PRONTUARIO
PER LA DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA
IIa
Domenica di Pasqua
(Domenica
della Divina Misericordia)
a
cura di don Renato Tisot
LE
PAROLE DI GESÙ
(Dal Diario di Santa Faustina)
+ 22 FEBBRAIO 1931 «Dipingi un'immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te! Desidero che questa immagine venga venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero» (pag. 26).
«Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia.
+ Desidero che i sacerdoti annuncino la Mia grande Misericordia per le
anime dei peccatori. Il peccatore non deve aver paura di avvicinarsi a Me».
«Le fiamme della Misericordia Mi divorano; voglio riversarle sulle anime degli uomini» (pag. 27).
«Desidero che questa immagine venga esposta al pubblico la prima domenica dopo Pasqua. Tale domenica è la festa della Misericordia. Attraverso il Verbo Incarnato faccio conoscere l'abisso della Mia Misericordia» (pag. 46).
«Figlia Mia, guarda l'abisso della Mia Misericordia e rendi onore e gloria a questa Mia Misericordia e fallo in questo modo: riunisci tutti i peccatori del mondo intero ed immergili nell'abisso della Mia Misericordia. Desidero darMi alle anime.
Desidero
le anime, figlia Mia. Nel giorno della Mia festa, nella festa della
Misericordia, attraverserai il mondo intero e condurrai le anime avvilite alla
sorgente della Mia Misericordia. Io le guarirò e le fortificherò» (pag. 104)
Wilno 1934 «I due
raggi rappresentano il Sangue e l'Acqua. Il raggio pallido rappresenta l'Acqua
che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita
delle anime...
Entrambi i raggi uscirono dall'intimo della Mia Misericordia, quando sulla croce il Mio Cuore, già in agonia, venne squarciato con la lancia.
Tali raggi
riparano le anime dallo sdegno del Padre Mio. Beato colui che vivrà alla loro
ombra, poiché non lo colpirà la giusta mano di Dio. Desidero che la prima
domenica dopo la Pasqua sia la Festa della Misericordia.
+ Chiedi al Mio servo fedele che in quel giorno parli al mondo intero di
questa Mia grande Misericordia: in quel giorno, chi si accosterà alla sorgente
della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene.
+ L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia
alla Mia Misericordia (pag. 132).
Il Mio Cuore gioisce del titolo di Misericordia. Annuncia che la
Misericordia è il più grande attributo di Dio. Tutte le opere delle Mie mani
sono coronate dalla Misericordia» (pag. 133)
«Porgo agli uomini il recipiente, col quale debbono venire ad attingere le grazie alla sorgente della Misericordia. Il recipiente è quest'immagine con la scritta: Gesù, confido in Te!» (pag. 141)
«Chi mai ne è informato tra la gente? Nessuno. E perfino coloro che debbono proclamare e dare delle istruzioni alla gente su questa Misericordia, spesso essi stessi non lo sanno. Per questo desidero che questa immagine venga solennemente benedetta la prima domenica dopo Pasqua e che riceva culto pubblico, in modo che tutti possano esserne informati» (pag. 145)
15.X11.35. «la prima domenica dopo Pasqua dev'essere la festa della Misericordia ed i sacerdoti in quel giorno debbono parlare alle anime della Mia grande ed insondabile Misericordia» (pag. 227).
Settembre 1936 «Figlia Mia, parla a tutto il mondo della Mia
inconcepibile Misericordia. Desidero che la festa della Misericordia sia di
riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori. In
quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un
mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia
Misericordia. L'anima che si accosta alla confessione ed alla santa Comunione,
riceve il perdono totale delle colpe e delle pene. In quel giorno sono aperti
tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia
paura di accostarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto. La
Mia Misericordia è talmente grande che nessuna mente, né umana né angelica,
riuscirà a sviscerarla pur impegnandovisi per tutta l'eternità. Tutto quello
che esiste, è uscito dalle viscere della Mia Misericordia. Ogni anima nei Miei
confronti rifletterà per tutta l'eternità sul Mio amore e sulla Mia
Misericordia. La festa della Misericordia è uscita dalle Mie viscere; desidero
che venga celebrata solennemente la prima domenica dopo Pasqua. L'umanità non
troverà pace finché non si rivolgerà alla sorgente della Mia Misericordia»
(pag. 267).
Domenica in Albis 1937. «Figlia Mia, dì che sono l'amore e la
Misericordia in persona. Quando un'anima si avvicina a Me con fiducia, la
riempio di una tale quantità di grazia, che essa non può contenerla in sé e
la irradia sulle altre anime.
Le anime che diffondono il culto della Mia Misericordia, le proteggo per
tutta la vita, come una tenera madre protegge il suo bimbo ancora lattante e
nell'ora della morte non sarò per loro Giudice, ma Salvatore misericordioso. In
quell'ultima ora, l'anima non ha nulla in sua difesa, all'infuori della Mia
Misericordia. Felice l'anima che durante la vita si è immersa nella sorgente
della Misericordia, poiché la giustizia non la raggiungerà.
Scrivi: tutto ciò che esiste è racchiuso nelle viscere della Mia
Misericordia più profondamente di un bimbo nel grembo materno. Quanto
dolorosamente mi ferisce la diffidenza verso la Mia bontà! I peccati di
sfiducia sono quelli che mi feriscono nella maniera più dolorosa» (pag. 374).
1937. «Desidero concedere la remissione totale, (20) alle anime che si accostano alla confessione ed alla santa Comunione nel giorno della festa della Mia Misericordia» (pag. 281).
