REINCARNAZIONE O RISURREZIONE?

La verità sul nostro destino dopo la morte

Don Massimo Astrusa - Mimep-Doeete

INTRODUZIONE

Che sarà di me dopo la morte?

È questo il più grande interrogativo umano senza una risposta umana.

Vogliamo dire: senza che la ragione umana possa darmi una risposta certa.

Perchè di ipotesi se ne sono fatte parecchie e se ne possono fare tante altre. Ma le "ipotesi", in un proble­ma come questo, sono poco meno di una presa in giro...

Teoricamente le soluzioni potrebbero essere que­ste:

1 - Dopo la morte la mia anima (ossia il mio "io") cade nel nulla.

2 - Dopo la morte la mia anima non cade nel nulla, ma conserva la coscienza di continuare ad esi­stere in una vita nuova ed eterna.

3 - Dopo la morte la mia anima si trasferisce in un nuovo corpo nel quale inizia una nuova vita su questa terra. È questa l'ipotesi conosciuta come "reincarnazione" (o "metemsomatosi") .

Come detto sopra, le ipotesi di quel che ci aspetta dopo la morte potrebbero essere molte di più: la fan­tasia umana non ha limiti. Ma è evidente che tutte le ipotesi formulate dalla nostra ragione umana (com­prese le tre sopra elencate) hanno un limite comune: di essere cioé prive di certezza.

Ora io non posso giocare la mia vita sulla incer­tezza del suo esito finale, come se si trattasse di una giocata al lotto che posso vincere o perdere! Su que­sto tema l'uomo ha bisogno di certezze assolute, cer­tezze che però - come abbiamo visto - la nostra ragione umana è incapace di dare.

Che fare allora?

È evidente che non ci resta che ricorrere a Qualcuno che ne sa più di noi e che conosce con cer­tezza assoluta qual è la nostra sorte dopo la morte.

E chi può essere Costui se non Chi ha fatto l'uomo e lo ha fatto mortale?

Sì, vogliamo proprio parlare di Dio, perché è Lui che ci ha creati secondo un suo progetto d'amore ed è Lui l'unico a sapere con certezza quel che ci atten­de dopo la morte. A Lui dobbiamo rivolgerci: Lui e Lui solo può dircelo!

Potrebbe darsi che qualcuno, sentendo parlare di Dio, sia tentato di interrompere la lettura.

No, gli diciamo: abbia prima la bontà di rispon­dere a questa domanda: secondo Lei, a chi dobbiamo rivolgerci per avere la risposta certa di ciò che ci attende dopo la morte, di ciò che attende Lei e i suoi Cari dopo la morte?

Ce lo dica, se lo sa, perché non è possibile vivere e morire in questa incertezza, sia per noi che per le persone che amiamo. 

Parte prima

IPOTESI DELLA «REINCARNAZIONE DELLE ANIME»

Ciò premesso, passiamo ora in rassegna le "ipote­si umane" che abbiamo sopra elencate per conoscere cosa affermano.

E incominciamo dall'ultima.

La teoria della "reincarnazione delle anime" afferma che l'anima spirituale dell'uomo, una volta uscita dal proprio corpo a causa della morte, passa - sia immediatamente, sia dopo qualche tempo - in un altro corpo, per vivere in esso un'altra vita sulla terra. E ciò avverrebbe molte oppure anche infinite volte.

Questa dottrina, insegnata da alcune religioni orientali come l'Induismo e il Buddismo, ha trovato nell'antichità sostenitori anche in Occidente, come in Pitagora e poi in varie sette gnostiche non cristiane.

Ma diciamo in breve cosa insegna la religione induista, perchè è da essa che traggono ispirazione tutte le moderne ipotesi reincarnazioniste.

L'Induismo ritiene che la vita dell'uomo sia un continuo passaggio dell'anima dalla vita presente ad una vita terrena successiva per mezzo della sua "rein­carnazione" ("Samsara') in un altro corpo.

La serie delle reincarnazioni avrà termine solo quando l'anima, per la legge del "Karma" (o "legge della ricompensa delle opere"), avrà pareggiato, con il bene compiuto nelle vite successive, il male fatto nelle precedenti: allora essa si troverà identificata con il "Brahman", ossia con il tutto universale e impersonale nel quale l'anima sparisce raggiungendo la "Libera­zione" da ogni illusione di essere una persona indivi­duale distinta dal Brahman: è il "Nirvana".

