RINNOVIAMO LA FIAMMA EUCARISTICA

"Gesù, levatosi in piedi esclamò ad alta voce: «Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgor­gheranno dal suo seno». (Gv 7, 37 - 38)

 

Introduzione

LE DUE COLONNE CHE SALVANO LA CHIESA: L'EUCARESTIA E L'IMMACOLATA

È noto il sogno di Don Bosco: nel mare tempestoso, un grande Nave e la sua flotta (la Chiesa) sono attaccate da navi nemiche che tentano di affondarle. Tra le onde si alzano due colonne: su una è l'Immacolata, sull'altra un'Ostia.

La flotta nemica riesce ad uccidere l'ammiraglio della gran­de nave (il Papa). È un momento di grande sgomento; ma il suo successore, superando tutti gli ostacoli, porta la Nave tra le due colonne e la fissa ad esse; così fanno i piloti delle navi fedeli al Papa. I nemici, scompigliati, si danno alla fuga. Torna la calma.

Spiega Don Bosco: «Si preparano tempi tristissimi per la Chiesa. Quello che fu sino ad oggi è quasi un nulla a confronto di quello che deve accadere. I nemici della Chiesa sono raffigu­rati nelle navi che tentano di affondare, senza riuscirvi, la Nave principale. Due mezzi ci sono per salvarci da tanta rovina: la devozione a Maria SS.ma e la devozione all'Eucaristia».

Le due grandi devozioni, eucaristica e mariana, sono state prese di mira dal diavolo, in questi ultimi decenni:

«La Madonna è stata emarginata. Si è sentito parlare sem­pre di meno di Lei. La si è considerata, da alcuni, come qualco­sa di sovrappiù nei nostri rapporti con Dio e con i fratelli. Da qualche parte si è tentato di scoraggiare il ricorso spontaneo delle anime semplici alla Mamma del cielo. Di svuotare di con­tenuto i legami di devozione e di pietà verso la Madre di Dio» (Farano).

Lo stesso vento gelido del nord ha soffiato sulla devozione eucaristica. Teorie insidiose, miranti a distruggere la verità della reale presenza del Cuore di Gesù nel tabernacolo, hanno affievolito il sacro fuoco dell'amore all'Eucaristia, riducendo sovente la pratica eucaristica ad un atto esteriore, non sentito, privo d'impegno per la vita morale.

Il Santo Padre, Paolo VI, ha fortemente denunciato questi travisamenti. Egli ci ha, senza sosta, invitati a stare «sotto il segno, sotto il manto di Maria, per essere sotto l'effusione della salvezza di Cristo».

E nella Lettera Enciclica «MYSTERIUM FIDEI», di cui si riportano in queste pagine i paterni insegnamenti, ci ammoni­sce di guardarci dalla confusione di idee sorte intorno all'Eucaristia e ci esorta a restare saldi nella fede e nell'amore eucaristici.

N. B. Ristampiamo questo Libretto considerando l'importanza fondamentale e l'urgenza di richiamarci ad una fede integra nell'Eucaristia, come accoratamente ce la propone il grande Papa Paolo VI, nella sua Lettera Enciclica “MYSTERIUM FIDEI” (1965). La zizzania seminata e coltivata dal “nemico” (cfr. Mt 13, 24 ss) continua ad ostacolare la crescita del buon grano seminato dal Padrone del campo.

L'Immacolata la cui missione è distruggere, sradicare, annientare l'opera del maligno; piantare, innaffiare, coltivare l'opera di Cristo (cfr. D Segreto di Maria, n. 68), sarà Lei a darci per Gesù Eucaristico quella fede e quell'amore che lo farà trionfare definiti­vamente nella Chiesa e sulla terra. Viviamo la Consacrazione al suo Cuore Immacolato, come vuole Giovanni Paolo II. "Per mezzo di Maria Gesù Cristo è stato dato al mondo e per mezzo di Lei deve regnare nel mondo" (Trattato V. D. n.1).

 

PARTE PRIMA

L'EUCARISTIA MISTERO DI FEDE

"La Chiesa Cattolica ha sempre reli­giosamente custodito come preziosis­simo tesoro l'ineffabile mistero di fede che è il dono dell'Eucaristia, lar­gitole dal suo Sposo Cristo come pegno del suo immenso amore, e ad essa nel Concilio Vaticano II ha tri­butato una nuova e solennissima pro­fessione di fede e di culto". (MYSTERIUM FIDEI n. 1) 

1. La carne di Cristo è la carne di Maria

Ascoltiamo il Papa:

"La beatissima Vergine Maria, dalla quale Cristo Signore ha assunto quella carne che in questo Sacramento, sotto le spe­cie del pane e del vino è contenuta, è offerta ed è mangiata (C1 C. can. 801), e tutti i Santi e le Sante di Dio, specialmente quelli che sentirono più ardente devozione per la divina Eucaristia, intercedano presso il Padre delle misericordie, affinché dalla comune fede e culto eucaristico scaturisca e vigo­reggi la perfetta unità di comunione fra tutti i cristiani" (n. 40).

Riflessioni

1) "Io sono venuto, dice Gesù, perché abbiano la vita e l'abbiamo in abbondanza" (Gv. 10, 10).

S. Paolo, nella lettera ai Cristiani di Efeso, rivela il disegno di Dio Padre per fare gli uomini partecipi della sua vita. "Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.

In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per esse­re santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo... nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati.

In lui (Cristo) siamo stati fatti anche eredi... perché noi fossimo a lode della sua gloria" (Ef 1). Incarnandosi nel seno verginale di Maria, il Verbo, Figlio di Dio, ha comunicato alla nostra umanità la vita divina. Per nutri­re questa vita che dona a noi nel Battesimo, Gesù ha istituito l'Eucaristia: "Come il Padre che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me, vivrà per me" (Gv. 6, 57).

2) Ave, vero Corpo, nato dalla Vergine Maria, canta la Chiesa, adorando l'Ostia.

Se Gesù non si fosse fatto uomo nel seno della Vergine benedetta, noi non avremmo avuto per cibo la sua carne adora­bile, né per bevanda il suo sangue prezioso.

È dunque da Maria, come da prima fonte, che a noi provie­ne l'Eucaristia; e tanto più lo si può affermare in quanto, con­sentendo a divenir Madre di Gesù, Ella intendeva dare a noi il Salvatore (Lc. 1, 31), con tutti i suoi misteri e in tutti i suoi stati. Quindi siamo debitori a Lei dell'Eucaristia, come della Natività e della Passione di Gesù Cristo.

Testimonianza eucaristica

Nella cappella del Noviziato di S. Maurizio, presso Versailles, il 1° maggio del 1868, il Padre Eymard, fondatore della Congregazione del SS. Sacramento, iniziava il Mese Mariano. Era l'ultima sua predica. Già affranto nel corpo e bisognoso di quiete, s'era ridotto in quel sacro asilo, per un po' di riposo; ma l'amore grande per Maria l'aveva spinto a cantare, col suo ardore eucaristico le glorie della Vergine Madre.

Nel corpo disfatto, nel volto emaciato brillava l'unzione della santità, il fuoco delle sue parole che sul finire ebbero questa improvvisa ispirazione: "D'ora in poi noi onoreremo Maria sotto il titolo di Nostra Signora del SS. Sacramento! Sì, diciamo con fiducia: - Madre e Modello degli adoratori, pre­gate per noi che ricorriamo a voi -".

Era la prima volta che un titolo così espressivo si dava alla Madre del Signore.

Per la tua vita eucaristica - Scrive il Journet: "Cercate di contemplare, con le vostre capacità proprie, il mistero della mangiatoia e il mistero della Croce. Pensate, ma solamente dopo, a ciò che quei misteri sono stati per la Vergine del Vangelo, con quali occhi Ella li ha visti. Comprenderete ciò che mancava alla vostra primitiva contemplazione. E indovine­rete forse ciò che sfugge a coloro che rifiutano di servirsi dello sguardo della Vergine per leggere la rivelazione del Vangelo".

Abituiamoci anche noi a guardare l'Ostia Santa, il "Mistero della Fede", con la fede e l'amore di Maria. È quanto faceva il Beato Don Poppe: "Contemplo Gesù-Ostia con gli occhi e col cuore di Maria".

Questo atteggiamento non è frutto di devota immaginazio­ne, ma di fede nella "maternità" di grazia della Madonna, per la quale Ella esercita su noi "un influsso di grazia", trasformando­ci e identificandoci a se stessa:

"Offritevi senza posa allo spirito che anima la divina Madre, affinché siate posseduti dal suo stesso spirito che vi conduca in tutto: che la «sua» grazia vi santifichi; che la «sua» carità vi infiammi e che il «suo» amore vi consumi" (S. G. Eudes). 

2. Per mezzo dell'Eucaristia Gesù vive con noi

Ascoltiamo il Papa:

“I Padri del Concilio Vaticano II, confermando la dottrina che la Chiesa ha sempre sostenuto e insegnato e il Concilio di Trento ha solennemente definito, hanno voluto premettere alla trattazione del Sacrosanto Mistero Eucaristico questa sintesi di verità: "Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui fu tradito, istituì il Sacrificio Eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, a perpetuare così il Sacrificio della Croce nei secoli fino al suo avvento, lasciando in tal modo alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e della sua risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, in cui si riceve Cristo, l'anima si riem­pie di grazia e ci si largisce il pegno della gloria futura" (n. 2).

Riflessioni

1) "L'Eucaristia è per eccellenza il sacramento della vita; è essa che nutre la vita della Chiesa e di ogni cristiano.

Nelle mani del sacerdote che tengono non soltanto il Corpo di Cristo, ma anche il suo sacrificio, si nascondono le profon­dità dell'Incarnazione e il cuore stesso della Redenzione. È questa la più alta concentrazione di una realtà invisibile in un segno visibile. Per l'uomo di oggi, i misteri della salvezza acquistano nuova attualità nella celebrazione eucaristica, in cui Cristo ridiscende sulla terra e vi rinnova la sua offerta liberatri­ce. Il Figlio di Dio torna a rivivere in mezzo all'umanità, ripe­tendo il gesto salvatore e dà agli uomini la vita divina.

Divenuti eucaristici, questi misteri si presentano ai cristiani, per penetrare nella loro esistenza, in tre modi: per mezzo dell'azione, della contemplazione, e dell'assimiliazione vitale. L'Eucaristia comporta un'offerta sacrificale che richiede la par­tecipazione di chi vi assiste; contiene una presenza che chiede di essere contemplata; giunge alla comunione che, donando Cristo in nutrimento, fa assimiliare dal cristiano la sua vita.

II sacrificio, la presenza, la comunione sono le vie di espan­sione di una vita che desidera invadere l'attività, il pensiero ed il cuore degli uomini" (Galot).

2) Maria sta alle sorgenti della grazia: il dono di Dio agli uomini, Gesù Cristo, fonte della nostra vita, è anche il dono di Maria. Il Vangelo a più riprese ci fa comprendere con la prova dei fatti questa legge piena d'amore della vita spirituale: Gesù si dà a noi per mezzo di Maria.

Appena l'ha concepito si affretta a portarlo ad Elisabetta e a Giovanni Battista; più tardi è ancora Lei che lo presenta ai Magi e lo rivela a Cana; ovunque mostra Gesù. È questa una delle leggi più costanti della grazia: "Essi trovarono il Bambino con sua Madre ".

La Chiesa l'ha compreso fin dai suoi inizi; San Bonaventura non fa che riassumere la tradizione cristiana quan­do scrive che: "Non si trova mai Gesù senza Maria, né senza l'aiuto di Maria", e aggiunge: "Chi cerca Cristo al di fuori di Maria lo cerca invano".

Testimonianza eucaristica

"O mio Gesù, io mi unisco spiritualmente in questo momento per sempre a tutte le sante Ostie della terra, in ogni luogo ove abiti sacramentato; voglio passarvi tutti i momenti della mia vita, costantemente, di giorno e di notte; allegra o triste, sola o in compagnia, sempre a consolarti, ad adorarti, ad amarti, a lodarti, a glorificarti!

O mio Gesù, io vorrei che tanti atti del mio amore cadesse­ro su di Te costantemente di giorno e di notte come la pioggia fine fine cade dal cielo sulla terra. Non vorrei atti d'amore solo miei, ma di tutti i cuori, di tutte le creature del mondo intero! Oh! Come Ti vorrei amare e vedere amato da tutti! Tu vedi, o Gesù, i miei desideri: accettali già come se io Ti amas­si. O Gesù, non rimanga nel mondo neppur un solo luogo ove Tu abiti sacramentato, senza che oggi e, da oggi per sempre, in ciascun momento della mia vita io stia là sempre a dire: -

Gesù, amo Te! Gesù, io sono tutta tua! Sono la tua vittima, la vittima dell'Eucaristia, la piccola lampada delle tue prigioni d'amore, la sentinella dei tuoi tabernacoli! -" (A. Da Costa).

Per la tua vita eucaristica - I misteri di Cristo sono i nostri misteri. Vale a dire: il cristiano è tale in quanto rivive in sé i misteri, cioé i vari stati, della vita di Gesù, Verbo di Dio fatto uomo. L'Eucaristia compendia tutti questi misteri, portandoli al culmine (Gv. 15, 13) e Gesù vuole attraverso il Sacrificio euca­ristico, atto essenziale del Corpo Mistico, farci vivere i suoi misteri in unione a Lui.

Ricordiamo tuttavia, e il Vangelo è li a ricordarcelo, che Gesù ha vissuto tutti questi misteri in dipendenza e in unione alla Madonna che poi ci ha lasciata per Madre. Spetta a Maria, Nostra Signora del SS. Sacramento, aiutarci a scoprire e a vive­re i misteri di Gesù, compendiati nell'Eucaristia. 

3. I nemici moderni dell'Eucaristia

Ascoltiamo il Papa:

Il Santo Padre, dopo aver rilevato i seguenti errori moder­ni, serpeggianti intorno al mistero eucaristico, dai quali "la fede e il culto della divina Eucaristia sono non poco incrinati" e cioé: - il deprezzamento della Messa privata - la riduzione dell'Eucaristia ad un simbolo - il travisamento della transu­stanziazione - la negazione della presenza di Cristo nelle ostie conservate - alfine di impedire che venga frustrata la speran­za di nuova luce di pietà eucaristica, suscitata dal Concilio, dice: Abbiamo deciso di parlare di questo grave argomento (l'Eucaristia) a Voi, venerabili Fratelli, comunicandovi sopra di esso il Nostro pensiero con apostolica autorità" (n. S).

Riflessioni

1) "Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo" (Gv. 6, 51); "Chi segue me non cammina nelle tene­bre" (Gv. 8, 12), dice il Signore.

"Queste parole sono di Gesù Cristo, e con esse ci rammenta come imitare la sua vita ed i suoi esempi, se vogliamo essere veramente illuminati e liberati da ogni cecità di cuore. Perciò il nostro sommo studio sia il meditare sulla vita di Gesù Cristo.

La dottrina di Cristo supera in eccellenza tutta la scienza dei santi e chi ne ha lo Spirito, vi trova la manna nascosta (Ap. 2,17).

Ma avviene che molti, all'udire con frequenza il Vangelo, ne sentono minor desiderio, perché non hanno lo Spirito di Cristo (Rom. 8, 9). Chi invece vuole intendere pienamente e con diletto le parole di Cristo, è necessario che si studi di conformare tutta la sua vita a quella di Lui.

Che cosa ti giova il disputare sui misteri dell'altissima Trinità, se manchi di umiltà e dispiaci perciò alla SS. Trinità? Infatti i sublimi discorsi non fanno l'uomo santo e giusto; ma la vita virtuosa lo rende caro a Dio... Se tu sapessi a memoria anche la Bibbia e i detti di tutti i filosofi, che cosa ti gioverebbe tutto questo senza la carità e la grazia di Dio?" (Imitazione di Cristo).

2) Nel continuo insorgere di errori e irriverenze verso l'Eucaristia e la Madre di Cristo, è facile vedere l'azione nefa­sta del demonio. Dice a proposito il Santo di Montfort: "Come un falso monetario non falsifica che l'oro e l'argento, e rarissi­mamente gli altri metalli, perché non ne valgono la pena, così lo spirito maligno non falsifica tanto le altre devozioni quanto quelle a Gesù e a Maria, la devozione alla Santa Comunione e quella alla Vergine, perché sono, tra le devozioni, ciò che l'oro e l'argento sono tra i metalli" (Trattato della V. D. n. 90).

Il Santo indica ancora, nella vera devozione a Maria, il mezzo per difendersi dall'errore e dall'inganno del demonio: "Là dove è Maria non vi è lo spirito maligno; e uno dei segni più infallibili che si è condotti dal buono spirito, è l'essere molto devoti di Lei, il pensare spesso a Lei e il parlarne di fre­quente" (Trattato della V. D. n. 30).

Testimonianza eucaristica

A Fatima, all'inizio di questo nostro secolo, negatore e pro­fanatore del divino, l'Angelo del Signore invitava i tre Veggenti della Madre di Dio, a offrire continuamente al Signore preghiere e sacrifici in riparazione dei tanti peccati con cui Egli è offeso.

L'Angelo apparve con in mano un calice sormontato da un'Ostia, dalla quale stillavano gocce di sangue cadenti nel calice. Lasciato il calice e l'Ostia sospesi in aria, s'inginoc­chiò accanto ai fanciulli e li fece ripetere per tre volte: "Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io Vi adoro profondamente e Vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo, presente in tutti i Tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi, indifferenze con cui Egli stesso è offeso ".

Quindi alzatosi, prese l'Ostia e la porse a Lucia; il calice lo divise fra Giacinta e Francesco, dicendo: "Prendete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati! Riparate i loro delitti e ringraziate il vostro Dio".

Per la tua vita eucaristica - La devozione eucaristica è devozione riparatrice. Gesù si lamenta con Padre Pio: "Con quanta ingratitudine viene ripagato il mio amore per gli uomi­ni! Sarei stato meno offeso se li avessi amati di meno... Mi lasciano solo di notte solo di giorno nelle chiese. Non si curano più del sacramento dell'altare...".

S. Giovanni, all'inizio del suo vangelo, dopo averci parlato della divinità di Gesù, vero Figlio di Dio fatto uomo, ripetuta­mente ci manifesta il rifiuto ricevuto dagli uomini. Non fa quindi meraviglia che l'Eucaristia, sommo mistero della fede (nel quale non solo la divinità, ma anche l'umanità di Cristo è presente), incontri infedeltà, rifiuto, odio. Mistero rinnovato della Croce, essa può solo raccogliere intorno a Sé anime fedeli e amanti, le quali, come Maria SS.ma, Giovanni, i discepoli e le pie donne riparano l'incredulità e lo scherno, con la fede che adora, l'amore che conforta, il pianto che ripara, la preghiera che intercede e salva. Chiedi alla Madonna di farti un'anima eucaristica che è quanto dire "calvaristica". 

4. Crediamo all'amore di Dio

Ascoltiamo il Papa:

"È necessario che specialmente a questo mistero ci acco­stiamo con umile ossequio, non seguendo umani argomenti, che devono tacere, ma aderendo fermamente alla Divina Rivelazione.

S. Giovanni Crisostomo, il quale, come sapete, trattò, con tanta elevatezza di linguaggio e con tanto acume di pietà, del mistero eucaristico, istruendo una volta i suoi fedeli intorno a questa verità, si espresse in questi appropriati termini: "Inchiniamoci a Dio senza contraddirgli, anche se ciò che Egli dice possa sembrare contrario alla nostra ragione e alla nostra intelligenza; ma prevalga sulla nostra ragione e intelli­genza la sua parola. Così anche comportiamoci riguardo al Mistero eucaristico, non considerando solo quello che cade sotto i sensi, ma stando alle sue parole: giacché la sua parola non può ingannare" (nn. 6, 7).

Riflessioni

1) Gesù e la nostra fede in Lui, perché è Dio.

Leggendo i Vangeli, vediamo che Egli richiedeva la fede da coloro che si rivolgevano a Lui, e ne faceva la condizione necessaria pe concedere i miracoli.

Un padre gli chiede la guarigione del figlio posseduto dal demonio: "Se tu puoi credere - gli dice Gesù - tutto è possibi­le" (Lc. 9, 38) .

Dove non trova la fede, limita volutamente gli effetti della sua potenza: "A Nazaret, dice il Vangelo, non fece molti mira­coli, a causa della incredulità dei suoi abitanti" (Mt. 13, 54).

Ma a chi ha fede non rifiuta nulla; la elògia pubblicamente con gioia divina. Dell'ufficiale pagano a cui guarisce un servo malato dice: "In verità non ho trovato tanta fede in Israele!" (Mt. 8, 12).

Gesù esige la fede nella sua Divinità, ma dà prova di essere Dio, operando i miracoli. Così prima di annunziare l'Eucaristia, mistero di fede, egli opera tre miracoli: moltiplica i pani, cammina sulle acque, comanda ai venti e al mare tempe­stoso (cfr. Gv. 5).

Questo bastò perché Pietro, a nome anche degli Apostoli, affermasse: "Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio" (Gv. 6, 68-9).

2) Maria è modello a noi di fede. S. Alfonso ce ne fa l'elo­gio: "La Vergine ebbe più fede che tutti gli uomini e tutti gli angeli. Vedeva Ella il suo Figlio nella stalla di Betlemme e lo credeva il creatore del Mondo. Lo vedeva fuggire da Erode, e non lasciava di credere che Egli era il re dei re. Lo vedeva nascere, e lo credette eterno. Lo vide povero, bisognoso di cibo, e lo credette Signore dell'universo: posto sul fieno, e lo credette onnipotente. Osservò che non parlava, e credette ch'Egli era la Sapienza infinita. Lo sentiva piangere, e credeva che Egli era il gaudio del Paradiso. Lo vide finalmente nella morte vilipeso e crocifisso, ma benché negli altri vacillasse la fede, Maria stette sempre ferma nel credere ch'Egli era Dio" (Le Glorie di Maria).

Pensiamola vicina all'Eucaristia e chiediamole di imitare la sua fede.

Testimonianza eucaristica

Ho conosciuto nella diocesi di Mondovì una famiglia profondamente cristiana: i genitori, una figlia di cui è stata scritta la vita, Celsa Costamagna, tre fratelli: un ingegnere, un medico, un avvocato.

Dopo la laurea, i tre fratelli emigrarono in America. Quando ritornarono di là, la mamma notò con suo grande dispiacere che il figlio medico non s'accostava più alla Comunione, come un tempo. Gli manifestò la sua pena ed egli le rispose: "Me ne manca la fede ".

Ella non si diede per vinta: soffriva e pregava perché Dio illuminasse il figlio, che era divenuto intanto medico provin­ciale a Como.

