RINNOVIAMO LA FIAMMA EUCARISTICA

"Gesù, levatosi in piedi esclamò ad alta voce: «Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno». (Gv 7, 37 - 38)
LE DUE COLONNE CHE SALVANO LA CHIESA: L'EUCARESTIA E L'IMMACOLATA
È
noto il sogno di Don Bosco: nel mare tempestoso, un grande Nave e la sua flotta
(la Chiesa) sono attaccate da navi nemiche che tentano di affondarle. Tra le
onde si alzano due colonne: su una è l'Immacolata, sull'altra un'Ostia.
La
flotta nemica riesce ad uccidere l'ammiraglio della grande nave (il Papa). È
un momento di grande sgomento; ma il suo successore, superando tutti gli
ostacoli, porta la Nave tra le due colonne e la fissa ad esse; così fanno i
piloti delle navi fedeli al Papa. I nemici, scompigliati, si danno alla fuga.
Torna la calma.
Spiega
Don Bosco: «Si preparano tempi tristissimi per la Chiesa. Quello che fu sino ad
oggi è quasi un nulla a confronto di quello che deve accadere. I nemici della
Chiesa sono raffigurati nelle navi che tentano di affondare, senza riuscirvi,
la Nave principale. Due mezzi ci sono per salvarci da tanta rovina: la devozione
a Maria SS.ma e la devozione all'Eucaristia».
Le
due grandi devozioni, eucaristica e mariana, sono state prese di mira dal
diavolo, in questi ultimi decenni:
«La
Madonna è stata emarginata. Si è sentito parlare sempre di meno di Lei. La
si è considerata, da alcuni, come qualcosa di sovrappiù nei nostri rapporti
con Dio e con i fratelli. Da qualche parte si è tentato di scoraggiare il
ricorso spontaneo delle anime semplici alla Mamma del cielo. Di svuotare di contenuto
i legami di devozione e di pietà verso la Madre di Dio» (Farano).
Lo
stesso vento gelido del nord ha soffiato sulla devozione eucaristica. Teorie
insidiose, miranti a distruggere la verità della reale presenza del Cuore di
Gesù nel tabernacolo, hanno affievolito il sacro fuoco dell'amore
all'Eucaristia, riducendo sovente la pratica eucaristica ad un atto esteriore,
non sentito, privo d'impegno per la vita morale.
Il
Santo Padre, Paolo VI, ha fortemente denunciato questi travisamenti. Egli ci ha,
senza sosta, invitati a stare «sotto il segno, sotto il manto di Maria, per
essere sotto l'effusione della salvezza di Cristo».
E
nella Lettera Enciclica «MYSTERIUM FIDEI», di cui si riportano in queste
pagine i paterni insegnamenti, ci ammonisce di guardarci dalla confusione di
idee sorte intorno all'Eucaristia e ci esorta a restare saldi nella fede e
nell'amore eucaristici.
N.
B. Ristampiamo questo Libretto considerando l'importanza fondamentale e
l'urgenza di richiamarci ad una fede integra nell'Eucaristia, come accoratamente
ce la propone il grande Papa Paolo VI, nella sua Lettera Enciclica “MYSTERIUM
FIDEI” (1965). La zizzania seminata e coltivata dal “nemico” (cfr. Mt 13,
24 ss) continua ad ostacolare la crescita del buon grano seminato dal Padrone
del campo.
L'Immacolata
la cui missione è distruggere, sradicare, annientare l'opera del maligno;
piantare, innaffiare, coltivare l'opera di Cristo (cfr. D Segreto di Maria, n.
68), sarà Lei a darci per Gesù Eucaristico quella fede e quell'amore che lo
farà trionfare definitivamente nella Chiesa e sulla terra. Viviamo la
Consacrazione al suo Cuore Immacolato, come vuole Giovanni Paolo II. "Per
mezzo di Maria Gesù Cristo è stato dato al mondo e per mezzo di Lei deve
regnare nel mondo" (Trattato V. D. n.1).
PARTE
PRIMA
"La Chiesa Cattolica ha sempre religiosamente
custodito come preziosissimo tesoro l'ineffabile mistero di fede che è il
dono dell'Eucaristia, largitole dal suo Sposo Cristo come pegno del suo
immenso amore, e ad essa nel Concilio Vaticano II ha tributato una nuova e
solennissima professione di fede e di culto". (MYSTERIUM FIDEI n. 1)
1.
La carne di Cristo è la carne di Maria
Ascoltiamo
il Papa:
"La
beatissima Vergine Maria, dalla quale Cristo Signore ha assunto quella carne che
in questo Sacramento, sotto le specie del pane e del vino è contenuta, è
offerta ed è mangiata (C1 C. can. 801), e tutti i Santi e le Sante di Dio,
specialmente quelli che sentirono più ardente devozione per la divina
Eucaristia, intercedano presso il Padre delle misericordie, affinché dalla
comune fede e culto eucaristico scaturisca e vigoreggi la perfetta unità di
comunione fra tutti i cristiani" (n. 40).
1)
"Io sono venuto, dice Gesù, perché abbiano la vita e l'abbiamo in
abbondanza" (Gv. 10, 10).
S.
Paolo, nella lettera ai Cristiani di Efeso, rivela il disegno di Dio Padre per
fare gli uomini partecipi della sua vita. "Benedetto sia Dio, Padre del
Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale
nei cieli, in Cristo.
In
lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e
immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli
adottivi per opera di Gesù Cristo... nel quale abbiamo la redenzione mediante
il suo sangue, la remissione dei peccati.
In
lui (Cristo) siamo stati fatti anche eredi... perché noi fossimo a lode della
sua gloria" (Ef 1). Incarnandosi nel seno verginale di Maria, il Verbo,
Figlio di Dio, ha comunicato alla nostra umanità la vita divina. Per nutrire
questa vita che dona a noi nel Battesimo, Gesù ha istituito l'Eucaristia:
"Come il Padre che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così
anche colui che mangia di me, vivrà per me" (Gv. 6, 57).
2)
Ave, vero Corpo, nato dalla Vergine Maria, canta la Chiesa, adorando l'Ostia.
Se
Gesù non si fosse fatto uomo nel seno della Vergine benedetta, noi non avremmo
avuto per cibo la sua carne adorabile, né per bevanda il suo sangue prezioso.
È
dunque da Maria, come da prima fonte, che a noi proviene l'Eucaristia; e tanto
più lo si può affermare in quanto, consentendo a divenir Madre di Gesù,
Ella intendeva dare a noi il Salvatore (Lc. 1, 31), con tutti i suoi misteri e
in tutti i suoi stati. Quindi siamo debitori a Lei dell'Eucaristia, come della
Natività e della Passione di Gesù Cristo.
Nella
cappella del Noviziato di S. Maurizio, presso Versailles, il 1° maggio del
1868, il Padre Eymard, fondatore della Congregazione del SS. Sacramento,
iniziava il Mese Mariano. Era l'ultima sua predica. Già affranto nel corpo e
bisognoso di quiete, s'era ridotto in quel sacro asilo, per un po' di riposo; ma
l'amore grande per Maria l'aveva spinto a cantare, col suo ardore eucaristico le
glorie della Vergine Madre.
Nel
corpo disfatto, nel volto emaciato brillava l'unzione della santità, il fuoco
delle sue parole che sul finire ebbero questa improvvisa ispirazione:
"D'ora in poi noi onoreremo Maria sotto il titolo di Nostra Signora del SS.
Sacramento! Sì, diciamo con fiducia: - Madre e Modello degli adoratori, pregate
per noi che ricorriamo a voi -".
Era
la prima volta che un titolo così espressivo si dava alla Madre del Signore.
Per
la tua vita eucaristica - Scrive il Journet: "Cercate di contemplare, con
le vostre capacità proprie, il mistero della mangiatoia e il mistero della
Croce. Pensate, ma solamente dopo, a ciò che quei misteri sono stati per la
Vergine del Vangelo, con quali occhi Ella li ha visti. Comprenderete ciò che
mancava alla vostra primitiva contemplazione. E indovinerete forse ciò che
sfugge a coloro che rifiutano di servirsi dello sguardo della Vergine per
leggere la rivelazione del Vangelo".
Abituiamoci
anche noi a guardare l'Ostia Santa, il "Mistero della Fede", con la
fede e l'amore di Maria. È quanto faceva il Beato Don Poppe: "Contemplo
Gesù-Ostia con gli occhi e col cuore di Maria".
Questo
atteggiamento non è frutto di devota immaginazione, ma di fede nella
"maternità" di grazia della Madonna, per la quale Ella esercita su
noi "un influsso di grazia", trasformandoci e identificandoci a se
stessa:
"Offritevi
senza posa allo spirito che anima la divina Madre, affinché siate posseduti dal
suo stesso spirito che vi conduca in tutto: che la «sua» grazia vi santifichi;
che la «sua» carità vi infiammi e che il «suo» amore vi consumi" (S.
G. Eudes).
2.
Per mezzo dell'Eucaristia Gesù vive con noi
Ascoltiamo
il Papa:
“I
Padri del Concilio Vaticano II, confermando la dottrina che la Chiesa ha sempre
sostenuto e insegnato e il Concilio di Trento ha solennemente definito, hanno
voluto premettere alla trattazione del Sacrosanto Mistero Eucaristico questa
sintesi di verità: "Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui
fu tradito, istituì il Sacrificio Eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, a
perpetuare così il Sacrificio della Croce nei secoli fino al suo avvento,
lasciando in tal modo alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua
morte e della sua risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo
di carità, convito pasquale, in cui si riceve Cristo, l'anima si riempie di
grazia e ci si largisce il pegno della gloria futura" (n. 2).
1)
"L'Eucaristia è per eccellenza il sacramento della vita; è essa che nutre
la vita della Chiesa e di ogni cristiano.
Nelle
mani del sacerdote che tengono non soltanto il Corpo di Cristo, ma anche il suo
sacrificio, si nascondono le profondità dell'Incarnazione e il cuore stesso
della Redenzione. È questa la più alta concentrazione di una realtà
invisibile in un segno visibile. Per l'uomo di oggi, i misteri della salvezza
acquistano nuova attualità nella celebrazione eucaristica, in cui Cristo
ridiscende sulla terra e vi rinnova la sua offerta liberatrice. Il Figlio di
Dio torna a rivivere in mezzo all'umanità, ripetendo il gesto salvatore e dà
agli uomini la vita divina.
Divenuti
eucaristici, questi misteri si presentano ai cristiani, per penetrare nella loro
esistenza, in tre modi: per mezzo dell'azione, della contemplazione, e dell'assimiliazione
vitale. L'Eucaristia comporta un'offerta sacrificale che richiede la partecipazione
di chi vi assiste; contiene una presenza che chiede di essere contemplata;
giunge alla comunione che, donando Cristo in nutrimento, fa assimiliare dal
cristiano la sua vita.
II
sacrificio, la presenza, la comunione sono le vie di espansione di una vita
che desidera invadere l'attività, il pensiero ed il cuore degli uomini" (Galot).
2)
Maria sta alle sorgenti della grazia: il dono di Dio agli uomini, Gesù Cristo,
fonte della nostra vita, è anche il dono di Maria. Il Vangelo a più riprese ci
fa comprendere con la prova dei fatti questa legge piena d'amore della vita
spirituale: Gesù si dà a noi per mezzo di Maria.
Appena
l'ha concepito si affretta a portarlo ad Elisabetta e a Giovanni Battista; più
tardi è ancora Lei che lo presenta ai Magi e lo rivela a Cana; ovunque mostra
Gesù. È questa una delle leggi più costanti della grazia: "Essi
trovarono il Bambino con sua Madre ".
La
Chiesa l'ha compreso fin dai suoi inizi; San Bonaventura non fa che riassumere
la tradizione cristiana quando scrive che: "Non si trova mai Gesù senza
Maria, né senza l'aiuto di Maria", e aggiunge: "Chi cerca Cristo al
di fuori di Maria lo cerca invano".
"O
mio Gesù, io mi unisco spiritualmente in questo momento per sempre a tutte le
sante Ostie della terra, in ogni luogo ove abiti sacramentato; voglio passarvi
tutti i momenti della mia vita, costantemente, di giorno e di notte; allegra o
triste, sola o in compagnia, sempre a consolarti, ad adorarti, ad amarti, a
lodarti, a glorificarti!
O
mio Gesù, io vorrei che tanti atti del mio amore cadessero su di Te
costantemente di giorno e di notte come la pioggia fine fine cade dal cielo
sulla terra. Non vorrei atti d'amore solo miei, ma di tutti i cuori, di tutte le
creature del mondo intero! Oh! Come Ti vorrei amare e vedere amato da tutti! Tu
vedi, o Gesù, i miei desideri: accettali già come se io Ti amassi. O Gesù,
non rimanga nel mondo neppur un solo luogo ove Tu abiti sacramentato, senza che
oggi e, da oggi per sempre, in ciascun momento della mia vita io stia là sempre
a dire: -
Gesù, amo Te! Gesù, io sono tutta tua! Sono la tua vittima, la vittima dell'Eucaristia, la piccola lampada delle tue prigioni d'amore, la sentinella dei tuoi tabernacoli! -" (A. Da Costa).
Per
la tua vita eucaristica - I
misteri di Cristo sono i nostri misteri. Vale a dire: il cristiano è tale in
quanto rivive in sé i misteri, cioé i vari stati, della vita di Gesù, Verbo
di Dio fatto uomo. L'Eucaristia compendia tutti questi misteri, portandoli al
culmine (Gv. 15, 13) e Gesù vuole attraverso il Sacrificio eucaristico, atto
essenziale del Corpo Mistico, farci vivere i suoi misteri in unione a Lui.
Ricordiamo
tuttavia, e il Vangelo è li a ricordarcelo, che Gesù ha vissuto tutti questi
misteri in dipendenza e in unione alla Madonna che poi ci ha lasciata per Madre.
Spetta a Maria, Nostra Signora del SS. Sacramento, aiutarci a scoprire e a vivere
i misteri di Gesù, compendiati nell'Eucaristia.
3.
I nemici moderni dell'Eucaristia
Ascoltiamo
il Papa:
Il
Santo Padre, dopo aver rilevato i seguenti errori moderni, serpeggianti
intorno al mistero eucaristico, dai quali "la fede e il culto della divina
Eucaristia sono non poco incrinati" e cioé: - il deprezzamento della Messa
privata - la riduzione dell'Eucaristia ad un simbolo - il travisamento della
transustanziazione - la negazione della presenza di Cristo nelle ostie
conservate - alfine di impedire che venga frustrata la speranza di nuova luce
di pietà eucaristica, suscitata dal Concilio, dice: Abbiamo deciso di parlare
di questo grave argomento (l'Eucaristia) a Voi, venerabili Fratelli,
comunicandovi sopra di esso il Nostro pensiero con apostolica autorità"
(n. S).
1)
"Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo" (Gv. 6,
51); "Chi segue me non cammina nelle tenebre" (Gv. 8, 12), dice il
Signore.
"Queste
parole sono di Gesù Cristo, e con esse ci rammenta come imitare la sua vita ed
i suoi esempi, se vogliamo essere veramente illuminati e liberati da ogni cecità
di cuore. Perciò il nostro sommo studio sia il meditare sulla vita di Gesù
Cristo.
La
dottrina di Cristo supera in eccellenza tutta la scienza dei santi e chi ne ha
lo Spirito, vi trova la manna nascosta (Ap. 2,17).
Ma
avviene che molti, all'udire con frequenza il Vangelo, ne sentono minor
desiderio, perché non hanno lo Spirito di Cristo (Rom. 8, 9). Chi invece vuole
intendere pienamente e con diletto le parole di Cristo, è necessario che si
studi di conformare tutta la sua vita a quella di Lui.
Che
cosa ti giova il disputare sui misteri dell'altissima Trinità, se manchi di
umiltà e dispiaci perciò alla SS. Trinità? Infatti i sublimi discorsi non
fanno l'uomo santo e giusto; ma la vita virtuosa lo rende caro a Dio... Se tu
sapessi a memoria anche la Bibbia e i detti di tutti i filosofi, che cosa ti
gioverebbe tutto questo senza la carità e la grazia di Dio?" (Imitazione
di Cristo).
2)
Nel continuo insorgere di errori e irriverenze verso l'Eucaristia e la Madre di
Cristo, è facile vedere l'azione nefasta del demonio. Dice a proposito il
Santo di Montfort: "Come un falso monetario non falsifica che l'oro e
l'argento, e rarissimamente gli altri metalli, perché non ne valgono la pena,
così lo spirito maligno non falsifica tanto le altre devozioni quanto quelle a
Gesù e a Maria, la devozione alla Santa Comunione e quella alla Vergine, perché
sono, tra le devozioni, ciò che l'oro e l'argento sono tra i metalli"
(Trattato della V. D. n. 90).
Il
Santo indica ancora, nella vera devozione a Maria, il mezzo per difendersi
dall'errore e dall'inganno del demonio: "Là dove è Maria non vi è lo
spirito maligno; e uno dei segni più infallibili che si è condotti dal buono
spirito, è l'essere molto devoti di Lei, il pensare spesso a Lei e il parlarne
di frequente" (Trattato della V. D. n. 30).
A
Fatima, all'inizio di questo nostro secolo, negatore e profanatore del divino,
l'Angelo del Signore invitava i tre Veggenti della Madre di Dio, a offrire
continuamente al Signore preghiere e sacrifici in riparazione dei tanti peccati
con cui Egli è offeso.
L'Angelo
apparve con in mano un calice sormontato da un'Ostia, dalla quale stillavano
gocce di sangue cadenti nel calice. Lasciato il calice e l'Ostia sospesi in
aria, s'inginocchiò accanto ai fanciulli e li fece ripetere per tre volte:
"Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io Vi adoro
profondamente e Vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di
nostro Signore Gesù Cristo, presente in tutti i Tabernacoli del mondo, in
riparazione degli oltraggi, sacrilegi, indifferenze con cui Egli stesso è
offeso ".
Quindi alzatosi, prese l'Ostia e la porse a Lucia; il calice lo divise fra Giacinta e Francesco, dicendo: "Prendete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati! Riparate i loro delitti e ringraziate il vostro Dio".
Per
la tua vita eucaristica - La
devozione eucaristica è devozione riparatrice. Gesù si lamenta con Padre Pio:
"Con quanta ingratitudine viene ripagato il mio amore per gli uomini!
Sarei stato meno offeso se li avessi amati di meno... Mi lasciano solo di notte
solo di giorno nelle chiese. Non si curano più del sacramento
dell'altare...".
S.
Giovanni, all'inizio del suo vangelo, dopo averci parlato della divinità di Gesù,
vero Figlio di Dio fatto uomo, ripetutamente ci manifesta il rifiuto ricevuto
dagli uomini. Non fa quindi meraviglia che l'Eucaristia, sommo mistero della
fede (nel quale non solo la divinità, ma anche l'umanità di Cristo è
presente), incontri infedeltà, rifiuto, odio. Mistero rinnovato della Croce,
essa può solo raccogliere intorno a Sé anime fedeli e amanti, le quali, come
Maria SS.ma, Giovanni, i discepoli e le pie donne riparano l'incredulità e lo
scherno, con la fede che adora, l'amore che conforta, il pianto che ripara, la
preghiera che intercede e salva. Chiedi alla Madonna di farti un'anima
eucaristica che è quanto dire "calvaristica".
4.
Crediamo all'amore di Dio
Ascoltiamo
il Papa:
"È
necessario che specialmente a questo mistero ci accostiamo con umile ossequio,
non seguendo umani argomenti, che devono tacere, ma aderendo fermamente alla
Divina Rivelazione.
S.
Giovanni Crisostomo, il quale, come sapete, trattò, con tanta elevatezza di
linguaggio e con tanto acume di pietà, del mistero eucaristico, istruendo una
volta i suoi fedeli intorno a questa verità, si espresse in questi appropriati
termini: "Inchiniamoci a Dio senza contraddirgli, anche se ciò che Egli
dice possa sembrare contrario alla nostra ragione e alla nostra intelligenza; ma
prevalga sulla nostra ragione e intelligenza la sua parola. Così anche
comportiamoci riguardo al Mistero eucaristico, non considerando solo quello che
cade sotto i sensi, ma stando alle sue parole: giacché la sua parola non può
ingannare" (nn. 6, 7).
1)
Gesù e la nostra fede in Lui, perché è Dio.
Leggendo
i Vangeli, vediamo che Egli richiedeva la fede da coloro che si rivolgevano a
Lui, e ne faceva la condizione necessaria pe concedere i miracoli.
Un
padre gli chiede la guarigione del figlio posseduto dal demonio: "Se tu
puoi credere - gli dice Gesù - tutto è possibile" (Lc. 9, 38) .
Dove
non trova la fede, limita volutamente gli effetti della sua potenza: "A
Nazaret, dice il Vangelo, non fece molti miracoli, a causa della incredulità
dei suoi abitanti" (Mt. 13, 54).
Ma
a chi ha fede non rifiuta nulla; la elògia pubblicamente con gioia divina.
Dell'ufficiale pagano a cui guarisce un servo malato dice: "In verità non
ho trovato tanta fede in Israele!" (Mt. 8, 12).
Gesù
esige la fede nella sua Divinità, ma dà prova di essere Dio, operando i
miracoli. Così prima di annunziare l'Eucaristia, mistero di fede, egli opera
tre miracoli: moltiplica i pani, cammina sulle acque, comanda ai venti e al mare
tempestoso (cfr. Gv. 5).
Questo
bastò perché Pietro, a nome anche degli Apostoli, affermasse: "Tu hai
parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di
Dio" (Gv. 6, 68-9).
2)
Maria è modello a noi di fede. S. Alfonso ce ne fa l'elogio: "La Vergine
ebbe più fede che tutti gli uomini e tutti gli angeli. Vedeva Ella il suo
Figlio nella stalla di Betlemme e lo credeva il creatore del Mondo. Lo vedeva
fuggire da Erode, e non lasciava di credere che Egli era il re dei re. Lo vedeva
nascere, e lo credette eterno. Lo vide povero, bisognoso di cibo, e lo credette
Signore dell'universo: posto sul fieno, e lo credette onnipotente. Osservò che
non parlava, e credette ch'Egli era la Sapienza infinita. Lo sentiva piangere, e
credeva che Egli era il gaudio del Paradiso. Lo vide finalmente nella morte
vilipeso e crocifisso, ma benché negli altri vacillasse la fede, Maria stette
sempre ferma nel credere ch'Egli era Dio" (Le Glorie di Maria).
Pensiamola
vicina all'Eucaristia e chiediamole di imitare la sua fede.
Ho
conosciuto nella diocesi di Mondovì una famiglia profondamente cristiana: i
genitori, una figlia di cui è stata scritta la vita, Celsa Costamagna, tre
fratelli: un ingegnere, un medico, un avvocato.
Dopo
la laurea, i tre fratelli emigrarono in America. Quando ritornarono di là, la
mamma notò con suo grande dispiacere che il figlio medico non s'accostava più
alla Comunione, come un tempo. Gli manifestò la sua pena ed egli le rispose:
"Me ne manca la fede ".
Ella
non si diede per vinta: soffriva e pregava perché Dio illuminasse il figlio,
che era divenuto intanto medico provinciale a Como.
