristiani e donaci lo Spirito di unità e di pace, perché tutti i tuoi figli siano unanimi nel confessare la fede e concordi nel ren­derti lode. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

ORAZIONE SULLE OFFERTE

 

Accogli, Dio misericordioso, questo memoriale della nostra redenzione, sacramento del tuo amore, e fa' che sia per tutti noi segno di unità e vin­colo di carità. Per Cristo nostro Signore.

 

PREFAZIO

 

E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, ren­dere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onni­potente ed eterno.

In ogni tempo tu doni energie nuove alla tua Chiesa e lungo il suo cammino mirabilmente la guidi e la proteggi. Con la potenza del suo Santo Spirito le assicuri il tuo sostegno, ed essa, nel suo amore fiducioso, non si stanca mai d'invocarti nella prova, e nella gioia sempre ti rende grazie per Cristo nostro Signore.

Per mezzo di lui cieli e terra inneggiano ai tuo amore; e noi, uniti agli angeli e ai santi, cantiamo senza fine la tua gloria:

 

ANTIFONA ALLA COMUNIONE (Mt 2,22-23)

 

Giuseppe ritornò in Galilea e andò ad abitare a Nazaret, perché si adempisse la profezia:

sarà chiamato Nazareno.

 

ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE

 

Infondi in noi, o Dio nostro Padre, lo spirito del tuo amore, e con la po­tenza di questo sacrificio eucaristico riunisci tutti i credenti nella concor­dia e nella pace. Per Cristo nostro Signore.

 

 

LUNEDÌ 20 GENNAIO

Portiamo sempre in noi la morte di Gesù, perché si manifesti in noi anche la sua vita

(2Cor4, 10) A immagine di Cristo

 

ANTIFONA D'INGRESSO (Sal 94,6-7)

 

Venite, adoriamo il Signore, prostrati davanti a lui che ci ha fatti; egli è il Signore nostro Dio.

 

ORAZIONE

 

O Dio, nostro Padre, che in Cristo, tua Parola vivente, ci hai dato il mo­dello dell'uomo nuovo, fa' che lo Spirito Santo ci renda non solo udito­ri, ma realizzatori del Vangelo, perché tutto il mondo ti conosca e glori­fichi il tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

PRIMA LETTURA (Cn 1,26-27)

Dio creò l’uomo simile a sé, lo creò a immagine di Dio, maschio e Femmi­na li creò.

 

Dal libro della Genesi.

 

Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sui bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra".

Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Parola di Dio.

 

SALMO RESPONSORIALE (Sal 44 [45]) Dio ti ha consacrato con olio.

 

Rit.: In te, Signore ho posto la mia gioia

 

Effonde il mio cuore liete parole,

io canto al re il mio poema.

La mia lingua è stilo di scriba veloce. Rit.

 

Tu sei il più bello tra i figli dell'uomo,

sulle tue labbra è diffusa la grazia,

ti ha benedetto Dio per sempre. Rit.

 

Cingi, prode, la spada al tuo fianco,

nello splendore della tua maestà ti arrida la sorte,

avanza per la verità, la mitezza e la giustizia. Rit.

 

La tua destra ti mostri prodigi:

le tue frecce acute

colpiscono al cuore i nemici del re;

sotto dite cadono i popoli. Rit.

 

Il tuo trono, Dio, dura per sempre;

è scettro giusto lo scettro del tuo regno.

Ami la giustizia e l'empietà detesti:

Dio, il tuo Dio ti ha consacrato

con olio di letizia, a preferenza dei tuoi eguali. Rit.

 

Le tue vesti son tutte mirra, aloè e cassia,

dai palazzi d'avorio ti allietano le cetre.

Figlie di re stanno tra le tue predilette;

alla tua destra la regina in ori di Ofir. Rit.

 

Ascolta, figlia, guarda, porgi l'orecchio,

dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;

al re piacerà la tua bellezza.

Egli è il tuo Signore: pròstrati a lui. Rit.

 

La figlia del re è tutta splendore,

gemme e tessuto d'oro è il suo vestito.

E presentata al re in preziosi ricami;

con lei le vergini compagne a te sono condotte. Rit.

 

Guidate in gioia ed esultanza

entrano insieme nel palazzo del re.

Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;

li farai capi di tutta la terra. Rit.

 

Farò ricordare il tuo nome

per tutte le generazioni,

e i popoli ti loderanno in eterno, per sempre. Rit.

 

SECONDA LETTURA (l Tm 6, 11-16)

Ubbidisci al comandamento ricevuto fino al giorno in cui verrà il Signore nostro Gesù Cristo.

 

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo.

 

Carissimo, tu, uomo di Dio, fuggi queste cose; tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.

Al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose e di Gesù Cristo che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti scongiuro di conservare senza macchia e irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi rivelata dal beato e unico sovrano, il re dei regnanti e signore dei signori, il solo che possiede l'immortalità, che abita una luce inacces­sibile; che nessuno fra gli uomini ha mai visto né può vedere. A lui onore e potenza per sempre. Amen.

Parola di Dio.

 

CANTO AL VANGELO (cfr. Cv 8, 12)

 

Alleluia, alleluia.

Io sono la luce del mondo, dice il Signore, chi segue me avrà la luce della vita.

Alleluia.

 

VANGELO (Mt 5, 14-15)

Siete voi la luce del mondo.

 

Dal vangelo secondo Matteo.

 

In quel tempo, Gesù dice ai suoi discepoli: “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accen­de una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere per­ché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”.

Parola di Dio.

 

COMMENTO

 

La persona umana porta in sé l'immagine e la somiglianza con Dio, se­gno di un'integrità che nulla - né debolezza, né peccato od oppressione - può distruggere. Questa misteriosa verità costituisce una chiamata perpetua alla crescita spirituale sì da raggiungere la statura di Cristo.

Cristo stesso vive nel cristiano, nel suo corpo, nella sua mente, nella sua anima. Il cristiano, uomo o donna che sia, deve rendere visibile in ogni circostanza della propria vita, la vita di Cristo che porta in sé. Tutti i cristiani sono chiamati ad obbedire fermamente a quando ordina il van­gelo fino al ritorno del Signore.

La testimonianza coinvolge l'essere del credente, compreso il suo corpo. Nel corso degli anni membri di diverse chiese hanno patito (e an­cora patiscono) il martirio, in fedele testimonianza e supremo atto di ob­bedienza a Cristo. Molto spesso il martirio è all'origine dell'esilio. Il cri­stiano è così chiamato ad essere trasformato ad immagine di Cristo, quel Cristo che è rivelato dalla vita stessa della persona.

"Io sono la luce del mondo"; "voi siete la luce del mondo". Questa luce deve risplendere mediante opere di giustizia, carità, compassione, in modo tale da rivelare l'opera salvifica di Dio, cosicché gli uomini e le donne siano in grado di glorificare il Padre che ci vuole tutti salvi.

Come chiesa, siamo chiamati a cambiare i comportamenti culturali che impediscono a larghe fasce della popolazione mondiale di vedere n­conosciuta la propria dignità umana, soprattutto nel caso dei migranti. Perché gli stessi elementi che dividono popoli e nazioni si riscontrano nel peccato che divide le chiese e impedisce la loro vera testimonianza. Inol­tre l'unità tra i credenti non può essere separata dalla lotta per abbattere le barriere che dividono la società.

 

PREGHIERA

 

Dio d'amore, potente creatore di ogni vita. Aiutaci a discernere in noi e in ciascuno dei nostri fratelli e sorelle la tua immagine e somiglian­za. Dacci la forza per obbedire al comandamento del tuo amore univer­sale.

Dio d'amore, ti preghiamo: fa' che la nostra testimonianza porti all'unità delle chiese e con una sola voce possiamo incitare tutta l'uma­nità ad assumersi la responsabilità della creazione e del nostro prossimo. Amen.

 

PREGHIERA DEI FEDELI

 

Fratelli e sorelle, il regno dei cieli è opera gratuita del Signore, ma anche nostro solidale impegno; preghiamo perché ogni uomo partecipi respon­sabilmente alla causa della salvezza.

 

Preghiamo insieme e diciamo:

Venga il tuo regno, Signore

- Per la Chiesa, perché sia nel mondo un segno dell'amore gratuito e totale di Dio per i suoi figli, anche per quanti hanno sbagliato la stra­da o si sono allontanati da Lui, preghiamo:

- Per ogni cristiano, perché riconosca il Cristo nella Parola e nel Pa­ne spezzato, sappia vederlo sulle strade del mondo, lo soccorra feri­to e bisognoso, lo accolga povero e forestiero; preghiamo:

 

- Per tutti coloro che hanno responsabilità politiche e amministrative, perché con i loro impegno trovino le vie di aiuto ai malati, ai soffe­renti ed emarginati come segno tangibile dell'amore fraterno e di una vera solidarietà, preghiamo:

 

- Per noi qui presenti, che sentiamo tutta la difficoltà ad amare il no­stro prossimo come Gesù, perché non ci stanchiamo di lottare contro il nostro egoismo che ci chiude agli altri, preghiamo:

 

O Dio, nostro Padre, che in Cristo risorto hai dato inizio alla creazione nuo­va, fa' che i figli della Chiesa, con la grazia dello Spirito Santo, annunzino la perenne novità del Vangelo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

ORAZIONE SULLE OFFERTE

 

Il pane e il vino che hai creato, Signore, a sostegno della nostra debolez­za, diventino per noi sacramento di vita eterna. Per Cristo nostro Signo­re.

 

PREFAZIO

 

E’ veramente cosa buona e giusta renderti grazie e innalzare a te l'inno di benedizione e di lode, Dio onnipotente ed eterno.

Tu hai creato il mondo nella varietà dei suoi elementi, e hai disposto l'awicendarsi dei tempi e delle stagioni. All'uomo, fatto a tua immagine, hai affidato le meraviglie dell'universo, perché, fedele interprete dei tuoi disegni, eserciti il dominio su ogni creatura, e nelle tue opere glorifichi te, Creatore e Padre, per Cristo nostro Signore.

E noi, con tutti gli angeli del cielo, innalziamo a te il nostro canto, e proclamiamo insieme la tua gloria:

 

ANTIFONA ALLA COMUNIONE (Mt 5, 16)

 

"Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone

e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli".

 

ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE

 

O Dio, che ci hai resi partecipi di un solo pane e di un solo calice, fa' che uniti al Cristo in un solo corpo portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore.

 

 

MARTEDÌ 21 GENNAIO

 

Perché anche la sua vita si manifesti nella nostra vita mortale (2Cor4, 11) Dignità della vita

 

ANTIFONA D'INGRESSO (Sal 83, 10-11)

 

O Dio, nostra difesa,

contempla il volto del tuo Cristo.

Per me un solo giorno nel tuo tempio,

è più che mille altrove.

 

ORAZIONE

 

O Padre, che nell'umanità del tuo Figlio, primogenito della creazione e no­stro fratello, hai racchiuso ogni dono di verità e di grazia, fa' che ogni crea­tura partecipi alla sua pienezza e si unisca con noi alla tua lode. Per il no­stro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

PRIMALETTURA (Esd 1, 1-4)

 

Perciò mi rivolgo a tutti quelli che appartengono al suo popolo. il vostro

Dio vi accompagni.