(nota
20) Sr. Faustina ha scritto
qui le parole «odpustu zupelnego», che a prima vista possono significare «un'indulgenza
plenaria». Però, secondo il parere del Secondo Teologo Censore degli scritti
di Sr. Faustina, non devono essere intese in quel senso, perché qui si tratta
di una grazia specialissima che Gesù ha voluto annettere alla festa della
Divina Misericordia (cfr. Diario, Q. 1, p. 137; Q. 11, pp. 137-139) e che il
Secondo Teologo Censore precisa come «...sotto molti aspetti, quantitativo,
qualitativo, essenziale, qualche cosa di più dell'indulgenza plenaria» (p.
377), infatti: «una grazia identica alla grazia del battesimo...» (pag. 366 in
fondo).
15 aprile 1978. Dopo severissimi esami e dopo una provvidenziale sospensione di una devozione ormai dilagante in forme spesso incontrollate e aberranti, la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede offre via libera al culto della Divina Misericordia nelle nuove forme proposte da suor Faustina Kowalska.
16
ottobre 1978. Viene eletto Papa il cardinale arcivescovo di Cracovia Karol
Wojtyla che è stato il grande esaminatore ed interprete delle volontà di Gesù
espresse a suor Faustina Kowalska. Il progetto della Divina Misericordia per i
nostri tempi comincia a chiarirsi e ad affermarsi.
Giubileo
del 2000 - 30 aprile, II di Pasqua, Domenica della Divina Misericordia.
Canonizzazione di Suor Faustina Kowalska, prima santa del Giubileo.
DALL'OMELIA
DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO Il°: UN CAPOLAVORO E UN PUNTO DI RIFERIMENTO
OMILETICO
1.
«Celebrate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua misericordia»
(Sal 118, 1). Così canta la Chiesa nell'Ottava di Pasqua, quasi raccogliendo,
dalle labbra di Cristo queste parole del Salmo; dalle labbra di Cristo risorto,
che nel Cenacolo porta il grande annuncio della misericordia divina e ne affida
agli apostoli il ministero: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io
mando voi... Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno
rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20, 21-23).
Prima
di pronunciare queste parole, Gesù mostra le mani e il costato. Addita cioè le
ferite della Passione, soprattutto la ferita del cuore, sorgente da cui
scaturisce la grande onda di misericordia che si riversa sull'umanità. Da quel
cuore suor Faustina Kowalska, la beata che d'ora in poi chiameremo Santa, vedrà
partire due fasci di luce che illuminano il mondo: «I due raggi - le spiegò un
giorno Gesù stesso - rappresentano il sangue e l'acqua» (Diario, Libreria
Editrice Vaticana, p. 132).
2.
Sangue ed acqua! Il pensiero corre alla testimonianza dell'evangelista Giovanni
che, quando un soldato sul Calvario colpì con la lancia il costato di Cristo,
vide uscirne «sangue ed acqua» (cfr. Gv 19, 34). E se il sangue evoca il
sacrificio della croce e il dono eucaristico, l'acqua, nella simbologia
giovannea, ricorda non solo il battesimo, ma anche il dono dello Spirito Santo (cfr.
Gv 3, 5; 4, 14; 7, 37-39).
Attraverso
il cuore di Cristo crocifisso la misericordia divina raggiunge gli uomini: «Figlia
mia, dì che sono l'Amore e la Misericordia in persona», chiederà Gesù a Suor
Faustina (Diario, 374). Questa misericordia Cristo effonde sull'umanità
mediante l'invio dello Spirito che, nella Trinità, è la Persona - Amore. E non
è forse la misericordia un «secondo nome» dell'amore (cfr. Dives ín niíserícordía,
7), colto nel suo aspetto più profondo e tenero, nella sua attitudine a farsi
carico di ogni bisogno, soprattutto nella sua immensa capacità di perdono?
È
davvero grande oggi la mia gioia, nel proporre a tutta la Chiesa, quasi dono di
Dio per il nostro tempo, la vita e la testimonianza di Suor Faustína Kowalska.
Dalla divina Provvidenza la vita di questa umile figlia della Polonia è stata
completamente legata alla storia del ventesimo secolo, il secolo che ci siamo
appena lasciati alle spalle. È, infatti, tra la prima e la seconda guerra
mondiale che Cristo le ha affidato il suo messaggio di misericordia. Coloro
che ricordano, che furono testimoni e partecipi degli eventi di quegli anni e
delle orribili sofferenze che ne derivarono per milioni di uomini, sanno bene
quanto il messaggio della misericordia fosse necessario.
Disse
Gesù a Suor Faustina: «L'umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà
con fiducia alla divina misericordia» (Diario, p. 132). Attraverso l'opera
della religiosa polacca, questo messaggio si è legato per sempre al secolo
ventesimo, ultimo del secondo millennio e ponte verso il terzo millennio. Non è
un messaggio nuovo, ma si può ritenere un dono di speciale illuminazione, che
ci aiuta a rivivere più intensamente il Vangelo della Pasqua, per offrirlo
come un raggio di luce agli uomini ed alle donne del nostro tempo.
3.
Che cosa ci porteranno gli anni che sono davanti a noi? Come sarà l'avvenire
dell'uomo sulla terra? A noi non è dato di saperlo. È certo tuttavia che
accanto a nuovi progressi non mancheranno, purtroppo, esperienze dolorose. Ma la
luce della divina misericordia, che il Signore ha voluto quasi riconsegnare
al mondo attraverso il carisma di suor Faustina, illuminerà il cammino degli
uomini del terzo millennio.
