©SACERDOTE, CHI SEI TU?

di Padre Giulio Maria Scozzaro – Associazione Cattolica GESU’ E MARIA – Corso IV Aprile 68 – 90036 nMISILMERI (PA) Tel.: 3470675253

CAPITOLO PRIMO

IL SACERDOTE E’ N ALTRO CRISTO

Sono commosso e contento di parlare e rivolgermi a te, Sacerdote, perché sei grande per me, ma molto più grande sei per Gesù, l’Eterno Sacerdote. Chi è il Sacerdote?

Se qualcuno comprendesse la grandezza e la dignità di un Sacerdote, certamente cercherebbe di stare quanto più possibile accanto a lui perchè restare con lui significa sentire il profumo di Cristo, in quanto si è vicino ad un altro Cristo. Si, questo è il Sacerdote, il prolungamento di Gesù Sacerdote, Re e profeta. Il sacerdote è un mediatore di grazie.

Ogni Sacerdote è configurato a Gesù nello Spririto, ma è chiamato a diventare come Lui vivendo ad imitazione della Vita di Gesù. Con il Sacerdote dell’Ordine i Sacerdoti si configurano a Cristo Sacerdote come ministri del Capo, allo scopo di far crescere ed edificare tutto il Corpo che è la Chiesa, in qualità di cooperatori dell’Ordine epistolare, specifica la “presbyterorum Ordinis” del Concilio Vaticano II. Sant`Ignazio martire scriveva “Il sacerdozio è la dignità somma fra tutte le dignità create”. Ed è per questa ragione, che San Dionisio chiama il Sacerdote “Uomo divino”. Per lui il sacerdozio è “dignità divina”. E` stato il Signore stesso a dire agli apostoli che i Sacerdoti si devono trattare come la Sua stessa Persona; “Chi ascolta voi, asolta Me. Chi disprezza voi, disprezza Me”. Grande è la Tua vocazione, Sacerdote, forse è così grande che non tutti l’hanno capita. Guarda ed ammira il Santo Curato d`Ars, San Giovanni Bosco, padre Pio da Pietrelcina… Che meraviglie di opere divine hanno compiuto! Anche Tu sei chiamato a compiere grandi cose, ma occorre pregare, pregare tanto. Gesù cerca l`unione intima con Te, con ogni Sacerdote, specialmente nell`offerta della Santa Messa. Che grande ed ineguagliabile cosa unirsi con Gesù nella Sua offerta al Padre, o meglio, diventare una cosa sola con Gesù in quell`Ostia consacrata che si offre al Padre perchè usi Misericordia verso i peccatori. Questo è il minimo, si, perchè chi potrà mai comprendere l`altezza di questo Ministero? Gli Angeli vorrebbero essere al Tuo posto nella Santa Messa, perchè le Tue mani toccano Dio, mentre Loro possono solo adorare Dio, ma non toccarlo. Tu ogni giorno permetti al Verbo di Incarnarsi sull`Altare. Gesù nasce sull`Altare, come a Betlemme nacque dal Grembo di Maria. Dalla Divina Madre nacque una sola volta, per le Tue mani nasce ogni giorno, ogni volta che Tu lo vuoi. La dignità del Sacerdote oltrepassa anche la dignità degli Angeli. I Santi Angeli sono creature straordinarie e celestiali, ma nessuno di Loro può assolvere dai peccati una qualsiasi persona, celebrare la Santa Messa ed essere configurato a Gesù come un sacerdote, pur essendo un povero uomo, ignorato e semplice. Anche se gli Angeli vedono faccia a faccia Dio, il Sacerdote è una Creatura divinizzata per quello che gli ha spiritualmente trasmesso Gesù. Gli angeli prendono sempre obbedienze da Dio, ma il Sacerdote comanda quando vuole a Gesù di scendere dal cielo e di rendersi presente sull’altare della Santa Messa. Gli Angeli sonon immuni dalle passioni, ma una cosa ti invidiano e che loro non possono proprio fare: soffrire per amore di Gesù Cristo. Tu sei corredentore con Gesù, mentre loro possono solo guardare ammirati la tua quotidiana immolazione per amore di Dio, della Santa chiesa Romana e per la conversione dei peccatori. Quante volte gli Angeli hanno desiderato e continuano a desiderare di poter imitare Gesù nella sua crudelissima Passione e morte, ma non possono? Invece, un semplice e buon sacerdote che ha compreso bene infondo il significato della sofferenza espiatrice e corredentrice, chiede, accetta ed offre con amore continue prove dolorose, sofferenze spirituali e corporali, incomprensioni prolungate ed agonie dello spirito. Nessuno creda essere semplice sofferenza l’agonia dello spirito: La provi e vedrà che senza la grazia di Gesù non potrà resistere. Ma, quanto grande è questo Sacerdote davanti a Dio! E’ una stella che brilla di meravigliosa luce, che illumina tenebre, coscienze inquinate e cambia i cuori putrefatti dalla lebbra del peccato. Sacerdote, le tue mani ogni giorno sono la culla di Gesù: per quelle mani Dio cambia la sostanza del pane e del vino in Carne e Sangue: per quelle mani si riceve l`assoluzione anche dai peccati piùorrendi. Sono mani che liberano le anime dalle catene del peccato, allontanano tutti i diavoli da quel corpo ed abbattono i vizi usando Misericordia. A ragione, Sant`Ambrogio riferisce che “la dignità del sacerdote differisce da quella del Re, quanto differisce l`oro dal piombo”. Ed è memorabile l`affermazione di San Francesco d`Assisi: ”Se vedessi un Angelo del Paradiso ed un Sacerdote, prima piegherei il ginocchio al Sacerdote, poi all`Angelo”. Il Sacerdote è stato posto dal Signore sulla terra per trattare al posto Suo gli interessi divini. Che fiducia ripone Dio nel Sacerdote! Certo, anche perchè vi vede L`immagine del Figlio suo, in quanto il Sacerdote realmente è stato configurato nell’ordinazione a Gesù Cristo, Unico Redentore: ieri, oggi e sempre. Nessuno su questa terra potrà penetrare il mistero un grandioso della dignità del Sacerdote. La maggior parte dei fedeli ha pensato poco alla sublime gloria di cui è stato investito un Sacerdote nella sua ordinazione. Per questo motivo, sono poche le persone che venerano il Sacerdote per la sua grandezza, e tante sono pronte a condannarlo se commette un minimo sbaglio. Ma il Sacerdote rimane pur sempre un Uomo, coi Suoi limiti e difetti, che certamente saranno minimi se condurrà vita penitente ed evangelica, accompagnata da una forte preghiera. Dei tanti Sacerdoti Santi che vivono nel nascondimento, nel silenzio, nella continua e dolce unione con Gesù e la Madonna quasi non se ne parla, mentre fanno notizia quelli che si comportano come Giuda, che stava con Gesù ma al tempo stesso lo tradiva e preparava la Sua morte. Anche oggi Gesù è tradito dai nuovi Giuda, ma si lasci a Dio il Giudizio. A noi tocca solo pregare ed invocare la Divina Misericordia. Riguardo i Santi Sacerdoti, è vero, questi buoni Sacerdoti fuggono gli applausi, hanno un bassissimo concetto di Sé e non vogliono che si parli di loro, ma in realtà, il mondo corrotto non ne vuol proprio parlare perché sono esempi che rimproverano le coscienze malvagie e perfide. Questi Sacerdoti sono anacronistici, cioè, considerati fuori moda dal mondo corrotto, perchè questo mondo immorale vuole che il Sacerdote segua le mode e non più Gesù Cristo. Ma come sarà possibile che un Sacerdote segua le lode di questo mondo e si consideri ancora Sacerdote di Gesù Cristo?

Ma il Sacerdozio è un mistero della Fede, in quanto la ragione non può spiegare ciò che la Chiesa, Madre e Maestra, ci trasmette con la santa Tradizione. Non è un mestiere, non è una vocazione qualsiasi, ma la dignità sacerdotale è lam prima dignità della terra, perchè il Sacerdote è realmente un altro-Cristo e socio di Cristo. Nell’ordinazione viene conferito al sacerdote il potere di agire in Persona del Cristo, e così di continuare visibilmente sulla terra la Sua identità missione. ”Grazie alla consacrazione operata dallo Spirito Santo nell’effusione sacramentale dell’Ordine, la vita spirituale del Sacerdote viene improntata, plasmata, connotata da quegli atteggiamenti e comportamenti che sono propri di Gesù Cristo Capo e Pastore della Chiesa e che si compendiamo nella Sua carità pastorale”, sostiene la Pastores dabo vobis”. A ragione, nel Sacerdote si deve vedere solo e sempre Gesù Cristo e avere per il Sacerdote una venerazione unica e straordinaria. Il Sacerdote benedice,anche Dio benedice; perdona e Dio perdona; prega e Dio esaudisce. Ecco il Sacerdote! Senza di Lui non ci si può salvare. S.Tommaso d’Aquino con la sua autorevole parola insegna che “la dignità sacerdotale supera quella degli Angeli”. Sacerdote, Tu sei il più grande di tutti i grandi della terra. Se solo Tu lo capissi… Sei grande non quando fai ciò che non ti riguarda, ma quando rimani per ore davanti al Tabernacolo a parlare con Dio di tutti i peccatori e bisognosi; quando sei all'Altare per celebrare devotamente lo stesso Sacrificio del Calvario, che ci ottiene perdono dal Padre; quando rimani inchiodato nel confessionale ad aiutare ed assolvere coloro che sono incatenati dai peccati. Tu parlerai degnamente agli uomini di Dio, solo dopo aver parlato convenientemente a Dio degli uomini, Tu sei sempre grande, in ogni istante della Tua vita. Sei sempre Gesù che passa, e Gesù sempre ascolta, guarda con amore, aiuta, comprende e salva.

Sacerdote in Te tutto è sacro. Tu, o Sacerdote sei l'Uomo del soprannaturale. Tu sei un Dio terreno, eppure molte, volte vivi come se non lo fossi. È vero, sei un Uomo come gli altri, con le loro identiche miserie, ma Tu sei potente come Dio... Lo hai dimenticato?

Tu sai bene quanto Gesù è Misericordioso, ma con Te nel Giudizio sarà molto esigente, perchè Ti ha costituito come Suo rappresentante. Ti ha scelto tra tanti e tanti, Ti ha mandato nel mondo per ripetere le Sue stesse parole, e ti ha affidato un incarico delicatissimo. "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni... insegnando loro ad osservare tutto ciò che Vi ho comandato" (Mt 28,19-20). Ma per fare osservare ciò che Gesù ha comandato, devi mettere prima Tu in pratica ciò che insegni.

L'amico del Santo Curato d'Ars, il Venerabile P. Chevrier, diceva ai Teologi che formava per il sacerdozio: "Il Sacerdote deve essere un altro Cristo. Pensando al Presepio, deve essere UMILE E POVERO; più sarà tale, più darà Gloria a Dio e sarà utile al prossimo: Egli deve essere un UOMO SPOGLIO DI TUTTO. Ricordando il Calvario, deve pensare a immolare Se stesso per dare la vita. Il Sacerdote deve essere un

UOMO CROCIFISSO. Pensando al Tabernacolo deve ricordarsi che deve dare se stes­so di continuo agli altri, deve divenire come un buon padre per le anime: il Prete deve essere un UOMO MANGIATO".

Infatti, se il Sacerdote è un Alter-Christus, per vivere degnamente la Sua eccelsa vocazione, deve operare ed amare come ha fatto Gesù. - Non c'è alternativa alla questione: o con Gesù o contro Gesù. Per cui, dovrà darsi da fare gratuitamente e con immenso spirito di servizio per servire il prossimo. Gesù prima di compiere due strepitosi miracoli - ordinare Sacerdoti gli Apostoli ed istituire l'Eucaristia - lavò i piedi ai Dodici. Lui - Dio eterno - lava i piedi ad Uomini rozzi e semplici. "Cominciò a lavare i piedi dei Discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio" (Gv 13,5). Non c'è da rimanere sbalorditi? Eppure, Gesù ha fatto un atto che era uso fare un servo. Allora, il Sacerdote deve essere il primo servo e volontario nel portare agli altri aiuti spirituali e materiali; dovrà avere una particolarissima cura per i più deboli, i disprezzati e rifiutati dalla società. Dovrà amare gli Ultimi, quelli che la società considera rifiuto e scarto, inutili e improduttivi. Il mondo perverso considera Ultimi gli ammalati, i barboni, gli anziani, i drogati, i poveri, i malati ter­minali, i carcerati, gli emarginati e tutti coloro che soffrono nel corpo o nello spirito. Ma, per Gesù gli Ultimi sono i Suoi prediletti, e Li aspettano in Cielo ricompense eccelse, felicità e gioia, gloria eterna e la corona del trionfo. Gesù stesso Si fece Ultimo: nacque, visse e morì da Ultimo.

"Come Padri in Cristo, abbiano cura dei fedeli che hanno generato spiritualmente con il Battesimo e con l'insegnamento", decreta la "Lumen Gentium" (28).

 

CAPITOLO SECONDO

CONOSCENZA DI SE’

Don Giuseppe Sarto, il futuro Papa e San Pio X, nella Sua prima omelia da vice-parroco disse di Se stesso: “COME SACERDOTE VOGLIO ESSERE OPERAIO DI PERSUASIONE E DI CARITA’”. C'è, secondo me, in questa frase, la sintesi della santificazione del Sacerdote. Operaio è chi lavora, è dipendente da qualcuno, vive alla giornata. In sostanza, il Sacerdote dovrebbe lavorare esclu­sivamente per Gesù, dipendere totalmente dalla Volontà di Gesù, vivere ogni giorno la Vita di Gesù.

Se San Pio X parla di persuasione, significa che il Sacerdote deve instancabilmente portare Gesù alle anime, con le parole e con le opere. Deve sollecitare tutti coloro che incontra a rivolgersi al Signore Gesù per tutti i bisogni della loro vita. Deve suggerire con delicatezza i modi spirituali intimi per pre­gare Gesù con convinzione. Deve esortare tutti coloro che incontra ad andare in Chiesa per incontrare Gesù nella Santa Messa festiva. Deve avere il coraggio e la tenerezza di ammonire coloro che non conducono una vita cristiana. Deve consigliare a tutte le anime un rapporto forte e sincero con Gesù Eucaristia. Deve richiamare con immensa bontà quei cristiani paco praticanti. Deve suscitare nella mente di chi lo incontra la Persona di Gesù Cristo. Deve infondere certezza in materia di Fede Cattolica, sostenuta dalla Rivelazione operata da Gesù. Deve mettere nell'animo di chi incontra il seme dell'Amore Divino. Deve comunicare amore e carità col sorriso sempre visi­bile sul suo viso. Deve usare illimitata misericordia verso i pec­catori, come Dio Padre la usa con Lui. Deve ispirare pensieri di Paradiso, di gioia, di carità operosa, ogni volta che si incontra. Deve convincere tutti coloro che Lo avvicinano che veramente con Gesù si vince, con Gesù si ritrova la pace, si da un senso alla propria vita. Ma, se il Sacerdote non porta agli altri la convinzione che Gesù è il Signore e che con Lui si vince il male, allora non è un operaio di Gesù, non aiuta la Chiesa Cattolica.

Caro Fratello, servire è regnare con Cristo. Tu servendo con umiltà Ti realizzi come vero Sacerdote di Cristo. Tu sai che è Tuo compito aiutare le anime a santificarsi, altrimenti chi lo farà? Questo è l'incarico del Sacerdote. Il Sacerdote è il ministro del Sacro, l'Uomo del Sacro, il Dispensatore dei misteri Divini, Colui che porta Gesù a tutti. Se non compie con esattezza ed onestà questo aureo incarico e questa delicatissima missione, a cosa serve essere Sacerdote? Se da tutta la Sua persona non riflette Gesù Cristo, cosa vedono i fedeli di divino in Lui? Se non porta agli altri Gesù Cristo, che tipo di sacerdozio vive?

Indubbiamente, alla base ci deve essere nel Sacerdote una formazione umana, spirituale e intellettuale non comune. La via interiore del Sacerdote e tutto ciò che mostra all'esterno, dipende essenzialmente dalla formazione umana. L'Esortazione Apostolica "Pastores dabo vobis" di Papa Giovanni Paolo II del 1992, riguardo la formazione umana del Sacerdote afferma che "nel contatto quotidiano con gli uomini, nella condivisione della loro vita di ogni giorno, il Sacerdote deve crescere e approfondire quella sensibilità umana che gli permette di com­prendere i bisogni ed accogliere le richieste, di intuire le domande inespresse; di spartire le speranze e le attese, le gioie e le fatiche del vivere comune; di essere capace di incontrare tutti e di dialogare con tutti" (V1,72):

E la "Lumen Gentitun" chiarisce ulteriormente: "In forza della comune sacra ordinazione e della missione, tutti i Sacerdoti sono legati tra Loro da intima fraternità, che deve manifèstarsi spontaneamente e volentieri nel reciproco aiuto spirituale e materiale, pastorale e personale, nelle riunioni e nella cornunione di vita, di lavoro e, di carità" (2.8). Ma quando i fedeli e coloro che non entrano in Chiesa vengono a sapere che un Sacerdote ostacola, un altro Sacerdote per invidia o per altri motivi prettamente umani, crolla la stima e la venerazione per il Sacerdote. E quel Sacerdote non conduce più a Gesù. Porta tutti lontano dalla salvezza eterna! Un Sacerdote che predica l'amore e l'umiltà deve mostrare in tutta la Sua persona umiltà e carità, a costo di morire crocifisso. Ma se non ha amore e non è umile, le Sue omelie saranno la Sua condanna. "Cosa ti serve sapere tutto sulla Santissima Trinità, se tu alla Trinità dispiaci?", ricorda l'Imitazione di Cristo.

Si può vivere nel mondo senza essere del mondo, ma occorre tanta preghiera. Gesù rimane sempre l'Unico modello da prendere come esempio. La "Pastores daho vobis" afferma: "Il Verbo, che Si è, fatto "Carne", ha voluto conoscere la gioia e la sofferenza, sperimentare la fatica, spartire le emozioni, consolare la pena. Vivendo da Uomo fra gli uomini e con gli uomi­ni, Gesù Cristo offre la più assoluta, genuina e perfetta espressione di umanità: Lo vediamo far festa alle nozze di Cana, frequentare una famiglia di amici, commuoversi per la folla affamata che lo segue, restituire figli malati o morti ai geni­tori, piangere la perdita di Lazzaro...." (V1,72)

San Carlo Borromeo in un discorso rivolto ai Sacerdoti, disse: "Dato che eserciti la cura d'anime, non trascurare per questo la cura di Te stesso, e non darti agli altri fino al punto che non rimanga nulla di Te a Te stesso. Devi avere certo pre­sente il ricordo delle anime di cui sei Pastore, ma non dimenti­carti di Te stesso. Comprendete, fratelli, che niente è così necessario a tutte le persone ecclesiastiche quanto la medi­tazione che precede, accompana e segue tutte le nostre azioni.

Se amministri i Sacramenti, o fratello, medita ciò che fai. Se celebri la Messa, medita ciò che fai. Se reciti i Salmi in coro, medita a chi e di che cosa parli. Se guidi le anime, medita da quale Sangue siano state lavate; e tutto si faccia tra voi nella carità (1- Cor 16, 14). Così potremo superare le difficoltà che incontriamo, e sono innumerevolii, ogni giorno. Del resto ciò è richiesto dal compito affidatoci. Se così faremo, avre­mo la forza per generare Cristo tra noi e negli altri".

IL SACERDOTE DEVE BRILLARE IN MEZZO AGLI UOMINI PER ONESTA, LEALTÀ, SINCERITÀ, PUNTUALITÀ, CORRETTEZZA, RETTITUDINE E TUTTE LE ALTRE VIRTÙ UMANE. Se il Sacerdote non mostra queste qualità, non sarà mai un "pescatore di uomini" (Mt 4,19), non aiuterà Gesù a salvare anime, ma probabil­mente rovinerà le anime.

Certamente, l'aspetto tragico dell'infedeltà di un Sacerdote, è che porta dietro di sé tante anime nel baratro della perdizione. Come un Santo Sacerdote santifica tutte le anime, così al contrario, un infedele Sacerdote conduce con sé tanti lon­tano da Gesù e forse dalla salvezza eterna.

Le anime vogliono essere aiutate, non come vuole il mondo, ma come vuole Gesù, e Tu sei un altro Gesù. Grande sei Tu Sacerdote, e tutti dovrebbero venerarti, ma molti non lo fanno più. Forse hanno ricevuto cattivi esempi da Te?

Per questo non pensano bene di Te? Ti invito a riflettere su ciò che pensa la gente di Te.

 

CAPITOLO TERZO

IL SACERDOTE E’ IL BUON PASTORE

"Io sorto il Buon Pastore. Il Buon Pastore dà la Sua vita per le pecore. Il mercenario invcece che non è pastore, cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, il lupo le rapisce e le disperde, perché è mercenario e non gli importa delle pecore.

"Io sono il Buon Pastore e conosco le Mie pecore e le Mie pecore conoscono Me, come il Padre conosce Me ed Io conosco il Padre. Io do la Mia vita per le pecore. Ed ho altre pecore che non sono di questo ovile. Anch'esse Io devo guidare, ascolteranno la Mia voce e saranno un solo gregge; un solo Pastore" (G v 10, 11- 16;). Questo Pastore parla da Sacerdote: è Gesù il Sacerdote eterno. In queste parole sono racchiusi i sentimenti intimi di Gesù, di Colui che volle "dare la Vita per i propri amici".(Gv 15,13).