 

Dal libro di Esdra.

 

Nell'anno primo del regno di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremia, il Signore destò lo spirito di Ciro re di Persia, il quale fece passare quest'ordine in tutto il suo regno, anche con lettera: "Così dice Ciro re di Persia: Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra; egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio in Gerusalemme, che è in Giudea. Chi di voi pro­viene dal popolo di lui? Il suo Dio sia con lui; torni a Gerusalemme, che è in Giudea, e ricostruisca il tempio del Signore Dio d'Israele: egli è il Dio che dimora a Gerusalemme. Ogni superstite in qualsiasi luogo sia immi­grato, riceverà dalla gente di quel luogo argento e oro, beni e bestiame con offerte generose per il tempio di Dio che è in Gerusalemme".

Parola di Dio.

 

SALMO RESPONSORIALE (Sal 49 [50])

 

Il cielo proclami la giustizia di Dio.

 

Rit.: La tua legge, Signore, è nel mio cuore.

Parla il Signore, Dio degli dei,

convoca la terra da oriente a occidente.

Da Sion, splendore di bellezza, Dio rifulge. Rit.

 

Viene il nostro Dio e non sta in silenzio;

davanti a lui un fiioco divorante,

intorno a lui si scatena la tempesta. Rit.

Convoca il cielo dall'alto

e la terra al giudizio del suo popolo:

Davanti a me riunite i miei fedeli,

che hanno sancito con me l'alleanza

offrendo un sacrificio. Rit.

 

Il cielo annunzi la sua giustizia,

Dio è il giudice.

Ascolta, popolo mio, voglio parlare,

testimonierò contro dite, Israele. Rit.

 

Io sono Dio,

il tuo Dio. Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici;

i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.

Non prenderò giovenchi dalla tua casa,

né capri dai tuoi recinti. Rit.

 

Sono mie tutte le bestie della foresta,

animali a migliaia sui monti.

Conosco tutti gli uccelli del cielo,

è mio ciò che si muove nella campagna. Rit.

 

Se avessi fame, a te non lo direi:

mio è il mondo e quanto contiene.

Mangerò forse la carne dei tori,

berrò forse il sangue dei capri? Rit.

 

Offri a Dio un sacrificio di lode

e sciogli all'Altissimo i tuoi voti;

invocami nel giorno della sventura:

ti salverò e tu mi darai gloria. Rit.

 

All'empio dice Dio:

Perché vai ripetendo i miei decreti

e hai sempre in bocca la mia alleanza,

tu che detesti la disciplina

e le mie parole te le getti alle spalle? Rit.

Se vedi un ladro, corri con lui;

e degli adùlteri ti fai compagno.

Abbandoni la tua bocca al male

e la tua lingua ordisce inganni. Rit.

 

Ti siedi, parli contro il tuo fratello,

getti fango contro il figlio di tua madre.

Hai fatto questo e dovrei tacere?

forse credevi ch'io fossi come te!

Ti rimprovero: ti pongo innanzi i tuoi peccati. Rit.

 

Capite questo voi che dimenticate Dio,

perché non mi adiri e nessuno vi salvi.

Chi offre il sacrificio di lode, questi mi onora,

a chi cammina per la retta via

mostrerò la salvezza di Dio. Rit.

 

SECONDA LETTURA (Rm 6,6-14)

 

Così, anche voi, consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, con Cristo Gesù.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani.

 

Fratelli, sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schia­vi del peccato. Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato.

Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sa­pendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli mon' al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da sot­tomettervi ai suoi desideri; non offrite le vostre membra come strumenti di ingiustizia al peccato, ma offrite voi stessi a Dio come vivi tornati dai morti e le vostre membra come strumenti di giustizia per Dio. Il peccato infatti non dominerà più su di voi poiché non siete più sotto la legge, ma sotto la grazia.

Parola di Dio.

 

CANTO AL VANGELO

 

Alleluia, alleluia. Chi si esalta sarà umiliato,

e chi si umilia sarà esaltato, dice il Signore.

Alleluia.

 

VANGELO (Mc 9,33-37)

 

Se uno vuole essere il primo, deve essere l'ultimo di tutti e il servitore di tutti.

 

Dal vangelo secondo Marco.

 

I nquel tempo, Gesù e i discepoli giunsero intanto a Cafarnao.

Quando fii in casa, chiese loro: "Di che cosa stavate discutendo lun­go la via?".

Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande.

Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: "Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti".

E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro:

"Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi ac­coglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato

Parola del Signore.

 

COMMENTO

 

Molti aspetti della vita sono difficili. Alle persone vengono spesso im­poste le condizioni più degradanti. Per molti, l'esistenza stessa è solo un peso immane da sopportare, cosicché sprofondano nella disperazione e nel terrore.

Cristo ci invita a raccogliere la sfida di vivere in modo tale da corri­spondere alle esigenze del suo regno. La sua presenza in mezzo al suo popolo segna ciascuno di noi. Il potere della sua risurrezione ci libera da ogni tentazione di morte. Se siamo coscienti della sua presenza tra noi - risorto, ma con le tracce di chi è disprezzato, rifiutato o escluso - possia­mo capire quanto sia importante l'ultimo tra noi. Se avessimo ritenuto che dei semplici pescatori fossero meno capaci di ammaestrare dei dotto­ri della religione, non avremmo mai sentito il messaggio degli apostoli, né quello di un falegname di Nazaret.

Ecco perché dobbiamo incoraggiarci a vicenda a mettere in discus­sione il tipo di società che esclude le persone e trascura i loro bisogni ma­teriali e spirituali.

In questa battaglia condotta nel cuore stesso delle società in cui vivia­mo, possiamo a volte essere tentati di lasciar perdere, pensando di essere soli a combattere. Ma non dobbiamo perderci di coraggio, perché altri fi­gli di Dio sono anch'essi all'opera per salvaguardare la dignità della vita umana, rendendo così manifesta la vita di Gesù nella nostra vita terrena.

La chiesa è chiamata a manifestare questa luce che brilla nelle tene­bre. Di fronte a un mondo diviso, la nostra ricerca dell'unità è vitale. E la nostra comune vocazione a mostrare il potere della risurrezione affinché il mondo creda. Di fronte alla guerra e a sofferenze di ogni tipo, circon­dati da lotte per il potere temporale e dalla discordia, non dobbiamo cer­care di sfuggire tutti insieme, ma, guidati da Cristo, dobbiamo invece im­pegnarci insieme ad aiutare il mondo a mutare il proprio corso.

 

PREGHIERA

 

O Dio, ci affidiamo a te perché confidiamo solo nella tua forza. Cal­ma i nostri corpi e le nostre menti, vieni nei nostri cuori, e nelle nostre fati­che quotidiane aiutaci ad apprezzare il potere di rinnovamento che ci offri.

O Dio, aprici la via dell'unità. Portaci per mano sulla strada del tuo regno affinché siamo testimoni di speranza. Non lasciarci cedere alla di­sperazione perché attraverso la sua risurrezione Cristo ha vinto la morte.

O Dio, nostra speranza, dacci il tuo Spirito di verità, coraggio e forza in modo che possiamo proseguire verso la piena e visibile unità della chiesa. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

PREGHIERA DEI FEDELI

 

Fratelli e sorelle, rivolgiamo la nostra fervida preghiera a Dio, Padre onni­potente, che vuole la salvezza di tutti gli uomini. Chiediamolo con fede, affinché riempia i nostri cuori della nuova vita.

 

Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, donaci un cuore nuovo

 

- Per la Chiesa: perché in mezzo alle tormentate vicende della storia umana sappia essere testimone della fede e interprete dei segni di speranza in una vita nuova, preghiamo:

 - Per quanti hanno in mano le sorti economiche dei popoli, perché non li considerino come numeri, ma persone che nella loro dignità sono destinate a risorgere, preghiamo:

 

- Per i responsabili della società civile, perché pongano alla base del loro impegno il valore primario della persona umana, che Cristo vie­ne a rivelare, preghiamo:

 

- Per ciascuno di noi: perché sappia rispettare gli altri con vero spiri­to di uguaglianza senza lasciarsi condizionare da differenze di posi­zione sociale e culturale, preghiamo:

O Dio, nostro Padre, ascolta la nostra fiduciosa preghiera. Donaci la pie­nezza di vita. Riempi della tua ricchezza quelli che hai chiamato ad an­nunziare la Buona Novella, e illumina con la tua luce quelli che cercano la tua via. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

ORAZIONE SULLE OFFERTE

 

Accogli i nostri doni, Signore, in questo misterioso incontro fra la nostra povertà e la tua grandezza: noi ti offriamo le cose che ci hai dato, e tu donaci in cambio te stesso. Per Cristo nostro Signore.

 

PREFAZIO

 

É veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, lo-darti e ringraziarti sempre e in ogni luogo, Dio onnipotente ed eterno.

Tu sei unico Dio vivo e vero: l'universo è pieno della tua presenza, ma soprattutto nell'uomo, creato a tua immagine, hai impresso il segno della tua gloria. Tu lo chiami a cooperare con il lavoro quotidiano al pro­getto della creazione e gli doni il tuo Spirito, perché in Cristo, uomo nuo­vo, diventi artefice di giustizia e di pace.

E noi, uniti agli angeli e ai santi, cantiamo con gioia l'inno della tua lode:

 

ANTIFONA ALLA COMUNIONE (Mc 9,35)

 

"Se uno vuole essere il primo,

sia l'ultimo e il servo di tutti", dice il Signore.

 

ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE

 

O Dio, che in questo sacramento ci hai fatti partecipi della vita del Cristo, trasformaci a immagine del tuo Figlio, perché diventiamo coeredi della sua gloria nel cielo. Per Cristo nostro Signore.

 

 

MERCOLEDÌ 22 GENNAIO

 

Ho creduto perciò ho parlato (2 Cor 4, 13) Coraggio

 

ANTIFONA D’NGRESSO (Cfr. Is 48,20)

 

Con voce di giubilo date il grande annunzio, fatelo giungere ai confini del mondo;

lì Signore ha liberato il suo popolo.

 

ORAZIONE

 

O Dio, che hai promesso di stabilire la tua dimora in quanti ascoltano la tua parola e la mettono in pratica, manda il tuo Spirito, perché richiami al nostro cuore tutto quello che il Cristo ha fatto e insegnato e ci renda ca­paci di testimoniano con le parole e con le opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

PRIMA LETTURA (Ciosuè 1, 1-9)

 

Ricordati che devi essere Forte e coraggioso. Perciò non avere paura e

non perderti mai di coraggio.

 

Dal libro di Giosuè.