Come
gli Apostoli un tempo, è necessario però che anche l'umanità di oggi accolga
nel cenacolo della storia Cristo risorto, che mostra le ferite della sua
crocifissione e ripete: Pace a voi!
Occorre
che l'umanità si lasci raggiungere e pervadere dallo Spirito che Cristo risorto
le dona. È lo Spirito che risana le ferite del cuore, abbatte le barriere che
ci distaccano da Dio e ci dividono tra di noi, restituisce insieme la gioia
dell'amore del Padre e quella dell'unità fraterna.
4.
È importante allora che raccogliamo per intero il messaggio che ci viene
dalla parola di Dio in questa seconda Domenica di Pasqua, che d'ora innanzi in
tutta la Chiesa prenderà il nome di «Domenica della Divina Misericordia».
Nelle diverse letture la liturgia sembra disegnare il cammino della misericordia
che, mentre ricostruisce il rapporto di ciascuno con Dio, suscita anche tra gli
uomini nuovi rapporti di fraterna solidarietà. Cristo ci ha insegnato che «l'uomo
non soltanto riceve e sperimenta la misericordia di Dio, ma è pure chiamato a
«usar misericordia» verso gli altri: beati i misericordiosi, perché
troveranno misericordia» (Mt 5, 7) (Dives in misericordia, 14). Egli ci ha poi
indicato le molteplici vie della misericordia, che non perdona soltanto i
peccati, ma viene anche incontro a tutte le necessità degli uomini. Gesù si è
chinato su ogni miseria umana, materiale e spirituale.
Il
suo messaggio di misericordia continua a raggiungerci attraverso il gesto delle
sue mani tese verso l'uomo che soffre. È così che lo ha visto e lo ha
annunciato agli uomini di tutti i continenti suor Faustina, che nascosta nel suo
convento di Lagiewniki, in Cracovia, ha fatto della sua esistenza un canto alla
misericordia: Misericordias Domini in aeternum cantabo.
5. La canonizzazione di Suor Faustina ha un'eloquenza particolare: mediante questo atto intendo oggi trasmettere questo messaggio al nuovo millennio. Lo trasmetto a tutti gli uomini perché imparino a conoscere sempre meglio al vero volto di Dio e al vero volto dei fratelli. Amore di Dio e amore dei fratelli sono infatti indissociabili, come ci ha ricordato la prima Lettera di Giovanni: «Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti» (5, 2). L'Apostolo qui ci richiama alla verità dell'amore, additandocene nell'osservanza dei comandamenti la misura ed il criterio.
Non
è facile, infatti, amare di un amore profondo, fatto di autentico dono di sé.
Questo amore si apprende solo alla scuola di Dio, al calore della sua carità.
Fissando lo sguardo su di Lui, sintonizzandoci col suo cuore di Padre,
diventiamo capaci di guardare ai fratelli con occhi nuovi, in atteggiamento di
gratuità e di condivisione, di generosità e di perdono. Tutto questo è míserícordía.
Nella
misura in cui l'umanità saprà apprendere il segreto di questo sguardo
misericordioso, si rivela prospettiva realizzabile il quadro ideale proposto
nella prima lettura: «La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva
un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli
apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune» (At 4, 32). Qui la misericordia
del cuore è divenuta anche stile di rapporti, progetto di comunità,
condivisione di beni. Qui sono fiorite le «opere della misericordia»,
spirituali e corporali. Qui la misericordia è divenuta concreto farsi «prossimo»
verso i fratelli più indigenti.
6.
Suor Faustina ha lasciato scritto nel suo Diario: «Provo un dolore tremendo
quando osservo le sofferenze del prossimo. Tutti i dolori del prossimo si
ripercuotono nel mio cuore; porto nel mio cuore le loro angosce, in modo tale
che mi annientano anche fisicamente. Desidererei che tutti i dolori ricadessero
su di me, per portare sollievo al prossimo» (Díarío, p. 365). Ecco a quale
punto di condivisione conduce l'amore quando è misurato sull'amore di Dio!
È
a questo amore che l'umanità di oggi deve ispirarsi per affrontare la crisi di
senso, le sfide dei più diversi bisogni, soprattutto l'esigenza di
salvaguardare la dignità di ciascuna persona umana. Il messaggio della divina
misericordia è così, implicitamente, anche un messaggio sul valore di ogni
uomo. Ogni persona è preziosa agli occhi di Dio, per ciascuno Cristo ha dato la
sua vita, a tutti il Padre fa dono del suo Spirito e offre l'accesso alla sua
intimità.
7. Questo messaggio consolante si rivolge soprattutto a chi, afflitto da una prova particolarmente dura o schiacciato dal peso dei peccati commessi, ha smarrito ogni fiducia nella vita ed è tentato di cedere alla disperazione. A lui si presenta il volto dolce di Cristo, su di lui arrivano quei raggi che partono dal suo cuore e illuminano, riscaldano, indicano il cammino e infondono speranza. Quante anime ha già consolato l'invocazione «Gesù, confido in Te!» che la Provvidenza ha suggerito attraverso Suor Faustina! Questo semplice atto di abbandono a Gesù squarcia le nubi più dense e fa passare un raggio di luce nella vita di ciascuno.
8.
Misericordias Domini in aeternum cantabo (Sal 88[89], 2). Alla voce di
Maria Santissima, la «Madre della misericordia», alla voce di questa nuova
Santa, che nella Gerusalemme celeste canta la misericordia insieme con tutti gli
amici di Dio, uniamo anche noi, Chiesa pellegrinante, la nostra voce.
