RABBUNI’ GESU’ IL MAESTRO INTERIORE
PADRE
VIRGINIO CARLO BODEI C. D.
"A
me basta questo Dio appeso a quattro chiodi» (Paul
Claudel)
"Il
giorno in cui tu non brucerai più di amore per Cristo, molti moriranno dal
freddo" (Frangols Mauríac)
PER
ORDINAZIONI RIVOLGERSI A DON ENZO BONINSEGNA VIA POLESINE, 5 - 37134 VERONA TEL.:
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INTRODUZIONE
Che
Gesù sia stato Maestro, lo disse Lui stesso durante la cena pasquale, quando,
dopo aver lavato i piedi ai suoi discepoli, affermò: "Voi mi chiamate
maestro e signore, e dite bene perché lo sono." (Gv. 13, 13).
Del
resto, tutta la sua vita è stata un continuo insegnamento a tempo pieno,
passando per la Palestina, di villaggio in villaggio, preoccupato di far
giungere a tutti il suo annunzio.
Sempre
parlando ai suoi, disse anche: "Uno solo è il vostro maestro, il
Cristo" (Mt. 23, 10). Infatti il suo insegnamento avveniva a due livelli:
quello esteriore, insegnando a tutti per mezzo della parola, come fanno tutti i
maestri di questo mondo; ma poiché Lui non era di questo mondo, né era un
semplice uomo, ma era l'Uomo-Dio, perciò insegnava anche a livello interiore, là
dove Egli è sempre, e come creatore e come maestro; e vi è non per comunicare
delle verità singole e discontinue, come fanno tutti, ma vi è come la Verità
stessa, la quale vuol trascinare tutti a sé per rendere dentro di sé tutti
veri.
Quando
poi Gesù fu sul punto di lasciare questo mondo, allora lasciò ai suoi il
compito di insegnare a tutto il mondo come Lui aveva fatto, cioè a parole,
aggiungendo tuttavia che Lui sarebbe rimasto con loro sino alla fine del mondo,
per continuare dunque quel suo insegnamento a tutti sul piano interiore, là,
ripeto, dove Lui solo può essere presente e operante.
Questa
sua presenza poi, per la quale pervade universalmente tutti gli esseri come
origine e garanzia del loro essere stesso - poiché senza di essa nulla potrebbe
sussistere - è dichiarata da tutta la Sacra Scrittura: nell’Antico
Testamento, attraverso l’azione misteriosa della Sapienza, e nel Nuovo
Testamento, attraverso la presenza stessa del Verbo "per il quale tutto è
stato fatto e senza del quale nulla esiste di ciò che è stato fatto." (Cv.
1, 3).
E
poiché fra le altre operazioni di questa presenza della Sapienza e del Verbo
negli esseri, c é anche quella di ordinare tutte le cose ad un solo fine, ecco
che lo stesso scopo guiderà anche l’azione del Maestro interiore, di cui qui
si vuole parlare: riportare cioè l'uomo, e con lui il mondo intero, al suo
primitivo ordine, cioè all'ordine di quell’Amore che è lo stesso Dio.
Ciò
premesso, possiamo ora vedere, o intravedere, come e che cosa opera dentro di
noi questo nostro Maestro interiore.
Possiamo
immaginare un triplice piano di questo suo insegnamento: anzitutto un piano
superiore, o mistico: dove Egli opera attraverso le grazie mistiche, nei loro
diversi gradi e secondo le diverse necessità, sia in ordine alle anime, oggetto
di tali grazie, sia in ordine alla Chiesa, alla quale tali grazie sono sempre
destinate; poi un secondo piano, o piano della fede, dove Egli opera guidando,
orientando, illuminando e confortando le anime che vivono il loro ideale di fède;
infine un terzo piano, quello del quale solo intendono parlare queste pagine:
quel piano, cioè, dove Egli svolge il suo insegnamento servendosi
propriamente di tutte le innumerevoli manifestazioni spontanee di questa nostra
natura, quelle manifestazioni, cioè, delle quali l'uomo è del tutto inconsapevole
per il fatto che emergono da quel suo profondo dove egli non ha alcun controllo
diretto su se stesso; manifestazioni alla fine che, salva sempre la loro natura
di spontaneità per l'individuo interessato, possono essere provocate anche
dall'esterno: dal clima, dagli avvenimenti, da cause diverse, compresa una
effettiva volontarietà altrui.
Ora,
se pensiamo che l'uomo è composto di ben cinque forme di vita, vale a dire:
quella vegetativa e minerale, quella sensitiva, quella razionale e quella
spirituale; se poi pensiamo che ognuna di esse è più o meno in continua
attività spontanea, ecco che noi ci troviamo di fronte ad una somma di
manifestazioni davvero considerevole.
Ebbene,
di tutte queste ultime, cioè quelle spontanee, il nostro Maestro interiore
sarebbe il protagonista: di tutte, cioè, Egli si servirebbe per dispensarci un
suo prestigioso insegnamento. Purtroppo, noi uomini siamo abituati a considerare
tutto questo un prodotto della nostra natura, un puro fatto casuale; magari,
se tali manifestazioni sono gratifìcanti, ne prenderemo occasione per
esaltarci, quasi fossero frutto della nostra perspicacia; se invece fossero
negative, deprimenti, infauste, ci indurranno ad un nero pessimismo: perciò
cominceremo a prendercela con questa o quella circostanza, con questa o quella
persona; quando poi non ne scopriremo una causa da nessuna parte, allora ci
prenderà l’angoscia... donde lo spettro di fatture, di infestazioni
diaboliche... donde le psicosi e le situazioni più gravi e irreparabili, sia
per la nostra povera persona, sia per chi ci sta insieme...
Ma
perché, invece, non pensare che tutte quelle manifestazioni, siano positive o
negative, non sono altro che delle domande che vengono su dal fondo misterioso
di noi stessi... domande da parte di Uno che, solo, sa che cosa c'è
nell'uomo... che, solo, sa del disastro successo in ciascuno di noi dopo il
peccato dei nostri progenitori, e quel disastro volesse mostrarcelo, e volesse
mostrarcelo per invitarci a collaborare con Lui per una nostra ricostruzione a
nuovo.
Questo
discorso non dovrebbe risultare oscuro per un battezzato che sa, quindi, cosa ha
operato in lui il Santo Battesimo, cioè: come l’abbia reso un membro vivo
del Corpo stesso di Cristo e perciò tempio e dimora di Dio stesso, partecipe di
tutta la sua vita divina, con il dono non solo della Grazia santificante e delle
tre virtù teologali, ma della Grazia in Persona, che è tutta la SS. Trinità!
E
allora, se credi questo, o fratello battezzato, come potresti dubitare della
presenza in te del Maestro interiore? O come potresti pensare che Lui sia in te
senza far niente per te? Perché vuoi condannarti da te stesso a vivere solo, in
un corpo che non conosci e che potrebbe, ogni momento, giocarti dei brutti
scherzi, quando invece potresti affidarti ad una pace inabile, quella cioè di
sapere che dentro dite c'è Uno che ti ama e ti conosce perfettamente, che vuole
e può disporre di tutto il tuo, sia il dolce che l'amaro, come di un dono di
grazia, in vista del tuo vero bene, eterno e infinito?
Se dunque tutto ciò ti interessa, prova a seguire queste pagine come in un viaggio attraverso la tata vita vegetativa, sensitiva, razionale e spirituale, insieme con questo tuo Maestro interiore, per scoprire ciò che, forse, non hai mai saputo di te stesso.
l'autore
Verona,
18 ottobre 2002
San
Luca evangelista
La
nostra vita vegetativa è quella parte di noi che vive vegetando, alla maniera
delle piante. Di questa nostra parte noi non abbiamo un controllo se non
indiretto, in quanto, cioè, abbiamo il dovere di prestarle quel tanto di cibo e
di bevanda che le permetta di portare avanti quel suo processo vegetativo.
Tuttavia, essa è quella parte di noi che, insieme al conforto di tante nostre
gioie fisiche, ci offre anche, e forse con maggior generosità, lo sconforto di
tanti nostri dolori fisici.
Ed
è proprio qui che si inserisce, primariamente, l'attività didattica del nostro
Maestro interiore, proprio perché qui ci imbattiamo in una delle conseguenze più
evidenti del peccato originale.