 

Dopo la morte di Mosè, servo del Signore, il Signore disse a Ciosuè, fi­glio di Nun, servo di Mosè: "Mosè mio servo è morto; orsù, attraversa questo Giordano tu e tutto questo popolo, verso il paese che io do loro, agli Israeliti. Ogni luogo che caicherà la pianta dei vostri piedi, ve l'ho as­segnato, come ho promesso a Mosè. Dal deserto e dal Libano fino al fiu­me grande, il fiume Eufrate, tutto il paese degli Hittiti, fino al Mar Medi­terraneo, dove tramonta il sole: tali saranno i vostri confini. Nessuno po­trà resistere a te per tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mo­sè, così sarò con te; non ti lascerò né ti abbandonerò.

Sii coraggioso e forte, poiché tu dovrai mettere questo popolo in pos­sesso della terra che ho giurato ai loro padri di dare loro. Solo sii forte e molto coraggioso, cercando di agire secondo tutta la legge che ti ha pre­scritta Mosè, mio servo. Non deviare da essa né a destra né a sinistra, perché tu abbia successo in qualunque tua impresa. Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma mèditalo giorno e notte, perché tu cerchi di agire secondo quanto vi è scritto; poiché allora tu porterai a buon fine le tue imprese e avrai successo. Non ti ho io comandato: Sii forte e coraggioso? Non temere dunque e non spaventarti, perché è con te il Signore tuo Dio, dovunque tu vada".

Parola di Dio.

 

SALMO RESPONSORIALE (Sal 112 [113])

 

Solleva dal Fango il povero.

 

Rit.: Accogli, Signott, la lode dei poveri.

 

Lodate, servi del Signore,

lodate il nome del Signore.

Sia benedetto il nome del Signore,

 ora e sempre. Rìt.

 

Dal sorgere del sole al suo tramonto

sia lodato il nome del Signore.

Su tutti i popoli eccelso è il Signore,

più alta dei cieli è la sua gloria. Rit.

 

Chi è pari al Signore nostro Dio

che siede nell'alto

e si china a guardare

nei cieli e sulla terra? Rìt.

 

Solleva l'indigente dalla polvere,

dall'immondizia rialza il povero,

per farlo sedere tra i principi,

tra i principi del suo popolo. Rit.

 

SECONDA LETTURA (Ef 2, 11-22)

 

Di conseguenza, ora voi non siete più stranieri, né ospiti.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.

 

Fratelli, ricordatevi che un tempo voi, pagani per nascita, chiamati incir­concisi da quelli che si dicono circoncisi perché tali sono nella carne per mano di uomo, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele, estranei ai patti della promessa, senza speran­za e senza Dio in questo mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo.

Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo so­lo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimici­zia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, fa­cendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l'inimicizia. Egli è venu­to perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini.

Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.

Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadi­ni dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signo­re; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare di­mora di Dio per mezzo dello Spirito.

Parola di Dio.

 

CANTO AL VANGELO (Mt 11,25)

 

Alleluia, alleluia.

Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli. Alleluia.

 

VANGELO (Mc 7,24-30)

Hai risposto bene. Torna a casa tua.

 

Dal vangelo secondo Marco.

 

In quel tempo Gesù, partito da Genesaret, andò nella regione di Tiro e di Sidone. Ed entrato in una casa, voleva che nessuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. Subito una donna che aveva la sua figlioletta posseduta da uno spirito immondo, appena lo seppe, andò e si gettò ai suoi piedi.

Ora, quella donna che lo pregava di scacciare il demonio dalla figlia era greca, di origine siro-fenicia. Ed egli le disse: "lascia prima che si sfa­mino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini Ma essa replicò: "Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola man­giano delle briciole dei figli". Allora le disse: "Per questa tua parola và, il demonio è uscito da tua figlia".

Tornata a casa, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n'era andato.

Parola del Signore.

 

COMMENTO

 

Dopo la morte di Mosè, in un tempo di incertezza e di timore, Gio­suè parlò con coraggio in nome di Dio e incitò il popolo d'Israele ad at­traversare il Giordano e ad occupare le terre che Dio aveva promesso ai loro padri, terre che avevano abbandonato nella ricerca di cibo. Li incitò ad essere forti e coraggiosi e a comportarsi secondo la legge di Dio.

Dopo molte generazioni c'erano ancora dei Cananei in alcune zone di quella terra e ftj proprio una donna cananea che di fronte a Gesù chiese coraggiosamente di guarirle la figlia. Quando Gesù rispose, piut­tosto duramente, che non era giusto prendere il pane dei figli, ella ribadì che anche i cani sotto la tavola mangiano le briciole lasciate da loro. Un Gentile ed una donna, la sua cura per la figlia, sono state capaci di in­frangere le barriere della cultura, della tradizione e del sesso con corag­gio e audacia. Gesù aveva un progetto di azione e di priorità da portare a termine: riteneva di doversi prima rivolgere alla casa d'Israele. Nondi­meno, era mosso dal coraggio e dalla risposta di quella donna. Da parte sua, ha superato queste stesse barriere dicendo: "Hai risposto bene, tor­na a casa tua: lo spirito maligno è uscito da tua figlia".

Nella lettera agli Efesini, ai Gentili cristiani viene ricordato che un tempo essi erano esclusi dalle promesse di Dio e dall' alleanza fatta con la casa d'Israele. Ma adesso, in Cristo Gesù, coloro che erano stati esclusi sono "diventati vicini". Egli ha infranto il muro divisorio e le osti­lità tra Gentili ed Ebrei riconciliando entrambi con Dio in un unico cor­po, tramite il sacrificio della croce. Oggi i cristiani sono obbligati, dalla legge di Cristo, a superare le barriere della cultura e della razza per acco­gliere i rifugiati e gli stranieri e a provvedere alle loro necessità. Possiamo anche imparare molto dalla profonda fede dei cristiani immigrati che hanno attraversato i confini della propria terra per raggiungere la nostra, e che ugualmente fanno parte dell'unico corpo di Cristo.

Come cristiani e come Chiese siamo di fronte alla sfida di testimonia­re con coraggio la verità del Vangelo. Nel farlo, dobbiamo cercare di vi­vere in modo da mostrare al mondo l'unità voluta da Gesù per i suoi figli, perché le Chiese divise risultano indebolite nella loro missione. Essere Chiesa di Cristo è un dono che comporta la grande responsabilità di aiu­tare chi non ha fede a scoprire che l'amore di Dio è l'unica risposta alle loro necessità. Dovremmo chiedere a Dio di guarirci dalla mancanza di unità e di renderci capaci di testimoniare con fede e con coraggio.

 

PREGHIERA

 

O Dio, tu hai ispirato il tuo servo Giosuè a parlare con coraggio in un tempo di difficoltà e a guidare il suo popolo alla terra da te promessa. Tuo Figlio, Gesù Cristo, ha scavalcato le barriere della cultura, delle classi sociali e del sesso, offrendo guarigione e speranza a coloro che ne avevano bisogno. Lui è la nostra pace, e nel suo corpo egli ha infranto le

barriere delle divisioni, creando in sé stesso una nuova umanità. Pre­ghiamo con fede per il corpo di Cristo, la Chiesa oggi nel mondo.

Ci hai affidato il compito di anticipare il tuo Regno sulla terra; aiutaci a portarlo a compimento uniti e non divisi. Facci comprendere la tua vo­ce, non ostinandoci in ciò che consideriamo prioritario. Facci progredire nel superamento delle divisioni e facci vivere secondo le tue leggi di amore. Dacci forza per confermare il nostro impegno verso dite. Facci condividere il tuo amore. Guida i nostri passi per incontrare quelli che hanno bisogno della tua benedizione, in special modo i rifligiati e gli stra­nieri tra di noi. Insieme formiamo il corpo di Cristo, nel cui nome ti pre­ghiamo. Amen.

 

PREGHIERA DEI FEDELI

 

Fratelli e sorelle, rivolgiamo la nostra preghiera al Padre della giustizia e della misericordia. Lui solo conosce fino in fondo le nostre fragilità.

 

Preghiamo insieme e diciamo:

Ascoltaci, o Signore

 

- O Signore, concedi a tutti i membri della Chiesa di essere perseve­ranti nella fede e testimoni coraggiosi attraverso opere di giustizia, di amore e di pace, preghiamo:

 

- O Signore, aiuta tutti i credenti a trovare nella preghiera la forza di superare ogni difficoltà, il coraggio di testimoniare la propria fede, l'occasione per rafforzare la speranza, preghiamo:

 

- O Signore, illumina i responsabili del bene comune, perché vinca­no l'egoismo e trovino le vie giuste per sviluppare l'accoglienza e il lavoro per tutti, preghiamo:

 

- O Signore, conforta quanti stanno attraversando momenti difficili, perché siano incoraggiati dalla solidarietà dei fratelli, preghiamo:

 

Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, causa della nostra speranza, nella tua bontà ascolta la nostra preghiera; tu conosci le nostre debolez­ze, nella tua Prowidenza aiutaci con le tue grazie. Per Cristo nostro Si­gnore. Amen.

 

ORAZIONE SULLE OFFERTE

 

Accogli, Signore, l'offerta del nostro sacrificio, perché, rinnovati nello spirito, pos­siamo rispondere sempre meglio all'opera della tua redenzione. Per Cristo nostro Signore.

 

PREFAZIO

 

E veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere gra­zie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed etemo.

Abbiamo riconosciuto il segno della tua immensa gloria quando hai mandato tuo Figlio a prendere su di sé la nostra debolezza; in lui nuovo Adamo hai reden­to l'umanità decaduta, e con la sua morte ci hai resi partecipi della vita immorta­le.

Per mezzo di lui si allietano gli angeli e nell'eternità adorano la gloria del tuo volto. AI loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell'inno di lode:

 

ANTIFONAALLA COMUNIONE (Sal 106 [107], 8-9)

 

Rendiamo grazie al Signore per la sua misericordia, per i suoi prodigi verso i figli degli uomini; egli sazia il desiderio dell'assettato

e ricolma di beni l'affamato.

 

ORAZIONE DOPO LA OOMUNIONE

 

Dio grande e misericordioso, che nel Signore risorto riporti l'umanità alla speran­za etema, accresci in noi l'efficacia del mistero pasquale con la forza di questo sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore.

 

 

GIOVEDÌ 23 GENNAIO

 

Tutto questo avviene per voi, perché se la grazia si estende a un maggior numero di persone... (2 Cor 4, 15) La giustizia della grazia di Dio

 

 

ANTIFONA D'INGRESSO (Sal 104, 3-4)

 

Gioisca il cuore di chi cerca il Signore. Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto.

 

ORAZIONE

 

O Padre, che fai ogni cosa per amore e sei la più sicura difesa degli umili e dei poveri, donaci un cuore libero da tutti gli idoli, per servire te solo e amare i fratelli secondo lo Spirito del tuo Figlio, facendo del comanda-mento nuovo l'unica legge della vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

PRIMA LETTURA (Dt 10, 17-22)

(...) Egli difende i diritti dell'orfano e della vedova (...).

 

Dal libro del Deutoronomio.

 

In quei giorni, Mosè parlò al popolo dicendo: "Circoncidete dunque il vo­stro cuore ostinato e non indurite più la vostra cervice; perché il Signore vostro Dio è il Dio degli dei, il Signore dei signori, il Dio grande, forte e ter­ribile, che non usa parzialità e non accetta regali, rende giustizia all'orfano e alla vedova, ama il forestiero e gli dà pane e vestito.