E
tu, Faustina, dono di Dio al nostro tempo, dono di Polonia a tutta la Chiesa,
ottienici di percepire la profondità della divina misericordia, aiutaci a farne
esperienza viva e a testimoniarla ai fratelli. Il tuo messaggio di luce e di
speranza si diffonda in tutto il mondo, spinga alla conversione i peccatori,
sopisca le rivalità e gli odi, apra gli uomini e le nazioni alla pratica della
fraternità. Noi oggi, fissando lo sguardo con Te sul volto di Cristo risorto,
facciamo nostra la tua preghiera di fiducioso abbandono e diciamo con ferma
speranza: Gesù,
confido in Te!
Il
libretto consegnato ai fedeli spiegava autorevolmente la posizione della
Chiesa nei confronti della missione di Santa Faustina e del culto della Divina
Misericordia nelle nuove forme. Ecco alcuni tratti:
«Suor
Maria Faustina, l'apostola della Divina Misericordia, appartiene oggi al
gruppo dei santi della Chiesa più conosciuti. Attraverso di lei il Signore
manda al mondo il grande messaggio della Misericordia Divina e mostra un
esempio di perfezione cristiana basata sulla fiducia in Dio e
sull'atteggiamento misericordioso verso il prossimo.
Alla
base della sua spiritualità si trova il mistero della Misericordia Divina
che essa meditava nella parola di Dio e contemplava nella quotidianità della
sua vita. La conoscenza e la contemplazione del mistero della Misericordia
di Dio sviluppavano in lei un atteggiamento di fiducia filiale in Dio e di
misericordia verso il prossimo. Scriveva: «O mio Gesù, ognuno dei Tuoi santi
rispecchia in sé una delle Tue virtù; io desidero rispecchiare il Tuo Cuore
compassionevole e pieno di misericordia, voglio glorificarlo. La Tua
misericordia, o Gesù, sia impressa sul mio cuore e sulla mia anima come un
sigillo e ciò sarà il mio segno distintivo in questa e nell'altra vita» (Q.
IV, 7).
Il
Signore scelse Suor Maria Faustina come segretaria e apostola della sua
misericordia per trasmettere, mediante lei, un grande messaggio al mondo. «Nell’Antico
Testamento mandai al Mio popolo i profeti con i fulmini. Oggi mando te a tutta
l'umanità con la Mia misericordia. Non voglio punire l'umanità sofferente,
ma desidero guarirla e stringerla al Mio Cuore misericordioso» (Q. V, 155).
La
missione di Suor Maria Faustina consisteva in tre compiti:
-
avvicinare e proclamare al mondo la verità rivelata nella Sacra Scrittura sulla
Misericordia di Dio per ogni uomo;
-
implorare la Misericordia Divina per tutto il mondo, soprattutto per i
peccatori, in particolar modo con le nuove forme di culto della Divina
Misericordia indicate da Gesù: l'immagine di Cristo con la scritta «Gesù
confido in Te», la festa della Divina Misericordia nella prima domenica
dopo Pasqua, la coroncina della Divina Misericordia e la preghiera nell'ora
della Divina Misericordia (ore 15).
A
queste forme di culto e anche alla diffusione dell'adorazione della
Misericordia il Signore allegava grandi promesse a condizione dell'affidamento
a Dio e della prassi dell'amore attivo per il prossimo;
-
ispirare un movimento apostolico della Divina Misericordia con il compito di
proclamare e implorare la Misericordia Divina per il mondo e di aspirare
alla perfezione cristiana sulla via indicata da Suor Maria Faustina. Si tratta
della via che prescrive un atteggiamento di fiducia filiale, l'adempimento della
volontà di Dio e un atteggiamento di misericordia verso il prossimo.
Oggi
questo movimento riunisce nella Chiesa milioni di persone di tutto il mondo:
le congregazioni religiose, gli istituti secolari, i sacerdoti, le confraternite,
le associazioni, le diverse comunità degli apostoli della Divina Misericordia
e le persone singole che intraprendono i compiti che il Signore ha trasmesso a
Suor Maria Faustina.
La
missione di Suor Maria Faustina è stata descritta nel «Diario» che lei
redigeva seguendo il desiderio di Gesù e i suggerimenti dei padri
confessori, annotando fedelmente tutte le parole di Gesù e rivelando il contatto
della sua anima con lui. Il Signore diceva a Faustina: «Segretaria del Mio
mistero più profondo,... il tuo compito più profondo è di scrivere tutto ciò
che ti faccio conoscere sulla Mia misericordia, per il bene delle anime che leggendo
questi scritti proveranno un conforto interiore e saranno incoraggiate ad
avvicinarsi a Me» (Q. VI, 67). Quest'opera infatti avvicina in modo straordinario
il mistero della Misericordia Divina; «Il Diario» affascina non soltanto la
gente comune ma anche i ricercatori che scoprono in esso una fonte
supplementare per le loro ricerche teologiche.
Suor
Maria Faustina, distrutta dalla malattia e dalle varie sofferenze che
sopportava volentieri come sacrificio per i peccatori, nella pienezza della
maturità spirituale e misticamente unita a Dio, morì a Cracovia il 5 ottobre
1938 all'età di appena 33 anni. La fama della santità della sua vita crebbe
insieme alla diffusione del culto alla Divina Misericordia sulla scia delle
grazie ottenute tramite la sua intercessione.
CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI
DECRETO
Pietà
e tenerezza è il Signore (Sal 111,4), il quale per il grande amore con il quale
ci ha amati (Ef 2,4), ci ha donato con indicibile bontà il suo unico Figlio,
nostro Redentore, affinché attraverso la sua morte e risurrezione aprisse al
genere umano le porte della vita eterna, e affinché, accogliendo la sua
misericordia dentro il suo tempio, i figli dell'adozione esaltassero la sua
gloria fino ai confini della terra.