Si identifica col Pastore innamorato delle proprie pecorelle che è pronto a lottare per salvare tutte le pecorelle. Ma si salvano solo quelle che ascoltano la Sua voce, che Lo conoscono e Lo seguono. Occorre però presentare il vero Volto del Pastore, presentare il vero Gesù storico, così come è scritto nel Vangelo altrimenti non sarà riconosciuto. Per questo, Gesù ha affidato ai Sacerdoti - Pastori del Suo gregge - l'incarico di vegliare sul gregge, di guidare, insegnare, santificare e far conoscere il Buon Pastore del Vangelo. Se questi Pastori trascur­eranno di vigilare sul gregge, lasceranno disperdere il gregge, - ma dovranno alla fine dare conto a Gesù delle Sue pecorelle che si sono smarrite.

Il Sacerdote è il Pastore di pecorelle, e deve essere Lui a cercarle con la preghiera, chiamandole nella Chiesa Cattolica per mezzo della Grazia del Signore Gesù. A loro volta, le pecorelle desiderano trovarlo nell'Ovile - 1a Chiesa -, pronto a dare aiuti e quel nutrimento, che alimenta l'anima e la trasfor­ma. O si è mercenari o si è Pastori alle dipendenze di Gesù, non ci potrà essere scelta nel mezzo. D'altronde, o si segue Gesù o il mondo; o Dio o mammona; o si accetta il Vangelo integral­mente o si rifiuta. "Nessuno può servire a due padroni; poiché, o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e trascurerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona" (Mt 6,24).

Quale grande gioia si procura a coloro che vivono in Paradiso, quando si converte un'anima che non amava Dio? "Vi dico, ci sarà più gioia in Cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione" (Lc 15,7). È Gesù ad esprimere col Cuore colmo di Amore la realtà del Paradiso, cosa significa per Dio una sola anima, crea­ta da Lui per la vita eterna e vivere nella Gloria senza fine.

Se Gesù Ti ha lasciato come guardiano di un determinato numero di pecorelle e incaricato di guidarle verso i pascoli erbosi del Cielo, dove c'è acqua pura che sgorga dalla sor­gente e cibo speciale; non rispettando pienamente il Tuo dovere, chi lo farà al posto Tuo? E le pecorelle che Gesù Ti aveva affidato dove si trovano adesso? Con chi vivono?

Dove andranno? Sono disperse e nessuno le cerca. Non piangi, Sacerdote? Credimi, è meglio piangere qui che poi lassù!!! Il Profeta Ezechiele Ti dice cosa fare per essere un Pastore che ama le pecorelle affidate da Gesù: "Quella che s'è perduta l'andrò a cercare; quella che s'è allontanata la farò tornare; quella che s'è fratturata la fascerò; quella ammalata la farò ristabilire. Veglierò sulla grassa e sulla robusta! Le pascolerò come si deve" (Ez 34,16).

C'è forse una sola pecorella che si è smarrita? Anche quella deve salvarsi, perché Gesù sarebbe morto anche solo per quel­l'anima.

Così diceva Dio al Profeta Geremia: "Guai ai Pastori che fanno perire e disperdono il gregge del Mio pascolo. Voi avete disperso le Mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoc­cupati; ecco, Io Mi occuperò di voi e della malvagità delle vostre azioni" (Ger 23,1-2).

Ad Ezechiele il Signore aveva detto: "Li farò smettere di pascolare le pecore; quei Pastori non le pascoleranno più e farò scampare le Mie pecore dalla loro bocca, onde non siano più in pasto a loro. Io passerò in rassegna le Mie pecore e le trarrò in salvo da ogni luogo dove furono disseminate in giorni nuvolosi e tenebrosi" (Ez 34,10.12).

Non c'è da esitare: o si lavora per portare le anime a Gesù o si perde tutto. O si lavora con Gesù Crocifisso, o si disperde. "Chi non è con Me è contro di Me, e chi non raccoglie con Me, disperde" (Mt 12,30). Chi non lavora per Gesù, cioè, chi non imita e non soffre per le anime come Gesù, non è un apostolo di Gesù, ma uno che inganna se stesso e Gesù.

Ci vorrà parecchia preghiera, pazienza, sacrificio e peniten­za, rinunce sostenute e violenze interne, ma quale gioia nel vedere che una - dico una - persona è ritornata nell'unico vero Ovile del Cristo Signore: la Santa Chiesa Cattolica.

I Sacerdoti "come buoni pastori, devono andare alla ricerca anche di coloro che, benché battezzati nella Chiesa Cattolica, hanno abbandonato la pratica dei Sacramenti o perfino la Fede", ammonisce la "Lumen Gentium" (28).

"Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta" (Le 15,4-6 ). Il Sacerdote è credibile quando imita Gesù e mette in prati­ca i Suoi insegnamenti. "Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv I2,24).

OCCORRE PRIMARIAMENTE MORIRE A SE STESSO, ABBAN­DONARE L'AMOR PROPRIO, LASCIARE DIETRO DI SE, LE PROPRIE OPINIONI, I MODI PERSONALI DI VEDERE LA REALTA’ SOPRANNATURALE: E TUTTO ClO CHE È Dl IMPEDIMENTO PER FAR NASCERE PIENAMENTE NEL PROPRIO CUORE L'AMORE DI DIO. E’ NECES­SARIO RINNEGARSI.

Come Dio disse ad Abramo: "Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre" (Gn -12, 1), così a Te dice: "Lascia Te stesso, prendi Me e vieni dietro di Me". Se qual­cono vuole mantenere le sue idee, opinioni e amor proprio, non ha posto in lui il Vangelo di Gesù, non è presente il Vangelo di Gesù. Prima Dio dice ad Abramo "vattene", poi, dopo l'obbe­dienza di Abramo lo benedice ben cinque volte: "... ti benedirò... diventerai una benedizione... benedirò... ti benediranno... in te benedette tutte le famiglie della terra" (Gn12,2-3).

Veramente occorre ripetere l'atto di fede di Abramo, salire con gioia e fatica il monte di Dio e distaccarsi da tutto ciò che impedisce la trasformazione in Gesù.

Mi hanno colpito tre parole nelle tre letture della seconda domenica di Quaresima anno A: "Vattene dal tuo paese..." (Gn 12,1); "Soffri anche tu insieme con me per il Vangelo" (2 Tim 1,8b); "Questi è il Mio Figlio prediletto... Ascoltatelo" (Mt 17,5). VATTENE, SOFFRI, ASCOLTATELO. Tre verbi che indicano l'inizio, come deve vivere il cristiano e chi deve seguire, ascoltare nel cammino di santità.

VATTENE: lascia te stesso, spogliati della tua superbia e del tuo orgoglio. Rinnegati nelle cose che soddisfano i tuoi sensi e le tue passioni corrotte. Rinuncia alle tue sicurezze, a tutto quel­lo che ti tiene appagato nel peccato.

SOFFRI: solo attraverso la passione personale si giunge alla risurrezione. Solo accettando le sofferenze e i dolori si diventa umili, piccoli e semplici. Non c'è cristianesimo senza croce. Bisogna portare la croce per entrare nel Regno dei Cieli.

ASCOLTATELO: non basta lasciare le opere peccaminose che si commettevano nel passato, occorre ascoltare Gesù, vivere i Suoi insegnamenti. Ascoltare Gesù significa mettere da parte il proprio modo di ragionare, di vedere la realtà, abbandonandosi con profondo spirito di Fede a tutto quello che vorrà Gesù. Significa demolire la propria struttura mentale e costruire un'impalcatura solida, attraverso il ragionamento o la con­vinzione, però illuminato dalla Fede.

Se Ti trovi in difficoltà spirituale, o Sacerdote, non devi pensare che non è più possibile tornare indietro dalla via dei piaceri che hai presa, perché "nulla è impossibile a Dio" (Le 1,37). Basta che Tu chieda a Gesù con una sola parola di liberarTI dalle catene che Ti tengono prigioniero ed Egli spezzerà catene e corna del diavolo. Ma Tu vuoi sinceramente essere tutto di Gesù e della Madonna? Se non farai questo passo, sarà il Signore stesso a cercare le pecore, per mezzo di altri Pastori, anzi, Egli stesso le cercherà.

Il Profeta Geremia sentì queste parole dal Signore: "Radunerò lo stesso il resto delle Mie pecore da tutte le regioni dove le ho lasciate scacciare e le farò tornare ai loro pascoli. Costituirà sopra di esse Pastori che le faranno pascolare; così che non dovranno più temere né sgomentarsi; di esse non ne mancherà neppure una" (Ger 23,1-6). Però, il Signore vorrà sapere dai Pastori infedeli come sono andate le cose: "Chiederò loro conto delle Mie pecore" (Ez 34,9).

Si convincesse il Sacerdote quanto è grande la Sua mis­sione! Sacerdote, la Tua missione tiene sospese tante anime tra salvezza e dannazione eterna! E dannazione eterna significa fal­limento completo della propria vita.

 

CAPITOLO QUARTO

OGNI SACERDOTE HA UN MODELLO DI VITA

Sacerdote di Cristo, chi è il Tuo modello? Con chi stai? Ricordi cosa hai promesso davanti al Vescovo quando sei stato ordinato Ministro di Dio? Tu in quel momento hai ricevuto dei poteri divini, sei stato fatto superiore agli Angeli e terrore dei demoni e, magari, Tu vivi come se fossi un uomo qualsiasi. No, Tu sei un Altro-Cristo, e non puoi vivere da avversario di Cristo. Tu sei creazione dell'Amore Infinito di Gesù ... Tu sei Gesù per 1'umànità. Gesù ha lasciato Te sulla terra quando è tornato al Padre: Ti ha reso partecipe della Sua Potenza. Tu devi aiutare, istruire, amare, perdonare, consolare, proprio come faceva Gesù. Se non fai, come Gesù, Ti sei mai chiesto perchè?

Il Sacerdote è 1' Uomo del perdono e della pace. Con Sé porta l'annuncio misericordioso di Cristo, l'amore che risana i cuori e guarisce le ferite causate dall'orgoglio. La Sua primaria predica è quella che Gesù insegnò dovunque andava, e riguarda il perdono e il giudizio: "Non giudicate e non sarete giudicati. Non condannate e non sarete condannati. Perdonate e vi sarà perdonato. Date e vi sarà dato. Siate misericordiosi come Dio, vostro Padre è misericordioso. Con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio" (Lc 6,36-38).

Prima di diventare Sacerdote, volevi essere Gesù, ora che sei Sacerdote, non vuoi forse essere più Gesù. Dirai, che queste parole non Ti riguardano perchè tutto sommato ami Gesù. Ma Lo ami come vuole essere amato Lui? Cioè, vive solo Lui nel Tuo cuore, o sono presenti altri amori?

Se non vive solo Gesù, chi detiene il primo posto nel Tuo cuore? Per quale motivo non pensi più a Gesù come facevi prima? Perchè non mediti più sulla reale, vera e sostanziale pre­senza di Gesù Uomo-Dio nell"Eucaristia? L'Eucaristia è il mira­colo dei miracoli; lo splendore dei Cieli, il gaudio degli Angeli, la meraviglia dei perfetti adoratori, la salute di chi non spera nella salvezza.

Sacerdote, dovresti essere copia vivente di Gesù, agire come Lui quando andava per le strade a cornsolare gli ammalati, a guarire ciechi, storpi, lebbrosi, infedeli; guarire, nel corpo e nello spirito. Essere come Gesù quando Si ritirava a pregare per molte ore o per notti intere; quando discuteva senza paura con scribi e farisei perchè esponeva e difendeva la Verità: percliè difendeva i diritti del Padre Eterno.

Tu Sacerdote, devi essere eroico nel testimoniare la fede nella Santissima Trinità con una vita di sacrifici e ricca di opere di carità, di penitenza e di preghiera. Oggi - come mai prima - il mondo cerca i Santi, non sa cosa farsene dei sapienti, che "dicono ma non fanno" (Mt 23,3). Non vuole più sentire predi­catori che parlano, parlano ma hanno il cuore freddo dell'Amore di Dio. "La bocca parla dalla pienezza del cuore" (Mt 12,34), e le tue parole portano Grazia e, pace solo se Tu hai Grazia e pace abbondante da elargire agli altri. "L'uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone; mentre l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive" (Mt 12,35).

Gesù ha dato soprattutto a Te dei talenti: quanti Te ne ha affidati? Ognuno ne riceve secondo le proprie capacità, ma la richiesta di Gesù è quella di farli fruttificare. Ne hai avuti cinque, due o uno? Anche a Te Gesù dirà una delle due frasi: "Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti dare autorità su molto"; "Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso. Toglietegli dunque il talento e datelo a chi ha i dieci talenti" (Mt 25,21:26).

L'uomo, tutta l'umanità ha bisogno di Te. Se nel Tuo cuore non vive Gesù, cosa potrai dare agli altri? Tanto dai, quanto hai. Se non sei pieno dello Spirito di Gesù, da quale spirito proven­gono i consigli che dai ai figli spirituali e a chi Ti avvicina? Il Tuo primo e principale alleato deve essere, il Tuo Angelo Custode. Egli mai Ti lascia solo; ma Tu forse quasi mai pensi a Lui. Eppure, se Tu Lo consultassi frequentemente, Egli Ti sug­gerirebbe tutto ciò che è giusto e salutare per chi Ti avvicina. Guiderà anche Te verso il cammino facile e spedito della per­fezione, perché Egli ama Te, più di quanto Tu ami Te stesso. Vuole farti compiere la Tua delicatissima missione come mai Tu hai pensato di attuarla. Perché non Lo preghi ogni giorno e di continuo, per avere sempre lumi e indicazioni da Lui?

Tu devi istruire, perchè l'uomo è ignorante nelle cose che riguardano Dio. Tante cose conosce l'uomo, ma pochissime su Dio. Devi portare nelle anime la Luce di Cristo e dissipare le tenebre della morte. L'uomo è infelice, pieno di dubbie turba­menti, soffre da ogni parte e, per dimenticare le sofferenze, sceglie i piaceri proibiti. Tu Sacerdote, devi far conoscere il valore della sofferenza che facilita l'ingresso nell'eternità beata; devi consolare, devi aprire i cuori afflitti e scoraggiati per immettere fiumi dell'Amore di Gesù. L'uomo vuol conoscere Gesù, vuole amarLo; adorarlo, invocarlo: L'uomo cerca Dio, ma se non Lo conosce adeguatamente o non viene aiutato ad incontrarlo, cerca appagamento altrove, creandosi il "suo dio", ma rimarrà sempre insoddisfatto, perehè solo Gesù porta pace e gioia, "è Lui la nostra Pace" (Ef 2,14):

Sacerdote; Tu sei Maestro delle anime, e devi insegnare prima con l'esempio e poi con le parole. Forse la gente deve dire anche di Te: "Fate e osservate quello che dice ma non fate quel­lo che fa'?" (Mt 23,3). In realtà sono tante le persone che affermano sui Sacerdoti: "Dicono, ma non fanno" (Mt 23,3-4).

La "Lumen Gentium" dice ai Sacerdoti: "Facendosi modelli autentici del gregge, presiedano alla loro comunità locale e ne siano al servizio, in modo che questo possa essere degnamente chiamata con quel nome che onora l’uno e unico popolo di Dio, cioè Chiesa di Dio. Si ricordino che con la Loro condotta quotidiana e con la Loro sollecitudine, essi devono presentare ai fedeli e agli infedeli, ai cattolici e ai non cattolici il volto di un ministero veramente sacerdotale e pastorale, e ren­dere a tutti testimonianza della verità e della vita" (28).

E’ compito Tuo comunicare a tutti la stessa Verità di Gesù e la Verità è Gesù, perchè altrimenti neanche Tu sei libero. Solo "la Verità vi farà liberi"(Gv 8,32). San Giovanni da Capistrarno ha scritto nel trattato "Lo specchio dei chierici'': Coloro che fanno parte del clero e danno cattivo esempio per i loro pessimi costumi, per i vizi e per i peccati, sono degni di disprezzo e di esser considerati come fango spregevole. Non sono più utili né a sé, né agli altri". Dice infatti San Gregorio: "Se di qualcuno si disprezza la vita, ne segue che non se ne accetta neppure la predicazione".

Sono incisive le parole dell'Imitazione di Cristo par Te, Sacerdote: "Se Tu vivessi una purezza angelica e la santità di Giovanni Battista, non saresti degno di ricevere e amministrare il Sacramento dell'Eucaristia. Stupendo mistero e sublime dignità dei Sacerdoti, ai quali è dato ciò che agli Angeli non è conces­so! Devi dunque credere più a Dio Onnipotente in questo eccel­lentissimo Sacramento dell'Eucaristica, che ai Tuoi sensi o a qualsiasi altro segno sensibile. Rifletti dunque e vedi quale impegno Ti è stato affidato con la imposizione delle mani dal Vescovo. Ecco, Tu sei diventato Sacerdote e consacrato per cele­brare; guarda ora d'offrire a Dio il sacrificio nel tempo dovuto fedelmente e devotamente, e mòstrati irreprensibile. Col sacer­dozio non hai alleggerito il Tuo carico, Ti, sei legato anzi con più stretto vincolo di disciplina, obbligandoti a maggior perfezione di santità".

É quanto ribadirà il Concilio Vaticano II: "i Sacerdoti sono specialmente obbligati a tendere alla perfezione, poiché essi - che hanno ricevuto una nuova consacrazione a Dio mediante l'ordinazione - vengono elevati alla condizione di strumenti vivi di Cristo eterno Sacerdote, per proseguire nel tempo la Sua mirabile opera" (PO 12).

Il Modello della Tua vita e la Persona che più conosci e più ami, non può che essere Gesù. Come fare per imitare questo sublime Modello? Come hanno fatto i Santi. Ogni Sacerdote copia Gesù in Sé secondo la propria generosità. Il Patrono dei Sacerdoti non è San Pietro, né San Paolo e neanche Sant'Antonio da Padova, ma un poverissimo e semplicissimo Sacerdote: San Giovanni Maria Vianney (il Santo Curato d'Ars). Perché? La risposta la diede Lui stesso ad un confratello che si lamentava per la poca efficacia del suo ministero: "Tu hai pregato, hai pianto, gemuto e sospirato? Hai digiunato? Hai vegliato, Ti sei coricato per terra, Ti sei dato la disciplina (frustate nel proprio corpo)? Finché non sarai giunto a questo, non credere d'aver fatto tutto".

Tutto passa, caro Sacerdote, solo Dio rimane, e questo Dio è Tuo Padre. Se hai allentato l'unione con Lui, non temere, Egli è Padre buono e Ti abbraccia come se nulla fosse successo.

 

CAPITOLO QUINTO

SACERDOTE, DA QUALE SPIRITO SEI ANIMATO?

Ogni essere umano in ogni azione che compie, agisce seguendo uno di questi tre spiriti: lo Spirito Divino, lo spirito umano o lo spirito diabolico. Anche per Te, Sacerdote è così. Alle volte tanti pensieri si presentano alla mente, ma quale viene da Dio, quale da te stesso e quale dal diavolo? Come si fa' a discernere? Come capire quale è la Volontà del Signore su di Te? Cosa vuole adesso da Te il Signore? Ecco la necessità della preghiera, di un attento esame di coscienza, di una verifica inte­riore per capire da dove arriva la voce che Ti chiama all'apo­stolato, ad immergerti senza soste nel lavoro o ad occuparti di cose che potrebbero fare benissimo anche i tuoi collaboratori laici. Giovanni Paolo Il ricordava che un pericolo per i Sacerdoti, anche se zelanti, "è di immergersi talmente nel lavoro del Signore da dimenticare il Signore del lavoro". Ma per tutti è un pericolo `la ricerca di compiere azioni anche eccezionali, dovendo mettere da parte l'incontro nella preghiera con il Signore.

Nell'esame di coscienza interroga con coraggio Te stesso:

- "Chi sto seguendo nella Mia vita?

- É contento di me Gesù?

- Sono fedele al Vangelo di Gesù e al Magistero della Chiesa?

- Sono rimasto oggi almeno un'ora in adorazione davanti al Santissimo Sacramento?

- Sono stato unito con il Mio spirito allo Spirito di Gesù?

- Ho pregato molto oggi?

- Ho fatto oggi la meditazione?

- Recito il Santo Rosario ogni giorno, anche insieme ai fedeli?

- Ho fatto una adeguata preparazione e un doveroso ringraziamento per la Santa Messa?

- Celebro la Santa Messa con devozione, partecipazione e decoro?

- Sono devoto della Madonna come insegna la Chiesa?

- Favorisco le iniziative dei fedeli, rimanendo a vigilare sull'andamento?

- Sono stato gentile, premuroso ed attento verso i parroc­chiani e coloro che ho incontrato?

- Ho pregato e prego ogni giorno per i miei parrocchiani?

- Prego per quelli che si affidano alle Mie preghiere?

- Ho dato oggi buon esempio, oppure, ho scandalizzato qualcuno?

- Curo particolarmente i giovani e i fanciulli, parlando spesso con loro dell'Amore e del Vangelo di Gesù?

- Che considerazione ho del denaro?

- Mi lascio guidare dall'istinto di possedere beni, oppure, lavoro per la Gloria di Gesù?

- Cosa pensa il Mio Vescovo di Me?

- Cosa pensano i parrocchiani di Me?

- Che immagine ho dato ai parrocchiani di Me (umile-­superbo, buono-sgarbato)?

- Faccio la visita periodica ai fedeli ammalati?