Un
giorno fu chiamato d'urgenza al capezzale della mamma gravemente inferma.
"Muoio con la mia pena, gli disse, di non rivederti cristiano
convinto". Piangendo, egli le promise il suo impegno di riprendere la
comunione.
Ritornato
al suo lavoro, mise sul tavolo dello studio la Somma Teologica di S. Tommaso d'Aquino
e per due anni ristudiò con diligenza le verità della religione. Studiando e
pregando si convinse che la mamma aveva ragione e decise il suo ritorno alla
Mensa eucaristica. Il suo primo incontro, dopo tanti anni, con Gesù durò tre
ore. Da quel giorno il Pane vivo del Tabernacolo divenne il suo cibo quotidiano.
Volle incontrare il grande apostolo del S. Cuore, Padre Matteo, e rimase in
corrispondenza epistolare con lui fino alla fine della vita. Morì di un cancro
alla gola, ma non lasciò mai la Comunione, anche quando aveva estrema difficoltà
a deglutire. Ai sacerdoti che andavano a visitarlo faceva questo rimprovero:
"Se noi cristiani amiamo poco l'Eucaristia è perché voi non ne parlate
abbastanza; tocca a voi farcela conoscere ed amare".
Per
la tua vita eucaristica - La
storia dell'uomo è segnata dall'infedeltà. Fin dal paradiso terrestre egli non
crede all'amore del suo Creatore e pecca contro di Lui. Dopo migliaia d'anni,
Dio si sceglie un uomo secondo il suo cuore, Abramo, e si forma un popolo,
l'ebreo. Lo colma di benefici, opera per lui miracoli senza numero... Ed è
ricambiato con ingratitudine e grettezza: quel popolo non si vergogna di offrirgli
"animali rubati, zoppi e malati" (Mal. 1, 8). La bontà di Dio non si
arrende; manda sulla terra il proprio Figlio, dicendo: "Avranno rispetto di
mio Figlio!" Ma gli uomini rispondono "Venite, uccidiamolo" (MI
21, 37-8). Non contento di morire per la loro salvezza, quel Figlio lascia se
stesso nell'Eucaristia... Chi lo crederebbe? Anche questa è profanata! Sul
Calvario, un piccolo gruppo di anime è fedele a Gesù: la Madonna, Giovanni, la
Maddalena, le pie Donne, alcuni discepoli... Hanno aperto la via della
riconoscenza e dell'amore a quanti la vogliono seguire; a quanti sanno credere
all'amore di un Dio che si fa vittima per i loro peccati...
5.
La Chiesa ci insegna la verità di Dio
Ascoltiamo
il Papa:
"Seguiamo
come una stella, nell'investigare questo Mistero, il Magistero della Chiesa, a
cui il Divin Redentore ha affidato la parola di Dio scritta o trasmessa
oralmente perché la custodisca e la interpreti, convinti che "anche se non
si indaghi con la ragione, anche se non si spieghi con la parola, rimane
tuttavia vero ciò che fin dall'antichità con verace fede cattolica si predica
e si crede in tutta la Chiesa" (S. Agostino).
Ma
non basta. Salva infatti l'integrità della fede, è necessario anche serbare
un esatto modo di parlare, affinché usando parole incontrollate non ci vengano
in mente, che Dio non permetta, false opinioni riguardo alla fede dei più
alti misteri... "Noi dobbiamo parlare - dice ancora S. Agostino - secondo
una regola determinata, per evitare che la libertà di linguaggio ingeneri
qualche opinione empia anche intorno al significato della parola (nn. 8-9).
1)
"Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc.
16, 15). È il comando di Gesù agli Apostoli e ai loro successori. La Chiesa ha
il grave compito di trasmettere fedelmente e integralmente la verità divina
agli uomini.
Nella
Bibbia, il libro sacro che contiene la parola di Dio, l'Eucarestia è
prefigurata, profetizzata, promessa, istituita e celebrata.
Per
brevità, mi limito a degli accenni.
a)
L'Eucaristia è prefigurata nell'agnello pasquale, il cui sangue, asperso sugli
stipiti delle porte, preservò il popolo ebreo dalla spada dell'angelo
sterminatore che uccise tutti i primogeniti degli Egiziani (Es. 12). Per virtù
del sangue di Cristo, vero Agnello divino che toglie i peccati del mondo (Gv. 1,
29), i cristiani sono liberati dalla morte eterna. Gesù comanda loro di
mangiare le sue carni e di bere il suo sangue per avere la liberazione dalla
schiavitù del peccato.
L'Eucaristia
è prefigurata anche nella manna che alimentò gli Ebrei nel deserto per
quarant'anni, fino alla loro entrata nella Terra promessa: pane miracoloso e
quotidiano che veniva dal cielo e che aveva ogni dolcezza e sapore (Es. 16, 19).
Gesù, ricordando la manna come dono di Dio, afferma di essere Lui stesso il
pane vero, pane di Dio, disceso dal cielo per dare la vita al mondo (cfr. Gv. 6,
32-3).
b)
L'Eucaristia è profetizzata da Malachia, il quale asserendo la divina
riprovazione dei sacrifici dell'antica Legge, dice: "Ecco, in ogni luogo è
sacrificata ed offerta al mio nome un'oblazione monda" (Mal. 1, 11),
preannunziando evidentemente il sacrificio eucaristico che universalmente
avrebbe sostituito le vittime animali.
(Promessa,
istituzione e celebrazione dell'Eucaristia al numero seguente).
2)
La Madre di Gesù ci vuole amanti dell'Eucaristia: "Se mi amate veramente,
figli miei, se il vostro cuore cerca il mio per consolarlo e rendergli uno
splendido omaggio di gloria, se voi volete conquistarmi, impadronirvi del mio
cuore, se volete che sia la Madre vostra, in vita ed in morte, mostratemi la
vostra tenerezza filiale alla sacra Mensa, all'adorazione, accanto al
Tabernacolo: seguitemi fino ai piedi di Gesù; ecco tutto quel che chiedo. Gesù
ed io faremo il resto insieme.
"Ecco
perché la fiamma eucaristica diventerà più intensa, nella misura con cui la
devozione a Maria sarà compresa nel suo significato cattolico, nel vero spirito
della Chiesa. Infatti la devozione mariana e la devozione eucaristica sono, nel
loro scopo finale, un solo e medesimo amore" (P. Matteo).
Il profeta Elia, perseguitato a morte dalla regina Gezabele, errava nel deserto, diretto al monte Oreb nella Arabia. Stanco del cammino e della vita, si gettò all'ombra di un ginepro e si addormentò. Il Signore, per consolarlo, gli mandò un angelo che gli pose accanto pane ed acqua, poi lo svegliò dicendogli: "Elia, alzati e mangia". Il profeta mangiò il pane mandatogli da Dio, bevve e adagiatosi si riaddormentò. L'angelo nuovamente lo destò, gli ordinò di mangiare ancora, perché gli restava un lungo cammino da fare. Elia ubbidì e con la forza ricevuta da quel solo pane, viaggiò quaranta giorni e quaranta notti, fino a raggiungere il monte di Dio. Questo pane, mandato da Dio, era una figura dell'Eucaristia che Gesù ci avrebbe data per fortificarci ed aiutarci a compiere il nostro pellegrinaggio verso il Cielo.
Per
la tua vita eucaristica - La
Madonna è stata creata per Gesù; non è vissuta che per Gesù, non vive che
per Gesù. Permetterle che trasformi la nostra anima, darle la possibilità di
rinnovare in noi i suoi sentimenti per Gesù, è certamente procurarle la
maggior gioia possibile, farle l'omaggio più gradito.
Fu
questo l'apostolato mariano di S. Massimiliano Kolbe: "Nutrire le anime
dell'Immacolata affinché quanto prima, giungano a rassomigliarle e a
trasformarsi in Lei. Allora ameremo Gesù col cuore dell'Immacolata".
E
S. Gemma Galgani: "Mi domandi, Gesù, come ti vorrei amare?... Sai, Gesù,
(ti dico troppo?) con quell'amore con cui ti amava la Mamma tua".
6.
Dio si manifesta agli umili
Ascoltiamo
il Papa:
"Non
si può tollerare che un privato qualunque possa attentare di proprio arbitrio
alle formule, con cui il Concilio Tridentino ha proposto a credere il Mistero
Eucaristico...
Tali
formule sono intelligibili per gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi.
Invero quelle formule possono fruttuosamente spiegarsi più chiaramente e più
largamente, mai però in senso diverso da quello in cui furono usate, sicché
progredendo l'intelligenza della fede rimanga intatta la verità della fede.
Difatti
il Concilio Vaticano I insegna che nei sacri dommi "si deve sempre ritenere
quel senso, che una volta per sempre ia dichiarato la Santa Madre Chiesa e mai
è lecito allontanarsi da quel senso sotto lo specioso pretesto di più
profonda intelligenza" (n. 20).
(Continuiamo
l'argomento del n. 5)
1)
L'Eucaristia è promessa da Gesù
Il
capitolo 6° di S. Giovanni è interamente dedicato a questa promessa. Gesù che
moltiplica i pani, cammina sulle acque e comanda il mare, ci mostra il suo
potere assoluto sulla materia creata. A chi ha occhi per vedere e mente per
intendere, Egli può proporre il sublime Mistero Eucaristico: "In verità,
in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane vivo disceso
dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che lo darò
è la mia carne per la vita del mondo. Perché la mia carne è vero cibo e il
mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in
me ed lo in lui" (Gv. 6).
L'insistenza
di Gesù è un aiuto alla nostra fede.
b)
L'Eucaristia è istituita da Gesù
La
vigilia della sua passione, nell'ultima cena, Gesù "prese un pane, rese
grazie e lo diede agli Apostoli dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per
voi; fate questo in ricordo di me. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il
calice dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene
versato per voi" (Lc. 22, 19-20).
c)
L'Eucaristia è celebrata nella Chiesa primitiva
S.
Paolo scrive ai cristiani di Corinto: "Fratelli, il calice della
benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il Sangue di Cristo?
E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il Corpo di
Cristo?" (I Cor. 10, 15).
Chi
crede alla parola di Dio, crede all'Eucaristia.
2)
"La missione di Maria, la sua gloria e la sua gioia, consistono nel
comunicarci quella celeste bellezza, quel tesoro divino, quella vita di
paradiso che è Gesù, nel tempo e per l'eternità. La Vergine Maria è la
via: per Lei e per noi, la meta finale è Gesù. Andiamo dunque a Gesù, andiamo
al suo Cuore, seguendo Maria...
"Dire
alla santa Vergine che l'amiamo, cantar le sue lodi e mancare facilmente alla
Comunione, vuol dire separare la Madre dal Figlio, stabilire una divisione che
essi non ammettono e che non deve esistere tra il Cuore di Maria ed il Cuore
di Gesù" (P. Matteo).
Un
giovane di Nizza, con i polmoni consumati dalla tubercolosi, sentì il
desiderio di andare a Lourdes per chiedere alla Madonna la sua guarigione.
Poverissimo, ebbe il viaggio gratis. Pregò alla Grotta davanti all'Immacolata
e sentì con certezza che sarebbe stato guarito. Al pomeriggio, nella sua
carrozzella, attese il momento della benedizione eucaristica. L'altoparlante
diffondeva le invocazioni, ripetute dai pellegrini: Signore, ti adoriamo.
Signore, crediamo in te - Cuore di Gesù, pieno di pietà e di amore, abbi pietà
di noi - Signore, se tu vuoi, puoi guarirmi... Il sacerdote che portava
l'Ostensorio con l'Ostia, giunse vicino a lui. Lo benedisse e tirò avanti. Il
miracolo atteso non era avvenuto... Il malato ebbe una reazione piena di fede
e di amore: fissò l'Ostia e gridò a Gesù che si allontanava: "Ah, tu non
mi hai guarito! Ebbene, io lo dirò a tua Madre!" Il sacerdote
ispiratamente ritornò presso di lui e lo benedisse una seconda volta. Il
miracolo ci fu: il giovane balzò dalla carrozzella e si prostrò riconoscente
al suo Dio.
Per
la tua vita eucaristica - "La maggior parte dei cristiani, anche i più
dotti, - insegna il Santo di Montfort - non, conoscono la necessaria unione che
vi è tra Gesù e la sua santa Madre. Chi troverà Maria SS., troverà Gesù
Cristo, che è la via, la verità e la vita; ma non si può trovare Maria SS.
senza cercarla, né cercarla senza conoscerla" (Trattato n. 50).
Il
Servo di Dio, Don Gallotti, diceva del Trattato del Montfort: "Amo questo
libro più che il Vangelo stesso, oso dire, perché è in grazia della luce
piovutami nell'anima attraverso la lettura e lo studio di quest'opera che ho
imparato a leggere e a capire un po' meglio il Vangelo e ogni altro libro
della vita spirituale" (Franzi, Biografia).
La
conoscenza di Gesù è un dono della Madonna, ora come al tempo del Vangelo.
PARTE
SECONDA
"Nel Mistero Eucaristico è rappresentato
in modo mirabile il Sacrificio della Croce una volta per sempre consumato sul
Calvario; vi si richiama perennemente alla memoria e ne viene applicata la
virtù salutifera in remissione dei peccati che si commettono
quotidianamente". (MYSTERIUM FIDEI n. 11)
7. Perchè il sacrificio?
Ascoltiamo
il Papa:
"Nel
Mistero Eucaristico è rappresentato in modo mirabile il Sacrificio della Croce
una volta per sempre consumato sul Calvario" (n. I1).
Il
Concilio di Trento ha definito la Messa "un vero sacrificio" che
"ricorda e rinnova l'immolazione di Cristo sul Calvario... La Messa è
offerta come un sacrificio vero e proprio". In "questo divino
sacrificio, che si compie nella Messa, è contenuto ed immolato in maniera
incruenta lo stesso Cristo che, sull'altare della Croce, si è offerto in modo
sanguinoso. C'è una sola vittima. È lo stesso Cristo che si è offerto sulla
Croce e si offre ora, per mezzo dei sacerdoti, la differenza esiste solo nella
maniera di offrirsi" (Sess. XXII).
1)
Del Signore è la terra e quanto contiene, l'universo e i suoi abitanti (Sal.
23).
Riconoscere
la sovranità di Dio, creatore e conservatore di tutte le cose, è dovere di
giustizia per l'uomo. Dovere che non l'umilia affatto, ma lo stabilisce nella
verità. L'illuso merita compassione: tale è l'uomo che si crede indipendente
da Dio.
Riconoscere
la propria dipendenza da Dio è atto di adorazione che dovrebbe spingere
l'uomo fino al totale annientamento davanti a Lui, poiché la creatura è il
nulla:
erba
che germoglia al mattino, alla sera è falciata e dissecca (Sal. 89).
Ma
poiché Dio ha donato la vita, l'uomo non ha il diritto di distruggersi con
l'immolazione di se stesso. Egli offre allora delle creature che servono alla
sua vita: pane, vino, frutta, animali. Furono questi i primi sacrifici con cui
l'uomo riconosceva la sua dipendenza da Dio.
Più
tardi Dio stesso fissò le forme del sacrificio nella legge di Mosé. Tra i
sacrifici vi era l'olocausto, sacrificio di adorazione, in cui la vittima
veniva interamente consumata; il sacrificio pacifico di ringraziamento o di
domanda di grazie: parte della vittima era bruciata, parte riservata ai
sacerdoti e agli offerenti; infine il sacrificio espiatorio per chiedere perdono
dei peccati.
Tutti
questi sacrifici, dice S. Paolo, non erano che figure: piacevano a Dio solo
perché rappresentavano il sacrificio che avrebbe offerto Cristo, l'Uomo-Dio,
sulla Croce (cfr. 1 Cor. 10).
2)
Nel secondo libro di Samuele, al capitolo 21, si legge che mentre era re Davide,
una grande siccità causò una carestia per tre anni. Davide consultò il
Signore per conoscere la causa di quel castigo e n'ebbe in risposta che la colpa
era di Saul e della sua casa, per la strage dei Gabaoniti. Il re domandò a
questi quale risarcimento richiedessero per tale offesa ed essi pretesero la
consegna di sette uomini della famiglia di Saul per ucciderli. Tra essi furono
scelti i due figli di Resfa. Questa povera madre si portò sul monte e, dopo
aver assistito, impietrita dal dolore, alla crocifissiose dei figli, restò là,
pregando il Signore che placato ormai col suo popolo, ottenesse alla terra la
fecondità perduta con la mancanza delle piogge. Il Signore ascoltò la sua
preghiera e concesse la pioggia benefica.
Questa
madre ebrea è una eloquente figura di Maria SS.ma, la quale assistendo col
cuore trapassato dalla spada del dolore alla morte del suo Figlio innocente,
ottiene, con le sue preghiere e le sue lacrime, la misericordia divina alla
terra riarsa dal peccato.
Un'anima,
infiammata dal desiderio di dare gloria a Dio, così effondeva il suo cuore:
"Potessi avere tutte le lingue degli uomini per benedire il Signore!
Potessi creare nuovi cieli e riempirli di Serafini!" Il Signore si degnò
rispondere ai suoi ardenti desideri con queste parole:
"Sappi
che una sola Messa mi dà, senza confronto, una gloria più grande di quella che
tu brami. Vivi la Messa e offrimi tutta la gloria che da essa mi è data: solo
così Io sono degnamente glorificato".
È
verissimo. Infatti, che cosa vede Dio Padre all'altare sul quale si offre il
santo sacrificio? Egli vede "il Figlio del suo amore" (Col. 1, l3), il
Figlio delle sue compiacenze, Gesù, che rinnova il sacrificio della croce,
sacrificio che gli rende una gloria infinita.
Per
la tua vita eucaristica - Fu chiesto un giorno a Padre Pio: "Padre, chi è
che ascolta la vostra Messa? Rispose: "Ci sono gli Angeli attorno". Ed
ancora: "Ma chi sta vicino al vostro altare?" Ed egli con umiltà:
"Tutto il Paradiso". "E la Madonna, Padre, c'è?" E lui:
"E può una Mamma disinteressarsi di un Figlio?"
Maria,
Madre di Cristo e della Chiesa, fu sul Calvario per offrire a Dio Padre se
stessa insieme a Gesù, vittima della nostra redenzione. Come il Padre dovette
gradire quell'offerta d'infinito valore, presentata da mani sì pure e sante!
Ora che la Madonna assiste misticamente al sacrificio eucaristico, quanto
rendiamo a Dio più gradita la nostra offerta, se lo facciamo per le sue mani
immacolate! Pensando che ad ogni momento nel mondo ci sono consacrazioni
eucaristiche, diciamo questa giaculatoria: "Eterno Padre, io ti offro il
Corpo e il Sangue preziosissimo di Gesù, per mezzo del Cuore Immacolato di
Maria".
8.
Gesù è il vero Agnello dal sacrificio
Ascoltiamo
il Papa:
"Nostro
Signore Gesù Cristo istituendo il Mistero Eucaristico ha sancito col suo sangue
il Nuovo Testamento di cui Egli è Mediatore, come già Mosé aveva sancito il
Vecchio col sangue dei vitelli (cfr Es. 24.8). Difatti, come racconta
l'Evangelista, nell'ultima cena "preso il pane, rese grazie e lo spezzò e
lo diede loro dicendo: Questo è il mio Corpo dato per voi: fate questo in
memoria di me. Similmente prese il calice, dopo la cena, dicendo: Questo è il
calice del Nuovo Testamento nel mio sangue, sparso per voi". Ordinando agli
Apostoli di far questo in sua memoria, volle perciò stesso che la cosa si
rinnovasse in perpetuo" (n. 11).
1)
L'antica Alleanza (patto con Dio) si concluse tra Dio e gli Ebrei sul monte
Sinai, per mezzo di Mosè. Questi, dopo aver ricevuto la legge (dieci
comandamenti) da Dio, la propose al popolo il quale si disse pronto ad
osservarla. Mosè allora ratificò con il sacrificio questo accordo tra Dio e
il popolo. Costruì un altare con dodici grandi pietre, per le dodici tribù
d'Israele, offrì il sacrificio di vittime a Dio, raccolse il sangue delle vittime
in catini e ne versò metà sull'altare (raffigurante Dio); con l'altra metà
asperse il popolo dicendo: "Ecco il sangue dell'Alleanza, conclusa dal
Signore con voi, sulla base di tutte queste parole" - cioé dell'accordo
tra Dio e voi - (cfr. Es. 24).
Mosè,
come mediatore tra Dio e il popolo, li unisce simbolicamente col sangue delle
vittime, ratificando il loro accordo. Così avverrà nella Nuova Alleanza. Qui
però la vittima non saranno più gli animali, ma lo stesso Gesù Cristo,
l'Uomo-Dio. Egli, mediatore tra Dio e gli uomini, dopo aver annunziato la legge
evangelica, scritta non più sulla pietra, ma nel cuore degli uomini, offre se
stesso come vittima sull'altare della Croce, unendoci col suo sangue a Dio e
procurandoci una redenzione eterna (Cfr. Eb. 10).
2)
"Il Figlio che Maria ha accettato di generare col suo Fiat era il
Salvatore, colui che doveva salvarci dai nostri peccati. Questa vittima ha
cominciato ad offrirsi nel suo seno. San Paolo ci assicura che la prima parola
che Egli pronunciò fin dal primo istante dell'incarnazione fu: "Mi hai
formato un corpo, o Padre (perché lo offrissi a te) poiché non ti sono
piaciuti gli olocausti per il peccato. Ecco: io vengo ". "Il Tutto è
compiuto" che Gesù dirà sulla Croce, è il compimento di quell'Ecco io
vengo pronunciato nel seno di Maria.
"La
Madonna sapeva di essere la Madre della vittima; questa vittima l'ha offerta
per tutta la sua vita, soprattutto sul Calvario: là Ella rappresenta la Chiesa
e poiché la Messa è continuazione del Calvario, Maria vi è presente,
inseparabile dalla vittima divina. Così continua a darci il Pontefice e
l'Ostia. Quando noi prendiamo questo Corpo che s'immola sull'altare, quel Sangue
che ci redime, come non pensare a Maria? Questo Corpo è stato formato da Lei,
questo Sangue è ancora Lei che l'ha dato al Figlio; per mezzo suo il Verbo si
è fatto nostro cibo" (Bernadot).
"Passai
tutta la notte in un mare di dolori. Subito al mattino, nel mio mondo si è
innalzato lo stesso altare di dolore attorniato da martirii, con sopra lo stesso
Agnellino. E così sono andata al Calvario. Ad ogni dolore questo Agnellino (raffigurante
Gesù) rispondeva con dolcezza e amore. Ardeva in fiamme; tra le fiamme ed il
candore della sua grazia, cadeva abbondante il suo Sangue ad irrigare la terra.
Si
avvicinava la cima della montagna e l'innocente Agnello, sempre sull'altare del
patibolo, sapeva che andava a morire e bramava dare la vita. Che amore! Poteva
essere soltanto l'amore di un Dio, l'amore di Gesù!