Infatti
quell'astuto Serpente che - invidioso di quella divina felicità che vedeva
permeare, dentro e fuori, le belle membra dei nostri progenitori - si mosse per
tentarli, sapeva molto bene cosa intendeva quando disse alla donna: "Voi
sarete come Dio e conoscerete il bene e il male" (Gn 3, 5).
Sapeva
molto bene, infatti, che quelle sue parole erano una perfida menzogna con la
quale proponeva loro quella stessa tentazione, dalla quale lui stesso era stato
vinto, quando volle sostituirsi a Dio; sapeva dunque per esperienza che, come
non ci può esser che un Dio solo, così non ci può esser che una sola norma
che stabilisce ciò che è bene e ciò che è male, sapeva tutte queste cose,
eppure si riteneva certo che quella tentazione, dalla quale lui stesso era
stato vinto, avrebbe fatto crollare anche la donna e, con lei, anche l'uomo.
Difatti,
noi sappiamo che, dopo la disobbedienza, essi non solo non hanno potuto godere
di alcuna conoscenza del bene e del male, ma si sono trovati dentro la
drammatica esperienza di scoprirsi privati del loro bene e dominati dal male...
Per fortuna, in tanta obbrobriosa colpa, avevano l'attenuante di essere stati
ingannati; perciò la grave sentenza: 'Voi morirete!'; non ebbe effetto
immediato, così che Dio ebbe modo di organizzare il suo piano per recuperarli.
È
importante qui ricordare e comprendere bene il principio seguito da Dio per
realizzare quel suo piano: sia quello relativo a tutta l'opera della redenzione,
sia, quindi, anche quello relativo all'opera che poi continuerà in ciascuno di
noi il nostro Maestro interiore. È un principio che pervade un po' tutta la
Sacra Scrittura, e compare proprio qui, subito dopo il peccato originale, quando
Dio dice al serpente: `poiché tu hai fatto questo (cioè hai ingannato la
donna) io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua
stirpe: essa ti schiaccerà la testa. " (Gen. 3, 15).
Lo
stesso principio viene poi ripreso dalla liturgia: "Colui che ha vinto dal
legno (l'albero dell'Eden) sarà vinto dal legno (l'albero della Croce)".
Sarà pure importante ricordare come Gesù, dopo aver vinto sulla Croce il
Maligno e con lui tutti i mali, e aver insieme santificato per noi la Croce
stessa e tutte le sue possibili espressioni, ha poi voluto che noi pure fossimo
partecipi della sua vittoria, invitando tutti a seguirlo portando ciascuno la
propria croce.
Così,
obbedendo con Lui a Dio, con Lui saremo vincitori: conosceremo il bene e il
male e potremo anche cambiare il male in bene.
Eccoci
dunque alla scuola del nostro Maestro interiore, dentro la realtà della nostra
vita vegetativa.
Come
in una qualsiasi scuola avviene una lotta tra il sapere e il non sapere, per
giungere in fine ad una composizione, cioè ad un sapere che elimini sempre più
il non sapere, così anche a questa scuola avverrà una certa lotta tra quei
tanti dolori fisici e gli altrettanti diletti fisici che caratterizzano questa
nostra vita vegetativa.
Si
tratterà tuttavia di una lotta singolare: perché, se sul piano fisico il
dolore è vero male, e il diletto è vero bene, sul piano morale, invece, né
l'uno né l'altro è male, né l'uno né l'altro è bene: saranno ambedue un
bene se ambedue verranno accettati, dai discepoli di questa scuola, come un dono
di amore della divina volontà; in caso contrario, ambedue resteranno un male,
perché sul piano morale non ci può essere vero bene se non dentro l'ordine
dell'amore.
Ora,
in questa scuola del divino Maestro, sia il dolore che il diletto provengono
dalla volontà divina, e perciò sono un vero bene sia l'uno che l'altro.
Se
dunque il discepolo saprà accettare i diversi dolori fisici come un dono
dell'amore divino, quei dolori avranno ancora il sapore di una medicina amara
perché dovranno liberarlo dalla schiavitù dell'egoismo, ma, proprio per
questo, quando lui in seguito verrà a trovarsi dinanzi ai diletti fisici, non
si perderà più in essi egoisticamente, come per il passato, ma saprà
accettare anche quelli come un dono dell'amore divino.
Raggiunto
poi questo primo traguardo - dal quale appare chiaro che la croce serve anche
per trasformare in bene lo stesso vano piacere - il discepolo che andrà mano
mano accettando come dono dell'amore, ora i dolori e ora i diletti fisici,
vedrà contemporaneamente crescere la sua stessa capacità di amare, così da
avvertire ormai vicino lo stesso traguardo finale, cioè quella composizione
dove tutto, il diletto come il dolore, avrà il sapore di un unico bene:
dell'amore, appunto! Cioè di quella felicità che c'era prima del peccato e che
conseguiva tutta dal compimento della volontà paterna di Dio!
Così,
quel male con cui quell'astuto aveva avvelenato la nostra esistenza, nel disegno
di Dio è stato il mezzo per riconquistare quella felicità che lui ci aveva
rubato.
Ora,
questa impresa è, certamente, possibile per tutti. Bisognerà solo ricordare
alcune condizioni alle quali è già stato accennato; cioè: in primo luogo,
una fede sicura nel credere che c'è questo Maestro interiore e, quindi, che
è Lui e Lui solo che regola dentro di noi, cioè nella nostra vita vegetativa,
quel poco simpatico alternarsi di gioie e di dolori che a ciascuno è riservato;
in secondo luogo: una fede viva che ci faccia vedere nell'una e nell'altra cosa,
nient'altro che un dono del suo amore; in terzo luogo: che anche noi ci
sforziamo di rispondere all'amore con amore, ricordando le parole di Agostino:
"Colui che ama, o non fa alcuna fatica, o la fatica stessa viene amata.
".
Infine,
cercheremo anche di ragionare insieme al vecchio Giobbe: `Se abbiamo ricevuto
dalla mano di Dio i beni, perché non dovremo accettare anche i mali?".
Sarà
bene ricordare, in proposito, anche i santi, i quali non conoscevano altro bene
fuori della volontà di Dio; perciò tutto quello che accadeva loro era sempre
volere di Dio, e quindi sempre un bene. Naturalmente sono giunti a questa meta
seguendo la via che ci è stata insegnata dal nostro Maestro, e vi sono giunti
tanto bene che alcuni - come Santa Teresa di Gesù Bambino - si chiedevano
come avrebbero potuto abituarsi alla vita del Paradiso, dove non avrebbero avuto
più croci da portare.
La
grande Santa Teresa, poi, percorrendo la stessa via, avrà presto la felice
sorpresa di constatare che per lei le gioie e i dolori sono la stessa cosa, e
scriverà: `Attualmente mi sembra di non aver altro motivo per vivere fuorché
quello di soffrire e spesso dico con tutto il cuore: - Signore, o patire o
morire!:
Queste
non sono storie, questa è storia! Storia di tutti i santi, dei santi di tutti i
tempi, dei santi di oggi: e basterebbe pensare a Padre Pio da Pietrelcina che
ogni giorno soffriva la passione di Cristo!... Ci conviene fidarci!
"Che
la vita sia negli uomini, negli animali o nelle piante, é sempre la Vita; e
quando viene il minuto, il punto inafferrabile che chiamiamo morte, é sempre
Gesù che si ritira, sia da un albero che da un essere umano."
(Leon Bloy)
2
LA
NOSTRA VITA SENSITIVA E IL NOSTRO MAESTRO INTERIORE
Come
per la vita vegetativa noi siamo simili alle piante, così per la nostra vita
sensitiva siamo simili agli animali; e come per la prima noi facciamo esperienza
del nostro bene e del nostro male fisico, così nella seconda potremo far
esperienza del nostro bene e del nostro male morale.
Infatti,
la nostra vita sensitiva è come il campo dove nascono, crescono e agiscono le
nostre passioni, le quali per se stesse sono un bene, ma per colpa nostra,
potrebbero diventare un male. Avvertiamo, dunque, che qui ci troviamo di
fronte ad una seconda e assai più grave conseguenza del peccato originale;
perciò sarà più che mai necessaria la presenza del Maestro interiore.