Un giorno fu chiamato d'urgenza al capezzale della mamma gravemente inferma. "Muoio con la mia pena, gli disse, di non rivederti cristiano convinto". Piangendo, egli le promise il suo impegno di riprendere la comunione.

Ritornato al suo lavoro, mise sul tavolo dello studio la Somma Teologica di S. Tommaso d'Aquino e per due anni ristudiò con diligenza le verità della religione. Studiando e pregando si convinse che la mamma aveva ragione e decise il suo ritorno alla Mensa eucaristica. Il suo primo incontro, dopo tanti anni, con Gesù durò tre ore. Da quel giorno il Pane vivo del Tabernacolo divenne il suo cibo quotidiano. Volle incon­trare il grande apostolo del S. Cuore, Padre Matteo, e rimase in corrispondenza epistolare con lui fino alla fine della vita. Morì di un cancro alla gola, ma non lasciò mai la Comunione, anche quando aveva estrema difficoltà a deglutire. Ai sacerdoti che andavano a visitarlo faceva questo rimprovero: "Se noi cristiani amiamo poco l'Eucaristia è perché voi non ne parlate abbastanza; tocca a voi farcela conoscere ed amare".

Per la tua vita eucaristica - La storia dell'uomo è segnata dall'infedeltà. Fin dal paradiso terrestre egli non crede all'amore del suo Creatore e pecca contro di Lui. Dopo migliaia d'anni, Dio si sceglie un uomo secondo il suo cuore, Abramo, e si forma un popolo, l'ebreo. Lo colma di benefici, opera per lui miracoli senza numero... Ed è ricambiato con ingratitudine e grettezza: quel popolo non si vergogna di offrir­gli "animali rubati, zoppi e malati" (Mal. 1, 8). La bontà di Dio non si arrende; manda sulla terra il proprio Figlio, dicendo: "Avranno rispetto di mio Figlio!" Ma gli uomini rispondono "Venite, uccidiamolo" (MI 21, 37-8). Non contento di morire per la loro salvezza, quel Figlio lascia se stesso nell'Eucaristia... Chi lo crederebbe? Anche questa è profanata! Sul Calvario, un piccolo gruppo di anime è fedele a Gesù: la Madonna, Giovanni, la Maddalena, le pie Donne, alcuni disce­poli... Hanno aperto la via della riconoscenza e dell'amore a quanti la vogliono seguire; a quanti sanno credere all'amore di un Dio che si fa vittima per i loro peccati... 

5. La Chiesa ci insegna la verità di Dio

Ascoltiamo il Papa:

"Seguiamo come una stella, nell'investigare questo Mistero, il Magistero della Chiesa, a cui il Divin Redentore ha affidato la parola di Dio scritta o trasmessa oralmente perché la custodisca e la interpreti, convinti che "anche se non si indaghi con la ragione, anche se non si spieghi con la parola, rimane tuttavia vero ciò che fin dall'antichità con verace fede cattolica si predica e si crede in tutta la Chiesa" (S. Agostino).

Ma non basta. Salva infatti l'integrità della fede, è necessa­rio anche serbare un esatto modo di parlare, affinché usando parole incontrollate non ci vengano in mente, che Dio non per­metta, false opinioni riguardo alla fede dei più alti misteri... "Noi dobbiamo parlare - dice ancora S. Agostino - secondo una regola determinata, per evitare che la libertà di linguaggio ingeneri qualche opinione empia anche intorno al significato della parola (nn. 8-9).

Riflessioni

1) "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc. 16, 15). È il comando di Gesù agli Apostoli e ai loro successori. La Chiesa ha il grave compito di trasmettere fedelmente e integralmente la verità divina agli uomini.

Nella Bibbia, il libro sacro che contiene la parola di Dio, l'Eucarestia è prefigurata, profetizzata, promessa, istituita e celebrata.

Per brevità, mi limito a degli accenni.

a) L'Eucaristia è prefigurata nell'agnello pasquale, il cui sangue, asperso sugli stipiti delle porte, preservò il popolo ebreo dalla spada dell'angelo sterminatore che uccise tutti i primogeniti degli Egiziani (Es. 12). Per virtù del sangue di Cristo, vero Agnello divino che toglie i peccati del mondo (Gv. 1, 29), i cristiani sono liberati dalla morte eterna. Gesù comanda loro di mangiare le sue carni e di bere il suo sangue per avere la liberazione dalla schiavitù del peccato.

L'Eucaristia è prefigurata anche nella manna che alimentò gli Ebrei nel deserto per quarant'anni, fino alla loro entrata nella Terra promessa: pane miracoloso e quotidiano che veniva dal cielo e che aveva ogni dolcezza e sapore (Es. 16, 19). Gesù, ricordando la manna come dono di Dio, afferma di essere Lui stesso il pane vero, pane di Dio, disceso dal cielo per dare la vita al mondo (cfr. Gv. 6, 32-3).

b) L'Eucaristia è profetizzata da Malachia, il quale asseren­do la divina riprovazione dei sacrifici dell'antica Legge, dice: "Ecco, in ogni luogo è sacrificata ed offerta al mio nome un'oblazione monda" (Mal. 1, 11), preannunziando evidente­mente il sacrificio eucaristico che universalmente avrebbe sostituito le vittime animali.

(Promessa, istituzione e celebrazione dell'Eucaristia al numero seguente).

2) La Madre di Gesù ci vuole amanti dell'Eucaristia: "Se mi amate veramente, figli miei, se il vostro cuore cerca il mio per consolarlo e rendergli uno splendido omaggio di gloria, se voi volete conquistarmi, impadronirvi del mio cuore, se volete che sia la Madre vostra, in vita ed in morte, mostratemi la vostra tenerezza filiale alla sacra Mensa, all'adorazione, accan­to al Tabernacolo: seguitemi fino ai piedi di Gesù; ecco tutto quel che chiedo. Gesù ed io faremo il resto insieme.

"Ecco perché la fiamma eucaristica diventerà più intensa, nella misura con cui la devozione a Maria sarà compresa nel suo significato cattolico, nel vero spirito della Chiesa. Infatti la devozione mariana e la devozione eucaristica sono, nel loro scopo finale, un solo e medesimo amore" (P. Matteo).

Testimonianza eucaristica

Il profeta Elia, perseguitato a morte dalla regina Gezabele, errava nel deserto, diretto al monte Oreb nella Arabia. Stanco del cammino e della vita, si gettò all'ombra di un ginepro e si addormentò. Il Signore, per consolarlo, gli mandò un angelo che gli pose accanto pane ed acqua, poi lo svegliò dicendogli: "Elia, alzati e mangia". Il profeta mangiò il pane mandatogli da Dio, bevve e adagiatosi si riaddormentò. L'angelo nuova­mente lo destò, gli ordinò di mangiare ancora, perché gli restava un lungo cammino da fare. Elia ubbidì e con la forza ricevuta da quel solo pane, viaggiò quaranta giorni e quaranta notti, fino a raggiungere il monte di Dio. Questo pane, manda­to da Dio, era una figura dell'Eucaristia che Gesù ci avrebbe data per fortificarci ed aiutarci a compiere il nostro pellegri­naggio verso il Cielo.

Per la tua vita eucaristica - La Madonna è stata creata per Gesù; non è vissuta che per Gesù, non vive che per Gesù. Permetterle che trasformi la nostra anima, darle la possibilità di rinnovare in noi i suoi sentimenti per Gesù, è certamente pro­curarle la maggior gioia possibile, farle l'omaggio più gradito.

Fu questo l'apostolato mariano di S. Massimiliano Kolbe: "Nutrire le anime dell'Immacolata affinché quanto prima, giun­gano a rassomigliarle e a trasformarsi in Lei. Allora ameremo Gesù col cuore dell'Immacolata".

E S. Gemma Galgani: "Mi domandi, Gesù, come ti vorrei amare?... Sai, Gesù, (ti dico troppo?) con quell'amore con cui ti amava la Mamma tua". 

6. Dio si manifesta agli umili

Ascoltiamo il Papa:

"Non si può tollerare che un privato qualunque possa attentare di proprio arbitrio alle formule, con cui il Concilio Tridentino ha proposto a credere il Mistero Eucaristico...

Tali formule sono intelligibili per gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Invero quelle formule possono fruttuosamen­te spiegarsi più chiaramente e più largamente, mai però in senso diverso da quello in cui furono usate, sicché progreden­do l'intelligenza della fede rimanga intatta la verità della fede.

Difatti il Concilio Vaticano I insegna che nei sacri dommi "si deve sempre ritenere quel senso, che una volta per sempre ia dichiarato la Santa Madre Chiesa e mai è lecito allontanar­si da quel senso sotto lo specioso pretesto di più profonda intelligenza" (n. 20).

Riflessioni

(Continuiamo l'argomento del n. 5)

1) L'Eucaristia è promessa da Gesù

Il capitolo 6° di S. Giovanni è interamente dedicato a questa promessa. Gesù che moltiplica i pani, cammina sulle acque e comanda il mare, ci mostra il suo potere assoluto sulla materia creata. A chi ha occhi per vedere e mente per intendere, Egli può proporre il sublime Mistero Eucaristico: "In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che lo darò è la mia carne per la vita del mondo. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed lo in lui" (Gv. 6).

L'insistenza di Gesù è un aiuto alla nostra fede.

b) L'Eucaristia è istituita da Gesù

La vigilia della sua passione, nell'ultima cena, Gesù "prese un pane, rese grazie e lo diede agli Apostoli dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in ricordo di me. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi" (Lc. 22, 19-20).

c) L'Eucaristia è celebrata nella Chiesa primitiva

S. Paolo scrive ai cristiani di Corinto: "Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il Sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il Corpo di Cristo?" (I Cor. 10, 15).

Chi crede alla parola di Dio, crede all'Eucaristia.

2) "La missione di Maria, la sua gloria e la sua gioia, consi­stono nel comunicarci quella celeste bellezza, quel tesoro divi­no, quella vita di paradiso che è Gesù, nel tempo e per l'eter­nità. La Vergine Maria è la via: per Lei e per noi, la meta finale è Gesù. Andiamo dunque a Gesù, andiamo al suo Cuore, seguendo Maria...

"Dire alla santa Vergine che l'amiamo, cantar le sue lodi e mancare facilmente alla Comunione, vuol dire separare la Madre dal Figlio, stabilire una divisione che essi non ammetto­no e che non deve esistere tra il Cuore di Maria ed il Cuore di Gesù" (P. Matteo).

Testimonianza eucaristica

Un giovane di Nizza, con i polmoni consumati dalla tuber­colosi, sentì il desiderio di andare a Lourdes per chiedere alla Madonna la sua guarigione. Poverissimo, ebbe il viaggio gra­tis. Pregò alla Grotta davanti all'Immacolata e sentì con cer­tezza che sarebbe stato guarito. Al pomeriggio, nella sua carrozzella, attese il momento della benedizione eucaristica. L'altoparlante diffondeva le invocazioni, ripetute dai pellegri­ni: Signore, ti adoriamo. Signore, crediamo in te - Cuore di Gesù, pieno di pietà e di amore, abbi pietà di noi - Signore, se tu vuoi, puoi guarirmi... Il sacerdote che portava l'Ostensorio con l'Ostia, giunse vicino a lui. Lo benedisse e tirò avanti. Il miracolo atteso non era avvenuto... Il malato ebbe una reazio­ne piena di fede e di amore: fissò l'Ostia e gridò a Gesù che si allontanava: "Ah, tu non mi hai guarito! Ebbene, io lo dirò a tua Madre!" Il sacerdote ispiratamente ritornò presso di lui e lo benedisse una seconda volta. Il miracolo ci fu: il giovane balzò dalla carrozzella e si prostrò riconoscente al suo Dio.

Per la tua vita eucaristica - "La maggior parte dei cri­stiani, anche i più dotti, - insegna il Santo di Montfort - non, conoscono la necessaria unione che vi è tra Gesù e la sua santa Madre. Chi troverà Maria SS., troverà Gesù Cristo, che è la via, la verità e la vita; ma non si può trovare Maria SS. senza cer­carla, né cercarla senza conoscerla" (Trattato n. 50).

Il Servo di Dio, Don Gallotti, diceva del Trattato del Montfort: "Amo questo libro più che il Vangelo stesso, oso dire, perché è in grazia della luce piovutami nell'anima attra­verso la lettura e lo studio di quest'opera che ho imparato a leg­gere e a capire un po' meglio il Vangelo e ogni altro libro della vita spirituale" (Franzi, Biografia).

La conoscenza di Gesù è un dono della Madonna, ora come al tempo del Vangelo.

 

PARTE SECONDA

L'EUCARISTIA SACRIFICIO

"Nel Mistero Eucaristico è rappre­sentato in modo mirabile il Sacrificio della Croce una volta per sempre consumato sul Calvario; vi si richia­ma perennemente alla memoria e ne viene applicata la virtù salutifera in remissione dei peccati che si commet­tono quotidianamente". (MYSTERIUM FIDEI n. 11) 

7. Perchè il sacrificio?

Ascoltiamo il Papa:

"Nel Mistero Eucaristico è rappresentato in modo mirabile il Sacrificio della Croce una volta per sempre consumato sul Calvario" (n. I1).

Il Concilio di Trento ha definito la Messa "un vero sacri­ficio" che "ricorda e rinnova l'immolazione di Cristo sul Calvario... La Messa è offerta come un sacrificio vero e pro­prio". In "questo divino sacrificio, che si compie nella Messa, è contenuto ed immolato in maniera incruenta lo stesso Cristo che, sull'altare della Croce, si è offerto in modo sanguinoso. C'è una sola vittima. È lo stesso Cristo che si è offerto sulla Croce e si offre ora, per mezzo dei sacerdoti, la differenza esi­ste solo nella maniera di offrirsi" (Sess. XXII).

Riflessioni

1) Del Signore è la terra e quanto contiene, l'universo e i suoi abitanti (Sal. 23).

Riconoscere la sovranità di Dio, creatore e conservatore di tutte le cose, è dovere di giustizia per l'uomo. Dovere che non l'umilia affatto, ma lo stabilisce nella verità. L'illuso merita compassione: tale è l'uomo che si crede indipendente da Dio.

Riconoscere la propria dipendenza da Dio è atto di adora­zione che dovrebbe spingere l'uomo fino al totale annienta­mento davanti a Lui, poiché la creatura è il nulla:

erba che germoglia al mattino, alla sera è falciata e dissecca (Sal. 89).

Ma poiché Dio ha donato la vita, l'uomo non ha il diritto di distruggersi con l'immolazione di se stesso. Egli offre allora delle creature che servono alla sua vita: pane, vino, frutta, ani­mali. Furono questi i primi sacrifici con cui l'uomo riconosce­va la sua dipendenza da Dio.

Più tardi Dio stesso fissò le forme del sacrificio nella legge di Mosé. Tra i sacrifici vi era l'olocausto, sacrificio di adora­zione, in cui la vittima veniva interamente consumata; il sacri­ficio pacifico di ringraziamento o di domanda di grazie: parte della vittima era bruciata, parte riservata ai sacerdoti e agli offerenti; infine il sacrificio espiatorio per chiedere perdono dei peccati.

Tutti questi sacrifici, dice S. Paolo, non erano che figure: piacevano a Dio solo perché rappresentavano il sacrificio che avrebbe offerto Cristo, l'Uomo-Dio, sulla Croce (cfr. 1 Cor. 10).

2) Nel secondo libro di Samuele, al capitolo 21, si legge che mentre era re Davide, una grande siccità causò una carestia per tre anni. Davide consultò il Signore per conoscere la causa di quel castigo e n'ebbe in risposta che la colpa era di Saul e della sua casa, per la strage dei Gabaoniti. Il re domandò a questi quale risarcimento richiedessero per tale offesa ed essi pretese­ro la consegna di sette uomini della famiglia di Saul per ucci­derli. Tra essi furono scelti i due figli di Resfa. Questa povera madre si portò sul monte e, dopo aver assistito, impietrita dal dolore, alla crocifissiose dei figli, restò là, pregando il Signore che placato ormai col suo popolo, ottenesse alla terra la fecon­dità perduta con la mancanza delle piogge. Il Signore ascoltò la sua preghiera e concesse la pioggia benefica.

Questa madre ebrea è una eloquente figura di Maria SS.ma, la quale assistendo col cuore trapassato dalla spada del dolore alla morte del suo Figlio innocente, ottiene, con le sue preghie­re e le sue lacrime, la misericordia divina alla terra riarsa dal peccato.

Testimonianza eucaristica

Un'anima, infiammata dal desiderio di dare gloria a Dio, così effondeva il suo cuore: "Potessi avere tutte le lingue degli uomini per benedire il Signore! Potessi creare nuovi cieli e riempirli di Serafini!" Il Signore si degnò rispondere ai suoi ardenti desideri con queste parole:

"Sappi che una sola Messa mi dà, senza confronto, una gloria più grande di quella che tu brami. Vivi la Messa e offri­mi tutta la gloria che da essa mi è data: solo così Io sono degnamente glorificato".

È verissimo. Infatti, che cosa vede Dio Padre all'altare sul quale si offre il santo sacrificio? Egli vede "il Figlio del suo amore" (Col. 1, l3), il Figlio delle sue compiacenze, Gesù, che rinnova il sacrificio della croce, sacrificio che gli rende una gloria infinita.

Per la tua vita eucaristica - Fu chiesto un giorno a Padre Pio: "Padre, chi è che ascolta la vostra Messa? Rispose: "Ci sono gli Angeli attorno". Ed ancora: "Ma chi sta vicino al vostro altare?" Ed egli con umiltà: "Tutto il Paradiso". "E la Madonna, Padre, c'è?" E lui: "E può una Mamma disinteres­sarsi di un Figlio?"

Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, fu sul Calvario per offrire a Dio Padre se stessa insieme a Gesù, vittima della nostra redenzione. Come il Padre dovette gradire quell'offerta d'infini­to valore, presentata da mani sì pure e sante! Ora che la Madonna assiste misticamente al sacrificio eucaristico, quanto rendiamo a Dio più gradita la nostra offerta, se lo facciamo per le sue mani immacolate! Pensando che ad ogni momento nel mondo ci sono consacrazioni eucaristiche, diciamo questa giaculatoria: "Eterno Padre, io ti offro il Corpo e il Sangue pre­ziosissimo di Gesù, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria". 

8. Gesù è il vero Agnello dal sacrificio

Ascoltiamo il Papa:

"Nostro Signore Gesù Cristo istituendo il Mistero Eucaristico ha sancito col suo sangue il Nuovo Testamento di cui Egli è Mediatore, come già Mosé aveva sancito il Vecchio col sangue dei vitelli (cfr Es. 24.8). Difatti, come racconta l'Evangelista, nell'ultima cena "preso il pane, rese grazie e lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio Corpo dato per voi: fate questo in memoria di me. Similmente prese il calice, dopo la cena, dicendo: Questo è il calice del Nuovo Testamento nel mio sangue, sparso per voi". Ordinando agli Apostoli di far questo in sua memoria, volle perciò stesso che la cosa si rinnovasse in perpetuo" (n. 11).

Riflessioni

1) L'antica Alleanza (patto con Dio) si concluse tra Dio e gli Ebrei sul monte Sinai, per mezzo di Mosè. Questi, dopo aver ricevuto la legge (dieci comandamenti) da Dio, la propose al popolo il quale si disse pronto ad osservarla. Mosè allora rati­ficò con il sacrificio questo accordo tra Dio e il popolo. Costruì un altare con dodici grandi pietre, per le dodici tribù d'Israele, offrì il sacrificio di vittime a Dio, raccolse il sangue delle vitti­me in catini e ne versò metà sull'altare (raffigurante Dio); con l'altra metà asperse il popolo dicendo: "Ecco il sangue dell'Alleanza, conclusa dal Signore con voi, sulla base di tutte queste parole" - cioé dell'accordo tra Dio e voi - (cfr. Es. 24).

Mosè, come mediatore tra Dio e il popolo, li unisce simbo­licamente col sangue delle vittime, ratificando il loro accordo. Così avverrà nella Nuova Alleanza. Qui però la vittima non saranno più gli animali, ma lo stesso Gesù Cristo, l'Uomo-Dio. Egli, mediatore tra Dio e gli uomini, dopo aver annunziato la legge evangelica, scritta non più sulla pietra, ma nel cuore degli uomini, offre se stesso come vittima sull'altare della Croce, unendoci col suo sangue a Dio e procurandoci una redenzione eterna (Cfr. Eb. 10).

2) "Il Figlio che Maria ha accettato di generare col suo Fiat era il Salvatore, colui che doveva salvarci dai nostri peccati. Questa vittima ha cominciato ad offrirsi nel suo seno. San Paolo ci assicura che la prima parola che Egli pronunciò fin dal primo istante dell'incarnazione fu: "Mi hai formato un corpo, o Padre (perché lo offrissi a te) poiché non ti sono piaciuti gli olocausti per il peccato. Ecco: io vengo ". "Il Tutto è compiu­to" che Gesù dirà sulla Croce, è il compimento di quell'Ecco io vengo pronunciato nel seno di Maria.

"La Madonna sapeva di essere la Madre della vittima; que­sta vittima l'ha offerta per tutta la sua vita, soprattutto sul Calvario: là Ella rappresenta la Chiesa e poiché la Messa è con­tinuazione del Calvario, Maria vi è presente, inseparabile dalla vittima divina. Così continua a darci il Pontefice e l'Ostia. Quando noi prendiamo questo Corpo che s'immola sull'altare, quel Sangue che ci redime, come non pensare a Maria? Questo Corpo è stato formato da Lei, questo Sangue è ancora Lei che l'ha dato al Figlio; per mezzo suo il Verbo si è fatto nostro cibo" (Bernadot).

Testimonianza eucaristica

"Passai tutta la notte in un mare di dolori. Subito al matti­no, nel mio mondo si è innalzato lo stesso altare di dolore attorniato da martirii, con sopra lo stesso Agnellino. E così sono andata al Calvario. Ad ogni dolore questo Agnellino (raf­figurante Gesù) rispondeva con dolcezza e amore. Ardeva in fiamme; tra le fiamme ed il candore della sua grazia, cadeva abbondante il suo Sangue ad irrigare la terra.

Si avvicinava la cima della montagna e l'innocente Agnello, sempre sull'altare del patibolo, sapeva che andava a morire e bramava dare la vita. Che amore! Poteva essere sol­tanto l'amore di un Dio, l'amore di Gesù!