Sulla
vetta del Calvario, invece della croce, continuava ad esserci lo stesso altare e
lo stesso Agnello in fiamme a spargere sangue. Avvicinandosi l'ora in cui Gesù
doveva spirare, quanto più la crudeltà si accaniva contro l'innocente Agnello,
tanto più le fiamme del suo amore si stendevano su tanta cattiveria e
ingratitudine. L'Agnello stava morendo e in quel momento è passato dalla notte
al giorno, dalla morte alla vita, abbracciando più intimamente al suo cuore
tutta l'umanità" (Alexandrina da Costa, Autobiografia).
Per
la tua vita eucaristica - Il Vangelo racconta che Giovanni Battista, mentre
stava battezzando nel fiume Giordano, "vedendo Gesù venire verso di lui,
disse: - Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!
-" (Gv. 1, 29). Gesù è l'agnello destinato ad essere offerto a Dio, di
cui erano figure l'agnello pasquale e l'agnello che mattina e sera veniva
offerto nel tempio.
L'Angelo,
annunziando alla Vergine la sua maternità divina, le manifestò il nome che
Dio voleva dare al Figlio suo incarnato: "Lo chiamerai Gesù" (Lc. 1,
31).
Maria,
la Regina dei profeti, illuminatissima nella conoscenza della Scrittura,
sapeva a quali patimenti sarebbe andato incontro il Salvatore, l'agnello
mansueto di Isaia (53, 7). Questa previsione dolorosa, confermata da Simeone al
Tempio, fu presente per trenta tre anni alla Regina dei martiri. Come l'intera
vita di Gesù fu una preparazione al sacrificio del Calvario, così la vita
della Madonna; Ella è modello della nostra vita eucaristica che dev'essere una
preparazione, ogni giorno più generosa, al sacrificio dell'altare.
9.
L'Agnello divino vuol essere mangiato
Ascoltiamo
il Papa:
La
Chiesa nascente l'ha fedelmente eseguito (l'ordine del Signore) perseverando
nella dottrina degli Apostoli e radunandosi per celebrare il Sacrificio
Eucaristico (At. 2, 42)... E l'apostolo Paolo, che ci ha tramandato
fedelissimamente quello che aveva ricevuto dal Signore (I Cor. 11, 23), parla
apertamente del Sacrificio Eucaristico, quando dimostra che i cristiani non
possono partecipare ai sacrifici dei pagani, proprio perché sono fatti
partecipi della mensa del Signore: "...Non potete bere il calice di
Cristo e il calice dei demoni; non potete partecipare alla mensa del Signore e
alla mensa dei demoni" (I Cor. 10, 16) - (n. 12).
1)
Gesù Cristo istitui l'Eucaristia perché fosse nella Messa il sacrificio
permanente del Nuovo Testamento e nella Comunione il cibo delle anime, a
perpetuo ricordo del suo amore e della sua passione (S. Pio X).
Fra
gli Ebrei era praticato il pasto sacro, una delle forme più universali di rito
religioso. Il pasto faceva partecipare i commensali alla virtù del sacrificio,
alla sua efficacia. Mangiando la carne delle vittime, si pensava di assimilarsi
il frutto dell'offerta fatta a Dio e di introdurre in se stessi il fine di
questa offerta. Ciò che era stato immolato aveva ricevuto un valore sacro che
si comunicava a coloro che ne mangiavano.
Sacrificio
e pasto sono indivisibilmente uniti. È chiaro perciò che il sacrificio
eucaristico debba essenzialmente terminare con un pasto, per il fatto che Gesù
offre il suo Corpo e il suo Sangue precisamente per darli in nutrimento e
bevanda; è durante un pasto che Egli istituisce il Sacramento, ed è sotto
l'apparenza del pane e del vino che vuole offrire il suo Corpo e il suo Sangue.
Per il modo come si presenta o per la sua forma di apparenza alimentare, il
sacrificio eucaristico si rivela intimamente ordinato ad essere un pasto.
Occorre
dunque rilevare che nel quadro in cui si è collocato Cristo, l'assistenza alla
Messa dovrebbe comprendere la Comunione. Così fu compresa l'Eucaristia nelle
prime comunità cristiane (cfr. Galot.).
2)
La redenzione mira ad unire l'uomo a Dio. Questa unione di Dio con l'umanità
si è compiuta inizialmente per mezzo di Maria SS.ma. È in Lei che il
"Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv. 1, 14).
Tutta
l'opera materna di Maria è ordinata ad unire l'uomo a Dio. Con quanto amore
perciò Ella invita i suoi figli alla mensa eucaristica, nella quale sopratutto
si realizza tale unione: "Figli miei, Ella dice con le parole del libro
sacro, saziatevi dei miei frutti, cioé di Gesù, il frutto di vita, che ho dato
al mondo per voi (Sir. 24, 25); "venite, mangiate il mio Pane che ho
preparato per voi" (Prov. 9, 5).
Di
questa unione non solo la Madonna è il modello umano più perfettò (pensiamo
al mistero dell'Incarnazione); Ella ha anche, nel piano divino della redenzione,
il compito di unire a Cristo Capo l'umanità di cui è Madre.
"Allorché
Ella diede a Cristo il suo corpo la sua missione era soltanto iniziata... Come
la madre forma le membra nel suo seno e le unisce in un unico corpo, così Maria
forma le singole membra mistiche di Gesù e le unisce organicamente al
Capo" (Bernadot).
S.
Teresa del Bambino Gesù ci parla della sua prima Comunione. " Il più
bello tra i bei giorni spuntò infine...
Ah, come fu soave il primo bacio di Gesù all'anima mia!... Fu un bacio d'amore; mi sentivo amata, e dicevo a mia volta: "Vi amo, mi dò a Voi per sempre". Non vi furono domande, lotte, sacrifici; da lungo tempo Gesù e la povera piccola Teresa si erano guardati e si erano compresi... Quel giorno, non era più uno sguardo, ma una fusione, non erano più due: Teresa era scomparsa come la goccia d'acqua sommersa nell'oceano. Restava Gesù solo; era il padrone, il Re. Teresa non gli aveva forse chiesto di toglierle la libertà, perché la sua libertà le faceva paura; essa si sentiva così debole, così fragile, che voleva unirsi alla Forza Divina per sempre... La sua gioia era troppo grande, troppo profonda per poterla contenere, e lacrime silenziose la inondarono" (Storia di un'anima).
Per
la tua vita eucaristica - Il
Battesimo ha creato la nostra incorporazione a Cristo; la Cresima l'ha portata
al più alto grado di appartenenza a Lui; l'Eucaristia la compie, offrendoci
tutto quanto Gesù e compenetrandoci della sua forza e della sua vita.
Da
questo non possiamo concludere che basti una Comunione per farci raggiungere
la perfezione cristiana, cioè la nostra " totale " unione e
trasformazione in Cristo... Questa trasformazione è graduale, progressiva; è
come una fermentazione divina (Mt. 13, 33) che richiede la disponibilità del
comunicante all'azione della grazia, disponibilità resa difficile dalla
presenza in noi del peccato e delle sue funeste conseguenze. Maria SS.ma,
perché "piena di grazia" (Lc. 1, 28), ha potuto avere in modo
perfetto ed unico la piena unione con Cristo, al momento dell'incarnazione.
L'anima eucaristica raggiungerà questa unione nella misura in cui vivrà la sua
consacrazione a Maria, cioè sarà disponibile alla sua azione di grazia.
10.
I quattro fini del sacrificio
Ascoltiamo
il Papa:
"Questa
nuova oblazione del Nuovo Testamento, che Malachia aveva preannunciato (1, 11),
la Chiesa, ammaestrata dal Signore e dagli Apostoli, l'ha sempre offerta, non
solo per i peccati, le pene, le espiazioni ed altre necessità dei fedeli
viventi, ma anche a suffragio dei defunti in Cristo non ancora del tutto
purificati" (Conc. Trid.).
Egli
riferisce poi la testimonianza di S. Cirillo di Gerusalemme: "Dopo compiuto
il sacrificio spirituale, rito incruento, sopra quell'ostia di propiziazione noi
supplichiamo Dio per la pace universale della Chiesa, per il retto ordine del
mondo... e in generale preghiamo per tutti coloro che han bisogno di aiuto,...
per tutti quelli che in mezzo a noi sono morti, convinti che questo sarà di
sommo giovamento a quelle anime per le quali si eleva la preghiera, mentre qui
è presente la vittima santa e tremenda" (n. 13).
1)
La Santa Messa adora, ringrazia, ottiene perdono e grazie.
a)
adora - Quando noi proviamo
il desiderio di riconoscere l'infinita grandezza di Dio e di offrirgli un
omaggio degno di Lui, offriamo la S. Messa, presentando a Lui la Vittima divina,
Gesù Figlio suo. Come sul Calvario, il Padre riceve da essa un omaggio di
valore infinito, perfettamente degno della sua infinita perfezione.
b)
ringrazia - Non c'è
ringraziamento più gradito a Dio. Il Vangelo ci dice che Gesù, prima di
istituire il sacrificio della Nuova Alleanza, "rese grazie" al Padre.
La Chiesa ha conservato questo termine (Eucaristia significa ringraziamento),
a preferenza di altri, per designare l'offerta di infinito valore che Egli
gradisce.
c)
ottiene perdono - Quando il
ricordo delle nostre colpe ci turba, o sentiamo il bisogno di una più profonda
purificazione per essere uniti a Dio, offriamo il sacrificio eucaristico. Una S.
Messa dà più gloria a Dio che non gliene abbiano tolta le nostre ingiurie. La
Messa contiene grazie potenti che illuminano il peccatore e gli ispirano atti di
pentimento che lo ricondurrano a Dio.
d)
ottiene grazie - La Messa è
il Calvario tra noi. Quando siamo all'altare, è come se fossimo con la Vergine
ai piedi della Croce, alla sorgente stessa di ogni grazia. La nostra povertà è
immensa: troveremo ogni soccorso nella Messa (cfr. Marmion, Cristo vita
dell'anima).
2)
Chi saprebbe dire quali furono, un giorno sul Calvario, e ora all'altare, le
azioni di grazie e l'adorazione della Piena di grazia? Senza dubbio la divina
Madre si occupa ancora a favorire il conseguimento del terzo fine del
sacrificio, la propiziazione. È Madre di misericordia. La divina maternità
conferisce a Lei una grazia singolare che nessuna creatura può eguagliare.
Presso la Croce, come presso l'altare, Ella interviene in nome suo e in nome
della Chiesa: al di sopra di Lei non vi è che Cristo.
È
da Maria stessa che deriva alle anime la grazia sacerdotale, in virtù della
quale tutti i sacerdoti offrono a Dio, immolano e dispensano quel Gesù che Ella
generò offrì per prima, immolò, e diede all'umanità. S. Antonino la chiama
"sacerdotessa della giustizia" e 1'Olier "la prima dopo Gesù
Cristo all'altare del sacrificio".
Un venerdì, nel tempo della S. Messa, mentre S. Margherita Maria si sentiva un gran desiderio di onorare i patimenti del Crocifisso, Gesù le disse che desiderava lo adorasse ogni venerdì sull'albero della Croce, poiché quello era il trono della sua misericordia; stesse prostrata vicino a Lui, nelle medesime disposizioni di spirito in cui si trovava la sua divina Madre durante la sua passione e offrisse tutto all'Eterno Padre in unione ai suoi divini patimenti per la conversione dei cuori induriti, assicurandola che Egli sarebbe stato propizio in punto di morte a coloro che si sarebbero resi fedeli a questa pratica (Vita ed Opere).
Per
la tua vita eucaristica -
Scrive S. Margherita Maria, l'apostola del Cuore di Gesù: "Un giorno,
mentre stava esposto il Santissimo Sacramento, dopo di essermi sentita tutta
assorta nell'intimo del mio essere per uno straordinario raccoglimento di tutti
i miei sensi e di tutte le mie potenze, Gesù Cristo, mio dolce Maestro, si
presentò a me tutto splendente di gloria, con le sue cinque piaghe, brillanti
come cinque soli; da ogni parte di quella sacra umanità uscivano fiamme,
specialmente dall'adorabile suo petto, che somigliava a una fornace; e il petto
si aperse e mi lasciò scorgere il suo amantissimo ed amabilissimo Cuore, viva
sorgente di quelle fiamme".
Questa
fornace ardente d'amore per noi uomini è sempre accesa nell'Eucaristia! Perché
dunque non ci accostiamo con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere
misericordia"? (Eb. 4, 16). E se noi pensiamo che questo Cuore divino è
tenuto in mano da Colei che è la Madre della misericordia, e nulla sa rifiutare
ai suoi figli, potremo dubitare che quella misericordia ci sarà concessa?
11.
La Messa è il sacrificio di tutta la chiesa
Ascoltiamo
il Papa:
"La
Chiesa fungendo in unione con Cristo da sacerdote e da vittima, offre tutta
intera il Sacrificio della Messa e tutta intera vi è offerta. Questa mirabile
dottrina, già insegnata dai Padri, recentemente esposta dal Nostro predecessore
Pio XII di f m., ultimamente espressa dal Concilio Vaticano II nella
Costituzione De Ecclesia, a proposito del Popolo di Dio, Noi ardentemente
desideriamo che sia sempre più spiegata e più profondamente inculcata
nell'animo dei fedeli, salva però, com'è giusto, la distinzione, non solo di
grado, ma anche di natura, che passa tra il sacerdozio dei fedeli e quello gerarchico.
Tale dottrina infatti è quanto mai adatta ad alimentare la pietà eucaristica,
ad esaltare la dignità di tutti i fedeli, nonché a stimolare l'animo a
toccare il vertice della santità, che altro non è che mettersi a servizio
della divina Maestà con una generosa oblazione di sé" (n. 14).
1)
"La Messa è l'offerta al Padre del sacrificio del Golgota, completato da
tutto il sacrificio del Corpo Mistico, da tutte le sofferenze degli uomini.
Nella
Messa noi troviamo, insieme alla rinnovazione del Sacrificio di Gesù, il mezzo
di santificazione del nostro soffrire, del nostro travaglio quotidiano.
Portare le proprie sofferenze alla Messa è portarle e metterle nel Calice
attraverso il simbolismo delle gocce infuse col vino, per riportarle con noi
come materia santificata.
Non
si possono avere delle croci, andare alla Messa, ed essere tristi.
La
nostra sofferenza, portata alla Messa, acquista il valore infinito del
Sacrificio stesso di Gesù. La Messa ci comunica la dimensione infinita della
forza del Sacrificio di Gesù. Noi beviamo il suo calice.
Quando
soffriamo, portiamo alla Messa il nostro soffrire: ci viene benedetto, ci viene
consacrato, ci viene restituito con una forza infinita" (Farano).
2)
L'offerta di Gesù vuole la nostra offerta. Ma "è forse abbastanza grande
la nostra purezza, perché osiamo unirci direttamente a Cristo da noi stessi?
"Quando
si presenta qualche cosa a Gesù da se stessi e fiduciosi nelle proprie
capacità e disposizioni, Egli esamina il dono e spesso lo rifiuta per le
macchie di amor proprio da cui è contaminato, come già rigettò i sacrifici
dei Giudei, tutti pieni delle loro ambizioni.
"Se
noi non moriamo a noi stessi e se le nostre devozioni, anche le più sante, non
ci portano a questa morte necessaria e feconda,... Dio avrà in abominio i piu
grandi sacrifici e le migliori azioni che possiamo compiere; tanto che al punto
della morte ci troveremo con le mani vuote di virtù e di meriti e non avremo in
cuore una scintilla di quel puro amore che è comunicato solo alle anime morte
a se stesse, la cui vita è nascosta con Gesù Cristo in Dio" (Col. 3, 3).
"Diciamo
dunque arditamente con S. Bernardo che abbiamo bisogno di un mediatore presso
il Mediatore stesso (Gesù), e che la divina Maria è la più capace a compiere
questo caritatevole ufficio; per questo consiglia il Santo "quando vuoi
offrire qualcosa a Dio, abbi cura di offrirlo per le purissime mani di Maria,
se non vuoi ricevere un rifiuto" (Trattato n. 41).
"Una
domenica, guardando un'immagine di Nostro Signore crocifisso, fui colpita alla
vista del sangue che cadeva da una delle sue mani Divine e provai una gran pena
nel pensare che quel sangue cadeva in terra senza che nessuno si desse premura
di raccoglierlo. Allora risolvetti di rimanere in spirito ai piedi della Croce
per ricevere la divina rugiada, e compresi che avrei dovuto poi spargerla sulle
anime... Il grido di Gesù sulla Croce:
"Ho
sete!" (Gv. 19, 18) mi risuonava continuamente in cuore; questa parola
accendeva in me un ardore vivissimo e misterioso... Volevo dar da bere al mio
Diletto, e mi sentivo io stessa divorata dalla sete delle anime. Non erano
ancora le anime sacerdotali ad attrarmi, ma quelle dei grandi peccatori, ed io
ardevo dal desiderio di strapparle al fuoco eterno... "
"Per
stimolare il mio zelo il Signore mi mostrò che i miei desideri gli erano
graditi. Avevo sentito parlare di un gran criminale che era stato condannato a
morte per delitti orribili e tutto portava a credere che egli sarebbe morto
impenitente. A tutti i costi volli impedirgli di andare all'inferno... Sentendo
che da me non potevo nulla, offrii a Dio tutti i meriti infiniti di Nostro
Signore ed i tesori spirituali della Santa Chiesa... La mia preghiera venne
esaudita letteralmente; Pranzini salito sulla ghigliottina, assalito da una
subitanea ispirazione, afferra il Crocifisso presentatogli dal cappellano, e
ne bacia per tre volte le piaghe santissime" (Storia di un'anima).
Per
la tua vita eucaristica -
Come Gesù, Capo del Corpo mistico, vive in noi con la grazia, così deve
continuare in noi il suo sacrificio. Offrendo se stesso al Padre, ottenne la sua
glorificazione (Gv. 12, 28). Mediante l'Eucaristia, Egli vuole aiutare
ciascuno di noi a raggiungere, per la sua stessa via, la glorificazione:
"Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, Egli dice, ha la vita eterna
ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Gv. 6, 54). Comunicarsi equivale
partecipare al sacrificio di Cristo. Maria fu il primo membro (collo del Corpo
mistico) ad unirsi al sacrificio di Gesù e fu anche il primo ad essere totalmente
glorificato. Le altre membra non potranno unirsi al sacrificio del Capo che
per mezzo di Lei. Quale mistero d'amore!
12.
La Messa è offerta per tutti
Ascoltiamo
il Papa:
"Ogni
Messa, anche se privatamente celebrata da un sacerdote, non è tuttavia cosa
privata, ma azione di Cristo e della Chiesa, la quale nel sacrificio che offre,
ha imparato ad offrire se medesima come sacrificio universale, applicando per la
salvezza del mondo intero l'unica e infinita virtù redentrice del sacrificio
della Croce.
Poiché
ogni Messa celebrata viene offerta non solo per la salvezza di alcuni, ma anche
per la salvezza di tutto il mondo. Raccomandiamo dunque con paterna insistenza
ai Sacerdoti, in modo particolare Nostro gaudio e Nostra corona nel Signore,
affinché, memori del potere ricevuto dal Vescovo consacrante di offrire cioè a
Dio il sacrificio, di celebrare Messe sia per i vivi che per i defunti nel nome
del Signore, celebrino la Messa ogni giorno degnamente e con devozione... In tal
modo contribuiscono molto anche alla salvezza del genere umano (nn. 15, 16).
1)
"Pronunziando le parole della consacrazione Gesù scorgeva profilarsi
davanti a Lui le innumerevoli masse delle generazioni umane; ma intravvedeva
pure ciascun individuo di quelle masse, e per ciascuno di essi affermava che il
suo sangue sarebbe stato versato.
Nella
sua visione della umanità da salvare, il suo sguardo si fermava su ogni uomo,
perché Egli riteneva il minimo fra essi degno del suo sacrificio.
D'altra
parte la Messa non ha altro orizzonte se non l'universo e l'umanità. Essa è
offerta "per la vita del mondo", o "per la moltitudine", per
la immensa comunità umana. Così l'assistenza alla Messa deve allargare il
cuore dei fedeli sino alle dimensioni del cuore di Cristo, aperto a tutte le
masse umane e offrente per esse il sacrificio. La Messa deve aiutare ogni
cristiano a superare le strettezze del pensiero e della carità, ed a vivere di
più per il mondo intero. Favorisce il progresso della mentalità universaliatica,
l'eliminazione dei particolarismi" (Galot).
2)
"Se Gesù Cristo, Capo degli uomini, nacque da Maria, i predestinati, che
sono i membri di questo Capo, devono pure per necessaria conseguenza nascere da
Lei" (Trattato n. 32).
Dando
a Gesù il suo corpo fisico, la Madonna incominciò la sua missione che si
continua nella generazione del corpo mistico. Tutti i predestinati alla grazia
sono anche predestinati ad essere suoi figli.
"S.
Agostino afferma che tutti i predestinati, per essere conformi all'immagine del
Figlio di Dio, sono nascosti, mentre vivono quaggiù, nel seno di Maria SS.ma,
dove questa amorevole Madre li custodisce, li nutre, li provvede di tutto e fa
crescere fino a che non li partorisca alla gloria dopo la morte, che è
propriamente il giorno della loro nascita, come la Chiesa chiama la morte dei
giusti" (Trattato n. 33).
Il
venerabile Olier ci assicura che: "La minima partecipazione all'interiore
di Maria, la più piccola partecipazione alla sua grazia è un tesoro che
sorpassa tutto quanto serafini ed angeli e santi tributeranno mai a Dio... Ecco
perché si procura maggiormente la gloria di Dio, il bene della Chiesa e la
propria perfezione, con l'unione a Maria, che non con altre pratiche di pietà".
Sul
Calvario la Madonna fu proclamata da Gesù Madre dell'umanità redenta. Ogni
Messa offre a Lei un'immensa possibilità di esercitare la sua maternità
verso tutti e ciascuno dei suoi figli. Il cristiano che Le è unito nel santo
Sacrificio dell'altare, partecipa al suo amore universale e attua la sua più
vitale crescita in Dio.
Avvenne
il giorno di Pasqua dell'anno 1171. Il priore dei canonici portuensi celebrava
la S. Messa con la grande devozione che gli era abituale. Alla elevazione
dell'Ostia, dopo la consacrazione, tutti videro il Corpo del Signore sotto la
forma d'un grazioso Bambino. La Messa continuò fra la più viva emozione. Al
momento della divisione dell'Ostia, prima della Comunione, Sangue abbondante
incominciò a scorrere tra le mani del celebrante: riempì il calice, si sparse
sul corporale, sulla mensa dell'altare, insanguinò le vesti sacerdotali; infine
un getto più abbondante si alzò con tanta forza che andò a macchiare la volta
della chiesa, fra la commozione e il pianto di tutti gli astanti. Il fatto è
raccontato dal P. Couet, nel libro "I miracoli storici" ed è avvenuto
a Vado.