Tuttavia,
prima di entrare direttamente nell'argomento, è necessario far chiarezza circa
un paio di errori assai diffusi. Il primo: quello di confondere la tentazione
con il peccato. Ci sono infatti molte anime che, non appena si sentono
assalite da certe tentazioni che possono turbare alquanto la loro serenità
interiore, subito pensano di essere colpevoli di colpe gravi e come tali corrono
a confessarsi; altre pensano addirittura ad infestazioni diaboliche, etc...
Tutto ciò costituisce un grave errore, perché il peccato è sempre opera
non di ciò che si sente, ma di ciò che si vuole con volontà consapevole e
libera.
Riguardo
poi a Satana, bisogna sapere che non può niente contro di noi, se non in quella
misura che gli è consentita da Dio; del resto, egli è sempre un cane legato:
può abbaiare, certo, ma non mordere se non chi volutamente gli si avvicina.
Un
secondo errore: credere che la tentazione sia un male in se stessa, mentre essa
è un vero bene. Anche le mamme tentano i loro bambini quando, dopo averli a
lungo sostenuti nei loro primi passi, alla fine li tentano, cioè provano a
lasciarli soli.
Anche
il maestro, dopo aver spiegato bene la lezione, tenta i suoi discepoli
impegnandoli in un compito con le opportune difficoltà.
Soprattutto,
Dio stesso tenta, come dimostra tutta la Sacra Scrittura! Basta qui ricordare
Sir 2, 1 - 34, 2: `Figlio, quando vuoi presentarti a Dio, preparati alla
tentazione. Chi non è tentato, cosa può mai sapere? Non può sapere nemmeno
chi lui sia".
Ecco:
chi non è tentato, è uno che non conosce se stesso. È con questo
avvertimento che possiamo entrare nel vivo del nostro argomento.
Se,
infatti, colui che non è tentato è uno che non conosce se stesso, ciò vuol
dire che lui vive credendo di essere ciò che in realtà non è: cioè vive
presumendo di sé, vive di superbia, intendendo per superbia sia quella che
esalta e si esprime anche attraverso i vizi capitali della lussuria, dell'ira e
della gola, sia quella che deprime, e si esprime anche attraverso gli altri
vizi dell'avarizia, dell'invidia e dell'accidia.
Nel
caso poi di uno che non solo non sia tentato, ma non sopporti di esserlo perché
ritiene la tentazione una diavoleria, allora, oltre che di superbia, vivrà di
impostura, la quale è la più nera menzogna, cioè il segno più evidente del
graffio velenoso di Satana nel peccato originale, e spiega poi anche
l'avversione alla tentazione.
Entrando
ora nella scuola del nostro Maestro interiore, avvertiamo anzitutto la difficoltà
che egli potrà trovare riguardo ai discepoli che non capiscono la tentazione:
sappiamo infatti che la tattica del suo insegnamento consiste nel guarire le
ferite causate in noi dal peccato originale proprio servendosi di quelle
ferite, cioè mostrandocele per mezzo della tentazione; ma se noi quella
tentazione non la vorremo? Perciò la necessità di entrare nella sua scuola, armati
non solo di una sicura fede nella sua presenza in noi e nel dono di amore che è
il suo insegnamento, ma armati altresì di un vero coraggio e di una vera voglia
di conoscere la nostra verità, quale Lui vorrà farcela vedere e sentire
attraverso la tentazione, comunque sia.
Ecco:
Lui è li, dentro di noi, nel profondo di noi stessi, e vuole anzitutto
rassicurarci, dicendo, come nel libro dell'Imitazione di Cristo: "Io sono
solito visitare i miei amici in due modi: con la tentazione e con la consolazione.".
Egli è li, e ha davanti a sé tutto il panorama delle nostre miserie dalle
quali vuol guarirci. Dispone anche di una macchina fotografica impareggiabile:
ci si offre per un servizio gratuito: scatterà di qua e di là, e poi,
attraverso la tentazione, ci manderà su i risultati... perché noi abbiamo a
vedere e a sentire cosa siamo... e vedendo e sentendo cosa siamo, abbiamo a
provare una salutare vergogna e rimorso... Vergogna e rimorso che non devono
risolversi in forme di avvilimento, ma in una coraggiosa accettazione della
nostra verità... e la verità accettata si farà subito libertà di figli,
donde il desiderio del perdono, la voglia di umiltà e di ringraziamento.
È
vero che la nostra fede ci dice quale sia la nostra verità in due sole parole:
l'uomo è niente e peccato; tuttavia, perché tale verità venga recepita e
poi vissuta da ciascuno di noi, sarà necessario che il nostro Maestro interiore
si affatichi, e non poco, a farci vedere e sentire, attraverso le più ripugnanti
tentazioni, gli aspetti almeno più comuni di questo nostro essere niente e
peccato; perciò tutte le nostre connivenze con i sette vizi capitali, tutte
le nostre viltà nella pratica delle diverse virtù, tutte le nostre
indifferenze e reticenze nel riguardo dei comandamenti, etc...
Bisognerà,
dunque, aver costanza, e soprattutto una fede sicura circa la presenza in noi
del nostro Maestro interiore e circa il vero, grande amore che Lo porta a
prestarci quel servizio in vista della nostra liberazione dalla falsità che sta
al fondo di noi.
Non
dimentichiamo che tutti i santi hanno fatto questo cammino, e lo hanno fatto
tanto più in fretta quanto prima hanno saputo avvertire il dono della verità e
libertà che ne veniva loro; alcuni, addirittura, hanno fatto urgenza al Signore
perché mostrasse loro, in un'unica sequenza, tutta la storia delle loro
nefandezze; ma, non appena il Signore provò a sollevare il coperchio di quel
loro pozzo di nefandezze, subito, sorpresi da una sconvolgente tentazione di
disperazione, hanno gridato al Signore che chiudesse. Comunque, i loro esempi
ci sono di gran conforto in questa ricerca della nostra verità sulla via
scomoda della tentazione.
Pensiamo,
ad esempio, a Santa Caterina da Siena, la quale, durante i due giorni di pieno
carnevale della sua città, mentre tutti quelli di casa sua erano usciti per
godersi il divertimento, volle restare sola in casa, e il Signore ne approfittò
per provarla con una spaventosa tentazione: la privò anzitutto della sua dolce
presenza, e la lasciò poi, sola, in balìa. delle più violente tentazioni di
sensualità.
Ella,
che aveva diciotto anni, con tutta la forza della sua giovinezza, lottò come
poté per superare quella prova. Alla fine dei due giorni, il Signore le
apparve, ed ella si lamentò perché l'aveva lasciata così sola, e Lui le
disse: `Ti sono rimasto sempre vicino!".
Possiamo
pensare anche a San Luigi Gonzaga, il quale, ancora ragazzetto, tentato di
alcune birichinate della sua età, ignaro ancora della presenza del Maestro
interiore, fu vinto dalla tentazione e cedette alle sue furberie. Tuttavia, dopo
la colpa, sorpreso del male che aveva fatto, e più ancora della tentazione che
l'aveva ingannato, subito, a quella sua età, si impose una severa vita di
mortificazioni e penitenze che poi gli fu sempre compagna.
Tuttavia,
questo caso di San Luigi Gonzaga ci avverte che la tentazione, oltre che
risolversi nel senso finora considerato, può risolversi anche in tutt'altro
modo e cioè con il peccato.
Ora,
questo può avvenire quando uno si imbatte in essa, ignorando del tutto la realtà
del Maestro interiore, oppure totalmente dimentico di essa; allora, infatti, la
tentazione, non essendo voluta se non forse indirettamente dal divino Maestro,
è conseguenza o di una istigazione del Maligno, assecondata da colui che la
soffre, o di una sua personale cattiva inclinazione; porta dunque già in se
stessa la forza verso il peccato.
Ma
anche davanti a questa triste conclusione, il Maestro interiore non si renderà
estraneo; infatti, se a quel peccato seguirà il pentimento, ciò sarà il segno
della sua presenza; da quel pentimento infatti Egli, il divino Maestro, saprà
ricavare per quell'anima non solo una nuova esperienza e conoscenza di un Dio
Padre che perdona, ma insieme, una nuova esperienza e conoscenza di se stessa
come di una povera creatura di peccato: molto di più, dunque, di quello che
avrebbe ricavato da una semplice tentazione al peccato.