- Benedico ogni anno tutte le case e le famiglie dei par­rocchiani?

- Sono sempre a disposizione quando chiedono di confes­sarsi?

- Tengo la Chiesa pulita, luminosa e ordinata?

- Il luogo dove si trova Gesù Eucaristia, è ornato di fiori, luminoso e pulito?

- Faccio ogni giorno l'Ora Santa coi fedeli e la Benedizione Eucaristica.

- Preparo l'omelia della domenica e parlo soprattutto di Gesú dei Vangelo?

- Curo i gruppi di preghiera nella Mia parrocchia?

- Do' importanza alle Confraternite, che hanno numerosi iscritti?

- Durante il giorno rimango molto tempo in Chiesa o mi assento molto spesso?

- Lascio aperta la Chiesa durante il giorno per favorire le visite a Gesù Eucaristia?

- Ho pregato per la conversione dei peccatori?

- Ho raccomandato a Dio le Anime del Purgatorio?

- Prima di intraprendere determinate iniziative, rimango in preghiera e in adorazione, chiedendo al Signore di farmi capire la Sua Volontà?

- Cosa penso di coloro che "dicono e non fanno" (Mt 23,3)?

Ancora Giovanni Paolo Il ha detto ai Vescovi del Ghana il 20 febbraio 1999 in visita “ad limina” in Vaticano: "Il Sacerdote non è il semplice custode di un'istituzione, non è un uomo d'affari né un imprenditore. Egli è piuttosto un evangelizzatore e un medico di anime".

Il Sacerdote che pensa di salvare le anime contando sulle proprie capacità di organizzatore e di intelligenza, o non accom­pagna ogni azione con profonda preghiera e penitenza, costruisce solamente castelli di sabbia. Alla base di ogni opera ci deve essere la preghiera, profonda e devota, altrimenti si affanna inutilmente. Le persone notano: c'è quel Sacerdote che in ogni Sua opera cerca Se stesso, cioè, vuole affermarsi ed essere applaudito e ricevere complimenti per quello che fa'. In realtà, potrebbe parlare molto bene di Gesù e di Maria ed organizzare pellegrinaggi ed incontri, ma cercherebbe sempre di essere ammirato e se nessuno dovesse esaltarlo, ci rimarrebbe male. Quale spirito è presente in un Sacerdote del genere?

Anche se dovesse girare il mondo a piedi, gridando che solo nel Santissimo Nome di Gesù c'è salvezza, ma non è in unione d'amore con Gesù, tutto è vano ed inutile, perché in quello che fa' cerca Se stesso, vuole essere ammirato ed applau­dito dal mondo. IL SACERDOTE CHE VUOLE IMPORSI NEL MONDO, CHE CERCA ELOGI E STIMA; È VOMITATO DA DIO. Il Signore Lo avverte come ha fatto per la Chiesa di Laodicea: "Sto per vomitarti dalla mia bocca" (Ap3,16). Il Sacerdote che vive nel mondo come uno del mondo, vuol dire che Si è smarrito nel mondo, ha perduto la propria identità. La può ritrovare, solo presso Colui che gliela aveva data nell'ordinazione, sacerdotale.

Quale spirito deve circolare nelle vene del Sacerdote? Quello stesso di Gesù: lo Spirito Santo. E perché tante volte questo Spirito è assente? Perché si vogliono compiere opere­opere-opere, senza pensare alla VITA INTERIORE. Oggi, la mag­gior parte dei credenti è inabissata nella vita esteriore; fatta di godimento carnale, potere, successo, ricchezza, ricerca esasperata della propria affermazione a costo di qualunque costo. E quasi tutti costoro che cercano la felicità nei piaceri del mondo, sono disperati, esauriti e disillusi. Hanno compreso il proprio falli­mento, ma non vogliono darlo a vedere agli altri e allora aumen­tano i mezzi e le occasioni per illudersi più fortemente.

Invece, il Sacerdote deve essere l'Uomo della VITA INTERIORE, perché deve pensare a realizzarsi seguendola Volontà di Dio su di Lui. Deve essere l'Uomo docile alle ispirazioni di Dio per farne compartecipi tutti coloro che Lo seguono e Lo ascoltano. Ma quanti Sacerdoti compiono questo sublime, esaltante e gioioso lavoro della VITA INTERIORE? Senza vita interiore nella spiritualità del Sacerdote non c'è visione soprannaturale, e i fedeli se ne accorgono prestissimo. Egli è incapace di discernere e, ad ogni problema che viene posto dà una spiegazione umana, fragile e piena di Sé. Questo non è più tempo di chiacchiere, ma di pregare sul serio e di fare ogni giorno molte ore di Adorazione Eucaristica. Le Grazie si ottengono davanti al Tabernacolo, dove dimora la Grazia stessa.

"Il Sacerdote, continuando la missione di Cristo, il quale «passava la notte pregando Dio» (Lc 6,12) e sempre vive nel­l'intercedere per noi; ha l'incarico e il mandato di offrire a Dio in nome della Chiesa non solo il sacrificio propriamente detto, ma anche «il sacrificio di lode» (Sal 50,14) con la preghiera pubblica e ufficiale; egli, con salmi, preci e cantici tolti in gran parte dai Libri ispirati, paga a Dio ogni giorno a più riprese questo doveroso tributa di adorazione e compie questo necessario ufficio di chiedere con le preghiere per l'u­manità...". Così afferma l'Enciclica "Ad catholici sacerdotii" di Papa Pio XI.

Grande cosa, se i fedeli aiutassero il Sacerdote smarrito a ritrovare la Via, che è anche Verità e Vita; perché molte volte sono proprio alcuni fedeli a tenere il Sacerdote lontano da ques­ta Via. Questi fedeli che distolgono un Sacerdote dalla Sua immensa missione, dovranno rendere amaramente conto nel Giudizio di Dio, che toccherà anche a loro. Il più delle volte, invece di pregare per il Parroco e per tutti i Sacerdoti, tanti cri­stiani Li mettono in ridicolo, accusano - anche per cose piccole -, ignorano e ingiuriano. Come possono chiamarsi cristiani costoro?

Per questo, ogni mattina il Sacerdote deve pregare molto lo Spirito Santo per ricevere i Suoi ineffabili doni. Non solo ogni mattina, ma tutte le volte che nella giornata sarà possibile.

Avere lo Spirito Santo significa essere operato, guidato dallo Spirito di Gesù. I Santi hanno compreso bene quanto sia irndi­spensabile la devozione al Divin Paraclito. La santità è Grazia dello Spirito Santo, e i Santi sono agiti, mossi, fatti dallo Spirito Santo.

Chi non ha lo Spirito di Cristo, non appartiene a Lui. E se deve essere mosso dallo Spirito Santo un cristiano, quanto più un Sacerdote? Il Sacerdote è consacrato in proporzione dello Spirito Santo che fa vivere in Sé. Deve transustanziarsi in Gesù, incarnare Gesù e non badare più a niente, perché sarà mosso dallo Spirito Santo.

L'Immacolata è la Creatura plasmata dallo Spirito Santo, e Lei infonde il Divino Spirito nelle anime dove preside posses­so, dove vive. Avere sempre più devozione alla Sposa dello Spirito Santo, comporta una maggiore presenza dello Spirito di Dio e, quindi, maggiore trasformazione in Gesù. Il Sacerdote deve lasciarsi plasmare, ma questo avviene dopo che è ricorso continuamente allo Spirito Santo. Da cosa si riconosce se uno agisce seguendo la carne o lo Spirito? Chi agisce con Spirito soprannaturale accetta con pazienza sofferenze, persecuzioni e soprusi; sceglie sempre ciò che è più crocifiggente, che fa' più assomigliare a Gesù Cristo povero, umile e obbediente.

Lo Spirito Santo deve permeare tutta la persona del Sacerdote. Egli deve pensare sempre con Spirito soprannaturale e agire secondo ragione, ma la ragione deve seguire lo Spirito Santo, deve essere sottomessa allo Spirito di Dio. Solo così il Sacerdote agisce in Persona del Cristo, anche se opera già prodi­gi: trasforma del pane e del vino in Corpo e Sangue di Gesù Cristo; rigenera a vita un'anima morta dicendo: "Io ti assolvo". Grande è il Sacerdote, ma è grande quando agisce in unione con Gesù, quando la Sua azione è finalizzata alla massima Gloria di Dio, quando mette al primo posto nella Sua vita gli interessi di Dio, dimenticando Sé stesso e i richiami del mondo pagano e corrotto. Se non agisce così il Sacerdote, è un re povero, un nobile decaduto, uno che potendo fare grandi cose non le fa', e come viene chiamato uno così? Irrealizzato. Fallito. Sì, purché il Sacerdote si realizza, vivendo la propria vocazione, non la vocazione degli altri, non facendo ciò che compete ad altri. Non si interessa di attività inutili, ma rimane lontano dalle cose che allontanano da Gesù, dalla Verità, dalla Santità.

Bisogna essere con Gesù, essere di Gesù, essere come Gesù. Egli stesso chiama i Suoi apostoli, i Suoi Sacerdoti, i Suoi discepoli: "Non voi avete scelto Me, ma Io ho scelto voi" (Gv 15,16); "Chiamò quelli che Egli volle perché stessero con Lui" (Mc 3,1.3-14); "Fissandolo lo amò ...Vieni e seguimi" (Mc 10,17-22); "Noi abbiamo lasciano tutto e ti abbianto seguito" (Mc 10,28); "A voi è dato conoscere i misteri del Regno dei Cieli" (Mt 13,11); "Beati i vostri occhi perché vedono" (Mt 13,16ss); "Chiamò altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello" (Mt 4,21); "Chiamati a sé i dodici discepoli..." (Mt 10,1); "Li chiamò.." (Mc 1,20); "Allora chiamò i Dodici..." (Mc 6,7).

ll Sacerdote di Gesù, è l'UOMO DELLE OTTO BEATIUDINI. Chi più del Sacerdote può riuscire a realizzare ciò che Gesù indica ad ogni creatura della terra, per essere vera Sua seguace? Lo spirito del Sacerdote deve essere ricolmo dell'insegnamento tonificante e persuasivo di Gesù. Indicibilmente Beato è quel Sacerdote che vive "il discorso della montagna", pronunciato per chi vuole seguire Gesù, nella Via indicata da Lui.

La vocazione del Sacerdote è di santificarsi e di santificare tutti. Per questo il Santo Sacerdote trascorre più tempo con Gesù Eucaristia che con gli altri. Ama Gesù soprattutto, niente e nessuna cosa Lo attrae quanto Gesù. Vuole essere un'Ostia candida da donarsi e immolarsi per la salvezza di tutti i fratelli.

Nella Santa Messa si dona con Gesù al Padre, così il Padre Lo dona alle anime. Vive il sacrificio della Santa Messa, perché è realmente la rinnovazione della morte in Croce di Gesù.

Questo Sacerdote è di Maria, perché come Lei è Madre dell'Eterno Sacerdote, così lo è di ogni Sacerdote. E quali mera­viglie di Grazie compie Maria nel Sacerdote e attraverso il Sacerdote? Incalcolabili.

 

CAPITOLO SESTO

GRANDE SACERDOTE SOLO SE GRANDE DEVOTO DELLA MADONNA

Sul Calvario Gesù diede Giovanni alla Madre come Suo Figlio, e sappiamo che Giovanni rappresentava l'umanità. Ma Giovanni era anche un Sacerdote, ordinato da Gesù la sera prima nel Cenacolo. Quindi, principalmente, Gesù dalla Croce dà alla Madre come Figlio il Sacerdote Giovanni; che rappre­sentava tutti i Sacerdoti di tutti i tempi, perché la missione del Sacerdote è immensa, impegnativa e delicata, ed anche perché, sono quelli che hanno bisogno più degli altri dell'unione con Maria, di essere guidati ed aiutati costantemente da Maria. Il Sacerdote è il primo Figlio di Maria, per questo; se non è innamorato di Maria la sua azione sarà sterile, molto umana. Praticamente, nelle Sue opere avrà poco seminato... e poco potrà raccogliere.

Il soprannaturale nel Sacerdote non è un dono aggiunto, ma è venuto col Fiat di Maria, come del resto anche l'Incarnazione. Il Verbo è diventato Sacerdote solo al Fiat di Maria e nel Fiat c'è il sacerdozio di Gesù e di tutti i Sacerdoti. Maria è vera Madre di tutti i Sacerdoti, in quanto col Fiat, ha dato vita al Capo del Corpo Mistico e, quindi, alle membra che compongono il Corpo: i cristiani.

Il Sacerdote deve essere mariano, come Gesù è stato in vita ed è in Cielo mariano: è stato sempre tutto di Maria. Se nel Sacerdote manca una tenera, filiale, amorosa devozione alla Madonna, il Suo apostolato sarà equivoco, non abbondante di buoni frutti. Potrà compiere azioni esterne straordinarie, come organizzare convegni, pellegrinaggi, veglie, raccolte varie, pro­mozione dei bisognosi, ma senza preghiera, amore e unione con Maria, tutto è vano, è nulla: EGLI CERCA SOLO SE STESSO.

Padre Felice Cappello scriveva: "Dopo il messale e il bre­viario, la Corona del Santo Rosario deve tenere il primo posto nella vita spirituale di ogni Sacerdote. Una tenera devozione mariana è un criterio sicuro per discernere il Sacerdote buono da quello di poco affidamento. E quando la Madonna regna nel cuore di un Sacerdote, il Sacerdote, con Maria, compirà miracoli".

Santa Teresina di Gesù Bambino, aveva questo desiderio: "Avrei voluto essere Sacerdote per predicare sulla Vergine. Mi pare che mi sarebbe bastato una volta sola per far comprendere bene il mio pensiero al riguardo. Avrei incominciato col mostrare fino a qual punto la vita della SS. Vergine è poco conosciuta". Ogni Sacerdote deve avere una grandissima devozione alla Madonna e diffondere la Sua devozione, farLa conoscere ed amare. Ma Tu devi prima diventare esperto del mistero di Maria. È insegnamento dei più grandi Santi, che la devozione a Maria è il mezzo facile e sicuro per la santificazione personale e degli altri.

C'è una preghiera in particolare che la Madonna predilige: il Santo Rosario. Sì, i grandi frutti! arrivano attraverso una sem­plicissima catena: la recita del Santo Rosario, che è l'ARMA POTENTE. A proposito del Santo Rosario, Ti dice San Luigi Grignon da Monfort: "Caro Sacerdote, se Tu pratichi e predichi questa devozione ne saprai più della lettura di qualsiasi libro che tratta dell'argomento, e constaterai felicemente Tu stesso l'effetto delle promesse che la Madonna fece a San Domenico, al Beato Alano e a quanti si adoperarono per far fiorire questa devozione a Lei tanto gradito poiché istruisce i cristiani sulle virtù di Suo Figlio e sulle Sue, dispone all'orazione mentale, all'imitazione di Cristo, alla frequenza dei Sacramenti, alla soda pratica delle virtù e delle opere buone; ed inoltre fa acquistare tante preziose indulgenze che la gente ignora solo per­ché i predicatori non ne parlano quasi mai, limitandosi tutt'al più, ad un discorsetto alla snoda sul Rosario. Discorsi che suscitano alle volte ammirazione, ma non istruiscono affatto".

Il Rettore di una Parrocchia in Danimarca raccontava spesso, alla maggior Gloria di Dio e per la gioia della sua anima, d'aver sperimentato nella propria parrocchia tanti frutti della devozione del Rosario. Diceva: "Avevo predicato su tutti i temi più urgenti e più utili, ma senza alcun profitto. Non vedevo nessun miglioramento nella mia parrocchia e allora mi risolvei di predicare il Rosario: ne spiegavo l'eccellenza e la pratica. Ebbene: posso dichiarare che dopo aver fatto gustare questa devozione ai miei parrocchiani, in sei mesi ho visto un visibilissimo cambiamento. Veramente, questa preghiera è efficace e di unzione divina per toccare i cuori e per ispirare l'or­rore al peccato e l'amore alla virtù".

Scrive San Luigi da Monfort: "Il Beato Alano de la Rupe, i Padri Giovanni Dumont e Thomas, le cronache di San Domenico e altri autori, riportano gran numero di conversioni eccezionali, ottenute per mezzo di questa mirabile devozione del Rosario: conversione di peccatori e peccatrici ritornati sulla via del bene dopo venti, trenta e anche quaranta anni di vita disordi­nata, non essendo stato efficace nessuna cosa per fàrli ravvedere". Molti pensano che le anime si convertono facendo loro buoni discorsetti o obbligandole a fare determinate e sem­plici pratiche di pietà. Noi le anime si comprano; si deve dare qualcosa in cambio a Gesù, come Lui diede la Sua vita al Padre in cambio della nostra Redenzione.

La Tua devozione filiale alla Madonna la dimostri con la Tua Consacrazione a Lei, perché Lei è Colei che più di tutti Ti ha aiutato e Ti aiuta. É la Regina degli Apostoli e la Formatrice dei Santi. Credimi, non c'è cosa che non bisogna consacrare alla Madonna, perché Lei si premierà cura di tutto ciò che curi e a cui sei interessato: la parrocchia, i fedeli, attività pastorali, incontri spirituali, catechismo. Tutto quanto si deve consacrare a Lei, alla Madonna. Ogni Santo Si è consumato nell'amare Maria. Anche Tu devi fondare le tue attese su Maria.

Agire unito sempre a Marta e vedrai... Immensi saranno i frutti spirituali che si raccoglieranno. Abbandonati īn Maria, abbi immensa fiducia in Maria e poca su Te stesse. Sii umile, sentiti piccolo e sforzaTi di vivere sempre da piccolo. Maria ama gli umili, i miti ed i buoni.

Fai Tue queste sincera ammissione di Sant'Alfonso che si rivolge a Maria Santissima, e che io auguro ad ogni Sacerdote di poter ripetere alla Madonna: "Tutto il bene che mi è sfato dato, la mia conversione, la mia vocazione a lasciare il mondo e, quante altre Grazie ho ricevuto da Dio, tutte le riconosco donatemi per mezzo Tuo. Tu sai poi che io, per vederti amaTa da tutti come Tu meriti e per renderti ancora qualche segno di gratitudine a tanti benefici che mi hai fatto, ho cercato sempre di predicarli dappertutto, in pubblico ed in privato, con ispirare a tutti la Tua dolce e salutare devozione".

 

CAPITOLO SETTIMO

IL DIAVOLO, IL MONDO CORROTTO ATTACCANO ININTERROTTAMENTE I SACERDOTI

Sacerdote, Tu vivi nel mondo, ma il mondo è in mano al diavolo. E’ lui il principe di questo. Il mondo non potrà mai aiu­tarti spiritualmente, anzi, proprio nel mondo il diavolo ti aspet­ta per legarti al collo. Il diavolo vuole distruggere principal­mente i Sacerdoti; Te, e tutto farà per farli diventare suo, rin­negando Tu il Signore della Gloria. Non pensare di essere Tu un escluso dalla sua bava pestifera. Se ancora non Ti tenta abbastanza, vuol dire che non lo disturbi con una vita santa, comunque, stai certo che il piano l'ha pronto. Da quanto tempo che Ti segue ed osserva... È paziente, molto paziente; e Ti aggredirà quando sarà il momento giusto e quando meno te lo aspetti. Quando sarai molto debole spiritualmente, il diavolo Ti farà compiere azioni inique, per farti sprofondare nel fango. Ti farà camminare sulle sabbie mobili, e così impedirli di uscire dalla melma schifosa.

Ti procura impegni, Ti fa' cercare dai suoi seguaci per sot­trarti alla preghiera. Ti ispira pensieri seducenti per farti pecca­re, anche se all'inizio con peccati veniali. Ma il diavolo vuole portarli all'apostasia, ad abbandonare Dio, perché è invidioso terribilmente di Te e della Tua dignità. Ti odia perché salvandoli andrai in Paradiso, luogo chiuso eternamente a lui. Certamente, i tranelli del diavolo sono continui per farti cadere, e allora chi Ti aiuterà? La Madonna, sì, solo Lei può salvarti. Affidati a Lei, sempre ed in tutto. Sii Suo. AmaLa con tutto il Tuo amore, invocaLa sempre, rinnova ogni mattina la Tua con­sacrazione a Lei, pratica penitenze e digiuni per Lei, vedrai cosa Ti donerà la Regina, di quale potenza Ti ricoprirà, come sarai un terrore per tutti i diavoli.

Sì, occorre praticare digiuni ed astinenze fare penitenze e sacrifici. Questa non è una novità, perché quando hai voluto diventare un Altro-Cristo, sapevi ià cosa ha fatte Cristo nei tre anni di vita pubblica. “Come ho fatto Io, così fate voi” (G v 13,15). E' vero, Sacerdote, probabilmente la penitenza disgusta la Tua natura, ma senza penitenza non sperare di raccogliere frutti abbondanti. Senza digiuni materiali non Ti sazierai mai di Gesù, che non sazia mai. Senza rinunce non imiterai Gesù che, come sai, Si privò sempre di ciò che meglio gradiva. Se non preghi continuamente, non credere di essere pienamente trasfor­mato in Gesù. Meno amicizie puramente umane, e tante anni­cizie spirituali. Il mondo e la carne attraggono come una potente calamita tantissimi fedeli; e i fedeli trasmettono ai Sacerdoti questi ardori e appetiti. Sono fedeli che non si trovano impe­guati nella preghiera profonda e sincera, e se pregano lo tanno perchè hanno varie sofferenze che vogliono superare. Ma senza sofferenze, non si prega?