Per
la tua vita eucaristica -
Gesù non ha voluto salvare il mondo da solo: chiede la nostra partecipazione ai
suoi dolori. Come sul Calvario, così ad ogni Messa "Maria è là e posa lo
sguardo sui figli che le ha dato Gesù...- Chi vuole associarsi al mio
dolore?... - Oh! Madre cara, Madre amatissima, io. Associarmi... contemplare il
dolore insondabile di mia Madre... Quale abisso! Ella è immacolata e
crocifissa... Con te, o Madre, e come te, voglio lasciarmi immolare. Con te, io
offro al Padre santo i dolori di Gesù... Con il sacerdote, offro al Padre
l'Ostia del sacrificio, che è mio sacrificio, e con quest'Ostia pura, divina,
adorabile, io offro la piccola ostia della mia vita, per essere salvatrice con
Gesù" (De Geuser Maria Antonietta, Serva di Dio).
PARTE
TERZA
“La Chiesa Cattolica professa questo
culto latreutico (di adorazione) al Sacramento Eucaristico non solo durante la
Messa, ma anche fuori della sua celebrazione, conservando con la massima
diligenza le Ostie consacrate, presentandole alla solenne venerazione dei
fedeli cristiani, portandole in processione con gaudio della folla cristiana.
(MYSTERIUM FIDEI n. 31)
13.
Il convito che dà salvezza e gioia
Ascoltiamo
il Papa:
"Quello
che abbiamo detto brevemente intorno al Sacrificio della Messa Ci porta a dire
qualche cosa anche del Sacramento dell'Eucaristia, facendo parte Sacrificio e
Sacramento dello stesso mistero, sicché non è possibile separare l'uno
dall'altro. Il Signore s'immola in modo incruento nel Sacrificio della Messa,
che rappresenta il Sacrificio della Croce, applicandone la virtù salutifera,
nel momento in cui per le parole della consacrazione comincia ad essere
sacramentalmente presente, come spirituale alimento dei fedeli, sotto le
specie del pane e del vino (n. 17).
1)
"L'Unigenito Figlio di Dio, volendoci partecipi della sua divintà, assunse
la nostra natura e si fece uomo per far di noi da uomini dèi.
Tutto
quello che assunse, lo valorizzò per la nostra salvezza. Offrì infatti a Dio
Padre il suo corpo come vittima sull'altare della croce per la nostra
riconciliazione. Sparse il suo sangue facendolo valere come prezzo e come
lavacro, perché, redenti dalla umiliante schiavitù, fossimo purificati da
tutti i peccati.
Perché
rimanesse in noi, infine, un costante ricordo di così grande beneficio, lasciò
ai suoi fedeli i suo corpo in cibo e il suo sangue come bevanda, sotto le specie
del pane e del vino.
O
inapprezzabile e meraviglioso convito, che dà ai commensali salvezza e gioia
senza fine! Che cosa mai vi può essere di più prezioso? Non ci vengono
imbandite le carni dei vitelli e dei capri, come nella legge antica, ma ci viene
dato in cibo Cristo, vero Dio. Che cosa di più sublime di questo sacramento?
Nessun
sacramento in realtà è più salutare di questo: per sua virtù vengono
cancellati i peccati, crescono le buone disposizioni, e l'anima viene
arricchita di tutti i carismi spirituali...
L'Eucaristia...
è la più grande di tutte le meraviglie operate da Cristo, il mirabile
documento del suo amore immenso per gli uomini" (S. Tommaso d'Aquino).
2)
"Tocca a Maria dare suo Figlio a ciascun comunicante, come lo ha dato in
passato al mondo, con la nascita a Betlemme e poi con la croce del Golgota. Del
resto, l'Eucaristia attua il voto più segreto che domina il cuore di Maria fin
dal momento dell'Incarnazione: la Madre di Gesù desiderava comunicare a ciascun
uomo il dono che aveva ricevuto, desiderava che Cristo potesse toccare e
conquistare tutti i cuori umani: ed è quindi ben volentieri che essa dà suo
Figlio a ciascun comunicante.
In
questo modo Maria è mediatrice della grazia della Comunione. D'altronde essa è
mediatrice di tutte le grazie, però nella Comunione questa mediazione riveste
una forma tutta particolare. L'Eucaristia è il solo sacramento, dove Maria
possa ridare suo Figlio in persona, e precisamente il corpo che si era a suo
tempo formato nel suo seno" (Galot).
"Due
giorni senza ricevere Gesù e chissà quanti ancora ne passerò così! Che
tristezza e nostalgia! Mio Gesù, non posso vivere senza di Te. Vieni! Fa' del
mio cuore la tua dimora. Vieni e regna in me! Vieni, mio Tutto! Se non Ti
dispiace, o mio Gesù, sceglimi un'altra sofferenza, ma non privarmi oltre della
Comunione. Se fosse mio, Ti darei il mondo intero pur di possederti, pur di
avere una tua visita.
Quanto
è dolorosa la mia sofferenza e pesante la mia croce! Mi sento sfinita. Oh, il
vuoto che io sento per la mancanza dell'alimento eucaristico! Che nostalgia!
Pare che il mio cuore scoppi. Non so come tante anime possano vivere anni e la
vita intera senza ricevere Gesù! Infelici perché non lo conoscono...
Gesù,
vieni! Sei Tu, solo Tu l'alimento della mia anima. Vieni alla mia tristezza a
dimenticare la tua. Per la mia nostalgia diffondi la nostalgia che hai di
prendere possesso dei cuori che non Ti amano e vivono dimentichi di Te. Voglio
col mio dolore accendere il tuo amore sulla terra... Voglio perdermi in esso.
Poco importa dare la vita. Soffrire sempre è il mio desiderio: è dal dolore
che nasce l'amore... " (Alexandrina, Biografia).
Per
la tua vita eucaristica -
" Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto?" (Gv. 14,
9). Penoso a dirsi, ma vero. E tanto più penoso in quanto ciò avviene per
colpa nostra, nell'applicarci a conoscere il dono di Dio e chi è colui che ci
dice: "Dammi da bere" (Gv. 4, 10). Gesù dell'Eucaristia ha gli stessi
sentimenti di Gesù del Vangelo; anzi vi sono portati alla massima perfezione (Gv.
13, 1). "Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che
fosse già acceso!" (Le. 12, 49). Gesù eucaristico è poco amato perché
è poco conosciuto! E chi ce lo farà conoscere se non Colei che ha avuto la
missione di renderlo visibile al mondo? O Maria, rivelaci l'adorabile
Sacramento dell'altare, perché trovi finalmente espansione quel fuoco divino.
Non ha Egli voluto fare del Tabernacolo la grande sorgente del suo amore?
Mostraci, o Maria, il frutto benedetto del tuo seno, in questo esilio, affinché
lo possiamo riconoscere e possedere in eterno, nella patria del Cielo.
14.
L'Eucaristia fonte e culmine della vita di grazia
Ascoltiamo
il Papa:
Tutti
ben sappiamo che vari sono i modi, secondo i quali Cristo è presente alla sua
Chiesa. È utile richiamare un po' più diffusamente questa bellissima verità.
-
Cristo è presente alla sua Chiesa che prega. Lui stesso ha promesso: "Dove
sono due o tre riuniti in nome mio, là sono io in mezzo a loro " (Mt. 18,
20)
-
Egli è presente alla sua Chiesa che esercita le opere di misericordia: quando
facciamo un po' di bene a uno dei suoi più umili fratelli lo facciamo allo
stesso Cristo (Mt. 25, 40) il quale abita nei nostri cuori mediante la fede (Ef.
3, 17) e in essi diffonde la carità, con l'azione dello Spirito Santo (Rom.
5,5).
-
Egli è presente alla sua Chiesa che predica, essendo il Vangelo che essa
annunzia Parola di Dio.
-
È presente alla sua Chiesa che regge e governa il popolo di Dio, assiste i
Pastori, secondo la promessa fatta agli Apostoli (Mt. 28, 20) - (nn. 17 ss.)
1)
Questi vari modi di presenza di Gesù nella sua Chiesa nulla tolgono al modo
tutto particolare e sublime della presenza Eucaristica e neppure vanno confusi
con questo. Ne sono anzi il complemento necessario. È infatti l'Eucaristia
(fonte di vita) che alimenta la presenza di Cristo nella sua Chiesa, ed è
all'Eucaristia (culmine di tutta l'evangelizzazione) che la pastorale conduce i
fedeli.
"Se
non mangiate la carne del Figlio dell'uomo, dice Gesù, e non bevete il suo
sangue, non avrete in voi la vita" (Gv. 6, 52); e ancora: "colui che
mangia di me vivrà per me" (Gv. 6, 57). Da notare che Gesù non ha
istituito l'Eucaristia per i santi, ma per santiticare i peccatori. Tuttavia non
è lecito accostarci indegnamente ad essa (1 Cor. 11, 27); l'Eucaristia è cibo
spirituale e il cibo è fatto per chi ha la vita e non per i morti; chi avesse
commesso gravi peccati, deve perciò riacquistare la vita divina con la
Confessione, prima di fare la Comunione. Partecipando al sacrificio eucaristico,
il cristiano impara ad amare i fratelli: "Cristo vi ha amati e ha dato se
stesso per noi" (Ef. S, 2); d'altra parte, l'ascolto della parola di Dio e
l'esercizio della carità verso il prossimo dispongono l'anima a ritornare
con maggior frutto all'Eucaristia stessa.
2)
"Chiedi alla Madonna di vivere da "innamorato di Gesù". Amare
Gesù è fare unità di esistenza, unità di sentire e di volere con lui. È
sussultare di gioia alla vista di lui, vivente nel Tabernacolo e nel cuore dei
fratelli. È sussultare d'amore all'ascolto della sua voce, che è incisa nel
Vangelo per avere più luce. Solo se si vive il Vangelo, si è ammessi a
ricevere nuove luci sul Vangelo.
Amare
è imitare. È assimiliare. È assorbire Gesù, nei suoi sentimenti, nella sua
mentalità, nel suo modo di pensare, di parlare, di agire.
Il
"Patto d'amore" con Maria (consacrazione) porta a questo vortice
cristocentrico di vita d'amore. Fino alla fusione d'amore con lui. Fino
all'identità con lui" (Farano). Testimonianza
eucaristica
"Mettiamo
Gesù nelle nostre opere" era il motto del professore medico Giuseppe
Moscati. Studente universitario, quando il professore domandava: "Chi lo
sa?", rispondeva ogni volta affermativamente; si guadagnò fama
internazionale con le sue pubblicazioni e a ventidue anni vinse il concorso di
coadiutore straordinario agli Ospedali Riuniti di Napoli, “facendo sbalordire
esaminatori e colleghi”.
Con
la semplicità di un fanciullo e un raccoglimento che commoveva, riceveva ogni
mattina Gesù Eucaristico: la base su cui egli edifica la sua giornata.
Ad
un malato che gli domandava dove attingesse tanta forza per il suo lavoro
estenuante, rispose: "Io posso tutto in Colui che mi conforta".
Ad
un malato di Amalfi, nel consegnargli la ricetta, consigliò: "Torncindo
ad Amalfi, fermatevi a Pompei: confessatevi e comunicatevi. Questa è la prima
vostra medicina".
Sovente,
solo guardando un giovane, esclamava, scuotendo la testa: "Cura
eucaristica, cura eucaristica! Andate dal Padre Aromatisi! "
Morì
a soli 47 anni, stroncato dalla sua eccessiva attività. Per la tua vita
eucaristica - Dice Gesù: "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se
stesso, prenda la sua croce e mi segua" (Mt. 16, 24). Seguire Gesù: e fin
dove? Al Calvario, divino monte dell'amore. Ma il Calvario oggi è qui: è
l'Altare, è il Tabernacolo. Qui l'anima si deve arrestare! Chi però la farà
entrare in comunione vitale col Dio dell'amore? La funzione che spetta a Maria
nel Corpo mistico è quella del Collo, il quale fa un tutt'uno con il Capo (Gesù)
ed è in necessario e stretto congiungimento con le altre membra del Corpo.
Quanto più un'anima sarà unita e trasformata in Lei, tanto più entrerà in
contatto vitale con Gesù Eucaristico e ne riceverà e diffonderà la vita,
cioè la carità.
15.
La comunione, ben fatta, trasforma
Ascoltiamo
il Papa:
"Queste
varie maniere di presenza di Cristo nella Chiesa (di cui al n. precedente)
riempiono l'animo di stupore e offrono alla contemplazione il mistero della
Chiesa. Ma ben altro è il modo, veramente sublime, con cui Cristo è presente
alla sua Chiesa nel sacramento dell'Eucaristia, che perciò è tra gli altri
Sacramenti "più soave per devozione, più bello per l'intelligenza, più
santo per il contenuto"; contiene infatti lo stesso Cristo ed è
"quasi la perfezione della vita spirituale e il fine di tutti i
Sacramenti".
Tale
presenza si dice "reale" non per esclusione, quasi che le altre non
siano "reali", ma per antonomasia perché è anche corporale e
sostanziale, e in forza di essa Cristo, Uomo-Dio, tutto intero si fa presente.
Malamente
dunque qualcuno spiegherebbe questa forma di presenza immaginando il Corpo di
Cristo glorioso di natura pneumatica onnipresente, oppure riducendola... ad un
segno efficace della spirituale presenza di Cristo e della sua intima
congiunzione con i fedeli, membri del Corpo Mistico" (n. 20).
1)
"Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e lo in
lui" (Gv. 6, 56).
La
Comunione eucaristica è dunque l'atto più perfetto della nostra vita di figli
Dio. Non c'è momento in cui possiamo dire con maggior diritto al nostro Padre
celeste: "O Padre, io sono nel tuo Figlio Gesù e il tuo Figlio è in me.
Tuo Figlio, provenendo da Te, riceve pienamente la tua vita divina. Ho
ricevuto il tuo Figlio con fede; io sono con lui, partecipo alla sua vita:
guardami in lui e con lui, come il figlio delle tue compiacenze". Quali
grazie, luce e forza porta una tale preghiera a colui che sa di essere figlio di
Dio! Quale abbondanza di vita divina, di intimità d'unione, quale profondità
di adozione ci comunica una tale fede! Veramente nella Comunione noi perveniamo
al punto più alto della nostra adozione divina sulla terra.
2)
Sapersi identificati a Gesù nella Comunione ed essere con Lui l'oggetto delle
compiacenze del Padre celeste, è supremamente confortevole ed esaltante.
Tuttavia sarebbe sbagliato fermarsi al godimento egoistico di tale verità. Il
cristiano comprende che soprattutto nella Comunione egli è identificato con
Gesù-Vittima e che l'amore per il Padre sprona al sacrificio: "Perché il
mondo sappia che lo amo il Padre, dice Gesù, offro la mia vita" (cfr. Gv.
14, 30).
Chi
umilmente accetta questa identificazione vittimale con Gesù, riconosce più
facilmente un'altra verità: è Maria, la Madre della grazia, che opera nei suoi
figli questa trasformazione d'amore. Don Gallotti diceva molto
espressivamente: "La Madonna in cielo lavora a far ostie...".
E
Padre Trèves, con altrettanta evidenza: "Ho chiesto alla Madonna di dare a
voi e a me coraggio sufficiente per volere assumere per Lei e in Lei il compito
sanguinoso di vittima, unita come Ella già lo fu, alla Vittima del Calvario e
dei nostri altari: "Eccomi, mandatemi, o Vergine, o Regina dei nostri
cuori; vogliamo essere ostie...".
"Maria
ha fatto i Santi, i quali tutti furono martiri, se non con l'effusione del
sangue, almeno con l'incessante rinuncia di se stessi. Essi hanno fondato il
loro edificio spirituale, in cui il loro Sposo e la loro Madre prendevano le
loro delizie, sopra le ceneri fumanti della loro natura" (Biografia).
Dina
Bélanger, giovane canadese, divenuta religiosa col nome di Maria di S. Cecilia,
morta nel 1929, Serva di Dio. Un giorno, dopo la comunione, Gesù le disse:
"Vuoi tu giocare all'amore?".
-
Oh, sì mio Gesù. Sentiamo...
-
Ebbene, riprese Gesù, chi di noi amerà di più, sarà vincitore. E incominciò
ad enumerare tutte la grazie che le aveva fatte. Tutto questo è amore. E tu?
-
Gesù, io ti amo quanto posso e, per provarti il mio amore, non voglio
rifiutarti nulla.
-
Lo so, continuò Gesù, ma il mio amore è infinito: e il tuo? - Il mio, Caro
Bambino Gesù, è infinito come il tuo... poiché Ti ho ricevuto
nell'Eucaristia e Ti amo col tuo Cuore.
-
Hai ragione, confermò Gesù: dunque abbiamo vinto tutti e due!
Per
la tua vita eucaristica - Il
cibo che non è assimilato, non produce calore e vita, può invece diventare
fastidioso e nocivo. Il Cibo eucaristico è Gesù, sacrificato sulla croce per
amore del Padre e dei fratelli. Un segno che l'anima assimila questo Cibo è la
disposizione al sacrificio per amore di Dio e del prossimo. Una vita non sarà
perciò sinceramente eucaristica, se non è animata da un ardente desiderio di
assimiliazione di Gesù, perciò di purificazione dal peccato e di acquisto
delle virtù cristiane, massimamente la carità. Maria che ha formato l'Ostia
dei Tabernacoli, ha ancora il compito di formare le piccole ostie che devono
compiere in sé, a imitazione di S. Paolo, ciò che manca alla passione di
Cristo.
16.
Gesù è il pane disceso dal cielo
Ascoltiamo
il Papa:
“Il
simbolismo eucaristico... non spiega e non esprime la natura del Sacramento, per
la quale esso si distingue dagli altri. Giacché la costante istruzione
impartita dalla Chiesa ai catecumeni, il senso del popolo cristiano, la dottrina
definita dal Concilio di Trento e le stesse parole con cui Cristo istituì la
SS. Eucaristia ci obbligano a professare "che l'Eucaristia è la carne del
nostro Salvatore Gesù Cristo, che ha patito per i nostri peccati e che il Padre
per la sua benignità ha risuscitato” (S. Ignazio M.).
...Pertanto
il nostro Salvatore nella sua umanità è presente non solo alla destra del
Padre, secondo il modo di esistere naturale, ma insieme anche nel Sacramento
dell'Eucaristia" (nn. 22, 3).
1)
Padre Galot, parlando della presenza di Gesù nell'Eucaristia, dice che è una
presenza "personale, divina, incarnata, vittimale, vivente e
gloriosa".
"Nel
sacramento che è come la vetta dell'amore, Gesù si dà senza riserva ed ha di
mira anzitutto il dono della sua stessa persona.
"La
Messa è per eccellenza il momento e il luogo della presenza divina in questo
mondo.
"Dicendo:
"Questo è il mio corpo", Gesù esprime la presenza di tutta la sua
persona, divina, ma essenzialmente incarnata. "La Carne nella quale il
Verbo discende sull'altare è una Carne sacrificata, una vittima, nella quale la
vita ha trionfato sulla morte con la Risurrezione.
"La
Carne data in nutrimento cucaristico è quella del Figlio dell'uomo nello stato
in cui l'ha posto l'Ascensione al cielo. Per questo la Messa, "pur
rinnovando il dramma della crocifissione e della morte di Gesù, è oltre
questo dramma, e dà al mondo un Salvatore vivente" (Galot).
2)
La Messa con la Madonna
Dice
S. Bonaventura: "Come per mezzo di Maria SS.ma ci è stato dato questo
Santissimo Corpo, così per le sue mani si deve offrire".
Andando
a Gesù per mezzo di Maria, la nostra devozione si fonda sul dogma cattolico e
la nostra devozione trova un modo fecondo e facile di partecipare al Santo
Sacrificio. Basta pensare quale aiuto ebbero dalla presenza e dall'esempio
della Vergine, i discepoli che uniti a Lei seguirono Gesù fino al Calvario.
Guardando
a Lei, unendosi alle sue disposizioni per quanto era loro possibile, essi
diedero alla vittima divina un tributo perfetto di fede e di amore.
Crediamo
che anche noi, partecipando, durante il sacrificio eucaristico, alle
disposizioni della nostra Madre divina, la nostra unione a Gesù-Ostia, per
umiltà, fede e amore, sarà più perfetta; il nostro culto più gradito a Dio
Padre; la grazia divina più abbondante per le anime nostre. (Continua).
Due
professori increduli dell'Università di Lione vollero andare ad Ars per
burlarsi del suo Curato. Entrarono nella piccola chiesa mentre il Santo stava
celebrando la Messa. Si misero in posizione da poter osservare tutti i suoi
movimenti. Quando giunse all'elevazione dell'Ostia, uno di essi, vedendo tutta
la folla prostrarsi, pensava tra sé: "Come mai uomini intelligenti possono
riconoscere il loro Dio in un pezzo di pane?". Il Santo Curato, voltandosi
al momento della Comunione verso i fedeli, fissò il professore come se leggesse
nella sua anima quei pensieri d'incredulità. Fatta la genuflessione, prese
tra le dita l'Ostia e la sollevò sopra la pisside, dicendo le parole
liturgiche: "Ecco l'Agnello di Dio! L'Ostia sfugge dalle sue mani e va a
posarsi sulla lingua della prima persona inginocchiata presso la balaustra. Il
Santo fissò ancora l'incredulo, come per dirgli: "Un semplice pezzo di
pane può far questo?". Il professore si sentì sconcertato e commosso.
S'inginocchiò e adorò; poi corse dal Vianney per confessarsi. Più tardi si
fece sacerdote domenicano: Io devo la mia conversione e la mia vocazione
religiosa, diceva commosso, ad un miracolo eucaristico, compiutosi nelle mani
del Curato d'Ars".
Per
la tua vita eucaristica - A
Cafarnao, Gesù ha promesso che darà la sua carne a mangiare. I Giudei sono
scandalizzati: credono di dover mangiare la carne di Gesù fatta a pezzi, come
quella di un agnello. Gesù cerca di andare incontro alla loro incredula
incomprensione, e replica loro: "Questo vi scandalizza? E se vedeste il
Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? È lo spirito che vivifica; la carne
non giova a nulla" (Gv. 6, 62-3). Gesù vuol quindi far intendere che
nell'Eucaristia promessa non darà a mangiare il suo corpo materialmente, ma il
suo corpo sacrificato, risorto e glorioso.
Comunicarsi
significa perciò immettere in noi l'amore e l'umiltà di Gesù vittima: la
divinità di Gesù, vittorioso della morte e dell'inferno; significa renderci
fin d'ora concittadini dei Santi (Ef. 2, 19), stringerci in unione sempre più
perfetta e gioiosa al nostro Capo divino che ha penetrato i cieli, e a Maria,
Madre del Corpo mistico, desiderosa di vederci tutti nell'assemblea gloriosa del
Paradiso.
17.
L'Eucaristia è il supermiracolo di Gesù
Ascoltiamo
il Papa:
"Cristo
Signore è presente nel sacramento dell'Eucaristia per la transustanziazione.
Perché nessuno fraintenda questo modo di presenza, che supera le leggi della
natura e costituisce nel suo genere il più grande dei miracoli, è necessario
ascoltare docilmente la voce della Chiesa docente e orante. Ora questa voce, che
rieccheggia continuamente la voce di Cristo, ci assicura che Cristo non si fa
presente in questo sacramento se non per la conversione di tutta la sostanza del
pane nel Corpo di Cristo e di tutta la sostanza del vino nel suo Sangue;
conversione singolare e mirabile che la Chiesa cattolica chiama giustamente e
propriamente "transustanziazione ". Avvenuta la transustanziazione, le
specie del pane e del vino contengono una nuova realtà, che giustamente
denominiamo ontologica (n. 24).