Le Vie (Toga) per purificarsi dal Karma e così giungere alla propria identificazione con il "Brahman" sono soprattutto tre:

- il "Karma-Yoga" che consiste nel compiere disin­teressatamente il proprio dovere.

- il "Bhakti-Yoga" che consiste in una profondissi­ma concentrazione in adorazione del "Brahaman" uni­versale ed impersonale.

- lo "Jnana-Yoga" che consiste nel cercare di supe­rare l'illusione di credersi un "io" particolare, ripeten­do continuamente a se stesso la frase ("Mantra') «Tu sei Quello», «Tu sei Ciò», dove "Ciò" è il "Brahman" universale e impersonale.

Conseguentemente alla credenza nelle successive "reincarnazioni", l'Induismo accetta la divisione della società in "Caste" ("Varna') o classi religioso-sociali di diversa dignità, nelle quali ognuno si reincarna in base al bene o al male compiuto nella vita precedente.

Le quattro principali "Caste" sono quelle dei Sacerdoti ("Brahmani'), dei Guerrieri ("Kskhatriya'), dei Commercianti ("Vaishhya') e dei Lavoratori manuali ("Shudra'); ma ognua di esse è composta da numerose "sotto-caste".

I più demeritevoli si reincarneranno addirittura fuori di ogni casta: sono i cosiddetti "Intoccabili" o "Paria", ai quali sono negati persino alcuni diritti civili.

Quando nel 1947 l'India acquistò l'indipendenza dagli Inglesi, il Mahatma Gandhi tentò di sopprimere la categoria degli "Intoccabili", ma non vi riuscì.

In Occidente la credenza reincarnazionista è esplosa in modo nuovo nel sec. XVIII, diffusa sia dal­l'illuminismo, dal quale è accettata come dogma indi­scutibile; e dallo Spiritismo che afferma di averla rice­vuta dalle anime dei trapassati.

Oggi però sono le cosiddette "Nuove religioni", dalla Scientologia al New Age, dalla Vita Universale agli Hare Krishna, che diffondono a piene mani la cre­denza reincarnazionista tra le masse d'Europa e d'America, e non solo tra i loro adepti ma anche in una vastissima cerchia di credenti di altre religioni, cristia­ni compresi.

Rigidamente anti-reincarnazionisti sono invece i Testimoni di Geova e i Mormoni.

Si è così affermata anche in Italia una "mentalità reincarnazionista" che, stando alla nota Inchiesta Europea sui Valori fatta nel 1981 e aggiornata per l'Italia nel 1991 dal Prof. Franco Garelli, fa salire al 21/25% gli italiani (anche cattolici!) che credono in qualche forma di reincarnazione (Franco Garelli, Religione e Chiesa in Italia, Il Mulino, Bologna 1991).

Cifra enorme, se si pensa che solo il 47% degli ita­liani, nella stessa inchiesta, affermavano di credere nella sopravvivenza dell'anima dopo la morte!

Come si è potuti giungere a un tale disastro?

Noi pensiamo che a ciò non siano estranei due gravi errori commessi da noi cattolici: l'abbandono - che si è protratto per tutti gli anni '6o, '7o e '8o - di una catechesi chiara e precisa sulle verità della Fede (cfr. M. Astrua, Contributo al rinnovamento della ca­techési in Italia, edizione fuori commercio, 2003); e poi un insensato dialogo interreligioso che, di fatto, ha insinuato nel popolo cristiano una pericolosa mentali­tà relativista per la quale tutte le religioni sono buone.

Dal poco fin qui detto (e da quanto si dirà in seguito) ognuno vede come la teoria della reincarnazione sia diametralmente opposta all'insegnamento di Cristo; ma da quanto diremo ora vedrà come essa è anche con­traria alla retta ragione umana.

In primo luogo è da dire che la teoria "rein­carnazionista" è priva di ogni fondamento scientifico perché manca di ogni serio riscontro spe­rimentale.

Se infatti tale teoria fosse vera, tutti gli uomini (ripetiamo: "tutti') che vivono oggi sulla terra sareb­bero spiriti reincarnati e, di conseguenza, tutti dovreb­bero ricordarsi le vite precedentemente vissute.