Sulla vetta del Calvario, invece della croce, continuava ad esserci lo stesso altare e lo stesso Agnello in fiamme a sparge­re sangue. Avvicinandosi l'ora in cui Gesù doveva spirare, quanto più la crudeltà si accaniva contro l'innocente Agnello, tanto più le fiamme del suo amore si stendevano su tanta catti­veria e ingratitudine. L'Agnello stava morendo e in quel momento è passato dalla notte al giorno, dalla morte alla vita, abbracciando più intimamente al suo cuore tutta l'umanità" (Alexandrina da Costa, Autobiografia).

Per la tua vita eucaristica - Il Vangelo racconta che Giovanni Battista, mentre stava battezzando nel fiume Giordano, "vedendo Gesù venire verso di lui, disse: - Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! -" (Gv. 1, 29). Gesù è l'agnello destinato ad essere offerto a Dio, di cui erano figure l'agnello pasquale e l'agnello che mattina e sera veniva offerto nel tempio.

L'Angelo, annunziando alla Vergine la sua maternità divi­na, le manifestò il nome che Dio voleva dare al Figlio suo incarnato: "Lo chiamerai Gesù" (Lc. 1, 31).

Maria, la Regina dei profeti, illuminatissima nella co­noscenza della Scrittura, sapeva a quali patimenti sarebbe andato incontro il Salvatore, l'agnello mansueto di Isaia (53, 7). Questa previsione dolorosa, confermata da Simeone al Tempio, fu presente per trenta tre anni alla Regina dei martiri. Come l'intera vita di Gesù fu una preparazione al sacrificio del Calvario, così la vita della Madonna; Ella è modello della nostra vita eucaristica che dev'essere una preparazione, ogni giorno più generosa, al sacrificio dell'altare. 

9. L'Agnello divino vuol essere mangiato

Ascoltiamo il Papa:

La Chiesa nascente l'ha fedelmente eseguito (l'ordine del Signore) perseverando nella dottrina degli Apostoli e radunan­dosi per celebrare il Sacrificio Eucaristico (At. 2, 42)... E l'apostolo Paolo, che ci ha tramandato fedelissimamente quel­lo che aveva ricevuto dal Signore (I Cor. 11, 23), parla aperta­mente del Sacrificio Eucaristico, quando dimostra che i cristia­ni non possono partecipare ai sacrifici dei pagani, proprio per­ché sono fatti partecipi della mensa del Signore: "...Non pote­te bere il calice di Cristo e il calice dei demoni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni" (I Cor. 10, 16) - (n. 12).

Riflessioni

1) Gesù Cristo istitui l'Eucaristia perché fosse nella Messa il sacrificio permanente del Nuovo Testamento e nella Comunione il cibo delle anime, a perpetuo ricordo del suo amore e della sua passione (S. Pio X).

Fra gli Ebrei era praticato il pasto sacro, una delle forme più universali di rito religioso. Il pasto faceva partecipare i commensali alla virtù del sacrificio, alla sua efficacia. Mangiando la carne delle vittime, si pensava di assimilarsi il frutto dell'offerta fatta a Dio e di introdurre in se stessi il fine di questa offerta. Ciò che era stato immolato aveva ricevu­to un valore sacro che si comunicava a coloro che ne mangia­vano.

Sacrificio e pasto sono indivisibilmente uniti. È chiaro per­ciò che il sacrificio eucaristico debba essenzialmente terminare con un pasto, per il fatto che Gesù offre il suo Corpo e il suo Sangue precisamente per darli in nutrimento e bevanda; è durante un pasto che Egli istituisce il Sacramento, ed è sotto l'apparenza del pane e del vino che vuole offrire il suo Corpo e il suo Sangue. Per il modo come si presenta o per la sua forma di apparenza alimentare, il sacrificio eucaristico si rivela inti­mamente ordinato ad essere un pasto.

Occorre dunque rilevare che nel quadro in cui si è collocato Cristo, l'assistenza alla Messa dovrebbe comprendere la Comunione. Così fu compresa l'Eucaristia nelle prime comu­nità cristiane (cfr. Galot.).

2) La redenzione mira ad unire l'uomo a Dio. Questa unio­ne di Dio con l'umanità si è compiuta inizialmente per mezzo di Maria SS.ma. È in Lei che il "Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv. 1, 14).

Tutta l'opera materna di Maria è ordinata ad unire l'uomo a Dio. Con quanto amore perciò Ella invita i suoi figli alla mensa eucaristica, nella quale sopratutto si realizza tale unione: "Figli miei, Ella dice con le parole del libro sacro, saziatevi dei miei frutti, cioé di Gesù, il frutto di vita, che ho dato al mondo per voi (Sir. 24, 25); "venite, mangiate il mio Pane che ho prepara­to per voi" (Prov. 9, 5).

Di questa unione non solo la Madonna è il modello umano più perfettò (pensiamo al mistero dell'Incarnazione); Ella ha anche, nel piano divino della redenzione, il compito di unire a Cristo Capo l'umanità di cui è Madre.

"Allorché Ella diede a Cristo il suo corpo la sua missione era soltanto iniziata... Come la madre forma le membra nel suo seno e le unisce in un unico corpo, così Maria forma le singole membra mistiche di Gesù e le unisce organicamente al Capo" (Bernadot).

Testimonianza eucaristica

S. Teresa del Bambino Gesù ci parla della sua prima Comunione. " Il più bello tra i bei giorni spuntò infine...

Ah, come fu soave il primo bacio di Gesù all'anima mia!... Fu un bacio d'amore; mi sentivo amata, e dicevo a mia volta: "Vi amo, mi dò a Voi per sempre". Non vi furono domande, lotte, sacrifici; da lungo tempo Gesù e la povera piccola Teresa si erano guardati e si erano compresi... Quel giorno, non era più uno sguardo, ma una fusione, non erano più due: Teresa era scomparsa come la goccia d'acqua sommersa nell'oceano. Restava Gesù solo; era il padrone, il Re. Teresa non gli aveva forse chiesto di toglierle la libertà, perché la sua libertà le faceva paura; essa si sentiva così debole, così fragile, che voleva unirsi alla Forza Divina per sempre... La sua gioia era troppo grande, troppo profonda per poterla contenere, e lacrime silenziose la inondarono" (Storia di un'anima).

Per la tua vita eucaristica - Il Battesimo ha creato la nostra incorporazione a Cristo; la Cresima l'ha portata al più alto grado di appartenenza a Lui; l'Eucaristia la compie, offren­doci tutto quanto Gesù e compenetrandoci della sua forza e della sua vita.

Da questo non possiamo concludere che basti una Co­munione per farci raggiungere la perfezione cristiana, cioè la nostra " totale " unione e trasformazione in Cristo... Questa trasformazione è graduale, progressiva; è come una fermenta­zione divina (Mt. 13, 33) che richiede la disponibilità del comunicante all'azione della grazia, disponibilità resa difficile dalla presenza in noi del peccato e delle sue funeste conseguen­ze. Maria SS.ma, perché "piena di grazia" (Lc. 1, 28), ha potu­to avere in modo perfetto ed unico la piena unione con Cristo, al momento dell'incarnazione. L'anima eucaristica raggiungerà questa unione nella misura in cui vivrà la sua consacrazione a Maria, cioè sarà disponibile alla sua azione di grazia. 

10. I quattro fini del sacrificio

Ascoltiamo il Papa:

"Questa nuova oblazione del Nuovo Testamento, che Malachia aveva preannunciato (1, 11), la Chiesa, ammaestrata dal Signore e dagli Apostoli, l'ha sempre offerta, non solo per i peccati, le pene, le espiazioni ed altre necessità dei fedeli viventi, ma anche a suffragio dei defunti in Cristo non ancora del tutto purificati" (Conc. Trid.).

Egli riferisce poi la testimonianza di S. Cirillo di Gerusalemme: "Dopo compiuto il sacrificio spirituale, rito incruento, sopra quell'ostia di propiziazione noi supplichiamo Dio per la pace universale della Chiesa, per il retto ordine del mondo... e in generale preghiamo per tutti coloro che han bisogno di aiuto,... per tutti quelli che in mezzo a noi sono morti, convinti che questo sarà di sommo giovamento a quelle anime per le quali si eleva la preghiera, mentre qui è presente la vittima santa e tremenda" (n. 13).

Riflessioni

1) La Santa Messa adora, ringrazia, ottiene perdono e grazie.

a) adora - Quando noi proviamo il desiderio di riconoscere l'infinita grandezza di Dio e di offrirgli un omaggio degno di Lui, offriamo la S. Messa, presentando a Lui la Vittima divina, Gesù Figlio suo. Come sul Calvario, il Padre riceve da essa un omaggio di valore infinito, perfettamente degno della sua infi­nita perfezione.

b) ringrazia - Non c'è ringraziamento più gradito a Dio. Il Vangelo ci dice che Gesù, prima di istituire il sacrificio della Nuova Alleanza, "rese grazie" al Padre. La Chiesa ha conser­vato questo termine (Eucaristia significa ringraziamento), a preferenza di altri, per designare l'offerta di infinito valore che Egli gradisce.

c) ottiene perdono - Quando il ricordo delle nostre colpe ci turba, o sentiamo il bisogno di una più profonda purificazione per essere uniti a Dio, offriamo il sacrificio eucaristico. Una S. Messa dà più gloria a Dio che non gliene abbiano tolta le nostre ingiurie. La Messa contiene grazie potenti che illuminano il peccatore e gli ispirano atti di pentimento che lo ricondurrano a Dio.

d) ottiene grazie - La Messa è il Calvario tra noi. Quando siamo all'altare, è come se fossimo con la Vergine ai piedi della Croce, alla sorgente stessa di ogni grazia. La nostra povertà è immensa: troveremo ogni soccorso nella Messa (cfr. Marmion, Cristo vita dell'anima).

2) Chi saprebbe dire quali furono, un giorno sul Calvario, e ora all'altare, le azioni di grazie e l'adorazione della Piena di grazia? Senza dubbio la divina Madre si occupa ancora a favo­rire il conseguimento del terzo fine del sacrificio, la propizia­zione. È Madre di misericordia. La divina maternità conferisce a Lei una grazia singolare che nessuna creatura può eguagliare. Presso la Croce, come presso l'altare, Ella interviene in nome suo e in nome della Chiesa: al di sopra di Lei non vi è che Cristo.

È da Maria stessa che deriva alle anime la grazia sacerdota­le, in virtù della quale tutti i sacerdoti offrono a Dio, immolano e dispensano quel Gesù che Ella generò offrì per prima, immolò, e diede all'umanità. S. Antonino la chiama "sacerdo­tessa della giustizia" e 1'Olier "la prima dopo Gesù Cristo all'altare del sacrificio".

Testimonianza eucaristica

Un venerdì, nel tempo della S. Messa, mentre S. Margherita Maria si sentiva un gran desiderio di onorare i patimenti del Crocifisso, Gesù le disse che desiderava lo adorasse ogni venerdì sull'albero della Croce, poiché quello era il trono della sua misericordia; stesse prostrata vicino a Lui, nelle medesime disposizioni di spirito in cui si trovava la sua divina Madre durante la sua passione e offrisse tutto all'Eterno Padre in unione ai suoi divini patimenti per la conversione dei cuori induriti, assicurandola che Egli sarebbe stato propizio in punto di morte a coloro che si sarebbero resi fedeli a questa pratica (Vita ed Opere).

Per la tua vita eucaristica - Scrive S. Margherita Maria, l'apostola del Cuore di Gesù: "Un giorno, mentre stava esposto il Santissimo Sacramento, dopo di essermi sentita tutta assorta nell'intimo del mio essere per uno straordinario raccoglimento di tutti i miei sensi e di tutte le mie potenze, Gesù Cristo, mio dolce Maestro, si presentò a me tutto splendente di gloria, con le sue cinque piaghe, brillanti come cinque soli; da ogni parte di quella sacra umanità uscivano fiamme, specialmente dall'adorabile suo petto, che somigliava a una fornace; e il petto si aperse e mi lasciò scorgere il suo amantissimo ed amabilissimo Cuore, viva sorgente di quelle fiamme".

Questa fornace ardente d'amore per noi uomini è sempre accesa nell'Eucaristia! Perché dunque non ci accostiamo con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericor­dia"? (Eb. 4, 16). E se noi pensiamo che questo Cuore divino è tenuto in mano da Colei che è la Madre della misericordia, e nulla sa rifiutare ai suoi figli, potremo dubitare che quella misericordia ci sarà concessa? 

11. La Messa è il sacrificio di tutta la chiesa

Ascoltiamo il Papa:

"La Chiesa fungendo in unione con Cristo da sacerdote e da vittima, offre tutta intera il Sacrificio della Messa e tutta intera vi è offerta. Questa mirabile dottrina, già insegnata dai Padri, recentemente esposta dal Nostro predecessore Pio XII di f m., ultimamente espressa dal Concilio Vaticano II nella Costituzione De Ecclesia, a proposito del Popolo di Dio, Noi ardentemente desideriamo che sia sempre più spiegata e più profondamente inculcata nell'animo dei fedeli, salva però, com'è giusto, la distinzione, non solo di grado, ma anche di natura, che passa tra il sacerdozio dei fedeli e quello gerar­chico. Tale dottrina infatti è quanto mai adatta ad alimentare la pietà eucaristica, ad esaltare la dignità di tutti i fedeli, non­ché a stimolare l'animo a toccare il vertice della santità, che altro non è che mettersi a servizio della divina Maestà con una generosa oblazione di sé" (n. 14).

Riflessioni

1) "La Messa è l'offerta al Padre del sacrificio del Golgota, completato da tutto il sacrificio del Corpo Mistico, da tutte le sofferenze degli uomini.

Nella Messa noi troviamo, insieme alla rinnovazione del Sacrificio di Gesù, il mezzo di santificazione del nostro soffri­re, del nostro travaglio quotidiano. Portare le proprie sofferen­ze alla Messa è portarle e metterle nel Calice attraverso il sim­bolismo delle gocce infuse col vino, per riportarle con noi come materia santificata.

Non si possono avere delle croci, andare alla Messa, ed essere tristi.

La nostra sofferenza, portata alla Messa, acquista il valore infinito del Sacrificio stesso di Gesù. La Messa ci comunica la dimensione infinita della forza del Sacrificio di Gesù. Noi beviamo il suo calice.

Quando soffriamo, portiamo alla Messa il nostro soffrire: ci viene benedetto, ci viene consacrato, ci viene restituito con una forza infinita" (Farano).

2) L'offerta di Gesù vuole la nostra offerta. Ma "è forse abbastanza grande la nostra purezza, perché osiamo unirci direttamente a Cristo da noi stessi?

"Quando si presenta qualche cosa a Gesù da se stessi e fidu­ciosi nelle proprie capacità e disposizioni, Egli esamina il dono e spesso lo rifiuta per le macchie di amor proprio da cui è con­taminato, come già rigettò i sacrifici dei Giudei, tutti pieni delle loro ambizioni.

"Se noi non moriamo a noi stessi e se le nostre devozioni, anche le più sante, non ci portano a questa morte necessaria e feconda,... Dio avrà in abominio i piu grandi sacrifici e le migliori azioni che possiamo compiere; tanto che al punto della morte ci troveremo con le mani vuote di virtù e di meriti e non avremo in cuore una scintilla di quel puro amore che è comuni­cato solo alle anime morte a se stesse, la cui vita è nascosta con Gesù Cristo in Dio" (Col. 3, 3).

"Diciamo dunque arditamente con S. Bernardo che abbia­mo bisogno di un mediatore presso il Mediatore stesso (Gesù), e che la divina Maria è la più capace a compiere questo carita­tevole ufficio; per questo consiglia il Santo "quando vuoi offri­re qualcosa a Dio, abbi cura di offrirlo per le purissime mani di Maria, se non vuoi ricevere un rifiuto" (Trattato n. 41).

Testimonianza eucaristica

"Una domenica, guardando un'immagine di Nostro Signore crocifisso, fui colpita alla vista del sangue che cadeva da una delle sue mani Divine e provai una gran pena nel pen­sare che quel sangue cadeva in terra senza che nessuno si desse premura di raccoglierlo. Allora risolvetti di rimanere in spirito ai piedi della Croce per ricevere la divina rugiada, e compresi che avrei dovuto poi spargerla sulle anime... Il grido di Gesù sulla Croce:

"Ho sete!" (Gv. 19, 18) mi risuonava continuamente in cuore; questa parola accendeva in me un ardore vivissimo e misterioso... Volevo dar da bere al mio Diletto, e mi sentivo io stessa divorata dalla sete delle anime. Non erano ancora le anime sacerdotali ad attrarmi, ma quelle dei grandi peccatori, ed io ardevo dal desiderio di strapparle al fuoco eterno... "

"Per stimolare il mio zelo il Signore mi mostrò che i miei desideri gli erano graditi. Avevo sentito parlare di un gran cri­minale che era stato condannato a morte per delitti orribili e tutto portava a credere che egli sarebbe morto impenitente. A tutti i costi volli impedirgli di andare all'inferno... Sentendo che da me non potevo nulla, offrii a Dio tutti i meriti infiniti di Nostro Signore ed i tesori spirituali della Santa Chiesa... La mia preghiera venne esaudita letteralmente; Pranzini salito sulla ghigliottina, assalito da una subitanea ispirazione, affer­ra il Crocifisso presentatogli dal cappellano, e ne bacia per tre volte le piaghe santissime" (Storia di un'anima).

Per la tua vita eucaristica - Come Gesù, Capo del Corpo mistico, vive in noi con la grazia, così deve continuare in noi il suo sacrificio. Offrendo se stesso al Padre, ottenne la sua glori­ficazione (Gv. 12, 28). Mediante l'Eucaristia, Egli vuole aiuta­re ciascuno di noi a raggiungere, per la sua stessa via, la glorifi­cazione: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, Egli dice, ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Gv. 6, 54). Comunicarsi equivale partecipare al sacrificio di Cristo. Maria fu il primo membro (collo del Corpo mistico) ad unirsi al sacrificio di Gesù e fu anche il primo ad essere total­mente glorificato. Le altre membra non potranno unirsi al sacri­ficio del Capo che per mezzo di Lei. Quale mistero d'amore! 

12. La Messa è offerta per tutti

Ascoltiamo il Papa:

"Ogni Messa, anche se privatamente celebrata da un sacerdote, non è tuttavia cosa privata, ma azione di Cristo e della Chiesa, la quale nel sacrificio che offre, ha imparato ad offrire se medesima come sacrificio universale, applicando per la salvezza del mondo intero l'unica e infinita virtù redentrice del sacrificio della Croce.

Poiché ogni Messa celebrata viene offerta non solo per la salvezza di alcuni, ma anche per la salvezza di tutto il mondo. Raccomandiamo dunque con paterna insistenza ai Sa­cerdoti, in modo particolare Nostro gaudio e Nostra corona nel Signore, affinché, memori del potere ricevuto dal Vescovo consacrante di offrire cioè a Dio il sacrificio, di celebrare Messe sia per i vivi che per i defunti nel nome del Signore, celebrino la Messa ogni giorno degnamente e con devozione... In tal modo contribuiscono molto anche alla salvezza del gene­re umano (nn. 15, 16).

Riflessioni

1) "Pronunziando le parole della consacrazione Gesù scor­geva profilarsi davanti a Lui le innumerevoli masse delle gene­razioni umane; ma intravvedeva pure ciascun individuo di quelle masse, e per ciascuno di essi affermava che il suo san­gue sarebbe stato versato.

Nella sua visione della umanità da salvare, il suo sguardo si fermava su ogni uomo, perché Egli riteneva il minimo fra essi degno del suo sacrificio.

D'altra parte la Messa non ha altro orizzonte se non l'univer­so e l'umanità. Essa è offerta "per la vita del mondo", o "per la moltitudine", per la immensa comunità umana. Così l'assistenza alla Messa deve allargare il cuore dei fedeli sino alle dimensioni del cuore di Cristo, aperto a tutte le masse umane e offrente per esse il sacrificio. La Messa deve aiutare ogni cristiano a superare le strettezze del pensiero e della carità, ed a vivere di più per il mondo intero. Favorisce il progresso della mentalità universalia­tica, l'eliminazione dei particolarismi" (Galot).

2) "Se Gesù Cristo, Capo degli uomini, nacque da Maria, i predestinati, che sono i membri di questo Capo, devono pure per necessaria conseguenza nascere da Lei" (Trattato n. 32).

Dando a Gesù il suo corpo fisico, la Madonna incominciò la sua missione che si continua nella generazione del corpo misti­co. Tutti i predestinati alla grazia sono anche predestinati ad essere suoi figli.

"S. Agostino afferma che tutti i predestinati, per essere conformi all'immagine del Figlio di Dio, sono nascosti, mentre vivono quaggiù, nel seno di Maria SS.ma, dove questa amorevole Madre li custodisce, li nutre, li provvede di tutto e fa cre­scere fino a che non li partorisca alla gloria dopo la morte, che è propriamente il giorno della loro nascita, come la Chiesa chiama la morte dei giusti" (Trattato n. 33).

Il venerabile Olier ci assicura che: "La minima par­tecipazione all'interiore di Maria, la più piccola partecipazione alla sua grazia è un tesoro che sorpassa tutto quanto serafini ed angeli e santi tributeranno mai a Dio... Ecco perché si procura maggiormente la gloria di Dio, il bene della Chiesa e la propria perfezione, con l'unione a Maria, che non con altre pratiche di pietà".

Sul Calvario la Madonna fu proclamata da Gesù Madre dell'umanità redenta. Ogni Messa offre a Lei un'immensa pos­sibilità di esercitare la sua maternità verso tutti e ciascuno dei suoi figli. Il cristiano che Le è unito nel santo Sacrificio dell'altare, partecipa al suo amore universale e attua la sua più vitale crescita in Dio.

Testimonianza eucaristica

Avvenne il giorno di Pasqua dell'anno 1171. Il priore dei canonici portuensi celebrava la S. Messa con la grande devo­zione che gli era abituale. Alla elevazione dell'Ostia, dopo la consacrazione, tutti videro il Corpo del Signore sotto la forma d'un grazioso Bambino. La Messa continuò fra la più viva emozione. Al momento della divisione dell'Ostia, prima della Comunione, Sangue abbondante incominciò a scorrere tra le mani del celebrante: riempì il calice, si sparse sul corporale, sulla mensa dell'altare, insanguinò le vesti sacerdotali; infine un getto più abbondante si alzò con tanta forza che andò a macchiare la volta della chiesa, fra la commozione e il pianto di tutti gli astanti. Il fatto è raccontato dal P. Couet, nel libro "I miracoli storici" ed è avvenuto a Vado.