Amate dunque il forestiero, poiché anche voi foste forestieri nel pae­se d'Egitto.

Temi il Signore tuo Dio, a lui servi, restagli fedele e giura nel suo no­me: Egli è l'oggetto della tua lode, Egli è il tuo Dio; ha fatto per te quelle cose grandi e tremende che i tuoi occhi hanno visto. I tuoi padri scesero in Egitto in numero di settanta persone; ora il Signore tuo Dio ti ha reso numeroso come le stelle dei cieli".

Parola di Dio.

 

SALMO RESPONSORIALE (Sal 102 [103], 1-13)

 

Il Signore è bontà e misericordia.

 

Rit.: Il nostro Dio è grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,

quanto è in me benedica il suo santo nome.

Benedici il Signore, anima mia,

non dimenticare tanti suoi benefici. Rit.

 

Egli perdona tutte le tue colpe,

guarisce tutte le tue malattie;

salva dalla fossa la tua vita,

ti corona di grazia e di misericordia. Rit.

 

Egli sazia di beni i tuoi giorni

e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

Il Signore agisce con giustizia

e con diritto verso tutti gli oppressi. Rit.

 

Ha rivelato a Mosè le sue vie,

ai figli d'Israele le sue opere.

Buono e pietoso è il Signore,

lento all'ira e grande nell'amore. Rit.

 

Egli non continua a contestare

e non conserva per sempre il suo sdegno.

Non ci tratta secondo i nostri peccati,

non ci ripaga secondo le nostre colpe. Rit.

 

Come il cielo è alto sulla terra,

così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;

come dista l'oriente dall'occidente,

così allontana da noi le nostre colpe. Rit.

 

Come un padre ha pietà dei suoi figli,

così il Signore ha pietà di quanti lo temono. Rit.

 

SECONDA LETTURA (Rm 3,21-31)

 

Egli, nella sua bontà, ci ha liberati gratuitamente.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani.

 

Fratelli, ora, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. E non c'è distinzione:

tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati

gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazio­ne per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giu­stizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della di­vina pazienza.

Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente', per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù.

Dove sta dunque il vanto? Esso è stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede. Noi riteniamo infatti che l'uomo è giustificato per la fede indipendentemente dalle opere della legge. Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo, anche dei pagani! Poiché non c'è che un solo Dio, il quale giustifi­cherà per la fede i circoncisi, e per mezzo della fede anche i non circon­cisi. Togliamo dunque ogni valore alla legge mediante la fede? Nient'af­fatto, anzi confermiamo la legge.

Parola di Dio.

 

CANTO AL VANGELO (Mt 11,28)

 

Alleluia, alleluia. Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò sollievo, dice il Signore. Alleluia.

 

VANGELO (Mt 5, 1-12)

 

Beati coloro che hanno iàme e sete di giustizia.

 

Dal vangelo secondo Matteo.

 

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, safì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si awicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

"Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno sa-ziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli".

Parola del Signore.

 

COMMENTO

 

Il peccato è la fonte di ogni ingiustizia. Nel rifiutare la giustizia di Dio priviamo la gente della propria dignità e dei suoi diritti fondamentali. Strut­ture ingiuste e l'abuso dei diritti umani ne sono i risultati. Noi crediamo che Dio ci ha giustificati in Cristo per il suo grande amore per noi. La giu­stizia di Dio viene manifestata tramite la grazia capace di espandersi e di ri­conciliare. Con la morte e risurrezione di Cristo Egli ci rende tutti degni di essere sue figlie e suoi figli destinati ad essere in eterna comunione con Lui.

Come cristiani siamo inviati insieme a proclamare la giustizia di Dio e la potenza della sua grazia. Il nostro impegno è quello di propagare la giustizia di Dio tramite la nostra testimonianza. Siamo chiamati a divenire strumenti del suo Regno come uomini e donne giusti che vivono per Dio e cercano di rivelare a tutti il suo amore e la sua giustizia. Più avremo la nostra patria in cielo, più cercheremo una società più giusta e il rinnova­mento della terra, rendendo sempre più visibile il volere di Dio per i suoi figli e per le sue figlie.

Nell'esperienza dei migranti, riscontriamo uno dei molteplici volti dell'ingiustizia di oggi.  Società economicamente ingiuste emarginano i propri membri spingendoli verso la fame e la povertà, negando loro le condizioni di vita umana e impedendo loro di accedere a progetti di salute e di educazione. Altri sono costretti a migrare a causa delle guerre o per l'impossibilità di praticare liberamente la propria fede. E questo il mondo in cui dobbiamo protestare vigorosamente per una tanto attesa giustizia. Dio si identifica con i poveri, i deboli, i malati, i forestieri, i bambini, gli an­ziani, le vedove. Ecco perché nelle beatitudini siamo invitati a divenire promotori della giustizia, di una giustizia che oltrepassa quella umana. Ciò include la ricerca di percorsi che portino al superamento di strutture discriminanti, trasformandoli in mezzi di pace e di giustizia per tutti.

La nostra unità e la nostra missione vitale sono segni di speranza. La nostra comunione in Cristo costituisce l'espressione visibile della nuova umanità. Una visione spirituale della vita in Cristo è l'essenza di ogni tipo di giustizia ed è alla base dei diritti umani. La nostra solidarietà attiva con colo­ro che non hanno alcun potere rende visibile la forza della giustizia di Dio.

 

PREGHIERA

 

Dio, ti ringraziamo per la tua grazia che ci rende tue figlie e tuoi figli in Cristo. Come figli, ci chiami ad essere difensori della tua giustizia mi­sericordiosa nel mondo.

Dacci la grazia di lavorare senza timore per la giustizia, unica strada verso una vera pace e una società umana.

Dio di amore, rafforza i legami che ci uniscono e chiamaci ad una vita in cui ogni comunità di fede sia in grado di riflettere l'unità dei cre­denti.

Dio forte, chiamaci ancora una volta ad essere sempre più vicini gli uni agli altri, così che si compia la tua volontà e non la nostra. Per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

 

PREGHIERA DEI FEDELI

 

Fratelli e sorelle, nelle prove e negli insuccessi della vita, possiamo rivol­gerci con fiducia al Padre celeste, perché egli ci conosce ad uno ad uno e perché Cristo ci ha riconciliati con lui attraverso la sua mote e risurre­zione.

 

Preghiamo insieme e diciamo:

Ascolta, o Padre, la nostra supplica

 

- Per la Chiesa, perché, fedele alla missione ricevuta, annunzia il Vangelo con coraggio anche tra le difficoltà, che si possono presen­tare nell'indifferenza come nella persecuzione, preghiamo:

 

- Per il nostro tempo, perché il dialogo tra le religioni e le culture so­stituisca la voglia di rivincita che molto spesso scatena odio e perse­cuzione, preghiamo:

 

- Per i nostri fratelli e le nostre sorelle discriminati e perseguitati, per­ché conservino intatta la fede in Dio che assicura la vittoria dell'amo­re sull'odio, preghiamo:

 

- Per la nostra comunità, perché sia luogo di accoglienza, di carità e di condivisione nei confronti di ogni uomo, preghiamo:

 

O Dio, che conosci la vita degli uomini del nostro tempo, sottoposti a tante necessità e pericoli, esaudisci i desideri e le preghiere dei tuoi figli che si affidano al tuo amore del Padre. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

ORAZIONE SULLE OFFERTE

 

Guarda, Signore, i doni che ti presentiamo: quest'offerta, espressione del nostro servizio sacerdotale, salga fino a te e renda gloria al tuo nome. Per Cristo' nostro Signore.

 

PREFAZIO

 

E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, ren­dere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onni­potente ed eterno.

Con il sangue del tuo Figlio e la potenza dello Spirito tu hai ricostrui­to l'unità della famiglia umana disgregata dal peccato, perché il tuo popo­lo, radunato nel vincolo di amore della Trinità, a lode e gloria della tua multiforme sapienza, formi la Chiesa, corpo del Cristo e tempio vivo del­lo Spirito.

Per questo mistero di salvezza, uniti ai cori degli angeli, proclamiamo esultanti la tua lode:

 

ANTIFONA ALLA COMUNIONE (Mt 5,8-10)

 

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

 

ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE

 

Signore, questo sacramento della nostra fede compia in noi ciò che espri­me e ci ottenga il possesso delle realtà eterne, che ora celebriamo nel mi­stero. Per Cristo nostro Signore.

 

 

VENERDÌ 24 GENNAIO

 

Noi dunque non ci scoraggiamo (2Cor4, 16) Perseveranza

 

ANTIFONA D'INGRESSO (Sal 27, 8-9)

 

Il Signore è forza del suo popolo

e rifugio di salvezza per il suo Cristo.

Salva il tuo popolo, Signore,

benedici la tua eredità,

e sii la sua guida per sempre.

 

ORAZIONE

 

O Dio, che affidi alla nostra debolezza l'annunzio profetico della tua pa­rola, sostienici con la forza del tuo Spirito, perché non ci vergogniamo mai della nostra fede, ma professiamo con tutta franchezza il tuo nome davanti agli uomini, per essere riconosciuti da te nel giorno della tua ve­nuta. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e re­gna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

PRIMA LETTURA (Ne 8,8-9)

 

Non dovete essere tristi e piangere.

 

Dal libro del profeta Neemia

 

In quei giorni, i leviti leggevano nel libro della legge di Dio a brani distinti e con spiegazioni del senso e così facevano comprendere la lettura.

Neemia, che era il governatore, Esdra sacerdote e scriba e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: "Questo giorno è consacrato al Signore vostro Dio; non fate lutto e non piangete!". Perché tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.

Parola di Dio.

 

SALMO RESPONSORIALE (Sal 117 [118], 5-9; 19-24)

 

Spalancatemi le porte che si aprono ai salvati.

 

Rit.: La pietra scartata dai costruttori

ora è pietra angolare.

Nell'angoscia ho gridato al Signore,

mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo.

Il Signore è con me, non ho timore;

che cosa può farmi l'uomo?

Il Signore è con me, è mio aiuto,

sfiderò i miei nemici. Rit.

 

È’ meglio rifugiarsi nel Signore

che confidare nell'uomo.

E’ meglio rifugiarsi nel Signore

che confidare nei potenti. Rit.

 

Apritemi le porte della giustizia:

voglio entrarvi e rendere grazie al Signore.

E questa la porta del Signore,

per essa entrano i giusti. Rit.

 

Ti rendo grazie, perché mi hai esaudito,

perché sei stato la mia salvezza.

La pietra scartata dai costruttori

è divenuta testata d'angolo. Rit.

 

Ecco l'opera del Signore:

una meraviglia ai nostri occhi.

Questo è il giorno fatto dal Signore:

rallegriamoci ed esultiamo in esso. Rit.

 

SECONDA LETTURA (At 8, 1-4)

 

Ma quelli che si erano dispersi (...) annunziavano la parola di Dio.