Ai
nostri giorni i fedeli di molte regioni della terra, nel culto divino e
soprattutto nella celebrazione del mistero pasquale, nel quale l'amore di Dio
verso tutti gli uomini risplende in massima misura, desiderano esaltare quella
misericordia.
Accogliendo
tali desideri, il Sommo Pontefice GIOVANNI PAOLO II ha benignamente disposto che
nel Messale Romano d'ora innanzi al titolo della II Domenica di Pasqua sia
aggiunta la dizione «o della Divina Misericordia», prescrivendo anche che, per
quanto concerne la celebrazione liturgica della stessa Domenica, siano da
adoperare sempre i testi che per quel giorno si trovano nello stesso Messale e
nella Liturgia delle Ore di Rito Romano.
La
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti rende ora
note queste norme del Sommo Pontefice affinché esse vengano condotte a
compimento.
Nonostante
qualsiasi norma in contrario.
Dalla
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il 5 Maggio
2000.
JORGE
A. Card. MEDINA ESTÉVEZ
Prefetto
FRANCESCO
Pio TAMBURRINO Arcivescovo Segretario
29
giugno 2002
INDULGENZE
CONCESSE IN OCCASIONE DELLA FESTIVITA’ DELLA DIVINA MISERICORDIA
"La
tua misericordia, o Dio, non conosce limiti e infinito è il tesoro della tua
bontà..." (Orazione dopo l'Inno "Te Deum ") e "O Dio, che
riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono..."
(Orazione della Domenica XXVI del Tempo Ordinario), umilmente e fedelmente canta
la Santa Madre Chiesa. Infatti l'immensa condiscendenza di Dio, sia verso il
genere umano nel suo insieme sia verso ogni singolo uomo, splende in modo
speciale quando dallo stesso Dio onnipotente sono rimessi peccati e difetti
morali e i colpevoli sono paternamente riammessi alla sua amicizia, che
meritatamente avevano perduta.
I
fedeli con intimo affetto dell'animo sono da ciò attratti a commemorare i
misteri del perdono divino ed a celebrarli piamente, e comprendono chiaramente
la somma convenienza, anzi la doverosità che il Popolo di Dio lodi con
particolari formule di preghiera la Divina Misericordia e, al tempo stesso,
adempiute con animo grato le opere richieste e soddisfatte le dovute condizioni,
ottenga vantaggi spirituali derivanti dal Tesoro della Chiesa. "Il
mistero pasquale è il vertice di questa rivelazione ed attuazione della
misericordia, che è capace di giustificare l'uomo, di ristabilire la giustizia
nel senso di quell'ordine salvifico che Dio dal principio aveva voluto nell'uomo
e mediante l'uomo, nel mondo" (Lett. enc. Dives in Misericordia, 7).
Invero
la Misericordia Divina sa perdonare anche i peccati più gravi, ma nel farlo
muove i fedeli a concepire un dolore soprannaturale, non meramente psicologico,
dei propri peccati, così che, sempre con l'aiuto della grazia divina, formulino
un fermo proposito di non peccare più. Tali disposizioni dell'animo conseguono
effettivamente il perdono dei peccati mortali quando il fedele riceve fruttuosamente
il sacramento della Penitenza o si pente dei medesimi mediante un atto di
perfetta carità e di perfetto dolore, col proposito di accostarsi quanto prima
allo stesso sacramento della Penitenza: infatti Nostro Signore Gesù Cristo
nella parabola del figliuol prodigo ci insegna che il peccatore deve confessare
la sua miseria a Dio dicendo: "Padre, ho peccato contro il Cielo e contro
di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio" (Lc 15, 18-19),
avvertendo che questo è opera di Dio: "era morto ed è tornato in vita,
era perduto ed è stato ritrovato" (Lc 15; 32). Perciò con provvida
sensibilità pastorale il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, per imprimere
profondamente nell'animo dei fedeli questi precetti ed insegnamenti della fede
cristiana, mosso dalla dolce considerazione del Padre delle Misericordie, ha
voluto che la seconda Domenica di Pasqua fosse dedicata a ricordare con speciale
devozione questi doni della grazia, attribuendo a tale Domenica la denominazione
di "Domenica
della Divina Misericordia"
(Congr. per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Decr. Misericors et
miserator, 5 Maggio 2000).
Il
Vangelo della seconda Domenica di Pasqua narra le cose mirabili compiute da
Cristo Signore il giorno stesso della Risurrezione nella prima apparizione
pubblica: "La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato,
mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore
dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a
voi!". Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli
gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come
il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". Dopo aver detto questo, alitò
su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i
peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi"
(Gv 20, 19-23).
Per
far sì che i fedeli vivano con intensa pietà questa celebrazione, lo stesso
Sommo Pontefice ha stabilito che la predetta Domenica sia arricchita
dell'Indulgenza Plenaria, come più sotto sarà indicato, affinché i fedeli
possano ricevere più largamente il dono della consolazione dello Spirito Santo
e così alimentare una crescente carità verso Dio e verso il prossimo, e,
ottenuto essi stessi il perdono di Dio, siano a loro volta indotti a perdonare
prontamente i fratelli.
