(Libri, articoli e altro sulla sessualità)

SESSUALITA’ DONO DI DIO

(di padre Andrea Gasparino)

INTRODUZIONE

Parliamo con serenità e con serietà della sessualità che è un dono di Dio.

Non parliamo per chi fonda la sua etica sessuale sugli slogans e sui mezzi di comunicazione, sull’edonismo e sulla morale di massa. La massa non può dettare legge all’uomo. Se l’uomo soggiace alla massa, perde la sua dignità di uomo. Parliamo invece per chi ha il coraggio di confrontarsi anche in campo sessuale con le idee e gli insegnamenti di Gesù Cristo.

Il cristiano deve spazzar via con molta decisione un tabù: che la sessualità abbia qualcosa di macchiato. Dice un teologo: "Nel mondo nulla è sporco; esiste solo un modo sporco di usare le cose pulite. Il male è solo nel cuore dell’uomo".

Il problema della sessualità è insozzato su larga scala dalla pornografia dilagante. Troppa gente si sta accodando a questo costume disdicevole: oggi non sembra più possibile parlare di sessualità senza che venga recepita come qualcosa di poco pulito.

Bisogna avere il coraggio di proclamare con tutte le forze che la sessualità è una cosa sana, che è stata creata da Dio e perciò non deve essere imbrattata da nessuno; che la sessualità è finalizzata da Dio alla promozione dell’uomo, cioè alla sua realizzazione, alla sua completezza. E non è solo una realtà sana dell’uomo: è una realtà che eleva l’uomo verso Dio e quindi è una cosa santa.

Tutto ciò che viene da Dio è santo e l’uomo non ha il diritto di inquinarlo: questa è la prima contestazione che i cristiani devono fare. Chi non lo capisce, non ha capito nulla della sessualità.

Ecco come parla la Chiesa sulla sessualità in "Orientamenti educativi sull’amore umano" della Sacra Congregazione per l’educazione cattolica: "La sessualità è una componente fondamentale della personalità" (n. 4). "Un aspetto fondamentale della preparazione dei giovani al matrimonio consiste in una esatta visione dell’etica cristiana riguardante la sessualità" (n. 60). "Si deve insistere innanzitutto sui valori umani e cristiani della sessualità per farli apprezzare e per suscitare il desiderio di realizzarli nella vita personale e nelle relazioni con gli altri" (n. 88). "Ogni aspetto dell’educazione sessuale si ispira alla fede e attinge da essa e dalla grazia la forza indispensabile" (n. 110).

L'amore ha sempre la A maiuscola

L’etica sessuale bisogna cominciarla dalla parola di Dio. Io suo principio fondante è nella prima pagina della Bibbia, quando dice “Facciamo l’uomo a nostra immagine a nostra somiglianza" (Gn.1,26).

L’uomo è modellato sulla bellezza di Dio: questo principio etico non dovrebbe mai cessar di brillare davanti ai nostri occhi quando parliamo di etica sessuale.

E’ il faro luminoso che rischiara tutta la problematica umana, in tutti i campi. E’ un principio elementarissimo che dovrebbe ispirare ogni filosofia sull’uomo.

Allora partiamo da Dio per capire l’uomo.

Chi e Dio?

Se lo chiedete a Platone risponderà: ”E’ il Sommo Bene”.

Se lo chiedete ad Aristotele risponderà: “ E’ il Movente Primo dell’Universo”

Se lo chiedete alla Parola di Dio, essa risponde: “ Dio è amore “ (Gv. 4,16).

E allora, che cosa sarà l’uomo se è modellato su Dio?

L’uomo è una creatura votata all’amore.

Il primo amore è Dio, l’uomo è votato anzitutto al Primo Amore, a Dio. Poi è votato ad amare i suoi fratelli.

L’uomo è una scintilla di amore scoccata dal cuore di Dio. Il nucleo centrale dell’io umano è l’amore. L’uomo si sente nato per amare e per essere amato. Quanti fiumi di amore attraversano la vita dell’uomo e la rendono più bella: l’amore paterno, l’amore materno, l’amore filiale, l’amore di amicizia, l’amore sponsale, l’amore coniugale.

Dio è la sorgente di questi amori”.

L’uomo che non impara ad amare è un essere depauperato nella sua essenza più profonda.
L’uomo che non ama è una profanazione del progetto di Dio.

L’uomo che non ama è votato all’assurdo, è votato alla tristezza e al nulla, diventa sgorbio intollerabile a se stesso e a Dio.

Quando al sesso si chiede soltanto il piacere si perde di vista l’amore, addirittura si diventa incapaci di amare. E ciò è distruggere con le nostre mani quanto di più bello Dio ha progettato per noi”. (G.Bosticcio)

L'amore è comunione

Lo sappiamo, lo vediamo, lo sperimentiamo che è così. L’amore è comunione.

L’amore di una mamma sta nel vivere per il suo bambino, è comunione con la sua creatura.
L’amore di due amici sta nel condividere tempo, affetto gioie e anche pene.

Dio è amore. Ma l’amore è comunione. Dio allora è la più alta realtà di comunione.
Per questo la Sacra Scrittura ci presenta Dio non come un solitario ma come una realtà sublime di comunione : Il Padre, il Figlio, lo Spirito.

Tre realtà in comunione di Amore infinito.

L’uomo che ama anche lui è una realtà di comunione:

- comunione con le cose,

- comunione con le persone,

- comunione con Dio.

L’amore per l’uomo è un apprendimento a far comunione. La vita dell’uomo è un cammino di comunione: prima i genitori, poi la famiglia, poi gli amici, poi una persona in particolare; e attraverso questo esercizio di comunione l’uomo matura verso la grande comunione con Dio, il suo destino supremo.

La sessualità

Affonda le sue radici nella socialita’ dell’amore. Dio ha messo nelle profondità dell’essere umano delle spinte profonde di comunione.

La religiosità è una di queste spinte profonde di comunione: porta l’uomo alla ricerca di Dio, fino alla comunione con lui.

La socialità è un’altra di queste spinte profonde di comunione con i fratelli. “ Se si spegnesse nell’uomo il desiderio di dialogare con gli altri, si realizzerebbe uno dei segnali più funesti della sua disgregazione psichica.”.

La sessualità è un’altra tendenza che porta l’uomo verso una comunione profondissima con un “tu” particolare.

La sessualità dunque è una forza voluta da Dio per il bene dell’uomo, per la sua maturazione a una comunione profonda, per portare a termine un progetto di Dio.

Non è una forza cieca, è una tensione accesa da Dio, voluta da Dio, consegnata in uno suo sapiente progetto di amore per l’uomo.

“Sullo stelo della sessualità deve sbocciare l’amore.” è questo l’intento di Dio.

Questa forza che spinge l’uomo verso un “tu” particolare è un dono, è dono sapiente di Dio, non è forza disordinata e cattiva, perciò va accolta, va difesa, va aiutata, va purificata, fino a giungere a cambiarla in autentico amore.

Anche l’animale ha l’istinto sessuale.

Che differenza c’è tra la sessualità dell’uomo e quella dell’animale? Anche l’animale ha un corpo, ha degli istinti, ha un suo mondo affettivo. Ma l’animale non ha scelte. Non ha facoltà di scegliere. Solo l’uomo sceglie. Qui sta la grandezza dell’uomo.

L’uomo ha il potere di dirigere il suo istinto sessuale e di disciplinarlo.

L’uomo ha il potere di razionalizzare e finalizzare l’istinto.

L’uomo ha il potere di utilizzare l’istinto per orientarlo all’amore.

Quando l’istinto sessuale è cieco siamo precipitati nell’ambito animalesco dell’uomo; l’uomo si degrada e decompone la sua dignità.

Il peccato sessuale consiste nel separare la sessualità dall’amore.

L’uomo viene convogliato sulla strada dell’egoismo che lo impoverisce e talvolta anche lo abbrutisce” (G:Bosticcio).

Un'intuizione di Kafka

Il genio di Kafka è stato colpito da un grosso problema dell’uomo. Nelle opere di Kafka sovente emerge questa idea di fondo: nell’intimo dell’uomo “c’è qualcosa di rotto”.

Si, ha ragione Kafka, la Parola di Dio lo conferma. Nella storia dell’uomo, secondo la Bibbia, c’è un momento buio di dove comincia per l’uomo un processo di decadimento morale.

L’uomo è stato toccato dal male e il male si è ingigantito lungo i secoli, travolgendo l’uomo.

Basta aprire gli occhi per constatare la fragilità morale dell’uomo. In tutti i tempi l’uomo è stato un debole, travolto dalla sua debolezza, ma oggi il suo decadimento morale sembra abbia toccato il fondo.

L’egoismo scatenato, la sessualità impazzita, la violenza che travolge tutto, la delinquenza che diventa legge e sottomette la legge, sono fenomeni oggi così impressionanti che fanno tremare.

Si, il cammino dell’uomo è resto difficile dalla debolezza congenita all’uomo e dalla perversione che lo circonda; sì, il cammino è difficile, ma nulla è cambiato nel destino dell’uomo, nulla è cambiato nel suo progetto originale: i suoi istinti profondi sono sani, l’istinto sessuale è sano, è orientato alla completezza dell’uomo, perciò alla sua maturità, alla sua pienezza.

Solo che s’impone per l’uomo vigilanza e fermezza. L’uomo per la sua debolezza non può giocare d’ingenuità.

L’uomo ha bisogno di un salvatore: ha bisogno di luce per capire e forza per camminare.
Questa luce, questa forza che gli viene incontro è una persona, è Gesù Cristo.
In Cristo l’uomo è salvato. In Cristo l’uomo è ricuperato.

In Cristo l’uomo è rafforzato, trasformato, rinnovato a una speranza nuova, a orizzonti nuovi, immensi, che giungono fino alla santità.

Il problema dell’uomo è solo accogliere Cristo, è entrare nella sua vita e ancorarsi in lui. L’uomo ancorato a Cristo non può essere travolto dal male.

Accogliere Cristo

E' solo Cristo che guarisce l’uomo.

E’ solo Cristo che lo rafforza.

E’ solo Cristo la luce vera dell’uomo.

E’ solo Cristo la salvezza che non delude.

Cristo è venuto per medicare le debolezze dell’uomo, per aiutarlo a districarsi nelle false luci, per dargli costanza nella lotta, per camminare passo passo al suo fianco.

Dice il Concilio: "La Chiesa crede di trovare nel suo Signore e Maestro il centro e il fine di tutta la storia umana"

Dice Giovanni Paolo II :"E’ solo in Cristo che l’uomo comprende se stesso”.

Ormai è vietato il pessimismo, è abolita la paura: ora l’uomo con Cristo può sfidare la sua debolezza e anche la perversità del male che lo circonda.

Ora con Cristo può camminare spedito nel suo destino di uomo. Anche la sua sessualità ha in Cristo una guida sicura.

L’uomo deve solo imparare ad affidarsi a lui. Deve imparare a pregare: la preghiera è la forza di Dio che entra in noi.

Deve imparare a ricevere la luce: la parola di Cristo è un faro di luce su ogni problema umano.
Deve imparare a modellarsi: Cristo non è un modello di uomo da ammirare, è un modello da imitare.

L’uomo deve entrare in un rapporto d’amicizia con lui.

Nessuna debolezza grave è possibile a chi è giunto a una intimità vera e profonda con Cristo.
Chi entra in amicizia profonda con Cristo rinnega a poco a poco tutto ciò che dispiace a Cristo: l’impurità non può coesistere con Cristo come le tenebre non possono coesistere con la luce.

Nessuno vi inganni con vani ragionamenti…

Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore.

Comportatevi perciò come i figli della luce “ (Ef 5,6,8).

NON SAPETE CHE IL VOSTRO CORPO è TEMPIO DELLO Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate Dio nel vostro corpo” (1 Cor 6,19s).

Formarsi all'amore

L’amore vero, l’amore forte, l’amore costante.

E’ Cristo il grande maestro dell’amore.

Cristo è molto esigente in fatto di amore: lui ha amato tanto da dare la vita fino all’ultima goccia di sangue, ci ha amati fino a morire per noi.

Il giovane che non sa formarsi all’amore non può risolvere i problemi della sua sessualità.
Non ti illudere, la formazione all’amore è una scuola ardua, ma se ti fidi di Cristo, lui saprà condurti.

Amare è voler bene, è volere il vero bene ed è fare il vero bene della persona amata.

Amare è elevare, mai abbassare; è rafforzare, mai indebolire; è comunicare felicità, mai sprofondare la persona che si ama nella frustrazione e nella colpa.

Amare è medicare la fragilità di chi si ama, amare è colmare il vuoto, è dare un ideale, è trasmettere fede e speranza.

Amare non è mai cercare il proprio interesse, non è mai sfruttare, non è mai strumentalizzare la persona che si ama.

Amare significa prima di tutto debellare il proprio egoismo.

Amare è donarsi.

Non ti stringe il cuore a vedere tanti fallimenti nell’amore, tanti matrimoni sfasciati, tanti famiglie distrutte?

Perché succedono queste catastrofi?

Per un motivo molto semplice: all’origine di quel matrimonio non c’era sufficiente formazione all’amore.

Forse nessuno aveva mai detto a quei giovani: ma l’avete vinto il vostro egoismo? Se non l’avete fatto, credete proprio che il vostro sia amore?

Amare è donarsi.
Ma come fa a donarsi chi non si possiede?
Chi non è giunto ancora al controllo del suo egoismo?
Chi non se ne è mai posto il problema con serietà?

Donarsi è vivere per la persona amata, è sacrificarsi per la persona amata.

L’amore che non è eterno, non è amore.

L’amore che non è esclusivo, non è amore.

L’amore che non è puro, non è amore.

L’amore che non segna tutta la vita, non è amore.

Sono necessarie due tappe nella formazione all’amore; sono come due piattaforme di lancio che devono essere conquistate con la tua generosità:

primo: devi formarti nel prendere;
secondo: devi formarti nel dare.

Così il tuo prendere non deve mai essere egoistico; non puoi strumentalizzare, non puoi impoverire, non puoi defraudare la persona che ami.

Poi devi formarti a dare, dare senza impoverire, senza abbassare, senza regredire e far regredire.

Devi imparare a dare e a ricevere al fine di progredire insieme nel dare e nel ricevere.

Sei fidanzato? Da quanto tempo? Il periodo del fidanzamento ti ha guarito un po’ dall’egoismo? O l’ha peggiorato? Sei migliorato? E’ migliorata la vostra personalità? Se questi problemi non te li sei posti, fermati: stai già mettendo in modo sbagliato le prime pietre di un matrimonio che fallirà.

Formarsi alla libertà

Finchè sei schiavo di te stesso non sei preparato ad amare.

Finchè predominano in te la volgarità, i bassi istinti, la sensualità, tu sei immaturo all’amore.
Finchè in casa tua non comandi, tu non sei capace di amare.

Sono verità dolorose che bisogna ribadire finchè sei in tempo.

Gesù Cristo è esigente con la tua formazione all’amore, perciò è esigente con la tua formazione alla libertà interiore.

E’ alla scuola di Cristo che si coltiva la libertà interiore profonda. Gesù Cristo non fa complimenti.

1. Parte dal cuore, dal pensiero, dal più profondo dell’uomo, è lì che insegna a ingaggiare la prima battaglia della tua libertà.

Avete inteso che fu detto: non commettere adulterio.

Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore (Mt. 5,27).

Il tradimento della sensualità ha una genesi lontana: non comincia dagli atti, comincia dai pensieri, dal cuore.

Gli atti sono l’ultimo pantano della sensualità: il primo piede in fallo è sempre nella zona dei pensieri.

E’ lì la prima libertà da conquistare: l’autodominio del pensiero.

Cristo l’ha spiegato diffusamente: “Ciò che esce dall’uomo, questo si contamina l’uomo. Dal cuore degli uomini escono le intenzioni cattive: prostituzione, adulteri, cupidigie, malvagità, impudicizie…” (Mc. 7,20s).

La prima roccaforte da conquistare per la libertà è la pulizia dei pensieri. Piaccia o non piaccia, questo è l’insegnamento di Cristo; chi è sporco nei pensieri non è un uomo libero.
E l’uomo che non è libero è immaturo all’amore: cercherà sempre e soprattutto se stesso.

2. Gesù Cristo condanna la sensualità quando imprigiona la libertà dell’uomo.
Ecco come parla la Scrittura:

Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti
erediteranno il regno.
” (1 Cor. 6,9s).

Quando alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra di voi, come si addice ai santi” (Ef. 5,3).

Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello” (1 Ts 4,3-6).

E’ ora di svergognare certi lassismi che serpeggiano anche tra i cristiani. “Neppure se ne parli”. Ammonisce Paolo ai primi cristiani. Il cristianesimo non scende a patti con l’impurità, e neppure con i compromessi del lassismo sessuale.

Oggi si è diventati tanto deboli che si accarezzano anche le passioni, ma il pensiero di Dio è chiaro a riguardo del vizio impuro.

Le opere della carne sono bene note: fornicazione, impurità, libertinaggio… circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno” (Gal 5,19-21).

La vita dell’uomo deve spaziare in orizzonti diversi, Dio ha dettato con chiarezza il cammino per l’uomo ragionevole.

Il corpo non è per l’impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Non sapete che siete tempio dello Spirito e che non appartenete a voi stessi?” (1 Cor 6,13).

3. Perciò Gesù Cristo dice no alla masturbazione quand’è colpevole, volontaria, cosciente, perché lede profondamente la tua libertà.

Chi slitta in questa abitudine sensuale non è più libero, non è più uomo; comincia in lui un processo verso l’animalesco.

La masturbazione, anche la psicologia lo conferma,
- è lesiva della personalità
- è un ripiegamento egoistico,
- è una deturpazione della natura,
- è un segno grave di immaturità.

L’impurità è droga, è una devastazione grave alla tua libertà.

Tu operi secondo quello che sei, tu pensi secondo quello che sei, tu parli secondo quello che sei.

L’istante in cui diventi zimbello della sensualità non sei più libero nell’operare, nel pensare, nel parlare.

La masturbazione si vince.

La schiettezza è la prima arma. Sii schietto con te stesso, poi apriti a un sacerdote, e chiedigli di insegnarti a lottare.

Chi lotta con metodo e intelligenza, chi lotta usando la preghiera, anche in pochi mesi può uscire da questa abitudine detestabile.

La masturbazione è droga. La droga si debella, se vuoi debellarla.

E’ urgente cominciare subito, perché la masturbazione è diseducazione all’amore, e ti crea una psicologia egoistica che ti rende inetto ad amare; è droga che “ti fa evadere dalla realtà e ti butta in uno squallido mondo di degradante egoismo”.

Non stravolgere il piano di Dio!

Così parla la Chiesa sulla masturbazione:

La masturbazione, costituisce un grave disordine morale principalmente perché fa uso della facoltà sessuale in un modo che contraddice essenzialmente la sua finalità, non essendo a servizio dell’amore e della vita secondo il disegno di Dio” (S.C: pr l’Educ. Catt., Orientamenti educativi sull’amore umano, n. 98).

la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato

In generale l’assenza di grave responsabilità non deve essere presunta; ciò significherebbe misconoscere la capacità morale delle persone” (S.C. per la Dottrina della fede, Dichiarazione circa alcune questioni di etica sessuale, n. 9).

Formarsi al sacro

E’ questo che manca di più nell’etica sessuale. Quando si pensa che Dio ha legato all’atto sessuale il miracolo della trasmissione della vita si può prendere alla leggera il problema sessuale?

E’ questo che i cristiani devono urlare ai quattro venti: chi profana la sessualità compie un delitto! Perché la sessualità l’ha voluta Dio, l’ha coordinata con tutto l’essere dell’uomo, l’ha legata al fisico, alla psiche, al mondo affettivo, l’ha innestata cioè alle ricchezze più profonde dell’essere.

Nel progetto di Dio l’essere umano è un miracolo di sapienza, e la sessualità è uno degli aspetti più nobili dell’uomo.

Ed è tanto nobile davanti a Dio che Dio l’ha voluta come strumento per la trasmissione della vita umana.

Si, bisogna insegnare ai giovani che l’atto sessuale è un atto sacro perché l’ha fatto sacro. Guai a coprirlo di volgarità. (…)

E’ questo da inculcare ai giovani oggi: se Dio stima così l’atto sessuale perché si ha il coraggio di profanarlo? Perché lo si fa oggetto di sfruttamento e di egoismo? Perché lo si sporca di volgarità?

Gli sposi cristiani devono farsi una coscienza nuova. Ai giovani bisogna insegnare che è vietato compiere l’atto sessuale nella leggerezza, cambiandolo in gioco, o peggio in un egoismo.

L’atto sessuale gli sposi veramente cristiani lo compiono nella preghiera. Lo compiono dopo essersi purificati dagli egoismi; lo compiono come espressione di amore a Dio, al coniuge e ai figli.

Si, è un atto di amore a Dio! Quando si pensa ai sacrifici che comporterà l’offrire una vita nuova a Dio, quando si pensa ai problemi che comporterà l’offrire a Dio una creatura nuova, come lo si osa fare se non per amore a Dio?

E’ una mentalità che deve maturare nei giovani cristiani.

Vista in questa luce la sessualità diventa esigente, diventa meta di coraggio, diventa bellezza, diventa santità.

E’ per questo che la Chiesa ha sentito il bisogno di lanciare un documento specifico sulla sessualità (“Orientamenti educativi sull’amore umano”) dove è detto con chiarezza e solennità (anche se troppi imbecilli non l’hanno capito) che “compito della catechesi è illustrare i valori positivi della sessualità”.

E’ proprio in questo documento che si lamenta l’assurdità di fare della preparazione al matrimonio una catechesi “occasionale”. No! Insegna la Chiesa: il fidanzamento va vissuto come un itinerario di fede, un catecumenato; dice: “Questa catechesi deve essere convenientemente continuata così da diventare un vero e proprio catecumenato.”

Battute insensate di gente che non riflette

CHE MALE CE’? FANNO TUTTI COSI’!

Si, si dice sempre che fanno tutti così. Più c’è paganesimo più “fanno tutti così” – Ma la morale della massa non è morale.

E’ la coscienza che deve ispirare gli atti di un uomo. E per un cristiano è la coscienza illuminata dagli insegnamenti di Cristo.

Dio pretende che il tuo amore sia crescita, non distruzione. La sensualità senza freno non fa crescere l’amore, lo distrugge. E’ egoismo a due. Indebolisce l’amore.

E’ questo il motivo per cui Dio ti chiede di dire no ad una scelta di comodo.
I matrimoni che si sfasciano sono sempre i matrimoni cominciati male, dove i due non hanno sperimentato l’amore, a motivo della sensualità sfrenata. Finchè cerchi lei a motivo del tuo egoismo sessuale inquini il tuo e il suo amore.

Se l’amore non sa riscattare il vostro egoismo, se l’amore ha sempre bisogno di soddisfazioni sessuali è un amore egoistico e immaturo.

Non reggerà alle lotte della vita. Cristo non è per l’amore facile. Cristo ti chiede un amore che resista al capriccio del momento. Cristo ti chiede un amore che cresce e che purifica.

LA CASTITA' NON E' POSSIBILE

Storie!

La castità è possibile, e come! La castità coniugale poi è solo ordine sessuale. Però è necessario che non sia l’egoismo la realtà che ispira la vita.

E per dimostrarti che la castità è possibile e poi per dare forza alla tua debolezza Gesù Cristo ha voluto che nella Chiesa esistessero schiere di giovani pronti alla rinuncia completa, radicale, nella castità perfetta per tutta la vita.

Nel mondo esistono un milione di donne consacrate a Dio che si sono votate alla castità perfetta per tutta la vita.

Quasi altrettanti sono gli uomini (religiosi e preti) che si sono impegnati in nome di Gesù Cristo a battere questa strada.

In tutte le grandi religioni storiche (forse eccettuato l’Islam) esiste il culto della castità perfetta: migliaia di monaci che la scelgono per tutta la vita.

Questo dimostra che la castità è possibile all’uomo, anche la castità perfetta che la Chiesa richiede fino al matrimonio.

LA MASTURBAZIONE NON FA MALE A NESSUNO, PERCHE' LA CHIESA LA CONDANNA?

Non è la Chiesa che la condanna, è Gesù Cristo. E la condanna perché la masturbazione è la tomba della tua libertà. La masturbazione è egoismo allo stato puro.

Il male più grave della masturbazione è che intacca la tua personalità: difficilmente cresce nell’amore chi ha il vizio della masturbazione.

E’ un virus che intacca la volontà. E’ un disordine condannato da Cristo.

Questo male rischia sempre di diventare abitudine e l’abitudine crea a poco a poco una mentalità egoistica che plagia la tua personalità.

Se un giovane dorme su questo male diventa così profondamente egoista da segnare negativamente tutta la sua esistenza.

Devi combattere contro la masturbazione, con serenità, ma anche con serietà.

E’ un male che si sradica con facilità se sai lottare bene e se hai una guida. Apriti con un sacerdote e comincia la tua battaglia. Ho visto dei ragazzi e delle ragazze uscire in modo così deciso da questa droga giovanile da diventare dei santi. E mai più ricade.

L’uomo può vincere qualunque battaglia quando lo vuole veramente. Il cristiano poi ha dalla sua la forza di Cristo.

ORMAI TUTTI GLI PSICOLOGI CONSIGLIANO I RAPPORTI PREMATRIMONIALI

Gli psicologi disonesti sì! Lo psicologo onesto no, e lo psicologo cristiano ti dirà sempre che ti stai fissando nell’immaturità.

Un grande psicologo che tutti conoscono – Eric Fromm – un giorno scrisse:

"La prima condizione dell’amore è la libertà. Libertà nel senso di essere privi di pastoie, di non essere legati e inceppati dalle cose e dal proprio io”.

Io mi domando: due ragazzi che si impantanano nei rapporti prematrimoniali sono ancora liberi? Non sono degli “inceppati dalle cose e dal proprio io?”

Tu lo sai come gioca sull’individuo la schiavitù del sesso: è una tenaglia che ti imprigiona e non ti lascia più libero per nulla.

Perché la mentalità della Chiesa in nome di Cristo è rigida contro le esperienze prematrimoniali?

Perché vi incastrano, perché strozzano la vostra libertà. Voi arrivate a un punto che non siete più padroni di decidere della vostra vita, la vostra libertà è insabbiata e voi non siete più capaci di spezzare il cerchio chiuso dei vostri orizzonti sensuali.

Ma ti renti conto che giochi il tuo futuro? Vuoi che la Chiesa, in nome di Cristo, non prenda a cuore questo problema? Ti rendi conto che giochi il futuro dei tuoi figli? Puoi scherzare sulla pelle dei figli che un giorno potrai avere?

La Chiesa pretende che il tuo amore sia portato sull’altare come omaggio a Dio, perciò vuole che sia un amore responsabile. Cosa faranno nella lotta per la fedeltà quei ragazzi che ora non sanno stare in piedi e crollano al primo fuoco passionale’?

Sanno veramente se si amano? Hanno le prove? Hanno escluso la prova più profonda.

I matrimoni che fallisco dopo pochi mesi sono in gran parte i matrimoni cominciati con rapporti prematrimoniali; sono ragazzi che si sposano ma non hanno dimostrato di amarsi sul serio.

Hanno giurato un amore eterno ma l’hanno fatto da incoscienti perché il loro amore era solo passionale, il loro egoismo era intatto, il fidanzamento non l’aveva neppure scalfito, erano troppo impegnati a vivere un amore egoistico e passionale, non hanno avuto il tempo di entrare nel problema più importante della loro vita: scelgo te, la tua persona, non le soddisfazioni che il tuo corpo mi darà.

Il matrimonio è l’impegno davanti alla tua coscienza della condivisione piena della vita; come puoi permetterti la relazione prematrimoniale quando questa condivisione non c’è ancora?

Non avverti che è una menzogna mostruosa quella che stai compiendo? Tu ti permetti un atto che segna una donazione completa della tua vita, mentre la donazione non è ancora avvenuta.

Battute serie e alcuni perchè difficili

1. PERCHE’ IL MATRIMONIO IN CHIESA? COSA C’ENTRA LA CHIESA?

Per un motivo semplicissimo e importantissimo: tu sei un essere fragile, la tua ragazza è fragile come te, ma il vostro amore è una cosa così seria e così importante che tu hai bisogno di una forza più grande della tua.

Tu hai bisogno di Gesù Cristo.

Il matrimonio cristiano è questo: Gesù Cristo che ti unisce a lei e che vi dà la forza di amarvi fino alla morte, dando tutto! Sfidando tutte le vicissitudini della vita, gli alti e bassi dell’amore, le incomprensioni, le gelosie e anche gli egoismi e le bassezze dell’istinto.

Avete bisogno di Cristo che purifichi il vostro amore, che lo renda forte pronto a tutti i sacrifici, lo renda costante.

Ecco perché c’è un Sacramento, ecco perché Gesù Cristo vuol entrare nel tuo matrimonio.

Tu devi sentire il bisogno di farlo entrare perché la ami, perché non la vuoi deludere, perché non la vuoi ingannare. E lei ha bisogno di Cristo come te per saper rispondere al tuo amore fino in fondo e per sempre.

E’ questo il senso del Sacramento. E’ questo il matrimonio cristiano.

E' ARDUA LA CASTITA' QUALCHE VOLTA SEMBRA IMPOSSIBILE

Si, la castità è una vetta altissima, è una parete di sesto grado. Il problema è tutto lì: essere allenati alle vette e essere sufficientemente attrezzati per la scalata.

Chi lascia allo stato brado i suoi istinti è naturale che non sia allenato alle vette. Chi accontenta se stesso in tutto, chi non impara a dir di no a se stesso, chi non si è mai fatto il problema dell’autodominio, chi non sa dove il sacrificio stia di casa, è naturale che non ce la fa con la castità.

Poi è necessaria l’attrezzatura per l’alta montagna: con le pantofole da tennis non si scala l’Himalaya. Certi passaggi in parete esigono buone corde, buoni chiodi e un po’ d’ardimento.

L’attrezzatura fondamentale per la castità è la preghiera.

Senza di quella la castità è impossibile. La preghiera è la potenza di Dio che scende in noi: quando dentro la nostra debolezza scende la potenza di Dio non c’è difficoltà che resista all’uomo.

Si, bisogna imparare a pregare e bisogna imparare l’abitudine della preghiera, cioè bisogna addestrarsi a essere costanti nella preghiera.

Non basta una preghiera appiccicata come un francobollo alla nostra vita: occorre far l’osso alla preghiera e occorre imparare a qualificare la preghiera.

C’è tipo e tipo di preghiera. C’è la preghiera inconsistente come un soffio e c’è la preghiera che è vita che scende in noi.

Chi impara a pregare impara la strada della castità.

Poi c’è la seconda attrezzatura, la vigilanza. Siamo fragili. Non dobbiamo peccare di ingenuità. Se l’auto sbanda sul pendio è solo un miracolo se si ferma. Chi è presuntuoso, chi non ha paura della sua debolezza, chi non accetta la sua debolezza, chi non ne tiene conto, è difficile che si salvi dai tranelli della sessualità.

Poi c’è la terza attrezzatura: la volontà forte, la volontà allenata, la volontà preparata al combattimento. La castità non è fatta per chi non allena la volontà alla lotta. Le vette sono riservate ai coraggiosi che hanno saputo temprarsi ad un allenamento efficace.

GLI OMOSESSUALI SONO PERDUTI?

No! No! No! Dio non fa sgorbi.

Anche gli omosessuali possono realizzarsi se hanno buona volontà.

La piaga è sempre più estesa e minacciosa. Ma diamo fiducia a questi ragazzi. Dio li guarda con grande amore, sono sue creature. Ognuno di essi ha un destino, vanno aiutati e compresi.

Io oso affermare che l’omosessuale è un chiamato alla donazione totale di se stesso ai fratelli. Se ha il coraggio di accettare la sfida di Dio che lo chiama a servire il prossimo può trovare in sé delle energie pari a chi sceglie il celibato per tutta la vita per il servizio dei suoi fratelli.
L’omosessuale può avere un grande destino nel progetto di Dio.

Ho conosciuto degli omosessuali che hanno saputo abbracciare una vita eroica a servizio completo dei poveri.

Ma occorre avere il coraggio di amarli, questi ragazzi, tanto da faro loro sentire il palpito di tenerezza che Dio ha per loro, fino a far sprigionare in loro la donazione completa da Dio. Occorre avere il coraggio di chiedere eroismi.

Essi sono continuamente alla ricerca di chi li comprende e di chi li scusa. Il loro peggior nemico è chi attenua le loro debolezze e fa concessione alle loro responsabilità. Il loro peggior nemico è chi li compiange senza aprire loro gli orizzonti di Dio.

CHI SCEGLIE PER IDEALE IL CELIBATO PER TUTTA LA VITA E' UN FUORICLASSE?

Niente affatto. E’ chiamato da Dio e ha la grazie per rispondere a questa chiamata.
Chi sceglie il celibato per tutta la vita e lo sa mantenere per tutta la vita non è un fuoriclasse, è un uomo in carne e ossa come te, che lotta come te contro i suoi istinti, che sente fremere la sua debolezza ad ogni passo, ma è un individuo che ha trovato un segreto di forza.

Non basta normalmente un alto ideale a sorreggere il cammino della castità perfetta. Occorre una forza che ogni giorno si ritempra e sorregge la volontà: una forza che difficilmente viene dall’uomo, e va implorata da Dio.

La castità perfetta è come un andare contro corrente: se poni i remi è finita.

L’imitazione di Cristo: quasi sempre è questo il grande ideale che si propone chi sceglie il celibato per il “regno di Dio”.

Ma è indispensabile una impostazione di vita che sorregga la debolezza e la difenda; normalmente è necessaria una vita comunitaria fervente e una vita di preghiera profonda.

Chi ha scelto il celibato per “il Regno” e non ha alla sue spalle una vita comunitaria efficiente, generalmente non regge al suo impegno. Così, il “consacrato” che non prega non può portare avanti con serietà i suoi voti.

MA E' NECESSARIA UNA SCELTA SIMILE? PERCHE' LA CHIESA LA INCORAGGIA?

Se Gesù ha vissuto la castità perfetta, se l’ha chiesta a chi lo voleva seguire più da vicino, è segno che per il mondo, per la salvezza degli uomini, è necessario che si siano uomini e donne capaci di vivere nella castità perfetta tutta la vita. E’ necessaria all’umanità questa rinuncia.

Siamo legati fortemente nel nostro destino umano. C’è una legge nel mondo della fisica che si enuncia così: quando in una massa liquida si aggiunge anche solo un centigrammo dello stesso liquido, il livello di tutta la massa si alza in modo impercettibile.

Ecco, è proprio ciò che avviene in mezzo all’umanità. Siamo così uniti nel nostro destino che il delitto di un uomo, anche nascosto, fa scendere il livello umanitario di tutta la massa umana. Viceversa, quando un uomo compie un atto generoso ed eroico tutta l’umanità ne risente.

Siamo tutti impressionati della degradazione morale a cui si è giunti. Ebbene, non è possibile essere pessimisti finchè esistono uomini e donne capaci, con la forza di Dio, di vivere distaccati da ogni istinto carnale. Essi elevano il mondo. Essi salvano dalla catastrofe l’uomo.

Poi forse c’è un'altra ragione per cui Cristo ha scelto la vita di castità perfetta: tu sai quanto è difficile la lotta della castità; tu sai che a volte sembra una battaglia impossibile; tu sai che chi è vile piega sempre su questo ragionamento: vivere casti non si può!

Ecco, questo ragionamento sbagliato ha bisogno di una confutazione lampante, la confutazione che viene da questa testimonianza eroica di migliaia di uomini e di donne che in nome di Cristo, per una sua chiamata, per un servizio generoso dei fratelli, sono capaci non di vivere per qualche tempo nella castità, ma di sceglierla per tutta la vita.

Gandhi diceva che il nerbo della Chiesa cattolica, ciò che dava vigore al suo annuncio e copriva le sue macchie, era il celibato dei suoi preti.

E’ un eroismo la castità perfetta per tutta la vita! Cristo l’ha chiesa ai suoi discepoli perchè col loro dono rafforzassero la volontà di lotta di tutti i loro fratelli.

Istruzioni per una seria preparazione al matrimonio

IN SOSTANZA CHE COSA CHIDEREBBE A DUE RAGAZZI CHE SI AMANO E CHE VOGLIONO PREPARARSI SERIAMENTE AL MATRIMONIO?

Chiederei che accettino la sfida di Dio, cioè la sfida dell’amore!

Il fidanzamento è la prova del loro amore. Ma senza castità non c’è prova. I fidanzati che non sanno vivere casti vanno al matrimonio con questo rischio: di non aver provato seriamente il loro amore.

A dei ragazzi lanciati oserei chiedere questo: un anno intero di vita eccezionalmente generosa, il loro noviziato all’amore.

A tante coppie che ora sono sposi felici ho proposto questo programma concreto di vita:

1) Istruzione: rinnovare la fede, riscoprirla, fondandola su basi solide.

E’ dalla testa che comincia la promozione della coppia. Generalmente ho consigliato l’anno di formazione nelle nostre “Comunità di base “ in cui si riceve una soda formazione alla Bibbia, una cultura teologica e liturgica, un serio addestramento alla preghiera e, attraverso i gruppi di revisione di vita, l’allenamento a dialogo.

2) Educazione del cuore.

Devono imparare ad amare. Anzitutto nelle loro famiglie.

Certi giovani non rispettano i genitori, non li amano, non sanno fare un sacrificio da un soldo per loro, non li sentono i genitori, non li vedono.

E’ questo il primo passo da fare: prima di fondare una famiglia nuova, scopri la tua famiglia e ripara a tutte le tue ingiustizie, alle durezze, alle pretese ai comportamenti errati.

Se hai un cuore duro verso i tuoi genitori l’avrai anche duro verso la tua sposa quando saranno passate le prime poesie.

Quando la carità in casa comincia a stare in piedi, quando il giovane impara a comportarsi bene coi genitori, allora è tempo che i due ragazzi insieme si diano alla carità fuori di casa.
Quando c’è da fare! I campi della carità sono immensi e aperti a ogni volontariato: handicappati, malati, poveri, emarginati, barboni, drogati, alcolizzati… E’ facile scegliere, perché i campi sono immensi.

Perchè a due fidanzati non si propone che la domenica non sia più spesa in sciocchezze ma in un reparto d’ospedale o in un ricovero o in un orfanotrofio per esercitare e crescere nello spirito di servizio? Questa è la formazione in grande all’amore!

3) Educazione della volontà.

Per fondare una famiglia occorre formazione al sacrificio.

Bisogna avere il coraggio di smascherare i borghesismi che ogni giovane si porta addosso.

Noi giungiamo ad avere il coraggio di proporre una vera regola di povertà. Naturalmente si può proporre questo solo quando il giovane ha scoperto la preghiera e l’amore alla Parola di Dio. Senza allenamento al sacrificio non c’è preparazione seria al matrimonio.

4) Educazione dell’affettività.

Non è una cosa semplice. E’ importante prima di tutto allenarsi a rendere l’affetto concreto e profondo. L’affetto deve partire dal rinnegamento di sé.

Se l’affetto non è capace di sacrifici, è solo sentimentalismo, non è affetto vero.

Questo va ribadito con forza tra i fidanzati. Imparare a sacrificare i propri gusti, imparare a perdere, imparare a tacere, imparare a dare, imparare a rinunciare, è questo che rende autentico l’affetto.

Ciò implica prima di tutto imparare a limare le punte del proprio carattere. Il fidanzato che non si propone di lavorare il proprio carattere in ciò che ha di urtante mette dei condizionamenti gravissimi al rapporto di coppia.

Finchè non si impara a vincer le storture del carattere la vita a due non si costruisce: l’offendersi con facilità, l’essere sospettosi, ripiegati, meschini, permalosi, gelosi, sono storture su cui bisogna lavorare in tempo.

Ecco allora che si impone il bisogno di impratichirsi del dialogo. E’ soprattutto la revisione di vita che forma al dialogo.

Nella nostra esperienza constatiamo che il giovane non sa dialogare; deve impratichirsi, e la chiave è la pratica sistematica della revisione di vita.

I nostri ragazzi si allenano alla revisioni di vita per un anno, ogni settimana; domani avranno in mano un’esperienza eccezionale per il dialogo tra loro e coi figli.

5) Una direzione spirituale seria basata su una amicizia profonda con una vera coppia di sposi cristiani e un sacerdote.

Occorrono le due cose: nell’amicizia con una coppia cristiana lanciata i fidanzati riescono a penetrare con facilità dentro le problematiche future, riescono a confidare i loro piccoli conflitti, riescono a chiedere aiuto nelle disarmonie.

Il fidanzamento è un’altalena di momenti belli e momenti oscuri: è in questa altalena che si situa il progresso della coppia.

Poi ha la sua importanza l’amicizia con un sacerdote. E’ bene che sia un sacerdote aperto ed esigente. Che sia soprattutto un uomo di Dio.

6) Sport, molto sport!

Ma sport sano, coraggioso, nobilitante, che tempri la volontà, che irrobustisca il fisico, che elevi alla cose grandi.

7) Sognare!

Si, bisogna sognare. Sognare cose grandi. Sognare anche cose che si superano.
Se non si sogna da giovani fidanzati non si sogna mai più. La vita butterà giù i sogni, ma la generosità resterà a mediare i problemi più gravi della vita.

Fortunate le giovani coppie che sono inserite in gruppi che sono stimolanti per sognare, che discutono (è già buono discutere) di imprese coraggiose tra i poveri, nel terzo mondo, nei grandi ideali sociali.

Senza dire che certi sogni cullati nella preghiera e nell’umiltà, Dio presto o tardi li rende veri.

Le coppie che sognano difficilmente saranno coppie chiuse nei loro egoismi.

Ecco infine una testimonianza di una coppia di giovani sposi venuti su attraverso l’itinerario che abbiamo tracciato.

Scrive lui: “- il corso che abbiamo fatto è stato il tesoro della nostra vita di coppia cristiana. E’ vero, a volte ci tiriamo i piatti (iperbole), ma che bello ricominciare da capo nel nome del Signore. Ho un po’ di difficoltà nell’impegno della preghiera quotidiana, ma quando tradisco sento un disagio come di un lungo digiuno. Credo che il corso mi ha donato questa “fame” della Parola e della Preghiera che ci sostiene. Vorrei poter dire a ogni giovane di aver pazienza e di fidarsi dell’Amore di Dio che a loro insaputa sta mettendo delle radici nel loro cuore che non finiranno più di crescere. Vorrei che il Signore ci chiamasse a qualcosa di grande. Gioiamo insieme perché “i nostri occhi hanno visto la salvezza”. Affidiamo a Dio la nostra ecclesiola perché sia sempre protesa a compiere la volontà di Dio “.

Scrive lei: “Ho ricevuto speranza, grinta, convinzione che tutto quanto non può sussistere senza preghiere e che l’Amore è Dio, perciò senza lui io e Alberto non abbiamo senso”.

La grandezza del matrimonio

Chiudendo questo quaderno sento il bisogno di trascrivere una pagina vibrante di Bonhoeffer sul matrimonio cristiano:

Il matrimonio è più del vostro amore reciproco. Ha maggiore dignità e maggiore potere. Finchè siete solo voi ad amarvi il vostro sguardo si limita nel riquadro isolato della vostra coppia. Entrando nel matrimonio, siete invece un anello della catena di generazione che Dio fa andare e venire e chiama al suo regno. Nel vostro sentimento godete solo il cielo privato della vostra felicità. Nel matrimonio, invece, venite collocati attivamente nel mondo e ne diventate responsabili. Il sentimento del vostro amore appartiene a voi soli. Il matrimonio invece è un’ investitura, un ufficio. Per fare un re non basta che lui ne abbia voglia, occorre che gli riconoscano l’incarico di regnare. Così non è la voglia di amarci che vi stabilisce come strumenti della vita. E’ il matrimonio che ve ne rende atti. Non è il vostro amore che sostiene il matrimonio: è il matrimonio che, d’ora in poi, porta sulle spalle il vostro amore.

Dio vi unisce in matrimonio: non lo fate voi. È Dio che lo fa. Dio protegge la vostra unità indissolubile di fronte a ogni pericolo che la minaccia dell’ interno e dall’esterno.

Dio è il garante dell’indissolubilità. E’ una gioiosa certezza sapere che nessuna potenza terrena, nessuna tentazione, nessuna debolezza potranno sciogliere ciò che Dio ha unito”.

 

SESSUALITA’ UMANA: VERITA’ E SIGNIFICATO

Pontificio Consiglio per la Famiglia
INTRODUZIONE

La situazione e il problema

1. Tra le molteplici difficoltà che i genitori incontrano oggi, pur tenendo in debito conto i diversi contesti culturali, vi è certamente quella di poter offrire ai figli un'adeguata preparazione alla vita adulta, in particolare per quanto riguarda l'educazione al vero significato della sessualità. Le ragioni di questa difficoltà, che non è d'altronde del tutto nuova, sono diverse.

In passato, allorquando da parte della famiglia non si forniva un'esplicita educazione sessuale, tuttavia la cultura generale, improntata al rispetto dei valori fondamentali, serviva oggettivamente a proteggerli e a conservarli. Il venir meno dei modelli tradizionali nella gran parte delle società, sia nei paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo, ha lasciato i figli privi di indicazioni univoche e positive, mentre i genitori si sono trovati impreparati a dare le risposte adeguate. Questo nuovo contesto è poi aggravato da un oscuramento della verità sull'uomo a cui assistiamo e in cui agisce, fra l'altro, una pressione verso la banalizzazione del sesso. Vi è così una cultura in cui la società e i mass-media offrono al riguardo il più delle volte una informazione spersonalizzata, ludica, spesso pessimista e peraltro senza riguardo per le diverse tappe di formazione e di evoluzione dei fanciulli e dei giovani, sotto l'influsso di un distorto concetto individualista di libertà e in un contesto privo di valori fondati sulla vita, sull'amore umano e sulla famiglia.

La scuola poi, che si è resa disponibile a svolgere programmi di educazione sessuale, lo ha fatto spesso sostituendosi alla famiglia e il più delle volte con intenti puramente informativi. Talora si giunge ad una vera deformazione delle coscienze. I genitori stessi, a motivo della difficoltà e della mancanza di preparazione, hanno in tanti casi rinunciato al loro compito in questo campo o hanno inteso delegarlo ad altri.

In questa situazione molti genitori cattolici si rivolgono alla Chiesa, affinché essa si faccia carico di offrire una guida e dei suggerimenti per l'educazione dei figli, soprattutto nella fase della fanciullezza e dell'adolescenza. In particolare, i genitori stessi manifestano talvolta le loro difficoltà di fronte all'insegnamento che viene impartito nella scuola e quindi riportato dai figli a casa. Il Pontificio Consiglio per la Famiglia ha così ricevuto ripetute e pressanti richieste perché si possa dare una direttiva di sostegno ai genitori in questo delicato settore educativo.

2. Il nostro Dicastero, cosciente di questa dimensione familiare dell'educazione all'amore e al retto vivere la propria sessualità, intende proporre alcune linee-guida di carattere pastorale, attingendo alla sapienza che proviene dalla Parola del Signore e ai valori che hanno illuminato l'insegnamento della Chiesa, nella consapevolezza dell'« esperienza di umanità » che è propria della comunità dei credenti.

Vogliamo, dunque, anzitutto collegare questo sussidio con il contenuto fondamentale relativo alla verità e al significato del sesso, nel quadro di una antropologia genuina e ricca. Offrendo questa verità, siamo consapevoli che « chiunque è dalla verità » (Gv 18,37) ascolta la Parola di Colui che è la stessa Verità in persona (cf Gv 14,6).

Questa guida non vuol essere né una trattazione di teologia morale né un compendio di psicologia, ma vuol tenere in debito conto le acquisizioni della scienza, le condizioni socio-culturali della famiglia e la proposta dei valori evangelici che conservano per ogni età freschezza sorgiva e possibilità di incarnazione concreta.

3. Alcune indubitabili certezze sorreggono la Chiesa in questo campo e hanno guidato anche la stesura del presente documento.

L'amore, che si alimenta e si esprime nell'incontro dell'uomo e della donna, è dono di Dio; è perciò forza positiva, orientata alla loro maturazione in quanto persone; è anche una preziosa riserva per il dono di sé che tutti, uomini e donne, sono chiamati a compiere per la loro propria realizzazione e felicità, in un piano di vita che rappresenta la vocazione di ognuno. L'uomo, infatti, è chiamato all'amore come spirito incarnato, cioè anima e corpo nell'unità di persona. L'amore umano abbraccia pure il corpo e il corpo esprime anche l'amore spirituale. La sessualità quindi non è qualcosa di puramente biologico, ma riguarda piuttosto il nucleo intimo della persona. L'uso della sessualità come donazione fisica ha la sua verità e raggiunge il suo pieno significato, quando è espressione della donazione personale dell'uomo e della donna fino alla morte. Questo amore è esposto tuttavia, così come tutta la vita della persona, alla fragilità dovuta al peccato originale e risente, in molti contesti socio-culturali, di condizionamenti negativi e talora devianti e traumatici. La redenzione del Signore, però, ha reso una realtà possibile, e un motivo di gioia, la pratica positiva della castità, tanto per coloro che hanno la vocazione al matrimonio — sia prima, durante la preparazione, sia dopo, lungo l'arco della vita coniugale — come pure per coloro che hanno il dono di una chiamata speciale alla vita consacrata.

4. Nell'ottica della redenzione e nel cammino formativo degli adolescenti e dei giovani, la virtù della castità, che si colloca all'interno della temperanza — virtù cardinale che nel battesimo è stata elevata e impreziosita dalla grazia —, non va intesa come un'attitudine repressiva, ma, al contrario, come la trasparenza e, ad un tempo, la custodia di un dono ricevuto, prezioso e ricco, quello dell'amore, in vista del dono di sé che si realizza nella vocazione specifica di ognuno. La castità è dunque quella « energia spirituale che sa difendere l'amore dai pericoli dell'egoismo e dell'aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione ».

Il Catechismo della Chiesa Cattolica così descrive e, in un certo senso, definisce la castità: « La castità esprime la positiva integrazione della sessualità nella persona e conseguentemente l'unità interiore dell'uomo nel suo essere corporeo e spirituale ».

5. La formazione alla castità, nel quadro dell'educazione del giovane alla realizzazione e al dono di sé, implica la collaborazione prioritaria dei genitori anche nella formazione ad altre virtù, come la temperanza, la fortezza, la prudenza. La castità come virtù non può esistere senza la capacità della rinuncia, del sacrificio, dell'attesa.

Donando la vita, i genitori cooperano con il potere creatore di Dio e ricevono il dono di una nuova responsabilità: quella non solo di nutrire e soddisfare i bisogni materiali e culturali dei loro figli, ma soprattutto di trasmettere loro la verità vissuta della fede e di educarli all'amore di Dio e del prossimo. Tale è il loro primo dovere in seno alla « chiesa domestica ».
La Chiesa ha sempre affermato che i genitori hanno il dovere e il diritto di essere i primi e principali educatori dei loro figli.

Riprendendo il Concilio Vaticano II, il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda: « I giovani devono essere adeguatamente e tempestivamente istruiti, soprattutto in seno alla propria famiglia, sulla dignità dell'amore coniugale, sulla sua funzione e le sue espressioni ».

6. Le provocazioni, provenienti oggi dalla mentalità e dall'ambiente, non possono scoraggiare i genitori. Da una parte, infatti, occorre ricordare che i cristiani, fin dalla prima evangelizzazione, hanno dovuto affrontare simili sfide dell'edonismo materialistico. Inoltre, « la nostra civiltà, che pur registra tanti aspetti positivi sul piano sia materiale che culturale, dovrebbe rendersi conto di essere, da diversi punti di vista, una civiltà malata, che genera profonde alterazioni nell'uomo. Perché si verifica questo? La ragione sta nel fatto che la nostra società s'è distaccata dalla piena verità sull'uomo, dalla verità su ciò che l'uomo e la donna sono come persone. Di conseguenza, essa non sa comprendere in maniera adeguata che cosa veramente siano il dono delle persone nel matrimonio, l'amore responsabile al servizio della paternità e della maternità, l'autentica grandezza della generazione e dell'educazione ».