1)
Solo Dio può fare miracoli. Gesù dimostrò di essere Dio, col rendere in un
istante la vista ai ciechi, l'udito ai sordi, la parola ai muti, la salute ad
ogni specie di infermi e la vita ai morti; col comandare da padrone ai demoni e
alle forze della natura, e soprattutto con la sua risurrezione.
L'Eucaristia
è il supermiracolo di Gesù perché in essa avviene la trasformazione della
sostanza del pane e del vino nella sostanza del suo Corpo e del suo Sangue,
senza cambiamenti sensibili.
S.
Tommaso d'Aquino così ci parla della transustanziazione: è certezza a noi
cristiani: si trasforma il pane in
carne,
si fa sangue il vino. Tu non vedi, non comprendi, ma la fede ti conferma, oltre
la natura. È un segno ciò che appare: nasconde nel mistero realtà sublimi.
Mangi carne, bevi sangue; ma rimane Cristo intero in ciascuna specie"
(Liturgia del Corpus Domini).
2)
La Messa con la Madonna (continuazione)
Al
tuo santo altar mi appresso, o Signor... Scrive Padre Faber: " Il Cuore di
Maria è l'altare vivente su cui viene offerto il sacrificio". Infatti il
nostro Salvatore fece in Lei la sua prima offerta. Maria si offrì con Lui.
Abbiamo in noi gli stessi sentimenti della Madre nostra.
Confesso
a Dio onnipotente... e supplico la Beata sempre Vergine Maria... Il peccato ha
ucciso Gesù. Il peccato rinnova il sacrificio della Croce sull'altare.
Confessarlo solo con le labbra, senza esserne pentiti, è mancanza di fede e
di amore. Averne il dolore è dono di grazia: "Madre fonte dell'amore, fa'
ch'io senta il tuo dolore, fa' che teco lacrimi!'
Gloria
a Dio nell'alto dei cieli... È il canto di Betlemme. Là in una mangiatoia, o
qui nella Pisside, è sempre lo stesso Gesù, nostro Pane vivo, dato a noi da
Maria. Meglio degli angeli Ella sapeva chi era Gesù: uniti a Lei cantiamo la
nostra riconoscenza a Dio.
Letture
bibliche - Invochiamo dalla
Regina dei Profeti non solo l'intelligenza, ma anche l'amore alla parola di Dio.
Ella ci comunichi il suo cuore umile e docile alle leggi e ai consigli del
Vangelo per conservarne le sacre parole e nutrircene spiritualmente.
Credo
in un solo Dio... Maria è la Vergine fedele. Con un atto sublime di fede concepì
il Figlio di Dio. Ella partecipa la sua fede ai figli devoti: preghiamola e
sottomettiamo a Lei il nostro spirito.
Nel
700, a Lanciano in provincia di Chieti, avvenne questo straordinario miracolo
eucaristico. Un monaco basiliano stava celebrando la S. Messa.
Dopo
la consacrazione, dubitò della reale presenza di Gesù nel Sacramento.
Istantaneamente l'Ostia si convertì in carne viva e il vino in sangue. Sulle
prime egli cercò di nascondere l'accaduto, ma poi non reggendo alla emozione,
lo manifestò ai fedeli, che fatti anch'essi testimoni diretti, sparsero la notizia
nella città.
Oggi,
a distanza di dodici secoli, la Carne e il Sangue si sono conservati intatti.
Nell'Ostia sono chiaramente visibili le fibre della carne umana, mentre il
Sangue si è raggrumato in cinque globuli dal peso totale di sedici grammi, con
questo particolare prodigioso: mettendo uno dei cinque grumi sulla bilancia, si
ha il peso di sedici grammi, e il peso non varia, se si aggiungono gli altri.
Recentemente
il Vescovo di Chieti ha fatto esaminare da tre Università di Medicina
particelle di quella Carne e di quel Sangue. Il risultato delle analisi fú il
medesimo: si tratta di vera carne umana e di vero sangue - hanno il medesimo
gruppo sanguigno; la carne appartiene alle fibre del cuore - tanto la carne
che il sangue sono freschi, come se fossero stati prelevati in giornata da
persona viva. Sangue e Carne sono conservati in un prezioso ostensorio,
custodito nel tabernacolo della chiesa di S. Legonziano, visibili a chiunque.
Nella chiesa, un grande quadro ricorda il fatto miracoloso.
Per
la tua vita eucaristica - Il
lungo discorso di Gesù agli apostoli, dopo l'ultima Cena, è il commento divino
all'Eucaristia da Lui istituita.
Gesù
dice tra l'altro: "Chi rimane in me ed io in lui, fa molto frutto, perché
senza di me non potete far nulla" (Gv. 15, 5). Questa "fruttificazione
abbondante" di cui parla Gesù è la nostra crescita in Lui. Dice il Santo
di Montfort: "Gesù Cristo, oggi come sempre, è il frutto di Maria (Lc. 1,
42)... Ne consegue che se un cristiano ha Gesù formato nel suo cuore, può in
tutta verità, dire grazie a Lei (Trattato, n. 33). Cristo, poiché ha voluto
che la Madre sua fosse nostra madre (Gv. 19, 27), vuole per questo che lei ci
generi. Generandoci alla vita spirituale (come causa secondaria), Maria ci fa
partecipare non solo alla vita di Gesù, ma anche alla sua; vale a dire noi
partecipiamo alla vita di Gesù, vivente in Maria.
18.
Nell'Eucaristia Gesù è sacerdote e vittima
Ascoltiamo
il Papa:
"Insiste
San Giovanni Crisostomo: "Non è l'uomo che fa diventare le cose offerte
Corpo e Sangue di Cristo, ma è Cristo stesso che è stato crocifisso per
noi". Il Sacerdote, figura di Cristo, pronunzia quelle parole, ma la loro
virtù e la grazia sono di Dio. S. Cirillo Vescovo, di Alessandria, nel commento
al Vangelo di San Matteo, scrive: "Cristo in modo indicativo disse: Questo
è il mio Corpo e questo è il mio Sangue, affinché tu non creda che siano
semplici immagini le cose che si vedono; ma che le cose offerte sono
trasformate, in modo misterioso da Dio onnipotente, nel corpo e nel sangue di
Cristo realmente" (n. 26).
1)
"A prima vista la Messa appare come un'offerta compiuta dal sacerdote,
dalla Chiesa di cui il sacerdote è ministro, e dai cristiani in comunione con
lui. Però, nell'ordine delle realtà profonde, la Messa è prima di tutto
l'offerta che Gesù fa di se stesso, offerta a cui partecipano la Chiesa e i
cristiani.
Per
questo, ogni partecipazione alla Messa è, prima di tutto, un'adesione alla
presenza del Salvatore. Dev'essere desiderio di questa presenza e dimenticanza
di sé.
Al
momento della consacrazione, il sacerdote si annulla per pronunciare le parole
"Questo è il mio Corpo", in nome di Gesù. Rinuncia al suo
"io" per non essere altri che Cristo. Questo annullamento è comune a
tutti i presenti, i quali devono guardare alla Vittima divina che dà valore
alla loro offerta personale" (Galot).
2)
La Messa con la Madonna (continuazione)
L'offertorio
- Segretamente nel seno di Maria e pubblicamente al tempio Gesù si offrì al
Padre. Furono l'offertorio della Messa dell'intera vita del Salvatore, la cui
immolazione sulla croce può considerarsi la consacrazione e l'elevazione. Il
Cuore e le braccia di Maria: quale patena santa! Mettiamoci in essi, insieme a
Gesù.
L'acqua
unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina di Gesù che ha
voluto assumere la nostra natura umana: ricordiamo l'unione della natura divina
e umana in Gesù; in Maria e per Maria, questo mistero ebbe compimento e si
continua per il Corpo Mistico.
Sull'altare
è offerta la medesima Vittima del Tempio e del Calvario: Vittima d'infinito
valore; ad essa noi ci uniamo come gocce d'acqua. Rendiamo la nostra unione più
degna per mezzo di Maria, la nostra offerta più gradita al Padre, per le sue
mani immacolate.
Lavami,
o Signore da ogni colpa... - Il sacerdote si lava le dita, per significare una
purezza più perfetta:
"Rivestici,
o Madre, della tua purezza, per meglio entrare in comunione con il Figlio
tuo".
"Venerdì
mattina mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato. Egli mi mostrò una
grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi
dignitari ecclesiastici; di questi, chi stava celebrando, chi si stava parando e
chi si stava svestendo delle sacre vesti.
La
vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché
soffrisse tanto. N'ebbi nessuna risposta. Però il suo sguardo si riportò
verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di
guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio
orrore, osservai due lacrime che gli solcavano le gote. Si allontanò da quella
turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando:
"Macellai!". E rivolto a me disse: "Figlio mio, non credere che
la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per causa delle anime da me più
beneficate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo della mia
agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L'anima mia va in cerca di qualche
goccia di pietà umana, ma ohimé mi lasciano solo sotto il peso della
indifferenza. L'ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più
gravosa l'agonia. Come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi
affligge è che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il disprezzo,
l'incredulità. Quante volte ero lì lì per fulminarli, se non fossi stato
trattenuto dagli angeli e dalle anime di me innamorate... " (P. Pio,
Epistolario).
Per
la tua vita eucaristica - A
quanto può giungere la nostra indegnità! Dio ci benefica e noi l'offendiamo
col peccato! Egli mette nelle nostre mani la Vittima di riparazione e noi
disprezziamo la stessa Vittima!... Con che ripareremo? Chi accuseremo se Dio ci
colpisce e più ci colpirà?
Gesù
del Tabernacolo è il Gesù del Cielo: Maria, la Mamma sua che tanto l'ha amato
e confortato mentr'era sulla terra, è alla sua destra. Uniamoci alle sue
riparazioni e a quelle degli Angeli santi. Amare il Cuore di Gesù significa
compatire le sue pene e riparare in modo affettivo ed effettivo, infaticabile
e generoso, per tutti i delitti enormi con i quali i suoi nemici profanano la
sua Persona, conculcano il suo amore, avviliscono nel fango la sua dignità,
insultano chi Lo rappresenta, ed espiare insieme per le colpe - materialmente
forse meno gravi, ma formalmente più ingiuriose - di quanti dovrebbero per
professione e libera scelta essere i suoi amici, e invece..." lo crocifiggono
di nuovo e lo espongono all'infamia" (Eb. 6, 6).
19.
Gesù divino mendicante d'amore
Ascoltiamo
il Papa:
Ambrogio,
Vescovo di Milano, parlando chiaramente della conversione eucaristica, dice:
"La parola di Cristo, che ha potuto fare dal nulla ciò che non esisteva,
non può mutare le cose che esistono in ciò che non erano? Non è infatti da
meno il dare alle cose la propria natura che mutargliela ".
E
Gregorio VII impose a Berengario, il quale osò per primo negare la conversione
eucaristica, di prestare il giuramento in questi termini: "Intimamente
credo e apertamente confesso che il pane e il vino posti sull'altare, per il
ministero della orazione sacra e le parole del nostro Redentore, si convertono
sostanzialmente nella vera e propria e vivificante carne e sangue di nostro
Signore Gesù Cristo..."(nn. 27. 8).
1)
Dall'Imitazione di Cristo:
"Come
io, con le mani distese e col corpo nudo sulla croce, offrii spontaneamente me
stesso a Dio Padre per i tuoi peccati, in modo che nulla rimanesse di me che non
l'avessi dato in sacrificio per ottenerti il perdono divino, così anche tu devi
offrire a me volontariamente te stesso ogni giorno nella Santa Messa, come
un'ostia pura e santa, facendo ciò con ogni potenza ed affetto, e quanto più
di cuore tu puoi.
"Che
altro cerco io da te, se non che tu ti sforzi di sottometterti pienamente a
me? Tutto ciò che mi dài fuori di te non mi interessa, poiché non è già il
tuo dono che io cerco, ma cerco te.
"Per
questo sono così pochi quelli che diventano illuminati e liberi nell'interno,
perché i più non sanno rinunziare interamente a se stessi.
"È
immutabile la mia sentenza: Chi non avrà rinunziato ad ogni cosa, non può
essere mio discepolo" (Lc. 14, 33).
2)
La Messa con la Madonna (continuazione)
È
veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie
sempre e in ogni luogo a Te, Signore... "Sia in noi l'anima di Maria per
magnificare il Signore, sia in noi il suo spirito per esultare in Lui" (S.
Ambrogio).
Sopra
le gerarchie celesti, tremanti di timore santo, d'adorazione e di amore, c'è
Maria, Maestra dei cori angelici, per dirigerci a Cristo. Noi pellegrini ancora
sulla terra, eleviamo a Lei i nostri sguardi e i nostri cuori, poiché è Lei la
via retta per la quale la nostra preghiera sale a Dio.
Questo
è il mio corpo, questo è il mio sangue... Pensando al Calvario,
inginocchiamoci davanti all'altare, in compagnia di Maria, Madre di Gesù. Né
angeli né santi hanno disposizioni più perfette ed aiuto più efficace per
unirci a Lui, fatto Ostia. Ci ispiri Lei il modo di guardare la Vittima divina,
come comprendere ciò che si svolge sotto i nostri occhi e come offrirci in
unione a Gesù. La nostra preghiera, troppo sovente meschina e distratta, trova
nella mediazione di Maria, Madre della Chiesa universale, ciò che le manca per
essere meno indegna del mistero d'amore infinito compiuto sull'altare.
La
separazione del pane e del vino simboleggia quella del Corpo e del Sangue di Gesù,
effuso goccia a goccia dalla Vittima martoriata...
"Pei
peccati delle genti - Gesù vide nei tormenti - da flagelli lacero. Santa
Madre, nel mio cuore - le ferite del Signore - fa' che impresse siano!"
“Il
mio divin Cuore è amore, amore, solo amore per gli uomini. Ed essi mi
ricambiano con ingratitudine, malvagità e crimini. Io sono amore e vengo a
chiedere amore... Come la farfalla impazzita gira attorno alla fiamma, così il
mio Cuore va attorno ai cuori e batte alla porta...
Alcuni
mi rigettano pervertiti: le loro coscienze incallite Mi rifiutano completamente.
Altri non Mi ascoltano ancora perché vogliono continuare nelle loro passioni
disordinate. Altri Mi rifiutano perché non mi conoscono. Altri ancora non Mi
ricevono perché non vogliono soffrire: vogliono fiori senza spine, vogliono
gioie senza tristezze.
Io
sono Gesù e vengo a chiedere, a mendicare. Ascoltate, accogliete questo
Mendicante divino! Vengo a riscaldanni ai vostri cuori. Datemi amore, fate che
Io sia amato.
Figlia
mia, Gesù è nel tuo cuore... Qui sto bene; non mi delizio per il tuo dolore,
mi delizio per il frutto della tua sofferenza. Non ti voglio far soffrire, ma
voglio salvare i miei figli. Dammi il tuo dolore” (Alexandrina,
Autobiografia).
Per
la tua vita eucaristica -
Con il suo fiat alle parole dell'angelo, Maria fece sì che il Verbo
s'incarnasse in Lei; prestando a Gesù, vittima e offerente principale
dell'altare, la sua parola, il sacerdote fa sì che Gesù s'incarni sacramentalmente
nelle sue mani... Quanto devono essere impregnate d'amore le parole
consacratorie. Per la sua verginità, Maria piacque a Dio, per la sua umiltà lo
concepì (S. Bernardo): umile e vergine di corpo e di spirito dev'essere chi
continua l'incarnazione del Verbo. Dona, o Madre, la tua umiltà e la tua
purezza, dona la tua fede e il tuo amore a quanti s'accostano all'altare del tuo
Gesù.
20. Grazie a te, o Creatore e Redentore!
Ascoltiamo
il Papa:
"La
Chiesa non solo ha sempre insegnato, ma anche vissuto la fede nella presenza
del Corpo e del Sangue di Cristo nella Eucaristia, adorando sempre con culto
latreutico, che compete solo a Dio, un così grande Sacramento.
Di
questo culto Sant'Agostino scrive: “In questa carne il Signore ha qui
camminato e questa stessa carne ci ha dato da mangiare per la salvezza; e
nessuno mangia quella carne senza averla prima adorata... sicché non pecchiamo
adorandola, ma anzi pecchiamo se non l'adoriamo” (n. 30). Riflessioni
1)
Dall'Imitazione di Cristo:
"Due
cose sento che mi sono sommamente necessarie in questa vita, senza le quali essa
mi sarebbe insopportabile con le mie miserie. Imprigionato nel carcere di questo
corpo, confesso d'aver bisogno di due cose: di cibo e di luce. Per questo Tu
hai, Signore, dato a me infermo il tuo Corpo a ristoro dell'anima e del corpo
mio e ponesti la tua parola per lucerna ai miei passi (Sal. 118, 105).
Senza
queste due cose non potrei vivere bene: poiché la parola di Dio è luce
all'anima mia ed il tuo Sacramento è pane di vita. Esse si potrebbero anche
chiamare due mense situate di qua e di là nel tesoro della Santa Chiesa. L'una
è la mensa del Sacro Altare, che ha il Pane santo, cioè il Corpo prezioso di
Cristo. L'altra è la mensa della legge divina, la quale contiene la dottrina
santa che insegna la fede retta.
Grazie
a Te, o Signore Gesù, splendore della luce eterna, per la mensa della sacra
dottrina... Grazie a Te, o Creatore e Redentore degli uomini, che per
manifestare il tuo amore a tutto il mondo, hai preparato una gran cena nella
quale porgesti a mangiare non già un agnello figurativo, ma il santissimo Corpo
e Sangue tuo".
2)
La Messa con la Madonna (continuazione)
Dopo
la consacrazione: Ti supplichiamo, Dio onnipotente: fa' che questa offerta, per
le mani del tuo angelo santo, sia portata sull'altare del cielo davanti alla tua
maestà divina... L'Agnello immolato dell'altare è il medesimo che in Cielo
offre al Padre le sue piaghe e intercede per noi. Ma è pur vero che alla destra
del Figlio, presente come sul Calvario, sta Maria che l'offre alla divina Maestà
e prega insieme con Lui, per ottenere che sulla Chiesa, di cui è Madre
"scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo" (Preghiera
eucaristica 1).
Ricordati,
Signore dei nostri fratelli che si sono addonnentati nella speranza della
risurrezione... L'intercessione di Maria si estende pietosa alle anime
prigioniere nel Purgatorio: esse fanno parte della Chiesa di cui Ella è Madre.
Uniamo i nostri suffragi ai suoi, più perfetti dei nostri: li renderemo più
efficaci.
Per
Cristo, con Cristo e in Cristo... ogni onore e gloria. "Abbi cura, insegna
S. Bernardo, di fare le tue offerte a Dio per le mani purissime di Maria, se non
vuoi ricevere un rifiuto"; la Vergine nulla toglie alla nostra offerta,
solo la impreziosisce e la rende più gradita a Dio.
Padre
nostro... È la preghiera dei figli: quale profumo e valore acquista detta
insieme alla Mamma!
Agnello
di Dio... Specialmente dopo la profezia di Simeone, la Madonna ravvisava in Gesù
l'Agnello divino: preghiamola che ci prepari a mangiarne le carni sacrificate.
Testimonianza eucanstica
Dai catechismi del Curato d'Ars: "Figli miei, forse ricordate ancora quanto vi ho raccontato di quel santo prete che pregava per un suo amico: Dio gli aveva fatto conoscere che egli era in purgatorio. Pensò che non poteva fare niente di meglio che offrire il santo sacrificio della Messa per lui. Quando fu al momento delta consacrazione, prese l'Ostia fra le dita e disse: "Padre Santo ed eterno, facciamo un cambio: Voi tenete l'anima del mio amico, in purgatorio, ed io tengo il Corpo del vostro Figlio nelle mie mani; liberate il mio amico ed io Vi offro vostro Figlio con tutti i meriti della Sua passione e morte". Ebbene, al momento della elevazione, egli vide l'anima del suo amico, tutta risplendente di gloria, salire al cielo ".
Per
la tua vita eucaristica -
Disse ancora Gesù ai primi comunicati: "Chi crede in me, compirà le opere
che io compio e ne farà di più grandi" (Gv. 14, 12).
"La
fecondità dell'apostolato di un'anima corrisponde quasi sempre al grado
acquistato di vita eucaristica...
Perché mai le istituzioni del nostro tempo, tanto numerose, ma spesso sterili, non hanno rigenerato la società?... Operai evangelici, noi piangiamo questi tristi risultati, perché non siamo più andati alla scuola ove il Verbo istruisce i predicatori, perché non abbiamo più attinto, cuore a cuore con il Dio dell'Eucaristia, la parola di vita; Dio non ha parlato attraverso la nostra bocca e questo è fatale. Cessi il nostro stupore, se la nostra umana parola è rimasta pressoché sterile" (Chautard).
"Tutti
i doni, tutte le virtù e le grazie dello Spirito Santo vengono distribuite
dalle mani di Maria, a chi Ella vuole, quando vuole, come vuole e quanto
vuole" (S. Bernardo); quindi: amare Gesù Eucaristico e ottenere per mezzo
suo le grazie che desideriamo, sarà ancora e sempre frutto della devozione
mariana.
PARTE
QUARTA
1. "Ogni giorno, come è desiderabile, i fedeli in gran numero partecipino attivamente al Sacrificio della Messa, nutrendosi con cuor puro e santo della sacra Comunione e rendano grazie al Signore per sì gran dono".
2.
"Durante il giorno i fedeli non omettano di fare visita al SS.
Sacramento, che deve essere custodito in luogo distintissimo, col massimo onore
nelle chiese, secondo le leggi liturgiche, perché la visita è prova di
gratitudine, segno d'amore e debito di riconoscenza a Cristo Signore là
presente". (MYSTERIUM
FIDEI nn. 34. 35)
21.
Le grazie dell'Eucaristia
Ascoltiamo
il Papa:
"Ogni
giorno, come è desiderabile, i fedeli in gran numero partecipino attivamente al
Sacrificio della Messa, nutrendosi con cuore puro e santo della sacra Comunione,
e rendano grazie a Cristo Signore per sì gran dono.
Si
ricordino delle parole del Nostro Predecessore san Pio X. "Il desiderio di
Gesù Cristo e della Chiesa che tutti i fedeli si accostino quotidianamente alla
sacra mensa, consiste soprattutto in questo: che i fedeli, untiti a Dio in virtù
del Sacramento, ne attingano forza per dominare l'impurità, per purificarsi
dalle lievi colpe quotidiane e per evitare i peccati gravi, ai quali è soggetta
l'umana fragilità" (n. 34).
1)
"L'Eucaristia, insegna san Pio X, in chi la riceve degnamente, conserva e
accresce la grazia, che è la vita dell'anima, come fa il cibo per la vita del
corpo; rimette i peccati veniali e preserva dai mortali; dà spirituale
consolazione e conforto, accrescendo la carità e la speranza della vita eterna
di cui è pegno".
L'Eucaristia
ci trasforma in Cristo. Dice S. Leone Magno: "La partecipazione al Corpo e
al Sangue di Cristo non produce in noi altro effetto che quello di trasformarci
in ciò che noi prendiamo". S. Agostino fa dire a Gesù Eucaristico:
"lo sono l'alimento dei forti; abbi fede e mangiami. Ma tu non mi cambierai
in te: sei tu che sarai trasformato in me".