Così i fedeli osserveranno più
perfettamente lo spirito del Vangelo, accogliendo in sé il rinnovamento
illustrato e introdotto dal Concilio Ecumenico Vaticano II: "I cristiani,
ricordando le parole del Signore: "da questo tutti sapranno che siete miei
discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35), niente
possono desiderare più ardentemente che servire con sempre maggiore generosità
ed efficacia gli uomini del mondo contemporaneo... Il Padre vuole che noi
riconosciamo ed efficacemente amiamo in tutti gli uomini Cristo fratello, tanto
con la parola che con l'azione" (Cost. past. Gaudium
et spes, 93).
Il
Sommo Pontefice pertanto, animato da ardente desiderio di favorire al massimo
nel popolo cristiano questi sensi di pietà verso la Divina Misericordia, a
motivo dei ricchissimi frutti spirituali che da ciò si possono sperare,
nell'Udienza concessa il giorno 13 giugno 2002 ai sottoscritti Responsabili
della Penitenzieria Apostolica, Si è degnato di largire Indulgenze nei
termini che seguono:
Si
concede l'Indulgenza plenaria alle consuete condizioni
(Confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo
l'intenzione del Sommo Pontefice) al fedele che nella Domenica seconda di
Pasqua, ovvero della "Divina Misericordia", in qualunque chiesa o
oratorio, con l'animo totalmente distaccato dall'affetto verso qualunque
peccato, anche veniale, partecipi a pratiche di pietà svolte in onore della
Divina Misericordia, o almeno reciti, alla presenza del SS.mo Sacramento
dell'Eucaristia, pubblicamente esposto o custodito nel tabernacolo, il Padre
Nostro e il Credo, con l'aggiunta di una pia invocazione al Signore Gesù
Misericordioso (p. e. "Gesù Misericordioso, confido in Te").
Si
concede l'Indulgenza parziale al fedele che, almeno con cuore contrito,
elevi al Signore Gesù Misericordioso una delle pie invocazioni legittimamente
approvate. Inoltre i naviganti, che compiono il loro dovere nell'immensa
distesa del mare; gli innumerevoli fratelli, che i disastri della guerra, le
vicende politiche, l'inclemenza dei luoghi ed altre cause del genere, hanno
allontanato dal suolo patrio; gli infermi e coloro che li assistono e tutti
coloro che per giusta causa non possono abbandonare la casa o svolgono
un'attività non differibile a vantaggio della comunità, potranno conseguire
l'Indulgenza plenaria nella Domenica della Divina Misericordia, se con totale
detestazione di qualunque peccato, come è stato detto sopra, e con l'intenzione
di osservare, non appena sarà possibile, le tre consuete condizioni,
reciteranno, di fronte ad una pia immagine di Nostro Signore Gesù Misericordioso,
il Padre Nostro e il Credo, aggiungendo una pia invocazione al Signore Gesù
Misericordioso (p.e. "Gesù Misericordioso, confido in Te").
Se
neanche questo si potesse fare, in quel medesimo giorno potranno ottenere
l'Indulgenza plenaria quanti si uniranno con l'intenzione dell'animo a coloro
che praticano nel modo ordinario l'opera prescritta per l'Indulgenza e offriranno
a Dio Misericordioso una preghiera e insieme le sofferenze delle loro infermità
e gli incomodi della propria vita, avendo anch'essi il proposito di adempiere
non appena possibile le tre condizioni prescritte per l'acquisto dell'Indulgenza
plenaria.
I
sacerdoti, che svolgono il ministero pastorale, soprattutto i parroci, informino
nel modo più conveniente i loro fedeli di questa salutare disposizione della
Chiesa, si prestino con animo pronto e generoso ad ascoltare le loro confessioni,
e nella Domenica della Divina Misericordia, dopo la celebrazione della Santa
Messa o dei Vespri, o durante un pio esercizio in onore della Divina
Misericordia, guidino, con la dignità propria del rito, la recita delle preghiere
qui sopra indicate; infine, essendo "Beati i misericordiosi, perché
troveranno misericordia" (Mt 5, 7), nell'impartire la catechesi spingano
soavemente i fedeli a praticare con ogni possibile frequenza opere di carità o
di misericordia, seguendo l'esempio e il mandato di Cristo Gesù, come è
indicato nella seconda concessione generale dell"'Enchiridion
Indulgentiarum".
Il presente Decreto ha vigore perpetuo. Nonostante qualunque contraria disposizione.
Roma, dalla sede della Penitenzieria Apostolica, il 29 giugno 2002, nella solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo 2002.
LUIGI DE MAGISTRIS
Arcivescovo
tit. di Nova
Pro-Penitenziere
Maggiore
GIANFRANCO GIROTTI, O. F. M. Conv.
Reggente
Potremo meditare a lungo sul senso, sui testi e sulla collocazione liturgica di questa che non è una nuova festa istituita ma semplicemente una «denominazione» di quella domenica che è la prima a continuare il percorso delle «pasque settimanali». Guai a cambiare la liturgia della parola perché sono proprio le letture che manifestano i contenuti già esistenti e misteriosamente offerti da Gesù stesso nella rivelazione privata e confermati dal processo di riforma del Vaticano Secondo. Testi nuovi per la liturgia di una festa nuova non potrebbero senz'altro essere più forti; ci si accorge che c'è un incrocio misterioso guidato dallo Spirito Santo, che offre anche, a partire dai testi intoccabili della Seconda di Pasqua, elementi ricchissimi sul piano della riflessione e dell'annuncio del più centrale dei misteri di un Dio che viene incontro al mondo sempre miserabile: quello appunto della sua Misericordia. È il segreto interpretativo appunto del Mistero pasquale come attuazione costante della Misericordia Trinitaria.