Sappiamo
infatti dalla storia della santità, che diversi santi, e non dei minori, Egli
li ha potuti avere per sé solo dopo una loro lunga e penosa esperienza di
peccato.
Quindi
anche il peccato, che è il capolavoro del demonio, nelle mani del Maestro
interiore può diventare lo strumento della vittoria sul demonio; come la stessa
nostra morte, che può esser considerata il trionfo del demonio, se guidata
dalla stessa mano, può rivelarsi - come dice Osea (14, 13) - come la morte
della Morte: cioè di tutto il progetto di Satana.
Alla
fine non possiamo dimenticare che l'azione del Maestro interiore, riguardo
alla nostra vita sensitiva, non si limita al settore delle passioni, con tutte
le loro implicazioni morali, ma si estende anche in alcune altre forme di vita
che appartengono pure al mondo della sensibilità, anche se sembrano travalicare
in quello della psicologia, e sono: la vita emotiva, la vita psicosomatica e
altre simili. Queste forme di vita, sul piano del comportamento, possono determinare
spesso disturbi assai gravi, per rimediare ai quali non si teme di affrontare
spese ingenti, sia in visite specialistiche, sia in cure interminabili a base
di psicofarmaci. Ma questi disturbi, forse, non fanno parte anch'essi di quei
tanti movimenti naturali e spontanei dei quali è interessato il nostro
Maestro interiore?
Dunque,
dovremo anche qui guardare a Lui, ricordando che gli stessi psichiatri, quando
sono uomini di fede, nel caso che lo stesso cliente che va da loro per i detti
disturbi sia pure lui un credente, non mancano di dirgli: `Lei è fortunato
perché ha fede la fede, infatti, potrà aiutarla a guarire più di tutti i
rimedi che io potrò darle.': Infatti, fra i tanti disturbi che quelle forme di
vita causano, ce n'è uno che è, poi, la causa di tutti, cioè: colui che ne è
colpito, da quei disturbi, presto prova l'impressione di essere diventato un
diverso, un isolato socialmente, quasi un fastidio per tutti.
Ora,
in simili frangenti, qual cosa potrebbe costituire per lui un pronto, efficace
rimedio, quanto quello di poter subito guardare dentro di sé e incontrare,
proprio li dentro, un volto, un volto amico, un volto divino che lo assicura del
suo amore e della sua comprensione, e che tutto ciò che gli sta succedendo, sia
dentro che fuori, è tutto disposto proprio da Lui, per il suo bene e anche
per il bene di quanti lui conosce?
Tutto
ciò non sarà ancora la guarigione da quel disturbo, ma gli procurerà un modo
nuovo di vederlo, per cui esso non sarà più una minaccia, ma una via; una via
in salita, sì, ma perciò un'occasione, anzi, un invito a salire più alto!
Questi sono i miracoli del Maestro interiore.
"Gesù
Cristo è venuto ad accecare coloro che vedono bene e a date la vista ai
ciechi" (Blaise
Pascal)
3
LA
NOSTRA VITA RAZIONALE E IL NOSTRO MAESTRO INTERIORE
Per
la vita vegetativa e quella sensitiva, noi, come abbiamo visto, siamo simili
alle piante e agli animali; invece per la vita razionale noi ci troviamo più
vicini agli angeli e alle creature spirituali.
Per l'esercizio di questa vita razionale noi disponiamo della memoria, dell'intelligenza e della volontà: tre facoltà di altissimo valore e che sembra facciano di noi quasi delle trinità, anche se in formato ridotto; al tempo stesso, esse - secondo il noto principio filosofico: "niente è nell'intelletto che non sia stato prima nel senso" - sono condizionate dalle due forme di vita inferiore alla razionale, cioè dalla vita vegetativa e dalla vita sensitiva.
Ora,
per poter seguire bene la linea dell'insegnamento del Maestro interiore in
questo settore della vita razionale, dovremo considerare le tre suddette
facoltà, una alla volta, precisandone anzitutto il loro oggetto specifico;
quindi: i ricordi e le speranze, come oggetto della memoria; la verità e i
pensieri, come oggetto dell'intelletto; gli affetti e i sentimenti come
oggetto della volontà.
Se
poi volessimo precisarne anche la meta, verso la quale esse puntano
nell'esercizio dei rispettivi oggetti, dovremmo dire che esse - pur dipendendo
dalle forme di vita inferiori alla razionale, cioè dalla vegetativa e dalla
sensitiva - tuttavia, perché spirituali, guardano avanti verso l'infinito,
cadendo spesso nella illusione di poterlo, da se stesse, perseguire: l'infinito
cioè delle speranze, l'infinito delle verità e l'infinito degli affetti,
ignorando, o volendo ignorare, che in realtà c'è una sola Speranza infinita,
una sola Verità infinita e un solo Amore infinito.
Una
enorme illusione, effetto del peccato originale! Questa tentazione
dell'infinito era chiaramente espressa nelle parole del Tentatore: `Sarete
simili a Dio" . Donde, la tattica del Maestro interiore: gettare a terra le
torri di babele! Egli, infatti, si insinuerà in mezzo a tutti quei progetti
illusori, e nel momento più opportuno, provvidenzialmente, richiamerà alla
realtà, certo attraverso le inevitabili delusioni, facendo rovinare nel nulla
quella speranza così promettente... quella conquista di pensiero così
risolutiva... quell'affetto così fatale... Se poi tali richiami non saranno
capiti, e si vorrà proseguire ostinatamente ad ingannarsi, alla fine non si
potrà evitare il baratro.
San
Giovanni della Croce dice che la `memoria, insieme con la fantasia, forma come
un archivio per l'intelletto" In essa, infatti, si andranno depositando,
mano mano, le varie sensazioni della vita vegetativa e sensitiva e, in seguito,
le varie elaborazioni dell'intelletto e le varie esperienze della volontà e
della vita affettiva; si formerà, quindi, un prezioso deposito di cari
ricordi, da cui andrà poi sviluppandosi un altrettanto prezioso deposito di
belle speranze che permetterà alla vita di guardare avanti, verso un avvenire
che potrà apparire senza un termine, semplicemente perché quel termine non lo
farà vedere.
Ed
ecco quindi il pericolo: ecco che, proprio a questo punto, questo meraviglioso
dono della memoria potrebbe tradire l'uomo, attirandolo nella vischiosa rete
della illusione, se il buon Maestro interiore, che sempre e su tutti sta vigilando,
non intervenisse e non operasse.
Ma,
al momento opportuno, il Maestro interviene e opera per la salvezza di questo
o di quel pericolante. Infatti, ecco che, improvvisamente, ad uno rende
estremamente amaro quel tal suo ricordo che, tra tutti lo deliziava, mentre lo
stava strascinando verso l'inganno; all'altro, gli strappa proprio davanti
agli occhi quella tale speranza, sulla quale stava orientando tutto il suo
avvenire e la sua stessa vita...
Possiamo
immaginare da parte degli interessati le reazioni dolorose più diverse; ma se
tali reazioni non si risolveranno in quella mentalità comune che ritiene tali
intime esperienze un puro e semplice caso, o che, peggio, sa risolvere tutto nel
sospetto velenoso contro questa o quella circostanza, o contro questa o quella
persona, con la conseguenza di amareggiarsi la vita contro questa o contro
quella, e, alla fine, contro se stessa; se invece di tutto questo si avrà la
pazienza di saper aspettare per riuscire a calmarsi e a riflettere, ecco che
nella loro mente il pensiero del Maestro interiore si farà sempre più strada
fra tutti gli altri e allora, ecco la scoperta della salvezza: salvezza che sarà
anzitutto scoperta del baratro e inganno fatale in cui l'uno e l'altro stavano
per scivolare; salvezza poi, e soprattutto, che sarà scoperta, contro
l'inganno di tanti loro vani ricordi e di tante vane speranze, di quell'unico
Ricordo e di quell'unica Speranza che non possono ingannare, né venir meno
perché esterni, così che agganciando ad essi la vita, insieme con essi
potranno salvare anche tutti i loro ricordi e tutte le loro speranze.