Invece nessuno di noi ha tali ricordi, se si eccettuano i rarissimi casi addotti dai reincarnazionisti (il "già visto') che però sono spiegati dagli psicologi come pro­dotti della fantasia associativa o da turbe psichiche, come il delirio interpretativo (cfr. Dott. Ermanno Pavesi in: Massimo Introvigne, La sfida della Reincarnazione, Effedieffe-Cemur, Milano 1993).

In particolare, se veramente un'anima si incarnasse in un nuovo corpo, dovrebbe portare con sé tutte le cognizioni apprese nella precedente vita: le lingue che parlava, le conoscenze filosofiche e storiche nelle quali fu maestro, le abilità artistiche, di lavoro, ecc. Come mai invece tutti (ripetiamo "tutti') gli uomini che nasco­no devono apprendere per la prima volta queste cose sui banchi di scuola?

I sostenitori della reincarnazione affermano che si danno dei casi in cui una persona che non ha fatto studi letterari, come un bambino, parla correttamen­te delle lingue oggi sconosciute, come il greco antico o l'aramaico, il che proverebbe che la sua anima era precedentemente incarnata in un corpo vissuto in un luo­go dove si parlavano queste lingue.

Ma simili fenomeni hanno ben altra spiegazione: essi infatti avvengono con frequenza durante gli esorcismi su persone possedute dal demonio. Padre Gabriele Amorth, il grande esorcista di Roma, afferma che il demonio parla spesso, con la bocca degli indemoniati, in lingue sconosciute a questi ultimi. È la possessione diabolica la vera causa del fenomeno, non la reincarnazone.

Infine è da sapere che, come affermano i più seri medici psichiatri (cfr. Dott. Ermanno Pavesi, op. citata pagg. 125-149), quasi tutti i "maestri" del rein­carnazionismo tentano di strappare ai loro pazienti i ricordi di una supposta vita precedente con metodi psico-violenti come l'ipnosi regressiva (che, se usata come terapia può contribuire alla guarigione da certe turbe psichiche, ma se usata impropriamente può ar­rivare a suggestionare il paziente secondo i suggeri­menti dell'ipnotista), il sonnambulismo, lo spiritismo e, finanche, l'uso di allucinogeni come l'LSD.

In secondo luogo non si deve ignorare la fantasiosa varietà delle teorie reincarnazio­niste e le assurdità delle loro conseguenze.

In seno al "reincamazionismo" si ritrovano varie correnti che per molti aspetti si differenziano le une dal­le altre.

Ad esempio, in Oriente la reincarnazione è temuta come un castigo, mentre in Occidente è vista come un fatto positivo che fa progredire l'umanità.

Alcune correnti ammettono solo un numero limita­to, altre indefinito di reincarnazioni.

Alcune correnti affermano che la reincarnazione delle anime avviene solo in nuovi corpi umani, altri invece anche nelle bestie, negli insetti e nelle piante, e così via.

Su quali "prove scientifiche" si fondino tali differenti opinioni è difficile capirlo; ma, tant'è - come abbiamo visto - neppure la stessa ipotesi della reincarnazione può addurre una sola prova scientifica di essere vera.

Infine vogliamo far notare al lettore l'assurdità e la ripugnanza delle conseguenze che da tale ipotesi deri­verebbero.

Eccone alcune:

• Ogni uomo attualmente esistente dovrebbe am­mettere che il suo spirito, che adesso si trova in un corpo umano (e per questo è lo spirito di un uomo), in un'altra esistenza fu forse una pianta, un gatto, un ca­ne, un maiale, una mosca... Come negarlo una volta ammessa la dottrina della reincarnazione?

• Ogni padre di famiglia potrebbe sospettare che il proprio figlio sia in realtà un suo avo reincarnato; e ogni sposo potrebbe temere di aver sposato... la pro­pria madre, morta quando lui era bambino e poi rein­carnata nel corpo di una donna;

• Ma c'è di più: chi può assicurarmi che il mio gatto o il mio cane non siano Einstein o Dante Alighieri? o che schiacciando quella fastidiosa mosca io non abbia ucciso Mozart o Aristotele? o, peggio ancora, quando mi accingo a mangiare una succulenta bistecca di vitel­lo, chi può togliermi il dubbio che non stia mangiando mio nonno? Non stiamo scherzando. Semmai lo scher­zo vero è la reincarnazione, supposta la quale nessuno potrà negare che simili mostruosità siano conseguenze perfettamente logiche.

E così non ci resta che una conclusione da trarre: che l'ipotesi reincarnazionista è falsa.