Per la tua vita eucaristica - Gesù non ha voluto salvare il mondo da solo: chiede la nostra partecipazione ai suoi dolori. Come sul Calvario, così ad ogni Messa "Maria è là e posa lo sguardo sui figli che le ha dato Gesù...- Chi vuole associarsi al mio dolore?... - Oh! Madre cara, Madre amatissima, io. Associarmi... contemplare il dolore insondabile di mia Madre... Quale abisso! Ella è immacolata e crocifissa... Con te, o Madre, e come te, voglio lasciarmi immolare. Con te, io offro al Padre santo i dolori di Gesù... Con il sacerdote, offro al Padre l'Ostia del sacrificio, che è mio sacrificio, e con quest'Ostia pura, divina, adorabile, io offro la piccola ostia della mia vita, per essere salvatrice con Gesù" (De Geuser Maria Antonietta, Serva di Dio).

 

PARTE TERZA

L'EUCARISTIA È SACRAMENTO

“La Chiesa Cattolica professa questo culto latreutico (di adorazione) al Sacramento Eucaristico non solo durante la Messa, ma anche fuori della sua celebrazione, conservando con la massima diligenza le Ostie con­sacrate, presentandole alla solenne venerazione dei fedeli cristiani, por­tandole in processione con gaudio della folla cristiana. (MYSTERIUM FIDEI n. 31) 

13. Il convito che dà salvezza e gioia

Ascoltiamo il Papa:

"Quello che abbiamo detto brevemente intorno al Sa­crificio della Messa Ci porta a dire qualche cosa anche del Sacramento dell'Eucaristia, facendo parte Sacrificio e Sacramento dello stesso mistero, sicché non è possibile separa­re l'uno dall'altro. Il Signore s'immola in modo incruento nel Sacrificio della Messa, che rappresenta il Sacrificio della Croce, applicandone la virtù salutifera, nel momento in cui per le parole della consacrazione comincia ad essere sacramental­mente presente, come spirituale alimento dei fedeli, sotto le specie del pane e del vino (n. 17).

Riflessioni

1) "L'Unigenito Figlio di Dio, volendoci partecipi della sua divintà, assunse la nostra natura e si fece uomo per far di noi da uomini dèi.

Tutto quello che assunse, lo valorizzò per la nostra salvez­za. Offrì infatti a Dio Padre il suo corpo come vittima sull'alta­re della croce per la nostra riconciliazione. Sparse il suo sangue facendolo valere come prezzo e come lavacro, perché, redenti dalla umiliante schiavitù, fossimo purificati da tutti i peccati.

Perché rimanesse in noi, infine, un costante ricordo di così grande beneficio, lasciò ai suoi fedeli i suo corpo in cibo e il suo sangue come bevanda, sotto le specie del pane e del vino.

O inapprezzabile e meraviglioso convito, che dà ai commen­sali salvezza e gioia senza fine! Che cosa mai vi può essere di più prezioso? Non ci vengono imbandite le carni dei vitelli e dei capri, come nella legge antica, ma ci viene dato in cibo Cristo, vero Dio. Che cosa di più sublime di questo sacramento?

Nessun sacramento in realtà è più salutare di questo: per sua virtù vengono cancellati i peccati, crescono le buone dispo­sizioni, e l'anima viene arricchita di tutti i carismi spirituali...

L'Eucaristia... è la più grande di tutte le meraviglie operate da Cristo, il mirabile documento del suo amore immenso per gli uomini" (S. Tommaso d'Aquino).

2) "Tocca a Maria dare suo Figlio a ciascun comunicante, come lo ha dato in passato al mondo, con la nascita a Betlemme e poi con la croce del Golgota. Del resto, l'Eucaristia attua il voto più segreto che domina il cuore di Maria fin dal momento dell'Incarnazione: la Madre di Gesù desiderava comunicare a ciascun uomo il dono che aveva rice­vuto, desiderava che Cristo potesse toccare e conquistare tutti i cuori umani: ed è quindi ben volentieri che essa dà suo Figlio a ciascun comunicante.

In questo modo Maria è mediatrice della grazia della Comunione. D'altronde essa è mediatrice di tutte le grazie, però nella Comunione questa mediazione riveste una forma tutta particolare. L'Eucaristia è il solo sacramento, dove Maria possa ridare suo Figlio in persona, e precisamente il corpo che si era a suo tempo formato nel suo seno" (Galot).

Testimonianza eucaristica

"Due giorni senza ricevere Gesù e chissà quanti ancora ne passerò così! Che tristezza e nostalgia! Mio Gesù, non posso vivere senza di Te. Vieni! Fa' del mio cuore la tua dimora. Vieni e regna in me! Vieni, mio Tutto! Se non Ti dispiace, o mio Gesù, sceglimi un'altra sofferenza, ma non privarmi oltre della Comunione. Se fosse mio, Ti darei il mondo intero pur di possederti, pur di avere una tua visita.

Quanto è dolorosa la mia sofferenza e pesante la mia croce! Mi sento sfinita. Oh, il vuoto che io sento per la mancanza dell'alimento eucaristico! Che nostalgia! Pare che il mio cuore scoppi. Non so come tante anime possano vivere anni e la vita intera senza ricevere Gesù! Infelici perché non lo cono­scono...

Gesù, vieni! Sei Tu, solo Tu l'alimento della mia anima. Vieni alla mia tristezza a dimenticare la tua. Per la mia nostal­gia diffondi la nostalgia che hai di prendere possesso dei cuori che non Ti amano e vivono dimentichi di Te. Voglio col mio dolore accendere il tuo amore sulla terra... Voglio perdermi in esso. Poco importa dare la vita. Soffrire sempre è il mio desi­derio: è dal dolore che nasce l'amore... " (Alexandrina, Biografia).

Per la tua vita eucaristica - " Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto?" (Gv. 14, 9). Penoso a dirsi, ma vero. E tanto più penoso in quanto ciò avviene per colpa nostra, nell'applicarci a conoscere il dono di Dio e chi è colui che ci dice: "Dammi da bere" (Gv. 4, 10). Gesù dell'Eucaristia ha gli stessi sentimenti di Gesù del Vangelo; anzi vi sono portati alla massima perfezione (Gv. 13, 1). "Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!" (Le. 12, 49). Gesù eucaristico è poco amato perché è poco conosciuto! E chi ce lo farà conoscere se non Colei che ha avuto la missio­ne di renderlo visibile al mondo? O Maria, rivelaci l'adorabile Sacramento dell'altare, perché trovi finalmente espansione quel fuoco divino. Non ha Egli voluto fare del Tabernacolo la gran­de sorgente del suo amore? Mostraci, o Maria, il frutto bene­detto del tuo seno, in questo esilio, affinché lo possiamo rico­noscere e possedere in eterno, nella patria del Cielo. 

14. L'Eucaristia fonte e culmine della vita di grazia

Ascoltiamo il Papa:

Tutti ben sappiamo che vari sono i modi, secondo i quali Cristo è presente alla sua Chiesa. È utile richiamare un po' più diffusamente questa bellissima verità.

- Cristo è presente alla sua Chiesa che prega. Lui stesso ha promesso: "Dove sono due o tre riuniti in nome mio, là sono io in mezzo a loro " (Mt. 18, 20)

- Egli è presente alla sua Chiesa che esercita le opere di misericordia: quando facciamo un po' di bene a uno dei suoi più umili fratelli lo facciamo allo stesso Cristo (Mt. 25, 40) il quale abita nei nostri cuori mediante la fede (Ef. 3, 17) e in essi diffonde la carità, con l'azione dello Spirito Santo (Rom. 5,5).

- Egli è presente alla sua Chiesa che predica, essendo il Vangelo che essa annunzia Parola di Dio.

- È presente alla sua Chiesa che regge e governa il popolo di Dio, assiste i Pastori, secondo la promessa fatta agli Apostoli (Mt. 28, 20) - (nn. 17 ss.)

Riflessioni

1) Questi vari modi di presenza di Gesù nella sua Chiesa nulla tolgono al modo tutto particolare e sublime della presenza Eucaristica e neppure vanno confusi con questo. Ne sono anzi il complemento necessario. È infatti l'Eucaristia (fonte di vita) che alimenta la presenza di Cristo nella sua Chiesa, ed è all'Eucaristia (culmine di tutta l'evangelizzazione) che la pastorale conduce i fedeli.

"Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo, dice Gesù, e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita" (Gv. 6, 52); e ancora: "colui che mangia di me vivrà per me" (Gv. 6, 57). Da notare che Gesù non ha istituito l'Eucaristia per i santi, ma per santiticare i peccatori. Tuttavia non è lecito accostarci indegnamente ad essa (1 Cor. 11, 27); l'Eucaristia è cibo spiri­tuale e il cibo è fatto per chi ha la vita e non per i morti; chi avesse commesso gravi peccati, deve perciò riacquistare la vita divina con la Confessione, prima di fare la Comunione. Partecipando al sacrificio eucaristico, il cristiano impara ad amare i fratelli: "Cristo vi ha amati e ha dato se stesso per noi" (Ef. S, 2); d'altra parte, l'ascolto della parola di Dio e l'eserci­zio della carità verso il prossimo dispongono l'anima a ritorna­re con maggior frutto all'Eucaristia stessa.

2) "Chiedi alla Madonna di vivere da "innamorato di Gesù". Amare Gesù è fare unità di esistenza, unità di sentire e di volere con lui. È sussultare di gioia alla vista di lui, vivente nel Tabernacolo e nel cuore dei fratelli. È sussultare d'amore all'ascolto della sua voce, che è incisa nel Vangelo per avere più luce. Solo se si vive il Vangelo, si è ammessi a ricevere nuove luci sul Vangelo.

Amare è imitare. È assimiliare. È assorbire Gesù, nei suoi sentimenti, nella sua mentalità, nel suo modo di pensare, di parlare, di agire.

Il "Patto d'amore" con Maria (consacrazione) porta a que­sto vortice cristocentrico di vita d'amore. Fino alla fusione d'amore con lui. Fino all'identità con lui" (Farano). Testimonianza eucaristica

"Mettiamo Gesù nelle nostre opere" era il motto del pro­fessore medico Giuseppe Moscati. Studente universitario, quando il professore domandava: "Chi lo sa?", rispondeva ogni volta affermativamente; si guadagnò fama internazionale con le sue pubblicazioni e a ventidue anni vinse il concorso di coadiutore straordinario agli Ospedali Riuniti di Napoli, “facendo sbalordire esaminatori e colleghi”.

Con la semplicità di un fanciullo e un raccoglimento che commoveva, riceveva ogni mattina Gesù Eucaristico: la base su cui egli edifica la sua giornata.     

Ad un malato che gli domandava dove attingesse tanta forza per il suo lavoro estenuante, rispose: "Io posso tutto in Colui che mi conforta".

Ad un malato di Amalfi, nel consegnargli la ricetta, consi­gliò: "Torncindo ad Amalfi, fermatevi a Pompei: confessatevi e comunicatevi. Questa è la prima vostra medicina".

Sovente, solo guardando un giovane, esclamava, scuotendo la testa: "Cura eucaristica, cura eucaristica! Andate dal Padre Aromatisi! "

Morì a soli 47 anni, stroncato dalla sua eccessiva attività. Per la tua vita eucaristica - Dice Gesù: "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mt. 16, 24). Seguire Gesù: e fin dove? Al Calvario, divino monte dell'amore. Ma il Calvario oggi è qui: è l'Altare, è il Tabernacolo. Qui l'anima si deve arrestare! Chi però la farà entrare in comunione vitale col Dio dell'amore? La funzione che spetta a Maria nel Corpo mistico è quella del Collo, il quale fa un tutt'uno con il Capo (Gesù) ed è in necessario e stretto congiungimento con le altre membra del Corpo. Quanto più un'anima sarà unita e trasformata in Lei, tanto più entrerà in contatto vitale con Gesù Eucaristico e ne riceverà e diffon­derà la vita, cioè la carità. 

15. La comunione, ben fatta, trasforma

Ascoltiamo il Papa:

"Queste varie maniere di presenza di Cristo nella Chiesa (di cui al n. precedente) riempiono l'animo di stupore e offrono alla contemplazione il mistero della Chiesa. Ma ben altro è il modo, veramente sublime, con cui Cristo è presente alla sua Chiesa nel sacramento dell'Eucaristia, che perciò è tra gli altri Sacramenti "più soave per devozione, più bello per l'intelli­genza, più santo per il contenuto"; contiene infatti lo stesso Cristo ed è "quasi la perfezione della vita spirituale e il fine di tutti i Sacramenti".

Tale presenza si dice "reale" non per esclusione, quasi che le altre non siano "reali", ma per antonomasia perché è anche corporale e sostanziale, e in forza di essa Cristo, Uomo-Dio, tutto intero si fa presente.

Malamente dunque qualcuno spiegherebbe questa forma di presenza immaginando il Corpo di Cristo glorioso di natura pneumatica onnipresente, oppure riducendola... ad un segno efficace della spirituale presenza di Cristo e della sua intima congiunzione con i fedeli, membri del Corpo Mistico" (n. 20).

Riflessioni

1) "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e lo in lui" (Gv. 6, 56).

La Comunione eucaristica è dunque l'atto più perfetto della nostra vita di figli Dio. Non c'è momento in cui possiamo dire con maggior diritto al nostro Padre celeste: "O Padre, io sono nel tuo Figlio Gesù e il tuo Figlio è in me. Tuo Figlio, prove­nendo da Te, riceve pienamente la tua vita divina. Ho ricevuto il tuo Figlio con fede; io sono con lui, partecipo alla sua vita: guardami in lui e con lui, come il figlio delle tue compiacen­ze". Quali grazie, luce e forza porta una tale preghiera a colui che sa di essere figlio di Dio! Quale abbondanza di vita divina, di intimità d'unione, quale profondità di adozione ci comunica una tale fede! Veramente nella Comunione noi perveniamo al punto più alto della nostra adozione divina sulla terra.

2) Sapersi identificati a Gesù nella Comunione ed essere con Lui l'oggetto delle compiacenze del Padre celeste, è supre­mamente confortevole ed esaltante. Tuttavia sarebbe sbagliato fermarsi al godimento egoistico di tale verità. Il cristiano com­prende che soprattutto nella Comunione egli è identificato con Gesù-Vittima e che l'amore per il Padre sprona al sacrificio: "Perché il mondo sappia che lo amo il Padre, dice Gesù, offro la mia vita" (cfr. Gv. 14, 30).

Chi umilmente accetta questa identificazione vittimale con Gesù, riconosce più facilmente un'altra verità: è Maria, la Madre della grazia, che opera nei suoi figli questa trasforma­zione d'amore. Don Gallotti diceva molto espressivamente: "La Madonna in cielo lavora a far ostie...".

E Padre Trèves, con altrettanta evidenza: "Ho chiesto alla Madonna di dare a voi e a me coraggio sufficiente per volere assumere per Lei e in Lei il compito sanguinoso di vittima, unita come Ella già lo fu, alla Vittima del Calvario e dei nostri altari: "Eccomi, mandatemi, o Vergine, o Regina dei nostri cuori; vogliamo essere ostie...".

"Maria ha fatto i Santi, i quali tutti furono martiri, se non con l'effusione del sangue, almeno con l'incessante rinuncia di se stessi. Essi hanno fondato il loro edificio spirituale, in cui il loro Sposo e la loro Madre prendevano le loro delizie, sopra le ceneri fumanti della loro natura" (Biografia).

Testimonianza eucaristica

Dina Bélanger, giovane canadese, divenuta religiosa col nome di Maria di S. Cecilia, morta nel 1929, Serva di Dio. Un giorno, dopo la comunione, Gesù le disse: "Vuoi tu giocare all'amore?".

- Oh, sì mio Gesù. Sentiamo...

- Ebbene, riprese Gesù, chi di noi amerà di più, sarà vinci­tore. E incominciò ad enumerare tutte la grazie che le aveva fatte. Tutto questo è amore. E tu?

- Gesù, io ti amo quanto posso e, per provarti il mio amore, non voglio rifiutarti nulla.

- Lo so, continuò Gesù, ma il mio amore è infinito: e il tuo? - Il mio, Caro Bambino Gesù, è infinito come il tuo... poi­ché Ti ho ricevuto nell'Eucaristia e Ti amo col tuo Cuore.

- Hai ragione, confermò Gesù: dunque abbiamo vinto tutti e due!

Per la tua vita eucaristica - Il cibo che non è assimilato, non produce calore e vita, può invece diventare fastidioso e nocivo. Il Cibo eucaristico è Gesù, sacrificato sulla croce per amore del Padre e dei fratelli. Un segno che l'anima assimila questo Cibo è la disposizione al sacrificio per amore di Dio e del prossimo. Una vita non sarà perciò sinceramente eucaristi­ca, se non è animata da un ardente desiderio di assimiliazione di Gesù, perciò di purificazione dal peccato e di acquisto delle virtù cristiane, massimamente la carità. Maria che ha formato l'Ostia dei Tabernacoli, ha ancora il compito di formare le pic­cole ostie che devono compiere in sé, a imitazione di S. Paolo, ciò che manca alla passione di Cristo. 

16. Gesù è il pane disceso dal cielo

Ascoltiamo il Papa:

“Il simbolismo eucaristico... non spiega e non esprime la natura del Sacramento, per la quale esso si distingue dagli altri. Giacché la costante istruzione impartita dalla Chiesa ai catecumeni, il senso del popolo cristiano, la dottrina definita dal Concilio di Trento e le stesse parole con cui Cristo istituì la SS. Eucaristia ci obbligano a professare "che l'Eucaristia è la carne del nostro Salvatore Gesù Cristo, che ha patito per i nostri peccati e che il Padre per la sua benignità ha risuscita­to” (S. Ignazio M.).

...Pertanto il nostro Salvatore nella sua umanità è presente non solo alla destra del Padre, secondo il modo di esistere naturale, ma insieme anche nel Sacramento dell'Eucaristia" (nn. 22, 3).

Riflessioni

1) Padre Galot, parlando della presenza di Gesù nell'Eu­caristia, dice che è una presenza "personale, divina, incarnata, vittimale, vivente e gloriosa".

"Nel sacramento che è come la vetta dell'amore, Gesù si dà senza riserva ed ha di mira anzitutto il dono della sua stessa persona.

"La Messa è per eccellenza il momento e il luogo della pre­senza divina in questo mondo.

"Dicendo: "Questo è il mio corpo", Gesù esprime la presen­za di tutta la sua persona, divina, ma essenzialmente incarnata. "La Carne nella quale il Verbo discende sull'altare è una Carne sacrificata, una vittima, nella quale la vita ha trionfato sulla morte con la Risurrezione.

"La Carne data in nutrimento cucaristico è quella del Figlio dell'uomo nello stato in cui l'ha posto l'Ascensione al cielo. Per questo la Messa, "pur rinnovando il dramma della crocifis­sione e della morte di Gesù, è oltre questo dramma, e dà al mondo un Salvatore vivente" (Galot).

2) La Messa con la Madonna

Dice S. Bonaventura: "Come per mezzo di Maria SS.ma ci è stato dato questo Santissimo Corpo, così per le sue mani si deve offrire".

Andando a Gesù per mezzo di Maria, la nostra devozione si fonda sul dogma cattolico e la nostra devozione trova un modo fecondo e facile di partecipare al Santo Sacrificio. Basta pensa­re quale aiuto ebbero dalla presenza e dall'esempio della Vergine, i discepoli che uniti a Lei seguirono Gesù fino al Calvario.

Guardando a Lei, unendosi alle sue disposizioni per quanto era loro possibile, essi diedero alla vittima divina un tributo perfetto di fede e di amore.

Crediamo che anche noi, partecipando, durante il sacrificio eucaristico, alle disposizioni della nostra Madre divina, la nostra unione a Gesù-Ostia, per umiltà, fede e amore, sarà più perfetta; il nostro culto più gradito a Dio Padre; la grazia divina più abbondante per le anime nostre. (Continua).

Testimonianza eucanstica

Due professori increduli dell'Università di Lione vollero andare ad Ars per burlarsi del suo Curato. Entrarono nella piccola chiesa mentre il Santo stava celebrando la Messa. Si misero in posizione da poter osservare tutti i suoi movimenti. Quando giunse all'elevazione dell'Ostia, uno di essi, vedendo tutta la folla prostrarsi, pensava tra sé: "Come mai uomini intelligenti possono riconoscere il loro Dio in un pezzo di pane?". Il Santo Curato, voltandosi al momento della Comunione verso i fedeli, fissò il professore come se leggesse nella sua anima quei pensieri d'incredulità. Fatta la genufles­sione, prese tra le dita l'Ostia e la sollevò sopra la pisside, dicendo le parole liturgiche: "Ecco l'Agnello di Dio! L'Ostia sfugge dalle sue mani e va a posarsi sulla lingua della prima persona inginocchiata presso la balaustra. Il Santo fissò anco­ra l'incredulo, come per dirgli: "Un semplice pezzo di pane può far questo?". Il professore si sentì sconcertato e commos­so. S'inginocchiò e adorò; poi corse dal Vianney per confes­sarsi. Più tardi si fece sacerdote domenicano: Io devo la mia conversione e la mia vocazione religiosa, diceva commosso, ad un miracolo eucaristico, compiutosi nelle mani del Curato d'Ars".

Per la tua vita eucaristica - A Cafarnao, Gesù ha pro­messo che darà la sua carne a mangiare. I Giudei sono scanda­lizzati: credono di dover mangiare la carne di Gesù fatta a pezzi, come quella di un agnello. Gesù cerca di andare incontro alla loro incredula incomprensione, e replica loro: "Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? È lo spirito che vivifica; la carne non giova a nulla" (Gv. 6, 62-3). Gesù vuol quindi far intendere che nell'Eucaristia promessa non darà a mangiare il suo corpo materialmente, ma il suo corpo sacrificato, risorto e glorioso.

Comunicarsi significa perciò immettere in noi l'amore e l'umiltà di Gesù vittima: la divinità di Gesù, vittorioso della morte e dell'inferno; significa renderci fin d'ora concittadini dei Santi (Ef. 2, 19), stringerci in unione sempre più perfetta e gioiosa al nostro Capo divino che ha penetrato i cieli, e a Maria, Madre del Corpo mistico, desiderosa di vederci tutti nell'assemblea gloriosa del Paradiso. 

17. L'Eucaristia è il supermiracolo di Gesù

Ascoltiamo il Papa:

"Cristo Signore è presente nel sacramento dell'Eucaristia per la transustanziazione. Perché nessuno fraintenda questo modo di presenza, che supera le leggi della natura e costitui­sce nel suo genere il più grande dei miracoli, è necessario ascoltare docilmente la voce della Chiesa docente e orante. Ora questa voce, che rieccheggia continuamente la voce di Cristo, ci assicura che Cristo non si fa presente in questo sacramento se non per la conversione di tutta la sostanza del pane nel Corpo di Cristo e di tutta la sostanza del vino nel suo Sangue; conversione singolare e mirabile che la Chiesa catto­lica chiama giustamente e propriamente "transustanziazione ". Avvenuta la transustanziazione, le specie del pane e del vino contengono una nuova realtà, che giustamente denominiamo ontologica (n. 24).