Il
nutrimento Eucaristico, invece di trasformarsi in colui che lo prende, lo
trasforma in sé. Ne consegue che l'effetto proprio di questo sacramento è una
tale trasformazione dell'uomo in Cristo, che egli può dire veramente con S.
Paolo: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me" (Gal.
2, 20).
"Se
ogni Messa comporta una nuova immolazione, implica anche una nuova gioia, la
gioia trionfale del sepolcro aperto che lascia passare la vita. E? la gioia che
ha superato la prova del dolore, e che perciò è divenuta più ricca e più
profonda. Scuola di rinunzia e di offerta di sé, la Messa è dunque anche
scuola di gioia (tanto più grande e più vera quanto più generosa è stata
l'offerta di sé). Essa diffonde una gioia vittoriosa, capace d'affrontare e
superare tutti gli ostacoli, tutte le cause di tristezza. Tende a far vivere
maggiormente il cristiano nell'atmosfera che deve essere quella di tutta la
sua esistenza, l'atmosfera pasquale" (Galot).
2
La Messa con la Madonna (continuazione)
Il
Santo di Montfort ci insegna come rendere fruttuosa la nostra Comunione con la
Madonna. Dice così: 1) Ti umilierai profondamente davanti a Gesù - 2)
rinunzierai al fondo peccaminoso che è in te e alle tue disposizioni, per
quanto buone te le faccia sembrare l'amor proprio - 3) rinnoverai la tua consacrazione
a Maria, dicendo: Sono tutto tuo, o divina Madre e Regina mia, e tuo è tutto ciò
che mi appartiene - 4) supplicherai questa buona Madre di prestarti il suo
cuore, per potervi ricevere Gesù con le sue stesse disposizioni protestando
l'indegnità del tuo: Ella lo farà per il dominio che ha sui cuori e Gesù sarà
da Lei degnissimamente accolto" (Trattato n. 266).
S.
Bernardino da Siena parla ai Fiorentini dell'Eucaristia: "Oggi, giovedì,
parleremo dell'utilità del Sacramento... Nella Chiesa primitiva ogni dì, per
ogni cristiano, si pigliava il Sacramento, e chi non lo pigliava ogni dì gli
pareva essere scomunicato, e oggi appena una volta all'anno, e chi lo piglia gli
è detto che egli è un ipocrita. Mondo cieco! Leggi al capitolo sesto di S.
Giovanni: "Se voi non mangerete la carne del Figliuol dell'Uomo non avrete
in voi la vita".
I
frutti che ne ricava l'anima cristiana sono dodici:
1
° dell'anima vivicazione - 2° dell'intelletto illuminazione - 3° dell'affetto
refezione - 4° della mente santificazione - 5° de' peccati purgazione - 6°
de' nemici difensione - 7° dell'opere soddisfazione - 8° de' cadimenti
relevazione - 9° de' meriti aumentazione - 10° de' beni guadagnati
conservazione - 11 nella via di Dio perseverazione - 12° in vita eterna
conduzione ".
Per
la tua vita eucaristica -
" Sono stato crocifisso con Cristo, dice S. Paolo, e non sono più io che
vivo, ma Cristo vive in me" (Gal. 2, 20). La Comunione, ben fatta, produce
questo divino effetto. Ce lo assicura Gesù: "Colui che mangia di me vivrà
per me" (Gv. 6, 57). Giorno per giorno, l'Alimento divino dà l'aiuto a
liberarsi dal peccato mortale e veniale. S. Alfonso non esitò a confessare per
tredici giorni di seguito un giovane, schiavo del peccato impuro, per dargli
modo di comunicarsi e rendersi così vittorioso.
La
Comunione, ben fatta, fa inoltre imitare le virtù di Gesù. Una vita, veramente
eucaristica, irradia purezza, umiltà, obbedienza, pietà, dolcezza, carità,
zelo: virtù proprie del Cuore di Gesù. Infine, intensificando l'imitazione e
l'unione eucaristica, l'anima viene a partecipare della vita trinitaria di Gesù,
cioè delle sue relazioni con il Padre e lo Spirito Santo. Ma non dimentichiamo
che solo la Madonna rende possibili e facilita tutte queste operazioni divine.
Ecco, fra tante, l'esperienza di un'anima: "I "Tre" sono in Gesù,
Gesù vive in Maria. Trovare Maria mi basta. Amarti teneramente senza posa, o
graziosa Regina: non esiste favore più prezioso. Perché in te, trovo il mio
Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo, dei quali lo splendore mi irradiò e l'amore
mi avvince" (Servo di Dio, Fratel Leonardo S. C.).
22.
La Comunione impegna
Ascoltiamo
il Papa:
"1
fedeli, sotto il vostro (dei Vescovi e dei Sacerdoti) impulso, conoscano
sempre più e sperimentino quanto dice S. Agostino: "Chi vuol vivere ha
dove e donde viva: si accosti, creda, s'incorpori per essere vivificato. Non
rinunzi alla coesione dei membri, non sia un membro putrido degno di essere
tagliato, non un membro distorto da vergognarsi: sia un membro bello, idoneo,
sano, aderisca al corpo, viva di Dio a Dio; ora lavori sulla terra per poter
regnare nel cielo" (n. 34).
1)
Dice Gesù: "Io sono amante della purità e datore di ogni santità. Io
cerco un cuore e lì trovo il mio riposo. Preparami un grande cenacolo ben
addobbato e farò presso di te la Pasqua coi miei discepoli (Mc. 14, 14-5).
"Se
tu vuoi che Io venga a te e rimanga presso di te, pùrgati del vecchio lievito
(1, Cor. 5, 7), e monda l'abitacolo del tuo cuore. Caccia fuori tutto ciò che
sa di mondano ed ogni tumulto dei vizi, siedi come il passero solitario sul
tetto (Sal. 102, 8) e nell'amarezza dell'anima tua ripensa ai tuoi falli. Poiché
ogni amante prepara al suo diletto il luogo migliore e più bello; perché in
ciò si conosce l'affetto di colui che riceve la persona amata".
"Sappi
però che tu non puoi prepararti sufficientemente col merito delle tue opere,
quand'anche ti preparassi per un anno intero e non avessi altro da pensare: ma
per mia sola pietà e grazia ti è permesso d'accostarti alla mensa, come se un
povero fosse invitato a pranzo da un ricco e non avesse altro per
ricompensarlo che l'umiliarsi e ringraziarlo".
"Fa'
da parte tua quello che puoi, e fallo con diligenza; ricevi non per abitudine, nè
per forza, ma con timore e riverenza ed affetto il Corpo del diletto Signore
Iddio tuo che si degna venire a te. Io sono colui che t'ho chiamato, lo comandai
che si facesse il convito e supplirò a ciò che ti manca; vieni e ricevimi"
(Imitazione di Cristo).
2)
La Messa con la Madonna (continuazione) Ringraziamento dopo la Comunione -
Continua il Santo di Montfort: "Dopo la comunione, stando interiormente
raccolto e con gli occhi chiusi, introdurrai Gesù Cristo nel cuore di Maria.
Lo darai alla Madre sua che lo riceva amorosamente, l'adori profondamente, l'ami
perfettamente e gli renda in spirito e verità gli omaggi che nelle tue fitte
tenebre ti sono sconosciuti.
Domanderai
a Gesù, in unione a Maria, la venuta del suo regno sulla terra per- mezzo della
Madre sua; la divina sapienza, l'amore divino, il perdono dei tuoi peccati o
qualche altra grazia, ma sempre per mezzo di Maria e in Maria, dicendo:
"Signore, non guardare ai miei peccati; i tuoi occhi vedano solo in me le
virtù e i meriti della Madre tua. Gesù, bisogna che tu cresca ed io
diminuisca. Gesù e Maria, crescete in me..."
Ricorda
che più lascierai fare a Maria nella tua comunione, più Gesù sarà
glorificato" (Trattato n. 270).
Quando
Padre Carlo de Foucauld celebrò la sua prima Messa nella cappellina che si era
costruita nel Sahara, un vecchio soldato che la servì ebbe a dire: "Chi
non ha assistito a quella Messa, non sa cosa sia una Messa. Allorché pronunciò
"Signore, non sono degno", ebbe un tale accento che i presenti
piansero con lui".
Santa
Caterina da Siena vide un giorno in mano ad un sacerdote Gesù Eucaristia, in un
globo di fuoco, per cui la Santa si meravigliava come da quella fiamma non
restassero arsi ed incendiati tutti i cuori degli uomini.
San
Francesco di Sales viveva in così intima unione con Gesù-Ostia, da poter
rispondere a chiunque gli chiedesse ragione della gravità del suo contegno e
della sua fedeltà nel bene: "Mi sto preparando a celebrare".
Per
la tua vita eucaristica -
"Gesù ha desiderato tanto darsi a noi... Facciamo spesso la S. Comunione
per rispondere al suo amore. Vicino a lui troveremo la forza la luce, la grandezza.
Egli è il sostegno dei martiri, il vino che germina i vergini... Le persone
che si comunicano ogni otto giorni devono essere esenti dal peccato mortale. Le
persone che si comunicano più volte la settimana devono evitare il peccato
veniale. Quelle che si comunicano tutti i giorni devono vivere nella santità
di desiderio, evitare anche le imperfezioni, domare la loro carne, farla
soffrire. Ecco ciò che dicono i Padri della Chiesa" (S. Elisabetta della
Trinità).
"Malgrado
i molti favori che il Signore mi ha fatto e mi fa, non saprei ugualmente come
accostarmi a riceverlo se Egli non mi desse forza e coraggio... Che non deve
provare una miserabile come me, carica di abominazioni, dopo una vita così
poco buona, nell'avvicinarsi a tanta Maestà, se, oltre a ciò vuole anche che
la mia anima lo veda? Come accostare a quel corpo gloriosissimo, pieno di
misericordia e purezza, una bocca che tante parole ha proferito contro di Lui!'
(S. Teresa d'Avila, Autobiografia).
23.
L'Eucaristia esige rispetto
Ascoltiamo
il Papa:
"Consta
che i fedeli si credevano in colpa, e giustamente, come ricorda Origene, se,
ricevuto il corpo del Signore, pur conservandolo con ogni cautela e venerazione
ne fosse caduto per negligenza qualche frammento.
San
Cirillo d'Alessandria rigetta come follia l'opinione di coloro che sostenevano
che l'Eucaristia non serve affatto alla santificazione se si tratta di qualche
residuo di essa rimandato al giorno seguente: "Né infatti, egli scrive, si
altera Cristo, né si muta il suo sacro Corpo, ma persevera sempre in esso la
forza, la potenza e la grazia vivificante" (n. 32).
1) Non si può pensare che con tanta pena alle facili e irriverenti innovazioni introdottesi abusivamente in troppe chiese: abolizione delle patene, tabernacoli negli angoli, Messe celebrate comunque, getto delle Ostie, dopo la Messa... Gravi sacrilegi per i quali non c'è che da chiedere la misericordia divina. E che avverrà nel futuro, se con facilità l'Eucaristia passerà dalle mani dei sacerdoti ad altri?...
a)
La Messa e il peccato -
Poiché la Messa è la rinnovazione del sacrificio della croce, essa ci aiuta a
capire la malizia del peccato che ha portato Gesù sulla croce: Egli è stato
trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità (Is. 55,5).
Guardiamolo
sospeso alla croce. Egli non ha più nulla di umano, è diventato "un
verme, l'infamia degli uomini, il rifiuto del suo popolo" (Sal. 21, 7). Il
suo corpo è ridotto ad una piaga; la sua anima è disfatta dalle sofferenze e
dagli insulti; e non è ancora tutto... "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai
abbandonato? (Mt. 27, 46). Chi potrà scrutare il fondo di questo mistero di
dolore nel nostro Dio fatto Uomo?
Quale
la risposta di Dio Padre al gemito straziante del Figlio? Per l'iniquità del
mio popolo ti ho percosso (Is. 53, 8).
b)
La Messa e il dolore umano -
La Messa getta anche luce sul tormentoso problema del patire degli uomini. Essa
mostra che "non sono affatto essi vittime di Dio, ma piuttosto Dio è
vittima degli uomini. L'ingiustizia non è dalla parte di Dio, ma dalla parte
degli uomini che si sono abbandonati al peccato" (Galot).
2)
Maria fanciulla, al Tempio, ci parla del Redentore "Quanto Sangue dovrà
spargere per redimerci il Salvatore! Quanto! Dalle mille e mille ferite che
lsaia vide sull'Uomo dei dolori, ecco che cade, come rugiada da un vaso poroso,
una pioggia di Sangue. Non cada dove è profanazione e bestemmia, questo Sangue
divino ma in calici di purezza fragrante che lo accolgano e raccolgano, per poi
spargerlo ai malati dello spirito, ai lebbrosi dell'anima, ai morti di Dio.
Date gigli, gigli date pgr asciugare, con la candida veste dei petali puri, i
sudori e le lacrime del Cristo! Date gigli, gigli date per l'ardore della sua
febbre di Martire! Oh! dove sarà quel Giglio che ti porta? Dove quello che ti
disseterà l'arsura? Dove quello che si farà rosso del tuo Sangue e morirà per
il dolore di vederti morire? Dove quello che piangerà sul tuo Corpo svenato?
Oh! Cristo! Sospiro mio!...". (da Il Poema dell'Uomo Dio).
“...Mio
Dio, che terribile notte nella mia anima! Gesù incominciò a dirmi: - Il
peccato tenta di frantumare ed annienare il mio divin Cuore! Che grande male
è il peccato! Guarda i maltrattamenti che ricevo! Sai da chi? Da coloro da cui
avevo diritto a tutto l'amore, da cui mi aspettavo tutto. Ripara, se vuoi che si
convertano. Lasciati immolare se vuoi che si salvino! Sei la loro vittima...
La
mia anima pare che emetta grida di tremenda afflizione. La sua notte è
diventata immensa nel ricevere Gesù Eucaristico. Ed Egli in tono di giudice,
come chi viene a chiedere conto, mi diceva: - Che grande male è il peccato!
Sei morta a Dio invece di morire al mondo! Convertiti, vieni al mio Cuore! Mi
fai soffrire con ogni dolore e crudeltà; piango perché ti amo!...
Mio
Gesù, non voglio sfuggirti! Voglio seguirti! Voglio che tutti Ti seguano, che
nessuno Ti sfugga. Lasciami scrivere sulla terra col mio sangue: "Il dolore
è il cammino tracciato da Gesù. Il dolore è amore; il dolore è unione con
Dio. L'anima che soffre con Gesù si sente attratta da Lui; vuole la solitudine
per incontrarsi con Lui più facilmente; vivere di Lui e per Lui. Come è
prezioso il dolore! Che felicità per l'anima che soffre! Si preoccupa solo di
Gesù; non vuole altra vita se non quella di Gesù. Cerca il Suo amore, la sua
gloria, la salvezza delle anime" (Alexandrina, Autobiografia).
Per
la tua vita eucaristica - La
facilità ad accedere all'Eucaristia può degenerare in mancanza di rispetto, se
non è unita ad un'adeguata educazione eucaristica. Particolarmente dev'essere
molto curato il ringraziamento dopo la Comunione, se si vuole che essa faciliti
l'unione spirituale con Cristo, durante la giornata. Dice l'imitazione di
Cristo: "È necessario che con gran cura ti conservi nella devozione, dopo
aver ricevuto il Sacramento. Non si esige minor custodia dopo, che devota
preparazione prima. Per questo appunto, alcuni si rendono molto indisposti
all'Eucaristia, perché subito dopo la Comunione si abbandonano alla
dissipazione". 1 Santi ci insegnano che non vi è tempo più atto ad
infiammarci d'amor divino che il tempo dopo la Comunione. S. Teresa scrisse:
"Non perdiamo sì buona occasione di negoziare con Dio. Sua Maestà non
suole pagare l'alloggio, se non le è fatta buona accoglienza". Ottima
cosa sarebbe il ringraziamento eucaristico pubblico, da farsi dopo la Messa,
da quanti si sono comunicati. Farne comprendere l'importanza e gustare la
pratica è di somma utilità per la "vita" cristiana.
24.
Rinnoviamo la fiamma Eucaristica
Ascoltiamo
il Papa:
"Vi
preghiamo dunque, venerabili Fratelli, affinché questa fede, che non tende ad
altro che a custodire una perfetta fedeltà alla parola di Cristo e degli
Apostoli, rigettando nettamente ogni opinione erronea e perniciosa, voi
custodiate pura e integra nel popolo affidato alla vostra cura e vigilanza (n.
34).
1)
Parla Gesù: "Se tu avessi la purezza angelica e la santità di San
Giovanni Battista, non saresti ancora degno di ricevere né di amministrare
questo Sacramento. Perché non è dovuto ai meriti umani che un uomo consacri e
amministri il Sacramento di Cristo e prenda in cibo il pane degli Angeli.
Stupendo
mistero e gran dignità dei Sacerdoti, ai quali è dato ciò che agli Angeli non
è concesso! Poiché i soli sacerdoti, legittimamente ordinati dalla Chiesa,
hanno potestà di celebrare e di consacrare il Corpo di Cristo.
Considera
dunque e vedi qual ministero ti è affidato mediante l'imposizione delle mani
del Vescovo.
Ecco,
tu sei fatto sacerdote, e consacrato per celebrare, studiati dunque di offrire
con fedeltà e devozione nel tempo dovuto il sacrificio a Dio, e mostrati
irreprensibile.
Il
sacerdote deve essere ornato di tutte le virtù, e dare agli altri esempio di
buona vita. La sua conversazione non sia con le triviali e comuni vie degli
uomini, ma con gli Angeli in cielo e con gli uomini perfetti sulla terra"
(Imitazione di Cristo).
2)
"Ecco la tua Madre" (Gv. 19, 27)
"Giovanni,
il beniamino del Re, fu anche il beniamino della Regina Immacolata, più di
tutti gli altri: Qual tesoro l'agonizzante Gesù gli aveva affidato affinché
egli lo custodisse in casa sua: la sua Madre divina!
Da
quella intimità con Maria, dalla convivenza con la divina Maestra dei
Dottori, trono dell'eterna Sapienza, trasse Giovanni le elevazioni e le
profondità che fanno di lui l'Evangelista del Verbo, dai voli d'aquila, che
sembra aver bevuto alla sorgente originaria i torrenti di fiamma e di luce che
sgorgano dalle sue parole ispirate.
Apostoli
del Sacro Cuore, se desiderate veramente penetrare nei segreti di quel Cuore
adorabile, conoscerlo per amarlo e farlo amare, cominciate ad avvicinarvi alla
Divina Maestra le cui lezioni hanno formato nella Chiesa i dottori più eccelsi.
Cercate
il Cuore di Maria, domandate di entrarvi per imparar cose che soltanto la
Regina del Cenacolo vi potrà insegnare. Ella conosce le vie più intime
dell'amore del Cuore di Gesù, Ella sola, Madre di Dio e Madre nostra, ha il
diritto di svelarle ed Ella le svela soltanto ai suoi figli prediletti. Siate
del numero! Seguite non i miei poveri consigli, ma l'esempio di tutti i Santi.
Se essi giunsero ad una conoscenza meravigliosa del Verbo Incarnato, vi giunsero
non per l'acutezza del loro ingegno, ma per la luce acquistata alla scuola di
Maria" (P. Matteo).
“...Davanti
al grande mistero che si prepara non so far altro che tacere e... adorare gli
eccessi d'amore del nostro Dio! Insieme con la Vergine, lei può cantare il suo
"Magnificat" e trasalire in Dio suo Salvatore, perché l'Onnipotente
opera in lei cose grandi ed eterna è la sua misericordia... (Lc. 1, 46).
Poi,
come Maria, conservi tutto questo nel suo cuore tenendolo vicino, a quello di
lei, perché questa Vergine sacerdotale è anch'essa "Madre della divina
Grazia" e nel suo amore vuole prepararla a diventare "quel sacerdote
fedele, interamente secondo il cuore di Dio" di cui parla la S. Scrittura
(1 Sam. 2, 35).
A
somiglianza di quel Pontefice "senza padre, senza madre, senza genealogia,
senza cominciamento di giorni, senza fine di vita, immagine del Figlio di
Dio" del quale parla S. Paolo (Eb. 7, 5,), anche lei diviene, per la santa
unzione, un essere che non appartiene più alla terra, il mediatore fra Dio e le
anime, chiamato a far "risplendere la gloria della sua grazia" (Ef.
1, 6), "partecipando alla sovreminente grandezza della sua virtù (ib. 1,
19).
Gesù,
il sacerdote eterno, diceva al Padre entrando nel mondo: "Eccomi, o Dio,
per fare la tua volontà" (Eb. 10, 7). Mi sembra che in quest'ora solenne
della sua entrata nel sacerdozio, questa debba essere anche la sua preghiera ed
io amo ripeterla con lei... " (S. Elisabetta della Trinità, al rev.do Chévignard).
Per
la tua vita eucaristica -
Rinnoviamo la fiamma eucaristica! Parrebbe un'esortazione superflua, oggi. Ma
domandiamoci chiaramente: "C'è, oggi, una "sentita" devozione
eucaristica? Si consideri la percentuale dei presenti alla S. Messa festiva... E
di questi, quanti ritornano ogni giorno, nonostante le facilitazioni d'orario e
di digiuno eucaristico? E fra questi ancora, quanti sentono il bisogno di
ritornare nella giornata a fare visita a Colui che si degna visitarli e che, si
sa, "aspetta" la loro visita?... Non diamo la colpa alla fretta: il
tempo per ciò che sta a cuore, lo si trova! Come spiegare infine la penosa
diminuzione e rovina delle vocazioni sacerdotali e religiose, se non con una più
penosa mancanza di fede e di amore all'Eucaristia? Di surrogati si vive male, o
non si vive affatto. Rinnoviamo la fiamma eucaristica! Volendo incendiare il
mondo col fuoco dell'amore divino (Lc. 12, 49), il Salvatore non ha trovato
mezzo più adatto che porre nel Tabarnacolo la fornace ardente a cui devono
attingere quanti vogliono collaborare con Lui; se dunque questo fuoco non
divampa, se anzi cresce il gelo dell'odio, è solo perché mancano i radiatori
debitamente innestati con quella correnta divina. Sii tu uno di essi!
25.
Adoriamo l'Eucaristia
Ascoltiamo
il Papa:
"La
Chiesa Cattolica professa il cullo latreutico (di adorazione) al Sacramento
Eucaristico non solo durante la Messa, ma anche fuori della sua celebrazione,
conservando con la massima diligenza le Ostie consacrate, presentandole alla
solenne venerazione dei fedeli cristiani, portandole in pocessione con gaudio
della folla cristiana.
Di
questa venerazione abbiamo molte testimonanze negli antichi documenti della
Chiesa. L'Eucaristia che i fedeli portano a casa "in verità è il Corpo
di Cristo".
(S.
Ippolito) - (n. 31).