7. E perciò indispensabile l'opera educativa dei genitori, i quali se « nel donare la vita prendono parte all'opera creatrice di Dio, mediante l'educazione essi diventano partecipi della sua paterna ed insieme materna pedagogia... Per mezzo di Cristo ogni educazione, in famiglia e fuori, viene inserita nella dimensione della pedagogia divina, che è rivolta agli uomini e alle famiglie e che culmina nel mistero pasquale della morte e risurrezione del Signore ».
I genitori nel loro compito, talora delicato e arduo, non devono, pertanto, scoraggiarsi, ma confidare nel sostegno di Dio Creatore e di Cristo Redentore, ricordando che la Chiesa prega per loro con le parole che il Papa Clemente I rivolgeva al Signore per tutti coloro che esercitano nel Suo nome l'autorità: « O Signore, dona loro salute, pace, concordia, costanza, affinché possano esercitare, senza ostacolo, il potere sovrano che loro hai conferito. Sei Tu, o Signore, re celeste dei secoli, che doni ai figli degli uomini la gloria, l'onore, il potere sulla terra. Perciò dirigi Tu, o Signore, le loro decisioni a fare ciò che è bello e che ti è gradito; e così possano esercitare il potere, che Tu hai loro conferito con religiosità, con pace, con clemenza e siano degni della tua misericordia ».

D'altronde, i genitori, avendo donato la vita ed avendola accolta in un clima d'amore, sono ricchi di un potenziale educativo che nessun altro detiene: essi conoscono in un modo unico i propri figli, nella loro irripetibile singolarità e, per esperienza, possiedono i segreti e le risorse dell'amore vero.

I
CHIAMATI AL VERO AMORE

8. L'uomo, in quanto immagine di Dio, è creato per amare. Questa verità ci è stata rivelata pienamente nel Nuovo Testamento, assieme al mistero della vita intratrinitaria: « Dio è amore (1 Gv 4,8) e vive in se stesso un mistero di comunione personale di amore. Creandola a sua immagine..., Dio iscrive nell'umanità dell'uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell'amore e della comunione. L'amore è, pertanto, la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano ». Tutto il senso della propria libertà, e dell'autodominio conseguente, è quindi orientato al dono di sé nella comunione e nell'amicizia con Dio e con gli altri.

L'amore umano come dono di sé

9. La persona è, quindi, capace di un tipo di amore superiore: non quello della concupiscenza, che vede solo oggetti con cui soddisfare i propri appetiti, ma quello di amicizia e di oblatività, in grado di riconoscere e amare le persone per se stesse. E un amore capace di generosità, a somiglianza dell'amore di Dio; si vuol bene all'altro perché lo si riconosce degno di essere amato. E un amore che genera la comunione tra persone, poiché ciascuno considera il bene dell'altro come proprio. E un dono di sé fatto a colui che si ama, in cui si scopre, si attua la propria bontà nella comunione di persone e s'impara il valore di essere amato e di amare.
Ogni uomo è chiamato all'amore di amicizia e di oblatività; ed è liberato dalla tendenza all'egoismo dall'amore altrui: in primo luogo dai genitori o dai loro sostituti e, in definitiva, da Dio, da cui procede ogni amore vero e nel cui amore soltanto l'uomo scopre fino a che punto è amato. Qui si trova la radice della forza educatrice del cristianesimo: « L'uomo è amato da Dio! E questo il semplicissimo e sconvolgente annuncio del quale la Chiesa è debitrice all'uomo ». E così che Cristo ha svelato all'uomo la sua vera identità: « Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del Suo amore svela anche pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione ».

L'amore rivelato da Cristo « cui l'apostolo Paolo ha dedicato un inno nella Prima Lettera ai Corinzi... è certamente un amore esigente. Ma proprio in questo sta la sua bellezza: nel fatto di essere esigente, perché in questo modo costituisce il vero bene dell'uomo e lo irradia anche sugli altri ». Pertanto è un amore che rispetta la persona e la edifica perché « l'amore è vero quando crea il bene delle persone e delle comunità, lo crea e lo dona agli altri ».

L'amore e la sessualità umana

10. L'uomo è chiamato all'amore e al dono di sé nella sua unità corporeo-spirituale. Femminilità e mascolinità sono doni complementari, per cui la sessualità umana è parte integrante della concreta capacità di amore che Dio ha iscritto nell'uomo e nella donna. « La sessualità è una componente fondamentale della personalità, un suo modo di essere, di manifestarsi, di comunicare con gli altri, di sentire, di esprimere e di vivere l'amore umano ». Questa capacità di amore come dono di sé ha, pertanto, una sua « incarnazione » nel carattere sponsale del corpo, in cui si iscrive la mascolinità e la femminilità della persona. « Il corpo umano, con il suo sesso, e la sua mascolinità e femminilità, visto nel mistero stesso della creazione, è non soltanto sorgente di fecondità e di procreazione, come in tutto l'ordine naturale, ma racchiude fin "dal principio" l'attributo "sponsale", cioè la capacità di esprimere l'amore: quell'amore appunto nel quale l'uomo-persona diventa dono e — mediante questo dono — attua il senso stesso del suo essere ed esistere ». Ogni forma di amore sarà sempre connotata da questa caratterizzazione maschile e femminile.

11. La sessualità umana è, quindi, un Bene: parte da quel dono creato che Dio vide essere « molto buono » quando creò la persona umana a sua immagine e somiglianza, e « uomo e donna li creò » (Gn 1,27). In quanto modalità di rapportarsi e aprirsi agli altri, la sessualità ha come fine intrinseco l'amore, più precisamente l'amore come donazione e accoglienza, come dare e ricevere. La relazione tra un uomo e una donna è essenzialmente una relazione d'amore: «La sessualità, orientata, elevata e integrata dall'amore, acquista vera qualità umana». Quando tale amore si attua nel matrimonio, il dono di sé esprime, tramite il corpo, la complementarità e la totalità del dono; l'amore coniugale diviene, allora, forza che arricchisce e fa crescere le persone e, nello stesso tempo, contribuisce ad alimentare la civiltà dell'amore; quando invece manca il senso e il significato del dono nella sessualità, subentra « una civiltà delle "cose" e non delle "persone"; una civiltà in cui le persone si usano come si usano le cose. Nel contesto della civiltà del godimento, la donna può diventare per l'uomo un oggetto, i figli un ostacolo per i genitori ».

12. Al centro della coscienza cristiana dei genitori e dei figli va posta questa grande verità e questo fatto fondante: il dono di Dio. Si tratta del dono che Dio ci ha fatto chiamandoci alla vita e ad esistere come uomo o donna in un'esistenza irripetibile e carica di inesauribile possibilità di sviluppo spirituale e morale: « La vita umana è un dono ricevuto per essere a sua volta donato ». « Il dono rivela, per così dire, una particolare caratteristica dell'esistenza personale, anzi della stessa essenza della persona. Quando Dio (Javhé) dice che "non è bene che l'uomo sia solo" (Gn 2,18), afferma che da "solo" l'uomo non realizza totalmente questa essenza. La realizza soltanto esistendo "con qualcuno" — e ancor più profondamente e più completamente: esistendo "per qualcuno" ». E nell'apertura all'altro e nel dono di sé che si realizza l'amore coniugale nella forma di donazione totale che è propria di questo stato. Ed è sempre nel dono di sé, sostenuto da una speciale grazia, che prende significato la vocazione alla vita consacrata, « modo eminente di dedicarsi più facilmente a Dio solo, con cuore indiviso » per servirlo più pienamente nella Chiesa. In ogni condizione e stato di vita, comunque, questo dono viene reso ancor più mirabile dalla grazia redentrice, per la quale diveniamo « partecipi della natura divina » (2 Pt 1,4) e siamo chiamati a vivere insieme la comunione soprannaturale di carità con Dio e con i fratelli. I genitori cristiani, anche nelle situazioni più delicate, non possono dimenticare che, a fondamento di tutta la storia personale e domestica, c'è il dono di Dio.

13. « In quanto spirito incarnato, cioè anima che si esprime nel corpo e corpo informato da uno spirito immortale, l'uomo è chiamato all'amore in questa sua totalità unificata. L'amore abbraccia anche il corpo umano e il corpo è reso partecipe dell'amore spirituale ». Alla luce della Rivelazione cristiana va letto il significato interpersonale della stessa sessualità: « La sessualità caratterizza l'uomo e la donna non solo sul piano fisico, ma anche su quello psicologico e spirituale, improntando ogni loro espressione. Tale diversità, connessa alla complementarità dei due sessi, risponde compiutamente al disegno di Dio secondo la vocazione a cui ciascuno è chiamato ».

L'amore coniugale

14. Quando l'amore è vissuto nel matrimonio, esso comprende ed oltrepassa l'amicizia e si realizza tra un uomo e una donna che si donano nella totalità, rispettivamente secondo la propria mascolinità e femminilità, fondando con il patto coniugale quella comunione di persone in cui Dio ha voluto che venisse concepita, nascesse e si sviluppasse la vita umana. A questo amore coniugale, e soltanto a questo, appartiene la donazione sessuale, che si « realizza in modo veramente umano, solo se è parte integrante dell'amore con cui l'uomo e la donna si impegnano totalmente l'uno verso l'altra fino alla morte ». Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda: « Nel matrimonio l'intimità corporale degli sposi diventa un segno e un pegno della comunione spirituale. Tra i battezzati, i legami del matrimonio sono santificati dal sacramento ».

L'amore aperto alla vita

15. Segno rivelatore dell'autenticità dell'amore coniugale è l'apertura alla vita: « Nella sua realtà più profonda, l'amore è essenzialmente dono e l'amore coniugale, mentre conduce gli sposi alla reciproca "conoscenza"..., non si esaurisce all'interno della coppia, poiché li rende capaci della massima donazione possibile, per la quale diventano cooperatori con Dio per il dono della vita ad una nuova persona umana. Così i coniugi, mentre si donano tra loro, donano al di là di se stessi la realtà del figlio, riflesso vivente del loro amore, segno permanente dell'unità coniugale e sintesi viva e indissociabile del loro essere padre e madre ». È a partire da questa comunione di amore e di vita che i coniugi attingono quella ricchezza umana e spirituale e quel clima positivo per offrire ai figli il sostegno dell'educazione all'amore e alla castità.

II

AMORE VERO E CASTITÀ

16. Sia l'amore verginale sia quello coniugale, che sono, come diremo più avanti, le due forme in cui si realizza la vocazione della persona all'amore, richiedono per il loro sviluppo l'impegno a vivere la castità, per ciascuno conformemente al proprio stato. La sessualità — come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica — « diventa personale e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell'uomo e della donna ». E’ ovvio che la crescita nell'amore, in quanto implica il dono sincero di sé, è aiutata da quella disciplina dei sentimenti, delle passioni e degli affetti che ci fa accedere all'autodominio. Nessuno può dare quello che non possiede: se la persona non è padrona di sé — ad opera delle virtù e, concretamente, della castità — manca di quell'autopossesso che la rende capace di donarsi. La castità è l'energia spirituale che libera l'amore dall'egoismo e dall'aggressività. Nella stessa misura in cui nell'uomo si indebolisce la castità, il suo amore diventa progressivamente egoistico, cioè soddisfazione di un desiderio di piacere e non più dono di sé.

La castità come dono di sé

17. La castità è l'affermazione gioiosa di chi sa vivere il dono di sé, libero da ogni schiavitù egoistica. Ciò suppone che la persona abbia imparato ad accorgersi degli altri, a rapportarsi a loro rispettando la loro dignità nella diversità. La persona casta non è centrata in se stessa, né in rapporti egoistici con le altre persone. La castità rende armonica la personalità, la fa maturare e la riempie di pace interiore. Questa purezza di mente e di corpo aiuta a sviluppare il vero rispetto di se stessi e al contempo rende capaci di rispettare gli altri, perché fa vedere in essi persone da venerare in quanto create a immagine di Dio e per la grazia figli di Dio, ricreate da Cristo che « vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce ammirabile » (1 Pt 2,9).

Il dominio di sé

18. « La castità richiede l'acquisizione del dominio di sé, che è pedagogia per la libertà umana. L'alternativa è evidente: o l'uomo comanda alle sue passioni e consegue la pace, oppure si lascia asservire da esse e diventa infelice ». Ogni persona sa, anche per esperienza, che la castità richiede di rifiutare certi pensieri, parole e azioni peccaminosi, come San Paolo si è ben curato di chiarire e ricordare (cf Rm 1,18; 6,12-14; 1 Cor 6,9-11; 2 Cor 7,1; Gal 5,16-23; Ef 4,17-24; 5,3-13; Col 3,5-8; 1 Ts 4,1-18; 1 Tm 1,8-11; 4,12). Per questo si richiede una capacità e un'attitudine al dominio di sé che sono segno di libertà interiore, di responsabilità verso se stessi e gli altri e, nello stesso tempo, testimoniano una coscienza di fede; questo dominio di sé comporta sia di evitare le occasioni di provocazione e di incentivo al peccato sia di saper superare gli impulsi istintivi della propria natura.

19. Quando la famiglia svolge un'opera di valido sostegno educativo e incoraggia l'esercizio di tutte le virtù, l'educazione alla castità risulta facilitata e priva di conflitti interiori, anche se in certi momenti i giovani possono avvertire situazioni di particolare delicatezza.
Per alcuni, che si trovano in ambienti dove si offende e si scredita la castità, vivere in modo casto può esigere una lotta dura, talora eroica. Ad ogni modo, con la grazia di Cristo, che sgorga dal suo amore sponsale per la Chiesa, tutti possono vivere castamente anche se si trovano in circostanze poco favorevoli.

Il fatto stesso che tutti siano chiamati alla santità, come ricorda il Concilio Vaticano II, rende più facile da capire che, tanto nel celibato quanto nel matrimonio, possono esserci — anzi, di fatto capitano a tutti, in un modo o nell'altro, per periodi di più breve o di più lunga durata —, delle situazioni in cui siano indispensabili atti eroici di virtù. Anche la vita di matrimonio implica, pertanto, un cammino gioioso ed esigente di santità.

La castità coniugale

20. « Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale; le altre praticano la castità nella continenza ». I genitori sono consapevoli che il presupposto più valido per educare i figli all'amore casto e alla santità di vita consiste nel vivere essi stessi la castità coniugale. Ciò comporta che essi siano coscienti che nel loro amore è presente l'amore di Dio e, perciò, anche la loro donazione sessuale dovrà essere vissuta nel rispetto di Dio e del Suo disegno di amore, con fedeltà, onore e generosità verso il coniuge e verso la vita che può sorgere dal loro gesto di amore.

Solo in tal modo può diventare espressione di carità; perciò, il cristiano nel matrimonio è chiamato a vivere tale donazione all'interno della propria relazione personale con Dio, quale espressione della sua fede e del suo amore per Dio e quindi con la fedeltà e la generosa fecondità che contraddistinguono l'amore divino.

Soltanto così egli risponde all'amore di Dio e compie la sua volontà, che i Comandamenti ci aiutano a conoscere. Non c'è un legittimo amore che non sia, al suo più alto livello, anche amore di Dio. Amare il Signore implica di rispondere positivamente ai suoi comandamenti: « Se mi amate osserverete i miei comandamenti » (Gv 14,15).

21. Per vivere la castità l'uomo e la donna hanno bisogno della continua illuminazione dello Spirito Santo. « Al centro della spiritualità coniugale sta... la castità, non solo come virtù morale (formata dall'amore), ma parimenti come virtù connessa con i doni dello Spirito Santo — anzitutto con il dono del rispetto di ciò che viene da Dio (donum pietatis)... Così dunque l'ordine interiore della convivenza coniugale, che consente alle "manifestazioni affettive" di svilupparsi secondo la loro giusta proporzione e significato, è frutto non solo della virtù in cui i coniugi si esercitano, ma anche dei doni dello Spirito Santo con cui collaborano ».

D'altra parte, i genitori, persuasi che la propria vita di castità e lo sforzo di testimoniare nel quotidiano la santità costituiscono il presupposto e la condizione per la loro opera educativa, devono anche considerare ogni attacco alla virtù e alla castità dei loro figli come un'offesa alla propria vita di fede e una minaccia di impoverimento per la propria comunione di vita e di grazia (cf Ef 6,12).

L'educazione alla castità

22. L'educazione dei figli alla castità mira a raggiungere tre obiettivi: a) conservare nella famiglia un clima positivo di amore, di virtù e di rispetto dei doni di Dio, in particolare del dono della vita; b) aiutare gradatamente i figli a comprendere il valore della sessualità e della castità sostenendo con l'illuminazione, l'esempio e la preghiera la loro crescita; c) aiutarli a comprendere e a scoprire la propria vocazione al matrimonio o alla verginità consacrata per il Regno dei cieli in armonia e nel rispetto delle loro attitudini, inclinazioni e doni dello Spirito.

23. Questo compito può essere coadiuvato da altri educatori, ma non può essere sostituito se non per gravi ragioni di incapacità fisica o morale. Su questo punto il Magistero della Chiesa si è chiaramente espresso, in relazione a tutto il processo educativo dei figli: « Questa loro funzione educativa (dei genitori) è tanto importante che, se manca, può a stento essere supplita. Tocca infatti ai genitori creare in seno alla famiglia quell'atmosfera vivificata dall'amore e dalla pietà verso Dio e verso gli uomini, che favorisce l'educazione completa dei figli in senso personale e sociale. La famiglia è dunque la prima scuola delle virtù sociali, di cui appunto han bisogno tutte le società ». L'educazione infatti spetta ai genitori in quanto l'opera educatrice è continuazione della generazione ed è elargizione della loro umanità per la quale si sono impegnati solennemente nel momento stesso della celebrazione del loro matrimonio. « I genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli ed hanno anche in questo campo una fondamentale competenza: sono educatori perché genitori.

Essi condividono la loro missione educativa con altre persone e istituzioni, come la Chiesa e lo Stato; ciò tuttavia deve sempre avvenire nella corretta applicazione del principio di sussidiarietà. Questo implica la legittimità ed anzi la doverosità di un aiuto offerto ai genitori, ma trova nel loro diritto prevalente e nelle loro effettive possibilità il suo intrinseco e invalicabile limite. Il principio di sussidiarietà si pone, pertanto, al servizio dell'amore dei genitori, venendo incontro al bene del nucleo familiare. I genitori, infatti, non sono in grado di soddisfare da soli ad ogni esigenza dell'intero processo educativo, specialmente per quanto concerne l'istruzione e l'ampio settore della socializzazione. La sussidiarietà completa così l'amore paterno e materno, confermandone il carattere fondamentale, perché ogni altro partecipante al processo educativo non può che operare a nome dei genitori, con il loro consenso e, in una certa misura, persino su loro incarico ».

24. In particolare, la proposta educativa in tema di sessualità e di amore vero, aperto al dono di sé, deve confrontarsi oggi con una cultura che è orientata al positivismo, come ricorda il Santo Padre nella Lettera alle famiglie: « Lo sviluppo della civiltà contemporanea è legato ad un progresso scientifico-tecnologico che si attua in modo spesso unilaterale, presentando di conseguenza caratteristiche puramente positivistiche. Il positivismo, come si sa, ha come suoi frutti l'agnosticismo in campo teorico e l'utilitarismo in campo pratico ed etico... L'utilitarismo è una civiltà del prodotto e del godimento, una civiltà delle "cose" e non delle "persone"; una civiltà in cui le persone si usano come si usano le cose... Per convincersene, basta esaminare — precisa ancora il Santo Padre — certi programmi di educazione sessuale, introdotti nelle scuole, spesso nonostante il parere contrario e le stesse proteste di molti genitori ».

In tale contesto è necessario che i genitori, rifacendosi all'insegnamento della Chiesa, e con il suo sostegno, rivendichino a sé il proprio compito e, associandosi ove risulti necessario o conveniente, svolgano un'azione educatrice improntata ai veri valori della persona e dell'amore cristiano prendendo una chiara posizione che superi l'utilitarismo etico. Affinché l'educazione corrisponda alle oggettive esigenze del vero amore, i genitori devono esercitarla nella loro autonoma responsabilità.

25. Anche in relazione alla preparazione al matrimonio l'insegnamento della Chiesa ricorda che la famiglia deve rimanere la protagonista principale in tale opera educativa.

Certamente « i mutamenti sopravvenuti in seno a quasi tutte le società moderne esigono che non solo la famiglia, ma anche la società e la Chiesa siano impegnate nello sforzo di preparare adeguatamente i giovani alle responsabilità del loro domani ». Proprio per questo, allora, acquista ancor più rilievo il compito educativo della famiglia fin dai primi anni: « La preparazione remota ha inizio fin dall'infanzia, in quella saggia pedagogia familiare, orientata a condurre i fanciulli a scoprire se stessi come esseri dotati di una ricca e complessa psicologia e di una personalità particolare con le proprie forze e debolezze ».

III
NELL'ORIZZONTE VOCAZIONALE

26. La famiglia svolge un ruolo decisivo nel fiorire di tutte le vocazioni e nel loro sviluppo, come ha insegnato il Concilio Vaticano II: « Dal matrimonio procede la famiglia, nella quale nascono i nuovi cittadini della società umana, che per la grazia dello Spirito Santo sono elevati col battesimo allo stato di figli di Dio, per perpetuare attraverso i secoli il suo popolo. In questa che si potrebbe chiamare chiesa domestica, i genitori devono essere per i loro figli, con la parola e con l'esempio, i primi annunciatori della fede, e secondare la vocazione propria di ognuno, e quella sacra in modo speciale ». Anzi, il segno di una pastorale familiare adeguata è proprio il fatto che fioriscono le vocazioni: « Dove esiste una illuminata ed efficace pastorale della famiglia, come è naturale che si accolga con gioia la vita, così è più facile che risuoni in essa la voce di Dio e sia più generoso l'ascolto che ne riceve ».
Si tratti di vocazioni al matrimonio o alla verginità e al celibato, sempre però sono vocazioni alla santità. Infatti, il documento del Concilio Vaticano II Lumen gentium espone il suo insegnamento circa l'universale chiamata alla santità: « Muniti di tanti e così mirabili mezzi di salvezza, tutti i fedeli di ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a quella perfezione di santità di cui è perfetto il Padre celeste ».

1. La vocazione al matrimonio

27. La formazione al vero amore è la migliore preparazione per la vocazione al matrimonio. In famiglia i bambini e i giovani potranno imparare a vivere la sessualità umana con lo spessore e nel contesto di una vita cristiana. I fanciulli e i giovani possono scoprire gradualmente che un saldo matrimonio cristiano non può essere considerato il risultato di convenienze o di mera attrazione sessuale. Per il fatto di essere una vocazione, il matrimonio non può non coinvolgere una scelta ben meditata, il mutuo impegno davanti a Dio, e la costante impetrazione del suo aiuto nella preghiera.

Chiamati all'amore coniugale

28. I genitori cristiani, impegnati nel compito di educare i figli all'amore, possono fare riferimento anzitutto alla consapevolezza del loro amore coniugale. Come ricorda l'Enciclica Humanae vitae tale amore « rivela la sua vera natura e nobiltà quando è considerato nella sua sorgente suprema, Dio, che è Amore (cf 1 Gv 4,8), "il Padre da cui ogni paternità in cielo e in terra trae il suo nome" (cf Ef 3,15). Il matrimonio non è quindi effetto del caso o prodotto dell'evoluzione di inconsce forze naturali: è una sapiente istituzione del Creatore per realizzare nell'umanità il suo disegno d'amore. Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione dei loro esseri in vista di un mutuo perfezionamento personale, per collaborare con Dio alla generazione e all'educazione di nuove vite. Per i battezzati, poi, il matrimonio riveste la dignità di segno sacramentale della grazia, in quanto rappresenta l'unione di Cristo e della Chiesa ».
La Lettera alle famiglie del Santo Padre rammenta che: « La famiglia è... una comunità di persone, per le quali il modo proprio di esistere e di vivere insieme è la comunione: communio personarum »; e, richiamandosi all'insegnamento del Concilio Vaticano II, il Santo Padre ricorda che tale comunione comporta: « una certa similitudine tra l'unione delle Persone divine e l'unione dei figli di Dio nella verità e nella carità ». « Questa formulazione, particolarmente ricca e pregnante, innanzitutto conferma ciò che decide dell'intima identità di ogni uomo e di ogni donna. Tale identità consiste nella capacità di vivere nella verità e nell'amore; anzi, e ancor più, consiste nel bisogno di verità e di amore quale dimensione costitutiva della vita della persona. Tale bisogno di verità e di amore apre l'uomo sia a Dio che alle creature: lo apre alle altre persone, alla vita "in comunione", in particolare al matrimonio e alla famiglia ».

29. L'amore coniugale, secondo quanto afferma l'Enciclica Humanae Vitae, ha quattro caratteristiche: è amore umano (sensibile e spirituale), è amore totale, fedele e fecondo.
Queste caratteristiche si fondano sul fatto che « l'uomo e la donna nel matrimonio si uniscono tra loro così saldamente da divenire — secondo le parole del Libro della Genesi — "una sola carne" (Gn 2,24). Maschio e femmina per costituzione fisica, i due soggetti umani, pur somaticamente differenti, partecipano in modo uguale alla capacità di vivere "nella verità e nell'amore". Questa capacità, caratteristica dell'essere umano in quanto persona, ha una dimensione spirituale e corporea insieme... La famiglia che ne scaturisce trae la sua solidità interiore dal patto tra i coniugi, che Cristo ha elevato a Sacramento. Essa attinge la propria natura comunitaria, anzi, le sue caratteristiche di "comunione", da quella fondamentale comunione dei coniugi che si prolunga nei figli. "Siete disposti ad accogliere responsabilmente e con amore i figli che Dio vorrà donarvi e a educarli...?" — domanda il Celebrante durante il rito del matrimonio. La risposta degli sposi corrisponde all'intima verità dell'amore che li unisce ». E con la stessa formula della celebrazione del matrimonio gli sposi si impegnano e promettono di « essere fedeli sempre » proprio perché la fedeltà degli sposi scaturisce da questa comunione di persone che si salda nel progetto del Creatore, nell'Amore Trinitario e nel Sacramento che esprime l'unione fedele di Cristo con la Chiesa.

30. Il matrimonio cristiano è un sacramento per cui la sessualità viene integrata in un cammino di santità, con un vincolo rinforzato nella sua indissolubile unità: « Il dono del sacramento è nello stesso tempo vocazione e comandamento per gli sposi cristiani, perché rimangano tra loro fedeli per sempre, al di là di ogni prova e difficoltà, in generosa obbedienza alla santa volontà del Signore: "Quello che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi" ».

I genitori affrontano una preoccupazione attuale

31. Purtroppo oggi, anche nelle società cristiane, i genitori hanno motivo di essere preoccupati circa la stabilità dei futuri matrimoni dei figli. Devono, però, reagire con ottimismo, malgrado l'incremento dei divorzi e la crescente crisi delle famiglie, impegnandosi per dare ai propri figli una profonda formazione cristiana che li renda capaci di superare le varie difficoltà. In concreto, l'amore per la castità, a cui li aiuteranno a formarsi, favorisce il mutuo rispetto fra l'uomo e la donna e fornisce le capacità di compassione, tenerezza, tolleranza, generosità e, soprattutto, di spirito di sacrificio, senza il quale nessun amore regge. I figli arriveranno così al matrimonio con quella saggezza realistica di cui parla San Paolo, secondo il cui insegnamento gli sposi devono continuamente guadagnarsi l'amore l'uno dell'altro e prendendosi reciprocamente cura con mutua pazienza e affetto (cf 1 Cor 7,3-6; Ef 5,21-23).

32. Mediante questa remota formazione alla castità in famiglia, gli adolescenti e i giovani imparano a vivere la sessualità nella dimensione personale, rifiutando qualsiasi separazione della sessualità dall'amore — inteso come donazione di sé — e dell'amore sponsale dalla famiglia.
Il rispetto dei genitori verso la vita e verso il mistero della procreazione eviterà al bambino o al giovane la falsa idea che le due dimensioni dell'atto coniugale, unitiva e procreativa, possano separarsi a proprio arbitrio. La famiglia viene riconosciuta così come parte inseparabile della vocazione al matrimonio.

Un'educazione cristiana alla castità nella famiglia non può sottacere la gravità morale che comporta la separazione della dimensione unitiva e di quella procreativa nell'ambito della vita coniugale, il che si realizza soprattutto nella contraccezione e nella procreazione artificiale: nel primo caso, s'intende ricercare il piacere sessuale intervenendo sull'espressione dell'atto coniugale per evitare il concepimento; nel secondo caso, si ricerca il concepimento sostituendo l'atto coniugale attraverso una tecnica. Ciò è contrario alla verità dell'amore coniugale e alla piena comunione sponsale.

Così la formazione alla castità dei giovani dovrà diventare una preparazione alla paternità e alla maternità responsabili, che « riguardano direttamente il momento in cui l'uomo e la donna, unendosi "in una sola carne", possono diventare genitori. E’ momento ricco di un valore peculiare sia per il loro rapporto interpersonale che per il loro servizio alla vita: essi possono diventare genitori — padre e madre — comunicando la vita ad un nuovo essere umano. Le due dimensioni dell'unione coniugale, quella unitiva e quella procreativa, non possono essere separate artificialmente senza intaccare la verità intima dell'atto coniugale stesso ».

E’ necessario anche presentare ai giovani le conseguenze, sempre più gravi, che derivano dalla separazione della sessualità dalla procreazione quando si arriva a praticare la sterilizzazione e l'aborto, o a perseguire la pratica della sessualità dissociata anche dall'amore coniugale, prima e fuori del matrimonio.

Da questo momento educativo che si colloca nel disegno di Dio, nella struttura stessa della sessualità, nella natura intima del matrimonio e della famiglia, dipende gran parte dell'ordine morale e dell'armonia coniugale della famiglia e, perciò, dipende anche il vero bene della società.

33. I genitori che esercitano il proprio diritto e dovere di formare alla castità i figli, possono essere certi di aiutarli nella formazione a loro volta di famiglie stabili e unite anticipando così, nella misura possibile, le gioie del Paradiso: « Come descriverò la felicità del matrimonio che la Chiesa fonda, la reciproca offerta conferma, la benedizione suggella, gli angeli proclamano e Dio stesso ha celebrato?... I due sposi sono come fratelli, servi l'uno dell'altra, senza che si dia separazione fra di loro, né nella carne né nello spirito... In essi Cristo si rallegra e invia loro la sua pace; dove sono due, lì si trova anche Lui, e dove c'è Lui non può esserci più il male ».

2. La vocazione alla verginità e al celibato

34. La Rivelazione cristiana presenta le due vocazioni all'amore: il matrimonio e la verginità. Non di rado, in alcune società odierne sono in crisi non soltanto il matrimonio e la famiglia, ma anche le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Le due situazioni sono inseparabili: « Quando non si ha stima del matrimonio, non può esistere neppure la verginità consacrata; quando la sessualità umana non è ritenuta un grande valore donato dal Creatore, perde significato il rinunciarvi per il Regno dei Cieli ».

Alla disgregazione della famiglia segue la mancanza di vocazioni; invece dove i genitori sono generosi nell'accogliere la vita, è più facile che lo siano anche i figli allorché si tratti di offrirla a Dio: « Occorre che le famiglie tornino ad esprimere generoso amore per la vita e si pongano al suo servizio innanzitutto accogliendo, con senso di responsabilità non disgiunto da serena fiducia, i figli che il Signore vorrà donare »; e portino a compimento questa accoglienza non solo « con una continua azione educativa, ma anche col doveroso impegno di aiutare soprattutto gli adolescenti e i giovani a cogliere la dimensione vocazionale di ogni esistenza, all'interno del piano di Dio... La vita umana acquista pienezza quando diventa dono di sé: un dono che può esprimersi nel matrimonio, nella verginità consacrata, nella dedizione al prossimo per un ideale, nella scelta del sacerdozio ministeriale. I genitori serviranno veramente la vita dei loro figli, se li aiuteranno a fare della propria esistenza un dono, rispettando le loro scelte mature e promuovendo con gioia ogni vocazione, anche quella religiosa e sacerdotale ».

Per questa ragione, quando si occupa dell'educazione sessuale nella Familiaris consortio, Papa Giovanni Paolo II afferma: « I genitori cristiani riserveranno una particolare attenzione e cura, discernendo i segni della chiamata di Dio, per l'educazione alla verginità, come forma suprema di quel dono di sé che costituisce il senso stesso della sessualità umana ».

I genitori e le vocazioni sacerdotali e religiose

35. I genitori devono perciò rallegrarsi se vedono in qualcuno dei figli i segni della chiamata di Dio alla vocazione più alta della verginità o del celibato per amore del Regno dei Cieli. Dovranno allora adattare la formazione all'amore casto alle necessità di quei figli, incoraggiandoli nel proprio cammino fino al momento dell'ingresso nel seminario o nella casa di formazione, oppure alla maturazione di questa specifica vocazione al dono di sé con cuore indiviso. Essi dovranno rispettare e apprezzare la libertà di ognuno dei figli, incoraggiando la loro personale vocazione e senza tentare di imporre loro una determinata vocazione.
Il Concilio Vaticano II ricorda chiaramente questo peculiare e onorifico compito dei genitori, sostenuti nella loro opera dai maestri e dai sacerdoti: « I genitori, curando l'educazione cristiana dei figli, coltivino e custodiscano nei loro cuori la vocazione religiosa ». « Il dovere di dare incremento alle vocazioni sacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana...; a tale riguardo il massimo contributo viene offerto tanto dalle famiglie le quali, se animate da spirito di fede, di carità e di pietà, costituiscono come il primo seminario, quanto dalle parrocchie, della cui vita fiorente entrano a far parte gli stessi adolescenti ». « Quanto poi ai genitori e ai maestri, e in genere a tutti coloro cui spetta in un modo o nell'altro l'educazione dei bambini e dei giovani, essi devono istruirli in modo tale che, conoscendo la sollecitudine del Signore per il suo gregge e avendo presenti i bisogni della Chiesa, siano pronti a rispondere con generosità alla chiamata del Signore, dicendogli con il profeta: "Eccomi qui, manda me" (Is 6,8) ».

Questo contesto familiare necessario per la maturazione delle vocazioni religiose e sacerdotali richiama la grave situazione di molte famiglie, specialmente in certi paesi, che sono povere di vita, perché volutamente prive di figli o con un figlio unico, in cui è ben difficile che sorgano vocazioni ed anche che si possa esplicare una piena educazione sociale.

36. Inoltre, la famiglia veramente cristiana diventerà capace di far capire il valore del celibato cristiano e della castità anche a quei figli non sposati o che sono inabili al matrimonio per ragioni estranee alla propria volontà. Se vengono ben formati fin da bambini e nella gioventù, saranno in condizione di affrontare la propria situazione più facilmente. Anzi, potranno rettamente scoprire la volontà di Dio in tale situazione e trovare così un senso di vocazione e di pace nella propria vita. A queste persone, specialmente se affette da qualche disabilità fisica, occorrerà svelare le grandi possibilità di realizzazione di sé e di fecondità spirituale che sono aperte a chi, sostenuto dalla fede e dall'Amore di Dio, si impegna per aiutare i fratelli più poveri e più bisognosi.

IV
PADRE E MADRE COME EDUCATORI

37. Dio, concedendo ai coniugi il privilegio e la grande responsabilità di diventare genitori, dona loro la grazia per compiere adeguatamente la propria missione. Inoltre, i genitori nel compito di educare i figli sono illuminati da « due verità fondamentali: la prima è che l'uomo è chiamato a vivere nella verità e nell'amore; la seconda è che ogni uomo si realizza attraverso il dono sincero di sé ». Come sposi, genitori e ministri della grazia sacramentale del matrimonio, i genitori sono sostenuti giorno per giorno, con delle energie speciali di ordine spirituale, da Gesù Cristo, che ama e nutre la Chiesa, Sua Sposa.

In quanto coniugi, divenuti « una sola carne » per il vincolo del matrimonio, condividono il dovere di formare i figli mediante una volonterosa collaborazione nutrita da un vigoroso e mutuo dialogo, che « ha una nuova e specifica sorgente nel sacramento del matrimonio, che li consacra all'educazione propriamente cristiana dei figli, li chiama cioè a partecipare alla stessa autorità e allo stesso amore di Dio Padre e di Cristo Pastore, come pure all'amore materno della Chiesa, e li arricchisce di sapienza, consiglio, fortezza e di ogni altro dono dello Spirito Santo per aiutare i figli nella loro crescita umana e cristiana ».

38. Nel contesto della formazione alla castità, la « paternità-maternità » comprende evidentemente il genitore che rimane solo ed anche i genitori adottivi. Il compito del genitore che rimane solo non è certamente facile, perché viene a mancare il sostegno dell'altro coniuge, e con esso il ruolo e l'esempio di un genitore dell'altro sesso. Dio, però, sostiene i genitori soli con un amore speciale, chiamandoli ad affrontare questo compito con la stessa generosità e sensibilità con cui amano e curano i propri figli negli altri aspetti della vita familiare.

39. Ci sono altre persone chiamate in certi casi a prendere il posto dei genitori: quelli che assumono in modo permanente il ruolo parentale, per esempio, riguardo ai bambini orfani o abbandonati. Su di essi ricade il compito di formare i fanciulli e i giovani nel senso globale e anche nella castità e riceveranno la grazia di stato per farlo secondo i medesimi principi che guidano i genitori cristiani.

40. I genitori non devono mai sentirsi soli in tale impegno. La Chiesa li sostiene e incoraggia, fiduciosa che possano svolgere questa funzione meglio di chiunque altro.
Essa conforta ugualmente quegli uomini o quelle donne che, spesso con grande sacrificio, danno ai bambini senza genitori una forma di amore parentale e di vita di famiglia. Tutti devono comunque avvicinarsi a tale dovere in uno spirito di preghiera, aperti e ubbidienti alle verità morali di fede e di ragione che integrano l'insegnamento della Chiesa, e sempre considerando i bambini e i giovani come persone, figli di Dio ed eredi del Regno dei Cieli.

I diritti e doveri dei genitori

41. Prima d'entrare nei dettagli pratici della formazione dei giovani alla castità, è di estrema importanza che i genitori siano consapevoli dei loro diritti e doveri, in particolare di fronte ad uno Stato e ad una scuola che tendono ad assumere l'iniziativa in campo di educazione sessuale.
Nella Familiaris consortio, il Santo Padre Giovanni Paolo II lo riafferma: « Il diritto-dovere educativo dei genitori si qualifica come essenziale, connesso com'è con la trasmissione della vita umana; come originale e primario, rispetto al compito educativo di altri, per l'unicità del rapporto d'amore che sussiste tra genitori e figli; come insostituibile ed inalienabile, e che pertanto non può essere totalmente delegato ad altri, né da altri usurpato »; fatto salvo il caso, accennato all'inizio, della impossibilità fisica o psichica.

42. Tale dottrina poggia sull'insegnamento del Concilio Vaticano II ed è anche proclamata dalla Carta dei Diritti della Famiglia: « Avendo dato la vita ai loro figli, i genitori hanno l'originario, primario e inalienabile diritto di educarli; essi... hanno il diritto di educare i loro figli in conformità con le loro convinzioni morali e religiose, tenendo conto delle tradizioni culturali della famiglia che favoriscano il bene e la dignità del bambino; essi devono inoltre ricevere dalla società l'aiuto e l'assistenza necessari per svolgere convenientemente il loro ruolo educativo ».

43. Il Papa insiste sul fatto che ciò vale particolarmente nei riguardi della sessualità: «L'educazione sessuale, diritto e dovere fondamentale dei genitori, deve attuarsi sempre sotto la loro guida sollecita, sia in casa sia nei centri educativi da essi scelti e controllati. In questo senso la Chiesa ribadisce la legge della sussidiarietà, che la scuola è tenuta ad osservare quando coopera all'educazione sessuale, collocandosi nello spirito stesso che anima i genitori».
Il Santo Padre aggiunge: « Per gli stretti legami che intercorrono tra la dimensione sessuale della persona e i suoi valori etici, il compito educativo deve condurre i figli a conoscere e a stimare le norme morali come necessaria e preziosa garanzia per una responsabile crescita nella sessualità umana ». Nessuno è in grado di realizzare l'educazione morale in questo delicato campo meglio dei genitori, debitamente preparati.

Il significato del dovere dei genitori

44. Questo diritto implica anche un compito educativo: se di fatto non impartiscono un'adeguata formazione alla castità, i genitori vengono meno ad un loro preciso dovere; né essi mancherebbero di essere colpevoli pure qualora tollerino che una formazione immorale o inadeguata venga impartita ai figli fuori casa.

45. Questo compito incontra oggi una particolare difficoltà anche in relazione alla diffusione, tramite i mezzi di comunicazione sociale, della pornografia, ispirata a criteri commerciali e deformanti la sensibilità degli adolescenti. Riguardo a ciò, è necessaria, da parte dei genitori, una duplice premura: un'educazione preventiva e critica nei confronti dei figli ed un'azione di coraggiosa denuncia presso l'autorità. I genitori, come singoli o associati tra di loro, hanno il diritto e il dovere di promuovere il bene dei loro figli e di esigere dall'autorità leggi di prevenzione e repressione dello sfruttamento della sensibilità dei fanciulli e degli adolescenti.

46. Il Santo Padre sottolinea questo compito dei genitori delineandone l'orientamento e l'obiettivo: « Di fronte ad una cultura che "banalizza" in larga parte la sessualità umana, perché la interpreta e la vive in modo riduttivo e impoverito, collegandola unicamente al corpo e al piacere egoistico, il servizio educativo dei genitori deve puntare fermamente su di una cultura sessuale che sia veramente e pienamente personale: la sessualità, infatti, è una ricchezza di tutta la persona — corpo, sentimento e anima — e manifesta il suo intimo significato nel portare la persona al dono di sé nell'amore ».

47. Non possiamo dimenticare, comunque, che si tratta di un diritto-dovere, quello di educare, che i genitori cristiani in passato hanno avvertito ed esercitato poco, forse perché il problema non aveva la gravità di oggi; o perché il loro compito era in parte sostituito dalla forza dei modelli sociali dominanti e, inoltre, dalla supplenza che in questo campo esercitavano la Chiesa e la scuola cattolica. Non è facile per i genitori assumere questo impegno educativo, perché oggi si rivela assai complesso e più grande delle possibilità stesse della famiglia, e perché nella maggioranza dei casi non vi è la possibilità di fare riferimento all'operato dei propri genitori.

Perciò, la Chiesa ritiene che sia un suo dovere contribuire, anche con questo documento, a ridare ai genitori fiducia nelle proprie capacità e aiutarli a svolgere il loro compito.

V
ITINERARI FORMATIVI IN SENO ALLA FAMIGLIA

48. L'ambiente della famiglia è dunque il luogo normale ed ordinario per la formazione dei bambini e dei giovani al consolidamento e all'esercizio delle virtù della carità, della temperanza, della fortezza e quindi della castità. Come chiesa domestica, la famiglia è, infatti, la scuola della più ricca umanità. Questo vale particolarmente per l'educazione morale e spirituale, soprattutto su di un punto così delicato come la castità: in essa, infatti, si intrecciano aspetti fisici, psichici e spirituali, spunti di libertà e influsso dei modelli sociali, naturale pudore e tendenze forti insite nella corporeità umana; fattori, tutti questi, che si trovano congiunti alla consapevolezza sia pure implicita della dignità della persona umana, chiamata a collaborare con Dio e nello stesso tempo segnata dalla fragilità. In una casa cristiana i genitori hanno la forza per condurre i figli verso una vera maturazione cristiana della loro personalità, secondo la statura di Cristo, all'interno del suo Corpo mistico che è la Chiesa.
La famiglia, pur ricca di queste forze, ha bisogno di sostegno anche da parte dello Stato e della società, secondo il principio di sussidiarietà: « Accade... che quando la famiglia decide di corrispondere pienamente alla propria vocazione, si può trovare priva dell'appoggio necessario da parte dello Stato e non dispone di risorse sufficienti. E urgente promuovere non solo politiche per la famiglia, ma anche politiche sociali, che abbiano come principale obiettivo la famiglia stessa, aiutandola, mediante l'assegnazione di adeguate risorse e di efficienti strumenti di sostegno, sia nell'educazione dei figli sia nella cura degli anziani ».

49. Consci di ciò, e delle difficoltà reali che oggi esistono in non pochi paesi per i giovani, specialmente in presenza di fattori di degrado sociale e morale, i genitori sono sollecitati ad osare di chiedere e di proporre di più. Non possono accontentarsi di evitare il peggio — che i figli non si droghino, o non commettano delitti — ma dovranno impegnarsi nell'educarli ai valori veri della persona, rinnovati dalle virtù della fede, della speranza e dell'amore: la libertà, la responsabilità, la paternità e la maternità, il servizio, il lavoro professionale, la solidarietà, l'onestà, l'arte, lo sport, la gioia di sapersi figli di Dio e, con ciò, fratelli di tutti gli esseri umani, ecc.

Il valore essenziale del focolare

50. Le scienze psicologiche e pedagogiche, nelle loro più recenti acquisizioni, e l'esperienza concordano nel sottolineare l'importanza decisiva, in ordine ad un'armonica e valida educazione sessuale, del clima affettivo che regna nella famiglia, specialmente nei primi anni dell'infanzia e della fanciullezza e forse anche nella fase prenatale, periodi in cui si instaurano i dinamismi emozionali e profondi dei fanciulli. Viene evidenziata l'importanza dell'equilibrio, dell'accettazione e della comprensione a livello della coppia. Si sottolinea inoltre il valore della serenità di rapporto relazionale fra i coniugi, della loro presenza positiva — sia quella del padre sia quella della madre — negli anni importanti per i processi di identificazione, e del rapporto di rassicurante affetto verso i bambini.

51. Certe gravi carenze o squilibri che si realizzano tra i genitori (ad esempio, l'assenza dalla vita familiare di uno o di entrambi i genitori, il disinteresse educativo, o la severità eccessiva) sono fattori capaci di causare nei bambini distonie emozionali e affettive che possono gravemente disturbare la loro adolescenza e talvolta segnarli per tutta la vita. E’ necessario che i genitori trovino il tempo di stare con i figli e di intrattenersi a dialogare con loro. I figli, dono e impegno, sono il loro compito più importante, sebbene apparentemente non sempre molto redditizio: lo sono più del lavoro, più dello svago, più della posizione sociale. In tali conversazioni — e in modo crescente man mano che passano gli anni — bisogna saperli ascoltare con attenzione, sforzarsi di comprenderli, saper riconoscere la parte di verità che può essere presente in alcune forme di ribellione. E, allo stesso tempo, i genitori potranno aiutarli a incanalare rettamente ansie e aspirazioni, insegnando loro a riflettere sulla realtà delle cose e a ragionare. Non si tratta d'imporre una determinata linea di condotta, ma di mostrare i motivi, soprannaturali e umani, che la raccomandano. Ci riusciranno maggiormente, se sapranno dedicare tempo ai loro figli e mettersi veramente al loro livello, con amore.

Formazione nella comunità di vita e di amore

52. La famiglia cristiana è in grado di offrire un'atmosfera permeata di quell'amore per Dio che rende possibile un autentico dono reciproco. I bambini che fanno questa esperienza sono più disposti a vivere secondo quelle verità morali che vedono praticare nella vita dei genitori. Avranno fiducia in essi e impareranno quell'amore — niente muove tanto ad amare quanto il sapersi amati — che vince le paure. Così il vincolo di amore reciproco, che è testimoniato dai genitori verso i figli, diventerà una protezione sicura della loro serenità affettiva. Tale vincolo affinerà l'intelletto, la volontà e le emozioni, respingendo tutto ciò che potrebbe degradare o svilire il dono della sessualità umana la quale, in una famiglia in cui regna l'amore, è sempre intesa come parte della chiamata al dono di sé nell'amore per Dio e gli altri: « La famiglia è la prima e fondamentale scuola di socialità: in quanto comunità d'amore, essa trova nel dono di sé la legge che la guida e la fa crescere. Il dono di sé, che ispira l'a
ore dei coniugi tra di loro, si pone come modello e norma del dono di sé quale deve attuarsi nei rapporti tra fratelli e sorelle e tra le diverse generazioni che convivono nella famiglia. E la comunione e la partecipazione quotidianamente vissuta nella casa, nei momenti di gioia e di difficoltà, rappresenta la più concreta ed efficace pedagogia per l'inserimento attivo, responsabile e fecondo dei figli nel più ampio orizzonte della società ».

53. In definitiva, l'educazione all'amore autentico, che non può essere tale se non diventando amore di benevolenza, comporta l'accoglienza della persona amata, il considerare il suo bene come proprio, e quindi implica di educare ai rapporti giusti con gli altri. Occorre insegnare al bambino, all'adolescente e al giovane come entrare in relazioni sane con Dio, con i suoi genitori, con i suoi fratelli e sorelle, con i suoi compagni dello stesso o diverso sesso, con gli adulti.

54. Non si può nemmeno dimenticare che l'educazione all'amore è una realtà globale: non si può progredire nell'impostare i giusti rapporti con una persona senza farlo, allo stesso tempo, nei rapporti con qualsiasi altra persona. Come già accennato, l'educazione alla castità, in quanto educazione all'amore, è nello stesso tempo educazione dello spirito, della sensibilità e dei sentimenti. L'atteggiamento verso le persone dipende non poco dalla maniera in cui si gestiscono i sentimenti spontanei verso di loro, facendone crescere alcuni, controllandone altri. La castità, in quanto virtù, non si riduce mai ad un semplice discorso sulle capacità di compiere atti conformi alla norma di condotta esteriore, ma esige l'attivazione e lo sviluppo dei dinamismi di natura e di grazia, che costituiscono l'elemento principale e immanente della nostra scoperta della legge di Dio come garanzia di crescita e di libertà.

55. E necessario, pertanto, rilevare che l'educazione alla castità è inseparabile dall'impegno di coltivare tutte le altre virtù e, in modo particolare, l'amore cristiano che è caratterizzato dal rispetto, dall'altruismo e dal servizio e che in definitiva è chiamato carità. La sessualità è un bene di grande importanza, che è necessario proteggere seguendo l'ordine della ragione illuminata dalla fede: « Quanto più grande è un bene, tanto più in esso si deve osservare l'ordine della ragione ». Da ciò deriva che per educare alla castità « è necessario il dominio di sé, il quale presuppone virtù quali il pudore, la temperanza, il rispetto di sé e degli altri, l'apertura al prossimo ».

Sono anche importanti quelle virtù che la tradizione cristiana ha chiamato le sorelle minori della castità (modestia, attitudine al sacrificio dei propri capricci), alimentate dalla fede e dalla vita di preghiera.

Il pudore e la modestia

56. La pratica del pudore e della modestia, nel parlare, agire e vestire, è molto importante per creare un clima adatto alla maturazione della castità, ma ciò deve essere ben motivato dal rispetto del proprio corpo e della dignità degli altri. Come si è accennato, i genitori devono vegliare affinché certe mode e certi atteggiamenti immorali non violino l'integrità della casa, particolarmente attraverso un cattivo uso dei mass media. Il Santo Padre ha sottolineato in proposito la necessità «che sia messa in atto una più stretta collaborazione tra i genitori, ai quali spetta in primo luogo il compito educativo, i responsabili dei mezzi di comunicazione a vario livello e le autorità pubbliche, affinché le famiglie non siano abbandonate a se stesse in un settore importante della loro missione educativa... In realtà, si devono riconoscere proposte, contenuti e programmi di sano divertimento, di informazione e di educazione complementari a quelli della famiglia e della scuola. Ciò non toglie purtroppo che, soprattutto in alcune Nazioni, vengano diffusi spettacoli e scritti in cui prolifera ogni sorta di violenza e si compie una specie di bombardamento con messaggi che minano i principi morali e rendono impossibile un'atmosfera seria che permetta di trasmettere valori degni della persona umana».
In particolare, riguardo all'uso della televisione il Santo Padre ha specificato: « Il modo di vivere — specialmente nelle Nazioni più industrializzate — porta assai spesso le famiglie a scaricarsi delle loro responsabilità educative trovando nella facilità di evasione (in casa rappresentata specialmente dalla televisione e da certe pubblicazioni) il modo di tener occupati tempo ed attività dei bambini e dei ragazzi. Nessuno può negare che v'è in ciò anche una certa giustificazione, dato che troppo spesso mancano strutture ed infrastrutture sufficienti per potenziare e valorizzare il tempo libero dei ragazzi e indirizzarne le energie ». Altra circostanza facilitante è rappresentata dal fatto che entrambi i genitori sono occupati nel lavoro, anche extra-domestico. « A subirne le conseguenze sono proprio coloro che più hanno bisogno di essere aiutati nello sviluppo della loro "libertà responsabile". Ecco emergere il dovere — specialmente per i credenti, per le donne e gli uomini amanti della libertà — di proteggere specialmente bambini e ragazzi dalle "aggressioni" che subiscono anche dai mass-media. Nessuno manchi a questo dovere adducendo motivi, troppo comodi, di disimpegno! »; « i genitori, in quanto recettori, devono farsi parte attiva nell'uso moderato, critico, vigile e prudente di essi ».