Riflessioni

1) Solo Dio può fare miracoli. Gesù dimostrò di essere Dio, col rendere in un istante la vista ai ciechi, l'udito ai sordi, la parola ai muti, la salute ad ogni specie di infermi e la vita ai morti; col comandare da padrone ai demoni e alle forze della natura, e soprattutto con la sua risurrezione.

L'Eucaristia è il supermiracolo di Gesù perché in essa avviene la trasformazione della sostanza del pane e del vino nella sostanza del suo Corpo e del suo Sangue, senza cambia­menti sensibili.

S. Tommaso d'Aquino così ci parla della transustan­ziazione: è certezza a noi cristiani: si trasforma il pane in

carne, si fa sangue il vino. Tu non vedi, non comprendi, ma la fede ti conferma, oltre la natura. È un segno ciò che appare: nasconde nel mistero realtà sublimi. Mangi carne, bevi sangue; ma rimane Cristo intero in ciascuna specie" (Liturgia del Corpus Domini).

2) La Messa con la Madonna (continuazione)

Al tuo santo altar mi appresso, o Signor... Scrive Padre Faber: " Il Cuore di Maria è l'altare vivente su cui viene offerto il sacrificio". Infatti il nostro Salvatore fece in Lei la sua prima offerta. Maria si offrì con Lui. Abbiamo in noi gli stessi senti­menti della Madre nostra.

Confesso a Dio onnipotente... e supplico la Beata sempre Vergine Maria... Il peccato ha ucciso Gesù. Il peccato rinnova il sacrificio della Croce sull'altare. Confessarlo solo con le lab­bra, senza esserne pentiti, è mancanza di fede e di amore. Averne il dolore è dono di grazia: "Madre fonte dell'amore, fa' ch'io senta il tuo dolore, fa' che teco lacrimi!'

Gloria a Dio nell'alto dei cieli... È il canto di Betlemme. Là in una mangiatoia, o qui nella Pisside, è sempre lo stesso Gesù, nostro Pane vivo, dato a noi da Maria. Meglio degli angeli Ella sapeva chi era Gesù: uniti a Lei cantiamo la nostra riconoscenza a Dio.

Letture bibliche - Invochiamo dalla Regina dei Profeti non solo l'intelligenza, ma anche l'amore alla parola di Dio. Ella ci comunichi il suo cuore umile e docile alle leggi e ai consigli del Vangelo per conservarne le sacre parole e nutrircene spiri­tualmente.

Credo in un solo Dio... Maria è la Vergine fedele. Con un atto sublime di fede concepì il Figlio di Dio. Ella partecipa la sua fede ai figli devoti: preghiamola e sottomettiamo a Lei il nostro spirito.

Testimonianza eucaristica

Nel 700, a Lanciano in provincia di Chieti, avvenne questo straordinario miracolo eucaristico. Un monaco basiliano stava celebrando la S. Messa.

Dopo la consacrazione, dubitò della reale presenza di Gesù nel Sacramento. Istantaneamente l'Ostia si convertì in carne viva e il vino in sangue. Sulle prime egli cercò di nascondere l'accaduto, ma poi non reggendo alla emozione, lo manifestò ai fedeli, che fatti anch'essi testimoni diretti, sparsero la noti­zia nella città.

Oggi, a distanza di dodici secoli, la Carne e il Sangue si sono conservati intatti. Nell'Ostia sono chiaramente visibili le fibre della carne umana, mentre il Sangue si è raggrumato in cinque globuli dal peso totale di sedici grammi, con questo particolare prodigioso: mettendo uno dei cinque grumi sulla bilancia, si ha il peso di sedici grammi, e il peso non varia, se si aggiungono gli altri.

Recentemente il Vescovo di Chieti ha fatto esaminare da tre Università di Medicina particelle di quella Carne e di quel Sangue. Il risultato delle analisi fú il medesimo: si tratta di vera carne umana e di vero sangue - hanno il medesimo grup­po sanguigno; la carne appartiene alle fibre del cuore - tanto la carne che il sangue sono freschi, come se fossero stati prele­vati in giornata da persona viva. Sangue e Carne sono conser­vati in un prezioso ostensorio, custodito nel tabernacolo della chiesa di S. Legonziano, visibili a chiunque. Nella chiesa, un grande quadro ricorda il fatto miracoloso.

Per la tua vita eucaristica - Il lungo discorso di Gesù agli apostoli, dopo l'ultima Cena, è il commento divino all'Eucaristia da Lui istituita.

Gesù dice tra l'altro: "Chi rimane in me ed io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla" (Gv. 15, 5). Questa "fruttificazione abbondante" di cui parla Gesù è la nostra crescita in Lui. Dice il Santo di Montfort: "Gesù Cristo, oggi come sempre, è il frutto di Maria (Lc. 1, 42)... Ne conse­gue che se un cristiano ha Gesù formato nel suo cuore, può in tutta verità, dire grazie a Lei (Trattato, n. 33). Cristo, poiché ha voluto che la Madre sua fosse nostra madre (Gv. 19, 27), vuole per questo che lei ci generi. Generandoci alla vita spirituale (come causa secondaria), Maria ci fa partecipare non solo alla vita di Gesù, ma anche alla sua; vale a dire noi partecipiamo alla vita di Gesù, vivente in Maria. 

18. Nell'Eucaristia Gesù è sacerdote e vittima

Ascoltiamo il Papa:

"Insiste San Giovanni Crisostomo: "Non è l'uomo che fa diventare le cose offerte Corpo e Sangue di Cristo, ma è Cristo stesso che è stato crocifisso per noi". Il Sacerdote, figura di Cristo, pronunzia quelle parole, ma la loro virtù e la grazia sono di Dio. S. Cirillo Vescovo, di Alessandria, nel commento al Vangelo di San Matteo, scrive: "Cristo in modo indicativo disse: Questo è il mio Corpo e questo è il mio Sangue, affinché tu non creda che siano semplici immagini le cose che si vedo­no; ma che le cose offerte sono trasformate, in modo misterio­so da Dio onnipotente, nel corpo e nel sangue di Cristo real­mente" (n. 26).

Riflessioni

1) "A prima vista la Messa appare come un'offerta compiu­ta dal sacerdote, dalla Chiesa di cui il sacerdote è ministro, e dai cristiani in comunione con lui. Però, nell'ordine delle realtà profonde, la Messa è prima di tutto l'offerta che Gesù fa di se stesso, offerta a cui partecipano la Chiesa e i cristiani.

Per questo, ogni partecipazione alla Messa è, prima di tutto, un'adesione alla presenza del Salvatore. Dev'essere desiderio di questa presenza e dimenticanza di sé.

Al momento della consacrazione, il sacerdote si annulla per pronunciare le parole "Questo è il mio Corpo", in nome di Gesù. Rinuncia al suo "io" per non essere altri che Cristo. Questo annullamento è comune a tutti i presenti, i quali devono guardare alla Vittima divina che dà valore alla loro offerta per­sonale" (Galot).

2) La Messa con la Madonna (continuazione)

L'offertorio - Segretamente nel seno di Maria e pub­blicamente al tempio Gesù si offrì al Padre. Furono l'offertorio della Messa dell'intera vita del Salvatore, la cui immolazione sulla croce può considerarsi la consacrazione e l'elevazione. Il Cuore e le braccia di Maria: quale patena santa! Mettiamoci in essi, insieme a Gesù.

L'acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina di Gesù che ha voluto assumere la nostra natura umana: ricordiamo l'unione della natura divina e umana in Gesù; in Maria e per Maria, questo mistero ebbe compimento e si continua per il Corpo Mistico.

Sull'altare è offerta la medesima Vittima del Tempio e del Calvario: Vittima d'infinito valore; ad essa noi ci uniamo come gocce d'acqua. Rendiamo la nostra unione più degna per mezzo di Maria, la nostra offerta più gradita al Padre, per le sue mani immacolate.

Lavami, o Signore da ogni colpa... - Il sacerdote si lava le dita, per significare una purezza più perfetta:

"Rivestici, o Madre, della tua purezza, per meglio entrare in comunione con il Figlio tuo".

Testimonianza eucaristica

"Venerdì mattina mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato. Egli mi mostrò una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici; di questi, chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo delle sacre vesti.

La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. N'ebbi nessuna rispo­sta. Però il suo sguardo si riportò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lacrime che gli solcavano le gote. Si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espres­sione di disgusto sul volto, gridando: "Macellai!". E rivolto a me disse: "Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per causa delle anime da me più benefi­cate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo della mia agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L'anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ohimé mi lascia­no solo sotto il peso della indifferenza. L'ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l'agonia. Come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge è che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il disprezzo, l'incredulità. Quante volte ero lì lì per fulminarli, se non fossi stato trattenuto dagli angeli e dalle anime di me innamora­te... " (P. Pio, Epistolario).

Per la tua vita eucaristica - A quanto può giungere la nostra indegnità! Dio ci benefica e noi l'offendiamo col pecca­to! Egli mette nelle nostre mani la Vittima di riparazione e noi disprezziamo la stessa Vittima!... Con che ripareremo? Chi accuseremo se Dio ci colpisce e più ci colpirà?

Gesù del Tabernacolo è il Gesù del Cielo: Maria, la Mamma sua che tanto l'ha amato e confortato mentr'era sulla terra, è alla sua destra. Uniamoci alle sue riparazioni e a quelle degli Angeli santi. Amare il Cuore di Gesù significa compatire le sue pene e riparare in modo affettivo ed effettivo, infaticabi­le e generoso, per tutti i delitti enormi con i quali i suoi nemici profanano la sua Persona, conculcano il suo amore, avviliscono nel fango la sua dignità, insultano chi Lo rappresenta, ed espia­re insieme per le colpe - materialmente forse meno gravi, ma formalmente più ingiuriose - di quanti dovrebbero per profes­sione e libera scelta essere i suoi amici, e invece..." lo croci­figgono di nuovo e lo espongono all'infamia" (Eb. 6, 6). 

19. Gesù divino mendicante d'amore

Ascoltiamo il Papa:

Ambrogio, Vescovo di Milano, parlando chiaramente della conversione eucaristica, dice: "La parola di Cristo, che ha potuto fare dal nulla ciò che non esisteva, non può mutare le cose che esistono in ciò che non erano? Non è infatti da meno il dare alle cose la propria natura che mutargliela ".

E Gregorio VII impose a Berengario, il quale osò per primo negare la conversione eucaristica, di prestare il giuramento in questi termini: "Intimamente credo e apertamente confesso che il pane e il vino posti sull'altare, per il ministero della orazione sacra e le parole del nostro Redentore, si con­vertono sostanzialmente nella vera e propria e vivificante carne e sangue di nostro Signore Gesù Cristo..."(nn. 27. 8).

Riflessioni

1) Dall'Imitazione di Cristo:

"Come io, con le mani distese e col corpo nudo sulla croce, offrii spontaneamente me stesso a Dio Padre per i tuoi peccati, in modo che nulla rimanesse di me che non l'avessi dato in sacrificio per ottenerti il perdono divino, così anche tu devi offrire a me volontariamente te stesso ogni giorno nella Santa Messa, come un'ostia pura e santa, facendo ciò con ogni poten­za ed affetto, e quanto più di cuore tu puoi.

"Che altro cerco io da te, se non che tu ti sforzi di sotto­metterti pienamente a me? Tutto ciò che mi dài fuori di te non mi interessa, poiché non è già il tuo dono che io cerco, ma cerco te.

"Per questo sono così pochi quelli che diventano illuminati e liberi nell'interno, perché i più non sanno rinunziare intera­mente a se stessi.

"È immutabile la mia sentenza: Chi non avrà rinunziato ad ogni cosa, non può essere mio discepolo" (Lc. 14, 33).

2) La Messa con la Madonna (continuazione)

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a Te, Signore... "Sia in noi l'anima di Maria per magnificare il Signore, sia in noi il suo spirito per esultare in Lui" (S. Ambrogio).

Sopra le gerarchie celesti, tremanti di timore santo, d'adora­zione e di amore, c'è Maria, Maestra dei cori angelici, per dirigerci a Cristo. Noi pellegrini ancora sulla terra, eleviamo a Lei i nostri sguardi e i nostri cuori, poiché è Lei la via retta per la quale la nostra preghiera sale a Dio.

Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue... Pensando al Calvario, inginocchiamoci davanti all'altare, in compagnia di Maria, Madre di Gesù. Né angeli né santi hanno disposizioni più perfette ed aiuto più efficace per unirci a Lui, fatto Ostia. Ci ispiri Lei il modo di guardare la Vittima divina, come com­prendere ciò che si svolge sotto i nostri occhi e come offrirci in unione a Gesù. La nostra preghiera, troppo sovente meschina e distratta, trova nella mediazione di Maria, Madre della Chiesa universale, ciò che le manca per essere meno indegna del mistero d'amore infinito compiuto sull'altare.

La separazione del pane e del vino simboleggia quella del Corpo e del Sangue di Gesù, effuso goccia a goccia dalla Vittima martoriata...

"Pei peccati delle genti - Gesù vide nei tormenti - da fla­gelli lacero. Santa Madre, nel mio cuore - le ferite del Signore - fa' che impresse siano!"

Testimonianza eucaristica

“Il mio divin Cuore è amore, amore, solo amore per gli uomini. Ed essi mi ricambiano con ingratitudine, malvagità e crimini. Io sono amore e vengo a chiedere amore... Come la farfalla impazzita gira attorno alla fiamma, così il mio Cuore va attorno ai cuori e batte alla porta...

Alcuni mi rigettano pervertiti: le loro coscienze incallite Mi rifiutano completamente. Altri non Mi ascoltano ancora perché vogliono continuare nelle loro passioni disordinate. Altri Mi rifiutano perché non mi conoscono. Altri ancora non Mi rice­vono perché non vogliono soffrire: vogliono fiori senza spine, vogliono gioie senza tristezze.

Io sono Gesù e vengo a chiedere, a mendicare. Ascoltate, accogliete questo Mendicante divino! Vengo a riscaldanni ai vostri cuori. Datemi amore, fate che Io sia amato.

Figlia mia, Gesù è nel tuo cuore... Qui sto bene; non mi delizio per il tuo dolore, mi delizio per il frutto della tua soffe­renza. Non ti voglio far soffrire, ma voglio salvare i miei figli. Dammi il tuo dolore” (Alexandrina, Autobiografia).

Per la tua vita eucaristica - Con il suo fiat alle parole dell'angelo, Maria fece sì che il Verbo s'incarnasse in Lei; prestando a Gesù, vittima e offerente principale dell'altare, la sua parola, il sacerdote fa sì che Gesù s'incarni sacramental­mente nelle sue mani... Quanto devono essere impregnate d'amore le parole consacratorie. Per la sua verginità, Maria piacque a Dio, per la sua umiltà lo concepì (S. Bernardo): umile e vergine di corpo e di spirito dev'essere chi continua l'incarnazione del Verbo. Dona, o Madre, la tua umiltà e la tua purezza, dona la tua fede e il tuo amore a quanti s'accostano all'altare del tuo Gesù. 

20. Grazie a te, o Creatore e Redentore!

Ascoltiamo il Papa:

"La Chiesa non solo ha sempre insegnato, ma anche vissu­to la fede nella presenza del Corpo e del Sangue di Cristo nella Eucaristia, adorando sempre con culto latreutico, che compete solo a Dio, un così grande Sacramento.

Di questo culto Sant'Agostino scrive: “In questa carne il Signore ha qui camminato e questa stessa carne ci ha dato da mangiare per la salvezza; e nessuno mangia quella carne senza averla prima adorata... sicché non pecchiamo adoran­dola, ma anzi pecchiamo se non l'adoriamo” (n. 30). Riflessioni

1) Dall'Imitazione di Cristo:

"Due cose sento che mi sono sommamente necessarie in questa vita, senza le quali essa mi sarebbe insopportabile con le mie miserie. Imprigionato nel carcere di questo corpo, confesso d'aver bisogno di due cose: di cibo e di luce. Per questo Tu hai, Signore, dato a me infermo il tuo Corpo a ristoro dell'anima e del corpo mio e ponesti la tua parola per lucerna ai miei passi (Sal. 118, 105).

Senza queste due cose non potrei vivere bene: poiché la parola di Dio è luce all'anima mia ed il tuo Sacramento è pane di vita. Esse si potrebbero anche chiamare due mense situate di qua e di là nel tesoro della Santa Chiesa. L'una è la mensa del Sacro Altare, che ha il Pane santo, cioè il Corpo prezioso di Cristo. L'altra è la mensa della legge divina, la quale contiene la dottrina santa che insegna la fede retta.

Grazie a Te, o Signore Gesù, splendore della luce eterna, per la mensa della sacra dottrina... Grazie a Te, o Creatore e Redentore degli uomini, che per manifestare il tuo amore a tutto il mondo, hai preparato una gran cena nella quale porgesti a mangiare non già un agnello figurativo, ma il santissimo Corpo e Sangue tuo".

2) La Messa con la Madonna (continuazione)

Dopo la consacrazione: Ti supplichiamo, Dio onnipotente: fa' che questa offerta, per le mani del tuo angelo santo, sia portata sull'altare del cielo davanti alla tua maestà divina... L'Agnello immolato dell'altare è il medesimo che in Cielo offre al Padre le sue piaghe e intercede per noi. Ma è pur vero che alla destra del Figlio, presente come sul Calvario, sta Maria che l'offre alla divina Maestà e prega insieme con Lui, per otte­nere che sulla Chiesa, di cui è Madre "scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo" (Preghiera eucaristica 1).

Ricordati, Signore dei nostri fratelli che si sono ad­donnentati nella speranza della risurrezione... L'intercessione di Maria si estende pietosa alle anime prigioniere nel Purgatorio: esse fanno parte della Chiesa di cui Ella è Madre. Uniamo i nostri suffragi ai suoi, più perfetti dei nostri: li rende­remo più efficaci.

Per Cristo, con Cristo e in Cristo... ogni onore e gloria. "Abbi cura, insegna S. Bernardo, di fare le tue offerte a Dio per le mani purissime di Maria, se non vuoi ricevere un rifiu­to"; la Vergine nulla toglie alla nostra offerta, solo la imprezio­sisce e la rende più gradita a Dio.

Padre nostro... È la preghiera dei figli: quale profumo e valore acquista detta insieme alla Mamma!

Agnello di Dio... Specialmente dopo la profezia di Simeone, la Madonna ravvisava in Gesù l'Agnello divino: pre­ghiamola che ci prepari a mangiarne le carni sacrificate. Testimonianza eucanstica

Dai catechismi del Curato d'Ars: "Figli miei, forse ricor­date ancora quanto vi ho raccontato di quel santo prete che pregava per un suo amico: Dio gli aveva fatto conoscere che egli era in purgatorio. Pensò che non poteva fare niente di meglio che offrire il santo sacrificio della Messa per lui. Quando fu al momento delta consacrazione, prese l'Ostia fra le dita e disse: "Padre Santo ed eterno, facciamo un cambio: Voi tenete l'anima del mio amico, in purgatorio, ed io tengo il Corpo del vostro Figlio nelle mie mani; liberate il mio amico ed io Vi offro vostro Figlio con tutti i meriti della Sua passione e morte". Ebbene, al momento della elevazione, egli vide l'anima del suo amico, tutta risplendente di gloria, salire al cielo ".

Per la tua vita eucaristica - Disse ancora Gesù ai primi comunicati: "Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi" (Gv. 14, 12).

"La fecondità dell'apostolato di un'anima corrisponde quasi sempre al grado acquistato di vita eucaristica...

Perché mai le istituzioni del nostro tempo, tanto numerose, ma spesso sterili, non hanno rigenerato la società?... Operai evangelici, noi piangiamo questi tristi risultati, perché non siamo più andati alla scuola ove il Verbo istruisce i predicatori, perché non abbiamo più attinto, cuore a cuore con il Dio dell'Eucaristia, la parola di vita; Dio non ha parlato attraverso la nostra bocca e questo è fatale. Cessi il nostro stupore, se la nostra umana parola è rimasta pressoché sterile" (Chautard).

"Tutti i doni, tutte le virtù e le grazie dello Spirito Santo vengono distribuite dalle mani di Maria, a chi Ella vuole, quan­do vuole, come vuole e quanto vuole" (S. Bernardo); quindi: amare Gesù Eucaristico e ottenere per mezzo suo le grazie che desideriamo, sarà ancora e sempre frutto della devozione mariana.

 

PARTE QUARTA

LA DEVOZIONE EUCARISTICA

1. "Ogni giorno, come è desiderabile, i fedeli in gran numero partecipino attivamente al Sacrificio della Messa, nutrendosi con cuor puro e santo della sacra Comunione e rendano grazie al Signore per sì gran dono".

2. "Durante il giorno i fedeli non omet­tano di fare visita al SS. Sacramento, che deve essere custodito in luogo distintissimo, col massimo onore nelle chiese, secondo le leggi liturgiche, perché la visita è prova di gratitudi­ne, segno d'amore e debito di ricono­scenza a Cristo Signore là presente". (MYSTERIUM FIDEI nn. 34. 35) 

21. Le grazie dell'Eucaristia

Ascoltiamo il Papa:

"Ogni giorno, come è desiderabile, i fedeli in gran numero partecipino attivamente al Sacrificio della Messa, nutrendosi con cuore puro e santo della sacra Comunione, e rendano gra­zie a Cristo Signore per sì gran dono.

Si ricordino delle parole del Nostro Predecessore san Pio X. "Il desiderio di Gesù Cristo e della Chiesa che tutti i fedeli si accostino quotidianamente alla sacra mensa, consiste soprattutto in questo: che i fedeli, untiti a Dio in virtù del Sacramento, ne attingano forza per dominare l'impurità, per purificarsi dalle lievi colpe quotidiane e per evitare i peccati gravi, ai quali è soggetta l'umana fragilità" (n. 34).

Riflessioni

1) "L'Eucaristia, insegna san Pio X, in chi la riceve degna­mente, conserva e accresce la grazia, che è la vita dell'anima, come fa il cibo per la vita del corpo; rimette i peccati veniali e preserva dai mortali; dà spirituale consolazione e conforto, accrescendo la carità e la speranza della vita eterna di cui è pegno".

