REINCARNAZIONE O RISURREZIONE?
La verità sul nostro destino dopo la morte
Che
sarà di me dopo la morte?
È
questo il più grande interrogativo umano senza una risposta umana.
Vogliamo
dire: senza che la ragione umana possa darmi una risposta certa.
Perchè
di ipotesi se ne sono fatte parecchie e se ne possono fare tante altre. Ma le
"ipotesi", in un problema come questo, sono poco meno di una presa
in giro...
Teoricamente
le soluzioni potrebbero essere queste:
1
- Dopo la morte la mia anima (ossia il mio "io") cade nel nulla.
2
- Dopo la morte la mia anima non cade nel nulla, ma conserva la coscienza di
continuare ad esistere in una vita nuova ed eterna.
3
- Dopo la morte la mia anima si trasferisce in un nuovo corpo nel quale inizia
una nuova vita su questa terra. È questa l'ipotesi conosciuta come
"reincarnazione" (o "metemsomatosi") .
Come
detto sopra, le ipotesi di quel che ci aspetta dopo la morte potrebbero essere
molte di più: la fantasia umana non ha limiti. Ma è evidente che tutte le
ipotesi formulate dalla nostra ragione umana (comprese le tre sopra elencate)
hanno un limite comune: di essere cioé prive di certezza.
Ora
io non posso giocare la mia vita sulla incertezza del suo esito finale, come
se si trattasse di una giocata al lotto che posso vincere o perdere! Su questo
tema l'uomo ha bisogno di certezze assolute, certezze che però - come abbiamo
visto - la nostra ragione umana è incapace di dare.
Che
fare allora?
È
evidente che non ci resta che ricorrere a Qualcuno che ne sa più di noi e che
conosce con certezza assoluta qual è la nostra sorte dopo la morte.
E
chi può essere Costui se non Chi ha fatto l'uomo e lo ha fatto mortale?
Sì,
vogliamo proprio parlare di Dio, perché è Lui che ci ha creati secondo un suo
progetto d'amore ed è Lui l'unico a sapere con certezza quel che ci attende
dopo la morte. A Lui dobbiamo rivolgerci: Lui e Lui solo può dircelo!
Potrebbe
darsi che qualcuno, sentendo parlare di Dio, sia tentato di interrompere la
lettura.
No,
gli diciamo: abbia prima la bontà di rispondere a questa domanda: secondo
Lei, a chi dobbiamo rivolgerci per avere la risposta certa di ciò che ci
attende dopo la morte, di ciò che attende Lei e i suoi Cari dopo la morte?
Ce
lo dica, se lo sa, perché non è possibile vivere e morire in questa
incertezza, sia per noi che per le persone che amiamo.
Parte
prima
Ciò
premesso, passiamo ora in rassegna le "ipotesi umane" che abbiamo
sopra elencate per conoscere cosa affermano.
E
incominciamo dall'ultima.
La
teoria della "reincarnazione delle anime" afferma che l'anima
spirituale dell'uomo, una volta uscita dal proprio corpo a causa della morte,
passa - sia immediatamente, sia dopo qualche tempo - in un altro corpo, per
vivere in esso un'altra vita sulla terra. E ciò avverrebbe molte oppure anche
infinite volte.
Questa
dottrina, insegnata da alcune religioni orientali come l'Induismo e il Buddismo,
ha trovato nell'antichità sostenitori anche in Occidente, come in Pitagora e
poi in varie sette gnostiche non cristiane.
Ma
diciamo in breve cosa insegna la religione induista, perchè è da essa che
traggono ispirazione tutte le moderne ipotesi reincarnazioniste.
L'Induismo
ritiene che la vita dell'uomo sia un continuo passaggio dell'anima dalla vita
presente ad una vita terrena successiva per mezzo della sua "reincarnazione"
("Samsara') in un altro corpo.
La
serie delle reincarnazioni avrà termine solo quando l'anima, per la legge del
"Karma" (o "legge della ricompensa delle opere"), avrà
pareggiato, con il bene compiuto nelle vite successive, il male fatto nelle
precedenti: allora essa si troverà identificata con il "Brahman",
ossia con il tutto universale e impersonale nel quale l'anima sparisce
raggiungendo la "Liberazione" da ogni illusione di essere una
persona individuale distinta dal Brahman: è il "Nirvana".