La giusta intimità

57. In stretta connessione con il pudore e la modestia, che sono una spontanea difesa della persona che rifiuta di essere vista e trattata come oggetto di piacere invece d'essere rispettata ed amata per se stessa, si deve considerare il rispetto dell'intimità: se un bambino o un giovane vede che si rispetta la sua giusta intimità, allora saprà che ci si aspetta che anch'egli dimostri lo stesso atteggiamento nei confronti degli altri. In questo modo, egli impara a coltivare il proprio senso di responsabilità di fronte a Dio, sviluppando la sua vita interiore e il gusto della libertà personale, che lo rendono capace di amare meglio Dio e gli altri.

L'autodominio

58. Tutto ciò richiama più in generale l'autodominio, condizione necessaria per essere capaci di fare dono di sé. I bambini e i giovani devono essere incoraggiati a stimare e praticare l'autocontrollo e il ritegno, a vivere in modo ordinato, a fare sacrifici personali in uno spirito di amore per Dio, di autorispetto e di generosità per gli altri, senza soffocare i sentimenti e le tendenze ma incanalandoli in una vita virtuosa.

I genitori come modelli per i propri figli

59. Il buon esempio e la « leadership » dei genitori è essenziale per rafforzare la formazione dei giovani alla castità. La madre che stima la vocazione materna e il suo posto nella casa aiuta grandemente a sviluppare, nelle proprie figlie, le qualità della femminilità e della maternità e mette davanti ai figli maschi un esempio chiaro, forte e nobile di donna. Il padre che ispira la sua condotta ad uno stile di dignità virile, senza maschilismi, sarà un modello attraente per i figli ed ispirerà rispetto, ammirazione e sicurezza nelle figlie.

60. Ciò vale anche per l'educazione allo spirito di sacrificio nelle famiglie soggette, oggi più che mai, alle pressioni del materialismo e del consumismo. Solo così, i figli cresceranno « in una giusta libertà di fronte ai beni materiali, adottando uno stile di vita semplice ed austero, ben convinti che " l'uomo vale più per quello che è che per quello che ha". In una società scossa e disgregata da tensioni e conflitti per il violento scontro tra i diversi individualismi ed egoismi, i figli devono arricchirsi non soltanto del senso della vera giustizia, che sola conduce al rispetto della dignità personale di ciascuno, ma anche e ancor più del senso del vero amore, come sollecitudine sincera e servizio disinteressato verso gli altri, in particolare i più poveri e bisognosi »; « l'educazione si colloca pienamente nell'orizzonte della "civiltà dell'amore"; da essa dipende e, in grande misura, contribuisce a costruirla ».

Un santuario della vita e della fede

61. Nessuno può ignorare che il primo esempio e il più grande aiuto che i genitori possono dare al riguardo ai propri figli è la loro generosità nell'accogliere la vita, senza dimenticare che così li aiutano ad avere uno stile più semplice di vita e, inoltre, « che è minor male negare ai propri figli certe comodità e vantaggi materiali che privarli della presenza di fratelli e sorelle che potrebbero aiutarli a sviluppare la loro umanità e realizzare la bellezza della vita in ogni sua fase e in tutta la sua varietà ».

62. Infine, ricordiamo che per raggiungere tutte queste mete la famiglia, prima di tutto, deve essere casa di fede e di preghiera in cui è avvertita la presenza di Dio Padre, è accolta la Parola di Gesù, è sentito il vincolo di amore, dono dello Spirito, si ama e si invoca la Madre purissima di Dio. Tale vita di fede e di « preghiera ha come contenuto originale la stessa vita di famiglia, che in tutte le sue diverse circostanze viene interpretata come vocazione di Dio e attuata come risposta filiale al suo appello: gioie e dolori, speranze e tristezze, nascite e compleanni, anniversari delle nozze dei genitori, partenze, lontananze e ritorni, scelte importanti e decisive, la morte di persone care, ecc. segnano l'intervento dell'amore di Dio nella storia della famiglia, così come devono segnare il momento favorevole per il rendimento di grazie, per l'implorazione, per l'abbandono fiducioso della famiglia al comune Padre che sta nei cieli ».

63. In quest'atmosfera di preghiera e di consapevolezza della presenza e della paternità di Dio, le verità della fede e della morale saranno insegnate, comprese e penetrate con riverenza, e la parola di Dio sarà letta e vissuta con amore. Così la verità di Cristo edificherà una comunità familiare fondata sull'esempio e la guida dei genitori che scendono « in profondità nel cuore dei figli, lasciando tracce che i successivi eventi della vita non riusciranno a cancellare ».

VI
I PASSI NELLA CONOSCENZA

64. Ai genitori compete particolarmente l'obbligo di far conoscere ai figli i misteri della vita umana, perché la famiglia « è l'ambiente migliore per assolvere l'obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale. La famiglia possiede una carica affettiva adatta a fare accettare senza traumi anche le realtà più delicate e ad integrarle armonicamente in una personalità ricca ed equilibrata ».

Questo compito primario della famiglia, che abbiamo ricordato, comporta per i genitori il diritto a che i loro figli non siano obbligati a scuola ad assistere a corsi su questa materia che siano in disaccordo con le proprie convinzioni religiose e morali. E infatti compito della scuola non sostituirsi alla famiglia ma, piuttosto, « assistere e completare l'opera dei genitori, fornendo ai fanciulli e ai giovani una valutazione della sessualità come valore e compito di tutta la persona creata, maschio e femmina, a immagine di Dio ».

In merito ricordiamo quanto insegna il Santo Padre nella Familiaris consortio: « La Chiesa si oppone fermamente a una certa forma di informazione sessuale, avulsa dai principi morali, così spesso diffusa, la quale altro non sarebbe che un'introduzione all'esperienza del piacere e uno stimolo che porta a perdere la serenità — ancora negli anni dell'innocenza —, aprendo la strada al vizio ». Occorre, perciò, proporre quattro principi generali e in seguito esaminare le varie fasi di sviluppo del fanciullo.

Quattro principi sull'informazione riguardo alla sessualità

65. 1. Ogni bambino è una persona unica e irripetibile e deve ricevere una formazione individualizzata. Poiché i genitori conoscono, comprendono e amano ciascuno dei loro figli nella loro irripetibilità, sono nella migliore posizione per decidere il momento opportuno per dare le diverse informazioni, secondo la rispettiva crescita fisica e spirituale. Nessuno può togliere ai genitori coscienziosi questa capacità di discernimento.

66. Il processo di maturazione di ogni bambino come persona è diverso, per cui gli aspetti che toccano di più la sua intimità, sia biologici che affettivi, devono essergli comunicati tramite un dialogo personalizzato. Nel dialogo con ciascun figlio, fatto di amore e di fiducia, i genitori comunicano qualcosa del proprio dono di sé, che li mette in grado di testimoniare aspetti della dimensione affettiva della sessualità, altrimenti non trasmissibili.

67. L'esperienza dimostra che questo dialogo si sviluppa meglio quando il genitore, che comunica le informazioni biologiche, affettive, morali e spirituali, è dello stesso sesso del bambino o del giovane. Consapevoli del ruolo, delle emozioni e dei problemi del proprio sesso, le madri hanno un legame speciale con le proprie figlie e i padri con i figli. Bisogna rispettare questo legame naturale; perciò, il genitore che si trovi ad essere solo dovrà comportarsi con grande sensibilità nel parlare con un figlio di diverso sesso, e potrà scegliere di affidare i particolari più intimi ad una persona di fiducia del medesimo sesso del bambino. Per questa collaborazione di carattere sussidiario, i genitori possono giovarsi di educatori esperti e ben formati nell'ambito della comunità scolastica, parrocchiale o delle associazioni cattoliche.

68. 2. La dimensione morale deve far parte sempre delle loro spiegazioni. I genitori potranno mettere in rilievo che i cristiani sono chiamati a vivere il dono della sessualità secondo il piano di Dio che è Amore, nel contesto cioè del matrimonio o della verginità consacrata o anche nel celibato. Si deve insistere sul valore positivo della castità, e sulla sua capacità di generare amore vero verso le persone: questo è il suo radicale e più importante aspetto morale; solo chi sa essere casto, saprà amare nel matrimonio o nella verginità.

69. Fin dalla più tenera età, i genitori possono osservare inizi di un'attività genitale istintiva nel bambino. Non è da considerare repressivo il correggere dolcemente quelle abitudini che potrebbero diventare peccaminose più tardi e insegnare la modestia, sempre che sia necessario, man mano che il bambino cresce. E sempre importante che il giudizio di rifiuto morale di certi atteggiamenti, contrari alla dignità della persona e alla castità, sia giustificato con motivazioni adeguate, valide e convincenti sia sul piano razionale che su quello della fede, perciò in un quadro di positività e di alto concetto della dignità personale. Molti ammonimenti dei genitori sono semplici rimproveri o raccomandazioni che i figli percepiscono come frutto della paura di certe conseguenze sociali o di reputazione pubblica, più che di un amore attento al loro vero bene. « Io vi esorto a correggere con tutto l'impegno i vizi e le passioni che in ciascuna età ci assalgono. Poiché se in qualsiasi epoca della nostra vita navighiamo disprezzando i valori della virtù e soffrendo così dei costanti naufragi, rischiamo di arrivare in porto vuoti di ogni carica spirituale ».

70. 3. La formazione alla castità e le opportune informazioni sulla sessualità devono essere fornite nel contesto più ampio dell'educazione all'amore. Non è sufficiente comunicare perciò informazioni sul sesso assieme a dei principi morali oggettivi. Occorre anche il costante aiuto per la crescita della vita spirituale dei figli, affinché lo sviluppo biologico e le pulsioni che cominciano a sperimentare si trovino sempre accompagnate da un crescente amore a Dio Creatore e Redentore e da una sempre più grande consapevolezza della dignità di ogni persona umana e del suo corpo. Alla luce del mistero di Cristo e della Chiesa, i genitori possono illustrare i valori positivi della sessualità umana nel contesto della nativa vocazione della persona all'amore e dell'universale vocazione alla santità.

71. Nei colloqui con i figli, quindi, non devono mai mancare i consigli idonei per crescere nell'amore di Dio e del prossimo e per superare le difficoltà: « La disciplina dei sensi e dello spirito, la vigilanza e la prudenza nell'evitare le occasioni di peccato, la custodia del pudore, la moderazione nei divertimenti, le sane occupazioni; il frequente ricorso alla preghiera e ai sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia. I giovani, soprattutto, devono preoccuparsi di sviluppare la loro pietà verso l'Immacolata Madre di Dio ».

72. Per educare i figli a saper bene valorizzare gli ambienti che frequentano con senso critico e di vera autonomia, come anche nell'abituarli ad un uso distaccato dei mass-media, i genitori dovranno sempre presentare i modelli positivi e le modalità adeguate per impegnare le proprie energie vitali, il senso di amicizia e di solidarietà nel vasto campo della società e della Chiesa.
In presenza di tendenze ed atteggiamenti devianti, per i quali occorre avere grande prudenza e cautela per ben distinguere e valutare le situazioni, sapranno ricorrere anche a specialisti di sicura formazione scientifica e morale per identificare le cause al di là dei sintomi e aiutare i soggetti con serietà e chiarezza a superare le difficoltà. L'azione pedagogica sia orientata più sulle cause che sulla repressione diretta del fenomeno, cercando anche — se fosse necessario — l'aiuto di persone qualificate, come medici, pedagogisti, psicologi di retto sentire cristiano.

73. Obiettivo dell'opera educativa è per i genitori trasmettere ai loro figli la convinzione che la castità nel proprio stato di vita è possibile e apportatrice di gioia. La gioia scaturisce dalla consapevolezza di una maturazione e armonia della propria vita affettiva, che, essendo dono di Dio e dono di amore, consente di realizzare il dono di sé nell'ambito della propria vocazione. L'uomo infatti, unica creatura sulla terra voluta da Dio per se stessa, « non può ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé ». « Cristo diede leggi comuni per tutti... Non ti proibisco di sposarti, né mi oppongo a che ti diverta. Soltanto voglio che tu lo faccia con temperanza, senza impudicizia, senza colpe e peccati. Non pongo come legge che fuggiate ai monti e ai deserti, ma che siate bravi, buoni, modesti e casti vivendo in mezzo alle città ».

74. L'aiuto di Dio non ci manca mai, se ognuno pone l'impegno necessario per corrispondere alla grazia di Dio. Aiutando, formando e rispettando la coscienza dei figli, i genitori devono procurare che frequentino in modo consapevole i sacramenti, camminando davanti a loro con il proprio esempio. Se i bambini e i giovani sperimentano gli effetti della grazia e della misericordia di Dio nei sacramenti, saranno in grado di vivere bene la castità come dono di Dio, per la sua gloria e per amare Lui e gli altri uomini. Un aiuto necessario e soprannaturalmente efficace è offerto dalla frequenza al Sacramento della riconciliazione, specialmente se ci si può avvalere di un confessore stabile. La guida o direzione spirituale, anche se non coincidente necessariamente con il ruolo del confessore, è un prezioso aiuto per l'illuminazione progressiva delle tappe maturative e per il sostegno morale.
Di grande aiuto sono le letture di libri di formazione scelti e consigliati sia per offrire una formazione più vasta e approfondita sia per fornire esempi e testimonianze nel cammino della virtù.

75. Una volta identificati gli obiettivi dell'informazione, occorre precisarne i tempi e le modalità a cominciare dall'età della fanciullezza.

4. I genitori devono impartire questa informazione con estrema delicatezza, ma in modo chiaro e nel tempo opportuno. Essi sanno bene che i figli devono essere trattati in modo personalizzato, secondo le condizioni personali del loro sviluppo fisiologico e psichico e tenendo in debito conto anche l'ambiente culturale di vita e l'esperienza che l'adolescente fa nella vita quotidiana. Per valutare bene quel che devono dire a ciascuno è molto importante che essi stessi chiedano prima luce al Signore nella preghiera e ne parlino insieme, affinché le loro parole non siano né troppo esplicite né troppo vaghe. Dare troppi dettagli ai bambini è controproducente, ma ritardare eccessivamente le prime informazioni è imprudente, perché ogni persona umana ha una naturale curiosità al riguardo e prima o poi s'interroga, soprattutto in una cultura in cui si può vedere troppo anche per strada.

76. In genere, le prime informazioni circa il sesso da impartire a un bambino piccolo non riguardano la sessualità genitale, ma la gravidanza e la nascita di un fratello o di una sorella. La curiosità naturale del bambino viene stimolata, per esempio, quando vede nella mamma i segni della gravidanza e che vive l'attesa di un bambino. I genitori possono approfittare di questa gioiosa esperienza per comunicare alcuni fatti semplici circa la gravidanza, ma sempre nel contesto più profondo della meraviglia dell'opera creativa di Dio, il quale dispone che la nuova vita da Lui donata venga custodita nel corpo della mamma vicino al suo cuore.

Le fasi principali dello sviluppo del fanciullo

77. E importante che i genitori abbiano riguardo delle esigenze dei loro figli nelle diverse fasi dello sviluppo. Tenendo conto che ogni bambino deve ricevere una formazione individualizzata, essi possono adattare le tappe dell'educazione all'amore ai bisogni particolari di ogni figlio.

1. Gli anni dell'innocenza

78. Dall'età di cinque anni circa fino alla pubertà — il cui inizio è da porsi nella manifestazione delle prime modificazioni nel corpo del ragazzo o della ragazza (effetto visibile di una incrementata produzione di ormoni sessuali) — si dice che il bambino è nella fase descritta, secondo le parole di Giovanni Paolo II, come « gli anni dell'innocenza ». Questo periodo di tranquillità e di serenità non deve mai essere disturbato da un'informazione sessuale non necessaria. In questi anni, prima che sia evidente uno sviluppo fisico sessuale, è normale che gli interessi del bambino siano rivolti ad altri aspetti della vita. E’ scomparsa la sessualità istintiva rudimentale del bambino piccolo. I bambini e le bambine di questa età non sono particolarmente interessati ai problemi sessuali e preferiscono frequentare bambini del proprio sesso.

Per non disturbare questa importante fase naturale della crescita, i genitori riconosceranno che una cauta formazione all'amore casto in questo periodo deve essere indiretta, in preparazione della pubertà, allorché l'informazione diretta sarà necessaria.

79. In questa fase di sviluppo, il bambino si trova normalmente a proprio agio con il corpo e le sue funzioni. Egli accetta il bisogno di modestia nel modo di vestire e nel comportamento. Pur essendo consapevole delle differenze fisiche fra i due sessi, il bambino in crescita mostra in genere poco interesse per le funzioni genitali. La scoperta delle meraviglie del creato, che accompagna questa epoca, e le esperienze in tal senso in casa e a scuola, dovranno anche essere orientate verso le fasi della catechesi e l'approccio ai sacramenti, che avviene all'interno della comunità ecclesiale.

80. Tuttavia, questo periodo della fanciullezza non è privo del suo significato in termini di sviluppo psico-sessuale. Il bambino o la bambina che cresce apprende, dall'esempio degli adulti e dall'esperienza familiare, cosa significhi essere una donna o un uomo. Certamente non si dovrebbero scoraggiare le espressioni di tenerezza naturale e di sensibilità da parte dei ragazzi, né, viceversa, si dovrebbero escludere le ragazze da attività fisiche vigorose. D'altra parte, però, in alcune società soggette a pressioni ideologiche, i genitori dovranno guardarsi anche da un'opposizione esagerata nei confronti di quella che viene definita una « stereotipizzazione dei ruoli ».

Non si dovrebbero ignorare o minimizzare le effettive differenze fra i due sessi e, in un ambiente familiare sano, i bambini impareranno che è naturale che a queste differenze corrisponda una certa diversità fra i normali ruoli familiari e domestici rispettivamente degli uomini e delle donne.

81. Durante questa fase, le ragazze svilupperanno in genere un interesse materno per i bambini piccoli, per la maternità e per la cura della casa. Assumendo costantemente come modello la Maternità della Santissima Vergine Maria, dovrebbero essere incoraggiate a valorizzare la propria femminilità.

82. Un ragazzo, in questa fase, è ad uno stadio di sviluppo relativamente tranquillo. Questo rappresenta spesso il periodo più facile per stabilire un buon rapporto con il padre. In questo tempo, egli dovrebbe apprendere che la sua mascolinità, anche se deve essere considerata come un dono divino, non è un segno di superiorità rispetto alle donne, ma una chiamata di Dio ad assumere certi ruoli e responsabilità. Il fanciullo dovrebbe essere scoraggiato dal diventare eccessivamente aggressivo o troppo preoccupato della prodezza fisica come garanzia della propria virilità.

83. Tuttavia, nel contesto dell'informazione morale e sessuale, possono sorgere in questa fase della fanciullezza diversi problemi. Oggi, in alcune società, vi sono tentativi programmati e determinati di imporre un'informazione sessuale prematura ai fanciulli.

In questo stadio dello sviluppo, tuttavia, essi non sono ancora in grado di comprendere pienamente il valore della dimensione affettiva della sessualità. Non possono comprendere e controllare l'immagine sessuale in un contesto adeguato di principi morali e, quindi, non possono integrare un'informazione sessuale prematura con la responsabilità morale. Tale informazione tende così a infrangere il loro sviluppo emozionale ed educativo e a disturbare la serenità naturale di questo periodo di vita. I genitori dovrebbero escludere con gentilezza ma con fermezza i tentativi di violare l'innocenza dei figli, perché tali tentativi compromettono lo sviluppo spirituale, morale ed emotivo delle persone che stanno crescendo e che hanno diritto a tale innocenza.

84. Un ulteriore problema sorge allorché i fanciulli ricevono una prematura informazione sessuale da parte dei mass-media o di coetanei che sono stati fuorviati o che hanno ricevuto un'educazione sessuale precoce. In questa circostanza i genitori avranno la necessità di cominciare ad impartire un'informazione sessuale accuratamente limitata, di solito per correggere un'informazione immorale errata o per controllare un linguaggio osceno.

85. Non infrequenti sono le violenze sessuali nei confronti dei bambini. I genitori devono proteggere i loro figli, anzitutto educandoli a una forma di modestia e di riserbo nei confronti di persone estranee; inoltre, impartendo un'adeguata informazione sessuale, senza però anticipare dettagli e particolarità che li potrebbero turbare e spaventare.

86. Come nei primi anni di vita, anche durante la fanciullezza i genitori dovrebbero incoraggiare nei figli lo spirito di collaborazione, obbedienza, generosità e abnegazione, nonché favorire le capacità di autoriflessione e di sublimazione. Infatti, è caratteristico di questo periodo di sviluppo l'essere attratti da attività intellettuali: e l'intellettualizzazione consente di acquisire la forza e la capacità di controllare la realtà circostante e, in un prossimo futuro, anche gli istinti che provengono dal corpo, così da trasformarli in attività intellettuali e razionali.
Il ragazzo indisciplinato o viziato è incline a una certa immaturità e debolezza morale nel futuro, perché la castità è difficile da mantenere se una persona sviluppa abitudini egoiste o disordinate e non è in grado di comportarsi con gli altri con interesse e rispetto. I genitori devono presentare standard obiettivi di ciò che è giusto o sbagliato, creando un contesto morale sicuro per la vita.

2. La pubertà

87. La pubertà, che costituisce la fase iniziale dell'adolescenza, è un momento in cui i genitori sono chiamati a essere particolarmente attenti all'educazione cristiana dei figli: è il momento della scoperta di se stessi « e del proprio universo interiore, momento di progetti generosi, momento in cui zampillano il sentimento dell'amore, gli impulsi biologici della sessualità e il desiderio di stare insieme, momento di una gioia particolarmente intensa, connessa con la scoperta inebriante della vita. Spesso, però, è anche l'età degli interrogativi più profondi, delle ricerche ansiose e perfino frustranti, di una certa diffidenza verso gli altri con dannosi ripiegamenti su se stessi, l'età talvolta delle prime sconfitte e delle prime amarezze ».

88. I genitori devono essere particolarmente attenti all'evoluzione dei propri figli e alle loro trasformazioni fisiche e psichiche, decisive nella maturazione della personalità. Pur senza rivelare ansia, paura e ossessiva preoccupazione, tuttavia non consentiranno che la codardia e la comodità blocchino il loro intervento. Logicamente è un momento importante nell'educazione al valore della castità, il che si tradurrà anche nel modo d'informare sulla sessualità. In questa fase, la domanda educativa riguarda anche l'aspetto della genitalità e ne richiede perciò la presentazione, sia sul piano dei valori sia su quello della realtà globalmente intesa; ciò implica, inoltre, la comprensione del contesto relativo alla procreazione, al matrimonio e alla famiglia, contesto che deve essere tenuto presente in un'autentica opera di educazione sessuale.

89. I genitori, prendendo spunto dalle trasformazioni che le figlie e i figli sperimentano nel proprio corpo, sono allora tenuti a dare spiegazioni più dettagliate sulla sessualità, ogni qualvolta che — vigente un rapporto di fiducia e di amicizia — le ragazze si confidino con la propria madre e i ragazzi con il proprio padre. Tale rapporto di fiducia e di amicizia va instaurato già nei primi anni di vita.

90. Compito importante dei genitori è accompagnare l'evoluzione fisiologica delle figlie aiutandole ad accogliere con gioia lo sviluppo della femminilità nel senso corporeo, psicologico e spirituale. Normalmente si potrà parlare, perciò, anche dei cicli di fertilità e del loro significato; non sarà però ancora necessario, a meno che non venga esplicitamente richiesto, dare spiegazioni in dettaglio circa l'unione sessuale.

91. E molto importante che anche gli adolescenti di sesso maschile siano aiutati a comprendere le tappe dello sviluppo fisico e fisiologico degli organi genitali, prima che debbano attingere queste notizie dai compagni di gioco o da persone non bene ispirate. La presentazione dei fatti fisiologici della pubertà maschile va fatta in una luce di serenità, di positività e di riserbo, nel contesto della prospettiva matrimonio-famiglia-paternità. L'istruzione sia delle adolescenti che degli adolescenti dovrà pertanto comprendere anche una circostanziata e sufficiente informazione sulle caratteristiche somatiche e psicologiche dell'altro sesso, verso il quale si dirige maggiormente la curiosità.

In questo ambito, può essere di aiuto ai genitori il supporto informativo del medico coscienzioso e così pure dello psicologo, senza disgiungere tali informazioni dal riferimento alla fede e all'opera educativa del sacerdote.

92. Attraverso un dialogo fiducioso e aperto, i genitori potranno non solo guidare le figlie ad affrontare ogni perplessità emotiva, ma anche sostenere il valore della castità cristiana nella considerazione dell'altro sesso. L'istruzione sia delle ragazze che dei ragazzi deve mirare ad evidenziare la bellezza della maternità e la meravigliosa realtà della procreazione, come pure il profondo significato della verginità. In questo modo, verranno aiutati ad opporsi alla mentalità edonista oggi largamente presente e, in particolare, a prevenire, in un periodo così decisivo, quella « mentalità contraccettiva » disgraziatamente molto diffusa e con la quale le figlie dovranno fronteggiarsi più tardi, nel matrimonio.

93. Durante la pubertà, lo sviluppo psichico ed emotivo del ragazzo può renderlo vulnerabile alle fantasie erotiche e porgli la tentazione di fare esperienze sessuali. I genitori dovranno essere vicini ai figli, correggendo la tendenza a utilizzare la sessualità in modo edonista e materialistico. Essi, perciò, richiameranno loro il dono di Dio, ricevuto per cooperare con Lui a « realizzare lungo la storia la benedizione originaria del Creatore, trasmettendo nella generazione l'immagine divina da uomo a uomo »; e li rafforzeranno così nella consapevolezza che la « fecondità è il frutto e il segno dell'amore coniugale, la testimonianza viva della piena donazione reciproca degli sposi ». In questo modo i figli impareranno anche il rispetto dovuto alla donna. L'opera di informazione e di istruzione dei genitori è necessaria, infatti, non perché altrimenti i figli non potrebbero conoscere le realtà sessuali, ma perché le conoscano nella giusta luce.

94. In maniera positiva e prudente i genitori realizzeranno quanto chiesero i Padri del Concilio Vaticano II: « I giovani devono essere adeguatamente e tempestivamente istruiti, soprattutto in seno alla propria famiglia, sulla dignità dell'amore coniugale, sulla sua funzione, sulle sue espressioni; così che, formati nella stima della castità, possano ad età conveniente passare da un onesto fidanzamento alle nozze ».

Questa informazione positiva sulla sessualità sarà sempre inserita in un progetto formativo, tale da creare quel contesto cristiano in cui devono essere date tutte le informazioni sulla vita e sull'attività sessuale, sull'anatomia e sull'igiene. Perciò le dimensioni spirituali e morali dovranno essere sempre prevalenti ed avere due finalità speciali: la presentazione dei comandamenti di Dio come cammino di vita e la formazione di una retta coscienza.
Gesù, al giovane che lo interroga su ciò che deve fare per ottenere la vita eterna risponde: « Se tu vuoi entrare nella vita, osserva i Comandamenti » (Mt 19,17); e dopo aver elencato quelli che riguardano l'amore per il prossimo, li riassume nella formulazione positiva: « Ama il prossimo tuo come te stesso » (Mt 19,19). Presentare i comandamenti come dono di Dio (scritti dal dito di Dio, cf Es 31,18) ed espressione dell'Alleanza con Lui, confermati da Gesù con il Suo stesso esempio, è molto importante perché l'adolescente non li disgiunga dal loro rapporto con una vita interiormente ricca e liberata dagli egoismi.

95. La formazione della coscienza richiede, come punto di partenza, che si venga illuminati sul progetto di amore che Dio ha per ogni singola persona, sul valore positivo e liberante della legge morale e sulla consapevolezza tanto della fragilità indotta dal peccato quanto anche dei mezzi della grazia che corroborano l'uomo nel suo cammino verso il bene e la salvezza.
« Presente nell'intimo della persona, la coscienza morale » — che è il « nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo » come afferma il Concilio Vaticano II — « le ingiunge, al momento opportuno, di compiere il bene e di evitare il male. Essa giudica anche le scelte concrete, approvando quelle che sono buone, denunciando quelle cattive. Attesta l'autorità della verità in riferimento al Bene supremo, di cui la persona umana avverte l'attrattiva ed accoglie i comandi ».

Infatti « la coscienza morale è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto ». Pertanto la formazione della coscienza richiede l'illuminazione circa la verità e il piano di Dio e non va confusa con un vago sentimento soggettivo o con l'opinione personale.

96. Nel rispondere alle domande dei figli, i genitori dovranno offrire argomenti ben ragionati sul grande valore della castità e mostrare la debolezza intellettuale e umana delle teorie che ispirano condotte permissive ed edonistiche; risponderanno con chiarezza, senza dare eccessiva importanza alle problematiche patologiche sessuali né alla falsa impressione che la sessualità sia una realtà vergognosa o sporca, dal momento che è un grande dono di Dio, il quale ha posto nel corpo umano la capacità di generare, partecipandoci così il suo potere creatore. Anzi, sia nella Scrittura (cf Ct 1-8; Os 2; Ger 3,1-3; Ez 23, ecc.) che nella tradizione mistica cristiana si è sempre guardato l'amore coniugale come un simbolo e un'immagine dell'amore di Dio per gli uomini.

97. Poiché durante la pubertà un ragazzo o una ragazza sono particolarmente vulnerabili ad influenze emotive, i genitori hanno il compito, attraverso il dialogo e il loro stile di vita, di aiutare i figli a resistere agli influssi negativi che arrivano dall'esterno e potrebbero portarli a sottovalutare la formazione cristiana sull'amore e sulla castità. A volte, particolarmente nelle società travolte dalle spinte consumistiche, i genitori dovranno — senza farlo troppo notare — aver cura dei rapporti dei loro figli con ragazzi dell'altro sesso. Anche se accettate socialmente, ci sono abitudini nel parlare e nel costume che sono moralmente scorrette e rappresentano un modo di banalizzare la sessualità, riducendola a un oggetto di consumo. I genitori devono allora insegnare ai loro figli il valore della modestia cristiana, della sobrietà nel vestire, della necessaria autonomia verso le mode, caratteristica di un uomo o di una donna con personalità matura.

3. L'adolescenza nel progetto di vita

98. L'adolescenza rappresenta, nello sviluppo del soggetto, il periodo della progettazione di sé e perciò della scoperta della propria vocazione: tale periodo tende ad essere oggi — sia per ragioni fisiologiche che per motivi socio-culturali — più prolungato nel tempo che nel passato. I genitori cristiani devono « formare i figli alla vita, in modo che ciascuno adempia in pienezza il suo compito secondo la vocazione ricevuta da Dio ». Si tratta di un impegno di somma importanza, che costituisce in definitiva il culmine della loro missione di genitori. Se ciò è sempre importante, lo diventa in maniera particolare in questo periodo della vita dei figli: « Nella vita di ciascun fedele laico ci sono momenti particolarmente significativi e decisivi per discernere la chiamata di Dio: ... tra questi ci sono i momenti dell'adolescenza e della giovinezza ».

99. E molto importante che i giovani non si ritrovino soli nel discernere la vocazione personale. Sono rilevanti e talora decisivi il consiglio dei genitori e il sostegno di un sacerdote o di altre persone adeguatamente formate — nelle parrocchie, nelle associazioni e nei nuovi e fecondi movimenti ecclesiali, ecc. — che siano in grado di aiutarli a scoprire il senso vocazionale dell'esistenza e le varie forme della chiamata universale alla santità, poiché il « seguimi di Cristo si può ascoltare lungo una diversità di cammini, tramite i quali procedono i discepoli e i testimoni del Redentore ».

100. Per secoli, il concetto di vocazione era stato riservato esclusivamente al sacerdozio e alla vita religiosa. Il Concilio Vaticano II, ricordando l'insegnamento del Signore — « Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste » (Mt 5,48) — ha rinnovato l'appello universale alla santità: « Questo forte invito alla santità — scrisse poco dopo Paolo VI — può essere considerato come l'elemento più caratteristico di tutto il magistero conciliare e, per così dirlo, il suo ultimo fine »; e ribadisce Giovanni Paolo II: « Sull'universale vocazione alla santità ha avuto parole luminosissime il Concilio Vaticano II. Si può dire che proprio questa sia

Alfonso Cardinale López Trujillo

Presidente del Pontificio Consiglio

per la Famiglia

+ S. E. Mons. Elio Sgreccia

segretario

 

 

SACRA CONGREGAZIONE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA

ORIENTAMENTI EDUCATIVI SULL'AMORE UMANO

LINEAMENTI DI EDUCAZIONE SESSUALE

INTRODUZIONE

1. Lo sviluppo armonico della personalità umana rivela progressivamente nell'uomo l'immagine di figlio di Dio. « La vera educazione deve promuovere la formazione della persona umana in vista del suo fine ultimo». Trattando dell'educazione cristiana, il Concilio Vaticano II ha segnalato la necessità di offrire « una positiva e prudente educazione sessuale » ai fanciulli e ai giovani

La Congregazione per l'Educazione Cattolica, nell'ambito della sua competenza, così come hanno già fatto alcune Conferenze Episcopali per i loro territori, considera doveroso portare il suo contributo per l'applicazione della Dichiarazione conciliare.

2. Questo documento, redatto con l'aiuto di esperti in problemi educativi e sottoposto ad una vasta consultazione, si propone un obiettivo preciso: esaminare l'aspetto pedagogico dell'educazione sessuale, indicando opportuni orientamenti per la formazione integrale del cristiano, secondo la vocazione di ognuno.

Anche se non scende ogni volta alla citazione esplicita, presuppone sempre i principi dottrinali e le relative norme morali, secondo il magistero della Chiesa.

3. La Congregazione è consapevole delle differenze culturali e sociali esistenti nei diversi Paesi. Questi orientamenti, dunque, non mancheranno di essere adattati dai rispettivi Episcopati alle necessità pastorali proprie di ogni Chiesa locale.

SIGNIFICATO DELLA SESSUALITÀ

4. La sessualità è una componente fondamentale della personalità un suo modo di essere di manifestarsi, di comunicare con gli altri, di sentire, di esprimere e di vivere l'amore umano. Perciò essa è parte integrante dello sviluppo della personalità e del suo processo educativo: « Dal sesso, infatti, la persona umana deriva le caratteristiche che, sul piano biologico, psicologico e spirituale, la fanno uomo o donna, condizionando così grandemente l'iter del suo sviluppo verso la maturità e il suo inserimento nella società ».

La sessualità caratterizza l'uomo e la donna non solo sul piano fisico, ma anche su quello psicologico e spirituale, improntando ogni loro espressione. Tale diversità, connessa alla complementarietà dei due sessi, risponde compiutamente al disegno di Dio secondo la vocazione a cui ciascuno è chiamato.

5. La genitalità, orientata alla procreazione, è l'espressione massima, sul piano fisico, della comunione d'amore dei coniugi. Avulsa da questo contesto di reciproco dono ­ realtà che il cristiano vive sostenuto e arricchito in modo particolare dalla grazia di Dio - essa perde il suo significato, cede all'egoismo del singolo ed è un disordine morale.

6. La sessualità, orientata, elevata e integrata dall'amore, acquista vera qualità umana. Nel quadro dello sviluppo dall'amore biologico e psichico, essa cresce armonicamente e si realizza in senso pieno solo con la conquista della maturità affettiva, che si manifesta nell'amore disinteressato e nella totale donazione di sé.

SITUAZIONE ATTUALE

7. Si possono osservare attualmente, anche tra i cristiani, notevoli divergenze nel considerare l'educazione sessuale. Nel clima odierno di disorientamento morale si nasconde il pericolo, sia del conformismo che reca non lievi danni, sia del pregiudizio che falsa l'intima natura dell'essere umano, uscita integra dalle mani del Creatore.

8. Per reagire a tale situazione, si auspica da più parti una opportuna educazione sessuale. Ma se la convinzione della sua necessità in sede teorica è abbastanza diffusa, in pratica rimangono incertezze e divergenze notevoli sia riguardo alle persone e istituzioni che dovrebbero assumersi la responsabilità educativa, sia in rapporto al contenuto e alle metodologie.

9. Gli educatori e i genitori sovente riconoscono di non essere sufficientemente preparati a compiere un'adeguata educazione sessuale. La scuola non sempre è in grado di offrire quella visione integrale dell'argomento, la quale resterebbe incompleta con la sola informazione scientifica.

10. Particolari difficoltà si incontrano in quei Paesi dove l'urgenza del problema non è ancora avvertita, oppure, talvolta, si pensa che il problema possa risolversi da solo, senza una educazione specifica.

11. In genere bisogna riconoscere che si tratta di una impresa difficile per la complessità dei diversi elementi (fisiologici, psicologici, pedagogici, socio-culturali, giuridici, morali e religiosi) che intervengono nell'azione educativa.

12. Alcuni organismi cattolici in diverse parti - con l'approvazione e l'incoraggiamento dell'Episcopato locale ­ hanno cominciato a svolgere una positiva opera di educazione sessuale; essa è diretta non solo ad aiutare i fanciulli e gli adolescenti nel cammino verso la maturità psicologica e spirituale, ma anche e soprattutto a prevenirli contro i pericoli dell'ignoranza e della degradazione diffusi nell'ambiente.

13. È anche lodevole lo sforzo di quanti con serietà scientifica si sono dedicati a studiare il problema, muovendo dalle scienze umane e integrando i risultati di tali ricerche in un progetto conforme alle esigenze della dignità umana come emerge nel Vangelo.

DICHIARAZIONI DEL MAGISTERO

14. Le dichiarazioni del Magistero sull'educazione sessuale segnano un progresso, il quale soddisfa, da una parte, le giuste esigenze della storia e, dall'altra, la fedeltà alla tradizione.

Il Concilio Vaticano II, nella « Dichiarazione sull'educazione cristiana », presenta la prospettiva nella quale l'educazione sessuale deve porsi, affermando il diritto della gioventù a ricevere un'educazione adeguata alle personali esigenze.

Il Concilio precisa: « I fanciulli e i giovani, tenuto conto del progresso della psicologia, della pedagogia e della didattica, debbono essere aiutati a sviluppare armonicamente le loro capacità fisiche, morali e intellettuali, ad acquistare gradualmente un più maturo senso di responsabilità nell'elevazione ordinata e incessantemente attiva della propria vita e nella ricerca della vera libertà, superando con coraggio e perseveranza gli ostacoli. Debbono ricevere, man mano che cresce la loro età, una positiva e prudente educazione sessuale ».

15. La Costituzione pastorale « Gaudium et spes », nel parlare della dignità del matrimonio e della famiglia, presenta quest'ultima come il luogo preferenziale per la formazione dei giovani alla castità. Ma questa, essendo un aspetto dell'educazione integrale, esige la cooperazione degli educatori con i genitori nel compimento della loro missione. Tale educazione, dunque, deve essere offerta, nell'ambito della famiglia, ai fanciulli e ai giovani in modo graduale, mirando sempre alla formazione globale della persona.

16. Nell'Esortazione apostolica sulla missione della famiglia cristiana nel mondo attuale, Giovanni Paolo II riserva un posto importante all'educazione sessuale; come un valore della persona. «L'educazione all'amore - come dono di sé, dice il S. Padre, costituisce anche la premessa indispensabile per i genitori chiamati a offrire una chiara e delicata educazione sessuale. Di fronte a una cultura che 'banalizza' in larga parte la sessualità umana, perché la interpreta e la vive in modo riduttivo e impoverito, collegandola unicamente al corpo e al piacere egoistico, il servizio educativo dei genitori deve puntare fermamente su di una cultura sessuale che sia veramente e pienamente personale: la sessualità infatti è una ricchezza di tutta la persona - corpo, sentimento e anima - e manifesta il suo intimo significato nel portare la persona al dono di sé nell'amore ».

17. Il Papa subito dopo indica la scuola quale responsabile di questa educazione al servizio e in armonia con i genitori. « L'educazione sessuale, diritto e dovere fondamentale dei genitori, deve attuarsi sempre sotto la loro guida sollecita, sia in casa sia nei centri educativi da essi scelti e controllati. In questo senso la Chiesa ribadisce la legge della sussidiarietà che la scuola è tenuta ad osservare quando coopera all'educazione sessuale, collocandosi nello spirito stesso che anima i genitori ».

18. Affinché il valore della sessualità raggiunga la sua piena realizzazione, « è del tutto irrinunciabile l'educazione alla castità (...) che rende la persona capace di rispettare e promuovere il " significato sponsale " del corpo ». Essa consiste nella padronanza di sé, nella capacità di orientare l'istinto sessuale al servizio dell'amore e di integrarlo nello sviluppo della persona. Frutto della grazia di Dio e della nostra collaborazione, la castità tende ad armonizzare le varie componenti della persona, e a superare la debolezza della natura umana; segnata dal peccato, perché ognuno possa seguire la vocazione cui Dio lo chiami.

Nell'impegno di una illuminata educazione alla castità, «i genitori cristiani riserveranno una particolare attenzione e cura, discernendo i segni della chiamata di Dio, per l'educazione alla verginità come forma suprema di quel dono di sé che costituisce il senso della sessualità umana»

19. Nell'insegnamento di Giovanni Paolo II, la considerazione positiva dei valori da scoprire e apprezzare precede la norma che non si deve violare. Questa, tuttavia, interpreta e formula i valori cui l'uomo deve tendere.

« Per gli stretti legami - continua il Papa - che intercorrono tra la dimensione sessuale della persona e i suoi valori etici, il compito educativo deve condurre i figli a conoscere e a stimare le norme morali come necessaria e preziosa garanzia per una responsabile crescita personale nella sessualità umana. Per questo la Chiesa si oppone fermamente a una certa forma di informazione sessuale, avulsa dai principi morali, così spesso diffusa, la quale altro non sarebbe che un'introduzione all'esperienza del piacere e uno stimolo che porta a perdere la serenità - ancora negli anni dell'innocenza - aprendo la strada al vizio »

20. Questo documento, pertanto, partendo dalla visione cristiana dell'uomo e riferendosi ai principi enunciati recentemente dal Magistero, desidera offrire agli educatori alcuni orientamenti fondamentali sull'educazione sessuale e sulle condizioni e modalità da tener presenti sul piano operativo.

I.
ALCUNI PRINCIPI FONDAMENTALI

21. Ogni educazione si ispira a una specifica concezione dell'uomo. L'educazione cristiana tende a favorire la realizzazione dell'uomo attraverso lo sviluppo di tutto il suo essere, spirito incarnato, e dei doni di natura e di grazia di cui è arricchito da Dio. L'educazione cristiana è radicata nella fede che «tutto rischiara di una luce nuova e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell'uomo ».

CONCEZIONE CRISTIANA DELLA SESSUALITÀ

22. Nella visione cristiana dell'uomo, si riconosce al corpo una particolare funzione, perché esso contribuisce a rivelare il senso della vita e della vocazione umana. La corporeità è, infatti, il modo specifico di esistere e di operare proprio dello spirito umano. Questo significato è anzitutto di natura antropologica: « il corpo rivela l'uomo », « esprime la persona » ed è perciò il primo messaggio di Dio all'uomo stesso, quasi una specie di « primordiale sacramento, inteso quale segno che trasmette efficacemente nel mondo visibile il mistero invisibile nascosto in Dio dall'eternità ».

23. C'è un secondo significato di natura teologale: il corpo contribuisce a rivelare Dio e il suo amore creatore, in quanto manifesta la creaturalità dell'uomo, la sua dipendenza da un dono fondamentale, che è dono d'amore. « Questo è il corpo: testimone dell'amore come di un dono fondamentale, quindi testimone dell'amore come sorgente da cui è nato questo stesso donare ».

24. Il corpo, in quanto sessuato, esprime la vocazione dell'uomo alla reciprocità, cioè all'amore e al mutuo dono di sé. Il corpo, infine, richiama l'uomo e la donna alla loro costitutiva vocazione alla fecondità, come a uno dei significati fondamentali del loro essere sessuato.

25 La distinzione sessuale, che appare come una determinazione dell'essere umano, è diversità, ma nella parità di natura e di dignità.

La persona umana, per sua intima natura, esige una relazione di alterità, implicante una reciprocità di amore. I sessi sono complementari: simili e dissimili nello stesso tempo; non identici, uguali però nella dignità della persona; sono pari per intendersi, diversi per completarsi reciprocamente.

26 L'uomo e la donna costituiscono due modi di realizzare, da parte della creatura umana, una determinata partecipazione dell'Essere divino: sono creati ad « immagine e somiglianza di Dio » e attuano compiutamente tale vocazione non solo come persone singole, ma anche come coppia, quale comunità di amore. Orientati all'unione e alla fecondità, l'uomo e la donna sposati partecipano dell'amore creatore di Dio, vivendo la comunione con Lui attraverso l'altro.

27 La presenza del peccato, che oscura l'innocenza originaria, rende meno facile all'uomo la percezione di questi messaggi: la loro decifrazione è diventata così un compito etico, oggetto di un difficile impegno, affidato all'uomo: « L'uomo e la donna dopo il peccato originale perderanno la grazia dell'innocenza originaria. La scoperta del significato sponsale del corpo cesserà di essere per loro una semplice realtà della rivelazione e della grazia. Tuttavia, tale significato resterà come impegno dato all'uomo dall'ethos del dono; iscritto nel profondo del cuore umano, quasi lontana eco dell'innocenza originaria ».

Di fronte a questa capacità del corpo di essere nello stesso tempo segno e strumento di vocazione etica, si può scoprire un'analogia tra il corpo stesso e l'economia sacramentale, che è la via concreta attraverso la quale giunge all'uomo la grazia e la salvezza.

28. Poiché l'uomo « storico » è inclinato a ridurre la sessualità alla sola esperienza genitale, si spiegano le reazioni tendenti a svalutare il sesso, come se per sua natura fosse indegno dell'uomo. I presenti orientamenti intendono opporsi a tale svalutazione.

29. « Solamente nel mistero del Verbo Incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo » e 1'esistenza umana acquista il suo pieno significato nella vocazione alla vita divina. Solo seguendo il Cristo, l'uomo risponde a questa vocazione e diventa cosi pienamente uomo, crescendo fino a raggiungere « lo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo ».

30. Alla luce del mistero di Cristo, la sessualità ci appare come una vocazione a realizzare l'amore che lo Spirito Santo infonde nel cuore dei redenti. Gesù Cristo ha sublimato tale vocazione col Sacramento del Matrimonio.

31. Gesù ha indicato, inoltre, con l'esempio e la parola, la vocazione alla verginità per il regno dei cieli. La verginità è vocazione all'amore: rende il cuore più libero di amare Dio. Libero dai doveri dell'amore coniugale, il cuore vergine può sentirsi, pertanto, più disponibile all'amore gratuito dei fratelli.

La verginità per il regno dei cieli, di conseguenza, meglio esprime la donazione del Cristo al Padre per i fratelli e prefigura con maggiore esattezza la realtà della vita eterna, tutta sostanziata di carità.

La verginità, certo, implica la rinuncia alla forma di amore tipica del matrimonio, ma la rinuncia è compiuta allo scopo di assumere più in profondità il dinamismo, insito nella sessualità, di apertura oblativa agli altri e di potenziarlo e trasfigurarlo mediante la presenza dello Spirito, il quale insegna ad amare il Padre e i fratelli come il Signore Gesù.

32 In sintesi, la sessualità è chiamata ad esprimere valori diversi a cui corrispondono esigenze morali specifiche. Orientata verso il dialogo interpersonale, contribuisce alla maturazione integrale dell'uomo, aprendolo al dono di sé nell'amore. Legata, inoltre, nell'ordine della creazione, alla fecondità e alla trasmissione della vita, è chiamata ad essere fedele anche a questa sua interna finalità. Amore e fecondità sono comunque significati e valori della sessualità, che si includono e richiamano a vicenda e non possono quindi essere considerati né alternativi né opposti.

33 La vita affettiva, propria di ciascun sesso, si esprime in modo caratteristico nei diversi stati di vita: l'unione dei coniugi, il celibato consacrato scelto per il Regno, la condizione del cristiano che non ha raggiunto il momento dell'impegno matrimoniale o perché rimane tuttora celibe, o perché ha scelto di conservarsi tale. In tutti i casi questa vita affettiva deve essere accolta e integrata nella persona umana.

NATURA, FINALITÀ E MEZZI DELL'EDUCAZIONE SESSUALE

34 Obiettivo fondamentale di questa educazione è una conoscenza adeguata della natura e dell'importanza della sessualità e dello sviluppo armonico e integrale della persona verso la sua maturazione psicologica, in vista della piena maturità spirituale, alla quale tutti i credenti sono chiamati.

A questo scopo l'educatore cristiano ricorderà i principi di fede e i diversi metodi di intervento, tenendo conto della valutazione positiva che la pedagogia attuale fa della sessualità.

I.
ALCUNI PRINCIPI FONDAMENTALI

35 Nella prospettiva antropologica cristiana l'educazione affettivo-sessuale deve considerare la totalità della persona ed esigere quindi l'integrazione degli elementi biologici, psico-affettivi, sociali e spirituali. Questa integrazione è diventata più difficile, perché anche il credente porta le conseguenze del peccato di origine.

Una vera « formazione » non si limita all'informazione dell'intelligenza, ma deve prestare particolare attenzione all'educazione della volontà, dei sentimenti e delle emozioni. Per tendere, infatti, verso la maturazione della vita affettivo-sessuale, è necessario il dominio di sé, il quale presuppone virtù quali il pudore, la temperanza, il rispetto di sé e degli altri, l'apertura al prossimo.

Tutto ciò non è possibile se non in forza della salvezza che viene da Gesù Cristo.

36. Anche se diverse sono le modalità che la sessualità assume nelle singole persone, l'educazione deve innanzitutto promuovere quella maturità che « comporta non solo l'accettazione del valore sessuale integrato nell'insieme dei valori, ma anche la potenzialità oblativa, cioè la capacità di donazione, di amore altruistico. Quando questa capacità si realizza in misura adeguata, la persona diviene idonea a stabilire contatti spontanei, a dominarsi emozionalmente e ad impegnarsi seriamente».

37 La pedagogia contemporanea di ispirazione cristiana vede nell'educando, considerato nella sua totalità e complessità, il principale soggetto dell'educazione. Egli deve essere aiutato, soprattutto con un rapporto di fiducia, a sviluppare le sue capacità di bene. Assai facilmente questo si dimentica, quando viene dato eccessivo peso alla semplice informazione a danno delle altre dimensioni dell'educazione sessuale. Nell'educazione, infatti, è della massima importanza la conoscenza di nuove nozioni, vivificata, però, dall'assimilazione dei valori corrispondenti e da una viva presa di coscienza delle responsabilità personali collegate con l'età adulta.

38 Date le ripercussioni della sessualità su tutta la persona, è necessario tener presenti molteplici aspetti: le condizioni di salute, le influenze dell'ambiente familiare e sociale, le impressioni ricevute e le reazioni del soggetto, l'educazione della volontà, il grado di sviluppo della vita spirituale sorretta dall'aiuto della grazia.

39. Quanto è stato esposto finora serve agli educatori come aiuto e guida alla formazione della personalità dei giovani. Gli educatori devono stimolarli a una riflessione critica sulle impressioni ricevute e, mentre propongono dei valori; devono dare testimonianza di una vita spirituale autentica, sia personale che comunitaria.

40. Visti gli stretti legami esistenti tra morale e sessualità, è necessario che la conoscenza delle norme morali sia accompagnata da chiare motivazioni, così da far maturare una sincera adesione personale.

41. La pedagogia contemporanea ha piena consapevolezza del fatto che la vita umana è contraddistinta da una evoluzione costante e che la formazione personale è un processo permanente. Ciò è anche vero per la sessualità che si esprime con caratteristiche particolari nelle diverse fasi della vita. Essa evidentemente comporta ricchezze e notevoli difflcoltà ad ogni tappa della sua maturazione.

42. Gli educatori tengono presenti le tappe fondamentali di tale evoluzione: l'istinto primitivo, che all'inizio si manifesta allo stato rudimentale, viene a trovarsi in seguito in un clima di ambivalenza tra il bene e il male. Poi, con l'aiuto della educazione, i sentimenti si stabilizzano e contemporaneamente aumenta il senso della responsabilità. Gradualmente l'egoismo si elimina, un certo ascetismo si stabilisce, l'altro è accettato e amato per se stesso; si integrano gli elementi della sessualità: genitalità, erotismo, amore e carità. Anche se non sempre si raggiunge un risultato completo, sono più numerosi di quanto si pensi coloro che si avvicinano alla meta a cui aspirano.

43. Gli educatori cristiani sono persuasi che l'educazione sessuale si realizza in pieno nell'ambito della fede. Incorporato per il Battesimo nel Cristo risorto, il cristiano sa che anche il suo corpo è stato vivificato e purificato dallo Spirito che Gesù gli comunica.