Cosa faceva quel Parroco di nome Giovanni Maria Vianney da essere fatto Patrono dei Sacerdoti e Santo Curato d'Ars? É stato scritto nella lettera Enciclica per il centenario del Suo Transito: "É stato Sacerdote straordinariamente mortificato che, per amore di Dio e per la conversione dei peccatori, si privava di nutrimento e di sonno, s'imponeva rudi discipline, e praticava soprattutto la rinuncia di Se stesso in grado eroico.

Egli vedeva nella croce il grande mezzo soprannaturale per cooperare alla salvezza delle anime che gli erano affidate. Senza lamentarSi soffriva per esse le calunnie, le incomprensioni, le contraddizioni; per esse accettò il vero martirio fisico e morale d'una presenza quasi ininterrotta al confessionale, ogni giorno, per trent'anni; per esse lottò come atleta del Signore contro le potenze infernali; per esse mortificò il suo corpo". Sacerdote, molti Ti cercano per la Tua autorità, e Ti invi­tano a tavola per la loro compiacenza, ma quando Ti allontani, tirano fuori una lingua da serpente. Ogni Tua debolezza è per loro uno scandalo, e ogni Tua parola è pesata con la bilancia fal­sata. Se il mondo Ti ama e Ti cerca, fuggilo, perché non sarai mai pienamente di Cristo. "Sei nel mondo, ma non sei del mondo"(Gv 17,11-14 ). Tu sei un Uomo straordinario per Grazia, ma a che serve quando gli "amici" Ti portano lontano dal datore della Grazia? Di cosa sei poi datore?

La Tua missione è di santificare prima con l'esempio e poi con la parola. Nessuno Ti potrà proibire di trascorrere gioiosi momenti di fraternità coi fedeli, ma avranno da ridire se sarai presente a ripetuti banchetti nella loro casa, perché sarai solo e sempre considerato un mangione e un beone. Anche così dice­vano di Gesù? No, non è così, e nell'ultimo capitolo del libro leggerai che Gesù mai frequentava le case per farSi l'abbuffata, ma esclusivarnente per parlare della Buona Novella e cambiare i cuori.

Cosa buona è andare a trovare le famiglie e le persone in difficoltà spirituale o altre difficoltà. Tutto ciò che dici e fai, soprattutto quando sei nelle case degli altri è passato al setaccio, perché sei amico finchè vivi nei loro compromessi e fai como­do agli "amici", ma dopo - quando non sarai più utile - sarai con­siderato solamente un maledetto.

Bisogna corrispondere alla Grazia, sì, perché lante anime aspettano il Tuo esempio di santità. VOGLIONO vederli davanti al Tabernacolo che adori, preghi, impetri Grazie per i fedeli e per il mondo. VOGLIONO sentire la Tua voce quando guidi il Santo Rosario: VOGLIONO vederli con l'abito ecclesiastico. VOGLIONO vederTi praticare le virtù, e le virtù si possono praticare, solo se ogni giorno sei fedele alla meditazione e alla lettura spirituale. Ti VOGLIONO spirituale, interessato profondarnernte alle cose di Dio, non a quelle del mondo. Tante anime spasimano per avere consigli salutari per la vita spirituale, ma a chi devono chiedere, al sagrestano? Chiedono nella confessione consigli e accettano riprensioni, perché è bene far capire gli errori commessi. Molti sperano di conoscere nella confessione mezzi efficaci per vincere i vizi e praticare le virtù, e questo spetta a Te. I Sacerdoti "esercitano al più alto grado il ministero della Riconciliazione (confessione) e del sollievo per i fedeli peniten­ti o ammalati, e presentano a Dio Padre le necessità e le preghiere dei fedeli" (LG 28).

Quante persone chiedono consigli spirituali molto delicati e trovano il Sacerdote impreparato? Come è possibile per un Sacerdote; non conoscere le vie dello Spirito? È triste quello che afferma San Giovanni della Croce: "Molti Direttori Spirituali arrecano grave danno a numerose anime poiché, non conoscen­do le vie e le proprietà dello Spirito, spesso fanno perdere loro l'unzione dei Divini unguenti per mezzo dei quali lo spirito Santo dispone a Sé. Insegnano loro altri modi volgari letti qua e là, adatti solo ai principianti e "sapendo solo quanto occorre per questi".

Nelle prediche i fedeli vogliono sentire parole di santifi­cazione, che interessano lo spirito, che alimentano la vita spiri­tuale. Rimangono delusi e amareggiati quando nelle omelie parli di tutto, tranne che di Gesù storico e di Maria Santissima! Ricorda, quante anime hai affidate, tante ne devi san­tificare. Come? Guarda come hanno fatto i Santi. Principalmente, tutto il Tuo amore devi donarlo a Gesù. Devi vivere la Santa Messa, avere lo spirito di preghiera, e questo lo mostri quando parli, cammini, ridi e ascolti. I Santi si riconoscono per quello che fanno e non per quello che dicono. Anche i chiaccheroni, parlano molto, ma le loro parole non producono frutti divini.

Una persona diceva, riferendosi ad un Sacerdote: "Non vorrei essere al Suo posto quando subirà il Giudizio di Dio. Neanche per tutte le ricchezze della terra, vorrei essere come Lui quando sarà giudicato". A che serve al Sacerdote l'applau­so del popolo, quando poi sarà bastonato dai diavoli su permis­sione di Dio; perché non ha lavorato con serietà e devozione nella Vígna del Signore?

Il diavolo lavora nel silenzio nel pascere di superbia coloro che cercano ammirazione ed applausi. E principalmente, dona questo veleno ai Sacerdoti, perché se ne abbocca uno, migliaia di fedeli non riceveranno più insegnamenti spirituali e salutari secondo la dottrina di Gesù, ma falsati. Nel tempo, aumentando il distacco del Sacerdote da Gesù e dal Suo Spirito, aumenteranno i cattivi esempi e gli scandali. Si arriverà al punto, che il Sacerdote si adeguerà o adagerà sulla mentalità perversa del mondo: Che avrà più di Gesù? Solo il carattere o sigillo sacramentale, ma sarà "congelato".

Sì, il diavolo, tutto l'inferno, è in rivolta contro tutti i Sacerdoti principalmente, e poi con tutti coloro che potrebbero andare in Paradiso, e così riempire quel luogo divino proibito ai maligni. Ecco, il diavolo non vuole che qualcuno entri in Paradiso, perché vuol mostrare a Dio che, avendo mandato via lui, nessuno è più degno di entrarci. Che superbia orgogliosa questa del diavolo!!!

Quindi, il diavolo vuol portare il Sacerdote alla durezza del cuore, cioè, ad avere il cuore indurito, insensibile ai tocchi soavi dello Spirito Santo. E se il Sacerdote tralascia la preghiera e, giorno dopo giorno le altre pratiche di pietà, avrà solo ed esclusivamente un cuore duro.

Padre Pio da Pietrelcina, dopo decenni che portava addosso le dolorosissime stimmate, rimaneva per nottate intere in preghiera davanti Gesù Eucaristia e praticava penitenze e sacrifici da lasciare sbalorditi. Perché? Perché cercava sempre più l’unione con Gesù e ricevere il Suo Spirito, in quanto poi, avrebbe dovuto dare consigli ai Suoi figli spirituali. Si voleva riempire di Dio, per riversare ai fedeli l’abbondanza dello Spirito Santo. Certamente, anche per ottenere Grazie, per adorare Gesù, per rimanere vicino al Suo Amore.

Invece, che ne sarà del Sacerdote che presume di dare consigli santi a destra e a manca, ad amici e parrocchiani, ma non prega mai e magari ogni suo consiglio si dimostra alla fine puramente umano e contro la santa Volontà di Dio? Chi metterà in pratica quel consiglio, viene condotto lontano da Dio, e solo per particolare intervento della madonna potrà ritornare sulla Via maestra, che porta lassù in alto, alla salvezza. Se un Sacerdote non viene mai visto in preghiera, nei fedeli subentrerà la convinzione che parla bene, ma cammina male.

Tutta la vita del cristiano deve essere un cammino di vera conversione, ma in special modo per il Sacerdote, che deve affrontare vittoriosamente il combattimento contro lo spirito del male, esclusivamente con le armi della penitenza. “Questa razza di demoni non può essere scacciata in alcun modo se non con la preghiera e il digiuno”. (Mc 9,28).

 

CAPITOLO OTTAVO

IL CUORE DEL SACERDOTE

Il Tuo cuore può contenere amore verso Gesù oppure amore disordinato verso le creature. "Dov'è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore"'(Mt 6,21) Potrà esserci amore per Gesù e amore per le creature, ma cosa sarà mai un contenitore con den­tro miele ed aceto? Non che le creature non si debbano avvicinare ed amare, anzi, ma solo in Gesù, per portarle a Lui; essendo Tu modello e sicura Guida spirituale. Amare disor­dinatamente le creature significa togliere amore a Gesù. In pratica, l'amore che si doveva dare a Gesù si è dato alle creature. È un buon commercio? Per questo il Sacerdote pieno di zelo, animato dall'Amore Divino; si sforzerà sempre più di purificare il proprio cuore, di togliere da esso tutto ciò che lo tiene lontano dal Cuore di Gesù Cristo.

Il Sacerdote deve avere un cuore dolcissimo, buono con tutti e premuroso verso i bisognosi: peccatori e poveri. Non in tutti c'è un cuore simile a quello appena descritto, per questo, bisognerà lavorare e rinnegarsi, per liberare il cuore dai vari legacci. Ma per arrivare ad avere un cuore puro, bisognerà chiedere aiuto a Colui che è "mite ed umile di Cuore" (Mt 11,29), e a Colei che ha formato nel Suo Grembo quel Cuore Divino. Se non ci si sforza di purificare e trasformare il cuore, non ci potrà mai essere unione trasformante in Gesù.

Proprio questo organo muscolare di circa 300 grammi, ha una funzione vitale nel corpo e senza di esso il corpo non ha esistenza. Ma il cuore, oltre a permettere la sussistenza alla per­sona, è il simbolo da cui provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie" (Mt 15,19). Con un cuore che brama ciò che è contrario all'umiltà, purtroppo esistono dei predicatori, che "legano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono nepppure muoverli con un dito. TUTTE LE LORO OPERE LE FANNO PER ESSERE AMMIRATI DAGLI UOM1IVI" (Mt 23;4-5).

Cosa occorre per avere iI cuore simile a quello di Gesù? Il volere quel Cuore!!! Desiderare quel Cuore ed impegnarsi giorno dopo giorno per ripulire il proprio cuore da ciò che lo rende momentaneamente corrotto. Diventa facile camminare nella via di purificazione quando ci si affida di continuo a Gesù e a Maria. Loro vogliono che Tu Sacerdote, diventi grande Santo per santificare tutti, ma aspettano la Tua disponibilità.

La Madonna è la Maestra della vita spirituale e la Madre di tutti i Sacerdoti, vuoi che non Ti dia tutto quello che chiedi? Élla non aspetta altro che sentire la Tua umile voce che invoca aiuto, forza e Grazie per diventare tutto spirituale e Luce che illumina le tenebre. Sei, pronto a compiere questo corag­gioso e decisivo passo? Tutto hai da guadagnare e il Tuo orgoglio da perdere. Tu incontri ogni giorno tante persone con caratteri, aspettative e disposizioni diversi, ma Tu devi essere sempre Te stesso, cioè Gesù, con tutti. Per tutti devi pre­gare e con tutti devi mostrarli paziente, benigno, dolce e pieno di bontà. A tutti devi fare del bene, perchè questo Ti chiedono e per questo sei preposto. Non mostrare stanchezza o impazienza, perchè in realtà mostri i tuoi limiti spirituali. Le Tue parole siano soprannaturali, sempre misurate, semplici, benevoli e umili.

Alle volte, quando viene un'anima inquieta o disperata, vuoi liberartene al più presto. E se quell'anima la manda a Te Gesù? Cosa altro hai da fare di meglio, che salvare anime? Gesù cercava anime da salvare e accoglieva tutti, specialmente i pec­catori. Adesso, vuol salvarle per mezzo Tuo, ma se Tu non hai pazienza e le mandi via o non le istruisci come faceva Gesù, non sei Mediatore di Grazie, ma deviatore verso il male. Che ne pensi? Chi vede Te, deve subito ammirare il modo con cui pratichi le virtù. Deve immediatamente alzare la mente e il cuore a Gesù; ricordare le Sue parole sulla castità, l'obbéeien­za, la povertà e l'umiltà, l'unione fraterna e la collaborazione, la carità e la fiducia in Dio, la comprensione e la bontà, la gen­tilezza e la giustizia, la sincerità e la costanza. Tutta la dottrina di Gesù è imperlata di queste virtù, e senza queste virtù non c'è identificazione con Lui, anche se si è ricevuto il carattere sacerdotale.

"I poteri eccelsi, conferiti al sacerdote in uno speciale Sacramento a ciò ordinato, non sono in Lui transitori e passeg­geri, ma stabili e perpetui, congiunti come sono a un carattere indelebile impresso nell'anima Sua, per cui è diventato "Sacerdote per sempre" (Sal 110,4), a somiglianza di Colui del cui eterno sacerdozio è fatto partecipe: carattere che il Sacerdote, anche tra le più deplorevoli aberrazioni in cui per umana fragilità può cadere, non potrà mai cancellare dall'ani­ma Sua", è dichiarato nell'Enciclica di Pio XI "Ad catholici sacerdotii ".

Non ci deve essere discordanza tra ciò che si crede e ciò che si vive. Anche il diavolo crede in Dio, ma non Lo ama, non Lo serve. Con l'ordinazione sacerdotale c'è certamente la con­figurazione a Cristo Sacerdote. E Gesù vuole passare ancora tra le folle per aiutare, guarire e cambiare i cuori, e vuole passare per mezzo Tuo, in Te dovendo essere Tu Uomo di misericordia e di amore.

Sacerdote, agirai come Gesù nella misura in curami Gesù e Ti sarai trasformato in Lui. Sarai consolatore, ripieno di bontà, di pazienza e di dolcezza, solamente se la Tua anima è degna e costante dimora dello Spirito di Gesù. Guarda come Gesù cer­cava le pecorelle perdute per asciugare le loro lacrime, per dare speranza in una vita migliore, per addolcire le loro sofferenze.

Ho già scritto che il Sacerdote deve mostrare innanzitut­to bontà. Non parlo della falsa bontà del mondo, mascherata sotto falsi pretesti, ma parlo della bontà che ha queste carat­teristiche: dolcezza, squisitezza, mansuetudine; mitezza, generosità, amabilità, altruismo, benignità, affabilità, nobiltà di cuore, miseri­cordia, rinuncia, intuito di servizio, signorilità, disponibilità, clemenza, pazienza, sensibilità, abnegazione, gentilezza, cortesia, delicatezza, cordialità, benevolenza, sensibilità, magnanimità, carità, pietà, sacrificio, umanità, finezza nei modi.

Un Sacerdote imita Gesù non per quello che dice, ma per quello che fa. Nelle omelie si potranno fare discorsi di carità ed amore, ma poi bisognerà verificare se proprio il Sacerdote mette in pratica quello che predica. Non vorrei che queste parole di Gesù fossero riferite ai Sacerdoti del giorno d'oggi: "Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno" (Mt 23,3).

Mentre, "in virtù del Sacramento dell'Ordine e ad immagine di Cristo Sommo ed eterno Sacerdote, i Sacerdoti sono con­sacrati per predicare l'Evangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto Divino, quali veri Sacerdoti della Nuova Alleanza" (LG 28). Tu sai che la Tua missione è grandissima e molto difficile, e sai anche che Gesù Ti ha dato le Grazie adeguate per il Tuo ministero sacerdotale. Se in Te manca amore e misericordia, quelle Grazie a cosa Ti sono servite?

Se non pensi, non ami, non piangi e non preghi per la con­versione dei peccatori, vuol dire che sei vuoto dello Spirito di Gesù. Egli, per amore dei peccatori discese dal Cielo, e venne sulla terra a faticare, a soffrire; a morire nel patimento è nell'in­famia. "Il Figlio dell'Uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto" (Lc 19,10), e questa è l'identica missione del Sacerdote: salvare le anime e portare a Gesù quelle smarrite.

Molti fedeli non vengono più in Chiesa o non frequentano più la Chiesa, forse per gli scandali dati dal Sacerdote. Per questi scandali si dovrà renderne conto a Dio; si dovrà rispon­dere del cattivo esempio. "Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengono scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo" (Mt l8,7).

Sacerdote, Tu sei Gesù, perché veramente Gesù vuole continuare la Sua opera redentrice in Te. Ma solo se Tu vuoi. Insegni, lavori; Ti sacrifichi, Ti annulli per le anime e, dirai, cosa se ne ha di guadagno? "Riceverai il centuplo ed erediterai la vita eterna" (Mt 19,29), risponde Gesù, anzi, "chi osserverà i Miei precetti e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel Regno dei Cieli" (Mt 5,19).

Ogni Sacerdote saprà nel Giudizio quante anime ha salva­to ma anche quelle che non ha salvato e che doveva salvare. Quale responsabilità per il Sacerdote! Se si capisse meglio cosa comporta questa responsabilità, si rifletterebbe molto bene e per lungo tempo, prima di chiedere di diventare Sacerdote.

 

CAPITOLO NONO

SACERDOTE FEDELE ALLE PROMESSE

San Clemente I rivolge ai Sacerdoti un accorato invito: "Obbediamo alla magnifica e gloriosa Volontà di Dio. Prostriamoci davanti al Signore supplicandoLo di essere miseri­cordioso e benigno. Convertiamoci sinceramente al Suo Amore. Ripudiamo ogni opera di male, ogni specie di discordia e gelosia, causa di morte. Siamo dunque umili di spirito, o Fratelli. Rigettiamo ogni sciocca vanteria, la superbia, il folle orgoglio e la collera. Mettiamo in pratica ciò che sta scritto. Ricordiamo soprattutto le parole del Signore Gesù quando esor­tava alla mitezza e alla pazienza: Siate misericordiosi per ottenere misericordia; perdonate, perchè anche a Voi sia perdo­nato; come trattate gli altri, così sarete trattati anche voi; donate e sarete ricambiati; non giudicate, e non sarete giudi­cati; siate benevoli, e sperimenterete la benevolenza; con la medesima misura con cui avrete misurato gli altri, sarete misurati anche voi.

Bisogna ammettere che, sono state profetiche le parole del Cardinale Newman: "Molti ecclesiastici si sono lasciati andare ad una vita di mollezza. Non intendono più il valore della loro chiamata alla vita di povertà, umiltà e castità. Spogliatevi ora di questi ornamenti del mondo che adescano ed intrappolano le vostre anime, fratelli miei; e distruggono la vostra vocazione. Gli anni che vi rimangono sono pochi per recuperare il gregge che avete disperso. Svegliatevi ora dal vostro sonno... O fratelli miei, sono pienaniente consapevole dei vostri dilemmi e degli errori che si sono inipossessati di voi. La vostra obbedienza deve essere data all'Eterno Padre. Non ci sarà alcuna giustifi­cazione per l'uomo che favorisce l'errore e l'eresia!... Tornate indietro, fratelli miei...".

Quanti Sacerdoti sono portati fuori il solco della santità a causa delle amicizie umane? Se si guardasse il Sacerdote con gli occhi dell'anima, si vedrebbe in Lui un essere divino, eletto da Dio, in quanto è "Luce del mondo" (Mt 5,11). Ma questa "Luce" deve essere anche sostenuta e ricaricata dalle preghiere che ogni giorno si dovrebbero innalzare nel mondo per tutti i Sacerdoti. Oggi non si prega molto per i Sacerdoti, anche perché general­mente si prega poco: Sarebbe una grande cosa, se il mondo intero ogni giorno recitasse questa bella preghiera di Padre Pio da Pietrelcina: "Dio Onnipotente ed Eterno, che vuoi la salvezza di tutti gli uomini e non vuoi che alcuno perisca, dona al mondo Sacerdoti Santi, perché il Loro esempio trascini gli altri a conoscerti meglio, ad amarti di più e a servirti come a Te conviene. Amen".

Quale migliore esempio di Sacerdote è proponibile oggi come Padre Pio? Quanta preghiera, quanto amore alla Santissima Trinità, alla Madonna ed al Papa, quanta penitenza e digiuno, quanto amore per le anime da portare nel corpo, per cinquanta anni le stimmate, piaghe aperte e sanguinanti, che causano sofferenze atroci. Perché? Perché ha vissuto piena­mente la Sua missione, che non è la stessa per ogni Sacerdote, ma Egli ha vissuto la Sua come meglio non poteva.

Ogni Sacerdote deve ripresentare nella Sua persona la stessa Persona di Gesù. Deve avere i Suoi sentimenti, desiderare con gli stessi desideri di Gesù, cercare ciò che è lontano da Lui, amare coloro che non Lo amano; rivivere la Sua identica Passione. Sì, essere pronto a ricevere le stesse pene subite da Gesù nel giorno della Sua morte.

Il Sacerdote incarna Gesù nella misura che Si impersona in Gesù. Se il Sacerdote è l'Uomo di Dio (Homo Dei), ogni Sua azione o pensiero deve essere divina. Altrimenti, come potrà Gesù dire ai Suoi Sacerdoti: "Voi siete il sale della terra" (Mt 5,13)? Il sale dona sapore, condisce e conserva, ma "se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà salare?" (Mt 5,13).

Se il sole non darà più calore, non avrà più senso chia­marlo sole. Così il Sacerdote che non prega, non Si sacrifica, non piange e non digiuna per l'umanità, in quanto, "a null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini" (Mt 5,13).