L'Eucaristia ci trasforma in Cristo. Dice S. Leone Magno: "La partecipazione al Corpo e al Sangue di Cristo non produce in noi altro effetto che quello di trasformarci in ciò che noi prendiamo". S. Agostino fa dire a Gesù Eucaristico: "lo sono l'alimento dei forti; abbi fede e mangiami. Ma tu non mi cam­bierai in te: sei tu che sarai trasformato in me".

Il nutrimento Eucaristico, invece di trasformarsi in colui che lo prende, lo trasforma in sé. Ne consegue che l'effetto proprio di questo sacramento è una tale trasformazione dell'uomo in Cristo, che egli può dire veramente con S. Paolo: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Gal. 2, 20).

"Se ogni Messa comporta una nuova immolazione, implica anche una nuova gioia, la gioia trionfale del sepolcro aperto che lascia passare la vita. E? la gioia che ha superato la prova del dolore, e che perciò è divenuta più ricca e più profonda. Scuola di rinunzia e di offerta di sé, la Messa è dunque anche scuola di gioia (tanto più grande e più vera quanto più generosa è stata l'offerta di sé). Essa diffonde una gioia vittoriosa, capa­ce d'affrontare e superare tutti gli ostacoli, tutte le cause di tri­stezza. Tende a far vivere maggiormente il cristiano nell'atmo­sfera che deve essere quella di tutta la sua esistenza, l'atmosfe­ra pasquale" (Galot).

2 La Messa con la Madonna (continuazione)

Il Santo di Montfort ci insegna come rendere fruttuosa la nostra Comunione con la Madonna. Dice così: 1) Ti umilierai profondamente davanti a Gesù - 2) rinunzierai al fondo pecca­minoso che è in te e alle tue disposizioni, per quanto buone te le faccia sembrare l'amor proprio - 3) rinnoverai la tua consa­crazione a Maria, dicendo: Sono tutto tuo, o divina Madre e Regina mia, e tuo è tutto ciò che mi appartiene - 4) supplicherai questa buona Madre di prestarti il suo cuore, per potervi riceve­re Gesù con le sue stesse disposizioni protestando l'indegnità del tuo: Ella lo farà per il dominio che ha sui cuori e Gesù sarà da Lei degnissimamente accolto" (Trattato n. 266).

Testimonianza eucaristica

S. Bernardino da Siena parla ai Fiorentini dell'Eucaristia: "Oggi, giovedì, parleremo dell'utilità del Sacramento... Nella Chiesa primitiva ogni dì, per ogni cristiano, si pigliava il Sacramento, e chi non lo pigliava ogni dì gli pareva essere scomunicato, e oggi appena una volta all'anno, e chi lo piglia gli è detto che egli è un ipocrita. Mondo cieco! Leggi al capito­lo sesto di S. Giovanni: "Se voi non mangerete la carne del Figliuol dell'Uomo non avrete in voi la vita".

I frutti che ne ricava l'anima cristiana sono dodici:

1 ° dell'anima vivicazione - 2° dell'intelletto illuminazione - 3° dell'affetto refezione - 4° della mente santificazione - 5° de' peccati purgazione - 6° de' nemici difensione - 7° dell'opere soddisfazione - 8° de' cadimenti relevazione - 9° de' meriti aumentazione - 10° de' beni guadagnati conservazione - 11 nella via di Dio perseverazione - 12° in vita eterna conduzio­ne ".

Per la tua vita eucaristica - " Sono stato crocifisso con Cristo, dice S. Paolo, e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal. 2, 20). La Comunione, ben fatta, produce questo divino effetto. Ce lo assicura Gesù: "Colui che mangia di me vivrà per me" (Gv. 6, 57). Giorno per giorno, l'Alimento divino dà l'aiuto a liberarsi dal peccato mortale e veniale. S. Alfonso non esitò a confessare per tredici giorni di seguito un giovane, schiavo del peccato impuro, per dargli modo di comu­nicarsi e rendersi così vittorioso.

La Comunione, ben fatta, fa inoltre imitare le virtù di Gesù. Una vita, veramente eucaristica, irradia purezza, umiltà, obbe­dienza, pietà, dolcezza, carità, zelo: virtù proprie del Cuore di Gesù. Infine, intensificando l'imitazione e l'unione eucaristica, l'anima viene a partecipare della vita trinitaria di Gesù, cioè delle sue relazioni con il Padre e lo Spirito Santo. Ma non dimentichiamo che solo la Madonna rende possibili e facilita tutte queste operazioni divine. Ecco, fra tante, l'esperienza di un'anima: "I "Tre" sono in Gesù, Gesù vive in Maria. Trovare Maria mi basta. Amarti teneramente senza posa, o graziosa Regina: non esiste favore più prezioso. Perché in te, trovo il mio Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo, dei quali lo splendore mi irradiò e l'amore mi avvince" (Servo di Dio, Fratel Leonardo S. C.). 

22. La Comunione impegna

Ascoltiamo il Papa:

"1 fedeli, sotto il vostro (dei Vescovi e dei Sacerdoti) impul­so, conoscano sempre più e sperimentino quanto dice S. Agostino: "Chi vuol vivere ha dove e donde viva: si accosti, creda, s'incorpori per essere vivificato. Non rinunzi alla coe­sione dei membri, non sia un membro putrido degno di essere tagliato, non un membro distorto da vergognarsi: sia un mem­bro bello, idoneo, sano, aderisca al corpo, viva di Dio a Dio; ora lavori sulla terra per poter regnare nel cielo" (n. 34).

Riflessioni

1) Dice Gesù: "Io sono amante della purità e datore di ogni santità. Io cerco un cuore e lì trovo il mio riposo. Preparami un grande cenacolo ben addobbato e farò presso di te la Pasqua coi miei discepoli (Mc. 14, 14-5).

"Se tu vuoi che Io venga a te e rimanga presso di te, pùrgati del vecchio lievito (1, Cor. 5, 7), e monda l'abitacolo del tuo cuore. Caccia fuori tutto ciò che sa di mondano ed ogni tumulto dei vizi, siedi come il passero solitario sul tetto (Sal. 102, 8) e nell'amarezza dell'anima tua ripensa ai tuoi falli. Poiché ogni amante prepara al suo diletto il luogo migliore e più bello; per­ché in ciò si conosce l'affetto di colui che riceve la persona amata".

"Sappi però che tu non puoi prepararti sufficientemente col merito delle tue opere, quand'anche ti preparassi per un anno intero e non avessi altro da pensare: ma per mia sola pietà e grazia ti è permesso d'accostarti alla mensa, come se un pove­ro fosse invitato a pranzo da un ricco e non avesse altro per ricompensarlo che l'umiliarsi e ringraziarlo".

"Fa' da parte tua quello che puoi, e fallo con diligenza; ricevi non per abitudine, nè per forza, ma con timore e riveren­za ed affetto il Corpo del diletto Signore Iddio tuo che si degna venire a te. Io sono colui che t'ho chiamato, lo comandai che si facesse il convito e supplirò a ciò che ti manca; vieni e ricevi­mi" (Imitazione di Cristo).

2) La Messa con la Madonna (continuazione) Ringraziamento dopo la Comunione - Continua il Santo di Montfort: "Dopo la comunione, stando interiormente raccol­to e con gli occhi chiusi, introdurrai Gesù Cristo nel cuore di Maria. Lo darai alla Madre sua che lo riceva amorosamente, l'adori profondamente, l'ami perfettamente e gli renda in spiri­to e verità gli omaggi che nelle tue fitte tenebre ti sono scono­sciuti.

Domanderai a Gesù, in unione a Maria, la venuta del suo regno sulla terra per- mezzo della Madre sua; la divina sapienza, l'amore divino, il perdono dei tuoi peccati o qualche altra gra­zia, ma sempre per mezzo di Maria e in Maria, dicendo: "Signore, non guardare ai miei peccati; i tuoi occhi vedano solo in me le virtù e i meriti della Madre tua. Gesù, bisogna che tu cresca ed io diminuisca. Gesù e Maria, crescete in me..."

Ricorda che più lascierai fare a Maria nella tua comunione, più Gesù sarà glorificato" (Trattato n. 270).

Testimonianza eucaristica

Quando Padre Carlo de Foucauld celebrò la sua prima Messa nella cappellina che si era costruita nel Sahara, un vec­chio soldato che la servì ebbe a dire: "Chi non ha assistito a quella Messa, non sa cosa sia una Messa. Allorché pronunciò "Signore, non sono degno", ebbe un tale accento che i presenti piansero con lui".

Santa Caterina da Siena vide un giorno in mano ad un sacerdote Gesù Eucaristia, in un globo di fuoco, per cui la Santa si meravigliava come da quella fiamma non restassero arsi ed incendiati tutti i cuori degli uomini.

San Francesco di Sales viveva in così intima unione con Gesù-Ostia, da poter rispondere a chiunque gli chiedesse ragione della gravità del suo contegno e della sua fedeltà nel bene: "Mi sto preparando a celebrare".

Per la tua vita eucaristica - "Gesù ha desiderato tanto darsi a noi... Facciamo spesso la S. Comunione per rispondere al suo amore. Vicino a lui troveremo la forza la luce, la gran­dezza. Egli è il sostegno dei martiri, il vino che germina i ver­gini... Le persone che si comunicano ogni otto giorni devono essere esenti dal peccato mortale. Le persone che si comunica­no più volte la settimana devono evitare il peccato veniale. Quelle che si comunicano tutti i giorni devono vivere nella san­tità di desiderio, evitare anche le imperfezioni, domare la loro carne, farla soffrire. Ecco ciò che dicono i Padri della Chiesa" (S. Elisabetta della Trinità).

"Malgrado i molti favori che il Signore mi ha fatto e mi fa, non saprei ugualmente come accostarmi a riceverlo se Egli non mi desse forza e coraggio... Che non deve provare una misera­bile come me, carica di abominazioni, dopo una vita così poco buona, nell'avvicinarsi a tanta Maestà, se, oltre a ciò vuole anche che la mia anima lo veda? Come accostare a quel corpo gloriosissimo, pieno di misericordia e purezza, una bocca che tante parole ha proferito contro di Lui!' (S. Teresa d'Avila, Autobiografia). 

23. L'Eucaristia esige rispetto

Ascoltiamo il Papa:

"Consta che i fedeli si credevano in colpa, e giustamente, come ricorda Origene, se, ricevuto il corpo del Signore, pur conservandolo con ogni cautela e venerazione ne fosse caduto per negligenza qualche frammento.

San Cirillo d'Alessandria rigetta come follia l'opinione di coloro che sostenevano che l'Eucaristia non serve affatto alla santificazione se si tratta di qualche residuo di essa rimandato al giorno seguente: "Né infatti, egli scrive, si altera Cristo, né si muta il suo sacro Corpo, ma persevera sempre in esso la forza, la potenza e la grazia vivificante" (n. 32).

Riflessioni

1) Non si può pensare che con tanta pena alle facili e irrive­renti innovazioni introdottesi abusivamente in troppe chiese: abolizione delle patene, tabernacoli negli angoli, Messe cele­brate comunque, getto delle Ostie, dopo la Messa... Gravi sacrilegi per i quali non c'è che da chiedere la misericordia divina. E che avverrà nel futuro, se con facilità l'Eucaristia pas­serà dalle mani dei sacerdoti ad altri?...

a) La Messa e il peccato - Poiché la Messa è la rinnovazione del sacrificio della croce, essa ci aiuta a capire la mali­zia del peccato che ha portato Gesù sulla croce: Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità (Is. 55,5).

Guardiamolo sospeso alla croce. Egli non ha più nulla di umano, è diventato "un verme, l'infamia degli uomini, il rifiuto del suo popolo" (Sal. 21, 7). Il suo corpo è ridotto ad una piaga; la sua anima è disfatta dalle sofferenze e dagli insulti; e non è ancora tutto... "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abban­donato? (Mt. 27, 46). Chi potrà scrutare il fondo di questo mistero di dolore nel nostro Dio fatto Uomo?

Quale la risposta di Dio Padre al gemito straziante del Figlio? Per l'iniquità del mio popolo ti ho percosso (Is. 53, 8).

b) La Messa e il dolore umano - La Messa getta anche luce sul tormentoso problema del patire degli uomini. Essa mostra che "non sono affatto essi vittime di Dio, ma piuttosto Dio è vittima degli uomini. L'ingiustizia non è dalla parte di Dio, ma dalla parte degli uomini che si sono abbandonati al peccato" (Galot).

2) Maria fanciulla, al Tempio, ci parla del Redentore "Quanto Sangue dovrà spargere per redimerci il Salvatore! Quanto! Dalle mille e mille ferite che lsaia vide sull'Uomo dei dolori, ecco che cade, come rugiada da un vaso poroso, una pioggia di Sangue. Non cada dove è profanazione e bestemmia, questo Sangue divino ma in calici di purezza fragrante che lo accolgano e raccolgano, per poi spargerlo ai malati dello spiri­to, ai lebbrosi dell'anima, ai morti di Dio. Date gigli, gigli date pgr asciugare, con la candida veste dei petali puri, i sudori e le lacrime del Cristo! Date gigli, gigli date per l'ardore della sua febbre di Martire! Oh! dove sarà quel Giglio che ti porta? Dove quello che ti disseterà l'arsura? Dove quello che si farà rosso del tuo Sangue e morirà per il dolore di vederti morire? Dove quello che piangerà sul tuo Corpo svenato? Oh! Cristo! Sospiro mio!...". (da Il Poema dell'Uomo Dio).

Testimonianza eucaristica

“...Mio Dio, che terribile notte nella mia anima! Gesù incominciò a dirmi: - Il peccato tenta di frantumare ed annien­are il mio divin Cuore! Che grande male è il peccato! Guarda i maltrattamenti che ricevo! Sai da chi? Da coloro da cui avevo diritto a tutto l'amore, da cui mi aspettavo tutto. Ripara, se vuoi che si convertano. Lasciati immolare se vuoi che si sal­vino! Sei la loro vittima...

La mia anima pare che emetta grida di tremenda afflizione. La sua notte è diventata immensa nel ricevere Gesù Eucaristico. Ed Egli in tono di giudice, come chi viene a chie­dere conto, mi diceva: - Che grande male è il peccato! Sei morta a Dio invece di morire al mondo! Convertiti, vieni al mio Cuore! Mi fai soffrire con ogni dolore e crudeltà; piango perché ti amo!...

Mio Gesù, non voglio sfuggirti! Voglio seguirti! Voglio che tutti Ti seguano, che nessuno Ti sfugga. Lasciami scrivere sulla terra col mio sangue: "Il dolore è il cammino tracciato da Gesù. Il dolore è amore; il dolore è unione con Dio. L'anima che soffre con Gesù si sente attratta da Lui; vuole la solitudine per incontrarsi con Lui più facilmente; vivere di Lui e per Lui. Come è prezioso il dolore! Che felicità per l'anima che soffre! Si preoccupa solo di Gesù; non vuole altra vita se non quella di Gesù. Cerca il Suo amore, la sua gloria, la salvezza delle anime" (Alexandrina, Autobiografia).

Per la tua vita eucaristica - La facilità ad accedere all'Eucaristia può degenerare in mancanza di rispetto, se non è unita ad un'adeguata educazione eucaristica. Particolarmente dev'essere molto curato il ringraziamento dopo la Comunione, se si vuole che essa faciliti l'unione spirituale con Cristo, durante la giornata. Dice l'imitazione di Cristo: "È necessario che con gran cura ti conservi nella devozione, dopo aver rice­vuto il Sacramento. Non si esige minor custodia dopo, che devota preparazione prima. Per questo appunto, alcuni si ren­dono molto indisposti all'Eucaristia, perché subito dopo la Co­munione si abbandonano alla dissipazione". 1 Santi ci insegna­no che non vi è tempo più atto ad infiammarci d'amor divino che il tempo dopo la Comunione. S. Teresa scrisse: "Non per­diamo sì buona occasione di negoziare con Dio. Sua Maestà non suole pagare l'alloggio, se non le è fatta buona accoglien­za". Ottima cosa sarebbe il ringraziamento eucaristico pubbli­co, da farsi dopo la Messa, da quanti si sono comunicati. Farne comprendere l'importanza e gustare la pratica è di somma uti­lità per la "vita" cristiana. 

24. Rinnoviamo la fiamma Eucaristica

Ascoltiamo il Papa:

"Vi preghiamo dunque, venerabili Fratelli, affinché questa fede, che non tende ad altro che a custodire una perfetta fedeltà alla parola di Cristo e degli Apostoli, rigettando nettamente ogni opinione erronea e perniciosa, voi custodiate pura e integra nel popolo affidato alla vostra cura e vigilanza (n. 34).

Riflessioni

1) Parla Gesù: "Se tu avessi la purezza angelica e la santità di San Giovanni Battista, non saresti ancora degno di ricevere né di amministrare questo Sacramento. Perché non è dovuto ai meriti umani che un uomo consacri e amministri il Sacramento di Cristo e prenda in cibo il pane degli Angeli.

Stupendo mistero e gran dignità dei Sacerdoti, ai quali è dato ciò che agli Angeli non è concesso! Poiché i soli sacerdoti, legittimamente ordinati dalla Chiesa, hanno potestà di celebrare e di consacrare il Corpo di Cristo.

Considera dunque e vedi qual ministero ti è affidato mediante l'imposizione delle mani del Vescovo.

Ecco, tu sei fatto sacerdote, e consacrato per celebrare, stu­diati dunque di offrire con fedeltà e devozione nel tempo dovu­to il sacrificio a Dio, e mostrati irreprensibile.

Il sacerdote deve essere ornato di tutte le virtù, e dare agli altri esempio di buona vita. La sua conversazione non sia con le triviali e comuni vie degli uomini, ma con gli Angeli in cielo e con gli uomini perfetti sulla terra" (Imitazione di Cristo).

2) "Ecco la tua Madre" (Gv. 19, 27)

"Giovanni, il beniamino del Re, fu anche il beniamino della Regina Immacolata, più di tutti gli altri: Qual tesoro l'agoniz­zante Gesù gli aveva affidato affinché egli lo custodisse in casa sua: la sua Madre divina!

Da quella intimità con Maria, dalla convivenza con la divi­na Maestra dei Dottori, trono dell'eterna Sapienza, trasse Giovanni le elevazioni e le profondità che fanno di lui l'Evangelista del Verbo, dai voli d'aquila, che sembra aver bevuto alla sorgente originaria i torrenti di fiamma e di luce che sgorgano dalle sue parole ispirate.

Apostoli del Sacro Cuore, se desiderate veramente penetra­re nei segreti di quel Cuore adorabile, conoscerlo per amarlo e farlo amare, cominciate ad avvicinarvi alla Divina Maestra le cui lezioni hanno formato nella Chiesa i dottori più eccelsi.

Cercate il Cuore di Maria, domandate di entrarvi per impa­rar cose che soltanto la Regina del Cenacolo vi potrà insegnare. Ella conosce le vie più intime dell'amore del Cuore di Gesù, Ella sola, Madre di Dio e Madre nostra, ha il diritto di svelarle ed Ella le svela soltanto ai suoi figli prediletti. Siate del numero! Seguite non i miei poveri consigli, ma l'esempio di tutti i Santi. Se essi giunsero ad una conoscenza meravigliosa del Verbo Incarnato, vi giunsero non per l'acutezza del loro ingegno, ma per la luce acquistata alla scuola di Maria" (P. Matteo).

Testimonianza eucaristica

“...Davanti al grande mistero che si prepara non so far altro che tacere e... adorare gli eccessi d'amore del nostro Dio! Insieme con la Vergine, lei può cantare il suo "Magnificat" e trasalire in Dio suo Salvatore, perché l'Onnipotente opera in lei cose grandi ed eterna è la sua mise­ricordia... (Lc. 1, 46).

Poi, come Maria, conservi tutto questo nel suo cuore tenen­dolo vicino, a quello di lei, perché questa Vergine sacerdotale è anch'essa "Madre della divina Grazia" e nel suo amore vuole prepararla a diventare "quel sacerdote fedele, intera­mente secondo il cuore di Dio" di cui parla la S. Scrittura (1 Sam. 2, 35).

A somiglianza di quel Pontefice "senza padre, senza madre, senza genealogia, senza cominciamento di giorni, senza fine di vita, immagine del Figlio di Dio" del quale parla S. Paolo (Eb. 7, 5,), anche lei diviene, per la santa unzione, un essere che non appartiene più alla terra, il mediatore fra Dio e le anime, chiamato a far "risplendere la gloria della sua gra­zia" (Ef. 1, 6), "partecipando alla sovreminente grandezza della sua virtù (ib. 1, 19).

Gesù, il sacerdote eterno, diceva al Padre entrando nel mondo: "Eccomi, o Dio, per fare la tua volontà" (Eb. 10, 7). Mi sembra che in quest'ora solenne della sua entrata nel sacerdozio, questa debba essere anche la sua preghiera ed io amo ripeterla con lei... " (S. Elisabetta della Trinità, al rev.do Chévignard).

Per la tua vita eucaristica - Rinnoviamo la fiamma eu­caristica! Parrebbe un'esortazione superflua, oggi. Ma do­mandiamoci chiaramente: "C'è, oggi, una "sentita" devozione eucaristica? Si consideri la percentuale dei presenti alla S. Messa festiva... E di questi, quanti ritornano ogni giorno, nonostante le facilitazioni d'orario e di digiuno eucaristico? E fra questi ancora, quanti sentono il bisogno di ritornare nella giornata a fare visita a Colui che si degna visitarli e che, si sa, "aspetta" la loro visita?... Non diamo la colpa alla fretta: il tempo per ciò che sta a cuore, lo si trova! Come spiegare infine la penosa diminuzione e rovina delle vocazioni sacerdotali e religiose, se non con una più penosa mancanza di fede e di amore all'Eucaristia? Di surrogati si vive male, o non si vive affatto. Rinnoviamo la fiamma eucaristica! Volendo incendiare il mondo col fuoco dell'amore divino (Lc. 12, 49), il Salvatore non ha trovato mezzo più adatto che porre nel Tabarnacolo la fornace ardente a cui devono attingere quanti vogliono collabo­rare con Lui; se dunque questo fuoco non divampa, se anzi cre­sce il gelo dell'odio, è solo perché mancano i radiatori debita­mente innestati con quella correnta divina. Sii tu uno di essi! 

25. Adoriamo l'Eucaristia

Ascoltiamo il Papa:

"La Chiesa Cattolica professa il cullo latreutico (di adora­zione) al Sacramento Eucaristico non solo durante la Messa, ma anche fuori della sua celebrazione, conservando con la massima diligenza le Ostie consacrate, presentandole alla solenne venerazione dei fedeli cristiani, portandole in poces­sione con gaudio della folla cristiana.