La fede nel mistero del Cristo risuscitato, che mediante il suo Spirito attua e prolunga nei fedeli il mistero pasquale, scopre al credente la vocazione alla risurrezione della carne, già cominciata grazie allo Spirito che abita nel giusto quale pegno e germe della resurrezione totale e definitiva.

44. Il disordine provocato dal peccato, presente e operante nell'individuo, come anche nella cultura che caratterizza la società, esercita una forte pressione per fare concepire e vivere la sessualità in opposizione alla legge di Cristo, secondo quella che S. Paolo chiamò la legge del peccato. A volte le strutture economiche, le leggi statali, i mass-media, i sistemi di vita delle grandi metropoli, sono fattori che incidono negativamente sull'uomo. Di ciò l'educazione cristiana prende atto e indica gli orientamenti per opporsi responsabilmente a tali suggestioni.

45. Questo sforzo costante è sostenuto e anche reso possibile. dalla grazia divina, mediante la Parola di Dio ricevuta con fede, la preghiera filiale e la partecipazione ai Sacramenti. Al primo posto sta l'Eucaristia, comunione con il Cristo nell'atto stesso del suo sacrificio, dove effettivamente il giovane credente trova il pane di vita come « viatico » per affrontare e superare gli ostacoli del suo pellegrinaggio terreno. Il Sacramento della Riconciliazione, attraverso la grazia che gli è propria e con l'aiuto della direzione spirituale, non solamente rafforza la capacità di resistenza al male ma dà coraggio di risollevarsi dopo una caduta.

Questi Sacramenti sono offerti e celebrati nella comunità ecclesiale. Colui che si inserisce vitalmente in tale comunità, attinge dai Sacramenti la forza per realizzare, nel suo stato, una vita casta.

46. La preghiera personale e comunitaria è il mezzo insostituibile al fine di ottenere da Dio la forza necessaria per tener fede agli impegni battesimali, per resistere agli impulsi della natura umana ferita dal peccato e per equilibrare le emozioni provocate dalle influenze negative dell'ambiente.

Lo Spirito di preghiera aiuta a vivere coerentemente la pratica dei valori evangelici di lealtà e sincerità di cuore, di povertà e umiltà, nello sforzo quotidiano di lavoro e di impegno per il prossimo. La vita interiore porta alla gioia cristiana che vince, al di là di ogni moralismo e aiuto psicologico, la lotta contro il male.

Dal contatto frequente e intimo con il Signore, tutti, e i giovani in particolare, attingeranno la forza e l'entusiasmo per una vita pura e realizzeranno la loro vocazione umana e cristiana in un sereno dominio di sé e in una donazione generosa agli altri.

L'importanza di queste considerazioni non può sfuggire a nessuno. Oggi, infatti, molte persone, implicitamente o esplicitamente, tengono un atteggiamento pessimistico circa la capacità della natura umana di assumere un impegno definitivo per tutta la vita, specialmente nel matrimonio. L'educazione cristiana deve rafforzare la fiducia dei giovani, in modo che la loro comprensione e preparazione circa un impegno per tutta la vita siano accompagnate dalla certezza che Dio li aiuta con la sua grazia, affinché ognuno possa portare a compimento il disegno di Lui.

47. L'imitazione e l' unione con Cristo, vissute e trasmesse dai Santi, sono le motivazioni più profonde per la nostra speranza di realizzare l'alto ideale di vita casta, non raggiungibile con le sole forze umane.

La Vergine Maria è esempio eminente di vita cristiana. La Chiesa, per secolare esperienza, è convinta che i fedeli, specialmente i giovani, a Lei devoti, hanno saputo realizzare questo ideale.

II.
RESPONSABILITA NELL'ATTUAZIONE DELL'EDUCAZIONE SESSUALE

FUNZIONE DELLA FAMIGLIA

48. L'educazione spetta innanzitutto alla famiglia, che « è una scuola di umanità più ricca ». Essa, dunque, è l'ambiente migliore per assolvere l'obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale. La famiglia possiede una carica affettiva adatta a fare accettare senza traumi anche le realtà più delicate e ad integrarle armonicamente in una personalità ricca ed equilibrata.

49. L'affetto e la fiducia reciproca, che si vivono nella famiglia, sono necessari allo sviluppo armonico del bambino, fin dalla sua nascita. Affinché i legami affettivi naturali che uniscono i genitori ai figli siano positivi al massimo grado, i genitori, sulla base di un sereno equilibrio sessuale, instaurino una relazione di fiducia e di dialogo con i figli, adeguata alla loro età e al loro sviluppo.

50. Per poter offrire ai figli orientamenti efficaci, necessari per risolvere i problemi del momento, prima ancora di dare conoscenze teoriche, gli adulti saranno di esempio con il loro comportamento. I genitori cristiani devono avere coscienza che il loro esempio rappresenta l'apporto più valido all'educazione dei figli. Questi, a loro volta, potranno raggiungere la certezza che l'ideale cristiano è una realtà vissuta nell'ambito stesso della propria famiglia.

51. L'apertura e la collaborazione dei genitori con gli altri educatori, corresponsabili della formazione, influiranno positivamente nella maturazione del giovane. La preparazione teorica e l'esperienza dei genitori aiuteranno i figli a comprendere il valore e il ruolo specifico della realtà di uomo e di donna.

52 La piena realizzazione della vita coniugale e, di conseguenza, la santità e la stabilità della famiglia, dipendono sui genitori dalla formazione della coscienza e dai valori assimilati durante tutto l'arco formativo dei genitori stessi. I valori morali vissuti dalla famiglia vengono trasmessi più facilmente ai figli. Tra questi valori morali hanno grande rilievo il rispetto della vita fin dal grembo materno e, in genere, il rispetto della persona umana, di ogni età e condizione. I giovani devono essere aiutati a conoscere, apprezzare e rispettare questi valori fondamentali dell'esistenza.

Data l'importanza di questi valori per la vita cristiana, e anche nella prospettiva di una chiamata divina dei figli al sacerdozio o alla vita consacrata, l'educazione sessuale acquista anche una dimensione ecclesiale.

LA COMUNITÀ ECCLESIALE

53. La Chiesa, madre dei fedeli da lei generati alla fede nel Battesimo ha una missione educativa affidatale da Cristo che si realizza specialmente attraverso l'annuncio, la piena comunione con Dio e con i fratelli, la partecipazione cosciente e attiva alla liturgia eucaristica e all'attività apostolica. La comunità ecclesiale costituisce, fin dall'aprirsi alla vita, un ambiente adeguato all'assimilazione dell'etica cristiana, nella quale i fedeli imparano a testimoniare la Buona Novella.

54. Le difficoltà che spesso l'educazione sessuale incontra nell'ambito della famiglia sollecitano un maggiore impegno della comunità cristiana e, in particolare, dei sacerdoti, a collaborare all'educazione dei battezzati. In questo campo sono chiamate a cooperare con la famiglia la scuola cattolica, la parrocchia e altre istituzioni ecclesiali.

55. Dal carattere ecclesiale della fede deriva la corresponsabilità della comunità cristiana nell'aiutare i battezzati a vivere con coerenza e consapevolezza gli obblighi assunti col Battesimo. È impegno dei Vescovi dare norme e orientamenti adatti alle necessità delle singole Chiese.

CATECHESI ED EDUCAZIONE SESSUALE

56. La catechesi è chiamata ad essere terreno fecondo del rinnovamento di tutta la comunità ecclesiale. Quindi, per condurre i fedeli alla maturità della fede, essa deve illustrare i valori positivi della sessualità, integrandoli con quelli della verginità e del matrimonio, alla luce del mistero di Cristo e della Chiesa.

Questa catechesi dovrebbe porre in rilievo che la prima vocazione del cristiano è di amare, e che la vocazione all'amore è realizzata in due vie diverse: nel matrimonio, oppure nel celibato vissuto per amore del Regno. « II matrimonio e la verginità sono i due modi di esprimere e di vivere l'unico mistero dell'Alleanza di Dio con il suo popolo ».

57. Perché le famiglie abbiano la certezza che la catechesi non si discosta affatto dal Magistero della Chiesa, i Pastori si impegnano sia nella scelta e preparazione del personale responsabile, sia nella determinazione del contenuto e dei metodi.

58. Da quanto detto al n. 48 resta sempre valido il fatto che, per quanto concerne gli aspetti più intimi, biologici o affettivi, si dovrebbe privilegiare l'educazione individuale, preferibilmente nell'ambito della famiglia.

59. Fermo restando che la catechesi realizzata in famiglia costituisce una forma privilegiata, qualora i genitori non si sentano in grado di assolvere questo dovere, possono ricorrere ad altri che godono della loro fiducia. Una iniziazione saggia, prudente e adatta all'età e all'ambiente può evitare traumi ai fanciulli e rendere ad essi più facile la soluzione dei problemi sessuali. In ogni caso, non bastano lezioni formali. Per integrarle occorre profittare delle molteplici occasioni offerte dalla vita quotidiana.

CATECHESI PREMATRIMONIALE

60. Un aspetto fondamentale della preparazione dei giovani al matrimonio consiste in un'esatta visione dell'etica cristiana riguardante la sessualità. La catechesi offre il vantaggio di affrontare la sessualità nella prospettiva immediata del matrimonio. Ma, per la sua piena riuscita, questa catechesi deve essere convenientemente continuata così da diventare un vero e proprio catecumenato. Aspira inoltre a sostenere e irrobustire la castità propria dei fidanzati, a prepararli alla vita coniugale, vissuta cristianamente, e alla missione specifica che i coniugi hanno nel Popolo di Dio.

61. I futuri sposi devono conoscere il significato profondo del matrimonio, inteso come unione d'amore per la realizzazione della coppia e per la procreazione. La stabilità del matrimonio e dell'amore coniugale esige, quale condizione indispensabile, la castità e il dominio di sé, la formazione del carattere e lo spirito di sacrificio. In ordine a talune difficoltà della vita matrimoniale, rese più acute nelle condizioni del nostro tempo, la castità giovanile, in quanto adeguata preparazione alla castità matrimoniale, sarà di deciso aiuto per gli sposi. Essi inoltre saranno illuminati sulla legge divina, dichiarata dal Magistero, necessaria alla formazione della loro coscienza.

62. Istruiti sul valore e sulla grandezza del Sacramento del Matrimonio, che specifica per loro la grazia e la vocazione del Battesimo, gli sposi cristiani sapranno vivere consapevolmente i valori e gli impegni particolari della loro vita morale, come esigenza e frutto della grazia e dell'azione dello Spirito, « corroborati e come consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro stato ».

63. Inoltre, allo scopo di vivere la loro sessualità ed adempierne le responsabilità in accordo con il disegno divino, è importante che gli sposi abbiano conoscenza dei metodi naturali di regolare la loro fertilità. Come ha detto Giovanni Paolo II, « ...bisogna far di tutto perché una simile conoscenza sia resa accessibile a tutti i coniugi, e prima ancora alle persone giovani, mediante un'informazione ed una educazione chiare, tempestive e serie, ad opera di coppie, di medici e di esperti ». È da rilevarsi che la contraccezione, oggi insistentemente propagandata, contrasta con questi ideali cristiani e queste norme morali di cui la Chiesa è maestra. Tale fatto rende ancora più urgente la necessità che l'insegnamento della Chiesa sui mezzi artificiali di contraccezione, e i motivi di tale insegnamento, siano trasmessi ai giovani alla giusta età, per prepararli ad una unione matrimoniale responsabile, piena di amore e aperta alla vita.

ORIENTAMENTI PER GLI ADULTI

63. Una solida preparazione catechistica degli adulti, sull'amore umano, pone le basi per l'educazione sessuale dei fanciulli. Così si assicura il possesso della maturità umana illuminata dalla fede, che sarà decisiva nel dialogo che gli adulti sono chiamati ad instaurare con le nuove generazioni. Oltre alle indicazioni concernenti i metodi da usarsi, tale catechesi favorirà un opportuno scambio di idee sui problemi particolari, farà conoscere i sussidi didattici da utilizzare e permetterà eventuali incontri con esperti, la cui collaborazione potrebbe essere particolarmente utile nei casi difficili.

COMPITO DELLA SOCIETÀ CIVILE

64. La persona dovrebbe trovare nella società già espressi e vissuti i valori che esercitano un influsso non secondario nel processo formativo. Sarà quindi compito della società civile, in quanto si tratta del bene comune, vigilare affinché sia assicurato un sano ambiente fisico e morale nelle scuole e siano promosse le condizioni che rispondano alle positive richieste dei genitori o ricevano la loro libera adesione.

65. È compito dello Stato tutelare i cittadini contro le ingiustizie e i disordini morali, quali l'abuso dei minori e ogni forma di violenza sessuale, la degradazione dei costumi, la permissività e la pornografia, la manipolazione delle informazioni demografiche.

RESPONSABILITÀ NELL'EDUCAZIONE ALL'USO DEGLI STRUMENTI
DELLA COMUNICAZIONE SOCIALE

66. Nel mondo attuale gli strumenti della comunicazione sociale, con la loro invadenza e suggestione, svolgono sui giovani e sui giovanissimi, anche e soprattutto nel campo dell'educazione sessuale, una continua e condizionante opera di informazione e di ammaestramento assai più incisiva di quella propria della famiglia.

Giovanni Paolo II ha indicato la situazione nella quale vengono a trovarsi i fanciulli di fronte agli strumenti della comunicazione sociale: « Affascinati e privi di difesa di fronte al mondo e alle persone adulte, i fanciulli sono naturalmente pronti ad accogliere quel che viene loro offerto, sia nel bene che nel male... Essi sono attratti dal « piccolo schermo », seguono ogni gesto che vi è rappresentato e percepiscono, prima e meglio di ogni altra persona, le emozioni ed i sentimenti che ne risultano ».

67. C'è tuttavia da rilevare che per la stessa evoluzione tecnologica si rende meno facile e tempestivo il necessario controllo. Di qui l'urgenza, anche ai fini di una retta educazione sessuale, che «specialmente i recettori più giovani si abituino ad un uso moderato e disciplinato di questi strumenti. Cerchino inoltre di comprendere più a fondo le cose viste, udite, lette; ne discutano con i loro educatori e con persone competenti e imparino a formularne un giudizio retto ».

68. In difesa dei diritti del fanciullo in questo campo Giovanni Paolo II stimola la coscienza di tutti i cristiani responsabili, in particolare dei genitori e degli operatori degli strumenti della comunicazione sociale, perché non nascondano, sotto un pretesto di neutralità e di rispetto dello spontaneo sviluppo del fanciullo, ciò che in realtà è un comportamento di preoccupante disinteresse.

« Particolari doveri in questa materia incombono sull'autorità civile in vista del bene comune », il quale esige che un regolamento giuridico degli strumenti della comunicazione sociale protegga la moralità pubblica, in particolare il mondo giovanile, specie per quanto concerne le riviste, i film, i programmi radio-televisivi, le esposizioni, gli spettacoli e la pubblicità.

COMPITO DELLA SCUOLA IN RAPPORTO ALL'EDUCAZIONE SESSUALE

69. Fermo restando quanto si è detto sul dovere primario della famiglia, il ruolo della scuola è quello di assistere e completare l'opera dei genitori, fornendo ai fanciulli e ai giovani una valutazione della «sessualità come valore e compito di tutta la persona creata, maschio e femmina, a immagine di Dio».

70. Il dialogo interpersonale, postulato dall'educazione sessuale, tende a suscitare nell'educando una disposizione interiore atta a motivare e guidare il comportamento della persona. Ora, tale atteggiamento è connesso strettamente ai valori ispirati alla concezione della vita. L'educazione sessuale, non riducibile a semplice materia di insegnamento o a sole conoscenze teoriche, non consiste in un programma da svolgere progressivamente; ma è un obiettivo specifico da raggiungere, quello della maturazione affettiva dell'alunno, della padronanza di sé e del retto comportamento nelle relazioni sociali.

71. La scuola può contribuire alla realizzazione di questo obiettivo in diversi modi. Tutte le materie possono offrire l'occasione di affrontare temi relativi alla sessualità; l'insegnante lo farà sempre in chiave positiva e con grande delicatezza, valutandone concretamente l'opportunità e i modi.

L'educazione sessuale individuale conserva sempre valore prioritario e non può essere affidata indistintamente a qualsiasi membro della comunità scolastica. Infatti, come si specificherà in seguito, oltre al retto giudizio, senso della responsabilità, competenza professionale, maturità affettiva e pudore, questa educazione richiede dall'educatore spiccata sensibilità per iniziare il fanciullo e l'adolescente ai problemi dell'amore e della vita senza turbare il loro sviluppo psicologico.

72 Anche se l'educatore possiede le qualità necessarie per un'educazione sessuale in gruppo, occorre considerare la situazione concreta del gruppo stesso. Ciò vale soprattutto nel caso di gruppi misti per i quali si richiedono speciali precauzioni. In ogni caso, le autorità responsabili devono valutare con i genitori l'opportunità di procedere in tal modo. Data la complessità del problema, è bene offrire all'educando l'occasione per colloqui personali, al fine di favorirlo nel chiedere quei consigli o chiarimenti che, per un naturale senso di pudore, non riuscirebbe a manifestare in presenza di altri. Solo una stretta collaborazione tra la scuola e la famiglia potrà garantire un proficuo scambio di esperienze tra genitori e insegnanti per il bene degli alunni.

Spetta ai Vescovi, tenendo conto delle legislazioni scolastiche e delle circostanze locali, dare indicazioni sull'educazione sessuale in gruppi, soprattutto se misti.

73. Può talvolta succedere che fatti particolari della vita scolastica rendano necessario un intervento tempestivo. In tal caso, le autorità scolastiche, coerenti con il principio di collaborazione, si metteranno in contatto con i genitori interessati per concordare la soluzione opportuna.

74. Persone particolarmente adatte per competenza ed equilibrio, che godono della fiducia dei genitori, potranno essere invitate ad avere colloqui privati con gli alunni per aiutarli a sviluppare la loro maturazione affettiva e a dare il giusto indirizzo alle loro relazioni. Tali interventi di orientamento personale si impongono in particolare nei casi più difficili, a meno che la gravità della situazione renda necessario il ricorso allo specialista in materia.

75. La formazione e lo sviluppo di una personalità armonica esigono un'atmosfera serena, frutto di intesa, reciproca fiducia e collaborazione tra i responsabili. Ciò si ottiene con il vicendevole rispetto della competenza specifica dei diversi operatori dell'educazione, delle loro responsabilità e della scelta dei mezzi differenziati a loro disposizione.

SUSSIDI DIDATTICI APPROPRIATI

76. Per offrire un'educazione sessuale corretta, possono essere di aiuto sussidi didattici appropriati. Per prepararli in modo adeguato occorre richiedere il contributo di specialisti in teologia morale e pastorale, di catechisti, di pedagogisti e psicologi cattolici. Si ponga particolare attenzione ai sussidi destinati all'uso immediato degli alunni.

Alcuni testi scolastici sulla sessualità, per il loro carattere naturalista, sono nocivi al bambino e all'adolescente. È anche più nocivo il materiale grafico e audiovisivo, quando presenta crudamente realtà sessuali per le quali l'alunno non è preparato, e così gli procura impressioni traumatiche o suscita in lui malsane curiosità che lo inducono al male. Gli educatori pensino seriamente al grave danno che un atteggiamento irresponsabile in materia tanto delicata può causare agli alunni.

GRUPPI GIOVANILI

77 Esiste nell'educazione un fattore non trascurabile che si affianca all'azione della famiglia e della scuola, e spesso ha influenza anche maggiore nella formazione della persona: sono i gruppi giovanili che si costituiscono nelle attività del tempo libero, le quali impegnano intensamente la vita dell'adolescente e del giovane. Le scienze umane ritengono i « gruppi » come condizione positiva per la formazione, perché non è possibile la maturazione della personalità senza efficaci rapporti interpersonali.

III.
CONDIZIONI E MODALITA DELL'EDUCAZIONE SESSUALE

78. La complessità e delicatezza del compito richiede accurata preparazione degli educatori, qualità specifiche per l'azione e particolare attenzione a precisi obiettivi.

PREPARAZIONE DEGLI EDUCATORI

79. La personalità matura degli educatori, la loro preparazione e l'equilibrio psichico influiscono fortemente sugli educandi. Una esatta e completa visione del significato e del valore della sessualità e una serena integrazione di essa nella propria personalità sono indispensabili agli educatori per una costruttiva azione educativa. La loro capacità non é tanto il frutto di conoscenze teoriche quanto il risultato della loro maturità affettiva. Il che non dispensa dall'acquisto delle conoscenze scientifiche adatte al loro compito educativo, particolarmente arduo ai nostri giorni. Gli incontri con le famiglie potranno essere di grande aiuto.

80. Le disposizioni che devono caratterizzare l'educatore sono il risultato di una formazione generale, fondata su una...Preparazione psico-pedagogica

81.L'educatore, che svolge il suo compito fuori dell'ambiente familiare, necessita di una preparazione psico-pedagogica, adatta e seria, che gli consenta di cogliere situazioni particolari che richiedono una sollecitudine speciale. Sarà così in grado anche di consigliare gli stessi genitori, particolarmente quando il ragazzo o la ragazza hanno bisogno dello psicologo.

82. Oltre ai soggetti normali e ai casi patologici, c'è tutta una gamma di individui con problemi più o meno acuti e persistenti, che rischiano di essere poco curati, pur essendo veramente bisognosi di aiuto. In questi casi, più che di terapia a livello medico, si tratta di una costante opera di sostegno e di guida da parte degli educatori.

QUALITÀ DEI METODI EDUCATIVI

83. Occorre una visione chiara della situazione, perché il metodo adoperato non solamente condiziona grandemente il successo di questa delicata educazione, ma anche la collaborazione tra i diversi responsabili. In realtà le critiche sollevate si riferiscono ordinariamente più ai metodi usati da alcuni educatori che al fatto del loro intervento. Questi metodi devono avere precise qualità, sia relativamente al soggetto che agli stessi educatori e alla finalità che tale educazione si propone.

ESIGENZE DEL SOGGETTO E INTERVENTO EDUCATIVO

84. L'educazione affettivo-sessuale, essendo più condizionata di altre dal grado di sviluppo fisico e psicologico dell'educando, deve essere sempre adattata all'individuo. In certi casi è necessario prevenire il soggetto, preparandolo a situazioni particolarmente difficili, quando si prevede che dovrà affrontarle, o preavvisandolo contro pericoli imminenti o permanenti.

85. Occorre però rispettare il carattere progressivo di questa educazione. Una corretta gradualità degli interventi deve essere attenta ai momenti dello sviluppo fisico e psicologico, che richiedono una preparazione più accurata e un tempo di maturazione prolungato. Bisogna assicurarsi che l'educando abbia assimilato i valori, le conoscenze e le motivazioni che gli sono stati proposti o i cambiamenti e le evoluzioni che ha potuto osservare in se stesso e di cui l'educatore indica opportunamente le cause, le relazioni e la finalità.

QUALITÀ DEGLI INTERVENTI EDUCATIVI

86. Per recare un valido contributo allo sviluppo armonico ed equilibrato dei giovani, gli educatori devono regolare i loro interventi secondo il ruolo particolare che svolgono.

Il soggetto non percepisce né riceve allo stesso modo da parte dei diversi educatori le informazioni e motivazioni che gli sono date, perché toccano in modo diverso la sua intimità. Obiettività e prudenza devono caratterizzare tali interventi.  

87. L'informazione progressiva richiede una spiegazione parziale, ma sempre rispondente a verità. Le spiegazioni non devono essere deformate dalle reticenze o dalla mancanza di franchezza. La prudenza però richiede all'educatore non solo un opportuno adattamento dell'argomento alle attese del soggetto, ma anche la scelta del linguaggio, del modo e del tempo in cui intervenire. Essa esige che si tenga conto del pudore del fanciullo. L'educatore ricordi inoltre l'influenza dei genitori: la loro preoccupazione per questa dimensione dell'educazione, il carattere particolare dell'educazione familiare, la loro concezione della vita, il grado di apertura agli altri ambienti educativi.  

88. Si deve insistere innanzitutto sui valori umani e cristiani della sessualità per farli apprezzare e per suscitare il desiderio di realizzarli nella vita personale e nelle relazioni con gli altri. Senza misconoscere le difficoltà che lo sviluppo sessuale comporta, ma senza creare uno stato ossessivo, l'educatore abbia fiducia nell'azione educativa: essa può contare sulla risonanza che i valori veri trovano nei giovani, quando vengono presentati con convinzione e confermati dalla testimonianza della vita.

89. Data l'importanza dell'educazione sessuale nella formazione integrale della persona, gli educatori, tenuto conto degli aspetti svariati della sessualità e della loro incidenza sulla personalità globale, si sforzino in particolare di non separare le conoscenze dai valori corrispondenti che danno un senso e un orientamento alle informazioni biologiche, psicologiche e sociali. Quando dunque presentano le norme morali, è necessario che mostrino in che cosa esse trovano la loro ragion d'essere e i valori che comportano.

EDUCAZIONE AL PUDORE E ALL'AMICIZIA

90. Il pudore, componente fondamentale della personalità, si può considerare - sul piano etico - come la vigile coscienza che difende la dignità dell'uomo e l'amore autentico.

Esso tende a reagire a certi atteggiamenti e a frenare comportamenti che offuscano la dignità della persona. È un mezzo necessario ed efficace per dominare gli istinti, far fiorire l'amore autentico, integrare la vita affettivo-sessuale nel quadro armonioso della persona. Il pudore ha grande portata pedagogica e deve quindi essere valorizzato. Fanciulli e giovani impareranno così a rispettare il proprio corpo come dono di Dio, membro di Cristo e tempio dello Spirito Santo; impareranno a resistere al male che li circonda, ad avere uno sguardo e un'immaginazione limpidi, a cercare ed esprimere nell'incontro affettivo con le persone un amore veramente umano con tutte le sue componenti spirituali.  

91. A tale scopo si presentino loro modelli concreti e attraenti di virtù, si sviluppi il senso estetico, ispirando il gusto del bello presente nella natura, nell'arte e nella vita morale; si educhino i giovani ad assimilare un sistema di valori sensibili e spirituali in uno slancio disinteressato di fede e di amore.  

92. L'amicizia è il vertice della maturazione affettiva e si differenzia dal semplice cameratismo per la sua dimensione interiore, per una comunicazione che permette e favorisce la vera comunione, per la reciproca generosità e la stabilità. L'educazione all'amicizia può diventare un fattore di straordinaria importanza per la costruzione della personalità nella sua dimensione individuale e sociale.

93. I vincoli di amicizia, che uniscono i giovani di diverso sesso, contribuiscono alla comprensione e alla stima reciproca, quando essi si mantengono nei limiti di normali espressioni affettive. Se invece diventano o tendono a diventare manifestazioni di tipo genitale, essi perdono l'autentico significato di amicizia matura, pregiudicano gli aspetti relazionali in atto e le prospettive future riguardo a un eventuale matrimonio, rendono meno attenti ad una possibile chiamata alla vita consacrata.

IV. 
ALCUNI PROBLEMI PARTICOLARI

L'educatore potrà trovarsi, nello svolgere la sua missione, davanti ad alcuni problemi particolari sui quali si ritiene opportuno soffermare l'attenzione.

94. L'educazione sessuale deve condurre i giovani a prendere coscienza delle diverse espressioni e dei dinamismi della sessualità, dei valori umani che devono essere rispettati. Il vero amore è capacità di aprirsi al prossimo in un aiuto generoso, è dedizione all'altro per il suo bene; sa rispettare la personalità e la libertà dell'altro; non è egoista, non ricerca se stesso nell'altro, è oblativo, non possessivo. L'istinto sessuale, invece, se abbandonato a se stesso, si riduce a genitalità e tende a impadronirsi dell’ altro, cercando immediatamente una soddisfazione personale.

95. I rapporti intimi devono svolgersi soltanto nel quadro del matrimonio perché solo allora si verifica la connessione inscindibile, voluta da Dio, tra il significato unitivo e il significato procreativo di tali rapporti, ordinati a mantenere, confermare ed esprimere una definitiva comunione di vita - « una sola carne » - mediante la realizzazione di un amore « umano », « totale », « fedele », « fecondo », cioè l'amore coniugale. Perciò le relazioni sessuali fuori del contesto matrimoniale costituiscono un disordine grave, perché sono espressione riservata ad una realtà che ancora non esiste; sono un linguaggio che non trova riscontro obiettivo nella vita delle due persone, non ancora costituite in comunità definitiva con il necessario riconoscimento e garanzia della società civile e, per i coniugi cattolici, anche religiosa. 

96. Si vanno sempre più diffondendo tra gli adolescenti e i giovani certe manifestazioni di tipo sessuale che, di per sé dispongono al rapporto completo senza però giungere alla sua realizzazione. Queste manifestazioni della genitalità sono un disordine morale, perché avvengono al di fuori di un contesto matrimoniale.

97. L'educazione sessuale aiuterà gli adolescenti a scoprire i valori profondi dell'amore e a capire il danno che tali manifestazioni recano alla loro maturazione affettiva, in quanto conducono ad un incontro non personale, ma istintivo, spesso indebolito da riserve e calcoli egoistici, dunque sprovvisto del carattere di una vera relazione personale e tanto meno definitiva. Un'autentica educazione condurrà i giovani verso la maturità e la padronanza di sé, frutti di una scelta cosciente e di uno sforzo personale.

98. È scopo di un'autentica educazione sessuale favorire un progresso continuo nella padronanza degli impulsi, per aprirsi a suo tempo a un amore vero e oblativo. Un problema particolarmente complesso e delicato, che può presentarsi, è quello della masturbazione e delle sue ripercussioni sulla crescita integrale della persona. La masturbazione, secondo la dottrina cattolica, « costituisce un grave disordine morale », principalmente perché fa uso della facoltà sessuale in un modo che contraddice essenzialmente la sua finalità, non essendo a servizio dell'amore e della vita secondo il disegno di Dio.

99. Un educatore e consigliere perspicace deve sforzarsi di individuare le cause della deviazione, per aiutare l'adolescente a superare l'immaturità sottesa a questa abitudine. Dal punto di vista educativo, occorre tener presente che la masturbazione e altre forme di autoerotismo sono sintomi di problemi assai più profondi, i quali provocano una tensione sessuale che il soggetto cerca di superare ricorrendo a tale comportamento. Questo fatto richiede che l'azione pedagogica sia orientata più sulle cause che sulla repressione diretta del fenomeno.

Pur tenendo conto della gravità oggettiva della masturbazione si abbia la cautela necessaria nella valutazione della responsabilità soggettiva. 

100. Per aiutare l'adolescente a sentirsi accolto in una comunione di carità e strappato dal chiuso del proprio io, l'educatore « dovrà sdrammatizzare il fatto masturbatorio e non diminuire la sua stima e benevolenza verso il soggetto »; dovrà aiutarlo a integrarsi socialmente, ad aprirsi e interessarsi agli altri, per potersi liberare da questa forma di autoerotismo, avviandosi verso l'amore oblativo, proprio di un'affettività matura; nello stesso tempo, lo incoraggerà a fare ricorso ai mezzi raccomandati dall'ascesi cristiana, come la preghiera e i sacramenti, e ad impegnarsi nelle opere di giustizia e di carità.  

101. L'omosessualità, che impedisce alla persona il raggiungimento della sua maturità sessuale, sia dal punto di vista individuale che interpersonale, è un problema che deve essere assunto dal soggetto e dall'educatore, quando il caso si presenti, in tutta oggettività.

« Nell'azione pastorale questi omosessuali devono essere accolti con comprensione e sostenuti nella speranza di superare le loro difficoltà personali e il loro disadattamento sociale. La loro colpevolezza sarà giudicata con prudenza; ma non può essere usato nessun metodo pastorale, che, ritenendo questi atti conformi alla condizione di quelle persone, accordi loro una giustificazione morale.

Secondo l'ordine morale oggettivo, le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale ed indispensabile ». 

102. Sarà compito della famiglia e dell'educatore cercare innanzitutto di individuare i fattori che spingono verso l'omosessualità: vedere se si tratti di fattori fisiologici o psicologici, se essa sia il risultato di una falsa educazione o della mancanza di una evoluzione sessuale normale, se provenga da abitudine contratta o da cattivi esempi o da altri fattori. Più in particolare, nel ricercare le cause di questo disordine, la famiglia e l'educatore dovranno tenere conto degli elementi di giudizio proposti dal Magistero e si serviranno del contributo che varie discipline possono offrire. Si dovranno, infatti, valutare elementi di ordine diverso: mancanza di affetto, immaturità, impulsi ossessivi, seduzioni, isolamento sociale, depravazione dei costumi, licenziosità di spettacoli e pubblicazioni. Tuttavia, in profondità, soggiace l'innata debolezza dell'uomo, conseguenza del peccato originale; essa può sfociare nella perdita del senso di Dio e dell'uomo ed avere ripercussioni nella sfera della sessualità.

103. Cercate e comprese le cause, la famiglia e l'educatore offriranno un aiuto efficace nel processo di crescita integrale: accogliendo con comprensione; creando un clima di fiducia; incoraggiando la liberazione dell'individuo e il suo progresso nel dominio di sé; promovendo un autentico sforzo morale verso la conversione all'amore di Dio e del prossimo; suggerendo, se necessaria, l'assistenza medico-psicologica da parte di persona attenta e rispettosa dell'insegnamento della Chiesa. 

104. Una società permissiva, che non offre valori validi su cui fondare la vita, favorisce evasioni alienanti a cui sono soggetti, in modo particolare, i giovani. La loro carica di idealità si scontra con la durezza della vita, originando una tensione che può provocare, a causa della debolezza della volontà, una evasione demolitrice nella droga.

È questo un problema che si aggrava sempre più e che assume toni drammatici per l'educatore. Alcune sostanze psicotropiche aumentano la sensibilità per il piacere sessuale e in genere diminuiscono la capacità di autocontrollo e quindi di difesa. L'abuso prolungato della droga porta alla distruzione fisica e psichica. Droga, malintesa autonomia e disordine sessuale si trovano spesso insieme. La situazione psicologica e il contesto umano di isolamento, abbandono, ribellione in cui vivono i drogati, creano condizioni tali che portano facilmente ad abusi sessuali.

L'intervento rieducativo, che esige una profonda trasformazione interna ed esterna dell'individuo, è faticoso e lungo, perché deve aiutare a ricostruire la personalità e le sue relazioni con il mondo degli uomini e dei valori. Più efficace è l'azione preventiva. Essa procura di evitare le carenze affettive profonde. L'amore e la cura educano al valore, alla dignità, e al rispetto della vita, del corpo, del sesso, della salute. La comunità civile e cristiana deve saper accogliere tempestivamente i giovani sbandati, soli, insicuri, aiutandoli ad inserirsi nello studio e nel lavoro, ad occupare il tempo libero, offrendo loro luoghi sani di incontro, di gioia, di impegni attivi, fornendo loro occasioni per nuove relazioni affettive e di solidarietà.

In particolare lo sport al servizio dell'uomo possiede un grande valore educativo non solo come disciplina corporale, ma anche come occasione di sana distensione, nella quale " il soggetto si esercita a rinunciare al suo egoismo e a confrontarsi con gli altri. Solo una libertà autentica, educata, aiutata, promossa, difende dalla ricerca delle libertà illusorie della droga e del sesso.  

CONCLUSIONE

106. Da queste riflessioni si può concludere che nell'attuale situazione socio-culturale è urgente dare ai fanciulli, agli adolescenti e ai giovani una positiva e graduale educazione affettivo-sessuale, attenendosi alle disposizioni conciliari. Il silenzio non è una norma valida di condotta in questa materia, soprattutto quando si pensi ai numerosi « persuasori occulti » che usano un linguaggio insinuante. Il loro influsso oggi è innegabile; tocca quindi ai genitori vigilare non solo per riparare ai danni causati da interventi inopportuni e nocivi, ma soprattutto per prevenire opportunamente i propri figli offrendo loro una educazione positiva e convincente.  

107. La difesa dei diritti fondamentali del fanciullo e dell'adolescente, per lo sviluppo armonico e completo della personalità conforme alla dignità di figlio di Dio, spetta in primo luogo ai genitori. La maturazione personale richiede, infatti, una continuità nel processo educativo tutelato dall'amore e dalla fiducia, propri dell'ambiente familiare. 

108. Nel compimento della sua missione la Chiesa ha il dovere e il diritto di curare l'educazione morale dei battezzati. 

L'intervento della scuola in tutta l'educazione, e particolarmente in questa materia tanto delicata, deve essere compiuto in accordo con la famiglia. 

Ciò suppone negli educatori e in coloro che intervengono per impegno esplicito o implicito, un retto criterio circa le finalità del loro intervento e la preparazione per poter trattare questo argomento con delicatezza e in un clima di serena fiducia.  

109. Affinché siano efficaci, l'informazione e l'educazione affettivo-sessuale devono attuarsi con tempestiva prudenza, con espressioni adeguate e preferibilmente in forma individuale. L'esito di questa educazione dipenderà in gran parte dalla visione umana e cristiana nella quale l'educatore presenterà i valori della vita e dell'amore.  

110. L'educatore cristiano, sia padre o madre di famiglia, insegnante, sacerdote o chiunque abbia responsabilità al riguardo, può, oggi soprattutto, essere tentato di demandare ad altri il compito che esige tanta delicatezza, criterio, pazienza, coraggio e che richiede altrettanta generosità di impegno nell'educando. È quindi necessario, prima di concludere, riaffermare che quest'aspetto dell'azione educativa è anzitutto, per un cristiano, opera di fede e di fiducioso ricorso alla grazia: ogni aspetto dell'educazione sessuale, infatti, si ispira alla fede e attinge da essa e dalla grazia la forza indispensabile. La lettera di S. Paolo ai Galati inserisce il dominio di sé e la temperanza nell'ambito di quanto lo Spirito, e Lui solo, può compiere nel credente. È Dio che dà luce, è Dio che comunica l'energia sufficiente.  

111. La Congregazione per l'Educazione Cattolica si rivolge alle Conferenze Episcopali, affinché promuovano l'unione dei genitori, delle comunità cristiane e degli educatori per un'azione convergente in un settore così importante per l'avvenire dei giovani e per il bene della società. Invita ad assumere questo impegno educativo nella fiducia reciproca e nel più grande rispetto dei diritti e delle competenze specifiche in vista di una completa formazione cristiana. 

Roma, 1° novembre 1983, Festa di tutti i Santi.

WILLIAM Card. BAUM Prefetto 

Antonio M. Javierre, Segretario  
Arcivescovo tit. di Meta

 

 

SESSUALITA’ ALIENANTE O CREATRICE

(di padre Daniel Ange)

OGNI AMORE E' UN GRIDO

"Lasciare libero il desiderio sessuale in un mondo assediato dalla morte, in cui Dio è rifiutato, equivale esattamente a far uscire dalla sua gabbia una belva inferocita, inferocita dall'assenza della preda, perché non trova, in ultima istanza, ciò che cerca" .

Il desiderio sessuale, infatti, che cosa è?.. in fondo... E' desiderio di Dio!

Un desiderio ignorato, inavvertito, smussato nel suo stimolo, alterato, falsificato, sfigurato, ma sempre desiderio di Dio...

Il tuo bisogno di Dio, quando Dio viene rifiutato, si proietta su un altro. Cosi la sessualità è diventata un gigantesco ascesso, artificialmente provocato, di una società malata di Dio.

Tale società è ossessionata dal sesso perché patisce la mancanza di Dio. Donde deriva il mostruoso successo del mercato del sesso se non dal bisogno d'amore d'un cuore umano che potrà essere soddisfatto solo da Dio? Di qui la continua inquietudine umana. Finché non avrai incontrato colui che ha plasmato il tuo cuore a immagine del suo, non potrai mai realmente amare con la stessa intensità che vorresti. I negozi del sesso di certe città sono lì a dimostrare l'esistenza di Dio!

Forse niente sconvolge di più il cuore di Dio che tale folle bisogno di dare e ricevere amore. Dio deve scorgervi, come in negativo, il suo stesso volto.

Ogni atto sessuale, anche impuro, alla stessa stregua d'ogni gesto di violenza, è un'enorme invocazione alla vita, una richiesta straziante d'aiuto. Il tuo cuore urla d'essere stato plasmato per ben altro scopo che non siano il denaro e il sesso. Urla di essere più importante dei suoi stessi problemi, di essere più vasto del mondo. Oh sì, questo mondo è troppo piccolo per il tuo cuore.

Tu scoppi e vorresti far saltare tutto. Piangi e urli. Pianto e grido fanno parte dell'amore, non ti pare? E cercano di tonificare i muscoli raggrinziti dei cuore.

In ogni rapporto sessuale il tuo cuore grida: "Esisto veramente per te? Ho veramente un posto nella tua vita? Dimmi che non sono solo al mondo!". Cerchi disperatamente d'uscire dalla tua solitudine, di trovare un compagno che sia all'altezza del tuo cuore. E non lo trovi. Ogni volta ritorni tristemente sui tuoi passi e ti ritrovi ancora più solo di prima.

Ogni desiderio sessuale che non si risolve in un immenso desiderio di Dio porterà sempre a esacerbate delusioni, non sarà mai gratificante. La sessualità non va mai di pari passo con l'amore, porta sempre con sé un sentimento indefinito di tristezza.

Mi rivolgo a voi, giovani occidentali: siamo immersi fino al collo in una società permissiva, bombardati continuamente da una pubblicità sfrontata, aggrediti dal "maligno". Ci vuole dell'eroismo per rimanere casti. Abbiamo bisogno d'un supplemento d'amore proporzionato alle nostre tristezze. Ci occorre un supplemento di forza proporzionata alla nostra debolezza e ai mezzi satanici studiati apposta per corromperci. Ecco, abbiamo bisogno dello Spirito di Dio, della sua Eucaristia. Dobbiamo sapere chi realmente siamo ed essere quello che siamo.

Coinvolto con tutto te stesso

Dobbiamo, innanzitutto, denunciare un comunissimo errore che consiste nel confondere sessualità e funzione genitale. Quest'ultima implica l'aspetto, per così dire, animale della trasmissione della vita, mentre la sessualità coinvolge l'essere nella sua totalità.

Mai un rapporto sessuale potrà ridursi a un atto "neutro". Non lo si può separare dall'anima.

Tutta la persona vi è coinvolta.

E questo perché il tuo corpo, come abbiamo già detto, non è un carcere o un involucro intercambiabile o un accessorio, e nemmeno uno strumento di lavoro o di piacere.

Nessuno scambio fisico può avere luogo senza che la tua anima ne sia investita, appunto perché il corpo è la manifestazione dell'anima, è te stesso. E l'anima del tuo compagno o della tua compagna ne rimane coinvolta. La qual cosa rivela tanto la gravità quanto la grandezza dell'atto, facendo vibrare remotissime corde nella profondità dell'essere.

Ne vuoi una prova?

Osserva fino a che punto possa traumatizzare la violenza carnale, soprattutto su un fanciullo. Può lasciare dietro a sé lesioni per tutta la vita, ferite tali che possono essere guarite solo dal Signore. Chiamo a testimoni di queste terribili devastazioni, sia spirituali che psicologiche, medici e sacerdoti che raccolgono certe confidenze. Si rimane atterriti dalle proporzioni raggiunte dallo sfruttamento sessuale dei fanciulli.

In questi casi capiamo veramente fino a che punto la persona sia immediatamente coinvolta nella sua identità più profonda, e non solo nella sua libertà.

Spesso si sente ripetere: "Non farti problemi, è come bere un bicchiere d'acqua". Ah sì? Costringere un fanciullo a bere un bicchiere d'acqua significa rovinarlo per tutta la vita? Un briciolo di buon senso ci dice che si tratta di ben altra cosa!

Dovremmo inoltre riflettere su un fatto straordinario cui non prestiamo mai attenzione, tanto abbiamo fatto il callo alle cose più straordinarie: ed è che lo sperma porta con se noi stessi, la nostra anima. Sarei tentato di affermare che vi si profila già il volto dell'eventuale bambino di cui noi potremmo essere i creatori assieme a Dio. Non si tratta, quindi, di un materiale neutro ma di una sostanza già animata!

E allora anche gli organi sessuali, alla stessa stregua del volto, dello sguardo, degli occhi che trasmettono qualcosa di noi stessi, costituiscono, e giustamente, le membra più preziose in quanto sono capaci di trasmettere ciò che noi siamo.

Non esiste un fatto più fantastico, dato che ci permette di entrare nell'ordine stesso della creazione..

Non si può, quindi, giocare con la propria sessualità come non si gioca coi propri occhi e, soprattutto, con la propria anima. Specialmente se pensiamo che entra in gioco una partecipazione al soffio vitale di Dio

Una profonda incrinatura

Spesso lo scatenamento della sessualità rende impossibile l'amore. Assistiamo a una tragica dissociazione fra attrazione sessuale e trasmissione della vita, fra amore e fecondità, godimento e gioia, sesso e persona.

Ne abbiamo una prova, certo in negativo, ma non per questo meno impressionante, nello stretto rapporto intercorrente fra violenza e sessualità. Sadismo, masochismo, tortura, sono tutti fenomeni con connotazioni sessuali. Da portatrice di vita umana, la sessualità diventa portatrice della morte dell'uomo! Spesso si vedono persone immerse in una vita di perversione sessuale che finiscono con il suicidio.

Anche nella masturbazione, apparentemente innocente, innocua, s'annida una sorta di disperazione perché, in ultima istanza, vi si ricerca un impossibile amore, e ne emerge l'impossibilità di amare se stessi.

Ne risulta un'evidente dissociazione fra carne e cuore, un gioco pericoloso per l'equilibrio della persona (come giocare con un'arma da fuoco: se ne possono riportare mutilazioni per tutta la vita!).

E mai possibile descrivere la tragica frustrazione spirituale d'un rapporto sessuale ridotto a una relazione puramente fisiologica? In questo modo il rapporto diventa sempre meno personale, e sempre più estraneo al nostro essere profondo, sempre più alienante. Dando il proprio corpo così come capita, si blocca la possibilità d'un rapporto d'unicità con qualcuno che sia amato come unico al mondo.

Chi dà il proprio corpo a chiunque e nel modo che gli detta la passione, rivela in se stesso un'impotenza d'amare. Senza il senso della fedeltà e della durata, senza un amore dato e ricevuto, nasce nel profondo del cuore una sorda disperazione.

Proprio ciò che sembra dare completezza al corpo, di fatto inibisce e intorpidisce lo spirito. Il rapporto sessuale, se tagliato fuori dalla persona da amare, separato dall'amore che bisogna esprimere, dalla vita che si deve trasmettere, si rivolge contro il tuo cuore, colpendolo violentemente a morte.

Non ti senti, infatti, privo di vita se la tua sete d'amore non ha trovato risposta? Di qui le spaventose corrispondenze fra lo spirito d'impurità e lo spirito di morte! Una sessualità pervertita e distruttrice.

Il piacere si cambia in odio, lo stupro diventa assassinio, l'istinto di conservazione si confonde con la pulsione della morte. Com'è possibile negare che lo scatenamento sessuale corrompa l'amore, e che amare significhi vivere, e vivere donarsi?

Ritrova la strada del tuo cuore

Ti è dunque necessaria un'opera stupenda di ricomposizione e di riequilibrio fra la sessualità e l'amore, se vuoi vivere. Devi umanizzare una sessualità troppo animale, personalizzare una sessualità troppo anonima. La ricomposizione del divorzio fra il cuore e la carne è il modo migliore per evitare ogni divorzio. Non si può pretendere di diventare uomini in un settore del nostro essere e della nostra vita, e poi voler restare una cosa nell'altro, trattando il corpo come una cosa.

La sessualità infra-umana deve svilupparsi in una sessualità intra-umana. Si tratta d'imparare pazientemente l'arte di donarsi. Rifiuta di vivere a un livello inferiore alle esigenze naturali del tuo cuore. Dì di no a un amore mediocre, striminzito, senza futuro. Non giocate al ribasso sulla sua grandezza!

Mi viene in mente la risposta di Agnese, la sola ragazza nella sua classe a non avere rapporti sessuali: "Mi sento troppo grande per siffatti comportamenti!".

Il che significa: "Non voglio vivere a un livello inferiore a quello che il mio cuore comporta".

In un rapporto semplicemente fisico si rimane sempre in due, mentre nella deliberazione reciproca di non "fare l'amore" per puro amore del Signore si è necessariamente uno e si e gratificati, a volte, da una straordinaria comunione.

Il mio diciassettenne amico Bruno, che presto ci verrà tolto da un'impietosa miopatia, mi dice: "Vedi, se mi faccio portare alle nostre festicciole di studenti è per spiegare ai miei amici come l'espressione fisica dell'amore impedisca all'amore di crescere, costringendolo a un livello primitivo. Darsi l'uno all'altro fisicamente impedisce di amarsi reciprocamente in profondità. Oh sì, si può amare in modo diverso, essere in modo diverso".

Apprendere l'amore nella speranza

Da molti anni mi sto chiedendo: perché il risveglio della pubertà è relativamente precoce, a una età in cui non si è ancora capaci di vivere un autentico amore?

Perché questo divario d'età, questo sfasamento tra la possibilità, già presente, d'esercitare fisicamente la sessualità, e la propria capacita di viverla in un amore autentico e forte?

Perché questa presenza d'una forza vitale prima ancora che la si possa veramente fare propria nella fedeltà? Indubbiamente, è piuttosto strano che il Signore abbia permesso tutto questo.

Ho cercato, comunque, di darmi una risposta.

Penso che il Signore abbia permesso questo perché l'amore si radicasse nella speranza, in quanto l'adolescenza è l'età per eccellenza della speranza. Per rendersene conto, basti pensare a tutti quegli adolescenti che perdono la speranza prima di perdere la fede. In certi casi, anzi, perdono solo la speranza, non la fede!

Ma perché? Ecco, il godimento, il piacere immediato, distrugge la speranza bloccando l'amore. Ne vogliamo la prova? Guardate a cosa porta l'innamoramento in serie (anche se in tanti casi è improprio il termine innamoramento): a essere, senza accorgersene, incapaci d'amare. A quanti casi si assiste "di queste piccole eternità di godimento che ben presto si trasformano in lunghe eternità prive di speranza!" .

Devi diventare degno della tua sessualità, degno d'adoperare il linguaggio più forte dell'amore. A che ti servirebbe il linguaggio sessuale se tu non avessi nulla da dire, nulla da trasmettere attraverso tale linguaggio?

L'amore, infatti, che dovrebbe trovare nel sesso il linguaggio più profondo, è la sola cosa che valga veramente la pena di vivere sulla terra, nonostante sia, per esperienza, quella che presenta maggiori difficoltà nella sua realizzazione.

"L'autentico amore divora chi ama, ma rispetta chi è amato, mentre quasi sempre, nei surrogati dell'amore, avviene il contrario. Nel vero amore chi ama non possiede l'altro ma ne è posseduto. Siamo "uno" perché l'amore ci unisce; due, perché l'amore ci rispetta; tre, perché l'amore ci supera" .

Comprendi, allora, perché è necessario questo tempo d'apprendimento durante il quale prepari anche il tuo corpo a diventare preghiera e ti liberi progressivamente dalla sensualità, dalla pesantezza e dall'intorpidimento della carne?

L'attesa scava le fondamenta e dà il gusto di vivere, mentre il buttarsi nei soddisfacimenti immediati della carne mina la costruzione dell'amore e porta al disgusto della vita. Ne potrebbero essere testimoni i fidanzati che incontrai tempo addietro, i quali, da soli, erano arrivati a capire la necessità di troncare i loro rapporti sessuali fino al matrimonio, per potersi radicare in tale rinuncia che sta all'amore come il fondamento sta all'edificio

Amarti per sempre, con tutta la tua storia

Il rapporto sessuale, se non è mutilato, implica l'impegno di due esistenze, appunto perché coinvolge tanto l'anima dell'altro che la tua. Due esistenze s'intrecciano, si fondono l'una con l'altra. Se il rapporto investe tutta la persona, ne consegue che ne è coinvolta tutta la vita, col suo passato e il suo avvenire.

Amare significa dare la propria vita, senza aspettare il contraccambio e per sempre, assumendo la responsabilitá dell'altro anche per il suo avvenire; significa firmargli un assegno in bianco, aiutarlo a maturare, a crescere, a invecchiare e morire.

E, prima ancora, a vivere, a essere. Ma per questo non possiamo fare a meno del tempo. E’ necessario scoprire l'altro nel suo spessore temporale perché anche questo è una componente della sua persona: una persona non è un puntino isolato da tutto il resto, paracadutato in un determinato momento senza legame con la sua vita di prima e di dopo. Diventiamo solidali con tutta una storia, un cammino, un'esperienza.