Il Sacerdote ha bisogno di avere, grandi lumi, molta pru­denza, dedizione senza limiti e instancabile pazienza. Gesù ha potuto compiere la missione come meglio non si poteva, ma Tu hai dei limiti. Nessuno ti chiede di ripetere la stessa missione di Gesù, perché era Uomo-Dio, ma certamente tutti vogliono vederTi agire sempre con lo Spirito dell'Uomo-Dio. Sarà facile se amerai con tutto il cuore Gesù e seguirai i Suoi insegnamenti.

 

CAPITOLO DECIMO

SACERDOTE FEDELE AL PAPA E ALLA SANTA TRADIZIONE DELLA CHIESA

Dopo la Risurrezione e prima di salire al Cielo, ripetè per tre volte a San Pietro: "Pasci le Mie pecorelle" (51 v 21,16), in quanto precedentemente Lo aveva costituito "Pietra" della Sua Chiesa, cioè, Fondamento visibile della Chiesa. Gesù, essendo Dio, sapeva, aveva previsto cosa sarebbe avvenuto nei secoli futuri. Per questa ragione volle che una Persona Lo rappresentasse fino alla fine del mondo, e questa persona è il Successore di San Pietro. Obbedire a Lui signifi­ca obbedire a Gesù, e si dimostra di amare Gesù se si obbedisce al Papa, legittimo Successore di San Pietro.

Gli insegnamenti del Papa in materia di fede e di morale sono per ogni cattolico -MA PRINCIPALMENTE PER TUTTI I SACER­DOTI -, leggi da osservare, perché è Volontà di Dio che sia così. Senza la Sua autorità, ogni cattolico si sentirebbe libero di agire come detta la sua coscienza, ignorando gli insegnamenti di Colui che ha il dovere di pascere e dare insegnamenti che con­ducono alla salvezza e alla santità.

Ma oggi, quanti sono coloro che obbediscono fedelmente al Magistero della Chiesa? Eppure Gesù solo a San Pietro e ai Suoi legittimi Successori ha dato il Primato: "A Te darò le chiavi del Regno dei Cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei Cieli, e tutt ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei Cieli" (Mt 16,19). Chi rimane unito al Papa, legittimo Successore di Cristo, è un tralcio unito alla vite per mezzo della Grazia, ed avrà - appunto - la linfa per produrre germogli ed uva, cioè, frutti di Grazia. Gesù stesso, il Sacerdote eterno, non volle sapere altro che compiere la Volontà del Padre. "Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la Sua uguaglianza con Dio, ma spogliò Se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, alla morte di croce" (Fil 2,6-8).

La "Dei Verbúm" del Concilio Vaticano II afferma che "la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti da non potere indipendentemente sussis­tere, e tutti insieme, secondo il proprio modo, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvez­za delle anime" (II,10).

É stato approvato il 25 giugno 1992 dal Papa Giovanni Paolo II il nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica "che si col­loca mirabilmente nel solco della Tradizione della Chiesa: di essa esprime ed attualizza catechisticamente la perenne vita­lità e la sovrabbondante ricchezza. Il suo contenuto, ben artico­lato e rispondente alle indicazioni dei Padri Sinodali, rispec­chia fedelmente l'insegnamento del Concilio Vaticano II, e si rivolge all'uomo di oggi presentandogli il messaggio cristiano nella sua integrità e completezza".

Nel nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica è contenuto tutto ciò che un cattolico deve sapere, comprendere ed amare. É la nostra guida.

 

CAPITOLO UNDICESIMO

IL SACERDOT FIGLIO PREDILETTO DI MARIA

In un libro sono riportati numerosi messaggi che la Madonna avrebbe dato ad un Sacerdote, rivolgendosi special­mente a tutti i Suoi Figli Sacerdoti, Ognuno è libero di credere oppure no alla autenticità di questi messaggi, personalmente la­scio alla Chiesa il giudizio e rimetto tutto al parere della Santa Madre Chiesa Cattolica. Del resto, questo libro ha l'imprimatur dell'Arcivescovo di Pescara, S. Ecc.za Mons. Cuccarese. Qui mi sembra opportuno riportare vari brani estratti da questo libro. La Madonna ha parlato dei Sacerdoti ad un Sacerdote affinchè si diffonda nel mondo la devozione a Colei che del mondo è la Regina, la Corredentrice e l'Avvocata: Ha rivolto a Te e a tutti i Sacerdoti -Suoi Figli prediletti - queste parole, che hanno solo sapore di Cielo: "Ogni giorno che passa Ti voglio sempre più stretto al Mio Cuore lontano dalle vicende umane, dagli avveni­menti che tanto sconvolgono il mondo e turbano la Mia Chiesa, per restare solo con Me. Con Me Ti voglio nella preghiera. Cammina nella semplicità e nel totale abbandono: non si turbi mai il Tuo cuore. Devi restare sempre povero, umile, semplice; devi sentirTi il Mio bambino più piccolo. Io sarò con Te, non temere. Lasciati condurre da Me, resta sempre sul Mio Cuore.

Donarti tutte le difficoltà che incontri, tutti i dolori e gli abbandoni che provi. Nulla conforta tanto il Mio Cuore Immacolato e Addolorato quanto una sofferenza che per amore Mi è offerta dai Miei Figli Sacerdoti. Anche Gesù ha voluto offrire al Padre tutta la Sua sofferenza per mezzo e insieme con Me. E' così che, offrendo liberamente il Mio Figlio al Padre, sono diventata vera CORREDENTRICE.

Mi offrano questi Miei Figli tutte le Loro sofferernze, tutte le Loro incomprensioni; tutte le Loro difficoltà. E' il dono più grande che possono farMi, perchè così Mi consentono di attuare in questo Vostro tempo il Mio compito di Madre e di CORREDENTRICE. Salverò tante anime redente da Gesù e ora così lontane, perchè i Miei Figli, con Me, pagheranno per loro....".

"Sono momenti questi così importanti e gravi che richiedono dai Miei Sacerdoti molta, molta preghiera. La preghiera dei Miei Sacerdoti è necessaria per la salvezza del mondo.

Siate uniti nella preghiera. Così Voi date forza alla Mia materna opera di intercessione e di riparazione; - impetrate dal Padre e dal Figlio il dono dello Spirito Santo che dolcemente trasformerà tutta la Vostra vita; siate di grande aiuto a tanti Vostri fratelli e Miei Figli prediletti, che Satana oggi particolarmente insidia, ferisce ed inganna. Siate uniti nella fraternità.

Crescete sempre più nell'amore fra Voi. Superate le insidie del Mio Avversario che cerca di portarVi alla divisione, mettendo ostacoli alla Vostra comprensione fraterna ed alla reciproca carità, che Io voglio sia vissuta da Voi in maniera perfetta.

Per questo Vi invito alla piccolezza, alla umiltà, alla docilità, alla semplicità. Siate Miei Apostoli, nel diffondere ovunque la sola Luce di Cristo.

La Santa Messa sia celebrata bene, sia vissuta dai Miei Sacerdoti. La Liturgia delle Ore deve essere per Loro un richiamo a consacrarMi ogni momento della Loro giornata.

Il Rosario deve essere un momento di colloquio con Me: oh devono parlarMi ed ascoltarMi, perchè Io parlo Loro dolcemente, come fa la mamma coi suoi bambini. Ma anche ogni azione della Loro giornata può diventare preghiera. E ciò avviene quando la­sciano gridare lo Spirito in Loro che ancor oggi geme con gemiti inenarrabili, invocando Dio come Padre. CercateLo il Padre, chiamateLo il Padre, vogliateLo il Padre per Voi e per tutti i Miei figli. Dovete essere piccoli per diventare docili strumenti per il Mio disegna e per attrarre su di Voi la compiacenza di Mio Figlio Gesù. QUANTO VI AMA GESÙ, Figli Miei prediletti! Vi ama proprio perchè volete essere piccoli, poveri, semplici, umili. Dovete essere piccoli per fronteggiare Satana che riesce ci sedurre con l'orgoglio e la superbia. Vi domando di corrispondere alla mia azione con la Vostra esteriore e interiore docilità: Quanti di Voi; fuggono e abbandonano la Mia Chiesa! Alcuni lasciano la Chiesa per seguire il mondo; altri restano nella Chiesa e per piacere al mondo, l'abbandonano con l'anima e con il cuore.

La Chiesa da molti di Voi non è amata. Il Vicario di Miei Figlio si trova in un abbandono che diventa sempre più grande.

I Vescovi uniti al Papa sentono nell'anima la spina di questa solitudine: sempre più sono criticati, contestati e abbandonati dai Loro Sacerdoti.

SACERDOTI, FIGLI PREDILETTI, PERCHÈ ANCORA TRADITE? PER­CHE’ ANCORA PERSISTETE NEL VOSTRO TRADIMENTO? PERCHE’ NON RITORNATE? Con la consacrazione al Mio Cuore Immacolato, Mi avete affidato il Vostro Sacerdozio. Lo avete messo al sicuro. Dovete lasciarVi formare da Me. Vi voglio umili, silenziosi, rac­colti, ardenti di amore verso Gesù e le anime. Solo così diventerete grandi ai Miei occhi. Vi voglio fiduciosi, abbandonati, senza preoc­cupazioni umane. Vi voglio mortificati nei sensi, perseveranti nella preghiera, raccolti attorno a Gesù Eucaristia; quali viventi lam­pade di amore. Vi voglio sempre più puri; così Voi Mi potrete finalmente vedere. Mi vedrete con gli occhi dell'anima, se chi­uderete alla vanità di questo mondo gli occhi del corpo".

 

CAPITOLO DODICESIMO

SACERDOTE E VITTIMA

Tra i propositi di ogni Sacerdote ci dovrebbero essere principalmente questi: "Voglio essere Santo e Vittima d'Amore, per la Gloria di Dio e la salvezza di tutti i peccatori; balsamo per i malati e i sofferenti; pane azzimo da offrire a tutti i bisognosi. Essere Sacerdote senza risparmiarsi, senza dire una sola volta di no a Gesù. Donarsi sempre per timore. Questi sono i miei impegna.

Il Sacerdote agisce in Persona del Cristo, perché ha rice­vuto i Suoi poteri. Nell'ordinazione, il Sacerdote ha subìto una trasformazione spirituale, perché è stato assimilato da Cristo. Se è Cristo quando amministra i Sacramenti, lo è anche nella totalità della Sua esistenza. È Cristo Sacerdote, deve essere necessaria­mente Cristo Vittima. Il Sacerdote potrà rifiutare questa identità, ma vivrà parzialmente il proprio sacerdozio. Chi si abbandona in Gesù e si vuol trasformare in Lui, non desidera altro che vivere la Sua stessa vita, rivivere nel proprio corpo e in tutta la persona ciò che ha sperimentato Gesù. "Come hanno persegui­tato Me, perseguiteranno anche Voi" (Gv 15,20), nel senso che più Gesù è presente nell'anima e più si dovranno subire pene e travagli: sono questi i segnali che si sta imitando sul serio Gesù Cristo.

Significa condividere con Gesù le Sue identiche sofferen­ze, perché altrimenti Egli afferma: "Guai quando tutti gli uomi­ni diranno bene di voi" (Le 6,26): La trasformazione in Lui implica la condivisione delle pene e persecuzioni, per poi, in Paradiso, godere di Gloria proporzionata. Ma i perseguitati per il Nome di Cristo sono soprattutto ricolmi di gioia "Insultati, benediciamo, perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo" (1 Cor 4,12-13). San Francesco d'Assisi nei momenti di mag­giore tribolazioni diceva a Se stesso: "È tanto il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto". I veri seguaci di Gesù Cristo devono vivere la sorprendente e consolante finale delle otto Beatitudini: "Beati voi quando vi insulteranno, vi persegui­teranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vos­tra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i pro­feti prima di voi" (Mt 5,11-12). Invece, i falsi seguaci di Cristo sono coloro che trafiggono i buoni con persecuzioni e calunnie, nate solo ed esclusivamente dall'invidia.

L'invidia è certamente l'origine di tutti i mali. Per l'in­vidia i buoni subiscono persecuzioni in silenzio, e i malvagi per l'in­vidia agiscono nelle tenebre.

Tutta la vita di Gesù è scorsa sul filo della sofferenza, del­l'incomprensione, della persecuzione, dell'invidia e della cat­tiveria altrui. La Via Crucis in Gesù è durata tutta la vita, e non solo nella Settimana Santa. Basta leggere con attenzione il Vangelo per scoprire quali dovevano essere gli stati d'animo di Gesù, quali sofferenze doveva portare nel Cuore. Per trent'anni soffrì in silenzio nel vedere l'indifferenza del popolo eletto, che non amava quasi più il Padre Suo come invece avevano fatto i Profeti. Nei tre anni di vita pubblica Si sfiancò per portare in tutta la Palestina il Suo messaggio di amore, misericordia, carità e per­dono; per insegnare che ama Dio chi ama il prossimo e lo aiuta; per guarire storpi, ciechi, lebbrosi; malati, ridare vita a morti e compiere incalcolabili miracoli. Ma la Palestina "non Lo riconobbe" (Gv 1,10) come Messia e Lo inchiodò in croce. Sono stati tre anni di amarezze, incomprensioni, sofferenze interiori inimmaginabili, umiliazioni da chi Egli -1'Innocente­ aveva beneficato e guarito. Sì, la vita pubblica di Gesù è stata impregnata come più non si poteva di patimenti interiori, che nessuno potrà mai minimamente comprendere. Gesù ha accetta­to tutte le umiliazioni, ha baciato le sofferenze, ha preso tutto il male sopra di Sé, ha espiato in croce al posto dei peccatori. Ebbene, questo Gesù è stato Sacerdote e Vittima.

Ora, ogni Sacerdote è chiamato ad essere Vittima, non cer­tamente alla maniera di Gesù, ma Vittima sul serio. Deve essere pronto a subire in silenzio critiche e persecuzioni; accettare incomprensioni dai confratelli, dagli amici o dai Superiori; per­donare coloro che si accaniscono contro di Lui; pregare ogni giorno particolarmente per chi non Lo accetta e non comprende; rimanere nella pace quando è ignorato; dimenticare presto il male di chi Lo trascura; amare tutti ed amare col Cuore di Gesù. Il vero Sacerdote di Gesù deve saper soffrire con coraggio, tacere con fermezza ed offrire tutto a Gesù con immenso amore per la conversione dell'umanità.

Il Sacerdote non deve curarsi del tipo di sofferenze che potrebbero arrivarGli, o quali può accettare e quali no, ma deve abbandonarsi completamente in Gesù e lasciar fare a Lui. Gesù è tanto buono, che non permette prove oltre la capacità della persona. Però, se manca questa disposizione nel Sacerdote, non potrà mai e poi mai sperare nella trasformazione in Gesù, nel Maestro. Come ci si arriva? Il primo mezzo è la meditazione. Ogni giorno non può mancare al Sacerdote la meditazione, e più mediterà, più conoscerà Se stesso, distruggerà il proprio Io, avrà maggiori propositi indirizzati alla santità e sarà facilissimo cam­minare nella via dolorosa, nella via dei Santi, perché già bagna­ta dal Preziosissimo Sangue di Gesù.

Essere Sacerdote, quali responsabilità davanti a Dio! E' semplice parlare di una ordinazione sacerdotale, ma se si com­prendesse cosa significa diventare Sacerdote, nessuno vorrebbe diventare Sacerdote, perchè la responsabilità davanti a Dio è smisurata. Però, la Grazia sacramentale dà al Sacerdote l'assi­stenza adeguata per lavorare serenamente nella vigna del Signore.

Tu, Sacerdote sei stato scelto da Dio fin dall'eternità: "Non voi avete scelto Me, ma Io ho scelto voi" (Gv 15,16). Queste parole Gesù le ripete a tutti e ad ogni Sacerdote, ad ogni eletto.

Ogni Sacerdote conosce secondo la propria unione a Gesù o la propria trasformazione in Gesù, ciò che significa e ciò che comporta essere Sacerdote. Ogni Sacerdote ha la consapevolez­za della sua delicatissima missione, e per questo è diventato Sacerdote. Ma il Sacerdote ha bisogno della preghiera della comunità, specialmente quando ne guida una numerosa.

Molte volte il Sacerdote è turbato perle molteplici attività o impegni della Parrocchia. Ma il turbamento non è certo buon segno, perché vivere in Gesù, di Gesù e per Gesù, significa abbandonarsi a Lui. "Per la vostra vita non affannatevi di quel­lo che mangerete o berrete; per il vostro corpo di come vestirvi. Non vi angustiate, dunque, dicendo: «Che mangeremo? Che berremo? Che cosa indosseremo? Tutte queste cose le ricer­cano i pagani; il Padre vostro sa di che avete bisogna. Cercate prima il Regno di Dio e la Sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta" (Mt 6,25.31-33).

Quindi, meno preoccupazioni umane e più interessi soprannaturali. D'altronde, cosa desiderano i Sacerdoti dai fedeli? Ciò che è giusto: essere amati, compresi ed aiutati, per cui, Fratelli Sacerdoti, "quanto dunque desiderate che gli uomi­ni vi facciano, fatelo anche voi ad essi" (Mt 7,12).

Questa è la regola d'oro. "Fratelli, sia dunque che pian­giate, sia che beviate o qualunque cosa facciate, fate tutto per la Gloria di Dio" (1 Cor 10,31).

Scrive una Serva di Dio: "Senza dubbio il Sacerdote può consacrare, assolvere e sacrificare, ma tutto è dato in misura del Suo amore e della Sua purezza. Tutto, cioè: quel divino efflu­vio di Grazie speciali per il Sacerdozio, quella potenza d'amore sulle anime per condurle a Dio, quell’autorità sugli, spiriti maligni per metterli in fuga, quelle luci mirabili per discernere la chiamata di ciascun anima, i disegni di Dio su di essa, la via in cui bisogna condurla, quel coraggio di sostenere le fatiche dell'apostolato o il rigore delle persecuzioni, quell'eloquenza nel difendere la verità, quella forza per rimanere casti, quei privilegi, quei doni, quelle Grazie destinate da Dio al sacer­dozio ".

 

CAPITOLO TREDICESIMO

IL SACERDOTE: L’UOMO CHE PREGA

Gesù è stato Uomo di preghiera, eppure Egli non aveva bisogno di andare dal Padre per avere lumi o per ottenere Grazie, che possedeva in Sè pienamente per l'unione tra l'Umanità e la Divinità. Egli innocente, Dio, di nulla bisognoso, Padrone del Cielo e della terra è stato il Modello di preghiera. Tutta la Sua vita scorre sul filo dell'amore e della preghiera. "Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto Io, così facciate anche voi" (Gv 13,15).

La preghiera è il filo che Ti tiene unito a Gesù e alla Madonna. O è filo sottile o è corda robustissima: questo dipende dal tipo di preghiera che fai. Se preghi poco sei unito con un sot­tile filo; se preghi molto, sei legato a Gesù con una robusta corda e nessuno Ti potrà sganciare dal Cuore di Gesù. Se la Tua giornata trascorre nell'unione continua con Gesù e con Maria, non sei più unito con la corda, ma trasformato in Loro. Nella preghiera elevi la mente a Dio, per ringraziarLo, adorarLo, lodarLo e parlarGli. Ti metti in dialogo con la Parola; Ti riempi del Suo Spirito; Ti lasci trasformare dal Suo Amore.

Elevi la mente a Lui per conoscerLo sempre più come Padre buono e misericordioso ed avere un rapporto confiden­ziale, proprio come deve essere tra un padre e un figlio che si amano intensamente. Ogni volta che elevi la mente a Lui, Tu pensi, ami, operi come Lui. Se Tu che sei Sacerdote non preghi, chi pregherà? Se non sei unito a Gesù per mezzo della preghiera, in quale altro modo pensi di unirti? Con le attività sociali, gli incontri spirituali o i pellegrinaggi? Tutto questo viene dopo la preghiera, perciò senza la preghiera le opere sono esclusiva­mente e puramente umane! Come "dal frutto si conosce l'albero" (Mt 12,33), così dalle Tue opere e dalle Tue parole si conosce la Tua VITA INTERIORE e la Tua spiritualità.

La preghiera è come le fondamenta di un gigantesco grattacielo. Perchè il grattacielo sia solido, occorrono basi robuste, che sostengano.

Enrico Bordeaux ha scritto: "O Sacerdote, Tu sei Uomo, ma non sei degli uomini. Devi vivere da Angelo, ma devi restare tra gli uomini. Per amare Dio devi amare gli uomini.

Per Te, Dio diventa Uomo, e l'uomo diventa Dio. Senza di te Dio resta Dio e l'uomo resta uomo. Se Tu perdoni, Dio è costretto a perdonare.

Tu fai diventare vita, dove prima era morte.

Tu, povero, inerme, inutile, piccolo Uomo, sei il ponte più strano e più bello che esiste al mondo; un braccio attac­cato alla terra e un braccio proteso e confinante con l'in­finito. Questo sei Tu, o Sacerdote ".

Già; il Sacerdote è l'uomo più cercato e più incompreso, e quando non prega o prega poco per i tanti impegni pastorali che assorbono e assorbono, agisce più da debole Uomo che da Dio. È la preghiera che trasforma l'anima, come l'ordinazione sacer­dotale ha impresso quel carattere indelebile che Ti ha reso sacro. Perché deve pregare il Sacerdote? Ed io chiedo: perché deve respirare una persona? Potrebbe non respirare e rimanere ancora in vita? No, ci vorrà poco tempo per non essere più vivente, ma morta. Preghiera per il Sacerdote e respiro per la persona sono indispensabili, perché senza preghiera si muore spiritualmente e si portano alla morte tantissime altre anime; senza respiro si muore corporalmente. Ogni persona deve pre­gare, ma il Sacerdote deve essere L'Uomo che prega.