Di questa venerazione abbiamo molte testimonanze negli antichi documenti della Chiesa. L'Eucaristia che i fedeli porta­no a casa "in verità è il Corpo di Cristo".

(S. Ippolito) - (n. 31).

Riflessioni

1) Una delle tante e suggestive scene del Vangelo. Gesù scende dal monte dove ha parlato a lungo e molta folla lo segue. "Ed ecco venire un lebbroso che si prostra a lui e lo adora supplicando: "Signore, se tu vuoi, tu puoi sanarmi". Gesù stende la mano, lo tocca dicendo: "Lo voglio, sii sanato". E subito la lebbra scompare" (Mt. 8, 3).

Gesù accetta l'adorazione, atto religioso dovuto solo a Dio. L'accetta e dimostra con un miracolo che egli è veramente Dio. Gesù dell'altare, Gesù del Tabernacolo è Gesù del Vangelo, è il Figlio di Dio fatto uomo, e vero Dio (Gv. 1, 1).

Quando noi professiamo la nostra fede in Lui e diciamo: "Questo Bambino posto nella mangiatoia è il Figlio di Dio, io l'adoro; questo adolescente che lavora nella bottega di Nazaret è il Figlio di Dio, io l'adoro: quest'uomo crocifisso sul Calvario è il Figlio di Dio, io l'adoro; quest'Ostia è il Figlio di Dio, io l'adoro: e ci prostriamo adoranti a Lui, consacrandoci amorosamente al suo servizio, noi siamo nella verità e Dio dimora in noi (1 Gv. 4, 15).

"La persona di Gesù, dice il Galot, merita, più di qualsiasi persona umana, l'interesse e l'attaccamento verso di lei per il semplice fatto che si tratta di essa. La pietà eucaristica favori­sce questo amore, che si rivolge alla persona del Maestro, la contempla e gode della sua presenza familiare, della sua vici­nanza. Ma siccome Cristo è Dio, questo amore prende la forma della adorazione. L'atteggiamento di adorazione caratterizza il culto della presenza eucaristica fuori della Messa e della Comunione, e tutta la venerazione vi si concentra sulla presen­za di Dio fatto uomo".

2) La Messa con la Madonna (continuazione)

La Messa è finita: andate in pace - La nostra partecipazione alla Messa non finisce qui: la Messa e la Comunione ci offrono il modello e l'aiuto per l'imitazione di Gesù sofferente.

La Madonna vuole unirci alla Passione di suo Figlio. Anche noi abbiamo portato il nostro contributo a quella Passione: nell'immolazione di Gesù non eravamo spettatori, ma attori, anzi, a dire il vero, carnefici, i nostri peccati sono stati la causa della morte di Gesù e dello straziante martirio di Maria.

La Madonna vuole che noi partecipiamo alla Passione, ma per amore e come dice S. Paolo: "Per completare nella nostra carne mortale ciò che manca alla Passione di Cristo".

Maria ci insegna a soffrire per Gesù; "Sono confitto alla croce di Cristo", dice S. Paolo. Quanto è più vero di Maria! Gesù si comunica a noi attraverso tutti i suoi misteri, ma in nessuno tanto quanto nel mistero della Croce. Ecco perché ci è necessario ricordare continuamente la presenza di Maria, per proseguire con amore la Messa nella nostra giornata.

Testimonianza eucaristica

Memoranda nei fasti eucaristici resterà la processione del 23 agosto 1897, a Lourdes. Quando cominciò a sfilare, 40 mila pellegrini occupavano ogni angolo possibile. La novità che attirava gli occhi di tutti erano gli oltre 300 miracolati degli anni precedenti che procedevano insieme.

Appena il grande Ostensorio, portato da Mons. Bouvier, giunge sul piazzale del Rosario, un immenso grido di Osanna al Figlio di Davide, saluta Gesù Eucaristico. Tutti i malati ven­gono benedetti, senza che alcuno riacquisti la salute. Il Santissimo è riportato su di un altare davanti alla Basilica, sull'alto della gradinata. Una voce sonora si spande per l'aria. È il padre Picard che, rivolto ai malati, ricorda loro le meravi­glie che in 25 anni Gesù-Eucaristico ha compiute su quella terra, ove essi si trovano: "Essi furono pieni di fede, egli dice, e guarirono! Abbiate fede anche voi, di quella fede che risusci­ta, e levatevi!". Subito un malato si alza. Gli applausi scoppia­no da ogni parte. Poi si alza un altro, poi un terzo, un quarto. Gli applausi e le preghiere aumentano. S'intona il Magnificat. Quando finisce, ben quindici sono i guariti! La folla è in un delirio d'entusiasmo. Si levano in aria barelle, scranne, car­rozzelle, grucce, bastoni, fasciature; chi piange, chi grida, chi acclama. La scena dura per due ore con continue guarigioni. Se ne contarono quaranta, di ogni specie di mali. "Quelle due ore, dicono i testimoni già anche abituati a quelle emozioni, furono uno spettacolo da non potersi descrivere ".

Per la tua vita eucaristica - Pensa alla trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor: il volto di Gesù brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce... Una nube luminosa avvolse la scena e si udì la voce del Padre che disse: "Questo è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo". All'udire la voce, i discepoli caddero con la fac­cia a terra adoranti (Mt. 17). Nell'Eucaristia c'è lo stesso Gesù del Tabor. Molte volte Egli ha manifestato la sua presenza irra­diando luce come nella sua trasfigurazione. A Torino, nel 1453, l'Ostia dell'ostensorio rubato ad Exilles, si levò in alto ed emanò una luce vivissima come un piccolo sole.

Il nostro Dio è nel Tabemacolo! Vi è rimasto per aiutare la nostra adorazione a Dio Padre, per adorare con noi. Adoriamo in eterno il SS. Sacramento! Niente è capace di suscitare il fer­vore religioso quanto l'esposizione eucaristica. Abbiamo biso­gno dell'aiuto divino?... Lo troveremo nella misura del tempo che daremo all'adorazione. Ritorniamo ad adorare l'Eucaristia!  

26. L'Eucaristia centro della vita cristiana

Ascoltiamo il Papa:

"Vi preghiamo dunque, venerabili Fratelli, affinché pro­muoviate, senza risparmiare parole e fatica, il culto eucaristi­co, a cui devono convergere finalmente tutte le altre forme di pietà" (n. 34).

"Io devo confessare il suo nome: Gesù è il Cristo, Figlio di Dio vivo (Mt. 16, 16)... Io non finirei più di parlare di Lui. Egli è la lucce è la verità, anzi egli "la via, la verità, la vita" (Gv. 14, 6). Egli è il pane, la fonte d'acqua viva per la nostra fame e - per la nostra sete, egli è il pastore, la nostra guida, il nostro esempio, il nostro conforto il nostro fratello.

Come noi, e più di noi, egli è stato piccolo, povero, umilia­to, lavoratore e paziente nella sofferenza. Per noi egli ha par­lato, ha compiuto miracoli, ha fondato un regno nuovo, dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di convivenza, dove i puri di cuore ed i piangenti sono esaltati e consolati, dove quelli che aspirano alla giustizia sono rivendicati, dove i pec­catori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli...

A tutti io l'annunzio: Gesù Cristo è il principio e la fine; l'alfa e l'oméga.

Egli è il re del nuovo mondo. Egli è il segreto della storia. Egli è la chiave dei nostri destini. Egli è il mediatore, il ponte fra la terra e il cielo; egli è per antonomasia il Figlio dell'uomo, perché egli è il Figlio di Dio, eterno, infinito; è il Figlio di Maria, la benedetta tra tutte le donne, sua Madre nella carne, e Madre nostra nella partecipazione allo Spirito del Corpo Mistico" (Paolo VI. Manila, 29 novembre 1970).

Riflessioni

1) La nostra santità consiste nella vita di figli di Dio (Ef. 1), che ha per fondamento e modello Gesù. Egli è la vite che comunica a noi la linfa divina della grazia. Condizione neces­sana per ricevere questa grazia è l'unione con Lui: "Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca" (Gv. 15)

L'unione con Gesù raggiunge il suo più alto grado nella Comunione eucaristica, per questo "tutte le forme di pietà devono convergere ad essa". Però non basta l'unione fisica con l'Eucaristia; ci vuole l'unione di volontà che ci sprona a con­formare la nostra vita a quella del Signore.

In questa luce si collocano i van esercizi di pietà e le norme di vita cristiana, proposte dai maestri spirituali, che hanno for­mato i Santi. Sottovalutare o considerare queste norme sorpas­sate è ingenuo e pericoloso. L'Eucaristia stessa, nel suo duplice aspetto di Sacrificio e di Sacramento ci richiama alle parole di Gesù: "Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stes­so" (Mt. 16, 24); e S. Paolo ci insegna che per raggiungere l'unione con Cristo, dobbiamo "deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima, l'uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici" (Rm. 4, 22). La mistica senza l'ascetica è sempre stata un'illusione.

2) La devozione alla Madonna e la devozione all'Eucaristia sono, nel loro scopo invale, un solo e medesimo amore. "Apostoli del Cuore di Gesù, grida P. Matteo, servite la glo­ria e gli interessi della Regina dell'Amore, proprio per glorifi­care di più il Re. Praticate e diffondete sempre più largamente il vero culto a Maria: ma ripetete anche, con santa insistenza, che nessuna testimonianza d'amor filiale le sarà più gradita, né contribuirà di più alla sua gloria, che l'ardore verso Gesù ­Ostia, la fame che ci spingerà con violenza verso il Tabernacolo.

Dire alla santa Vergine che l'amiamo, cantar le sue lodi e mancare facilmente alla Comunione, vuol dire separare la Madre dal Figlio, stabilire una distanza che essi non ammet­tono e che non deve esistere tra il Cuore di Maria e il Cuore di Gesù".

Testimonianza eucaristica

Scrive S. Margherita Maria: "Gesù mi fece intendere che avendomi destinata a rendere un continuo omaggio al suo stato di ostia e di vittima nel SS. Sacramento, io dovevo come tale immolargli continuamente il mio essere, con l'amore, l'adorazione, l'annientamento e l'imitazione della vita di morte che Egli ha nell'adorabile Eucaristia, praticando i miei voti su questo sacro modello, il quale si trova in tale spoliazione d'ogni cosa, da essersi ridotto allo stato di ricevere dalle sue creature tutto ciò che gli vorranno tributare.

Povertà: e sarò distaccata da ogni cosa terrena, vivrò nello spogliamento d'ogni cosa, come un morto che non chiede nulla per sé, aliena totalmente da ogni interesse mondano. Il regno del S. Cuore sarà propagato da anime distaccate dagli interes­si materiali.

Castità perfetta: devo essere spogliata non solo dei beni e dei comodi della vita, ma anche di tutti i piaceri, di tutte le consolazioni, di tutti i desideri, di tutte le affezioni, di ogni mio vantaggio. Dal candore delle sacre specie devo imparare che è necessario essere una vittima pura, per essergli degnamente immolata ed essere senza macchia per possederlo.

Obbedienza: il mio Gesù è stato obbediente fino alla morte di croce: voglio dunque obbedire sino all'ultimo sospiro della mia vita, per offrire un omaggio all'obbedienza di Gesù nell'Ostia ".

Per la tua vita eucaristica - "Tutte le altre forme di pietà, dice il S. Padre, devono convergere all'Eucaristia". Perché e in quale modo?

Nella Comunione eucaristica, il cristiano raggiunge il ver­tice di quella unione con Dio che è chiamato a vivere nella fede, qui sulla terra. Tutte le pratiche spirituali devono con­vergere in questa unione. Il cristiano ama la confessione, come mezzo per distruggere il peccato e rendere la sua anima abitazione meno indegna di Gesù; così pure egli esamina con vivo desiderio la sua coscienza al fine di purificarla da tutto ciò che può dispiacere all'Ospite divino. La mortificazione, l'eser­cizio delle virtù cristiane trovano pure nell'Eucaristia la loro motivazione e il loro aiuto; il Rosario offre ad ogni mistero l'invito all'imitazione e alla conoscenza sempre più profonda di Gesù eucaristico, facilitate dall'esempio della Madonna e dall'insistente ripetizione dell'Ave Maria. Stabilendo un interiso contatto con Gesù del Tabernacolo, si riceve ad ogni momento la sua grazia e si acquista, qualunque cosa si faccia (1 Cor. 10, 31), una disposizione sempre più favorevole per assimilarci al Salvatore divino. 

27. Facciamo visita a Gesù

Ascoltiamo il Papa:

"Durante il giorno i fedeli non omettano di fare la visita al SS. Sacramento, che dev'essere custodito in luogo distintissi­mo, col massimo onore nelle chiese, secondo le leggi litur­giche, perché la visita è prova di gratitudine, segno d'amore e debito di riconoscenza a Cristo Signore là presente.

Ognuno comprende che la divina Eucaristia conferisce al popolo cristiano incomparabile dignità. Giacché non solo durante l'offerta del Sacrificio e l'attuazione del Sacramento, ma anche dopo mentre l'Eucaristia è conservata nelle chiese e negli oratori, Cristo è veramente l'Emmanuel, cioè il "Dio-­con-noi ". Poiché giorno e notte è in mezzo a noi, abita con noi, pieno di grazia e di verità (cfr. Gv. 1, 14); restaura i costumi, alimenta le virtù, consola gli afflitti, fortifica i deboli, e sol­lecita alla sua imitazione tutti quelli che si accostano a Lui, affinché col suo esempio imparino ad essere miti di cuore, e a cercare non le cose proprie, ma quelle di Dio. Chiunque perciò si rivolge all'augusto Sacramento eucaristico con particolare devozione e si sforza di amare con slancio e generosità Cristo che ci ama infinitamente, sperimenta e comprende a fondo, non senza godimento dell'animo e frutto, quanto sia preziosa la vita nascosta con Cristo in Dio (cfr. Col. 3, 3) e quanto valga stare a colloquio con Cristo, di cui non c'è niente più soave sulla terra, niente più efficace a percorrere le vie della san­tità" (n. 35).

Riflessioni

1) "Egli è là; nel Sacramento del Suo amore, che sospira e intercede senza tregua presso Suo Padre per i peccatori. A quali offese Egli è sempre esposto, pur di restare in mezzo a noi! Egli è lì per consolarci: perciò gli dobbiamo spesso fare visita. Come gli è gradito quel piccolo quarto d'ora che noi rubiamo alle nostre occupazioni, a qualche cosa futile, per andare a pregarLo e a visitarLo, consolarLo di tutte le offese che riceve! Quando vede le anime pure venire a Lui con premura, Egli sor­ride loro. Esse vengono con quella semplicità che Gli piace tanto, per chiederGli perdono per tutti i peccatori e degli insulti di tanti ingrati. Quale felicità noi proviamo alla presenza di Dio, davanti al Tabernacolo, quando siamo soli, ai Suoi piedi! Su, anima mia, raddoppia il tuo fervore sei qui sola per adorare Dio; i suoi sguardi si posano su te sola... Il Salvatore è tanto pieno d'amore per noi che Egli ci cerca dappertutto" (S. Curato d'Ars).

2) Cristo è la mia vita (Fil. 1,21). Però chi ci dona Cristo? il Padre, senza dubbio (Gv. 3, 16), ma solo per mezzo di Maria (Gv. 1, 14).

La Madonna ci mostra Gesù. Ci insegna a contemplarlo nel Tabernacolo. Tutta la sua vita è stata una contemplazione del Verbo Incarnato.

Non si può pensare, senza una specie di intimo stupore, a questa vita interiore della Madonna che guarda Gesù con amore di Mamma e con immensa fede. Le azioni di Gesù, le sue parole, tutto era per Maria come una incessante rivelazione;

ogni gesto di Gesù faceva nascere in Maria una vibrazione inti­ma, profonda, provocando da parte sua atti di amore perfetto. Se la Madonna vivesse tra noi, dove passerebbe le sue ore più belle? Non certo in viaggi, o alla televisione, o nella lettura di libri sublimi. Il Tabernacolo sarebbe la sua calamita potente. Nessuno meglio di Lei può educarci a trattare amo­rosamente Gesù-Ostia. S. Alfonso de' Liguori unisce la Visita a Gesù alla Visita a Maria. E P. Pio che la Visita al Santissimo non la lasciò mai, recitava sempre le due preghiere di S. Alfonso.

Testimonianza eucaristica

Quando la gente vedeva S. Alfonso Maria de' Liguori, l'apostolo della Visita a Gesù Sacramento, entrare nella sua cattedrale o in altra chiesa, accorreva per edificarsi del suo comportamento: pareva che egli parlasse visibilmente con Dio.

Nella vita del beato Don Edoardo Poppe, l'apostolo moder­no dell'Eucaristia, si legge che una sera, dopo una pesante giornata di confessionale, un confratello lo trovò seduto davanti al Tabernacolo. "Edoardo mio, gli disse, non faresti meglio a rinunciare stasera alla tua adorazione? sei così stan­co?". "È appunto per questo, rispose, che me ne sto qui ripo­sando; non prego, non medito sto qui semplicemente a tener compagnia a Gesù, e posso riposarmi tanto bene come nella mia camera".

Un giorno, terminata la lezione all'Università, il professor Moscati s'incamminò verso casa, seguito da un gruppo di stu­denti. Ad un certo momento si eclissò, entrando in una chiesa. Essi lo seguirono per spiarlo. Lo videro ginocchioni, in profon­da adorazione: “In noi giovani, commenta uno di essi, passò un'onda arcana di ammirazione, di commozione, di entusia­smo: ci parve di vedere che la scienza, impersonata dal Moscati, si chinasse dinnanzi alla Fede, per ottenere aiuto, forza, luce di verità e di amore”.

Per la tua vita eucaristica - Non c'è dubbio: Gesù è lì nel Tabernacolo. Com'era sulla terra, com'è in cielo. Noi lo credia­mo. Ma non basta. La fede, senza le opere è morta (Gc. 2, 26) e una fede morta a nulla giova. Come ogni altra verità della fede, la presenza eucaristica di Gesù vuole il nostro operare: l'opera­re eucaristico che è quanto dire crederci sul serio. Per noi Gesù è venuto dal cielo. Per noi ha voluto restare. La notte in cui gli uomini deliberarono di toglierlo dalla terra, Egli realizzò il modo di restarci. E resterà, nonostante i suoi nemici, fino a quando ci saranno uomini sulla terra. Tanto ci ama! Del Tabernacolo ha fatto la sorgente di quella vita che è venuto a portare dal cielo. Di là ancora ad alta voce grida: "Chi ha sete, venga a me e beva. Dall'intimo di chi crede in me, scaturiranno fiumi di acqua viva" (Gv. 7, 37 - 8). Del Tabernacolo ha fatto la divina centrale della luce, del calore e dell'onnipotenza divi­na. Ma la centrale ha bisogno di cavi grandi per trasmettere i suoi doni agli uomini. Le anime eucaristiche, le anime pure sono i fili conduttori dell'amore eucaristico di Gesù. 

28. L'Eucaristia rimedio a tutti i mali

Ascoltiamo il Papa:

"Dall'accresciuto culto eucaristico deriveranno molti beni a tutta la Chiesa e a tutto il mondo... (n. 41).

Dinnanzi allo spettacolo di tanti mali, che oggi, più che nel passato, travagliano individui, famiglie, nazioni e il mondo intero, dove mai, Venerabili Fratelli, cercheremo il rimedio? Si potrà forse trovare una devozione più eccellente del Culto al Cuore Sacratissimo di Gesù, più conforme all'indole propria della religione cattolica, più idonea a soddisfare le odierne necessità spirituali della Chiesa e del genere umano? (Pio XII).

Riflessioni

1) "Per convertire le anime e condurle a Dio, non basta, da sola, l'eloquenza che ci insegnano i trattati: "non con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo" (1 Cor. 1, 17); occorre un'arte che non s'impara, certo, nelle scuole o sulle riviste d'alta critica, l'arte di comunicare il divino, l'unione sacra che penetra nell'intimo delle coscienze insieme con la grazia".

"Oh! ne abbiamo abbastanza - sui pulpiti e sulle cattedre - della "scienza che gonfia... "; ci occorre piuttosto "la carità che edifica" (1 Cor. 8, 1).

"O tu, che ti affanni tutto il giorno in cerca delle tue pecore sbandate, tu che piangi come Geremia, sull'ovile deserto e pro­fanato, tu che "aspetti in silenzio la salvezza che viene da Dio" (Ger. Lam. 3, 2), tu cui strazia l'orecchio il grido satanico delle turbe tumultuanti: "Non vogliamo che questi regni su di noi" (Lc. 19, 14), vieni e riposati, qualche volta almeno, sul Cuore dolcissimo del Maestro: "Buono è il Signore verso coloro che confidano in lui, verso l'anima che lo cerca" (Ger. Lam. 3, 25), (Manete in dilectione mea).

2) "Per raggiungere, per noi stessi e per il nostro apostolato cucaristico, la perfezione e la perseveranza, per assicurarci le grazie indispensabili a ciò, sarà utile mettere noi stessi, i nostri progetti e le nostre opere, nelle mani di Maria, la Mediatrice delle grazie!

Così saremo nel modo più completo sotto l'influsso e lo spirito di Gesù, con tutta la nostra azione. In realtà, ogni buona idea, ogni parola utile, ogni atto meritorio e fecondo, è frutto della Mediazione di Maria quanto della Morte espiatoria di Gesù, perché è un frutto della grazia.

Maria ha pregato per ognuna delle migliaia di grazie delle quali è impregnata la nostra vita quotidiana e il nostro apostola­to... Ogni grazia di Gesù ci perviene con un sorriso della Mediatrice delle grazie, Maria!

Se Gesù è il Sole, Maria è la Donna vestita di Sole (Ap. 4): se Gesù è il nostro Tesoro, Ella è la nostra Tesoriera: se Gesù è l'Ostia, Ella è l'Ostensorio vivente. Se Gesù è il nostro Dio e il nostro Tutto, Ella è il nostro Tutto presso il nostro divino Gesù. Volete riuscire? Andate a Gesù per Maria: Ad Jesum per Mariam. Non ve ne pentirete: è la via più breve" (Beato Don Poppe).

Testimonianza eucaristica

"Apparve un altare. La porta del tabernacolo era aperta. Nella pisside c'erano le Ostie bianche. Gesù si sedette a fianco dell'altare e mi fece sedere dall'altro lato. Non vidi su di che cosa sedevamo. Gesù pose sull'altare la Sua mano e su di essa il Suo capo santo; la stessa cosa fece fare a me. La mia mano destra rimase unita alla Sua mano sinistra.

Dal Tabernacolo, da quelle Ostie così bianche uscirono raggi più splendenti del sole e passarono tra noi.