Per questo vogliamo assumere l'altro anche nel suo passato.

"Ti amo non come vorrei che tu fossi ma come sei in realtà, come ti ha modellato la vita, anche e soprattutto se essa ti ha colpito. Voglio conoscere tutto di te, anche della tua infanzia, conoscere tutte le tue ferite. E voglio che tu conosca le mie. Mostrandocele l'un l'altro, a poco a poco ce le guariremo reciprocamente. Più hai sofferto, e più ti amo. Vorrei che il mio amore ti aiutasse a guarire".

Oh sì, amare in verità significa amare come Dio: non malgrado, ma a causa delle nostre debolezze! Ogni amore non è forse compassione?

Il tempo chiamato del "Fidanzamento" deve appunto servire per entrare in tale reciproca compassione: il tempo in cui la fiducia verifica se stessa, diventa progressivamente reciproca; il tempo in cui l'amore si trasforma a poco a poco nel segno dell'amore di Dio per il suo popolo e prende il sapore della misericordia.

Ma, troppo spesso, il matrimonio viene visto come una convenzione sociale o un semplice rito liturgico; e cosi tutta la prospettiva è falsata.

L'amore di oggi salva i figli del domani

Dobbiamo aggiungere che i rapporti sessuali, prima di quest'impegno, che manifesta la pienezza dell'amore, vengono compiuti a rischio e pericolo d'innocenti, in quanto non si può assolutamente escludere una trasmissione della vita.

Qui nasce il problema cruciale dell'aborto, questo massacro prenatale che fa più vittime innocenti nei Paesi ricchi di quante la fame ne faccia nei paesi poveri. Una campagna pubblicitaria lo sostiene con slogan che sembrano inventati dal Principe della menzogna: "L'aborto è opera di vita e d'amore... Come farsi strappare un dente..." E via di questo tono.

Ma non si parla mai della pericolosità, sia fisica che psicologica, dell'aborto. Certe donne ne escono segnate per tutta la vita. Anche qui ferite che solo Gesù e Maria possono risanare. Pensiamo, poi, alle altre vittime dei facili rapporti sessuali.

Come ho già detto, più questi rapporti sono avvilenti e maggiormente impediscono un impegno di vita e per la vita, compromettendo la fedeltà, favorendo un matrimonio temporaneo, una coppia in balia d'ogni vento. L'abitudine a mutare il compagno o la compagna alla leggera, finisce col rendere aleatoria la creazione d'una famiglia. Si finirà, presto o tardi, col divorzio perché non è detto che l'espressione sessuale debba necessariamente sfociare in un amore duraturo.

E chi ne farà le spese? Probabilmente tu, e quel ragazzo o ragazza che hai voluto amare e che ora hai abbandonato o ti ha abbandonato. Le ferite, inferte reciprocamente, possono essere di un'atroce crudeltà.

A volte sono necessari anni e anni per rimarginarle. Anche questi sono traumi che solo Gesù e Maria possono guarire. Ma chi soprattutto ci rimette sono i tuoi figli.

Chi potrà dire i drammi nascosti di queste creaturine che non potranno mai beneficiare della loro razione d'amore, e quindi di vita, perché sono stati depredati del minimo di tenerezza di cui avevano bisogno per vivere, per essere, ossia d'una famiglia?

Se la Chiesa vigila sull'amore del presente e per salvare i figli di domani.

La sua apparente durezza discende dalla gelosia dell'amore. Se fa di tutto perché l'amore non sia camuffato, è perché i figli di domani non siano rovinati, perché sia spezzato, una volta per sempre, il circolo vizioso del ferito che ferisce.

Qualcuno ne esce talmente ferito che non riesce più a vivere un amore integrale. Ci si separa, e allora si "creano" dei piccoli feriti che, al loro volta, ne creeranno altri domani. Dio ti supplica d'amare nella verità per compassione verso degli innocenti, per compassione verso te stesso!

Testimoni che contestano il mondo perchè affermano il Regno

Adolescenza e giovinezza costituiscono le età delle decisive esperienze della vita. Buttati, allora, in questa esperienza esaltante fra mille, e che si chiama padronanza di sé, purezza e, quindi, libertà. Ne sei capace. Sei più grande di quanto non pensi.

Moltissimi fanno tale esperienza, e ne sono fieri e felici. La loro gioia è, in un certo senso, comunicativa, il loro volto irradia una luce che non inganna. Costoro rendono testimonianza al loro Signore con un gesto tra i più forti che si possano compiere, ossia sottraendosi alle provocazioni dell'impurità, a qualsiasi prezzo.

Si parla molto di fanciulli che si prostituiscono (voglio dire di fanciulli forzati a prostituirsi !), di giovani che vanno a letto assieme. Ma chi parla di quei giovani, ben più numerosi di quanto si pensi, che hanno il coraggio di "andare contro corrente"? Sono ragazzi e ragazze straordinariamente liberi.

Infatti, saper dire semplicemente: "Non vengo a letto con te perché ti amo troppo per fare questo", richiede, nel nostro mondo occidentale, sempre più erotizzato, una libertà interiore, un coraggio, un eroismo veramente straordinari.

Questi giovani hanno una purezza che non può essere se non un dono di Dio.

Myriam, giovinetta di quattordici anni, mi scrive: "Non voglio affatto avere rapporti sessuali con un ragazzo o altri! L'amore è cosa troppo sacra per distruggerla quando si è giovani! Conosco un ragazzo cui voglio bene, ma non l'amo alla maniera di molti giovani d'oggi, che deformano completamente il significato della parola "amare", che escono insieme oggi per poi lasciarsi dopo due giorni. lo uscirò solamente con quel ragazzo che sposerò. Il matrimonio, per me, è una cosa eterna: è la mia vita, la mia felicità, che dipendono dalla scelta che farò. Vedi, non voglio legarmi a quel ragazzo solo perché è bello o intelligente. Ciò che conta per me è il cuore. E mi sono legata al ragazzo che sai perché ho amato il suo cuore".

Oggi come oggi, purezza e non violenza costituiscono due fra le più forti contestazioni d'un mondo chiuso in se stesso e condannato, per questo fatto, all'asfissia spirituale.

Mi ritornano alla memoria quei giovani croati che, durante il Congresso Eucaristico di Lourdes, ci parlavano dell'usanza, diffusa fra i giovani cristiani del loro paese, di promettersi reciproco rispetto.

Conosco ragazzi che, nel loro collegio, si fanno "pestare" perché non vogliono essere strumento di piacere. Non ho timore d'affermare che sono piccoli eroi, santi in erba, già preparati a persecuzioni più gravi. Sono paragonabili a Maria Goretti, uccisa a dodici anni per essersi opposta a un gesto infame, o a quei giovani Baganda bruciati vivi per non essersi piegati alle voglie del loro re pederasta. Ma per trovarne la forza, raggiungevano di notte, dopo ore di cammino, partendo dal palazzo del re, la missione di Narakulongo per ricevere l'eucaristia.

Raggio laser che da' un corpo luminoso

Ma c'è anche chi, uomo o donna, è stato guarito dopo una vita sessualmente rovinosa.

Costoro si sono lasciati finalmente incontrare da un amore degno del loro cuore, dall'Amore con la lettera maiuscola. Si sono lasciati lavare dal sangue dell'Agnello, risollevare dal perdono dell'Amore, purificare dallo sguardo di Gesù. Puoi sottrarti a questo sguardo posto continuamente su di te; non accorgertene, mai e poi mai.

Ma puoi anche offrirti a questo sguardo, lasciare che con la sua ineffabile dolcezza ti penetri e discenda fin negli angoli più remoti della tua esistenza. La luce dei suoi occhi assomiglia a un raggio laser di tale intensità e concentrazione che è capace d'intervenire chirurgicamente (gli scollamenti di retina sono oggi curati col laser: la luce fa ritornare gli occhi alla luce!).

Non avere paura di sottoporre i tuoi ascessi, per quanto purulenti essi siano, al laser dello sguardo di Gesù. Ne trarrai come dono una nuova infanzia.

Geneviève, diciassette anni, mi ha appena scritto: "Fin dalla mia più tenera fanciullezza avevo subito diverse sevizie sessuali da parte dei miei fratelli e del mio patrigno. Passando attraverso questi orrori e abomini, si percepisce il proprio corpo come qualcosa di ripugnante. Il mio povero padre aveva interesse solo alla degradazione dell'uomo e della donna. Per lui, più che per gli animali, solo il sesso contava. Verso i tredici anni compresi che solo questo piaceva agli uomini, e così desideravo essere una prostituta perché la gente fosse "felice". Mi lasciai trascinare dalla corrente, insensibile alla vita e alle stagioni che passavano, come se mi trovassi in un sotterraneo, senza luce né gioia. Ricercavo non solo godimento, ma anche tenerezza e sicurezza per trarre quiete da qualcuno. Non sapevo che quanto facevo era male. Pregavo molto spesso Maria. Poi entrai nel Rinnovamento. Non volevo mancare a nessuna preghiera, come prima non volevo perdermi nessuna festa. Quando soffrivo, per quanto grande fosse il mio peccato, m'abbandonavo subito sul cuore di Gesù, assieme a Maria. Piansi, piansi molto, e Maria soffocava il mio pianto stringendomi al suo cuore. Per me Gesù è l'essere più puro, ma anche più giusto. E la sua purezza, che prima m'impauriva, ora mi conforta. Gesù, fratello mio, amico mio donami un corpo luminoso perché possa guardare te e i miei fratelli senza timore. Gesù, liberami dalle mie catene. Ecco il mio cuore di prostituta, il mio cuore che sognava un primo amore! Eccoti il mio cuore vuoto e troppo pieno d'amore da offrire, in cui si stanno spegnendo i battiti d'ala d'una farfalla primaverile! Eccoti il mio cuore che può parlarti solo quando divento nuovamente bambina!".

Penso a diversi omosessuali che si erano dati alla prostituzione e che ora sono monaci, e monaci felici; a tante donne che dovevano vendere il proprio corpo per vivere e che ora l'hanno affidato per sempre al Signore!. Per Dio, niente è mai troppo lontano, o troppo sporco, o troppo piagato.

Molti tra quanti inciampano nel peccato sessuale sposati o celibi, lo fanno per debolezza. In tali casi, sono essi i privilegiati dell'amore di Dio perché sono i figli del suo perdono, purché a esso si aprano.

Ci sono poi coloro che peccano espressamente contro la luce, e si assolvono da se stessi costruendosi tutta una filosofia, quando non è una "teologia, per giustificare i loro sbagli e le loro cadute. E' una situazione grave, poiché queste persone, non sentendosi peccatori, non fanno ricorso al perdono. Ma se ci si sente peccatori e ci si offre al perdono, allora una dolcezza e una pace immense prendono tutto l'essere. Il sacramento del perdono è veramente il sacramento piú umano

Celibato consacrato: pienezza della sessualità

Conosco giovani innamorati che hanno rinunciato a coronare il loro sogno per offrirsi a Dio in una consacrazione totale.

Avevano incontrato il primo grande amore della loro vita ma, a un certo momento, compresero che l'uno e l'altro erano stati preceduti da un altro amore, ed ebbero il coraggio di darsi al Signore. Si dissero l'un l'altro: "Non ti voglio sottrarre al Signore che per primo t'incontrò, molto tempo prima che noi ci incontrassimo".

Ho raccolto le loro confidenze: "Abbiamo sofferto molto, ma non rimpiangiamo nulla. L'uno ha generato la vocazione dell'altro". L'uno ha scelto il sacerdozio, l'altra un convento. Forse non ho mai visto due giovani amarsi come loro: e sulla croce, fra le lacrime!

Oh, la chiamata al celibato! Mi si permetta qualche considerazione.

Innanzitutto è un dato di fatto che nessuno può onestamente ignorare l'esistenza in ogni epoca, e oggi più che in un recente passato, di uomini e donne che hanno vissuto e vivono in una pienezza d'amore tale da voler rinunciare all'esercizio fisico della sessualità, in una consacrazione totale, esclusiva, del loro corpo al Signore, pur essendo pienamente uomini, pienamente donne. La loro sessualità ha raggiunto la pienezza senza ricorrere all'atto della procreazione. Persone come Caterina da Siena, Giovanna d'Arco, Teresa d'Avila, non sono forse state pienamente donne? E che dire di Domenico, di Francesco, di Vincenzo de' Paoli, di Filippo Neri? Erano forse dei mezzi uomini?

La loro sessualità, lungi dall'essere inibita, acquista maggiore virilità o femminilità, e guadagna in libertà e autenticità. Miracolosamente decuplicata è la potenzialità del loro dono di sé Non ne traggono complessi, ma gioia! Non costituiscono, dunque, dei casi patologici; non sono dei pazzi, se non di Dio. Eì gente normale, equilibrata, sana. Il loro amore è come liberato dalla schiavitù del piacere sessuale.

Non voglio dire che tutto sia senza tentazioni, senza lotta. Ma è appunto questa lotta continua, sino alla fine, che impedisce loro di adagiarsi sul "tran tran" d'una vita facile e mediocre. Tale lotta li fa stare continuamente in uno stato d'allerta contro gli attacchi nemici.

Anche a questo livello debbono mostrare un coraggio da veri uomini e una tenacia d'autentiche donne. Debbono possedere un animo da martire. Possiamo, quindi, affermare che il consacrato è un essere perfettamente sessuato che si lascia, mano a mano, trasfigurare da un amore che dura per tutta la vita.

Rivolgendosi ai monaci, San Giovanni Climaco dice: "L'eros fisico diventi per te un modello del tuo desiderio di Dio. Beato chi ha per Dio una passione non meno cocente di quella dell'amante per la sua diletta!".

Tu sei tutto preso da un desiderio piú forte, e Dio comincia a bastarti. Ti basta per riempire cuore, vita, esistenza. E ti appaga.

Il celibato è possibile solo se si è presi da un amore immenso per Gesù, un dono che ci viene unicamente dallo Spirito. E lo Spirito lo concede solo quando si è in intimità con Maria. Spesso la ragione di certi celibati mal sopportati la si deve cercate in una mancanza d'amore nei rapporti col Signore.

Ci troviamo di fronte ad una specie d'ipertrofia del cervello che porta con sé l'inaridimento del cuore. E vivere senza un cuore irrigato è cosa impossibile. Si cercano, allora, piccole compensazioni, mentre la soluzione consiste nel lasciarsi riunificare dal di dentro per trovare la sintonia fra spirito e cuore. E questo è opera della preghiera.

Questa dimensione affettiva del nostro rapporto con Gesù si sprigiona in alcuni mistici, in un modo tanto appassionato, che oggi qualcuno potrebbe avere delle riserve a ripubblicare i testi d'un Giovanni della Croce, d'una Teresa d'Avila o d'un San Bernardo!

Vi si trova una tale pienezza di sentimenti che potrebbero essere sospettati d'erotismo!

Oh no, il consacrato nella verginità non è uno scapolo, è un innamorato.

Fa differenza. Innamorato e testimone. Spezza il cerchio d'un mondo che vuole ridurre l'uomo a una sola dimensione, ripiegato su stesso, e lo apre al futuro. Contesta il mondo attestando il Regno. Diventa uomo, lasciandosi configurare all'Uomo; o donna, diventando immagine vivente di Maria: coloro che conobbero solo le nozze del Regno .

Le due mani della Chiesa

Non dobbiamo mai disgiungere la chiamata al matrimonio da quella al celibato. Un monaco ortodosso affermava che matrimonio e celibato sono come le due mani della chiesa mediante le quali essa opera; e che questi due modi di vivere la propria sessualità, questi due modi di essere, dovrebbero porsi sempre in un rapporto di reciproco sostegno.

Per questo, da qualche tempo lo Spirito suscita nella Chiesa diverse comunità in cui uomini e donne, consacrati nel celibato per amore di Gesù, vivono assieme a persone anch'esse consacrate al Signore, ma nel matrimonio. Danno così prova di quale aiuto reciproco possano scambiarsi queste due chiamate, sostenendosi vicendevolmente.

Chi è consacrato nel celibato ricorda a chi è sposato come il matrimonio sia tutto in funzione del ritorno glorioso del Signore, mentre l'amore tra gli sposi, tra genitori e figli, richiama al consacrato quali debbano essere il suo amore per il Signore e la sua possibilità di dare la propria vita per una moltitudine di figli spirituali.

Nel celibato consacrato, infatti, è insita questa misteriosa trasmissione di vita divina a una moltitudine di persone, anche se si tratta di una fecondità spirituale invisibile, vissuta nel buio. Ma è sempre qualcosa di assolutamente reale. Ne possono dare conferma certi padri spirituali.
Impossibile negare che le comunità sono importantissime per resistere e progredire. Ciascuno di noi come una cellula che, unita alle altre, forma un coro. E insieme, nella comunità, possiamo toccare e sentire la Chiesa quale vero corpo di Gesù, sperimentare quasi fisicamente la carne e il sangue della Chiesa.

E come sarebbe possibile conservare integro il proprio corpo se non lo si integrasse nel corpo della Chiesa? Non si corre nessun rischio di svalutare il corpo là dove uomini e donne fanno corpo, né di sciupare l'amore se fratelli e sorelle vivono nell'amore.

Quando esigenze primarie sono un amore senza ambiguità, cristallino, e un desiderio reciproco di santità, la castità diventa fonte di gioia e di luce.

Ma dobbiamo anche dire che solo all'interno del Corpo di Gesù-Eucaristia si costruisce il corpo d'una comunità, della Chiesa.

 

 

 

LA CONTRACCEZIONE

di Donald De Marco

Una "mentalità" esiste in una società quando buona parte della gente reagisce automaticamente ad una situazione senza riflettere sulle conseguenze a lungo termine. La "mentalità" descrive un modo di pensare diffuso - quasi Pavloviano - che è consapevole dei benefici immediati, ma ignaro delle ripercussioni a distanza. Una "mentalità inflazionistica", ad esempio, si verifica quando la gente, pensando alle sue necessità immediate, chiede salari sempre più alti per far fronte all'inflazione, ma così facendo, assicura il protrarsi proprio dell'inflazione che cerca di combattere.

Una "mentalità" è molto difficile da correggere perché è formata da assunti inconsci e mantenuta dalla pura forza dell'abitudine. E' anche molto difficile resistere ad una determinata "mentalità". Carl Jung ci offre un efficace esempio di questo quando descrive la mentalità schiavista che dilagava nell'antica Roma e faceva sì che tutti i romani involontariamente diventassero nell'intimo degli schiavi. Poiché il romano viveva "costantemente in mezzo agli schiavi", sosteneva Jung, "egli veniva inconsciamente contagiato dalla loro psicologia." Per questo motivo facciamo riferimento nella nostra epoca ad una "mentalità consumistica", ad una "mentalità da guerra fredda" e ad una "mentalità contraccettiva".

La contraccezione è la prevenzione attraverso mezzi meccanici o chimici delle conseguenze naturali del rapporto sessuale, cioè del concepimento. Scopo della contraccezione è separare il rapporto sessuale dalla procreazione cosicché i partners possano godere del piacere sessuale senza il timore che la loro attività sessuale possa dare luogo alla procreazione di un altro essere umano. Si ha una "mentalità contraccettiva" quando questa separazione del rapporto sessuale dalla procreazione è data per scontata e i partners ritengono che, impiegando la contraccezione, essi sono sollevati da ogni responsabilità di un eventuale concepimento conseguenza di un insuccesso del metodo contraccettivo. Strano a dirsi, usare la contraccezione per sottrarsi alla responsabilità nei confronti della propria progenie coincide, nella mente di molti, con "l'essere responsabili" e perfino con la "genitorialità responsabile". Ad ogni modo, la "mentalità contraccettiva" implica che una coppia non solo ha i mezzi per separare il rapporto sessuale dalla procreazione, ma ha anche il diritto o la responsabilità.

La contraccezione minaccia il matrimonio

La prima persona a richiamare l'attenzione sulla "mentalità contraccettiva" e a offrire una dimostrazione statistica a supporto della sua diffusione, fu il sociologo gesuita Stanislas de Lestapis. Nel suo libro "La limitation des naissances", pubblicato nel 1960, de Lestapis fornì dati sociologici che indicavano la presenza di quella che egli definì uno "stato mentale contraccettivo". In Gran Bretagna, ad esempio, la Royal Commission on Population indicava che nel 1949 il numero degli aborti procurati era 8.7 volte più alto fra le coppie che abitualmente praticavano la contraccezione che fra quelle che non la praticavano. In Svezia, dopo che la contraccezione fu legalizzata, gli aborti legali crebbero dai 703 del 1943 ai 6.328 del 1951. In Svizzera, dove la contraccezione era quasi illimitata, si stimava che gli aborti fossero uguali o superiori in numero ai nati vivi nel 1955. Tali numeri offrirono una dimostrazione sicura alla tesi sostenuta da de Lestapis e cioè che una maggiore contraccezione non riduce l'incidenza dell'aborto. In realtà, le cifre indicavano che una maggiore contraccezione tende a creare una "stato mentale contraccettivo" che porta a non assumersi la responsabilità per i figli concepiti, e che, a sua volta, porta a più aborti.

Considerando le cifre indicate da de Lestapis, e quelle raccolte da varie altre fonti, John T. Noonan, Jr., riaffermò nel suo famoso libro sulla storia della contraccezione che "era pericoloso creare l'idea che i figli dovevano essere evitati".

Lo storico Christopher Dawson, nel 1933, aveva espresso il timore che una contraccezione diffusa avrebbe costituito una minaccia per il matrimonio. Egli puntava alla necessità di ri-spiritualizzare la sessualità per preservarne il vero significato. A quel tempo, tuttavia, Dawson fu considerato un allarmista. Anche negli anni 30, il Dott. Paul Popenoe recriminava nel suo libro Modern Marriage, sulle reali difficoltà del matrimonio che erano "intensificate da una propaganda emotiva, in gran parte associata al movimento per il controllo delle nascite". Egli continuò dicendo che: Per più di un quarto di secolo l'America è stata assalita da una propaganda raffigurante i mali delle famiglie numerose, il pericolo della fecondità, le disgrazie dei "figli indesiderati"...... Considerando gran parte della discussione moderna, si dovrebbe pensare che i figli siano una disgrazia; che i numeri più piccoli siano quelli desiderabili; che ogni figlio in più sia per la madre un passo verso la fossa, per il padre un passo verso la bancarotta, e per entrambi un passo verso l'infelicità....(Pag. 248)

Con il passare del tempo molti pensatori percepirono la graduale diffusione della "mentalità contraccettiva" e fecero sentire la propria critica. Fra questi pensatori c'erano personalità diverse quali il filosofo umanista Max Horkeimer, fondatore della Scuola di Francoforte e il Cardinale cattolico Suenens del Belgio che dichiarò: "L'instabilità della vita famigliare e l'inquietante aumento dei divorzi possono, naturalmente, essere ricondotti al corrosivo e rovinoso effetto della contraccezione."

Nel frattempo studiosi cattolici convennero a Roma per discutere se la Chiesa doveva modificare il suo insegnamento sulla contraccezione, la frase "mentalità contraccettiva" era diventata familiare e i suoi potenziali pericoli per la famiglia e il matrimonio erano debitamente rilevati. Il Rapporto della Commissione Papale del 1967, sebbene sollecitasse Roma a garantire un'approvazione morale per l'uso della contraccezione in alcune circostanze ben determinate, condannava la "mentalità contraccettiva" in quanto "stile di vita che nella sua totalità è egoisticamente e irrazionalmente opposto alla fecondità". Nello stesso anno, il gesuita Robert V. O'Brien annunciava che sebbene la Chiesa non aveva un "filo diretto con il cielo" per le questioni morali, essa riconosceva che "la mentalità contraccettiva è sintomatica di una civiltà malata".

L'espressione "mentalità contraccettiva" o "stato mentale contraccettivo" è descritta quando come "atteggiamento contraccettivo", quando come "morale contraccettiva" e quando come un aspetto di una "cultura contraccettiva". Come dice la filosofa inglese Elizabeth Anscombe: "La morale contraccettiva insegna che le donne devono essere caste solo quanto i pagani pensavano dovessero esserlo gli uomini."

Un indicatore utile e attendibile della diffusa adozione di un atteggiamento culturale è la facilità con cui esso viene espresso sia nell'umorismo popolare che nell'arte popolare. La rivista gesuita America scherzava sul fatto che per molti cattolici "progressisti", aggiornamento (un termine ecumenico popolare negli anni 60) era la parola italiana per contraccezione. Nel libro di Sam Levenson You Don't Have to Be In Who's Who To Know What's What, che è un'antologia informale degli atteggiamenti culturali prevalenti visti attraverso le lenti dell'umorismo popolare, si legge: Fraternizzare senza "maternizzare" è oggi una dottrina sociale che è stata strettamente compressa in una pillola, la pillola. Quelli che si oppongono alla pillola hanno compresso le parole "pill age" ("età della pillola") in una parola indignata: "pillage" ("saccheggio"). (pag. 62)

Una dichiarazione più sfrontata del livello di contraccezione raggiunto dalla società americana è contenuta nel film del 1973 Blume in Love in cui Blume (George Segal) inveisce contro la sua ragazza (Susan Anspach) che insiste per fare l'amore senza contraccettivi. "Le sole persone che non usano i contraccettivi oggi" urla Blume, "sono i cattolici e gli stupratori". Non c'è bisogno di dire che questo non fa ridere i cattolici (una commedia del 1968, Prudence and the Pill, che si basa su una serie di equivoci in cui l'aspirina è scambiata per la pillola faceva molto più ridere) poiché parte del suo messaggio indica che c'è sempre meno tolleranza in una cultura contraccettiva per qualsiasi gruppo che non sottoscriva la prevalente mentalità contraccettiva.

Non c'è dubbio che la contraccezione sia diventata una parte dominante del comportamento sessuale nel mondo occidentale. Negli Stati Uniti, nel 1975, 10 milioni di donne usavano la pillola (64 milioni di prescrizioni annuali) mentre le vendite dei preservativi raggiungevano i 150 milioni di dollari l'anno. Nella metà degli anni 70, 40 milioni di donne nel mondo usavano il contraccettivo orale, per citare solo una forma di contraccezione. In Gran Bretagna, ad esempio, nel 1972 il Report of the Royal College of Obstetricians and Gynecologists sosteneva: "Si ritiene che più del 90% delle coppie sposate abbia qualche volta praticato la contraccezione in qualche forma durante la loro vita matrimoniale" Germaine Gree, la famosa femminista, osservava che in Australia le madri mettono la pillola nella tazza di the mattutina delle loro figlie già a partire dai 12-13 anni. In India l'informazione contraccettiva è veicolata dalle confezione del latte. In Canada il 24% di tutte le donne di età compresa fra i 18 e i 44 anni, prendevano la pillola dal 1976. Chiaramente, la "mentalità contraccettiva" ha guadagnato un'accettazione quasi globale e la pressione per rendere tale accettazione ancora più ampia, specialmente fra i giovani, continua.

La tesi è indifendibile

La Dott.ssa Carol Cowell, primario di pediatria al Hospital for Sick Children di Toronto, vuole che la contraccezione sia pubblicizzata nei luoghi frequentati dai teenagers, come le catene dei fast-food, i negozi di jeans e di dischi. Lo scrittore Ed Le Shan dice: "L'informazione e le risorse per il controllo delle nascite dovrebbero essere facilmente disponibili tutte le volte che un teenager le vuole - non dai suoi genitori ma attraverso il servizio sanitario scolastico o il medico di famiglia." E Ellen Peck, autrice del bestseller The Baby Trap, crede che la contraccezione dovrebbe essere considerata come naturale, non artificiale "e parte della borsetta dei cosmetici di una ragazza". Attualmente il Planned Parenthood negli Stati Uniti sta giurando di fare causa al governo, di portare la sua causa al Congresso, e addirittura di rinunciare ai fondi federali (che includono circa 30 milioni di dollari annuali del Department of Health and Human Services) nella sua lotta contro una proposta governativa di regolamentazione per informare i genitori quando i teenagers ricevono prescrizioni di contraccettivi.

Per consolidarsi sempre di più, la "mentalità contraccettiva" assume la caratteristica della naturalità e inevitabilità che, per contrasto, fa sembrare sempre più innaturale e incomprensibile ogni opposizione alla contraccezione. Nondimeno, è importante ricordare che il nucleo della "mentalità contraccettiva" è il timore di qualcosa che è perfettamente naturale, i bambini. E alcuni psichiatri hanno già diagnosticato questo timore come patologico. La "mentalità contraccettiva" presente rende difficoltoso ricordare questo punto perché il luogo comune di permettere ai teenagers di usare contraccettivi si basa sul comprensibile desiderio di ridurre l'incidenza dell'aborto giovanile. Tuttavia, la radice del problema che ha portato all'attuale crisi giovanile è il timore da parte delle coppie sposate che i loro atti coniugali siano fecondi. E' vero in effetti, come ha fatto notare il medico australiano R. S. J. Simpson, che "l'accettazione della contraccezione porta con sè la sostanziale certezza che presto dovremo fronteggiare un ampia gamma di mali individuali, familiari e comunitari che sono le inevitabili conseguenze della mentalità contraccettiva."

Il timore della fecondità

Il principio anti-bambino della mentalità contraccettiva" si rese evidente in modo sorprendente alcuni anni fa quando la G. D. Searle and Company cercò di commercializzare il suo contraccettivo anovulatorio in Turchia. L'ostacolo principale in cui s'imbattè l'azienda era dovuto al fatto che non esisteva nessuna parola in lingua turca per dire contraccezione. Allora la pillola fu propagandata sul mercato turco con il termine pillola "per non avere bambini".

Un' esempio ancora più sorprendente e diretto dell' essenza anti-bambino della "mentalità contraccettiva" fu offerto da Lise Fortier al meeting della National Abortion Federation nel 1980. Nel suo discorso la dott.ssa Fortier dichiarò che "ogni gravidanza minaccia la vita della donna" e che da un punto di vista strettamente medico "ogni gravidanza dovrebbe essere interrotta". La "mentalità contraccettiva" che inizia nella dissociazione fra atto sessuale e concepimento, logicamente e inevitabilmente porta alla dissociazione fra concepimento e vita. Come predisse esattamente nel 1973 Malcolm Potts, ex direttore medico della International Planned Parenthood Federation: "Quando la gente si volgerà alla contraccezione, ci sarà un aumento, non una riduzione, del tasso di aborto." Era una previsione facile da fare alla luce di quello che era successo in altri paesi. Per citare solo un' altro esempio, una ricerca giapponese ha dimostrato che le donne che usano la contraccezione hanno aborti sei volte di più delle altre donne.

C'è un'unanimità universale e sostanziale sul fatto che l'aborto sia altamente indesiderabile. Ma ripetutamente gli oppositori dell'aborto, essi stessi vittime della mentalità contraccettiva, difendono la tesi indifendibile che la contraccezione ridurrà l'aborto in nome della logica e del realismo. Tom Harpur, ad esempio, l'editorialista religioso del Toronto Star scrive: Opporsi all'aborto e opporsi strenuamente all'educazione sessuale e ai contraccettivi che potrebbero prevenire le gravidanze indesiderate, come fanno molti gruppi religiosi, sembra un illogico, e spesso tragico, errore.

Similmente, negli Stati Uniti, Marjory Mecklenburg, la Deputy Assistant Secretary of Health and Human Services for Population Affairs, dice che l'amministrazione Reagan spera che i teenagers evitino il sesso, ma aggiunge che "se i teenagers sono sessualmente attivi, vogliamo che usino la contraccezione in modo sicuro ed efficace." Ella crede ardentemente, come la Planned Parenthood, che la contraccezione sia il modo semplice e ragionevole per prevenire le gravidanze indesiderate negli adolescenti e quindi per eliminare la necessità di abortire.

C'è solo un modo per ridurre l'aborto e cioè ridurre le sua causa che è la mentalità contraccettiva. E la mentalità contraccettiva può essere ridotta solo riconoscendo che la procreazione è buona e ripudiando l'atteggiamento che approva la violenta negazione di quel bene. E' sicuramente illogico e irrealistico cercare di costituire una civiltà veramente umana dove ogni essere vivente ha il diritto di vivere iniziando con l'idea di ridurre l'aborto e rimanendo scettici riguardo la bontà della naturale conseguenza dell'atto sessuale. Non possiamo restaurare la salute morale della civiltà semplicemente eliminando qualcosa di cattivo; possiamo restaurarla solo amando e abbracciando ciò che è fondamentalmente buono. Noi iniziamo a costruire una civiltà umana non dai resti carbonizzati di una civiltà bruciata, ma partendo dalla consapevolezza che la nuova vita è un grande bene. Il filosofo esistenzialista russo Nicolas Berdyaev ha ragione quando dice, "Se non ci fosse la fecondità, l'unione sessuale degenererebbe in dissolutezza." E' proprio la possibilità di invocare una nuova vita umana che eleva il rapporto sessuale ad un livello trascendente e dona alla coppia sposata un punto di convergenza che è veramente suo e non qualcosa che appartiene esclusivamente a uno o all'altro.

Proviamo ad esprimerlo in un altro modo. E' molto più logico e realistico rivoluzionare la società insegnando agli uomini ad essere virtuosi, poiché la virtù è la perfezione di qualcosa di naturale, di quanto lo sia effettuare la stessa rivoluzione trascurando la virtù e cercando di sopprimere le conseguenze negative dei vizi umani attraverso interventi tecnologici. Questo non vuol dire che la virtù o la società civilizzata vengono con facilità; infatti il loro conseguimento richiede lo sviluppo e la comunione di tutti i doni che gli uomini posseggono. Vuol dire, invece, che questo è l'unico modo logico e realistico. L'approccio amorale alla tecnologia che produce un incubo sociale e disumano era la visione fondamentale di Huxley, Orwell e altri.

Nel leggere il libro dei Westhoff From Now to Zero, in cui scrivono della "Società Contraccettiva Perfetta" in cui la contraccezione è "completamente operante" e "completamente accettabile", il lettore ragionevole non è colpito dal realismo degli autori, ma è sconcertato dalla loro apparente e totale ignoranza della vita reale e della natura della condizione umana. In effetti, molta sociologia moderna è indistinguibile dalla fantascienza (dalla cattiva fantascienza).

Il realista guarda alla realtà dell'uomo e scopre che l'ideale del piacere sessuale sterile non riesce a portare quella felicità che promette perché non corrisponde all' intima sintassi della sessualità che richiede interezza, integrità, rinuncia e fecondità. Non importa quanto gratificante possa essere una relazione sessuale, se il mistero della procreazione non viene celebrato, almeno simbolicamente, i partners si deluderanno l'un l'altro e volgeranno inevitabilmente verso altri la loro attenzione nella segreta speranza che la volta successiva troveranno una relazione che darà loro quella realizzazione più profonda che cercano.

Allo stesso tempo siamo preoccupati della difficoltà di insegnare o vivere dei principi verso i quali i poteri più influenti della società sono ostili. Tuttavia questi poteri rendono le cose più difficili e non ci impediscono di distinguere fra la reale natura delle nostre responsabilità sessuali da una parte, e l'inganno dell'attuale mentalità contraccettiva dall'altra. E la chiara distinzione fra realtà e impostura è sufficiente ad inaugurare una rivoluzione morale.

La storia racconta di un gruppo di pescatori preoccupati della riduzione del loro raccolto di vongole. Quando i pescatori si accorsero che il loro raccolto veniva devastato dalla stella di mare, essi adottarono una soluzione plausibile al problema tirando su i predatori nelle loro barche, tagliandoli a metà e ributtando i resti nel mare. Però rimasero sbalorditi nello scoprire che più stelle marine sezionavano, più raccolto perdevano. Il loro grave errore era stata l'incapacità di comprendere la vera natura del loro nemico. Poiché le stelle marine hanno la capacità di rigenerarsi, i pescatori in realtà stavano aumentando il loro problema mentre credevano di ridurlo. In realtà essi erano diventati i nemici di sé stessi.

La storia è una parabola per combattere l'aborto. Poiché l'aborto prospera sulla mentalità contraccettiva, noi combattiamo realisticamente l'aborto non moltiplicando i nostri sforzi per rafforzare la mentalità contraccettiva, ma lavorando per eliminarla. Ma il primo passo - la valutazione realistica del nemico - è un passo che la nostra società non ha ancora fatto. In realtà, al momento tutto sembra indicare che "invece del cambiamento ci sarà piuttosto la rovina."

 

Il Dott. Donald DeMarco è professore aggiunto di filosofia al St. Jerome's College at the University of Waterloo.Ha studiato teologia alla Gregoriana a Roma e ha conseguito il suo dottorato in filosofia alla St. John's University di New York. Egli è l'autore di Abortion in Perspective, Sex and the Illusion of Freedom, Today's Family in Crisis e The Anesthetic Society. Nato nel Massachusetts, risiede con sua moglie e i suoi 5 figli a Kitchener, Ontario.

 

L’equivoco della contraccezione

Tratto da Right to Life News Canada

Fare chiarezza è uno dei compiti principali di ogni organizzazione pro-life. Uno degli elementi più significativi nella battaglia per una cultura della vita è quello di porre all'attenzione dell'opinione pubblica il fatto che la "contraccezione" NON è una soluzione all'aborto, ma piuttosto fa parte del problema.

Il collegamento fra aborto e contraccezione

Quando qualcuno è poco informato in materia di aborto può facilmente concludere che, siccome l'aborto è un grave male sociale, la società dovrebbe fare uso della contraccezione e la gente dovrebbe proteggersi. L'idea è che la contraccezione, e questo include la "pillola del giorno dopo", preverrebbe il ricorso all'aborto chirurgico. Tuttavia i fatti dimostrano che la contraccezione, come mezzo per ridurre l'aborto, sta avendo tremende conseguenze sulla nostra popolazione, particolarmente sui giovani.

La storia della contraccezione è lunga e, in gran parte, circondata da controversie. E' sufficiente dire che le leggi di gran parte dei paesi del mondo riconoscevano che legalizzare la contraccezione non avrebbe fatto il loro interesse - cioé, fino alla "rivoluzione sessuale". In Canada la pillola contraccettiva è stata legalizzata nel 1969, lo stesso anno in cui è stato legalizzato l'aborto. L'anno successivo le statistiche canadesi riportavano 11.152 aborti. Oggi quel numero è purtroppo salito a 106.418. Dal 1970, in un periodo di ricorso alla contraccezione che non ha precedenti, il numero degli aborti è cresciuto di 10 volte. L'OMS riporta che "fra le donne canadesi di età compresa fra i 15 e i 44 anni, l'86% fa uso della pillola".

La mentalità contraccettiva

La Suprema Corte degli Stati Uniti in una sentenza ha collegato la contraccezione all'aborto.

"....sotto alcuni aspetti l'aborto e la contraccezione hanno la stessa natura.... Per due decenni di sviluppo sociale ed economico, le persone hanno gestito le loro relazioni sessuali e fatto scelte che definiscono il loro posto nella società, facendo affidamento sulla possibilità di abortire nel caso che la contraccezione dovesse fallire."

Non c'è nessuna cultura o subcultura al mondo che abbia permesso la contraccezione e poi non sia arrivata a permettere l'aborto. Come aumenta l'accettazione della contraccezione, così aumenta l'accettazione dell'aborto. Perché questo succede? Perché alla radice della contraccezione c'è il concetto che una coppia può impegnarsi in un'attività sessuale ed evitare le sue naturali conseguenze. Le coppie che senza volerlo concepiscono un bambino pur usando la contraccezione sono più portate a ricorrere all'aborto di altre.

La contraccezione altera la nostra visione della sessualità umana modificandone lo scopo. Gli effetti sono di vasta portata e incidono sul nostro modo di vedere le relazioni, i ruoli di genere e la persona umana.

Storicamente la contraccezione è stata promossa come un mezzo di emancipazione femminile, sebbene per ironia della sorte abbia ridotto ancora di più le donne ad oggetto. Il corpo delle donne è diventato uno strumento nelle mani delle aziende farmaceutiche per ottenere profitti grazie al mito che è possibile evitare le naturali conseguenze del sesso; le donne non sono più in contatto con i loro corpi poiché la loro fertilità viene controllata chimicamente; e la contraccezione può anche essere usata per nascondere la prova di abusi che a volte sono perpetrati tra le donne emarginate.

Al giorno d'oggi raramente le persone parlano delle virtù, ma Aristotele notava che la felicità ha il suo fondamento in una vita di virtù. La libertà e la felicità si possono trovare nel dominio di sè stessi e nell'esercizio delle virtù come la moderazione, l'umiltà e la generosità. Riguardo alla sessualità umana, ciò significa avere la generosità di dire "sì" alla vita umana. (Questo non significa che ogni volta che una coppia ha rapporti deve concepire un bambino. Dire "sì" alla vita significa essere aperti alla possibilità di una vita anche durante i lunghi periodi non fertili del ciclo femminile.) Come ha detto il Dr. Bernard Nathanson, "non è che la contraccezione causi l'aborto; piuttosto entrambi sono causati dalla perversione dell'autonomia - usare la libertà per fermare la vita piuttosto che accoglierla".

Contraccezione: azione abortiva

La pillola contraccettiva non riesce sempre a prevenire il ricorso all'aborto perché è essa stessa una forma di aborto. La pillola ha infatti due azioni principali. La prima è l'azione contraccettiva, cioé la pillola agisce per inibire l'ovulazione. La pillola sopprime l'ovulazione facendo credere al corpo che è in atto una gravidanza. Quando l'organismo "pensa" che sia in corso una gravidanza sospende per qualche tempo l'ovulazione. Tre o quattro volte l'anno avviene però l'ovulazione e se la donna è sessualmente attiva può verificarsi le fecondazione dell'ovulo. Qui entra in gioco la seconda azione della pillola, quella abortiva, che consiste nell' alterare il rivestimento dell'utero allo scopo di impedire l'impianto di un nuovo embrione. Nella pillola del giorno dopo l'azione abortiva "è probabilmente il principale meccanismo di azione della pillola stessa."

Le ricadute

Togliere la capacità procreativa all'atto sessuale ha condotto ad un falso senso di "libertà sessuale" e con essa una negazione della responsabilità che dovrebbe accompagnare il sesso. I nostri giovani hanno subito il peso di questo atteggiamento. L' US Center for Disease Control dichiara: "Per varie ragioni comportamentali, sociali e biologiche, le malattie a trasmissione sessuale incidono in modo prevalente su adolescenti e giovani adulti. Nel 1997 le donne che avevano i tassi più elevati sia di clamidia che di gonorrea erano quelle di età compresa tra i 15 e i 19 anni. Tra gli uomini i tassi più elevati di clamidia e gonorrea riguardavano la fascia di età 20-24 anni. Il tasso di infezione da herpes tra i bianchi di età compresa fra i 12 e 19 anni è cresciuta quasi di 5 volte dal periodo 1976/80 fino al periodo 1988/94. In realtà, poiché non tutti i teenagers sono sessualmente attivi, l'attuale tasso di malattie a trasmissione sessuale negli adolescenti è probabilmente più alto di quello riportato dalle statistiche".

L'OMS dichiara che "la prevalenza di malattie a trasmissione sessuale diverse dall'aids, in particolare clamidia, gonorrea e sifilide è più alta tra i giovani e i giovani adulti nel gruppo di età 15/29." Riguardo alle adolescenti incinte, l'OMS nota "fra il 1987 e il 1994, il tasso di gravidanze fra le adolescenti è cresciuto più del 20%." "Nel periodo 1988/1995 il tasso di ragazze madri non solo non è diminuito, ma è aumentato del 29% nonostante che l'uso del preservativo sia aumentato del 33%."

Il tasso di fallimento dei metodi contraccettivi (tutti) è significativamente più alto fra gli adolescenti e i giovani adulti non sposati.

"I fallimenti sono più alti fra donne non sposate e conviventi, fra le fasce di reddito più basse, fra le donne afro-americane e ispaniche, fra gli adolescenti e le donne sulla ventina. Ad esempio, le adolescenti non sposate ma conviventi hanno un tasso di fallimento di circa il 47% nel primo anno di uso dei metodi contraccettivi".

Le relazioni sessuali fra teenagres possono essere fonte di sofferenza per tutta la vita. Non solo essi vivono in ansietà per la possibilità di una gravidanza indesiderata o di contrarre una malattia venerea, ma le loro relazioni sono spesso effimere e instabili, e il susseguirsi di rotture può avere gravi effetti a lungo termine sullo sviluppo. Una serie di relazioni affettive interrotte può danneggiare gravemente la capacità dell'individuo di entrare in una relazione coniugale fatta di amore e impegno. In generale, gli individui che hanno un'attività sessuale prematrimoniale hanno il 50% di probabilità in più di divorziare rispetto a quelli che non ce l'hanno.

Poiché più dell'80% delle donne che abortiscono non sono sposate, non è difficile vedere che le relazioni sessuali al di fuori del matrimonio sono la causa principale dei nostri elevati tassi di aborto. Ma la crepa che ha rotto la diga è stata la contraccezione che ha reso possibile l'attività sessuale al di fuori del matrimonio senza doverne apparentemente subire le conseguenze.

La soluzione

Immaginiamo una cultura dove la verginità fosse apprezzata invece che ridicolizzata. Consideriamo l'effetto dei media sui nostri giovani se promuovessero l'astinenza fino al matrimonio e la fedeltà coniugale. Pensiamo che effetto avrebbe sui nostri tassi di aborto se MuchMusic cessasse di glorificare il sesso prematrimoniale e promuovesse un'etica di accoglienza alla vita. E' stato fatto, ma non nel nostro continente.

Nell'ultimo decennio, sotto la leadership di Yoweri Museveni, l'Uganda ha promosso la castità e la fedeltà attraverso i suoi mass-media. Manifesti e stazioni radio hanno rivolto il messaggio "pascola dove sei legato" ad una popolazione in gran parte contadina con risultati stupefacenti.

Nel 2002, il Dr. Vinand Nantulya, un infettivologo che contribuì a consigliare Museveni, partecipò ad uno studio della Harvard School of Public Health sull'esperienza ugandese. "Gli ugandesi in realtà non hanno mai avuto simpatia per il preservativo," dice il Dr. Vinand Nantulya. Ciò a cui hanno risposto è stato un'educazione morale alla responsabilità sessuale.

Dal 2002 il numero di donne ugandesi incinte positive al test HIV è crollato dal picco del 21,2% registrato nel 1991 al 6,2%. Per contrasto, il vicino Kenia registra un tasso del 15%; lo Zimbawe sta sul 32%; e in Botswana ben il 38% delle donne gravide è positivo al test HIV con tassi che continuano a crescere in ogni paese. Sfortunatamente, tutti questi paesi continuano a promuovere l'uso del preservativo come mezzo principale per fermare l'AIDS.

L'artico di New Republic (maggio 2002) che diede notizia dello studio di Harvard dichiara, "Secondo l'antropologo Edward C. Green che ha partecipato allo studio di Harvard, l'aspetto epidemiologico che più colpisce del successo ugandese è la drastica riduzione di relazioni multiple da parte degli adulti. Fra le donne di età superiore ai 15 anni il numero di parners sessuali multipli è sceso dal 18,4% del 1989 al 8,1% del 1995 fino al 2,5% del 2000. Riduzioni, anche se in misura minore, sono state riportate anche nella promiscuità maschile. Al tempo stesso, mentre mediamente la ragazza ugandese diventa sessualmente attiva all'età di 17 anni, il tasso di matrimonio fra le ragazze di età compresa fra i 15 e i 19 anni è del 76%, paragonato al 37% del vicino Kenia.

Qui in nord America il successo dell'educazione all'astinenza sta diventando evidente. Un rapporto, diventato pietra miliare, pubblicato nel 1997 sul Journal of the American Medical Association con il titolo National Longitudinal Study of Adolescent Health ha seguito più di 12mila adolescenti dalla 7° alla 12° classe. Lo studio ha scoperto che uno dei maggiori fattori di riduzione dell'attività sessuale nei teenagers e di altri comportamenti a rischio era una chiara e forte disapprovazione da parte dei genitori circa l'essere attivi sessualmente e l'uso di contraccettivi. Questo studio, il più ampio nel suo genere, ha scoperto che promuovere il controllo delle nascite ha avuto l'inaspettata conseguenza di incoraggiare il sesso fra gli adolescenti.

Educare all'astinenza

L'astinenza fino al matrimonio può essere promossa e praticata. Numerosi programmi di educazione all'astinenza che non includono l'educazione ai metodi contraccettivi hanno dimostrato di essere più efficaci nel ridurre il comportamento sessuale degli adolescenti. Più di una dozzina di programmi realizzati in Canada e negli Stati Uniti mostrano una riduzione statisticamente significativa nell'attività sessuale dei teenagers. Ad esempio, una valutazione del 2001 sull'efficacia del "virginity pledge movement" (Movimento di promessa di verginità) ha scoperto che i programmi di promessa della verginità sono molto efficaci nell'aiutare gli adolescenti a ritardare l'attività sessuale. Secondo gli autori dello studio che era basato su un campione di più di 5mila studenti, fare una promessa di verginità riduce di un terzo la probabilità che un adolescente inizi l'attività sessuale in confronto ad altri adolescenti dello stesso sesso, età e razza. Quando la promessa di verginità si combina con una forte disapprovazione familiare per l'attività sessuale prematrimoniale, la probabilità di iniziare l'attività sessuale si riduce del 75%.

La proporzione di adolescenti che scelgono l'astinenza è cresciuta e la maggioranza di questa crescita si è avuta fra i maschi. Nel 1997, il 51,1% dei maschi non aveva mai avuto esperienze sessuali. Nel 1990 erano il 39,2%.

Promuovere l'astinenza e i metodi naturali di regolazione delle nascite sta aiutando specialmente le donne del terzo mondo. Esse imparano come leggere i segnali biologici del loro ciclo e acquistano una maggiore conoscenza in materia di salute sessuale. Possono anche evitare i contraccettivi sperimentali che spesso sono usati dalle aziende farmaceutiche nei paesi in via di sviluppo prima di portarli nel mondo sviluppato. I contraccettivi chimici mettono a rischio le donne delle nazioni più povere poiché spesso esse non hanno accesso alla sanità quando sopravvengono complicazioni legate a questi metodi artificiali.

Combattere l'opinione prevalente secondo cui la contraccezione serve a ridurre i nostri livelli di gravidanze e aborti fra le adolescenti è uno dei primi importanti passi per sanare la nostra cultura. E' chiaro che educare alla contraccezione basandosi sull'argomento che "tanto lo faranno ugualmente" mina la decisione degli adolescenti di non avere rapporti sessuali e compromette gli insegnanti, i genitori e altri educatori che dovrebbero essere risoluti nell'ammonire contro i rapporti prematrimoniali.

Il concepimento di una nuova vita è stato abbinato al rapporto sessuale per uno scopo preciso. Il rispetto per la vita umana significa rispettare il processo con il quale la vita umana entra nel mondo. Il nostro "sì" alla vita non può essere condizionato. Deve essere assoluto, in ogni tempo e in ogni circostanza della vita.

 

Contraccezione e aborto nell’Enciclica Evangelium vitae

Tratto dall'Enciclica di Giovanni Paolo II

12. In realtà, se molti e gravi aspetti dell’odierna problematica sociale possono in qualche modo spiegare il clima di diffusa incertezza morale e talvolta attenuare nei singoli la responsabilità soggettiva, non è meno vero che siamo di fronte a una realtà piú vasta, che si può considerare come una vera e propria struttura di peccato, caratterizzata dall’imporsi di una cultura anti-solidaristica, che si configura in molti casi come vera “cultura di morte”. Essa è attivamente promossa da forti correnti culturali, economiche e politiche, portatrici di una concezione efficientistica della società. Guardando le cose da tale punto di vista, si può, in certo senso, parlare di una guerra dei potenti contro i deboli: la vita che richiederebbe piú accoglienza, amore e cura è ritenuta inutile, o è considerata come un peso insopportabile e, quindi, è rifiutata in molte maniere. Chi, con la sua malattia, con il suo handicap o, molto piú semplicemente, con la stessa sua presenza mette in discussione il benessere o le abitudini di vita di quanti sono piú avvantaggiati, tende ad essere visto come un nemico da cui difendersi o da eliminare. Si scatena cosí una specie di “congiura contro la vita”. Essa non coinvolge solo le singole persone nei loro rapporti individuali, familiari o di gruppo, ma va ben oltre, sino ad intaccare e stravolgere, a livello mondiale, i rapporti tra i popoli e gli Stati.