Il
divino Maestro, oltre a questi interventi per la via interna, interviene
anche, e ancor di più, per la via esterna, parlando cioè alle anime che stanno
per cadere nell'inganno delle vanità, attraverso quei tanti segni che la realtà
stessa della vita comune sa proporre, come sono: un avvenimento tragico,
un'amicizia tradita, una situazione di crisi, un avviso funebre, un semplice
tocco di campana a morto, etc...
E
quante anime, soprattutto quante personalità ricche e promettenti, se avessero
creduto a questo Maestro interiore, avrebbero potuto salvarsi dalla tentazione
di sacrificare la loro intelligenza agli idoli del male, e così impiegarla per
il bene proprio ed altrui.
E
qui si può pensare al povero e caro Giacomo Leopardi, il quale, ancor poco più
che adolescente, dopo aver composto e poi anche recitato in pubblico un
edificantissimo discorso sulla Passione e Morte del Signore, non tanto tempo
dopo, cadrà nell'inganno delle sue vane speranze: quell'inganno che egli
stesso, più tardi, riconoscerà in una sua nota canzone: "O speranze!
Speranze, ameni inganni... "; ma anziché vedere in quell'inganno il
richiamo del divino Maestro, ne farà motivo per maledire un po' tutto e tutti.
Delle
tre facoltà questa potrebbe essere ritenuta la più importante, come può
sembrare il più importante l'oggetto proprio di questa facoltà, cioè: la
verità.
Ma
la verità - avverte Pascal - quando è ricercata per se stessa, senza alcun
rapporto con la carità, diventa un idolo.
Donde
segue che la verità fatta idolo, è proprio il contrario della verità
stessa: l'idolo, infatti, non è che il contrario della Divinità, la quale sola
è la Verità; perciò, la verità fatta idolo non è che l'errore stesso, e
siccome l'idolo esige l'adorazione da chi l'ha scoperto, ecco che il ricercatore
della verità, senza la carità, si condanna a divenire un ostinato adoratore
dell'errore, cioè di quella sua pseudo-verità anche quando apertamente gli si
presentasse o manifestasse come errore.
C'è
qui la storia del pensiero cosiddetto moderno, cioè del pensiero umano, da
quando si distaccò dalla Rivelazione e presunse di ritenere come propri i
valori del Cristianesimo; ma proseguendo poi così solo la sua strada, quei
valori non fece che perderseli dietro uno dopo l'altro, raggiungendo quindi
quel suo tal pensiero che ora si chiama postmoderno, dove sembra orgoglioso di
poter proclamare la grande scoperta del pensiero debole, per il quale la verità
non esiste solo per il fatto che non esiste niente; ecco, infatti, cosa dice
uno di loro con aria di sfida: "Io ho fondato la mia causa sul
nulla!"; cioè ho scoperto il mio dio e lo adoro!
Qui
siamo proprio alla radice del peccato originale, anzi, siamo all'esperienza
stessa di Lucifero, del quale la storia umana può enumerare discepoli lungo
tutto il suo corso.
Ma,
cosa potrà fare con loro il nostro Maestro interiore? Eppure al termine di
questo loro miserabile viaggio, dopo aver ragionato sempre inutilmente, per il
fatto che sono giunti a scoprire essi stessi l'inutilità del loro ragionare,
forse non si accorgeranno ancora di Lui?...
Comunque,
al di là di questo caso davvero difficile, Egli, il nostro Maestro, lungo tutto
il percorso del cammino dell'umano intelletto, ha posto, come tanti richiami, i
suoi insegnamenti.
Avviene
infatti a chiunque è alla ricerca di una verità che, dopo aver camminato a
lungo in quella direzione, quando gli pare ormai di trovarsi in vista del
traguardo, ecco che, proprio allora, all'improvviso, quella strada che gli era
sempre parsa lunga, ora gli appare non solo più lunga, ma addirittura
infinita...
Altra
volta può avvenire che, dopo un lungo vagare da una verità all'altra, ecco che
gli par di scoprire, come in una specie di gioco, che da una verità appena
considerata ne nascano altre dieci, da quelle dieci, altre cento, da queste
altre e altre ancora.
Allora
si domanda: la verità si troverà andando avanti o tornando indietro?
Altra
volta, dopo un logoramento dell'intelletto dietro una ricerca teorica della
verità, dalla sua stessa coscienza, ecco una voce, quasi un rimprovero: 'E
quella verità che sei tu? La verità di te stesso? Chi sei tu? Sei vero, tu? In
ciò che sei, che fai, che pensi?':
Il
Maestro interiore è sempre attento a richiamare l'uomo dal pensiero teorico che
inclina a fare della verità un idolo, al pensiero concreto sopra se stesso, cioè
a quella conoscenza di sé che consiste nella scoperta della propria verità,
che è la condizione per entrare nel mistero della carità, in cui ogni verità
trova il suo compimento, come aveva insegnato, ancor prima di Pascal, San
Paolo in quella sua nota sentenza: 'La scienza gonfia, la carità edifica.
" (1 Cor 8, 2)
In
questo contesto, ecco un'altra serie di segni da parte del Maestro interiore,
una serie che poi si riduce ad un solo caso, anche se sempre diverso a seconda
degli individui cui interessa, cioè il caso delle crisi spirituali. A proposito
di queste bisogna dire che esse costituiscono un fatto sempre presente,
soprattutto in un mondo di individui battezzati, provvisti cioè di tutto
l'apparato della vita soprannaturale; infatti non è possibile che questa vita
passi anche un giorno solo senza che si manifesti, se non in una crisi
propriamente, almeno in un semplice richiamo, o da parte di se stessa, o da
parte del Maestro che la abita.
Col
passare del tempo, questi richiami o troveranno una risposta, e allora la vita
avrà il suo sviluppo, oppure verranno soffocati dalla tentazione dell'albero
proibito, come capita di preferenza agli intellettuali.
Passeranno
così gli anni, e anche il Maestro interiore verrà dimenticato. Lui, però,
non lascerà il suo posto e starà in attesa di un'ora... e quando questa
scoccherà, non mancherà al suo compito, e allora ci sarà davvero la crisi, e
una crisi che potrà presto farsi dramma, dove Dio potrà apparire come un
nemico che perseguita, quale appariva al santo Giobbe quando diceva: `Perché mi
hai porto come tuo bersaglio?'; oppure come un oscuro tormento che opprime
dentro, quale lo sentiva l'Innominato: "Dio, Dio... dov'è questo Dio?';
e allora toccherà al buon Federico presentarlo: 'Voi me lo domandate? E chi
più di voi l'ha vicino? Non ve lo sentite nel cuore, che v’opprime... e nello
stesso tempo vi attira?".
Il
Maestro interiore, dunque, non è una realtà da relegare facilmente nel mondo
dei casi: conoscerla o non conoscerla può significare o un incontro di
salvezza, o un'orrenda notte dove venir travolti nella più nera disperazione.
Se
pensiamo che in essa sta il principio della nostra libertà, non dovremmo più
avere dubbi per ritenerla la prima delle nostre facoltà razionali.
Tuttavia,
la libertà è capacità di scelta, e di scelta anzitutto tra il bene e il
male; e qui, subito, le cose si complicano: ci avverte infatti San Paolo:
"Io, sì, voglio il bene, ma poi faccio il male che non voglio" (cfr.
Rm 7, 21-25).
Ci
troviamo ancora, dunque, davanti ad una tragica conseguenza del peccato
originale, per mezzo del quale noi, secondo l'istigazione del Bugiardo,
avremmo potuto conoscere il bene e il male, cioè avremmo potuto avere in mano
la chiave per decidere noi ciò che è bene e ciò che è male; invece, ecco
che ci troviamo precipitati in due orrendi abissi, perché: in quanto al
conoscere, avendo rifiutato Dio Unica Verità, ecco che ci troviamo immersi in
quel male che è la menzogna della mente, non potendo più pascerla che di
pseudo-verità; e in quanto al bene e al male, avendo rifiutato Dio Unico
Bene, ecco che ci troviamo condannati a quel male ancor peggiore che è la
menzogna del cuore, non potendo più pascerlo che di beni falsi e vani.