Si
inserisca sempre tutto il discorso entro il Mistero pasquale. Giovanni Paolo
II lo fa costantemente. Già nell'indizione del Giubileo della Redenzione
(6-1-1983) aveva scritto che «dal momento della sua elezione i suoi sentimenti
e i suoi pensieri sono stati sempre più diretti a Cristo Redentore, al suo
Mistero pasquale, vertice della Rivelazione divina ed attuazione suprema della
Misericordia di Dio verso gli uomini di ogni tempo».
Nell'Enciclica
Dives in Misericordia si legge: «Il Mistero pasquale è il vertice di questa
rivelazione ed attuazione della misericordia (n.7). La risurrezione è il
segno che corona l'intera rivelazione dell'amore misericordioso nel mondo
soggetto al male (n.8).
Il
cardinal Fiorenzo Angelini, celebrando la Festa in S. Pietro nel 1999
decisamente diceva: «L'odierna liturgia della Domenica in Albis che chiude la
solenne Ottava di Pasqua ci propone letture bibliche quanto mai pertinenti
alla festa della Divina Misericordia... La collocazione nella prima domenica
dopo Pasqua conferma lo stretto legame che esiste tra il Mistero pasquale della
Redenzione e questa Festa dedicata a far scoprire e comprendere nell'aspetto
della Misericordia tutto il mistero della Redenzione». Qui citava anche il
Diario di suor Faustina dove essa annotava: «Ora vedo che l'opera della
Redenzione è collegata con l'opera della Misericordia voluta e richiesta dal
Signore».
Il
decreto del 5 maggio 2000 della Congregazione per il Culto e la Disciplina dei
Sacramenti, definendo la IIa di Pasqua come Domenica della Divina
Misericordia, invita ad accogliere la misericordia di Dio nel suo Tempio e afferma:
«Nella nostra epoca, i cristiani, provenienti da numerosi paesi del mondo,
desiderano innalzare questa misericordia nel culto divino: specialmente nella
celebrazione del Mistero pasquale, nel quale risplende soprattutto la bontà di
Dio verso tutti gli uomini».
Ed
il grande studioso e profeta Edouard Glotin, ancora nel 1990 diceva e scriveva
con sicurezza che la festa voluta da Gesù attraverso suor Faustina finirà
con l'estendersi a tutta la Chiesa e di questo non potranno che rallegrarsi
teologi e pastori.
Poi
testualmente: «Presentando il Cuore misericordioso di Gesù come la sintesi del
«mistero pasquale», le cui celebrazioni si concluderanno con la venerazione
della sua immagine, grazie a questa ispirata iniziativa il mistero di questo
Cuore - come dice Giovanni Paolo II diviene in un certo senso il punto centrale
della rivelazione dell'amore misericordioso del Padre». «Naturalmente in
questo ottavo giorno della Pasqua cristiana, continuerà ad esser letto il
Vangelo che vede Cristo mostrare due volte agli undici la Piaga del costato,
scena che rinvia immediatamente alla pericope della trafittura del Messia (Gv
19, 31-37).
Allora
sarà chiaro che il Cuore trafitto di Gesù è il grande segno storico
dell'amore misericordioso della Trinità per gli uomini peccatori, donato da
Dio agli uomini nell'istante stesso - quello che i teologi definiscono kairòs
- dell'evento redentore. Sarà più facile sottrarre il Cuore di Gesù alla
sfera del devozionalismo per conferirgli nella catechesi cristiana lo stato di
«polo kerigmatico», cioè di ricapitolazione dell'economia trinitaria
dell'incarnazione redentrice sotto il segno dell'amore e del dono».
Così
affermava Glotin ad Assisi durante il convegno nazionale dell'Apostolato della
Preghiera, in occasione del terzo centenario della morte di S. Margherita
Maria Alacoque. Illustrava anche in maniera esatta la posizione liturgica
della solennità del S. Cuore nell'alveo della «redamatio» e della «reparatio».
Si
comprenda fino in fondo che in questa Ottava ci si sofferma a riflettere e
quasi a digerire l'esplosivo impatto dell'eventomistero della risurrezione di
Gesù.
Mons.
Enzo Lodi, liturgista di fama ma anche pastore aperto ai segni dei tempi, dopo
aver fugato il timore di chi vede in questa domenica così definita quasi
una smentita dello spirito della riforma liturgica, afferma decisamente: «Bisogna
riconoscere che finalmente si celebra la Divina Misericordia nella domenica in
cui il Vangelo della Messa (Gv 20, 19-23) ci presenta due realtà centrali della
nostra fede.
La
prima è quella espressa dal testo fondamentale che promulga il sacramento
della penitenza, oggi così mal compreso e celebrato, che così potrebbe
ritrovare il suo rilievo biblico.
La
seconda realtà è la manifestazione del costato aperto dello stesso Risorto
(v. 27: «metti la mano nel mio costato e non essere più incredulo ma credente»),
che altrove lo stesso evangelista ci indica come un mistero sacramentale di
fede (Gv 19, 34), perché da esso scaturiscono il sangue (l'Eucaristia) e
l'acqua (il battesimo), che sono il «simbolo dei sacramenti della chiesa» (cfr.
prefazio della festa del S. Cuore di Gesù).
Mi
pare che queste ragioni siano sufficienti per fugare ogni dubbio: la riforma
liturgica è così completata, perché la chiesa è guidata dallo Spirito «verso
tutta la verità» (Gv 16, 13).