Il Sacerdote che non prega o prega poco, è come una persona in agonia: c'è, ma è apatico, negligente ed ansimante, senza forze per reagire al male, perché il cuore sta battendo gli ultimi colpi e il respiro sta lasciando il corpo. Cos'è il Sacerdote che non rimane ogni giorno davanti il Santissimo Sacramento in umile e devota preghiera? Cosa può fare di più grande il Sacerdote, se non mettersi in preghiera e adorare Gesù, parlare col Suo Dio e dire a Lui tutto di tutti? Non ho risposte, o meglio, il dolore nel mio cuore mi proibisce di scriverlo. E quale dolore sentirà quel tenerissimo Cuore Divino di Gesù, che Si com­muoveva fino quasi a piangere, quando vedeva le persone prive di buone guide "ed erano come pecore senza pastore" (Mc 6,3)4)?

Cosa intendo io per pregare? Lascio rispondere al Maestro, a Colui che È: "Bisogna pregare senza stancarsi mai" (Lc 18,1). Qui Gesù parlava in generale, cioè, per tutti coloro che Lo seguono. Ma quanto più queste parole sono rivolte ai Sacerdoti, che hanno l'incarico di condurre le anime verso la salvezza?

E’ vero, alle volte per varie ragioni non si riesce a pregare bene. Ma si è rimasti lo stesso lì, dove prima si pregava con facilità? Non riuscire a pregare bene non significa che si deve abbandonare la preghiera. Bisogna cercare con sollecitudine la causa della tiepidezza: San Giovanni della Croce insegna che il più delle volte la causa proviene dagli appetiti volontari (desideri carnali). Egli afferma che gli appetiti volontari "stan­cavo l'anima e l'affannano; la tormentano e l'affliggono; l'oscurano e l'accecano; l'insudiciano e la macchiano; l’inde­boliscono ed intiepidiscono". Ed aggiunge che l'anima per rag­giungere l'unione con Dio, deve essere priva di tutti gli appeti­ti, pur minimi che siano. Quindi, il più delle, volte ìl fervore non c'è, perché l'anima si trova in una specie di agonia spirituale. Non si deve pregare solamente quando si è spinti dal fervore interiore, ma anche quando si è nell'aridità. Certo, chi si trova molto avanti nelle vie dello Spirito, potrà avere delle aridità procurate direttamente da Dio e sono aridità benedette. Ma quando si conosce la causa proveniente da tiepidezza, malattia o peccati, si dovranno fare atti interiori di Fede in queste cir­costanze, come inizio della preghiera per mettere in moto il cuore e così amare Colui che è l'Amore. Si preghi così: "GESÙ IO TI AMO. IO CREDO IN TE, MIO DIO E MIO TUTTO. SONO CERTO CHE ADESSO MI VEDI E MI ASCOLTI, NONOSTANTE IO TI PENSI COSÌ POCO. ATTIRA IL MIO CUORE A TE, CAMBIALO E RENDILO PURO E BUONO. TI OFFRO LE MIE DEBOLEZZE, LE FRAGILITA’, LA SVOGLIATEZZA, MA TU TIENIMI SEMPRE NEL TUO CUORE,' DAMMI IL TUO AMORE E LA TUA GRAZIA. FA CHE IO TI SENTA NELLA MIA ANIMA. AIUTAMI A SPOGLIARMI DI TUTTE LE MISERIE UMANE, PERCHÈ IL MIO CUORE SIA SOLO TUO ED AMI SEMPRE TE, MIO BENE E MIO AMORE. FACILI­TA IL MIO INCONTRO CON TE. VIENE IN ME, DONAMI IL TUO SPIRI­TO. HO BISOGNO DI TE PERCHÈ SENZA TE SONO PIENO DI ME E SONO VUOTO DEL TUO AMORE DIVINO":

Perciò, il più delle volte, si è svogliati nella preghiera per­ché l'anima è turbata, inquieta, angustiata e travagliata: Come mai avviene questo? Quando l'anima viene a contatto con la pece, rimane sporca e brutta. La pece sono i peccati mortali, ma anche i peccati veniali nelle anime spirituali. Col peccato mor­tale l'anima perde la Grazia; la serenità e la gioia. Prova a rimuovere la terra che si trova sotto le acque, di un limpidissimo lago, vedrai che l'acqua perderà trasparenza e si trasformerà in fango. Quando si commettono peccati, l'anima privata del suo Dio è come morta spiritualmente e non ha nessuna forza o desiderio per pregare. Rimanere davanti il Santissimo Sacramento in adorazione. È un miracolo in quelle condizioni. Solo chi è padrone di se stesso ed ha una forte volontà, riesce a rimanere in preghiera quando non c'è disposizione per pregare. Per questo, il cammino verso l'unione trasformante in Dio passa per le purificazioni attive e passive. Più l'anima è purificata e più sarà unita a Gesù e la preghiera scorrerà con molta facilità, anzi, tutta la giornata diventerà preghiera ininterrotta. Per avvenire questo, ci vuole una cosa: il DESIDERIO.

Volere riempirsi di Dio, vivere per dare massima Gloria a Dio, aspirare ad una santità insuperabile, rinnegarsi e sacrificar­si per scippare dal cuore tutti gli interessi terreni ed essere liberi di volare verso l'alto, sospinti sempre dallo Spirito Santo.

Oltre il desiderio, bisogna semplificare la preghiera, aprire il cuore a Lui, essere semplici con Gesù, perché Lui conosce già tutto, prima ancora che uno apra bocca. Avere immensa Fede in Lui; confidare ciecamente in Lui, che è Dio e Signore Onnipotente; rimanere nel Suo Cuore, che è ristoro e gaudio inimmaginabile, perchè Gesù è la Bontà infinita e il Suo Amore Misericordioso vuol salvare tutti. Avere certezza dell'aiuto di Gesù e pregare con la convinzione di ottenere tutto ciò che si chiede. Non può mancare questa certezza in chi prega (che è pura Fede); perché altrimenti il tempo di attesa per ottenere Grazie potrà essere molto lungo. Gesù ha promesso che è molto attento alle preghiere che gli si rivolgono: "Tutto ciò che domandate con Fede nelle vostre preghiere l'otterrete" (Mt 21,22); "Se voi domandate qualche cosa al Padre Mio nel Mio Nome, Egli ve la darà" (Gv 16,23). "Se due di voi sulla terra saranno d'accordo su qualche cosa da chiedere, qualunque essa sia, sarà loro concessa dal Padre Mio che è nei Cieli" (Mt 18,19); "Se avrete Fede anche quanto un chicco di senapa e direte a questo monte: «Spostati da qui e vai lì, esso si sposterà»" (Mt 17,20); "Tutto è possibile a chi crede" (Mc 9,23); "Tutto quello che chiedete nella preghiera, credete di averlo già ottenuto e vi sarà concesso" (Mc 11,24'1), "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede ottiene, chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto" (Lc 11,9-10).

Potenza della preghiera! Essa è la chiave cli volta, può ottenere tutto. Però succede che alle volte si chiedono tante Grazie senza pregare sufficientemente. Chi deve insegnare con l'esempio e le parole a pregare? Il Sacerdote. Ma è soprattutto il Sacerdote a dover impetrare di continuo Grazie per coloro che sono affidati a Lui. Il Sacerdote deve ogni giorno, anzi, ogni qualvolta non è impegnato; pregare per essere perseverante e santificarsi, per i fedeli e tutti i bisognosi del mondo nuovo Mosè, e come Lui deve rimanere con le braccia alzate e invocare aiuti e Grazie per i fedeli, coloro che guida e per il mondo intero.

Voglio trascrivere un bellissimo episodio biblico, in cui la Fede e la dolce insistenza di Mosè fecero rinunciare a Dio il proposito di punire gli israeliti, in quanto lo avevano tradito: "Perché, Signore, la.Tua ira si accende contro il Tuo popolo che hai fatto uscire dalla terra d'Egitto con grande potenza e con mano forte? Perché gli egiziani dovrebbero dire ha fatti uscire per cattiveria, per ucciderli sui monti e per sterminarli dalla fàccia della terra? Recedi dall'ardore della Tua ira e risparmia il male al Tuo popolo. Ricordati dei Tuoi servi Abramo, Isacco e Giacobbe; ai quali hai giurato per Te stesso. Il Signore abbandonò il proposito di fare del male al Suo popo­lo" (Es 32,11-14). Il popolo meritava un forte castigo perché faceva diversamente da ciò ché Dio chiedeva, e per questo era meritevole di punizione. Erano le parole umili di Mosè e il Suo cuore puro a trattenere la punizione che meritavano gli ebrei. E Dio in un'altra occasione simile disse a Mosè: “Anche questa cosa che Mi hai detto farò, perché hai trovato Grazia ai Miei occhi e Ti conosco per nome” (Es 33,17). Bastava che Mosè pregasse perché Dio rinunciasse a punire il popolo peccatore.

Sì è vero che Mosè "era l'Uomo più buono della terra" (cf Nm 12,3), ma il Sacerdote è il più polente. Quanto può ottenere il Sacerdote più di Mosè?

E Abramo, l'altro mediatore che cercò di trovare solo dieci giusti in una città perché Dio non la punisse? Infatti, se ci fossero stati dieci giusti, Dio avrebbe perdonato le città di Sodoma e Gomorra accettando la proposta di Abramo: “Non la distruggerò per causa di quei dieci” (Es 18,32). Ma non c'era­no dieci giusti...

Dio addirittura non punisce ma perdona i cattivi per rispet­to verso un Suo fedele amico. "Il Mio serio Giobbe intercederà per voi, ainchè per riguardo a Lui io non punisco la vostra stoltezza, perché non avete parlato rettamente di Me, come ha fatto il Mio servo Giobbe" (G b 42,8).

E quante altre volte Dio ha perdonato e perdona i pecca­tori per riguardo ad un'anima Vittima che si immola, soffre ed espia per gli altri? Ora quanto più può il Sacerdote che è simi­le a Gesù? Il potere del Sacerdote è così illimitato, che nessuna mente umana può comprenderlo. Ma se il Sacerdote non prega e non parla con Dio come Mosè; non ha la Fede di Abramo e tutto può ottenere; non è giusto come Giobbe ed annulla le colpe dei nemici; niente, proprio niente vale davanti a Dio la Sua vita! un'affermazione molto forte, ma è la verità, perché si ottiene polo se si merita, altrimenti Dio non concede. Le anime si comprano e le Grazie si strappano.

Lo scienziato Enrico Medi, devotissimo figlio spirituale di Padre Pio da Pietreleina, in una conferenza dal titolo: "Questa è nostra Fede", ha detto senza mezzi termini l' 1l febbraio 1970 a Prato: "Tutti noi vogliamo vedere innanzitutto il Sacerdote Santo, il Sacerdote saggio, il Sacerdote semplice, il Sacerdote crocifisso ogni giorno per amore delle anime e per l'ardore dei cuori. Sacerdote, Tu sei la nostra Fede, Tu sei la nostra Luce e guai se la fiaccola si spegne e guai se il sale della terra perde il suo sapore. Il Sacerdote è il Giovane di Dio. Il Sacerdote è l'astronauta di Dio.

Ricordati o servo del Signore, che Tu non sei un Uomo come gli altri. Il giorno in cui lo Spirito Santo ha inciso sopra di Te un carattere eterno hai cessato di essere un uomo comune. Tu, Sacerdote di Dio che devi portare la via della salvezza degli uomini, pensa alle Tue infinite responsabilità.

Se Tu Sacerdote sei Santo, sei grande, sei umile, sei sa­crificato, moribondo di giorno in giorno, consumato dall'Amore del Divino Spirito e dall'incanto di Maria, la giovinezza sarà salva.

Si parla di tante cose dai pulpiti durante le Messe, di tante cose che a noi non interessano proprio niente. Sempre proble­mi sociali, i ricchi, i poveri, ma siamo tutti immensamente poveri, siamo tutti immensamente dolenti, siamo tutti privi di Te o Padre nostro che sei nei Cieli.

Noi vogliamo una ricchezza. Sacerdote: il Tuo cuore, il Tuo amore, la Tua Fede, la Tua Chiesa, il Tuo crocifisso, il Santo Rosario, vogliamo la preghiera, VOGLIAMO CHE CI si PARLI DI DIO. Il mondo oggi va alla rovina, al massacro, alla risorte, per­ché rinnegando Dio ha perduto la speranza della vita. Di questo abbiamo bisogno noi. PARLATECI DI DIO".

 

CAPITOLO QUATTORDICESIMO

IL SACERDOTE DEVE CONOSCERE GESU’ CRISTO

È la condizione che predomina su tutto per essere un Sacerdote Santo. Si imita ciò che si conosce e si imita bene se si conosce bene. Si ama ciò che il cuore conosce ed apprezza, per­ché ne è attratto. Qui non ha senso parlare di particolare conoscenza intellettuale di Gesù in quanto questa da sola porta lontano da Gesù. In realtà, l'intelletto deve conoscere per trasmettere alla volontà le notizie che santificano e la volontà si adopererà per realizzarle. Lo studio non può limitarsi o fermar­si ad una conoscenza intellettuale, perché sarebbe un grave difetto nel Sacerdote e non un pregio. Lo studio della Teologia è molto importante per un Sacerdote ma tutto deve essere pre­ceduto e sostenuto dalla preghiera. Lo studio deve essere preghiera. Si deve studiare per amare di più Gesù e non per compiacersi della formazione teologica. Deve essere un sapi­ente e non un sapientone. L'erudizione può diventare impedi­mento nel ministero sacerdotale di un Sacerdote. Invece, se lo studio porta prepotentemente a penetrare il Cuore di Gesù, a inabissare la mente nell'Amore di Gesù, a riempire di gioia e di commozione la mente dello studioso, sì, questo tipo di teologo è sulla via giusta della Verità. Occorre stare molto attenti, per­ché. "la scienza, gonfia, mentre la carità edifica. Se alcuno crede di sapere qualche cosa, non ha ancora imparato come bisogna sapere " (1 Cor 8,2). Nella Chiesa abbiamo grandi esem­pi di teologi che hanno trascorso la vita nello studio dei misteri di Dio, ma tutto era fatto con umiltà, amore alla Sacra Scrittura e desiderio di conoscere meglio Dio. Sant'Agostino, San Tommaso d'Aquino, San Bonaventura e numerosi altri.

Si deve conoscere Gesù per agire, parlare, pregare; vivere come Lui. Ma non basta la conoscenza appresa attraverso buoni libri, bisogna rimanere ore e ore a meditare parole ed azioni del Maestro Divino. Il proposito scaturisce dalla meditazione e solo allora sarà abbastanza facile metterlo in pratica. Ma se manca la meditazione, il proposito non nasce o, se nasce per altro modo, è privo di quella forza intrinseca che è la Grazia. Ho già accennato brevemente sull'importanza della meditazione, ma continuo perché è determinante.

Nella meditazione della vita di Gesù si legge, si prega e si fanno affetti o atti d'amore; questi permettono di acquistare Grazia, certo, nella misura dell'intensità dell'amore che si ha per Gesù. Questa Grazia permette di comportarsi ad imitazione di Gesù, perché con il libro si è capito come e cosa fare, ma con la preghiera si è chiesto al Maestro di aiutare a praticare quella virtù o fare altre pratiche ascetiche. Gesù sarà infinitamente felice di aiutare il fedele ad agire a Sua imitazione e ad imitare la Sua vita. Ma quanto più sarà felice Gesù di aiutare il Sacerdote che Lui ha costituito come Suo rappresentante? "Il Sacerdote riceve nuova e speciale Grazia con speciali aiuti, per i quali se - con la Sua libera e personale cooperazione fedel­mente asseconderà l'azione divinamente potente della Grazia stessa - Egli potrà assolvere degnamente e senza restarne oppresso tutti gli ardui doveri dello stato sublime a cui fu chiamato", sostiene "Ad catholici sacerdotii ".

Imitare è sinonimo di prendere come modello cioè, si vorrà fare e dire ciò che ha fatto il modello che si vuole imitare. Ecco che la meditazione giornaliera e sistematica del Vangelo diventa una necessità insostituibile per il Sacerdote. È provato che si imita quello che si conosce: se uno ammira un personag­gio o guarda molta televisione, agirà e parlerà nei limiti della sua debolezza come la persona che lo interessa e colpisce. Questo è il vero motivo che sta portando la società a vivere senza Dio, perché la maggior parte dei personaggi dello spettacolo agisce senza Dio nel cuore. Si capisce da quello che dicono; e poi, si riscontra nella loro vita disordinata e scandalosa. San Bernardo ha scritto nella Scala Claustrale: "Nello stu­dio si cerca Dio; nella meditazione si trova Dio; nell'orazione si bussa al Suo Cuore; nella contemplazione si entra nel teatro delle Divine Bellezze".

Quando Gesù cominciò la vita pubblica andando per la Palestina a portare il Nuovo annuncio di Amore e Misericordia, non aveva timore nell'affermare la Sua Divinità. Non voleva che lo affermassero gli indemoniati, perché rifiutava di essere riconosciuto come Dio dal padre della menzogna: il diavolo. Ecco cosa Gesù diceva di Sé: “Io sono la Luce del mondo” (Gv 8,12); “Io sono il Buon Pastore” (Gv 10,11); “Io sono la re­surrezione e la Vita” (Gv 11,25); "Il Figlio dà la vita a chi vuole" (Gv 5,21); “Io sono il Pane disceso dal Cielo” (Gv 6,41); “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14,6); "Mi è stato dato ogni potere, in Cielo e in terra" (Mt 28,18); "Prima che Abramo fosse, Io sono" (Gv 8;58); “Il Padre ama il Figlio e Gli ha dato in mano ogni cosa" (Gv 3,35); "Chi crede in Me, anche se muore vivrà" (Gv 11;25); 'Il Figlio da Sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre" (Gv 5,19); "lo conosco il Padre" (Gv 8,55); 'Io vivo per il Padre" (Gv 6,57); 'Io e il Padre siamo una' cosa sola" (Gv 10,30); "Il Padre è in Me e Io nel Padre" (Gv 10,38); "Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo" (Gv 16,28); "Tutto quello che il Padre possiede è Mio" (Gv 16,15); "Se uno Mi serve il Padre lo onorerà" (Gv 12,26); "Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che Lo ha mandato" (Gv 5,23); "Chi Mi ama sarà amato dal Padre Mio e anch'Io lo amerò e Mi manifesterò a lui" (Gv 14;2 1); "Il Padre ama il Figlio" (Gv 5;20); "Tu, Padre sei in Me e Io in Te" (Gv 17,21); "Padre, Tu Mi hai amato prima della creazione del mondo" (Gv 17,24); "La parola che voi ascoltate non è Mia, ma del Padre che Mi ha mandato" (Gv 14, 24); "Io sono la vera Vite e il Padre è il vignaiolo" (Gs; 15,1); "Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati" (Mc 2,5): "Io sono venuto da Dio" (Gv 16,27); "Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio" (Gv 11.27); "Nessuno va al Padre se non attraverso di Me" (Gv 14,6); "Chi ha visto Me ha visto il Padre" (Gv 14,9); "Io sono nel Padre e il Padre è in Me" (Gv 14,11).

Oltre alla rivelazione personale di Gesù, anche molti te­stimoni Lo riconobbero come Messia e Figlio di Dio. "Tu sei veramente il Figlio di Dio" (Mt 14,33); "Che hai Tu in comune con me, Gesù Figlio del Dio Altissimo?" (Mc 5,7); "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16); "Rimasero ammi­rati di Lui" (Mc 12,17); "Davvero Costui era Figlio di Dio" (Mt 27,54); "Erano stupiti del Suo insegnamento, perché insegnava loro come Uno che ha autorità, e non come gli scribi" (Mc 1,22); "Maestro buono" (Mc 10,17); "Ti lapidiamo perchè Tu, che sei Uomo Ti fai Dio" (Gv 10;33); "Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio" (Mc 1,1); "Nessuno aveva più il coroggio di interrogarLo" (Mc 12,34); '"Chi è dunque Costui, che dà ordini ai venti e all'acqua e Gli obbe­discono?" (Mc 8,25): "Tu sei veramente il Figlio di Dio" (Mc 14,33); "Sì, Signore. Io ho creduto che Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, quello che deve venire nel mondo" (Gv 11,27).

Queste sono solo alcune attestazioni dei contemporanei di Gesù, i quali videro i miracoli e ascoltarono gli insegnamenti del Maestro. "Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai Padri per mezzo dei Profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo" (Eb 1,1-2).

Il Sacerdote che vuole conoscere Gesù, deve immergersi nella meditazione della Sua vita. E’ vero che tanti impegni assor­bono il Sacerdote, ma deve vivere nel mondo senza essere del mondo, perché sarebbe anti-evangelico. Gesù ha detto così degli Apostoli e quindi, a tutti i Sacerdoti: "Non sono del mondo, come Io non sono del mondo" (Gv 1.7,11.14). Non essere del mondo significa non avere compromessi col mondo, e solo così si può testimoniare liberamente che GESÙ E’ IL SIGNORE.