 

Dagli Atti degli Apostoli.

 

In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Ge­rusalemme e tutti, ad eccezione degli apostoli, flirono dispersi nelle re­gioni della Giudea e della Samaria. Persone pie seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Saulo intanto inftiriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e donne e li faceva mettere in prigione. Quelli però che erano stati dispersi andavano per il paese e diffondevano la parola di Dio.

Parola di Dio.

 

CANTO AL VANGELO (Mt 16,25)

 

Alleluia, alleluia.

Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, dice il Signore;

chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.

Alleluia.

 

VANGELO (Mc 10,28-30)

 

Riceverà già in questa vita-insieme a persecuzioni-cento volte di più.

 

Dal vangelo secondo Marco.

 

In quel giorno, Pietro disse a Gesù: "Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito".

Gesù gli rispose: "In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lascia­to casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva gia al presente cento volte tanto in ca­se e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna".

Parola del Signore.

 

COMMENTO

 

La vita ha il suo prezzo. La vita lascia le sue ferite nei corpi dei rifii­giati, dei perseguitati politici, dei senza tetto, nei corpi di tutti coloro che incontrano più ostacoli che soluzioni ai loro problemi. Ogni giorno van­no e vengono con le loro difficoltà: all'improwiso una donna deve ab­bandonare la sua terra; i suoi figli si trovano in un paese straniero; un uo­mo deve vivere in un modo diverso da quello appreso dai suoi antenati a cui non è abituato. Una famiglia è costretta a cambiare la propria lingua e le proprie usanze adattandosi agli usi stranieri. Sono persone sfòggite alla morte, alla fame, all'emarginazione. Oggi ci sono migliaia di persone che in silenzio percorrono la loro strada verso terre sconosciute, terre che non sempre li accolgono con amore e comprensione.

Anche i primi cristiani conoscevano la fatica e la lotta e il modo in cui essi hanno risposto e compreso la propria situazione offre alle fliture generazioni di cristiani un discernimento dei valori che sono alla base della fede, quelli della perseveranza e della solidarietà. Nel momento critico in cui Stefano fu messo a morte e la chiesa di Gerusalemme era assalita da gravi persecuzioni, i suoi membri dispersi hanno trovato risor­se interiori e la forza di continuare a proclamare la Parola, invece di re­stare paralizzati dalla paura. Paolo, nella lettera ai Corinzi, li incoraggia a non perdersi d'animo nonostante siamo afflitti e abbattuti, ma a conside­rare piuttosto questa esperienza come un mezzo per portare nella pro­pria carne la morte di Gesù, affinché la sua vita potesse essere resa visibi­le. Questo chiaro legame tra la loro forza e la morte e risurrezione di Gesù, mostra come il potere della risurrezione sia stato in grado di cam­biare il loro modo di considerare la sofferenza e la morte.

Oggi, di fronte ai corpi feriti dei rifligiati e dei poveri, di fronte alla loro profonda sofferenza e alle loro vite distrutte ci chiediamo in qual modo possiamo rendere testimonianza alla forza rinnovatrice della risur­rezione. Prendendo sempre più coscienza della realtà, ci imbattiamo nella dura verità che nel mondo è più quello che distrugge di ciò che in­coraggia la vita. Nel contempo sappiamo che è ancora possibile vedere e testimoniare tra di noi l'azione rinnovatrice e risanatrice di Dio. Coloro tra i cristiani che insieme affrontano questi impegni fondamentali hanno la particolare opportunità di essere portatori di luce e di speranza, anche attraverso il più piccolo gesto di gentilezza e di ospitalità. Voci e mani di solidarietà si levano a sostegno delle nostre sorelle in lotta, con i nostri fratelli scoraggiati. Stiamo imparando che in ogni gesto di misericordia verso un popolo crocifisso incontriamo Cristo stesso e ci viene ricordato che la missione che ogni cristiano è invitato a condividere è quella di Dio stesso. Inoltre, coloro che sono nella sofferenza spesso ci rivelano nei lo­ro corpi affaticati che la gratitudine è ancora possibile, che c'è ancora speranza, che non tutto è perduto se confidiamo in Colui che fa nuove tutte le cose Paradossalmente, riguardo ai sofferenti e ai feriti, il Vangelo si rivela come risanatore di ciò che è infranto.

 

PREGHIERA

 

Dio onnipotente, siamo uniti nella consapevolezza che tu sei presen­te a fianco dei sofferenti e degli oppressi, per rispondere insieme alla chiamata di essere strumenti di speranza e di compassione verso tutti co­loro che sono nel bisogno.

Guida le nostre azioni verso gli oppressi, i poveri, i rifugiati. Quando siamo tentati di ignorare il prossimo nel bisogno, apri ancora una volta i nostri occhi e i nostri cuori alla loro sofferenza. Incoraggia la fede e la speranza di coloro che lottano contro lo scoraggiamento e la disperazio­ne, di coloro le cui vite sono state spezzate dalle avversità. Guidali con tenerezza affinché possano trovarti anche in mezzo alla più cruda prova. Amen.

 

PREGHIERA DEI FEDELI

 

Fratelli e sorelle, siamo nati per conoscere, amare e servire il Signore. Solo la fedeltà a questa fondamentale vocazione può darci la pace. Pre­ghiamo per essere degni della nostra chiamata.

 

Preghiamo insieme e diciamo:

     Ascoltaci, Signore

- Per tutti i ministri della Chiesa, perché siano testimoni visibili della bontà, pazienza e benevolenza di Dio verso tutti gli uomini, preghiamo:

 

- Per i responsabili della vita politica e sociale, perché cerchino il ve­ro bene della comunità civile e si impegnino con costanza e giustizia per la sua realizzazione, preghiamo:

 

- Per tutti i figli di Dio, perché sentano in alta misura il valore della vi­ta e della persona umana e non perdano mai il grande dono della li­bertà che il Cristo ha conquistato, preghiamo:

 

- Per la nostra comunità, perché sia attenta a coloro che sono più deboli e si sentono più soli di fronte alle difficoltà della vita, preghia­mo:

 

O Signore, nostro Padre, esaudisci le nostre preghiere e assistici con la

tua grazia perché, nelle vicende della vita, possiamo esserti sempre fedeli

e vivere in continuo rendimento di grazie. Per Cristo nostro Signore.

Amen.

 

ORAZIONE SULLE OFFERTE

 

Accogli, Signore, la nostra offerta: questo sacrificio di espiazione e di lo­de ci purifichi e ci rinnovi, perché tutta la nostra vita sia bene accetta alla tua volontà. Per Cristo nostro Signore.

 

PREFAZIO

 

E veramente cosa buona e giusta renderti grazie e innalzare a te l'inno di benedizione e di lode, Dio onnipotente ed eterno, dal quale tutto l'uni­verso riceve esistenza, energia e vita.

Ogni giorno del nostro pellegrinaggio sulla terra è un dono sempre nuovo del tuo amore per noi, e un pegno della vita immortale, poiché possediamo fin da ora le primizie del tuo Spirito, nel quale hai risuscitato Gesù Cristo dai morti, e viviamo nell'attesa che si compia la beata spe­ranza nella Pasqua eterna del tuo regno.

Per questo mistero di salvezza, insieme agli angeli e ai santi, cantia­mo a una sola voce l'inno della tua gloria:

 

ANTIFONA ALLA COMUNIONE (Mt 6,33)

 

"Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta".

 

ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE

 

O Dio, che ci hai rinnovati con il corpo e sangue del tuo Figlio, fa' che la partecipazione ai santi misteri ci ottenga la pienezza della redenzione. Per Cristo nostro Signore.

 

 

SABATO 25 GENNAIO

 

Ci prepara una vita gloriosa che non ha l'uguale (2 Cor 4, 17) Chiamati all'unità sul cammino verso la gloria

 

ANTIFONA D'INGRESSO (Sal 105, 47)

 

Raccoglici, Signore, da tutti i popoli, perché proclamiamo il tuo santo nome e ci gloriamo della tua lode.

 

ORAZIONE

 

Manda su di noi, o Padre, una rinnovata effusione dello Spirito, perché camminiamo in maniera degna della vocazione cristiana offrendo al mondo la testimonianza della verità evangelica, e operiamo fiduciosi per unire tutti i credenti nel vincolo della pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

PRIMA LETTURA (Is 33, 17-23)

 

Il  Signore è il nostro re, è lui che ci libera.

 

Dal libro del profeta Isaia.

 

Così dice il Signore Dio: i tuoi occhi vedranno un re nel suo splendore, contempleranno un paese sconfinato.

Il tuo cuore si chiederà nei suoi terrori: "Dov'è colui che registra? Dov'è colui che pesa il denaro? Dov'è colui che ispeziona le torri?".

Non vedrai più quel popolo straniero, popolo dal linguaggio oscuro, incomprensibile, dalla lingua barbara che non si capisce. Guarda Sion, la città delle nostre feste! I tuoi occhi vedranno Gerusalemme, dimora tran­quilla, tenda che non sarà più rimossa, i suoi paletti non saranno divelti, nessuna delle sue cordicelle sarà strappata.

Poiché se là c'è un potente, noi abbiamo il Signore, al posto di fiumi e larghi canali; non ci passerà nave a remi né l'attraverserà naviglio più grosso. Sono allentate le sue corde, non tengono più l'albero diritto, non spiegano più le vele. Poiché il Signore è nostro giudice, il Signore è no­stro legislatore, il Signore è nostro re; egli ci salverà. Allora anche i ciechi divideranno una preda enorme e gli zoppi faranno un ricco bottino.

Parola di Dio.

 

SALMO RESPONSORIALE (Sal 42 [43])

 

Spera in Dio! Tomerò a lodarlo.

 

Rìt.: Tu sei con me, Dio della mia gioia,

 

Fammi giustizia, o Dio,

difendi la mia causa contro gente spietata;

liberami dall'uomo iniquo e fallace. Rit.

Tu sei il Dio della mia difesa;

perché mi respingi,

perché triste me ne vado,

oppresso dal nemico? Rit.

 

Manda la tua verità e la tua luce;

siano esse a guidarmi,

mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore. Rìt.

 

Verrò all'altare di Dio,

al Dio della mia gioia, del mio giubilo.

A te canterò con la cetra, Dio, Dio mio. Rit.

 

Perché ti rattristi, anima mia,

perché su di me gemi?

Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,

lui, salvezza del mio volto e mio Dio. Rit.

 

SECONDA LETTURA (Ef 4, 1-5)

 

Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.

 

Fratelli, vi esorto io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.

Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla qua­le siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.

Parola di Dio.

 

CANTO AL VANGELO (Gv 17,21)

 

Alleluia, alleluia. Tutti siano una sola cosa,

come tu, Padre, sei in me e io in te, perché il mondo creda

che tu mi hai mandato. Alleluia.

 

VANGELO (Gv 17,20-26)

 

Perché vedano la gloria che tu mia hai dato.

 

Dal vangelo secondo Giovanni.

 

In quel tempo, Gesù alzati gli occhi al cielo, così pregò: "Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, sia­no anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano co­me noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.

Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove so­no io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai manda­to. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro".

Parola del Signore.

 

COMMENTO

 

Quando il pericolo incombeva su Gerusalemme, il profeta Isaia at­tendeva con impazienza il tempo in cui Dio avrebbe regnato e Gerusa­lemme sarebbe diventata una "tenda stabile, ove nessuno strapperà i suoi paletti, nessuno toglierà le sue corde". I rifugiati che attualmente si muo­vono nel mondo alla ricerca di una libertà politica o di una stabilità eco­nomica devono spesso agognare il tempo in cui non dovranno più migra­re da un luogo ad un altro, costretti a vivere in abitazioni di fortuna o n­fugiandosi in autocarri. Sono alla ricerca di un luogo in cui stabilirsi defi­nitivamente in sicurezza, nella pace e nel benessere.

La Chiesa considera se stessa come colei che, pellegrina tra i pelle­grini, ne condivide il cammino. Siamo un popolo in cammino nella fede verso la Gerusalemme celeste con l'ardente desiderio di vedere il volto di Dio. Spesso il popolo di Dio pellegrino sulla terra condivide qualcosa delle speranze dei rifugiati, come la stabilità, la pace e la venuta del Re­gno di Dio sulla terra.

Mentre i cristiani considerano l'esistenza umana segnata dall'incertezza dell'essere pellegrina, giudicano la Chiesa capace di una vocazione profeti­ca nel manifestare la visione di ciò che Dio prepara per noi, "una dimora sicura ove le lotte presenti siano tramutate in un'ampia visione di speranza e di promesse. Il futuro da Dio promesso è caratterizzato da una unità in cui la razza umana, tramite la potenza dello Spirito, sia in quella stessa unità condivisa da Gesù col Padre. Tale unità ci viene già data in dono nello Spirito, qui, adesso. "Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati. Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo. Uno solo è Dio, Padre di tutti, che in tutti è presente e agisce". La Chiesa deve vivere come segno presente di quella unità che possediamo in pienezza soltanto per la promessa di Dio.

Al contrario, chiamati a diffondere la luce, ci siamo posti di fronte al mondo con disaccordi che hanno creato confusione. La nostra vocazione ecumenica è quella di riscoprire e rendere visibile l'unità che è sempre do­no dello Spirito Santo. A volte i cristiani sembrano rinunciare a questo compito. Come popolo in cammino dobbiamo avere a cuore la speranza e la certezza che saremo uno in Cristo, "perché vedano la gloria che tu mi hai dato ....prima della creazione del mondo".

 

PREGHIERA

 

Signore, mostraci la tua misericordia e per la potenza del tuo Spirito rimuovi le divisioni tra i cristiani affinché la tua Chiesa possa apparire più chiaramente come segno visibile tra tutte le nazioni.

Signore, concedici un amore rinnovato, una vera saggezza, un nuo­vo vigore verso 1' unità affinché l'eterno messaggio di tuo Figlio possa es­sere accolto come buona novella per tutti.

Signore, riaccendi la nostra fede e la nostra speranza, affinché con te possiamo intraprendere il cammino verso il regno celeste, fiduciosi della tua promessa della gloria eterna.  Per Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

 

PREGHIERA DEI FEDELI

 

Fratelli e sorelle, nel battesimo abbiamo ricevuto uno spirito di figli; per questo ci rivolgiamo con fiducia al Padre che ha mandato Gesù Cristo come Salvatore del mondo.

 

Preghiamo insieme e diciamo:

Gloria a te. Dio nostro, nei secoli

 

Per la Chiesa, perché nata dalla vita e dall'amore di Dio, compia la sua missione nel mondo e sia promotrice di unità e di pace, preghiamo:

- Per i cristiani, perché si aprano a una fede più universale e a una speranza che supera le nostre piccole vedute, preghiamo:

 

- Per coloro che operano nelle organizzazioni umanitarie e di volon­tariato, perché svolgano il loro generoso servizip in spirito di carità sull'esempio di Cristo, preghiamo:

 

- Per noi qui presenti, perché nutriti della parola di Dio e del Pane di vita partecipiamo in maniera sempre più consapevole e attiva alla vi­ta della Chiesa, preghiamo:

 

O Dio, Padre di amore e di bontà, Tu hai rivelato al mondo la presenza del tuo Figlio, morto e risorto per la nostra salvezza. La grazia della vita nuova raggiunga tutti gli uomini per radunarli nell'unità dello Spirito San­to e per manifestare loro la gioia della tua misericordia. Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

ORAZIONE SULLE OFFERTE

 

O Dio, che con l'unico sacrificio del tuo Figlio ti sei acquistato un popolo

di adozione, concedi e conserva sempre nella tua Chiesa i doni dell'unità

e della pace. Per Cristo nostro Signore.

 

PREFAZIO

 

E veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, ren­dere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre Santo, Dio onni­potente ed eterno, per Cristo nostro Signore.

Per mezzo di lui hai portato gli uomini alla conoscenza della tua ve­rità e hai formato la Chiesa, suo mistico corpo, nell'unità di una sola fede e di un solo Battesimo; a tutti i popoli hai donato il tuo Spirito Santo, operatore mirabile della ricchezza e varietà dei carismi e artefice di unità nell'amore, lo Spirito che dimora nei tuoi figli di adozione e con la sua presenza ineffabile riempie e guida tutta la Chiesa.

E noi uniti all'assemblea degli angeli e dei santi cantiamo con gioia l'inno della tua lode:

 

ANTIFONAALLA COMUNIONE (Gv 17,26)

 

"Padre, l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro

 

ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE

 

Questa comunione eucaristica, o Padre, che è il segno della nostra fra­ternità in Cristo, santifichi nel vincolo dell'amore la tua Chiesa. Per Cri­sto nostro Signore.

 

 

 

APPENDICE III

 

CANTI PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI

 

VIENI SPIRITO DI CRISTO Guglielmo Amadei

 

Vieni, vieni, Spirito d'amore, ad insegnar le cose di Dio, vieni, vieni, Spirito di pace

a suggerir le cose che lui ha detto a noi.

 

Noi ti invochiamo Spirito di Cristo, vieni tu dentro di noi. Cambia i nostri occhi, fa' che noi vediamo la bontà di Dio per noi.

 

Vieni, vien4 Spirfto d'amore...

 

Vieni, o Spirito, dai quattro venti e soffia su chi non ha vita. Vieni, o Spirito, e soffia su di noi perché anche noi riviviamo.

Vieni, vieni, Spirfto d'amore...

 

Insegnaci a sperare, insegnaci ad amare, insegnaci a lodare Iddio. Insegnaci a pregare, insegnaci la via, insegnaci tu l'unità.

 

Vieni, vieni, Spirito d'amore, ad insegnar le cose di Dio, vieni, vieni, Spirito di pace

a suggerir le cose che lui ha detto a noi.

 

 

SEI LUCE SPLENDIDA A. M. Galliano - D. Semprini

 

Una luce risplende per i giusti, una stella proclama  il tuo mattino, ogni uomo richiama sul cammino verso il regno.

 

Sei luce splendida che il cuore illumina, Signore Gesù. Sei luce splendida che guida i popoli, Signore Gesù.

 

Quando il cielo si chiude nel silenzio, quando il buio nasconde l'orizzonte, tu riaccendi nell'intimo alla gente la speranza.

 

Se la strada si perde nel deserto, se la vita si aggira senza senso, come un sole riappari, Dio immenso, a orientarci.

 

 

GLORIA A TE, PAROLA VIVENTE A. M. Galliano - D. Semprini

 

Gloria a te, Parola vivente, Verbo di Dio, gloria a te, Cristo Maestro, Cristo Signore!

 

Tu solo hai parole di vita per noi. Beato colui che ti ascolta, Signore, perché vivrà.

 

Gloria a te, Parola vivente...

 

Tu solo hai proposte di amore per noi. Beato colui che le accoglie, Signore, perché vivrà.

 

Gloria a te, Parola vivente...

 

Tu solo sei via alla vita per noi. Beato colui che ti segue, Signore, perché vivrà.

 

Gloria a te, Parola vivente...

Tu solo dischiudi l'eterno per noi. Beato colui che in te spera, Signore, perché vivrà.

 

 

TESTIMONI DELL'AMORE A. M. Galliano - F. Buttazzo

 

Testimoni dell'amore, testimoni del Signore, siamo il popolo di Dio e annunciamo il regno suo. Annunciamo la sua pace, la speranza della croce che lo Spirito di Dio dona a questa umanità.

 

Il tuo Spirito, Signore, in ogni tempo ci fa segno del tuo amore per il mondo. Tra la gente noi viviamo la tua missione nella fede che si fa condivisione.

 

La parola della vita noi proclamiamo e la storia del tuo amore raccontiamo. Tra la gente noi viviamo una certezza:

che tu offri ad ogni uomo giorni di grazia.

Tu Pastore sei con noi, guidi il cammino, ci raduni come Chiesa per il regno. tra la gente noi viviamo nuova speranza e la gioia che ci dà la tua presenza.

 

 

CANTICO DELL'AGNELLO F. Baggio - F. Buffazzo

 

L'Agnello che è stato immolato è degno di potenza, sapienza e forza, ricchezza, onore, gloria e benedizione.

 

Tu sei degno, o Signore Dio nostro, di ricevere la gloria e l'onore:

hai creato tutte le cose per la tua volontà.

 

L'Agnello che è stato immolato...

 

Tu sei degno, o Signore Dio nostro, di aprire i sigilli del libro, tu che hai riscattato col sangue tutti gli uomini della terra.

 

L'Agnello che è stato immolato...

Tu li hai costituiti sacerdoti del nostro Dio, d'ora in poi regneranno per sempre sopra i popoli della terra.

 

L'Agnello che è stato immolato...

 

 

 

 

APPENDICE IV

 

Situazione Ecumenica in Argentina

 

L'Argentina è un paese giovane, che si affaccia sull'Oceano Atlanti­co nella parte meridionale del continente americano. La sua popolazione è formata principalmente da immigrati europei e medio-orientali che vi abitano insieme ai discendenti dei conquistatori spagnoli e delle antiche popolazioni indigene. Negli ultimi decenni sono arrivati anche immigranti dai paesi confinanti dell'America Latina, nonché dall'Asia, soprattutto dalla Corea e dal Taiwan. La lingua ufficiale è lo spagnolo e la religione principale è il cristianesimo, sebbene vi siano presenti da tempo comu­nità ebraiche e islamiche.

 

L'Argentina è il risultato culturale di queste immigrazioni. Non ci si de­ve quindi sorprendere se nella sua terra s'incontrano cattolici, protestanti di varie denominazioni, come pure membri delle chiese ortodosse e pre-cal­cedoniane, venuti tutti come immigrati, alcuni in cerca di una vita migliore, altri per sfuggire a persecuzioni politiche o all'intolleranza religiosa impe­rante nella loro patria. Gli immigrati hanno portato non solo aspetti caratte­ristici della nazione d'origine, ma anche la fede religiosa loro propria. Inol­tre diverse chiese protestanti sono nate grazie all'opera svolta dai missionari presso le popolazioni locali. Il cristianesimo in Argentina ha molte facce e molte possibilità.