Le
Vie (Toga) per purificarsi dal Karma e così giungere alla propria
identificazione con il "Brahman" sono soprattutto tre:
-
il "Karma-Yoga" che consiste nel compiere disinteressatamente il
proprio dovere.
-
il "Bhakti-Yoga" che consiste in una profondissima concentrazione in
adorazione del "Brahaman" universale ed impersonale.
-
lo "Jnana-Yoga" che consiste nel cercare di superare l'illusione di
credersi un "io" particolare, ripetendo continuamente a se stesso la
frase ("Mantra') «Tu sei Quello», «Tu sei Ciò», dove "Ciò"
è il "Brahman" universale e impersonale.
Conseguentemente
alla credenza nelle successive "reincarnazioni", l'Induismo accetta la
divisione della società in "Caste" ("Varna') o classi
religioso-sociali di diversa dignità, nelle quali ognuno si reincarna in base
al bene o al male compiuto nella vita precedente.
Le
quattro principali "Caste" sono quelle dei Sacerdoti ("Brahmani'),
dei Guerrieri ("Kskhatriya'), dei Commercianti ("Vaishhya') e dei
Lavoratori manuali ("Shudra'); ma ognua di esse è composta da numerose
"sotto-caste".
I
più demeritevoli si reincarneranno addirittura fuori di ogni casta: sono i
cosiddetti "Intoccabili" o "Paria", ai quali sono negati
persino alcuni diritti civili.
Quando
nel 1947 l'India acquistò l'indipendenza dagli Inglesi, il Mahatma Gandhi tentò
di sopprimere la categoria degli "Intoccabili", ma non vi riuscì.
In
Occidente la credenza reincarnazionista è esplosa in modo nuovo nel sec. XVIII,
diffusa sia dall'illuminismo, dal quale è accettata come dogma indiscutibile;
e dallo Spiritismo che afferma di averla ricevuta dalle anime dei trapassati.
Oggi
però sono le cosiddette "Nuove religioni", dalla Scientologia al New
Age, dalla Vita Universale agli Hare Krishna, che diffondono a piene mani la credenza
reincarnazionista tra le masse d'Europa e d'America, e non solo tra i loro
adepti ma anche in una vastissima cerchia di credenti di altre religioni,
cristiani compresi.
Rigidamente
anti-reincarnazionisti sono invece i Testimoni di Geova e i Mormoni.
Si
è così affermata anche in Italia una "mentalità reincarnazionista"
che, stando alla nota Inchiesta Europea sui Valori fatta nel 1981 e aggiornata
per l'Italia nel 1991 dal Prof. Franco Garelli, fa salire al 21/25% gli italiani
(anche cattolici!) che credono in qualche forma di reincarnazione (Franco
Garelli, Religione e Chiesa in Italia, Il Mulino, Bologna 1991).
Cifra
enorme, se si pensa che solo il 47% degli italiani, nella stessa inchiesta,
affermavano di credere nella sopravvivenza dell'anima dopo la morte!
Come
si è potuti giungere a un tale disastro?
Noi
pensiamo che a ciò non siano estranei due gravi errori commessi da noi
cattolici: l'abbandono - che si è protratto per tutti gli anni '6o, '7o e '8o -
di una catechesi chiara e precisa sulle verità della Fede (cfr. M. Astrua,
Contributo al rinnovamento della catechési in Italia, edizione fuori
commercio, 2003); e poi un insensato dialogo interreligioso che, di fatto, ha
insinuato nel popolo cristiano una pericolosa mentalità relativista per la
quale tutte le religioni sono buone.
Dal
poco fin qui detto (e da quanto si dirà in seguito) ognuno vede come la teoria
della reincarnazione sia diametralmente opposta all'insegnamento di Cristo; ma
da quanto diremo ora vedrà come essa è anche contraria alla retta ragione
umana.
In
primo luogo è da dire che la teoria "reincarnazionista" è priva di
ogni fondamento scientifico perché manca di ogni serio riscontro sperimentale.
Se
infatti tale teoria fosse vera, tutti gli uomini (ripetiamo: "tutti') che
vivono oggi sulla terra sarebbero spiriti reincarnati e, di conseguenza, tutti
dovrebbero ricordarsi le vite precedentemente vissute.