13. Per facilitare la diffusione dell’aborto, si sono investite e si continuano ad investire somme ingenti destinate alla messa a punto di preparati farmaceutici, che rendono possibile l’uccisione del feto nel grembo materno, senza la necessità di ricorrere all’aiuto del medico. La stessa ricerca scientifica, su questo punto, sembra quasi esclusivamente preoccupata di ottenere prodotti sempre piú semplici ed efficaci contro la vita e, nello stesso tempo, tali da sottrarre l’aborto ad ogni forma di controllo e responsabilità sociale. Si afferma frequentemente che la contraccezione, resa sicura e accessibile a tutti, è il rimedio piú efficace contro l’aborto. Si accusa poi la Chiesa cattolica di favorire di fatto l’aborto perché continua ostinatamente a insegnare l’illiceità morale della contraccezione. L’obiezione, a ben guardare, si rivela speciosa. Può essere, infatti, che molti ricorrano ai contraccettivi anche nell’intento di evitare successivamente la tentazione dell’aborto. Ma i disvalori insiti nella “mentalità contraccettiva” - ben diversa dall’esercizio responsabile della paternità e maternità, attuato nel rispetto della piena verità dell’atto coniugale - sono tali da rendere piú forte proprio questa tentazione, di fronte all’eventuale concepimento di una vita non desiderata. Di fatto la cultura abortista è particolarmente sviluppata proprio in ambienti che rifiutano l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione. Certo, contraccezione ed aborto, dal punto di vista morale, sono mali specificamente diversi: l’una contraddice all’integra verità dell’atto sessuale come espressione propria dell’amore coniugale, l’altro distrugge la vita di un essere umano; la prima si oppone alla virtú della castità matrimoniale, il secondo si oppone alla virtú della giustizia e viola direttamente il precetto divino “non uccidere”. Ma pur con questa diversa natura e peso morale, essi sono molto spesso in intima relazione, come frutti di una medesima pianta. È vero che non mancano casi in cui alla contraccezione e allo stesso aborto si giunge sotto la spinta di molteplici difficoltà esistenziali, che tuttavia non possono mai esonerare dallo sforzo di osservare pienamente la Legge di Dio. Ma in moltissimi altri casi tali pratiche affondano le radici in una mentalità edonistica e deresponsabilizzante nei confronti della sessualità e suppongono un concetto egoistico di libertà che vede nella procreazione un ostacolo al dispiegarsi della propria personalità. La vita che potrebbe scaturire dall’incontro sessuale diventa cosí il nemico da evitare assolutamente e l’aborto l’unica possibile risposta risolutiva di fronte ad una contraccezione fallita. Purtroppo la stretta connessione che, a livello di mentalità, intercorre tra la pratica della contraccezione e quella dell’aborto emerge sempre di piú e lo dimostra in modo allarmante anche la messa a punto di preparati chimici, di dispositivi intrauterini e di vaccini che, distribuiti con la stessa facilità dei contraccettivi, agiscono in realtà come abortivi nei primissimi stadi di sviluppo della vita del nuovo essere umano.

 

Preservativo e HIV

di Tommaso Scandroglio tratto da Il Timone - n. 1 Maggio/Giugno 1999

Lo spacciano per sicuro ma non è vero! Il virus dell'Hiv può trasmettersi anche se il preservativo è correttamente usato. Perché non informano i giovani di questo pericolo? Forse per non mettere in pericolo il business di certe lobbies. Una propaganda interessata, cui non mancano ingenti mezzi economici, sostiene, in assenza quasi totale di voci contraddittorie, che l'uso del preservativo garantisce totalmente dal contagio del virus Hiv, impedendo la diffusione della peste del secolo, dell'AIDS.

Ovviamente, peste e corna nei confronti della Chiesa cattolica, la cui morale retrograda e oscurantista si ostina a negare liceità all'uso dei contraccettivi, anche in epoca così a rischio di contagio mortale per larghe fasce di popolazione, soprattutto nei Paesi più poveri. Chiesa senz'anima, arroccata su principi insostenibili, crudele, inamovibile persino di fronte al pericolo di morte che circonda i nostri giovani. E cosi`, ancora una volta sul banco degli imputati, la Chiesa ed i cattolici, per lo meno quelli che ancora seguono le indicazioni del Magistero in materia di morale sessuale, vengono additati a incoscienti, se non colpevoli, complici della propagazione del virus letale. Costretti in difesa, non sappiamo quasi che cosa balbettare di fronte all'indice puntato di questi giustizieri dal giudizio inappellabile. Ma si è proprio certi che le cose stiano veramente cosi`? Si è sicuri che il profilattico protegga totalmente dal virus dell'AIDS? Facciamo il punto della situazione.

1. Chi è sieropositivo ha una malattia mortale di cui l'AIDS non è che lo stadio finale. 2. Chi è sieropositivo può contagiare gli altri. 3. Attualmente non esiste alcuna medicina o vaccino che guarisca da questa malattia e dunque l'unico mezzo per non contrarre questo virus è la prevenzione. Ma oggi, quando si parla di prevenzione, viene alla mente una parolina magica: 'preservativo'. Lo dice il nome: preserva. Preserva la donna dal rimanere incinta, preserva giovani e meno giovani dal mortale contagio dell'Hiv.

Ma qualcuno - ci limitiamo a prenderne atto - dubita che il preservativo sia realmente uno strumento che garantisca di non essere contagiati dal virus. La cosa è risaputa, circola negli ambienti scientifici, ma si preferisce non divulgarla. Tra i dubbiosi va annoverato il professor Joannes .P.M. Lelkens, emerito di anestesiologia all'Università di Maastricht e docente di fisiologia all'Istituto "MEDO" di Kerkrade (paesi Bassi) per la famiglia e l'educazione. La tesi del professor. Lelkens parte innanzitutto da una constatazione: la probabilità di rimanere incinta utilizzando costantemente, in ogni rapporto sessuale, il preservativo varia il 9% e il 14%. Vale a dire che, se 100 coppie, per un anno intero usano esclusivamente il preservativo come anticoncezionale, circa 12 donne rimangono incinte. Il dato, sconosciuto al popolo dei fruitori di contraccettivi, è confermato anche da una recente indagine condotta dall'Associazione degli ostetrici e ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi).

Anche questa indagine, ovviamente, passata sotto silenzio quasi totale. Ma proseguiamo. E' dunque provato scientificamente che gli spermatozoi possono passare attraverso il preservativo. Lo stesso professore ci informa che il virus dell'AIDS è più piccolo degli spermatozoi (0,1 micron) e perciò ha più facilità a passare attraverso il profilattico. Quanto afferma il professor Lelkens è confermato da uno studio compiuto da C.M. Roland, capo della sezione "Proprietà dei polimeri" del Naval Research Laboratory di Washington, apparso in un articolo della rivista specializzata Rubber World del giugno del 1993. "Sulla superficie del preservativo - scrive Roland - la struttura originale appare al microscopio come un insieme di crateri e di pori. Più importante per la trasmissione dei virus è la scoperta di canali del diametro medio di 5 micron, che trapassano la parete da parte a parte. Ciò significa un collegamento diretto tra l'interno e l'esterno del preservativo attraverso un condotto grande 50 volte il virus".

La notizia va presa con estrema attenzione: il preservativo presenta fori 50 volte più grandi del virus dell'AIDS e quindi questo virus può benissimo attraversare la parete di gomma del profilattico. La maniera migliore per verificare la veridicità di questi dati era testare nella realtà la presunta sicurezza offerta dai preservativi. Questo è appunto ciò che ha fatto la dottoressa Susan C. Weller che ha studiato la frequenza della trasmissione del virus, usando sempre il preservativo per un anno, tra coppie di marito e moglie nelle quali uno solo dei due partners è sieropositivo. In questo studio è emerso che ben il 30% delle persone sane si è ammalato nell'arco di un anno; ciò a dimostrare che questi soggetti, nonostante l'uso continuato del preservativo, sono stati contagiati dal loro coniuge. Una percentuale strabiliante che, se confermata, inficia del tutto il comune pensare di tanti promotori delle campagne del "sesso sicuro". Sostenere, come fanno molti messaggi pubblicitari, che l'uso del preservativo garantisca totalmente da rischi di contagio, è del tutto falso. Se il messaggio fosse accolto acriticamente - come purtroppo avviene spesso - dai nostri studenti, in ogni classe 6-7 dei nostri ragazzi (appunto circa il 30 %) rischierebbero pericolosamente di essere sacrificati alle campagne del "sesso sicuro". Vien da chiedersi quanti genitori sarebbero disposti a sottoscrivere tali campagne.

E quanti giovani, se informati della verità, sarebbero disposte ad accoglierle acriticamente, come spesso oggi avviene. Infine, oltre al fatto che il preservativo presenta veri e propri tunnel che permettono il passaggio del virus all'esterno dello stesso, non dimentichiamoci che il profilattico durante il rapporto può subire lacerazioni (i preservativi nuovi hanno una probabilità di lacerarsi del 3,6%, quelli vecchi di qualche anno fino al 18,6%); può, se non utilizzato correttamente, provocare passaggio di liquido seminale, e con esso anche il virus Hiv, e, da ultimo, può sfilarsi. Se sommiamo tutti questi rischi dobbiamo necessariamente essere d'accordo con il parere autorevole del professor Leopoldo Salmaso, medico epidemiologo e aiuto infettivologo presso l'ospedale di Padova, parere confermato dai risultati delle ricerche condotte dal Federal Drugs Administration, l'ente che negli Stati Uniti controlla i medicinali: "Il preservativo può ritardare il contagio, ma non arrestarlo". La conclusione si impone: contare sui preservativi è far la corte alla morte. A questo punto sorge spontanea una domanda: perchè i risultati di queste ricerche non sono noti all'opinione pubblica? Forse per non ingenerare un panico di massa? Ma quando c'è di mezzo la nostra salute, non abbiamo tutti il diritto di sapere? Non sarà che la vendita di preservativi fattura milioni di dollari in tutto il mondo e simili notizie segnerebbero la fine di un cosi` imponente business?

Domande che attendo risposta. Tornando invece al problema di come debellare l'AIDS, che cosa possiamo fare di realmente efficace per fermare questa malattia, dato che i preservativi offrono cosi` poche garanzie? Qual è la vera strada del sesso sicuro? La sola strada che dà certezza di non contrarre il virus attraverso rapporti sessuali è proprio quella di non avere rapporti sessuali: la strada dell'astensione sessuale, proprio quella tanto derisa, gabellata per retrograda, qualificata come castrante la personalità dei nostri giovani. Eppure, il ragionamento non fa una piega. Il professor Salmaso ci aiuta con un esempio pubblicato su Avvenire: "Se un bambino ha il morbillo, abbiamo due modi per arginare l'infezione. Eliminare il rischio di contagio tenendolo a casa, oppure mandarlo a scuola facendogli indossare una mascherina. Va da sè che questo secondo criterio è assai più insicuro rispetto al primo. Portando la mascherina il bambino contagerebbe i compagni di scuola in quindici giorni, anzichè in uno. Ma il risultato sarebbe ugualmente quello di un'epidemia generalizzata". Questo è quanto può accadere, fatte le debite proporzioni, quando si una persona sieropositiva utilizza il preservativo. Non è certa di evitare il contagio, ma solo di ritardarlo. Naturalmente, soluzione efficace e raccomandabile è la fedeltà reciproca nel matrimonio. Ma, guarda caso, qui torniamo al recupero di quella visione monogamica della coppia, proclamata dalla Chiesa sin dall'inizio della sua bimillenaria storia. Ancora una volta questi cattolici. Che abbiano ragione anche quando parlano di preservativo?

RICORDA: Il preservativo presenta fori il cui diametro è 50 volte più grande della grandezza del virus dell'AIDS L'astensione dai rapporti sessuali con persone sieropositive e la fedeltà reciproca nel matrimonio sono l'unica garanzia sicura contro il contagio. Studi epidemiologi, scientificamente condotti, dimostrano come nel 7-15% dei casi, fino al 30% in alcuni studi, l'infezione si verifichi nonostante l'uso del preservativo.

 

Il "sesso sicuro" e il profilattico a confronto con l’infezione da HIV

di J. Suaudeau tratto da Medicina e Morale, 4 (1997), pp. 689 - 726

Per prevenire la trasmissione sessuale da HIV, è stata proposta la formula cosiddetta del "sesso sicuro", associando a un cambiamento nel comportamento sessuale l’uso del preservativo maschile di lattice. Le autorità sanitarie hanno soprattutto promosso la diffusione del preservativo, presentandolo spesso come un baluardo insuperabile per HIV. Invece lo studio delle caratteristiche mostra che il preservativo non offre affatto una tale barriera assoluta: presenta infatti un fallimento del 15% quando viene usato come contraccettivo; esso lascia passare virus responsabili di Malattie a Trasmissione Sessuale (MST), quando è usato come profilattico. La causa di questo fallimento è l’esistenza di micropori nella membrana del lattice, la frequenza di rotture o di scivolamento del dispositivo nel corso dell’atto sessuale, particolarmente nel rapporto ano-genitale, la degradazione del lattice, e la contaminazione della superficie esterna del preservativo da parte di secrezioni pre-eiacularie che contengono l’HIV. Le statistiche mostrano che, nel 10-15% degli atti sessuali, il preservativo non impedisce la trasmissione sessuale dell’HIV. Questo cresce fino al 20-30% quando i rapporti sono omosessuali, quando la promiscuità sessuale è forte o quando c’è una MST; diminuisce solo il 10% nel caso di una coppia eterosessuale fedele, senza MST. Il vero "sesso sicuro" si trova dunque non nel preservativo ma nell’astinenza o nei rapporti sessuali fedeli nel matrimonio.

 

Qual è il grado effettivo di protezione dall’HIV del profilattico?

di K. April, R. Koster, G. Fantinacci, W. Schreiner tratto da Medicina e Morale 1994/5; 903–925

Finalità degli studi: in molte campagne per la prevenzione dell'HlV il preservativo viene presentato come il principale mezzo di prevenzione. Attraverso una panoramica della letteratura scientifica vengono presentati gli studi più affidabili sulla reale efficacia dell'uso del profilattico per proteggersi dalla trasmissione dell'HlV.

Metodi: gli studi che trattano il grado di protezione del profilattico contro la trasmissione dell'HlV sono metodicamente insufficienti (dati anamnestici incompleti; mancanza di informazioni sull'infeziosità e sullo stadio dell'infezione da HIV; tempi di osservazione troppo brevi; impossibilità di controllo di studi in vivo per motivi etici). Presentiamo gli studi più affidabili: andamento delle ricerche su coppie eterosessuali monogame con un partner sieropositivo.

Risultati: sono stati analizzati 4 studi (dal 1987 fino al 1993) aventi dai 18 ai 563 soggetti e per periodi di osservazione compresi fra 6 mesi e 3 anni. In quelle coppie dove c'è stata astinenza sessuale non si è riscontrata nessuna sieroconversione. Fra quelle che hanno usato il profilattico la percentuale di sieroconversione è stata fra lo zero e il 22%, tra quelle che non hanno fatto uso del profilattico fra lo zero e 1'86%. L'indice di protezione (percentuale di sieroconversioni nelle coppie con rapporti sessuali non protetti diviso per la percentuale di sieroconversioni nelle coppie che fanno uso del profilattico) oscilla tra 1 ( uno studio mostra che non c'è nessuna differenza fra i due gruppi) e circa 10 (due studi hanno mostrato che non c'è stata nessuna sieroconversione nelle coppie che usano il preservativo). Il valore medio di questi indici di protezione è di 5.

Conclusioni: I'ipotesi secondo la quale il profilattico costituisca una misura efficace di prevenzione dall'infezione HIV non ha valore scientifico. Comunque l'uso abituale del profilattico riduce il rischio di un contagio HIV. L'indice di protezione di 5 (valore medio) appare insufficiente in presenza di una malattia infettiva letale. Da raccomandare sono principalmente misure di prevenzione sicuri: rapporto monogamo fra partner non infettati da HIV, il test HIV con consulenza e scelta oculata del partner (evitare contatti sessuali con soggetti HIV positivi). La raccomandazione dell'uso del profilattico si limita solo a quei soggetti che rifiutano le misure di prevenzione sicuri. E' da segnalare loro il rischio rimanente.

 

La pillola che uccide

di Mario Palmaro tratto da Il Timone - n. 35, Luglio 2004.

Inventata negli anni Cinquanta da Gregory Pinkus, è diventata il contraccettivo usato da milioni di donne in tutto il mondo. Che però non sanno tutta la verità: la pillola provoca una serie impressionante di aborti precoci, che nessuna statistica ufficiale potrà mai descrivere con precisione.

È il contraccettivo più conosciuto. Ha l’aspetto di una normalissima pastiglia ed è considerato lo strumento più semplice e sicuro per evitare di avere figli. Da quando, nel 1955, Gregory Pinkus l’ha messa a disposizione delle donne di tutto il mondo, la pillola è diventata il simbolo della liberazione sessuale, dell’emancipazione femminile, della possibilità di avere rapporti senza preoccuparsi delle conseguenze. La Chiesa cattolica non si è lasciata impressionare dal successo commerciale di questo ritrovato della scienza moderna, e nel 1968 ha solennemente riaffermato — nella enciclica di Paolo VI Humanae vitae — il suo “no” senza se e senza ma all’uso del contraccettivi, pillola compresa. Ciò non ha impedito a molti cattolici di assumere un atteggiamento assai diverso nei confronti della pillola: non é raro ascoltare amici o conoscenti che sull’argomento prendono le distanze dal Magistero, magari sostenendo che è sempre meglio usare la pillola piuttosto che abortire. Ed è qui che — sia detto senza offesa per nessuno — casca l’asino. Perché dietro all’apparenza di un’innocua pastiglia che sembra fare male, tutt’al più, all’anima di chi la usa, la pillola nasconde un volto sconosciuto ma micidiale.

Occhio non vede, cuore non duole?

Non tutti sanno che la pillola, la regina dei contraccettivi, ha tra le sue conseguenze anche un effetto abortivo. Per molte persone, soprattutto per le donne che da anni ne fanno uso, questa notizia è del tutto inaspettata e sconvolgente. È anche per questa ragione che tra gli addetti ai lavori - e perfino da parte di certi movimenti per la vita, e di alcuni confessori, moralisti, teologi, educatori in genere — questa verità scomoda sulla pillola viene taciuta, giustificandosi con argomentazioni suggestive ma profondamente sbagliate: per non turbare la psiche dei fedeli; per evitare un duro scontro su un terreno cosi impopolare; per non mettere sullo stesso piano la contraccezione e l’aborto. Il Timone ritiene invece che la verità vada sempre affermata, senza omissioni, soprattutto quando è così ricca di implicazioni morali ed umane. Non sarà inutile ricordare che, per essere responsabili di un atto oggettivamente grave — come ad esempio un aborto - occorrono sempre la piena avvertenza e il deliberato consenso; cioè, è necessario sapere che l’azione che si sta compiendo provoca un determinato effetto. Dunque, fermo restando che l’uso della contraccezione costituisce sempre un grave disordine morale, non si può desumere automaticamente che chi ha fatto uso della pillola sia “colpevole” di un aborto procurato. Ma è necessario avvertire l’opinione pubblica, con la massima chiarezza possibile, che la pillola contraccettiva ha certamente fra i suoi effetti quello di provocare la morte di un essere umano concepito nelle primissime fasi del suo sviluppo.

Contraccezione o aborto?

La pillola appartiene alla categoria dei cosiddetti “contraccettivi ormonali”, che sono definiti tali in maniera impropria poiché essi esercitano oggettivamente un’attività abortiva. Un vero contraccettivo, infatti, si caratterizza per il fatto che agisce impedendo il concepimento, e per il fatto che nello stesso tempo — nel caso in cui lo strumento fallisca il suo scopo — esso non provoca alcun danno al nuovo essere umano. Appartengono a questa categoria, ad esempio, il diaframma, il preservativo maschile a femminile, gli spermicidi; tutti mezzi moralmente inaccettabili, ma che non possono essere in alcun modo considerati degli abortivi.

Vi sono invece una serie di prodotti di largo uso, normalmente conosciuti come contraccettivi dall’opinione pubblica, che devono essere più correttamente definiti criptoabortivi, cioè veri e propri strumenti che inducono aborti nascosti, dei quali né a donna né la società in genere avrà mai modo di accorgersi. Tra questi sono spesso citati, ad esempio, la pillola del giorno dopo, la spirale o IUD, e la Ru 486. Ma in genere si tace la verità più imbarazzante, e cioè che anche la cosiddetta pillola — a base di estrogeni e progestinici — e la minipillola (un ritrovato a dosaggio più basso) provocano degli aborti.

Come avviene tutto questo? Quando una donna assume la pillola, e ha dei rapporti, possono accadere due cose. Nella maggior parte del casi, la pillola impedisce l’ovulazione e inibisce la capacità spermatica, “funzionando” come un vero e proprio contraccettivo. Il concepimento non può verificarsi. Ma la pillola di uso comune ha sempre sul corpo della donna anche un altro effetto: provoca alterazioni dell’endometrio e del corpo iuteo, rendendo impossibile l’impianto e lo sviluppo dell’embrione. Detto in termini più semplici: non sempre la pillola impedisce il concepimento, ma crea sempre condizioni inospitali nel corpo della donna, determinando talvolta la morte per aborto del figlio appena generato. Queste verità erano note già negli anni ‘50, durante le prime sperimentazioni della pillola. E la faccenda è talmente concreta che è possibile anche quantificare — ovviamente in termini statistici — il numero di aborti che possono verificarsi durante l’uso di questo cosiddetto contraccettivo: una donna che usa la pillola estroprogestinica per un periodo complessivo di 15 anni, deve aspettarsi di distruggere almeno 1,5 embrioni, cioè 1 ogni 10 anni di uso. A un osservatore superficiale, sembrano numeri risibili; ma se per un momento si prova a moltiplicare questo dato di partenza, assolutamente certo e anzi prudenziale, per il numero di donne che fanno uso della pillola in Italia, si scopre un risultato impressionante: nel 1994, ad esempio, i criptoaborti da uso della pillola si aggirano intorno ai 65.000. Ma il bilancio potrebbe essere, secondo altri studi più attendibili (Ehmann) addirittura molto più pesante, aggirandosi intorno ai 557.000 aborti per uso della pillola. Va anche ricordato che la abortività è più elevata a seguito della assunzione irregolare o della sospensione della pillola. Tutto ciò che abbiamo appena scritto è ancora più vero per la cosiddetta minipillola, così chiamata perché a basso dosaggio di progestinico: in una donna che la usa da 15 anni, essa provoca 3,2 aborti, cioè 1 aborto ogni 5 anni d’uso.

Il giudizio morale

Fermo restando quanto dicevamo a proposito della responsabilità morale di chi ancora non sa tutta la verità sulla pillola, va detto con altrettanta chiarezza che, una volta informata, la donna non può più ignorare la gravita morale (e giuridica nel senso più autentico del termine) dell’uso di un prodotto che provoca la morte di un essere umano gia concepito. Il fatto che questo prodotto sia assunto soggettivamente con intenzioni contraccettive non è sufficiente a rimuovere la rilevanza del suo effetto abortivo. Resta per altro vero e incontestabile che l’insegnamento della Chiesa, da sempre e a prescindere dal potenziale omicida che è insito nella pillola, insegna con ricchezza di motivazioni umane e soprannaturali a vivere l’amore senza ricorrere alla strada umiliante e falsa della contraccezione. Scoprire con orrore l’effetto abortivo della pillola potrebbe essere per molti l’occasione per scoprire la bellezza e l’umanità di questo impegnativo insegnamento.

Bibliografia

Mafia Luisa Di Pietro, Roberta Minacorl, Sull’abortività della pillola estroprogestinica e di altri “contraccettivi”, Medicina e Morale, n.5, 1996.

Angelo Francesco Filardo, La fecondità umana, Centro Amore e Vita — Foligno.
Centro dl Bioetica dell’Università cattolica, Sulla cosiddetta contraccezione d’emergenza, documento n.3 del 1997, Roma.

Olimpia Tarzia, L’aborto nascosto, Si alla vita, 1998/9.

Elio Sgreccia, Manuale di Bioetica, Vita e Pensiero 1988.

Marthi Rhonehimer, Etica della procreazione, Mursia 2000.

 

La contraccezione d'emergenza

Maria Luisa Di Pietro - Roberta Minacori (pubblicato in Medicina e Morale 1[2001]: 11-39)

Con la locuzione "contraccezione d'emergenza", detta anche "contraccezione postcoitale", si indica un insieme di pratiche a cui si fa ricorso dopo un rapporto sessuale presunto fecondante allo scopo di impedire la prosecuzione di una gravidanza qualora questa sia già iniziata. Le modalità oggi utilizzate per la contraccezione d'emergenza sono: la somministrazione di estrogeni o di estroprogestinici o di soli progestinici; la somministrazione di danazolo o di mifepristone; l'inserimento di spirale o IUD (IntraUterine Device).

In questo contributo, si analizzerà la storia, i protocolli, il meccanismo d'azione e gli effetti collaterali degli estrogeni, progestinici ed estroprogestinici utilizzati come contraccezione d'emergenza, detta anche, dal momento che la somministrazione è prevista entro e non oltre 72 ore dal rapporto sessuale, "pillola del giorno dopo".

Breve storia della contraccezione d'emergenza

Salita in Italia, di recente, agli onori della cronaca quando è stata consentita la commercializzazione di un prodotto specifico, il Norlevo (nome commerciale del levonorgestrel), la contraccezione d'emergenza non è una novità: sono oramai ottanta anni che la ricerca sugli animali, prima, e sulle donne, poi, sta tentando di mettere a punto una metodica che interferisca con gli eventi successivi ad un rapporto sessuale. Era stato, infatti, dimostrato già dal 1920 che gli estrogeni potevano interferire, se somministrati in fase precoce, con la prosecuzione della gravidanza nei mammiferi, tanto che i veterinari avevano cominciato ad utilizzarli sui cani e sui cavalli.

Anche se l'uso sulla donna di estrogeni dopo un rapporto sessuale è iniziato nel 1940, il primo caso riportato in letteratura risale alla metà degli anni '60 ed è quello di una ragazza che, violentata in un periodo presumibilmente ovulatorio, è stata sottoposta alla somministrazione di estrogeni. Da quel momento, un numero sempre più ampio di donne è stato trattato con elevate dosi di estrogeni coniugati, fino a quando non venne proposta, all'inizio degli anni '70, la somministrazione combinata di estrogeni e di progestinici.

Risalgono, infatti, al 1972 i primi dati pubblicati da Yuzpe, ricercatore canadese, sull'uso di quella metodica che da lui prese il nome. Il protocollo originale di Yuzpe, modificato poi nel tempo, prevedeva la somministrazione di 100µg di etinilestradiolo e di 1 mg di norgestrel ogni 12 ore per 2 volte.

Contemporaneamente, agli inizi degli anni '70, è iniziata la sperimentazione di prodotti composti da soli progestinici. Nel 1973, vengono pubblicati i primi risultati relativi ad una sperimentazione che prevedeva la somministrazione di cinque diverse dosi di levonorgestrel, compresi tra i 150 µg e i 400 µg per compressa.

Verso la fine degli anni '70 venne introdotto tra le forme di contraccezione d'emergenza anche la spirale; mentre più di recente sono stati utilizzati a tale scopo anche il danazolo e il mifepristone o RU486.

Messe a punto le metodiche e condotte sommarie sperimentazioni, tese per lo più ad evidenziarne l'efficacia, è iniziata una capillare campagna di informazione e di diffusione della contraccezione d'emergenza, in un crescendo di impegno e di acrimonia per eliminare - è stato scritto - qualsiasi forma di ignoranza e qualsiasi ostacolo. Cerchiamo di ricostruire con l'ausilio di fonti bibliografiche almeno i momenti più salienti di quella che sembra essere divenuta oramai un'autentica "crociata".

Le strategie di diffusione della pillola del giorno dopo

La richiesta di prodotti con specifica indicazione d'uso: "contraccezione d'emergenza". Il timore maggiore dei fautori della pillola del giorno dopo riguardava il fatto che la mancanza di un prodotto con specifica indicazione d'uso potesse scoraggiare i medici a prescriverla e le donne ad assumerla, dato che si ricorreva in alternativa alle formulazioni di estrogeni, progestinici o estroprogestinici usate di solito a scopo contraccettivo.

Per questo motivo, nel 1994 il Center for Reproductive Law and Policy (USA), in associazione con altri gruppi tra cui Planned Parenthood di New York City, inviarono una petizione cittadina alla Food and Drug Administration (FDA) per chiedere che venissero prodotte formulazioni di estrogeni e progestinici che avessero come indicazione d'uso la contraccezione d'emergenza. A seguito di questa e di altre pressioni, l'FDA chiese ad alcune grandi case farmaceutiche di mettere in commercio prodotti specifici per la contraccezione d'emergenza: ma le case farmaceutiche, non intravedendo la possibilità di un profitto economico, rifiutarono in un primo momento di impegnarsi in tal senso.

Pur non volendo forzare, almeno in apparenza, la situazione, l'FDA pubblicò nel 1997 sul Federal Register una dichiarazione relativa all'efficacia e alla sicurezza dei regimi ormonali comunemente usati per la contraccezione d'emergenza, sottolineando che avrebbe approvato la messa in commercio di prodotti specifici per la contraccezione d'emergenza senza richiedere ulteriori e costosi trials sperimentali.

Una procedura, tra l'altro, insolita dal momento che le decisioni dell'FDA sono sempre successive alla comunicazione dei risultati dei trials sperimentali da parte delle case farmaceutiche.
Probabilmente a seguito di questa dichiarazione della FDA, le case farmaceutiche hanno iniziato ad interessarsi alla contraccezione d'emergenza, tanto che la Gynetics Corporation ha messo a punto il Preven Emergency Kit, che ha ricevuto l'approvazione per la commercializzazione dall'FDA nel settembre 1998.

Il Kit contiene pillole a base di estroprogestinici secondo il protocollo Yuzpe, un test di gravidanza e le istruzioni per l'uso: sul perché alle pillole venga associato un test di gravidanza e sulle polemiche che ciò ha sollevato, torneremo in seguito.

Nel settembre 1998, la Women's Capital Corporation di Washington D.C., ha fatto richiesta all'FDA perché autorizzasse la commercializzazione di un prodotto a base di levonorgestrel, già in uso nei Paesi dell'Europa orientale con il nome di Postinor. Nel 1999, l'FDA ha concesso l'autorizzazione e il prodotto viene ora commercializzato con il nome di PlanB.
Le stesse richieste sono state avanzate in altri Paesi. In Europa, la Gran Bretagna ha commercializzato fin dal 1984 un prodotto specifico per il protocollo Yuzpe, mentre dal 1999 è disponibile il Levonelle 2 a base di levonorgestrel, che può essere dispensato dall'1 gennaio 2000 anche senza prescrizione medica; lo stesso protocollo è stato introdotto negli anni '80 in Olanda in aggiunta alla somministrazione di soli estrogeni già in uso dal 1960; in Finlandia, il regime Yuzpe è stato introdotto nel 1987; in Italia, già da tempo gli estrogeni e gli estroprogestinici vengono usati come contraccettivi d'emergenza, anche se l'autorizzazione alla vendita di un prodotto specifico è del 2000. Ed ancora, contraccettivi d'emergenza sono in vendita in Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Lussemburgo, Svezia, Svizzera e Spagna.
La commercializzazione della contraccezione d'emergenza è stata, invece, vietatq in Irlanda dall'Irish Medicines Board.

In Africa, viene utilizzato per la contraccezione d'emergenza l'E-Gen-C; in Asia, e, in particolare, in India e in Cina, la contraccezione d'emergenza è diffusa, così come in Australia e in Nuova Zelanda: in quest'ultimo Paese essa viene distribuita, dopo lunghe battaglie tra fautori della contraccezione d'emergenza, medici e farmacisti, senza prescrizione medica. Poco diffusa nei paesi dell'America Latina, la contraccezione d'emergenza è oggetto di grande attenzione da parte delle organizzazioni di pianificazione familiare.

Al di sopra di queste situazioni locali, lavora un'organizzazione internazionale che raccoglie quanti sono impegnati nella pianificazione familiare. Si tratta del Consortium for Emergency Contraception, istituito nel 1996 e che raccoglie le seguenti organizzazioni: Concept Foundation, IPPF, Pacific Institute for Women's Health, Pathfinder International, Population Council, WHO (World Health Organization), Population Service International, Program for Appropriate Technology in Health. Il Consortium sta svolgendo, tra l'altro, un'azione di pressione sui governi locali e sulle case farmaceutiche per incrementare la produzione /accessibilità alla contraccezione d'emergenza.

La diffusione della contraccezione d'emergenza tra le donne "a rischio". Il primo target della contraccezione d'emergenza sono state le donne vittime di violenza sessuale. Ne è testimonianza il fatto che per la prima volta la contraccezione d'emergenza è stata utilizzata su una donna vittima di violenza sessuale, e che fino agli anni '90 più di un terzo della contraccezione d'emergenza aveva questa indicazione d'uso.

Alla valutazione etica del ricorso alla contraccezione d'emergenza in caso di violenza sessuale è dedicato il documento dei Vescovi Cattolici di Inghilterra e Galles del 1986.
Dalla situazione occasionale si è passati poi alla "prevenzione" (della gravidanza, non della violenza) pianificata. E dove le donne potevano essere più esposte a violenza? Ovviamente nei campi per rifugiati o nei paesi stranieri ove erano immigrate.

Da qui la proposta, per fare un esempio, a mezzo di una dichiarazione congiunta del 15 novembre 1996 da parte delle Nazioni Unite e dell'International Federation of Red Cross and Red Crescent Society di dispensare aiuti a favore della salute riproduttiva per i rifugiati nelle regioni dei Grandi Laghi dell'Africa Centrale, con la previsione di uno stanziamento di 500.000 dollari. Nell'ambito della Emergency Reproductive Health Care erano inclusi, come precisava la stessa dichiarazione: la pianificazione familiare, la prevenzione dell'unsafe abortion (aborto in condizioni di non sicurezza); la contraccezione post-coitale per le donne vittime di violenza sessuale o che hanno avuto rapporti non protetti o non programmati.
Che l'uso della contraccezione d'emergenza venga considerato quasi un "obbligo" in caso di violenza sessuale si evince anche da un articolo di Smugar e Coll.. Si tratta di uno studio sul comportamento dei medici nei confronti delle donne che hanno subito violenza, da cui risulta che non sempre esse ricevono l'informazione sulla contraccezione d'emergenza. Questo fatto ritarderebbe - secondo gli Autori - l'accesso delle donne all'uso della contraccezione d'emergenza e renderebbe il medico responsabile delle conseguenze di una sua non assunzione, cioè l'aborto tardivo (!). Per questo motivo, sempre secondo gli Autori, il medico ha il dovere di informare la donna della possibilità della contraccezione d'emergenza: in caso contrario, egli violerebbe il miglior interesse della donna e il suo diritto alla conoscenza di tutte le opzioni possibili.

L'ampliamento del concetto di "rischio". Pensata in un primo momento per le donne esposte a violenza sessuale, la contraccezione d'emergenza ha poi ampliato i suoi target: a rischio di una gravidanza non voluta non sarebbero solo le donne costrette a subire un atto sessuale contro la propria volontà, ma anche tutte quelle donne che potrebbero iniziare una gravidanza senza averla programmata.

Rientrerebbero, quindi, tra le indicazioni i rapporti sessuali in assenza di un'assunzione costante di estroprogestinici, o a seguito della rottura del profilattico, o senza uso di altre tecniche contraccettive/abortive. E chi meglio delle adolescenti sessualmente attive rientra in una delle fattispecie su descritte?

Proprio le adolescenti, che per varie ragioni (persistenza della fiaba personale, desiderio di non medicalizzare l'atto sessuale, etc.) non fanno uso di alcun tipo di contraccezione.
In questo modo, piuttosto che aiutare le adolescenti a vivere e gestire la propria sessualità/genitalità nella responsabilità e nel rispetto della propria e dell'altrui corporeità, si è ritenuto più opportuno facilitare l'accesso alla contraccezione d'emergenza.

Ne sono testimonianza due fatti. Da una parte, l'autorizzazione da parte del Ministro dell'Educazione francese, Segolène Royal, a distribuire nelle scuole la contraccezione d'emergenza, senza informare i genitori, previa una capillare campagna di informazione. Come è noto, però, il Consiglio Costituzionale francese ha respinto nel luglio 2000 questa approvazione (del gennaio 2000), facendo riferimento ad una legge del 1967 che stabilisce che la contraccezione ormonale può essere dispensata solo dalle farmacie su prescrizione medica; non è stata, invece, sottolineata la necessità di chiedere in caso di somministrazione ai minori il consenso dei genitori. Recentemente anche la Gran Bretagna ha deciso di consentire la distribuzione della contraccezione d'emergenza nella scuola a partire dall'età di 12 anni.

Da ciò il moltiplicarsi di ricerche sull'uso della contraccezione d'emergenza tra le adolescenti, il crescente interesse a far pervenire queste informazioni alle adolescenti, e la preoccupazione di rimuovere tutti i fattori che si oppongono a tale diffusione, coinvolgendo anche i pediatri e proponendone la prescrizione per telefono.

Da una ricerca condotta dall'AIED tra il 1998 e il 2000 su 3265 ragazze in età compresa tra i 14 e i 21 anni, risulterebbe che: l'84% delle intervistate sapeva poco o nulla sugli effetti collaterali della contraccezione d'emergenza; nel 60% dei casi l'informazione proveniva dalle amiche o dal partner; nel 48% dei casi di uso la motivazione era la rottura o l'uso errato del profilattico o il mancato ricorso ad altre forme di contraccezione. I colpevoli?

Ovviamente, la scuola e la famiglia che non informano, anzi che non creano una "coscienza contraccettiva" la quale, sostituendosi alla oramai "desueta" coscienza morale, renderebbe accorte le adolescenti non sul fatto che la dimensione genitale della sessualità va vissuta in un contesto di stabilità, di fedeltà e di responsabilità anche procreativa, quanto sulla necessità di usare contraccettivi perché questo ridurrebbe il "rischio" di una gravidanza così scomoda a questa età per il singolo e la società.

Lo studio di strategie di informazione per aumentare la diffusione della contraccezione d'emergenza.

Un'altra preoccupazione delle organizzazioni a favore della contraccezione d'emergenza è che l'informazione giunga a quante più persone possibile, perché - si sostiene - il fatto che vi sia ancora una scarsa diffusione di questi prodotti a causa della loro scarsa conoscenza.
Ogni mezzo viene, allora, considerato utile a tale scopo: dal moltiplicarsi dei siti Internet alla istituzione di linee telefoniche per la contraccezione d'emergenza; dalla distribuzione di kit di contraccezione d'emergenza alla cosiddetta "educazione sessuale" nelle scuole. Nulla è rimasto intentato, ma non sempre con i risultati sperati.

E' il caso dell'istituzione nel 1996 in USA di una ECP hot-line nazionale nell'ambito del Reproductive Health Technologies Project and Bridging the Gap, Inc. per offrire informazioni sulla contraccezione di emergenza e un elenco di cliniche che la potessero dispensare: ma nonostante ciò la contraccezione d'emergenza è rimasta poco nota, poco prescritta e poco usata.

Ed ancora , nel settembre 1998, la Planned Parenthood of America ha attivato due servizi: il DIAL-EC per prescrivere la contraccezione d'emergenza e dare istruzioni per telefono senza la necessità di una visita medica; l'EC-to-Go, che offre alle donne un kit per la contraccezione d'emergenza da portare a casa e usare quando serve.

Alla maggiore informazione dovrebbe associarsi, si dice, anche una maggiore disponibilità della contraccezione d'emergenza presso tutti i presidi di assistenza sanitaria alle donne (ambulatori, consultori, accettazioni ospedaliere d'emergenza, etc.), ma soprattutto che essa venga dispensata come "prodotto da banco" cioè senza prescrizione medica.
D'altra parte, almeno negli USA, non si tratterebbe di una novità dal momento che - come già detto - la prescrizione della contraccezione d'emergenza viene fatta anche per telefono.
Sono queste le ragioni per cui gran parte dei progetti di diffusione della contraccezione d'emergenza prevedono il coinvolgimento dei farmacisti. Basti un esempio. Nel febbraio 1998 il PATH (Program for Appropriate Technology in Health) ha avviato un progetto, il Washington State Emergency Contraception Pharmacist Pilot Project, che ha visto il coinvolgimento di 500 farmacisti, abilitati in una seconda fase del progetto a dispensare direttamente la contraccezione d'emergenza.

Si può, allora, immaginare il disappunto generato da quei farmacisti o, addirittura, da quelle catene di farmacie, come la Wall-Mart negli Stati Uniti (che comprende 2.400 farmacie distribuite in tutto il Paese), per aver rifiutato la dispensazione della contraccezione d'emergenza.
Un rifiuto dettato - secondo i sostenitori della contraccezione d'emergenza - dal considerare tale approccio abortivo, senza rendersi conto, scrive Grimes a proposito di un farmacista di Temecula (California) "reo" di aver respinto una prescrizione medica per la contraccezione d'emergenza, che "ironically, his refusal increased the probability that the woman would eventually have abortion" (!!!).

Sul meccanismo d'azione della contraccezione

Già dagli accenni sulla storia e sulle strategie di diffusione della contraccezione d'emergenza si evince come vi si stata e vi sia una grande confusione sul suo meccanismo di azione, una confusione più ideologica che scientifica. Prima di analizzare la babele semantica che si è creata attorno alla contraccezione d'emergenza, ci soffermiamo a prendere in esame i dati scientifici relativi, in particolare, al meccanismo d'azione della contraccezione d'emergenza. E' da precisare, però, che vi sono pochi studi in tal senso, essendo l'attenzione dei ricercatori focalizzata soprattutto sull'efficacia e tollerabilità di tali prodotti.

Le modalità per attuare la contraccezione d'emergenza con l'uso di estrogeni e/o di progestinici sono: 1. gli estrogeni ad alto dosaggio; 2. gli estroprogestinici combinati; 3. i progestinici.
Gli estrogeni ad alto dosaggio. Non esiste in commercio un prodotto specifico per la contraccezione d'emergenza a base di estrogeni: si usa solitamente l'etinilestradiolo che, al di fuori dell'uso come contraccettivo d'emergenza, trova indicazione nelle patologie del ciclo mestruale, nella prevenzione della montata lattea, nella terapia dei disturbi prostatici.
Il protocollo utilizzato è il cosiddetto five by five, che prevede la somministrazione di 0,5-2.0mg al giorno di etinilestradiolo per 5 giorni(26). La prima dose di etinilestradiolo viene somministrata entro 72 ore dal rapporto sessuale.

Tra gli effetti collaterali dell'assunzione di estrogeni, vengono segnalati nausea (54-70%), vomito (24-33%), cefalea, metrorragie, nonché qualche episodio di edema polmonare. Vi è, inoltre maggiore incidenza di gravidanze ectopiche, dovuta probabilmente all'interferenza con l'annidamento dell'embrione nell'endometrio uterino ma non nella tuba: per questa ragione una storia di gravidanza ectopica costituisce una controindicazione all'uso di estrogeni ad alte dosi.
Gli estroprogestinici combinati. I primi studi sull'uso degli estroprogestinici combinati come contraccezione d'emergenza sono stati condotti da Yuzpe e coll., che hanno messo a punto - come già detto - il cosiddetto "protocollo Yuzpe", che nella formulazione originale prevedeva la somministrazione di 100µg di etinilestradiolo + 1mg di norgestrel per due volte a distanza di 12 ore. Successivamente il protocollo è stato modificato e, attualmente, vengono somministrati, entro 72 ore dal rapporto presunto fecondante, 100µg di etinilestradiolo+0,5mg di levonorgestrel (che ha sostituito il norgestrel) per due volte a distanza di 12 ore(28).

Tra gli effetti collaterali: nausea (50,5%), vomito (18,8%), cefalea(29). Poiché il vomito entro due ore dall'assunzione potrebbe ridurre l'azione dell'estroprogestinico, è stata proposta la somministrazione di un antiemetico, la meclizina, un'ora prima.

Molto discussi gli effetti sulla coagulazione. Infatti, a fronte di casi direttamente collegati con l'assunzione di estroprogestinici - si fa riferimento, ad esempio, al caso di una donna di 33 anni a cui è stata diagnosticata una trombosi della vena retinica dopo assunzione di PC4 (500µg di norgestrel+100µg di etinilestradiolo, in due dosi a distanza di 12 ore) -, vi sono altri studi che tendono a minimizzare tale rischio anche se non ad escluderlo. Si veda a tal proposito un lavoro di Vasilakis e coll. ove si giunge alla conclusione che il rischio di tromboembolismo venoso associato all'uso "post-coitale" di estroprogestinici non è sostanzialmente più elevato del rischio legato all'uso della pillola contraccettiva: in altre parole il rischio trombo-embolico non può essere escluso Comunque, l'uso del protocollo Yuzpe viene sconsigliato in presenza di una storia di tromboembolismo, oltre che di cefalea, gravidanza e allattamento.

I progestinici. Il passaggio dall'uso di estroprogestinici al progestinico da solo è stato fortemente ricercato al fine di ridurre gli effetti collaterali legati all'estrogeno. Risulta, infatti, che usando il levonorgestrel (due dosi di 0, 75 mg a 12 ore di intervallo) vi sia una minore incidenza di nausea (21,3%) e di vomito (5,6%), ma anche di astenia (16,9%), cefalea (16,8%), perdite ematiche (13%), vertigini (11,2%) e tensione mammaria (10,7%).
Per quanto riguarda gli effetti sulla coagulazione, non vi è accordo neanche per il levonorgestrel, anche se vengono segnalate interazioni tra levonorgestrel e warfarin, nel senso sia di una riduzione sia di un aumento dell'azione anticoagulante, e viene raccomandata prudenza alle donne con una storia di malattia tromboembolica.

Per tutti i prodotti ad azione ormonale, vengono esclusi effetti teratogeni su embrioni già annidati in utero.

Pur limitandosi la nostra analisi alla sola contraccezione d'emergenza con ormoni, è utile qualche accenno all'uso della spirale e del più recente mifepristone come "contraccettivi d'emergenza".
L'inserimento di spirale o IUD, per lo più medicata al rame, viene eseguito fino al 5°-7° giorno dopo il rapporto presunto fecondante. Tra gli effetti collaterali vengono segnalati: crampi uterini, metrorragie, aumentata incidenza di malattia pelvica infiammatoria.
Il Mifepristone, noto come RU 486, è un antiprogestinico che agisce bloccando i recettori per il progesterone ed antagonizzando gli effetti di questo ormone a livello degli organi e dei tessuti bersaglio di questo ormone. Utilizzato solitamente come contragestativo (interruzione della gravidanza dopo l'impianto) entro i primi 49 giorni dalla fecondazione, il mifepristone è stato proposto come "contraccettivo d'emergenza": a tale scopo viene somministrato in dose unica fino al 5° giorno dopo il rapporto sessuale; presenta pochi effetti collaterali ad eccezione di un ritardo di almeno tre giorni nella comparsa della mestruazione successiva, fatto questo che creerebbe nella donna un'ansia eccessiva.

La maggiore preoccupazione di chi propone la contraccezione d'emergenza è la valutazione della sua efficacia, ovvero della capacità di mantenere basso il numero delle gravidanze dopo somministrazione: quanto minore è il numero di gravidanze tanto maggiore è l'efficacia. Le percentuali variano in base alla metodica utilizzata: il 99% per gli estrogeni, l'89% per il levonorgestrel e il 75% per il protocollo Yuzpe.

L'efficacia dipenderebbe da due fattori: 1. la precocità dell'assunzione; 2. la fase del ciclo mestruale in cui si trova la donna quando assume i contraccettivi d'emergenza. Si richiede infatti alle donne di assumere i contraccettivi d'emergenza entro le 72 ore dal rapporto sessuale presunto fecondante, anche se vi sono studi tesi a dimostrare che questa somministrazione potrebbe avere la stessa efficacia pur se effettuata più tardivamente.

Per spiegare queste "indicazioni" è necessario comprendere, però, il meccanismo d'azione della contraccezione d'emergenza.

I siti d'azione degli estrogeni e/o dei progestinici somministrati allo scopo di attuare la contraccezione d'emergenza sono quattro: 1. l'asse ipotalamo-ipofisi-ovaio (inibizione dell'ovulazione); 2. il corpo luteo (effetto luteolitico); 3. le tube di Falloppio (alterazione della motilità tubarica); 4. l'endometrio uterino (alterazione dell'endometrio uterino).

Inibizione dell'ovulazione .La possibilità di inibire l'ovulazione è secondaria alla fase del ciclo in cui la donna assume gli estrogeni e/o il progestinico: è, infatti, possibile - anche se questo effetto non si verifica sempre - il blocco dell'ovulazione solo se la somministrazione avviene in fase preovulatoria. Tale effetto viene evidenziato mediante i dosaggi ormonali e l'ecografia transvaginale.

Dagli studi presi in esame si evince che:

- alte dosi di estrogeni non inibiscono l'ovulazione anche se somministrati in fase preovulatoria;
- gli estroprogestinici, somministrati secondo il protocollo Yuzpe in fase preovulatoria, hanno bloccato l'ovulazione, in uno studio condotto da Ling e coll. su 11 donne, nel 27% dei casi;
- mentre in uno studio di Rowlands e coll. lo stesso regime somministrato a 14 donne in fase preovulatoria ha bloccato l'ovulazione nel 24% dei casi. Uno studio di Raymond et al., che prevedeva la somministrazione del protocollo Yuzpe il giorno del picco urinario dell'LH, non metteva in evidenza, invece, alcuna inibizione dell'ovulazione.

Ed ancora, in uno studio di Swahn e coll., 16 donne hanno ricevuto il protocollo Yuzpe al 12°giorno del ciclo (prima che si verificasse il picco dell'LH), e 16 donne hanno invece ricevuto il protocollo Yuzpe due giorni dopo il picco dell'LH, nel primo gruppo nel 23% delle donne non è stato possibile dosare un picco dell'LH, mentre nel secondo gruppo l'ovulazione si è manifestata nel 100% dei casi; il dienogest, un progestinico sintetico, somministrato da Kohler et al. in fase preovulatoria a 18 donne (e in due dei 18 casi esaminati il dienogest è stato somministrato due giorni prima del picco dell'LH), ha bloccato l'ovulazione in 4 donne su 12 (33,4% dei casi); uno studio di Landgren e coll., con dotto su 72 donne divise in quattro gruppi e sottoposte alla somministrazione di 0,75mg di levonorgestrel per quattro giorni, ha messo in evidenza quanto segue: il gruppo che ha ricevuto il levonorgestrel nel 2°,4°,6° e 8° giorno del ciclo mestruale non ha avuto alcun effetto inibente sull'ovulazione; nel gruppo che ha ricevuto il levonorgestrel il 9°, 11°, 13° e 15° giorno, in 3 donne è stata evidenziata attività follicolare, in 7 donne insufficienza del corpo luteo, in altre 7donne ovulazione; nel gruppo che ha ricevuto il levonorgestrel in 11^, 12^, 16^ e 19^ giornata, 5 donne hanno mostrato attività follicolare, 6 donne insufficienza del corpo luteo, 7 donne ovulazione; il gruppo che ha ricevuto levonorgestrel in 16^, 18^, 20^ e 22^ giornata non ha avuto alcun effetto sull'attività ovarica.. In sintesi, il levonorgestrel non ha inibito l'ovulazione se somministrato il fase follicolare precoce o in fase luteale, mentre ha soppresso l'ovulazione solo nel 17,7% dei casi se somministrato tra il 9° e il 15° giorno e nel 23,5% dei casi se somministrato tra l'11° e il 19° giorno del ciclo.

Da questi dati si può evincere che la contraccezione d'emergenza è in grado di inibire l'ovulazione, in percentuale varia se somministrata in fase preovulatoria, ma questo effetto non ne spiega tutto il meccanismo d'azione.

Interferenza con l'attività del corpo luteo. L'effetto luteolitico della contraccezione d'emergenza viene valutato mediante lo studio ormonale della lunghezza della fase luteale. Tale azione luteolitica non si evidenzierebbe nelle donne che hanno assunto solo estrogeni(54), mentre sarebbe evidente in meno del 21% delle donne che hanno assunto estroprogestinici secondo il protocollo Yuzpe.

Alterazione della motilità tubarica. Tra i possibili meccanismi di azione della contraccezione d'emergenza, vi sarebbe anche il rallentamento o l'accelerazione della motilità tubarica con conseguente difficoltà di trasporto dell'embrione. Questo effetto può essere valutato indirettamente dal momento che sembra essere come una delle cause dell'aumentata incidenza di gravidanze ectopiche dopo assunzione, in particolare, di estrogeni.