Dovendoci
ora fermare a quest'ultimo, cioè al bene e al male, in quanto costituisce
l'oggetto specifico della nostra volontà, osserviamo anzitutto come viene
considerato dagli uomini, in genere, quel gran bene che è l'amore.
Noi
italiani, per esempio, per dire questa parola: "amore", preferiamo
usare due parole: "voler bene". Sarà certamente una bella
perifrasi, ma se in essa non ci fosse, neppure indirettamente, un riferimento
a Dio, nasconderebbe in sé il veleno della menzogna, la menzogna di un amore
che ingannerà presto sia colui che pensa di averlo, sia colui al quale viene
offerto.
Infatti,
circa la prima parola: "voler", la volontà umana può, sì, a suo
modo, "volere"; ma circa la seconda: "bene", nessun uomo che
ragioni potrà mai attribuirsene l'iniziativa...
Se
pensiamo che Gesù stesso, a un tale che lo aveva chiamato: `Maestro buono';
ribatté prontamente: `perché mi dici buono? Uno solo è buono: Dio.'; allora
potremo capire anche il pericolo di usare alla leggera quella bella perifrasi.
Come
poi possa un uomo, che è lui stesso all'oscuro del suo vero bene, presumere di
possedere, proprio lui, il vero bene di un altro, così da offrirglielo e magari
fargliene un obbligo... ecco, anche questo è un altro dei tanti misteri della
vita umana.
Come
dunque solo partendo da Dio Verità l'uomo potrà liberarsi dalla menzogna della
mente, per poi spaziare nell'infinito della verità, così partendo da Dio Amore
potrà liberarsi dalla spaventosa menzogna del cuore, per spaziare liberamente
nell'infinito dell'amore.
Questa
considerazione ci porta dentro nel vivo dell'opera del Maestro interiore, il
quale, anche in questo settore della nostra volontà, continua la sua tattica di
sempre: guarire cioè le ferite del peccato originale, adoperando come rimedio
la ferita stessa.
Perciò
è la menzogna del cuore il punto in cui si concentra il suo lavoro.
Ora,
la menzogna del cuore, in quanto è presenza in noi del peccato originale, può
influenzare di sé sia ciò che la nostra volontà vuol fare, sia anche ciò che
la nostra volontà dovrebbe accettare o sopportare.
Esaminiamo
anzitutto ciò che l'uomo vuol fare: o singolarmente, o in coppia, come nel
matrimonio, o in società. Se in tutte queste sue azioni egli non ha alcuna
preoccupazione di lasciarsi guidare o illuminare dal Vero Amore, cioè dall'Amore
di Dio, ma gli pare di regolarsi bene da solo, con le sue intenzioni ispirate
dal suo interesse individuale, o comunque da un suo amore puramente umano,
tutto questo, vale a dire, tutte queste sue opere, per quanto belle, importanti
e anche benefiche umanamente parlando, tutte portano il marchio della menzogna
del cuore, sono tutte, quindi, come quella casa fondata sulla sabbia di cui ci
parla il Vangelo, e sono destinate, presto o tardi, al fallimento.
Cosa
potrà fare qui il Maestro interiore? Una menzogna scoperta sarebbe una menzogna
vinta. Ma Lui non ha fretta: sa che la menzogna ha già in se stessa il suo
castigo, sa che il rimedio verrà.
Tuttavia,
in attesa di quello, non mancherà di lavorare sia dentro le coscienze, sia poi
anche fuori, servendosi di quei segni tangibili degli imprevisti e delle
difficoltà che accompagnano ogni impresa umana, al fine che, quando verrà il
rimedio, cioè l'ora del fallimento, questo possa servire almeno per un
ravvedimento, se non per una conversione vera.
Possiamo
pensare qui ai tanti matrimoni falliti.
Ci
sono forse state altrettante conversioni o almeno ravvedimenti?
Ma
ciò che qui impressiona è anche un altro fatto: colui o colei che era stata la
vera causa del fallimento, ecco che trova subito la soluzione al fatto, poiché
ha già pronta l'altra parte, con la quale proseguire la menzogna del suo cuore,
e con questa poi le cose andranno tanto e tanto bene che, non solo non ci sarà
posto per alcun pentimento, ma lui stesso, o lei stessa, ne faranno le
meraviglie di un tanto grande bene!
La
ragione, se vogliamo saperla, è chiara: prima non c'era di mezzo fra i due quel
Terzo che doveva esserci; adesso invece quel terzo c'è, ed è il Contrario
dell'Altro. La menzogna del cuore, dunque, è al sicuro!
Ma
la menzogna del cuore ha una sua presenza, o potrebbe averla, là dove la
nostra volontà dovrebbe saper accettare o sopportare, ed è specialmente qui,
dove il divin Maestro ha una lezione importantissima da comunicarci. Per
sapere bene di che si tratta, dobbiamo ricordare che il terreno di azione di cui
si serve il Maestro interiore per il suo insegnamento è determinato - come
abbiamo visto all'inizio - da tutta quella serie di movimenti spontanei che
vengono su dal fondo della nostra natura; tra questi abbiamo catalogato, già
allora, anche quella serie di ingiustizie, di disturbi, di umiliazioni, di
parole offensive che ci possono piovere addosso da parte di altri, senza che noi
ne sappiamo neanche il perché.
Tutti
noi siamo portati a ritenere una vera ingiustizia quella serie di offese, e ne
pretendiamo una riparazione.
Invece,
il nostro Maestro ha bisogno proprio di esse per comunicarci una lezione che ci
guarisca della menzogna del cuore.
In
questo punto, per orientarci, sarà utile un esempio. Fra i molti, prendiamo il
re Davide.
In
un giorno triste, in fuga da Gerusalemme, lungo la via, un tale fra la folla,
mosso da odio politico, comincia una litania di insulti di ogni specie contro
di lui, insieme a lanci di polvere e sassi. Uno di quelli del seguito del re si
offre per andare a tagliare la testa a quel temerario, ma il re lo ferma:
"Lasciate che mi maledica, perché il Signore glielo ha Comandato".
Noi,
meglio ancora di Davide, possiamo sapere perché dobbiamo accettare, e non come
un male, ma come un dono del Signore, tutte queste offese che possono
capitarci addosso: nel Vangelo, infatti, Gesù chiama amore da pagani quel
nostro amore che si ferma ad amare solo coloro che ci amano. È un amore da
pagani perché non è vero amore, e non è vero amore perché è un amore
bugiardo, quindi egoistico, perché frutto della menzogna del cuore.
Il
nostro Maestro interiore vuole guarirci da un simile amore, ma non trova altra
medicina efficace se non quella che può offrirci un fratello che ci maledica o
comunque ci offenda: se in simile frangente non sapremo reagire amando, e se a
questo primo errore non seguirà presto almeno l'avvertenza che la colpa di
tutto non è dell'altro, ma solo nostra, allora non potremo mai amare davvero.
L'amore
vero, infatti, comincia ad essere vero proprio là dove non saprà più
fermarsi, là dove riuscirà a scoprire che il suo destino sarà sempre quello
di vincere ogni male con il bene: là dove scoprirà che, come la volontà di
Dio sa cambiare in bene anche il male, anche la sua volontà è chiamata a fare
altrettanto!
È
questo il punto a cui il Maestro interiore vuol portare l'uomo, cioè la sua
volontà e il suo amore: al punto stesso, cioè, dove trionfa la sua Volontà,
il suo Amore!
Da
queste altezze possiamo guardarci indietro e constatare che questo settore
della volontà è dunque il più alto di tutti i settori precedenti, e che il
bene di quassù condiziona anche il bene di tutti gli altri. Non per niente,
quell'Uomo che fu il Cristo, dal primo all'ultimo istante della sua vita ha
sposato la sua volontà di uomo alla Volontà del Padre, e solo così ha potuto
redimere l'uomo, fatto anche lui per tendere alle stesse altezze.
Perciò,
tutti quegli altri uomini che furono i santi, hanno puntato sempre là: fare
della propria volontà una cosa sola con la Volontà di Dio.