La testimonianza sarà più verace se accompagnata dalla vita: dalle opere e dalle parole. Non è assolutamente sufficiente una rapidissima lettura del Vangelo o di altri buoni libri per for­marci nella mente l'immagìne permanente di Gesù. Occorrono ore ed ore, giorni e giorni di meditazione per "convincersi" su chi è realmente Gesù. Parlo di convinzione o di certezza sulle verità su Gesù contenute nel Vangelo, nel Nuovo Testamento, negli scritti dei Padri della Chiesa e dei Santi in questi duemila anni.

"Egli è "l’immagine del Dio invisibile" (Col 1-,15), è l'Uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la somiglian­za con Dio resa deforme sin fin dal primo peccato. Poiché in Gesù la natura umana è stata assunta, senza per questo venire annientata, per ciò stesso essa è stata anche in noi innalzata a una dignità sublime. Con l'Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d'uo­mo, ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria Vergine, Egli Si è,fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi, fuorchè nel peccato". Così la "Lumen Gentiun" (22) del Concilio Vaticano II commenta che Gesù è vero Dio e vero Uomo. Ulteriormente, il Catechismo della Chiesa Cattolica ha riconfermato la Tradizione bimillenaria sulla vera umanità di Gesù Cristo: "Nel tempo stabilito da Dio, il Figlio unigenito del Padre, la Parola eterna, cioè il Verbo e l'Immagine sostanziale del Padre, Si è incarnato senza perdere la natura divina, ha assun­to la natura umana.

Gesù Cristo è vero Dio e vero Uomo, nella unità della Sua Persona divina; per questo motivo è l'Unico Mediatore tra Dio e gli uomini.

Gesù Cristo ha due nature, la divina e l'umana, non con­fuse, ma unite nell'unica Persona del Figlio di Dio.

Cristo, essendo vero Dio e vero Uomo, ha una intelligen­za e una volontà umane, perfettamente armonizzate e sot­tomesse alla Sua intelligenza e alla Sua volontà divina che Egli ha in comune con il Padre e lo Spirito Santo.

L'Incarnazione è quindi il Mistero dell'ammirabile unione della natura divina e della natura umana nell'unica Persona del Verbo" (CCC 479-483).

C'è una frase molto bella, che si trova anche scritta in biglietti ricordo, in cui Gesù dà la risposta a coluro che non Lo pensano e hanno la presunzione di vivere come Angeli. "Mi chiamate la Via e non Mi seguite. Mi chiamate la Luce e non Mi vedete. Mi chiamate Maestro e non Mi ascoltate. Mi chiamate Signore e non Mi servite. Mi chiamate Verità e non Mi credete. Un giorno se non vi riconoscerò non vi meravigliate".

 

CAPITOLO QUINDICESIMO

IL SACERDOTE E LA SANTA MESSA

"Tutte le opere buone unite assieme, non valgono il Santo Sacrificio della Messa, perché quelle sono le opere dell'uomo; mentre la Santa Messa è Opera di Dio". Questo diceva il Santo Curato d'Ars. Perché la Santa Messa è la rinnovazione reale del Sacrificio della morte in Croce di Gesù e per questo trattiene la Giustizia Divina dallo scaricare le punizioni che merita il mondo. La Santa Messa è l'atto di preghiera più gradito a Dio Padre e San Filippo Neri può dire: "Con la preghiera domandiamo a Dio le Grazie, nella Santa Messa Lo costringiamo a darcele". "San Pier Giuliano Eymard sostiene che "la Santa Messa è l'at­to più santo della religione, più glorioso a Dio, più vantaggioso alla nostra anima".

Cosa pensa di Te la gente, quando Ti vede celebrare la Santa Messa distratto, senza devozione e senza amore? Sant'Alfonso Maria dè Liguori Ti dice: "Credo che metteresti più attenzione nella recita di una parte di commedia che non nella celebrazione della Messa. Alcuni addirittura si sbrigano in un quarto d'ora, cosa questa veramente grave; dal momento che in così breve tempo la celebrazione sarà necessariamente strapazzata nelle parole e nel rito, senza devozione e dignità, per non parlare del grave scandalo che si dà ai fedeli. A tal proposito bisognerebbe versare lacrime e lacrime di sangue!".

É proprio vero, i fedeli vedendo con quanta superficialità alcuni Sacerdoti trattano il mistero eucaristico ne perdono anch'essi amore e devozione. Forse, non si è abbastanza meditato sui sublimi frutti che scaturiscono dalla celebrazione o partecipazione ad una Santa Messa? Innanzitutto, ci vuole partecipazione devota, perché i frutti vengono solo se si "vive" la Santa Messa.

In ogni Santa Messa le Grazie che si possono ottenere sono infi­nite, perché la Santa Messa ha un valore infinito.

Nella Santa Messa si riceve il Corpo e il Sangue di Gesù, cioè, chi mangia l'Eucaristia immette in sé il Sangue di Gesù, per cui, si avrà il Sangue di Gesù nelle proprie vene! Quanti Frut­ti per mezzo della Santa Messa!

- Si ha maggiore Spirito Santo, che è lo stesso Spirito di Gesù;

- engono cancellati i peccati veniali;

- si dà alle Anime del Purgatorio immenso sollievo nelle Loro pene;

- Dio elargisce benedizioni particolari;

- si prepara un grado maggiore di Glorie da usufruirne poi in Cielo;

- la tendenza al male diminuisce;

- si ha più forza per vincere le tentazioni;

- si ha superiore capacità a perdonare gli altri;

- si amerà con più slancio;

- viene diminuito l'amor proprio, fonte di ogni cattiveria;

- aumenta l'Amore Divino, l'Amore di Gesù nella propria anima;

- ci si unisce più facilmente a Gesù;

- si ha più Luce Divina che allontana le miserie umane.

Certamente le Grazie saranno più abbondanti, in relazione alla partecipazione interiore del Sacerdote alla Santa Messa. Più è Santo il Sacerdote e più Grazie si ottengono per tutti i fedeli presenti; assenti e coloro che sono lontani. Si, il Sacerdote è Colui che decide se Dio deve elargire immense Grazie, oppure poche.

Il Sacerdote devoto deve imitare ciò che maneggia sul­l'altare, ciò con cui ha a che fare mentre celebrala Santa Messa.

Se il Sacerdote fa l'Eucaristia, Egli è l'Uomo dell'Eucaristia e deve imitare ciò che fa'. Il Sacerdote produce l'Eucaristia, esce da Lui, per cui dalla Sua persona deve uscire soltanto umiltà, pazienza, carità, dolcezza... Non ci può essere dissociazione tra Gesù e il Sacerdote nella Santa Messa. Quindi, pure Tu devi rivivere la Passione e Morte di Gesù nella Santa Messa, anche se misticamente.

Il Sacerdote fa' diventare Gesù Cristo un pezzo di pane, e non deve imitare ciò che tratta? Cioè, deve vivere, assimilare in Sé le virtù proprie dell'Eucaristia: umiltà, dolcezza, obbedienza, pazienza, povertà di Gesù Eucaristico. Dio annienta Se stesso nell'Eucaristia, anzi, Si fa' pezzettino di pane o frammento. E poi, considera la perseveranza di Gesù: da duemila anni resta nell'Eucaristia! Sì, l'Eucaristia è un abisso di umiliazione.

L'Eucaristica occorre adorarLa, perché per mezzo di Essa ci si riempie di dolcezza per donare a tutti dolcezza, e la dolcezza è un atto di carità. Poi, si riceve forza per lottare con­tro il proprio Io, i diavoli e il mondo corrotto.

Il Sacerdote eucaristico sincero e Santo, conosce digiuni e mortificazioni, preghiera lunga e profonda davanti all'Eucaristia; veglie, solitudine e meditazione. Basta leggere la vita del Santo Curato d'Ars per comprendere cosa significhi vita eucaristica.

Il Concilio Vaticano II è molto chiaro quando parla della funzione sacerdotale e della Santa Messa: "Nella Loro qualità di ministri delle cose sante, e soprattutto nel Sacrificio della Messa, i Presbiteri agiscono in modo speciale in Persona di Cristo, il quale Si è offerto come Vittima per santificare gli uomini; sono pertanto invitati a imitare ciò che trattano, nel senso che celebrando il mistero della morte del Signore devono cercare di mortificare le proprie membra dai vizi e dalle concu­piscenze" (PO 111,13c).

Tu, Sacerdote sei nella Santa Messa il vero sacriticatore, ma nell'Ostia consacrata che presenti al Padre, sei solo santifi­catore o anche Vittima unito a Gesù Sacerdote e Vittima? Se poco ami Gesù, questa domanda Ti lascia indifferente, anzi, Ti turba e Ti indispone. "Nessun'altra azione compiuta dai fedeli cristiani è così santa e come quest5o tremendo mistero", dice il Concilio di Trento. E San Tommaso d'Aquino: "Tutti i frutti della Passione del Signore sono racchiusi nella celebrazione di questo mistero". Soprattutto nella Messa "se chiederete qualche cosa al Padre nel Mio Nome egli ve la darà" (Gv 16,23). "Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo, nostro Agnello pasquale, è stato immolato, viene celebrato sull'altare, si rinnova l'opera della nostra redenzione", afferma il Vaticano II (LG 1,3).

I Sacerdoti "esercitano la Loro sacra funzione soprattutto nel culto eucaristico o sinassi; dove, agendo in Persona di "Cristo e proclamando il Suo mistero uniscono i voti dei fedeli al sacrificio del Loro Capo; e nel sacrificio della Messa ren­dono presente e applicano fino alla venuta del Signore 1'unico sacrificio della nuova alleanza, cioè il sacrificio di Cristo che Si offrì al Padre una volta per sempre quale Vittima Immacolata" (LG 28).

Non appena il Sacerdote pronuncia le parole della con­sacrazione Gesù Si rende presente sull'altare, senza considerare se il Sacerdote è buono o cattivo. Gesù non guarda il Sacerdote ma obbedisce alle parole della consacrazione senza guardare l'apparenza. Sacerdote sacrilego, imperfetto o indecoroso, Gesù lo stesso obbedisce; ed è il Figlio di Dio che obbedisce a un figlio di uomo. L'obbedienza di Gesù nell'Eucaristia è stupe­facente, strabiliante. Anche il Sacerdote deve essere obbediente fino alla morte del proprio Io, Come Gesù.

Ci sono fedeli che provano indignazione nel vedere lo strapazzo con cui alcuni Sacerdoti ordinariamente celebrano l'Eucaristia! L'irriverenza di un Sacerdote quando celebra la Santa Messa genera disorientamento e scandalo nei presen­ti. E San Giovanni d'Avila dice: "Quale gran conto dovrà rendere a Dio questo Sacerdote per questa sola Messa celebrata!".

Mentre, una Messa celebrata con devozione infonde devozione anche negli altri.

"La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assi­stano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, mediante una comprensione piena dei riti e delle preghiere, partecipino all'azione sacra consapevolmente, pienamente e attivamente; siano istruiti nella Parola di Dio; si nutrano alla mensa del Corpo del Signore; rendano grazie a Dio; offrendo l'Ostia immacolata, non soltanto per le mani del Sacerdote, ma insieme con Lui, imparino ad offrire se stessi, e di giorno in giorno, per mezzo di Cristo Mediatore", precisa ancora il Vaticano II (SC 11,48).

Solo con la Santa Messa possiamo rendere conveniente­mente grazie a Dio dei Suoi doni, per questo Sant'Ireneo scrive: "A questo fine è stato istituito il Sacrificio della Messa, perché noi rendessimo grazie a Dio". Non c'è altra preghiera per ren­dere adeguatamente grazie alla Santissima Trinità, per i benefi­ci che riversa sull'umanità.

Tu, Sacerdote, nella Santa Messa offri al Padre: il Corpo di Suo Figlio morto in croce; lacerato, con mani e piedi spaccati, avvolto dal Suo Preziosissimo Sangue. Ti pare poco tutto questo? Ah, se si comprendesse un poco cosa significhi offrire a Dio Padre il Figlio morto in croce in ogni Santa Messa! Sacerdote, Tu sai che la Santa Messa è lo stesso Sacrificio del Calvario. Nella Santa Messa Cristo viene offerto da Te sull'Altare, in memoria e rinnovazione del Sacrificio del Calvario. Ogni giorno celebrando la Santa Messa, Tu rinnovi la Passione e Morte di Gesù sulla Croce. La Santa Messa non è solo memoria del Sacrificio della Croce, ma è lo stesso Sacrificio della Croce; identico l'Offerente, identica la Vittima, cioè, Gesù, Dio Incarnato: "Si tratta, infatti, di una sola e iden­tica Vittima... Diverso è solo il modo di offrirsi".

"La celebrazione della Messa - scrive G. Herolt - vale tanto quanto la Morte di Cristo in Croce". Rifletti dunque, Sacerdote, che la Vittima che vai a sacrificare nella Santa Messa è lo stesso Cristo Signore che ha dato la Sua vita per Te.

Non Ti commuovi nel pensare alle scene in cui Gesù è stato tradito da un amico, abbandonato da coloro di cui si fida­va, legato come delinquente, incatenato, messo in carcere, fla­gellato, sputato, insultato; coronato di spine, esposto al disprez­zo di tutti, considerato per Uomo da nulla e senza dignità e alla fine crocifisso? Ebbene, nella Santa Messa davanti a Dio Padre si ripresentano le stesse scene della Passione e Morte di Gesù. In ogni Santa Messa Gesù soffre, è inchiodato alla croce e muore misticamente, e Dio Padre concede - come duemila anni fa il perdono - infinite Grazie. Chi, in questa vita, potrà com­prendere il valore di una sola Santa Messa? Ma di più: chi ama ancora celebrare con profonda devozione e raccoglimento la Santa Messa?

Riguardo la preparazione e il ringraziamento alla Messa, continua Sant'Alfonso: "Che Messa devota potrà celebrare quel Sacerdote che lo fa' senza prepararsi, passando diretta­mente da faccende e discorsi profani all'altare, senza un mi­nimo di concentrazione? Dovrebbe fare orazione mentale per prepararsi meno indegnamente a questo Santo Sacrificio. E poi, che pena vedere tanti Sacerdoti, terminata la Messa, mettersi a chiacchierare di cose inutili! Eppure, come insegnano molti dottori autori, perdurando le Specie sacramentali, tanti più frutti spirituali si possono ottenere, quanto più sono gli atti con cui ci si dispone a riceverli. Ogni Sacerdote dovrebbe dedicare almeno mezz'ora al ringraziamento dopo la Messa".

San Francesco d'Assisi Si ritenne indegno di accedere al sacerdozio e non volle essere ordinato, ma richiamava forte­mente i Sacerdoti al distacco dai beni di questo mondo: "Considerate, Sacerdoti, la Vostra dignità! Come il Signore Vi onorò più di tutti, affidandoVi la celebrazione dei Santi Misteri, così anche Voi amatelo e onoratelo. Grave colpa sarebbe la Vostra se, nel momento in cui stringete tra le mani il Cristo, pensaste ad altro".

Sacerdote, ancora Gesù Ti ripete con dolcezza: "Pasci le Mie pecorelle" (Gv 21,16). Sì, aiuta Gesù a portare nel Suo Ovile tante pecorelle smarrite, perdute dietro la materia e dis­tratte su ciò che riguarda il fine della vita: il Paradiso.

Impegnati seriamente perchè veramente nel Tuo petto batta sempre e solo il Cuore di Gesù, quel Cuore che è mite ed umile, perchè continuamente ama.

 

CAPITOLO SEDICESIMO

CONDIZIONI PER SEGUIRE GESU’ CRISTO

Gesù, il Maestro, da’ chiare indicazioni per essere Suoi discepoli; "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la propria croce ogni giorno e Mi segua" (Lc 9,23); "Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che hai e dàllo ai poveri, e avrai un tesoro in Cielo: poi vieni e seguimi" (Mt 19,21): "Chi ama il padre o la madre più di Me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di Me, non è degno di Me; chi non prende la sua croce dietro a me, non è degno di Me" (Mt 10,37-35); "Seguimi, e lascia che i morti seppel­liscano i morti" (Mt 8,22).

Sono parole molto forti per i Sacerdoti, ma d'altronde, Gesù Li chiama ad una sequela totale. Non si può seguine Gesù solo nei ritagli di tempo, in quanto Egli chiede ai Sacerdoti com­pleta corrispondenza ai Suoi inviti. Non Si accontenta del vago pensiero giornaliero, no. chiede di vivere in unione con Lui per tutta la giornata. Queste richieste Gesù le prospetta a tutti, ma ai Sacerdoti cosa chiede in più? Chiede Tutto! Il Sacerdote non può essere diverso da ciò che la Sua missione richiede, altri­menti, farebbe il Sacerdote nel tempo libero, come se fosse un lavoro qualsiasi o addirittura un mestiere.

Gesù al Sacerdote ha dato tutto Se stesso, non è giusto che il Sacerdote dia Se stesso a Gesù? Diventare Sacerdote per amore di Gesù, significa cercare di identificarsi con Gesù. Quindi, basta prendere il Vangelo, leggerlo e rileggerlo, meditarlo e meditarlo ancora per avere una visione chiara ed inequivocabile della figura di Gesù. Non ci possono essere com­promessi con Gesù: o si accetta tutto o si perde tutto.

La mediocrità non ha mai dato gioia al Signore, perché se ogni Sacerdote vuole, può diventare una lucerna che illumina le tenebre. É la mancanza di profonda conoscenza di Gesù, che impedisce a tantissimi Sacerdoti di imitare Gesù. Ma se Egli è il Modello dei Sacerdoti, non è doveroso e necessario approfondire di continuo ciò che Egli ha detto e ha fatto?

Per seguire Gesù occorre rinunciare ai familiari, parenti ed amici. "Se uno viene a Me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino: la propria vita, non può essere Mio discepolo" (Lc 14,26). Egli lo ha detto, che non si può mettere nessuno prima di Lui. Infatti, il vero amore si misura con la rinuncia. La rinuncia costa e si pratica la rinuncia solo se c'è amore. È impensabile amare contemporaneamente Dio e il mondo, perché il mondo ama ciò che Dio proibisce e Dio insegna ciò che il mondo disprezza. Non si possono servire due padroni, specialmente quando insegnano due dottrine opposte: o segui l'uno o l'altro. Non Ti pare?

Di certo, quanto più uno si allontana da ciò che veniva attirato per i sensi, più viene-attratto e trasformato dallo Spirito di Dio. E quale meraviglia compie Dio nell'anima che con fortezza si distacca dal mondo per seguirLo nell'abbandono totale? E il distacco dai legami carnali comportala formazione di una nuova famiglia spirituale, gradita a Dio e dalla Sua Grazia sostenuta.

La castità nel Sacerdote deve rifulgere come la luce si irra­dia dal sole. Gesù, la castità personificata, ha detto chiaramente e perentoriamente ai Suoi rappresentanti, ai Sacerdoti: "Vi sono eunuchi, che si sono fatti eunuchi per il Regno dei Cieli. Chi vuol capire, capisca" (Mt 19,12).

"Il legame che il celibato ha con l'ordinazione sacra, con­figura il Sacerdote a Gesù Cristo Capo e Sposa della Chiesa. La Chiesa, come Sposa di Gesù Cristo; vuole essere amata dal Sacerdote nel modo totale ed esclusivo con cui Gesù Cristo Capo e Sposo l'ha amata. Il celibato sacerdotale, allora, è dono di sé in e con Cristo alla Sua Chiesa ed esprime il servizio del Sacerdote alla Chiesa in e con il Signore", spiega la "Pastores dabo vobis" (29):

Il Sacerdote che vuol seguire Gesù da vicino, anzi, che vuol essere una cosa sola con Lui, deve amare la croce. Non tanto accettare o portare, ma anche amare la croce. Se ci si accontenta di un'unione debole o essenziale - quanto basta - con Gesù, allora già è cosa buona portare la croce. Ma se il Sacerdote contempla quella croce eretta sul Calvario e Si con­vince che solo per mezzo di essa si salvano le anime, allora si amerà e bacerà la propria croce. Quando si ama la croce, più niente fa' paura, anzi, tutte le contrarietà servono per ottenere Grazie e conversioni. Quante croci allora arriveranno?

Quante ne può portare quella spalla. Calunnie, contrad­dizioni, invidie e condanne, sofferenze dagli amici, persecuzioni dal mondo, incomprensioni dai Superiori, patimenti da tante parti; ma tutto concorre alla Tua purificazione, o Sacerdote, e ad ottenere incalcolabili Grazie.

Gesù propone la croce, non la impone. Certo, la indica come condizione per essere fortemente uniti a Lui, anzi, trasfor­mati in Lui. Ma un Sacerdote che non ama la croce è come un'ape che non cerca il nettare dei fiori... come un pesce che rifiuta l'acqua…

La chiamata di Gesù è radicale, coinvolge tutta la Persona del Sacerdote, e niente potrà tenere di Sé senza che non sia donato e vissuto per Gesù. Il Maestro divino ai Sacerdoti pro­pone un programma di donazione assoluta e incondizionata; un programma di coraggio, per rimanere forti e sereni di fronte alle incomprensioni del mondo. "Sarete odiati da tutti a causa del Mio Nome. Non abbiate paura di loro. Non vi spaventate inoltre per quelli che possono uccidere il corpo, ma non possono uccidere l'anima" (Mt 10;22:26.28): Gesù quando chiama gli Apostoli, indica immediatamente che devono lasciare i pesci ed utilizzare da quel momento le reti solo per essere pescatori di uomini. I primi, Apostoli erano pescatori di pesci, e qualcuno amava molto pescare, ma Gesù confermò: "Sarai pescatore di uomini" (Lc 5;10). Gli Apostoli pensavano di essere maestri nella pesca, ma Gesù per far comprendere che solo per mezzo Suo si compie un'opera buona o una buona pesca, Li sorpren­deva clamorosamente; dando sempre le giuste indicazioni per fare una sontuosa pesca, nonostante alcune ore prima non ave­vano pescato niente: "Gettale la rete dalla parte destra dalla barca e ne troverete" (Gv "1,6);"Prendi il largo e insieme ai Tuoi compagni getta le reti per la pesca" (Lc 5.4).