 

La chiesa Cattolica

 

La Chiesa Cattolica è arrivata con i conquistatori spagnoli ed ha ac­compagnato il processo di colonizzazione e l'insediamento europeo in America. Oggi è la chiesa più numerosa del paese, con parrocchie molto antiche e un numero importante di servizi sociali, di edifici religiosi e sco­lastici in tutto il paese. Non si può isolare la storia dell'Argentina dal ruo­lo che vi ha svolto la Chiesa Cattolica, la quale ha dato un peculiare con­tributo alla cultura, al modo di pensare e al destino politico del paese, e cattolici ferventi sono stati molti dei principali leaders politici locali.

 

La presenza cattolica si nota nelle splendide chiese quali la cattedra­e di La Plata, una delle più grandi del mondo o la Basilica di Lujan, dedicata alla Vergine Maria, che è diventata uno dei luoghi di pellegrinag­gio più importanti del paese con migliaià di visitatori ogni anno. Vi sono però anche centinaia di chiesette dove le comunità locali celebrano la Messa, mentre contribuiscono allo sviluppo sociale della loro zona con opere di solidarietà, carità e progetti comuni. Sacerdoti e suore di vari or­dini religiosi lavorano in molti centri di assistenza ai poveri e agli emargi­nati, in campi quali la salute e l'educazione, impegnandosi nella lotta per il riconoscimento del diritto di tutti alla dignità e al benessere.

 

Le Chiese Protestanti

 

Le prime chiese Protestanti sono arrivate in Argentina all'inizio del XIX secolo quando l'indipendenza dagli spagnoli apn le frontiere del pae­se, consentendo un'immigrazione più diversificata e pluralista. La prima confessione cristiana ad organizzarsi fu quella Anglicana che nel 1821 ini­ziò le sue riunioni regolari e inaugurò un tempio a Buenos Aires, il primo in assoluto in America Latina. I suoi membri iniziali furono commercianti, uomini d'affari e impiegati inglesi. Successivamente arrivarono immigrati scozzesi presbiteriani che si insediarono nelle zone rurali, fondandovi la loro chiesa. La missione metodista cominciò ad operare a Buenos Aires nel 1836. Alla metà del XIX secolo, l'opera delle prime chiese Protestanti si è andata sviluppando attraverso servizi sociali> scuole e programmi di evangelizzazione diretti sia agli immigrati che agli abitanti locali.

 

Alla fine del XIX secolo> arrivarono in Argentina immigranti luterani e riformati, provenienti soprattutto rispettivamente dalla Germania e dall’Olanda. Arrivarono pure i Battisti e membri di libere denominazioni. Dall'Italia giunsero i Valdesi che si insediarono in zone rurali e, insieme ai Metodisti, fondarono un seminario per dare una formazione teologica ai responsabili locali. Alcuni decenni più tardi cominciarono ad operare le chiese Pentecostali, la cui attività si contraddistinse per una forte evange­lizzazione e una rapida espansione. Si può quindi affermare che all'inizio del Xx secolo quasi tutte le espressioni del Protestantesimo fossero ora­mai presenti in Argentina, nelle comunità di immigrati europei, radicate nella popolazione locale e con missioni nelle poche comunità indigene sopravvissute alla conquista dei loro territori. Oggi anche nelle più picco­le cittadine dell'interno si trova almeno una comunità di tradizione prote­stante.

 

Le Chiese Orientali in Argentina

 

La prima delle chiese ortodosse ad avere una presenza organizzata (1888) fii la Chiesa Ortodossa Russa, la cui venuta nella missione diplomatica russa a Buenos Aires era stata richiesta da fedeli ortodossi di diverse nazionalità. Grazie al contributo di immigrati greci, serbi, bulgari, siriani, li­banesi e russi, nonché della famiglia imperiale russa venne edificata nel 1901 a Buenos Aires la chiesa della Sacra Trinità. Poco più tardi, nel 1905, la Chiesa Ortodossa Greca fece venire un sacerdote per la cura del­la propria comunità, che si sviluppò in diverse parti del paese e costruì la cattedrale della Dormizione nel 1928. Il Patriarcato Ecumenico greco ven­ne costituito nel 1938 e dal 1951 Buenos Aires è sede del vescovo dipen­dente nella giurisdizione dalle arcidiocesi americane del Nord e del Sud.

 

Tra le Chiese Ortodosse, la più numerosa è quella dipendente dal Pa­triarcato di Antiochia, i cui membri provengono principalmente dalla Siria e dal Libano. Cominciarono ad organizzarsi in Argentina nel 1921 e la diocesi fu costituita nel 1949, anche se la sede del vescovo fu edificata solo nel 1955. La cattedrale fii inaugurata alla fine dell'anno successivo e la prima messa fu celebrata per il Natale del medesimo 1956.

 

La Chiesa Apostolica Armena venne formata dai primi immigrati ar­meni, giunti in Argentina tra il 1909 e il 1911 per sfuggire ai massacri di Adana compiuti dai Turchi. Tra il 1915 e il 1920 arrivarono i sopravvissuti del grande genocidio; mentre tra il 1925 e il 1936 arrivarono armeni di Ci­licia profughi dalla Turchia e infine, tra il 1947 e il 1954, molti armeni arri­varono in Argentina in conseguenza della Seconda Guerra Mondiale.

 

La Chiesa Ortodossa Siriana di Antiochia fu costituita da famiglie fuggite dall’Irak, dalla Siria e dalla Turchia, in conseguenza dell'intolle­ranza religiosa imperante in quest'ultimo paese, ovvero arrivate a seguito della grande ondata migratoria verificatasi all'inizio del XX secolo. Que­sta chiesa ha a capo un Vicario Patriarcale con sede nella città di La Pla­ta. Ha diversi luoghi di culto e centri sociali all'interno del paese per la cura dei propri fedeli. È in piena comunione con la Chiesa Cattolica Apostolica Ortodossa del Patriarcato di Antiochia, con cui ha firmato un documento per l'Unità di Fede.

 

Le Chiese Ortodosse promuovono istituzioni culturali ed educative, servizi per i bisognosi, programmi radiofonici e altre attività che arricchi­scono il mosaico della cultura argentina. I loro membri sono impegnati at­tivamente nella vita sociale e politica.

 

Passi verso l'unità

 

Il dialogo per l'unità non è stato facile in Argentina. Fino agli anni '60 del Novecento, i rapporti ecumenici esistevano soprattutto tra le chiese Protestanti ed Evangeliche, ma non toccavano né la chiesa Catto­lica né quelle Ortodosse. Vi sono sempre state relazioni fraterne tra i di­versi capi religiosi, ma nelle comunità locali regnava una reciproca diffi­denza, dovuta al proselitismo e alla crescita delle Chiese Protestanti, né vi erano dialoghi formali tra le chiese. All'epoca, le Chiese Evangeliche e Protestanti lavoravano insieme in organizzazioni quali la Società Biblica, la Federazione delle Chiese e i rami locali dell'YMCA e YWCA e cele­bravano congiuntamente il Giorno della Riforma e la Giornata Mondiale di Preghiera.

 

Dopo qualche anno, il dialogo e la comunione tra credenti di diver­se tradizioni cominciò a portare frutto. Grazie alle nuove correnti scaturi­te dal Concilio Vaticano Il e dall'apertura verificatasi nelle stesse chiese Protestanti a seguito del movimento ecumenico europeo, iniziò un nuovo e fecondo periodo di incontri e cooperazione. Le congregazioni locali cominciarono ad incontrarsi e venne awiato un dialogo tra ministri prote­stanti e sacerdoti cattolici, mentre cominciarono ad incontrarsi commis­sioni bilaterali. In alcuni posti si avviò una cooperazione nei servizi socia­li, in organizzazioni attive nella difesa dei diritti umani e nella distribuzio­ne delle Scritture. Notevoli furono i risultati positivi di attività quali il Se­minario per la formazione teologica, il Servizio Interparrocchiale per la reciproca cura pastorale e l'incontro di volontari in organizzazioni come Caritas, Caref, Ceas e altre simili.

 

Diversi anni di progresso in campo ecumenico hanno portato nel 1998 alla costituzione della Commissione Ecumenica delle chiese Cri­stiane in Argentina (CEICA), luogo di dialogo e di cooperazione, dove si incontrano ortodossi, cattolici e protestanti. I suoi membri tengono incon­tri regolari per discutere questioni d'interesse comune, scambiarsi infor­mazioni sulle rispettive chiese, parlare di progressi o difficoltà nel lavoro ecumenico, sia locale che mondiale, ed organizzare incontri per pregare insieme per l'unità della Chiesa e i bisogni del nostro tempo, incontri cui partecipano vescovi, ministri, sacerdoti e laici, sia uomini che donne.

 

Durante la sua breve esistenza, la CEICA ha dovuto affrontare le difficoltà e le sfide proprie di ogni iniziativa ecumenica: armonizzare di­verse tradizioni e maniere di essere cristiani; superare incomprensioni; prendere decisioni che esprimano e soddisfino i punti di vista di tutti. Ma ha anche fatto passi da gigante, consentendo un notevole progresso nella conoscenza e nell'apprezzamento reciproci; scoprendo tutto ciò che le diverse chiese hanno in comune, compresa la sfida per la missione pasto­rale nella nostra società. La Commissione è incaricata annualmente di or­ganizzare la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani.

 

 

APPENDICE V

 

DATE IMPORTANTI NELLA STORIA DELLA PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI

 

 

    ca. 1740 In Scozia, nascita di un movimento pentecostale con colle­gamenti nordamericani, il cui nuovo messaggio per il rinno­vamento della fede chiamava a pregare per e con tutte le Chiese.

 

1820 Il Rev. James Haldane Stewart pubblica "Suggerimenti per l'Unione generale dei Cristiani per l'effusione dello Spirito', (Hints for the General Union of Christians for the Outpou­ring of the Spirit).

 

    1840 Il Rev. Ignatius Spencer, convertito al cattolicesimo, propo­ne d'istituire "L'Unione di Preghiera per l'Unità'.

 

1867 Nel Preambolo alle sue risoluzioni, la prima Assemblea dei vescovi Anglicani a Lambeth sottolinea la preghiera per l'Unità.

 

1894 Papa Leone XIII incoraggia la pratica dell'Ottavario di Pre­ghiere per l'Unità nel contesto della Pentecoste.

 

1908 Celebrazione dell"'Ottavario dell'Unità della Chiesa'> su ini­ziativa del Rev. Paul Wattson.

 

1926 Il               Movimento Fede e Costituzione inizia la pubblicazione di "Suggerimenti per l'Ottavario di Preghiere per l'Unità dei Cristiani".

 

1935 L'Abate Paul Couturier, in Francia, promuove la "Settimana universale di Preghiere per l'unità dei Cristiani" basata sulla preghiera per "l'unità voluta da Cristo, con i mezzi voluti da Lui".