È una dei tanti frutti nati da idee e tradizioni storiche prive di ogni fondamento scientifico ed anzi contrarie alla retta ra­gione umana. 

Parte seconda

L'IPOTESI DEL «NULLA DOPO LA MORTE»

Un'altra ipotesi oggi assai diffusa sostiene che l'anima umana dopo la morte cade nel nulla, sparisce, non c'è più; e che, di conseguenza, per l'uomo non può esistere un'altra vita dopo la morte.

Molta gente la pensa cosi perché non conosce cosa sia l'anima umana.

L'uomo è una persona ragionevole composta di anima e di corpo uniti sostanzialmente tra di loro. Il corpo è di natura materiale: è formato da par­ticelle materiali organizzate in cellule, organi e siste­mi di organi.

Queste particelle materiali sono unite tra loro in una meravigliosa organizzazione vivente; particelle che però (per le più svariate cause) possono scindersi le une dalle altre e provocare così la fine della organiz­zazione vivente e, quindi, la morte.

L'anima umana è invece di natura spirituale: ne è prova che essa può compiere attività spirituali delle quali il corpo è incapace: anzitutto l'anima spirituale è capace di conoscere il significato delle cose (intelligenza) e di volere o no, liberamente, ciò che ha conosciuto.

Inoltre, l'anima spirituale dona all'uomo la coscien­za di se stesso ("l'autocoscienza) e lo rende capace di ragionamento e di progresso.

Cose che le bestie, che non hanno un'anima spiri­tuale, non potranno mai compiere.

Così, ad esempio, un gatto vede, con gli occhi del corpo, le stesse righe di questo libro che vedo io. Ma mentre io, possedendo un'anima spirituale, ne com­prendo (ne "leggo dentro" =intelligenza) il significato, il gatto no.

Concludiamo dicendo che l'anima dell'uomo, es­sendo capace di attività spirituali è essa stessa una realtà spirituale.

Chiediamoci ancora: quali sono le cause della mor­te di un uomo?

Rispondiamo che sono due: una causa materiale ed una formale.

La causa materiale è costituita dal deterioramento della organizzazione materiale delle particelle del corpo fino alla loro scissione. Le malattie sono appun­to l'inizio di questa "rottura" dell'organismo corpora­le; e la morte ne è la conclusione. Questa causa è la stessa che determina la morte delle bestie.

La causa formale, ossia quella che costituisce la realtà della morte del corpo umano, è l'uscita da lui della propria anima spirituale. Si ha in tal modo la fine dell'unione sostanziale dell'anima col corpo umano, ossia la fine dell'uomo vivente.

Da quanto detto, risulta che alla morte dell'uomo, mentre il suo corpo si avvia alla completa dissoluzio­ne, la sua anima, proprio perché è spirituale, continua ad esistere per sempre: essa è immortale perché è spi­rituale.

La vita dell'uomo quindi non finisce con la morte del corpo, ma continua per sempre conservando la coscienza di essere la stessa persona che era in questa vita terrena. 

Parte terza

LA VERITA SU CIÒ CHE MI ATTENDE DOPO LA MORTE: «LA VITA ETERNA»

Come detto nella "Introduzione", alla domanda: «Che sarà di me dopo la morte?» nessun uomo, per intelligente che sia, può dare una risposta certa. E neppure la riunione di tutti i più grandi filosofi e scienzati che sono esistiti, che esistono e che esiste­ranno nel mondo (da Aristotele ad Einstein) può darci questa risposta: per il semplice motivo che nessuno di loro la sa.

Avevamo anche detto che, in conseguenza di ciò, non ci restava che ricorrere a Qualcuno che ne sa più di noi e che conosce con certezza assoluta qual è la nostra sorte dopo la morte.

E chi può essere Costui se non Chi ha fatto l'uomo e lo ha fatto mortale?

Sì, vogliamo proprio parlare di Dio, perché è Lui che ci ha creati secondo un suo progetto d'amore ed è Lui l'unico a sapere con certezza quel che ci atten­de dopo la morte. A Lui dobbiamo rivolgerci: Lui e Lui solo può dircelo!

Che Dio esista nessuna persona intelligente lo mette in dubbio. Come l'esistenza di un orologio ci dà la certezza che esiste un operaio che lo ha fatto, così l'esistenza dell'universo ci dà la certezza che esiste Dio che lo ha fatto.