Modificazione della struttura dell'endometrio. Le modificazioni della struttura dell'endometrio sono responsabili dell'impedimento dell'annidamento dell'embrione in utero, da cui la definizione dei contraccettivi d'emergenza anche come antinidatori o intercettivi.
Per valutare le alterazioni endometriali, i vari studi si avvalgono di metodi indiretti ( si valuta, cioè, la morfologia e la funzionalità dell'endometrio), dal momento che non vengono utilizzati i metodi diretti (il calcolo del rapporto tra fecondazioni e perdite embrionali). Questo non perché manchino i metodi diretti, ma semplicemente perché non vi è interesse (rapporto costi/benefici) a farvi ricorso.

Ovviamente non è utilizzabile il dosaggio dell'hCG (human Chorionic Gonadotropin) che si positivizza dopo almeno sette giorni dalla fecondazione, quindi dopo l'avvenuto impianto, ma di altri fattori correlati con la gravidanza. Si fa riferimento, in particolare, all'EPF (Early Pregnancy Factor), presente nel siero materno già dalla sesta ora dalla fecondazione: una sua variazione, essendo la presenza fondamentale nella fase preimpianto e perimpianto, indicherebbe una fecondazione avvenuta a cui non fa seguito, però, l'annidamento dell'embrione in utero.

Il ricorso ai metodi indiretti consente, comunque di evidenziare quelle alterazioni endometriali che rendono impossibile l'annidamento dell'embrione in utero. Si tratta di modificazioni morfologiche e di modificazioni biochimiche.

Per quanto riguarda le modificazioni morfologiche, è noto che l'endometrio per accogliere l'embrione deve andare incontro a una serie di trasformazioni: invece,la presenza di estrogeni, progestinici o estroprogestinici esogeni riduce lo spessore dell'endometrio; causa atrofia ghiandolare e comparsa di aree edematose che si alternano ad aree di elevata densità cellulare; altera la composizione biochimica e proteica dell'endometrio. In particolare, si considera necessario per un idoneo impianto dell'embrione in utero uno spessore endometriale compreso tra 5 e 13 mm, dato confermato tra l'altro da studi eseguiti nel corso di procedure di embryotransfer, in cui la frequente asincronia di sviluppo ovaio-endometrio indotta dalla stimolazione ovarica è la principale causa di abortività.

A seconda dell'ormone somministrato come contraccettivo d'emergenza sono state riscontrate le seguenti modificazioni morfologiche a carico dell'endometrio uterino:

alte dosi di estrogeni causano alterazione del sistema di canali presente a livello delle cellule endometriali: è quanto è stato riscontrato in quattro donne trattate con estrogeni per 5 giorni in periodo luteale. Non si esclude anche un'alterazione dei livelli di anidrasi carbonica endometriale, la cui presenza è considerata necessaria nei processi di annidamento;
gli estroprogestinici somministrati secondo il protocollo Yuzpe riducono il numero dei recettori per gli estrogeni e per il progesterone, se somministrati 48 ore dopo il picco dell'LH, e provocano uno sviluppo asincrono dell'endometrio. Ciò si è potuto evidenziare in tale studio condotto su 127 donne, di cui 88 hanno ricevuto il protocollo Yuzpe a metà ciclo o fino al 3° giorno dopo l'ovulazione. L'ambiente endometriale è stato considerato inadatto per l'impianto dell'embrione.
Alle stesse conclusioni sono giunti W.Y. Ling e coll., dopo aver somministrato estroprogestinici secondo il protocollo Yuzpe in fase preovulatoria.

Queste alterazioni vengono considerate, dai vari Autori, responsabili dell'impossibilità di annidamento, anche se vi è chi mette in dubbio tale effetto pur avendo riscontrato, dopo somministrazione di estroprogestinici secondo il protocollo Yuzpe, un'alterazione del numero dei recettori endometriali per gli estrogeni, un ridotto spessore endometriale ed una più grande proporzione di vacuoli sopranucleari ghiandolari rispetto alla situazione normale;
per quanto riguarda il levonorgestrel, uno studio del 1998 con somministrazione di due dosi di 0,75 mg di levonorgestrel ad intervalli di 12 ore nel giorno LH+2 (2° giorno dopo il picco dell'LH), indica un ritardo nello sviluppo endometriale, con aumento dei recettori del progesterone. Gli Autori concludono che questi effetti endometriali possono ostacolare l'impianto. Lo stesso effetto alterativo sul normale endometrio secretorio è stato riscontrato in donne che hanno assunto 0,75 mg di levonorgestrel in differenti giorni del ciclo.
La rilevazione delle modificazioni biochimiche dell'endometrio si avvale della valutazione delle integrine, proteine eterodimeriche presenti sulla superficie delle cellule endometriali e soggette a modificazione durante il ciclo mestruale. Infatti, mentre nella fase medio-luteale sono presenti nell'epitelio ghiandolare le subunità a1 e a4, la subunità b3 è presente sia nell'epitelio ghiandolare sia nell'epitelio di superficie. Queste subunità formano parte delle integrine a1b1, a4b1 e avb3, la cui presenza è correlata con la finestra impiantatoria. L'integrina avb3 si riduce verso il 5°-6° giorno della fase postovulatoria e la sua localizzazione nella superficie apicale dell'epitelio cellulare indica la sua partecipazione nell'adesione dell'embrione, nella fase di trofoblasto, all'endometrio quando inizia il processo di impianto nell'utero.

Di conseguenza un'alterazione dell'espressione delle integrine, e in particolare delle integrine avb3 e a4b1, è indicativa di alterata recettività endometriale e di impedimento all'annidamento, come è stato riscontrato ad esempio in donne che assumono contraccettivi ormonali. Non sarebbero, invece, correlate con la recettività endometriale l'integrina a6 e b4.
Non sono molti gli studi che hanno valutato l'effetto della contraccezione d'emergenza sulle integrine endometriali. Il già citato studio di J. Wang e coll. mette in evidenza un'alterazione delle integrine a1 e a2 endometriali dopo somministrazione di levonorgestrel nel giorno LH+2 e questo viene messo dagli Autori in correlazione con la difficoltà di impianto dell'embrione nell'endometrio .
Per quanto riguarda il metodo Yuzpe, uno studio di Raymond et al, pur non mettendo in evidenza una variazione significativa della subunità b3 dell'integrina, ha rilevato una riduzione della MUC-1, una proteina solitamente elevata nella fase medio-secretoria del ciclo e un aumento dei recettori per gli estrogeni, che solitamente diminuiscono al momento dell'impianto. Gli Autori, tenendo conto anche delle modificazioni morfologiche dell'endometrio e dell'assenza di blocco dell'ovulazione, concludono scrivendo: "Perhaps the regimen effects endometrial function in ways undetectable by the test we chose to perform, or it could cause important changes earlier later in the cycle than when we performed our test" (p. 2354).

Dai risultati di un lavoro di Young sulle proteine endometriali sieriche risulta, inoltre, una soppressione della loro secrezione nel fluido luminale endometriale dopo somministrazione al 9 giorno della fase luteale di estroprogestinci secondo il protocollo Yuzpe: una tale variazione viene considerata dall'Autore incompatibile con l'annidamento dell'embrione in utero.
Volendo sintetizzare quanto fin qui detto, la contraccezione d'emergenza è, dunque, in grado di bloccare l'ovulazione, se somministrata prima del picco dell'LH in una percentuale variabile compresa tra il 21 e il 33% a seconda che si ricorra al metodo Yuzpe o al levonorgestrel. Gli altri effetti in fase preovulatoria, peri e postovulatoria, sono a carico del corpo luteo, della tuba e, in particolare, dell'endometrio: tre effetti che interferiscono con la fase post-fertilizzazione.

I termini della questione

Da quanto fin qui detto risulta evidente che la contraccezione d'emergenza agisce impedendo il proseguimento dello sviluppo dell'embrione, rendendone impossibile l'annidamento nella parete uterina. Non si tratta, dunque, di un effetto contraccettivo ma semmai antinidatorio.
L'evidenza scientifica di tale effetto antinidatorio smentisce, quindi, la stessa terminologia utilizzata per definire l'utilizzo di tali prodotti: non si tratta di un meccanismo contraccettivo (abbiamo visto come l'inibizione del concepimento avvenga solo in una piccola percentuale di casi), bensì di un meccanismo prevalentemente abortivo qual è quello antinidatorio, che si estrinseca dopo l'avvenuta fecondazione, quando è già iniziato il processo di sviluppo di una nuova vita umana.

Perché allora si sostiene che la contraccezione d'emergenza non è abortiva? Come mai il comunicato stampa del Ministero della Sanità italiano n. 231 del 29 settembre 2000 recita quanto segue: "Il farmaco deve essere inteso come metodo contraccettivo di emergenza da usare solo in casi eccezionali; non svolge alcuna funzione abortiva in quanto il meccanismo d'azione consiste nell'impedire l'impianto dell'ovulo fecondato o nel blocco dell'ovulazione"?
Le affermazioni del Ministero della Sanità italiano sono, in effetti, le ultime di una lunga serie di dichiarazioni simili. Già nel 1995, Lahteenmaki e coll.: "Altough the use of post-coital contraception has increased, all too often it is not used when it should be… The annual number of abortion in Finland has decreased…it is specially true in teenagers".
Dello stesso tono le affermazioni di Kosunen e coll.: "It has been suggested that widespread awareness and use of emergency contraception is one of reasons for low rates of induced abortion in Netherlands".
Quindi la contraccezione d'emergenza - secondo questi Autori - non solo non sarebbe abortiva, ma quando utilizzata ridurrebbe, il numero degli aborti (!).
Ed ancora, sulla rivista dell'International Planned Parenthood Federation - Europe Region, si legge: "In order to meet the potential demand for emergency contraception, several action are urgently need. Among these are: clarification that emergency contraception is not abortion and thus is legally permitted in countries where abortion is illegal" (p.2); "service providers are too often reluctant to provide this method. In case there is any misunderstanding, emergency contraceptives are not abortifacients. Emergency contraceptives prevent unwanted pregnancy"(p.3).
Perché questa manipolazione semantica? La risposta la possiamo trovare in una lettera pubblicata dal The New England Journal of Medicine: "to manipulate public opinion toward to acceptance of it (the emergency contraception). Redefining the meaning of contraception to include the prevention of implantation does not change the fact that preventing implantation is what many people find problematic with the drug".
"Manipolare l'opinione pubblica per far accettare la contraccezione d'emergenza": non è un fatto nuovo che le parole vengano utilizzate come una forma di potere (si pensi al Newspeak di Orwell o di difesa. Scriveva Italo Calvino nel saggio "L'antilingua" del 1965: "Caratteristica principale dell'antilingua è quello che definirei terrore semantico, cioè la fuga di fronte a ogni vocabolo che abbia di per se stesso un significato. Nell'antilingua i significati sono costantemente allontanati, relegati in fondo ad una prospettiva di vocaboli che di per se stessi non vogliono dire niente o vogliono dire qualcosa di vago e di sfuggente…".
Un'antilingua, che tende a sostituire in particolare quelle parole che evocano fatti comunque drammatici, al punto che chi ascolta possa "perdere la sensibilità per determinate situazioni o per certi problemi etici", diventando "più accomodante magari non sul piano dei principi ma su quello della prassi…".

Per poter dire che un prodotto ad azione antinidatoria non è un abortivo, è stata necessaria una duplice manipolazione semantica: la ridefinizione del termine di gravidanza; l'ampliamento del concetto di contraccezione.

La ridefinizione del concetto di gravidanza. Come è noto, agli inizi degli anni '70 l'ACOG (American College of Obstetricians and Gynecologists) ha ridefinito il concetto di gravidanza: con il termine "gravidanza" si indica il periodo compreso tra l'annidamento in utero dell'embrione e il parto. Di conseguenza un prodotto che agisce impedendo l'impianto o annidamento dell'embrione in utero, non porrebbe termine ad una gravidanza, essendo questa - seguendo la ridefinizione - ancora non iniziata e, quindi, grazie a tale escamotage terminologico, un prodotto da abortivo diverrebbe non abortivo, ma contraccettivo.
Una definizione ripresa, poi, nella maggior parte degli studi sull'argomento. Scrive, ad esempio, Grimes: "However, even if emergency contraception worked solely by preventing the implantation of a zygote, it would still not be an abortifacient. Pregnancy begins with implantation, not fertilization. (…) Fertilization is a necessary but insufficient step toward pregnancy" (p. 1078).

Una definizione, però, non è altro che una definizione, frutto di un accordo che dovrebbe essere basato possibilmente su valide ragioni scientifiche: ma quali sono, invece, queste ragioni?
Probabilmente due: una prima mutuata dalle procedure di fecondazione artificiale, per cui la gravidanza inizierebbe solo dopo il trasferimento dell'embrione nelle vie genitali della donna in prossimità dell'annidamento; una seconda mutuata più che dalla teoria sull'impianto secondo la quale l'esistenza individuale inizierebbe solo nel momento in cui l'embrione prende contatto con l'endometrio uterino e i l'organismo della donna "si rende conto " della presenza dell'embrione.

Due ragioni che ci sembrano fondate su un duplice errore: da una parte, una forzata rilettura alla luce dell'artificialità di un processo, qual è la gravidanza che è invece naturale poiché concerne la natura stessa umana; dall'altra, la negazione della reazione "biologica" quasi immediata della donna alla presenza dell'embrione rilevabile attraverso la produzione dell'EPF, il fattore precoce di gravidanza.

Ciò che stupisce poi, è che una definizione degli anni '70 venga ripresa dalla letteratura specialistica, solo tanti anni dopo, nel momento - si potrebbe dire - del bisogno.
Infatti, nel 1987, il Dizionario Medico dell'USES definisce ancora la gravidanza come "lo stato in cui si trova la donna dal momento del concepimento alla nascita del feto", mentre nel 1985 il Concise Medical Dictionary definisce la gravidanza come "the period during which a women carries a developing fetus. Pregnancy last for approximately 266 days, from conception until the baby is born and the fetus normally develops in the womb".
Più di recente nel noto Manuale di Pescetto e coll. si legge: "Nella specie umana (presumendo una durata media del ciclo mestruale di 28 giorni) la durata normale della gravidanza, calcolata dal giorno di inizio dell'ultima mestruazione è di 40 settimane, pari a 280 giorni. Invece, tenendo conto del giorno dell'ovulazione, la durata normale dello sviluppo del prodotto del concepimento è di 38 settimane, pari a 266 giorni".

In questo caso, dunque, il termine "gravidanza" comprende non solo il periodo che va dalla fecondazione al parto, ma anche i 15 giorni precedenti l'ovulazione dal momento che il riferimento empiricamente rilevabile è l'ultima mestruazione.

Appare, allora, contraddittorio che sempre a pagina 823 vi sia scritto: "Quando si parla di giorni di sviluppo si vuol fare riferimento al giorno della fecondazione come giorno '0'. Poiché di norma ovulazione e fecondazione coincidono nel medesimo giorno, o al massimo (salvo eccezioni) vi è una differenza di 24 ore o poco più, lo sviluppo dell'embrione può essere misurato in giorni a partire dall'ovulazione. Si rammenta a questo proposito che alcuni indicano con il termine progestazione il periodo che va dalla fecondazione all'annidamento dell'embrione".
Ed ancora a pagina 1325 si definisce "aborto" l'interruzione di gravidanza entro il 180° giorno completo di amenorrea (25 settimane e 5 giorni): viene cioè compreso non solo il periodo che va dalla fecondazione all'impianto, ma anche i giorni che precedono l'ovulazione (in media due settimane).

Come mai sono stati necessari oltre trenta anni per "tirare fuori dal cassetto" una definizione, a cui fra l'altro non si fa riferimento nella prassi clinica? Ignoranza o non condivisione?
Inoltre, ancora una volta, i dati scientifici vengono utilizzati come strumento di battaglia ideologica e dell'eterna contrapposizione tra "laici" e cattolici: i cattolici sostengono che la contraccezione d'emergenza è un abortivo; i "laici" sostengono che la contraccezione d'emergenza è un contraccettivo. I dati scientifici sono, però, talmente obiettivi che anche i laici non possono non riconoscerli, sempre che lo vogliano.

Scrive Baulieu - noto "padre" dell'RU486 e certo non tacciabile di posizioni confessionali - che "l'interruzione della gravidanza dopo la fecondazione può essere considerata alla stregua di un aborto…".

Si parla, dunque, di gravidanza e di aborto, e non di contraccezione: così come di gravidanza parla anche Grimes in una pubblicazione del 1999, distinguendo tra "pregnancy more than 10 days earlier" e "pregnancies conceived more recently", ma non escludendo che si tratti sempre di gravidanza, prima e dopo l'impianto.

Vi è, poi, chi si dimostra titubante sulla qualifica della contraccezione d'emergenza, definendola simile all'aborto: "Post-coital steroid - si legge in Planned Parenthood in Europe - may well act between fertilisation and implantation (nidation); and whether contranidation resembles abortion may trouble some women and health personnel".

2. L'ampliamento del concetto di contraccezione. Se la gravidanza inizia dopo l'annidamento dell'embrione in utero, tutto ciò che agisce tra la fecondazione e l'impianto non può essere considerato abortivo bensì contraccettivo. Il termine "contraccettivo" significa letteralmente contra-cezione = contro la fecondazione: come si può, allora, impedire qualcosa che è già avvenuto, cioè la fecondazione?

Per questo motivo, scrive Rahwan, "il termine contraccezione d'emergenza è equivoco … bisogna parlare di intercezione d'emergenza o di interruzione della gravidanza d'emergenza".

Considerazioni conclusive

La cosiddetta "contraccezione d'emergenza" agisce, dunque, impedendo nella maggior parte dei casi che un embrione si annidi nella parete uterina e che continui, dunque, il suo processo di sviluppo iniziato al momento della fecondazione. Interrompere lo sviluppo, quindi quel dinamismo biologico che testimonia l'"essere vivente" del nuovo individuo umano, equivale a privare questi della vita stessa, e, nel Dizionario Garzanti della Lingua Italiana, "privare della vita" equivale ad uccidere.

La donna deve conoscere questa realtà e il medico, anche se propendesse per il ricorso alla contraccezione d'emergenza, ha l'obbligo morale e deontologico di informarla sul suo reale meccanismo d'azione. La donna potrebbe, infatti, non condividere l'orientamento del medico.
L'informazione deve essere chiara e obiettiva, sicché la donna possa acquisire la piena consapevolezza della sua scelta e sappia che, qualora opti per l'uso della contraccezione d'emergenza, non sta evitando ma sta attuando un aborto. Né vale come giustificazione alla non-informazione l'imprevedibilità dell'effetto contraccettivo o abortivo, poiché, come si è visto, la possibilità di un meccanismo abortivo è presente nel 70-100% dei casi.

 

La pillola del giorno dopo

di Paolo Gulisano tratto da Il Timone

La "pillola del giorno dopo" nuova frontiera della cultura della morte, è un aborto chimico "fai da tè": uccide un ovulo fecondato.

Ma il Governo mente dichiarandola un contraccettivo.

Ai cattolici il compito di operare per la difesa della vita.

Il Ministero della Sanità del governo italiano ha deliberato l'autorizzazione alla messa in commercio nelle farmacie italiane, a partire da fine ottobre 2000, di un farmaco, il Levonorgestrel, commercializzato con il nome di Norlevo, che in breve è divenuto popolarmente conosciuto come "la pillola del giorno dopo". E` la prima volta che in Italia viene messa in commercio una specialità di questo genere, senza nemmeno quella riflessione e l'ampio dibattito che in alcuni paesi, come gli Stati Uniti, ha per lungo tempo frenato la decisione di mettere sul mercato la famigerata RU 486, la più famosa di queste sostanze che provocano un aborto chimico precoce. Una nota diffusa dal Ministero della Sanità, evidentemente prevedendo le giuste proteste di chi vede ampliarsi con questo provvedimento le possibilità di distruggere delle nuove gravidanze, asserisce che il farmaco in questione "non svolge nessuna azione abortiva in quanto il meccanismo consiste nell'impedire rimpianto dell'ovulo fecondato o nel blocco dell'ovulazione".

Un'affermazione volutamente ambigua e ingannatrice, a cui non è possibile concedere alcuna attenuante: il Ministero non può non sapere che impedire l'impianto di un ovulo già fecondato significa soppressione di una vita già nata. Cosa significa l'ambigua definizione di "contraccezione d'emergenza"? Se la contraccezione, infatti, consiste nell'impedire la fecondazione, viceversa questo farmaco agisce a fecondazione avvenuta, come recita la stessa nota tecnica del foglietto illustrativo del farmaco: "la contraccezione di emergenza è un metodo di emergenza (sic!) che ha lo scopo di prevenire la gravidanza in caso di rapporto sessuale non protetto". Tecnicamente si definisce questa azione "contragestiva", ossia atta ad annullare la gestazione (ovvero la gravidanza) impedendo l'impianto dell'essere concepito nell'utero della donna. E` un aborto precocissimo che sopprime l'embrione nei pnmi giorni del suo regolare sviluppo, prima che la madre possa accorgersi della sua presenza attraverso la mancanza del ciclo mestruale. Non c'è da parte di questo farmaco nessuna azione contraccettiva, non c'è alcuna componente ormonale estrogenica (il solito foglietto illustrativo definisce vagamente il farmaco come "una sostanza appartenente ad un gruppo di farmaci chiamati progestinici"). E` quindi un prodotto microabortivo, che si propone di "prevenire la gravidanza", come se questa fosse una malattia da evitare (per definizione il termine "prevenzione" si applica alle patologie), e non può non saperlo il ministro Veronesi, il quale, dopo aver in pochi mesi sostenuto le tesi dell'eutanasia, della manipolazione genetica, della clonazione, della liberalizzazione delle droghe, promuove ora un altro dunssimo attacco contro la vita umana. Quale sarà il prossimo passo? Forse la soppressione eugenetica dei neonati portatori di handicap? I sostenitori di questa pratica "pietosa" non mancano certo. Cosa significa l'introduzione sul mercato della cosiddetta "pillola del giorno dopo"? La diffusione dell'aborto precoce attraverso ritrovati biochimici (non ci sentiamo di definirli farmaci), l'aborto chimico, non traumatico, invisibile e soft è la nuova strategia della mentalità antinatalista e antivita.

Un aborto "fai-da-te" che passa inosservato, che riduce i costi per i ricoveri, che elimina le complicazioni di tipo psicologico e morale. Il principale target commerciale della pillola abortiva appare chiaramente essere rappresentato dalle ragazze giovani, che non usano abitualmente e stabilmente un metodo contraccettivo (perchè non vogliono farsi scoprire dai genitori, per paura, ecc.) o che hanno dei rapporti occasionali definiti "non protetti": nessun problema, ora c'è la "contraccezione d'emergenza", il pronto intervento che può evitare "spiacevoli" conseguenze ad una serata di piacere. Di fatto si cerca di creare una deresponsabilizzazione dei giovani, all'insegna del fate ciò che vi pare, purchè non ne abbiate conseguenze, anche se questo comporta una anestesizzazione delle coscienze. Si realizza, su un piano metafisico ed etico, un'operazione subdola e terrificante, tale da far pensare all'operato del "Principe della menzogna": il peccato di pensare che il peccato non esiste. Come spesso accade, dietro motivazioni "umanitarie" si nascondono interessi economici che precludono a scenari degni della peggiore fantascienza: ci si sta avviando da una concezione della Medicina come scienza che ricerca e fornisce risposte ai bisogni di salute dell'uomo, ad una Medicina utilitaristica, finalizzata non più, anzitutto, alla cura o alla prevenzione delle malattie, ma al servizio del narcisismo e dell'egoismo. L'aborto legalizzato e di massa rientra nella strategia mondialista di distruzione della coscienza cristiana: da oltre un cinquantennio, organismi dipendenti dall'ONU o finanziati dalle grandi multinazionali americane, si adoperano per diffondere nel mondo le pratiche e le politiche abortiste: è il caso del Population Council, fondato nel 1952 dal magnate John D. Rockfeller III, o della IPPF (Federazione Internazionale per la Pianificazione Famigliare) che ha sede a Londra e svolge un ruolo chiave nella strategia culturale che da anni spinge per giungere alla realizzazione della crescita-zero, o sotto-zero, sostenendo che è necessario ridurre la popolazione con tutti i mezzi, compresi sterilizzazione, aborto, eutanasia.

In tale luce, è significativo che Veronesi, a poche settimane dalla legalizzazione del contragestivo chimico, sia intervenuto auspicando una ancor maggiore diffusione del preservativo (offerto sul mercato a prezzi "politici", senza dire che la differenza di costo sarà ad onere del contribuente) con la scusa dell'emergenza AIDS. Ma se qualcuno, guardando oltre il battage pubblicitario, i red ribbons di solidarietà e i discorsi di prammatica guardasse le cifre dei morti per AIDS in Italia nell'ultimo anno, si accorgerebbe che il loro numero è di 800. Muoiono molte più persone in incidenti stradali nei weekend di Agosto (sono 10.000 all'anno); muoiono suicide 5.000 persone all'anno, in gran parte giovani o anziani, vittime della solitudine e dell'infelicità di una società malata. A fronte di ciò si chiede di investire miliardi in condoms: per quale motivo, se non per una radicale strategia neomalthusiana, che come estrema ratio si avvale oggi anche dell'aborto invisibile e indolore? Occorre allora respingere, in quanto umanamente letale, il relativismo etico: i medici in primo luogo, memori del Giuramento di Ippocrate, devono urgentemente opporsi a questa deriva relativista e accanto a questa azione di tipo scientifico è necessaria una ripresa dell'iniziativa dei cattolici, sia nella società civile che nell'impegno politico, indipendentemente dallo schieramento partitico a cui appartengono.

Sui temi della difesa della vita occorre una unità d'azione forte e concreta, tenendo presente che l'etica naturale e cristiana rifiuta il consequenzialismo (il fine giustifica i mezzi), e che la cultura e l'educazione sono i campi principali di applicazione delle sue ragioni.

Ricorda

"[...]dobbiamo ancora una volta dichiarare che è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l' interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l' aborto direttamente voluto e procurato, anche per ragioni terapeutiche. [...] E` altresì esclusa ogni azione che, o in previsione delll' atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali si proponga, come scopo o come mezzo, di rendere impossibile la procreazione".

(Papa Paolo VI, Humanae Vitae, Città del Vaticano 1968, n. 14)

 

 

LA RIVOLUZIONE SESSUALE

di Massimo Introvigne

Il plurisecolare processo rivoluzionario, dopo avere investito e disgregato prima i vincoli religiosi negli Stati e tra gli Stati, poi i vincoli politici tra i corpi e gli ordini sociali, poi i vincoli economici, investe infine i rapporti intrafamiliari, per disgregare la basilare e originaria società naturale: la famiglia. Da ultimo, la Rivoluzione attacca ogni singolo, per sovvertirne le gerarchie interiori e votare ogni uomo alla deformità, all'abbruttimento, alla morte, al delirio, all'empietà. Nell'opera del marchese de Sade troviamo un preciso programma di ascetica sovversiva offerto ai "praticanti" di questa Rivoluzione in interiore homine: essa mira a raggiungere l'apatia nella vita terrena attraverso un'ossessionante e monotona sequela di peccati. Il culto della morte del corpo e dell'anima. culmine del pensiero sadiano. Con de Sade la Rivoluzione sessuale viene enunciata come programma: ad altri, e in particolare a Reich, spetta il compito di trasformarla in prassi rivoluzionaria.

I. La Rivoluzione in interiore homine

1. Il processo rivoluzionario. Il movente primo e occulto del fenomeno che il pensiero contro-rivoluzionario denomina Rivoluzione è l'empietà, l'odio contro Dio, che è cagionato dall'orgoglio e dalla sensualità e che risulta dall'eterno processo di illusione-delusione conseguente all'accoglimento dell'invito satanico all'utopia, espresso dall'"eritis sicut dii" della Genesi. Poiché Dio è irraggiungibile, l'odio rivoluzionario si scaglia contro le sue opere, e anzitutto contro l'ordine dell'universo, giacché il mondo ordinato è riflesso della perfezione divina. L'odio contro Dio, divenuto odio contro l'ordine del mondo, si articola poi in odio contro la ragione, che riconosce e disvela tale ordine, e in odio contro la tradizione, che è possibilità di tramandare la lettura dell'ordine del mondo compiuta dalle generazioni passate.

L'elemento che riassume l'odio rivoluzionario è la volontà di distruggere i legami del mondo, le connessioni e le interdipendenze che costituiscono la regolarità del creato e quindi le sue leggi e il suo ordine. Il processo storico illustrato da Corrêa de Oliveira può essere letto in questa chiave: la I Rivoluzione, protestante-assolutista, distrugge i legami religiosi della società, il religamen (religio da religare, secondo la nota ipotesi etimologica) che faceva dell'Europa medievale un'unica Cristianità; la II Rivoluzione, liberale-illuminista, distrugge i legami politici, le solidarietà organiche dell'antica società di ordini e di stati; la III Rivoluzione, comunista, con l'abolizione della proprietà privata, distrugge i superstiti legami economici. Quella che Corrêa de Oliveira chiama "IV Rivoluzione", rivoluzione ulteriore allo stesso comunismo, si configura, in questa prospettiva, come tentativo di distruggere anzitutto i legami microsociali, dopo che l'ordine macrosociale è stato negato e sconvolto dalle rivoluzioni precedenti.

Mediante il divorzio, e mediante gli innumerevoli meccanismi destinati a fomentare lo scontro dialettico tra genitori e figli, la IV Rivoluzione mira anzitutto a distruggere la più importante microsocietà, che è la famiglia; mentre il terrorismo - considerato, qui, nel suo significato psicologico prima che politico -, agendo da solvente del corpo sociale, distrugge le piccole solidarietà di quartiere e di vicinato, isola ogni individuo circondandolo con quel muro di paura che fa sì che non si osi più reagire quando il vicino è aggredito. L'aborto, infine, attenta a un legame non più sociale, ma biologico: il gesto del medico abortista che taglia il cordone ombelicale non per la vita ma per la morte raffigura efficacemente il programma rivoluzionario di dissoluzione che si esprime nella distruzione di ogni legame.

L'attacco ai legami che presuppongono un'alterità, e quindi una relazione tra soggetti diversi, non costituisce, tuttavia, l'elemento conclusivo della operazione rivoluzionaria. Se il movente della negazione dell'ordine del mondo è il fatto che quest'ordine riflette la perfezione dì Dio, la Rivoluzione dovrà aggredire, da ultimo, l'ente che in modo eminente è creato a immagine e somiglianza di Dio, l'uomo, e volgersi contro i legami e le gerarchie che esistono in interiore homine.

2. La sovversione delle gerarchie interiori dell'uomo

Anche nell'uomo, come nella società, vi sono ordini e gerarchie. La ragione, come scrive Aristotele, domina in noi "con potere politico e regale", al vertice di una piramide gerarchica che si articola nel sentimento e nell'immaginazione e, infine, nei sensi. "Giustiziato" dalla Rivoluzione francese il re, assassinato dai bolscevichi lo zar, rimane da compiere l'omicidio rituale di questo "re che è in noi", della ragione, che è segno interiore della gerarchia divina. Il primo obiettivo della Rivoluzione consisterà, allora, nella rottura della concezione e della stessa struttura unitaria dell'uomo. Già con il Rinascimento e la Riforma, come ha notato De Corte, all'homo siniplex aristotelico e cristiano, nel quale, in una armonica unità, "il dualismo paolino di soma e pneuma si riassorbiva in una santità che spiritualizzava il corpo e che comunicava allo spirito una vitalità purificata", si sostituisce progressivamente l'homo duplex, "caratterizzato dal dualismo e dall'irriducibile scissione di spirito e vita": "non è soltanto la rappresentazione teorica dell'uomo che nello scindersi in due si modifica, ma è anche l'atteggiamento concreto degli uomini che vivono e si muovono sulla scena della storia a subire una manifesta trasformazione". Nella filosofia come nella vita, l'immagine armonica dell'uomo viene scardinata e alla gerarchia fondata sul primato della ragione vengono sostituite anti-gerarchie sovversive.

Una prima linea di sovversione è costituita dalla ipertrofia della ragione, che non governa più con quel "potere politico" di cui parlava Aristotele, ma nega e schiaccia le altre potenze umane, trasforma il suo potere regale in tirannide, diventa "raison" astratta, che all'ideale del retto uso di ragione sostituisce il mito del razionalismo. La più compiuta versione filosofica di questa linea sovversiva è il panlogismo idealista, secondo cui tutto il reale non è che Idea: alle estreme conseguenze di questa tesi perviene forse Gentile, la cui filosofia può essere letta come solipsismo, lucida follia metafisica che afferma che tutto ciò che esiste è proiezione dell'Idea che è in me.

Una seconda linea di sovversione in interiore homine è quella della ipertrofia del sentimento e della immaginazione, che usurpano il potere della ragione e vengono considerati e vissuti come l'elemento più importante dell'uomo. Gli studi di Beguin hanno evidenziato la trama filosofica di questa mentalità come "filosofia del sogno" che percorre tutto l'Ottocento, da Moritz, Troxler, Carus fino a Jean-Paul e allo stesso Goethe, e che sostanzia la letteratura e il costume che si è convenuto di chiamare "romantici". Una filosofia secondo cui il sogno è più reale della vita reale, che "può giungere al punto di divinizzare l'inconscio, di rinnegare l'altra metà della vita": un'avventura che può condurre "alla perdita dell'individualità, alla sua irrimediabile dissoluzione". Né le applicazioni della "filosofia del sogno" romantica sono soltanto artistiche e letterarie: il primato delle potenze immaginative e sentimentali sulla ragione corrompe e snerva intere generazioni, genera false concezioni dell'amore (che diventa amore sentimentale e romanticismo deteriore), della religione (sul modello del pietismo) e anche della politica: Mosse ha descritto, ne La nazionalizzazione delle masse, tutta una pratica politica ottocentesca che privilegia sistematicamente i "riti" laici, i simboli, le emozioni rispetto ai contenuti razionali e che prepara in Germania la "ritualità " nazional-socialista.

Una terza linea sovversiva, infine, attribuisce francamente il primato, nell'uomo, alla componente materiale e sensibile: è il sensismo, versione antropologica del materialismo, che sembra opportuno esaminare più dettagliatamente perché è all'interno di questa linea che nascono le prime teorie della Rivoluzione sessuale.

3. Da Descartes a de Sade

Il principale riferimento filosofico dell'homo duplex è la filosofia di Descartes: il dualismo inconciliabile dello spirito e del corpo nell'uomo corrisponde all'antinomia cartesiana tra res cogitans e res extensa. "Dopo il grande sonno della "notte" aristotelica del Medioevo - ha scritto De Corte - l'homo platonicus, rinnovellato dall'elisir di lunga vita del metodo matematico, si avanzerà sulla ribalta della storia in abito di homo cartesianus". Res cogitans e res extensa, in precaria unità nel sistema di Descartes, tendono a separarsi radicalmente nelle filosofie post-cartesiane: come ha notato Fabro, "il pensiero moderno dopo la morte di Cartesio si è quasi spaccato in mezzo, spiritualismo assoluto da una parte e materialismo sensistico dall'altra". Secondo la tesi di Vartanian, il materialismo moderno, che pure ha la sua "terra promessa" nella filosofia inglese e nelle ipotesi sensistiche formulate da Locke, fino a quella estrema della "materia pensante", trova ugualmente le sue radici nel dualismo cartesiano." La dissociazione radicale in Cartesio di natura e spirito, di conoscere ed essere, di anima e corpo", per citare ancora Fabro, "fu il primo passo decisivo verso il naturalismo come materialismo ateo".

I materialisti dell'illuminismo derivano da Descartes come Marx deriva da Hegel: essi portano il suo pensiero alle estreme conseguenze, riducendo a unità la diremption tra materia e spirito mediante la soppressione di quest'ultimo. La biologia meccanicistica di Descartes, che già aveva parlato di "béte machine" a proposito degli animali, apre la strada alla tesi dell'"homme machine" di Offray de La Mettríe. Superando l'immagine della "statua sensibile" di Condillac, de La Mettrie afferma risolutamente che l'uomo è una macchina dotata di pensiero, è materia che pensa, giacché "il pensiero [è] così poco incompatibile con la materia organizzata che sembra esserne una proprietà, come l'elettricità, la facoltà motrice, l'impenetrabilità, l'estensione, ecc.". L'immagine dell'uomo-macchina che precisa quella meno radicale dell'uomo-pianta, di cui de La Mettrie si era servito in una prima fase del suo pensiero, può essere considerala il simbolo e la sintesi dell'antropologia illuminista: l'illuminismo si arricchirà ancora di una gnoseologia sensista con Helvétius, di una conseguente polemica anticreazionista e atea con Diderot e Meslier, ma è in potenza già tutto contenuto ne L'Homme Machine, pubblicato nel 1747. La posterità lacerata di Cartesio si esprime, in de La Mettrie, nella concezione di un uomo che è pura res extensa, così come l'idealismo vedrà nel soggetto soltanto un brandello di res cogitans. La visione di un uomo - e di un mondo - puramente materiali e meccanici implica la rinuncia a ogni idea di ordine, di gerarchia, di valori e di norme superiori e spirituali: la distruzione dell'individuo, come distruzione dei 'legami interiori, potrà qui svilupparsi su un terreno particolarmente favorevole. Ed è d'Holbach, nel suo Système de la Nature, a osare concludere con la celebre frase, che scandalizzava lo stesso Voltaire: "L'ordre et le desordre n'existent point".

L'ordine e il disordine non esistono, la macchina-uomo funziona secondo una meccanica deterministica che non lascia spazio a giudizi di merito o di valore. Nell'opera maggiore di d'Holbach c'è una pagina interessante in cui il filosofo ateo, immaginando per un momento che Dio esista, così apostrofa il Creatore: "I miei traviamenti sono stati l'effetto del temperamento che tu mi hai dato, delle circostanze nelle quali tu mi hai posto senza interrogarmi, delle idee le quali, senz'alcuna mia cooperazione, sono penetrate nel mio spirito. Se tu sei, come si assicura, buono e giusto, non puoi allora punirmi per gli errori della mia immaginazione, per gli errori causati dalle mie passioni, conseguenze necessarie della struttura del corpo che tu mi hai dato... La tua bontà non potrebbe permettere che io incorra in una pena per i traviamenti inevitabili".

In questo brano di d'Holbach c'è già un elemento di novità nell'ambito del razionalismo illuminista, che annuncia inequivocabilmente de Sade. Se l'uomo è una macchina, il suo funzionamento non conosce meriti o responsabilità, e i traviamenti, ciò che il credente chiama peccati e la legge delitti, sono "inevitabili". Nel processo che dall'homo duplex conduce al materialismo puro inizia così a comparire l'ipotesi estrema, ma non eliminabile, dell'uomo come res extensa impazzita: è l'ipotesi di de Sade.

II. La res extensa impazzita: de Sade

1. De Sade e le rivoluzioni

Tra gli scritti di de Sade, uno in particolare, inserito nella Philosophie dans le boudoir, definisce con precisione la sua posizione verso la rivoluzione del 1789 e verso la Rivoluzione in genere. Si tratta del breve opuscolo Francesi! Ancora uno sforzo se volete essere repubblicani!, in cui si prevedono, con eccezionale lucidità, le tappe del processo rivoluzionario che dovranno fare seguito alla Rivoluzione francese. Lo schema attraverso cui de Sade articola questi momenti è quello della negazione di tutti i doveri che il pensiero tradizionale impone all'uomo: doveri verso Dio, doveri verso il prossimo, doveri verso sé stesso.

Non esistono doveri verso Dio, perché Dio non esiste: e comunque la Repubblica lo ha ucciso. Secondo l'espressione di uno dei più noti studiosi del pensiero sadiano, Klossowski, per de Sade il regicidio di Luigi XVI è il "simulacro della messa a morte di Dio", che permette di sostituire "alla fraternità dell'uomo naturale quella solidarietà del parricidio adatta a cementare una comunità che non poteva essere fraterna perché cainica". Per "consolidare la rivoluzione" occorrerà, dunque, consolidare il deicidio: de Sade propone, in particolare, la lotta sistematica contro la religione cattolica, e si abbandona alle più turpi bestemmie contro Cristo, la Vergine, i santi. "Sì, distruggiamo per sempre ogni idea di Dio - urla il più coerente corifeo dell'ateismo illuministico - e facciamo soldati dei suoi preti": "condanniamo a essere beffeggiato, deriso, coperto di fango in tutte le piazze delle grandi città di Francia il primo di questi ciarlatani benedetti che verrà ancora a parlarci di dio o di religione"; "le bestemmie più insultanti, le opere più atee siano poi pienamente autorizzate, allo scopo di finire di estirpare dal cuore e dalla memoria degli uomini gli orribili trastulli della nostra infanzia".

Altrettanto inesistenti dei doveri verso Dio sono, secondo de Sade, i doveri verso gli uomini, in nome dei quali si reprimono, da sempre, la calunnia, il furto, i "delitti causati dall'impurità", l'assassinio: tutte azioni che "in un governo repubblicano" devono essere al contrario incoraggiate e permesse. La calunnia, anzitutto, non può essere un male "in un governo come il nostro in cui tutti gli uomini, più legati, più vicini, hanno evidentemente un più grande interesse a conoscersi bene": in uno Stato repubblicano la calunnia è "un lume, uno stimolante, in tutti i casi qualcosa di molto utile". Quanto al furto, il suo effetto "è di livellare le ricchezze", effetto benefico e perfino necessario "in un governo il cui fine è l'uguaglianza". La proprietà privata è "una barbara ineguaglianza", e la prova dell'ingiustizia della proprietà sta appunto nel furto, che dimostra come chi detiene i beni di solito non li custodisce con diligenza. "Punire i ladri" è, dunque, "orribile crudeltà", e al legislatore repubblicano de Sade consiglia il contrario: "punite l'uomo tanto negligente da lasciarsi derubare, ma non pronunciate alcuna condanna contro colui che ruba". Attraverso la paradossale apologia del furto, de Sade prevede l'abolizione della proprietà privata - storicamente realizzata dal comunismo - come momento rivoluzionario successivo alla Rivoluzione francese: mentre la difesa della calunnia annuncia sinistramente le società totalitarie moderne fondate sulla delazione e sulla menzogna. "Sade - scrivono Adorno e Horkheimer - ha pensato fino in fondo il socialismo di Stato, mentre Saint-Just e Robespierre erano incespicati ai primi passi".

Ma de Sade non si limita a prevedere il comunismo: egli prospetta anche una rivoluzione ulteriore, il cui paradigma è la Rivoluzione sessuale. Tra i doveri verso gli uomini, de Sade attacca con particolare violenza il dovere di rispettare il pudore e la libertà sessuale altrui. Uno Stato repubblicano deve essere "immorale per necessità": sarà pertanto opportuna l'organizzazione di "numerosi edifici sani, vasti, decorosamente ammobiliati e sicuri sotto tutti gli aspetti", in cui "si obblighino le donne [e gli uomini] a prostituirsi", in cui ognuno possa convocare qualunque altra persona, senza limiti di sesso, di età, di parentela, e obbligarla a sottomettersi a tutti i suoi capricci. Infatti, anche l'omosessualità, l'incesto, la bestialità e ogni tipo di perversione devono essere considerati leciti, seguendo l'argomentazione che già abbiamo incontrato nel brano citato di d'Holbach e che è fondata sul presupposto dell'uomo-macchina, dell'uomo come pura res extensa: "queste inezie, derivando da una conformazione naturale, non potrebbero mai rendere più colpevole colui che vi è incline di quanto non lo sia colui che la natura creò mostruoso". L'effetto secondario di questa prostituzione generalizzata, e cioè i "bambini che non avranno padre", sarà del resto altamente positivo per lo Stato rivoluzionario: "non crediate di fare dei buoni repubblicani - ammonisce de Sade - fino a quando isolerete nelle loro famiglie i bambini che devono appartenere unicamente alla repubblica".

Proseguendo nella negazione dei doveri verso gli uomini, de Sade annuncia ancora tappe successive del processo rivoluzionario. In pagine che sono oggi di tragica attualità, il marchese illuminista inneggia all'aborto: "non è ingiusto impedire dì nascere a un essere che sarà certamente inutile. La specie umana deve essere epurata sin dalla culla: un individuo che sarà inutile alla società dev'essere strappato del suo seno: ecco i soli mezzi ragionevoli per limitare una popolazione, la cui sovrabbondanza è il più dannoso degli eccessi". Più coerente di molti abortisti contemporanei, de Sade propone immediatamente, accanto all'aborto, l'infanticidio, e consiglia alla repubblica francese di imitare quegli Stati pagani dove "si esaminavano attentamente tutti i bambini che venivano al mondo, e se non li si trovava fisicamente adatti a difendere un giorno la repubblica venivano immediatamente immolati; non si giudicava infatti indispensabile conservare questa vile feccia della natura umana". Infine, l'assassinio stesso deve essere incoraggiato: esso rappresenta la rottura più radicale dei legami dell'uomo con il suo prossimo, ed è dunque un momento decisivo della metafisica sadiana della Rivoluzione. L'assassino, "uomo molto coraggioso", è "prezioso in un governo repubblicano"; del resto, l'omicidio rituale di Luigi XVI ha iniziato un processo irreversibile: la repubblica "è già nel delitto, e se volesse passare dal crimine alla virtù cadrebbe in un'inerzia il cui risultato sarebbe la sicura rovina".

Francesi! Ancora uno sforzo se volete essere repubblicani!, si conclude con la negazione, dopo i doveri verso Dio e verso gli altri, dei doveri verso sé stessi. Il momento conclusivo e vessillare della Rivoluzione in interiore homine prospettata da de Sade - quella che Corrêa de Oliveira chiama IV Rivoluzione - è l'apologia del suicidio. Il suicidio, rottura dell'ultimo legame che è possibile spezzare, quello che lega l'uomo alla propria esistenza, è l'epifania dello spirito rivoluzionario; contro "l'imbecillità di quella gente che giudica questa azione un delitto", de Sade propone il ritorno a tempi in cui "ci si uccideva in pubblico e si faceva della propria morte uno spettacolo fastoso", e conclude: "seguendo l'esempio di questi fieri repubblicani supereremo tosto le loro virtù: è il governo che fa l'uomo".

2. I fini: il culto della morte

Il carattere significativo dell'opera di de Sade non consiste soltanto nella indicazione profetica dei momenti del processo rivoluzionario successivi alla Rivoluzione francese: egli indica anche i fini dell'operazione rivoluzionaria considerata nel suo complesso. Il sistema di de Sade è stato letto da numerosi interpreti come un sistema sui generis di morale e perfino di religione. Così, se Adorno e Horkbeimer vedono in de Sade il razionalista coerente fìno alle conseguenze ultime, la vittima per eccellenza della dialettica dell'illuminismo, il padre del freud-strutturalismo, Lacan considera la filosofia sadiana come un caso limite del kantismo, come un sistema formale che risponde a tutti i requisiti elencati nella Critica della ragion pratica di Kant. De Sade enuncia come regola fondamentale la formula: "Io ho il diritto di godere del tuo corpo, può dirmi chiunque, e lo eserciterò senza che alcun limite mi arresti". Formula paradossale, ma che vale come regola universale, ed è dunque, a suo modo, un imperativo categorico, a cui un mondo kantiano non può rifiutare il diritto di cittadinanza.

Ancora, sembra a Lacan di scorgere un tratto comune tra Kant e de Sade nel termine ad quem dell'esperienza morale: un Dio gelido, il "Dio senza figura" a cui si volge il culto kantiano della legge-per-la-legge, e che ispira anche de Sade. Culto e ritualità non sono certamente assenti nell'opera di de Sade: ma il termine cultuale della sua filosofia sembra conoscere - dalla prima versione di Justine al postumo Dialogo di un prete e di un moribondo - una certa evoluzione, di cui si possono così sintetizzare le tappe principali: culto dell'Essere Supremo in Malvagità, culto della Natura, culto della Morte.

Il dio di Saint-Fond, il ministro dissoluto e perverso di Justine che è il tipo più perfetto dell'eroe sadiano, è l'Essere Supremo in Malvagità, "l'essere mostruoso, esecrabile che potè creare un mondo così bizzarro", pieno di orrori e di perversioni: un dio che è "unicamente il male, e vuole ed esige soltanto il male". "Tutto dev'essere cattivo, barbaro e inumano come il vostro dio - proclama l'eroe di de Sade - tali i vizi che deve adottare chi vuol piacergli, senza peraltro speranza alcuna di riuscirvi, giacché il male che sempre nuoce, il male che è l'essenza di dio non potrebbe essere capace d'amore né di riconoscenza". Religione dell'assurdo, ma che ha il merito di smascherare un altro mito dell'illuminismo: l'Essere Supremo dei deisti, privo com'è di determinazioni, può anche assumere la determinazione della malvagità; la religione sadiana dell'Essere Supremo in Malvagità è una ipotesi liminale, ma non eliminabile, del deismo illuminista.

In una seconda fase del suo itinerario filosofico de Sade sostituisce il culto della Natura al momento "teologico" dei culto dell'Essere Supremo in Malvagità. Ma la natura di de Sade, come il suo dio, è profondamente malvagia, non crea gli uomini che per tormentarli e per farne strumento dei crimini e delle atrocità di cui si compiace.

Secondo la bizzarra filosofia che de Sade, ne La Nouvelle Justine, mette in bocca a Papa Pio VI (questo Pontefice sfortunato, che ha subìto anche l'oltraggio di diventare un fantastico personaggio del romanzo sadiano), la natura prova la sua malvagità "attraverso i flagelli con i quali ci perseguita e ci schiaccia senza posa, attraverso le divisioni, le zizzanie che semina fra noi" e "con l'inclinazione all'omicidio instillataci ad ogni istante", cosicché il criminale è "il miglior servitore della natura" e "non si commetteranno mai abbastanza crimini sulla terra rispetto all'ardente sete che la natura ne prova".

Infine, il termine ultimo della metafisica della Rivoluzione - che è odio dell'Essere e adorazione filosofica del divenire - è il culto della morte. "L'eroe sadico - scrive il caposcuola della "filosofia del desiderio" post-strutturalista, Deleuze - appare come colui che si pone, quale compito da pensare, l'istinto di morte". Il libertino Saint-Fond non gusta i suoi banchetti se non vi si commettono "almeno tre omicidi"; l'omicidio e il suicidio, come si è accennato, sono per de Sade il momento finale del processo rivoluzionario. Mentre tutta una tradizione vitalistica presenta mistificatoriamente l'eccesso sessuale come esuberanza della vita, de Sade collega lucidamente sregolatezza sessuale, omicidio e morte. In de Sade, come nell'Al di là del principio del piacere di Freud, "la combinazione con Eros si pone come condizione per la presentazione di Thanatos". Solo il settario sadiano, l'ascritto alla "società degli amici del delitto" di Saint-Fond, che ha conosciuto tutte le perversioni dell'Eros, può adorare Thanatos allo stato puro.

3. I mezzi: dalla pornologia all'apatia

Se i fini dell'operazione rivoluzionaria di de Sade sono quelli sopra descritti, tutta la vasta produzione letteraria del "divino marchese" può essere letta come "libro di devozioni" a uso dei fedeli del culto della morte. Potrebbe sembrare, in prima approssimazione, che l'ascesi alla morte si compendi in un atto unico, che il suicidio apra e immediatamente esaurisca il rito di morte per ciascuno degli iniziati. Ma non è così: se la Rivoluzione è distruzione di tutti i legami, essa non si accontenterà di distruggere - con il suicidio - il legame dell'uomo con la sua esistenza, ma cercherà di intaccare il legame più profondo che lega ogni uomo alla sua essenza. Questo legame è indistruttibile, perché l'anima è immortale: ma se l'anima non può essere "uccisa", essa può essere privata della sua vita eminente, che è la grazia di Dio. I rivoluzionari più coerenti, i devoti della morte, si sforzeranno allora di uccidere non solo il corpo, ma l'anima stessa, in una ossessionante e monotona sequela di peccati. L'ascetica sadiana non è soltanto una pornografia, un insieme di poche parole d'ordine e di descrizioni oscene, ma è, come scrive Deleuze, un'autentica pornologia, una scienza della violenza sessuale e insieme una utopia del male, caratterizzata da "uno stupefacente sviluppo della facoltà dimostrativa". Essa mostra la coincidentia oppositorum della filosofia rivoluzionaria: il razionalismo assoluto del più conseguente degli illuministi (de Sade interpretato dalla scuola di Francoforte o dagli strutturalisti) coincide con l'irrazionalismo assoluto della contro-teologia sadiana descritta da Klossowski.