Invece
nessuno di noi ha tali ricordi, se si eccettuano i rarissimi casi addotti dai
reincarnazionisti (il "già visto') che però sono spiegati dagli psicologi
come prodotti della fantasia associativa o da turbe psichiche, come il delirio
interpretativo (cfr. Dott. Ermanno Pavesi in: Massimo Introvigne, La sfida della
Reincarnazione, Effedieffe-Cemur, Milano 1993).
In
particolare, se veramente un'anima si incarnasse in un nuovo corpo, dovrebbe
portare con sé tutte le cognizioni apprese nella precedente vita: le lingue che
parlava, le conoscenze filosofiche e storiche nelle quali fu maestro, le abilità
artistiche, di lavoro, ecc. Come mai invece tutti (ripetiamo "tutti') gli
uomini che nascono devono apprendere per la prima volta queste cose sui banchi
di scuola?
I
sostenitori della reincarnazione affermano che si danno dei casi in cui una
persona che non ha fatto studi letterari, come un bambino, parla correttamente
delle lingue oggi sconosciute, come il greco antico o l'aramaico, il che
proverebbe che la sua anima era precedentemente incarnata in un corpo vissuto in
un luogo dove si parlavano queste lingue.
Ma
simili fenomeni hanno ben altra spiegazione: essi infatti avvengono con
frequenza durante gli esorcismi su persone possedute dal demonio. Padre Gabriele
Amorth, il grande esorcista di Roma, afferma che il demonio parla spesso, con la
bocca degli indemoniati, in lingue sconosciute a questi ultimi. È la
possessione diabolica la vera causa del fenomeno, non la reincarnazone.
Infine
è da sapere che, come affermano i più seri medici psichiatri (cfr. Dott.
Ermanno Pavesi, op. citata pagg. 125-149), quasi tutti i "maestri" del
reincarnazionismo tentano di strappare ai loro pazienti i ricordi di una
supposta vita precedente con metodi psico-violenti come l'ipnosi regressiva
(che, se usata come terapia può contribuire alla guarigione da certe turbe
psichiche, ma se usata impropriamente può arrivare a suggestionare il
paziente secondo i suggerimenti dell'ipnotista), il sonnambulismo, lo
spiritismo e, finanche, l'uso di allucinogeni come l'LSD.
In
secondo luogo non si deve ignorare la fantasiosa varietà delle teorie
reincarnazioniste e le assurdità delle loro conseguenze.
In
seno al "reincamazionismo" si ritrovano varie correnti che per molti
aspetti si differenziano le une dalle altre.
Ad
esempio, in Oriente la reincarnazione è temuta come un castigo, mentre in
Occidente è vista come un fatto positivo che fa progredire l'umanità.
Alcune
correnti ammettono solo un numero limitato, altre indefinito di
reincarnazioni.
Alcune
correnti affermano che la reincarnazione delle anime avviene solo in nuovi corpi
umani, altri invece anche nelle bestie, negli insetti e nelle piante, e così
via.
Su
quali "prove scientifiche" si fondino tali differenti opinioni è
difficile capirlo; ma, tant'è - come abbiamo visto - neppure la stessa ipotesi
della reincarnazione può addurre una sola prova scientifica di essere vera.
Infine
vogliamo far notare al lettore l'assurdità e la ripugnanza delle conseguenze
che da tale ipotesi deriverebbero.
Eccone
alcune:
•
Ogni uomo attualmente esistente dovrebbe ammettere che il suo spirito, che
adesso si trova in un corpo umano (e per questo è lo spirito di un uomo), in
un'altra esistenza fu forse una pianta, un gatto, un cane, un maiale, una
mosca... Come negarlo una volta ammessa la dottrina della reincarnazione?
•
Ogni padre di famiglia potrebbe sospettare che il proprio figlio sia in realtà
un suo avo reincarnato; e ogni sposo potrebbe temere di aver sposato... la propria
madre, morta quando lui era bambino e poi reincarnata nel corpo di una donna;
•
Ma c'è di più: chi può assicurarmi che il mio gatto o il mio cane non siano
Einstein o Dante Alighieri? o che schiacciando quella fastidiosa mosca io non
abbia ucciso Mozart o Aristotele? o, peggio ancora, quando mi accingo a mangiare
una succulenta bistecca di vitello, chi può togliermi il dubbio che non stia
mangiando mio nonno? Non stiamo scherzando. Semmai lo scherzo vero è la
reincarnazione, supposta la quale nessuno potrà negare che simili mostruosità
siano conseguenze perfettamente logiche.