Gesù chiede al Sacerdote di essere seguito come il Cristo di Dio: "Se uno vuol venire dietro a Me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e Mi segua" (Mt 16,24). Gesù caininina avanti, Lui ha tracciato il percorso col Suo Sangue, per rendere facile il cammino dei Suoi Apostoli.

Seguire ed essere di Gesù, significa lasciare tutto, seguirLo con docilità ed umiltà perché Egli è la vera Luce che illumina ciò che non ha più luce, come avvenne per Bartimeo il cieco: “Tu cosa vuoi che ti faccia?”. Gli rispose il cieco: "Signore, che io veda!". Allora Gesù gli disse: "Và, la tua Fede ti ha salvato!" subito egli ci vide e si mise a seguirlo per la via (Mc 10,51-5 21).

Si, la via di Gesù è intrisa di umiltà e di servizio: "Se uno vuole essere il primo; sia ultimo e il servo di tutti" (Mc 9,35); "Chi è il maggiore fra voi, sarà vostro servitore" (Mt 23,11); "Chi si esalterà sarà umiliato, e chi si umilierà sarà esaltato" (Mt 23,12); "Colui che è il più piccolo tra voi, questi è il più grande” (Lc 9,48). Ma non basta avere questi sentimenti di piccolezza, bisogna che ci si convinca essere solo Grazia di Gesù la buona riuscita di un’opera e, “quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”. (Mc 17,10)

L’umiltà deve dare vita alla spiritualità del Sacerdote, come il sangue dà vita alla persona. L’orgoglio è la radice di tutti i mali. Ogni peccato è egoismo, ma nella sua radice si è manifestato con l’orgoglio. “Odiosa agli occhi del Signore è la superbia. Perché mai si insuperbisce l’uomo che è terra e cenere? Principio della superbia umana è allontanarsi dal Signore, tenere il cuore lontano da chi lo ha creato”. (Sir 10,7.9.12)

La via di Gesù è via che vuole andare incontro a tante strade che conducono altrove, ma Gesù attende tutti e rimane apert a tutti: “Chi non è contro di voi, è con voi” (Lc 9,50). Seguire Lui comporta la rinuncia al proprio egoismo, all’orgoglio, anzi, bisogna essere come bambini perché “ di quelli como loro è il Regno di Dio” (Mc 10,14).

Altra condizione è quella di rinunciare alle ricchezze. Il Sacerdote di Gesù deve accontentarsi di quello che ha, se ha poco. Se invece possiede più di ciò che la Sua configurazione a Cristo indica, non è una contraddizione? "Tu, vendi tutto quel­lo che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel Cielo; poi vieni e seguimi" (Mc 10,21). Oggi, purtroppo, si vuole seguire Gesù, ma non quel Gesù del Vangelo - quello storico -, bensì un altro che è più, inventato dai "sapienti" del mondo per soddisfare i pia­ceri carnali, per mettere a tacere la propria coscienza non più pulita.

Ogni uomo nasce, vive e muore, per cui lascerà ogni cosa, anche le ossa nella bara, seppellita al cimitero. Anche il Sacerdote lascerà ogni cosa, ma Lui non doveva possedere tutte quelle cose! Perché Egli ha scelto di seguire Gesù povero. Qui sta lo scandalo di cui i fedeli non hanno colpe. Fa' più scanda­lo un Sacerdote che possiede più del necessario per vivere, che quel ladro che ruba tutto quello che può rubare. È la mentalità della gente: prova a cambiarla!

La povertà Gesù l'ha talmente amata, da farne la Sua fedele compagna. "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli" (Mt 5,3). Da Betlemme al Calvario c'è in mezzo una vita poverissima, fatta di rinunce, sacrifici ed illimitata pazienza. Avere il cuore distaccato da tutto è possibile se si ha pazienza con se stesso. Se si ha il dominio della propria persona. La vera virtù che abbraccia tutte le altre virtù è la pazienza, e da questa virtù si riconosce il Santo. Un Sacerdote senza pazienza, non è discepolo di Cristo.

Per questo si insiste ancora sulla necessità di seguire da vicino Gesù. Seguire Gesù significa fare quello che ha fatto Lui, essere come Lui, vivere come è vissuto Lui, pregare e cercare il Padre come Lui, donare amore ed esprimere dolcezza come Lui, avere abbondante pazienza con tutti come Lui, essere umili ed amare il nascondimento come Lui, accettare ed amare la croce come Lui, essere Uomo di preghiera come Lui Gesù pregava sempre, anzi, godeva ininterrottamente della visione beatifica.

Prima di compiere un'azione importante rimaneva tutta la notte in preghiera:

Questo è il Sacerdote eterno: Gesù, l'Uomo-Dio.

 

CAPITOLO DICIASSETTESIMO

IL SACERDOTE E L’INFERNO

Le persone sono oggi molto confuse, anche perché non pensano e nessuno fa pensare loro, che morire senza la Grazia di Dio significa andare all’inferno. Già, l’inferno esiste ancora… Eppure, non se ne parla quasi più! Come mai oggi diversi teologi e Sacerdoti negano l’inferno? Di certo, nella Bibbia se ne parla quasi settanta volte! Forse, per crederci bisogana prima andarci? No, nessuno deve andarci.

Se fosse possibile ad un Sacerdote finito all’inferno ritornare per sette giorni sulla terra, secondo Te, cosa farebbe? Ti assicuro che romarrebbe per sette giorni e sette notti in preghioera, celebrerebbe la Santa Messa con una devozione che non ha mai avuto prima, tale da meravigliare gli Angeli, resterebbe tutto il tempo davanti al Tabernacolo asd adorare l’Eucaristia e a chiedere perdono di tutte le malefatte commesse. Si confesserebbe ogni giorno, chiederebbe aiuto alla Mediatrice di tutte le Geazie e Madre di Dio, reciterebbe tantissime Corone del Rosario, digiunerebbe per tutti i sette giorni. Farebbe questo per ottenere perdono da Dio, dopo aver provato i rigori dell’inferno; dopo essere stato lì, dove c’è pianto e stridore di denti; dove c’è disperazione dolore. E tutto questo sarà per l’eternita!

Per un eccesso di Misericordia, Dio ha permesso ad un sacerdote dannato (che si trova nell’inferno) di rivelare la sua condizione ad una persona (per questo si conosce il nome del Prete e dove è vissuto).

“Perché non sono stato Prete secondo la vomotà di Dio, di LUI LASSU’ (gesto verso l’alto)? Perché non ho corrisposto alla Sua Grazia? Ho peccato dando il cattivo esempio.

Non ho (respiro faticoso) impartito un buon insegnamen­to religioso… Sono stato condannato perchè ero troppo tiepi­do... Ho pregato poco e troppo poco ho corrisposto alle Grazia... Più d'una volta ho voluto ritornare indietro e combattere i miei difètti, ma non vi riuscivo più, perchè pregavo trop­po poco... Mi sono inoltrato sempre più nella via larga e ho abbandonato la via della virtù... Ma voi avete adesso Preti che sono come me e non corrispondono più allo Grazia, e quanto loro accadrà se non si convertono, non accolgono totalmente lo Spirito Santo e non Lo lasciano agire; non sarà meglio di qual­lo è accaduto a me... Sono molto infelice nell'inferno...

Vorrei non essere mai vissuto. Soprattutto vorrei, se dovessi vivere, potere ritornare indietro e poter far meglio. Come vorrei far meglio! Come vorrei restare in ginocchio giorno e notte, pregando LUI LASSU’ (gesto verso l'alto) e chiedere perdono; chiamerei in aiuto tutti gli Angeli e tutti i Santi per non seguire di nuovo la via della perdizione. Ma (con voce forte), io, io (lamenti) NON POSSO PIÙ RITORNARE INDIE­TRO... NON POSSO PIÙ RITORNARE INDIETRO. (gridando con voce sconvolgente) SONO DANNATO. I Preti noti sanno che vuol dire essere dannato. Essi (con disperazione) non sanno ciò che è l'inferno!

CRISTO HA SOFFERTO MOLTO LA FAME, PIÙ DI QUANTO SI PENSA. La Sacra Famiglia e gli Apostoli hanno sofferto molto la fame e digiunato, altrimenti non avrebbero ricevuto le Grazie che sono state Loro concesse. Certo Cristo aveva già in Sè tutta la pienezza della Grazia; non aveva più bisogno della Grazia. Egli era la Grazia e la Luce in Persona. Ma doveva, dare l'e­sempio agli Apostoli e a tutta l'umanità, in particolare (con foce forte) ai Preti, Vescovi, Superiori, Cardinali e al Papa. Egli ha dato l'esempio nel grado più completo, il migliore e il più perfetto, ma a che cosa è servito? Cristo ha dato l'esempio della povertà, della povertà e della virtù. LUI LASSÙ (gesto verso l'al­to) vuole che si pratichi l'imitazione di Cristo (con voce forte) e quanto è praticato oggi è tutt'altra cosa dell'imitazione. E' lo sfarzo, la bella vita e il lusso fino al peccato.

Quando qualcuno non ha mai veramente bene, perfetta­mente seguita la via di Cristo con la Sua povertà e la Sua virtù, la via della preghiera; della Croce, della rinuncia, del sacrifi­cio, della virtù, quando omette solo una di queste cose o la trascura totalmente, noi cerchiamo allora di prenderlo da quel punto... Un Prete è in pericolo più di un laico di essere sedotto da noi giù (dall'inferno)… All'inizio ho esercitato ancora abba­stanza bene il mio ministero, ma poi, poi, a un tratto trovavo ciò troppo monotono. Ho cominciato a trascurare la preghiera del Breviario, e questa sospensione della preghiera del Breviario mi fu fatale. Quando smisi di recitarlo, caddi a poco a poco nel peccato, poi in quello d'impurità, e ho ovviamente smesso di dire la mia Messa con raccoglimento, già non ero in stato di Grazia.

La Bibbia, e tutto ciò che vi si trova, era per me un rim­provero... Come vogliono certi Preti ridare al mondo ciò che essi stessi non vivono più? Come vogliono ridare al mondo ciò che essi stessi non hanno più, ciò che non è nel più intimo di Loro stessi? Dovrebbero mentire (lamenti). Se tutti i Preti attuali, come lo dovrebbero, dessero ancora l'esempio della virtù alla gioventù e al mondo, avreste un mondo mille volte migliore di quello che avete. Se la sua condotta sacerdotale non vi è conforme, un Prete vive nel peccato, non celebrerà la Santa Messa con profondità e pietà. Egli arriverà fino a provare ripugnanza per la Messa, fino a preferire che Essa non esista... Guai (con voce seria), guai ai Preti che non dicono ciò che dovrebbero dire, che non vivono più ciò che dovrebbero vivere e insegnano ai fedeli a seguire false vie... Se solo fossi vissuto meglio! Se avessi praticato la virtù! Se solo avessi pre­gato di più! Se solo avessi fatto penitenza! Se solo avessi cer­cato di amarLo, LUI LASSÙ! Se solo avessi detto: «Io Ti seguo in croce. Dammi croci per le mie pecore, per quanto posso sop­portarle, affînchè Ti segua». Si dovrebbe gridare dall'alto del pulpito. «Laici, sacrificatevi per tale e talaltra anima, perché è in pericolo di peccare. Pregate per lei, accendete candele benedette...

Le anime cadono oggi nell'inferno come fiocchi di neve perchè manca loro l'esempio di tanti Preti...

Molti Preti non predicano più in profondità, non vanno più a fondo nelle cose, solo perchè sarebbe un rimprovero per Loro stessi, poichè dovrebbero allora cominciare da Loro stes­si, che non lo vogliono e credono di non poterlo fare.

Come vivrei diversamente se potessi ritornare! Come mi trascinerei sulle ginocchia, giorno e notte, come pregherei LUI LASSÙ (gesto verso l'alto) per il mio gregge! Nulla sarebbe trop­po per me, anche se fossi martirizzato per questa ragione, mar­tirizzato più di una volta; anche se dovessi morire martire Lo farei (piangendo di disperazione)... lo farei volentieri se lo potessi ancora! I Preti dovrebbero usare molto di più sul pulpi­to le gesta e le parole decise, perchè vi è realmente la giustizia e l'eternità (a voce forte) ed ESISTE L' INFERNO. Ma molti non lo fanno più perchè essi stessi non credono più all'inferno, e neanche al Cielo in tutta la sua profondità e la sua verità. Se credessero ancora, come potrebbero sviare migliaia di uomini che dovrebbero invece essere condotti verso lassù? Per molti, devo dirlo, anche se molti non lo credono, per molti, giù (nel­l'inferno) è preparato fin d'ora (grida, pianto d'immensa disperazione) il posto verso il quale vanno... Questo vale altrettanto per i Vescovi, i Cardinali e i laici. Se vedessero, se vedessero solo il centesimo di questo tremendo caos verso il quale vanno, direbbero mille e mille volte «mea culpa», si afferrerebbero per il bavero e da se stessi estirperebbero il verme che rode la loro anima corrosa.

E per finire devo dire: il sesto Comandamento e il lusso costi­tuiscono oggi la disgrazia di molti Preti (con voce disperata, piangendo). Se vedessero come è spaventosamente tragico! Farebbero tutto... si sacrificherebbero fino all'ultima fibra, si ricrederebbero e farebbero tutto il possibile. Ricomincerebbero tutto, aspirerebbero a un nuovo inizio nella perfezione e supplicherebbero tutti gli Angeli, la potenza di tutti i Santi Angeli affinché ottengano Loro di convertirsi, PERCHÉ IL REGNO DELLA MORTE E DELLE TENEBRE È VICINISSIMO! II SUO VERME NON Sl ESTINGUE MAI E IL SUO TRAGICO E TREMENDO TORMENTO DURA ETERNAMENTE (Con disperazione), DURA ETERNAMENTE!" (1).

(1) Un prete dannato mette in guardia contro l’inferno. Ed Segno Udine.

 

Sacerdote, Tu sei ancora su questa terra e Ti aspetta un Giudizio, in cui dovrai rispondere della Tua vita: ciò elle hai fatto, come lo hai fatto, cosa non hai fatto e che eri tenuto a fare. Dovrai rispondere di tutto e non pensare come, qualche Sacerdote sognatore, il quale, per mettere a tacere la Sua cattiva condotta parla di un Dio che perdona tutto con molta facilità, perchè è Misericordia. Si, è Misericordia, ma quando c'è da fare i conti, diventa Giustizia. Ed è Uno che sa fare bene i conti...

A La Salette già nel 1846 la Madonna levava alto il Suo dolore: "Melania... i Sacerdoti, i Ministri di Mio Figlio, i Sacerdoti con la Loro vita cattiva, con le Loro irriverenze e le Loro empietà nel celebrare i Santi Misteri, l'amore per gli onori ed i piaceri. Sì, certi Preti provocano la vendetta... Ci sono Preti e persone consacrate a Dio che con la Loro infedeltà e la Loro vita cattiva crocifiggono di nuovo Mio Figlio!..."

Sacerdote, Tu predichi il Signore, ma il Signore Ti avverte: "Non chi dice Signore, Signore, entrerà nel Regno dei Cieli, ma chi fa' la Volontà del Padre Mio" (Mt 7,21). In ogni casa che entri, si possano ripetere le parole di Gesù: "Oggi la salvezza è veramente entrata in questa casa" (Lc 19,9).

Dalla Tua bocca, Sacerdote, possano sempre uscire con sincerità e umiltà queste parole, verso Colui che Ti aveva affida­to tante anime: "Padre... ho fatto conoscere il Tuo Nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano Tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la Tua parola. Io prego per loro... perché sono Tuoi" (Gv 17, 5-6.9). Sacerdote, Tu sei grande, ma diventi piccolo se non sei unito a Gesù.

Ribadisco che se vivi intimamente unito a Gesù, questo libro non era diretto a Te, ma ricordati che sei sempre chiamato a diventare Santo.

E a pregare ogni giorno per me, soprattutto nella Santa Messa, perchè sono Tuo fratello Sacerdote e grande peccatore.

 

 

PREGHIERA

O Gesù, annientato nell’Eucarestia per essere il focolare, d'amore della Chiesa Cattolica e forza delle anime, noi ti offriarno le nostre preghiere, le nostre azioni, le nostre sofferenze per i nostri sacerdoti e perché si estenda ogni giorno di più il Regno del Tuo Sacro Cuore.

Spirito Santo,

che susciti Apostoli e operai

in mezzo al tuo popolo,

accendi in noi il fuoco del Tuo Amore

e fà che per mezzo nostro

si sprigioni su tutta la terra.

Donaci il gusto della preghiera

e il desiderio di farla conoscere e amare.

Manda anime generose

che sappiano annunziare con la loro vita

la gioia dell'incontro con il Padre

in Cristo Gesù nostro Signore.

 

PREGHIERA PER SANTIFICAZIONE DEL CLERO

O Dio, che per la gloria della Tua Maestà e per la salute del genere umano hai costituito il Tuo Unigenito Sommo ed eterno Sacerdote, concedi che quelli che Egli elesse ministri e dispen­satori dei Suoi Ministeri si trovino fedeli nel compiere il miní­stero ricevuto. Per Cristo Nostro Signore.

 

PER LA SANTA CHIESA E PER I SACERDOTE

O Gesù mio, ti prego per la Chiesa intera; concedile l'Amore e la luce del Tuo Spirito, rendi efficaci le parole dei Sacerdoti, affinché spezzino anche i cuori più induriti e li facciano ritornare a Te, o Signore.

Signore; dacci Sacerdoti Santi e Tu stesso conservali nella sere­nità. Fà che la potenza della Tua Misericordia li accompagni dovunque e li custodisca contro le insidie che il demonio non cessa di tendere all'anima di ogni Sacerdote. La potenza della Tua Misericordia, o Signore, distrugga tutto ciò che potrebbe offuscare la Santità del Sacerdote, perché Tu sei onnipotente.

Ti chiedo, Gesù, di benedire con una luce speciale i Sacerdoti dai quali mi confesserò nella mia vita. Arrien.

 

FREGHIERA PER IL PARROCO

O Gesù, pastore eterno delle anime, che ti sei degnato di affidare una porzione del Tuo gregge al nostro parroco, ti preghiamo di illuminarlo, confortarlo, guidarlo nel compimento della sua ardua missione. Da parte nostra Ti promettiamo di venerarlo come Tuo rappresentante, di obbedirgli come capo della nostra spirituale famiglia, di aiutarlo nelle opere di zelo e di apostolato.

 

PREGHIAMO PER I SACERDOTI

Abbiamo bisogno di preti, Signore, ma di preti fatti sul Tuo stampo, non vogliamo sgorbi, non vogliamo "occasionali", ma preti autentici, che ci trasmettano Te senza termini, senza ristrettezze, senza paure.

Vogliamo preti "a tempo pieno", che consacrino ostie, ma soprattutto anime, trasformandole in Te; preti che parlino con la vita, più che con la parola e gli scritti; preti che spendano il loro Sacerdozio anziché studiare di salvaguardarne la dignità.

Sai bene, Signore, che l'uomo della strada non è molto cambiato da quello dei tuoi tempi; ha ancora fame; ha ancora sete; fame e sete di Te, che solo Tu puoi appagare. Allora donaci preti stra­colmi di Te, come un Curato d'Ars, preti che sappiano irradiar­ti; preti che ci diano Te.

Di questo, solo di questo noi abbiamo bisogno.

Perdona la mia impertinenza: tieniti i preti dotti, tieniti i preti specializzati, i preti eloquenti, i preti che san fare schemi, inchieste, rilievi. A noi, Signore, bastano i preti dal cuore aperto, dalle mani forate, dallo sguardo limpido. Cerchiamo preti che sappiano pregare più che organizzare, preti che sappiano parlare con Te, perché quando un prete prega, il popolo è sicuro. Oggi si fanno inchieste, si fanno sondaggi su come sarà, su come la gente vuole il prete. Non ho mai risposto a queste inchieste, ma a Te, Signore, posso e voglio dirlo: il prete io lo voglio impastato di preghiera.

Donaci, o Signore, preti dalle ginocchia robuste, che sappiano sostare davanti a Te, preti che sappiano adorare, impetrare, espiare; preti che non abbiano altro recapito che il Tuo Tabernacolo. E dimenticavo: rendici degni di avere tali preti.

 

SACERDOTI D1 DIO

Sentite la gioia di essere Sacerdoti, benedite il Signore, siate messaggeri del Vangelo, dateci Gesù, parlateci di Gesù, insegna­teci a pregare, insegnateci a meditare, dateci l'esempio della Preghiera, dateci i Sacramenti sorgenti di Grazia, i classici ritiri spirituali, ricchi di adorazione e di silenzio.

Il popolo di Dio non vi vuole politici o sociologi, vi vuole Santi vi vuole plasmatori di coscienze a servizio dell'altare; a servizio delle anime, a servizio di tutti; così vuole anche voi, religiosi e religiose, missionari e missionarie, anime consacrate.

Queste preghiere sono estratte dal libro: "Preghiamo per i Sacerdoti", di Don Giuliano Guarducci.