Perciò
ancora, è a quelle altezze che tutti noi siamo invitati a tendere, ed è a
questa tensione che viene affidato il compito di sradicare, annientare la
menzogna del cuore e, insieme a questa, la menzogna della mente, perché poi
tutto proceda nel nuovo ordine: non sarà più l'intelletto, infatti, a
precedere la volontà, ma sarà la volontà ormai infiammata dall'amore a
precedere l'intelletto, perché, alla fine, tutto dovrà perdersi nell'Amore!
4
LA
NOSTRA VITA SPIRITUALE E IL NOSTRO MAESTRO INTERIORE
Se
per la nostra vita razionale noi siamo simili alle nature angeliche, per la
nostra vita spirituale - per la quale noi viviamo dei doni divini della Grazia
e delle virtù soprannaturali - noi siamo addirittura simili a Dio, poiché,
come dice San Pietro, noi siamo "partecipi della natura divina" (2Pt
1, 4).
In realtà, questa vita spirituale soprannaturale, noi l'abbiamo già vissuta lungo tutto il cammino fatto sinora; tuttavia, mentre per il passato essa veniva considerata solo indirettamente, cioè in rapporto ai danni causati dal peccato originale nei diversi settori della nostra vita naturale, qui, invece, viene considerata direttamente in se stessa, in ordine al danno causato in essa dal peccato originale: danno che potremmo considerare alquanto simile a quello che causò a satana il suo peccato, poiché in quel suo stesso peccato di "diventare come Dio" egli aveva tentato di trascinarci.
Anche
la grazia del Battesimo ci ha liberato da quel peccato, tuttavia le sue
conseguenze restano in noi, e non sono se non quei sette vizi capitali che noi
abbiamo già considerato, ma che qui ritroviamo in edizione nuova, in quanto,
dopo che ci hanno condizionato nella nostra vita sensitiva, ora condizionano la
vita stessa del nostro spirito, così che ora si chiamano: superbia spirituale,
avarizia spirituale, etc.
Entrando,
dunque, in questo argomento della nostra vita spirituale soprannaturale,
rileviamo anzitutto che essa ha una sua vita interiore, là dove essa vive della
Grazia e delle virtù teologali; ma dispone pure di una vita esteriore, cioè
della vita di orazione, là dove essa manifesta anche al di fuori lo stesso
mistero che vive interiormente.
Perciò,
dal comportamento di questa vita di orazione noi potremo cogliere anche i
preziosi insegnamenti del nostro Maestro interiore: insegnamenti che saranno
sempre fedeli alla nota tattica: guarire le ferite dell'anima, utilizzando le
stesse ferite inferte dal nemico.
L'anima
che ha seguito fin qui il cammino che abbiamo fatto attraverso le diverse
sezioni della nostra vita, e che quindi ha accolto i tanti insegnamenti del
Maestro interiore, insieme avrà pure fatto qualche progresso nella fede, così
che noi ora possiamo coglierla in uno stato di vita soprannaturale e di
orazione alquanto avanzato.
Cominciando
dunque a seguirla in questo suo cammino, non faremo certo un trattato circa
l'orazione, non essendo questo lo scopo di queste pagine, ma andremo mettendo in
risalto solo quei momenti importanti della sua orazione che saranno segnati
dagli insegnamenti del Maestro interiore, insegnamenti che potremo
riconoscere, come sempre, per mezzo delle manifestazioni naturali spontanee
della stessa anima.
Possiamo
dir subito che, essendo quel cammino il medesimo, ma in senso opposto, di
quello che l'anima. ha fatto sotto l'istigazione di satana, nella pretesa di
diventare `come Dio'; ecco che quei momenti e i corrispondenti insegnamenti
del Maestro interiore, non saranno che dei passaggi, in quel cammino di ritorno,
dalla schiavitù del peccato verso la libertà dell'incontro con Dio.
In
quel suo cammino di ritorno a Dio, quest'anima potrà aver già fatto alcuni
buoni passaggi preparatori a quelli più importanti che verranno poi; fra tutti
memorabile quello della scoperta dell'orazione, quello, cioè, in cui l'orazione
è divenuta un fatto personale: fatto, questo, che può avvenire abbastanza
presto, perché l'incontro con la propria personalità può avvenire con la
stessa adolescenza. Tuttavia, può darsi che si tratti di un semplice inizio, di
un primo risveglio della fede in un'anima che tuttora vive sotto l'influsso
delle sue passioni; bisognerà, dunque, che perseveri nell'accendere e
riaccendere quell'inizio, quel risveglio, così da liberarsi a poco a poco
delle sue debolezze, fino ad avvertire dentro di sé la Divina Presenza, e
stabilirsi quindi in una vita di orazione piuttosto continua e sicura.
Allora
potrà maturare il momento per uno dei passaggi più importanti. Infatti, dopo
che essa avrà lasciato dietro di sé tutto il peso dei suoi vizi capitali sul
piano sensibile con i relativi peccati, avverrà che gli stessi vizi le
peseranno sul piano dello spirito; cioè: la sua orazione sarà sì sicura e continua,
ma si troverà come ripiegata su se stessa, sui propri gusti spirituali, e solo
per questi verrà ricercata e bramata.
Si
realizzerà, dunque, un'orazione, ma fatta di gola spirituale, di superbia
spirituale, magari anche di lussuria spirituale, etc ...; un'orazione che non
contrasterà l'egoismo ma, anche se inavvertitamente, lo andrà nutrendo.
Il
Maestro interiore vede che è l'ora di intervenire, e interviene: dispone
quindi che quell'orazione, che è di tanto gradimento per quell'anima, a poco a
poco, o magari improvvisamente, le si trasformi in una realtà del tutto
insipida e disgustosa.
Un
cambiamento di clima così improvviso e imprevisto non potrà non provocare
nell'anima un profondo disorientamento, specialmente se si tratta di un'anima
che è del tutto ignara della presenza in lei del dolce Maestro interiore: la
poverina non farà che ritornare alla preghiera nella speranza di ritrovarla
come una volta, ma tutto sarà inutile.
Allora
si volterà a destra e a sinistra, in cerca di chi la possa orientare, e
speriamo che lo possa trovare.
Se
invece si tratta di un'anima che sa della presenza dentro di sé del Maestro
interiore, e sa che è proprio Lui che dispone di tutto ciò che le succede, e
che lo dispone proprio per il suo bene, allora quel disorientamento, ben presto,
comincerà ad illuminarsi: infatti, se è l'amore che dispone, l'adattarsi
all'amore non può essere che invitante e dolce; in quel dolce adattarsi si potrà
poi scoprire anche l'inganno di quella orazione che, alla stregua degli amori
vani, era intenta ad amare se stessa piuttosto che l'Amore al quale parlava.
Il
tutto, alla fine, potrà favorire un proposito non solo di eliminare
dall'orazione ogni sorta e ogni ricerca di gusti, ma di preferire addirittura il
contrario.
L'anima,
dunque, esce assai bene da questa prova, pronta per un cammino di orazione
libero ormai dall'inganno dei gusti sensibili, e quindi consegnato solamente
alla luce calda e semplice della Parola di Dio.
Tuttavia,
ecco che, dopo un certo periodo, potrà avvenire che quella Parola, accostata
da lei con una mente capace sì di intenderla, ma divenuta poi, col tempo,
desiderosa di indagarla, di svilupparla, di interpretarla, etc., all'atto concreto
di venir consegnata alla vita, quella Parola, svigorita così fra le tante altre
in cui era stata diluita, mancherà della sua forza di coinvolgimento e di
influenza, come il grano che non ha potuto entrare sottoterra...
Siamo
dunque davanti ad un altro momento o passaggio importante che esige l'intervento
del Maestro interiore. Questo intervento si chiamerà: aridità! Un'aridità
tale che sappia estirpare le occulte radici delle diverse forme di superbia
spirituale e riduca quindi lo spirito alla condizione di non poter far che...
niente!
Una
parola, questa, che, come possiamo immaginare, ridurrà lo spirito in uno
stato se non di morte, di qualcosa di simile. San Giovanni della Croce si
premurerà di confortare queste anime dicendo loro che `faranno molto se
persevereranno nell’orazione senza far niente': Infatti, questo far niente
potrà condurle ad una scoperta, cioè che Dio e solo Dio è Tutto! Perciò
perdersi nel dolce Maestro interiore sarà un trovare tutto, trovarsi nel Tutto.