1)
Una delle tante e suggestive scene del Vangelo. Gesù scende dal monte dove ha
parlato a lungo e molta folla lo segue. "Ed ecco venire un lebbroso che si
prostra a lui e lo adora supplicando: "Signore, se tu vuoi, tu puoi
sanarmi". Gesù stende la mano, lo tocca dicendo: "Lo voglio, sii
sanato". E subito la lebbra scompare" (Mt. 8, 3).
Gesù
accetta l'adorazione, atto religioso dovuto solo a Dio. L'accetta e dimostra con
un miracolo che egli è veramente Dio. Gesù dell'altare, Gesù del Tabernacolo
è Gesù del Vangelo, è il Figlio di Dio fatto uomo, e vero Dio (Gv. 1, 1).
Quando
noi professiamo la nostra fede in Lui e diciamo: "Questo Bambino posto
nella mangiatoia è il Figlio di Dio, io l'adoro; questo adolescente che lavora
nella bottega di Nazaret è il Figlio di Dio, io l'adoro: quest'uomo crocifisso
sul Calvario è il Figlio di Dio, io l'adoro; quest'Ostia è il Figlio di Dio,
io l'adoro: e ci prostriamo adoranti a Lui, consacrandoci amorosamente al suo
servizio, noi siamo nella verità e Dio dimora in noi (1 Gv. 4, 15).
"La
persona di Gesù, dice il Galot, merita, più di qualsiasi persona umana,
l'interesse e l'attaccamento verso di lei per il semplice fatto che si tratta di
essa. La pietà eucaristica favorisce questo amore, che si rivolge alla
persona del Maestro, la contempla e gode della sua presenza familiare, della sua
vicinanza. Ma siccome Cristo è Dio, questo amore prende la forma della
adorazione. L'atteggiamento di adorazione caratterizza il culto della presenza
eucaristica fuori della Messa e della Comunione, e tutta la venerazione vi si
concentra sulla presenza di Dio fatto uomo".
2)
La Messa con la Madonna (continuazione)
La
Messa è finita: andate in pace - La nostra partecipazione alla Messa non
finisce qui: la Messa e la Comunione ci offrono il modello e l'aiuto per
l'imitazione di Gesù sofferente.
La
Madonna vuole unirci alla Passione di suo Figlio. Anche noi abbiamo portato il
nostro contributo a quella Passione: nell'immolazione di Gesù non eravamo
spettatori, ma attori, anzi, a dire il vero, carnefici, i nostri peccati sono
stati la causa della morte di Gesù e dello straziante martirio di Maria.
La
Madonna vuole che noi partecipiamo alla Passione, ma per amore e come dice S.
Paolo: "Per completare nella nostra carne mortale ciò che manca alla
Passione di Cristo".
Maria
ci insegna a soffrire per Gesù; "Sono confitto alla croce di Cristo",
dice S. Paolo. Quanto è più vero di Maria! Gesù si comunica a noi attraverso
tutti i suoi misteri, ma in nessuno tanto quanto nel mistero della Croce. Ecco
perché ci è necessario ricordare continuamente la presenza di Maria, per
proseguire con amore la Messa nella nostra giornata.
Memoranda
nei fasti eucaristici resterà la processione del 23 agosto 1897, a Lourdes.
Quando cominciò a sfilare, 40 mila pellegrini occupavano ogni angolo possibile.
La novità che attirava gli occhi di tutti erano gli oltre 300 miracolati degli
anni precedenti che procedevano insieme.
Appena
il grande Ostensorio, portato da Mons. Bouvier, giunge sul piazzale del Rosario,
un immenso grido di Osanna al Figlio di Davide, saluta Gesù Eucaristico. Tutti
i malati vengono benedetti, senza che alcuno riacquisti la salute. Il
Santissimo è riportato su di un altare davanti alla Basilica, sull'alto della
gradinata. Una voce sonora si spande per l'aria. È il padre Picard che, rivolto
ai malati, ricorda loro le meraviglie che in 25 anni Gesù-Eucaristico ha
compiute su quella terra, ove essi si trovano: "Essi furono pieni di fede,
egli dice, e guarirono! Abbiate fede anche voi, di quella fede che risuscita,
e levatevi!". Subito un malato si alza. Gli applausi scoppiano da ogni
parte. Poi si alza un altro, poi un terzo, un quarto. Gli applausi e le
preghiere aumentano. S'intona il Magnificat. Quando finisce, ben quindici sono i
guariti! La folla è in un delirio d'entusiasmo. Si levano in aria barelle,
scranne, carrozzelle, grucce, bastoni, fasciature; chi piange, chi grida, chi
acclama. La scena dura per due ore con continue guarigioni. Se ne contarono
quaranta, di ogni specie di mali. "Quelle due ore, dicono i testimoni già
anche abituati a quelle emozioni, furono uno spettacolo da non potersi
descrivere ".
Per
la tua vita eucaristica -
Pensa alla trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor: il volto di Gesù brillò
come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce... Una nube luminosa
avvolse la scena e si udì la voce del Padre che disse: "Questo è il
Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo".
All'udire la voce, i discepoli caddero con la faccia a terra adoranti (Mt.
17). Nell'Eucaristia c'è lo stesso Gesù del Tabor. Molte volte Egli ha
manifestato la sua presenza irradiando luce come nella sua trasfigurazione. A
Torino, nel 1453, l'Ostia dell'ostensorio rubato ad Exilles, si levò in alto ed
emanò una luce vivissima come un piccolo sole.
Il
nostro Dio è nel Tabemacolo! Vi è rimasto per aiutare la nostra adorazione a
Dio Padre, per adorare con noi. Adoriamo in eterno il SS. Sacramento! Niente è
capace di suscitare il fervore religioso quanto l'esposizione eucaristica.
Abbiamo bisogno dell'aiuto divino?... Lo troveremo nella misura del tempo che
daremo all'adorazione. Ritorniamo ad adorare l'Eucaristia!
26.
L'Eucaristia centro della vita cristiana
Ascoltiamo
il Papa:
"Vi
preghiamo dunque, venerabili Fratelli, affinché promuoviate, senza
risparmiare parole e fatica, il culto eucaristico, a cui devono convergere
finalmente tutte le altre forme di pietà" (n. 34).
"Io
devo confessare il suo nome: Gesù è il Cristo, Figlio di Dio vivo (Mt. 16,
16)... Io non finirei più di parlare di Lui. Egli è la lucce è la verità,
anzi egli "la via, la verità, la vita" (Gv. 14, 6). Egli è il pane,
la fonte d'acqua viva per la nostra fame e - per la nostra sete, egli è il
pastore, la nostra guida, il nostro esempio, il nostro conforto il nostro
fratello.
Come
noi, e più di noi, egli è stato piccolo, povero, umiliato, lavoratore e
paziente nella sofferenza. Per noi egli ha parlato, ha compiuto miracoli, ha
fondato un regno nuovo, dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di
convivenza, dove i puri di cuore ed i piangenti sono esaltati e consolati, dove
quelli che aspirano alla giustizia sono rivendicati, dove i peccatori possono
essere perdonati, dove tutti sono fratelli...
A
tutti io l'annunzio: Gesù Cristo è il principio e la fine; l'alfa e l'oméga.
Egli
è il re del nuovo mondo. Egli è il segreto della storia. Egli è la chiave dei
nostri destini. Egli è il mediatore, il ponte fra la terra e il cielo; egli è
per antonomasia il Figlio dell'uomo, perché egli è il Figlio di Dio, eterno,
infinito; è il Figlio di Maria, la benedetta tra tutte le donne, sua Madre
nella carne, e Madre nostra nella partecipazione allo Spirito del Corpo
Mistico" (Paolo VI. Manila, 29 novembre 1970).
1)
La nostra santità consiste nella vita di figli di Dio (Ef. 1), che ha per
fondamento e modello Gesù. Egli è la vite che comunica a noi la linfa divina
della grazia. Condizione necessana per ricevere questa grazia è l'unione con
Lui: "Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella
vite, così anche voi se non rimanete in me. Chi non rimane in me viene gettato
via come il tralcio e si secca" (Gv. 15)
L'unione
con Gesù raggiunge il suo più alto grado nella Comunione eucaristica, per
questo "tutte le forme di pietà devono convergere ad essa". Però non
basta l'unione fisica con l'Eucaristia; ci vuole l'unione di volontà che ci
sprona a conformare la nostra vita a quella del Signore.
In
questa luce si collocano i van esercizi di pietà e le norme di vita cristiana,
proposte dai maestri spirituali, che hanno formato i Santi. Sottovalutare o
considerare queste norme sorpassate è ingenuo e pericoloso. L'Eucaristia
stessa, nel suo duplice aspetto di Sacrificio e di Sacramento ci richiama alle
parole di Gesù: "Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso"
(Mt. 16, 24); e S. Paolo ci insegna che per raggiungere l'unione con Cristo,
dobbiamo "deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima, l'uomo che si
corrompe dietro le passioni ingannatrici" (Rm. 4, 22). La mistica senza
l'ascetica è sempre stata un'illusione.
2)
La devozione alla Madonna e la devozione all'Eucaristia sono, nel loro scopo
invale, un solo e medesimo amore. "Apostoli del Cuore di Gesù, grida P.
Matteo, servite la gloria e gli interessi della Regina dell'Amore, proprio per
glorificare di più il Re. Praticate e diffondete sempre più largamente il
vero culto a Maria: ma ripetete anche, con santa insistenza, che nessuna
testimonianza d'amor filiale le sarà più gradita, né contribuirà di più
alla sua gloria, che l'ardore verso Gesù Ostia, la fame che ci spingerà con
violenza verso il Tabernacolo.
Dire
alla santa Vergine che l'amiamo, cantar le sue lodi e mancare facilmente alla
Comunione, vuol dire separare la Madre dal Figlio, stabilire una distanza che
essi non ammettono e che non deve esistere tra il Cuore di Maria e il Cuore di
Gesù".
Scrive
S. Margherita Maria: "Gesù mi fece intendere che avendomi destinata a
rendere un continuo omaggio al suo stato di ostia e di vittima nel SS.
Sacramento, io dovevo come tale immolargli continuamente il mio essere, con
l'amore, l'adorazione, l'annientamento e l'imitazione della vita di morte che
Egli ha nell'adorabile Eucaristia, praticando i miei voti su questo sacro
modello, il quale si trova in tale spoliazione d'ogni cosa, da essersi ridotto
allo stato di ricevere dalle sue creature tutto ciò che gli vorranno tributare.
Povertà:
e sarò distaccata da ogni cosa terrena, vivrò nello spogliamento d'ogni cosa,
come un morto che non chiede nulla per sé, aliena totalmente da ogni interesse
mondano. Il regno del S. Cuore sarà propagato da anime distaccate dagli interessi
materiali.
Castità
perfetta: devo essere spogliata non solo dei beni e dei comodi della vita, ma
anche di tutti i piaceri, di tutte le consolazioni, di tutti i desideri, di
tutte le affezioni, di ogni mio vantaggio. Dal candore delle sacre specie devo
imparare che è necessario essere una vittima pura, per essergli degnamente
immolata ed essere senza macchia per possederlo.
Obbedienza:
il mio Gesù è stato obbediente fino alla morte di croce: voglio dunque
obbedire sino all'ultimo sospiro della mia vita, per offrire un omaggio
all'obbedienza di Gesù nell'Ostia ".
Per
la tua vita eucaristica - "Tutte le altre forme di pietà, dice il S.
Padre, devono convergere all'Eucaristia". Perché e in quale modo?
Nella
Comunione eucaristica, il cristiano raggiunge il vertice di quella unione con
Dio che è chiamato a vivere nella fede, qui sulla terra. Tutte le pratiche
spirituali devono convergere in questa unione. Il cristiano ama la
confessione, come mezzo per distruggere il peccato e rendere la sua anima
abitazione meno indegna di Gesù; così pure egli esamina con vivo desiderio la
sua coscienza al fine di purificarla da tutto ciò che può dispiacere
all'Ospite divino. La mortificazione, l'esercizio delle virtù cristiane
trovano pure nell'Eucaristia la loro motivazione e il loro aiuto; il Rosario
offre ad ogni mistero l'invito all'imitazione e alla conoscenza sempre più
profonda di Gesù eucaristico, facilitate dall'esempio della Madonna e
dall'insistente ripetizione dell'Ave Maria. Stabilendo un interiso contatto con
Gesù del Tabernacolo, si riceve ad ogni momento la sua grazia e si acquista,
qualunque cosa si faccia (1 Cor. 10, 31), una disposizione sempre più
favorevole per assimilarci al Salvatore divino.
27.
Facciamo visita a Gesù
Ascoltiamo
il Papa:
"Durante
il giorno i fedeli non omettano di fare la visita al SS. Sacramento, che dev'essere
custodito in luogo distintissimo, col massimo onore nelle chiese, secondo le
leggi liturgiche, perché la visita è prova di gratitudine, segno d'amore e
debito di riconoscenza a Cristo Signore là presente.
Ognuno
comprende che la divina Eucaristia conferisce al popolo cristiano incomparabile
dignità. Giacché non solo durante l'offerta del Sacrificio e l'attuazione del
Sacramento, ma anche dopo mentre l'Eucaristia è conservata nelle chiese e negli
oratori, Cristo è veramente l'Emmanuel, cioè il "Dio-con-noi ".
Poiché giorno e notte è in mezzo a noi, abita con noi, pieno di grazia e di
verità (cfr. Gv. 1, 14); restaura i costumi, alimenta le virtù, consola gli
afflitti, fortifica i deboli, e sollecita alla sua imitazione tutti quelli che
si accostano a Lui, affinché col suo esempio imparino ad essere miti di cuore,
e a cercare non le cose proprie, ma quelle di Dio. Chiunque perciò si rivolge
all'augusto Sacramento eucaristico con particolare devozione e si sforza di
amare con slancio e generosità Cristo che ci ama infinitamente, sperimenta e
comprende a fondo, non senza godimento dell'animo e frutto, quanto sia preziosa
la vita nascosta con Cristo in Dio (cfr. Col. 3, 3) e quanto valga stare a
colloquio con Cristo, di cui non c'è niente più soave sulla terra, niente più
efficace a percorrere le vie della santità" (n. 35).
1)
"Egli è là; nel Sacramento del Suo amore, che sospira e intercede senza
tregua presso Suo Padre per i peccatori. A quali offese Egli è sempre esposto,
pur di restare in mezzo a noi! Egli è lì per consolarci: perciò gli dobbiamo
spesso fare visita. Come gli è gradito quel piccolo quarto d'ora che noi
rubiamo alle nostre occupazioni, a qualche cosa futile, per andare a pregarLo e
a visitarLo, consolarLo di tutte le offese che riceve! Quando vede le anime pure
venire a Lui con premura, Egli sorride loro. Esse vengono con quella semplicità
che Gli piace tanto, per chiederGli perdono per tutti i peccatori e degli
insulti di tanti ingrati. Quale felicità noi proviamo alla presenza di Dio,
davanti al Tabernacolo, quando siamo soli, ai Suoi piedi! Su, anima mia,
raddoppia il tuo fervore sei qui sola per adorare Dio; i suoi sguardi si posano
su te sola... Il Salvatore è tanto pieno d'amore per noi che Egli ci cerca
dappertutto" (S. Curato d'Ars).
2)
Cristo è la mia vita (Fil. 1,21). Però chi ci dona Cristo? il Padre, senza
dubbio (Gv. 3, 16), ma solo per mezzo di Maria (Gv. 1, 14).
La
Madonna ci mostra Gesù. Ci insegna a contemplarlo nel Tabernacolo. Tutta la sua
vita è stata una contemplazione del Verbo Incarnato.
Non
si può pensare, senza una specie di intimo stupore, a questa vita interiore
della Madonna che guarda Gesù con amore di Mamma e con immensa fede. Le azioni
di Gesù, le sue parole, tutto era per Maria come una incessante rivelazione;
ogni
gesto di Gesù faceva nascere in Maria una vibrazione intima, profonda,
provocando da parte sua atti di amore perfetto. Se la Madonna vivesse tra noi,
dove passerebbe le sue ore più belle? Non certo in viaggi, o alla televisione,
o nella lettura di libri sublimi. Il Tabernacolo sarebbe la sua calamita
potente. Nessuno meglio di Lei può educarci a trattare amorosamente Gesù-Ostia.
S. Alfonso de' Liguori unisce la Visita a Gesù alla Visita a Maria. E P. Pio
che la Visita al Santissimo non la lasciò mai, recitava sempre le due preghiere
di S. Alfonso.
Quando
la gente vedeva S. Alfonso Maria de' Liguori, l'apostolo della Visita a Gesù
Sacramento, entrare nella sua cattedrale o in altra chiesa, accorreva per
edificarsi del suo comportamento: pareva che egli parlasse visibilmente con Dio.
Nella
vita del beato Don Edoardo Poppe, l'apostolo moderno dell'Eucaristia, si legge
che una sera, dopo una pesante giornata di confessionale, un confratello lo trovò
seduto davanti al Tabernacolo. "Edoardo mio, gli disse, non faresti meglio
a rinunciare stasera alla tua adorazione? sei così stanco?". "È
appunto per questo, rispose, che me ne sto qui riposando; non prego, non
medito sto qui semplicemente a tener compagnia a Gesù, e posso riposarmi tanto
bene come nella mia camera".
Un
giorno, terminata la lezione all'Università, il professor Moscati s'incamminò
verso casa, seguito da un gruppo di studenti. Ad un certo momento si eclissò,
entrando in una chiesa. Essi lo seguirono per spiarlo. Lo videro ginocchioni, in
profonda adorazione: “In noi giovani, commenta uno di essi, passò un'onda
arcana di ammirazione, di commozione, di entusiasmo: ci parve di vedere che la
scienza, impersonata dal Moscati, si chinasse dinnanzi alla Fede, per ottenere
aiuto, forza, luce di verità e di amore”.
Per
la tua vita eucaristica -
Non c'è dubbio: Gesù è lì nel Tabernacolo. Com'era sulla terra, com'è in
cielo. Noi lo crediamo. Ma non basta. La fede, senza le opere è morta (Gc. 2,
26) e una fede morta a nulla giova. Come ogni altra verità della fede, la
presenza eucaristica di Gesù vuole il nostro operare: l'operare eucaristico
che è quanto dire crederci sul serio. Per noi Gesù è venuto dal cielo. Per
noi ha voluto restare. La notte in cui gli uomini deliberarono di toglierlo
dalla terra, Egli realizzò il modo di restarci. E resterà, nonostante i suoi
nemici, fino a quando ci saranno uomini sulla terra. Tanto ci ama! Del
Tabernacolo ha fatto la sorgente di quella vita che è venuto a portare dal
cielo. Di là ancora ad alta voce grida: "Chi ha sete, venga a me e beva.
Dall'intimo di chi crede in me, scaturiranno fiumi di acqua viva" (Gv. 7,
37 - 8). Del Tabernacolo ha fatto la divina centrale della luce, del calore e
dell'onnipotenza divina. Ma la centrale ha bisogno di cavi grandi per
trasmettere i suoi doni agli uomini. Le anime eucaristiche, le anime pure sono i
fili conduttori dell'amore eucaristico di Gesù.
28.
L'Eucaristia rimedio a tutti i mali
Ascoltiamo
il Papa:
"Dall'accresciuto
culto eucaristico deriveranno molti beni a tutta la Chiesa e a tutto il mondo...
(n. 41).
Dinnanzi
allo spettacolo di tanti mali, che oggi, più che nel passato, travagliano
individui, famiglie, nazioni e il mondo intero, dove mai, Venerabili Fratelli,
cercheremo il rimedio? Si potrà forse trovare una devozione più eccellente del
Culto al Cuore Sacratissimo di Gesù, più conforme all'indole propria della
religione cattolica, più idonea a soddisfare le odierne necessità spirituali
della Chiesa e del genere umano? (Pio XII).
1)
"Per convertire le anime e condurle a Dio, non basta, da sola, l'eloquenza
che ci insegnano i trattati: "non con un discorso sapiente, perché non
venga resa vana la croce di Cristo" (1 Cor. 1, 17); occorre un'arte che non
s'impara, certo, nelle scuole o sulle riviste d'alta critica, l'arte di
comunicare il divino, l'unione sacra che penetra nell'intimo delle coscienze
insieme con la grazia".
"Oh!
ne abbiamo abbastanza - sui pulpiti e sulle cattedre - della "scienza che
gonfia... "; ci occorre piuttosto "la carità che edifica" (1
Cor. 8, 1).
"O
tu, che ti affanni tutto il giorno in cerca delle tue pecore sbandate, tu che
piangi come Geremia, sull'ovile deserto e profanato, tu che "aspetti in
silenzio la salvezza che viene da Dio" (Ger. Lam. 3, 2), tu cui strazia
l'orecchio il grido satanico delle turbe tumultuanti: "Non vogliamo che
questi regni su di noi" (Lc. 19, 14), vieni e riposati, qualche volta
almeno, sul Cuore dolcissimo del Maestro: "Buono è il Signore verso coloro
che confidano in lui, verso l'anima che lo cerca" (Ger. Lam. 3, 25), (Manete
in dilectione mea).
2)
"Per raggiungere, per noi stessi e per il nostro apostolato cucaristico, la
perfezione e la perseveranza, per assicurarci le grazie indispensabili a ciò,
sarà utile mettere noi stessi, i nostri progetti e le nostre opere, nelle mani
di Maria, la Mediatrice delle grazie!
Così
saremo nel modo più completo sotto l'influsso e lo spirito di Gesù, con tutta
la nostra azione. In realtà, ogni buona idea, ogni parola utile, ogni atto
meritorio e fecondo, è frutto della Mediazione di Maria quanto della Morte
espiatoria di Gesù, perché è un frutto della grazia.
Maria
ha pregato per ognuna delle migliaia di grazie delle quali è impregnata la
nostra vita quotidiana e il nostro apostolato... Ogni grazia di Gesù ci
perviene con un sorriso della Mediatrice delle grazie, Maria!
Se
Gesù è il Sole, Maria è la Donna vestita di Sole (Ap. 4): se Gesù è il
nostro Tesoro, Ella è la nostra Tesoriera: se Gesù è l'Ostia, Ella è
l'Ostensorio vivente. Se Gesù è il nostro Dio e il nostro Tutto, Ella è il
nostro Tutto presso il nostro divino Gesù. Volete riuscire? Andate a Gesù per
Maria: Ad Jesum per Mariam. Non ve ne pentirete: è la via più breve"
(Beato Don Poppe).
"Apparve
un altare. La porta del tabernacolo era aperta. Nella pisside c'erano le Ostie
bianche. Gesù si sedette a fianco dell'altare e mi fece sedere dall'altro lato.
Non vidi su di che cosa sedevamo. Gesù pose sull'altare la Sua mano e su di
essa il Suo capo santo; la stessa cosa fece fare a me. La mia mano destra rimase
unita alla Sua mano sinistra.
Dal
Tabernacolo, da quelle Ostie così bianche uscirono raggi più splendenti del
sole e passarono tra noi.