Inoltre abbiamo la certezza che Dio ci ha parlato per mezzo di Gesù Cristo, perché solo Gesù Cristo - a differenza di tutti gli altri fondatori di religioni - ha dato la prova di parlare a nome di Dio compiendo i miracoli, ossia fatti che solo Dio può compiere.

Il miracolo più grande compiuto da Gesù è la sua stessa risurrezione dalla morte, ed è un fatto così certo che da esso nasce la fede in Gesù Figlio di Dio.

Tutti i suoi apostoli hanno sacrificato la vita per testimoniare la loro fede in Gesù risorto. Poi, per seco­li e secoli, milioni di Cristiani hanno preferito venire uccisi piuttosto che rinnegare la loro fede in Gesù. Anche oggi sono migliaia i cristiani che muoiono Martiri per testimoniare che Gesù è veramente risorto e che è Dio.

Chiediamoci allora: che cosa ci ha detto Gesù a riguardo della nostra morte?

Gesù ci ha detto che l'uomo muore una volta sola: «Dio ha stabilito che l'uomo muoia una sola volta» (Ebrei 9,27) e che dopo la morte non c'è più ritorno sulla terra (Sapienza 2,5). Non c'è quindi nessuna reincarnazione.

Chiediamoci ancora, cosa ci ha detto Gesù Cristo a riguardo di ciò che ci aspetta dopo la morte?

Gesù ci ha detto tre cose:

1 - Anzitutto ci ha detto che, dopo la morte del nostro corpo, la nostra anima continua a vivere e a vivere per sempre perché, essendo spirituale, è im­mortale.

2 - Poi ci ha detto che, immediatamente dopo la morte del corpo, la nostra anima si presenterà a Gesù per essere da Lui giudicata sul bene e sul male opera­to in questa vita terrena. Se sarà trovata amica di Dio (in Grazia di Dio) e già perfettamente purificata da tutte le colpe commesse in vita, l'anima entrerà subito nelle gioia eterna di Dio, in Paradiso.

Se invece, pur essendo trovata nello stato di amici­zia con Dio (in Grazia di Dio), non sarà ancora perfet­tamente purificata dai debiti contratti con le proprie colpe, l'anima entrerà in uno stato di purificazione che è il Purgatorio. E solo quando l'anima sarà perfetta­mente pura entrerà anch'essa in Paradiso.

Quando invece l'anima dovesse presentarsi al giu­dizio di Dio priva della sua amicizia (senza la sua Grazia) perché macchiata dal peccato mortale, da se stessa si allontanerà per sempre da Dio in uno stato di disperazione e di sofferenza eterna che si chiama Inferno.

Ma chiediamoci infine: qual è la sorte del nostro corpo dopo la morte?

Dio ci ha detto che il nostro corpo, dopo la morte, si dissolve: «È polvere e in polvere ritornerà» (Genesi 3,19).

Ma ci ha detto anche che, alla fine del mondo quan­do Gesù verrà sulla terra per giudicare pubblicamente l'umanità, risusciterà tutti i corpi unendoli alle loro anime e destinandoli, insieme all'anima, o alla Vita eterna (in Paradiso) o alla sofferenza eterna (all'Inferno).

E così, quello che la nostra intelligenza non sa dirci ce lo ha detto Dio.

Ed ora, sapendo come stanno le cose, sapendo con certezza assoluta che alla nostra morte entreremo nella vita eterna, come possiamo dimenticare le parole di Gesù che ci avverte: «Che serve all'uomo guadagnare anche tutto il mondo, se poi perde l'anima sua?» (Mat­teo 16,26).

Ma per salvare l'anima nostra è necessario vivere sempre in Grazia di Dio. Abbiamo detto "sempre" per­ché la morte può colpirci in ogni momento, «quando meno ce la aspettiamo» (Matteo 24,50) come ci av­verte Gesù.

È vero che Dio, nella Sua infinita misericordia, ci aiuterà nel momento della morte a chiederGli perdono dei nostri peccati, ma è altrettanto vero che noi dob­biamo fin d'ora chiederGli perdono e vivere da subito una vita veramente cristiana.

Un antico proverbio cristiano dice: "Come si vive così si muore". Viviamo dunque come vorremmo pre­sentarci a Dio nel momento della morte e la nostra Vita Eterna sarà un vita di infinita felicità in Paradiso.