Penso
che solo una fede sicura in questa verità di un Dio presente in noi, potrà
guidare l'anima a simili scoperte! Difatti, una volta superata anche questa
prova, l'orazione di quest'anima potrà volare al di sopra di ogni compromesso
con il senso e con le stesse facoltà naturali, nel cielo tranquillo delle
virtù teologali.
Ma
questo cielo non è ancora quello empireo.
La
nostra fede, speranza e carità sono sì realtà divine, ma dentro vasi
fragili: quel cielo empireo verso cui esse ci portano, noi spesso ce lo
raffiguriamo anche attraverso una fede che è ancora troppo umana, attraverso
una speranza che è ancora troppo confusa tra le nostre speranze. Scatterà
dunque anche qui un altro momento importante in questo viaggio della vita di
orazione, e sarà sempre il Maestro interiore ad inaugurarlo quando succederà
che l'anima, più o meno improvvisamente, si scoprirà senza fede, cioè senza
più alcun segno di quel gran conforto che le veniva prima dai diversi articoli
del credo, e ancor più dalla speranza nella vita eterna: quel conforto, ora, se
cercato e ricercato dall'anima, può addirittura tramutarsi in ulteriore
sconforto.
La
situazione, qui, più che mai potrà apparire tragica e senza sbocco; invece,
per un'anima che sa, tramite sempre quella presenza interiore, che la fede è un
dono del Suo Amore, dono totalmente gratuito che si esercita non per via del
sentimento, ma compiendo semplicemente le opere della fede, cioè la volontà di
Dio, ecco che quella situazione può redimersi, illuminarsi e trasformarsi in
una vera occasione di portare alla sua perfezione una vita, un'orazione di
vera fede e vera speranza teologale.
Santa
Teresa di Gesù Bambino, che ha vissuto questa prova così da diventare una
maestra in proposito, ha anche affermato di non aver mai fatto tanti atti di
fede come durante tutto il suo lungo perdurare. In una delle strofe del suo
cantico alla Vergine, ha voluto dare questo incarico a Lei:
"Digli
(a Gesù che mai per me si senta nel disagio accetto di aspettarlo fino al
tramonto estremo che spegnerà mia fede. ".
Purificata
così la fede, e per essa anche la speranza, un altro momento e passaggio
importante in questo viaggio dell'orazione verso la sua perfezione nella vita
eterna, non potrà non riguardare l'altra virtù teologale, cioè la carità.
La
carità "è il vincolo della perfezione" (Col. 3, 14), perciò tutti i
momenti o passaggi già osservati, se direttamente erano orientai verso altri
punti della vita di orazione, indirettamente riguardavano anche la carità;
ora, invece, che il momento e passaggio riguardano la carità in maniera
diretta, indirettamente riguardano anche tutti gli altri.
Avviene
dunque che l'anima, che ha fatto questo cammino di orazione superando tutti i
diversi momenti, quelli visti e quelli non visti, sempre desiderosa di giungere
a quella meta dell'incontro con il suo Maestro interiore, proprio nel momento in
cui più che mai sembra che quel desiderio stia per aprirsi a quel divino
abbraccio, ecco che il maestro interiore ha in serbo un'estrema esigenza per
purificare, sublimare ancor più quel desiderio: come il Padre aveva fatto anche
con Lui quando, sulla croce, stava per finire il suo sacrificio, così vuol
fare anche Lui con quell'anima, perché gli diventi sempre più simile: la
abbandona dunque a se stessa, come se Lui non ci fosse più per lei, anzi la
respinge da sé come fosse degna di dannazione. E l'anima - commenta San
Giovanni della Croce - si sente tanto impura e miserabile, da sembrarle che Dio
le sia contro, e che lei sia divenuta contraria a Lui"
Tanto
è importante che noi sappiamo morire ad ogni stimolo di presunzione e che
scopriamo il nostro niente, dal momento che l'amore stesso con cui vorremmo
amare il nostro Dio non può essere il nostro ma un altro, scaturito, nutrito e
maturato dal suo.
Questi
sono alcuni dei passaggi che l'anima, sotto la guida del Maestro interiore,
dovrà affrontare lungo il viaggio di ritorno all'abbraccio del suo Sposo
Divino, quello che essa aveva abbandonato, fuggendo lontano da Lui dopo che lo
aveva tradito, consegnandosi in braccio al peccato, cioè al suo nemico.
Tuttavia, notiamo che questi passaggi o momenti importanti del cammino
dell'orazione non appartengono geometricamente o meccanicamente solo alla
parte estrema di questo cammino, ma - fatte le debite proporzioni - un po' a
tutto il cammino dell'orazione.
Bisognerà,
però, che l'anima non cada mai nell'errore purtroppo tanto diffuso di
attribuire al caso, e tanto meno all'intervento del nemico, quei cambiamenti di
tono o di clima in cui potrà imbattersi, ma - sicura nella sua bella fede che
le parla tanto chiaramente della presenza in lei della SS. Trinità e quindi del
suo Maestro interiore - sappia sempre tutto riferire a Lui e risolvere con Lui,
il quale è sempre e sempre Amore, qualsiasi avvenimento o novità le succeda
dentro o, spontaneamente, dall'esterno, così che - come appunto insegna Santa
Teresa - si trattasse pure di suggestioni diaboliche, prendendo tutto da Lui e
dal suo Amore, non solo non potrebbero nuocere, ma piuttosto servire.
Al
termine di questa lunga enumerazione, attraverso le diverse forme della nostra
vita naturale, dei tanti movimenti spontanei di questa nostra natura, dei quali
il Maestro interiore si serve per dispensarci il suo salutare ammaestramento,
potrà sorgere forse una questione: perché in questa enumerazione abbiamo
tenuto conto soltanto di quei movimenti che hanno un contenuto negativo, un
significato di avvertimento, un invito al pentimento, al ravvedimento, etc., e a
quelli che hanno un contenuto positivo di benessere, di gioia, di bontà, non
si è fatto alcun cenno? Non sono forse anch'essi del materiale utile per il
Maestro interiore?
Certamente,
anch'essi sono parte importante del suo insegnamento; tuttavia l'esperienza ci
insegna che, essendo questi secondi già per se stessi allettanti per la nostra
natura, l'insegnamento del Maestro interiore riguardo a loro ci potrà essere
davvero di profitto soltanto dopo che avremo accolto l'insegnamento del
Maestro interiore riguardo ai primi, avendo questi il compito proprio di
umiliare, correggere e illuminare questa nostra natura, liberandola dal ripiegamento
su se stessa e quindi dalle ricerche egoistiche e vane di sé.
E
ora tu, cara anima, cara battezzata, cara figlia di Dio che mi hai seguito fin
qui, in questo viaggio attraverso tutte le componenti della tua misteriosa vita:
tu che porti dentro di te il Mistero stesso del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo, e quindi anche di quel dolce Maestro interiore che ci ha sempre
accompagnato, a questo punto potrai forse dire di averlo già trovato dentro di
te? O forse dovrai cercarlo ancora?
Ebbene:
cercalo! Se lo cercherai senza mai stancarti, lo troverai, anzi Lui ti troverà,
e allora toccherà anche a te ciò che toccò a Maria Maddalena, la quale dopo
aver visto il suo Maestro morire in croce e averlo poi accompagnato alla sepoltura,
desolata per averlo perso come vivo, lo voleva riavere almeno come morto;
perciò di continuo ritornava al sepolcro per ricercarlo, per riaverlo, fin che
lo chiese a un tale che ella credeva fosse il custode del giardino, e invece era
proprio Gesù Risorto, il quale dopo averla chiamata col termine di
"donna", senza venir riconosciuto, la chiamerà poi con il suo nome:
Maria!...
Avvenne
allora anche in lei come una specie di resurrezione: tutta quella passione
dolorosa che la teneva crome oppressa dentro il pensiero di lui morto, le si
tramutò dentro centuplicata in una passione amorosa di vita per Lui vivo, e il
tutto le proruppe fuori in una parola fatta grido, che Lorenzo Perosi espresse
in un momento musicale sublime nel suo capolavoro: "La resurrezione".
"Rabbunì!
Rabbunì!"