Gesù, pieno di dolcezza, mi disse: - Mia figlia, gioiello eucaristico, Io sono lì nel tabernacolo, in quell'Ostia pura, in Corpo, Anima e Divinità, come sono qui. Parla al mondo di quest'amore. Di' agli uomini che si avvicinino a Me. Voglio darmi a loro. Molte volte. tutti i giorni se è possibile. Vengano con cuore puro, molto puro e assetato. Se verranno al Tabernacolo con le dovute disposizioni e reciteranno il Rosario, o la sua terza parte, tutti i giorni, non occorrerà altro per allontanare la giustizia di Dio.
Il
Rosario, il Tabernacolo e le mie vittime, la vittima di questo calvario, sono
sufficienti perché al mondo sia dato il perdono e la pace. Chi viene al
fabernacolo vive puro; chi vive all'ombra della Mia Madre benedetta, vive della
Sua purezza. E così l'umanità vive la vita nuova, pura e santa da Me raccomandata
tante volte da questa cameretta" (Alexandrina, Autobiografia).
Per
la tua vita eucaristica -
"Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e troverete
ristoro per le vostre anime" (Mt. 11, 28 - 9).
Gesù
è venuto dal cielo per portare all'uomo, oppresso dal male, il conforto e
l'aiuto divino. È rimasto nell'Eucaristia per comunicargli il suo dono. Invano,
dunque, cercheremo il rimedio ai nostri mali, lontano da Lui.
Solo
le anime nutrite di Eucaristia potranno intendere le parole piene d'amore
ch'Egli rivolgeva ai discepoli, dopo l'ultima cena:
-
Chi crede in me, compirà le opere che io compio. - Vi do la mia pace. Non sia
turbato il vostro cuore.
-
Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete
far nulla.
-
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
-
Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!
-
Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola,
perché il mondo creda che tu mi hai mandato. (Cfr. Gv.14 - 17).
29.
L'Eucaristia sorgente di zelo
Ascoltiamo
il Papa:
"L'Eucaristia
è conservata nei templi e negli oratori come il centro spirituale della comunità
religiosa e parrocchiale, anzi della Chiesa universale e di tutta l'umanità,
perché essa sotto il velo delle sacre specie contiene Cristo, Capo invisibile
della Chiesa, Redentore del mondo, centro di tutti i cuori, "per cui sono
tutte le cose e noi per Lui" (I Cor, 8, 6).
Ne
consegue che il culto eucaristico muove fortemente l'animo a coltivare l'amore
"sociale", col quale si antepone al bene privato il bene comune;
facciamo nostra la causa della comunità, della parrocchia, della Chiesa
universale; ed estendiamo la carità a tutto il mondo perché dappertutto
sappiamo che ci sono membra di Cristo" (n. 36).
1)
"Quando Gesù viene in un'anima mediante la Comunione, la chiama ad un
amore totale e l'invita a vivere veramente per Lui e mediante Lui. In questo
modo Egli rinnova il primo richiamo all'amore, che aveva rivolto al momento
del Battesimo.
La
Comunione consente di raggiungere uno dei fini della Messa. Il Sacrificio
dell'altare mira a promuovere l'espansione della Chiesa. Quando Gesù si offre
sotto le apparenze del pane e del vino, egli lo fa per esercitare un più vasto
dominio sull'umanità, allo scopo di conquistare maggiormente il mondo al suo
amore. Ogni Messa fa progredire i limiti del regno e dilata le sue frontiere. La
Comunione ispira al cristiano lo zelo per cooperare a questo progresso mediante
la sua testimonianza e la sua attività; tende a mettere concretamente in opera
la forza invisibile d'espansione ottenuta col Sacrificio, e ad impegnare ogni
fedele alla conquista cristiana del mondo.
Il
cibo eucaristico fa entrare nella vita individuale di ciascuno il dinamismo
apostolico di cui l'offerta della Messa ha meritato l'aumento" (Galot).
2)
"Questo è il mio comandamento, dice Gesù dopo averci data l'Eucaristia,
che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più
grande di questo: dare la vita per i propri amici... Io ho scelto voi e vi ho
costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga".
L'Eucaristia ci mostra Gesù in questo suo amore "più grande"; ci
mette nel cuore "questo" amore. Come si spiega che non ci sentiamo
ardere il cuore (Lc. 24, 32), che non ci sentiamo spinti a sacrificare un po'
di noi stessi e del nostro tempo all'amore dei fratelli?
"In
verità, in verità vi dico, è ancora Gesù che parla, se non mangiate la carne
del Figlio dell'Uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la
vita" (Gv. 6, 53).
La
Madonna non vuole soltanto nutrirci del Corpo e Sangue del Figlio suo, ma vuole
che andiamo lungo le vie e i sentieri ad invitare gli altri al convito
dell'Agnello. Gesù di Betlemme, Gesù del Calvario non ci potrà far risorgere
come Lui gloriosi nell'ultimo giorno (Gv. 6, 54), se non l'avremo incontrato nel
Sacramento del suo amore (Gv 15, 12 ss.).
Proprio
nell'Eucaristia la Madonna comunica ai suoi devoti quell'ansia materna per cui
non si resta più indifferenti di fronte a quelle "tante tante anime che
vanno all'inferno, perché non c'é nessuno che prega e si sacrifica per
loro" (Messaggio di Fatima).
S.
Gemma Galgani, durante un'estasi, sta lottando per la salvezza d'un peccatore,
alla presenza del P. Germano: "Gesù, torno a supplicarti pel mio
peccatore; è figlio tuo e fratello mio: salvalo, Gesù... Per un'anima sola
hai fatto tanto, e poi quella non la vuoi salvare? Salvala, Gesù, salvala... Tu
non hai misurato il Sangue che hai sparso per i peccatori e ora vuoi misurare la
quantità dei nostri peccati?... Il Sangue lo hai versato per lui come per me...
Salvi me e lui no? Non mi alzerò più di qui! Salvalo!
O
Gesù! Tu dici che gli hai dato molti assalti per convincerlo; ma non l'hai
mai chiamato figlio... Prova adesso, vedrai che a questo dolce nome il suo cuore
indurito si ammollirà.
Lo
so, lo so, che te ne ha fatte tante; ma te ne ho fatte più io! Lo so, lo so,
Gesù, che ti ha fatto piangere, ma in questo momento non devi pensare ai
peccati suoi: devi pensare al Sangue che hai sparso. Ricordati, Gesù, che lo
voglio salvo. Trionfa, trionfa, te lo chiedo per carità.
Dinanzi
all'inflessibilità divina, le balena un'idea. Presenta a Gesù un'altra
mediatrice e gli dice: "È la stessa Mamma tua che ti prega per lui. Oh, va
a dir di no alla Mamma tua! Certo non lo potrai dire a Lei. Ed ora rispondimi
che hai salvato il mio peccatore".
La
vittoria è ottenuta: "È' salvo, è salvo! Hai vinto, Gesù, trionfa
sempre così".
Giunge
intanto un signore forestiero a cercare del Padre. Cade in ginocchio davanti a
lui dicendo: "Padre mi confessi". È il peccatore salvato.
Per
la tua vita eucaristica - La
prima lacrima di Gesù versata nella culla, bastava per riscattare il mondo...
Perché dunque tanti travagli, tante sofferenze, tante lacrime e tanto sangue
sparso? È l'amore di Gesù per la sua Chiesa! Voleva rivestirla di porpora e
diede il suo sangue! L'amore può forse andare più lontano? Sì. Gesù ha
ripreso e trasformato la vita che aveva sacrificato, e, rinchiudendosi con
questa nuova vita in uno stretto tabernacolo, rimane, per amore della sua
Chiesa, sino alla fine dei tempi, in uno stato perpetuo di sacrificio. E mentre
così s'immola per lei tutti i giorni, continua a ricolmarla dei suoi doni: la
illumina con luci celesti, la riscalda con le fiamme del suo Cuore, la nutre di
un delizioso alimento, e questo alimento è il suo stesso corpo, la sua carne
divina! In mezzo ai combattimenti che deve sostenere, Egli la fortifica e le
fornisce le armi; nelle angosce la consola e le prepara per l'eternità un
trionfo definitivo, una completa glorificazione" (M. Claret de la Touche).
Parla
Gesù: "Sono veramente presente in Corpo, Sangue e Divinità,
nell'Eucaristia. Questa mia presenza, se fosse creduta, sentita, vissuta in
tutta la sublime meravigliosa realtà divina..., si trasformerebbe in un
fermento di purificazione e soprannaturalizzazione,... che potrebbe
rapidamente trasformare il volto della Chiesa e strappare dal mio Cuore
misericordioso grazie e anche miracoli impensati" (P. F. Gobber).
Riflettiamo
su questa verità e agiamo di conseguenza.
30.
L'Eucaristia sacramento di unità
Ascoltiamo
il Papa:
"Giacché dunque, venerabili Fratelli, il Sacramento Eucaristico è segno e causa dell'unità del Corpo Mistico e in quelli che con maggior fervore lo venerano, eccita un attivo spirito ecclesiale, non cessate di persuadere i vostri fedeli che, accostandosi al Mistero Eucaristico, imparino a far propria la causa della Chiesa, a pregare Dio senza intermissione, a offrire se stessi a Dio un grato sacrificio per la pace e l'unità della Chiesa; affinché tutti i figli della Chiesa siano una cosa sola e abbiano lo stesso sentimento, né ci siano tra di loro scismi, ma siano perfetti nello stesso sentimento e nello stesso pensiero, come vuole l'Apostolo (cfr. I Cor. 1, 10); e tutti quelli che non sono ancora uniti con perfetta comunione con la Chiesa Cattolica, in quanto sono da essa separati, ma si gloriano del nome cristiano, quanto prima con l'aiuto della divina grazia arrivino a godere insieme con noi di quella unità di fede e di comunione, che Cristo volle fosse distintivo dei suoi discepoli" (n. 37).
Riflessioni
1)
"Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione
con il Sangue di Cristo? II pane che noi spezziamo, non è forse comunione con
il Corpo di Cristo? Poiché c'é un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un
corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" (1 Cor 10. 16 -
17). Continua S. Paolo: "Un solo corpo, un solo Spirito, come una sola è
la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un
solo Signore (Gesù) una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio. Padre di
tutti, che è al disopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in
tutti".
Stando
così le cose, l'Apostolo tira egli stesso la conclusione: "Vi esorto
dunque io, il prigioniero del Signore, a comportarvi in maniera degna della
vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza,
sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello
Spirito, per mezzo del vincolo della pace" (cfr. EL 4).
"Unione
più intima a Cristo, la Comunione provoca una unione più intima al Corpo
Mistico, poiché Cristo è inseparabile dalla sua Chiesa. Essa incorpora
maggiormente il fedele nella comunità e lo avvicina agli altri cristiani, per
quanto lontani siano nello spazio.
"Del
resto, il pane cucaristico simbolizza in maniera incisiva questo valore
comunitario. Effettivamente e un pasto preso in comune. Mediante la Comunione,
Cristo si dà ad ogni fedele individualmente, però si dà ai fedeli non a
titolo di individui isolati, ma in quanto membri di una comunità" (Galot).
2)
Come ogni famiglia ha una madre, così l'intera famiglia umana. È stato Dio a
dargliela. Non poteva essere altrimenti. E come la madre nella famiglia ha un
compito unitivo insostituibile, così la Madonna nella grande famiglia dei
figli di Dio.
È
vero. Dice Bernadot: "L'Eucaristia ci infonde la vita divina di Gesù e
forma l'unità del suo Corpo Mistico: ma non consiste proprio in questo la
collaborazione della Madonna? L'ufficio riservato alla maternità è tutto qui:
formare la vita ed unire le membra che devono formare il corpo; orbene, Maria è
la formatrice dell'unità delle membra di Cristo. Come nel suo seno la divinità
e l'umanità di Gesù si unirono nell'unica persona del Verbo, così per il
suo influsso vitale il Cristo mistico raggiungerà la sua unità: si tratta
ancora qui di formazione vitale, e Maria agisce, perché spettano a lei le
operazioni intime della Maternità".
Il
Faguet racconta nella vita di Mons. Dupanloup come una giovane protestante si
convertì al cattolicesimo proprio per l'Eucaristia. Essa termina il racconto
della sua conversione con queste parole: "La Chiesa cattolica ha
l'Eucaristia, dono totale di Dio all'uomo; la Chiesa genera la verginità, dono
totale dell'uomo a Dio (nella consacrazione religiosa). Credo che la più grande
verità è là dove si trova il più grande amore ".
Elisabetta
Seton, protestante statunitense, dovette venire a Livorno perché i medici
avevano consigliato a suo marito il clima mediterraneo. Durante il suo
soggiorno, ella fu colpita dalla fede eucaristica dei suoi ospiti e dalla gioia
della loro vita cristiana. Scriveva ad una sua cognata, pure protestante:
"Quanto saremmo felici, se anche noi potessimo credere a quello che credono
i cattolici! Essi trovano il loro Dio nelle loro chiese, lo ricevono nel loro
cuore, lo vedono venire a loro quando sono ammalati... Essi devono sentirsi
altrettanto felici come gli angeli in Paradiso!" Convertitasi, parlava con
entusiasmo del giorno in cui avrebbe ricevuto per la prima volta l'Eucaristia:
"Nel giorno dell'Annunciazione, io sarò unita a Colui che disse: Chi
mangia la mia carne dimora in me ed io in lui" (Gv. 6, 56). Ella fondò
negli Stati Uniti la Congregazione delle Religiose di S. Giuseppe.
Per
la tua vita eucaristica -
Che vuol fare Dio di noi? Portaci a vivere in intima unione di vita con Lui, per
tutta l'eternità. È verità ineffabile. E perché la credessimo, ha mandato
il Figlio suo, Gesù Cristo, sulla terra a rivelarcela: "Come tu, Padre,
sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo
creda che tu mi hai mandato... Io in loro e tu in me, perché siano perfetti
nell'unità" (Gv 17, 21, 23).
Per
realizzare questo piano divino, Gesù ha istituito la Chiesa "segno e
strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità del genere umano" (Doc.
Base) e ci ha dato l'Eucaristia, mediante la quale "lo Spirito Santo
riunisce in un solo corpo coloro che comunicano al Corpo e al Sangue dei
Signore" (id.). Con l'Incarnazione Gesù ha esteso la vita trinitaria
alla famiglia umana, con l'Eucaristia attua la nostra fusione d'amore con la
sua umanità e, per mezzo di essa, con la Trinità divina. E poiché Gesù è
inseparabile dalla sua Chiesa, suo corpo mistico, ogni Comunione eucaristica
comporta un'unione più intima con la Chiesa, incorpora cioè nella comunità
e avvicina agli altri.
Nell'Eucaristia,
tutto simboleggia l'unità: i molti chicchi fusi nel pane, i molti grani riuniti
nel vino; un medesimo Cibo riunisce nella vita divina tutti gli uomini della
terra, senza distinzione di nazionalità o di classi; i singoli partecipano
all'Eucaristia, come membri di una comunità; l'Eucaristia rinnova il
sacrificio della Croce, con il quale il Salvatore ci ha liberati del peccato,
causa di ogni divisione; infine il Pane eucaristico fa passare nella vita dei
cristiani lo stesso amore divino di Cristo: "Amatevi gli uni gli altri,
come lo vi ho amati" (Gv 15, 12). Non si tratta perciò d'un amore
"qualsiasi" che lega i membri della Chiesa, ma dell'amore di Cristo.
Sarà dunque strumento di unità chi più sta unito a Cristo con la grazia (Gv.
15, 5), chi più si sforza di identificarsi con (1 Cor 4) la Vittima
dell'altare; non chi pensa di prodigarsi in un dono di sé prevalentemente
umano, povero perciò, se non addirittura vuoto di divino.
Ogni
Comunione pertanto ci rende responsabili dell'unità della Chiesa, mentre ci
offre l'aiuto per attuarla, accrescendo in noi la gioia della partecipazione
all'unità con Dio.
31.
Facciamo nostri i desideri di Gesù Eucaristico
Ascoltiamo
il Papa:
"Questo
desiderio di pregare e di consacrarsi a Dio per l'unità della Chiesa devono
considerarlo soprattutto come proprio i religiosi, uomini e donne, essendo
essi in modo particolare addetti all'adorazione del SS. Sacramento, facendogli
corona sulla terra in virtù dei voti emessi. Ma il voto dell'unità per tutti i
cristiani, di cui niente è più sacro e più ardente nel cuore della Chiesa,
noi vogliamo esprimerlo ancora una volta con le stesse parole del Concilio
Tridentino nella conclusione del Decreto sulla SS.ma Eucaristia: "In ultimo
il Santo Sinodo con paterno affetto ammonisce, esorta, prega e implora per
viscera misericordiae Dei nostri (Lc. 1, 78) affinché tutti e singoli i
cristiani, in questo segno di unità, in questo vincolo di carità, in questo
simbolo di còncordia, finalmente convengano e concordino.
Oh,
che il benignissimo Redentore... si degni di esaudire al più presto questo voto
Nostro e di tutta la Chiesa, che cioè tutti, con una sola voce e una sola fede,
celebriamo il Mistero Eucaristico e fatti partecipi del Corpo di Cristo forniamo
un solo corpo (cfr. I Cor 10, 17) compaginato con quegli stessi vincoli, con i
quali Egli lo volle formato" (nn. 38 - 39).
1)
"Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di
passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li
amò sino alla fine" (Gv 13, 1).
Istituendo
l'Eucaristia che è il sacrificio e la sua presenza perenne tra noi, il Signore
ci dà la prova suprema del suo amore. Ascoltiamolo:
"Non
prego solo per questi (gli apostoli), ma anche per quelli che per la loro parola
crederanno in me (i cristiani); siano una sola cosa. Gesù chiede al Padre che
tutti i credenti in Lui siano un cuor solo ed un'anima sola, per la medesima
fede e l'amore vicendevole.
"Come
tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché
il mondo creda che tu mi hai mandato: l'unione intima che vi è tra il Padre e
Gesù dev'essere il modello dell'unione dei cristiani tra loro; questa unione
viene comunicata soprattutto dalla Eucaristia. Nulla testimonia Dio quanto
l'amore, poiché Dio è Amore (1 Gv 4, 8).
"E
la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi
una cosa sola: il fondamento della nostra unione con Dio è la vita divina che
Gesù riceve come Figlio dal Padre e comunica a noi come la vite comunica la
linfa ai tralci (Gv. 15).
"io
in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu
mi hai mandato e li hai amati come hai amato me: Gesù abita nelle anime dei
giusti (Ef. 3, 17); per questo Dio Padre ama in noi il Figlio suo.
"Padre,
voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io, perché
contemplino la mia gloria (cfr. Gv 17): "voglio" è espressione che
dimostra la parità divina di Gesù col Padre; la nostra glorificazione insieme
alla gloria divina, è il punto d'arrivo, lo scopo finale della redenzione,
della passione e del dono supremo di Cristo: l'Eucaristia.
2)
"Amare Maria significa domandarle che il Tabernacolo si apra e ci dia Gesù,
sotto il velo della manna eucaristica. No, non si ama vivamente Maria se, quando
la si invoca, non si ha la fame di Gesù".
"Noi
sappiamo che Ella ce lo offre; e se non lo accettiamo, noi diamo a Lei un
rifiuto che addolora il suo Cuore materno". "Se mi amate veramente,
Ella ci dice, figli miei, se il vostro cuore cerca il mio per consolarlo e
rendergli uno splendido omaggio di gloria, se voi volete conquistarmi,
impadronirvi del mio Cuore, se volete che sia la Madre vostra, in vita e in
morte, mostratemi la vostra tenerezza filiale alla sacra Mensa, all'adorazione,
accanto al Tabernacolo: seguitemi fino ai piedi di Gesù; ecco tutto quel che
chiedo. Gesù ed io faremo il resto insieme" (P. Matteo).
"Parla
dell'Eucaristia e della devozione alla Mia Madre benedetta. Queste devozioni,
con le tue sofferenze sono le perle più preziose per le anime...
Coraggio,
figlia mia! Lancia le reti! Coraggio, sposa prediletta di Gesù, ripeti il tuo
"credo"! Lancia alle spiagge, ai casinò, ai cinema e in tutte quelle
città provocatrici e peccaminose, lancia le tue reti insanguinate, le tue
reti di tormenti indicibili e ineguagliabili. Lanciale ai sacerdoti che Mi
offendono e Mi tradiscono: sono altrettanti Giuda che Mi vendono... Quanto
soffrono il Mio ed il Cuore della Mia Madre santissima!...
Lascia,
figlia mia, che Io gridi attraverso le tue labbra: O Chiesa, accogli la voce del
Signore! Vigilanza, vigilanza! O Chiesa, mia cara Chiesa, veglia, veglia, non
dormire, non afflosciarti! Mai il mondo ha peccato tanto; mai fu urgente tanta
riparazione. Anime vittime, crescete nella immolazione per il vostro Sposo!
Gesù,
sarò coraggiosa e non ti dirò di no soltanto con l'aiuto della tua Grazia. Mi
sento sola, al colmo del dolore! Sono la Tua vittima" (Alexandrina,
Autobiografia).
Per
la tua vita eucaristica - Nel medesimo istante in cui la Vergine diceva il suo
"sì" alla proposta della maternità divina (Lc. 1, 38), il nostro
Salvatore, incarnato in lei, dava il suo assenso di vittima (Eb. 10, 7).
Da
quell'istante, Gesù e la sua Madre resteranno per sempre uniti in questa
offerta sacerdotale che orienterà la loro vita, in un crescendo di dolore e di
amore, imo al Calvario.
E
Gesù ha voluto fissare quel vertice d'amore nella Eucaristia, per comunicarlo a
noi, attraverso il Cuore di Maria, proclamata Madre nostra dalla croce.
L'Eucaristia, il vertice dell'amore e perciò dell'unione nostra con Dio e tra
noi! Il centro dell'amore e dell'unità della Chiesa, di cui Maria è la
Madre!
È
dunque da lei che ha fatta sua l'ansia divina del Cuore di Gesù, di unire a Sé
l'umanità redenta, che noi suoi figli dobbiamo attingere lo zelo per la
salvezza e l'unificazione degli uomini in Dio (Gv. 17, 20 - 26). Maternamente
unita al sacrificio dell'Agnello divino sul Calvario, Ella è ancora unita al
suo sacrificio eucaristico per distribuirne la grazia. Per questo le anime
mariane sono le più eucaristiche, sono le anime che Gesù predilige (Gv. 19,
26) e attira a Sé, distaccandole dal mondo e dalle sue basse concupiscenze (1
Gv. 2, 16), perché possano più liberamente e intensamente fare propri i
desideri del suo Cuore divino.
Anime
predilette da Gesù, stringetevi al suo Cuore eucaristico, palpitante d'amore
umano e divino per voi nel Tabernacolo; gioite della sua intimità (Gv. 15, 15):
gioite di essere state scelte da Lui (Gv. 15, 16) a vivere con Lui in più
intima unione, per trasmettere ai fratelli il dono della vita che non muore (Gv
15, 17), il dono dell'unità e della pace che solo Gesù può dare (Gv 14, 27).
Questo dono d'amore e di unità richiederà il dono di voi stesse: siatene
contente! Chi vi ama d'un amore più grande e disinteressato di Gesù? Solo così
sarete simili al Gesù dell'altare e del Tabernacolo che tutto a noi si dona:
sarete più simili alla Mamma nostra che ha fatto e continua a fare di noi il
dono di Gesù eucaristico.