Gesù, pieno di dolcezza, mi disse: - Mia figlia, gioiello eucaristico, Io sono lì nel tabernacolo, in quell'Ostia pura, in Corpo, Anima e Divinità, come sono qui. Parla al mondo di quest'amore. Di' agli uomini che si avvicinino a Me. Voglio darmi a loro. Molte volte. tutti i giorni se è possibile. Vengano con cuore puro, molto puro e assetato. Se verranno al Tabernacolo con le dovute disposizioni e reciteranno il Rosario, o la sua terza parte, tutti i giorni, non occorrerà altro per allontanare la giustizia di Dio.

Il Rosario, il Tabernacolo e le mie vittime, la vittima di questo calvario, sono sufficienti perché al mondo sia dato il perdono e la pace. Chi viene al fabernacolo vive puro; chi vive all'ombra della Mia Madre benedetta, vive della Sua purezza. E così l'umanità vive la vita nuova, pura e santa da Me racco­mandata tante volte da questa cameretta" (Alexandrina, Autobiografia).

Per la tua vita eucaristica - "Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e troverete ristoro per le vostre anime" (Mt. 11, 28 - 9).

Gesù è venuto dal cielo per portare all'uomo, oppresso dal male, il conforto e l'aiuto divino. È rimasto nell'Eucaristia per comunicargli il suo dono. Invano, dunque, cercheremo il rime­dio ai nostri mali, lontano da Lui.

Solo le anime nutrite di Eucaristia potranno intendere le parole piene d'amore ch'Egli rivolgeva ai discepoli, dopo l'ultima cena:

- Chi crede in me, compirà le opere che io compio. - Vi do la mia pace. Non sia turbato il vostro cuore.

- Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

- Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.

- Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!

- Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. (Cfr. Gv.14 - 17). 

29. L'Eucaristia sorgente di zelo

Ascoltiamo il Papa:

"L'Eucaristia è conservata nei templi e negli oratori come il centro spirituale della comunità religiosa e parrocchiale, anzi della Chiesa universale e di tutta l'umanità, perché essa sotto il velo delle sacre specie contiene Cristo, Capo invisibile della Chiesa, Redentore del mondo, centro di tutti i cuori, "per cui sono tutte le cose e noi per Lui" (I Cor, 8, 6).

Ne consegue che il culto eucaristico muove fortemente l'animo a coltivare l'amore "sociale", col quale si antepone al bene privato il bene comune; facciamo nostra la causa della comunità, della parrocchia, della Chiesa universale; ed esten­diamo la carità a tutto il mondo perché dappertutto sappiamo che ci sono membra di Cristo" (n. 36).

Riflessioni                                          

1) "Quando Gesù viene in un'anima mediante la Comunione, la chiama ad un amore totale e l'invita a vivere veramente per Lui e mediante Lui. In questo modo Egli rinno­va il primo richiamo all'amore, che aveva rivolto al momento del Battesimo.

La Comunione consente di raggiungere uno dei fini della Messa. Il Sacrificio dell'altare mira a promuovere l'espansione della Chiesa. Quando Gesù si offre sotto le apparenze del pane e del vino, egli lo fa per esercitare un più vasto dominio sull'umanità, allo scopo di conquistare maggiormente il mondo al suo amore. Ogni Messa fa progredire i limiti del regno e dilata le sue frontiere. La Comunione ispira al cristiano lo zelo per cooperare a questo progresso mediante la sua testimonianza e la sua attività; tende a mettere concretamente in opera la forza invisibile d'espansione ottenuta col Sacrificio, e ad im­pegnare ogni fedele alla conquista cristiana del mondo.

Il cibo eucaristico fa entrare nella vita individuale di ciascu­no il dinamismo apostolico di cui l'offerta della Messa ha meri­tato l'aumento" (Galot).

2) "Questo è il mio comandamento, dice Gesù dopo averci data l'Eucaristia, che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici... Io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga". L'Eucaristia ci mostra Gesù in questo suo amore "più grande"; ci mette nel cuore "questo" amore. Come si spiega che non ci sentiamo arde­re il cuore (Lc. 24, 32), che non ci sentiamo spinti a sacrificare un po' di noi stessi e del nostro tempo all'amore dei fratelli?

"In verità, in verità vi dico, è ancora Gesù che parla, se non mangiate la carne del Figlio dell'Uomo e non bevete il suo san­gue, non avrete in voi la vita" (Gv. 6, 53).

La Madonna non vuole soltanto nutrirci del Corpo e Sangue del Figlio suo, ma vuole che andiamo lungo le vie e i sentieri ad invitare gli altri al convito dell'Agnello. Gesù di Betlemme, Gesù del Calvario non ci potrà far risorgere come Lui gloriosi nell'ultimo giorno (Gv. 6, 54), se non l'avremo incontrato nel Sacramento del suo amore (Gv 15, 12 ss.).

Proprio nell'Eucaristia la Madonna comunica ai suoi devoti quell'ansia materna per cui non si resta più indifferenti di fron­te a quelle "tante tante anime che vanno all'inferno, perché non c'é nessuno che prega e si sacrifica per loro" (Messaggio di Fatima).

Testimonianza eucaristica

S. Gemma Galgani, durante un'estasi, sta lottando per la salvezza d'un peccatore, alla presenza del P. Germano: "Gesù, torno a supplicarti pel mio peccatore; è figlio tuo e fra­tello mio: salvalo, Gesù... Per un'anima sola hai fatto tanto, e poi quella non la vuoi salvare? Salvala, Gesù, salvala... Tu non hai misurato il Sangue che hai sparso per i peccatori e ora vuoi misurare la quantità dei nostri peccati?... Il Sangue lo hai versato per lui come per me... Salvi me e lui no? Non mi alzerò più di qui! Salvalo!

O Gesù! Tu dici che gli hai dato molti assalti per convin­cerlo; ma non l'hai mai chiamato figlio... Prova adesso, vedrai che a questo dolce nome il suo cuore indurito si ammollirà.

Lo so, lo so, che te ne ha fatte tante; ma te ne ho fatte più io! Lo so, lo so, Gesù, che ti ha fatto piangere, ma in questo momento non devi pensare ai peccati suoi: devi pensare al Sangue che hai sparso. Ricordati, Gesù, che lo voglio salvo. Trionfa, trionfa, te lo chiedo per carità.

Dinanzi all'inflessibilità divina, le balena un'idea. Presenta a Gesù un'altra mediatrice e gli dice: "È la stessa Mamma tua che ti prega per lui. Oh, va a dir di no alla Mamma tua! Certo non lo potrai dire a Lei. Ed ora rispondimi che hai salvato il mio peccatore".

La vittoria è ottenuta: "È' salvo, è salvo! Hai vinto, Gesù, trionfa sempre così".

Giunge intanto un signore forestiero a cercare del Padre. Cade in ginocchio davanti a lui dicendo: "Padre mi confessi". È il peccatore salvato.

Per la tua vita eucaristica - La prima lacrima di Gesù ver­sata nella culla, bastava per riscattare il mondo... Perché dun­que tanti travagli, tante sofferenze, tante lacrime e tanto sangue sparso? È l'amore di Gesù per la sua Chiesa! Voleva rivestirla di porpora e diede il suo sangue! L'amore può forse andare più lontano? Sì. Gesù ha ripreso e trasformato la vita che aveva sacrificato, e, rinchiudendosi con questa nuova vita in uno stretto tabernacolo, rimane, per amore della sua Chiesa, sino alla fine dei tempi, in uno stato perpetuo di sacrificio. E mentre così s'immola per lei tutti i giorni, continua a ricolmarla dei suoi doni: la illumina con luci celesti, la riscalda con le fiamme del suo Cuore, la nutre di un delizioso alimento, e questo ali­mento è il suo stesso corpo, la sua carne divina! In mezzo ai combattimenti che deve sostenere, Egli la fortifica e le fornisce le armi; nelle angosce la consola e le prepara per l'eternità un trionfo definitivo, una completa glorificazione" (M. Claret de la Touche).

Parla Gesù: "Sono veramente presente in Corpo, Sangue e Divinità, nell'Eucaristia. Questa mia presenza, se fosse creduta, sentita, vissuta in tutta la sublime meravigliosa realtà divina..., si trasformerebbe in un fermento di purificazione e soprannatu­ralizzazione,... che potrebbe rapidamente trasformare il volto della Chiesa e strappare dal mio Cuore misericordioso grazie e anche miracoli impensati" (P. F. Gobber).

Riflettiamo su questa verità e agiamo di conseguenza.  

30. L'Eucaristia sacramento di unità

Ascoltiamo il Papa:

"Giacché dunque, venerabili Fratelli, il Sacramento Eucaristico è segno e causa dell'unità del Corpo Mistico e in quelli che con maggior fervore lo venerano, eccita un attivo spirito ecclesiale, non cessate di persuadere i vostri fedeli che, accostandosi al Mistero Eucaristico, imparino a far propria la causa della Chiesa, a pregare Dio senza intermissione, a offrire se stessi a Dio un grato sacrificio per la pace e l'unità della Chiesa; affinché tutti i figli della Chiesa siano una cosa sola e abbiano lo stesso sentimento, né ci siano tra di loro scismi, ma siano perfetti nello stesso sentimento e nello stesso pensiero, come vuole l'Apostolo (cfr. I Cor. 1, 10); e tutti quelli che non sono ancora uniti con perfetta comunione con la Chiesa Cattolica, in quanto sono da essa separati, ma si gloriano del nome cristiano, quanto prima con l'aiuto della divina grazia arrivino a godere insieme con noi di quella unità di fede e di comunione, che Cristo volle fosse distintivo dei suoi discepoli" (n. 37).

Riflessioni

1) "Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il Sangue di Cristo? II pane che noi spez­ziamo, non è forse comunione con il Corpo di Cristo? Poiché c'é un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" (1 Cor 10. 16 - 17). Continua S. Paolo: "Un solo corpo, un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore (Gesù) una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio. Padre di tutti, che è al disopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti".

Stando così le cose, l'Apostolo tira egli stesso la con­clusione: "Vi esorto dunque io, il prigioniero del Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete rice­vuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello Spirito, per mezzo del vincolo della pace" (cfr. EL 4).

"Unione più intima a Cristo, la Comunione provoca una unione più intima al Corpo Mistico, poiché Cristo è inseparabi­le dalla sua Chiesa. Essa incorpora maggiormente il fedele nella comunità e lo avvicina agli altri cristiani, per quanto lon­tani siano nello spazio.

"Del resto, il pane cucaristico simbolizza in maniera incisi­va questo valore comunitario. Effettivamente e un pasto preso in comune. Mediante la Comunione, Cristo si dà ad ogni fedele individualmente, però si dà ai fedeli non a titolo di individui isolati, ma in quanto membri di una comunità" (Galot).

2) Come ogni famiglia ha una madre, così l'intera famiglia umana. È stato Dio a dargliela. Non poteva essere altrimenti. E come la madre nella famiglia ha un compito unitivo insostitui­bile, così la Madonna nella grande famiglia dei figli di Dio.

È vero. Dice Bernadot: "L'Eucaristia ci infonde la vita divi­na di Gesù e forma l'unità del suo Corpo Mistico: ma non con­siste proprio in questo la collaborazione della Madonna? L'ufficio riservato alla maternità è tutto qui: formare la vita ed unire le membra che devono formare il corpo; orbene, Maria è la formatrice dell'unità delle membra di Cristo. Come nel suo seno la divinità e l'umanità di Gesù si unirono nell'unica per­sona del Verbo, così per il suo influsso vitale il Cristo mistico raggiungerà la sua unità: si tratta ancora qui di formazione vita­le, e Maria agisce, perché spettano a lei le operazioni intime della Maternità".

Testimonianza eucaristica

Il Faguet racconta nella vita di Mons. Dupanloup come una giovane protestante si convertì al cattolicesimo proprio per l'Eucaristia. Essa termina il racconto della sua conversio­ne con queste parole: "La Chiesa cattolica ha l'Eucaristia, dono totale di Dio all'uomo; la Chiesa genera la verginità, dono totale dell'uomo a Dio (nella consacrazione religiosa). Credo che la più grande verità è là dove si trova il più grande amore ".

Elisabetta Seton, protestante statunitense, dovette venire a Livorno perché i medici avevano consigliato a suo marito il clima mediterraneo. Durante il suo soggiorno, ella fu colpita dalla fede eucaristica dei suoi ospiti e dalla gioia della loro vita cristiana. Scriveva ad una sua cognata, pure protestante: "Quanto saremmo felici, se anche noi potessimo credere a quello che credono i cattolici! Essi trovano il loro Dio nelle loro chiese, lo ricevono nel loro cuore, lo vedono venire a loro quando sono ammalati... Essi devono sentirsi altrettanto felici come gli angeli in Paradiso!" Convertitasi, parlava con entu­siasmo del giorno in cui avrebbe ricevuto per la prima volta l'Eucaristia: "Nel giorno dell'Annunciazione, io sarò unita a Colui che disse: Chi mangia la mia carne dimora in me ed io in lui" (Gv. 6, 56). Ella fondò negli Stati Uniti la Congregazione delle Religiose di S. Giuseppe.

Per la tua vita eucaristica - Che vuol fare Dio di noi? Portaci a vivere in intima unione di vita con Lui, per tutta l'eternità. È verità ineffabile. E perché la credessimo, ha man­dato il Figlio suo, Gesù Cristo, sulla terra a rivelarcela: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato... Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità" (Gv 17, 21, 23).

Per realizzare questo piano divino, Gesù ha istituito la Chiesa "segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità del genere umano" (Doc. Base) e ci ha dato l'Eucaristia, mediante la quale "lo Spirito Santo riunisce in un solo corpo coloro che comunicano al Corpo e al Sangue dei Signore" (id.). Con l'Incarnazione Gesù ha esteso la vita trini­taria alla famiglia umana, con l'Eucaristia attua la nostra fusio­ne d'amore con la sua umanità e, per mezzo di essa, con la Trinità divina. E poiché Gesù è inseparabile dalla sua Chiesa, suo corpo mistico, ogni Comunione eucaristica comporta un'unione più intima con la Chiesa, incorpora cioè nella comu­nità e avvicina agli altri.

Nell'Eucaristia, tutto simboleggia l'unità: i molti chicchi fusi nel pane, i molti grani riuniti nel vino; un medesimo Cibo riunisce nella vita divina tutti gli uomini della terra, senza distinzione di nazionalità o di classi; i singoli partecipano all'Eucaristia, come membri di una comunità; l'Eucaristia rin­nova il sacrificio della Croce, con il quale il Salvatore ci ha liberati del peccato, causa di ogni divisione; infine il Pane eucaristico fa passare nella vita dei cristiani lo stesso amore divino di Cristo: "Amatevi gli uni gli altri, come lo vi ho amati" (Gv 15, 12). Non si tratta perciò d'un amore "qualsiasi" che lega i membri della Chiesa, ma dell'amore di Cristo. Sarà dunque strumento di unità chi più sta unito a Cristo con la gra­zia (Gv. 15, 5), chi più si sforza di identificarsi con (1 Cor 4) la Vittima dell'altare; non chi pensa di prodigarsi in un dono di sé prevalentemente umano, povero perciò, se non addirittura vuoto di divino.

Ogni Comunione pertanto ci rende responsabili dell'unità della Chiesa, mentre ci offre l'aiuto per attuarla, accrescendo in noi la gioia della partecipazione all'unità con Dio. 

31. Facciamo nostri i desideri di Gesù Eucaristico

Ascoltiamo il Papa:

"Questo desiderio di pregare e di consacrarsi a Dio per l'unità della Chiesa devono considerarlo soprattutto come pro­prio i religiosi, uomini e donne, essendo essi in modo particolare addetti all'adorazione del SS. Sacramento, facendogli corona sulla terra in virtù dei voti emessi. Ma il voto dell'unità per tutti i cristiani, di cui niente è più sacro e più ardente nel cuore della Chiesa, noi vogliamo esprimerlo ancora una volta con le stesse parole del Concilio Tridentino nella conclusione del Decreto sulla SS.ma Eucaristia: "In ultimo il Santo Sinodo con paterno affetto ammonisce, esorta, prega e implora per viscera misericordiae Dei nostri (Lc. 1, 78) affinché tutti e sin­goli i cristiani, in questo segno di unità, in questo vincolo di carità, in questo simbolo di còncordia, finalmente convengano e concordino.

Oh, che il benignissimo Redentore... si degni di esaudire al più presto questo voto Nostro e di tutta la Chiesa, che cioè tutti, con una sola voce e una sola fede, celebriamo il Mistero Eucaristico e fatti partecipi del Corpo di Cristo forniamo un solo corpo (cfr. I Cor 10, 17) compaginato con quegli stessi vincoli, con i quali Egli lo volle formato" (nn. 38 - 39).

Riflessioni

1) "Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine" (Gv 13, 1).

Istituendo l'Eucaristia che è il sacrificio e la sua presenza perenne tra noi, il Signore ci dà la prova suprema del suo amore. Ascoltiamolo:

"Non prego solo per questi (gli apostoli), ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me (i cristiani); siano una sola cosa. Gesù chiede al Padre che tutti i credenti in Lui siano un cuor solo ed un'anima sola, per la medesima fede e l'amore vicendevole.

"Come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato: l'unione intima che vi è tra il Padre e Gesù dev'essere il modello dell'unione dei cristiani tra loro; questa unione viene comunicata soprattutto dalla Eucaristia. Nulla testimonia Dio quanto l'amore, poiché Dio è Amore (1 Gv 4, 8).

"E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, per­ché siano come noi una cosa sola: il fondamento della nostra unione con Dio è la vita divina che Gesù riceve come Figlio dal Padre e comunica a noi come la vite comunica la linfa ai tralci (Gv. 15).

"io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me: Gesù abita nelle anime dei giusti (Ef. 3, 17); per questo Dio Padre ama in noi il Figlio suo.

"Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria (cfr. Gv 17): "voglio" è espressione che dimostra la parità divina di Gesù col Padre; la nostra glorificazione insieme alla gloria divina, è il punto d'arrivo, lo scopo finale della redenzione, della passione e del dono supremo di Cristo: l'Eucaristia.

2) "Amare Maria significa domandarle che il Tabernacolo si apra e ci dia Gesù, sotto il velo della manna eucaristica. No, non si ama vivamente Maria se, quando la si invoca, non si ha la fame di Gesù".

"Noi sappiamo che Ella ce lo offre; e se non lo accettiamo, noi diamo a Lei un rifiuto che addolora il suo Cuore materno". "Se mi amate veramente, Ella ci dice, figli miei, se il vostro cuore cerca il mio per consolarlo e rendergli uno splendido omaggio di gloria, se voi volete conquistarmi, impadronirvi del mio Cuore, se volete che sia la Madre vostra, in vita e in morte, mostratemi la vostra tenerezza filiale alla sacra Mensa, all'ado­razione, accanto al Tabernacolo: seguitemi fino ai piedi di Gesù; ecco tutto quel che chiedo. Gesù ed io faremo il resto insieme" (P. Matteo).

Testimonianza eucaristica

"Parla dell'Eucaristia e della devozione alla Mia Madre benedetta. Queste devozioni, con le tue sofferenze sono le perle più preziose per le anime...

Coraggio, figlia mia! Lancia le reti! Coraggio, sposa predi­letta di Gesù, ripeti il tuo "credo"! Lancia alle spiagge, ai casinò, ai cinema e in tutte quelle città provocatrici e peccami­nose, lancia le tue reti insanguinate, le tue reti di tormenti indi­cibili e ineguagliabili. Lanciale ai sacerdoti che Mi offendono e Mi tradiscono: sono altrettanti Giuda che Mi vendono... Quanto soffrono il Mio ed il Cuore della Mia Madre santissi­ma!...

Lascia, figlia mia, che Io gridi attraverso le tue labbra: O Chiesa, accogli la voce del Signore! Vigilanza, vigilanza! O Chiesa, mia cara Chiesa, veglia, veglia, non dormire, non afflosciarti! Mai il mondo ha peccato tanto; mai fu urgente tanta riparazione. Anime vittime, crescete nella immolazione per il vostro Sposo!

Gesù, sarò coraggiosa e non ti dirò di no soltanto con l'aiuto della tua Grazia. Mi sento sola, al colmo del dolore! Sono la Tua vittima" (Alexandrina, Autobiografia).

Per la tua vita eucaristica - Nel medesimo istante in cui la Vergine diceva il suo "sì" alla proposta della maternità divina (Lc. 1, 38), il nostro Salvatore, incarnato in lei, dava il suo assenso di vittima (Eb. 10, 7).

Da quell'istante, Gesù e la sua Madre resteranno per sem­pre uniti in questa offerta sacerdotale che orienterà la loro vita, in un crescendo di dolore e di amore, imo al Calvario.

E Gesù ha voluto fissare quel vertice d'amore nella Eucaristia, per comunicarlo a noi, attraverso il Cuore di Maria, proclamata Madre nostra dalla croce. L'Eucaristia, il vertice dell'amore e perciò dell'unione nostra con Dio e tra noi! Il cen­tro dell'amore e dell'unità della Chiesa, di cui Maria è la Madre!

È dunque da lei che ha fatta sua l'ansia divina del Cuore di Gesù, di unire a Sé l'umanità redenta, che noi suoi figli dobbia­mo attingere lo zelo per la salvezza e l'unificazione degli uomi­ni in Dio (Gv. 17, 20 - 26). Maternamente unita al sacrificio dell'Agnello divino sul Calvario, Ella è ancora unita al suo sacrificio eucaristico per distribuirne la grazia. Per questo le anime mariane sono le più eucaristiche, sono le anime che Gesù predilige (Gv. 19, 26) e attira a Sé, distaccandole dal mondo e dalle sue basse concupiscenze (1 Gv. 2, 16), perché possano più liberamente e intensamente fare propri i desideri del suo Cuore divino.

Anime predilette da Gesù, stringetevi al suo Cuore eucari­stico, palpitante d'amore umano e divino per voi nel Tabernacolo; gioite della sua intimità (Gv. 15, 15): gioite di essere state scelte da Lui (Gv. 15, 16) a vivere con Lui in più intima unione, per trasmettere ai fratelli il dono della vita che non muore (Gv 15, 17), il dono dell'unità e della pace che solo Gesù può dare (Gv 14, 27). Questo dono d'amore e di unità richiederà il dono di voi stesse: siatene contente! Chi vi ama d'un amore più grande e disinteressato di Gesù? Solo così sare­te simili al Gesù dell'altare e del Tabernacolo che tutto a noi si dona: sarete più simili alla Mamma nostra che ha fatto e conti­nua a fare di noi il dono di Gesù eucaristico.