E
così non ci resta che una conclusione da trarre: che l'ipotesi
reincarnazionista è falsa.
È
una dei tanti frutti nati da idee e tradizioni storiche prive di ogni fondamento
scientifico ed anzi contrarie alla retta ragione umana.
Parte
seconda
Un'altra
ipotesi oggi assai diffusa sostiene che l'anima umana dopo la morte cade nel
nulla, sparisce, non c'è più; e che, di conseguenza, per l'uomo non può
esistere un'altra vita dopo la morte.
Molta
gente la pensa cosi perché non conosce cosa sia l'anima umana.
L'uomo
è una persona ragionevole composta di anima e di corpo uniti sostanzialmente
tra di loro. Il corpo è di natura materiale: è formato da particelle
materiali organizzate in cellule, organi e sistemi di organi.
Queste
particelle materiali sono unite tra loro in una meravigliosa organizzazione
vivente; particelle che però (per le più svariate cause) possono scindersi le
une dalle altre e provocare così la fine della organizzazione vivente e,
quindi, la morte.
L'anima
umana è invece di natura spirituale: ne è prova che essa può compiere attività
spirituali delle quali il corpo è incapace: anzitutto l'anima spirituale è
capace di conoscere il significato delle cose (intelligenza) e di volere o no,
liberamente, ciò che ha conosciuto.
Inoltre,
l'anima spirituale dona all'uomo la coscienza di se stesso
("l'autocoscienza) e lo rende capace di ragionamento e di progresso.
Cose
che le bestie, che non hanno un'anima spirituale, non potranno mai compiere.
Così,
ad esempio, un gatto vede, con gli occhi del corpo, le stesse righe di questo
libro che vedo io. Ma mentre io, possedendo un'anima spirituale, ne comprendo
(ne "leggo dentro" =intelligenza) il significato, il gatto no.
Concludiamo
dicendo che l'anima dell'uomo, essendo capace di attività spirituali è essa
stessa una realtà spirituale.
Chiediamoci
ancora: quali sono le cause della morte di un uomo?
Rispondiamo
che sono due: una causa materiale ed una formale.
La
causa materiale è costituita dal deterioramento della organizzazione materiale
delle particelle del corpo fino alla loro scissione. Le malattie sono appunto
l'inizio di questa "rottura" dell'organismo corporale; e la morte ne
è la conclusione. Questa causa è la stessa che determina la morte delle
bestie.
La
causa formale, ossia quella che costituisce la realtà della morte del corpo
umano, è l'uscita da lui della propria anima spirituale. Si ha in tal modo la
fine dell'unione sostanziale dell'anima col corpo umano, ossia la fine dell'uomo
vivente.
Da
quanto detto, risulta che alla morte dell'uomo, mentre il suo corpo si avvia
alla completa dissoluzione, la sua anima, proprio perché è spirituale,
continua ad esistere per sempre: essa è immortale perché è spirituale.
La
vita dell'uomo quindi non finisce con la morte del corpo, ma continua per sempre
conservando la coscienza di essere la stessa persona che era in questa vita
terrena.
Parte
terza
Come
detto nella "Introduzione", alla domanda: «Che sarà di me dopo la
morte?» nessun uomo, per intelligente che sia, può dare una risposta certa. E
neppure la riunione di tutti i più grandi filosofi e scienzati che sono
esistiti, che esistono e che esisteranno nel mondo (da Aristotele ad Einstein)
può darci questa risposta: per il semplice motivo che nessuno di loro la sa.
Avevamo
anche detto che, in conseguenza di ciò, non ci restava che ricorrere a Qualcuno
che ne sa più di noi e che conosce con certezza assoluta qual è la nostra
sorte dopo la morte.
E
chi può essere Costui se non Chi ha fatto l'uomo e lo ha fatto mortale?
Sì,
vogliamo proprio parlare di Dio, perché è Lui che ci ha creati secondo un suo
progetto d'amore ed è Lui l'unico a sapere con certezza quel che ci attende
dopo la morte. A Lui dobbiamo rivolgerci: Lui e Lui solo può dircelo!
Che
Dio esista nessuna persona intelligente lo mette in dubbio. Come l'esistenza di
un orologio ci dà la certezza che esiste un operaio che lo ha fatto, così
l'esistenza dell'universo ci dà la certezza che esiste Dio che lo ha fatto.