La morte del corpo non essendo che un momento-limite e la morte dell'anima un traguardo impossibile, al fedele di de Sade non resta che ripetere all'infinito, nella tragica monotonia che caratterizza i suoi romanzi, gli stessi atti: stupri, violenze, perversioni. Nello schema di de Sade, afferma Lacan, il "punto di aphanisis" è indefinito; da qui "la poco credibile sopravvivenza di cui Sade dota le vittime delle sevizie e tribolazioni che infligge loro nella sua favola": "il momento della loro morte non sembra determinato che dal bisogno di rimpiazzarle all'interno di una combinatoria che sola esige la loro molteplicità". Lo scopo che la contro-ascetica di de Sade si propone di conseguire non è il delirio orgiastico del vitalismo, ma l'apatia. E' questa l'essenza del culto sadiano della morte, durante la vita terrena, è la noia da peccato, l'apatia che deriva della monotona ripetizione del male.

Barthes ha visto in de Sade un sant'Ignazio rovesciato: e in effetti il complesso della sua opera sembra costituire un vasto e organico corso di contro-esercizi spirituali. Come il ritmo, nell'ascetica ignaziana, è figura dell'eternità, così la nausea da male ripetuto è figura, in de Sade, della morte eterna.

La morte eterna è l'inferno: e l'inferno ha sempre ossessionato de Sade, un ateo il cui pensiero, secondo l'audace interpretazione di Klossowski, si spiega soltanto attraverso il rapporto con la teologia. Saint-Fond, l'eroe sadiano per eccellenza, spiega la sua condotta depravata come una marcia verso l'inferno, e tutta la sua ascetica di delitti è una ascesa verso il luogo dove le "particole del male" potranno infine riunirsi, in una "seconda morte". Il boudoir di de Sade, "luogo filosofico" "sul tipo di quei luoghi da cui le scuole della filosofia antica presero il loro nome: Accademia, Liceo, Stoa", si presenta così, da ultimo, come anticamera terrena dell'inferno.

III. L'eredità di de Sade

"Quando l'ateismo vorrà dei martiri - ha scritto de Sade - non ha che da dirlo: il mio sangue è qui pronto". Ma se l'ateismo, se la Rivoluzione ha i suoi martiri, essa ha pure i suoi monaci, uomini soli di fronte non a Dio ma al Nulla, votati per la vita a una causa perversa.

La teologia infernale di de Sade è una regola per i monaci del male: e la regola, che si limita a offrire un'ascetica, apre la strada e fissa il quadro per le successive esperienze della mistica. L'ascetica della sovversione sadiana si presenta così a essere completata e raffinata da una mistica rivoluzionaria.

In questa prospettiva, il primo "erede" di de Sade è il romanziere galiziano il cui nome è sovente associato con quello del marchese illuminista: Leopold von Sacher-Màsoch. Al di là della complementarità delle perversioni designate come "sadismo" e "masochismo" dallo psichiatra Kraft-Ebing con una terminologia ormai entrata nell'uso comune, il mondo di von Sacher-Màsoch rappresenta una tappa ulteriore rispetto al mondo di de Sade. De Sade parte dal 1789, von Sacher-Màsoch dal 1848; de Sade va letto "con Kant", von Sacher-Màsoch può essere confrontato con Hegel e con Marx. De Sade, scrive Deleuze, "rappresenta il modo speculativo e analitico di cogliere l'istinto di morte in quanto non può mai essere dato", von Sacher-Màsoch "rappresenta un modo affatto diverso, che è mitico, dialettico e immaginario". In de Sade la ragione analitica costruisce l'ascetica della religione della morte, in von Sacher-Màsoch la ragione dialettica comincia ad abbozzare una mistica della morte come teologia negativa. Il suicidio, momento terminale della Rivoluzione per de Sade, sfuma in von Sacher-Màsoch nel desiderio di essere torturato, oppresso, lentamente annientato. L'annientamento è figura della morte: e il tipo perfetto del l'annientamento è la sottomissione dello schiavo a un padrone totalitario. Il masochismo parte sempre da un contratto: von Sacher-Màsoch ci presenta un "totalitarismo a due", che appare come una paradossale riduzione del contratto sociale di tipo hobbesiano, e firma con le sue amanti contratti in cui si concede loro come "schiavo", le autorizza "all'esercizio della più grande crudeltà", e le invita a fargli soffrire "tutti i tormenti immaginabili".

Al di là dell'annientamento descritto da von SacherMàsoch, la mistica della morte, per manifestarsi apertamente e in positivo, ha bisogno di una fantasia particolare, forse malata, come quella di Lautréamont. I chants de Maldoror sono il culmine della fase mistica del culto della morte: festa cimiteriale e carnasciale della decomposizione, essi inneggiano alla dissoluzione in una continua fantastica danza macabra degna di essere raffigurata dal pennello di un Hyeronimus Bosch.

Il sedicente conte di Lautréamont muore nel 1870: con lui siamo già sulla strada che porta a quella autentica scuola di mistica rivoluzionaria che sarà il surrealismo. Quest'ultimo, come ha notato Del Noce, non è solo un fenomeno artistico, ma "un atteggiamento totale di vita, diretto a rappresentare la pienezza dell'idea rivoluzionaria nel suo aspetto primo". Il surrealismo, "sub-realismo" secondo l'espressione di Sedlmayr, evocazione della distruzione e del caos e "offensiva in grande stile contro la civiltà cristiana" (così il titolo di un pamphlet del surrealista H. Pastoureau), si pone anch'esso sulla scia della filosofia sadiana: "il marchese de Sade - scrive Nadeau dei surrealisti - è la figura principale del loro Pantheon".

Con il surrealismo, tuttavia, emerge anche la possibilità di un superamento rivoluzionario di de Sade. Il sistema sadiano viene oggi letto sempre più spesso - per esempio dagli strutturalisti e dai "nuovi filosofi" Lardeau e Jambet - come un sistema ancora "ordinato", che, parlando del sesso, lo incasella e lo controlla in uno schema razionalistico, rischiando, in ultima analisi, di favorire la repressione; mentre una rivoluzione sessuale "pura" dovrebbe essere apologia del disordine e negazione di qualunque schema. D'altra parte, la "pornologia" di de Sade appare ancora "prescientifica": lo stesso surrealismo, partito da de Sade, arriva, dopo un breve processo, alle idee di Reich.

Con de Sade la rivoluzione sessuale viene enunciata come programma: ma rimane ancora utopia. Sarà Reich utilizzando Freud e Marx, a far passare la rivoluzione sessuale "dall'utopia alla scienza"; infine, dopo la seconda guerra mondiale e soprattutto dopo il 1968, una, folla di Lenin del pansessualismo - strutturalisti, filosofi del desiderio, neopsichiatri - si sforzeranno di tradurre questa scienza in prassi rivoluzionaria. De Sade, tuttavia ha lasciato nella storia della rivoluzione sessuale il segno indelebile della sua paternità: un segno che si impone a tutti coloro che, come il predicatore del suo ultimo Dialogo, vengono "corrotti dalla natura, per non aver saputo spiegare quel che fosse la natura corrotta".

 

Socialismo e rivoluzione sessuale

di Massimo Introvigne

In una società pluralistica, nella quale il pluralismo è ideologico e non soltanto sociale, - quando non soltanto ideologico! -, è di straordinaria importanza e utilità conoscere con precisione gli aspetti culturali e morali delle ideologie che concorrono alla conquista del potere, nella prospettiva della sua gestione e della trasformazione della società e del singolo. Perciò, mentre il protagonismo socialistico domina la scena elettorale e punta al suo acme, riesce di particolare vantaggio una adeguata descrizione della sua "morale". La esposizione della "rivoluzione sessuale" socialistica - dai suoi presupposti gnostici al suo esito permissivistico - in uno studio che la confronta con la morale cattolica, sulla cui base la giudica. Una sostanziale ripresa dell'intervento dell'autore - su La famiglia e la Rivoluzione sessuale - al convegno promosso da Alleanza Cattolica e da Cristianità a Roma, il 23 e 24 ottobre 1982, sul tema Italia anni 80. Per una presenza cattolica in un mondo socialista (cfr. Cristianità, anno X, n. 91, novembre 1982).

I. La genesi della "democrazia socialista"

l. Spirito gnostico e socialismo

La gnosi - secondo la nota definizione di Plotino - è la tesi per cui "il Creatore del mondo è cattivo e […] il mondo è cattivo". Alla domanda unde malum? - fondamentale per ogni uomo che si interroghi sul significato della vita e della morte - il Cristianesimo - in parte significativamente anticipato dalla saggezza classica - risponde che il mondo è stato creato buono da Dio, e che il male e la morte vi furono introdotti dall'uomo: "per unum hominem peccatum intravit in mundum et per peccatum mors", "a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte". La ferita che il peccato ha introdotto nel mondo è tuttavia parziale, come parziale è la possibilità di liberarsi dal male nel tempo attraverso il rispetto della legge morale e l'ascesi che, dopo la Incarnazione, permettono di partecipare ai frutti della Redenzione.

Alla visione cristiana dei bene e del male si contrappone la mentalità gnostica, secondo la quale il male non viene dagli uomini ma da quel Dio che, creando il mondo, lo ha fatto imperfetto e malvagio: per gli uomini, allontanandosi da questo Dio e dalle sue leggi, sarà possibile, attraverso particolari tecniche, liberarsi totalmente dal male. La mentalità gnostica è la organizzazione intellettuale dell'orgoglio e della sensualità: da una parte, insegna agli uomini che non hanno colpa del male dei mondo e che l'umiliante limite della finitudine è stato loro imposto dalla malizia di un Dio malvagio; dall'altra, li dispensa dalla osservanza di ogni legge e dall'ascesi, sostituite in toto da una conoscenza e da una tecnica. Il male del mondo, per la gnosi, consiste nella esistenza di distinte individualità e, quindi, di differenze e di disuguaglianze la cui articolazione giustifica un ordine e, dunque, una gerarchia e una legge. Dalla unità originaria e indistinta di un tutto onnipervadente, il Pleroma - che Basilide chiama apertamente il Nulla -, per opera dei Dio malvagio gli enti cadono nella cattiva individualità, si differenziano originando disuguaglianze e gerarchie e vanno ad arenarsi sulle spiagge della finitudine. Questo dramma cosmico non esclude, tuttavia, la possibilità di una epistrofé, di un ritorno dal mondo della caduta al Pleroma, attraverso una serie di tecniche, insegnate dagli iniziati gnostici, che consentono di sottrarsi al mondo della individualità e di perdersi nuovamente nell'Uno collettivo e indefinito.

Le tecniche gnostiche - diverse e diversamente articolate - convergono nella massima eliminazione possibile delle differenze e delle disuguaglianze, che costituiscono il malvagio marchio della individualità imposto dal Dio-demiurgo venuto a distruggere la indistinta armonia del Pleroma originario. Dal punto di vista politico e sociale il socialismo - che si propone, nelle sue varie sfumature, appunto la eliminazione delle differenze e delle disuguaglianze tra gli uomini, e quindi della gerarchia sociale - non costituisce, dunque, soltanto il più importante di quelli che Eric Voegelin ha definito "movimenti gnostici di massa" ma, inteso come categoria filosofico-politica, si identifica - come ha notato Igor Safarevic - con la gnosi militante nella storia.

L'ugualitarismo sociale è la via per giungere a un ugualitarismo metafisico, in cui - secondo il programma gnostico - gli enti individuali si sfaldano nel fluire della evoluzione e finiscono per confondersi con il Nulla.

2. Il socialismo come processo

Nella terza parte della enciclica Laborem exercens, Giovanni Paolo II si sofferma a trattare del processo di allontanamento dalla verità cristiana nel mondo moderno, che descrive come "sviluppo" da una prima fase di "materialismo pratico", tipicamente riferito alla "filosofia e alle teorie economiche del Sec. XVIII" - e cioè all'illuminismo e al liberalismo "classico" -, a una seconda fase più matura di "materialismo dialettico", che mira a "introdurre in tutto il mondo il socialismo". Il testo pontificio sembra ribadire - contro ogni interpretazione della dottrina sociale della Chiesa come un quid medium tra liberalismo e socialismo - come teoria liberale e socialista stiano dalla stessa parte, siano tappe diverse dell'unico processo di degradazione della Rivoluzione moderna.

Anche il passaggio dal liberalismo al socialismo è a sua volta un "processo" e non un "salto", che conosce un divenire e una storia: il "socialismo reale" - di cui la Unione Sovietica offre una immagine efficace e che dovrebbe a sua volta introdurre al comunismo, al trionfo gnostico e anarchico della uguaglianza assoluta - è preparato da tappe intermedie scandiscono la marcia dal liberalismo al regno sovietico dei GULag. L'auto-presentazione dei mitterrandismo nel Progetto socialista per la Francia permette di identificare un socialismo autogestionario in cui il momento anarchico-libertario prevale su quello coercitivo e violento - peraltro non del tutto -, che insieme prepara il socialismo reale e verrà conservato nel socialismo reale - che include, a ben vedere, due elementi uno sovietico-burocratico e uno sovietico-autogestionario, il ferreo apparato e il formicolio dei soviet -, fino a trionfare nella futura, utopica società comunista.

Le tesi che l'on. Craxi viene da qualche tempo esponendo sembrano rimandare a una tappa del processo socialistico che è forse immediatamente precedente il socialismo autogestionario, e che l'esponente del Partito Socialista denomina "democrazia socialista". La "democrazia socialista" sarebbe un socialismo in fieri, colto nel momento in cui nasce dal liberalismo radicale: è il momento in cui il relativismo libertario, già presente nella società liberale, raggiunge il massimo sviluppo, mentre, contemporaneamente, il liberalismo viene svuotato dei suo contenuto economico attraverso la espansione dell'intervento pubblico sulla economia; e a questo lento venire meno della proprietà privata si accompagna un crescere della pressione dello Stato, che preannuncia la compiuta trasformazione del relativismo liberale in relativismo aggressivo marxista. La "democrazia socialista", secondo le affermazioni di Craxi, in Italia già esiste da molti anni, ma ristagna e abbisogna di nuovi impulsi per essere sempre di più sé stessa e finalmente evolvere verso la tappa successiva dei processo, il socialismo autogestionario a la Mitterrand.

3. Democrazia socialistica e società permissiva

La democrazia socialistica - o, per essere più esatti, il plesso cronologico costituito dalla democrazia socialistica e dal suo esito, il socialismo autogestionario - non costituisce affatto una versione "moderata" del marxismo, da cui sarebbe assente la componente più aggressiva e virulenta tipica del socialismo reale; al contrario, il nuovo socialismo occidentale vuole e può rappresentare una fase del processo rivoluzionario oggettivamente più avanzata dello stesso socialismo orientale. In effetti, la democrazia socialistica lanciata verso l'autogestione rappresenta una combinazione degli aspetti più sovversivi della rivoluzione orientale e della rivoluzione occidentale. Alla rivoluzione orientale si ispira, infatti, la dimensione politico-economica del nuovo socialismo, improntata a un clima di generale antipatia e sospetto nei confronti della proprietà privata, destinata - come meta - a essere sostituita da forme diverse e collettivistiche di relazione con i beni; anche se - per la peculiare situazione delle società occidentali - questa meta viene perseguita con ogni possibile gradualismo e avvolta da dense nebbie propagandistiche, che si sforzano di celarne la vera natura, divagando su improbabili "terze vie" o "termini medi" tra proprietà privata e socialismo. Contemporaneamente, nella sua dimensione sociale e culturale, il nuovo socialismo conserva ed esalta la eccitazione libertaria, l'immoralismo e la perdita di ogni valore morale, che costituiscono l'aspetto più avanzato della rivoluzione occidentale.

All'indomani immediato della rivoluzione d'ottobre, i primi oppositori dei socialismo reale sovietico - negli scritti poi raccolti nell'antologia Dal profondo - già avevano colto il carattere tecnicamente "infernale" della società sovietica, caratterizzata da una cappa di schiavitù che, mediante la totale abolizione della proprietà privata, veniva a gravare sul corpo sociale come la rigidità della morte, eliminando ogni articolazione e ogni vita. Si può tuttavia osservare come la società sovietica, tanto più dopo le correzioni di rotta operate da Stalin, sia la proiezione sociale, a ben vedere, solo di una delle caratteristiche salienti del male nella storia, male che è insieme tirannia e anarchia, totalitarismo e disordine. Contro le stesse aspettative del primo bolscevismo, nella società sovietica la rigidità della schiavitù politico-economica non ha potuto combinarsi con un auspicato disordine morale, che avrebbe dovuto includere l'abolizione della famiglia e la più totale licenza sessuale. Al contrario, come è noto, per motivi strategici (che si riassumono nella necessità di difendere una qualche compattezza sociale per potere funzionare come macchina militare nei confronti di un mondo esterno non ancora completamente socialistico), la società sovietica ha dovuto, suo malgrado, mantenere qualche elemento del vecchio ordine morale e familiare: da cui l'accusa al vecchio comunismo, da parte dei giovani dei '68, di essere "rivoluzionario in piazza e reazionario in famiglia". La democrazia socialistica, attraverso una più attenta lettura del rapporto tra materialismo dialettico e materialismo storico, vuole invece superare questa impasse ed essere per quanto le circostanze sociali lo consentono, insieme rivoluzionaria in piazza e rivoluzionaria in famiglia. Da questo punto di vista, la democrazia socialistica rappresenta la versione più coerente - proprio in quanto socialistica - della cosiddetta "società permissiva".

La espressione "società permissiva" risale ai primi anni Sessanta e coincide con lo sviluppo di un'ampia letteratura ormai storicamente datata - intesa a descrivere lo stato del corpo sociale occidentale appena uscito dalle ristrettezze economiche del secondo periodo post-bellico: una società caratterizzata dalla Ideallösigkeit - dalla perdita di tutti gli ideali, e segnatamente dalla perdita del senso dei sacro (Desacralisierung) e del senso morale (Demoralisierung). A distanza di circa venti anni - dopo che la cultura della Ideallösigkeit ha avuto la sua epifania "ufficiale" nel 1968 - la letteratura sulla società permissiva - di volta in volta identificata come società "opulenta" (dal titolo del noto libro di Galbraith), tecnocratica (con il richiamo a una ascendenza saintsimoniana) o consumistica (in cui per la prima volta si aveva - come ha scritto Augusto Del Noce - "il successo senza veli della morale edonistica") (8) - appare, come si è accennato, invecchiata e in declino: ma tutt'altro che scomparsa è la relativa fenomenologia, che la cultura della democrazia socialistica cerca, anzi, di articolare e di organizzare.

II. Democrazia socialistica e rivoluzione sessuale

1. "Natura" e spontaneità

Nella genesi della società permissiva - soprattutto dei suoi aspetti anti-morali ed edonistici - sembra avere un ruolo determinante un concetto di libertà come spontaneità e espressione di una "naturalezza" che si libera dalla cappa "innaturale" di quelle che, con linguaggio psicanalitico, vengono definite repressioni e tabù. Termini come "naturale", "spontaneo", "libero" sono oggi pronunciati con una carica eversiva tutta particolare, che collega la libertà e la spontaneità a ogni licenza, secondo il processo già illustrato da De Sade: frenare ogni impulso, per criminale e perverso che sia, sarebbe frenare e porre limiti nocivi alla libera manifestazione della natura. In realtà, non vi è nulla di meno naturale del concetto di "natura". L'uso linguistico dei termine è multiforme, e dice normalmente riferimento a una serie di precondizionamenti filosofici. Già la nozione di natura come somma degli ambienti non creati dall'uomo e del loro divenire non è univoca, almeno nel mondo moderno, e lo dimostra abbondantemente - come ha notato, tra gli altri, Hans Sedlmayr - la storia dell'arte.

Dal Seicento all'Ottocento la "natura" vorrebbe trionfare simbolicamente nel giardino alla francese e nel giardino all'inglese: ma vi è ben poco di comune tra la "natura" geometrica e classica del primo e la "natura" lussureggiante e romantica del secondo. Il processo storico della pittura di Turner - dalla natura come ordine alla natura come libertà e infine come caos - fornisce un esempio eloquente delle oscillazioni della nozione del "naturale" nella coscienza europea dell'epoca delle grandi rivoluzioni.

La polivalenza del concetto si fa ancora più complessa quando dalla natura come ambiente si passa a indagare la portata semantica della espressione "natura umana", che condiziona la identificazione del comportamento "naturale" e "spontaneo". Se, secondo la tradizione della filosofia naturale cristiana, la natura umana consiste in modo eminente nella razionalità, il comportamento "naturale" dell'uomo sarà quello in cui la ragione si impone come guida e prevale sulle altre potenze interiori. Se invece, come afferma nelle sue varie espressioni e sfumature il pensiero rivoluzionario, la natura umana va cercata non nella ragione, ma nelle potenze inferiori che gravitano verso uno psichismo collettivo e indistinto, ecco che il comportamento tipicamente umano, "libero" e "spontaneo" consisterà nel fare tacere la voce della ragione, falso re imposto dai condizionamenti culturali e storici, e nel lasciare libero sfogo agli impulsi e alla sensualità.

La teologia cattolica mette in luce tre vicende successive della natura storica dell'uomo: la natura umana creata a immagine e somiglianza di Dio nello stato di innocenza originaria della Genesi, improntata a una ordinata gerarchia delle potenze interiori che vede al suo vertice la ragione e quindi la volontà; la natura lapsa, ferita dal peccato d'origine, in cui a minacciare il retto ordine interiore insorge la triplice concupiscenza; la natura lapsa simul ac redenta, che - nella prospettiva della Redenzione - indica la possibilità di superare la concupiscenza e di restaurare l'ordine dell'uomo interiore praticando la virtù con l'aiuto della grazia. Certamente, la natura metafisica dell'uomo non muta: ma la natura storica dell'uomo può essere analizzata con riferimento alle grandi tappe della storia della salvezza - la Creazione, il peccato, la Redenzione. Se si prescinde da questi riferimenti il mistero della natura umana, che è il mistero del bene e del male nell'uomo, rimane oscuro: e ogni ricerca sulla natura dell'uomo diventa naturalismo, perché la ricerca della natura umana come fatto o fenomeno porta fatalmente - come avviene in gran parte della teologia morale progressistica, che dichiara di volere muovere da una fenomenologia -, nella migliore delle ipotesi, a un incontro con la natura umana come è oggi, post peccatum. Chi cerca la natura empirica dell'uomo trova al più la natura lapsa, che conserva ancora, certamente, l'impronta dell'immagine e somiglianza con Dio, ma il cui tratto a prima vista più evidente è la presenza della concupiscenza. Il moderno empirismo naturalistico, a cui secoli di filosofia atea impediscono di scorgere nell'uomo di oggi quanto rimane di ancora positivo come immagine di Dio, identifica senz'altro la natura umana con la concupiscenza e passa ad affermare che comportarsi in modo "naturale", "libero" e "spontaneo" significa soddisfare gli impulsi della pretesa "natura empirica" reperita mediante la indagine fenomenologica, cioè soddisfare la concupiscenza.

Nei due discorsi del 15 e del 29 ottobre 1980, Giovanni Paolo II ha rilevato come la identificazione della natura umana con la concupiscenza corrisponda allo spirito gnostico per il quale la creazione del mondo e la nascita dell'uomo individuale sono opera di un principio malvagio. La riduzione della natura umana alla sola concupiscenza è caratteristica, secondo il Pontefice, sia della gnosi antica nelle sue versioni ellenistiche e orientali, sia di quella che è stata definita la "gnosi moderna". Giovanni Paolo II riprende da Ricoeur la espressione "maestri del sospetto" per designare i grandi iniziati della gnosi moderna, Freud, Marx e Nietzsche, e nota come ciascuno di essi riduca la natura umana a una delle tre concupiscenze: Nietzsche alla "superbia della vita", Marx alla "concupiscenza degli occhi", Freud alla "concupiscenza della carne".

Proseguendo nella indagine, si può affermare che la espressione più compiuta della società atea occidentale, la società permissiva nella sua versione più ideologizzata che è la democrazia socialistica, rappresenta il trionfo della riduzione della natura umana a concupiscenza in modo più compiuto di quanto non avvenga nella società atea orientale ufficialmente marxistica. Nella epifania socialistica della irreligione occidentale, infatti, si è invitati a vivere secondo "natura empirica", cioè secondo concupiscenza, nel triplice senso dei termine: non soltanto i rapporti economici e politici sono ridotti a "concupiscenza degli occhi", secondo lo schema marxistico dei primato della economia, dei beni materiali e dei rapporti di produzione articolati nella lotta di classe; ma, contemporaneamente, i rapporti morali e familiari - o meglio, la distruzione della famiglia - sono organizzati secondo la "concupiscenza della carne", nella prospettiva che va dai libertini a Freud passando per De Sade; e tutto questo per il trionfo finale della "superbia della vita", dell'orgoglio gnostico sulla prospettiva cristiana del peccato e della Redenzione.

Il presupposto ideologico della democrazia socialistica come società permissiva va allora cercato non soltanto nel marxismo ma in un naturalismo più ampio, capace di estendere il riduzionismo empiristico e materialistico dagli aspetti sociali a quelli interiori dell'uomo: una ideologia che fa procedere parallelamente la rivoluzione contro l'ordine sociale e quella contro l'ordine morale, e che trova il suo riferimento storico nella fusione tra il materialismo storico marxistico e il positivismo detto "di sinistra". Non a caso, nelle polemiche con il Partito Comunista che hanno caratterizzato le prime fasi della sua ascesa, l'on. Craxi si è ripetutamente riferito a Saint-Simon, significativo rappresentante dell'incontro tra positivismo e socialismo. La divergenza tra questa linea e quella marxistica più ortodossa non va del resto sopravvalutata, se si considera che Engels nel suo saggio L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, per sovvertire in radice l'istituto della famiglia si serve sostanzialmente di una metodologia tipicamente positivistica. Più recentemente, in modo a mio avviso puntuale - e certamente non solo per nazionalismo -, l'on. Craxi ha intensificato i riferimenti a Filippo Turati, il quale fu più vicino a Engels che a Marx e "rimase positivista anche quando abbracciò il marxismo", come ha scritto Leo Valiani in un saggio in cui celebra in Turati la sintesi della tendenza liberale e di quella socialistica della Rivoluzione italiana.

2. Socialismo e morale sessuale

Il settore della morale a cui più tipicamente la ideologia della società permissiva applica la riduzione della natura a concupiscenza è quello della morale sessuale: gli anni del pieno sviluppo della società edonistica sono quelli in cui la rivoluzione sessuale da tendenza e processo latente si trasforma in epoca. Nella combinazione di marxismo e di positivismo che costituisce la base ideologica della democrazia socialistica la riduzione della natura alla concupiscenza della carne è particolarmente evidente. "In nessun campo - scrive Turati - è così patente che le morali costituite a detrimento delle necessità naturali sono, false e aberranti quanto nel campo sessuale [...] ebbene: scardiniamo i cancelli, spalanchiamo le vetrate e all'inferno la Venerabile impostura! Questo il compito primo. Poi, se mai, un nuovo catechismo: a dettare il quale, peraltro - dopo due millenni di menzogna che ci ha impestati - temiamo che oggi nessuno sia maturo". L'elemento positivistico-naturalistico e l'elemento marxistico nella operazione di riduzione operata dal pensiero socialistico italiano sono sottolineati da Maria Rosaria Manieri nel saggio Socialismo e questione femminile, pubblicato sulla edizione celebrativa dell'Almanacco socialista del 1982, che intendeva costituire una sorta di summa delle posizioni culturali del craxismo. La Manieri esalta "la componente darwiniana e spenceriana della cultura socialista che da una parte pone l'accento sul carattere naturale della sessualità e dall'altra spiega l'evoluzione della forma della famiglia con l'evolversi del tessuto socio-economico" e "il motivo illuminista e positivista del ricorso alla natura [...] assunto storicamente dai socialisti come arma di critica nei confronti delle strutture e degli apparati feudali che ancora segnano l'arretrata società italiana [...] all'interno di una grossa carica contestativa del formalismo autoritario, dell'intolleranza religiosa e del rigorismo morale". E Osvaldo Gnocchi Viani, nei primi anni del socialismo italiano, ribadiva, in un articolo a favore dei divorzio, che "tutti i socialisti vogliono che la unione di una donna e di un uomo non abbia che questi due cardini: l'equivalenza dei sessi e la mutua simpatia garantita dalla libertà lasciata agli affetti umani che nel loro svolgimento obbediscono a leggi naturali che sono d'assai migliori di tutti gli artifici inventati dalla chiesa e dai codici". In questa prospettiva - per esempio nella citata edizione speciale dell'Almanacco socialista - gli ideologi dei craxismo ribaltano contro il comunismo sovietico post-staliniano l'accusa di "filisteismo" che Marx lanciava contro la sinistra "democratica" e "moderata" del suo tempo e, nei confronti del comunismo italiano, rivendicano una più antica e intensa militanza socialistica a favore del divorzio - proposto dai socialisti italiani fin dal 1902 -, della contraccezione e dell'aborto.

3. Gnosi, sessualità ed erotismo

Ci si può chiedere, dopo avere ridotto la natura a concupiscenza, come esattamente la ideologia della società permissiva definisca il rapporto "naturale" dell'uomo con la propria sessualità. Il quesito non è banale, se si considera come chi intraprende lo studio dei l'atteggiamento sessuale dei vari gruppi gnostici rimanga in genere immediatamente colpito dalla coesistenza apparentemente singolare di un esasperato disprezzo del corpo e della carne e di un altrettanto esasperata licenza sessuale estesa alle più stravaganti perversioni. L'apparente contraddizione, tipica degli gnostici antichi, si ritrova nelle reincarnazioni medioevali della gnosi come il bogomilismo o il catarismo.

In realtà, occorre distinguere - come, fra gli gnostici moderni, ha fatto con particolare rigore Georges Bataille, forse il teorico più conseguente della rivoluzione sessuale - fra sessualità ed erotismo. La sessualità - intesa come connotazione profonda dell'uomo in quanto uomo e della donna in quanto donna - è uno dei tratti fondamentali del carattere di ogni persona, che si traduce in molteplici manifestazioni della volontà, dei sentimento, dei sensi. La sessualità - e anche le sue manifestazioni sensibili, alle quali peraltro essa non si riduce - non viene esclusa né combattuta dalla filosofia naturale e cristiana e dall'insegnamento morale della Chiesa. Al contrario, fino dalla Scolastica del Medioevo, la sessualità venne "difesa" contro il rifiuto angelistico del neoplatonismo, nonché analizzata e descritta nella sua ordinazione tramite il matrimonio alla procreazione in un sistema organico e gerarchico dei fini della unione fra l'uomo e la donna.

L'erotismo, benché spesso confuso con le manifestazioni sensibili della sessualità, consiste più precisamente - secondo la definizione di Bataille - nella trasgressione sessuale, nel sesso non ordinato ad alcun fine superiore ma fine e scopo a sé stesso, e quindi trasgressione per definizione di ogni norma morale, di ogni ordine, di ogni sistema di valori. In questo senso, lo stesso Bataille scrive che il Cristianesimo che non ha condannato la sessualità, si è opposto fino dal suo nascere all'erotismo. Per contro il pensiero rivoluzionario, gnostico e socialistico esalta l'erotismo, mentre disprezza la sessualità, connotato che differenzia la donna dall'uomo e l'uomo dalla donna e quindi prima disuguaglianza, intollerabile per i fautori dell'ugualitarismo assoluto e metafisico.

Nell'insieme dei rapporti fra l'uomo in quanto uomo e la donna in quanto donna - sessuali in senso lato - possiamo distinguere un oggetto, costituito dalla sessualità umana, e una serie di atti posti in relazione a questo oggetto. L'oggetto - la differenza e la complementarità fra l'uomo e la donna - è voluto da Dio, e quindi buono; gli atti posti in relazione a tale oggetto possono essere buoni o cattivi a seconda della loro ordinazione oggettiva e soggettiva. Il male determinato dalla concupiscenza, nei rapporti sessuali, vizia dunque certi atti, ma non rende cattivo l'oggetto. Riprendendo l'analisi degli errori gnostici e manichei sul corpo umano Giovanni Paolo II, nel discorso del 22 ottobre 1980, ha notato come il pensiero manicheo trasferisce invece il male dall'atto all'oggetto, con "il grande pericolo di giustificare l'atto a scapito dell'oggetto". L'oggetto - il corpo, le differenze fra l'uomo e la donna, la sessualità - viene disprezzato e condannato -, l'atto - la manifestazione sensibile della sessualità -, liberato da ogni critica, arbitrariamente trasferita sull'oggetto, viene sempre e comunque giustificato: così coesistono disprezzo della sessualità ed esaltazione dell'erotismo, mentre viene resa impossibile "la vera e profonda vittoria sul male dell'atto, che è male per essenza morale, quindi male di natura spirituale". La genesi della società permissiva socialistica - nella linea di questo errore fondamentale - si articola in due processi paralleli: una transvalutazione - nel senso di Umwertung, di rovesciamento - dell'atto sessuale e una svalutazione del suo oggetto.

a. La transvalutazione dell'atto

L'atteggiamento della gnosi moderna verso l'atto sessuale parte da una distinzione fondamentale. Il sesso ordinato alla procreazione sta dalla parte della caduta perché ogni nascita dà vita a una nuova individualità e rinnova il dramma malvagio della caduta dall'indistinto originario agli individui distinti. Lo gnostico, antico o moderno, odia la procreazione e la nega radicalmente con l'aborto: rimane un sesso totalmente sganciato dalla generazione, un sesso autonomo, un sesso per il sesso come vi è un'arte per l'arte. Questo processo, che Laing e Cooper chiamano "risessualizzazione", conduce a un sesso che per lo gnostico è "buono": l'erotismo senza fini offre orgasmi "vuoti" in cui l'individuo si annulla e si perde. Questo è il punto d'incontro tra aborto e rivoluzione sessuale: con l'aborto si rifiuta di ordinare il sesso alla procreazione; resta il sesso libero, de-ordinato, disordinato, che è una forza rivoluzionaria e sovversiva e, per lo gnostico, lo strumento del mitico reditus all'Uno. Nei tempi che precedono e poi segnano l'affermarsi della società permissiva, mentre i maestri della rivoluzione sessuale moderna ripropongono il ritorno, attraverso un sesso non-procreativo, a una Unità collettiva e originaria che preesiste e include tutti gli individui, il socialismo come movimento di massa diffonde largamente l'idea di una separazione tra sesso e procreazione. Dalla polemica di Turati contro lo "sfruttamento sessuale" prende le mosse una cultura che - come scrive Maria Rosaria Manieri nel citato saggio sull'Almanacco craxiano - nella esaltazione del lavoro femminile, del controllo delle nascite, del divorzio, trova "la base per la contestazione della divisione dei ruoli all'interno della famiglia e per la denuncia della falsità e dell'ipocrisia imperanti in relazione alla maternità"; e una cultura che trionfa quando riesce a imporre a tutta la società italiana l'aborto, celebrato come affermazione e coronamento di un secolo di battaglie socialistiche per la liberazione sessuale.

Imbevuta di questa cultura, la società permissiva - segnata dalla rivoluzione sessuale come da una grande piaga - organizza la contro-ascesi verso il Pleroma in tappe che coinvolgono ognuno di noi: la pornografia, la pornologia, la pornocrazia.

La pornografia è la iniziazione infernale che è offerta a tutti: un passaggio oltre la soglia di Babilonia che tuttavia già rivela tutto un mondo. In un dossier sull'argomento pubblicato dalla rivista Spirali la pornografia è presentata come annullamento dell'individuo e negazione della soggettività in un continuum di corpi senza soggetto e senza anima: quindi, un continuum senza vita che rappresenta la morte. "Una pornografia vivente - scrive Mario Perniola - implica una negazione della soggettività .... un'ascesi nei confronti del proprio corpo, che in nessun momento può più essere definito come nostro, che non ci appartiene più; ma non per questo il corpo diventa spirito: "la pornografia vivente saggiamente sa che dietro l'epidermide, dietro l'apparenza dei corpi non c'è nulla: e, come dice Gorgia, anche se qualcosa ci fosse non può essere rappresentato; e se anche potesse essere rappresentato, non può certamente essere comunicato e spiegato agli altri". L' "altro" del corpo pornografico è la "cosa in sé" dei pornografo, è l'ultima incarnazione del noumeno di Kant. Ma questa, spiega Franco La Polla, è una iniziazione alla morte: "L'immagine pornografica trova le ragioni della vita staticità nel fatto di essere la rappresentazione della morte [...]. La saturazione del corpo globale delle immagini, cioè la loro riduzione a un'unica immagine, a un corpo, è la migliore espressione non della morte dell'immagine, ma dell'immagine della morte".

Dalla pornografia può svilupparsi così - secondo la espressione di Deleuze - una autentica "pornologia", una Filosofia e una scienza della risessualizzazione. Mentre la scrittura - come dicono gli strutturalisti - si sfoga nel "pornogramma", il filosofo gnostico-socialista insegna che il mondo è sesso in evoluzione e che l'unica ascesi consiste nel collaborare a questa evoluzione annullando e cancellando tutto ciò che a essa oppone resistenza, a partire dalla procreazione, immagine di un sesso "statico" e "moralizzato". E, perché l'operazione riesca, l'agitazione pornologica deve essere imposta coattivamente a tutti: nasce allora la "pornocrazia", il sesso al potere, la presa del potere da parte dei sacerdoti gnostici della rivoluzione sessuale. E la democrazia del lavoro di Reich, dove il mito marxista del lavoro continuo acquista una carica erotica; è la tecnocrazia descritta nel progetto di Mitterrand, articolata in unità autogestite a un tempo sociali, ludiche ed erotiche, dove anche il sesso viene socializzato in una sorta di psicodramma permanente.

A questo itinerario - in cui, come accennato, la pornografia ha una funzione tutt'altro che trascurabile - i socialisti italiani non hanno mancato di dare un pesante contributo, imponendo come uno dei primi frutti dell'accordo di centro-sinistra la legge del 1962 N. 161, che ha introdotto sui film quel nulla osta amministrativo che il magistrato Antonio Chiarelli, allora presidente della Settima Commissione Censura, definiva in una intervista "una sorta di bollo di stato a favore della pornografia". E ne I padrini della pornografia - il noto dossier-confessione steso nel 1978 dal "pornografo pentito" Stefano Surace: l'organigramma dei dirigenti e dei capofila del mondo della pornografia in Italia risultava costituito da uomini spesso direttamente collegati agli ambienti del Partito Socialista.

b. La svalutazione dell'oggetto

Come accennato, mentre l'atto sessuale viene "transvalutato" - cioè ritenuto buono quando non è ordinato ad alcun fine, cioè precisamente quando per la dottrina cattolica tradizionale è cattivo -, l'oggetto della sessualità, la connotazione che fa l'uomo uomo e lo differenzia dalla donna e viceversa, viene invece radicalmente svalutato dal pensiero gnostico e socialistico. Nella gnosi antica, il mito dell'androgino rappresenta la credenza in una originaria indistinzione tra l'uomo e la donna; la differenza, secondo una delle versioni dei mito, nasce da un peccato di orgoglio dell'eone Sofia che, aspirando a distinguersi, per primo cade fuori dal Pleroma.

Come nota in un acuto saggio Emanuele Samek Lodovici, il mito gnostico di Sofia rivive nelle formulazioni più radicali di femministe come Evelyne Sullerot, che attendono dalla scienza moderna l'annullamento della stessa differenza biologica tra uomo e donna. Secondo la Sullerot l'allattamento artificiale, i metodi anticoncezionali più moderni, la fecondazione artificiale, lo sviluppo dell'ovulo fecondato in vitro in laboratorio, la possibilità di una soppressione del ciclo mestruale mediante particolari farmaci, dimostrano che alla celebre formula di Simone de Beauvoir "donna non si nasce, ma si diventa" può essere affiancata un'altra formula: "si nasce donna, ma si può modificare questo destino, e diventare quello che si vuole".

Agli albori della cultura socialistica italiana, e senza le prospettive vertiginose aperte dalla biotecnologia, la compagna di Turati, Anna Kuliscioff, non mancava di ribattere, a chi osservava che le donne hanno bisogni diversi dagli uomini, che "i bisogni sono relativi, mutano qualitativamente con l'evoluzione psichica e morale e non dipendono, come si vorrebbe supporre, da leggi organiche che differenziano i due sessi". In queste parole Maria Rosaria Manieri vede "il richiamo all'originarietà dell'impostazione socialista della questione femminile che trova il suo fondamento proprio nel riconoscimento del carattere storico e non naturale dell'inferiorità femminile. Ciò che Simone de Beauvoir ha espresso nel nostro tempo con la incisiva e polemica frase: donna non si nasce, si diventa". Nè si può dimenticare, in una prospettiva che mette in dubbio il valore dell'oggetto della sessualità, la reiterata battaglia socialistica per ogni tipo di "uguali diritti" agli omosessuali.

Vale la pena di osservare come il lento affievolimento della coscienza della differenza tra l'uomo e la donna si affermi nella società socialistica attraverso l'opera profonda e quotidiana dei costumi e delle mode, in cui un rilievo tutto particolare è assunto dall'abbigliamento. Il maggiore storico vivente della moda, Bruno du Roselle, conclude la sua opera principale rivelando il nesso profondo che si stabilisce nel ventesimo secolo tra rivoluzioni socialistiche e abbigliamento. La funzione dei costume era stata, nei secoli, quella di sottolineare tre ordini di differenze: differenze locali e regionali, differenze sociali e professionali, infine differenze tra l'uomo e la donna. Nel nostro secolo, nota du Roselle, "il fenomeno più notevole è senza alcun dubbio il passaggio dalla diversità alla uniformizzazione". Spariscono, dapprima, le mode regionali e locali; successivamente, la moda incontra il suo 1789 e si fa ugualitaria, con la sparizione, in pratica, di ogni differenza tra i vari gruppi sociali; infine, "la uniformizzazione che è in marcia da circa un secolo comincia a conoscere, negli ultimi anni, uno sviluppo totalmente nuovo: la differenza che esiste tra il costume maschile e quello femminile tende a sparire". In Italia, la studiosa socialista Grazietta Buttazzi ha evidenziato le tappe dell'uniformizzazione del costume femminile a quello maschile attraverso l'accesso successivo delle donne al pigiama, alla giacca e quindi ai pantaloni. Peraltro, in una prospettiva più larga, tutto questo tema meriterebbe di essere sviluppato, mostrando come la mentalità socialistica e ugualitaria si sia diffusa attraverso la rivoluzione nelle tendenze mediante modifiche apparentemente insignificanti, ma in realtà molto profonde: alla standardizzazione del costume corrisponde quella dell'arredamento domestico e - come è stato notato, peraltro in chiave strutturalistica, in un convegno tenuto nel settembre del 1982 presso la villa Manin di Passariano, - la degradazione dell'alimentazione dal "piatto", caratterizzato dalla elaborazione e dal gusto individualizzante dei gruppi regionali e sociali, al semplice "cibo", realtà uniforme e banale ordinata alla pura sopravvivenza e regolata dai cicli economici dei supermercati. Per chi conosce la influenza profonda delle tendenze umane sul formarsi delle idee e dei giudizi, questi argomenti non sono banalità, ma contribuiscono in modo non trascurabile alla interpretazione e alla comprensione della nostra epoca.

III. Per una presenza cattolica nella società permissiva socialistica

La filosofia naturale e cristiana descrive l'uomo, secondo la celebre espressione di Aristotele, come un regno bene ordinato, al cui vertice con potere politico e regale sta la ragione, coadiuvata dalla volontà con potere esecutivo; più in basso, indirizzate dalla ragione e dalla volontà, le potenze immaginative e sentimentali; infine, i sensi. Il corretto rapporto uomo-donna rispetta questa gerarchia: muove da un giudizio di verità della ragione sia sulla persona dell'altro, sia sui caratteri oggettivi del rapporto, a cui corrisponde una scelta della volontà; nel volere fermamente e per sempre questo precognitum sta l'essenza dell'atto di amore, che si espande nelle manifestazioni sentimentali e sensibili, che rimangono, però, sotto il controllo della ragione e della volontà. Il processo storico che denominiamo Rivoluzione comporta una sovversione progressiva della immagine classica dell'uomo interiore che sostituisce al primato della ragione anzitutto il primato della volontà, poi quello delle potenze immaginative e sentimentali e quindi il primato dei sensi. Anche il rapporto interpersonale fra uomo e donna conosce così, anzitutto, una deviazione volontaristica, tipica di certa cultura protestantica, quindi una deviazione sentimentale e romantica che prepara il successivo trionfo del puro elemento sensibile nel pansessualismo contemporaneo.

La consapevolezza di questo itinerario rivoluzionario non è stata e non è sempre presente alla cultura cattolica. Anche nel campo della morale il fenomeno dei progressismo - cioè dei progressivo compromesso e cedimento di una parte dei pensiero cattolico al pensiero rivoluzionario - non è di ieri; anzi, la crisi morale che oggi vediamo dipanarsi risale almeno al giansenismo. La letteratura morale giansenistica, accanto agli errori sostanziali che si traducono in un rigorismo criptoprotestantico, insinua un errore metodologico che sgancia il comportamento morale dalle sue premesse metafisiche e razionali e lo riduce sostanzialmente a puro sforzo della volontà. Grazie all'opera soprattutto di sant'Alfonso de' Liguori, la maggioranza della cultura cattolica perviene a liberarsi degli errori dei giansenismo; rimane, tuttavia una sottile influenza degli errori metodologici, particolarmente evidente proprio nel campo della morale sessuale. - Così, molta letteratura settecentesca e ottocentesca in argomento - tanto più quando anche in ambiente cattolico comincia a diffondersi una influenza dei kantismo -, se rimane certamente fedele alla sostanza dei giudizi tradizionali in tema di morale sessuale, ne perde però, sovente, le giustificazioni e le fondazioni metafisiche, sostituite da un appello alla ragion pratica che nasconde il volontarismo. La situazione si deteriora ulteriormente quando, forse e spesso con le migliori intenzioni, specie nella letteratura destinata ai fedeli più semplici, l'appello alla volontà viene sostituito con l'appello di moda ai buoni sentimenti: tutto quanto riguarda l'amore viene circondato da un alone romantico e sentimentale contro il quale san Giovanni Bosco sarà fra i pochi a mettere in guardia. Infine, nel quadro della crisi successiva alla "svolta antropologica" della teologia post-conciliare, riemerge una "morale della situazione" francamente eterodossa, e con essa in morale sessuale quella che padre Cornelio Fabro ha chiamato con giusta severità "pornoteologia", (28) giustificazione largamente comprensiva di ogni comportamento sessuale, per quanto deviante, giacché normalmente collegato a "situazioni" o a "esperienze" particolari oppure a condizionamenti psicologici ed emotivi. Negli ultimi anni la situazione non è migliorata: anzi, in casi estremi - che tuttavia valgono come sintomi di una situazione inquietante - si è pericolosamente scivolati dalla giustificazione dei comportamento sessuale deviante alla sua esaltazione come comportamento che racchiude valori in qualche modo sacrali ed esperienze pre-religiose, con un cedimento più o meno consapevole alla "spiritualità" panteistica e gnostica dei maestri della rivoluzione sessuale.

Il procedimento che, presso le punte più avanzate dei progressismo cattolico, va dalla comprensione all'apologia dei comportamento sessuale di gruppi marginali, primitivi o devianti, è stato messo in luce dal professore Plinio Corrêa de Oliveira in due opere recenti, dedicate rispettivamente al tribalismo indigeno e alle comunità di base in Brasile. Nella prima, l'illustre pensatore cattolico brasiliano mostra come la missiologia "aggiornata" sia passata dalla comprensione e dal rispetto per le forme di vita sessuale degli indios ancora primitivi delle foreste dell'Amazzonia - con variazioni che vanno dalla poligamia alla comunione delle donne - alla esaltazione di una vita definita "sessualmente ed intellettualmente disinibita" capace di condurre a "un equilibrio psicofisico che noi stiamo riscoprendo soltanto oggi".

Nella seconda opera il professor Corrêa de Oliveira mostra un processo analogo negli ambienti delle "comunità di base" che si dedicano all'assistenza alle prostitute: anche qui, al rispetto e alla comprensione fanno presto seguito le affermazioni più sconcertanti e assurde sul carattere eventualmente "oblativo" della prostituzione.

Questi episodi particolari hanno, come accennato, valore di sintomo, e da essi non si intende trarre alcuna generalizzazione arbitraria o pericolosa. E' indubbio, tuttavia, che proprio a proposito della morale sessuale - nonostante i ripetuti insegnamenti in materia di Giovanni Paolo Il -, l'osservatore anche più superficiale percepisce la profondità della crisi della Chiesa e apprezza sino in fondo come sia amaro il calice che è offerto al corpo mistico di Cristo in questo lungo venerdì santo.

Questa crisi dura da secoli: non è cominciata ieri, difficilmente potrà finire domani. Né si potrà lavorare per la sua fine senza una profonda consapevolezza della necessità di restaurare non soltanto le indicazioni della morale sessuale cattolica, ma anche le sue premesse metafisiche e filosofiche, da cui questa morale non può essere sganciata senza condannarla a un venire meno che sarà più o meno rapido secondo la virulenza degli itinerari storici della Rivoluzione. La restaurazione morale dovrà avere, allora, come necessaria premessa la restaurazione di una retta immagine dell'uomo interiore. Contro il primato dei sensi e della materia - che è economismo marxistico nell'economia politica, pansessualismo in morale - dovrà essere riproposto il primato della ragione e dello spirito, secondo una contrapposizione che è antica quanto il pensiero umano e che può essere simboleggiata dall'opposizione fra Aristotele, l'uomo della ragione, e Epicuro, l'uomo del primato dei sensi e dei piaceri, che gli studiosi più recenti - a partire dalla importante opera di Rist, e rimuovendo una visione esclusivamente legata ai frammenti che identificano il piacere con l'assenza di dolore - hanno mostrato come abbondantemente attaccato alle soddisfazioni dello stomaco e del sesso.

Questa contrapposizione era ben nota a Filippo Turati, autore - in una delle sue escursioni in campo poetico - di un inno al Savio Epicuro, in cui si legge:

"Sì, leva il capo, o Savio. E' sfracellato Geova dal maglio del pensier titano e il blando Cristo, il sognator malato, nel chiuso avello si dibatte invano. Ch'io l'annunci, o magnanimo, al dolente che il Nazareno tradì popolo oscuro: avvenga il regno de la lieta gente, avvenga il regno tuo, Santo Epicuro".

Del resto, e puntualmente, alla passione epicurea fa riscontro in Turati l'odio anti-cattolico e anti-religioso: così, egli ci descrive santa Caterina da Siena dopo la morte "nell'artiglio del Nulla invitto stretta", raffigurata nella sua tomba dove "il celeste amor tuo non venne accanto - povera bionda, e vi giacesti sola". Si potrebbe continuare con le citazioni, ma credo che queste siano sufficienti ad apprezzare la portata del dibattito sulla "tessera di Turati" che, nell'anno dei cinquantenario, si è sviluppato tra socialisti e socialdemocratici, e a convincerci come non si tratti di una tessera particolarmente appetibile, in nessun senso.

A fronte di quanto ho cercato di esporre sulla dottrina di Turati come ideologia della società permissiva socialistica, può forse non preoccupare eccessivamente l'antica affermazione dell'on. Saragat secondo cui Turati per i socialisti è "guida infallibile", come il Papa per i cattolici: affermazione che, se non ci dà la misura di Turati, ci dà forse la misura di Saragat. Preoccupa di più, invece, leggere nella relazione di Bettino Craxi al Congresso di Palermo de 1981 che, tra le varie correnti socialistiche, quella turatiana "mostra rispetto alle altre la tenuta più salda, mantiene caratteri di validità e di attualità" e solo oggi, grazie all'avanzata dei Partito Socialista Italiano, vede scoccare l'ora della sua compiuta affermazione nella società italiana. E acquista purtroppo un sinistro valore premonitore, in una storia di tradimenti che si preferirebbe non menzionare e non scrivere, il ricordo della lettera aperta che il I ottobre 1898 Romolo Murri, agli albori del modernismo sociale e della setta cattolico-democratica, indirizzò a Filippo Turati per una alleanza "costituzionale" tra cattolici e socialisti.

Contro ogni equivoco di questa natura, in un'ora in cui le speranze umane sembrano venire meno, giovi pregare la Vergine di Fatima, che ha mostrato gli errori e le impurità del mondo moderno, ma ha pure vaticinato il trionfo finale del suo Cuore Immacolato, perché stenda la sua mano protettrice sui popoli minacciati dalla rivoluzione sessuale e dal socialismo. E ricordare, a guisa di conclusione, quanto scriveva nel 1894 la Civiltà Cattolica, a proposito della "nuova Chiesa" auspicata dai primi "cattolici democratici": "per quanto si cerchi e si studi, la sola Chiesa è quella che ha in sé la forza di impedire al socialismo di sorgere e di abbatterlo dove per avventura sia sorto".