 

1958 Il Centro “Unità Cristiana” di Lione, Francia, inizia la reparazione del tema per la Settimana di Preghiera in colla­borazione con la Commissione “Fede e Costituzione” del Consiglio Ecumenico delle Chiese.

 

1964 In Gerusalemme, il Papa Paolo VI e il Patriarca Athenagoras I pregano insieme la preghiera di Gesù "che tutti siano uno (Giovanni 17).

 

1964 Il “Decreto sull'Ecumenismo” del Concilio Vaticano Il sot­tolinea che la preghiera è l'anima del movimento ecumeni­co ed incoraggia l'osservanza della Settimana di Preghiera. Preghiera comune di Paolo VI e di Athenagoras I.

 

1966 La Commissione "Fede e Costituzione" del Consiglio Ecu­menico delle Chiese ed il Pontificio Consiglio per la Promo­zione dell'Unità dei Cristiani decidono di preparare con­giuntamente ogni anno il testo della Settimana di Preghiera.

 

1968 Per la prima volta la "Preghiera per l'Unità" viene celebrata in base al testo elaborato in collaborazione tra “Fede e Co­istituzione” e il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.

 

1994 Il gruppo internazionale che prepara la "Preghiera per l'Unità» viene ampliato con la partecipazione di due orga­nizzazioni ecumeniche laiche: l'Alleanza Universale delle Unioni Cristiani Giovanili (YMCA) e l'Alleanza Universale delle Unioni Cristiane Femminili (YWCA).

 

 

APPENDICE VI

 

Temi della "Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani"

 

elaborati in collaborazione tra la Commissione “Fede e Costituzione” del Consiglio Ecumenico delle Chiese ed il Pontificio Consiglio per la Pro­mozione dell'Unità dei Cristiani dal 1968 al 2003

 

 

1968 "A lode della Sua gloria" (Efesini 1, 14)

 

1969 "Chiamati alla libertà" (Galati 5, 13)

 

1970 "Siamo cooperatori di Dio" (1 Corinzi 3, 9)

 

1971 "...E la comunione dello Spirito Santo" (2 Corinzi 13, 13)

 

1972 Vi do un comandamento nuovo (Giovanni 13, 34)

 

1973 "Signore, insegnaci a pregare" (Luca 11,1)

 

1974 "Tutti proclamino: Gesù è Cristo Signore" (Filippesi 2, 1-13)

 

1975 "La volontà del Padre: ricapitolare in Cristo tutte le cose" (Efesini 11,3.10)

 

1976 "Chiamati a divenire simili a Lui" (1 Giovanni 3,2)

 

1977 "La speranza poi non delude" (Romani 5, 1-5)

 

1978 "Non siete più stranieri" (Efesini 2, 13-22)

 

1979 "Al servizio gli uni degli altri, per la gloria di Dio" (1 Pietro 4, 7-11)

 

1980 “Venga il Tuo Regno" (Matteo 6, 10)

 

1981 “Un solo Spirito, diversità di doni, un solo Corpo” (1 Corinzi 12,3b-13)

 

1982 "Che tutti trovino in Te la loro dimora, Signore" (Salmo 84)

 

1983 "Gesù Cristo, Vita del mondo" (1 Giovanni 1, 1-4)

 

1984 "Chiamati ad essere uno mediante la Croce di Nostro Si­gnore (1 Corinzi 2, 2; Colossesi 1, 20)

 

1985 "Dalla morte alla vita con Cristo" (Efesini 2, 4.7)

 

1986 “Voi sarete miei testimoni” (Atti 1, 6.8)

 

1987 "Uniti in Cristo, una nuova Creazione" (2 Corinzi 5, 17~6, 4a)

 

1988 "L'amore di Dio scaccia la paura" (I Giovanni 4, 18)

 

1989 "Costruire la Comunità: un solo corpo in Cristo" (Romani 12, 5-6a)

 

1990 "Che tutti siano uno....affinché il mondo creda" (Giovanni 17)

 

1991 "Lodate il Signore> popoli tutti" (Salmo 117 e Romani 15, 5-13)

 

1992 "Io sono con voi...andate dunque" (Matteo 28, 16-20)

 

1993 "Portare i frutti dello Spirito per l'Unità dei Cristiani" (Galati 5, 22-23)

 

1994 "La Casa di Dio: Chiamati ad avere un cuor solo ed un'ani­ma sola" (Atti 4, 23-37)

 

1995 "Koinonia: Comunione in Dio e tra noi" (Giovanni 15, 1-17)

 

1996 "Ascoltate, io sto alla porta e busso" (Apocalisse 3, 14-22)

 

1997 “Vi supplichiamo da parte di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio" (2Corinzi5, 16-21)

 

1998 "Lo Spirito viene in aiuto della nostra debolezza" (Romani 8, 14-27)

 

1999 "Essi saranno suo popolo ed egli sarà 'Dio con loro"' (Apocalisse 21, 1-7)

 

2000 "Benedetto sia Dio che ci ha benedetti in Cristo" (Efesini 1, 3-14)

 

2001 "Io sono la Via, la Verità e la Vita" (Giovanni 14, 1-6)

 

2002 "In te è la sorgente della vita" (Salmo 36, 6-10)

 

2003 "Un tesoro come in vasi di terra" (2 Corinzi 4, 5-18)

 

 

 

SUGGERIMENTI PER L'ORGANIZZAZIONE DELLA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI

Adattamento del testo

 

Il testo viene proposto nella convinzione che, ove possibile, venga adattato agli usi locali, con particolare attenzione alle pratiche liturgiche nel loro contesto socio-culturale ed ecumenico.

In alcune località già esistono strutture ecumeniche in grado di realiz­zare questa proposta, ma ove non esistessero se ne auspica l'attuazione.

 

Utilizzo del testo

 

- Per le Chiese e comunità cristiane che celebrano la Settimana di Pre­ghiera in una singola liturgia comune viene offerto un servizio di culto ecumenico.

- Le Chiese e comunità cristiane possono anche inserire il testo della Set­timana di Preghiera in un servizio liturgico proprio. Le preghiere della Celebrazione ecumenica della Parola di Dio, gli "8 giorni" nonché le mu­siche e le preghiere aggiuntive possono essere utilizzate a proprio discer­nimento.

Le Comunità che celebrano la Settimana di Preghiera possono trarre spunti dai temi degli "8 giorni".

- Coloro che desiderano svolgere studi biblici sul tema della Settimana di Preghiera possono usare come base i testi e le riflessioni proposte negli "8 giorni". Ogni giorno l'incontro può offrire l'occasione per formulare preghiere d'intercessione.

- Chi desidera pregare privatamente per l'Unità dei Cristiani può trovare utile questo testo come guida per le proprie intenzioni di preghiera. RI­cordiamo che ognuno di noi si trova in comunione con i fedeli che pre­gano nelle altre parti del mondo per costruire una più grande e visibile unità della Chiesa di Cristo.

 

Cercare l'unità: un impegno per tutto l'anno

 

La data tradizionale per la celebrazione della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani va dal 18 al 25 gennaio. Tale data venne propo­sta nel 1908 da P. Paul Wattson, nel periodo compreso tra la festa della Cattedra di San Pietro e quella della conversione di San Paolo; assume quindi un significato simbolico. Nell'emisfero sud, in cui gennaio è pe­riodo di vacanza le Chiese celebrano la Settimana di Preghiera in altre date, per esempio nel tempo di Pentecoste, (come suggerito dalla Com­missione Fede e Costituzione nel 1962), tempo altrettanto simbolico per l'unità della Chiesa.

Ma la ricerca dell'unità non deve essere limitata ad una settimana l'anno. Incoraggiamo i fedeli non solo ad una flessibilità delle date ma al­tresì a trovare l'opportunità in tutto l'arco dell'anno per esprimere il senso di comunione già in atto tra le Chiese e per pregare insieme per il rag­giungimento della piena unità che è il volere di Cristo stesso.

 

Per coloro che or~izzano la Settimana di Preghiera

 

Gli incaricati dell'organizzazione della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani dovranno costituire un gruppo di preparazione com­posto da rappresentanti di tutte le Chiese partecipanti per organizzare una celebrazione ecumenica secondo le varie necessità della situazione locale, tenendo sempre presente il tema fondamentale dell'Unità dei Cri­stiani. I canti saranno scelti in base agli usi locali ma costituiranno anche un'opportunità per introdurre nell'assemblea inni provenienti da tutte le Chiese. La processione all'inizio e alla fine sarà il simbolo della parteci­pazione di tutto il popolo di Dio alla sua lode e all'unità che l'intera cele­brazione si propone.

 

Si dovranno anche assegnare le varie parti della liturgia a coloro che ne sono preposti, tenendo conto della diversità dei partecipanti, sacerdoti e laici, uomini e donne, giovani e anziani. Essendo coinvolte più perso­ne sarà necessario preparare con cura i vari elementi che compongono la celebrazione ecumenica (struttura e finalità da raggiungere) come sugge­rito per ogni incontro in occasioni particolari, avendo ben chiaro il tipo di organizzazione.

 

Preparazione del testo della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cri­stiani 2003

 

La prima stesura del presente testo è stata fatta da un gruppo ecume­nico di biblisti, teologi, sacerdoti, pastori e laici in Argentina. Siamo grati al gruppo locale per aver suggerito il tema e per averlo elaborato con tanta cura per dieci mesi. Tale gruppo era formato da persone collegate alla Comisi6n Ecuménica de Iglesias Cristianas de la Argentina (CEICA Commissione Ecumenica di Chiese Cristiane in Argentina): P. Rafael Ma­gul (ortodosso), Maria Luisa Càrdinas (cattolica), P. Fernando Gianetti (cattolico), Past. Carlos Halperin (anglicano), Past. Margarita Tourn (val­dese) e Past. Pablo Andifiach (metodista).

Il testo è giunto alla sua forma attuale grazie al lavoro di un gruppo internazionale costituito dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese e dal Pontificio Consiglio per la Pro­mozione dell'Unità dei Cristiani della Chiesa Cattolica. Tale gruppo in­ternazionale si è riunito in Spagna presso Malaga nel centro ecumenico "Los Rubios" della Iglesia Evangélica Espanola (Chiesa Evangelica Spa­gnola) e al loro incontro ha partecipato un rappresentante del gruppo ar­gentino.

 

I partecipanti del gruppo hanno avuto il privilegio di ascoltare il Rev. P. Carlos de Francisco Vega, del Segretariato per i Rapporti Interconfes­sionali della Conferenza Episcopale Spagnola, il quale ci ha parlato del modo in cui viene celebrata in Spagna la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani; nonché la Signora Agraz, ha trattato l'argomento sul­le origini e lo sviluppo del centro ecumenico "Los Rubios" e in particola­re sul lavoro con gli immigrati. Durante il soggiorno, tutto il gruppo ha partecipato alla celebrazione sia nella chiesa riformata a Los Rubios che nella parrocchia cattolica "Nuestra Sen ora de la Victoria" a Rinc6n de la Victoria. Il gruppo desidera ringraziare queste chiese per la loro acco­glienza.