Inoltre
abbiamo la certezza che Dio ci ha parlato per mezzo di Gesù Cristo, perché
solo Gesù Cristo - a differenza di tutti gli altri fondatori di religioni - ha
dato la prova di parlare a nome di Dio compiendo i miracoli, ossia fatti che
solo Dio può compiere.
Il
miracolo più grande compiuto da Gesù è la sua stessa risurrezione dalla
morte, ed è un fatto così certo che da esso nasce la fede in Gesù Figlio di
Dio.
Tutti
i suoi apostoli hanno sacrificato la vita per testimoniare la loro fede in Gesù
risorto. Poi, per secoli e secoli, milioni di Cristiani hanno preferito venire
uccisi piuttosto che rinnegare la loro fede in Gesù. Anche oggi sono migliaia i
cristiani che muoiono Martiri per testimoniare che Gesù è veramente risorto e
che è Dio.
Chiediamoci
allora: che cosa ci ha detto Gesù a riguardo della nostra morte?
Gesù
ci ha detto che l'uomo muore una volta sola: «Dio ha stabilito che l'uomo muoia
una sola volta» (Ebrei 9,27) e che dopo la morte non c'è più ritorno sulla
terra (Sapienza 2,5). Non c'è quindi nessuna reincarnazione.
Chiediamoci
ancora, cosa ci ha detto Gesù Cristo a riguardo di ciò che ci aspetta dopo la
morte?
Gesù
ci ha detto tre cose:
1
- Anzitutto ci ha detto che, dopo la morte del nostro corpo, la nostra anima
continua a vivere e a vivere per sempre perché, essendo spirituale, è immortale.
2
- Poi ci ha detto che, immediatamente dopo la morte del corpo, la nostra anima
si presenterà a Gesù per essere da Lui giudicata sul bene e sul male operato
in questa vita terrena. Se sarà trovata amica di Dio (in Grazia di Dio) e già
perfettamente purificata da tutte le colpe commesse in vita, l'anima entrerà
subito nelle gioia eterna di Dio, in Paradiso.
Se
invece, pur essendo trovata nello stato di amicizia con Dio (in Grazia di
Dio), non sarà ancora perfettamente purificata dai debiti contratti con le
proprie colpe, l'anima entrerà in uno stato di purificazione che è il
Purgatorio. E solo quando l'anima sarà perfettamente pura entrerà anch'essa
in Paradiso.
Quando
invece l'anima dovesse presentarsi al giudizio di Dio priva della sua amicizia
(senza la sua Grazia) perché macchiata dal peccato mortale, da se stessa si
allontanerà per sempre da Dio in uno stato di disperazione e di sofferenza
eterna che si chiama Inferno.
Ma
chiediamoci infine: qual è la sorte del nostro corpo dopo la morte?
Dio
ci ha detto che il nostro corpo, dopo la morte, si dissolve: «È polvere e in
polvere ritornerà» (Genesi 3,19).
Ma
ci ha detto anche che, alla fine del mondo quando Gesù verrà sulla terra per
giudicare pubblicamente l'umanità, risusciterà tutti i corpi unendoli alle
loro anime e destinandoli, insieme all'anima, o alla Vita eterna (in Paradiso) o
alla sofferenza eterna (all'Inferno).
E
così, quello che la nostra intelligenza non sa dirci ce lo ha detto Dio.
Ed
ora, sapendo come stanno le cose, sapendo con certezza assoluta che alla nostra
morte entreremo nella vita eterna, come possiamo dimenticare le parole di Gesù
che ci avverte: «Che serve all'uomo guadagnare anche tutto il mondo, se poi
perde l'anima sua?» (Matteo 16,26).
Ma
per salvare l'anima nostra è necessario vivere sempre in Grazia di Dio. Abbiamo
detto "sempre" perché la morte può colpirci in ogni momento, «quando
meno ce la aspettiamo» (Matteo 24,50) come ci avverte Gesù.
È
vero che Dio, nella Sua infinita misericordia, ci aiuterà nel momento della
morte a chiederGli perdono dei nostri peccati, ma è altrettanto vero che noi
dobbiamo fin d'ora chiederGli perdono e vivere da subito una vita veramente
cristiana.
Un
antico proverbio cristiano dice: "Come si vive così si muore".
Viviamo dunque come vorremmo presentarci a Dio nel momento della morte e la
nostra Vita Eterna sarà un vita di infinita felicità in Paradiso.