Un
testo del card. Ratzinger (cfr. Fede cristiana ieri e oggi, 1969) è qui
significativo: «Per Giovanni, l'immagine del costato trafitto è il punto
culminante non solo della croce, ma di tutta la storia di Gesù. Ora, dopo il
colpo della lancia..., la sua esistenza è completamente aperta; in quel
preciso momento egli è completamente «per»; non è più isolato, ma l'Adamo
da cui viene tratta Eva, una nuova umanità...
Colui
che è tutto aperto, e che realizza l'essere come radicale accoglienza e
comunicazione, manifesta così quello che e sempre stato in profondità, e cioè
la sua condizione di figlio».
L'icona
non ha precedenti nell'arte cristiana ed è dovuta esclusivamente ad
un'invenzione di Gesù stesso quando apparendo a suor Faustina il 22 febbraio
del 1931 le diede un ordine: "Dipingi una immagine secondo il modello che
vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te. Desidero che questa immagine
venga venerata prima nella vostra cappella e poi nel mondo intero"
(Diario, p. 26).
Gesù
proponeva in questa immagine un codice di decifrazione biblica accanto ad un
flusso di grazie sull'onda di uj vero culto che doveva ben presto entrare nella
liturgia stessa della Chiesa. Vertice di questo culto è la Festa della
Misericordia da celebrarsi ogni anno nella domenica in Albis. E qui c'è un
ordine parallelo: "Desidero che questa immagine venga esposta al pubblico
la prima domenica dopo Pasqua.
Tale
domenica è la festa della Divina Misericordia" (Diario, p. 46).
L'icona
va biblicamente capita entro il contesto della teologia giovannea,
soprattutto in riferimento al vertice che è la "Pentecoste
giovannea": dalla trafittura del costato, all'ora nona del Venerdì
Santo, alla sera del primo giorno (Pasqua) e poi otto giorni dopo nello stesso
cenacolo (oggi Festa della Misericordia): Effusione dello Spirito, nascita
della Chiesa e dei sacramenti, apertura della porte del Paradiso, il grande
mistero del sangue e dell'acqua come garanzia della vittoria finale in tutti i
tempi. Massima rivelazione e autocomunicazione trinitaria: il Cuore del Padre si
apre e, come in un unico dono con due irradiazioni, ci dona il Sangue del
Figlio e l'Acqua dello Spirito.
Ecco
perché l'icona è meglio definirla "della Divina Misericordia",
come dono e manifestazione di tutta la Trinità Misericordiosa.
L'immagine
è inoltre d'importanza fondamentale per la comprensione e la celebrazione del
Sacramento della Riconciliazione, perché rappresenta Gesù nell'atto
d'istituire questo sacramento pasquale.
Il
Cristo crocifisso, che all'ora nona, dal suo costato aveva fatto scaturire
le acque vive dello Spirito, ora come Risorto le canalizza in tutto il mondo e
per tutti i tempi entro una divina irradiazione luminosa che si diparte dal
cuore trafitto: lo spirito di grazia e di consolazione del profeta Zaccaria.
E
quanto costa quest'acqua viva della Pentecoste? Nientemeno che il
preziosissimo Sangue del Figlio di Dio. "O Sangue ed Acqua che scaturisci
dal cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi, confido in Te".
E intanto il Signore si fa raffigurare mentre sta alitando lo Spirito (Ruah
della nuova creazione) e mentre sta istituendo il Sacramento della continua
rivivificazione "Mio Signore e mio Dio". Il "Confido in
Te" suggerito da Gesù stesso sotto la sua icona propone drasticamente un
totale e definitivo affidamento.
Provvidenzialmente,
all'opposto di quel che è capitato al termine amore, usato e abusato dal
mondo, misericordia è un termine che non va di moda nel linguaggio profano.
Sapete perché? Perché è il vero amore, quello che è soltanto di Cristo,
l'amore difficile, l'amore sacrificale. È un amore «sino alla fine».
Misericordia
comprende due parole: miseria e cuore. La miseria è nostra, il cuore è
quello di Dio. È stato il cuore ardente d'amore di Dio che si è assunto la
nostra miseria. Ecco la dimostrazione più forte dell'amore: Dio manifestato
in Cristo sofferente, il figlio dell'uomo che passa attraverso la nostra
miseria, la soffre e vi muore dentro per redimerla. «L'amore è il fiore, la
misericordia è il frutto» - diceva suor Maria Faustina Kowalska. La
misericordia è l'amore dimostrato, incarnato, crocifisso.
Dobbiamo
fissare i nostri occhi sul Gesù della misericordia, il Gesù dal cuore
trafitto. È l'immagine del Padre misericordioso. È l'immagine che ci
richiamerà la sintesi della morale evangelica: «Siate misericordiosi, come
è misericordioso il Padre vostro» (Lc 6, 36).
C'è
un passo della Redemptor Hominis di Giovanni Paolo II che dice stupendamente:
«Se Dio trattò da peccato colui che era assolutamente senza alcun peccato,
lo fece per rivelare l'amore che è sempre più grande di tutto il creato,
l'amore che è lui stesso, perché «Dio è amore». E soprattutto l'amore è
più grande del peccato, della debolezza, della caducità del creato, più
forte della morte. è l'amore sempre pronto a sollevare, a perdonare, sempre
pronto ad andare incontro al figliol prodigo, sempre alla ricerca della
rivelazione dei figli di Dio, che sono chiamati alla gloria futura. Questa
rivelazione dell'amore viene anche definita misericordia e tale rivelazione
dell'amore e della misericordia ha nella storia dell'uomo una forma e un nome:
si chiama Gesù Cristo» (n. 9).
Tratto
da: “Dives in Misericordia” – Prontuario per la domenica della Divina
Misericordia – Don Renato Tisot- Trento 2007.